I Vincitori opera depositata cod. S.I.A.E. 156654
Lui il reduce
Lei la profuga
Il Guerriero
Sul palco una struttura simile al podio olimpico, con i tre gradini per il primo, il secondo ed il terzo; solo le dimensioni sono maggiori e sulle tre pedane si pu muovere qualche passo, anche pi alta e, stando seduti, ci si pu comodamente appoggiare.
Le tre posizioni sono occupate: la pi alta dal GUERRIERO, un bel giovane con indosso una divisa non identificabile composta da parti di divise di vari eserciti del 900, il solo pienamente illuminato, maneggia con cura e passione una incongrua spada corta romana della quale saggia il filo con il dito, ma la lama lo taglia e lui lecca con la lingua la stria di sangue.
In posizione due: LUI IL REDUCE, barba lunga, cappotto liso, guanti di lana senza dita, ai piedi scarpacce sfondate tenute insieme da brandelli di una coperta, si soffia continuamente sulle mani, poi le stringe sotto le ascelle per scacciare un freddo che sente solo lui, poi scende e si siede sul palco appoggiando le spalle alla pedana e si raggomitola tremando.
In posizione tre: LEI LA PROFUGA, anche lei indossa un cappotto simile a quello di LUI, ma se possibile ancora pi sporco, i capelli sono arruffati, il viso pesto con segni di percosse, sotto al cappotto si indovinano i resti di un vestito elegante strappato e sudicio, con le mani LEI si stringe il cappotto addosso per coprire lo sfacelo che c sotto, seduta sulla pedana si dondola in un movimento continuo e inquietante nella sua meccanica ripetitivit, si lamenta piano e a volte da quei suoni indistinti emerge un brusco ordine: Frau Komm!
IL GUERRIERO (dopo aver finito di pulire e ripulire la sua lama, assume la posa della Giustizia, poi non contento quella di un monumento al Condottiero, soddisfatto si congela e declama) Gli slavi non sono esseri umani sono i portatori di un seme infetto, senza il minimo barlume di spiritualit destinati a servire, a servire noi: i vincitori, i fondatori di una nuova umanit, dal sangue puro, che saranno a fianco degli dei il giorno non lontano dellultima battaglia(si spegne la luce su di lui , ma prima che si accenda sul reduce sentiamo una cacofonia di marce militari , rombo di carri armati , aerei in volo e linconfondibile rumore di un esercito che marcia)
LUI (trema ancora dal freddo, poi quando viene maggiormente illuminato, sembra calmarsi tende le mani ad un fuoco immaginario ed inizia a raccontare) Ero proprio bello con la divisa, quando mi mettevano a far la guardia alla porta della caserma a Milano ero partito dal mio paese per fare il servizio militare, un paese piccolo in mezzo alla campagna, ora ero a Milano, Milano! Non mi pesava fare la guardia, stavo impettito per ore nella mia bella divisa nuova e guardavo, guardavo le automobili (al paese quando ne passava una tutti venivano fuori dalle case o dalle botteghe, anche i bambini del catechismo uscivano a guardarla) i tram e la gente e le ragazze! le ragazze! Con quelle gonne corte, ma corte che si vedeva tutto un pezzo di gamba da sotto il ginocchio al piede per il mio buon stato di servizio mi regalavano il biglietto per la Scala o per la partita il cinema o la rivista (canta, con una bella voce piena di malinconia Parlami damore Marila voce si spegne in un singhiozzo).
IL GUERRIERO 22 giugno 1941! le armate corazzate della Grande Germania con il supporto di contingenti dei paesi alleati invadono lUnione Sovietica sfondando con un poderoso colpo di maglio le difese bolsceviche dal Mar Baltico al Mar Nero. La marcia inarrestabile per la conquista del nostro Spazio Vitale ci porter in poche settimane a Mosca, a Leningrado, a Stalingrado! Il seme infetto sar estirpato dalla faccia della Madre Terra ed il pi adatto, come giusto, dominer per mille anni!
LUI Dopo laddestramento ero stato in Francia, poi in Jugoslavia ai primi di luglio arriva lordine di rientrare per prepararci a partire per la Russia la Russia! Oh Madonna dov la Russia? L da qualche parte lontano lontano dal mio paese, dai miei vecchi, da Maria, la Maria sono gi due anni che mi aspetta ci dovevamo sposare a maggio (risate, scampanio festoso, brindisi) e invece io sono qua, che devo partire per la Russia, per fortuna ci hanno dato tre giorni di licenza
IL GUERRIERO Partenza per il fronte russo, 14 luglio 1941
LUI - Verso le otto della sera finiamo di caricare sulla tradotta centinaia di cavalli e cannoni, io ho in consegna un autocarro da combattimento per il trasporto di una pattuglia dosservazione e collegamento. Il mio gruppo comandato da un maggiore di Milano e da un capitano di Mantova (scatta sullattenti , si signore! comandi! Tutto come da ordini!) siamo 250 artiglieri. Prima di partire il comandante ci raduna sul marciapiede della stazione per farci un bel discorso, parla bene, pulito, senza errori
IL GUERRIERO (ripone la spada dietro la pedana, sorride bonario) Soldati! durante il viaggio attraverseremo alcuni Stati alleati e quindi vi dovete comportare bene, per lonore della bandiera ! Vi voglio sempre educati e gentili con le popolazioni che incontreremo e ricordate che per chi sgarra c la Corte Marziale
LUI Ci distribuiscono carne in scatola e gallette per il viaggio e poi la tradotta parte (rumore di un treno a vapore che si stacca dalla banchina, LUI saluta con la mano) arrivederci arrivederci torniamo torniamo! (in un sussurro) ciao Maria (riprende a narrare con voce normale) allalba arriviamo al Brennero. La tradotta si ferma una mezz'ora per il cambio della locomotiva. Poi dopo altre ore di viaggio la tradotta arriva alla stazione di Vienna un'ora di sosta i soldati addetti ai cavalli con i secchielli danno da bere alle bestie (buono Morello! Buonoche tra qualche settimana si arriva, si vince la guerra e si torna! Dai bevi che ci sono anche gli altri), altri invece vanno nei bar per fare provvista di birra. Nel pomeriggio il treno passa lentamente su di un ponte sul Danubio vicino Budapest e si ferma in attesa del disco verde per entrare nell'area di smistamento. Una folla di gente sta sulla sponda del fiume, chi prende il sole e chi fa il bagno appena si accorgono che siamo soldati italiani in viaggio per il fronte russo alzano le mani salutandoci e gridando: Viva Hitler!. Dopo qualche ora di sosta nell'area di smistamento la tradotta continua la sua corsa verso est viaggiando tutta la notte ed il giorno seguente in territorio ungherese. Poi si ferma in mezzo ad un bosco vicino al confine romeno dove c' uno scalo ferroviario fatto con travi di legno. Finito di scaricare tutto il nostro materiale bellico continuiamo il cammino con i nostri mezzi ed entriamo in Romania.
LEI (durante tutto questo tempo rimasta rannicchiata su se stessa, dorme, ma il suo sonno agitato da incubi, ogni tanto geme, ora si sveglia di colpo urlando) Non vi avvicinate! No! No! Io sono Leni, io sono Gretchen, io sono Eva, io sono tedesca! (piangendo ritorna nella sua posizione iniziale)
LUI - Dopo diversi giorni di cammino attraversiamo il confine russo facendo tappa in Ucraina nei dintorni della citt di Balta occupata dalle truppe tedesche e romene all'inizio della guerra. La gente dei villaggi viene a guardare chiedendoci sigarette (papiroska! papiroska tovarisc), ma difficilmente ci si comprende; tutti i giorni si fa una marcia di 40 o 50 km per non affaticare i cavalli che tirano i cannoni si deve raggiungere il fronte dove i tedeschi si stanno battendo (spari , urla , ordini)
IL GUERRIERO - I tedeschi non sono esseri umani! D'ora in avanti il termine tedesco per noi tutti la maledizione pi orribile, d'ora in avanti il termine tedesco ci spinge a scaricare un'arma. Noi non parleremo. Noi non ci commuoveremo. Noi uccideremo. Se nel corso di una giornata non hai ucciso nemmeno un tedesco allora per te stata una giornata persa. Se tu credi che il tedesco invece che da te sar ucciso dal tuo vicino, allora non hai capito il pericolo, se non uccidi il tedesco sar il tedesco ad uccidere te. Egli arrester i tuoi e li torturer nella sua dannata Germania. Se tu non sei in grado di uccidere con una pallottola il tedesco allora uccidilo con la baionetta. Se nel tuo settore c tregua e non in corso una battaglia allora uccidi il tedesco prima della battaglia. Se lasci in vita il tedesco, il tedesco ti impiccher e disonorer la tua donna. Se tu hai ucciso un tedesco allora uccidine un secondo. Per noi non c' nulla di pi piacevole dei cadaveri tedeschi. Non contare i giorni, i chilometri, conta solo una cosa: i tedeschi che hai ucciso. Uccidi i tedeschi! Questo implora la tua vecchia madre. Uccidi i tedeschi! Questo implorano i tuoi figli. Uccidi i tedeschi! Cos grida la nostra madre terra. Non perdere l'occasione! Non sbagliarti! Uccidi! I tedeschi malediranno lora in cui calpestarono la nostra terra. Le donne tedesche malediranno l'ora in cui partorirono i loro feroci figli. Noi non malediciamo. Noi siamo sordi. Noi ammazziamo.
LUI - La mattina del 28 agosto verso le quattro del mattino, tre o quattro commilitoni si alzano per fare il caff quando un aereo russo vedendo un fuoco nel buio sgancia delle bombe (esplosioni, LUI si butta a terra coprendosi il capo con le braccia) esplodono vicino agli autocarri noi autisti che eravamo sopra i cassoni a dormire dallo spavento usciamo fuori correndo in mezzo alla campagna, quando il maledetto aereo se ne va rientriamo tutti all'accampamento sul terzo autocarro dopo il mio due nostri compagni sono morti. Uno era un radiotelegrafista di Milano, una scheggia gli ha staccato un braccio e poi entrata nello stomaco (ha gli occhi sbarrati, guarda davanti a s come se vedesse i corpi mutilati dei suoi amici) l'altro un autista di Novi Ligure colpito da una scheggia alla testa. Il comandante ci ordina di scavare una fossa sul ciglio della strada (rumore di pale che scavano) e dopo averli seppelliti e messo una croce di legno con sopra gli elmetti rendiamo gli onori con le armi (si mette nella posizione, con le mani ricrea il fucile e fa pum! Quattro o cinque volte). Poi ci rimettiamo in cammino, ma nessuno ha voglia di parlare. Ognuno pensa al suo destino pensa a casa (una lunga pausa) Ci siamo! Zona di combattimento! Verso la mezzanotte noi della divisione celere dobbiamo schierarci lungo il fiume per un tratto di circa 30 km arrivando fino ad una citt per prendere il posto dei tedeschi che vanno a combattere in un altro settore del fronte. Mentre con l'autocarro a fari spenti vado verso il fiume incontro dei soldati tedeschi che gridano qualcosa
IL GUERRIERO (con un duro accento teutone) Italiani! I russi vi ammazzano tutti!
LUI - (si mette dietro la pedana e sbircia verso il pubblico) per tutta la notte dalla sponda del fiume si sente arrivare solo qualche colpo di fucile. Nelle prime ore del mattino la vallata lungo il fiume immersa in una fitta nebbia che impedisce la visibilit. Quando il sole la dissolve comincia il fuoco dell'artiglieria russa dall'altra parte del fiume i miei compagni che hanno nascosto i cannoni in un campo di girasoli rispondono al fuoco in poco tempo la nostra zona diventa un inferno (con la bocca ed il mulinare delle braccia tenta di rendere lidea di un fumigante caos di esplosioni poi si ferma ansimante e senza fiato). Le granate scoppiano da tutte le parti e le schegge mi fischiano nelle orecchie (fischia e abbassa il capo per non farsi colpire) per ripararmi mi metto sotto il motore dell'autocarro tra una ruota e l'altra non penso a che fine farei se una scheggia di granata incendiasse il serbatoio del motore o i fusti di benzina di scorta o le casse di munizioni piene di proiettili e bombe a mano. Per un'ora restiamo sotto il tiro violento dellartiglieria nemica poi cambiano bersaglio, il capitano del nostro gruppo profittando della tregua con la moto fa un giro d'ispezione in tutti i nostri appostamenti sparsi nella campagna per il primo giorno di conflitto siamo stati fortunati: nessun morto soltanto qualche ferito. Visto che c'era calma penso di prendere una vanga e mi scavo una tana sottoterra cos di giorno faccio la vita del topo di notte esco e vado a mangiare qualche scatoletta di carne ho ventanni voglio vivere (urla) voglio vivere! (ancora pi forte) Vivere!
IL GUERRIERO I Cavalieri dellApocalisse hanno voltato i teschi ghignanti e sorridono al nemico Lo hanno fatto... lo faranno... che importa? Importa leternit del dolore .
LEI (sempre con quello spasmodico serrarsi delle mani che chiudono gli strappi del cappotto da cui si intravedono lembi di pelle pesta e sanguinante, brandelli di un vestito di pregio, gli occhi bassi, la voce sussurrante che ha sobbalzi e scarti improvvisi, gli occhi bassi che quando si alzano si socchiudono per la paura della luce, se toccano lo sguardo di un uomo (nel senso di maschio) scartano come cavalli imbizzarriti, non si sa a chi rivolge il suo racconto a tutti, a nessuno)
Il 13 febbraio, giorno dell'ingresso dei sovietici in citt, restammo in cantina sino alle 20 indisturbate, poi sentimmo dei passi e tanto era il terrore che non osavamo respirare comparvero quattro soldati che dapprima si comportarono sopportabilmente, presto per divennero un po' troppo intraprendenti verso di me e verso una giovane signora che era con noi, all'improvviso ci chiamarono: Frau Komm!. Non risposi. Al terzo ordine, spazientito, il soldato mi afferr per un braccio e mi diede un calcio tale che volai sino alla porta della cantina. Un altro malmen la signora Keil e poi se la trascin dietro costringendola a portare con s la figlia. Anche tua mamma e tua sorella dovettero andare. Cosa poi ci capit non occorre che te lo descriva and avanti tutta la notte sino al mattino, una cosa bestiale. Io tornai per prima nella cantina e l trovai gli anziani coniugi nostri vicini uccisi e con gli occhi strappati, si erano opposti a lasciare andare con i soldati la cognata e il nipotino. Verso le 10 ci fu un po' di tranquillit e ci recammo nell'appartamento della signora Keil la cui figlia undicenne era stata pure violentata. Ci cucinammo qualcosa da mangiare, ma in quel mentre udimmo nuovi passi e si ricominci daccapo. Pregavamo, urlavamo di lasciarci in pace, ma non avevano piet. Ci accordammo allora di impiccarci, ma ne sopraggiunsero altri. Quando finalmente anche costoro se ne andarono eravamo pronte. Ognuna di noi si era procurata un coltello ed anche un lenzuolo era pronto. La signora Polowski si impicc per prima. La signora Keil impicc dapprima la sua bambina e poi se stessa, lo stesso fece tua mamma con tua sorella. Restammo solo noi due: tua mamma ed io, la pregai di fare il cappio anche per me, a causa dell'eccitazione non ci riuscivo lo fece, ci abbracciammo ancora una volta e spingemmo via con i piedi il bauletto sul quale stavamo. Mi accorsi di toccare terra con la punta dei piedi, tua mamma mi aveva fatto la corda troppo lunga, provai ancora e ancora perch volevo morire, ma senza riuscirci. Guardai a destra e a sinistra: eravamo appese tutte su di una fila e loro si trovavano bene poich erano morte. A me non rest che liberarmi dal cappio, cosa che mi riusc dopo molti tentativi, ero sola e fuggii disperata. Verso Danzica e poi Dresda. (la voce si andata spegnendo il GUERRIERO si avvicina e le carezza il volto, il primo contatto fra i personaggi e sembra gentile, delicato, improvvisamente il GUERRIERO stringe con una mano la gola di LEI che non fa nulla per liberarsi, marionetta disarticolataancora stringendole la gola si raggomitolano insieme sulla pedana quasi a farsi ingoiare dalla terra).
LUI - Nelle citt e nei paesi da loro occupati i tedeschi iniziano ad ammazzare gli ebrei. Un giorno mentre con l'autocarro attraverso la campagna per fare un carico di avena per i cavalli vedo una colonna di camion tedeschi vicino ad una grande fossa mi fermo, scendo e mi avvicino stando bene attento a non farmi notare da quei camion scendono uomini, vecchi, ragazzi e donne con in braccio dei bambini appena nati vengono accompagnati dai tedeschi vicino alla fossa poi con una mitragliatrice ammazzano senza piet tutta quella povera gente (tatatata tatatata). L'unica colpa che avevano era quella di essere ebrei.
( SILENZIO, un lungo silenzio, a mala pena si sente il fruscio del respiro, tutto immobile)
Arrivano le piogge, arriva il freddo, gi agli inizi di ottobre il campo di battaglia un immenso pantano frustato dal vento siberiano Sapete quel fango non come il nostro, da noi al massimo ti sporchi un po le scarpe quello fango maledetto, maledetto come tutto il resto di quel postaccio, nero, pesante, sembra una cosa viva che tenta di risucchiarti allinferno splook splosc, splosc (tenta di rendere il suono di un risucchio) a quella baracca del mio autocarro si era rotto un semiasse, prima che me ne diano un altro devono passare settimane e intanto gli altri ricevono dagli americani milioni di carri armati nuovi di zecca, con una corazza che puoi prendere a testate per leternit senza farle un graffiettino il mio reparto lo ritirano dalla linea del fuoco per un periodo di riposo, bel riposo! A far la guardia ad un deposito di munizioni con il freddo, il freddo che aumenta sempre, sempre ogni giorno, ogni ora, ogni minuto; poi di nuovo avanti verso il nemico: durante la notte faccio servizio di vedetta in un tratto lungo la linea difensiva di circa 2 km rimanendo scoperto non essendoci ripari. Il turno di vedetta di un'ora mezz'ora per arrivare vicino alle postazioni tedesche e scaldarsi vicino al fuoco e mezz'ora per il ritorno. Dopo pochi turni i miei compagni sono ricoverati all'ospedale da campo per congelamento ai piedi. Di giorno invece faccio servizio al rifornimento viveri con l'autocarro, vado alla stazione ferroviaria dove arrivano i treni merci carichi di generi alimentari, il vino nelle botti ghiacciato e bisogna spaccarlo con una mazza di ferro e mettere i pezzi nei sacchi. Qualche giorno prima di Natale arriva un treno merci carico di ogni ben di Dio (assapora ogni cibo che nomina, lo sente in bocca, se la riempie e fa fatica a parlare) caff, zucchero, liquori, panettoni, torrone, cioccolato, sigarette da distribuire ai soldati per le feste natalizie, mentre carico sull'autocarro i pacchi assegnati al mio gruppo l'ufficiale di servizio alla stazione apre la porta del vagone dove c'erano i liquori e trova i due militari di guardia assiderati per aver bevuto troppo ubriachi si sono addormentati per sempre (china la testa e si abbandona scivolando con le spalle alla pedana).
LEI (si libera con fatica dal Guerriero che le grava ancora addosso, il Guerriero rimane disteso sulla pedana, LEI sale su quella superiore) A Danzica era un grandinare di proiettili, le case crollavano una ad una in un ammasso di calcinacci e ceneri. Nella notte molti cercavano di fuggire, un uomo venne colpito in pieno e con carro e cavallo affond cos tanto nel terreno che i suoi congiunti non trovarono resti da seppellire. Il fabbricato dove stavo fu centrato in pieno e un'ondata di fuoco ci invest a fatica riparandoci con un panno umido la bocca trovammo una via di uscita e nel buio opprimente ed incandescente ci lanciammo alla ricerca di un rifugio. Riparandoci dietro ogni rialzo del terreno non facemmo a tempo ad entrare in un androne che la casa fu colpita cinque persone morirono sull'ingresso. Ci dirigemmo allora al grande bunker il materiale depositato bruciava ed esseri umani ardenti come torce si precipitavano fuori di esso abbandonammo ogni cosa e fuggimmo verso la centrale del gas la strada era disseminata di valigie, indumenti e persone ferite, contorte, schiacciate morte. Dopo numerose deviazioni vedemmo alla fine il fabbricato ricoperto di ardesia in riva al fiume. Ci cacciammo all'interno e trovammo un posticino in cantina... c'erano circa 2000 tra donne e bambini e persone anziane trascorremmo la domenica e il luned mangiando qualche pezzetto di pane, laria era irrespirabile si sentivano solo singhiozzi, lamenti e pianti di bambini.
Il nemico mise a ferro e fuoco la citt nessuna donna fu risparmiata anche sotto gli occhi dei mariti tenuti a bada con il mitra, ci si nascondeva, ma ci trovavano egualmente; quando un giovanotto armato di una bottiglia rotta mi si avvicin e mi spinse in una cabina telefonica, io gli dissi (cerca di parlare con una voce da vecchia): Vecchia nonna grinzosa, ma lui rispose: Nonna deve!. In quel mentre una giovane madre con tre bimbi che cercava rifugio in una cantina fu scoperta da un gruppo di soldati uno dei soldati afferr i bambini per le gambe e li sbatt contro il muro (tre schianti in rapida successione, che si ripetono una, due , tre volte) Non dimenticher mai quel rumore poi la donna fu violentata da tutti i soldati alla fine fu solo capace di trascinarsi via nel fango a quattro zampe, come un animale ferito.
IL GUERRIERO (si rimesso in piedi, sistemata la divisa ed il cappello, con la mano spolverati i pantaloni, agilmente salta sulla pedana superiore dalla quale spinge via LEI, che, docilmente torna su quella inferiore) E la vigilia di Natale 1941. Nelle postazioni italiane tutto era pronto per festeggiare la ricorrenza nel migliore dei modi. Verso la mezzanotte la maggior parte dei soldati radunata in qualche capannone per ascoltare la messa di mezzanotte celebrata dai cappellani o trasmessa per radio dall'Italia (marziale, mani sui fianchi, tono da cinegiornale) Tre divisioni russe con due reggimenti di cavalleria siberiana attaccano di sorpresa il nostro schieramento... i combattimenti, violentissimi, continuano ancora all'alba di Natale quando i soldati russi vengono avanti ad ondate successive calpestando i loro morti nella neve.
LUI - Nonostante le gravi perdite il nemico a mezzogiorno occupa il paese dove noi eravamo asserragliati, i primi a cadere prigionieri dei russi furono i cucinieri del mio gruppo in una casupola, sdraiati sulla paglia, c'erano una trentina di bersaglieri feriti che attendevano di essere trasportati all'ospedale fatti prigionieri vengono uccisi dai russi con un colpo di pistola alla testa (mentre descrive la scena con un utensile dal manico di legno batte colpi secchi sulla pedana simulando gli schiocchi degli spari) e poi gettati sulla neve insieme agli altri morti compreso un giovane ufficiale medico che si era fermato con i feriti per assisterli. La notte a causa della nebbia c' una tregua, ma alle prime luci del mattino del 26 dicembre i combattimenti ricominciano con violenza. Arriva la tormenta! Il gelo a pi di 40 sotto zero paralizza i combattimenti lungo tutto il fronte. Passiamo il tempo in qualche isba dal tetto sfondato, ricordando lItalia, ma esistono davvero il sole, il cielo azzurro, il sorriso della mia Maria? Scriviamo lettere damore che non sappiamo se arriveranno mai per festeggiare la fine dell'anno con i miei compagni pensiamo di fare il cenone. Sapendo che sotto la neve ci sono molti cavalli morti con la scure taglio una coscia e la porto nella postazione vicino al fuoco per sgelarla la sera dopo mangiamo quella carne cucinata con patate e aspettiamo la mezzanotte per brindare all'inizio del nuovo anno: il 1942, ma arriva il tenente...
IL GUERRIERO Quattro feriti da portare allospedale da campo! Subito!
LUI - Con l'autocarro a fari spenti seguo il sentiero nella neve segnato il giorno prima da un automezzo cingolato tedesco, seduto al mio fianco ho un caporale, i quattro militi feriti sono sdraiati sulla paglia dietro, sul cassone. L'ospedale da campo distante una ventina di km. ne avevo fatto appena un paio quando comincia a soffiare un vento siberiano che solleva nell'aria turbini di neve che in poco tempo cancellano il sentiero, perdo lorientamento, tra il buio e quel vento maledetto e finisco in un cumulo di neve restando bloccato. Lunica possibilit di salvezza per tutti e sei raggiungere una postazione a circa tre km copriamo i feriti con tutte le coperte che troviamo e poi... Con una coperta avvolta sulle spalle come due fantasmi nella notte di fine d'anno affrontiamo la tempesta il fiato che esce dalla bocca si condensa sul passamontagna di lana formando un ghiacciolo sotto il naso un'ora di cammino stremati dal freddo arriviamo alle postazioni della fanteria, ma non possibile portare subito soccorso ai feriti. Quando viene l'alba il vento ha finito di graffiarci la faccia, in compenso ci ha lasciato un amico per tenerci compagnia: il gelo a meno 40! A mezzogiorno arriviamo all'ospedale da campo: una tenda con circa 30 brandine e un fusto di lamiera pieno di legna e carbone per scaldarsi le ferite dei nostri compagni non sono gravi, ma il congelamento dei piedi troppo avanzato e devono amputare le gambe, a tutti e quattro. La mattina del 2 gennaio siamo in cammino per raggiungere la linea difensiva, durante il tragitto troviamo un autocarro tedesco abbandonato carico di pasta (mentre il racconto precedente stato fatto da fermo, congelato, il ritrovamento provoca una frenesia di giubilo, pacche sulle spalle dei compagni, salti di gioia) la carichiamo sulla slitta il mio reparto manger pastasciutta per alcuni giorni (si getta su di una vecchia gavetta arrugginita mangiando con le mani inesistenti spaghetti. Si ricompone, assumendo, per quanto possibile, una vaga aria marziale) Rimango in linea a combattere tutto l'inverno davanti alle nostre postazioni c' un panorama terribile di cadaveri sparsi nella neve. sembrano fagotti sull'altopiano quasi tutte le notti c' tormenta, al mattino quando cessano le bufere la temperatura di quasi 50 sotto zero, se qualcuno durante la notte si addormenta non si sveglia pi Sono le morti bianche. Come se la fottuta morte avesse altri colori oltre a quelli della paura e del marcio In primavera siamo di nuovo alloffensiva e arriviamo al Don.
LEI Dopo tanto orrore, arrivai finalmente a Dresda. Ci vive mia sorella, sar al sicuro! La vita torner tranquilla, NORMALE! Accompagner i miei nipotini al parco, mi laver, si , mi laver e sar di nuovo pulita, PULITA!
LUI Il nemico, ritiratosi oltre il fiume, si era riorganizzato ed alla fine di agosto pass al contrattacco, nascosto tra le betulle vedo passare ad intervalli gli squadroni della cavalleria al galoppo (cavalca un cavallo immaginario) che si lanciano al massimo della velocit contro le postazioni russe sciabolando mitraglieri e fucilieri. Cavalcando arrivavano alle trincee nemiche poi proseguono di slancio e al fiume girano i cavalli per attaccare i russi alle spalle mentre i lancieri di Novara attaccano ai fianchi; i cavalli feriti, sanguinanti che hanno perso il loro cavaliere passano di corsa vicino a dove sono nascosto per perdersi nella steppa. Dopo 6 ore di violenta carneficina il Savoia Cavalleria conclude la sua ultima carica che sar lultima carica di cavalleria della storia italiana le perdite russe sono circa di 300 morti e 200 feriti, inoltre facciamo 500 prigionieri, in questa battaglia la nostra cavalleria perde met dei suoi effettivi e moltissimi ufficiali. I nostri squadroni, con le sciabole sguainate (sguaina uno dei suoi arrugginiti utensili), incitati dai trombettieri (una tromba suona la carica) al grido di: AVANTI SAVOIA! corrono incontro alla morte.
IL GUERRIERO Per Dresda, citt darte chiamata lAtene dellEst, totalmente indifesa e piena di profughi, il Maresciallo dellAria Harris, chiamato amichevolmente Butcher Harris, Harris il Macellaio, ha studiato un bel programmino: tre ondate di bombardieri che devono scaricare bombe incendiarie e dirompenti in un ordine preciso in modo da scatenare furiosi incendi. (professorale, forse tirando fuori una lavagnetta e disegnando i moti dellaria provocati dalle bombe) E il massimo della tecnica di distruzione poich gli incendi arroventano l'aria soprastante e questa alleggerendosi riceve una violenta spinta come fosse aria compressa risucchiando ossigeno da tutta l'area circostante il focolaio, ne nascono tempeste di fuoco con temperature vicine ai 1000, inarrestabili.
Dopo che la prima ondata di bombardieri ha colpito in un raggio di 28 km interi quartieri bruciano come fossero di carta; piazze e strade sono un mare di fiamme, gli alberi si contorcono come esseri umani torturati, solo pochi sopravvivono a quellinferno. Puntuali 3 ore dopo giungono i 500 bombardieri delle flotte del secondo attacco. In circa 10 minuti scaricano i loro micidiali ordigni e riprendono la rotta verso casa, nelle loro cabine arriva il calore soffocante delle alte fiamme che infuriano su una superficie di circa 100 km. Alla stazione, le fiamme investono le scale, si infilano nei corridoi, nelle sale e negli ascensori e si appiccano alla gente, scendono nei sotterranei e in quei locali privi di ventilazione formano vapori velenosi che uccidono di morte lenta pi di 500 persone mentre altri infelici annegano nell'acqua bollente che esce dalle installazioni del riscaldamento centrale esploso. Albeggia quando 300 fortezze volanti scortate da un buon numero di caccia prendono il volo con rotta su Dresda, terza ondata, la raggiungono a mezzogiorno e la bombardano per un quarto d'ora distruggendo quel poco che ancora si pu distruggere sui viali lungo l'Elba e nei parchi sostano in quel momento decine di ambulanze della Croce Rossa e mezzi di soccorso in arrivo da tutte le regioni vicine in risposta all'appello alla radio che le autorit sono riuscite a lanciare. I caccia americani li individuano e si gettano in picchiata sparando. (In calando) Strage, strage, strage. Nelle basi aeree in Inghilterra i contabili degli uffici munizionamento registrano il consumo dell'operazione: 650.000 bombe incendiarie, 1500 bombe dirompenti a Dresda si comincia invece a raccogliere le vittime la morte le ha incollate all'asfalto per l'enorme calore oppure le ha annegate in bacini dove l'acqua evaporata. Bruciati, carbonizzati, spezzettati in una massa irriconoscibile, mucchietti di cenere con poche ossa carbonizzate anche lei (indica la PROFUGA) quello che resta della citt avvolto da un odore caustico e dallinsopportabile lezzo della decomposizione. (prende per mano LEI e insieme, lentamente, illuminati da dietro, prendono la via del buio allontanandosi verso il fondo del palco dove scompaiono).
LUI Arriva la notizia che mio padre morto. Pap! (piange) ti ricordi quando quando? Io non cero! NON cero a stringerti la mano nei tuoi ultimi momenti ero qui, in questa merda mi danno quindici giorni di licenza i primi 700 km me li devo fare a piedi, zaino in spalla, poi in Polonia troviamo un treno per lItalia. Dopo altre settimane si arriva finalmente a casa. (Un lungo sospiro di sollievo) Maria mi ha aspettato, insieme possiamo portare dei fiori sulla tomba di pap a dicembre sono pronto per tornare sul fronte russo, ma ormai le armate dell'Asse sono state travolte e stanno cercando una via di scampo. Linvio di nuove truppe sospeso. Passo il resto della guerra vicino a Torino aiutando a scavare tra le macerie ogni volta che la citt viene bombardata. Dopo l8 settembre riesco a fuggire insieme ad altri tre soldati della provincia di Pavia saltando da una finestra alta 4 metri del castello dove stavamo di caserma, poi, di nuovo a piedi, parto per tornare a casa. Per sempre.
(Si siede sul palco, sorride, si sente una ninna nanna che lentamente sfuma, mentre le luci si abbassano fino a spegnersi).
Fine.


