I’ terno a i’ lotto

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Antonella Zucchini

1996

“I’ TERNO

A I’ LOTTO “

Commedia BRILLANTISSIMA

 in 3 atti

DI

Antonella Zucchini

©Antonella Zucchini – Tutti i diritti riservati
Personaggi

Arminio Ciabattini, Titolare di Pompe Funebri

Eugenio Ciabattini, Suo figlio

Olga, moglie di Eugenio

Argene Tapinassi, Futura moglie di  Arminio   

              

Fidalma, La serva

Oscare, Fratello di Olga

Pancrazio, fratello di Arminio

Bice, Innamorata di Oscaer

Sora Bellan, Sua cliente


Sinossi

E' proprio un affar serio quando si ha la mania dei numeri del gioco del lotto! Nella famiglia Ciabattini, proprietaria di un'impresa di pompe funebri, tutti sembrano essere contrari a questa passione del capofamiglia, il sor Arminio: la nuora, il fratello e perfino la futura moglie.
In seguito ad uno strano sogno, il sor Arminio gioca tre numeri e li nasconde in un posto sicuro. Di lì a poco i parenti dovranno ricredersi quando uscirà davvero il terno secco e già pregustano una pioggia di soldi. Sfortunatamente un malaugurato incidente fa perdere al sor Arminio la memoria.....

PRIMO ATTO

La scena si apre su un giardino. A destra ci saranno un tavolo in ferro battuto e 3 sedie.

A sinistra ci saranno dei vasi di fiori, sopra uno dei quali è appoggiato un calzino da uomo.

Olga è in piedi vicino al tavolo e sta disponendo in un vaso di cristallo dei garofani.

Eugenio, suo marito, in veste da camera, sta facendo colazione mentre legge il giornale; sul tavolo ci saranno una tazza, una teiera ed un vassoio di biscottini. Olga è visibilmente arrabbiata.

OLGA: Basta, io so' stufa Eugenio, un ne posso più di questa vita! (Eugenio continua a bere il tè  e non alza la testa. Olga continua a sistemare i garofani nel vaso tutta stizzita) So' stufa, so' stufa e so' stufa. Un ci voglio stare un minuto di più in questa casa! Bada Eugenio fo una pazzia! Eugenio, Eugenio che m' hai inteso? (Eugenio non risponde) Guardate come mi so' ritrovata! Ero tutta ansiosa, trepidante di entrare in questa casa, in questa famiglia .... Oh Eugenio! (gli strappa il giornale di mano) che m'intendi sì o no?

EUGENIO: (con voce cantilenante) Oh Olghina, ero proprio su' i' più bello... fammi finire di leggere....

OLGA: No, tu devi ascoltare me invece. So' stufa, un ne posso più (alzando la voce) voglio anda' via.

EUGENIO: Olghina un vociare, mi so' levato ora e so' tutto rimbischerito. Un so’ andato  apposta via co' i' babbo a bottega perché tu lo sai stanotte come so’ stato: ho dato tre volte di stomaco!

OLGA: (nauseata) Eccolo lì il bel campione di marito che mi so' scelta. Ma indo’ ero con i’ capo quando t'ho sposato, eh?

EUGENIO: (un po' risentito) Olghina, questo un tu l'hai a dire eh! O che è colpa mia se iersera ho mangiato i' fegato poco cotto e m'è rimasto tutto sullo stomaco...

OLGA:(continuando a sistemare i garofani) Mi sta bene, mi sta bene! C'ho colpa io se ora so' infelice a questo modo...

EUGENIO: (alzandosi e andandole vicino) Olga, Olghina un le dire queste cose...

OLGA: (arrabbiata) Un mi toccare sai, un mi toccare! (continua con voce rotta dal pianto) Sola... sola co' un fratello da badare entrai in questa casa che credevo un paradiso....

(entra Fidalma la serva)

FIDALMA: Che do noia se annaffio ?

OLGA: (incurante di lei) .. se solo avessi saputo.. poero fratello mio, quanta strada tu c'hai ancora da fare per sistemarti...

FIDALMA: (piano) I' su' fratello? Un si sistema no, gli è un fannullone di prima riga! (vedendo il calzino) Toh, o questo geranio che fa' i calzini?

EUGENIO: (seccato) Sarà cascato a quella di sopra no!? (rivolto ad Olga) Olga, Olghina, ma… ma…

OLGA:(cambiando tono di voce e facendosi inviperita) Un c' è ma che tenga! In un covo di serpenti so' entrata e te tu sei i' primo!

FIDALMA: Qui la dice bene! O un lo dico sempre anch’io che qui l'è una banda di grulli che nemmeno!

EUGENIO: Olga, (indicando Fidalma) e c'è la servitù!

FIDALMA: Fate pure tanto io unn' ho né bocca ne' orecchi.

EUGENIO: Sì, tu sei proprio te!

OLGA: (contraffacendo la voce di Eugenio) Oiga, a casa mia tu sarai trattata come una figliola. Siamo rimasti soli io e i mi' babbo, tu sarai la padrona... e quando gli affari ce lo permetteranno si comprerà una casina a Fiesole Olghina, co' i' giardino e s'andrà' a stare per conto nostro ...(cambiando tono) Son passati sei anni e io unn' ho visto ne' casina a Fiesole ne' altri miglioramenti e sì che gli affari vanno bene! Noi ci s’ha un' impresa: fratelli Ciabattini e figlio, pompe funebri!

FIDALMA: E un vu rimanete senza clienti vai!

EUGENIO: (riscaldandosi un po') E invece un si va mica tanto bene come vu credete. Con tutti questi novi ritrovati e tutti questi medicinali che c'è ora, la gente la un more più come una volta. Eppoi c'è la concorrenza, indo' vu' la mettete la concorrenza? Per non parlare poi di tutti gli ammodernamenti che s'è fatto ultimamente.

OLGA: Ammodernamenti? S'è fatto ma dei bei debiti sai!

 EUGENIO: Te tu parli così perché la un t' è mai andata a genio quella di' mi' lavoro ..

OLGA: Per forza! L'amiche le un mi guardan più perché le dicano che si porta male, quando si fa l'idea di andare in qualche posto, ci tocca disfalla perché ci chiamano pe' un trasporto, per una funzione ... per non parlare di' resto! O che è vita questa?

EUGENIO: E icchè vole dire codesto? Icchè ti manca? T’hai gioielli, t' hai vestiti, t'hai ogni cosa!

OLGA: Icchè me ne fo dei vestiti e dei gioielli se un si va mai in nessun posto? Icchè me li metto, per andare nei cimiteri? Eppoi la unn'è solo la questione di' lavoro, ecco, a me mi manca la tranquillità...

EUGENIO: Sie, la tranquillità!

OLGA: Sì, proprio! La tranquillità di fare la padrona in casa mia ...

EUGENIO: O codesta?

OLGA: Prendiamo i' tu' babbo eh? I' tu babbo, questo brav'omo che da' i’ nulla, insieme a i’ tu' zio Pancrazio, gli ha tirato su la ditta Ciabattini Pompe Funebri. Da quando gli è preso la mania dei numeri e dei sogni, un si vive più. Sogna i morti che gli danno i numeri, se succede qualsiasi cosa, anche una sciocchezza, va da quella donna in San Frediano, come la si chiama? Quella chiromante ....aiutami Fidalma…

FIDALMA: La sora Leonia.

OLGA:La sora Leonia, preciso. Va da lei, si fa rilevare i numeri e li gioca. Ci vanno via tutti i quattrini così, a i’ lotto!

EUGENIO: (ridendo) Te sai, tu cominci a dare i numeri.

OLGA: (inviperita, tirandogli dietro un garofano) Unne scherzo sai! Io, con un omo come quello, un ci posso più campare. L'altro giorno mi si ruppe la boccia dell'olio eh? Per l'amor di Dio , un l'avessi mai fatto! Si mise a vociare che c'avrebbe portato male, che lui l'aveva sognato la notte…

EUGENIO : Icchè?

OLGA: L'olio! E via gli andò dalla sora Leonia a farsi rilevare i numeri ... per non parlare poi di' tu’ zio Pancrazio. Tutte le sere vien qui , si presenta con un mazzo di fiori in mano, tanto lo so , gli stacca dalle corone come vederlo, e fa tanto di restare a cena qui. Ma questo un sarebbe nulla se un parlasse continuamente di morti, bare e cimiteri, cimiteri, morti e bare.

(Eugenio soffia annoiato)

OLGA:Tu soffi eh? Tu soffi te! Prendiamo allora la sora Tapinassi…

FIDALMA: (annaffiando) Bona quella!

OLGA:(pestando i piedi dalla stizza) La sora Argene Tapinassi, la futura moglie di tu' babbo!

EUGENIO: Icchè c'entra lei ora? D'altronde, se i' babbo gli ha trovato un affetto dopo la morte della poera mamma, o unn'ha fatto bene?

OLGA:Un affetto? Un affetto gli ha trovato? Quella l'è un serpente te lo dico io! Ancora la unn'è entrata in questa casa e già l'è lei la padrona, a tutto la sovrintende lei.

EUGENIO: Oh, in fin dei conti si devono sposare fra poco.

OLGA:E icche' vol dire? Che io mi devo far comandare da quella lì?

EUGENIO: Olghina ricomponiti, tu sei fori di te!

OLGA: Ma ricomponiti te piuttosto! Te tu sei fatto e messo lì! Ma che ho sposato un omo io? Io ho sposato un bamboccio: sì babbo, come la vole lei babbo, come la vole lei sora Tapinassi....! Come tu vuoi che ti mandi avanti un'impresa lui! Bisognava fosse i' mi fratello Oscare, i' titolare vedi! Lui sì! Eh se gli era i' padrone, altro che casettina a Fiesole, un palazzo mi comprava.!

FIDALMA: Questa la l'ha sparata proprio grossa!

EUGENIO: Ah, ecco in dove gli andavano a parare tutti i discorsi, su i' tu' fratello! Bada Olga a icchè ti dico. Quanto te un tu puoi vedere la sora Tapinassi così io un posso vedere i' tu' fratello Oscare. Da quando i' babbo l'ha preso a bottega, perché te un tu davi bene, ce n'ha combinate di tutti i colori! Gli ha una voglia di lavorare quello!...

OLGA: (infuocandosi) Questi un son discorsi tua, questa l'è la sora Tapinassi che la t'ha imbeverato i’ cervello perché i' mi' fratello la un lo pole vedere.... e (con voce di pianto) la un pole vedere nemmeno me!

EUGENIO: Ma Olghina, ma icchè tu dici...

OLGA: (piagnucolando) Icchè s’ha noi che un va bene eh? I nostri genitori c’hanno tirato su a minuzzoli di pane. Poi quando son morti, poerini, siamo rimasti soli. Io so’ la maggiore e ho i' dovere di aver cura di Oscare, che gli abbia un buon lavoro , che trovi una brava moglie.....

EUGENIO: In quanto a quello un ti preoccupare, le donne le son tutte sua!

FIDALMA: Tempo fa dette noia anche a me!

OLGA: (rivolta a Fidalma) Ma che ti cheti? (a Eugenio) Che sei geloso forse perché lui ci sa fare?

EUGENIO: Ma icchè tu dici Olghina! Icchè m’ importa a me se lui gli ha le donne? (avvicinandosi) O unn’ho te, io!

OLGA: (Scansandosi) Lasciami stare guarda, Eugenio lasciami stare.… ohi, tu m’hai fatto bucare con questa spina... ..

EUGENIO:  (dispiaciuto) Oh Olghina, piccioncina mia, fammi vedere…(la abbraccia)

 (entra Arminio e vede i due abbracciati)

ARMINIO: Che si disturba?

OLGA: (un po' interdetta) Oh, sor Arminio... la unn'era a bottega lei?

ARMINIO: Si, ma c’ ho lasciato i tu’ fratello. L’ho lasciato a imbullettare una cassa da morto. Gliel’ho spiegato per filo e per segno come doveva fare. Vediamo se fa come l’altra volta  che gli imbullettò anche i’ coperchio. Volevo vedere come faceva a entrare i’ morto in quella cassa!

OLGA: Oh, sempre  quella volta lì, si sarà distratto!

ARMINIO: Ah già, tanto i’ legno un costa nulla vero? Di già che ci s’ha dei debiti, bisogna stare attenti sai? (a Eugenio) Te come tu stai piuttosto?

EUGENIO:C’ho un po' d'uggia allo stomaco ma l'Olghina l'ha m'ha fatto i' tè.

ARMINIO: (sedendosi) Lo sapete di do' vengo?

OLGA: (con aria annoiata) Dalla ditta Ciabattini Pompe Funebri, o la un l'ha detto ora? ARMINIO: Nossignora! So’ stato dalla sora Leonia e poi a i' botteghino di' lotto.

OLGA:(rivolta ad Eugenio) Icchè ti dicevo? Che lo vedi se ho ragione?

ARMINIO: Ho fatto uno di quei sogni stanotte... strano, ma così strano, proprio fori dall’usuale e mi son detto, bisogna mi faccia dare i numeri perchè se un vinco questa volta, un vinco più. Mettetevi a sedere!

OLGA:Veramente io avrei da fare...

ARMINIO: (in tono autoritario) Mettetevi a sedere ho detto! (Eugenio e Olga si siedono, Fidalma si avvicina per origliare)

FIDALMA: (speranzosa) Mi metto anch' io?

ARMINIO: Sie, e io ti pago per riscaldare le seggiole! Vai a pigliarmi un po' di tè anche a me, fammi  i’ piacere.... anzi portami un bicchiere di vino, l'è meglio, vai!

(Fidalma soffia e si avvia molto ma molto lentamente all'uscita)

ARMINIO: (guardandola) Oh, pigliatela comoda, un correre eh!

 (Fidalma continua a camminare molto lentamente ma non esce )

ARMINIO: Ho fatto un sogno tremendo stanotte... aspetta tocco ferro (tocca il tavolino in ferro battuto)

EUGENIO: L’è colpa di’ fegato poco cotto babbo, anch'io la sapesse….

FIDALMA:E dai con questo fegato poco cotto! Io l'ho cotto e cotto bene. E l'è ma che vu c'avete mangiato un chilo di cipolle, sai! Le son pese la sera, le vi fanno male e poi vu date la colpa a me!

ARMINIO: Ma che vi chetate! Che fegato e non fegato! (a Fidalma) Che sei sempre costì te? Vai a pigliarmi i’ cognacche, pena  poco!

FIDALMA O la unn'aveva detto il vino?

ARMINIO: Insomma portami qualcosa di forte ce n'ho bisogno.

FIDALMA(uscendo) L’aceto, vedi, gli porterei!

ARMINIO: Dicevo, ho fatto un sogno tremendo. Ero in piazza Vittorio, veniva un'acqua ma un'acqua ...ma un'acqua ! (rivolto ad Olga) Che porta bene l'acqua?

OLGA: (infastidita)Ma che lo so!

ARMINIO: Neppoco avevo preso l'ombrello senno' con l'acqua che veniva mi sarei ammollato tutto.

EUGENIO: (ingenuamente) Meno male babbo!

ARMINIO: Meno male icchè?

EUGENIO: Che l’aveva l’ombrello, babbo!

ARMINIO: (dandogli un’occhiataccia, continua) A un certo punto l'acqua la comincia a salire. Prima la m'arriva ai calcagni, poi agli stinchi e poi ai ginocchi. Piazza Vittorio l'era diventata un fiume in piena. Dissi fra me e me: qui o bere o affogare!

EUGENIO:(ingenuamente) Che la bevve babbo?

ARMINIO: Ma icché?

EUGENIO: (timidamente).... l'acqua...

ARMINIO: A dare di bischero a te un si butta via nemmeno i' nocciolo! (vociando) Che l'avrò bevuta secondo te? Gli è un modo di dire no! (proseguendo) Insomma mi feci coraggio e attraversai la piazza. Dalla parte di là, però, stranamente il terreno l'era tutto asciutto, inteso? La terra l'avea suzzato tutta l'acqua....

EUGENIO:Meno male babbo!

ARMINIO:(guardandolo male ma proseguendo)... Quand'ecco in lontananza ti sento la voce della poera Faustina.

EUGENIO: La poera mamma!

ARMINIO: La mi chiamava con quella voce ... sai con quella voce un po' stridente che l'aveva !ei... Allora m'incammino verso quella voce ma c'era una salita, una pettata così, vu vedessi!

EUGENIO:  E l'ombrello, babbo?

ARMINIO: Che ombrello?

EUGENIO: Quello che l'aveva in Piazza Vittorio, babbo

ARMINIO:O che lo so! L'avrò avuto con me... la sora Leonia la unn'è stata a chiedermi tanti particolari. Gli è i' succo che conta mica i particolari...

EUGENIO:  Gia, i particolari un contano! Invece bisognava sapere che fine gli ha fatto l'ombrello…

ARMINIO: Se un tu ti cheti  te lo do in capo, guarda!

OLGA:(struffiando) Oh Eugenio, che ti ci metti anche te!

ARMINIO: (continuando) Insomma, tutto ansimante arrivo lassù in cima ma vedo che la Faustina la fa così co’ i’ dito (facendo cenno di no) e la s'allontana.

EUGENIO: Come la faceva, babbo?

ARMINIO: La fa cenno di no e la s'allontana finchè la unn’entra in una bella cassa da morto e la sparisce. E questo gli è i’ quanto!

EUGENIO: (rimasto pensieroso) Icchè l'avrà voluto dire babbo?

OLGA: (alzandosi) Eddie, ci vole di molto a capirlo. La un vole che si faccia i’ matrimonio con la sora Tapinassi, via!

EUGENIO:  F.cco lei, l'ha parlato la sora Leonia!

OLGA: lo un so’ la sora Leonia ma capisco più di te. Come mai su, l'avrebbe fatto di no co' i' dito eh? Su, sor professore, dimmelo te!

ARMINIO: (alzando la voce) Che state zitti! La m'ha belle spiegato ogni cosa la sora Leonia. La m’ha dato tre numeri: i’ 47, i’ 18 e i’ 34. So' corso subito a giocarli sulla rota di Firenze e se domani l'altro gli escano ... siamo tutti milionari!

OLGA: Sie, poer'a lei. Come la gli spende male i su' soldi!

ARMINIO: Eppure oh, da quando dieci anni fa una zingara la mi disse che avrei fatto la mi’ fortuna a giocare a i' lotto, unn'ho avuto più pace. Tutto icchè mi succede lo trasformo in numeri.

OLGA: E icchè l'ha vinto fino a ora?

ARMINIO: Poco e nulla ma... un m'arrendo. Questa volta sento che l'è la volta bona.

(entra Fidalma con il bicchiere di cognac. Si arresta sulla soglia, ne beve un goccio senza farsi vedere e poi lo porta a Arminio )

FIDALMA:  Ecco i' cognacchino.

ARMINIO: Accidenti t'arrivi ora? La c'ha messo meno la mi' mamma a fammi, guarda! (beve)

(Fidalma si mette stancamente ad annaffiare, Arminio la guarda scuotendo la testa)

ARMINIO: ( alla serva) Tu mi fa cascare i' pan di mano, guarda! La si prese a servizio, la un sa fare nemmeno un’ "o" co' i' bicchiere! Un tu n'hai nulla di meglio da fare che affogare codesti gerani?

FIDALMA: Ho belle fatto i’ mio e i' lesso per oggi l'è di già su' i' foco. (brontolando fra sè e sè) Rìngraziate la sora Faustina, buonanima. Se resto in questa gabbia di grulli, l'è per la devozione che avevo per lei, sennò a quest'ora avevo belle e fatto le valigie e ero belle tornata a San Donnino. Tanto n'avrei di posti indo' andare!

ARMINIO: Sì, ce n' ha essere un po' che ti pigliano guarda.!

FIDALMA:Che ho  a andare via subito?

OLGA: Via, fatela finita! Vu m'avete fatto venire male a' i' capo con questi discorsi...

(si sente suonare il  campanello del cancello)

ARMINIO: Fidalma tu vai via dopo, ora va' a vedere chi c'è a i' cancello laggiù.

FIDALMA: (mentre si avvia) Ci sarà la sora Tapinassi. Pe' i' solito quando s'avvicina mezzogiorno l’è sempre qui...

(esce)

OLGA:La sora Tapinassi? Allora sì che m'entra il mal di capo! Vo in camera mia, l'è meglio!

EUGENIO: Aspetta Olghina, vengo con te!

(escono.Arminio rimane solo. Si guarda intorno con circospezione poi estrae dalla tasca la ricevuta dei numeri giocati)

ARMINIO: Eccola qui la ricevuta di' lotto. (leggendo) 47 ,18 e 34 (baciando il foglio) Bellini vu siete! Me lo sento, me lo sento questa volta vu mi fate d'oro ... ma ora indo’ la posso nascondere... in camera mia... no la Fidalma la va sempre a ciacciare nei comodini, ni' cassettone... o indo' la potrei mettere? Se la mettessi nella vetrina di' salotto, sotto i' servito bono? Tanto s'adopra solo per Ceppo! Ho aperto l'anta l'altro giorno, c'era una polvere! La unne spolvera mica mai quella cammellona!... (dopo una pausa).. Sì, però magari gli monta i' ticchio proprio oggi di spolverare, la la trova e magari la me la butta anche via... o indo’ la metto? Qui in casa ciacciano dappertutto! (ci pensa un po') Uh! Lo sai icchè fo? La nascondo a bottega... c'è una cassa, una bara laggiù ni' fondo ... sì quella lunga che un mi riesce mai di darla via perche l'è adatta agli spilungoni... vai, vai, ho belle trovato! Per ora rimettiamolo ni' taschino (baciando il foglietto) 47, 18,e 34! Bellini! (riponendolo nella giacca)

(rientra Fidalma con Oscare)

FIDALMA: La unn'era la sora Tapinassi, l'era Oscare.

ARMINIO: O te? Un t'avevo lasciato a imbullettare la cassa?

OSCARE: (con fare da bullo) Ho belle finito e siccome l'è belle sonato mezzogiorno ho riposto gli attrezzi e ho chiuso. I' sor Pancrazio m'ha detto di portarla a lei la chiave (gliela porge) e l'ho fatto. La mi' sorella la un c'è?

FIDALMA: L'è di sopra co' i' su' marito... (rivolta ad Arminio) se vu desinate fori comincio a apparecchiare, eh?

ARMINIO: Ecco brava, fa’ qualcosa. Lei? La frulla, la frulla ma la un compiccia nulla.

 (Fidalma fa spallucce ed esce.)

OSCARE: (stirandosi) Ohi ohi come so' stanco, mi so' levato a bruzzico stamani....

ARMINIO: Sie s'è levato a bruzzico! O se tu sei arrivato mezz'ora più tardi a lavorare!

OSCARE: (ridacchiando) Gli è che mentre venivo a lavorare m'è passato accanto una donna, sor Arminio, ma che donna la vedesse! Bella sa'... una malvona... la m'ha guardato con certi occhiacci! (con fare da bullo) Io lì per lì mi son detto: Oscare t'hai fatto centro! Poi la un sa icchè? Ho incominciato a andargli dietro, lei avanti e io dietro, lei avanti e io dietro finché un so come, mi so' ritrovato a i' ponte alla Carraia. Ora la fermo, mi so’ detto.

ARMINIO: Tira via, e allora?

OSCARE: E allora l'ha fermata un altro! Un taparino, la vedesse sor Arminio, m'arrivava qui. "Icchè l'ha da guardare lei?" m'ha detto, (con fare da bullo) Oh io guardo quanto mi pare, capito nano? E l'ho preso per qui, sor Arminio! (prendendo Arminio per il bavero)

ARMINIO: Oh grullerello, icchè tu fai?

OSCARE: No, sor Arminio, l'era per dimostrazione. (riprendendo il racconto) Appena m'ha visto brutto, s'è messo le gambe in capo e via... con la malvona. E intanto da' i' ponte alla Carraia pe’ pena' poco m'è toccato a prendere lo strascicapoeri.

ARMINIO: Icchè t'ha preso?

OSCARE: Lo strascicapoeri…. I’ tramme voglio dire. Ma già lei la un lo sa, lei la viaggia in carrozza!

 (rientra Fidalma con i piatti ed inizia ad apparecchiare)

ARMINIO: (scuotendo la testa) Certo, te un tu sei bono altro che a far di queste cose. Lui? Chi lo vole gli è sempre dietro alle donne.

OSCARE: Oh sor Arminio, lo sa come dicono? Ogni lasciata l'è persa. D'altronde, icchè ci posso fare se per me le donne le fanno a' nocchini.  (lisciandosi il ciuffo con fare da bullo) Eppoi la scusi se mi permetto... ma a lei icchè gliene interessa? Io quando ho fatto i' mi' dovere a bottega, con lei son belle a posto.

ARMINIO: Eccoci a' i' nocciolo! Se tu lo facessi i' tu dovere a bottega, ma un tu lo fai! ( rivolto a Fidalma) T’hai bisogno e tu lo cerchi per le lapidi, per le casse.... insomma per le cose che c'è da fare ... lui un c'è mai, e lo sai indo' gli è? A consolare le vedove. E più le son giovani e più le consola!

OSCARE: Oh sor Arminio, a dire così la bestemmia. Le arrivano affrante, distrutte da i' dolore per scegliere la tomba di' defunto e io un gli ho a dire nemmeno una parola di conforto? Via, sor Arminio, imbullettare le casse forse un mi riuscirà, ma con i clienti ci so fare via!

ARMINIO: Anche troppo, anche troppo! Ma dai vedovi un ci va, sai!

OSCARE: Anche con la su' futura moglie ... la sora Tapinassi eh? Quando morì i’ su' marito, la belò un'ora, sulla mi' spalla mentre io badavo a dirgli: "La venga via, la se la rifarà una vita! Un altro bischero la lo ritrova…" Ha visto se avevo ragione?

ARMINIO: Chetati, chetati, codesto argomento un lo voglio nemmen sentire!

FIDALMA: (avvicinandosi ad Oscare) Ma la senta un po' ... ma un bel giovanotto come lei... o la un ce l'ha la dama?

OSCARE: (facendo il gradasso) La dama? E gli scacchi! L'omo dev'essere come l'ape che vola di fiore in fiore ... (poi ridimensionandosi) .. sì, oddio a essere sincero ce l'avevo ma la mi dette le pere...

FIDALMA: Icchè la gli dette?

OSCARE:: Le pere... vorrebbe dire .. la mi lasciò!

ARMINIO: O come parla? Lo strascicapoeri, le pere..

FIDALMA: Sie, un ci posso credere, lasciare un bel giovanotto così... o chi l'era questa minchiona? OSCAR: Eh, un glielo posso dire!

FIDALMA: Tanto si sa che l'era quella biondina che la stava vicino alla latteria.

OSCARE: Chi? Qui’ manico di granata? Poer’a lei! La un sa a che roba so' abituato io!

ARMINIO: Già, lui gli è abituato alle malvone!

 (Oscare lo guarda di traverso)

FIDALMA (continuando lentamente ad apparecchiare) E della Bice?... Della Bice icchè la mi dice?

ARMINIO: Chi Bice?

FIDALMA:  La Bice, quella che la sta sopra.

OSCARE: Quella l'ha da crescere per me, la c'ha ancora i' latte su’ denti. Ma perchè la me lo domanda?

FIDALMA: No così, mica che siano affari mia, ma sa come l'è …. i' rione gli è piccolo, la gente la mormora....

ARMINIO: A me mi mormora ma lo stomaco dalla fame. Guarda se tu tiri via con codesti piatti, fammi i' piacere.

(da fuori si sente una voce, è Bice)

BICE: Sora Fidalma, sora Fidalma...

FIDALMA: Sì? Icchè  c'è?

BICE: So’ la Bice! M'è cascato un calzino di sotto, vengo giù a ripigliarlo.

FIDALMA: Che ho a venire io a riportarlo?

BICE: No, no scendo subito io, la un si scomodi!

FIDALMA: (voltandosi sorniona verso Oscar) Ma guarda quando si dice le combinazioni! Si parlava della Bice..

 (Bice entra e Fidalma le porge il calzino)

BICE: Sora Fidalma grazie, so' venuta subito perchè il babbo ne pole avere di bisogno (vedendo Oscare  arrossisce) Oh bongiorno Oscare, che è qui anche lei?

OSCARE: (imbarazzato) Davvero! O che è qui anche lei?

ARMINIO: Sì, vu siete qui tutti e due.

BICE: (imbarazzata, all’unisono con Oscare) Via, allora vo via.

OSCARE: (imbarazzato all’unisono con Bice) Via, allora vo via |

(ma rimangono lì)

ARMINIO: (piano a Fidalma) Ho capito via! Fidalma vieni cinque minuti di là con me. (rivolto ai due) Cinque minuti eh, non di più.

FIDALMA: O la un m'ha detto di tirare via a apparecchiare.. e poi...(guardandoli e sospirando) e par d'essere a i' cinematografo!

ARMINIO: Vien via t’ho detto, tu sei ma una ciacciona di prima riga sai! (rivolto ai due) Cinque minuti eh?

Arminio e Fidalma escono parlottando)

BICE: Sì, tanto noi si va via ora.... (si assicura che i due siano usciti poi si rivolge ad Oscare arrabbiata) Bugiardo, bugiardo, tu sei più bugiardo di Cacco.

OSCARE: O codesta? Ho visto subito sai che t'avevi i' muso ma questa volta io unn' ho colpa!

BICE: (puntandogli il dito contro) Ieri t'hanno visto in piazza di' Domo con una!

OSCARE: M'hanno visto in Piazza di' Domo ieri con una? Un c'è verso, so' stato in casa tutto i’ giorno…

BICE:: Bugiardo mentitore! T'hanno visto e me l'hanno rifischiato!

OSCAR: (minaccioso, mostrando i pugni) Chie, chie? Dimmi chi te l'ha detto che gli assodo i' capo!

BICE: (piangendo)) Tanto gli è inutile, un c'è verso che tu cambi. Ma icchè ho fatto di male per innamorarmi di uno a codesto modo.!

OSCARE: Senti Bice, unn'è vero. (cercando di abbracciarla) Che so’ i' tipo che corre dietro a tutte le sottane, io?

BICE: Zitto sai…. becchino!

OSCARE: Oh, ora unn'offendere eh!

BICE: No.. becchino... delle pompe funebri ... volevo dire...

OSCARE: Ah credevo! (poi ripensandoci) Becchino a me? Oh, bada come tu parli sai, io semmai .. sono .. un impiegato mortuario.

BICE: E dire che io ho sempre sognato un giovanotto gentile e romantico col colletto inamidato, la bombetta e magari le ghette d'inverno e la paglietta d'estate. (Oscar si guarda da capo a piedi) Un giovanotto che gli avesse la catena d'oro su i’ panciotto e la spilla su i' cravattino e che mi regalasse ogni tanto un fiore..

OSCARE: Se t'ha sempre sognato uno così, lo sai icchè t'ha a fare? T'hai a andare anche te dalla sora Leonia, come fa il sor Arminio, e tu ti fai rilevare i numeri perché io un so’ di codesto stampo e ora, se la signorina la permette, vo via.

BICE: (impaurita lo ferma) No, no aspetta, Oscare. Perdonami un so’ icchè m'abbia preso... abbi pazienza ma io ti voglio un bene così grande che so' accecata dalla gelosia. Quando ieri m'hanno detto a qui' modo...

OSCARE: Te l'ho belle spiegato: ieri so' stato fori Firenze tutto il giorno!

BICE: (avventandoglisi contro) Come? O se un minuto fa tu m'hai detto che tu sei stato sempre in casa, oh bugiardo costì!

(Entra la signora Tapinassi ,tutta in nero. Elegante, con cappello,veletta e  guanti)

TAPINASSI: Come mai c'’è i’ cancello aperto?

BICE: (balbettando) Buongiorno... sora Tapinassi... l’ho lasciato io... ero venuta a ripigliare un calzino... m'era cascato di sotto...

TAPINASSI: (sospettosa) E icchè vu fate qui da soli? Un c’è i' Sor Arminio, la Fidalma, qualcuno insomma! Che sistema l’é di lasciare due estranei soli in giardino?

OSCARE: (con sarcasmo perché non la sopporta)Ci son tutti, ma son dentro. Che ha paura che gli si rubi qualcosa?

TAPINASSI: Io unn’ ho detto codesto... gli è solo che... gli è meglio avere paura che buscarne... quando certa gente l'ha sempre vissuto alla carlona... ci si pole aspettare di tutto...di tutto!

OSCARE: (rivolto a Bice)Oh, ma icché la vole?

TAPINASSI:Eh, ma quando entrerò in questa casa,e ormai ci siamo, cambierà tante di quelle cose... (guardando Oscare con intenzione)... e le cambieranno anche a bottega!

OSCARE: (avvicinandosi)Icché la vorrebbe dire?

TAPINASSI:(sfilandosi lentamente  i guanti) Tanto per cominciare, c'è un giovanotto che mi preme parecchio, i' figliolo d'una mi’ cugina: ‘tanto’ bravo ragazzo con ‘tanta’ voglia di lavorare che un so icché darebbe per entrare nella ditta Ciabattini Pompe Funebri...

OSCARE: (mentre Bice lo trattiene per la manica)Lo so, lo so, che la mi vole buttar fori ma la un comanda lei... comandano gli omini...

TAPINASSI: Oh, gli omini: Arminio e Pancrazio un pendano che dalle mi’labbra... basta che io faccia così... (schiocca le dita)

BICE: Oscare vien via, un ti compromettere!

TAPINASSI: Eppoi anche qui in casa, quando avrò sposato i’ sor Arminio, sarò io e solo io la signora Ciabattini! E a chi un gli starà bene, si potrà accomodare fori dell'uscio. L’avrà voglia la su’ cara sorella di sbraitare... se la un fa come dico io... via! Fori!

OSCARE: (prendendo Bice per mano) Vieni Bice, andiamo fori noi. La crede d'intimorirmi quella lì, quella piattola nera...

TAPINASSI: (ridacchiando) Piattola a me? Che s’è guardato lei, la sembra un cenciaiolo?

BICE: (risentita) Lei la un si preoccupi, lui la su’ figura la fa!

OSCARE: (piano a Bice) O un ti piacevano i giovanotti con la catena d’oro, la bombetta...

BICE: (piano) Chetati bischeraccio! Allora un tu n'hai capito proprio nulla!

TAPINASSI: Andate, andate... vu fate proprio una bella coppia, guarda.

OSCARE: (uscendo)La si ricordi che Oscare gli è nato all'ombra di Cupolone, inteso? Un si fa pigliare per i fondelli!

(esce tirandosi dietro Bice)

TAPINASSI: (rimasta sola)La vadia, la vadia! Per primo sistemerò lui e dopo la su’ cara sorella,quella vanesia!

(Rientra Arminio con Fidalma che regge la zuppiera col brodo)

TAPINASSI: (porgendogli la mano che lui bacerà)Arminio caro. So’ passata a vedere come tu stavi.

FIDALMA: Sempre a mezzogiorno la passa lei... chissà come mai.

ARMINIO:  (guardandosi intorno) Indo’ sono Oscare e la Bice?

TAPINASSI: Sono andati via ora.Che cari ragazzi vero? Anche lui, Oscare, davvero un si direbbe che viene da una famiglia di morti di fame – C’ha, diciamo, un certo portamento unn’ è vero?

FIDALMA: Se la la sente l’Olga, la gli strappa tutti i capelli che l’ha in capo!

ARMINIO: Senti Argene, che rimani a desinare da noi?

TAPINASSI: No,grazie, come tu sei caro! So’ solo passata a vedere come tu stavi. (scompigliandogli i capelli) Mi preme vedere se i' mi’ futuro marito gli sta bene. (rivolta a Fidalma) Icché c’è da mangiare?

FIDALMA: (secca) Filini in brodo!

TAPINASSI: (dispiaciuta) Ah, la minestra! (piano a Fidalma) La sarà di certo sciliatica come chi l’ha fatta!

FIDALMA:(di rimando) Io la fo come la so fare... se un l’accontento la se la farà da sé.

TAPINASSI: (piano a Fidalma) Anche qui si piglierà provvedimenti.

 (Fidalma fa spallucce)

ARMINIO: Icché vu bisbigliate?

TAPINASSI: No caro, nulla sai. Dicevo alla Fidalma che un mi trattengo per i’ desinare. Tornerò qui domattina. Vengo a dare una mano all’Olga a rimettere a posto gli armadi. Oh, bisogna sappia come la sta la roba di mi’ futuro marito... (dopo una pausa) Anche l’Olga, poera figliola, come la pole da sola mandare avanti una casa come questa?Lei la ce la metterà tutta la su’ bona volontà ma unn’è possibile via, se un ci metto le mani io... ( avvicinandosi a Arminio e porgendogli  di nuovo la mano da baciare) A domani allora!

ARMINIO: (sottovoce) O quante volte la me la fa baciare questa mano?

TAPINASSI: (con voce falsamente dolce) Ah, me ne scordavo! T’hanno visto entrare a’ i’ botteghino di’ lotto stamani... o un tu m’avevi promesso che un tu giocavi piu’, eh?

ARMINIO: (un po' imbarazzato) …Sì te l’avevo promesso Argene... ma...

TAPINASSI: (scompigliandogli ancora i capelli) E allora birichino, perché?

ARMINIO: No... vedi... i’ fatto l’è che stanotte ho fatto un sogno... senti te lo racconto...

TAPINASSI: No... no... un mi dire nulla. Se tu sei contento te, so’ contenta anch’io. Solo un vorrei che tu perdessi dimolti quattrini... oh, s’ha da fare un bel matrimonio, no? Comunque a me mi preme solo la tu' felicità. A domani! (gli butta un bacio, poi sottovoce e cambiando tono nell’uscire) Anche qui si piglierà provvedimenti, tu puoi stare sicuro!

 (esce).

ARMINIO: (pensieroso, rivolto a Fidalma)Sai Fidalma, a volte mi domando: che farò bene a sposare quella donna?

(Fidalma sta per rispondere ma lui la cheta)

ARMINIO: Zitta, zitta, ho belle capito icché tu mi vuoi dire. Vai a chiamare l’Olga e Eugenio, c’è di già la minestra in tavola.

(Fidalma esce scuotendo la testa)

ARMINIO: (sedendosi) Eccomi qua: Arminio Ciabattini, comproprietario insieme a i’ mi fratello di un’ impresa di pompe funebri. (guardandosi intorno) Una discreta casina... co' i' giardino... un figliolo bello, bravo e intelligente... (ci ripensa)… si fa per dire; una vedova di discreta famiglia che fra poco la diventerà la mi’ moglie... dovrei essere felice come un fringuello e invece... sento che mi manca qualcosa! (tira fuori dalla giacca la ricevuta del lotto) Ah, lo so io! Se vincessi una barca di soldi,... no due lire o tre,  ma proprio una barca di soldi... prima cosa sistemerei i' mi’ figliolo e Olga! Un ambiscono tutte e due d'andare via di qui? Dunque, fanno le valigie e si levano dai tre passi. Poi sistemerei quei debiti che ci s'ha e l’impresa la lascerei tutta a i' mi’ fratello Pancrazio. Io mi so’ belle stancato di tutti  i morti, casse, corone mentre lui c’ è proprio portato, gli è i’su’  pane! Poi... poi un lo so se piglierei per moglie la sora Tapinassi... la mi piace ma, l’ha qualcosa che la un mi convince... Sai icché farei? Farei le valigie e andrei via. Indo’ gli è andato i’ sor Arminio? Via, Venezia, Roma... bah, (riponendo il foglietto) gli è inutile sognare... si starà a vedere. (sedendosi a tavola) Per ora mangiamo. (vociando in direzione della casa) Che state dell’ altro?

CALA LA TELA


SECONDO ATTO

La scena si apre sul salotto. Ci saranno un tavolo, delle sedie eleganti, una vetrina, quadri alle pareti. Sul tavolo ci sono lenzuola e asciugamani. Fidalma e Olga stanno piegando insieme delle lenzuola mentre Argene Tapinassi sta controllando le tovaglie nella vetrina. Nella vetrina ci saranno anche dei bicchierini e una bottiglia di cognac.Vicino alla porta ci sarà un attaccapanni.

TAPINASSI: (rivolta alla serva e a Olga) Allora? Che ci vole le binde per ripiegare du’ lenzoli?

OLGA: (con freddezza a Fidalma) Icché l’ha detto, a te?

FIDALMA: Uhm, , a me no! L’avrà detto a lei!

TAPINASSI: Ho detto a tutt’ e due. Gli è mezz’ora che vu siete a ripiegare codesti lenzoli. Tanto son di molti! Io vorrei sapere la sora Faustina icché la gli portò di corredo, lo vorrei sapere. Tre cenci! Ora, un omo come i’ sor Arminio, co’ un’impresa di pompe funebri come gli ha, ditemi voi se pole andare avanti con questa robuccia!...

OLGA: (secca) In questa casa, di roba ce n’è da dare e da serbare!

TAPINASSI: Accidenti! Guarda qui: quattro tovagliucce di lino, due un po' piu’ fini!... L’è proprio i’ caso di dire che qui si fa le nozze coi fichi secchi...

OLGA: (a Fidalma) Ma questa che è venuta a aiutarci o a fare l’inventario?

TAPINASSI: (avvicinandosi ai lenzuoli) Poi, questi lenzoli vanno tutti lavati e imbiancati, io sennò a dormirci, un me ne giovo!

OLGA: (perdendo la pazienza) Ora i’ troppo gli stroppia! Ma senti che faccia tosta: la ti piomba come un falco in casa mia e poi la intende di comandarmi!

TAPINASSI: In casa tua? In casa tua? Piano, bambina, piano!

OLGA: La vada piano lei. Ancora la un l’ha sposato i’ sor Arminio... e un si sa come l’anderà a finire...

TAPINASSI: Si sa, si sa! Ti butto fori!

 OLGA: Ma la stia zitta, la busca di più. A far certi discorsi la fa ridere i polli!

TAPINASSI: T'’hai ragione nina. So’ piu’ grulla io a mettimi a tu per tu con una come te. Icché tu vuoi sapere te di lenzoli, tovaglie di lino... In casa tua unn’ avevano uno per fare due...

OLGA: (buttando per l'aria i lenzuoli) Icché l’ha detto? Oh vipera costì, la lasci stare la mi’ famiglia eh? Hai sentito Fidalma?... Brutta... oddio mi sento male... datemi una seggiola... (si accascia su una sedia)

FIDALMA: (urlando) Oddio l’abbasisce! Un cognacchino, ci vole un cognacchino! (svelta va alla vetrina, prende un bicchiere, versa il cognac e poi se lo beve, poi rivolta a Olga) Che si sente meglio ora?

OLGA: (riprendendosi) Ohi, ohi, brutta strega, la me ne fa di tutti i colori! Ma appena gli arriva Eugenio, glielo racconto io! Fidalma, indo’ gli è i’ mi’ marito?

FIDALMA: Mah, son sortiti presto presto lui e i’sor Arminio... che lo so? Saranno a bottega.

OLGA: (rivolta alla Tapinassi con aria minacciosa) E poi glielo dico a i’  sor Arminio! Se ancora un l'ha conosciuta gliene fo conoscere io. Tanto per cominciare gli dico che lei l’è una vipera, una falsa, un'invidiosa e che dopo che l’è rimasta vedova... l'ha praticato un monte d'omini!

TAPINASSI: (su tutte le furie) Icché ho praticato io? Brutta assassina, calunniatora che un tu sei altro... la farebbe di tutto per mettici i bastoni fra le rote... oddio... oddio mi piglia male, sventolatemi! (si accascia su un’altra sedia)

FIDALMA: (svelta va alla vetrina) Un cognacchino, un cognacchino ci vole (se lo versa e lo beve) Che s'è ripresa sora Tapinassi?

TAPINASSI: Ohi ohi, macché un m'ha fatto nulla... dammene un altro...

FIDALMA: Sicuro! (ne versa ancora uno e lo beve).

TAPINASSI: (rivolta a Olga) E ora lo sai icché ti dico? O tu cominci a portarmi rispetto oppure si cambia registro nina...

OLGA: (urlando) Rispetto? Rispetto? I’ rispetto si porta alle persone, mica agli animali...

TAPINASSI: Icché t'hai detto? O ripetilo, ripetilo se t'hai i' coraggio! (le si avventa contro e la sbatacchia)

 (entra Eugenio tutto allegro).

EUGENIO: Che v'abbracciate? Allora vu lo sapete di già!

OLGA: Io la strangolo altroché. Eugenio t'ho da dire una cosa urgente...

EUGENIO: Prima io! V'avete a sapere...

TAPINASSI: (sgarbata) Icché s'ha a sapere eh?

EUGENIO: Io e i' babbo stamani presto presto siamo andati a i' botteghino di' lotto e... indovinate un po'...

OLGA e TAPINASSI:: Icché?

EUGENIO: Indovinate!

(Le donne tacciono, poi Olga come colpita da un’illuminazione)

 OLGA: A i' lotto, t'hai detto? (incredula)  Nooo!

EUGENIO: Sì!

TAPINASSI: (incredula) Noo!

EUGENIO: (insistendo) Siii! Sono usciti tutti e tre: i’ 47, i’ 18 e i’ 34: terno sulla rota di Firenze! Son milioni! (Corre a abbracciare Olga).

TAPINASSI: (urlando di gioia e abbracciando Fidalma) Son milioni! Son milioni!

FIDALMA: Oddio che emozione... mi viene un abbasimento (si accascia lei ora sulla sedia). EUGENIO: (premuroso) Diamogli un po' di cognacche...

OLGA: Sie, tanto la n'ha bevuto poco fino a ora!

EUGENIO: Su, su Fidalma, unn’ è nulla! (versa il cognac e Fidalma lo beve d'un fiato, poi le viene il singhiozzo) Siamo milionari! Hic!

OLGA: (abbracciando il marito) Eugenio, che bellezza, che bellezza! Finalmente ci si compra la casina a Fiesole...

EUGENIO: Sì, co’ i’ giardino, Olghina...

OLGA: ... e poi si compra una casina anche a Oscare poerino, gli è tanto sfortunato! E poi te tu la smetti con questo lavoraccio... si camperà di rendita! E allora, tu vedrai, anche alle mie amiche un gli parrà i’ vero di venirmi a cercare e le mi faranno anche l’inchino!

TAPINASSI: Milionari, milionari! L'alta società che la ci spalanca le porte: chi ci invita di qua, chi ci invita di là…(prende Fidalma e si mette a ballare) Una sera a  teatro, una sera a cena da i’ Sindaco...

FIDALMA: (che ha il singhiozzo per il troppo bere) Piano, piano.. hic! Mi fa un cardo! E poi, un lo so... ho una voglia, hic, di ridere! ah! ah! (ride da ubriaca)

TAPINASSI: (felice) Ridi, ridi anche te! Lo sai icché ti si fa? Ti si farà un grembiule tutto di seta co’ i’ corpetto e la crestina di picchè bianco! (gli mette in testa un asciugamano)

FIDALMA: (ridendo esageratamente) Ah, ah, i’ grembiule di seta... ah, ah!

TAPINASSI: E poi ti si fa... capo cameriera!

FIDALMA Capo? Ah ah cameriera? Ah ah... oddio che cardo!

(tutti ridono insieme a lei che si sventola perché il cognac le ha messo un gran  caldo addosso)

(entra Oscare)

OSCARE: Non per fare da padrone ma c' era l’uscio aperto... (guardando allibito la scena) Mah, l’é proprio una banda di grulli  in questa casa... vu c’avete di molto da ridere e da ballare, sì!

OLGA: (tutta eccitata) Oscare, Oscare vien qua. Un siamo grulli. L’é solo che siamo a festeggiare l’avvenimento...

PSCARE: (la prende per un braccio e la allontana, poi le dice piano) Va bene che i’ sor Arminio un tu lo puoi vedere e che un tu vedi l’ora che tiri l’aghetto, ma arrivare a festeggiare, via!

OLGA: Ma icché tu dici Oscare? Icché t’hai capito?

OSCARE: Io, nulla ho capito! So’ solo venuto a dirvi che a i’ sor Arminio gli è successo una cosa...

TAPINASSI: (smettendo di ridere e avvicinandosi) Icché c'è? La un mi faccia stare sulle spine... Icché c’è, icché gli è successo?

OSCARE: (imbarazzato) Nulla... sa... i’ sor Arminio... (allargando le braccia)

TAPINASSI: (disperata) Oddio, oddio, oddio! Gli è morto! Oddio, come farò senza i mi’ Arminio! Che destino infame! Un’altra volta vedova prima di tempo!

EUGENIO: (urlando disperato) Babbo! Babbo mio!

TAPINASI: (a Oscare) Oddio, la mi dica: chissà come gli è tutto sbranato... no? Tagliuzzato... no? bruciato... no? Ma allora icché gli ha fatto?

OSCARE: Se la me lo fa dire, c'arrivo! I’ sor Arminio l’hanno arrotato con una carrozza mentre tornava a bottega...

TAPINASSI: Ecco come gli è morto!

OSCARE (lanciandole un’occhiataccia e proseguendo) ... ma un s'è fatto granché: qualche graffiettino, qualche lividino...

TAPINASSI: Ah, sembrava fosse successa una tragedia! L'hanno arrotato? Gli hanno fatto bene! Scommetto qui' capocchione camminava ni' mezzo di strada! Quello ve lo dico io, pensa a tutti i' su' numeri e a su' sogni, e un guarda indo’ mette i piedi. Ora, quando gli arriva a casa, gliene dico quattro. Che vi sembra giusto che una poera donna come me la si debba prendere certe paure? Ora, quando gli è a casa...

OSCARE: Ecco, sora Tapinassi... I' problema l'è proprio questo... i sor Arminio un vole tornare a casa perchè dice che questa la unn’è casa sua...

EUGENIO: (con aria minacciosa) Ma icché tu dici? Che ci pigli in giro?

OSCARE: Oh Eugenio, un t'agitare... Si vede che i' sor Arminio gli ha battuto i' capo e gli ha perso la memoria...

OLGA: Gli ha perso la memoria?... Ma icché tu ci racconti?

OSCARE: O tu vedrai! Unn' ha riconosciuto nemmen me!

TAPINASSI: E ora indo’ gli è?

OSCARE: L'ho accompagnato da i' dottore e anche lui gli ha detto che c'ha... aspettate... come gli ha detto?... allegria?... No come?

TAPINASSI: Sie, allegria e giubilo! Ma fatemi i' piacere!

OSCARE: No... Ma l'era un nome così... mah... finiva in "ia".

EUGENIO: Amnesia... ignorante... si dice amnesia. Vuol  dire che gli ha perso la memoria.

OSCARE: Oh quante finezze! Io, queste parole strogote un le conosco, comunque unn'è icché v’ ho detto io? Insomma, l'ho lasciato lì e ho fatto una corsa a avvertirvi.

FIDALMA: (ridendo, completamente ubriaca) Ah, ah... gli ha perso la memoria hic!

OSCARE: (guardandola) Oh quella icché l'ha? Che si sente male?

TAPINASSI: C'è di molto da ridere sì! Perdere la memoria proprio quando s'è vinto un monte di milioni...

OSCARE:Icché milioni? (guardando la sorella in attesa di spiegazioni)

OLGA: Oscare, Oscare mettiti a sedere, te lo spiego io. Stamani presto i' sor Arminio e Eugenio sono andati a i' botteghino di lotto, perché come tu sai oggi l'è i' giorno che tirano su i numeri...

OSCARE: E allora?

EUGENIO: E allora siamo arrivati lì e icché s'è visto?

OSCARE: Icche v'avete visto?

EUGENIO: Indovina?

OSCARE: Vien via coso, pena poco! Si mette a fammi i giochini, si mette.

EUGENIO: S'è visto che i numeri i giocati da i' babbo gli erano usciti tutti e tre: terno sulla Rota di Firenze!

OSCARE: (alzandosi e dandogli la mano) Bella chiappa! E allora?

EUGENIO: Allora i' babbo m’ha detto di avviarmi a casa perchè lui gli andava a prendere la ricevuta e poi a ritirare i’ premio.

OSCARE: Porca miseria, gli è stato allora che l’hanno arrotato. Son venuti a chiamarmi dalla sora Gina. Figurati,avevo appena finito di vestire i’ morto!

TAPINASSI:  Icchè? Gli è morto i’ marito della Gina?

EUGENIO: Chi Gina?

OLGA: (arrabbiandosi) Ma icchè ce ne importa? Pensano alla Gina! Bisogna ma pensare che questo gli ha vinto un monte di soldi e un se ne ricorda! S'era belle fatto i progetti: la casettina a Fiesole per noi, la casettina per te Oscare...

OSCARE: Per me?... (risoluto) Vo a pigliarlo e lo riporto a casa, dovessi strascicarlo per tutta la via!

TAPINASSI:Abbassa le penne, pallino! Icchè t'hai da avere te? Gli anderà a ripigliarlo i' su figliolo! Dico bene Eugenio?

EUGENIO: Sì, qui la dice bene sora Tapinassi...

OLGA: (rifacendogli il verso) Qui la dice bene sora Tapinassi...

FIDALMA: (ridendo ancora, ubriaca) Ah ah... a me vu mi fate proprio ridere... ah... ah...

OSCARE:(guardandola) Ma quella l’è briaca sai!

OLGA:Via, un c'è tempo da perdere. (a Eugenio e a Oscare) Andate tutt’ e due a pigliarlo... Speriamo che entrando qui gli torni in mente chi gli è...

TAPINASSI: ... e indo’ gli ha messo la ricevuta, sennò addio milioni...

EUGENIO: Via, andiamo su!

(escono)

OLGA:  (sulla porta) Un ci fate stare in pensiero, eh?

FIDALMA: (alzandosi e barcollando) Allora... che me lo fate i grembiale di seta?

TAPINASSI: (nervosamente) Sì, trappoco te lo dicevo, guarda!

FIDALMA: (piagnucolando come una bambina) Io volevo i’ grembiale di seta!

OLGA: (rivolta alla Tapinassi) La un vede che la un si sente bene? Icchè la la maltratta! (a Fidalma) Vieni, vieni, Fidalma ti porto a letto...

FIDALMA: (piagnucolando) Se un vu mi date i' grembiale... datemi un gocciolino da bere, allora! OLGA: Sì... sì... Dopo! Anche la serva briaca, ci voleva!...

(escono)

TAPINASSI: (girando forsennatamente per il salotto) Guardate che lavoro che gli è questo eh? Fo una bella chiappa a entrare in questa casa, sì!

(Si sente chiamare da fuori)

 PANCRAZIO: Olga! Olga! Fidalma!

TAPINASSI: Chi è che vocia ora? (andando alla porta) Chi è?

PANCRAZIO: So’ Pancrazio! La m’apra!

TAPINASSI: Ci mancava questo, ora!

 (apre la porta ed entra Pancrazio, tutto vestito di nero, un po' zoppicante appoggiandosi al bastone. In mano ha un mazzo di garofani)

PANCRAZIO: Fiori per le signore! Ah, credevo che la fosse l’Olga! Bongiorno... la li metta in un vaso sennò si sciupano. Mi sono avanzati da una corona e sarebbe stato un peccato buttarli via! Bella la m’è venuta, la vedesse...

TAPINASSI: Icché?

PANCRAZIO: La corona! La senta, per cambiar discorso...

TAPINASSI: L’è meglio, sì!

PANCRAZIO:Che mi dice icché succede? Ho incontrato quei ragazzi per la strada . m’ hanno fatto un abbrodolìo che unn’ ho capito nulla. Icché gli è successo a i’ mi’ fratello?

TAPINASSI: La si segga, sor Pancrazio...

PANCRAZIO: No, no. Ho da tornare a bottega, c’ho altre due corone da preparare per i’ trasporto di’ marito della Gina e un si vede nessuno. O che hanno fatto tutti sciopero?

TAPINASSI: La si segga un minuto... (torcendosi le mani) Gli è successo una disgrazia... PANCRAZIO: Bene, bene, il lavoro un manca... chi è morto?

TAPINASSI: Nessuno, nessuno, la stia calmo. Gli é successo di peggio: Arminio gli é stato arrotato da una carrozza...

PANCRAZIO: Questo me l’hanno belle e detto!

TAPINASSI: ... e gli ha perso la memoria...

PANCRAZIO: Questo me l’hanno belle e detto!

TAPINASSI: (acida) E allora se gli hanno belle detto ogni cosa, icché la lo viene a chiedere a me? PANCRAZIO: Sì ma quei ragazzi mi hanno detto... i numeri... i’ biglietto...

TAPINASSI: (disperata) Questa l’é la più grossa: un si ricorda più nè chi l’è , nè indo’ gli ha messo la ricevuta di’ lotto, s’era vinto milioni!!

PANCRAZIO: Accidenti a i’ boia ladro! Eh gli è un lavoro di nulla!

TAPINASSI:(piangendo) Quando si dice nascere sfortunati! M’è morto i’ primo marito e questo mi rimane menomato... come so’ disgraziata!

PANCRAZIO: (consolandola) Via, su sora Tapinassi... l’aspetti a fasciarsi i’ capo. Eugenio gli ha detto che lo portavan qui... si guarderà se fra tutti  ci riesce di risvegliarlo... Certo, deve aver avuto una botta di nulla, poeraccio!

TAPINASSI: La scusi so’ Pancrazio, vo di là a vedere se c’è un fazzoletto...

PANCRAZIO: Che vole i’ mio? (estraendolo di tasca) La guardi, da questa parte l’è pulito... TAPINASSI: No, grazie. Lo piglio da i’ cassettone d’Arminio...

PANCRAZIO: La faccia, la faccia come la fosse in casa sua... tanto oh, l'è question di poco...

TAPINASSI:Lei la stia qui e se tornano la mi chiami subito... (uscendo) Guardate icché mi doveva capitare!

(esce)

(Pancrazio resta solo e girella per la stanza)

PANCRAZIO: (togliendosi di tasca l'orologio per vedere l'ora) Guardate che ora gli è! M’ hanno fatto chiudere bottega intra fine fatta. Anche Oscare sai! Un gli è parso i' vero di darsela a gambe: gli ha lasciato lì i’ marito della Gina, mezzo vestito e mezzo no... basta un lavorare. Stamani gli ho detto: Oscare spuntami un po’ i gambi a questi garofani sennò la corona la un viene bene... Uhm! gli è preso e co’ una scusa gli è scappato via! Brutto mangia a ufo!

(si sentono delle voci concitate da fuori)

PANCRAZIO:E ora icché v’è?

ARMINIO: (da fuori) Ho detto che unn’entro!

OSCARE: (da fuori) Andiamo sor Arminio, la faccia pochi versi!

EUGENIO: (da fuori) Andiamo babbo... l’è casa sua questa...

(entrano Oscare e Eugenio che trascinano Arminio il quale ha la testa bendata)

ARMINIO: (furioso a Eugenio) Che babbo e non babbo! La un si pigli tante confidenze... Io un la conosco giovane!

OSCARE: Oh sor Arminio, la faccia meno storie, la si metta a sedere! (asciugandosi la fronte) Maremma che sudata c'ha fatto fare, oh, un voleva mica venire!

ARMINIO: Giovanotto lei l’ha troppa boria per i' mi’ gusti! Io mi metto a sedere quando mi pare... (poi barcollando) Oddio le mi’ gambe!

EUGENIO: Visto babbo, la unne sta punto bene!

ARMINIO: E dai, un so’ i’ tu’ babbo io!

EUGENIO: Certo che l’é i’ mi’ babbo, la un vede come ci s’assomiglia?

ARMINIO: (dopo averlo guardato bene) Sie, icché avrei una faccia a bischero così, io? PANCRAZIO: Zitti, zitti provo io. (avvicinandosi cautamente) Arminio... Arminio... Arminio... ARMINIO: (si alza e fa per scappare) Oh, questo icché vole? A me mi fa paura tutto vestito di nero così!

PANCRAZIO: Arminio un tu mi riconosci? So’ i’ tu’ fratello Pancrazio...

ARMINIO: La un s’avvicini tanto, la mi faccia i’ piacere, la tenga le distanze!

PANCRAZIO: (rivolto gli altri due) Macché, un riconosce nemmen me! (entrano Olga e lasignora Tapinassi)

OLGA: Sor Arminio!

TAPINASSI: Arminio, guardate che fasciatura, poer’angiolo!

ARMINIO: Vai, e queste chi le sono?

OSCARE: (piano) Una l’é la su’ futura moglie!

ARMINIO: (avvicinandosi a Olga) Uhm, però! Bellina me la sarei scelta!

OLGA: (allontanandosi) Oh, ma icché vole?

TAPINASSI: Arminio, ma icché tu dici! So’ io la tu’ futura moglie!

ARMINIO: (dopo averla squadrata da capo a piedi) No, no, vu vi sbagliate! Un so’ io quello che vu cercate voi. Io una cammellona così un la piglierei mai, no no!

TAPINASSI: Oddio, ma icché mi dice?

OLGA: (gongolando) Gli ha perso la memoria ma gli ha ritrovato i’ bon gusto!

OSCARE: (piano a Olga) L’ho belle rovistato tutto: addosso la ricevuta un 1’ha.

OLGA: Madonnina!

OSCARE: Sor Arminio la venga qui. La si metta a sedere: la mi guardi...

ARMINIO: Icché tu saresti i’ mi’ figliolo anche te?

OSCARE:No, io so’ solo i’ garzone di bottega...

ARMINIO: Ah, icché ci s’ha un forno?

PANCRAZIO: Macché forno! Ci s’ha un'impresa di pompe funebri: casse da morto, corone, guanciali, trasporti...

ARMINIO: (facendo le corna) Ma che me lo tenete lontano? Questo coso nero a me mi fa paura! Mi  pare un becchino!

PANCRAZIO: Allora si ricorda! Che te ne rammenti Arminio che ho fatto tre anni i' becchino a Trespiano?

ARMINIO: Io un l’ho mai vista in vita mia, la si figuri se mi ricordo che la faceva i’ becchino! Io co' morti un voglio avere nulla a che fare! (facendo di nuovo le corna)

PANCRAZIO: Eh, gli è un bel lavoro!

OSCARE: Zitti, zitti un me lo distraete! La mi guardi. Lei sor Arminio la tornava verso casa, l’ ha svoltato l’angolo e poi... poi icché gli é successo?

ARMINIO: E dai e ritonfa! Ma allora tu sei duro eh? Un me ne ricordo... (pensando un po') Aspetta, aspetta... qualcosa mi viene in mente...

OSCARE: Zitti…zitti…

ARMINIO: Mi ricordo quand’ero un ragazzetto...

OLGA: Eh l’è un dì da fichi!

ARMINIO: Quand'ero un ragazzetto mi divertivo a giocare a muriella... sapete con quei sassi spianati. Io tiravo di striscio su ‘ terreno... Ero forte di nulla! Si poteva anche tirare a colombella, eh? Vinceva chi cascava addosso a quell’altro. Aspettate vi fo vedere... indo’ gli è un sasso?

OSCARE: Meglio palaia!

TAPINASSI: (intromettendosi) Arminio, Arminio un gli dare retta a quelli lì. Guarda me. Senti ma... un tu ti ricordi di nulla, di nulla?

ARMINIO: Sì... sì... mi ricordo...

TAPINASSI: (voltandosi raggiante verso gli altri) Visto? Ci volevo io!

ARMINIO: ... mi ricordo per Ceppo si faceva una capannuccia ma così bellina, ma così bellina che ce la invidiava anche i’ prete. S. Giuseppe, bello gli era! Co’ una barba... Ma gli s’era rotto un braccio, poerino!

OLGA: Ma sentite icché va a incespicare!

PANCRAZIO: Gli è vero però. Glielo riattaccavo sempre io e dopo pochino gli ricascava giù.. TAPINASSI: Ma la si cheti lei, la faccia i’ piacere!

OSCARE: (alla Tapinassi) Meno male che c’era lei, la bravona, vero? Eh s’è visto!

TAPINASSI: Arminio, Arminio o come un tu ti ricordi? Tu mi dicesti che gli era stato i’ giorno più bello della tu’ vita quella domenica... (abbassando la voce per non farsi sentire dagli altri) …alle Cascine... te e io!

ARMINIO: Ah, alle Cascine!

TAPINASSI: (voltandosi trionfante verso Oscare) Visto?

ARMINIO: S’era alla festa di’ grillo per l’Ascensione. Avevo un par di calzoncini alla marinara... OSCARE: (alla Tapinassi) Eh l’ha fatto un bel capo di lavoro!

TAPINASSI: Comunque piano piano si ricorda della su’ vita!

OLGA: Accidenti ci vole un po’ per arrivare ai giorni nostri! Siamo a quando vestiva alla marinara...

EUGENIO: Poero babbo! O come si fa? Se la poera mamma la fosse qui!

ARMINIO: La mamma? La faceva un migliaccio la mamma! Venivan persin di fori a mangiarlo... a pensarci bene la zia Rosina la lo facea ancora più bono... con una cupola di pinoli sopra!

TAPINASSI: Io un lo posso nemmen sentire!

OSCARE: Chiamate la Fidalma, può darsi che lei la gli smova qualcosa. Del resto gli è trent’anni che la sta in questa casa! Lesta Olga, va’ te!

OLGA: Sì, subito!

 (esce)

TAPINASSI: Arminio ascolta, un ci fare star male a questo modo: te tu sei Arminio Ciabattini. Tu sei conosciuto in tutta Firenze perché insieme a i’ tu’ fratello Pancrazio, tu sei titolare di un’impresa di pompe funebri...

(Arminio si tocca e fa gli scongiuri)

OSCARE: E gli è inutile che la si tocchi. Gli é così!

TAPINASSI: (continuando) Tu stai in questa casa co’ i’ tu figliolo e la nora. Trappoco ci starò anch''io perché fra meno di du’ mesi ci si sposa.

(Arminio guarda interrogativamente gli altri)

OSCARE: Oh, la l’ha scelta lei, mica noi!

TAPINASSI: Arminio so’ la tu’ Argene, la tu’ futura moglie, dammi un bacino...

ARMINIO: Bacino? E bacinella sai, badati di lì!

 (entrano Olga e Fidalma che ha una fascia stretta intorno alla testa)

ARMINIO: O quella chi l’é? Icché l’ha perso la memoria anche lei?

FIDALMA: E mi dole i’ capo!

TAPINASSI: Vedi Arminio, quella l’é la Fidalma, la serva...

ARMINIO: (avvicinandosi e squadrandola davanti e di dietro) Insomma ci s’ha anche la serva eh? Ma senti, allora la un ci si passa mica tanto male eh? Un po' di quattrini ci s’hanno e quelli si sa, un guastan mai! (guardando Fidalma) Certo la si poteva pigliare anche più giovane e piu’ bellina di questo cantero qui. (Fidalma lo fìssa a bocca aperta) Icché la tiene la bocca aperta a codesto modo? Tanto un gli cova nulla!

FIDALMA: (alzando la voce) Oh la senta! La un faccia tante sguerguenze, sennò piglio e torno a S. Donnino. Un so’ mica alla fetta eh? Qualcosa da parte ce l’ho anch’io!

OLGA: (sottovoce) Guarda se tu gli rispondi per bene, un tu gli abbia a far venire una crisi più acuta!

FIDALMA: Ora sta’ a vedere che l’è colpa mia! O un lo so, tanto qui l’é sempre così. Ne busca i’giusto per il peccatore! Ohi ohi la mi’ testa, la mi va in frantumi...

TAPINASSI: (secca) Questo unn’ è possibile. Te la testa un tu ce l’hai mai avuta!

FIDALMA: O lei icché l’ha da avere da me? La mi fa sempre certe mossacce! Garbino morì vero?

PANCRAZIO: (guardandoli tutti) A me vu mi fate proprio ridere. Arminio gli sta male e voi vu vi mettete a becchettarvi come galline. V'avete più numeri voi di' botteghino di' lotto!

ARMINIO: Lotto.. lotto... questa parola la mi ricorda qualcosa... ma icché?

OSCARE:  Icché, icché..?

ARMINIO: Mah... lotto... lotto... ah ci so'!

TAPINASSI: Ci siamo, se ne rammenta!

ARMINIO: L'otto... l'otto... vien dopo i’ sette e prima di' nove...

OLGA: Sie!

ARMINIO: Eppure mi ricorda qualcosa davvero!

(tutti gli si fanno intorno ansiosi)

 EUGENIO: Babbo i numeri che l'ha giocato...

OSCARE: Sor Arminio l'ha vinto un monte di soldi...

OLGA:La ricevuta indo’ la l'ha messa?

FIDALMA: Che gli s'ha a dare un cognacchino per vedere se gli torna a mente?

ARMINIO: (infastidito) Ma che mi lasciate un po' benavere! Un mi ricordo nulla, nulla e nulla: Buio completo! (si siede al tavolo e si prende la testa fra le mani)

(i presenti si guardano l'un l'altro sconcertati)

OSCARE: Qui un c'è che una cosa da fare: buttare tutto all'aria e vedere se si trova questa benedetta ricevuta!

OLGA: T'hai detto proprio bene Oscare: io vo a vedere in camera sua. Se tante le volte l'avesse messo nell'armadio o ni' cassettone...

TAPINASSI: Guarda anche nella cassapanca...

EUGENIO:... e ni' comodino indo’ tiene l'orinale...

OLGA: In quello guardaci da te, bischero!

OSCARE: Aspetta, vengo con te!

(escono)

TAPINASSI: Io vo a vedere ni' salotto bono, sotto a i' canapè, dentro la vetrina... e te Fidalma vai giù in cantina...

(esce)

FIDALMA: Sie, tra i topi la mi manda a frugare! Perché la un ci va lei in cantina?

EUGENIO: Zitta uggiosa, ci andrò io.Te allora vai in cucina, butta all'aria pentole, tegami, padelle...

FIDALMA: Sie, e poi chi rimette a posto? La ciuca eh?

EUGENIO: Un ti preoccupare, fila vai!

(esce insieme a lei)

PANCRAZIO: E io vo a vedere ni’ licitte perché un si sa mai!

(esce)

ARMINIO: (rimasto solo, rimane un minuto in silenzio, poi alza la testa e si guarda intono) Io un so piu’ chi sono,  gli é vero, però una cosa l’é certa: se stavo davvero in questa famiglia, ero proprio un bel disgraziato!

CALA LA TELA

TERZO ATTO

La scena si apre sul salotto. Fidalma sta cucendo.Ogni tanto guarda verso la vetrina dove occhieggiano delle bottiglie di liquore e di vino. Ad un certo punto smette di cucire, si guarda intorno con circospezione poi si avvicina alla vetrina, apre lo sportello e tira fuori una bottiglia di vino e un bicchiere.

FIDALMA: Vai, ora che un c'è nessuno in giro gli voglio dare un gocciolino. (versa il vino e lo beve) Ah, gli è tanto bono! I’ mi' poero babbo diceva sempre: bevete i' vino perché l’acqua la fa venire i bachi in corpo! (beve un altro sorso, poi ripulisce il bicchiere col grembiule e rimette tutto a posto) Oh, ora sì! Vo avanti bene tutt' i' giorno (parlando fra sé e sé) Sì, perché qui l’é una banda! Da quando i' sor Arminio s' è messo a fare lo smemorato l’é peggio di prima: son tutti nervosi, agitati... e per sfogassi se la pigliano con me, 'nteso. No, ma io gliel’ ho detto eh? Piglio e torno a S. Donnino! Mi fanno sempre certe parti e a me mi tocca stare zitta e gonfiare... Certo so' proprio sfortunata... (guarda la vetrina)... Bisognerebbe bevici sopra... (si alza ma quando sta per aprire lo sportello si sente chiamare)

BICE :(da fuori) Fidalma? Olga? Un c' è nessuno?

FIDALMA: Vai, e ora icché la vole questa? Eccomi, eccomi. (apre)

BICE: (entrando) L'abbia pazienza sora Fidalma ma m'è cascato un calzino di sotto...

FIDALMA: Icché tu vuoi che sia, si va a ripigliarloo. Quando si pole fare un piacere...

BICE: (imbarazzata) Eh sa, a tendere i panni qualche volta cascano...

FIDALMA: (sorniona) Ma dimmi un po', no che ci sia nulla di male eh? Ma... da un pezzo in qua... o un ti casca un po' troppa roba?

BICE: Ma... icché la vorrebbe dire?

FIDALMA: Nulla, nulla. (guardandola meglio) Però tu sei diventata tutta rossa! Allora l'è vero! BICE: L'è vero icché?

FIDALMA: Che ti piace Oscare e che tu butti la roba apposta per vedello!

BICE: Ma.. … io... veramente...

FIDALMA: Sta' tranquilla nina.... a confidarti con me l'è come confessassi co' i' prete. Io un dico nulla a nessuno. Io so' una tomba.

BICE: Mah, allora già che l’è entrata ni’ discorso .. gli confesserò che... (abbassa la voce) Siamo fidanzati di nascosto!

FIDALMA: (trionfante) Eh, ma io me n'ero avvista sai! La Fidalma l'è vecchia ma la ci vede bene! Vu vi davi certe occhiate infocate!

BICE: Oh, ma la un dica nulla a nessuno, eh?

FIDALMA: Un so’ mica grulla !

(entra Olga)

OLGA: Fidalma l’é un po' che ti cerco... (vedendo Bice) Oh Bice, che volevi qualcosa?

FIDALMA: L'è venuta a ripigliare un calzino che gli era cascato di sotto. (poi sottovoce) L'è la dama di nascosto di’ su' fratello!

OLGA: Come?

FIDALMA: (un po' più forte) L'è la dama di' su' fratello!

BICE: (risentita) Oh Fidalma! Meno male che l’era una tomba vero?

FIDALMA: (interdetta)... Via... vo a pigliartelo nina,  eh?

(esce)

BICE: (arrabbiata) Ma guardala bellina! Un ci credere sai, Olga!

OLGA:(sorridendo e abbracciandola) Un ti preoccupare Bice perché io so' contenta sai! Te tu sei una bella figliola, lui un se ne parla: insieme vu state proprio bene! Ah, un ti credere Bice, anche se sono diversi anni che so' maritata, me lo ricordo ancora icché vole dire essere innamorata! Tu sapessi che batticore quando Eugenio mi rivolse la parola  per la prima volta!

BICE: Davvero? Raccontami ogni cosa!

OLGA: Mettiti a sedere... oppure t' hai furia d'andare a tendere i panni?

BICE: ... Che deve arrivare Oscare?

OLGA: Sì, a momenti dovrebbe essere qui.

BICE : Allora unn' ho furia!

OLGA: (iniziando a raccontare) Sai, lui veniva in via di’ Corso, sempre tutto elegante, un gli pendeva mai un pelo. Comprava i' giornale poi si metteva a sedere su i’muro indove io vendevo i sigari. (imbarazzata) Sai... facevo la sigaraia prima di conoscilo…insomma con questo giornale in mano… faceva finta di leggilo, ma io lo vedevo: ogni pochino mi guardava...

BICE: (con interesse) E poi? E poi?

OLGA: Poi un giorno si fece coraggio e si presentò: Eugenio Ciabattini mi disse. Ci si mise un po' a discorrere e io gli chiesi: ‘Ma lei, sempre tutto vestito bene, o che lavoro la fa?" E lui rispose: "sa... so' nei trasporti". Io, un chiesi di più' però tornando a casa l'era tutto un pensare “Chissà icché gli avrà? Carrozze, automobili!” Poi, quando ci si fidanzò me lo disse. Gli era nei trasporti sì... ma funebri! Rimasi di nulla!

BICE: A me invece un me ne importa nulla se Oscare fa qui’ lavoro. Meglio fare i' becchino che i' disoccupato, perché oggigiorno se uno un lavora, come pole mettere su famiglia?

OLGA: Mah, io a dirti la verità, fino a poco tempo fa ci pativo. Quando passavo a braccetto co' Eugenio, chi ci faceva dietro le corna, chi gli scongiuri... Poi quando l'è venuta fori la storia della vincita a' i' lotto di' sor Arminio, s'era cominciato a fare dei programmi. Prima cosa si sarebbe andati a stare per conto nostro e poi Eugenio gli avrebbe messo su un'altra attività!

BICE: Ma senti un pochino!

(Rientra Fidalma col calzino in mano)

FIDALMA: Ecco i' calzino!

OLGA: Senti, vai a vedere icché la fa la sora Tapinassi di là in cucina. Ci scommetti la fa attaccare ogni cosa?

(Fidalma esce)

OLGA: L'ho mandata via perché l'è troppo ciacciona! Insomma icché ti dicevo? Ah sì! Si sarebbe pensato anche a Oscare: gli si sarebbe comprato una casina e così si sarebbe sistemato. (sospira)

BICE: E invece?

OLGA: E invece, tanto tu lo sai anche te. I’ sor Arminio un si ricorda un’acca, un si rammenta in dove gli ha messo la ricevuta. L’altro giorno ci si mise tutti insieme a cercarla, si buttò all’aria mezzo mondo ma un si trovò nulla.

BICE: C’è da sapere un accidente indo’ l’ha messa! In dove gli è ora?

OLGA: Eugenio e i’ sor Pancrazio l’hanno riportato da i’ dottore. Ma poi, da quando l’ è successa questa disgrazia c’ho sempre la sora Tapinassi fra i piedi. Anche oggi l’é venuta lei a fargli da mangiare perché a regola di noi la un si fida!

(entrano Pancrazio, Arminio e Oscare)

PANCRAZIO: Buongiorno, belle signore. Che c'è nulla di pronto per questi omini affamati?

OLGA: Uh, ancora no! Ma che ore sono?

OSCARE: Gli è quasi mezzogiorno! (vedendo Bice) Oh, Bice!

BICE: (tutta mielosa) Bongiorno Oscare! Bongiorno sor Arminio!

ARMINIO: Bongiorno ma io un ti conosco nina. O chi tu sei?

BICE: So’ la Bice, quella che la sta su... la figliola di Palle!

ARMINIO: (pensando) Palle,.. Palle... mah, t’avrai pazienza ma io un me ne rammento.

OLGA: (ansiosa) Allora, icché v'ha detto i' dottore?

OSCARE: Icché c'ha detto... c'ha detto che la botta l’è stata forte e che gli è venuta come una nebbia ni’ cervello... ecco, in sostanza gli ha detto così.

PANCRAZIO: Aspetta... riportale per bene le cose. I’ dottore gli ha detto che gli ha avuto un trauma cerebrale...

ARMINIO: ..E l’acqua fresca la gli fa male!

PANCRAZIO: (continuando) Un trauma cerebrale che gli ha causato questa amnesia temporanea.

OLGA: Temporanea? Allora vol dire che la dura poco, che la unn’è per sempre?

PANCRAZIO: Pare. I’ dottore gli ha detto così e gli ha detto anche che gli ci vorrebbe un trauma simile per ritrovare probabilmente la memoria.

OSCARE: (misurandogli uno scapaccione) Io gli volevo tirare subito un babbaleo ni’ capo per vedere...

ARMINIO: (con aria minacciosa) Icché tu volevi fare te?

OSCARE: Comunque la senta sor Ciabattini, noi la s’è portata da i’ dottore, gli s'è fatto vedere le fotografie di quando la si sposò con la sora Faustina, siamo stati a’ i’ Municipio per fagli vedere l’atto di nascita: noi, più di così un si sa icché fare. Se la ci crede bene e sennò la faccia come la vole (si avvicina a Bice e le passa una mano dietro la vita) O che mi posso arrovellare per quei soldi, per la bottega, per il lavoro...

PANCRAZIO: (invelenito) E un tu t’arrovelli per il lavoro, vai te! Lo sapete icché gli ha fatto ieri? Doveva consegnare du’ corone in via dell’Oche a’ i’ numero 77 perché gli era morto un vecchino e invece icché ti fa lui?

OSCARE: Eddie, bada lì icchè sarà mai!

PANCRAZIO: Diglielo, diglielo! Tu ti vergogni eh?

ARMINIO: Insomma, che c’è da sapello icché gli avrebbe fatto?

PANCRAZIO: Gli ha portato le corone, invece che a i' 77 a i' numero 11 indove guarda caso, si stava festeggiando i trent’anni di matrimonio d’un  consigliere comunale.

OSCARE: (ridendo) Vu vedessi che scena! T' arrivo lì tutto sudato con queste corone a spalla, entro ni' salone pieno di gente tutta vestita bene e vocio: "Chi l'ha a avere?" (ridendo) Un silenzio! Un fiatava nessuno! E la moglie di' consigliere comunale la prese e la gli tirò una manata a i' su'marito: "L'era questo i' regalo che tu' m’avevi promesso?" (ridendo di gusto) Io un m'ero mai divertito tanto!

PANCRAZIO: (invelenito) E ride, lui qui’ mammalucco. Tanto icché gli fa, la nomea un se la rovina mica lui! Venne a bottega i' consigliere comunale, mi trattò come un pellaio!

OSCARE: (scattando) Oh, un cominciamo a offendere, eh! Se la me l'aveva scritto meglio l'indirizzo, questo un succedeva. La fa certi numeri a bischero, io i' 77 l’ho preso per un 11.

PANCRAZIO: Che lo senti Arminio? (ma vedendo il fratello un po’ assente, si fa triste). Ma già, a lui ora gli s’è annebbiato i' cervello. Icché tu vuoi che gli importi della bottega, della nomea, dei debiti... ho tutto sulle spalle io, ora!

ARMINIO: Brav'omo...

PANCRAZIO: (disperato) Brav'omo mi chiama...

ARMINIO: Brav'omo, se vi potessi aiutare... ma la mi creda, a me i morti mi fanno impressione...

PANCRAZIO: (commuovendosi) Voi forse un vu potete capire ma io... questo lavoro l'è tutta la mi' vita... io unn’ ho mai fatto altro che questo! So fare delle belle casse, rifinite bene dentro e fori... So fare delle belle corone, co' colori accozzati come si deve... Insomma mi c'applico di molto, ‘nteso... E a vedere sciupare ogni cosa a questo modo mi piange i' core. (piangendo a calde lacrime) I debiti, i' mi fratello che mi chiama brav'omo, quello là (indicando Oscare) che unn’ ha voglia di fare nulla... (piangendo) Poera ditta Ciabattini (singhiozza).

(Tutti gli si fanno intorno per consolarlo).

OLGA: Via sor Pancrazio, la un faccia così (rivolta a Bice) Anche lui, unn’ ha preso nemmen moglie... unn'ha che i morti...

BICE: Poerino…

ARMINIO: (battendogli la mano sulla spalla) Via brav'omo... su... su…

OSCARE:Andiamo sor Pancrazio, la unn’ è mica un bambino! (e siccome Pancrazio singhiozza forte) Oh, gli ha preso proprio una bizza eh!

PANCRAZIO: (che inaspettatamente ha uno scatto furioso, afferra il bastone e si scaglia verso Oscare) Accidenti a te, l'è tutta colpa tua ma io ti spacco i’ capo sai?

OSCARE: (scansandosi) Aiuto! Oh, i' vecchio gli è impazzito!

BICE: Fermo, fermo! Che me lo vole ammazzare?

ARMINIO: Oh brav’omo, la stia calmo eh?

PANCRAZIO: Calmo? Calmo? Io gli affitto i’ cervello a quello lì!

OLGA: Zitti! Icché vu vociate? Vergognatevi, ci sentan di fori. Bella figura si fa, sì!

PANCRAZIO: Guarda Oscare, io te lo dico per l’ultima volta. Metti i’ capo a i’ posto sennò tu ti ritrovi presto a pulire i vespasiani, te lo dico io! E ora levati di qui. Vai a bottega. C’è da scaricare qui’ marmo e da accatastarlo per benino ni’ fondo.

OSCARE: (a Bice) Maremma, a pensacci sudo di già!

PANCRAZIO: E guardiamo di fare le cose per benino.

OSCARE: (prendendolo in giro) Per benino, per benino...

PANCRAZIO: (tace, lo guarda fisso e poi) Guarda Oscare, alla fine tu ti fai male...

OSCARE: A fare icché?

PANCRAZIO: Ti vergo una bastonata ni’ capo, tu vedrai...

OSCARE: (piano) Presto ti fo uno scherzo... e tu vedrai tu voci meno!

BICE: Oscare, te l’ho sempre detto anch’io: metti i’ capo a i’ posto e da’ retta a chi ti consiglia per i’ tu bene.

OSCARE: I’ mi’ bene?

BICE: Sì, perché io voglio che tu sia felice... Guarda anche se tu ti dovessi innamorare di un’altra... se te tu sei felice, so’ felice anch’io!

OSCARE: (un po' imbarazzato) Ma allora tu mi vuoi bene davvero?

BICE: Gli ha proprio ragione i’ sor Pancrazio, tu sei proprio un mammalucco. Se ti voglio bene? Te tu sei la luce de’ mi’ occhi!

ARMINIO: Nemmeno i piccioni di piazza di’ Domo tubano a questo modo.

OSCARE: Via, voglio essere serio davvero. Ora vo a bottega e per il trasporto di’ marito della Gina, penso a tutto io! Vi voglio far vedere che quando mi ci metto... andiamo Bice. Accompagnami a i’’ cancello...

BICE: (tutta contenta) Arrivederci a tutti!

(escono tenendosi per mano)

PANCRAZIO: (scettico) Mah, sarà! (a Olga) Mi dispiace nina che gli è i’ tu’ fratello ma a me un mi dà punto affidamento.

OLGA: Oh come l’è antipatico! La un dice di tenere all’impresa Ciabattini? E allora la gli dia la possibilità di riscattarsi no? Se ci si mette di buzzo bono, la vedrà icché gli è capace di fare i’ mi’ fratello…..

PANCRAZIO: Sì, sì, discorsi di molti ma fatti pochi! Via via, ora torno a casa mia... prima però, se vu permettete, avrei bisogno di fare un po’ d’acqua...

ARMINIO: Oh brav’omo, che vole stare con noi a mangiare?

PANCRAZIO: No Arminio, un te n’avere a male ma fra tutti vu m’avete fatto andare via l’appetito...

(esce tutto abbacchiato)

(Olga rimette a posto le sedie. In quel mentre entra dalla cucina la sora Tapinassi)

TAPINASSI:  Arminio, icché tu vuoi da mangiare oggi?

(Arminio struffia e non le risponde)

TAPINASSI: Oh, se un tu ti sostieni un po’, un tu recuperi.

ARMINIO: (rivolto a Olga) Ohi ohi, la mi fa piu’ fichi questa!

TAPINASSI: O dimmelo icché tu vuoi, no? So’ venuta apposta per custodirti un po!

ARMINIO: La un si confonda, io so’ di poche pretese. Mi basta un ovo affrittellato...

OLGA: Madonna santa, o se le un gli sono mai garbate l’ova!

TAPINASSI: (secca) Se gli ha chiesto un ovo, bisogna faglielo! (poi tutta dolce) Arminio, che lo vuoi cotto bene con la chiara un po’ abbrustolita oppure butto i’ torlo a crudo?

ARMINIO: O signora la venga via! Come gli è, gli è!

TAPINASSI: (premurosa) Che ci vuoi i’ sale e pepe o solo i‘ sale?

ARMINIO: Oh lei! Gli ho chiesto un ovo affrittellato, un gli ho chiesto mica di fare l’opera di’ Domo! Gli è due o tre giorni che  un vu riparate a dammi da mangiare. E quando la bistecca perché la fa sangue, quando i’ cervellino di’ conigliolo perché fa bene... mi s'è strappato anche i pantaloni da quanto so’ ingrassato...

TAPINASSI: (premurosa) Dammeli, dammeli, li do alla Fidalma. La te li ricuce in un fiatte!

ARMINIO: Sì, allora me li metto un altr’anno se sto dietro  lei!

TAPINASSI: (avvicinandosi tutta dolce) Arminio, che ti piacciono i mi’ capelli? So’ stata dalla pettinatrice apposta per te...

ARMINIO: (dopo averla guardata attentamente) A essere sincero la mi sembra un topo tettaiolo...

TAPINASSI: (arrabbiandosi) O perché tu mi tratti così male? E poi perché tu continui a darmi di’ lei? O un ci s'ha da sposare?

ARMINIO: La senta signora... io un lo so... forse glielo avrò anche  promesso ma... a dire la verità... io un mi sento. La un se n’ abbia a male ma... a me la un mi garba!

OLGA: Tu l'hai avuta!

TAPINASSI: (piuttosto invelenita) Un ti garbo? Un ti garbo? Ma allora... alle Cascine...

ARMINIO: Oh signora, gli è inutile che la pigli i cocci, eh? Io un la posso mica pigliare per forza... Se un mi sento, un mi sento...

TAPINASSI: (agitandosi) Ma tu sei di molto ignorante sai! Ti pigliasse i’ cimurro anche a te, vecchio bischero!

OLGA: Oh, icché la offende lei? Ci vole un po’ di garbo a dire le cose...

TAPINASSI: Sì, tanto tu sei garbata te... meglio stare zitti!

 OLGA: Di me l’ha poco da dire. Io lo specchietto ce l’ho pulito mica sudicio come i’ suo!

TAPINASSI: (prendendo borsa, cappello e guanti dall'attaccapanni) Ora basta! vVo via e un ci rimetto più piede in questa casa. Vu siete tutti grulli e te, (ad Arminio) te tu sei i’ più grullo di tutti!

OLGA: Oh, l’era l’ora!

ARMINIO: Bah, se la un torna, la manderà i panni….

TAPINASSI: (sfilandosi l’anello e gettandolo sul tavolo) To’, ripigliati i’ tu anellino, tanto gli era ino ino, un si vedeva nemmeno. E datevi un po’ di profumo, vu puzzate tutti di morti in questa casa!

ARMINIO: Lei la un si preoccupi, tanto dopo morta la puzzerà anche lei ni’ solito modo nostro! TAPINASSI: (con fare drammatico) A mai più!

(esce sbattendo la porta)

OLGA: (vociandole dietro) Boriona! Oh, finalmente la s’è levata di torno. (porgendogli la mano per complimentarsi) Sor Arminio, questa l’é la cosa più giusta che l’ha fatto in vita sua!

ARMINIO: (prendendosi la testa fra le mani) Zitta, zitta nina. Un mi sento tanto per la quale. Ho certi ronzii dentro a i’ capo, mi pare d'averci un nugolo di vespe...

OLGA: La vada un po’ a distendisi su i’ letto, poi quando gli è pronto in tavola, la chiamo io. La s'appoggi a me... L'ha fatto proprio bene a rompere i patti con quella strega!

ARMINIO: (guardandola) Ma che sei sicura nina che un tu sei te quella che dovevo sposare? OLGA: Sie, meglio palaia!

ARMINIO: No, perché tu mi piacevi di più, inteso?

OLGA: (lasciandolo) Oh, un facciamo scherzi eh?

ARMINIO: No, vien qua... ho fatto per dire...

(escono)

 (dopo pochi istanti rientra Pancrazio)

PANCRAZIO: Vai, ho belle fatto... o indo’ sono andati tutti? Mah, anderò via anch'io... (guardandosi intorno) Indo’ ho messo i’ bastone?

(in quel momento sente chiamare. Entra la signora Bellan, elegantemente vestita)

BELLAN: Signor Ciabattini? Signor Ciabattini? Che è permesso? Buongiorno!

PANCRAZIO: La venga, la venga ma l’arzi i piedi, sa c'è un po' di confusione.. ..

BELLAN: E' lei il signor Arminio?

PANCRAZIO: So' i’ su’ fratello.

BELLAN: (dandogli la mano) Senta, sono la signora Bellan. Mi ha fatto il vostro nome un giovane che ho conosciuto...

PANCRAZIO: (gongolando) Eh, unn’è per vanteria ma noi a Firenze siamo rinomati. Come si serve noi un serve nessuno!

BELLAN: Sì, in effetti mi hanno detto che siete molto bravi!

PANCRAZIO: Almeno dicano!

BELLAN: Senta, avrei bisogno di voi per un’occasione speciale, sa... si tratta di un addìo... come sono addolorata!

PANCRAZIO: Allora l’hanno indirizzata bene, siamo specializzati noi negli addii.

BELLAN: Senta, per quell’occasione io vorrei qualcosa di classico, non chiassoso, ma allo stesso tempo moderno, confortevole e resistente… qualcosa un po’ particolare, ha capito?

PANCRAZIO: Ho capito, ho capito però la roba l’ho a bottega...

BELLAN: ... ma non so... quel giovane mi ha dato questo indirizzo...

PANCRAZIO: Sarà stato chiuso. Che vole, da quando l’è successa la disgrazia a i’ mi’ fratello siamo stati più chiusi che aperti. A volte c’è i’ garzone... ma l’é meglio che la tratti con me.

BELLAN: Sì, certamente. Però volevo fosse chiaro che non vorrei una cosa che hanno tutti... vorrei qualcosa di inconsueto... che non avete fatto mai a nessuno... capisce?

PANCRAZIO: No, veramente unn’ ho capito nulla, comunque...

BELLAN: Senta, facciamo così: siccome ho molta premura, lei intanto prende le misure sulla mia persona, poi creerà qualcosa che si adatti alle mie caratteristiche.

PANCRAZIO :(stupito) Le misure? A lei?

BELLAN: O a chi, scusi?

PANCRAZIO: Oh signora, ma lei la scherza! Ma che si sente bene?

BELLAN: Io non scherzo affatto e non mi sono mai sentita meglio, se permette.

PANCRAZIO: Allora se la si sente bene vole dire che la unn’ ha bisogno di me.

BELLAN: Ma come non ne ho bisogno? La partenza è già fissata, ne ho bisogno eccome! PANCRAZIO: (sempre più stupito) Come? La "partenza" la la decide lei?

BELLAN: O chi, scusi? Che la vuole decidere lei?

PANCRAZIO: No, no per carità di Dio! Solo che la mi sembra una cosa di molto strana... ma se la lo dice lei! Allora pigliamo queste misure (estrae dalla tasca il metro)

BELLAN: (allargando le braccia) Prego!

PANCRAZIO: (abbassandole le braccia) La scusi, la tenga le braccia così signora... le mani la le tenga giù (le incrocia le mani) tanto “dopo” la unne smanarca mica a codesto modo, sa!

BELLAN: Oh bella! Io quando ho pagato voglio fare i movimenti che mi pare. Questa è bella davvero.

PANCRAZIO: (continuando a prenderle le misure) Mah, se la lo dice lei! (piano) A me la mi sembra tutta grulla! Si vede che prima della morte, la malattia la piglia i’cervello!

BELLAN: Come ha detto?

PANCRAZIO: (riprendendosi) No, dicevo…di che roba si fa? Che ha delle preferenze?

BELLAN: No, no. Io mi affido totalmente a lei. So che lei è un artista in questo campo, quindi modello e colore lo deciderà secondo le mie caratteristiche.

PANCRAZIO: Mah, io un sortirei dai soliti modelli classici, icchè la dice? Anche le rifiniture interne le si fanno classiche: qualche trina, un bel velo... maniglie in ottone lucido...

BELLAN : Maniglie?

PANCRAZIO: Maniglie, sicuro! Scusi, ma lei la unn’ è mica tanto leggerina! Le maniglie le ci vogliono.

BELLAN: (fra sé) Maniglie? Mah, sarà una nuova moda! Va bene!

PANCRAZIO: (sempre armeggiando con il  metro) E la senta, i’ trasporto come si fa?

BELLAN: Di quello non si preoccupi. Ho già fissato con una ditta di Genova, pensano a tutto loro. E poi, mi scusi, ma vi occupate anche di trasporti?

PANCRAZIO: Ah, noi si fa servizio completo. La si porta anche a Genova, carrozza di lusso, tiro a sei e canti di circostanza. Quelli gratisse.

BELLAN: (sconcertata) Mah, questa cosa mi sembra molto stravagante.

PANCRAZIO: Stravagante? Oh signora, a me la mi sembra lei stravagante. Io gli è quarant’ anni che fo questo lavoro e unn’ avevo mai visto l’interessato venire di persona a occuparsi d’ogni cosa in questo modo... co’ una freddezza, co’ un distacco... sembra quasi che "parta’ un altro. Io mi domando: ma icché gliene importa di’ modello particolare, confortevole, resistente! Mi pareva più indicato, che lo so... che fosse venuto i’ su marito per esempio... quando lei l’era  di già “partita” ma tutta questa furia francamente un la capisco. Veniva i’ su marito, gli sceglieva lui e bonanotte!

BELLAN: (cominciando a perdere la pazienza) Ma senti che ragionamenti! Che marito e non marito? Voglio scegliere io le cose che mi interessano, ci mancherebbe... e poi mio marito... parte con me!

PANCRAZIO: (incredulo) Parte con lei?

BELLAN: Certo! Cosa c’è di strano? Si va via insieme. Noi s’è sempre fatto tutto insieme e se c’è da partire, mio marito mi segue.

PANCRAZIO: (lasciandosi cadere su una sedia tutto sconsolato) Oddìo, oddìo che tragedia. La mi scusi ma io unn’ avevo capito l’urgenza e la gravita di’ caso. Oh mamma mia, partano insieme!

BELLAN: (avvicinandosi) Via, via non faccia così. Dopo tutto lasciare Firenze non è mica una tragedia!

PANCRAZIO: Come... come lasciare Firenze?

BELLAN: (ripetendo annoiata) Sì, gliel’ho detto. Io e mio marito ci trasferiamo a Genova e ho bisogno di un abito particolare per la festa d’addìo che diamo ai nostri amici.

PANCRAZIO: L’abito? Per la festa? Ferma…ferma..l’abbia pazienza ma….il nostro nome chi glielo ha fatto?

BELLAN: Me l’a fatto un giovanotto che ho conosciuto qualche giorno fa…un bel tipo davvero. Peccato che io sia già sposata, sennò ci avrei fatto un pensierino sopra.

PANCRAZIO: Come si chiamava, Oscare per caso?

BELLAN: Sì, sì, Oscare, preciso. Veramente le misure me le voleva prendere lui ma, capirà…eravamo ai giardini, com’era possibile? Allora mi ha dato questo indirizzo e mi ha detto: “Se non ci fossi io, si faccia servire pure dal mio socio, signor Ciabattini”…ma perché? Non capisco…

PANCRAZIO: Figlio d’un cane! Brutto disgraziato lui e chi me l’ha messo d’intorno! Gli venisse un accidente!

BELLAN: Scusi, ma che modi sarebbero questi? Parlare così forte di fronte ad una signora…ma in che razza di sartoria sono capitata?

PANCRAZIO: Ma che sartoria, signora! Noi ci s’ha una ditta di pompe funebri, c’ha inteso?

BELLAN:Pompe funebri? Ma allora…il velo…i canti di circostanza….le ..le maniglie…?

PANCRAZIO: Diamine, l’eran tutti accessori per un funerale! Gli è tutto i’ nostro garzone, qui’ delinquente, che si diverte a fare di questi scherzi ma appena torna, tu lo vedi, con una pedata lo butto fori!

BELLAN: Questa, questa poi! Ma è inaudito, prendersi gioco così di una signora! Mi rivolgerò alle guardie. In galera! In galera!

PANCRAZIO: La fa bene, signora! Vent’anni di galera gli hanno a dare a qui’ deficiente e a chi me l’ha messo tra i piedi i’ primo giorno.

(entra Eugenio)

EUGENIO: Di chi la dice, zio? Chi l’era quella signora?

PANCRAZIO: Di Oscare, dico. Brutto becero, si diverte a fare gli scherzi, lui.Manda la gente qui dicendogli che l’è una sartoria. Noi si vestono, l’è vero, ma quando sono belle e morti! Questo deficiente…ma quando torna lo ricardo sodo sodo.

EUGENIO: Ma icchè la s’arrabbia, zio? O un si sa come gli è Oscare? Se unn’era per l’Olghina…

(entra Olga)

OLGA: Icchè c’è da rammentare l’Olghina?

EUGENIO: No, nulla..sai si diceva..

PANCRAZIO:Si diceva di’ tu’ fratello, qui’ mascalzone, qui’ disgraziato..

OLGA: Oh, ma icchè la vole da i’ mi’ fratello? Lui più che fare i’su’ dovere…un lo so io…

PANCRAZIO: I’ su’ dovere? I’ su’ dovere? Accidenti! Ma io lo mando via, sai?

OLGA: (vociando) Lei la un manda via proprio nessuno...

(entra Arminio)

ARMINIO: O icché c’è, icché vu vociate?

EUGENIO: Nulla babbo, la un si preoccupi... i’ zio Pancrazio...

 ARMINIO: E n’ho poco di’ dolore a i’ capo, vu v’ avete a mettere anche a  vociare!

PANCRAZIO: Tanto un va piu’ nulla a pallino in questa casa, tutto a rotoli.. tuitto a rotoli...

(entra Oscare tutto spavaldo)

OSCARE: Tutto fatto! Tutt’ i’ marmo accatastato ni’ fondo per benino e i’ marito della Gina belle sistemato.

PANCRAZIO: (urlando) Eccolo lì! Brutto assassino, ma io l’ammazzo sai? L’ammazzo! (gli si avventa contro roteando il bastone)

OSCARE: (scansandosi) Oh, ma icché vole? Fermo!

ARMINIO: (entrando nel mezzo) Fermo co’ i’ bastone…fermo! (Pancrazio menando colpi alla cieca  colpisce Arminio in testa) Oddìo, oddìo! Ah, so’ morto! (crolla a terra privo di sensi)

OLGA: Madonnina! L’ha ammazzato!

EUGENIO: (soccorrendolo) Babbo, babbo! Oddìo, un risponde!

PANCRAZIO: (a Oscare) Hai visto, ora tu mi fai avere anche la morte di mi’ fratello sulla coscienza, criminale!

OSCARE: Criminale io? Lei sa, ora pigliano e la portano di peso a S. Salvi reparto agitati, bene!!

OLGA: (urlando) Fidalma, Fidalma! Corri, pena poco... mamma mia... ora s’è belle avuto i’ lotto e la ricevuta...

EUGENIO: (piagnucolando) Babbo, babbo! Su, la si ripigli (voltandosi verso gli altri) Oh, un ripiglia! Che sarà morto?

OSCARE: Macchè morto!... Per una botticina ni’ capo!(chinandosi su di lui) Sor Arminio, sor Arminio...che mi sente?

 (entra Fidalma)

FIDALMA: Icché v’è? (vedendo Arminio disteso in terra) Ah! Icché gli ha fatto?

OSCARE: (accennando a Pancrazio) Qui’ pazzerello gli ha tirato una bastonata...

PANCRAZIO: Te lo do io i’ pazzerello a te!

FIDALMA: Ma... che è ... ito?

OSCARE: Macché, un vu vedete respira? (dandogli degli schiaffetti) Su, su, sor Arminio, unn’ènulla.

FIDALMA: Diamogli un po’ da bere... (va alla vetrina e prende la bottiglia e due bicchieri)

OLGA: Per farne icché di due bicchieri?

FIDALMA: Un  gocciolino anche  per me, no? Ho avuto una paura di nulla!

ARMINIO: (lentamente riprendendosi) Ohi ohi, la mi testa... indo’ so? Icché gli è successo?

FIDALMA: Sor Arminio, la beva un gocciolino!

ARMINIO: (la guarda attentamente poi le allontana la mano) Te tu sei sempre la solita eh? T’hai sempre la bottiglia in mano!

FIDALMA: (allibita) Sor Arminio... so’ la Fidalma!

ARMINIO: Ti vedo, ti vedo. Bellina tu sei!

 (Oscare e Eugenio lo aiutano a tirarsi su)

OSCARE: Sor Arminio... ma allora lei... noi siamo...

ARMINIO: (guardandoli) Du’ bischeri vu siete! Che m’aiutate a rizzarmi oppure devo chiamare qualcuno di fori?

(Oscar e Eugenio dallo stupore lo lasciano andare e Arminio ripiomba in terra).

OSCARE: (correndo a abbracciare Pancrazio) Gli è tornato in sé! Si ricorda chi gli è!

PANCRAZIO: (guardandolo male) Stammi lontano te perché un’altra volta unne sbaglio.

OLGA: (abbracciando Eugenio) Gli ha riconosciuto la Fidalma! L’ha riconosciuta!

FIDALMA: Che emozione! Io bisogna beva un gocciolino! (versa il vino nel bicchiere e beve)

ARMINIO: (guardandoli stralunato) Ma questi son tutti grulli, sai! (urlando) Che mi tirate su, sì o no?

OSCARE: (aiutandolo) La venga sor Arminio... piano piano così. La si segga pianino... (sottovoce agli altri) Un gli abbia a ritornare la nebbia ni’ cervello!

ARMINIO: Insomma che mi volete spiegare icché succede? O so’ pazzo io o vu siete grulli voi, il che gli è più probabile. Mi ritrovo sdraiato in terra con tutti voi d’intorno che invece d’aiutarmi, vu vi mettete a ballare...

PANCRAZIO: (avvicinandosi a braccia aperte) Arminio... Arminio...

ARMINIO: Da’ retta Pancrazio, ma che hai bevuto anche te come la Fidalma?

EUGENIO: No babbo! II fatto l’è che l’altro giorno l’é stato arrotato e per una settimana l’ha perso la memoria....

ARMINIO: Sie, raccontamene un’altra, vai!

OLGA: Sì, Eugenio dice i’ vero. La un si ricordava più chi l’era lei, nè chi s’era noi...

ARMINIO: Ma icché tu mi racconti?

OLGA: L’ha disdetto anche i’ matrimonio con la sora Tapinassi...

ARMINIO: (si alza agitato) Icché ho fatto? Ho disdetto...

EUGENIO: Sì, però, la notizia più bella l’é che… la indovini...

ARMINIO: Icché?

EUGENIO: La indovini!

ARMINIO: Tira via, pena poco, icché c’è?

EUGENIO: Che si ricorda quei numeri che l’aveva sognato e che la giocò a i’ lotto?

ARMINIO: Diamine che me li ricordo! I’ 47, i’ 18 e i’ 34... e allora?

EUGENIO:Sono usciti tutti e tre sulla rota di Firenze.

ARMINIO: No!Unn’è possibile!

OLGA: L’ha vinto dei milioni!!

ARMINIO: Ho vinto... (ripensandoci) Icché, ho disdetto i’ matrimonio con l’Argene Tapinassi?... Ho fatto bene! Da oggi sarò i’ vedovo più corteggiato di Firenze. (a Fidalma) Bevi, bevi Fidalma, alla salute di tutti!

(tutti ridono contenti)

OLGA: (avvicinandosi) Però, sor Arminio, ci sarebbe un piccolo particolare… la ricevuta di’ lotto...in dove la l’ha messa? Sa, quando l’ha perso la memoria, la un se ne rammentava più!!

ARMINIO: (pensandoci su) La ricevuta? Ah sì, vu sapessi! Avevo trovato un nascondiglio di nulla! L’avevo nascosta a bottega. (a Pancrazio) Ni’ magazzino, proprio in fondo, c’è quella bara... quella lunga lunga?

PANCRAZIO: Quella che un ci riesce mai di dare via?

ARMINIO: Proprio quella...

OSCARE: (interviene impallidendo) Quella scura in fondo... quella che si diceva: "L’è adatta per uno alto due metri?”

ARMINIO: Sì, proprio quella! Lì l’era a i’ sicuro: chi tu vuoi sia alto due metri...

OSCARE: (accasciandosi su una sedia)... I’ marito della Gina!

OLGA: (urlando) Chi Gina?

OSCARE: I’ marito della Gina. Ce l’ho chiuso proprio io... a quest’ora l’é belle sotto terra...

PANCRAZIO: (agitando il bastone) Disgraziato che un tu sei altro!

EUGENIO: Mamma mia... babbo icché si fa ora?

(Arminio rimane impietrito, poi sfila una corsa e esce)

OLGA: Oddìo... e ora indo’ va?

EUGENIO: Babbo, babbo!

ARMINIO: (riappare con una vanga, una zappa e un rastrello e rivolgendosi a Oscare) Con te fo i conti dopo. Armatevi e partiamo!

OSCAR: Indo si va?

ARMINIO: Destinazione cimitero! (al pubblico) No, gli lascio lì sotto!

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