I vestiti della donna

I VESTITI DELLA DONNA

Commedia in tre atti

di ENRICO RAGGIO

Da un soggetto di Franz Miller

PERSONAGGI

......

New York - Oggi.

Commedia formattata da


ATTO PRIMO

Un salone in casa Montvert. Ambiente vasto, tappezzerie di damasco viola. La parete di sinistra tutta presa da una libreria in quercia. Una scala, ad ampia curva, conduce a una galleria superiore che attraversa la parete di fondo. Sotto la scala, una porta immette in altri saloni. A destra, verso la ribalta, un ampio scrittoio sul quale si nota un ritratto di Giovanna in cornice d'argento. A destra, un caminetto col suo parafuoco di ottone, e attorno al caminetto delle poltrone di velluto nero. Vicino un apparecchio radio. Sparsi un po' ovunque dei fiori. Due lampade, con degli enormi paralumi, diffondono nella stanza una luce calda, con vaste zone in penombra.

All'alzarsi del sipario la scena vuota. Poco dopo il Maggiordomo entra dalla porta di destra, accende le appliques alle pareti e fa passare Lady Mary Clifford.

Giacomo - ( il tipico maggiordomo dall'aspetto irreprensibile; al servizio della famiglia Montvert da circa due generazioni e questo lo autorizza a considerarsi ormai un po' di casa) Se la signora contessa vuole accomodarsi andr subito ad annunziarla.

Lady Clifford - (bella donna sulla quarantina, molto vivace e alla mano) Bene, Giacomo! Dite, per, a mio fratello di non incomodarsi per me. La puntualit non il mio forte. Lo so. Che ora ?

Giacomo - Le sette e un quarto.

Lady Clifford - Meno male. Ho tardato di appena un quarto d'ora.

Giacomo - Mi permetto farle notare che la signora contessa giunta con tre quarti di anticipo.

Lady Clifford - Siete un gran birbante, Giacomo. Mi avete telefonato che il pranzo era stato fissato per le sette.

Giacomo - stato il signor barone a ordinarmi di dire cos, data la predilezione della signora contessa di arrivare con un'ora di ritardo.

Lady Clifford - Una donna divorziata non pu essere mai puntuale!... Dicevate qualcosa?

Giacomo - (impenetrabile) Non ho fiatato, signora contessa!

Lady Clifford - in casa mia cognata?

Giacomo - La signora andata al t della Legazione cilena.

Lady Clifford - Sola?

Giacomo - Direi che la signora abituata a uscire sola. Il signor barone diventato molto casalingo dacch abbiamo lasciato la diplomazia.

Lady Clifford - Si direbbe, tuttavia, che voi non abbiate perduto il vostro tatto diplomatico. Suvvia, abbandonate quell'aria riservata. Se non sbaglio mi avete tenuta sulle vostre ginocchia.

Giacomo - Le sono grato, signora contessa, di voler ricordare un episodio che ho doverosamente cancellato dalla mia memoria.

Lady Clifford - Siete un amore, Giacomo. E con voi sar franca. Da qualche tempo ho la sensazione che non tutto proceda regolarmente in questa casa.

Giacomo - Non saprei cosa dirle in proposito. Il signor barone molto buono, ma non ha l'abitudine di confidarsi con me.

Lady Clifford - Dio mio! Avete per anche voi occhi e orecchi...

Giacomo - Ho smesso di servirmene dacch ho avuto l'onore di entrare in questa casa. Se, tuttavia, la signora contessa gradisce una mia osservazione potrei dirle questo: prima, quando i signori passavano la serata in casa, il signor barone leggeva il giornale alla signora, e la signora faceva un solitario. Era un quadro proprio confortante! Ma dacch il signor barone ha cominciato a leggere alla signora dei brani del suo libro, la signora si ritira assai prima in camera sua o esce molto pi di frequente.

Lady Clifford - Deve trattarsi, ovviamente, di un libro molto interessante. E questa lettura ha luogo tutte le sere?

Giacomo - Non sempre. Qualche volta la signora apre la radio per sentire la musica da ballo, ma il signor barone, a sua volta, si affretta a richiuderla.

Lady Clifford - Ah, una vita coniugale perfetta, a quanto vedo.

Giacomo - Posso annunziare adesso la signora contessa?

Lady Clifford - Fate pure.

(Il Maggiordomo esce. Lady Clifford si avvicina allo scrittoio, prende un libro che vi posato, lo sfoglia, crollando il capo).

Clemente - (esce da una porta che d sulla galleria; un uomo sui cinquant'anni, dal volto liscio e dai capelli grigi; la sua andatura, per, mantiene una linea di eleganza e di vivacit giovanile; veste di scuro, estremamente curato in ogni particolare) Oh, Mary! Mi fa piacere che tu sia venuta un po' in anticipo. (Scende, frattanto, la scala, e va ad abbracciare Lady Clifford). Hai un magnifico aspetto! Giovane, fresca e simpatica come sempre. Posso offrirti una sigaretta? (Porge portasigarette e accenditore).

Lady Clifford - (servendosi) Grazie. rientrata Giovanna?

Clemente - No. al t dei Cileni...

Lady Clifford - Lo so. Me lo ha detto Giacomo. Ma ti ho visto uscire dal suo boudoir, quindi ho pensato che...

Clemente - (visibilmente impacciato) Oh, no... Vi ero entrato per caso...

Lady Clifford - Ti confondi come una fanciulla colta con un libro proibito in mano. Escissi ancora ancora dalla sua camera da letto, capirei. Ma dal boudoir...

Clemente - Sei divertente, sai?

Lady Clifford - E, adesso, mi diventi anche rosso!... Stavi forse ispezionando la scrivania della mogliettina?

Clemente - (con sincera indignazione) Che ti salta in mente? Ho troppo rispetto di me stesso e fiducia in Giovanna per compiere una azione simile!

Lady Clifford - Bravo! Magari l'avesse pensata cos il mio indimenticabile ex marito! Si sarebbero risparmiate molte emozioni... Ma lasciamo questo argomento e dimmi, piuttosto, cosa facevi di tanto misterioso nel boudoir di Giovanna. Sono proprio curiosa di saperlo.

Clemente - Niente di speciale... E poi non vedo perch la cosa dovrebbe interessarti.

Lady Clifford - Tutto ci ch' piccante mi interessa.

Clemente - Piccante? Hai delle uscite impagabili!

Lady Clifford - Meno sciocche, in ogni caso, di quanto tu creda. Tu sei turbato. E quando gli uomini si turbano sempre per una questione d'amore. Proprio l'opposto di noi donne.

Clemente - Sei convinta di quello che dici?

Lady Clifford - Certo che lo sono, ed perfettamente inutile che tu ti dia delle arie di superiorit. Voi uomini v'illudete di possedere una maggiore esperienza dell'amore... Sar! Ma noi donne ci teniamo indubbiamente in maggiore esercizio. Dunque, deciditi a confessare tutto.

Clemente - Confesser, ma ti prevengo che rimarrai delusa. Sono andato a guardare le toilettes di Giovanna. Ecco tutto.

Lady Clifford - Le sue toilettes?

Clemente - Una ragazzata, lo so. Ma ormai la mia pi grande gioia di vestire Giovanna in un modo incantevole. Le scelgo io stesso le guarnizioni, le stoffe, avendo cura delle tinte che meglio le si addicono.

Lady Clifford - Povero Clemente! Ma tu appartieni alla preistoria!

Clemente - Lo sapevo che non mi avresti compreso. Le toilettes di Giovanna rappresentano per me pi che dei semplici vestiti. Sono una parte di lei, capisci? C', per esempio, quella di crpe de Chine azzurra ch'essa port la prima volta al ballo dell'Ambasciata di Spagna. L'ambasciatrice, quella sera, mi sussurr all'orecchio: Vostra moglie proprio la donna pi affascinante di tutto il corpo diplomatico. Puoi comprendere la mia gioia. E adesso quando prendo in mano quel vestito rivedo tutta la scena innanzi a me: la grazia, la felicit di Giovanna. Torno a sentire persino il profumo ch'ella usava a quell'epoca: Quelques nuits . E cos ogni vestito ha la sua storia, i suoi ricordi.

Lady Clifford - Parli come un vedovo esaltato. Che bisogno hai di evocare dei ricordi su Giovanna? Ella esiste, e in carne e ossa. Almeno cos spero per te!

Clemente - Certo. Devo per confidarti che talvolta ho l'impressione che Giovanna sia come assente... lontana da me.

Lady Clifford - E io che ti avevo augurato cos di cuore un matrimonio felice!

Clemente - Ma, mia cara, il mio un matrimonio molto felice.

Lady Clifford - Capisco. Sei sempre stato di una estrema discrezione nel chiedere alla vita la tua parte di gioia. Permetti, tuttavia, che ti dica che un marito felice non si limita ad accarezzare i vestiti della moglie. Accarezza la moglie in persona!

Clemente - Oh! Tu non sai quello che dici, Mary!

Lady Clifford - Al contrario! Lo so benissimo. Non vorrai mica affermare che una signora giovane e per di pi molto bellina, la quale passa da un t a un bridge, e da un bridge a un ballo, corrisponde al tipo della moglie ideale?

Clemente - Corrisponde all'ideale della buona societ e, inoltre, una donna giovane come lei ha bisogno di svago. Ma poi non vero che non s'interessi ad altro. Comincia, invece, ad appassionarsi ai miei studi storici.

Lady Clifford - Giacomo, infatti, mi ha confidato che le stai leggendo un tuo libro. Speriamo non sia quello che ho visto sulla scrivania.

Clemente - proprio quello, invece: Le memorie del granduca Sergio Serghievic. Contengono delle preziose notizie sulla vita di societ nella Russia del Settecento.

Lady Clifford - (lo fissa, poi) Senti, Clemente: se ben ricordo, tu hai avuto, per un paio d'anni, una liaison con una bella donnina, non vero?

Clemente - Certo, ma cosa c'entra questo con la Russia?

Lady Clifford - Non si tratta della Russia, ma di te. Com' possibile che quella tua deliziosa amichetta non ti abbia insegnato il modo di trattare le donne?

Clemente - Quella donna ha avuto il buon gusto di non voler rifare la mia educazione. Senza contare che non ne avrebbe avuto il tempo. Ci vedevamo una o due volte soltanto per settimana. Io ero, allora, molto preso dal lavoro. Cenavamo insieme, e poi...

Lady Clifford - E poi?

Clemente - Mi riposavo, per cos dire, al suo fianco...

Lady Clifford - Povera donna!... Ma se Giovanna non sentisse lo stesso tuo bisogno... di riposare e si accorgesse, a un tratto, ch' molto pi piacevole essere abbracciate da vicino, anzich carezzate da lontano, cosa succederebbe, allora, mio buon Clemente?

Clemente - Non credo che Giovanna condivida i tuoi gusti... scusa la parola... piuttosto primordiali!

Lady Clifford - Ti ringrazio per non averli definiti volgari. Fa nulla! Essi mi hanno pertanto procurato diverse ore piacevoli per le quali, ti assicuro, non sento il minimo rimorso. Qualsiasi donna...

Clemente - Credo sia meglio cambiare argomento...

Giacomo - (entra da destra annunziando) Il signor avvocato Ortega.

Ortega - (entra subito dopo; un uomo dell'et di Clemente; tipo dinoccolato, aria svagata) Buonasera, cara amica. (Bacia la mano di Lady Clifford). Hello, Clemente. (Fa schioccare le dita).

Clemente - Scusa, perch mi dici Hello?

Ortega - Per non essere banale e perch Hello mi permette di far schioccare le dita. Cos: Hello (Ripete il gesto). L'aspirante ambasciatore arrivato?

Lady Clifford - Non vi permetto di fare dell'ironia su nostro nipote. un bravissimo giovane del quale siamo molto orgogliosi. Audace, risoluto, sa - come tutti i giovani d'oggi - quello che vuole.

Ortega - (a Clemente) Conosce tua moglie?

Clemente - (col tono di chi non sa dove miri la domanda) No. Egli fu destinato alla Legazione di Montevideo poco prima del nostro matrimonio. E, durante la sua ultima licenza in Europa, noi ci trovavamo a Cannes.

Oetega - Andranno certamente d'accordo.

Lady Clifford - (per sviare il discorso) E voi, quando siete tornato dal vostro viaggio?

Ortega - Ieri... No. (A Clemente) Quando sono tornato?

Clemente - Se non lo sai tu...

Ortega - Cosa vuoi, sono cos distratto... Un momento, lasciatemi pensare. (Si stringe le tempie con una mano). Ieri no, l'altro ieri nemmeno... oggi che giorno ?... domenica era festa, dunque... Oh, Dio, che mal di testa... (A Clemente) Hai, per favore, un cachet?

Clemente - Un cachet? Ma se fra mezz'ora andiamo a pranzo.

Ortega - Ah, gi, andiamo a pranzo. Sono venuto per il pranzo. In onore di chi , scusa?

Clemente - Ma di mio nipote Roberto.

Ortega - Ah, gi, me l'ero dimenticato. Vi chiedo perdono.

Lady Clifford - Che impressioni ci portate dalla Germania?

Ortega - Impressioni? Dovrei avere delle impressioni?

Lady Clifford - Cosa fa Hitler?

Ortega - E chi lo sa? Non gliel'ho chiesto.

Lady Clifford - Ma non possibile, mio caro Ortega, che dal vostro viaggio non abbiate riportato qualche ricordo.

Ortega - Si mangia male dappertutto. Questo spiegherebbe perch le cose in Europa non vanno per il loro verso. A Berlino ho mangiato un'oca detestabile. Sono, allora, corso a Strasburgo ch' il regno delle oche. Di male in peggio. Mi dissero che erano in regime d'ingrassamento e che di conseguenza non potevano ammazzarle. Non un'oca in tutta Strasburgo, capite?

Clemente - Non sapevo, caro, che ti piacessero tanto le oche.

Ortega - Cosa vuoi che ti dica. Ci sar nel mio sangue qualche infiltrazione semitica. Gli ebrei sanno cacciarsi dappertutto. A proposito di ebrei, vorrei vendere un quadro. Si tratta di un mio antenato. Almeno cos mi hanno sempre detto, ma io non lo garantisco. Certo mi decisamente antipatico. Ti assomiglia un poco. Oh, Dio, che emicrania!

Lady Clifford - Ma non carino ricordarci ad ogni momento la vostra emicrania.

Ortega - la sola cosa che m'interessa, stasera.

(Giovanna entra dalla porta sotto la scala. una deliziosa donnina di 24 anni. Capelli biondo-platino e ondulati. Indossa un elegante completo da pomeriggio. Nella scena seguente si rivela visibilmente nervosa. Due o tre volte ripete un tipico gesto per cui, con molta grazia, si passa la mano sulla fronte).

Lady Clifford - Toh! Chi si vede? Buona sera, Giovanna.

Giovanna - Buonasera, Mary. Sono molto contenta di rivedervi, Ortega. (A Clemente) Buonasera, caro. (Lo accarezza fuggevolmente sulla spalla. A Lady Clifford) Ti sono grata di essere venuta a far visita a Clemente. Spero che potrai restare un poco a tenergli compagnia.

Lady Clifford - Lo spero anch'io, visto che mi avete invitata a pranzo.

Giovanna - Oh, gi, vero. Oggi mercoled.

Ortega - Vi ringrazio, Giovanna. Finalmente so che giorno .

Giovanna - Resterete anche voi a pranzo, vero?

Ortega - Cos mi sembrato di capire. Per quanto abbia un'emicrania atroce.

Lady Clifford - Basta, Ortega!

Ortega - Pardon, Giovanna non lo sapeva ancora.

Giovanna - Sono proprio contenta di vedervi. Il povero Clemente spesso solo negli ultimi tempi. Stasera, almeno, avr una compagnia piacevole, mentre io sar dai Lambert.

Clemente - Dai Lambert? Ma, Giovanna, hai dimenticato che stasera viene Roberto?

Giovanna - Stasera? Credevo domani. Tu, poi, non mi hai detto niente quando ti ho avvertito che pranzavo dai Lambert.

Clemente - Ma, cara, tu non me ne hai parlato.

Giovanna - Toh, l'avrei giurato...

Ortega - Giovanna, vi ringrazio per la seconda volta. Trovo finalmente una persona che se la batte con me in fatto di memoria...

Giovanna - Cosa facciamo adesso?

Lady Clifford - Ho trovato. Ortega...

Ortega - Desiderate, mia buona amica?

Lady Clifford - Passate la vostra emicrania a Giovanna.

Ortega - Col massimo piacere, ma perch?

Lady Clifford - semplicissimo. Giovanna telefoner ai Lambert e dir che l' scoppiata una terribile emicrania.

Giovanna - Impossibile! Valeria mi ha tanto pregata di andare. Sua Eccellenza Da Costa mi vuole per forza al suo tavolo di bridge. Ed essi ci tengono enormemente a Sua Eccellenza. No, sarebbe un vero delitto piantarli in asso all'ultimo momento.

Lady Clifford - Non capisco. T'hanno invitata questo pomeriggio?

Giovanna - S... cio, no. Era soltanto incerto se si poteva organizzare la serata... Mio buon Clemente, tu mi scuserai con Roberto, vero? Dirgli pure che sono una donna molto sventata. Ma dopo i primi robbers me la svigno. E certo vi trover ancora in piedi. Non sei mica in collera con me, eh?

Clemente - In collera? Ma se un privilegio delle belle donne deludere gli uomini, specie i propri mariti!

Giovanna - Sei un tesoro! Arrivederci, dunque, a pi tardi. E state allegri, mi raccomando. Voi, Ortega, avrete chiss quante cose da raccontare sul vostro viaggio.

Ortega - Ho gi detto tutto.

Clemente - Ma ancora presto, cara. Sono appena le sette.

Giovanna - Gi, ma ho promesso a Dora di passarla a prendere. Abita cos lontano. E bisogna che, prima, io ammiri i suoi bambini. Guai, poi, ad arrivare troppo tardi dai Lambert.

Lady Clifford - E non metti un altro vestito?

Giovanna - No. Quella di stasera una riunione improvvisata. Gli uomini verranno in giacca. Ciao, Mary. In quanto a voi, Ortega, vi prego di essere un bravo compagno per Clemente.

Ortega - Credo di esserlo sempre stato, nei limiti del ragionevole, beninteso.

Giovanna - (sforzandosi di essere allegra) Lo so, lo so... Dico cos per dire... (A Clemente) A pi tardi, caro. (Bacia di nuovo con leggerezza Clemente sulla fronte. Si ferma esitante).

Clemente - Hai dimenticato qualcosa?

Giovanna - No, no... (Va di nuovo verso Clemente) Arrivederci. E non volermene, te ne prego! (Lo bacia e corre via).

Clemente - (la segue con lo sguardo, sorridendo) Che bambina! (A Lady Clifford) Non sembra anche a te?

Lady Clifford - Gi. Per bisogna togliere in tempo ai bambini il vizio di mentire. Quando l'hanno realmente invitata i Lambert?

Ortega - Ma che importanza pu avere questo? L'avranno invitata oggi, ieri; niente di pi naturale che Giovanna non lo ricordasse con precisione. Anch'io non ricordo mai niente.

Lady Clifford - Il vostro un vizio costituzionale. Non altrettanto pu dirsi per Giovanna.

Clemente - Voi donne avete la volutt dell'indagine e siete sempre disposte a dar corpo ai pi piccoli sospetti.

Lady Clifford - Io mi limito a una semplice constatazione: Giovanna, alle mie domande si confusa.

Clemente - E per sbrigarsela avr detto una piccola bugia. Niente di grave. Anche tu avresti fatto lo stesso.

Lady Clifford - Con una piccola differenza, per. Che io sarei stata pi abile nel mentire. Io mentisco male solo quando sono turbata. E Giovanna mi sembrava, stasera, un po' turbata. Non l'avete notato anche voi, Ortega?

Ortega - Cosa volete che abbia notato! Sono giunto al vertice della saggezza. Per me ormai ogni viso di donna eguale.

Giacomo - (sulla porta di destra) L'autista chiede se i signori hanno ancora bisogno di lui.

Clemente - Come? La signora non ha preso la macchina?

Giacomo - La signora baronessa montata in un tass.

Lady Clifford - In un tass? Ecco uno sperpero inutile quando si possiede un'automobile di lusso.

Clemente - Avr pensato che la macchina deve andare alla stazione a prendere Roberto. Dite all'autista che vada verso le undici a casa Lambert per attendere la signora.

Giacomo - Sta bene. (Esce).

Lady Clifford - (a Clemente, che andato verso la biblioteca e ha tolto da uno scaffale un libro) Cosa fai?

Clemente - Voglio consultare una certa notizia prima che me la dimentichi.

Lady Clifford - (a Ortega, che si assopito nella poltrona) E voi, cosa fate?

Ortega - Pensavo a un aforisma.

Lady Clifford - Quale?

Ortega - Che la voce della donna l'ultima a tacere.

Lady Clifford - incredibile! Ecco qui due uomini, e a nessuno dei due viene in mente la pi spontanea delle domande: Perch Giovanna non ha detto lei stessa all'autista di andarla a prendere dai Lambert?

Clemente - Mia cara Mary, scusa se te lo dico, ma ora cominci a esagerare. Giovanna ha per la testa un'infinit di cose. Se lo sar dimenticato. Ecco tutto. Dobbiamo farle, per questo, un processo?

Lady Clifford - No, certamente. Ma voi, Ortega, che ne pensate?

Ortega - (irritato) Vi prego di lasciarmi da parte. la seconda volta che vi rivolgete a me. Che c'entro io? Non ho preso moglie per evitare la fatica di risolvere gli indovinelli coniugali. Figuratevi se voglio occuparmi delle mogli degli altri.

Lady Clifford - Ma Giovanna la moglie del vostro pi caro amico.

Ortega - Ecco una frase di un delizioso cinismo femminile.

Lady Clifford - (a Clemente) Dunque in te non c' il pi lontano senso di gelosia?

Clemente - (con sincero stupore) Perch dovrei essere geloso? Persone del nostro rango non ne hanno il motivo.

Lady Clifford - Motivi di gelosia ce ne sono sempre. (A Ortega) E voi non dormite.

Clemente - Calmati, cara. Io mi posso assolutamente fidare di Giovanna e lei non abuser della mia fiducia. un poco sventata e superficiale forse; ma, quanto al resto, una natura onestissima. E piuttosto che dubitare di lei preferisco...

Giacomo - (entra interrompendo la frase di Clemente) La signora baronessa desidera al telefono il signor barone. Ho messo qui la comunicazione. (Esce).

Clemente - Giovanna? Cosa avr mai dimenticato? (Va al telefono). S, cara. Sono io... Cosa?!... S... s... s... (Ripete ancora un paio di volte il si. Dal suo accento s'intuisce che si tratta d'una notizia che lo turba profondamente. Quando riattacca il ricevitore la serenit scomparsa dal suo volto. Lady Clifford lo fissa con apprensione. Ortega sonnecchia nella poltrona. Dopo una pausa Clemente riprende il dominio di se stesso).

Lady Clifford - Che c', Clemente?

Clemente - (con voce fredda che supera la sua emozione) M'ha telefonato da una cabina pubblica. Non ha avuto il coraggio, dianzi, di dirmelo direttamente... Voleva, ne aveva l'intenzione, ma... non ha potuto.

Lady Clifford - Ma che cosa?

Clemente - Ella... s, ella... Gi, Giovanna mi ha lasciato...

Lady Clifford - Ma non possibile! (Molto agitata si rivolge a Ortega) Ortega!

Ortega - (sussultando) Che c'?

Lady Clifford - Giovanna ha telefonato...

Ortega - (interrompendo con un sorriso di trionfo) Cosa dicevo? La piccina ha voluto rassicurarci ch'era dai Lambert.

Lady Clifford - Ma che Lambert! Giovanna fuggita!

Ortega - Fuggita?

Lady Clifford - S, ha piantato la casa, Clemente... E ora tornate pure a dormire.

Ortega - Ma questa enorme! Ha telefonato per dirvi questo?

Lady Clifford - Precisamente.

Ortega - Che indelicatezza!

Lady Clifford - Ah, per voi non che una indelicatezza?

Ortega - Sicuro. Non si telefonano di queste notizie quando uno sta per mettersi a tavola. Poteva scegliere un altro giorno; non proprio stasera sapendo che c'ero io, che c'eravate voi...

Lady Clifford - Ma ti ha detto, almeno, con chi fuggiva?

Clemente - Con D'Alvarez.

Lady Clifford - D'Alvarez? Il campione cileno della Coppa Davis? Parte con quello l?

Clemente - Lui o un altro, ci non ha importanza in questo momento. Per me, almeno! (Ha un gesto stanco della mano).

Lady Clifford - Permetti che ti dica...

Clemente - Taci, Mary! Essa non capiva quanto ne avrei sofferto. Altrimenti non avrebbe agito cos. Ne sono sicuro. ancora una bambina. Una grande bambina! (Breve pausa. Ortega, che si era avvicinato alla radio, mette in funzione l'apparecchio. Si sentono alcune note di una marcia militare).

Lady Clifford - Fermate quella radio! Vi sembra che sia questa una situazione da accogliersi a suon di musica? (Ortega chiude l'apparecchio. Pausa).

Ortega - (avvicinandosi a Clemente) Posso fare niente per te? Disponi pure. Ora mi sento in forma. La fuga di tua moglie mi ha fatto passare di colpo il mal di testa.

Clemente - Fra poco arriver Roberto. Non trover certo l'accoglienza che si aspettava... D'altra parte io non sono in condizioni...

Lady Clifford - Se credi, posso andare io alla stazione. Lo accompagner all'albergo...

Clemente - No, no, non voglio essere causa di disturbo per nessuno. La sua stanza pronta e Giacomo avr cura di lui...

Lady Clifford - Come vuoi. Soltanto credevo che...

Clemente - Grazie, sei molto buona. Ma tutto gi sistemato e anche la sua posta arriva qui. Roberto deve passare in pace le sue vacanze. Non ho il diritto di guastargliele.

Lady Clifford - Mi fai tanta pena, Clemente!

Clemente - Un atto simile, da parte di Giovanna, non l'avrei mai immaginato.

Ortega - (senza convinzione) Vedrai che torner. pi facile lasciare la casa che salire in treno.

Clemente - No, conosco bene Giovanna. Se si messa una cosa in testa, anzi nel cuore...

Lady Clifford - Nel cuore? D'Alvarez, questo eroe del sex-appeal maschile, sbucato da una rivista di mode? Ah, no, non mi sembra poi cos sciocca Giovanna.

Clemente - una natura semplice, a dispetto delle sue arie di donna di mondo, e questo molto pi grave. Se fossi convinto che va incontro alla felicit non proverei un dolore cos forte. Ci sarebbe un'attenuante per quello che ha fatto, mentre cos...

Lady Clifford - Pensa a te stesso, caro. Dopo tutto io sono convinta che ognuno ha la vita che si merita.

Ortega - Forse preferisci restar solo? Non preoccuparti di noi. Torner domattina.

Clemente - Ma io vi avevo invitato a pranzo. Potete cenare voi con Roberto...

Lady Clifford - No, no. Ortega ha ragione. Noi ce ne andiamo e domani parleremo con calma di tutto. Coraggio! Tutto sta superare la prima impressione. Credimi. Ho una certa esperienza in materia.

Clemente - Grazie, Mary. E perdonami se...

Lady Clifford - (abbracciandolo) Zitto, Clemente. Temo che un giorno per troppa cortesia non sarai capace di morire. Oh, mio caro, sciocco figliolo... arrivederci a domani. Venite, Ortega?...

Clemente - (a Ortega) - Desidererei dirti due parole prima che te ne vada...

Lady Clifford - Dovevo immaginarlo. In queste circostanze lo spirito di solidariet maschile si risveglia sempre. Per Ortega mi accompagner prima sino alla macchina. (A Ortega) Volete?

Ortega - Ben volentieri. (A Clemente) Torno subito, a meno che non sia a mia volta rapito da Lady Mary.

Lady Clifford - (a Clemente) Il tuo amico non ha evidentemente nessuna fiducia nel mio buon gusto. (Esce con Ortega).

Clemente - (non ha ascoltato queste ultime battute. in piedi, vicino alla scrivania, assente. Dopo un poco come preso da un'improvvisa decisione. Suona il campanello. Il Maggiordomo entra) Quando arriver il barone Roberto, avvertitemi subito affinch io possa salutarlo. Egli pranzer solo, stasera... In quanto a me, preparatemi un t su, nella mia stanza.

Giacomo - Il signor barone forse indisposto?

Clemente - No,grazie,.. sto bene. Cosa volevo ancora dirvi?... Ah, gi: non necessario che l'autista si rechi a casa Lambert..

Giacomo - Sta bene.

Clemente - La signora partita. Non torner stasera. partita per un periodo indeterminato. Gi... indeterminato!... Avete detto qualcosa?

Giacomo - (con espressione impenetrabile) Non ho fiatato, signor barone.

Clemente - Domani farete mettere in ordine il salottino e il boudoir della signora e poi chiuderete quelle due stanze.

Giacomo - Come quando i signori vanno in campagna?

Clemente - Gi, proprio come allora. (La calma lo abbandona a un tratto. Con lieve passione) E, soprattutto, portate via subito le toilettes della signora baronessa.

Giacomo - Dove devo mandargliele?

Clemente - In nessun posto. Bisogna soltanto portarle via da questa casa. Stasera stessa. Il modo non importa. Avete capito?

Giacomo - S, per... se il signor barone volesse indicarmi cosa debbo farne...

Clemente - Vi prego di non farmi delle difficolt. Toglietele di mezzo e basta. Non voglio pi vederle...

Giacomo - Scusi, signor barone, ma non so proprio come fare. I negozi sono gi tutti chiusi...

Clemente - Chi vi ha detto di rivenderle? No, ho, regalatele a qualcuno.

Giacomo - Mi perdoni, signor barone, ma io non ho conoscenze adatte...

Clemente - Non importa. Scendete in istrada e quando vedrete passare una signora che ha, press'a poco, la figura della signora baronessa, avvicinatevi e ditele che il barone de Montvert si permette di offrirle quei vestiti.

Giacomo - Ma non possibile! La signora chiamer un, agente.

Clemente - (impaziente) Basta! Fate ci che dico.

Giacomo - Ai suoi ordini, signor barone! (Esce crollando leggermente il capo).

(Clemente, appena Giacomo uscito, va alla scrivania. Toglie dalla cornice il ritratto di Giovanna. Vorrebbe - in un primo impulso - stracciarlo, poi si trattiene e mette la fotografia in una busta).

Ortega - (entrando da destra) Eccomi a te.

Clemente - (indicando la poltrona vicina alla scrivania) Accomodati. (Ortega si siede. Clemente gli parla con molta calma) Ti ho pregato di restare perch avrei, nelle attuali circostanze, bisogno dell'opera tua.

Ortega - Figurati. Sono a tua completa disposizione. Vuoi che corra dietro a Giovanna per riportartela, possibilmente ancora intatta, all'ovile?

Clemente - Non si tratta di questo. I rapporti fra me e Giovanna sono ormai rotti in modo definitivo. Il piccolo edificio che mi ero illuso di costruire stato spazzato via da quella banale telefonata di poc'anzi. Si tratta, ora, di liquidare nel modo pi onorevole quello che ormai un passato, dato che da stasera, alle ore venti, si apre una nuova pagina della mia vita.

Ortega - Permetti, caro Clemente, ch'io ti esprima tutta la mia ammirazione per la calma con la quale fronteggi gli eventi. Io non mi ero mai trovato a tu per tu con un marito tradito di fresco e devo, con un certo sollievo, constatare che cotal genere di disgrazie si possono sopportare con dignit.

Clemente - Dovevo, forse, secondo te, dare in ismanie? O inveire contro Giovanna e giurare un'atroce vendetta? No, Paolo, queste cose oggi non si accettano pi nemmeno nei melodrammi. Quando in un matrimonio sopraggiungono dei simili cataclismi le cause determinanti risalgono sempre a torti reciproci. Avr mancato Giovanna, ma avr mancato anch'io. Soltanto io ho i nervi pi resistenti e questo mi impone il dovere di sistemare quello che ancora c' di sistemabile. Ecco perch avrei bisogno dell'opera tua come avvocato.

Ortega - Chiedimi tutto, caro Clemente, ma non questo. Sono, vero, avvocato, ma ho il bene di non conoscere un solo articolo del codice. Ho preso, nella mia lontana infanzia, la laurea al solo scopo di farmi chiamare avvocato, ma niente di pi. Lo sai benissimo che non ho mai esercitato. Ma, poi, cosa vorresti fare?

Clemente - Iniziare le pratiche per il divorzio.

Ortega - Facendo, naturalmente, assumere a lei la colpa.

Clemente - Non quello che precisamente penso.

Ortega - Ah, senti, Clemente, ora superi i limiti della verosimiglianza. Indubbiamente non sei in grado di ragionare. Il colpo troppo recente. Vuoi un consiglio d'amico? Va' a letto, cerca di dormire, e domattina vedrai la faccenda sotto tutt'altra luce. Fa', anzi, una cosa. Telefonami appena alzato, dato che potrei aver dimenticato quanto accaduto. Intesi? Buona notte, caro, e una sola raccomandazione: non lasciarti sedurre dalle pose eroiche. (Gli stringe k mano).

Clemente - Buonanotte, Paolo, e scusami se ti ho trattenuto. (Lo accompagna alla porta di destra. Ortega esce. Clemente va al caminetto, aggiusta il fuoco, poi ritorna alla scrivania, apre un libro, legge alcune righe, lo richiude. A Giacomo, che entra) Fatto?

Giacomo - Abbiamo avuto fortuna come sempre, signor barone.

Clemente - Cosa?

Giacomo - S, con la signorina.

Clemente - Quale signorina?

Giacomo - Quella alla quale il signor barone mi aveva ordinato di consegnare i vestiti. Ero appena uscito di casa, che mi viene incontro una bella ragazza...

Clemente - I particolari non m'interessano. Ha accettato l'offerta?

Giacomo - Vuole prima provarli. L'ho condotta su, nel salottino.

Clemente - Bene! Datele anche due valigie perch possa riporvi i vestiti e poi chiamate un tass.

Giacomo - Ma la signorina desiderava ringraziare personalmente il signor barone...

Clemente - Non importa. Ditele che non sono visibile.

Giacomo - Sta bene.

Clemente - Un'altra cosa: da domattina mi 1 servirete la colazione in camera mia.

Giacomo - Alle otto, come sempre?

Clemente - Vi suoner.

Giacomo - Secondo me il signor barone vede le cose pi nere di quanto non siano in realt. Sono certo che non soffrir di troppa solitudine. Anzitutto abiter qui il signor barone Roberto. E poi la signora contessa Clifford verr certamente pi spesso.

Clemente - Grazie, Giacomo. Voi sapete trovare sempre una parola di conforto. E adesso occupatevi un poco della signorina.

Giacomo - S, signor barone. (Esce da sinistra, in fondo).

Giulia Till - (appare sul ballatoio subito dopo l'uscita del Maggiordomo. una perfetta copia di Giovanna. Solo i capelli sono scuri e lisci. Le parti di Giovanna e di Giulia sono, ovviamente, interpretate dalla medesima attrice. Si ferma a met scala).

Clemente - (con un grido soffocato) Giovanna!

Giulia - (scende le scale, incerta) Mi perdoni. Cercavo il cameriere. Non sapevo pi da quale porta fossi entrata. Lei il signor barone, immagino: S,

Clemente - (con un leggero inchino) sono il barone de Montvert.

Giulia - Lei , allora, il signore che mi vuole regalare questi magnifici vestiti?

Clemente - Se vi stanno bene e volete avere la cortesia di accettarli...

Giulia - Come vede, mi stanno a pennello. Non capisco, per...

Clemente - Non volete accomodarvi? Lo so, una pura combinazione che siate stata voi la prescelta, ma non potevamo certo capitare meglio. I vestiti, come avrete osservato, non sono nuovissimi. Appartenevano a una persona che... (S'interrompe).

Giulia - Capisco. Erano della sua povera moglie ch' morta.

Clemente - (sussulta) Morta?... (Esitante) S... no... sono i vestiti della donna che ho amato... di mia moglie.

Giulia - Oh, le mie condoglianze!... Una signora anziana, suppongo?

Clemente - Molto giovane! (A bassa voce) Troppo giovane!

Giulia - Oh, come mi fa pena! Un'influenza, forse?

Clemente - Scusate, vorreste avere la compiacenza di appoggiarvi ali'indietro... Ancora di pi, per favore... Cos. Rincantucciatevi nella poltrona... Appoggiatevi sul braccio destro... E accavallate le gambe... Brava! E adesso, aspettate! Passate la mano sui capelli, cos come vi mostro io. (Mostra a Giulia il tipico gesto di Giovanna. Giulia, sconcertata, lo ripete). sorprendente! (La fissa. Pausa). Perdonatemi. Vi sembrer strano il mio modo di agire, ma mi sono ricordato a un tratto... Ma non voglio pi abusare della vostra bont. Chiamer il cameriere perch vi aiuti a fare le valigie...

Giulia - Sono sufficienti due scatole. Non avrei mai pensato di poter possedere dei vestiti cos belli. Mi sembra un sogno!

Clemente - Non vale la pena di parlarne.

Giulia - Non ne vale la pena? Ma sono tutti modelli delle primarie Case. Ho letto le etichette. C' quel vestito da pomeriggio marrone che una meraviglia!

Clemente - Gi, un modello di Patou. Lo chiamavo il vestito delle ore vespertine. Ricordo un viale coperto di foglie e una nebbia leggera sui prati... Camminava stretta al mio fianco. Erano i primi freddi... {Si sente fuori di scena un alterco. Poi la porta si spalanca e si vede Giacomo che tenta invano di trattenere Andrea Lister).

Giacomo - Vi ripeto...

Andrea - ( un giovane operaio, dalla corporatura robusta, vestito in abito sportivo) Non fate tante storie. Sono il fidanzato della signorina, capito? (Spinge da una parte Giacomo ed entra).

Clemente - Che significa tutto questo?

Andrea - (a Giulia) Ti sei ripulita, eh?

Giulia - Che ti piglia, di'?

Clemente - Vorreste forse...?

Andrea - (avvicinandosi a Clemente) Io mi chiamo Andrea Lister e sono centro-attacco alla Viribus. Mi conoscer, immagino!

Clemente - Mi dispiace, ma non ho la fortuna... In che cosa posso servirvi?

Andrea - Lei, in nulla! Ho da parlare con quella signorina, io! (A Giulia) Eh, non te lo aspettavi ch'io t'avessi veduta entrare qua dentro? Succedono dei casi buffi, qualche volta!... Suvvia, levati questi stracci! A casa faremo i conti!

Giulia - Sei diventato matto? Che diritto hai di spiarmi, di comandare, di fare i conti? Quanto ad essere il mio fidanzato, poi, non ci siamo ancora arrivati, bellezza mia!

Clemente - Ma...

Andrea - Lo chiederemo a tua madre...

Giulia - Se a mamma ha fatto impressione la drogheria di tuo padre, sappi che a me il tuo calcio non fa ne caldo n freddo.

Andrea - Lo dici oggi per la prima volta.

Giulia - Ma l'ho sempre pensato. Ho taciuto per compassione, perch non potevi fare a meno di me.

Andrea - Lo dici tu! Basterebbe ch'io facessi un fischio, cos (fischia) e ne avrei a dozzine di ragazze

Giulia - E avanti, allora! Fischia, fischia, tesoro!

Clemente - Cara signorina. egregio signore...

Giulia - Signor barone, non creda mica che quello l abbia il diritto di comandarmi per due o tre volte che sono uscita con lui!

Andrea - Cara! Due o tre volte! Con contorno, per, di baci e di... trulli-trulli!

Clemente - (inebetito) Trulli-trulli?

Giulia - Il trulli-trulli un'infame menzogna. Io non l'ho mai baciato!

Clemente - Signori miei, codesta scena fuori luogo! (A Lister) un evidente malinteso, caro signore. La signorina si trova a casa mia solo perch mi sono permesso di regalarle qualche vestito.

Andrea - Ah! Lei regala vestiti, e poi basta, no? Per semplice carit cristiana? ! Ma per chi mi ha preso, scusi?

Clemente - Le apparenze sono strane, lo ammetto. Ma le circostanze sono cos speciali... Vi do la mia parola d'onore che...

Andrea - (ride forte) Buona, la parola d'onore! Ma lo sa cosa me ne faccio io della sua parola d'onore? Me ne infischio!

Clemente - (scatta) Siete un insolente! O chiedete subito scusa oppure...

Andrea - Oppure cosa?

Clemente - Vi faccio cacciare di casa sui due piedi!

Andrea - Me ne andr, ma con quella l.

Clemente - Giacomo, se il signore non esce immediatamente chiamate la polizia!

Giacomo - S, signor barone. (Apre la porta. A Lister) L'uscita da quella parte.

Andrea - Ah, si comporta cos lei? Invece di sbrigare la faccenda fra uomini ricorre alla polizia! E io che l'avevo creduto un gentiluomo! Avanti, chiami pure un agente. Vedremo se proibito di ricondurre la fidanzata sul sentiero della virt.

Giulia - (prorompe contro Lister) Aoh, bamboccione! Fila via di qua e presto! Ne abbiamo gi avuto abbastanza di te e delle tue villanie. Se il signor barone troppo aristocratico per dirti il fatto tuo, te lo far capire io: qui non abbiamo bisogno di bellimbusti come te! Questo non il tuo posto. Quindi sgombra e non startene ad aspettare il poliziotto! (Lo ha spinto fin sulla soglia).

Andrea - Sta bene, me ne vado! Ma non cantare cos presto vittoria, sai? T'aspetto fuori e se non potr farti diventare pi scema a furia di botte, perch tanto sarebbe impossibile, t'avverto che per quindici giorni potrai rinunziare a metterti a sedere! (Esce, seguito da Giacomo).

Clemente - (sdegnato) Oh, ma quello un autentico bolscevico! Vi sono proprio grato di avere allontanato da casa mia quell'energumeno.

Giulia - Signor barone, le giuro che tra me e lui non ci sono rapporti...

Clemente - Sarebbe inesplicabile, infatti!

Giulia - Mi dispiace moltissimo d'aver provocato questa scenata!

Clemente - La colpa tutta mia. Dovete perci permettermi di proteggervi dalle violenze di quel signore.

Giulia - Non necessario. Andrea pi pericoloso a chiacchiere che a fatti.

Clemente - Egli vi ha minacciata in forma ben chiara. Questo pi che sufficiente per me. Se vi accompagno a casa, avete un fratello o un padre che vi possa proteggere?

Giulia - Non ho che la mamma. Ma le ripeto...

Clemente - No. Essa non pu proteggervi contro quell'individuo. (Breve pausa). La cosa pi semplice sarebbe che... gi, ma non so se voi accettereste. D'altra parte non vedo altra via d'uscita...

Giulia - Dica pure.

Clemente - Pernottare qui.

Giulia - Qui... a casa sua?

Clemente - Ho abbastanza camere per gli ospiti. Anzi, per evitare fin d'ora qualche malinteso, voi pure sarete considerata un'ospite, semplicemente un'ospite. Avete capito?

Giulia - Certo... per...

Clemente - Se ci tenete posso pregare mia sorella di venirvi a far compagnia. Dormir nella stanza accanto alla vostra.

Giulia - E perch, scusi? (Esitante) Soltanto, io non so... Essere ospitata tutta una notte in una casa cos aristocratica... con tutti questi bei vestiti... mi d le vertigini. (Si passa la mano sulla fronte con l'identico gesto di Giomrma).

Clemente - (un po' trepidante) Allora, accettate?... Vi ringrazio. (Breve pausa). E adesso avrete la compiacenza di dirmi il vostro nome...

Giulia - Giulia... Giulia Till!

Clemente - E allora, signorina Till, dar gli ordini necessari. Volete, intanto, telefonare alla vostra signora mamma per tranquillizzarla sul vostro conto?

Giulia - Ma noi non ce l'abbiamo il telefono a casa!

Clemente - Manderemo, allora, Giacomo pi tardi... Avete cenato?

Giulia - No. E un po' di fame ce l'avrei, francamente.

Clemente - Perdonate se non vi ho pensato prima. Vi far subito portare qualcosa in camera vostra. (Entra Giacomo). Bravo, Giacomo, giungete a proposito.

Giacomo - Volevo annunziare al signor barone l'arrivo del barone Roberto.

Roberto - (un giovane simpatico, elegante, giornale, in abito grigio da viaggio, segue Giacomo) Eccomi qua, caro zio! (Va verso Giulia, cui bacia la mano). Oh, cara zia, durante tutto il raggio non ho pensato che alla gioia di potervi finalmente conoscere. (La bacia sulle guance).

Giulia - Ma io...

Clemente - Bene arrivato, Roberto! Questa signora, per, non tua zia.

Roberto - (allegro) Tanto meglio!... Allora vuoi presentarmi?

I Clemente - Oh, certo! Signorina Till, vi presento mio nipote, il barone Roberto di Montvert. Giacomo, accompagno io la signorina nella sua stanza. Voi potete condurre il barone Roberto nella sua. (A Roberto) Parleremo assieme pi tardi. O meglio: domattina. In questo momento... tu mi scuserai... (A Giulia) Permettete? (Conduce Giulia verso la porta di fondo).

Giulia - (voltandosi verso Roberto) Buona sera. (Segue Clemente. Escono. Roberto resta sbalordito).

Giacomo - Vuole accomodarsi, signor barone? Da questa parte.

Roberto - Ma cosa succede in questa casa? Chi quella ragazza?

Giacomo - E la signorina che porta attualmente i vestiti della baronessa Giovanna... (E mentre salgono le scale, cade la tela).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

All'indomani mattina. La stessa scena dell'atto precedente. La contessa Clifford e Roberto ascoltano le notizie di Giacomo.

Giacomo - ...Non ho mai visto una cosa simile. Roba da far rizzare i capelli! Prima ha detto di essere un centro-attacco; poi ha urlato come un ubriaco.

Lady Clifford - Mio fratello non ha gridato, beninteso?

Giacomo - No, il signor barone non grida mai. Ma la voce, per, l'ha un po' alzata anche lui.

Lady Clifford - E la ragazza rimasta qui, nonostante tutto quel chiasso?

Giacomo - Sissignora. Non sembrava affatto impressionata di quanto accadeva. rimasta ancora un poco a parlare con il signor barone, e poi il signor barone l'ha accompagnata lui stesso nella camera degli ospiti. Pi tardi vi ho mandato io Luisa con la biancheria e la cena.

Lady Clifford - E la ragazza?

Giacomo - Ha divorato l'intero pollo arrosto.

Roberto - E lo zio?

Giacomo - Il signor barone, invece, ha mangiato soltanto un sandwich.

Lady Clifford - Povero Clemente!

Giacomo - Non le nascondo, signora contessa, che stamattina ero assai preoccupato. Sono andato pi volte a origliare alla porta della stanza da letto del signor barone: non il pi piccolo rumore! Ma, finalmente, alle nove e mezzo il signor barone ha suonato.

Lady Clifford - Non mi sembra che fosse, poi, cos tardi da impensierirsi!

Giacomo - Oh, s! Il signor barone si sempre alzato alle sette, tranne durante la settimana del viaggio di nozze...

Lady Clifford - Meno male che almeno allora ha fatto un'eccezione!

Roberto - E la signorina a che ora si alzata?

Giacomo - Alle otto le ho fatto portare lacolazione e preparare il bagno. Luisa mi ha detto che era gi sveglia.

Lady Clifford - Giacomo, il vostro bollettino pieno di notizie emozionanti!

Giacomo - Purtroppo!

Lady Clifford - Ebbene, non voglio pi trattenervi.

Giacomo - Andr ad annunziare la signora contessa. (S'inchina) Con permesso... (Esce).

Roberto - Sai dirmi cosa si nasconde dietro tutta questa storia?

Lady Clifford - Per il momento non oso pronunziarmi.

Roberto - Quello che posso dirti che la ragazza deliziosa.

Lady Clifford - Davvero? Non credi, allora?... Niente impossibile a questo mondo!

Roberto - Come? Sospetti che...

Lady Clifford - No, no, non pu esseri,; Povero Clemente! Egli sa consolare gli altri meglio di s stesso. E per lui c'era una sola Giovanna, al mondo! (Frattanto si avvicinata alla scrivania. Contempla la cornice vuota e trova li busta col ritratto di Giovanna. Lo cava fuori. Eccola! Ha tolto l'immagine di lei dalla cornice, ma non dal cuore!

Roberto - (avvicinandosi) Fammela vedere, Non ho mai conosciuto Giovanna. (Osserva il ritratto) Incredibile!

Lady Clifford - Cosa?

Roberto - La somiglianza.

Lady Clifford - Con chi?

Roberto - Con la ragazza di stanotte. Da scambiarsi. Solo il colore dei capelli diverso,

Lady Clifford - Quelli di Giovanna erano biondo-platino e ondulati.

Roberto - Questa, invece, li ha scuri e lisci

Lady Clifford - Se cos abbiamo trovato la soluzione dell'enigma.

Roberto - T'interessi anche tu alle sciarade?

Lady Clifford - Finora mi consideravo una donna di grande esperienza. Ma ora mi accorgo che non m'intendo troppo dei cuori degli uomini anziani. Speriamo, tuttavia, che la partita non sia troppo pericolosa per tuo zio.

Roberto - Che intendi dire?

Lady Clifford - Clemente cresciuto in un'epoca in cui nei nostri ambienti si giudicava scorretto fare andare in giro in costume da bagno i corpi e i sentimenti.

Roberto - I tempi sono cambiati. Anche i costumi da bagno si sono accorciati.

Lady Clifford - Perch le forme sono diventate pi snelle e i sentimenti pi magri. Mio padre diceva: Il gentiluomo moderno invece di portare corazza e visiera si trincera dietro alla buona educazione. E questo stato anche il motto di Clemente. Egli rester sempre corretto e bene educato. Crollasse il mondo, prima di scomparire fra le onde, egli si aggiuster la cravatta e annoter l'avvenimento nel suo diario.

Clemente - (entra dalla porta di fondo. Indossa una giacca da camera di velluto nero. Va verso Lady Clifford, cui bacia la mano. Poi saluta Roberto) Buongiorno, Mary! Buongiorno, Roberto! Avrai avuto, spero, quanto ti occorreva...

Roberto - Certo, zio. Giacomo si curato di me paternamente.

Clemente - Egli molto premuroso, vero. (C' una pausa d'imbarazzo generale). Caro Roberto, devo scusarmi con te per il mio contegno di ieri sera. Ma tua zia ti avr, certo, spiegato...

Roberto - S, mi ha messo al corrente e credimi che ne sono molto addolorato...

Clemente - (battendogli affettuosamente sulla spalla) Ti ringrazio, caro. La cosa, in ogni modo, riguarda esclusivamente me, e tu non devi risentirne alcun disagio.

Roberto - Ma io sar sempre a tua disposizione, zio. Se posso esserti utile...

Clemente - Grazie. Sei molto gentile, ma non saprei in che modo... Il mio avvocato sbrigher ogni cosa. Fra Giovanna e me non c' che una soluzione: il divorzio, e immagino che anche tu, Mary, sarai dello stesso parere.

Lady Clifford - Certo.

Clemente - Naturalmente assumo io ogni colpa.

Roberto - Cosa dici, zio?

Clemente - La cosa ti stupisce? Ebbene, quando avrai la mia et, mi darai ragione. Quando in un matrimonio capita quello che successo ieri sera non possibile evitare la ripercussione dello scandalo. Ed esso ci che vi pu essere di pi disgustoso, credimi. Una cosa dalla quale noi uomini ci possiamo ancora salvare, ma che travolge fatalmente la donna. Inutile quindi infierire su lei pi del necessario.

Lady Clifford - Qui non si tratta, scusa, di infierire. Si tratta semplicemente di non alterare una realt. Giovanna ti ha tradito ed fuggita di sua spontanea volont, e non capisco perch tu voglia risparmiarle le giuste conseguenze del suo gesto.

Clemente - Essa stata mia moglie.

Lady Clifford - E, secondo te, questa per lei una punizione gi abbastanza grave? Ah, Clemente, Clemente, ora comincio a capire tutto il resto...

Clemente - Cosa, scusa?

Lady Clifford - lei,dunque, il motivo del divorzio?

Clemente - Lei, chi?

Lady Clifford - La bella sconosciuta.

Clemente - Non comprendo di chi parli.

Lady Clifford - Non far finta di cadere dalle nuvole. Mi riferisco alla bella ospite di questa sera.

Clemente - Ah, parli della signorina Till? L'avevo dimenticata.

Lady Clifford - Se ti fa comodo siamo pronti a giurare ch'essa ha passato la notte in casa tua. Non vero, Roberto?

Roberto - Certo.

Clemente - (gelido) Vi sarei assai grato se voleste serbare le vostre spiritosaggini per altre occasioni. Ho trattenuto quella donna in casa mia per proteggerla dalle violenze di un bolscevico. Ecco tutto. Posso assicurarvi, pertanto, che se ne andr oggi stesso.

Roberto - Peccato! (Sospira).

Clemente - (secco) Questo tuo sospiro fuori posto.

Lady Clifford - Per te, ma non per lui.

Clemente - Sarebbe a dire?

Roberto - Noi ci siamo baciati cos bene, ieri sera.

Clemente - Il baciati stato un errore, e il noi un'esagerazione, spero!

Giulia - (appare sulla porta di fondo) sino, posso entrare?

Clemente - (le va incontro) Prego, prego, venite avanti,.. Posso presentarvi a mia sorella? (A Lady Clifford) Questa la signorina Till. (A Giulia) Mio nipote lo conoscete gi.

Giulia - La colpa dell'incontro di ieri sera non certo mia. (D, sorridendo, la mano a Roberto).

Lady Clifford - (squadrando la ragazza) Mi sembrate un po' stanca, signorina! Il cameriere mi ha detto che vi siete svegliata presto. M'auguro che non abbiate dormito male.

Giulia - Al contrario. Ho dormito benissimo. E si capisce. Con un letto cos soffice... cos largo!

Lady Clifford - Davvero? (A Clemente) Non ho mai notato che i tuoi letti fossero larghi. una casa talmente per bene, questa!

Giulia - Comprender, signora. Quando si abituate a dormire in due dentro a un tettuccio... (Impressione generale).

Lady Clifford - Ah! Avete di queste abitudini?

Giulia - Sissignora. E la mia sorellina cos irrequieta, poi, mentre dorme...

Clemente - (con visibile sollievo) Capisco...

Lady Clifford - Io non ho mai avuto sorelle. Mio fratello, per, ha un sonno tranquillo. O russi, per caso?

Giulia - Io non ho sentito niente.

Clemente - (a cui non va a garbo la piega che ha preso la conversazione) Cara Mary, dovrei chiederti un favore.

Lady Clifford - Di' pure.

Clemente - La mia cuoca ottima, per Giovanna diceva sempre che manca d'iniziativa. Vorresti dare un'occhiata in cucina?

Lady Clifford - Volentieri. necessario per che tu mi autorizzi a farlo in sua presenza. Le donne di servizio sono cos suscettibili oggigiorno!...

Clemente - Sta bene, ti accompagno. (A Giulia) Fra cinque minuti sar a vostra disposizione, signorina... Di qua, Mary, per favore. (Esce con Lady Clifford).

Roberto - Cara signorina, la mia balia mi aveva profetizzato una costante fortuna. Anche stavolta ha avuto ragione. Sono stato assente dall'Europa due anni, e al mio ritorno mi imbatto nella pi deliziosa ragazza della citt. Qual' la sua professione? Scommetto che lavora nel cinema.

Giulia - Oh, no. Ero una semplice commessa e attualmente sono disoccupata. Per il cinema bisogna essere belle.

Roberto - Lei va a caccia di complimenti, no? Ma se cos graziosa da affascinare un reggimento di cadetti!

Giulia - Poi per entrare nel mondo del cinema bisogna avere relazioni, mentre io sono sola...

Roberto - E se fossi io l'uomo delle relazioni? Conosco tanta gente.

Giulia - Ma io non so fare niente, non ho mai provato...

Roberto - Non importa. Quel po' di finzione necessaria gliela insegno io. Ma lei non deve respingere la mia proposta. Dobbiamo parlarne a lungo e a quattr'occhi. Vuole?

Giulia - Quello che mi chiede , ormai, impossibile. Sto per andarmene.

Roberto - Che vuol dire? Lei rimane in questa citt, spero.

Giulia - Certo. Ma la citt grande e io abito nel sobborgo, in un quartiere dove lei non metter, certo, mai piede.

Roberto - Possiamo prendere un appuntamento. Per fare colazione assieme, per il t, per trascorrere la serata... Come preferisce.

Giulia - Sarebbe molto bello, non lo nego... (Con riserva) Ma preferirei di no.

Roberto - E perch, se lecito?

Giulia - (titubante, impacciata) Perch... perch preferisco di no, ecco!

Roberto - Nemmeno se io la pregassi?

Giulia - Tanto lei non lo farebbe sul serio. Chiss quante persone conosce che escono volentieri con lei, e che sono anche pi adatte: signore fini, eleganti m'intendo. Mentre io non lo sono. Oggi ne ho soltanto l'apparenza.

Roberto - Le signore alle quali lei allude io le detesto. Mi riprometto delle ore assai pi divertenti in sua compagnia.

Giulia - Ma io sono di una spaventosa ignoranza. Non potrei sostenere una conversazione con lei.

Roberto - Non importa. Star ad ascoltare e mi lascer parlare. E questa la cosa pi bella che possa capitare a un uomo.

Giulia - Oh, certo che l'ascolter! Chiss quanto mondo avr visto, lei!...

Roberto - Tutto quello che ho veduto a sua disposizione. Dica solo dove potr offrirglielo.

Giulia - Lo deve decidere lei, non io.

Roberto - Ci va volentieri in automobile?

Giulia - S.

Roberto - E, allora, faremo una bella corsa in macchina! Pensi alla gioia di quando lasceremo le ultime case alle spalle, mentre la campagna ci verr incontro con l'aria fresca prati!

Giulia - E che vestito dovr mettermi? Uno grigio?

Roberto - Dovrei vederlo.

Giulia - Posso assicurarle che mi sta molto bene. Apparteneva alla signora baronessa.

Roberto - Questo non ha importanza. Al ritorno andremo a cenare al Grand Hotel .

Giulia - E si balla?

Roberto - Certo. C' un ottimo jazz. Le piace ballare?

Giulia - la mia passione.

Roberto - Durante l'ultimo tango le chieder, sottovoce, se potremo rivederci... Dunque, siamo intesi?

Giulia - (con un gesto, come per allontanare un sogno) No, no, non vero. Non pu essere vero.

Roberto - Cosa?

Giulia - (esitante) Non so... non credo che verr.

Roberto - Verr! Stasera le telefono per I avere la risposta. Qual' il suo numero?

Giulia - Ma siete dei bei tipi a pretendere che ognuno abbia il telefono!

Roberto - Non importa. Mi telefoner lei. Io abiter qui. Aspetti. Ora le segno il numero. (Va verso la scrivania dove prende carta e matita).

Giulia - Tanto, io non le telefono.

Roberto - Oh, lei mi chiamer certamente.

Giulia - Come mai questa cornice vuota?

Roberto - C'era il ritratto di mia zia: la baronessa de Montvert.

Giulia - Quella ch' morta?

Roberto - Dire ch' morta , forse, una esagerazione...

Giulia - Ah, credevo...

Roberto - Ecco il numero. (Le d il foglio). No, la bella zia ... (Dopo breve esitazione) Scappata, ecco!

Giulia - Scappata?

Roberto - Gi, sono cose che capitano nelle migliori famiglie. Anzi, l pi che altrove!

Clemente - (entra dal fondo) Eccomi a vostra disposizione, signorina Till.

Giulia - Se non ha niente in contrario, vorrei andarmene...

Clemente - Ma perch tanta fretta? Spero che resterete almeno a colazione con noi...

Giulia - ( sconvolta, esitante) No... no... non posso... (Scoppia improvvisamente in lagrime) Signor barone, lei mi ha resa tanto infelice!

Clemente - Cosa dite?... (A Roberto, che guarda prima Giulia e poi Clemente reprimendo un sorriso) Non dovevi andare a scrivere delle lettere?

Clemente - Quello che ho fatto per voi, ben poco. Anzi, a pensarci bene, non ho fatto che combinare dei guai.

Giulia - Nessuno, prima d'ora, mi aveva mai parlato come mi hanno parlato lei e quell'altro signore.

Clemente - Roberto?

Giulia - S, mi pare che si chiami Roberto.

Clemente - (con una punta di gelosia) Cosa vi ha detto, scusate?

Giulia - (scherzando) Oh, nulla di speciale! Le solite cose, ma molto gentili, tuttavia.

Clemente - E voi?

Giulia - Mi sono limitata ad ascoltare. E poi gli ho stesa la mano. (Ripete il gesto).

Clemente - La mano?... Perch?

Giulia - Perch me la baciasse. Proprio come si fa con una regina. (Ritirando la mano) Ma vedo che a lei non piace questo scherzo.

Clemente - Quando ridete fate una piccola smorfia col naso. Come un gattino.

Giulia - Non mi ero mai accorta che i gatti ridessero.

Clemente - Eppure io ne ho uno che ride. Sta sempre in giardino, su gli alberi. Ve lo far vedere domani.

Giulia - Ma io domani non sar pi qui.

Clemente - Dovete restare.

Giulia - No, no. Prima finisce e meglio .

Clemente - (con energia) No, adesso non vi lascio andare via. Io ho la responsabilit di quanto ho fatto e ne sopporter le conseguenze.

Giulia - Ma che responsabilit hai lei verso di me?

Clemente - Moltissime. E voi non siete in grado di capirlo. Il meno ch'io possa fare, regalandovi dei bei vestiti, di offrirvi anche l'occasione di portarli.

Giacomo - (entrando da destra) Signor barone, volevo annunziarle che di l c' daccapo quel giovanotto.

Clemente - Quale giovanotto?

Giacomo - Il calciatore di ieri sera.

Giulia - Andrea?

Giacomo - Ignoro il suo nome, signorina.

Clemente - Non ci sono per lui.

Giacomo - ci che gli ho fatto gi capire. Ma lui insiste. Assicura che non deve dirle che due parole. Forse non sarebbe male riceverlo, considerato che si trova ancora in un atteggiamento pacifico.

Clemente - Avete ragione. Potrebbe credere che noi lo temiamo. (A Giulia) Voi, per, cara signorina, non lascerete la casa fintantoch quel signore si trover qui. Giacomo, accompagnate la signorina in camera sua.

Giulia - Non sarebbe meglio ch'io restassi? Io so come prenderlo...

Clemente - No. Sapr sbrigarmela aneli da solo. E conoscendo il tipo non vorrei che la presenza di una donna m'impedisse di agili nel modo necessario... Posso pregarvi, dunque...? (Accompagna Giulia verso il tavolo. Essa esce seguita da Giacomo. Egli va alla porta di destra e chiama) Favorite, signor Listei!

Andrea - (entra) Buongiorno. Se permette, (Chiude la porta). Ecco fatto.

Clemente - Desiderate?

Andrea - Anzitutto chiederle scusa per la scenata di ieri sera.

Clemente - Quale scenata? Non la ricordo,

Andrea - Grazie. Tanto pi che riconosco di essermi comportato male.

Clemente - Ne prendo atto.

Andrea - (con fiero cipiglio) Cosa intende dire?

Clemente - Niente.

Andrea - Questo, naturalmente, non significa che avessi torto. Il giorno in cui le porteranno via una bella ragazza sentir anche lei gonfiarsi il fegato dalla bile.

Clemente - Lasciamo da parte il fegato. Vi siete scusato e, perci, considero la faccenda liquidata.

Andrea - Liquidata? Non lo credo. Anzi, adesso, in tutta calma, sistemeremo questa storia.

Clemente - Non vedo cosa ci sia da sistemare.

Andrea - Davvero? Eppure lei, signor barone, non mi sembra duro di comprendonio.

Clemente - Spiegatevi meglio.

Andrea - Ben volentieri. Ieri ho messo in dubbio la sua parola d'onore e lei mi ha cacciato. E sta bene. Una persona educata certe cose le pensa, ma non le dice. Un fatto per non capisco: prima lei mi d la parola d'onore e poi si tiene la ragazza in casa di notte. Come concilia le due cose?

Clemente - Ho dovuto trattenere la signorina per proteggerla dalle vostre sevizie, amico mio.

Andrea - Buona questa! Ma la racconti al suo bisnonno. Con me non va.

Clemente - Vi prego di lasciare in pace miei antenati. E in quanto al resto ricordo benissimo le volgari minacce che avete pronunciato all'indirizzo della signorina.

Andrea - Non avrei mai creduto che le facessero tanta impressione. Scusi, lei non ha mai suonato qualche ceffone a una ragazza?

Clemente - Io? Ah, no, davvero!...

Andrea - E, allora, pu considerarsi un uomo fortunato. Ma non questo il punto... Facendo il protettore lei gode di un enorme vantaggio su di me. N' convinto?

Clemente - Signor Lister, credo sia perfettamente inutile continuare questo colloquio...

Andrea - Lo dice lei...

Clemente - La prego di non insistere..

Andrea - Calma, calma... Non credevo che lei fosse un signore tanto eccitabile.

Clemente - Al contrario, tento, con grande sforzo, di conservare la massima calma.

Andrea - Tanto meglio! Neanche io voglio tornare sul passato. Ho chiuso gli occhi e dimenticato. Vorrei solo sapere cosa succeder adesso. Chi sfonda la porta? Lei o io?

Clemente - Cosa significa sfondare la porta? Andrea {dando un colpo a una palla immaginaria) Bum! Goal! Dentro! Evviva... Ha capito? Chi di noi due deve fare goal?

Clemente - Per l'ultima volta vi prego di lasciarmi fuori da questa faccenda. E in quanto alla signorina Till essa vi ha fatto chiaramente comprendere che non ne vuole pi sapere di voi...

Andrea - La signorina Till?! Perbacco, com' cresciuta di rango!

Clemente - Alle corte, giovanotto. Avete intenzione di sposarla?

Andrea - Sposarla? E chi ha mai parlato di matrimonio.

Clemente - Credevo che l'amaste sul serio.

Andrea - Amare? E chi ha il tempo per amare? Io sono, anzitutto, uno sportivo. E per quel che riguarda la ragazza essa mi piace e non intendo perderla per non fare una brutta figura con i compagni di squadra. Sarebbe come se avessi corso tutto il tempo dietro alla palla per poi vedermela portar via poco prima del fischio dell'arbitro.

Clemente - (con sincero sdegno) Signor Lister, vi proibisco di paragonare le donne, e la signorina Till in particolare, a una palla che si butta dall'uno all'altro. Io non m'intendo, purtroppo, di calcio, ma il vostro modo di pensare degno d'un bolscevico!

Andrea - (sorpreso) Ma che le piglia?

Clemente - Io impedir, con ogni mezzo, che la fanciulla diventi una selvaggina per un uomo, anche se costui fosse dieci volte un centro-attacco !

Andrea - Mi permetta...

Clemente - Non permetto nulla! E, meno che mai, permetter alla signorina Till di avere rapporti con voi.

Andrea - Ah! Siamo gi arrivati a tanto? Lei permette, lei proibisce... Finalmente ha confessato!

Clemente - Non ho confessato niente. Io non ho diritti sulla signorina, ma da questo momento me li prender.

Andrea - Guarda come prende la rincorsa!

Clemente - Certo! Sistemer la signorina Till in un ambiente per bene perch ho avuto modo di comprendere che si tratta di una ragazza onesta, fine

Andrea - Si capisce! La buona educazione della madre lavandaia...

Clemente - Una buona lavandaia non si trova tanto facilmente, signore. In ogni modo vi sono assai grato per la vostra visita. Essa mi ha indicato quale sia il mio dovere. S, da quest'oggi mi occuper io della signorina Till. Tanto pi che... (S'interrompe).

Andrea - Continui!

Clemente - Non sono cose che vi riguardano. E con ci termineremo questo poco edificante colloquio.

Andrea - Ah, s? Senza interrogare Giulia? E sta bene! Una cosa soltanto vorrei sapere. Lei, che mi ha sbattuto in faccia il bolcesvico e il resto, lei la sposer naturalmente? Risponda.

Clemente - Non la sposer.

Andrea - Ah!

Clemente - Ma le procurer un avvenire tale da farle trovare l'uomo che la render felice...

Lady Clifford - (entra dal fondo) Oh, pardon, non sapevo che avessi visite! (Fa per ritirarsi).

Andrea - Resti pure, egregia signora. Io ho finito e me ne vado. Addio, signor barone. Buona fortuna! Difenda pure dalle mie minacce quel povero angioletto. Lei vecchio abbastanza per fare il salvatore d'anime. Badi, per, che i vecchi sono i peggiori! (Esce da destra sbattendo la porta).

Lady Clifford - Chi quel gentile signore?

Clemente - Un conoscente della signorina Till.

Lady Clifford - Ho capito: il calciatore! Bel ragazzo, ardente! Se io fossi quella ragazza me lo terrei caro.

Clemente - (suona il campanello) Egli non si accoster pi a lei. Te lo dico io!

Lady Clifford - Bravo!

Giacomo - (entra) Il signor barone desidera?

Clemente - Andate di sopra a chiamare la signorina Till e...

Giacomo - La signorina nel salone col barone Roberto.

Clemente - Dite loro di favorire... subito!

Giacomo - Sta bene. (Esce).

Lady Clifford - Capperi, hai un'aria risoluta! Si direbbe che tu abbia un ultimatum sotto la toga.

Clemente - Un ultimatum? In vita mia non ne ho consegnato che uno: quando ero ministro a Massagua. Ma, allora, tutto si era svolto in forma cortese, civile. Mentre quel ragazzo... Ah, no, anche la mia pazienza ha un limite!

Lady Clifford - Ti vai facendo, finalmente! Bravo! (Giulia e Roberto entrano).

Clemente - Signorina Till, devo parteciparvi che mi sono, purtroppo, separato daccapo dal signor Lister con sentimenti ostili!

Giulia - stato di nuovo insolente?

Clemente - S, ma ci non avrebbe importanza! Quello che ha fatto traboccare il bicchiere stato, diciamo cos, il suo contegno troppo poco cavalleresco.

Giulia - Sarebbe a dire?

Clemente - Egli si permette di parlare delle donne, in genere, e di voi, in particolare, in un tono la cui leggerezza m'indigna. Ebbene, signorina, io desidero che voi non frequentiate pi quell'uomo!

Giulia - Per conto mio, signor barone, non ho niente in contrario. Bisognerebbe sapere quello che ne pensa lui.

Clemente - Lui? Cosa c'entra, lui?

Giulia - Per quello che lo conosco non credo che moller tanto facilmente.

Clemente - Ci penser io a questo.

Giulia - Lei?

Clemente - S, io! Avevo gi preso una decisione nei vostri riguardi, signorina. La visita assai poco gradita di quel campione del calcio l'ha rafforzata. Io vi ho resa infelice...

Lady Clifford - Cosa sento?

Giulia - (a Lady Clifford) Il signor barone esagera un pochino...

Clemente - Affatto! Io vi ho messa in una situazione falsa a causa di un mio gesto impulsivo, e ho l'obbligo di riparare. Vi devo offrire una posizione che vi permetta non solo d'indossare i vostri vestiti, ma di condurre la vita che meritate.

Giulia - S, ma...

Clemente - Vi prego di non contraddirmi! (A Lady Clifford) Sono molto lieto che tu sia qui perch potrai darci, sicuramente, dei buoni consigli.

Lady Clifford - Pretendi un po' troppo da me, caro!

Roberto - Potrei forse esserti utile io, zio. Ho gi consigliato alla signorina Till di tentare la strada del cinematografo.

Clemente - Cinematografo? Io penso a una posizione seria, caro Roberto!

Roberto - Mannequin, allora!

Clemente - La signorina Till dovr portare le proprie toilettes non quelle degli altri!

Lady Clifford - E se interrogassimo la signorina stessa per sapere cosa preferisce?

Giulia - Forse cassiera in un cinematografo...

Clemente - Cassiera, no! Che ne direste di un lavoro d'ufficio?

Giulia - Bisogna essere istruite, scusi...

Clemente - All'istruzione ci penso io!

Giulia - Molto gentile... per... Dio mio!... Tutto capita cos all'improvviso...

Clemente - Avete ragione. Inutile affrettare la scelta della professione. Cominciamo dall'inizio. La prima cosa necessaria che voi lasciate il vostro ambiente per vivere in uno pi decoroso. Mary, conosceresti per caso una pensione adatta per la signorina Till?

Roberto - La conosco io, zio! una pen-sione ottima, nei quartieri alti... Comodissima! (Correggendosi) Tranquilla e per bene, volevo dire... Potrei, senz'altro, accompagnare io la signorina Till...

Clemente - Un momento, per favore. (A Giulia) Volete avere la compiacenza, signorina, di andare per qualche minuto nel salotto?... (Giulia esita. Clemente va, con passo deciso, ad aprire la porta) Prego! (Giulia esce). Caro Roberto, con la massima amicizia, ma con altrettanta fermezza, desidero avvertirti che da questo momento la signorina Till si trova sotto la mia protezione.

Roberto - Ma io volevo soltanto esserti utile.

Clemente - Ti chiedo allora scusa di avere frainteso la tua premura. Una pensione, ad ogni modo, non l'ambiente pi adatto per una ragazza graziosa e indifesa. Non resta, dunque, che una famiglia privata. Ne conosci qualcuna, Mary? O vorresti prenderla tu a casa tua?

Lady Clifford - Famiglie adatte non ne conosco. E quanto a me, mio caro, credo che la mia casa sia peggio di una pensione.

Clemente - Mary!

Lady Clifford - Scusa se ti scandalizzo. Ma quello che tu chiami il mio scarso senso morale non che buon senso. A che scopo, caro Clemente, affannarsi tanto per sistemarla? Hai tanto posto a casa tua!

Clemente - Credi... che potrebbe rimanere qui?

Lady Clifford - E perch no?

Clemente - Ma come?

Lady Clifford - Un signore solo, con una grande casa, si prende una governante, una direttrice... Che male c'? Egli ne ha tutto il diritto, no?

Clemente - Ma se questa signorina... Di', Mary, non hai notato nulla in lei?

Lady Clifford - Se alludi a una certa somiglianza...

Clemente - Una somiglianza addirittura sorprendente!

Lady Clifford - Con Giovanna! Certo!... E lasciatelo dire, Clemente, questa somiglianza il bandolo della matassa!

Clemente - (mentendo a se stesso) Questa somiglianza? No, davvero. Ti do la mia... I capelli, poi, sono assolutamente diversi. No, non c'entra affatto! (Esitante) Per, se quella ragazza restasse qui per sempre, potrebbe diventare un pericolo... Non ti pare?

Lady Clifford - Un pericolo? Ma se il destino a offrirti questa possibilit! Ingresso libero, quattro settimane di prove, senza obbligo d'acquisto! Non si rifiutano certe occasioni... Suvvia, Clemente, non essere un coniglio! Siamo intesi: la signorina Till resta qui.

Clemente - (cercando un ultimo scampo) Ma che ne dir Giacomo?

Lady Clifford - Un domestico, che si trova da oltre trent'anni nella nostra famiglia, ha imparato a tacere da venticinque anni almeno! (Suona). Lo constateremo subito!

Giacomo - (entra) Il signor barone ha suonato?

Lady Clifford - Sono stata io, Giacomo. Voglio rallegrarmi osservando il vostro stupore.

Giacomo - Comandi pure, milady

Lady Clifford - Volevo dirvi soltanto questo: la signorina resta qui.

Giacomo - Per molto tempo?

Lady Clifford - Fino a ordine contrario.

Giacomo - Allora proporrei di far passare la signorina nella stanza azzurra. pi comoda per un lungo soggiorno.

Lady Clifford - Questo lo decider mio fratello. Egli l'ha presa, infatti, come direttrice di casa

Giacomo - Benissimo!

Lady Clifford - Ci significa ch'essa diriger il mnage.

Giacomo - Benissimo!

Lady Clifford - Non sapete dire altro che benissimo in una simile circostanza? La signorina prender il posto della signora baronessa e voi dovrete ubbidire ai suoi ordini.

Giacomo - Benissimo! Del resto, la signora baronessa aveva gi constatato che tutti i desideri suoi e del signor barone venivano appagati senza bisogno di darmi ordini in precedenza.

Lady Clifford - Bene, Giacomo. Grazie. (Giacomo esce). Dunque, Clemente, il dado tratto. Nemmeno Giacomo ha obbiezioni da fare. Andiamo, Roberto. Non turbiamo quest'ora solenne e chiamiamo la vittima della generosit di Clemente! (Sulla porta) Signorina Till, la vostra sentenza pronunziata. Entrate. (Spinge Giulia nella stanza ed esce seguita da Roberto).

Giulia - (dopo una pausa) Desidera, signor barone?

Clemente - (ha perso daccapo la sua sicurezza) Gi, signorina Giulia, abbiamo riflettuto e... la questione che... Io direi che la soluzione migliore sia... mia sorella dello stesso parere, e anche Roberto... lui per conta poco. Avrei deciso dunque di... ma, vi prego, accomodatevi. Per i primi tempi, ecco, finch non avremo trovato una soluzione migliore... a meno che si decida di non cambiare... e sempre che voi siate, naturalmente, d'accordo con noi... (La guarda con fare interrogativo).

Giulia - Su che cosa devo essere d'accordo?

Clemente - Ah, gi, non ve l'ho ancora detto... Insomma, desidererei che rimaneste qui...

Giulia - Dovrei rimanere?

Clemente - Gi.

Giulia - In casa sua?

Clemente - Precisamente. Cio, per evitare subito nuovi malintesi: stipendiata, in qualit di direttrice di casa. Giacch mia moglie, per ora... S, dovr vivere solo adesso!...

Giulia - Vivere solo? molto triste. E sento una gran pena, per lei...

Clemente - Non abbiate compassione. O, almeno, non ce ne sar bisogno di averne se voi accetterete la mia proposta.

Giulia - Sarebbe, naturalmente, magnifico, una vera fortuna per me restare qui!... Ma io non so se sapr sbrigarmela...

Clemente - Oh! Non mica difficile, sapete...

Giulia - Quali sarebbero le mie mansioni come direttrice?

Clemente - Non lo so nemmeno io. Cio, no: sostituire la padrona di casa. Non volete sedervi? Potremo discutere pi tranquillamente di tutto. (Le porge una poltrona).

Giulia - Grazie. (Si siede assumendo l'atteggiamento che Clemente le aveva indicato nel primo atto). Va bene cos? in questo modo che devo sedermi?

Clemente - Oh, s, grazie. Cos dovete sedervi quando saremo soli. In presenza di estranei, invece...

Giulia - Mi sieder come una signora per bene. Ho capito. Cos. (Assume un atteggiamento molto compunto. Clemente ride). Anche lei tanto simpatico quando ride! E ora, mi dica, quali saranno i miei doveri?

Clemente - Non dovete considerarli dei doveri...

Giulia - Far tutto ci che lei desidera? signor barone. Per quanto mi senta perduta in una casa cos grande!

Clemente - Non importa. Per ci che riguarda la casa penser mia sorella a consigliarvi, senza contare che Giacomo proceder per conto suo.

Giulia - Far del mio meglio, ma temo che non ci riuscir mai cos bene come la signora baronessa...

Clemente - (un po' amaro) La signora baronessa?

Giulia - Mi parler molto di lei, vero?... Del suo modo di fare, di preparare le cose... E io cercher d'imitarla in tutto...

Clemente - Imitarla in tutto sarebbe, invero, un po' troppo... In ogni modo ne potremo parlare pi tardi... quando tutto sar passato... Mi capite?

Giulia - Certo. Mi perdoni, anzi...

Clemente - No, cara, non il caso di chiedere perdono. Lo facciamo, dunque, questo tentativo?

Giulia - Volentieri. Quando dovr venire?

Clemente - Ma io desidererei che voi rimaneste qui senz'altro.

Giulia - (raggiante) Come? Subito? Non dovrei nemmeno andar via?

Clemente - E perch? Vi siete sistemata cos bene...

Giulia - E posso tenermi quella bella stanza? Col bagno a mia disposizione?

Clemente - Certo.

Giulia - E mi porteranno la colazione a letto, come oggi?

Clemente - Veramente non so se come governante...

Giulia - Giusto, giusto. Devo alzarmi presto per dar la sveglia ai domestici...

Clemente - Adesso non esagerate. In ogni

Clemente - Adesso esagerate. In ogni modo i pasti li prenderemo assieme, se lo desiderate.

Giulia - Se lo desidera lei, lo desidero anch'io!

Clemente - Avrei piacere di godermi il pi possibile la vostra compagnia. A mia moglie, quando restava a casa, facevo sempre un po' di lettura!

Giulia - Dev'essere stato molto carino.

Clemente - Ci non toglie, naturalmente, che di sera potremo anche uscire. Cos potrete indossare le vostre toilettes da sera.

Giulia - E lei mi consiglier sempre quale dovr mettermi.

Clemente - Volentieri. Quando, invece, resteremo in. casa vi siederete in quella poltrona, in questo stesso atteggiamento...

Giulia - E lei mi legger qualcosa...

Clemente - O vi racconter piuttosto dei miei viaggi, di tante altre cose... E poi, c' anche la radio!

Giulia - Come tutto questo bello! Fantasticamente bello!

Clemente - (con occhi raggianti) Resterete, dunque?

Giulia - (con semplicit) S, rester.

Clemente - (sottovoce) Grazie. (Le bacia la mano).

Giulia - Lei mi bacia la mano?

Clemente - S. Ora ne ho il motivo.

Giulia - Il motivo?

Clemente - Vi sono grato che vogliate dividere con me la mia solitudine.

Giulia - (in un tono di una semplicit incantevole) Signor barone, lei un cos caro vecchio signore! E mi tratta come nessuno mi ha trattata mai! E sono cos triste di vederla triste che far tutto il possibile perch lei non senta pi cos spesso questa malinconia!

Clemente - Voi siete molto buona, signorina Giulia. Molto!

Giulia - (si alza, si avvicina in silenzio a Clemente e lo bacia).

Clemente - (confuso, imbarazzato) Ma per carit... non intendevo dire questo... no, davvero!

Giulia - Le chiedo scusa, signor barone, ma creda: l'ho fatto anch'io... per gratitudine!!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La stessa scena. Per l'ambiente, grazie a parecchi vasi di fiori e a diversi cuscini sparsi un po' ovunque, ha acquistato un carattere pi leggero e pi femminile. Sono trascorsi sei mesi dall'atto precedente. la sera di Natale.

All'alzarsi del sipario Giacomo intento ad applicare delle piccole candele a un bell'albero di Natale tutto luccicante. Lady Clifford lo sta a guardare.

Lady Clifford - (dopo una pausa) Caro Giacomo, avete un poco l'aria di pap Natale. Peccato che non abbiate una bella barba bianca.

Giacomo - Una bella barba sarebbe stato il mio sogno, signora contessa, ma come avrei potuto conciliarla con la mia posizione di maggiordomo?

Lady Clifford - Capisco, tutti abbiamo i nostri piccoli drammi. (Giacomo si commuove). Cos'avete?

Giacomo - Mi viene voglia di piangere!

Lady Clifford - Oh, Dio, che brutta voglia! E si pu sapere perch?

Giacomo - Effetto di quest'albero, signora contessa. Tutte queste palline d'oro, tutte queste campanelle d'argento danno un'aria d'innocenza alla casa.

Lady Clifford - Mi allarmate, Giacomo. Voi avete un animo aperto ai presentimenti. in casa la signorina Giulia?

Giacomo - La signorina andata dal parrucchiere, se ho capito bene.

Lady Clifford - Voi siete sempre al corrente di tutto. E, perci, ditemi svelto: regna ancora la felicit in casa Montvert?

Giacomo - Fintantoch il signor barone si compiace della compagnia della signorina e la signorina di assolvere ai propri doveri, posso dire senz'altro: s!

Lady Clifford - Bene ruggisti, leone!

Giacomo - Cosa ha detto, signora contessa?

Lady Clifford - Questa volta dovete essere pi indulgente con la mia curiosit, caro Giacomo! Dopo essere stata due mesi in viaggio legittimo il volersi orientare prima di rivedere i propri cari. Dunque, se vi ho ben compreso, la vita scorre qua dentro nello stesso ritmo pacifico dell'epoca anteriore a quella in cui la signora baronessa part per un destino migliore!

Giacomo - Non proprio cos, milady!Se mi lecito il dirlo sono avvenuti, purtroppo, alcuni mutamenti. Il signor barone, per esempio, trascura il suo lavoro scientifico per darsi alla vita mondana.

Lady Clifford - Giacomo, sorreggetemi! orrendo! Clemente trasformato in viveur! Ma come fa, poveretto?

Giacomo - Come tutti i viveurs! II signor barone si reca con la signorina, due volte alla settimana, al cinema. Negli ultimi due mesi stato gi tre volte in un locale notturno.

Lady Clifford - E poi? Non mettetemi alla tortura, per carit!

Giacomo - Non so se, dicendo cos, io commetta una indiscrezione. Ma sere fa - quando servivo il whisky and soda , i signori chiesero all'improvviso un cocktail. Poi il signor barone non solo mise la musica da ballo alla radio, ma si fece anche insegnare alcuni passi di tango dalla signorina.

Lady Clifford - Tango? Una danza che si balla appiccicati l'uno all'altro. E perch no la rumba? Ma questa casa, caro Giacomo, diventata Sodoma e Gomorra!

Giacomo - Tutto ci mi preoccupa, milady.

Lady Clifford - Voi intendete dire: invecchiare e lasciare invecchiare. E sta bene! (Sospira) Siete un uomo pieno di buon senso, Giacomo.

Giacomo - Se la signora contessa vorr avere la bont di parlare un po' sul serio col signor barone... (Sussulta spaventato e s'interrompe) Oh!... Eccolo!

Clemente - (entra dal fondo in elegante abito da pomeriggio; evidentemente d'ottimo umore e le sue maniere sono pi sciolte) Mia cara Mary! Ben tornata! (A Giacomo) Andate, per favore, ad assicurarvi che Luca abbia tolto dalla cantina quel Chably che gli ho ordinato.

Giacomo - Ha gi provveduto la signora direttrice... La posta, signor barone. (S'inchina ed esce).

Clemente - Diventa bisbetico quel vecchio ragazzo...

Lady Clifford - la prima osservazione che ti sento fare sul conto di Giacomo. Comincio a sospettare.

Clemente - Sospetta pure, mia cara. Io sono, come vedi, ringiovanito di sette anni. Oh, Mary, ti confesso: la vita ha dei lati di cui non supponevo l'esistenza.

Lady Clifford - Lo dici a me? Io li ho sempre conosciuti e so che sono i migliori.

Clemente - A dire il vero io non arrivo ad affermare questo. Forse non sono ancora abbastanza allenato...

Lady Clifford - Hai detto la parola giusta. Tutto questione di allenamento.

Clemente - Io, invece, mi sento ancora un po' sciocco e come spostato quando mi faccio abbrutire i timpani da un jazz o il cervello da un film a lieto fine. Sento, allora, in me una voce che dice: ce Sei matto, Clemente! Smettila con codeste sciocchezze! Pensa che a casa hai una stanza confortevole, i tuoi libri, la tua quiete... .

Lady Clifford - la voce della cattiva coscienza, cio del tuo io pi noioso!

Clemente - Comunque, comincio a capire che esistono persone, specie fra le giovani donne, che ci si divertono con queste cose.

Lady Clifford - Perch vuoi escludere, scusa, le donne anziane?

Clemente - Hai ragione. Vecchi o giovani bisogna partecipare a tutto ci che offre la vita se non si vuol perdere il contatto.

Lady Clifford - Di quale contatto parli?

Clemente - Del contatto con la vita che ci passa accanto, correndo vertiginosamente come un direttissimo! In questi ultimi tempi molte cose mi sono apparse chiare. Una soprattutto: credo di aver trattato Giovanna in un modo che non era il giusto.

Lady Clifford - Un riconoscimento un po' tardivo.

Clemente - Meglio tardi che mai. Almeno non ripeter l'errore.

Lady Clifford - Con chi?

Clemente - Dico cos per dire. Qualora si presentasse l'occasione... Strano! Sei mesi fa, proprio a quest'ora, in questa stessa stanza, avvenne un fatto che sconvolse tutta la mia vita, ed oggi ne posso parlare come di una infermit che avesse colpito un altro. In fondo non siamo che degli spaventevoli egoisti!

Lady Clifford - Insomma, chi rimpiangi: Giovanna o Giulia?

Clemente - Cosa c'entra Giulia?

Lady Clifford - Hai evitato, finora, di parlarmene.

Clemente - Giulia ed io ci siamo reciprocamente promessi una sorpresa per stasera.

Lady Clifford - Non vorrei, Clemente, che tu commettessi un nuovo errore!

Giacomo - (apre la porta di destra; verso l'interno) Il signor barone qui, in biblioteca. (Giulia entra in abito da pomeriggio, senza cappello. I capelli sono tinti in biondo-platino e ondulati. Sembra esattamente la Giovanna del primo atto. Giacomo esce).

Giulia - (va verso Clemente. Allorch scorge Lady Clifford si ferma e la saluta con una riverenza) Oh, signora contessa!... Ho fatto tardi? Chiedo scusa, ma dal parrucchiere passano le ore e...

Clemente - Giulia, vi siete fatto tingere i capelli?...

Giulia - Gi.

Clemente - Adesso sembrate davvero mia...

Lady Clifford - Come due gocce d'acqua!

Giulia - Davvero?

Clemente - Se questa doveva essere la sorpresa, essa riuscita, non c' che dire...

Giulia - Forse stato sciocco da parte mia...

Clemente - Perch vi confondete? Non avete fatto niente di male. Al contrario, il vostro stato un pensiero molto gentile. (Le bacia la mano) Grazie!

Lady Clifford - Dunque, una delle grandi sorprese l'abbiamo avuta. Adesso tocca a te,, Clemente!

Clemente - Per la mia sorpresa necessario che siano tutti presenti. Manca Roberto.

Lady Clifford - Bisogna correre a chiamarlo.

Giulia - Sar in camera sua. (A Clemente) Devo dire a Giacomo di andarlo a chiamare?

Clemente - No! In occasioni cos solenni bisogna andare a chiamare personalmente gli ospiti. Perci salgo io stesso. (Esce).

Giulia - Signora contessa, crede che abbia fatto male a tingermi i capelli?

Lady Clifford - Voler ricordare continuamente a un uomo la donna ch'egli ha amato senza dubbio una tattica coraggiosa. Circa l'esito tutto dipende fino a che punto vi sentite sicura della vostra causa, figliola mia!

Giulia - Sicura della mia causa?

Lady Clifford - Gi, bisogna vedere se mio fratello davvero cos cotto di voi come sembrerebbe.

Giulia - Ma il signor barone non affatto innamorato di me. Mi vuole bene soltanto perch gli ricordo sua moglie.

Lady Clifford - Mia cara, sarei proprio felice di sapere se voi viete cos ingenua come vi mostrate o cos astuta come sembrerebbe. Insomma, siete un angelo o una canaglia?

Giulia - Io non sono n un angelo n una canaglia. Sono semplicemente una donna!

Lady Clifford - Per carit, questo pi pericoloso ancora!

Giulia - Non posso cambiarmi.

Lady Clifford - Ad ogni modo siate franca con me. Quali sono i vostri veri rapporti con mio fratello?

Giulia - Il signor barone stato molto buono con me ed io gliene sono assai grata.

Lady Clifford - Non si pu dire che le vostre parole tradiscano una violenta passione. Il mio buon Clemente dovrebbe avere venti anni di meno, vero?

Giulia - Perch? Io non me lo potrei figurare diversamente il signor barone.

Lady Clifford - Gi, ci sono individui che nascono con l'animo vecchio... Certo, alla vostra et - per non dire alla mia - preferirei un venticello pi fresco...

Giulia - Non capisco, signora contessa...

Lady Clifford - Sar pi chiara: per me ci vorrebbe il barone Roberto...

Giulia - (colpita) Questa poi...

Lady Clifford - Arrossite?! Pardon, la mia famigerata mancanza di tatto ha colpito un'altra volta nel segno.

Giulia - (con una certa fierezza) Credo di non aver mai dato motivo di lagnanze al signor barone.

Lady Clifford - Brava! Avete, in ogni modo, imparato come comportarvi, qua dentro. E ci vi accattiver le simpatie di tutti i Mont-vert. La mia certamente, per lo meno. (Le carezza i capelli). Per vi avverto, figliola mia, essere contemporaneamente oneste e appassionate pu guastare le avventure pi belle! (Clemente e Roberto entrano).

Roberto - (in smoking) Oh! I miei omaggi, zia Mary. Buonasera, signorina Giulia! (Saluta entrambe). Sono molto curioso: lo zio si comporta come se la nostra augusta famiglia si trovasse a una svolta decisiva della sua storia. Dobbiamo cantare prima un corale o la festa comincia senz'altro?

Clemente - Comincer appena vi sarete seduti.

Lady Clifford - C', forse, pericolo di stramazzare a terra? (Tutti ridono).

Clemente - Frenate la vostra impazienza, miei cari!

Giulia - Ora divento un po' curiosa anch'io!

Clemente - (va allo scrittoio, apre un cassetto, ne estrae un foglio) Sapete cos' questo?

Giulia - Un conto!

Lady Clifford - Una lettera d'amore!

Roberto - Un testamento!

Clemente - Una sentenza giudiziaria. (Sorpresa generale). Da ieri io sono divorziato.

Giulia - Divorziato?

Lady Clifford - Quindici anni fa ho ricevuto anch'io un foglio simile e quello fu il momento pi bello della mia vita!

Clemente - Mary! Sono costretto a richiamarti all'ordine.

Roberto - Scusa, zio, ma tu ci avevi detto che si trattava di una lieta notizia.

Clemente - E non la ? Da ieri sono daccapo padrone di fare ci che voglio. (A Giulia) Cosa ne direste, per esempio, se tornassi a sposarmi?

Giulia - Me ne compiacerei per lei, signor barone!

Clemente - Davvero? Eppure dovreste lasciare il posto che avete in casa mia.

Giulia - Certo.

Clemente - E ci vi sarebbe indifferente?

Giulia - Oh, no! Ma l'essenziale che lei sia felice. (In altro tono) Ho sempre saputo che un giorno sarebbe finita per me.

Clemente - Siete una ragazza molto coraggiosa. Brava! (Agli altri) Ho deciso di sposarmi il mese prossimo.

Lady Clifford - Santo Cielo! Capisco che non si possa perdere il vizio di bere, ma quello di sposare...

Roberto - E chi vuoi prendere per moglie?

Clemente - Questo potr dirvelo senz'altro Giulia.

Giulia - Io?... Ma non ne ho la minima idea...

Clemente - Eppure non difficile per voi indovinarlo. Io sposer voi, Giulia!

Giulia - (sconcertata) Me?

Roberto - Santi numi!

Lady Clifford - Meno male che sono seduta! (Lunga pausa).

Clemente - Non avete niente da dire, Giulia?

Giulia - Oh, signor barone!...

Clemente - Signor barone ! Dovrete, a poco a poco, abituarvi a chiamarmi Clemente...

Giulia - Gi... certo... per...

Clemente - Per...?

Giulia - La prego di farmi un po' riflettere. Sono cos sconvolta! Ecco: sconvolta no... ma mi riesce cos nuovo...

Clemente - (a Lady Clifford) Cosa c' di pi delizioso d'una bella fanciulla che la felicit confonde? (A Giulia, cingendola timidamente) Hai ragione. Quello che dobbiamo dirci ce lo diremo pi tardi a quattr'occhi!

Lady Clifford - Roberto, credo che il momento sia abbastanza patetico per doverli lasciar soli. (Si alza).

Clemente - Al contrario, Mary. Adesso dobbiamo passare la serata allegramente tutu assieme. la sera di Natale, il pranzo di congedo di Roberto e, contemporaneamente, il nostro fidanzamento. Sar per te un ricordo particolarmente lieto, vero, Roberto? E tu, Giulia, indosserai la pi bella delle tue toilettes, no?

Giulia - (smarrita) Come lei desidera... Quale?

Clemente - Quella di lam d'argento. E adesso ora ch'io vada a infilarmi lo smoking. Mary, vuoi tenermi compagnia mentre mi vesto? Ti metter dietro a un paravento e cos potr sfogare tutta la mia gioia. Oh, tu non sai quanto io sia felice!

Lady Clifford - Noi donne cerchiamo in ben altro modo la felicit. E, soprattutto, senza paravento!

Clemente - (a Giulia) incorreggibile, no? Dunque, l'abito di lam d'argento, siamo intesi. (Esce con Lady Clifford).

Giulia - (guarda Roberto, ammutolita dalla paura) Oh, Roberto!...

Roberto - (con ironia) Mi congratulo... signora baronessa de Montvert!

Giulia - Roberto... sei una bestia!

Roberto - Oh, un termine poco salottiero sulle labbra di una baronessa! Comunque, sei stata abile.

Giulia - Roberto... sei un infame!

Roberto - L'ingresso nell'aristocrazia fa gi il suo effetto. Ecco un'espressione pi adatta.

Giulia - Questa tua ironia assolutamente fuori posto.

Roberto - Vi chiedo scusa, baronessa de Montvert. O preferisci che ti chiami con un vezzeggiativo americano? di moda oggi, non meno dei capelli biondo-platino.

Giulia - Non ho avuto nessun secondo fine tingendomi i capelli: l'ho fatto solo per amor suo...

Roberto - (interrompendo) Oh, una donna fa sempre tutto per amor suo !

Giulia - Smettila! Se volevo conquistarlo ci sarei riuscita anche senza il biondo-platino. (Pausa).

Roberto - (le si avvicina. In tono pi dolce) Ti sta bene, per...

Giulia - (di colpo sollevata) Davvero?

Roberto - (le carezza i capelli) S, cara, ti sta bene... Troppo bene, purtroppo!...

Giulia - (gli getta le braccia al collo) Oh, Roberto, amor mio!... Mi sento cos infelice!... Andava tutto cos bene, ma ora tremendo!...

Roberto - Su, piccola. Non poi tanto orribile! Esistono cose peggiori d'un matrimonio col barone de Montvert.

Giulia - Per me, no.

Roberto - Ti sbagli. E poi... lo zio Clemente molto gentile, simpatico...

Giulia - (piangendo) Questa la cosa che non va!

Roberto - No, no, non dire questo. La famiglia de Montvert una delle migliori del paese. Lo zio ricco, ti porter in palmo di mano. Avrai la tua macchina, farai la gran vita: bridge, premier es, ricevimenti, concorsi ippici, viaggi in estate, viaggi in inverno, in primavera, in autunno... Mia cara, condurrai la vita di una gran dama e la piccola Giulia del sobborgo diventer una seducente baronessa. Se questa non una fiaba!...

Giulia - E sia! Mesi fa m' capitata una fiaba simile: l'incontro con una buona fata!

Roberto - La buona fata era Giacomo!

Giulia - Forse.

Roberto - Se la tua testolina non avesse incoraggiato tanto la fata, le cose non sarebbero a questo punto!

Giulia - Sai benissimo che non ho fatto niente per essere sposata.

Roberto - Ti prego, cara, non divaghiamo. Rispondi chiaramente alla mia domanda: Ami lo zio?

Giulia - S, gli voglio bene.

Roberto - Sia lodato il Cielo! Allora a me non resta che ritirarmi...

Giulia - Voglio bene anche a te! Ecco la tragedia!

Roberto - Ma impossibile amare due uomini contemporaneamente.

Giulia - E che ne sai? Sulla terra non esistono due amori identici. Ogni amore diverso dagli altri. Ecco quello che non capite voi uomini...

Roberto - Ora esageri!

Giulia - No, Roberto! Ero cos felice con te... e ora non posso pi esserlo perch se voglio bene anche a Clemente tu immagini chiss che cosa!

Roberto - Oh, Dio, c' poco da immaginare.

Giulia - Non c' niente, invece. Amo Clemente come mio padre... un buon padre vecchio, stimabile. Egli cos buono, premuroso, commovente che mi vengono le lagrime agli occhi se penso a lui! E se una donna lo amer veramente, come io amo te, ed egli la contrac-cambier di eguale affetto, nessuno sar pi felice di me, credimi. Ma da questo a sposarlo, no... no... non posso! (Pausa).

Roberto - Ah! Stanno a questo punto le cose?... Ebbene, piccola mia, la situazione non poi cos disperata come pu sembrare a prima vista. C' un ottimo rimedio.

Giulia - Quale?

Roberto - Lisbona non in capo al mondo. Io posso ritornare. Voi potete fare un viaggio laggi... Ci rivedremo spesso: ecco tutto.

Giulia - (lo scruta, poi dice in tono deciso) No, caro, questo con me non attacca.

Roberto - Peccato!... In questo momento stiamo, forse, sciupando l'occasione pi bella della nostra vita.

Giulia - Taci!... Taci! Non parlare, te ne prego.

Roberto - (sollevandole il mento) Fa' vedere: non voglio che tu pianga.

Giulia - Ma io non piango. Ci siamo voluti bene, molto bene, anzi, ed stato magnifico!

Roberto - Ma allora mi vuoi bene?

Giulia - S, ma per quanto ti voglia bene, Clemente io non lo tradir mai.

Roberto - Questo tuo romanticismo ti pu portare alle peggiori conseguenze. Accettando di vivere in questa casa avresti dovuto pensare che mio zio si sarebbe, un giorno o l'altro, comportato come un qualsiasi mortale.

Giulia - Questa eventualit non mi sfuggita. Se egli avesse voluto fare di me la sua amichetta avrei consentito per gratitudine! Avrei compiuto il mio dovere e il resto non poteva interessare nessuno. Ma ora ch'egli vuole condurmi addirittura all'altare, e darmi tutto ci che possiede: il suo buon nome, il suo cuore, tutto... tutto... No. Roberto, ora non posso!

Roberto - Giulia, cara!

Giulia - E perci adesso lascer questa casa, cos come ci sono venuta.

Roberto - E dove vuoi andartene?

Giulia - Oh, io non ho ancora dimenticata la mia condizione di prima e torner ad abituarmici.

Roberto - Rifletti a quello che fai, cara! Non dimenticare che si piange meglio in una automobile che nel tranvai!

Giulia - Dipende da dove si imparato a piangere. Una sola grande preghiera devo rivolgerti, Roberto: dillo tu a Clemente perch sono andata via. Io non ne ho la forza, mentre tu saprai mentire meglio di me.

Roberto - Ma, santo Cielo, quando vuoi andartene?

Giulia - Subito.

Roberto - Ma dovrai fare le valigie...

Giulia - Non ho da fare valigie, io! Gli oggetti che ho qui non mi appartengono...

Roberto - Ma aspetta sino a domani, almeno. Stasera c' il pranzo di Natale. Non puoi far questo in una circostanza simile. Sarebbe troppo crudele.

Giulia - Appunto perch Natale meglio che me ne vada via... senza far chiasso... (Stringendosi a lui) A mezzanotte, caro, spalanca la finestra che d sul giardino: troverai un cielo pieno di stelle e sulla coda di una cometa la tua piccola Giulia Till che se ne va lontano.

Roberto - (in tono deciso, grave) questa la tua decisione irrevocabile?

Giulia - Non posso agire diversamente.

Roberto - E allora, avanti, vieni via!

Giulia - Venir via? Con chi? Dove?

Roberto - Dove?... Con me, a Lisbona.

Giulia - impossibile, Roberto. Tu hai il tuo posto laggi, e...

Roberto - In qualche modo ci sistemeremo. E se sorgessero difficolt, provvederemo!

Giulia - (gli butta le braccia al collo) Roberto! Non credevo proprio che tu mi amassi sino a questo punto!

Roberto - Nemmeno io! Ecco, dunque, la terza sorpresa della serata. E la pi bella, anche. E, adesso, svelta! Non abbiamo tempo da perdere. I miei bagagli sono da stamattina alla stazione. T'aspetto fra cinque minuti in un tass qui, all'angolo.

Giulia - Sta bene! Ma ora che ci penso, non c' pi nessuno per dirlo a Clemente!

Roberto - vero!

Giulia - (dopo un momento di riflessione) Ho trovato! Gli telefoner dalla stazione.

Roberto - (mettendosi le mani nei capelli) Per carit! L'ha gi fatto la zia Giovanna.

Giulia - E allora?

Roberto - Non resta che lasciargli la tradizionale letterina. (Va alla scrivania) Eccoti un foglio e la penna. Scrivi.

Giulia - Cosa devo scrivere?

Roberto - Caro barone. No, non va. troppo sostenuto. Caro zio Clemente. Questo pi affettuoso. E poi capir subito.

Giulia - (scrivendo) Adorato zio Clemente. Non ti sembra che sia meglio? E ora continua tu, ti prego. Ho la mano che mi trema, - (Gli cede il posto).

Roberto - Adorato zio Clemente. Virgola. (Scrivendo) Mancandoci la forza di assistere alla tua pena abbiamo deciso di allontanarci questa sera stessa. Ci siamo amati da quella fatale notte in cui c'incontrammo qui da te e l'amore ha vinto sulla ragione. (A Giulia) E poi?

Giulia - Bisogna chiedergli perdono.

Roberto - Giustissimo. Siamo certi che nella tua grande bont....

Giulia - Immensa...

Roberto - No, basta grande. (Scrivendo) Che nella tua grande bont saprai perdonarci e comprenderci. I tuoi scellerati nipoti Giulia e Roberto.

Giulia - E ora una busta, presto.

Roberto - (cercando invano sullo scrittoio) Acciderba, non c' nemmeno una busta. Pazienza, lo piegheremo in quattro. (Piega il foglio in quattro). E ora dove lo mettiamo?

Giulia - (guardandosi attorno) Sull'albero di Natale.

Roberto - No, cara. Quello non mi sembra il luogo pi adatto. Mettiamola qui, su questo libro. La vedr certamente. (Depone il foglio sopra un libro). E ora, svelta! Va' a metterti il cappello e raggiungimi in istrada.

Giulia - (si guarda ancora attorno, lentamente, e mormora) Grazie!

Roberto - Giulia, sei ancora in tempo! Rifletti. Una volta varcata la soglia...

Giulia - Va', va' pure a chiamare una macchina! (Corre su per le scale della galleria. Roberto esce da destra. Breve scena vuota. Entra Giacomo con un vassoio sul quale sono dei bicchieri e uno shaker per cocktails. Lo depone su un tavolo, poi aggiusta alcuni cuscini, le poltrone, ecc. Va alla scrivania, riordina quanto vi sopra, ma non si accorge del foglio. Dal fondo entrano Lady Clifford e Clemente in smoking).

Clemente - (a Giacomo) Dov' la signorina?

Giacomo - Credo sia salita in camera sua.

Lady Clifford - E il barone Roberto?

Giacomo - Non saprei dirglielo, milady. Il signor barone Roberto lo si trova sempre nei luoghi pi impensati. (Fa un inchino ed esce da sinistra).

Lady Clifford - Cosa avr voluto dire?

Clemente - Non farci caso. Il cervello del povero Giacomo non pi tanto a posto. Tu, piuttosto, vieni qua, siediti, e raccontami un po' di Cannes. Com'era laggi?

Lady Clifford - Come sempre. Le stesse palme, il solito mare: un paesaggio sotto vetro che non invecchia mai!

Clemente - Il tempo?

Lady Clifford - Splendido.

Clemente - Il gioco?

Lady Clifford - Anche lui splendido.

Clemente - Andato bene?

Lady Clifford - S... per il banco!

Clemente - E hai incontrato molti conoscenti?

Lady Clifford - Abbastanza per far nascere molti pettegolezzi sul mio conto. Oh, Clemente, se sapessi!... Stavolta si trattava quasi quasi del grande amore!

Clemente - Mary, Mary! Ti assicuro che ti trovo desolante quando parli con tanta leggerezza!

Lady Clifford - E sei proprio tu ad accusarmi di leggerezza. Tu che stai per stabilizzare una grande sciocchezza.

Clemente - Ti ho gi pregata di non fare dell'ironia sul mio nuovo matrimonio.

Lady Clifford - Fare dell'ironia non significa deplorare. Anche a te piace la carne fresca? E fai benissimo a prendertela. Io non ti obbietta nulla. Potrei, al massimo, consigliarti di farne uso con moderazione. Ma anche in questo non voglio entrarci. Ognuno valuta le proprie forze...

Clemente - Basta, Mary, basta! Il tuo un linguaggio da autista. Cambiamo discorso.

Lady Clifford - Come vuoi.

Clemente - Sai come la grande Caterina definiva l'amore sul declinare della vita?

Lady Clifford - In un modo molto pessimista, immagino.

Clemente - Senti. (Prende il libro sul quale deposto il foglio di Roberto e di Giulia. Prende in una mano il foglio come se niente fosse e con l'altra sfoglia il libro) Ecco: L'ultimo amore come un riverbero fiammeggiante sui rimpianti del passato. (Chiude il libro e ci mette il foglio come segnapagina). Che ne dici? (Depone il libro sul tavolo).

Lady Clifford - Sar bello, ma per me idiota. Che progetti hai per la luna di miele? Farai un viaggio?

Clemente - Molto probabilmente andremo in Scozia.

Lady Clifford - Il paese dei pifferi.

Clemente - E dei castelli.

Lady Clifford - Hai intenzione di comprarne uno? La cosa sarebbe'oltremodo romantica. Di giorno potresti andare in riva a un fiume e darti al tuo sport preferito. Giulia ti guarderebbe pescare e ti darebbe, di tanto in tanto, un verme.

Clemente - Le mosche, prego.

Lady Clifford - Mosche o vermi fa lo stesso.

Clemente - Il guaio che non potr assentarmi troppo. Devo cominciare il secondo vo-lume delle memorie del Granduca Sergio Serghievic.

Lady Clifford - (prendendo il libro che Clemente aveva lasciato sul tavolo) Ma un bell'attacca-bottoni questo tuo Granduca! Non gli sono bastate trecentoventi pagine? (Nel guardare il numero delle pagine il foglio cade per terra in modo ben visibile da parte del pubblico).

Clemente - Ti prego, cara, di non immischiarti anche nei miei studi.

Lady Clifford - Sta bene, sta bene. Non volevo farti arrabbiare. (Depone il libro). Vuoi dirmi qualche altro aforisma della grande Caterina?

Clemente - Perch me lo chiedi?

Lady Clifford - Per farti piacere, tesoro. (Entra Giacomo).

Clemente - (a Giacomo) Cosa c'?

Giacomo - (visibilmente turbato) Niente, signor barone, niente. Ero venuto per ritirare il vassoio.

Lady Clifford - (ridendo) E avete per questo un'aria cos smarrita?

Clemente - Andate, vi chiameremo quando sar l'ora.

Giacomo - Grazie, signor barone. (Scorge il foglio a terra. Lo raccatta, lo mette nel cestino delle carte ed esce con esso).

Lady Clifford - (che si avvicinata all'albero di Natale) Delizioso quest'albero! E si d anche una certa importanza con tutte queste collane d'argento.

Clemente - Tutto merito di Giulia. Ha girato non so quanti negozi perch, secondo lei, mancava sempre qualcosa.

Lady Clifford - Commovente la piccina!

Clemente - Avresti dovuta vederla mentre preparava l'albero. Una mamma non avrebbe saputo vestire con pi grazia il suo baby.

Lady Clifford - Finiscila, Clemente. Altrimenti mi farai piangere sulla mia sterilit.

(Rientra Giacomo portando sopra un vassoio il foglio; si avvicina con aria molto contrita a Clemente).

Clemente - Cos' questo?

Giacomo - L'ho trovato nel cestino della carta straccia. O, per essere pi esatti, ce l'ho messo io.

Clemente - Fate vedere... (Prende il foglio, si mette il monocolo, lo apre lentamente, legge) ce Nella penombra dell'alcova m'era dato appena distinguere il suo corpo. Un'anca d'alabastro che in linea ardita risaliva la tondeggiante forma del dorso... .

Lady Clifford - (scandalizzata) Clemente!

Clemente - Lo dice il granduca Sergio Serghievic. un mio appunto. Che storie sono queste, Giacomo! Quando mai mi avete riportato i fogli che butto nel cestino? (Depone il foglio sulla scrivania). Questa sera non avete la testa a posto. E ve ne faccio un severo rimprovero. Suvvia, andate a dire alla signorina di tare presto. Che l'aspettiamo. (Giacomo non si muove). Avete sentito?

Giacomo - (con voce rotta) Signor barone...

Clemente - Che c'?

Giacomo - La signorina se n' andata.

Lady Clifford - (che ha in mano il foglio lasciato da Clemente, getta un grido) Ah! (E cade a sedere).

Clemente - (rivolgendosi verso la sorella) Mary '.

Lady Clifford - (tendendogli il foglio) Leggi leggi caro, quello che c' scritto dall'altra parie...

Clemente - (prende il foglio e legge) Adoralo zio Clemente. Mancandoci la forza di assistere alla tua pena... (Le parole si spengono sulle sue labbra, continua a leggere in silenzio) ...I tuoi scellerati nipoti.... (Rimane immobili, col foglio aperto in mano. Giacomo approfitta del momento patetico per uscire con estremo lutto. La prima a riprendere la parola Clifford).

Clifford - Povero Clemente!

Clemente - (a se stesso) Vorrei sapere quale alno errore ho commesso questa volta! Ho cercato tanto di far bene...

Lady Clifford - Della ragazza non mi sorprende, ma di Roberto!... Questa no, non me l'aspettavo da lui.

Clemente - A che scopo prendersela con Ioni...

Lady Clifford - Ah, senti, Clemente. Questa tua rassegnazione un colmo. Io mi aspettavo che, per una volta, almeno, tu rompessi una sedia.

Clemente - Non servirebbe a niente. Dovrei poi farla riparare. Non credere ch'io voglia, dicendo questo, ostentare della calma. No, al contrario, e' in me una grande amarezza, A Giulia volevo bene sul serio e ho fatto del mio meglio per renderle lieta la vita. Soltanto non mi ero accorto che il pi bel dono della vita lo possedeva in lei con la sua giovinezza e ho preteso starle a fianco battendo il suo passo.

Lady Clifford - E Roberto come lo giustifichi?

Clemente - Anche lui giovane e la giovent spietata nel reclamare i suoi diritti.

Lady Clifford - Sono lieta di sentirti filosofare perch questo dimostra che la fresca sciagura non ha avuto su te effetti catastrofici, ma per me tutta la questione si riduce a questo: una ragazza se l' spassata qua dentro per sei mesi, e giunta al momento di concludere ha preferito svignarsela a braccetto di un bel giovane.

Clemente - (suona il campanello) Sei molto severa, Mary!

Lady Clifford - No, sono semplicemente una donna.

Giacomo - (entrando) Il signor barone ha suonato?

Clemente - Giacomo, desidererei sapere una cosa. A che ora la signorina vi ha informato della sua intenzione di partire?

Giacomo - (facendo finta di cadere dalle nuvole) Come? La signorina partita?

Lady Clifford - Non fate lo sciocco, Giacomo!

Giacomo - Deve trattarsi, indubbiamente, di un trascurabile episodio che uscito dalla mia memoria.

Clemente - Ma la signorina avr ben dato disposizioni per il trasporto dei suoi bagagli...

Giacomo - Nossignore. La signorina, quand' uscita, aveva con s soltanto una valigetta.

Clemente - Vedi, Mary, non s' portato via niente. Ecco la prova che non ha mentito quando ha detto di avermi voluto bene!

Lady Clifford - Oh, Clemente, sei proprio un brav'uomo! Peccato che non possa essere io tua moglie.

Clemente - (mettendole una mano sulla spalla) Cara Mary, ho il grave dubbio che te ne scapperesti prima delle altre! (A Giacomo) Potete andare. (Giacomo non si muove). Volete dirmi qualche cosa?

Giacomo - Desidererei sapere cosa bisogna fare coi vestiti. Devo spedirli?

Clemente - No!

Giacomo - Devo forse regalarli a qualche altra signorina?

Clemente - No, per amor del Cielo! Li brucerete.

Giacomo - Sta bene, signor barone. Li getter subito nella caldaia del termosifone. (Esce).

Clemente - Povera Mary, non si pu proprio dire che tu sia fortunata con i miei pranzi. Anche adesso come allora...

Lady Clifford - Ah no, caro, questa volta non ho nessuna intenzione di andarmene. Dovremmo, per due ragazzacci, sciupare la nostra notte di Natale?

Clemente - Temo che, malgrado i miei sforzi, io non riesca a farti passare una serata abbastanza allegra...

Lady Clifford - Questo lo credo anch'io. Che ne diresti di una cenetta fuori, con una piccola orchestra di tzigani?

Clemente - un modo come un altro per risolvere questa situazione imbarazzante.

Lady Clifford - Benissimo. Allora salgo un momento per darmi un po' di cipria sul naso. (Lo bacia sulla fronte ed esce dal fondo).

Clemente - (rimasto solo, va alla scrivania, si siede e rimane immerso nei suoi pensieri).

Giacomo - (entrando) La signora contessa mi ha detto che i signori cenano fuori.

Clemente - S, Giacomo, ceniamo fuori.

Giacomo - Una decisione molto saggia, signore, se posso esprimere il mio pensiero... (Spegne alcune luci della camera). Devo far portar via quest'albero?

Clemente - Non necessario. (Giacomo esce. Clemente, dopo una pausa, apre il tiretto della scrivania, prende la cornice che conteneva il ritratto di Giovanna e la mette sul tavolo. Mentre la fissa si apre la porta superiore della galleria e appare Giovanna. Indossa un tailleur molto semplice, ha i capelli scuri e lisci. Sembra la Giulia del primo atto).

Clemente - (guarda in alto e resta impietrito) Giovanna!...

Giovanna - S, sono io, Clemente! (Scende alcuni gradini). Non mi riconosci, eh? Colpa dei capelli... Non potevo pi recarmi dal parrucchiere. Costava troppo.

Clemente - Comprendo che questo sia un dramma abbastanza grave per una donna, ma non vedo...

Giovanna - Ho lasciato D'Alvarez. O meglio, tu sai che non so mentire, stato lui a piantarmi.

Clemente - Lui, te?

Giovanna - Era terribile vivere con lui. Fin dalla prima settimana...

Clemente - Non avevo mai sospettato che tu potessi avere della simpatia per quel tipo... Mi sentivo cos sicuro!... Gi, il guaio dei matrimoni che i mariti si sentono sempre sicuri! Giovanna - Come sono stata sciocca quella sera, Clemente!

Clemente - Pu capitare a tutti di commettere una sciocchezza. Ci s'inganna e poi si riconosce l'errore. Tutto s'accomoda nella vita!

Giovanna - Sei proprio un angelo, Clemente!

Clemente - Me l'hanno ripetuto cos spesso negli ultimi tempi che comincio quasi a crederlo. Ma dev'essere una professione che frutta pochissimo. Anzi, ci si rimette!

Giovanna - Come hai passato questi mesi? Sempre solo?

Clemente - S.

Giovanna - Clemente, tu non sai mentire.

Clemente - Hai ragione. Ti chiedo perdono.

Giovanna - Mentendo mi hai dato la prova che mi vuoi sempre bene... Perch non mi hai mentito allora? Le menzogne sono il companatico dell'amore.

Clemente - Non sono tagliato per queste cose.

Giovanna - ... E quella donna eh' venni dopo di me, com'era? .

Clemente - Come te, Giovanna. L'identica tua copia. In lei ho continuato ad amare tu L'uomo pu possedere pi donne, ma non si pu amare che una: quella del suo primo amore. sempre lei che ritorna per dargli la felicit o il dolore.

Giovanna - Una vera calamit per te!...

Clemente - Oh, scusa... Non ho ancora dato ordini per il tuo ritorno...

Giovanna - Non posso rimanere. Avrei tutta l'aria di una che ha bussato alla tua porta in mancanza di un altro posto dove andare.

Clemente - Ma che farai? Dove andrai?

Giovanna - Zitto!... Non voglio vederti triste. Devi essere sempre quel caro, coraggioso signore che sei. Sono sicura che hai conservato tutti i miei vestiti.

Clemente - No, li ho fatti bruciare.

Giovanna - Oh, oh, Clemente! Ora comincio davvero a dubitare di te!...

Clemente - Hai sorriso come allora!...

Giovanna - cos bello ritrovarsi vicino a te.

Clemente - Ed ancora pi bello che tu ne abbia la sensazione!

Giovanna - (si avvicina a lui e lo bacia).

Clemente - (imbarazzato) Ma Giovanna.

Giovanna - Scusa, Clemente... ma stato soltanto per gratitudine'

FINE

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