Il borghese gentiluomo

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IL BORGHESE GENTILUOMO

IL BORGHESE  GENTILUOMO

Adattamento di Alain Leverrier

da

 Le Bourgeois gentilhomme

(Comédie-ballet)

di

 MOLIÈRE

per

La Tresca di Bologna

Aiuto decisivo per la traduzione: Nadia Gherardi.

OGGETTI DI SCENA

Lista:

ANCHE GLI OGGETTI

hanno

devono avere,

una vita, una storia

sul palco

come quelli che a casa

vediamo ogni giorno

e amiamo.

(alain leverrier)

Personaggi

JOURDAIN, borghese.................................................................................................Umberto

Signora JOURDAIN, sua moglie..................................................................................Daniela

LUCILLA, figlia di M. Jourdain..........................................................................................Sara

CLEONTE, innamorato di Lucilla........................................................................................

DORIMENE, marchesa..................................................................................................Fioralba

DORANTE, conte, innamorato di Dorimène...........................................................Sergio S.

NICOLETTA, domestica di M. Jourdain......................................................................Milena

COVIELLO, domestico di Cléonte.............................................................................Giordano

MAESTRO DI MUSICA........................................................................................................Gigi

ALLIEVO......................................................................................................................Benedetta

VIRTUOSA DI CANTO..................................................................................................Milena

MAESTRO DI BALLO......................................................................................................Sergio

MAESTRO DI SHERMA..............................................................................................Giordano

MAESTRO DI FILOSIFIA..............................................................................................Ciccio

SARTO.............................................................................................................................Giovanna

GARZONI DEL SARTO............................................................................................... Sara, X,

PRIMO LACCHÈ di Jourdain...................................................................................... Fioralba

SECONDO LACCHÈ.....................................................................................................Sergio S.

MUFTI..........................................................................................................................Antonella

MOLTI CANTANTI................................................Benedetta, Anna, Antonella, Gigi, ecc,

SUONATORI.....................................................................Benedetta, Anna, Antonella, ecc,

BALLERINI................................................................................Ciccio, Sergio, Giovanna, etc.

CUOCHI......................................................................................Ciccio, Sergio, Giovanna, etc.

TURCHI..................................................................................................................................Tutti

La scena è a Parigi o a Bologna, nella casa di jourdain.

I vestiti sono vestiti di oggi o di ieri con attributi un po' esagerati.

La scenografia è minima: 2 sedie. In fondo due tavoli di cantiere e 5 o 6 mattoni come se la casa o almeno questa stanza fosse in restauro. Forse anche: un secchio, un barile, una pala, una zappa, un sacco di gesso o di cemento abbandonati dagli operai. Il fondale (non indispensabile ma auspicabile) rappresenta una grande vetrata a piccoli riquadri un po'  come una serra (o un giardino d'inverno) che dà sul giardino. E' il rifugio di Jourdain. Entrate a destra e a sinistra.

...ogni tanto passano cani, galline e dinosauri (veri).

- ATTO PRIMO -

SCENA 1

Durante l'introduzione musicale, s'alza il sipario e si vede l'Allieva del Maestro di musica  e il Maestro che stanno provando. Arrivano il Maestro di ballo, i ballerini e i cantanti.

MAESTRO DI MUSICA: (ai cantanti) Venite, entrate, e in attesa, sedetevi lì.

MAESTRO DI BALLO: (ai Ballerini) Anche voi.

MAESTRO DI MUSICA: (all'Allieva) Pronta...

ALLIEVO: Sì, pronta.

MAESTRO DI MUSICA: ...va bene.

MAESTRO DI BALLO: Non manca il daffare adesso, sia a voi che a me.

MAESTRO DI MUSICA: Davvero. Qui abbiamo trovato un tipo su misura per noi. Gran rendita questo Jourdain, con le fantasie di nobiltà e di eleganza che si è ficcato in testa. Voi col ballo e io con la musica dovremmo augurarci che tutti gli somigliassero!

MAESTRO DI BALLO: Non del tutto. Io vorrei che, dal canto suo, s'intendesse un po' più delle cose che gli proponiamo.

MAESTRO DI MUSICA: È vero che le capisce male, però le paga bene; ed è di questo che le nostre arti hanno più bisogno.

MAESTRO DI BALLO: Per conto mio, ve lo confesso, mi nutro un tantino di gloria e penso che, in tutte le arti belle, sia un vero supplizio prodursi davanti agli sciocchi, e subire il giudizio barbaro di un imbecille. Fa piacere, credetemi, lavorare per gente capace di capir le finezze di un' arte, gente che sappia far buona accoglienza alle bellezze di un'opera, e con lusinghiere approvazioni vi compensi delle vostre dure fatiche. Sì, la ricompensa più gradita che si possa ricevere è il vederle capite, riconosciute,... carezzate da un applauso che vi onora...

MAESTRO DI MUSICA: D'accordo; l'apprezzo come voi. Infatti non v'è nulla che solletica di più, ma di questo incenso non si vive; ...bisogna mescolarvi qualcosa di solido, e il miglior modo di lodare è lodare così con le mani... Il nostro uomo è di scarso comprendonio, parla a vanvera di tutto, e applaude solo a sproposito; ma i suoi quattrini correggono i giudizi del suo cervello. Il discernimento l'ha nella borsa e, tutto sommato, questo borghese ignorante val più del nobile signore intenditore che ci ha presentati in questa casa.

MAESTRO DI BALLO: C'è qualcosa di vero in quel che dite; ma, mi sembra, insistiate un po' troppo sui quattrini.

MAESTRO DI MUSICA: Però i quattrini che il nostro uomo vi dà, li pigliate molto volentieri.

MAESTRO DI BALLO: Certo; ma non ne faccio tutta la mia felicità, e vorrei che, con tutte le sue ricchezze, avesse un minimo di buon gusto.

MAESTRO DI MUSICA: Piacerebbe anche a me. Ed è a questo che lavoriamo tutti e due. Comunque ... pagherà  per gli altri ciò che gli altri loderanno per lui.

MAESTRO DI BALLO: Eccolo che viene. (Musica?)

Scena 2

Jourdain (in veste da camera e col berretto da notte), due Lacchè, Maestro di musica, Maestro di ballo, Suonatori di violino, cantanti e Ballerini.

JOURDAIN: Beh, signori, che si fa? Vogliamo vedere la vostra piccola buffonata?

MAESTRO DI BALLO: Come? Quale buffonata?

JOURDAIN: Eh, il... Come lo chiamate? il vostro prologo o dialogo di canzoni e ballo.

MAESTRO DI BALLO: Ah, ah!

MAESTRO DI MUSICA: Come vedete, siamo pronti.

JOURDAIN: Vi ho fatto aspettare un po', ma il fatto è che oggi mi faccio vestire come la gente di classe, e la sarta mi ha mandato certe calze di seta che credevo proprio di non riuscire a infilare.

MAESTRO DI MUSICA: Noi siamo qui solo per aspettare i vostri comodi.

JOURDAIN: Prego tutti e due di non andarvene finché non mi avranno portato il vestito,  mi dovete vedere!

MAESTRO DI BALLO: Come volete.

JOURDAIN: Mi vedrete accessoriato come si deve, dalla testa ai piedi.

MAESTRO DI MUSICA: Non ne dubitiamo.

JOURDAIN: Mi sono fatto fare anche questa vestaglia...

MAESTRO DI BALLO: Bellissima.

JOURDAIN: La sarta mi ha detto che gli uomini di classe sono messi così, di mattina.

MAESTRO DI MUSICA: Vi sta a pennello.

JOURDAIN: Lacchè, olà! I miei due lacchè!

PRIMO LACCHÈ: Che desiderate, signore?

JOURDAIN: Niente. È per vedere se siete pronti ai miei ordini. (Ai due Maestri) Che ne dite delle mie livree?

MAESTRI: (Insieme) Magnifiche.

JOURDAIN: (apre la vestaglia e mostra i calzoni e  un panciotto che ha indosso) Ecco qui poi un "déshabillé" per far la mia ginnastica, la mattina.

MAESTRO DI MUSICA: "Ravissant"!

JOURDAIN: Lacchè!

PRIMO LACCHÈ: Signore?

JOURDAIN: L'altro lacchè!

SECONDO LACCHÈ: Si,...Si...Si...Signore?

JOURDAIN: (togliendosi la vestaglia) Prendi. (Rivolto ai due Maestri) Sto bene così?

MAESTRO DI BALLO: Benissimo. Non si potrebbe essere più elegante.

JOURDAIN: Vediamo un po' la vostra faccenda.

MAESTRO DI MUSICA: Vorrei prima farvi ascoltare un'aria (additando l'Allieva) che la mia Allieva ha appena composto per la serenata che mi avete chiesto.

JOURDAIN: ...Non bisognava farla comporre da un scolaro, o siete troppo bravo per un simile lavoro?

MAESTRO DI MUSICA: Signore, il nome di scolaro non vi deve trarre in errore. Certi alunni ne sanno quanto i più grandi maestri, e l'aria di questa serenata è tra le più belle. Ascoltatela un momento.

JOURDAIN: (ai lacchè) Datemi la vestaglia, così potrò ascoltare più comodamente... Aspettate, credo starò meglio senza... No; ridatemela.

ALLIEVO: (Cantando da "The house of the rising sun")

Notte e giorno languisco,  la mia pena è estrema

dacché di sì begli occhi fecemi schiavo amor

E che fareste a un nemico, bell'Irý, se chi v'ama,

ohimè, ohimè, trattate senza cuor?

JOURDAIN: Questa canzone mi sembra un po' lugubre; mi fa dormire. Vorrei riusciste a  ringagliardirla qui e là.

MAESTRO DI MUSICA: È necessario , signore, che la musica si leghi colle parole.

JOURDAIN: Tempo fa, me ne hanno insegnata una graziosissima. Aspettate... Com'è che dice?

MAESTRO DI BALLO: A dir il vero, non lo so.

JOURDAIN: C'è dentro una pecora...

MAESTRO DI BALLO: Una pecora?

JOURDAIN: Sì... Qualcosa così... Ah! (canta da "Johnny be good")

Credevo Giovanna

Dolce come bella

Credevo Giovanna

come l'agnellina

Ma adesso lo so

che  è più cattiva

che tigre e lupo

davanti alla padella...

Wuh! Wuh!

Wuh! Wuh! Wuh!

Non è carina?

MAESTRO DI MUSICA: La più carina di tutte.

MAESTRO DI BALLO: E la cantate bene.

JOURDAIN: Senza aver mai studiato musica.

MAESTRO DI MUSICA: Dovreste studiarla, signore, come fate per il ballo. Sono due arti che hanno fra loro legami stretti.

MAESTRO DI BALLO: E che aprono la mente alle cose belle.

JOURDAIN: La gente di qualità impara anche la musica?

MAESTRO DI MUSICA: Certo, signore.

JOURDAIN: Allora la imparerò anch'io. Ma non so quando potrò studiarla: perché, oltre al maestro di scherma che mi dà lezioni, ho fissato un maestro di filosofia, che deve cominciare stamane.

MAESTRO DI MUSICA: La filosofia è una cosa..., ma la musica, signore, la musica...

MAESTRO DI BALLO: La musica e la danza... musica e danza: ecco l'essenziale.

MAESTRO DI MUSICA: Nulla è più utile, in uno Stato, che la musica.

MAESTRO DI BALLO: E niente è più necessario all'Uomo della danza.

MAESTRO DI MUSICA: Tutti i disordini, tutte le guerre che si vedono nel mondo, accadono perché non si studia la musica.

MAESTRO DI BALLO: Tutte le sventure degli uomini, tutti gli svarioni dei politici, tutte le disfatte dei sommi capitani, tutto ciò è avvenuto perché non si sapeva danzare.

JOURDAIN: Come può essere possibile?

MAESTRO DI MUSICA: La guerra non nasce dalla mancanza di armonia fra gli uomini?

JOURDAIN: È vero.

MAESTRO DI MUSICA: E se tutti gli uomini imparassero la musica, non sarebbe il mezzo per accordarsi e per vedere nel mondo la pace universale?

JOURDAIN: Avete ragione.

MAESTRO DI BALLO: Quando uno ha commesso un errore di condotta o nelle sue faccende private o governando uno Stato, o comandando un esercito, non si dice sempre: "Quel tale ha compiuto un passo falso?"

JOURDAIN: Sì, si dice così.

MAESTRO DI BALLO: E fare un passo falso, non proviene, forse, dal non saper danzare?

JOURDAIN: Sì, è vero. Avete ragione tutti e due.

MAESTRO DI BALLO: ...per dimostrarvi l'eccellenza e l'utilità del ballo e della musica...

JOURDAIN: Adesso ne sono convinto.

MAESTRO DI MUSICA: Volete vedere come abbiamo lavorato?

JOURDAIN: Sì.

MAESTRO DI MUSICA: Ve l'ho già detto, è un piccolo saggio da me composto tempo addietro sulle diverse passioni che può esprimere la musica.

JOURDAIN: Benissimo.

MAESTRO DI MUSICA: (ai Cantanti) Orsù, avvicinatevi. (A Jourdain) È necessario li immaginiate vestiti da pastori.

JOURDAIN: Perché sempre pastori? Dappertutto non si vede altro.

MAESTRO DI BALLO: Dovendo far parlare in musica, si finisce ovviamente nell'ovile, non è naturale che principi e borghesi cantino le loro passioni.

JOURDAIN: Avanti, avanti: Vediamo.

MAESTRO DI BALLO: Eccovi anche, da parte mia, un piccolo saggio dei più bei movimenti e delle più eleganti figure con cui si possa variare un ballo.

JOURDAIN: Ancora pastori?

MAESTRO DI BALLO: Immaginatevi quel che preferite.

JOURDAIN: (Ai ballerini) Cominciamo.

MAESTRO DI MUSICA: Dialogo in musica...

MAESTRO DI BALLO:...e  danza.

Quattro ballerini eseguono diversi movimenti ben presto raggiunti da Jourdain.

CANTANTE

(da "Malafemmina", per esempio)

Dolce sarebbe sottomettersi all'amore ;

se si trovasse più fede che sempre dolore

ma, ahimè! Ô destino crudele,

non si vede neanche una pastora fedele?

Mobile, mobile sesso indegno, indegno della vita.

Tu per sempre all'amor la via ci hai smarrita...

VIRTUOSA DI CANTO

Io a te saprò indicarla,

una pastora fedele.

 CANTANTE

Ahimè, dove trovarla?

VIRTUOSA DI CANTO

Per difendere  il sesso detto debole

e provare la mia fede, ti offro il mio cuore. 

CANTANTE

(si passa progressivamente al rap)

Ma, pastora come posso credere

che questo cuore non sarà ingannatore.

VIRTUOSA

Orsù, fra noi, vedremo chi di noi

meglio l'altro amerà: Ah! Ah Ah Ah Ah Ah!

CANTANTE

Sia punito l'incostante amante

che l'imeneo tradirà

La la la la la la....

INSIEME

Da così begli ardori

lasciamoci infiammare!

Ah! com'è dolce amare,

se fidi son due cuori!

- ATTO II -

Scena 1

JOURDAIN: È tutto?

MAESTRO DI MUSICA: Sì

JOURDAIN:(Plaudente) La canzone è abbastanza ben farcita, ...ci son dentro trovate molto graziose... e quelli si dimenano benissimo.

MAESTRO DI MUSICA: Però, signore, non basta: una persona splendida come voi, e che ha inclinazione per le cose belle, deve dare un concerto ogni mercoledì o giovedì a casa sua.

JOURDAIN: La gente di qualità ne dà?

MAESTRO DI MUSICA: Ma sì, signore.

JOURDAIN: Allora ne darò anch'io. A proposito, la persona per cui ho ordinato tutto questo mi fa l'onore di venire a desinare. Non dimenticate di mandarmi i musicanti per cantare a tavola.

MAESTRO DI MUSICA: Avrete tutto ciò che desiderate.

JOURDAIN: Anche una tromba marina?

MAESTRO DI MUSICA: Lasciateci governare le  cose.

JOURDAIN: Ma, sopratutto, che il balletto sia bello.

MAESTRO DI BALLO: Ne rimarrete soddisfatto!

JOURDAIN: Ah! Il minuetto è il mio ballo! Voglio mi vediate ballarlo. Cominciamo, su, maestro!

MAESTRO DI BALLO: Un cappello, signore, per piacere.

Jourdain toglie il cappello al lacchè e se lo calca sul berretto da notte. Il Maestro lo fa ballare su un motivo di minuetto che canta.

Là, là, là; - là, là, là, là, là,là; - Là, là, là; là, là, là; là, là. La cadenza per favore. Là, là, là, là, là. La gamba destra. Là, là, là. Non scuotete così le spalle. Là, là, là. Avete le braccia storte. Là, là, là, là, là: Alta la testa. Punta del piede voltata in fuori. Drizzate il busto. Là, là, là.

JOURDAIN: Euh?

MAESTRO DI MUSICA: Meglio di così non si può!

JOURDAIN: ...Insegnatemi come si fa l'inchino per salutare una marchesa. Ne avrò bisogno oggi pomeriggio.

MAESTRO DI BALLO: ...una marchesa?

JOURDAIN: Una marchesa che si chiama Dorimene.

MAESTRO DI BALLO: Datemi la mano.

JOURDAIN: No. basta che lo facciate voi. Lo ricorderò...

MAESTRO DI BALLO: Se volete salutarla con molto rispetto, prima di tutto dovete fare una riverenza arretrando, poi avanzerete verso di lei facendo tre riverenze in avanti e, alla terza, vi inchinerete fino ai suoi ginocchi.

JOURDAIN: Fatelo un po'! (Quando il Maestro di ballo ha eseguito tre riverenze) Bene

SECONDO LACCHÈ: Sì....Sì.....Sì.... Signor.... è...è...è... aaaaar.....arrrrrivato.... il ma-ma-ma... maestro... de...ddd...ddd...ddd.... (gesto).

JOURDAIN: Digli che entri qui a farmi lezione. (Rivolto al Maestro di musica e al Maestro di ballo) Voglio che mi vediate all'opera.

SCENA 2

Maestro di scherma, Maestro di musica, Maestro di ballo, Jourdain, Lacchè.

MAESTRO DI SCHERMA: (dopo aver preso due "fioretti" di mano al lacchè e averne dato uno a Jourdain) Orsù, signore, il saluto. Dritto il corpo. Un po' inclinato sulla coscia sinistra. Non divaricate così le gambe: Piedi allineati: Pugno sulla linea dell'anca. Punta allineata con la spalla. Braccio non così teso. Mano sinistra all'altezza dell'occhio. Spalla sinistra più aperta; testa alta:  sguardo deciso; un passo avanti. Via, uno, due. Un salto indietro. Quando portate l'affondo , fate prima scattare in avanti la lama, tenendo sempre il corpo non esposto; ripetiamo: uno, due. Su. Un passo avanti. Fermo il corpo. Un passo avanti. Scattate di là. Uno, due. In guardia; ripetete. Un salto indietro. in guardia, signore, in guardia.

Dicendogli "In guardia" il maestro gli tira due o tre affondi. Jourdain fa quello che può .

JOURDAIN: Euh!

MAESTRO DI MUSICA: Fate veri prodigi!

MAESTRO DI SCHERMA: Ve l'ho già detto; tutto il segreto delle armi sta in due sole cose, nel dare e nel non ricevere; e come vi ho fatto notare in sede dimostrativa, dipende solo da un piccolo movimento del polso, all'infuori o all'indentro.

JOURDAIN: In questo modo, allora, uno, senza essere un leone, è sicuro di accoppare l'avversario e di non essere accoppato.

MAESTRO DI SCHERMA: Proprio così e da ciò si vede quanto si impone la scienza delle armi su tutte le scienze inutili come la danza, la musica, la...

MAESTRO DI BALLO: Piano, piano, signor spadaccino: parlate della danza con un po' più di rispetto...

MAESTRO DI MUSICA: Imparate, vi prego, a trattar meglio l'eccellenza della musica.

MAESTRO DI SCHERMA: Siete proprio divertenti, voi due, a voler paragonare le vostre scienze con la mia!

MAESTRO DI MUSICA: Ma guardate un po' questo grand'uomo!

MAESTRO DI BALLO: Voilà un animale divertente!

MAESTRO DI SCHERMA: Mio piccolo maestro di ballo, vi farei io ballare come si deve. E voi, maestrucolo di musica, vi farei cantare a squarciagola.

MAESTRO DI BALLO: Messer battiferro, vi insegnerò io il vostro mestiere.

MAESTRO DI SCHERMA: Come? impertinentucolo?

JOURDAIN: (al Maestro di scherma) Ma, signor Maestro...

MAESTRO DI BALLO: (al Maestro di scherma) Come? Brocco da carretta!

JOURDAIN: Ma... , signor Maestro di ballo...

MAESTRO DI SCHERMA: Se vi salto addosso...

JOURDAIN: Calma! Calma!

MAESTRO DI BALLO: Se vi agguanto...

JOURDAIN: Là! Tranquillo!

MAESTRO DI SCHERMA: Vi striglierò in tal modo...

JOURDAIN: Per carità!

MAESTRO DI BALLO: Vi bastonerò ...

JOURDAIN: Vi prego...

MAESTRO DI MUSICA: Lasciate che gli insegni un po' a parlare.

JOURDAIN: Dio mio! Fermatevi.

SCENA 3

JOURDAIN: Olà, signor filosofo, arrivate al momento giusto con la vostra filosofia. Venite un po' metter pace fra quelli lì.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Cosa succede? Di cosa si tratta, signori?

MAESTRO DI BALLO: Costui viene a ingiuriarci entrambi, disprezzando il ballo che

è la mia professione e la musica che è (mostrando il maestro di musica) la sua!

MAESTRO DI MUSICA: ...in tutti i secoli la musica fu venerata...

MAESTRO DI FILOSOFIA:Insomma, signori! È il caso di andare in collera così? Il saggio è al disopra di ogni ingiuria che gli si possa rivolgere; e la più bella riposta da dare agli oltraggi, è la moderazione e la pazienza.

MAESTRO DI SCHERMA: Ambedue hanno l'ardire di voler paragonare la loro professione alla mia. Io, invece sostengo che la scherma è la più bella di tutte le scienze.

MAESTRO DI FILOSOFIA: E che sarà allora la filosofia? Vi trovo tutti e tre molto insolenti nel parlare davanti a me con codesta arroganza, e a dare impudentemente il nome di scienza a cose che non si deve neanche onorare del nome di arte, e che possono appena essere definite mestieri miserabili: gladiatore, strimpellatore, saltimbanco.

MAESTRO DI SCHERMA: Dài, filosofo da strapazzo!

MAESTRO DI MUSICA: Dài,  pedante di tugurio!

MAESTRO DI BALLO: Dài, ignorante matricolato!

Segue un pugilato a quattro più o meno arbitrato da Jourdain.

JOURDAIN: Signor filosofo!

MAESTRO DI FILOSOFIA: Infami! Vigliacchi! Spudorati!

JOURDAIN: Signor filosofo!

MAESTRO DI SCHERMA: Peste, scorbuto, colera!

JOURDAIN: Signori!

MAESTRO DI FILOSOFIA: Zoticoni!

JOURDAIN: Signor filosofo!

MAESTRO DI BALLO: Al diavolo l'asino bastardo!

JOURDAIN: Signori!

MAESTRO DI FILOSOFIA: Scellerati!

JOURDAIN: Signor filosofo!

MAESTRO DI MUSICA: Crepi l'impudente!

JOURDAIN: Signori!

MAESTRO DI FILOSOFIA: Canaglie! Accattoni! Farabutti! Impostori!

JOURDAIN: Signor filosofo! Signori! Signor filosofo! Signori! Signor filosofo!...

(I maestri escono picchiandosi) Oh! datevele quanto vi pare: non verrò certo a rovinare la mia vestaglia per separarvi... e non vorrei buscarmi qualche brutto manrovescio.

SCENA 4

Maestro di filosofia, Jourdain, lacchè

MAESTRO DI FILOSOFIA: Veniamo alla nostra lezione.

JOURDAIN: Ah signore, sono spiacente delle botte che vi hanno dato.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Non è nulla. Un filosofo prende le cose come vengono... Scriverò un satira contro quegli individui che li servirà coi fiocchi. Ma passiamo oltre. Che volete imparare?

JOURDAIN: Tutto quel che potrò... Ho uno voglia  matta di diventare sapiente; e perdo il lume della ragione se penso che, quando ero giovane, mio padre e mia madre non mi hanno fatto studiare a dovere tutte le scienze.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Conoscete qualche principio, qualche nozione delle scienze?

JOURDAIN: Oh, sì! So leggere e scrivere.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Da dove preferite che cominciamo. Volete vi insegni la logica?

JOURDAIN: Cos'è questa logica?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Insegna le tre operazioni della mente.

JOURDAIN: E quali sono, queste tre operazioni ?

MAESTRO DI FILOSOFIA: La prima, la seconda e la terza...

JOURDAIN: Impariamo qualcosa di più piacevole.

MAESTRO DI FILOSOFIA: La fisica?

JOURDAIN: Che cosa racconta questa fisica?

MAESTRO DI FILOSOFIA: È la scienza che spiega i principi delle cose naturali e le proprietà d'ogni corpo; che tratta degli elementi, dei metalli, dei minerali, delle pietre, delle piante e degli animali, e ci insegna quali origini hanno meteore, arcobaleni, fuochi fatui, comete, lampi, tuoni, fulmini, pioggia, neve, grandine, venti e tempesta...

JOURDAIN: No, c'è troppo fracasso là dentro, troppo ingarbugliamento...

MAESTRO DI FILOSOFIA: Che volete allora  che vi insegni?

JOURDAIN: Insegnatemi... l'ortografia.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Molto volentieri...  Per orientarsi e trattare questa materia da filosofo, bisogna cominciare, secondo l'ordine delle cose, da un'esatta conoscenza della natura delle lettere dell'alfabeto, e delle differenti maniere di pronunciare ciascuna di esse. In quanto a ciò, vi debbo dire, che le lettere sono divise in vocali - dette così perché esprimono le voci - e in consonanti, così chiamate perché suonano insieme con le vocali... Le vocali sono cinque: A, E, I, O, U.

JOURDAIN: Tutto chiaro...

MAESTRO DI FILOSOFIA: La vocale A si forma aprendo bene la bocca: A.

JOURDAIN: A,A. È vero!

MAESTRO DI FILOSOFIA: La vocale E si forma avvicinando la mascella inferiore a quella superiore: A,E.

JOURDAIN: A, E, A, E. Sì! Infatti. Ah, che stupenda cosa!

MAESTRO DI FILOSOFIA: E la vocale I, avvicinando ancor più le mascelle fra loro e allontanando gli angoli della bocca verso le orecchie: A, E , I

JOURDAIN: A, E,I, I, I, E' verissimo, viva la scienza !

MAESTRO DI FILOSOFIA: La vocale O si forma riaprendo le mascelle e restringendo le labbra ai due angoli della bocca: O.

JOURDAIN: O, O. Niente di più esatto! A, E, I, O, I, O. E' meraviglioso! I, O, I,O.

MAESTRO DI FILOSOFIA: L'apertura della bocca fa proprio una specie di piccolo cerchio che rappresenta una O.

JOURDAIN: O, O, O, Avete ragione ! Ah! Che bella cosa saper qualcosa!

MAESTRO DI FILOSOFIA: La vocale U si forma avvicinando i denti, ma senza farli toccare, e sporgendo le labbra in fuori, avvicinandole l'una all'altra, ma senza chiuderle : U.

JOURDAIN: U, U. Non c'é nulla di più vero: U.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Le vostre labbra non si allungano come se faceste il muso? Difatti se volete fare uno sberleffo a qualcuno o prenderlo in giro, basta che gli facciate : U.

JOURDAIN: U, U. Ma é vero !  Ah, ma perché non ho studiato prima per imparare tutto questo ?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Domani, vedremo le altre lettere, cioè le consonanti

JOURDAIN: E ci sono cose curiose quanto queste ?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Senza dubbio. La consonante D, per esempio, si pronuncia battendo la punta della lingua sui denti superiori: DA

JOURDAIN: DA, DA. Proprio così ! Oh babbo e mamma, non potrò mai perdonarvi !

MAESTRO DI FILOSOFIA: E la R, portando la punta della lingua fino al palato, in modo che la lingua, spinta dall'aria che esce con forza, ceda e ritorni sempre allo stesso punto, producendo una specie di tremolio: R, RA

JOURDAIN: R, R, RA; R,R,R,R,R,RA. Anche questo é vero! Ah! Che uomo sapiente voi siete. E quanto tempo ho perduto io ! R, R, R, RA

MAESTRO DI FILOSOFIA: Vi spiegherò a fondo tutte queste curiosità.

JOURDAIN: Ci conto. Inoltre devo farvi una confidenza. Sono innamorato di una dama di grande qualità e ... desidererei che mi aiutaste a scriverle qualcosa in un bigliettino che le lascerò cadere ai piedi.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Benissimo... Volete scrivere qualche verso ?

JOURDAIN: No, no; niente versi.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Soltanto prosa ?

JOURDAIN: No, non voglio né prosa né versi.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Bisogna pure che sia l'uno o l'altro.

JOURDAIN: Perché?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Per il motivo, signore, che per esprimerci possediamo soltanto la prosa o i versi.

JOURDAIN: Soltanto la prosa o i versi ?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Proprio così: tutto ciò che non é in prosa é in versi; e tutto ciò che non è in versi é in prosa.

JOURDAIN: E quando si parla, che cos'é ?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Prosa.

JOURDAIN: Come? Quando dico : "Nicoletta, portami le pantofole, e dammi il berretto da notte" è prosa ?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Sì, signore.

JOURDAIN: Incredibile! Sono più di quaranta anni che parlo in prosa senza saperlo! Vi sono molto grato di avermi informato. Vorrei dunque mettere nel biglietto: "Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morir d'amore"; ma desidererei fosse scritto in maniera galante e graziosa.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Si può mettere che il fuoco dei suoi occhi riduce il vostro cuore in cenere; che soffrite giorno e notte le violenze d'un ...

JOURDAIN: No, no e no, niente di tutto questo; voglio soltanto quello che ho detto " Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morir d' amore".

MAESTRO DI FILOSOFIA: Bisogna pure allungare un po' le cose...

JOURDAIN: Vi dico di no; nel biglietto voglio soltanto le parole che ho detto ma arrangiate per benino, vestite secondo la moda e vi prego di farmi vedere i diversi modi in cui si possono disporre.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Anzitutto come avete detto voi : " Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morir d' amore". Oppure : "D'amore morire mi fanno, bella marchesa, i vostri begli occhi". Oppure : "I vostri occhi begli d'amore mi fanno, bella marchesa, morire". Oppure : "Morire i vostri begli occhi, bella marchesa, d'amore mi fanno." Oppure : " Mi fanno i vostri begli occhi morire, bella marchesa, d'amore". Oppure...

JOURDAIN: ma di tutti questi modi, qual è il migliore?

MAESTRO DI FILOSOFIA: Quello che avete detto voi : " Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morir d'amore".

JOURDAIN: Eppure non ho studiato, e l'ho fatta così, di primo acchito. Vi ringrazio con tutto il mio cuore; e vi prego di tornare, domani di buon'ora.

MAESTRO DI FILOSOFIA: Non mancherò (esce)

JOURDAIN: (al lacché) Come? Non mi hanno ancora portato l'abito nuovo?

LACCHE' : No signore.

JOURDAIN: Maledetto sarto, mi trascina per le lunghe proprio oggi che ho tante cose da sbrigare. Scoppio dalla rabbia ! Al diavolo quel boia ! La peste lo soffochi ! Lo avessi tra le mani quel detestabile sarto, quel cane di un sarto, quel traditore di un sarto, lo ....

Scena V

Sarto, Garzone del sarto che porta il vestito del signor Jourdain, Jourdain, un lacché

JOURDAIN: Ah ! Eccovi infine ! ... Stavo per arrabbiarmi con voi.

SARTO: Non sono potuto venire prima, pur avendo messo venti lavoranti intorno al vostro vestito... Ecco qui il più bell'abito che si sia mai veduto a corte, ed è il più adatto. E' un capolavoro l'aver inventato un vestito serio, senza cadere nel solito nero! E sfido i migliori sarti ad essere più...

JOURDAIN: Ma cos'è questa faccenda ? Avete messo i fiori all'ingiù.

SARTO: Non mi avevate detto di volerli all' insù.

JOURDAIN: C'è bisogno di dirlo ?

SARTO: Sì, è necessario. Le persone di qualità li portano in questo modo.

JOURDAIN:  Portano i fiori all'ingiù ?

SARTO: Certo signore.

JOURDAIN: Oh ! Come stanno bene così.

SARTO: Se preferite li metterò all'insù

JOURDAIN : No, no.

SARTO: Basta solo che lo diciate.

JOURDAIN : No, vi dico, avete fatto benissimo. Credete che l'abito mi stia bene?

SARTO: Bella domanda ! Sfido qualsiasi pittore a farvene uno che vi stia più a pennello!

JOURDAIN : ...Le piume sono come si deve?

SARTO: Assolutamente!... Volete indossare il vestito nuovo?

JOURDAIN : Si, date.

SARTO: Un attimo! Non si fa cosi. Ho condotto qua alcuni miei lavoranti, per vestirvi in cadenza... come si fa!... Ehi! entrate voialtri. Mettete questo abito al signore con lo stesso cerimoniale che usate con i gentiluomini. (Musica. Blues. I lavoranti gli mettono in ritmo, il vestito nuovo).

APPRENDISTA SARTO: Signor gentiluomo, compiacetevi di dare una mancia a questi ragazzi.

JOURDAIN :Come mi ha chiamato?

APPRENDISTA SARTO: Signor gentiluomo.

JOURDAIN : Signor gentiluomo! Ecco ciò che vuol dire abbigliarsi come le persone di qualità... Prendete. ecco per il "Signor gentiluomo!"

APPRENDISTA SARTO: Cavaliere vi siamo riconoscenti.

JOURDAIN : "Cavaliere!" Oh, oh! "Cavaliere". Non mi piace!, amico mio: ecco quel che vi regala il "Cavaliere".

APPRENDISTA SARTO: Berremo subito alla saluta di vostra Eccellenza!

JOURDAIN : "Vostra Eccellenza"!... Ecco per la mia "Eccellenza"!

APPRENDISTA SARTO: Molto umilmente la ringraziamo della sua generosità.

JOURDAIN : Meglio cosi, stavo per dargli tutto.

(I sarti molto contenti escono ballando)

- ATTO III -

SCENE 1 e 2

Jourdain, Nicoletta, due Lacchè

JOURDAIN: (gridando) Nicoletta! Nicoletta!

NICOLETTA: Vengo!... Si?

JOURDAIN: Senti.

NICOLETTA: Ih! Ih! Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Che hai da ridere?

NICOLETTA: Ih! Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Che cos'ha questa sfacciata?

NICOLETTA: Ih! Ih! Ih!  Come siete conciato! Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Cosa vuoi dire?

NICOLETTA: Ah! Ah! Mamma mia! Ih! Ih! Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Che razza di canaglia è questa? Mi vorresti prendere in giro?

NICOLETTA: Neanche per sogno, signore... ci mancherebbe altro... Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Tele darò se ridi ancora.

NICOLETTA: Signore, non posso farne a meno... Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Io ti...

NICOLETTA: Vi prego di scusarmi. Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Senti, se ti azzardi a ridere ancora, ti rifilerò un ceffone che ricorderai per tutta la vita.

NICOLETTA: Ecco fatto, signore, non rido più.

JOURDAIN: Guardate bene. Devi pulir subito...

NICOLETTA: Ih! Ih!

JOURDAIN: ... Bisogna, dico, che tu pulisca il salotto, e...

NICOLETTA: Ih! Ih!

JOURDAIN: Ancora!?

NICOLETTA: Sentite, padrone, picchiatemi pure, ma lasciatemi sfogare; sarà ancora  meglio per me. Ih! Ih! Ih! Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Brucio dalla rabbia!

NICOLETTA: Per piacere, padrone, vi prego, lasciatemi ridere... Ih! Ih! Ih!

JOURDAIN: Se ti acciuffo...

NICOLETTA: Signo...ore, se non rido, sco..ooo....oppio. Oh! oh! oh!

JOURDAIN: Ma si è mai visto una lazzarona simile? Mi viene a ridere in faccia, invece di eseguire i miei ordini!

NICOLETTA: Co..ooo...sa co...ooo...mandate... si...iii...ignore?

JOURDAIN: Che tu pensi, birbante, a preparar la casa per gli invitati che stanno per arrivare.

NICOLETTA: Ah! In verità, la voglia di ridere mi è passata. Tutti i vostri ospiti fanno  un tale pandemonio qui, che soltanto al pensarci vado in bestia.

JOURDAIN: Sentila! Non dovrò mica sprangare la mia porta a tutti per te?

NICOLETTA: A certa gente proprio sì.

SCENA 3

Signora Jourdain, Jourdain, Nicoletta, due Lacchè

SIGNORA JOURDAIN: Ah! Ah! eccone un'altra delle sue. Che cos'è, signor marito, codesta mascherata? Volete che dappertutto si facciano beffe di voi?

JOURDAIN: Non ci saranno che stupidi e  stupide, a beffarsi di me, moglie mia.

SIGNORA JOURDAIN: Veramente non si è aspettato fino a oggi: è da un pezzo che i vostri modi fan ridere tutti. Da parte mia, sono scandalizzata dalla vita che conducete. Non so più cosa sia casa nostra: si direbbe che ogni giorno sia carnevale. fin dal mattino, qui c'è frastuono di violini e canterini che disturbano tutto il vicinato.

NICOLETTA: La signora dice bene. Io non riesco più a vedere la nostra casa pulita con quel branco di gente che vi tirate dietro. Hanno piedi che raccattano fango in tutti i quartieri della città, per portarlo qui...

JOURDAIN: Eh, cara la nostra serva Nicoletta, cicalate un po' forte per una contadina.

SIGNORA JOURDAIN: Nicoletta ha ragione, ha più buon senso di voi. Vorrei proprio sapere che ne fate di un maestro di ballo, alla vostra età?

NICOLETTA: E di un gran spadaccino, che a forza di...

JOURDAIN: Zitta, serva!  e anche voi, moglie! ... Siete due ignoranti e non sapete i vantaggi di tutto ciò.

SIGNORA JOURDAIN: Dovreste piuttosto pensare ad accasare vostra figlia, che è in età da marito.

JOURDAIN: Penserò a maritare mia figlia quando si presenterà un buon partito; ma ora voglio pensar a imparare le cose belle.

NICOLETTA: Ho sentito dire, signora, che oggi, per completare la razione, ha preso un Maestro di filosofia.

JOURDAIN: Proprio così. Voglio essere un uomo preparato, e saper ragionare di qualsiasi cosa fra le persone perbene.

SIGNORA JOURDAIN: E questo è proprio adatto a mandare avanti la casa!

JOURDAIN: Certo. Parlate come due bestie; mi vergogno della vostra ignoranza. Per  esempio, lo sapete cos'è quel che dite in questo momento?

SIGNORA JOURDAIN: Io so che quel che dico è ben detto  e voi dovreste pensare a vivere in un altro modo.

JOURDAIN: Non parlo di questo. Vi chiedo cosa sono le parole che state dicendo.

SIGNORA JOURDAIN: Sono parole molto sensate; e la vostra condotta non lo è per niente.

JOURDAIN: Non parlo di questo! Io chiedo: ciò che dico in questo istante, parlando con voi, che cos'è?

SIGNORA JOURDAIN: Sciocchezze!

JOURDAIN: Ma no! Quel che diciamo ambedue, il linguaggio che adoperiamo adesso?

SIGNORA JOURDAIN: Beh?

JOURDAIN: Come si chiama?

SIGNORA JOURDAIN: ... come si vuole.

JOURDAIN: È prosa, ignorante.

SIGNORA JOURDAIN: Prosa?

JOURDAIN: Sissignora, proprio della prosa. Tutto quello che è prosa non è verso; e tutto quello che non è verso è prosa... Eh?!Beuh! Ecco ciò che vuol dire studiare. (A Nicoletta) E tu, lo sai come bisogna fare per dire U?

NICOLETTA: Come?

SIGNORA JOURDAIN: Si. Che fai quando dici U?

NICOLETTA: Cosa?

JOURDAIN: Di' un po' U per vedere.

NICOLETTA: Beh... U.

JOURDAIN: Cos'è che fai?

NICOLETTA: Dico U.

JOURDAIN: Sì; ma quando dici U, cos'è che fai?

NICOLETTA: Faccio quello che mi dite.

JOURDAIN: Che disgrazia aver a che fare con le bestie!... Tu allunghi le labbra in fuori, e avvicini la mascella superiore a quella inferiore: U, vedi? Faccio il broncio: U.

NICOLETTA: Sì. è proprio bello.

SIGNORA JOURDAIN: Una vera meraviglia.

JOURDAIN: Questo è niente: E se aveste visto O, e DA, DA e RA, RRRRRRRAAA...

SIGNORA JOURDAIN: Cos'è tutto questo guazzabuglio?

NICOLETTA: Da che malattia cura?

JOURDAIN: Delle femmine così ignoranti mi fanno scoppiare.

SIGNORA JOURDAIN: Fareste meglio mandare a spasso tutta quella gente con le loro bubbole.

NICOLETTA: A cominciare da quello spilungone del Maestro di scherma, che mi riempie di polvere tutta la casa.

JOURDAIN:  Già! Quel maestro di scherma ti sta proprio sullo stomaco. Voglio subito farti constatare la tua impertinenza... Guarda, la linea del corpo. Quando si attacca..., basta fare così; ...e così. Questo è il modo per non essere ammazzato. Non è un gran bene?... Su, attaccami un po', per provare.

NICOLETTA: EH beh, che ci vuole! (Gli assesta diverse botte).

JOURDAIN: Piano! Ehi! Oh! Più..., euh..., con garbo...! Diavolo d'una villana!

NICOLETTA: Siete voi che mi dite di attaccare.

JOURDAIN: Sì, ma il corpo è troppo scoperto, manca il salto indietro e non aspetti che io pari!

SIGNORA JOURDAIN: Siete ammattito, marito mio, da quando volete frequentare la gente "nobile"...

JOURDAIN: ...Assai più che a correr dietro ai vostri borghesucci.

SIGNORA JOURDAIN:... e particolarmente questo bel signor conte di cui vi siete infatuato.

JOURDAIN: Basta! È personaggio assai più importante di quanto credete; un signore tenuto in alta considerazione a Corte, che parla col Re come io parlo con voi! ...Lui mi chiama suo caro amico e ha per me attenzioni da non credere e, davanti a tutti, gentilezze che mi lasciano confuso.

SIGNORA JOURDAIN: È vero. Ha attenzioni e gentilezze ma vi chiede in prestito i vostri quattrini.

JOURDAIN: E allora? Non è un onore fare qualche prestito a un uomo della sua condizione? Basta sapere che me lo renderà il denaro prestato, e presto.

SIGNORA JOURDAIN: E io, sono sicura di no, e che tutte quelle sue moine, sono soltanto per abbindolarvi.

JOURDAIN: (Si sente un campanello) Zitta: eccolo.

SIGNORA JOURDAIN: ...Forse viene a chiedervi un altro prestito... Quando lo vedo, mi passa la fame..

JOURDAIN: Zitta, vi dico.

SCENA 4

Dorante, Jourdain, Signora Jourdain, Nicoletta.

DORANTE: Signor Jourdain, mio caro amico, come state?

JOURDAIN: Benissimo, signore...

DORANTE: Ah! Ecco la Signora Jourdain, come sta?

SIGNORA JOURDAIN: La signora Jourdain sta come può.

DORANTE: Oh la la,  signor Jourdain, che eleganza!

JOURDAIN: Credete?

DORANTE: Avete un'aria superiore con questo abito. E a Corte non abbiamo giovani meglio attrezzati di voi...

JOURDAIN: Non esagerate..

SIGNORA JOURDAIN: (A parte) Lo gratta dove gli prude!

DORANTE: Voltatevi... Veramente elegante.

SIGNORA JOURDAIN:  (A parte) Sì, sciocco dietro quanto davanti.

DORANTE: Parola mia, signor Jourdain, avevo un'incredibile impazienza di vedervi. Siete la persona che stimo di più; e anche stamattina parlavo ancora di voi, in camera del Re.

JOURDAIN: Ah, è tornato della Svizzera? Mi fatte troppo onore, conte.

DORANTE: (rimettendo il cappello a Jourdain)  ...So restituire ciò che mi viene prestato, e riconoscere i piaceri che mi sono fatti... Sono vostro debitore, come sapete.

SIGNORA JOURDAIN: (A parte) Eh, sì, lo sappiamo anche troppo!

DORANTE: Voglio sdebitarmi con voi, e sono qui appunto per fare i conti insieme.

JOURDAIN: (sottovoce a signora Jourdain) Ecco! Vedete ora, il vostro torto,

moglie mia?

DORANTE: Ricordate bene quanto denaro mi avete prestato?

JOURDAIN: Credo di sì. Ne ho fatto un piccolo appunto. Eccolo. Dato una volta duecento luigi.

DORANTE: È vero.

JOURDAIN: Un'altra volta, centoventi.

DORANTE: Sì.

JOURDAIN: E un'altra volta, centoquaranta.

DORANTE: Giusto.

JOURDAIN: In tutto quattrocentosessanta luigi, cioè cinquemilasessanta vecchie lire.

DORANTE: Esatto. Cinquemilasessanta lire.

JOURDAIN:E poi milleottocentotrentadue lire al vostro materassaio.

DORANTE: Perfettamente.

JOURDAIN: Duemilasettecentottanta al vostro sarto.

DORANTE: Sì, anche questo.

JOURDAIN: Quattro milatrecentosettantanove lire, dodici soldi e otto denari al negoziante di stoffe.

DORANTE: Perfetto... dodici soldi e otto denari, il conto è giusto.
JOURDAIN: E millesettecentoquarantotto lire, sette soldi e quattro denari al sellaio.

DORANTE: D'accordo: E quanto fa in tutto?

JOURDAIN: Totale: quindicimilaottocento lire.

DORANTE: La somma totale è giusta: quindicimilaottocento lire. Aggiunte duecento pistole che mi darete ora; e saranno diciottomila lire tonde tonde, che vi restituirò alla prima occasione.

SIGNORA JOURDAIN: (sottovoce a Jourdain) Eh, non l'avevo azzeccata?

JOURDAIN: Zitta!

DORANTE: Se v'incomodasse, cercherei altrove.

JOURDAIN: Ci mancherebbe!

SIGNORA JOURDAIN: (sottovoce) Quest'uomo vi prende per una mucca da mungere.

JOURDAIN: Zitta, vi dico!

DORANTE: Moltissime persone mi farebbero un prestito con gioia; ma siccome siete il mio migliore amico, mi sembrerebbe di farvi torto se mi rivolgessi ad altri.

JOURDAIN: Troppo onore, signor conte. Vado a prendervi quanto vi serve.

SIGNORA JOURDAIN: (sottovoce) Come, gli darete anche questi?

JOURDAIN: (sottovoce) Che fare? Volete rifiuti qualcosa a un uomo che ha parlato di me sta mattina in camera del re?

SIGNORA JOURDAIN: (sottovoce)... povero barbagianni!

SCENA 5

Dorante, Signora Jourdain, Nicoletta.

DORANTE: Mi sembrate malinconica signora Jourdain... Dov'è la signorina vostra figlia, che non la vedo?

SIGNORA JOURDAIN: La signorina mia figlia si trova bene dov'è.

DORANTE: E come sta?

SIGNORA JOURDAIN: Sta sulle sue gambe.

DORANTE: Penso, signora, che da giovane abbiate avuto molti spasimanti, bella e amabile come eravate.

SIGNORA JOURDAIN: Perché? Sono già decrepita e mi tentenna la zucca?

DORANTE: Euh...

SCENA 6

Jourdain, Signora Jourdain, Dorante, Nicoletta

JOURDAIN: Eccovi duecento luigi sonanti.

DORANTE: Vi assicuro, signor Jourdain, che vi sono assai grato e che ardo dal desiderio di rendervi qualche servigio a Corte.

JOURDAIN: Molto lieto!

DORANTE: Se la signora Jourdain vuole assistere allo spettacolo di Corte, le farò assegnare i migliori posti della sala.

SIGNORA JOURDAIN: La signora vi bacia le mani.

DORANTE: (sottovoce a Jourdain) La nostra bella marchesa, come vi ho avvertito col mio biglietto, fra poco sarà qui per il balletto e il pranzo...

JOURDAIN: Tiriamoci un po' da parte, perché.....

DORANTE: L'ho finalmente convinta ad accettare il diamante che mi consegnaste perché gliene facessi dono da parte vostra; ma è stato una fatica indiavolata vincere i suoi scrupoli...

JOURDAIN: Come le è sembrato?

DORANTE: Stupendo. Credo di non sbagliare dicendo che la bellezza di quel diamante farà sul suo animo un effetto prodigioso in vostro favore.

JOURDAIN: Volesse il Cielo!

SIGNORA JOURDAIN: (A Nicoletta) Quanto mi pesa la sua presenza...

DORANTE: Avete preso la via giusta per giungere al suo cuore; le donne hanno un debole per le spese che si fanno per loro; e le vostre frequenti serenate, i vostri continui mazzi di fiori, i magnifici fuochi d'artificio che ammirò sul lago, il diamante che ricevette da parte vostra e il festino che state per offrirle, tutto ciò la dispone in favore dell'amor vostro meglio di tutte le frasi che avreste potuto dirle.

JOURDAIN: Non c'è spesa che non farei se mi permettesse di trovare la via del suo cuore.

SIGNORA JOURDAIN: (sottovoce a Nicoletta) Ma che avranno da dirsi così a lungo?

DORANTE: Fra poco godrete a vostro agio il piacere di vederla, e i vostri occhi avranno tutto il tempo di saziarsene.

JOURDAIN: Per essere in piena libertà, ho fatto in modo che mia moglie vada a pranzo da sua sorella...

DORANTE: Giusta cautela... Ho dato io per voi gli ordini necessari al cuoco e per tutto quello che servirà per il balletto...

JOURDAIN: (si accorge che Nicoletta ascolta, e le dà uno schiaffo) Oeh! ma che razza di sfrontata! (A Dorante) Usciamo, vi prego.

SCENA 7

Signora Jourdain, Nicoletta

NICOLETTA: Ahi! Signora, la curiosità mi è costata cara; ma qualcosa bolle in pentola... Parlano di una faccenda in cui non vogliono che voi ficchiate il naso. SIGNORA JOURDAIN: Non è da oggi, Nicoletta, che sospetto di mio marito. O prendo una gran cantonata, o c'è qualche amore in giro... Ma pensiamo a mia figlia. Tu sai quanto l'ama Cleonte. Quel giovane mi va a genio... Voglio sostenere il suo desiderio  e dargli Lucilla.

NICOLETTA: Che gioia, signora, sentirvi dir questo; perché se a voi garba il padrone, il suo servitore garba altrettanto a me: e magari il nostro matrimonio potesse farsi all'ombra del loro!

SIGNORA JOURDAIN: Vallo a cercare da parte mia. Digli che venga subito a trovarmi per chiedere insieme la mano di Lucilla a mio marito.

NICOLETTA:Corro, e con gioia, signora! Non potevate darmi incarico più piacevole...

Già m'immagino quanto  saranno contenti...!

SCENA 8

Cleonte , Coviello, Nicoletta

NICOLETTA: (a Cleonte, dietro le quinte) Ah! capitate al momento giusto; sono ambasciatrice di gioia: venivo...

CLEONTE: Vattene, perfida, e non mi seccare con le tue parole traditrici.

NICOLETTA: È così che mi ricevete?

CLEONTE: Vattene, ti dico! Va da quell'impostora della tua padrona, e dille che mai più in vita sua ingannerà il troppo credulo Cleonte.

NICOLETTA: Ma che frenesie son queste? Povero Coviello mio, spiegamelo tu.

COVIELLO: Il "povero Coviello tuo"..., scellerata! Sparisci subito infame, e lasciami in pace!

NICOLETTA: Come? Anche tu ti t...t...

COVIELLO: Sparisci subito dalla mia vista, ho detto. E non mi rivolgere mai più la parola.

NICOLETTA: (andando) Ehi! che vespa li ha punti tutti e due? Andiamo subito a raccontare questa bella storia alla padrona.

SCENA 9

Cleonte, Coviello.

CLEONTE: Trattare così l'innamorato più fedele e più ardente che sia mai esistito!

COVIELLO: È spaventoso, quello che ci hanno fatto.

CLEONTE: Dimostro a una donna tutto l'ardore e la tenerezza che si possono immaginare... parlo soltanto di lei, penso solo a lei, sogno solo di lei, non respiro che per lei,  questo mio cuore batte solo in lei... : ed ecco il giusto premio di tanto amore! Sto senza vederla due giorni, che per me sono due secoli spaventosi: per caso la incontro; estasiato le volo incontro... e l'infedele evita il mio sguardo e mi passa davanti come se non mi avesse mai conosciuto.

COVIELLO: Dico le stesse cose di voi.

CLEONTE: Dopo tutti gli appassionati sacrifici, i sospiri, i giuramenti dedicati alle sue bellezze!

COVIELLO: Dopo tanti assidui omaggi, piaceri e servizi che le ho fatto in cucina!

CLEONTE: Tante lacrime versate ai suoi piedi!

COVIELLO: Tanti secchi d'acqua tirati dal pozzo per lei!

CLEONTE: Tanto ardore dimostrato ad amarla più di me stesso!

COVIELLO: Tanto calore patito a girar lo spiedo per lei!

CLEONTE: Ora  mi sfugge sprezzante!

COVIELLO: Ora mi volta la schiena, indifferente!

CLEONTE: Simile perfidia merita i più grandi castighi!

COVIELLO: Seimila schiaffi per un tradimento così!

CLEONTE: Che non ti venga in mente di prendere la sua difesa!

COVIELLO: Io, signore? me ne guardi il Cielo!

CLEONTE: Voglio serbarle intero il mio sdegno, e romperò ogni rapporto con lei.

COVIELLO: Anch'io!

CLEONTE: Le avrà probabilmente fatto colpo quel signor conte che frequenta questa casa.

COVIELLO: ...s'è lasciata abbagliare...

CLEONTE: Dimmene, ti scongiuro, più male che puoi... affinché mi disgusti di lei!

COVIELLO: Quella...!? Una gran smorfiosa, una gattaccia leziosa, farvi perdere la testa così! Io vedo soltanto in lei della mediocrità; cento ne troverete più degne di voi. Anzitutto, ha gli occhi piccoli.

CLEONTE: E' vero, ha gli occhi piccoli... ma pieni di fuoco, luminosi, vivaci,  commoventi come non ce ne sono altri.

COVIELLO: Ha la bocca larga

CLEONTE: Sì..., ma piena d'incanti che risvegliano il desiderio. E' la bocca la più attraente, la più amorosa del mondo...

COVIELLO: Alta non è!

CLEONTE: No, ma è snella e ben proporzionata.

COVIELLO: Quanto all'intelligenza...

CLEONTE: ...è finissima, sensibilissima.

COVIELLO: E' sempre seria.

CLEONTE: La preferiresti con una giovialità rumorosa? Esiste qualcosa di più pestifero delle donne che ridono per tutto e per niente?...

COVIELLO: ... una capricciosa come lei, non s'è mai vista.

CLEONTE: Sì, te lo concedo, è capricciosa  ma dalle belle donne si sopporta tutto.

COVIELLO: Beh, basta cosi, è chiaro che avete sempre voglia di amarla.

CLEONTE: Io? Preferirei morire; e presto la odierò quanto l'ho adorata.

SCENA 10

Cleonte, Lucilla, Coviello, Nicoletta.

NICOLETTA: (fuori palco) Per conto mio, sono ancora fuori di me...

LUCILLA: (fuori palco) Non può essere che come ti dico.

CLEONTE: Eccole... (a Coviello) Non voglio neppure parlarle.

COVIELLO: Io farò come voi.

LUCILLA: (entrando) Che c'è, dunque, Cleonte? Che cosa avete?

NICOLETTA: Cos'hai, Coviello?

LUCILLA: Qualche dispiacere vi affligge?

NICOLETTA: Cos'è questo malumore?

LUCILLA: E' chiaro che l'incontro di poco fa vi ha turbato.

CLEONTE: (a Coviello) Ah! Ah! Si comincia a capire quel che si è fatto...

NICOLETTA: Te la sei presa per la nostra accoglienza di stamane?

COVIELLO: (a Cleonte) La lingua batte dove il dente duole.

LUCILLA: Vero, Cleonte, che siete irritato per questo?

CLEONTE: Sì, perfide, sì, giacché volete saperlo; e vi dico che avrete poco da trionfare per la vostra infedeltà! Sono io a separarmi per primo, e non vi lascerò il piacere di scacciarmi.

COVIELLO: (a Nicoletta) Così io, così io.

LUCILLA: Quanto rumore per nulla, Cleonte! Vi spiego il motivo che stamane mi ha spinta ad evitare d'incontrarmi con voi.

CLEONTE: No, non voglio ascoltare nulla.

NICOLETTA:  (a Coviello) Ti voglio far capire perché siamo passate così in fretta.

COVIELLO: No, non voglio sentire niente.

LUCILLA: Sappiate che stamane...

CLEONTE: No vi ho detto.

NICOLETTA: Lasciami dire...

COVIELLO: Sono sordo.

LUCILLA: Due parole...

CLEONTE: No, è finita.

NICOLETTA: Una parola...

COVIELLO: E' chiuso!

LUCILLA: Bene. Non volete ascoltarmi? Allora pensate e fate quel che volete!

NICOLETTA: Prendila come vuoi!

CLEONTE: (voltandosi verso Lucilla) Sentiamo dunque il motivo d'una così bella accoglienza.

LUCILLA: Non ho più voglia di dirtelo!

COVIELLO: (voltandosi verso Nicoletta) Spiegaci un po' questa storia.

NICOLETTA:No, non ho più voglia.

CLEONTE: (seguendo Lucilla) Ditemi.

LUCILLA: Nulla...

CLEONTE: Ebbene! poiché v'importa così poco di togliermi dalla pene, mi vedete, ingrata, per l'ultima volta.

COVIELLO: E io, seguirò i suoi passi.

LUCILLA: Cleonte!

CLEONTE: Prego?

NICOLETTA: Coviello!

COVIELLO: Cosa?

LUCILLA: Dove andate?

CLEONTE e COVIELLO:(insieme) Andiamo a morire.

LUCILLA E NICOLETTA: (insieme)... morire?

CLEONTE: Sì, crudele, poiché lo volete.

LUCILLA: Noi? Noi vogliamo che voi moriate!?

CLEONTE: Proprio voi...

COVIELLO: Sì, voi, proprio...

LUCILLA: (molto veloce) Il fatto di cui vi dolete è stato causato stamane dalla presenza di una vecchia Zia... Essa pretende che ogni uomo è un diavolo da fuggire come la peste, che la sola vicinanza d'uno disonori una ragazza...

NICOLETTA: Ecco il grande mistero.

COVIELLO: Non me la dai mica a bere?

NICOLETTA e LUCILLA:(insieme) E' la pura verità.

CLEONTE: Ci arrendiamo allora?

COVIELLO: Bèh!

CLEONTE: Ah, Lucilla! Come sapete con una sola parola infondere pace nel mio cuore! E come ci si lascia persuadere facilmente dalle persone che amiamo!

COVIELLO: Con che facilità ci lasciamo addomesticare da quegli animali lì!

SCENA 12

SIGNORA JOURDAIN: Che piacere vedervi Cleonte! Capitate a proposito! Mio marito sta per giungere. Prendete in fretta il vostro tempo per chiedere Lucilla in sposa.

CLEONTE: Ah signora! Potevo ricevere un ordine più gradito? un favore più prezioso?

SCENA 13

Jourdain, Signora Jourdain, Cleonte, Lucilla, Coviello, Nicoletta.

CLEONTE: Signore, non ho voluto metter in mezzo altri per farvi una domanda su cui rifletto da molto... Senza più perifrasi vi dirò che l'onore di essere vostro genero è un ambito privilegio che vi prego di accordarmi.

JOURDAIN: Prima di darvi una riposta, signore, vi prego di dirmi se siete gentiluomo.

CLEONTE: Signore, nel rispondere a questa domanda quasi tutti non esitano tanto. Molti si appropriano di un titolo senza alcuno scrupolo e l'uso odierno sembra autorizzarne l'usurpazione. Da parte mia, confesso, ho in materia una sensibilità un po' più delicata... Discendo da una famiglia che ha ricoperto cariche importanti; ho prestato con onore sei anni di servizio come ufficiale dell'esercito, e ho quanto mi basta per tenere in società un posto piuttosto  decoroso; ma, con tutto ciò, vi dirò francamente che no, non sono gentiluomo.

JOURDAIN: Qua la mano, signore...; mia figlia non sarà per voi!

CLEONTE: Come?

JOURDAIN: Non siete gentiluomo: non avrete mia figlia.

SIGNORA JOURDAIN: Ma che volete dire, col vostro gentiluomo? Discendiamo forse, noi, della costola di San Luigi?

JOURDAIN: Zitta, moglie: so già dove volete arrivare.

SIGNORA JOURDAIN: Non discendiamo tutti e due dalla buona borghesia?

JOURDAIN: Ecco la linguaccia!

SIGNORA JOURDAIN: E vostro padre non era un negoziante tale e quale il mio?

JOURDAIN: Maledetta sia la donna. Non una volta rinuncia a ripeterlo. Se vostro padre era negoziante, tanto peggio per lui; ma del mio solo i maldicenti lo dicono. E tutto quel che ho a dirvi, io, è che per genero intendo avere un gentiluomo.

SIGNORA JOURDAIN: È una cosa, dico io, alla quale non consentirò mai. A imparentarsi con gente di condizione superiore si va incontro a spiacevoli inconvenienti. Se accadesse a mia figlia di venirmi a trovare nella sua carrozza di gran dama la gente non mancherebbe di far mille pettegolezzi: "Guardate un po' - la signora che fa tanto la superba! È la figlia di Jourdain... Non è mica sempre stata nelle grandezze di adesso, e i suoi nonni vendevano lenzuola fuori Porta ... Non si diventa così ricchi restando onesti".... Non voglio un genero che possa rinfacciare a mia figlia i suoi genitori, e che Lucilla abbia dei figli che si vergognino di chiamarmi nonna. Voglio, a farla breve, un genero al quale io possa dire: " Sedetevi, caro genero, e restate a cena con noi!".

JOURDAIN: Eccoli i sentimenti di un spirito meschino che vuol rimanere sempre in basso. E ora smettetela: mia figlia sarà marchesa, a dispetto di tutti; e, se mi fate saltar la mosca al naso, la farò duchessa.

SIGNORA JOURDAIN: Cleonte, non perdetevi d'animo. (A Lucilla) Vieni con me figlia mia.. Andiamo a dire risolutamente a tuo padre, se non sposeremo lui, non sposeremo nessun altro.

SCENA 13

Cleonte, Coviello

COVIELLO: Bell'affare avete combinato. Non vedete che è matto?... Cosa vi costava assecondarlo nelle sue ubbie?

CLEONTE:... Non immaginavo che ci volessero le patenti di nobiltà per diventare genero del Signor Jourdain.

COVIELLO: (Ridendo) Ah! Ah! Ah!

CLEONTE: Di che ridi?

COVIELLO: Ah! Ah! Ah! Di un'idea che mi è venuta...Ah! Ah! Ah! ...per beffare lui e fare contento voi.

CLEONTE: In che modo?

COVIELLO: Ah! Ah! Ah! Ah!  L'idea è proprio divertente!

CLEONTE: Ma insomma, che idea?

COVIELLO: Una sorta di mascherata... Ah! Ah! Ah! Ci sarà forse un certo sapor di commedia ...Ah! Ah! Ah! ...ma con un tipo così si può azzardare qualsiasi cosa... Ah! Ah! Ah! ...reciterà la sua parte a meraviglia...

CLEONTE: (senza ridere) ...Ah! Ah! Ah! Ma informami almeno...

COVIELLO: Basta soltanto che mi lasciate fare. Vi spiegherò tutto... Andiamocene: eccolo che ritorna.

SCENE 14 e 15

Dorimene, Dorante, un Lacché

DORIMENE: Non so, Dorante..., non so se faccio bene a lasciarmi condurre da voi in una casa dove non conosco nessuno.

DORANTE: Ma in  quale posto potrebbe invitarvi il mio amore se per sfuggire lo scalpore, non volete che ci incontriamo né a casa vostra né a casa mia...

DORIMENE: Ma non vedete che in tal modo, accettando - nonostante un bel difendermi - le troppo grandi prove della vostra passione, di giorno in giorno, insensibilmente, e con la vostra civile cocciutaggine, voi stancate la mia resistenza, e mi conducete pian piano dove volete: le visite frequenti, le dichiarazioni, poi le serenate, le feste, e infine i regali.... non riesco più a rispondere della mia volontà, e credo che finireste per condurmi al matrimonio, dal quale mi ero tanto allontanata!

DORANTE: Parola mia! signora, dovrebbe essere già cosa fatta. Siete vedova e dipendete solo da voi. Io sono padrone di me stesso, e vi amo più della mia vita! Cosa vi trattiene dunque dal rendermi, fin da oggi, felice?

DORIMENE: Dorante quanto occorre,  da ambo le parti, per vivere felici insieme!

DORANTE: Ma voi scherzate, signora, nell'immaginarvi tante difficoltà!

DORIMENE: E poi, le spese che vi vedo fare per me mi preoccupano... Sono sicura

che non le fate senza mettervi in imbarazzo, e ciò io, non lo voglio...

DORANTE: Oh! signora, sono inezie! E non è con questo ch....

DORIMENE: So quel che dico; e fra l'altro, il diamante che mi avete costretta ad accettare, ha un tale valore...

DORANTE: ...E' un oggettino che il mio amore trova indegno di voi... Ah! ecco il padrone di casa.

SCENA 16

Jourdain, Dorimène, Dorante, un Lacché

JOURDAIN: Un po' più in là, signora.

DORIMENE: Come?

JOURDAIN: (dopo aver fatto due riverenze, viene a trovarsi troppo vicino a Dorimene) Un passo in dietro, vi prego.

DORIMENE: Ma...?

JOURDAIN: Indietreggiate un po', per la terza.

DORANTE: Il signor Jourdain, marchesa, conosce gli usi di società.

DORIMENE: Ah!

JOURDAIN: Signora marchesa, è grande gloria per me, vedermi abbastanza fortunato per esser così felice da aver la fortuna che voi abbiate avuto la bontà di concedermi la grazia di farmi l'onore di onorarmi del favore della vostra presenza. E, se anche io avessi il merito di meritare un merito come il vostro, e il Cielo... invidioso del mio bene... mi avesse accordato... il privilegio di vedermi degno... delle... (cerca discretamente la carta dove ha scritto il suo complimento).

DORANTE: (sottovoce à Dorimène) E' un buon borghese, piuttosto ridicolo, come vedete...

DORIMENE: Non è difficile accorgersene.

DORANTE: ( a Jourdain che torna dopo aver letto il suo biglietto) Basta, signor Jourdain, basta: la marchesa non ama troppi complimenti e sa che siete un uomo di spirito. (a Dorimene) Ecco, marchesa il migliore dei miei amici.

JOURDAIN: Mi fatte troppo onore.

DORANTE: Un perfetto gentiluomo.

DORIMENE: Ha tutta la mia stima

JOURDAIN: Non ho fatto ancor nulla, sinora, per meritare tanta grazia.

DORANTE: (sottovoce a Jourdain) Badate, però, di non parlare del diamante che le avete regalato.

JOURDAIN: Non potrei almeno domandarle se le è piaciuto?

DORANTE: Oh, no! guardatevene bene! Sarebbe indelicato da parte vostra, per agir da uomo galante dovete fare come se il dono non venisse da voi.

DORANTE: Dice, signora marchesa, che siete la più bella persona del mondo.

DORIMENE: Ma... quanta cortesia ha per me!

JOURDAIN: Siete voi tanto cortese, signora...

DORANTE: Ora pensiamo a mangiare.

JOURDAIN:Tutto è pronto signore.

DORANTE: A tavola, allora! si facciano entrare i suonatori.

Entrata dei cuochi, servitori e musicanti

Messa a posto del tavolo e dei tovaglioli,

posate, ingredienti e bottiglie,a ritmo

- ATTO IV -

SCENA 1

Dorimène, Jourdain, Dorante, Musiciens (2), Laquais(2).

DORIMENE: Davvero, Dorante, questo è un banchetto addirittura splendido!

JOURDAIN: Scherzate, signora... vorrei tanto fosse più degno di esservi offerto.

Tutti si mettono a tavola

.

DORANTE: Il signor Jourdain ha ragione, signora, il pranzo non è degno di voi. Sono stato io ad ordinarlo, e non ho, in questa materia, la competenza dei nostri comuni amici, in questo pranzo vi colpiranno incongruenze gastronomiche e qualche barbarismo in fatto di buon gusto. Se fosse stato nostro Dàmide ad occuparsene, non vi trovereste un solo difetto, ci sarebbe eleganza ed erudizione in tutto; ed egli stesso non mancherebbe di magnificarvi ogni portata, di parlarvi di pesci dolci in crosta , dorati anche sui fianchi, con la pasta leggera ben lievitata e teneramente croccante; di un vino vellutato d'una gioventù non troppo perentoria, di un "carré" di montone arricchito di prezzemolo; di lombate di vitello di pastura bassa grandi così, bianche, delicate, e che, in bocca, sono vera pasta di mandorle; pernici saporite di un selvatico stupendo; e, come suo capolavoro, di un brodo perlato sostenuto da un bel tacchino giovane, fiancheggiato da piccioncini e coronato di cipolline bianche sposate con la cicoria. Ma io devo confessare la mia ignoranza in materia e, come il signor Jourdain ha detto molto bene, vorrei che questo pranzo fosse più degno di voi.

DORIMENE: A questi complimenti rispondo solo mangiando come faccio.

JOURDAIN: Ah! Che belle mani!

DORIMENE: Non sono belle le mie mani, signor Jourdain, ma voi intendete dire del diamante, che è bellissimo.

JOURDAIN: Io, marchesa? Il cielo mi guardi dal parlarne, non sarebbe delicato, e il diamante è cosa da poco.

DORIMENE: Siete molto difficile.

JOURDAIN: E voi troppo indulgente...

DORANTE: Orsù, versate il vino al signor Jourdain e poi questi signori faranno la cortesia di cantare una bella canzone da brindisi.

DORIMENE:(Già un po' ubriaca) Squisito condimento ai buoni cibi, la musica! Non si poteva fare accoglienza più splendida!

DORANTE: Oh, marchesa, non è... Signor Jourdain, ascoltiamo un po' questi signori....

PRIMO E SECONDO CANTANTE

(da "boire un petit coup")

Per iniziare, figlio, un dito solo

Per iniziare alza la coppa

Mano e vino sono ali e volo

e col loro se ne va la mia anima

la mia anima che ti giura

a-a-a-a- a-ardore

a-a-a-a a-ardore

 ardore per l'eternità.

(Ripresa, tutti insieme del refrain)

DORIMENE: Credo non si possa cantar meglio. E tutto questo è bellissimo.

JOURDAIN: Io vedo qui, marchesa, qualcosa di ancora più bello.

DORIMENE: Guarda un po'! Ma il signor Jourdain è più galante di quanto credessi.

DORANTE: Come, marchesa, per chi prendete il signor Jourdain?

JOURDAIN:Vorrei proprio che mi pigliasse per quel che dico io.

DORIMENE: Ancora! (tende il suo bicchiere)

DORANTE: (a Dorimène) Non lo conoscete!

JOURDAIN: Mi conoscerà quando le piacerà.

DORIMENE: Oh! lo lascio...

DORANTE:... Ma non vedete signora, che il signor Jourdain mangia tutti i bocconi che voi toccate?

DORIMENE: Il signor Jourdain è un uomo che m'incanta.

JOURDAIN: Potessi incantarvi il cuore, sarei...

SCENA 2

(Signora Jourdain, Jourdain, Dorimene, Dorante, Cantanti, Lacchè.)

SIGNORA JOURDAIN: Ah! Ah! vi trovo in buona compagnia e, a quanto vedo, non ero aspettata... E' per questa bella impresa, signor marito, che di premura m'avete spedita a pranzo da mia sorella? ...Ecco come gettate i soldi: date festini per le dame mentre mandate a spasso vostra moglie?

DORANTE: Che intendete dire, signora Jourdain, e quali fantasie vi ficcate in testa immaginando che vostro marito sperperi il suo denaro e sia stato lui a offrire questo festino alla signora? Vi prego di credere che sono stato io, e ch'egli mi ha soltanto prestato la sua casa. Dovreste badare meglio a ciò che dite.

JOURDAIN: Proprio così, impertinente ... E' il signor conte a offrire tutto questo alla signora che è una dama del gran mondo. Egli mi ha fatto l'onore di servirsi di casa mia e di volermi a questo pranzo.

SIGNORA JOURDAIN: Menzogne! So io quel che so! E' un pezzo che sospetto qualcosa e non sono sciocca. E' una bella porcheria per un signor di prima qualità come voi, tener bordone così alle scemenze di mio marito. E non è bello né onesto, per un gran dama come voi, venire a mettere zizzania in una casa, e tollerare che mio marito sia innamorato di Voi.

DORIMENE: Che storia è questa? Vi divertite alle mie spalle, Dorante, esponendomi agli insensati sospetti di questa squilibrata?

DORANTE: (seguendo Dorimene che esce) Signora, suvvia, signora, dove correte?

JOURDAIN: Marchesa! ... Signor Conte fatele le mie scuse e cercate di persuaderla a tornare! ...Ah! impertinente che siete voi! ecco qualcosa di cui gloriarvi! Venire a offendermi davanti a tutti, e a scacciare di casa mia persone di qualità!

SIGNORA JOURDAIN: Me ne infischio della loro qualità!

JOURDAIN: Non so chi mi tenga, maledetta, dal rompervi la testa con i piatti del pranzo che mi avete rovinato.

(I lacchè portano via  la tavola)

SIGNORA JOURDAIN: Difendo i miei diritti, e tutte le donne saranno con me.

JOURDAIN: Fate bene a starvene alla larga. (Solo) Ero in vena di dire tante cose graziose, e mai mi ero sentito così pieno di spirito... Ma cos'è questo?

SCENA 3

Jourdain, Coviello (travestito).

COVIELLO: Signor, non so se ho l'onore di essere conosciuto da voi?

JOURDAIN: No, signore.

COVIELLO: Vi ho visto che non eravate più alto di così.

JOURDAIN: Me?

COVIELLO: Si. Eravate il più bel bambino del mondo, e tutte le dame vi prendevano in braccio per sbaciucchiarvi.

JOURDAIN: Per sbaciucchiarmi?

COVIELLO: Sì. Ero grande amico del vostro defunto signor padre.

JOURDAIN:...Mio padre?

COVIELLO: Sì. Era un perfetto gentiluomo.

JOURDAIN: Come dite?

COVIELLO: Dico che era un perfetto gentiluomo.

JOURDAIN: Mio padre! E conosciuto come gentiluomo?

COVIELLO: Senza dubbio.

JOURDAIN:... Ci sono certi imbecilli che vogliono sostenere che era negoziante.

COVIELLO: Negoziante lui? Pura maldicenza Ah! Ah! Ah! Tutto quel che faceva era da persona molto cortese e servizievole; e poiché s'intendeva molto di stoffe, andava a sceglierne un po' dappertutto, se le faceva portare a casa, e le cedeva agli amici in cambio di denaro.

JOURDAIN: Sono felice di aver fatto la vostra conoscenza, perché potrete testimoniare che mio padre era gentiluomo.

COVIELLO: Lo sosterrò davanti a chiunque.

JOURDAIN: Ve ne sarò gratissimo. E... vorreste dirmi per quale motivo siete qui?

COVIELLO: Dopo aver conosciuto il defunto vostro signor padre, gran gentiluomo, come vi ho detto, ho viaggiato per tutto il mondo...

JOURDAIN:Lontano...!

COVIELLO: Sì. Son rientrato da quattro giorni; e, preso dall'interesse per tutto ciò che vi riguarda, vengo ad annunciarvi la più bella notizia che si possa immaginare.

JOURDAIN: Cioè?

COVIELLO: Sapete che il figlio del Gran Turco è qui?

JOURDAIN: Io? No.

COVIELLO: Ma come? Vive splendidamente, con un gran seguito; tutti corrono a vederlo...

JOURDAIN: Toh, guarda un po'! Non lo sapevo.

COVIELLO: Ma la fortuna vostra in questa faccenda è che si è innamorato di vostra figlia.

JOURDAIN: Il figlio del Gran Turco?

COVIELLO: Sì; e vuol diventare vostro genero.

JOURDAIN: Mio genero il figlio del Gran Turco?

COVIELLO: Quando andai a trovarlo, dato che conosco bene la sua lingua, mi disse: "...uch... alla mustaf gidelum, amanhem varahini usseré carbulath", cioè: "Non hai visto una belle giovane, figlia del signor Jourdain, gentiluomo parigino?"

JOURDAIN: Ha detto questo di me?

COVIELLO: ...E quando gli ebbi risposto che vi conoscevo di persona, e che avevo visto vostra figlia: "AH! fece, "Marababa sahem" cioè: "Ah, quanto sono innamorato di lei!"

JOURDAIN: "Marababa sahem" vuol dire "Ah! come sono innamorato di lei!". Che lingua meraviglioso il turco!

COVIELLO: Più meravigliosa di quanto si possa credere: Sapete cosa significa "Cacaracamuscen"?

JOURDAIN: "Cacaracamuscen"? Euh.....! No.

COVIELLO: Vuol dire: "Cara anima mia".

JOURDAIN: "Cacaracamuscen..., cara anima mia...".

COVIELLO: Sì. Infine, per concludere la mia ambasciata, il figlio del Gran Turco verrà per chiedere vostra figlia in sposa; e per avere un suocero degno di lui vuol farvi "Mamamusci"!

JOURDAIN: "Mamamusci"?

COVIELLO: Si, "Mamamusci"; che da noi significa paladino.... uno di quegli antichi... Paladino, insomma. Non c'é nulla di più nobile al mondo... Sarete alla pari coi più grandi gentiluomini della terra.

JOURDAIN: Il figlio del Gran Turco mi fa troppo onore. Vorrei ringraziarlo.

COVIELLO: Sta per venire qui!

JOURDAIN: Qui?

COVIELLO: Qui! e porta con sé tutto il necessario alla cerimonia per conferirvi il titolo di " Mamamusci".

JOURDAIN: Non perde tempo!?

COVIELLO: Il suo amore non può sopportare nessun ritardo.

JOURDAIN: C'è però un intoppo: questa testarda di mia figlia si è ficcata in zucca un certo Cleonte, e giura che sposerà soltanto lui.

COVIELLO: Qui succede una meravigliosa coincidenza: il figlio del Gran Turco e codesto Cleonte, che mi hanno indicato poco fa, si somigliano come due gocce d'acqua. Così l'amore della ragazza per l'uno potrà passare facilmente all'altro, e... (Musica) Lo sento venire; eccolo!

SCENA 4

Cleonte (travestito con tre Paggi), Jourdain, Coviello (travestito)

CLEONTE: " Ambusahim ochì boraf, giurdina salamalechi!

COVIELLO: (a Jourdain) Cioè: " Signor Jourdain, il vostro cuore sia tutto l'anno un roseto in fiore"... Sono i modi cortesissimi di quei paesi.

JOURDAIN: Servo umilissimo di Vostra Altezza Turca.

COVIELLO: "Carigar camboto ustin moraf".

CLEONTE: " Ustin joch catamalechi basum base alla moran ".

COVIELLO: dice questo: "Il cielo vi conceda la forza del leone e la prudenza del serpente!"

JOURDAIN: Sua Altezza Turca mi fa troppo onore, e io gli auguro prosperità d'ogni genere.

COVIELLO: "Ossa binladen sadoc baballì oracaf uram".

CLEONTE: "Bel-men".

COVIELLO: (a Jourdain) Dice che andiate svelto con lui a prepararvi per la cerimonia, in modo di vedere subito dopo vostra figlia, e di concludere le nozze.

JOURDAIN: (seguendo Cleonte) Tante cose in due parole?

COVIELLO: Già, la lingua Turca è così, dice molto in poche parole. Andate presto dove desidera!

SCENA 5

Coviello, Dorante.

CLEONTE: (tra sé) Ah! Ah! Ah!  Perdiana! Questa sì che è buffa. Che barbagianni! Se avesse imparato la sua parte a memoria, non potrebbe recitarla meglio. Oh! Oh! Oh! ...

DORANTE: AH, ah, Coviello, chi ti avrebbe riconosciuto?... Come ti sei conciato!

COVIELLO: Lo vedete. Ah! Ah! Ah!

DORANTE: Dimmi di che si tratta.

COVIELLO: Di uno stratagemma col quale indurremo il signor Jourdain a dare sua figlia al mio padrone...(Musica)  Vi prego di mettervi un po' indietro. Potrete così vedere una parte della beffa, ... vi racconterò il resto.

Vengono 4 Turchi cantanti che portano in alto due tappeti.  Il mufti chiude la marcia seguito da due Dervisci. I turchi stendono per terra i tappeti e  segue un rituale esoterico . I dervisci vanno a prendere Jourdain e i turchi continuano a cantare "Alli", "Allo, allo, allo", "Alla"...

 LE MUFTI

(a Jourdain, vestito alla turca)

Se ti sabir

Ti respondir

Se non sabir

Tazir, Tazir.

I TURCHI: Joc.

MUFTI: Rannabatista?

I TURCHI: Joc.

MUFTI: Luterana?

I TURCHI: Joc.

MUFTI: Banana?

I TURCHI: Joc.

MUFTI:Puritana, Bramina, Mahabarata?

I TURCHI: Joc. Joc. Joc.

MUFTI: Chi va là, chi va la?

I TURCHI: Giurdina, Giurdina.

MUFTI: (saltando) Giurdina, giurdina, giurdina.

I TURCHI: Giurdina, Giurdina.

MUFTI

 Mahametta pour giurdina.

Prièr folibergèr'

Palestina defendèr

Galera mortora

Prièr, prièr,prièr

Arktriomf' folibergèr'

(ai Turchi)

Türk Katè Gory Prömièr!

I TURCHI: U là bà, bàlèchu, palàba, palàba.

MUFTI: U là bà, bàlèchu, palàba, palàba.

TUTTI: U là bà, bàlèchu, palàba, palàba. (ad libitum durante la fine del rituale e del balletto durante il quale, i Turchi mettono un turbante a Jourdain, gli danno colpi di scimitarra e delle bastonate in cadenza, poi escono).

JOURDAIN : (rialzandosi alla fine) Uffa!

- ATTO V -

SCENA 1

Signora Jourdain, Jourdain.

SIGNORA JOURDAIN: Ah, Dio mio! Misericordia! Cos'è questa roba?  Chi vi ha infagottato in questa maniera?

JOURDAIN: Guarda che impertinente! Parlare così a un "Mamamusci"!

SIGNORA JOURDAIN: Che volete dire col vostro "Mamamusci".

JOURDAIN: Io... sono... "Mamamusci"!

SIGNORA JOURDAIN: Che bestia è?

JOURDAIN: "Mamamuscì", cioè, nella nostra lingua, Paladino.

SIGNORA JOURDAIN: Ballerino? Vi credete in età di danzare nei balletti?

JOURDAIN: Che ignorante! Pa-la-di-no ho detto. è un titolo onorifico; c'è stata ora la cerimonia, per conferirmelo.

SIGNORA JOURDAIN: Quale ceremonia?

JOURDAIN: "Mahametta pour Giurdina".

SIGNORA JOURDAIN: Che vuol dire?

JOURDAIN: "Giurdina", cioè Jourdain.

SIGNORA JOURDAIN: Be'? E allora?

JOURDAIN:Palestina defendèr, Galera mortora.

SIGNORA JOURDAIN: Cosa significherebbe?

JOURDAIN: Prièr, prièr,prièr, Arktriomf' folibergèr'

SIGNORA JOURDAIN: Ma che diavolo dite?

JOURDAIN: Türk Katè Gory Prömièr!

SIGNORA JOURDAIN: Che razza di gergo è?

JOURDAIN: U là bà, bàlèchu, palàba, palàba! (gira come i dervisci e cade per terra).

SIGNORA JOURDAIN: Ahimé, santo cielo! mio marito è diventato pazzo!

JOURDAIN: (rialzandosi e andosene) Zitta! insolente. Portate rispetto al signor "Mamamusci".

SIGNORA JOURDAIN: (da sola) Che disgrazia! (Vedendo giungere Dorimene e Dorante) Ah!... Ecco proprio loro ci mancavano. Vedo guai da tutte le parti. Corriamo a imperdirgli di uscire (esce)..

SCENA 2

Dorante e Dorimene.

DORANTE: (ancora dientro le quinte) ...Credo che in tutto il mondo sia impossibile trovare uno più matto di lui... (arrivando sul palco) Sì, marchesa, godrete lo spettacolo più divertente che si possa vedere. Inoltre, verrà eseguito il nostro balletto. Non dobbiamo perderlo...

DORIMENE: Ho visto preparativi stupendi. Non posso più permettere le vostre prodigalità... Per interrompere le spese che vi vedo fare per me, ho deciso di sposarvi al più presto... Così vanno sempre queste cose...!

DORANTE: Oh! signora! Possibile che abbiate preso una così dolce decisione?

DORIMENE: Soltanto per impedire che vi roviniate.

DORANTE: Come vi sono grato, signora, della premura di conservare le mie sostanze! Sono interamente vostre, come lo è il mio cuore; fatene quel che più vi piace.

DORIMENE: Saprò amministrare l'uno e le altre. Ma ecco il vostro uomo... Davvero meraviglioso.

SCENA 3

Jourdain, Dorimène, Dorante.

 

DORANTE: Signore, la marchesa e io, veniamo a rendere omaggio alla vostra nuova dignità e a rallegrarci con voi per il matrimonio di vostra figlia col figlio del Gran Turco.

JOURDAIN: (dopo aver fatto le riverenze alla turca) Signor conte, vi auguro la forza del serpente e la prudenza del leone.

DORIMENE: Sono assai lieta, signore, d'esser fra le prime persone a congratularmi con voi dell'altissimo grado cui siete asceso.

JOURDAIN: E a voi  auguro, signora, che il vostro roseto sia fiorito tutto l'anno. sono infinitamente felice di rivedervi in casa mia e così posso porgervi le più umili scuse per l'indelicatezza di mia moglie.

DORIMENE: Nulla di grave; scuso in lei un simile scatto: il vostro cuore le è certo prezioso, e non è strano che, con un marito come voi, essa provi qualche ansia.

JOURDAIN: Il mio cuore, marchesa, lo possedete voi.

DORANTE: Il signor Jourdain non è di quelli che si lasciano accecare dalla prosperità. Baciato in fronte dalla fortuna e dalla gloria non dimentica gli amici.

DORIMENE: Segno d'un animo generosissimo (gli rende l'anello).

DORANTE: E dov'è Sua Altezza Turca? Desidereremmo, in qualità di vostri amici, rendergli omaggio.

JOURDAIN: Eccolo. Ho già mandato a chiamare mia figlia...

SCENA 4

1.Jourdain, Dorimène, Dorante, Ckeonte (cammufato da turco), Coviello.

DORANTE: Principe, veniamo a riverire Vostra Altezza, come amici del vostro signor suocero, e ad offrirvi...

DORIMENE:...con rispetto...

DORANTE: ...i nostri umilissimi servigi.

JOURDAIN: Dov'è l'interprete...? (A Cleonte) Struf, strif, strof, traf. Il signore qui: grangrantrè trègranbonnôm! Mamamusci franciz! E lei! Oh lei!!! Grantrègranbonnfam'! Mamamouscissima Dorimenina! (a Dorimene) Ve l'avevo detto io che parlo turco?

DORIMENE: Veramente ammirevole!

COVIELLO: (arrivando con Lucilla) Alabalà crociam accì boram alabamen.

CLEONTE: Catelechì tubal urin soter amastucian.

DORIMENE: (che sembra divertirsi) Bazabou grantamur tromignon.

SCENA 5

Lucilla, Cleonte, Jourdain, Dorimene, Dorante, Coviello

JOURDAIN: Avanti, venite, figlia mia; avvicinatevi e date la mano al principe, che vi fa l'onore di chiedervi in sposa. Ecco il marito che io vi destino.

LUCILLA: A me, babbo?

JOURDAIN: Sì, a voi; Orsù, dategli la mano, e ringraziate il cielo della vostra fortuna.

LUCILLA: Io non voglio sposarmi.

JOURDAIN: Io, vostro padre, voglio che vi sposiate.

LUCILLA: Non lo farò.

JOURDAIN: Oh, quante storie! Andiamo, vi dico: la vostra mano.

LUCILLA: No, babbo. ve l'ho detto. Non c'è potere al mondo che... (Riconoscendo Cleonte) Ma è vero che siete mio padre, e vi debbo completa obbedienza. Sta a voi disporre di me come meglio credete.

JOURDAIN: Ah! son contento di vedervi tornata al senso del dovere. Così mi piace.

SCENA 6

Signora Jourdain, Jourdain, Cleonte, Lucilla,

 Dorante, Dorimene, Coviello

SIGNORA JOURDAIN: Come? Come? Cos'è quest'altra novità? Volete dare vostra figlia in sposa a una faccia da carnevale?

JOURDAIN: Zitta, impertinente! Venite sempre a mescolare in ogni cosa le vostre stravaganze; non c'è verso di insegnarvi ad esser ragionevole.

SIGNORA JOURDAIN: e' a voi che non c'è verso di far mettere la testa a posto! che state progettando, e cosa intendete fare con quest' accopiamento?

JOURDAIN: Voglio maritare Lucilla col figlio del Gran Turco!

SIGNORA JOURDAIN: Col figlio del Gran Turco?

JOURDAIN: Proprio cosi.

SIGNORA JOURDAIN: E glielo dirò in faccia che mia figlia non è per lui.

DORANTE: Che dite mai, signora Jourdain, vi opponete a un simile onore?

SIGNORA JOURDAIN: Impicciatevi dei fatti vostri.

DORIMENE: E' un grandissimo privilegio da non rifiutare.

SIGNORA JOURDAIN:  Prego anche voi di non immischiarvi...

JOURDAIN: Ma quante chiacchiere! Questo matrimonio si farà!

SIGNORA JOURDAIN: Non si farà!

LUCILLA: Mamma!

SIGNORA JOURDAIN: Andate via. Siete una svergognata.

COVIELLO: Signora!

SIGNORA JOURDAIN: Che avete da raccontarmi, voi?

COVIELLO: Solo due parole!

SIGNORA JOURDAIN: Non ne voglio!

JOURDAIN: Ecco l'ostinazione della donna!

COVIELLO: Basta che mi ascoltiate; dopo farete quel che vi parrà.

SIGNORA JOURDAIN: E va bene! Dunque?

COVIELLO: (Parla a sottovoce alla signora Jourdain, con molti gesti)....

SIGNORA JOURDAIN:Ah! Ah!

COVIELLO:....................................

SIGNORA JOURDAIN: Bene, ecco fatto: Acconsento al matrimonio.

JOURDAIN: Ah! finalmente! tutti ragionevoli!

SIGNORA JOURDAIN: Mandiamo a chiamare un notaio.

DORANTE: ...Dello stesso notaio ci serviremo la marchesa e io, per sposarci.

SIGNORA JOURDAIN: Anche questo mi va a genio.

JOURDAIN: (Sottovoce a Dorante) Buona trovata per dargliela a bere.

DORANTE: Grazie! e aspettando che venga e stenda i contratti, vediamo il nostro balletto, e offriamolo come svago a Sua Altezza Turca. (Musica e balletto)

SIGNORA JOURDAIN: E Nicoletta?

JOURDAIN: La dò all'interprete; e mia moglie a chi la vorrà.

COVIELLO: Vi ringrazio, signor Jourdain. (A parte) Se qualcuno incontrasse uno più matto di lui,  lo griderò ai quattro venti.

Il balletto si svolge uno degli attori che fa il vecchio canta:

(VECCHIO BORGHESE CIARLIERO)

VENITE AMICA MIA

SEGUITE I  PASSI MIEI

VI PREGO, SUVVIA

DI NOI QUI NON CI SI CURA

MA VOI NON VE NE ANDATE VIA

STANCO IO SONO

DI TUTTI QUESTI  GUAI

IL GUAZZABUGLIO

E TANTI IMPICCI

MI PESAN TROPPO ORMAI

SE  MI RIPRENDERÀ LA VOGLIA

DI RIFARE IN  VITA MIA

IL TEATRO O L'OPERETTA

CHE MI POSSANO AZZOPPARE

VENITE AMICA MIA

SEGUITE I  PASSI MIEI

VI PREGO, SUVVIA

DI NOI QUI NON CI SI CURA

MA VOI NON VE NE ANDATE VIA

E tutti se ne vanno a tempo di musica. Rimangono soli sul palco, seduti l'uno vicino all'altro, il Signore e la Signora Jourdain.

JOURDAIN: (dolcemente) Marababa satem.

SIGNORA JOURDAIN: (Dopo un po' di tempo) Marababa tatem.

JOURDAIN: Cacaracamouchen.

SIGNORA JOURDAIN: Cara anima mia!

(Musica: Ripassano tutti gli altri come in un carnevale di sogno. Sipario).

Applausi.

NIEF

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