I Natali

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ATTO PRIMO LI NATALI

TEATRO DIALETTALE SALENTINO

“ I  NATALI ”

Commedia in tre atti

di

Giuseppe Ostuni

***********************

personaggi

( D 3 )  ( U 12 )

                       Marietta                                          cameriera                                                        

                       Luigino                                            figlio di don Achille

                       Cosimino                                         figlio di don Achille

                       Don Achille                                     pensionato vedovo

                       Mattia                                              nipotino di don Achille

                       Don Raffaele                                   cognato di don Achille

                       Italia                                                 sorella di don Achille

                       Olga                                                 figlia di don Achille

                       Alvaro                                              portiere del palazzo

                       Minguccio                                       ragioniere in pensione

                       Jonny                                               spacciatore di droga   

                       Zecca                                               1° malavitoso

                       Tenaglia                                          2° malavitoso

                       De Carolis                                       medico di famiglia

                       Adalberto Cornetti                        marito di Olga

ATTO PRIMO                       SCENA  PRIMA

                                                   ( Marietta, Luigino)

 

L’azione si svolge nella stanza da pranzo di casa De Bonis. Mobilia di tipo classico arreda la scena. Quadri appesi ai muri, qualche pianta d’appartamento. La parete frontale presenta due porte: quella di destra comunica con il disimpegno-ingresso; quella di sinistra con la cucina. In seconda quinta, a sinistra, una finestra e, di seguito, una porta che comunica con la camera da letto di don Achille. In seconda quinta, a destra, una porta mette in comunicazione con la camera da letto di Luigino. Appoggiato alla prima quinta di destra, un tavolo, sul cui ripiano è visibile un presepe. E’ l’antivigilia di Natale. All’apertura del sipario la scena è vuota d’attori. Si odono le note di una tipica melodia natalizia che lentamente vanno sfumando.

(Dalla porta di destra entra in scena Marietta, donna di servizio di casa De Bonis. Regge diverse buste della spesa che poggia sul tavolo per potersi liberare del cappotto, guanti e sciarpa che sistema con cura sull’appendiabiti)

Marietta: (Sui cinquant’anni e di gradevole aspetto)  Mamma mia, che puzzadi fumo! (Si avvicina repentina alla finestra e la apre) …Aria!Aria!…Signor Luigino, state sveglio? Alzatevi, che metto in ordine lavostra camera…(Esce di scena per la porta della cucina, portando via le buste della spesa. Vi rientra dopo aver indossato un grembiule. Regge in mano il tubo di un aspirapolvere che accende, cominciando ad andare su e giù per la stanza. Sull’uscio della porta della sua stanza da letto appare Luigino, ragazzo sui venticinque anni. E’ in pigiama.)

Luigino: (Sbadigliando e stiracchiandosi)  Buon giorno!

Marietta:  Buon giorno, signor Luigino!(Intenta nel pulire)

Luigino:  Marietta, ho detto:“Buon giorno”!

Marietta:  Eh!  Io vi ho risposto: ” Buon giorno!”

Luigino: Buon giorno, con quell’infernale apparecchio acceso? (Marietta spegne l’aspirapolvere)…Marietta, il risveglio è un momento importante, ha delle regole ben precise. Deve essere dolce, capite? Solo così, il “desto”, si predispone ad affrontare bene il nuovo giorno.

Marietta  Voi avete ragione, però anche la pulizia ha le sue “regole” ben precise.

Luigino: (Stiracchiandosi e sbadigliando nuovamente)   Che ore sono?

Marietta:  Le undici passate…

Luigino:   Sul serio?Allora, ho dormito solamente tre ore?

Marietta:    Siete rimasto sveglio anche questa notte, dite la verità?

Luigino:  Anche questa notte, si! Però n’è valsa la pena, sai? Le emozioni che ho provato fino all’alba, non le provavo da anni.

Marietta: (Mettendo in ordine nella stanza)  Secondo voi, perdere una nottata di sonno è una cosa  emozionante?

Luigino:  Certo che lo è!  Quattro ore fa, seduto a quel tavolo, vincevo a carte la bellezza di cinque milioni di lire. Ho vibrato, Marietta, ho vibrato!

Marietta:  Mamma mia!…Tutti quei soldi?

Luigino:  Poi, una mano di Teresina mi ha distrutto!

Marietta:  Ecco perché tenete le occhiaie. Se lo viene a sapere vostro padre che giocate a carte e vi fate toccare dalla mano di quella donna, vi caccia fuori  di casa.

Luigino: (Abbandonandosi ad una risata)  Ma cosa hai capito?

Marietta:  Che questa Teresina fa la “vibratrice” e che non è una donna seria.

Luigino: (Divertito)  Marietta, la Teresina, non è una donna!

Marietta:  No? Santu Ronzu, Giustu e Furtunatu mei! (Si fa ilsegno della croce)…Non ditemi che vi siete messo a frequentare i travestiti?

Luigino: (Ancora più divertito)  Ma no! La Teresina è una variante del gioco del poker, sciocchina!

Marietta: (Sospiro di sollievo)  Meno male, per don Achille, vostro padre, sarebbe stato un colpo terribile.

Luigino:  A proposito, è rientrato da San Giovanni Rotondo?

Marietta:  Si, è tornato.

Luigino:  E dove sta?

Marietta:  L’ho incontrato sotto il portone di casa, quando sono tornata dal mercato…Mi ha detto che andava in chiesa a ringraziare il Signore per il buon esito del viaggio di ritorno.

Luigino:  Quel padre mio è proprio un “bizzoco”. Tra pellegrinaggi, oboli ed altro sta sperperando un patrimonio. Li desse a me, tutti quei soldi, li centuplicherei in borsa nel giro di una settimana.

Marietta:   Esagerato che siete!

Luigino:  Nella vita chi non risica non rosica, cara Marietta. Bè, giacché mi sono alzato, mi lavo, mi vesto ed esco...

    

      ATTO  PRIMO                     SCENA  SECONDA

                                                                 

(Marietta, Olga, Mattia)

Marietta: Bravo, così potrò passare l’aspirapolvere in camera vostra…(Luigino esce dalla scena seguito da Marietta. Entra nellastanza Olga, preceduta dal vispo Mattia che irrompe sulla scena correndo)

Mattia: (Sui sette otto anni. Ha uno zainetto sulle spalle. Intelligente e vivace, è il figlio adottivo di Olga e di Adalberto Cornetti)  Nonnu? Nonnu? Addù stai?(Via per la porta disinistra, quella della camera d’Achille)

Olga: (Sulla quarantina. Carattere energico e molto volubile)  Mattia, vieni subito qui!

Mattia: (Rientra in scena deluso)  Il nonno non c’è!

Marietta: (Entrando in scena)  Buon giorno signora Olga.

Olga: (Non risponde al saluto)  Quante volte devo ripeterti che non si entra così in casa delle persone? (Si avvicina a Mattia)…Poi, non voglio sentirti parlare in dialetto. (Lo scuote per una spalla e gli dà due pacche sul sedere)

Marietta:   Signora Olga, non gli fate male!

Olga: (A Marietta)  Impicciati degli affari tuoi! (Poi a Mattia) …Ora, mettiti a sedere lì e non ti muovere, hai capito?… Mio padre è in casa?  (Rivolgendosi a Marietta con tono altezzoso)

Marietta:  No, ma sarà qui a momenti.

Olga:  Allora ascoltami bene, siccome ho fretta, riferisci al signor Achille che nel pomeriggio parto in vacanza per Cortina.

Marietta:  Viene con voi anche Mattia?

Olga:  Ci mancherebbe altro, portarmi dietro quella croce? Lui resterà qui, con suo nonno, giacché mio marito non ha nessun’intenzione di prendersene cura.

Marietta:  Quando contate di fare ritorno, signora Olga?

Olga:  Quando mi farà comodo! Nello zainetto ci sono le cambiate ed i libri di scuola di quella peste. Dì a don Achille che lo seguisse nello svolgimento dei compiti perché ne tiene parecchi.

Marietta:  Va bene, riferirò…

Olga:  E che non si permetta di dare, a suo nipote, quelle stupide lezioni di dialetto leccese…, di terroni, in giro, ce ne sono fin troppi.E’tutto, io vado.(Esce dalla scena senza degnare di un solo sguardo Mattia)

Mattia:  Mi posso alzare?

Marietta:  Certo che ti puoi alzare…

Mattia:  Signora Marietta?

Marietta:  Cosa c’è?

Mattia:     Ho fame!

Marietta:  Vieni, andiamo in cucina che ti faccio un bel panino.

Mattia:     Burro e zucchero…però!

Marietta:   Va bene.(Escono per la porta della cucina)

               ATTO  PRIMO                                      SCENA  TERZA

(Luigino, Alvaro)

                                          

                             

(Entra in scena Luigino, pronto per uscire. Si sistema la cravatta guardandosi ad uno specchio)

Luigino:   Marietta…?

Marietta: (Fuori scena con voce sostenuta)  Sono in cucina, c’è qui Mattia!

Luigino:   Mattia? Addio, ci siamo rovinati la giornata! (Suonano alla porta)…Lascia Marietta, apro io… (Si reca ad aprire. Rientra in scena seguito da Alvaro, il portiere del palazzo, che ha salito i bagagli diAchille)…Vieni, vieni Alvaro, entra pure…

Alvaro:(Veste un lungo cappotto, un paio di guanti di, un cappello con visiera ed una sciarpa di lana esageratamente lunga. Sulla cinquantina d’anni, è una persona buona, mite e servizievole)  Dove posso poggiare i bagagli di vostro padre?

Luigino:  Mettili pure lì… (Indicando un punto della stanza)… Poi penserà Marietta a sistemarli. (Alvaro esegue. Luigino canticchia una canzone mentre è intento a cercare qualcosa nella stanza)

Alvaro:    Siete allegro stamattina, signor Luigino?

Luigino:  Felice come una Pasqua, anzi, giacché siamo in tema, dovrei dire: come un  Natale!

Alvaro:   Sono contento per voi.

Luigino:   Sai, mio buon Alvaro, ho trovato finalmente un lavoro che mi piace.

Alvaro:   Dite sul serio?

Luigino:   Si, ed anche assai remunerativo.

Alvaro: Di cosa si tratta, se non sono indiscreto, signor Luigino?

Luigino:  Faccio lo spogliarellista al “ Cochet Danseur”, un locale per sole donne.

Alvaro:  Lo spogliarello?… Voi, che siete sempre stato così timido?

Luigino:   Per fortuna si cresce, caro mio, e si cambia…Pensa, ci lavoro da appena una settimana ed ho già messo da parte due milioni di lire.

Alvaro:   Caspita! E…, ditemi, vi spogliate proprio tutto?

Luigino:   No.., no… rimango con un paio di boxer aderentissimi che evidenzia, esaltandoli, i miei attributi mascolini!

Alvaro: (Interessato)   E le signore che vi guardano, cosa fanno?

Luigino:   Si divertono, fumano, si eccitano e, tutto ciò, va a mio vantaggio.

Alvaro:   Si?

Luigino:  Certo, ti faccio un esempio…Vieni, togliti il cappotto e siedi qui.(Prende una sedia e lo fa sedere)

Alvaro:   Che cosa devo fare?

Luigino:   Fammi la donna per cinque minuti…

Alvaro:   Che cosa dite?  No, mi vergogno!

Luigino:   Dai su, tanto siamo soli nella stanza…Fai la donna eccitata…

Alvaro:   Come, così…? (Seduto, accavalla le gambe ed esegue ridicole smorfie con il viso e movimenti effeminati con il corpo)

Luigino:  Si, bravo, però cerca di essere più femmina…di più, di più… Ecco…bravo, proprio così… Hai una banconota da cinquantamila lire?

Alvaro:   Si, ma cosa centrano i soldi, signor Luigino?

Luigino:  Per renderti l’esempio più reale…no? (Alvaro tira fuori una banconota) …Allora, la donna ha i soldi in mano, io mi avvicino a lei a tempo di musica…, fai la donna! Fai la donna! Avvicinandomi a leicanto: -“ Sesso…sesso…sesso, solo sesso, fallo adesso! Questo mondo è tutto sesso!”- (Si avvicina ad Alvaro roteando il bacino ed ifianchi)…A questo punto, lei, eccitatissima sai cosa fa?

Alvaro:   Co…cosa fa, signor Luigino?

Luigino:  Chiude gli occhi, sospira e m’infila i soldi nelle mutande. Avanti, fallo Alvaro, ad occhi chiusi, mi raccomando… (Alvaro chiude gli occhi ed infila la banconota nei pantaloni di Luigino, tra la cintura e la camicia)

Alvaro:   Posso aprire gli occhi?

Luigino:   Non ancora donna! (Mette la banconota nel portafoglio)

                …Tu adesso stai aspettando che questo pezzo di Marcantonio ti dia un bacio… (Luigino, come una saetta, abbandona la scenauscendo dalla porta d’ingresso))

Alvaro:  Cosa dite, signor Luigino? Il bacio no, vi prego. Posso aprire gli occhi? Signor Luigino?! Signor Luigino?!

                                      (Entra in scena Marietta seguita da Mattia)

              ATTO  PRIMO                                   SCENA  QUARTA

                                   (Alvaro, Marietta, Mattia)

                                            

Marietta:  Alvaro, vi sentite bene?

Alvaro: (Apre gli occhi)  Dov’è andato?

Marietta:  Di chi state parlando?

Alvaro:(Non vedendo Luigino)   Farabutto delinquente, è sparito con i miei soldi!

Marietta:   Ma chi?

Alvaro: (Si alza)   No, no, nessuno. Ogni tanto parlo da solo, non ci badate Marietta. Ho portato su i bagagli di don Achille.

Marietta:   Vi preparo una tazza di caffè?

Alvaro:  Magari un’altra volta, grazie…Torno giù perché ho lasciato il cane chiuso nella guardiola e se si mette ad abbaiare, non la finisce più.

Mattia: (Che per tutto il tempo si era messo a giocare conun’automobilina)     Signor Alvaro, posso venire con voi, così gioco con il cane?

Alvaro:  Certo, però devi chiedere il permesso a Marietta…

Mattia:(A Marietta)  Posso?

Marietta:  Vai pure, ma non dare disturbo al signor Alvaro, intesi?

Mattia:   Intesissimi!  (Gioioso)

Alvaro:  Allora, giovanotto, andiamo?

Mattia:  Si, si…(Tutto contento s’incammina verso la porta d’uscita)

Marietta:  Alvaro, mi raccomando, fra un’ora riaccompagnatelo su.

Alvaro:  State tranquilla!(Escono dalla scena. Marietta prende le valigie e le porta nella stanza d’Achille. Suonano alla porta. Marietta rientra nella stanza e va ad aprire, vi ritorna precedendo la signora Italia e don Raffaele, rispettivamente la sorella e il cognato di don Achille)

                  ATTO  PRIMO                                  SCENA QUINTA

(Italia, Don Raffaele, Marietta)

Italia: (Donna sulla cinquantina, esageratamente adorna di gioielli. Pesantemente truccata, veste come una ragazza che ne abbia venti. Si esprime in Italiano intercalando, a volte, qualche parola o intera frase in dialetto. Entra in scena reggendo una pila di pacchetti regalo natalizi di svariatedimensioni)  Mamma mia, questi pacchetti!... Tie fermu, sai?... Non ti cotolare!  (A Raffaele)

Marietta:   Date a me, signora Italia, vi aiuto io…(Aiuta Italia a liberarsi del  fastidioso ingombro e del soprabito)

Don Raffaele:(Tipo originale, napoletano di nascita. Tra il pollice e l’indice dellamano sinistra regge lo spago di un minuscolo pacchettino. Veste una giacca stretta a quadrettoni colorati, sotto un cappotto sdrucito e dal collo di pelliccia consumato. Una bombetta, un bastone da passeggio ed un paio di folti ecespugliosi baffi completano il personaggio)   Dite, Marietta, mio cognato è in casa?(Mette in bocca una gomma da masticare lanciandone l’involucro sul presepe)

Marietta:   No, don Raffaele, ma sarà qui a momenti.

Italia:  Jeu, intantu, me ssettu ca nu’ nci la sta fazzu cchiui.(Si siede,toglie una scarpa e si massaggia il piede)

Don Raffaele: Prego, Mariè!(Le consegna la bombetta, guanti il bastone e il pacchettino fissandola con interesse)

Marietta:   Il cappotto non lo togliete?

Don Raffaele:   Grazie, preferisco tenerlo, sti ccasa è nnu poco fresculilla. (Si accomoda anche lui, poi di nuovo a Marietta)…Mariè?

Marietta:   Ditemi…

Don Raffaele:  Ma, mio cognato, c’è?

Italia:   Rafè! Quante fiate nni llu ddumandi? Te l’à ddittu prima, no?

Don Raffaele:  E me songo dimenticato, steve distratto! (Attimo di pausa, poi di nuovo)…Marietta?

Marietta:   Si?

Don Raffaele:   Allora, mio cognato, non c’è?

Italia:(Scatta in piedi nervosa)  Allora sinti distrattu e puru surdu? Achille non…è…in…ca…sa!...  A’ capitu moi?

Marietta:   Vi preparo, nel frattempo, un buon caffè?

Italia: (Torna a sedersi)  Per me no, sto già abbastanza nervosa. Magari portami una camomilla con tre biscotti, ccussì me rianimu.

Don Raffaele:(Prendendo la mano di Marietta)  Mariè, io me songo già rianimato nel vederti, ma ‘o ccafè quanno ‘o ffà na bella guagliona, non lo rifiuto mai.

Marietta:(Impacciata)  Bene, vado a metterlo su e a preparare la camomilla per la signora, con permesso. (Esce per la porta di sinistra)

Italia:  Sienti, napuletanu a “coppe”, finiscila cu faci lu gagà, sai? Ca lu Natale allu prontu soccorsu te fazzu passare st’annu.

Don Raffaele:  Moglie mia, questa mattina state tirata comm’a na corda e mandulino.

Italia:  Se capisce! Certi apprezzamenti falli a cci te llava, te stira e te supporta la notte, quandu reffuli! (Alterata)

Don Raffaele:  Ità…Ità…, mmò m’avite scucciato, se tenete il rospo in gola, cacciatavillo e nu’ nne parlamme cchiù!

Italia:   Ah, il signorino è scocciato?!   Io cosa dovrei dire allora?

Don Raffaele:   Cos’è che hai da dicere, parla!

Italia:   Con questa storia della superstizione, mi stai rendendo la vita un inferno. Te casa noscia a quai, suntu tece menuti te strata…

Don Raffaele:  E mbè?

Italia:  Nn’ ura e mmenza m’à fatta camenare cu tutti ddhi rrecali a manu e perché?… Percè nnu musciu niuru e sempre quiddhu, nni tagghiava la strata. Sia ca la facia  mposta!

Don Raffaele: E abbiamo fatto bene!

Italia:   Bene? Sei fiate lu giru te l’isolatu m’à fatta fare, Rafè! Tegnu li pieti ca su ddeentati ddo pucce!

Don Raffaele:  Italia cara, devi sapere che la vita dell’umanità è costantemente sotto il mirino delle disgrazie…

Italia:   E’ vveru, suntu inticinque anni ca me sta perseguiti.

DonRaffaele  E per evitarle, ‘o vvii? Giro sempre armato! (Sbottona il cappotto, lo apre e fa vedere la fodera interna dove sono appuntati cornetti rossi di varie misure e piccole staffe di cavallo)

      (Entra in scena Marietta con un vassoio sul quale sono visibili due tazzine ed una zuccheriera)

Marietta:   Il caffè e la camomilla sono serviti! (Posa il vassoio sul tavolo)

Don Raffaele:   Oh! Grazie, deliziosa guagli… (Italia lo interrompe)

Italia:  Lu prontu soccorsu! Statte accortu! (Suonano alla porta. Raffaele ed Italia cominciano a sorseggiare le rispettive bevande) …Questo sarà Achille.

Marietta:  Non credo, don Achille si porta sempre appresso le chiavi…Con permesso! (Esce dalla stanza per andare ad aprire la porta d’ingresso. Si sente, fuori scena, un breve dialogo tra Marietta e Cosimino)

                ATTO  PRIMO                                SCENA  SESTA

 

(Cosimino,Marietta, Don Raffaele, Italia)

Cosimino: (Figlio secondo genito d’Achille. Veste da monaco Bonzo e completamente pelato in testa)  Ciao,Marietta…

Marietta:   Signor Cosimino!  Come vi siete vestito?

Cosimino:   Poi ti spiego. Dimmi, papà è in casa?

Marietta:   No, non è ancora rientrato…Di là ci sono vostra zia Italia e don Raffaele che lo stanno aspettando.(Marietta entra in scena precedendo Cosimino) …Scusate, devo correre in cucina.

Cosimino:   Vai, vai pure. (Marietta esce per la porta della cucina. Cosimino si colloca alle spalle d’Italia e don Raffaele) …Pace e prosperità a voi presenti! Ohm! Ohm! Ohm!

Don Raffaele: (Vedendo Cosimino, gli va di traverso il caffè)  E chisto chi è? …San Gennaro bello, quant’è brutto!

Italia: (Si alza avvicinandosi a Cosimino)   Ma, è Cosimino, nostro

       nipote!

Don Raffaele: (Si alza, si avvicina a Cosimino, incastra una caramella nell’orbita di un occhio e lo squadra dalla testa ai piedi)   Overo! (Stupito)…Ma comme te sì vestuto? Senza scarpe! Senza capille!

Italia:   Cosiminu, cce t’à successu?

Cosimino:  Cari congiunti, Cosimino De Bonis è morto!

Don Raffaele:   Maronna!...  Chiste è asciuto pazzo!

Cosimino:   No, zio Raffaele, pazzi siete voi perchè non avete ricevuto la luce profonda della verità suprema.

Italia:   Cce sta ddici, nepute miu?

Cosimino:  Mi sono convertito al Buddismo. Ora sono un monaco Bonzo ed ho cambiato nome.

Don Raffaele:   (Rivolto ad Italia) Ha cambiato nome?! (Poi a Cosimino)…E, comme te chiami, mò?

Cosimino: (Inspira profondamente e congiunge le mani)  Ohm! Ohm! Ohm! …Taka  Kato, zio..., Taka  Kato!

Italia:(A Raffaele)   Rafè, t’à cacatu?

DonRaffaele:   Io? No!... Forse isso! (Indica Cosimino)

Cosimino:  Scelta difficile, la mia. Ora, però, sono felice perché sto assimilando una filosofia di vita che mi consente di stare in pace con il mondo.

Don Raffaele:  Scusa, Cosimino…

Cosimino:(Interrompendolo)  Taka  Kato,  zio, …Taka  Kato!

Don Raffaele:  Va bbuò, comme vuoi tu, ma, tuo padre ‘o ssà di questo tuo cambiamento?

Cosimino:    Non ancora, ero venuto per comunicargli questa bella notizia.

Italia:  Propriu bella, ma nù te capiscu! A’ llassatu lu seminariu, ca sta studiavi pe sacerdote, cu te esti te masciu?

Cosimino   Scelta di vita!... Scelta di vita!…Ohm! Ohm! Ohm!

Italia:  L’Achille era tantu cuntentu, ccussì orgogliosu te tie. Tecia sempre: “ Quando starò per morire, sarà mio figlio, don Cosimino de Bonis a darmi l’estrema unzione”…Poveru frate miu, moi ca la sape! (Piange)

Don Raffaele:(Scoppia invece in una fragorosa risata) Io già immagino la faccia che farà quando lo vedrà. Chille, fervente ommo e chiesa e chiste invece, monaco sbronzo!

Cosimino: ”Bonzo”, zio, si dice “Bonzo”!… Kita  Kriato…

Don Raffaele: (Lo interrompe)  Ohè?! E mbè? Come ti permetti di offendere a quella santa anima di mia madre? Guagliò, allora sei sbronzo e pure maleducato? (Alquanto alterato)

Italia: Raffaele, calmate, cce manere su’ quiste?

Don Raffaele:  Come?... Offende a mammà e dovrei stare pure zitto?  Io a chisto lo dongo nnu pacchero e ‘o ffaccio diventare sull’istante mussulmano protestante!

Cosimino:  Zio, fammi finire di parlare…Kita  Kriato…

Don Raffaele:(Interrompendolo di nuovo)  E l’anima di chi te vvive!

Italia:   Raffaele, nu’ ddire parolacce!

Don Raffaele:  Ma chisto insiste? Allora devo dare piglio alla violenza? (Solleva minaccioso il pugno sulla testa di Cosimino)

Italia:(Afferra il braccio di Raffaele)  E fallu parlare, statte nnu picca cittu!

Cosimino: (Timoroso, si allontana da Raffaele avvicinandosi alla portad’uscita)   Zio? Mi senti?…Kita Kriato è il nome del Dalay Lama che mi sta aiutando nella ricerca della via interiore, attraverso l’ascesi e la meditazione.

Italia:  Sti cardi, nepute miu, comu parli difficile.

Cosimino:  Ora devo andare, ho appuntamento con il gruppo per la contemplazione mattutina…Ohm! Ohm! Ohm!

Italia:    Papà non l’aspetti?

Cosimino:  Tornerò dopo. Ohm! Ohm! Ohm!

Italia:   Cosimino?!  (Lo chiama)…Cioè, ulia cu ddicu “Taka Kato”?!

Cosimino:  Si?

Italia:  Pigghia l’ascensore, nù te fare bbitere ccussì cumbenatu pe le scale.

Cosimino:  Kita Kriato, mi ha insegnato a rimuovere tutto nella vita.

       I pettegolezzi della gente non mi tangono, perciò, scenderò a piedi…Statemi bene. (Esce dalla scena)

Don Raffaele:  E’ partito di cervello! La colpa però, Italia cara, è di tuo fratello. Con i figli è stato troppo severo, ossessivo e il risultato ‘o vvì? E’ stato questo!

Italia:    Tie nu’ii parlare propriu, ca te figghi nu’ nd’ à mai uluti.

Don Raffaele:   Non ne sono venuti, vuoi dire, è diverso.

Italia:  Secondu tie, comu putianu enire, se facimu l’amore nna fiata ogni quattru anni?

Don Raffaele:(Ride divertito): …Si, come i campionati mondiali di calcio!

Italia:  Propriu ccussì!.... Aspetta,  sempre se  te qualifichi, se no tocca cu

       spettu quattru anni autri!

(Entra in scena Marietta per ritirare il vassoio)

Marietta:    Era buono il caffè, don Raffaele?

Don Raffaele:  Incantevole criatura, comm’o ffai tu ‘o ccafè, ‘o ffà solamente…

Italia: (Interrompendolo aspra e a denti stretti)  Lu prontu soccorsu!

Don Raffaele:  Appunto!

Marietta:    Ah…, ecco don Achille.

                ATTO  PRIMO                                SCENA  SETTIMA

(Achille, Don Raffaele,Italia,Marietta)

( Entra in scena Achille De Bonis. Ha circa sessant’anni, anche se ne dimostra di più per via delle sofferenze che la vita non gli ha mai negato. E’ visibilmente sudato. Veste cappotto, sciarpa, guanti e cappello. In una mano regge un pacco di candele. Si siede senzasalutare e respirando a fatica)

Don Raffaele:  Una felice giornata, cognatone mio!

Italia:   Ben tornato, Achille!

Achille:(Ignorando i due)  Marietta, per cortesia, portami un bicchiere d’acqua e dopo accendi una candela vicino al Cuore di Gesù.(Consegna le candele a Marietta)

Marietta:   Subito, don Achille.  (Via per la porta della cucina)

       Achille:   Buon giorno.  Scusate se non ho risposto al vostro saluto, quando sono entrato, ma avevo e tengo il fiatone.

Italia:  Come mai, Achille?

Achille:  Ho fatto le scale a piedi!  Qualche deficiente ha bloccato, con una gomma da masticare, il pulsante esterno dell’ascensore.

DonRaffaele:  Ma no?

Achille  Proprio così!  Indovinate a quale piano lo ha bloccato?

DonRaffaele  Piano terra? (Masticando sfacciatamente la gomma)

Achille:   Al piano mio, il settimo!

Italia:   Che incivili!... Nelle tue condizioni, con due infarti giàavuti!

Don Raffaele:  E vi siete fatti sette piani a piedi?

Achille:  No! Quando mai? Ho pigliato la “funicolare!”…Adesso ho finito didirlo, siete diventato sordo?

(Entra Marietta con un vassoio sul quale è visibile un bicchiere)

Marietta:   Ecco l’acqua, don Achille.

Achille:  Grazie, Marietta, potete andare.(Marietta esegue una timida reverenza ed esce dalla scena)

Don Raffaele:   Cognato mio, fare le scale a piedi fa bene, lo ha dettopure Piero Angela in televisione.

Achille  Ed io questa sera, prima di coricarmi, lo ricorderò nellemie preghiere.

Italia:   A Piero Angela?

Achille: No, Italia! Alla persona che ha bloccato il pulsante dell’ascensore!

Italia:   Come sei buono, Achille mio!... Veru, Rafè?

Don Raffaele:  Un santo!... Siete un santo, lasciatevelo dire!

Achille:  Pregherò Iddio che possa farsi settantasette volte sette piani a piedi e per sette settimane di seguito!

Don Raffaele:  A scendere?

Achille:  No, a salire! La bava dagli occhi gli deve uscire!

Don Raffaele:(Esegue con entrambe le mani un caratteristico gesto discongiuro) Ma, chille pover’ommo, così, s’accite!…Mi faccio meraviglia di voi. Una persona che frequenta la chiesa, queste cose non dovrebbe dirle!

Achille:  Rafè, posso sapere per quale motivo vi state accalorando tanto? Le scale fanno bene e non lo dico io, lo ha detto Piero Angela! (Si alza) …Ora scusate, vado un attimo a rinfrescarmi. (Sistema cappotto, cappello e sciarpa sull’appendiabiti) …Con permesso, torno subito.(Esce dalla scena)

Italia:  Tie sii statu, ca à manomessu lu buttune te l’ascensore, no? Tine propriu la verità?

Don Raffaele:  Amore mio, ti sei dimenticata cosa mi ha detto di fare il dottore, per l’esaurimento nervoso che tengo? –“Don Raffaele…”- Me dicette…-“ …Voi vi dovete distrarre e divertire!”-…Ed io, quando faccio gli scherzi al prossimo, cc’aggia fa, mi diverto assai!

Italia:  Belli suggerimenti ca te tai lu dottore… Cu pueti stare buenu tie, face cu mmorenu l’autri.

Don Raffaele:  Senti, piuttosto, mò che torna dell’invito di domani gli parli tu o gli parlo io?

Italia:   No, no! Il superstizioso sei tu e tu devi parlare. Tutte le fiate ca li

      Natali passati t’aggiu tittu: -“ …Rafè, invitamu l’Achille per la cena te

      la vigilia?”- Cce mm’à rispustu sempre?: -“…Meglio di no, quello

      parla sempre di chiesa, di religione, di moralità…”- E’ veru o no?

Don Raffaele:  Overo!

Italia:   E moi, ca craj ssira simu tritici an taula, te sta rrecordi ca tieni nnu caniatu?…No, no, tu ci devi parlare.

(Entra Luigino in scena con un pacchettino in mano)

                 ATTO  PRIMO                                SCENA  OTTAVA

   (Luigino, Italia, Don Raffaele, Achille, Marietta)

Luigino:    Oh, buon giorno, cari zii!

Italia:    Vieni, vieni a dare un bacio a zietta tua. (Luigino bacia Italia)

Don Raffaele:  Dopo vieni anche da zietto tuo, pure io te voglio dànnu vase.(Bacia il nipote sulla fronte) …Chiste è ‘o nipote mio prediletto…Luigì, i nummere che ti ho dato ieri, te li sei giocati?

Italia:   Belle cose ca nni mpari a neputeta, propriu belle!

Don Raffaele:  Ità, statte zitta! Je, a chiste guaglione, je voglio bene assaie…Nu’ ha da fa a fine de chille ciuccio e fratata.

Italia:   Lu lottu ete nnu scecu pericolosu! Nde sacciu jeu quarche cosa!

 Don Raffaele:  Ma quando maje?  Poi, il ragazzo, deve “vivere” la sua giovinezza, sucarne la verde linfa! Ji capito?

Italia:  Si, comu me suchi tie, ca me aj cercando sordi ogni momentu te la sciurnata!

Luigino:    No, non li ho giocati i numeri, zio, non ho avuto tempo e poi,   devi sapere che, da pochi giorni, ho trovato un lavoro molto remunerativo.           

Don Raffaele:   Lavoro? Mamma mia! E nu’ te miette scuorno? A chist’età, poi! San Gennaro bello, me sento vvotà ‘o stommaco!

Luigino:  Non scherzare, zio Raffaele, è una cosa seria. A papà non l’hoancora detto, ma ho intenzione di informarlo oggi stesso.

Italia:   Allora preparate, ca lu papà a’ turnatu.

Luigino:  E’ in casa?

Italia:   Si.

Luigino:   Sentite, non ditegli che sono qui.

Italia:  Perché?

Luigino:  Voglio fargli una sorpresa, farmi vedere da lui in costume da lavoro. Vedete? Sta in questo pacchetto!

Italia:   Ma, cce l’a’ purtatu alla lavanderia e s’a’ ristrettu?

Luigino (Ride alla battuta d’Italia)  No, no, zia, ma tra poco, capirete.(Esce dalla scena canticchiando)

Don Raffaele:  Ità, sul conto di Luigino, mi devo ricredere…E’ asciuto pazzo pure isso. La colpa, però, è sempre di tuo fratello…eh già,proprio così!

Italia:  E dalli, nci l’ai propriu cu frama? Allora, condannamulu alla fucilazione e nu’ nde parlami cchiui.

(Entra in scena Achille. Ha indossato una vestaglia da camera)

Achille:   Scusate se vi ho fatto attendere.(Si siede)…Allora, a cosa devo il piacere di questa vostra visita?

Italia: (Guardando fisso Don Raffaele)  Parla!

Don Raffaele:  Ecco, caro Achille, io e vostra sorella saremmo felicissimi se, domani sera, ci onoraste della vostra presenza a tavola, per il cenone della vigilia.

Achille:  Tutto qui?

Italia:    Achille, dai, tine te si!

Don Raffaele:  Per festeggiare la nascita del Bambinello, ho organizzato una serata con i fiocchi, credetemi…

Achille:  Non lo metto in discussione, conosco le vostre capacità di promotore di serate allegre.

Don Raffaele:  C’è da mangiare di tutto! Ho curato personalmente il menù della cena…Ci mettiamo a tavola verso le venti, capite, le portate sono tante, per cui, dobbiamo anticipare…

Achille:   Mi sembra logico…

Don Raffaele:   E si, perchè a mezzanotte, mettimme a creatura dinto ‘o presepio, stappiamo una bottiglia di champagna e ci mettiamo a giocare a carte fino all’alba. Cosa ne dite, vi piace il programma?

Italia:   Si Achille, dai, stai cu nnui craj… Pensa, t’amu misu puru intru alla giuria ca tocca cu premia lu presepe cchiù bellu te lu palazzu.

Achille:  Addirittura?

Italia:  Certu, Però, m’à fare nna cortesia: allu presepe te la famiglia Varanu, tanni insufficiente, ca la mugghiere ete antipatica forte, troppu altezzosa.

Don Raffaele:  Ità, però nemmeno i Bianco scherzano…Se voi sapeste, Achille, cosa mi combinò il marito la settimana scorsa.

Italia:  Percè, li Tolomei se comportanu megghiu? Diu cce ne scansi e liberi!

Achille: (Con tono di voce fermo, dal quale traspare tutta la sua indignazione) Basta!  Smettetetela!  Non vi vergognate?

Italia:  Achille, noi…

Achille:(Interrompendola)  Cos’è per voi il Natale? Che cosa avete capito di questa festa: che bisogna soltanto riempirsi la pancia, divertirsi, scambiarsi costosissimi regali e giudicare se un presepio è più bello dell’altro? Se credete questo, vi sbagliate. Il Natale è tutt’altra cosa…Il Natale è riflessione, contemplazione, preghiera. Trepida attesa di un evento, di una nascita che può e deve far diventare l’uomo diverso, più buono, più giusto. Il giorno del Natale, signori miei, se vissuto con i giusti sentimenti può essere il primo di tanti altri giorni che possono cambiare il mondo…

Don Raffaele:  Quando mai? Sò trascorsi più di duemila anni e il mondo è rimasto sempre quello, cosa mi venite a raccontare?Cattiveria c’era, cattiveria c’è e cattiveria ci sarà.(Rivolto ad Italia)… Chiste fratello tuje, crede ancora alle favole!

Achille:  Ma se ognuno di noi s’impegnasse ad essere più caritatevole nei confronti del prossimo, se voi foste meno egoisti…

Don Raffaele:(Interrompendolo inveendo)  Achì, volete sapere una cosa? M’avite proprio scucciato, voi e le vostre stupide prediche. Dimmane restate dint’ a casa vostra e nu’ nne parlamme cchiù! (Si alza di scatto prendendo il giornale che gli sfugge di manoandando a colpireilpresepe)…Ità, susate, piglia ‘e rregale e togliamo il disturbo.

Italia:(Si alza)    Aspetta, Raffaele, cercamu cu ragionamu…

Don Raffaele:   Con certa gente ottusa, non si può ragionare. Tuo fratello mi ha umiliato, capisci?... Piglia ‘e rregale e jamuncenne!

 

       (Entra in scena Luigino. Indossa un paio di mutande, tipo boxer, aderenti. Balla freneticamente, accompagnato da una musica ritmata proveniente da un grosso stereo che tiene poggiato su una spalla. Seguendo il ritmo, ruota il bacino e i fianchi. Si avvicina ad Italia e dopo a suo padre)

Luigino:(Cantando e ballando)  -“Sesso, sesso…, solo sesso! Sesso, sesso, fallo adesso! Questo mondo è tutto sesso!”-…Zia Italia, metti la diecimila nelle mutande, dai! Papà, caccia la cinquantamila! (Continua a ballare e a cantare)

       (Achille, Italia e don Raffaele, stupiti e senza proferir parola, guardano Luigino esibirsi in quel ballo dai movimenti sconci. Si guardano come se ognuno domandasse all’altro spiegazione di quanto stia accadendo. Achille, comincia a sentirsi male e a vacillare sulle gambe)

Achille:  Vergine Santa, è impazzito mio figlio! Mi… mi… mi sto sentendo male! (Le gambe gli tremano. Cerca di sostenersi al tavolo per non cadere)

Italia:  Achille! Achille! Oh, Signore miu, jutamulu! (Si avvicinaalfratello per soccorrerlo.) …Rafè, nu’ te stare fermu comu nna pala te baccalà, vieni jutame, cu llu ssettamu alla poltrona. (Raffaele si presta ad aiutare Italia.)

Achille:  Aria! Aria! Mi manca l’aria!

Italia:  Marietta! Marietta! (Ad alta voce.)…Dai, Achille frate miu, mò te passa!

Marietta: (Entra in scena tutta agitata)   Cosa c’è? Oh, don Achille!

Italia:  Presto, vai a prendere un bicchiere d’acqua e le gocce per il cuore!

Marietta:  Subito! Oh, mamma mia! (Via per la porta della cucina)

Italia:   Rafè…e ffane qualche cosa, no?

Don Raffaele:  E cc’aggia fa? Questo mi sembra che sia già andato! (Tastando il polso ad Achille.)

Italia:  Fanni aria! Fanni aria! (Don Raffaele, si sbottona il cappotto e cerca di far del vento agitando ripetutamente le due metà dello stessosulviso del cognato.)…Ma cce sta faci?

Don Raffaele:  Lo ventilo e, nello stesso tempo, scaccio le negatività…

                                (Suonano alla porta con insistenza)

Italia:   Llassa perdere, ane e apri la porta, magari ete quarchetunu ca nni  pote jutare! (Don Raffaele esce dalla scena e vi rientra dopo pochi secondi precedendo Cosimino, vestito da Bonzo.)

Don Raffaele:   E’ tornato Cosimino!

               ATTO  PRIMO                                     SCENA   NONA

(Cosimino, Italia, Marietta, Achille, Don Raffaele, Luigino)

Cosimino:   Auguro pace e serenità a questa dimora: Ohm! Ohm! Ohm!

Italia:   Marietta, st’acqua rria?

Marietta:(Fuori scena)   Un momento, non stanno scendendo legocce per il cuore!

Achille: (Rivolgendosi ad Italia con flebile voce)  Chi è venuto?

Italia:   Cosimino, c’è qui Cosimino…. Te sta ssienti megghiu, Achille?

Marietta:(Entra in scena con l’acqua)  Ecco l’acqua, bevete, bevete don

       Achille. (Achille, aiutato da Marietta, beve un sorso mentre Cosimino gli si para davanti)

Cosimino:    Ohm!... Ohm!... Ohm!

Achille:  (Per la forte emozione gli sputa l’acqua addosso) Ah! La morte, cce ssi brutta! (Urlando)

Cosimino:   Che cosa dici? Sono Cosimino… Taka  Kato, papà!

Achille:   (Visibilmente frastornato ed incredulo) Cosimino? Ah, sta mmueru! Jutatime, ogghiu cu mmueru! (Ripete più di una volta)

Italia:    Achille, nu’ fare ccussì! Marietta, porta nn’autru bicchiere t’ acqua cu le gocce! (Marietta prende il bicchiere di prima ed esceper laporta della cucina)…Rafè, fanne qualche cosa, tatte nna mossa!

Achille:    Ogghiu cu mmueru, jutatime!... Sta mmueru!

Don Raffaele:(Visibilmente nel pallone non riesce a fare altro,incalzato da Italia,se non a ballare una tarantella e a cantare una famosa canzonenapoletana) - “…E’ nato un criaturo niro niro./E a mamma ‘o chiamma Giro./ Sissignore ‘o chiamma Giro!/ Seh! Gira e vota seh! Seh! Vota e gira seh! : Ca tu ‘o chiamme Ciccio o Ntuono/ Ca tu ‘o chiamme Peppe o Giro, chillo, ‘o fatto è niro niro/ Niro niro comm’a che!/-“

(Rientra in scena Marietta con l’acqua)

Marietta:   Ecco l’acqua, don Achille, bevete…

                                                                                                                        

(Mentre Don Raffaele canta, Luigino danza e Cosimino va ripetendo: -“  Ohm…Ohm…Ohm…”-, cala la tela sul primo atto con Achille seduto in poltrona, assistito da Italia e da Marietta)

CALA IL SIPARIO SUL PRIMO ATTO

             ATTO  SECONDO                             SCENA  PRIMA

(Alvaro, Marietta)

E’ trascorso un giorno. La scena che si presenta all’apertura del secondo atto, è identica a quella del primo. E’ la vigilia di Natale. Marietta sta impastando della farina con dell’acqua, sopra una spianatoia di legno poggiata sul tavolo. Alvaro, seduto, conversa con lei.

Alvaro:    Poi, si sono riconciliati?

Marietta:  Macchè! La signora Italia accusò don Raffaele di essere stato lui la causa del malore del fratello. Don Raffaele, per tutta risposta, la insultò pesantemente chiamandola, in dialetto napoletano: “ pendaglia “ e se n’andò sbattendo la porta. Ora sta a Napoli, da sua sorella Bice.

Alvaro:    Immagino lo stato d’animo di don Achille…

Marietta:   Distrutto!... Venne pure il medico di famiglia a visitarlo.

Alvaro:     E cosa disse?

Marietta:    Che un'altra emozione forte, potrebbe essergli fatale.

Alvaro:  Pover’uomo, che cosa avrà fatto mai di male, per meritare questi castighi!?  E, i figli?

Marietta:  La signora Olga è andata a trascorrere il Natale a Cortina…Cosimino, è partito pure lui... E’ andato nel Tibet per approfondire le tecniche sulla meditazione…

Alvaro:  E, il signor Luigino?

Marietta:  Dopo quella vergognosa esibizione di ieri, non ha avuto più il coraggio di parlare con suo padre. Ha preso il pendolino per Roma, è andato a trovare un suo vecchio compagno di liceo.

Alvaro:   Che situazione!  Pensare che domani è Natale…

Marietta:  Già! L’unica consolazione, per don Achille, è la presenza in casa di Mattia. Per quel bambino stravede, gli vuole un bene dell’anima… Povera sfortunata creatura!

Alvaro:   Perché sfortunata?

Marietta:   I genitori adottivi, non vanno d’accordo…

Alvaro:   No?

Marietta   Un matrimonio in crisi già da qualche tempo. Adottarono Mattia nella speranza di salvare la loro unione, ma è statoinutile…Sapete, il signor Adalberto, il marito della signora Olga, è un libertino, gli piacciono assai le donne…

Alvaro:  Dite sul serio?

Marietta:   Tradimenti a catena!

Alvaro:   Povera famiglia.

Marietta:  Purtroppo, nella vita, bisogna aspettarsi tutto da tutti e da chi meno te l’aspetti.

Alvaro:  Avete proprio ragione, Marietta, anch’io ho avuto una triste esperienza matrimoniale.

Marietta:   Dite sul serio? (Interessata)

Alvaro:  Mia moglie, che tanto amavo, mi lasciò dopo solo sei mesi di matrimonio per fuggire, con il suo amante, in Argentina.

Marietta:   Non ero al corrente di questa vostra storia.

Alvaro:  Non ne ho parlato mai con nessuno, voi siete la prima persona amica a saperlo. Volete che vi dica con chi scappò?

Marietta:  Se, vi và…

Alvaro:  Con mio fratello! Capite? Con mio fratello! (Rabbia e pianto sul volto d’Alvaro.  Prende un fazzoletto per asciugare lelacrime) …Ogni volta che ci penso, mi viene la tentazione di varcare l’oceano e fare uno sproposito, farmi giustizia con queste mani!

Marietta:  Non dite queste cose, Alvaro… Evidentemente, vostra moglie, non meritava una persona così sensibile e buona come voi.(Siavvicina ad Alvaro facendogli una tenera carezza sul viso con la mano sporca di farina)

Alvaro:  Grazie, Marietta! (Commosso) …Anche voi, ho saputo, che avete avuto un gran dolore.

Marietta:  Si, mio marito andò via di casa come seppe che la bambina, avuta dal nostro matrimonio, era nata con un grave handicap.

Alvaro:  Che vigliacco!

Marietta:  Io devo molto a due persone, che hanno capito la mia situazione e che continuano ad aiutarmi: don Achille, che mi prese, in questa casa come domestica e mia sorella, che accudisce Marta quando io lavoro.

Alvaro:  Certe volte mi domando se dietro tutto questo soffrire c’è un senso.

Marietta: C’è il senso…, c’è! Mi sono accorta che, nella vita, più una persona buona ed indifesa soffre, più io le voglio bene.

Alvaro: Ascoltate, Marietta, è da qualche tempo che volevo parlarvi, dirvi una cosa che mi sta  a cuore.

Marietta:  E ditemela,  coraggio!

Alvaro:  Perché non vi trasferite con Marta da me? Una casa, anche se piccola, la tengo…, ce ne stiamo tutti e tre tranquilli tranquilli e ci teniamo compagnia. Ogni Natale che viene, mi piglia lo sconforto se penso che le famiglie si riuniscono e fanno festa attorno al presepe, mentre io…(Alvaro s’interrompe commosso. Entrano in scena don Achille e Mattia. Mattia è allegro perché il nonno gli ha comprato un album da disegno e dei pastelli per colorare. Achille sembra affaticato e si muove sulla scena con movimenti lenti e misurati. La gioia, nel vedere Mattia felice, riesce, tuttavia a compensare la sua stanchezza)

              ATTO  SECONDO                             SCENA  SECONDA

 

(Achille, Alvaro, Marietta, Mattia)

Achille:    Buon giorno!

Alvaro:   Buon giorno, don Achille. (Achille, nel frattempo, si libera del cappotto)

Mattia: (Corre verso Marietta)   Marietta, guarda cosa tengo?!

Marietta:   Un album da disegno, cosa ci devi fare?

Mattia:  Devo disegnare il progetto della villetta dove io e il nonno andremo a vivere.

Marietta:  Tu e il nonno, da soli?

Mattia:  Si capisce! Questa casa è vecchia e io gliene faccio una nuova. (Alvaro, Marietta ed Achille sorridono alla battuta del piccolo Mattia)

Achille:  Vieni qui, birbante, vieni…(Mattia si avvicina ad Achille che se lo abbraccia ed accarezza commosso) Tu sei l’unica gioia vera della mia vita! Vai, ora, vai di là e comincia a lavorare al tuo progetto, che più presto finisci e più presto ci trasferiamo nella nuova casa.

Mattia:  Agli ordini, signor nonno! (Posa l’album e lo scatolo dei pastelli, si toglie il cappotto che lancia su una sedia ed esce dalla scena per la porta di sinistra)

Marietta:  Ecco fatto, l’impasto è pronto. Due ore di lievitazione e per domani, don Achille, vi preparo un piattone di cunfritti che vi leccherete i baffi. (Toglie la spianatoia dal tavolo e via, per la porta della cucina)

Alvaro:  Bè, io tolgo il disturbo, se vi occorre qualcosa disponete pure, don Achille. (Si avvia verso la porta d’uscita)

Achille:  Un momento, Alvaro, rimanete un attimo. Ho da dirvi una cosa…

Alvaro:  Dite pure.

Achille:  Prima di uscire, pulitevi la guancia, la tenete sporca di farina.

Alvaro:(Imbarazzato, prende il fazzoletto): …Ah! Si…, è successo prima, quando… (S’interrompe) …No, no, niente, grazie…Statemi bene. (Esce dalla scena)

           

         (Uscito Alvaro, rientra in scena Marietta. Ha in mano uno straccio con il quale inizia a pulire il tavolo dove prima aveva lavorato l’impasto)

Marietta:  E’ andato via Alvaro?

Achille:  Si, un momento fa.  (Poi, con tono deciso)…Marietta?!

Marietta:  Ditemi.

Achille:  Quando vi deciderete?

Marietta:  A far cosa, don Achille?

Achille:  A dire di sì ad Alvaro. E’ da qualche tempo che vi fa una corte discreta. E’ una brava persona, sapete? Verso di voi  ha sentimenti sinceri.

Marietta:  Lo so, lo conosco bene… ma, vedete, se ancora non ho detto di sì, è stato per voi.

Achille:  Per me? Marietta, che ti sei innamorata di questo vecchio rimbambito, per caso? (Sorridendo e poggiandole una mano sulla spalla)

Marietta:  No, don Achille, ma vi voglio bene, anzi, ora che i vostri figli sono andati tutti via e siete rimasto solo, ve ne voglio ancora di più. Siete come un padre per me, consentite che almeno una figlia vi resti accanto.

Achille:  Ti ringrazio, per questo sentimento d’affetto che nutri nei miei confronti, anch’io ti voglio bene ma, vedi, sei ancora giovane, devi pensare al tuo domani e a quello della bambina. …Dico bene? Sposa Alvaro, digli di si. Io, da solo, in un modo o nell’altro ce la farò.

Marietta:  Grazie, per tutto quello che fate per me, che il Signore vi benedica, don Achille…(Commossa)

Achille:  Avanti, su, cosa sono queste lacrime? Domani è Natale,nasce la speranza! (Suonano alla porta)…Vai, vai ad aprire…(Marietta si stacca da Achille e si reca ad aprire. Rientra in scenaprecedendo il ragioniere Minguccio Scapece)

          ATTO  SECONDO                                        SCENA  TERZA

(Minguccio, Achille)

Minguccio:(Ragioniere pensionato del catasto, con l’hobby della poesia. E’ il vicino dirimpettaio d’Achille. Molto simpatico e stravagante, veste un pigiama di flanella sul quale indossa una giacca da camera in tinta unita e dal cui taschino spunta un variopinto fazzoletto. Ai piedi calza un paio di pantofole ed in testa un cappello tipo“Borsalino”. Sull’orecchio un lapis consumato. Minguccio, oltre ad essere fortemente raffreddato, soffre di un leggero tic, per cui ogni tanto esegue con il capo brevi e rapidi scatti laterali. In mano regge una risma di fogli indisordine.)  Posso disturbare mezzo minuto? (Marietta, in silenzio, si defila per la porta della cucina)

Achille:  Ragioniere, prego, prego, accomodatevi!

Minguccio  Ben gentile, grazie! (Si accomoda ed inizia a starnutire rumorosamente e a soffiarsi il naso con un gigantescofazzoletto ricavato da un vecchio lenzuolo)…Scusate, don Achille, ho il sospetto di essermi buscato il raffreddore.

Achille:  Ah!... Meno male che ve ne siete accorto.

Minguccio:  Colpa di mia moglie, sapete? Figuratevi se, alla mia età, posso stare in casa con tutte le finestre spalancate e d’inverno soprattutto!

Achille:  E voi chiudetele, no?

Minguccio:   Non posso! La mia dolce metà ha la menopausa e sente sempre caldo. Tene le “caute”, come diciamo a Lecce… (Ride)

Achille:  Scusate Minguccio, se mi permetto, vostra moglie quanti anni tiene?

Minguccio:  Settantuno, già compiuti…

Achille:  E sta ancora in menopausa?

Minguccio:   Purtroppo, i medici hanno affermato che è una forma rara, a “lenta evoluzione”, capite? Ma parliamo d’argomenti più allegri…Tenete trentadue secondi per darmi ascolto?

Achille:  Come no, ragioniere, di cosa si tratta?

Minguccio:  Sarò breve, dunque, domani presso il Seminario Vescovile ci sarà una manifestazione letteraria. Trattasi di un concorso di poesie in lingua sul tema “Il Natale”…

Achille:  Si?.... Non ero informato di questo…

Minguccio:  Io, don Achille, vi sto partecipando!

Achille:  Bravo, auguri allora…

Minguccio: Grazie! Grazie! Sapete chi c’è nella commissione giudicatrice?…Sua Eccellenza il Vescovo in persona, che declamerà, a fine manifestazione, la poesia vincitrice.

Achille:   Addirittura il Vescovo?

Minguccio:  Si! Ditemi, non è bello tutto ciò? Io non ci sto più nella pelle! Don Achille?

Achille :  Si?

Minguccio:  Non ci sto più nella pelle! Allora mi son detto: devo andare da don Achille perché non ci sto più nella pelle…

Achille:  Và bene, questo l’ho capito, non ho capito però cosa volete da

        me…

Minguccio:  Dovete ascoltare la poesia che ho composto e dirmi, in tutta sincerità, se è degna di partecipare al concorso di domani…

Achille:  Figuratevi, Minguccio, sono pronto ad ascoltarla…

Minguccio:  Sapete, il premio per il vincitore sarà una targa in oro zecchino.(Rovista tra i fogli per cercare la poesia e porgendoadAchille i fogli scartati) …Reggete, prego…Dov’è andata a finire? (Continuando a passare ad Achille diversi fogli)                

Achille:  Ragioniere, magari se volete tornare dopo, quando l’avrete trovata.

Minguccio:  No, no, deve essere qui…Eccola! Era l’ultimo foglio. Sapete, se vinco la targa ne faccio fare oro colato e me lo vendo. Domandatemi perché? Avanti, domandatemi perché?

Achille:  Perché?

Minguccio:  Con il ricavato, voglio comprare a mia moglie, un regalo per il giorno della Befana…. Indovinate cosa?

Achille    Una scopa!

Minguccio:  Ci siete andato vicino. Un aspirapolvere digitale dell’ultima generazione! Posso leggervela? (Indicando il foglio)

Achille:  Io qua sto, prego….

Minguccio: Sentite che titolo, due settimane ho impiegato per pensarlo. …Dunque, silenzio in sala, titolo: “Il Natale”.

Achille:   Bello! Bello!... Complimenti, veramente originale e di grande effetto!

Minguccio:   Grazie!

Achille:  Ragioniere, mi permettete di dirvi una cosa? Con questo titolo, voi avete metà targa d’oro colato in tasca.

Minguccio:  Lo sapevo! Lo sapevo! Oh gioia immane! Oh irrefrenabile gaudio! N’ero sicuro! N’ero sicuro!(Si alza) Grazie, don Achille, e scusate il disturbo…(Accenna ad uscire)

Achille:    Ragioniere, scusate…

Minguccio:    Cosa?

Achille:      La poesia non la leggete più?

Minguccio  La poesia? Ah, la poesia!… Certo, scusate, mi sono distratto.

        Ora mi risiedo e ve la declamo…(Si risiede)Allora, titolo: “Il Natale”

        …”Fulgide stelle! Umida e fredda la grotta!” (Starnutisce due volte)

         …Accidenti alle finestre! Scusate… (Si soffia il naso rumorosamente)

         …Dunque, continuiamo: “Umida e fredda la grotta…”   (Starnutisce

        ancora diverse volte)

Achille:  Ragioniere, andate avanti e lasciatevi dietro la grotta, altrimenti vi viene un malanno.

Minguccio:  Si, si, tenete ragione…, dunque: “ Betlemme è in festa!   Cosa vedono i pastori? (Guarda con insistenza Achille)…Cosa vedono i pastori?

Achille:  Scusate, lo state chiedendo a me?

Minguccio  Ma no !... E’ il testo della poesia, non m’interrompete.

Achille:  Scusate…

Minguccio:  Posso continuare?

Achille:  Prego.

Minguccio:  ”Che cosa vedono i pastori?…Due orsi polari!”

Achille:    A Betlemme stavano?

Minguccio:  Eh! Erano andati per adorare il Bambino nato…”E Peppinolì, guarda…”

Achille:  No!... Scusate, ragioniere, ma vi devo interrompere…Volete spiegarmi chi è questo Peppino e chi sta guardando, gli orsi o i pastori?

Minguccio:     Nessuno dei due…

Achille:     Come sarebbe a dire? Avete detto: - “…Peppino li guarda!”-

Minguccio:  Don Achille, voi non mi state porgendo attenzione. Qui, il “li” è inteso come avverbio di luogo. Vale a dire –“Peppino guarda lì…”- Chiaro?

Achille:    Ma chi è questo Peppino, posso sapere?

Minguccio:  Peppino è San Giuseppe! Il poeta vuole stemperare, facendo uso di tale confidenziale nomignolo, quel rigore riverenziale che tutti abbiamo nei confronti di un Santo dalla fama universale….

Achille:  Ah, adesso ho capito!

Minguccio: (Continuando a leggere) -“…E Peppino lì guarda… il bambinel-

         lo, che piange disteso sul rigido legno…”-

Achille:    (Interrompendolo)  Per forza, povera creatura…

Minguccio:  Per forza, cosa?

Achille:     Per forza piange, gli fa male la schiena, il lettino è duro…

Minguccio:  Duro, dite? Avete ragione! Qua la devo aggiustare…Sapete cosa faccio? Ci metto la paglia! ( Con la matitacorregge sul foglio)… Ecco fatto, così non piange più…! -” Che ride, disteso, su un letto di paglia! Mary Lo guarda con fiero orgoglio e chiede a Peppino: - “ Che faccio, in braccio lo piglio? Lo piglio! Lo piglio! Gridò a distesa…”-

Achille:  La vispa Teresa!

Minguccio:  No, quale Teresa?!... Qui “Mary”, sta per “Maria”, la madre di Gesù…

Achille:  La Madonna, insomma!

Minguccio:  Esattamente…-“Tra le sue braccia, il Re dei Giudei, si addormentò che eran le sei…”-  E’ finita, cosa ve ne pare?

Achille:  Volete che vi dica la verità?

Minguccio:  Certo, sono venuto da lei proprio per questo.

Achille:     Ragioniere, sono convinto che là scarteranno…

Minguccio:(Interrompendolo subito)  La scarteranno? Come sarebbe adire? Un elaborato innovativo, originale e policromatico come questo? Quella che avete ascoltato, caro il mio don Achille, non è una poesia, è un dipinto, un olio su tela! (Infervorato)

Achille:  Ragioniere, non mi avete fatto completare la frase, abbiate pazienza! Il “la”, era inteso come avverbio di luogo. Là, vale a dire, dove si riunirà la commissione, gli esaminatori scarteranno le altre poesie e premieranno la vostra.

Minguccio:  Dite sul serio? Vi credo, don Achille…Lo sapevo! Lo sapevo che in me alberga l’estro poetico. La targa sarà mia! Ora vado,sento la musa Calliope che vuol ispirarmi un nuovo carme. (Si alza incamminandosi verso la porta della camera diAchille) –“Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura, che la diritta via era smarrita…”-

Achille:    Ragioniere!

Minguccio:    Dica.

Achille:    Sta sbagliando, l’uscita è da quella parte.

Minguccio:     Ben gentile, grazie!(Esce dalla scena per la porta giusta)

            ATTO  SECONDO                              SCENA  QUARTA

(Achille, Voce del diavolo, voce di Elvira, Mattia, Marietta)

         (Achille si alza e accompagna Minguccio. Rientra in scena subito dopo e dallo sportello di un mobile tira fuori un pacchetto che va a poggiare in un angolo del presepe. E’ il regalo di Natale per Mattia. Dalla tasca della giacca estrae una busta bianca contenente una fotografia, la guarda commosso e due lacrime gli solcano le guance. Bacia la foto, la ripone nella busta e la sistema sul presepe. Le luci si spengono improvvisamente, oscurando la scena)

Achille:  Ci risiamo, non capisco perché tutte le sere, a quest’ora, debbaandare via la luce. Marietta! Marietta! (Chiama ad alta voce e dirigendosi verso il cassetto di un mobile per prendere unalampadinatascabile) …Marietta! (Urta nel camminare qualche sedia)

(Vicino alla finestra s’intravede una maschera bianca: il diavolo!)

Diavolo:    E’ inutile che chiami, Marietta non ti può sentire…

Achille:    Chi… chi ha parlato?

Diavolo:  Sono qui…(Achille punta la torcia in direzione dellamaschera,illuminandola)…Abbassa quella torcia! Via quella luce!

Achille:  Chi sei, come hai fatto ad entrare?

Diavolo:  Il buio è la mia luce! Le tenebre la mia aurora! Il male, il mio sommo bene!  Hai capito, ora, chi sono? Sono il demonio!

Achille :   Il de…de…, Marietta! Marietta ! (Grida in preda al panico)

Diavolo:  Non chiamare Marietta, è inutile ti ho detto…Piuttosto, ascoltami, ho da farti una proposta.

Achille:  Cosa vuoi?

Diavolo:  Porre fine alle tue sofferenze, che sono tante…

Achille:   Cosa ne sai, tu, delle mie sofferenze?

Diavolo:(Risata grassa)  Io so tutto, stupido! Senti, veniamo al dunque, desidero comprare la tua anima…

Achille:  Si? Secondo te, io, sarei tanto idiota da vendertela? Giammai!

Diavolo:  Lo farai, invece, lo farai e di tua volontà.

Achille:   Sei sicuro?... Etimu allora comu faci, avanti, jeni e pigghiatela!

Diavolo:   Sei caparbio, eh? Carattere forte!

Achille:   Certo. Non lo hai ancora capito? Non temo nulla, io!

Diavolo:  Se mi dai l’ anima, prometto di sistemare tutti i guai della tua famiglia…

Achille:   Ah! E come?!

Diavolo:           Cosimino, tornerà a studiare in Seminario, anche se la cosa

         mi  infastidisce  assai  e  puoi  capirne  il  perchè…Luigino, tornerà a

        Lecce  e  troverà impiego  in  banca…Olga  e suo marito torneranno a

        stare assieme per il bene, soprattutto, di Mattia…So quanto bene vuoi

        a quel ragazzino, è .stato tanto fortunato!... Una. famiglia se la merita,

        non sei d’accordo?

Achille:   E’ vero, per la felicità di Mattia darei l’anima.

Diavolo:   Vedi? Ed io qui sto, per prendermela.

Achille:   Non mi fido di te, sei un infame bugiardo.

Diavolo:  (Ride nuovamente, poi, serioso si rivolge aspramente ad Achille): …Vieni, incredulo, avvicinati alla finestra, voglio farti vedere una persona che ti manca tanto…

Achille:    Mi stai prendendo in giro? Non vedo nessuno.

Diavolo:  La persona di cui ti parlo è fuori, Achille,volteggia nell’aria, è l’anima di tua moglie Elvira. Vieni, avvicinati, ti vuole parlare… (La maschera scompare)

Elvira:   Achille! Amore miu!... L’Elvira toa suntu…Vieni, nu’ ttenire paura!

Achille  (Sentendo la voce della moglie ha un sussulto e corre verso lafinestraaprendola)  Elvira! Elvira! Sei proprio tu?

Elvira:   Sine, jeni maritu miu, cce sta spietti?... Menate ca nni nde sciamu!

Achille:  Elvira, cce sta dici?... Se mi butto m’ammazzo!

Elvira:  Cce tte nde sta preme?... Ccussì stamu assieme pe l’eternità e sse ggiustanu li uai te casa!

Achille:   Si, si, vengo Elvira! Assieme per l’eternità! (Si prepara a scavalcare la finestra, si riaccendono le luci sulla scena e contemporaneamente, dalla porta di destra entra Mattia con in mano un quaderno ed una penna. Sentendosi chiamare dal nipote, Achille, torna in sé, rendendosi conto dell’insano gestoche stava per mettere in atto.)

Mattia:  Nonno, la lezione, ti sei dimenticato? (Agita il quaderno inaria) …Cosa stai facendo alla finestra?

Achille:   Alla finestra? Ah!  Niente, un poco di ginnastica per la gamba…

Mattia:   Dobbiamo fare la lezione, nonno.

Achille:  Che lezione, Mattia?

Mattia:  Quella di dialetto leccese, no?

Achille:    Ah, si!... Non è meglio, però, che tu svolga prima i compiti di scuola?

Mattia:  Nonno, quelli sono scoccianti.

Achille:  Và bene, però, dopo Natale, ti metti a studiare sul serio, intesi?

Mattia:  Ok nonno! (Tutto contento si siede presso il tavolo ed apre ilquaderno) …Sono tutt’orecchie, professore!

Achille: (Assumendo l’atteggiamento del professore) Oggi studieremo un verbo irregolare. Il verbo in questione è “cogliere”, in dialetto “ccogghiere”, nella forma dell’infinito. Scrivi: “Passato remoto: …Jou ccuesi, tie ccugghisti, iddhu ccose, nui ccugghiemmu, ui ccugghisti, iddhi ccosera…”

Mattia:   Caspita, nonno, questo verbo è proprio difficile!

Achille:  Non ti preoccupare, adesso ti faccio scrivere uno scioglilingua che te lo renderà facile…Sei pronto a scrivere?

Mattia:   E vai!

Achille:   Scrivi: “Fuci fucendu, bbuttuni cugghiendu. Fuci fuciuni, ccuesi bbuttuni…! Tie, però, quagghie e fogghie ccugghisti intru le mogghie…!” …Ora, ripeti senza leggere…

Mattia:  ”Fuci fucendu, ccugghisti quagghiuni e fogghie intru alli bbuttuni…! …Anzi no… intru alle mogghie!

Achille:  Non c’è male! Non c’è male! Lo devi imparere bene, perché dopo Natale t’interrogo…. Per oggi basta… (Accarezzando il nipote)

Mattia:  Va bene…(Si alza e si avvicina al presepe) …Nonno, di chi è questo pacchetto?

Achille:   E’ per te, il mio regalo di Natale.

Mattia:   Mitico!... Lo posso aprire?

Achille:  Più tardi, lo aprirai più tardi, quando metteremo Gesù Bambino nella mangiatoia.

Mattia:   C’è anche una busta, cosa c’è dentro?

Achille:(Cambia espressione. Si rattrista)  Niente, la poesia che ho scritto  per questo Santo Natale…

Mattia: (Legge l’intestazione della busta)  ”Allu Mmamminu, cu nde tegna  cura!”… In dialetto, scommetto?

Achille:   Si, in dialetto…(Due lacrime solcano il viso d’Achille)

Mattia:   Non vedo l’ora che nasce, nonno, sai?

Achille:   Anch’io!... Anch’io!(Guardando verso il soffitto)

Mattia:(Si avvicina ad Achille, che nel frattempo si è sedutomettendosi sulle sue ginocchia)…  Nonno!

Achille:   Cosa c’è?

Mattia: (Tossisce ripetutamente)  Mi sto sentendo male! (Reclina il capo sul petto d’Achille e sviene)

Achille:  Mattia! Mattia! Oh, Signore! Cosa ti succede?…Ma, tu, scotti! Mattia, rispondimi! Marietta! Marietta! (Ad alta voce)

Marietta:(Entrando in scena trafelata)  Cosa succede, don Achille?

Achille:  Mattia sta male, è svenuto!... Presto, telefona al dottore che intanto lo vado a stendere sul mio letto. Digli di venire immediatamente! (Achille esce dalla scena tenendo in braccioMattia mentre Marietta si precipita al telefono)

Marietta:(Formando il numero)  Anche questo ci voleva oggi, che è la vigilia di Natale! Pronto, dottor De Carolis?

CALA IL SIPARIO SUL SECONDO ATTO

 

  

           

          

                 ATTO  TERZO                                SCENA  PRIMA

De Carolis, Achille, Marietta)

Scena identica a quella dei due atti precedenti. Dalla porta di destra, quella della camera d’Achille, esce il dottor De Carolis seguito da Achille e da Marietta.

De Carolis:  Mi raccomando, tenetelo a letto e non lo fate alzare per    nessun motivo. (Si siede, trae dalla borsa un ricettario ed inizia a scrivere)

Achille:  E’ il caso di ricoverarlo in ospedale?

De Carolis:   Per il momento è meglio che lo teniate a casa…Gli ho somministrato un antipiretico, la temperatura questa notte dovrebbe scendergli… (Continuando a scrivere) Da domani iniziate la terapia che sto segnando.

Achille:  Dottore, ma la febbre da dove gli è venuta?

De Carolis:(Alzandosi)  L’ho auscultato attentamente…Il polmone di destra mi preoccupa un po’, credo che ci sia in atto un focolaio broncopneumonico…

Marietta:  Allora è grave!?

De Carolis:  Il bambino ha una broncopolmonite signori, deve rimanere assolutamente a letto e fare le cure che gli ho prescritto. Questa è la ricetta. (Consegna la ricetta ad Achille)… Io tornerò domani sera a rivederlo, anche se è Natale, cinque minuti per venire li troverò.

Achille:  Grazie, dottore, che il Signore vi benedica. Marietta, accompagna il dottore alla porta.

De Carolis: (Avviandosi verso l’uscita si rivolge a Marietta)  Se ci fossero problemi, chiamatemi al cellulare in qualsiasi momento, buona sera e auguri.

Marietta:  Va bene, grazie ancora e buon Natale anche alla sua signora.

De Carolis:   Riferirò, grazie.  (Escono)

(Marietta, dopo aver accompagnato il dottore alla porta rientra in scena)

Marietta:  Don Achille, di là ci sono tre signori che chiedono di parlare con voi.

Achille:  Tre signori?...  Chi sono?

Marietta:  Non me lo hanno voluto dire. Li faccio accomodare?

Achille:  Certo, falli venire di qua…Ah, Marietta?!

Marietta:  Ditemi, don Achille.

Achille:    Tieni, questa è la ricetta e questi sono i soldi. Dopo che avrai

        fatto accomodare i signori, fai un salto in farmacia per le medicine

        di Mattia.  (Consegna a Marietta i soldi e la ricetta)

Marietta:  Va bene, ci vado subito, state tranquillo.  (Esce)

                 

          (Uscita Marietta, pochi secondi dopo entrano in scena due loschi figuri che si vanno a piazzare a destra e a sinistra della porta d’ingresso. Sono Zecca e Tenaglia, guardie del corpo di Jonny soprannominato: “ Il Duca”. Vestono in giacca e pantaloni scuri con panciotto. Occhiali da sole e cappello tipo “Gangster”. Dopo di loro entra Jonny. Questi è il proprietario del locale “Cochet Danseur”. Tipo sulla trentina, magro e dall’aspetto malaticcio porta un paio d’occhiali scuri. Veste una giacca scura su un paio di pantaloni bianchi, camicia azzurra ed un garofano rosso sull’occhiello della stessa giacca)

              ATTO  TERZO                                      SCENA  SECONDA

 (Jonny, Zecca, Tenaglia, Achille)

Jonny: (Entrando e guardando la stanza)  Bella casa, bei mobili! Vero, ragazzi?

Zecca e Tenaglia: (Assieme)  Si Jonny!...  Bella casa!... Bei mobili!

Jonny:  Complimenti, signor Lo Bono!… Ragazzi?

Zecca e Tenaglia: (Assieme)  Complimenti!... Complimenti!

Achille:  Scusate signori, a parte il fatto che il mio cognome è De Bonis, non ho il piacere di conoscervi. Mi dite chi siete e che cosa desiderate?

Jonny:  Calma, calma, una domanda per volta amico! Prego, accomodatevi… (Indica ad Achille una sedia)

Achille: (Con tono sostenuto)  Senta, io non permetto che uno sconosciuto dia ordini in casa mia, chiaro?

        (Ad uno schiocco delle dita di Jonny, Zecca e Tenaglia prendono di peso Achille, lo sollevano e lo siedono con forza.)

     

              

Achille:    Toglietemi le mani di dosso, che maniere sono queste?

Zecca:     (Puntandogli una pistola alla tempia)    Preferite, forse queste?

Tenaglia:    (Estrae dalla tasca un coltello a scatto)    Oppure, quest’altre?

Jonny:  Ragazzi, ragazzi, non me lo impressionate troppo! Dovete scusarli, signor Lo Bono, se sono un tantino, irriverenti.

Achille:  Insomma, cosa volete da me, che cosa vi ho fatto?

Jonny:  Voi? Proprio nulla!... Vostro figlio Luigino, si! Mi ha procurato un gran dolore…

Zecca e Tenaglia:(Assieme)  Grande!... Grande!... Grande!

Achille:   Non capisco, cos’ha a che fare Luigino con voi?!

Jonny:    Ragazzi, presentatemi!

Zecca:    Avete l’onore…

Tenaglia:   Di essere al cospetto…

Zecca:   Di Jonny “ Il Duca”…

Tenaglia:    Persona di rispetto!

Jonny:   Sono il proprietario del “Cochet Danseur”, il locale notturno, dove vostro figlio si esibisce come spogliarellista.

Achille:  Ah, ora ho capito!

Jonny:  Sono diversi giorni che non lo vediamo e siamo in pensiero per lui. Vorremmo che ritornasse all’ovile…Vero? (Rivolgendosi ai suoi uomini)

Zecca e Tenaglia (Assieme cantano)Torna! Sta casa aspetta te…Torna,   ho smania te, vedè!…Torna! Torna! Torna!… Ca se nu’ torni cchiù, il morto sarai tu!   ( Rivolgendosi ad Achille)

Achille:  Io?

Jonny:  Proprio voi, signor De Bono.

Achille:  Ma, cosa centro io, che storia è questa?

Jonny:  Allora, voi, non sapete nulla? Vostro figlio non vi ha mai parlato di una partita di “ pere”?

Achille:  Pere?... Perché, si è dato al commercio della frutta?

Jonny:    Ragazzi!

Zecca e Tenaglia: (Assieme)  Il nostro amico Jonny, da giorni si dispera perché nel suo locale non si vende più una pera. La pera che lui intende è una bianca polverina, per chi non lo sapesse si chiama. “Cocaina!”

Jonny:  Ah! Cocaina, mon amour, come farei senza di te?(Estrae, dalla giacca, una piccola busta di plastica trasparente contenente della polvere bianca e la poggia sul tavolo. Si rivolge, quindi, alle sue guardie del corpo) …Amici miei, sento il bisogno di fare un piccolo volo!

Zecca e Tenaglia:   (Assieme)  Si, Jonny!

                 

         

                                                                                  (Zecca tira fuori dalla sua giacca un piccolo panno verde e lo stende sul tavolo. Tenaglia estrae un piattino d’argento e lo poggia sul panno. Jonny estrae dal taschino una biro sfilandone la punta. Zecca apre la busta contenente la polverina bianca e ne versa un po’ sul piattino. Le due guardie del corpo, disponendosi ai lati di Jonny, lo osservano sniffare la droga con la lingua di fuori e le braccia flesse verso il corpo. Sembrano due cagnolini nell’ attesa che il padrone dia loro un po’ del suo cibo)

Jonny:  Tenete, questo che avanza è per voi! (Porge la penna a Tenaglia che sniffa dal piattino gli avanzi e consegnandola poi a Zecca che sniffa a sua volta) …Avete capito, adesso? (Rivolgendosi adAchille) …Vostro figlio Luigino è sparito con dieci bustine di droga, come questa, del valore di venti milioni!

Achille: Mio figlio?… Giuseppe, Sant’Anna e Maria, cosa sta succedendo in casa mia?

Jonny:  Niente, non vi allarmate, almeno per ora…Però, se io non esco da questa casa, con i venti bigliettoni che vostro figlio mi deve…Ragazzi? Il programma!

Zecca:  Primo: interessanti e devastanti modifiche alla mobilia di quest’appartamento.

Tenaglia:  Secondo: interessanti e irreversibili modifiche ai connotati del proprietario   (Facendo vedere ad Achille il coltello a scatto)

Jonny:  E se Lo Bono avvisa la polizia?

Zecca:  Terzo: passeggiata di pallottola, calibro 45, attraverso materia cerebrale…   (Mostrando la pistola)

Achille:  Ho capito, non è necessario che continuiate questa ridicola farsa! (Si alza e dal cassetto di un mobile tira fuori un libretto d’assegni) …Un assegno va bene?

Jonny:  Benissimo, vero ragazzi?

Zecca e Tenaglia:   (Assieme) Si, Jonny, ti va bene!

Achille: (Compila l’assegno)     Ecco, prendete i vostri sporchi soldi e andate via da casa mia!

Jonny: (Ritira l’assegno) Grazie, è stato un vero piacere conoscere una persona intelligente come voi. Sapete, ce ne sono talmente poche in circolazione!  (Ironico)

Achille:  Sparite!... Fuori di casa mia!

Jonny:  Ragazzi, possiamo accomiatarci! (Si avviano verso la porta d’uscita) …Saluti cari al vostro figliolo, signor Lo Bono! (I tre scoppiano in una fragorosa, irriverente risata e abbandonano definitivamente la scena)

Achille :   De Bonis! De Bonis! (Grida) …Farabutti, delinquenti! (Usciti dalla scena, i tre loschi individui, Achille si siede vicino al presepe) …Perdonami, Signore… (Rivolge lo sguardo al soffitto) se mi sono lasciato trasportare dall’ira, ma non ce la faccio più! Tu mi conosci e sai quanto sto patendo…Una famiglia distrutta! I valori in cui credevo e che Tu stesso mi hai insegnato, calpestati, derisi da tutti! Sono disperato! Tra poco nascerai, per la gioia di molti ed io vorrei chiederti un piccolo regalo: un poco di speranza! Vorrei tanto che qualcuno suonasse al campanello di casa e mi portasse una buona notizia!

         (Non finisce di terminare la sua richiesta che si sente il campanello della porta suonare insistentemente) …Allora, mi hai ascoltato? Grazie Signore mio, però, che prontezza! (Contento visibilmente, si reca ad aprire. Pochi secondi dopo fa la sua apparizione in scena Adalberto Cornetti, seguito da Achille)

                 (ATTO  TERZO                                  SCENA  TERZA

( Adalberto, Achille)

Adalberto: (Agitato alquanto, entra nella stanza impetuosamente)  Dov’è?... …Mi dica dov’è?

Achille:  Posso sapere chi state cercando?... Poi, sono queste le maniere dientrare in casa mia? Si vergogni!

Adalberto:  Vergognarmi, io?... Lei si dovrebbe vergognare!

Achille:  Si?... Per quale motivo?

Adalberto: Avete generato una figlia viziata, dispettosa e capricciosa!

Achille:  Voi…invece, vi ritenete un sant’uomo, vero?

Adalberto:  Si capisce!... Io sono Adalberto Cornetti! Un politico, una persona seria…io!... Sua figlia mai, dico mai, avrebbe dovuto fare quello che ha fatto! (Alterato)

Achille:  Perché, cos’ è successo?

 

Adalberto:   E’ misteriosamente sparita assieme a Mattia. E’ tutto il giorno che li vado cercando. Oggi, a pranzo, eravamo stati invitati a casa del segretario nazionale del partito…Ho dovuto trovare una scusa per non andarci, capisce? Io, Adalberto Cornetti, per la prima volta in vita mia ho dovuto mentire…Dov’è? Lei sicuramente lo sa e me lo deve dire, per Dio!

Achille:   Non bestemmiate in casa mia, non ve lo permetto! Mia figlia si è allontanata da Lecce per alcuni giorni.

Adalberto:   E dov’è andata?

Achille:  Questo, non sono tenuto a dirvelo!

Adalberto:   Ah, la protegge, allora?

Achille:  Io non proteggo nessuno. Sono solamente disgustato per il comportamento vostro e di Olga, e preoccupato per Mattia.

Adalberto:  Preoccupato per Mattia?

Achille:  Si, il bambino è di là, a letto con la broncopolmonite.

Adalberto:  E la madre lo ha abbandonato? E’ assurdo, fuori da ogni logica! Mattia mi è costato ottanta milioni, più altri venti di soggiorno in Brasile per il disbrigo delle pratiche per l’adozione…

Achille:   Onorevole, permettetemi di dirvi una cosa, mi fate schifo! Sieteun individuo viscido e abietto!

Adalberto:  Come osa proferire tali ingiurie nei confronti della mia morigeratissima persona? Sappia che sono stato eletto alla Camera con centomila preferenze, mica una!  Stia attenta, altrimenti…

Achille:   Non mi fate paura, sapete? In questi anni ho capito che siete una persona molto ambiziosa. Avete sposato mia figlia e adottato, comprandolo, Mattia per far credere all’elettorato d’avere anche voi una famiglia.Una famiglia sana, rispettabile, fondata su saldi principi morali e cristiani, a modello di quella di Nazaret! Quando arringavate le folle nelle piazze oppure parlavate in televisione, la esaltavate, a tal punto, da definirla: “ La cellula fondamentale del tessuto sociale”Ma la vostra cellula, caro onorevole, era già malata perché frutto di un calcolo, non di un atto d’amore! Da diversi anni siete un personaggio politico di spicco, andate e tornate da Roma, conferenze, interviste, dibattiti, congressi di partito e…, soprattutto, belle donne! Segretarie, amiche simpatizzanti, mogli di vostri colleghi con le quali non disdegnate d’avere incontri riservati nella camera, non del parlamento, ma da letto!

Adalberto:   Basta! La smetta! Lei mi sta diffamando!... Sa cos’è lei? Lei è un folle!... La sua è una famiglia di dementi, non posso rimanere un minuto di più in questa casa! Avverta Olga che darò mandato ai miei legali per avviare tutte le pratiche della nostra separazione!

Achille:    Si è rotta la cellula! ….Di Mattia cosa ne sarà?

Adalberto  Appena sarà guarito, lo prenderò con me. Lo farò studiare in

         un collegio privato in Svizzera. Desidero che da grande diventi una

         persona importante ed autorevole come me…. Quanto a lei, mio ex

         suocero, le consiglio di non propagandare questo nostro abboccamen-

         to se non desidera avere dei guai…. Sono stato esauriente?

Achille:  A dismisura!

Adalberto:(Estrae dalla tasca della giacca un libretto d’assegni, si siede ed inizia ascrivere)   Tenete, con questi soldi faccia fronte alle spese necessarie di Mattia per tutto il tempo che soggiornerà qui. Quando sarà guarito, manderò una persona di mia fiducia a prenderlo.  (Lancia l’assegno compilato sul tavolo)

Achille:  No, onorevole, non mi serve quell’assegno!

Adalberto:  Lo prenda, invece e riferisca a sua figlia Olga, se si dovesse fare viva, di non ostacolare le mie decisioni…Ora vado, ho lasciato in macchina il vice ministro che devo accompagnare all’aeroporto.

Achille:    (Mentre Adalberto sta per uscire)  Onorevole!

Adalberto:  Cosa c’è?

Achille:   Mi consenta… (Tira fuori dalla tasca un fazzolettino di carta porgendolo ad Adalberto) Tenga, dica al vice ministro, suo amico, di stare attento quando vi bacia, avete la guancia sporca di rossetto! (Adalberto prende un fazzoletto suo e lo porta verso il viso per pulirsi …No…no, onorevole, dall’altro lato! (Adalberto, imbarazzatissimo, non proferisce parola. Si pulisce velocemente, accenna ad un mezzo sorriso tirato ed esce in tutta fretta dalla scena) …Eh, Signore mio, ti sei proprio dimenticato di me! Una buona notizia ti avevo chiesto e invece!

                 ATTO  TERZO                               SCENA  QUARTA

(Marietta, Alvaro, Achille)

         (Entra in scena Marietta di ritorno dalla farmacia. E’ in compagnia d’Alvaro)

Marietta:   Don Achille, eccomi di ritorno. Queste sono le medicine per Mattia…Sapete, mi ha accompagnato Alvaro! (Tutta contenta)

Alvaro:  Buona sera, don Achille!

Achille:  Ciao, Alvaro…

Marietta:   Alvaro è salito perché vuole comunicarvi una bella notizia!

Alvaro:   Don Achille, Marietta ha accettato di trasferirsi con Marta a casa mia! (Gioioso)

Achille:  Ah, era questa la notizia?   (Deluso)

Marietta:  Si, don Achille! Ma, come mai avete cambiato espressione? Non siete contento?

Achille:  Per un attimo, ho sperato tu volessi dirmi che qualche mio figlio stesse per tornare a casa, però…, sono contento per voi! Ho pregato tanto il Signore per questa vostra unione.

Alvaro:  E, come potete ben vedere, vi ha ascoltato.

Achille:  Già, proprio così.

Marietta:  Questa notte dormirò con la bambina a casa sua, così Alvaro potrà passare il Natale in compagnia,  vero?

Alvaro:  Certamente! Se ciò è potuto accadere, devo dire grazie a voi, don Achille! (Lo abbraccia commosso) …Grazie, grazie di cuore!

Achille:  Andate ora, ragazzi, andate che fra pochi minuti nasce e la vostra famiglia deve stare unita davanti al presepe…

Alvaro:  Buon Natale, don Achille, che il Signore possa esaudire tutti i vostri desideri.(Stringe la mano ad Achille)

Achille:  Grazie, Alvaro, buon Natale anche a te.

Marietta:  Buon Natale, don Achille…Domani salgo per sapere come ha trascorso la notte Mattia.

Achille:  Va bene,grazie, dai un bacio a Marta da parte mia.(Alvaro e    Marietta escono dalla scena)

                 ATTO  TERZO                                SCENA  ULTIMA

(Achille, Mattia)

          (Rimasto solo, Achille accende le lampadine del presepe. Si siede presso il tavolo portandosi una mano sulla fronte e poggiando il gomito del braccio sul tavolo stesso. Fissa le luci colorate del presepe che si accendono e si spengono ad intermittenza. Improvvisamente la voce di Mattia, entrato in scena, lo fa sobbalzare sulla sedia)

Mattia: (Avvolto in una coperta che gli cade dalla testa ai piedi)  Nonno?!

Achille:  Mattia?! Cosa ci fai in piedi? Il dottore ha detto che devi stare a letto! (Si avvicina al nipote)

Mattia:   Mi sto sentendo meglio. (Tossisce un paio di volte)

Achille:  Benedetto figlio, perché ti sei alzato? Lo vedi? Hai ancora la tosse!

Mattia:  Manca poco alla mezzanotte, devo mettere Gesù Bambino nella mangiatoia. (In lontananza si ode un suono festoso di campane) …Le campane, nonno, le senti?

Achille:  E’ nato, Mattia!... E’ nato il Signore!... E’ Natale! (Dal cassetto di un mobile prende un bambinello di creta con estrema delicatezza, lo bacia e lo porge a Mattia)…Tieni, mettilo nella capanna, fallo nascere! (Mattia bacia anche lui il pupazzetto di creta e lo pone nella mangiatoia facendosi, dopo, il segno della croce. Il suono delle campane, intanto, si dissolve)

Mattia:    Posso aprire ora il mio regalo?

Achille:   Certo… aprilo pure.

Mattia: (Visibilmente contento ed ansioso) Sei il nonno più magico del mondo! (Si toglie la coperta facendola volare su una sedia)

Achille:   Che cosa fai, non ti scoprire!

Mattia:   Sto bene, sto bene, non ti preoccupare! (Con impazienza scarta il regalo) …Che bello! La macchina fotografica che sviluppa le foto subito!…Grazie nonno! (Abbraccia e bacia con trasporto Achille)

Achille:  Calma, calma, giovanotto, mi fai mancare il respiro!... Adesso che hai aperto il regalo, si torna a letto… (Si avvicina a Mattia con in mano la coperta)

Mattia:  Nonno, fammi restare alzato ancora un po’, voglio leggere la poesia che hai  scritto a Gesù Bambino!

Achille:  Mattia, non stai bene lo vuoi capire?... La leggerai domani…

Mattia: (Impuntandosi)  No! Adesso la voglio leggere, altrimenti a letto non ci torno…

Achille:  Ho capito, siamo ai ricatti! ….Avanti, allora, leggila…

Mattia (Si avvicina al presepe e prende la busta che apre, estraendone un foglio ed una foto)   Nonno, qui c’è anche una fotografia!

Achille  Si, Mattia, leggi la poesia e capirai il perché…

Mattia:  Allora, titolo: Lu rrecalu allu Mmamminu…-”/Susu allu presepe,

         st’annu pe Natale,/ ncete nnu rrecalu ca ete originale!/ Nu’ pisa mutu,

        ma ete te valore,/ quantu nu’ ssacciu…lu sape lu Signore!/ Stai intru

        nna busta bianca, cu la dicitura:/ “A Gesù Bambinu…cu ndetegna

       cura…/ Quista ete l’unica ricchezza te la vita mia,/ nna ecchia e

       cunsumata fotografia!/ A Tie la rrecalu, Mmamminieddhu Santu,/ me

       raccumandu: uardala ogne tantu,/ percè susu sta fotografia ncete tutta

       la famiglia mia!”-…Bellissima, nonno, complimenti! (Guarda la foto)

        …Però, qui io non ci sono! (Avvicinandosi ad Achille e sedendosi sulle

        sue ginocchia)

Achille  Si tratta di una foto vecchia, di tanti anni fa…(Prende la foto e la guarda) …Ci sono mia moglie, i miei figli, vedi?... Questa bambina è

         Olga, la tua attuale mamma…Fu un bel Natale quello! (Si commuove e

          piange)

Mattia:   Perché piangi?

Achille:   E chi piange?... Mi è entrato un moscerino in un occhio… (Asciugandosi con il fazzoletto le lacrime)

Mattia:     Bugiardo!

Achille:   Perché bugiardo?

Mattia:  Perché i moscerini erano due…Sta piangendo anche l’altro occhio!

Achille:   Che birbante che sei, non ti sfugge proprio nulla…

Mattia:   Allora, mi dici perché stai piangendo?

Achille:  Vedi, Mattia, in questa foto ero felice…Tenevo una famiglia!  Ora, non ho più nessuno, sono rimasto solo…

Mattia:  Nonno, non sei solo!... Ci sono io!... Staremo sempre assieme noi due, vero capo?... Vieni, alzati! (Lo afferra per mano e lo conduce verso una poltrona che accosta a breve distanza dal tavolo) …Siediti qui e non ti muovere!

Achille:   Cos’hai intenzione di fare?

Mattia  Adesso lo vedrai…(Predispone la macchina fotografica per l’auto

          scatto e la sistema sul tavolo con l’obiettivo rivolto verso la poltrona dov’è seduto Achille)…Ecco fatto, arrivo! (Veloce si sistema sulle ginocchia di

         Achille, abbracciandolo) …Guarda fisso quella lucetta rossa e sorridi…

        (Si mette in posa anche lui sorridendo)…Fatta! (Scende dalle ginocchia di

        Achille ed estrae la foto dalla macchinetta) …Tra pochi secondi sarà

       pronta…, uno, due e tre! (Agitando la foto) …Ecco, nonno, è uscita…

       Questa è la foto che devi regalare a Gesù Bambino! (Porge la foto ad

       Achille il quale resta allibito per la fantasia, la velocità e la prontezza del

        nipote)…L’hai vista?... Ora dammela che la porto a Gesù… (Riprende

        la foto, la inserisce nella busta e la posa sul presepe)

Achille    (Si alza, va incontro a Mattia e lo abbraccia commosso)… Grazie, grazie Mattia!

Mattia:    Buon Natale, nonno Achille!

Achille:   Buon Natale, nipote mio!     (Accarezzandolo con tenerezza)

(Sull’abbraccio dei due personaggi, partono le note della canzone: ”Tu scendi       dalle stelle”, mentre il sipario lentamente si chiude)

F  I  N  E

                 

 

 

 

        

  

       

                                             

        

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