I mille colori di Napoli
PERSONAGGI:
VIRGILIO
DANTE
CANTANTE UOMO
CANTANTE DONNA
3 UOMINI
2 DONNE
3 BAMBINI
Dante si perde cercando la sua Divina Commedia e si ritrova tra le strade di Napoli, mentre cammina vede un vecchio che sta orinando al muro e gli chiede informazioni, ma si accorge che Virgilio gli spiega la situazione e gli chiede aiuto, dopo tanti no Virgilio si fa convincere e accompagna Dante tra le vie di Napoli in cerca dei suoi gironi
DANTE: ( cammina distrattamente leggendo ) nel mezzo del cammino di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura ove la retta via era smarrita ( alzando gli occhi dal libro si accorge che. ) ma dove sono, dove mi trovo, ho bella ho davvero smarrita la via, ma non della vita, ma della casa
( mentre parla da se passano due ragazzi )
RAGAZZO: o nas ma comme te si vestuto, ma add si asciuto d manicomio, guarda che carnevale gi passato
RAGAZZA: guarda comm curiuso Raf, me pare nu giovane chaggia visto ngoppe e libre d scola
DANTE: scusate ragazzi, ma dove mi trovo, mi sono perso, io cercavo la Divina Commedia.
RAGAZZO: che vai cercanno a cummedia e mica st ca, devi andare al teatro
RAGAZZA: ma che hai capito, o signor nasone va truvanno a Divina Commedia
RAGAZZO: e che r
RAGAZZA: comme t aggia spieg Divina significa na cosa e Dio
RAGAZZO: aggio capito, allora mannammolo addo prevete da chiesa into o vico
RAGAZZA: e na bella pensata, ma mo comme cio spiegammo, chisto forestiere nun siente comme parla strano
RAGAZZO: e mo ci spiego io, aggio visto nu sacco e film stranieri, ( rivolgendosi a Dante ) voio doveto andare in quel vicolo e domandare di padre Ernesto, l tutto Divino
DANTE: forse ragazzi non chiaro, io non cerco una chiesa, ma la Divina Commedia, l inferno, il paradiso, il purgatorio, capite adesso?
RAGAZZA: m vi siete spiegato bene, allora o priatorio sta e zone e Spaccanapoli, o Paraviso, si facimme e brave, o vedimmo aroppo che simmo muorte e c chesta famma che ci sta a Napoli o vedimmo ampresso, per quanto riguarda l inferno, basta che girate n poco inte a cierte zone e Napoli e o truvate, m per ce ne dobbiamo andare sono 5 euro ( stende la mano in attesa dei soldi )
DANTE: io non ho capito niente e cosa sono 5 euro
RAGAZZO: ne capito niente, ma allora si ottuso o fai l ottuso p nun cacci e sord
DANTE: no, credetemi davvero non ho capito niente
RAGAZZA: Raf iammunciemmo sti straniere so tutti tale e quale, quando hanno avuto chello che ci serve ci lasciano cu na mano annanzo e nata a rete
DANTE: aspettate ragazzi, ditemi almeno dove mi trovo, questa che citt
RAGAZZO: Napule
DANTE: Napule, che cosa
RAGAZZA: Napule , , tanti cosa, Napule ( luci soffuse sulla scena s illumina solo un angolo dove c una donna/uomo che canter Napule )
( canzone )
RAGAZZO: e capito m add stai, statto buono e accorta a borza ( via i due ragazzi )
DANTE: accorto a borza, che vorr dire ( mentre riflette su ci uno scippatore correndo gli ruba la borsa cerca di rincorrerlo, ma non ci riesce ) ecco cosa significava, stai attento alla borsa ( mentre rimugina sulla cosa scorge da lontano un vecchio che fa pip al muro ) signore, signore mi scusi
VIRGILIO: ma chi manca nu poco e pip ngrazie e Dio se po fa ( si gira abbottonandosi i pantaloni ) uh nas che ci fai a chesti parti
DANTE: maestro, ma proprio lei, che piacere vederla maestro Virgilio
VIRGILIO: maestro Virgilio, ma che stammo a scola elementare o all asilo
DANTE: sommo maestro, come devo chiamarla mi dica lei
VIRGILIO : mi puoi chiamare Virgilio o maestro, meglio maestro sin te pigli troppa conferenza, allora che ci fai qua poeta toscano
DANTE: non lo so, stavo leggendo e cercando la mia Divina commedia e mi sono ritrovato qui
VIRGILIO: si sempre stato n poco nzallanuto o nas
DANTE: ( lamentoso ) ora come faccio a tornare indietro, non ho finito ancora la mia opera, ho bisogno di altre informazioni
VIRGILIO: uhu e non ti lamentare comme n criature c perzo o giocattolino, i guai sono altri e chesta povera gente o sapo buono, guarda l guarda
( scena di violenza tra due tifoserie intervento della polizia tutti scappano )
DANTE: cosa era tutta quella violenza, erano forse casate nemiche?
VIRGILIO: ma qua casate, ma te vu modernizz, erano i tifosi del Napoli e della Lazio che si schifano e ogni vota che se vedono sann abbuff e mazzate
DANTE: ma non civile, queste sono cose che accadevano forse nell era primitiva
VIRGILIO: per certe cose l uomo non cambiato, s appiccicano e se vattono sempre p stessi cose, colori diversi. Per adesso me ne devo andare, Alighi statto buon
DANTE: maestro non andar via ti prego, aiutami a cercare la via di casa, come ti dicevo devo ancora capir bene cos l inferno, cos il purgatorio e cos il paradiso
VIRGILIO: sient Dant bello do zio io tengo o che fa e po quello che cerchi sta tutto c, basta che tu apri bene gli occhi e ti guardi intorno
DANTE: ma non saprei dove andare, da dove cominciare ti prego aiutami tu
VIRGILIO: mamma do Carmine e comme si pesante, cammina e domanda ca songo e core, t aiutano tutti quanti
DANTE: ma non li capisco quando parlano
VIRGILIO: e mi ero dimenticato qui la gente parla napoletano, mentre tu parli italiano, guarda o nas che pure Napoli fa parte e l Italia, anche se molti ( indicando il nord ) se lo ricordano quando ne devono parlare male o quando cianna fottere
DANTE: cianna fottere, che significa maestro
VIRGILIO: che cio mettono nc.( Dante gli mette una mano sulla bocca )
DANTE: sommo, non da te
VIRGILIO: hai ragione, ma vedi dopo tanti anni di sopportazioni e mortificazioni io che rappresento il popolo napoletano ne abbiamo le tasche piene, anzi m che ci penso, si, t accompagno io nella completazione della tua opera
DANTE: che onore per me maestro, allora mi accompagni a casa e mi aiuti a scrivere dell inferno, purgatorio e paradiso
VIRGILIO: ti accompagno a casa, e chi ce la fa ad arrivare in Toscana a piedi e poi non ci sta bisogno abbiamo tutto qua
DANTE: tutto qua? Ma come mai
VIRGILIO: come mai, vedi caro Dante tu qua stai a Napoli la citt del sole, do mare da camorra do cor e mamma, la citt dell arte, della poesia, del teatro, dei grandi personaggi nel bene e nel male c ci sta tutto cos, ca capisci quanto difficile s abbusc nu piezz e pane, chesta a citt e pullcnella
( buio in sala cantante al centro con coro canta a citt e pullcnella )
DANTE: ma pulcinella chi
VIRGILIO: pulcinella la maschera napoletane, il simbolo di Napoli
DANTE: come una maschera pu essere un simbolo
VIRGILIO: un simbolo perch pulcinella non solo una maschera di Napoli, pulcinella Napoli guarda l guarda
( buio sui due scena sui personaggi della scena di pulcinella )
PULCINELLA: sono tre giorni che non mangio, almeno trovassi un lavoretto per guadagnare qualche spicciolo, m accattass na bella pizzella fritta chiena e ricotta e cicoli ( si avvicina ad un negoziante ) scusate ci sta nu poco e fatica a fa into addo vuio
NEGOZIANTE: uagli c nun ci sta manco a fatica pe me, a fino o mes e chisto passo aggia cal a serrand
PULCINELLA: ma come voi siete una delle pi importanti pizzerie di Napoli e dicit ca nun ci sta fatica
NEGOZIANTE: caro mio, c chesta crisi a pizza sa fanno a casa p sparagn, a gente nu tene chi na lira
PULCINELLA: e tutt e sord che fino hanno fatto
NEGOZIANTE: so ghiut a fern tutti quanti into e stesse sacch, perci truov a uno e loro e fatti dare n fatica
PULCINELLA: si trovo, ma danno n fatica?
NEGOZIANTE: si, basta che te fai sfrutt, statti bene uagli ( via nel negozio )
PULCINELLA: maggia fa sfrutt, a storia sempre la stessa in questa citt, fatta e gente che sord che sfrutta a gente muort e famma comma a me, ma io m agggia nvent cocche cosa ( da lontano si avvicina un signore ben vestito )
PASSANTE: ( rivolgendosi a Pulcinella con accento del nord ) scusate signore potete dirmi dove posso trovare un punto vendita immobili
PULCINELLA: perch che cosa vi dovete comprare
PASSANTE: mi scusi a lei cosa interessa
PULCINELLA: avete ragione non mi sono presentato, Gennaro Esposito proprietario dell unico punto vendita immobili della citt
PASSANTE: ma davvero? Che fortuna che ho avuto, come mai state per strada e non nel vostro ufficio?
PULCINELLA: semplice! Voi a chi avete detto che venivate qui per comprare?
PASSANTE: al capo stazione quando sono arrivato col treno
PULCINELLA: vedete, il capo stazione avendovi visto in difficolt mi ha chiamato e mi ha detto di venirvi incontro
PASSANTE: davvero! Che gentile
PULCINELLA: qui siamo tutti gentili, questa la citt della gentilezza, dunque adesso che tutto chiarito ditemi come posso aiutarvi
PASSANTE: io vorrei comprare una fabbrica, la Taif, so che sta per chiudere
PULCINELLA: scusate, se sta per chiudere, che ve la comprate a fare?
PASSANTE: vedo che siete molto furbo, volete sapere se sono in grado di gestire una fabbrica
PULCINELLA: ( capendo che l altro non ha capito che lui non ha capito ) esatto. Allora ditemi cosa ne farete di una fabbrica che sta chiudendo?
PASSANTE: semplice, la compro intera e poi la rivendo a pezzi, cos guadagno il triplo
PULCINELLA: bravo. E le persone che lavorano dentro che fine faranno?
PASSANTE: ovviamente le licenzio
PULCINELLA: ovviamente, che cosa ce ne frega a noi se poi se puzzan e famma tutta chella gente?
PASSANTE: scusi non ho afferrato bene cosa ha detto
PULCINELLA: io invece si, ditemi come vorreste pagare
PASSANTE: una parte alla consegna il resto in due anni
PULCINELLA: se vi vulit accatt a famma e chella gente ata pav e n ata av niente
PASSANTE: scusi ancora non ho afferrato, il caso che mi parli in italiano
PULCINELLA: avete ragione scusate, che noi a volte dimentichiamo di essere italiani. Dunque, mi dovete dare subito un anticipo, una parte alla consegna il resto anche a tre anni
PASSANTE: subito? Ma con me non ho tanti contanti
PULCINELLA: quanto avete
PASSANTE: ( mette le mani in tasca ) ho solo trecento euro
PULCINELLA: ( prendendo i soldi ) bastano, non vi preoccupate giusto per l impegno
PASSANTE: ma in tutto quanto mi coster
PULCINELLA: 100000000 ve la cavate
PASSANTE: ok allora affare fatto, mi fate una ricevuta?
PULCINELLA: mi meraviglio di voi, io vi sto facendo fare un affare e neanche vi ho chiesto i documenti e voi volete da me una ricevuta, siamo tra galantuomini il tutto si fa a parole
PASSANTE: ha ragione, quando posso entrare in possesso dello stabile?
PULCINELLA: la settimana prossima
PASSANTE: grandioso, allora ci vediamo la prossima settimana allo stesso posto, arri vederla
PULCINELLA: arri vederla, ( aspetta che si allontana ) eh, eh, eh, o ricc vuliv fottere a chella povera gente e te ne si ghiuto futtuto, e m vaco o ristorante, ata che pizza, nu bello piatt e spaghetti che vongole m aggia mangi ( avviandosi verso il ristorante incontra una donna col figlio )
DONNA: ( rivolgendosi a Pulcinella ) signore vi prego aiutatemi, mio figlio ha fame
PULCINELLA: scusate signora, anch io ho fame infatti sto andando proprio al ( scorge il bambino che sta mangiando una buccia di mela ) ma che fai bimbo
BAMBINO: ho fame l ho trovata l e la sto mangiando
PULCINELLA: ma l ci sta a munnezza tu pigli infezione, sign e vuio nun ci dicit niente
DONNA: e che v aggia dicere, chillo o ninnillo tene famma na truvato doie fettelle una sa mangia isso e nata ce l ha stipato o frate piccirillo ( il bambino caccia dalla tasca l altra buccia di mela e la mostra a Pulcinella )
PULCINELLA: aggio capito tutto cosa, ecco qua ( prende tutti i soldi e li da alla donna in una mano ) c chisti ca state buono almeno n semmana
DONNA: grazie, grazie la Madonna vi deve benedire ( tenta di baciargli le mani )
PULCINELLA: non il caso, andate e non vi preoccupate ( al bambino ) e tu nun mettere e mano into a munnezza c fa male
( si allontanano la donna e il bambino poi il bambino torna indietro correndo salta in braccio a Pulcinella gli da un bacio e poi va via )
PULCINELLA: chistu vas vale chi e tutta a fabbrica e chillu sciacallo
( buio su pulcinella che va via dalla comune si riaccende su Dante e Virgilio )
DANTE: ma maestro il pulcinella si inventato tutta quella storia per mettere fine alla sua fame e poi ha dato tutto quello che aveva alla donna col bambino, non riesco a capire
VIRGILIO: vedi Dante qui a Napoli la prima cosa che impari che per quanto tu sia disperato c sempre qualcuno che sta peggio di te
DANTE: ma un vero inferno
VIRGILIO: e io cosa ti avevo detto, ma solo uno dei tanti gironi, qui se ci metti attenzione li trovi tutti quanti guarda, guarda e stai attento
( buio sui due luce al centro scena )
NEGOZIANTE: ( urlando sull uscio del negozio ) entrate, entrate, prego da questa parte c ne per tutti i gusti ( si avvicinano due uomini ben vestiti )
1 UOMO: buon giorno, che bello negozio, avete rinnovato
2 UOMO: veramente bello, vi sar costato una cifra
NEGOZIANTE: no, non ho speso tanto e poi se vuoi avere successo col cliente devi curare anche l immagine, ma prego accomodatevi date un occhiata
1 UOMO: si adesso entriamo, e scegliamo anche qualcosa per le nostre signore
2 UOMO: e certamente, se no alle nostre signore chi le sente, tra poco si avvicinano le feste e nun ci accattammo niente?
NEGOZIANTE: siete capitati nel posto giusto, qui chi entra non esce mai a mano vacante, so tutte cose belle e di qualit
1 UOMO: me fa assai piacere e so convinto che e tutto stu fatto cuntento pure don Rafele, vo ricurdate a don Rafele
NEGOZIANTE: ( assumendo un espressione di paura )e comme nun m ricord, come sta, sta bene?
2 UOMO: ve manno salutanno, e ve manno dicenno c a signora soia ha visto n vestitiello che ci piace assai e ci v regal pe sti feste
NEGOZIANTE: e allora trasito, che state aspettando, prego da questa parte
1 UOMO: nun ce sta bisogno che trasimmo, se vede a c, chillu verde, taglia 44
NEGOZIANTE: ( entra nel negozio per uscire con un vestito in mano ) ecco qua, prendete
2 UOMO: ( prende il vestito ) e nun ve scurdato o mensile, passammo a fine semmana
NEGOZIANTE: certamente, vi aspetto e ve faccio truv a busta che ( fa segno con la mano aperta 5 )
1 UOMO: ma che state dicenno e m avete rinnovato, non so 5, ma 7 e miezo
NEGOZIANTE: 7 e miezo! Ma io comme faccio, aggia spiso tutti sti sordi pe rinnov
2 UOMO: nun fa o buciardo tu stesso e itto primma che e spiso poco, vu fa pigli collera a don Rafele, ( cacciando un coltello dalla tasca ) figlieta tene na faccia accuss bella, che vu fa, a vu nguai pe tutta a vita
NEGOZIANTE: no, no, non vi preoccupate, passate quando volete e ve do quello che chiedete
2 UOMO: ( schiaffeggiandolo in maniera minacciosa ) bravo, bravo vedo che capito, si n ommo intelligente, continua a fa o bravo e campi tranquillo, statto buono ( via i due, buio sulla scena luce su Dante e Virgilio )
DANTE: maestro, ma perch quegli uomini hanno fatto cos, chi sono, i proprietari del negozio?
VIRGILIO: no, sono i proprietari della prepotenza che regna in questa bella citt, fatta di tanti pulcinella, piccoli imbroglioni, ma co core ruosso quanto tutto il mondo e gente prepotente che approfitta de tanta pulcinella
DANTE: ma nessuno dice niente, nessuno si ribella
VIRGILIO: te l ho detto qua c anche il purgatorio, dove tutti aspettano il passaggio in una vita migliore, ma tutti stanno fermi perch ci avvenga
DANTE: perch sono fermi
VIRGILIO: chi per paura, chi per convenienza, qui regna l omert e l attesa che qualcun altro faccia ci che tu devi fare
DANTE: ma non giusto, l Italia un grande paese se qui non si riesce a risolvere si pu provare con l aiuto di qualcun altro
VIRGILIO: e quell altro l aiuto c lo da, infatti ci mandano soldi che si fermano in qualche tasca nascosta, ci mandano le fabbriche per darci lavoro, e far chiudere le nostre, lasciandoci cos nella totale dipendenza
DANTE: ma possibile che non c niente di bello in questa citt
VIRGILIO: certo che ci sono cose belle, tutte cose che ci ha donato il Signore, il mare, il sole, il Vesuvio o core bello da gente e Napule, questo o paese do sole
( buio canzone o paese do sole )
DANTE: bellissimo, senza dubbio, ma gli uomini che abitano questo paese come sono, mica sono tutti pulcinella o prepotenti
VIRGILIO: sono come tutti gli altri uomini del pianeta, con qualcosa in pi
DANTE: qualcosa in pi? Cosa?
VIRGILIO: veramente non qualcosa, qualcuno in pi
DANTE: chi maestro?
VIRGILIO: grandi artisti che hanno lasciato il segno nella storia, Tot, Eduardo, Peppino, Massimo e chi sa quanti ancora ho dimenticato e uno di loro era addirittura un principe
DANTE: un nobile, allora era come tutti i ricchi di cui prima parlavi
VIRGILIO: no, caro il mio Alighiero, lui era l eccezione che conferma la regola, pensa che addirittura da morto ha preferito essere sepolto vicino a nu puvriello
DANTE: impossibile maestro, non ci credo
VIRGILIO: no, e allora guarda con i tuoi stessi occhi
( buio sui due scena di un cimitero con varie croci )
NARRATRICE: don Gennaro o scupatore dopp a primma sfurriata al marchese il gran signore continuaie sta serenata
GENNARO: tu si muorto e nun sapive ca, da quanno o munno munno la noblesse sta p vive doppo a morte tu a zeffunne.
Chesta gente int a sti fosse se so tutte livellate; pure e chiatte so tutt osse iammo nun st cchi ncazzato
NARRATRICE: ma o marchese se fa russo e o lampione lle s appiccia, s arrevota dint a fossa e d fuoco sotto a miccia
MARCHESE: pussa via, sporco villano, il tuo olezzo mi disgusta, se non fossi un Rovigiano, prenderei, per te, la frusta
NARRATRICE: quando a un tratto da un sentiero, proprio accanto ad un cipresso, s avvicina un forestiero dall incedere depresso
TOTO: u guagli bbona serata! Io so nuovo e chistu posto; aggi fatto n nuttata; so venuto fore apposta, p sta miezo a chesti croce! Pe sta sotto a chesta terra
GENNARO: ( sottovoce ) ma si e Napoli o da Acerra?
TOTO: io so nato e Cristallini, pap mio era rignante e mia moglie era regina di Bisanzio e non mi vanto. Sono stato imperatore da citt di Costantino e da vivo, fui un attore di talento sopraffino
MARCHESE: illustrissima maest, sono anch io di nobil schiatta, da poco che son qua, ( indicando Gennaro ) ma l ambiente non si adatta
TOTO: da poco che sta qua? Se non sbaglio dal 31. Lei il marchese diCaiv
MARCHESE: no signor son di Belluno
TOTO: e tu si don Gennarino trapassato malamente che facevi il netturbino e m si nullatenente
NARRATRICE: don Gennaro, poveretto, pensa, oilloco chisto n ato, col bastone e col cappello m s accocchia al blasonato
TOTO: Gennar bello d o frate, viene tenne affianco a me. Pecch stive sconcertato? Vieni a cc famme sap
GENNARO: stevo affianco a st signore, ma nun ero suppurtato. Io facevo o scupatore, mentre lui fa il titolato.
TOTO: piglia cinque o sei camelie, miettammelle ncoppo a fossa, so bazzecole, quisquilie, pinzellacchere da fessi
GENNARO: ( piangendo ) ma, ma tu si Tot, ma quale onore e te conosce me stanno tremmanno tutte e cosce
TOTO: Gennar su fatte forte, viene tenne nzieme a me, hu march sappi ca morte ce fa eguali tutte e tre
DANTE: avevi ragione maestro, meraviglioso ci che questo nobile ha fatto
VIRGILIO: gi, e ti posso garantire, che per fortuna a Napoli ci sono tanti Tot
DANTE: ma tu dicevi, che lui oltre che un grande uomo era anche un grande artista cosa faceva recitava?
VIRGILIO: Tot recitava, cantava, scriveva canzoni e poesia e all occorrenza s faceva anche qualche balletto simpatico
DANTE: con tutto questo che faceva, quando aveva un po di tempo per se, per la famiglia e per le donne
VIRGILIO: il suo tempo era quello da dedicare agli altri, la famiglia non la mai trascurata e per quanto riguarda e femmne, tranquillo che Tot steve chino e femmne, anzi p una di loro ci ha scritto pure n canzone
( buio canzone malafemmena )
DANTE: che bella canzone, piena di sentimento, ma che significa malafemmena?
VIRGILIO: donna di mal affare, donna facile, insomma putt. ( Dante gli mette la mano davanti la bocca )
DANTE: sommo non da te
VIRGILIO: uuhh! Nun ce scucci, Dant tu si rimasto o treciento, te aggiorn, oggi na mala parola ogni tanto po pass
DANTE: scusa maestro, ma la cosa mi mette in imbarazzo, soprattutto parlar male di una donna. Dunque Tot ha avuto un avventura con una pp insomma con una di quelle
VIRGILIO: ci stavi quasi riuscendo a dire n mala parola, forza facimmolo assieme ti aiuto io ( gag insieme a Dante pppuuttta d improvviso Virgilio mette la mano sulla bocca di Dante ) o poeta toscano non sia volgare alla mia presenza ( Dante resta interdetto acquisendo una espressione mortificata fino a quando Virgilio scoppia in una fragorosa risata ) ci si caruto comma na pera cotta, era n scherzo, dici, dici e non ti preoccup
DANTE: ( urlando ) puttanaaaa
VIRGILIO: uhee tit, te si sciumunuto una botta, e che allucc a fa
DANTE: uno scherzo?
VIRGILIO: no! Me fa male a capa
DANTE: scusa maestro
VIRGILIO: va beh, non ci pens, che stavamo dicendo
DANTE: ti chiedevo se Tot aveva avuto un avventura con una di quelle
VIRGILIO: no, ha solo descritto una sua malinconia, e poi qui anche quelle donne sono diverse dal resto del mondo
DANTE: sar, ma sempre puta sono
VIRGILIO: si, ma col cuore buono, d altra parte la cosa che distingue i napoletano dal resto del mondo l ha scritto anche Eduardo
DANTE: Eduardo? Chi costui?
VIRGILIO: chi costui? uno di noi, uno scrittore che talmente bravo che oggi lo studiano a scuola come studiano a me e a te
DANTE: un collega, e anche lui ha parlato di una malafemmena
VIRGILIO: gi, Filumena Marturano e ti posso garantire che ha sorpreso lo stesso autore guarda, guarda
( buio sui due si riaccendono le luci sul cimitero entra una donna vestita di nero con uno scialle sulle spalle, una sediolina pieghevole sotto al braccio ed un mazzo di fiori nell altra intonando una canzoncina )
FILUMENA: mi sto criscenno nu bello cardillo, quanta cosa che ll aggia mpar. Me sto criscenno nu bello cardillo ( apre la sediolina metti i fiori in un vaso che star ai piedi di una ipotetica fossa il tutto cantando c.s. smette di cantare poi..)
Buongiorno dondumm! T arricuorde e me? So filumena, comme Filumena toia, Filumena Marturano.
Eccoti qua, Domenico Soriano, n ommo importante, n ommo a cui tutto era dovuto, bello, azzimmato, frisco, n ommo che piglia a notte po iuorno, insomma nu puttaniere. N ommo che pareva nun poteva mur mai, invece io sto ca viva e tu stai l, tisico, tisico into a n fossa.
Dondumm, te starai domandando, ma chesta che v, perch sta ca; perch m aggia liber di questo peso che mi opprime qui, sul petto, dint o core, o core e filumena marturano.
Dondumm, dondumm me so fottuta tutte e denare, tutta a robba toia e t aggia arrecettate tre figli e me ne voglio fa feste e festini annanze a chella bella faccia toia ah. ( cambiando tono e rivolgendosi alla fossa di fianco ).
Lo so, lo so caro don Eduardo, la commedia, l avevi scritta per tua sorella Titina benedetta, vergine e santa! Non per me, Filumena a puttana. Quindi il personaggio doveva essere zoccola si, ma onesta, per riscattare e cose brutte d o vico San Liborio, ti ricordi, o calore, o calore, a folla, a folla e invece ti si sbagliata, Filumena t scappata di mano, e zitta, zitta se n ghiuta pa via soia diventata n ata cosa, una peggio e Domenico Soriano. ( tornando a parlare con la fossa di quest ultimo ).
Dondumm, mi dispiace, ma t aggio fatto fesso, e m davanti alla tua morte, per amore della verit, per vera giustizia oppure dicimmelo, per soddisfazione personale io te l aggia dicere proprio, Dondumm, nisciuno ( abbassando la voce ) nisciuno, nisciuno e chilli tre e figlio a te. Hai capito bene? Nisciuno! Che nc vu fa, t aggia fatto fesso. T arricuordo, me sto criscenno nu bello cardillo, quanta cose che ll aggia mpar, me sto criscenno.. ( ridendo ). O cardillo eri tu. Nu cardillo bello, giovane, vivo, da spennare una piuma alla volta. Uno e chilli tre figlio a te, e chella carta da cento lire dove ci avevo segnato un conticino mio, quello stato il colpo di grazia, che capolavoro. Me pavato tre figli con tanto di nome, cognome e pedigree, figli di Filumena Marturano e chillo fesso e Domenico Soriano. che ? Stai zitto? Nun parli m, nun rispunne? Ti si fermato? ( piangendo ) dondumm, dondumm, parla dimmi qualche cosa, rispunne. Che ditto? Sto chiagnenno, chi io? No te stai sbaglianno, o saio Filumena nun chiagne, ll uocchie mie so asciutte comme all esca che sta nfonne o mare. ( si alza ripiega la sedia e va via intonando il solito ritornello ) me sto criscenno nu bello cardillo ..
DANTE: che donna meravigliosa, altro che malafemmena, quella una madre che per garantire un futuro dignitoso ai propri figli ha per anni messo sotto i piedi la propria dignit di donna
VIRGILIO: bravo! Alighiero, come puoi ben capire queste sono donne che nonostante qualche imbroglio ed una vita non perfetta sono destinate al Paradiso
DANTE: vero maestro, adesso capisco perch stai qui nonostante la tua nascita nordica
VIRGILIO: overamente hai capito, e comme e fatto si addivintato scetato tutto n botta
DANTE: e credo di aver afferrato anche ci che hai detto ora
VIRGILIO: Alighi, ma che succede famme cap
DANTE: vedi maestro, la lingua napoletane una lingua internazionale, perch non solo parlata, ma dettata dal cuore di questa magnifica gente
( canzone magnifica gente ed uno alla volta gli attori entrano in scena per fare da coro al/alla cantante chiusura sipario )
- Questo copione è stato visto:


