I parenti terribili

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Tre atti di Jean Cocteau

A Yvonne de Bray

che m'ispirò questo lavoro e che malata non poté recitarlo.

A quelli che furono i miei mirabili interpreti,

JEAN

PERSONAGGI

Yvonne

Léonie

Madeleine

Georges

Michel

Scena: a Parigi ai giorni nostri.

Atto primo: camera d'Yvonne.

Atto secondo: in casa di Madeleine.

Atto terzo: camera d’Yvonne.

Le camere rispecchieranno questa famiglia disordinata e il suo contrario Madeleine.

Un solo particolare obbligatorio: le scene molto realistiche devono essere molto solide perché le porte possano sbat­tere.

Léo (Léonie) ripete di frequente: « La vostra è la casa del­le porte che sbattono ».

I parenti terribili

furono rappresentati la prima volta al Théàtre des Ambassadeurs di Parigi

il 14  novembre 1938.

1972 Giulio Einaudi editore


ATTO PRIMO

La camera d'Yvonne.

Alla seconda quinta a sinistra, porta della camera dì Léo; sul davanti a sinistra poltrona e pettiniera. In fon­do a sinistra porta verso l'appartamento. In fondo a destra, pure di fronte, porta del gabinetto da bagno che si intuisce bianco e molto illuminato. Alla seconda quinta a destra, porta d'ingresso sul vestibolo. In pri­ma quinta a destra, di profilo, il letto molto ampio e sossopra. Pellicce, scialli, ecc... A pie' del letto una seg­giola.

In centro al fondo un mobiletto a cassetti. Accanto al letto un tavolino con lampada. Lampadario centrale spento. Vestaglie buttate qua e là. Le finestre figurano aperte nel muro immaginario; ne filtra una luce lugu­bre : quella dello stabile di fronte. Penembra.

SCENA PRIMA

Georges, poi Léo, poi Yvonne.

All'alzarsi del sipario, Georges corre dal gabinetto di toeletta alla porta di Léo e sbattendola grida:

Georges    Léo! Léo! Presto... presto... dove sei?

voce di Léo    Michel si è fatto vìvo?

Georges (strepitando)    Che c'entra Michel... Spicciati.

Léo apre la porta. Entra infilandosi un'elegante vesta­glia.

Léo    Che c'è?

Georges    Yvonne sì è avvelenata.

Léo (sbalordita)    Cosa?

Georges    L'insulina... avrà riempito la siringa.

Léo    Dov'è?

Georges    Lì... nella stanza da bagno...

Yvonne apre la porta socchiusa del bagno e compare in accappatoio, livida, reggendosi a stento in piedi.

Léo Yvonne! che hai fatto! (Attraversa la scena e la sor­regge) Yvonne! (Yvonne fa un cenno, di diniego). Par­laci... Parlami...

Yvonne (a voce quasi inintelligibile)   Zucchero...

Georges Telefono alla clinica. È domenica. Non ci sarà nessuno...

Léo Sta' lì. Perdete la testa... Per fortuna ci sono io. (Fa sdraiare Yvonne sul letto) Non sai ancora che dopo l'in­sulina bisogna mangiare, e se non si è mangiato ci vuole zucchero.

Georges Dio mio! (Entra nel gabinetto, ne esce con un bicchiere d'acqua in mano).

Léo glielo prende e fa bere Yvonne.

Léo Bevi... sforzati, fa' l'impossibile... Non irrigidirti, non lasciarti andare. Non vorrai morire prima di avere riveduto Michel.

Yvonne si solleva e beve.

Georges Che idiota sono! Senza di te, Léo, lei moriva; la lasciavo morire senza capire.

Léo (a Yvonne)    Come ti senti?

Yvonne (pianissimo) È immediato. Sto meglio. Vi chie­do perdono. Sono stata ridicola...

Georges Sento ancora il professore: « Soprattutto non lo zucchero nostrano; di rado è zucchero. Comprate zucchero di canna ». Il bicchiere è sempre lì pronto, con lo zucchero sciolto.

Yvonne (con voce più distinta)    La colpa è mia.

Léo    Con una pazza come te.

Yvonne (si tira su e sorride)    Ero più pazza del solito.

Georges    Proprio quello che mi ha tratto in errore.

Yvonne Ma Léo, lei non è pazza. Non avrei riserbato una così gradita sorpresa a Mik...

Georges    Non ha i tuoi scrupoli.

Yvonne Uff! (A Léo) Grazie, Léo. (Si appoggia ai guan­ciali) Ecco com'è andata. Erano le cinque, l'ora dell'inie­zione. Ho pensato che sarebbe stata una distrazione. Finita l'iniezione, mi è parso di sentire l'ascensore fer­marsi al ripiano. Sono corsa nell'anticamera; m'ero in­gannata; tornando in stanza da bagno, per poco non sono svenuta. Georges è capitato per miracolo!

Georges Per miracolo. Venivo a vedere se ti eri assopita.

Léo Eccoli con i loro miracoli... lavoravi nella luna... hai sentito battere le cinque, non nella luna, e sempre nel­la luna sei andato fino alla camera d'Yvonne.

Georges Può essere, Léo. Sei pìu in gamba di me: cre­devo di essere venuto da Yvonne per caso...

Yvonne    Per miracolo, carissimo Georges; senza di te!...

Georges    E senza Léo...

Yvonne (ridendo, ormai rimessa del tutto) Senza di voi arrischiavo di restituire molto male per un male da poco.

Georges Per un grosso male, Yvonne. Capisco una cosa sola; Michel ieri sera non è rincasato; Michel è stato fuori stanotte; Michel non ha dato segno di vita. Mi­chel ti conosce; può intuire il tuo stato... hai dimenti­cato lo zucchero perché hai i nervi a pezzi. È mostruoso.

Yvonne    Purché non gli sia capitato nulla di serio. Di dol8

menica non si trova nessuno. Forse nessuno dei suoi amici osa telefonarci, avvertirci...

Georges Le cose gravi, Yvonne, si sanno subito. No, no. È in-cre-dibile! (Pronunzia la parola sillabando, con in­tonazione speciale come fra vìrgolette).

Yvonne    Ma dove può essere? Dov'è?

Léo Senti, Yvonne, non eccitarti dopo questa scossa. Georges, non eccitarla. Torna a lavorare, ti chiamerò se avremo bisogno di te.

Yvonne    Cerca di lavorare...

Georges (si dirige alla porta, in fondo a sinistra) Inco­lonno numeri. Sbaglio e ricomincio. (Esce).

SCENA SECONDA

Yvonne, Léo.

Yvonne Léo, dove avrà dormito quel ragazzo? Come mai non si chiede se sto diventando pazza?...Perché non mi telefona? Insomma, non è difficile telefonare...

Léo Dipende. Quando occorre mentire, gli esseri puliti, nuovi, impacciati come Michel, odiano il telefono.

Yvonne    Perché Mik mentirebbe?

Léo Delle due l'una: o non osa né rientrare, né telefo­nare, oppure sta cosi bene altrove che non pensa a nes­suna delle due cose. Comunque sia, qualcosa nasconde.

Yvonne Io conosco Mik. Non vorrai ora insegnarmi a co­noscerlo. Dimenticarsi di rincasare, neppure per sogno. E, se non osa prendere in mano il telefono, forse corre un rischio mortale. Forse non può telefonare.

Léo Telefonare si può sempre. Michel può e non vuole telefonare.

Yvonne Da stamattina sei strana, sembri troppo tranquil­la. Tu sai qualcosa.

Léo No, non so; ma sono certa di qualche cosa. Non è lo stesso.

Yvonne    Di che cosa sei certa?

Léo Non vale la pena di dirtelo, non lo crederesti. Cer­tamente esclameresti: « È in-cre-di-bi-le »perché, è in­credibile quanto voi tutti da qualche tempo, facciate uso di questa parola.

Yvonne    Senti!... È una parola di Michel...

Léo Possibile. Ma talvolta una parola viene dal di fuori, in una famìglia die l'adotta. È portata dall'uno o dal­l'altro. Il vostro in-cre-di-bi-le, mi pare, rassomiglia a un bambino rubato. Di dove viene? Me lo chiedo. Mi piacerebbe molto conoscerne la provenienza.

Yvonne (ridendo) Non c'è nulla di strano che dei ma­niaci, degli scentrati, degli zingari, dei ladri di fanciulli, una famiglia che abita in un carrozzone...

Léo Tu scherzi, Yvonne, perché ho detto che voi abita­vate un carrozzone. Ma è esatto; lo ripeto. Ed è anche esatto che siete scentrati,

Yvonne La casa è un carrozzone, ne convengo. Siamo scentrati, ne convengo. Di chi la colpa?

Léo    Adesso mi tiri fuori il nonno.

Yvonne Il quale faceva collezione di punti e virgola. Contava i punti e virgola di Balzac. Diceva: « Ho tren­tasettemila punti e virgola ne La Cousine Bette». E credeva di essersi sbagliato" e ricominciava i calcoli. Solo che a quei tempi non si diceva un pazzo, sì diceva « un maniaco ». Oggi, con un po' di indulgenza tutti passerebbero per matti.

Léo    Facciamo conto che siate dei maniaci; lo ammetti.

Yvonne    Anche tu, a modo tuo, sei una maniaca.

Léo Probabile... Una maniaca d'ordine come voi siete maniaci di disordine. Sai benissimo perché nostro zio mi lasciò il suo piccolissimo patrimonio; con ciò sot­tintendeva ch'io vi avrei fatto vivere.

Yvonne   Léonie!

Léo Non arrabbiarti. Non formulo nessuna accusa. Nes­suno ammira Georges più di me. E sono felicissima che, grazie a quel lascito, lui possa continuare le sue ricer­che.

Yvonne    Ma via, che, proprio tu! prenda sul serio quelle ricerche... mi sbalordisce... To', Georges; ecco il tipo del maniaco. Perfezionare il fucile sottomarino. Detto fra noi, alla sua età, è ridicolo!...

Léo Georges è un bambino: ha letto soltanto i suoi libri di scuola e Giulio Verne. Fa cinquantamila cose, ma è un inventore. Sei ingiusta.

Yvonne L'affare delle munizioni... sia pure: perché Georges è un compagno di collegio del ministro! Am­metto... benché l'ordinazione vada in lungo. In quanto al fucile sottomarino a pallottole... Vuoi che ti dica ciò che ne penso? Al carrozzone mancava un « tiratore sub­acqueo ». Io, con i miei vecchi accappatoi e i miei soli-tari, sono la cartomante; tu, la domatrice; saresti ma­gnifica come domatrice... e Mik,.. Mik... (Cerca).

Léo    L'ottava meraviglia del mondo.

Yvonne    Sei cattiva...

Léo Non sono cattiva, da ieri ti osservo, Yvonne, e mi congratulo di avere portato un po' d'ordine nel carroz­zone. A questo mondo ci sono i bambini e i grandi : io mi considero, purtroppo, fra i grandi. Tu... Georges... Mik... siete della razza degli eterni bambini, che com­metterebbero anche dei delitti...

Yvonne (interrompendola) Zitta... ascolta... (Silenzio). No; mi pareva di sentire una carrozza. Parlavi di delitti... se non erro, tu ci trattavi perfino da criminali.

Léo Non sai proprio ascoltare... Ti parlavo di delitti che si possono commettere per incoscienza; non esìstono anime semplici. Qualsiasi prete di campagna ti dirà che il più piccolo villaggio alberga istinti di omicidio, d'in­cesto, di furto quali non sì danno nelle città. No, non vi trattavo da criminali. Anzi! Un vero temperamento criminale talvolta è preferibile a questa penombra dì cui vi compiacete e che mi mette paura.

Yvonne Certamente Mik avrà bevuto un sorso di cham­pagne; non ci è abituato. Si è fermato da un compagno; forse dorme; forse si vergogna della sua scappata, È imperdonabile da parte sua averci fatto passare questa notte d'angoscia e questa interminabile giornata; ma ti confesso che non posso considerarlo un criminale.

Léo (si avvicina al letto di Yvonne) Yvonne, vorrei sa­pere se ti burli di me.

Yvonne    Cosa?

Léo (la piglia per il mento sollevandole il viso) No. Credevo che tu « sbruffassi », che tu recitassi una par­te; m'ingannavo. Tu sei cieca.

Yvonne    Spiegati.

Léo    Michel ha passato la notte da una donna.

Yvonne    Michel?

Léo    Michel.

Yvonne Perdi la testa. Mik è un bambino. Lo dicevi tu stessa un momento fa...

Léo Sei fa che perdi la testa. Ho detto che eravate voi, tu. Georges e Michel, di quella categoria di bambini, categoria pericolosa, che opponevo alla categoria degli adulti. Ma Michel non è più un bambino al modo con cui lo immagini tu. È un uomo.

Yvonne    Non ha neanche "fatto il militare.

Léo Per via dei bronchi e del ministro, mia cara Yvonne. Il servizio militare avrebbe dato a Michel via libera, e luì non doveva allontanarsi a nessun costo. Ha ventidue anni...

Yvonne    Ebbene...

Léo Sei straordinaria... Semini, semini, e non vedi nep­pure il raccolto.

Yvonne    Cosa ho seminato? E cosa raccolgo?

Léo Hai seminato biancheria sudicia, ceneri e sigarette, che so? E questo raccogli: che Michel soffoca nel vo­stro carrozzone e ha dovuto cercare un po' d'aria,

Yvonne E mi dici che quest'aria lui la cerchi in casa di certe donne, che frequenti delle prostitute.

Léo Ecco che salta fuori lo stile delle famiglie. Sai per­ché Michel non ha telefonato? Per non sentire dall'al­tro capo del filo: «Rientra, ragazzo mio, tuo padre deve parlarti» o qualche altra fanfaluca del genere; e sono io, io che vigilo sul carrozzone, io l'ordine, io la maniaca dell'ordine, l'unica a non drappeggiarmi nelle vestigia della borghesia. Cos'è una famiglia borghese? te lo chiedo: è una famiglia ricca, in ordine, con della servitù... In casa nostra, non il becco di un quattri­no, niente ordine, niente servitù. La servitù si ìerinava quattro giorni. Ho dovuto aggiustarmi grazie a una donna a giornate (la quale non viene la domenica). Ma le frasi e i principi tengono duro. Il relitto della bor­ghesia! Non siamo una famiglia artista; non abbiamo il tipo bohème. E allora?

Yvonne    Cosa diamine hai, Léo... Ti ecciti...

Léo Niente affatto; ma in certi momenti il vostro car­rozzone, il vostro relitto, oltrepassano i limiti. Lo sai perché un cumulo di biancheria sporca si ammucchia nel bel mezzo della camera di Michel? Lo sai perché Georges potrebbe tracciare i calcoli nella polvere del suo tavolo da architetto, perché la vasca da bagno è intasata da più di una settimana? Be', proprio perché, qualche volta, ci godo a lasciarvi affondare, affondare, impan­tanare, a vedere quel che succederebbe se ciò continuas­se... e poi la mia mania dell'ordine prende il soprav­vento e vi salvo.

Yvonne E, secondo te, il nostro carrozzone avrebbe spin­to Michel a cercarsi... una casa... presso una donna...

Léo    Non è il solo.

Yvonne    Alludi a Georges?

Léo    Sì, a lui.

Yvonne    Accusi Georges di tradirmi?

Léo Non accuso nessuno. Siccome non approfitto dei vantaggi della borghesia, rifiuto le menzogne che hanno origine da una vecchia turpe abitudine di bisbigliare e di chiudere le porte, non appena si parli di nascite^ di patrimoni, di amore, di matrimonio o di morte.

Yvonne    Hai scoperto che Georges mi tradisce?

Léo    E tu non lo tradisci?

Yvonne    Io... Tradisco Georges? e con chi?

Léo Dal giorno della nascita di Michel hai tradito Georges; hai smesso di occuparti di lui per non occuparti che di Michel. Lo adoravi... ne eri pazza e il tuo amore è cre­sciuto via via che Michel cresceva. Crescevano insieme. E Georges restava solo... E ti meravigli che sia andato a cercare affetto altrove. Credevi ingenuamente che il carrozzone avesse la funzione di carrozzone, e basta.

Yvonne Ammettendo che tutte queste stramberie siano vere.., che Georges (al quale niente interessa fuori del­le sue sedicenti invenzioni) abbia un'amante e che Mi­chel (il quale mi racconta tutto e per il quale io sono una compagna) abbia passata la notte da una donna, perché avere tardato tanto a Informarmi?

Léo Non ti credevo cieca. Pensavo: è impossibile. Yvonne s'adatta ; chiude gli occhi.

Yvonne Georges passi... avrebbe qualche attenuante... dopo vent'anni di matrimonio l'amore cambia forma. Esiste tra i coniugi un'affinità che renderebbe molto Imbarazzanti certe cose, indecenti, quasi impossibili.

Léo    Sei una donna ben buffa, Yvonne.

Yvonne No... ma devo sembrarti buffa, perché roi guar­di cosi di lontano. Ma pensa... sei sempre stata bella, ondulata, azzimata, elegante, brillante e io sono venuta al inondo con il raffreddore del fieno, le ciocche di tra­verso e gli accappatoi crivellati di buchi di sigarette. Se mi metto la cipria o il rossetto, sembro una « di quelle ».

Léo    Hai quarantacinque anni e io quarantasette.

Yvonne    Sembri più giovane di me.

Léo Eppure Georges ha scelto te. Eravamo fidanzati. D'un tratto ha deciso che voleva te, che sposava te...

Yvonne Tu non ci tenevi molto; ci hai quasi spinti l'uno verso l'altra.

Léo Ciò mi riguarda. Io rispetto Georges; ho temuto che in me tutto si svolgesse soltanto qui (si tocca la fronte); in te tutto si svolgeva lì e lì. (le accenna il cuore e il ventre). Non sapevo che tu volessi ad ogni costo un figlio - e voialtri, gente della luna, quel che volete ve lo concedono - e che tu non ci avresti visto più per questo figlio, tanto da mollare Georges.

Yvonne    Georges poteva rifugiarsi da te.

Léo Avresti voluto che andassi a letto con Georges per sbarazzarti di lui... Resto zitella. Grazie.

Yvonne (stanca)    Senti!...

Léo E d'altronde non ho nessun merito; non avrebbe voluto saperne di me. Cerca la gioventù...

Yvonne    To'... to'... ma guarda...

Léo    La tua incredulità non cambia la mia convinzione.

Yvonne    Ti sei fatta poliziotto.

Léo Non pedino Georges; è libero. Michel è libero; ma ci sono certi indizi che non ingannano una donna, don­na come lo sono io, anche se è rimasta zitella. C'è un'ombra di donna, un'ombra di donna molto giovane che si aggira qui in casa,

Yvonne    È in-cre-di-bile.

Léo Eccolo quell'in-cre-di-bile di cui ti parlavo. Ci viene da Georges; l'aveva prima di Michel e gliel'ha regalato e te l'ha regalato come una malattia vergognosa.

Yvonne E certo anche Michel mi tradiva... cioè... mi men­tiva.

Léo La parola è esatta. Inutile che tu ti corregga. Ti tra­diva. Ti tradisce.

Yvonne Non posso pensarlo. È impossìbile. Non voglio, non posso pensarlo.

Léo Sopporti l'idea di un Georges che ti tradisca; quello spettacolo ti lascia calma; per Michel è diverso...

Yvonne Tu menti. Per Michel sono sempre stata una compagna: lui può dirmi tutto...

Léo Nessuna madre è la compagna del proprio figlio. Il figlio non ci mette molto a scoprire la spia dietro il com­pagno, e la donna gelosa dietro la spia.

Yvonne    Non sono una donna agli occhi di Mik.

Léo Qui sbagli. Michel non e un uomo ai tuoi occhi. È il piccolo Michel che tu portavi nel suo lettino e che la­sciavi entrare e giocare nel tuo spogliatoio. Agli occhi di Michel sei diventata donna; e proprio qui hai avuto torto di non essere civetta. Lui ti ha osservata, giudi­cata. Ha piantato il carrozzone.

Yvonne E dove il povero Michel troverebbe il tempo di dedicarsi a questa misteriosa donna?

Léo Il tempo è elastico. Con un po' d'astuzia uno può fingere di essere sempre in un posto e invece trovarsi sempre in un altro.

Yvonne    Dai corsi porta a casa dei disegni.

Léo Tu trovi che Mik abbia poi tanta disposizione per il disegno?

Yvonne    Ha disposizione per un mucchio di cose.

Léo Appunto; ha le doti del dilettante. Le peggiori. E per giunta, appartiene a una generazione che confon­deva la poesia con l'ebbrezza del non far nulla. Michel è di una generazione che ozia; ben lungi dall'essere stupida. Credi che porterebbe a casa disegni del genere se frequentasse i corsi? Sono sicura che ne porterebbe altri.

Yvonne    Gli avevo proibito l'accademia del nudo.

Léo    Ma proprio tu ti sei resa cosi ridicola!

Yvonne    Aveva diciotto anni...

Léo    Non hai nessuna idea né delle età né dei sessi.

Yvonne   So che noi...

Léo Non vorrai paragonare un ragazzo di diciottenni pieno di forze, nonostante i suoi, famosi bronchi, cre­sciuto in un carrozzone, con due donne di cui l'una passa la vita in accappatoio e l'altra ha rinunziato a vi­vere.

Yvonne    Michel lavora.

Léo No; Michel non lavora; e tu non vuoi che lavori; non ci tieni che lavori.

Yvonne    Ecco una novità.

Léo Hai sempre impedito a Michel di assumere un la­voro.

Yvonne    Per quel che gli offrivano.

Léo Gli offrivano dei posti da principiante dove poteva guadagnarsi da vivere.

Yvonne Mi sono sempre informata. Erano posti stupidi che lo avrebbero messo in contatto con un'infinità di gente del cinema o dell'automobilismo, un ambiente ignobile.

Léo Adesso ci avviciniamo alla verità; siamo meno di­stanti dalla menzogna; tu temevi di vedere Michel prendere il largo; lo volevi attaccato alle tue sottane; volevi che lasciasse il carrozzone il meno possibile; e l'hai scoraggiato dal cercarsi una sistemazione.

Yvonne    Georges gli trovava occupazioni assurde.

Léo Una era buonissima; ma bisognava viaggiare; an­dare al Marocco; gli hai proibito di recarsi alTappunta-mento-,

Yvonne    Agisco come mi pare e piace.

Léo E hai l'ingenuità di credere che Michel non sgusci tra le maglie della rete.

Yvonne    Era lui che si rifiutava di uscire.

Léo E gliene hai dato spesso l'occasione? Ti sei data pe­na perché frequentasse gruppi di ragazzi e di ragazze? Avevi ammesso di prendere in considerazione il suo matrimonio?

Yvonne    Il matrimonio di Mik!

Léo Proprio! Molti giovanotti si sposano a ventitré, ventiquattro, venticinque anni,

Yvonne    Mik è un marmocchio!

Léo    E se non lo fosse più?

Yvonne    Sarei la prima a cercargli una moglie...

Léo Sì... una ragazza brutta e tonta che ti consentisse di serbare la tua parte e di sorvegliare tuo figlio.

Yvonne È falso. Michel è libero: nella misura in cui posso lasciare libero un ragazzo cosi ingenuo e cosi ri­cercato.

Léo Ti avverto, non tentare di « tappare in casa » Mi­chel; potrebbe accorgersene e serbartene rancore.

Yvonne Non ti conoscevo come psicoioga tanto profon­da. (Senza transizione) Mio Dio! Suonano alla porta. (Campanello in anticamera). Oh! vacci, Léo, vacci, pre­sto. Non avrei la forza di stare in piedi.

Léo esce dalla porta di destra; non appena sola, Yvonne afferra la borsa dimenticata da Léo sul letto, la apre, si guarda nello specchietto, s'incipria il naso, si ripet­tina. Si apre la porta. Essa ha appena il tempo di buttare la borsetta dov'era prima, che entrano Léo e Georges. Questi accende la luce.

SCENA TERZA

Yvonne, Léo, Georges, poi Michel.

Yvonne (voltandosi)    Chi accende?

Georges Sono io. Spengo... mi pareva... è così buio in camera tua.

Yvonne    Mi piace l'oscurità. Chi era?

Léo Un cliente del dottore di sopra che aveva sbagliato piano: così gliel’abbiamo risparmiato; tutte le dome­niche il dottore è a caccia.

Silenzio.

Georges    Niente di nuovo?

Yvonne    Niente... fino a questa scampanellata.

Georges    Anche il professore è a caccia; se uno fosse ma­lato... la domenica si può morire.

Silenzio.

Yvonne    D'altronde... che scema. Lui ha le chiavi,

Georges    È intollerabile che le chiavi di casa stiano in gito, chissà dove...

Yvonne    Tanto più che può averle smarrite.

Georges    E un bel giorno ti stupisci se sei assassinato; deve restituirmele.

Léo    Peccato che non si possa registrare il vostro dialogo.

Tutti sono raggruppati verso il proscenio; mentre di­scorrono, Michel, senza essere udito, entra dalla porta di destra; con la faccia allegra di un ragazzo che abbia giocato un bel tiro.

Yvonne    Che ora è?

Michel Le sei. (Tutti si alzano di scatto; anche Yvonne in piedi, accanto al letto). Non è il mio fantasma. So­no io!

Georges Michel, hai spaventato tremendamente tua ma­dre, guardala. Come sei rientrato?

Michel (mentre Léo aiuta Yvanne a ricoricarsi) Dalla porta: ho salito le scale a quattro a quattro. Sono senza fiato. Sophie! Cos'hai?

Georges Prima di rutto, trovo indecente, che alla tua età, tu ti ostini a chiamare tua madre Sophie.

Yvonne Georges!... è un vecchio scherzo, frutto della « biblioteca rosa ». Non è grave.

Georges    Tua madre non sta niente bene, Michel.

Michel (con tenerezza) Sophie... Sono stato io a ridurti in uno stato simile... (Si avvicina per baciare sua madre, che lo respinge).

Yvonne    Lasciami...

Michel Ne fate delle storie; neanche avessi commesso un delitto.

Georges C'è mancato poco, ragazzo mio. Per poco tua madre non e morta d'inquietudine.

Michel Tornavo, fuori di me dalla gioia di vedervi, di ritrovare il carrozzone, di abbracciare mamma. Sono co­sternato...

Georges    C'è di che. Donde vieni?

Michel Lasciami tirare il fiato! Ho tante di quelle cose da dirvi...

Léo (a Georges)    Vedi...

Michel    Zia Léo non ha perduto la testa. Come sempre.

Léo Si poteva perdere la testa, Michel, senza scherzi. Oggi non trovo esagerato Io stato di tua madre.

Michel    Cosa ho fatto?

Georges Ieri sera non sei rientrato; hai dormito fuori; non ci hai avvertito quando saresti tornato.

Michel Ho ventìduc anni, papa... ed è la prima volta che sto fuori di notte. Ammetti...

Yvonne    Di dove vieni? tuo padre te l'ha chiesto.

Michel Sentite, ragazzi... (Si corregge) Oh! scusate... senti, papa, senti, zia Léo. non sciupate la mia conten­tezza... volevo...

Yvonne Volevi, volevi. Qui comanda tuo padre. D'al­tronde, deve parlarti. Seguilo nello studio.

Léo (li imita)    In-cre-dibile.

Michel No, Sophie. Innanzi tutto, papà non ha studio; ha una camera disordinatissima; e poi, prima, vorrei parlare a te, a te sola.

Georges    Mio caro ragazzo, non so se ti rendi conto...

Michel Mi rendo conto che qui dentro è buio come in un forno. Accendo... (accende una lampada da tavolo) ... e che in mia assenza il carrozzone dipanava un chilo­metrico film d'avventura.

Yvonne Visto che Michel trova più facile parlare prima a me, lasciateci.

Léo    Ma certo...

Yvonne Se Mik ha qualcosa che gli pesa, è logico che vo­glia confidarlo a sua madre. Georges, torna al tuo la­voro; portalo via, Léo.

Michel Papà, zia, non abbiatecela con me; vi dirò tutto. Non ne posso più.

Yvonne    Non è grave; nevvero, Mik?

miciiel    N-n-no, sì e no.

Yvonne    Georges, tu io intimidisci.

Michel Papà m'intimidisce; e tu, zia Léo, tu sei troppo maligna...

Yvonne Io sono il suo camerata; vedi, Léo; te l'avevo detto,

Léo Buona fortuna. Vieni, Georges. Lasciamo il confes­sionale. (Si ritrae) Non vuoi che spenga la luce? Avevi brontolato con Georges perché aveva acceso.

Yvonne    Era il lampadario; questa non mi dà noia.

Escono dal fondo, a sinistra.

Georges (prima di uscire)    Devo parlarti, mio caro. Non te la cavi così.

Michel    D'accordo, papà. (Chiude la porta).

SCENA QUARTA

Yvonne, Michel.

Michel Sophie! mia piccola Sophie adorata! Sei in col­lera? (Le si butta addosso, e la stringe con violenza).

Yvonne Non sai abbracciare senza far male, senza tirar­mi i capelli. (Michel contìnua). Non baciarmi nell'orec­chio, non lo posso soffrire! Michel!

Michel    Non l'ho fatto apposta.

Yvonne    Ci mancherebbe!

Michel (indietreggia, con tono buffonesco) Ma... So-phie... cosa vedo? avete il rossetto sulle labbra.

Yvonne    Io!

Michel Sì, tu! E la cipria. Accipicchia! quanti compli­menti! E per chi tutti questi lussi? Per chi? È in-cre-dibile... rossetto... quello vero « rosso bacio ».

Yvonne    Ero verde. Temevo dì spaventare tuo padre.

Michel    Non togliertelo. Ti stava così bene!

Yvonne    Per quel che mi guardi.

Michel Sophie! Mi fai una scenata, parola! Io che ti co­nosco a memoria.

Yvonne Può darsi che tu mi conosca a memoria. Ma non mi guardi. Non mi vedi.

Michel Sbagliate, signora cara. Vi guardo con la coda dell'occhio, e anzi trovavo che vi trascuravate troppo. Se mi permetteste di pettinarvi, di truccarvi...

Yvonne    Sarebbe bella.

Michel Sophie, tu fai il broncio! Ce l'hai ancora con me!

Yvonne Non sono capace di tenere il broncio. No, Mik, non sono in collera con te. Vorrei sapere cosa succede.

Michel    Calma; e saprete tutto.

Yvonne    Ti ascolto...

Michel Niente aria solenne, mamma. Niente aria so­lenne!

Yvonne    Mik!

Michel Giurami di non pigliare l'aria famiglia, di pi­gliare l'aria « carrozzone ». Giurami che non strillerai,. che lascerai che mi spieghi fino in fondo. Giuralo...

Yvonne    Non giuro niente in anticipo.

Michel     Vedi...

Yvonne Fuori, certo ti adulano, t'incensano. E quando io ti dico le cose come stanno...

Michel Sophie... vado da papà... farà finta di ultimare un calcolo e mi snocciolerà fuori queste me ìdentiche frasi, una via l'altra.

Yvonne    Non burlarti del lavoro di tuo padre!

Michel Tu non smetti mai di scherzare sul fucile subac­queo a pallottole, e adesso...

Yvonne Per me, non è la stessa cosa. È già molto che non ti proibisca di chiamarmi Sophie, tranne in pubblico...

Michel    Non siamo mai in pubblico.

Yvonne Insomma, ti permetto di chiamarmi Sophie, ma ti ho lasciato troppo la briglia sul collo e non ho sorve­gliato il tuo disordine. La tua stanza è una stalla... la­sciami dire... una stalla! da cui ti caccia via la bianche­ria sudicia.

Michel È zia che si occupa della biancheria... e poi mille volte mi hai ripetuto che ti piaceva vedere le mie cose in giro, che odiavi gli armadi, ì cassettoni, la naftalina...

Yvonne    Non ho mai detto questo!

Michel    Scusa,.,

Yvonne Ho detto, sarà un secolo, che mi piaceva trovare un po' dappertutto le tue cosette di bambino. Un bel giorno mi sono accorta che tutta quella roba sparpa­gliata di qua e di là erano calzini da uomo, mutande da uomo, camicie da uomo. La mia camera aveva assunto un aspetto delittuoso. Ti ho pregato di non seminare più la tua roba qui da me...

Michel    Mamma!...

Yvonne Ah! non c'è più Sophie. Ricordi; mi ha fatto ma­le abbastanza.

Michel    Rifiutavi di rimboccarmi. Ci siamo picchiati...

Yvonne Mik! Ti ho portato a letto fino a undici anni; poi ti sei fatto troppo pesante. Ti appendevi al mio collo. Poi mettevi i piedi nudi sulle mìe ciabatte, mi tenevi per le spalle e camminavamo insieme fino al tuo letto. Una sera mi hai preso in giro perché ti rimboc­cavo e io ti ho pregato di andarti a coricare da solo.

Michel Sophie! Lasciami salire sul tuo letto; mi tolgo le scarpe... Ah! ficcarmi vicino a te, appoggiare il collo sulla tua spalla (fa così). Non vorrei che tu mi guar­dassi. Guarderemo insieme, dritto davanti a noi la fine­stra della casa di fronte, la notte. Cavalli di carrozzone durante una sosta. Vuoi?

Yvonne Questi preamboli non presagiscono nulla di buono.

Michel    Mi hai promesso di essere tanto, tanto buona.

Yvonne    Non ho promesso affatto. Essi conservano la medesima posizione, mentre le loro facce sono illuminate da una lece proveniente dalla fi­nestra, forse quella dell'appartamento di fronte.

Michel    Cattivaccia.

Yvonne    Non abbindolarmi:  se hai qualcosa da dirmi, dillo. Più si va in lungo, più è difficile. Hai debiti?

Michel    Sophie, tacete. Non siate assurda.

Yvonne     Michel!

Michel    Ta-cete.

Yvonne    Taccio, Mik. Parla; ti ascolto.

Michel (piuttosto in fretta e un po' imbarazzato. Mentre parla, senza vedere sua madre, il viso di Yvonne si de­compone fino a diventare spaventevole) Sophie, sono estremamente felice, e volevo aspettare di essere certo della mia felicità per fartene parte. Perché se tu non sei felice contemporaneamente a me, non potrò più es­serlo. Capisci? Pensa che al corso ho incontrato una ra­gazza...

Yvonne (controllandosi)    Il corso non è misto...

Michel (appoggia la mano sulla bocca d'Yvonne) Vuoi ascoltarmi. Non andavo sempre al corso di disegno; parlo di un corso di stenodattilografia; papà mi aveva lasciato capire che mi avrebbe trovato un posto da segretario e occorreva conoscere la stenografia. Ho pro­vato, ma siccome tu mi sconsigliavi quel posto, ho piantato li il corso. Ci sono andato tre volte, per mira­colo! vi ho incontrato una ragazza, meglio, una giovane donna... insomma ha tre anni più di me... che viveva grazie all'amabilità di un cinquantenne. Costui la con­siderava quasi come sua figlia; era vedovo e aveva per­duto una figlia che le rassomigliava. Fatto sta che lei si è confidata con me; una storia triste. L'ho riveduta. Ma­rinavo le lezioni... preparavo i disegni prima, brocche e peonie... non avrei mai osato accennartene prima che lei non si fosse decisa, lei stessa, a piantare quel pove­raccio, a fare piazza pulita, a ripartite da zero. Lei mi adora, mamma, e io l'adoro, e tu pure l'adorerai, e lei è libera, e il nostro carrozzone è largo d'idee, e il mio sogno è di portarvi da lei, tu, papà, Léo, già domani. Stasera lei dirà la verità al vecchio; quello credeva che abitasse da lei una sorella di provincia e non ci veniva più; non la vedeva quasi più. Aveva affittato un ap­partamentino. Certo, la gelosia è fuori causa - è meno grave che una donna sposata -, soltanto, per te, per la rasa, per noi, non potevo ammettere di fare a mezzo e una situazione non chiara.

Yvonne (con uno sforzo sovrumano per parlare) E quel­la... ti ha aiutato... cioè, tu non hai mai un soldo in tasca. Lei ti avrà aiutato...

Michel Non vi si può nascondere nulla, Sophie. Mi ha aiutato per i pasti, per le sigarette, per i taxi... (Silen­zio). Sono felice... felice! Sophie! sei felice?

Yvonne si volta completamente. Michel è atterrito dal­l'aspetto di lei.

Yvonne    Felice?

Michel (indietreggiando)    Oh!

Yvonne Allora, ecco la mia ricompensa. Ecco perché ti ho portato, fatto, vezzeggiato, curato, allevato, amato fino all'assurdo. Ecco perché mi sono disinteressata del mio povero Georges. Perché una donna vecchia venga a prenderti, a toglierti a noi e a mescolarti a sporchi pasticci.

Michel    Mamma!

Yvonne ... sporchi! e a farti dare dei quattrini. Suppongo che tu sappia come si chiama questo.

Michel Mamma, tu sragioni. Di che parli? Madeleine è giovane...

Yvonne    Ecco il nome!

Michel    Non intendevo nascondertelo.

Yvonne E tu credevi che sarebbe bastato attaccarti al mio collo, blandirmi - me, non mi si blandisce - perché io accettassi sorridendo che mio figlio sia mante­nuto dall'amante di una donna vecchia con i capelli color stoppa.

Michel Madeleine ha icapelli biondi; l'hai azzeccata, ma non di stoppa e ti ripeto che ha venticinque anni. (Strilla) Mi senti si o no? E nessun altro amante, tran­ne me...

Yvonne (il dito teso)    Ah! confessi...

Michel Cosa confesso? Già da un'ora ti sto raccontan­do i particolari.

Yvonne (il viso tra le mani)    Impazzisco!

Michel   Calmati, sdraiati...

Yvonne (va su e giù') Sdraiarmi! Sono sdraiata da ieri sera come un cadavere; non avrei dovuto bere quello zucchero. Tutto sarebbe finito; non sarei morta di ver­gogna!

Michel    Parli di suicidarti perché io amo una ragazza!

Yvonne Morire di vergogna è peggio del suicidio; non cercare di fare il furbo. Se tu amassi una ragazza... Se tu mi raccontassi una relazione pulita, adatta, degna di te e di noi, è probabile che ti avrei ascoltato senza infu­riarmi. E invece, non osi neanche guardarmi in faccia emi sciorini una storia nauseabonda.

Michel    Ti proibisco!

Yvonne    Oh, guarda!.

Michel (con adorabile slancio)    Sophie... baciami!

Yvonne (lo respinge)    Hai tutto il rossetto in faccia.

Michel      È il tuo...

Yvonne    Non potrei baciarti senza ripugnanza.

Michel    Sophie... non è vero...

Yvonne Con tuo padre prenderò le disposizioni necessa-rie per rinchiuderti, per impedirti di vedere quella don­na, per difenderti contro te stesso... (Michel si don­dola sulla sedia). Michel! Sarai soddisfatto solo quando avrai rotto quella sedia.

Michel Sei una madre, Sophie, una vera madre. Ti cre­devo un camerata. Me l'hai ripetuto tante volte...

Yvonne Sono tua madre. II miglior compagno non agi­rebbe diversamente da me. E... questo intrigo dura da un pezzo?

Michel    Tre mesi.

Yvonne   Tre mesi di menzogne... di ignobili menzogne...

Michel    Non ti ho mai mentito, mamma. Tacevo.

Yvonne Tre mesi di menzogne, d'inganni, di calcoli, di carezze ipocrite...

Michel    Volevo risparmiarti...

Yvonne Grazie! non sono tipo da essere risparmiata. Non ne ho bisogno, tu sei da compiangere.

Michel      Io?

Yvonne Si, tu, tu... povero pìccolo imbecille, caduto nelle unghie di una donna più vecchia di te, di una donna che certamente mentisce sulla sua età.

Michel    Ti basterà vedere Madeleine...

Yvonne Dio me ne scampi. Tua zia Léonie dimostra ben trentanni! Non conosci le donne.

Michel    Incomincio a conoscerle...

Yvonne    Ti faccio grazia delle tue volgarità.

Michel Insomma, Sophie, perché vuoi ch'io cerchi al­trove quello che ho qui, meglio di qualsiasi altro. Quale giustificazione avrei se mi rivolgessi a una donna della tua età...

Yvonne (s'alza di scatto)    M'ingiuria.

Michel  (Stupito)   Io?

Yvonne Non tentare di tenermi testa, ragazzo mio; forse sembro una vecchia, ma lo sembro soltanto. Ti domerò.

Michel Meglio il silenzio. Ci si lascia trascinare; si di­cono spropositi, ci si ferisce a vicenda...

Yvonne Troppo comodo! No, no, e no... Parlerò; ades­so tocca a me. E, finché vivo, mai epoi mai tu sposerai quel sudiciume.

Michel  (scatta)  Ritira quella parola.

Yvonne (in faccia a Michel) Sudiciume! sudiciume! su­diciume!

Michel le afferra le spalle. Yvonne scivola a terra, sulle ginocchia.

Michel    Alzati, mamma! mamma!

Yvonne Non c'è più la mamma. C'è urna vecchia che sof­fre e strilla, e metterà a rumore il caseggiato. (Colpi soffocati). To', la vicina di Léonie ci ascoltava; picchia. L'avrò, il mio scandalo! l'avrò! (Michel la respinge, la scosta da sé mentre lei gli si aggrappa ai vestiti). Assas­sino! assassino! Mi hai slogato il polso. Guarda i tuoi occhi.

Michel (gridando)    E i tuoi.

Yvonne Mi ucciderebbero, se fossero armi. Vorresti uc­cidermi.

Michel    Straparli.

Yvonne Assassino! Ti impedirò di uscire! ti farò arre­stare! Chiamerò la polizia! Oh! la finestra! (Vuole rial­zarsi e correre dalla parte del pubblico. Michel la trat­tiene). Solleverò la strada! (Urla) Arrestatelo! arresta­telo!

Michel (chiama)    Zia! zia! papà!

Si apre la porta di Léonie.

SCENA QUINTA

Yvonne, Michel. Léo, Georges.

Léo (stringe Yvonne tra le braccia) Yvonne! Yvonne! (Yvonne quasi la picchia). Vuoi...

Michel Un po' d'acqua. (Si precipita nella stanza da ba­gno. Entra ed esce con un bicchiere d'acqua inutile che depone accanto al letto).

Yvonne (ride d'un riso ebete) Acqua e zucchero; non do­vevo berla! Non dovevo! Léo... lasciami in pace, la­sciami aprire la finestra, lasciami gridare...

Léo    La vicina batte...

Yvonne    Me n'infischio...

Compare Georges dalla porta in fondo a sinistra.

Georges E io non me n'infischio, È l'ennesima volta che ho delle grane per il nostro fracasso; finiranno con il metterci alla porta.

Yvonne (si alza e si lascia accompagnare sul letto) Alla porta... non alla porta... Cosa può importare questo adesso? Georges... tuo figlio è un miserabile. Mi ha in-saltata, mi ha battuta...

Michel    papà, è falso.

Georges (a Michel)    Vieni da me.

Michel (a Yvonne) Parlerò a papà; certe cose si do­vrebbero dire solo fra uomini. (Esce dietro al padre sbadendo la porta).

SCENA SESTA

Yvonne, Léo.

Yvonne (soffocando)    Léo! Léo! Léo! Sentilo...

Léo Tanto per cambiare! la casa delle porte che sbat­tono.

Yvonne    Léo... ascoltavi alla porta... lo sentivi...

Léo    Non potevo non sentire. Non capivo tutto.

Yvonne Léo, avevi ragione. Lui ama: ama una dattilo­grafa, o non so che altro del genere. Ci pianterebbe per lei; mi ha buttata per terra; aveva gli occhi di un mo­stro; non mi ama più.     

Léo   Non c'è nessuna relazione.

Yvonne Sì, Léo... quel che si dà all'uno, lo si toglie al­l'altro. È fatale...

Léo Un ragazzo dell'età di Michel deve vivere e le ma­dri devono chiudere gli occhi su certe cose. Un ragazzo può avere una donna nel sangue. Non vedo in che cosa...

Yvonne Non vedi in che cosa! Non vedi in che cosa... E noi, le madri, non li abbiamo avuti dentro? e loro non ci hanno fin nelle vene? L'ho portato nel mio ven­tre e espulso dal mio ventre, cara mia. Sono cose di cui tu non ti rendi conto.

Léo Può darsi. Ma talvolta bisogna fare un enorme sfor­zo su se stessi.

Yvonne Hai buon gioco tu. Ci riusciresti, se fossi tu in causa?

Léo    Ho conosciuto tale sforzo.

Yvonne    Tutto dipende dalle circostanze.

Léo Le circostanze erano piuttosto spaventose; voi vi­vevate nella luna, beninteso, ma il vostro egoismo, il tuo egoismo, oltrepassano i limiti.

Yvonne    II mio egoismo?

Léo Ma cosa credi ch'io faccia in questa casa da ventitré anni? Povera cieca... povera sorda. Soffro. Ho amato Georges e l'amo, e l'amerò certo fino alla morte. (Le impone silenzio con il gesto) Quando lui ruppe il no­stro fidanzamento senza il minimo motivo, per puro ca­priccio, e decise che eri tu quella che doveva sposare, e con un'incoscienza incredibile mi chiese consiglio, io finsi di pigliare quella mazzata alla leggera. Ostinarmi, significava diventare infelice; allontanarti, significava perderlo. E stupidamente mi sono sacrificata. Si, per quanto ciò possa sembrare incredibile, ero giovane, in­namorata, mistica, idiota. Ho creduto che tu che gli as­somigliavi di più come tipo, saresti stata una moglie, una madre migliore, che so. Univo il disordine con il disordine! Mi sono dedicata, oltre all'eredità di nostro zio che potevo elargirvi anche da lontano, a sorveglia­re la vostra baracca e a renderla abitabile. Che sono io da ventitré anni? Te lo devo chiedere? Una gover­nante!

Yvonne    Léo, tu mi odii.

Léo  No. Ti ho odiata... Non al momento della rottura. L'idea del sacrificio mi esaltava, mi sorreggeva. Ti ho odiata perché tu amavi troppo Michel e trascuravi Georges. Talvolta sono stata ingiusta con Michel, per­ché facevo responsabile la sua presenza. Strano... forse ti avrei odiata se il vostro fosse stato un matrimonio riuscito... no... ho per te un sentimento che-non si spie­ga e che rassomiglia a un'abitudine del cuore. Non sei cattiva, Yvonne. Non sei responsabile. Non sei umana e fai il male senza rendertene conto. E voi non vi accor­gete di nulla. di nulla. Vi trascinate di stanza in stanza, di macchia in macchia, di ombra in ombra, vi lagnate del minimo malessere, e vi burlate di me se per caso mi succede di lamentarmi di una cosa qualsiasi. Ricordi quell':« emetico » che Michel trovò in camera mia e che vi fece tanto ridere, sei mesi fa? Nonostante la mia ro­bustezza ben nota, ero nauseata, ammalata. Credevo di digerire male. Era il fegato, mi facevo della bile, co­me si suoi dire e come giustamente si dice. E il fega­to si scombinava per via dei nervi, e i nervi per via di Georges. Sì, fiutavo una scappata da collegiale in punta di piedi, e mi arrabbiavo con te che non indovinavi nien­te e non gl'impedivi di andarsene. E sapevo che Georges cercava di acchiappare una falsa fortuna e che non l'az­zeccava. E quando Michel, senza rendersene conto - è altrettanto cieco, altrettanto egoista quanto voi - ha imitato suo padre e ha preso il largo... non ho potuto a meno di parlarti, di metterti sull'avviso...

Yvonne  Non per senso di solidarietà della baracca, Léo. Tu eri contenta; Michel vendicava Georges.

Léo  Ecco la tua disumanità, la tua cattiveria, le tue col­tellate nella schiena!

Yvonne    Non vedo cosi lontano.

Léo (eretta, paonazza) Tanto meglio se Michel prende danaro da quella donna... Questo v'insegnerà forse a non lasciare fuori casa un uomo con appena quello che basta a comprarsi un po' eli zucchero d'orzo. Tanto me­glio se Michel sposa una donna di strada. Tanto meglio se il vostro carrozzone si rovescia, si sfascia e marcisce nel fosso. Tanto meglio! Non muoverò un dito per soc­corrervi! Povero Georges! Ventitré anni! E la vita è lunga, piccina mia, lunga... lunga... lunga... (sente alle sue spalle entrare Georges, e senza trapasso, con to­no estremamente femminile continua) ... e la giacchetta corta... e se togli la giacchetta, resti con l'abito scollato e la sera puoi andare in qualsiasi posto,

Yvonne dapprima sbalordita, vede Georges.

SCENA SETTIMA

Yvonne, Léo, Georges.

Georges    Potete chiacchierare di vestiti. Beate voi!

Yvonne    Cos'hai? Sei verde.

Georges    Ho sentito or ora Michel...

Yvonne    Ebbene!

Georges Ebbene... gli dispiace averti stretto il polso... gli dispiace avere gridato... desidererebbe vederti...

Yvonne    È tutto quel che rimpiange.

Georges Yvonne... vorrebbe vederti... soffre. Non co­stringerlo a chiederti perdono o altre sciocchezze. È una cosa piuttosto seria... Rimarrò con Léo... Vorrei che tu stessi un po' sola con Michel e in camera sua. Te ne prego, Yvonne. Aiuterai Michel e mi aiuterai. Sono stanco morto.

Yvonne Spero che Michel non abbia saputo abbindo­larti, convincerti.

Georges Senti, Yvonne, te lo ripeto. Non si tratta di convincere o di non convincere. Quel ragazzo ama; questo è più che sicuro. Non parlargli di nulla... non interrogarlo su nulla. È là bocconi su un mucchio di biancheria sporca. Siediti vicino a lui e dagli la mano.

Léo    Sagge parole.

Yvonne (sulla porta)    Andrò, a una condizione...

Georges (con voce dolce)    Vacci... senza condizioni... (La bacia e la spinge fuori, porta di fondo a sinistra).

SCENA OTTAVA

Léo, Georges.

Léo    Georges, sei disfatto... che c'è?

Georges Presto... Léo... possono tornare da un momen­to all'altro.

Léo    Mi spaventi...

Georges    C'è di che. Mi è piombata la casa in testa.

Léo    Di che si tratta? di Michel?

Georges Di Michel; ossia, non esiste nessun vaudeville, nessuna commedia di Labiche meglio congegnata di questo dramma.

Léo    Spicciati. (Silenzio). Georges! (Lo scuote) Georges!

Georges Ah! s. Non sapevo più dove fossi. Perdonami, Léo, ho fatto una pazzia e la pago cara. Sei mesi fa cre­devo mi occorresse una stenodattilografa; mi danno un indirizzo. Casco su una giovane dorma di venticinque anni, sfortunata, bella, semplice, perfetta. A casa mi sentivo molto solo. Tu corri sempre a destra e a sini­stra. Yvonne non pensa che a Michel. Michel!... insom­ma, a farla breve... Sotto un falso nome, invento che sono vedovo... che mi era morta ima figlia... che le so­migliava...

Léo  Mio povero Georges... come rimproverarti! Cercavi un po' di respiro... qui... si soffoca.

Georges Invento, invento fino a non aprire mai bocca con lei delle mie « manie ». Lei dice di amarmi... che i giovani sono dei bruti, e cosi via. Dopo tre mesi lei cambia atteggiamento. Una sorella venuta dalla pro­vincia abita con lei; una sorella sposata, bigotta, rigida. Mi faccio prestare da te una bella somma...

Léo    Lo sospettavo...

Georges Con chi confidarmi se non con te? Il danaro che doveva servirmi per il lavoro, mi serve ad affittare un lugubre pianterreno. La ragazza dirada le visite; mi trovo impantanato nelle menzogne e in un cupo disa­gio. Indovini il resto; la sorella era un giovanotto da lei amato; e il giovanotto è Michel. L'ho saputo or ora dalla sua stessa voce.

Léo    E lui immagina qualcosa?

Georges Nulla. È al settimo cielo! il mio abbattimento è stato messo sullo stesso piano di quello di sua madre.

Léo    E cosa voleva?

Georges Madeleine - visto che Madeleine c'è - mi aveva dato appuntamento stasera. Mi ha informato Michel. Era, come potrei dire...

Léo    Per congedarti...

Georges E confessarmi ogni cosa, a quanto pare. Con­fessare tutto al signor X... per essere liberi, limpidi, de­gni l'uno dell'altra. Ne morrei di rabbia, Léo. Sono pazzo di lei.

Léo Non so se sia una tragedia o una farsa; in ogni modo è un capolavoro.

Georges Un capolavoro di mostruosità; come una si­mile coincidenza possa verificarsi in una città...

Léo    Credevo che non ci fossero mai casi fortuiti; voialtri a cui piacciono i miracoli, i capolavori del caso, cccone uno di prim'ordine. Non è strano più di una « sequen­za » alla roulette o di una vincita al lotto.

Georges    Ho vinto il terno.

Léo Esattamente il contrario, povero Georges. Cosa pro­vi di fronte a Michel?

Georges Un terribile imbarazzo. Non ce l'ho con lui; non è colpa sua.

Léo    Cosa conti di fare?

Georges    Te lo chiedo; stasera mi sono disimpegnato.

Léo Adesso capisco perché il carrozzone avesse quella falsa apparenza di ordine; quando uno usciva, l'altro era là. Povero Georges.

Georges    Ho incassato vergogna su vergogna. Michel diceva;  il vecchio. Mi ha confessato che Madeleine lo aiutava.

Léo    Con i tuoi quattrini.

Georges      I tuoi...

Léo Qui il caso si diverte; meglio se i nostri quattrini rientrano in tasca a tuo figlio. E, siamo giusti, questo t'insegnerà a non abbandonare un ragazzo di quell'età senza un centesimo, per le strade di Parigi.

Georges Purtroppo la mia ridicola situazione ti impe­disce di vedere che sofiro.

Léo (gli stringe la mano)    Georges... ti aiuterò.

Georges    E come?

Léo È indispensabile sferrate un colpo secco, vendicarti e rendere impossibile questo matrimonio. Michel vuole che il carrozzone vada domani al completo dalla ra­gazza. Dobbiamo andarci.

Georges     Sei pazza!

Léo    Sono ragionevole.

Georges    Yvonne non accetterà mai.

Léo    Accetterà.

Georges    E la scena, te l'immagini la scena... Io entro...

Léo La piccina ingoierebbe la lingua piuttosto che rive­lare a Michel...

Georges    Vedendomi... può darsi che svenga, che gridi...

Léo    Mi aggiusterò. Picchia sodo.

Georges    Lo merita, Léo.

Léo Tu rompi per il primo e se lei rifiuta di rompere con Michel, minacciala di dire tutto.

Georges    Sei il diavolo?

Léo (china gli occhi) Ti amo molto, Georges, e voglio proteggere la tua casa.

Georges    E Yvonne? Mai e poi mai, lei...

Léo    Taci, Yvonne sta venendo...

Georges    Hai le orecchie ben lunghe, Léo.

Léo    È per meglio impedire che ti divorino, bimbo mio.

Si apre la porta in fondo a sinistra. Compare Yvonne.

SCENA NONA

Léo, Georges, Yvonne.

Georges    Dunque?

Yvonne Non abbiamo aperto bocca; io gli stringevo la mano; siccome si lamentava e ritirava la mano, e sem­brava volesse rimanere solo, sono venuta via dalla stan­za. Sono a pezzi: non sto dritta, vaneggio; vorrei dor­mire e non lo potrò. Che sarà di noi? è chiaro che Michel non è nel suo stato normale; subisce un ascendente funesto che lo scombussola.

Léo    Bisognerebbe conoscerlo questo ascendente.

Yvonne    Lo conosco fin troppo.

Léo Voglio dire di non prendere di petto Michel; essere scaltri...

Yvonne    No, no; bisogna troncare di netto.

Léo    Speri d'impedire a quei ragazzi di vedersi...

Yvonne   Quali ragazzi?

Léo    Ma via, Yvonne. Michel e la piccina...

Yvonne Ma, Léo, non c'è neppur l'ombra di una piccina. C'è una donna, ebe va a letto con l'uno e con l'altro... una donna, Dio sa di che età, una santarellina che Mik vede attraverso un prisma e di cui fa una santa.

Léo    Ragione di più per mostrargliela quale è.

Yvonne Conto su Georges perché dia prova di carattere una volta tanto e tagli nel vivo.

Georges    Tagliare nel vivo è una frase.

Yvonne D'altronde, ammettendo che non siano fandonie e che quella donna voglia veramente lasciare... il suo protettore... per correre la sua sorte, e che cerchi di sposare Mik, sarebbe tuo dovere scaricare Mik eli una responsabilità clic è una cosa bambinesca. Mik non può toglietle quel signore e piantarla in asso.

Léo    Finalmente, delle cose un po' sensate.

Yvonne    E come contava di farla vivere?

Georges    Mi ha detto ch'era stufo di non far niente; ch'era deciso a lavorare.

Yvonne    E a vivere alle nostre spalle, alle spalle di sua zia.

Léo    II mio poco danaro è il vostro...

Yvonne Non di quella donna. Non divago più, ci vedo chiaro, Assolutamente Georges deve muoversi. Léo? tocca a lui, vero?...

Georges    Facile a dirsi.

Yvonne    Non hai che da tenere duro e « proibirgli »...

Léo   Hai già visto che gli ordini abbiano buon risultato con quelli che si amano?

Yvonne (alza le spalle) Mik non ama quella ragazza; lo crede soltanto. È il suo primo innamoramento; s'illude di essere in presenza dell'amore ideale, eterno.

Léo    Crederlo è lo stesso che amare.

Yvonne Un momento! tutto ciò diverrà progetti, passeg­giate, sogni. Guarirà da un'idea fìssa. Conosco il mio Mik.

Léo    Lo conoscevi.

Yvonne Ma insomma, siete in-ere-dibili! L'ho sotto gli occhi da ventidue anni. Una signora X... non può cam­biarmelo in tre mesi da capo a piedi.

Georges Non in tre mesi, Yvonne. In tre minuti. È pro­prio la caratteristica dell'amore.

Yvonne Ah! Se io fossi un uomo, se gli parlassi, io... tro­verei le parole adatte.

Léo    Proprio quello che chiede Michel,

Yvonne    Non spererà che io obbedisca ai suoi ordini.

Georges Chi parla di ordini? Perche prendere un atteg­giamento tragico, Yvonne?

Yvonne Su, su; allora, se capisco bene... voi esigete, tu e Georges...

Georges    Non esigo nulla.

Yvonne Be', si; pensate possibile che io accompagni Georges da quella... donna e che Léo chiuda il corteo.

Georges Una ricognizione, soltanto una ricognizione in casa del nemico.

Yvonne Il carrozzone al completo, la famiglia in blocco, una vìsita da ptimo dell'anno.

Léo Non ci sei affatto, Yvonne. Yvonne, puoi tu, pro­prio tu prospettarti di vivere con un Michel taciturno, che ti eviti, o ti mentisca da mattina a sera? Puoi pro­spettarti di vìvere senza Michel? puoi prospettarti che Michel lasci la casa?

Yvonne    Taci!

Léo Idiota cara... lo sai cosa succederebbe? Ti lasceresti andare a qualsiasi bassezza, gli correresti dietro, gli ab­bracceresti le ginocchia, supplicheresti quella donna.

Yvonne   Taci, taci!

Léo Mentre sarebbe cosi semplice giocare d'astuzia, ri­conquistare Michel, meritare la sua riconoscenza, non considerare questo passo sotto la prospettiva borghese, ma sotto la vostra prospettiva, Principi della Luna... Ah! non mi costringi più a tacere.

Yvonne Equivarrebbe a ingannare Mik; e dopo, ce l'a­vrebbe con noi ancora di più.

Léo Ingannarlo per il suo bene, Yvonne. Sempre padro­na di concludere le nozze se ti trovi di fronte a una perla.

Georges Credimi, Yvonne, sul primo momento è come un pugno nello stomaco; ho reagito come te; ma a poco a poco è chiaro- che Léo non ci propone un'insensatezza.

Yvonne (va concitata su e già per la camera) E poi! no, e no, e no! Sono troppo vile, mi faccio schifo, non met­terò i piedi da quella donna.

Léo (vicino a Yvonne, la tiene ferma) Un'altra cosa, Yvonne. Non è forse la nostra peggiore sofferenza non potere immaginare il luogo in cui quelli che amiamo ci evitano? Non hai la curiosità di quella creatura, vi­cino alla quale Mik ti faceva male senza che tu potessi dare a quel male una forma precisa? Non hai la curio­sità di toccare il tuo male? Se sei derubata di un og­getto, non cerchi di figurarti dove possa essere?

Yvonne    In casa di quella ladra?

Léo Tu andrai da quella ladra, Yvonne; andrai a ripren­derti il tuo tesoro; accompagnerai Georges, E io non vi lascerò soli.

Yvonne coprendosi gli occhi con la mano, si abbandona sulla sponda del letto, seduta, e mostra di accettare con il suo atteggiamento, con il suo silenzio.

Georges Ti ammiro, Yvonne. Sei sempre più forte di quanto ci si potrebbe aspettare.

Yvonne    O più debole.

Léo Ti credi debole perché I'« andrò » non ti esce dalla gola.

Yvonne    Se ieri, mi avessero detto...

Léo Il « tuo » coraggio sta nel lasciare la tua buia camera e nel l'uscire al sole.

Yvonne Questo lo chiami il sole: allora ho ragione di preferire la notte.

Léo Siate prudenti, prudentissimi nel modo di annun­ciare a Mik la notizia; potrebbe fiutare il tranello.

Georges Léo, vallo a cercare... decidilo annunciandogli una sorpresa.

Léo    Coraggio!...

(Esce dal fondo a sinistra).

SCENA DECIMA

Georges, Yvonne.

Yvonne    Che incubo!

Georges    A chi lo dici!

Yvonne Se vado da quella... mi apparterò con Léonie mentre tu le parli.

Georges    Ti prometto di parlarle a tu per tu.

Yvonne Non costringermi a parlarle, Georges; mi lasce­rei andare, non sono avvezza a donne di quel genere.

Georges Neppure io... a una certa età le abitudini sono difficili da prendere.

Si apre la porta di fondo a sinistra; Léo spinge di schie­na Michel nella stanza. Questi ha gli abiti e i capelli in disordine; sembra sulla difensiva.

SCENA UNDICESIMA

Léo, Georges, Michel Yvonne.

Léo   Va'...

Georges    Entra, Michel.

Michel    Cosa volete?

Georges    Tua madre te lo dirà.

Michel entra e Léo chiude la porta.

Yvonne (a testa bassa, parla a fatica) Mik, sono stata du­ra e ho male corrisposto alla tua sincerità. Mi dispiace. Tuo padre è buonissimo, mi ha parlato. Mik, tesoro, non ti vogliamo male, lo sai. Anzi. Io cerco il tuo bene, e odio essere ingiusta. Ci hai chiesto una cosa quasi im­possibile.

Michel     Ma...

Georges    Lascia parlare tua madre.

Yvonne Questa cosa quasi impossibile, questo gesto che tu vuoi da noi, Mik, abbiamo deciso di accordartelo. Andremo dalla tua amica.

Michel (balza vicino a sua madre) Sophie! Papà! Gran Dio, è possibile?

Georges Sì, Michel. Ti permettiamo di avvertire domani della nostra visita.

Michel  Sogno, di certo... papà, come ringraziarti? Mam­ma... (Vuole abbracciare Yvonne).

Yvonne (si schermisce) Non noi devi ringraziare, ma tua zia.

miciiel Tu, zia Léo! (Corre a Léo, la prende tra le brac­cia, la alza di peso e la fa girare vorticosamente).

Léo (strilla) Mi soffochi! Sgarbataccio! Mik! io non c'en­tro per nulla. Non me devi ringraziare. Il carrozzone.

Sipario.


ATTO SECONDO

Un ambiente ampio e luminoso.

Alla prima quinta a sinistra una scala a chiocciola con­duce al piano supcriore. In fondo a sinistra la porta d'ingresso; alla prima quinta a destra la porta della stanca da bagno. In centro sul davanti, divano e tavo­lino. Sulla parete di fondo scaffali pieni di libri. Ideal­mente il muro deve dare su un'alberata attraverso un'a­pertura. Molto ordine.

SCENA PRIMA

Madeleine, Michel.

Madeleine    È in-cre-dibile.

Michel Figurati che a casa tutti quanti dicono « in-crec-dibile », Mi pare perfino che lo dicessero prima che io ti conoscessi e l'avessi portato. Mamma impazzirebbe se sapesse che ti imita.

Madeleine Non vedo cos'abbia di speciale il mio modo di pronunciare quella parola; la pronuncio come tutti.

Michel La pronunci come nessun altro, e a sproposito; mi hai attaccato questo tic e io gliel'ho trasmesso. Mamma, papà, zia Léo:  tutti dicono:  è in-cre-dibile.

Madeleine    Michel!

Michel  Cosa?

Madeleine    La vasca da bagno trabocca.

Michel    Ho lasciato il rubinetto aperto. (Si precipita).

Madeleine E sbrigati. Mai tua madre crederebbe che sei venuto qui a prendere il bagno; crederebbe che la prendi in giro, che vuoi darti le arie di essere in casa tua.

Michel Colpa di zia Léo. La vasca è otturata, e la vasca è suo dominio. Zia Léo è l'ordine; siete fatte per an­dare d'accordo.

Madeleine    In casa mia, la vasca funziona.

Michel Da noi prendiamo dei tub; di tanto in tanto Léo ci lascia arenati; ma a lei piacciono troppo i suoi comodi. Non regge a lungo.

Madeleine    Asciugati. Sbrigati.

Michel Che io possa irritare mamma se faccio il bagno qui... non mi sarebbe mai venuto in testa... eppure è vero! Sei come zia Léo, una gran politicona!

Madeleine    Hai saputo osservare bene tua zia...

Michel A furia di vivere gli uni addosso agli altri. Io, io non penso a niente.

Madeleine    È la tua pulizia che mi piace.

Michel    Be', questo è buffo.

Madeleine Dal di fuori, non sei sporco. Hai la sporcizia dei bambini. Le ginocchia dei bambini, non è una cosa sporca; di dentro non c'è nessuno al mondo più pulito di te.

Michel    Disordinato e ignorante.

Madeleine      E io?

Michel    Tu? tu sei colta, hai letto i classici.

Madeleine      Li rilego.

Michel    Sei troppo, troppo intelligente per me. Lo sai che riuscirai a guadagnare da vivere con le rilegature. Mi farò mantenere.

Madeleine    Lavorerai, caro mio. Nel caso, mi aiuterai, e un giorno apriremo un negozio.

Michel   E diventeremo ricchi. Be', sai? quando avremo una casa...

Madeleine Un appartamento, Michel. Perche dici sem­pre una casa?

Michel    Da noi diciamo: casa. La casa. A casa.

Madeleine    È in-cre-clibile.

Michel Ma è cosi. Senti! Quando avremo una casa, se m'impedirai di essere disordinato, ti trascinerò da noi, nel carrozzone, e ti sequestrerò, ti obbligherò a condi­videre la mia stanza, la mia biancheria sporca, e le mie cravatte nella brocca.

Madeleine Dopo cinque minuti la tua stanza sarebbe in ordine.

Michel Sei diabolica. Da noi, il laboratorio di legatoria calerebbe giù in questa camera o viceversa la camera salirebbe al laboratorio. Gli oggetti mi seguono come gatti. Tu come fai?

Madeleine È l'ordine. Il senso dell'ordine o lo si ha o non lo si ha.

Michel ripesca i calzini sotto Madeleine.

Michel Guarda dove trovo i calzini; eppure, sono certo di essermeli tolti in stanza da bagno.

Madeleine    Te li sei tolti in salotto.

Michel (se li infila) Il salotto! Da noi, un salotto non lo potresti neanche immaginare. I drammi si svolgono nel­la camera di Sophie. Camera del delitto. Quando le liti si fanno serie, i vicini di zia Léo battono alle pareti; fac­ciamo: alt! e gli armistizi, i trattati di pace, i silenzi burrascosi, si svolgono in una specie di stanza da pran­zo fantasma, di sala d'aspetto, vuota, dove la donna di servizio riavvita un orrendo tavolo, pesantissimo e sco­modissimo.

Madeleine    E tuo padre sopporta...

Michel Oh, papà... papà! lui crede di inventare delle meraviglie. In realtà perfeziona il fucile subacqueo; cerca il fucile a pallottole. Non scherzo. Jules Verne; ecco i classici di papà. Ha dieci anni meno di me.

Madeleine    E tua madre?

Michel    Quand'ero piccolo, volevo sposare mamma... papà mi diceva:  sei troppo giovane. E io rispondevo: aspetterò di avere dieci anni più di lei...

Madeleine   Amor mio...

Michel  Perdonami se ti frastorno le orecchie con la fa­miglia. Capisci, non osavo parlarti di loro prima di con­fessare tutto. Là ti tenevo nascosta, e qui allora, ero imbarazzato, impacciato, e siccome sono stupido, pre­ferivo non parlare di loro. Adesso mi ripago.

Madeleine Sei sempre guidato dalla delicatezza, ed era fin troppo naturale che tu non tradissi il tuo carrozzone qui da noi visto che non tradivi il nostro segreto nel tuo carrozzone.

Michel Sophie è stata magnifica, e papà, e zia Léo e tut­ti. La scena è cominciata con un dramma.

Madeleine    Un dramma?

Michel Mamma voleva chiamare la polizia, farmi arre­stare.

Madeleine (sbalordita)    La polizia? Perché?

Michel Eh, si; è lo stile di mamma, Io stile della camera di mamma.

Madeleine     È...

Michel e Madeleine (insieme)   In-cre-dibile.

Madeleine (ridendo)    Di chi la colpa, Michel?

Michel Mia. Tua. Non ho potuto resistere al desiderio di passare la notte da te. E l'indomani... l'indomani.

Madeleine (lo imita e gli toglie il piede di sopra a un mo­bile)   L'indomani... l'indomani, avevi la «fifa».

Michel      Sì.

Madeleine    Venti volte ti ho detto di telefonate.

Michel   Regina delle « ingenue », non ditelo davanti a Sophie.

Madeleine    Ti consiglio di parlare, fai topiche così come respiri.

Michel    Giusto.

Madeleine    E anche questo mi piace, stupidone mio. Non sei bugiardo.

Michel    È troppo complicato.

Madeleine    Odio la menzogna. La più leggera bugia mi fa stare male. Ammetto che uno taccia o sì arrabatti per fare il minor male possibile. Ma, la bugia... la bugia di lusso... Non mi colloco dal punto di vista della morale, io sono molto amorale. Intuisco che la menzogna falsa certi meccanismi che operano allinfuori di noi, distur­ba certe onde, smonta tutto quanto.

Michel (dopo essersi legato la scarpa sinistra) La mia scarpa!

Madeleine    Cercala.

Michel    Questo poi è incredibile. Un minuto fa...

Madeleine    Cerca!

Michel (carponi)    Tu sai dov'è.

Madeleine    La vedo mentre ti parlo. L:hai sotto il naso.

Michel (si allontana dalla tavola al centro della quale c'è la scarpa)    Fuoco?

Madeleine      Ghiaccio.

Michel    E vuoi che mi sbrighi...

Madeleine    Volpone! (Gli mostra la scarpa alzandola per una stringa).

Michel    Questa è grossa! Mamma l'avrebbe ripescatanel mio letto.

Madeleine    Deve essere deliziosa tua madre. Peccato ch'io muoia di paura.

Michel (si mette le scarpe)   Mamma si crede brutta ed è più bella che se fosse bella. Ormai va per i trentuno: può darsi che zìa Léo la obblighi a truccarsi e tirare fuori dal guardatoba le pellicce.

Madeleine    Ho paura... ho paura...

Michel    Loro hanno paura invece; e zia Léo ci sgelerà; è bravissima.

Madeleine    E vi muovete sempre in massa?

Michel (ingenuo)    Sophie non esce mai. papà esce., ziaLéo esce per commissioni; lei ha molto da fare a casa. Io esco perché vi amo...

Madeleine (gli afferra le mani)    Mi ami?

Michel    Guarda. (Si volta) Sono pulito, pronto per la « domanda di matrimonio ». Oh!

Madeleine (preoccupata)    Cosa?

Michel    Dovevo farmi tagliare i capelli.

Madeleine    Lunedi. I parrucchieri sono chiusi.

Michel    Come fai a sapere tutto?

Madeleine Come faccio a sapere che i parrucchieri so­no chiusi di lunedi?...

Michel No... (la bacia). Per sapere che è lunedi. Io, so soltanto che è domenica perché la donna di servizio non viene e io aiuto in cucina.

Madeleine La domenica la si sente da altri segni. La gente è libera; c'è disordine in giro, un disordine tri­ste.

Michel    Oh! il vostro ordine e il vostro disordine.

Madeleine Si aspettano di trovare ordine oppure disor­dine?

Michel Si aspettano il peggio. Credono di venire da una donna vecchia con i capelli gialli.

Madeleine Sono proprio una vecchia dai capelli gialli. Ho tre anni più di te.

Michel Figurati che ho un presentimento! Questa don­na vecchia li farà restare a bocca aperta.

Madeleine    Tocca legno...

Michel (la stringe tra le braccia) Madeleine, tu amma­lieresti chiunque. Una cosa sola mi preoccupa, mi tor­menta.

Madeleine    Quale?

Michel Avrei voluto la cosa fatta, il posto libero, la si­tuazione liquidata.

Madeleine    L'appuntamento è rimandato a stasera...

Michel    Che disdetta!

Madeleine    Domani tutto sarà in ordine...

Michel Si direbbe che tu sia contenta di vedere rinviato questo colloquio.

Madeleine Sì, quando Georges mi ha telefonato, non ho insistito, sono stata vigliacca,

Michel    Anche papà si chiama Georges.

Madeleine Tu intuisci quel che può essere per me il colloquio con il primo Georges. Ebbene, quasi non mi atterrisce in confronto al colloquio con il secondo.

Michel    Ma tu non lo ami!

Madeleine    Sì, Michel.

Michel    L'ami?

Madeleine  Il cuore non è così semplice, Michel. Amo solo te, ma amo Georges.

Michel    Questa, poi.

Madeleine  Se non l'amassi, Michel, non sarei degna di amarti. Prima di tutto non ti avrei conosciuto. Sarei morta; mi ha incontrata sull'orlo del suicidio.

Michel    Che tu sema della gratitudine...

Madeleine    No, Michel. È più che gratitudine.

Michel    Non capisco.

Madeleine Devi capire, tesoro. Moki uomini mi pro­posero ciò che mi ha offerto Georges. Rifiutai. Se ac­cettai la sua offerta, è perché l'amavo...

Michel    Non mi conoscevi.

Madeleine Caro piccolo egoista. Non l'amavo tanto da non aspettare l'amore; e con te ho incontrato l'amore. Ma l'amavo abbastanza per nasconderglielo, per tirare in lungo, per accettare il suo aiuto. L'amo abbastanza per sentirmi male di dovergli tirare questa revolverata a bruciapelo.

Michel    È in-cre-dibile.

Madeleine Senti, Michel, sii giusto. Cerca di metterti al suo posto. Io sono tutto per lui; è vedovo; ha perdu­to sua figlia; io le rassomiglio. È la sua sentenza di morte che tu mi chiedi. Mi crede incapace di mentire...

Michel Ma tientelo, tientelo! Chiuso! Avvertirò la fa­miglia. Niente di più facile...

Madeleine Non essere assurdo. Ti rifiuto forse questo passo? Lo compio perché quando si ama come io ti amo, si passa sopra a tutto, si assassina, si sgozza. È deciso. Non se ne parli più.

Michel    Si, te ne parlo...

Madeleine Non ti parlavo di lui; e lui ti ignora. Era cento volte meglio.

Michel Vedi... mamma... se fosse necessario non esi­terei...

Madeleine Esiteresti; e avresti ragione. Ed ecco perché io ti adoro. E poi, Michel, non è lo stesso. Tua madre ha tuo padre, tua zia.

Michel    Non ha che me.

Madeleine    Allora, mi odia.

Michel Nessuno può odiarti, amor mio; mamma ti vor­rà bene quando capirà che tu sei me stesso, che for­miamo una persona sola.

Madeleine    Non avresti dovuto parlarle dell'altro.

Michel Sophie mi ha ripetuto tante di quelle volte di es­sere un compagno per me, che non avevo niente da na­sconderle.

Madeleine    Le avevi nascosto il nostro amore.

Michel Gli è perché quell'altro mi dava fastidio, mi metteva a disagio e perché sapevo che trascinava in casa un mucchio di pregiudizi, di frasi convenzionali, di scenate familiari. Volevo farti vedere libera, corag­giosa, senza niente di losco tra di noi. Ho spifferato la nostra storia tutta d'un fiato.

Madeleine Hai fatto bene. La stupida sono io. Dal mo­mento che si parla, bisogna dire tutto.

Michel    È ciò che ti darà coraggio domani.

Madeleine Non parliamone più, te lo chiedo. Visto che Georges c'è, ammetti che avevo per Georges l'af­fetto che avrei per tuo padre, che avrò per tuo padre.

Michel     Ma...

Madeleine     Zitto.

Michel    Sei in collera?

Madeleine Lo sarei se non ti vedessi geloso. Lo sarei se tu fossi geloso. Lo sarei se tu non fossi andato sulle furie. Lo sarei di non avercela con te perché sei andato sulle furie.

Michel La loro bontà supera ogni immaginazione. Que­sta visita lo prova.

Madeleine Questa visita mi spaventa; è troppo sem­plice, troppo bella. Mi hai detto che tua madre non vo­leva sentirne parlare. Un attimo dopo, si decide. Que­sto mutamento mi atterrisce,

Michel S'arrabbiano, urlano, sbattono le porte... ma zia Léo li placa e loro l'ascoltano. Sophie è cosi. Tutto si fa a colpi di testa. Lei dice: No, ragazzo mio, mai. Si chiude dentro... Io faccio il broncio... lei torna, mi ba­cia e dice: sì, Mik. Io l'abbraccio e non se ne parla più.

Madeleine    Non riesco a farmi una ragione.

Michel Te lo ripeto; zia Léo è l'angelo custode del car­rozzone, È bellissima, molto elegante, molto diritta. Lei critica il nostro disordine, ma in fondo, non potrebbe farne a meno.

Scampanellata.

Madeleine    Suonano. Eccoli. Scappo. Salgo lassù.

Michel   Non lasciarmi solo.

Madeleine    Verrai a chiamarmi.

Michel    Madeleine!

Madeleine Sì, sì, sì! (Sale la scaletta mentre Michel la­scia la scena per andare ad aprire).

SCENA SECONDA

Michel, Léo.

Si sente Michel che apre e dice: « Sei tu, zia Léo! Sei sola! » Léo entra in scena con Michel, dalla porta di fondo.

Michel    Non c'è niente eli cambiato? vengono?

Léo Vengono... sta' tranquillo: ho fatto in modo di e's-sere in antìcipo.

Michel    Sei buona.

Léo (guardandosi intorno)    Che ordine!

Michel (ridendo) Sono io, mi riconosci. È il mio or­dine.

Léo    Ne dubito; dov'è la tua amica?

Michel Nel suo laboratorio di legatoria, lassù. (Sale la scala).

Léo (guardando la stanza) Date sui giardini. Ecco quel che ci vorrebbe per tua madre che vive nella sua ca­mera, invece di un casamento e della sinistra illuminazione di quelli di fronte.

Michel    Non dire male del carrozzone.

Léo    Un carrozzone lo si trascina dovunque.

Michel    Io guardo su un cortile e il mio cortile mi piace.

Léo    Chiama la tua amica.

Michel (chiama) Madeleine!... inutile, di lassù, non si sente nulla.

Léo    È una fortuna.

Michel    Perché?

Léo Tuo padre è indulgente, lucido, calmo. Deve par­lare da solo con la tua amica. È inutile che tua madre senta e intervenga. Quando scenderemo, sarà tutto fatto.

Michel Angelo! (Bacia sua zia) Te la conduco qui. (Sa­le i gradini a quattro a quattro).

Sola, Léo si avvicina alla stanza da bagno, apre la porta e la richiude. Risale verso il fondo e guarda i titoli dei libri. Madeleine, spinta da Michel, appare in cima alle scale. Scende adagio, Michel la sostiene per le spalle.

SCENA TERZA

Léo, Michel, Madeleine.

Léo    Buongiorno, signorina.

Michel    Ti dico che è sola. Non avrai paura di zia Léo, è l'avanguardia!

Madeleine    Signora...

Léo le tende la mano, Madeleine la stringe.

Léo    Siete molto graziosa, signorina.

Madeleine    Oh! signora... Michel aveva ragione.

Michel Le avevo raccontato che tu eri gobba, zoppa, losca...

Madeleine Non fa che parlare della vostra bellezza, del­la vostra eleganza...

Léo    Del mio « ordine »! Non sono la sola.

Madeleine    II disordine mi atterrisce.

Léo Mi congratulo se ottenete qualche successo su quel­lo di Michel.

Madeleine    C'è un po' di progresso.

Michel E io ritrovo le scarpe sul tavolo. Ero sicuro che il suo ordine ti avrebbe stupito. Sei stupita?

Léo (sorridente)    Sì.

Michel    E Sophie, e papà, ti seguono?

Léo Ho dato loro appuntamento qui. Tua madre non era soddisfatta; ma io esecro gli arrivi in massa. Ho preso il pretesto di una commissione; non vi nascondo che volevo arrivare la prima e preparare il terreno.

Michel    Vedi, Madeleine, zia Léo è meravigliosa.

Léo Eccomi vostra complice. (Accenna alla scala) Il vo­stro laboratorio accomoda tutto. Temevo che aveste una stanza sola,

Madeleine È una soffitta, due anzi, penso, trasformate e legate a questa stanza da una scala a chiocciola.

Léo E, dalle soffitte, non si ode nulla di quello che suc­cede giù?

Michel    Non hai sentito che li chiamavo...

Madeleine     No.

Léo È estremamente importante: saranno qui solo fra un quarto d'ora. Bisogna tentare. Tu conosci tua ma­dre...

Michel    Zia Léo prevede tutto.

Madeleine    È facile accertarsene.

Léo (a Madeleine)    Saliremo insieme, Michel andrà su egiù e strillerà quello che gli salta in testa. Ti permetto anche di sbattere le porte.

Michel    Il mio ideale!

Léo    Accompagnatemi. (Madeleine sale, seguita da Léo: prima di eclissarsi Léo si volta e dice oltre la ringhiera) E urla, urla a squarciagola, e fa' rumore nel camminare. Siccome la tua amica e tuo padre hanno un timbro di voce molto sommesso, non corriamo più nessun rischio. (Esce).

SCENA QUARTA

Michel solo.

Michel (afferra un libro qualsiasi, l'apre e legge a squar­ciagola correndo da destra a sinistra) « Nascosto qui nei pressi, io vi vedrò, signora; nel profondo del cuore celate l'amor vostro; un linguaggio segreto voi per me non avrete; udrò fin quelle occhiate che mute voi cre­dete». (Si ferma urlando) Mi sentite? (Compare Léo in cima alla scala). Mi sentivate?

SCENA QUINTA

Léo, Michel, poi Madeleine.

Léo    No. Parlavi forte?

Michel    Come alla Comédie Francese.

Léo    Cosa declamavi?

Michel    Britannicus.

Léo Senti, Michel! Non è proprio un pezzo che vada ur­lato. (Scende) Se ti occorreva un libro, bastava che tu prendessi Lorenzaccio.

Michel    Non conosco.

Léo (prende un libro e lo scorre) Sali. Proverò io. Sarò tranquilla soltanto con la certezza che Yvonne non s'impiccerà delle spiegazioni di Georges e della tua amica. Ci sei? (Pausa. La lettura di « Lorenzaccio » de-ve essere violentissima e ben timbrata). « All'assassino! Mi uccidono! Mi tagliano la gola... Muori! Muori! Muo­ri! Su, pesta il piede. (Léo fa il gesto) Arcieri, a me! Soccorso! Mi uccidono! Dannato Lorenzo! « Muori, infame! Ti svenerò, porco, ti svenerò! Al cuo­re, al cuore! è sventrato! Su dunque, grida! colpisci, uccidi! Squarciagli le viscere! (Michel in punta di piedi, scende alcuni gradini e sporge la testa oltre la ringhie­ra). Tagliamolo a pezzi e mangiamo! mangiamo! » (Léo sospende).

Michel   Brava!

Léo    Michel! Ma non eri nel laboratorio?

Michel    Sì, non udivo niente, volevo sentirti strillare.

Léo    Ci sei abituato.

Michel Sentirti gridare qui, non è lo stesso. Ma, zia Léo, saresti un'attrice stupenda! Avresti potuto essere attrice. (Scende con Madeleine).

Madeleine    Eravate straordinaria, e io, non vi vedevo.

Léo Anche tua madre è piuttosto brava a recitare quando vuole. Detto fra noi, credo che tua nonna fosse canzo­nettista e che quando tuo nonno la sposò le chiese di lasciare le scene. Ma sono cose di cui in famiglia non si parla oppure, se qualcuno vi accenna, tutti mettono giù il naso sul piatto. (Campanello). Stavolta sono loro. (A Madeleine) Svelta, salite. A nessun costo, io vi devo avere veduta prima che mia sorella vi veda. Non vi co­nosco; sono appena arrivata. (Intanto Madeleine sale la scala). E sei stato tu Michel a rifiutarmi di mostrar­mi la tua arnica. Va', va'. Prima tua madre.

Suonano per la seconda volta.

SCENA SESTA

Léo, Michel, Georges, Yvonne.

Prima si sente nel vestibolo:

Voce di Georges    Credevo di avere sbagliato pianerot­tolo.

Voce di Yvonne    Non c'è la domestica?

Voce di Michel Come a casa nostra. (Michel entra e li precede) Zia Léo, avevi sentito il campanello?

Entrano.

Yvonne    Léo è qui?

Léo Arrivo adesso. Ho suonato tre volte; avrei potuto incontrarvi davanti alla porta.

Yvonne    Sei già qui da un pezzo?

Léo    Ti ripeto che sono arrivata adesso. Michel?

Michel Zia Léo credeva di essere in ritardo e di tro­varvi già qui.

Yvonne    Siete... soli?

Michel Madeleine è su, in un piccolo laboratorio di le­gatoria.

Léo Michel non avrebbe mai voluto presentarmela pri­ma di presentarla a te... a voi.

Michel Lassù non si sente suonare, non si sente niente; è là nascosta da mezz'ora.

Yvonne    Nascosta?

Michel    Ma si... ha paura della famiglia.

Yvonne    Non siamo orchi.

Michel Sei pallida, Sophie. È naturalissimo che Madeleine abbia fifa.

Léo    Lo capisco,

Yvonne    Che lusso!

Michel      È pulito.

Léo    La pulizia è il lusso. Dicevo a Michel...

Yvonne    Non è precisamente il tuo genere.

Michel Pazienza! Io vengo pochissimo; se abitassi qui da Madeleine o ci venissi più spesso, vincerei la par­tita.

Léo    Ne dubito...

Georges    Michel, devi avvertire del nostro arrivo?

Michel Si... Papà, come sei affettato. Sophie, siediti.,, se­detevi. Ma siate naturali. Zia Léo, sistemali... fa' la pa­drona di casa. La povera Madeleine ne è incapace. Se non l'aiutate, resterà lì come un sasso e credereste che posi.

Georges Mi chiedo, ragazzo mìo, se misuri la gravita di questa visita. Non lo si direbbe.

Léo    Cerca di rompere il ghiaccio.

Michel    Piangerei.

Yvonne Via, via, Georges è turbato, Léo, molto turbato, È in momenti simili che uno diventa padre, madre, fi­glio. Non si trattano più queste cose sotto gamba.

Léo  In ogni modo, è meglio non ridiventare padri e ma­dri convenzionali, con la scusa che gli avvenimenti non lo sono più. Michel secondo me è molto coraggioso e simpatico. Va' a prendere la piccola.

Yvonne (tra i denti)    Se c'è una piccola.

Michel (al fondo della scala) È in gioco la mia vita. Per l'ultima volta, vi chiedo di aiutare Madeleine, di non accoglierla con una doccia fredda.

Yvonne    Non siamo venuti con questa intenzione.

Michel Ma Sophie! Papà! Léo! Non prendetevela con me. Sono un groviglio di nervi.

Léo Ma chi si sogna di prendersela con te! siamo tutti gli uni più intimiditi degli altri, e ci diamo un contegno che svanirà presto. Su! Hop-là!

Michel    Ci vado. (Sale).

SCENA SETTIMA

Yvonne, Léo, Georges.

Yvonne (a Georges)   Sembra che tu stia ancor peggio dime.

Georges    Sedete, ragazzi miei; io sto in piedi, dietro a Yvonne.

Gruppo.

SCENA OTTAVA

Gli stessi più Madeleine e Michel.

Michel (di schiena, scende)  Sorridete!  (Scopre Madeleine, la quale comincia a scendere senza vedere nulla).

Madeleine (in fondo alla scala)    Signora...

Yvonne si alza e le muove incontro. Georges resta in piedi immobile, solo, all'estrema destra, dietro a Léo.

Michel    È mamma...

Breve pausa.

Yvonne Siete incantevole, signorina, Vi si scambierebbe per una ragazzina. Quanti anni avete?

Madeleine Venticinque. Siete voi, signora, che... (Ha visto Georges. La voce le si strozza. Si slancia dalla sua parte) Dio! Scusatemi. Chi vi ha fatto entrare? (Si vol­ta alle donne, stravolta) Questo signore...

Michel (ridendo e avvicinandosi) È papà, questo signo­re. Papà, ti presento Madeleine.

Madeleine (indietreggia)    Tuo padre!...

Michel To', eccone un'altra. Nessuno vuole mai convin­cersi che papà è in età di essere papà. Se uscissimo in­sieme ci scambierebbero per due compagni.

Léo    Presentami.

Michel Non so più quel che faccio. Madeleine... (Le prende la mano) Ma hai freddo!... toccale la mano, Léo!

Léo prende la mano di Madeleine.

Léo    Ha le mani gelate. (A Madeleine) Allora, siamo così terrificanti?

Michel    Stringi la mano di Léo.

Madeleine (atona)    Signora...

Léo Una vecchia signorina. Una vecchia signorina che presto non vi intimiderà più.

Michel La famiglia al completo. Vedi che non c'era poi da bere il mare. (Madeleine si accascia sul divano). Ti senti male?

Madeleine    No, Michel... no.

Yvonne Restate seduta; è la prima cosa. (Madeleine ten­ta di alzarsi). Léo, impedisciglielo. Michel vuole farci vedere come hanno sistemato bene le soffitte.

Michel      Ma...

Yvonne    Ti seguiamo, Léo ed io.

Georges (fa un gesto)   Potrei...

Yvonne    Tu rimani.

Michel C'è un termo pieno di te bollente e tre tazze. E dello zucchero! E del latte concentrato! Sappiamo rice­vere, noi!

Yvonne attraversa la stanza e pone il piede sul primo scalino, seguita da Léo. Michel bacia Madeleine e si dispone a raggiungerle.

Madeleine (rizzandosi)    Mi lasci sola?

Michel    Non sola! con papà.

Madeleine È impossibile. Non lasciarmi sola. Senti, Michel...

Yvonne    Michel!

Madeleine Signora... signore, salgo con voi. Devo ser­vire il tè.

Yvonne Cc la sbroglieremo benissimo; ci aiuterà Michel. Sono curiosa di vedere se fra poco ci saranno ancora tre tazze.

Michel    Ce n'erano sei; ne ho soltanto rotte tre.

Georges (senza muoversi) State lì, signorina. Ho pro­messo a Michel di parlarvi, e a mia moglie, siccome è molto più nervosa di me, di parlarvi da solo a sola. Ben­ché Michel mi trovi giovanile, in confronto a voi sono un vecchio signore. Non abbiate timore di sorta.

Yvonne (dall'alto della scala che gli altri due si dispongono a salire) Spicciatevi e avvertiteci.

Madeleine Un attimo, signora. Forse vostra sorella po­trebbe restare con noi. Una donna...

Yvonne Mia cara piccina; lasciateci prendere il té. Trovo ridicolo che le donne si occupino di certe cose; d'altron­de, avete sentito quel che Michel vi ha detto di suo pa­dre? E come se vi parlasse un compagno di Michel... un compagno molto buono e molto conciliante. Assai più di me.

Michel Non ci vogliono nessun male, Madeleine, anzi. Vuoi che ti porti giù una tazza di tè?

Léo Prenderà il tè dopo. (Spinge dentro Yvonne ed en­trambe scompaiono seguite da Michel).

Michel Conquista papà. Non scappate via insieme. (Manda un bacio sulle dita, e sbatte la porta invisibile).

SCENA NONA

Georges, Madeleine.

Georges    Ci siamo!

Madeleine    È una mostruosità.

Georges Proprio cosi! è una mostruosità; è in-cre-dibile, ma è così. Anzi è un capolavoro. Eh, sì. (S'avvicina alla biblioteca e picchia con le nocche il dorso dei libri) Tutti questi signori che hanno scritto dei capolavori, li hanno scritti su una piccola mostruosità, tipo questa. Ecco perché i loro libri ci interessano. Però, c'è una dif­ferenza. Io non sono un eroe da tragedia, sono un eroe da commedia. Sono cose che piacciono molto, che di­vertono molto. È l'abitudine. Un cieco fa piangere ma un sordo fa ridere. La mia parte fa ridere. Ma pensa un po'! Un uomo ingannato, è già ridicolo. Un uomo della mia età ingannato da un giovanotto, è ancora più ridi­colo. Ma se quest'uomo è ingannato da suo figlio, allora c'è da sghignazzare! da ridere irrefrenabilmente per il capolavoro! Una farsa, una magnifica farsa. L'ottima delle farse. Se non sì avessero situazioni analoghe, non ci sarebbero lavori teatrali. Siamo personaggi classici. Non ne sei orgogliosa? Io, al tuo posto lo sarei.

Madeleine    Georges !

Georges    Non possono sentirci dallo studio?

Madeleine    Tu... sapete bene di no.

Georges    Mi dai del voi.

Madeleine Mi sarebbe impossibile darvi del tu. Perdo­natemi.

Georges Come ti piace. E io che chiedo se di lassù pos­sono sentirci: mi hai chiuso là sopra le due prime volte che tua sorella veniva a trovarti. Era Michel?

Madeleine     Sì.

Georges Stupendo. E dopo ti è parso più pratico farmi affittare un appartamentino. Perché continuavi? perché mentivi? bisognava vivere. Aiutavi Michel?

Madeleine Oh! Georges. Michel è un ragazzo; era più povero di me. Gli pagavo qualche sigaretta, i pasti.

Georges    Qui torniamo nel rispettabile. Ero io a pagare.

Madeleine Guadagno abbastanza con le rilegature, per cavarmela da sola.

Georges Preferisco pensare che il danaro gli venisse da me. Mi pareva che la menzogna ti mettesse fuori di te; perché mentivi?

Madeleine    Non mi. credereste, è inutile!

Georges    Tu, tu, una bugiarda, tu!

Madeleine E voi, perché avermi mentito? Siete stato prudente; bella fiducia avevate in me.

Georges In casa mia soffocavo. Mi sentivo solo, nel vuo­to. Ne ho sofferto; ho voluto approfittarne; ho voluto che quella solitudine diventasse una buona caria, che fosse vera. Ho barato. Ho inventato una storia. Ho spinto lo scrupolo al punto di non parlarti delle mie manie. Quand'ero in casa tua, in casa nostra, ero solo al mondo, libero, dimenticavo perfino Michel. Non con­fondevo mai le mie due vite. Capisci il colpo che mi ha inferro Michel ieri, informandomi della verità.

Madeleine    Se tu mi avessi detto il tuo vero nome...

Georges    Avresti comunque incontrato Michel.

Madeleine    L'avrei evitato.

Georges Ma via! al massimo avresti anticipato la nostra rottura. Invece di essere licenziato ieri o oggi, lo sarei stato tre mesi fa. Perché non hai avuto quella sincerità?

Madeleine    Non mi credereste, ve lo ripeto...

Georges È facile. La combinazione ti andava a pennello. Un vecchio, un giovane...

Madeleine Ah! Georges; non aggiungete del sudiciume al pasticcio in cui ci troviamo. Vi mentivo perché vi amavo, perché vi amo...

Georges    In-cre-dibile.

Madeleine    Si, Georges, ho per voi un immenso affetto.

Georges    Logico.

Madeleine Lasciatemi parlare; che voi lo vogliate o no, vi ho dato quello che io credevo la mìa misuia. Mi par­lavate di una vostra figlia morta; eravate buono, non rassomigliavate agli altri uomini; io ero un cencio, un'annegata o press'a poco. Mi sono aggrappata a voi; mi sono attaccata a voi con tutta l'anima.

Georges Io vedo una cosa sola. Tu mi amavi? Io, io ti amavo; ti adoravo;'e ti chiedevo mille volte: mi ami? e aggiungevo: è impossibile, e tu mi rispondevi: « Ma no, Georges... io ti amo ».È così?

Madeleine Georges; ci sono alcune riserve che non si possono esprimere, ma che s'indovinano. Mi capitava di rispondere alle vostre domande: « Ti amo molto ». Voi andavate in collera., mi supplicavate, mi assillavate; e io stanca, vi dicevo: «Ma, sì, Georges, ti amo. Ti amo e basta ».

Georges    Non bisognava dirmelo.

Madeleine Questi ultimi mesi, che incubo! Ho tentato l'impossibile per aprirvi gli occhi. Rifiutavate di vede­re, di udire qualsiasi cosa.

Georges    Mi rodevo.

Madeleine Vi ostinavate nel vostro atteggiamento. Con­tro quaìsiasi forma di buonsenso, di tenerezza, voi...

Georges Era troppo tardi, piccola sciagurata! Se tu irti avessi detto a tempo: « Io non ti amo. Tenterò. Devi aspettare ». Ma mi hai impegnato a fondo, hai lasciato che io affondassi, che mi perdessi; mi hai trascinato, mi hai fatto ballare sulla corda, fino a che l'amore non ti fosse piovuto dal cielo. E poiché ti disturbavo...

Madeleine È falso. Non potevo decidermi a darvi anche la minima sofferenza. Prima ancora di sapere, questa rottura mi torturava. L'ho detto a Michel. Non potevo dargli una maggior prova d'amore.

Georges (fissandola iti volto)    Tu ami Michel?

Madeleine Per conto di chi m'interrogate? Per conto di lui o per il vostro?

Georges    È suo padre che vi parla.

Madeleine L'amo. È mio. Michel sono io. Non posso più pensarmi senza Michel. La cattiva sorte rende mol­to umili. Se vi ho ingannato, è perché ero sincera. Mi credevo indegna eli possedere di più. Non speravo l'a­more; non un amore più del nostro. Doveva capitare Michel perché capissi che l'amore è un'altra cosa e che avevo il diritto di essere felice. Una fortuna così « in­credibile », Georges, non la sognavo.

Georges    E Michel ti ama?

Madeleine Ne dà la prova. Se sapesse, se conoscesse la verità, vi odierebbe, mi ucciderebbe e ne morrebbe.

Georges    Non è il caso che venga a saperlo.

Madeleine Siete buono, Georges, Lo sapevo che pas­sato il primo urto non avrei più dovuto perorare la mia causa eia felicità di Michel passerebbe in prima linea.

Georges    La felicità di Michel...

Madeleine Tutta la mia vita non sarà abbastanza lunga per testimoniarvi la mia gratitudine.

Georges Allora, tu t'immagini, così bellamente e sempli­cemente che io ti regalerò Michel?

Madeleine      Cosa?

Georges    T'immagini che ti lascerò Michel?

Madeleine    Voi scherzate... togliermi Michel?

Georges    Immediatamente.

Madeleine     Eh?

Georges Ma cosa speravi? Che io cedessi, mi ritirassi, spingessi Michel nelle tue braccia e sopportassi per tut­to il resto della mia vita lo spettacolo del tuo trionfo?

Madeleine Siete pazzo. Si tratta di vostro figlio; della felicità di vostro figlio; della felicità di Michel.

Georges Quale felicità costruire su una donna inganna-trice? Te lo chiedo. Se ce ne sono due, perché non un terzo? Se ne ingannavi uno, chi mi prova che non in­ganneresti l'altro? Se già non è fatto.

Madeleine Georges! Georges! Voi non pensate quello che dite. Non lo pensate.

Georges    A dire il vero, no. Non lo penso.

Madeleine    Ne ero certa. (Gli bacia la mano).

Georges Ebbene, Madeleine, ebbene, giacché questo ter­zo non esiste... che ne ho la certezza... bisogna inven­tarlo.

Madeleine    Inventarlo?

Georges Bisogna inventare un giovanotto della tua età: un po' più vecchio di Michel, che tu gli nascondevi per­ché te ne vergognavi, che ha dei diritti su di te e spe­rava di sposarti, di darti l'agiatezza.

Madeleine Mi prendete in giro, Georges? Mi mettete alla prova?

Georges    Non sono mai stato così serio.

Madeleine Mi proponete un delitto, una mostruosità, una follia!

Georges    È necessario Madeleine, oppure dirò tutto.

Madeleine    A vostro figlio! A vostra moglie! Georges!

Georges Non preoccuparti di mia moglie. A lei, sono deciso di dirglielo, checché avvenga. Glielo deve. L'ho trascurata, abbandonata... e avrà timore che le prime lacrime di Michel la impietosiscano.

Madeleine    Lei parlerà.

Georges Parlerà se tu la metti in condizione di parlare a Michel, se tu non molli.

Madeleine Ecco dove avete trascinato Michel! Avevo ragione di temere. Era ingenuo, fiducioso, credulo. E, ammettendo che io mentisca, che m'insudici, che rac­conti questa frottola inverosimile, Michel non mi cre­derà. Mi conosce.

Georges Non gli hai inculcato il tuo odio della menzo­gna? Tu non puoi mentirgli. «Ti conosce».

Madeleine E compireste questo delitto? Vi lavereste le mani; lo strappereste da me: mi lascereste senza nessuno; perché non sperate ch'io vi riveda,

Georges Rivedermi? No. Sono guarito e guarirò Michel.

Madeleine  Dell'amore?

Georges L'amore... l'amore. Presto detto. Lo guarirò di un progetto di matrimonio che le circostanze rendono inammissibile.

Voce di Michel (in cima alla scala) Avete finito? pos­siamo scendere?

Georges (ad alta voce) Non ancora. Chiacchieriamo co­me vecchie conoscenze...

Michel (allo stesso modo) Bravo!... Madeleine, ho rotto una tazza. Liberateci presto. (Sbatte la porta invisibile).

Madeleine Georges, quando quelli che amiamo sono lontani, non ci rendiamo più conto che esistano. Li amiamo come i morti di morte lenta; non vivono che nel nostro cuore. Parlavo con voi, in. sogno, in un mondo in cui nulla poteva togliermi Michel. Erano parole. Ho udito la sua voce. Lui esiste; esiste in un mondo terribile dove possono togliermelo, rubarmelo. Non mollo, come dite voi, me lo tengo.

Georges Ho riflettuto, Madeleine. Sei libera; allora par­lerò. Michel saprà chi era l'altro. Lo perderò, ma lo perderemo insieme.

Madeleine    È un indegno ricatto.

Georges    È necessario.

Madeleine Georges!... Georges!... Georges!... ascolta­mi, credimi.

Georges    Mi credi così ingenuo...

Madeleine Si, ingenuo, buono, nobile. Tutto quello che amavo e che amo in voi. Tutto ciò che adoro in Michel. Gliel'ho detto che vi amavo. Per poco non s'infuriava; non siate un mostro: non diventate un mostro.

Georges    Sei tu che soffri?

Madeleine Non sono forse stata punita a sufficienza dal vostro colpo di scena, dalla vostra comparsa terrificante? Potevo restare morta sul colpo; potevo gridare e scoprire tutto.

Georges Ero tranquillo; sapevo che se ti lasciavi andare non adoravi Michel, e se ti controllavi adoravi Michel.

Madeleine Ah! Io vedi; lo confessi. Tu sai ch'io lo adoro.

Georges Questo matrimonio è assurdo. Michel deve re­stare nel suo ambiente; gli auguro un'altra vita.

Madeleine Quale? Mi piacerebbe saperlo... sono figlia e nipote di operai. Ho polso. Cambierò Michel; lavo­rerà; sta già cambiando: il vostro ambiente non gli da che esempi di disordine, di ozio, di perditempo. L'ama­rezza svanirà e voi avrete fatto la sua felicità. Se farete la sua infelicità, ve ne vergognerete tutta la vita,

Georges    La sua infelicità non durerà a lungo.

Madeleine Qui v'ingannate. Michel è un bambino. I bambini ricordano un dolore come un dramma. E an­che voi, Georges, siete un bambino; vi fanno a pezzi il vostro giocattolo; vi intestardite. Era soltanto un gio­cattolo. Che sono io, Georges? Poca cosa. Molto per Michel. Michel habisogno di me. Voi invece avete quel che mi nascondevate, siete capo famiglia. Come potete paragonate la nostra avventura costruita sul falso, falso nome, falso indirizzo, falsa solitudine, e quella di una creatura giovane che si dà corpo e anima?

Georges    Sua madre rifiuterebbe.

Madeleine Ma allora siete dei nemici?

Georges Usa dire cosi dei padri e delle madri che non permettono ai figli di arrampicarsi sugli alberi.

Madeleine     Sua zia...

Georges Mi ha amato... da ragazza. Serba per me un se­greto affetto. Forse mi ama di nascosto. Ti odierà, se per colpa tua, io verrò coperto di ridicolo e ucciso a fuoco lento.

Madeleine Vedrà che io amo Michel e che lui mi ama, e se avremo dei bambini...

Georges Dei bambini! mettere al mondo dei bambini per simili abomini. Questa poi!

Madeleine    Georges,  non  impantanatevi,  non  abbandonatevi alla deriva. Siate buono, siate giusto. Siate voi.

Georges Non m'impantano; non mi abbandono alla de­riva, piccola. Devi restituirci Michel. Bisogna inventare questo terzo uomo; dovete decidere tra questa menzo­gna o la verità che m'incarico di dirgli.

Madeleine    È turpe, turpe!

Georges    Farò iì mio dovere.

Madeleine    Siete insensato.

Georges    Sono un padre.

Madeleine Mentite! Agite per egoismo; non siete un padre. Siete un uomo « piantato in asso »che si ven­dica.

Georges    Ti proibisco...

Madeleine (si slancia su di lui) Sì, bugiardo! bugiardo! egoista! (Georges le dà uno spintone). Preferisco così, ma non parlatemi più di vostro figlio. Voi credete di vendicarvi di me. Vi vendicate di lui. Ve n'infischiate che sia felice o infelice. Siete geloso; e conta soltanto il vostro interesse.

Georges Ci restano pochi minuti. Lo esigo; o ti accusi o parlo.

Madeleine    Parlate.

Georges E sia. Hai riflettuto bene a quel che provocherà la nostra confessione?

Madeleine No, no! Non parlate! Sragionavo. Se lui non sa e mi abbandona, posso ancora sperare. Certo esiste una possibilità, una giustizia... ma se sa, non mi rimane più nulla.

Georges      Vedi...

Madeleine    Non avrò mai la forza.

Georges    Ti aiuterò.

Madeleine (sottovoce)    È abominevole.

Georges E tu credi che non fosse abominevole, ieri, sen­tire Michel confessarmi che ti amava, che tu eri la sua amante, di sentirmi chiamare, il « vecchio »?

Madeleine (piangente) Era così orgoglioso di voi, della vostra giovinezza...

Georges    Eri tu, la mia giovinezza, la mia ultima carta.

Madeleine Siate generoso, Georges. Tocca a lui ora vi­vere. Ritiratevi.

Georges (gelido) Te lo ripeto, non ne faccio una que­stione personale. Intendo salvare e dirigere la vita di mio figlio.

Madeleine Mentite! mentite! Siete una famiglia nelle nuvole, gente fredda, arida, disumana... E Michel è umano. Gli distruggerete tutte le illusioni.

Georges    Tutte, su tu non obbedisci.

Madeleine    Datemi un po' di tempo.

Georges Siete matta? stanno aspettando la fine di que­sto interminabile conciliabolo. Devi deciderti. (Pausa). Uno, due... parlo? (Si dirige alla scala).

Madeleine (con un grido)   No! (Lo riafferra).

Georges    Farai, quello che ho deciso.

Madeleine     Sì.

Georges    Lo giuri?

Madeleine      Sì.

Georges    Giuralo su Michel.

Madeleine     Sì.

Georges    « Lo giuro ».

Madeleine    Su Michel... siete un mostro.

Georges Sono un padre che evita al proprio figlio una trappola dov'egli stesso è caduto.

Madeleine Non sono di quelle che si uccidono, che fal­liscono la mira e ricominciano. Ma morrò a poco a poco, di disperazione, di nausea di vivere.

Georges Grazie di non farmi il ricatto del suicidio. Vi­vrai. Lavorerai... e dimenticherai Michel.

Madeleine     Mai.

Georges    Via! Non parlo? parlo?

Madeleine    Tutto purché non sappia nulla.

Georges    Salgo. (Comincia a salire).

Madeleine    Georges te ne supplico... Georges!  Ancora un attimo!

Georges    A  che servirebbe tirarla in lungo?  (Sale la scala).

         

SCENA DECIMA

Madeleine, Georges, Yvonne, Léo, Michel.

Georges che ha fatto la scala, sparisce dicendo: « Ve­nite ». Ridiscende seguito dagli altri tre.

Michel È un uomo, una donna, una pianta, un perso­naggio storico?

Georges    Michel, sarò costretto a farti del male.

Michel Male? (Si volge a Madeleine e vede il suo stato) Madeleine. Cos'hai?

Georges Ragazzo mio, ho avuto con la tua amica una lunga conversazione, ricca di sorprese.

Michel Madeleine non ha potuto dirti niente di più di quello che ti avevo detto io.

Georges Era debole; ma è stata coraggiosa. Io l'ho con­fessata. Non sei solo.

Michel Madeleine per prima si duole di questo ritardo. Domani le cose saranno a posto; nevvero, Madeleine?

Georges Perdonami di parlarti in sua vece. Gliel'ho promesso. L'uomo, che intendi tu, è disposta a sacrifi­cartelo. Rimane l'altro.

Michel    Quale altro?

Georges Per quel che ti risulta, eravate solo in due; sie­te in tre.

Michel    Di che terzo parlate?

Georges Sii uomo, Michel. Sei giovane, molto giovane; non conosci le donne e le difficoltà della vita. Questa giovane donna è innamorata...

Michel    Di me.

Georges Di te; non lo metto in dubbio. Ma è schiava, se vuoi dire così, di un giovanotto suo coetaneo; che non è del nostro ambiente, che si nasconde, la atterri­sce, tira i fili; costui trovava sospetto il vostro amore e l'ammetteva soltanto se la piccina ti sposa e si sistema.

Michel   È una menzogna, un'invenzione; conosco Madeleine. Parla, Madeleine! Diglielo che non è vero, di­scolpati. (Silenzio). Conosco la vita di Madeleine dall'A alla Z. Tu menti!

Yvonne    Michel!

Michel Madeleine! Madeleine! Salvami! Salvaci! Di' loro che mentono! Scacciali!

Georges È naturale che tu sia sconvolto. Mio povero piccolo, hai mai pensato che tu vedevi pochissimo que­sta donna, che le sue notti erano libere, che...

Michel    Ma chi? chi? come? dove?

Georges Lei sperava in un miracolo; ha tentato di tutto. Quell'individuo la domina; è una vecchia storia; lei gli obbediva come una sonnambula, lo seguirebbe chissà dove.

Michel Se è vero, che crepi. (Le si slancia contro) Esi­go...

Yvonne    Michel! Perdi la testa; picchieresti una donna?

Michel La schiaffeggerei. Uno schiaffo... ecco che cosa merita, (S'inginocchia) Madeleine, fiorellino mio, per­donami. Lo so che mentiscono, che vogliono vedere se ti amo... Parla! parla! Te ne supplico. Dimenticavo la nostra ultima notte, la nostra giornata... Tu! tu! tra­dirmi, sposarmi per calcolo.

Georges Non ti ho detto che questa donna volesse spo­sarti per calcolo. Ti ho detto che sperava di liberarsi, di sottrarsi a un ascendente che la tiene in suo potere. Ti ho detto che ti amava e che aveva nel sangue quel­l'altro uomo.

Michel Ah! tutto era limpido, puro, lieto, E io andavo; andavo avanti deciso. Divento pazzo. (Davanti a Madeleine) Chi? chi? Chi è?

Georges Lei sostiene che tu non lo conosci, che non puoi conoscerlo.

Michel (abbraccia sua madre) Una donna vecchia dai capelli gialli... E io che quasi ti ho insultata, ferita... Mamma!

Yvonne I genitori sanno, amore mio. Sembrano ridicoli, insopportabili, guastafeste... ma sanno. Vieni; ti rimane la tua povera vecchia. Su, su...     

Michel (si scosta) Ancora una volta, Madeleine, rispon­di, È una menzogna, un incubo; mi sveglierò... Sveglia­mi... Madeleine!

Yvonne    Mettiti calmo!

Michel Calmo! Aspettavo, lassù. Mi torcevo: dicevo a me stesso; papà scopre Madeleine. Convincerà Sophie. Zia Léo è già convinta. Morivo d'impazienza. Ero certo che la seduta si sarebbe conclusa tra lacrime e abbracci. E trovo una tizia che si confessa; il mio sogno si spez­za, uno schifo senza nome...

Madeleine (atona)    Michel...

Michel    E osa aprire la bocca! osa rivolgermi la parola.

Yvonne Michel! sii generoso. La signorina poteva conti­nuare, recitare la commedia, infinocchiare tuo padre, introdursi in casa nostra, esporti a ricatti, a un pub­blico scandalo. È stata tanto onesta da avvertirci a tem­po. (A Madeleine) Vi esprimo la nostra gratitudine. Se un giorno...

Madeleine Basta! basta! Non ne posso più! non ne posso più! (Fugge via, sale i gradini, inciampa e spa­risce).

La porta sbatte.

Michel (le corre dietro) Madeleine! Madeleine! Madeleine!

Georges    Lasciala.

Michel    Portatemi via, salvatemi! No, rimango! saprò!

Georges    Perché sapere?

Michel Hai ragione, papà. Ho già il mio conto. Non voglio sapere nulla. Voglio sloggiare di qui; chiudermi in camera mia, rifugiarmi in casa nostra.

Yvonne    Non ti disturberemo. Ti consoleremo.

Michel    Dovevo soltanto non abbandonare il carrozzone.

Yvonne    Ti ci voleva un'esperienza...

Michel Ne avrei fatto a meno, grazie. Come sei assen­nata a non uscire... La gente è immonda.

Yvonne    Non tutti, Michel.

Michel    Tutti. (Si guarda intorno) Che ordine! eh? Léo! Non si corre pericolo di confondere le visite, di lasciare in giro un bastone, una camicia, un cappello, i mozzi­coni. Le comodità moderne; perbacco!

Compare Madeleine, in cima alla scala, livida. Stenta a reggersi in piedi.

Madeleine (con voce supplichevole)    Uscite...

Michel Il numero tre si spazientisce. Restate. A me adesso fare i rpiei comodi. E questa donna ha osato dir­mi che amava il numero due. Lo amava e ama me, e ama l'altro. Che cuore largo! C'è posto per tutti.

Yvonne   Piccolo mio...

Madeleine s'accascia su un gradino. Léo accorre.

Michel    Ferma, Léo. Lasciala. È melodramma; lascia che svenga.

Yvonne    Non essere brutale. Poteva tacere.

Georges sguscia via nell'entrata.

SCENA UNDICESIMA

Yvonne, Léo, Michel.

Michel Se papà non l'avesse messa con le spalle al mu­ro, io andavo avanti sicuro; sprofondavo nelle fogne. Sophie, papà! fa bene sentire dei cuori che vi amano, che non vi fanno dei tracchi. Via. Sgombro di qua. Zia, mamma... (Si dirige alla porta) Dov'è papà?

Léo    Non sopporta le scenate; sarà filato all'inglese.

Yvonne    Tanto meglio.

Michel Le sue manie non gli risetbano sorprese alret-tanto gradevoli.

Yvonne  Ma tu tremi,

Michel    Ma neanche per sogno.

Yvonne Sì, tremi. Prendimi il braccio, tesoro; scende­remo come due invalidi. (Escono). Léo! (Rientra in sce­na e dalla porta sì rivolge a Léo) Non si può lasciare così sola quella bambina, in uno stato simile...

Léo Portalo via; conducilo a casa. Mi fermo un mo­mento.

Yvonne    Grazie, Léo. (Esce).

Si sente chiudere la porta.

SCENA DODICESIMA

Madeleine, Léo.

Madeleine    Michel! Michel! Michel mio!

Léo Su... su... su... non vi abbandono. Calmatevi. Sdra­iatevi!

Madeleine Oh! signora! signora! Oh! signora! Oh! oh! signora... signora...

Léo    Suvvia... stendete i nervi.

Madeleine    Signora! signora! non potete sapere...

Léo    Sì, ho indovinato.

Madeleine      Cosa?

Léo Ho indovinato che il numero due e il padre di Michel erano un'unica e stessa persona.

Madeleine    Come avete potuto?

Léo Per non accorgetene, cara la mia bimba, bisognava essere ciechi, ciechi del genere di mia sorella e di Michel. La scena era tremenda; la cosa saltava agli occhi. Lo ripeto, bisogna essere Yvonne e Michel per non avere veduto nulla.

Madeleine    Ne sarei morta.

Léo    E quel numero tre? È un mito? Cioè, non esiste?...

Madeleine     No.

Léo    Esiste?

Madeleine    No, signora; non esiste. E Michel non ha interrogato, neppure dubitato. Ha accettato quest'in­venzione grottesca senza esitare, senza dirsi ch'era paz­zesca.

Léo È una fortuna. Se fosse capace di riflettere, di sco­prire la seconda cosa, rischierebbe di capire la prima. Georges vi ha costretta, vi ha minacciata di rivelare tutto...

Madeleine    Sì, signora...

Léo    Lo avrebbe fatto.

Madeleine    Preferisco qualsiasi cosa... perdere Michel.

Léo Strano... avevo creduto che Georges si sarebbe eclis­sato di fronte a suo figlio e vi avrebbe scongiurato di tacere.

Madeleine Mi ha torturata, minacciata; voleva guarire Michel, diceva. Aveva preparato quella menzogna.

Léo    Ci sono dei limiti... (Le prende la mano).

Madeleine    Grazie, signora. Non credevo, non speravo.

Léo Mi piacete molto, mi avete conquistata. Non sape­vo. Non avevo fiducia in Michel più di quanta ne avessi in Georges per la scelta di una donna. Ah! sarei entrata in una casa in disordine, in un altro carrozzone, forse avreste guadagnato la partita con Yvonne, ma l'avreste perduta con me. Non venivo come vostra alleata, an­cora meno come vostra complice. Vorrei esserlo. Certo è l'alleanza dell'ordine contro il disordine; comunque sia passo nel vostro campo.

Madeleine Ahimè, signora... a che pro? È finita. Michel non crederà a nessuno e Georges ricomincerà con le sue bugie. È finita.

Léo Nulla è finito su basi false. Di grave, di definitivo, c'è soltanto un garbuglio vero, una menzogna, un male vero.

Madeleine Forse è giusto che io non sono adatta per il vostro ambiente.

Léo Che ambiente? Scherzate. Statemi a sentire. (La scuote) Madeleine!

Madeleine    Sono morta.

Léo    Volete che vi risusciti?

Madeleine    È insolubile.


Léo    Mi ascolterete? Madeleine... domani alle cinque ver­rete al carrozzone.

Madeleine    Al carrozzone?

Léo    Da noi. Da Georges.

Madeleine      Chi?   Io!

Léo      Voi.

Madeleine Non sognatevelo neppure, signora. Mi cac­cerebbero.

Léo      No.

Madeleine    Possibile?

Léo (si dà il rossetto alle labbra e parla con la smorfia delle donne che s'imbellettano) Madeleine, ci sono certi momenti nei quali io mi vendico dell'amore, nei quali mi fa schifo. Ve ne sono altri in cui l'amore mi sconvolge da capo a piedi e vince la partita. Chi lo sa cosa succede dentro di noi? Madeleine, piccola, sono un miscuglio di quella famiglia di saltimbanchi... e di non so che cosa. E' la notte del corpo umano che fun­ziona. Non cercate di capirmi. Sono un po' pedante per natura.

Madeleine    Georges parlerà.

Léo    Georges tacerà; ve l'assicuro.

Madeleine    Mi ha giurato...

Léo Si vendicava; domani sarà un nobile genitore che protegge suo figlio.

Madeleine      È stato un mostro.

Léo Non è stato un mostro, piccola. Georges è un fan­ciullo, un incosciente. Può far soffrire atrocemente sen­za accorgetene...

Madeleine Signora... signora... come esprimervi la mia gratitudine?

Léo Ah! questo poi no, proprio no! Nessuna gratitu­dine, d'accordo? Sappiamo forse chi si aiuta? Sappiamo di quali gesti siamo capaci quando la nave affonda? Dove cominciamo a servire gli altri e a servire noi stessi? È arabo. Niente gratitudine, piccola. Nei nau­fragi coloro che sono incapaci di aiutarsi a vicenda, possono salvare un gruppo sul punto di annegare.

Madeleine    Avete buon cuore...

Léo  No... Ho un cuore come tutti gli altri e odio il di­sordine. Il disordine che Georges ha portato qui mi nausea. Bisogna lavare, stirare, riordinare questa bian­cheria sudicia. Venite domani!

Madeleine     Ma...

Léo    Non ci sono ma. Alle cinque; è un ordine. Giura­temelo su Michel.

Madeleine    Su Michel...

Léo    Lo...

Madeleine     Giuro.

Léo    Su Michel.

Madeleine    Su Michel.

Léo    Benissimo. E dormite. Siate affascinante; non fatevigonfiare gli occhi. (Si alza, trae dalla borsa un bigliettodi visita e lo depone sul tavolo) Il mio biglietto.

Madeleine    Dopo quell'incubo...

Léo    Acqua passata. Ti adotto. (Si avvia alla porta) Non riaccompagnatemi.

Madeleine    Signora...

Léo    E soprattutto, non ringraziatemi. Perché sapete... i ringraziamenti...

Sipario.


ATTO TERZO

La camera d'Yvonne; lo stesso arredamento del primo atto. È buio. SÌ aumenterà la luce a poco a poco come quando l'occhio si abitua nell'oscurità.

SCENA PRIMA

Léo, Georges.

Léo (a Georges che entra dal fondo a sinistra) Sempre lo stesso?

Georges   Sì, sempre. Preferisco non restare in camera mia.

Léo Mi è impossibile rimanere in camera. Neppure io me la spasso e rischierei di dare un bello spettacolo. Ha un bell'essere bloccata la comunicazione tra la mia ca­mera e quella di Mik; non faccio che sentirlo gemere e battere i pugni per terra. E per giunta, in camera mia, io che non sono come voi, io che sono equilibrata, mi sento in capo al mondo, lontano da tutto ciò che capita e da ciò che capita qui da Yvonne. Se anch'io esco dai binari siamo al completo.

Georges      Si soffoca.

Léo    Yvonne è con Michel?

Georges Impossibile cavarne fuori una parola. Non lo credevo capace di un dolore così bestiale. Se penso a quanto mi devo controllare io, a quella specie di tor­mento qui al cuore che non smette mai. Oh!

Léo    È la prima volta che ama e che soffre.

Georges Quelli che sanno dominarsi sembrano meno da compiangere, naturalmente.

Léo Georges, nessuno al mondo è in grado di capirti e di compiangerti più di me. Ma mi rifiuto di paragonare la tua sofferenza, per quanto dura, a quella di questo ragazzo che non ha nessuna esperienza del dolore, e che dall'oggi al domani...

Georges    C'è Yvonne...

Léo    Suvvia, Georges!

Georges Sì, c'è Yvonne. Non le dice nulla, ma si stringe a lei. È istintivo. E Yvonne esulta. L'ha « ritrovato ». Ha ritrovato suo figlio; ha in bocca questa sola parola, E io, io, che ho scaricato il mio cuore, che ho compiuto lo sforzo di raccontarle tutto, di rendermi ridicolo, a mala pena se sì è resa conto di quanto di assurdo avesse tutta la faccenda. Quasi quasi non ha manifestato stu­pore: solo a Michel pensava, al pericolo che Michel po­tesse venire a sapere qualcosa, alla prudenza da ado­perare. Nei miei confronti, prendeva un'aria assente e ripeteva: « È la tua punizione, mio povero Georges... la tua punizione ». E io non sono solo! Ed ecco l'Yvonne che ritrovo, che mi ritrova, che mi aiuta a sopportare!

Léo Che la cosa non la sconvolga, c'era da aspettarselo. Che un padre e un figlio, ciascuno dal canto suo, incon­trino una ragazza e giochino a nascondarello senza sa­perlo, deve essere una cosa frequentissima nella luna. In quanto alla « punizione »,forse Yvonne non ha torto.

Georges    Questa poi! Punizione! punizione!

Léo Georges, dopo che ve ne siete andati sono rimasta sola con quella ragazza. Abbiamo parlato, per quanto glielo permetteva il suo stato, naturalmente.

Georges    E allora?

Léo    Georges, quello che hai fatto è spaventoso.

Georges      Ripeti...

Léo    Ripeto: Georges, quello che hai fatto è spaventoso.

Georges    Come, quello che ho fatto? Léo! sei tu, sei stata tu a dettarmi la mia condotta, a inventare tutto, a mon­tare la macchina pezzo per pezzo...

Léo Ti consiglio di non ripetere mai quello che hai detto ora. Di non ripetertelo mai, di non ripeterti mai, fossi anche in un deserto, qualcosa che assomigli a quello che hai detto ora.

Georges    È in-cre-dibile.

Léo Il tuo in-cre-dibile l'ho sentito dire dalla piccola. Quello che udivo e che vedevo qui, non lo vedevo, non lo sentivo più deformato dal vostro chiaro di luna. Al­lunga le ombre, getta la malia sugli oggetti, e ne sono stata vittima, lo confesso. Non annettevo nessuna realtà alla vostra storia, che di per sé, si presentava già in modo assai irreale. E non ti stupirai se ti confesserò che avevo altrettanto scarsa fiducia nel tuo buon gu­sto che in quello di Michel per la scelta di una donna. La vostra «fanciulla»! Doveva, trattarsi di una « filo-na »che vi menava per il naso. Mi sono sbagliata. Chie­do scusa.

Georges    Madeleine ti ha accalappiata.

Léo No, mio buon Georges, no! Madeleine non mi ha accalappiata; non aveva da accalappiarmi. È una bim­ba, una povera bimba...

Georges Straordinario! quella ragazza mi tradisce con Michel, tradisce Michel con...

Léo    Non vorrai credere al fantasma che hai inventato...

Georges    Che abbiamo, che hai inventato...

Léo    Georges!...

Georges Bene... bene... che ho inventato. Ma, d'altron­de, mia cara Léo, forse non l'abbiamo inventato né l'uno ne l'altra. Una donna capace...

Léo Georges! non vorrai credere a quell'ignominia, ades­so che ti comoda.

Georges Splendido! splendido! Adesso canonizzano

Madeleine, Madeleine è una santa.

Léo È giovane e ama Michel, e ti vuol molto bene, mio vecchio Georges. Devi adattarti. E d'un tratto ho visto che ci eravamo recati da quella fresca ragazzina con le nostre vecchie abitudini, il nostro egoismo, le nostre manie, i nostri pregiudizi, le nostre amarezze, i no­stri rancori, per fare scempio della giovinezza, della gioia, dell'avvenire, dell'ordine.

Georges    Con l'ordine ti ha conquistata.

Léo Georges! La vuoi sì o no capire che non si tratta di conquistare o di non conquistare me. Si tratta di ripa­rare il male che ho fatto...

Georges     Ah!...

Léo Il nervosismo mi fa dire qualsiasi cosa. Ho inteso dire che, a qualunque costo, si tratta di riparare il male che avete, che abbiamo fatto, che la povera Yvonne ha fatto senza rendersene conto.

Georges Tornare sulla giornata di ieri? Non contarci, mia cara. Giammai.

Léo Fa' questo sacrificio; qualche volta è indispensabile sacrificarsi; e l'igiène dell'anima. È doveroso.

Georges    Constato che stai adottando lo stile di Yvonne.

Léo Non scherzare. Devo convincerti e tu devi convin­cere Yvonne. Devi pagare; deve pagare...

Georges E tu! tu! tu! Inaudito! Ti erigi a giudice e vuoi far pagare tutti quanti. Forse tu ti sacrifichi in questa sporca faccenda? Forse tu ti sacrifichi sia pure un bri­ciolo?

Léo    Già fatto.

Georges    Già fatto... come?

Léo Intendo dire: che ne sai tu se io non ho- già avuto il mio sacrificio e se non ho acquistato il diritto di con­sigliarvi il vostro?

Georges Di quale sacrificio parli? Sarei curioso di cono­scerlo.

Léo Ti amavo, Georges. Che ne sai se ti amo ancora? Ho sbagliato. Stavolta, non sbaglio. È impossibile sacrifi­care quella bambina e Michel a una specie di « benes­sere » abietto...

Georges (vuole strìngere la mano di Léo)   Léo... Léo...

Léo Per carità, niente commozione! le lacrime, i ringra­ziamenti... ne faccio a meno. No. Bisogna, Georges... bisogna convincere Yvonne.

Georges     E me?

Léo Non ti faccio l'offesa di credere che tu non sia con­vinto,

Georges    Vuoi introdurre qui Madeleine?

Léo    È indispensabile.

Georges Ma, mia povera Léonie, anche ammettendo che io consenta a imporrmi il supplizio di quei due innamo­rati, Yvonne rifiuterà categoricamente, strillerà, minac­cerà. Ha « ritrovato »... « ritrovato »il suo Mik. Prova a riprenderglielo.

Léo Ha ritrovato un cencio; non ci metterà molto ad ac-corgersene.

Georges Lo preferirebbe suo, morto, che vivo in mani altrui.

Léo Se è vero, tu agirai. Ti conosco, d'istinto ti ribelle­rai a un atteggiamento disumano, immondo, immondo; non è una ragione se ci trasciniamo dietro delle tare, che non si debba tentare di reagire.

Georges    E cosa diremmo a Michel?

Léo Facilissimo, Che Madeleine è stata sublime, e sfiore­remo la verità, che ha inventato quel terzo per rendere lui libero, per restituirlo alla famiglia, al suo ambiente. Così! Lui la adorerà ancora di più; e lei lo merita.

Georges    Non ti conoscevo simili tesori in cuore.

Léo Il mio cuore non serviva a nulla. Ora serve. Voglio bene a Michel. È tuo figlio.

Georges E vuoi bene a Yvonne, Léo?... Léo, forse che non ti prodighi e non agisci a suo danno?

Léo Non frugare troppo il cuore, Georges; non giova farlo; nel cuore c'è di tutto. Non frugare troppo nel mio cuore; e neppure nel tuo.

Pausa.

Georges    Assomiglieremo di nuovo a banderuole.

Léo Contraddirsi, Georges. Quale lusso! È il mio lusso. È il « mio » disordine. Lasciamelo. La famiglia, un re­litto di famiglia, un relitto di borghesia, un relitto di morale inflessibile, un relitto di rettitudine! tutto può anche andare a pezzi sotto questo cieco carro armato, sotto il passaggio di questa forza idiota: alee, sogni, speranze, niente trova grazia. Approfittiamo di essere un relitto, mio caro Georges; giriamo, giriamo intorno e seguiamo la nostra strada senza impedire agli altri di seguire la loro.

Georges (chinando il capo) Léo... credo che tu abbia ra­gione.

Léo (affettuosa come rivolgendosi a un bambino assen­nato)    Georges, ti amo.

SCENA SECONDA

Yvonne, Léo, Georges.

Su quest'ultima battuta, si apre la porta ed entra Yvonne, con addosso l'accappatoio del primo atto e i capelli spettinati.

Georges Ti aspettavamo qui; speravamo che solo con te, si sarebbe disteso i nervi. Léo lo sentiva lamentarsi at­traverso la porta.

Yvonne    Una cosa infernale.

Léo    Ti ha parlato?

Yvonne No. Mi stringeva la mano fino a stritolarmela. Ho ritratto la mano. Ho voluto carezzargli i capelli e stupidamente gli ho domandato se avesse sete. Mi ha detto: « Vattene ». Mi sono alzata.Speravo che mi ri­chiamasse, che m'impedisse di uscire. Stavo ritta da­vanti alla porta. Mi ha ripetuto: «Vattene». Un in­ferno, non ne posso più. « Non ne posso più »,

Georges     Io andrei...

Yvonne Se scaccia me, non sopporta nessuno. L'avevo supplicato di coricarsi. Mi ha risposto picchiando i pu­gni per terra. È là bocconi al buio.

Léo    Ha chiuso le imposte?

Yvonne    Imposte, tende. Si rotola, si morsica le maniche. Un inferno. Meglio lasciarlo solo. Non per cattiveria, povero Mik!... mi stritolava la mano e se la premeva contro la guancia... ma soffre del dolore atroce che mi da. Il suo « vattene » era il «vattene » di qualcuno che non vuole essere né compianto né toccato né guar­dato.

Léo    È in carne viva.

Yvonne Se quella non fosse una donna di strada, la chia­merei, gliela darei. Ecco a che punto sono.

Léo    Facile a dirsi, adesso...

Yvonne No, Léo... non è facile a dirsi. Per dirlo, è perché non ci reggo più.

Léo    Gliela daresti...

Yvonne Qualsiasi cosa, sì... penso di sì. Non ne posso più.

Léo Bene Yvonne; volevo proprio che tu pronunziassi questa frase. Non volevo dirla per la prima, né che Georges ti costringesse a dirla...

Yvonne    Ancora parole...

Georges No, Yvonne. Non so se tu giudichi semplici pa­role la mia confessione di poc'anzi, ma questa volta è molto più grave.

Yvonne Non vedo cosa può essere più grave della situa­zione in cui siamo.

Georges È più grave se la nostra situazione è il risultato di una mala azione, e se io ne sono l'autore.

Yvonne     Tu?

Georges Yvonne, Madeleine è innocente. Il misterioso individuo non esiste.

Yvonne    Non ci capisco.

Georges (dà la parola a Léo)    Léo...

Léo    Sono rimasta sola con la ragazza, ieri...

Yvonne E quella ti ha infinocchiata. Che ingenua! E Georges da vittima è diventato criminale.

Georges Lascia stare, Léo. Meglio che io mi accusi tutto in una volta. Ecco, Yvonne; ho rappresentato un ben tristo personaggio. Ho costretto quella povera piccola a mentire, a insudiciarsi. Le ho suggerito la parte. L'in­dividuo è mia invenzione. Ho approfittato del fatto che Michel è credulo e che Madeleine moriva di paura. È orribile.

Yvonne    Hai fatto questo?

Georges    Sì; lo giuro.

Yvonne    Georges; potevi uccidere Michel.

Georges Non è che stia molto meglio. Press'a poco è lo stesso. Ecco perché parlo di delitto. E per poco non uccidevo Madeleine giungendo all'improvviso. E dopo averla ridotta in quello stato da voi scambiato per ti­more, ho approfittato del colloquio a tu per tu, voluto da te, e le ho dato il colpo di grazia. Bel lavoro! Anzi la mia più bella invenzione. La sola che funzioni. E ne ero orgoglioso. Ci voleva Léo per ficcarmi il muso den­tro la mia sozzura.

Léo Georges... Georges... Devo essere sincera. Senza di me...

Georges Senza di te, io andavo avanti. Basta di questo argomento! No, Léo, oggi voglio assumermi tutte le mie responsabilità, assumermele solo. Si crederebbe che questo carrozzone, come dite voi, eserciti una malia... (a Yvonne ch'egli bacia) ...la malia di Yvonne e ci ren­da ciechi e sordi. Ne parlavamo con Léo prima che tu entrassi. Ecco perché la tua espressione « se quella non fosse una donna di strada » ci ha tolto un peso. Te­mevo, lo confesso, di dover lottare.

Yvonne Georges, non essere assurdo. Stai passando una crisi di sublime, di confessioni e di sacrifici. Léo è trop­po equilibrata per non capirlo. Non fidarti, caro mio. Sei tu che sogni da sveglio. Su, su! tocca a me, la son­nambula ultra lucida, la cartomante di questo carroz­zone, vederci chiaro. Quel che è fatto è fatto. Né Michel né quella giovane sono morti; attraversano una crisi, come te, come noi tutti. Il buon senso consiste nel dire « uff! » perché non è successo nulla di quanto si poteva temere e approfittare delle nostre carte favo­revoli.

Georges Le nostre carte favorevoli! E quali? Ma ti ren­di conto delle parole che adoperi?

Yvonne    Adopero le parole che mi vengono in mente, quelle naturali. Sono una madre che ama suo figlio e che ne cura le ferite. Non sono affatto sublime,.. Ah! per niente. Penso che tu abbia forse avuto torto, può darsi, ma che, nell'insieme, abbiamo avuto la fortuna, sì, sì, la fortuna di uscirne sani e salvi.

Georges Neanche cinque minuti fa dicevi con voce fle-bile: è un inferno. Non ne posso più!

Yvonne Proprio perché è un inferno, perché non ne pos­so più, ritrovo le forze per gridare: alt! quando voi vo­lete che quanto era finito, archiviato, si rimetta in moto. Lo ripeto, io, l'idiota del villaggio, che bisogna appro-fittare dei vantaggi di una infausta storia sulla quale non potete più ritornare,

Léo    Ma, Yvonne, a quali vantaggi alludi?

Yvonne Be', per esempio, è una fortuna che il vecchio sia stato Georges.

Georges    Grazie mille.

Yvonne Perché se il vecchio fosse stato un altro, proprio un altro, io conosco Georges... ti conosco... ti saresti lasciato impietosire e non avresti tenuto duro.

Georges Tenuto duro? Mi vendicavo bassamente con il pretesto di renderti servizio, di obbedirti...

Léo Mia cara Yvonne, mi pare che non vi comprendiate bene e che il tuo punto di vista sfugga a Georges,

Georges    Non è ch'io capisca male, non capisco niente.

Léo Vedete? (A Georges) Se non sbaglio, Yvonne pensa che nonostante la « frittata », è una fortuna che Michel ritenga impossibile questo matrimonio.

Yvonne    Ma...

Léo Un attimo, e Georges, invece, ti dimostra che non esiste più nessun ostacolo.

Yvonne    Ostacolo a che?

Georges Nessun ostacolo all'amore di Michel e di Madeleine.

Yvonne      Tu dici...

Georges Dico che per poco non abbiamo ucciso quei due ragazzi per egoismo, e che è urgente farli rivivete, ecco quello che dico.

Yvonne   E sei tu! tu...

Georges Yvonne, è il momento di dirsi la verità vera. Da Madeleine non ho mai avuto gran che; si, per essere giusto, un vero affetto, e io mi montavo la testa, e mi adattavo, e rifiutavo di ammettere la sua franchezza. La costringevo a trascinare il peso di una povera menzo­gna che a lei pesava sopra ogni altra cosa. Questo mise­revole idillio prenderebbe forma, ahimè, soltanto se Michel sapesse...

Yvonne    Quale orrore!

Georges    Su questo punto siamo d'accordo.

Léo    E lo sarete anche sul resto.

Yvonne Georges tu credi, e lo credete voi, tu e Léo, se­riamente, a mente fredda, che questa donna potrebbe portare il nostro nome, entrare nel nostro ambiente.

Georges Tuo nonno faceva collezione di punti e virgole, il suo era rilegatore; mi pare, Yvonne cara...

Yvonne    Non scherzo e ti chiedo...

Georges Non chiedermi di prospettarmi senza ridere si­mili assurdità. Un nome, un ambiente? Hai mai guar­dato dall'alto la sala di un teatro? Tutta quella gente non si conosce, e ognuno possiede un ambiente e crede che sia il solo che conti. Forse esistevano degli ambienti, ma non ne esistono più.

Yvonne    Le nostre famiglie esistono.

Georges A sentirti potrebbero crederci usciti dalla co­scia di Giove. Sono un inventore di seconda mano, un fallito. Tu, una malata che vive nell'ombra. Léo rimane zitella per aiutarci. E in nome di tutto ciò, di tutto questo sfacelo, di tutto questo vuoto, di tutto questo squilibrio, tu rifiuteresti a Michel la buona riuscita, l'aria, lo spazio?

Léo    Bravo, Georges.

Yvonne    Ma certo! Georges è un dio. È infallibile.

Léo    L'ammiro,

Yvonne    O meglio di' che llo ami.

Georges    Yvonne.

Yvonne Sposatevi! Sposateli! Io sparirò! Vi lascerò il posto libero! Nulla di più facile!

Léo    Tu impazzisci...

Yvonne    Sì, Léo, impazzisco. Non prendetevela con me.

Léo    No, per nulla.

Yvonne    Grazie. Ti chiedo scusa.

Léo Ecco i « grazie » e le « scuse » che ricominciano. Cancelliamoli dalla nostra lista. Ascoltami, Yvonne: se avessi veramente « voluto »Georges, non ti avrei per­messo di prenderlo; avrei inventato qualcosa. Troppo tardi per tornarci sopra. Ci resta un solo mezzo per riattare le nostre rovine; impedire quella di Mik. Dare ascolto a Georges. Illuminare Mik, rendergli la vita.

Yvonne    Sarà poi la vita?

Georges Senz'alcun dubbio; d'altronde tu adesso non potresti più sopportare lo stato in cui è Michel. Lo sop­portavi finché avevi una giustificazione. Perché tardare? Yvonne.

Yvonne In ogni modo, quella ragazzina è troppo gio­vane.

Léo    Cosa?

Georges Ha tre anni più di Michel. Ieri la trovavi trop­po vecchia.

Yvonne    È troppo giovane... in confronto a me.

Georges    È fenomenale...

Yvonne    Mi chiedete l'impossibile.

Georges Lo abbiamo chiesto a quella bambina, e lei lo ha fatto.

Léo    Lotti contro te stessa, con vecchie armi.

Yvonne    Ho ritrovato Mik, non voglio riperderlo.

Georges Ritroverai Mik soltanto rendendogli Madeleine. Il Michel che tu credi avere ritrovato abita nel lim­bo. Non solo arrischi di farti odiare ma, anche se gli lasciamo credere che Madeleine lo inganni, il che sa­rebbe obbrobrioso, e io mi ci rifiuto, una parte di lui dubiterebbe e vivrebbe vicino a lei. Non beneficeresti del tuo delitto.

Léo Insomma, se ben capisco, il tuo ideale sarebbe quel­lo di avere un figlio menomato purché non abbandoni la casa.

Yvonne (cede e scoppia in pianto) È troppo... è troppo per me.

Georges Niente è troppo quando si ama. Tu ami Michel. Pensa alla sua gratitudine quando gli dirai che Made-leine aveva mentito per eroismo...

Yvonne    Georges... Georges...

Georges (come a una bambina) Lui non chiede altro che crederlo... Invece di questa gioia e di questa gratitu­dine, tu ci vedi con un Michel amareggiato...

Léo (stessa mimica) ...che per rancore sposerà una di quelle ragazze stupide e brutte che aspettano l'infeli­cità sulla seggiola di una sala da ballo.

Georges (stessa mimica) Yvonne, lasciati spezzare, spac­cati in due, mostra il tuo cuore.

Yvonne (si svincola, s'inginocchia sul letto con uno scatto di ribellione) Lasciami! Non issatevi su un piedestallo. In fin dei conti non ne siete più degni di me. Men­zogne! menzogne! menzogne! menzogne! Ma su, ten­tate di uscire dalle vostre menzogne. (A Georges) Ieri, arrivando in casa di quella donna, me lo ricordo, hai persino fatto le finte di sbagliare piano, di non sapere quale fosse. Sono stata ingannata, sono stata il vostro zimbello. Vi siete uniti contro di me. Tu hai osato por­tarmi dalla tua amante.

Georges    Taci!

Yvonne    Dalla tua amante...

Georges Taci. Perdi la testa. Vuoi che il ragazzo ti sen­ta?

Yvonne    Mi difenderò.

Georges Ti difendi contro te stessa; a dritto e a rove­scio. Riordinati...

Yvonne    E se ci tengo, io, al mio disordine. È il nostro.

Georges Yvonne, ci sono momenti in cui sentiamo che si può riscattare tutto, salvarsi e salvare gli altri. Yvonne, cara, accetta, imitami.

Yvonne Convocare di nuovo quel bambino, tornare da quella donna, umiliarsi...

Georges Ma butta via quest'assurdo orgoglio! Non si tratta più di « convocare »Michel e di parlargli dello « studio di suo padre », si tratta di correre in camera sua, di abbracciarlo, di fargli il miracolo.

Léo E in quanto a Madeleine me ne sono incaricata io. Me ne sono incaricata a mio rischio e pericolo.

Yvonne (ribattendo a Léo) Léo! Di cosa t'immischi? co­s'hai fatto?

Léo Il mio dovere. Ho parlato, ho ascoltato, consolato; ho perfino telefonato.

Yvonne (staccando ogni sillaba)    Le hai telefonato?

Léo    Di venire. (Entra in camera sua).

SCENA TERZA

Georges, Yvonne.

Yvonne    Ecco quello che tramavate.

Georges Quel che Léo tramava a mia insaputa e di cui la ringrazio.

Yvonne    Volete forzarmi la mano.

Georges  Vogliamo salvarti, salvarci, salvare Michel.

Yvonne Quella ottiene il suo scopo; sarà qui nella piaz­zaforte.

Georges    Non parlare così; è male.

Yvonne Siete diventati tanti santi; a me ci vorrà tempo. Sarò meno svelta di voi.

Georges Cosa credi, che io non faccia un immenso sfor­zo?

Yvonne    Povero vecchio mio!

Georges Povera la mia vecchia. Non siamo vecchi né l'uno né l'altro, Yvonne... e tuttavia...

Yvonne E tuttavia un giorno ci si accorge che i bambini crescono, che sono dei «togliti tu che mi ci metto io »,

Georges    È nell'ordine delle cose.

Yvonne    L'ordine non è il mio forte.

Georges    Neppure il mio. Sei gelata...

Yvonne    Oh! per me...

Léo esce dalla sua stanza.

SCENA QUARTA

Yvonne, Léo, Georges.

Léo   Prepariamo la nostra festicciola. Accendiamo l'al­bero.

Georges    Non me n'intendo né di feste né di sorprese.

Yvonne    Quando tu ne prepari una, è ottima.

Léo    Pace! niente litigi.

Georges    Come intendi procedere?

Léo Facilissimo. Yvonne, è essenziale che il regalo gli venga da te, che te ne sia debitore.

Yvonne      Ma...

Léo    Non c'è ma che tenga.

Yvonne    Se agisco controvoglia...

Léo    Non farlo vedere.

Yvonne Sembrerò grottesca. E poi sono gelata. Ecco, ascolta; batto i denti.

Georges    Nervi.

Yvonne Starò morendo che tu dirai: nervi. Mi si piega­no le ginocchia.

Léo    Prova. Appoggiati alla mia spalla. Si deve fare.

Georges Si deve, Yvonne. Pensa al dono che stai per mettere nelle sue scarpe.

Yvonne    Se le trovo.

Una porta sbatte.

Léo    Sbatte una porta; è Michel: ti facilita il compito. Un « miracolo », vedi.

Yvonne    Ecco fin dove mi avete spinta.

Georges (in ascolto)    Cosa fa? Dove andava?

Léo    Se uscisse...

Yvonne    Sbatterebbe l'altra porta.

Léo    Già, è vero. Yvonne (pianissimo, ma con voce lucidissima)   Non ha mangiato niente da ieri; è andato a vedere nella credenza; esita; si dirige alla mia porta; orecchia, mette la mano sulla maniglia.

Si vede la maniglia girare.

Léo    Il nostro carrozzone non rapisce la sua gente.

Yvonne    Apre. (La porta si apre adagio). Ho paura, come se non fosse Mik... come se fosse non so che cosa di straordinario... di terribile. Léo! Georges!... (Si aggrap­pa a loro) Cos'ho? (Chiama) Mik!

SCENA QUINTA

Gli stessi, più Michel.

Michel (compare, lasciando la porta socchiusa, è stravol­to, gli occhi rossi, semichiusi)    Sophie... sono io!

Yvonne    Bene, entra! Chiudi le tue porte.

Michel Perché le tue porte? Chiudo, chiudo; volevo sol­tanto entrare e uscire. Cercavo lo zucchero.

Yvonne    Sai dov'è.

Michel    Sì. Sei sola?

Yvonne   Tesoro mio, non vedi tua zia e papà?

Michel Oh! scusa Léo; scusa papà. Non ci vedo di lì a lì... vi disturbo? (Entra nel gabinetto da bagno e torna sgranocchiando lo zucchero).

Georges Ci disturbi così poco che tua madre voleva ve­nire da te.

Michel D'altronde... volevo... dovevo parlarti, mamma, e siccome ciò che ho da dirti, lo dovrei dire dopo a papà e a Léo, ne approfitto che siete tutti riuniti. Prima di tutto, Sophie, mi scuso di averti cacciata di came­ra, di averti detto di andartene. Mi facevo schifo. Non ne potevo più... insomma, mi capisci.

Yvonne    Ho capito benissimo, mio povero Mik.

Michel    Non sono da compiangere.

Georges    Cosa volevi comunicarci?

Michel (impacciato, mentre mangia lo zucchero) Ecco. Non voglio vivere sdraiato, a pancia a terra. Allora quel posto al Marocco, papà, mi avevi detto che se mi fossi deciso...

Yvonne    Tu mi lasceresti.

Michel    È deciso.

Yvonne      Mik!

Michel Oh! Sophie, non posso più essere una compa­gnia molto gradevole e anzi, rischio di appestare anche voi, di farvi ammalare.

Yvonne    Sei pazzo.

Michel Pazzo, lo diventerei a Parigi: impossibile che ci resti; impossibile che io resti a casa. E, siccome non lascerei la casa per un'altra... preferirei andarmene lon­tano e al più presto. Lavorerò. Sono un dilettante, un buono a nulla. Il suicidio mi ripugna. È indispensabile cambiare aria, vedere qualcosa di nuovo. L'Europa... (Fa un gesto d'addio).

Yvonne    E io, e noi!

Michel    Oh! Sophie!

Yvonne Dammi la mano. Senti, Mik; ascoltami. Alza la testa. E se tu non dovessi più partire?

Georges Se ti annunciassimo, per esempio, una bella no­tizia?

Michel    Per me non ci possono essere più belle notizie.

Léo Dipende. Se ciò che determina la tua fuga... la tua partenza, si dileguasse...

Yvonne Se tu non avessi più gli stessi motivi per lasciar­ci, per disprezzare l'Europa?

Michel    Smetti, Sophie. Torno nella mia stanza, papà...

Georges No, Michel, non tornare in camera tua e non chiedermi che io mi occupi di quel posto.

Michel    Mi avevi promesso...

Georges Mik, te l'annunzio io, una bella notizia, una grande bellissima notizia. Madeleine...

Michel Non nominatemela più; non mi si parli più di quella persona. Mai. Mai! Non toccatemi più su quel punto. Lo vedete che sono in carne viva. Tacete!

Léo   Michel, ascolta tuo padre.

Michel (selvaggiamente) Vi proibisco di ricominciare! Vi proibisco di parlarmi eli quella... Lo capite!

Georges (gli sbarra il passo)    Devo parlarti di lei.

Michel Non ascolterò. Ne ho abbastanza. (Piglia a calci il letto).

Georges Non dare calci al letto di tua madre, per fa­vore. Tua madre sta male. E prima di tutto, non gri­dare così.

Michel (cocciuto)    Cosa volete da me?

Georges Tua zia ieri è rientrata dopo di noi, da quella visita.

Michel Tentate di convincermi ch'io rimanga a Parigi inventando bugie. Cercate di ritardare la mia decisione. Non pigliatevi tanta pena, la mia decisione è presa.

Yvonne (con un grido)    Tu non partirai!

Michel (accennando a sua madre)   Lo vedete!

Georges Non partirai, perché partire sarebbe una cat­tiva azione.

Michel    E quale?

Georges Una cattiva azione, perché se la tua famiglia non conta più, esiste almeno una persona che deve ave­re le tue scuse, una persona alla quale tu devi chiedere il permesso di andartene.

Michel (a Georges ridendo d'un riso cattivo) Ah! che stupido. Ho capito. Quella persona ha avuto coraggio di fronte a te e lo ha perduto di fronte a Léo; si è ritro­vata da pari a pari. Ha teso le sue reti,

Léo    Mentire a me non è facile.

Michel    Non crederò più niente.

Georges    E avrai torto... Yvonne?

Yvonne    Credigli, Mik.

Georges    Eccoti meno incredulo.

Michel    Non torturatemi.

Georges Chi parla di torturarti? Non solo quella gio­vane donna è innocente, ma è meravigliosa.

Michel    In che cosa, gran Dio?

Georges E san io, io che devo chiederti perdono. Ieri, il nostro atteggiamento l'ha atterrita; ha creduto di non venirne mai a capo. Mi ha mentito. E io lo sentivo e facevo il sordo. Mik, ha inventato quella storia lì per lì per renderti libero, per liberarci da lei.

Michel Se fosse vera, una menzogna simile, io sarei un bruto di non aver cercato nessuna prova, di essere fug­gito, di essermi ostinato.

Georges Non sei stato un bruto, figliolo. Hai reagito come gli esseri semplici e puliti. Credi al male con la stessa rapidità con cui credi al bene.

Michel M'ingannate. Si teme che la mia partenza getti Sophie nella disperazione.

Léo Non si trattava del Marocco, mio piccolo Mik; sii ragionevole. Quando hai aperto la porta, tua madre stava per venire a prenderti per il collo, a tirarti su, a portarti qui. Se ne faceva una festa.

Michel Se fosse vero, avreste aspettato? Sophie mi avrebbe lasciato...

Léo Tua madre non sapeva ancora. E ci mancava una prova. E poi, ecco, io congiuravo; ti preparavo una sor­presa.

Michel    Mamma, tu, tu, dillo.

Yvonne    Te l'ho già detto.

Michel Ma allora, bisogna correre, telefonare, raggiun­gerla, dovunque! Dio sa di che cosa è capace! Forse è fuggita! Papà! Léo! Presto! presto! Dov'è? dov'è? do­v'è?

Léo (accennando alla porta) Là.

Yvonne   Là?

Léo    Dalle cinque la tengo chiusa in camera mia.

Michel cade per terra, tutto d'un pezzo, svenuto.

SCENA SESTA

Gli stessi più Madeleine, che esce dalla camera con Léo.

Yvonne    Mik! Mik! Sta male!

Georges    Michel, guarda: Madeleine è vicina a te.

         

Madeleine aiuta a sorreggere Michel.

Léo    Era in uno stato di nervi spaventoso; non è niente, Madeleine, parlategli.

Madeleine Michel, Michel! Sono io. Come ti senti?

Michel (si tira su) Sono svenuto. È buffo. Madeleine, bimba mia, ti chiedo perdono... (La stringe a sé).

Yvonne si scosta.

Madeleine    Devi sederti. Vieni!

Léo    La poltrona. (Scosta la poltrona dalla pettiniera).

Georges    L'aiuterò.

Michel (si sottrae) Ma non ho bisogno di aiuto. Non ho intenzione di svenire; ho voglia di saltare, di galoppa­re, di urlare.

Madeleine    Sta' calmo; baciami.

Michel (la spinge sulla poltrona, le si inginocchia vicino e le abbraccia le ginocchia) Perdonami, bimba, mia piccola Madeleine, perdonami. Mi perdoni?

Madeleine Perdonarti, mio povero Michel, caro, io che ti ho fatto tanto male.

Michel    Sono io, io che sono un imbecille, un bestione.

Léo Se fossi in voi, ragazzi miei, non mi perderei in spie­gazioni, ricomincerei da zero.

Durante le battute precedenti Yvonne è rimasta sola contro la parete, tra la porta di fondo e l'angolo della camera. Si allontana un po' verso destra e durante lo svolgersi della scena, torna adagio al suo letto e vi si corica.

Georges (Ritto vicino alla poltrona di Madeleine. Formano gruppo all'estrema sinistra)    Léo ha ragione.

Michel    Léo è meravigliosa.

Georges    Léo è meravigliosa. È vero.

Madeleine Non riesco ancora a credere che quanto suc­cede sia realtà.

Michel    E io che volevo scappare a gambe levate, avere il posto al Marocco?

Madeleine    Al Marocco?

Yvonne si corica in questo preciso momento; non ha tolto loro gli occhi di dosso.

Georges Già, proprio così! Mentre voi aspettavate nel­la camera di Léo, Michel con aria funerea, sgranocchian­do zucchero, ci annunziava che trovava l'Europa ina­bitabile e che aveva deciso di vivere al Marocco.

Léo    Sei ancora deciso, Michel?

Michel    Pigliami in giro.

Georges    Non voleva sentire ragione.

Michel    Papà...

Léo    Stavolta è Georges che ricomincia.

Georges    Pace!

Madeleine   Quanto siete buoni...

Su questa battuta, Yvonne scende dal letto e s'infila non vista nella stanza da bagno.

Léo (le prende le mani)    Ora si riscalda.

Michel    Avevi freddo?

Madeleine Avevo freddo come a te è preso lo sveni­mento; la sorpresa era un po' troppo brusca. Adesso parlo, mi abituo. Quando sono entrata, non ci vedevo niente. Non riconoscevo tua zia.

Georges Non ci vedete niente perché non ci si vede niente. Mia moglie odia la luce piena; non azzardatevi ad accendere il lampadario...

Léo (piano a Michel)    Tua madre...

Michel (guarda verso la camera vuota)    Dov'è?

Madeleine (si alza)    Forse è colpa mia...

Georges    Che idea! era con noi un momento fa...

Léo (a Michel)    Avresti dovuto correre ad abbracciarla...

Michel    La credevo qui con noi. (Chiama) Sophie!

Georges    Yvonne!

Yvonne (dalla stanza da bagno)   Non mi sono perduta; sono qui. Mi sto facendo l'iniezione.

Madeleine (forte)    Signora, volete che vi aiuti?

Yvonne (del pari)    Grazie, grazie. Sono abituata a essere sola.

Léo    Yvonne non sopporta l'aiuto di nessuno. È fissata.

Parlano a bassa voce.

Madeleine A lungo andare, forse riuscirei a convin­cerla.

Michel    Sarebbe una vittoria.

Léo (a Madeleine) Yvonne è suscettibilissima. Michel badava solo a voi, logico. State attenti, ragazzi...

Madeleine Appunto, temevo di essere la causa della sua sparizione.

Georges Neanche per sogno. Léo, non presentare Yvonne come un lupo mannaro.

Léo No, non presento Yvonne così, ma avverto Michel. Nell'interesse della piccola. Non bisognerebbe ingelo­sire Yvonne.

Georges    E adesso spaventala!

Michel Lascia stare, papà; Madeleine è molto intelli­gente.

Madeleine    Non mi spavento, Michel, ma temo...

Georges    Attenzione...

Si apre la porta della stanza da bagno, Yvonne, dritta, nella penombra, s'appoggia allo stipite. Parla con voce strana.

Yvonne Vedete, signorina, come mi vogliono bene. Non posso uscire un attimo senza che si sentano smarriti. Non ero perduta; mi curavo. (S'avvicina al letto e vi si abbandona) Signorina, sono una vecchia signora. Senza l'insulina, sarei morta.

Léo (piano a Michel)  Corri ad abbracciarla.

Michel (cercando di trascinare Madeleine)  Vieni. Madeleine (lo spinge)  Vai tu.

Georges (a Yvonne)    Stai male?

Yvonne (con sforzo)    N...no.

Michel (lascia Madeleine e si avvicina al letto) Sophie! sei contenta?

Yvonne Molto. (Michel vuole baciarla). Non malmenar­mi! Signorina, buon per voi se Mik non vi bacia sulle orecchie e non vi tira i capelli.

Léo (batte le mani) Michel, dovresti far vedere a Madeleine la tua famosa camera.

Madeleine Michel!... non vuoi mostrarmi la tua ca­mera?

Michel    La metteresti in ordine.

Madeleine     Oh!

Georges    Vi accompagno. Vi spiegherò la mia carabina.

Michel Le faremo gli onori del carrozzone. Avanti! (Apre la porta di fondo a sinistra e si ritrae) ... Sophie, ti lasciamo con la rappresentante dell'ordine. Léo, im­pedisci a mamma di sparlare di noi.

Yvonne    Mik! fermi... restate qui!

Georges (siprecipita verso il letto) Cos'hai?... Yvonne. (Yvonne ricade riversa). Yvonne...!

Yvonne   Ho paura!

Michel    Paura di noi?

Yvonne No. Ho paura; una paura orribile. Restate, re­state. Georges! Mik! Mik! Ho una paura orribile.

Léo Non è l'insulina. Ha preso qualcos'altro. (Léo corre alla stanza da bagno, entra e ne esce gridando) Ne ero certa! Cos'hai fatto?

Yvonne La testa mi gira, Georges, ho fatto una pazzia, una tremenda pazzia. Ho fatto...

Michel    Sophie! parlaci.

Yvonne Non posso; lo vorrei. Salvatemi! salvami, Mik! Perdonami, Mik. Vi ho veduti, insieme, laggiù, nell'an­golo. Mi sono detta che vi disturbavo, che incomodavo gli altri.

Michel   Mamma!

Georges     Buon Dio!

Yvonne Ho perso la testa. Volevo morire, ma ora non lo voglio più. Voglio vivere! voglio vivere con voi! Vedervi... felici. Madeleine, vi vorrò bene. Ve lo promet­to. Correte; fate qualcosa. Voglio vivere! ho paura! aiuto !

Madeleine    Non state lì istupiditi.

Georges Michel, non perdiamo la testa. Corri sotto, dal medico. Portalo qui a forza. Io telefonerò al profes­sore, in clinica.

Madeleine (a Michel inebetito) Ma su, va', va'. (Lo scuote).

Michel corre via dal fondo, a destra. Si sente sbattere una porta e tutta la fine dell'atto sarà accompagnata da fracasso di porte.

Léo (a Georges)    Telefona, io resto qui,

Georges    C'è da impazzire. (Esce dal fondo a sinistra).

SCENA SETTIMA

Yvonne, Léo, Madeleine.

Madeleine Ha il polso debolissimo... regolare, ma debolissimo.

Léo    Sentivo qualcosa... io sentivo.

Madeleine (si scosta dal letto) È colpa mia. Il mio po­sto non è qui: devo andarmene.

Léo    Andarvene?

Madeleine    Lasciare Michel, signora.

Léo Non siate sciocca. Rimanete. Ve lo comando. D'al­tronde Michel avrà bisogno di voi, come Georges avrà bisogno di me.

Pausa.

Yvonne    Ti sento, Léo.

Léo    Cosa senti?

Yvonne  Ti ho sentita. Hai dimenticato che potevo sen­tirti.

Léo    Sentito cosa?

Yvonne    Fa' l'ingenua. Volete sbarazzarvi di me... volete.

Léo    Yvonne!

Yvonne Mi sono avvelenata e io vi avvelenerò. Vi avve­lenerò, Léo! Vi ho veduti... vi ho veduti là, nel canto, vi ho veduti tutti. Volevate mettermi nei ferrivecchi, volevate... volevate... volevate... Mik! Mik!

Léo (chiama)  Georges!

SCENA OTTAVA

Yvonne, Léo, Madeleine. Georges, più Michel.

Georges (rientra dal fendo a sinistra) Il professore è in campagna. Mandano un assistente...

Léo    Georges, Yvonne delira...

Yvonne No, non deliro Léo. Volevate mettermi da par­te, piantarmi lì, lasciarmi sola. Ho capito. Par-le-rò.

Georges (bacia Yvonne sulle labbra)    Calma... calma...

Yvonne Ecco, da quanti anni non mi baci più sulla boc­ca? Mi baci per tapparmi la bocca...

Georges (cerca di farla tacere accarezzandola) Su... su... su...

Yvonne    Vi avvelenerò. Vi denunzierò. Dirò a Mik...

Michel (entra di furia)   Nessuno. Non rispondono.

Yvonne Michel! Ascoltami... ascolta... Michel! Non vo­glio... non voglio... non voglio... voglio che tu sappia.

Léo (durante le grida d'Yvonne) Michel, tua madre de­lira, ritelefona alla clinica. Madeleine, bimba cara, ve ne supplico aiutatelo. Non se la caverà mai da solo. Presto, presto, non perdete tempo. (Li spinge fuori, dalla porta di fondo a sinistra durante le seguenti bat­tute).

         

SCENA NONA

Yvonne, Léo, Georges.

Yvonne State, state qui. Ve lo ordino! Mik! Mik! T'in­gannano! Ti allontanano! È un pretesto. I miserabili! non vi lascerò approfittare dei vostri sporchi maneggi.

Léo (appié del letto, terribile)    Yvonne!

Yvonne Sei tu, tu, che hai architettato tutto. Volevi la mia morte, volevi restare sola con Georges.

Georges    Che orrore...

Yvonne    Sì, che orrore! E io... io... (Ricade).

Georges Purché arrivi l'assistente... se Michel prendes­se una macchina.

Léo    S'incrocerebbe con lui.

Georges    Ma che fare? che fare?

Léo    Aspettare...

Yvonne (aprendo gli occhi)    Mik! sei lì? Dove sei?

Georges    È qui... viene subito.

Yvonne (con voce dolce) Non sarò cattiva... non volevo... vi vedevo tutti, nell'angolo... ero sola, sola al mondo, mi avevano dimenticata. Ho voluto rendervi servigio. La testa mi gira, Georges, tirami su. Grazie... Léo, sei tu? E quella piccola... l'amerò... Voglio vivere. Voglio vivere con voi. Voglio che Mik...

Léo Vedrai il tuo Mik felice... sta' tranquilla. Il medico viene... noi ti teniamo compagnia.

Yvonne (una pausa) Cosa? Voi! ancora voi! E tu, e Georges! Che li arrestino, che m'interroghino. Ah! ah! Muoiono di paura. Voi, non toccatemi! non avvicinatevi. Che vengano! che vengano! che entrino... Michel! Michel! aiuto! Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! (Urla) Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! Michel! Mik! Mik! Mik! Mik! Mik! (S'immobilizza).

Georges e Léo (durante le grida d'Yvonne)  Yvonne, te ne supplico. Sdraiati, riposati. Ti ucciderai; ti ucciderai di fatica. Ascoltami... ascoltaci... aiutaci...

Léo ha afferrato un cuscino caduto in terra mentre Yvonne si dimena. Vuole rialzarle la testa, si rialza ada­gio, lascia cadere il cuscino e guarda Georges.

Georges È impossibile... (Si lascia andare, il viso celato tra le lenzuola e gli scialli).

SCENA DECIMA

Yvonne, Léo, Georges, Madeleine, Michel.

Michel (entra con Madeleine dal fondo)    Impossibile concludere qualcosa. Scendo...

Léo    Inutile, Michel.

Michel    Lasciami in pace!

Léo (dopo un grande silenzio)    Tua madre è morta.

Michel    Come? (Rimane annichilito; si avvicina al letto).

Georges    Mik, mio povero Mik...

Michel    Sophie...

Léo si è scostata, sola fino all'estrema sinistra.

Léo Eccolo il vostro ambiente. Dareste qualunque cosa perché Yvonne sia viva... e per torturarla poi.

Michel (scattando)    Léo.

Georges    Michel! Dimentichi che sei da tua madre.

Michel (pestando ì piedi) Non c'è madre. Sophie è una compagna. (Si slancia verso il letto) Mamma, diglielo. Non mi hai ripetuto mille volte...

Madeleine (che è rimasta impietrita allo spettacolo) Michel! Tu sei pazzo...

Michel Dio! avevo dimenticato... Dimenticherò sempre. (Si accascia, contro il letto) Mai capirò. Mai.

Suonano nel vestibolo. Léo attraversa la scena ed esce dal fondo a destra. Madeleine accosta la testa a quella di Mik.

Madeleine    Michel... Michel... Amore...

Léo (rientra)    Era la domestica; le ho detto che qui non aveva nulla da fare, che tutto era in ordine.

Sipario.

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