Il bar di periferia

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Il bar di periferia

Commedia in tre atti

Di

Angelo Alfieri

Personaggi

Diego:                            Proprietario del bar

Anna:                             La moglie

Il professore:         Un cliente

Modesto:                    Un cliente

Vittorio:                      Un assiduo

Valeria:                        La barista

Luciana:                      Un’amica di Valeria

Duccio:                        Tecnico macchine da caffè

Debby:                          Una cliente

Angela:                         Una cliente

Alcune comparse

1


ATTO PRIMO

Scena prima

La scena: un bar di periferia. Mattino presto.

Il proprietario è piuttosto scorbutico e totalmente privo del senso dell’umorismo, per lui la vita gravita esclusivamente attorno al guadagno e non si rende conto che alcuni clienti, che da qualche giorno hanno preso a frequentare il bar, sono persone che amano vivere in modo più leggero perché non vogliono farsi opprimere dalla routine quotidiana e siccome costoro vanno ad aggiungersi a un pensionato, assiduo cliente, ritenuto un imbecille proprio in virtù di quanto detto sopra, Diego, per non cadere nella depressione, non fa altro che imbottirsi di pillole. Diego si convince così che il modo di fare di questi signori sia dovuto alla stupidità e che, di conseguenza, in qualche modo danneggiano l’immagine del locale. Anche la moglie si è lasciata condizionare mentre la barista, per non perdere il posto, lo asseconda. Anche se non totalmente. All’apertura del sipario, i clienti che Diego considera normali e cioè quelli che per lui rappresentano l’ideale di intelligenza e serietà, (comparse) se ne

vanno                                               dopo                                               la                                                consumazione.

Diego:              Buona giornata. Ma chi se ne frega. Guarda te se uno deve per forza

augurare una buona giornata ai clienti. … E se non lo fai ti prendono per maleducato. Non è bello augurare una buona giornata ad una persona quando sai già che come entra in ufficio deve subire vessazioni, ma è l’andazzo, la moda. Ma sì, sono clienti di riguardo, consumano, pagano fior di quattrini, sono intelligenti e quindi me li devo tenere buoni. Fossero tutti così. Comunque! … Mattinata tranquilla. (Va alla porta, guarda l’orologio). Mah … forse oggi mi va bene! Non c’è movimento all’orizzonte.Calma piatta. Signore, ti prego esaudisci le mie preghiere per una volta: fallo ammalare. (Torna al bancone).

Vittorio: (Entra come un fulmine. Vittorio, un ex insegnante, prende la vita scherzosamente, lo ha sempre fatto e ha capito che Diego va in bestia per un nonnulla e si diverte a farlo arrabbiare. Frequenta il bar da quando è in pensione). Diegone … sono qui. (Batte la mano sul bancone facendo spaventare Diego).

Diego: (Allarga le braccia). Ci siamo! Cosa ho fatto di male non lo so! Anna! (Grida).

2


Anna: Ma dico, è il modo … ho capito! Ringrazia il Signore che abbiamo solo lui. Pensa se fossero tre o quattro! Saresti già ricoverato. Vado di inventiva? Mi vuoi creativa? (Al marito). Vittorio, sei sicuro di stare bene?


Diego:

scemo?


È inutile, non ci casca più. Quella fase è superata … cosa credi che sia


Vittorio:


Porco cane Diego, ci sei arrivato finalmente. E da solo!


Diego:              Riconosco i miei limiti. Non c’è un sasso da tirargli. È qui! Preferisce


questo bar: dobbiamo fucilarlo? Non si può. Dai su … cosa ti servo. Il cappuccio

bello bollente: accomodati.


Vittorio:


Oggi mi siedo … là. Mi raccomando. (Sta cercando il quotidiano).


Anna:


A chi?


Vittorio:


Dico … mi raccomando! Punto.


Diego: Con tutti i bar che ci sono capisci … ha deciso di farmi morire in anticipo. Vuoi leggere il giornale?


Vittorio:


Non vedo la Prealpina?


Diego:


C’è la pedemontana.


Vittorio:


Non è la stessa cosa … non ci sono quelle belle notizione ... sai no.


Anna:               Roba grossa … che fa gola … vengono anche dall’estero per leggerla.

Frotte di stranieri. Si picchiano perfino.


Vittorio:


Lo so!


Diego:              Lo sa! (Batte la testa sul bancone). Ti vuoi collegare ad internet?


(All’unisono Vittorio e Diego). No perché saltano fuori le donne nude e si fa peccato.Dimmi tu! (Alla moglie). Le donne saltano. Le pillole le hai portate? Dammene una. Vuoi fare il solitario?


Vittorio:


L’ho già fatto!


Diego:


Intendevo quello che si fa con le carte. Sì ma, c’è un limite a tutto.


Duccio:


(Entra). Buondì signor Diego.


Vittorio:


Grazie l’ho già mangiato.


Duccio: Ueilà … cominciamo presto l’avventura: per mari e per monti amo andar e gli uccellini a rimirar tra le nubi mentre sto a ca … come stai Vittorio?

Vittorio:         Dipende da chi incontro. (Lo guarda di sbieco). Non sempre mi va bene.


Ti sei buttato nelle rime?

3


Duccio: Cosa vuoi, alla mia età, da qualche parte bisogna pur buttarsi. (Vittorio allarga le braccia).


Vittorio:


Nonostante abbia più anni di te non mi sono mai buttato.


Diego:


Ti sei buttato, da un’altra parte, ma non sei riuscito in pieno.


Vittorio:


Dipende da chi incontri.


Diego:


Capisci. Dipende da chi incontra lui. Guarda i peli: ritti!


Anna:               Lo spediscono qui tutte le mattine e ce lo dobbiamo spupazzare … sei


venuto per il tagliando della macchina?


Duccio.


Sì, è una formalità … tanto per dire che sono passato. Regolamenti.


Vittorio:


Quella macchina fa il caffè troppo ristretto.


Diego:


È il miglior caffè della provincia.


Vittorio:


Quando tutti gli altri bar sono chiusi.


Duccio: Risposte secche, precise! È un osso duro! Mettilo in difficoltà con domande assurde. Non hai niente da fare? Stai a letto ora che puoi.


Anna:


Dipende dal tempo. Se non entra la luce dalla finestra sta sotto.


Duccio:


Se piove non si vede?


Diego: Maledetta alta pressione … perché non abitiamo in Siberia, almeno per sei mesi non lo vediamo.

Duccio:           Ti metto il bollino di controllo così se viene l’asl lo vede e sei a posto.

Toh: fatto! Ma sì, chi se ne frega. Vivi da solo Vittorio? (Si siede accanto a Vittorio).


Vittorio:


No! In compagnia. Tu i controlli li fai sempre così?


Duccio:


È ruotine! Formalità. È nuova.


Vittorio:


Sarà anche nuova ma il caffè è pessimo.


Anna:


Portatelo da casa. Si lamenta ed è sempre qui.


Prof:


(Entra. È vestito in modo piuttosto buffo, sembra spaesato).


Diego: Buongiorno signore … (alla moglie) credeva che dicessi “buondì”, guadarlo è rimasto male. Pistola. Desidera?


Prof:


Buongiorno a voi gentili educati periferici signori … un aperitivo.


Diego:


E due … come lo desidera?


4


Vittorio: A quest’ora un aperitivo? Si faccia servire quello della casa: squisito! È un miscuglio di erbe rare dell’oltre Po.

Diego:              Molto oltre!

Prof: Preferisco il solito beverone di frutti esotici … papaya, mango, ananas, lime dei caraibi ... sa, devo tenere sotto controllo il quantitativo glicemico – lipidico – proteico del sangue onde evitare scossoni di svariato genere. Mi voglio mantenere sano il più possibile. Del resto lo si evince dall’aspetto, tuttavia, a volte, ho dei capogiri.


Vittorio:


Cos’ha detto?


Diego:


Che domani piove.


Vittorio: Se diceva che nevica tirava sera … guarda se domani per caso c’è il sole gli faccio un discorso di una giornata. (A Duccio).


Duccio:


Però che intrattenitore?


Anna:               Ah, quando si mette non lo tiene più nessuno. Vittorio guarda che ti sta


scappando la mucca nelle verze: corri!

Vittorio.         (Si precipita alla porta). Non è la mia. È pezzata!

Diego:              Non ci casca più … ci vuole ben altro. La prossima volta prova a dirgli

che gli è scappato il cane che ha in macchina: quello di peluche. Non l’ho mai vista prima. Si è trasferito da queste parti?


Prof:


Sì. Sono un professore di informatica. Ho assunto la cattedra qui in città.


Vittorio:


Come domestica? (Ride Tra sé).


Prof:


No, come docente. Ho tre lauree: informatica, ingegneria e storia antica.


Anna:


Pensa! Come mai è venuto nel mio bar?


Prof:


Ho voluto seguire il consiglio di alcuni amici ed eccomi qui.


Vittorio:


Anch’io ho seguito il consiglio di amici.


Diego:


Tranne che lui li ha fraintesi … i consigli.


Anna:


Prego: il suo beverone.


Prof:


Un attimo … leggo due notizie e sono da lei …


Duccio:


È un informatico?


Prof:


Mi occupo di software.


Vittorio:


Qui da noi? Soffia vetro qui? (Il professore ride).


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Diego.

Distrailo ... me lo fa scappare in un attimo.

Anna:

Professore, oltre a questa attività fa altro?

Prof:

Per alcun versi direi di sì ma per altri direi di no, vedano a volte si crede

di svolgere un’attività ma in realtà non è così. Dove va?

Vittorio:

Sto controllando che non cambi il tempo all’improvviso.

Prof:

Pensavo che andasse via.

Anna e Diego:

Magari!

Duccio:

È bello stare qui ma ho impegni e vi devo lasciare alla mercé, voglio dire

nelle mani … ecco ci siamo capiti. Vittorio …

Diego:

Te ne devi proprio andare? Se capiti da queste parti entra pure anche se

non devi controllare niente … sopratutto a quest’ora. Ti offro quello che vuoi.

(Duccio esce ridendo).

Vittorio:

Professore, è pratico di internet?

Prof:

Se le ho detto che mi occupo di software!

Vittorio:

Mi era sfuggito … non mi farebbe vedere il meccanismo.

Prof:

Ha un computer, lo faccio navigare.

Anna:

Questo è senza remi.

Prof:

Navigo lo stesso.

Diego:

Non lo bagni: è nuovo! (Si mettono ad un tavolo). Che giornata ragazzi.

Va sempre peggio … c’è gente Anna. Cliente mai vista.


Angela:


Buondì.


Vittorio:


Già preso grazie!


Anna:


Non ci faccia caso … a quella parola risponde così … desidera?


Angela.


Un caffè!


Vittorio:


Se lo vuole normale se lo faccia fare molto lungo.


Angela:


(Si gira verso i due intenti a navigare). Emilio!


Prof:


Angela!


Angela:


Emilio?


Diego:              Anna! Dobbiamo passare la mattina a chiamarci anche noi? Non mi


salvo più. No, chi ce la fa … non resisto! Dammi la pastiglia.

6


Anna:


Lo conosce? (Al marito).


Angela: Come sono contenta di vederti. Vuol dire che ti hanno trasferito? Sei già qui! (Al professore).


Diego.


Purtroppo! Ecco il caffè!


Angela:


Lo lasci … arrivo subito.


Anna:                Non lo beve ‘sto aperitivo … signore: il beverone tropicale. Sistemo


dietro. (Esce).

Prof: Arrivo! Sapessi come sono contento di vederti … saremo colleghi! Finalmente.

Vittorio:

È soffiatrice anche lei?

Angela:

Prego?

Vittorio:

Non lo so signora, riguarda la sua coscienza. Io ultimamente poco! In

passato mi dedicavo di più.

Diego:

Vittorio lascia in pace i signori: hanno cose importanti da dirsi. Vai a

lavorare. Quante lauree avete?

Prof e Angela:

Tre!

Diego:

Ve ne manca una credetemi. (Tra sé).

Prof:

Che mestiere fa?

Vittorio:

Conti … numeri … mi arrangio.

Angela.

È matematico? (Vittorio allarga le braccia).

Diego:

Oh madonna che mattinata! Anna vai a casa almeno ti salvi … dov’è?

Vittorio:

Ha la cattedra anche lei?

Angela:

Sì! Abbiamo la cattedra. Lei?

Vittorio:

Banchi!

Prof: Alla mattina in autostrada troviamo banchi … di nebbia! Meno di prima ma … cosa mi fa dire … Angela è una collega … ci conosciamo da secoli …


Vittorio:

cattedra.


Pensavo di più. Non credevo che per soffiare il vetro ci volesse una


Diego:


Ci vuole ci vuole … provate a chiedergli che scuole ha frequentato.


Prof:


Sono tutt’orecchi.


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Vittorio:         Ho fatto dieci anni in via Manin … sei in via Tasso e tre su di là …

Angela:           Come docente?

Diego: Come deficiente! Qui si raffredda il caffè … signora. (Il professore ed Angela si mettono a confabulare). Valeria sostituisci Anna. Anna puoi andare.


Anna:


Non vedevo l’ora! (Era nel retrobottega). Buon divertimento.


Valeria:


(Entra). C’è gente nuova?


Diego:

vivi!


Mah! È contro il mio interesse ma credimi: meglio se non si fanno più


Angela:


Bevo il caffè … è freddo!


Diego:


Signora se aspetta ancora un po’ …


Angela:


Allora ci vediamo anche domani Emilio? Puntuale.


Prof:


Qui alle sette! (Cedimento di Diego). Il mio aperitivo? È caldo!


Diego:


Tienimi!


Valeria:


È la prima volta che vi vedo. Siete nuovi?


Vittorio:


Hanno le cattedre … e pochi banchi. Sono di Milano.


Prof:


Come lo sa?


Diego: (A parte). Valeria, trova qualche cosa di là da stemperare nel caffè: li faccio dormire.

Vittorio:         Ho intuito dai vestiti. Da come cammina. Dai contenuti. Bene: vado!

(Sospiro di Diego).

Angela:           Dove va? Si trattenga un attimo … noi abbiamo un po’ di tempo.

(Malore di Diego). Siamo pieni di contenuti.


Valeria.


Diego su … che ti prende?


Diego:


Se deve andare … lasciatelo … non lo costringete.


Prof:

scolastiche.


È così simpatico … sediamoci! Mi racconti di lei, delle sue attività


Vittorio: Mah … ne ho avute tante eh … ho smesso per volere altrui: mi hanno letteralmente buttato fuori dalla classe.

Diego:              Dopo un po’! Eh!

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Angela:             Perché è andato in pensione ovviamente.

Prof:                  Vigliacchi! Gettare un professore sulla strada.

Vittorio:         Guardi! … Vuole sapere dall’inizio o …

Diego:              Parti da ieri … sera!

Angela:           È un collega … lo lasci dire. I matematici ne sanno una più del diavolo.

(Diego crolla dietro il bancone).

Valeria:           Quando non ne sanno due … Diego: su! Scusate, voi verreste qui tutte le

mattine?

Prof:                  Ma certo! Devo ringraziare gli amici per il consiglio. Ottimo bar.

Diego:              (A Valeria, fa capolino). Prendimi un’altra pastiglia. Se entrasse

qualcuno normale almeno … ma a quest’ora …

Valeria:           È difficile!

Modesto:       È permesso?

Diego:              Guardi che è un bar! (Da accucciato).

Modesto:       Ma non è il mio solito e per questo chiedo permesso.

Diego:              (Si rialza). Hanno liberato tutti i pazzi della zona. Mi piacerebbe sapere

chi da consigli a questi.

Valeria:           Vallo a sapere! Desidera?

Modesto:       Io niente e lei? (Ennesimo sbandamento di Diego).

Diego:              Senti chiamo l’ambulanza … c’è qualcosa che non va stamattina.

Valeria:           Magari … aspetta … le posso offrire un caffè?

Modesto:       Sì grazie. Lo paga lei?

Diego:              Ho capito: fa il furbo.

Valeria:           Il furbo! Questo qui te lo raccomando.

Angela:           Modesto!

Modesto:       Angela!

Angela:           Emilio, c’è Modesto.

Diego:              E ci siamo un’altra volta. E pensa che sono tutti professori eh?!

Valeria:           A volte sono peggio di noi.

Diego:              A volte? Inventati qualcosa … il suo caffè! Che offre lei.

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Modesto:       Lo lasci raffreddare …

Vittorio:         È già freddo. Vede il bollino sulla macchina, gliel’hanno appena messo.

Modesto:       Non capisco! Mi dovrebbe interessare?

Vittorio:          Io le ho detto che hanno messo il bollino, se poi le interessa o meno sono

affari suoi.

Diego:              Mamma, ti prego: un’occhiata! … Ascolti … non è cattivo ... quando è

sereno esce di casa presto ... e allora improvvisa, diciamo.

Prof:                  (Nel frattempo Vittorio è rimasto al computer). Allora ha imparato a

navigare?

Diego:              A quest’ora sarà già ammiraglio.

Angela:           Di chi è il computer?

Diego:              Sarebbe mio!

Angela:           Deve dire … era mio! Bene … vado … se … Modesto mi dà le chiavi

dell’archivio? Ho da scartabellare stamani. Ricerche! Emilio forza … andiamo!

Diego:              Forza Emilio vada! La porta è quella. Si perda dopo l’uscita. (Tra sé).

Prof:                  Allora a domani. (Crollo di Diego). Modesto mi segua perdinci!

Modesto:       Pago io come al solito oh … ha visto … se ne sono andati senza pagare.

Diego:              Hanno lasciato lei.

Modesto:       Ha capito perché non volevo il caffè? Tanto c’è il bidello che paga.

Quant’è?

Diego:              Sono dieci euro, per oggi. Se per caso ripassano moltiplico per dieci?

Modesto:       Fa bene! A domani. Fanno i furbi. (Guarda di sottecchi).

Valeria:           Lei è il bidello dell’istituto universitario qui …

Modesto:       Hanno chiuso il bar della scuola …

Diego:              Ah ecco. Peccato però.

Modesto:       Peccato? Menomale! Ma scherza. Un caffè due euro.

Valeria:           E pagava sempre lei?

Modesto:       Insomma ... nove volte su dieci.

Diego:              Stamattina è l’undicesima? Arrivederla! Allora Vittorio hai deciso di

invecchiare qui dentro?

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Vittorio:


Non mi spiacerebbe. Hai il girarrosto che non va … sta fumando.


Diego:


Mi ha fatto fuori anche questo … te lo faccio pagare stavolta.


Vittorio:


Non l’ho nemmeno usato! Vado!


Diego: Non entrare più … tira dritto … fa che domani ci sia un eclisse di sole di lunga durata.


Vittorio:


C’è l’eclisse? … Quanto ti devo?


Diego:


Dunque: cento euro tondi tondi.


Vittorio:


Tondi tondi sono gli spiccioli, rettangoli rettangoli sono cento. Ciao!


Valeria:


Cosa ha consumato?


Diego:

io.


Un cappuccino! Voglio vedere se ha il coraggio di tornare. Lo sistemo


Valeria:


Non è giusto!


Diego:


Perché? … Mi da fastidio: è un cretino! (Buio).


Scena seconda

Il mattino dopo

Diego: (Apre il bar). Eh ma oggi lo incastro per bene. Un cappuccio duecento euro. Gliela faccio passare la voglia di navigare col computer degli altri. … Navigare

…non sa nemmeno cosa vuol dire. Analfabeta! Buondì signora! Scampato pericolo

…non badi … non lo dico mai perché ho un cliente che appena sente “buondì” …


Vittorio:


(Entra in quella). Già preso grazie.


Diego: Ha sentito? Un abituèe. Questo ho! Ci sarebbe un altro aggettivo per descriverlo ma … Lo ignori. Guadagna in salute.


Debby:


Che simpatico! Buondì!


Vittorio:


Me ne basta uno. (Debby ride). È un’insegnante?


Debby:


Un’impiegata. Oggi sono fuori orario, prendo sevizio presto.


Vittorio:


Anch’io! Diegone che ora è?


Diego:

stanotte?


Più presto del solito. Purtroppo. Toglimi una curiosità. Hai dormito fuori


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Vittorio:         Dipende cosa intendi per fuori. Si può dormire fuori dalle coperte o fuori

dalla porta o fuori da matto. (Diego si mette le mani nei capelli).

Diego:              È quest’ultima. Mi pareva! Perché glielo domando? Desidera?

Debby:            Un cappuccino bollente!

Vittorio:         Dalle ‘sto fraticello. (Debby ride).

Diego:              Vedo che si diverte! Sono più sconcertato che altro ma …

Debby:            È un simpaticone lei … domani la trovo qui?

Diego:              Dipende dagli impegni .. a volte non si vede proprio.

Vittorio:         Se non mi entra la luce dalla finestra sono capace di dormire fino a

mezzogiorno.

Diego:              Purtroppo qui da noi diventa giorno, cosa vuol fare?  … E non piove mai

… il sole, le cose: e viene qui!

Luciana:         (Fa capolino). Valeria non c’è?

Vittorio:         Ci sono io! (Debby ride).

Debby:            È un comico lei … e che comico …

Diego:              Mamma mia: un’altra scema del villaggio. Ho aperto prima per quelli e

non si vedono. Non chiedo tanto … clienti intelligenti, normali, seri … (Tra sé).

Duccio:           Permesso, scusi. (A Luciana). C’è bisogno di me?

Diego:              Non sai quanto! Smonta tutta la macchina, stai qui fini a mezzogiorno …

ti pago la diaria ma rimani.

Debby:            Signore la vedo disperato e non ne intravedo il motivo.

Vittorio:         C’è c’è …

Luciana:         Allora arriva o no?

Diego:              Oggi è libera.

Luciana:         E ci voleva tanto … ci sentiamo Diego.

Duccio:           Chi è?

Diego:              Un’amica della barista.

Duccio:           E la lasci andar via così?

Diego:              La devo legare? Accompagnala. Corrile dietro.

Vittorio:         Meglio davanti. (Debby ride). Le piacciono le mie battute eh?

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Diego:              Sono da ricovero.

Vittorio: Dai Duccio ‘sta macchina la smonti o no? Il filtro è secco. Lo vedo da qui. Sono pratico di filtri.

Diego:              Quelli delle sigarette. (Intravede il professore con Angela,stanno per

entrare, si accascia sul bancone). Duccio ... prendimi le pastiglie dalla giacca. Sentoche oggi sarà una giornata difficile.


Prof:


Buondì a tutti.


Vittorio:


È generoso.


Angela:


Ultimamente sì.


Duccio:


Mentre in passato …


Angela:


Eh … questo qui è un birbantello …


Vittorio:


Si vede. Se lo guarda di profilo poi … (Il professore ride).


Debby:


Non mi sono mai divertita così tanto. A domani. (Paga e se ne va).


Diego:


(Si riprende dallo svenimento). È successo qualcosa?


Vittorio:         Cerca di dormire la notte. E non stare fuori. Qui la gente ha sete.

Professore, i vetri sono a posto? (Sorride).


Prof:


Non soffio vetri … ha confuso software con soffiare. Banale! (Ride).


Diego: È andata via quella che ride. Menomale! Cosa vi servo? (Si avvicinano al bancone e parlano tutti assieme) signori, vi prego … dica lei signora.


Angela:


Un astralon.


Prof:


Anche a me grazie.


Vittorio:


Fanne tre!


Diego:


Se sapessi cos’è: Duccio ne vuoi?


Duccio:


Che roba è?


Diego:


Lo servivano al bar della scuola?


Angela:


Certo! Non ne fa mai?


Vittorio:


Ci vogliono le prugne.


Prof:


Esatto: quelle secche.


Duccio:


È proprio vero che non si finisce mai di imparare.


Vittorio:


Sono professori.


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Angela: Lei ha viaggiato tanto in sud America? Vedo che ha esperienze di Cocktail che fanno laggiù … notevole.

Diego: Chissà cosa dice … signori vi prego non lo scalmanate, mi va fuori controllo. Strano non ha reagito.


Debby:


(Rientra all’improvviso, vede Vittorio). Buondì.


Vittorio:


Cucù!


Diego:


Strano! Signorina lo provi a ripetere.


Debby:


Buondì.


Duccio:


Non si sente bene oggi. Diego ma? Buondì.


Vittorio:


E tre … lo vuoi capire che l’ho già mangiato!


Diego:


Che epoca!


Prof:


Barista: questo astralon?


Diego:


Di solito questo … prugna … dove lo bevevate?


Angela:


Dappertutto. È diffusissimo. In centro non servono che quello.


Diego:


Avete premura?


Vittorio: Devono navigare … signorina si sieda accanto a me, le racconto le avventure più stravaganti del mondo. Mi sbaglio o lei è tornata indietro?


Debby:


È presto!


Prof:


Che personaggio interessante: sentiamo! Questi matematici.


Diego:


Questi matematici, deve vedere gli altri.


Debby:


Faccia in fretta perché devo scappare in ufficio.


Diego:


C’è il raduno stamattina! Sta diventando la succursale del manicomio.


Duccio:


Signori, sono avventure lunghe … ci vogliono giorni.


Diego.              Fidatevi: le conosco a memoria e non ne vale la pena. Chiamo …

(Telefona, a bassa voce). “Anna, vieni giù, mi hanno chiesto una cosa strana. Trovadelle prugne … dai sbrigati” … Ho mandato a prendere le prugne: due minuti e … (Si trova impreparato, non sa che fare, certe bevande nel suo bar non le hanno mai chieste perché i clienti abituali non sono così sofisticati come questi che si vede costretto a fronteggiare).


Debby:


Inizi! Ho bisogno di avventure.


Diego:


Qui, se è per quello … ha voglia!


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Modesto:


(Entra ed esce subito perché ha visto i due che non pagano mai).


Angela:           Modesto … (Lo insegue) mi scappa così? (È costretto a rientrare). Le


restituisco le chiavi.


Modesto:


Non è importante, me le dà dopo.… avete già consumato?


Diego:


Sono in attesa delle prugne.


Modesto:


Problemi di smaltimento?


Vittorio:


Bravo!


Anna:


Buon … giorno! Ecco … tieni! Credeva. A cosa servono?


Diego.


Boh! Signori ho le prugne secche.


Prof:                   Le frulli in percentuale minore rispetto alla dose iniziale poi metta dello


spumante secco in percentuale massima rispetto alla minima da lei ipotizzata, aggiunga sale in quantità relativa e mescoli strofinando il bastoncino a ics. (Fa

l’occhiolino a Vittorio. Si avvicina, sottovoce) .È la prima volta che lo bevo … ne hosentito parlare ma … È La ricetta originale.


Vittorio:


È stato chiaro.


Angela:


È un professore!


Diego:


Chissà che malattia hanno questi. Sono gravi … gravissimi.


Anna:


Aspetta! Può ripetere?


Angela:


Emilio ha confuso le percentuali: il sale è triplo rispetto al minimo.


Debby:


Si sbaglia: il sale non va messo.


Vittorio:


Come non va messo … e poi ognuno lo fa a modo suo.


Diego:

modo mio?


Infatti … io non ne metto mai … (Alla moglie) li ammazzo … lo faccio a


Prof:


Si attenga però! (Guarda Vittorio). Tanto.


Duccio: (Si avvicina al bancone). Ti capisco … la situazione é disperata, che clienti ragazzi. Se vuoi posso declamare una poesia per depistarli.

Anna:               Un altro giorno. Parliamo col rettore e facciamo riaprire il bar.

Modesto: Ho già tentato: niente da fare. Non vuole abbassare i prezzi per via della scarsa clientela e poi ha detto che tanto c’è questo.

Duccio:           Senti devo andare … ho del lavoro arretrato. Ciao.

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Diego: Cosa sta raccontando … Vittorio, ha chiamato tua figlia ha detto di correre a casa perché c’è il gatto che sta male.


Vittorio:


Che strano: è già morto. (Disappunto di Diego).


Anna:


Signori, i vostri cosi qui … cosa hai messo, veleno?


Angela. (Assaggia il liquido). Ottimo! Per bacco, Emilio, abbiamo trovato il bar ideale. (Cedimento di Diego). Che barman!


Prof:


(Assaggia). Magnifico!


Anna:


Cosa hai combinato?


Diego:


Signore mio che cosa ho fatto di male. È la prima volta che …


Vittorio: Sentiamo ‘sto prugnato! Niente di che: è un po’ salato ma … bevibile. Cosa ne dice professore?

Prof:                  Tuttavia! Se non altro. Poiché …

Anna:               Tu sai cos’è?

Vittorio:         Ma scherzi?

Prof: Lei è un uomo di mondo … pur essendo un matematico ne sa! Questo astralon lo si beve in bar di stralusso. (Lascia intendere a Diego).


Diego:


(Si inorgoglisce). Beh, modestamente.Ho finto di …


Prof:


Non ha il quotidiano?


Anna:


C’è quello di ieri.


Vittorio:


Mi creda va bene lo stesso. Cambiano solo i morti.


Debby:


Che perle di saggezza spara quest’uomo!


Modesto:


Sarà un cacciatore.


Anna: Signori, non vi voglio cacciar via ma tra poco mi arriva una comitiva di turisti arabi e ho bisogno di spazio … (Mente).


Prof:


Capisce quello che dicono?


Diego:


Nemmeno una parola.


Angela:


Ci pensiamo noi. (Anna sostiene il marito).


Vittorio:


Io conosco l’arabo!


Diego:


E da quando?


Vittorio:


Abita sopra di me. (Diego si deterge la fronte).


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Modesto:       (A Diego). Chi è quel genio?

Anna: Pensi che è uno dei nostri migliori clienti … pensi … tutto il guadagno finisce in pillole per lui … non sappiamo come tenerlo lontano.


Modesto:


Ci sarà un mezzo. Fatevi consigliare dai professori.


Diego:


Da quelli? Sono peggio di lui.


Modesto:

lezioni.


Li porto via. Professori sarebbe ora di entrare, tra dieci minuti iniziano le


Angela:


Accidenti … mi stavo divertendo … dai Emilio, ci tocca.


Debby:


Tocca anche a me. Quanto pago?


Diego:


Dunque sono … sei euro …


Angela: Allora Emilio? Scusi. Quella ragazza ha già pagato prima! (Se ne vanno senza pagare).


Diego:


Era un arretrato! (Mente).


Modesto: Ha visto? E io scemo, anche oggi … come ieri e come domani … non potevo stare zitto? Quant’è?


Diego:


Mi dia venti … se li faccia dare dopo.


Vittorio:


Paga sempre lei?


Modesto:


Se vuole, prego!


Vittorio:


È professore anche lei?


Modesto:


Come lei no?


Vittorio:


Esatto! Ma io lo sono di più perché non pago per gli altri.


Anna:


Ha capito con chi abbiamo a che fare? Geni? (Buio).


Scena terza

Il giorno dopo

Diego:              Forse è meglio se recito le orazioni prima di aprire. Ecco dove sbaglio.


Non capivo dove stava l’errore. C’era, ma non lo vedevo. (Si siede un attimo in raccoglimento e poi apre il bar). Vediamo … piove! Miracolo! Oggi non si vede!Che bello. Un po’di giustizia! Ho pregato per niente? Piove! Mi fa perdere anche tempo.

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Angela:


Sono qui da un quarto d’ora. Non apre alle sette?


Diego:


A volte ritardo … poi oggi piove …


Angela:


Cosa dice … è quella di sopra che sta bagnando i fiori.


Diego:


Oh porca miseria sembrava che piovesse a dirotto. È sola?


Angela: Sto attendendo il collega … quando si trova il bar ideale difficilmente lo si abbandona.


Diego:


Oh! … Valeria, sei in anticipo?


Valeria.


Affatto! Sono puntuale.


Angela:           Sapete che cosa distingue una persona cretina da una intelligente? (I due


scuotono il capo). La puntualità!


Vittorio:


(Entra). Eccomi qui.


Diego:


Lei diceva per dire … non è convinta scientificamente proprio …


Angela.


Ci sono le prove!


Valeria.


Dai Diego … non sarà vero … su, non ti abbattere.


Anna:


Serve una mano o vado prima in ospedale?


Diego:


Chi è?


Angela:


Non sta bene? È sua moglie.


Vittorio: Sta attraversando un periodo delicato. Valeria: il solito! A quel tavolo … là. Gradisce quella porcheria di ieri o un bel fraticello con panna?

Angela:           Fraticello? … cappuccino. Che birbante d’un uomo!

Vittorio: Vengo apposta per birbanteggiare. Diego se non mi vede mi viene a prendere a casa. Mi vuole qui a tutti i costi. Che cosa insegna lei. (Diego si regge a malapena e nel finisce nel retrobottega).

Angela:           Storia antica.

Vittorio:         Ma va? All’uni?

Diego:              (Rientra). All’asilo.Hai sentito il terremoto stanotte?

Angela:           C’è stato il terremoto, oh signore …

Valeria: (A Diego). Lo vedi: è tonta, l’hai detto per scacciare lui e ha abboccato lei. Che professori eh?

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Diego: (A Valeria). C’è stato davvero … Dio mio che situazione. Uno peggio dell’altro. Anna! Era lei o un'altra? Anna!

Vittorio: Si è stufata di sentirti, preferisce folleggiare altrove! È andata in ospedale a prenotare un posto per il tuo ricovero.


Prof:


Gentili amici del bar di periferia salve, il mio motto è: giovialità.


Diego:


Predi il fucile  di là! Oggi faccio una strage.


Prof:


Il nostro navigatore solitario: l’inter - nauta.


Vittorio:


No guardi a me il calcio proprio …


Valeria:


Con tutto il fosforo che ha qualche giorno prende fuoco.


Diego:              E non piove mai … mai … ho trovato … ci dovevo pensare prima.

Domani scommetti che non si fa vivo? (A Valeria).

Valeria:           Se ci riesci lavoro gratis una settimana.

Debby: Concittadini … Buondì. Un bel caffè con panna. (Va a sedersi accanto a Vittorio). Il mio comico preferito. Buondì!


Diego:


Professore desidera il solito aperitivo o faccio di testa mia?


Prof:

di grano.


Stamattina … (Prende dalla giacca un notes). Birra calda con germogli


Diego:

per niente.


Ogni mattina prende bevande differenti? Ho comprato i frutti tropicali


Prof:


Naturalmente! Mi vuole morto?


Valeria:


Oh Dio! Hai sentito Diego? Lo vuoi morto?


Diego:


Non di colpo. Qualcuno vuol navigare?


Vittorio:


Signorina, lei naviga?


Debby:            Non faccio altro, ormai in ufficio più che navigare non si fa! Come sono


contenta di vederla … non ha idea.

Vittorio: Non si deve preoccupare … se vuole vengo a casa sua e navighiamo dappertutto. Al signor Diego spiace, non posso allontanarmi da qui a piacimento … ho dei vincoli ma, come si dice: ognuno fa quello che gli pare. Stamattina a che ora prende servizio?

Debby:            Alle otto. Mamma mia scappo … quant’è?

Diego:              Un euro. (Entra Modesto).

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Debby: Accidenti non ho moneta … signore sarebbe così gentile da prestarmi un euro?

Modesto:       Sono entrato per questo! Ha visto? Come mi vedono! Prego!

Debby:            Gentile … a domani. (Esce e rientra subito). Buondì!

Vittorio:         Grazie! (Debby se ne va).

Angela: (Stavano leggendo il giornale). Caro Emilio le notizie sono sempre più drammatiche … ci stiamo avviando verso la sommità di un monte molto pericoloso dal quale non sarà facile scendere … ci ritroveremo a vagabondare per strada soli e abbandonati come cani senza capirne il vero motivo.

Vittorio:         Se scendete dalla montagna fate la fine dei cani ma se rimanete su!?

Modesto:       Che belle parole … sono sue?

Diego:              Le ha dette lei … oh, intravedo una frotta di turisti … sono gli arabi.

Prof: (Si avvicina alla porta con Angela). Hanno un giorno di ritardo! Stanno sbarcando ora … sono quei turisti che aspettava?

Vittorio:         Siete sicuri che sono arabi? A me sembrato islamici! (Da una gomitata

al professore).


Prof.


Lo intuisce dall’abbigliamento?


Vittorio:


Non semper.


Diego. Parla anche in latino … (Rivolge lo sguardo al cielo). Allontanatevi perché dicono che sono pericolosi. Avranno bisogno di navigare.


Vittorio:


Sapranno navigare?


Prof:


Se stanno sbarcando. (Ridà la gomitata a Vittorio).


Angela.


Hanno i cammelli: la nave del deserto.


Valerla:


Caspita ... dì la verità: non eri arrivato a pensarla!


Diego: Sapessi cosa sto pensando! … Signori vi prego sgombrate l’aula. (Il professore Angela e Vittorio escono).

Modesto:       E come al solito chi paga è il bidello.

Diego:              Escogiti uno stratagemma … si dia da fare … sono trenta euro.

Modesto:       È più caro di ieri.

Valeria: La birra calda … ne ho buttata via molta. Già fa schiuma da fredda, si figuri da calda. E non l’ha nemmeno bevuta.

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Luciana: (Entra). Ti trovo finalmente … lo sai che abbiamo quell’appuntamento dal medico? Non c’è nessuno? Che strano! Il matto?


Diego:

qui.


Sono spariti perché gli ho fatto credere che quegli arabi devono entrare


Luciana:


Quelli della moschea … è venerdì: è giorno di festa. Vanno a pregare!


Diego: Fino a lunedì dovremmo stare tranquilli … Luciana, tu che sei una creativa, inventa uno stratagemma per il signore qui ... lo costringono a pagare tutti i giorni.

Luciana:         Non c’è bisogno: non paghi più.

Modesto: Sembra facile … l’unica sarebbe quella di bloccarli dentro con una scusa. Ma quale?


Diego:


Parlo con mia moglie.


Luciana:         Per quello che si alza quando entra il sole e viene qui ti consiglio di


andare di nascosto a coprire le persiane con del nastro nero. Vede scuro e non scende dal letto.

Modesto: Questa mi pare buona. Per quel che riguarda me si faccia consigliare dalla moglie. Scappo a scuola, non vorrei che mi combinassero un disastro. Lo sapete che distruggono un computer al giorno? E mi accusano di negligenza. (Mente).


Luciana:


Che gente!


Diego:              Con quello che bevono non mi meraviglio. Chissà che bagni conciano.

Arrivederla! Poveraccio … è un brav’uomo.


Luciana:


A volte non basta. Dai Valeria: il veterinario non aspetta.


Diego:


Dovete andare dal veterinario? Hai detto medico.


Valeria.

casa.


Sì, ma delle bestie. Il cane mi fa la pipì sul muro ogni volta che entro in


Diego:


Che razza di cane è?


Valeria:


Un dalmata!


Diego: Non volevo dire di che razza è … lascia stare. Dallo via! (Prende un’altra pillola).


Valeria:

perché.


Lo avevano i miei vicini e mi hanno detto se lo volevo: ho capito dopo il


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Diego: C’è gente che non capisce niente fin dopo morto. Uno è appena uscito, mentre gli altri se ne sono già andati.

Luciana:         Sei severo nel giudicare. (Buio).

Scena quarta

Il giorno dopo: Sabato.

Diego:              (Entra dal retro). Dunque … ieri mi sono inginocchiato là … forse è il

posto sbagliato: certamente! … il Signore dovrebbe stare qui in mezzo se ricordo

bene. Sì! Prego qui … come inizio: sì, tre pater ave gloria. (Si inginocchia). Sarò ben concentrato? Aspetta, alzo la gamba destra perché dicono che è meglio. Il consiglio viene da chi ne sa. Così. Bene! (Esegue). Apro. Eh, lo sapevo che sbagliavo qualcosa. Vedi, non c’è!

Vittorio: (È entrato quasi subito dal retro senza che Diego se ne accorgesse, ha visto la scena, gag a piacere). Eccomi qui. Che rituale sarebbe? (Diego si sente male). Su su Diego, hai finito adesso di pregare… proprio non ti ascolta eh … (Entra Anna dall’ ingresso).


Anna:


L’hai ucciso?


Vittorio:


Come mi ha visto è crollato.


Anna:


E non sai il perché!


Vittorio: Esatto! Mi vuole un bene dell’anima (Anna ha uno sbandamento, crolla a terra). Anna, avete mangiato qualcosa che vi ha fatto male?

Anna: Con i clienti che abbiamo è un miracolo se siamo ancora vivi. (Diego si solleva e rimane seduto per terra).


Diego:


Anna! … è morta?


Vittorio:         Questo bar è diventato un laboratorio teatrale: oggi va in scena Giulietta


e Romeo e non lo sapevo. … Avete altre opere in cartellone?

Duccio: (Fa capolino). C’è bisogno di me? Perbacco, che succede? Hanno mangiato i funghì?


Vittorio:


Non li distrarre sono concentrati nella parte. Che attori!


Diego:


Non ne posso più. (Si alza da terra e si siede).


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Vittorio:


Hai sbagliato battuta: quella viene dopo.


Diego:


Duccio, dimmi che è un sogno … Da dove è entrato?


Vittorio:         Ero in cortile, dietro di te  … tiratevi su dai … ho visto il tempo un po’


incerto e ho pensato: mi alzo o non mi alzo.

Anna: (Si è ripresa). E poi nel dubbio ha prevalso la follia. Amleto vai a casa … che sabato.

Duccio:           Del villaggio. Eh, le so tutte. Accendo la macchina?

Valeria: (Entra). C’è aria di burrasca … lascia Duccio faccio io … Vittorio, sta per piovere … come mai sei in giro?

Anna:               Ha il lampione davanti alla finesta e si confonde. Buttateglielo giù.

(Diego e Anna si sono seduti al tavolo). Signore che mattinata.


Vittorio:


Vi servo qualcosa?


Diego:


Sì grazie: due caffè.


Vittorio:


Due ristretti ai signori.


Anna:


Diego … fa il cameriere adesso …


Duccio:


Perché non lo assumete?


Diego: Cosa prego a fare … dategli in mano qualcosa per favore: un mazzo di carte, una rivista, un mazzo di ortiche … (Si avvia verso il bancone). Siediti e non fiatare … (Arriva Debby). Buon … (Vittorio scatta come una molla inutilmente) prego! Signorina, si lavora anche il sabato?


Debby:


Pensavo di trovare chiuso.


Diego:


Eh! Siamo aperti per miracolo.


Debby: Un caffè doppio. Il mio comico preferito. Che meraviglia! Lo sapete, sono entrata sperando di incontrarlo, stavo già andando verso l’ufficio.


Anna:


Poi ha avuto questo guizzo …


Debby:


Ma sì, si vive una volta sola.


Diego:


Ed è meglio venire a viverla qui.


Duccio:


Ne sa di cose lei! È sposata?


Debby: Ci mancherebbe! Non ci penso nemmeno. Mi manca solo un marito tra i piedi. Se trovassi uno in gamba forse! Non dice niente? Buondì!


Vittorio:


Non posso!


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Debby:            Perché?

Vittorio:         Sono in castigo.

Debby:            Ma quale castigo, ne sta pensando una delle sue?

Anna:               Speriamo di no!

Debby:            I signori di ieri?

Duccio:           La scuola è chiusa il sabato … lavora fino a mezzogiorno?

Debby:            Circa, poi vado al mercato qui in fondo alla via. Mi accompagna?

Duccio:           Perché no! La passo a prendere verso le dodici.

Vittorio:         (Mugugna qualcosa).

Diego:              Attento a quello che dici. (Prepara le pastiglie).

Vittorio:          Volevo dire che al sabato il mercato non c’è: ci sono le bancarelle!

(Diego si affretta ad ingoiare).

Diego:              Legami al palo.

Vittorio:         Ora va in scena l’Ulisse.

FINE PRIMO ATTO

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ATTO SECONDO

Scena prima

Lunedì

Diego: (Entra con un crocifisso da appendere al muro). Più di così non so che fare. (Apre il bar). Finalmente piove … Anna, oggi siamo liberi.

Anna: Un po’ di giustizia. Non siamo gli zimbelli del quartiere. (Era nel retro, suona il telefono). Chi sarà?“Pronto … chi cerca? … Boh!” (Arriva Duccio). Sei investe ufficiale o passi per diporto?

Diego:              Problemi?

Duccio:           Aspetto la mora, è un po’ presto … pensavo di impiegare più tempo.

Sabato abbiamo fatto un giretto per il mercato … favolosa! Una leggenda! È quel tipo di donna che ti manda in tilt. Ci credete che alla fine non trovavo più la strada di casa. Perso!

Diego:              È bella però, che effetto! Forse la sopravvaluti. (Guarda il marito).

Duccio:           Non c’è?

Anna:               Non lo pensare … si materializza dal nulla …

Duccio:           Adesso poi … dal nulla: piove! È buio. (Diego va alla porta).

Diego:             Effettivamente è più scuro del solito, ma che ora è? Le sei? Mah!

Duccio: Difatti mi sono chiesto il perché dell’apertura anticipata. Avete sistemato gli orologi? Sabato è scattata l’ora legale. Io sono uscito per una riparazione urgente che ho dovuto fare al bar Centrale prima dell’apertura per via dei clienti che arrivano presto e mi sono meravigliato … ho perfin pensato ad un furto.


Duccio:


L’ora si tira indietro: giusto?


Duccio:


Avanti, poi ad ottobre, indietro.


Diego:


Anna mi hai detto di tirarla indietro.


Anna:               Io? Secondo me prendi troppe pastiglie. È colpa di Vittorio, lo sta


facendo impazzire. Cacciamolo via. Ecco perché non c’è. È presto! E tra un quarto d’ora smette di piovere …

Diego:              Ho pregato la figlia di coprire con carta nera gli infissi della camera.

Speriamo che l’abbia fatto.

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Anna:               Ha fatto storie?

Duccio: Insomma … senza un parere medico è difficile che vi ascolti. Vorrebbe dire tenerlo in casa forzatamente senza ragione.


Anna:


La ragione ci sarebbe. Siamo allo stremo.


Diego:


Guarda! Sei sicuro che la mora passa oggi?


Duccio:


Mi ha detto di sì! Non vede l’ora di farsi due risate.


Anna: Se la fa ridere … a noi fa dannare … da anni! Non glielo dire, non fomentare, stai sul vago. Dille che sì, qualche battuta gli scappa ma è per puro caso

…dà fastidio agli altri. Spero che piova per tutto il giorno, per tutto il mese.

Vittorio: (Entra di corsa). È successo qualcosa? Mi sono alzato per via della prostrata e ho visto le luci accese … vi hanno rapinato? (Cedimento di Diego).


Anna:


Non basta la carta … mi sembrava troppo facile.


Duccio:


Cosa dice il medico del disturbo …


Vittorio:


Mi ha dato delle pillole.


Diego:


Ma tu non le prendi!


Vittorio:


A volte mi dimentico.


Anna:

comodino?


Caro mio non se ne esce … non se ne esce! Tua figlia non te le mette sul


Vittorio:         No! il comodino si è rotto. Per un po’ di tempo me le ha messe sulla


mensola ma poi le ho dato una gomitata per sbaglio e non si regge più. Adesso me le mette sul tavolo della cucina ma non sempre le trovo perché ci vedo anche poco ultimamente.

Diego:              Ultimamente! Di’ al medico di prescriverti un check-up!

Vittorio: (Non capisce il perché della domanda ma finge). Mah, … sì … se non piove forte andrò da questo cieco ap - pena posso.

Anna:               (Duccio ride). Perfetto! Siamo a livelli astrali. Visto che sei qui, contro il

parere del medico: siediti! Cappuccio?

Vittorio:         Avete spostato l’ora?

Duccio:           Oh! Per farsi vedere che sono i migliori l’hanno raddoppiata.

Vittorio:         Porca … raddoppiata! E quegli arabi di venerdì?

Anna:               Quali arabi?

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Diego:              I turisti! Mi hanno svaligiato il bar … si sono fatti fuori tutto. Grandi

consumatori. Brioche, panini, … tutto! Avevo un salame di tre chili: divorato! (Guarda la moglie).


Vittorio:

occhi?


L’hanno portato via da mangiare o l’hanno mangiato qui davanti ai tuoi


Duccio:


Io non c’ero!


Anna:


Qui, qui!


Vittorio:


Se lo dite voi. È la prima volta che sento dire una cosa simile ma …


Diego:


Perché non ci credi?


Vittorio: Quello che credo io è relativo. È quello che pensi tu a preoccuparmi. La pedemontana? Sciopero?

Diego:              Arriverà. Sono quasi le sette. (Arrivano nell’ordine, il professore,


Angela, Debby e Modesto). Professore buon … compleanno! (Vittorio, vista la mancata parola si siede).


Prof:


Molto gentile … davvero gentile. Ricordarsi del … come lo sa?


Diego:


Abitudine! Intuisco da come uno entra.


Prof:


E lo so: la psicologia ha fatto progressi da gigante.


Vittorio:


Scherza! Lui poi ha doti soprannaturali.


Prof:


È un medium?


Duccio:


Molto di più.


Diego:


Mi diletto.


Vittorio:


Pensi che vede gli arabi mangiare il salame. (I due ridono).


Diego:


Le servo il solito?


Prof:


Stamani gradirei un … (Estrae la solita agendina) un otterama.


Diego:


Prego?


Prof:


Un otterama!


Vittorio:


Fanne due!


Duccio:


Tre! (Diego inizia a prendere pastiglie). Lo provo anch’io.


Diego:              Allora: l’altro giorno il beverone tropicale, poi l’astra coso, adesso ‘sta

porcata … ma lei una bevanda normale: mai?

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Vittorio:         Va di moda. L’otterama: se non lo bevi sei un cretino. Vero professore?

Prof:                  Vero! (Cenno d’intesa tra i due).

Anna:               Hai capito siamo dei cretini. Ma in confronto a loro …

Angela:           (Entra). Emilio?

Diego:              Ricomincia! Tienimi!

Angela:           Mi metta dell’acqua a bollire per favore.

Anna:               Si è diffusa qualche strana malattia qui.

Diego:              Sentiamo … aspettati di tutto! Cosa vuol bere?

Angela:           Un tè! (Diego vacilla).

Debby:            Buondì a tutti. (Diego scompare sotto il bancone).

Vittorio:         Il fornitore li ha consegnati a lei? (Ridono tutti gli avventori).

Duccio:           Ti stavo aspettando: sono qui dalle sei.

Debby:             Che bella mattinata … lo sa signor Diego che se non passo inizio male la

giornata. Dov’è?

Anna:               Sta covando. Tirati su … Senti che bel complimento.

Diego:              Per me è il contrario. (Tra sé). Mi dica che vuole una cosa normale.

Debby:            Un bel caffè! (Nel frattempo Anna cerca di preparare le bevande).

Modesto:       Salve a tutti. Un caffè! Oh, i nostri professori: già qui?

Prof:                  Ha ragione la signorina: se non entro sto male.

Duccio:           Non so come fa a star bene, con quello che beve. (Tra sé). Debby, ti

posso accompagnare al lavoro?

Debby:            Ma certo … sono pochi passi. Accontentati. Bevi qualcosa?

Duccio:           Ha ordinato il signore … oggi otterama.

Debby:            Cose da ricchi eh? (Anna e Diego si guardano). Costa!

Diego:              Come lo volete: liscio o …

Prof:                  Ma come liscio? Col selz. (Diego non sapendo che fare improvvisa).

Diego:              Prego!

Prof:                  Angela: l’otterama. (Lo assaggia). Complimenti. Ottimo!

Modesto:       Scusi me lo fa assaggiare? Tanto per capire.

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Diego:              Prego!

Modesto:       (Si avvicina ai due proprietari). È amaretto al succo di mela.

Anna:               Abbiamo improvvisato.

Angela: (Dopo aver consultato il tablet si avvicina al bancone). Guardi che sono esigente sull’otterama.


Vittorio:


Anch’io. (Tutti lo bevono). Ti è scappata la mano?


Anna:


Non solo!


Prof:


Angela siamo in ritardo. Volo!


Angela:


Ti seguo.


Modesto:


Mi accodo! (Escono tutti e tre senza pagare).


Diego.


Ha messo in pratica il consiglio senza il tuo intervento. (Alla moglie).


Duccio:


Non pagano mai? Segna!


Anna:

euro.


Non c’è bisogno. Vittorio … lo sai che hai degli arretrati? Sono cento


Duccio:

cara.


No è! Diego, per favore. (Paga per sé e per Debby). Ti accompagno


Debby:


A domani.


Anna:


Allora Vittorio come pensi di regolare?


Vittorio:


Sì, dopo quelle prugne … bene … liscio … quant’è che ti devo?


Diego:


Tra una balla e l’altra sono cento.


Vittorio:         Pensavo di più: tra le balle … ma, toglimi una curiosità. (Pensa). Siete

sicuri di aver messo gli orologi sull’ora esatta? (Diego ed Anna pensavano che capisse l’imbroglio).

Anna: Ah, dici l’ora? Non siamo scemi … (Arriva Valeria). Ciao Vittorio! (Esce Vittorio).


Valeria.


Il cane! Mi costa più in pannoloni che in mangiare.


Anna:


Metti il pannolone al cane? Oh signore, questa mi mancava. È vecchio?


Diego:              Gli annaffia il muro. Ragazze, non mi sembra vero … gli ho spennato


cento euro … oh! Qualcuno deve pagare … me li faccio dare da lui. Perlomeno vengo ricompensato per il danno che mi combina.


Anna:


Ne va dell’immagine del locale.


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Valeria:           Non è giusto. Povero Vittorio … è un po’ tonto ma non per questo deve

pagare per tutti. (Buio).

Scena seconda

Il giorno dopo

Diego: (All’apertura escono i soliti clienti dopo aver consumato: le comparse del primo atto). Non potreste rimanere un altro po’? Niente … Vi saluto inportoghese … niente. Cara Anna … due parole secche, un po’ di soldi e via … i clienti intelligenti non si fermano.

Anna:               Il bello è che quelli che spendono tanto sono insopportabili.

Diego: Valli a capire … oggi? .. Nemmeno quelli arrivano … “sento tanto il bisogno di entrare qui”… e poi non li vedi più. … Nemmeno il pensatore c’è. Ed è una bella giornata.

Anna: Per forza: gli fai mettere la carta sui vetri, vai a dire alla figlia di dargli le pillole e lui non si alza più.


Diego:


Sta attenta che adesso gli telefono di venire? Ma dico!


Valeria:           (Entra). Vuoto assoluto? Come mai? Senti Diego, consentimi di uscire

un attimo: vado dal veterinario … mi fa dannare quel cane.


Anna:


Nonostante il pannolone?


Valeria:


Se lo strappa via e corre vicino al muro, appena mi giro: laghetto.


Diego:


Si vede che ha frequentato qualche corso di dispettologia … di chi era?


Valeria:


Di quel parente di Vittorio che sta sopra di me.


Anna:               Di quella gente non se ne salva uno. Anche il cane hanno rincretinito.


Daglielo indietro.

Valeria:           Mi conviene … sono spese … ma si: lo restituisco! Niente: rimango.

Diego:              È in prova?

Anna: Ma Diego … ti danno il cane in prova? Se non funziona lo mandi a riparare. Cerca di prendere meno pillole. (Arriva Debby). Buongiorno! Si è ricordata di noi eh?

Debby:            Come si fa a dimenticarsi. … Non vedo quel comico! Mi fa tanto

divertire. Non vedo nemmeno quel ragazzo … Duccio.

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Valeria:


Arriveranno! Cose le servo?


Debby:

tetti?


Un cappuccino … avete sentito del vento forte che ha scoperchiato i


Anna:


No! Dove?


Debby:


Qui da noi! (Diego va valla porta).


Diego:              Stavo guardando se per caso era coinvolta la casa del comico. Magari


una folata l’ha fatto volare via assieme al tetto. No! Pensi che ho sempre pronto il Tedeum nel giradischi ma non riesco mi a sentirlo! Eh ma verrà il momento. Però è strano … viene qui da anni regolarmente quando è bel tempo.


Debby:


Lo chiami!


Anna:               Fossi matta … no dico … magari ha sonno. (Arrivano gli altri).

Buongiorno signori.


Prof:


A voi gentili amabili periferici signori.


Diego:


Quali stravaganze ha intenzione di bere oggi?


Prof: Le dirò … (Diego prende da sotto il bancone un mattone). Oggi vada per un semplice caffè (Diego deporne l’oggetto) tailandese. (Sbandamento di Diego).

Anna: Mi sono domandata perché non lo avesse ancora chiesto ma … mi pareva inutile.

Angela:           Ha sempre preso il tailandese, ultimamente ha voluto strafare con altre

bevande per darsi un tono, visti i suggerimenti degli amici.


Diego:


Hai capito? Era per darsi un tono … sapesse cosa abbiamo pensato.


Valeria:


Cosa le servo signora?


Angela:


Avete del pestamol (Diego annuisce).


Diego:


L’ho raccolto stamattina fresco, per darmi un tono. Quanto gliene peso?


Angela: Che simpatico … me lo vuole pesare … birbante! Emilio, come hai fatto va trovare questo bar?


Anna:


Ce lo siamo chiesto anche noi.


Prof:


Consigli! Amici! Il quotidiano?


Anna:


Non l’hanno consegnato. Si vuole collegare? Prego: è nuovo!


Angela:


(Si mettono al computer). Non vedo quel tale matematico.


Diego:


Oggi non è venuto. Problemi di salute.


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Debby:            (È rimasta a sfogliare un libro). Lo chiami.

Anna: Starà facendo dei calcoli … renali … Il suo tailandese, gli ho messo un ombrellino per dargli un tono.

Prof:                  Molto fine.

Duccio: (Fa capolino e non vede Debby). La bambola non c’è? (Valeria si da una rassettata) non tu … la mora. (Anna cerca di fargli capire che c’è). Eh? È qui?


Debby:


È in ritardo lei … mi ha promesso mari e monti e si presenta adesso?


Duccio:


C’è un traffico … mi sbaglio o …


Anna:


Vuoi del pestamol?


Duccio:


No … (Guarda Debby). Cos’è?


Debby:


L’ha chiesto quella.


Duccio:


Sì, lo voglio! Tanto per cambiare. Novità!


Diego:


Allora ne faccio due?


Vittorio:


(Piomba dentro). Tre! Non sapete cosa mi è successo!


Diego:


Vuoi vedere che lo ricoverano!


Anna:


Magari!


Vittorio:

bagno.


Qualche deficiente mi ha attaccato della carta nera sulla finestra del


Diego: (Gli si piegano le ginocchia). Quella che da sulla strada è del bagno? (Ad Anna). Mi sa che anche la figlia … e secondo te chi è stato?


Prof:


I soliti idioti …


Angela:


Scherzi stupidi … a lei poi …


Debby:


Una così cara persona … siamo solidali. Vero Duccio?


Duccio:


Oh! Solidali è poco. Debby se credi ti accompagno: ho parecchi impegni.


Debby:


Ti offendi se pago io?


Vittorio:


Prego, faccia pure.


Anna:


Non diceva a te. Leggi il giornale di settimana scorsa.


Vittorio: Se mi oscuravano quella della camera sarebbe stato meglio. Senza luce che filtra sto sotto di più.


Diego:


E invece, quei cretini, hanno sbagliato finestra. Ma porca miseria.


32


Prof:


Le spiace?


Anna:


Siiiii! Sapesse!


Vittorio: Se abitassi a pian terreno potrei pensare a degli scellerati ma abitando al terzo piano un dubbio me lo sono posto.

Angela: Effettivamente. Oltre ad essere scellerati sono degli imbecilli, sia quelli che hanno ideato lo scherzo sia quelli che lo hanno realizzato.


Diego:


Insomma!


Anna:


Ci sarà stato un disguido.


Vittorio:


C’è del dolo! Il bello è che non ho la più pallida idea di chi possa essere.


Debby:            Gente di basso profilo mi creda. In particolar modo chi l’ha pensato.

(Diego si deterge il sudore mentre Debby esce con Duccio).

Modesto:       (Entra affannato). È successo un guaio a scuola.

Prof:                  Angela corriamo. (Escono senza pagare).

Modesto:       Sono un cretino! Mi sono fottuto con le mie mani. Ho pensato male.

Volevo che si trattenessero e invece … Signora sono in attesa di consigli. (Ad Anna).

Diego: Ha avuto una pessima pensata. Mi spiace ma oggi è più caro: il pestamol è andato su di prezzo.


Valeria:


Lasci stare pago io, anche per Vittorio.


Vittorio:

caffè.


Non ho ancora consumato. Perché è cresciuto di prezzo? Fammi un


Anna:


E così ti hanno oscurato il bagno … perché?


Vittorio:


Lo so io il perché. C’è combutta nel palazzo. Voci!


Diego:


Voci dell’oltretomba?


Modesto:


Racconti! Diego, guardi che il computer fuma.


Diego:


Un altro! È il quarto in un mese.


Modesto:


Quando ci mettono mano quei due stia certo che non si salva.


Anna:


Oltre a non pagare sfasciano il p.c. Fanno esperimenti?


Modesto:


Mah! Lei cosa pensa?


Vittorio:


Lo devo dire o lo devo solo pensare?


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Diego:

Vittorio.


Non è il caso di interrogarlo su questioni delicate … sono cento euro


Vittorio:


Di arretrati! Oggi paga lei per me! Li vuoi tondi tondi o …


Anna:


Come preferisci … a me basta poco. Copro le spese.


Modesto:


Allora grazie signorina, a buon rendere.


Valeria:


Ma le pare! Buongiorno. (Escono i due). Questa faccenda non mi piace.


Anna:


Qualcuno deve pagare … i computer costano.


Valeria:


Non ne comprate più. Semplice!


Luciana:          Arrivo in tempo … un aperitivo vostro grazie. L’ho sbolognato eh! Se lo


sono ripreso.


Anna:


Ho del pestamol. L’hanno ordinato e non l’hanno bevuto.


Valeria:


Hai agito di tua iniziativa? Sei un tesoro … offro io!


Anna:


Hai restituito il pannolone?


Luciana:         Eh, insomma, iniziativa. Quando lei è qui lo tengo io e con me fa cose


più gravi. Che buono! (Beve. Diego e Anna si guardano stupefatti). Che strana gente

…dovete vedere che casa hanno … sono tutti laureati? Hanno montagne di libri, sono rimasta impressionata. Lei è la cugina di Vittorio?

Valeria:           La nipote! Chiederò fingendo curiosità: sono piuttosto in confidenza.

Diego:              Se ti hanno dato il cane … dico: sei in confidenza!

Luciana: È gente sostenuta, ti guardano dall’alto … esattamente il contrario di Vittorio.

Diego:              Questo è malato … non ci si comporta così … mi fa impazzire!

Anna:               Chissà che cosa faceva da giovane? Chiediglielo!

Diego:              Non me ne frega niente … meno lo vedo e meglio sto! Quei due invece

…fanno pagare il bidello … e lui non è che si lamenta oltremodo … paga, si lagna ma paga, a volte il triplo del dovuto, ma questa è una cosa mia …


Luciana:


Vorrà dire che verrò presto per conoscerli.


Anna:


Non perdi niente: solo il sonno!


Luciana:


A domani!


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Diego: Anche per oggi … passata l’ora ics … il vuoto … sta diventando un mortorio … cara Valeria … se non facessi pagare tanto a lui come pensi che possa tirare avanti? Per oggi, anche se non entra più nessuno, ho già incassato il necessario.

Valeria: Beh! Non è corretto approfittarsi dei malati di mente. Trova una soluzione. Se si dovesse sapere in giro che credibilità avresti? (Buio).

Scena terza

Il giorno dopo

Anna: (Entra dal retro). Provo ad aprire io nella speranza che la sorte mi sia benigna. È improbabile ma … è sereno, il sole splende più che mai … se non finisce sotto un camion quello … altro che carta sui vetri … se poi sbagli finestra: adios.

Prof: (Entra con Angela). Buongiorno gentile signora della periferia. Bella giornata vero?

Anna:               Insomma … glielo dico tra un po’ se è bella o meno.

Angela: (Prende il professore e lo porta da una parte). Prima o poi dovremo pagare … quello si stuferà.

Prof: Questa settimana cerchiamo di bere solo il caffè! Costa poco e visto che pagheremo noi … hai capito? È vero che lo hai difeso da quella calunnia ma è passato un anno … non può pagare in eterno per riconoscenza.

Angela:           È vero! Sediamoci! Ci porta due caffè?

Anna: (Non se lo aspettava). Due caffè? … Niente cose … due caffè! (Tra sé). Gli sarà passata la mania delle stravaganze … se non viene quello come faccio ad incassare … buongiorno …


Debby:


Buondì! Buon – dì! Non c’è?


Anna:


No! Sono così rammaricata di non vederlo che lo chiamerei …


Angela:


Arriverà … ho saputo cose su di lui che mi hanno lasciata sconcertata.


Anna:


È un delinquente?


Duccio: (Fa capolino). C’è bisogno di me? Eccoti! Sto organizzando una scampagnata per domenica, se ti vuoi accodare …

Debby:            Perché no! Ne parliamo dopo. Suo marito non c’è?

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Anna:


Arriva … si sentiva poco bene …


Valeria:


Eccoci qui … buondì! Che silenzio. Ah, ecco: manca!


Anna:


Continua tu, esco un attimo. (Se ne va).


Valeria:


Avete già ordinato? Buongiorno.


Modesto:

semplice.


(Entra). Alei … i miei professori …bene bene. Oggi prendo un cangoc


Valeria: Sta arrivando Diego … lui è pratico di queste bibite … Diego senti un po’ che cosa vuole!

Diego:              (Si guarda attorno). Dica pure.

Modesto:       Un cangoc liscio.

Diego: Capisco … liscio … c’è anche ruvido … ma se lo desidera liscio … certo che voi universitari avete dei gusti difficili.

Prof: È che essendo abituati ai bar del centro abbiamo preso un andazzo un tantino particolare. Per stare alla pari degli altri ci conformiamo. Non è che abbiamo un’esigenza così impellente di sorbire astruserie … andiamo per sentito dire mi capisce?

Diego:               Poco … mi ripeta il nome del …

Modesto:       Cangoc … (Diego ha un lampo di genio).

Diego:              (Tra sé). Cangoc, cangoc: cognac! Stavolta! Prego! Il suo coso …

Modesto: Un attimo! Il genio non è venuto? Pensavo di trovarlo già qui! L’ho visto correre da questa parte … dice che viene se c’è il sole no?


Diego:


Non fa niente … basta che viene dopo … è matto.


Luciana:


Salve … (Guarda dappertutto).


Debby:

passo più.


Ha perso qualcosa? È inutile: non c’è! Se non viene lui mi sa che non


Diego:


Via signorina … chi sarà mai? Un avventore inutile.


Modesto:


Con tutti gli arretrati che ha accumulato tanto inutile non è!


Angela:


Ha degli arretrati?


Prof:


Non pensavo che vivesse nell’indigenza.


Modesto:


Chiedervi di contribuire mi sembra inutile, giusto? C’è il bidello!


Debby:


Se c’è da intervenire posso contribuire.


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Duccio:           Non è necessario credetemi …

Diego:              Se si offrono …

Duccio:           Non è necessario: ci penso io!

Valeria:           Certo! Siete generosi ma la faccenda riguarda noi.

Diego:              Il suo …. Questo!

Modesto:       Ottimo! Scusate ma ho una fretta che nemmeno vi immaginate. (Se ne ve

senza pagare).

Diego:              (Tra sé). Stavolta l’ha capita. Pagheranno loro!

Anna:               (Entra trafelata). Avete sentito di Vittorio: non si trova più!

Diego:              Gli alieni se lo sono portato via.

Luciana:         Ma quali alieni … è dalla nipote. Staranno sistemando i libri, un tale ne

ha portati un pacco mentre venivo qui.

Duccio:           Sa leggere?

Debby:            Ma, dico? Per me quell’uomo ha una cultura non da poco. Fa delle

battute troppo intelligenti.

Prof:                  Si nasconde dietro questa parvenza di stupidità ma in realtà potrebbe

avere ragione lei.

Diego:              Si nasconde? (Guarda Anna). Per me è così come lo vediamo.

Anna:               È così! Sce …

Duccio:           Comunque questi arretrati potremmo anche considerarli estinti se tutti …

Diego:              (Intuisce quello che sta per dire Duccio). Vedrò di annullarli. Chi paga

per il bidello?

Prof:                  Glielo metta in conto. Pago i caffè! Arrivederci. (Esce con Angela).

Debby:            Forza Duccio: accompagnami. (Pagano e se ne vanno).

Valeria:           Segno un … un? Bidello!

Luciana:         Certo che avete dei clienti strani. Penso che nel raggio di decine di

chilometri siano gli unici.

Anna:               Decine: centinaia!

Luciana:         Sto pensando a quello che ha detto il professore: potrebbe avere ragione.

Diego:              Se scopro che è intelligente mi faccio monaco, di clausura. Te lo giuro!

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Anna:


E io ti vengo a trovare di nascosto.


Valeria:


Perché di nascosto?


Anna:


Non vorrei che mi vedessero.


Luciana: Ovvio! Me ne vado, oggi ho raggiunto il top … non vorrei diventare troppo intelligente frequentando bar di periferia. Valeria ci sentiamo stasera.


Diego:


Cosa voleva dire?


Anna:               Molto probabilmente pensa che si faccia peccato andando a visitare i


monaci in convento … che mentalità. Anche questa qui non è tutta a posto.


Valeria:


In questo bar “entrano” solo cretini.


Anna:


Hai ragione! Fortunatamente quando arrivano noi siamo già dentro!


Valeria:


Altrimenti si farebbe fatica a distinguerli. (Tra sé).


Diego: Ma ti dico io che razza di gente ci frequenta. Per me questo Vittorio non è nemmeno andato a scuola. E la figlia è peggio di lui.

Anna:               A giudicare da quello che fa. (Ride) … Però in abito monastico faresti la


tua figura. Ti vedo già nell’orto a coltivare peperoni o in erboristeria a trafficare con le provette …


Diego:


Hai una bella vista tu!


Valeria:


Dieci decimi!


Diego:


Per me arriva a venti!


FINE SECONDO ATTO

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ATTO TERZO

Scena prima

Qualche tempo dopo.

Diego: (Accompagna verso l’uscita i soliti clienti). (Comparse). Grazie per aver scelto il mio bar … a domani! (Si inchina). Che brava gente … persone a modo. Spendono: sono a modo. Questi sono clienti. E se ne sono andati, ora inizia la guerra santa. Pago io paghi tu … e se ne vanno … io non ci devo perdere e il “capro” me lo devo tenere perché, se non altro, mi consente di sbarcare il lunario. Spero che non se accorga altrimenti … è un cretino totale. (Ridacchia. Si siede, legge il giornale). Notizie sensazionali oggi. È morto il cane della regina, menomale che lo hanno pubblicato altrimenti non sapevo a che pensare, Dio che peso mi ha tolto. Va segnalato all’ordine per una promozione questo giornalista .… morisse chi dico io … ma nella vita le soddisfazioni … (Entra Vittorio, Diego non lo vede). Cosa chiedo … niente!

Vittorio:         (Cambia il tono di voce). Signore: un caffè!

Diego:              Arrivo subito, si accomodi.

Vittorio: (Idem). Non indugi oltre. (Vittorio ha un cappello a tesa larga e una barbetta, Diego non lo riconosce). Un caffè turco.

Diego: Turco? Mi scusi sa … da un po’ di tempo mi vengono clienti molto esigenti e a volte mi mettono in difficoltà con stravaganti pozioni … turco! Sì! Un attimo. (Chiama la moglie). “Anna .. scendi .. ne abbiamo un altro! … Ma, un cretino con un cappellaccio … sbrigati!” Un attimo di pazienza perché ho la macchina in difficoltà.

Vittorio:         Non si fa il caffè turco con la macchina.

Diego: Appunto, non si fa … “Anna sbrigati” … (Inghiotte una pastiglia) nel frattempo legga il giornale locale.

Vittorio:         Questo? Se lo legga lei!

Diego:              È pure arrogante … tutti qui, tutti qui … Ho un cliente che non ne può

fare a meno: se non lo trova da i numeri. Vuole collegarsi ad internet?

Vittorio:         Si colleghi lei!

Diego:              Adesso gli do un pestone … abbiamo la banda larga …

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Vittorio:         Quanti elementi?

Diego: Lo ammazzo! Non esce vivo da qui … comunque il caffè turco costa molto. (Sbanda leggermente).


Vittorio:


Perlomeno ottanta euro.


Diego:


Io il caffè turco lo regalo ai clienti.


Vittorio:


E per quale motivo?


Diego:


Perché so che non verrà più e poi … quando viene l’altro …


Anna:


(Entra dal retro). Beh? Chi è? Nuovo? Buongiorno.


Vittorio:


Può darsi!


Anna: Il livello mi sembra astrale … metti un po’ d’acqua a bollire. (Nel frattempo Vittorio se la ride. Naturalmente il pubblico sa di chi si tratta). Se sapessiil turco gliene direi quattro … otto! A questi qui piace il caffè con la terra.

Diego:              Ah! Ho capito … quel caffè … acqua nera! Un attimo che bolle.

Vittorio: Ho premura … visto che parlano tutti bene di questo bar faccia in modo di non farmi pentire di essere entrato.


Diego:


E dove ne parlano bene?


Vittorio:


Fino a Milano!


Anna:               Conosci qualcuno che viene su da Milano? (Diego scuote il capo). Sì,


siamo abbastanza conosciuti anche fuori provincia per via dei nostri cocktail, il problema è che ogni tanto “scappa” dentro qualche soggetto non troppo a posto di mente ecco. Ci danneggia!


Vittorio:


Immagino! Ho sentito dire che si aggira un deficiente qui in zona.


Diego: Ultimamente se ne sono aggiunti altri, ne abbiamo un gruppo … anzi, le consiglio di scappare quando arrivano. (Fa il gesto ad Anna).


Vittorio:


Non li temo.


Anna: Prego: il caffè! Preferisce zucchero di canna o bambù? Non lo mischi … lo lasci decantare.


Vittorio:


Mi ha preso per un cretino?


Diego:              Ci bastano quelli che abbiamo. (Arrivano gli altri). Signori stamattina è


passato a trovarci un turco … ci sono trecento bar e lui, guarda caso dove si è infilato? Qui!

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Prof:                  Ah … bene: amo i turchi. Vero Angela?

Angela:           È la prima volta che te lo sento dire!

Prof: (Si avvicina a Vittorio, lo riconosce ma finge e sta al gioco). Molto piacere sono il professor Emilio Dellafrasca.


Vittorio:


Lieto: professor Fruttafresca. (Ridono).


Prof:


Angela … il professor Fruttafresca.


Angela: Piacere … ma lei … che fortuna conoscerla. Un Fruttafresca qui nel nostro bar, non me lo sarei mai immaginato.


Diego:


Mio bar!


Prof:


È parente di Fruttasecca?


Vittorio:


Se non mi “schiacciano” i piedi: sì!


Anna: (Arrivano Debby e Duccio, ormai si possono dire fidanzati). Manica di scemi … desiderate qualcosa di orientale oggi?

Prof:                  Vediamo un po’ … sì! Oggi … Angela, come si chiama quell’intruglio

che bevemmo l’anno scorso in quel bar di Istanbul? (Fa un cenno ad Angela).

Professor Frutta: ci consigli.


Vittorio:


Non ho conigli ma una “kaplumbağa” gasata me la farei.


Angela:

tartaruga).


Sì! Ottima idea: due belle “kaplumbağa”! grazie! (In turco significa


Diego:

coda.


(Si deterge il sudore e inghiotte un’altra pastiglia). Li volete con o senza


Anna:


Ammazzali! Li preparo a modo mio! (Si dà da fare).


Debby:


Ci siamo fidanzati.


Duccio:


Sì, abbiamo deciso di fare il grande passo.


Diego:              Vi suicidate? … (Alla moglie) Due in meno! Che strano, non si è ancora


visto il nostro Vittorio, non vorrei che gli sia capitato un malanno.

Valeria: Buondì! Non c’è? Per forza gli fate mettere la carta sui vetri, gli fate assumere pastiglie e lui … È nuovo?

Anna:               Un turco! Ortolano! Vende frutta.

Vittorio:         (Ai due insegnanti). Avete capito chi sono stati a far mettere la carta?

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Valeria: Buongiorno signore … (Lo riconosce). Mah? (Vittorio le fa segno di tacere). Cosa fa in Italia?


Vittorio:


Quello che fate voi in Turchia!


Anna:


Prego signori: i vostri kap – lum - baaag: ditemi se vi piacciono.


Vittorio:


La signora parla la mia lingua?


Anna:


Non tutti i giorni!


Angela:


(Lo assaggia). Niente male! Provarlo?


Prof:                  È diverso dall’altro ha un non so che di stantio. (Entra Modesto).

Modesto lo provi anche lei. (Essendo una bevanda inventata fingono di gradirla).

Modesto:       Per gradire … che cos’è?

Prof:                  Il famoso “Kaplumbağa” che ci ha consigliato il professor Fruttafresca.

(Modesto si avvicina a Vittorio).

Modesto:       Lei consiglia ‘sta roba? È una bevanda passata di moda … (Lo osserva).

Eppure io l’ho già vista. Non so dove ma … quella barbetta. Forse a Milano. (Diego e

Anna si guardano increduli).

Vittorio: Lei è troppo giovane per ricordarsi di me ma le posso assicurare che in passato frequentavo il suo stesso tipo di scuola. (Prima, quando insegnava aveva la barba).


Diego:


Che asino! Avrà vent’anni di più.


Angela:


Allora è vero? Quelle voci erano vere?


Prof:


Per la miseria, adesso ho ricomposto le tessere.


Anna:


Fa il mosaico.


Duccio:


Diego, due caffè.


Diego: Lunghi? (Esce da dietro il bancone e porta i caffè). Oggi è una giornata molto particolare … il nostro Vittorio ha deciso di cambiare bar … vedete, la sua presenza danneggia l’immagine di questo locale … noi in periferia amiamo la tranquillità, ci accontentiamo di poco ma quel poco dev’essere di qualità.


Vittorio:


Come le bevande che serve.


Anna:


Esatto!


Valeria:

l’altro?


Io direi di non insistere con quel signore, non vorrete sbeffeggiarlo come


42


Duccio: (A Debby). Lo sai che fa pagare tutto a Vittorio … a lui non interessa se qualcuno se ne va senza pagare … lo mette in conto a quello.

Debby: Quindi gli arretrati non esistono? Che mascalzone! E adesso farà pagare a questo? Vediamo! Signore cosa ha consumato?


Diego:


Un caffè turco … è gratis.


Vittorio:


Solo? Sapete, siccome non verrò più, me lo regala.


Anna:


Pure!


Valeria:


Lo sa signore che da noi viene un simpaticone che ci fa tanto divertire?


Debby: Sì! Ma oggi non si vede … pazienza: inizierò male la giornata. Andiamo Duccio. Arrivederla, venga anche domani.

Vittorio:         Non mancherò.

Diego:              No eh! Quando torna in patria?

Vittorio: (Si toglie il cappellaccio). Sono già in patria … cosa crede che sia un imbecille … sono il professor Talli ex docente di filosofia dell’università di Milano e sono stufo di sentirmi sbeffeggiare da voi due per il semplice fatto che faccio dell’umorismo … colleghi spero di non avervi arrecato del disagio ..

Prof: Ma le pare … sono ben felice di averla incontrata … Angela ha udito delle voci che la riguardavano in seno all’università.

Angela: Non ho collegato subito perché anch’io, per un attimo, l’ho mal interpretata lasciandomi trasportare dalla incredulità. Mi dissero infatti che ama molto il disimpegno intellettuale ora che si è dedicato alla vita sedentaria e che era oggetto di lazzi da parte dei meno preparati a questa sua ilarità raffinata.


Prof:


Condivido pienamente!


Duccio:


Sono letteralmente basito.


Debby:

raffinata.


Al contrario, io lo dissi subito che il signore nascondeva una cultura


Valeria:


E qualcuno se ne approfitta quando pensa di aver trovato il cretino.


Modesto: Sarebbe opportuno che chi so io non scaricasse furbescamente l’ammontare sulle spalle dei più deboli e non mi riferisco solo a loro.

Anna:               Paga sempre lei?

Diego:              È vero! … Perché non l’ha detto subito che era un professore?

43


Vittorio: Mi avreste trattato bene perché vi sareste sentiti in soggezione intellettuale? Caro te, anche un cretino ha diritto al rispetto.


Diego:


Insomma … e va bene, non sopporto il suo modo di fare.


Vittorio:


Adesso mi dai del lei?


Anna:


Come potevamo sapere che lei era … e voi due gli avete dato corda.


Valeria:


Se fossi in voi gli chiederei scusa.


Debby:            Professore mi dica che verrà ancora … è così bello sentire le sue


folgoranti battute. (Diego ha uno sbandamento). Mi permetta la sfacciataggine! Le posso chiederle se ci fa da testimone quando ci sposiamo?

Vittorio:         Vi sposate con le posate? (Anna e Diego scompaiono sotto il bancone).

Guardate i nostri cari baristi sono scomparsi.


Modesto:


Sarà l’ascensione.


Duccio:           Devo dire a mia volta che da tecnico riparatore di macchine per caffè mi


sono trasformato in cliente un po’ per curiosità dovuta alla sua presenza, un po’ per cercare di compiacere i baristi e un po’, tanto direi, per la presenza di questa meraviglia.

Modesto: Al contrario io non verrò più, in primis perché non mi piace il posto ed in secundis perché i “professori” qui fanno i furbi e se ne vanno lasciando al sottoscritto il conto da pagare perché, tanto è un bidello, un fesso! Voi due non siete tanto diversi da loro. (Indica i baristi). Non meritate un gran rispetto.

Angela:             Non la faccia lunga per quattro soldi …

Valeria: Alzatevi … guardate che i conti li paga sempre lui … voi ve ne potete andare senza pagare tutte le volte che credete, loro non ci perdono.

Vittorio: Mi sarebbe piaciuto vedere fino a che punto saremmo arrivati ma poi ho deciso di travestirmi da turco per porre fine alla situazione. (I due si sono alzati e sembrano piuttosto avviliti). Ci siete ancora … mia figlia ha voluto vedere fino a chepunto sareste arrivati ma quando ha sentito la richiesta di oscurare la finestra che da sulla strada, beh, sinceramente se è fatta una risata.

Debby: Signori, in qualche modo penso che gli dobbiate delle scuse non tanto per il trattamento deplorevole a livello umano, ma per quello economico sì!


Anna:


In qualche modo ripareremo.


Valeria:


Il modo si trova sempre.


Prof:


Angela … oggi paghiamo noi per tutti.


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Angela: Per tutti? Il signor bidello dimentica di dire che per ottenere certi privilegi si devono trovare persone chi te li fanno ottenere e mi hanno detto che un minimo di gratitudine non guasta.

Vittorio:         L’ho sentito dire anch’io.

Modesto: Beh insomma sì, d’accordo: mi ha difeso ma io non … (Esce di corsa per la vergogna).

Vittorio:         Da giovane faceva il maratoneta?

Debby:            Si vede!

Duccio:           Signori, mi sono trattenuto un po’ troppo, mi sono divertito ed ora devo

scappare … spero proprio che ripariate i torti … come si dice: pane al pane. Debby:

andiamo! (Escono).

Prof:                  Sarebbe meglio un: “Date a Cesare quel che è di Cesare”.

Vittorio:         Ma Cesare non c’è. (Risata generale).

Prof:                  Sarà in vacanza! Angela: andiamo. (Mette una banconota sul bancone,

se ne vanno).

Anna:               Che umiliazione … Vittorio siamo costernati … ci spiace.

Vittorio: Suvvia … dimentichiamo tutto e ricominciamo. Io non porto rancore per nessuno. Buondì. (Esce. Buio).

Scena seconda

Un mese dopo

Valeria:           In che situazione mi hanno messa … dopo un periodo di ferie e di

ripensamenti, non miei, mi devo sobbarcare il bar da sola … per delle semplici scuse poi! Si pagano care le fesserie che si dicono. La vita va presa un pochino alla leggera, esattamente come Vittorio ma questo qui … eh … guai … uno che ride è per forza scemo. È totalmente privo del senso dell’umorismo, è scorbutico. Per lui esiste solo il guadagno. Non capisce che sono proprio quelli seri che ti rifilano delle bastonate senza che te ne accorgi. Sta di fatto che adesso pesa tutto sulle mie spalle e lo stipendio rimane sempre lo stesso, tanto per dare una nota di colore. Speriamo che arrivi qualche “comico” almeno una risata ci scappa. (Sta riordinando il bar).


Vittorio:


Ci sono delle novità? Sei sola?


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Valeria:           Buondì Vittorio … cosa vuoi, quando si prendono certe decisioni poi

bisogna mantenerle … tra poco arriva Anna: è andata in un posto non distante da qui per una visita.


Vittorio:


Ha qualche ammalato da visitare?


Valeria:


In un certo qual senso sì.


Vittorio:


Mi spiace … un ammalato in famiglia ti cambia la vita.


Valeria:

Arriva!


Eh, non sai quanto! Ormai dovrebbe essere di ritorno. È andata presto.


Anna:


Professore … vengo ora da … sta bene! (A Valeria).


Vittorio:


La zia è grave?


Anna:


È uno zio!


Valeria:


È stato operato e … (Cerca di sorvolare).


Vittorio:


Mi spiace. Un intervento difficile?


Anna:


No ma fa fatica a riprendersi dallo choc …


Vittorio:

riprendersi.


Amici la nostra Anna è triste per via di uno zio malandato che stenta a


Angela:

sofferenza.


(Entra). Mi spiace signora pur non conoscendolo mi sento vicina alla sua


Anna:


A chi lo dice! Soffro più io di lui.


Vittorio:         Il nostro Diego? Via, digli di non prendersela troppo: le avversità si


superano. Non gli serbo rancore … ci mancherebbe! Mi consideri quello che vuole: un idiota un mezzo matto faccia lui. Il vincolo d’amicizia dove lo mettiamo? Ci conosciamo da secoli.

Prof: Si figuri … se non ci trovassimo bene non verremmo più! Mi faccia due caffè normali!

Anna:               La responsabilità di quello che è successo è anche un pochino vostra:

scusate eh, ma tutte quelle bevande astruse ve le potevate far servire altrove.

Angela:           Astruse non direi … comunque se crede che lo siano, vada a controllare.

Valeria:           Ne so fare di cose astruse … oh! Insomma, era per dire!

Debby:            Buondì … ho detto buondì!

46


Duccio: Come è cambiato questo bar … che silenzio! Che tristezza! Via, Vittorio, tu sei l’anima di questo locale, riprendi il mano il pallino. Veniamo per quello.

Vittorio: Per il pallino? Signori, andiamo! Ora che mi sono palesato non posso reggere pallini, è giunto il momento che lo reggiate voi, così mi diverto io.


Anna:


Mentre voi vi divertite lui sta soffrendo.


Debby:


Lui chi?


Valeria:


Lo zio …


Duccio:           C’è uno zio che sta soffrendo? (Ad Anna prende una sorta di tremolio).


Anna non stai bene?

Anna: Benone … quando penso allo zio tanto sfortunato mi si contorcono certe parti del corpo.


Valeria:


Immagino quali!


Duccio:


Guarirà!


Anna:


Non credo!


Debby:


Che cos’ha di preciso?


Valeria:


È difficile da spiegare … tra qualche giorno lo lasciano e lo …


Vittorio:


È in carcere o in ospedale?


Anna:


Una via di mezzo.


Angela: Come esce dall’ospedale lo faccia venire qui al bar, perlomeno si diverte un po’. Vero Vittorio?


Vittorio:


Ma certo! Ci pensiamo noi al nostro … al nostro?


Anna:


Zio! Non so se avrà il coraggio.


Prof:


Ne sono certo. Diego?


Valeria:


È da un fornitore, forse oggi non si fa vivo.


Anna:


Eh!


Duccio:


Accidenti: manca! Si sente il vuoto.


Anna:


Eh!


Debby:


È la contro parte di Vittorio. Perché non mettete su un duo comico?


Anna:


Eh!


Valeria:


Ho già anche il nome!


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Anna:               Eh! (Questo “eh” cambia ti intonazione ogni volta a secondo dei

sentimenti e allo stato d’animo di Anna). Che strano non si è ancora visto il bidello?


Angela:


Eh … cosa vuole, quello fa il furbo.


Valeria:


Lui?


Prof:


Eh! Sapesse!


Vittorio:          Capisco che la situazione di Anna impone un certo rigore ma insomma ...


trovarsi da sola senza Diego e con uno zio malato penso che sia spiacevole però un sorrisetto ci potrebbe scappare.


Anna:


Eh! Qui scappa tutto.


Angela:


Emilio, siamo in ritardo.


Prof:


Dopo quello che è successo Anna ci guarderà di traverso.


Vittorio:         Si crederà un flauto. (Tutti ridono tranne Anna). Scusa. Probabilmente


non ti fanno ridere … prima ti arrabbiavi senza motivo ora non ridi nemmeno.

Anna:               Non c’è niente da ridere.

Modesto:       Buongiorno. Manca qualcuno o mi sbaglio? Novità?

Anna:               Eh! Novità! Che novità vuole che ci siano?

Luciana: (Entra sorridendo). Signori … Anna, prima di parlare a vanvera come il signore qui e il suo corteo di burloni, dovevi dirgli di pensarci.


Vittorio:

me.


Se permette qui se c’è uno che parla a vanvera sono io quindi incolpate


Angela:


(Insorgono tutti a favore di Anna). È vero! È lui! Noi siamo il corteo.


Prof:


E che corteo! (Ride da solo poi capisce che è fuori luogo e si riprende).


Debby:


Il mistero si infittisce! (Tra sé). Duccio ci capisci qualcosa?


Duccio:


Poco! Stavamo parlando di Diego che tarderà …


Luciana:         Eh! Tarderà parecchio. Se avesse un po’ più di elasticità certe decisioni


prima di prenderle … Vuole a tutti i costi perecorrere il cammino di Compostela.


Vittorio:


Sai dove si trova?


Anna:


(Tutti in coro).Eh!


Vittorio:         Io ci penserei cento volte data la mia propensione al ragionamento ma


sapete com’è, non tutti si soffermano a riflettere e poi cadono in depressione.

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Luciana: Non tutti! Qualcuno tira dritto e pensa di risolvere in modo stravagante le controversie. Pur avendo una certa età credevo di averle viste tutte ma invece …

Vittorio: Non lo dica a me … ho perfin visto gente cambiare direzione di marcia così per futili motivi.

Luciana: Dopo quello che ho visto ne sono convinta! Diego, entra, fatti vedere nel tuo splendore. (È vestito da frate).


Anna:


Sembri un diseredato! Tira su il cappuccio almeno! (Sarcastica).


Vittorio:         Padre le faccio strada: l’erboristeria è di là mentre il giardino dei

semplici da quella parte. (Diego piega le ginocchia e finisce nel retro: rumori). È il


re dell’umorismo.

FINE

I personaggi e le situazioni sono del tutto immaginari e pertanto ogni riferimento alla realtà è casuale.

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