I miei migliori amici

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I MIEI MIGLIORI AMICI

di Gianluca Fiorentini


PERSONAGGI

Saverio

Dante

Cirano

Shakespeare

Antonio

Samantha

Brighini

Giulia


ATTO I

SCENA 1

Saverio da solo in scena a sipario chiuso. Cadenza napoletana.

Saverio:      Nel mezzo del cammin di nostra vita                   mi ritrovai per una selva oscura                   ché la diritta via era smarrita.                   Ahi quanto a dir qual era è cosa dura                   esta selva selvaggia e aspra e forte                   che nel pensier rinova la paura!

                   oppure:

                   Essere o non essere; questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli.

                   o altrimenti si potrebbe dire:

Ma poi che cos’è un bacio? Un giuramento fatto un poco più da presso, un più preciso patto, un traguardo che è insieme un avvio, un apostrofo rosa messo tra le parole “t’amo”.

Bello eh… questa è poesia nella sua massima espressione… il più bello? E come si fa, impossibile a dirsi. E’ come chiedere ad una mamma, qual è il figlio che preferisce… non è cosa… l’arte è così: può dipendere anche dai momenti, dal tuo stato d’animo… no, non voglio ammazzarvi con una disquisizione dotta sulla letteratura e neanche recitarvi la compilation “il meglio della letteratura mondiale degli ultimo 20 secoli”… no, no niente di tutto questo… ho visto la signora là che diceva al marito, uè ma abbiamo sbagliato spettacolo… e il signore che aveva già la palpebra a mezz’asta… non voglio parlare di letteratura … anche se la letteratura, la poesia è la vera passione della mia vita, io non lascio passare neanche un giorno senza aver letto almeno una pagina di un bel libro. Di qualunque epoca, di qualunque genere… certo ho le mie preferenze: i grandi sono sempre i grandi, si contano sulle dita di una mano… ma l’importante è leggere: io quando leggo mi calo completamente in quel mondo e mi dimentico di tutto il resto. E oltre che a leggere, mi diletto anche a scrivere, piccole cose, qualche poesiola, qualche racconto breve, niente di che… anche se il mio grande sogno è scrivere un romanzo… eh chissà… però la cosa importante è che solo quando leggo o scrivo mi sento veramente soddisfatto… è così… e forse proprio per questo, in un certo senso, è proprio lo scrivere il fulcro di questa storia… o forse è l’amore… la vita stessa… a pensarci non so bene di cosa parli questa storia… è incasinata assai, ve ne accorgerete. È difficile da raccontare… sempre la signora là mi guarda come dire “ma allora che siamo venuti a fare?”, no signora, non si allarmi, è che questa storia è così difficile da raccontare a parole, che secondo me il modo migliore è farla raccontare a questo gruppo di guitti da baraccone che sta qua dietro e del quale mi onoro di fare parte.

Giulia:        (da dietro le quinte) Vogliamo cominciare sì o no?

Saverio:      Eccola, e questa è Giulia: milanese purosangue… si fa per dire… ora è meglio che vada sennò so’ mazzate! Ci vediamo fra un po’ così ci facciamo altre due chiacchiere. A dopo. E buon divertimento…

Buio. Musica.


SCENA 2

Sipario. Ufficio della SVP. Seduti, sorseggiando una tazzina di caffè, Saverio e Antonio fanno due chiacchiere prima di iniziare il loro turno di lavoro.

Antonio:     E fai presto tu. Con la moglie che fa la presidentessa della Peroni!

Saverio:      Sì la presidentessa!

Antonio:     Comunque mi vuoi dire quello che mi volevi dire, sì o no? E fai presto che fra un po’ arriva Brighini che quello già ce l’ha con noi…

Saverio:      Ma tu mi vuoi fare andare di traverso l’unico caffè della giornata che mi bevo in grazia di Dio. Adesso me lo vuoi spiegare che c’entra quel figlio di buona donna di Brighini col discorso che stavamo facendo?

Antonio:     Sshh parla piano che quello ti sente!

Saverio:      Ma se non è ancora arrivato…

Antonio:     Chi?

Saverio:      Brighini.

Antonio:     Brighini non è ancora arrivato? Vieni qua.

Saverio:      Che c’è?

Antonio:     Vieni qua.

Saverio:      Ma che vuoi?

Antonio:     Ti vuoi avvicinare o no?

Saverio:      (Saverio si avvicina) Oh, ecco qua! E allora? (Antonio colpisce Saverio con un coppino sulla nuca) Ma ti sei impazzito?

Antonio:     L’ho fatto per il tuo bene.

Saverio:      Ma che bene e bene. Mi hai fatto rovesciare tutto il caffè… si vede che stamattina ‘sto benedetto caffè proprio non me lo devo bere.

Antonio:     Sappi che Brighini, anzi “il Brighini” arriva sempre per primo, praticamente apre lui l’azienda.

Saverio:      Eh vabbuò…

Antonio:     E soprattutto sente tutto e sa tutto di tutti.

Saverio:      Anto’ ma non sarà il caso di avvertirlo, il Brighini, che le intercettazioni non si possono più fare?

Antonio:     Tu ci scherzi ma sappi che se ha fatto carriera e oggi è il responsabile di tutto l’ufficio spedizioni della SVP… dico: tutto l’ufficio spedizioni della SVP, è proprio per questo motivo.

Saverio:      Anto’, tutto l’ufficio spedizione della SVP consta di ben tre persone, noi compresi. Tu ne parli come se fosse la Coca Cola! E intanto il caffè stamattina praticamente non me lo sono ancora preso.

Antonio:     Save’, il caffè di quel aggeggio infernale che c’è la fuori, se non lo prendiamo proprio tutti i giorni, è meglio, dai retta a me.

Saverio:      Lo so, ma è il rito… senza la tazzulella di caffè non riesco ad iniziare la giornata… è una cosa psicologica.

Antonio:     Io questo lo capisco ma qui più che una cosa psicologica è una cosa fisica, anzi gastrica: questo liquame che ci ostiniamo a bere tutte le mattine è una raro caso di brodo primordiale sopravvissuto al passare delle ere geologiche! Un bolo alimentare di origine chimica e meccanica che continua a fermentare…

Saverio:      E per piacere, ma che è successo ieri sera? Hai dormito male? Hai passato un brutto fine settimana? Già oggi è lunedì, poi tu mi fai i racconti di Dario Argento, il brodo primordiale, il bolo alimentare … e che fetenzia!

Antonio:     E vabbè… ma poi di che stavamo parlando?

Saverio:      Quando?

Antonio:     Prima…

Saverio:      Prima quando?

Antonio:     Prima, prima!

Saverio:      Ah, prima prima… del caffè.

Antonio:     Il caffè?

Saverio:      Il caffè.

Antonio:     Non mi pare…

Saverio:      Ma come no… il brodo primordiale, il bolo alimentare…

Antonio:     No, dicevo prima ancora!

Saverio:      Prima del caffè?

Antonio:     Eh!

Saverio:      Di Brighini.

Antonio:     Di Brighini?

Saverio:      Di Brighini.

Antonio:     Non mi pare…

Saverio:      Tu dicevi che sa sempre tutto e che ha fatto carriera…

Antonio:     Sì, quello sì ma… prima…

Saverio:      Eh, prima… qui arriviamo alla preistoria…

Antonio:     Madonna quando non mi ricordo le cose…

Saverio:      Quelle lo fanno.

Antonio:     Chi?

Saverio:      Le cose, lo fanno.

Antonio:     Che fanno?

Saverio:      Chi?

Antonio:     Le cose.

Saverio:      Quali cose?

Antonio:     Come quali cose? Quelle che lo fanno

Saverio:      E che fanno?

Antonio:     Ah vabbè, oggi siamo partiti male. Tu mi farai uscire pazzo. C’ho le orecchie che mi fischiano e ancora devo iniziare al lavorare!

Saverio:      Eh quelle lo fanno… (Antonio lo guarda con fare minaccioso poi all’improvviso:)

Antonio:     Ecco! (gli è venuto in mente che parlavano di Giulia)

Saverio:      (voltandosi dall’altra parte come se fosse entrato qualcuno) Chi è?

Antonio:     Chi c’è? (guardando nella stessa direzione)

Saverio:      Non lo so!

Antonio:     E’ arrivato Brighini?

Saverio:      Ma non era già arrivato?

Antonio:     Dovrebbe. Magari oggi ha fatto tardi a casa, con la moglie.

Saverio:      La moglie di Brighini? Ma se quello è single.

Antonio:     Che è?

Saverio:      Single!

Antonio:     Brighini è…

Saverio:      Single.

Antonio:     Non l’avrei mai detto… sembrava così mascolino, virile, autoritario… invece…

Saverio:      Perché i single non possono essere mascolini, virili e autoritari?

Antonio:     Sì e chi dice niente... però in genere…

Saverio:      Anto’, ma che hai capito: single è un termine inglese. Letteralmente vuol dire singolo, in pratica sta da solo, è scapolo!

Antonio:     Scapolo! E dì le cose come stanno. Mi dici single, io che ne so…

Saverio:      Sei un pozzo di San Patrizio d’ignoranza.

Antonio:     Ha parlato la tregatti!

Saverio:      Chi ha parlato?

Antonio:     La tregatti, l’enciclopedia. E sei un pozzo di San Patrignano d’ignoranza pure tu però eh!

Saverio:      Antonio, io non ce la faccio a starti dietro. Sei troppo per me.

Antonio:     Non ti preoccupare, ti aiuto io.

Saverio:      Mi sa che è meglio di no.

Antonio:     Comunque… che stavamo dicendo?

Saverio:      Un’altra volta? Figlio mio, ma tu sempre al passato devi guardare? Sei giovane, pensa al presente, al futuro!

Antonio:     Ma quale futuro… ah sì stavamo parlando di Giulia: la presidentessa della Peroni!

Saverio:      Appunto, primo non è presidentessa.

Antonio:     Poco ci manca.

Saverio:      Secondo non lavora alla Peroni.

Antonio:     Ah no?

Saverio:      Lavora alla Carlsberg.

Antonio:     Com’è?

Saverio:      Carlsberg.

Antonio:     E quando l’ha lasciata la Peroni?

Saverio:      Anto’, Giulia alla Peroni non c’ha mai lavorato.

Antonio:     Sei sicuro?

Saverio:      Sissignore. Vuoi che non sappia dove lavora la mia fidanzata!?

Antonio:     Se sei sicuro… comunque, dev’essere duro lavorare coi tedeschi…

Saverio:      Danesi.

Antonio:     Ah danesi… sei sicuro?

Saverio:      Sono sicuro.

Antonio:     Carlsberg… mi sembrava più un nome tedesco: Ja Carlsberg… comunque l’origine sarà tedesca…

Saverio:      Vabbuò ma dobbiamo parlare della birra o ci possiamo concentrare su miei problemi, no perché io dovrei anche andare a fare un po’ di consegne eh…

Antonio:     Con calma…

Saverio:      Sì con calma, però io te ne avevo accennato per un consiglio… sennò qua…

Antonio:     Hai ragione, sennò gli amici che ci stanno a fare… raccontami tutto… (si mette una sciarpetta viola intorno alle spalle)

Saverio:      Sì, io ti racconto tutto ma levati questa cosa che mi sembra di confessarmi.

Antonio:     E quello è per la cervicale, in quest’ufficio ci stanno certi spifferi…

Saverio:      Comunque, non stiamo passando un bel periodo, io e Giulia. Io sono contento che le cose le vadano bene al lavoro: in poco più di un anno ha avuto: la promozione, il cellulare, l’aumento di stipendio, l’inquadramento, il bonus di produzione, la macchina…

Antonio:     Oh ma vuoi vedere che la tua fidanzata invece che alla Carlsberg, lavora al Superenalotto?

Saverio:      Sì tu ci scherzi. Ma non sono tutte rose e fiori.

Antonio:     E dove sarebbero le spine? Non ti piace il colore della macchina?

Saverio:      No, non mi piace che arrivi sempre più tardi a casa la sera, che mi tocca cenare quasi sempre da solo, che quando arriva si fa una doccia e vuole andare a dormire perché è stanca… eh Anto’ tu capisci, ormai non si trova più il tempo per niente… dico niente!

Antonio:     Eh per quello al limite c’è il fine settimana.

Saverio:      Ma qua’ fine settimana: negli ultimi due mesi avremo passato insieme sì e no una paio di domeniche. O c’è da preparare una riunione, o ci sono le fiere o arriva qualche danese dalla Danimarca…

Antonio:     I danesi sempre dalla Danimarca arrivano… vabbè comunque secondo me devi portare pazienza: quella adesso ha avuto la promozione e per forza si deve far vedere volenterosa, si deve mettere in evidenza, le grandi aziende funzionano così, mica sta alle poste… e poi vedrai che quando verrà (fa il gesto di cullare un neonato) si darà una calmata. E’ naturale.

Saverio:      Eh io proprio a quello penso. Prima ne parlavamo, facevamo progetti, pensavamo di andare in affitto in una casa più grande, addirittura di comprarla…

Antonio:     Embè?

Saverio:      Embè, da quando è diventata dirigente, fine della discussione. Non se ne parla più.

Antonio:     Ma gliene hai parlato?

Saverio:      Di cosa?

Antonio:     Del fatto che non parlate.

Saverio:      E come no?! Dice che in questo momento ha altre priorità.

Antonio:     Ha altre?

Saverio:      Priorità.

Antonio:     Priorità… e allora la faccenda è grave…

Saverio:      Lo so.

Antonio:     Quando le donne hanno le loro priorità…

Saverio:      E non è finita: adesso non le vado più bene neanche io. Dice che mi devo dare una mossa, che non siamo più ad Afragola, che mi devo adeguare alla nuova realtà metropolitana, alla locomotiva d’Italia. Dice che ci vuole più grinta, più energia. Devo essere più ambizioso. Pensa che una volta mi diceva che si era innamorata di me perché scrivevo poesie. Adesso ogni volte che mi vede al tavolo intento a scrivere o a leggere, sai che mi dice? (Antonio fa cenno di no con il capo).

Saverio:      “Ma hai proprio tempo da buttare via tu eh!?”

Antonio:     E’ grave… è grave… gravissimo…

Saverio:      Lo so… non ce la faccio più… ma stasera c’è la prova del nove: sai che giorno è oggi?

Antonio:     Purtroppo è lunedì.

Saverio:      Sì, però è un lunedì particolare: oggi è il nostro anniversario e invece di uscire, abbiamo concordato che le avrei cucinato una super cenetta come solo io so fare con tutte le cose che le piacciono: pasta alla norma, fritto di paranza, melanzane alla parmigiana, crocchette di patate, mozzarelline di bufala, tiramisù al limoncello…

Antonio:     Questo non è una cena, è una dichiarazione di guerra!

Saverio:      Quando finisco il turno, passo all’Esselunga a fare la spesa e poi tutto il pomeriggio ai fornelli. Hai capito? Se anche stasera arriva tardi…

Antonio:     Se posso dire la mia… (entra Brighini).

Brighini:     (parlata tipicamente meneghina) Eccoli qui: Totò e Peppino in trasferta in Padania.

Antonio:     E’ meglio che non la dico…

Brighini:     Uè Cutolo, guarda che sono le 9 e 07 e il turno è iniziato. Siam mica qui a pagarti lo stipendio per berti la tua tazzulella ‘e cafè. Capito? E lo stesso vale per Lino Banfi dei poveri. Scattare, su! Che le raccomandate non aspettano… e qui a Milano le raccomandate sono mica le donne che hanno un aiutino per farsi assumere! Capita la battuta?

Saverio:      Capita la battuta?

Antonio:     Bella…

Saverio:      Divertente… bravo. Mai pensato di fare cabaret?

Brighini:     Prendi meno in giro e comunque sappi che io allo Zelig farei la mia porca figura!

Saverio:      Più che una porca figura, una figura ‘e merd… (Antonio tappa la bocca a Saverio).

Brighini:     Senti Peppino De Filippo, tu mi stai sullo stomaco da quando ti conosco. Sappi che sto solo aspettando l’occasione per buttarti fuori. Fai solo, non dico una cavolata, ma una piccola distrazione, un ritardino magari, che te vai ancora col fuso orario di laggiù, e mi rendi l’uomo più felice del mondo. Un bel calcio nel culo non te lo leva nessuno. Capito? E ora andare, andare, andare. Che il lavoro è lavoro. Anche se capisco che questo termine vi suoni un po’ strano…

Antonio:     Non si preoccupi principale, bevendo il caffè, si faceva solo due chiacchiere per iniziare la giornata in grazia di Dio. I pacchi sono pronti e già caricati sui furgoni. Ora andiamo, stia tranquillo che i sette minuti, li recuperiamo a fine turno.

Brighini:     Bravo ciccio, ci vediamo dopo allora. (Brighini esce).

Antonio:     (Saverio guarda Antonio) Che c’è!?

Saverio:      Tu mi fai arrabbiare più di lui.

Antonio:     Perché?

Saverio:      Ma come perché! Io non capisco perché devi star lì a cercare di mettere a posto la situazione, a calmarlo, a dargli ragione. Tanto quello non cambia: stronzo è e stronzo rimane. Ce l’ha con noi a prescindere da quello che facciamo. E io lo so che prima o poi mi manda a casa. Non vede l’ora, l’ha anche ammesso. Da quando abbiamo litigato la prima volta se l’è legata al dito.

Antonio:     E lo so, quello è carattere: è vendicativo… invece a me litigare non mi va, non mi piace. Preferisco che restiamo tutti in grazia di Dio.

Saverio:      In grazia di Dio, in grazia di Dio... ma fammi il piacere.

Antonio:     Vabbè. Ci vediamo a fine turno. Buona giornata e attento ai cani.

Saverio:      E tu vai piano col furgone.

Antonio:     Chi, io? Ma se mi chiamano il fulmine della vigevanese.

Saverio:      Come ti chiamano?

Antonio:     Il fulmine della vigevanese!

Saverio:      Ma fammi il piacere! (Si abbracciano ridendo ed escono di scena).

Buio. Musica.


SCENA 3

Saverio sta allegramente apparecchiando una tavola vestito da cuoco con tanto di cappello. Buio. Saverio guarda la tavola apparecchiata con aria sconsolata/impaziente. Buio. Saverio è seduto. Buio. Saverio è addormentato con la testa sulla tavola. Rumore di una porta che si apre: Giulia è tornata. Saverio si sveglia; prende un cucchiaio di legno che è sulla tavola e batte tre colpi come una maestro di cerimonie che annuncia l’entrata di un sovrano ad una ballo.

Saverio:      Sua maestà la regina Margherita… anche se mi sa che questa volta più che una margherita è una capricciosa!

Giulia:        (Entra in scena Giulia. Anche lei cadenza napoletana ma meno accentuata rispetto a Saverio) No guarda Saverio, è inutile che fai della facile ironia: è da stamattina alle sette che corro senza fermarmi un attimo, sono stanca morta e l’ultima cosa di cui ho bisogno è di sentire te che mi fai la ramanzina, fra l’altro anche senza motivo.

Saverio:      No, no per carità, io non ti voglio fare nessuna ramanzina senza motivo.

Giulia:        Ah meno male.

Saverio:      Perché il motivo c’è ed è pure grosso come una casa.

Giulia:        E sarebbe?

Saverio:      Sarebbe? Giulia, vuoi vedere che tu stai veramente uscendo pazza. Gesù, Giuseppe e Maria: sono le 11 e 23, è tutta la sera che t’aspetto e questa bella bella mi dice “E sarebbe?”.

Giulia:        Saverio ma te l’ho detto che questo è un periodo così: ho una riunione dietro l’altra, poi oggi sono arrivati i danesi e ci hanno comunicato che resteranno a Milano per tutta la settimana. La riunione è finita giusto mezz’ora fa. Vogliono controllare tutto per filo e per segno: marketing plan, media plan, communication strategy, commercial, promotion, fair and event, competitors e capisci che...

Saverio:      Io veramente non ho capito niente, ma il punto non è questo, il punto è che a questo povero straccio d’uomo una telefonatina gliela vogliamo fare sì o no, mica per raccontargli di marketing plan, media plan, communication strategy, no per carità io sono un animo semplice, pensa che oggi un collega in ufficio mi ha detto se facevamo un coffé break e gli ho detto che sono contrario alle droghe leggere. Si telefona per dire che si ritarda. Tu al telefono non rispondi e io sono qui a casa che mi preoccupo.

Giulia:        Lo sai che cos’è questa?

Saverio:      Lo so… certo che lo so… è una segreteria telefonica, la nostra segreteria telefonica, l’ho comprata… l’hai comprata tu. (Giulia preme un tasto sulla segreteria. Si ascolta la voce di Giulia che avverte Saverio del ritardo).E vabbuò, lo sai che con questi aggeggi non mi ci trovo, non ho mai capito come funziona quella scatola, io non capisco che me li lasci a fare i messaggi lì dentro… per me è come metterli in cassaforte: sono inaccessibili. E poi a parte questo, stasera non accetto scuse, stasera dovevi venire e basta.

Giulia:        Ma perché che succede stasera… oddio oggi è lunedì!

Saverio:      Eh!

Giulia:        Lunedì 24.

Saverio:      Eh!

Giulia:        E hai ragione… mi dispiace… però te lo detto: è un periodo così. Sono sotto pressione… e vabbuò che fa? Festeggiamo domani. No domani no… festeggiamo sabato, domenica… lunedì prossimo ecco!

Saverio:      Potremmo fare a Natale o magari a capodanno così primo ci facciamo un regalo solo e secondo forse i danesi se ne stanno in Danimarca a festeggiare per i fatti loro e noi non corriamo rischi.

Giulia:        Io credo tu sia profondamente ingiusto.

Saverio:      Niente di meno?

Giulia:        Profondamente, sì.

Saverio:      E sentiamo questa profonda ingiustizia che staresti subendo…

Giulia:        Io sono stanca di tornare tutte le sere a casa tardi, distrutta dal lavoro e trovare te che mi rinfacci ogni giorno qualcosa.

Saverio:      E tu prova a tornare a casa, non dico tanto, un paio d’orette prima e vedrai che mi trovi con un sorriso a trentadue denti.

Giulia:        Io sono molto fiera di quello che sono riuscita a fare: sono passata dal rispondere ad un centralino alla dirigenza in pochissimi anni e ci sono riuscita solo grazie alle mie forze, grazie a me e a nessun altro. Nessuno ci credeva, nessuno credeva che ce l’avrei fatta. Neanche tu.

Saverio:      Questo non è vero.

Giulia:        Certo che è vero! E c’è di più: tu non volevi che ce la facessi.

Saverio:      Ma che stai dicendo?

Giulia:        E’ così non negarlo. Per te eravamo felici solo prima che ci trasferissimo.

Saverio:      Ma perché non stavamo bene a casa nostra?

Giulia:        Tu stavi bene. A me è sempre mancata l’aria. Ma si può essere contenti di fare il postino ad Afragola.

Saverio:      E che c’è di male.

Giulia:        Niente. Non c’è niente di male. E infatti tu quello sei rimasto. Sei l’unico al mondo che fa 700 chilometri per fare lo stesso lavoro.

Saverio:      A me mi piace…

Giulia:        Non è così, a te piace non avere responsabilità, ti piace lavorare poco, ti piace non avere problemi da risolvere. Problemi più importanti dal decidere se la sera vedere un film con Troisi o con Massimo Boldi.

Saverio:      Giulia, io credo che tu sia ingiusta.

Giulia:        Sì…

Saverio:      Profondamente ingiusta.

Giulia:        E non mi prendere in giro che non è il caso.

Saverio:      Ma chi ti prende in giro, io penso che tu sia ingiusta veramente.

Giulia:        Ah davvero?

Saverio:      Sissignore! Primo: non è assolutamente vero che io non credessi in te. Secondo: non è assolutissimamente vero che io non volevo che tu ce la facessi. Terzo: ma secondo te io posso avere qualche dubbio tra un film di Troisi e uno di Massimo Boldi? Non scherziamo con le cose serie, per cortesia.

Giulia:        Senti Saverio, sai che c’è? Che io mi sono scocciata: sono distrutta, ho bisogno di dormire: domani mattina alle sette e mezza in punto devo esse in ufficio…

Saverio:      E ti pareva…

Giulia:        Mi pareva sì!

Saverio:      Però voglio dirti una cosa. (Giulia lo guarda con fare interrogativo) Sissignore. Io sarò pure un modesto autista di furgoni, contento di lavorare persino ad Afragola però per te ci sono sempre stato e invece tu… (Saverio si ferma, incerto se dire quello che ha in testa).

Giulia:        No, no continua.

Saverio:      E’ meglio se lasciamo perdere.

Giulia:        No, è meglio se continui. Devi continuare.

Saverio:      Lasciamo perdere che qui finisce a quarantotto.

Giulia:        E facciamola finire a quarantotto. Basta che mi dici cosa pensi.

Saverio:      E va bene: Giulia, tu sei diventata un’altra persona. Ma non perché sei stanca o sei sotto pressione. Io faccio proprio fatica a riconoscerti. Sei diventata, fredda, insensibile… vuoi saperla tutta? Pure un poco antipatica. Non ti si sopporta più! Forse non eri pronta, non avevi la maturità per gestire tutti questi cambiamenti che ti sono successi in così poco tempo.

Giulia:        Immatura? Immatura io? Ma se io sono la persona più matura che tu conosca! Save’, la sai qual è la novità? Che io ora me ne vado a dormire e con te non ci parlo più per il resto della mia vita. Capito?! (esce di scena).

Saverio:      E questa è la tipica reazione di una persona matura. (Saverio sta per raggiungerla fuori scena ma prima gli arriva in faccia un cuscino e poi una coperta).

Giulia:        (voce fuori scena) E non t’azzardare ad entrare in camera da letto!

Saverio:      Ecco qua… il modo migliore per festeggiare un anniversario… e mo’ chi se la mangia tutta ‘sta robba. La porterò a Antonio… (si sdraia sul divano) A da passa’ ‘a nuttata… (si mette la coperta sulla testa)

Buio. Musica.


SCENA 4

Saverio:      (Un cellulare sveglia Saverio dal suo sonno sul divano. Saverio fa una fatica immensa a svegliarsi e finalmente riesce a prendere il cellulare rimanendo sdraiato e a occhi chiusi) Pronto SVP buongiorno. Cosa desidera? Uè Anto’ che succede? (si mette seduto ma rimane con gli occhi chiusi) Io sono a letto, è appena suonata la sveglia. Tu piuttosto dove sei? Già in ufficio, addirittura… e come mai? E certo sono le 8.30 e tu sei in ufficio come tutte le mattine… bravo… anch’io sono in ufficio tutte le mattine alle 8.30, sennò quella carogna di Brighini chi lo sente? (Saverio si rende conto e finalmente spalanca gli occhi) Anto’… ma che veramente sono le 8.30… Gesù, Giuseppe e Maria: non ho sentito la sveglia. Stanotte non ho dormito in camera mia… ma che hai capito? Ho dormito sul divano. Anzi, non ho dormito sul divano… una notte insonne… poi ti spiego. Sto arrivando. Brighini è arrivato? Non ancora! Fantastico: cinque minuti e sono lì. Se arriva inventati qualcosa… Anto’… Anto’… Antonio, se gli dici che sono rimasto a casa a dormire non è che ti sei inventato granché, giusto? Vabbè, arrivo… arrivo… Gesù, Giuseppe e Maria, sono un uomo finito!

Buio. Musica.


SCENA 5

Siamo nello studio di una medium. Suona il campanello della porta.

Samantha:  (voce fuori scena; accento romagnolo) Eccomi, arrivo, arrivo. (entra in scena Samantha che va ad aprire la porta)

Saverio:      (voce fuori scena) Buonasera, c’è un pacco per la signora Cantalamessa Concetta Carmelina presso lo studio Pink Future (lo pronuncia in inglese maccheronico).

Samantha:  Ma guardi che si pronuncia Pink Future: è inglese mica riminese. Vuol dire futuro rosa… ma prego s’accomodi.

Saverio:      (entrano in scena entrambi) Scusate, è che io con le lingue non c’azzecco niente… comunque voi siete la signora Cantalamessa Concetta Carmelina?

Samantha:  Ma la smetta di chiamarmi con quel nome lì. Certo che sono io ma… mi chiami pure Samantha, con l’acca in mezzo.

Saverio:      In mezzo dove?

Samantha:  Ma in mezzo, sorbole! Tra la T e la A; fa molto esotico e misterioso… vero? Ma s’accomodi non stia lì come un baccalà. Si tolga il cappotto e si sieda qui al tavolo del contatto…

Saverio:      Il tavolo?

Samantha:  Del contatto! Con… (fa un cenno col la testa come a dire “con l’aldilà”. Saverio le rifà il verso e lei lo ripete).

Saverio:      Ah… ho capito… niente di meno… il tavolo del contatto con… (e ripete il verso con la testa). Va buo’ comunque signora Cantalamessa Concetta Carmelina se mi mettete due firme: una qui e una qui, io vi lascerei il vostro pacco e…

Samantha:  Ma se le ho detto che mi chiamo Samantha. Ma secondo lei io potrei mai chiamarmi Concetta Carmelina? Ma mi ha visto bene?

Saverio:      Ma veramente…

Samantha:  Il fatto è che il babbo era di origine siciliana e volle mettermi il nome della bisnonna. Ma io son di Bologna. Vuole che le faccia due turtelen per farle vedere che non scherzo?

Saverio:      No grazie: i tortellini a metà mattinata poi mi si ripropongono… signora: le firme.

Samantha:  Ma certo gliele metto subito, ma che fretta c’è? Per i tortellini scherzavo sa, ma un caffettino lo prende volentieri vero?

Saverio:      Non vorrei approfittare…

Samantha:  Ma approfittare di che?

Saverio:      Signora, se mi offrite un caffettino, io non vi posso dire di no.

Samantha:  Bravo! Tanto più che l’ho appena fatto per me e il caffè se si prende in compagnia e più buono: da solo da acidità e fa male al cuore.

Saverio:      Il fatto è che io in genere di caffè me ne prendo due.

Samantha:  Addirittura.

Saverio:      E sì: uno a casa, ancora prima di aprile gli occhi e l’altro in ufficio insieme al mio collega Antonio che poi più che collega è un amico. E’ un pugliese di Nola e allora fra terroni ci si capisce no. E’ una specie di rito e averli saltati tutt’e due mi sta facendo uscire pazzo: sono tutto scombussolato, tutto sotto sopra, capite?

Samantha:  Ma certo. Ma adesso la rimetto in sesto io. Ma… se mi posso permettere… come mai ha saltato i suoi due caffè mattutini?

Saverio:      E quello è per via del fatto che sono arrivato tardi in ufficio. Non mi era mai successo, veramente. Alla faccia del luogo comune che i napoletani non sono puntuali, io in ufficio ci arrivo sempre alle 8.30 spaccate, né un minuto prima né un minuto dopo. Che poi il turno inizia alle 9, però, come vi dicevo io e Antonio ci vediamo mezz’ora prima per prendere il caffè e farci due chiacchiere, tanto per iniziare la giornata in grazia di Dio, capite?

Samantha:  Mi pare giusto.

Saverio:      Che poi il caffè dell’ufficio a dire la verità e una vera fetenzia. Antonio lo chiama il brodo primordiale. Lui esagera però in effetti è una vero schifo. Ma come vi dicevo, è un rito e ce lo prendiamo lo stesso tutte le mattine e tutte le mattine ci lamentiamo per la schifezza.

Samantha:  E come mai ha fatto tardi stamattina?

Saverio:      Cosa volete che vi dica… è che stanotte non ho chiuso occhio: avrò dormito sì e no una mezz’oretta…

Samantha:  Brutti pensieri? (Samantha comincia a girare sul tavolo le carte prese da un mazzo che tiene in mano)

Saverio:      Brutti pensieri? Bruttissimi direi…

Samantha:  C’è di mezzo una donna.

Saverio:      E come lo sapete?

Samantha:  Me lo dicono le carte. E loro non mentono mai.

Saverio:      Le carte? No guardate signora Samantha, non è per voi eh… e che io a queste cose non c’ho mai creduto, sono scettico di natura.

Samantha:  Davvero?

Saverio:      Come no! Io sono un napoletano atipico.

Samantha:  In che senso atipico?

Saverio:      Eh in che senso… per farvi capire: io non gioco al lotto, non tifo per il Napoli, non mi piace la pizza e soprattutto, e qui veniamo al suo campo, non sono per niente superstizioso.

Samantha:  Mi prende in giro?

Saverio:      Specchi rotti, gatti neri e venerdì 17 a me mi fanno un baffo.

Samantha:  Sì ma cosa c’entra questo con le carte?

Saverio:      E come cosa c’entra? Sempre con tutto il rispetto signora Samantha, ma chi crede che ci sia qualcuno che possa leggere il futuro delle persone fra i tre di coppe e gli otto a bastoni o è un illuso, o un ignorante o un superstizioso che è un po’ tutt’e due le cose… senza offesa eh…

Samantha:  Oh ma io mica m’offendo, ci mancherebbe altro… non ha idea di quante volte mi sono sentita ripetere le stesse parole che mi ha appena detto lei. Persone molto sicure di sé in cui lo scetticismo e la diffidenza la facevano da padrone. E sa una cosa? Sono tutte diventate miei clienti affezionati.

Saverio:      Non voglio contraddirvi signora Samantha, però il fatto è che…

Samantha:  Lei non è sposato ma è fidanzato da molto anni, direi più di 6 ma meno di dieci…

Saverio:      Come dite?

Samantha:  Vi conoscete da quando eravate ragazzini.

Saverio:      In effetti…

Samantha:  E la sua fidanzata è più giovane di lei, ma non di molto…

Saverio:      Un anno.

Samantha:  Appunto. Qualche tempo fa c’è stato un grosso cambiamento nella vostra vita… direi un paio di anni fa al massimo…

Saverio:      Ci siamo trasferiti proprio due anni fa da Afragola… ma dove l’avete visto scusate?

Samantha:  Due di bastoni, due anni! (gli mostra la carta sollevandola dal tavolo).

Saverio:      E certo, due di bastoni… e il cambiamento?

Samantha:  Sotto c’era il re di denari: un bel cambiamento rispetto al due di bastoni, no?

Saverio:      E’ logico…

Samantha:  Allora caro il mio signor scettico, vuole che continuiamo o la finiamo lì, che tanto son cose solo per ignoranti e superstiziosi?

Saverio:      Signora Samantha, voi volete pazziare: se a questo punto vi fermate così, è come se lasciaste uno che si è perso nel deserto, con una sola goccia d’acqua nella borraccia. Sarebbe vera cattiveria. Andate avanti, andate avanti, per carità! Diamo da bere agli assetati!

Samantha:  Ma volevo ben dire… allora: vediamo un po’ cosa ci dicono le carte, perché a volte sono capricciose: dicono qualcosa e poi si fermano lì e non c’è verso di cavar fuori un ragno dal buco…

Saverio:      Ah… ho capito… e quanto costerebbe fargli passare il capriccio alle carte?

Samantha:  Giovanotto, sappia che io accetto solo regali, qua non ci sono tariffe o listini, per chi mi ha preso? Per il parcheggiatore di Piazza Wagner? Facciamo così: andiamo avanti con la nostra indagine e se sarà soddisfatto di quello che le carte le diranno mi darà quanto il suon buon cuore le consiglia, altrimenti, amici come prima. Che gliene pare?

Saverio:      Niente di meno… una chiromante con un’etica professionale impeccabile: soddisfatti o rimborsati.

Samantha:  Cosa vuole che le dica… sono una sensitiva atipica…

Saverio:      E questo è giusto… allora, andiamo avanti. Vediamo se fra due di coppe e re di spade, riusciamo a tirarci fuori qualcosa d’interessante.

Samantha:  Con calma giovanotto e soprattutto si metta con la giusta predisposizione: cuore aperto e fiducia anche in quello che non si conosce, nell’ignoto. Che altrimenti è come cercare di svuotare il mare con lo scolapasta: tutto tempo sprecato. Siam mica qui a pettinar le bambole. Capito?

Saverio:      Ho capito, ho capito. Adesso la vogliamo continuare questa partita a briscola o no?

Samantha:  Che caratteraccio… dunque vediamo… (riprende a girare le carte)… e qui la soluzione è complicata…

Saverio:      E’ ‘o vero?

Samantha:  Molto complicata.

Saverio:      Madonna del Carmine!

Samantha:  Sempre sia lodata!

Saverio:      Siete devota?

Samantha:  Assai!

Saverio:      Ma non eravate bolognese?

Samantha:  Atipica, molto atipica.

Saverio:      Capisco… ma dove lo vedete che la situazione è complicata, dove lo vedete?

Samantha:  Beh ma è facile, guardi qui: in rapida successione, due di denari, fante di spade, cinque di coppe, cavallo di bastoni. … le sembra normale che quattro carte così diverse, in quattro semi diversi, che non si legano una con l’altra neanche ad attaccarle col chewing gum escano uno dietro l’altra eh … non ci si capisce proprio un bel niente…

Saverio:      E allora? Ma se fossero uscite…

Samantha:  E allora stia un po’ zitto e mi lasci lavorare! Ma chi è la cartomante, lei o io! Sennò piantiamo tutto e la finiamo qui! Oh perbacco!

Saverio:      Va bene donna Samatha, non vi alterate.. e che io qui friggo come una totano nella padella… voi capite, è la mia fidanzata…

Samantha:  Innanzitutto sarebbe utile sapere come si chiama questa benedetta fidanzata.

Saverio:      Giulia.

Samantha:  Lo so, non vi ho già detto di star zitto!

Saverio:      Scusate, ma siete voi che mi avete chiesto il nome della mia fidanzata.

Samantha:  Ho detto che sarebbe utile saperlo, ma devono essere le carte a dirmelo mica voi, sennò che cartomante sono? E infatti eccola qui: Giulia, chiaro come il sole!

Saverio:      (prende la carte in mano) Il tre di coppe?

Samantha:  Ma naturalmente, il tre di coppe! Che fa ricomincia?

Saverio:      No, no… per carità di Dio: il tre di coppe sta per Giulia, lo sanno tutti, più chiaro di così… anzi scusate se vi ho interrotto ancora una volta: ora mi metto qua buono buono e mi cucio la bocca. Andate avanti donna Samantha ve ne prego.

Samantha:  Bravo, così va bene… oh dunque vediamo… (Samatha con tutta calma comincia a girare le carte come se stesse facendo un solitario).

Saverio:      Quella la metterei lì, così si libera il posto per il sette di denari.

Samantha:  Giusto, bravo. Non mi riesce mai di finirne uno, non mi riesce… ma cosa mi fa dire, non sto mica facendo un solitario sa… qui è tutto chiaro!

Saverio:      Adesso è tutto chiaro?

Samantha:  Certamente, una lampo di sereno in questo mare tempestoso se mi concede la licenza poetica.

Saverio:      Concessa.

Samantha:  Perché lei è poeta vero?

Saverio:      Dilettante diciamo…

Samantha:  Dilettante o professionista sempre poeta è! Le carte non mentono.

Saverio:      E si capisce…

Samantha:  Oh… dunque le cose con la nostra Giulia non vanno affatto bene caro il mio Romeo.

Saverio:      Saverio.

Samantha:  Chi è?

Saverio:      Chi è chi?

Samantha:  Questo Saverio!

Saverio:      Io sono Saverio!

Samantha:  Ma lo so!

Saverio:      E voi mi chiamate Romeo.

Samantha:  Ma era un modo di dire: Romeo come l’innamorato di Giulietta, capisce!

Saverio:      Ah Romeo e Giulietta…

Samantha:  Ma sì, si fa per sdrammatizzare… comunque tornando a noi: le cose con Giulia sembra che per il momento non si aggiusteranno.

Saverio:      No?

Samantha:  Proprio per niente, anzi: vedo nubi fosche all’orizzonte.

Saverio:      Azz…

Samantha:  La strada da percorrere è ancora lunga ma alla fine del tunnel la luce, c’è.

Saverio:      Sia lodato il Signore.

Samantha:  Sempre sia lodato. (Saverio la guarda con fare interrogativo). Gliel’ho detto che sono devota. Ma come le dicevo la strada è lunga e piena di insidie per arrivare all’agognata meta.

Saverio:      Niente di meno…

Samantha:  Da solo non ce la farà mai. Avrà bisogno di aiuto.

Saverio:      Di aiuto, e chi me lo da l’aiuto a me?

Samantha:  Ma sa una cosa? E’ ben questa la cosa strana, c’è qualcosa che non capisco…

Saverio:      Cioè?

Samantha:  Questo aiuto di cui le parlavo…

Saverio:      Beh?

Samantha:  Arriverà, ma non si capisce da che parte arrivi… insomma chi ve la darà questa benedetta mano…

Saverio:      E chi me la darà…. io qui conosco solo Antonio.

Samantha:  Chi?

Saverio:      Antonio, il collega di cui vi ho parlato.

Samantha:  Il pugliese?

Saverio:      Eh!

Samantha:  Ma va, ma quale pugliese, ma se vi ho detto che c’è qualcosa che non capisco… non ci sarebbe niente di strano se l’aiuto venisse da lui: sarei stata capace di darvi anche l’indirizzo e il numero di telefono, di quello lì! No, qui è diverso… è qualcuno di più vicino ma al contempo di più lontano…

Saverio:      Più vicino e più lontano…

Samantha:  Sì ma c’è di più: è che non sembra mica uno solo…

Saverio:      Uno solo?

Samantha:  Sì una persona sola, un solo aiuto insomma…

Saverio:      E di quanti aiuti ho bisogno?

Samantha:  Questo le carte non lo dicono.

Saverio:      A no?

Samantha:  No, sul suo problema amoroso è tutto quello che hanno da dire.

Saverio:      Cioè che ho litigato con Giulia, e questo lo sapevo da me, che mi dovrò fare un mazzo tanto per fare la pace, che ci metterò una sacco di tempo e di fatica, che siccome non ce la potrò fare da solo, mi aiuterà qualcuno anzi più di uno.

Samantha:  Le pare poco?

Saverio:      No per carità… è che pensavo a qualcosa di preciso.

Samantha:  Senta un po’, non è che qui siamo alle previsioni del tempo, che anche quelle poi, c’azzeccano quando pare a loro… io quello che c’era da dire gliel’ho detto.

Saverio:      E io vi ringrazio donna Samantha per carità… adesso se mi dite quanto vi devo, è ora che tolga il disturbo, mi sono fermato pure troppo.

Samantha:  Sull’amore le ho detto tutto quello che potevo… ma sul lavoro le posso dire ancora qualcosina…

Saverio:      Sul lavoro? E che c’è da dire sul lavoro, hanno cambiato la macchinetta del caffè?

Samantha:  Mi diceva che stamattina ha fatto tardi, non è vero?

Saverio:      E certo… la notte insonne e non ho sentito la sveglia…

Samantha:  Appunto. Ma lei al lavoro ci sta bene? Voglio dire: va d’accordo con tutti.

Saverio:      Io? Ma ci mancherebbe. E’ tutta brava gente…

Samantha:  Proprio tutti tutti?

Saverio:      Beh veramente ci sarebbe uno che… quel fetente di Brighini proprio non lo posso vedere…

Samantha:  Eccolo qua. Lui: il re di bastoni!

Saverio:      C’è Brighini dentro al mazzo?

Samantha:  C’è, c’è… e gioca pure una parte importante…

Saverio:      E si capisce: quello è il responsabile dell’ufficio… il mio capo.

Samantha:  Appunto.

Saverio:      Donna Samantha, che volete dire per carità, non mi fate stare in pensiero…

Samantha:  Stamattina si è accorto del fatto che siete arrivato in ritardo?

Saverio:      Credo di no.

Samantha:  Sicuro, sicuro?

Saverio:      Quello vede sempre tutto…

Samantha:  E allora sa… insomma gliela faccio breve… secondo me le do un’anteprima: lei il lavoro non ce l’ha più… stavolta le carte sono precise precise!

Saverio:      Ah, stavolta sono precise precise: quando si tratta di dare cattive notizie, arriviamo ai particolari!

Samantha:  Ma non si angusti così!

Saverio:      Chi, io? Ma per carità di Dio: amore, uno schifo, lavoro, non ce l’ho più… perché dovrei angustiarmi…

Samantha:  Ma perché non deve vedere il bicchiere mezzo vuoto: l’aiuto di cui le parlavo prima…

Saverio:      Quello che mi verrà dato da queste entità non meglio precisate a me vicine ma al contempo assai lontane…

Samantha:  Esatto, proprio quello: con quel aiuto lì, lei si risolleverà dalle sue grane sia di lavoro che di amore. Glielo dico io!

Saverio:      Allora sto tranquillo!

Samantha:  Vogliamo parlare della salute…

Saverio:      No.

Samantha:  Ma guardi che…

Saverio:      No. Donna Samantha, fatemi il piacere, se devo morire sotto un carro armato appena esco da questa casa, preferisco almeno avere la sorpresa.

Samantha:  Ma quello che c’è da dire…

Saverio:      Per piacere donna Samantha non insistete: io sono un inguaribile ottimista, magari vi siete sbagliata su tutta la linea: io torno a casa e scopro che Giulia vuole fare la pace e al lavoro mi hanno dato un aumento e pure una promozione e io mi faccio una bella risata alla faccia del tre di bastoni e del fante di spade. Anzi sapete che vi dico: per me andrà proprio a finire così: una bella risata, mi viene già da ridere adesso, una sana bella e grassa risata. (risata di Saverio)

Musica. Buio.


SCENA 6

La scena si apre con il signor Brighini che ride come un matto. Di fronte a lui Saverio e Antonio.

Brighini:     Hai capito Peppino? Sei stato un fenomeno! Io che ieri ti dico che mi basterebbe un ritardino per sbatterti fuori e tu che oggi mi arrivi con 1 ora e 22 minuti di ritardo. Facendo saltare non una, non due, bensì tre consegne tassative. Non c’è neanche bisogno di sprecare i soldi per la raccomandata per la lettera di licenziamento. Firmetta? (gli porge un foglio e una penna; Saverio firma) Per ricevuta… grazie. E il prossimo sei te Totò, tanto non scappi mica. Ve saludi… (Brighini esce di scena)

Antonio:     Potevi almeno prenderti la soddisfazione di non firmare.

Saverio:      Sai che soddisfazione… ma a me lo sai qual è la cosa che mi da più fastidio?

Antonio:     Me lo posso immaginare…

Saverio:      Tu pensi a quel lestofante di Brighini, scommetto.

Antonio:     E si capisce: quello non solo ti licenzia, ma ti ride pure in faccia!

Saverio:      E invece no. Quello è figlio d’androcchia nell’anima. Non c’è niente da fare. E’ la sua natura: sarebbe come chiedere a un pescecane di diventare vegetariano e mangiare solo alghe. Non si può fare. Sarebbe contro natura. Lo stesso è per Brighini: quello stronzo è e lo stronzo deve fare, non è colpa sua…

Antonio:     Sarà…

Saverio:      No, a me quello che mi fa andare fuori dai gangheri è che la maga Samantha c’aveva ragione!

Antonio:     Chi è?

Saverio:      La maga Samantha.

Antonio:     La maga Samantha?

Saverio:      La maga Samantha. E una signora alla quale stamattina ho recapitato un pacco.

Antonio:     ‘Mbè?

Saverio:      ‘Mbè non so come, mi sono ritrovato seduto al tavolo del contatto mentre la maga Samantha mi faceva le carte.

Antonio:     Interessante…

Saverio:      Interessante sì, questa mi ha detto per filo e per segno tutto il mio passato, presente e futuro e proprio prima di andarmene mi ha detto che in quel momento io il lavoro, non ce l’avevo già più! Capisci?

Antonio:     (Scrive su un foglietto) Hai detto che si chiama Samantha… l’indirizzo?

Saverio:      Save’, ma tu stia parlando con me o mi hai preso per l’892424? Vuoi andare da una cartomante per farti predire il futuro?

Antonio:     Save’, io a queste cose ci credo, c’ho sempre creduto. Con tutti guai che tengo, trovare una cartomante che c’azzecca è una manna dal cielo.

Saverio:      A me m’è stata utilissima: m’ha cambiato la vita! Anto’ mavafangulo a te e alla maga Samantha!

Buoi. Musica.


SCENA 7

Saverio passa una notte molto agitata: incubi frenetici in cui straparla e nomina Giulia ma anche alcuni versi di scrittori molto noti. Poi parla del licenziamento. Alla fine Saverio si sveglia, si alza e s’incammina per andare fuori scena come se volesse andare in bagno. Passa davanti alla tavola ancora apparecchiata e vede Cirano che mangia i suoi fusilli alla norma.

Saverio:      Buongiorno.

Cirano:       ‘Giorno…

Poi Saverio si ferma e si rende improvvisamente conto che c’è qualcuno vestito da moschettiere che sta mangiando nella sua cucina. Piano piano si volta, si avvicina all’intruso, il cui volto e coperto da un ampio cappello piumato, e preso coraggio, allunga una mano fino a toccarlo. Cirano reagisce solo con un grugnito e continua a mangiare. Saverio ripete il gesto con la stessa reazione. Al terzo tentativo, finalmente Cirano reagisce. La sua parlata è caratterizzato da un forte accento francese.

Cirano:       E allor!!

Saverio:      Ue Gesù, Giuseppe e Maria… ma voi chi siete?

Cirano:       L’hai fatta tu questa pasta?

Saverio:      Che cosa?

Cirano:       Questa pasta, l’hai fatta tu?

Saverio:      La pasta… sì, l’ho fatta io…

Cirano:       Fa schifo.

Saverio:      Fa schifo?

Cirano:       Schifo sì.

Saverio:      E quello è perché l’ho fatta due giorni fa, ieri sera l’ho riscaldata ma poi non avevo più fame e allora… ma poi voi dite il sugo o la pasta? Perché se il sugo vi sembra che manchi un poco di sale è perché Giulia, la mia fidanzata, mangia sciapo, c’ha la pressione alta… se invece è la pasta è perché appunto… è lì da due giorni… anche se riscaldata la pasta è più buona… secondo me eh, per carità…

Cirano:       Fa schifo e basta. Le melanzane fanno schifo!

Saverio:      E vabbè, se le melanzane vi fanno schifo, scusate se mi permetto, ma i fusilli alla Norma non li dovete mangiare… per forza non vi piace… (guardando come continua a mangiare) però non sembra che non vi piace…

Cirano prende in mano un bicchiere dal tavolo. Lo guarda un po’, poi lo butta in aria e lo prende al volo Saverio. Poi si guarda intorno come a cercare qualcosa. Alla fine vede un bicchiere molto grosso. Si alza, lo prende e versa il vino a riempirlo fino all’orlo.

Cirano:       Vien ici.

Saverio:      Come…

Cirano:       Vien ici. Vieni qua. (porge un bicchiere anche a Saverio e lo riempie fino all’orlo di vino) Bere vino da soli porta scalogna. Salute. (fa ber bere ma poi si accorge che Saverio non lo segue). Allor. Bevi!

Saverio:      Scusate ma il vino di prima mattina…

Cirano:       Ma se t’ho detto che porta scalogna bere vino da soli… mi vuoi male?

Saverio:      Io? Per carità di Dio. E’ che come vi dicevo, il vino di mattina… se vuole magari facciamo un brindisi con una bella tezzulella ‘e cafè. Che dite?

Cirano:       Il caffè fa schifo è per gli smidollati. Bevi o… (si alza e porta la meno sull’elmo della spada).

Saverio:      Salute! (Saverio beve velocemente tutto il suo vino. Cirano fa altrettanto e poi rutta rumorosamente).

Saverio:      Salute…

Cirano:       Merci.

Saverio:      De rien… scusate se mi permetto ma… voi chi siete?

Cirano:       Cirano Ercole Savignano signore di Bergerac.

Saverio:      … Ercole Savignano… signore di…

Cirano:       Bergerac.

Saverio:      Bergerac.

Cirano:       Oui, sa va.

Saverio:      Sa va… oh e… signore di Bergerac…

Cirano:       Cirano. Chiamami Cirano.

Saverio:      Cirano, che ci fate a casa mia e… soprattutto fuori dal libro?

Cirano:       Sempre la solita storia eh?

Saverio:      Non vi arrabbiate, per carità.

Cirano:       Tutti pensano che Cirano sia solo un personaggio di una patetica opera teatrale scritta da quel marsigliese.

Saverio:      Rostand.

Cirano:       Quello.

Saverio:      Beh mica tanto patetica.

Cirano:       Comunque un’opera ispirata totalmente alla mia vita, scritta duecento anni dopo la mia prematura dipartita. Mai sentito parlare dei miei impareggiabili scritti? Gli stati e gli imperi della Luna?

Saverio:      No.

Cirano:       Gli stati e gli imperi del Sole?

Saverio:      Neanche.

Cirano:       La morte di Agrippina?

Saverio:      Mmm… nemmeno.

Cirano:       Caprone! Ignorante! (alzandosi, Cirano inciampa sulla sua spada e cade rovinosamente per terra. Si rialza in modo goffo) Quelle sono opere d’arte. Io sono il precursore di quello che oggi voi chiamate romanzo di fantascienza. Quattrocento anni prima che l’uomo andasse veramente sulla Luna. Rostand… e comunque non ha scritto niente di suo, non ha inventato niente, tutto quello che c’è scritto è vero. E’ la mia vita. Ha scritto una biografia, non un romanzo.

Saverio:      Con un mare di poesia però (Cirano fa un gesto, come per fare una piccola concessione). Comunque, io non so se prendermi a sberle per svegliarmi da questo sogno… ma forse è meglio se chiamo il 118 per farvi portare via in camicia di forza.

Cirano:       Non so di che parli, comunque io sono qui perché ci hai chiamato.

Saverio:      Io vi ho chiamato? E come vi ho chiamato? E quando?

Cirano:       Ma stanotte. Non ti ricordi il sogno?

Saverio:      Il sogno?

Cirano:       Il sogno che hai fatto stanotte.

Saverio:      Io veramente non me li ricordo mai i sogni… è stato un sogno strano però…

Cirano:       Bien sur.

Saverio:      Vabbuò e che è successo in questo sogno?

Cirano:       Chiedevi aiuto.

Saverio:      Aiuto…

Cirano:       Oui. Ai tuoi colleghi poeti. Così ci hai chiamato. Cos’hai scritto tu?

Saverio:      Io? Niente.

Cirano:       Niente? Impossibile. Io non sarei qui.

Saverio:      Ma sì, qualche poesiola, qualche racconto breve… non li ha letti nessuno.

Cirano:       Meglio così: il successo commerciale distrugge l’anima del poeta (In quel momento entra in scena William Shakespeare. Parla con un forte accento inglese).

William:      Dici così perché i tuoi libri non li ha letti nessuno e sei morto povero in canna.

Saverio:      Chi è?

William:      Ciao caro. Non dar retta alle nefandezze che questo rozzo individuo va blaterando. Il mio nome e William ma puoi chiamarmi Willy.

Saverio:      William Shakespeare! Gesù, Giuseppe e Maria. Non ci posso credere!

William:      Yes my dear… but Sir William Shakespeare… se proprio vogliamo usare il nome per esteso…

Cirano:       Ma non dovevi restartene a casa tu, stavolta?

William:      Per lasciarti combinare guai in giro per il mondo? Never! Mai.

Cirano:       Quali guai? Io non combino guai.

William:      (rivolto a Saverio) Ti ha già rotto qualcosa? Lo immaginavo. E questo è niente vedrai più avanti.

Cirano:       Queste case sono troppo piccole per me. Non ci si muove. Non ci sta la spada.

Saverio:      Oh… scusate signori ma io qua rischio veramente di uscire pazzo. Anzi forse sono già pazzo e ancora non lo so (Entra Dante Alighieri. Parla con forte accento toscano).

Dante:         E ci credo un tu c’hai capito nulla. Co’ ‘sti due grulli qui anche il più savio fra i savi rischierebbe di farsi ricoverare in sanatorio.

Saverio:      Un altro! Ma quanti siete? (poi riconosce Dante) ma lei è… (Dante annuisce) Maestro… quale onore…

William:      Sempre la solita istoria, quando arriva lui, sembra perdano tutti il senno…

Dante:         Ciccio, te l’ho già spiegato una volta come funzionano ‘ste cosine, ma tu mi sembri più duro d’un mulo. In terra italica, gioco in casa… quando s’era da quel meschinetto di Liverpool, un ti ricordi? Un’aveva occhi che per te. A me si vergognava di dirmi che quasi un sapeva chi fossi. Lo stesso per Cirano quando s’andò in missione a Lione. Quindi stai tranquillino co’ ‘ste gelosie infantili e vediamo di lavorare per benino, d’accordo?

Cirano:       E’ perché è invertito.

Saverio:      Che è?

Cirano:       Invertito! Non gli piacciono le donne!

Saverio:      Shakespeare è gay?!

William:      Ci mancava il commento di quello zotico di francese! Mai che si faccia gli affari suoi!

Cirano:       E’ isterico come una femmina. Comunque meglio zotico che invertito!

William:      Bestia. E’ una bestia. Ma perché ce le dobbiamo portare sempre dietro, questo villano.

Cirano:       Cirano non sta dietro a nessuno. Men che meno a tuà! Ti piacerebbe… capito?

Dante:         Boni, boni. Non vedete che ‘sto povero ragazzo non ci si raccapezza punto? E ci credo: gli arrivano in casa tre brutti ceffi che il più giovane l’è morto da 350 anni!

Cirano:       354 anni per l’esattezza.

Dante:         Per l’appunto. Oh ragazzi, ricordatevi che s’è nel 21° secolo: per questi tempi siamo vestiti come se si fosse a carnevale e si parla come dei disadattati.

William:      Soprattutto lui. (indicando Cirano)

Cirano:       Pensa per te tu!

Saverio:      Scusate signori se vi interrompo: ma veramente vorreste farmi credere che voi tre siete i tre maestri della letteratura mondiale e non tre pazzi scapparti dal manicomio o al massimo tre delinquenti sicuramente un po’ bizzarri venuti qui dentro per svaligiarmi la casa e magari prendermi pure a mazzate (i tre si guardano attorno).

Dante:         Oh di grazia, caro il mio diffidente, detto senza ombra di offesa alcuna…

Cirano:       Che cazzo c’è da rubare qui?!

William:      Exactly…

Dante:         Sì, ora la si poteva dire anche con termini un po’ più gentili per carità, però il concetto resta quello lì in effetti…

William:      Potresti anche coricarti la sera lasciando porta e imposte aperte: questa casa è un invito all’onestà.

Cirano:       L’inglesina ha ragione, par bleu.

Saverio:      Questo ve lo devo concedere… però rimane sempre in piedi l’altra ipotesi.

Dante:         Quella dei matti scappati dal manicomio…

Saverio:      Maestro, voi mi scuserete ma sembra più plausibile di quella che siete tre fantasmi, o no?

Dante:         Effettivamente… però c’è un modo per palesarti la verità e cioè per dimostrarti che siamo davvero chi s’afferma d’essere e soprattutto per vedere al fine la tua fiducia concessaci, condizione questa necessaria e sufficiente per adempiere alla nostra missione, nevvero messeri?

William:      Yes my dear, però il nostro amico from Naples se non sbaglio… napulitano… is very… come si dice… diffidente, molto diffidente, anche troppo direi… non credete anche voi? Prima ci da dei ladri, poi dei matti… sono molto vicino a lasciare che cuocia nel suo brodo di guai e andare altrove.

Cirano:       Oui, stavolta Willy ha ragione. Questo italiano è una vera testa di cazzo. Ma chi ce lo fa fare di romperci le ossa per aiutare uno così: mandiamolo a fanculo e torniamocene e casa, sa va?

Dante:         No! Un “sa va” una sega! Volevo dire: un si pole mandallo a stendere i panni in Arno e andassene così: l’è contrario alla nostra etica, suvvia, vu lo sapete meglio di me, non è la prima volta che s’incontra difficoltà al principiare della nostra missione: vi ricordate gli altri.

William:      That’s right! E’ proprio per questo: mi sono un po’ stancato di questa mancanza di fiducia, il bicchiere è colmo… the glass is over…

Cirano:       Je suis d’accord!

Saverio:      Scusate signori, io non volevo farvi arrabbiare… ma io sono un napoletano atipico: assai scettico per natura, i fantasmi… io a queste cose non ci credo… lo dicevo pure ieri alla maga Samantha… la maga Samantha… l’aiuto… più di uno, vicino e lontano… (Saverio si perde nei suoi pensieri)

Dante:         Se mi faceste finire di parlare… vi spiegherei che c’è un modo molto semplice per farci credere da messer Saverio: fra qualche attimo arriverà in questa casa un tuo caro e fidato amico.

Cirano:       (dando uno spintone a Saverio) Parla con te!

Saverio:      Come dite?

Dante:         Grazie mille Cirano.

Cirano:       De rien Maestro.

Dante:         Dicevo che fra qualche istante annuncerà il suo arrivo in questa modesta magione un tuo caro amico.

Saverio:      Maestro con tutto il rispetto credo vi stiate sbagliando: a quest’ora qui non arriva nessuno per il semplice motivo che io normalmente sarei al lavoro e nessuno sa che oggi me ne sono rimasto a casa per via del fatto che quel fetente di Brighini… (mentre Saverio parla William con una mano fa il conto alla rovescia da cinque a zero. Arrivati allo zero suona il campanello. Saverio rimane un po’ senza parole). E chi può essere… sarà la portiera…

William:      It’s your friend… è il tuo amico, Antonio.

Saverio:      Antonio?

Cirano:       Ma oui Antonio: quell’imbranato che lavora con te.

Saverio:      E voi come le sapete tutte queste cose?

William:      Crazy people: devono essere le visioni tipiche dei pazzi…

Dante:         Sir William vuole celiare: lo si sa, perché siamo quello che vi s’è detto d’essere. Lasciate che aggiunga un particolare: se noi si fosse dei semplici dementi come vu asserite, pensate la sorpresa del vostro amico nel rimiraci qui insieme a voi. Giusto? Suvvia aprite la porta e fatelo entrare… coraggio.

Saverio:      (Saverio va verso la porta fuori scena e parla al citofono) Antonio sei tu? Vieni, sali… (torna in scena). E’ Antonio…

Cirano:       Ma va?!

Antonio:     (fuori scena) E’ permesso? (entra Antonio) Save’, tu mi devi spiegare una cosa: come facevi a sapere che ero io… (Saverio guarda Antonio come per capire se vede o no i tre intrusi. Si sposta di qua e di là con Antonio che lo guarda come se fosse matto). Io lo sapevo, vedi che ho fatto bene a passare: questo è stress da trauma per licenziamento, sei esaurito…

Saverio:      Anto’ ma quale esaurito!

Antonio:     Non sei esaurito?

Saverio:      Ma nossignore!

Antonio:     E allora perché ti metti a ballare la break dance nel salotto di casa tua, alle nove di mattina, senza musica e soprattutto quando ti vengo a trovare io?

Saverio:      Ma quale break dance… ma insomma tu non noti niente di strano?

Antonio:     A parte te?

Saverio:      A parte me…

Antonio:     No, niente. (Saverio si mette perfettamente dietro a Dante).

Saverio:      Anto’ guardami dritto negli occhi e dimmi che non vedi niente di strano.

Antonio:     Save’, vuoi la verità?

Saverio:      Assolutamente!

Antonio:     Qualcosa di strano c’è.

Saverio:      Ooh… sia ringraziato il Signore! E allora che ne pensi?

Antonio:     Che ne penso? Che se le malattie del cervello sono le più difficili da curare, è qui che si vedono gli amici: io ti sarò vicino, sarò sempre la tuo fianco!

Saverio:      Anto’ ma allora si’ scemo!

Antonio:     Ah, sono io lo scemo?!

Saverio:      (Saverio prende Antonio e lo porta davanti ai tre intrusi, uno dopo l’altro) Ma insomma tu mi vuoi far credere che non vedi nessuno qui dentro? Uno vestito da William Shakespeare non lo vedi?

Antonio:     Da chi?

Saverio:      E questo vestito da Dante Alighieri, neanche?

Antonio:     Dante Alighieri?

Saverio:      E neanche quest’altro vestito da Cirano? (Cirano fa le linguacce proprio davanti alla faccia di Antonio che non lo vede). Allora?! (Saverio si mette con la faccia proprio di fronte a quella di Antonio che sente l’odore del suo alito)

Antonio:     Save’ ma hai bevuto vino di prima mattina. Allora sei ubriaco e hai voglia di scherzare! Ma questo scherzo, primo non lo capisco, secondo non mi fa ridere e terzo mi hai anche un po’ stancato. Io sono passato qui perché stavo in pensiero per te volevo vedere come avevi preso il licenziamento. Ma siccome io un lavoro ancora ce l’ho e non ho tempo da perdere con i tuoi scherzi, ti saluto e ci rivediamo quando ti sarà passato la sbronza! (Antonio se ne va)

Saverio:      (i tre lo guardano come a dire: “Te l’avevamo detto”) Gesù , Giuseppe e Maria: So’ uscito pazzo! (e sviene sul divano).

Buio. Musica.

FINE ATTO I


ATTO II

SCENA 1

La scena si apre con Willy che fa aria a Saverio col suo fazzoletto per cercare inutilmente di rianimarlo.

Cirano:       E allor! E’ svenuto o è morto? Sono due ore che gli fai aria col fazzoletto. Ora ci penso io! (Cirano si avvicina e comincia a schiaffeggiare Saverio). Coraggio ragazzo, torna tra noi.

Dante:         Eh ma così se un era morto prima, tu l’ammazzi ora: co’ quei ceffoni!

Saverio:      Che succede…

Cirano:       Visto: gli uomini vanno trattati da uomini!

William:      O da bestie…

Cirano:       Non c’è differenza… la maggior parte delle volte.

Saverio:      (a sé stesso) Gesù, Giuseppe e Maria che sogno strampalato che ho fatto: Dante, Shakespeare e Cirano che invece che poeta era ‘no zoticone (Cirano fa per lanciarsi su Saverio ma viene trattenuto da Dante. A questo punto William passa una tazzina di caffè a Saverio). Una bella tazzulella ‘e cafè, dopo una nottata così è proprio quello che mi ci vuole (William si avvicina con la zuccheriera e il cucchiaino) tre grazie: la vita è già abbastanza amara (fa per bere il caffè ma si blocca: si è reso conto della situazione. Guarda Cirano, Dante che lo saluta e infine William)

William:      Bevi prima che si raffreddi. Butta giù che ti fa bene.

Saverio:      (verso il pubblico) E’ o vero?!

Dante:         Sì ma figliolo caro un mi svenire un’altra volta che sennò qui si fa notte senza ave’ combinato nulla!

Saverio:      E voi la fate semplice maestro: io sono qui nel salotto di casa mia che parlo tranquillamente con i fantasmi di Cirano, Shakespeare e nientedimeno che Dante Alighieri e voi dite di mantenere la calma.

Dante:         La situazione presenta, è for di dubbio, aspetti decisamente ‘nsoliti, tuttavia ciò che conta l’è il motivo della nostra presenza qui.

Saverio:      E quale sarebbe?

Cirano:       Siamo qui per aiutarti.

William:      Potremo definirla una sorta di solidarietà fra poeti.

Cirano:       Giusto, fra poeti!

Saverio:      Cioè fatemi capire, tutte le volte che nel mondo c’è qualcuno in difficoltà arrivate voi ad aiutarlo?

Dante:         Beh in realtà le cose le sono un pochinino più complicate di così. Magari se si principia dall’inizio la cosa l’è più semplice da capire. Dunque vediamo… prima di tutto non è che sia sufficiente che ci sia un meschino qualunque in difficoltà per fa arrivare uno di noi… sarebbe una bella confusione e un basterebbe un esercito di trapassati pe’ fa tutto quel lavoro. No, prima di tutto si deve trattare di una persona meritevole, di buon cuore…

William:      Generosa, altruista…

Cirano:       Un po’ un coglione insomma…

Dante:         E poi i guai in cui esso si trova coinvolto devono da esser veramente di difficile solutio.

Saverio:      Ho capito… e una volta che ci sono queste caratteristiche, voi intervenite.

Dante:         Mica sempre noi tre.

William:      Di poeti nel mondo negli ultime tremila anni ce ne sono stati tanti.

Cirano:       Di poeti veri pochissimi.

William:      That’s right my dear, sono totalmente d’accordo.

Saverio:      E allora io, per avere tre pezzi da novanta come voi o sono molto fortunato o sono un caso disperato.

Dante:         Un po’ tutt’e due le cose in verità. Ma quello che c’è da aggiungere è che se tu fossi stato un omo per esempio dedito alla scienza, al posto nostro qui ci sarebbe magari quel bischero di Leonardo.

William:      Charles Darwin.

Cirano:       Louis Pasteur.

Dante:         Oppure se fossi stato un omo d’armi, un condottiero avresti qui davanti a te… che so… un Giulio Cesare.

William:      L’ammiraglio Nelson.

Cirano:       Quel nanetto di Napolion!!

Dante:         O ancora se fossi stato un uomo di pensiero, al posto mio ci sarebbe Seneca

William:      Francis Bacon.

Cirano:       De Toqueville!! E ora basta però: mi sono rotto le palle di parlare di questi defunti.

Saverio:      Sì, sì, io ho capito ma qua parlate solo di persone che fanno lavori un po’ particolari: letterati, condottieri, filosofi. Ma di operai metalmeccanici o impiegati statali, non ce ne stanno. Che poi stranamente i guai vanno a capitare quasi sempre a loro…

William:      Off course my dear. Noi aiutiamo tutti quelli che lo meritano. La professione non conta.

Dante:         Gli è proprio così. Un operaio metalmeccanico, come lo chiami tu, sarà aiutato da qualcuno che nel passato ha fatto il suo stesso mestiere o qualcosa che gli s’appressa.

Saverio:      E ma allora qua ci sta qualcosa che non torna: ammesso e non concesso che io sia questa bella persona che voi dite, da me ci dovevano venire tre portantini, tre messaggeri, insomma tre persone il cui lavoro era qualcosa di simile a quello che faccio io che porto i pacchi a casa della gente o no?!

William:      Il tuo ragionamento non farebbe un piega dear Saverio se non per un piccolo e alquanto insignificante particolare.

Saverio:      E sarebbe?

Dante:         Sarebbe che noi s’è spiriti che hanno lasciato il corpo aimé da qualche secolo. Ci s’occupa d’anime mica di professioni.

Cirano:       Ci hai preso per agenti delle tasse?

Saverio:      Non capisco…

Dante:         Io invece credo di sì: al di là di quello che la vita ti ha portato a fare per guadagnarti pane e companatico, ciò che sei veramente, quello che c’è in fondo al tuo cuore è uno scrittore, un letterato, un poeta insomma.

William:      La vita spesso è dura e tante volte, in ogni epoca, ci è capitato di trovare anime di poeti racchiuse nel corpo di un minatore, di un cameriere, di un senzatetto.

Cirano:       Qualunque sia il lavoro che stai facendo o magari che farai per tutta la vita, al destino non si sfugge, non si può ingannare. Potrai fare il postino o l’impiegato ma sarai solo un mediocre postino o un mediocre impiegato. Se hai l’animo di un poeta: passerai tutta la vita a cercare di tenere in silenzio, chiusa dentro di te, la voce di quel poeta… allor… quella è la tua strada, la poesia è ciò che devi fare, anche se è una scelta difficìle, anche a costo di vivere di stenti e fare la fame.

Saverio:      Eh, la fate facile voi… Dante, Shakespeare e Cirano… ma io sono Saverio Scapuozzo e altro che fame farei se vivessi delle mie poesie.

Dante:         Nessuno di noi ha visto la luce in questo mondo accompagnato da fama e notorietà.

William:      That’s right. E’ più facile trovare mille sterline sotto un mattone che un poeta che non ha fatto la fame. La fame è la migliore di tutte le muse.

Cirano:       La più vera delle ispirazioni.

Dante:         Il carburante del vero talento.

Saverio:      Il talento… ma come si fa a sapere se uno ha talento.

Dante:         Se nessuno legge i tuoi scritti, un tu lo saprai mai. Che tu abbia bisogno di avere un solido tetto sulla testa e di mettere del buon cibo nella pancia gli è giusto e comprensibile; ma chi t’impedisce nel contempo di fare ogni sforzo possibile per far leggere le opere tue. Un si sa mai che ti pole offrire la vita… di certo se un tu provi mai, i tuoi ricordi saranno tutti destinati a divenir null’altro che rimpianti… (attimo di silenzio).

Cirano:       Capito?! Per questo lo chiamano il sommo poeta…

Dante:         Comunque bando alle ciance: noi s’è qui per darti una mano da un punto di vista anche molto pratico mica solo per fare dei gran discorsi e filosofeggiare.

Saverio:      Cioè?

Dante:         Cioè in questo momento tu hai due problemi urgenti.

William:      Cuore e mestiere.

Dante:         Principieremo con l’affrontare quest’ultimo.

Saverio:      Il lavoro?

Cirano:       Exactement!

Saverio:      Eh allora stiamo freschi: io da ieri sono ufficialmente disoccupato. E essere napoletano, disoccupato, immigrato, a Milano ci vuole del vero talento eh! Questo almeno me lo riconosco.

Dante:         Bene, comincia col raccontare tutto dall’inizio per filo e per segno. Un tralasciare nessun particolare, financo quelli che t’appaiono privi di significato alcuno. ‘Ntesi?

Cirano:       Sì ma fa’ in fretta che io c’ho fame…

Saverio:      Come no, hai vostri ordini: allora… se proprio dobbiamo principiare dall’inizio… vi devo dire che io nacqui ad Afragola, ridente cittadina di circa 60.000 abitanti sita nel cuore di quella regione anticamente denominata dai latini Campania Felix. Mio padre, pace all’anima sua… (la musica copre le parole di Saverio).

Buio.


SCENA 2

Dante:         Insomma, un tu sei convinto…

Saverio:      Maestro, qui non si tratta di essere o non essere convinti, perché, scusate se ve lo dico eh, ma il vostro piano non mi pare che sia questo grande colpo di genio.

Cirano:       No?

Saverio:      E no… andare dal mio boss…

William:      Mister Brighini.

Saverio:      Mister Brighini, e andargli a dire che il ritardo era dovuto ad accadimenti personali gravi…

Dante:         Molto gravi…

Cirano:       Gravissimi…

William:      Heart’s matters, problemi di cuore…

Saverio:      Eh, problemi di cuore, sai quanto gliene f… sai quanto gliene cale a Mister Brighini dei miei affari di cuore… quello se ne fa un baffo… qui, se veramente vogliamo fare in modo che io possa avere una qualche possibilità di avere il mio posto di vice sostituto autista di terzo livello ad interim del furgoncino porta consegne della SVP ci vuole un’idea di quelle geniali…

Cirano:       (A William) Cos’è che ha detto?

William:      Vice sostituto qualcosa…

Cirano:       Mah…

Dante:         O Saverio, fammi capire per benino cosa tu ‘ntendi per “idea geniale”…

Saverio:      Maestro, se fossi in grado di produrre idee geniali, il genio sarei io e magari qualcosa di simile alla vostra commedia divina, l’avrei scritto anche io, e invece io sono un disgraziato che in questo momento farebbe di tutto per riprendersi un umile posto di vice sostituto autista di terzo livello ad interim…

Cirano:       (A William) Hai sentito? L’ha detto di nuovo!

William:      Yes my dear…

Saverio:      Insomma, detto sempre senza offesa, ma io m’aspettavo che v’inventaste una storia di quelle assurde, tipo un invasione della cavallette, un sequestro di persona, un attentato, una morte improvvisa, lo straripamento del naviglio…

Dante:         Ho capito, ho capito: te tu volevi che ti s’inventasse una bugia di quelle micidiali…

Saverio:      Micidiali nel senso che avrebbero fatto abboccare quel fetente di Brighini e m’avrebbero fatto avere il mio bel posto di…

Cirano:       Vice sostituto autista di terzo livello ad interim… tiè!

Dante:         Sta bene, mio caro Saverio, se è questo che tu voi, noi tre s’è venuti fin qui per risolverti i problemi, mica pe’ fa chiacchiere da cortile. Quindi tu suggeriresti un approccio più… diciamo creativo… nevvero…

Saverio:      Creativo, bravo… maestro, per carità…

Dante:         (rivolto a William e Cirano) Allora esimi colleghi, ‘un vorrete mica che in giro si dica che quando il compito è arduo e la lotta si fa dura, noi tre ci si tira indietro vero?

William:      Giammai Sir!

Cirano:       Chi si estranea dalla lotta è un gran figlio di una mignotta!

Dante:         Ecco, s’era in pensiero…

William:      Ci mancava il tuo eloquio sagace!

Cirano:       Il che?

William:      O magari in questo caso si trattava di un pensiero di quello scapestrato di Oscar Wilde che ha innalzato l’aforisma ad una vera e propria forma d’arte… no, decisamente non credo…

Cirano:       (a Dante) Una volta su due io questo non capisco quello che dice…

Dante:         (a Saverio) Ci scuserai per un momento: ci si riunisce in concistoro…

Saverio:      Prego, ci mancherebbe…

Musica. I tre confabulano in certi momenti anche in modo animato. Saverio cerca invano di capire cosa si dicono. Poi, continuando a confabulare fanno avvicinare anche Saverio. La musica aumenta di volume. Si sente solo il brusio delle voci dei quattro. Poi la voce di Saverio che dice ad alta voce “La maga Samantha!” e dopo un po’ “Voi intendete Antonio”.

Musica. Buio.


SCENA 3

Siamo nella casa della maga. Scena deserta. Rumore di un campanello.

Samantha:  Eccomi arrivo!

Brighini:     Buona sera signora.

Samantha:  Prego si accomodi.

Brighini:     Ben gentile. Mi permetta di presentarmi: sono il geometra Ernesto Brighini della premiata ditta SVP di Trezzano sul Naviglio.

Samantha:  Molto lieta di far la sua conoscenza geometra.

Brighini:     Mi scusi se mi permetto ma è per motivi professionali: lei è la signora Cantalamessa Concetta Carmelina? Allora questo pacchettino l’è per lei. Un paio di firmettine prego, qui e qui.

Samantha:  Comunque quello è il nome che mi dette il mio babbo ma ora per tutti e anche per lei sono Samantha.

Brighini:     Vada per Samantha allora. Anche perché per dire per intero tutto il suo nome anagrafico bisogna che uno prenda le ferie, eh non finisce più! Che poi se non sbaglio non è un nome proprio delle nostre parti. Mi sembra piuttosto meridionale, cos’è, di Pavia?

Samantha:  Lei ha proprio ragione: è che il nonno era siciliano ma io son di Bologna. Ma si accomodi, cosa fa lì in piedi come un soldatino. Si tolga il giubbotto, si metta seduto che ci faccio un bel caffettino, cosa dice?

Brighini:     Ma cosa vuole che le dica. Motivi di regolamento disciplinare interno della SVP, non mi consentirebbero un tale comportamento confidenziale con una cliente… ma in questo caso, per una cliente come lei, un’eccezione si può anche fare.

Samantha:  Ma bravo, che una tazza di caffè e due chiacchiere in amicizia non hanno mai fatto male a nessuno.

Brighini:     Visto che lei è così gentile, mi consenta un’altra domanda, che così mi tolgo una curiosità: ho letto… diciamo… la ragione sociale della sua azienda sulla bolla di consegna: Pink Future. Insomma, qual è l’attività, di cosa si occuperebbe questo studio Pink Future (pronunciato in inglese maccheronico come Saverio).

Samantha:  (tra sé e sé) Tutti madrelingua li assumono eh… (gli porge la tazzina di caffè) ah ma ce lo dico subito: il tavolino sul quale è appoggiato, non è mica un tavolino qualsiasi sa?

Brighini:     A no?

Samantha:  No caro il mio geometra.

Brighini:     Mi chiami pure Ernesto, lasciam perdere i titoli nobiliari che io son democratico e non ci faccio caso.

Samantha:  Bravo Ernesto.

Brighini:     E che tavolino è? Bello robusto, comprato alla Casa del Mobile di Lissone? Ha fatto bene che quei mobili lì dell’Ikea son buoni solo per una stagione.

Samantha:  Ma lasci perdere l’Ikea e la Casa del Mobile di Lissone! Questo tavolino è importante perché è il mio principale strumento di lavoro.

Brighini:     Fa la cameriera?

Samantha:  Sì buonanotte. Ma quale cameriera d’Egitto. La cartomante!!

Brighini:     Ah, ho capito!

Samantha:  Era ora!

Brighini:     Lei è di quelle che legge il futuro nei fondi del caffè, nei palmi della mani o con le carte.

Samantha:  Bravo. Le carte sono la mia specialità. Vuole provare?

Brighini:     Ma sa che queste cose mi hanno sempre incuriosito? E… senta un po’… sel custa? Cioè… quanto mi costerebbe… diciamo… farmi leggere le carte?

Samantha:  Beh, in genere ai miei clienti ci chiedo trenta euro ma per lei, posso fare un’eccezione e accontentarmi di quindici…

Brighini:     Ecco qui dieci eurini in contanti e non ne parliamo più.

Samantha:  In contanti, ma pensi che in genere somme di questo genere me le danno a rate semestrali.

Brighini:     Coraggio, allora… cosa dicono le carte eh?

Samantha:  (Comincia a mischiare il mazzo) Tagli. (gira le carte sul tavolo). Dunque vediamo… lei non è sposato…

Brighini:     Sono uno scapolone d’oro…

Samantha:  Di platino direi!

Brighini:     Come dice?

Samantha:  Dico che dalle carte risulta che lei ha una vita professionale ricca di successi.

Brighini:     Beh modestamente…

Samantha:  Oh addirittura sembra che lei sia il responsabile di un intero ufficio!

Brighini:     Ah così nel dettaglio vanno queste cartine?

Samantha:  Anche di più: lei comanda addirittura due persone… no aspetti… una sola…

Brighini:     Eh sì, una sola, per fortuna l’altra me la sono tolta dalle balle…

Samantha:  Sì ma questa improvvisa dipartita del suo valido collaboratore…

Brighini:     Valido quello lì?

Samantha:  Valido, validissimo direi… infatti la sua mancanza le causerà dei disagi…

Brighini:     E infatti… lei ha perfettamente ragione, deve sapere che l’altro mio sottoposto, che io chiamo confidenzialmente Lino Banfi, mezz’ora fa non era in ufficio e non sono riuscito a contattarlo sul cellulare… e così sono dovuto venire io a fare questa consegna… perché le consegne, da quando sono cap’ufficio, non le faccio mica più sa.

Samantha:  Ma certo, lo dicevano le carte che è una persona importante… ma mi lasci continuare… eh, addirittura… (gli mostra l’asso di bastoni). Lo sa che carta è questa?

Brighini:     Un asso di bastoni.

Samantha:  Bravo. E sa cosa vuol dire?

Brighini:     Cosa vuol dire?

Samantha:  Sventura.

Brighini:     Sventura?

Samantha:  Sventura nera. La peggiore!

Brighini:     Sventura nera? Perché ho licenziato quel babbeo dello Scapuozzo? Ma com’è possibile?

Samantha:  Le carte non mentono: quando tornerà in ufficio, troverà una brutta sorpresa ad accoglierlo.

Brighini:     Addirittura!

Samantha:  Malasorte: sventura nel lavoro e… anche nella salute. L’amore…

Brighini:     L’amore?

Samantha:  Non c’è. Ma quello non c’era neanche prima e quindi siamo tranquilli. C’è solo una cosa che può fare per uscire da questo tunnel di energia negativa.

Brighini:     E sarebbe?

Samantha:  Riassumere il licenziato!

Brighini:     Lo Scapuozzo?

Samantha:  Lo Scapuozzo!

Brighini:     Mai! E poi cosa c’entra lo Scapuozzo con i miei guai?

Samantha:  Ha mai sentito parlare dei parafulmini?

Brighini:     E allora?

Samantha:  E una questione di energie mistiche, di campi elettromagnetici umani: evidentemente questo Scapuozzo attirava su di sé tutte le energie negative lasciando a lei solo quelle positive. Sa qualcosa dello Scapuozzo? Come gli andava la vita?

Brighini:     Ma non lo so, ero il suo cap’ufficio mica il suo confessore… però adesso che mi ci fa pensare, mi era giunto all’orecchio che era in crisi con la sua fidanzata…

Samantha:  Lo vede? E al lavoro?

Brighini:     Un disastro!

Samantha:  Appunto. Lui catalizzava tutto il negativo che c’era in zona Trezzano sul Naviglio, lasciando libero lei. Ora si sbrighi a tornare in ufficio che, come le ho detto, il bello… o meglio, il brutto deve ancora arrivare. Vada, si sbrighi, prima che sia troppo tardi!

Brighini:     Eh… vado sì… son proprio curioso di vedere cos’è successo… lo Scapuozzo, il mio parafulmini… ma pensa te. Arrivederci eh… e mi stia bene… (Brighini esce. Samantha guarda nella sua direzione per assicurarsi che sia uscito e poi comincia a ridacchiare). Allora, come sono andata? Neanche la Sophia Loren ci faceva un’interpretazione così.

Saverio:      (escono Saverio e i tre fantasmi) Donna Samantha, voi mia avete lasciato letteralmente senza parole. Il vostro talento è assoluto!

Samantha:  Beh ma io ci sono abituata ad inventarmi le frottole… voglio dire, ad usare quel minimo d’immaginazione per decodificare quello che le carte mi dicono… ma quello che ho fatto io è niente se paragonato a lei…

Saverio:      Io? Che intendete dire?

Samantha:  Ma come cosa intendo dire: quella storia dei tre tenori che le girano intorno… dovrebbe scriverci un libro!

Saverio:      Quindi voi non mi credete? (si volta verso i tre) Non mi crede.

Dante:         O ‘un ti s’era già detto che solo a te e concesso di godere della nostra compagnia? (Cirano si avvicina a Samantha)

Saverio:      E certo ma pensavo che lei, essendo maga…

William:      Sì maga… una ciarlatana vorrai dire…

Saverio:      Guardate che è stata lei a dirmi che l’aiuto, anzi gli aiuti, mi sarebbero venuti da vicino ma anche da lontano… e adesso ho capito che “vicini” voleva dire la vicinanza artistica e “lontano”… beh venite proprio da un altro mondo eh…

Samantha:  Ma con chi sta parlando? Non mi vorrà mica far spaventare eh?! S’è bevuto il cervello?

Saverio:      Può darsi che voi abbiate ragione ma Shakespeare dice che siete una ciarlatana.

Samantha:  Ah, Shakespeare dice così?

Cirano:       Sarà anche ciarlatana ma è anche una femmina meravigliosa… guardate che occhi, che pelle e poi… c’ha due poppe… tres fantastique!! (Cirano le tocca i seni).

Saverio:      E Cirano dice che… che…

Cirano:       Le poppe!

Saverio:      Che siete una gran bella donna… ecco…

Cirano:       Sì bellissima…

William:      Disgusting!

Samantha:  Galante questo Cirano… gli dica che venga a farmi visita che non si sa mai … mi son sempre piaciuti gli uomini con il naso grosso. Intendo un bel contatto ravvicinato…

Cirano:       Mi sto portando avanti col lavoro… più ravvicinato di così?!

Dante:         Ora si deve andare, che il nostro piano ancora gli è lungi dal terminare.

Cirano:       No, restiamo un altro po’…

Saverio:      Il maestro dice che dobbiamo andare…

Samantha:  Il maestro sarebbe…

Saverio:      Dante Alighieri.

Samantha:  Ma certo, come no… andate, andate, lei e i tre moschettieri che mi devo andare a fare una bella doccia che questa camicetta con ‘sto caldo mi s’è appiccicata addosso…

Saverio:      Sì, il caldo…

William:      Let’s go. (tutti escono tranne Cirano che è rimasto tutto il tempo con la testa fra i seni di Samantha).

Saverio:      (fa capolino) Allora ti decidi?!

Samantha:  Cosa devo decidere? Ma è ancora qui? E se ne vada!

Cirano:       Adieu mon amour… che femmina e che poppe!

Musica. Buio.


SCENA 4

Ufficio della SVP. Antonio è seduto al desk. Sta lavorando al PC. Entra di corsa Brighini.

Brighini:     Uè, Lino Banfi, finalmente ti si trova. Che fine avevi fatto?

Antonio:     Signor Brighini, meno male che è tornato.

Brighini:     Perché, cos’è successo?

Antonio:     Cos’è successo? Il finimondo! Qua non funziona più niente! Il furgone mi ha lasciato in mezzo alla strada, il mio cellulare è andato…

Brighini:     Eh, non mi dire niente, al furgone che avevo io si son bucate due gomme, dico: due gomme! Mica una, non s’è mai vista una cosa del genere…

Antonio:     Appunto! E una volta arrivato in ufficio…ancora peggio! Il computer è in tilt, non c’è Internet e non c’è linea telefonica… praticamente siamo isolati dal mondo.

Brighini:     Questa l’è proprio bella… ma vuoi vedere che la Samantha aveva ragione?

Antonio:     Chi?

Brighini:     Lascia perdere te, che tanto non capisci proprio un bel niente! Cosa vuoi capire te di energie negative e campi elettromagnetici umani…

Antonio:     Comunque qui bisogna intervenire al più presto: ci sono tutte le consegne del pomeriggio da fare per non parlare di quelle del resto della settimana e non riusciamo neanche ad avvertire i clienti!

Brighini:     Boia vacca che guaio! Cos’è che posso fare adesso… alla fine qua c’è solo una persona che può salvarci dal disastro! (in quel momento entra in scena Saverio seguito dai tre fantasmi)

Saverio:      E’ permesso?

Brighini:     Eh, tel chi: parli di disastro e spunta il terun!

Saverio:      Anche per me è un piacere rivederla, geometra Brighini.

Antonio:     Saverio, che ci fai da queste parti.

Saverio:      Che ci faccio… sono venuto a prendere quello che mi spetta: due settimane di lavoro, mica bruscolini…

Antonio:     Hai scelto proprio la giornata giusta!

Saverio:      Perché, ch’è successo?

Brighini:     Ma non è successo niente, cosa vuoi che sia successo? Dar retta a quello lì… (Brighini prende amichevolmente sottobraccio Saverio) allora caro Saverio, come andiamo? Ma lo sai che mi fa molto piacere rivederti qui?

Saverio:      Niente di meno…

Brighini:     Beh, hai sempre saputo che io gestisco questo ufficio praticamente come una grande famiglia…

Saverio:      Sì, parenti serpenti…

Brighini:     E come ogni capo famiglia che si rispetti, ogni tanto devo fare la voce grossa, devo farmi sentire altrimenti qui va tutto a ramengo, capisci?

Saverio:      E come no?

Brighini:     Ma questo non vuol dire che uno non sia affezionato ai propri dipendenti, così come i dipendenti sono affezionati all’azienda.

Saverio:      Bene.

Brighini:     Quello che voglio dire è che io dei miei dipendenti so tutto, anche quello che faccio finta di non sapere perché sono una persona educata e discreta.

Saverio:      E certo…

Brighini:     Quindi so benissimo che per te non è un momento facile per problemi diciamo… intimi, familiari insomma. Ma quello che voglio dire te l’hai già capito perchè sei un ragazzo sveglio. Se rivuoi il tuo posto, la SVP è pronta ad accoglierti a braccia aperte come un figliol prodigo. In tuo onore uccideremo anche il vitello grasso (indica Antonio e ride forzatamente). Capito la battuta?

Antonio:     Grazie geometra.

Brighini:     Non c’è di che. (poi rivolto a Saverio). Io lo so che te sei venuto qui perché non ti rassegni all’idea di non lavorare più in SVP: questa azienda ti entra nel cuore. Ma io ti ho già capito e senza bisogno che tu chieda perdono ti allargo le braccia e ti accolgo di nuovo nella nostra famiglia. Certo in questo caso, è necessario che tu faccia un piccolo sacrifizio e comprenda le esigenze dell’azienda che ha fatto così tanto per te.

Saverio:      E cioè?

Brighini:     Beh, ma mi pare ovvio: non puoi pensare di ritornare alle stesse condizioni di prima. Un piccolo sacrifizio a testimonianza della buona volontà e del tuo ravvedimento, ci deve essere, capisci?

Cirano:       (Che ha seguito da vicino l’avanti e indietro di Saverio e Brighini. Rivolto a Dante) Ora basta: posso infilzarlo? (Dante fa un cenno di diniego).

William:      Sì ma questo viscido ometto lo meriterebbe alquanto. Concordo col cinghiale.

Cirano:       A chi hai detto cinghiale?

Saverio:      Oh… caro geometra, visto che sei un padre di famiglia ti do del tu. Permetti vero?

Brighini:     Altroché!

Saverio:      Adesso ti dico papale papale come la pensa il sottoscritto sui sacrifizi: primo, io, come ho detto poc’anzi, non sono venuto qui a chiedere perdono a nessuno. Secondo: se permetti una famiglia già la tengo e mi basta e mi avanza. Terzo: di sacrifizi, come dici tu, per questa azienda mi sembra di averne già fatti abbastanza e quarto: lasciamo stare il vitello grasso che non mi sembra proprio il caso… (indica Antonio). Quindi, se proprio vuoi che io torni a lavorare alle tue dipendenze, di seguito vado ad elencare le mie richieste…

Cirano:       Bravo! Il ragazzo ha il cuore di un guascone!

Dante:         Ganzo sì…

William:      Very cool…

Saverio:      Vado bene eh?

Brighini:     Dov’è che vai?

Saverio:      Lascia perdere… allora, parlavamo delle mie richieste: aumento di stipendio del 20% per il sottoscritto e diciamo del 15 per il vitello grasso…

Antonio:     Oh ma la facciamo finita co’ ‘sta storia del vitello grasso?

Saverio:      Lo vuoi l’aumento?

Antonio:     E si capisce!

Brighini:     Ma quale aumento…

Saverio:      E allora beccati il vitello grasso. Ma andiamo avanti.

Brighini:     Non è ancora finita?

Saverio:      No ma ci siamo quasi.

Brighini:     Meno male…

Saverio:      Furgoni nuovi con aria condizionata per l’estate, riscaldamento per l’inverno funzionanti e servosterzo.

Cirano:       Cosa c’entra la servitù?

Dante:         Questa un l’ho capita neanche io…

Saverio:      Navigatori satellitari e cellulari aziendali da usare quando si è in consegna e infine “last but not least”… (guarda William)

William:      Molto bene ragazzo!

Saverio:      Macchinetta nuova del caffè!

Antonio:     Dio ti ringrazio!

Brighini:     Cosa ringrazi tu.

Saverio:      Allora, che ne dice?

Brighini:     Ma… ma… ma questo è un ricatto bello e buono, una follia, sono pretese assurde… ma ti rendi conto?

Saverio:      Perfettamente.

Brighini:     Io non mi faccio ricattare da nessuno. Fuori eri e fuori rimani! (in quel momento scoppia il PC davanti ad Antonio).

Saverio:      Arrivederci.

Brighini:     Aspetta un momento… e va beh… hai detto che l’aumento lo vuoi del 10%, vero?

Saverio:      20!

Brighini:     15!

Cirano:       40!

Saverio:      20!

Cirano:       50!

Brighini:     18!

Saverio:      E vada per il 18, netto!

Cirano:       Ma io avevo detto 50…

Brighini:     Si ma cosa c’entra anche il Lino Banfi? Cos’è una vertenza collettiva?

Antonio:     Ma quale collettiva che siamo in due!

Brighini:     Zitto te che non c’entri niente!

Antonio:     Come non c’entro niente!

Saverio:      Se per me è il 18 per il vitello almeno il 12…

Antonio:     Almeno…

Cirano:       Ma 12 che?!

William:      Ah che stress questo qui… (rivolto a Dante) ma qualcuno di meno scemo non c’era?

Cirano:       Scemo a chi? Ti affetto come una gallina… (cerca inutilmente di sguainare la spada)

Dante:         State bonini per piacere che sennò un vi ci porto più… fatemi sentire che la trattativa ancora un è ancora finita…

Brighini:     E vada per il 12 anche per quello lì…

Saverio:      Allora è fatta!

Brighini:     E’ fatta sì, ricattatore!

Saverio:      Stringiamoci la mano e domattina alle 8.30 in punto sto al mio posto di lavoro.

Brighini:     Non cominci subito?

Saverio:      Domattina dopo la firma del nuovo contratto che tu provvederai a scrivere stasera, siamo d’accordo.

Brighini:     D’accordo (si stringono la mano).

Antonio:     (si è avvicinato per stringere la mano a Brighini) D’accordo!

Brighini:     Ma va’ a cagher e mettiti a lavorare che altrimenti altro che 12% ti do! (Brighini se ne va)

Antonio:     Eh, che maniere!

Saverio:      Allora che dici?

Antonio:     Del 12%? Si poteva fare meglio…

Saverio:      Ma sentitelo!

Antonio:     Scherzo! Torniamo a lavorare insieme: sono la persona più contenta al mondo, che ti credi?! Tu no?

Saverio:      Ma certamente! (Saverio e Antonio parlano tra loro)

Cirano:       (a Dante) Vedi? E’ contento. Ce l’abbiamo fatta.

William:      Really?

Cirano:       Ma certo!

Dante:         Caro il mio guascone, un vorrei che il nostro amico inglese stavolta abbia ragione: credo che il nostro lavoro qui sia lungi dall’esser finito.

Cirano:       Parlate della sua dama!

Dante:         Della sua dama di sicuro ma non solo. Non è vero caro William?

William:      Of course my dear, of course…

Cirano:       Io questi due non li capisco quasi mai.

Buio. Musica.


SCENA 5

A casa di Saverio.

Saverio:      Bè che dire… siete stati bravissimi: avete combinato dei disastri a ripetizione: le gomme del furgone, le linee telefoniche, i cellulari, internet… alla fine se n’è scoppiato pure il computer!

Cirano:       Quello è stato il mio colpo da maestro.

William:      Anche bucare le ruote gommate al furgone non è stato male…

Saverio:      E va buò ma quello ci riuscivo pure io, quand’ero piccolo ad Afragola era uno dei miei passatempi preferiti.

William:      Davvero? E lo facevi con le auto in corsa?

Saverio:      L’avete fatto con l’auto in corsa?

William:      Oh yes my dear…

Dante:         E stando bene attenti che a quel grullo del Brighini un succedesse nulla… un si pole mica fa del male alla gente, noaltri!

Saverio:      E questo lo capisco.

Cirano:       Poi per il telefono, il cellulare e quell’altra cosa… come si chiama?

William:      Internet!

Cirano:       Bravo, quello! E’ stato facilissimo: per le cose che camminano nell’aria non ci sono problemi!

Dante:         Comunque c’è ancora molto da lavorare, amici miei: la questione del lavoro in fin dei conti l’era la più facile. Le note dolenti cominciano ora…

William:      Heart’s matter… problemi di cuore…

Cirano:       Cherchez la femme…

Saverio:      Eh… cherchez la femme… la fate facile voi… mo’ voglio proprio vedere cosa v’inventate… con Brighini è stato semplice… ma Giulia è un pit bull!

Cirano:       Cos’è?

Saverio:      Un pit bull… un mastino insomma…

Cirano:       Morde?

Saverio:      Macché.

Cirano:       Sbava?

Saverio:      Ma nonsignore!

Cirano:       Piscia in casa?

Saverio:      Sì e ulula alla luna… ma tu vuoi pazziare!

Cirano:       E allora perché dici che è un mastino la tua donna?

Saverio:      Ma è una metafora: volevo dire che è una donna forte, tenace, di carattere insomma.

Cirano:       Era una metafora di merda. (rivolto agli altri due) Ma come parla? Mi sa che questo qui c’ha l’anima del caprone altro che poeta!

Dante:         (a Cirano) Sta bonino te: questo è il linguaggio moderno. Son cose lontane dai nostri tempi ed estranee al nostro sentire. Per questo suonano incomprensibili alle nostre orecchie di poeti.

William:      That’s right. Hai ragione amico mio ma stavolta concordo anche con Cirano: paragonare la donna che si ama ad un mastino… neanche il peggiore degli scribacchini…

Saverio:      Hii come la fate lunga: era solo un modo di dire… voi che fate, create poesie ogni volta che aprite bocca?

I 3 insieme: Sì!

Saverio:      E tengono pure ragione… vabbuò, ritorniamo sul nostro problema e finiamola con queste divagazioni, ok?

Dante:         Il ragazzo l’ha ragione, amici miei, diamoci da fare… allora: chiariamo la situazione…

Cirano:       C’è niente da chiarire: il mastino se lo prende gli stacca la testa al nostro amichetto…

Saverio:      Eh la testa!

William:      Ma ancora con questo mastino?

Dante:         Io un’idea ce l’avrei…

William:      Really?

Cirano:       E allor che aspetti? Svuota il sacco… parblé!!

Dante:         Ma un so se vi piacerà… né a te né a voi… si tratta di una soluzione estrema.

Saverio:      Uè, addirittura e che dobbiamo fare, un esorcismo?

Dante:         Tu ci sei andato vicino bischerone: la parola l’è transustanziazione…

Saverio:      Che è?

William:      Ma è una procedura assai rara my dear… e anche un po’ pericolosa…

Dante:         Gli è vero, ma credo che la situazione possa giustificare un nostro intervento di codesto tipo…

Cirano:       Per me ha ragione lui… si ma chi la fa?

William:      Credo che dovrei essere io: visto l’argomento la mia arte è particolarmente indicata… non trovate anche voi?

Cirano:       Ma che cazzo dici. Sono io quello che deve intervenire. So come si fa: l’ho già fatto!

William:      Non sono assolutamente d’accordo: la persona adatta è proprio sotto il tuo naso… e non faccio per fare della facile ironia…

Cirano:       Cos’hai da dire sul mio naso? Vuoi che dica qualcosa sul tuo…

Dante:         (Interviene dante mettendo una mano davanti alla bocca di Cirano) O ragazzi state bonini per cortesia. ‘Un mi pare proprio i’ caso di far chiasso come dei fanciulletti che si leticano la merenda… un po’ di dignità, un po’ di maturità, ricordiamoci chi siamo, cosa si rappresenta per il mondo intiero, per la cultura, per l’arte… (guarda gli altri due che lo osservano con aria interrogativa come a dire “dove vuole arrivare questo qui…”) Si fa la conta!

Cirano:       Bravò!

William:      That’s right!

Dante:         Pe’ me, pe’ me, pe’ me verso Willy… tre + uno quattro + due sei. 1 2 3 4 5 6. eh… tocca a William.

William:      Sarà divertente.

Cirano:       Non sarà divertente per un bel niente invece: tocca a me.

Dante:         O vien via Ciranino: la conta gli è la conta e a chi tocca un s’ingrugni, eh.

William:      Impara a perdere!

Cirano:       Impara tu a perdere: la conta è sbagliata!

Dante:         O perché, di grazia?

William:      Già, perché?

Cirano:       Perché questo grullo (fa il verso a Dante) ha sbagliato il giro: ha contato al rovescio.

William:      Al rovescio?

Dante:         I che tu dici Ciranino, ti sei ringrullito?

Cirano:       Tu hai detto: “Pe’ me, pe’ me, pe’ me verso Willy” (ancora fa il verso a Dante) quindi, sei partendo da te verso Willy fa: 1 2 3 4 5 6 e quindi tocca a me.

William:      Cos’è questo puerile inganno?!

Dante:         Ridimmi un pochinino cos’è che avrei detto io?

Cirano:       Pe’ me, pe’ me, pe’ me verso Willy; quindi 1 2 3 4 5 6 e tocca a me.

Dante:         Eh… mi sarò distratto un attimino… ma, stando così le cose, William mi dispiace ma…

William:      Not at all my dear, sono quisquiglie da cortile, non m’interessano, ho ben altre cose per la testa… mi dispiace solo per il ragazzo…

Cirano:       Ora ruba il mestiere a Esopo: la volpe e l’uva…

Saverio:      Oh signori miei, scusate se interrompo tre mostri della cultura mondiale mentre giocano alla conta ma… si può sapere di che state parlando?

Tutti e 3:     Transustanziazione!

Saverio:      E questo l’avevo capito pure prima ma di che si tratta? Che si deve fare? Che devo fare.

Dante:         Dunque vediamo… in realtà gli è molto semplice ragazzo mio… diciamo così: tu in questo momento hai qualche difficoltà nel dialogo con la tua dolce metà, giusto?

Saverio:      Non ci parliamo proprio.

Dante:         Bravo e qui entra in campo la transustanziazione: uno di noi presterà la sua arte di poeta per parlare con la tua amata al posto tuo… l’è chiaro?

Saverio:      Per niente…

Cirano:       Amico mio ti ricordi la mia storia? Quella che ha scritto quel caprone di Rostand?

Saverio:      E si capisce.

Cirano:       La scena del balcone? Con quel coglione di Cristiano?

Saverio:      (recitando) “Ma poi che cos’è un bacio? Un giuramento fatto un poco più da presso, un più preciso patto, un traguardo che è insieme un avvio, un apostrofo rosa messo tra le parole “t’amo”. Bello eh?!

Cirano:       Bella merda sì: roba da farti cariare tutti i denti all’istante.

Saverio:      Sì, intanto a Rossana le era piaciuta però… sul balcone… il coglione c’era salito… o no?

Cirano:       Tutte balle! E smettila di tirarmi le gomitate o t’infilzo come uno spiedo…

William:      Allora: vogliamo concludere? Se permettete provo io a spiegare la cosa: in pratica il destino che è cinico e baro ha scelto il qui presente Cirano come tua voce per cercare di ristabilire i contatti con Giulia, come mezzo per riconsegnarti il cuore della tua amata. L’arte, si fa per dire, di Cirano sarà la chiave per riaprire una porta che al momento è chiusa a doppia mandata. Darà voce al sentimento che alberga nel tuo cuore. In pratica, tradurrà in parole quello che tu, solo perché troppo coinvolto in questa storia, non saresti in grado di dire. In questo modo la conquista della donna amata non potrà sfuggirti. Chiaro?

Saverio:      Scusate maestri… io sono anche onorato del vostro interessamento ma… questa transust… transustan…

William:      Transustanziazione.

Saverio:      Eh quella… mi sembra una cosa… insomma: ma non gli posso parlare io a Giulia?

Dante:         Certo tu poi! Però questo nostro intervento l’è diciamo… una scorciatoia… però di molto più sicura della strada principale: aldilà della capacità di poetare di Cirano, il nostro status di anime ci consente di toccare le corde sensibili dell’omini e delle donne in maniera che a voi esistenti ‘un’è consentita… hai capito ora?

Saverio:      Io avrei anche capito ma c’è ancora una cosa che mi sfugge: se solo io vi posso vedere, come farà Cirano a parlare con Giulia per cercare di fare la pace?

Dante:         Ma gli è proprio questa l’essenza stessa della transustanziazione benedetto figliolo. Anche se tu ci vedi così, te tu ti dimentichi che in realtà noaltri tre s’è oramai solo anime, puri spiriti. I nostri corpi sono andati dal quel dì! Che voi che la sia per uno spirito entrare in un corpo. Come bere un bicchier d’acqua!

Cirano:       Vino.

Dante:         Che tu dici?

Cirano:       Vino, rosso: mi piace di più: l’acqua mi fa vomitare.

Dante:         Facile come bere un calice di vino rosso…

Cirano:       Un bordeaux, del ’64 possibilmente… 1564 naturalmant.

Dante:         O allora! La si fa finita!

Cirano:       Pardon pardon: mi ero lasciato trasportare…

Saverio:      Cioè fatemi capire: Giulia vedrà me ma in realtà sarò solo un involucro: i gesti e le parole saranno quelle di Cirano?!

William:      That’s right!

Saverio:      Una specie di playback!

Dante:         Bellino eh!?

Saverio:      E insomma… che vi devo dire… se pensate che sia la strada migliore da percorrere… facciamolo… questa volta la parte di Cristiano toccherà recitarla a me… però ricordatevi che la prima volta non andò a finire tanto bene né per Cristiano, né per Cirano, né per Rossana…

Cirano:       E allor… la finiamo di portare sfiga! Cirano non ha mai fallito un colpo! So già quale sarà il primo passo verso la riconquista della mastina: datemi carta, penna e calamaio che mi è venuta una… come si dice… traspirazione!

Dante:         Ispirazione Cirano, ispirazione!

William:      Sì però la traspirazione gli si addice di più …

Saverio:      Gesù, Giuseppe e Maria… cominciamo bene, cominciamo…

Buio. Musica


SCENA 6

Musica. In scena si vede Giulia che attraversa il palcoscenico in varie situazioni della giornata, in giornate diverse. Saltellando mentre cerca di infilarsi una scarpa; mentre si infila il soprabito ed esce; mentre torna a casa getta tutto per terra per andarsi a fare una doccia; mentre mangia e infine mentre se ne sta tranquillamente sul divano a leggere un giornale. Tutte azioni che interrompe perché la sua attenzione viene catturata da fogli di filigrana sul quale Cirano a scritto i suoi versi. Il primo foglio viene praticamente ignorato, poi via via le lettere acquistano sempre di più la sua attenzione, finché nell’ultimo lo sguardo di Giulia è decisamente conquistato. Proprio mentre Giulia ha appena finito di leggere l’ultima lettera entra in scena Saverio. Giulia si “ricompone”.

Saverio:      Buonasera. (Saverio fa un gesto come dire: “Come al solito non risponde”. I tre fantasmi sono dietro di lui. Durante tutta la scena i tre commentano con gesti ed espressioni)

Giulia:        Buonasera.

Saverio:      (Saverio rimane molto stupito da questa risposta: si guarda intorno come se Giulia avesse parlato con qualcun altro. Poi si avvicina e ripete, quasi a sincerarsi che Giulia abbia capito bene). Buonasera…

Giulia:        Ciao Saverio.

Saverio:      Ciao Giulia… no è che volevo essere sicuro che parlassi proprio con me.

Giulia:        E con chi altri dovrei parlare? Non ci sono altre persone qui dentro.

Saverio:      Si fa per dire…

Giulia:        Come?

Saverio:      No dicevo… e chi altro ci dovrebbe essere qui, a parte noi due…

Giulia:        Appunto.

Saverio:      E’ che io mi stupivo del fatto che mi rispondessi; ormai è non so quanto tempo che non mi rivolgi più la parola e…

Giulia:        Neanche tu.

Saverio:      E vabbè ma quello per forza: tutte le volte che ho provato a parlarti, sentivo l’eco…

Giulia:        Hai ragione… però devo dire che sei stato bravo a trovare un canale alternativo…

Saverio:      Un canale alternativo?

Giulia:        Di comunicazione… insomma un modo diverso per parlare con me, per ristabilire un contatto.

Saverio:      Un contatto… è certo… io sono stato sempre molto bravo a stabilire un contatto… è una mia specialità… il contatto. (guarda con aria preoccupata i tre fantasmi e questi annuiscono come chi la sa lunga)

Giulia:        Queste lettere… così belle, così romantiche, toccanti, profonde, dolci anche… e così numerose: una al giorno qualche volta anche due, tutti i giorni… per questo mi sono decisa a riparlare con te… mi è sembrato di vedere in te un persona nuova, diversa… un Saverio che non conoscevo… con un linguaggio così delicato e forbito, quasi d’altri tempi… mi chiedo perché non mi hai mai parlato in questo modo…

Saverio:      E’ ‘na parola!

Giulia:        Come?

Saverio:      No dicevo che… lo sai:  parlare non mi è mai riuscito bene come scrivere e…

Cirano:       Adesso tocca a me!

Dante:         Un attimino, un l’è ancora il momento!

Cirano:       Ma certo invece. E’ proprio ora: non vedi che sta facendo la figura del coglione!

William:      In questo bisogna riconoscere al ragazzo un vero talento…

Saverio:      … scrivere è più facile… (a questo punto con un gioco di buio e luce Cirano prende il posto di Saverio e comincia il suo forbito eloquio).

Cirano:       ... o forse meglio sarebbe dire: più facile per chi ha nell’animo suo il poetare come estrema ragion di vita…

Giulia:        Addirittura…

Cirano:       ... e gli occhi dell’amata sua come musa, come linfa di vita e fondamento dell’animo, senza il quale poca cosa sarebbe il vagar senza meta alcuna su questo spoglio mondo…

Giulia:        Save’ ti senti bene?!

Cirano:       Bene… bene sì… o forse… forse male… a volte dolce amore mio, basta un alito di vento a cambiare il mio mondo, quando cagione di questo vento è un vostro batter di ciglia o un semplice volger di spalle senza che il vostro sorriso vada a rallegrar lo core mio…

Giulia:        Save’ mi sa che io e te dobbiamo litigare un poco più spesso…

Cirano:       No mia signora non celiate con il cuore di un cadetto di guascogn… di uno… spedizioniere… che dietro questa scorza di… guerriero (fa un gesto verso Dante, William e Saverio come a dire “guerriero…si fa per dire”) si nasconde l’animo di un semplice innamorato il cui cuore batte solo per voi ed a voi ha da dedicare la sua… (guarda Saverio) miserabile esistenza. (Giulia sta per replicare ma Cirano la blocca mettendogli il dito indice sulla bocca) No tacetevi, vi prego… ancor resister non potrei a un vostro diniego, a un vostro appunto o ancor peggio al legger negli occhi vostri belli un vuoto dove pria io solea legger solo… amore. Che questo vorrebbe dir per il servo vostro il tramonto di ogni speranza di felicità terrena, la sconfitta di ogni poesia: oh tacete stelle, nasconditi luna, volate altrove brezze delle notti d’estate… che tutto quello che di più bello alberga in questo mondo… scompare se la radice stessa di tutte le beltadi, terrene ma financo spirituali, cessasse di rimirar questo indegno uomo. (a questo punto Cirano rimane in posa “plastica” in attesa di un segno da parte di Giulia la quale invece è totalmente inebriata e inebetita dalle parole del guascone. Allora Cirano abbandona l’eloquio e le movenze auliche e goffamente come ha sempre fatto fino ad ora, si gira, la guarda, le passa una mano davanti senza alcun cenno di reazione di Giulia che rimane con aria sognante. A quel punto Cirano cammina con aria da fighetto e poi rivolgendosi ai tre esclama con aria compiaciuta). Spero tu abbia preso appunti… è tutta tua: la mastina è diventata una barboncina.

Buio. Musica.


SCENA 7

In cucina Saverio sta inzuppando un biscotto nella sua tezzulella di caffè. Entra in scena Giulia.

Giulia:        Ciao tesoro, io scappo che sono già in ritardo.

Saverio:      Niente colazione?

Giulia:        La faccio dopo e poi non ho fame. Ciao ci vediamo stasera… spero di uscire presto… ciao ciao (e se ne va. Escono fuori i tre fantasmi che squadrano Saverio da qualche metro).

Cirano:       Ma cosa cazzo c’ha questo qui!? Aveva perso il lavoro, glielo abbiamo ridato. Aveva perso la donna, è ritornata con lui. E c’ha sempre quella faccia de merd, da cane bastonato.

William:      Non ride più.

Dante:         E soprattutto un scrive più nulla.

William:      Questa è l’unica cosa positiva della faccenda.

Cirano:       (Dopo un attimo di perplessità, scoppia in una fragorosa risata e tirata una manata sulla spalla a William) Buona questa; c’ho messo un attimo a capirla ma è buona! E bravo il nostro inglesino!

William:      La prossima volta è meglio se tengo la bocca chiusa.

Dante:         Ora ci vo a parlare. (A Saverio) Buongiorno amico mio.

Saverio:      (Saverio lo degna appena di uno sguardo) ‘Giorno.

Dante:         Cari colleghi, la situazione gl’è più complicata di quello che si pensava.

William:      Il ragazzo è proprio giù di corda.

Cirano:       Ora gli tiro due sberle e vediamo se si riprende.

D.&W.:       Noo!!

Dante:         Si cercherà piuttosto di usare la parola e vediamo se si pole aiutallo ancora una volta. (a Saverio) O Saverio, l’è oramai qualche settimana che ti si vede in condizioni diciamo… non proprio belline…

William:      Molto poco belline in verità. Il termine è sconfortanti direi…

Dante:         Opache…

William:      Tristi…

Dante:         Deleterie…

William:      Obnubilanti…

Dante:         Umorali…

Cirano:       (William sta per dire la sua ma viene interrotto da Cirano che ha seguito il dialogo dei due con la testa come fosse una partita di ping pong) Ma che cazzo dite! Cos’è, vi s’è bruciato il cervello? E quanto a te, lo hai capito o no che se la tua situazione non si risolve noi non possiamo tornare a casa? Io mi sono rotto i coglioni di stare qui… con te che guardi il caffè e questi due rimbambiti che giocano a farsi l’eco. Hai capito?! Ma che cos’hai? Si può sapere? (attimo di silenzio. Suonano alla porta). Chiunque sia lo infilzo!

Dante:         Bono, bono… (Saverio va ad aprire ed entra con Antonio)

Antonio:     Come che ci faccio… e che io sono preoccupato per te.

Saverio:      Pure tu.

Antonio:     Allora c’è pure qualcun’altro che si preoccupa.

Saverio:      Oh, quanti ne vuoi!

Antonio:     Ma è evidente che c’è qualcosa che non va’. Anche al lavoro sei uno straccio… se n’è accorto pure Birighini.

Saverio:      Brighini…

Antonio:     Brighini Brighini…

Cirano:       Alor, ti decidi a parlare?

Saverio:      E va buò’… ragazzi…

Antonio:     Ragazzi a chi?

Saverio:      Come?

Antonio:     Hai detto ragazzi: mi pare che qua ci siamo solo io e te…

Saverio:      Sì lo credi tu.

Antonio:     Hai ospiti… c’è qualcuno di là.

Saverio:      No, no: sono dell’aldilà ma sono di qua, proprio lì per la precisione.

Antonio:     Save’ io già sono preoccupato se tu mi fai questi discorsi le cose si mettono male davvero. Che stai dicendo? L’aldilà che sta di qua, fammi capire.

Dante:         Lascia stare figliolo, l’è inutile.

William:      Non ti crederà.

Saverio:      Dite? E io ci provo lo stesso. Al limite mi prende per matto.

Cirano:       Sì, bravo diglielo, così ci facciamo due risate.

Antonio:     Save’ ma tu mi stai prendendo per i fondelli. Ma con chi stai parlando.

Saverio:      Tu vuoi sapere con chi sto parlando?

Antonio:     No… ho cambiato idea. Non lo voglio sapere con chi stai parlando. Non dirmi niente.

Saverio:      Con gli spiriti.

Antonio:     Lo sapevo.

Saverio:      Ma non spiriti qualunque.

Antonio:     Spiriti speciali.

Saverio:      Vuoi sapere chi sono?

Antonio:     No, ma tu dimmelo lo stesso.

Saverio:      Alla tua destra c’è Monsieur Cyrano de Bergerac, lì a sinistra Sir William Shakespeare e più in là, udite udite, il Maestro con la M maiuscola: il divino Dante Alighieri.

Antonio:     Cirano, Shakespeare e…

Saverio:      Il divino Dante Alighieri.

Antonio:     Il divino…

Saverio:      Hai capito?

Antonio:     Ssss… ho capito, ho capito… ho capito che la situazione è più grave di quello che credevo. Già una volta mi hai fatto questi discorsi strambi. Ma almeno eri ubriaco. Invece ora sei sobrio ma completamente fuori di testa. Esaurimento nervoso totale. E qua ci vuole un ricovero d’urgenza. Aspetta che chiamo la neuro (prende il cellulare).

William:      Ora ti sei sistemato davvero.

Dante:         Sarà bene tu t’inventi in fretta qualcosa da dire al tuo amico sennò finisce in tragedia.

Cirano:       Coglione!

Saverio:      Anto’, Antonio?

Antonio:     Sono in attesa…

Saverio:      Ma chi stai chiamando, si può sapere?

Antonio:     L’ospedale.

Saverio:      E perché?

Antonio:     Perché? Perché c’ho un amico che parla con i fantasmi di Cirano, Shakespeare e del divino Dante Alighieri. Ecco perché!

Saverio:      Ma non ti crederanno. Penseranno a uno scherzo e anche se mandassero qualcuno… io negherei tutto: pazzo forse ma scemo no di sicuro. Lascia stare va’… stavo scherzando…

Antonio:     Ma perché fai così?

Saverio:      Così come?

Antonio:     Parli coi fantasmi e non parli più con me, sei sempre triste…

Cirano:       Bravo dillo anche a noi.

Saverio:      Ragazzi…

Antonio:     Ragazzi...

Saverio:      Anto’… (spazientito)

Antonio:     Per carità... ragazzi… Cirano, Shakespeare e Dante… il divino Dante Alighiero… (indica col dito tre immaginarie posizioni sul palco)

Cirano:       Ne avesse azzeccato uno… ora lo infilzo questo gallinaccio.

Saverio:      Comunque… che volete che vi dica… io sono il primo ad essere sorpreso della situazione, di quello che mi sta succedendo… lo so che è solo grazie al vostro aiuto, al vostro intervento…(guarda Antonio)

Antonio:     Sempre i tre caballeros…

Cirano:       Cos’è un caballeros!!??

Saverio:      E’ grazie a voi che la mia vita si è rimessa in carreggiata… è tornata quella di prima: il lavoro, Brighini, Antonio qui che ormai penserà di me che sono irrimediabilmente andato…

Antonio:     Chi io? Per carità… anzi sia che ti dico? Ora devo proprio andare: ho a casa Leonardo da Vinci, Michelangelo e Nicola Arigliano che mi aspettano.

Saverio:      Nicola Arigliano? E mica è morto poveretto…

Cirano:       Chi è Nicola Arigliano?

Saverio:      Dopo vi spiego…

Dante:         Comunque Leo e Micky a casa sua un ci sono di sicuro…

Antonio:     Ognuno c’ha i fantasmi suoi. Che non ce lo posso avere io Nicola Arigliano a casa che m’aspetta? Se non è morto mi aspetterà da vivo… fatti gli affari tuoi!

Saverio:      Ciao Anto’, ci vediamo oggi pomeriggio in ufficio. Poi ti spiego.

Antonio:     Sì sì ci vediamo in ufficio ma lascia stare le spiegazioni: non voglio sapere niente… vedi solo di farti passare la stupidera però che io a farmi prendere in giro mi diverto poco…

Saverio:      E tiene ragione

Dante:         Poco ma sicuro.

Saverio:      Anch’io al posto suo mi sarei sentito preso per i fondelli: Cirano, Shakespeare e Dante… ma va’…

William:      Allora, ci vuoi dire o no che ti gira nella testa.

Saverio:      Che mi gira… eh… pare facile…

Dante:         Tu prova: magari ti si stupisce per capacità di comprendonio: in fin de’ conti, siamo o non siamo dei geni riconosciuti dall’universo tutto?

Saverio:      Il fatto è che il primo a non avere chiara la situazione sono io… comunque… prima di conoscere voi io ero una persona… non dico felice ma di sicuro serena, soddisfatta di quello che avevo: anche del mio lavoro… non ero certo un manager, non era certo una professione ricca di grandi soddisfazioni… però mi permetteva di gestirmi il mio tempo, di fare quello che volevo nel tempo libero… soprattutto mi permetteva di scrivere… era proprio quello che volevo: da una parte uno stipendio di certo non altissimo ma sicuro e dall’altra la possibilità di dedicarmi alla mia passione… che si può volere di più? Poi c’era Giulia: a casa, giù dalle nostre parti intendo… era tutto perfetto, le cose andavano a meraviglia… qui ho scoperto una persona completamente diversa. Ma non è Milano che l’ha cambiata no… lei ad Afragola è sempre stata un uccello in gabbia e qui ha preso il volo, io questo non lo capivo allora, vedevo solo la mia felicità, non pensavo a lei, la sua presenza era ormai diventata scontata… ringrazio il cielo che la vita mi ha portato qui, nel profondo Nord, così Giulia ha potuto scoprire la sua strada, mettere a frutto il suo talento, diventare qualcuno… ad Afragola dove andava? E comunque… ora lavoro di nuovo alla SVP, tutte le mattine prima di cominciare il nostro giro, io e il mio amico ci prendiamo di nuovo o’ caffè che è sempre una fetenzia… ma soprattutto tutte le mattine ho la fortuna di svegliarmi di fianco a quella magnifica donna di Giulia… altro che mastino… però… io dentro questa vita non mi ci sento più… non fa più per me… io voglio scrivere… ma non come hobby, la sera o nei fine settimana… voglio che sia il modo di guadagnarmi da vivere… soprattutto non voglio arrivare fra qualche tempo a rimpiangere di non averci neanche provato… quanto a Giulia, ci sono tante cose che ci uniscono, anche del sincero affetto, ma la nostre vite stanno prendendo strade diverse… siamo arrivati ad un bivio… bisogna che ognuno prenda la sua strada, per conto suo… e lo abbiamo capito entrambi anche se ancora non ce lo siamo confessato… glielo leggo negli occhi… oh, ma non è colpa vostra eh, voi non c’entrate niente… sono io che ho rovinato tutto con questa testaccia che mi ritrovo. (i tre fantasmi si guardano gli uno con gli altri con l’aria soddisfatta di chi la sa lunga)

Dante:         Ragazzo mio, tu hai detto una sacco e una sporta di cose sagge e assennate: solo l’epilogo un era all’altezza.

Saverio:      L’epilogo?

Dante:         L’epilogo sì. Tu hai detto che noi tre un ci s’entrava punto con quello che t’è successo.

Saverio:      Ma no, io volevo dire che…

William:      Sappiamo bene quello che volevi dire… ma noi abbiamo sempre saputo che la tua strada ti avrebbe portato esattamente dove sei ora, soprattutto dopo il nostro intervento.

Saverio:      Lo sapevate?

Dante:         Sapere… più che altro s’immaginava: il futuro lo sa soltanto… il capo.

Saverio:      Beh… me lo potevate pure dire… mi sarebbe stato utile saperlo, magari avrei agito diversamente…

Dante:         Proprio per quello un ti s’è detto. E comunque non ci sarebbe stato concesso… s’ha delle regole ferree anche noi. Comunque direi che questa tua toccante confessione l’ha sentenziato che il nostro lavoro gli è bello che finito e si pole con tutta tranquillità tornare a casa.

Saverio:      A casa? Volete dire che non vi vedrò più?

Dante:         Sarà senz’ombra di dubbio difficoltoso assai… ma un si pole mai dire cosa ci riserva il fato.

Saverio:      Amici miei… chi vi devo dire… lasciate almeno che vi ringrazi, che vi saluti… certo che aver conosciuto voi tre e non poterlo dire a nessuno senza essere preso per folle… è un bel dramma, eh!

William:      Chissà che questo non ti faccia venire in mente qualcosa…

Saverio:      Che volete dire Sir William… a meno che voi non intendiate… (un buio improvviso)

William:      Goodbye…

Dante:         Addio figliolo, che la buona sorte e il senno illuminino sempre lo cammino tuo.

Cirano:       E non fare il coglione! Adieu mon ami… (luce: Saverio si ritrova da solo in casa).

Saverio:      Andati… che storia… che storia…

Buio. Musica.


SCENA 8

Saverio è seduto sul divano che sfoglia un libro quando suonano alla porta.

Saverio:      Arrivo! Uè Anto’, proprio a te… è appena arrivato.

Antonio:     Davvero?

Saverio:      Come no. Come mi avevano detto: un pacco con le prime 20 copie uscite fresche fresche dallo stampatore. Tiè, beccati la tua copia.

Antonio:     Moh, che emozione!

Saverio:      Bella eh?!

Antonio:     Bellissima… con tutte le pagine numerate eh…

Saverio:      Eh Anto’… è un libro: le pagine le volevi senza numero…

Antonio:     Sì però questa la voglio con dedica autografata… su su qui dopo il titolo.

Saverio:      E vabbuò (Saverio prende il libro e scrive con la penna, poi restituisce il libro ad Antonio).

Antonio:     Al mio amico Antonio con affetto… però che originalità… si vede che sei uno scrittore eh!

Saverio:      Quello si scrive sulle dediche Anto’.

Antonio:     E pensare che mi hai fatto passare dei momenti che… mi ero preoccupato veramente.

Saverio:      Quando?

Antonio:     Quando? Quando vedevi i fantasmi, parlavi con gli spiriti dei grandi scrittori… vai a sapere che avevi voglia di prendermi in giro e che mi stavi raccontando la trama del tuo primo romanzo… io c’ero cascato con tutte le scarpe… ero pure in pensiero.

Saverio:      Avevi chiamato la neuro…

Antonio:     E che dovevo fare… comunque sono orgoglioso di aver letto il romanzo in anteprima e devo dire m’è pure piaciuto.

Saverio:      Sia ringraziato il cielo…

Antonio:     E poi, anche se hai mischiato un po’ le carte in tavola, per chi ti conosce davvero, non è difficile leggerci la tua storia…

Saverio:      Anche perché qua ci sta scritto: “biografia semiseria di Saverio Capuozzo”… direi che qualche indizio l’ho dato anche a quelli che non mi conoscono…

Antonio:     Sì però questa chicca dei tre fantasmi… che ti devo dire… è stato veramente un colpo da maestro… ma chi se l’aspettava che qua dentro ci fosse tutta questa fantasia, ma come t’è venuto in mente d’inventarti tutto ’sto circo: e Dante e Cirano e Shakespeare… veramente originale e pure divertente. Vedrei che il libro venderà milioni di copie.

Saverio:      Volesse a Maronna!

Antonio:     Sì sì, me lo sento e ne faranno addirittura un film…

Saverio:      Mah… per il momento, sono già contento che me l’abbiano pubblicato.

Antonio:     E fai bene a rimanere coi piedi per terra. Ma quando diventerai ricco e famoso, ricordati degli amici. Ora ti devo lasciare. Ero venuto solo per prendere questo.

Saverio:      Per il momento sono solo ricco di debiti.

Antonio:     Ah, quasi dimenticavo: e Giulia l’hai sentita? Che ne pensa del libro?

Saverio:      L’ho sentita stanotte: mi ha telefonato da New York. Dice che il libro l’ha divorato in tre ore e s’è fatta un sacco di risate. E’ contenta per me e mi ha augurato buona fortuna.

Antonio:     Da New York… è quella sì che ha fatto i soldi…

Saverio:      Sì, lei sì, quelli veri. Ma se li merita tutti…

Antonio:     Alla fine, da buona partenopea, è dovuta emigrare in America, ma a diventare presidente c’è riuscita eh!

Saverio:      Si vede che era destino…

Antonio:     Ma ormai da quanto tempo vive lì?

Saverio:      Quasi un anno.

Antonio:     Eh, come passa il tempo… vabbuò, stammi bene. Ci vediamo dopo.

Saverio:      Ciao Anto’. E sì… come passa il tempo… (Saverio si mette seduto sul divano e alle sua spalle appaiono i tre fantasmi) però un anno fa chi l’avrebbe detto che mi sarei trovato qui, in questa casa… da solo… e con una copia del mio primo romanzo in mano… che poi, signora mia, alla fine secondo me le cose capitano sempre per una serie di circostanze fortuite che s’incastrano una con l’altra… è chiaro che la voglia di scrivere ce la devi avere dentro e devi essere disposto a rischiare e a soffrire… però devo anche ammettere che mi sento di dire grazie a tutte le persone che mi sono state vicino e hanno influenzato, in una maniera o nell’altra le mie scelte… Giulia naturalmente, Antonio che mi sempre incoraggiato (mentre conta i tre fantasmi dietro fanno dei cenni di assenso in attesa che Saverio citi anche loro), la magnifica maga Samantha… e per ultimo persino Brighini a modo suo, ha dato il suo contributo affinché arrivassi a decidere di cambiare radicalmente la mia vita (siccome la “citazione” non arriva, Cirano offeso, fa per estrarre la spada ma viene fermato dagli altri due)… e questo spiega il motivo del titolo che ho dato al mio libro: “I miei migliori amici”… perché ognuno di loro ha contribuito per la sua parte a farmi trovare la mia strada… e quindi in questo senso si è comportato da vero amico e per questo mi sento di dovere della gratitudine a tutti loro… è stato un cammino difficile, lungo, doloroso anche… ma alla fine, cara signora che ha avuto la pazienza di stare seduta su quella poltrona fino ad ora, io due cose ho imparato da questa storia: primo, per quanto casino tu faccia nella tua vita, al proprio destino non ci si può sottrarre… e secondo (si alza dal divano e va ad abbracciare i tre fantasmi) , se nella vita non hai gli amici giusti, non vai da nessuna parte.

FINE

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