Il borghese gentiluomo

Scena I

Il teatro di Molire qui presentato nella traduzione di Luigi Lunari, che per la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) ne sta traducendo lopera omnia.

I testi sono qui pubblicati senza presentazioni o note: gli interessati possono comunque risalire almeno per i titoli pi noti ai singoli volumetti pubblicati nella BUR, e per vari titoli minori al volume antologico Molire Commedie, sempre a cura di Luigi Lunari, nella collana radiciBUR.

Le traduzioni sono condotte su testi originali in tutta fedelt filologica; ma di alcuni di essi esistono anche versioni e adattamenti sempre ad opera del sottoscritto Luigi Lunari, in occasione di particolari allestimenti, con interventi drammaturigici e aggiunte di canzoni (come ad esempio per Il Borghese Gentiluomo e per Le Furberie di Scapino). Queste rielaborazioni ove interessino si possono leggere chiedendone i testi a Luigi Lunari, tel. 039.883177 o via e-mail luigi.lunari@libero.it


I L B O R G H E S E G E N T I L U O M O

di

M o l i r e

Traduzione

di

Luigi Lunari

Copyright Luigi Lunari Via Volturno 80 20047 Brugherio (MB)

Tel. +39.039.883177 e.mail luigi.lunari@libero.it


PERSONAGGI

Monsieur Jourdain

Madame Jourdain

Lucilla

Dorante

Dorimene

Cleonte

Coviello

Nicoletta

Il maestro di danza

Il maestro di musica

Il maestro di scherma

Il maestro di filosofia

Garzoni e lacch


Scena I

IL MAESTRO DI MUSICA, IL MAESTRO DI DANZA, TRE CANTANTI, DUE VIOLINISTI, QUATTRO BALLERINI

IL MAESTRO DI MUSICA (ai suoi musicisti) - Avanti, andate in quella sala a riposarvi un po, prima che arrivi lui.

IL MAESTRO DI DANZA (ai suoi ballerini) - E anche voi: da quella parte.

IL MAESTRO DI MUSICA (allallievo) - Fatto?

LALLIEVO - S.

IL MAESTRO DI MUSICA - Vediamo... Mi pare bene.

IL MAESTRO DI DANZA - un pezzo nuovo?

IL MAESTRO DI MUSICA - S, unaria per una serenata, che gli ho detto di scrivere qui, mentre aspettiamo che lamico si svegli.

IL MAESTRO DI DANZA - Posso vedere di che si tratta?

IL MAESTRO DI MUSICA - La sentirete, assieme al testo, quando verr lui. Non dovrebbe tardare.

IL MAESTRO DI DANZA - Abbiamo incarichi non da poco, ormai, sia io che voi.

IL MAESTRO DI MUSICA - vero. Abbiamo trovato tutti e due proprio la persona che ci voleva. Questo signor Jourdain come una bella rendita, con le manie di nobilt e di eleganza che si messo in testa; e voi come ballerino e io come musicista dovremmo augurarci che tutti gli assomigliassero.

IL MAESTRO DI DANZA - Non esattamente; io preferirei che capisse un po di pi, di tutto quello che gli si insegna.

IL MAESTRO DI MUSICA - vero: capisce poco, ma paga bene. Ed di questo che le nostre arti hanno bisogno, in questo momento; pi che di ogni altra cosa.

IL MAESTRO DI DANZA - A me, ve lo confesso, piacciono anche le soddisfazioni. Gli applausi non mi lasciano indifferente; e credo che in tutte le belle arti sia una tortura vera e propria darsi da fare per degli stupidi, e dover sopportare sulla propria opera i barbari giudizi di un ignorante. Ben altro piacere, non dite di no, lavorare per gente in grado di percepire la raffinatezza di una data arte, di apprezzare come si conviene i pregi di una data opera, e di ripagare la vostra fatica con qualche complimento lusinghiero. S, la miglior ricompensa quella di veder apprezzate le cose che si fanno, vederle accolte con un applauso che ci faccia onore. A mio avviso non vi nulla che meglio di questo ci compensi delle nostre fatiche: una bella lode aperta una dolcezza squisita.

IL MAESTRO DI MUSICA - Sono daccordo: una bella lode la gusto quanto voi. Certamente non vi nulla che lusinghi di pi degli applausi di cui parlate. Ma sono incensi che non danno da mangiare: gli elogi, in s e per s , non migliorano il nostro livello di vita: bisogna mescolarci qualcosa di pi solido: la miglior lode possibile quella che si tributa con le mani. Il nostro amico, vero, non ha grandi lumi: parla a vanvera di questo e di quello, applaude le cose pi assurde; ma ci pensano i suoi soldi a raddrizzare i giudizi del suo cervello; c molto buon gusto nel suo portafogli; le sue lodi sono di ottimo conio; e insomma, se ci pensate bene, questo borghese ignorante per noi vale molto di pi di quel signore illuminato che ci ha introdotti in questa casa.

IL MAESTRO DI DANZA - Qualcosa di vero, in quel che dite, c. Ma secondo me insistete un po troppo sui soldi. Gli interessi materiali sono cose cos volgari che una persona bennata non dovrebbe mai mostrarvisi troppo attaccata.

IL MAESTRO DI MUSICA - Per i soldi che ci d il nostro amico li prendete volentieri.

IL MAESTRO DI DANZA - Senza dubbio. Ma la mia soddisfazione non tutta qui, e vorrei che oltre ai soldi avesse anche un po di buon gusto.

IL MAESTRO DI MUSICA - Lo vorrei anchio, e facciamo infatti tutto il possibile. Comunque, egli se non altro ci d il modo di farci conoscere nella buona societ; vorr dire che lui pagher per gli altri quello che gli altri sapranno apprezzare per lui.

IL MAESTRO DI DANZA - Eccolo che viene.

Scena II

IL SIGNOR JOURDAIN, DUE LACCH, IL MAESTRO DI MUSICA, IL MAESTRO DI DANZA, MUSICISTI, CANTANTI E BALLERINI

IL SIGNOR JOURDAIN - E allora, signori? Come va? Mi fate sentire il vostro sproloquio?

IL MAESTRO DI DANZA - Come? Quale sproloquio?

IL SIGNOR JOURDAIN - Beh, il... com che lo chiamate? Il prologo, o dialogo, di canzoni e di ballo.

IL MAESTRO DI DANZA - Ah, ah!

IL MAESTRO DI MUSICA - Noi siamo pronti.

IL SIGNOR JOURDAIN - Vi ho fatto aspettare un po, ma il fatto che oggi mi vesto cos come i nobili; e il mio sarto mi ha mandato delle calze di seta che mai avrei pensato di mettermi.

IL MAESTRO DI MUSICA - Siamo qui, tutti a vostra disposizione.

IL SIGNOR JOURDAIN - Volevo chiedere, a tutti e due, di non andarvene fino a che non mi avranno portato il vestito, cos potete vedermi.

IL MAESTRO DI DANZA - Tutto quello che volete.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mi vedrete bardato di tutto punto, dalla testa ai piedi.

IL MAESTRO DI MUSICA - Non ne dubitiamo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Unaltra cosa che mi sono fatta fare questa vestaglia allindiana.

IL MAESTRO DI DANZA - Molto bella.

IL SIGNOR JOURDAIN - Il mio sarto mi ha detto che i nobili, alla mattina, si mettono cos.

IL MAESTRO DI MUSICA - Vi sta a meraviglia.

IL SIGNOR JOURDAIN - Lacch! Ol, i miei due lacch!

IL PRIMO LACCH - Il signore desidera?

IL SIGNOR JOURDAIN - Niente. Volevo solo vedere se state attenti. (Ai due Maestri) Che cosa ne dite delle loro livree?

IL MAESTRO DI DANZA - Stupende.

IL SIGNOR JOURDAIN (apre la veste e mostra i calzoni stretti di velluto rosso e la camiciola di velluto verde che indossa) - E questo un piccolo desabigli di comodo per i miei esercizi mattutini.

IL MAESTRO DI MUSICA - Molto raffinato.

IL SIGNOR JOURDAIN - Lacch!

IL PRIMO LACCH - Signore?

IL SIGNOR JOURDAIN - Laltro!

IL SECONDO LACCH - Signore?

IL SIGNOR JOURDAIN - Prendimi la vestaglia. Sto bene cos?

IL MAESTRO DI DANZA - Benissimo. Come meglio non si potrebbe.

IL SIGNOR JOURDAIN - Vediamo un po la vostra roba.

IL MAESTRO DI MUSICA - Vorrei anzitutto farvi sentire unaria che un mio allievo ha composto per la serenata che mi avevate chiesto. Un ragazzo che ha un talento eccezionale per questo genere di cose.

IL SIGNOR JOURDAIN - S, ma non era cosa per un allievo: chiss neanche se bastavate voi!

IL MAESTRO DI MUSICA - Non lasciatevi trarre in inganno dalla parola allievo, signore. Allievi come lui ne sanno quanto i pi grandi maestri, e laria non poteva essere pi bella. Voi ascoltatela.

IL SIGNOR JOURDAIN - La mia vestaglia, per sentirla meglio... Un momento, forse meglio senza vestaglia... No, ridammela, meglio cos.

UN CANTANTE (canta)

Notte e giorno languisco e gi mi moro,

dal d che ai tuoi begli occhi mi legai;

ma se in tal guisa tratti me che s tadoro,

ai tuoi nemici, o bella Iris, che farai?

IL SIGNOR JOURDAIN -

Mi sembra un po lugubre, come musica: mi fa addormentare. Non potreste dargli un po di su con la vita, qua e l?

IL MAESTRO DI MUSICA - La musica, signore, deve adeguarsi alle parole.

IL SIGNOR JOURDAIN - Una canzone proprio carina, che ho sentito qualche tempo fa... Un momento... la... com che diceva?...

IL MAESTRO DI DANZA - Io non lo so proprio.

IL SIGNOR JOURDAIN - Centrava anche un montone.

IL MAESTRO DI DANZA - Un montone?

IL SIGNOR JOURDAIN - S. Ah!

(Il signor Jourdain canta)

Io credevo che la Carlotta

fosse una delle pi buone,

io credevo che la Carlotta

fosse dolce come un montone.

E invece, ahim,

proprio come una peste

come la tigre delle foreste

poco bella?

IL MAESTRO DI MUSICA - Deliziosa.

IL MAESTRO DI DANZA - E la cantate anche bene.

IL SIGNOR JOURDAIN - E senza aver studiato musica.

IL MAESTRO DI MUSICA - Dovreste studiarla, signore, come fate con la danza. Sono due arti strettamente legate luna allaltra.

IL MAESTRO DI DANZA - E aprono la mente delluomo alle cose belle.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma i nobili studiano anche la musica?

IL MAESTRO DI MUSICA - Si, signore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Allora la studio anchio. Solo che non so come fare con il tempo, perch oltre alle lezioni di scherma ho prenotato anche un professore di filosofia che comincia proprio stamattina.

IL MAESTRO DI MUSICA - La filosofia una gran cosa; ma la musica, signore, la musica...

IL MAESTRO DI DANZA - La musica e la danza... La musica e la danza: non c altro al mondo.

IL MAESTRO DI MUSICA - In uno Stato moderno la cosa pi utile la musica.

IL MAESTRO DI DANZA - Per lumanit intera la cosa pi necessaria la danza.

IL MAESTRO DI MUSICA - Senza la musica, uno Stato non regge.

IL MAESTRO DI DANZA - Senza la danza, lumanit non nulla.

IL MAESTRO DI MUSICA - Tutti i disordini, tutte le guerre che si danno al mondo, succedono perch non si vuole studiare musica.

IL MAESTRO DI DANZA - Tutte le disgrazie dellumanit tutte le crisi funeste di cui trabocca la storia, i fiaschi dei politici, i fallimenti dei grandi condottieri, son tutte cose successe perch la gente non studia danza.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma come pu essere?

IL MAESTRO DI MUSICA - La guerra, non la si fa quando viene a mancare lunit tra gli uomini?

IL SIGNOR JOURDAIN - vero.

IL MAESTRO DI MUSICA - E se tutti gli uomini studiassero musica, non sarebbe questo un modo per metterli tutti daccordo, e veder regnare nel mondo la pace universale?

IL SIGNOR JOURDAIN - Avete ragione.

IL MAESTRO DI DANZA - E quando qualcuno commette un errore, sia che si tratti di questioni di famiglia, di affari di stato, o del comando di un esercito, non si dice sempre: Il tale ha fatto un passo falso?

IL SIGNOR JOURDAIN - vero, si dice proprio cos.

IL MAESTRO DI DANZA - E fare un passo falso, non dipende forse dal non saper danzare?

IL SIGNOR JOURDAIN - vero, avete proprio ragione.

IL MAESTRO DI DANZA - Tanto per farvi capire leccezionalit della danza e della musica.

IL SIGNOR JOURDAIN - Adesso lho capita.

IL MAESTRO DI MUSICA - Volete vedere quel che abbiamo preparato?

IL SIGNOR JOURDAIN - S.

IL MAESTRO DI MUSICA - Come vi ho gi detto, si tratta di un piccolo saggio che ho composto a suo tempo, sulle diverse passioni che la musica in grado di esprimere.

IL SIGNOR JOURDAIN - Benissimo.

IL MAESTRO DI MUSICA (ai cantanti) - Su, venite avanti. (Al signor Jourdain) Dovete immaginarveli vestiti da pastori.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma perch sempre pastori? Non si vedono altro che pastori.

IL MAESTRO DI DANZA - Quando dei personaggi devono parlare di musica, si va per forza a finire tra i pastori: una questione di verosimiglianza. Il canto da sempre prerogativa dei pastori. Un dialogo tra nobili, o tra borghesi, in cui i sentimenti venissero espressi con il canto, non sarebbe realistico.

IL SIGNOR JOURDAIN - Va bene, va bene. Sentiamo.

DIALOGO IN MUSICA

UNA CANTANTE E DUE CANTANTI

Un cuore, nel regno damore,

da mille cure sconvolto sar;

si suol dire che bello languire,

che bello soffrire, per in verit

nulla pi dolce della libert.

PRIMO CANTANTE

Nulla pi dolce dei teneri furori

che avvincono due cuori

in un unico ardore.

Senza lamore non vi felicit;

toglietelo alla vita

e nulla rester

SECONDO CANTANTE

Dolci sarebbero le leggi dellamore

se in amore si trovasse fedelt;

ma quanto, ahim, provo crudel dolore

ch pastorella fedele non si d.

Donne incostanti, indegne del creato,

vostra fu colpa se allamore ho rinunciato.

PRIMO CANTANTE

Amabile ardore,

LA DONNA

Licenza invidiabile,

SECONDO CANTANTE

Sesso ingannatore,

PRIMO CANTANTE

O belloggetto amabile!

LA DONNA

Delizia del mio cuore!

SECONDO CANTANTE

Tu mi colmi dorrore!

PRIMO CANTANTE

Ors, lascia tosto questodio crudele!

LA DONNA

Veder ti far pastorella fedele.

IL SECONDO CANTANTE

Dove trovarla, ahim?

LA DONNA

A gloria delle donne

voglio offrire a te il mio cuore.

IL SECONDO CANTANTE

Ma come potr credere chei non sia traditore?

LA DONNA

Tra noi due or si vedr

chi damor dar pi prove.

IL SECONDO CANTANTE

E chi manca a fedelt

Lo colpisca il sommo Giove!

TUTTI E TRE

Lasciamoci ora infiammare

da cos dolce ardore!

Ah, quanto bello amare

quando fedele il cuore!

IL SIGNOR JOURDAIN - Finito?

IL MAESTRO DI MUSICA - Si.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mi pare combinato bene, e ci son dentro un sacco di frasette molto belline.

IL MAESTRO DI DANZA - E adesso ecco, per quel che mi riguarda, una piccola dimostrazione dei pi bei movimenti e delle pi belle pose con cui si possa variare una danza.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ancora pastori?

IL MAESTRO DI DANZA - Come volete voi. Avanti!

Quattro ballerini eseguono tutti i vari movimenti e i passi che il Maestro di danza comanda loro, e questo balletto costituisce il primo intermezzo

ATTO II

SCENA I

IL SIGNOR JOURDAIN, IL MAESTRO DI MUSICA, IL MAESTRO DI DANZA, LACCH

IL SIGNOR JOURDAIN - Mica stupido, devo dire. Tutta gente che le gambe le sa muovere eccome!

IL MAESTRO DI MUSICA - Quando alla danza si unir la musica , il tutto far ancora pi effetto; e vedrete qualcosa di veramente raffinato, nel piccolo balletto che abbiamo messo a punto per voi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Sar per subito, spero. Perch la persona per cui ho fatto fare tutto questo mi fa lonore di venire qui a pranzo.

IL MAESTRO DI DANZA - Tutto pronto

IL MAESTRO DI MUSICA - Per, signore, questo non basta: una persona come voi, di tanta magnificenza, e dotato di tamta inclinazione per le cose belle, non pu non ospitare in casa propria, tutti i mercoled o tutti i gioved, un concerto vero e proprio.

IL SIGNOR JOURDAIN - quel che fanno i nobili?

IL MAESTRO DI MUSICA - S, signore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Allora lo far anchio. una bella cosa?

IL MAESTRO DI MUSICA - Senza dubbio. Vi ci vorranno tre cantanti: un tenore, un soprano, un basso; con laccompagnamento di una viola da gamba, di una tiorba, e di un clavicembalo per il basso continuo, con due parti alte eseguite dai violini, per i ritornelli.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ci vorrebbe anche una bella tromba marina. La tromba marina uno strumento che mi piace, e poi molto melodioso.

IL MAESTRO DI MUSICA - Lasciate fare a noi.

IL SIGNOR JOURDAIN - E comunque ricordatevi di mandare subito qualcuno a cantare mentre mangiamo.

IL MAESTRO DI MUSICA - Avrete tutto quel che vi occorre.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma soprattutto, che il balletto sia davvero un bel balletto.

IL MAESTRO DI MUSICA - Resterete soddisfatto; e in particolare di certi minuetti che fanno parte del balletto.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, il minuetto il mio ballo! Voglio farvi vedere che bravo che sono. Maestro, prego.

IL MAESTRO DI DANZA - Signore, per piacere, il capello. La, la, la; La, la, la, la, la, la; La, la, la; bis; La, la, la; La, la. Cadenza, prego. La; la; la; la. La gamba destra. La, la, la. Pi fermo con le spalle. La; la; la; la; la; La; la; la; la; la. Le braccia sembrano paralizzate. La; la; la; la; la. Su con la testa. Punta del piede in fuori. La; la; la. Dritto con il corpo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Beh?

IL MAESTRO DI MUSICA - Mai visto niente di pi bello.

IL SIGNOR JOURDAIN - A proposito: insegnatemi come si fa la reverenza per salutare una marchesa. Ne avr bisogno tra poco.

IL MAESTRO DI DANZA - Una reverena per salutare una marchesa?

IL SIGNOR JOURDAIN - S, una marchesa che si chiama Dorimene.

IL MAESTRO DI DANZA - Datemi la mano.

IL SIGNOR JOURDAIN - No. Fatemi vedere: imparer subito.

IL MAESTRO DI DANZA - Se volete salutarla con molto rispetto, bisogna anzitutto fare una reverenza allindietro, poi avvicinarsi a lei con tre reverenze in avanti, e con lultima reverenza chinarsi fino alle ginocchia di lei.

IL SIGNOR JOURDAIN - Provate un po. Bene.

IL PRIMO LACCH - Signore, c il vostro maestro darmi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Fatelo venire avanti, deve darmi lezione. E voi, voglio che stiate qui a vedere.

SCENA II

IL MAESTRO DARMI, IL MAESTRO DI MUSICA , IL MAESTRO DI DANZA, IL SIGNOR JOURDAIN, DUE LACCH

IL MAESTRO DARMI (dopo avergli messo in mano un fioretto) - Ors, signore, il saluto. Busto eretto. Poggiare un poco sulla gamba sinistra. Non cos aperte le gambe. Piedi su una stessa linea. Pugno diametralmente opposto allanca. Punta dellarma dritta con la spalla. Il braccio non cos teso. La mano sinistra allaltezza degli occhi. Spalla sinistra pi in quarta. Dritta la testa. Fermo lo sguardo. Avanti. Non muovere il busto. Toccate il mio ferro di quarta, e portate la botta. Uno, due. Tornate in guardia. Affondate di nuovo, da fermo. Salto indietro. Quando si porta il colpo, signore, devessere larma a partire per prima, e che il corpo sia ben coperto. Uno, due. In guardia. Affondate di nuovo. Salto indietro. A voi, signore, a voi.

(Il Maestro dArmi gli porta due o tre colpi, gridando: A voi )

IL SIGNOR JOURDAIN - Beh?

IL MAESTRO DI MUSICA - Siete prodigioso.

IL MAESTRO D'ARMI - Ve lho gi detto: il segreto della scherma tutto in due regole: primo, darle; secondo, non prenderle. Cos come vi ho fatto vedere laltro giorno, a scopo dimostrativo, prenderle risulta impossibile solamente se si riesce a sviare la punta dellarma dellavversario dalla linea del nostro corpo, il che basta ad ottenersi con un piccolo movimento del polso, o in dentro o in fuori.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma allora non c neanche bisogno di essere coraggiosi: uno sicuro di uccidere il suo avversario e di non essere ucciso.

IL MAESTRO D'ARMI - Senza dubbio. Non ve lho forse dimostrato?

IL SIGNOR JOURDAIN - S.

IL MAESTRO D'ARMI - Dal che si vede di quale considerazione dobbiamo noi godere in uno Stato, e di quanto la scienza delle armi prevalga su tutte le altre discipline inutili, quali la danza, la musica, la...

IL MAESTRO DI DANZA - Calma un momento, signor spadaccino: parlate della danza col dovuto rispetto.

IL MAESTRO DI MUSICA - E imparate, di grazia, a valutare meglio limportanza della musica.

IL MAESTRO D'ARMI - Volete forse scherzare, a paragonare le vostre arti alla scherma.

IL MAESTRO DI MUSICA - Ma sentite le arie che si d!

IL MAESTRO DI DANZA - Bel bestione, con quella corazza sulla pancia!

IL MAESTRO D'ARMI - Potrei farvi ballare io come si deve, mio bel ballerino. E voi, mio bel canterino, farvi cantare io a regola darte.

IL MAESTRO DI DANZA - Signor sputafuoco, vi insegner io il vostro mestiere.

IL SIGNOR JOURDAIN (al Maestro di danza) - Ma siete matto, a provocarlo a quel modo, lui che sa di terza e di quarta, e che ammazza la gente con la forza della dimostrazione?

IL MAESTRO DI DANZA - Io me ne infischio delle sue dimostrazioni, e della terza e della quarta.

IL SIGNOR JOURDAIN - Vi dico di andarci piano.

IL MAESTRO D'ARMI - Come sarebbe a dire, piccolo sfacciato?

IL SIGNOR JOURDAIN - Eh, signor maestro darmi!

IL MAESTRO DI DANZA - Come sarebbe a dire, somaro da traino?

IL SIGNOR JOURDAIN - Eh, signor maestro di danza!

IL MAESTRO D'ARMI - Se faccio tanto di gettarmi su di voi...

IL SIGNOR JOURDAIN - Calma.

IL MAESTRO DI DANZA - Se faccio tanto di mettervi le mani addosso...

IL SIGNOR JOURDAIN - Basta cos.

IL MAESTRO D'ARMI - Vi striglio come si deve...

IL SIGNOR JOURDAIN - Per piacere!

IL MAESTRO DI DANZA - Vi concio io come si conviene...

IL SIGNOR JOURDAIN - Vi prego!

IL MAESTRO DI MUSICA - Lasciateci insegnargli un po come si parla.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mio Dio! Smettetela!

SCENA II

Il MAESTRO DI FILOSOFIA, IL MAESTRO DI MUSICA, IL MAESTRO DI DANZA, IL MAESTRO DARMI, IL SIGNOR JOURDAIN, LACCH

IL SIGNOR JOURDAIN - Ol, signor Filosofo, arrivate giusto a proposito con la vostra filosofia. Venite qui voi, a metter pace tra questa gente.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Che cosa c? Che successo, signori miei?

IL SIGNOR JOURDAIN - Si sono arrabbiati, parlando dei loro mestieri, fino a scambiarsi un sacco di ingiurie, e quasi a mettersi le mani addosso.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Ma come, signori! Giungere a questi eccessi? Dunque non avete mai letto il dotto trattato di Seneca sulla collera? Vi forse qualcosa di pi volgare e di pi vergognoso di questa passione, che trasforma un essere umano in una bestia feroce? Non spetta forse alla ragione dominare tutti i moti del nostro animo?

IL MAESTRO DI DANZA - E perch, signore, quello l deve venire qui ad insultarci tutti e due, disprezzando la danza che io coltivo, e la musica che la sua professione?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Luomo saggio superiore a tutti gli insulti di cui fatto oggetto. La grande risposta che si deve dare agli oltraggi la moderazione e la pazienza.

IL MAESTRO D'ARMI - Hanno avuto tutti e due la sfacciataggine di paragonare le loro professioni alla mia.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - E pu bastare questo a farvi perdere le staffe? Non dei loro mestieri che gli uomini devono disputare, n della vana gloria che ne consegue: ci che ci distingue gli uni dagli altri soltanto la saggezza e la virt.

IL MAESTRO DI DANZA - Io gli ho detto e ripetuto che la danza unarte che non sar mai onorata abbastanza.

IL MAESTRO DI MUSICA - E io, che la musica unarte cui tutti i secoli hanno guardato con reverenza.

IL MAESTRO D'ARMI - E io gli ho detto e ripetuto a tutti e due che larte della scherma la pi bella e la pi necessaria di tutte le arti.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - E che cosa dovremmo dire allora della filosofia? A mio parere siete tutti e tre dei bei presuntuosi, a parlare in mia presenza con tanta arroganza, e a dare cos impudentemente il nome di arte a cose che neppure meriterebbero il nome di mestiere, e che comunque andrebbero accomunate ai miserabili mestieri dei gladiatori, dei canterini, dei saltimbanchi!

IL MAESTRO D'ARMI - Va al diavolo, cane dun filosofo.

IL MAESTRO DI MUSICA - Va al diavolo, pezzente dun pedante.

IL MAESTRO DI DANZA - Va al diavolo.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Come?!, furfanti che non siete altro...

(Il Filosofo si scaglia contro di loro, e tutti e tre lo coprono di botte, ed escono battendosi.)

IL SIGNOR JOURDAIN - Signor Filosofo.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Infami! Mascalzoni! Insolenti!

IL SIGNOR JOURDAIN - Signor Filosofo.

IL MAESTRO D'ARMI - Peste al bestione!

IL SIGNOR JOURDAIN - Signori.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Impudenti!

IL SIGNOR JOURDAIN - Signor Filosofo.

IL MAESTRO DI DANZA - Allinferno, somaro rifatto!

IL SIGNOR JOURDAIN - Signori.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Scellerati!

IL SIGNOR JOURDAIN - Signor Filosofo.

IL MAESTRO DI MUSICA - Al diavolo limpertinente!

IL SIGNOR JOURDAIN - Signori.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Furfanti! Pezzenti! Vigliacchi! Impostori! (Escono.)

IL SIGNOR JOURDAIN - Signor Filosofo, Signori, Signor Filosofo, Signori, Signor Filosofo. Oh, pestatevi pure quanto vi pare e piace; io non me ne occupo, e non voglio certo rovinarmi il vestito per separarvi. Non sono mica pazzo, ad andarmi a ficcare l in mezzo, per prendermi magari qualche brutto colpo e farmi male.

SCENA IV

IL MAESTRO DI FILOSOFIA, IL SIGNOR JOURDAIN

IL MAESTRO DI FILOSOFIA (riaggiustandosi il colletto) - Veniamo dunque alla nostra lezione.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, signore, mi dispiace per le botte che vi hanno dato!

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Non nulla. Un filosofo sa reagire a dovere in ogni circostanza: comporr contro di loro una satira nello stile Giovenale, che li far letteralmente a pezzi. Ora lasciamo perdere. Che cosa volete imparare?

IL SIGNOR JOURDAIN - Tutto quel che possibile, perch muoio dalla voglia di essere una persona colta. Mi sembra di impazzire di rabbia, quando penso che mio padre e mia madre potevano farmi studiare a fondo tutte le scienze, quandero piccolo, e invece non lhan fatto.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Stato danimo pi che ragionevole: Nam sine doctrina vita est quasi mortis imago. Avrete capito, suppongo: senza dubbio sapete il latino.

IL SIGNOR JOURDAIN - S, ma fate come se non lo sapessi, e spiegatemi quel che vuol dire.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Vuol dire che Senza la scienza, la vita quasi limmagine della morte.

IL SIGNOR JOURDAIN - Quel latino ha ragione.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Non possedete un qualche principio, una qualche nozione fondamentale del sapere?

IL SIGNOR JOURDAIN - Oh, s: so leggere e scrivere!

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Di dove volete che cominciamo? Volete che vi insegni la logica?

IL SIGNOR JOURDAIN - Che cos che questa logica?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - la scienza che insegna le tre operazioni dello spirito.

IL SIGNOR JOURDAIN - E quali sarebbero queste tre operazioni dello spirito?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Sono la prima, la seconda e la terza. La prima insegna a bene intendere grazie agli universali; la seconda a ben giudicare grazie alle categorie, e la terza a trarre giuste conclusioni grazie alle figure sillogistiche quali Barbara, Celarent, Darii, Ferio, Baralipton, eccetera.

IL SIGNOR JOURDAIN - Son tutte parole un po troppo indigeste. Questa logica non che mi piaccia molto. Studiamo qualcosa di un po pi divertente.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Volete che vi insegni la morale?

IL SIGNOR JOURDAIN - La morale?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - S.

IL SIGNOR JOURDAIN - E che cos che dice, questa morale?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La morale tratta della felicit, insegna agli uomini a moderare le loro passioni, e...

IL SIGNOR JOURDAIN - No, lasciamo perdere. Io sono nevrastenico come tutti i diavoli dellinferno, e non c morale che tenga: quando mi viene il nervoso voglio potermi arrabbiare fino in fondo.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Forse preferite studiare la fisica?

IL SIGNOR JOURDAIN - E che cos che racconta, questa fisica?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La fisica quella che spiega i principi delle cose naturali, e le propriet dei corpi; che tratta della natura degli elementi, dei metalli, dei minerali, dei sassi, delle piante e degli animali, e che ci insegna le cause di tutti gli eventi meteorologici, larcobaleno, i fuochi fatui, le comete, i lampi, i tuoni, il fulmine, la pioggia, la neve, la grandine, i venti, e le trombe daria.

IL SIGNOR JOURDAIN - Troppa roba, troppa confusione.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Insomma, che cosa volete che vi insegni?

IL SIGNOR JOURDAIN - Insegnatemi lortografia.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Molto volentieri.

IL SIGNOR JOURDAIN - E poi mi insegnerete lalmanacco, cos da poter sapere quando c la luna e quando non c.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - E sia. Onde seguire bene il vostro pensiero e trattare questa materia in chiave filosofica, bisogna cominciare secondo lordine delle cose, da unesatta conoscenza della natura delle lettere, e delle differenti maniere di pronunciarle. E a questo proposito devo dirvi anzitutto che le lettere si dividono in vocali, cos dette perch esprimono le voci, e in consonanti, cos chiamate perch suonano assieme alle vocali, e non fanno che sottolineare le diverse articolazioni delle voci. Vi sono cinque vocali, ovvero voci: A, E, I, O, U.

IL SIGNOR JOURDAIN - Questo mi chiaro.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La vocale A si forma aprendo molto la bocca: A.

IL SIGNOR JOURDAIN - A, A. S.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La vocale E si forma avvicinando la mascella inferiore a quella superiore: A, E.

IL SIGNOR JOURDAIN - A, E, A, E. Accidenti, vero! Ah, questa proprio bella!

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - E la vocale I avvicinando ancora di pi le mascelle luna allaltra, divaricando i due angoli della bocca e spingendoli in direzione delle orecchie: A, E, I.

IL SIGNOR JOURDAIN - A, E, I, I, I, I. verissimo! Evviva la scienza!

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La vocale O si forma riaprendo le mascelle, e riavvicinando i due angoli delle labbra, in alto e in basso: O.

IL SIGNOR JOURDAIN - O, O. Niente di pi giusto, A, E, I, O, I, O. incredibile! I, O, I, O.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La bocca, aprendosi, forma precisamente un piccolo cerchio che rappresenta appunto la lettera O.

IL SIGNOR JOURDAIN - O, O, O. Avete ragione. O. Ah, che bella cosa sapere qualcosa!

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La vocale U si forma avvicinando i denti, senza che per si tocchino, e protendendo le labbra in avanti, anchesse avvicinandole ma senza che per si tocchino: U.

IL SIGNOR JOURDAIN - U, U. Vero, verissimo: U.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Le labbra si protendono come se metteste il broncio; dal che discende che se siete imbronciato con qualcuno, voi basta che gli diciate: U.

IL SIGNOR JOURDAIN - U, U. proprio vero. Ah, perch non mi son messo a studiare prima, per imparare tutte queste cosa.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Domani vedremo le altre lettere, e cio le consonanti.

IL SIGNOR JOURDAIN - Anche l ci son tante cose curiose, come per le vocali?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Senzaltro. La consonante D, per esempio, si pronuncia dando un colpetto con la punta della lingua alla parte dei denti di sopra: DA..

IL SIGNOR JOURDAIN - Da, Da. S! Ah, quante belle cose! Quante belle cose!

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La lettera F, invece, appoggiando i denti di sopra al labbro di sotto: Fa.

IL SIGNOR JOURDAIN - Fa, Fa. Verissimo! Ah, padre mio, madre mia, la rabbia che mi fate!

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - La R, portando la punta della lingua verso lalto del palato, in modo che la lingua, colpita dallaria che esce con forza, ceda, ritornando poi subito al suo posto, e cos via, con una sorta di tremito: Rra.

IL SIGNOR JOURDAIN - R, r, ra; r, r, r, r, r, ra. Proprio vero! Ah, siete formidabile! E il tempo che ho perduto io! R, r, r, ra.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Vi spiegher a fondo tutte queste curiosit.

IL SIGNOR JOURDAIN - S, ve ne sar grato. Passando ad altro, devo proprio farvi una confidenza. Mi sono innamorato di una signora di alto rango, e vorrei tanto che voi mi deste una mano a scriverle qualcosa in un bigliettino che poi lascerei cadere ai suoi piedi.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Benissimo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Una cosa galante, vero?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - senzaltro. Volete scriverle dei versi?

IL SIGNOR JOURDAIN - No, no, niente versi.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Volete soltanto prosa?

IL SIGNOR JOURDAIN - No, non voglio n prosa, n versi.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - O luno o laltro dovr pur essere.

IL SIGNOR JOURDAIN - Perch?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Perch per esprimerci, signore, possediamo soltanto o la prosa o i versi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Soltanto la prosa o i versi?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Sissignore: tutto ci che non in prosa in versi; e tutto ci che non in versi in prosa.

IL SIGNOR JOURDAIN - E quando si parla, che cos che ?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - prosa.

IL SIGNOR JOURDAIN - Come? Quando io dico: Nicoletta, portami le pantofole, e dammi il mio berretto da notte , io faccio della prosa?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - S, signore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Accidenti! Sono pi di quarantanni che faccio della prosa, e non lo sapevo neanche! Non so come ringraziarvi per avermi aperto gli occhi! Dunque, nel biglietto vorrei scriverle: Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morire damore. Ma vorrei che la cosa fosse detta in modo elegante, che venisse espressa con raffinatezza.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Dite allora che i fuochi dei suoi occhi hanno ridotto il vostro cuore in cenere; che voi soffrite per lei tutte le violenze di un...

IL SIGNOR JOURDAIN - No, no, no, questa roba non mi va; voglio soltanto quel che vi ho detto: Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morire damore.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Bisogner pure sviluppare un po il concetto.

IL SIGNOR JOURDAIN - Vi dico di no: voglio solo quelle parole l, nel biglietto; ma sistemate come si deve, rigirate come van di moda. Quindi, per piacere, fatemi vedere un po tutte le varie maniere in cui si possono combinare.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - In primo luogo si possono disporre cos come le avete dette voi: Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morire damore. Oppure: Damore mi fanno morire, bella marchesa, i vostri begli occhi. Oppure: Morire i vostri begli occhi, bella marchesa, damore mi fanno. Oppure: Mi fanno i vostri begli occhi morire, bella marchesa, damore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma di tutti questi modi, qual il migliore?

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Quello che avete usato voi: Bella marchesa, i vostri begli occhi mi fanno morire damore

IL SIGNOR JOURDAIN - E pensare che non ho studiato, e ho fatto tutto questo al primo colpo. Vi ringrazio di tutto cuore, e vi prego di ritornare domani di buonora.

IL MAESTRO DI FILOSOFIA - Non mancher. (Esce.)

IL SIGNOR JOURDAIN - Come?! Non hanno ancora portato il mio vestito nuovo?

IL SECONDO LACCH - No, signore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Quel maledetto sarto in ritardo proprio oggi con tutto quel che ho da fare! Divento matto! Che la febbre quartana lo stritoli, quel boia dun sarto! Al diavolo il sarto! Che la peste lo soffochi! Se lo avessi qui per le mani, quel delinquente dun sarto, quel cane dun sarto, quel traditore dun sarto, io...

SCENA V

Il SARTO, IL GARZONE DEL SARTO, che porta il vestito del signor Jourdain, IL SIGNOR JOURDAIN, LACCH

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, eccovi qui! Stavo quasi per andare in collera con voi.

IL SARTO - Prima non ce lho fatta: ho messo venti lavoranti attorno al vostro vestito nuovo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mi avete mandato delle calze di seta cos strette che son diventato matto dalla fatica per infilarmele; e gi due maglie si sono rotte.

IL SARTO - Si allargheranno fin troppo.

IL SIGNOR JOURDAIN - S, se le maglie continuano a rompersi. E poi, le scarpe che mi avete fatto fare: mi fanno un male terribile.

IL SARTO - Ma neanche per sogno.

IL SIGNOR JOURDAIN - Come, neanche per sogno?

IL SARTO - Ma s, non vi fanno male un bel niente.

IL SIGNOR JOURDAIN - E io vi dico che mi fanno male eccome!

IL SARTO - Ve lo immaginate voi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Me lo immagino perch lo sento. Ma questa bella!

IL SARTO - Ecco a voi: il pi bel vestito che mai si sia visto a Corte, e il meglio combinato. un capolavoro, avere inventato un abito cos serio, che non sia nero; e sfido a provarcisi i sarti pi famosi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma questo che cos? Mi avete messo i fiori a testa in gi.

IL SARTO - Non me lavevate detto, di volerli a testa in su.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma c bisogno di dirlo?

IL SARTO - S, certo. Tutte le persone di rango nobile portano i fiori cos.

IL SIGNOR JOURDAIN - Tutte le persone di rango nobile portano i fiori a testa in gi?

IL SARTO - S, signore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Oh, allora va bene.

IL SARTO - Se per volete, ve li giro a testa in gi.

IL SIGNOR JOURDAIN - No, no.

IL SARTO - Basta che lo diciate.

IL SIGNOR JOURDAIN - No, vi ho detto di no: va bene cos. Che cosa ne dite: mi star bene?

IL SARTO - Bella domanda! Sfido qualsiasi pittore, col suo pennello, a dipingervi con un vestito che vi stia meglio di questo. Ho da me un lavorante che per confezionare un paio di calzoni di renana un autentico genio; e un altro che il pi grande eroe dei nostri tempi per mettere insieme i farsetti.

IL SIGNOR JOURDAIN - La parrucca, e le piume: tutto a posto?

IL SARTO - A postissimo.

IL SIGNOR JOURDAIN (guardando labito del sarto) - Ah, ah signor sarto! Questa la stoffa dellultimo vestito che mi avete fatto. La riconosco.

IL SARTO - Il fatto che mi era sembrata cos bella che ho pensato di tagliarmene un vestito anche per me.

IL SIGNOR JOURDAIN - S, ma doveva proprio essere dello stesso taglio?

IL SARTO - Volete indossare il vestito?

IL SIGNOR JOURDAIN - S, datemelo.

IL SARTO - Un momento. Non cos che si fa. Ho portato con me alcuni miei garzoni, che vi aiutino a vestirvi in cadenza, perch vestiti di questo genere non si indossano senza cerimonie. Ol, voi, venite avanti! Fate indossare questo vestito al signor Jourdain, come siete soliti con le persone di rango nobile.

(Entrano quattro garzoni: due gli tolgono i calzoni dei suoi esercizi, altri due la camiciola; poi gli fanno indossare il vestito nuovo; e il signor Jourdain cammina avanti e indietro con loro, mostrando loro il proprio vestito, per vedere se va bene. Il tutto a suon di musica, accompagnato dallorchestra.)

UN GARZONE - Mio signore, di grazia, date qualcosa di mancia ai garzoni.

IL SIGNOR JOURDAIN - Com che mi avete detto?

IL GARZONE - Mio signore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mio signore ! Pensa che cosa vuol dire vestirsi in un certo modo. Andate in giro sempre vestiti da borghesi, e mai nessuno vi dir Mio signore ! Tenete: ecco qua, per il Mio signore .

IL GARZONE - Eccellenza, vi siamo molto obbligati.

IL SIGNOR JOURDAIN - Eccellenza , oh, oh! Eccellenza! Aspetta un momento, amico mio: Eccellenza non cosa da poco, un eccellenza si merita qualcosa. Tenete: questo ve lo d sua Eccellenza.

IL GARZONE - Eccellenza, berremo tutti alla salute di Vostra Altezza.

IL SIGNOR JOURDAIN - Vostra Altezza ! Oh, oh, oh! Aspettate, non andate via. A me Vostra Altezza ! Parola mia, se arriva a dirmi Maest, gli do tutta la borsa. Tenete: ecco qua per la Mia Altezza.

IL GARZONE - Eccellenza, la ringraziamo umilissimamente di tutte le sue bont.

IL SIGNOR JOURDAIN - Meno male: stavo per dargli tutto.

(I quattro garzoni si rallegrano con un balletto che costituisce il secondo intermezzo.)

ATTO III

SCENA I

IL SIGNOR JOURDAIN, LACCH

IL SIGNOR JOURDAIN - Seguitemi. Voglio andare un po in giro per la citt a far vedere il mio vestito nuovo; e soprattutto state attenti, tutti e due, a starmi dietro, ma molto vicino, che si veda bene che siete al mio servizio.

LACCH - S, signore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Dite a Nicoletta di venire qui, che ho degli ordini da darle. Non muovetevi: eccola.

SCENA II

NICOLETTA, IL SIGNOR JOURDAIN, LACCH

IL SIGNOR JOURDAIN - Nicoletta!

NICOLETTA - Signore?

IL SIGNOR JOURDAIN - Sta a sentire.

NICOLETTA - Ih, ih, ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Che coshai da ridere?

NICOLETTA - Ih, ih, ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Si pu sapere che cosha quella birba?

NICOLETTA - Ih, ih, ih. Come siete conciato! Ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Come?!

NICOLETTA - Ah, ah! Dio mio! Ih, ih, ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Che razza di strega! Mi sta prendendo in giro?

NICOLETTA - Ma no, signor Jourdain, non oserei mai. Ih, ih, ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Va avanti a ridere, e ti spacco la testa.

NICOLETTA - Signore, non riesco a smettere. Ih, ih, ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Insomma continui!

NICOLETTA - Signore, vi chiedo scusa, ma siete cos comico che proprio non riesco a non ridere. Ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma guarda che insolenza.

NICOLETTA - Siete proprio buffo vestito cos. Ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Io ti...

NICOLETTA - Perdonatemi, vi prego. Ih, ih, ih,, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Senti, ridi ancora solo tanto cos, e ti rifilo la pi grande sberla che mai si sia vista al mondo.

NICOLETTA - Va bene, signore, ecco: non rido pi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Sta bene attenta! Adesso devi subito pulire...

NICOLETTA - Ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ti sto dicendo che devi pulire bene la sala da pranzo, e...

NICOLETTA - Ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ci risiamo?

NICOLETTA - E va bene, signore, picchiatemi pure ma lasciatemi ridere quanto mi pare; preferisco cos. Ih, ih, ih,, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Divento matto dalla rabbia.

NICOLETTA - Signore, per piacere, lasciatemi ridere. Ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Guarda che se ti prendo...

NICOLETTA - Sign, signore, se non ri, se non rido crepo. Ih, ih, ih.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma si mai vista una sciagurata come questa, che viene a ridermi in faccia con tanta insolenza, invece di stare a sentire i miei ordini?

NICOLETTA - Che cosa devo fare, signore?

IL SIGNOR JOURDAIN - Devi stare attenta, furfante, a preparare bene la casa per certa gente che verr in visita tra poco.

NICOLETTA - Ah, allora s, la voglia di ridere mi passa. Ch la gente che viene qui in visita fa sempre un tal disordine, che mi basta sentirne parlare e mi metto subito di cattivo umore.

IL SIGNOR JOURDAIN - Dovrei tenere alla larga tutto il mondo, per far piacere a te?

NICOLETTA - Tutto il mondo no, ma certa gente s.

SCENA III

LA SIGNORA JOURDAIN, IL SIGNOR JOURDAIN, NICOLETTA, LACCH

LA SIGNORA JOURDAIN - Ah, ah, questa nuova! Si pu sapere, marito mio, che cosa significa questa messinscena? A chi pensate di darla a bere, facendovi bardare in quel modo? O avete voglia che dappertutto vi ridan dietro?

IL SIGNOR JOURDAIN - Solo gli stupidi, moglie mia, e le stupide, potranno ridermi dietro.

LA SIGNORA JOURDAIN - vero che non cera bisogno di questo, perch gi un bel po di tempo che le vostre manie fanno ridere la gente.

IL SIGNOR JOURDAIN - E chi sarebbe questa gente, di grazia?

LA SIGNORA JOURDAIN - Questa gente la gente che ragiona, e che ha pi giudizio di voi. Anchio sono stupefatta, a veder la vita che fate. Non riconosco pi neanche casa nostra. Sembra che qui sia carnevale ogni giorno: fin dal primo mattino, come se il resto non bastasse, si sente un gran fracasso di violini e di cantanti, a dar fastidio a tutto il vicinato.

NICOLETTA - La signora dice bene. Neanchio riesco a far bene tutti i mestieri, con questa trib di gente che vi fate sempre venire per casa. Sembra che vadano a cercare il fango per tutti i quartieri della citt, per portarlo poi qui con le scarpe; e anche la povera Francesca non ne pu pi, a furia di strofinare i pavimenti che i vostri bei signorini vengono a infangare regolarmente tutti i giorni.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ohei, la nostra signora cameriera, senti che scilinguagnolo, per una che viene dalla campagna!

LA SIGNORA JOURDAIN - Nicoletta ha ragione, e ha pi buon senso di voi. Mi piacerebbe sapere che cosa ve ne fate di un maestro di danza, alla vostra et.

NICOLETTA - E di quel gradasso di un maestro di spade, che viene qui, con i suoi pestamenti di piedi, a far tremare la casa e a sradicare tutti i vetri della sala?

IL SIGNOR JOURDAIN - Zitte tutte e due, cameriera e moglie.

LA SIGNORA JOURDAIN - Volete imparare a ballare per quando vi ritroverete senza gambe?

NICOLETTA - O avete intenzione di ammazzare qualcuno?

IL SIGNOR JOURDAIN - Silenzio, vi ho detto: siete due ignoranti, luna e laltra; e neanche voi ve lo immaginate, le prerogative di tutta questa storia.

LA SIGNORA JOURDAIN - Pensate invece a maritare vostra figlia, che let ce lha.

IL SIGNOR JOURDAIN - Penser a maritare mia figlia quando le si presenter un buon partito; ma voglio anche pensare a farmi una cultura.

NICOLETTA - Ho anche sentito dire, signora, che oggi si preso, cos come antipasto, un maestro di filosofia.

IL SIGNOR JOURDAIN - Benissimo, e allora? Voglio essere un uomo colto e brillante, in grado di discutere di tutto tra la gente per bene.

LA SIGNORA JOURDAIN - E magari, uno di questi giorni, alla vostra et, mettervi in un bel collegio a prendere la vostre brave frustrate.

IL SIGNOR JOURDAIN - E perch no? Dio volesse che mi frustassero qui, adesso, davanti a tutti, e imparate intanto quel che insegnano nei collegi!

NICOLETTA - S, davvero! quel che ci vorrebbe per aggiustarvi le ossa.

IL SIGNOR JOURDAIN - Senza dubbio.

LA SIGNORA JOURDAIN - Tutte cose molto necessarie per mandare avanti una casa.

IL SIGNOR JOURDAIN - Certamente. State parlando tutte e due come bestie, e io mi vergogno per quanto siete ignoranti. Per esempio: lo sapete che cos che state dicendo in questo momento?

LA SIGNORA JOURDAIN - S, so che quel che dico sacrosanto, e che voi dovreste pensare a vivere in un altro modo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non sto parlando di questo. Vi chiedo: quello che io vi sto dicendo, quello che voi mi dite, in questo momento: che cos?

LA SIGNORA JOURDAIN - Un sacco di storie!

IL SIGNOR JOURDAIN - Eh no, non centra! Quello che noi diciamo tutti e due, il linguaggio che noi parliamo in questo momento.

LA SIGNORA JOURDAIN - E allora?

IL SIGNOR JOURDAIN - Lo sapete come si chiama?

LA SIGNORA JOURDAIN - Lo si chiama come lo si vuol chiamare.

IL SIGNOR JOURDAIN - Si chiama prosa, ignorante.

LA SIGNORA JOURDAIN - Prosa?

IL SIGNOR JOURDAIN - Si, proprio: prosa. Tutto ci che in prosa non in versi; e tutto ci che non in versi non in prosa. Eh, visto che cosa vuol dire studiare? E tu: tu lo sai come si fa a dire U?

NICOLETTA - Eh?

IL SIGNOR JOURDAIN - S. lo sai che cosa fai quando dici la U?

NICOLETTA - Che cosa faccio?

IL SIGNOR JOURDAIN - prova un po a dire U, vediamo.

NICOLETTA - Va be: U.

IL SIGNOR JOURDAIN - Che cos che hai fatto?

NICOLETTA - Ho detto U.

IL SIGNOR JOURDAIN - S; ma dicendo U, che cos che fai?

NICOLETTA - Faccio quel che mi avete detto voi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Oh, che tormento aver a che fare con delle bestie! Tu protendi le labbra in fuori, e avvicini la mascella di sotto a quella di sopra: U, hai visto? U. come a fare il muso: U.

NICOLETTA - Ah, che bello.

LA SIGNORA JOURDAIN - Meraviglioso davvero.

IL SIGNOR JOURDAIN - E pi ancora lo sarebbe, se aveste visto anche la O, e DA, DA, e FA, FA.

LA SIGNORA JOURDAIN - Si pu sapere che cos questa cantilena?

NICOLETTA - Serve a guarire qualcosa?

IL SIGNOR JOURDAIN - Divento matto, con queste donne ignoranti.

LA SIGNORA JOURDAIN - Sapete una cosa? Dovreste mandarla a spasso, tutta quella gente con tutti i suoi trucchi.

NICOLETTA - E soprattutto quello scorfano dun maestro darmi, che mi riempie di polvere tutta la casa.

IL SIGNOR JOURDAIN - S, il maestro darmi ti sta proprio a cuore. Adesso te lo faccio vedere io, quanto parli a sproposito. (Fa portare i fioretti e ne d uno a Nicoletta.) Tieni. Ragione dimostrativa, la linea del corpo. Quando lavversario parte in quarta, basta fare cos, quando lavversario parte in terza, basta fare col. E questo il sistema per cui nessuno tipu pi ammazzare. E dimmi tu se non bella cosa, essere cos sicuri del fatto proprio, quando ci si deve battere con qualcuno! Te, tanto per vedere: prova a colpirmi.

NICOLETTA - Eh beh, e allora? (Nicoletta gli porta vari colpi.)

IL SIGNOR JOURDAIN - Ehi, oh, un momento, piano! Accidenti, ma che disgraziata!

NICOLETTA - Mi avete detto di colpirvi.

IL SIGNOR JOURDAIN - S, ma tu mi porti una botta in terza, invece che in quarta, e non aspetti neanche che io pari.

LA SIGNORA JOURDAIN - Voi siete pazzo, marito mio, con tutte queste manie che vi son venute, da quando vi siete messo in testa di bazzicare con la nobilt.

IL SIGNOR JOURDAIN - Bazzicando con la nobilt dimostro di avere del giudizio, ed sempre meglio che bazzicare i vostri bravi borghesi.

LA SIGNORA JOURDAIN - S, proprio! C proprio da farci un bel guadagno, a frequentare i vostri nobili, e lavete proprio indovinata con quel signor continuo di cui vi siete tanto imbesuito.

IL SIGNOR JOURDAIN - Basta! State attenta a quel che dite. Lo sapete, mia cara moglie, che non sapete neanche di chi parlate, quando parlate di lui? una persona molto pi importante di quanto non crediate; un signore molto ben visto a corte, che parla con il re cos come io parlo con voi. Non una cosa che torna a mio onore, vedere la mia casa frequentata cos assiduamente da una persona del suo livello, che mi chiama mio caro amico e mi tratta cos, da pari a pari? Ha per me delle attenzioni che voi neanche potete immaginare, e di fronte a tutti mi rivolge dei complimenti che quasi mi mettono in imbarazzo.

LA SIGNORA JOURDAIN - S, ha delle attenzioni per voi, vi rivolge dei complimenti; e intanto si fa prestare dei soldi.

IL SIGNOR JOURDAIN - E allora? Non un onore per me, prestare soldi a un nobile come lui? E potrei forse fare di meno, per un gran signore che mi chiama suo caro amico?

LA SIGNORA JOURDAIN - E questo gran signore che cosa fa per voi?

IL SIGNOR JOURDAIN - Cose da far restare a bocca aperta, se soltanto si risapessero.

LA SIGNORA JOURDAIN - E cio?

IL SIGNOR JOURDAIN - Basta, non posso dir di pi. Io gli ho prestato dei soldi, e lui me li restituir al pi presto: non c altro.

LA SIGNORA JOURDAIN - S, aspetta e spera.

IL SIGNOR JOURDAIN - Naturale; me lha detto lui.

LA SIGNORA JOURDAIN - S, s, non lo far neanche morto.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mi ha dato la sua parola di gentiluomo.

LA SIGNORA JOURDAIN - Storie.

IL SIGNOR JOURDAIN - Gi, siete proprio testarda, moglie mia. Vi dico che manterr la sua parola: ne sono dicuro.

LA SIGNORA JOURDAIN - E io sono sicura che non la manterr, e che tutti i suoi complimenti servono soltanto a menarvi per il naso.

IL SIGNOR JOURDAIN - Zitta; eccolo qui.

LA SIGNORA JOURDAIN - Non ci mancava altro. Probabilmente viene a chiedervi altri soldi in prestito. Come lo vedo, mi passa lappetito.

IL SIGNOR JOURDAIN - Zitta, vi ho detto.

SCENA IV

DORANTE, IL SIGNOR JOURDAIN, LA SIGNORA JOURDAIN, NICOLETTA

DORANTE - Signor Jourdain, mio caro amico, come state?

IL SIGNOR JOURDAIN - Molto bene, signore, e sempre al vostro servizio.

DORANTE - E la signora Jourdain, che vedo qui, come sta?

LA SIGNORA JOURDAIN - La signora Jourdain sta come pu stare.

DORANTE - Ma come, signor Jourdain! Siete elegantissimo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Come vedete.

DORANTE - State veramente bene con quel vestito, e direi che non ci sono giovanotti a corte che facciano miglior figura di voi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Eh, eh!

LA SIGNORA JOURDAIN - Lo gratta proprio dove gli prude.

DORANTE - Voltatevi un po? Veramente dei pi eleganti.

LA SIGNORA JOURDAIN - S, tanto sciocco didietro quanto sciocco davanti.

DORANTE - Parola mia, signor Jourdain, non stavo pi nella pelle dalla voglia di venirvi a trovare. Siete la persona che pi stimo al mondo, e proprio questa mattina parlavo di voi negli appartamenti del re.

IL SIGNOR JOURDAIN - grande lonore che mi fate, signore. (Alla signora Jourdain) Negli appartamenti del re.

DORANTE - Suvvia, copritevi pure il capo...

IL SIGNOR JOURDAIN - Signore, so qual il rispetto che vi devo.

DORANTE - Mio dio, copritevi: niente cerimonie tra di noi, vi prego.

IL SIGNOR JOURDAIN - Signore...

DORANTE - Copritevi, vi dico, signor Jourdain: siete amico mio.

IL SIGNOR JOURDAIN - Signore, sono servo vostro.

DORANTE - Non metter il cappello finch non lo metterete anche voi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Preferisco essere disobbediente che maleducato.

DORANTE - Sono vostro debitore, voi lo sapete.

LA SIGNORA JOURDAIN - S, lo sappiamo anche troppo.

DORANTE - Voi mi avete generosamente prestato del denaro in pi di unoccasione, e lo avete fatto con tanta squisita cortesia che vi sono profondamente obbligato.

LA SIGNORA JOURDAIN - Signore, state scherzando.

DORANTE - Ma io so restituire ci che mi si presta, e riconoscere i favori che mi si fanno.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non ne dubito, signore.

DORANTE - Voglio chiudere ogni questione tra noi, e sono qui appunto per fare i nostri conti.

IL SIGNOR JOURDAIN - Visto, moglie mia, con tutta la vostra diffidenza?

DORANTE - mio costume sdebitarmi sempre il pi presto possibile.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non ve lavevo detto?

DORANTE - Vediamo un po quanti soldi vi debbo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Eccoli, i vostri ridicoli sospetti.

DORANTE - Vi ricordate bene tutti i soldi che mi avete prestato?

IL SIGNOR JOURDAIN - Credo di s. avevo preso un piccolo appunto. Eccolo qui. Dati a voi una volta duecento luigi.

DORANTE - Esatto.

IL SIGNOR JOURDAIN - E unaltra volta, centoventi.

DORANTE - S.

IL SIGNOR JOURDAIN - E unaltra volta ancora, centoquaranta.

DORANTE - Precisamente.

IL SIGNOR JOURDAIN - Tre prestiti, per un totale di quattrocentosessanta luigi, cio a dire cinquemila sessanta lire.

DORANTE - Il conto torna. Cinquemila sessanta lire.

IL SIGNOR JOURDAIN - Pi milleottocento trentadue lire al vostro fornitore di piume.

DORANTE - Giusto.

IL SIGNOR JOURDAIN - Pi duemila settecento ottanta lire al vostro sarto.

DORANTE - Vero.

IL SIGNOR JOURDAIN - Pi quattromila trecento settantanove lire, dodici soldi e otto denari al vostro fornitore di stoffe.

DORANTE - Benissimo: dodici soldi e otto denari: il conto torna.

IL SIGNOR JOURDAIN - Pi mille settecento quarantotto lire, sette soldi e quattro denari al vostro sellaio.

DORANTE - Tutto verissimo. E questo quanto fa?

IL SIGNOR JOURDAIN - In totale fanno quindicimila ottocentolire.

DORANTE - Totale esatto: quindicimila ottocento lire. Aggiungete duecento pistole che mi darete ora, e il tutto far esattamente diciottomila franchi, che vi restituir alla prima occasione.

LA SIGNORA JOURDAIN - E allora: ho indovinato o no?

IL SIGNOR JOURDAIN - Zitta!

DORANTE - Vi sarebbe dincomodo darmi quel che vi ho detto?

IL SIGNOR JOURDAIN - Eh no!

LA SIGNORA JOURDAIN - Quello vi tratta come una mucca da latte.

IL SIGNOR JOURDAIN - Statevi zitta.

DORANTE - Se vi dincomodo, posso cercare altrove.

IL SIGNOR JOURDAIN - No, signore.

LA SIGNORA JOURDAIN - Sar contento quando vi avr rovinato.

IL SIGNOR JOURDAIN - Zitta, vi ho detto.

DORANTE - Dovete soltanto dirmi se la cosa vi mette a disagio.

IL SIGNOR JOURDAIN - Assolutamente no, signore.

LA SIGNORA JOURDAIN - proprio convincente.

IL SIGNOR JOURDAIN - Insomma, state zitta.

LA SIGNORA JOURDAIN - Vi spremer fino allultimo soldo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Volete star zitta?

DORANTE - C un sacco di gente che sarebbe felice di farmi un prestito, ma siccome voi siete il mio migliore amico, ho pensato che vi avrei fatto un torto a rivolgermi ad altri.

IL SIGNOR JOURDAIN - Troppo grande lonore che mi fate, signore. Vado a prendere quel che vi occorre.

LA SIGNORA JOURDAIN - Come?! Gliene prestate ancora?

IL SIGNOR JOURDAIN - Che cosa devo fare? Volete che dica di no a un uomo del suo rango, che ha parlato di me proprio questa mattina negli appartamenti del re?

LA SIGNORA JOURDAIN - Andate, siete proprio un gonzo. (Il signor Jourdain esce.)

SCENA V

DORANTE, LA SIGNORA JOURDAIN, NICOLETTA

DORANTE - Mi sembra alquanto malinconica, signora Jourdain. Che cosa avete?

LA SIGNORA JOURDAIN - Ho la testa sopra al collo e nessuno ce lha messa.

DORANTE - La signora vostra figlia dov, che non la vedo?

LA SIGNORA JOURDAIN - La signorina mia figlia sta bene dov.

DORANTE - E come si sente?

LA SIGNORA JOURDAIN - Si sente con le orecchie.

DORANTE - Non vorreste venire con lei, uno di questi giorni, al balletto o alla commedia che si danno a Corte?

LA SIGNORA JOURDAIN - S, davvero, abbiamo proprio voglia di ridere, proprio voglia di ridere abbiamo.

DORANTE - Io sono convinto, signora Jourdain, che dovete avere avuto molti corteggiatori, in giovent, bella e spiritosa come certamente eravate.

LA SIGNORA JOURDAIN - Oh madonna, signore! La signora cos decrepita, e gi cos via con la testa?

DORANTE - Ah questa poi! Signora Jourdain, vi chiedo perdono. E ovvio che siete giovane ancora; io sono sempre con la testa tra le nuvole. Vi prego di scusare questa mia frase cos fuori luogo.

SCENA VI

IL SIGNOR JOURDAIN , LA SIGNORA JOURDAIN , DORANTE , NICOLETTA .

IL SIGNOR JOURDAIN - Ecco qui duecento luigi sullunghia.

DORANTE - Vi assicuro, signor Jourdain, che sono del tutto a vostra disposizione, e che ardo dal desiderio di rendervi un qualche favore a Corte.

IL SIGNOR JOURDAIN - Vi sono molto obbligato.

DORANTE - Se la signora Jourdain vorr assistere a un qualche spettacolo a Corte, le far dare i posti migliori della sala.

LA SIGNORA JOURDAIN - La signora Jourdain vi bacia le mani.

DORANTE - (piano a Jourdain) La nostra bella marchesa, come vi ho scritto nel mio biglietto, sar qui tra poco per il balletto e per il pranzo; e sono finalmente riuscito a farle accettare il vostro regalo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Tiriamoci un po pi in l: mi sembra il caso.

DORANTE - Sono otto giorni che non ci vediamo, e non ho potuto darvi notizie di quel brillante che mi avete dato perch lo dessi a lei da parte vostra; il fatto che ho fatto una fatica da morire a vincere i suoi scrupoli, e che soltanto oggi si decisa ad accettarlo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Le piaciuto?

DORANTE - Lha trovato meraviglioso. E, o mi sbaglio di grosso, o la bellezza di quel brillanteavr un mirabile effetto su di lei, a tutto vostro vantaggio.

IL SIGNOR JOURDAIN - Cos voglia Iddio!

LA SIGNORA JOURDAIN - Una volta che con quello non riesce a staccarsene.

DORANTE - Le ho messo in risalto a dovere sia il valore del regalo che la grandezza del vostro amore.

LA SIGNORA JOURDAIN - Tante bont mi confondono, signore; e veramente mi sento estremamente imbarazzato, nel vedere una persona del vostro rango abbassarsi per me fino a questo punto.

DORANTE - Volete scherzare? Tra amici, arrestarsi di fronte a scrupoli di questo genere? E non fareste anche voi per mela stessa cosa, se loccasione vi si presentasse?

IL SIGNOR JOURDAIN - Oh, certamente, e con tutto il cuore!

LA SIGNORA JOURDAIN - Che fastidio mi d la sua presenza!

DORANTE - Quanto a me, se devo fare un piacere a un amico, non guardo in faccia a nulla e a nessuno; e quella volta che mi avete confidato la vostra passione per la graziosa marchesa di mia conoscenza, avete visto con questa prontezza ho posto tutti i miei servigi a disposizione del vostro amore.

IL SIGNOR JOURDAIN - E vero, sono cortesieche mi confondono.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ma non se ne va pi?

NICOLETTA - Stanno bene insieme.

DORANTE - Avete preso la strada giusta per arrivare al suo cuore: le donne amano soprattutto le spese che si fanno per loro; e le vostre serenate cos frequenti, i vostri continui mazzi di fiori, quegli straordinari giochi dartificio che le avete fatto trovare sullacqua, il brillante che ha ricevuto da parte vostra, e lomaggio che le avete preparato, sono tutte cose che testimoniano a favore del vostro amore con pi eloquenza di tutte le parole che avreste potuto dirle di persona.

IL SIGNOR JOURDAIN -

Non vi spesa che non sarei disposto a fare, se valesse ad aprirmi le porte del suo cuore. Una marchesa ha per me un fascino irresistibile, ed un onore che sono pronto ad acquistare a qualsiasi prezzo.

LA SIGNORA JOURDAIN - Che cosa avranno tanto da dirsi? Prova ad andare piano piano a sentire.

DORANTE - Poco manca ormai a che godiate il piacere della sua vista, e i vostri occhi avranno tutto il tempo di soddisfarsi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Per avere piena libert ho fatto in modo che mia moglie vada a pranzo da mia sorella, e che se ne resti l per tutto il pomeriggio.

DORANTE - Siete stato molto prudente, perch la presenza di vostra moglie avrebbe potuto infastidirci. Ho dato disposizioni al cuoco, per conto vostro, e per tutto il necessario per il balletto. Largomento lho inventato io; e se lesecuzione sar allaltezza dellidea, sono certo che sar giudicato...

IL SIGNOR JOURDAIN - (Si accorge che Nicoletta sta ascoltando, e le d uno schiaffo) Ohei, ma guarda che sfacciata! Usciamo, se non vi dispiace. (Escono il signor Jourdain e Dorante)

SCENA VII

LA SIGNORA JOURDAIN, NICOLETTA

NICOLETTA - Accidenti, signora, la mia curiosit lho pagata! Ma credo che qui gatta ci covi, perch stan parlando di qualcosa che non vogliono che voi centriate.

LA SIGNORA JOURDAIN - Non certo da oggi, Nicoletta, che nutro sospetti sul conto di mio marito. O nessuno si inganna pi di me, o qui c in ballo qualche avventura damore; e io sto gi lavorando a scoprire di che si tratta. Ma pensiamo a mia figlia. Tu sai lamore che Cleonte ha per lei. Cleonte mi piace: voglio aiutarlo e, se mi riesce, dargli Lucilla.

NICOLETTA - In verit, signora, nessuno pi felice di me nel vedervi in questa disposizione danimo; perch se a voi piace il padrone, il servitore piace a me, e sarei molto contenta se il nostro matrimonio potesse farsi allombra del loro.

LA SIGNORA JOURDAIN - Va da Cleonte, e digli di venire qui subito: chiederemo insieme, a mio marito, la mano di mia figlia.

NICOLETTA - Corro, signora, con gioia; non potevate darmi incarico pi gradito. E sono certa che dove andr porter gioia. ( Esce la signora Jourdain)

SCENA VIII

CLEONTE, COVIELLO, NICOLETTA

NICOLETTA - Ah, eccovi giusto a proposito! Sono ambasciatrice di gioiose novelle, e stavo appunto...

CLEONTE - Indietro, perfida, invece di blandirmi con le tue parole infide.

NICOLETTA - E cos che voi accogliete...?

CLEONTE - Indietro, ti dico, e va a dire alla tua padroncina infedele che mai pi le riuscir di ingannare il troppo ingenuo Cleonte.

NICOLETTA - Che cosa vi turbina per la testa? Mio caro Coviello, mi spieghi quel che succede?

COVIELLO - Il tuo caro Coviello, piccola scellerata! Su presto, via dai miei occhi, infame, e lasciami in pace.

NICOLETTA - Come? Anche tu...

COVIELLO - Via dai miei occhi, ti dico, e non rivolgermi mai pi la parola.

NICOLETTA - Ohei! Che zanzara li ha punti, tutti e due? Bella storia; andiamo subito a informare la padrona.

SCENA IX

CLEONTE, COVIELLO

CLEONTE - Ma come! Trattare in questo modo un innamorato, che per giunta linnamorato pi fedele e pi appassionato di tutti gli innamorati?

COVIELLO - E spaventevole quel che ci han fatto a tutti e due.

CLEONTE - Dimostro per una donna tutto lardore e tutta la tenerezza che immaginare si possano; non amo altri al mondo che lei, e a lei si indirizzano tutti i miei pensieri; lei loggetto di tutte le mie cure, di tutti i miei desideri, di tutta la mia gioia; non parlo che di lei, non penso che a lei, non sogno che di lei, non respiro che per lei, il mio cuore non vive che in lei; ed ecco dopo tanta amicizia, la degna ricompensa! Sto due giorni senza vederla, e mi sembrano due secoli di tormenti; la incontro per caso; il mio cuore, alla sua vista, si sente travolto, la gioia esplode sul mio viso, io volo rapito verso di lei; e linfedele volge altrove lo sguardo, e bruscamente si allontana come se mai mi avesse visto in vita sua.

COVIELLO - Le stesse cose valgono per me.

CLEONTE - Sar mai possibile vedere leguale, Coviello, di tanta perfidia dellingrata Lucilla?

COVIELLO - E di quella, signore, dellinfame Nicoletta?

CLEONTE - Dopo tanti sacrifici ardenti, sospiri, voti, che ho dedicato alle sue grazie!

COVIELLO - Dopo tanti favori continui, cure, servizi, che le ho reso nella sua cucina!

CLEONTE - Tante lacrime versate ai suoi ginocchi!

COVIELLO - Tanti secchi tirati su dal pozzo!

CLEONTE - Tanto ardore dimostrato nellamare lei pi che me stesso!

COVIELLO - Tanto calore sopportato per girare lo spiedo al suo posto!

CLEONTE - E lei sfugge la mia presenza con disprezzo!

COVIELLO - E lei mi volta la schiena con disdegno!

CLEONTE - una perfida, degna dei peggiori castighi!

COVIELLO - una traditrice, che si merita mille schiaffi!

CLEONTE - Guardati bene, ti prego, dallintercedere per lei!

COVIELLO - Io, signore? Dio me ne guardi!

CLEONTE - Non cercare di giustificare quel che ha fatto.

COVIELLO - Non abbiate paura.

CLEONTE - No, credimi: tutti i suoi discorsi in sua difesa non serviranno a niente.

COVIELLO - E chi ci pensa?

CLEONTE - Voglio tener desto il mio risentimento, e troncare ogni rapporto con lei.

COVIELLO - Approvo.

CLEONTE - Quel signor conte che va sempre in casa sua, pu darsi che le abbia fatto colpo; chiaro che la nobilt le d alla testa. Ma necessario, per il mio onore, che io prevenga il clamoroso manifestarsi della sua incostanza. Far anchio i miei passi in direzione del mutamento danimo cui la vedo avviata, in modo da non lasciare a lei tutto il vanto davermi piantato.

COVIELLO - Avete detto benissimo, e anchio sottoscrivo tutte le vostre intenzioni.

CLEONTE - D anche tu una mano al mio disappunto, e incoraggia la decisione test presa, contro tutti quei resti damore che potrebbero parlarmi a suo favore. Dimmene pure, te ne scongiuro, tutto il male che ti sar possibile; dipingila agli occhi miei con colori che me la rendano spregevole; e sottolinea bene, ondio me ne disgusti, tutti i difetti che ti riesce di trovarle.

COVIELLO - Quella, signore? Proprio una bella civetta, una smorfiosa fatta e finita, per farvi tanto innamorare! Da parte mia, non ci provo proprio niente che non sia assolutamente mediocre, e ne troverete cento, ben pi degne di voi. Tanto per cominciare, ha gli occhi piccoli piccoli.

CLEONTE - vero, ha gli occhi piccoli; ma pieni di fuoco! Gli occhi pi lucenti, pi penetranti che esistano; i pi affascinanti occhi che si possano incontrare.

COVIELLO - E poi ha la bocca grande.

CLEONTE - S; ma adorna di quelle grazie che altre bocche non hanno! Una bocca che basta vederla per sentirne il desiderio; la bocca pi seducente, pi amabile del mondo.

COVIELLO - Il corpo, poi: cos piccola.

CLEONTE - vero: ma cos ben proporzionata, cos armoniosa.

COVIELLO - trascuratissima nel parlare, e in tutti i suoi gesti.

CLEONTE - vero; ma lo fa con grazia estrema, e il suo modo di fare affascinante, per non so quale miracolo sinsinua in tutti i cuori.

COVIELLO - Quanto allo spirito...

CLEONTE - Ah, Coviello: finissimo, raffinatissimo!

COVIELLO - La sua conversazione...

CLEONTE - La sua conversazione affascinante.

COVIELLO - Sempre cos seria.

CLEONTE - Preferisci forse quellallegria grossolana, quella gioia sguaiata di tante altre? E c qualcosa di peggio e di pi fuori posto di quelle donne che non fanno che ridere?

COVIELLO - E poi, insomma, capricciosa come nessuna al mondo.

CLEONTE - S, capricciosa, ne convengo; ma tutto diventa pregio in lei, e da una bella donna si tollera tutto.

COVIELLO - Viste come stanno le cose, credo proprio che abbiate una gran voglia di continuare ad amarla.

CLEONTE - Io?! Preferirei morire. Lodier tanto quanto lho amata.

COVIELLO - E come farete, se la trovate cos perfetta?

CLEONTE - Proprio in questo la mia vendetta sar pi clamorosa, proprio in questo far meglio vedere la forza del mio cuore: nellodiarla, nellabbandonarla bella com, cos piena di grazie, adorabile quanto mi appare. Eccola.

SCENA X

CLEONTE , LUCILLA, COVIELLO, NICOLETTA

NICOLETTA - Io, sono rimasta stupefatta.

LUCILLA - Non pu essere come dico io, Nicoletta. Ma eccolo appunto.

CLEONTE - Non voglio neanche rivolgerle la parola.

COVIELLO - E io voglio imitarvi.

LUCILLA - Che cosa c, Cleonte? Che avete?

NICOLETTA - Che coshai Coviello?

LUCILLA - Che cosa vi tormenta?

NICOLETTA - Perch hai la luna?

LUCILLA - Siete ammutolito, Cleonte?

NICOLETTA - Hai perso la lingua, Coviello?

CLEONTE - Ecco la scellerata!

COVIELLO - Giuda Iscariota!

LUCILLA - Vedo che lincontro di poco fa ha turbato il tuo cuore.

CLEONTE - Ah, ah, si riconosce in quel che ha fatto!

NICOLETTA - La nostra accoglienza di stamattina ti ha mandato in bestia!

COVIELLO - Brava, hai fatto centro!

LUCILLA - Non questa, Cleonte, la ragione della vostra collera?

CLEONTE - S, perfida, questa, visto che occorre dirlo. Ma voglio dirvi anche se credete di trionfare della vostra infedelt vi ingannate, perch sar io a spezzare ogni legame con voi, e non potrete vantarmi di avermi scacciato. Mi coster, senza dubbio, vincere lamore che ho per voi, e questo sar causa per me di dolori e di lunghe sofferenze; ma ne verr a capo, e mi pianter un pugnale nel cuore piuttosto che cedere alla debolezza di far ritorno da voi.

COVIELLO - Talis ettequalis.

LUCILLA - Ecco, tanto rumore per nulla. Posso dirvi, Cleonte, il perch stamattina vi ho evitato?

CLEONTE - No, non voglio sentir nulla.

NICOLETTA - Ti dico io, perch ce ne siamo andate in fretta?

COVIELLO - Non voglio ascoltare.

LUCILLA - Sappiate dunque che questa mattina...

CLEONTE - No, ho detto.

NICOLETTA - Devi sapere che...

COVIELLO - No, traditrice.

LUCILLA - Ascoltate.

CLEONTE - Niente da fare.

NICOLETTA - Lasciami dire.

COVIELLO - Sono sordo.

LUCILLA - Cleonte.

CLEONTE - No.

NICOLETTA - Coviello.

COVIELLO - Neanche.

LUCILLA - Fermatevi.

CLEONTE - Storie.

NICOLETTA - Ascoltami.

COVIELLO - Balle.

LUCILLA - Un momento.

CLEONTE - Nientaffatto.

NICOLETTA - Un po di pazienza.

COVIELLO - Perepep!

LUCILLA - Due parole.

CLEONTE - No, deciso.

NICOLETTA - Una parola.

COVIELLO - No, basta.

LUCILLA - Ebbene, visto che non volete starmi a sentire, continuate a pensarla come volete, e fate pure come pi vi piace.

NICOLETTA - Visto che fai cos, arrangiati come tipare.

CLEONTE - Sentiamo dunque la ragione di una cos bella accoglienza.

LUCILLA - Non mi va pi di dirla.

COVIELLO - Fammi sentire un po questa storia.

NICOLETTA - Non ne ho pi voglia.

CLEONTE - Ditemi pure...

LUCILLA - No, non dico niente...

COVIELLO - Racconta pure...

NICOLETTA - No, non racconto niente.

CLEONTE - Di grazia.

LUCILLA - Ho detto di no.

COVIELLO - Per piacere.

NICOLETTA - Niente da fare.

CLEONTE - Vi prego.

LUCILLA - Lasciatemi.

COVIELLO - Ti scongiuro.

NICOLETTA - Fuori dai piedi.

CLEONTE - Lucilla.

LUCILLA - No.

COVIELLO - Nicoletta.

NICOLETTA - Neanche.

CLEONTE - In nome di Dio!

LUCILLA - Non voglio.

COVIELLO - Parlami.

NICOLETTA - Nientaffatto.

CLEONTE - Dissipate i miei dubbi.

LUCILLA - No, non ne far niente.

COVIELLO - Guariscimi il cervello.

NICOLETTA - No, non mi va.

CLEONTE - Ebbene, poich vi date poca premura di trarmi dalla mia angoscia e di giustificare il trattamento indegno che avete riservato al mio amore, qui mi vedete, o ingrata, per lultima volta, poich me ne andr lontano a morire di dolore e damore.

COVIELLO - E io gli vado dietro.

LUCILLA - Cleonte.

NICOLETTA - Coviello

CLEONTE - Eh?

COVIELLO - Prego?

LUCILLA - Dove andate?

CLEONTE - Dove vi ho detto.

COVIELLO - Andiamo a morire.

LUCILLA - Voi morirete, Cleonte?

CLEONTE - S, crudele, poich voi lo volete.

LUCILLA - Io, voglio che voi moriate?

CLEONTE - S che lo volete.

LUCILLA - Chi ve lha detto?

CLEONTE - Non voler la mia morte, rifiutarsi di chiarire i miei sospetti?

LUCILLA - forse colpa mia? Se aveste voluto ascoltarmi, non vi avrei forse detto che lincidente di cui vi lamentate occorso stamattina per la presenza di una vecchia zia, convinta che il solo avvicinarsi di un uomo disonori una fanciulla, che su questo tema ci tiene prediche continue, e ci dipinge tutti gli uomini come dei demoni da cui bisogna fuggire?

NICOLETTA - Ecco rivelato il gran segreto.

CLEONTE - Davvero non mi ingannate, Lucilla?

COVIELLO - Sul serio posso fidarmi?

LUCILLA - Nulla di pi vero.

NICOLETTA - I fatti sono questi.

COVIELLO - Dovremo lasciarci convincere?

CLEONTE - Ah, Lucilla! Come basta una parola dalle vostre labbra a pacificare ogni cosa nel mio cuore! E quanto facilmente ci si lascia persuadere dalle persone amate!

COVIELLO - E come fan presto a condirci via, quelle bestie indemoniate.

CLEONTE - Proprio in questo la mia vendetta sar pi clamorosa, proprio in questo far meglio vedere la forza del mio cuore:

SCENA XI

LA SIGNORA JOURDAIN, CLEONTE, LUCILLA, COVIELLO, NICOLETTA .

LA SIGNORA JOURDAIN - Sono contenta di vedervi, Cleonte; venite giusto a proposito. Sta arrivando mio marito: cogliete loccasione per chiedergli subito la mano di Lucilla.

CLEONTE - Ah, signora, come sono dolci queste parole, e quanto lusingano ogni mio desiderio! Potevo mai ricevere ordine pi affascinante, favore pi prezioso?

SCENA XII

IL SIGNOR JOURDAIN , LA SIGNORA JOURDAIN , CLEONTE, LUCILLA, COVIELLO, NICOLETTA.

CLEONTE - Signore, non ho voluto ricorrere a nessuno, per rivolgervi una domanda cui medito da lungo tempo. Troppo essa mi preme perchio potessi affidarne ad altri lincarico; e senzaltri indugi, pertanto, vi dir che lonore di esservi genero per me un glorioso favore chio senzaltro vi prego di concedermi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Prima di darvi una risposta, signore, vi prego di dirmi se siete gentiluomo.

CLEONTE - Signore, a una domanda di tal fatta i pi soglion rispondere senza troppe esitazioni. Il titolo di gentiluomo una parola che si vende a buon prezzo. Nessuno si fa scrupoli ad attribuirselo, e luso al giorno doggi sembra autorizzarne il furto a man bassa. Quanto a me, ve lo confesso, su questo argomento ho una sensibilit particolare: trovo che ogni forma di impostura sia indegna di una persona dabbene, e che vi una certa vigliaccheria nel nascondere i natali che il cielo ci ha dato, nelladornarsi agli occhi del mondo di un titolo preso a prestito, e nel farsi passare per ci che non si . I miei genitori, non c dubbio, hanno ricoperto cariche onorevoli. Io stesso, sotto le armi, ho acquisito lonore di sei anni di servizio, e godo di una fortuna sufficiente a mantenere nel mondo un decoroso tono di vita. Ma con tutto questo non voglio attribuirmi un titolo che altri nella mia posizione pretenderebbero tranquillamente, e pertanto vi risponder francamente che no, signore, non sono gentiluomo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Qua la mano, signore: mia figlia non per voi.

CLEONTE - Come?

IL SIGNOR JOURDAIN - Non siete gentiluomo, non avrete mia figlia.

LA SIGNORA JOURDAIN - Cosa vorreste dire, con questo gentiluomo? Perch noi, che cosa siamo: discendiamo da San Luigi di Francia?

IL SIGNOR JOURDAIN - Zitta, voi: so dove volete arrivare.

LA SIGNORA JOURDAIN - Non siamo tutti e due di famiglie borghesi?

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma la senti, che lingua?

LA SIGNORA JOURDAIN - E vostro padre non faceva il mercante, proprio come il mio?

IL SIGNOR JOURDAIN - Maledetta donna, non ne perde una! Se vostro padre faceva il mercante, tanto peggio per lui; quanto a mio padre, quelli che lo dicono sono dei male informati. Io vi dico una sola cosa: voglio che mio genero sia un gentiluomo.

LA SIGNORA JOURDAIN - A vostra figlia occorre un buon marito che sia giusto per lei; e per lei va meglio un bravuomo, ricco e ben fatto, che non un nobile, senza un soldo e storpio.

NICOLETTA - vero. Anche da noi, il figlio del gentiluomo del villaggio il peggior aborto e il pi grande babbeo che io abbia mai visto.

IL SIGNOR JOURDAIN - Tu stai zitta, sfacciata. Tu ti infili sempre tra i discorsi degli altri. Soldi per mia figlia ce ne ho io quanto basta; a me serve soltanto un titolo, e di mia figlia voglio fare una marchesa.

LA SIGNORA JOURDAIN - Una marchesa?

IL SIGNOR JOURDAIN - S, una marchesa.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ohim, dio ce ne scampi e liberi!

IL SIGNOR JOURDAIN - una cosa che ho definitivamente deciso.

LA SIGNORA JOURDAIN - una cosa che io invece non permetter. Chi si imparenta con i pi grandi di lui, va sempre incontro a fastidiosi inconvenienti. Io non voglio che mio genero possa rinfacciare a mia figlia i suoi genitori, e che i suoi figli possano vergognarsi a chiamarmi nonna. Pensate il giorno che mia figlia venisse a trovarmi con carrozza e lacch da gran signora, e che non si degnasse di salutare qualcuno del quartiere; pensate a quante chiacchiere si farebbero subito: Guardate un po, direbbero, questa madama la marchesa che si d tante arie; la figlia del signor Jourdain, quella che da piccola era tutta contenta di giocare alle signore con noi. Non era cos dalto rango una volta, perch i suoi nonni vendevano stoffe vicino alla porta de Santi Innocenti. Hanno messo insieme un po di soldi per i loro figli, e forse li stanno pagando cari nellaltro mondo, perch non si diventa cos ricchi se si tanto onesti. Chiacchiere come queste non le voglio sentire; voglio insomma un uomo che possa essermi grato di mia figlia, e di cui possa dire: Sedetevi l, genero caro, e mangiate con noi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ecco, la solita mentalit povera di spirito, di voler sempre rimanere a cuccia nel proprio angolino. Inutile che rispondiate: mia figlia sar marchesa a dispetto di tutti; e se mi fate arrabbiare la far duchessa. (Esce il signor Jourdain .)

LA SIGNORA JOURDAIN - Cleonte, non disperate ancora. Seguimi, figlia mia; vieni a dire a tuo padre, in tutta fermezza, che se non sposerai lui non ti sposerai con nessuno. (Escono la signora Jourdain, Lucilla e Nicoletta.)

SCENA XI

COVIELLO, CLEONTE.

COVIELLO - Avete fatto proprio un bellaffare, con i vostri bei sentimenti.

CLEONTE - Che cosa vuoi farci? In queste cose ho degli scrupoli che nessuna lezione potrebbe farmi sormontare.

COVIELLO - Ma volete scherzare, a prendere seriamente queste cose con un tipo come quello? Non vedete che pazzo? Che cosa vi costerebbe accontentarlo nelle sue manie?

CLEONTE - Hai ragione; ma non avrei mai creduto di dover dare gli esami di nobilt per diventare genero del signor Jourdain .

COVIELLO - Ah, ah, ah!

CLEONTE - Che coshai da ridere?

COVIELLO - Rido di unidea che mi venuta, per far su il nostro amico e farvi avere quel che desiderate.

CLEONTE - E come?

COVIELLO - Lidea molto divertente.

CLEONTE - E sarebbe?

COVIELLO - Si pensato poco fa a una mascherata che fa esattamente al caso nostro, e che avrei intenzione di utilizzare per giocare una burla ai danni del nostro ridicolo maniaco. La cosa sa un po di commedia; ma con lui credo che si possa rischiare, e che non sia il caso di guardare tanto per il sottile; lui potr farci benissimo la sua parte, e cascare in tutte le trappole che penseremo a tendergli. Attori e costumi, tutto pronto: basta lasciar fare a me.

CLEONTE - Ma dimmi almeno...

COVIELLO - Vi spiegher tutto. Ritiriamoci; eccolo che torna. (Escono Cleonte e Coviello.)

SCENA XI

IL SIGNOR JOURDAIN, LACCH

IL SIGNOR JOURDAIN - Pensa che diavoleria! Lunica cosa che mi si rimprovera sono i gran signori che frequento, e per me non c niente di pi bello che frequentare i gran signori. Non pu che tornarmi ad onore, non posso che imparare le belle maniere; e io darei due dita di una mano, per essere nato anchio conte o marchese.

LACCH - Signore, qui il signor conte, con una dama al suo braccio.

IL SIGNOR JOURDAIN - Oh, dio mio! Ho ancora degli ordini da dare. Digli che sar qui a momenti. (Esce il signor Jourdain.)

SCENA XV

DORIMENE, DORANTE, LACCH

LACCH - Il signore vi manda a dire che sar qui a momenti.

DORANTE - Molto bene.

DORIMENE - Io non so, Dorante, se per caso non sto compiendo un passo falso, lasciandomi condurre da voi in questa casa in cui non conosco nessuno.

DORANTE - Qual altro luogo, signora, poteva scegliere lamor mio per farvi omaggio, dal momento che per evitare ogni clamore voi avete escluso sia casa vostra che la mia?

DORIMENE - Ma a voi non sembra che io mi comprometta, impercettibilmente, di giorno in giorno, accettando tante e troppo grandi testimonianze della vostra passione? Io ho un bello schermirmi, voi fiaccate ogni mia resistenza; e con le vostre garbate insistenze piano piano mi fate fare tutto quel che volete. Avete cominciato con visite frequenti, avete proseguito con le dichiarazioni, che si son tirate dietro serenate e omaggi, cui hanno fatto seguito i doni. Io mi sono sempre opposta, ma voi non avete inteso ragione, e a piccoli passi avete sempre ragione sui miei buoni propositi. Quanto a me, io non mi sento pi in grado di rispondere di me stessa, e credo anzi che finirete col persuadermi al matrimonio, idea dalla quale sono tuttora lontanissima.

DORANTE - Parola mia, signora, dovrete esservene gi persuasa! Siete vedova, e non dipendete da nessuno. Io sono padrone di me stesso, e vi amo pi della mia vita. Perch non dovreste, e magari oggi stesso, fare di me luomo pi felice del mondo?

DORIMENE - Mio dio, Dorante! Troppe cose occorrono perch due persone possano vivere felicemente insieme; anche luomo e la donna pi giudiziosi faticano spesso a comporre ununione che davvero li soddisfi.

DORANTE - Voi esagerate, signora, nellimmaginare tante difficolt. Lesperienza da cui uscite non pu servire di regola per tutti.

DORIMENE - E poi, ritorno sempre sullo stesso punto: la grandi spese che vi vedo fare per me, mi preoccupano per due ragioni: la prima, che esse mi impegnano pi di quanto io non desideri; la seconda, che sono certa, se non vi dispiace, che vi costano un grave sacrificio; e questo non lo voglio.

DORANTE - Ah, signora, si tratta di piccole cose; non sar certo per questo...

DORIMENE - So quel che dico; tra laltro, il brillante che mi avete obbligata ad accettare ha un valore che...

DORANTE - Eh, signora, di grazia, non date tanto peso a una cosa che il mio onore trova indegna di voi; e permettete... ecco il padron di casa.

SCENA XVI

IL SIGNOR JOURDAIN, DORIMENE, DORANTE, LACCH

IL SIGNOR JOURDAIN (dopo aver fatto due reverenze, trovandosi troppo vicino a Dorimene) - Un po pi in l, signora.

DORIMENE - Come?

IL SIGNOR JOURDAIN - Un passo indietro, per piacere.

DORIMENE - Come sarebbe a dire?

IL SIGNOR JOURDAIN - Indietreggiate un poco, per il terzo inchino.

DORANTE - Signora, il signor Jourdain conosce letichetta.

IL SIGNOR JOURDAIN - Signora, per me gloria grande vedermi tanto fortunato da essere cos felice davere avuto la grazia che voi abbiate la bont di accordarmi il favore di farmi lonore di onorarmi del favore della vostra presenza; e se potessi anche avere il merito di meritare un merito come il vostro, e che il Cielo... invidioso del mio bene... mi avesse accordato... il vantaggio di vedermi degno... dei...

DORANTE - Signor Jourdain, cos pu bastare; la signora non ama i grandi complimenti, e sa daltronde che siete persona di spirito brillante, (Piano a Dorimene) un bravo borghesotto, alquanto ridicolo, come potete vedere, nei suoi modi di fare.

DORIMENE - Non difficile accorgersene.

DORANTE - Signora, ecco il migliore dei miei amici.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mi fate troppo onore.

DORANTE - Persona di grande garbo.

DORIMENE - Egli ha tutta la mia stima.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ancora non ho fatto niente, signora, per meritare questa grazia.

DORANTE (piano, al signor Jourdain) - Ricordatevi di stare attento a non parlarle del brillante che le avete regalato.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non potrei chiederle soltanto se le piaciuto?

DORANTE - Cosa?! Guardatevene bene: sarebbe orrendo da parte vostra; la cortesia esige che voi vi comportiate come se neanche foste stato voi a regalarglielo. Il signor Jourdain, signora, dice che estasiato di vedervi a casa sua.

DORIMENE - Onoratissima.

IL SIGNOR JOURDAIN - Quanto vi sono obbligato, signore, che le parliate cos a nome mio!

DORANTE - Ho fatto una fatica terribile a farla venire qui.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non so come ringraziarvi.

DORANTE - Egli ha detto, signora, che siete la pi bella donna del mondo.

DORIMENE - Troppo gentile da parte sua.

IL SIGNOR JOURDAIN - Signora, voi siete stata gentile con me; e...

DORANTE - Pensiamo al pranzo.

LACCH - Tutto pronto, signore.

DORANTE - Mettiamoci dunque a tavola, e che si facciano venire i musicisti.

(Sei cuochi, che hanno preparato il banchetto, danzano insieme, e fanno il terzo intermezzo; dopo di che essi portano in scena una tavola apparecchiata con coperti e portate.)

ATTO IV

SCENA I

DORIMENE, DORANTE, IL SIGNOR JOURDAIN, DUE CANTANTI, UNA CANTANTE, LACCH

DORIMENE - Ma come, Dorante? un pranzo veramente magnifico!

IL SIGNOR JOURDAIN - Non dite cos, signora; vorrei fosse ben pi degno di esservi offerto.

(Tutti siedono a tavola.)

DORANTE - Il signor Jourdain ha ragione, signora, a parlare cos, ed io gli sono molto grato per gli onori di casa che vi fa. Sono daccordo con lui che il pranzo non degno di voi. Poich sono stato io ad ordinarlo, che non ho in questo campo la sapienza dei nostri amici, non troverete in questo pranzo una grande cultura, e vi ravviserete anzi varie sgrammaticature nelle portate e vari barbarismi contro il buon gusto. Se fosse stato Damine ad occuparsene, tutto sarebbe ora secondo le regole; dovunque brillerebbero eleganza ed erudizione, ed egli non mancherebbe di esaltarvi di persona tutte le componenti del pranzo a voi offerto, e di farvi convenire in merito alla sua profonda conoscenza dellarte dei buoni bocconi, di parlarvi del pane cotto ai bordi del forno, dai fianchi dorati, dalla bella crosta uniforme, teneramente croccante sotto il dente; di un vino di nerbo vellutato, dal bouquet giovane e non troppo aggressivo; di un carr di montone deliziato di prezzemolo; di una lombata di vitella normanna, lunga cos, bianca, delicata, vero e proprio marzapane sotto i denti; di pernici esaltate di un impagabile profumo; e, a coronamento di tutto, di un consomm imperlato di minutissima carne trita, sostenuto da un grande tacchino giovane, incorniciato di piccioni, incoronato di cipolle bianche, maritato alla cicoria. Ma io, purtroppo, confesso la mia ignoranza; e come ha detto bene il signor Jourdain, vorrei che il pranzo fosse ben pi degno di esservi offerto.

DORIMENE - A questo complimento rispondo mangiando come sto facendo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, che belle mani!

DORIMENE - Le mani sono mediocri, signor Jourdain; ma certo alluderete al brillante, che davvero bellissimo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Io, signora? Dio me ne guardi! Sarebbe scortese da parte mia parlare di quel brillante, che per giunta cosa da poco.

DORIMENE - Avete gusti molto difficili.

IL SIGNOR JOURDAIN - E voi siete troppo gentile...

DORANTE - Su, si versi da bere al signor Jourdain, e a questi tre signori, che ci fanno la grazia di cantare per noi un bel brindisi.

DORIMENE - un meraviglioso condimento di un pranzo, la musica che vi si unisce; ed io mi sento qui festeggiata in modo mirabile.

IL SIGNOR JOURDAIN - Signora, non che un...

DORANTE - Signor Jourdain, prestiamo attenzione a questi signori: quello che essi ci diranno varr assai pi di ci che noi potremmo dire.

(I cantanti e la cantante prendono dei bicchieri e cantano due brindisi, accompagnati dallintera orchestra)

PRIMO BRINDISI

Bevine un sorso, o Fillide, poi passa la bottiglia!

Ah, quanto ti sta bene, nelle tue mani il vino,

Tu e lui stretti in un patto divino!

Per tutti e due il mio amore cresce a meraviglia;

e tu, e il vino, ed io, giuriamoci eterna f

di viver sempre insieme tutti e tre!

Diventa ancor pi buono il vin sulla tua bocca,

col vino la tua bocca ancor pi seducente:

vino e bocca che unione attraente!

Da questo vostro patto dardo damore scocca:

e tu, e il vino, ed io, giuriamoci eterna f

di viver sempre insieme tutti e tre!

SECONDO BRINDISI

Ors, beviamo, amici: ors beviam,

poich veloce il tempo fugge via;

viviamo in allegria

per quanto lo si pu.

Una volta passato il nero fiume,

non ci saranno pi n vin, n amore;

beviam di tutto cuore

finch possiamo ber.

Lasciamo sian gli stolti a meditare

su qual il vero scopo della vita:

la nostra f lo addita

in un bicchier di vin.

Non vi ricchezza, n sapere, o gloria

che scaccino da noi i tristi pensieri:

in un paio di bicchieri

regna la felicit

Su, su, oste, versa il vino in quantit

finch di smettere qualcun non ti dir.

DORIMENE - Non credo si possa cantare meglio di cos; stato davvero bellissimo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Eppure, signora, io vedo qualcosa qui di ancor pi bello.

DORIMENE - Ehi, il signor Jourdain pi galante di quanto non pensassi!

DORANTE - Ma come, signora, per chi lo prendete?

IL SIGNOR JOURDAIN - Vorrei tanto che mi prendesse per quel che le vorrei dire.

DORIMENE - Ancora!

DORANTE - Voi non lo conoscete.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mi conoscer quando vorr conoscermi.

DORIMENE - Oh, ci rinuncio!

DORANTE - un uomo che ha sempre la risposta pronta. Ma voi non vedete, signora, che il signor Jourdain mangia tutti i bocconi che voi toccate?

DORIMENE - Il signor Jourdain un uomo che mi affascina.

IL SIGNOR JOURDAIN - Potessi affascinare il vostro cuore, sarei...

SCENA II

LA SIGNORA JOURDAIN, IL SIGNOR JOURDAIN, DORIMENE, DORANTE, I DUE CANTANTI, LA CANTANTE, LACCH

LA SIGNORA JOURDAIN - Ah, ah! Ecco qui una bella compagnia, che evidentemente per non mi aspettava! dunque per questo bel mobile, signor marito mio, che avevate tanta fretta di mandarmi a pranzo da mia sorella? Dabasso ho visto un teatro, e qui vedo un banchetto da pranzo di nozze. cos che sperperate i vostri soldi, dando grandi feste per le signore dame, in mia assenza, con tanto di musica e di commedia, dopo avermi mandata a spasso?

DORANTE - Che cosa intendete dire, signora Jourdain? E che razza di fantasia vi ha preso, di mettervi in testa che vostro marito spenda i suoi soldi, e che sia lui ad offrire questa festa alla signora? Sappiate, per piacere, che sono stato io; che vostro marito non ha fatto altro che prestarmi la sua casa, e che dovreste stare un po pi attenta a quel che dite.

IL SIGNOR JOURDAIN - S , sfacciata che non sei altro; stato il signor conte ad offrire tutto questo alla signora, che una marchesa. Lui mi ha fatto lonore di usare la mia casa, e di volermi a pranzo con s.

LA SIGNORA JOURDAIN - Queste son tutte storie: so io come stanno le cose.

DORANTE - Occhiali, signora, mettetevi occhiali migliori.

LA SIGNORA JOURDAIN - Non so che farmene degli occhiali, signore, ci vedo anzi fin troppo chiaro. Gi da tempo mi sono accorta di certe cose, e non sono poi cos bestia. Ed molto brutto da parte vostra, grande signore quale siete, dar man forte come fate alle sciocchezze di mio marito. E voi, signora, gran dama quale siete, non n bello ne onesto da parte vostra seminare discordia in una famiglia, e tollerare che mio marito vi faccia la corte.

DORIMENE - E questo, che cosa significa? Ors, Dorante, che razza di scherzo questo, di espormi cos alle folli stravaganze di questa visionaria? (Esce Dorimene.)

DORANTE - Signora, ol! Signora, dove correte?

IL SIGNOR JOURDAIN - Signora! Signor conte, fatele tutte le scuse, riportatela qui... (Esce Dorante.) Ah, brutta ficcanaso che non siete altro! Ecco quel che avete combinato: mi insultate davanti a tutti, e fate scappare da casa i miei amici nobili.

LA SIGNORA JOURDAIN - Io mene infischio dei vostri amici nobili.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non so chi mi tenga, maledetta, dallo spaccarvi la testa con i piatti e le posate del pranzo che avete mandato a monte!

(La tavola viene portata via.)

LA SIGNORA JOURDAIN (uscendo) - Me ne infischio anche di questo. Sono i miei diritti che difendo, e tutte le donne sasranno sempre dalla mia parte.

IL SIGNOR JOURDAIN - Fate bene a fuggire la mia collera. Il suo arrivo stato proprio un bel guaio. Ero in vena di dire tante cose carine, e mai mi ero sentito cos brillante. E questo cos?

SCENA III

COVIELLO travestito, IL SIGNOR JOURDAIN, LACCH

COVIELLO - Signore, non so se ho lonore di esser conosciuto da voi.

IL SIGNOR JOURDAIN - No, signore.

COVIELLO - Io vi conosco da quando eravate grande cos.

IL SIGNOR JOURDAIN - Io?!

COVIELLO - S, eravate il pi bel bambino del mondo, e tutte le signore vi prendevano in braccio per baciarvi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Per baciarmi!

COVIELLO - S. e io ero grande amico del vostro defunto signor padre.

IL SIGNOR JOURDAIN - Del mio defunto signor padre!

COVIELLO - S. Un gran bravo gentiluomo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Come avete detto?

COVIELLO - Ho detto: un gran bravo gentiluomo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mio padre!

COVIELLO - S.

IL SIGNOR JOURDAIN - Lavete conosciuto bene?

COVIELLO - Certamente.

IL SIGNOR JOURDAIN - E lavete conosciuto come gentiluomo?

COVIELLO - Senza dubbio.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non se ne imparano mai abbastanza.

COVIELLO - Come?

IL SIGNOR JOURDAIN - Vi sono degli stupidi che insistono a dire che faceva il mercante.

COVIELLO - Lui, il mercante?! Pura maldicenza, mai fatto il mercante in vita sua. Tutto quel che faceva era di essere sempre molto disponibile e molto servizievole; e siccome era un grande intenditore di stoffe, andava a cercarne dappertutto, se le faceva portare a casa, e poi le distribuiva agli amici, in cambio di denaro.

IL SIGNOR JOURDAIN - Sono lietissimo di conoscervi; cos potrete testimoniare che mio padre era un gentiluomo.

COVIELLO - Lo dir e lo sosterr davanti a tutti.

IL SIGNOR JOURDAIN - E io ve ne sar grato. Quale ragione vi conduce qui?

COVIELLO - Dopo aver conosciuto il vostro defunto signor padre, gran gentiluomo, come vi ho gi detto, io ho viaggiato per tutto il mondo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Per tutto il mondo!

COVIELLO - S.

IL SIGNOR JOURDAIN - Devessere ben lontano da quelle parti!

COVIELLO - Certamente. Sono tornato da questo lungo viaggio soltanto quattro giorni fa; e tanto linteresse per tutto ci che vi riguarda, che sono qui per annunciarvi la pi lieta novella che si possa immaginare.

IL SIGNOR JOURDAIN - E cio?

COVIELLO - Sapete che il figlio del Gran Turco e qui?

IL SIGNOR JOURDAIN - Io? No.

COVIELLO - Come? Ha un seguito strepitoso: tutti corrono a vederlo, ed stato ricevuto in questo paese come un signore di grande importanza.

IL SIGNOR JOURDAIN - Parola mia, non lo sapevo.

COVIELLO - Ma quel che interessa e torna utile a voi, il fatto che si innamorato di vostra figlia.

IL SIGNOR JOURDAIN - Il figlio del Gran Turco?

COVIELLO - S, e vuole diventare vostro genero.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mio genero, il figlio del Gran Turco!

COVIELLO - Il figlio del Gran Turco, vostro genero. Sono andato a trovarlo, perch capisco perfettamente la sua lingua, e lui si intrattenuto con me, e dopo vari discorsi mi ha detto: Acciam croc soler ouch alla moustaph gidelum amanahem varahini ouessere carbulath, il che significa: Non conosci per caso una giovane e bella signorina, che figlia del signor Jourdain, il gentiluomo parigino?.

IL SIGNOR JOURDAIN - Il figlio del Gran Turco ha detto questo di me?

COVIELLO - S. e come gli ho risposto che conoscevo voi in modo particolare, e che vostra figlia lavevo vista: Ah, mi ha detto, marababa sahem!, il che significa Ah! Quanto sono innamorato di lei!.

IL SIGNOR JOURDAIN - Marababa sahem vuol dire Ah! Quanto sono innamorato di lei!?

COVIELLO - S.

IL SIGNOR JOURDAIN - Accidenti, avete fatto bene a dirmelo, perch per conto mio mai avrei pensato che marababa sahem potesse voler dire Ah! Quanto sono innamorato di lei!. Proprio una lingua incredibile, il turco!

COVIELLO - Pi incredibile di quanto si possa immaginare. Sapete che cosa vuol dire cacaracamuscen?.

IL SIGNOR JOURDAIN - Cacaracamuscen? No.

COVIELLO - Vuol dire Anima mia.

IL SIGNOR JOURDAIN - Cacaracamuscen vuol dire Anima mia?

COVIELLO - S.

IL SIGNOR JOURDAIN - Straordinario veramente! Cacaracamuscen, Anima mia. Chi lavrebbe mai detto? una cosa che mi disorienta.

COVIELLO - E infine, per completare lambasciata, vuol chiedervi la mano di vostra figlia; e per avere un suocero che sia degno di lui, ha deciso di nominarvi Mamamusc, che una delle massime dignit del suo paese.

IL SIGNOR JOURDAIN - Mamamusc?

COVIELLO - S, Mamamusc, che significa, nella nostra lingua, Paladino. I paladini sono degli antichi... Insomma: paladino. Non esiste nulla di pi alto grado nella nobilt del mondo intero; e cos vi troverete da pari a pari con i pi grandi signori della terra.

IL SIGNOR JOURDAIN - Il figlio del Gran Turco mi fa molto onore, e vi prego di condurmi da lui affinch possa ringraziarlo.

COVIELLO - Come? Ma se sta per venire qui lui!

IL SIGNOR JOURDAIN - Sta per venire qui lui?

COVIELLO - S, e porta con s tutto loccorrente per la cerimonia della vostra investitura.

IL SIGNOR JOURDAIN - Non perde tempo.

COVIELLO - Il suo amore non tollera rinvii.

IL SIGNOR JOURDAIN - La sola cosa che mi preoccupa che mia figlia, che una maledetta testona, si messa in testa un certo Cleonte, e giura che non sposer nessuno allinfuori di lui.

COVIELLO - Cambier idea quando vedr il figlio del Gran Turco, e poi, qui si d il caso di una meravigliosa coincidenza; e cio che il figlio del Gran Turco assomiglia a questo Cleonte come una goccia dacqua; e lamore che vostra figlia nutre per luno passer facilmente allaltro, e... Lo sento venire: eccolo.

SCENA IV

CLEONTE travestito da Turco, con tre paggi che reggono lo strascico, IL SIGNOR JOURDAIN, COVIELLO travestito

CLEONTE - Ambousahim oqui boraf, Iordina, salamalequi.

COVIELLO - Il che significa: Signor Jourdain , per tutto lanno sia il vostro cuore simile a un roseto in fiore. Sono molto complimentosi da quelle parti.

IL SIGNOR JOURDAIN - Umilissimo servitore di Sua Altezza Turca.

COVIELLO - Carigar camboto oustin moraf.

CLEONTE - Oustin yoc catamalequi basum base alla moram.

COVIELLO - Ha detto che il Cielo vi dia la forza del leone e la prudenza del serpente!

IL SIGNOR JOURDAIN - Sua Altezza Turca mi fa troppo onore, ed io gli auguro ogni sorta di prosperit.

COVIELLO - Ossa binamen sadoc babally oracaf ouram.

CLEONTE - Bel-men.

COVIELLO - Dice di andare subito con lui a preparare la cerimonia, cos da poter poi vedere vostra figlia, e concludere le nozze.

IL SIGNOR JOURDAIN - Tutte queste cose in due parole?

COVIELLO - S, la lingua turca fatta cos: dice molto con poche parole. Andate con lui, presto. (Escono Cleonte e il Signor Jourdain.)

SCENA V

DORANTE , COVIELLO

COVIELLO - Ah, ah, ah! Parola mia, questa proprio buffa! Che razza di gonzo! Non avrebbe potuto far meglio la sua parte neanche se lavesse imparata a memoria. Ah, ah! vi prego, signore, dateci una mano anche voi, in questa faccenda.

DORANTE - Ah, Coviello, e chi tavrebbe mai riconosciuto? Ma come ti sei conciato!

COVIELLO - Avete visto? Ah, ah!

DORANTE - Di che stai ridendo?

COVIELLO - Di una cosa, signore, che proprio se lo merita.

DORANTE - E cio?

COVIELLO - Ve lo darei da indovinare tra mille, signore, lo stratagemma di cui ci stiamo servendo, contro il signor Jourdain, per convincerlo a dare sua figlia al mio padrone!

DORANTE - Non so immaginare di quale stratagemma si tratti; ma immagino che far senzaltro il suo effetto, visto che tu te ne occupi.

COVIELLO - So che anche voi, signore, conoscete il nostro pollo.

DORANTE - Dimmi di che si tratta.

COVIELLO - Datevi la pena di scostarvi un poco, per fare spazio a quanto vedo avvicinarsi, e intanto vi racconter il resto.

La cerimonia turca per nobilitare il Borghese si fa con danze e con musiche, e costituisce il quarto intermezzo. Il Muft, quattro Dervisci, sei Turchi che ballano, sei Turchi che cantano, ed altri suonatori di strumenti alla turca, sono gli attori di questa cerimonia.

Il Muff Invoca Maometto con i dodici Turchi e i quattro Dervisci; dopo di che gli viene condotto il Borghese, vestito alla turca, senza turbante e senza scimitarra, al quale egli canta queste parole:

IL MUFF

Se ti sabir

Ti respondir;

Se non sabir,

Tazir, tazir.

Mi sta Muft:

Ti chi star ti?

Non interdir:

Tazir, tazir.

Il Muft domanda, nella stessa lingua, ai Turchi che lo assistono di quale religione il Borghese, ed essi assicurano che egli maomettano. Il Muft invoca Maometto in lingua franca, e canta le parole che seguono:

IL MUFT

Mahametta per Giurdina

Mi pregar sera e mattina:

Voler far un Paladina

de Giurdina, de Giurdina.

Dar turbanta, e dar scarsina,

Con galera e brigantina,

Per deffender Palestrina,

Mahametta, etc...

Il Muft domanda ai Turchi se il Borghese rester saldo nella religione maomettana, e canta loro queste parole:

IL MUFT

Star bon Turca Giurdina?

I TURCHI

Hi valla.

IL MUFT (danza e canta queste parole)

Hu la ba ba la sci ba la ba la ba ba la da.

I Turchi rispondono con gli stessi versi.

Il Muft propone di dare il turbante al Borghese, e canta le parole che seguono:

IL MUFT

Ti non star furba?

I TURCHI

No, no, no.

IL MUFT

Donar turbanta, donar turbanta.

I Turchi ripetono tutto quel che ha detto il Muft per dare il turbante al Borghese. Il Muft e i Dervisci si coprono con dei turbanti da cerimonia, e si presenta al Muft lAlcoran, che compie una seconda invocazione insieme con tutti gli altri Turchi assistenti; dopo la sua invocazione, il Muft porge al Borghese la spada e canta queste parole:

IL MUFT

Ti star nobile, e non star fabbola.

Pigliar sciabbola

I Turchi ripetono gli stessi versi, portando tutti la mano alle sciabole, e sei di loro danzano attorno al Borghese, al quale fingono di dare numerosi colpi di sciabola. Il Muft ordina ai Turchi di bastonare il Borghese, e canta le parole che seguono.

IL MUFT

Dara, dara,

Bastonara, bastonara.

I Turchi ripetono gli stessi versi, e gli danno vari colpi di bastone ritmati.

Il Muft, dopo averlo fatto bastonare, gli dice cantando:

IL MUFT

Non tener onta:

Questa star ultima affronta.

I Turchi ripetono gli stessi versi.

Il Muft ricomincia uninvocazione e dopo la cerimonia si ritira con tutti i Turchi, danzando e cantando con vari strumenti alla turchesca.

ATTO V

SCENA I

LA SIGNORA JOURDAIN, IL SIGNOR JOURDAIN

LA SIGNORA JOURDAIN - Ah! mio dio! Misericordia! Che cos questa storia? Che faccia! Che cos che vi siete messo addosso? Vi pare il momento di andare in maschera? Rispondete, che cosa vuol dire tutto questo? Chi che vi ha infagottato cos?

IL SIGNOR JOURDAIN - Sentitela, quella sfacciata; se questo il modo di parlare a un Mamamusc!

LA SIGNORA JOURDAIN - Che cosa?

IL SIGNOR JOURDAIN - S, dora in avanti portami rispetto, perch sono stato creato Mamamusc!

LA SIGNORA JOURDAIN - Che cosa volete dire, con questo Mamamusc?

IL SIGNOR JOURDAIN - Mamamusc, ho detto. Io sono Mamamusc.

LA SIGNORA JOURDAIN - E che bestia sarebbe?

IL SIGNOR JOURDAIN - Mamamusc vuol dire, nella nostra lingua, Paladino.

LA SIGNORA JOURDAIN - Balladino? E alla tua et ti pare il caso di fare ballate?

IL SIGNOR JOURDAIN - Che ignorante! Ho detto Paladino; un titolo di cui mhanno appena fatto la cerimonia.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ma quale cerimonia?

IL SIGNOR JOURDAIN - Mahametta per Giurdina.

LA SIGNORA JOURDAIN - E questo cosa vuol dire?

IL SIGNOR JOURDAIN - Giurdina, vuol dire Jourdain.

LA SIGNORA JOURDAIN - Va bene: Jourdain; e allora?

IL SIGNOR JOURDAIN - Volere far un Paladina de Giurdina.

LA SIGNORA JOURDAIN - Come?

IL SIGNOR JOURDAIN - Dar turbanta con galera.

LA SIGNORA JOURDAIN - Che cosa vuol dire?

IL SIGNOR JOURDAIN - Per deffender Palestrina.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ma che cosa state dicendo?

IL SIGNOR JOURDAIN - Dara dara bastonara.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ma che razza di gergo questo?

IL SIGNOR JOURDAIN - Non tener onta: questa star lultima affronta.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ma che cosa vuol dire insomma tutto questo?

IL SIGNOR JOURDAIN (danza e canta) - Hu la ba ba la sci ba la ba ba la da.

LA SIGNORA JOURDAIN - Dio mio, aiuto, mio marito impazzito!

IL SIGNOR JOURDAIN (uscendo) - Zitta, insolente! Portate rispetto a sua signoria il Mamamusc.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ma dove gli finito il cervello? Corriamo ad impedirgli di uscire. Ah, ah, ecco giusto a proposito la seconda di cambio. Non vedo altro che guai da tutte le parti.

(Esce).

SCENA II

DORANTE, DORIMENE

DORANTE - S, signora, vedrete la cosa pi divertente che veder si possa; e io non credo che sia ancora possibile trovare al mondo un uomo pi pazzo di quello. E poi, signora, dobbiamo cercare di favorire lamore di Cleonte, e di dar man forte alla sua mascherata; una gran brava persona, ed giusto interessarsi per lui.

DORIMENE - Anchio ne ho molta stima, e davvero si merita ogni bene.

DORANTE - Oltre tutto, signora, c qui un balletto che ci spetta, e che non dobbiamo lasciar perdere; e bisogna pur vedere se la mia idea avr successo.

DORIMENE - Ho visto di l dei magnifici preparativi, ma queste son cose, Dorante, che non intendo pi tollerare. S, voglio finalmente impedirvi questi sperperi; e per farvi smettere tutte le spese che vi vedo fare per me, ho deciso di sposarvi senzaltro; un rimedio sicuro, perch tutte queste cose col matrimonio finiscono.

DORANTE - Ah, signora, davvero avete potuto prendere per me una cos dolce risoluzione?

DORIMENE - Soltanto per impedirvi di finire sul lastrico; perch altrimenti, vedo fin troppo bene che in poco tempo vi ridurreste senza un soldo.

DORANTE - Vi sono obbligatissimo, signora, di tante cure per conservare il mio patrimonio! Esso tutto vostro, cos come il mio cuore; e dambedue userete come meglio vi piacer.

DORIMENE - User bene e delluno e dellaltro. Ma ecco il nostro uomo: un aspetto meraviglioso!

SCENA III

IL SIGNOR JOURDAIN, DORANTE, DORIMENE

DORANTE - Signore, veniamo a rendere omaggio, la signora ed io, alla vostra novella dignit; e a rallegrarci con voi per il matrimonio che unir vostra figlia al figlio del Gran Turco.

IL SIGNOR JOURDAIN (dopo aver fatto le reverenze alla turca) - Signore, io vi auguro la forza del serpente e la prudenza del leone.

DORIMENE - Sono felice di poter essere tra i primi, signore, a felicitarvi per lalto grado di gloria cui siete asceso.

IL SIGNOR JOURDAIN - Signora, vi auguro per tutto lanno il vostro roseto in fiore. Vi sono infinitamente obbligato per la parte che prendete agli onori che mi sono arrivati, e grande la mia gioia nel vedermi tornata qui a ricevere le pi umili scuse per le stramberie di mia moglie.

DORIMENE - Non niente, signore, capisco il suo comportamento, il vostro cuore devesserle prezioso, e non strano che il possesso di un uomo come voi possa suscitare qualche allarme.

IL SIGNOR JOURDAIN - Il possesso del mio cuore una cosa che vi appartiene del tutto.

DORANTE - Come vedete, signora, il signor Jourdain non di quegli uomini che la fortuna acceca; pur nella sua gloria, egli riconosce ancora i propri amici.

DORIMENE - Indizio di un animo altamente generoso.

DORANTE - Dov dunque Sua Altezza Turca? In qualit di amici vostri, vorremmo rendergli omaggio.

IL SIGNOR JOURDAIN - Eccolo che viene; e io ho gi mandato a chiamare mia figlia per dargli la sua mano.

SCENA IV

CLEONTE, COVIELLO, IL SIGNOR JOURDAIN, ecc.

DORANTE - Signore, ci inchiniamo a Vostra Altezza, in qualit di amici del vostro signor suocero, assicurandovi con tutto il rispetto i nostri umilissimi servigi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ma dov linterprete, per dirgli chi siete e fargli capire quel che dite? Vedrete allora che vi risponder, e sentirete come parla bene il turco. Ol, dove diavolo andato a finire? (A Cleonte) Struf, strif, strof, straf. Signore grande Segnore, grande Segnore, grande Segnore; e Signora granda Dama, granda Dama. Ahi, lui, signore, lui Mamamusc francese, e la signora Mamamusci francese donna: pi chiaro di cos non posso. Bene, ecco linterprete. Dove eravate andato? Senza di voi, qui, non si riesce a dire niente. Ditegli un po che il signore e la signora sono gente dellalta nobilt, che vengono a omaggiarlo, come amici miei, e a porgergli i loro servizi. (A Dorante e a Dorimene) State a sentire come risponde.

COVIELLO - Alabala crociam acci boram alabalem.

CLEONTE - Catalequi tubal ourin soter amalouchan.

IL SIGNOR JOURDAIN - Visto?

COVIELLO - Ha detto che la pioggia della prosperit annaffi in sempiterno il giardino della vostra famiglia!

IL SIGNOR JOURDAIN - Ve lavevo detto, che parla turco.

DORANTE - Formidabile.

SCENA V

LUCILLA, IL SIGNOR JOURDAIN, DORANTE, DORIMENE, ecc.

IL SIGNOR JOURDAIN - Vieni, figlia mia, avvicinati, e porgi la tua mano a questo signore, che ti ha fatto lonore di chiederti in sposa.

LUCILLA - Come, padre mio? Come vi siete conciato! State recitando una commedia?

IL SIGNOR JOURDAIN - No, non nessuna commedia, una cosa serissima, che ti colma di onori pi di quanto ci si potesse augurare. Ecco il marito che ti do.

LUCILLA - A me, padre mio?

IL SIGNOR JOURDAIN - S, a te. Su, porgigli la mano, e ringrazia il Cielo della fortuna che ti capitata.

LUCILLA - Io non intendo sposarmi.

IL SIGNOR JOURDAIN - Intendo che ti sposi io, che sono tuo padre.

LUCILLA - Non lo far mai.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, quante storie! Su, ti ho detto. D la tua mano, di!

LUCILLA - No, padre mio, ve lho gi detto: non vi potere al mondo che ossa obbligarmi a prendere altro marito che Cleonte; e affronter qualsiasi estrema conseguenza, piuttosto che... (Riconoscendo Cleonte) vero per che voi siete mio padre, che vi debbo ogni obbedienza, e quindi disponete pure di me secondo la vostra volont.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, sono felice di vederti tornata cos in fretta ai tuoi doveri; e sono proprio contento, di avere una brava figlia obbediente.

SCENA ULTIMA

LA SIGNORA JOURDAIN, IL SIGNOR JOURDAIN, CLEONTE, ecc.

LA SIGNORA JOURDAIN - Ma come? Che cos questa storia? Ho sentito dire che volete dare vostra figlia in moglie a una maschera di carnevale.

IL SIGNOR JOURDAIN - Volete star zitta, ficcanaso? Siete sempre qui a infilare dappertutto le vostre stramberie, e non c proprio modo di insegnarvi a essere ragionevole.

LA SIGNORA JOURDAIN - Siete voi che non c verso che mettiate giudizio, e che passate da una pazzia allaltra. Che cos che avete in testa, e che cosa vuol dire questa messinscena?

IL SIGNOR JOURDAIN - Voglio dare mia figlia in moglie al figlio del Gran Turco.

LA SIGNORA JOURDAIN - Al figlio del Gran Turco?

IL SIGNOR JOURDAIN - S, e dite allinterprete che l, di porgergli i vostri omaggi.

LA SIGNORA JOURDAIN - Non so cosa farmene dellinterprete; ci penso io a dirgli in faccia che mia figlia non lavr mai.

IL SIGNOR JOURDAIN - Volete star zitta una volta per tutte?

DORANTE - Ma come, signora Jourdain, voi vi opponete a una fortuna simile? Rifiutate Sua Altezza Turca per vostro genero?

IL SIGNOR JOURDAIN - Mio dio, signore, occupatevi degli affari vostri.

DORIMENE - un grande onore, che non si pu buttare via.

LA SIGNORA JOURDAIN - Signore, vi prego anchio di non darvi pena di ci che non vi riguarda.

DORANTE - lamicizia che nutriamo per voi, che ci spinge ad interessarci del vostro bene.

LA SIGNORA JOURDAIN - Posso fare anche a meno della vostra amicizia.

DORANTE - Eppure, ecco vostra figlia daccordo con le volont di suo padre.

LA SIGNORA JOURDAIN - Mia figlia daccordo a sposare un turco?

DORANTE - Naturalmente.

LA SIGNORA JOURDAIN - E pu dimenticare Cleonte?

DORANTE - Che cosa non si fa per essere una gran dama?

LA SIGNORA JOURDAIN - La strangolerei con le mie mani, se avesse fatto una cosa del genere.

IL SIGNOR JOURDAIN - Quanti discorsi inutili. Ti ho detto che questo matrimonio si far.

LA SIGNORA JOURDAIN - E io ti dico che non si far affatto.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, quanto baccano!

LUCILLA - Madre mia.

LA SIGNORA JOURDAIN - Via, sei una disgraziata.

IL SIGNOR JOURDAIN - Coma? La sgridate perch mi obbedisce?

LA SIGNORA JOURDAIN - S: tanto figlia mia quanto vostra.

COVIELLO - Signora.

LA SIGNORA JOURDAIN - E voi, che cosa volete?

COVIELLO - Una parola.

LA SIGNORA JOURDAIN - Non mi interessa la vostra parola.

COVIELLO (al signor Jourdain) - Signore, se riesco a convincerla a una parola a quattrocchi, vi prometto che la far consentire a quel che volete.

LA SIGNORA JOURDAIN - Non consentir mai.

COVIELLO - Ascoltatemi soltanto.

LA SIGNORA JOURDAIN - No.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ascoltatelo.

LA SIGNORA JOURDAIN - No, non voglio ascoltar niente.

IL SIGNOR JOURDAIN - Lui vi dir...

LA SIGNORA JOURDAIN - Non voglio che mi dica niente.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ecco una donna dalla testa dura! Vi fate male, se lo ascoltate un momento?

COVIELLO - Voi state a sentire e basta; e poi farete quello che volete.

LA SIGNORA JOURDAIN - Va bene! E allora?

COVIELLO (a parte) - unora, signora, che vi facciamo segno. Non capite che tutto questo fatto soltanto per adeguarci alle manie di vostro marito, che con questi travestimenti cerchiamo di trarlo in inganno, e che il figlio del Gran Turco Cleonte in persona?

LA SIGNORA JOURDAIN - Ah, ah.

COVIELLO - E che io, Coviello, sono linterprete?

LA SIGNORA JOURDAIN - Ah, se cos, mi arrendo!

COVIELLO - Ma non fatevi capire.

LA SIGNORA JOURDAIN - Va bene, la cosa fatta, acconsento alle nozze.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ah, ecco che tutti han messo giudizio. E voi che non volevate neanche ascoltarlo! Lo sapevo, io, che vi avrebbe spiegato bene chi che il figlio del Gran Turco.

LA SIGNORA JOURDAIN - Me lha spiegato bene davvero, e ne sono rimasta soddisfatta. Mandiamo subito a chiamare un notaio.

DORANTE - Molto ben detto. E affinch anche voi, signora Jourdain, possiate essere pienamente soddisfatta, e vi liberiate oggi stesso dogni gelosia per il vostro signor marito, ci serviremo dello stesso notaio per sposarci anche noi, la signora ed io.

LA SIGNORA JOURDAIN - Acconsento anche a questo.

IL SIGNOR JOURDAIN - Tanto per fargliela credere.

DORANTE - Bisogna pur tenerla a bada con questo trucco.

IL SIGNOR JOURDAIN - Bene, bene. Qualcuno vada subito a chiamare il notaio.

DORANTE - E mentre aspettiamo che venga e che stenda i contratti, guardiamo il nostro balletto e offriamone il divertimento a Sua Altezza Turca.

IL SIGNOR JOURDAIN - Ottima idea: andiamo a prender posto.

LA SIGNORA JOURDAIN - E Nicoletta?

IL SIGNOR JOURDAIN - Gliela do allinterprete: e mia moglie a chi se la prende.

COVIELLO - Signore, vi ringrazio. E se si pu vederne uno ancor pi pazzo, andr a dirlo al Papa.

(La commedia finisce con il piccolo balletto che era stato preparato.)

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