I morosi della mia mamma

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aa- La mamma è un animale domestico

I MOROSI DELLA MIA MAMMA

COMMEDIA IN TRE ATTI

Autore

CAMILLO VITTICI

c.vitt@libero.it

Iscrizione S.I.A.E. N.118123

(In caso di traduzione dialettale si prega di specificare alla SIAE il titolo originale dell'opera)

PERSONAGGI

                                               Kevin                                      Il ragazzo

                                               Jessica                                    Sua sorella

            Aurelia                                    La mamma

            Elpidio                                                Primo pretendente

            Kinta Kunta                            Secondo pretendente

            Candido                                  Il padre

           

          La storia si svolge in una casa qualunque

La storia

Kevin e Jessica sono stanchi del via vai dei diversi pretendenti della madre separata. Decidono, pertanto, di assumersi la responsabilità della scelta. Ma spunta dal nulla un barbone di strada...

PRIMO ATTO

KEVIN: (12-14 anni. Jessica sta scrivendo) A me sembra che la tua maestra sia un po' troppo curiosa. Un giorni ti da il tema: “Parla della tua famiglia”, un'altra volta “Cosa si mangia a casa tua” e questa volta “Parlami della tua mamma”. Io le maestre non le capisco proprio; possibile che non siano capaci di pensare ai propri affari senza mettere il naso in quelli degli altri? Dai, leggimi il tema sulla mamma.

JESSICA: (8-10 anni. Legge, storpiando la lettura con termini dialettali locali) Tema: Parlami della tua mamma. Svolgimento: La mamma è un animale domestico. La mamma è anche l’angelo del focolaio. Tutto il giorno ci sta vicino, anzi, troppo vicino e così ci rompe tutto il giorno. Si dice che allevare i figli è difficile, ma allevare i genitori è ancora peggio. Se non ci fossero stati la mamma e il papà saremmo nati orfani. Magari! Così avremmo potuto partecipare gratis alla gita degli orfani. Io alla mia mamma voglio tanto bene come spero di lei. Da quando il mio papà cinque anni fà se ne è andato via con una brasiliana del Brasile che si chiama Consuelo siamo rimasti in casa io, il mio fratello Kevin e la mia mamma. La Consuelo, la nuova morosa del mio papà, ha la pelle scura che, se anche non va al mare, ha un colore come quello dei vu cumprà, ha uno stomaco che salta fuori come due meloni e due gambe lunghe come quelle delle giraffe dell’Africa nera... Kevin, mi sai dire perché la chiamano Africa nera?

KEVIN: Perchè ci son giù i neri

JESSICA: Allora perchè l’Italia non la chiamano l'Italia bianca?

KEVIN: Veramente adesso dovranno chiamarla l'Italia grigia, perchè ormai siamo tutti mischiati anche noi

JESSICA: (Continua la lettura) La mia mamma dice sempre che noi abbiamo bisogno di un nuovo papà, ma a noi non interessa una madonna. Mi dà l’idea che interessi più alla mia mamma che è sempre nervosa come se avesse bisogno di qualcosa, ma non ce l’ha. La mia mamma alla sera va sempre alla Via Crucis in chiesa e ritorna a casa alle due passate. Bisogna che, quando vedo il prevosto, gli dica di finirla prima.

KEVIN: Certo che la tua maestra, non faccio per dire, è peggio di una zitella che si interessa solo dei fatti degli altri

JESSICA: Vedi Kevin, a dire la verità è davvero una zitella. Come avrebbe fatto a trovarsi uno straccio di marito? E' bruttina, è un po' gobba, tinge i capelli di rosso, ma la riga in il mezzo alla testa è grigia, ha le gambe storte, porta gli occhiali...

KEVIN: Guarda Jessica che io sto parlando della tua maestra, non della befana... Però la mamma bosogna che si dia una calmata. Non le va mai bene niente. E' sempre arrabbiata come un cane che gli hanno pestato la coda; le manca… le manca...

JESSICA: Per me le manca un uomo in parte

KEVIN: Ma se col papà litigava sempre...

JESSICA:  Forse era perché non le consegnava tutto lo stipendio a fine mese... Insomma, era un po'… avaro

KEVIN: Però anche lei non doveva permettersi di comperare la pelliccia, andare al mare un mese intero, un giorno sì e uno no dalla pettinatrice...

JESSICA: Perchè? Pensi che la brasiliana si accontenti solo di un grembiule? Di una camicetta o si tinga i capelli da sola? Speriamo invece che, quando va alla… Via Crucis, trovi qualcuno pieno di soldi

KEVIN: Così andrà bene anche a noi

JESSICA: Chissà quanti regali ci farà...

KEVIN: E il nostro papà ci manderà un biglietto per il Brasile e tutti gli anni noi voleremo a San Pietro e Paolo e a Rio de Gennaro.

JESSICA: La Suèllen, la mia compagna di scuola, ha anche lei i genitori separati. Dovresti vedere com'è fortunata... Pensa che sia il padre che la madre fanno a gara per farle i regali più belli. Chissà se saremo così fortunati anche noi…

KEVIN: Certo che la mamma di tentativi di tirare assieme un uomo ne ha fatti davvero tanti…

JESSICA: Ma non le è mai andata bene nemmeno una volta. E pensare che fa proprio di tutto per trovarne uno pieno di soldi per tenere in piedi la nostra famiglia…

JESSICA: E per fortuna che, fra i tanti, non ha ancora trovato uno che vendesse anche le sedie della nostra casa, altrimenti la nostra famiglia la teneva in piedi davvero

KEVIN: Io non lo so, ma di tutti i morosi che ci ha portato qui in casa non ce n'è stato uno giusto. Prima l’artista, il pittore, il mago dei pennelli, peggio del Raffaello Sazio...

JESSICA: Che, alla fine, era uno che andava a dipingere le ringhiere delle case per guadagnare qualche soldo

KEVIN: Dopo il cancelliere. Noi credevamo che lavorasse al tribunale...

JESSICA: E invece era uno che aggiustava i cancelli…

KEVIN: La volta dopo il grande allevatore di bestiame con un'azienda mica da scherzare…

JESSICA: E è saltato fuori che era uno che allevava cinque o sei galline nel pollaio

KEVIN: Per non parlare dell'uomo di fiducia, del portavalori, insomma, uno che aveva a che fare con i soldi tutto il giorno…

JESSICA: Che, alla fine, era quello che faceva la questua in chiesa per il prete

KEVIN: Dopo è stata la volta di quello che si vantava di poter alzarsi dal letto anche alle dieci o alle undici del mattino...

JESSICA: Per forza, faceva la guardia notturna!

KEVIN: E quello che faceva la collezioni delle Ferrari? Diceva di averne a casa almeno una dozzina…

JESSICA: E alla fine abbiamo scoperto che erano solo i modellini di plastica delle Ferrari

KEVIN: Ah, le donne, le donne... Le donne sono state il primo errore del Signore

JESSICA: E il secondo?

KEVIN: Quello di averle create con la testa che hanno. Ma cosa abbiamo fatto di male  Jessica per meritare due genitori così squinternati?

JESSICA: Speriamo che, prima o poi, mettano la testa apposto…

KEVIN: Dai però Jessica, va' avanti con il tema, altrimenti la senti la mamma se quando torna non hai terminato il compito.

JESSICA: (Scrivendo) La mia mamma vuole sempre che io a scuola prenda sempre dieci, se no mi tira addosso le ciabatte e mi fa andare a letto senza cena. Però una sera in cui lei era andata ancora alla Via Crucis ho trovato la sua pagella di quarta dove c’era una sfilza di cinque. Di mamma ce n’è una sola, e per fortuna che è proprio così, se no ogni giorno avrei doppia razione di ciabatte. Se però di mamme ce n’erano due ci sarebbero stati anche due papà e almeno uno sarebbe rimasto con noi. Alla mia mamma ci voglio bene, così spero di lei. Punto. Va bene così Kevin?

KEVIN: Mai visto un tema così bello. E speriamo che la prossima volta la maestra non ti dia il tema: “Parlami del tuo fratello”.

JESSICA: Ne avrei di cose da dire...

KEVIN: Per esempio?

JESSICA: Guarda Kevin, non farmi parlare e basta

KEVIN: Non vorrai dire che sono un brutto ragazzo per caso...

JESSICA: Però quelli belli sono fatti in un altro modo...

KEVIN: Sono più maturo di quelli della mia età...

JESSICA: E allora perché a scuola, signor studente delle medie, prende sempre insufficiente?

KEVIN: L’importante che la mamma non lo sappia

JESSICA: Per forza, hai imparato a imitare la sua firma... E con quella ti fai la giustifica sul diario

KEVIN: Tre giorni fa', però, ho fatto cilecca. Ho impiccato scuola col mio amico Maicol e siamo andati a (si nomini un paese confinante) in gelateria. Non ti va a scoppiare un incendio sul tetto? Che spettacolo... I pompieri, i camion rossi, le canne dell'acqua... Insomma abbiamo passato tutta la mattinata a goderci lo spettacolo. Ieri, quando siamo tornati a scuola, ho consegnato alla profe la giustifica firmata come al solito da me. Mentre stavamo facendo il problema in classe la profe leggeva il giornale. Dopo due minuti quella mi fa: “Maicol, Kevin, venite un attimo alla cattedra”. Noi ci alziamo dal banco e andiamo da lei. “Guardate qua”. Non mi fa vedere una foto sulla pagina della Provincia dove si vedeva l'incendio e io e il Maicol col muso per aria? Che fregatura! Ci ha mandati dritti e filati dal preside. Quante ce ne ha dette! E il giorno dopo avremmo dovuto tornare a scuola coi genitori…

JESSICA: E allora?

KEVIN: E allora, e allora... Ho detto al preside che io non potevo tornare con i genitori perché il mio papà era scappato con una brasiliana del Brasile e la mia mamma con un marocchino dell'Africa. E così m'è andata bene anche questa volta

JESSICA: Speriamo, però, che la mamma non torni a casa davvero con un marocchino…

KEVIN: Perchè, non ti piacciono i marocchini?

JESSICA: Io, l'unica marocchina che conosco, è la Jasmine, la mia compagna di banco. Ha due occhioni che sembra che parlino e io ci vado molto d'accordo

KEVIN: Almeno, se porterà a casa un marocchino, non sarà mai ubriaco

JESSICA: Perchè Kevin?

KEVIN: Perchè da quelle parti non bevono né vino, né birra, né grappa

JESSICA: Perchè Kevin?

KEVIN: Perchè... da quelle parti fa caldo e il caldo fa sudare e, quando si suda, si puzza…

JESSICA: E fare la doccia?

KEVIN: Si vede che da quelle parti non l'hanno ancora inventata. O forse è una questione di religione. Magari hanno un comandamento in più...

JESSICA: Quale comandamento Kevin?

KEVIN: Undicesimo, non bere la grappa e rimanere analcolici.

JESSICA: Quante cose sai tu Kevin...

KEVIN:Per forza, sono alle medie... Non sono alle alimentari come te…

JESSICA: Io però vorrei che la mamma trovasse un uomo che le voglia bene e che ci facesse un sacco di regali; non come il papà che per il compleanno ci regalava un quaderno e una matita per la scuola…

KEVIN: Guarda Jessica che la mamma non è scema e sa benissimo quello che fa

AURELIA: (Entrando) Ciao Kevin, ciao Jessica. Mettete subito via i compiti e vestitevi eleganti, a pettinarvi, a lavarvi per bene il muso... Insomma, mettetevi in ordine

JESSICA: Perché mamma? E' domenica oggi?

AURELIA: No, non è domenica, ma oggi è un giorno particolare

KEVIN: Per noi?

AURELIA: Prima per me e poi per voi

KEVIN: E se provassi ad essere un po' più chiara mamma?

AURELIA: E allora sedetevi qui un momento che vi devo dire qualcosa di importante. Voi conoscete bene in quale situazione viviamo. La vostra mamma Aurelia va a lavorare per poter mantenere i suoi figli, perchè quel disgraziato di vostro padre...

KEVIN: Mamma, guarda che, prima di essere nostro padre, è stato tuo marito. Sei stata tu a sceglierlo e a sposarlo, non noi due. Noi… ce lo siamo trovato

AURELIA: Allora, quel disgraziato di mio marito è scappato e ci ha lasciato da soli. E per di più s'è preso quei quattro soldi che avevamo in banca ed è sparito. Allora ho pensato… come faranno i miei figli a stare in casa senza una guida, insomma, senza un uomo che si interessi di loro e dei loro problemi?

JESSICA: Veramente mamma non non sentiamo tutto questo bisogno di aver in casa un uomo che si interessi di noi e dei nostri problemi. A meno che non interessi più a te che a noi, insomma che sia tu ad averne più bisogno…

AURELIA: Ecco, guarda come mi trattano i miei figli. Ma la volete capire o no che io mi sacrifico per voi?

KEVIN: E chi sarebbe quell'uomo che dovrebbe interessarsi di noi?

AURELIA: E' proprio un brav'uomo... Prima di tutto è un uomo di chiesa...

JESSICA: Non sarà mica un prete mamma…

KEVIN: Magari un vescovo...

AURELIA: No, no, né prete né vescovo; è un uomo di chiesa perché ha uno zio monsignore. E pensate che non ha nemmeno la patente. Deve avere l’autista.

KEVIN: Allora è ricco…

AURELIA: Ha delle terre al sole

JESSICA: E quando piove?

AURELIA: Jessica, avere delle terre al sole vuol dire essere proprietario di terreni. Al sole o all'ombra è lo stesso. E non vi ho detto tutto... Lavora in banca. Deve avere anche qualcosa alle Canarie. Tutte le settimane regala qualcosa alla chiesa... E, per di più, ha la laurea

JESSICA: E' un medico?

KEVIN: Magari un ingegnere...

KEVIN: Allora mamma non fartelo scappare perché, se è tutto vero quel che hai detto, sarà la nostra fortuna

JESSICA: E quand’é che potremo conoscere questa gran persona?

AURELIA: Oggi. A mezzogiorno verrà a farci visita.

KEVIN: A mezzogiorno? Ma se abbiamo solo la mortadella e la mozzarella per pranzo...

AURELIA: Ha detto che per il pranzo pensa lui. Magari arriverà con i camerieri del Grand Hotel. Preparatevi ragazzi. oggi si mangia finalmente aragosta e champagne. Via, via, subito a cambiarvi! (I ragazzi escono. Aurelia,mentre parla, si cambia il vestito e  prepara il tavolo)

AURELIA: Aurelia, Aurelia; è arrivata l'occasione della tua vita. Non sarà il principe azzurro, ma il futuro, con l'Elpidio, è assicurato. Che uomo… Ricco, ma semplice. A vedere come è vestito non si direbbe che è pieno di soldi, ma sicuramente deve essere di animo semplice. Adesso preparo il tavolo, la tovaglia... e basta, al resto penseranno i cuochi e i camerieri del Grand Hotel. Lo farò vedere io a quel malnato di mio marito. Il Candido, quell'avaro che ci teneva tutti a pane, mortadella, carote e pomodori. Non ho mai pensato fosse così facile conquistare un uomo. Un vestito con una buona scollatura, una minigonna, il rossetto sulle labbra, l'espressione dolce e ingenua di una madonnina, qualche racconto delle disgrazie che mi sono successe nella vita, sedotta e abbandonata... e ci cadono dritti dritti come mosche sul miele. Questo sì che è un grande amore! Ho trovato finalmente l'uomo della mia vita. Basta con l'avarizia; l'Elpidio mi riempirà di soldi, di brillanti, de rubini e serafini... Lui mi dice che i soldi non possono dare la felicità... figuriamoci la miseria! E che belle parole mi dice... Tu sei la mia luna, io sono il tuo sole, andiamo a fare un eclissi? E, in quanto a eclissi, è proprio bravo a ...a eclissarsi con me in un angolo! Ma io gli lascio fare; intanto ha abboccato al mio amo. Basta solo farlo cuocere piano piano a fuoco lento ed è cotto del tutto. (Rientrano i ragazzi debitamente cambiati d'abito)

JESSICA: Sto bene così mamma?

AURELIA: Brava Jessica. Mi sembri una di quelle che fanno gli sfilatini di moda. Ti raccomando, non tante parole, insomma, fà la persona educata

KEVIN: Sono presentabile così mamma?

AURELIA: Bravo Kevin. Mi sembri uno che è appena uscito dalla butique del Dolce e Gabana. Adesso mettetevi lì. E quando arriva l’Elpidio dategli la mano, ditegli piacere e poi sedetevi sul divano. Come minimo a me porterà un mazzo di rose, quelle rosse col gambo lungo.. le Baccalà e a voi pacchi di regali. L’importante è fargli subito una buona impressione

JESSICA: Speriamo che anche lui faccia una buona impressione a noi…

(Suono di campanello)

AURELIA: Madonna è già qui. Vi raccomando ragazzi… State calmi

KEVIN: Veramente noi siamo calmissimi; sei tu che mi sembri un po' agitata

AURELIA: Cosa dici Kevin, sono apposto? La pettinatura?

KEVIN: Perfettamente in ordine!

AURELIA: Mi cade bene il vestito?

JESSICA: Peggio di una modella, mamma.

AURELIA: Allora, vado ad aprire?

KEVIN: Se non vuoi che sfondi la porta… (Aurelia va ad aprire. Entra Elpidio in abiti dimessi)

AURELIA: Eccolo qua il nostro Elpidio, accomodati nella nostra umile dimora. Ecco, questa è la mia casa, piccola, ma ma tutta in ordine. Casa mia, casa mia, pur piccina che tu sia, tu mi sembri un’abbazia. Certo, se non fosse per quei due figli di buona donna del Kevin e della Jessica che mettono tutto in disordine, sarebbe ancora più apposto. Questo è il maschio, il Kevin e questa, la ragazza, la Jessica. (Si presentano).

KEVIN: Guarda mamma che è inutile che tu dica che il maschio è il Kevin e la ragazza è la Jessica. Guarda che non è orbo…

AURELIA: Siediti Elpidio, Accomodati. (Pausa di silenzio). Stavi dicendo qualcosa Elpidio? Sei emozionato di essere qui? Parla, ammetti di essere a casa tua, anche se mi piace subito mettere in chiaro che è la mia. Ho ancora ottantasei rate del mutuo da pagare e speriamo che la divina provvidenza faccia in modo che qualcuno ci aiuti. Ci sono sempre delle persone brave e generose a questo mondo. E' vero Elpidio? Lo sai Elpidio, io sono una donna donna sola, onesta, ordinata, religiosa, ma sopratutto sedotta e abbandonata...

KEVIN: Mamma, è quasi mezzogiorno. E i cuochi e i camerieri?

AURELIA: Quali cuochi e camerieri?

JESSICA: Quelli del grand Hotel...

AURELIA: Un minuto, no… Che fretta avete?

JESSICA: A me brontola la pancia…

AURELIA: Allora Elpidio?

ELPIDIO: Allora… che cosa?

AURELIA: E' quasi mezzogiorno... Non avevi promesso che l'avresti portato tu il pranzo?

ELPIDIO: Veramente io l'ho portato...

JESSICA: Io non vedo niente. E tu Kevin?

KEVIN: Io non sento nessun profumo, né di aragosta né di champagne

JESSICA: Io non lo so che profumo ha l’aragosta...

KEVIN: E io non so nemmeno cos'è

AURELIA: E allora Elpidio? Dov'è il pranzo?

ELPIDIO: Veramente io ho portato solo la mia parte... (Apre la scatoletta e la fà annusare) Ti piace? Cotoletta impannata e piselli. E, guarda qua, una bella birretta. (La toglie da una tasca). Capirai, non volevo pesare sulle tue finanze…

AURELIA: Scusa Elpidio; forse non ci siamo capiti tanto bene...

JESSICA: Kevin, ho l'impressione che la mamma non abbia capito niente del tutto...

KEVIN: E che stia prendendo la solita fregatura…

AURELIA: Iori sera mi avevi detto che oggi avresti portato il pranzo...

ELPIDIO: E io l'ho portato Aurelia.

AURELIA: Ma anche per noi...

ELPIDIO: Se è solo per quello non c'è alcun problema!

AURELIA: Ah, adesso incominciamo a ragionare per il verso giusto...

ELPIDIO: Prendiamo la cotoletta impannata e la dividiamo in quattro parti e dieci piselli a testa

KEVIN: Non è che poi facciamo tutti indigestione?...

AURELIA: Zitti voi! Ascoltami bene Elpidio. Siediti qui davanti a me e guardiamoci bene negli occhi. Hai detto che lavori in banca; è vero almeno questo?

ELPIDIO: Ma certo Aurelia, di giorno e di notte, a secondo dei turni

AURELIA: Non ho mai sentito che in banca si lavorasse anche di notte… Magari per seguire la borsa di New York per via dei fusi orari…

ELPIDIO: Devi sapere Aurelia che sono più tante le volte che lavorano di notte gli operai dell'impresa delle pulizie…

AURELIA: Allora... Allora vorresti dire che tu lavori…

ELPIDIO: All'impresa di pulizie “Scopa e lavora”.

KEVIN: Questa è forte!

ELPIDIO: Forte è forte perché ha quasi cento dipendenti...

AURELIA: Ma Elpidio, sei sicuro di non essere un'altra persona?

ELPIDIO: Ma no Aurelia; aspetta, ti faccio vedere la carta d'identità…

AURELIA: Fermati, fermati perdio! Io ho tutta l'impressione di aver preso un abbaglio...

KEVIN: Io la chiamerei fregatura...

JESSICA: Più che abbaglio mi sembra un grosso sbaglio... E l'abbaglio dove l'ha preso?

KEVIN: In quel posto!

AURELIA: A me sembra di cadere dalle nuvole...

KEVIN: Attenta mamma di non romperti la testa quando cadrai...

JESSICA: E magari di non rompere i piatti e i bicchieri di cristallo del Grand Hotel...

AURELIA: Ascoltami bene Elpidio...

ELPIDIO: Ti ascolto con tutto il mio cuore aperto

JESSICA: Questo, al posto del portafogli, apre il cuore...

AURELIA: Ma, le terre al sole, le hai o non le hai?

ELPIDIO: Certo che le ho! Cinque vasi di gerani. Tre rossi e due rosa

JESSICA: Questo vuol dire essere un proprietario terriero…

KEVIN: Magari latifondista.

AURELIA: E le Canarie?

ELPIDIO: Quali… Canarie? Guarda che io ti ho parlato dei miei canarini

AURELIA: E i regali alla chiesa?

ELPIDIO: Mille lire tutte le domeniche quando vado a messa prima

AURELIA: Perchè a messa prima?

ELPIDIO: Perchè se vado a quella delle dieci mi devo mettere il vestito della festa e corro il rischio di rovinarlo. Così risparmio le spese della lavanderia, della stireria... Certo, se avessi una donna come te Aurelia che facesse tutte queste cose gratis, non sai che risparmio?...

JESSICA: Per me questo tipo sta  cercando una cameriera gratis...

AURELIA: E allora, a proposito della laurea, di che laurea mi parlavi?

ELPIDIO: Guarda che io parlavo di mia sorella, la Laura...

AURELIA: Ascolta Elpidio, bisogna che ci pensi... Forse non siamo fatti uno per l'altra...

KEVIN: Ci voleva tanto a capirlo...

ELPIDIO: Perchè Aurelia, non ti ho fatto buona impressione?

AURELIA: Se devo dirti la verità, mi hai fatto impressione e basta! Leva pure il disturbo Elpidio perchè noi a quest'ora siamo abituati a pranzare

ELPIDIO: E la bistecca impannata? E i piselli?

AURELIA: La mangerai mentre scendi le scale. Ciao nèh.

ELPIDIO: E allora, ci vediamo ancora domani sera?

AURELIA: Domani sera sono occupata e anche dopo domani e anche per l’eternità. Ti saluto! (Elpidio esce mentre Aurelia corre in camera singhiozzando).

JESSICA: Kevin, ho l'impressione che la mamma da stasera cambi chiesa…

KEVIN: Anche la Via Crucis, Jessica...

SECONDO ATTO

KEVIN: Te l’ho detto, te l’ho detto anche la settimana scorsa che la tua maestra è una ficcanaso curiosona; dille di pensare ai fatti suoi invece di voler sapere quelli degli altri. E' una bella cosa che non voglia conoscere  la marca della carta igienica che usiamo nel bagno e quante volte ci scappa in un giorno…

JESSICA: Guarda Kevin che io non ne ho colpa. Se mi ha dato il tema “Parla dei tuoi fratelli”, io non posso proprio farci niente

KEVIN: E allora leggimelo... Sono proprio curioso di sapere cosa racconti di tuo fratello Kevin.

JESSICA: Tema: “Parla dei tuoi fratelli”. Svolgimento: Io di fratelli, per fortuna, ce n’ho appena uno e ringrazio il Signore che sia uno solo, che avanza anche quello. Il mio fratello si chiama Kevin per via del fatto che una sera alla televisione hanno fatto un film col Kevin Coster e alla mia mamma è piaciuto cosi tanto, ma così tanto...

KEVIN: Il film?

JESSICA: No, Kevin Coster. (Riprendendo la lettura) Alla mia mamma è piaciuto cosi tanto, ma così tanto che gli ha messo in nome Kevin. Le era piaciuto anche un altro film con Tirone Povero e voleva chiamarlo Tirone, ma il mio papà ha detto che non gli piaceva proprio neanche un po’. Insomma, non voleva avere per figlio uno che si chiamava Tirone.

KEVIN: E meno male!

JESSICA: Poi aveva visto anche 007 con James Bond che gli è piaciuto tanto...

KEVIN: James Bond?

JESSICA: No, il film. (Riprendendo la lettura) Ma non l’ha chiamato James perchè era un nome difficile e aveva paura di sbagliare a scriverlo. Ma, dopo tutto, il proverbio dice che errare è umano a est. La mia maestra invece, che sa il latino, ha detto: “Errare humanum est, perseverare ovest”. Il mio fratello si crede di essere molto bello, ma, a dire la verità, è una mezza schifezza.

KEVIN: Grazie! Sempre gentile neh… Prova a chiederlo alle tue amiche se sono una mezza schifezza…

JESSICA: Insomma Kevin, la Jennifer mi ha detto: “Tuo fratello mi piacerebbe se avesse i capelli  tutti in piedi con il gel e con le mèsc verdi. Così com'è adesso non mi dice proprio niente”. Prenditela!

JESSICA: Proprio la Jennifer ti ha detto così?

KEVIN: Proprio la Jennifer, giuro!

KEVIN: E lei chi crede di essere con quei quaranta anelli alle orecchie e con quella cosa che brilla sul naso? Mi sembra un lampadario

JESSICA: Però ti piace, di' la verità

KEVIN: E invece non mi piace neanche un po'. O Dio,  se devo dire la verità… bella è proprio bella, ma però ha un difetto…

JESSICA: Gli anelli sulle orecchie?

KEVIN: No; fa la oca con tutti!

JESSICA: Guarda che mi sono accorta che, quando la incontri, ti giri a guardarla come un pirla e cacci fuori un paio di occhi che sembra che ti caschino dalla testa

KEVIN: Senti Jessica, pensa per te! E finiscilo ‘sto tema, altrimenti la senti la mamma quando torna. Guarda che non ha tempo da perdere. Lo sai che poi la sera deve andare alle funzioni del mese di maggio…

JESSICA: Pensi che la mamma sia così religiosa?

KEVIN: Per me devono assomigliare tutte alle via crucis del mese scorso…

(Si ode in lontananza un dolce motivo di piffero)

KEVIN: Jessica... Ascolta!

JESSICA: Che bella musica Kevin...

KEVIN: Chi sarà che sta suonando?

JESSICA: Sicuramente qualche vagabondo, magari per raccogliere qualche soldo... prova a guardare dalla finestra

KEVIN: Non riesco a vederlo; deve essere dietro l'edicola dei giornali

JESSICA: Non fa niente. Non è importante. Però, che bella musica... (L’ascoltano rapiti fino alla fine del brano)

KEVIN: Dai, va' avanti a scrivere che io vado un momento in bagno

JESSICA: Ricordati di tirare l'acqua quando hai finito. (Kevin esce)

JESSICA: (Scrive) Il mio fratello Kevin, quando va al cesso, si dimentica sempre di tirare l’acqua del bagno e delle volte trovo bagnato anche fuori perchè non centra mai il water. Si vede che non ha ancora imparato a prendere la mira. Ed è anche uno sprecone, perchè, quando sento che tira la carta igienica, tira così tanto e gli dà uno strappone così forte che ne deve venir giù almeno un metro. Quando lui va in bagno non esce più, tanto è vero che due volte me la sono fatta addosso. Molto probabilmente sta là tutto il tempo a leggere i giornalini dei grandi con le donne vestite come le ballerine della televisione, quelle sporcaccione. Io voglio bene al mio fratello, come spero di lui. Punto.

(Kevin compare sulla porta con i capelli dritti colorati di verde e orecchini)

JESSICA: Ma Kevin, cosa ti è successo? Hai incontrato i marziani? Cosa dirà la mamma quando ti vedrà conciato in questo modo?

KEVIN: E' la moda Jessica e la moda bisogna seguirla. Adesso mi manca solo il tatuaggio sul braccio e un anello sull'ombelico

JESSICA: Non è per caso che da quando ti ho parlato della Jennifer...

KEVIN: A me la Jennifer non interessa un bel niente!

JESSICA: Guarda Kevin che la tua Jessica ti conosce bene e quando racconti le bugie ti diventano rosse le guancine del muso

KEVIN: Va bé, mi interessa, ansi, mi piace, ma è sempre circondata da tutti i miei compagni di scuola... Forse è perché non mi conosce abbastanza…

JESSICA: Magari, per conoscerti bene, dovrebbe leggere il tema su di te che ho appena scritto. Sai cosa faccio? Lo copio e, quando la incontro, faccio finta di perderlo, lei lo raccoglie, lo legge e così ti conosce. Aspetta che forse ha bisogno di un paio di correzioni… (Si risiede e corregge il tema)

KEVIN: (Guardandosi allo specchio) Certo che quando la Jennifer mi vedrà con l'orecchino e la mia capigliatura spaziale rimarrà senza fiato. Come minimo mi volerà addosso come un falchetto sui pulcini. D'altronde, non si truccano e pitturano anche le ragazze per piacere ai maschi? E quando leggerà il tema della Jessica... allora sì che mi correrà dietro come un cane da lepre

JESSICA: Ecco, così aggiustato dovrebbe andar bene

KEVIN: Leggimelo, dai!

JESSICA: Il mio fratello Kevin, quando va al cesso, non si dimentica mai di tirare l’acqua del bagno e non trovo mai bagnato fuori perchè centra sempre il water. Si vede che ha imparato bene a prendere la mira. Non è uno sprecone, perchè, quando sento che tira la carta igienica, tira così poco e gli dà uno strappone così leggero che ne deve venir giù solo un paio di centimetri. Molto probabilmente deve essere stitico. Quando lui va in bagno esce quasi subito, tanto è vero che non me la sono mai fatta addosso neanche una volta. Quando delle volte, ma capita quasi mai, si ferma un pò di più, sta là tutto il tempo a leggere il Gazzettino di sant'Antonio o il Bollettino parrocchiale o a studiare a memoria la lezione della scuola. Punto.

KEVIN: Jessica! Io dico che sei tutta scema! Come presentazione di tuo fratello è il massimo. Manca solo di dirle che ho le emorroidi e che puzzo perché faccio la doccia solo una volta al mese. Lascia perdere, lascia perdere che penserò io a conquistarla. Magari bastano solo i capelli verdi, il gel e gli orecchini…

AURELIA: (Entrando) Madonna mia che paura! Cos'hai fatto Kevin? Sei caduto un una tolla di vernice? Mi fai venire in mente il film di Star Treck.

KEVIN: Ti piace quel film mamma?

AURELIA: Mica tanto... Hanno di quei musi… Perchè?

KEVIN: Meno male che non ti piace, altrimenti mi avresti chiamato Treck!

AURELIA: Veramente ci avevo pensato, ma era troppo difficile da scrivere

KEVIN: Meno Male! Mi è andata bene…

JESSICA: Ma perchè voi mamme mettete ai vostri figli nomi stranieri e tutti stani?

AURELIA: Perchè sono speciali, perchè non sono come gli altri e sono unici

JESSICA: Infatti, nella mia classe ci sono quattro Maicol, tre Kevin, due Jennifer e una Suèllen.

KEVIN: E nella mia c'è Kristopher, il Kilian, il Jonathan e il Dylan. Certo che avete una fantasia a  dare i nomi ai vostri figli... Nella mia classe c'è un ragazzo che di cognome fa Sauro. Non hanno pensato di chiamarlo Dino? Così, quando la profe fa l'appello, chiama Dino Sauro. E l'altro? Di cognome Lampa e di nome Dario e così esce Lampa Dario. E pensa che sua sorella si chiama Dina... Lampa Dina!

JESSICA: Anche da me allora. Il Rino di cognome fa Ceronte. Rino Ceronte! E il Guido? Cognome  Maluccio. Guido Maluccio!

KEVIN: Io dico che i genitori non sono poi tanto apposto…

AURELIA: Ascoltate ragazzi, non fatemi andar via la testa con tutte le vostre storie. Quasi mi facevate dimenticare una cosa importante che vi volevo dire. Sedetevi qui in parte a me perché devo dirvi una cosa che cambierà da così a così la mia e la vostra vita. Voi sapete bene in che situazione ci troviamo. La vostra mamma Aurelia va a lavorare per poter mantenere i suoi figli, perchè quel disgraziato di vostro padre…

KEVIN: Mamma, non ti sembra di avercelo già fatto il mese passato questo discorso?

AURELIA: Ah sì? E quando?

JESSICA: Quando hai tirato in casa quel morto di fame di quel tuo amico… Come si chiamava?

KEVIN: Elpidio.

JESSICA: Proprio quello. Quello della scatoletta della cotoletta impanata e i piselli…

AURELIA: Ma questo è diverso... Ah, se è diverso!

KEVIN: Perchè? Nella scatoletta ha le polpette?

JESSICA: O magari pasta e fagioli?

AURELIA: No, no, questo è davvero speciale. Non mangia quella roba lì, ma solo cibi esotici

JESSICA: Cibi esotici? Cosa sono?

AURELIA: Esotici... Lingua di canarino salmistrata, coda di rospo, lumache in salmì, formiche in salamoia, pitone ripieno, pipistrello al forno...

KEVIN: E i ragni li mangia crudi o cotti?

JESSICA: E le lucertole? Con la coda o prima gliela taglia?

AURELIA: Guardate che se andate in certi ristoranti quelle cose costano una fortuna

KEVIN: Sarà meglio che io vada ancora al Mac Donald...

JESSICA: E io che mi faccia ancora la frittata con gli spinaci

AURELIA: Vostro padre, però, no mi portava mai al ristorante. Quello, all'anniversario del nostro matrimonio, mi portava a casa un pollo, e chissà dove l'aveva rubato, me lo faceva mettere in pentola e, a pranzo, pollo bollito e, a cena, risotto col brodo del pollo bollito. Sempre così. Gli dicevo: “Candido, portami a mangiare la pizza” e lui: “La pizza ti fa ingrassare”. “Candido, portami alla festa dell'Unità che fanno i cotechini e le costine alla griglia”. “Io non voglio sapere niente di politica”. “Candido, portami a mangiare la porchetta”. “Basta che ti guardi attorno e di porchette ne trovi quante ne vuoi sul marciapiede"

KEVIN: Ma almeno almeno non erano lumache, formiche, serpenti e pipistrelli. Madonna mia che schifo!

AURELIA: E invece oggi avrete la possibilità e il piacere di assaggiarli, di godere delle eccelse delizie del palato

JESSICA: Perchè? Perchè proprio oggi?

KEVIN: E perchè proprio quelle schifezze lì?

AURELIA: Perchè, e questa è la notizia importante, oggi vi presenterò lui!

KEVIN: Lui, chi?

AURELIA: L'uomo che cambierà la mia e la vostra vita. Il signor Kinta Kunta.

JESSICA: Mamma, ho paura di non aver capito bene…

KEVIN: Ancora la solita mania di mettere alla gente nomi stranieri…

AURELIA: Guarda Kevin che questo è davvero uno straniero.

KEVIN: Straniero? Non sarà per caso uno stracomunitario? Un marocchino?

AURELIA: Ma no Kevin, viene dal Camerun.

KEVIN: Dal...? Dal Camerone?

JESSICA: Sarà una camera… grande

KEVIN: E cosa fa da queste parti?

AURELIA: E' un  diplomatico

JESSICA: Ha un diploma, Kevin.

KEVIN: E come hai fatto a conoscerlo?

AURELIA: Stavo camminando sotto i portici e di colpo i nostri sguardi si sono incrociati. E' stato come se una spada mi avesse trapassato il cuore. Poi ho sentito un gran calore nel profondo del cuore

KEVIN: Io l'ho sentito quando ho fatto l'influenza

JESSICA: E io quando ho fatto gli orecchioni

AURELIA: Io invece, in quel momento non avevo né l'influenza né gli orecchioni. Mi ha fissato dritto dritto profondamente nelle palle degli occhi ed è stato amore a prima vista, un colpo di fulmine insomma…

JESSICA: C'era il temporale per prenderti un colpo di fulmine?

AURELIA: No, nel cielo stava occhieggiando una falce di luna, le colombe volavano nel tramonto e le campane suonavano a distesa…

KEVIN: E lui, il diplomatico del Camerone, cosa stava facendo?

AURELIA: Mi guarda dritto negli occhi e mi fà: “Volere tu, bella signora, volere tu comprare bello elefante?” Vendeva elefanti sul marciapiede…

JESSICA: Mamma, cosa ne faremmo noi di un elefante? Non abbiamo nemmeno il posto per tenerlo...

AURELIA: Non un elefante vero Jessica, ma di legno. Un elefante del Libano

JESSICA: Di ebano, mamma, di ebano. E' un legno nero

AURELIA: Pensa tu, in Africa è nero anche il legno…

KEVIN: Guarda mamma che quello che fa il tuo “bello elefante” si chiama lavoro nero…

JESSICA: Per i bianchi, Kevin! Ma per i neri si chiama ...lavoro bianco.

KEVIN: Io non ho capito tanto bene, ma bisogna essere diplomatici, insomma, avere un diploma per vendere elefanti di legno?

AURELIA: Si vede che da quelle parti bisogna avere un diploma... Però è un bell'uomo. Due occhi grandi così, due labbra grandi così, una sfilza di denti bianchi che più bianco non si può...

JESSICA: Li laverà col detersivo...

KEVIN: O farà i gargarismi con la candeggina...

AURELIA: Ha il fascino latino dell'uomo del sud…

KEVIN: Veramente è ancora più a sud del sud...

JESSICA: Ma è nero o abbronzato?

AURELIA: Per me deve aver fatto le lampade. E' tanto bello e fascinoso...

KEVIN: Mi piacerebbe perfino vederlo quel fenomeno lì…

AURELIA: Infatti... sorpresa! ... Sarà qui da un momento all'altro... (Suona il campanello) E' lui, deve essere lui… Vai subito ad aprire Kevin

KEVIN: (Dopo essere rientrato) Mamma, è arrivato il tuo diplomatico. Guardalo qui

KINTA: (Uomo di colore. Abito coloratissimo) Buon giorno Aurelia. Buon giorno bambini. Piacere, piacere di conoscere voi. Io portare voi grande regalo. Per tu Aurelia portare elefante di legno. Piacere elefante di legno? Bello elefante di legno! Per tu, Jessica, portare collana di conchiglie. Piacere collana conchiglie? Bella collana conchiglie. Per tu, Kevin, portare cintura serpente di foresta. Piacere cintura serpente di foresta? Bella cintura serpente di foresta! Io mi chiamare Kinta Kunta, grande venditore elefanti di legno, collane conchiglie, cinture di serpente di foresta.

AURELIA: Guardatelo! Vi piace ragazzi?

KEVIN: A me sembra di vedere un film de Tarzan.

JESSICA: E a me una puntata di Quark. La foresta nera dell’Africa nera in un villaggio di neri in una notte ancor più nera.

AURELIA: Vieni Kunta, siediti al nostro tavolo. Vuoi un caffé?

KINTA: No, grazie, solo infuso di piante di foresta con larve di termiti. Io però avere portato biscottini per voi. (Estrae alcune ossa dal costume) Queste essere gustosi ossi di missionari morti di malaria in mio paese. Questa essere leccornia del mio paese, per cui leccare, prego. Sentire gusto raffinato e prelibato. Prego bambini, assaggiare pure...

KEVIN: Grazie Bongo Bongo...

KINTA: Kinta Kunta, prego...

JESSICA: Kinta Kunta, io essere allergica agli ossi di missionari morti di malaria e anche di altre malattie. Mi vengono i foruncoli e poi mi gratto tutta.

KEVIN: E a me mi viene i bruciori di stomaco. Gli ossi di missionari morti di malaria non li ho mai digeriti bene. Mi rimangono tutti di traverso.

KINTA: Allora Kinta Kunta fare medicina per voi. Guarire ancora prima di ammalare. Preparare digestivo come miei antenati. Aurelia, porta acqua calda.

AURELIA: Va bene anche se del rubinetto col boilèr?

KINTA: Tutto bene; l’importante essere calda. (Aurelia va e torna con una brocca)

AURELIA: Pronti, questa essere acqua calda di boilèr... Pura acqua potabile e non iclinata.

KEVIN: Inquinata, mama, inquinata.

KINTA: Metti in scodella...

AURELIA: Ve l'ho detto ragazzi? E' capace di far tutto, è un fenomeno, è eccezionale

KINTA: Ecco così. (Toglie dall'abito alcuni piccoli cartocci) Io mettere polvere in acqua; polvere di uccello morto di fame, di sete e di diarrea, polvere di Mamba, che è serpente velenoso di foresta, polvere di verme di terra asciugato al sole di equatore, polvere di sanguisuga di foresta vergine e due pidocchi di scimmia. Ora bevete. Mandate giù di colpo e voi digerire.

KEVIN: Mamma, sei sicura che…

AURELIA: Se lo dice lui sta sicuro. Pensa che a me, l'altra sera, mi ha fatto bere un infuso di orecchi di bisonte matto col papavero della savana e mi ha fatto un gran bene. Mi sembrava di volare. Mi sembrava di essere tornata una ragazzina spensierata, mi girava la testa come una girandola, sentivo gli angeli che cantavano la montanara, vedevo il sole di tremila colori, un gran caldo che mi bruciava la pelle e la testa che volava oltre le nuvole

KEVIN: Guarda mamma che dalle nostre parti la chiamano… cocaina

JESSICA: O ciucca tremenda di grappa... Mi scusi, signor Contatore...

KINTA: Kunta, Jessica, Kunta...

JESSICA: Mi scusasse, signor Kunta, ma è sicuro ella di quello che fà?

KINTA: Mio padre essere grande stregone di foresta e io sono suo figlio.

KEVIN: Però io è meglio che non prenda suo beverone, perchè a me quelle cose lì mi portano i brontolamenti alla pancia con tanti ...sfiati.

JESSICA: Ma mamma, si può sapere dove li vai a trovare?

AURELIA: Guarda Kevin che, anche se non sembra, è un industriale...

KINTA: In Africa io avere grande capannone...

AURELIA: Cala Kinta...

KINTA: In Africa io avere grande capanna...

AURELIA: Cala Kinta...

KINTA: In Africa io avere piccola capanna dove lavorare quattro operai. Diciotto ore lavoro al giorno, ma, dopo intervenuti sindacati, solo sedici ore. Prendere tronco di pianta, scolpire elefante; con scarto di elefante scolpire ochetta di legno; con scarto ochetta di legno fare pallina per collana africana; con scarto pallina per collana africana fare stuzzicadente e la segatura rimasta da stuzzicadente io spedire in Italia e dire essere polvere di corno di rinoceronte che italiani prendere come grande e potente afrodisiaco.

AURELIA: Furbo, no?

KEVIN: E questo sarebbe quel tale che dovrebbe cambiare la vita a te e a noi? Cambiarla, magari, la potrebbe cambiare, ma non in meglio…

KEVIN: Magari anche noi dovremmo andare sul marciapiede a vendere le statuette di legno... Pensa come mi prenderebbe in giro la Jennifer...

JESSICA: “Prego Jennifer, tu volere comprare elefante di legno da mettere sopra tua credenza? Tutte le volte lui vedere, tu ricordarsi di Kevin...”

AURELIA: A pensarci bene ragazzi… Lo sapete che forse avete ragione?

KEVIN: Anche senza forse...

AURELIA: Kunta, ascolta l'Aurelia... Forse è meglio che ne parliamo un’altra volta. Sono spiacente che tu sia venuta in nostra casa, ma preferisco pensarci su un momento. Ora togli pure il disturbo. Se mi interesserà ancora verrò io me stessa a dirlo a te. Ciao, addio Kinta Kunta.

KINTA: Hakuna matata!

KEVIN: Cosa vuol dire?

KINTA: In suhaìli vuol dire “Nessun problema”. Ciao Aurelia. Io aspettare te per l’eternità, io volere te portare in capanna di foglie, io volere te portare a vedere leoni, serpenti e giraffe. Io volere tu Aurelia... Io volere sposare te così io divento italiano con permesso di soggiorno. Io avere ancora tante statuette di legno voi regalare, collane conchiglie, cinture di serpente... (Kinta esce e Aurelia corre in camera singhiozzando)

KEVIN: Jessica, io dico che la nostra mamma non deve avere la testa tanto apposto…

JESSICA: Mah, certo che se fosse andata a cercarlo nella discarica poteva trovare di meglio…

KEVIN: Prima quello delle cotolette impanate…

JESSICA: E dopo quello con gli elefanti di legno. Certo che ha avuto un bel coraggio a bere le porcherie di quel Bongo Bongo. Chissà che sete doveva avere…

KEVIN: Per me, più che sete, doveva avere una gran fame... E non ti dico di che cosa perché sei minorenne..

JESSICA: Quando c'era il papà era più calma; niente via crucis...

KEVIN: Niente funzioni del mese di maggio…

JESSICA: Niente cotolette impanate…

KEVIN: E niente elefanti di legno

JESSICA: Certo che in in questi giorni è proprio strana... Ieri è suonato il telefono. Ha risposto la mamma. E' stata lì a parlare almeno mezz'ora. Le dico: “Chi era al telefono mamma?” E lei: “Uno che aveva sbagliato numero”.

KEVIN: Veramente sono tanti che sbagliano il numero del telefono. Stamattina suona e vado a rispondere. E dall'altra parte... “Pronto, è il dottore? Sono disperata; la mia bambina ha ingerito tre palline... Cosa devo fare? Mi aiuti per piacere...” “Guardi signora che ha sbagliato numero…” “No, no, è giusto, ne mancano proprio tre di palline!” Ho dovuto impiegare mezz'ora che io mi riferivo al numero di telefono che era sbagliato, non delle palline! (Suona il telefono)

JESSICA:Rispondi tu Kevin, prima che la mamma stia al telefono ancora mezz'ora o magari sia ancora quella delle palline

KEVIN: Pronto... Pronto! Allora? E fare i gargarismi con l'una tantum e tirar fuori la voce? Pronto... Pronto! (Abbassa la cornetta) I soliti cretini che fanno gli scherzi al telefono. Chissà cosa ci troveranno di divertente.. (Risuona il telefono)

JESSICA: Aspetta che rispondo io questa volta. (Risponde) Sceemo! Sceemo! Sceemo! Scee... Papà! Papà! Sei tu papà!?

KEVIN: (Le strappa la cornetta) Papà! Sì, sono il Kevin. Cosa aspetti a tornare a casa? Qui sembra di essere al manicomio. La mamma è andata fuori di testa, Qui arriva di tutto... Scatolette di cotolette impanate, elefanti di legno... Ma si può sapere dove sei? Da dove telefono papà…Pronto! Pronto!

JESSICA: (Anche lei al telefono) Pronto! Pronto!

ENTRAMBI- Papà... Papà...

TERZO ATTO

JESSICA: Tema: “Parla del tuo papà”.

KEVIN: E dagli ancora. No sarebbe meglio portare il nostro stato di famiglia alla tua maestra? Magari anche le fotografie, il numero di scarpe e le impronte digitali. Così la smetterà una buona volta di voler sapere tutto di noi

JESSICA: (Legge) Il mio papà si chiama Candido. Forse sarebbe meglio dire che si chiamava Candido perchè adesso magari è in Brasile con la Consuelo e, più che candido, sarà un po' più scuro per via del sole che da quelle parti brucia le capanne coi suoi raggi ultraviolenti e intrarossi. A me e al mio fratello Kevin il mio papà ci manca un casino. La mia mamma, per farci contenti, ci tira in casa dei vice papà, ma non ne combina una giusta. Anche se il mio papà coi soldi non era largo di maniche non ci faceva mancare niente o quasi niente. Noi non abbiamo bisogno di cotolette impanate e nemmeno degli elefanti di legno, ma solo del nostro papà. Magari ne ha bisogno anche la nostra mamma, ma non lo dice mai perchè ce l’ha su con lui per via della brasiliana del Brasile. Ogni tanto chiama al telefono, ci dice ciao e poi lascia giù. Magari non avrà neanche i soldi per i gettoni. Io voglio bene al mio papà come spero di lui. Punto.

KEVIN: Jessica, pensi che il papà sia davvero in Brasile?

JESSICA: Io non ci credo molto. Guarda che quando una straniera, una stangona come la Consuelo, arriva da queste parti, se ne guarda bene dal tornare indietro. Magari accalappia il primo pirlotto che che si lascia trascinare da un paio di gambe lunghe, una camicetta scollata da dove scoppiano due grossi meloni, un didietro che sculetta in qua e in là e, quando l’ha spellato per bene come un pollo nostrano, lo getta via come uno straccio per le polveri.

KEVIN: Guarda che nostro padre non è uno che si lascia buttar via come uno traccio della polvere...

JESSICA: Ma non è nemmeno un centrino ricamato...

(Di nuovo si ode dall’esterno provenire il solito brano musicale)

JESSICA: Kevin, lo senti anche tu?

KEVIN: Sì Jessica. Ascolta...

JESSICA: Prova ad affacciarti ancora alla finestra...

KEVIN: No, non lo vedo. Certo che è davvero bravo…

JESSICA: E’ una musica che mi stringe il cuore... C'è dentro di tutto... Nostalgia, dolore, magari è una musica di un sogno, di qualche ricordo lontano…

KEVIN: Che musica sarà?

JESSICA: Sicuramente deve averla scritta un angelo e chi la suona deve avere un cuore grande così. (Ancora pochi secondi e la musica si spegne)

KEVIN: Dai Jessica, finisci il tuo tema che fra un po’ arriva la mamma

JESSICA: No, non ho più voglia di continuare. Ho scritto punto e basta!

KEVIN: Stamattina, prima di andare al lavoro, mi ha detto che stasera ci avrebbe fatto un annuncio importante

JESSICA: Basta che non abbia intenzione di presentarci ancora qualche moroso…

KEVIN: Guarda che son già parecchie volte che mi dice che tutte le sere va a giocare a tombola all’oratorio…

JESSICA: Prima alla via crucis, dopo alle funzioni del mese di maggio e adesso alla tombola dell’oratorio. Dici che stia tirando assieme ancora qualcosa?

KEVIN: Mah, io non mi fido molto, considerato i precedenti...

JESSICA: Kevin, io avrei una mezza idea...

KEVIN: Sentiamo questa mezza idea...

JESSICA: E se il moroso lo trovassimo noi alla nostra mamma?

KEVIN: Però... Va avanti Jessica, anzi, l’idea tirala fuori tutta intera

JESSICA: Per prima cosa sarebbe un uomo che andrebbe bene anche a noi, secondo le risparmieremmo la fatica di farci il solito discorso e gli annunci importanti delle altre volte

KEVIN: E terzo la smetterebbe di prendersela solo con noi dopo la centesima delusione. Non è per caso che tu non abbia già qualcuno sott’occhio?

JESSICA: Veramente l’idea mi è venuta solo adesso e non ho ancora fatto a tempo a pensare ai possibili pretendenti

KEVIN: Allora, tira fuori un foglio di quaderno e e facciamo la nota. Scrivi: “Missione morosi”. Sotto scrivi il primo nome.

JESSICA: Quale?

KEVIN: Insomma, pensiamoci un momento... Ammetti che la tua maestra, quella curiosona,ti avesse dato il tema: “Quali sono gli uomini che piacerebbero alla tua mamma?” Tu come l’avresti fatto?

JESSICA: (Scrive) Tema: “Quali sono gli uomini che piacerebbero alla tua mamma?”. Svolgimento: Alla mia mamma piacciono solo gli uomini che hanno le tasche piene di palanche perchè se no si teneva quello che per pranzare ci ha portato una scatoletta di bistecche impannate. Però le piacciono anche quelli che la guardano con gli occhi grandi e abbronzati...

KEVIN: Guarda Jessica che non esistono gli occhi abbronzati...

JESSICA: Non gli occhi, salame, ma gli uomini! Le piacciono quelli abbronzati come quelli dei diplomatici del Camerone, ma purtroppo sia a me che al Kevin non piacciono gli ossi dei missionari morti di malaria da leccare. E’ difficile, quindi, sapere quali sono gli uomini che piacerebbero alla mia mamma, ma ho l’impressione che a lei ci piacciono tutti, basta che respirino. Punto.

KEVIN: Allora siamo ancora daccapo. Gira e rigira non sappiamo ancora chi scegliere per la mamma.

JESSICA: Prendi in mano la guida del telefono Kevin. Và alle pagine gialle che lì ci sono i commercianti, le aziende e i negozi. Se non hanno i soldi quelli…

KEVIN: Pronti.

JESSICA: Incomincia dalla A.

KEVIN: A... a... a... Accalappiacani. Io questo lo salterei Jessica. I questa casa non c’è nessun posto dove mettere tutti i cagnetti che raccoglie per strada... A... a... a... Arrotino. No, neanche questo va bene. Al giorno d’oggi non lavorano quasi più e palanche… nisba!

JESSICA: Prova alla B.

KEVIN: B... b... b... Becchino.

JESSICA: Non è un po’ triste Kevin?

KEVIN: Hai ragione Jessica. Scartato! B... b... b... Banchiere. Questo potrebbe andare benone.

JESSICA: E tu credi che un banchiere verrebbe da noi a riempirci di soldi? Guarda che i soldi sono come i dolori; ognuno tiene i propri. Passa alla lettera C

KEVIN: C... c... c... Coltivatore diretto.

JESSICA: Brava, così toccherà a noi alzarci al mattino alle quattro per mungere le mucche. Scartare, scartare subito!

KEVIN: Ho già capito che qui sopra non troviamo nessuno. Provo a caso. P... Pompe funebri.

JESSICA: Mi vengono i brividi solo a pensarci

KEVIN: Panetteria

JESSICA: Anche questi si devono alzare alle quattro del mattino

KEVIN: Parrocchia.

JESSICA: Bravo; la vedi la mamma col prevosto come moroso?

KEVIN: Jessica, forse era meglio che la tua mezza idea la tenessi per te…

(Di nuovo la musica. Sarebbe opportuno fosse sempre lo stesso brano. I ragazzi si precipitano assieme alla finestra)

JESSICA: Kevin, lo vedo!

KEVIN: Lo vedo anch’io, Jessica.

JESSICA: Adesso è seduto sul muro della chiesa

KEVIN: Sicuramente sta cercando la carità. Portagli giù un panino col salame

JESSICA: E se invece lo facessimo salire in casa?

KEVIN: E dopo la mamma cosa dirà?

JESSICA: Perchè, non li porta qui lei i suoi uomini? E allora ne porteremo qui uno anche noi! (Corre fuori. Kevin, mentre parla, prepara il panino).

KEVIN: Ho paura che stavolta ce ne dica davvero un sacco. “Vi raccomando, non fate entrare in casa nessuno quando non ci sono”. Io dico però che offrire un panino col salame ad un barbone non sia la fine del mondo... Se è andata davvero alla via crucis, alla funzione del mese di maggio e all’oratorio vuol dire che qualcuno le avrà anche insegnato a fare la carità a chi è a bolletta e, se non è a bolletta questo… Non so proprio dove vada a trovare il fiato per suonare il suo piffero…

(Entra Jessica con il Barbone. Cappotto consunto, barba lunga e incolta che copre tutto il viso)

JESSICA: Kevin, l’ho portato. Si sieda qui al tavolo. E tu, la smetti di stare a guardare come una scimmia? Lo vuoi prendere o no un pane col salame e magari anche un bicchiere di vino?

KEVIN: Pronti. Mangi, mangi... (L’uomo mangia avidamente. Musica di sottofondo)

JESSICA: Kevin, questo sono almeno due mesi che non mangia...

KEVIN: Deve essere davvero brutta la fame...

JESSICA: Ma anche non avere vestiti da mettersi addosso... Guarda com’è conciato…

KEVIN: A me sembra che in quanto a sporco non scherzi... E' una bella cosa che qualcuno non abbia buttato lui e il suo piffero nella discarica

JESSICA: Guarda che non penso che abbia la possibilità di farsi la doccia tutti i giorni come facciamo noi...

KEVIN: E, lasciamelo dire, puzza mica male...

JESSICA: Non penserai che, invece di comperare un panino, preferisca comperare un flacone di profumo di Chanèl...

CANDIDO: Ragazzi, io non ho niente da darvi per ringraziarvi per quello che state facendo per me...

JESSICA: Non è vero, qualcosa può fare…

CANDIDO: Ho capito... (Toglie dal cappotto il piffero e suona la sua melodia. I ragazzi, alla fine, applaudono)

AURELIA: (Entrando) Ciao ragazzi. Sedetevi che devo farvi un annuncio importante importante. (Si accorge dell’estraneo) Ma... Cosa succede qui? Chi è quest'uomo? Quante volte vi ho detto che, quando non ci sono, non dovete...

KEVIN: Mamma, calmati e siediti tu!. Questa volta siamo noi che ti dobbiamo fare un annuncio importante.

JESSICA: Guardalo poveretto che fame ha. Ti piacerebbe vedere qualcuno morire di fame anche se non lo conosci?

AURELIA: Dove l'avete trovato?

KEVIN: Era qui sotto, contro il muro della chiesa che suonava il piffero

JESSICA: (Si rivolge all’uomo) Adesso venga con me. Una bella lavata e... Mamma, c'è ancora in bagno il rasoio di papà?

AURELIA: Sì, è nell'armadietto a destra nel bagno. Ma ormai sarà tutto arrugginito... (Lo accompagna) Guarda tu, proprio oggi che dovevo presentarvi una persona... E adesso come faccio?

KEVIN: Non penso che, se anche anche aspetti domani, venga la fine del mondo

AURELIA: Allora gli telefono. (Al telefono) Pronto; sei tu Gastone?

KEVIN: Dopo l’Elpidio e il Bongo Bongo adesso è la volta del Gastone...

AURELIA: Scusami tesoro, scusami tanto, ma oggi dobbiamo rimandare a domani. Pensa che il Kevin ha preso la vaccinella...

KEVIN: La varicella, mamma, la varicella...

AURELIA: Il Kevin ha preso la varicella e la Jessica il fuoco di... Che santo è Kevin?

KEVIN: Di sant’Antonio

AURELIA: E la Jessica ha preso il fuoco di sant’Antonio ed è tutta rossa come se fosse abbrustolita e, siccome non voglio che lo prenda anche tu, sarebbe meglio che venga domani a pranzo e così ti presento ai ragazzi che hanno una voglia matta di fare la tua conoscenza. A domani allora. Bacino bacino... Ciao.

KEVIN: Mamma, non sei tu che ci dici sempre di non raccontare le bugie?

AURELIA: Quali bugie?

KEVIN: Per esempio che abbiamo una voglia matta di conoscere il Gastone…

AURELIA: Veramente io l’ho detto solo per educazione... E’ un uomo così distinto... Pensa che va in giro tutto vestito di bianco. Come il Papa.

KEVIN: E cosa fà di bello?

AURELIA: Vende i gelati al bar.

JESSICA: (Entra correndo) Mamma, Kevin! No, no… Non ho il coraggio... Il barbone… Il barbone...

KEVIN: Cos’ha combinato? E’ annegato nella vasca da bagno?

JESSICA: No, no Kevin.

AURELIA: Si è tagliato il muso col rasoio?

JESSICA: No, no mamma.

KEVIN: E’ scivolato e ha picchiato la testa?

JESSICA: No, no Kevin.

AURELIA: Guardami bene Jessica… Ha tentato di violentarti?

JESSICA: No, no; Il barbone… Il barbone… (Entra l’uomo in accappatoio e ben sbarbato)

AURELIA: Mah… Candido! Sei tu Candido?

KEVIN: Papà!

CANDIDO: (Si siede) Sì, sono io, sono io Aurelia, sono io Kevin, sono io Jessica.

JESSICA: Ma papà...

CANDIDO: No, non ditemi niente. Non mi sembra vero di essere ancora qua, di essere ancora in casa mia. Anzi, nella vostra casa, perchè io non ho più diritto a niente. Sono cinque anni che mi porto addosso il peso di quel che ho combinato. L’ho fatta grossa Aurelia, l’ho fatta grossa... Adesso però sto meglio, vi ho visto ancora una volta e questo è il più bel giorno della mia vita. Dai Jessica, ridammi i miei quattro stracci. Mi vesto e ritorno per le strade del mondo. Fatti vedere Jessica. Che bella che sei. E a scuola come va?

JESSICA: Béh, papà. In italiano prendo sempre ottimo. Faccio di quei temi…

CANDIDO: E tu Kevin? Che giovanotto sei diventato. Siete cresciuti belli e forti anche senza vostro padre. E’ stata brava l’Aurelia... Grazie Aurelia per aver cresciuto così bene questi nostri figli. E a te cosa devo dire? Sarebbe troppo facile e un po’ vigliacco chiederti di perdonarmi...

AURELIA: Ascolta Candido, di queste cose ne parleremo dopo e ne avremo di cose da dire e da raccontare... Adesso vieni di là con me che ti metto in ammollo con la candeggina e ti striglio con la carta vetrata, così ti farò passare quell’odore di gongorzola e uova marce che hai addosso anche se il bagno l’hai già fatto prima. Ne serve un altro, così annegheranno anche i pidocchi. Via, fila di là! (Escono)

JESSICA: Cosa dici Kevin?

KEVIN: Io dico che le cose si stanno aggiustando. Quanto vuoi scommettere che smetteranno di arrivare anche i morosi della mamma?

JESSICA: Certo che, a questo punto, il tema sul papà sarebbe da cambiare...

KEVIN: E cambialo allora

JESSICA: Tema: “Parla del tuo papà”. Svolgimento: Oggi, dopo cinque anni, è arrivato il mio papà travestito da barbone. Siccome lui è sempre stato un po’ scherzoso ha combinato anche questa. Forse però non lo ha fatto apposta. Io scommetto che, dopo che è scappato con la Consuelo, una sventola brasiliana del Brasile, lei lo ha pelato e lo ha lasciato praticamente in mutande. Oggi le mutande non si vedevano perchè aveva un cappotto tutto liso e con le pezze sul culo. La mia mamma è di là che gli striglia tutto lo sporco che ha addosso, ma sono quasi sicura che lo farà piano piano, quasi per accarezzarlo. Io voglio bene al mio papà come sono sicura di lui”.

ENTRAMBI- Punto!

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