ALESSANDRO PEPOLI
I pazzarelli
Ossia
Il cervello per amore
Commedia di due atti in prosa
AVVERTIMENTO AI LETTORI
Chiunque ha consecrato i suoi deboli, mediocri, o di rado sommi talenti a Talia, deve ben di sovente ricorrere alla pittura di quei pazzi, che funestano, e rallegrano a vicenda la societ, senza meritare dessere totalmente separati. Niuno costretto a possedere la scienza, o almeno listoria della follia, pi dellautore comico, giacch ne forma essa una perenne sorgente di grazioso ridicolo, di lepidi sali, e di giocondissima fama. In questa guisa il Goldoni, e dietro di lui il facetissimo amico mio Marchese Albergati ottennero il fine di allettare, e di correggere nel medesimo tempo. Io, che, conoscendomi lontano dagli esemplari, non manco per dardire (forse temerario) per seguirne le traccie, ho pensato di risalire alla miniera delle pazzie, lasciandone per ora le vene ad ingegni pi sottili, e pi esperti del mio per utilmente valersene. Qual miniera migliore dellospitale de pazzi? Lettore, osserva, ridi, ed approfitta, se puoi.
Personaggi
Aurelio Levanti, ricco cittadino
Flaminio Ponenti, suoamico
Benigno, Aguzzino e custode
Eugenio, servitore e cuoco
Rosina, pazza per musica, e per teatro
Don Fabio, poeta tragico pazzo per poesia
Rodolfo, pazzo per ambizione, che crede di essere lImperatore
Alessio, pazzo politico, amatore di gazzette
Candido, pazzo solamente nel credere di avere il naso di vetro lungo mezzo braccio, ma ch savio in tutto il resto
Tonino, giovine veneziano, pazzo che ride sempre, e che f continuamente calzette sui ferri, senza per avanzar mai, neppure dun punto, nel lavoro
Camilla, pazza per desiderio di marito
Pimpinone, servitore vecchio di
Fulgenzio, padre di Aurelio
La scena nellospitale de pazzarelli nella citt di ***.
ATTO PRIMO
Scena prima
La scena rappresenta dalle due parti tre porticelle laterali, che danno ingresso alle rispettive stanze dei matti. Porta nel mezzo, che d ingresso ad altri appartamenti, e al camerone, dove si pranza.
Flaminio poi Aurelio.
FLAMINIO Eccomi nella casa di quei pazzi, che si distinguono pi innocentemente degli altri nella societ. Lora pur quella, che mi fu dallamico prefissa; Aurelio poco dovrebbe tardare. Sono curioso di questo secreto. Sar certamente ridicolo, come lo il luogo destinato per palesarlo (Osservando) Ma egli qui fedelmente.
AURELIO (piuttosto agitato) Amico, abbracciatemi prima, e poi compiangetemi. Larcano, che devo manifestarvi, una vera disgrazia per me.
FLAMINIO (ridendo) E scegliete lospitale de pazzarelli per confidarmi una cosa, che deve affliggervi a tal segno? Il rendez-vous veramente un poco pi che bizzarro.
AURELIO Lo sar, non vel niego, ma, se egli la scena della mia presente tragedia, vinteresser qui con pi forza che altrove.
FLAMINIO (con sorpresa) La scena della vostra tragedia! (Guardandolo a pi fiate) Amico, fa caldo; non vorrei... in verit mintemorite sul serio.
AURELIO No, non vi faccia spavento il mio cervello; quel poco, che ho sempre avuto...
FLAMINIO Ch veramente poco.
AURELIO Vi ringrazio, ma lo conservo tuttora.
FLAMINIO Dunque...
AURELIO Dunque si tratta damore. Questa per le anime sensibili una sventura pi grande dogni malattia.
FLAMINIO Bravo! E per iscoprirmi tanta sventura avete scelto lospitale, come se prevedeste, che dovesse questo essere il suo termine naturale!
AURELIO S, anche per questo, giacch lamore una specie di pericolosa pazzia, e giacch un giorno posso avere la consolazione di vedere pazzo pur voi; allora s che vorrei vendicarmi del vostro ridere! Ma, lasciando le burle, la vera ragione si , che pur troppo il mio cuore in questo luogo.
FLAMINIO Ma cielo! voi non volete, che rida, e ogni parola di pi che voi dite va crescendo per me nel ridicolo, e nella meraviglia. Il vostro cuore in questo loco! Siete innamorato dellospitale?
AURELIO (con moto di sdegno) Eh! che maledetto genio di eternamente burlare avete nel corpo?
FLAMINIO Di qualche pazzo? (continuando ad interrogare Aurelio).
AURELIO Forse s.
FLAMINIO (dando in dietro) Oh diamine! E voi mi chiamate per confidarmi queste vergognose leggerezze?
AURELIO Sotto il nome collettivo di qualche pazzo pu comprendersi ancor qualche pazza. Non vi stupite, caro Flaminio, per non mostrare poi troppa ignoranza.
FLAMINIO Tutto quel che volete, ma non poteva io credere, che voi foste presentemente occupato nei rigori grammaticali. Vi sono dunque delle pazze qui dentro? Non me lavrei immaginato, perch son pi rare le pazze femine, che i pazzi maschi; giacch noi altri uomini non abbiamo s poco giudizio di privarci di quelle creaturine troppo utili alla conversazione, e ci contentiamo piuttosto di chiudere i nostri fratelli, che hanno men sorte delle donne in materia di pazzia.
AURELIO Signor s, che ve ne sono. Due ne ho contate con questi occhi; ed una... (intenerendosi).
FLAMINIO Col cuore; non vero? Ho capito tutto.
AURELIO Che bella ragazza! Oh che bella ragazza! Peccato che non abbia giudizio!
FLAMINIO Dite anzi, che sarebbe peccato se lo avesse, perch allora non vi baderebbe.
AURELIO E perch mi fate voi questo torto?
FLAMINIO Perch un uomo, che sinnamora perdutamente a prima vista, mostra di non curare n spirito, n saviezza, ma soltanto una bella taglia, e una graziosa fisonomia, qualit comunissime tanto al senno, che alla follia.
AURELIO (impazientandosi) Ma voi le date a me sempre brusche, senza lasciarmi tempo n men di finire. Questa adorabile pazzarella, di cui non so nulla, se non se che ha nome Rosina (quando pure non vaneggiasse anche in questo chiamandosi tale da se medesima) non mi bada n men per sogno, sicch voi sbagliate, con vostra pace, sino dal fondamento.
FLAMINIO Non vi bada, e voi vi riscaldate per essa in tal guisa? E non dovr dire, che siete a uno stato deplorabile?
AURELIO Si, lo sono ma...
FLAMINIO Ma non da ospitale; vintendo. Ditemi in qual guisa vi siete acceso; e se mi fate il torto di credere, che la mia amicizia possa avere qualche influenza fra queste mura, profittatene pure.
AURELIO Accetto la vostra offerta; il vostro ingegno notissimo, ondio con gioia non debba prendervi tosto in parola. Passando a caso per la strada, ch guardata dallospitale, ho sentito una voce allins, che soavemente cantando, bench in un modo vario, e bizzarro, si meritava lattenzione degli abitanti di queste case vicine, che stavano tutti attenti a sentirla dalle loro finestre. Mi sono fermato ancor io ad udire cos dolce armonia; la vista segui curiosamente ludito, e tra la ferrata dun elevato balconello rimarcai un volto, un volto, che mi fer senza riparo duna piaga insanabile. Oh voce! Oh angelica bellezza!
FLAMINIO Avanti; alla conclusione.
AURELIO A un altro balconcello vicino eravi una sua compagna, credio, che la fischiava nel mezzo del suo canto, e tutti si smascellavano dalle risa. Quella, che possede il mio cuore, interruppe il canto, e la sgrid dicendole: fa quel che vuoi, ma Rosina in teatro sar principessa, e tu farai appena da ultimo musico in caso di necessit. Poi ridendo chiuse la finestra, e lasci tutti a bocca aperta.
FLAMINIO Bella davvero!
AURELIO Da quel giorno, amico, ho perduta la pace. Sei tu solo, che possa aiutarmi.
FLAMINIO Ma come? Vho detto, comandatemi. Da voi soffro tutto.
AURELIO Soffrite dunque per due o tre giorni solamente di essere pazzo con me, almeno in apparenza.
FLAMINIO Ma questo impossibile per Flaminio, quando pu essere facilissimo per Aurelio. Voi ingannerete ogni buon conoscitore; ma io...
AURELIO Vingegnerete di farlo con me. Sentitemi: non c altro caso dinnamorare una pazza, che fingendosi pazzo; e poi non si potrebbe stare con essa, n viver seco senza un tale artifizio.
FLAMINIO Ma io non voglio mica esser preso per pazzo davvero, e, quando credessi bene duscirne, essere poi obbligato a vivere qualche anno nellospitale. Mi fareste un bel servizio.
AURELIO Guadagneremo i custodi; per due tre giorni si lasceranno qui dimorare, affinch abbiasi campo di tentar la fortuna. Se Rosina in questo tempo condiscender a sposarmi, io me la condurr a casa bella e matta com. Se poi no, procurer di guarire, e di ritornarmene. Amico, (abbracciandolo) non mi dite di no.
FLAMINIO Che si ha da fare? Ors, Flaminio, per compiacenza, parerai anche matto (stringendosi nelle spalle).
AURELIO Oh quanto vi ringrazio! Eccolo qui a proposito una qualche persona di servizio. A fisonomia parmi un guattero.
FLAMINIO Raccomandiamoci a questo. Quante volte non si comincia dai guatteri!
Scena seconda
Eugenio, e detti.
Eugenio chinandosi ai due suddetti, mostra di passare in altra camera, ma Aurelio lo trattiene.
AURELIO Amico, sentite una parola.
EUGENIO In che posso servire questi signori?
FLAMINIO (mostrando Eugenio) Dite: non si somiglia tutto al nostro comune amico Nicodemo?
AURELIO Pare Nicodemo sputato. Venite qui, lasciate, che vabbracci.
FLAMINIO (abbracciandolo dallaltra parte) Oh caro!.
AURELIO (fa lo stesso) Oh benedetto!
FLAMINIO (ad Aurelio) (Cincamminiamo assai bene ad essere, e a parere).
EUGENIO Ma, signori, non mi soffochino, per carit. Avr per disgrazia tutto laspetto del signor Nicodemo, ma mi dispiace assai di tale involontaria rassomiglianza.
FLAMINIO Perdonateci uno sfogo damore per questo nostro grandissimo amico (lasciandolo). Voi siete offiziale, non vero?
EUGENIO S, signore.
AURELIO Basso, o alto?
EUGENIO Oh! alto e basso perch son solo.
FLAMINIO Siete voi dunque il cuoco dei matti.
EUGENIO Che sono per matti in tutto, fuori che nel mangiare.
AURELIO Ha dello spirito questo galantuomo (guardando Flaminio).
EUGENIO (cavandosi la berretta) Bene obbligato.
AURELIO Diteci di grazia: chi il custode di questo ospitale? Siete voi pure anche quello?
EUGENIO Non signore. Qui di maschi siamo due soli in servizio. Il cuoco che son io, e laguzzino, il quale fa da custode, e che si chiama Benigno.
FLAMINIO Bel nome veramente per un aguzzino! Si mostra poi tale coi matti?
EUGENIO S, signore, perch li regala spesso di qualche nervata.
AURELIO uomo compiacente per i forestieri?
EUGENIO Signori... hanno viaggiato? (osservandoli fissi).
FLAMINIO Perch?
EUGENIO Temo che no.
AURELIO Ma spiegatene la ragione.
EUGENIO Perch, se avessero viaggiato, saprebbero a memoria, che le persone di servizio sono sempre compiacenti con chi le regala.
FLAMINIO (in disparte ad Aurelio) (Amico, il cuoco dei matti era destinato nostro maestro).
AURELIO (a Flaminio) (Bisogna approfittarne).
FLAMINIO Si potrebbe vedere questo signor Benigno?
EUGENIO (impazientandosi) Ma vogliono vedere i matti, s o no? Non c bisogno di tanti complimenti. Io perdo il mio tempo...
AURELIO Quietatevi, ve lo risarciremo, purch ci aiutate in quello, che ora da noi vi sar proposto.
EUGENIO Quando si tratti di guadagnare... Ecco qui Benigno. Camerata, vien qui. Questi due signori ti domandano. Si spieghino pure seco lui con libert. Egli ha il medesimo naturale, che ho io.
Scena terza
Benigno, e detti.
BENIGNO Servo umilissimo.
FLAMINIO (Bisogna farsi coraggio).
AURELIO (a Benigno e ad Eugenio) Venite qui tutti due, amici. Noi abbiamo bisogno duna grazia.
BENIGNO Duna grazia?
FLAMINIO Sarete gi ricompensati.
EUGENIO Spiegatela una volta.
BENIGNO (ad Eugenio allorecchio) (Ehi, c da guadagnare? Se no vado via).
EUGENIO (a Benigno) (Chi sa? Non so ancora capirli).
AURELIO La grazia, che far ci potreste quella di accoglierci per due tre giorni soli in questo ospitale, chiudendoci, e considerandoci perfettamente come due matti.
BENIGNO (ad Eugenio) (Amico non intendi? Costoro hanno dato la volta). (Facendo cenno con la mano che sono pazzi) Capisco. Vengono a casa. Ben venuti.
FLAMINIO Vi saremo tanto obbligati.
BENIGNO Non dubitate. Guarda, amico, se li ho conosciuti ben presto (alzando il nerbo).
AURELIO Non ci trattate poi colle brusche.
BENIGNO A suo tempo vi saranno le dolci; intanto dentro (accennando cacciarli d una leggiera nervata per uno ai due).
AURELIO Ahi! (sentendosi percuotere).
FLAMINIO Ahi! (come laltro impiazientato) Ecco ilprimo frutto del nostro veramente pazzesco progetto. Per voi, che siete innamorato, pazienza: ella una mancia ben giusta, ma per me poi farmi bastonare per amicizia un poco troppo; un Pilade stesso, non credo ne farebbe tanto. BENIGNO Ors men ciarle; l dentro (minacciandoli).
EUGENIO (a Benigno) Fermatevi, amico. Per questa volta ho paura, che siate pi savio di questi signori, solamente nel nerbo. Essi non mi sembrano di quei pazzi, che si chiudono qua dentro. Questi tutto al pi sono dei soliti pazzi da strada.
BENIGNO Presto, figliuoli, datemi dunque una prova del vostro buon giudizio.
AURELIO Io sono innamorato...
FLAMINIO (ad Aurelio) Per carit, amico, non date di queste prove, o ci torna qualche altro regalo sul dorso. Badate a me, galantuomo: (a Benigno) Avete qui dentro una pazzarella, che si chiama Rosina, che ha una bella voce, che canta assai bene?
BENIGNO S, signore; e per questo?
AURELIO Io ne sono innamorato, e...
FLAMINIO Ma zitto; non sai dire altro che questa parola per farti credere peggio di quello che sei? (Mi duole ancora la schiena). (Fra s contorcendosi. Chiamando Eugenio) Voi, che avete un po pi di flemma di quel signore (additando Benigno) avvezzo solamente a ragionare alle corti coi matti, fateci da avvocato presso di lui. Ditegli, che Aurelio Levanti mio amico ha bisogno di moglie, che qui a bella posta viene a cercarla... (Non posso trattenermi dal burlare anche a mio danno) (fra s).
EUGENIO (interrompendolo) Nellospitale! Per mia f, questa ragione non vi procurer un gran favore presso del giudice.
AURELIO Caro amico, se io mi sono innamorato di Rosina sar naturale, chio desideri lei per mia moglie, piuttosto che unaltra.
BENIGNO (sorridendo) Ah, ah, adesso principio a capir qualche cosa.
FLAMINIO Se intendevate un po prima, starebbero meglio le ossa del povero Flaminio Ponenti (contorcendosi).
AURELIO ella di onesta condizione?
EUGENIO Signor, s. Ha un fratello, che viene a trovarla ogni quattro mesi, e che le mangia frattanto pulitissimamente il suo, colla buona occasione di aver ella perduto il giudizio.
FLAMINIO Come lha perduto?
BENIGNO Figurandosi di essere ora Didone, ora Semiramide, e che so io? Credendosi insomma una prima cantatrice di teatro.
AURELIO (a Flaminio) (Oh cara! Me nera bene insospettito in quei pochi momenti).
FLAMINIO Veniamo dunque, se si pu, alla conclusione. Uditemi tutti, e anche voi amico, (ad Aurelio) perch bisogna sopra tutto esser daccordo. Se ci lasciate entrare nellospitale come pazzi per due o tre giorni, lasciandoci poi uscire, (ricordatevi bene) vi regaleremo dieci zecchini per cadauno. Se poi riusciremo ad avere per Aurelio il consenso di essa, onde la sposi, e se la conduca a casa, e se voi lo permetterete, cinquanta bei zecchini pure per uno vi entreranno in tasca; dieci poi vedete che in ogni caso non vi possono mancare.
BENIGNO Fateci vedere qualche zecchino per prova di essere veramente savi.
AURELIO (tirando fuori la borsa) S, quanti volete.
EUGENIO Capperi! Non solamente savio, ma anche filosofo.
BENIGNO Vi domando perdono, signori, se ho sbagliato...
FLAMINIO Eh! basta, basta; ti prego solamente di non isbagliare mai pi. (Ai due) Sappiate dunque, per poterci trattare in conseguenza, che il mio amico si finger un pazzo melanconico, che detesta tutte le donne, io un pazzo allegro, che va dietro di tutte.
AURELIO No, piuttosto fingiamo tutto il rovescio.
FLAMINIO Credete a me, ho pensato a tutto, e questa la strada migliore per arrivare al vostro fine. Dal vostro racconto medesimo ho capito che quellaltra giovine pazza qui dentro...
BENIGNO Ah! s, Camilla, la figlia dellimperatore.
AURELIO Come? C una figlia dellimperatore nellospitale?
EUGENIO Vuol dire dun altro pazzo, che crede di essere questo sovrano.
FLAMINIO Questa Camilla dunque ho capito, che d qualche inquietudine alla vostra Rosina. Un uomo che vantandosi di sprezzar tutte, badasse subito subito alla prima, per pungere la seconda, farebbe meglio di chi si sfegatasse per quella, che ama, e che gi non ha giudizio per corrispondergli in quella maniera, che si costuma co savi.
AURELIO Mi piace lidea; ora ne convengo con voi. Tutto sta, chio possa resistere, ma...
FLAMINIO Questo poi bisogna poterlo. Siete disposti a compiacerci? Noi gi, fidatevi, non abuseremo di alcun giusto riguardo.
EUGENIO (a Benigno) (Afisonomia mi sembrano galantuomini).
BENIGNO (ad Eugenio) (Certamente; quei zecchini...)
EUGENIO (a Benigno) (Sarebbe peccato a lasciarli scappare).
FLAMINIO (ad Aurelio, additando gli altri) (Le volpi a consiglio). E cos? (ai due).
EUGENIO Siamo persuasi, e prontissimi; ma per tre giorni al pi solamente, poich, se. si scoprisce potremmo incontrare qualche disgrazia.
FLAMINIO Siamo in parola. Da questo momento cominciate a trattarci come vostre creature; excipe il nerbo.
AURELIO Se si potesse, vorrei vederla presto la mia Rosina.
BENIGNO Intanto vi chiamer i pazzi maschi per potere con pi ragione farvi vedere le pazze femmine. Prima di tutto bisogna, che vi cambiate vestiario, non perch non si possa esser matto anche in questo, ma perch vi si possa conoscere tali pi facilmente.
FLAMINIO Ma come possiamo travestirci? Qui non abbiamo niente.
EUGENIO A me. Una veste da camera antica, con una berretta per il pazzo melanconico, mobili che ho ereditato dalla buona memoria dun pazzo mio amico. Per quellaltro poi un abitino succinto, succinto, e qualche nastrino color di rosa ander a meraviglia. Vado, e vengo (parte e poi torna).
AURELIO Ah! qual delirio, innamorarsi in tal guisa duna, che non ha pi cervello! Se potesse ritornarglielo il mio amore...
FLAMINIO Tutto sta, che per renderlo a lei, non perdiate voi quel piccolo rimasuglio, che pur vi avanza. Ecco la metamorfosi (veggendo Eugenio con le spoglie indicate. Si abbigliano col soccorso dEugenio, e pi presto, che si pu).
EUGENIO Non istarete male no.
FLAMINIO Capisco; non vi sar tanta inverisimilitudine.
BENIGNO (fra s) (Si moltiplicano i miei vassalli; io sono finalmente un piccolo re). Intanto, giacch a momenti voi siete allordine, vi far venire un pazzo, che si chiama il pazzo tragico, mentre divenuto tale per voler comporre di quelle minchionerie, che servono al teatro. Ehi, Don Fabio (chiamandolo).
Scena quarta
Don Fabio, e detti.
Don Fabio, chesce dalla porticella in fondo a mano sinistra, con ghirlanda dalloro in capo sopra una nera capillatura vestito di lunga casacca, cinto duna fascia, e calzato coi coturni.
DON FABIO (avanzandosi a lenti passi)
Chi mi vuol, mentre Melpomene
Agitando i miei pensieri
Scene orrende appresta al popolo
Di spelonche, e cimiteri?
BENIGNO Niente, niente, son io, che vi desidera, io che porto, come sapete, pochissimo rispetto a questa vostra signora.
DON FABIO
Tu non sei nato in Grecia,
Uomo ignorante, e vile,
Sol delle genti barbare
Nato a seguir lo stile.
BENIGNO Non sar nato in Grecia, ma nemmeno a Montebaldo, come tu, pazzo del diavolo.
DON FABIO (mettendosi le mani alla cinta)
Come parli, fellon?
BENIGNO Parlo con questo (gli d una nervata).
DON FABIO
Ahi! qual colpo improvviso!
Tiran, sarai contento, eccomi ucciso
(si getta supino in terra).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Amico, a quel che vedo, avremo un grazioso compagno in costui).
AURELIO (a Flaminio) (Adesso che tutti fanno tragedie, va bene, che se ne facciano anche nellospitale).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Dite piuttosto quante non istarebbero meglio qui, che altrove!)
EUGENIO (a Don Fabio che sta a terra) Amico, risuscitate, se no non si pranza.
DON FABIO (rizzandosi ma come a sedere)
O dolce nume,
Che mi rendi la vita, e quando mai
Da mangiar mi darai?... Tanta la fame...
EUGENIO S, presto; non dubitate. Alzatevi, ed accogliete intanto questi vostri due confratelli, che vogliono stare con voi per la stima, che portano ai vostri libri.
DON FABIO (alzandosi con una riverenza cerimoniosissima, parlando presto) Oh! Signori, la loro bont strabocchevole, per le mie produzioni miserabili, mi rende tanto superbo lanimo, che quasi arrivo a credermi... (riprendendo fiato, e incalzando) e siccome le loro signorie conoscono limmensit del mio merito...
AURELIO Uh! se la conosciamo! Anzi abbiamo ammirato anche nei presenti versetti...
FLAMINIO (ad Aurelio) (Amico, non vi sforzate a parlare da savio; e finito. Ora conviene dire degli spropositi). Le vostre opere incantevoli, fin nella luna celebri, di cui le scene eccheggiano, con fischi, e con applausi...
DON FABIO (interrompendolo) Che fischi? che fischi? Non si usa in teatro a fischiare che i sav...
FLAMINIO Avete troppa ragione.
AURELIO (Questa volta il pazzo credo, che dica la verit) (da s).
BENIGNO (ad Eugenio) (Va; chiama Candido, ed Alessio). (Eugenio parte; poi in disparte ad Aurelio e a Flaminio) Di questi due, che verranno, lultimo pazzo per quelle favole da due soldi, che si chiamano, mi pare, gazzette, il primo pazzo per credere davere il naso lungo due palmi, e quel ch peggio di vetro. Per altro, in tutto quello, che non naso, ha il suo giudizio come noi. Ma per carit regolatevi con prudenza col poeta pi che cogli altri, perch sulfureo, e nato in aria sottile.
Scena quinta
Candido, Alessio, Eugenio, e detti.
Candido esce dalla porticella dirimpetto a quella di Don Fabio, vestito decentemente, e con una racchetta in mano. Alessio che lo segue abbigliato duna sopraveste fornita di gazzette, scapigliato, e coi capelli neri. Ha dei foglietti in mano che legge, e tiene gli occhiali sul naso.
CANDIDO (esce col riparo al naso, e dice ad Alessio che sta per uscire) Largo, amico, largo. Sapete il mio incomodo. Se mi urtate un tantino il mio povero naso va subito in pezzi.
ALESSIO S, s, non vi dubitate. Quel vostro naso un poco incomodo. (Ad Eugenio che lo conduce) Figuratevi se posso badare a stargli lontano. Ho da leggere questi foglietti, che mi sono capitati, e si tratta seriamente duna guerra, che significa certamente pi assai dun naso.
EUGENIO (ad Alessio) Oh! avete ragione. (Va allorecchie di Benigno) (Iovado ad allestire il pranzo, poich tardi, e i matti anderanno in furia).
BENIGNO (ad Eugenio) (Va pure).
EUGENIO (a Benigno) (Tiraccomando questi signori, perch non li disgustiamo).
BENIGNO (ad Eugenio) Eh! non c dubbio. Per cinquanta zecchini farei altro, che questo (Eugenio parte).
FLAMINIO (ad Alessio) Che notizie vi sono, signore?
ALESSIO Si minaccia una gran rottura fra le potenze, ed io prevedo pur troppo, che lOlanda sar sacrificata. Ella troppo ricca, e tutte queste corone la guardano di molto buon occhio.
AURELIO (Finora non mi par tanto pazzo) (fra s)
ALESSIO (battendo i piedi con moto di collera dopo aver letto) Ma giuro al cielo, se la casa dAustria si arrischier tanto, io metter in armi tutti i Paesi Bassi. Non posso soffrire ingiustizie.
DON FABIO C niente per me? Vi ho pure raccomandato di pormi in salvo i casi pi atroci per formarne argomento di qualche tragedia.
ALESSIO Finora non vi niente (seguita a leggere).
CANDIDO (inchinandosi ad Aurelio, e a Flaminio; senza per avanzarsi, e diriggendo la parola a Benigno) Chi sono questi signori?
BENIGNO Sono presentemente due vostri confratelli. Presto, andate, abbracciatevi (Aurelio avr fatto cenno di avvicinarsi a lui per abbracciarlo).
CANDIDO (ritirandosi indietro, e mettendosi il paranaso) No,per piet, dispensatemi. Non vedete la mia disgrazia? Con un naso lungo due palmi, e fatto di vetro (fosse almen di cristallo e di quello di Boemia) non posso sicuramente abbracciarvi.
BENIGNO E che s, che potrete abbracciarvi? (alzando il nerbo, e minacciandolo).
CANDIDO (inginocchiandosi) Ma questo un violare lumanit. Un povero galantuomo, ch castigato abbastanza dalla provvidenza in una parte s nobile, e s esposta come questa, bisogna poi che sia rispettato dalla compassione degli uomini.
FLAMINIO Signor custode, di grazia non lobbligate.
BENIGNO Via alzatevi. (Candido salza) Fatevi dunque reciprocamente buona conversazione.
CANDIDO (ad Aurelio e a Flaminio avvicinandosi con cautela) Amici, per qual ragione qui dentro? un gran malanno lentrare fra queste mura, massimamente per lopinione del mondo. Io ci sto ingiustamente, perch mi sento il cervello a segno sopra di tutto. Se non avessi la sfortuna di questo naso, ne vorrei uscire a ogni patto; ma questi custodi sono bestie, e in un moto di collera me lo possono gettare a terra come se fosse una boccia, o un bicchiere. Ma ditemi la passione che vi tiene occupato lanimo?
FLAMINIO (ad Aurelio) (Stiamo in carattere). Che bella cosa le donne! Cari, cari, quegli animaletti. (Ridendo) Non ve n uno che non mi piaccia. Me li prenderei tutti in una volta per vagheggiarli e farmeli ballare sulle dita. Donne, voi siete per me un gran bel nome!
AURELIO (che sar vicino a Candido) Donne, donne? (sdegnandosi) Son diavoli. (Gestendo con forza) Voi insensato non intendete...
CANDIDO (facendosi indietro, e mettendosi il riparo) Per carit, signore, per gestire contro le donne, non inferocite contro il mio naso. Da quelle a questo passa una gran differenza.
FLAMINIO Ma voi, che avete giudizio, decidete chi ha ragione fra noi.
CANDIDO (sempre in sospetto) Decider, ma alla larga.
AURELIO (a Flaminio) (Spaventiamolo). (Incalzando Candido, che si ripara sempre rinculandosi) Se voi foste capace di decidere contro di me; direi; farei...
CANDIDO (intimorito) Oh! avete troppa ragione. Dico anzi, che le donne sono peggiori di tutto quel che volete. (Capperi! mi preme il mio naso) (da s).
FLAMINIO (minacciandolo) Ah! voiparlate cos?
CANDIDO Cielo! quale imbroglio! Scappiamo dallaltra parte (va mettersi vicino ad Alessio che incomodato dal rumore dice).
ALESSIO (con sdegno) Eh mi disturbate (alzando la mano verso il naso di Candido).
CANDIDO (vedendo questa mano vicino al suo naso rincula precipitosamente, e dice) Oh Dio! per carit. (Sono andato da Scilla a Cariddi). (Si va tastando il naso per timore, che sia offeso). (Fortuna, (tastando) che non nemmeno crepato; ma ci mancato ben poco) (da s).
DON FABIO (come avendo pensato) S, questa nuova tragedia voglio, che sia replicata per tutto un carnovale; quellincendio del bosco in ultimo far un mirabile effetto.
BENIGNO Voglio che vi vediate tutti, e poi vedrete le donne. (Va ad un camerino) Ehi, Rodolfo. (Ad Aurelio e a Flaminio) Questo lImperatore. (E poi allaltro in faccia) Ehi, Tonino. Questo il fa calzette, che se anche lo ammazzano, ride.
Scena sesta
Rodolfo, Tonino, e detti.
Rodolfo con il cappello in testa fornito dun nastro, alla cintola il fodero duna spada e in mano, invece, e in forma di bastone un lungo cartone coperto di carta dorata, due, o tre ordini nel petto, ed uno in mezzo la schiena; vestito nel rimanente alla francese, ma in cattiva forma. Tonino abbigliato duna sopraveste bianca aperta nel petto, che rester mezzo scoperto come le donne, con una berretta in testa pur bianca posta alla parte, fornita dun nastro color di rosa. I capelli carichi di polvere, e tutti raccolti in una piccola coda. Dinanzi un grembiale, alla cintola del quale raccomandato il piccolo beccatello, che sostiene i ferri delle calzette. In piedi poi avr un paio di pianelle gialle.
RODOLFO (mettendo il capo fuori della porta) Chi ci domanda? Qualche re? Sento, che non ci danno i nostri titoli.
BENIGNO Oh! scusate, sacra maest.
TONINO (venendo fuori dallaltro lato) I me chiama? Ah, ah, ah, (ridendo) sar el sior Benigno. Ah, ah, ah. Giera drio a far ste calze. (Sorridendo) no le fenisso mai (seguita a far calze).
ALESSIO Oh! una gran novit. Venite qui Don Fabio, ch fatta apposta per voi.
DON FABIO Che c? Che c. Narratemela.
ALESSIO Un figlio, che ha ammazzato barbaramente sua madre.
DON FABIO Bravo! bravo! Questo un nuovo Nerone, e potr farne una seconda Agrippina.
TONINO Un fio che ha mazz so mare! Oh, oh, oh. La x gustosa. Tir avanti, sior Alessio. Ghe xe altri de sti bei esempieti? Oh, oh, oh.
ALESSIO Gran pazzo ch colui.
FLAMINIO (ad Aurelio) (Se non si avesse da fare altro nel mondo, sarebbe un gran bel vivere nellospitale! Almeno questo genere di pazzi d gusto).
AURELIO (a Flaminio) (Ame non pu darmelo che la mia Rosina. Tutto va bene, ma ella ancor non si vede).
ALESSIO (leggendo) Questo imperatore, questo imperatore si prende delle gran libert. Bisogner aprire gli occhi, e metterlo in soggezione.
RODOLFO (mettendole mani in fianco, e in collera) Che dite? Parlate con creanza, o vi facciamo appiccare per delitto di lesa maest. Impertinente! Abbiamo stampato i nostri manifesti, abbiamo pubblicate le nostre ragioni. Il nostro gabinetto ci ha fatto giustizia, e noi vogliamo farcela cogli altri.
TONINO Ohe, limperator va in collera. Ah, ah, ah.
AURELIO (a Benigno) (Ma, amico, per carit, questa Rosina).
BENIGNO Oh! savvicina lora della buccolica; bisogner chiamare le donne. (Chiama al camerino pi vicino alla platea a mano dritta, poi a quello di rimpetto; dalluno Rosina, dallaltro Camilla) Rosina, Camilla, ora dunirsi con tutti.
Scena settima
Rosina, Camilla e detti.
Rosina vestita capricciosamente da prima donna seria esce cullandosi con gran guardinfante, con piume mal ordinate, e piccola corona di carta in testa, con qualche neo sul volto, e col ventaglio in mano. Camilla vestita di bianco, in forma di ninfa, adorna di molti fiori, con un mazzo spropositato nel seno, tutto il resto a piacere, purch in carattere.
ROSINA (sostenendosi il guardinfante, e cantando a capriccio il seguente recitativo diretto a Benigno)
Eccomi a cenni tuoi
Compiacente qual vuoi sposa, e regina;
(con fretta)
Tuo sostegno in un punto o tua rovina.
(parlando) ora dellaria.
(cantando)
Son regina, e sono amante?
Ricordatevi di avvisarmi.
AURELIO (in disparte) (Oh benedetta!)
CAMILLA (uscendo dallaltra parte) Hointeso a domandare dellinfelice Camilla. Sarebbe forse un marito, che dopo tanti secoli venisse finalmente a consolarmi?
FLAMINIO (mostrando di rallegrarsi) Signora, chi sa? lo almeno son qui arso, morto per desiderio di moglie.
RODOLFO Sappiate, che, se non siete qualche testa coronata, non potete pretendere alla mano di nostra figlia, qual costei.
FLAMINIO Ah! scusate, o Cesare; non avea la fortuna di conoscerla come tale.
ROSINA (cantando)
Chi son que due stranieri
Vagabond, smarriti,
Che approdarono arditi
Dalle spiagge di Troia a queste arene
Libertade cercando, e non catene?
FLAMINIO (ad Aurelio) (Sentite? Abbiamo intanto guadagnato il bel titolo di vagabondi).
AURELIO (a Flaminio) (Ah! tutto un zucchero da quella bocca). Signora, siamo...
FLAMINIO (tirandolo per le vesti) (State saldo, amico; ricordatevi, che non potete soffrire le donne. Lasciate fare a me i complimenti). Signora, siamo due troiani degni della vostra compagnia. Io sono il gran Flaminio conquista-cuori; questo il mio amico Aurelio schiva-femmine. Siamo in tutto conformi ai nostri cognomi.
CAMILLA Signor Aurelio, (inginocchiandosi a lui) accettate dunque la mia dichiarazione; non ho mai potuto piacere a chi amava le donne, spero presentemente di piacere a voi, che le odiate.
AURELIO (con maniera brusca) Alzatevi; andate via.
FLAMINIO (ad Aurelio) (No;fatele buona cera).
CAMILLA (alzandosi) Come?
RODOLFO (fra s) (In qual umile situazione doveva ridursi la figlia dun s potente sovrano!)
AURELIO Ah! scusatemi, non vi aveva ben ravvisata. (Guardandola) Voisola, s voi sola, se il mio costume non fosse tanto radicato, meritereste di placarmi col vostro sesso (guardandola raddolcito).
ROSINA (Colui non pu soffrire le donne, e si commove s facilmente per quella pazza!) (fra s).
BENIGNO Io parto per qualche momento sin che portano in tavola (ad Aurelio e a Flaminio). (Mi fido di voi). Ehi, ragazzi, abbiate giudizio, state in buona pace, e non fate sussurri, se no questo amico lavorer. (Additando il nerbo) Avete inteso?
TONINO Sior s, avemo capio. Ah, ah, ah. Co le aver fate, salo? ghe vogio donar sto per de calze. Tuto perch el sia bon. Ah, ah, ah.
BENIGNO S, s, matto del diavolo. Se aspetto di mettermi le tue, non metto calze mai pi.
Scena ottava
Rosina, Camilla, Don Fabio, Rodolfo, Alessio, Candido, Tonino, Aurelio e Flaminio.
AURELIO (a Flaminio) (Ma io non posso resistere alla tentazione di dirle qualche parola).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Lasciate, che gliela dir io).
AURELIO (fra s) (Doversi consolar per procura una gran brutta cosa!)
ROSINA (guardando Camilla, che andr facendo dei gesti, come discorrendo da s) (Colei a questora fa i conti sul matrimonio. Appena, che capitano, han da esser per lei. Maledetta!) (fra s).
FLAMINIO Signora Rosina, se non minganno, sappiate, che sono portatissimo per il bel sesso; e che per conseguenza ho una grande inclinazione anche per voi.
ROSINA (sdegnandosi) Bel complimento! Son matta, ma lo capisco. Una regina della mia sorta ha da esser posta a mazzo con le pedine? In verit siete due matti alquanto asini qui venuti d fresco.
AURELIO Ma io come centro, signora?
FLAMINIO (ad Aurelio) (Niente, amico, anche questo un zucchero).
ROSINA Voi siete un asino, perch non mi avete ancora detto una galanteria. Quando si va in iscena, non si trattano cos le prime donne.
CAMILLA (a Rosina) Questo, ehi, lascialo stare. Ha conosciuto il mio merito in preferenza del tuo.
AURELIO (a Flaminio) (Ah! tu mhai rovinato).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Niente; flemma, e costanza, vi dico; il principio anzi ottimo).
In tutto questo tempo Don Fabio passegger su, e gi in atto di comporre. Alessio legger la gazzetta, e mostrer di ricominciarla, quando finita, guardando per di tratto in tratto il suo abito, come per incontrare qualche articolo di gazzetta passata. Tonino seduto da una parte che fa come il solito calzette, e che sorride di quando in quando. Candido, che si va guardando da Don Fabio, che passeggia con furore, e temendo per il suo naso, fa lazzi su questo. Rodolfo sar andato a prendere nel proprio camerino un piccolo scanno circolare, con un gradino semicircolare sotto, da lui creduto un trono, dove star seduto alteramente, e appoggiato sulla sua finta canna.
ROSINA Camilla, non istuzzicarmi, perch, perch...
Vedrai con tuo periglio
Di questa spada il lampo...
(minacciandola col ventaglio; cantando sempre a capriccio secondo il tenore delle parole; poi rapidamente passando a un cantabile pure a capriccio savvicina ad Aurelio lentamente, e con tutta la dolcezza)
E tu serena il ciglio
Se lamor mio t caro;
Lunico mio periglio
Sarebbe il tuo martir.
(Aurelio in questo frattempo far dei segni di non saper come resistere, e Flaminio di trattenerlo).
AURELIO (a Flaminio) (Edevo star su?)
FLAMINIO (ad Aurelio) (S; se non ancora il tempo di andar gi). Me ne consolo, signora; voi superate un rosignuolo.
Nel tempo, che Rosina canta, Don Fabio sar rimasto estatico, e si sar fermato. Rodolfo seduto sempre nel mezzo, avr dati segni di molta approvazione.
RODOLFO Brava! Ci piacete. Vi prenderemo alla nostra corte. Accettate intanto per un piccolo segno della nostra gratitudine, questa scatola doro gioiellata, col nostro ritratto (le d una scatola di cartone bianco, con una testa di queste dozzinali, che si dipingono sulle ventaruole).
ROSINA (facendo una gran riverenza) Oh! mille grazie a vostra maest.
CAMILLA Basta essere cantatrice, per essere fortunata...
DON FABIO Canta bene; ma una tragedia, che significa molto pi, non mi ha procurato mai tanto. Infelice Melpomene!
CANDIDO (in disparte) (Oh, che matti! Se la bevono tutti per una scatola doro. Poveretti! Cosa vuol dire aver dato la volta! Vorrei correre in mezzo a dar loro la baia, se non avessi questo maledettissimo naso, che mi tiene in una perpetua contumacia).
ALESSIO (a Rosina) Non vi dubitate, bella giovine, far mettere sulle gazzette, come si costuma, voi, il vostro canto, e, quel ch pi, la vostra scatola doro.
TONINO Hai cant? Oh, oh, oh. Ma parso de s. Ho sentio un certo lerun, lerun, che mha messo tutto in gringola. Squasi, squasi canterave anche mi. So cantar, sale? Ah, ah, ah.
ROSINA Canta dunque, che ti compatir.
TONINO Me dispiase de lassar qua ste calze, ma per un momento pazienza (canta unaria di quella maschera, che in veneziano si chiama Pampalughetto).
La mia mamma poverella
Questa rosa mi don.
Nel morir la meschinella
Questa a me raccomand.
A la mons, a la mons, a la, a la, a la... (poi ritorna al motivo come sopra, e per lultima volta, avvertendo che nel cantare di tratto in tratto gli manca il fiato, e si dimentica le parole).
FLAMINIO Bravo davvero, signor Tonino.
ROSINA Lascia quelle maledette calze; ti far prendere per tenore in mia compagnia nel teatro di Londra.
AURELIO (a Flaminio) (Se sapessi cantare ancor io, sarebbe un mezzo migliore di quello che tentiamo presentemente).
FLAMINIO (a Aurelio) (Tutti camminano per la loro strada, e voi dovete insistere nella vostra. Fate finezze a Camilla).
ROSINA (Ognuno mi ha applaudito, fuori che quella bestia dello schiva-femmine) (fra s).
AURELIO Signora Camilla, chi vi ha piacciuto pi? Laria della virtuosa, o quella del tenore?
CAMILLA Per me non c altro che i tenori, che mi vadano al cuore.
AURELIO (sorridendo) Siete veramente graziosa.
ROSINA (fra s guardando Aurelio) (Sei veramente un somaro).
AURELIO Buono che non posso soffrire le donne.
ROSINA (Per altro farebbe di pi. Per quella bella figura!) (fra s).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Duro; va bene; lamica si contorce), (Savvicina a Rosina) La vostra abilit portentosa. Io contendeva ora appunto in vostro favore con quel pazzo del mio compagno; ma gi egli lha tanto contro le femmine, che non vuol n meno conoscerne i pregi quando ne hanno.
ROSINA (con ironia) E conosce poi quelli dellaltre! Ha fortuna, chio ho giudizio, e non mi picco di conquistare dei pazzi, ma vorrei farlo cascare innamorato morto prima di sera, a fronte di quella signora cerca-mariti.
CAMILLA (accennando se stessa, e facendo una riverenza colle mani in fianco) Signora-cerca, e signora-trova. Io lho trovato; e cos? Il suo canto non fa breccia con tutti. Vi vogliono di queste guancie; (toccandosi le guancie) di queste taglie senza del guardinfante (con caricatura).
ROSINA Quasi, quasi, sai? mi metti a puntiglio. Basta...
CAMILLA (con ironia) Si metta pure.
ROSINA (con rabbia) Se mi monta,..
CAMILLA (con ironia) Discender.
ROSINA (con sdegno) Oh...
RODOLFO (a Rosina) Portate rispetto alla figlia dun imperatore. Finiamola, perch chiameremo le guardie.
DON FABIO (avanzandosi, e inginocchiandosi a Rodolfo mostrando Rosina)
Signor, deh! per piet, perdona allire
Di femmina oltraggiata, ognor pi fiera
Di tigre o di pantera... Ah! se clemente...
Scena nona
Benigno, e detti.
BENIGNO in tavola; andiamo. (Don Fabio allarrivo di Benigno salza) Aurelio, Flaminio, venite, che vinsegner la strada. (Sottovoce) Per voi due vi sar una pietanza di pi, ma in camerino.
AURELIO Per noi non serve, gi abbiamo pranzato due ore prima del mezzo giorno. (I nostri rispettivi genitori vanno ancora pi allantica dellospitale) (a Flaminio in disparte).
BENIGNO Basta, se volete replicare, posso farvi questa grazia per essere la vostra mattina dingresso.
FLAMINIO No, no, amico; per noi ora di meditazione (con aria di pazzia affettata) insegnateci piuttosto le nostre stanze, e ci ritireremo (ad Aurelio) (a far consiglio, mentre spero moltissimo).
TONINO I ha disn prima de vegnir qu? Ah, ah, ah. I xe mati, che ha buo giudizio, perch in sto palazzo se magna pi tosto mal. Ah, ah, ah.
DON FABIO (ad Aurelio a Flaminio ed a Benigno) Presto spicciatevi o s o no, perch la mia musa ha piuttosto fame, e ormai non mi reggo pi sui coturni.
BENIGNO Subito. (Ad Aurelio e Flaminio) Venitemi dietro. (Poi agli altri) Adesso torno (parte per la porta di mezzo).
AURELIO (incamminandosi, sospirandosi in disparte, e guardando Rosina dice a Flaminio) (Ah!perch non son pazzo davvero? Starei sempre qui).
FLAMINIO (Consolatevi, che il vostro desiderio un ottimo segno di esser vicino a conseguire la grazia) (partono dietro di Benigno).
Scena decima
Rosina, Camilla, Don Fabio, Rodolfo, Candido, Alessio, Tonino, e poi Benigno.
RODOLFO (discendendo dal trono) ora di discendere dal trono. Ludienza stata ben lunga! Gran doveri, che abbiamo noi altri monarchi!
DON FABIO Cielo! questo Benigno non capita mai. Io vivo continuamente in Elicona, e laria di montagna fa crescere lappetito.
ROSINA E a me la rabbia lha fatto scemare.
ALESSIO Finir questarticolo oggi dopo pranzo. Si tratta di molto. Una guerra di commercio! in questi giorni vuol dire assai.
CAMILLA (fra s) (Freme la signora virtuosa. Ma lho trovato; s lho trovato).
CANDIDO Nel momento del pranzo il poeta, e il sovrano si scordano uno della fama, laltro del diadema. Non c altro che io, che non posso scordarmi il mio naso, se non voglio vederlo in minuzzoli.
TONINO So mo stufo de ste calze mi, par che sia pag a zornada; ma me son impegn che xe do ani in sto laorier; son un puto donor e vogio assolutamente finirlo. Ah, ah, ah. Andemio a disnar?
BENIGNO Son qui, andiamo dunque.
RODOLFO Andiamo, o nostra dilettissima figlia (prende Camilla sotto il braccio).
CAMILLA E Aurelio non ha voluto pranzare?
ROSINA (a Camilla minacciandola) Impertinente! Me la pagherai.
CAMILLA Non ho paura; vedremo.
BENIGNO Donne; giudizio, se no avrete voi pure la vostra dose, e chiamer mia moglie vostra custode. Siete nellospitale, sapete?
ROSINA (guardando dietro a Camilla, con ira sincammina) Basta...
DON FABIO Presto, presto; andiamo.
Tutti saffollano per la porta di mezzo; Candido, che vorrebbe pure entrare, ogni tanto d indietro per paura del suo naso; finalmente resta lultimo di tutti.
CANDIDO Chi ha prudenza ladoperi. Questo naso vuol essere la mia rovina (entra).
Fine dellAtto primo.
ATTO SECONDO
Scena prima
Don Fabio, poi Alessio, poi Candido, poi Tonino, e Benigno; poi Rodolfo, ed Eugenio.
Prima chesca Don Fabio lorchestra si sar fermata a mezzo, nelludire un forte strepito di dentro, che tuttavia seguita.
DON FABIO (fuggendo con salvietta al collo, piatto ricolmo in una mano, e con posata di legno nellaltra) Andiamo, o Melpomene, a mettere in sicuro queste poche relique. Ho ancora una fame rabbiosa. Queste donne giocano ai piatti come si giocherebbe alla palla (corre nel suo camerino, e si chiude dentro).
ALESSIO (con salvietta sulla spalla, e un quarto di cappone ed altro sopra una gazzetta) Salva, salva. Misere mie gazzette! Chi lo avesse mai detto, che doveste servire in mia mano alluso dei pizzicagnoli? Perdonatemi, adorate gazzette, ma bisogna mangiare per vivere (corre nel suo camerino, dove si chiude).
CANDIDO (con un pezzo di formaggio, e del pane) Gran burrasca ha superato il mio naso! Fra il volare dei piatti, e dei bicchieri, un vero prodigio che tu sii ancor qui. (Toccandosi leggermente il naso) Ma presto, presto me la vedo anche in questo luogo. Sar meglio serrarsi in camera (corre verso la propria camera, e trovando luscio chiuso crede di avere urtato col naso; cade indietro per terra). Oh Dio! Oh Dio! Il mio naso, il mio naso. Alessio maledetto, perch chiuder la porta?
ALESSIO (mettendo fuori il capo dalla porticella esce un poco) C nessun altro che voi?
CANDIDO No, aiuto per carit.
ALESSIO (esce liberamente) Ch stato?
CANDIDO (alzandosi con collera) Corpo del diavolo! Ch stato? Ridurre un galantuomo senza naso, vi par poca cosa?
ALESSIO Ma dove andato?
CANDIDO Sar assolutamente per terra (si pone come a cercarlo). Cerchiamolo; vediamo se si potesse rappezzare.
ALESSIO Eh! siete matto. Non lavete ancora qua? (toccandogli il naso).
CANDIDO Piano, piano, con dolcezza. Cosa credete di toccare? Poteva io nascere con peggior disgrazia dun naso di vetro! Di grazia guardatelo; rotto? Ha qualche crepatura? Lho battuto contro la porta.
ALESSIO Eh! che non ha niente; in ogni caso ci si rimedia con un poco di calce. Andiamo, andiamo.
CANDIDO Un momento di flemma, finch rammassi il mio formaggio (prende il formaggio, e si chiudono nel camerino).
Segue intanto il rumore di dentro, e viene Tonino con le calzette nella solita azione, e Benigno dietro che lo bastona.
TONINO (ridendo) Ah, ah, ah. Basta, che la sappia, che no la gha rason. Ah, ah, ah; La me favorisse un poco troppo, sala? ah, ah, ah (Benigno si ferma, come pure Tonino).
BENIGNO Sento, che tu ridi; dunque non c gran male.
TONINO Rido, sala? ma me dol i ossi. Ah, ah, ah.
BENIGNO Impara a favore il bellumore fuori del tuo paese.
TONINO (Mio dano. Ho volesto far da cortesan, e qua subito pufete i ve regala) (fra s accennando lessere battuto).
BENIGNO (rimproverando Tonino) Prendere una sedia per batterla sulla testa alle due donne!
TONINO Mo no la capisse? Giera per ben, voleva metter de mezo.
BENIGNO Con molta galanteria veramente!
TONINO Ah, ah, ah. Me dala qualche cosseta da magnar?
BENIGNO Non c altro, hai pranzato.
TONINO Me son imagin de disnar, ma no gho miga dsn. Tra che ghe giera poco, e tra che ho desmesso apena scomenz... (rammaricandosi).
BENIGNO Ridi anche in questo.
TONINO Mo dasseno che no rido, sala? I altri xe stai pi fortunai, i sha port via el so tocheto de roba.
BENIGNO Va dentro, dico (cacciandolo).
TONINO Mi no, che voi star fora. (Se podesse scampar a tola a robar qualcossa) (fra s).
BENIGNO Presto, ubbidisci, se no... (alza il nerbo).
TONINO Ah, ah, ah; s, s la servo. Che bona maniera! (entra nel suo camerino, e Benigno gli va dietro, come per obbligarlo).
RODOLFO (che viene tratto fuori a busse da Eugenio) Noi cistupiamo altamente, che si lasci trattare un sovrano in simil guisa. Ma finirai sulla ruota in parola di re.
EUGENIO Intanto imparate, che un cuoco pu farla a un sovrano.
RODOLFO Ma noi volevamo difendere la nostra cesarea progenie.
EUGENIO Cera gi la custode per separarla, e un uomo non deve mettersi fra le donne. (Riflettendo, e riprendendosi) Ma voi siete matto, e io son pi matto di voi a rendervi queste ragioni.
RODOLFO Oh scorno imperiale!
BENIGNO (chesce) Eugenio, come vanno le donne?
EUGENIO Si sono abbracciate col veleno negli occhi allinsinuazione del nerbo di vostra moglie, che stava gi in aria.
RODOLFO Villana! Un nerbo contro la principessa Camilla! E dovevamo frenarci?
EUGENIO Ora che la faccenda un po aggiustata, abbiate giudizio, sacra maest, o torner ad insegnarvelo. (A Benigno) (Non vi scordate del nostro affare).
BENIGNO (ad Eugenio) (Basta che quella pazza dica di s. Per me sono impegnatissimo per quei signori, puoi immaginartelo).
EUGENIO (a Benigno) (Vado appunto ad avvisarli, che il pranzo, finito) (parte).
Scena seconda
Rosina, Camilla, e detti.
Rosina, e Camilla, tutte due pensierose, scapigliate, e disordinate per conseguenza della pubblica loro zuffa.
BENIGNO Avete fatto pace, finalmente!
ROSINA (fra i denti, come da s) Per forza.
CAMILLA (come laltra) (Dicuore no certo). Per me, basta che Aurelio sia mio.
ROSINA Ma se questo quello, che non ha da essere; e se Aurelio piace a me, appunto perch accomoda a te...
CAMILLA Ma perch dunque contendermi un amante, ch fatto al mio genio?
ROSINA Ma tu non devi essere fatta al suo.
CAMILLA Bisogna trangugiarla. Egli ha detto, chio sono la sola che merito tutto, e lha detto in faccia di te.
ROSINA Avr burlato certamente. (Voglio veder io a momenti, se posso qualche cosa) (fra s).
RODOLFO E qual monarca mai tacerebbe, udendo tali risposte allaugusto suo sangue? (A Benigno con sdegno; poi da s) (Andiamo via per usare politica) (parte).
BENIGNO Oh non torniamo da capo, perch torneranno da capo le medesime insinuazioni (facendo cenno, che saranno battute).
ROSINA Non c dubbio, non c dubbio. La contesa presentemente deve essere a parole, e a riuscita; non pi a fatti.
CAMILLA A riuscita? Temo di pioggia (ridendo).
ROSINA Vedremo, vedremo, se non ci riesco, mi contento di diventar matta.
CAMILLA Questo non possibile.
ROSINA Sar pi possibile di quello, che tu trovi un marito.
CAMILLA E io, se non lo trovo in questoggi, d la volta davvero.
ROSINA E se dai la volta, non puoi darla, che diventando savia.
BENIGNO (fra s) (Qualche volta non posso negare di divertirmi. Il male , che fra tanti pazzi, in tempo di estate, son sempre vicino a diventarlo ancor io).
Scena terza
Flaminio, Aurelio, e detti.
FLAMINIO Ch stato? Ch stato? Abbiamo sentito un gran rumore.
BENIGNO Niente, niente; baruffa di femmine.
FLAMINIO E perch mai, o sempre care, amabili, preziosissime donne, disturbarvi in tal guisa? Le vostre guance perderanno i colori, da vostri occhi fugiranno gli amori, solo restandovi i marziali furori...
CAMILLA Indovinate per qual soggetto.
AURELIO Per quale, bella Camilla?
ROSINA (Bella...) (fremendo fra s).
CAMILLA Tutto per voi.
FLAMINIO E per noi dunque vostri infelicissimi sudditi, tanto fracasso? Noi gi siamo disposti a servirvi tutte due senza eccezione.
CAMILLA Che vuol dire, mi mettereste a mazzo con colei?
FLAMINIO Perch no cara. (Camilla gli d uno schiaffo) Ahi!
BENIGNO Ors questo menar le mani, non lo voglio permettere. Vado a chiamare mia moglie, che vi castighi, e vi chiuda nel camerino (sinvia).
AURELIO (a Benigno) Fermatevi per un momento. (Poi a Flaminio inginocchiandosi) Per piet, caro amico, se mai mi amaste, perdonate a quella gentilissima mano una leggera involontaria applicazione.
FLAMINIO Poter del mondo! Non stata n involontaria, n tanto meno leggera.
ROSINA (fra s) Arriva a pregare per Camilla! Comincio a perdermi; (cantando)
Sono in mar, non veggo sponde
Mi confonde...
(parlando) Ma stiamo a vedere, e se non la vinco (barbaro Enea!) perir colla mia Cartagine tra le fiamme.
AURELIO (sempre in ginocchio a Flaminio) Per piet.
FLAMINIO S, s, alzatevi; per esser voi, mander gi anche lo schiaffo.
BENIGNO Che volete dunque da me?
FLAMINIO Che non istiate a chiamar la custode. Ho avuto lo schiaffo, gli ho fatto la ricevuta, e adesso quasi mi tocca a farne il ringraziamento. (Ad Aurelio) (Volete saperne una bella? Quello schiaffo mi ha messo il fuoco addosso).
AURELIO (a Flaminio) (Ah! se la mia Rosina mi favorisse altrettanto!)
FLAMINIO (ad Aurelio) (Il cielo vi conceda pure la grazia).
AURELIO (a Benigno) (Andate; fidatevi).
BENIGNO Ho da terminare qualche faccenda. (A Flaminio) Voi, che fra tutti questi mi parete il matto pi savio state attento a chiamarmi a ogni ombra di disordine, chio gi son vicino.
FLAMINIO Non dubitate. (Benigno parte) (Hoereditato una bella carica!) (fra s).
Scena quarta
Rosina, Camilla, Aurelio, e Flaminio.
ROSINA (ad Aurelio) Signore schiva-femmine, di grazia favorite dudire una parola (Aurelio sincammina; ma).
CAMILLA (lo trattiene per un braccio) Non voglio. Mio marito non ha da udire che me.
FLAMINIO (a Camilla) Scusatemi, signora: che un marito diventi orbo, pazienza! ma che debba diventar anche sordo, parmi che sia un volerlo privare di troppi sentimenti. (M scappata da savio) (fra s).
ROSINA Con tanto merito, hai tanta paura? Lo conosci dunque chio son bella, chio son virtuosa, e che anzi son regina?
CAMILLA Non ho la fortuna di conoscere nessuna di queste cose; e per prova di ci, guarda, te lo lascio parlare quanto vuoi. Vattene; (piano) (Ma ricordati di salvarmi la mano).
AURELIO (a Camilla) (Per la mano siete sicura) (saccosta a Rosina) Che volete? Comandatemi.
FLAMINIO (si accosta ad Aurelio) (Amico, sta saldo).
AURELIO (a Flaminio) (Ho il mongibello nel corpo).
ROSINA (ad Aurelio tirandolo da una parte) (Come mai pu piacervi questa pazza? Voi, che non potete vedere le femmine, voi che volete farla da savio, perch perdervi cos miseramente con chi ha perduto il giudizio? Via, se vi perdeste con me, almeno, se non sono savia totalmente, son poi prima donna, canto di bravura, di espressione, e ho finalmente uno scettro al mio comando).
FLAMINIO (Se Aurelio resiste, la donna, bench matta, sempre donna, e cascher) (fra s).
AURELIO (a Rosina) (Ilpiacere o il dispiacere, scusatemi, non ha ragione. Sio son vicino a qualunque donna, mi si solleva un vapore dalla milza, che mi riduce a poco a poco in disperazione. Ho trovato in quella sola ragazza un non so che destinato a calmarmi, e a sedurmi). (Forza mio cuore) (fra s).
ROSINA (ad Aurelio) (Fate bene a chiamarlo un non so che, perch nessuno indoviner cosa egli sia).
CAMILLA finito il colloquio? un po lungo.
ROSINA (con ironia) Si stia tranquilla. Le sue bellezze non han paura delle regine. (Sguaiata!) (fra s).
FLAMINIO (prendendo per una mano Camilla) (Credetemi; lasciate, lasciate che discorrano. Egli pur troppo morto per voi, e mi toglie per sempre la speranza di possedervi).
CAMILLA (a Flaminio) (Anche voi mi amereste? (con fretta) Se Aurelio mai mi mancasse, ehi, vincaparro per mio marito).
FLAMINIO (a Camilla) (Ed io ci sono. Dopo che ho avuto quello schiaffo, ho imparato a conoscere il pregio della vostra mano). Per mia f, ridendo, dico davvero (fra s). (In questo frattempo Rosina avr fatto dei lazzi di dolcezza con Aurelio, e Aurelio con istento, di poca accoglienza).
CAMILLA (In ogni caso non posso cadere per terra) (fra s).
ROSINA (ad Aurelio con dolcezza) (Ma io vi dispiaccio?)
AURELIO (a Rosina imbrigliandosi) (Non vi dico questo, ma donne... sapete... son vipere).
ROSINA (ad Aurelio) (Ma perch Camilla, e non Rosina per voi una vipera, che ha perduto il veleno?)
AURELIO (a Rosina) (Per quel non so che).
ROSINA (ad Aurelio con isdegno) (Ilquale sia ben maledetto, come tu, pazzo del diavolo. Tu vuoi farmi crepare. Gran cosa, chio abbia sempre a dar di testa in un troiano. Or ora) (cantando)
Selene, Osmida.
(Come chiamando)
Alcun non mode? Ah tutti
Mabbandonaste alla mia sorte infida.
CAMILLA Che c, che c, signora? D nelle smanie? Vuol acqua?
ROSINA Voglio, voglio... (Ah! la rabbia mi soffoca) (fra s).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Duroamico).
AURELIO (a Flaminio) (Eh! lo sono anche troppo).
CAMILLA Signor Aurelio, venite a casa al vostro dovere.
AURELIO (E ho da lasciarla!) (fra s) Vengo subito (fa cenno di s).
FLAMINIO (a Camilla) (Ma intanto non ci son io? Gi non potete perire).
CAMILLA (a Flaminio) (Ese vi volessi tutti due).
FLAMINIO (a Camilla impazientandosi) (Sarebbe un po troppo; dovevate nascere un turco).
ROSINA (in questo frattempo avr sempre dato nelle smanie; cantando)
Stelle! barbare stelle!
AURELIO (Bisogna vincersi). (Fra s, poi andando da Camilla) Eccomi, anima mia.
ROSINA Ah! questo troppo... sventurata Didone! Una nuvola... un incendio... un tumulto... una guerra... un demonio... (dando sempre nelle smanie).
FLAMINIO (a Camilla) (Quello il pi bel segno della vostra vittoria).
CAMILLA (a Flaminio) (Oh, che gusto!)
FLAMINIO (fra s come continuando il discorso di Camilla) (Per una donna). (Ad Aurelio) (Eccolimperatore: Aurelio, questa la vera occasione di porre in opera il mio ultimo suggerimento).
Scena quinta
Rodolfo, e detti.
RODOLFO partito quel nostro ribelle? Colui, che ha s poco rispetto per i monarchi?
FLAMINIO S, quel maledetto aguzzino partito. Me ne ha toccato una questa mattina... (ad Aurelio) (A voi).
ROSINA (Ingratissimo Enea! Se vi fosse qui Jarba vorrei farti crepar di dispetto. Oh Dio! Mi sento un gran male) (fra s).
AURELIO (Si tenti il fine) (fra s) Sacra maest, ho una gran preghiera da indirizzarvi.
RODOLFO (mettendosi in gravit) Spiegatela; dateci il memoriale.
AURELIO Perdonate, non lho qui scritto; ma vi dir a voce benissimo il contenuto. (Rodolfo si appoggia gravemente il mento sulla mano). Lonore della vostra cesarea parentela, e pi di tutto le rare bellezze della principessa vostra figlia, mi stimolano a chiedervela per mia consorte. Vostra maest acquister un genero...
RODOLFO (mettendosi le mani in fianco) (Come, come? Mi meraviglio. Un privato come voi, per aver la fortuna di parlar meco s familiarmente in questo luogo, crederebbe dalzarsi con tale audacia sino al sangue imperiale?)
FLAMINIO Ehi, maest, non lo conoscete? Quello il re di Francia, che viaggia incognito. Potete dargli vostra figlia alla cieca, sulla mia parola.
RODOLFO (facendo una riverenza) egli vero? Oh! scusateci, caro monarca fratello. Perch non farvi conoscere prima di questo momento? Nostra figlia alla vostra reale disposizione. Camilla, tu diventerai regina di Francia.
ROSINA Che sento? Domandarla sugli occhi medesimi di Didone? Oh destino crudele della vedova di Sicho! (battendo i piedi).
CAMILLA venuto infine il mio momento. Dopo due lustri di carestia, ho trovato uno, e anche due mariti, se voglio.
AURELIO (a Rodolfo) Dunque io sar vostro genero.
ROSINA Ah! si finisca degnamente di noi. Gi tutto perduto. Il mio scorno irrimediabile. Su Didone (cantando)
Arda la Reggia, e sia
Nel cenere di lei la tomba mia.
(Fa un salto a piedi giunti nel fondo, come se vi fosse il rogo; fatto il quale cadr svenuta sopra un piccolo sof da lei considerato pel rogo).
FLAMINIO (ridendo) Obella!
AURELIO (a Flaminio) (Ionon resisto. Temo che le sia venuto male).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Chi sa che non fosse meglio?)
AURELIO (sar corso a Rosina) svenuta certamente.
CAMILLA (ad Aurelio) E che vimporta di lei? Badate alla vostra sposa.
AURELIO (a Camilla) Ah! mimporta pi di quel che credete. Gente, soccorso. Rosina svenuta.
CAMILLA Come? (Non capisco) (fra s).
Scena sesta
Benigno, Eugenio, e detti.
AURELIO Guardate in quale stato per mia cagione! Uno svenimento improvviso...
BENIGNO Come svenuta sapr rinvenire.
AURELIO Ma questa una barbarie. Cerchiamo di richiamarla.
CAMILLA (Sono stordita) (fra s).
FLAMINIO (a Camilla) (Credetemi; attaccatevi a me).
AURELIO Presto.
EUGENIO Ma qui io non ho odori. Per mio conto potete disporre di qualche salsa.
AURELIO Vi vuol altro che salsa per questa infelice. Uno spirito, uno spirito.
EUGENIO Adesso, adesso. Un poco daceto (entra).
CAMILLA (andando verso Aurelio) Con tanta premura, voi mi mancate assolutamente di rispetto. Scostatevi, o far nascere una guerra fra voi e mio padre, che metter in iscompiglio lEuropa.
AURELIO Eh! lasciatemi col padre, collEuropa, e colle follie di tutta la vostra famiglia.
RODOLFO Benissimo; questoggi due armate, una in Italia, una in Fiandra.
EUGENIO (che viene) Ecco laceto.
AURELIO Tentiamo (tentano di porgerlo alle narici di Rosina).
CAMILLA (inginocchiandosi) Vedi, o augusto genitore...
RODOLFO Alzati, o figlia. (Camilla salza) Vediamo pur troppo, vediamo tutto. Se non vi fosse questo galantuomo, sapremmo anche batterci da soli a soli col temerario monarca.
BENIGNO (a Rodolfo) Sta quieto, se no... (alzando il nerbo).
FLAMINIO (fra s) (La scena graziosissima, ed pi graziosa ancora, perch io son venuto a innamorarmi nellospitale, e per uno schiaffo). (A Camilla con tenerezza) Ah! Camilla...
CAMILLA (con sdegno) Eh! lasciatemi stare (resta immersa ne suoi pensieri appoggiandosi una mano alla fronte).
ROSINA (rinvenendo a poco a poco) Chi mi sveglia? Dove sono? Mi pare daver dormito due anni. Che bizzarro vestiario il mio? Che casa questa?
BENIGNO Bella! non la conoscete? lospitale.
ROSINA Degli ammalati?
AURELIO No, cara, dei pazzi.
ROSINA Oh Dio (piange) Levatemi per piet queste spoglie disonorevoli; datemi le mie prime.
EUGENIO Come? Se siete entrata nellospitale con queste.
ROSINA Oh Dio! (piange).
FLAMINIO (fra s) (Che fosse diventata savia? Bel prodigio sarebbe il mio!)
ROSINA Fui dunque fuori di senno?
AURELIO S; voglia il cielo, che non lo siate pur ora.
ROSINA (alzandosi) Ah! non mi pare. La mia afflizione, larrossire di questi abbigliamenti... il non conoscere alcuno... Chi siete voi? (ad Aurelio).
AURELIO (inginocchiandosi) Uno che perdutamente vadora.
ROSINA Ah! sar forse uno di quelli, che mi somigliavano fino a questo punto nella follia. Alzatevi, sventurato (con aria di compassione della sua supposta pazzia. Aurelio salza).
FLAMINIO (da s) (Adesso poi savia certamente; savia senza dubbio, poich ha conosciuto Aurelio per matto. (Ridendo) Tutto sta chio non debba servirle di cambio per amor di costei!) (accennando Camilla).
AURELIO Son pazzo s, ma solamente per voi.
ROSINA O per una cosa o per laltra, mi dispiace, ma vedo che voi lo siete.
AURELIO (fra s) (Me infelice! Avrei ben creduto di sembrarlo, ma non mai a tal segno).
EUGENIO (a Benigno) (Per mia fe, amico, vi cala una suddita; e naturalmente vi porta via i due, che vi sono cresciuti questa mattina).
BENIGNO (ad Eugenio) (Basta che vengano i cinquanta zecchini, lascio andare anche il regno).
FLAMINIO (a Rodolfo) (Imperatore, non dubitate, io vi suggerir un mezzo di fargliela tenere).
RODOLFO (a Flaminio) (Ditelo per carit. Vi saremo grati).
FLAMINIO (a Rodolfo) (Aspettate un pochetto, e mi ringrazierete).
EUGENIO Vedo una livrea; non so di chi. Fosse un altro matto? Ma di staffieri ne diventano pochi, perch sono tanto avvezzi a... (fa il cenno di rubare colle dita) che rubano involontariamente anche il giudizio ai loro padroni. Venite, amico; venite avanti.
Scena settima
Pimpinone, e detti.
PIMPINONE Ho commissione di cercare se qui vi fosse, per caso, il signor Aurelio Levanti figlio del signor Fulgenzio... Oh chi vedo! Il mio padroncino in quella figura! Oh Dio! Egli ha dato la volta sicuramente. Povero il mio padrone! (piangendo).
FLAMINIO (Gli equivoci si vanno curiosamente moltiplicando. A momenti mi aspetto anche i miei) (fra s).
AURELIO (a Pimpinone) No, calmati, Pimpinone; ho tutto il mio buon giudizio. Son qui, verissimo, in figura di pazzo, ma per pura bizzarria.
PIMPINONE (affliggendosi fra s) (Se lho detto, che ha dato la volta! (percuotendo i piedi sul suolo) Vuole, chio creda, ch pazzo per bizzarria!). S, signore, bizzarria; son persuaso; ma di cervello travolto pur troppo. Ah povero il mio padroncino! (piangendo si appoggia contra il muro).
ROSINA Che buon servitore! Misero giovine (accennando Aurelio) Aver perduto il senno in et cos fresca!
AURELIO (impazientandosi) Vi dico a tutti, che mi farete montar sulle furie, ostinandovi a credermi quello che non sono (Pimpinone salza sbigottito).
PIMPINONE Eh! s, signore, avete ragione, siete savio.
EUGENIO (a Benigno) (Sta a vedere, che adesso impazzisce davvero).
BENIGNO (ad Eugenio) (Mi dispiacerebbe prima dei cinquanta zecchini).
RODOLFO Figlia, scuotiti, sollevati, penseremo a qualche rimedio.
CAMILLA Per me la spezieria non ne ha che uno solo. Un marito, un marito...
FLAMINIO E non son io a vostra disposizione?
CAMILLA Ma non credo ancora, che Aurelio... (Ad Aurelio) Ingrato, mhai abbandonata del tutto.
AURELIO (disperato) Volesse il cielo, che avessi abbandonato il mio amore.
CAMILLA Dunque persisti nella volont di esser mio sposo?
AURELIO Persisto nel mio demonio, che mi perseguita (mettendosi le mani nei capelli).
ROSINA Poverino! Fa proprio piet.
AURELIO (a Rosina) Ma non capisci, che sono innamorato di te, che non posso soffrire colei? Che tutto questo fu uno stratagemma...
ROSINA S, s, intendo quello, che devo intendere (compiangendolo).
CAMILLA Va, uomo incostante; si vede bene, che quantunque re non puoi lasciare desser volubile come i tuoi sudditi (si va a gettare piangendo sul sof, dove sera gettata Rosina).
AURELIO (a Flaminio) (Amico, mi poteva toccare di peggio? Io non voglio sacrificare n il custode, n il cuoco, palesando la trama. Dillo tu per carit, a tutti questi, chio sono savio, che non sono pazzo se non per burla).
FLAMINIO (ad Aurelio) (Ma voi mi avete messo nellimpossibilit di servirvi. Come volete, che mi credano, se gi dicendo, che voi siete savio, io non sarei riputato, che sempre pi matto?)
AURELIO (correndo a Pimpinone con calore) Sentimi dunque, Pimpinone; vedrai, te lo giuro, che non ho perduto il cervello. Fammi solamente una grazia, che gi si accorderebbe anche a un pazzo.
PIMPINONE Comandatemi; ma pi lontano che potete.
ROSINA (Si vede chiaro pur troppo. Che peccato! Mi scordo quasi per lui di uscire da questo luogo) (fra s).
In questo frattempo Pimpinone avr fatto dei lazzi con Aurelio di cercare di stargli lontano.
AURELIO S, s, sta quieto; non ti toccher, per mio delirio. Va da mio padre, dgli che mhai trovato allospitale...
PIMPINONE Che bella consolazione per quel povero vecchio!
AURELIO (fra s) (Eche bel castigo ora per me!) Digli, che venga qui subito, che suo figlio gli prover di esser savio, e che torner a casa sul momento con lui.
PIMPINONE Ah! lo volesse il cielo, che potesse tornare a casa.
AURELIO Va, dico, va, se no ti caccio.
PIMPINONE Vado, vado; vi servir, e mander il signor Fulgenzio (parte).
Scena ottava
Rosina, Camilla, Aurelio, Flaminio, Rodolfo, Eugenio e Benigno.
AURELIO (a Flaminio) (Ma come posso uscire da questo imbroglio?)
FLAMINIO (ad Aurelio) (Non c altro, che raccomandarsi al custode, che palesandovi savio, la giustifichi come una burla).
AURELIO (a Flaminio) (No; voglio prima sapere il mio destino da matto). Bella Rosina, incomparabile Rosina, se avessi giudizio, sapendo quanto vadoro, mi accettereste per isposo?
ROSINA Se la prima condizione fosse possibile, perch no?
AURELIO Quando cos, Eugenio, Benigno, mi getto alle vostre ginocchia, scongiurandovi, che mi scopriate, non gi per quello, che sempre pi sembro, ma per quello che sono.
EUGENIO Io per me posso far fede semplicemente, che questa mattina eravate savio.
ROSINA Sentite, poveretto? Non lo pu far per adesso.
AURELIO Ma voi almeno Benigno...
BENIGNO Oh Dio! Come costei in pochi momenti ha fatto conoscere veramente, che ha ricuperato il cervello, cos voi, scusatemi, fate molto sospettare, che labbiate perduto.
FLAMINIO (Chi non riderebbe di lui in questimpiccio? Ma chi ancora non riderebbe di me, vedendomi calamitato in s fatta guisa da una sublime guanciata? Questo luogo manda pure dei gran fumi alla testa!) (fra s).
AURELIO (a Benigno e ad Eugenio) (Ors, se voi non mi giustificate, io poi mi ritratto della promessa).
EUGENIO (a Benigno) (Quando cos, amico, io non consulto pi lapparenza). (A Rosina) S, signora, era savio questa mattina, e deve esserlo sicuramente anche adesso; cos pure il suo amico ch questo. (Indicando Flaminio) Cihanno indotti a qui accettarli per poche ore, onde tentare di farvi rientrare in cervello, giacch appunto questo signore Aurelio mostrava unestrema passione per voi. Il nostro naturale buon cuore non ha saputo negargli tal grazia; egli, e il suo amico sono riusciti in fatti meravigliosamente a farvi ricuperare il giudizio. Ne avete a questi lobbligazione. Ecco il totale, e sincero racconto.
ROSINA Io sono sbalordita. egli vero? Voi vinnamoraste di me ad un tal segno?
AURELIO S, anima mia: sentendovi a cantare dalla strada, e poi, avendo la fortuna di vedervi da un balconcello, ho ridotto Flaminio, che vi presento, a fingersi pazzo con me. Abbiamo inteneriti questi due cuori sensibili, e ci siamo a bella posta mutati di spoglie. egli vero Flaminio?
FLAMINIO vero, signora, ed anche verissimo, che a forza del disprezzo, che gli ho suggerito per voi, e del finto amore per questa ragazza, (accennando Camilla) siamo riusciti a pungervi, a scuotervi, e per mezzo dun utilissimo sfinimento a totalmente guarirvi.
ROSINA Quando cos, io mi dono con tutto il cuore a chi mha renduto nella ragione il pi prezioso dei beni. Aurelio, voi mi piacete, ed anzi non vi voleva per ottenermi nemmeno una prova come questa dintera, non mai sperata, saviezza.
AURELIO Quanto io sono felice! Datemi dunque la mano. Amico, e voi due (ad Eugenio e Benigno) siatene testimoni.
ROSINA Eccola (si danno la mano).
AURELIO Oh dolce mia sposa! (abbracciandola) Quale evento e prospero e inaspettato!
RODOLFO (scuotendo Camilla, e facendola alzare) Figlia, tu, che hai pi coraggio di noi, vendicati colle tue unghie; il re di Francia lha sposata sugli occhi tuoi.
CAMILLA Che sento? Giural cielo! Ah! Re traditore, non scapperai da queste mani (gli corre dietro ma Flaminio la trattiene).
FLAMINIO Signora, signora; non cercate voi altro che un marito? Io ve lho detto, son qui.
CAMILLA Ah s s, mi ricordo, eravate in due.
FLAMINIO Qui la mano. Ecco, o Cesare, lalta vendetta, che contro quel perfido monarca io voleva suggerirvi, e che ora, col mio vivo amore per vostra figlia, vi scopro.
RODOLFO Come? come? Voi non portate corona.
FLAMINIO Vedrete, che la porter benissimo con vostra figlia, quando vi avr detto i miei titoli. Se quello il re di Francia, io sono qualche cosa duguale, e vi abbraccio in qualit di vostro genero il re delle Spagne (sabbracciano).
RODOLFO Oh! quanti monarchi sono venuti a visitarmi in questoggi! Questa benedetta moda di viaggiare in incognito, fa prendere degli sbagli infiniti. Camilla dategli subito la mano.
CAMILLA (agitata) Un marito... un marito... egli vero? Quale interna rivoluzione? Qual palpito di viscere? Qual non so che di soavit mi si spande nel cuore? Chi mi sostiene? Che ho io presentemente, che possa sturbarmi? (pensando) Un marito? (pensando) Se lho; s questo: non vero Flaminio?
FLAMINIO (sempre scherzevole) S, son io quel buon galantuomo, che lo fa, e per sopra pi con tutto il genio possibile. Volesse il cielo, chio almeno vi sposassi, non dir savia in sostanza, ma savia in apparenza, come porta la societ.
CAMILLA Assicuratevi, chio sono unaltra.
BENIGNO (ad Eugenio) (Sta a vedere unaltra bella, e portentosa guarigione).
EUGENIO (a Benigno) (Se le cose incredibili non nascono qui, dove hanno da nascere?)
CAMILLA Prima di questo momento, mi pareva sempre di vedere mio padre circondato dalla sua Corte, occupato a scrivere dispacci a tutti i monarchi per pregarli daccettarmi in consorte, poich nessuno di loro voleva risolversi a domandarmi, ed ora vedo benissimo, che questa non pu essere Corte, che il povero genitore porta la maest nella schiena; (additando lordine) e mi ricordo, chio son nata la figlia dun calzolaro, che leggendo i foglietti al caff si pose a delirare per le grandezze.
FLAMINIO Che bel passaggio dal genero dun imperatore a quello dun calzolaro! Ma pazienza; lamore giustifica tutto. Almeno tornasse savio, che potrei risparmiare cos se non altro i denari delle scarpe.
Scena nona
Fulgenzio, Pimpinone, e detti.
Fulgenzio vestito allantica, sostenuto da Pimpinone.
FULGENZIO (a Pimpinone) Dov?
PIMPINONE Eccolo; non lo vedete in quella veste da camera?
AURELIO Ah! signor padre (si getta ai ginocchi del padre).
FULGENZIO Ah! signor figlio, lhai fatta bella!
ROSINA questi vostro padre?
AURELIO S, gettati ai suoi piedi; questa vostra nuora, e mia moglie (Rosina singinocchia).
ROSINA Accettatemi...
FULGENZIO (a Rosina che salza) Levatevi, vi dico; non ascolto matti.
AURELIO (fra s) (Siamo da capo). (Con collera) Ma tu Pimpinone perch...
PIMPINONE (ad Aurelio) Gliho detto, gli ho detto, che voi avete lidea di esser savio; ma se si legge nella vostra fisonomia, che anche questidea un delirio, io non so cosa farvi.
ROSINA (a Flaminio) Signore persuadetevi...
FULGENZIO Devo lasciarmi persuadere da te, che sarai forse pi matta di lui?
AURELIO Flaminio, Benigno, Eugenio, parlate per carit; levate dallanima di mio padre questo dubbio, che mi fa torto.
FULGENZIO (Che disgrazia! Un figlio unico, che si ridotto a finire nellospitale dei pazzi. Ah! me lo sono sempre immaginato) (fra s).
FLAMINIO Signor Fulgenzio, io sono lamico di vostro figlio; ma appunto per questo capisco, che non mi avrete una gran riputazione di giudizio, massime nellarnese presente; ma queste due persone rispettabili cuoco, e aguzzino, potranno tutto manifestarvi.
FULGENZIO (indirizzandosi a quelli) Potrete manifestarmi, che sono pi pazzi che mai.
ROSINA (Oh cielo! non si persuade) (fra s).
BENIGNO Non signore, anzi vi chiediamo scusa tutti due duna condiscendenza, che abbiamo usata al vostro signor figlio, e al suo amico, e vi scongiuriamo di salvare il secreto in faccia del mondo. Uffiziale, tu che sei avvezzo a mettere la salsa per tutto, la conterai meglio di me.
EUGENIO (Tutto sta che quel signore sia pi in istato di gustare la salsa) (fra s).
FULGENZIO Spiegatevi.
EUGENIO Il povero signor Aurelio, innamorato di questa ragazza, ch persona civile, e di comodo stato, ci obblig, mediante le sue gentilezze ad accoglierlo in questo luogo col suo amico. Cambi dabiti seco lui comera necessario. Giunse a fine, non solo di guadagnarla, ma prima ancora di guarirla. Il suo amico lha imitato, ha preso una cotta solenne di questaltra giovine, che vedete, e si sono scambievolmente fatti un momento prima che voi veniste, i due matrimoni.
CAMILLA (a Flaminio) (Caro sposino, che dir mai quel vecchio di me con tutti questi fiori?)
FLAMINIO (a Camilla) (Dir... vi vuol flemma, dir quello ch stato vero sin ora).
AURELIO Lo capite ora signor padre? Tuttaltro che pazzo, io sono anzi ammogliato.
FULGENZIO Mi dai veramente una bella prova del tuo cervello facendomi vedere che hai preso moglie, e qui dentro!
ROSINA Ah, signore, non crediate gi che la mia condizione possa disonorarvi; ho un fratello, ch ricco, il quale tosto che sappia chio son guarita verr certamente a visitarmi, che ho piacere che mi trovi e maritata e ragionevole, e che cos mi dovr render conto del mio, in cui disporrete duna convenevole dote.
FULGENZIO Il vostro cognome?
ROSINA Pelati; il nome Rosina. Rosina Pelati vostra umilissima serva, e affettuosissima nuora (fa un inchino).
FULGENZIO Con due parole voi la sbrigate molto facilmente. Ma, (pensando) la famiglia Pelati, bench forestiera, assai nota, e vi accetto di buon grado per quella chor gi mi siete.
ROSINA Che siate benedetto!
AURELIO Quanto vi devo mai, signor padre!
FLAMINIO Spero, che perdonerete anche me, signor Fulgenzio, unassistenza, che mi ha poi costato il castigo del matrimonio.
FULGENZIO S, s. Potrei lamentarmene coi vostri parenti... ma voglio perdonarvi.
RODOLFO Come? Sposarsi colla figlia di un imperatore sar un castigo per vostra maest?
FLAMINIO No, caro suocero, parlavamo in genere, non gi della reale nostra consorte. (Ah! perch non posso mandarlo a bottega! Ne ho appunto bisogno) (fra s, guardandosi le scarpe).
CAMILLA (a Flaminio) (Sposino, son savia; ma non lo sar poi per volerla tenere dal marito contro lusanza).
FLAMINIO (a Camilla) (Cara! gi mimmagino; ma ho burlato per placare quel vecchio).
EUGENIO Ci accordate dunque il perdono signore, e ci promettete slenzio? (a Fulgenzio).
FULGENZIO Meritereste castigo, ma non voglio rovinarvi. Andiamo dunque a casa signori sposi. Ho appunto una carrozza coperta, che ander a meraviglia per non farvi tanto vedere in quel bel vestiario.
ROSINA Non vedo lora di strapparmelo di dosso. Ma qui non ho altro.
AURELIO Flaminio ed io abbiamo qui i nostri abiti. (A Benigno) Ecco i cento zecchini promessi (gli d una borsa).
EUGENIO (ad Aurelio) Grazie allamor vostro per tutti due. Se il cielo vi ha dato la moglie, ve la mantenga savia, o, al peggio andare, pazza piuttosto da ospitale, che da casa.
AURELIO Andate a prendere i nostri vestiti, che ci aiuterete a rimettere.
BENIGNO Vado subito.
FLAMINIO (sempre scherzevole) Signor Fulgenzio, farete la grazia anche a questa amorosissima copia (accennando se stesso, e la moglie) di prenderla con quella che vappartiene in carrozza, onde mandarla a casa dopo condotta la vostra?
FULGENZIO S volentieri. Ander a piedi con Pimpinone. Sar meglio, perch se fossi con voi, potrebbero prendere me pure per matto.
PIMPINONE Vi domando scusa, signor padroncino, se ho creduto...
AURELIO S, s. Chi in fatti non lavrebbe creduto?
BENIGNO (cogli abiti; li mette in dosso, ed aiuta Flaminio, ed Aurelio; e vestendoli dice) Ricordatevi, che questi abiti, che ora lasciate, vi han portato la fortuna.
FLAMINIO Aspetta un poco, caro amico, e poi potremo dire s vero (si saranno gi abbigliati).
AURELIO Per me bacio questa veste da camera, che mha procurato e la mano, e la guarigione di Rosina.
ROSINA Per carit, conducetemi presto fuori di questo luogo.
FULGENZIO Adesso anderemo. Pimpinone, fa che savanzi la carrozza. (Pimpinone parte, poi a Rosina). Tu poiricordati di lasciare in questo luogo la pazzia.
ROSINA Non dubitate.
FLAMINIO Sar un bel dire al mondo quando usciremo, che quello, che fa perdere per solito agli uomini e alle donne il cervello, questa volta lha fatto acquistare. Nessuno lo vorr credere.
AURELIO Se lamore fa tutti i prodigi, doveva fare anche questo.
EUGENIO Voglio dare lavviso ai matti, che le donne van via. Vediamo, se ci han gusto o disgusto (entra ed esce di camerino in camerino).
CAMILLA Converr, dunque, che mi distacchi da voi, signor padre. Ah! se poteste guarirne...
RODOLFO Noi non abbiamo alcun male. I nostri medici di corte ci hanno assicurati di una perfetta salute. Ti lasciamo figlia diletta, con dispiacere s, ma con giubilo, e ti mandiamo di cuore a regnare a Madrid. Anzi aspetta un momento. Alessio (chiamando).
Scena ultima
Alessio, Eugenio, e detti: poi Candido, poi Tonino, poi Don Fabio, poi Pimpinone.
ALESSIO Son qui, che veniva. vero che parton le donne? Lo metteremo nelle gazzette.
RODOLFO S; e dovete far mettere anche il gran matrimonio, ch seguito improvvisamente fra nostra figlia, e il re di Spagna, che qui vedete. Nessuno potr dire questa volta, che la vostra novit non sia autentica, se ve la detta di propria bocca lImperatore.
ALESSIO Bene; sar eseguito. Ma mi dispiace, che ci lascino quelle ragazze.
CANDIDO Signor Benigno, vero, che parton le donne?
BENIGNO S; e per questo?
CANDIDO Mi dispiace; bench il mio naso mimpedisse di star loro vicino, pure qualche cosa ne godea da lontano.
TONINO (ad Eugenio) Sior, sior, come xela sta cossa? Non rido minga; i ne porta via ste putele? Ma cossa gavemio fato?
FLAMINIO (Anche i matti, per mia f, non ci han gusto). (Riflettendo un momento) (Oh! in fatti poi non sarebbero matti) (fra s).
EUGENIO Non c altro che ti facci prendere da una di lor due per far calzette.
TONINO Magari! (Accostandosi) La diga siora Rosina, me vorla? Ghe far dodese pera de calze alano; e de che ponto fin! G dei feri stupendi.
ROSINA Quando avrai finite quelle, allora discorreremo.
TONINO E ela me vorla, siora Camila?
CAMILLA Chi sa? Al mio ritorno vi dar la risposta.
TONINO Prego el ciel, che la torna presto. Ah, ah, ah. Le diga, care ele; le me tioga tute do. Se devertiremo. Ah, ah, ah.
DON FABIO (frettoloso) egli vero, che parton le donne? Chi potr recitare la mia tragedia? Mi son fermato alla met della composizione dellultimo atto.
PIMPINONE La carrozza pronta. (La chiameranno la carrozza dei matti) (fra s).
FULGENZIO Ors, figlio, nuora, Flaminio, e la sua sposa, leviamoci presto da questo luogo, che non ci fa troppo onore.
AURELIO Vi seguiamo, signor padre. Dammi il braccio, Rosina.
ROSINA Con tutto il cuore (partono).
FLAMINIO Camilla, bene che partiamo, se no, or ora i matti ci sequestrano, e ci fan guerra per non rimanere senza donne.
CAMILLA Avete ragione; son con voi. Padre, vi bacio la mano.
RODOLFO Figlia, ci distacchiamo col pianto agli occhi. Spedisci un corriere tosto che sarai arrivata a Madrid.
CAMILLA (Infelice!) (Fra s accennando Rodolfo, e parte a braccio con Flaminio).
BENIGNO Buon viaggio.
EUGENIO Buon viaggio.
TONINO Vago anca mi (volendo andar dietro alle donne).
BENIGNO (trattenendolo) No, no, voi restate.
ALESSIO Io poi... (incamminandosi pure come sopra).
EUGENIO (trattenendolo) Voipoi resterete dove resta Tonino.
CANDIDO Se non avessi paura, che nel contendermi luscita, mi rompeste il mionaso, vorrei uscire per forza. Luomo non pu vivere senza la compagnia della donna.
DON FABIO Io poi non voglio uscire, se non ho finito la mia tragedia. Il pubblico la sospira; per mancanza di donne, non voglio privarlo di un tanto bene; tu Tonino, mifarai il piacere di recitare da prima donna, e la seconda la cambier in un confidente, come si costuma.
TONINO Ve servir, ma per altro cola condizion, che me lass laorar anche in sena. Ah, ah, ah. Ma no me posso scordar da quele putele. Vago in camera a pianzer. Ah, ah, ah (ridendo parte).
ALESSIO Io a leggere.
DON FABIO Io a finire.
RODOLFO Noi a stabilire le partecipazioni colle altre potenze.
CANDIDO Io a rammaricarmi col fatale mio naso.
EUGENIO (a Benigno) E noi altri a consolarci dei cinquanta zecchini (tutti entrano).
Fine.
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