I tre testamenti
AUTRICE
GIUSEPPINA CATTANEO
http://giusicopioni.altervista.org/
POSIZIONE S.I.A.E. N 193077
Codice opera Siae 914805A
TITOLO
I TRE TESTAMENTI
COMMEDIA IN TRE ATTI
Personaggi
VALENTO
ROMILDA moglie Valento
GIACINTO dottore
GIROLAMO postino
ALBINA moglie Giacinto
VILMA moglie postino
CONCITA amica di Romilda
DON EGIDIO parroco
FELICITA vicina di casa
TRAMA
Romilda, stanca di avere un marito pensionato e a suo dire, un nullafacente e un perdigiorno. Valento, il marito di Romilda, volendo verificare se la moglie avrebbe cambiato idea sul suo conto, si finge morto, grazie allaiuto dellamico medico, Girolamo. Infatti, con il defunto nella stanza accanto, la moglie descrive il marito ricco di pregi e senza difetti. Valento per, non ha pensato ai possibili propositi della moglie, condizionata dalle amiche: regalare i suoi vestiti, trovarsi un nuovo marito e cremare il defunto. Per questo motivo, il povero Valento, sempre con laiuto del fidato amico, escogita un piano: far ritrovare alla moglie ben tre testamenti con i quali spera di ostacolarla.
ATTO PRIMO
Casa di Romilda e Valento. In scena parecchie cianfrusaglie.
SCENA I
Romilda
ROMILDA. (Sta spolverando un mobile) che stanchezza! Che stanchezza! Sono veramente stanca di fare sempre le pulizie! Fortunate coloro che si possono permettere la cameriera! Sapete che fanno le signore di casa? Si trovano un lavoro solo per mantenere la serva. una gran bella cosa per. Se potessi, andrei anchio a lavorare pur di non far le pulizie a casa, ma con la fortuna che mi ritrovo, troverei un lavoro come cameriera! E poi, guardate, guardate quante cianfrusaglie mi ritrovo per casa! Ora che mio marito in pensione, trascorre tutto il suo tempo in discarica e porta a casa, tutti questi e questi che, come vedete non so nemmeno come definirli!
SCENA II
Romilda e Concita
CONCITA. (Entra dal fondo) ciao Romilda. Il tuo campanello ancora rotto? da due ore che sto suonando.
ROMILDA. Ciao Concita. Non girare il coltello nella piaga, da tempo che sto chiedendo a mio marito di sistemarlo, ma lui, da quando andato in pensione ha contratto la malattia della lazzaronite.
CONCITA. Capisco ci che vuoi dire anche se io non sono sposata. (Al pubblico) non conosco donna che non pensi questo del proprio marito.
ROMILDA. Concita, siediti pure e fa' come se fossi a casa tua.
CONCITA. (Si siede sul divano, si spoglia le scarpe e si stende).
ROMILDA. (La guarda in modo strano) scusa Concita, che stai facendo?
CONCITA. Non mi hai appena detto di fare come se fossi a casa mia? Io a casa mia faccio cos.
ROMILDA. Si, immagino il mio per era solo un modo di dire una frase di cortesia, insomma.
CONCITA. Beh, se era solo un modo di dire, forse avresti dovuto evitarlo. (Al pubblico) le donne? Tutte cos! Dicono una cosa ma vogliono intenderne un'altra. Romilda, sono passata da te per dirti di Bepi Mon. Sai che mi ha detto?
ROMILDA. Se lo ha detto a te, io come faccio a saperlo? Su, racconta allora.
CONCITA. Mi ha raccontato che quando stava lavorando a Genova, si staccata un'impalcatura alta dieci metri e sono caduti dieci operai. Sono morti tutti tranne lui, lui l'unico che si salvato.
ROMILDA. Davvero? (Al pubblico) Bepi ne spara sempre grosse.
CONCITA. Si certo. Pensa che ora l'impresario, dovr risarcire con un sacco di soldi le famiglie di quelle povere persone morte.
ROMILDA. Povero Bepi, quando c' da guadagnar qualcosa, lui non c' mai! proprio nato sfortunato.
CONCITA. E morir sfortunato.
ROMILDA. Non voglio far dei nomi, ma di sfortunati ce ne sono ancora in giro (indica se stessa).
CONCITA. Come? Tu?
ROMILDA. Io, proprio io! O forse l'hai sposato tu mio marito?
CONCITA. Io, sono ancora una signorina o come si dice al giorno doggi, singola, e sono contenta di essere quel che sono. Tuo marito, scusa se mi permetto, non lo vorrei nemmeno se fosse lultimo uomo sulla terra.
ROMILDA. (Ironica) grazie, tu si che sei veramente un'amica e come un'amica sai proprio sollevare il morale alla propria amica.
CONCITA. Come vedi puoi contare benissimo su di me. A proposito di tuo marito, lo sai che oggi l'ho incontrato? Per lui non mi ha visto.
ROMILDA. S, lo so, me lo ha detto.
CONCITA. Stava con lui il figlio del dottor Giacinto. Romilda, che belluomo
ROMILDA. (Preoccupata) chi? Mio marito?
CONCITA. Non tuo marito, il figlio del dottore! Vuoi che sia bello tuo marito ora?! A proposito di bellezza, sai che il signor Belessa andato alle Moldive in viaggio di nozze?
ROMILDA. Lo so, lo so. Me l'ha detto sua moglie che sarebbero andati alle Maldive.
CONCITA. Maldive? Non si chiamano Moldive?
ROMILDA. No, quelle sono le Moldave che si trovano in Moldavia. Queste invece sono le Maldive che si trovano alle Maldive. Non chiedermi per in che parte del mondo sono posizionate perch non lo so.
CONCITA. E tu dov' che sei andata in viaggio di nozze che non ricordo?
ROMILDA. Non ricordi perch non te l'ho mai detto. Allora, io sono andata a Firenze mentre mio marito andato a Venezia. Ti rendi conto che non abbiamo mai litigato?
CONCITA. Perdonami ma non ci credo, con tuo marito impossibile non litigare. Per so che tu non mi racconti balle perci ti credo.
SCENA III
Romilda, Concita e Valento
VALENTO. (Entra dal fondo) ciao tesoro.
CONCITA. Valento, piano con le parole.
VALENTO. Alludevo a mia moglie, zitellona. (Al pubblico) tesoro a quella? Ma l'avete vista? Di "tesoro" quella pu avere soltanto il conto in banca.
ROMILDA. Smettila di raccontare stupidaggini e porta via da questa casa tutta questa spazzatura che mi non serve a nulla.
VALENTO. Questa non spazzatura. Sono attrezzi che hanno una loro funzione.
CONCITA. Per esempio?
VALENTO. A te non dato interessarti di faccende che non ti riguardano. Questa non casa tua. Romilda, appena riesco a capire a cosa servono, ti giuro che sarai la prima ad essere informata.
ROMILDA. Valento, non ne posso pi di te! Non ti sopporto pi! Perch tu non sei normale come tutti gli altri uomini?
CONCITA. (Ride).
VALENTO. Perch ridi?
CONCITA. Ora non posso pi nemmeno ridere?
VALENTO. Certo che puoi ridere e fare tutto quello che vuoi. Si, ma fuori da casa mia!
ROMILDA. Valento, non essere sgarbato con Concita oaltrimenti oggi per te va a finire male. Cerca di cambiare atteggiamento o io o io non so che faccio! Che mi saltato in mente quel giorno di andare dalla zia a Brescia!
CONCITA. Quand' che saresti andata a Brescia?
ROMILDA. Trent'anni fa.
CONCITA. Non vedo come possa interessara a noi che tu trent'anni fa, ti sia recata dalla zia a Brescia!?
ROMILDA. Interessa a me, interessa a me! stato l che ho incontrato mio marito! Perch ho dato retta a mia madre!
VALENTO. Ti ricordo che da quando ci siamo sposati, non ti ho fatto mai mancare nulla. O sbaglio? Dimmi, dimmi, che ti manca. Guarda, guarda quante belle cose ti porto sempre a casa. E chiss quante altre ne porter ancora. (Mostra le cianfrusaglie della discarica).
ROMILDA. Provaci e io e io ti spedisco in discarica! Perch invece di tutta questa robaccia non mi porti a casa un aspirapolvere moderno? Una bella lavatrice nuova e perch no anche una bella asciugatrice? Un bel frigorifero di quelli americani e anche un forno a microonde?
VALENTO. E perch non una bella sedia elettrica? Concita, prima la farei provare a te e poi a te Romilda.
CONCITA. Smettila.
ROMILDA. Non capisco come faccio sopportarti ancora! Se potessi ritornare indietro io io
VALENTO. Tu che faresti?
SCENA IV
Romilda, Concita, Valento e Felicita
FELICITA. (Entrando dal fondo) eccovi qui voi due. Perch non avete chiamato anche me?
VALENTO. (Al pubblico) ora sono al completo. E suonare il campanello troppo disturbo?
ROMILDA. (Illudendo) suonerebbe se qualcuno si decidesse ad aggiustarlo.
VALENTO. Ma come? L'ho appena aggiustato due anni fa.
ROMILDA. E da allora non ha pi funzionato. Valento, non hai altro di meglio da fare ora?
VALENTO. No. (Si siede lontano dalla tre).
FELICITA. da molto che sei arrivata?
CONCITA. No, da poco.
VALENTO. A me sembra un'eternit.
ROMILDA. CONCITA. FELICITA. (Lo guardano risentite). Chiudi quel becco!
VALENTO. (Guarda dallaltra parte, poi guarda le tre che lo stanno ancora osservando e cos per due volte. Poi prende il giornale e finge di leggere).
FELICITA. Ragazze, sapete che Sandrella non sopporta pi suo marito? Con lui arrivata ai ferri corti.
ROMILDA. (Guardando suo marito, ironica) solo lei?
VALENTO. (Si alza il giornale come per coprirsi e finge di leggerlo pi interessato).
FELICITA. Per me Genio, ha vita breve in quella casa. Secondo me questa volta, divorziano.
ROMILDA. (Guardando suo marito, ironica) divorziano?
VALENTO. (Si alza il giornale di nuovo come per coprirsi e finge di leggerlo pi interessato).
CONCITA. Finalmente. Quel Genio cos dispettoso. E le frottole che racconta? Pensate che una volta mi aveva fatto credere che c'era un uomo che mi faceva la corte.
ROMILDA. Perch a te nessuno ha mai fatto la corte?
FELICITA. Nemmeno quel Lucio che ha fatto la corte a tutte le donne di mezzo paese?
VALENTO. (Al pubblico) Lucio, non uno stupido!
CONCITA. Stiamo parlando di Genio e non di me se non sbaglio!
ROMILDA. Evero. Al di la di tutto, comunque a me Genio non piace.
VALENTO. (Al pubblico) e meno male
FELICITA. Nemmeno a me. Qualsiasi cosa tu gli chiedi, lui ti da sempre ragione ma poi, fa sempre di testa sua.
ROMILDA. (Guardando suo marito, ironica) mio marito invece ti dice subito che hai torto!
CONCITA. E, poi un attacabrighe che non vi dico
ROMILDA. Non dire nulla, pensa che una volta ho confuso una cosa per un'altra, dovevi sentirlo!
FELICITA. Sandrella dice che da quando andato in pensione, in casa non muove nemmeno una sedia. Sapete che arrivata a dire persino che non vede lora di augurarsi vedova?
VALENTO. (Subito sistema una sedia) come mai questi portafoto sono disposti cos male? Li sistemo subito.
CONCITA. Io sono fortunata a non avere uomini per casa. (Ironica) ringrazio Dio di non avermi fatto incontrare lanima gemella come Valento e come Genio.
FELICITA. Sandrella alla disperazione e dice che che non riesce a farlo cambiare minimamente.
CONCITA. Dopo tanti anni, impossibile riuscire a cambiare un marito.
ROMILDA. Hai ragione Concita, quei mariti li (indica il marito) non modificano il loro carattere.
FELICITA. No, Sandrella intendeva che non riesce proprio a cambiarlo-cambiarlo: indossa sempre gli stessi abiti unti. E ultimamente non si lava nemmeno pi.
VALENTO. (Subito) dopo andr a fare una bella doccia.
CONCITA. vero, mi sono accorta anchio che non si cambia d'abito perch quando si avvicina puzza in un modo esagerato. Senza menzionare le macchie di unto su quella camicia.
VALENTO. (Si guarda e si odora).
ROMILDA. Dite pure quello che volete, ma uomini cos ci portano alla tomba.
FELICITA. Io ho dato gli anni pi belli della mia vita a mio marito Gianpiero, e lui, che mi ha da in cambio?! Nulla di bello ma solo tante tribolazioni. Ieri per esempio, come sapete ho compiuto gli anni, da Gianpiero, nessun regalo. Non so un fiore, un bacetto niente di niente!
VALENTO. Ieri era il giorno del tuo compleanno?
FELICITA. S, ieri era il giorno del mio compleanno e ho festeggiato solo con le mie amiche. (Indica Concita e Romilda).
VALENTO. (Al pubblico ironico) che amiche! E posso sapere quanti anni hai compiuto?
ROMILDA. Valento, non si chiedono mai gli anni ad una signora.
VALENTO. Davvero? (Guardandosi in giro) e dov?
ROMILDA. Spiritoso. Felicita, ignoralo, non rispondergli.
FELICITA. Non ho nulla da nascondere, perci glielo posso anche dire tranquillamente. Ho compiuto cinquantadue anni (o altro in base allet degli attori).
VALENTO. Cinquantadue anni? Anche l'anno scorso se non sbaglio hai detto che avevi cinquantadue anni!
FELICITA. Certo, per chi mi hai presa? Una che oggi dice una cosa e domani ne dice un'altra? Io, non cambio il mio parlare. vero Romilda?
ROMILDA. Esatto! Hai proprio ragione! (Al pubblico) devo imparare anch'io ad essere come lei.
VALENTO. (Al pubblico) e chi riesce a fargliela a queste?!
SCENA V
Romilda, Concita, Valento, Felicita e Girolamo
GIROLAMO. (Voce fuori scena) Valento, ho una raccomandata.
VALENTO. Entra amico mio.
GIROLAMO. (Entra dal fondo).
VALENTO. A questora stai ancora lavorando?
GIROLAMO. Ho quasi finito, questa l'ultima raccomandata che devo consegnare.
CONCITA. Quante ne avevi da consegnare? Due?
VALENTO. Girolamo, non dar retta a quelle tre che hanno solo buontempo e parlano per cambiar aria alla bocca.
ROMILDA. Tu zitto! Tu sei solo capace di mangiare e bere.
VALENTO. Girolamo, non diamogli retta e piuttosto fammi vedere cosa mi hai portato.
GIROLAMO. Una raccomandata.
VALENTO. Questo lo hai gi detto. Dammi
GIROLAMO. Prima devi mettere una firma qui (Gli porge un libretto).
VALENTO. Non ho gli occhiali con me, dai amico firma tu.
GIROLAMO. Io? Non so scrivere!
VALENTO. Tu fai il portalettere e non sai scrivere?
GIROLAMO. Valento, ti ricordo che per portare in giro la posta non devi saper scrivere, ma devi saper leggere.
ROMILDA. Dai qua, te la firmo io.
VALENTO. Eh no, la raccomandata mia e tu non la prendi. La firmo io, anche senza occhiali.
GIROLAMO. Fai anche la croce che va pi che bene. Io lo faccio sempre.
VALENTO. (Stupito) come? Tu fai la croce quando firmi?
GIROLAMO. Si certo, tutti quelli che non sanno scrivere fanno la croce. E spesso e volentieri fanno la croce anche coloro che sanno scrivere ma che non hanno con s gli occhiali.
VALENTO. (Titubante) allora faccio una croce?
GIROLAMO. Ma si! Fai la croce.
VALENTO. (Si fa il segno della croce) nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
GIROLAMO. Cosa stai facendo?
VALENTO. La croce! Tu mi hai detto che potevo fare la croce!
GIROLAMO. Non quella croce, ma la firma con la croce!
ROMILDA. Ragazze, avete constatato l'intelligenza di mio marito? Non sa nemmeno firmare con la croce. Girolamo hai un amico veramente ignorante.
VALENTO. (Al pubblico) avete visto? Io che so scrivere sono ignorante, Girolamo che invece fa sempre la croce per firmare, quello no. (A Girolamo) dammi la mia raccomandata in fretta e poi vai per favore. (Firma. A tutti) vi garba come croce oppure avete altre preferenze di stile?
ROMILDA. E tutto questo per non andare a prendersi gli occhiali che sono di l. Lazzarone pure l.
FELICITA. Non lamentarti Romilda, tuo marito almeno li ha gli occhiali ed andato dalloculista a farseli prescrivere. Mio marito Gianpiero invece, nemmeeno a pregarlo va dalloculista.
CONCITA. E come legge senza occhili?
FELICITA. Come?! Usa me come occhiali.
VALENTO. Chiss quanto gli costerai di custodia!
ROMILDA. Battuta degna di te Valento. Ragazze andiamo, altrimenti non rispondo pi di me stessa con mio marito.
CONCITA. Andiamo. (Al pubblico) io non mi sono sposata apposta per non dover sopportare un marito ma come vedete mi tocca sopportare il marito di altre.
FELICITA. Andiamo, andiamo, ho limpresssione di stare ancora con mio marito! (Le tre escono al fondo).
GIROLAMO. Valento, sai pensavo di esser messo male a moglie, ma vedo che anche tu
VALENTO. Non dire nulla, non dire nulla. Dai, dammi questa benedetta raccomandata.
GIROLAMO. (Gliela porge e guarda lindirizzo) che sbadato! Non una raccomandata per te, ma per tuo cugino che abita di fronte.
VALENTO. Come? Mi stai dicendo che sono stato insultato da mia moglie per niente?
GIROLAMO. Ecco stata una piccola svista.
VALENTO. Girolamo, esci e non farti pi vedere per favore.
GIROLAMO. Il fatto che
VALENTO. Ho detto di andartene!
GIROLAMO. Va bene, va bene, me ne vado. (Sta per uscire quando incrocia Giacinto). Stia attento dottore perch oggi Valento intrattabile.
SCENA V
Valento e Giacinto
GIACINTO. (Entra mentre Girolamo esce. Ha con s un cappello da donna molto originale e vistoso) come mai sei intrattabile?!
VALENTO. Non sono intrattabile. Lamico Girolamo mi ha fatto fare una brutta figura con le donne presenti e cos lho spedito via in fretta.
GIACINTO. Valento, scusami, ma di figure tu ne fai anche senza Girolamo.
VALENTO. Grazie Giacinto, mancavi solo tu per allietarmi la giornata. (Vede il cappello) che cos' quel robo l?
GIACINTO. un elefante! Non vedi che un cappello?
VALENTO. E che cappello!
GIACINTO. E quello di mia moglie.
VALENTO. (Ironico) davvero? Pensavo fosse tuo.
GIACINTO. Gi non lo posso vedere indossato a mia moglie, ci mancherebbe fosse mio. A proposito di questo, dato che tu trascorri molto tempo in discarica, me lo potresti buttare in qualche cassonetto? Ti raccomando solo di non farne parola con mia moglie altrimenti mi metti nei guai.
VALENTO. (Glielo mette in testa) sei un figurino.
GIACINTO. (Se lo toglie e lo mette a Valento) secondo il mio parere sta molto meglio indossato a te che a me. (Con voce femminile tutte le volte che parler in italiano) Come sei bella Valenta.
VALENTO. (Parlando e muovendosi come una donna) grazie. Il colore poi mi dona davvero.
SCENA VI
Valento, Giacinto e Albina
ALBINA. (Entra dal fondo e assiste alla scena. Ha con s shampoo, bagno schiuma, deodorante, crema da corpo, ecc).
VALENTO. Che dici se mi mettessi anche una gonna?
GIACINTO. Staresti una meraviglia
VALENTO. Grazie. E se indossassi poi una camicetta?
GIACINTO. scollata?
VALENTO. Scollatissima
ALBINA. Si pu sapere che succede qui? Siete sicuri di star bene?
GIACINTO. Albina, stavamo scherzando.
ALBINA. (A Giacinto) tu sei un uomo e io lo so perch che sono tua moglie e perci ne so qualcosa. Per quanto riguarda Valento, invece, non posso dire se sia un uomo o meno.
VALENTO. E con ci che vorresti dire? Io sono un uomo a tutti gli effetti, hai capito?
GIACINTO. (Si accorge che ha con s tutte le cose del bagno) Albina, come mai hai con te lo schiampo, il bagno schiuma, il deodorante e tutto il resto?
ALBINA. Ecco avevo paura che li usasse Mirella.
GIACINTO. Come? Ti sei portata tutta quella roba perch avevi paura che Mirella te li usasse?
ALBINA. Come ben sai Mirella usa tutte le nostre cose e tu sai quanto io sia gelosa delle mie di cose.
GIACINTO. Anch'io sono geloso della mia cantina ma non la porto in giro con me!
ALBINA. Per ti lamenti quando il marito di Mirella beve una tua bottiglia dannata.
GIACINTO. E cosa dovrei fare secondo te allora?
ALBINA. Portarti appresso tutte le bottiglie come io faccio con le mie cose.
VALENTO. Caro il mio dottore, secondo me la sua mogliettina ha bisogno di una bella curettina. E fa anche rima.
ALBINA. Tu taci che non c'entri in questa storia. A proposito, che fai col mio cappello?
VALENTO. (Scordandosi di avere il cappello in testa) il tuo cappello? Quale cappello?
ALBINA. Il mio cappello quello che stai portando in testa in questo momento.
GIACINTO. Infatti, come mai Valento indossi il cappello di mia moglie Albina?
VALENTO. Sei tu che me l'ha dato perch io (viene interrotto).
SCENA VII
Valento, Giacinto, Albina e Romilda
ROMILDA. (Entra dal fondo e vede suo marito col cappello da donna).
GIACINTO. (Parlandogli sopra e facendogli cenno di assecondarlo) ora voglio che tu mi dica il motivo per cui indossi il cappello di mia moglie!
ROMILDA. Sono curiosa anchio di sapere come mai hai in testa il cappello di Albina.
VALENTO. Veramente, non mia la colpa ma di
GIACINTO. (Interrompendolo) Valento, vieni al dunque! Per favore racconta come mai indossi il pi bel cappello di mia moglie! (Piano a Valento) non farmi scoprire Valento, o altrimenti la fine per me (Alle due) parla!
VALENTO. Il fatto che io
ALBINA. Allora? Ti vuoi spiegare?
ROMILDA. E stai attento a quello che dici, altrimenti non metti pi piede in questa casa.
VALENTO. La verit che Giacinto
GIACINTO. Allora? Stiamo tutti aspettando! (Piano a Valento) ti prego, non incolpare me, ma salvami. E io far un modo di farti avere tutte le ricette che vuoi e ti pagher anche il ticket.
VALENTO. (Proseguendo) La verit che (a Giacinto) tutte le ricette che mi servono?
GIACINTO. S, tutte le ricette di cui hai bisogno.
ROMILDA. Dobbiamo aspettare ancora per molto?
ALBINA. Se tu hai a che fare con questa storia Giacinto, ti puoi scordare (viene interrotta).
VALENTO. Giacinto non ha nulla a che fare con questa storia del cappello.
ALBINA. Molto meglio per te.
ROMILDA. Se Giacinto non ha nulla a che fare con questa storia allora la colpa solo tua.
VALENTO. (Prende paura) ecco non proprio tutta (guarda Giacinto).
GIACINTO. (Piano a Valento) ti accompagno anche alla discarica con la mia grande auto cos la puoi riempire tutta-tutta delle tue cose.
VALENTO. Ho in testa il cappello di Albina perch
ALBINA.ROMILDA. Perch?
VALENTO. Perch perch Giacinto
GIACINTO. (Deluso perch pensa stia raccontando tutto).
VALENTO. Perch Giacinto mi parlava sempre bene del cappello di sua moglie che anch'io anch'io lo volevo per te Romildina mia.
ALBINA.ROMILDA. (Non sembrano convinte).
GIACINTO. (Gli viene in aiuto) vero! Tutto vero! Non faccio altro che parlargli bene del tuo cappello Albina. E come tu ricorderai te lho detto in pi occasioni che mi piace tantissimo.
ALBINA. In effetti a volte me lo hai detto anche se io, ho sempre pensato che lo facessi solo per prendermi in giro.
GIACINTO. Io prendere in giro il tuo cappello? E perch avrei dovuto? cos bello!
ROMILDA. Che il cappello sia bello, si capito, per non ho ancora bene capito come il cappello sia finito in testa a te.
VALENTO. (Se lo toglie subito).
ROMILDA. Se dici che Giacinto non ha nulla a che fare con questa storia, spiegami, come ha fatto allora il cappello di Romilda ad arrivare fino a qui!
VALENTO. (Silenzio e deglutisce) ecco stamattina mi sono recato a casa di Giacinto per la ricetta della mia medicina per la pressione e senza che lui se ne accorgesse, io io ho rubato il cappello dal suo armadio.
ROMILDA. Che hai fatto?
GIACINTO. Mi ha confessato che l'ha fatto solo perch gli piaceva e che sarebbe andato al mercato a comprarne uno uguale in modo che
ALBINA. Al mercato? Al mercato il mio cappello? Questo cappello stato acquistato in una boutique di alta moda!
IACINTO. E infatti al mercato non l'ha trovato uguale. Valento, io ti perdono per questo tuo gesto perch capisco che hai fatto tutto ci solo per far felice tua moglie e io so molto bene che al cuore non si comanda. Vedi Romilda come ti vuole bene?
ROMILDA. Non capisco ... perch lo hai rubato? Non riesco a capire se sei stupido dalla nascita oppure hai fatto delle scuole adatte.
ALBINA. Romilda, non fare cos, voleva solo farti un regalo. A proposito di regalo (piano a Giacinto) se Valento, ha rubato il mio cappello, vuol dire che un cappello che fa gola. Giacinto, domani andiamo subito a comprarne un altro come questo, ma di colore diverso.
GIACINTO. (Per nulla contento) come? Ancora un altro?! (Fra s) che penitenza Signore!
ALBINA. Per noi si fatto tardi, Giacinto, deve aprire l'ambulatorio. Ciao.
VALENTO. Ciao. Ciao Giacinto.
GIACINTO. Ciao. (Piano a Valento) grazie. (Escono al fondo).
ROMILDA. Ti mancava solo di fare il ladro!
VALENTO. L'ho fatto solo per te, tesoro.
ROMILDA. Per me? Se fosse almeno un bel cappello! Ribbrividisco al solo guardarlo!
SCENA VIII
Valento, Albina, Vilma, Concita e Felicita
VILMA. CONCITA. FELICITA. (Entrando dal fondo) Romilda! Sai cos' successo?
ROMILDA. Sapete gi quello che successo? Non ditemi nulla! (Alludendo a suo marito) lo ucciderei.
VILMA. Ma se gi morto!?
ROMILDA. (Sempre alludendo a suo marito) a me non sembra.
CONCITA. No, no, morto davvero.
ROMILDA. Morto davvero? E chi sarebbe?
VILMA. CONCITA. FELICITA. Genio! morto Genio!
ROMILDA. Genio?
VALENTO. Genio? Genio di Sandrella? Che dispiacere! (Al pubblico) e un altro se n' andato. Sono le mogli come quelle l, guardatele bene, che fanno morire tutti gli uomini sulla terra!
ROMILDA. Davvero morto Genio? Proprio poche ore fa parlavamo di lui. Chiss in che condizioni sar Sandrella.
VALENTO. (Al pubblico) sar contenta, ecco in che condizioni sar.
VILMA. nella pi assoluta disperazione! Dovresti sentirla urlare: perch proprio il mio Genio che gli volevo cos bene!
VALENTO. (Al pubblico) cos bene? Ma se voleva il divorzio e si augurava vedova?!
CONCITA. Povero Genio, come mi dispiace! Era veramente una persona per bene, onesta, mai una bugia in tutta la sua vita!
VALENTO. (Al pubblico) per bene?! Ma come? Prima non aveva detto che era pieno di dispetti? Neanche una bugia? Ma se ha raccontato che Genio parlava di Lucio, e diceva che le faceva il filo e che alla fine non era vero.
ROMILDA. Veramente una gran bella persona e a me sempre piaciuto il suo modo di fare.
VALENTO. (Al pubblico) lavete sentita? Come pu dire certe cose quando prima aveva affermato il contrario!
VILMA. Pover'uomo e con tutte le persone cattive che esistono, perch proprio lui? Di qualunque argomento si discutesse, ti dava sempre ragione per non ferirti. Era proprio un brav'uomo.
VALENTO. (Al pubblico) a questo punto penso che tutte e quattro abbiano bevuto. Oppure sto sognando!
CONCITA. Una persona come lui che non ha mai litigato con nessuno. In tutta la sua vita mai con nessuno.
FELICITA. Che persona meravigliosa era!
VALENTO. Ma ma cosa state raccontando? Ma se solo poche ore fa ne parlavate male, anzi malissimo! Non capisco come mai ora lo stiate santificando!
ROMILDA. Valento tu non riesci a capire le persone. Genio, aveva un suo carattere particolare, come tutti daltronde, ma non si pu certo dire di lui che fosse una persona cattiva.
VALENTO. Non sono io che invento ci che dico, siete state voi prima ad affermarlo. E proprio tu Romilda, poche ore fa, hai detto che parlando con lui, hai confuso il discorso e lui ha inveito contro di te.
ROMILDA. Io ho detto questo? Ti ricordo che di Genio, io, ne ho sempre parlato bene. Non capisco che tinventi a volte. Persino sui morti ora ti inventi cose. Signore, perch non ti sei fermato cinque case prima di quella di Genio?
VILMA. Vedrete come Genio mancher a Sandrella, praticamente le faceva tutto in casa.
CONCITA. Genio era un uomo da sposare.
VALENTO. (Al pubblico) o che sto dormendo e sto sognando (Si da un pizzicotto e si fa male) sono sveglio, eccome se sono sveglio!
FELICITA. E come se ne andava in giro sempre bello profumato?
VALENTO. E no, ora basta! Mi state forse prendendo in giro? Non ricordate che solo fino a poche ore fa dicevate che Genio non si cambiava mai dabito, non si lavava praticamente mai e che puzzava in modo esagerato nel passargli accanto!
ROMILDA. Vuoi smettere Valento? Basta offendere Genio che era una persona vicina alla Santit! Che direbbe di te se ti sentisse Sandrella?
VILMA. Povera donna! Non ha pi nemmeno la forza di vivere, ha uno svenimento dopo laltro.
CONCITA. Poveretta!
FELICITA. Come mi fa pena.
ROMILDA. Come potr trovare la forza per andare avanti, io non so ....
VALENTO. Certo che se fossi tu a svenire, farei in fretta a farti rinvenire.
ROMILDA. Cosa ne sai tu!
VALENTO. Ma si, basta che ti dica che arrivata la sarta a provarti l'ultimo vestito nuovo, vedi come fai in fretta ad alzarti.
ROMILDA. Valento, ora hai proprio toccato il fondo! Non farti trovare qui quando torno perch probabilmente non risponder pi di me stessa. Andiamo ragazze, andiamo a consolare Sandrella.
VILMA. Andiamo. (A Valento, alludendo) non rimasto pi nessuno uomo come Genio.
CONCITA. (A Valento, alludendo) vero, sono tutti morti. E gli uomini che sono rimasti non gli assomigliano minimamente.
FELICITA. (A Valento, alludendo) sono sempre i pi buoni che ci lasciano. I pi cattivi invece non li vuole nessuno, nemmeno il Padre Eterno. (Le quattro sono uscite dal fondo).
VALENTO. (Al pubblico) le avete sentite? Voi mi siete testimoni del fatto che allinizio della commedia parlavano male di Genio. Chiss perch hanno cambiato in fretta opinione su di lui?! (Pensa) mah, non riesco a capire ... che nei loro cervelli ci sia solo del fumo?! In tutte e quattro? Impossibile. Non capisco, non capisco ... allora ... ricapitolando, Genio vivo, sua moglie e le amiche di sua moglie (allude alle quattro appena uscite) non riescono a sopportare il suo modo di essere ... e come avete potuto vedere lo stesso comportamento che hanno anche con me. Ora invece, Genio morto e loro che fanno? (Pensa e cambia espressione perch gli viene unidea) loro ne parlano bene! Ne parlano bene perch morto! Da vivo no, ma da morto si! Da vivo non riescono a sopportarlo ma da morto lo adorano. E sapete allora che faccio anchio? Fingo di essere morto cos vedo se anche mia moglie si comporta come Sandrella si sta comportando con suo marito. Che ideona mi venuta! Vedrete come mia moglie sentir la mia mancanza! Si ma, come posso fare? (Pensa) ma certo! Chiamo il mio amico Giacinto che fa il medico di base e mi faccio dichiarare morto. Corro a chiamarlo. (Si avvicina al telefono quando Giacinto entra dal fondo).
GIACINTO. (Entra dal fondo).
VALENTO. Parli del diavolo ... come mai ancora da queste parti?
GIACINTO. Prima di andare ad aprire l'ambulatorio volevo ringraziarti ancora per il fatto di prima.
VALENTO. Figurati Giacinto, ho solo aiutato un amico.
GIACINTO. Sar anche cos, ma io penso che i favori vadano sempre ripagati. Dimmi di quali medicine hai bisogno che te le prescrivo subito.
VALENTO. Tranquillo Giacinto, non il caso.
GIACINTO. No, no, mi hai salvato da morte sicura e penso anche che due ricette sono poche come ricompensa.
VALENTO. Due ricette sono poche dici? Cosa diresti allora se ti chiedessi qualcosa di pi?
GIACINTO. Quattro ricette? Ma si dai, mi sembra pi che giusto.
VALENTO. Ma io direi
GIACINTO. Ne vuoi cinque? Se ne hai bisogno, te ne prescrivo anche cinque.
VALENTO. In verit a me servirebbe che ...
GIACINTO. Giusto, hai ragione, sei ricette sembrano un prezzo pi che giusto per pareggiare l'aiuto che ho ricevuto da te.
VALENTO. Il fatto che ...
GIACINTO. La discarica! Non preoccuparti Valento, ogni promessa debito. Quando hai bisogno che ti porti a casa dalla discarica degli oggetti ingombranti, chiamami senza problemi. Ti chiedo solo di assicurarti che non sia in studio per.
VALENTO. Il fatto che
GIACINTO. Non ti va bene? Se non parli, io non so in che modo posso sdebitarmi. Non ho a disposizione tutto il tempo che hai tu sai? Posso sapere di quante ricette hai bisogno?
VALENTO. Nessuna.
GIACINTO. Nessuna? Ma figurati! Lascia che te ne faccia almeno una o due! Lascia che paghi il mio debito cosi Valento.
VALENTO. Non voglio ricette, ma altro.
GIACINTO. (Preoccupato) altro? Per esempio?
VALENTO. Devi redigere un certificato dove dichiari la mia morte.
GIACINTO. (Esterrefatto) come? Hai bevuto?
VALENTO. Nemmeno un goccio. Devi dichiarare che sono deceduto.
GIACINTO. E come posso se tu sei vivo e vegeto! Su, non scherzare Valento, stai esagerando ora.
VALENTO. Non ti sei accorto come mia moglie mi tratta? Se io morissi, cio se facessi finta di morire, mia moglie Romilda, cambierebbe atteggiamento e idea su di me. I vivi parlano male dei vivi ma parlano bene dei morti. Sta succedendo questo a Genio, da vivo se ne parlava male e ora invece che morto, la moglie per prima, se ne parla bene. Hai capito perch ti chiedo di dichiararmi morto?
GIACINTO. Effettivamente le cose stanno proprio cos e non posso che darti ragione, ma io non posso fare ci che mi stai chiedendo, ho pronunciato il giuramento di Ippocrate.
VALENTO. A me non importa quel che hai giurato a quell'ipocrita l, io ho bisogno che tu mi faccia questo favore e se non lo farai, vado subito da tua moglie a dirle che avevi l'intenzione di buttar via il suo cappello.
GIACINTO. Tu non farai nulla del genere o altrimenti io ...
VALENTO. Invece far ci che ti ho detto se tu non mi scrivi quel certificato.
GIACINTO. Raccontale del cappello ed lultima cosa che farai su questa terra.
VALENTO. E bravo il mio amico, ora si che parliamo la stessa lingua!
SIPARIO
ATTO SECONDO
SCENA I
Romilda
ROMILDA. (Sta piangendo) il mio Valento non c pi! Il mio Valento mi ha lasciato! Come potr vivere senza di lui? Era cosi buono e non mi faceva mancare nulla! Ora invece di la, disteso in quella cassa dove sembra che dorma. Che dolore! Che dolore immenso!
SCENA II
Romilda e Don Egidio.
DON EGIDIO. (Entranda dal fondo) si pu? Romilda, le porgo le mie pi sentit condoglianze. Sapesse come mi dispiace!
ROMILDA. Non lo dica a me!
DON EGIDIO. Ma come successo?
ROMILDA. Non so con esattezza che successo, stamane sono uscita di casa per andare a comperare pane e latte come faccio di solito e quando sono tornata era gi lungo e disteso nella cassa da morto.
DON EGIDIO. Ma come!?
ROMILDA. Giacinto, suo medico e suo amico, ha fatto tutto lui su richiesta in punta di morte di Valento.
DON EGIDIO. E di cosa morto?
ROMILDA. Di una malattia nuova, la cappellunite.
DON EGIDIO. La cappellunite?
ROMILDA. Non sa cos?
DON EGIDIO. No assolutamente.
ROMILDA. Le avevo detto che era una malattia nuova. Il dottor Giacinto mi ha detto che Valento non ha sofferto e questo mi consola parecchio.
DON EGIDIO. Senta Romilda, so che questo non il momento, ma dobbiamo decidere il giorno del funerale.
ROMILDA. Dobbiamo deciderlo proprio ora? Non possiamo farlo fra un mese? Sono troppo presa a disperarmi per mio marito.
DON EGIDIO. Immagino e capisco il suo stato d'animo ma la regola dice che ...
ROMILDA. (Affrettandosi) ha ragione, scusi don Egidio, non ricordavo che dopo un mese un morto puzza. Beh, facciamo il funerale questa sera stessa cos siamo sicuri di non correre rischi.
DON EGIDIO. No Romilda, stasera troppo presto, facciamo dopodomani, va bene?
ROMILDA. Si, va bene. Non ci credo ancora ... vederlo di l morto, quando invece sembra che dorma.
DON EGIDIO. Romilda non faccia cos, deve reagire. Il funerale lo vuole al mattino o al pomeriggio?
ROMILDA. Mah, non saprei ... e se piovesse? Sono andata a funerali dove pioveva e non mi sono trovata particolarmente bene.
DON EGIDIO. Nessuno pu comandare il tempo come lei ben sa.
ROMILDA. Sa che facciamo Don Egidio? Se piove al mattino, spostiamo il funerale al pomeriggio e se invece dovesse piovere nel pomeriggio, lo spostiamo al mattino. Non le sembra la soluzione ideale?
DON EGIDIO. Benissimo! E per quanto riguarda la funzione, immagino voglia i cantori della nostra parrocchia.
ROMILDA. Per carit! Non voglio sentir parlare dei cantori della parrocchia che sono pi stonati di tutte le campane della bergamasca. No, no, non si offenda ma questi cantori per il mio amato Valento non li voglio. Cantano come quando alle galline viene tirato il collo. Non voglio che si ricordi il funerale del mio Valento solo per le stonate dei cantori invece che delle belle parole che lei dir.
DON EGIDIO. Guardi che
ROMILDA. No, no, non voglio rovinare l'unico funerale di mio marito.
DON EGIDIO. Se quello che vuole, sia, faremo la messa senza cantori. Spero che voglia almeno la veglia di domani sera.
ROMILDA. Si, si, la sveglia funebre va benessimo.
DON EGIDIO. Lavviso allora che ci sar alle otto.
ROMILDA. L'aspetto allora ...
DON EGIDIO. (Esce al fondo).
ROMILDA. (Al pubblico) avete visto che disgrazia mi capitata? Perch proprio al mio Valento che pi buono di lui non esiste nessuno? La mia unica fortuna nella vita stata quella di aver incontrato Valento. Devo andare a mangiare qualcosa perch sto male. (Esce a sinistra).
SCENA III
Valento
VALENTO. (Entra in scena da destra. vestito a festa e ha il viso molto pallido) avete visto? Che vi avevo detto? Pi buono di me non c nessuno ... Ma se fino all'altro giorno mi insultava! La sua unica fortuna sono stato io! Ma come? Se avesse potuto mi avrebbe ucciso con le sue mani! sempre cosi, quando sei vivo non ti possono vedere, quando sei morto, gli manchi. Sono proprio forti queste donne vero? Sembra stia tornando. Devo andare subito nella mia cassa da morto. Sapete che persino comoda? Giacinto non ha proprio badate a spese! E tutto per un cappello! (Esce a destra).
SCENA IV
Romilda
ROMILDA. (Entra da sinistra) mi si ristretto persino lo stomaco dal dolore, ho mangiato praticamente nulla, solo due panini, due bistecche e ho terminato la pasta (sta per piangere) che ieri sera Valento non aveva finito perch era troppo. Ne aveva gi mangiata tanta perch, aveva detto che voleva morire con la pancia piena. Ed proprio successo cosi! Il destino! (Piange).
SCENA V
Romilda, Concita e Felicita
CONCITA. FELICITA. Romilda!
CONCITA. L'abbiamo saputo solo ora!
FELICITA. Ma che cosa successo?
ROMILDA. Non ditemi nulla, non faccio altro che piangere.
CONCITA. Proprio ieri stavamo parlando di Genio
FELICITA. e oggi stiamo parlando del tuo Valento. La pi brava persona esistente.
ROMILDA. Sono tanto disperata ragazze. Come far a trovare la forza per andare avanti? Era lui che si occupava di tutto in casa! Appena dicevo che avevo bisogno di qualcosa, lui si faceva in quattro per accontentarmi.
CONCITA. In dieci, non in quattro.
FELICITA. E di cosa morto? Una volta hai detto che soffriva di lazzaronite, morto di quella?
ROMILDA. No. Quella gli durata solo quel giorno! morto per colpa della Cappellunite.
CONCITA. Di cosa?
FELICITA. E di che malattia si tratta? (Ritraendosi) forse contagiosa?
ROMILDA. Per niente. Il dottor Giacinto mi ha detto che si, una malattia rara, ma che colpisce solo gli uomini.
CONCITA. Per fortuna.
FELICITA. Forse dovrei chiedere a mio marito di passare da voi.
ROMILDA. Andiamo a recitare il rosario?
CONCITA. Si certo.
FELICITA. (Toglie dalla borsa un rosario gigante).
CONCITA. Hai preso il rosario?
LE TRE ESCONO A DESTRA. DOPO QUALCHE SECONDO RIENTRANO.
ROMILDA. Avete visto come bello?
CONCITA. Sembrava persino che ridesse.
FELICITA. Non so voi se lo avete notato, ma a me sembrava che avesse aperto leggermente un occhio.
ROMILDA. Io invece ho avuto come l'impressione che per un attimo respirasse! Questa disgrazia mi sta facendo impazzire, ho paura che mi venga un esaurimento nervoso.
CONCITA. Non fare cos Romilda.
FELICITA. (Si guarda in giro) dato che ora tuo marito non c' pi, immagino che tu voglia liberarti di tutta questa roba che ti dava fastidio.
ROMILDA. Stai scherzando? Sono tutti oggetti di Valento e di qua non si muovono. Oltre ad essere graziosi, ora mi faranno anche compagnia come faceva Valento con me.
CONCITA. Se penso che solo ieri era seduto l, su quella sedia ...mi vien da piangere.
FELICITA. Invece ora di l sdraiato in quella cassa con le mani giunte. A proposito di mani giunte, quando ero di l, io gli ho toccato le mani e sapete che mi sembravano ancora calde?
ROMILDA. normale per Valento, lui aveva il (alludendo) sangue caldo! E a tal proposito il dottor Giacinto mi ha detto che chi a il sangue caldo, rimane caldo per un po di giorni.
CONCITA. Davvero?
FELICITA. Mio marito, dato che di caldo non ha nulla, dopo morto geler all'istante. Ora devo andare Romilda.
CONCITA. Anch'io. Per pi tardi verremo di nuovo.
ROMILDA. Grazie amiche, grazie.
CONCITA. FELICITA. (Escono al fondo).
ROMILDA. Cosa mi capitato! Cosa mi capitato! (Esce a sinistra).
SCENA VI
Valento
VALENTO. (Rientra da destra) credevo non se ne andassero pi. Per fortuna che hanno recitato velocemente il rosario e se ne sono andate in fretta, altrimenti sarei scoppiato. Non semplice fingere di essere un morto, sapete? Pi semplice per di vivere con quelle belve ovviamente. Che vi avevo detto? Ora sono la persona pi brava che ci sia mai stata su questa terra. Per loro cos ma anche per tutte le persone del paese. E come avete visto anche voi, questi oggetti, (mostrando gli oggetti in scena) prima venivano chiamati cianfrusaglie e cose da discarica, ora invece sono delle reliquie. Non riesco ancora a capire come mai tutti ti vogliono pi bene da morto che da vivo. Come sono stupide le persone! Arriva ancora gente! (Esce a destra).
SCENA VII
Romilda e Vilma
VILMA. (Entrando dal fondo) Romilda! (Non vede nessuno) Romilda!
ROMILDA. (Entra a sinistra) son qui Vilma. Dove vuoi che vada con un morto in casa? (Piangendo) hai visto quello che mi successo?
VILMA. Non sai quanto sono addololorata.
ROMILDA. Immagino, Valento, era una persona che sapeva farsi volere bene e io ho avuto la fortuna di strargli accanto per tanto tempo. E ringrazier sempre mia zia di Brescia per avermelo fatto incontrare.
VILMA. Ti capisco Romilda, bello ricordare le sue splendide qualit.
ROMILDA. Si, le sue qualit perch mio marito era una persona senza difetti.
VILMA. E io non posso che essere d'accordo. Romilda, sperando di non sembrare indiscreta, posso chiederti cosa ne farai ora degli abiti di tuo marito?
ROMILDA. Mah, non saprei, non ho ancora avuto modo di pensarci ...
VILMA. Sandrella ha regalato tutti i vestiti del suo Genio, a lei non le servivano di sicuro.
ROMILDA. Davvero?
VILMA. Si, li ha regalati tutti quanti e pensa di aver fatto bene: ora ha pi spazio nellarmadio per i suoi vestiti.
ROMILDA. Pensandoci, non mi sembra una brutta idea ... Vilma, tuo marito Girolamo, non ha forse la taglia del mio povero Valento?
VILMA. Si esatto.
ROMILDA. Cosa ne diresti se ora ti regalassi degli abiti da dare a tuo marito?
VILMA. Direi che Girolamo sarebbe contento. (Al pubblico) gli abiti di Valento sono molto eleganti!
ROMILDA. Vieni con me a scegliere ci che ti piace. (Escono a sinistra).
SCENA VIII
Valento
VALENTO. (Entra da destra) come? Cosa fa mia moglie? Vuol regalare i miei vestiti? E io che indosser poi? Come pu fare una cosa del genere? Non mi hanno ancora sepolto e lei si vuole disfare gi dei miei abiti! Qui devo fare qualcosa e anche in fretta ... devo trovare subito una soluzione. E come posso fare dato che sono ... morto?! Arriva ancora qualcuno! (Esce a destra).
SCENA IX
Girolamo
GIROLAMO. (Entra dal centro) Romilda dove sei Romilda? Che disgrazia, che disgrazia! Solo l'altro giorno ridevamo insieme e oggi invece ... vado a salutarlo. (Esce a destra).
SCENA X
Romilda e Vilma
ROMILDA. (Rientrando da sinistra con alcuni indumenti) spero ti piacciano.
VILMA. Eccome se mi piaccono! Sono molto eleganti e penso che indossati a Girolamo gli saranno perfetti. Grazie.
ROMILDA. Sono io che ringrazio te, perch cos ...
VILMA. hai l'armadio vuoto che potrai riempire con i tuoi abiti.
ROMILDA. (Ridendo) brava Romilda era quello che volevo dire. (Accorgendosi che sta ridendo) ah gi che sono in lutto e non posso ridere.
SCENA XI
Romilda, Vilma e Girolamo
GIROLAMO. (Rientrando da destra) nonostante tutto, non ci credo ancora. cosi bello che sembra vivo.
VILMA. Giroalmo, ti piacciono i vestiti di Valento che Romilda ti ha regalato?
GIROLAMO. (Preoccupato) quei vestiti ... ora sono i miei?
VILMA. Si certo. Guarda come sono raffinati. Controlla le finiture!
GIROLAMO. Si, le vedo e sono anche molto costosi (piano a Vilma) Vilma, io non voglio indossare abiti di un morto!
VILMA. (Piano a Valento) non fare lo stupido! Sono abiti di un vivo ma che ora morto ... morto da poco. (A Romilda) Girolamo felice e ti ringrazia.
GIROLAMO. (Non per nulla contento e lo dimostra mimando).
ROMILDA. Figurati, poca cosa. Vilma, tu parli sempre per tuo marito?
VILMA. Il fatto che ... in questo momento Girolamo triste perch gli ricordano Valento vivo e cos non trovando le parole per ringraziarti, lo faccio io. (Indica al marito di mostrarsi triste).
GIROLAMO. (Lo far in modo simpatico perch non daccordo con ci che ha detto la moglie e cos finche non sarano usciti).
VILMA. Ora dobbiamo andare, ciao Romilda.
ROMILDA. Ciao. Vilma, non vai a far visita a mio marito?
VILMA. Ora devo scappare in farmacia, verr in un altro momento. Ciao. (I due escono mentre entra Albina).
ROMILDA. Va bene, ciao. (Vede Albina che entra in casa) ciao Albina.
SCENA XII
Romilda e Albina
ALBINA. (Piangendo) ciao Romilda. Sei stata proprio sfortunata. Perch successo proprio a te? Perch Dio ti vuole cosi male?
ROMILDA. Albina, soffro gi per ci che mi successo, ma dicendomi cos mi uccidi del tutto.
ALBINA. Hai ragione, scusami. C' il signor Palmi in agonia da tempo e invece spirato prima tuo marito. Ora va un p meglio?
ROMILDA. (Ironica) si certo. Eccome! Albina, nel guardaroba ho ancora abiti di Valento, li vuoi per Giacinto? Ne sar felice dato lamicizia che li legava.
ALBINA. Si certo che ne sar felice.
ROMILDA. Ne ho dato qualcuno a Vilma per suo marito, ma i migliori li ho lasciati per te. Vieni di la. (Escono a sinistra).
SCENA XIII
Valento e Giacinto
VALENTO. (Rientra da destra) anche ad Albina vuol regalare i miei vestiti! Ci vorr un patrimonio a ricomprarli tutti! (Sta per parlare quando sente che arriva qualcuno) sta arrivando ancora qualcuno! (Esce a destra).
GIACINTO. Romilda sono Giacinto.
VALENTO. (Rientrando da destra) ah sei tu. Giacinto mi devi aiutare. Mia moglie ... mia moglie ...
GIACINTO. Tua moglie parla bene di te ora.
VALENTO. Si, parla bene di me, ma io ti volevo invece dire che ...
GIACINTO. oltre a lei tutti parlano bene di te. Non era forse quello che volevi?
VALENTO. Si certo, il fatto che ...
GIACINTO. che
VALENTO. (Interrompendolo) che mia moglie sta regalando tutti i miei vestiti. Alcuni li ha gi dati a Vilma ed ora sta con tua moglie. A lei sta dando i migliori perch tu sei mio amico.
GIACINTO. (Preoccupato) tua moglie sta regalando a me ... i tuoi ... vestiti?
VALENTO. Ti rendi conto? Sono appena morto, ancora caldo nella cassa e lei regala i miei vestiti! Ti rendi conto?
GIACINTO. (Non ha sentito ci che Valento ha detto perch preoccupato del fatto) io ... io ... dovrei mettere ... i tuoi ... vestiti? (Al pubblico) dovrei indossare i vestiti di un morto?
VALENTO. Ma sei stupido? Guarda che io sono vivo!
GIACINTO. (Sospirando) vero, non me lo ricordavo gi pi!
VALENTO. Ascoltami invece! Dobbiamo trovare una soluzione a questo problema, altrimenti dovr spendere un capitale se mia moglie continua a regalare chiunque i miei vestiti. Ma che si pu fare?
GIACINTO. E che si pu fare?
VALENTO. Che si pu fare te l'ho chiesto io.
GIACINTO. (Pensa) il testamento! Devi fare un testamento!
VALENTO. Che stai dicendo? Non sono davvero morto e non sto morendo per fare un testamento. Cio, sono morto ... ma non del tutto.
GIACINTO. Ascoltami attentamente Valento. Tu ora devi redigere un testamento nel quale scriverai che tutti i tuoi vestiti devono rimanere dove sono e perci a casa tua nel tuo armadio.
VALENTO. Grandiosa idea!
GIACINTO. Poi lo mettiamo in un cassetto e dobbiamo solo fare in modo che tua moglie lo trovi. Che te ne pare?
VALENTO. Giacinto, cosa farei senza te? Sei la mia salvezza!
GIACINTO. Mi ringrazierai un'altra volta, ora scrivi questo testamento.
VALENTO. Subito. (Prende foglio, busta, penna e occhiali).
GIACINTO. Scrivi. Io Valento Valenti nel pieno delle mie facolt fisiche e mentali, voglio che i miei abiti e indumenti, rimangano tutti al loro posto. 15 dicembre 2013. Valento Valenti.
VALENTO. (Scrive) ed ora lo mettiamo qui in questo cassetto che contiene fazzoletti. Con tutti i pianti che far, vuoi che non apr il cassetto?
GIACINTO. Stanno ritornando.
VALENTO. (Scappa a destra).
GIACINTO. (Non fa in tempo ad uscire di scena).
SCENA XIV
Romilda, Albina e Giacinto
ALBINA. (Rientrando da sinistra con parecchi abiti) avevo detto a Romilda che mi sembrava di aver sentito la tua voce.
ROMILDA. (Si guarda in giro) con chi stavo parlando?
GIACINTO. Con chi? Ecco parlavo da solo! Dicevo ... il rosario.
ALBINA. Recitavi il rosario qui e non di la dove si trova il morto?
GIACINTO. Il morto ... anche se morto, vi ricordo che sempre il nostro Valento.
ROMILDA. Infatti.
ALBINA. vero, per mi fa uno strano effetto chiamarlo per nome ora che morto.
ROMILDA. (Mettendosi a piangere) non ricordarmelo! Che far senza il mio compagno di vita? (Piange a dirotto e soffia il naso).
GIACINTO. Romilda, cambialo quel fazzoletto, si vede che ormai fradicio.
ALBINA. Ha ragione mio marito, cambialo, si potrebbe dire che ti stai lasciando andare.
ROMILDA. (Piangendo si avvicina al cassetto, prende il fazzoletto e si accorge della lettera) ma e questa cos'? (La toglie).
ALBINA. Una lettera. Su, su, leggila.
ROMILDA. Non mi pare questo il momento Albina. (La sta risistemando nel cassetto).
ALBINA. Scusami, hai ragione, dimenticavo che sei in lutto.
GIACINTO. Ma certo che il momento! Magari ... magari ... un ricordo di Valento.
ALBINA. Potrebbe essere, a lui piaceva scrivere. Quando portava gli occhiali per.
GIACINTO. Proprio cos.
ROMILDA. (Non convinta) intanto che non c' nessuno... (La prende e legge) Io Valento Valenti nel pieno delle mie facolt fisiche e mentali, voglio che i miei abiti e indumenti, rimangano tutti al loro posto. 15 dicembre 2013. Valento Valenti. il testamento del mio povero Valento. Le sue ultime volont! (Guarda Albina che ha gli abiti ancora in mano) questi, non si muovono da questa casa.
ALBINA.ROMILDA. (Una tira i vestiti e laltra fa lo stesso. Cos per qualche secondo).
ALBINA. (Rassegnata lascer gli abiti) se queste sono le ultime volont di Valento, non posso fare altrimenti. (Al pubblico) per mi dispiace, erano dei cos bei vestiti!
ROMILDA. Grazie Albina che hai rispettato il volere di Valento.
GIACINTO. E gli abiti che hai gi dato a Vilma?
ROMILDA. Vilma, Certo! (Sta per andare quando si ferma) e tu come sai degli abiti che ho dato a Vilma se non eri presente?
GIACINTO. Io ... come lo so? Il fatto che ... che ... mentre venivo a casa tua, l'ho vista uscire e ho capito immediatamente che quelli che teneva in mano erano gli abiti di Valento, perch gli abiti del mio amico io li conosco. (Prendendo coraggio e accusando) o tu pensi forse che io non conosca gli abiti del mio migliore amico che (fingendo di commoversi) ora di l, disteso in quella cassa di rovere ...
ROMILDA. Noce.
GIACINTO. Noce certo, l'ho comprata io.
ALBINA. Noce, rovere e pioppo, intanto per Vilma si portata via i vestiti di Valento.
ROMILDA. Hai ragione, vado subito a riprendermeli.
ALBINA. Vengo anch'io, facciamo a staffetta, cos facciamo pi in fretta. (Tutte e due escono dal fondo).
GIACINTO. (Le segue fino alla porta mentre escono).
SCENA XV
Giacinto e Valento
VALENTO. (Rientra da destra) Giacinto grazie, mi hai salvato anche questa volta.
GIACINTO. Ho salvato solo i tuoi abiti.
VALENTO. I miei abiti e anche me: mia moglie mi avrebbe ucciso quando avesse saputo che dovevo ricomprarmi tutti i vestiti.
FELICITA. (Voce fuori) Romilda sono io, Felicita.
GIACINTO. Arriva ancora gente.
VALENTO. Ma che verranno a fare tutti oggi, io non so!
GIACINTO. Sei morto Valento, vengono a trovare te.
VALENTO. Si, ma sono anche stanco di tutte queste visite, che vadano a trovare un altro morto.
GIACINTO. Ma Valento, sono le amiche di tua moglie!
VALENTO. (Mentre sta uscendo a destra) se sono le "sue" amiche perch vengono a trovare me!?
SCENA XVI
Giacinto e Felicita
FELICITA. (Entrando, triste) ciao Giacinto. Dov' il morto?
GIACINTO. appena andato di l.
FELICITA. appena andato di l? Ma non morto stamattina?
GIACINTO. (Affrettandosi) si certo! (Commuovendosi) il fatto che mi sembra sempre di vederlo andare avanti e indietro.
FELICITA. Sapessi come sono rimasta male quando ho saputo della sua morte! Solo ieri mi aveva fatto gli auguri per il mio compleanno. Era stato cos gentile. Posso vederlo?
GIACINTO. Certo. (Urlando a destra) Valento ti chiama Felicita, vieni.
FELICITA. Come? I morti si muovono?
GIACINTO. (Rendendosi conto) ma no stavo solo scherzando. di la, vieni che te lo mostro. (Escono tutte e due a destra).
SCENA XVII
Romilda
ROMILDA. (Rientra dal fondo ansimante e con i vestiti di Valento) lei e la sua staffetta! Ho dovuto correre il doppio. Per ne valsa la pena, ora gli abiti del mio povero Valento, sono ancora tutti a casa sua. E da dove si trovi ora ora, inferno o ... inferno, non potr che essere contento di sua moglie. (Esce a sinistra).
SCENA XVIII
Romilda, Felicita e Giacinto
GIACINTO. (Rientra da destra con Felicita).
FELICITA. (Rientra da destra piangente) che dispiacere! Perch successo questo al marito della mia migliore amica?! Perch non capitato a ... a ... a (lo guarda) a te?
GIACINTO. Al destino non si comanda.
FELICITA. (Smettendo di piangere) vero. Ma il detto non diceva che era al cuore che non si comandava?
GIACINTO. Al cuore e al destino.
FELICITA. Vero anche questo. Perch quando eravamo di l hai informato Valento che saresti andato in ambulatorio e che se aveva biogno di aiuto ti avrebbe trovato l? Presumo che tu sappia che i morti non sentono.
GIACINTO. Si certo, ovvio che lo so, solo ... l'abitudine! Si, proprio l'abitudine di confidarmi con Valento quando era vivo.
ROMILDA. (Rientra da destra) ciao Felicita. Hai visto che mi successo? (Si abbracciano).
GIACINTO. Io vi lascio ora. (Esce dal fondo).
ROMILDA. Grazie Giacinto, grazie di tutto.
FELICITA. (Commuovendosi) che disgrazia ti capitata! Tuo marito si che era un sant'uomo!
ROMILDA. Felicita ti rendi conto? Io vedova! Cos giovane gi vedova!
FELICITA. Vedova come tutte le vedove! Ma non sai quante vedove ci sono sulla piazza?
ROMILDA. (Interessata) davvero? Si, ma a me non interessa essere sulla piazza.
FELICITA. A proposito, mentre venivo da te ho incontrato Vittorio.
ROMILDA. venuto stamattina a trovare mio marito e mi ha colpita con una gentilezza esagerata. Mi ha persino portato dei cioccolatini. Per me non per Valento, a lui ha recitato un rosario.
FELICITA. Tu sai quante domande mi ha fatto su di te?!
ROMILDA. Su di me?
FELICITA. Si, mi ha chiesto anche se avevi dell'interesse per lui.
ROMILDA. Per lui chi?
FELICITA. Per lui, Vittorio.
ROMILDA. E ... perch te lo ha chiesto?
FELICITA. Perch ma non lo hai ancora capito? Mi ha confidato che gli piaci. (Affrettandosi) non dirlo a Valento per.
ROMILDA. Ti ricordo che mio marito Valento morto (Con interesse) davvero ti ha detto che gli piaccio?
FELICITA. Si e anche tanto.
ROMILDA. (Lasciandosi andare) io piaccio a Vittorio. Ma non so se posso
FELICITA. Ti ricordo che ricco e possiede case dappertutto. Ti farebbe vivere da signora.
ROMILDA. Altre che la signora farei (rendondosi conto) no, non posso fare questi pensieri, non ho ancora sepolto il mio primo marito!
FELICITA. Vedi, hai appena detto "il tuo primo marito" vuol dire che il tuo cervello sta gi pensando ad un altro marito.
ROMILDA. (Decisa) smettila! Non ho mai messo le corna a mio marito da vivo, non comincer ora ... e con chi?
FELICITA. Con Vittorio che oltre ad essere un buon partito anche un bell'uomo. Senza tener conto che pi giovane di te di dieci anni.
ROMILDA. Dieci anni? Dici sul serio?
FELICITA. I conti li so fare.
ROMILDA. Dieci anni?
FELICITA. Si, dieci anni e tanti soldi.
ROMILDA. Tanti soldi?
FELICITA. Si, tanti isoldi e tante case.
ROMILDA. Tante case?
FELICITA. Si, tante case e tante barche.
ROMILDA. Tante barche?
FELICITA. Si, tutto tanto e tanto di tutto.
ROMILDA. Cosa mi consigli Felicita?
FELICITA. Io dico che un partito del genere non sarebbe da far scappare, prima che arrivi qualcun'altra e te lo porti via.
ROMILDA. Quasi, quasi (al pubblico) un po di felicit, la merito anch'io o no?
FELICITA. Davvero ti ha portato dei cioccolatini stamattina?
ROMILDA. E che cioccolatini! Avresti dovuto vedere le dimensioni della scatola, quasi un metro di lunghezza. Vieni che te la mostro.
FELICITA. (Mentre escono a sinistra) Vittorio deve sempre fare le cose in grande.
SCENA XIX
Valento
VALENTO. (Rientra da destra arrabbiato) non sapevo la storia dei cioccolatini! Appena incontro Vittorio, lo sistemo subito. L'avete sentita? Sono ancora nella cassa da morto e lei ha gi trovato qualcuno con cui consolarsi. E no, qui devo fare subito qualcosa. Io io che non le ho mai fatto mancare nulla. Andavano al mare tutti gli anni ... in campeggio. E andavamo sempre a fare le gite in mare ... col pedal. Si ma, quello che usavamo aveva il freno, sapete? E poi, io non avr dieci anni in meno, ma dimostro undici anni di meno rispetto alla mia et! Devo trovare una soluzione altrimenti questa si sposa davvero e poi va a finire anche in galera per bigamia dato che sono vivo. (Pensa) che posso fare? Che posso fare? Un altro testamento! Certo! Si, questo sarebbe il secondo testamento ma dato che si tratta delle mie ultime volont, mia moglie non ci far caso. (Prende foglio, penna, occhiali e busta e inizia a scrivere) Io Valento Valenti nel pieno delle mie facolt fisiche e mentali, voglio che la mia adorata Romilda mi rimanga fedele per sempre. 15 dicembre 2013. Valento Valenti. Perfetto. E dove glielo faccio trovare? (Controlla lora) l'ora in cui prende il farmaco per la pressione. (Apre un altro cassetto) eccole qui le sue pastiglie, e qui accanto metto il mio testamento. Arrivano! (Corre a destra).
SCENA XX
Romilda e Felicita
FELICITA. (Rientrando da sinistra) una scatola enorme! Vittorio proprio da sposare.
ROMILDA. (Rientrando da sinistra) senti Felicita, celebriamo il funerale e poi digli (timidamente) che se non ha cambiato idea nel frattempo, io sarei disponibile.
FELICITA. Brava Romilda cos che ti voglio!
ROMILDA. (Guarda lorologio) devo prendere la pastiglia per la pressione. (Si avvicina al cassetto dove tiene le pastiglie).
FELICITA. Se ti sposi, avrai sicuramente bisogno di una testimone. (Si avvicina a Romilda).
ROMILDA. (Ha aperto il cassetto e prende le pastiglie e nello stesso tempo si accorge della lettera. La prende).
FELICITA. (Si avvicina a Romilda e mentre le parla le da le spalle) cosa ne pensi se ti facessi io da testimone? Dopotutto sar io che dir a Vittorio che lo vuoi sposare.
ROMILDA. (Apre la lettera e la legge e non da nessuna risposta a Felicita).
FELICITA. (Si accorge che non le risponde) allora? Mi vuoi rispondere? Sei morta pure tu?
ROMILDA. (Meravigliata) Felicita! Felicita, un testamento di Valento!
FELICITA. Come? (Si gira).
ROMILDA. (Triste) Felicita! Felicita! Non posso
FELICITA. Te lo leggo io, se tu non puoi leggerlo dal dolore.
ROMILDA. Non posso
FELICITA. Ti ho gi detto che te lo leggo io.
ROMILDA. Felicit non posso ... non posso ...
FELICITA. Senti Romilda, hai detto che non puoi, ma quando ti prendo il testamento per leggerlo, lo ritiri ...
ROMILDA. Felicita, non posso
FELICITA. (Stanca) senti, arrangiati! Io non ti aiuto pi!
ROMILDA. Felicit c' scritto che non posso sposare ... Vittorio!
FELICITA. Come? Non sposi pi Vittorio? E per quale motivo?
ROMILDA. Leggi ... leggi qui ...
FELICITA. (Prende la lettera e legge) Io Valento Valenti nel pieno delle mie facolt fisiche e mentali, voglio che la mia adorata Romilda mi rimanga fedele per sempre. 15 dicembre 2013. Valento Valenti. Sei proprio sfortunata amica mia! (Al pubblico) peggio che vivere in galera! (A Romilda) Vittorio prender il volo mentre tu rimarrai qui con la tua bella letterina in mano.
ROMILDA. Sono le seconde ultime volont di Valento. Felicita, non posso.
FELICITA. Come, le seconde volont.
ROMILDA. Si, questo il suo secondo testamento.
FELICITA. Il secondo? (Al pubblico) Valento ha proprio fatto le cose in grande.
ROMILDA. Se Valento mi vuole tutta per s per sempre, non posso negarglielo, sempre mio marito. Vittorio ... si attaccher al tram!
FELICITA. Vittorio al tram?! Si attaccher qualcun'altra a Vittorio, altro che tram e magari pi giovane di te.
ROMILDA. (Decisa) sono cose che a me non devono interessare, sono sempre una donna sposata.
FELICITA. Volevi forse dire ... sposata con un morto e perci ... vedova.
ROMILDA. Vedova ma sposata nell'anima con un grande uomo.
FELICITA. Contenta tu. Ora devo proprio andare. Verr pi tardi a recitare il rosario. Ciao. (Esce dal fondo).
ROMILDA. Va bene, ti aspetto. Ciao. (Al pubblico) avete visto quanto mi voleva bene il mio Valento? Solo ad una persona che vuoi un gran bene lasci due testamenti. Lo vado a mettere con l'altro. (Esce a sinistra).
SCENA XXI
Valento
VALENTO. (Rientra da destra) e anche questa fatta. Sono riuscito a salvare, oltre ai miei vestiti, anche il mio matrimonio. E spero sia finita qui. (Toccandosi lo stomaco) ho una fame da non credere, da stamane che non metto nulla sotto i denti e nello stomaco. Spero venga notte in fretta cos da poter andare in cucina a mangiarmi qualcosa. Chi ha detto che l'appetito vien mangiando era proprio uno stupido sapete? Si, perch non sapeva quanto appetito viene a chi non mangia!
VOCE FUORI SCENA. permesso ... si pu? aperto, entriamo a trovare il povero Valento.
VALENTO. C' ancora qualcuno! Un morto, non ha un attimo di tempo per riposare! (Esce a destra).
SIPARIO
ATTO TERZO
SCENA I
Romilda
ROMILDA. Non riesco ancora a crederci ... il mio Valento l l in quella cassa ... da morto. Come far a vivere senza di lui? morto ieri mattina ma mi sembra un'eternit che non lo vedo girarmi intorno dandomi fastidio. Un fastidio che mi faceva sentire voluta bene. trascorso un giorno di lutto e sono gi dimagrita di ben 15 grammi. Vi rendete conto che se vado avanti di questo passo fra una settimana avr perso un etto? E poi, ho perso completamente l'appetito. A proposito di appetito, ieri sera avevo lasciato nel frigorifero un salame intero e stamattina ce nera solo met. Che lo abbia mangiato io senza accorgermi? No, non pu essere, sarei aumentata di peso invece di dimagrire cos esageratamente. E se invece stessi impazzendo?
SCENA II
Romilda, Felicita, Concita, Albina e Giacinto alternato
FELICITA. (Entrando tutte e tre dal fondo) penso che tu non ti sia mai resa conto che, pazza, lo sei sempre stata. Stavo scherzando, volevo solo farti stare un po meglio.
ROMILDA. Eh si, questo proprio il momento di scherzare.
CONCITA. Non arrabbiarti Romilda, hai altro a cui pensare.
ROMILDA. Si, a mio marito che di la morto e rinsecchito.
ALBINA. (Entra ancora con i detersivi da bagno).
ROMILDA. C' Mirella a casa tua?
ALBINA. Si. E tu come lo sai? Mirella non importante ora, molto pi importante pianificare il tuo comportamento al funerale di domani.
GIACINTO. (Da fuori) Romilda, sono Giacinto.
ROMILDA. Entra pure Giacinto, entra.
GIACINTO. (Entra dal fondo) sono qui per Valento, casomai si trovasse in difficolt.
ROMILDA. In difficolt? improbabile che nelle sue condizioni abbia bisogno di aiuto oramai.
GIACINTO. Cio volevo dire che ... magari gli serve qualcosa ...
CONCITA. Gli serve qualcosa? Ma se stecchito!
GIACINTO. Si certo, intendevo dire che forse ... ha bisogno di ... di ... andare in paradiso pi in fretta. Sapete che a pregare molto si va in paradiso pi velocemente? Ora io vado di l e pregher per l'anima di Valento. A dopo. (Esce a destra).
ROMILDA. Si, vai pure, vai pure da Valento. (Alle amiche) erano cos amici!
ALBINA. Poveretto, sembra perfino che dica cose senza senso e lo veda ancora vivo. Che pena fa. Comunque, tornando a noi Romilda, devi prepararti per il funerale di domani.
ROMILDA. Perch, in che modo dovrei comportarmi? C forse un regolamento?
FELICITA. Certo! Non vorrai forse fare brutte figure con chi vi parteciper!?
ROMILDA. No di certo.
CONCITA. Per prima cosa allora, ricordati di indossare un abito scuro ma che non sia nero perch il nero porta male.
ROMILDA. Essere al funerale del proprio marito, non pensi che ci sia stato gi qualcosa che abbia portato male?
ALBINA. Nel corteo che ti porter in chiesa, dovrai stare dietro la cassa di tuo marito ovviamente, ma a braccetto con tua sorella e con tuo fratello. A braccetto, ricordati.
ROMILDA. Non penso proprio che verranno al funerale, avevano litigato con Valento dieci anni fa.
FELICITA. Non preoccuparti di questo, li ho gi invitati io e verranno. L'ho fatto solo per non farti fare una brutta figura, solo per questo motivo. Per, appena il corteo partir da casa tua per la chiesa, devi piangere disperatamente. A met corteo invece, dovrai indossare gli occhiali da sole.
ROMILDA. Ma io non ho occhiali da sole.
CONCITA. (Le mostra un paio di occhiali scuri) eccoli. Te li abbiamo comprati come regalo per il funerale.
ALBINA. Quando invece sarai arrivata in chiesa, dovrai avere delle crisi di pianto.
ROMILDA. Quante?
FELICITA. Una decina possono bastare.
CONCITA. Dopo la funzione invece, quando sarai arrivata al cimitero, dovrai avereun bello svenimento.
ROMILDA. Non credo di essere capace di svenire!
ALBINA. Te lo mostro io Romilda! (Le mostra tutto, in modo simpatico, facendosi poi sostenere da Concita).
ROMILDA. E se invece mia sorella non mi trattiene e mi lascia cadere a terra?
FELICITA. Meglio! Chiss che figurone farai! Anzi, cadi addirittura per terra.
ROMILDA. Secondo me voi siete tutte matte.
CONCITA. Noi lo facciamo per il tuo bene.
ALBINA. cos. E poi quando sarai in casa mortuaria e lo porteranno via per cremarlo, dovrai invece (viene interrotta).
ROMILDA. Come? Vengo a prenderlo per cremarlo?
FELICITA. Eh si. Non ricordi l'anno scorso al funerale di Piero Retanghe quando Valento disse che voleva essere bruciato?
CONCITA. E non ricordi che gli hai risposto che saresti stata tu stessa a dargli fuoco.
ROMILDA. vero! Me lero scordata!
GIACINTO. (Entra da destra facendo capire al pubblico che stato spinto da Valento) anch'io non lo ricordavo.
FELICITA. Come potresti, tu non ceri!
GIACINTO. vero ... per si sa che io sono l'amico intimo di Valento e se lui avesse voluto farsi cremare, sono sicuro che me lo avrebbe detto.
ALBINA. Quel giorno ero presente anch'io e ho sentito molto bene Valento dire che voleva essere bruciato e perci non credo si debba andare contro le sue volont.
FELICITA. Giacinto, non dovevi andare a pregare per il tuo amico?
GIACINTO. (Esce a destra).
ROMILDA. La volont di Valento non si tocca, lo far cremare.
CONCITA. Io so che i morti vengono cremati a Novara.
ALBINA. Si, ma anche a Venezia.
ROMILDA. Come? Cos lontano? Pensavo si potessero cremare a Bergamo.
GIACINTO. (Entra da destra facendo capire al pubblico che stato spinto da Valento) vi ricordo che a Valento non mai piaciuta Venezia e nemmeno Novara.
ROMILDA. E tu come lo sai?
GIACINTO. Me lo ha appena detto ... cio volevo dire che ... me lo aveva detto quando era in vita.
FELICITA. Non vero perch quando andato in viaggio di nozze, lui andato a Venezia mentre Romilda a Firenze.
CONCITA. Vai, vai di nuovo a pregare per lui che ne ha bisogno.
GIACINTO. (Esce a destra).
ALBINA. Romilda, se io fossi in te, lo farei cremare a Venezia, molto pi bella da visitare che Novara. Potresti rimanerci anche tre giorni.
ROMILDA. Tre giorni?
FELICITA. Va beh, stacci almeno due, qualcosa riuscirai a visitare.
ROMILDA. Ma che dite?! Me ne rester l almeno una settimana. Dovr pur riprendermi dalla tragedia.
CONCITA. Brava, cos che mi piaci.
ALBINA. Don Egidio al corrente della cremazione di tuo marito?
ROMILDA. No, come potrebbe se lo abbiamo deciso solo ora.
FELICITA. Allora dovresti avvisarlo.
ROMILDA. Vado immediatamente a telefonargli.
CONCITA. Intanto che tu telefoni noi ce ne andiamo, arriveremo per pi tardi per la sveglia.
ROMILDA. Va bene, a pi tardi. (Si salutano tutte. Esce a sinistra).
SCENA III
Valento e Giacinto
VALENTO. (Entra da destra) sei proprio di aiuto! Ti ho scaraventato di qua due volte e per due volte non sei riuscito a farle desistere dal loro intento di farmi cremare!
GIACINTO. Avevo paura di fare marrone (In dialetto bergamasco: mar, che significa TEMEVO DI NON RIUSCIRE A MENTIRE).
VALENTO. Sono io che ti faccio nero! Cosa posso fare con quelle quattro bernarde che hanno deciso di cremarmi!? Io sono vivo e quelle mi vogliono uccidere!
GIACINTO. Lo so avresti dovuto pensarci prima per!
VALENTO. Che mi salatato in mente di dire quella stupidaggine di essere bruciato! E poi lho detto cos per dire, ma a quelle vipere non scappa proprio nulla.
GIACINTO. Dobbiamo trovare una soluzione caro il mio Valento altrimenti, povero te (mima di accendere un fiammifero e di dar fuoco a Valento).
VALENTO. Per favore, inventa subito qualcosa che possa risolvere la situazione o davvero quella cassa sar la mia morte.
GIACINTO. (Pensando) perch non fare un altro testamento?
VALENTO. Un altro testamento? Ma sei pazzo? Come ti ho detto prima, sono stato costretto a farne un secondo quando tu non ceri. E questo sarebbe il terzo, non sono forse un po troppi?
GIACINTO. Ma no, c un proverbio che dice che tre il numero perfetto. Scrivi in fretta questo nuovo testamento prima che tua mogli arrivi.
VALENTO. Sei sicuro che ci creder ancora? (Si mette a scrivere con gli occhiali).
GIACINTO. Ovvio! Scrivi prima che arrvi!
VALENTO. (Scrive) Io Valento Valenti nel pieno delle mie facolt fisiche e mentali, voglio che la mia adorata Romilda dia disposizione affinch si celebri un funerale tradizionale e senza cremazione. 15 dicembre 2013. Valento Valenti. E dove lo metto?
GIACINTO. Mettilo mettilo (si guarda in giro) mettilo mettilo
VALENTO. Il disco si incantato?
GIACINTO. Mettilo nella credenza vicino alla bottiglia del vino. Sbrigati perch sento che sta arrivando qualcuno.
VALENTO. (Infila il testamento nella credenza e velocemente esce a destra).
GIACINTO. (Esce anche lui a destra).
SCENA IV
Romilda e don Egidio
ROMILDA. (Rientrando da sinistra) fra poco arriver il parroco. Spero non ci siano problemi per la cremazione.
DON EGIDIO. (Entrando dal fondo) eccomi, ho fatto pi in fretta che potevo. Mi dica
ROMILDA. Grazie signor parroco. Lho chiamata per dirle che quando mio marito era in vita, un suo desiderio era quallo di essere cremato.
DON EGIDIO. Come vuole Romilda, per me non ci sono problemi. Domani faremo il funerale e quando arriviamo al cimitero lo mettiamo nella camera mortuaria, aspettando che venga portato a bruciare (SI SENTE UN RUMORE A DESTRA) e quando ritorner nellurna (SI SENTE UN RUMORE A DESTRA).
GIACINTO. (Da fuori scena) scusate, sono io che ho fatto cadere quel coso di l. (Pi piano) stai calmo!
DON EGIDIO. E quando arriver lurna la benediremo.
ROMILDA. Bene. Dato che siamo in argomento, posso chiederle quanto mi verr a costare tutta la funzione?
DON EGIDIO. Non vi tariffa, ad offerta libera.
ROMILDA. Immagino, per, non potrebbe fare uno sconticino a me?
DON EGIDIO. Ma se le ho appena detto che a offerta libera!
ROMILDA. Appunto. Non potrei avere uno sconto su quella offerta libera?
DON EGIDIO. (Stanco) si! Tutto lo sconto che vuole! Ora vado ma ci vediamo stasera per la veglia, mi aspetti.
ROMILDA. Si, certo che laspetto. Dove vuole che vada con un morto in casa! SI SENTE ANCORA UN RUMORE A DESTRA.
GIACINTO. (Da fuori scena) scusate, sono sempre io che sbadatamente ho fatto cadere sempre loggetto di prima.
DON EGIDIO. Saluti. (Esce dal fondo).
ROMILDA. (Mentre esce a destra) Giacinto, vuoi smettere di rompermi cose? (E fuori scena. Con tristezza) guarda Giacinto come bello il mio Valento. Sembra persino che la morte gli giovi.
SCENA V
Romilda, Vilma, Girolamo e Giacinto alternato
VILMA. (Entra dal fondo).
GIROLAMO. (Entra dal fondo).
ROMILDA. (Da fuori scena) ma ma ma perch ha la cravatta allentata?
GIACINTO. (Da fuori scena) aveva caldo. Cio, volevo dire che siccome qui dentro fa un po caldo, temevo che sudasse. E se poi suda ecco non si presenta bene e allora
ROMILDA. (Da fuori scena) Giacinto, sembra che tu stia molto peggio di me. Come pu sudare se morto! (Piangendo) povero Giacinto che gli volevi tanto bene.
SCENA VI
Romilda, Vilma, Girolamo e Giacinto alternato
VILMA. (Entra dal fondo).
GIROLAMO. (Entra dal fondo).
ROMILDA. (Mentre rientra da destra) questa volta ce lha fatta grossa. (Si accorge dei due). Ciao Vilma, ciao Girolamo.
VILMA. Vogliamo starti vicino in questo momento di dolore
GIROLAMO. e anche perch devo consegnarti questa lettera che arrivata per via aerea.
ROMILDA. Grazie, grazie tante. Come? Una lettera per via aerea per me?
GIROLAMO. Si, per via aerea.
ROMILDA. Che dici! Girolamo, so per certa che sei arrivato in bici e non con laereo.
VILMA. Certo che noi siamo arrivati da te in bici, la lettera invece arrivata con laereo.
ROMILDA. Primo: come pu arrivare qui a casa mia se non ho la pista di atterraggio; secondo: come pu arrivare con laereo quando voi me lavete portata in bici?
GIROLAMO. La lettera proviene dallAmerica ed arrivata qui in Italia in aereo. (Mostra la busta e poi gliela porge) io poi te lho consegnata con la mia bici.
ROMILDA. Ah, laereo non era tuo di sicuro. DallAmerica? Mia sorella vive in Amerca, sar senzaltro la sua. (Prende la busta e la apre) che vi avevo detto? lei che mi dice che arriva a Milano con laereo, non con la tua bici, delle nove e mi chiede di andare a prenderla.
GIROLAMO. Vado io a prenderla, non preoccuparti di nulla Romilda.
VILMA. Si, tu pensa solo al funerale di tuo marito che al resto ci pensiamo noi.
ROMILDA. Si, al funerale e alla cremazione.
VILMA. Pensi di cremare Valento?
ROMILDA. Si, sono le sue volont.
GIROLAMO. Vilma, ricorda bene che io non voglio essere cremato! Tu pensa se fossi ancora vivo in quella cassa! SI SENTE ANCORA UN RUMORE A DESTRA.
ROMILDA. Giacinto! Mi vuoi rompere tutti gli oggetti di casa? Ti ricordo che io ci devo vivere ancora in questa casa.
GIROLAMO. C Giacinto col morto?
ROMILDA. Si, sono ore che di l, non riesce a star lontano dal suo migliore amico.
GIACINTO. (Entrando da destra) perdonami Romilda, non capisco perch ma sono un po distratto.
ROMILDA. Si certo, non preoccuparti.
GIACINTO. Forse un goccio di vino aiuterebbe a sollevarmi un attimo, ma solo un attimo, il morale.
ROMILDA. Certo. Posso offrire del vino anche a voi?
VILMA. No, io no, grazie.
GIROLAMO. Mah, un bicchierino lo berrei anche volentieri.
VILMA. Girolamo, sai che ti fa male!
GIROLAMO. Sarebbe solo per far compagnia al dottore. (Vedendo lespressione contrariata di Vilma) per, pensandoci bene, il vino non mi piace pi di tanto.
ROMILDA. Vado in cucina a prenderlo.
GIACINTO. In cucina? (Rincorrendola) Romilda non fare cos tanta strada per me.
ROMILDA. Andare in cucina non poi cos tanta strada
GIROLAMO. Appunto. Perch ti preoccupi della strada che Romilda deve fare per prendere il vino? (A Romilda, meravigliato) non sarai forse incinta?! SI SENTE ANCORA UN RUMORE A DESTRA.
GIACINTO. (Affrettandosi) devo aver sistemato male di nuovo loggetto di prima ed caduto per terra.
ROMILDA. Io non sono incinta nemmeno un p!
VILMA. Girolamo, non sono cose da chiedere ad una vedova!
GIROLAMO. Scusa Romilda, chiss cosho per la testa. Non ho pensato che alla tua et ormai ci vuole solo lo Spirito Santo.
VILMA. Girolamo!
GIACINTO. Romilda ho visto che qui tieni una bottiglia di vino.
ROMILDA. Si, ma questo stato aperto tempo fa. Come posso offrire al miglior amico di mio marito un vino gi iniziato?!
GIACINTO. Non importa Romilda, mi va bene pure quello.
ROMILDA. Ci mancherebbe, a te offro qualcosa di speciale. (Sta per uscire a sinistra).
GIACINTO. Il vino che qui in credenza, quello che ha bevuto il mio amico Valento?
ROMILDA. Si, il vino che manca lo ha bevuto lui.
GIACINTO. Da amico, non posso che bere da questa stessa bottiglia.
ROMILDA. (Commuovendosi) vedere il bene che gli vuoi, mi fa piangere. (Va a prendere la bottiglia di vino nella credenza) eccolo (Si accorge della lettera) ma ma cos questa? (Lascia il vino e prende la lettera) una lettera? Di che lettera si tratter?
VILMA. Aprila e poi lo sapremo tutti.
ROMILDA. (Prende la lettera e legge) Io Valento Valenti nel pieno delle mie facolt fisiche e mentali, voglio che la mia adorata Romilda dia disposizione affinch si celebri un funerale tradizionale e senza cremazione. 15 dicembre 2013. Valento Valenti. Un altro testamento!
GIROLAMO. Come, un altro testamento?
VILMA. Si, mi hanno riferito ci sono gi stati due testamenti di Valento e con questo, arriviamo a tre. (A Girolamo) guai a te Girolamo se farai una cosa del genere! Un testamento basta ed avanza!
ROMILDA. Le ultime volont di Valento!
VILMA. Speriamo che siano davvero le ultime!
ROMILDA. Devo correre dal parroco a dirgli che non lo posso pi cremare.
GIACINTO. E si, a questo punto non puoi pi cremarlo che dispiacere.
ROMILDA. Il volere di mio marito sacro. Vado e torno subito, aspettatemi qui.
VILMA. Se ti fa piacere ti accompagniamo noi. Non vorrai andarci da sola?! E se svenissi dal dolore?
GIACINTO. Vero! Voi andate tranquillamente, penso io a Valento e ai visitatori se ci dovessero essere.
ROMILDA. Si, avete ragione. Andiamo e facciamo in fretta, non mi va di rimanere fuori casa a lungo senza mio marito, dato che poi non lo vedr pi. SI SALUTANO ED ESCONO.
SCENA VII
Valento e Giacinto
VALENTO. (Rientrando da destra) ci siamo rusciti per un pelo.
GIACINTO. Ci siamo rusciti? Ci sei riuscito tu! Eri tu quelo che doveva andare a Vanezia ed essere cremato, non io.
VALENTO. dura rimanere in vita da morto.
GIACINTO. Si, ma molto pi dura tenere in vita un morto!
SCENA VIII
Valento, Romilda, Giacinto, Albina, Concita, Felicita, Girolamo e Vilma
ROMILDA. (Entrando allimprovviso dal fondo) entrate! Aspettatemi pure qui in casa mentre noi andiamo dal parroco per (Vede il marito vivo) la crema ....
ALBINA. CONCITA. FELICITA. GIROLAMO. VILMA. (Entrano dal fondo) Valento
ROMILDA. (Quasi svenendo) Va Va Valento tu sei tu sei vivo?!
VALENTO. (Non sa che fare) io? Io sono vivo? Io io sono vivo! Prima ero morto e ora sembra che io sia vivo.
ROMILDA. Tu tu
VALENTO. Io
ROMILDA. Tu non sei morto?
VALENTO. (Toccandosi e titubante) e no sembrerebbe che io sia proprio vivo.
GIACINTO. (Venendo in suo aiuto) Romilda, Valento vivo! Valento qui vivo vicino a te. Sei contenta?
ROMILDA. (Si riprende e si fa seria).
VALENTO. Ma ma Romildina mia non sarai arrabbiata col tuo Valentino ora?! Dovresti essere contenta invece
ROMILDA. Sono pi che arrabbiata!
GIACINTO. Non devi esserlo, devi essere contenta invece.
ROMILDA. Chi quello stupido che ha detto che eri morto?
VALENTO. (Affrettandosi) il dottor Giacinto! E lui che mi ha detto che io ero morto!
GIACINTO. Io?
VALENTO. Si tu, proprio tu mi hai fatto credere che fossi morto. E io mi sono lasciato suggestionare e ho iniziato a pensare e a comportarmi come un morto vero. tutta colpa tua.
GIACINTO. Mia? Ma io non ho fatto nulla, sei stato tu che
ROMILDA. Come hai potuto fare questo al tuo migliore amico? Come hai potuto mettergli in testa che era morto quando invece non lo era! Non hai pensato alla sofferenza che gli avresti causato? E alla mia di sofferenza?
GIACINTO. Ecco la verit che non stata proprio tutta colpa mia
ROMILDA. (Abbracciando Valento) chiss quale sofferenza avrai provato da morto.
VALENTO. Altro che! Sapeste come si soffre da morto! E tutto per colpa di quello l che si spaccia per medico!
GIROLAMO. Giacinto, non offenderti, ma domani corro allAls e mi cancello come assistito tuo, prima che tu mi faccia morire prima del solito.
VILMA. E io far lo stesso.
GIACINTO. Ma no, non fate cos
CONCITA. Altro che non fate cos domani far la stessa cosa anchio.
ALBINA. Sei mio marito, e a questo non posso scampare, ma come medico, ti posso cambiare.
FELICITA. Piuttosto di averti come medico, rimango senza!
GIROLAMO. Vi giuro che non colpa mia! Io ho fatto tutto ci solo perch
VALENTO. Vergognati! (Piano a Giacinto) Giacinto, ricordati il cappello di tua moglie. Tranquillo, sistemeremo tutto in fretta.
SCENA IX
Valento, Romilda, Giacinto, Albina, Concita, Felicita, Girolamo, Albina e don Egidio
DON EGIDIO. Son qui per la veglia (Vede Valento vivo) Valento ma tu ma tu sei vivo
VALENTO. Si Don Egidio, sono vivo ora. Anche prima lo ero per. Il fatto che sono stato convinto da qualcuno di esser morto e allora mi comportavo come un morto.
VILMA. Si, invece era vivo.
CONCITA. Ma noi lo vedevamo morto.
FELICITA. E lo credavamo anche morto.
DON EGIDIO. Ho capito che non cho capito nulla. E la veglia?
ROMILDA. La sveglia non suona perch non c nessun morto per cui farla suonare. E ovviamente anche il funerale stato annullato.
DON EGIDIO. Anche il funerale? Anche il funerale annullato?
VALENTO. Don Egidio, non vorr forse celebrare un funerale ad un vivo ora!?
DON EGIDIO. Ho annullato matrimoni, battesimi, ricorrenze, ma mai mi era capitato di annullare un funerale!
SIPARIO