Il bambinaio

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MARIO FRATTI

MARIO  FRATTI

IL BAMBINAIO

Personaggi:

ZELMA    -  venticinquenne

LAURO    -  ventottenne

THEO       -  ventiseienne

Un modesto appartamento a New York.

Un letto matrimoniale, una culla, due sedie, una tavola.

Solo una luce pallidissima è accesa vicino alla culla.

E’ notte. L’orologio segna l’una e quindici.

Rumore di passi. Entrano Zelma e Lauro, una giovane coppia. Sono avvinti, felici. Si sono evidentemente divertiti.

Zelma cambia subito atteggiamento e si mostra impaurita, non vedendo nessuno nella camera.

ZELMA : Theo! Theo! Dove sei? (accende la luce; si guarda dattorno;  corre alla culla; si rasserena)

                 (a Lauro) Shh! Regina dorme, fortunatamente… Ma dov’è andato quello?

                 (apre una porta) Theo!

                 (apre una seconda porta) Theo!

                 Quella carogna se n’è andato!

LAURO : (accarezzandola) Si sarà stancato di aspettare… Gli avevamo promesso a mezzanotte. (indica l’orologio)

ZELMA : Ma non si lascia una bambina sola! Un’ora prima, un’ora dopo, che differenza fa? Non abbiamo diritto di fare un po’ tardi?

LAURO : (cercando di portarla verso il letto) Certamente! Abbiamo diritto a quello e ad altro!

ZELMA : (ignorando le sue profferte) Una bella paura mi ha fatto prendere! (torna vicino alla bambina; le carezza la fronte) Dorme come un angelo.

LAURO : E lui ne ha approfittato per tagliare la corda! Approfittiamo noi, ora, (indica il letto) del sonno dell’angelo!

ZELMA : No, no! Me n’è passata la voglia!

LAURO : A me no! Quelle tue carezze, mentre ballavamo, e poi in macchina! Se non ti salto addosso, scoppio!

ZELMA : (decisa e recisa) No! Satsera no. Ho ancora il cuore in gola, dalla paura.

LAURO : Carogna, hai ragione. Ha rovinato la nottata anche a me… (senza essere eccessivamente arrabbiato) La prossima volta che lo vedo… (gesto vagamente minaccioso)

ZELMA : Anch’io. Gliene dico quattro. Quando si promette di fare il bambinaio, si sta fino alla fine.

LAURO : Fino alle quattro di mattina, se necessario! Non dovevo mollare, in macchina. Dovevo tenerti inchiodata lì, fino a domattina!

ZELMA : (indicando la culla) Bella idea, sarebbe stata! Se Regina si fosse svegliata, - mio Dio, è meglio che non ci penso! (Lauro cerca di baciarla)

                 Domani, ti telefono domattina!

LAURO : Ed io, fra mezz’ora! Appena arrivo a casa.

ZELMA : No. Mi svegli la bambina. NON telefonare.

LAURO : Ciao, amore. Almeno un bacio!

ZELMA : Sì, sì… (un bacio frettoloso; lo spinge fuori; richiude la porta)

                 (Resta sola pensierosa.

                 Si avvicina alla culla.

                 Sorride alla bambina.

                 Vediamo improvvisamente qualcuno che si trascina sotto il letto. Striscia fuori Theo. Fissa le gambe di Zelma. Un silenzio. Zelma non l’ha ancora visto).

ZELMA : (scorgendolo improvvisamente, urlando di paura) Oh mio Dio, Theo!… Che facevi sotto il letto? (un silenzio) Perché ti sei nascosto? (un silenzio) Bella paura mi hai fatto prendere! (un silenzio) Che facevi là sotto?

                 (Theo si alza e poi si siede con calma sull’orlo del letto)

                 Speravi forse di… goderti l’azione delle molle, se io e Lauro, avessimo…? (indica il letto)

THEO    : No.

ZELMA : Che facevi allora? Perché ti sei nascosto?

THEO    : Varie ragioni.

ZELMA : Quali?

THEO    : Son quasi le due…

ZELMA : Ti sembra una buona ragione?

THEO    : Non è la prima volta.

ZELMA : E con ciò? Se ti offri di fare un favore!

THEO    : Fino a mezzanotte, avevate detto. Il ballo termina a mezzanotte.

ZELMA : E il tempo di tornare a casa!

THEO    : Dieci minuti, con la macchina!

ZELMA : Il traffico.

THEO    : Non c’è traffico a quest’ora. Vi sareste fermati in qualche posto,… a sbaciucchiarvi.

ZELMA : (studiandolo con curiosità) Geloso?

THEO    : No…

ZELMA : Non lo dici con convinzione.

THEO    : No. Non sono geloso.

ZELMA : Che facevi, allora, sotto il letto? Speravi, evidentemente, che io e Lauro…

THEO    : No. Tanto lo so che voi due…

ZELMA : (ammettendolo) Ovviamente! Che pensavi, che ci dessimo la manina? Ma tu Theo, dimmi la verità. Sei diventato geloso?

THEO    : (timidamente) Un po’…

ZELMA : Credevo che le donne non ti piacessero.

THEO    : No… Voglio dire, sì e no…

ZELMA : Come sarebbe a dire? O sì o no… Non ti ho mai visto con nessuna. Non ne parli mai…

THEO    : Voi donne… Non… Non vi comportate bene… Lasciate le vostre bambine sole, fino alle due.

ZELMA : Con te. Fino all’una.

THEO    : Sola… Con me.

ZELMA : Che vuoi dire?

THEO    : Mi son nascosto anche per darti una lezione.

ZELMA : (incuriosita) Anche? (lo studia) Mi sembri strano, stasera. Che è successo?

THEO    : (evitando il suo sguardo) Niente…

ZELMA : E’ venuto qualcuno?

THEO    : No.

ZELMA : Chi ha telefonato?

THEO    : Nessuno.

ZELMA : (studiandolo) Eppure… qualcosa dev’essere successo… Sei così strano… (gli siede vicino e gli prende le mani) Su, Theo… Siamo amici da tanto tempo… Conosco te prima di Lauro.

THEO    : “Amici”…

ZELMA : Ti ho sempre considerato il mio migliore amico. Quando ero nei guai, ho sempre chiamato te.

THEO    : Ed io sono sempre venuto.

ZELMA : Te ne sono grata, Theo, ma… non avevo mai pensato che, segretamente, tu mi amassi. (lo fissa)

THEO    : Ti ho sempre… sempre ammirata. Perciò…

ZELMA : Perciò?

THEO    : Tu mi conosci. Io ho i miei problemi. Ma mi so controllare.

ZELMA : Sei bravissimo, lo so.

THEO    : Sono normale… Voglio dire, come tutti gli altri uomini, molti altri uomini ma ho… ho paura delle donne.

ZELMA : Di me?

THEO    : Non di te, no. Di quelle aggressive, sarcastiche, spietate… Le donne… sanno essere crudeli.

ZELMA : Lo so.

THEO    : Così…

ZELMA : Così?

THEO    : Devo confessarti una cosa terribile (Zelma si allarma per un attimo; tesa ed interessata) – che avrebbe potuto succedere ma non è successa. Non ti allarmare, no. Una cosa terribile ma ragionata… Ben ragionata…

                 Se stai calma, capirai perfettamente, tutto…

ZELMA : Che ti è successo?

THEO    : (evitando una risposta diretta) Hai mai sentito della gente commentare, a volte – “Ha ucciso per dieci dollari; se fosse venuto da me, glieli avrei dati io” –

ZELMA : Che è successo? Hai ucciso qualcuno?

THEO    : No…

ZELMA : Hai bisogno di soldi?

THEO    : No, no. Hai mai sentito quel tipo di commenti?

ZELMA : Sì.

THEO    : Ed altri mille, simili? – “S’è ucciso per debiti. Perché non si è rivolto agli amici?” – “Ha scannato la moglie. Perché non sono andati da uno psicanalista?” – “Ha…”

ZELMA : (interrompendo) Dove vuoi arrivare? Dov’è la cosa terribile che dovevi dirmi?

THEO    : Una cosa che avrebbe potuto essere terribile ma non è successa. Sei contenta?

ZELMA : Son contenta per te, certo. Ma spiegati, per favore.

THEO    : Una bella ragazza, vicino a dove abito io, è stata uccisa perché si difendeva mentre la violentavano. Dicevan tutti: - “Stupida..”

ZELMA : (interrompendo) Hai… hai aggredito qualcuno?

THEO    : No, no. Del senno di poi son piene le fosse, dicono…

ZELMA : E va bene. Tu sei assennato, loso. Che hai fatto?

THEO    : Che non ho fatto, vuoi dire?

ZELMA : Esattamente. Spiegati.

THEO    : Non l’ho fatto. Quindi sta tranquilla e calma. Giudiziosa ed amica, come sempre.

ZELMA : (vagamente ansiosa) Prometto.

THEO    : A volte, a volte degli incoscienti molestano dei bambini…

ZELMA : (si alza e va lentamente verso la culla; guarda di nuovo Regina e la carezza; controlla se tutto è in ordine)

THEO    : Ho sentito mia madre e le sue amiche, più volte, dire ad alta voce, ridendo: - “Porco! Con tanta grazia di Dio che si spreca qui!” – E si toccano il basso ventre. (indica) Un gesto volgare ma… onesto… Avevano ragione. Perché molestare una bambina quando ci son donne, mille donne, sempre pronte a…?

                 (Zelma continua a carezzare la sua bambina)

THEO    : (con difficoltà; gli è difficile parlare) Verso le dieci, questa sera, tua figlia s’è svegliata…

                 (Zelma ha finalmente capito. Si china sulla culla, control-landosi a fatica)

                 Ti prego, Zelma, ascolta in silenzio…NON E’ SUCCESSO NIENTE, ASSOLUTAMENTE NIENTE, TE LO GIURO! (un silenzio; Zelma controlla la sua ansietà)

                 Era bagnata… L’ho cambiata… L’ho vista… Nuda… (Zelma trema di rabbia; si controlla con difficoltà)

THEO    : Non è successo niente, te l’assicuro ma… Te l’ho detto, son forse pazzo, forse malato… Mi sono eccitato, perdonami ma… sono umano… Ho pensato a me, alla bambina, a te… E’ difficile controllarsi… Ci sono riuscito.

ZELMA : Vuoi che ti ringrazi?

THEO    : (ignorando) Ho pensato a mia madre, a quello che diceva mia madre, a quel che AVRESTI DETTO TU.

ZELMA : (fissandolo) Che avrei detto, io?

THEO    : (dopo un silenzio) – “Quel vigliacco. Ha rovinato mia figlia. Perché non è venuto da me?” –

                 (si fissano) L’avresti detto?

ZELMA : (dopo un silenzio) Forse.

THEO    : Ne son certo. Pensa per un attimo. Tua figlia rovinata per sempre. Non saresti pronta a farlo cento volte tu, pur di saper che tua figlia è sicura, pura?

ZELMA : (dopo un silenzio) Forse.

THEO    : Pensaci e dì la verità. Meglio te, con cento uomini, che tua figlia morta.

ZELMA : Non avresti osato, le vuoi bene anche tu.

THEO    : Le voglio bene, sì. Come se fosse parte del mio corpo… Uno strano desiderio, in me… Diventar uno con lei… Mi son controllato, miracolosamente, perché ti so ragionevole… (un silenzio) Ragionevole, lo ammetti?

ZELMA : Che vuoi dire?

THEO    : Per te è facile…

                 Hai avuto un marito…

                 Hai ora un amante…

                 Mi conosci da tanto tempo e lo sai, forse, che ti desidero…

                 Dimostrami che non ho sbagliato…

                 Dimostrami che controllarsi, a volte, non è un errore.

                 Che riflettere ed attendere è preferibile.

                 Che le madri preferiscono sacrificarsi al posto delle figlie…

                 Salvi tua figlia, così…

                 E mille altre, forse…

                 Lasciati amare…

                 Ho bisogno di te…

                 Ho bisogno di te, oggi…

                 Ed anche per il mio domani, spero…

                 Dimostrami che le donne sanno amare, aiutami ad essere normale…

                 Ti prego, Zelma…

                 Aiutami a diventare normale…

                 Per il bene di tua figlia…

                 Per il bene di cento altre figlie…

                 Non voglio far del male a nessuno, io…

                 Voglio solo amare… ed essere amato…

                 (Zelma è convinta. Si avvicina lentamente al letto.

                 Si sdraia.

                 Gli sorride.

                 E’ pronta al sacrificio.

                 Theo, felice, le sorride).

SIPARIO

SECONDO POSSIBILE FINALE

                 (Zelma lo fissa, si toglie le mutandine, si butta sul letto a gambe aperte).

ZELMA : Eccola, Theo, ecco una donna, tutta per te… Coraggio… Vediamo quel che sai fare, con una donna.

                 (Theo è incerto. Ha le mani in tasca. Cerca di eccitarsi. Non ci riesce.

                 Guarda per un momento la culla).

THEO    : (timidamente) Prima… mi sono eccitato enormemente, prima… Posso… giardare di nuovo? (indica la culla)

ZELMA : NO, PORCO! Guarda uqi, una vera donna, qui!

                 (Theo cerca disperatamente un’erezione. Non ci riesce)

                 Avanti, uomo, abanti! Dimostrami quel che sai fare!

                 Qui! Qui!

                 Tutta tua!

                 Fammi vedere!

                 Fammi godere!

                 Qui, uomo!

                 Tutta tua!

                 Dov’è la tua arma, femminuccia? Dove?

                 Fammela vedere!

                 Dov’è? Dov’è?

                 (Ride fragorosamente

                 Theo, esasperato, s’avvicina.

                 Fissa la donna con interesse, disgusto, odio.

                 Non ha un’erezione, ne soffre.

                 Estrae improvvisamente un coltello e la colpisce al basso ventre, una due, tre volte.

                 E’ la sua maniera di penetrare e possedere).

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