IDEM IDEM
Commedia in due atti e mezzo
di MARIO MASSA
PERSONAGGI
UGO DANDREIS
STEFANO VALLI
LA SIGNORA BERTA STERN
IL DOTTORE CONSALVO STERN
GUIDO DAMIANI
UN CAPOCOMICO
LA MOGLIE DELLA COMMEDIA
LAMANTE DELLA COMMEDIA
IL MARITO DELLA COMMEDIA
LA CAMERIERA DEL DRAMMA
UNO DEL PUBBLICO
IL SUGGERITORE
Commedia formattata da
ATTO PRIMO
Nella casa di Ugo: lo studio. Porta d'ingresso in fondo. Porta a sinistra. Scrittoio a destra; finestra. Quadri, ritratti, libri, ecc.
(All'aprirsi della tela, lo studio buio e vuoto. Un poco di luce filtra dalle tende della finestra. S'ode un rumore di passi e di voci oltre la porta d'ingresso; poi il giro della chiave che apre. Ugo e Stefano entrano: sono due giovani di trent'anni).
Ugo - Entra. Levati il cappello e il cappotto. L'attaccapanni l. (chiude a chiave la porta dall'interno) Opl: tra Anatole France e la Bibbia, (mette la chiave tra i due libri; spalanca la finestra. Solenne) Stefano, giuri tu con me di non aprire la porta se non quando avremo chiuso le linee essenziali del lavoro?
Stefano - Lo giuro.
Ugo - E allora, se permetti, mi tolgo le scarpe. E infilo le pantofole. Sai: se non mi sento i piedi liberi non so scrivere neppure una riga.
Stefano - Lo so. Succede a molti altri scrittori italiani.
Ugo - Levati la giacca. Il pigiama per te l sul divano: color minestra di piselli. Proprio il colore per uno scrittore sentimentale. Ma non me lo sciupare perch mi costa tre novelle.
Stefano - Tre novelle per un pigiama?
Ugo - Bah! Dicono che siamo giovani. Me le pagano poco.
Stefano - Contentati. Io con le mie ci compro appena le cravatte. E pensa: l'ultima veramente bella: con Dolores in agonia, Eugenio che si dispera, portano l'olio santo, accendono i candelabri, poi c' il corteo... Sai? Tutto preciso. Macch! Cinquanta lire.
Ugo - Neanche dieci lire di pi per i funerali. Siedi, Stefano. Scrivi.
Ugo - Che cosa? Diamine! Atto primo, scena prima... . Comincia. Bisogna scrivere (proprio un bel lavoro, caro Stefano! Che Pirandello! Che Molnar! Il personaggio-simbolo, sono io nel momento in cui sono io ma se ci sei tu sono un altro io, e viceversa tu, eccetera. Uff! La vita, caro mio. Altro che fuochi di artifizio per pater les bourgeois! Mi fanno ridere i critici che scrivono tre colonne per capire che hanno capito. Capito che cosa? Bisogna prendere la vita e portarla sul palcoscenico. Dire al pubblico La riconoscete? S . Ecco tutto. E allora sentirai! Fuori l'autore! Fuori l'autore! . Io ho gi pronto il frak. Tu te lo farai prestare da un cameriere. Usciremo alla ribalta. Io indicher te, tu indicherai me, poi indicher l'attrice, l'attrice... Insomma l'importante che ci compreremo anche noi una bella villa con giardino, amante e termosifone in riviera o sul Lago di Garda. Eh?
Stefano - Ma s! Sul Garda, sul Lago Maggiore...
Ugo - No. Dove vuoi tu. Bisogna mettersi di accordo prima.
Stefano - Per me... Purch non... (fischia) E gi patate...
Ugo - Ma che patate! La villa. Te l'assicuro io. Verr la villa. Caro mio, pensaci: il nostro lavoro sar originalissimo. I grotteschi! Le fiabe! Le avventure! Ne abbiamo fino alla gola. Qualunque postelegrafonico di terza categoria o qualunque suonatore di flauto al cinematografo che si scopre autore drammatico, che cosa si mette a scrivere, oggi? Un lavoro d'eccezione. Ma tu prendi una donna e invece di mandarla in giro come personaggio assoluto vestito di volpe falla diventare una donna della vita: Bietti Teresa, di anni venticinque, maestra elementare, casalinga, ecc. L'uomo, invece di nutrirla di metafisica, fallo sposare regolarmente, in Chiesa e al Municipio; quest'uomo diventi cornuto regolarmente, dopo tre mesi, per mezzo dell'amico intimo di famiglia. Cronaca. Quarta pagina. D'accordo. Ma ecco veramente un lavoro d'eccezione. No? Tutti li scrivono di eccezione: quello comune. Atto primo, scena prima . Svegliati, Stefano. Hai scritto?
Stefano - Un momento! Prima pensiamo qua...
Ugo - Oh, s! A che cosa? Se prima ci mettiamo a pensare, addio! Non scriveremo mai pi. Atto primo, scena prima : cancella. Scrivi in mezzo: Personaggi . Due punti. A capo. Giacomo, il marito. E uno.
Stefano - Non mi piace.
Ugo - Nicola, Enrico, Filippo...
Stefano - Hum! Hum!
Ugo - To' il calendario. Scegli.
Stefano - (scrive) Giacomo .
Ugo - Ma s! Per un uomo tradito un nome che va tanto bene. A capo: Eleonora .
Stefano - (scrive) Eleonora .
Ugo - (cerca in un libretto d'appunti) Dov'? Ah! Ecco. Eleonora , virgola, donna che si d solo agli uomini .
Stefano - Perch?
Ugo - Perch ci sono quelle che si danno anche ai cani. E' di... di... Non mi ricordo pi. Ma l'ha presa anche lui da un altro. Terza mano. Mettila gi lo stesso. Non se ne accorgono.
Stefano - (getta gi la penna, s'alza, scatta) Ah! No! No! No!
Ugo - E' il grido della tua coscienza?
Stefano - No! No! No!
Ugo - T'impressiona il furto?
Stefano - No! No! No! E' che... In questo modo diventa una commedia.
Ugo - Si capisce .
Stefano - Mai pi, Ugo. Un dramma dev'essere. Noi dobbiamo scrivere un dramma.
Stefano - Precisamente. Quest'uomo ama pazzamente sua moglie, l'adora, la idolatra... , (s'ode trillare il campanello della porta di ingresso. Una pausa. Stefano s'avvia verso [ la porta. Ugo lo trattiene).
Ugo - Non vorrai mica aprire?
Stefano - No. Ma...
Ugo - Continua. Ama pazzamente sua moglie,! I se la moglie gli piace. E sta bene. Naturalmente lui sa gi che la moglie carina: un giorno o l'altro... (trilla di nuovo il campanello) Ma chi ?
Voce della sig.ra Stern - (convulsa) D'Andreis! Per favore... Mi apra... D'Andreis!
Ugo - (forte) Non ci sono.
Stefano - (mentre il campanello trilla ancora) La signora Stern?
Ugo - Pare.
Stefano - Oh! Oh!
Voce della sig.ra Stern - (sempre pi convulsa) Ma D'Andreis! Ma su! Per cortesia!
Ugo - (a Stefano) Apri, su. Perbacco! Proprio adesso? Che cosa cerca?
La signora Stern - (entra. E' una giovane e bella signora. Ha gli occhi sbarrati e smarriti. Guarda attorno come agitata da febbre, balbetta) Non... Non...
Ugo - Oh! Buon giorno, signora.
Stefano - Scusi, sa., sa...
Signora Stern - Non l'avete mica visto, no?
Ugo e Stefano - Chi?
Signora Stern - Mio marito. No?
Ugo e Stefano - (si guardano come per dire: Cosa c'entriamo noi?).
Signora Stern - No? Eh! No. (con sollievo)] E neppure Guido? No, eh! Meno male! Forse sono ancora in tempo, (si porta la mano agli occhi) Dio mio! Dio mio!
Ugo - Ma, cos' successo?
Signora Stern - (affannata, convulsa) E' successo che... Oh, ma terribile! Chiudete la I porta, per favore. Grazie. Scusatemi, amici I miei. Io non so pi come... Ho pensato a voi perch solo voi potete aiutarmi. Io... (sa comprime il cuore in ansia).
Stefano - Sedete.
Ugo - Parlate.
Signora Stern - (s'affloscia sulla poltrona) Dio mio! Dio mio!
Stefano - Ma, parlate!
Ugo - Senza pudore, su!
Signora Stern - Non il pudore. Ho la gola bruciata...
Ugo - Allora la sete, (a Stefano) Prendi quel marsala.
Signora Stern - No, acqua! Amici, miei, acqua, per favore... (beve) Cos... Bravi. Oooh! Vi ringrazio. Ascoltatemi, (pausa) Mi ascoltate? (Ugo e Stefano accostano le sedie ed aprono le braccia come per dire: Pronti! ) E' vero. Voi mi ascoltate. Sono io che... Ma tanto difficile, credete. Non so proprio da dove incominciare. Aiutatemi voi.
Ugo - Cominciate col levarvi la pelliccia.
Signora Stern - E' lo stesso. Ho caldo, ma se anche mi levo la pelliccia non capite niente lo stesso. Bisogna che cominci dalla fine. (decisa) Dunque... Insomma. In breve. Otto giorni fa mio marito partito per Berlino per il congresso internazionale di psichiatria. Va bene? Il giorno dopo ho licenziato la cameriera e sono partita anch'io.
Ugo - Non per Berlino.
Signora Stern - Non per Berlino.
Stefano - (allungando le parole) E forse neanche sola.
Signora Stern - E forse neanche sola, (pausa) Oh!
Ugo - Coraggio!
Signora Stern - Si-a-mo dunque partiti per la riviera. Siamo. Va bene? Ero tranquilla, felice. Vi confesso: vedete il pudore? non avevo neppure l'ombra di un rimorso. E' ingiusto. D'accordo. Ma sapeste come umiliante il dovere di rispettare l'ingranaggio della vita che si costretti a vivere - il sotterfugio, l'ambiguit, l'artificio, la menzogna - mi dareste subito ragione. Ci si deve mordere la bocca per non farci lacerare il segreto. Io invece, gridarlo volevo! Gridarlo con tutta la gola, con il cuore spalancato. Mi capite? (pausa) Meno male. Basta, sar forse una legge. Io non so. Ma tutto bisogna pagare nel mondo. E pi hai goduto e pi paghi. E subito. La vita non fa credito. Torno un'ora fa col diretto delle sette e vado a casa. Pronto, il conto: mio marito era tornato un'ora prima di me. Ha trovato la casa chiusa, ha domandato alla portinaia. La portinaia, scena muta, non ha saputo cosa rispondere. Quest'uomo, lo immagino, lo vedo, mi star cercando, andr girando chiss come, chiss dove, e giustamente non sapr cosa pensare. Io... Peggio di lui. Non so cosa pensare neanch'io. Non posso dire che sono partita. Non posso giustificare l'assenza di casa alle sette del mattino. Devo architettare qualche cosa. Devo... devo... Chi lo sa cosa devo fare? In voi ho fiducia. Potr dire che... Pensateci. Pensiamo. Ma non mi lasciate sola, per carit. Io impazzisco. Non so pi cosa fare. Avete capito? Eh? Cos' che mi guardate in quel modo? Oh, devo avere un viso... E' vero? Pallido... sconvolto... (toglie un piccolo specchio dalla borsetta).
Ugo e Stefano - (hanno un lungo sguardo di sorpresa. Pensano non alla donna ma al lavoro incominciato. I loro occhi s'incontrano nella medesima idea. Si fregano le mani come i bambini e scattano forte) Bene, signora! Brava! Benissimo!
La signora Stern - (sorpresa, sgomenta) Benissimo?
Stefano e Ugo - Molto bene! Molto bene!
Ugo - (a Stefano) Meglio cos.. .
Signora Stern - (balza, li afferra per le mani) Ohe, ragazzi! Ma... Ma... Cosa dite? Cosa fate?
Ugo - (alla signora Stern) Dunque: voi avete tradito il dottor Consalvo vostro marito e siete andata in riviera. Al ritorno dalla riviera...
Signora Stern - (disorientata, irrequieta) Ma D'Andreis! Ma cos'avete? Ma non scherziamo, vi prego! Non mica una commedia!
Stefano - (subito, trionfante, a Ugo) Come dicevo io. Precisamente. Ha ragione la signora. Non una commedia. Assolutamente. E' un dramma, caro mio. Proprio un dramma.
Ugo - (stendendo la mano per far tacere la signora Sutii che, in ansia, vuol parlare a Stefano) Ma scusa, Stefano. Un marito che dottore in psichiatria e per giunta si chiama Consalvo, se non tradito, non ti pare che merita di esserlo? Primo punto. Poi... (s'ode un rumore di passi oltre l'ingresso. Il trillo del campanello. La voce del dottor Stern: D'Andreis).
Signora Stern - (trasalisce, si porta le mani alla bocca) Mio marito?
Stefano - D professore?
Ugo - Sss!
Stefano - E come facciamo?
Ugo - Lo vedi? Ho ragione io. La commedia. Altrimenti, come risolveresti con il dramma? Di' tu... (trilla di nuovo il campanello).
Signora Stern - (sta per abbattersi) Dio, non ho pi forza!
Ugo - (la spinge verso la porta di sinistra. A bassa voce) Sss! In punta di piedi. Non vi preoccupate. Fidatevi di noi. Restate l. Chiudete. Vi chiameremo noi e... (di nuovo, il trillo del campanello e la voce del dott. Stern; D'andreis! . La signora andata di l e ha chiuso la porta. Al dottore Stern) Dottore, eccoci! (s'avanza ad aprire. A Stefano) Siedi al tavolo. Prendi il libretto degli appunti: to' il lapis, (si frega le mani) Pensa, Stefano. Proprio la vita. Potremo dargli il colore vero: il colore della vita, (apre) Oh! Dottore!
Stefano - Buon giorno, professore!
Dottor Stern - ( uno scienziato di quarantanni, dal volto grave e severo) Buon giorno, ragazzi. Scusatemi. A quest'ora... Venirvi a disturbare... Ma volevo soltanto sapere... Per caso... Avete visto la mia signora?
Stefano - Ma s'accomodi, professore! Entri.
Ugo - Segga, segga. La sua signora... Segga, dottore. Gi. A proposito. Lei permetter. E' nostro dovere. Le dobbiamo esprimere subito i nostri pi vivi complimenti. E' stato un trionfo. E non soltanto suo personale ma - permetta - un vero trionfo della scienza italiana. Oh, abbiamo letto, dottore. Ne parlavamo proprio adesso. Lo svolgimento del suo tema sulla subcoscienza...
Dottor Stern - La subcoscienza nell'anima femminile .
Ugo - Precisamente. Lei ha saputo...
Dottor Stern - (si pulisce gli occhiali col fazzoletto. Parla cattedratico, austero) Vedete, ragazzi miei: bisogna persuadersi una buona volta che questi studi vanno affrontati soltanto dietro la luce della psicologia sperimentale. Non bisogna costituire assiomi teoretici e scendere all'esame per deduzione, stabilendo degli apriorismi assoluti dinnanzi ai quali la prova empirica non solo non risponde n serve di ausilio ma realizza qualche volta addirittura l'antitesi, (sorride, li guarda) S, l'antitesi, l'antitesi addirittura. Salire, invece, bisogna, dal caso clinico A pi caso clinico B, pi caso clinico C - sempre che si rispettino, dir con immagine geometrica, a millimetro, i limiti singoli di riferimento - salire per induzione, con i controlli sperimentali a cui del resto anche il Forster d un valore positivo nel suo libro La psique .
Ugo - (a Stefano, piano) Segna. Scrivi. Caduto nella subcoscienza si dimentica compltamente di sua moglie .
Dottor Stern - Eh? Forster. S. La psique Capitolo IV.
Ugo - (a Stefano, indicando sugli appunti) -Qui. Atto primo.
Dottor Stern - I tedeschi non possono assolutamente aderire al nostro metodo, ed 1 chiaro. Hanno troppo tradizione idealistica, Hegel pesa sul loro cervello. Non se n'accorgono, ma la loro forma mentis non sa di' staccarsene. Proprio al contrario dei francesi, i quali, come sapete, la psicologia sperimentale l'hanno tenuta a battesimo. Infatti...
Guido - (giunge di corsa dalla porta d'ingresso che aperta. Entra in fretta, trafelato, elegantissimo) E' permesso? Oh, Ugo... (vede il dottor Stern, ha un balzo; si ricompone Oh! Dottore! Scusi... Ciao, Stefano.
Ugo - (a Guido) E' tornato ora da Berlino! Come avrai letto anche tu sui giornali, il dottore...
Guido - (al dottore Stern; confuso, agitato) Gi, gi. Appunto. Io volevo... Lo cercavo..,! Anzi... Permetta, dottore. Io... (gli stringi, la mano).
Stefano - (mentre Guido e il Dottore parlano parte, viene da Ugo) Macch! Macch! Confermo il mio punto di vista. Non pu; essere che un dramma. Sei proprio cieco? Non lo vedi che un dramma? Cosa vuoi di . pi? Il pugnale? La rivoltella? (Ugo alza spalle) Cieco sei. Tragedia. Altro che dramma. Ti viene incontro, ti batte sugli occhi, e non vedi. Vuoi il fiotto di sangue? le grida? il pretore! i carabinieri? Cosa vuoi? Aspetta, (s'avvia verso i due che parlano sottovoce; deciso) Professore! (una pausa) Ascolti, cerca sua moglie?
Dottor Stern - Ah, gi! Che testa! Non mi ricordavo pi che... Dunque, stamattina...
Stefano - Sappiamo.
Dottor Stern - Ecco, a proposito... Perch , tra l'altro, non ho la chiave di casa e...
Stefano - Ebbene, s. Lo dica lei. (solenne) Dottore, se per caso sua moglie fosse stata questa notte con Guido?...
Dottor Stern - (ha un balzo. Stringe i pugni. A Guido) Eh? come? Tu?
Guido - (pallido) Io?
Stefano - (a Ugo, trionfante, passandogli il taccuino) Scrivi! Scrivi tu adesso! Sei convinto?
Ugo - (si scaglia tra il dottor Stern e Guido. D in una lunga e fragorosa risata) Dottore! Che diamine! (a Guido) E tu pure... Povero Guido! Ah! Ah! Ah! Scusa. Non ha capito, dottore? Stefano ha voluto porle un quesito di psicologia sperimentale. Che cosa direbbe ecc. ecc. Ipotesi che lei... ah! ah! ah!... E lei... Ah! ah! ah!
Dottore Stern - (li guarda, guarda Guido, si aggiusta gli occhiali. Infastidito. Con calma) No, ragazzi. Sono scherzi di cattivo gusto. Non il caso... (sorride; batte la mano sulla spalla di Stefano. Stefano, Ugo, Guido, ridono) Per... per... Me l'avete fatta con spirito.
Stefano - Scusi, dottore, sa...
Dottor Stern - Perdonati, (a Guido) E tu...
Guido - (come chi non accetta scuse inutili) Per carit! (a Ugo e Stefano) Ma a momenti mi facevate accoppare!
Dottore Stern - Be'. Be'. Psicologia sperimentale a parte, ben curiosa la mia situazione. Torno da Berlino, e non trovo pi mia moglie. Mi sapete dire o no se...?
Ugo - La sua signora? Ma di l.
Dottor Stern - Come, di l ?
Ugo - (accenna) Di l, nell'altra stanza. Dove vuole che sia? (ride) E' una commedia? S. E allora si trova di l.
Dottor Stern - (forte, severo, deciso) Oh, di', Ugo! Ora scherzi non ne permetto pi. Intendiamoci. Io...
Stefano - (a Ugo) Ha ragione. Spiega.
Ugo - Dottore, scusi. La colpa tutta nostra: mia e di Stefano. La sua signora non ne ha alcuna. Rimproveri noi, ci porti il broncio, ma ci usi questa cortesia: alla sua signora, niente. Ascolti. Ieri sera noi ci siamo permessi d'invitarla a teatro. Lei stesso ci ha pregato pi d'un volta d'accompagnarla. Sa che la sua signora ha l'anima filodrammatica. Davano ce Pigmalione . E' venuta con noi. Nell'intervallo, tra una conversazione e l'altra, ci balena lo spunto d'un lavoro. Cosa vuole: uno spunto tira l'altro, le idee formano un carosello, girano: si fa la scelta: le pi originali risultano quella della sua signora. Deciso di scrivere subito il primo atto, siamo corsi qua. E tanto abbiamo pregato, insistito, implorato che lei salita ad aiutarci. E' di l, povera signora! L'abbiamo fatta chiacchierare fino alle tre. Alle tre ha cominciato a sbadigliare. Era stanca. Ha preferito rimanere a riposare qui. Noi ci siamo messi a scrivere e dobbiamo ancora andare a dormire. Sequestro di persona allo scopo di utilizzare lo spirito per scrivere una commedia. Ecco tutto. Lo psichiatra che conosce cos a fondo il cervello degli uomini crediamo trover lui le giustificazioni se il nostro cervello non molto a posto. Non vero? (il dottore scrolla la testa) Perdonati? (s'inchina) Grazie. Non lo faremo pi. (s'avvia verso la porta di sinistra, bussa) Signora Stern! (silenzio) Signora! (silenzio) Dorme ancora, poverina.
Voce della sig.ra Berta - Eh? D'Andreis?
Ugo - (agli altri) Sss! Signora Stern, scusi...
Dottor Stern - (s'avvicina alla porta) Basta? Berta! Oh! ma carina! Questa proprio carina! Basta. Matti, matti. Siete proprio dei matti. Vi manca il senso dell'equilibrio. Matti. Deviazione dei centri d'inibizione.
Signora Stern - (si sente il rumore della chiave che apre. Entra. Si stropiccia gli occhi, cerca un atteggiamento disinvolto. Al marito) Oh! Consalvo! E come...? Quando sei...? (a Ugo e Stefano) Glie l'avete detto?...
Ugo - E ci ha gi perdonati.
Signora Stern - (affettuosa) Povero Consalvo! Sei andato a casa? Gi! Avrai trovato chiuso. La chiave l'ho io. E chiss come sarai stanco!
Dottor Stern - Mettiti la pelliccia. Copriti. Non pensare a me. Tu piuttosto...
Signora Berta - (sbadiglia a lungo, volutamente) No. Non ho freddo.
Ugo - Sonno s, per.
Dottor Stern - Sfido io! E chiss che sonno! Fai presto. Ci vorrebbe un taxi... una carrozza...
Guido - Vado io.
Signora Stern - Oh, Damiani! Anche lei?
Guido - Buon giorno, signora, (le stringe la mano).
Dottor Stern - Grazie, Damiani.
Guido - Corro (esce).
Dottor Stern - Andiamo, andiamo. Arrivederci, ragazzi, (s'avvia per uscire).
Ugo e Stefano - Arrivederla, dottore (alla signora Berta) E grazie, signora. Scusi, signora.
Signora Stern - Per carit. Piuttosto... Quando la commedia sar terminata.
Ugo - Ce la reciterete?
Signora Stern - Se credete... Perch no? Anche lui, anzi... (indica il marito) No, Consalvo? (il dottor Stern alza le spalle).
Ugo e Stefano - Magari! Davvero?
Signora Stern - E' pi bravo di me. Quando era pi giovane...
Stefano - Sappiamo, sappiamo.
Signora Stern - Ci penser io.
Ugo e Stefano - Promesso? Eh?
Signora Stern - (ambigua, staccando le sillabe)
- Mio dovere, (esce, con il marito).
Ugo e Stefano - (si fregano le mani, saltano, scoppiano a ridere).
Stefano - Zitto, che sentono!
Ugo - (chiude la porta) Sei persuaso?
Stefano - Di che cosa?
Ugo - Che ho ragione io.
Ugo - Eh? Insisteresti ancora?
Stefano - Come? Hai visto la passione passarti qui, nella tua stanza, sfiorarti con alito di fiamma... Una donna che aggrappa tutta l'anima a un sogno d'amore e lo difende contro se stessa, contro la legge, contro il destino; un uomo che a sua volta sulla soglia d'uno strazio nel quale un fiato solo di dubbio pu immergerlo immediatamente, spezzandogli la vita; un altro uomo che tace ma ha la febbre, e sente come eternit questi attimi d'ansia che possono trascinare se stesso e la donna del suo amore sul ciglio d'un abisso. Hai visto, hai udito... Anche tu, estraneo, in questo cerchio terribile che si stringeva, hai vibrato di riflesso perch la vampa era vicina e il respiro del fuoco ti giungeva alla gola... Ma questo fermento di vita profonda lo sopprimi d'incanto: lo incenerisci. Le tre anime non esistono pi: le stracci. Prendi tre maschere, sorprendi un momento di distrazione nel quale il destino fa giungere lui con il treno del giorno prima, impasti tutto con le ricette segnate sul taccuino, e dici: La vita. Questa la vita. La riconoscete? . Bravo! La vita? Ma questo il teatro dei burattini!
Ugo - Stefano, ascolta: dammi il mio pigiama! e ripigliati la giacca, (toglie da un cassetto la rivoltella) To': ti ci metto dentro questa rivoltella. Una pallottola costa appena quaranta centesimi. Se la vita la vedi cos, cosa posso farti io? Sii coerente. Ammazzati. La pallottola gi dentro. Quaranta centesimi, e il dramma fatto. Te li regalo. Io scrivo la commedia.
Stefano - (si toglie il pigiama, indossa la giacca) Bene. Ciascuno di noi due scriver per conto proprio. Vedremo. Vado, (va) Ciao,! Ugo.
Ugo - Vedremo. Benissimo. Ciao, Stefano, (resta solo; accende una sigaretta, siede al tavolo, scrive) Atto primo, scena prima ...
Fine del primo atto
IL MEZZO ATTO
Il telone non si apre tutto. Se ne apre solo la met di destra, mentre quella d* sinistra rimane ferma e fissa. Nella met aperta la scena rappresenta un salotto: porta a vetri in fondo un divano basso, un muro divisorio, il quale forma la parete di sinistra del salotto.
All'aprirsi del mezzo telone sono in scena Ugo e Stefano in frak, e il capocomico della compagnia).
Il Capocomico - Signore e signori, ho il piacere di presentarvi Ugo d'Andreis e Stefano Valli...
Ugo e Stefano - (s'inchinano).
Il Capocomico - (indica Ugo) ... autore, l'uno, del sottile a brillante volume di novelle Il cuore allo spiedo , che in pochi mesi ha gi raggiunto il quarto migliaio.
Ugo - Sesto. Prego.
Il Capocomico - Il sesto migliaio, (indica Stefano) L'altro, di Femminilit ardente , il delicato romanzo di cui avrete letto in molti giornali...
Stefano - In tutti i giornali.
Il Capocomico - ... in tutti i giornali lusinghiere recensioni. Io sono, come sapete, il capocomico della Compagnia. Signore e signori, vi chiedo scusa se sono costretto ad infliggervi queste brevi parole per giustificarvi l'assoluta necessit che mi costringer ora a congiungere due lavori teatrali in uno. Il d'Andreis e il Valli mi hanno portato due copioni: Passione che uccide e Mia moglie per sei soldi . Il Valli mi stato presentato da Renato Simoni e voi sapete che la mia compagnia di recente formazione e che dovremo avere il battesimo al Filodrammatici di Milano. L'altro, quello dei sei soldi, mi stato raccomandato da Silvio d'Amico: e non ho potuto fare a meno di pensare che dovremo passare la Quaresima al Quirino di Roma. Di pi: tanto l'uno come l'altro lavoro hanno gli stessi personaggi, le stesse scene, lo stesso nu cleo, lo stesso intreccio. Qundi, rifiutare uno dei due? Lo capite che sarebbe significato chiaramente dare il mio appoggio ai milanesi contro i romani o viceversa: e perci l'accu sa di parteggiare per il commercio contro l'ar te oppure di non avere ancora capito che il pubblico stanco dell'arte pura che a Roma... ecc., ecc. Ma di pi ancora. In Passione che uccide la parte predominante per la pri ma donna: in Mia moglie per sei soldi per il brillante. Scegliere l'uno invece che l'altro? Apriti cielo! In compagnia:- (nome del capocomico) non pu soffrire la - (nome della prima attrice); e questa l'ha con- (nome del brillante) E' tanto chiaro! Senza contare l'odio eterno e feroce di questi due bravi ra gazzi i quali, non riuscendo a farsi rappre sentare, avrebbero finito col darsi alla cri tica drammatica; e quindi gi botte: I ca pocomici italiani... , ecc., ecc. Insomma, siccome, alla fin dei conti, sono un brav'uomo e non voglio scontentare nessuno, far rappresentare una scena di ciascuno dei due lavori. Voi sceglierete. Quello che vi piacer di pi sar messo in prova. Signori, buona notte. Ho finito. Me ne vado, (ai due autori) Con il pubblico sbrigatevela voi. (alla signora Stern, al dott. Stern e a Guido che ap paiono sulla porta a vetri del fondo) Ah! Par don! Avanti! (presentandoli al pubblico) La signora Berta Stern, il dottor Consalvo Stern, il signor Guido Damiani, tre amici degli auto ri e valenti filodrammatici che, insieme con i miei attori, si presentano gentilmente per l'esperimento. ....... ..........................
Il dottor Stern,
la signora Stern, Guido - (truccati da attori, s'inchinano).
Ugo e Stefano - (trattengono il capocomico e gli parlano sottovoce).
Il Capocomico - Come? Come? Eh? Dite forte. Ah, l'intreccio? Ma non ce n' bisogno! Non perdiamo tempo.
Stefano - Altrimenti non capiscono niente.
Il Capocomico - Ma capiscono lo stesso! Basta la fine. Quando mi portano i copioni io leggo solo la fine. Il resto s'immagina. Diamine!
Ugo e
Stefano - Ma la prego, Commendatore! Sia gentile. Ci usi la cortesia...
Il dottor Stern,
la signora Stern, Guido - Giusto, giusto. Hanno ragione. Capir che...
Il Capocomico - (rassegnato; a se stesso) Beh, beh. Coraggio! Su! Spettabile pubblico, poich dei due lavori che vi ho chiamato a scegliere verranno rappresentate soltanto le due ultime scene, gli autori hanno concepito nientemeno che l'idea di questa possibilit: che io vi comunichi l'intreccio. Son pazzi da legare! L'intreccio? Guardate. Il giovane qui presente - (indica Guido) che l'uno chiama Adolfo e l'altro Paolo innamorato della signora che per uno Magda e per l'altro Adalgisa. Questa signora Magda-Adalgisa, essendo una signora onesta, resste per tutti i venti minuti del primo atto e Paolo-Adolfo, siccome un ragazzo volonteroso e paziente, pensa: Aspettiamo il secondo. Se non mi si desse neppure al secondo...
Stefano - (con energia) Ma no! Ma no! (al pubblico) Scusino... (al capocomico) Scusi, Commendatore, ma lei non ha capito niente. Proprio niente. Non ha visto questa donna che s'aggrappa con tutta l'anima a un sogno folle d'amore e lo difende contro se stessa, contro la legge, contro il destino; mentre c' un uomo che l'ha sposata, offrendole l purezza ardente della sua passione... (cerca attorno) Dov'?
Il Capocomico - (cercando anche lui) Il tradito! il tradito!
Il dottor Stern - (che si ripassava la parte accanto alla vetrata) Sono io.
Il Capocomico - Bravo! Ascolti.
Il dottor Stern - (piano) Mi ripassavo un po' la parte...
Stefano - (al dottor Stern) E' vero? Dica lei...
Il dottor Stern - Io?
Ugo - (a Stefano) Ma no! Se sono tre anni che l'ha sposata! E due di fidanzamento, cinque. Dopo cinque anni, come vuoi che un marito...? (al pubblico) E' vero? Dicano loro, signori...
Uno - (da una poltrona o da un palco. Scattando) Insomma, basta! Ci usino la gentilezza... Sul manifesto c' scritto: idem idem e non conferenza con contraddittorio . Si sbrighino. Mi pare che...
Il Capocomico - (verso il pubblico) Ha ragione, ha ragione, (a Ugo e Stefano) Hanno sentito? (al pubblico) Abbiano pazienza, (a Ugo e Stefano) Non perdiamo pi tempo, su! Questo non c'entra col mio spettacolo. Bella figura! Mi facciano il favore... (li spinge verso le quinte).
La signora Stern - (che rimasta sul divano insieme con Guido; a Guido che le stringe unamano) Ahi! Stai fermo, Guido. Mi fai male!
Guido - (con angoscia) Mi dovrai spiegare.
Berta - Io non posso pi vivere cos.
La signora Stern - (convulsa) Ti spiegherei Dopo. Ora recitiamo. Alzati, su! (indica il marito che si rilegge la parte dietro la vetrata) E lasciami la mano. Lo sai che c' mio marito.
Il Capocomico - (s' fermato accanto alla signora Stern e a Guido; sorpreso, ma discreto) Scusino, sa... Anche loro...
La signora Stern - (a Guido) Vada, vada, signor Damiani, (al capocomico) Io resto in; iscena.
Il Capocomico - (a Guido che ha in mano un giornale) E' di questa sera?
Guido - S. (glielo porge).
Il Capocomico - Grazie. Io me ne vado a leggere il giornale, (alla signora Stern, inchinandosi) Signora... (forte, al macchinista) Giorgio, il sipario!
Il sipario cala per un istante
ATTO SECONDO
Il telone si riapre subito. La scena formata da due piccole scene identiche a quella del mezzo atto; separate da una parete divisoria. Uguali sono i mobili e la loro disposizione, sia a destra che a sinistra. Uguali negli abiti e nella truccatura devono essere i personaggi che recitano a destra e quelli che recitano a sinistra. All'aprirsi del telone, Gisa a destra e Magda a sinistra sono sdraiate sui divano.
SCENA DI SINISTRA
IL DRAMMA
La cameriera - (entra con una lettera che consegna a Magda) L'hanno portata adesso.
Magda - Eh? (sorpresa) Ma come...! (ricomponendosi) Sta bene. Vai. Vai. (La cameriera va. Magda apre la lettera; legge: agitata e nervosa).
La cameriera - (rientrando) C' il sig. Paolo.
Magda - (scattando, spaventata.) Davvero? Fallo entrare. Dio mio!... (la cameriera esce. Entra subito Paolo).
Paolo - (andando incontro all'amante) Magda, scusami. Sai... Non...
Magda - (interrompendolo) Ma... Ma... dunque? Perch sei venuto? E anche queste lettere... Che imprudenze! E' gi sospettoso... (con spavento) Non capisci? Vattene! Vattene!...
Paolo - Ora? Subito? Non posso, Magda! Non posso lasciarti senza prima avere da te la riconferma del tuo amore. Quel tuo biglietto mi ha messo in orgasmo... mi ha fatto paura. Era troppo glaciale, secco, tagliente. Mi sembrato di leggere una tua rinunzia, un rifiuto. Mi parso che quel foglio mettesse fra me e te una parete di ghiaccio. Per questo mi sono precipitato. Per capire, per sapere. Il dubbio mi strangola, mi uccide...
Magda - Pazzo! Pazzo! sei! Ma vuoi dunque perdermi? (supplicante, disperata) Paolo! Lo sai... ti giuro... Il mio amore ancora forte, tenace come prima, come sempre. Ma ora bisogna che io t'allontani, che ti scacci per non perderti, per poterti amare ancora, per tutta la vita... E' necessario, Paolo. Bisogna che tu vada...
Paolo - No, Magda. Ancora... Ascolta!... (scattando, preso da passione) E poi: che importa? Saprei bene sfidare la collera di chiunque per difenderti e difendermi! Difendere il nostro amore contro di lui, contro di tutti, disperatamente, con furore, a costo della vita, pur di averti, di tenerti, serrarti dentro la mia passione come in una morsa. Cos. Magda! Magda! (la stringe fra le braccia).
Madga - (disperata) Ma sei pazzo! Sei pazzo! Non pensi che cos mi perdi, irrimediabilmente, per sempre?
Paolo - S. Sono pazzo! Non so quello che mi dico! La mia passione mi arroventa. Io brucio. Senti? Ho la febbre, Magda. Le tempie mi scoppiano. Le mani... le vene... Guarda.
Magda - Dio mio! (Paolo le prende una mano, si curva su di essa e vi appoggia la fronte infuocata. Magda dolcemente accarezza la testa dell'amante; ansiosa, titubante).
La cameriera - (entra improvvisamente).
Magda - (in preda ad orgasmo) Che c'? Che vuoi?...
La cameriera - Il professore! E' arrivato...
Magda - Mio Dio! (d un grido; si aggrappa a Paolo) Ahi... Paolo!... Aiutami!... (sviene).
Il marito - ( entrato. Rimane sorpreso alla vista di Paolo. Osserva Magda svenuta: le si avvicina. Poi avanza minaccioso verso Paolo) Oh, vigliacco! Ora faremo i conti! Vi ho sorpresi! Non mi aspettavate! Ora il mio ritorno vi sconcerta! Vi spaventa! E ti chiama in aiuto! Non me! Te! L'amante! (con calma apparente) Ah! Dunque mentre io sono assente e lascio incustodita la mia casa, tu come un ladro t'insinui fra queste mura che ti sono ospitali, di cui conosci tutte le porte perch furono sempre aperte per te che credevo un amico e vieni qui per lacerare la mia pace, per rubare la mia donna, per infrangere, con la complicit della tua falsa amicizia, il mio onore
Paolo - (sconcertato, sconclusionato) Ma... No... Ti giuro... La nostra amicizia...
Il marito - (furente) Ah! No, perbacco! La tua amicizia non la voglio! La scaccio! Sei un vile! Un vile! Schianti la mia casa! Rubi la mia donna!... E io che ti credevo amico!... Io che ti trattavo come un fratello!... (si accascia si copre il volto con le mani in un atteggiamento immobile e doloroso, volgendo le spalle al pubblico. Pausa),
Magda - (rinviene a stento, geme. Paolo si avvicina a lei premuroso).
Il marito - (solleva la testa, vede Paolo presso la moglie. Getta un urlo. Con mossa fulminea caccia di tasca la rivoltella e la punta contro Paolo) Vigliacco! Vigliacco (spara).
FINE DEL DRAMMA
SCENA DI DESTRA
LA COMMEDIA
La cameriera - (dalla porta di fondo) Eccolo, Eccolo!
Gisa - (s'alza, si pone ritta accanto alla porta per non farsi scorgere da chi entra. Alla cameriera) Sss!...
Cameriera - (ad Adolfo che entra) S'accomodi - (prende il cappello e U bastone che l'altro le porge).
Adolfo - (la squadra attraverso il monocolo, sorride) Hum! Hum! (come per dire: Non c' male! ).
Cameriera - Cos'ha detto?
Adolfo - Niente.
Cameriera - (va).
Gisa - (lo raggiunge alle spalle, in punta di piedi, lo accerchia; civettuola) Proprio sotto i miei occhi?
Adolfo - Oh! Gisa! (la bacia) Sei gelosa?
Gisa - Tanto quanto lo sei tu.
Adolfo - Io lo sono davvero di tuo marit! E come! Non lo vedi? Qui, dall'orecchio alla spalla non ti bacio pi. Da quando m'hai detto che anche lui ha questa poco lodevole abitudine, mi sembra di baciare i suoi baci. Pensa: i baci di un filosofo! Libri vecchi... tabacco da naso... formaggio raffermo., barba... (seggono sul divano) No! No! Gisa, mettiamoci un cuscino sopra, (indicando l'altra spalla). Questa per la ipoteco io. Per lui avrai i dolori reumatici, vero?
Gisa - (fingendo) Ahi! Ahi! ce Cos'hai, piccola? . Qui... l'osso... la scapola... Ahi! Ahi!
Adolfo - Ti guarisco io. (la bacia).
Gisa - Fermo! Fermo! Sei tutto spettinato. Aspetta. Ti pettino, (gli ordina i capelli col pettine; poi prende un piccolo specchio, lo fa ammirare).
Adolfo - (terminato di specchiarsi) Grazie, mio coiffeur! Quanto devo?
Gisa - (alzandosi) Se riesci a darmelo, un bacio, (corre per la stanza. Adolfo la rincorre).
Adolfo - (l'ha raggiunta; la bacia forte).
Gisa - Ahi! Ahi!
Adolfo - Cosa c'?
Gisa - Mi hai fatto male. Sul serio! Stupido, (si guarda) Pensa! Se venisse?
Adolfo - Magari!
Gisa - Come, magari?
Adolfo - Gli domanderei se vero dei dolori I reumatici.
Gisa - Col pericolo di farti buttare dalla finestra.
Adolfo - Che? Il massimo che potrebbe farei di gettarmi addosso una costruzione filoso-fica. Ma aggredirmi? Quando ho il monocolo! Tu scherzi! Prendo il monocolo e lo butto a terra. Allora, tu lo capisci, all'idea del pericolo aggiungo il dispiacere di dovere spendere quindici lire per un monocolo nuovo, e non I ti immagini quanto m'inferocisca! (la scuote per le braccia) Divento una belva. Buuuh! (un ruggito. L'accerchia) Lo sbranerei. Lo mangerei. Lo divorerei... Lo...
Il marito - (con il soprabito da viaggio e la valigia compare improvvisamente sulla porta d fondo. Ha un atteggiamento umile e rassegnato) Oh! pardon! Scusate. Mi tolgo il soprabito e vado... Io non sapevo...
Gisa - Cesare!
Adolfo - Tu?
Il marito - Tu ? Veramente dovrei essere io a dirlo a te. Se permetti. La casa, se non sbaglio, la mia. Almeno, l'affitto lo pago io, I E la moglie, scusa, ...
Adolfo - Tua. Non l'ho mai messo in dubbio,
Gisa - (affettuosa, civettuola) Tua. Tua. Cesarino. E di chi devo essere?
Il marito - (l'allontana con la mano tesa) Un momento, (ad Adolfo) Scusa, (si toglie il soprabito). Prego! Sedetevi! Prego! (come trami se) Bene! Bene! (ride contento).
Adolfo e Gisa - Ala... Ma... Cesarino...
Il marito - Prego, per favore. Restate comodi! Un momento. Silenzio! Lasciatemi riordinare... Ah! Ah! Ah! Ora faremo i conti! (siede al tavolo e scrive. Pausa)
Dunque - (mostra un foglio di carta. Adolfo e Gisa si alzano) Ma no! Prego! State comodi, ho detto! Adolfo, guarda. Credimi: non t'inganno. Credimi. Quello che qui il giusto. Piuttosto meno che pi. Guarda, (legge). Renard, 1500 lire. Non molto. Vero? (Gisa e Adolfo vogliono parlare). Lasciatemi concludere. Il renard l'ho gi pagato. Stop. C' per qui il conto della modista e dei profumi (ad Adolfo) Non ti spaventare; altre 1500 lire. E saremmo pari. Met e met. E si potrebbe andare avanti, se credi, da buoni amici. Ora sta a te. Vuoi rilevar tutto? un forfait? Tremila ed io ne esco. Tutta l'azienda tua. Sta a te. Pensaci.
Gisa e Adolfo - Ma Cesare!... Ma Cesarino!
Il marito - Troppo? Eh? Non ti chiedo che le spese vive! Neppure un centesimo di buonuscita! Ti lamenti? No, eh? E dunque... Hai una sigaretta, scusa?
Adolfo - (glie la porge).
Il marito - Oh! Oh! Con la lista d'oro! Sei soldi l'ima, vero? (accende; la soppesa; guarda la moglie come per un paragone, alza le spalle) Uff! Anche troppo. Su! Tremila e siamo pari. Aspetta. Vi smorzo anche la luce e v'accendo l'abat-jour (eseguisce) Pi poetico. (riprende il soprabito; si prepara a uscire)Siete contenti?
Il capocomico - (al macchinista) Giorgio, la tramezza.
Ugo - (agli attori della commedia che si congratulano con lui) Grazie. Lo sapevo che sarebbe piaciuta la commedia. Figuratevi; lui di l fa svenire la donna alla vista del marito. Con la faccia tosta che hanno le donne.
L'amante della commedia - E' il marito che doveva svenire.
Stefano - (a Ugo) Imbecille! E il pathos dove lo metti?
Il capocomico - (al macchinista che raccoglie un soprabito) Portalo nel guardaroba.
Ugo e Stefano - (al capocomico) Dica lei, commendatore... Ascolti me... (discutono col capocomico, in fondo).
(S'odono applausi da destra e da sinistra delle scene e dalla platea, insieme con grida: Fuori l'autore! . Ugo e Stefano escono a ringraziare: il primo da destra, il secondo da sinistra).
Ugo - (da destra, a Stefano che esce da sinistra) Non ti scomodare: Sono per me. Prego. (S'inchina),
Gli attori della commedia - (a Ugo, insieme) D'Andreis, qua la mano. E' proprio carina! soltanto quel renard, creda, 1500 lire...
Gli autori del dramma - (a Stefano) Oh, tutto uno scoppio di passione! Che dramma! Mi ha proprio commosso! Piangevo.
Il marito della commedia - (al Dr. Stern) Bravo, Dottore! Ah, io ho sentito! Lei ha recitato come un attore di razza.
Il dr. Stern - Per carit: io sono un semplice dilettante...
La moglie della commedia - I traditi, eh?
L'amante della commedia - Fraternizzano subito.
Il dr. Stern - (indicando la Signora Stein all'amante della commedia) Lei piuttosto... Specialmente nell'attimo dello svenimento... E' stata proprio impressionante.
Guido - Quando svengono le donne sono sempre artiste!
La signora Stern - (a Guido, sorridendo) Tacete, insolente! E pensare che io non sono capace di fingere!
Il dr. Stern - (con la compostezza severa dello scienziato) E' vero, Guido! Mia moglie non sa fingere. Tu sbagli di molto a giudicarla. E' lo scienziato che parla in questo momento. Le donne sono come dici tu: fingono per istinto. Dico di pi: fingono anche quando non ce n' bisogno. Ma Berta tutto cuore, e questo cuore cos felice della felicit che si composta nella nostra casa e accanto a me che la sua anima ne tutta invasa e non c' posto per alcun altro che per me. Povera piccola! Piccola mia! Ora verrai a casa e ti ricollegherai colla tua vera vita e tornerai a vivere col tuo cuore che cos buono, cos buono. Col tuo cuore che ha pienezza di gioia solo quando batte nel ritmo familiare l dove si rivela veramente a noi la profondit della vita, (ha dato la pelliccia alla moglie e si prepara ad andarsene, salutando con la mano gli amici).
Il marito della commedia - (ha seguito le ultime parole del dottore scambiandole per una scena del dramma o della commedia assecondato in questo scambio dall'essere il Dr. Stern ancora vestito da artista e dall'andatura filodrammatica delle sue frasi) Bene! Bravo! E' una nuova scena! (a Ugo e Stefano) Complimenti! Complimenti! Di chi ?
Stefano e Ugo - Ma... Veramente... la mia non ...
Il marito della commedia - (al suggeritore) Di chi , insomma?
Il suggeritore - Qui non c'.
Ugo - E' il marito della vita. Non lo vede? Quello che non se ne accorge.
Il marito della commedia - (trionfante) Ecco. Cos dovreste scrivere il lavoro. Ascoltate. Voi dovreste fare una terza commedia.
Il Capocomico - Eh? Sei scemo? Dovreste... dovreste... Che cosa? Un altro idem? Non ne bastano due? Anche il marito della Vita? Vai via, fammi il piacere.
Ugo - Ha ragione il capocomico. Il marito? Deve venire per forza ad imparare da me. Qui ci vuole la commedia.
Stefano - Da me deve venire. Il dramma, il dramma ci vuole.
Tutti al capocomico - Ascolti. Senta il mio parere. Vedi, io farei... La commedia, la commedia! Il dramma, il dramma!
Il capocomico - (dominando il frastuono) Silenzio, perbacco! Che? Siete impazziti tutti quanti? Qui non ci si capisce pi niente! Aggiungete .anche che tardi ed ho appetito. Mi avete fatto la testa cos! (deciso) Basta, ora! Mi rincresce assai per le belle promesse della giovane letteratura, ma non rappresenter n il dramma n la commedia. Avete ragione tutti, ma io torno all'antico. Signori e Signore, domani sera nuovo programma: II padrone delle Ferriere.
FINE


