I sordomuti

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I sordomuti

I sordomuti

Teatro siciliano

Commedia di Ignazio Maiorana

2008

            La storia mette a confronto, nel nostro tempo, una coppia di coniugi quarantenni che porta avanti la propria convivenza in un rapporto di difficile quotidianità e di costante incomprensione, e un’altra di giovani conviventi sordomuti che si intendono a meraviglia in un rapporto di grande rispetto reciproco, di amore, di dolcezza e dedizione.

        Le scene sono ambientate in Sicilia, terra di contraddizioni, dove schemi sociali e falsi valori spesso compromettono il bene dell’autenticità e della generosità. In questo caso sordomuti veri e falsi entrano in gioco e interagiscono, addirittura coabitano. Non mancano i contorni talvolta comici, talvolta imbarazzanti e dolorosi.

            La rappresentazione ha la finalità di richiamare l’attenzione su certi stereotipati comportamenti che ci invitano a scendere un po’ più in profondità alla ricerca dei veri valori umani.

Personaggi in ordine di apparizione:

1)Cettina (sarta)

2)Stefano (postino)

3)Egle (venditrice di pentole)

4)Carmelo (muratore)

5)Fioraio

6)Antonietta (amica)

7)Messo comunale

8)Maria (cliente di Cettina)

9)Siraki (ragazzo sordomuto)

10) Zetuska (ragazza sordomuta)

11) Peppino (invalido)

Prima scena

 (Nell’ordine: Cettina, Stefano, Egle, Carmelo e fioraio)

Cettina fa la sarta in casa e Carmelo il muratore. Arredano la scena un tavolo per tutti gli usi, una macchina da cucire, un televisore, un asse da stiro, un manichino da sartoria, un mezzo busto, due poltroncine e mobili vari. Cettina è sola, squilla il campanello alla porta d’ingresso e va al citofono.

CETTINA – Chi è? Ah, sì. Le apro.

STEFANO – Due raccomandate. Mi serve la sua firma.

CETTINA – È necessaria la mia firma per poterla fermare qualche attimo...?

STEFANO – Pare proprio di sì…

CETTINA – Le hanno confermato la sede di lavoro qui? Si trova bene in questo ambiente o andrà nella sua città d’origine?

STEFANO – Sì, forse mi lasceranno qui per un po’. Qualche difficoltà c’è, devo imparare bene la toponomastica (intanto le fa firmare la ricevuta e le consegna la busta). Il tessuto urbano è irregolare; una serie di vie, di viuzze e di cortili; è un labirinto, una casbah! Noto, comunque, un particolare senso di ospitalità in questo paese. Eppure sono solo un postino.

CETTINA – Ma so che lei è laureato in filosofia, non è cosa comune per un postino. La gente coglie la finezza e la cultura di una persona, allora si pone su un piano di accoglienza e disponibilità. Questa è la spiegazione che potrei azzardare…

STEFANO – Sì, il mio lavoro mi ha fatto comprendere meglio questo aspetto: il lasciapassare, la patente per circolare tra la gente; la simpatia o l’antipatia che trasmettiamo dipendono da come ci porgiamo.

CETTINA – Quindi non si sente solo qui, lontano dal suo luogo di nascita…

STEFANO – Sanno tutti che sono solo, allora è una pioggia di cortesie: chi mi offre una stanza, chi mi invita a cena… È incredibile! In fondo, sono solo un passacarte! Eppure si sta aprendo uno scenario nuovo, bello, che in altri posti non ho registrato. Questo paese è molto vivace culturalmente, dunque più sano; la gente che lo anima e lo abita lo fa diventare più bello. In altri posti avevo preso l’abitudine di leggere nel dopolavoro. Ma qui è impossibile, la strada mi attrae anche nelle ore libere. Mi piace stare in piazza a chiacchierare, a passeggiare, a conoscere gente. Poi magari sarò costretto a selezionare le frequentazioni più interessanti.

CETTINA – Non pensi, però, che il mio paese sia tutto rose e fiori…!

STEFANO – Sì, chiaro. Però si differenzia molto dagli altri centri dove ho lavorato.

CETTINA – La invidio.

STEFANO – Perché?

CETTINA – Il suo lavoro la porta a conoscere posti nuovi e sempre più persone.

STEFANO – Sì, è vero. Da questo punto di vista è un buon lavoro il mio.

CETTINA – Io, invece, fazzu ’a muffa cca intra (sottotono). (poi rivolgendosi a Stefano) Conosco solo pezzi di stoffa per vestire qualche cliente… Ho fatto il Liceo artistico, ma la mia creatività si è fermata qui, in questo soggiorno-sartoria.

STEFANO – Eh, ma allora lei, facendo la sarta, oltre a conoscere una certa arte, rimette a nuovo una persona. Ha il potere di cambiarla, anche se solo esteriormente…

CETTINA – Il problema è cambiarla interiormente. In questo caso non basta un abito e nemmeno cento. Il mio lavoro produce solo ricambio di indumenti, non certo di cervelli. Lei immagina quanto lavoro di taglio e ricucitura si dovrebbe fare dentro ogni individuo?

STEFANO – Lo immagino… (Il postino si accinge ad andare via).

CETTINA – A proposito: lei sa come mi chiamo, ma io non so come si chiama lei…

STEFANO – Stefano Macaluso. Mi piacerebbe fermarmi ancora a conversare, signora, ma devo consegnare la posta, devo correre. Mi dispiace, anche lei è una persona gentile, gradevolissima… potrei raggiungerla solo di pomeriggio o di sera…

CETTINA – No, per il momento sono troppo presa da altre cose… Grazie, comunque. Buongiorno.

STEFANO – Ringrazio anch’io, buongiorno. (E va via)

CETTINA – (Apre la busta) Multa! Caspita! E arriva accussì duci duci, ccu mani accussì gentili... E ti trasi ’n-casa con fare simpatico e aspetto interessante! Grapi la busta e ttà, una multa! (pausa) Si fussi ricca mi piacissi ca mi purtassi ’na multa ô jornu… C’u me piaciri mi cunsumassi d’a ritta e d’a riversa… (sognando) Ma a cu’ la ficiru sta multa, a Carmelu, certu! (ricordandosi di leggere il contenuto) Ju nun ni portu machina! Lassa ca veni…! C’è nautra busta! Nautra multa? (la apre impaurita) Comune di… Ufficio Urbanistica… Dopo due anni ca prisintammu ’u progettu, mi dumannanu ancora documenti! Su’ propriu lenti e lagnusi nta stu Comuni! E ddu sinnacu! Ci aiu addumannatu tanti voti spiegazioni, ma non sente e non si esprime. Surdu e mutu! Ma sta mansarda io la costruirò. Ci farò la zona notte e cca jusu diventerà laboratorio a tutti gli effetti. Una sartoria qualificata e organizzata con dipendenti e moderna attrezzatura… Questo diventerà un atelier! (Si rimette a lavorare) Â multa pensu! Ju mi puntìu occhi e mani e li dinari si ni vannu accussì! (Un altro squillo alla porta) Si putissi almenu continuari a travagghiari…! (infastidita)  Chi è?! (È una venditrice di batterie da cucina) Chidda d’i pignati! (Una signora entra in scena. Reca in mano una valigetta).

EGLE – Buongiorno…

CETTINA – Signora, è arrivata in un momento non proprio favorevole…

EGLE – Ma lei al telefono mi aveva fatto capire che…

CETTINA – Sì, ero disposta a fare un pensierino al rinnovo della batteria da cucina, ma si accavallano spese su spese. Guardi, proprio poco fa è arrivata (però a mio marito, voglio precisare) una multa per infrazione al divieto di sosta. (Poi a bassa voce) Haiu tempu d’arripizzari quasetti, strinciri cammisi e accurzari pantaluna!

EGLE – Ma la mia proposta è indolore, trenta rate da 15 euro ed ha la batteria rinnovata, non la sentirà pagare, vedrà. Molte donne hanno scelto questa via. Si rinnova la voglia di cucinare… anche perché regaliamo il dizionario delle ricette nazionali ed estere.

CETTINA – Sì ma il problema e cosa mettere in pentola… Tutto è diventato caro… Un cetriolo costa quantu mezzo chilo di carne.Chi ci haiu a diri pi livarimilla di davanti? (a bassa voce)

EGLE – Produca lei gli ortaggi per la famiglia, sui ciotoloni al balcone. Una sola piantina farà più frutti. Ecco ridotta la spesa. Con un’asticina di canna può sorreggere la piantina di zucchina, di pomodoro, di cetriolo…

CETTINA – Veramente… già ce l’ho in casa un cetriolo, e mi basta!

EGLE – Allora lo cucini con queste pentole (mostrando il catalogo), è un’altra cosa, mi creda.

CETTINA – Lei, il cetriolo di suo marito lo cucina in queste pentole?! (con malizia)

EGLE – Io non ho un marito. Comunque, se l’alimento è duro, come il cetriolo, può cucinarlo nella pentola a pressione. In pochi minuti si scioglie come neve al sole… (Un rumore di chiavi alla porta d’ingresso segnala l’arrivo di Carmelo, il marito di Cettina, che ritorna dal lavoro con abiti sporchi. Entra e posa le chiavi sul tavolo)

CARMELO – Buongiorno!

CETTINA – Vai a lavarti, che sei impresentabile!

CARMELO – Ecco! ’A prima cosa chi dici: va lavati che sei impresentabile. Un momento! Fammi rendere conto che sono arrivato a casa mia. Fammi riposare… presentami questa gentile signora…

EGLE – Sono Egle Rivella, piacere, lavoro per Lagostina…

CETTINA – La signora è venuta a proporre la nuova batteria di cucina… Ma le stavo dicendo che attualmente non possiamo permettercela.

EGLE – Ed io stavo spiegando a sua moglie qualche modalità di decrescita felice anche nell’autoproduzione di alimenti, che si ripercuote favorevolmente nella qualità del cibo, senza contare il risparmio di gas che si ottiene con l’utilizzo di queste pentole.

CARMELO – Appunto…! Quello che volevo dire pure io…

EGLE – L’esempio del cetriolo è calzante… e che dire dello stufato di carne…?

CARMELO – (Si siede) Nun haiu caputu granché, ma sti argomenti mi parinu ’nteressanti… (rivolgendosi a Egle) Mi potrebbe spiegare meglio…?

CETTINA – Nun su’ così di màsculi… (con un’occhiataccia)

CARMELO – Oggi c’è parità. Signora, si rivolga a me…

EGLE – In effetti sua moglie mi sembra poco interessata ed eccessivamente fredda. Veda, io mi intendo meglio con chi mostra maggior calore umano…

CARMELO – Allora ha visto giusto. Mia moglie me lo dice sempre che sono una stufa. A legno! Comunque, ripigghiamu d’accapu. Chi è sta storia d’u citrolu? Ci stuffau manciari carni? (Egle ride divertita)

EGLE – Veda, signor…?

CARMELO – Carmelo, mi chiami pure Carmelo… (Molto interessato)

EGLE – Carmelo, la mia è una missione, oltre che ad essere un mestiere per vivere. Nelle case succede di tutto, in cucina si combinano e si consumano i più incredibili intrugli e miscugli…

CARMELO – (ingenuamente) Vero? Ma pirchì, c’ha vistu lei? Capisciu ca lu munnu gira ô rovesciu…

EGLE – Ho visto di tutto e di più nell’ambito del mio lavoro… Donne che mettono creme di ogni tipo sulla salsiccia calda…, fredde zucchine bollite che s’intrecciano con cardi bollenti…

CETTINA – Mai fatte queste cose!

EGLE – E per un piatto di lenticchie lei non sa quante acrobazie si fanno in cucina…!

CARMELO – La signora mi sta facennu veniri l’acquolina in bocca (rivolto alla moglie). Sarà ca a pranzu ristaiu delusu…

CETTINA – Sì, ma la batteria per ora non ce la possiamo permettere!

CARMELO – Va beni, facemu tutti cosi ’n-silenziu, senza batteria, assoluto silenzio in cucina! Sulu la bollizione e qualche frittatina fri-fri pi rinnovari il palato addormentato…!

CETTINA – Stamu parrannu d’a batteria di cucina… Pentole! Solo pentole! Non scambiare capre per cavoli quando ti conviene! E niente doppisensi, antipaticu! Quantu ci voli pi capiri ’na cosa! Agghiorna e scura… e tu hai sempri la testa dura!

CARMELO – E vabè (irritato), videmu quantu custa… no? Facemula cuntenta sta signura, s’abbusca un pezzu di pani puru idda. Ma, certu, si si putissiru pruvari sti pignati, non sarebbi mali… Provare è impegnativo? (rivolto a Egle)

EGLE – Per niente, Carmelo, vedrà cosa verrà fuori. Potremo farlo nei prossimi giorni…

CARMELO – Sì, così mi metto a lucido… mi può dare il tempo che mio compare Totò ’u varvèri mi dà una sistemata e barba e capelli…

CETTINA – Cu st’occasioni ci manca puru un vistitu e un gilè su misura, oppure preferisci un frac, chi dici? (rivolgendosi a Carmelo acidamente e a bassa voce)

CARMELO – No, la fiura d’un fraccu nun la vogghiu fari propriu…! Megghiu uno pimpante (Cettina ritiene di tagliare corto)

CETTINA – (rivolta ad Egle) Tra noi non c’è molta comprensione, è come se fossimo dei sordomuti. Io dico ad Occidente e lui capisce ad Oriente, dove stanno ’i talebani!

EGLE – Beh, persino i sordomuti possono capirsi… Cettina, ci sarà un modo per farsi capire…

CETTINA – Sì, un trapianto! Comunque, Egle, mi lasci un suo recapito. La chiamerò dopo aver riflettuto un po’.

EGLE – (Lascia il catalogo sul tavolo) Qui ci sono i miei recapiti. Spero di potervi rivedere…(con uno smagliante sorriso a Carmelo, seguita dallo sguardo ammirato dell’uomo)

CARMELO – Sarebbe un vero piacere, Egle… (fa per prendere il catalogo ma Cettina lo sequestra sotto il proprio braccio) A presto!

CETTINA – Egle, senza pressioni, però,  è meglio.

EGLE – Bene, eventualmente escluderemo la pentola a pressione… ma ci vorrà più tempo per cucinare la carne e per bollire le patate. Vi saluto. (Esce di scena)

CARMELO – No no, megghiu ccu la pressioni! Pressiooooneee!!

CETTINA – Comunque questi sono argomenti  ca nun t’apparteninu. In affari interni sei incompetente. Non t’intromettere! Invece ccu tia avemu a fari certi cunti! (rivolta al marito, agitando minacciosa la busta della multa)

CARMELO – Chi cos’è?

CETTINA – 45 euro di multa per sosta vietata! Sai quantu sunnu 45 euro?

CARMELO – Po’ capitari, no?

CETTINA – Nun havi a capitari, ’nveci!

CARMELO – Nun ci su’ parcheggi, la machina m’a mitteva nt’a sacchetta? Li machini su’ chiossai d’i muschi… E poi li ferri d’u travagghiu m’i portu ê mani in cantiere?

CETTINA – Nun m’interessa, chistu nun avi a succediri! (agitando le forbici dinanzi al viso del marito)

CARMELO – Ouh! Ma di unni veni chista?! D’a Malesia? Parissi c’hai travagghiatu ccu Sandokan!

CETTINA – A me certe cose non succedono. Come mai?

CARMELO – Ma tu quanti voti ntô ’n-annu pigghi la machina? Tu la machina di cùsiri porti, a pedali unicu! Nun sbandari ntê curvi, senti?! Attenta a nun superari la velocità, ca t’attranta la jamma! Ci lu mittisti l’ogghiu? Vidi ca s’aggrippa e nescinu li pistuna di fora… (col pugno chiuso e col capo improvvisamente rivolti in alto) Ahii!! (si tocca il collo per un dolore acuto dopo l’improvviso movimento) I cervicali! Chissi tu m’i fai veniri! Quannu mi scummogghi la notti…

CETTINA – Carmelo, meglio avere i cervicali che diventare cervo… Sappilo! (squilla il campanello al portoncino d’ingresso) Arrìa idda è!?

CARMELO – Macari…! (precipitandosi ad aprire. Invece entra un ragazzo con un mazzo di fiori in mano)

FIORAIO – Buongiorno, questo da parte del sindaco per la signora Concetta con tanti saluti. (fatta la consegna, saluta e va via)

CARMELO – E chi centra ’u sinnacu ccu tia! Chi è tutta sta simpatia?! Almenu ti dassi l’autorizzazioni a costruiri la mansarda!

CETTINA – E chi ni sacciu?Sono meravigliata… e anche piacevolmente sorpresa, mio caro! CARMELO – Chi è tutta sta cunfidenza ca si pigghia!? Comu si permetti? (visibilmente adirato) Va pigghiami ’u montoni c’haiu a nesciri… Ti fazzu vidiri si sugnu cervu!

CETTINA – Autru ca cervu! Anche bisonte sei! Calma, nun ti ’nfuscari! C’è bisognu di mettiriti ’u montoni…? Nun servi. Ccu ssu ciàviru di beccume chi fai nun si pò sbagghiari! (ridendo per sdrammatizzare) I Sumeri, 4000 anni fa eranu chiù civili di tia!

CARMELO – E i somari di questi tempi su’ chiù beddi di tia…

CETTINA – Dai, calmati. Videmu chi c’è scrittu dintra la busta… Però non mi sembra che siano carte burocratiche… (estrae un foglietto e legge) “Buon compleanno e lunga vita. Il sindaco”. Hai visto? Hai visto? Il sindaco mi ha pensato, proprio quello che dovresti fare tu. Lui si è ricordato del mio compleanno… tu no! (ridendo)

CARMELO – Miiiinchiaaaa, è vero, quarant’anni!!! Ma iddu com’è ca si ricurdau? (pausa) Aaah…! Ecco: appi a ordinari all’ufficiali d’anagrafi di farici giornalmenti l’elenco delle donne che fannu ’u compleannu. Iddu manna ciura e ’u Comuni paga! E ’u fioraiu s’ingrassa… Comu si vidi ca è tempu d’elezioni…! Semu già nta lu misi d’aprili…

CETTINA – Appunto, e tu sei un cervo a primavera… (ridendo) Ora sei ufficialmente un cornuto consapevole nell’interesse della pubblica amministrazione…? (ironizzando)

CARMELO – Auguri anche da parte mia! Con un missile t’arriverà il mio telegramma… più completo! Ora va priparami ’a pastina e ’na ’nzalata! Manciamu, sinnò i succhi gastrici, anzi… crastici, s’arrampicanu ventri ventri e m’appizzanu i chiova ntâ panza…

CETTINA – Sì, padrone! La pastina con o senza stricnina…?!

CARMELO – Come vuoi, sono già a prova di un veleno più potente (indicando lei).

CETTINA – Io mi chiedo pirchì ti maritaiu! C’avemu ’n-comuni nuautri dui?! (mentre esce dalla stanza) In 15 anni di matrimonio non hai capito niente! Ma ancora ’n-tempu sugnu!

CARMELO – Nun ti cunveni minacciarmi. Ormai ci sono le rumene che vi hanno tolto il monopolio. Cc’un piattu di pasta ti danno il paradiso. Me cumpari Sariddu, di quannu la mugghieri ’u lassau, è rinato ccu Volenka… Mi dici ca sta rumena si ci rumina comu na ’mpastatrici, di la notti ni fa jornu…! Maria, maria! Tu mi l’hai fatta mai girari la testa accussì? Sulu quattru jorna in luna di miele…

Seconda scena

(Cettina e Carmelo. Poi Antonietta)

(Nell’appartamento accanto abita una cantante lirica che svolge le sue prove di canto. La voce arriva fin dentro l’abitazione di Carmelo e Cettina. Carmelo si spazientisce)

CARMELO – Parola mia ca ci vaiu a tuppuliari ntâ porta! Ci fazzu ju l’accumpagnamentu ccu li percussioni!

CETTINA – Dunni ha sentiri nun senti e quando “ti può arrivare la nobile arte del canto nell’anima” (rimarcando questa frase), senti troppo. Quando canta Paola dovresti osservare un religioso silenzio!

CARMELO – Ma senti comu scannedda! Tremanu li mura…! Certi voti mancu la televisioni pozzu addumari, nun la sentu!

CETTINA – Se fossi più sensibile avvertiresti la bellezza di un sottofondo come questo, che potrebbe ingentilire persino i latrati dei tifosi durante le partite di calcio… Specialmente quando interpreta la Tosca di Puccini (con tono edulcorato e ironico).

CARMELO – Quannu fa la tosta, parola mia, ci tagghiassi li cordi vocali! Ma oggi quali opera ci havi p’i mani, anzi p’a vucca?

CETTINA – Ancora nun ti l’hai pututu ’mparari! Anna Bolena di Donizzetti, ignorante! Hai l’opera gratis in casa e ti lamenti per giunta.

CARMELO – L’opera, veramenti, c’è cca nta sta casa, finirà a tragedia, vedrai! (Pranzo. La tavola è apparecchiata. Piatti fumanti. I due coniugi si siedono a tavola) Bollenti, stu vrodu! (sorseggiando rumorosamente) Chi fantasia! È sempri la stissa minestra! Ti l’haiu accattari ju ’na ’nciclopedia…? Anzi sono fortunato, oggi. C’è pure l’insalata…

CETTINA – Chissu, oggi, passa ’u cuvernu! ’A vita è diventata cara, c’è picca di babbiari! Anzi, mòviti a manciari!

CARMELO – (dopo aver preso il piatto dell’insalata) Con calma, con calma, ca ni fici cursi ccu la ’nsalata quannu era militari: ntô piattu faciva a gara ccu li scravagghi a cu’ arrivava prima a tirarisi ’a lattuca…

CETTINA – Cerca di nun parrari ammatula e datti ’na puliziata ntâ cuscienza. C’è ’na cosa chi t’haiu a diri! Stamatina ti ni isti prestu e ju nun ti ’ntisi.

CARMELO – Ti autorizzo, parla pure… (tra una forchettata e l’altra) Ascolto il tuo “Vangelo”…!

CETTINA – Hai picca di babbiari, nun mi suttavalutari pirchì finisti di campari…

CARMELO – Maria, maria, ch’è violenta! Ma chi ti successi ntâ matinata?!

CETTINA – Carmè, ti senti la cuscienza a postu?

CARMELO – Sempri!

CETTINA – Non mi pare… a giudicare dalle tue aspirazioni notturne!

CARMELO – Pirchì, chi successi stanotti?

CETTINA – Havi ’na simana ca si’ squietu… Ma stanotti…propriu…

CARMELO – Stanotti? Ci fu terremotu? Mi vinniru ’i convulsioni? Parra!

CETTINA – Peggiu! Nun eri tu ca stanotti circavi lu catalogu d’i pignati?

CARMELO – Ju…ci-ci… circava ’u catalogu?!

CETTINA – Sì, e si ti susisti a sbrugghiari cassetti, propriu di notti, un motivu ci sarà…no? (allontana il piatto e si alza)

CARMELO – Ju stanotti sbrugghiava cassetti? Al massimu, si sbrugghiava, sbrugghiava ’n-menzu la to biancheria… (spezzettando del pane)

CETTINA – Questo anche, ma nel sonno sproloquiavi e cercavi stu malidittu catalogu.

CARMELO – Non ci posso credere! Nun mi ricordu nenti…

CETTINA – Ju, ’nveci, mi ricordu, ci sentu e ci viju bona. Questa è la verità! “Dammi ssu catalogu, dammi ssu catalogu!”, dicevi ntô sonnu. Ma dimmi, pirchì eri accussi dispiratu stanotti? Ti vosi dari un pizziluni pi sduvigghiariti. Poi pigghiasti arrìa sonnu. Dopo un’ora, ancora: “’U catalogu! ’U catalogu!”…

CARMELO – (ripete a bassa voce) ’U catalogu! ’U catalogu!… A propositu, ma unni lu pusasti?!

CETTINA – Ti fici simpatia la signora delle pentole, vero? ’U catalogu sta al sicuro!

CARMELO – ’U sarvasti sutta ’u matarazzu?

CETTINA – Ancora più al sicuro.                                                                          

CARMELO – Ma sei tu il vero catalogo!

CETTINA – Allura accuntentati di chistu, nun ni circari autri! (Squilla il telefono. Risponde Carmelo)

CARMELO – Pronto! Sì, signora, sono io, dica… Come ha detto? Mi deve consegnare il catalogo? Ma ce l’ha mia moglie… Come? L’ha conservato lei il catalogo delle pentole, anzi lo cercavo pure io… Come? Non è quello delle pentole? E quale è, allura? Aaaah, quello dei mattoni per pavimento, allora lei è la signora Rosetta, sì, io l’avevo scambiata con la rappresentante delle pentole Lagostina… Ora ho capito! Allora viene lei o vengo io? Viene lei? Oppure preferisce che vengo io? No? Viene lei? Allora facciamo una cosa: veniamo tutt’e due… Certo, quale grandezza? Ci stanno quattro piedi… quaranta centimetri…? E vediamo, o qui o da lei possiamo fare la prova della misura… Se ci stanno quattro piedi sono quelli giusti, chi ci voli, signora! (lo pervade una certa fregola) Quantu mi ni vaiu… va!

CETTINA – Unni vai, oggi è sabatu, di pomeriggiu tu nun travagghi…

CARMELO – Vaiu dalla signora Rosetta e poi a pigghiari un poco d’aria in piazza.

CETTINA – Vai, ca forsi lu trovi in piazza ’u catalogu di Lagostina…

CARMELO – Non scherzare con le cose serie… Intanto m’interessa nautru catalogu… Ti trovu cca quannu tornu?

CETTINA – Forse sì, forse no… Haju a nesciri p’accattari ’u regali a Enza d’a lavanderia ch’ebbi ’na picciridda. Sai, è angustiata ca so soggira ha preteso di mettiri il suo stesso nome alla nipotina: Gioacchina!

CARMELO – Bellissimo stu nomu! Certu, nun è Wanda… ma può andare…

CETTINA – Bellissimo, sì! (ironica) Abitano nella stessa casa che è della suocera. Enza non avrà più modo di scurdarisilla. La chiameranno China, ma all’anagrafe sempre Gioacchina risulterà.

CARMELO – ’U sacciu, l’universu femminili è ostinatu. Ciao. (esce)

CETTINA – Puru Nzulidda ju la chiamassi si putissi aviri una mia picciridda… (Squilla il telefono, lei risponde con tono dimesso, un po’ amareggiato) Pronto. Sì, oh tu sei, ciao. No, nenti, nenti haiu… Chi fai! Finisti di manciari, Antoniè? Allora se vieni ti offro il caffè. (pausa) Ancora non l’ho fatto, mio marito è andato a prenderlo al bar in piazza. Il sabato ha questa concessione… Vieni, vieni che ho bisogno di parlare un po’ con te. (pausa. Si sta accingendo a sparecchiare ma le scivola un piatto che va in frantumi)  No, niente è successo. Ho solo rotto un piatto. Allora fra due minuti sarai qui? Ti aspetto, non c’è bisogno di cambiarti. (Termina di sparecchiare e raccoglie i cocci).Mi sento una persona inutile. Ma certo, mi chiedo, noi donne, senza figli, non siamo donne? Siamo davvero inutili? E la maternità è l’unica nostra vera realizzazione? È possibile? (Subito dopo suonano alla porta. È Antonietta, l’amica. Le va ad aprire). Entra.

ANTONIETTA – Carissima! (Baci)

CETTINA – Siediti, vado ad accendere sulla caffettiera. Era pronta. (esce dalla stanza e ritorna subito dopo con due tazzine ancora vuote). Come ti vanno le cose…?

ANTONIETTA – Bene, sono serena per ora. È passato il brutto periodo, sembra che tutto si sia rimesso in carreggiata. E tu? (sorridendo)

CETTINA – Così… Non ho capito ancora che tipo di vita è la mia. Mi sento sola anche se qui va e viene sempre qualcuno. Anche per questo ti ho cercata…

ANTONIETTA – Lo capisco. Ma c’è un rimedio: comunicare, comunicare, comunicare. E questo lo puoi fare meglio se ti senti libera e se sei generosà….

CETTINA – Vuoi dire che non sono libera e generosa?

ANTONIETTA – Hai questa stoffa dentro, ma non hai la totale consapevolezza di poterla indossare. A parte le altre stoffe, devi cucire queste due: libertà e generosità. Avrai delle belle sorprese che ti faranno rinascere, che ti renderanno più intensa e meravigliosa la vita.

CETTINA – Vedi, Antonietta, sempre più mi fa compagnia un pensiero… che mi toglie la serenità: le novità novità, quelle che aspetto da anni, non spuntano. Quasi quasi abbandono questa idea che potrei diventare madre… Intanto cerco di resistere… A te posso confidarlo… mi sento una calcolatrice: conto i giorni prima e dopo il ciclo, mentre ce l’ho… Una settimana fa mi si sono bloccate le mestruazioni, m’avia priatu. Poi si prisintaru! M’aju arrampicari cu’ sapi unni quando è l’ora dell’amore…! Puru ca nun mi va o sugnu stanca, mi devo trasformare nell’attrice Vittoria Puccini e immaginare ca me maritu fussi Riccardo Scamarcio nel film Colpo d’occhio! (pausa. Antonietta l’abbraccia e Cettina fa scappare qualche lacrima) Ora sono preoccupata…

ANTONIETTA – Perché?

CETTINA – Sto male anche per mio marito, mi pari un pocu straviatu. Da alcuni giorni mi sembra più freddo a letto. Sì, mi cerca, ma prima era un un buldozer, per usare un suo termine professionale…

ANTONIETTA – Capita, non ne fare un problema, sii serena. Anch’io quando ho problemi al lavoro non ho molta energia da regalare a mio marito. Capita…

CETTINA – Ma io sono convinta che quella visita in casa della pentolaia della Lagostina lo ha turbato. Non ti racconto i particolari, ma si è messo in testa di acquistare il servizio completo da cucina (comprenderai il perché) e cerca il catalogo, lì è riportato il numero di telefono di Egle, così si chiama lei. Sogna il catalogo e la notte lo cerca in tutti i cassetti dei mobili. Lui ce l’ha davanti tutti i giorni ma non lo vede perché l’ho foderato.

ANTONIETTA – Se non gli darai sfogo, il suo desiderio non si placherà…

CETTINA – E cosa posso fare? Cosa mi consigli? Spesso io parlo e lui non sente, non parla…

ANTONIETTA – Chiama Egle, acquista le pentole insieme a lui e tutto finirà. Vedrai che non succederà nulla di negativo. Una conoscenza come tante, meglio non chiudere le porte quando si ha bisogno di aria. L’apertura nei rapporti con le persone è una grande qualità. Fa star bene il ricambio d’aria, credimi. Lo so per lunga esperienza.

CETTINA – Come fai ad essere così? T’invidio!

ANTONIETTA – Basta convincersene. L’ho imparato dal mio amico Stefano, è risultato una persona molto interessante e utile.

CETTINA – Stefano? Chi è Stefano?

ANTONIETTA – Lo conosci anche tu. Mi ha parlato di te. Il postino della nostra strada!

CETTINA – Cavolo! (ammutolisce)

ANTONIETTA – Cettina! Che ti prende? (silenzio) Ti ha drogata?

CETTINA – Non sono drogata, ma mi è sembrato subito una persona distinta, così fine e delicata…!

ANTONIETTA – …Che ti sei innamorata!

CETTINA – Non dire fesserie!

ANTONIETTA – Fesserie… fesserie…

CETTINA –  Sì, è vero, lo ammetto, mi piace. Quasi quasi gli farei fare un figlio… (in modo scherzoso)

ANTONIETTA – Ti capisco. Ci innamoriamo in tante di tipi così. Emana un calore e una sensualità non comuni. Ma cosa possiamo farci? Meglio tenerseli per sé questi desideri. Comunque, fare amicizia con persone così non è peccato, anzi ci fa stare bene. E poi, non si sa mai nella vita. Stefano mi ha scritto delle bellissime cose che ti ho portato in assoluta riservatezza. Peccato che non si può sempre seguire il cuore…

CETTINA – Cosa ti ha scritto!

ANTONIETTA – Dato che sei così curiosa, ti leggo le sue parole: (sul fondo vengono proiettate e fatte scorrere le righe della lettera) “Antonietta, oggi è la prima volta che non mi sento in soggezione con te, invaso come sono da qualcosa di intraducibile che si libera come cavallo al galoppo in una prateria sterminata. So di toccare ambiti indesiderati, ma è la libertà a far crescere l’uomo, non la censura. Nessuno può censurare il pensiero, nessuno può censurare il desiderio. Zittire pulsioni ed emozioni, da qualunque parte provengano, è un’offesa alla libertà umana. È un soffrire inutilmente. Ho avuto la percezione di una certa intesa tra noi, un comune sentire almeno su certi piani alti; credo di partecipare in qualche modo al tuo benessere e tu al mio. Con cose piccole, se vuoi, ma vere. Dare, offrire, più che chiedere o pretendere. La condivisione autentica non ha compartimenti stagni. Non sarebbe tale. Ma occorre un certo equilibrio e una certa maturità per la condivisione sincera. Purtroppo devo affidare alla carta i miei sorrisi, le mie carezze. Non so cosa ci possa essere di strano in un rapporto così. È strano amare senza essere amati? Sentire senza essere uditi? E cosa spinge a pensare senza essere pensati? Cosa induce a cercarti anche ad una certa distanza? Accade, punto e basta. Non c’è una risposta, una spiegazione sarebbe comunque distorta. Ma non si tratta certo di disordine mentale e neppure di disonestà. So soltanto che c’è qualcosa che mi spinge a pregare senza voce e ad accarezzare ad occhi chiusi una luce che mi filtra nell’anima, che s’accende pur senza una sorgente che l’alimenti. Così l’unica manifestazione possibile è la parola, ubriaca, che annega in mezzo ai flutti della piena per risorgere dietro un’ansa al primo ritorno di sorriso o di bagliore di pupille.

È certo, però, che nessuno può tarpare le ali al pensiero, che è più veloce della luce stessa e produce un silenzioso frastuono…

            Una favola è forse più bella se favola rimane ancora. E ti fa sognare l’eterna “quaresima” che non ti permette di gustare carne ma che ti velluta di desiderio, che appare come un’espiazione di peccati non perpetrati ma solo immaginati. Leggo, intuisco una malcelata attrazione contenuta, mai ammessa, che lotta tra l’indifferenza e la delicata diplomazia del rapporto chiamato amicizia, riduttivamente, solo per salvarci e per salvarlo. Occorre coraggio e resistenza nel frenare una indesiderata generosità, per non farla esplodere dal più remoto angolo di cuore. Stefano”.

CETTINA – Mamma mia! Fanno tremare le gambe queste parole!

ANTONIETTA – E già, ma bisogna stare in equilibrio, altrimenti si cade e non ci si rialza facilmente. Venditi questa conoscenza, questa probabile amicizia, con tuo marito. Lui apre alla pentolaia e tu apri al postino. Ognuno gestisce l’interesse che la persona gli suscita…

CETTINA – Stai scherzando?

ANTONIETTA – No, dico sul serio. Vedrai che questa libertà non indebolisce il rapporto tra coniugi, anzi lo rinvigorisce. Le frequentazioni riempiono la nostra vita, ci stanchiamo meno di vivere, meno monotonia… Se vuoi, invito io Stefano, qui a casa tua…

CETTINA – Perché no!? Forza e coraggio!

ANTONIETTA – (uno scatto improvviso sulla sedia) La caffettiera è diventata carbone!

CETTINA – Matri, l’abbrusciaiu! Nun ci sugnu ccu la testa!

ANTONIETTA – La colpa è mia. Ti ho distratta. Ti regalerò la nuova caffettiera. (Cettina corre in cucina e ritorna amareggiata) Il caffè ce lo prenderemo insieme al postino. E un altro insieme a tuo marito e alla pentolaia. Dunque, Cettina, mettiamoci all’opera. Facciamo vedere cosa sappiamo fare di bello noi donne!

CETTINA – Con le tue parole mi sento rinascere…!

ANTONIETTA – Domani pomeriggio ci incontreremo nuovamente qui, che ne dici? Inaugureremo la nuova caffettiera.

CETTINA – Chissà cosa dirà mio marito…

ANTONIETTA – Vedrai che sarà meno “sordo” e meno “muto” con te. Chi è la regina della casa!

CETTINA – La moglie!

ANTONIETTA – E dunque venga ancora il suo regno!

Terza scena

(Brindisi all’amicizia. Salotto di conversazione in sartoria. Atmosfera allegra. 

Musica in sottofondo. In scena Cettina e Carmelo, Stefano, Antonietta, Egle)

STEFANO: Brindisi all’amicizia! (Tutti alzano i bicchieri e bevono) Cin-cin, cin-cin, cin-cin.

CARMELO: Egle, ho dovuto sudare sette camicie per convincere mia moglie a farimi vidiri ’u catalogu! (soddisfatto) Foderau la copertina ccu li pagini d’u Giornali di Sicilia. Ju comu lu putiva truvari?

EGLE – Grazie al tuo aiuto ho potuto piazzare un’intera collezione di pentole di qualità e ora sono sicura che mi inviterete anche a cena qualche volta.

ANTONIETTA – Ma lo sconto glielo hai fatto, almeno!

EGLE – Più di quello che potevo permettermi. Ho capito che questa casa può diventare un circolo, un andirivieni di gente, per lavoro o per conversazione. Mi sono messa d’accordo con Cettina: oltre che brava sarta, lei diventerà anche una brava cuoca, per il piacere di suo marito che non vorrà mancare ai nostri appuntamenti.

CARMELO – Garantito!

CETTINA – E iddu chissu java circannu: manciari e scimiari… (benevolmente)

CARMELO – Chiddu ca nun mi fai d’a dritta, mi torna d’a riversa…

CETTINA –Zittiti e assettati!

EGLE – C’è dell’altro che per ora forse non vedi, cara Cettina. La tavola è importante perché, oltre a cibarci, è una “livella”. Il grande comico Totò, nella sua famosa poesia, diceva che gli uomini diventano uguali solo quando avranno varcato la soglia di quel cancello, alla fine della loro vita. Chi muore però non si accorgerà di questo livellamento. Allora meglio livellarci da vivi, consapevolmente. Non c’è migliore livella che stare seduti attorno ad una tavola apparecchiata, senza fretta, senza nervosismo. A tavola, davanti ad un bicchiere di vino, stanno bene accanto un notaio e un operaio, un professore e un muratore, un ciabattino e un postino, un benzinaio e un macellaio. Si sentiranno uguali.

CARMELO – Secunnu mia, trasennu ddu cancellu, intra ’u lòculu o sutta terra, sulu scuru c’è…! Meglio la luce! Mentri semu vivi e svegli… però! (La sua attenzione è applicata invano ad Egle la quale, tuttavia, sembra essere distratta da Stefano).

STEFANO – (ad Egle) Sicché noi due abbiamo un destino simile: quello di bussare alle porte, se vogliamo vivere.

EGLE – Proprio così. È chiaro che farei ben altro nella vita…

STEFANO – A chi lo dici… A me sarebbe piaciuto insegnare filosofia nelle scuole. Un concorso alle poste di alcuni anni fa ha cambiato la mia strada. Tuttavia nella strada, senza volerlo, ho incontrato la miglior filosofia…

EGLE – Non a caso si afferma che la strada è maestra di vita… Intanto la strada ci ha messi in comunicazione, ci ha fatti incontrare, no?

STEFANO – Certo, certo.

CETTINA – Sono contentissima, oggi casa mia ospita un concentrato di qualità…

CARMELO – Mi pariti un estrattu di pumadoru… a giudicari d’u culuri d’i vostri robi… vi piaci a tutti ’u russu? (tutti, tranne lui, hanno qualcosa di rosso nell’abbigliamento) Io, per l’occasione, ho tirato fuori dall’armadio la divisa d’alta uniforme: giacca, pantaloni e cravatta. (alzandosi)

CETTINA – Talè, zìttiti e assettati!

ANTONIETTA – Già, sembra che noi ci fossimo messi d’accordo… tutti in rosso! (una risata collettiva)

CETTINA – Tranne la pecora nera…!

CARMELO – Pirchì nun mi mannavati un avvisu, un telegramma…? Accussì m’avissi saputu regolari… Almenu li mutanni russi… No, anzi, me mugghieri havi na stoffa quadrettata russa: in un’ora ci avissi tiratu fora ’na bedda cammisa sportiva! Havi li mani d’oru, me mugghieri, piccatu c’a testa… è d’alluminiu… (a bassa voce all’orecchio di Cettina)

CETTINA – Ma quella stoffa è la tovaglia da tavola! Zittiti! Nun parrari! Almenu oggi nun mi fari fari mala fiura!

CARMELO – Mala fiura ccu stu vistitu!?

CETTINA – No, mala fiura quannu grapi su grammofunu ch’è la to vucca! (rivolta solo al marito, a bassa voce)

ANTONIETTA – Mi prestate un po’ di attenzione? Avrei una proposta da farvi…

STEFANO – Antonietta è la donna delle proposte.

ANTONIETTA – Fra una settimana è Pasqua. L’indomani…

EGLE, STEFANO, CETTINA, CARMELO – (in coro) È Pasquetta!

ANTONIETTA – Bravi. Se siamo d’accordo potremmo fare insieme una simpatica Pasquetta a cinque stelle, voglio dire di qualità e divertente per giunta.

CARMELO – Veni ’u circu? (alzandosi)

CETTINA – Sì, e ’u liuni già l’avemu cca. Zìttiti e assettati!

ANTONIETTA – Se farà bel tempo potremmo fare un pic-nic in montagna, natura e semplicità! A piedi per i sentieri del bosco a cercare un bel panorama… Ognuno si porterebbe la colazione a sacco…

CETTINA – Anche mio marito non può che essere d’accordo...

CARMELO – Certo! Se lu dici tu…!

ANTONIETTA – Faremo tutti un po’ di movimento fisico e, quando ci siederemo sull’erba, anche un esercizio mentale, ma di rilassamento.

CARMELO – Ma ju ’u movimentu ’u fazzu ogni jornu! In equilibrio supra li ponteggi… e chiddu mentali â sira quannu fazzu li conteggi… materiali e manodopera… (alzandosi)

CETTINA – Matri, com’haiu a fari? Zittiti, Carmelu! Zìttiti e assettati!

CARMELO – Ma dillu, dillu ca mi vua comu ’na statua, zittu, mutu e surdu!

CETTINA – Esatto! Sarebbe meglio!

CARMELO – Ma fammi respirari un pocu, nun m’asfissiari! Mi posso esprimere? Ju nun sugnu d’accordu. La Pasquetta accussì nun la fazzu! Si nun m’arrusti menzu viteddu alla braci e quattru cordi ’i sasizza ccu ottu feddi di caciu stagionatu pi mia nun è divertimentu! ’A sustanza! Pi mia ci voli ’a sustanza nta panza, altrimenti nun sacciu stari additta. ’N’arrustuta ci voli, ci vo-li! Altrimenti mi pigghiu la machina e la Pasquetta mi la vaiu a passari in un ristorante a Piano Battaglia, servito a volontà. Me mugghieri (rivolto agli altri), con le energie che sciupa stannu cà intra, può accontentarsi d’un paninu stinnicchiata ntâ l’erva. Ju no. Ci voli ’a sustanza, nta panza! ’A su-sta-nza! Ntâ pa-nza!

EGLE – Ma questo potresti farlo il giorno del 1° Maggio. Questa volta lasciati convincere e vieni con noi. Bisogna saper fare anche cose diverse, più spirito e meno golosità… E poi non puoi togliere compagnia…

CETTINA – Giusto, Egle, questa è una cosa importante che hai detto…

EGLE – (a Carmelo) Una persona spiritosa come te ci mancherebbe…

CARMELO – E va beni… Se me lo chiedi tu… Ma Stefanu ci veni?

STEFANO – Certo. Per me va benissimo.

CETTINA – (rivolta al marito sottovoce) Facissi beni a fari silenziu…

CARMELO – (ripetendo ironicamente la solita imposizione della moglie) Zìttiti e assettati! 

CETTINA – Appunto!

ANTONIETTA – Così sarà anche l’occasione per farvi conoscere una coppia di persone particolari: Siraki e Zetuska, dei ragazzi russi, lui 18 e lei 16 anni, tutti e due orfani e sordomuti, provenienti da un collegio di Mosca. Si sono incontrati in Italia nella stessa operazione di assistenza internazionale e sono diventati unica cosa, forse anche a causa dello stesso problema che li affligge. La nostra associazione di volontariato ne ha chiesto l’affidamento e le donne socie, a turno, li stanno ospitando per sei mesi ciascuno. Stanno terminando il primo semestre presso una coppia di insegnanti che, con tanta pazienza e generosità, li hanno messi in condizione di saper leggere e scrivere in italiano. Tra loro si comprendono benissimo ma con gli altri si esprimono con l’ausilio di un computer e della scrittura videoproiettata. Forse verranno da me, se non si farà avanti nessuno.

CARMELO – E comu farannu a capìrini? E nuatri comu facemu a capiri a iddi?

ANTONIETTA – Vedrai che non sarà un problema…

CETTINA – Li voglio conoscere!

STEFANO – Se non vivessi da solo in un monolocale li adotterei per qualche mese…

EGLE – Anch’io potrei fare qualcosa, ma in casa sono sola… (guardando languidamente Stefano)

CARMELO – Stefano, provvedi! Se non l’hai capito, questa è una vera e propria dichiarazioni…

CETTINA – Ma vo’ teniri ssa vucca chiusa! (stizzita) Zìttiti e assettati! (imbarazzata)

CARMELO – E bonu! Chi t’arrabbi a fari! Nun si capisci ca sti dui amici hannu ’u zuccaru nta vucca! Iddi sì ca putissiru cinguettari amorevolmente?

CETTINA – (quasi incontenibile e infastidita) Ma ti vo’ stari zittu e mutu!

ANTONIETTA – Stai tranquilla, Cettina. Lascia stare tuo marito… un po’ di senso dell’humor non guasta…

CETTINA – Pirchì nun ti grapi un’agenzia matrimoniali! (infastidita al marito)

CARMELO – Lo so, farei affari d’oro ccu tutti sti singoli ca ci su’ pedi pedi! Vi pari babbiata? Ci voli ’u cimentu pi teniri ’nsemu rina e maduna. Cettina! Cumincia a priparari ’i panina ca ’u pic-nic ’u fazzu puru ju lu jornu di la Pasquetta. Mi vogghiu imboscari anch’io, con te, tu ci stai, Cettina?

CETTINA – Tu t’avissi a stari ’n-menzu la giungla, no veniri in escursione per i boschi con noi!

ANTONIETTA – Allora, vorrei coinvolgere questi due ragazzi, Siraki e Zetuska. Che ne dite?

TUTTI GLI ALTRI – (con entusiasmo) Approvato!

CETTINA – Volete rimanere a cena? Nun haju nenti di speciali, mannu a pigghiari la pizza al taglio, così stiamo un altro po’ insieme, meglio se attorno ad una tavola apparecchiata…

GLI ALTRI – Non sarebbe male…

CETTINA – Così facciamo contenta Egle con la sua “livella”…

CARMELO – Egle, tu m’arrobbi lu mistieri? Cca l’unicu ca sapi usari ’a livedda sugnu ju. E puru regula e squatra, chiova e marteddu! (alzandosi)

STEFANO – Non hai tutti i torti… L’intuizione spesso può fare quanto nemmeno l’erudizione riesce a muovere.

CARMELO – Lo so, amici miei, è mia moglie che non l’ha ancora capito! (alludendo al divario caratteriale con la moglie). E siccomu nun sapi controbattiri, mi dici sempri: zìttiti e assettatti! Sugnu in trattativa pi fari la rottamazioni…

ANTONIETTA – Carmelo, ti prego, fai una pausa, siedi… (prendendogli una sedia).

CARMELO – Hai visto, Cettina? Questi sono i modi per conferire con me, no comu ’na cani arraggiata! Impara, impara…! (Cettina è già al telefono)

CETTINA – Buonasera, “Pronto pizza”? Parla la signora Cettina. Vorrei una piazza e mezza di pizza… da tagliare in cinque.

CARMELO – Pronto pizza? (deridendola) Parla la pazza da un pezzo…! Vorrei una piazza di pizza da mangiare nello spiazzo…

 

Quarta scena

(Cettina, Antonietta, Maria. Poi Carmelo, Siraki e Zetuska)

ANTONIETTA – Non posso dimenticare questa Pasquetta, la più bella della mia vita. (si siede in poltrona)

CETTINA – Anch’io. Mi sono proprio svagata!

ANTONIETTA – Ma tuo marito, alla fine, è stato un esempio, un modello per tutti, di buona compagnia, molto divertente… proprio scialoso!

CETTINA – Quando è di buon umore, Carmelo è uno spasso.

ANTONIETTA – Sai, sono contenta del legame che sta nascendo tra Egle e Stefano…

CETTINA – Pure io. Mi sembrano adatti l’una per l’altro. La invidio, però. E dire che avevo paura che mio marito fosse interessato a lei. Le sue dimostrazioni di cucina qui da noi ora mi lasciano più serena...

ANTONIETTA – Questo è un passo avanti che hai fatto, questa comincia ad essere apertura culturale… (pausa) Rido da sola quando penso a quello che ha combinato tuo marito in montagna… Lui è capace di un’incredibile autoironia quando afferma di essere solo uno “specialista in ponteggi e ripulitura di facciate” che “ammucciano le porcherie dei proprietari”. Ma solo uno spiritoso come lui poteva procurarsi una capra e portarla con sé in escursione. Ma quando gli ho visto mungere e bere il latte per disintossicarsi dal fumo… è stato davvero esilarante! Tutto il giorno con quella capra ha fatto divertire tanto i ragazzi e noi stessi. È un tipo originale… E qui come si va?

CETTINA – In poche settimane sono successe tante cose… Soprattutto per Siraki e Zetuska…

ANTONIETTA – Lo sapevo che saresti stata interessata a questi ragazzi. Un animo sensibile come te non poteva non essere disponibile ad aiutarli. (Pausa) Forse anche Siraki e Zetuska, potranno dare un colore in più alla vita di qualcuno…

CETTINA – Vedremo... Tu sei ancora giovane, li avessi io i tuoi trent’anni e sapere di poter avere figli! A me il ginecologo ha chiesto di far fare un particolare esame a Carmelo. È possibile che il suo sperma non sia fertile. Ma chi glielo dice, orgoglioso com’è! E se così non fosse, alla mia età fare figli comincia ad essere un rischio.

ANTONIETTA – Spesso non vediamo le novità che cerchiamo da anni, perché si presentano con altri abiti…

CETTINA – Ma la cosa più incredibile e bella è che loro due hanno addolcito mio marito, ed un po’ anche me, devo confessarlo. Il guaio è che a lui non interesso più tanto io, è preso tutto da dai due ragazzi…

ANTONIETTA – Meglio, ascolta, va bene così. Quei pochi studi di psicologia mi inducono a dirti che intanto si è aggiustata una cosa, con la maggiore serenità se ne aggiustano altre. Se sei tranquilla psicologicamente è anche possibile che un rapporto sessuale, anche se raro, possa dare frutti insperati.

CETTINA – Dici? Da questo punto di vista a me sembra ancora più sordo in questi ultimi mesi…

ANTONIETTA – Ma, piuttosto, dove sono andati i ragazzi?

CETTINA – Carmelo se li è portati a passeggio… A volte li porta in giro in macchina, gli fa visitare qualche paese dei dintorni…

ANTONIETTA – Sono felice per voi e per loro. Ma riescono a capirvi?

CETTINA – Mio marito capisce sempre e tutto. Anche quando non capisce nulla…

ANTONIETTA – Cosa vuoi dire?

CETTINA – Li asseconda, anche se non comprende qualcosa, immagina quello che chiedono e si dà da fare per procurarglielo. Quando non azzecca, riesce lo stesso a farli felici con qualcosa che gradiscono… Alla fine sono loro che fanno contento lui che vuole far contenti loro. Comunque questi ragazzi hanno un’intelligenza sviluppatissima.

ANTONIETTA – Infatti, chi è privo di alcuni sensi ne sviluppa altri.

CETTINA – Ma sai, Antonietta, quello che più mi sconvolge è la loro dolcezza. Come fanno ad essere così dolci dei ragazzi senza affetti, che provengono da un collegio dove c’erano solo situazioni tragiche? Figli abbandonati per miseria, genitori uccisi in Cecenia e bambini chissà come finiti in Russia. Appunto, il caso di questi nostri ragazzi.

ANTONIETTA – Sono ragazzi tristi, hanno sofferto molto. Eppure la sofferenza e la tristezza sono presupposti per la dolcezza e l’umiltà. Probabilmente riceveranno più amore di altri normali giovani.

CETTINA – Infatti non vorremmo cadere nell’errore di viziarli. Comunque loro non sono esigenti, non ci mettono in imbarazzo.

ANTONIETTA – Piuttosto, Cettina, tieni conto che Siraki e Zetuska non sono fratello e sorella, che sono adolescenti, che possono innamorarsi, anzi… chissà se non lo sono già. Stai attenta, ti prego.

CETTINA – È una bella responsabilità! Dormono in camerette separate…

ANTONIETTA – E che significa…?

CETTINA – Trascorrono molto tempo a giocare a dama e a scacchi. Li vorrei iscrivere al torneo provinciale. Che ne dici?

ANTONIETTA – Ottima idea.

CETTINA – Guardano la televisione e leggono. Un giorno li ho accompagnati in biblioteca. Divorano i libri in pochi giorni e ora vanno da soli a restituirli e a richiederne altri. Poi abbiamo comprato per loro un tavolo da ping-pong e mio marito sta imparando insieme a loro a tenere le racchette in mano. Lui è irriconoscibile, è cambiato da così a così…

ANTONIETTA – La dolcezza produce dolcezza. Anche tu sei un po’ cambiata… Sembra che abbia proprio trovato un motivo in più per sorridere alla vita.

CETTINA – Mi rattrista però il pensiero che prima o poi se ne andranno…

ANTONIETTA – Vediamo di chiedere all’associazione di rinnovare l’affidamento per la piccola che non ha ancora 18 anni. Per Siraki, invece, non ci sono più problemi.

CETTINA – Carmelo non me l’ha detto, ma iddu parra quannu dormi e ju sacciu tutti cosi. L’autra notti, nel sonno, litigava con un fantomatico ufficiale dell’anagrafe, lui nel sonno vede oltre: “Lei ci havi a mettiri il mio cognome, sono figli miei! L’ha capito?!”. Questo diceva. (pausa) Solo ora ho idea di quanto siano mancati anche a lui dei figli. L’avevo considerato più superficiale. Non avevo mai pianto per lui, di nascosto. (Antonietta l’abbraccia) Forse un miracolo in questa casa può ancora avvenire…

ANTONIETTA – Certo che può avvenire. Non scoraggiarti! Sei grande, lo sapevo. Ma ti raccomando, se riusciamo ad ottenere l’autorizzazione a fare rimanere in Sicilia i ragazzi, non fate l’errore di tenerli a casa e di considerarli dei figli solo per risolvere il vostro problema. Devono sentirsi sempre liberi e responsabili delle loro scelte.

CETTINA – Va bene, come deve andare andrà...

ANTONIETTA – Brava ! Così ti voglio! (Squilla il campanello dell’ingresso)

CETTINA – Non si può stare un po’ tranquille! Chi è? (Va ad aprire) Desidera? (Appare un uomo di mezza età, in divisa municipale)

MESSO – Buongiorno, sono il messo comunale. Ho una notifica del Comune…

CETTINA – Il sindaco forse ora mi vuole fare l’augurio di buon onomastico?

MESSO – Io faccio il messo, signora, non il segretario del sindaco. Non sono tenuto a dare spiegazioni sui contenuti delle lettere, ma mi sembra che… si tratti di un nulla osta… Lei avi a fari travagghi in casa, pi casu? Avi a costruiri ’na mansarda? Tri vani ci vèninu e puru un serviziu igienicu… Più o menu la stissa cubatura chi ci autorizzau lu sinnacu a lu dutturi Impolletta, qui di fronte nella stessa strada… Ma chiddu nun è c’aspittau l’autorizzazioni. Ncuminciau ’i travagghi e si ni futtìu…

CETTINA – Lei è molto riservato, lei è chiddu ca nun si occupa di dari spiegazioni (ironica). Sapi tutti cosi! Nun aiu bisognu mancu di grapilla sta littra! Ci mettu sulu la firma, no? Staiu n-fiducia…

MESSO – Chi voli ca ci dicu, signura… Io sono stato messo a fare il messo, notifico a domicilio…

CETTINA – Notifica puru li notizii di l’autri e li porta casa pi casa…

MESSO – (accorgendosi di Antonietta) Buongionro, dottoressa! La visitina alla signora Cettina, veru? Eh sì, ci voli, ci voli ogni tantu (mentre porge a Cettina la penna per la firma della ricevuta). Nelle falde del tetto, signora Cettina, può fare anche qualche lucernario…

CETTINA – Ma lei travagghia puru all’ufficio tecnico del Comune?

MESSO – No, io sono a disposizione del segretario… Sa, il mio è un compito delicato…

CETTINA – E si vede come lo svolge! È un messo… messo, appunto, al posto giusto per notificare in giro i segreti privati…!

 MESSO – No, mi occupo anche di notificare i bandi pubblici e le ordinanze del sindaco…

CETTINA – …E ogni tantu si scorda quali su’ i cosi pubblici e chiddi privati… Buon lavoro!

MESSO – Vi saluto. (esce)

CETTINA – (Ha già aperto la busta e dato uno sguardo al contenuto: è il nulla osta tanto atteso) Questa è una buona notizia. Mio marito sarà contentissimo.

ANTONIETTA – Sono contenta anch’io per voi. Auguri.

CETTINA – Ti stavo dicendo, per riprendere il discorso di prima, che Siraki e Zetuska sono molto servizievoli in casa. Li lascio fare, voglio che si sentano utili… (pausa) Antoniè, se le cose andranno come spero, dovrò ingrandire questa casa, costruire la mansarda e ricavare un laboratorio indipendente. Penserò anche a loro in questo progetto. Sai, Zetuska mi osserva e mi segue attentamente quando ho le stoffe in mano, è attratta dal mio lavoro…

ANTONIETTA – Insegnale la tua arte, allora. Bene (alzandosi), me ne vado più tranquilla.

CETTINA – Non li vuoi aspettare?

ANTONIETTA – No, non posso, ho da fare, aspetto gente a casa.

CETTINA – Grazie, Antonietta, per tutto quello che mi hai detto. Nemmeno un caffè ti ho offerto…

ANTONIETTA – Scherzi?! Un bacio! A presto. (esce)

CETTINA – (squilla il telefono) Pronto! Oh, carissima Egle, come stai? Anch’io, grazie. Pensi ancora alla Pasquetta? Il merito è soprattutto di Antonietta che ha avuto l’idea. Se n’è andata proprio qualche istante fa. Se vuoi le panelle te le faccio nuovamente, dato che ti sono piaciute così tanto. Nella padella della Lagostina ancora non le ho provate. Invitiamo un gruppo di donne per la prima dimostrazione di cucina. Potremo farla la prossima settimana e nell’occasione ti farò anche le panelle! Ma di che?! Chi hai visto in questi giorni scorsi? Stefano? A me non ha più portato posta, se no gli avrei chiesto tue notizie. C’è qualcosa? Sì? Veramente? Ah, mi fa piacere. Speriamo si sviluppi il resto… Un abbraccio. A risentirci. (rimette giù la cornetta) E bravo Stefano, si è sbilanciato con Egle. Ah, questa Pasquetta! Una rivoluzione è stata! Vedremo se scriveranno questo romanzo d’amore! Il postino e la pentolaia! (suonano alla porta. Cettina va ad aprire a Maria, una cliente che reca in un sacchetto un abito da modificare).

MARIA – Cettì, modifiche!

CETTINA – Chi successi? Sei dimagrita!

MARIA – La palestra mi ha ridato la vita, in tutti i sensi! Haiu sudatu comu s’avissi zappatu setti vigni. Ma i fianchi si sono riassottigliati. Haiu limitatu puru qualchi cosa di manciari e campu d’occhi…

CETTINA – D’occhi? Chi significa?

MARIA – Sì, puru ca nun manciu staiu bona, mi bastanu l’occhi ca si posanu sulle mie anche. 

CETTINA –Sulu occhi? (allusiva)

MARIA – Certi voti puru qualchi autra cosa…

CETTINA – E brava! Brava! E con questo che c’è da fare? (indicando l’indumento in mano a Maria)

MARIA – Lo devi stringere…

CETTINA – Pruvàmulu! (Maria toglie la gonna e indossa il capo che teneva in mano. Cettina dà una controllata e stabilisce il dafare). Ti starà ancora meglio questo completino. La tua passeggiata sarà un defilé di moda!

MARIA – Nun mi fari affruntari…! Ma, certo, se noi donne non ci difendiamo, passeremo subito all’antiquariato… Un po’ di civetteria non guasta.

CETTINA – Il completino sarà pronto dopodomani. Anzi, una cosa ti devo dire: ti invito ad una dimostrazione di cucina con le pentole Lagostina. Vuoi partecipare la prossima settimana? Verrà una mia amica a guidarla… È l’occasione per fare uno spuntino insieme.

MARIA – Accettu ’u ’nvitu, fammi sapiri lu jornu esattu. Haju la curiosità di vidiri comu funziona ssa batteria…

CETTINA – Sarà una vera scoperta!

MARIA – Allura a presto.

CETTINA – Ciao. (Maria va via) Mi devo rimettere a lavorare con maggiore costanza, se no non sarà possibile costruire la mansarda. Ora, ccu ssi dimostrazioni di cucina, questa stanza si riempirà di persone e la sartoria divintau comu un cammarinu… (arrivano Carmelo, Zetuska e Siraki) Ben arrivati!

CARMELO – (I ragazzi baciano Cettina e vanno a sedersi vicino al tavolo) Priparasti di manciari? Li carusi avrannu pitittu…

CETTINA – (avvicinandosi a loro) Avete fame? (adagia le braccia sulle loro spalle, poi agita la mano dinanzi alla bocca per farsi capire. Zetuska e Siraki emettono un “sì” gutturale). E chi!!! Ora parranu? (meravigliata)

CARMELO – Questi sono i progressi che gli faccio fare io… Dammi tempu…! E si nun ponnu diri nudd’autra cosa almenu con un “sì” si ponnu maritari…

CETTINA – Ca pari ca ci voli sulu un “sì” pi putirisi maritari. Comu si’ facilista!

CARMELO – (parla con i ragazzi accompagnandosi con i gesti) Siraki, com’è stata la passeggiata panoramica in macchina, brum, brum…? (Siraki si alza e lo va ad abbracciare) E tu, Zetuska? (anche lei si alza e gli dà un bacio) Hai vistu, Cettina? Comu su’ cuntenti! Ci fici fari un giru nta sti paisedda d’a zona, vosiru vidiri chiesi e palazzi, curtigghi e chiazzi, ma chi curiusità hannu!

CETTINA – Bravi, così si fa. Ora vado a preparare.

CARMELO – Abbiamo molta fame, vero ragazzi? Pi-ti-ttu! (scandendo le sillabe mentre batte le mani sulla propria pancia e dilata le braccia. I due ragazzi accennano un sorriso e annuiscono. Hanno subito capito. Zetuska si alza, fa un’affettuosa e rapida carezza sui capelli di Siraki e va a prendere l’occorrente per apparecchiare). Vado in bagno (facendo segno di lavarsi le mani. Siraki osserva la ragazza che sistema i piatti in tavola. Nei momenti in cui sono soli la loro espressione è molto intensa. Siraki, ponendo lentamente un dito sulle proprie labbra le manda un delicato bacio. Lei lo fissa negli occhi, sosta per qualche attimo dinanzi a lui, poi sorride dolcemente e riprende ad apparecchiare. I due si trasmettono desiderio e passione. Sta lievitando un sentimento. Riappare Carmelo. Fa segno come se stesse digitando su una tastiera). Dopo cena al computer, ti va? (rivolto a Siraki. Il giovane annuisce col capo. Prosegue la loro conversazione a gesti) Sicuramente spunterà qualche brodaglia (e muove le guance rigonfie) oppure rimasugli di pasta cc’u sucu d’u pumadoru (con le mani simula la forma di un piatto). Tu a Cettina devi fare sempre complimenti, se noi la apprezziamo lei s’incoraggia a cucinare più cose… (pausa) Se qualche volta non ti piace il cibo fai così a Cettina: t’attuppi ’u nasu e con l’indice ti spurtusi la faccia (seguono relativi gesti e mimica), che lei capisce subito! Per ubbidienza mangi e gradisci… (Siraki, dopo aver turato il naso, muove il dito in segno di bonario disappunto come per dire che non se la sente di seguire i consigli di Carmelo. Appare Cettina con una pentola, col mestolo riempie i piatti. Si prende posto a tavola. Zetuska porta altri pasti dalla cucina)

CETTINA – Sarà certamente tutto di vostro gradimento…!

CARMELO – (col naso turato e l’indice sulla guancia) Se siamo obbligati… Pasta e fasola e carduna vudduti… Delle vere specialità! (ironicamente) Mi sento all’Hilton!

CETTINA – Si nun ci hai statu mai, comu fai a diri ca ti senti all’Hilton?

CARMELO – Immagino, immagino, volo con la fantasia, tu, invece sei sempre ferma… allo stesso punto!

Quinta scena

(Carmelo smanetta al computer portatile, seduto al centro tra Zetuska e Siraki. Accanto al tavolo un videoproiettore collegato al computer proietta la scrittura sulla parete)

CETTINA – (entra ed esce velocemente da una porta all’altra della stanza con degli oggetti in mano: secchio e mocio, stracci, ecc.) ’A duminica avi a passari accussì? Ora vidi chi ti senti al computer!

CARMELO – Si ti ’nsignassi ’u computer, autru ca pentole Lagostina! Potresti comunicare meglio con l’interno e con l’esterno della tua reggia e tutta la batteria di cucina la putissi mettiri cca intra pi falla vidiri a menzu munnu! Alle tue amiche manderesti una mail: “Come stai? Cosa cucini, oggi, cara?”… anziché fari veniri cca genti ca ti fa perdiri tempu… Rispettu a mia, saresti agevolata: se non hai maistrìa al computer almeno hai le dita fini e gentili. Invece li me jita di muraturi su’ accussì grossi c’ammaccanu tri tasti nta ’na vota…

CETTINA – Grazie per il complimento… Prima o poi ti sbalordirò… (suona il campanello dell’ingresso, è Paola, la cantante lirica dell’appartamento accanto, una donnona) Paola!

PAOLA – Scusate, ieri la nuova postina non vi ha trovati ed ha lasciato una busta da me… (saluta e va via)

CETTINA – Grazie, grazie… (ritirando la posta)

CARMELO – Cu’ scrissi?

CETTINA – Stefano! (guardando meravigliata i dati del mittente) Da Messina! (Cettina guarda la busta ma non la apre)

CARMELO – E chi ci stai a grapilla?

CETTINA – La mannavi a mia e decidu ju quannu grapilla!

CARMELO – Ti cunveni spicciariti (minaccioso).

CETTINA – Si’ ancora gilusu? A chi posso destare tanto interesse…?! (rimarcando la frase)

CARMELO – Grapi, grapi e subitu! (impaziente. Cettina estrae la lettera e un libriccino)

CETTINA – Ecco (legge a voce alta e la lettera viene proiettata sul fondo): “Cettina carissima, per qualche gradino in più nella carriera ho dovuto abbandonare improvvisamente il vostro bel paesello. Il mio saluto prima del trasferimento, in realtà, è stato troppo veloce, affrettato. Allora non potevo fare a meno di scriverti. La scrittura è una puntuale messaggera di ciò che sentiamo e di come lo sentiamo. Penso che questi cambiamenti mi facciano bene: per non stancarsi della vita è preferibile non stare sempre nello stesso luogo, non fare sempre le stesse cose e non vedere sempre la stessa gente. Se ti può far piacere, ti considero una persona stimolante, una donna solida, che ispira rispetto e stima…”

CARMELO – Caspita! Come ha fatto Stefano a indovinare esattamente quella che sei…? (ironico)

CETTINA – (continua a leggere) “…Il tempo passa in fretta tra un desiderio e una delusione, stretto nel timore di dire una parola in più e di fare una carezza in meno, di incedere in una strada che non sempre mi appartiene, di pestare i piedi a qualcuno. Non sempre è sereno un cammino così, ma riserva aspetti nuovi, che ti arricchiscono. A me, oltre alle lettere, mi capita di consegnare anche pacchi di sentimenti.

            A te invio un volumetto da me scritto e che considero un bel ricordo: sono bozzetti sulla gente buona del tuo paese, della strada e della piazza, che ho conosciuto nell’ambito del mio lavoro. Spero ti possano fare compagnia per qualche oretta. La personalità e il carattere che ho apprezzato in te mi hanno fatto stare bene…”

CARMELO – Godi di ottima salute…! (interrompendo)

CETTINA – “…Per questo chiedo un po’ del tuo tempo e un briciolo di attenzione a queste poche pagine che ti ho inviato. Mi dirai cosa ne pensi? Ti ringrazio anticipatamente.

            Ho di te una grande simpatia e tanta considerazione. Anche tuo marito è un gran simpaticone. Dagli i miei saluti. Voi due siete tra coloro che avete reso più gradevole il mio soggiorno dalle vostre parti. Non vi dimenticherò. Vi abbraccio. Stefano”.

CARMELO – Ah, meno male ca pinsau puru a mia.

CETTINA – Tu, veramente, non meriteresti un così nobile pensiero… (squilla il telefonino di Carmelo)

CARMELO – Pronto! Pronto! Sì lo sento, ma cu’ è lei! Lo sento, lo sento, nun sugnu surdu! Pronto! ’U capiju ch’è lei, geometra! Ci haju a pagari lu progettu d’a mansarda? L’ho sentito, l’ho sentito… Arrìa! Veni, si ni va… cca sugnu nun mi ni vaiu! Ah, ora sugnu mutu! Ma si staiu parrannu! Ccu lei, no ccu me soggira…! (rivolto a Cettina) Mi dici ca sugnu surdu e mutu, ma chi si cridi ca nun lu vogghiu pagari?

CETTINA – Nun havi tutti i torti…

CARMELU – Puru tu ti ci metti…! Pronto! Ju campu, forsi mori lei, inveci! Io parlo ma lei non mi sente! Mi telefona al fisso! Comu? Ci staiu dicennu ch’è fissa? Ma chistu mi sta facennu nesciri foddi. Facemu accussì, lei nun è fissa e ju nun sugnu sordomutu, capito! Ha capito? Sintissi, geometra, no, ’ncigneri, anzi architettu, quannu passa di cca si fa sentiri ca parramu di prisenza. Dutturi, progetto alla mano, però! ’U culuri d’u prospettu? Ma chi capisci chistu cca? ’U progettu d’a mansarda, no ’u culuri d’u prospettu! ’ U salutu!

CETTINA – E chi ci voli pi capiri ’na cosa!?

CARMELO – Talè, nun mi fari agitari puru tu! Ora lasciami discutere ccu Siraki e ccu Zetuska. (I tre hanno attivato un semplice e comodo sistema di conversazione digitale scritta: Carmelo si esprime con ciò che si porta dietro della lingua italiana acquisita alle scuole dell’obbligo; i due ragazzi riescono a esprimersi grazie all’apprendimento in forma scritta al computer, curato presso la famiglia che precedentemente li aveva ospitati. Pertanto, sullo stesso computer sono aperti due file di videoscrittura che servono ad alternare più astanti negli scambi di comunicazione. Dato che i due ragazzi sono sordomuti, la visibilità della discussione in favore di eventuali spettatori o partecipanti viene agevolata attraverso la proiezione ad una parete della stanza. La scrittura viene distinta da colori diversi per differenziare meglio chi scrive). Dov’eravamo arrivati? Ah! (scrivendo e ripetendo ad alta voce le parole) Zetuska, ti piacerebbe imparare a fare la sarta come Cettina?

ZETUSKA – (ognuno digita la propria frase sulla tastiera) Sì, mparare pero anke rikami e lavori a maglia…

CARMELO – (scrive al computer) Bona idea, questa! Potremmo fare un maglificio.

CETTINA – (nel suo andirivieni Cettina capta e legge alla parete quello che si dicono. Quando è il caso interviene) E tu, in giacca e cravatta, facissi ’u rappresentanti della ditta…

CARMELO – Lo chiameremmo “Vestimento”… Sarebbe un vero ’nvestimento!

CETTINA – E io cosa farei, la portinaia dello stabilimento?

CARMELO – No, tu stai â casa ch’è megghiu! Tu farai carriera con le pentole in cucina… Altrimenti si offendono la tua amica Egle e Lagostina (sorridendo)…

CETTINA – Se pensi di poterti disfare di me, ti sbagli di grosso…!

CARMELO – (al computer) Tu, Siraki, potresti fare il direttore di lavori in mia assenza.

CETTINA – Ma certo che hai una fantasia da fare invidia ai più incalliti sognatori!

CARMELO – (alzandosi dalla sedia) Prima o poi ti sbalordirò!

CETTINA – Sè, sé! Zìttiti e assettati!

CARMELO – Ordine eseguito! (si siede) Certi cosi nun si ponnu scriviri! (rivolto ai due ragazzi che  intuiscono dello scambio di battute con sua moglie e sorridono)

ZETUSKA – Io no volere lasciare voi, no volere tornare in Russia, no volere perdere Siraki, no volere andare via da Sicilia…

SIRAKI – Ankio no volere, no volere… (nel suo viso un’espressione impaurita e preoccupata)

CARMELO – (ad alta voce) Ma certo! Nessuno vi manna via! Ormai siti figli mia e di Cettina. Starete qua! Con noi! Non preoccupatevi (abbracciandoli), capito? (i due ragazzi fanno cenno di sì, hanno compreso ciò che Carmelo non ha scritto. Emettono un eloquente sospiro di sollievo. In casi come questo, la voce, le parole, sarebbero superflue) Cettina, è veru che Zetuska e Siraki ponnu ristari cca quantu vonnu iddi?

CETTINA – Nun potissi farine chiù a menu! (avvicinandosi alle spalle dei tre come ad unirli con le sue braccia) Oggi è domenica. Una passeggiata in piazza, tutti insieme (facendo segno con le mani), ci state? (solo Carmelo fa cenno di sì) Vado a farmi una doccia. (esce)

CARMELO – Allura è megghiu ca mi vaiu a canciari, s’avemu a nesciri. (esce anche lui. I due ragazzi si guardano, si incontrano i loro visi, si danno un bacio sulla guancia, Siraki fa una carezza a Zetuska, si alza e le stringe le mani. Aspettavano quel momento per essere soli. Poi Siraki fa il gesto di strappare un pezzo di cuore dal suo petto per applicarlo sul petto della ragazza. Anche lei, a questo punto, si alza per abbracciarlo e baciarlo. Intanto, all’improvviso, suonano più volte alla porta ma i due non possono sentirlo. Continuano inconsapevoli nelle loro effusioni).

CETTINA – (gridando dall’altra stanza) Carmelo, per favore, vai ad aprireeee che io sono ancora in bagno! (Carmelo, dopo qualche attimo, fa ingresso nel soggiorno, correndo con i pantaloni sbottonati che gli scivolano e lo fanno inciampare, spezzando il romanticismo della scena).

CARMELO – Un attimo! (va ad aprire mentre si dà una sistemata agli abiti. I due ragazzi ridono. È Peppino, ex suo dipendente manovale, seduto in carrozzina per invalidi) Peppino! Accussì, a sorpresa!

PEPPINO – Carmelo, ti salutu. Staiu disturbannu?

CARMELO – Tu non disturbi mai!

PEPPINO E CARMELO IN CORO – Mancu s’avissi davanti la più bella ragazza del mondo che mi coccola e mi fa rifiorire!

PEPPINO – Cca è l’unicu postu ca nun ci su’ scaluna, tutto pianeggiante!

CARMELO – Ti ricordi, Pippinu, quanti mura jisammu e quanti casi frabbricammu ’nsemu?

PEPPINO – E quanti voti mi sunnava a tia â notti: “Pippinu, o Pippinu! ’Na cardarella ’i cuacina!” (ridendo)

CARMELO – Pippinu, o Pippinu! Chi si’ surdu? Porta u fracassu c’avemu a ’ntunacari! E poi cadisti di ntô ponti comu un saccu di patati... Eri sempri stancu e t’assittava. Ora nun po’ diri chiù ca si stancu. Si’ sempri assittatu!

PEPPINO – E già… Ma sai quantu voti mi veni la vogghia di susirimi e curriri. Ma poi dicu: sugnu furtunatu ca sugnu vivu e guadagnu senza travagghiari…

CARMELO – Vidi chi bella cosa, macari si’ cuntentu! Veru?

PEPPINO – (fa un sorriso) E chi fazzu, chianciu?

CARMELO – E zittiti, ca puru ju ora staiu tanti voti assittatu: me mugghieri mi costringe! Quella donna m’assetta sempri ccu du’ paroli esatti: “Zìttiti e assettati! Zìttiti e assettati!”

PEPPINO – Ma guarda chi coincidenza!

CARMELO – E ora staiu assittatu puru ô computer pi parrari ccu sti du’ criaturi, Zetuska e Siraki. È comi si fussiru figghi mei.

PEPPINO – Lo so, lo so, ca ora rincretinisti ccu sti du carusi intra. Bonu facisti, m’addumannu sulu comu faciti a capirivi.

CARMELO – Pippì, megghiu d’un libru apertu! Mancu ccu me mugghieri ni capemu accussì bonu!

PEPPINO – (va a stringere la mano ai due ragazzi) Piacere, Peppino. (Poi si ricorda che i due non sentono. Si avvicina di più e con le labbra scandisce il suo nome) Pe-ppi-no! (Carmelo va a scrivere sul computer la parola Peppino che si proietta sulla parete. E Zetuska scrive: “Ciao, come stai?” Poi scrive Siraki: “Buon giorno a te”) Be-ne! Buongiorno! (ancora più meravigliato nel constatare che i giovani hanno capito. Poi rivolto a Carmelo) Ma sai ca su’ simpatici!

CARMELO – Nun mi dire nenti! Su’ troppu ’ntelligenti! Portari ’na vintata d’aria frisca nta sta casa! Puru pirchì veninu genti a truvalli, amici… e nuautri semu sempri ’n-cumpagnia… C’è allegria, batteria… di cucina in funzioni e si mancia sempri… Cu’ sa-cu’ sa me mugghieri nun si grapi un ristoranti… (ridendo)

PEPPINO – E tu facissi ’u cammareri?

CARMELO – Pirchì, come ti parissi?

PEPPINO – Ottimo! ’n-menzu li tavuli ci sai fari, e pi fari carpenteria ’na lapazza di misura giusta sempri si trova...

CARMELO – Peppino, stai attentu comu parri! (dando le spalle ai ragazzi con circospezione) Mia moglie non sente, ma loro ti capiscono!

PEPPINO – È vero, è vero, scusami… (appare Cettina, con abiti e portamento eleganti). Signora Cettina!

CETTINA – Ciao, Peppino, come mai?

PEPPINO – Una visita al maestro! Ma se dovete uscire…

CARMELO – Putissi veniri ccu nuatri…

PEPPINO – Ci staiu… jamuninni!

CARMELO – Pippì… La signora “baronissa” mi degna della sua nobile confidenza per andare a spruvulazziare la piazza su e giù…

CETTINA – Zìttiti e jamuninni!

CARMELO – Ha cambiato versione: zìttiti e jamuninni! Sta espressioni è leggermenti chiù movimentata di chidda vecchia… Si quannu sugnu vecchiu, anziché diri “Zìttiti e assettati!” dirai: “Sùsiti e sduvigghiati!”, ddà si vedranno le tue capacità…!

CETTINA – Volete venire anche voi? (chiede con gesti a Zetuska e Siraki. Ma i due fanno capire di no. Peppino, Carmelo e Cettina escono. I ragazzi rimangono soli). Si almenu potissiru sèntiri nanticchia di musica, sti carusi…

CARMELO – Nun ti preoccupari ca c’è nautra musica pi iddi, ca sona megghiu…

Sesta scena

(Zetuska e Siraki hanno voluto fare una gradevole sorpresa a Carmelo e Cettina: hanno preparato dei fogli di carta colorati e dei disegni da attaccare ovunque. Vi hanno scritto delle bellissime frasi: “Siete dei stupendi!”, “Siamo propio forttunati!”, “Vi voghiamo bene”, “Amore grandissimi”, “Cuesta casa di favola”, “Noi sognare”, “©©©© Cettina Carmelo Zetuska Siraki”. Poi hanno apparecchiato per la cena e messo al centro del tavolo dei fiori. La loro gioia è evidente, la esprimono nei gesti. Zetuska unisce i due indici per indicare Carmelo e Cettina. Quando giungeranno, indicando l’ingresso, saranno sicuramente contenti della scenografia preparata per dimostrare i loro sentimenti nei confronti della coppia. Nell’ansiosa attesa Zetuska si siede al computer, sempre acceso, per comunicare più facilmente con Siraki. Il loro dialogare al computer è alternato da carezze e sorrisi)

ZETUSKA (scrive) – “Io e te no frateli e sorela… vero Siraki? Io e te di più”.

SIRAKI (scrive) – “Sì, io e te amore GRANDE, tu mia vita Zetuska!”

ZETUSKA (scrive) – “Mio quore scopia”.

SIRAKI (scrive) – “Mio sanghue pure. Ti posso tenere mia?”

ZETUSKA (scrive) – “Sì, tuo, ma io essere anke mia, non dimentikare…!”

SIRAKI (scrive) – “Io poesia x te”.

ZETUSKA (scrive) – “Tue parole belle x me. No tenere naskoste, dire a me!”

SIRAKI (scrive) – “Cuesta è mia poesia x te, non avevo koragio. A Cettina piaciuta, trovata su mio tavolo. Lei correto errori e zittta mio segreto. Ora non posso tenere più:

Zetuska qui

Fuscello salvato dal vento

da foresta di fuoco.

Piombato in un prato

rinasce, rivegeta.

Qui non più abisso

non più tempesta

non più solitudine.

Qui sentiero

radici e foglie di speranza.

Io filo appeso al tuo pensiero.

                       Siraki

(Zetuska si commuove, gradisce, lo bacia, lo abbraccia, rotola con lui, sembra una colluttazione, ride e piange, si rialzano, lui la solleva tra le sue braccia, la dondola come una bambina e se la stringe al petto, una stretta che Zetuska non aveva mai conosciuto prima. Questo è lo scenario, che ha trasformato i ragazzi e le pareti. I visi sono un po’ sconvolti. Così il tutto è apparso, inaspettatamente, a Carmelo e Cettina al ritorno dalla loro passeggiata. Si fermano sulla porta senza parole. Poi Zetuska e Siraki, innamorati, entusiasti, non possono fare a meno di trasmettere ancora gioia e lanciarsi al collo dei due coniugi. Dopo aver letto i messaggi sui cartelloni, dopo aver visto la tavola apparecchiata, lo sguardo di Carmelo e Cettina va sulla poesia proiettata dal computer sulla parete).

 

CARMELO – Ma chi su’ tutti sti quatri c’appizzastivi!

CETTINA – Avete allestito una mostra…!

CARMELO – C’è puru ’na puisia! Liggemula!

CETTINA – Sì, è bella davvero! Ormai ho capito benissimo cosa c’è nel cuore di questi ragazzi. CARMELO – Su’ surdi e muti, ma parranu e séntinu megghiu di chiddi c’hannu parola e udito! Ju nun sacciu comu putissiru essiri li figghi ca nun haiu mai avutu. Ma si fussiru comu a sti du’ carusi, sarei felice.

CETTINA – Lu distinu, Carmelo, ni misi alla prova. Forsi li figghi ci l’avemu già senza ca ni rinnemu cuntu. Li figghi, Carmè, nun su’ perenni. Venino, ma poi si ni vanno, scumparinu prima ca ce ni ni jiamu nuatri. Nun su’ nostri, su’ d’u munnu. Accussì sunnu li figghi.

CARMELO – Allura, tinemunilli vicini, sti dui carusi, mentri è possibili.

CETTINA – Sì, Carmelo, sono figli nostri ormai, veramente!

CARMELO – Centu voti figghi…! ’U stai vidennu chi fa lu distinu? Quannu pari ca posa la fidi nta lu cassettu, grapi ’na cassaforti china di spiranzi… (si chiude la scena con l’abbraccio dei quattro personaggi insieme).

FINE

Ignazio Maiorana è nato a Castelbuono (PA), nel 1956, dove ha fondato (nel 1982) e dirige il Quindicinale l’Obiettivo. Ha collaborato con emittenti televisive e radiofoniche. Attualmente coordina la Redazione del Mensile regionale Sicilia Zootecnica.

È autore di versi (Alba, 1976; Poesie Siciliane, 1982; Faìddi, 1983; Appunti sul cuore, 2007) e di commedie in dialetto (Tatiddu ’u siggiaru, 1979; Cercasi Cammarera, 1980; Don Nunziu Attanasio, 1981; Il controbandiera, 1985).

Tel. 337 612566 – 340 4771387

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