I VETRI APPANNATI
Dramma in tre atti
di OLGA PRINTZLAU
Versione di Vinicio Marinucci
PERSONAGGI
ARTEM
MARIA
NJUSCIA
LO STRANIERO
BALIDOR
ALESSIO
PIETRO
LUSIKOF
RITKA
UN UFFICIALE
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Sul far dell'alba, in una capanna a lato della strada, poveramente arredata. una grigia mattina e latmosfera suggerisce una desolazione autunnale pi che unaria festosa di primavera. Nel centro, un tavolo con due ciotole di zuppa di cavolo fumante, mezza pagnotta di pane nero, dei piatti incrinati le dei pesanti cucchiai. Ai lati della tavola, due panche.
A destra delta porta nel fondo, un canterano scuro, sul quale appeso un cartello sostenuto con una puntina. Il cartello l'avviso di una taglia per la cattura di un proscritto; su di esso, in un angolo, disegnato un fagiano rosso, simile a un'aquila con le ali aperte. Di fianco al canterano, un lungo fucile.
Sulla parete di destra, una finestra costituita da un sol vetro. Questa finestra talmente coperta dalla polvere e dal fango della strada, che non permette pi un passaggio della minima luce. In quei luoghi il vetro rarissimo e possederne anche una piccola lastra costituisce Gorgoglio di ogni contadino. Sotto la finestra, una panca con una zuppiera e una padella. Verso il fondo, oltre la finestra, un giaciglio su cui sta dormendo una bambina. Sopra il giaciglio, un altarino, una nicchia con una piccola immagine, rozzamente intagliata nel legno, con una candela spenta dinanzi. A lato della nicchia, una chitarra polverosa, abbandonata.
Nell'angolo di sinistra, un fornello di pietra, su cui sono sospesi pentole, padelle e mestoli. Uno scanno dinanzi al fornello.
Artem, vestito alla foggia usuale dei poveri contadini russi, con delle pezze avvolte intorno ai piedi, seduto al tavolo e mangia. E' un uomo di quarantanni, alto, con barba e capelli neri e occhi penetranti. Una candla accesa sul tavolo dinanzi a lui. In lontananza si odono canti di contadini che vengono gi per la strada, diretti alla cappella; il suono si avvicina dolcemente, bench sempre in distanza. Si odono anche un tintinnio di campanacci e muggiti di vacche, insieme al canto di un uccello: Falba sorge.
Maria, che sta sulla soglia dell'altra porta, a sinistra, scarsamente visibile fino ad ora, si scuote e sembra destarsi. E' una donna la cui speranza non muore, al pari del suo sorriso velato; sempre delusa ma non a lungo affranta; perfino le violenze di suo marito e la durezza
della sua vita non sono riuscite a distruggere la sua fede. C' in lei uno strano miscuglio di donna e di bambina. E' ancora bella, come un fiore che abbia superato il vento e la tempesta. Rimane appoggiala contro lo stipite, ascoltando il canto lontano con il viso raggiante di rapimento.
Artem - (guardandosi intorno con impazienza) Maria! Maria! {Batte sul tavolo con il cucchiaio).
Maria - (scuotendosi e guardando lungo la strada, con emozione) Artem, stanno riunendosi al crocevia! Li senti, come cantano? Ascolta!
Artem - E va bene, lasciali cantare. Hai rammendato la mia giacca? ,
Maria - (scusandosi agitatamente, mentre il sorriso le svanisce a poco a poco nell'entrare dentro la stanza) Oh, ime n'ero dimenticata! Mi dispiace.
Artem - Fallo subito. Vuoi farmi arrivare tardi, o andare in chiesa come un pezzente?
Maria - (prende la giacca, l'ago, il ditale e il filo dal canterano, siede a sinistra della tavola e cuce. La luce della candela cos fioca che le fanno male gli occhi. Si passa le mani sugli occhi e si rivolge a lui con un sorriso malinconico) Artem, non potremmo accendere un'altra candela?
Artem - Perch? Tra poco ci sar il sole.
Maria - Ma cos scuro, qui...
Artem - E' inutile sprecare una candela per quattro punti. Avresti potuto cucirla ieri.
Maria - Ho lavorato in campagna tutto il giorno. Sono tornata troppo stanca.
Artem - Stanca? E di che?
Maria - Ho arato dalla mattina alla sera.
Artem - Il bue ha faticato, non te. E poi, i campi non si arano con le dita.
Maria - Sai che l'aratro rotto. Ho dovuto tenerlo sempre da un lato e spingerlo. (Si tocca il braccio ancora indolenzito) Pensavo che avresti potuto aggiustarlo stamattina, prima di andare in chiesa.
Artem - Non ho tempo. Bah! Tu non vorresti altro che dormire!
Maria - Non voglio dormire, no... (Portando la mano al cuore, con un patetico sorriso) C' sempre un dolore, qui... sempre...
Artem - (tagliando una fetta di pane) Immagino che quando verr Lipo dovremo spendere altri soldi per una nuova bottiglia di medicina.
Maria - No, le medicine non servono. E'... (guarda verso il giaciglio nell'angolo) per la nostra piccola Njuscia. Perch dovuto succedere? Perch dovuto succedere a lei?
Artem------------------ - E' stata la Sua volont!
Maria - (con amarezza) Non posso crederlo. (Pensa. Egli la fissa, meravigliato) Non so come hai potuto farlo a una bambina cos piccola... Non vedevi che era ammalata, che aveva tanto freddo?... Come hai potuto batterla fino a farla diventare muta!... Ora non pu pi parlare, ne cantare, n gridare come gli altri bambini... (Ora non pi la donna di prima: U dolore per la disgrazia della figlia la esalta e la tortura).
Artem - Sta zitta, vuoi tirarci addosso una maledizione, con queste chiacchiere?
Maria - Non potrebbe succederci niente di peggio che vederla ogni giorno sforzarsi, cercare di parlare, di ritrovare qualche suono nella sua povera boccuccia muta... (Ha gli occhi pieni di lagrime. Torna al suo cucito per distrarsi).
Artem - (alzandosi, e dando sfogo alla mia emozione) E a me, non pensi? Gli altri uomini hanno figli che ridono e cantano, e io... Io devo andare in mezzo a loro con questa disgrazia! Credi che non provi nessun dolore, io?
Maria - (tormentata) No, no, Artem! Lo so che anche tu...
Artem - Eppure, mi senti mai lagnare? Certe volte, preferirei che fosse la tua lingua a tacere per sempre!
Maria - Oh, se fosse stato cos!
Artem - Gi, se fosse stato... Beh, sbrigati, ora! Quanto tempo dovr aspettare? Lo sapevi da cinque settimane che stamattina avrei dovuto andare in chiesa...
Maria - Sar pronta subito. (Artem si occupa di una briglia che prende da terra e siede sullo scanno accanto al fuoco. Maria riprende a cucire) Artem... (Un grugnito di risposta) Credi davvero che Egli verr, oggi?
Artem - (volgendosi verso di lei, rapidamente) Se lo credo? Perch, tu non ci credi, forse?
Maria - (esitante) No, ma io...
Artem - Non ha detto l'indovino che era oggi il giorno in cui Lui - il figlio di Dio - sarebbe tornato sulla terra?
Maria - Come ha fatto a saperlo?
Artem - L'ha letto nelle carte! Tutto quello che ha letto nelle carte successo sempre.
Maria - (scettica) Ma Alessio dice che il mazzo delle carte il libro da messa del diavolo ...
Artem - Bah! Non ti ricordi quando lesse le carte al padrone della locanda? Disse che un ladro sarebbe venuto verso il dieci di giugno...
Maria - S, ma...
Artem - (gesticolando con un mestolo) Bisogna essere intelligenti per capire il significato . Tu, per esempio, avresti creduto che lui volesse dire che un ladro avrebbe rubato del denaro e il vino della sua cantina... .
Maria - (insistendo nella sua idea) Ma come fa a sapere che Lui verr?
Artem - Lo sa! Non c' altro da dire. E oggi tutti porteranno dei regali. Fino da ieri la sagrestia sembrava un bazar. Vestiti, zoccoli, cucchiai d'argento, brocche, candelabri, roba da mangiare, tutto per Lui!
Maria - (triste) Vorrei poter venire anch'io... Njuscia...
Artem - Sono io il capo della casa, e un marito vale tanto per se stesso che per la sua famiglia.
Maria - Non per questo, ma se noi portassimo Njuscia da Lui... forse Lui la toccherebbe e la guarirebbe...
Artem - Ci ho pensato. Ma c' un modo migliore. (Con spavalderia) Quando Lui verr, io andr da Lui, davanti a tutti, e Gli parler di Niuscia. Egli mi benedir per la mia fede e guarir Njuscia, anche da lontano.
Maria - (con timore) Ma supponi che non lo faccia! Oh, se ci portassi con te!
Arte;m - Ho detto che la mia fede baster! E poi, Lusikof mha gi dato una caraffa di vodka per poter venire sul mio carro. Avrei dovuto rifiutare una caraffa di vodka per la tua mancanza di fede?
Maria - No, ma...
Artem - Smettila coi tuoi ma e ferma anche quel bottone, invece. E' lento come il tuo stupido cervello... (Si alza e si avvicina alla finestra per prendere un arnese sulla panca).
Maria - (riprendendo a cucire, con gli occhi affaticati per l'oscurit, dopo una pausa) Artem, volevo chiederti una cosa. Si tratta del vetro della finestra.
Artem - Che c'?
Maria - Perch non cerchi di pulirlo? Darebbe una luce cos bella... Sono sicura che non s romperebbe. Potresti provare... piano... piano... con uno straccio... Io non ho paura...
Artem - (respingendo l'idea e indicando il vetro) T'ho detto di tenere le mani lontane da quel vetro. L'ho pagato due rubli e non ho nessuna voglia di vederlo rotto.
Maria - Ma l'uomo che ce l'ha venduto ha detto che avrebbe fatto una luce tanto chiara...
Artem - (amaramente) Gi, invece non durato che qualche mese! Poi diventato nero e spesso come un muro... (Lo tocca con un dito, timorosissimo) Ci ha ingannati, lo so...
Maria - (incoraggiandolo) Ma forse non si romperebbe! E' tanto scuro, qui dentro! Proviamo, Artem... Ti prego... (Si ode in lontananza il canto di Balidor Dove nasce l'amore? ).
Artem - (fermandola, mentre sta per alzarsi) Ferma! Sei pazza?! Non ti ricordi che cosa ci ha detto quando ce lha venduto? Di non toccarlo mai , se no l'avremmo rotto! Se metti un solo dito sopra quel vetro, ti far assaggiare il bastone! (Maria ricade a sedere sulla panca. Ancora silenzio, mentre lei cuce lui continua a lavorare alla briglia. Da lontano vengono delle dolci note d musica e una voce d'uomo: il canto mattutino di Balidor, H cantore vagabondo. Un mutamento avviene in Maria: il suo viso si addolcisce, si solleva, le mani rimangono inerti, e un anelito va sorgendo in lei, un anelito per la bellezza. Artem se ne accorge) Che stai sentendo?
Maria - Qualcuno che canta...
Artem - (ascolta la dolce musica, poi, con un sogghigno) Credo di indovinare chi sia. E1 quel pazzo di Balidor, che va suonando di mattina. Soltanto un pazzo come lui potrebbe andare girando per i campi a quest'ora e suonare. Dice che lui suona e gli uccelli si destano . (Con derisione) Che lui suona e i fiori aprono i loro occhi assonnati . (La donna siede ad ascoltare, con lo sguardo intenerito) Gi, basta che lui suoni, e anche il sole sorge!
Maria - (vibrante, lo sguardo lontano) L'ho sentito suonare... un'altra volta cos!
Artem - (avvicinandosi alla tavola) E tu lo stai a sentire! Sei stupida come tutte le donne, anzi, peggio delle altre. Hai una casa, un buon marito, da mangiare, tutto quello che vuoi, e intanto stai li a sentire la sua musica. Ma che razza di moglie sei?
Maria - Non faccio nulla di male. So che tu sei un buon marito...
Artem - (riprendendo la briglia e sedendo sulla panca a sinistra della tavola) Meno male che lo riconosci. Se ti trovo un'altra volta ad ascoltare quel vagabondo...
Maria - Ma, Artem... lo conosciamo da anni... Balidor non fa nulla di male...
Artem - Nulla di male? Va di casa in casa, suonando e cantando, le donne smettono di lavorare e restano in ozio a sentirlo... (La canzone di Balidor continua debolmente in distanza, con l'accompagnamento della sua chitarra).
Maria - Anche ai bambini piacciono le sue canzoni di paesi lontani... d'amore...
Artem - L'amore! Ecco quello che ! Mentre gli uomini sudano in campagna, le donne stanno sedute a casa, a sentire Balidor che canta dell'amore...
Maria - Ma non peccato ascoltare la musica...
Artem - Dipende da chi la suona. E ricorda: una donna pu essere infedele tanto con le orecchie quanto con il corpo. Nessuna donna m'ha preso mai in giro, a me. (Una figura in ombra passa dinanzi alla porta di sinistra, guarda dentro per un istante, poi scompare. E' Ritka, una ragazza dal viso pallido affinato. Maria la vede e trasale lievemente; guarda verso Artem: anch'egli l'ha Dista) Chi passato?
Maria - Era Ritka.
Artem - Ritka?
Maria - (con piet) Ho sentito dire che va di porta in porta a chiedere da mangiare. Poveretta, il suo bambino moribondo...
Artem - (riprendendosi) Forse, sarebbe meglio per lei so morisse...
Maria - Ha tanto sofferto, anche senza di questo...
Artem - Non farla avvicinare alla mia porta...
Maria - (si alza. Fingendo un tono naturale) La tua giacca finita. (La poggia sul tavolo e nasconde una letta di pane sotto il grembiule).
Artem - Che vai a fare, adesso?
Maria - Porto da mangiare ai polli.
Artem - (si avvicina, sospettoso, con un sorriso crudele sul volto) Hai sentito gi il canto del gallo? Da quando in qua dai a mangiare ai polli prima che si sia alzato il sole?
Maria - No, io volevo solo... (Maria non conosce larte di mentire).
Artem - (prendendo la fetta di pane) Credete di farla a me, voi due? (Getta il pane sulla tavola e va verso la porta. Maria losserva spaventata, girando attorno alla tavola. Egli guarda fuori della porta e vede Ritka) Che vuoi? Vieni qui!
La voce di Ritka - Vi prego... ho fame...
Artem - (mentre Ritka viene in vista) Una donna ha i sette spiriti, come un gatto... Dici sempre che hai fame e non muori mai...
Ritka - Il mio bambino muore... abbiamo fame...
Artem - (sulla soglia, guardando da una donna all'altra, fa qualche passo in dentro. A Maria) Vai, ora. D a mangiare ai polli. (Maria esita) Non passare dalla stalla. II granturco li. Ti chiamer io, dopo. (La canzone di Balidor muore in lontananza. Maria ubbidisce docilmente, prendendo un secchio e volgendosi a riguardare; poi esce, chiudendo dietro di s la porta della stalla. Ritka rimasta con le mani gelate chiuse sotto lo scialle. Artem le sorride) Entra, non aver paura. (Ella entra, timida, spaventata. Egli le si avvicina) Di che hai paura?
Ritka - Ho fame. E ho tanto freddo...
Artem - (sorridendo) Le donne hanno sempre fame...
Ritka - Sono due giorni che non ho avuto nulla...
Artem - (annoiato) Non tho detto di startene lontano dalla mia casa?
Ritka - (a fatica) Artem, devi darmi qualcosa. Non per me, per il bambino... Ho cercato tutto ieri... tutta la notte... (Premendosi le mani sul petto) Ma... pi nulla...
Artem - (avvicinandosele) Una volta non eri... cos... (L'attira a s, accarezzandola rozzamente) Non Ho dimenticato...
Ritka - (ritraendosi da lui) Oh, tu hai dimenticato... Tutto...
Artem - No, ricordo sempre quella notte quando ritornavo dall'osteria... Stavi sulla porta della tua stalla, sotto la luce della luna... Aspettavi qualcuno?
Ritka - No, era l'unico posto dove potessi dormire, dopo la morte di mio padre. Non aspettavo ne te... ne nessun altro.
Artem - Per, non t'ha fatto dispiacere quando io sono venuto, eh?
Ritka - Hai forzato la porta...
Artem - (ridendo leggermente) Una mosca avrebbe potuto spezzarlo, quello spago...
Ritka - Lasciami...
Artem - Allora non mi odiavi in questo modo...
Ritka - No, mi fai male...
Artem - (lasciandola) C' quasi una ciotola di zuppa... E' ancora calda... (Ritka rimane incerta, tentata. Egli siede sull'orlo della tavola e le mostra una fetta di pane) E questo fresco... Infornato ieri... Morbido e saporito. (Ne rompe un pezzo e glielo getta lai piedi. Ella lo afferra e lo mangia).
Ritka - Ti prego... dammene ancora...
Artem - (prendendo la sua giacca dal tavolo) E questa calda e pesante... Sarebbe una buona coperta per il bambino... Dove lo tieni?
Ritka - L'ho nascosto. Nessuno lo trover.
Artem - Potrebbe morire di fame o di freddo...
Ritka - Non dirlo... dammi qualcosa. Solo da te posso venire... Gli altri mi scacciano tutti...
Artem - (sussultando) Non avrai detto a qualcuno?
Ritka - No. Ti giuro di no. Te l'ho promesso...
Artem - Se apri la bocca di tanto... (Improvvisamente cambiando, pi gentile) Avanti... Ti dar tutto... Il pane e la zuppa...
Ritka - (con un'esclamazione di gioia) Oh, Artem.. (Le sue dita si tendono avidamente verso il cibo) Lasciami prendere...
Artem - No, te lo porter io... Stanotte!
Ritka - (fissandolo) Vuoi dire... (Rabbrividisce)No, no!
Artem - Due fette, allora...
Ritka - No, no! Non posso!
Artem - Ti dar un po' di zuppa ora, se mi prometti.
Ritka - (torturata) Oh, se tu potessi vederlo E' come un piccolo fiore bianco... e anche quando non ha nulla da mangiare, continua a sorridermi, ogni volta che mi avvicino... Oh, Artem, dammi un po' di cibo... Non chiedermi... ti prego... no... ti prego...
Artem - (ferito nel suo orgoglio, si alza dalla tavola, lasciando il cibo dietro a lui. Ritka capisce di aver perduto e si ritrae, mentre egli riprende la briglia) Via, via! (Ritka fa un ultimo tentativo per afferrare una fetta di pane, ma egli la colpisce sul braccio: ella d un grido e corre via da sinistra, atterrita. Maria, richiamata dal grido, entra dalla porta della stalla. Ella lo vede 'con la briglia in mano, il viso contratto. Egli si volge) T'ho chiamata, forse?
Maria - Ho sentito gridare... L'hai battuta...
Artem - (gettando via la briglia) E ho fatto bene. Non ti azzardare a farla venire un'altra volta davanti alla mia porta.
Maria - (avvicinandosi alla tavola) Perch le donne devono essere sempre punite per i peccati degli uomini?
Artem - (con tono di superiorit) I peccati degli uomini rimangono sulla soglia, quelli delle donne entrano nelle case! (Maria lo guarda con disprezzo. Chiude gli occhi rapidamente e li distoglie da lui prendendo a sparecchiare la tavola).
Maria - E' chiaro, ormai. Il sole comincia ad alzarsi.
Artem - Gi, e immagino che il merito sia di quel pazzo di Balidor! (Dalla strada giungono musiche e canti).
Maria - (guarda verso la strada. Da lontano giunge il suono di un coro gregoriano, indistinto) Vengono su per la strada, verso la Chiesa. C' Pietro, Alessio, Lusikof...
Artem - Se far tardi, sar colpa tua. D che m'aspettino... (Scompare nella stalla, mentre le voci si avvicinano. Il viso di Maria si rischiara. Ella sulla porta).
Voci - (fuori della scena) Artem! Sbrigati, Artem! Buon giorno Maria! (Pietro, Alessio e Lusikof entrano, portando in mano delle candele accese e doni da recare in chiesa. Sono lieti, vestiti a festa. Pietro un contadino di buon cuore, un po' tardo d'intelligenza, con una corta barba: porta sul braccio un mantello splendidamente ricamato. Alessio un vecchio con i capelli bianchi; reca sulle spalle dei candelabri di bronzo e un paio di zoccoli dai vivi colori. Lusikof, grasso e prosperoso, ben vestito, porta una cintura riccamente guarnita. Tutti hanno le candele accese in piccoli candelieri).
Maria - Benvenuti, Alessio, Pietro, Lusikof! Pietro, Alessio,
Lusikof - Salute, Maria! Dov' Artem? E' pronto?
Maria - Verr subito. Sta preparando il carro.
Pietro - Quanto pi si abita vicino alla chiesa, tanto pi si ritarda.
Maria - (colpita dalla vista dei doni) Oh, Pietro, fatemi vedere! E' questo il mantello che vostra moglie ha fatto per Nostro Signore?
Pietro - (mostrandolo con orgoglio) S, e ce n' voluto di tempo per ricamarlo!
Maria - (esaminandolo) Com' bello...!
Pietro - (agli altri) Ha la segreta speranza che Egli lo lasci in chiesa, dove tutti possano ammirarlo...
Alessio - Guarda, Maria, -questi zoccoli li ha fatti mia sorella... Li ha dipinti con delle tinture di erbe. La pelle del mio vitello pi giovane.
Maria - (emozionata) Oh, certamente Gli piaceranno.
Lusikof - Anch'io ho fatto dei sacrifici... Questa cintura del cuoio pi fino... M' costata venti rubli e per molti giorni ho dovuto fare a meno del mio tabacco e del solito bicchierino... (Maria rimasta in mezzo agli uomini, volgendoci stupita dalluno allaltro ad ammirare i doni. Artem rientra dalla stalla). Pietro, Alessio,
Lusikof - Salve, Artem!
Artem - Salute, Pietro, Alessio! Buon giorno, Lusikof!
Maria - Guarda, Artem, guarda! Hanno portato anche dei regali! Candelabri d'argento, guarda, e i] mantello ricamato da Sonia... e questi sandali, e la cintura...
Artem - (annoiato dalle lodi di lei, avvicinandosi) Calmati, non sei capace di ammirare una cosa senza perdere il cervello? (Prende ad esaminare i doni).
Maria - (incapace a contenersi del tutto, con effusione infantile) Pensa che per quella cintura Lusikof stato molti giorni senza bere!
Artem - (rilevando l'allusione) Ah! Non sai che un bicchierino di vodka dopo pranzo un rublo di meno che regalo al medico?
Pietro - (ridendo e lisciandosi la barba) Per dieci giorni non mi sono fatto nemmeno la barba!
Alessio - E tu e Maria, che cosa avete fatto per Lui? (Maria fa per parlare, ma Artem le accenna di tacere).
Artem - (mettendosi la giacca) Ho creduto che non avrei potuto fare nessuna cosa veramente degna di Lui! (/ tre contadini rimangono interdetti dinanzi all'insinuazione. Artem soddisfatto di se. Un breve silenzio, durante il quale si ode un canto lontano).
Maria - Pure... Io ho preparato un'offerta per Lui!
Artem - (meravigliato) Tu?!
Maria - (decisa) S. (Si volge, va al canterano mentre tutti la guardano, apre il primo cassetto e torna con un fazzoletto bianco).
Artem - E che sarebbe, quello?
Maria - E' un fazzoletto. Sono stata su la notte a lavorarlo. Una volta ho letto nel Libro Santo che mentre Lui portava la croce, una donna Gli asciug il viso con un fazzoletto, quando la Sua fronte sanguinava per le spine che Gli avevano messo sul capo. (Aprendo il fazzoletto) Ho ricamato una rosa bianca, in mezzo, ma senza spine. Forse Egli l'user quando sar stanco, nei Suoi viaggi. (Pietro lo prende e lo guarda, poi lo passa agli altri)
Artem - (avvicinandosele, abbuiato) E tu sei stata su di notte, consumando le candele che costano un kopeko l'una, per fare quella roba?
Maria - L'ho fatto per Lui. Era tutto quello che avevo: Ilio ritagliato dal mio vestito della domenica.
Artem - Che dici?!
Maria - (cercando di calmarlo) Non me ne importa, Artem, ne far senza.
Artem - Non importa a te! (Ella cerca pateticamente di calmarlo) Mi porterai alla miseria per queste pazzie! Hai sentito, Pietro, s' tagliata il vestito della domenica per fare quella roba!
Pietro - Forse il Signore l'apprezzer di pi, per questo..
Artem - Bah! La donna ha i capelli lunghi, ma l'intelligenza corta!
Maria - Glielo darai, Artem, da parte mia...? (Prende il fazzoletto da Lusikof e lo porge ad Artem).
Artem - Un'offerta stupida come questa non potrebbe che offenderLo. Farai meglio a lavorare, da oggi in poi, e basta, se non vorrai essere castigata come si deve. (Getta il fazzoletto sul tavolo. Maria lo prende, piegandolo con cura).
Maria - (dopo un momento di delusione profonda, allontanandosi col fazzoletto, per consolarsi) Dicono che vada vestito solo di bianco e di rosso, con una tunica e niente altro... Forse non avr bisogno di nessuna di queste cose. Io spero soltanto che venga... (Ripone il fazzoletto in seno, come per proteggerlo. La musica si allontana, insieme con la folla).
Artem ; - Verr, l'hanno detto le carte. (Maria sorride tristemente).
Pietro - (improvvisamente preoccupato) Se... se per una ragione qualunque non dovesse venire, io... (Esita, poi prosegue) Io vender il mantello a chi me lo pagher di pi. (Maria si volge, impressionata dal dubbio di Pietro) Dovrei farci almeno duecento rubli, non vi pare?
Artem - Gi, se tua moglie non vorr tenerselo lei!...
Pietro - (allarmato) Non credo! Per far meglio a nasconderlo...
Artem - Hai sempre paura di lei?
Lusikof - Ha un carattere peggio del diavolo, lo sai...
Pietro - Mi d la scopa sulla testa e dice che mi vuole bene, mi butta le braccia al collo e dice che mi odia...
Artem - (ridendo) Oh, dovresti avere una moglie buona e innamorata come Maria! (Le si avvicina. Ella lo guarda con un sorriso triste) Mi vuole tanto bene che se le sputassi in un occhio direbbe che rugiada del cielo. (Il sorriso di lei svanisce. Egli le pizzica il braccio, apparentemente con affetto, ma cos forte che ella sussulta e si ritrae).
Pietro - Ma allora, Artem, tu non Gli offrirai nulla?
Artem - (si volta, sorridendo stranamente) Nessun dono, soltanto la mia fede. Ho un altro progetto, io, e se mi riesce, il nome di Artem Tiapkin diventer famoso in tutta l'Ucraina. (Maria e gli uomini lo guardano, mentre egli prende dal canterano una piccola scatola di legno) In questa scatola ci sono cinque pietre. (Le mostra, facendole ricadere ad fina ad una dentro la scatola) Quando Egli verr io Gliele mostrer e Gli dir di cambiarle in cinque monete d'argento ! (Gli altri rimangono stupiti e allarmati dinanzi a questa irriverenza).
Alessio - Ma un sacrilegio, voler mettere alla prova il Suo potere!
Artem - Gi, ma se riesce, io comprer con quelle cinque monete una campana nuova per la chiesa! Ogni domenica suoner e chiamer tutti nella casa del Signore!
Pietro - Oh, Artem, sei furbo, tu, avresti dovuto fare l'avvocato! (Artem si mette in tasca la scatola, molto soddisfatto. Maria rimane disgustata dalla loro avidit. Pietro si volge per andare) Andiamo, ora, tardi. (Si ferma vedendo il cartello appeso al muro. Artem si sta mettendo il berretto) Oh, anche tu hai uno di quei cartelli! Li ho visti dappertutto, lungo la strada.
Artem - Se tu fossi furbo abbastanza da prendere quell'uomo, caro Pietro, avresti trenta rubli di pi in saccoccia.
Pietro - Chi te l'ha dato?
Artem - Libo portato via ieri sera dall'osteria. Mi piaceva il disegno di quel fagiano rosso nell'angolo. E' di un bel colore, Maria diceva sempre che voleva un quadro da appendere al muro, e cos, eccolo l!
Lusikof - Ma non un quadro, l'avviso di una taglia per la cattura di un proscritto, vivo o morto .
Artem - (ridendo) Un bel soggetto, non ti pare? (Volgendosi al cartello) Trenta rubli di ricompensa a chi dar informazioni per la scoperta o la cattura di Sergio, capitano dei Fagiani rossi .
Maria - Come fai a sapere che dice questo? Tu non sai leggere.
Artem - E che vuol dire! L'ho sentito leggere da Mikailof.
Pietro - (indicando il cartello) E' quello stesso che faceva i discorsi nella piazza?...
Aktem - S. Voleva che il popolo si rivoltasse contro Amprobova: diceva che le sue tasse erano ingiuste.
Maria - Ma parlava per il bene del popolo, no? Tutti noi abbiamo sofferto per causa di Amprobova...
Artem - Sta zitta, tu!
Alessio - E che significa quel fagiano rosso?
Artem - (con importanza) E'... una specie di ricamo rosso, che portano sulla camicia. Tutti gli uomini di Amprobova lo portano, e hanno il dovere della lealt e del segreto.
Alessio - E lui che cosa ha fatto?
Artem - Ha tradito Amprobova! Ah, un bue si piglia per le corna e un uomo per la lingua! Ma non rimarr libero a lungo... (Guardando il cartllo) Un guadagno abbastanza facile, ad avere la fortuna di trovarlo...
Lusikof - Andiamo, Artem, si fa tardi... (Pietro va atta porta sinistra. Artem, con un grugnito, prende il fucile vicino al canterano e lo porge a Maria, un po' spaurita).
Artem - Tieni, prenditi questo e sta attenta a ogni straniero che vedessi girare da queste parti. Apri bene gli occhi, e se qualcosa ti fa credere che si tratti di lui (indica il cartllo) non perderlo di vista finche io non torni. Non sparare se non per difenderti, per. (Sulla porta) Ci sar pi merito a consegnarlo vivo che morto! Andiamo! (Esce con Pietro, Alessio e Lusikof. La luce delle loro candele si allontana con essi, lasciando Maria in un oscuro, desolato silenzio. Si avvicina alla porta con il fucile, guardando dietro a loro; poi va presso il cartello e lo fissa senza capire; ella non pu che provare un gran senso di meraviglia e di compassione per un uomo cos coraggioso e amante del benessere del popolo. Appoggia il fucile contro il muro. Fuori, la luce del sole diviene pi forte; si ode di nuovo un debole canto lontano. Ella rialza il capo, vorrebbe ascoltare, ma rammenta l'avvertimento di Artem e un'emozione sempre crescente si impadronisce di lei quando il canto si avvicina sempre pi, finch si ode una chiara voce di uomo cantare, accompagnandosi sulla chitarra. Ella ha quasi paura di udire, paura di se stessa, e si ritira lungo la parete buia; cercando di nascondersi per non farsi vedere dal cantore quando egli passer [la porta di casa, infatti, e tenuta sempre aperta, perch la finestra non d luce], Balidor appare sulla porta. E' alto, di bell'aspetto e indossa un abito da contadino alquanto logoro; bruno, gli occhi profondi, il sorriso dolce. Egli guarda senza scorgerla, continuando a suonare. S appoggia all'esterno della porta, cantando a mezza voce).
Balidor - Dove nasce l'amore? Non si sa. Non fiorisce sugli alberi, non si adagia in un nido, non si nutre in un cuore. (La sua voce si innalza. Durante il canto, Maria si stringe sempre pi contro il muro, le mani strette sul petto). Viene con le sue ali misteriose, pi veloce dei fulmini e del vento. L'amore nello sguardo, nel sorriso, l'amore la canzone che ora canto... . (Termina, con qualche ultima, dolce nota. Guarda di nuovo nellinterno) Maria... Siete in casa?...
Maria - (facendo appena un passo avanti) S... Sono qui, Balidor. Ma non dovete entrare... Artem uscito... Non dovete entrare, lui non vuole...
Balidor - Dov' andato?
Maria - In chiesa. Sar fuori tutto il giorno.
Balidor - Sar un giorno di pace per voi, allora, Maria...
Maria - Non dovreste 'dire certe cose...
Balidor - (durante l'intera scena, continua a far vibrare delle piccale corde, in accompagnamento alle sue parole, con effetto affascinante) Non vero, forse?
Maria - Dice che voi... fate sognare e rimanere in ozio tutte le donne... con le vostre canzoni...
Balidor - Che male c', nei sogni?
Maria - E' male... quando bisogna lavorare... (Nervosamente) Mi ha avvisato di non ascoltare la vostra musica... Perch siete venuto?
Balidor - Sono venuto per aggiustare il vostro aratro. Erotto dal lato sinistro, e dovete faticare per guidarlo.
Maria - E' vero... Come lo sapete?
Balidor - Vi ho visto ieri sera, tardi, nei campi...
Maria - Oh! Dove eravate?
Balidor - Vicino alla quercia grande... alla siepe.
Maria - Voi-.
Balidor - Non vi ho chiamata... Sembravate felice...
Maria - Ero sola...
Balidor - Poi ritornaste a casa attraverso il campo. Nel cielo non v'era che una stella, e la luna si era appena alzata. Vi scioglieste i capelli, che vi ricaddero sulle spalle come un manto scuro... (Maria rimasta ad ascoltare, rapita e vergognosa. Abbassa il capo) Perch abbassate il capo? Non sapete che siete bella? I vostri capelli sono come il cielo di notte...
Maria - Si sono fatti grigi...
Balidor - Il cielo di notte venato d'argento.
Maria - Voi non sapete quello che dite... Oh, Balidor, una donna farebbe tanto per un po' di gentilezza...? per questo che siete venuto qui? Per tentarmi?
Balidor - No, solo per dirvi la verit.
Maria - Nessun uomo mi parla come voi. Mi fate bruciare dalla vergogna... (Cercando debolmente di respingerlo, mentre egli si avvicina) No... Balidor, non entrate... No.;.
Balidor - Ho portato del fil di ferro, aggiuster l'aratro.
Maria - (con un piccolo sospiro, dolcemente) Balidor... voi avete fatto questo, per me? (Egli le sorride, poggia la chitarra contro lo stipite e si allontana. Ella siede, sola, poi si alza e si avvicina alla porta. La vista della chitarra una tentazione invincibile: toccarla, soltanto una corda! Ella la prende e siede sullo scanno, nella luce presso la porta, con la chitarra sulle ginocchia. Fa scorrere un dito su di una corda. Al suono, sussulta con uno sguardo colpevole, e sta per rimetterla a posto, quando si ode la voce di Balidor).
Voce di Balidor - Fate scorrere le dita lungo le corde, Maria...
Maria - (esegue, timorosamente. Ne risulta un insieme disarmonico. Ella sorride delusa) Oh, non pi bello quando la tocco io...
Voce di Balidor - Mettete un dito su quel piccolo incavo rosso... (Ella trova ed esegue) Ora fate scorrere le dita. (Ella obbedisce e ne risulta un accordo armonioso).
Maria - (emozionata) Oh!
Voce di Balidor - Provate, ancora, non abbiate paura.
Maria - (ripetendo l'accordo) Oh, Balidor! E una musica!
Voce di Balidor - Ora mettete il dito dove sono due incavi... (Maria esegue e ne risulta uno squisito accordo minore. Ella ancora pi stupita) Adesso ripetete il primo (Ella esegue) Ora il secondo. Il primo. Il secondo. (Canta in armonia con gli accordi) Dove nasce l'amore? Non si sa. Non fiorisce sugli alberi... . (Viene sulla porta, con un pezzetto di fil di ferro in mano) Non si adagia in un nido... . (Maria, stupefatta dalla nozione che le sue proprie mani, rozze, sciupate dalla fatica, abbiano potuto trarre quella musica, si interrompe, con la sguardo scintillante tra le lagrime. China il capo, portando le mani sul volto. Balidor la guarda con tenerezza).
Balidor - Maria, perch...?
Maria - (alzandosi, tremante, e porgendogli la chitarra) Non so mi spavento quasi... di toccarla...
Balidor - Perch...
Maria - Perch tanto bello-.
Balidor - (prendendo la chitarra) Avete paura della bellezza?
Maria - A volte, fa male... Anche Artem ha una chitarra... Lass... (Indica la vecchia chitarra polverosa appesa al muro). Non suona pi, da tanto tmpo... Non mi permette mai di toccarla. (Si passa le mani sugli occhi) Balidor... Voi avete aggiustato l'aratro per me... Grazie.,, Il lavoro sar pi facile...
Balidor - (si mette la chitarra a tracolla. Le prende le mani, appassionatamente) Maria... Se le vostre mani potessero toccare soltanto queste corde... invece del manico di quell'aratro...
Maria - (debolmente, ritraendo la mano) Bisogna lavorare...
Balidor - E cantare... Voi ed io... (Lungo la strada, insieme... Sempre insieme... Attraverso i campi di giorno... nelle grandi foreste la notte... (Ella chiude gli occhi. Le dita di lui accarezzano le corde, ritraendone dolci, vibranti accordi appassionali).
Maria - (in un sussulto) No... vi prego...
Balidor - Voi verreste con me...
Maria - Il mio posto qui.
Balidor - Voi imi avete gi detto che verreste...
Maria - Io? (Spaventata) No...
Balidor - Avete toccato queste corde... Ascoltate. (Tocca la prima corda che ella ha suonato) Questa, dice: Balidor - ogni giorno io ascolto il tuo cuore che parla al mio cuore - nei campi - nei boschi .
Maria - Voi mi avete insegnato a suonarla... Voi.
Balidor - (sorridendo) Poi avete toccato quest'altra. (Suona la seconda corda) Essa dice: Balidor, il mio cuore vostro - stato sempre vostro! .
Maria - Voi, mi avete insegnato...
Balidor - Maria, voglio insegnarvi la felicit e la pace... e l'amore...
Maria - (in un sussurro) Oh, io non posso ascoltarvi... Ho paura... (Improvvisamente, riflettendo) Che dir domani, quando vedr che avete aggiustato l'aratro?
Balidor - II domani non viene mai. Maria... Forse, domani, sar contento che gli ho aggiustato il suo aratro.
Maria - Balidor, siete gentile... Io posso ascoltarvi suonare, lungo la via... Non occorre che veniate cos vicino... (Ella prende a cucire. Egli si appoggia alla porta, ogni tanto toccando qualche corda. I loro occhi si incontrano e si allontanano. Le mani di lei tremano visibilmente mentre cerca di cucire).
Balidor - Non verr pi, Maria. Questa la casa di un altro uomo. Ma se volessi... potrei farvi venire a me... Attirarvi... per sempre...
Maria - Non dovete parlare cos...
Balidor - (dopo una pausa) Ricordate la sera in cui lui vi port qui?
Maria - (guardando lontano, poi riprendendo rapidamente a cucire) S, ricordo...
Balidor - Io stavo in mezzo agli altri, nella folla... Vi port sul suo carro... (Ella interrompe il suo lavoro) Il vostro viso era bianco come i fiori che avevate sui capelli...
Maria - Li conservo ancora... (Si alza e prende da un cassetto del canterano una coroncina di fiori bianchi appassiti, avvolta in una pezza).
Balidor - Maria... vorreste rimetterli... un momento solo?
Maria - (sorridendo) Ma... sarebbe sciocco, ora.
Balidor - Voglio rivedervi come eravate quella sera... (Ella obbedisce e si volge verso di lui ponendosi in capo la coroncina con dei piccoli gesti impacciati) I fiori sono appassiti, ma i vostri occhi sono sempre gli stessi... Maria... (Si avvicina) Ricordate quando mi passaste accanto, quella sera, e ci guardammo? Ricordate?...
Maria - Non lho mai dimenticato.
Balidor - Voi mi guardaste... profondamente, negli occhi... Devo dirvi quello che accadde?
Maria - No... vi prego.
Balidor - Voi portavate quei fiori di nozze per lui, allora... ma in quel momento li portaste soltanto per me... Anche voi lo sapete... Ditemelo...
Maria - Ricordo il vostro sguardo... Non ho potuto pi dimenticarlo... Nessuna donna potrebbe dimenticarlo... Oh, perch siete venuto qui, a tormentarmi cos? Io sono una buona moglie... Ho fatto sempre il mio dovere... Io... io amo mio marito... (La voce si affievolisce sotto lo sguardo penetrante di Balidor) Io... Io...
Balidor - Voi portate la mia corona di nozze... e dite queste parole?
Maria - (togliendosi la coroncina) Non la vostra... Io lo amo, vi dico... Io... Io...
Balidor - E allora perch vi siete tolta la mia corona?
Maria - (confusa) Io... Io... Oh, vi prego... (Si volge, torturata).
Balidor - Un giorno, Maria... Un giorno!...
Maria - Oh, andate... andate!
Balidor - (guardando fuori) Vedo grandi nuvole nel cielo... come se una tempesta stesse per avvicinarsi... C' tanta polvere sulle foglie, sui fiori, sugli alberi... Ma quando la pioggia verr, essi ritorneranno freschi... come al mattino, sotto la rugiada, nei campi... E il sole splender...
Maria - (quasi in singhiozzi) Vi prego. Non posso ascoltare... Non devo...
Balidor - Oh, nessun fiore della strada, coperto dalla polvere, potr tenere lontana la pioggia... (Silenzio. Egli le sorride, con tenerezza. Ella resiste alla tentazione di volgersi verso di lui. Egli sospira, poi si allontana lungo la via. Ella rimane ad ascoltare le dolci note del canto di lui, finch si perdono in lontananza. Il pianto le serra la gola, e quasi gualcisce inconsciamente la coroncina, singhiozzando).
Maria - Oh, perch venuto... Perch... venuto!... (Poi si fa forza, anche se le sue membra tremano. Ripone i fiori nel canterano e si asciuga gli occhi. Si avvicina al giaciglio dove dorme la bambina) Njuscia, piccina mia... (Sta per svegliarla, quando si trattiene e scuote il capo) Non ancora... (Si avvicina all'altarino, si inginocchia e prega) Oh, mio Dio, lei pu parlare... lei pu ! Ti ho pregato ogni notte, per tutti questi mesi Oggi... oggi non mi abbandonerai... Oggi... mi farai la grazia! (Guarda verso il giaciglio, poi si china sulla bambina, timorosa di toccarla; infine la sveglia, gentilmente. Si ritrae e la osserva stendersi, nei primi gesti del risveglio. Tutta lanima di Maria nei suoi occhi mentre osserva ansiosamente per scoprire il primo segno del miracolo invocato) Svegliati, Njuscia... Guarda il sole gi alto... Vieni... (Attende ]la prima parola, ma Njuscia fa soltanto cenno di s, e le sorride, uscendo dalle coperte. Ella la ferma) Njuscia, puoi parlare?... (Niuscia pensa e prova; poi scuote il capo. Maria ha un piccolo grido) Oh, speravo tanto... (Con un singhiozzo si allontana da lei e rimane sola in mezzo alla scena, le mani serrate, la sua fede scossa. Njuscia si alza e cerca di confortarla accarezzandola) Oh, piccola mia... Perch non mi dici... Perch non mi chiami, come una volta: Mamma.-Vieni, prova... Mamma... (Njuscia prova, forma la parola con le labbra, ma nessun suono viene. Maria la stringe a se) Oh, ma perch non puoi parlare?! Che cosa ha fatto la mia Njuscia per essere punita cos! Che cosa ha fatto? Perch non mi rispondi? Io, una povera donna, non potrei far del male a una bambina, e Tu... Tu che hai tanto amore per tutti... hai voluto che restasse muta! Perch non vuoi che parli pi... che canti pi., per me? Che abbiamo fatto? Che cosa ho fatto, io?! (Njuscia cerca di farla inginocchiare, ma ella scuote il capo, una strana aria di sfida si impadronisce di lei. Poi cade a sedere, singhiozzando. Njuscia le accarezza la mano, la bacia) Almeno... almeno puoi sentirmi?... (Ella la guarda e fa cenno di s, con enfasi) Sia ringraziato Iddio... (Cerca di liberarsi dalla sua emozione) Andiamo, Njuscia, vieni, ora... Tuo padre andato in chiesa, abbiamo molto da lavorare, oggi... (La conduce al tavolo e le d della zuppa, che la bambina incomincia a mangiare) Ascolta, Njuscia! Oggi il giorno in cui il Signore ritorner sulla terra. E' il giorno che abbiamo tanto aspettato... Io spero... (Un'improvvisa luce si fa in lei) Io spero che Egli passer dinanzi alla nostra porta... Oh, Njuscia, pensa che meraviglia... Passer dinanzi alla nostra casa, per andare alla chiesa... (Si avvicina alla porta) Deve passare di qui... Non ci sono altre strade, dal Sud... Dovr venire per forza dal Nord... Eppure, Njuscia... (Rimane perplessa, poi atterrita da un nuovo pensiero) Oh, Njuscia, da dove verr? Se verr dal Cielo, non avr bisogno di seguire nessuna strada! (Njuscia non sa cosa risponderle. Entrambe restano a pensare. Nel silenzio si odono delle voci di bambini chiamare).
Voci dei Bimbi - Njusteia, Njuscia, vieni a giocare! (Njuscia ascolta. Maria la trattiene).
Maria - No, Njuscia, non andare... E' meglio stare qui ad aspettarLo, tutto il giorno, che non essere in casa... se Egli dovesse venire... (Njuscia, un po' delusa, riprende a mangiare, obbedientemente. Maria prende la candela nuova, spenta, dinanzi all'immagine, l'accende con quella che sul tavolo e torna a ricollocarla, dicendo) Tuo padre si arrabbier, se avremo consumato inutilmente la candela... Forse, mi batter, anche... Non ne abbiamo che un'altra, dopo questa... (Njuscia si volge a lei, intimorita; Maria le pone una mano sulla spalla, con gesto rassicuratore, e guarda verso la porta, sorridendo) Ma Egli potrebbe passare di qui... e deve trovarci ad attenderLo... Preparati a riceverLo... (Si avvicina all'altarino. Njusca la segue, scuotendo il capo e indicando la candela, come per spegnerla. Ella le prende la mano) No, no, non ho paura.. Non dobbiamo spegnerla... (Prende dal seno il fazzoletto ricamato spiegandolo e quasi accarezzandolo) Forse... Accetter il mio dono... Ogni punto stato cucito con amore... e Lui lo sapr... Non molto, ma l'amore... tutto... (Poggia il fazzoletto sull'altarino. In lontananza, i bambini tornano a chiamare Njuscia, che si volge. Maria, sulla porta, le prende il viso fra le mani) Piccola mia... domani, Lui sar stato qui... e forse ti avr toccato... e tu potrai ridere di nuovo e cantare, e gridare... Non meglio stare qui, ad aspettarLo... che essere lontani quando Egli verr? (Njuscia rimane pensierosa, poi fa cenno di s col capo. Ella la stringe a se e Con un anelito di fede che le illumina U volto) Domani... non ti chiameranno pi invano... (Rimangono abbracciate e la luce, nello sguardo di lei, si fa radiosa).
Fine del primo atto
ATTO SECONDO
La stessa scena. Pomeriggio.
La tavola sparecchiata. Dinanzi allimmagine arde la seconda candela, quasi alla fine. Njuscia siede accanto al tavolo, col capo sulle braccia, addormentata; Maria, con uno scialle indosso, sulla porta, in una muta attesa. Il temporale sta ora per terminare, si odono 'le ultime gocce cadere con ritmo musicale. Maria sospira e volge gli occhi verso l'interno. Si avvicina lentamente allimmagine e la vista della candela quasi consumata le fa aprire e serrare le mani, in un gesto di estremo nervosismo; si china quasi per spegnerla, ma la vista di Njuscia la trattiene. Ritorna sulla porta. Nessuno appare. Ha quasi un singhiozzo e si avvicina a Njuscia, toccandola gentilmente.
Maria - Njuscia... Non piove pi... Svegliati... Non strano che abbia piovuto proprio oggi?... Tutto comincia a brillare, l'aria fresca. Domani i campi saranno pi verdi... Erano tanto assetati... (Improvvisamente ricorda la profezia di Balidor e rimane assorta, mentre fuori continuano, ritmicamente, a cadere le ultime gocce) Anche i fiori, erano assetati... Ma ora il sole ritorna, attraverso le nubi... (Njuscia si desta. La luce del sole diviene sempre pi chiara. Maria si scuote, quasi per allontanare il ricordo delle parole di Balidor. Njuscia vede la candela consumata, si ricorda che hanno atteso tutto il giorno, e la indica, come a domandare se il Signore gi venuto. Maria scuote il capo, si volge con un gesto di infinita delusione) No, non venuto... ancora... (Njuscia torna ad indicare la candela, spaventata) S, la candela quasi finita... Ed era l'ultima... (Njuscia si stringe a lei) |No, non ho paura, Njuscia... Non so... Sento che non debbo aver paura... Egli pu ancora venire... Forse, la strada 'difficile... cos lunga, e Lui avr tante cose da fare, prima di arrivare da noi... Eppure, io so che verr... Io so che verr... Non m'importa della candela. (Njuscia rimane un po' incredula. Maria le sorride, le accarezza il capo, la fa sedere accanto al tavolo) Su, ora, dobbiamo ancora lavorare. Tuo padre torner presto, e non deve trovarci in ozio. (Prende un catino con delle patate e Njuscia incomincia a sbucciarle. Mentre andata a prenderne delle altre per s, uno straniero appare sulla soglia, sorreggendosi fon fatica agli stipiti. Maria si ferma, sorpresa).
Lo Straniero - (esausto, debolmente) Buona donna... potete darmi un sorso d'acqua... (Maria esita, stupita, poi prende una ciotola d'acqua e gliela porge. Egli beve assetatamente) Ah, buona... (Le rende la ciotola. Guarda nell'interno) Ho camminato tanto... Potrei riposarmi qualche minuto? Vi ripagher della vostra gentilezza... (Poich ella lo guarda stupita, senza dir nulla) Posso... un momento?
Maria - (indicando lo sgabello accanto al tavolo e ritraendosi per farlo passare) Certo... Sedete. (Lo Straniero entra e siede, con stanchezza, respirando profondamente per il sollievo. Depone il suo fagotto sullo scanno. Gli occhi di Maria non lo lasciano mai. Njuscia si ritrae accanto a lei. Egli poggia il capo sulle mani, poi prende una moneta e si volge a Maria).
Lo Straniero - Non ho trovato nulla da mangiare per due giorni... Non avreste una fetta di pane... per un kopeko?
Maria - Non avete mangiato... da due giorni? (Lo Straniero annuisce. Maria gli prepara della zuppa in una ciotola e gliela porge. Egli la prende sollecitamente, poi si ricorda e depone la moneta sul tavolo) Posso darvene ancora... Ne abbiamo...
Lo Straniero - Siete molto gentile...
Maria - (sorpresa, fermandosi mentre sta tagliando una fetta di pane) Gentile? Io? (Non abituata a sentire queste parole e le sembrano] troppo belle per essere vere).
Lo Straniero - (annuendo, con un sorriso) Molto gentile... verso di me...
Maria - (un sorriso sorge sul suo volto) Oh, tanto bello sentirsi dire cos!... (Gli porge la fetta di pane e prende a tagliarne un'altra) Ecco, prendete, ora, poi ve ne dar dell'altro da portare...
Lo Straniero - Grazie... (Sorride e mangia, con fame. Njuscia si avvicina al tavolo. Lo Straniero l'accarezza. Njuscia gli sorride) Vostro marito in casa?
Maria - No, alla chiesa...
Lo Straniero - Alla chiesa?
Maria - S, oggi il giorno che Nostro Signore deve tornare sulla terra... Ditemi, avete sentito nulla, per la via?
Lo Straniero - (ricordando lassembramento dinanzi alla chiesa) Sono passato dinanzi alla chiesa... due ore fa.
Maria - Oh, allora L'avete visto!
Lo Straniero - (scuotendo il capo) Stavano ancora ad aspettarLo. (Maria ha un gesto di delusione. Lo Straniero la guarda con curiosit) Ditemi... Essi credono realmente che Egli debba tornare?
Maria - Oh, s... (S'interrompe, ripresa dal suo dubbio) L'indovino ha detto che sarebbe venuto... Dicono che tutto quello che Lui dice vero...
Lo Straniero - (dolcemente) Egli stato qui per tutto questo tempo... ed essi non lo hanno saputo!
Maria - (sorpresa) Qui! E come, se nessuno L'ha visto?...
Lo Straniero - (scuotendo il capo, con dolcezza) Essi hanno occhi... ma non vedono...
Maria - Che cosa volete dire? Voi... non credete...?
Lo Straniero - E voi?
Maria - Oh, noi Lo aspettavamo! Vedete, la mia bambina, Njuscia,... sono due anni che non pu dire pi una parola... Mio marito avrebbe dovuto parlarGli di lei... per guarirla... Sono due anni che aspetto la Sua grazia... (Guardando l'altarino, spaventata) Ho consumato le candele, tutte e due... e ho ricamato un fazzoletto per Lui... Oh, deve venire!...
Lo Straniero - (gentilmente) Non Pu venire, come voi pensate... (Ella lo fissa allibita) E' la verit, buona donna...
Maria - (aprendo e chiudendo i pugni, colpita dalla follia compiuta consumando le due candele. Spegne quel poco che rimasto dell'ultima e depone, sgomenta, il fazzoletto sull'altarino. Ritorna al tavolo e fissa lo Straniero. Poi, tornando a guardare limmagine) E voi, come lo sapete?
Lo Straniero - (poggia in un canto la ciotola e la invita a sedere sulla panca, dall'altro lato della tavola) Vi narrer una storia. (Maria siede, sempre fissandolo. Njuscia le si avvicina. La voce di lui dolce e vibrante) Dicono che Egli nacque in Gerusalemme, molti secoli fa... e fu chiamato Ges... (Maria annuisce) La Sua vita stata un canto d'amore... (Maria stringe accanto a s Njuscia: entrambe ascoltano con un'attenzione rapita) ma venne un tempo in cui essi si stancarono di ascoltare il Suo canto... Dimenticarono la felicit che aveva portato nelle loro vite, e L'uccisero. Lo crocifissero sul Calvario... ed Egli mor. (Maria china il capo, ma lo Straniero guarda verso lalto). Ma quell'eterno canto d'amore continu a vivere nei cuori di coloro che Lo amarono. Poi, quando il mondo si abbandon al male, esso divenne come una melodia perduta, appena ricordata da pochi, tanto pochi che oggi molti credono che quando Egli mor, anche il Suo canto venne a morire con Lui!
Maria - Se potessimo tornare ad ascoltarlo!...
Lo Straniero - Oh, s. il cuori che l'invocano ne sentono nuovamente l'eco. Egli ritorna a loro, a cancellare le loro lagrime, a sanare le loro ferite, a mutare in gioia i loro dolori... (Maria e Njuscia ascoltano, rapite. Una pausa) Voi capite... ora?
Maria - (timidamente) Non so... A volte... tutto sembra cos inutile...
Lo Straniero - (dolcemente) Inutile?
Maria - (indicando l'altarino) Vedete... Un giorno un uomo venne sulla nostra porta... Era un intagliatore... Prese un pezzo di legno e ne fece un manico d'ascia per mio marito. Ne era rimasto ancora un po', e allora fece questa... (prende limmagine rozzamente scolpita e la pone sul tavolo) e la dipinse... Ogni giorno io prego innanzi ad essa... ma non mi ascolta... perch fatta di legno...
Lo 'Straniero - (esaminando limmagine) Il manico di un'ascia ed un'icona fatti dallo stesso legno...
Maria - E' un mistero... e non posso capirlo... Noi commettiamo dei peccati... andiamo in chiesa, baciamo il vetro della sacra icona, mentre padre Teodoro recita delle strane parole sopra di noi, in fretta, come se fosse stanco di tutto, e poi ci dice che i nostri peccati sono perdonati. Eppure, io non provo nessuna pace nel mio cuore... (Lo Straniero sorride in simpatia, e la incoraggia a continuare) A volte, invece, in campagna... una gran pace viene intorno a me... E' come se tutto mi parlasse d'amore... E allora credo!
Lo Straniero - Nel vostro cuore voi trovate il vero Dio... Nell'amore e nella luce!
Maria - Oh, anche voi lo credete? E potete vedere immagini di Lui nel vostro cuore, immagini che non potranno mai esser dipinte, ma che possiamo soltanto sentire?...
Lo Straniero - (quasi a se stesso) L'uomo pi duro dello roccia e pi fragile del vetro... Eppure, la donna pi forte di lui per la potenza del suo sentimento...
Maria - A volte, l'amore fa soffrire, non vero?
Lo Straniero - Ma voi avete anche della felicit, certamente... Vostra figlia... (Si volge a Njuscia, che gli sorride).
Maria - S, la mia piccola Njuscia... E' cos da due anni, dopo una grande febbre. Oh, non posso reggere a vederla in questo stato... Non ha fatto male a nessuno... Io prego e prego, ma... Tutto cos oscuro... sembra che non ci sia nessuna luce... n qui... (ha un triste sorriso) n fuori... (China il capo).
Lo Straniero - (la guarda con simpatia, nota la povert della stanza, infine la finestra) Quella finestra di vetro?
Maria - S.
Lo Straniero - Ma coperta di polvere. Dovreste pulirla... (sorride) e la luce tornerebbe qui dentro... (Si alza e si avvicina alla finestra).
Maria - (spaventata, con un piccolo grido) No, non la toccate! Se ai rompesse... Artem mi batterebbe... Ha pagato due rubli per il vetro. E' stato sempre cos.
Lo Straniero - Non sempre. Venite, vi mostrer.
Maria - (mentre Njuscia si unisce a lei con gesti supplichevoli) No, no! Si romper!
Lo Straniero - No, osi facile... L'ho fatto tante volte... Non abbiate paura...
Maria - No, no! Artem ha detto... che se l'avessi rotto... mi avrebbe uccisa!
Lo Straniero - Ma io vi prometto che non si romper... Datemi uno straccio... Non avete fiducia in me? (Una pausa. Maria vede la dolcezza dello sguardo di lui e quasi inconsciamente prende un cencio dalla panca e glielo porga. In muto spavento ella e Njuscia rimangono strette, a guardare lo Straniero che esce dalla capanna. Maria sussulta quando ne vede lombra contro il vetro. Mentre lo Straniero pulisce il vetro, una luce sempre pi fulgida viene diffondendosi per la stanza, finche la finestra completamente pulita. Durante la scena, Maria ha dei piccoli gridi e sussulti di stupore. Lo Straniero ritorna, vede il mutamento e sorridendo getta il cencio sui, tavolo) Ecco, ora non avete pi paura!
Maria - (stupefatta) Quanta luce! (Una pausa di meraviglia. Si guarda d'intorno) Ed io che credevo di aver pulito bene il pavimento! (Si china a guardare presso il letto e scorge un foglio di carta, finora nascosto nellombra. Esclama) Oh, la carta, la carta! (La prende) Oh, mio Dio! Lho ritrovato!
Lo Straniero - Cos'?
Maria - Il contratto per la nostra terra. L'avevo perduto. Artem si era tanto arrabbiato... Stasera deve venire Mikailof per comprare da noi due ettari e mezzo di terreno... Non potevamo fare la vendita senza il contratto! (Nella sua emozione lo porge allo Straniero. Questi lo guarda casualmente, poi ha un gesto di sorpresa).
Lo Straniero - Chi ha scritto questo?
Maria - Mikailof.
Lo Straniero - Sapete leggere?
Maria - No.
Lo Straniero - E vostro marito?
Maria - Nemmeno.
Lo Straniero - (indicando il contratto) E1 stato un bene che abbiate ritrovato la carta prima di stasera. Chi questo Mikailof?
Maria - Un fattore, the abita ad Oskost.
Lo Straniero - E quanto gli aveva chiesto per ettaro, vostro marito?
Maria - Venti rubli.
Lo Straniero - E Mikailof aveva promesso di dargli 45 rubli per i due ettari e mezzo?
Maria - (riflettendo e quindi ricordandosi) S.... E" cos...
Lo Straniero - Buona donna, direte a vostro marito di chiedere cinquanta rubli a Mikailof quando verr stasera, e non uno di meno. Aveva cercato di derubarlo di cinque rubli.
Maria - (impressionatissima) Derubarlo?
Lo Straniero - (annuendo) Vedete... due ettari e mezzo, a venti rubli l'ettaro, fanno venti pi venti pi dieci: cinquanta rubli e non quarantacinque, e cune Mikailof avrebbe voluto farvi credere.
Maria - (sbalordita) Cinquanta rubli...
Lo Straniero - S. E avvertite subito vostro marito... (Le rende il contratto).
Maria - (accorgendosene soltanto ora) E voi ci avete salvato da questa perdita! Come potr ringraziarvi?
Lo Straniero - (sorridendo dolcemente) Non preoccupatevi... Vedete, abbiamo semplicemente pulito la finestra e lasciata entrare la luce...
Maria - Oh, tutto cos... meraviglioso! (Come abbagliata, ripone il contratto nel canterano).
Lo Straniero - (prendendo il suo berretto) Ora devo andare, buona donna...
Maria - Siete stato cos gentile... Non potete aspettare fino a che torni mio marito?
Lo Straniero - No. (Sorridendo tristemente) Devo andare. Vi sar sempre grato. (Pausa. Vede la pentola con l'acqua sulla panca e si volge a Maria) Vorrei chiedervi un'altra cosa... un po' d'acqua per lavarmi le mani e ii v. o... (Maria versa dell'acqua in un catino e glielo vorge. Egli la ringrazia e fa per uscire con esso. Maria lo ferma!).
Maria - No, rimanete pure. Io porto fuori quella biada, (Prende un sacchetto di biada ed esce da sinistra. Lo Straniero poggia il catino sulla panca e si toglie la giubba, voi stendo il dorso al pubblico. Ha una camicia di tela bianchissima, che contrasta con il suo abito frusto e provoca la meraviglia di Njuscia, che rimane a guardarlo stupito. Lo Straniero cos occupato a lavarsi il viso, che non nota la bambina. Cercando un asciugamano e non trovandolo, prende di tasca un fazzoletto e comincia ad asciugarsi, quando vede Njuscia che lo fissa meravigliata; egli improvvisamente si sovviene e guarda il petto della sua camicia bianca: un fagiano rosso, ricamato in seta, vi spicca come una fiamma. Njuscia, con un sorriso infantile, lo indica. Lo Straniero si copre rapidamente con la giacca, si volge e si trova di fronte il cartllo con l'avviso. Sussulta e guarda verso la porta. Poi si ricorda che la bambina muta).
Lo Straniero - Tu non puoi parlare, vero, bambina? (Njuscia scuote il capo. Egli ha un gesto di sollievo e si ricopre accuratamente con la giubba. Ma la sua domanda ha rattristato Njuscia, che rimane a capo chino. Egli si volge e la vede. Si aggiusta la cintura, fissandola. Guarda il cartello, esita, poi le chiede dolcemente) Tu sei triste perch non puoi parlare? (Njuscia fa cenno di s, tenendo sempre il capo abbassato. Lo Straniero sopraffatto dalla piet e tende la mano alla bambina. Poi la ritira. Nel suo cuore una grande battaglia. Si avvicina lentamente alla finestra, fa scorrere le dita sul vetro, guarda di nuovo alla bambina e al cartello. Poi rialza il viso, e rimane in piena luce, con gli occhi chiusi, respirando profondamente; dovr aiutare la bambina a liberarsi dalla sua disgrazia e correre il rischio di essere inconsapevolmente tradito? Torna a guardare Njuscia, e la vista della bimba affranta gli d nuova forza: si erge, 9 si avvicina a lei con un sorrso di infinita dolcezza. Rimane in silenzio a guardarla. Anche Njuscia lo guarda, e le braccia dello Straniero si tendono verso di lei, che con un'istintiva fiducia va incontro ad esse. Lo Straniero siede sulla panca e pone Njuscia sopra il tavolo, col viso rivolto verso la finestra; passa gentilmente la mano sui capelli di lei, e le parla sorridendo, con fermezza, per guadagnarne la fiducia) Tu ami la luce del sole, vero, bambina? (Njuscia annuisce) E le ombre? (Njuscia scuote il capo) Tu hai visto come ho pulito la finestra e fatto entrare la luce? (Njuscia annuisce) Era scuro, qui, prima che la finestra fosse pulita, non vero? (Njuscia fa cenno di s) E dove sono andate le ombre? (Njuscia si guarda d'intorno, si stringe nelle spalle e fa un /gesto vago e stupito) Dove sono le ombre, ora? (Njuscia pensa, torna a guardarsi d'intorno, poi scuote il capo) Allora, che cosa vera, la luce o le ombre? (Njuscia lo guarda imbarazzata) Le ombre? (Njuscia scuote il capo sicura) La luce? (Njuscia pensa, poi annuisce. Lo Straniero sorride) Perch la luce ha distrutto le ombre, e le ombre non possono mai distruggere la luce! Non cos? (Njuscia sorride vivamente, comprendendo, e fa cenno di s) Ora, anche in te c' una piccola finestra. Ma essa rimasta appannata da una bugia cheti dice; che la tua voce chiusa in gabbia come un uccellino. Questa bugia cerca di nasconderti il sole della verit, e farti rimanere nelle ombre. Tu hai paura di pulire la tua piccola finestra, come avevi paura quando io ho pulito quel vetro! (Njuscia guarda la finestra, poi annuisce lentamente) Tu avevi paura che il vetro si rompesse ma io ho promesso che sarebbe rimasto intatto, e cos stato. (Njuscia accenna di s) Ora, tu vorrai lasciare oscura la tua piccola finestra, appannata da qualcosa che pu essere portata via cos facilmente come la polvere che copriva quel vetro? (Njuscia pensa, poi scuote il capo) Vedi! La luce la verit ! Le ombre , la bugia ! Tu puoi parlare: questo significa la luce, bambina. Tu puoi parlare! Vedi! Noi abbiamo cancellato la bugia, e le ombre sono sparite ! (Njuscia lo fissa, trasfigurata) Tu mi capisci? (Njuscia fa cenno lentamente di s) Tu... mi capisci? (Njuscia guarda ancora lui, poi la finestra: un improvviso sorriso si irradia sul suo volto, e annuisce, entusiasticamente: ora sa! Lo Straniero si china su di lei, la sua voce vibrante, quasi simile a Cristo, nel tono e nellatteggiamento) Allora: dimmelo! - (Per un momento, Njuscia guarda negli occhi di lui, splendenti. Le sue mani salgono lungo la gola, in cui qualcosa di strano sta accadendo. Ella fissa la finestra).
Njuscia - Le - ombre - sono - sparite! (La sua voce lenta e debole dapprima, ma le ultime parole suonano quasi come un grido. Lo Straniero leva il viso e chiude gli occhi).
Lo Straniero - (in un sussurro) Padre, Ti ringrazio! (Njuscia rimasta con la mano sulla gola, stupefatta, spaventata dalle parole che ha formato. In questo momento, Maria entra sulla porta: Njuscia, udendola, scivola gi dal tavolo, sempre stringendo la mano dello Straniero. Fissa la mamma e le tende l'altra mano. La sua voce risuona, terminando in un grido di esultanza, le parole spezzate, ma chiare abbastanza da essere udite).
Njuscia - (lentamente) Mamma... mamma! (Al suono della voce di lei, Maria getta un grido e corre ad abbracciarla, cadendo in ginocchio sul pavimento e stringendola, sconvolta dalla gioia. Lo Straniero si alza e la guarda).
Maria - (con piccole grida felici, accarezzandole il viso e le mani) Njuscia... Njuscia... dillo ancora!
Njuscia - (tremante) Oh, mamma!... Ti voglio bene... Ti... voglio bene! (Maria leva lo sguardo, e vede lo Straniero che sorride dolcemente su di loro. Sussulta e si stringe Njuscia al fianco, fissandolo).
Maria - (dopo un silenzio) Voi... voi., oh, mio Dio, sapete che cosa avete fatto? (Va accanto a lui in ginocchio, in adorazione, il viso illuminato e atterrito) Oh, ora lo so! Siete voi! Siete venuto qui... E avete fatto questo! (Lo Straniero tende una mano, deprecativamente, ma ella l'afferra e la bacia) S, s, devo dirlo! Il mio cuore non pu nascondere questa gioia! Siete venuto! Avete guarito Njuscia, la mia bambina! Ora lo so! Io vi ho visto! Io vi ho sentito parlare! (Singhiozzando si lascia cadere a baciargli le scarpe. Lo Straniero serra le mani, guarda il cartello sul muro, poi fa per rialzarla. Ella lo fissa rapita).
Lo Straniero - Non dovete parlare cos, n dire questo a nessuno, mia buona donna! Voi sapete che non vero, che io non sono Lui.
Maria - Ma... Njuscia... No, voi siete... siete!
Lo Straniero - (rialzandola) No, no! Avete gi dimenticato quello che vi ho detto... idei Suo canto d'amore... che non pu mai morire? Non ricordate? (Maria annuisce! Egli stato sempre qui! Nella luce del sole, nel canto degli uccelli, nella bellezza dei fiori. Lo avete udito anche ora, nel suono della voce di vostra figlia! (Lo Straniero leva il viso, con uno sguardo di tristezza e di presentimento. Le sue parole sono come una benedizione, la voce chiara e vibrante) Egli giunge sempre, quando la porta aperta per Lui e un cuore attende! (Una pausa, poi in distanza si ode lo schioccare di una frusta e delle voci irate: Artem che torna sul suo carro. Lo Straniero si volge verso la porta).
Maria - (implorante) E' mio marito che torna. Vi fermerete almeno per farvi ringraziare da lui?
Lo Straniero - Sono rimasto gi troppo a lungo, ma la vostra gentilezza mi ha riposato, e mi ha dato nuova forza.
Maria - (prendendogli la mano) Oh, restate! Come posso ringraziarvi?!
Lo Straniero - (sorridendo teneramente) Siate sempre felice... e non dimenticate il Suo canto! (Ella lascia la stretta; lo Straniero accarezza la bambina sul capo, sorride a entrambe, poi esce in silenzio. Maria lo guarda allontanarsi, tendendo la mano verso di lui. Poi, quando egli si allontanato, si volge a Njuscia).
Maria - Njuscia, Njuscia, piccina mia, fammi sentire ancora la tua voce: d mamma ...
Njuscia - Mamma! Mamma! (Si abbracciano, e rimangono strette, mormorandosi parole d'amore. Improvvisamente, voci irate rompono il silenzio, vicine, stavolta. Maria si stringe Njuscia, con istintivo gesto di protezione. Njuscia sussurra spaventata) Il babbo, ancora arrabbiato.
Maria - (indicandole la porta della stalla) Va di l e aspetta finch io ti chiami... Ho tanto da raccontargli... Vai, vai... (Njuscia va nella stalla. Maria mette in ordine la tavola; nota la candela consumata e mormora) Non ho pi paura... Non avr paura mai pi! (Artem entra pesantemente, gettando la frusta sul tavolo, poi il suo berretto; guarda Maria che si muove come in sogno, fingendo di fare delle cose su cui la sua mente non pu fermarsi. Artem tira un calcio alla panca, trae di tasca la scatola di legno, getta le pietre e la scatola per terra. Il silenzio di Maria lo irrita. Ella sfugge il suo sguardo, quasi colpevolmente).
Artem - Beh, perch non mi fai le tue stupide domande? Che ti piglia, ora, non sei pi curiosa? Non sei una pia, devota cristiana ?
Makia - (timidamente) Aspettavo... che tu parlassi, Artem... Ma, dimmi... Lo hai veduto?
Artem - Veduto! No! Nessuno L'ha veduto! E l'indovino che aveva giurato che era vero, giurato sull'icona! Oggi doveva essere il giorno!... Bugie, tutte bugie! E siamo stati l ad aspettare, fidandoci di lui, come un mucchio di pazzi!
Maria - (lontana col pensiero) S, vero...
Ahtem - Che vuoi dire?
Maria - (fissandolo) Artem! (Egli stupito dellespressione di lei) E' venuto qui!
Artem - (stupefatto) Qui?!
Maria - (trasfigurata) S, qui!
Artem - Ma sei pazza?!
Maria - (estatica) L'ho visto... Gli ho parlato... (Egli fa dei gest di derisione. Ella si volge alla finestra) Guarda, non c' pi luce, qui?
Artem - (si guarda intorno, un po' spaventato suo malgrado) S, ma Lui non sarebbe mai venuto qui .
Maria - Guarda... Ha pulito la finestra!
Artem - (ha un grido di spavento, si avvicina alla finestra e vi rimane immobile) Hai avuto il coraggio...! (Ma poi si accorge che il vetro non rotto).
Maria - L'ha fatto Lui, per noi! E la luce entrata! Guarda, ora Artem. (Prende il contratto dal cassetto) Abbiamo ritrovato il contratto... e Mikailof viene stasera! (Artem le strappa di mano il contratto) Oh, Artem, e non tutto! Ho ancora tanto da dirti! Mi sembra che il cuore mi scoppi! Ci ha salvato da una grande perdita!
Artem - Una perdita? Che vuoi dire?
Maria - (ridendo felice) Guarda... su questa carta, Mikailof aveva scritto che ci avrebbe pagato quarantacinque rubli per i due ettari e mezzo... (Artem annuisce) Ma Lui mi ha detto di dirti - che tu devi chiedergliene cinquanta - e non uno di meno!
Artem - Lui? Chi... chi t"ha detto questo?
Maria - (rapita) Lo Straniero... Lui! Ha detto che Mikailof voleva rubarti cinque rubli. (Artem guarda il contratto, poi lo gualcisce infuriato) Pensa, Artem, da che perdita ci salvato! Ora credi anche tu che Egli sia stato qui, non vero? Oh, Artem... (Prende la scatola con le cinque pietre) Artem, ha cambiato queste pietre in argento per te! Qui, sul contratto... ci ha salvato dalla perdita di cinque rubli... uno per ogni pietra. (Egli fa per prendere la scatola. Ella conta le pietre, e Artem capisce ci che vuol dire. Ma si ostina di nuovo).
Artem - Non pu essere! Lo abbiamo aspettato io chiesa, per tanto tempo! (Si guarda intorno) No, qui, mai!
Maria - (teneramente) S, Artem, qui, da noi! Da te e da me... e dalla piccola Njuscia! Forse, per Lui, aveva pi valore qui che in chiesa!
Artem - No, impossibile. Non avrebbe potuto interessarsi a una finestra sporca... e a un pezzo di carta! La Sua missione di salvare e guarire! (Improvvisamente) Ecco, se fosse stato Lui, avrebbe guarito Njuscia! (Termina la sua frase trionfalmente).
Maria - (tace, il volto radioso, la voce velata) E fot fatto anche questo! .
Artem - (dopo un silenzio di morte) Njuscia!...
Maria - S. (Chiama) Njuscia! (La porta della stalla si apre e Njuscia appare).
Njuscia - (fissando Artem, a bassa voce) Babbo!
Artem - (sbalordito, rompendo in singhiozzi) Njuscia... Njuscia! Dillo ancora! Fammi sentire! Vieni, vieni qui!
Njuscia - (avvicinandosi e parlando lentamente) - - Mi ha detto di parlare... E' stato cos facile... Ho creduto in Lui...
Artem - (gridando di gioia) Maria, Maria! La senti! La senti!
Maria - Artem... Ora, tu credi? Lui...
Artem - (scostandola) Oh, fammela sentire! Figlia mia... La tua voce... La tua voce! Da due anni non l'avevo pi sentita! (Maria osserva felice, poggiando una mano sulla spalla di Artem; questi alza il capo) S, ora credo... Parlami di Lui... No, no, Njuscia me lo dir... Vieni! (Fa sedere Njuscia sul tavolo) Njuscia... Dimmi tutto!
Njuscia - I suoi occhi erano come due stelle...
Maria - Ed era tanto buono e gentile....
Artem - (facendole segno di tacere) Che cosa portava? Le ne mani e i suoi piedi avevano il segno dei chiodi? Dimmi... (A Maria) Poi dovremo raccontare tutto a quegli altri... che sono rimasti ad aspettarLo inutilmente!
Njuscia - Non aveva nessun segno sulle mani... Portava le scarpe... E i Suoi vestiti erano pi poveri dei tuoi, babbo...
Artem - Come, non aveva un manto rosso e bianco?...
Njuscia - No, i Suoi abiti erano coperti di fango...
Maria - Dopo che si fu riposato un po', aveva un aspetto 'cos sereno e felice...
Njuscia - (con meraviglia infantile, e sempre parlando lentamente) Ma sai, babbo... Sotto la giacca aveva una camicia cos bianca... cos bianca che sembrava di neve! (Artem e Maria sono entrambi sorpresi).
Maria - Che dici?
Artem - E' un miracolo! Bianco come un giglio , dicono sempre di Lui! Vai avanti, Njuscia!
Njuscia - Si levata la giaccia, per lavarsi... E c'era qualcosa sulla sua camicia, a destra... Quando mi sono avvicinata (con meraviglia) ho visto che era un uccello... un grande uccello rosso!
Artem - (dopo una pausa di morte) Un uccello? (Njuscia annuisce. Artem guarda il cartello) Un grande... uccello... rosso?
Njuscia - S, con le ali aperte. Quando ha visto che lo guardavo, si subito coperto con la giacca.
Aetem - (stringendo il braccio della bambina) Hai detto che sembrava spaventato, che cercava di nasconderlo?
Njuscia - (spaventata) Solo al principio... Ma poi venuto da me... E mi ha insegnato a parlare. (Un lungo silenzio) Non poteva aver nulla da temere, non vero, babbo?
Aetem - (tace. Guarda il cartello e mormora) Un fagiano rosso... ricamato sulla camicia!
Maria - (improvvisamente) No! No, Artem! Non pu essere! Non pu essere il fagiano rosso !
Artem - (con un grugnito allontana Njuscia) S, invece, era lui, il proscritto, Sergio, il traditore che cercano per tutto il paese!
Maria - Ma che dici?!
Artem - La bambina l'ha provato. Ha visto il ricamo sulla camicia..
Maria - No, no... Aveva solo la giubba... Njuscia ha sognato... Io ero qui!
Artem - Ma Njuscia ha detto che se l' levata.
Maria - No, no! Njuscia! (Njuscia si nascosta contro il muro, nell'angolo del letto, spaurita).
Artem - (avvicinandosele) Hai mentito... o si levata la giacca veramente?
Njuscia - (guarda dall'uno allaltro con innocente paura. Infine la verit prevale) Si ...
Maria - (gridando all'improvviso) No, Njuscia, no!
Artem - (furente si avvicina a Njuscia, l'afferra brutalmente e la trascina via dal letto) Ora dirai la/ verit!
Njuscia - (tremante, incapace di obbedire ai gesti di Maria, per il dolore della stretta del padre) Si ... lavato... quando la mamma... uscita...
Maria - Oh!
Artem - (getta Njuscia sul letto e si volge ad entrambe) E voi due avete accolto quel traditore! L'avete tenuto qui... E l'avete lasciato scappare!
Maria - (supplicando) No, Artem, no!
Artem - (fuori di se) Avete rubato trenta rubli dalle mie tasche, dopo che io lavoro e sudo come una bestia in campagna per mantenervi!
Maria - No, no, Artem... sei tu che sei ingrato! (Gli si appressa) Anche se fosse stato Sergio! Guarda la nostra Njuscia, guarda che cosa ha fatto per lei!
Artem - (con un grugnito) Non ci credo! Sar successo un altro miracolo, e tu dai il merito a Sergio, per farlo scappare!
Maria - No, no! Lui solo stato! E la finestra, anche! E il contratto! Vorresti tradirlo... dopo tutto questo?!
Artem - Sta zitta. Tu sei pazza, me ne sono accorto appena entrato... Devo prenderlo a tutti i costi-Che me ne importa se t'ha fatto credere di essere il Signore? (Ad alta voce) Il nome di Artem Tiapkin non diventer la burla del paese! Vivo o morto, lo prender! (Pausa) Da che parte andato?
Maria - Njuscia! (Il grido le sfugge come una fucilata. Lo spirito della donna di fronte ad suo oppressore: con le spalle erette, le mani contratte, ella si oppone a lui, intrepida. Artem la sbircia, prende il frustino dalla parete e si avvicina).
Artem - Di', ora, da che parte andato?
Maria - (serena) Non lo dir mai! Non ho paura di te, Artem Tiapkin! Anche se mi batti, anche se mi uccidi, non lo saprai mai! (Artem, allora, trascina via Njuscia dalla panca; Maria gli strappa la bimba e la stringe a s, gridando) Dovrai uccidere anche lei, prima che le permetta di dirtelo! (Artem colpito dalla selvaggia fierezza di lei: non l'ha mai vista cos. Abbassa il frustino, si allontana. Maria si calma, gli si avvicina, e con voce dolce, vibrante) Artem... (Egli rimane immobile, di spalle) Pensa a quello che fai... Il vetro pulito... La terra salvata... Pensa a Njuscia, la nostra bambina, che; ha guarito! Anche se fosse Sergio, il proscritto, tutto questo l'ha fatto per noi! Oh, Artem, Artem, saresti cos ingrato?! Se tu facessi questo, la ma Indizione ti perseguiterebbe finche vivi, e ti ucciderebbe, alla fine! Pensa, Artem! La tua anima perduta, per trenta monete di ricompensa! (Le mani di lei si stringono sul braccio di lui, gli occhi le brillano di lagrime. Egli china il capo e si allontana; guarda il coltello, lo prende, lo tira gi, lo fissa a lungo, poi lo de-pone sul canterano. Maria, con gratitudine) Artem!
Artem - (con voce roca) S, hai ragione... Sono un ingrato...
Maria - Tu capisci ora?...
Artem - (annuisce, poi, vedendo Njuscia rannicchiata sul letto) Njuscia, piccola mia, vieni qui... No, non aver paura 'di me, ora... Ora vedo... (Njuscia gli si avvicina timidamente. Artem l'abbraccia, laccarezza rozzamente, non abituato a farlo. Poi si alza e si dirige alla porta: guarda fuori, quindi siede sulla panca) Se fossi stato qui... per ringraziarlo!... Vai, vai a giocare, Njuscia... (Njuscia esce dalla porta della stalla. Artem abbattuto. Pausa) Maria... dammi qualcosa da mangiare... (Maria porta una ciotola di zuppa. Artem spezza del pane sulla tavola. Con un sospiro) Se potessi ripagarlo della sua bont!...
Maria - (leva il volto; come in sogno) Ha detto che dovevamo essere soltanto felici... sempre... e non dimenticare il Suo canto... .
Artem - (continua a mangiare. Maria riporta la zuppiera sul fornello. Egli si volge a lei) Hai detto... che i suoi vestiti erano in cenci?...
Maria - S.
Artem - (indicando i suoi abiti nellangolo) C'erano gli altri miei... E le mie scarpe, sotto il letto... Avresti potuto dargliele...
Maria - Non ho avuto il coraggio...
Artem - Avrebbe camminato meglio... (Maria se ne rammarica) E una caraffa di questa zuppa l'avrebbe tenuto in forze per qualche giorno... E' in pericolo, da queste parti. Se prende la strada del fiume, incontrer quelli che lo aspettano nel bosco, se va dalla parte del passo, il pericolo ancora pi grande...
Maria - Che cosa possiamo fare? (Egli continua a mangiare. Maria in grande angustia: guarda fuori della porta, vi si avvicina, si volge improvvisamente, in lotta con se stessa, lanciando sguardi al marito, come se egli lavesse quasi accusata).
Artem - C' una strada segreta, che avrebbe potuto prendere... se non andato gi troppo lontano...
Maria - Dov', Artem, dov'?
Artem - L'ho scoperta io, l'altro giorno. E' un sentiero asciutto attraverso la palude. I giunchi sono cos alti che nessuno potrebbe vederlo. Sarebbe certamente salvo. Avresti potuto avvertirlo.
Maria - Ma io non lo sapevo! Ah, Artem, che dobbiamo fare?
Artem - Gli potremo dare questa (alza la ciotola) e una pagnotta, e avvolgere il mio vestito in un fagotto... (Pausa) E poi, potrei ringraziarlo di tutto quello che ha fatto...
Maria - (teneramente) Artem...
Artem - Ha fatto tanto...
Maria - (con un piccolo grido di gioia, affrettandosi) Artem, io preparo la zuppa e il pane, tu i vestiti e le scarpe. (Egli si alza e appronta le sue cose, ella ancora pi rapidamente il resto. Quando egli ha finito, si avvicina alla porta).
Artem - Ecco fatto! (All'improvviso, riflettendo) Ma da che parte dovr andare?
Maria - (porgendogli le cose) Un momento prima che tu venissi, ha preso la strada a sinistra, verso il bosco. Svelto, Artem, puoi ancora salvarlo, vai!
Artem - (sulla soglia) Ti sar grato per questo, Maria.
Maria - (con un pensiero improvviso) Artem!
Artem - Che c'?
Maria - Vuoi fare un'altra cosa per me? (Va allaltarino e prende il fazzoletto che aveva deposto sulla nicchia) Artem, vuoi dargli questo da parte mia? (Egli lo prende, lo guarda, quasi senza capire) Ti prego, vuoi? (Senza una parola, egli sorride, la bacia rozzamente sulla guancia ed esce. Ella rimane sulla porta, raggiante, guardando dietro a lui. Lentamente, quando egli sparito dalla vista, ritorna. Vede il cartello della taglia, lo prende e se lo stringe contro il petto: lo Straniero salvo! Leva il capo, trionfalmente felice, mentre scende il sipario).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
La stessa scena. Tre quarti d'ora dopo.
Maria sta adornando la capanna con dei rami fioriti: la stanza sembra quasi un pergolato, radioso di luce e di colori. La tavola posta da un lato, il pavimento perfettamente spazzato. In distanza si odono le dolci note della chitarra di Balidor. Maria chiude rapidamente gli occhi, poi continua a lavorare, decisa a non ascoltare. Un altro suono desta la sua attenzione; si volge verso la porta: Artem che ritorna.
Maria - (mentre egli entra) Artem, bai fatto in tempo?
Artem - S. Adesso incamminato bene attraverso la palude. (Sedendosi pesantemente, asciugandosi la fronte) Mi ha ringraziato dei vestiti, della roba da mangiare, e del fazzoletto, anche. Ha detto che era bello.
Maria - (felice) Gli piaciuto! Ma dimmi... sei certo che sia salvo?
Artem - Gli ho indicato bene la strada.
Maria - Non era molto quello che potevamo far per lui, dopo tutto quello che ha fatto per noi... ma, forse, se lo abbiamo aiutato a mettersi in salvo, abbiamo fatto tutto quello che dovevamo... (Si volge, la sguardo brillante, e dispone un altro ramo fiorito in un paiolo. Gli occhi di lui la seguono; le sue dita si stringono e si aprono).
Artem - (a bassa voce) Maria... (Ella si volge) Pensavo al tuo vestito della festa. Non ne hai pi, ora...
Maria - Non importa, Artem... (Lietamente) Posso farne a meno...
Artem - Ma pure lo vorresti, no? (Maria gli sorride) Domani viene il merciaio... Ti piacerebbe un vestito rosso con puntini gialli? (Ella rimane stupita, incredula. Egli un po' nervoso, sfugge lo sguardo di lei, come fosse impacciato in una scena di tenerezza).
Maria - Un vestito rosso... con puntini gialli!
Artem - Lo vuoi? Dimmi, lo vuoi? E uri cappello, anche... Ne hai bisogno...
Maria - Oh, Artem, io... (Un grido le sfugge all'improvviso quando lo vede abbattersi con un rauco, soffocato singhiozzo, e accasciarsi sulla panca. Nel suo cuore si desta la piet per quel grosso bruto domato. Egli ha bisogno di lei; qualunque possa essere la ragione del cambiamento di lui questo pensiero le causa dolore, ed ella gli si avvicina per toccarlo, per confortarlo, pur avendo ancora paura di lui) Artem, tu mi parli ora come una volta, come quando mi prendesti dalla casa di mio padre... (Egli alza il capo, ma non pu levare lo sguardo) Oh, Artem, tu sai che io ho sopportato tutto... Capivo che era soltanto perch tu avevi dimenticato... Ma ora... oh, se egli non fosse venuto qui da noi, e non avesse pulito la finestra per noi... Non il vestito, non t il cappello, non nemmeno la piccola Njuscia... vedi che cosa egli ha fatto per te, Artem... ha addolcito il tuo cuore... Questo il miracolo pi grande di tutti!
Artem - (la guarda, le prende la mano, l'attira a s; con voce roca) Tu mi vuoi ancora, Maria?...
Maria - (i suoi occhi si riempiono di lagrime di meraviglia, mentre ella distoglie lo sguardo verso la finestra) Per tanto tempo non ho pi saputo ci che volevo... (Egli l'attira ancora pi vicino, l'abbraccia e i volto di lei non gli sembra mai cos bello come in questo momento. La stringe contro di se, e un grande desiderio si impossessa di lui, un desiderio pi carnale che spirituale. Sotto i rami fragranti, nellaria calda e profumata della primavera, egli sente il sangue urgergli improvvisamente. La stringe di pi, mormora appassionatamente).
Artem - Maria... Maria... (Ella lo guarda, poi volge lo sguardo. Egli affonda il capo nel petto di lei. Maria cerca di vincere la repulsione, ina non vi riesce. Lo allontana un poco e, per superare l'emozione del momento, con un sorriso)
Maria - Artem, via, guardami!
Artem - (cerca di guardarla, ma la luce troppo viva gli d fastidio) Questa luce troppo forte... Allora, Maria, il cappello e il vestito... li vuoi?
Maria - (allontanandosi da lui) S, Artem, s... (Da lontano giunge la musica di Balidor; i loro occhi si incontrano e si dividono. Egli si alza e la guarda, mentre ella finge di non udire. Una nuova nozione si fa strada in lui: egli deve tornare a guadagnarsi il cuore di lei, se vuole vincere il fascino di quella musica).
Artem - Ti piace la musica, vero?
Maria - Una volta tu suonavi per me, Artem... prima che mi portassi qui.
Artem - L'avevo dimenticato. E che cosa suonavo?
Maria - La chitarra, l. (Egli la prende dalla parete; coperta di polvere. La guarda stolidamente) Mi cantavi delle canzoni... Ti ricordi? (Egli prova le corde: sono fuori tono. Tiene la chitarra goffamente)... Prova a suonare ancora, Artem. Non l'hai pi toccata da tanti anni. Suonavi cos bene, allora...
Artem - (siede, mentre le dolci note della chitarra di Balidor si avvicinano di pi, quasi a beffarlo. Maria ascolta. Egli se ne accorge, e si sforza di rimettere in tono le corde, per rivaleggiare con quella musica) Le corde sono sciolte...
Maria - (lo sguardo lontano) Stringile...
Artem - Si sono arrugginite... Una rotta...
Maria - (stranamente) Eppure, suoneranno... Prova e vedrai...
Artem - (fa un suono disarmonico) Ho dimenticato come si fa... Come incominciava, Maria?
Maria - (dirigendosi al canterano) Era dolce e lieve, il principio... qualcosa come... Ascolta... Come questo... (Egli ride, a disagio) Guarda, Artem, forse questo ti aiuter a ricordare... (Apre il primo cassetto e si volge, tenendo qualcosa in mano, con uno strano sorriso).
Artem - Che cosa hai in mano?
Maria - (alza la coroncina di fiori appassiti e se la pone in capo. Un silenzio profondo) Ricordi... ora?
Artem - (dopo una pausa) Che cos'...?
Maria - (avvicinandosi a lui... la musica in lontananza lunico suono fra di loro) Quanto tempo passato dal giorno in cui la portai... Da allora tu non hai pi suonato per me. Ricordi, Artem?
Artem - (fissandola stupidamente) E' impolverata e appassita...
Maria - La portavo... la sera che ci sposammo...
Artem - (con un piccolo riso nervoso) Cominci a dire un'altra volta sciocchezze, Maria... Non l'ho mai vista prima di ora, in vita mia... (Riprende la chitarra, ma sente lo sguardo di lei bruciare sopra di lui) Perch... perch mi guardi cos?
Maria - (con uno strano tono nella voce) Erano i miei fiori di sposa... Tu me li togliesti dal capo, Artem... in gran fretta, me li togliesti dal capo, quella sera, e mi sciogliesti i capelli... Li gettasti in terra, perch ti davano fastidio ... Mi strappasti i capelli, con le tue dita, per aggiustarli come volevi tu... Mi strappasti anche il vestito quella notte... (Cerca di controllarsi. La musica si fa pi forte, pi vicina) Strappasti tutto - i miei fiori, i miei capelli, il mio vestito - e il mio cuore. Tutto, come le corde della tua chitarra. E' per questo che non puoi ricavarne pi nessuna musica... per questo che non puoi suonare mai pi! (In singhiozzi isterici) ...Hai spezzato le corde, con le tue dita grosse e pesanti! (Egli la fissa stupidamente, con la chitarra fra le mani).
Artem - Tu dici che non potr suonare mai pi, eh? (Ride aspramente) Vedrai... Meglio! di quel pazzo di Balidor, che crede di far sorgere il sole e cantare gli uccelli...
Maria - Nessuno pu suonare come Balidor...
Artem - (ironico) Oh, Maria, se non ti conoscessi bene, sarei geloso di quel pezzente... Beh, ti far vedere che Artem Tiapkin sa suonare altrettanto bene di quel pazzo di Balidor! (Balidor si avvicina alla capanna, cantando la sua canzone .Dove nasce Tamore? . Artem si alza) Balidor, eh? Potrei insegnare io a lui, a suonare, se ne avessi la voglia! (Va alla porta e chiama) Ehi!, Balidor! Salute!
Balidor - (fermandosi) Salute, Artem...
Artem - Entra, Balidor. Voglio parlarti. (Maria sussulta visibilmente quando Balidor entra. Ella non sa che cosa Artem vorr fare).
Balidor - (esitando sulla soglia) Che vuoi da me? Mi dicono che non t'importa molto della mia musica e delle mie canzoni...
Artem - Chi ha tanto lavoro da fare non ha tempo per la musica, ma a mia moglie venuto il desiderio di farmi suonare per lei. Entra, Balidor. (Balidor guarda Maria, Con un piccolo gesto colpevole, ella si toglie la coroncina di fiori e la poggia sul tavolo, dove rimarr fino alla fine del dramma) Entra, entra; hai paura?
Balidor - (entrando) Questo un giorno felice per voi, Artem e Maria. Oggi che la vostra piccina tornata a ridere e a cantare...
Maria - S, Balidor, il Signore stato buono con noi. (I loro occhi si incontrano. Maria tremante di segreta paura. Che cosa vorr fare Artem? . Cerca di dominarsi meglio che pu).
Artem - Andiamo, Maria, questa la tua ospitalit? Un po' di vodka e dei bicchieri! (Ella prende dei bicchieri e una bottiglia coperta di paglia) Suonaci qualche cosa, Balidor, una delle tue canzoni... Dicono che tu sia un maestro nell'affascinare le donne coi tuoi canti d'amore...
Balidor - (sedendo a un angolo della tavola) Forse sarebbe pi saggio per i mariti che imparassero loro a suonare e a cantare per le loro mogli! (Artem risponde, con un grugnito e versa la vodka).
Maria - Una volta Artem suonava e cantava, quasi come voi, Balidor...
Artem - Quasi come lui? Ah, s... (Liricamente, ironico) ... Quando tu suoni e canti svegli i fiori e gli uccelli, ed anche il sole si alza... (Tracanna la vodka).
Balidor - Dovunque musica, ogni cuore si desta... Ma andiamo, Artem, puoi suonare tu qualcosa per noi...
Artem - (sorride aggressivamente, prende la chitarra e, pulendosi le labbra con la manica) Che cos'era che suonavo tanto bene, Maria? Quella che ti piaceva...
Maria - Parlava di una vedova e dei suoi innamorati... Ricordi?
Artem - (guardando da Maria a Balidor) La vedova... e i suoi innamorati? Quanti ne aveva? Ah, ah! (Cerca di mettere in tono una corda).
Maria - (sforzandosi di essere gaia) Credo... credo che ne avesse tre! Una canzone cos buffa... Prova...
Artem - (impacciato, ma deciso a spuntarla) S, adesso mi ricordo! Era la vedova che avvelenava i mariti. Ah! ah! (Pizzica qualche corda, disarmonicamente, e canta con voce roca stonata) Disse la vedovella ai tre innamorati... . (Cerca di accompagnarsi, ma non fa che rumori. Maria ascolta delusa. Artem prova di nuovo e d la colpa alla chitarra) Beh, le corde sono rotte! (Guarda Maria) Ti sembro un asino che raglia, eh?
Maria - Artem, non dicevo niente...
Artem - Gi, ma vorresti dirlo, no? (Si allontana arrabbiato, gettando la chitarra sul tavolo. Beve un altro bicchiere di vodka. La chitarra rester sul tavolo fino alla fine del dramma).
Balidor - Forse con un po' d'esercizio tornerai ad imparare, Artem.
Artem - Gi, e con un po' meno di paragoni...
Maria - (per cambiare argomento) Balidor, dimenticavo di dirvi... Guardate... la finestra!
Balidor - (guardando sorpreso) Avete pulito il vetro!
Artem - (interrompendo la risposta di Maria) S, era tempo, difatti. E la pulizia non ancora finita, in questa casa...
Maria - Uno straniero venuto, e lha pulito. Artem aveva paura di toccarlo. (Si volge. Delle voci, dallesterno, la richiamano sulla porla, lieta di rompere la tensione) Artem! Vengono da noi... Pietro, Alessio, Lusikof...
Artem - E che vogliono?
Voci - (fuori scena) Maria! Dov' Artem? Dite ad Artem che vogliamo vederlo!
Maria - C' anche Njuscia con loro! Oh, Pietro... (Si trae da parte per fare entrare Pietro, Njuscia, Alessio e Lusikof).
Ltjsikof - Ehi, Maria!...
Alessio - Abbiamo sentito la bambina...
Artem - Salute, amici! (Balidor vicino alla finestra, contro il muro. Ogni tanto trae qualche lieve accordo dalla chitarra. 1 contadini lasciano cadere sulle panche e per terra i doni che portano indietro).
Pietro - Maria, Artem! Che miracolo! Vostra figlia che parla! Lo sanno gi tutti, in paese... All'osteria dicevano che Lui, il Figlio di Dio, venuto da te invece che in chiesa!... Tu... sei stato tu il favorito, in mezzo a tutti noi! (Artem prende una posa orgogliosa) Raccontavano che venuto circondato di luce, proprio in questa stanza! Era accompagnato da ventinove angeli e da sette cherubini col corno e quattro ali ognuno! (Maria ascolta sorpresa. Balidor sorride con indulgenza) Dicono che portava un manto di fiamma e un ramo con dieci colombe bianche. (Si volge, col fiato sospeso, ad Artem) Oh, Artem, che uomo fortunato che sei! Stanno venendo tutti qui, a sentire Njuscia che parla! Noi siamo venuti avanti per avvisarti. (Con astuzia) Questo il momento per farti ricco! Pagherebbero qualunque somma per vedere e sentire Njuscia! Dovresti farli pagare... cinque rubli l'uno per poter passare sotto questa porta! Ce ne sono pi di cento, per la strada. (Gli occhi di rtem scintillano allidea. Maria ha preso Njuscia accanto a s: i suoi occhi incontrano quelli di Balidor con comprensione e disgusto per quei discorsi venali. Pietro nota la vodka, si strofina le mani e si bagna le labbra) Prima, per, beviamo un goccetto... e facciamoci cantare qualche cosa da Balidor... Cos staremo tutti allegri... (Siede sulla panca. Anche Alessio e Lusikof seggono, mentre Maria versa da bere. Balidor, che rimasto a guardare fuori della finestra, si volge a loro).
Balidor - Bene, che devo cantare allora in un giorno come questo, con tanta gioia in ogni cuore?
Maria - Una delle vostre canzoni!.
Njuscia - La canzone della Nave d'oro !
Pietro - Lasciati guidare dal tuo cuore, che non si sbaglia!
Balidor - Il mio cuore? (Pausa. Quindi, guardando Artem.) Devo dirvi la storia di un giorno in cui incontrai Artem Tiapkin in mezzo al bosco, che coglieva fiori?
Pietro - (prendendo il bicchiere da Maria) Artem... che coglieva fiori! Maria, lo sentite? Cos, vai a fare questo in mezzo ai boschi, eh, Artem?
Maria - (preoccupata) Artem non hai mai amato i fiori... Voi scherzate, Balidor, vero?
Balidor - Chi pu sapere quello che fa un uomo quando solo, lontano da occhi indiscreti! Nella profondit della foresta, tra gli alberi silenziosi, l'anima dell'uomo si rivela... e pu fare strane cose...
Artem - (arrabbiato) Fiori! L'ho sempre detto che eri un pazzo...
Balidor - I pazzi dicono la verit, qualche volta, Artem Tiapkin... e preferiscono metterla in musica, per non fare troppo male alle orecchie!...
Pietro - Avanti, avanti, facci sentire! Artem che raccoglie fiorellini! (Pietro, Alessio e Lusikof bevono, aspettando, mentre Balidor accenna qualche accordo. Quando egli incomincia a cantare, i suoi occhi non si staccano mai da Artem. Durante tutta la canzone, c' una scena muta tra Artem, Maria e Balidor: gli occhi di lei vanno dall'uno allaltro, e l'infedelt di suo marito le si rivela appieno quando Ritka, alle due ultime battute, appare sulla porta. La melodia vibrante, dolce e appassionata).
Balidor - (quasi parlando e guardando Artem con gli occhi socchiusi) Un giorno, camminando in mezzo al bosco vidi una rosa bianca, immacolata, una piccola rosa delicata, che nessun uomo aveva ancor toccata... (Suona due o tre accordi, poi il tono diventa pi veemente, accusatore, mentre Balidor osserva sempre Artem) Io la spezzai - la tenera, candida rosa, prima che aprisse ancora i petali odorosi. La strinsi tra le labbra - per un poco-ma poi - oh, perch piangere per una bianca rosa per una rosa infranta, che non visse che un poco... (Ritka appare sulla porta, fragile e magra; ha sulle braccia un piccolo fagotto. Balidor laveva vista avvicinarsi guardando fuori della finestra. Egli si volge verso la porta, ripetendo l'ultima battuta) Per una rosa infranta, che non visse che un poco.-(Gli occhi di Maria lo seguono ed ella scorge Ritka e intende il significato della canzone. Anche gli uomini cominciano ad essere in apprensione. Artem scosso dall'ira e dalla paura).
Maria - (quasi in un sussurro) Ritka! (Tutti si voltano verso la donna. Gli accordi che Balidor continua a trarre dalla chitarra mandano Artem sulla furie).
Artem - Bugiardo! Serpente! Menti, con le tue dannate canzoni!...
Maria - (intendendo) Ritka! (Volgendosi ad Artem) Artem! (Si allontana tremante. Ora tutti hanno capito la situazione).
Pietro - Ritka, che cosa vuoi qui?
Artem - Quando il diavolo non ce la fa pi, manda la sua donna...
Ritka - Perch dite questo...
Artem - Che cosa lai qui?!
Ritka - (venendo avanti timidamente) Il mio cuore cos pieno di gioia... Volevo dividerla con tutti... (Scopre un lembo del suo fagotto. Gli uomini si alzano) Guardate... il mio bambino. E' guarito... Uno straniero passato accanto a me, per la strada... L'ha tenuto in braccio, e il suo male sparito... Ci ha dato da mangiare Guardate: sorride!
Alessio - (avvicinandosi) Chi era questo straniero?
Ritka - Non so, ma mi disse di non aver paura... Disse... che dovevamo tutti amarci, sulla terra.
Alessio - Figlia mia, dove sei stata nascosta per tutto questo tempo?
Ritka - Nei boschi. C' una grotta sotto la roccia dei pioppi... Il mio bambino nato l. Siamo stati sempre soli. (Tutti provano piet verso di lei. Artem ha dei gesti nervosi) Dicono che lo straniero ha fatto un miracolo qui... Che Njuscia parla!
Njuscia - Anche a me ha detto cose bellissime!...
Ritka - (stupita ad udirne la voce) Che meraviglia!.-(Accorgendosi del silenzio degli altri) E voi Siete tutti cos stranamente quieti... e gentili... Non avete pi odio per me?...
Alessio - Non abbiamo pietre da scagliare...
Ritka - (ricordando le parole dello straniero) Allora... quello che Lui ha detto era vero!...
Artem - (annoiato, ripreso dalla sua ira) Ma va* via dalla mia casa, pezzente!
Alessio - Artem... ha detto che dobbiamo amarci tutti, sulla terra...
Artem - Non mi faccio comandare da nessuno, io!
Alessio - (gentilmente) Ma Artem, solo una povera donna...
Artem - Quando una donna pecca, sputa dentro la casa... quando un uomo pecca, sputa fuori della porta! Va' via, ti... (Ritka, istintivamente si avvicina ad Alessio).
Alessio - Ritka, figlia mia, non aver paura... Potrai restare in casa mia, finch verranno giorni migliori... Vai, ora... Io verr dopo. (Ritka. leva gli occhi pieni d gratitudine verso di lui ed esce quietamente).
Pietro - (per rompere la tensione) Andiamo, andiamo, bisogna essere allegri, oggi! Maria, versateci da bere! (Maria obbedisce in silenzio) Njuscia, parlaci dello Straniero. Ha usato qualche medicina o soltanto la sua maga?
Njuscia - Ha pulito la finestra... e lasciato entrare la luce!
Pietro - La finestra?... Dimmi... Che cosa portava?
Njuscia - Nessun mantello di fiamme. Era vestito cme voi e mio padre.
Pietro - Ma venuto in un'aureola di luce, no?
Njuscia - No. E' entrato dalla porta, semplicemente. e ha chiesto alla mamma da bere. Noi gli abbiamo dato anche da mangiare. (Balidor osserva, sorridendo, la delusione di Pietro, rimasto a bocca aperta. Artem riprende a bere).
Pietro - Allora... venuto come un mendicante?
Njuscia - No: quando mamma uscita, si levata la giubba, e aveva un grande uccello rosso ricamato su! petto!
Lusikof - (che ha ascoltato attentamente) Un grande uccello rosso!
Njuscia - (rapidamente) S, il babbo ha detto che era un fagiano rosso , ma la mamma,..
Artem - Njuscia, sta zitta!
Pietro - Un fagiano rosso?
Artem - Non la fate parlare tanto, s stanca.
Lusikof - Ma non hai sentito, Artem: un fagiano rosso, sulla camicia!
Artem - (nervosamente) Ma non sa quello che dice, stanca! Lasciatela in pace!
Lusikof - Ma non capisci-. Njusciai, hai detto che aveva un fagiano rosso ricamato sulla camicia? (Njuscia fa cenno di s timidamente. Maria la allontana).
Alessio - (indicando il cartello e prendendolo) Dio ci salvi, Artem, era Sergio, allora.., Sergio, il fagiano rosso !
Pietro - (volgendosi a guardare) Sergio!
Maria - Njuscia, vieni qui... Sta zitta!!
Artem - Non deve pi parlare, stanca, ora. Njuscia, va a giocare! (Njuscia esce).
Balidor - Se troveranno Sergio... l'uccideranno!
Lusikof - Da che parte andato?
Alessio - Forse possiamo ancora avvertirlo in tempo. (Pietro seduto in profonda delusione).
Maria - Alessio, Artem ha gi...
Artem - (le fa segno di tacere) Tenete a freno la lingua, voi; ho capito chi era lo straniero quando Njuscia mi ha raccontato del fagiano rosso... L'ho gi avvertito e messo in salvo per una via sicura... segreta... (A Pietro) A posto la lingua, ho detto! (A Lusikof) E anche a te (a Balidor) e a te. Siete voi soli a saperlo... (Un ufficiale delle guardie appare sulla porta. K vestito in piena uniforme, con stivali, cappotto, berretto cosacco e sciabola).
L'Ufficiale - Salute, cittadini di Kosli! (Entrando, con autorit) Salute, Artem Tiapkin!
Artem - (atterrito, credendo che l'ufficiale sia venuto per lui) Salute... Volete... qualcosa?
L'Ufficiale - 'Si parla da queste parti di Sergio, il fagiano rosso ... (Pausa) Su, su, non ho tempo da perdere...
Artem - Ah... volete dire Sergio...? (La sua fronte madida, Maria allibita. Gli altri tacciono).
L'Ufficiale - L'avete visto?
Artem - (esitando) No, ma ne ho sentito parlare... All'osteria...
L'Ufficiale - E Che dicevano?
Artem - (in tono confidenziale, per fare impressione) Che un traditore! Che ha tradito Amprobova e c' una taglia sulla sua testa... vivo o morto!
L'Ufficiale - L'abbiamo ricercato in tutta la provincia. Si dice che sia passato di qui.
Balidob - (rapidamente, per amore di Maria) Ma Artem stato tutto il giorno in chiesa...
Abtem - (nervosamente) Gi, sicuro... Non vero, Maria? (Ella rimane immota) Oh, Maria, ma che stupida sei? Non vedi che abbiamo un ospite? Servi da bere all'ufficiale!
L'Ufficiale - (sciogliendosi come la cera, avvicinandosi al tavolo e bevendo) Ah! Il destino di un popolo dipende da quello che beve!
Lusikof - Certo... a che serve l'onore, se non c' niente da bere?
L'Ufficiale - (mentre Maria torna a riempirgli il bicchiere) Amprobova ha decretato che il fagiano rosso debba essergli consegnato... illeso! (Sollievo dei tre contadini).
Maria - Volete dire?...
Abtem - Come, il fagiano rosso?...
L'Ufficiale - (levando il bicchiere) E' libero!
Alessio - Libero! (Brindando) A Sergio!
Lusikof - Il nostro Sergio... libero! (Bevono tutti).
Balidob - (prendendo un bicchiere, si avvicina ad Artem e tocca significativamente il bicchiere di lui col proprio) A... Sergio! (/ loro occhi si incontrano. Artem allontana i suoi, colpevolmente. Beve).
Alessio - Allora... se noi incontrassimo Sergio... potremmo andare con lui?
L'Ufficiale - Certo, l'accusa stata ritirata.
Balidor - (all'ufficiale) E se qualcosa fosse gi successa al fagiano rosso?
L'Ufficiale - Volete dire...
Balidob - Se qualcuno l'avesse gi... preso?
Abtem - Gi. Il cartello diceva: vivo o morto ...
L'Ufficiale - Beh, chi ubbidisce alla legge non ha colpa...
Abtem - (avvicinandosi) Ma la taglia... allora?...
L'Ufficiale - Il nuovo ordine stato emanato ieri da Amprobova. Deve essere consegnato vivo... (Osservando Artem) Ma perch vi interessate tanto?
Abtem - (indietreggiando un po' e cercando di sorridere) Niente... pensavo... Sapete, io non so leggere, e...
L'Ufficiale - (alzandosi) Bene, tenete gli occhi aperti...
Artem - Aspettate... un altro bicchiere...
Lusikof - S, e anche Balidor... un po' di musica
Artem - Abbiamo della buona vodka, tanta...
L'Ufficiale - Grazie, basta. (Va alla porta, dove si volge) Tenete gli occhi aperti e riferite quello che venite a sapere... (Esce).
Lusikof - (lieto) Pensate, Maria, Amprobova ha liberato Sergio!
Alessio - Ah, quanto bene potr fare per noi, ora!
Pietro - Balidor, suona qualcosa di allegro! Beviamo ancora! (Si versa da bere).
Abtem - Porta da bere, Maria! Quanto sei lenta!
Pietro - Cantaci una canzone d'amore, Balidor.
Lusikof - (bevendo) Ma allegra e svelta!
Artem - E Maria la baller! (Artem ride e afferra Maria per la vita. Sta per farle fare un giro, quando si ode dall'esterno un grido che si avvicina rapidamente. Tutti rimangono sospesi, spaventati. Dopo un secondo, Ritka appare sulla porta, e l'eco del grido muore in un singhiozzo sulle sue labbra: tremante, sconvolta, esangue. Alessio le si avvicina. Gli uomini posano i bicchieri, ma non sulla tavola, sulla quale restano soltanto la chitarra e la coroncina nuziale di Maria).
Ritka - Maria! Maria!
Alessio - Che cos', Ritka?! (Sostiene Ritka e cerca di farla venire avanti, ma ella scivola a sedere su di una panca, singhiozzando disperatamente).
Pietro - Che successo, Ritka, parla!
Lusikof - Che cosa stato?
Artem - (fuori di se) Va' via... pazza!
Alessio - (gentilmente) Su, su, figlia mia...
Maria - (avvicinandosi) Ritka... cos' successo?
Ritka - (singhiozzando) Non pu morire, ora... non pu morire... Ha fatto tanto per noi!...
Artem - E' matta. E' impazzita dalla fame!
Maria - (gridando) Chi, morto, chi?!
Ritka - Qualcuno l'ha ucciso! Ho trovato questo fra le sue mani!... (Mostra il fazzoletto macchiato di sangue. Maria sussulta atterrita).
Maria - (prende il fazzoletto, mormora con voce soffocata) Lo Straniero... Sergio!
Lusikof - (in un sussurro) Il fagiano rosso!
Artem - No! E' una bugia! L'ho messo in salvo io!
Balidor - (vicino a lui) Gi... per la strada segreta!
Maria - (con uno sguardo accusatore) Artem! Artem!
Pietro - (guardando il fazzoletto) E' il vostro dono, Maria! Mio Dio, Artem... tu! (In un silenzio di morte, si ode in lontananza un coro idi voci che cantano. E' la folla che torna dalla chiesa e viene alla casa di Artem a vedere il prodigio).
Artem - Che cos' questo, ora?!
Balidor - (andando alla porta) Vengono dalla chiesa... vengono dalla chiesa, in processione, per vedere Njuscia! Se scopriranno che tu lo hai ucciso...
Artem - (come per difendersi) Io ho ucciso Sergio il proscritto, il Fagiano rosso !
Lusikof - Tu hai ucciso un uomo che aveva fatto tanto per te!
Alessio - Lo sapevi... e l'hai ucciso per la taglia! (Maria incapace di parlare).
Abtem - (a Ritka) Demonio! Sei tu che mi hai portato questa disgrazia!
Alessio - Non la toccare! Andiamo, presto! (Lusikof e Pietro fanno per uscire, insieme ad Alessio e a. Ritka).
Artem - Aspettate, aspettate! Non lo sapevo, allora! La legge comandava di prenderlo, vivo o... morto! (Il Canto si fa sempre pi vicino. Gli uomini devono alzare la voce per farsi sentire).
Lusikof - Hai tradito il tuo amico!
Alessio - L'amico del popolo!
Artem - Non andartene, Pietro!
Pietro - E per trenta rubli soltanto! (Esce con Ritka, Alessio e Lusikof).
Artem - Pietro... aspettate, aspettate... non lo dite agli altri... tornate indietro... Ritka... Pietro... Lusikof... Divideremo insieme la taglia. Non lo sapevo... Vi dar tutto!
Balidor - (seguendoli sulla porta) Artem, non puoi capire che l'amore pi grande della legge? (Esce).
Artem - (volgendosi a Maria, atterrita) Maria, Maria, non Io sapevo! Ti dar il vestito nuovo, il cappello, met dei soldi...
Maria - (contro il mormorio crescente delle voci che si avvicinano, si leva l'accusa di Maria; ella rimasta folgorata, in piedi, ma ora si scuote, si erge; le sue parole vengono dapprima lente, poi fluiscono travolgenti) Non mi toccare. Tu hai calpestato il mio cuore per tanto tempo, che non so pi nemmeno odiarti. Sei stato come un incubo... come una notte nera di cui avevo terrore, perch non potevo capire... Per tutta la vita hai schernito, deriso ci che buono e puro; sei andato per tutti questi anni bestemmiando, maledicendo, ingannando! Hai creduto che ti adorassero per la tua forza e per la tua potenza, e invece non facevi altro che piet, a tutti! Mi hai battuto con le mani, con la frusta, mi hai tradito, hai rovinato Ritka, eppure, avrei potuto ancora perdonarti... ma quando hai ucciso Lui. Artem Tiapkin, tu hai sfidato Iddio! Assassino! Assassino! (Rimane tremante, mentre il coro delle voci si tace, avendo i contadini raggiunto la capanna. Segue un silenzio minaccioso, poi un mormorio di voci profonde, irate, delle grida).
Balidor - (rientrando affannosamente) Artem, hanno saputo tutto! Vogliono prenderti... ucciderti!
Maria - Balidor! Balidor! Non farli entrare!
Artem - Maria! Non lasciarmi! Salvami, Balidor! Tu puoi salvarmi! Di' che sono pronto a dare i trenta rubli, tutto, tutto!
Balidor - E' troppo tardi! Nasconditi... nella stalla! Presto, presto, vai!
Artem - (precipitandosi alla stalla) Fermali, Balidor! Non farmi prendere! (Corre dentro e Balidor chiude la porta dietro a lui).
Balidor - Maria, dovete andare, prima che sia troppo tardi!
Maria - (guardando la porta della stalla) No... Non posso...
Balidor - Dovete! Presto, prima che vengano!
Maria - No, Artem ha bisogno di me! Io devo aiutarlo!
Balidor - No, non avete nessuna colpa, per dividere il suo destino! Via, presto, prendete la bambina!
Maria - No... uccideranno Artem!
Balidor - Uccideranno anche voi... e la piccola Njuscia!
Maria - Artem ha bisogno di me... non posso andare... non posso andare... (Si avvicina alla porta della stalla) Artem, ti aiuter... Non li far entrare... (Apre la porta) Artem, io... (Guarda nell'oscurit e dapprima non distingue: poi l'ombra terribile le si profila: Artem si impiccato. Un grido) No! No! Artem!... (Balidor accorre, vede, le copre gli occhi, la sorregge, chiude la porta, la riconduce quasi svenuta nella stanza. Ella abbandonata nelle sue braccia, tremante, lamentandosi. Egli la conforta in silenzio. Dopo una pausa, Njuscia entra correndo, atterrita).
Njuscia - Mamma, mamma, che succede?
Maria - Njuscia... Njuscia!...
Njuscia - Mamma, perch gridano?
Maria - (La stringe a s, affranta; poi) Oh, Njuscia, povera piccola...
Njuscia - Anche tu hai gridato!
Maria - No... no... era... il vento...
Njuscia - Ma non c' vento... Era la tua voce...
Maria - Njuscia, dobbiamo andare via, presto... Prendi... (Le da una brocca, del pane, una coperta).
Njuscia - Dove andiamo, mamma?
Maria - (tace; poi) Non so... La strada ci guider.
Njuscia - Dov' il babbo?
Maria - E' andato... innanzi...
Njuscia - Da che parte?
Balidor - Verso occidente, Njuscia, dove il sole tramonta...
Njuscia - E noi dove andremo?
Balidor - Verso oriente, dove il sole sorge... (Maria, lo sguardo velato di lagrime, guarda negli occhi di Balidor. Poi da un ultimo sguardo alla porta della stalla, ed esce con Njuscia, seguita da Balidor. Quando la porta della casa, che era rimasta sempre aperta perch la finestra era oscura, si chiude dietro a loro, la sola luce nella stanza viene dal vetro che lo Straniero aveva pulito; un raggio di sole, caldo, che va a posarsi sul tavolo, dove giace la chitarra con le corde spezzate dalle mani del bruto, e la coronano, di fiori appassiti; l'ombra dell'intelaiatura vi disegna una croce, mentre lentamente scende il sipario).
FINE
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