I venexiani

I venexiani

di

Giuseppe Manfridi


PERSONAGGI:

Giacomo Casanova
Maddalena (colei che nelle Memorie MM)
Caterina (colei che nelle Memorie CC)
Bernis
Pietro (colui che nelle Memorie PC)




SCENA I

(Luci dellalba in una stanza miserabile. I pochi raggi che filtrano, passano da una minuscola finestra a soffietto. Una tavola con su della carte gettate alla rinfusa e delle monete non raccolte. Tra carte e monete, poggiata una maschera. Alcune sedie scostate in disordine. Un uomo di grossa mole e dal mantello color porpora, va su e gi per la stanza a larghi passi. Un altro individuo, abbigliato con una divisa militare che sa di contraffatto, se ne sta invece chino a ramazzare carte e denari. Ha unaria vile e trasandata. Lo si direbbe assai pi giovane dellaltro. Il primo lambasciatore Bernis, ma la nostra storia ce lo dir solo in seguito. Il secondo, si chiama Pietro. Bernis estrae da un taschino del panciotto una scatoletta contenente pillole da fiuto. Offrendo...)

BERNIS: Sil vous plait...

(Il giovane lo guarda senza capire)

BERNIS: Tabacco. (Con la erre lievemente arrotata dei francesi) Per voi. Volete?

PIETRO: Ah.

(E prende. Bernis, con la pastiglia tenuta tra pollice e indice, fiuta delicatamente. Laltro, invece, preferir ingollare la sua masticandola a colpi di ganasce mentre insiste a ragranellare monete)

BERNIS: Sicuro sia tutto vostro?

PIETRO: Oh, no-no... sto solo sistemando. Qui i conti son segnati. Quando volete...

BERNIS: Allora ve lo dico io: tutto vostro.

PIETRO: Signore... la vostra munificenza...

BERNIS: Pas de tout! Legittimo guadagno. Le carte vi hanno dato torto, la nostra scommessa vi ha dato ragione. 

PIETRO: Davvero posso?

BERNIS:Allez! Allez!... Intascate e via.

PIETRO: (Sbrigandosi a far sparire tutti i soldi) Vivaddio... uno sfidante leale come voi un onore incontrarlo, ma quasi unonta batterlo.

BERNIS: Nulla da dire... chapeau!... Conoscete il signor Casanova pi e meglio di me.

PIETRO: Mi quasi parente, comprenderete.

BERNIS Mai-mai-mai: davvero mai avrei pensato che dicesse no alloccasione di tener banco quando il Gran Consiglio ha chiuso ovunque i tavoli da gioco. Jamais!

PIETRO: E mio dovere ricordare che questa era una scommessa per cui non si era stabilita alcuna posta.

BERNIS: Lo faccio adesso. Prendetevi quelle rimanenze come fossero il prezzo del nostro patto. Avete un sorella che le vale tutte se, a quanto pare, per lei che un giocatore della sua statura rinuncia di buon grado al proprio vizio capitale.

PIETRO: Chiss che non labbia fatto per trasformare mia sorella in un vizio ancor pi grave. 

BERNIS: Sembra vogliate darle un prezzo.

PIETRO: Tuttaltro. Anche per me si tratta di una scoperta. 

BERNIS: Che dubito vi infastidisca.

PIETRO: Giusto appena.

BERNIS: Siete geniale. Mais vraiment.

PIETRO: Eccellentissimo... mi domandavo se la notte che abbiamo trascorso insieme basti a consentirmi una certa confidenza.

BERNIS: Je vous en prie!

PIETRO: Vi sta pi a cuore sapere di lui, o della donna che lavrebbe trattenuto? 

BERNIS: E che tutta un tratto, cos?... Ha perduto il suo nome?

PIETRO: Compatitemi. Mimbarazza meno parlarne facendo la parte di quello che neppure la conosce. Piccole vilt, ma cos umane!... C della vergogna, voi capite, a chiacchierare dei giochi amorosi di una cara consanguinea. E che di pi umiliante trattandosi della propria sorellina?... Anche per mio padre... un fidanzamento che, in casa, facciamo meglio a tenergli nascosto. Non per nulla ce lha reclusa in un convento.

(Bernis va a sedersi per fronteggiare meglio laltro)

BERNIS: Trs bien... rieccovi doppio e triplo. Niente, per voi, merita rispetto se non in ragione del suo tornaconto.

PIETRO: Ah, no! Con questa premessa riprendetevi anche i vostri soldi, perch io...

BERNIS: (Bloccandogli la mano) Detta da unaltro sarebbe unoffesa, non da me. Dialogare con chi gioca dastuzia il mio mestiere. Voi mi siete affine. E sappiatevi, perci, pienamente compreso. La vostra doppiezza mi del tutto trasparente. Pi vi conosco, e pi mi fido. 

PIETRO: Signore, se lo debbo alla vostra disistima, fate conto conto che non vi abbia chiesto niente.

BERNIS: (Spingendo di nuovo i soldi verso di lui) Nessuna domanda mai impudica. Solo la pretesa di una risposta pu esserlo. Con ci, vi risponder. La curiosit che nutro per questo gentile signore, io la debbo a unaltra donna che pare se ne sia incapriccata in ragione del capriccio che prova per lui una femmina di cui nulla sapevo prima di stanotte, e che ora, grazie a voi, mi divenuta quasi familiare. Una linea tonda che ancora non riesce a farsi cerchio. Ma intravedo un bel gioco. Comprennez-vous?... 

PIETRO: No, poco. Forse sono meno triplo di quanto pensiate.

BERNIS: Un gioco a cui desidero prender parte. E ora, perci, i vostri favori mi servono. 

PIETRO: Ma di quali maneggi mi ritenete capace?... E sullonore, poi, di una poverina che sangue del mio sangue!...

BERNIS: Siate allaltezza di voi stesso. Qui tutto si fa con garbo. Chiedo favori, rendo favori. O non cercavate qualcuno che scontasse le vostre cambiali per quella partita di vino mai pagata, e per mille altri debiti di cui potrei stendervi la lista?... A Rialto le cose si sanno. Bene, eccomi. Io salvo i vostri affari, voi consentite... a me i miei cerchi. Poi, a vostro conforto, la mia donna che mi preme. E, pi ancora, i suoi possibili spassi con uno che per adesso, come spasso, ha pi vostra sorella che non lei. Per spiare ho bisogno duna spia. Se non sarete voi, sar un altro. Alors?... Monsieur, vous de me repondre. 

(Una pausa)

PIETRO: Daccordo. Volete scendere al mio livello? Daccordo. Vi dico benvenuto ed eccovi le cambiali. 

(E, cavate di tasca alcune cedole, le spinge verso Bernis) 

BERNIS: Voil. Ora... prima di farvi mio confidente, vi tocca farmi da confessore. Al convento di SantAngelo a Murano, dove la vostra... comelle sappelle?... Caterina?

PIETRO: Caterina, Caterina.

BERNIS: Caterina. Dove la vostra Caterina stata mandata per fuggire le seduzioni di quel libertino...

PIETRO: Cui mi onoro di essere amico. Oltre che cognato.

BERNIS: E come tale mi servite. Nello stesso luogo, abita una mia protetta, la purezza del cui spirito tale che, chi la vedesse, cadrebbe in grave errore dicendo: nel suo aspetto ha il meglio. Ma un errore che possono commettere in pochi. E in clausura. A me concesso vederla per trucchi che non sto a dirvi. Bien. Lamicizia che ci lega si fonda sulla schiettezza pi assoluta. (Tirando fuori delle lettere) Qui le prove. Mha scritto di aver visto un gentiluomo presentarsi tra i fedeli allora della messa. Una svelta indagine le ha fatto capire che non era l per i santi uffizi ma per qualcuna che, dietro le grate, si aspetta quotidianamente di vederlo apparire, e sapete chi dico. 

PIETRO: Un gioco che, al momento, non vi riguarda affatto.

BERNIS: Auguratevi di s. Le sorti delle vostre cambiali dipendono da questo. Leggete.

(Pietro prende i foglietti. Li dispiega)

(Altrove compare Maddalena, in abiti da monaca, di spalle presso una grata. E lei a mormorare il contenuto della lettera)

MADDALENA: Mio caro amico, come non dirvelo?... Ho novit. Una giovane ospite delle nostre mura, qui tradotta dallintransigenza di un padre che vuol preservarne le virt per il sacro imeneo, vive una ben curiosa storia con un cavaliere veneziano che non capisco chi sia. Questo bel tipo fa della nostra cappella la sua piazza dappuntamenti venendo ogni giorno a vestire, sacrilego, i panni del finto devoto per consentire alla sua amata di poterlo vedere e per dirle: tu sei sempre con me. Io son sempre per te. Un intrigo che, nelle noie di qui, mi fa da passatempo. Vorrei saperne di pi. Mi aiuterai?

BERNIS: E sapere chi sia, stato il pi facile. M bastato chiedere notizie della sola nel convento che non fosse monaca. Da quella a voi, e da voi a lui. 

PIETRO: Ma che mia sorella sia stata richiesta dal signor Casanova risaputo. La vostra amica ve lha anche scritto: nostro padre che lha rinchiusa per levarglielo di testa.

BERNIS: Difatti qui abbiamo altre lettere molto pi recenti. La cosa progredita, e di tanto. A vous.

(E Pietro scorre una seconda lettera)

MADDALENA: E tempo che la faccenda abbia evoluzioni, altrimenti, amor mio, rischiamo di stancarcene presto e non ne parleremmo pi. Guai. Ricorda quanto ci ha divertito farne alimento dei nostri convegni, e di certi caroselli che senn tu mai avresti fantasticato, n io consentito. E poich vedo che non bastato alluderlo, te lo chiedo: fammi fare, se puoi, la conoscenza di questo grazioso signor Tartufo tutto palpiti. Anche perch, e sono cos sicura di solleticarti al meglio, soprattutto questa cara giovane a interessarmi per la squisitezza del suo sentimento, pari solo alle sue molte grazie. Sicch, in breve, minteressa laffetto di lei per lui, nutrendo io stessa molto affetto per lei. E sta sicuro che tutto ci non diminuisce laffetto che provo per te. Ah, mon ami... miracoloso di quante biacche possa imbellettarsi quel demone che, avari, battezzammo con un solo nome: amore. 

(Buio su Maddalena)

PIETRO: Non avete davvero reticenze a mettervi in mutande con chicchessa.

BERNIS: (Riprendendo le lettere) Molto poche con quelli che tengo in pugno.

PIETRO: Oi, non sono cosa vostra!

BERNIS: Ma sono cose mie le cose vostre... perci, al passo. Ho fatto, stanotte, affidamento su di voi per avere un primo approccio con questo galantuomo usando lesca di un tavolo in funzione, ma voi sapevate che non sarebbe venuto. Perch?

PIETRO: Perch lo so a Murano, ecco perch. Perch mia sorella non in buona salute. E perch, lui dice, non vuole allontanarsi da dove la sa inchiavardata. Cos che dice.

BERNIS: Troppo poco malizioso.

PIETRO: Mi spiace, ma la realt che, spesso, pecca di poco sale.

BERNIS: Io temo, invece, che la mia amica mi abbia taciuto qualcosa, e che stanotte sia stata lei a offrirgli dellaltro che non fosse una partita a zecchinetta.

PIETRO: In buona sostanza, mi mettete a stipendio della vostra gelosia.

BERNIS: Non del tipo che pensate voi. Gelosia, semmai, per un girotondo da cui mi si tiene al bando.

PIETRO: E non vi sembra che, nel caso, io sia proprio lultimo a cui Giacomo farebbe confidenze che potrei riferire a mia sorella?

BERNIS: Sar vostro mestiere far dimeticare chi siete. Ne avete larte.

PIETRO: Mi lusingate.

BERNIS: (Alzandosi) Ho uninclinazione particolare per gli individui corruttibili. Gli debbo i tutti i miei successi.

PIETRO: Corrutibile, io?...

BERNIS: E della razza che preferisco.

PIETRO: Ah, bella! Corruttibile perch mi trovate nel bisogno?...

BERNIS: (Calzando la maschera) Corruttibile perch di me che avete bisogno voi. 

PIETRO: E se invece avessi a cuore il matrimonio di Caterina con Messere?... Non pu essere che anche lui mi sia compiacente e che si adoperi per avermi al suo servizio?

BERNIS: Fosse cos, le cambiali che mi avete dato non le avreste avute voi, ma lui per conto vostro. Sbaglio?...

(Pietro non replica)

BERNIS: Non credo.

(Ed esce. Pietro lascia passare alcuni secondi, poi si accosta alla soglia per verificare che Bernis si sia allontanato. Quindi, va a una porticina interna e vi bussa contro)

PIETRO: Giacomo... andato via. Puoi uscire.

(La porta si apre e ne vien fuori Giacomo Casanova. Ventottenne)

GIACOMO: (Cavandosi di tasca delle monete e mettendole sul tavolo) Una notte che ti ricorderai a lungo. Pagato da una parte e dallaltra. E senza neanche aver fatto torti a nessuno. Gli hai dato quel che voleva, e a me altrettanto.

PIETRO: A te senzaltro. E questi soldi non centrano un accidente. Te li ho chiesti da tempo, li prendo come un prestito. Se ora fai la bocca storta perch ho voluto avvertirti che qualcuno ti veniva appresso...

GIACOMO: Un grazie non ti basta? Quanti ne vuoi?

PIETRO: Nessuno. Solo un po di confidenza. Qua sono lunico che giochi a carte scoperte. Beh, lhai sentito: vuole notizie. Dimmelo tu quelle che gli posso dare.

GIACOMO: Una che per lui non avr gusto: che la sua amica io non so chi sia. 

PIETRO: Nel senso che non tha mandato un lettera, un messaggio, un biglietto?... Davvero niente?

GIACOMO: Che ? Ti sei gi messo al lavoro?

PIETRO: Domando.

GIACOMO: Io a Murano ci vado per Caterina.

PIETRO: B b b.

GIACOMO: Che mugugni?

PIETRO: Dico: facile. Sai a chi parli, e pu essere ti faccia comodo che vada a confermarle le tue promesse.

(Giacomo tira fuori un coltello e, con un gesto improvviso, va a puntarlo contro la gola dellaltro)

GIACOMO: Ha detto bene lamico tuo: sei doppio e triplo!

PIETRO: Ho piacere. Vedo che si sentiva bene di l dentro.

GIACOMO: Sta al tuo posto, bava della terra!... Tua sorella ti rende immune, ma guai a forzare le leggi a cui mi sottometto: mano e cuore potrebbero decidersi di andare e uno di qua e uno di l, e allora Ciao, Pietro una volta per tutte!

PIETRO: E questo sarebbe il tuo omaggio alla mia fedelt!?

GIACOMO: Uno come te, pi lo simpala, pi fa quel che deve.

PIETRO: Quel che devo quel che voglio!

(Giacomo lo scaraventa per terra e si mette a tempestarlo a calci)

GIACOMO: E non tazzardare a parlare da uomo libero! Non lo sei! Non lo sei! Non lo sei!

PIETRO: (Piagnucoloso) Amico mio... amico mio... ma pi che avvertirti di un pericolo, che dovevo fare?...

GIACOMO: Giustappunto la parte penosa che hai fatto. Faremmo meglio a scordarci lun dellaltro, e che sia per sempre. Non sono io quello che ha le tue cambiali. Sta con chi ti serve. Non sono io, quello. Va! Va!

PIETRO: Ma Giacomo, perch?... Ragiona!... Baster concertare cosa dirgli, e potremmo recuperare un bel po di zecchini. Poi, met io e met tu... sono l... a portata di mano. 

GIACOMO: Fila via!

PIETRO: Per una volta che possiamo combinare un buon affare insieme...

GIACOMO: Tho detto: fila via!

(Pietro raccatta i suoi soldi e va. Giacomo cerca di recuperare un po di tranquillit imponendosi un respiro regolare)

GIACOMO: Bene, fatta. Ho un nemico di pi. Adesso, perlomeno, guerra dichiarata. Meglio! Non cosa in cui quel ramarro sappia destreggiarsi. Lodio manifesto non il suo pane. Tipi del genere hanno armi infallibili solo con gli amici. Un avversario che esca allo scoperto, la sciagura peggiore che possa capitargli. (Tirando fuori da una tasca una busta sigillata) E qui, adesso, sta per iniziare qualcosa che pretende il segreto pi assoluto. Hai avuto locchio lungo, caro il mio nobile becco. E che tu ancora non lo sia, conta poco innanzi al fatto che nelle stelle tutto gi mirabilmente iscritto. La tua manza ha qualcosa da dirmi. Dubito sia daltre il biglietto che una suora mha passato in sagrestia. (Tirando fuori unaltra lettera) Questa invece non mi mette dubbi affatto. Ah, il mio amore!... A te di parlarmi per prima!... 

(E apre la seconda busta)

(Luce su Caterina. E meno che ventenne. Veste abiti semplici, ma del secolo)

CATERINA: Sposo mio... muovo la penna alla fiamma dun lumino che, di questora, mi sarebbe vietato tenere acceso. Mio fratello, lo so, insiste a importunarti con pretese che non avrebbero ragion dessere se non fosse per laffetto che ti lega a me. Ah, che insolente!... Lo amo come natura pretende, ma ci non mimpedisce di pensarne tutto il male che ne pensi tu, e che solo per compiacenza nei miei confronti hai il pudore di non dirmi. Anche per questo, grazie e mille baci in pi. 

GIACOMO: (Scostando la lettera) No, fermo!... Con che spirito, sciagurato, ti delizi al distillato di tanto miele?... Ecco la pi perfetta delle mogli che ti si conferma tua. Anche la malagrazia di suo fratello, lei sa convertirla in una prova della sua intelligenza tutta dedita a te, e a dimostrarti quanto sappia chi sei e cosa pensi e che vuoi. Donna benedetta che si fatta il talamo nelle mie carni!... (Stringendosi con la mano tra le gambe) La tua soavit mi scarica sangue laddove pi indecente sentirlo battere a colpi di bombarda. Ma sar per te, o per quellaltra busta ancora chiusa?... (E prende laltra busta) A quanto pare, ho due maniere per esser debole: da debole... o da debolissimo. Da debole se la straccio, da debolissimo se la apro. Debole se mi nego anche solo di sapere; debolissimo se invece non mi tattengo, la leggo, e cedo. Per solo da debolissimo che potr dimostrarmi poi fortissimo stracciandola dopo averla letta. Allora?... Deciditi in fretta, o torna a colei che pi di ogni altra ti merita, pur meritando un uomo assai meno incostante di te. (Infine, apre anche laltra lettera. Leggendo...) Gentile signore, una monaca che da due mesi e mezzo vi vede ogni domenica nella chiesa del suo convento, desidera conoscervi.

(Luce su Maddalena)

MADDALENA: Gentile signore, una monaca che da due mesi e mezzo vi vede ogni domenica nella chiesa del suo convento, desidera conoscervi. 

GIACOMO: (Stringendosi con pi forza tra le gambe) S, sei tu, sei tu che mi chiami. E questo il foglio che sa di cosce, non quello! Questo!

MADDALENA: (Con pi forza) Gentile signore, una monaca che da due mesi e mezzo vi vede ogni domenica nella chiesa del suo convento, desidera conoscervi.

GIACOMO: E che miracolo ? A rileggerti cambi di tono. Ti fai pure proterva Se solo il tuo inchiostro strepita cos, che sar dover fronteggiare il fiato della tua voce? 

MADDALENA: Vi parr forse ardito, indecente...

GIACOMO: Indecente!... Come il sostegno di ogni mio pensiero.

MADDALENA: ...chiedervi quel che sto per chiedervi. Nulla, se non vorrete, che vi coinvolga. Sono io, piuttosto, che desidero mettermi in gioco, come una carta del vostro mazzo che aneli ad essere rovesciata sul tavolo, squadernata e scoperta. Ma dunque... so di voi, signore, quanto mi basta a qualificarvi: il vostro apetto. Raramente ne ho apprezzati di pi esaurienti a definire un uomo. Io gi vi conosco. La mia preghiera, piuttosto, unaltra: farmi da voi conoscere.

(Giacomo allontana da s la lettera mettendola affianco di quella gi sul tavolo)

GIACOMO: Nulla di grave allapparenza, perci gravissimo. Mi chiamate a danze, signora bella... attenzione, sono un ottimo ballerino. (Rirendendo la prima lettera che ha aperto) Quello che con te, invece, non voglio essere. Ti ho promesso tutto di me, e non mi va di togliertelo. Che il mio buon angelo mi aiuti a serbarti sempre come la mia prediletta. S, forza, convincimi!

CATERINA: Ho sparso sangue per te sul lettuccio di questa cameretta, ma tutto oliato a dovere e la vigilanza molto blanda. Posso consentirmi di soffrire senza temere di essere interrogata circa i miei pallori o le mie lacrime, o circa quantaltro ancora esprima, nei modi che il corpo conosce, il mio essere separata da te. Due sole cose vorrei ripeterti allinfinito: tamo, e aspettami.


GIACOMO: Ahiahi, lucherino mio! Non c nulla che, ripetuto allinfinito, non finisca.

CATERINA: Io, qui, non ho altro pensiero che tenermi bella per te.

(Buio su Caterina)

GIACOMO: E tu bella lo sei!... Ma la tua bellezza ha un difetto: che io gi la conosco. (Andando allaltra lettera) Questa, al contrario, no! Sentiamo, allora, che dice. Lo faccio per te: togliamo mistero a chi ha osato sfidarti. (E legge)

MADDALENA: La mia proposta semplice.

GIACOMO: La proposta non dubito, dubito che lo siate voi.

MADDALENA: Venite al convento unaltra volta ancora, ma non quando c messa. Chiedete di far scendere al parlatorio una monaca che risponde al nome di Suor Agnese. Non sono io, ma verr io. Vi spiego. Questa monaca unanziana professa che da tempo, per la gotta, stata ricoverata altrove. E a me che tocca di ricevere visite a suo nome. Direte, se richiesto, che siete suo nipote. Quando sar l, se non vorrete parlarmi vi chiedo solo: fingete di farlo. Vi sar chi, pur senza diritto, si metter a spiarci. Qui la norma. Nientaltro. Il mio vedervi o no, varr come risposta.

(Buio su Maddalena. Giacomo intasca le due lettere)

GIACOMO: Una tessitrice provetta. Ma la trama mi piace. Mi si chiede poco, e potrei averne molto. Non c bisogno di essere un sensuale per consentire allinvito. Dovrei piuttosto essere un vigliacco. Mai stato, e dunque?... Per non essere vigliacco, doveroso, Giacomo, che tu ti faccia debolissimo. Non ti mancheranno poi i modi per importi dessere quel che hai giurato dessere: un marito devoto. Sposato in nozze profane, ma sposato. E sia... andiamo, dunque, a informarci su come procede la gotta di nostra zia.

(Ed esce)


SCENA II

(Nel convento. Due letti. Uno vuoto. Sullaltro sta sdraiata Caterina. In piedi, presso la soglia, Maddalena. Vedendola apparire, Caterina si solleva a sedere)

MADDALENA: Saremo compagne per alcuni giorni. Spero non ti dispiaccia. Ti toccherebbe altrimenti rimanere sola.

CATERINA: Ma la mia conversa?

MADDALENA: Va via. Le stato consentito di avvicinarsi alla sua famiglia che abita a Padova. 

(Caterina d limpressione che le manchi il respiro) 

MADDALENA: Sembri pi contrariata che stupita. 

CATERINA: E che vengo a saperlo cos allimprovviso...

MADDALENA: Perci non mi avrebbe meravigliato il tuo stupore.

CATERINA: Una cosa e laltra, Madre santa. Eravamo diventate ottime amiche. 

MADDALENA: Facile affezionarsi quando lalternativa lo star sole.

CATERINA: Ci si pu affezionare anche a se stessi, quando lalternitiva una compagnia difficile.

MADDALENA: Paura di me?

CATERINA: No, di me.

MADDALENA: Di te per cosa?

CATERINA: Parlo poco. Mi si pu perci fraintedere trovandomi poco gentile.

MADDALENA: E la tua conversa ti aveva capita?

CATERINA: Di pi. Lei diceva di apprezzarmi.

MADDALENA: Come molte qui dentro.

CATERINA: Ma se quasi nessuna sa chi sono?...

MADDALENA: Nulla pi percepibile di unombra allocchio di un gatto. (Una pausa) S, Caterina, non far finta di non capire. Sei qui gi da qualche mese, e non lhai fiutato abbastanza il posto dove ti trovi?... Resta fra noi solo un anno ancora, e vedrai che pure i tuoi occhi si faranno sottili come quelli di un gatto. 

CATERINA: Chi vi ha scelto per sostituire la mia amica?

MADDALENA: Unaltra amica che vorrebbe esserti pi amica di quanto lo fosse lei.

CATERINA: Voi?

MADDALENA: Avevo il potere di chiederlo, e anche quello di ottenerlo.

CATERINA: Un desiderio insensato.

MADDALENA: Per te, non per me. 

CATERINA: (Alzandosi per scostarsi) Rispetto la vostra autorit, ma dei miei sentimenti decido io! Con quale diritto mi proponete di amarvi? Seducetemi, prima. O persuadetemi, almeno!

MADDALENA: Che dovrei fare? Improvvisare unapologia che mi accresca nel tuo rispetto?!... E come potrei, senza apparirti pi presuntuosa che degna?...

CATERINA: Perci diffido, perch difficile.

MADDALENA: Come ringhi!

CATERINA: Non vi conosco. Questo tutto.

MADDALENA: E la tua amica?... Lei s, ti conosceva?...

CATERINA: Moltissimo, ve lho detto!

MADDALENA: Non vero, e lo sai.

CATERINA: Le ho aperto il mio cuore. Mi conosceva, s.

MADDALENA: E se io non avessi bisogno di un simile privelgio per dimostrarti che ti conosco meglio di lei?... (Silenzio) E che non ho bisogno di alcuna lusinga per compiacere le tue esigenze?...

CATERINA: Non ho esigenze.

MADDALENA: La tua conversa stata trovata con dieci zecchini addosso. Una somma che non poteva n doveva possedere. La cosa ha avuto non piccola parte nel suo traferimento. Una pratica che non passata per le mie mani, ma nella quale mi son presa la briga di interferire.

CATERINA: Va bene, s... erano miei. Voleva farsi imbastire un velo nuovo, e allora... 

MADDALENA: Non ti sto chiedendo altrettanto.

(Caterina non capisce. E interdetta)

MADDALENA: La malattia che ci ha fatto stare tanto in pensiero per te, e che ti ha tenuta inchiodata su questo letto per quasi un mese... no, non impallidire!... E una donna che ti parla: una donna pi donna di quanto non lo fosse quella sciagurata che ha avuto bisogno delle tue confidenze per capire di che si trattasse: io no. Lei, per tacere, tha chiesto un velo. Io nulla.

CATERINA: Fosse cos, non ne parlereste affatto.

MADDALENA: Volevi essere convinta. Ci sto provando. 

(Maddalena va al letto. Ne rovescia le coperte. Passa la mano a carezzare le lenzuola. Rovescia anche quelle)

CATERINA: Dio mio, no!

MADDALENA: I materassi hanno pi memoria delle lenzuola. Qui c ancora sangue. E non di mestruo. Seguivo le cronache delle tue febbri compiangendoti. Avevo capito, e pregavo per te... Aiutala, buon Ges!... Qualche scellerato lha abbandonata a un destino che il pi forte degli uomini non saprebbe sopportare.

CATERINA: Lo scellerato che dite l fuori a consumarsi pi di me!

MADDALENA: Non minteressa trascinarlo nei nostri discorsi.

CATERINA: Interessa a me difenderlo.

MADDALENA: Basta, non ho bisogno daltro: gi assolto. Ma per lui che sei entrata qui dentro incinta.

(Caterina non replica. Maddalena le si acosta. Nota un medaglione al collo di lei)

MADDALENA: La tua patrona?... (Caterina annuisce) Che miniatura deliziosa!... Un regalo del tuo amante?... (Laltra fa di no col capo) Ecco che di nuovo mi fai meno donna di quanto lo sia tu. Li conosco questi ritratti. Sono fatti per contenerne altri. 

CATERINA: Se dite di volermi bene, perch mi interrogate cos?

MADDALENA: Voglio dimostrarti che non mi servono confidenze per esserti vicina.

CATERINA: Mi imponete una vicinanza che piace solo a voi.

MADDALENA: Peccato. Ho fallito. Riferir di aver cambiato idea e che ti mandino qualcunaltra. Per, dal momento che mi hai fatto il torto di vedermi come una ricattatrice, voglio esserlo. 

CATERINA: Inutile, non ho pi niente.

MADDALENA: Oh, s. Vuoi sederti, per cortesia...

(Caterina obbedisce)

MADDALENA: Il pegno che pretendo, un omaggio da tributare al tuo tabernacolo ferito. (E le si inginocchia davanti) Te lo portano le labbra che hanno tanto pregato per lui. Se vuoi affliggerle, riscusale con un cenno della mano sul capo.

(Cos dicendo, solleva le gonne di Caterina e si spinge col volto tra le gambe di lei, che subito sta per bloccarla spingendole indietro la testa, ma la mano si ferma indecisa a mezzaria, sinch gli occhi le si socchiudono abbandonandosi al piacere di quel bacio. Cos ancora sta, quando Maddalena si risolleva in piedi)

MADDALENA: Non sono pi l, Caterina. Guardami.

CATERINA: (Riaprendo gli occhi e sollevando il viso) Quel che vi dovevo, saldato.

MADDALENA: E stato poi tanto pi grave che offrire un velo da suora?

CATERINA: Mi domando quale senso abbia il vostro, di velo.

MADDALENA: Vestirmi.

CATERINA: Mi costringete a immaginarvi in abiti diversi.

MADDALENA: Ne ho.

CATERINA: E per farne che?

MADDALENA: Per indossarli fuori di qui.

CATERINA: Parlate come se anche voi non siate soggetta alle regole.

MADDALENA: Pur io ho i miei zecchini da spendere.

CATERINA: E avete anche un amico?

MADDALENA: S. E tu, a quanto vedo, dei libri.

CATERINA: Non sono una monaca. Basta che siano consentiti.

MADDALENA: Ti piacerebbe leggerne degli altri?

CATERINA: Me li vieterebbero.

MADDALENA: E tu non far capire di che si tratta. Fossero in francese, basterebbe dire a chi te li compra di cambiare la rilegatura con quella, ad esempio, della Vita aurea, e nessuna si proverebbe a censurarteli.

CATERINA: Non potrei leggerli. Io il francese non lo conosco.

MADDALENA: Io s. Vuoi impararlo?

CATERINA: Ma ci vorr molto!

MADDALENA: Dormissi con te, avremmo anche la notte.

(E fa per andare)

CATERINA: Reverenda Madre!... Se non avete bisogno che vi si sveli nulla per sapere tutto... anche gli zechini della mia conversa sapevate dove fossero?

MADDALENA: Le ho solo fatto sapere che sapevo.

CATERINA: E perch?... Per farmi sapere che vi piaccio?

MADDALENA: Tesoro caro... finalmente hai capito che la nostra lingua la stessa.

(Caterina scossa da un moto di risa)

CATERINA: Fra tutte le tue allusioni, questa la pi maliziosa di tutte.

(Maddalena fa di nuovo andare. Caterina ha uno slancio)

CATERINA: Dove vai?

MADDALENA: A sentire che vogliono. Mi chiamano.

(Ed esce) 

CATERINA: Ma torni?... 

(Nessuna risposta. Caterina appare eccitata e incapace di ristare ferma. Va al suo letto. Di sotto il materasso tira fuori foglio e penna e inizia a scrivere)

CATERINA: Amore amore amore, vita mia e sposo mio esemplare... (Cercando di raccapezzarsi) Ma dovr poi dirti tutto?... (Risolvendosi) S, tutto! Tutto!... Non di un amante che debbo parlare al mio amante, ma di un bacio che nessun altro, se non lui, pu capire che sia e quanto valga. (E scrive) Lomaggio di cui sto per raccontarti... e che oggi ho ricevuto nelle pi strane circostanze... prendilo per quel che : un omaggio a entrambi. A ci che pi tu ami, e a ci che pi ti ama.


SCENA III

(Parlatorio del convento. Giacomo, ammantellato, in attesa. Luce oltre una grata. Dietro lampio disegno del ferro traforato, compare, a figura intera, Maddalena. Lui si volta si scatto a guardarla. Un silenzio. Infine...)

MADDALENA: Siete voi che avete chiesto di suor Agnese?... 

(Giacomo le si avvicina)

MADDALENA: La mia povera sorella non pu incontrarvi. Neanche pi da noi. Ma se avete un messaggio da trasmetterle, potete dire a me.

(Giacomo tace)

MADDALENA: Vi prego. Vi sembro tanto inaffidabile?... Non esponetemi a un simile giudizio dinanzi a chi, forse, ci sta guardando.

GIACOMO: (Piano) E ascoltando?

MADDALENA: Voi siete, immagino, suo nipote.

GIACOMO: Appunto. E son cose private.

MADDALENA: Vostra zia mi ha dato la delega per riceverne di privatissime.

GIACOMO: Delega a voce?

MADDALENA: (Passandogli un foglio al di l della grata) Vi fa onore essere cos sospettoso. E nostro costume tenere in conto la prudenza come la pi virile delle virt. Controllate.

GIACOMO: Mi auguro di essere tanto prudente quanto basta a compiacervi.

MADDALENA: (In un soffio) Amate sedurre coi doppi sensi?

GIACOMO: (c.s.) Non sono qui per sedurre, ma per essere sedotto.

MADDALENA: (Forte) Controllate la delega e ridatemela.

(Giacomo dispiega il biglietto e ne legge il contenuto. Poi, restituendo...)

GIACOMO: Impeccabile. Ho preso nota. 

MADDALENA: Anche dellindirizzo dove incontrarvi con vostra zia?

GIACOMO: Di quello soprattutto.

MADDALENA: Direte a lei, o preferite farlo adesso con me?

GIACOMO: Che da dire ci sarebbero molte cose. Farlo qui, potrebbe essere inopportuno.

MADDALENA: Dunque, nientaltro?

GIACOMO: Non per sgarbo, signora... ma la vostra tunica, ben pi di questa grata, fa da freno a parole che potrebbero suonare azzardate. E nonostante la delega.

MADDALENA: Non siate maldestro nel suscitare curiosit che non cortese lasciare inappagate.

GIACOMO: Mi volete pi franco?... Non son venuto qui per un saluto, ma per un certo affare che in famiglia ci sta molto a cuore. Con mia zia - santa donna, non dico di no - abbiamo purtroppo dei contenziosi in atto per via di un certo... di un certo suo pupillo alquanto ribelle che noi non sappiamo come tenere a bada. Animo rozzo e basso che vuole sempre averla vinta, e duro... duro su tutto e con la testa perennemente in fiamme.

MADDALENA: Me ne ha parlato. Un irrequieto.

GIACOMO: In particolare da quando ha trovato chi gli d manforte.

MADDALENA: Non lo maltrattate. Mi risulta che spesso vi abbia anche dato motivi di grande orgoglio.

GIACOMO: Ne faccio colpa, difatti, a chi ha voluto solleticarlo nelle sue debolezze.

MADDALENA: Che vostra zia proclama essere dei pregi.

GIACOMO: Dio vi scampi dal verificarlo. I suoi appetiti sono insaziabili.

MADDALENA: Non provocate il mio spirito di carit. Potrei chiedervi di incontrarlo per tentare di farlo rinsavire.

GIACOMO: Da quel che mispirate, ammetto che colgo una speranza. 

MADDALENA: Se pensate che possa fare qualcosa per lui...

GIACOMO: Pi che qualcosa! Una carezza del vostro zelo, e sarebbe fatta. Ha un tale bisogno di sfogare tutti i cattivi umori che si tiene dentro! 

MADDALENA: Serva vostra.

GIACOMO: Ah, potervelo rimettere tra le mani!

MADDALENA: Una carezza non sar poca cosa?

GIACOMO: Per ammansirlo, no. Ma per curarlo, forse, ci vorr dellaltro.

MADDALENA: E mimmaginate allaltezza?

GIACOMO: Assolutamente. Ma non sta solo a me decidere. E bene che mi rechi... ah, suggeritemi voi quando!

MADDALENA: Dopodomani sera.

GIACOMO: E bene, dunque, che mi rechi dopodomani sera, da mia zia, allindirizzo che mi avete dato. Per quanto questo sciagurato sia il mio tormento, resta innanzitutto creatura sua.

MADDALENA: Solamente sua?

GIACOMO: Totalmente sua. Per sempre sua.

MADDALENA: (Piano) Dio vi preservi dallo smettere di essere bugiardo! La menzogna vi si addice pi della vostra cipria.

(Giacomo va. Buio sulla grata)


SCENA IV

(Presso la laguna. Una figura intabarrata spia oltre langolo di un palazzo. E Pietro. Fa segni a qualcun altro che possiamo intuire nascosto poco lontano, oltre un spigolo alle spalle di Pietro)

PIETRO: Eccolo. La gondola ha messo fune adesso. Tu sta ancora l e ricorda... quando arriva me ne vado, prendi la busta che ti passo e gli dici come ti ho detto, gliela butti ai piedi e fili via. Chiaro?... Ora non ti muovere, aspetta. Sono io che lo so riconoscere. (Si sporge oltre il suo spigolo per controllare meglio) Ma che fa?... Perch non viene?... Mi sa che ha svoltato, non lo vedo pi. (Ritraendosi) C unaltra gondola che attracca, la sua ripartita. (Pi tra s) Lo sapevo! Con quella faina non mi ci dovevo mettere. (Allaltro, spingendo la voce) Tienti nascosto, st l... ci penso io a vedere!... (Cautamente, si sporge di nuovo) S, rieccolo!... Mi sa che c... parla con qualcuno... no, diavolo, quello mica lui!... (In un ringhio allaltro) Sta dentro! Sta dentro! E uno che non centra. Quand passato te lo dico.

(Cos dicendo, Pietro si ritrae tenendosi schiacciato contro il muro. Nel breve tempo dellattesa, tira fuori di sotto il mantello un involto. Controlla che sia tutto a posto e lo ricaccia via. Ancora alcuni istanti, e da oltre lo spigolo di Pietro spunta una maschera che supera luomo a passo svelto. Pietro accenna un saluto irrigidito che neanche vien colto. La maschera scompare) 

PIETRO: Rimettiti allerta, se n andato. (E guarda) Niente... non c pi nessuno. Ma non pu essere, lho visto. (Si sporge di pi) Canchero dun bue, se pensi di farmi passare la voglia!...

(Dal vicolo in cui si presume fosse nascosto laltro, si ode un urlo)

PIETRO: Oi! Che ?...

(E dal buio oltre lo spigolo verso cui si rivolgeva Pietro, compare Giacomo con la spada sguainata e sporca di sangue) 

GIACOMO: Se ne ho per uno, ne ho per molti, canaglia! (E chiudendogli la via di fuga) Che ti piace di pi?... Il ferro o lacqua?... Deciditi!... O avanti, o indietro!... Uno, tinfilzi; due, taffoghi!

(Ma laltro, insistendo a tenersi premuto il manto sulla faccia, annaspa attorno, brandendo goffamente un pugnale)

GIACOMO: Col tuo amico ci parlavi. Cos?... Hai la voce che ti va a singhiozzo?

(Luomo, per levarsi dai guai, caccia fuori il suo involto di sotto il manto e lo getta lontano potendo cos scappare per la direzione opposta. Giacomo, dopo un attimo di indecisione, rinuncia allinseguimento e va a recuperare quel che laltro ha buttato via. Svolge la stoffa che conteneva un fascicolo di carte legate strette. Giacomo le controlla.
Nel frattempo, la maschera che si era allontanata, torna sui propri passi. Capiamo che Bernis. Anchegli ha una lama sguainata)

BERNIS: Un agguato, Monsieur?... 

GIACOMO: (Puntandogli la spada contro) Fermo l!

BERNIS: Ne eravate forse voi loggetto?

GIACOMO: La stessa domanda su cui mi stavo interrogando io. 

BERNIS: (Rinfoderando) Abbassate larma. Sono accorso per starvi affianco, non per darvi contro.

(Dopo una pausa, Giacomo rinfodera a sua volta)

GIACOMO: Debitore!

BERNIS: Se posso aggiungere qualche indizio alla vostra indagine, questi galantuomini non erano qui per rapina. Io son passato prima di voi ma mi hanno lasciato andare. 

GIACOMO: E perci non capisco. Quello che scappato mha imbrogliato gettandomi questo straccio in mezzo ai piedi.

BERNIS: Vuol dir qualcosa?

GIACOMO: Molto. Cerano cose mie, e le aveva lui. 

BERNIS: Chi ha rubato e torna dal derubato, capita spesso che lo faccia per ricattare. Immagino che ve le abbiano riportate per dirvi che ne hanno delle altre. Pu essere?

GIACOMO: S, son cose gravi.

BERNIS: (Buttando locchio nel vicolo) Pi grave, comunque, quel che vedo l: un uomo in terra. Opera vostra?

GIACOMO: Per difendermi, lavete visto!

BERNIS: Siete senza maschera, non vi conviene. N a me di star con voi se avete in testa di rimanere qui. 

GIACOMO: Venite da Murano?

BERNIS: S, e lo sapete. I nostri gondolieri hanno vogato fianco a fianco per quasi tutta la traversata. Allons nous!... Vite! Vite!

(E i due si allontanano) 


SCENA V

(Al convento. Caterina recita una sua lettera. Maddalena altrove, e non sembra che possa ascoltarla)

CATERINA: E giorno. Un inutile giorno. Oggi non ti ho visto. Stavo, come sempre, ansiosa alla grata e, per la prima volta dacch il nostro amore si ciba di queste misere occasioni, fra i tanti che cerano, tu non ceri. Perch, Giacomo? Stai male? Tutto, ma questo no. Che tu ti sia scordato della tua sposina il danno meno grave fra i mille che temo. Io conto nulla innanzi a te. Meglio un mio dolore che una tua sventura. Dimmi che sono io la colpita, e grider Alleluia!. Mostrati una volta ancora, anche se per dirmi: lultima. Scrivimi una volta ancora, anche se per dirmi: mai pi. Tu mhai resa debitrice dal primo istante che mhai spinto a giurarti s. Anche un figlio mhai dato, e quel figlio, noi, lo abbiamo avuto. S, avuto comunque e mai sepolto!... Non fremere! Lo dico in pace. Ti sembra un orrido pensiero pensare che le macchie del mio materasso siano vive, e che siano lui?... Io le carezzo forte forte, gli do forma e le cullo, come un corpicino destinato a raccontare, negli anni, il tuo volto, la tua voce, i tuoi gesti. Sono matta?... Ventiquattrore senza di te, questo il mio male. Ventiquattrore di niente. Ti imploro... corrompi il vento perch mi urli il tuo: Esisto! Vivo! Respiro! 

(Maddalena viene avanti. Va al piccolo scrittoio collocato fra i due giacigli. Ne prende una busta chiusa) 

MADDALENA: E qui la lettera per il tuo cavalier servente?

(Caterina annuisce)

MADDALENA: Spero che tu non ti sia umiliata troppo.

CATERINA: Troverai a chi darla?

MADDALENA: Se il garzone quello che mhai indicato, sta pure al mio servizio.

CATERINA: Da chi vai?

MADDALENA: Da chi sai.

CATERINA: Parlami del tuo, di amico.

MADDALENA: No.

CATERINA: Perch?... Io di me ti ho detto tutto.

MADDALENA: Il mio amico non merita che di lui si sappia quello che, invece, giusto sapere per elogiare il tuo. Sei capace di farlo talmente bello!...

CATERINA: Lo .

MADDALENA: Lamante premiato, il premio di chi lo premia.

CATERINA: Come se i suoi meriti fossero i miei!

MADDALENA: Cos .

CATERINA: E la sua bellezza, allora?... Una maschera che gli faccio io?

MADDALENA: Sei giovane, crescerai. La vita ti dir di s.

CATERINA: Sempre a darmi lezioni! Qui non si parla francese.

MADDALENA: Ti mostro solo le cose che vedo.

CATERINA: Ma stupido! Lo dici pensando a quelle che senti. Quando torner, te lo indicher. Mi dirai, allora, cos meglio. Se quel che vedi, o le mie parole che te lo descrivono.

MADDALENA: Le tue parole hanno gi vinto da tempo. (Le va vicina, la carezza) Caterina, ma mignonne.... sai cosa mi hai ridotta ad essere? Una donna invidiosa. Dammi la tua storia, e te la pago a peso doro.

CATERINA: E tu, il tuo uomo?... Perch lo ami?

MADDALENA: Perch gentile.

CATERINA: Come tu lo sei con me?

MADDALENA: La gentilezza di un maschio sempre una via di mezzo. Quella di una donna pu essere un culmine.

CATERINA: La gentilezza e basta? Non sa darti altro?

MADDALENA: E sereno e mi rende serena.

CATERINA: Si dice cos del proprio amico quando vecchio.

MADDALENA: Non vecchio, ma nemmeno giovane.

CATERINA: E geloso lo ?

MADDALENA: Non quanto vorrei.

(Caterina si risolve a fare qualcosa che le costa fatica: apre il medaglione e lo mostra allaltra)

CATERINA: Un volto cos potrebbe aiutarti a ottenere ci che desideri?

(Maddalena osserva il ritratto e lo rid)

MADDALENA: Me lo vuoi cedere?

CATERINA: No, ma ho avuto un pensiero strano. Di metterlo tra noi.

MADDALENA: Tra noi potrebbe significare anche contro di noi.

CATERINA: Allora, contro tutte due sarebbe meglio.

MADDALENA: Mi preferisci a lui?

CATERINA: Mi sento offesa.

MADDALENA: Da che?

CATERINA: Dal pensiero che lui possa...

MADDALENA: D.

CATERINA: Essere...

MADDALENA: Mio?

CATERINA: No.

MADDALENA: Di unaltra?

CATERINA: Meglio tuo... che morto.

MADDALENA: (Esplodendo in una gran risata) Lo sgozzer io stessa se non ti far resuscitare resuscitando.

CATERINA: Ma meglio morto che di unaltra.

MADDALENA: E allora guai a lui se, volendoti tradire, non sapr scegliere lunica che abbia avuto il tuo beneplacito.

(Maddalena esce. Caterina si accovaccia tra le lenzuola con le ginocchia al mento)

CATERINA: E un fanciullo. Deve crescere. E io aspetto. Fa quello che devi, Maddalena, poich quello che devi quello che voglio. Io sto qui. Aspetto.


SCENA VI

(Nellappartamento dellincontro stabilito con Maddalena. Giacomo gi l. Si aggira a osservare libri e oggetti. Tocca, sposta, controlla. Prende un volume, si versa da bere, si siede su un canap allungando le gambe. Sfoglia. Compare Maddalena, elegantissima in abiti borghesi)

MADDALENA: Tavverto, sono qui per non darti niente. Tranne una lettera che non ho scritto io.

GIACOMO: Mai incontrata una donna tanto svelta a punirmi quanto voi! E per cosa, signora?

MADDALENA: (Poggiando) Questa la lettera.

GIACOMO: Per cosa, signora?

MADDALENA: Sei troppo amato. Il che ti deprezza.

GIACOMO: Risultato secco di unoperazione astrusa. Merito di non replicare nulla?

MADDALENA: Mi ha attratto verso di te una giovane che circola fra noi propagandando la tua avvenenza. Mha attratto verso di te il suo essere prigioniera tua, e a causa tua. Mi ha attratto verso di te il suo averti donato gli strazi del ventre come un maschio non potrebbe mai. Come tu non potresti mai...

GIACOMO: Dio, che donna querula!

MADDALENA: Sto zitta.

GIACOMO: Per carit, lei, non voi. Querula quanto un cavaliere non lo sarebbe mai. Come io non saprei mai essere.

MADDALENA: Sicuro. Difatti me lhai tenuta nascosta.

GIACOMO: Non sta a voi sapere se taccio con me stesso la querimonia dei miei peccati. Il che, affar mio.

MADDALENA: Sta di fatto, mio caro Adone... 

GIACOMO: Dite, mia cara Minerva!

MADDALENA: ...che la luce del tuo fuoco riflessa da lei, si oscurata allistante quando ho scoperto che questo fiore di elettissima virt anteporrebbe la sua vita alla tua. Perci, dico, ti deprezza. Se ti desidera perch ti ama, il desiderio che susciti comprensibile, perde di mistero e si fa ovvio. Chiunque pu amare chiunque. E io... non mi do a chiunque..

GIACOMO: Che sofisma da decrepito Zenone! Non sadegua per niente a quel che mi mostrate di voi.

MADDALENA: Ho avuto ottimi maestri.

GIACOMO: Insomma, debbo rammaricarmi dellamore di una brava giovane come fosse una referenza degradante.

MADDALENA: Colpa mia. Mi sono impigliata in una rete di richiami di cui ho perso lordine. Sono venuta a chiederti scusa, e a dirti no.

GIACOMO: No?... E no?...

MADDALENA: E no.

GIACOMO: E mavreste chiamato a questo convegno per dirmi: non intendo convenire con voi?...

MADDALENA: Sar un no paradossale, ma un no.

GIACOMO: Senza margini?

MADDALENA: Nessuno.

GIACOMO: (Con una reverenza) Madama... la mia mano non osa farlo, ma tutto in me lo prentende e lo fa. Con il pensiero, vi ho appena schiaffeggiata. 

MADDALENA: Ah, s?

GIACOMO: Eh, s. Sar un s paradossale, ma un s.

MADDALENA: Schiaffeggiata... e come?... Con forza?

GIACOMO: La vostra guancia sinistra la vedo di fuoco.

(Lei distinto se la carezza) 

GIACOMO: Come, peraltro, insistendo a pensare ci che m dobbligo non fare, lo saranno tra breve le vostre natiche.

MADDALENA: Tra breve quanto?

GIACOMO Tra breve adesso. Proprio mentre vi sto parlando. 

MADDALENA: Strano, non sento niente.

GIACOMO: Lo dite per non darmela vinta, ma vi assicuro che sta succedendo. 

MADDALENA: Sar che la guancia nuda, le natiche no.

GIACOMO: Che ne sapete voi delle vostre natiche strapazzate nei pensieri che se ne stanno prendendo cura?

MADDALENA: Che ne sapete voi delle mie natiche, presuntuoso che non siete altro?

GIACOMO: Mi date del tu o del voi?

MADDALENA: Che ne sapete?

GIACOMO: Inutile scansarmi: vi sono addosso.

MADDALENA: Vho chiesto che ne sapete delle mie natiche!

GIACOMO: Ne so quel che vedo, e i miei pensieri le vedono.

MADDALENA: E le percuotono?

GIACOMO: Violentemente. 

MADDALENA: Ma ancora adesso?

GIACOMO: Con la correggia dei pantaloni.

MADDALENA: E io?

GIACOMO: Urlate e ridete.

MADDALENA: E voi?

GIACOMO: Quasi vorrei smettere, vedo che vi piace.

MADDALENA: E... lui?

GIACOMO: Chiede permesso e sto per darglielo.

MADDALENA: Concessione vostra, non mia.

GIACOMO: Ogni cortesia bandita. Sei entrata per mettermi in scacco e ti ci sei messa da sola. 

MADDALENA: Mi date del tu o del voi?

GIACOMO: Mhai infoiato e deriso. Nulla di pi e di peggio per dare a un uomo i diritti di un toro a cui sarebbe insensato di chiedere di non sbuffare ma di dire Buongiorno.

MADDALENA: E ora?

GIACOMO: Ti ho rovesciata, madama.

MADDALENA: E ora?

GIACOMO: Scoperchiata e invasa.

MADDALENA: Dove?

GIACOMO: D fino a dove, piuttosto.

MADDALENA: E io?

GIACOMO: Mi implori di ripeterti quello gi da un po ti dico.

MADDALENA: Cosa?

GIACOMO: Quel che sei.

MADDALENA: Cosa?

GIACOMO: Accostati qui. Ascolta il mio pensiero.

MADDALENA: Sentirei cose che non conosco.

GIACOMO: S, invece. Se non le conoscevi prima, da pochi istanti le conosci benissimo.

MADDALENA: Porco!

GIACOMO: Troia!

(Lei lo schiaffeggia)

GIACOMO: Voglio credere che anche questa fosse una fantasia. Sono io, adesso, che non ho sentito niente. Mi picchi, intanto per mi scongiuri di farmi crescere altre mani per averne dapertutto. E non solo mani!

MADDALENA: Ve lo siete portato da casa il fantasma con cui fate lamore!

GIACOMO: Noi non stiamo facendo lamore, vi sto stuprando.

MADDALENA: E dite che rido!

GIACOMO: Mentre io, invece, piango scongiurando Priapo che si levi di torno, ma non lo fa!... Signora, guai... guai a divertirsi con dei no che sono aste di torce sventagliate a casaccio. Attorno, il mondo di paglia, mentre la cima di quelle torce spara scintille. Voi mi date diritti che non avrei mai presunto di avere. I diritti della natura bruta. I diritti delle leggi che negano le leggi!... Mi riducete a bestia. Perci vi urlo contro, e al contempo vi inondo di lacrime i piedi strepitando il mio grazie. (A denti stretti) Voi mi costringete... mi costringete a cospargervi tutta... tutta... ovunque...(Ha un rantolo) Ah!... (Poi, crollato) E disagevole... ma consummatum est. Pare che le mie brache abbiano ricevuto ci che anelava a voi. Di questo s, fatevene una colpa. (E ride)

MADDALENA: Perch ridete?

GIACOMO: Per una certa metafora zoppicante che mi venuta in testa. Che le mie brache... siano davvero il preservativo pi efficace. Pi di questi, senzaltro.

(E tira fuori dalla tasca della giubba alcuni preservativi)

MADDALENA: Poco elegante frugare tra le cose altrui.

GIACOMO: Imprudenza vostra. Me ne avete lasciato il tempo.

MADDALENA: Ma non lautorit.

GIACOMO: Io credo invece di s. Dovevano essere per me, o dovranno essere per altri?

(Ma Maddalena sembra distratta da qualcosa. Fa segno di tacere ed esce. Lui, approfitta della cosa per valutare lo stato dei suoi calzoni. 
Cos alcuni istanti, poi Maddalena rientra)

MADDALENA: Venite. Sedetevi.

GIACOMO: Perdonate... ho qualche impaccio a muovermi.

(Maddalena si inginocchia presso di lui a pulirlo)

MADDALENA: S. Cera del calcolo, vero. Come in parte vero che lessere diventata intima di una che si vanta dessere vostra moglie... 

(E tace. Pure lui tace) 

MADDALENA: Non dite di no?

GIACOMO: Ci divertiamo a chiamarci con nomignoli che...

MADDALENA: Maritino?... Sposina?...

GIACOMO: S, pi o meno.

MADDALENA: Lei dice moglie.

GIACOMO: Lamo. E, se amo, sposo.

MADDALENA: (Riprendendo a strofinare) Dicevo che lessere diventata intima di vostra moglie ha smorzato il mio primo trasporto verso di voi. Ma m piaciuto lo stesso mettervi alla prova, e lastuzia con cui avete saputo restare al vostro posto era esattamente quello che maspettavo. Se adesso non tocca a me di ritrovarmi in esilio, vi dico: eccomi. 

GIACOMO: Propormelo in queste condizioni quasi una beffa.

MADDALENA: Il mio adesso vale per domani sera.

(Si alza e si riassesta)

GIACOMO: Giocate a rimbalzino?

MADDALENA: Gioco, ma a un gioco diverso da quello che pensate voi. Se sono qui, e se potr esservi anche domani, lo dobbiamo entrambi alla compiacenza del mio decrepito Zenone. Un amico cordiale a cui debbo di che vestirmi come mi vedete, e la comodit di questo stanzino. 

GIACOMO: Un becco di gran cuore.

MADDALENA: Lo capireste meglio disponendovi ad ammirarlo.

GIACOMO: Alla prima occasione, senzaltro.

MADDALENA: Gliela potete offrire voi. Il mio amico pronto a consegnarmi totalmente alle vostre premure, e non per lascivia ma per la stima che vi porta. 

GIACOMO: Mi conosce?

MADDALENA: Sa chi siete, e apprezza le vostre mosse. Solo chiede di scrutarvi meglio. Sia chiaro: lo chiede a me, non a voi. Vuole essere presente ai nostri incontri. Ma non lo dar a vedere. Star l, dietro quel muro. E forato nei punti giusti per far vedere, e tanto sottile da far sentire.

GIACOMO: Ottimo. Per ammirarlo dovr farmi ammirare.

MADDALENA: Giacomo... questo il primo dono damore che ricevi da me. Non dovevo dirti nulla, e ti ho detto tutto. Lho fatto per riguardo a te, e a lui. Mi spiacerebbe sentirlo chiamare becco e decrepito in sua presenza. Si sa dominare, ma perch verificare sino a quanto?

GIACOMO: E sapr dominarsi anche quando vi far tutto quello che i miei penseri hanno gi dimostrato di potermi suggerire?

MADDALENA: Ti garantisco solo che non lo vedrai affatto. Cosa poi vorr combinare stando l dietro, suo diritto deciderlo. Verrai?

GIACOMO: Sar per me un punto donore mostrare anche a Dio in persona lamore che mispirate. 

MADDALENA: Ma non tradirmi!

GIACOMO: Gli racconterete anche di questa notte?

MADDALENA: Tranne ci che potrebbe umiliarlo.

GIACOMO: Le mie brache?

MADDALENA: Oh, quelle lo divertiranno.

GIACOMO: (Inchinandosi) Un amante cos saggio unico al mondo, e io non sar mai capace di meritarmi una felicit che gi mi abbaglia.

(Maddalena esplode in una delle sue risate. Poi vestendo il proprio soprabito...)

MADDALENA: Ne hai meritata anche troppa! Guarda... ti sta colando sulla fabbia delle scarpe.

(E va)

GIACOMO: Caro il mio Zenone... destino che debba esserci sempre qualcosa a separarci. Una volta un muro... unaltra una porta... e unaltra ancora, una maschera sulla faccia tra le nebbie della laguna.

(Prende la lettera di Caterina e scompare anche lui)


SCENA I

(Uno stanzino ammobiliato in modo austero. Indispensabili, un divanetto e un tavolo con due sedie, una sola delle quali scostata come se vi fosse seduto qualcuno alzatosi da poco. Sul tavolo, i resti di una cena con un solo coperto e un candelabro con dei moccoli consumati. Sul muro di fondo, ben visibili, una linea di sbreccature profonde che terminano in tanti piccoli fori scavati a mezza altezza. Chicchiericcio da fuori; risatine; silenzio. Da una porta laterale, entra cauta Maddalena. Escalza, e vestita da un drappo che lei sorregge con una mano stretta al seno. Non appena fatto un passo dentro, la donna appare rassicurata. Va al tavolo, prende un frutto e lo addenta. Poi va al muro, e guarda da un foro. Ride)

VOCE GIACOMO: (Sentendo ridere) Chi ?

MADDALENA: Non toccarti... ti vedo.

VOCE GIACOMO: Dove sei?

MADDALENA: E smettila di chiedergli troppo. Ormai son cinque ore.

VOCE GIACOMO: Non gli chiedo un bel niente. Se gli va, gli va.

MADDALENA: E con chi? Con laria?

VOCE GIACOMO: S, se abitata da te.

MADDALENA: Digli che se la tua mano ne venisse a capo, mi offenderebbe.

VOCE GIACOMO: E perch?

MADDALENA: Sarebbe umiliante che lei possa quel che non ha potuto la mia.

VOCE GIACOMO: Ma se avuto quel che le parso e piaciuto.

MADDALENA: Villano! Era a lui che piaceva.

VOCE GIACOMO: Ma era lei che voleva. 

MADDALENA: Lho visto un po affranto. Lascia stare. Se non gli, non gli va.

VOCE GIACOMO: Ora invece, guarda... pare di s.

MADDALENA: Hai trovato la tua amante. Non mi rimane che andarmene.

VOCE GIACOMO: Dimmi dove sei.

MADDALENA: Sposta il canap.

(Sentiamo, oltre il muro, un rumore di mobili trascinati sul pavimento)

MADDALENA: Guarda qui, dov la mantovana a destra. Va pi in l, non ti vedo.

VOCE GIACOMO: Non ne hai abbastanza di stare l a vedere?

MADDALENA: Se non c di meglio...

(E da un foro affianco a quello da cui sta spiando lei, spunta un dito)

VOCE GIACOMO: Buond!... Niente da dirgli?

MADDALENA: Oh... maspetto molto di pi.

VOCE GIACOMO: Se quel che taspetti comparisse da questo forellino, mi sa che ti deluderebbe.

MADDALENA: E sia, lo prendo per quel che : un ambasciatore di buona volont.

(Maddalena raggiunge il dito. Lo carezza. Lo bacia. Da un altro foro vicino, spunta un secondo dito)

VOCE GIACOMO: Ah-ah... pare che, in visita, ci sia una delegazione.

MADDALENA: Signori, riverisco.

(E Maddalena va baciare questo secondo dito insistendo a carezzare il primo. Poi, di colpo, le due dita vengono ritratte. Lei, spiando dentro)

MADDALENA: Giacomo!... Giacomo!... Non nasconderti, vieni fuori!... Ma dove ti sei cacciato?... Tho detto vieni fuori!

(E, discinto come lei, compare anche Giacomo)

GIACOMO: Meglio dentro!

MADDALENA: Come lhai trovato il passaggio?

GIACOMO: Larmadio l fuori era gi un po che mi sembrava inutile. Aprirlo e sentirvi il tuo afrore mi ha detto tutto.

MADDALENA: Beh, dimentica daverlo scoperto.

GIACOMO: (Guardandosi attorno) Insomma, qui che stava. (Anche lui va a controllare da uno dei fori) Sei stata molto abile a consentirgli sempre le prospettive migliori. Perci, sul tappeto... perci, sul divano... perci l in piedi... (passando a un altro foro) e pure l... (a un altro ancora) e pure l... (a un altro) e l... e mai sul letto.

MADDALENA: Potessimo trasportarlo al centro della stanza!...

GIACOMO: Qui sto. Se vuoi.

MADDALENA: Potessimo, ma non possiamo. Si domanderebbe perch labbiamo fatto. Vuoi insospettirlo?

GIACOMO: Beh, un tuo capriccio.

MADDALENA: Li conosce i mie capricci, e questo gli parrebbe strano.

GIACOMO: Allora un mio capriccio. Anchio posso averne.

MADDALENA: Ormai conosce anche te.

GIACOMO: Domineddio, che campione darguzia!

MADDALENA: La sua cercala in me. Lui dice che sono la sua allieva pi formata.

GIACOMO: Ne ho abbastanza di crederti sulla parola. Che ne so di quello che eri prima di incontrarlo.

MADDALENA: Una monaca.

GIACOMO: Mai stata una monaca, tu.

MADDALENA: Una monaca confusa, ma una monaca. Nulla, altrimenti, mavrebbe costretto a prendere i voti.

GIACOMO: Misteri della chiesa.

MADDALENA: Della mia vecchia ignoranza, possiamo riderne solo in due, non tu.

(Anche Giocomo va a addentare un frutto lasciato sulla tavola)

GIACOMO: E lui che tha insegnato il francese?

MADDALENA: Che ne sai?

GIACOMO: So che lo sai.

MADDALENA: S, lui. Ma non per parlarlo.

GIACOMO: E allora perch?

MADDALENA: Per leggere i libri che mi serviva leggere.

GIACOMO: Quelli che, ora, stai passando a Caterina?

MADDALENA: Te ne ha scritto?

GIACOMO: Gi vedo in lei, per delega, la sua seconda allieva.

MADDALENA: Che ti ha scritto?

GIACOMO: Che sei provvida di cose.

MADDALENA: Casomai di lezioni.

GIACOMO: Di cose. Cose in tutti i sensi. 

MADDALENA: Ti ha scritto di pi?

GIACOMO: Che se io la chiamo moglie mia, tu con lei fai altrettanto, e lo stesso lei con te.

MADDALENA: Ti spiace?

GIACOMO: A volte moglie, a volte marito. A volte, lei a te moglie, e tu a lei marito. Altre volte, linverso.

MADDALENA: Ma ti spiace?

GIACOMO: Anzi. Stanotte m servito parecchio.

MADDALENA: Servito che?

GIACOMO: Pensarci. Eccellente ritrovato. Ogni volta mha rinvigorito.

MADDALENA: E pensare a cosa? A me e a lei insieme?

GIACOMO: A una cucciolata di glutei frementi come gatti, a quattro capezzoli infalcati, e a quattro mani indaffarate a frugare tutto e dappertutto. Ho visto in lei quello che potrei essere io se fossi te penetrata da me. O se fossi lei penetrata da te, penetrata da me.

MADDALENA: Ma questo uno scioglilingua. Peggio! Unastrazione.

(Lui le prende la mano e gliela spinge tra le pieghe del lenzuolo da cui avvolto)

GIACOMO: Anche questa?

MADDALENA: (Ritraendosi) Lo sai, vero, che parli di una donna che ti ama?

GIACOMO: Parlo di una donna che mi ama, a unaltra che amo. 

MADDALENA: Non mi vedrai mai pi, mai pi!, se, per colpa mia, ti azzarderai a sottrarle tanto cos di quello che le devi.

GIACOMO: Bizzarrissimo escamotage per fare da intermediaria! Mungermi uno a uno tutti gli ulbumi delle uova con cui ti ho visto condire linsalata! Cos?... Hai voluto prenderla alla larga per arrivare a perorare la causa della tua amica, dopo averla avuta vinta con quella del tuo amico?

MADDALENA: Attento, Giacomo: svanisci allistante se ti dimentichi di lei. Ma non svanisci per lei: svanisci per me.

GIACOMO: E parlavi di astrazioni?... Tu?...

MADDALENA: E nel patto che ci ha congiunti: la nostra non una storia a due.

GIACOMO: Nessuna storia mai una storia a due. Ogni corpo trascina ai piedi dellamato tutti corpi che ha attraversato, e tutti quelli da cui stato traversato. (Picchiettandosi su una tempia) Se li porta qui. Presenti allappello. Tutti. Non c scampo: ogni amplesso sempre unorgia.

MADDALENA: Vorr dire che la nostra sar in quattro, e non ne puoi prescindere.

GIACOMO: Prima avevo capito in tre.

MADDALENA: Conta bene.

GIACOMO: (Premendola) Conto gli albumi che mhai succhiato. Me ne avanza ancora qualcuno, posso?

MADDALENA: (Andandogli lontano) No!

GIACOMO: Gli ultimi, in genere, distillano sangue. Ti fa paura?

MADDALENA: Il mio amico mi prega solo di una cosa: non eccedere. E lui che ha paura per me.

GIACOMO: E di che? Di un confronto?

MADDALENA: No, che tu mi faccia male. O che rimanga incinta.

GIACOMO: Abbiamo i suoi sacchetti di vitello. Usiamo quelli. Poi che ne sa di quel che posso?

MADDALENA: Lha capito dallaltra volta.

GIACOMO: E che gli hai detto? Non successo un fico.

MADDALENA: Tuttaltro: ti ha visto molto energico.

GIACOMO: Mi ha visto?... Ma quand che ha inaugurato questa cameretta?

MADDALENA: Non dovrei, ma te lo dico: due sera fa.

GIACOMO: Era qui?

MADDALENA: Non prendertela, gli sei piaciuto.

GIACOMO: E gli piaciuto anche sentirsi dire decrepito e tutto il resto?

MADDALENA: Perci ho preferito avvertirti: meglio che non riaccada.

GIACOMO: Ah, bella figura davvero mi hai fatto fare: da perfetto eunuco.

MADDALENA: Non potevi comportarti meglio. Hai dato prove di forza in tutti i sensi: pi di oggi.

GIACOMO: Sbrodolandomi addosso?

MADDALENA: A quel punto mha confessato che non ha retto nemmeno lui.

GIACOMO: Se tanto gli bastato, immagino stanotte.

(Lei va al divano, ne controlla la fodera)

MADDALENA: Credo meno.

GIACOMO: Genio curioso questo signore. Ti chieder di farmelo conoscere.

MADDALENA: Te lavrei chiesto io a nome suo.

GIACOMO: Perch? Sai gi che lo vuole?

MADDALENA: Moltissimo. Ha lasciato alla mia discrezione di decidere quando.

GIACOMO: Diavolo, mai che riesca a sorprenderlo!

MADDALENA: Ancora una volta, per, non tradirmi.

GIACOMO: Come non ti avessi gi dimostrato di apprezzare le recite. 

MADDALENA: Sar per lultima sera di Carnevale. Ci incontreremo in maschera.

GIACOMO: Fiat voluntas tua. - E sua.


SCENA II

(Bernis nel suo ufficio. Riceve Pietro come se si trattasse di un postulante. Sulla scrivania piena di stucchi dietro a cui seduto, un cumulo di fascicoli. Ne sfoglia alcuni)

PIETRO: Pegni di gioco. Pesanti come verdetti esecutivi. Vedete bene, Eccellenza... sono carte che bruciano. Se non posso darvi altre notizie, posso almeno darvi queste. Oh, non che vi spinga in alcun modo a usarle: solo a tenerle. Poi star a voi valutare se farle circolare o no, nel caso vi sia necessaria unarma da puntare contro quellincantaserpenti. Beh, queste polizze mi sembrano una spingarda pi che sufficiente. So da me, so da me: unazione che pu sembrare spregevole. Ma, semmai, la mia, non la vostra.

(E tace. Bernis consulta. Pietro riprende per dar sfogo al proprio disagio)

PIETRO: Poi, beh, s... anchio, daltronde, avrei di che giustificarmi, eccome. Sapere quella povera creatura di mia sorella sacrificata com per colpa duno che se ne va a danze con la prima che trova. Oh, no-no-no... non che mazzardi a pensare questo della vostra protetta... ma che balza agli occhi... lui lo farebbe con chiunque. Beh, lo conosciamo di che pasta . Gli capitasse una puttana, vada per la puttana... gli capitasse la pi timorata delle vergini, gli andrebbe lo stesso.

BERNIS: La mia protetta non la pi timorata delle vergini.

PIETRO: Era un absurdum, signore... un absurdum 

BERNIS: Non vi ricordavo cos carico dodio contro vostro cognato.

PIETRO: Non mio cognato! E a quella povera sventata che piace dirlo, e lui che le d corda... tutto per una promessa da quattro soldi!

BERNIS: (Passandogli dei biglietti) Le ricevute delle vostre cambiali.

PIETRO: (Prendendo di slancio) Ah, voi mi avete salvato... salvato!

BERNIS: E con quelle, spiegatemi... avrei comprato anche queste (le carte)?

PIETRO: Oh, veramente... io pensavo che fossero, ecco, come un di pi... unaggiunta... unaggiunta, s, rispetto al resto.

BERNIS: Le avete rubate?

PIETRO: Mai! Erano su piazza, le ho solo riscattate.

BERNIS: E con che soldi?

PIETRO: Appunto, dicevo... sulla parola, e perci facevo conto su un vostro interesse. E per voi che lho fatto, mica per me.

BERNIS: Perch mi siete amico?

PIETRO: Devoto. Questo s.

BERNIS: Ma non amico.

PIETRO: A voi di consentirmelo!

BERNIS: Minteressa poco. Di pi, invece, minteressa capire quali siano i nemici del signor Casanova. 

PIETRO: Io no! E lui che mio nemico. Faccio male a dirlo? Ci venuto in casa a sfasciare la nostra famiglia, ma perch?... Io alle sue promesse ci ho voluto credere, come ancora ci crede quellanima santa della mia Caterina, e guardate che fa! Il nemico lui. Io, per me...

BERNIS: Voi no. Lo dico pur io: voi no. Ma chi mette su piazza carte che possono trascinare dinanzi al tribunale di Messer Grande, senzaltro s. Il gioco vietato, e gi questo basterebbe. 

PIETRO: E appunto dandole a voi so di rimetterle in ottime mani.

BERNIS: I nomi, Monsieur!

PIETRO: I nomi?...

BERNIS: Dei nemici.

PIETRO: Oddio, io... io...

BERNIS: Vi pago queste carte solo se mi dite a chi le avete pagate voi.

PIETRO: Non so, davvero... ecco, cio... se poi magari ricordassi male...

BERNIS: I nomi, Monsieur! (Spingendogli contro un foglio e una penna) I nomi, e le ragioni.

(Pietro, costretto, si china a scrivere con mano incerta)

BERNIS: Non avete compreso un punto fondamentale. Io stimo la mia amica, che non vergine ma neppure puttana. E perci stimo gli amici che lei stima. E nessuno gode della sua stima pi di vostro cognato.

PIETRO: (Sollevando la testa dalle carte) Ah, ma pur io... gli do pure da dormire...

BERNIS: Scrivete.

(Pietro si china di nuovo, e scrive)

BERNIS: Di quelle cambiali ne mancano alcune.

(A questaffermazione Pietro risolleva di scatto la testa)

BERNIS: Fate conto di avere gi anche quelle. S, scrivete.

PIETRO: La mia vita vostra.

BERNIS: (In un grido, picchiando il pugno sulla scrivania) Scrivete!


SCENA III

(Giacomo, nel suo boudoir, si sta truccando da Pierrot dinanzi a uno specchio)

GIACOMO: Ne amo due... o nessuna?... Se due... pi quella, o pi quellaltra?... Si pu amare diversamente, ma con la stessa intensit?... O si pu non amare mai, ma credendo di amare sempre?... E domandarselo che vuol dire? Un passo avanti o uno indietro?... (Da fuori, una musica) Venezia canta. Questa citt mi distrae. Troppo mia, e troppo fuori di me. Fosse una donna e lincontrassi, mi costringerebbe a conoscermi per bene. Ma servirebbe?... Conoscersi: servirebbe?... Mistero! Mistero! Mistero!... Oh, ad altri sicuramente s che servirebbe, ma a me?... La mia vita va bene cos. Io non tradisco mai. Mai un amico, mai una donna. Il mio carattere quello che , e io gli volo appresso. Il mio fato tutto l. Come il fato di un piccione tutto nelle sue ali. C mica bisogno che quello sappia perch lo tengono in aria. Lui vola e basta. Per un uccello non prodigioso volare; prodigioso cadere. (Infilandosi, da ultimo, il camicione a sbuffo) Per cui, meglio niente prodigi. Amo Venezia, ma come metafora della mia vita mi si addice poco. Acqua che sta, non acqua che va. Roma... Parigi... Vienna... quelle s che mi racconterebbero a dovere. Citt fluviali! Mi basterebbe affacciarmi alla finestra per ritrovarmi come in uno specchio. O Serenissima, consolati... ci pensa il tuo Giacomo a completarti. Sono io il tuo fiume. E ora andiamo. Non si sa per cosa. Non si sa per dove.


SCENA IV

(Una sala da pranzo. La tavola imbandita riccamente. In attesa, Bernis e Maddalena. Entrambi indossano dei costumi mitologici. Dalla cinta di lei, pende una spada. Bernis sembra incapace di mantenersi calmo. Da fuori giungono i suoni festanti del Carnevale)

BERNIS: Per la sua maschera come avete provveduto?

MADDALENA: La trover nella gondola che ho gi pagato.

BERNIS: Lo stesso rematore che ha portato voi?

MADDALENA: Non mi fiderei di nessun altro.

(Un silenzio)

BERNIS: Se l scelta da s?

MADDALENA: Oh, s. Ci teneva.

BERNIS: Sapete quale?

MADDALENA: Senzaltro quella che avete suggerito voi.

BERNIS: Non era un pretesa.

MADDALENA: Ma ha saputo del vostro suggerimento, e credo ne abbia fatto tesoro.

BERNIS: Peccato. Una sorpresa in meno.

MADDALENA: Non siamo noi, stasera, quelli che si debbono sorprendere.

(Ancora un silenzio)

BERNIS: C libeccio. Avrebbe dovuto venire con voi. Partendo pi tardi potrebbe incontrare delle difficolt.

MADDALENA: Sembrava fosse cos importante che non si arrivasse tutti insieme!...

BERNIS: Ma cherie... voi mi caricate di mille responsabilit. Prendete ogni mio parere come un ordine.

MADDALENA: Questa cerimonia era stabilito che fosse affare vostro.

BERNIS: Minnervosisce pi di una questione pubblica. Neanche fossi un attore dietro al sipario, con tutti i palchi al completo. (Sedendosi) Venite qui! Chez moi!... Sulle mie ginocchia, qui. (Maddalena obbedisce) Voglio la verit: so di avervi sempre chiesto molto, non sar che stavolta vi ho chiesto troppo?

MADDALENA: Che stupidaggine... lasciarsi turbare da un eccesso di affinit!... (E lo bacia)

BERNIS: No, rispondete.

MADDALENA: Chi , fra noi due, che corso appresso al desiderio dellaltro? Sapreste dirlo?... Io no. Il mio fa da eco al vostro. Il vostro al mio. 

BERNIS: (Stringendola) Sempre di pi, mon amour... sempre di pi.

(Sulla soglia interna appare Giacomo col suo costume da Pierrot. I due si sciolgono allistante, ma senza imbarazzo)

MADDALENA: Ah! Chi c dietro quella farina?... Il nostro ospite?...

GIACOMO: Unamazzone e Giove... capisco bene?

BERNIS: Per me, non sono che un dio qualunque. Purch pagano.

MADDALENA: E io unamazzone, ma non qualunque. La regina: Pentesilea. 

GIACOMO: Che amava Achille. (A lui) Una disdetta, signore. Abbiamo entrambi sbagliato costume.

BERNIS: Il vostro no, perfetto. Oltre che un omaggio alla mia patria. Obbligatissimo.

MADDALENA: (Presentando) Lambasciatore di Francia Francois Joachim de Pierre de Bernis.

GIACOMO: Il mio solo titolo quello di veneziano. Giacomo Casanova.

BERNIS: Il vostro titolo tutto nel vostro nome. 

GIACOMO: A voi di dargli un senso.

BERNIS: Siete lamico della mia amica. Ecco il senso. Desideravo moltissimo fare la vostra conoscenza.

MADDALENA: Non di farla, ma di rifarla. Credo che vi siate gi presentati. A Parigi.

BERNIS: (A lui) S, me lo diceva. Purtroppo, al momento, posso solo vedere in voi il pi squisito Pierrot che abbia mai incontrato.

MADDALENA: Convenevoli, convenevoli, convenevoli...

GIACOMO: Io, invece, ricordo. E stato il giorno in cui ebbi lonore di pranzare con Vostra Eccellenza da Mocenigo. Dovevate partire quattro giorni dopo per Venezia e vi congedaste subito dopopranzo.

MADDALENA: Convenevoli, convenevoli, convenevoli...

BERNIS: Oh, voil... cest vrai!... S, s... ricordo tutto.

GIACOMO: Ma adesso non potremo pi dimenticarci. Il segreto che ci unisce abbastanza forte per renderci intimi amici.

MADDALENA: Ecco il mio titolo da affiancare ai vostri: di essere il segreto che vi unisce. Signori... la tavola per voi.

GIACOMO: Molti piatti, vedo.

MADDALENA: Confidiamo nel vostro appetito.

GIACOMO: Quattro sedie?

BERNIS: Un auspicio.

GIACOMO: Di che?

BERNIS: Abbondanza. Abbondanza. 

MADDALENA: A un giovane sposo come voi dovrebbe suonare gradito.

GIACOMO: Un matrimonio fittizio, si sa.

MADDALENA: Dio lo benedica, comunque. Ora non saremmo qui. (A Bernis) Voi sapete a cosa dobbiamo il nostro incontro, vero?...

BERNIS: Poco. Pi o meno.

GIACOMO: Abbiamo avuto uninnocentissima sensale.

MADDALENA: Una sensualissima sensale. 

GIACOMO: E pi che innocente, ignara.

MADDALENA: Ma stupendamente efficiente.

BERNIS: (A lei) Se non sbaglio, una conversa di dove abitate voi...

GIACOMO: E la sposa per burla che mi si vuole attribuire. E lo dico con rispetto: una burla che piaciuta a entrambi. La poverina stata incarcerata contro la sua volont per levarla a me. Sta a Murano da ospite, non da monaca.

MADDALENA: E perci, poverina sul serio! A essere monache di un certo tipo, l tutto si , tranne che incarcerate.

BERNIS: Se monache regine, senza dubbio!

GIACOMO: E se armate!

MADDALENA: E se ricche.

BERNIS: (A lui, offrendogli un plateau di pasticcini) Ma parlatemi di quella ragazza. So che piace molto anche a Maddalena.

GIACOMO: E appetitosa. Che sia piaciuta a me, sta nellordine delle cose. Fra due amazzoni, invece, avrebbe potuto darsi battaglia. Poich pare di no, domandate a lei. Le referenze di una donna varranno molto pi delle mie.

BERNIS: A me sembra che si siano date battaglia, eccome!

(Un silenzio)

GIACOMO: Signori, c per caso una posta in gioco per questa cena?

BERNIS: Se largomento vimbarazza, cambiamolo subito.

GIACOMO: Largomento mi piace. E so che piace a voi, e so pure che sapete quanto piaccia a me. Per, guardo quel tavolo. S, apparecchiato a dovere... ma mi sembra pi da bisca che da sala da pranzo. E ogni frase che ci diciamo, casca tra noi come una carta sul panno. Oh, la cosa mi graditissima. Sono un forte giocatore. A Venezia si sa.

MADDALENA: S, una posta c. Il nostro benessere. Nientaltro.

BERNIS: (A lui) Sar la vostra natura a tradurre il nostro convivio in ci che vi pi affine. Da giocatore, vedete un tavolo da gioco. Foste pittore, vi sembrerebbe una natura morta.

GIACOMO: Ritiro! Ho una tale smania di avventura che la vado cercando pure dove avrei solo da godermi quello che mi si d.

BERNIS: E pensare che io mi sento come nel vivo di una peripezia inebriante!

MADDALENA: Poi esistono anche avventure quiete. Forse questa una di quelle.

GIACOMO: Mia Regina, sono un gran maleducato: vi ho tolto la parola nellatto stesso di darvela. Dite di mia moglie. Mi piace lidea di vederla attraverso i vostri occhi.

MADDALENA: E io non posso che restituirvela ancora pi bella di quanto gi non la sappiate. E provvida in tutto, e tutto le caro. Dalla cosa pi umile alla pi preziosa. Vive in omaggio alla vita. E curiosa del mondo, ma sa frenarsi. E da come si contenta, capisco che ha avuto un ottimo educatore. Ma sa anche frenarsi dal frenarsi, il che mi dice che di educatori ne ha avuti pi duno. Si trattiene e si abbondona col ritmo naturale delle maree. Voi siete esperto di oroscopi... capirete che dico se dico che governata dalla luna. La vedo gioire e soffrire. Il pianto la fa pi bella e il riso la fa divina. Esagero nelle lodi, ma le lodi le si confanno solo quando siano tanto esagerate. A questo che altro aggiungere, se non aggiungendo un po di me? Quello che sto per dirvi non sar uno svelare ma un ripetere, so che lo sapete entrambi: ci carezziamo e ci baciamo. Non siate gelosi, lo facciamo da donne. Dopo tanti educatori, mi piccavo di poter essere la sua prima educatrice, ed eccomi diventata la sua discepola. In breve... merita molto pi di quanto non abbia.

GIACOMO: Se ha voi, direi che ha molto.

MADDALENA: Di me si contenta. Lei di quel genere di donne a cui necessita il troppo, non il molto.

BERNIS: Una creatura davvero magica.

MADDALENA: Non potevo non eccedere. Caterina di per s un eccesso. Ne avessi parlato da maschio, tutta questapologia si sarebbe risolta dicendo che una donna... appetitosa e basta.

BERNIS: Parlate di lei o del vostro specchio?

MADDALENA: Sarebbe la mia ambizione. 

BERNIS: Figliolo... non vi pare che la nostra amica abbia tratteggiato il proprio ritratto e ce labbia consegnato come quello di unaltra? (A Maddalena) Questa siete voi, altro che lei! 

MADDALENA: Pu essere che cominci a somigliarle.

BERNIS: Ma io vi conosco da prima che conosceste quella, e vi ricordo appetitosa sin da allora. (A Giacomo) E voi che fate? Restate alla finestra senza dir nulla?

GIACOMO: Convenevoli, convenevoli, convenevoli....

MADDALENA: Non siate sgarbato.

GIACOMO: Troppa cipria mi fa starnutire. La verit che mavete messo in imbarazzo con tanti complimenti. Quella fanciulla mi riguarda come fosse parte di me, il che mimpone il dovere di replicare: No, io non sono cos. Ma, confesso, m piaciuto sentirlo. 

BERNIS: Come pure vi piace sentirvi donna?

GIACOMO: Oh... una filosofia un po complessa, la mia. 

BERNIS: In sintesi?

GIACOMO: Mi piacebbe divenire le donne che amo. Essere loro al punto da incontrare me stesso in quel che provano, per rincontare loro nelluomo che le possiede.

BERNIS: Pas mal. Un retore della copula. (A lei) Tu confermi?

GIACOMO: Vi date del tu o del voi?

BERNIS: La confusione non una musa che avete in esclusiva. (A lei) Tu confermi?

MADDALENA: Vesto da amazzone. Da donna maschio. Forse s, mi ha infettata. Chiss da cosa mi sarei mascherata, altrimenti!... Per facendolo, non ci pensavo. Ho scelto cos, e senza troppi dubbi. Sar stato a suggerirmelo quel po di Casanvova che Casanova ha travasato in me.

BERNIS: Ma lui?... Dimmi di lui in veste da donna?

(Un lungo silenzio prima di rispondere)

MADDALENA: Allora... o instacabile, o sa nascondere linstancabilit. E questo, s, da femmina perfetta. Poi, vediamo... ah, s... amando, talvolta, si annoia. Ma pu amare lo stesso e non lo d a vedere. Anche questo, da femmina perfetta. E insulta, ma preferisce essere insultato. Altro requisito del tutto confacente. E spesso si vergogna di quel che fa; e pi si vergogna, pi lo fa, e pi lo vuole. Mi ci riconosco appieno.

BERNIS: Helas!... Che stupefacente girotondo!... Voi, allievo di lei, che allieva della vostra allieva. La grammatica del reale si fa un po ridicola se messa in parole.

GIACOMO: Anche la filosofia usa linguaggi contorti, ma non ne conosce altri... come Aristotole quando saggroviglia e scrive: Il pensiero che pensa il pensiero pensante. Bellaccozzaglia, ma cos .

BERNIS: Ah, cest trs drole en italien... repetez- vous!

GIACOMO: Il-pensiero-che-pensa-il-pensiero-pensante.

BERNIS: (E ride ripetendo buffamente) Ilpensierochepensailpensieropensante... le pense qui pense le pense pensant... 

(Anche Maddalena si diverte a scimmiottare la stessa massima sottolineando la goffaggine delle dentali)

BERNIS: (Applaudendo allindirizzo di Giacomo) Complimenti... il nostro incontro si sta rivelando una cornucopia di delizie. Ringrazio la mia insistenza nellaverlo tanto desiderato.

GIACOMO: Come sottrarsi agli editti di Zeus?

BERNIS: Ah, Pierrot, Pierrot... guardi la luna, e ti tingi coi colori della luna.

(Sulla soglia appare Caterina. Ha un costume esotico. Da ancella araba. Spillata sul velo che le fascia la fronte, una mezzaluna dargento. Ma Giacomo, che le d le spalle, non saccorge del suo ingresso)

BERNIS: Siete voi quello che pensa il pensiero pensante. Completamente concluso in voi stesso. Utero e membro, petto e seno... sultano e concubina. Ma che vedo? Unaltra parte della vostra persona che viene a farci visita!

(Giacomo si volta. Vede Caterina. I due si fronteggiano)

GIACOMO: Sbagliavo. Quello non n un tavolo da gioco, n da cena. Ma da fiera.

MADDALENA: Se tavessi avvisato, avresti detto no?

GIACOMO: Mia cara... io ti avrei deluso a dirti no, tu mi hai deluso a non farmi dire s.

MADDALENA: (A Caterina) E tu... avresti detto no?

CATERINA: Ho detto di s venendo. Sapevo che il tuo amico era lui.

BERNIS: Mademoiselle, voci maligne e veritiere sostengono che il suo amico sia formalmente io.

CATERINA: Di voi sapevo. Ma lei mha detto dun secondo amico, e non avrei attraversato la laguna se non fossi stata certa di trovare lui.

BERNIS: (A lui) Sentito?... E venuta per voi. Noi pure siamo qui per voi. E voi, adesso, per chi che restate?

GIACOMO: Non mettetemi al centro di una festa che non mi dovuta. Ho gradito linvito, e gradisco goderne. (A Caterina) Il tuo costume significa qualcosa? Forse che stai per entrare in un harem?

CATERINA: No. E la mia conferma che gi gli appartengo.

BERNIS: (Porgendole da bere) Non abbiamo toccato cibo in vostra attesa. Io e la mia protetta sapevamo perch. Pi interessante domandarsi perch non labbia fatto lui. (Offrendo un calice di vino anche a Giacomo) Vi pensavo digiuno. Non avete fame?

GIACOMO: Mancava un ospite. Anchio aspettavo che fossimo tutti.

BERNIS: Come anche voi?... O suor Maddalena troppo indiscreta, o voi troppo intuitivo. (Offrendo, da ultimo, anche a Maddalena) Ti avevo implorata di non far capire nulla.

MADDALENA: (A Caterina) Tesoro mio, scagionami. Ti ho fatto forse il suo nome?... (A Giacomo) O a te il suo?

(Silenzio)

MADDALENA: (A Bernis) Pare di no. (Alzando il calice) Non rimane che brindare a questo trionfo della sagacia su cui governa uno splendido nume. La passione. Ecco la vera spia, la delatrice, non io. Rivelatore il fatto che parlando a lei di un uomo, abbia pensato a lui... e che tacendo a lui di una donna, abbia comunque pensato a lei? 

BERNIS: (Alzando anchegli) Ca suffit. Sei assolta.

(E beve. Gli altri pure. Posato il suo bicchiere, Bernis va a sguainare la daga che pende dalla cintola di Maddalena, e la brandisce)

BERNIS: (A Giacomo, porgendogliela) Fatemi la cortesia di impugnarla. E la cosa meno posticcia del suo cotume. Avanti!

(Giacomo obbedisce)

BERNIS: Pi s, pi s... sollevate quel braccio.

(Giacomo obbedisce)

BERNIS: Che mascherina feroce!... Ne avevo davvero un gran bisogno. Mi avete fatto girare la testa con tutte le vostre storie di uomini e donne che vi mescolate dentro. Ora s vi riconosco. E voi me?

GIACOMO: Non ho bisogno di mettervi in posa. Siete la maschera che mi ha scoccorso.

BERNIS: Ah!

GIACOMO: La vostra dizione vi mette a nudo pi della vostra faccia. Non vi ho ricordato di quellincontro per rispetto al timore che confessaste allora. Un incidente da cui mi sono ripromesso di tenervi fuori. Sempre che sia stato un incidente vedervi comparire al momento in cui qualcun altro maspettava per un agguato.

BERNIS: La giovent non dovrebbe essere tanto incline alla diffidenza.

GIACOMO: La vita insegna, Monsieur.

BERNIS: Tornavo da Murano come voi. L avevo i miei interessi, come voi ne avevate altri. Eccoli qui adunati ... i miei, e i vostri (le donne). Nulla di pi ne avanza.

GIACOMO: E dei miei nemici non sapevate nulla?

CATERINI: Che nemici?

BERNIS: (A lui) Ne so da poco. Imparerete ben presto quanto mi siano odiosi. Ma tornando a cose di maggior sapore... eravate pi maschio o pi femmina quando vi ho visto infilzare un uomo?

GIACOMO: Infilzare roba da maschi.

CATERINA: Infilzare chi?...

BERNIS: (A lui) Niente giochi di parole.

GIACOMO: So anche avvelenare. Quello pi da femmine.

BERNIS: Tema interessante.

CATERINA: Pietro!?... E con lui che successo?

GIACOMO: (A lei) Hai scoperto come fare su e gi dalla tua galera. Vallo a trovare e ti metterai tranquilla.

MADDALENA: Non accusarla di niente. Ho pagato io per lei. La suora di guardia e il gondoliere. Come faccio, per me, da sempre.

(Giacomo va a poggiare la spada al centro del tavolo. Un tempo)

GIACOMO: Sono abituato a non capire. E a non chiedere. Sanissima abitudine. Son troppe le cose impossibili da capire... alcune attorno, altre in cielo, e altre in fondo al mare. Basta guardare un filo derba, ed ecco lincomprensibile che gi ti balza addosso. Di che vive? E perch?... Pi mi tenete alloscuro, pi fate il mio gioco. (A Bernis) Volete sondarmi?... Sono un cavallo che non bada alla strada che fa, ma solo ai suoi garretti. Quando la strada sar finita, i miei garretti ne cercheranno unaltra.

BERNIS: E che vi dicono i vostri garretti adesso? Che questa vicenda una strada finita?

GIACOMO: La mia vicenda con voi, con lei, o con lei?

BERNIS: Pi umilmente, quella di questa cena e basta.

GIACOMO: Quelle pietanze mi dicono che deve ancora essere consumata.

(Bernis va alla sedia su cui buttato un mantello, lo prende e se lavvolge attorno)

BERNIS: Buon pr. Ve la lascio tutta. Compatitemi. Un dispaccio arrivato due ore fa mi impedisce di fermarmi per continuare ad essere felice con voi. Dovr passare il resto della notte a scrivere la risposta. Lho saputo tardi, e non volevo comunque rimandare un appuntamento a cui, come s visto, tenevo infinitamente. Vi chiedo non solo di perdonarmi, ma anche di compiangermi. Spero che mi concediate venerd prossimo il piacere di cui la fortuna nemica mi priva stasera. Vorrei trovare la stessa compagnia che sono costretto a lasciare adesso. (A Maddalena) A te di farmi avere la risposta. Ah!... Ho lasciato di sotto il pacco che volevi. (A Caterina) Signora... sappiate che, nonostante la fugacit di questa presentazione, non mi siete affatto ignota. C chi ha intonato il vostro panegirico, e chi lha confermato. Poi, non bastasse, c quel che vedo. (A Giacomo) Unultima cosa per voi. Non lho fatto per nulla di ricordare lincidente al porto. E vostro interesse rincontrarmi al pi presto. Adieu.

(E va)

GIACOMO: (A Maddalena) Sapevi che sarebbe scappato?

MADDALENA: Me lha detto solo quando eravamo qui.

GIACOMO: Non c che dire! Il tuo amico davvero il re degli uomini. Mi ero quasi convinto di una trappola, ed eccomi servito di un magnifico dono.

CATERINA: A me bastato vederlo, per non dubitarne.

GIACOMO: E rivederlo ti va?

CATERINA: Non ha chiesto una risposta subito.

MADDALENA: (A lei) Sai che ti ama?

CATERINA: So che ama la mia mogliettina.

MADDALENA: (A lui, scoppiando a ridere) Non ti offendere. Questa glielho insegnata io.

GIACOMO: Non era nemmeno una risposta.

CATERINA: Oh, s. Io amo chiunque ti ami. Lei ti ama, e perci lamo. Lui lama, e perci amer anche lui.

GIACOMO: Riconosco le lezioni del decrepito Zenone.

MADDALENA: Di cosa credi, senn, che staremmo parlare io e lei tutte le notti, per tutta la notte?

GIACOMO: Perch? Vi date anche il tempo di parlare?

MADDALENA: La bocca, a volte, pu dimenticarsi del corpo lasciandogli fare ci che vuole.

GIACOMO: Dimenticanza gravissima. La bocca, spesso, pu essere il cuore del corpo. Soprattutto, per un corpo senza piolo.

CATERINA: Vi sono bocche che, parlando, eccitano.

GIACOMO: (A Caterina) Pi la tua o la sua?

MADDALENA: Se preferisci, ripetile la domanda in privato. Scendo a prendere quello che mi stato lasciato gi. Poi, finalmente, potremo sederci a tavola.

(E si allontana. Non appena Maddalena uscita, Giacomo va a stringere Caterina fra le sue braccia baciandola, corrisposto da lei con forza) 

GIACOMO: Dieci mesi... dieci mesi...

CATERINA: Non potevi che essere tu. Ah, finalmente respiro! Ma perch ti sei quasi spaventato a vedermi? Davvero non sapevi che mi avresti trovata qui?

GIACOMO: Certo che no.

CATERINA: Se ti dispiace, ne sar disperata. Ma non colpa mia.

GIACOMO: Mia adorabile amica, come puoi credere che mi rincresca vederti? Sei sempre la miglior parte di me. 

CATERINA: (Scostandosi) Mhai guardata, almeno?... Lhai detto, son dieci mesi.

GIACOMO: Il tuo seno li racconta tutti.

CATERINA: Toccalo.

(Lui la carezza)

GIACOMO: Oddio... ma dove sono finiti i miei dolci caprioletti?... Ah, dovr abituarmi alla meraviglia di questi pandizucchero. Quanto sono cresciuti!

CATERINA: So che vero. Ho potuto misurarli con quelli di qualcunaltra. Da me non lo avrei mai capito.

GIACOMO: (Poi, scostandosi) E dei miei peccati non timporta niente?

CATERINA: Mimporterebbe se non mimportasse tanto di colei che te li fa commettere.

GIACOMO: Possibile che tu le sia devota fino a questo punto?

CATERINA: Mi tiene in vita per te. Mi carezza a tuo nome, purch io faccia poi con lei lo stesso. Casanova non mai stato tanto appagato come tra le mura della nostra cella. 

GIACOMO: Mi togli il fiato! Quasi non vorrei esserci... o solo stare qui, e vedervi.

(Riappare Maddalena, con un involto tra le mani)

MADDALENA: Puoi.

(E, sedendosi, va a poggiare il pacco cos com al centro della tavola)

GIACOMO: Posso, esattamente, cosa?

MADDALENA: Farti invisibile e rimanere. Ma resisterai?

CATERINA: Gli ho detto del mio seno.

MADDALENA: (A lui) Sai che quasi combacia col mio?

GIACOMO: Voglio conferme.

MADDALENA: Mangiamo.

GIACOMO: Tho detto che voglio conferme.

MADDALENA: Dopo, ora mangiamo.

(Anche Giacomo e Caterina vanno a sedersi. Vengono passati i piatti. I tre si mettono a mangiare. A tratti ridono senza parlare. Poi Giacomo inizia a strofinarsi via il bianco del trucco con un lembo della tovaglia. Lo far sino a ripulirsi completamente il viso)

MADDALENA: Cominci gi a spogliarti, amore mio?

(Caterina esplode in una risata pi forte delle altre)

MADDALENA: E questo che la fa stupenda. Che deve ancora crescere e che non vede lora. Come il suo seno. E come te. 

GIACOMO: Dio non voglia che maccada mai, tranne per quello che mi serve.

MADDALENA: Anche il mio amico, che pure ti stima tanto, dice lo stesso.

GIACOMO: Eccone un altro che pretende di suonarmi come un piffero. Ma non sono malato e non mi servono diagnosi.

CATERINA: Oh, in nomine Patri... la mia vita qui! E qui!

MADDALENA: Tesoro, che c?

CATERINA: (A lei) Lhai detto: mi va di crescere. Ve ne prego... regalatemi una vita cos! Noi tre. (A lui) Vedendoti crescere. (A lei) Con te che mi vedi crescere.

(Fuori si fatto il silenzio. Niente musica)

GIACOMO: Zitte!... (Ascolta) Devessere passata mezzanotte. Carnevale se ne andato. Per me questo vuol dire essere gi in Quaresima. (Sfilandosi la camicia di Pierrot) Signore... niente sacrilegi... via le maschere! (E resta a dorso nudo)

MADDALENA: No, pazienza!... Il mio caro benefattore mi ha fatto avere qualcosa che non credo sia solo per me. 

(E spiega la stoffa del pacco, che contiene un libro)

GIACOMO: (Prendendo) Che meraviglia! Le stampe di Meursius.

CATERINA: Che sono?

GIACOMO: (Sfogliando) Pose. Maniere damarsi tra donne. (Passandolo a Caterina) Guarda se ne trovi che non conosci.

(Caterina lo prende, e guarda incuriosita)

CATERINA: Pare suggerito da chi so io. Ah, che combattimenti!

MADDALENA: (A lui) Dopo un regalo simile, a te decidere come pareggiare i conti.

GIACOMO: Aiutami tu a sdebitarmi, lo conosci meglio di me. Io saprei scegliere bene, che so, dei guanti, oppure delle calze di seta. Ma le apprezzerebbe?

MADDALENA: (Piano, quasi in un orecchio) Fossi in te, quello che gli darei in cambio il prossimo venerd. Credo se lo meriti.

GIACOMO: (Pianissimo) Non ci penso nemmeno. Verr.

CATERINA: (Sollevando gli occhi dal libro) Non capisco. Merita cosa?

MADDALENA: Piccoli obblighi di deferenza. (Sfilandole il volume dalle mani) S, ora lascialo qui, e terminiamo di mangiare.

(Il libro viene rimesso aperto al centro della tavola. I tre riprendono la cena. Ogni tanto, a turno, uno di loro si sporge a sfogliare una pagina. Poi Giacomo ha un soprassalto. Si alza e va a controllare la parete. Maddalena ride)

MADDALENA: Non cercare buchi nel muro. L non ne trovi.



SCENA V


(La stessa, ma sul far dellalba. Giocomo solo. Scalzo e svestito. Indossa solo le brache bianche di Pierrot. Se ne sta buttato su un divano. In abiti borghesi, entra Bernis. Ha con s una cartella di cuoio. Si siede. Raccoglie di terra il libro delle stampe, lo fa scivolare sul divano affianco di Giacomo che, riscosso, si sveglia)

BERNIS: La luna si eclissata, amico mio. E anche Giove. Col Carnevale, e tutta la baraonda.

(Giacomo, vedendolo, si alza svelto in piedi)

GIACOMO: Ah, Eccellenza. La vostra amica, con la mia... gi parecchio che-che... ma mi ha fatto intendere che per me non cera fretta.

BERNIS: Ve lha fatto intendere da parte mia. Vi ho chiesto di raggiungermi, ma sto partendo per Padova. Non mi avreste trovato.

GIACOMO: Ma venerd rimane?...

BERNIS: Beninteso. Ma sar il nostro ultimo convivio. La mia partenza doggi anticamera di un abbandono. Venerd qui, poi in Francia. E mi dicono per molto. 

GIACOMO: Non siete voi a volerlo?

BERNIS: C chi ha potere, e chi autorit. Io ho luna, ma non laltro. I piani del mondo mi chiamano altrove. De toute faon... venerd troppo in l, e a voi certe cose serve di saperle prima.

GIACOMO: Per qualcosa che serve a voi?

BERNIS: No, a voi. Come lacch ne ho di migliori.

(Bernis gli offre una presa di tabacco che viene accettata, e si sofferma a notare se laltro la mastichi o la fiuti. Cosa che Giacomo fa)

BERNIS: Avete pi gusto di vostro cognato.

GIACOMO: Quellimpostore!

BERNIS: Gi, non lo amate. O sua sorella non avrebbe paura che possiate ucciderlo.

GIACOMO: Pensavo che il nostro fosse un intrigo amoroso, non poliziesco.

BERNIS: Da questo a quello. (Va alla cartella. Mostra delle carte) Sapete che sono?

(Giacomo annuisce)

BERNIS: Prendete. Erano vostre, e tornano vostre. (Giacomo le prende) Sparpagliare pegni di gioco quando il Gran Consiglio ha chiuso anche il Ridotto, come farsi maldicente di se stesso.

GIACOMO: Questi li ho rimessi solo a chi consoco, amici di cui mi fido totalmente.

BERNIS: Intanto eccoli qui come denunce a piede libero. Sono magistrato, e so di che parlo. Venezia pu essere severissima, e con voi non sarebbe affatto indulgente.

GIACOMO: Ditemi il prezzo.

BERNIS: Trecento zecchini.

GIACOMO: E enorme, non posso.

BERNIS: Ma ho potuto io. Gi dati.

GIACOMO: A chi? Ve li rifonder.

BERNIS: Toccava a me. Me limponeva la parte che ho deciso di recitare in questa tresca. Quei pegni li ho comprati dal fratello della nostra sultanina. E lui a manovrare il traffico dei documenti che vi riguardano. Articoli che, di questi tempi, vanno a ruba. 

GIACOMO: (Alludendo ai pegni) Son tutti?

BERNIS: Quasi tutti. Voi parlate solo dei vostri amici. La si direbbe una schiera foltissima. Sar perch vi ficcate dentro pure i vostri nemici.

GIACOMO: Non so di averne.

BERNIS: Mariti traditi, niente?... E lAbate Chiari, di cui ti ostini a far fischiare le commedie?

GIACOMO: E lui che mi aggredisce con i suoi libelli!

BERNIS: E tu gli svuoti le platee. Quello un vecchio che con te si diverte, ma i suoi impresari no, e alle loro borse ci tengono. Poi anche dei tuoi oroscopi si parla molto. Quel tuo mezzo cognato mha proposto di procurarmi dei libri alchemici che ti appartengono. Come pu darli a me, pu darli a mille. E mille a cui darli, li trova presto. (Dandogli altre carte) Anche queste son per te. Il saldo dei pegni prevedeva che mi facessi carico di alcune sue cambiali. Ho lasciato che tre cascassero in protesto. Le pi gravi. Qui si esposto con la gilda dei fornai, qui con Mocenigo, e qui con Bragadin, uno che ti amico sul serio. Con queste lo puoi fermare oggi stesso. Ma innanzitutto, via da casa sua! Perch continui a stare da chi ti vuole cucinare a dovere? Vattene e denuncialo. Chiedi a Bragadin che lo faccia trasmettere a giudizio. Il fuoco articolato, ma lincendiario non che uno.

GIACOMO: Parlavate di tresca. Anche questi fogli potrebbero farne parte. 

BERNIS: Cest formidable! Chi che accusi? Me?

GIACOMO: Io accuso il vostro accusare chi mi accusa. Mi domando perch dovrei crederci.

BERNIS: E io mi domando perch ti convenga non farlo.

GIACOMO: So che, forse, converrebbe a voi che io ci credessi. 

BERNIS: Detta cos, detta a met.

GIACOMO: Pu essere che la mia Caterina cominci a interessarvi pi della vostra Maddalena, e che vi piaccia mettermi in rotta con la sua famiglia. 

BERNIS: Ma se quelle donne sono gi nostre entrambe! 

GIACOMO: Mia moglie, mi spiace, non ve la lascio.

BERNIS: Una sfida morale, dunque!... 

GIACOMO: Solo una scelta.

BERNIS: No, affatto! Ora ti vedo per bene tutto intero. Tu sei una creatura terribilmente pigra, mon Pierrot. Se il desiderio ti preme sei capace di tutto, ma per il resto... ti stanchi con niente, anche solo a difenderti. Perci, sprofonda pure nelle tue inerzie. Sono la lussuria che preferisci. Peccato... per venerd avrei voluto saperti libero.

GIACOMO: Non vi ho ancora detto se sarei venuto comunque.

BERNIS: Almeno, libero di decidere. Se non altro, per devozione a Maddalena...

GIACOMO: Materia che s fatta pi mia che vostra.

BERNIS: Destinata a farsi morta sia per me che per te.

GIACOMO: Siete voi ad andarvene, non io.

BERNIS: Il che vale il tuo restare, ma senza di me. Non potrai pi vederla. O quali altri appoggi pensi di trovare per farla uscire da Murano come ha potuto sino adesso?... Lautorit, spesso, sa camuffarsi da potere. E questo che ci ha regalato i nostri svaghi, Giacomo. Non altro.

GIACOMO: So quel che ho, e quel che ho la mia certezza. Lei la mia certezza. 

BERNIS: Virt da vero libertino essere un funambolo del presente, ma cieco ai paesaggi del futuro. La tua storia con lei finisce con la mia, il cui epilogo fissato per venerd. Se sai apprezzare i diletti di certi addii, battiti per esserci. Ferma tuo cognato. Subito, per. Appena uscito di qui. - A bientot.

(E va)

GIACOMO: A noi due, Casanova... sei giocatore? Gioca. La posta questa bella storia che hai tra le mani. Ti dicono: A starci dentro rischi, e tu che fai? Ti scansi o stai?... Stai. A volte un fiume che scorre, vuol esser lento, e io, ora, ho una gran voglia di esser lento. Spinto dal vento. Ma arriva un benefattore, e mi costringe a scuotermi. (Gridando verso la porta) No, Abate caro, non andr da Bragadin! Grazie, no. Non mi faccio nemico di mia moglie, perdio! S, moglie!... Un mio giuramento sar meno forte di una benedizione celeste?... Per niente. E io alla mia cucciola lho giurato. Allaltra no. Eccomi spaccato tra una donna e unaltra. In due! Qui, forse libero. L, forse ai piombi. Amo Maddalena come unaurea vacca, e non ho altri doveri con lei se non di farle quello che le faccio. Amo Caterina come un gregge di pecore: me ne basterebbe una, ma debbo curarle tutte. E una bella storia e mi va di esserle fedele. Ah, mia piccola storia... a preservarti sar sufficiente credere che in te non vi sia nulla di onesto. Neanche la provvidenza di un falso benefattore (butta via le carte). E ora, niente di meglio che augurarsi buonanotte in pieno giorno.

(Si sdraia di nuovo sul divano a riprender sonno. Attorno a lui, una pantomima. Nella penombra del salottino compaiono a passi di danza Maddalena, Caterina e Bernis. Giocano, ridono, scherzano, si toccano e si baciano. Nei loro volteggi, porteranno via prima una sedia, poi unaltra, e unaltra ancora. Infine, la tovaglia dal tavolo, che si riveler essere quello della prima scena del primo atto)



SCENA VI

(Laguna. Presso un imbarcadero. Maddalena e Caterina ammanetallate nella nebbia. Una di fronte allaltra. Tra loro, alcune borse da viaggio. Non possiamo dire a chi delle due appartengano)

MADDALENA: Quanto sembrava lontano nel futuro il nostro venerd quanderavamo tutti e quattro insieme!... Lunica volta insieme. E ora, quanto gi sembra lontano nel passato! 

CATERINA: A me per piaciuto. Debbo pentirmene?

MADDALENA: Offenderesti il piacere che ci stato dato. 

CATERINA: Povero Giacomo... non pu immaginarselo quante cose siano cambiate!

MADDALENA: La sua discrezione ha reso tutto pi facile, tranne questo saluto.

CATERINA: E da quella notte che non sa pi nulla di me. Non ho avuto neanche il coraggio di scrivergli.

MADDALENA: Io s. Gli ho raccontato quello che successo. Era ancora una lettera felice. Non so come sar la prossima. La partenza del nostro buon amico un evento che ci sovrasta.

CATERINA: Quando ne trover il coraggio, lo far pur io. Ne soffrir.

MADDALENA: Ma non crescer per questo. E cos paurosamente femmina!... Pi si sente trascinato, pi mugola di piacere. A lui il destino non piace prenderlo a scudisciate come un cavallo da tiro. Non darti pena. Noi stiamo scegliendo la concordia anche a nome suo. E che sia per sempre.

CATERINA: Ti sto rubando qualcosa, Maddalena?... Dimmelo.

MADDALENA: Solo quello che ti ho consentito di prendere.

CATERINA: E che mi ricorder a ogni istante la tua assenza. E la sua.

MADDALENA: Fa quello che vuoi, poich quello che vuoi quello che devi. Giacomo lo sa. (Carezzandola sul volto) Caterina... dolce Caterina. La ricchezza delle donne inesauribile.



SCENA VII

(Giacomo si sta levando i panni residui del costume accingendosi pigramente a indossare abiti borghesi. Entra Pietro con aria allarmata e si mette a ronzare nervoso attorno allaltro che non lo degna di uno sguardo. Ha una busta tra le mani)

PIETRO: Buona toletta!... E uneternit che te ne stai chiuso in camera. Senti il tanfo, non si respira.

(Giacomo si volta lento a squadrarlo da capo a piedi)

GIACOMO: Cos quella faccia da bandito?

PIETRO: Se tu dormi che una bellezza, c chi non ha questa fortuna.

GIACOMO: Chi dorme non disturba.

PIETRO: Invece s! Mi disturba, eccome, il tuo non far nulla a casa mia. Perch rimani? Caterina non la vedi da pi di un mese! Prima ti servivo perch cera lei, ora a che? 

GIACOMO: Chi che serviva a chi?... Tu a me?

PIETRO: S, da ruffiano! Mi avessi mai degnato di vedermi in altro modo!... Ah, quante volte mi son dovuto ricacciare le risposte in gola! Beh, vuoi saperlo? Ne ho abbastanza.

GIACOMO: E dunque?

PIETRO: Dunque cosa? Dunque, via! Ma oggi, ora, subito!

GIACOMO: Riparliamone domani. Sono stanco, non ne ho voglia.

PIETRO: Stanco!? E di che? Di trascinarti dalla sedia al letto?... Sei il pi diffamato dei veneziani, e io non me lo merito di essere coinvolto nella vergogna che ti tocca.

GIACOMO: Fammeli tu i bagagli. Ma sei pregato di metterci dentro anche i libri che mi hai fatto scomparire.

PIETRO: Io?... Qui tutto quello che manca, te lo sei perduto a zecchinetta.

GIACOMO: Non i miei libri.

PIETRO: Va bene, dammi pure del ladro!... Anche lo fossi, dimmi tu chi spenderebbe un soldo per quelle scartoffie da stregoni!... (Poggiando brusco una busta sul tavolo) Questa da lei. Poi dimmi che ti dice di s. In casa vorremmo saperlo. (Fa per andare)

GIACOMO: Vieni qua. (Laltro, bloccato, non si azzarda a muoversi) Forza!... Anchio ho da darti qualcosa.

(Infine Pietro, timoroso, gli si accosta. Giacomo gli passa alcune carte appallottolate)

PIETRO: (Con occhi sgranati) Le mie cambiali!

GIACOMO: Pagate.

PIETRO: Perch da te?

GIACOMO: Perch la cosa restasse in famiglia.

PIETRO: Beh, ma... tu com che...? Cio, a queste... come ci sei arrivato?

GIACOMO: Amici comuni. O nemici comuni, fa tu.

(Pietro lo fissa. Forse, capendo benissimo)

PIETRO: Nemici, Giacomo!... Noi, ora, abbiamo solo nemici. Dappertutto. Vattene. Ti prego, ascoltami... vattene in fretta.

(E si allontana. Giacomo si mette a sedere sul bordo del letto e apre la busta)

GIACOMO: (Leggendo) Splendido marito mio, posso ancora chiamarti cos?... - Ma sentitela! Poco ci manca che il foglio arrossisca al posto suo. - (Leggendo) Ti scrivo a quattro settimane dalla nostra dolorosa ma opportuna separazione. - Opportuna... non c che dire, parola che sa di alta diplomazia. - (Leggendo) Parigi uno strepito di luci, e il caro Bernis si rammarica spesso della tua riluttanza a farci visita. - Guitto!.. Tutti guitti. - (Leggendo) E davvero un uomo incantevole, e mi offre molto. Sa il cielo quanto avrei preferito il tuo poco, ma quello ormai disperavo di averlo. Non stato certo il mio s a spingermi con lui in Francia, ma il tuo silenzioso no. Sta certo che non amer altri che te, e che tu sarai sempre il solo padrone del mio cuore. - Il resto in condomino. Sei cresciuta, lucherino... il cielo tuo. Scrivimi pure quanto vuoi, le tue lettere non diverranno mai il mio rosario. (Prendendo un foglio sgualcito da sopra il letto) Queste, invece, s.

(Luce su Maddalena, in abiti da monaca)

MADDALENA: (Con naturale gaiezza) Amore mio... sembravi cos convinto del tuo verr, che il non vederti mi ha quasi commossa. Sicch Bragadin ti voleva con s!... Deliziosa bugia. Ti applaudo. E uno splendido dono che hai voluto fare al nostro amico in cambio di quello che lui ti ha fatto lasciando che la sua Maddalena ti donasse tutto di s. Mi sei mancato, ma pur vero che se tu fossi venuto non ci saremmo divertite molto. Caterina adesso disinvolta come noi. Posso vantarmi di avertela proprio educata a dovere.

GIACOMO: Educata non c dubbio... per qualcun altro. Ma che importa, se tanto ormai chiaro che saresti tu la prediletta!... (E prende un secondo foglio, altrettanto sgualcito) Su... ripetimi ancora le tue parole pi vere!

MADDALENA: (Calando un velo sul volto. Parla con tono ben pi melanconico) E accaduto. Dalla mia ultima lettera a questa, accaduto. Il nostro provvido e generoso protettore tornato in Francia. Per sempre. Il che far del monastero la mia dimora perenne. 

GIACOMO: (Citando a memoria) E della Venezia in cui tu sei lontano da me, un altro carcere fuori di qui.

MADDALENA: Soffro nel corpo come nellanima. E il dolore non mi fa pi distinguere questa da quello.

GIACOMO: (c.s.) Siamo nel nostro dopo. Quanto gi rimpiango laverti suggerito di non venire! Triste amore il nostro, mutilato del suo ultimo saluto...

MADDALENA: ... Triste amore il nostro, mutilato del suo ultimo saluto. A ogni immagine sacra che mi fronteggia dalle penombre di qui dentro, io mi soffermo e imploro: Ridammi listante in cui lho dissuaso! Che io possa scongiurare quel venerd disabitato da lui... vuoto dei suoi sospiri, della sua voglia davermi, del suo pianto mescolato al mio. Oh, Giagomo... spartire questo addio per lettera trasforma in lutto la gioia consumata. Lavvenire non mi offre che la propria fine, e un lento distillare veleno dallambrosia che bevemmo. Cos gi da un mese, cos sar per anni. 

(Buio su Maddalena)

GIACOMO: Istupidirmi rileggendoti, non mi rimane altro. E nulla in me che annunci il pi flebile basta!. Intervenga la vita, da me non ci riesco. (Tornando alla lettera di Caterina) Adorabile C... anche le carezze della tua sintassi si perdono nella nebbia del troppo tardi. Tu avevi senso se cera lei... lei poteva se cera lui... e lui voleva se cero io. E io?.... Bevuto nella girandola come un bicchierino danice.

(Rumori di sotto, di scalpiccii e di cose rovesciate.
Rientra Pietro, quasi a precipizio)

PIETRO: Giacomo, ma chi mi fai venire in casa? Ci sono le guardie di Messer Grande. 
(Nessuna reazione) Oh! Mi senti?... Gi, di sotto! Ti vogliono a Palazzo.

GIACOMO: (Distrattissimo) Ah, s...

PIETRO: Come Ah, s?... E te che cercano.

GIACOMO: E quanti sono?

PIETRO: Unintera banda darcieri del Tribunale. Lo sentivo io che ci stava per cascare il cielo sulla testa.

GIACOMO: Tu non ti sentivi un bel niente, tu lo sapevi.

PIETRO: E se lo sapevo, ho fatto di tutto per avvertirti.

(Il frastuono si fa sempre pi forte)

GIACOMO: Poich avvertire il tuo mestiere, vagli a dire che scendo.

PIETRO: Ma ti porteranno in galera!

GIACOMO: Mi hai messo nellunica camera senza finestre, che pretendi?... Neanche posso arrampicarmi. Ma non vantarti per quello che mi accade. Persino la tua infamia un giocattolo tra le mie mani.

PIETRO: Io, sul mio onore, non ho fatto nulla contro di te.

GIACOMO: E allora, sul tuo onore, salvami. 

(Pietro non sa che rispondere. Poi esce di corsa)

GIACOMO: Ma s. E stato perfetto... perfetto... cos dice il giorno dopo del giorno prima, se il giorno prima stato felice, e il giorno dopo non rimpiange nulla.

(E va. O buio)

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