IL BORGHESE ROMANTICO
Commedia in tre atti
di Jean Blanchon
Traduzione di Flavia Steno
PERSONAGGI!
MEVRELLE
GUSTRABON
FAVIER
DOTTOR HERPIN
SIGNORA MEVRELLE
SOLANGE
MARIA
In casa Mevrelle. Provincia. Mese d'agosto.
ATTO PRIMO
Dopo pranzato, mentre si passa nel salotto. Lo signora Mevrelle d il braccio al cugino Gustrabon.
SCENA PRIMA
Gustrabon - Viaggio molto infatti. Sempre per affari.
Sig.ra Mevrelle - Si capisce.
Gustrabon - La settimana scorsa ero in Normandia. Ho passato 48 ore a Rouen.
Sig.ra Mevrelle - Bella, Rouen! le chiese soprattutto. Ci sono stata, con mio marito nel 13, per i funerali della zia Enrichetta... (siede in una poltrona mentre Gustrabon, che ve l'ha accompagna, s'inchina).
SCENA SECONDA
Mevrelle - (entrando con una scatola) Ecco i sigari! (sorprendendo l'inchino di Gustrabon) Oh, di', quante cerimonie! Bella figura fai fare alla mia giacchetta!
Sig.ra Mevrelle - S, veramente, potevi cambiarti...
Gustrabon - Cugina mia, voi scherzate. Mevrelle ha fatto benissimo lasciando i paludamenti solenni nella naftalina.
Mevrelle - Capito, Enrichetta? Il cugino Gustrabon come me: i nostri comodi prima di tutto. No?
Gustrabon - Eh!
Mevrelle - (come per concludere, ma alquanto confuso) Ooh! Un avana?
Gustrabon - Grazie.
Mevrelle - Prendine un altro. Lo fumerai in treno.
Gustrabon - Basta uno, ti assicuro.
Mavrelle - Come vuoi. Ecco lo spuntatore. Si fa cos: guarda: introduci il sigaro...
Gustrabon - Lo so. Grazie.
Mevrelle - L'avana per la domenica e gli altri giorni festivi. Completamento del menu speciale, rigorosamente stabilito: antipasto, ravanelli o sardine, secondo la stagione, ma l'uno e l'altro sempre con burro fresco, sai burro autentico, naturale, ben salato. Poi, umido con fagiolini. A proposito (rivolgendosi alla moglie) erano eccellenti i fagiolini: cotti a punto, ben conditi. Si ha un bel dire, ma due fogliette di prezzemolo ci stan bene. Poi, col sugo d'arrosto (rivolto a Gustrabon) io ho la mania di condire i legumi col sugo dell'arrosto... (a sua moglie). Oggi, la salsa era ancor meglio riuscita del solito non troppo diluita, perfetta...
Sig.ra Mevrelle - (a Gustrabon) Abbiamo davvero una buona cuoca.
Mevrelle - Maria: 45 anni d'et e 19 di servizio in casa nostra. Non c' male, eh?
Sig.ra Mevrelle - E prima di lei, sua madre era stata a servizio in casa mia. M'aveva vista nascere...
Mevrelle - Visto, coi suoi scrupoli, non ci giurerei. In quel momento deve aver chiuso gli occhi!
Sig.ra Mevrelle - Oh! (i due coniugi ridono. Gustrabon sorride a stento).
Mevrelle - (alla moglie) Mi hai interrotto il menu. Dopo l'arrosto, un'insalatina fresca del nostro orto, un formaggio scelto... A proposito: dove l'avevi comprato il camenbert che abbiamo mangiato oggi?
Sig.ra Mevrelle - Dai Guzille.
Mevrelle - Era superiore a quello dei Vi trai.
Sig.ra Mevrelle - Ed meno caro. Il che ha la sua importanza!
Mevrelle - Credo bene! (a Gustrabon) Non c' ragione di buttar via, anche se i quattrini ci sono. E cos, a coronamento del menu domenicale abbiamo sempre un dolce fatto in casa, fatica particolare di Solange. Avresti immaginato che ci fosse la stoffa di una cuoca eccellente nella mia figliola?
Gustrabon - Perch no? eccellente e... carina assai!
Sig.ra Mevrelle - Via, cugino!
Mevrelle - (alla moglie) Non aver paura. Il cugino Gustrabon ammogliato.
Gustrabon - E adoro la mia...
Sig.ra Mevrelle - Ehm... ehm... (tossisce).
Mevrelle - (imbarazzato) Gi, gi... Dicevamo... Ah si!... di Solange. Dove sar?
Sig.ra Mevrelle - Deve star preparando... (indicando sua figlia che entra col vassoio e le chicchere per il caff)... il caff che ci porta! \
SCENA TERZA
Solange - Ve l'ho fatto sospirare... l'acqua non bolliva mai!
Mevrelle - E se il caff non caldo, non vai niente. Hai fatto bene ad aspettare.
Solange - (prendendo la caffettiera dalle mani di Maria, la cameriera che entra ed esce subito) Grazie, vai pure. Per fortuna c' ancora un'ora alla partenza del vostro treno, cugino.
Gustrabon - Parto alle 15 circa.
Mevrelle - (precisando) Alle 15 e 17. Lo vedo partire tutti i giorni.
Sig.ra Mevrelle - La stazione cos vicina!
Mevrelle - Sto sempre a vederlo passare sul viadotto. Fa una certa impressione...
Solange - Non c' zucchero, cugino. Scusate, ve lo porto subito. Vado a prendere la zuccheriera (esce).
Sig.ra Mevrelle - (sottovoce) Se ne dimenticata. E' spesso distratta da qualche tempo.
Mevrelle - (con la caffettiera in mano) Le ragazze, si capisce, quando sono innamorate...
Sig.ra Mevrelle - Peccato che non abbiate avuto tempo di conoscere il suo fidanzato!
Mevrelle - Simpatico ragazzo, molto distinto...
Sig.ra Mevrelle - Oh, s, molto distinto...
Mevrelle - Si conoscono fin da piccoli: son cresciuti insieme. Suo padre, il dottor Herpin, il primo medico della citt.
Sig.ra Mevrelle - E' anche il dirigente sanitario dell'Ospizio.
Mevrelle - Una cima... una cima!
Sig.ra Mevrelle - ... Cavaliere della Legion d'Onore...
Mevrelle - ... Gi... cavaliere...
Sig.ra Mevrelle - ... Il ragazzo figlio unico...
Mevrelle - ... sta per prendere la laurea in medicina...
Sig.ra Mevrelle - ... E poi avr la clientela del padre...
Mevrelle - ... e allora, il padre, potr accettare la carica di consigliere generale. Gliel'hanno gi offerta, dopo la morte del Colonnello Guy...
Sig.ra Mevrelle - Ma non ha potuto accettare. Con tanti clienti!
Mevrelle - Vanno tutti da lui!
Sig.ra Mevrelle - Tutti! (Solange rientra. Breve silenzio).
Solange - (tornando via) Ho scordato le pinze!
Mevrelle - (a Gustrabon) Le pinze, adesso!
Sig.ra Mevrelle - E' innamorata!
Mevrelle - E Giacomo, no?
Sig.ra Mevrelle - Il dottor Herpm vedovo.
Mevrelle - (govmle) Ma un vedovo allegro !
Gustrabon - Come possibile! Io, se per disgrazia dovessi perdere la mia...
I Mavrelle - (insieme) Sst! Ecco Solange! (Il cugino Gustrabon corruga le sopracciglia. Brevissima pausa).
Solange - Cugino, vi servo. Permettete?
Gustrabon - Molto volentieri, grazie.
Solande - Oh, chef smemorata! ce n' un pezzo soltanto!
Gustrabon - Mi basta. Non ne prendo mai di pi.
Mavrelle - Andiamo! Sai benissimo che qui puoi prendertene due, o tre o dieci pezzi. Fin che vuoi. Ce n' dell'altro in dispensa.
Gustrabon - (alla Mevrelle) E voi, cugina, niente caff?
Sig.ra Mevrelle - No. Grazie. Non ne prendo. E' strano; dopo colazione mi mette sonno, e la sera...
Mevrelle - ... la sera le impedisce di dormire, di abbandonarsi nelle braccia di Morfeo.
Sig.ra Mevrelle - (a Gustrabon) Ma sentite, come patria! Le braccia di Morfeo!
Gustrabon - Reniiniscenze classiche...
Solange - (che guarda attraverso i vetri delle fi-nestra) Mamma, l'orologio della chiesa fa le due passate e sai che ritarda...
Sig.ra Mevrelle - S, di tre minuti, (alzandosi) Se mi aveste preavvisata del vostro arrivo, cugino...
Gustrabon - Ma figuratevi se avrei voluto farvi spostare gli impegni del vostro pomerggio. Ho ragione, Solange?
Solange - (confusa) Mi mettete in imbarazzo, cugino. Dovrei rinnegare! l'amore per... la cortesia ?
Mevrelle - (a sua moglie) Eh, eh, che parlare solenne!Gustrabon (a Solange) Affatto, cuginetta. L'amore la sola cosa per la quale si possa rinnegare tutto il resto, ma la sola che non si deve rinnegare mai.
Mevrelle - (come per interrompere) Su, vatti a preparare, Solange. Solange (un po sorpresa), - Vado... ma... cosa c'?
Mevrelle - Niente, c'. Cosa vuoi che ci sia! Non devi prepararti? (Solange esce).
Sig.ra Mevrelle - (a Gustrabon) Non posso lasciare Solange sola col suo fidanzato. Pensate cosa direbbe la gente!!
Gustrabon - Eh, gi, la gente! L'opinione pubblica! E' questo che importa soprattutto!
Mevrelle - Come? sei tu che parli cos?
Sig.ra Mevrelle - (con vivacit) Diciott'anni e un mese ha Solange. Pensate: diciotto anni e un mese!
Gustrabon - (come preso fra due fuochi) Ah!
Signora Mevrelle - Lo sanno tutti, si capisce. Finora, la pi giovane fidanzata della citt era stata la piccola Odette Perrin...
Mevrelle - La figlia del sostituto...
Gustrabon - Ho capito!
Signora Mevrelle - diciannove anni meno cinquantasette giorni, aveva. Adesso s' sposata. E il record lo teniamo noi.
Gustrabon - E' evidente.
Signora Mevrelle - Immaginate i commenti!
Gustrabon - Immagino!
Mevrelle - Le chiacchiere! E chiss il giorno del matrimonio!
Gustrabon - Ah, ah!
Mevrelle - Far le cose in grande.
Signora Mevrelle - Sposiamo a San Matteo, la chiesa nuova...
Mevrelle - Si... Odette Perrin, invece, s' sposata a Santa Melania.
Signora Mevrelle - Una chiesa vecchia e buia...
Mevrelle - ... Sporca... con certe statue di legno tarlato...
Gustrabon - Poco decorativa, insomma, (a Solange che entra vestita da passeggio) Oh, oh, che bel cappellino!
Solange - Vi piace davvero?
Mevrelle - Se l' fatto lei! che ne dici!
Signora Mevrelle - (a Gustrabon)- Ci sar un posto per voi, in chiesa e alla colaione.
Mevrelle - ... Che faremo all'HteZ de Fran-ce. Io terr un discorsetto...
Signora Mevrelle - (con vivacit) E il menu, Gastone, il menu?
Mevrelle - (cenno d'intesa alla moglie) - Ah, il menu! gi, sia... dimenticavo il menu... (a Gustrabon) Dunque, il menu...
Signora Mevrelle - (a Solange) - Saluta il cugino Gustrabon, figliuola...
Solange - Arrivederci presto, cugino!
Gustrabon - (accompagnandola fin sulla porta) - Arrivederci, cuginetta. Vogliatevi bene', ma tanto!
Mevrelle - Ecco una raccomandazione superflua.
Signora Mevrelle - (a Solange) - Vai che ti raggiungo subito. (Mentre il cugino Gustrabon richiude la porta da dove uscita Solange, i coniugi Mevrelle si scambiano occhiate di intesa, poi, la signora Mevrelle si decide). Sentite, cugino, noi intendiamo che tutta la nostra parentela assista alle nozze della nostra unica figliuola. Disgraziatamente voi vi trovate in una situazione cos... una situazione che... (urta il marito col gomito come per chiedergli aiuto).
Mevrelle - Gi... s... Non il caso che tu ti offenda, ma sai bene, gli altri parenti... la gente... tutti sanno, ricordano il tuo... la tua... (a sua moglie) Diglielo tu, insomma!
Gustrabon - Vi aiuter io.
Mevrelle - (con sollievo) - Oh!
Gustrabon - S, ho capito. Verr al matrimonio della mia cuginetta e ci verr solo. Cos tutto il parentado sar contento e potr stringermi la mano senza paura di compromettersi. Siamo intesi: verr solo. Va bene?
Signora Mevrelle - Benissimo. E vi ringrazio d'aver preso la cosa con tanta... tanta... (d un'occhiata al marito).
Mevrelle - (intervenendo) - ... con tanta disinvoltura e buona grazia. Tu capisci che non per noi... E' una cosa indipendente dalla nostra volont... Il caso di forza maggiore,
proprio
Signora Mevrelle - Se fossimo soli, si capisce.
(Solange compare sulla porta).
Gustrabon - Cugina, andatevene. La vostra bella figliuola s'impazienta e sta facendomi gli occhi acci.
Signora Mevrelle - Arrivederci, cugino. E buon viaggio.
Solange (da fuori) - Buon viaggio, s!
SCENA QUARTA
Maria, I Mavrelle, Gustrabon,
Maria (entrando) - C' il signor Favier.
Signora Mavrelle - (che stava gi uscendo, ri' volgendosi) - Aspetta ch'io sia uscita prima di farlo entrare (scompare).
Mevrelle - (alla domestica) - Adesso puoi farlo passare. (La domestica esce. A Gustrabon) Mia moglie ha poca simpatia per Favier. E viceversa, d'altronde...
Gustrabon - Succede quasi sempre cos.
Mevrelle - Mia moglie non vuole che io ceda a Favier, che nostro vicino di casa, un terreno ch'egli vorrebbe comprare. Ha paura che in paese si dica che vendiamo per necessit di realizzare denaro... Favier contrariato del rifuto ma tenace... Si ostinano tutti e due...
SCENA QUINTA
Detti - Favier
(Favier entra).
Favier - (vedendo Gustrabon) Oh! tante scuse !
Mevrelle - Venite, venite!
Favier - Maria non m'ha avvertito che avevate gente.
Mevrelle - Gente... Non si tratta di estranei. E' un parente, (presentando) Mio cugino Gu-strabon. (i due si salutano con evidente freddezza da parte di Favier) E' venuto a salutarci tra due treni mentre passava di qua, in viaggio per affari.
Gustrabon - (a Favier, cortese) Riparto infatti col diretto delle quindici.
Favier - (precisando, secco) Quindici e diciassette (a Mevrelle). Allora faremo la nostra partita alle sedici.
Mevrelle - Benissimo. Ma non andatevene cos subito.
Favier - (sostenuto) Come volete, (si toglie il cappello mentre siede). Per, per... (d'un tratto, a Mevrelle) Gli avete gi letto il discorso?
Mevrelle - Ma no!
Favier - (riprendendo il cappello) Allora...
Mavrelle - Ma non ho mica intenzione di leggerglielo... E poi, se anche... Tanto voi lo conoscete gi.
Favier - Appunto, perch l'ho gi sentito. Fate pure. Io intanto passo dall'armaiuolo a comprare delle cartucce. Torner alle quattro. (a Gustrabon) Signore...
Gustrabon - Felicissimo... (Favier esce).
SCENA SESTA
Mevrelle - Gustrabon
Mevrelle - (richiude la porta, torna verso Gustrabon) Ormai, poich l'indiscrezione c' stata... come si fa! sono obbligato a farlo sentire anche a te il discorso...
Gustrabon - Che discorso?
Mevrelle - Il discorso che terr al banchetto dello sposalizio. Senza falsa modestia, riuscito, veramente riuscito. L'ho per curato, veh! Oh!... molto pi che un redattore della Gazzetta di qui m'ha espresso l'intenzione di riprodurlo...
Gustrabon - (dando un'occhiata all'orologio) E' lungo?
Mevrelle - No... Piuttosto...
Gustrabon - Che cosa?
Mevrelle - Non so se... Ho un po' scrupolo, ecco... E' cos intimo... Vi tanto riflessa la mia, la nostra felicit familiare...
Gustrabon - Sentiamolo. Su!
Mevrelle - Non te la prenderai mica, eh?
Gustrabon - Non ti capisco. Dovrei prendermela? e perch? adesso son davvero curioso di sentirlo questo discorso misterioso...
Mevrelle - Nessun mistero, no. Ma c' tutta la mia vita dentro. Capisci, cugino, tutta, si... s... (Gustrabon s' sprofondato in una poltrona e, incrociate le gambe, attende fissando la punta del suo piede che dondola. Mevrelle tossisce, poi comincia) Ma cara Solange... mio caro Giacomo... (a Gustrabon) Giacomo il fidanzato, allora, sar gi il marito... (prosegue Mio caro dottore...(a Gustrabon). Il Dottor Herpin, che sar il suocero di Solange, il primo mdico della citt...
Gustrabon - (proseguendo) ... Direttore Sanitario dell'Ospizio, Cavaliere della Legion d'Onore. M'avete gi informato, caro.
Mevrelle - (continuando) Mia cara moglie, mie care zie... Tralascio il resto della parentela e gli amici: Favier, molti altri Favier, ecc., ecc.
Gustrabon - Si capisce.
Mevrelle - ... E giungo al discorso propria-mente detto! (continuando a leggere) <c Permettimi, Solange, che nel giorno del tuo primo matrimonio... (s'interrompe, si siede, corregge) No, quel primo non va...
Gustrabon - Direi...
Mevrelle - Del tuo matrimonio io rivolga alle famiglie Herpin, Mevrelle, Leroy, Pichard, Ravon e alle altre qui convenute a felicitarti, brevi e commosse parole!
Gustrabon - Benissimo. L'esordio originale.
Mevrelle - Nato d'un padre laborioso e da una madre tutt'altro che indolente (con emozione) lasciate che, passando, io saluti la loro memoria! io crebbi nella religione del lavoro e dell'ordine! Nel giorno in cui compivo i ventisette anni, il mio amatissimo padre mi affidava la direzione del Piccolo Bon Marche il grande emporio commerciale di confezioni che voi tutti conoscete, che voi tutti avete visitato e frequentato. Allora, sposai. Mi scelsi a compagna di tutta la vita una fanciulla che era stata l'amica della mia infa-zia e della mia adolescenza, compagna di giuochi e di speranze... Non vi ho ancora detto il suo nome ma voi tutti l'avete gi identificata: Enrichetta Leroy! (a Gustrabon) Qui far una pausa, perch ci saranno gli applausi (proseguendo). Dai nostri sforzi coniugati (occhiata furtiva a Gustrabon che imperturbabile rimuove la cenere del sigaro) dai nostri sforzi coniugati, scatur una scintilla. In pochi mesi il Piccolo Bon Marche diventava, nelle mie mani, l'emporio pi importante di tutta la regione. Ma gli Dei non avevano ancora esaurita la cornucopia di doni che andavano versando sulle nostre teste: ben presto (con aria inspirata) infatti, essi ci inviarono un angelo in sembianza di un delizioso e paffuto pargoletto roseo . (a Gustrabon) Qui ci sar un brivido di dolce commozione nell'assemblea, sussurri, esclamazioni, eccetera... (continuando) E gli anni si succedettero agli anni, soffusi di felicit! Il Piccolo Bon Marche prosperava sempre pi e noi assistevamo al suo sviluppo sorridenti! Spettacolo indimenticabile! Te ne rammenti, Enrichetta? (a Gustrabon) Qui ci sar un imito cenno d'assenso da parte di mia moglie. Gi io cominciavo a vagheggiare il sogno di ritirarmi, quando uno dei miei ventotto impiegati, introdusse un giorno nel mio ufficio nn certo signor Briancon. Senza circonlocuzioni - in commercio le circonlocuzioni sono inutili - il mio visitatore mi estern il suo desiderio di succedermi e sostituirmi alla testa del Piccolo Bon Marche. Le proposte erano eccellenti. Accettai. E la mia corona si arricch di un nuovo fiorone. Ma di tutte le mie ricchezze una la pi preziosa, una quella che tutte le supera: quale sia voi indovinate; il suo nome lo conoscete: Solange, Solange Mevrelle . (a Gustrabon) Qui gli applausi sono sicuri.
Gustrabon - E tu ne approfitterai per fare una pausa.
Mevrelle - Ecco! (prosegue) E se qualcuno osasse un giorno, in un accesso imprevedibile di follie, trattarmi d'avaro, io gli griderei: Folle e insensato! H mio ifiaggior tesoro io l'ho donato, l'ho donato! S, Giacomo, s... .
Gustrabon - (interrompendo) Piano, pi piano! Non correre! Qui ci saranno certo gli applausi.
Mevrelle - Tu credi?
Gustrabon - Eh!
Mevrelle - Grazie. Hai ragione. Faccio un segno sul manoscritto, (traccia una croce) Cos, dunque: S, Giacomo, un tesoro questo che io rimetto oggi fra le tue nobili mani! La fiaccola passa a te! A te di raccogliere il caduceo che tuo padre ti rimetter ben presto. Ed un conforto per me... Non piangere, Enrichetta! . (a Gustrabon) Perche in questo punto, mia moglie si asciugher gli occhi. E* legge di natura che i figli lascino il padre e la madre, il focolare che li vide nascere! E' la vita! E' un conforto, dico, il pensare che un giorno, quando sar vecchio, accanto alla mia sposa neppure essa giovanissima pi, il mio genero mi curer, il mio genero dottore che sar il primo medico della citt; Direttore Sanitario dell'Ospizio e Cavaliere della Legion d'onore come oggi suo padre! .
Gustrabon - Altri applausi, altro momento di riposo...
Mevrelle - Gi. Hai capito che questo l'ho messo per il suocero. Ci tiene.
Gustrabon - (energico) Naturale. Dacci dentro per il suocero.
Mevrelle - (continuando) Non voglio dilungarmi oltre. Molto pi che dobbiamo ancora consumare la frutta, i dolci, lo sciampagna, i liquori, il caff. Poi, ci saranno le danze. Ma non potrei rimettermi a sedere senza avere prima levato il calice alla felicit dei giovani sposi. Propongo un triplice salve! in loro onore e lascio la parola all'eminente clinico, allo scienziato insigne, al dottor Herpin... .
Gustrabon - ... primo medico della citt...
Mevrelle - No. Qui superfluo...
Gustrabon - (alzandosi) Forse', infatti. Parler dunque il dottor Herpin. E chiss quanti complimenti a te!
Mevrelle - Non credere. E' un tipo freddo.
Gustrabon - Davvero? Ma dopo un discorso simile...
Mevrelle - Ti piace davvero?
Gustrabon - Magnifico!
Mevrelle - Non hai nessuna osservazione da fare?
Gustrabon - Nessunissima.
Mevrelle - Grazie.
Gustrabon - Di che? Sono io che ti devo ringraziare. Hai scritto una pagina che rester nella nostra letteratura!
Mevrelle - Questo, forse, no. Ma insomma, come discorso...
Gustrabon - Ah s! E' un discorsetto di nozze proprio ben...
Mevrelle - (risentito) ... Disoorsetto? Sai che dura otto minuti buoni! E senza le pause che adesso ho fatte, (a Gustrabon che adesso si guarda nello specchio disattento e snervato) Ma a te pare un discorsetto?
Gustrabon - A me non pare niente; figurati!
Mevrelle - (resta un momento interdetto, poi, come illuminato ad un tratto) D, non ti ha mica, per caso...
Gustrabon - ... Per caso, che cosa?
Mevrelle - Nulla, nulla! Ti ho visto ad un tratto fare un mutamento...
Gustrabon - Che mutamento ?
Mevrelle - (convinto d'aver indovinato) Scusami, Gustrabon. Ho fatto male a leggertelo. La colpa di Favier. Se lui non ne parlava io stavo zitto. Eia andato tutto cos bene!Anche Enrichetta era stata cos prudente... E poi... Capisco che la cosa deve averti turbato. Si sa... schiaffarti sotto gli occhi un quadretto di felicit intima, di felicit...
Gustrabon - (frai denti) ... in zucchero filato!
Mevrelle - E' stata una brutalit! Non l'ho fatto apposta, ti assicuro. C'eravamo anzi proposti, mia moglie ed io, di essere riservatis-simi...
Gustrabon - Di risparmiarmi lo spettacolo della vostra felicit...
Mevrelle - Ecco. Proprio.
Gustrabon - Non avere scrupoli, cugino. Io non l'ho vista la vostra felicit. La vostra conversazione era cos banale... volontariamente banale, s'intende (mutando tono). E cos, cugino, tu sei persuaso d'essere felice!
Mevrelle - Come no?
Gustrabon - E guardi me con compassione perch pensi: Povero diavolo!che vita deve fare! .
M.relle - Cio, via...
Gustrabon - (continuando) Tu sei, anzi, con tua moglie siete la personificazione della felicit...
Mevrelle - Voglio dire...
Gustraron - ... io sono la miseria incarnata, sotto tutti i rapporti!... Sfortunato, illuso, canzonato!
Mevrelle - Non lo abbiamo mai detto!
Gustrabon - Ma lo pensate! (con un riso nervoso) Che bella farsa!
Mevrelle - Eh?!
Gustrabon - .... E come vero che una triplice benda sugli occhi basta spesso a taluni per credersi felici!
Mevrelle - Non ti capisco!
Gustrabon - A tua volta di non offenderti, cugino. Tu non hai saputo resistere alla tentazione di leggermi il tuo brano d'eloquenza. Io non resisto adesso alla tentazione di dirti quello che avrei preferito tacere.
Mevrelle - E parla, dunque!
Gustrabon - Ah s! Dianzi ho visto sfilarmi dinanzi agli occhi ravanelli, sedani, fagiolini, insalata, camenbert, dolce fatto in casa; ho centellinato un caff speciale; ho fumato un eccellente sigaro avana; ho sorbito tutto senza fiatare. Era gi un bello sforzo per un caratteraccio come il mio! Peccato non sia stato capace di resistere fino all'ora della partenza! Ma venuto prima il discorsetto di tua moglie, no, anzi, tuo, sulla mia posizione irregolare, poi il giulebbe della tua beatitudine stemperato nel discorso...
Mevrelle - Scusa, ma...
Gustrabon - So, gi cosa vuoi dirmi. L'intenzione! Gi, n tu n tua moglie avevate intenzione di ferirmi. Ma non mi avete ferito, cari! Affatto! In tutto questo non c' che un formidabile equivoco.
Mevrelle - Un equivoco?
Gustrabon - Giudica e sbalordisci, (una pausa) Voi mi credete disgraziato. Ebbene io sono invece un uomo felice, profondamente felice!
Mavrelle - (incredulo) Ah! Ma benissimo! Benissimo! tanto piacere!
Gustrabon - Non mi credi, eh?
Mevrelle - Io? Figurati!
Gustrabon - No, caro. Tu non mi credi.
Mevrelle - Ebbene, cosa vuoi! S, non ti nascondo che, a quanto mi avevano riferito, io credevo perfettamente il contrario. Tu mi dici adesso che sei felice. E io me ne compiaccio. Meglio cos.
Gustrabon - Te ne compiaci, ma non ci credi ancora.
Mevrelle - E' una fissazione la tua!
Gustrabon - Sia! Ah! (ironico) E si potrebbe sapere che cosa t'avevano detto!?
Mevrelle - Lascia perdere! Sai, cos, chiacchiere di parenti, discorsi in famiglia...
Gustrabon - Gi. Il Tribunale di famiglia ha decretato senza appello che io sono uno straccione, una specie di... di... s, di paria da mettere all'indice...
Mevrelle - Oh, all'indice!
Gustrabon - ... Da lasciare fuori della porta...
Mevrelle - (coti dignit) In casa nostra sei ricevuto !
Gustrabon - Tu fai eccezione. E io ti sono grato... Ma siete i soli, tu e mia cugina. Ora, io vorrei sapere perch gli altri... Di ehe cosa mi si accusa?... che cosa ho fatto?
Mevrelle - Cosa vuoi che ti dica! Parlavano dei tuoi affari che non andavano...
Gustrabon - Avanti, e poi?
Mevrelle - E poi... Lascia perdere!
Gustrabon - (insistendo) Mia moglie, eh?
Mevrelle - (evasivo) Oh!
Gustrabon - (nettamente) Avanti, avanti! su! mia moglie, no? io ho commesso il delitto di sposare una donna che non era pi vergine...
Mevrelle - (spaventato) Ssst! che espressioni! Gustrabon! cugino mio!
Gustrabon - (implacabile) Una donna che era stata ingannata da un vigliacco!
Mevrelle - (sgomento) Ma calmati!calmati !
Gustrabon - Una donna che chiss dove sarebbe precipitata se non avesse incontrato la mia mano sull'orlo dell'abisso!
Mevrelle - Per l'amor di Dio! (risovvenendosi) Meno male che Solange uscita!
Gustrabon - Ah gi! Soprattutto, che Solange non senta!... che la cara figliuola non sappia che il cugino Gustrabon il marito d'una poco di buono!
Mevrelle - Ma cugino!
Gustrabon - D'una donna disonorata!
Mevrelle - Ti scongiuro! !
Gustrabon - D'una prostituta!
Mevrelle - Taci!
Gustrabon - D'una puttana!
Mevrelle - (sincero) Oh, Gustrabon, ti giuro che nessuno mai ha pronunciato quella parola.
Gustrabon - Forse no, perch non esist nel vocabolario della famiglia...
Mevrelle - E quanto al resto...
Gustrabon - Quanto al resto non potresti essere altrettanto esplicito!
Mevrelle - Posso per giurarti che in casa mia...
Gustrabon - (alzandosi) Lo so. In casa tua non s osa neppure pensarle certe espressioni...
Mevrelle - Appunto...
Gustrabon - (investendolo) Ma tu, tu, come giudichi? Sentiamo. Le aveva promesso di sposarla. Chi fu il colpevole? Lei che credette o lui che se la svign?
Mevrelle - Certo, certo!
Gustrabon - Chi fu la vittima?
Mevrelle - D'accordo!
Gustrabon - Lo so che qualcuno ebbe a dire che sarebbe stato meglio abbandonarla al suo destino. Lo so. E non credete, ti prego, che io l'abbia fatto per un senso di umanit, per carit, che so io, per virt. Non so se io sia capace di bei sentimenti: non mi son mai trovato nell'occasione di accertarmene. Quello che so, quello di cui son sicuro e che desidero si sappia, che io ho sposato Gisella per, amore!
Mevrelle - Tanto meglio, oh!
Gustrabon - Come vedi non ho fatto come gli altri del parentado. Non ho seguito l'esempio degli zii, dei cugini... almeno, della maggior parte dei cugini.
Mevrelle - Infatti, ci sono le eccezioni...
Gustrabon - Tu sei tra queste. Tu hai sposato per amore e adori tua moglie. Alla follia tu l'adori. Essa la tua ragione di vvere... il tuo pensiero dominante quando sei sveglio; la segreta ebbrezza delle tue notti insonni. Bravo, cugino (lo prende a braccetto). Noi due soli sappiamo amare. Noi due soli ci stacchiamo dal resto della famiglia! Gli altri! Pacifici borghesi che di giorno sonnecchiano accanto al fuoco e di notte russano distesi a fianco della loro donna in bigoudis! Pensa quanto siamo pi felici noi che abbiamo nella nostra moglie un'amante, che dormiamo separati per evitare i risvegli troppo quotidiani, le facce alterate dal sonno, gli occhi imbambolati, i capelli irti di forcine e contorti in treccine. Ah s, come siamo lontani, noi, dai matrimoni di convenienza, dalle piccole combinazioni a base di cifre destinate a unire due cuori che battono ma ciascuno per conto proprio! Dio mio, come sono immorale! conoscevo, anche in senso biblico, mia moglie prima di andare a Ietto con lei. Nelle famiglie per bene, invece, bisogna andare a letto con la propria moglie prima d'averla conosciuta. Ci si spiegher poi in camicia! scusate, cara, una piccola informazione: chi siete voi, realmente, e come siete? . La morale, signori, questa la morale! Ma... (si siede).
Mevrelle - (vivamente) Tira via!
Gustrabon - Nemmeno i miei affari hanno lasciato in pace. Io non sono ancora in grado di vivere di rendita, certo, ma una colpa questa? Invece di venirmi incontro la fortuna mi fugge. Io devo strapparle a una a una le mie vittorie. Che vuol dire? Le gusto dppi,. ecco tutto! Si apprezza il successo in proporzione di quanto costa. Ti assicuro, Mevrelle, che quando ci si trovati, come io mi son trovato, sull'orlo della rovina, quando provata la sensazione dell'abisso dinanzi e del muro alle spalle, dell'impossibilit cos di avanzare come di retrocedere, si vibra e si spasima in un modo indescrivibile: d'orrore, di terrore, di disperazione ma con una intensit inimmaginabile. E quando nel buio caotico che ti circonda tu scorgi ad un tratto il raggio di luce, quando lo spiraglio non pi sperato ti si apre dinanzi, e che tu ti slanci ed esci al sole, all'azzurro, alla vita... oh, allora (esaltandosi). La lotta, vedi, la lotta la felicit. Ma bisogna strapparla: non la donna di tutti che ti si offre: una civetta che bisogna violentare!
Mevrelle - (soffocato) Cugino, cugino...
Gustrabon - Soprattutto poi, non parlarmi, per carit, dei vostri poveri matrimoni all'acqua di rose, delle vostre esistenze tanto vuote d'imprevisto, d'incertezza, di lotte febbrili, di passione, di poesia quanto son saturi di regolarit, di sicurezza, di monotonia, di tenerezza dolciastra e di beata tranquillit!Io voglio sentirmi vivere! Qualche gioia e molte lacrime? Benissimo! ci sto! E compiango voi che vegetate invece di vivere. Ogni ora scande un gesto della nostra esistenza. Quali, per voi? incolori... anonimi... gelatinosi... inconsistenti... (Mevrelle ripete a mezza voce quest'ultimo vocabolo) Aver bisogno, per, provare un piccolo brivido, di andare a vedere passare sul viadotto il diretissimo di Parigi! Ah no, poi! ah no!
Mevrelle - (reagendo) A quanto vedo, caro cugino, il miglior mezzo per credersi felici ancora quello di ignorare la propria felicit. S, s, la benda sugli occhi. Meditaci un poco sopra!
Gustrabon - T'inquieti?
Mevrelle - Affatto. Ma venir dire a me che la felicit fatta di chimere, di lotte penose e di... (interrompendosi) lo so che sono felice, perbacco!
[Gustrabon - Il che dimostra che nella vita bisogna riflettere molto (guardando l'orologio) oppure, non riflettere affatto!
Mevrelle - Guarda. Se quanto ti dico non basta, se hai bisogno di prove per convincerti, ecco qua...
Gustrabon - Un albo? cos'?
Mevrelle - Sono pagine scritte da me. Le mie memorie, sono!
IGustrabon - (interessato) Oh! guarda! (si siede) Questo m'interessa. Fammi vedere!
Mevrelle - (sedendo a sua volta al lato opposto del tavolo, in faccia a Gustrabon) In diciannove anni dacch son sposato non ho mai tralasciato un giorno di segnare in quest'albo le mie azioni e le mie impressioni. Guarda, apro a caso (legge). & Oggi, 27 giugno, ho accompagnato Enrichetta al mercato. Son tornato passando lungo il canale e tagliando dalla scorciatoia della chiusa. Mi son fermato ad osservare il parrucchiere che pescava. In trentacinque minuti non ha preso... . No, questo no. (volta le pagine) Ecco qua: a Oggi, 7 novembre, Sant'Ernesto. Abbiamo fatto colazione al restaurant per festeggiare l'amico Fhirion. Pronunziato un discorso. Fhirion mi ha abbracciato commosso soprattutto dalla mia perorazione. Nota: collocato il testo del discorso nel terzo cassetto a destra della scrivania . (a Gustrabon) Eh?
Gustrabon - Vedo.
Mevrelle - (sfogliando) Tutto cos; tutto. Centinaia e centinaia di cose... Qui, ancora a caso... No, qui no... Ecco, ecco, ecco: Marted, 9 aprile: venuto Gianluigi... (a Gustrabon) Gianluigi il giardiniere, (leggendo) a Gli ho fatto strappare le erbacce, specie lungo il vialetto dei tigli. Gli ho pagato una ora e mezza, pi mezz'ora che era rimasta da pagare da marted scorso. Marted prossimo gli far riparare la conigliera . (la sua voce si fa incerta). No, non interessante. Vediamo qua... (sfoglia) Ecco... No, nemmeno!
Gustrabon - Leggi le prime pagine.
Mevrelle - Del tempo della luna di miele?
Gustrabon - Appunto.
Mevrelle - Vediamo. Anche qui, a caso?
Gustrabon - S'intende!
Mevrelle - (legge) Oggi, venerd, 28 settembre, ore 8 di sera... .
Gustrabon - Benissimo.
Mevrelle - (leggendo) Siamo seduti, Enrichetta e io, sotto i tigli... .
Gustrabon - Ah ah!
Mevrelle - Enrichetta lavora ad una sciarpa di maglia che mi sta preparando per questo inverno; io leggo il giornale... .
Gustrabon - Oh!
Mevrelle - (sfogliando) C' per anche della roba pi... pi... bisognerebbe cercare...
Gustrabon - La serata sotto i tigli, il primo anno del vostro matrimonio?
Mevrelle - Sicuro! esattamente trentatr giorni dopo.
Gustrabon - E poi?
Mevrelle - Come, e poi?
Gustrabon - S, dico.
Mevrelle - (senza entusiasmo) Eppoi... sempre cos.
Gustrabon - Cos?
Mevrelle - Sai, non si pu mica scrivere... Gustrabon - Si capisce... Per, un accenno... Mevrelle - Ah... un cenno... Gustrabon - ... niente, eh? Mevrelle - (sfogliando sempre) Ma s... ma s... qua e l... (lungo silenzio).
Gustrabon - (alzandosi) Metti via, cugino! Mevrelle - (senza staccare gli occhi dal foglio) Senti, Gustrabon, poco fa m'ero seccato...
Gustrabon - Macche!
Mevrelle - S, s, m'ero sentito ribollire...
Gustrabon - (scherzando) Allora abbiamo ribollito entrambi. Niente di male. Una volta tanto! Ricordati Achille! non faceva che bollire continuamente! La chiamavano il bollente!
Mevrelle - Ma ho avuto torto! Non avrei dovuto!
Gustrabon - (stringendogli la mano) Ma oosa dici!
Mevrelle - Non essere in collera!
Gustrabon - Non ci penso nemmeno!
Maria - (entrando) Signor padrone, son le tre meno un quarto!
Gustrabon - Perdinci! Grazie!
Maria - C' appena il tempo! (esce).
Gustrabon - Cugino, me ne vado, (silenzio) Oh! me ne vado. Cugino!
Mevrelle - Ah si! il treno... Hai ragione... Dal momento che devi andare...
Gustrabon - Adesso mi rincresce di lasciarti.
Mevrelle - Rincresce anche a me. (silenzio; immobilit).
Gustrabon - Su su! Non pensare, adesso. Vieni ad accompagnarmi, piuttosto. Non mi lascerai mica andare alla stazione da solo? Io salgo a prendere la valigia.
Mevrelle - (alzandosi) S, vai. Ti raggiungo. (Gustrabon esce. Mevrelle ripete a mezza voce) Ti raggiungo, (continua a sfogliare l'albo. L'orologio della chiesa batte tre colpi).
FINE DEL PRIMO ATTO
ATTO SECONDO
Identico ambiente del primo atto. Un'ora dopo.
Quando si apre il sipario, il sole illumina il salotto. Si sente, lontano, il rumore di una battitrice meccanica. Richiamo dal pollaio: una gallina annunzia d'aver fatto l'uovo. Breve pausa. Maria entra e va ad abbassare le tende.
SCENA PRIMA
Maria sola
Maria - (alla finestra, come se parlasse ad una vicina) S, una delle nostre. Non c' pericolo che stia un giorno senza farlo. Come dite? eh, s, al prezzo d'adesso! Ottanta di quattro? Siete stata fortunata! Al mercato le ho pagate di pi. (rispondendo ad una domanda) Novantacinque all'etto. Ma non burro da tavola, si capisce! Eh, davvero! Se si va avanti di questo passo! Arrivederci, signora Legiardi, con permesso, abbasso le tende per-che il sole scolorisce il tappeto. Arrivederci. (Abbassa le tende. Entra Mevrelle. Lo si indovina nervoso, irrequieto. Maria gli si rivolge).
SCENA SECONDA
Maria - Mevrelle
Maria - E' arrivato a tempo per il treno?
Mevrelle - Cosa?
Maria - Ho detto se ha fatto a tempo a prendere il treno!
Mevrelle - S, s.
Maria - Ha trovato posto ?
Mevrelle - Ha trovato posto, s. (si abbandona su una poltrona senza togliersi di testa il panama n deporre il bastone. Maria rien-% tra portando la giacca da casa che Mevrelle indossava al primo atto).
Maria - Ha paura di prendere un raffreddore con questo caldo, signor padrone? (sempre assorto, Mevrelle consegna alla donna bastone e cappello) Saran presto le quattro: vado a prendere il latte, (esce per ritornare quasi subito portando il bricco per il latte, una bot-tiglia di birra e due bicchieri. La bottiglia dentro un secchio che ella colloca per terra, accanto al tavolo mentre sul tavolo, colloca i bicchieri, il tutto con gesti che denotano una lunga abitudine) Lascer la porta accostata: cos il signor Favier potr entrare senza suonare. (esce. Nel silenzio si odono ancora i rumori lontani. Mevrelle allontana una mosca noiosa, insistente, poi si alza e va a sedere in capo alla tavola. Suonano le quattro. Compare Favier).
SCENA TERZA
Mevrelle - Favier
Favier - Vi risaluto. Maria m'ha detto che mi aspettavate. L'ho incontrata adesso, (si toglie il cappello e si asciuga il sudore) Avevo paura d'aver fatto tardi. Mi son fermato un momento da Clegh per veder funzionare la sua battitrice meccanica, (con un gesto verso la finestra) Sentitela! Che regolarit! Un vero motore d'areoplano! (andando a prendere le carte in un cassetto) Una meraviglia, quella macchina! Che cosa si arriva a fare oggigiorno! Cei'to, costa molto; ma si risparmia poi da un'altra parte. L'avete vista?
Mevrelle - Che cosa?
Favier - La macchina di Clegh.
Mevrelle - No.
Favier - Andateci. Val la pena, (si siede dall'altra parte del tavolo) La spesa forte, certo, ma... d'altra parte, Clegh mi diceva... (mostrando le carte) Il mazzo tocca a me. No? Mi sembra, almeno. S, s, ora mi ricordo, tocca proprio a me. (scarta) Clegh, mi diceva che risparmia mezza dozzina d'uomini. E' un bel vantaggio per i proprietari. Viceversa, un danno per la mano d'opera. Fatalit del progresso! (fa tagliare a Mevrelles).
Mevrelle - (ripete) Fatalit del progresso!
Favier - Mi sembrate un po'... cos... una digestione faticosa?
Mevrelle - Io? No, no...
Favier - (dando le carte) Ah! tanto meglio allora. (breve pausa) Un po' il caldo che opprime. (occhiata alla birra. Mevrelle non se ne accorge. Favier prosegue, un po' nervoso)
Mevrelle - Gi (silenzio).
Favier - Tre e diciasette. Alle nove e mezza a Parigi.
Mevrelle - Gi.
Favier - Se non c' ritardo. Cominciate. Che cosa accusate? i
Mevrelle - Quarantanove.
Favier - Bene.
Mevrelle - Terza maggiore,
Favier - Niente.
Mevrelle - Tre fanti.
Favier - Insufficienti.
Mevrelle - (buttando una carta svogliatamente) Cinque carte e d sei.
Favier - Ho quattordici di dieci e quarta bassa. (giuocando) Diciotto.
Mevrelle - Sette.
Favier - Prendo: diciannove (giuocando) Venti.
Mevrelle - Sette.
Favier - Ventuno.
Mevrelle - (senza impazienza) Sette.
Favier - E non avete pi la riserva di quadri! Ventidue.
Mevrelle - Sette.
Favier - Ventitr.
Mevrelle - Sette.
Favier - Ventiquattro.
Mevrelle - Sette.
Favier - Venticinque.
Mevrelle - Sette.
Favier - (buttando le ultime carte ) Picche. Mio. (segna i punti) Ho avuto per un po' di fortuna nelle carte.
Mevrelle - Gi.
Favier - (cercando di provocare la piccola schermaglia quotidiana) Oh, in fondo mica eccessivamente. Le ho adoperate bene. Ecco.
Mevrelle - Sicuro.
Favier - (sorpreso) Per un giuocatore memo abile erano carte mediocri.
Mevrelle - Certo.
Favier - (corruscando gli occhi) C' voluta tutta la mia abilit, (sbalordito della remissivit del compagno) A voi. (gli passa il mazzo) Non me lo immaginavo cos il vostro cugino Gustrabon.
Mevrelle - Ah!
Favier - No. S'intende che, anche com', si capisce subito con che tipo si ha a che fare.
Mevrelle - (sa tutt'altro tono) E cio?
Favier - E, c'intendiamo!
Mevrelle - (seccamente, dando le carte) Invece, non vi capisco proprio.
Favier - Ma via! come non sapeste anche voi quello che la vostra famiglia ha raccontato sempre sul suo conto!
Mevrelle - Senza dubbio. Ma erano pettegolezzi di gente maligna e invidiosa.
Favier - Questo, poi! Se voi stesso...
Mevrelle - (interrompendo) Infine, che cosa gli si pu rimproverare d'intrinseco?
Favier - Che so, io? gli affari...
Mevrelle - Non ha sempre avuto fortuna. Ep-poi? E' una colpa?
Favier - No ma se fosse rimasto qui invece di andare a Parigi... e frequentare certi posti...
Mevrelle - Ebbene?
Favier - La fortuna non gli sarebbe mancata e oggi sarebbe anche lui ritirato dagli affari, come voi e come me!
Mevrelle - Gi. (Amaro e vivace) E questo, secondo voi... (s9 interrompe).
Favier - Secondo me?... Dite... , Mevrelle - (dominandosi) Vi pare che possa bastare... il fatto di essersi stabilito a Parigi, per farlo condannare?
Favier - No, ma...
Mevrelle - Proprio io non capisco come i parenti abbiano potuto considerarlo come uno straccione da mettere all'Indice!
Favier - Oh, all'Indice!
Mevrelle - ... da lasciar fuori della porta!
Favier - In casa tua ricevuto!!
Mevrelle - Ma cosi poco!
Favier - Avete troppo cuore, voi, Mevrelle.
Mevrelle - Vi sbagliate. Gustrabon non m'ha ispirato affatto piet. Al contrario!
Favier - Capisco, capisco. Per, ieri, parlavate a un altro modo.
Mevrelle - Pu darsi. Era tanto che non lo vedevo!
Favier - (solenne) Adesso godr i benefici del'impressione prodotta su di voi il 20 agosto dell'anno scorso 1925. (Interrompendosi) A proposito... (abbassando la voce) E' ancora sua moglie quella... donna?
Mevrelle - No.
Favier - Davvero? Oh! oh! l'avrei giurato che andava a finire cos.
Mevrelle - Non avete capito. Quella donna sempre la sua amante. C' una differenza... (con un sospiro profondo) che differenza!
Favier - Non se n' andata?
Mevrelle - Perch avrebbe dovuto andarsene ?
Favier - Oh, quelle donne l, sapete...
Mevrelle - Quali donne l?
Favier - Quelle che si lasciano sedurre, insomma! Piantano un uomo con la stessa facilit con la quale lo prendono.
Mevrelle - Le aveva promesso di sposarla. Chi fu il colpevole? Lei che cedette o lui che se la svign?
Favier - Per il fatto c' stato!
Mevrelle - Chi fu la vittima?
Favier - Ci mancava altro che non fosse lei. Non doveva lasciarsi prendere! Eppoi, volete che ve lo dica? La vittima vera, in tutta questa faccenda, non stata lei: stato vostro cugino! Lui si!
Mevrelle - Era innamorato.
Favier - Si capisce: il frutto proibito!
Mevrelle - E lei pure lo amava!
Favier - Per vizio.
Mevrelle - Favier!
Favier - Cosa c'? Cos'avete da dire?
Mevrelle - Insomma, scusate. Io non posso permettere! Gustrabon mio cugino, e sua moglie... dopo tutto, mia cugina! Non dimenticatelo, vi prego!
Favier - Eh! diamine, lo so! Fino a ieri, lo dicevate a mezza bocca, ma lo so!
Mevrelle - Oggi, invece, lo dico forte!
Favier - Si direbbe che lo diciate per sfida!
Mevrelle - E perch no? Lo dico... lo dico perch d'ora innanzi non voglio pi dare la mia solidariet a quello che considero un errore giudiziario!
Favier - (ironico) Chiederete la revisione del processo?
Mevrelle - Perch no? (fra se) La famiglia! ah si... la famiglia! Quattro borghesi invidiosi e torpidi che scaglian pugni contro un colosso granitico: Gustrabon! Ma se n'infischia, Gxi-strabon, dei parenti imbecilli! Se sapeste quanto pi grande di tutti i parenti presi insieme! Un colosso, vi dico: un colosso!
Favier - (soffocato) Ma cosa fate? Avete imbrogliato tutte le carte!
Mevrelle - Non fa niente! (silenzio) Vi dico che se ne infischia Gustrahon!
Favier - (alzandosi) Oh, Mevrelle! Voi, voi!
Mevrelle - (camminando su e gi) Ebbene?
Favier - Simili discorsi nella vostra bocca! Mi avevate abituato a una... come dire?... a una sincerit, a una correttezza...
Mevrelle - E adesso?
Favier - E adesso, che debbo dirvi?'Mi scombussolate, ecco. (Riprendendo il cappello) Gi, anche dianzi mi aveva stupito il vostro modo di accettare senza recriminazioni una sconfitta vergognosa! Perch stata vergognosa la vostra sconfitta!
Mevrelle - Ho capito. Sareste capace di sospettare che ho imbrogliate le carte apposta?
Favier - Io non l'ho detto... Tengo a dichiarare che non l'ho detto! Scusatemi se... Bisogna che vada a marnare il giardino.
Mevrelle - (sincero) Se sapeste quanto ero lontano dalle carte e dalla partita, oggi!
Favier - Ragione di pi per non riprenderla.
Mevrelle - Ci non toglie che il vostro sospetto mi offenda... Quest'altra adesso? Dove avr cacciato le chiavi?
Favier - (secco) Arrivederci, Mevrelle.
Mevrelle - (frugandosi nelle tasche) Arrivederci. (Sottovoce) Ah, eccole qui. (Favier uscito. Mevrelle apre il cassetto dove nel primo atto ha deposto l'albo delle memorie. Entra Maria).
SCENA IV
Maria - Cosa c'?
Mevrelle - (nervoso) Lo chiedo a voi.
Maria - Se n' andato il signor Favier?
Mevrelle - Pare. (Alla donna che sta ritirando i bicchieri e bottiglie) Lascia la birra e un bicchiere. Fa caldo e d sete (sfoglia l'albo).
Maria - Fa caldo davvero.
Mevrelle - Avresti potuto accorgertene prima e chiudere.
Maria - Sono venuta poco fa a abbassare le tende. Prima non ho potuto. C'era la sala da pranzo da riordinare, i piatti da lavare. Ce n'era un mucchio di piatti, oggi. Quando c' gente sempre cos.
Mevrelle - Ti lamenti?
Maria - Oh no! capita cos di rado! Non s' cambiata la giacca?
Mevrelle - Non ne vedevo la necessit.
Maria - Ma quello che ha indosso il vestito buono.
Mevrelle - E secondo te, perch sono in casa mia, dovrei vestirmi come uno straccione?
Maria - (stupita) Non volevo dir questo. (Dopo una lunga pausa) Tornando col latte ho incontrato Maddalena Bossard... Se la ricorda, padrone, la Maddalena? (Durante le battute che seguono, Maria va e viene, mentre parla, sulla scena e nelle quinte mettendo a posto bicchieri, secchio, giacca).
Mevrelle - Ebbene?
Maria - E' tornata al paese dopo 17 anni che era partita.
Mevrelle - E che me ne importa?
Maria - M'ha detto che tornata per finire qui i suoi giorni!
Mevrelle - Ha fatto bene. Per sotterrarsi, qui, va benissimo.
Maria - Aveva sposato un lattoniere: adesso, lui morto e le ha lasciato dei bei quattrini. M'ha domandato come stava la sposina.
Mevrelle - La sposina? Ha messo in canzonatura mia moglie?
Maria - Ma no! Voleva dire la signorina. Credeva che si fosse gi sposata col signor Giacomo.
Mevrelle - (decidendosi a riporre le memorie) Come ha potuto sapere a Parigi, del fidanzamento?
Maria - Non l'ha saputo. L'ha immaginato. Lo aveva sempre pensato, m'ha detto. Si ricordava che quando il signor Giacomo aveva otto anni e la signorina Solange quattro, in paese, si diceva gi: Un giorno, faranno una bella coppia!
Mevrelle - (seccato) Finitela! finitela!
Maria - Signor padrone! Sta male?
Mevrelle - Ma che male, che male! ho caldo e le tue chiacchiere...
Maria - Beva un po' di birra fresca che le fa bene.
Mevrelle - Si grazie. Versa e porta via.
Maria - (eseguisce, poi andandosene) Vado s, anche perch ho il latte sul fornello. Con questo caldo prudente farlo bollire. (Mevrelle, rimasto solo, cammina nervosamente in lungo e in largo, poi si siede nella poltrona scuro in viso. Entra Solange vestita da passeggio, come nel primo atto).
SCENA QUINTA
Solange - Eccoci qua. Cio, eccomi qua. La mamma passata un momento dalla signora Lefranc per ricambiarle la visita dell'altro giorno. Viene subito, per (si toglie il cappello). Abbiamo fatto una bella passeggiata. Il cugino se n' andato?
Mevrelle - Si.
Solange - (ridendo) Lo sapevo che non lo avresti trattenuto.
Mevrelle - Non dir sciocchezze!
Solange - Faceva caldo, sai!Ma io ho corso lo stesso nei prati. (Ridendo) Volevo acchiappare una farfalla grossa cos. Non ci son riuscita. E Giacomo e la mamma m'hanno canzonata! Siamo passati dal Mulino e siamo stati fino alla Fougerraie (pausa).
Mevrelle - (deciso) E' per domani l'appuntamento?
Solange - Per domani alle 11. Il dottore vuol regolare gli ultimi particolari (sorride). Perch il gran giorno s'avvicina, p apparino! Pensa un po': fra due settimane, a quest'ora, tua figlia sar diventata la signora... (parlando s' avvicinata a Mevrelle e sta per abbracciarlo quand'egli si svincola e la respinge brusco). Ti fa tanto dispiacere, povero pap? Ma saremo cos vicini che ci parr di stare insieme anche dopo! (felice) Oh, il matrimonio Gambiera poco il mio modo di vivere! (Mevrelle s' alzato).
Mevrelle - (secco) Purtroppo!
Solange - (stupita) Eh?
Mevrelle - (serio) Lasciami stare. Ho bisogno di riflettere.
Solange - (ridendo, felice) Rifletti, pap, pensa a tutto!
Mevrelle - (vivace) Non si tratta di preparativi. Si tratta d'una decisione ch'io devo prendere, una grave decisione!
Solange - Ma che hai pap? Sei nervoso, preoccupato! Non t'ho mai visto cos!
Mevrelle - Lo credo!
Solange - Ma cosa c'?
Mevrelle - (breve) Non ti riguarda (correggendosi). Cio, si, si ti riguarda molto, invece!
Solange - Allora, dimmi!
Mevrelle - C'... c' che finalmente vedo chiaro!
Solange - Spiegati!
Mevrelle - Si, debbo farlo prima che sia troppo tardi.
Solange - Oh Dio! Pap! tu mi spaventi!
Mevrelle - Sarebbe un tal rimorso per me se tu... si, ho il dovere il parlarti... Son tuo padre!
Solange - Ma dimmi! dimmi!
Mevrelle - (solenne) Solange, figlia mia. Ascoltami bene. Contrariamente a ci che avranno insegnato anche a te, la vita un romanzo.
Solange - Un romanzo?
Mevrelle - Deve essere un romanzo. Bisogna fuggire l'abitudine, la regolarit, la monotonia. Bisogna volere l'imprevisto, la febbre, la passione... La mia decisione presa: irrevocabilmente! Vedrai come sarai felice, bambina!... A tua madre io dar... Non necessario clie tu sappia quello che le dar. Quanto a te, comincer col cercati un marito che prima di tutto sia un amante.
Solange - (scherzosa) Un marito? Ma bello e trovato!
Mevrelle - Giacomo?
Solange - Mi pare!
Mevrelle - Ah no !
Solange - (sbalordita) Cosa dici ?
Mevrelle - Quello che deve dire un padre che si interessa alla felicit della propria figliuola!
Solange - Ma io sar felice poich lo amo!
Mevrelle - Tu credi! Sei presa nell'ingranaggio. Ma non aver paura. Io non permetter che tu sia ingannata.
Solange - Pap, che cos'hai? cosa c' stato?
Mevrelle - C' stato, ti dico, che ho aperto gli occhi in tempo. Sposare un amico d'infanzia, il compagno di giuochi, cresciuto con te, un mezzo fratello, un fratello, Solange! (con sdegno) l'incesto sarebbe niente ma l'affetto borghese che ti porterebbe... Necessariamente! Lui aveva otto anni, tu quattro e la gente vi vedeva gi sposati insieme. Ah, no, no, no! Non parlatemi, per carit, di questi vostri poveri matrimoni all'acqua di rose, delle vostre esistenze tanto vuote d'imprevisto, d'incertezza, di lotte febbrili, di passione, di poesia, quanto son saturi di regolarit, di sicurezza, di monotonia, di tenerezza dolciastra, di beata tranquillit!
Solange - Ma tu, pap, chi hai sposato?
Mevrelle - Che domanda! Tua madre!
Solange - E non era forse una tua amica d'infanzia?
Mevrelle - D'accordo.
Solange - E allora?
Mevrelle - Allora... che cosa?
Solange - Non sei forse stato felice?
Mevrelle - (sottovoce) Cosa vuoi sapere tu?
Solange - (sorpresa) Come?... non sei tato...
Mevrelle - (scostando la fanciulla) Non ne parliamo!
Solange - Ma non possibile! Non ci credo!
Mevrelle - E perch?
Solange - Eri sempre allegro!
Mevrelle - Lo dici tu!Sembravo allegro !
Solange - Anche quando cantarellavi in giardino?
Mevrelle - Per passare il tempo.
Solange - Ma se la tua vita era cos bella: noi, gli affari, tutto andava bene!
Mevrelle - Tranne l'essenziale. Ora, la felicit, non la donna di tutti che ti si offre: la civetta che bisogna violentare!
Solange - (atterrita) Pap!
Mevrelle - Al diavolo l'ipocrisia borghese! E' quella che ci rovina! Solange, ascoltami bene. La mia vita passata una botte vuota. L'ho battuta da tutte le parti per vedere se ne uscisse qualcosa (triste) vuota, vuota, vuota! Se ti lasciassi sposare il piccolo Herpin...
Solange - (decisa) Ma io lo sposer, pap.
Mevrelle - Mai!
Solange - Ti giuro di s!
Mevrelle - E io, di no!
Solange - Lo sposer...
Mevrelle - Quando mi avranno seppellito!
Solange - (dall'altra parte del tavolo) Anche contro la tua volont se sar necessario!
Mevrelle - E lui? Anche lui, credi?
Solange - Mi adora, pap!
Mevrelle - Ne sei sicura? Te lo ha mai provato? No, vero?
Solange - Come, no? Si, invece!
Mevrelle - (grave) Eh?
Solange - Me lo ha giurato sulla memoria di .sua madre.
Mevrelle - Parole!
Solange - (violenta) Eppoi... (raddolcendosi) in altro modo, anche.
Mevrelle - (vivamente) Davvero?
Solange - (a mezza voce) Si...
Mevrelle - In qual modo?
Solange - Ma, pap... un discorso che...
Mevrelle - (scoraggiato) C' niente da fare con te! (tornando alla carica) Ma insomma, dal momento che ti dico che l'amore bello, nobile, sacro, perch vuoi aver paura a parlarne? Gridalo forte, invece! Su! ti ha detto, dunque, che ti amava, e poi? parla son tuo padre!
Solange - Appunto per questo!
Mevrelle - Educazione falsa! Dunque? e poi?
Solange - Eppoi... pi d'una volta...
Mevrelle - Ah !
Solange - Spesso, anzi!
Mevrelle - Oh! oh!
Solange - Tutti i giorni, insomma... Mi...
Mevrelle - (incoraggiando) Ti...
Solange - (con voce flebile) Mi baciava! (Una pausa. Mevrelle indeciso. Solange soggiunge rapida) Ma c'era sempre la mamma!
Mevrelle - (eccitandosi) Non lo sposerai! che razza d'un innamorato! che imbecille! non t'ha mai chiesto un convegno, mai un minuto di solitudine a due, all'alba, al tramonto, al chiaro di luna ? Idiota!che esce soltanto dalle due alle quattro, dopo colazione, come la gente timorata! e vuole anche la guardia del corpo dietro, il caporale di servizio! La futura suocera; e se la futura suocera non pu, Maria, la serva, il soldato di corve! Bel fidanzato! Fa la corte, lui, la corte... la sua corte... stagnante, flaccida, senza un movimento, senza un po' di colore, senza un brivido... Non un abbraccio di nascosto, non una stretta sotto gli alberi... non un abbandono . sul fieno... non l'ombra d'una vertigine! Niente! assolutamente niente!... N sogno, n poesia, n passione! Tutto ben regolato, chiaro, pulito, come le convenienze idiote della morale borghese esigono... Oh, l l! Un innamorato che studia, che prepara l'ultimo esame e che lo passer, oh, vedrete che lo passer... invece d'affrontare una bella bocciatura in omaggio al tuo amore... Vada a sposare chi vuole, il signorino, ma la mia figlia no!... Che povera felicit ti darebbe!... E che figlioli ti fabbricherebbe!
Solange - (disfatta) Pap... ma volevi che... prima di sposarmi...
Mevrelle - ... Non perch ci si deve sposare che ci si vuol bene. Ci si sposa perch ci si vuol bene! Avete un certo modo voi di vedere dappertutto delle sudicerie... in nome della morale! Dire che una volta si innalzavano dei piedestalli... dei... si... degli altari all' amore'!Ah, sono nato troppo tardi! (Si abbandona su una sedia. Pausa).
Solange - (decisa) Fuggir con Giacomo!
Mevrelle - Dimentichi la clientela paterna!
Solange - Cio?
Mevrelle - Non a-inunzier alla clientela, Giacomo, e nemmeno all'opinione pubblica. Figurati! Scappare con una signorina di buona famiglia!
Solange - Andremo a vivere in un altro paese!
Mevrelle - Egli nato per ereditare la clientela paterna: non ti seguir! Solange - Gli dir che scelga fra i clienti e me.
Mevrelle - Non esiter!
Solange - Lo credo anch'io. Sceglier me! (raggiujige la porta che d nel giardino).
Mevrelle - Non t'illudere. Ma adesso vai in giardino. Va'! Ti calmerai e domani non ci penserai pi! Cio penser io a procurarti... Vedrai! (Solange fa un gesto di protesta). Fidati di me che voglio solamente il tuo bene! (Per sfuggire al padre che s' avvicinato, Solange apre la porta e fugge in giardino. Mevrelle mormora:) Una perla! Ma trover, trover! (Solo, Mevrelle si guarda a lungo nello specchio: si capisce che pensa a Gustrabon. Poi, decidendosi a un tratto, si appoggia alla mensola del camino e chiama forte:) Maria!
SCENA SESTA.
Voce di Maria - Padrone?
Mevrelle - Venite qua.
Voce di Maria - Mi asciugo le mani e vengo. (Pausa. Entra la donna che termina di asciugarsi le mani nel grembiule).
Mevrelle - Chiudete la porta.
Maria - (stupita, la domestica obbedisce) Ecco fatto.
Mevrelle - Maria, vi pongo una domanda categorica.
Maria - Eh?
Mevrelle - Si, una domanda netta, precisa, chiara.
Maria - Dica, signor padrone.
Mevrelle - Chi il vostro amante?
Maria - (quasi senza voce) Il mio amante?
Mevrelle - S. E' Carlo, il garzone del macellaio?
Maria - (c. s.) Carlo? il garzone del macellaio?
Mevrelle - E' Emilio?
Maria - (c. s.) Emilio?
Mevrelle - Emilio, si Emilio! Voglio dire il garzone del droghiere. Se non nemmeno lui, sar suo fratello, il lattaio? No? Chi, allora? Gian Luigi? Nemmeno? Mi par d'aver nominato tutti possibili!
Maria - (che comincia a piagnucolare) Non ne ho amanti, io !
Mevrelle - Figuriamoci!
Maria - (sedendo sull'orlo della . tdia) Se ne avessi lo avrebbe saputo, signor padrone!
Mevrelle - Chi lo sa!
Maria - Dove vuole che lo nasconda?
Mevrelle - Nel tuo letto, perbacco!
Maria - (offesa, si alza) Signor padrone!
Mevrelle - Va bene, va bene! Non hai amanti, dunque?
Maria - Non sono una donnaccia, sa!
Mevrelle - (ridendo) Oh, addirittura! Non esagerare, via! Ebbene, poich non ne hai te lo cercher io l'amante.
Maria - Ma io non ne voglio!
Mevrelle - Va l, lascia fare!
Maria - (alzando la voce) Le dico che non ne voglio!
Mevrelle - E io ti dico che intendo di fare la felicit -di-tutti qui dentro. Ho io la responsabilit... eppoi, sono il padrone!
Maria - Cosa c'entra?
Mevrelle - Su, Maria. Di un po', che vita hai fatto, tu, fino ad oggi?
Maria - (con voce lagrimosa) Ma io son sempre stata...
Mevrelle - Non c' niente da fare nemmeno con te!Sei irriducibile!Ma insomma, ti accontenti tu di facre e rifare sempre le stesse cose: scopare, cucinare, lavare, stirare, apparecchiare, per poi sparecchiare, sgusciare i legumi, pulire le verdure... E niente! altro, niente altro, niente, non un po' di piacere, di poesia, di elevatezza... (Maria guarda in alto) Non un fremito d'amore... Di', di', li conosci tu i fremiti d'amore? E il brivido, lo hai tu, il brivido? Dove lo hai? Fuori, mettilo fuori !
Maria - (si alza, si scosta e incrocia le braccia sul petto con atto di pudore offeso) Signor padrone, lei dev'essersi fermato al caff con qualche amico... Se non fosse per questo, non potrei proprio perdonarle... (Entra la Sig.ra Mevrelle ancora vestita da passeggio, come al primo atto. Tiene in mano la chiave).
SCENA SETTIMA
Sig.ra Mevrelle - (guardando) Cosa c'? Litigate?
Maria - Il signor padrone vuole per forza che mi prenda un amante!
Sig.ra Mevrelle - Maria, cosa dici? (a suo marito) Che storie son queste?
Mevrelle - (con gesto... solenne) Vattene, Maria! Ne riparleremo dopo. (La domestica esce scrollando le spalle).
Sig.ra Mevrelle - E adesso, mi spiegherai... (si toglie il cappello e lo depone insieme all'ombrellino).
Mevrelle - (tranquillo) Ti spiego subito. La vita che Maria conduce mi fa pena.
Sig.ra Mevrelle - Ti fa pena?
Mevrelle - Si pu concepire un'esistenza sen za amore? (Gesto di stupore della signora Me vrelle) Capisco che la mia domanda ti stupi sca. (triste) Avrei anzi dovuto prevederlo (riprendendosi) Enrichetta, pensa un momento qual supplizio tu infliggeresti a Maria se tu le dicessi: ce Da domani in poi, tu dovrai tenere il giornale quotidiano della tua vita! .
Sig.ra Mevrelle - Ma cosa c'entra, adesso, qui, il giornale?
Mevrelle - Lasciami dire. Tutto quello che Maria potrebbe segnarvi, sarebbero avvenimenti di questo genere: Oggi, luned, ho grattato le rape .
Sig.ra Mevrelle - (crollando le spalle) Le rape non si grattano, si pelano.
Mevrelle - Fa lo stesso. Sono distinzioni che non hanno importanza in un discorso serio come questo!
Sig.ra Mevrelle - A ogni modo, le rape non si grattano, si pelano.
Mevrelle - (furioso) E finiscila con le rape! Sei tu una rapa (calmandosi) Oh, insomma! Riprendiamo: Oggi, luned, ho pelato (calcando sulla parola) le rape , e data la cera al pavimento della sala da pranzo . ce Oggi, marted, ho fatto il bucato e sgusciato i piselli... . ec Oggi, mercoled...
Sig.ra Mevrelle - Ne hai per un pezzo? Ti raccomando, fai almeno il sabato inglese!
Mevrelle - Scherza, scherza mentre le tenebre ci circondano da ogni parte come una nebbia, come un velo, come un lenzuolo! (si abbandona su una sedia, in capo alla tavola, con la testa fra le mani).
Sig.ra Mevrelle - Povero Gastone!
Mevrelle - (illuso) Mi hai compreso, Enrichetta?
Sig.ra Mevrelle - Ah, proprio no! E' troppo diffcile!
Mevrelle - (concitato) Si difficile, non lo nego... ma lasciami sperare che tu hai penetrato il significato intimo delle mie parole... Enrichetta... proprio cos... che tristezza!... Ma possiamo ancora scuoterci, uscire da questa specie di... di torpore borghese nel quale siamo immersi da... dal giorno delle nostre nozze!... ce Oggi, 26 settembre... .
Sig.ra Mevrelle - Siamo daccapo! Ho bell' capito! (prende il bicchiere che sulla tavola e lo annusa).
Mevrelle - (guardando lontano) ... Oggi, alle otto di sera, siamo seduti, Enrichetta e io, sotto i tigli. Enrichetta lavora a una sciarpa di maglia che mi sta preparando per quest'inverno, io, leggo il giornale... . Hai capito? che roba! (desolato). Ma finita! Voglio sentirmi vivere, finalmente! (alzandosi con precipitazione). Aspetta, ora ti faccio vedere... Oggi, 26 settembre... (si mette a sedere in capo alla tavola attirandosi vicina la moglie, mettendole un braccio intorno alla vita). Vieni qua, Enrichetta... qua, sotto i tigli (indica le due sedie). La natura ci chiama... Coglieremo fiori pei tuoi capelli e un garofano bianco da metterti sul cuore. Vieni! Passeggeremo insieme in silenzio... soltanto i nostri cuori parleranno... (costringendo con dolcezza la sua attonita sposa a sedere). Vedi quanto bello il creato! mira questi alberi, questo cielo azzurro, questi augelli sui prati...
Sig.ra Mevrelle - Oh, disgraziato!
Mevrelle - Perch mi compiangi, Enrichetta? Io ti amo e tu sei mia! Tu mi ami, e io son tuo!
Sig.ra Mevrelle - Gastone, tu sei ubbriaco! Che cosa mai hai potuto bere per ridurti a questo modo?
Mevrelle - (vicinissimo) I tuoi occhi ho bevuto! Sono ebbro d'amore!
Sig.ra Mevrelle - (alzandosi) Vai a dormire, vai. Ti far bene.
Mevrelle - (senza muoversi) Si, piccina mia, si, andiamo a letto...
Sig.ra Mevrelle - Andiamo? Stanotte, per tua norma, io non dormir con te. Andr nella stanza dei forestieri!
Mevrelle - Enrichettuccia mia, no!
Sig.ra Mevrelle - Ti cedo la camera e il letto. Dormirai pi comodo, non ti lamenterai pi dei calci che dici ch'io ti d dormendo!
Mevrelle - No, stanotte, no, Da domani, per, s... da domani, camere separate!
Sig.ra Mevrelle - (seccata) Cosa dici?
Mevrelle - S, per salvare la poesia, per evitare i risvegli troppo quotidiani, le facce alterate dal sonno, gli occhi imbambolati, i i bigodini e le treccine!
Sig.ra Mevrelle - (urlando) Dividere i letti? Ah, mai!
Mevrelle - Eppure si divideranno.
Sig.ra Mevrelle - Mai e poi mai! Ci mancherebbe altro! Pensa le chiacchiere se lo si venisse a sapere!
Mevrelle - Io me ne infischio delle chiacchiere!
Sig.ra Mevrelle - Vergognati!
Mevrelle - Me ne infischio !
Sig.ra Mevrelle - S, adesso, perch sei ubbriaco!?
Mevrelle - Su questo argomento, lo sar sempre!
Sig.ra Mevrelle - Ecco una notte che si annunzia bene!
Mevrelle - Te ne dar delle altre ancora pi belle, cannuccia!
Sig.ra Mevrelle - Vedremo se entrerai facilmente da me... Tiro il catenaccio...
Mevrelle - L'amore una chiave che apre tutte le porte.
Sig.ra Mevrelle - Tirer i mobili contro la porta...
Mevrelle - (accostandosi alla moglie che s' seduta e mettendo un ginocchio su una sedia) Non litighiamo, Enrichetta... L'ora della nostra felicit scoccata!
Sig.ra Mevrelle - Ma si pu sapere che cosa vuoi, insomma?
Mevrelle - (sottovoce) Amarci!
Sig.ra Mevrelle - Mi pare che son 19 anni che ci amiamo!
Mevrelle - Hai una memoria eccellente se ti ricordi quando... quando stato... l'ultima volta...
Sig.ra Mevrelle - Non divagare, ti prego...
Mevrelle - Yetta, la mia anima trasformata non pu pi accontentarsi di questo piccolo affetto borghese. D'ora innanzi mi occorrono poesia e passione!
Sig.ra Mevrelle - Mi spaventi!
Mevrelle - Vorrei commuoverti, invece... vorrei, si, vederti turbata...
Sig.ra Mevrelle - Ma io sono contenta cos, sono felice...
Mevrelle - (guardandosi nello specchio e riscaldandosi) Per tanta gente per te, la felicit non consiste che in una benda sugli occhi...
Sig.ra Mevrelle - Lasciami anche la benda, dunque1, se mi fa felice!
Mevrelle - No! ti trasformer!
Sig.ra Mevrelle - Io ti resister!
Mevrelle - Puritana!
Sig.ra Mevrelle - (alzandosi e avanzandosi) Anche gli insulti, adesso!
Mevrelle - (avvicinadold) Ah, reagisci finalmente! Ti sento fremere, vibrare, vivere!
Sig.ra Mevrelle - Libertino!
Mevrelle - Cessa di resistermi, Enrichetta! L'amore un diritto universale e per noi, coniugati, pi che un diritto, un dovere! Amami dunque!
Sig.ra Mevrelle - Non toccarmi!
Mevrelle - Il tuo corpo mio! (accarezza i seni di sua moglie).
Sig.ra Mevrelle - Le tue mani mi fanno arrossire! (si svincola e si rifugia nell'angolo della camera).
Mevrelle - Io, provo un altro effetto (raggiunge la moglie in fondo alla stanza) Enrichetta, ti voglio, capisci? Sei mia moglie ti avr.
Sig.ra Mevrelle - (dibattendosi) Sei ammattito?
Mevrelle - (con un ginocchio a terra) Ammattisci anche tu e vieni!
Sig.ra Mevrelle - Stupidone!
Mevrelle - Sei la mia met !
Sig.ra Mevrelle - Io ti rinnego!
Mevrelle - (alzandosi) Ma io ti ho!
Sig.ra Mevrelle - Odioso!
Mevrelle - Cara!
Sig.ra Mevrelle - Andr a stare dalla zia Isabella!
Mevrelle - E io far intervenire il notaio. Il notaio, capisci! e verranno a saperlo tutti e vedrai le chiacchiere! No, tu non ci andrai dalla zia Isabella... (breve pausa) verrai fra le mie braccia, invece!
Sig.ra Mevrelle - Spudorato!
Mevrelle - Ammetto.
Sig.ra Mevrelle - Vizioso!
Mevrelle - (radiante) D'accordo!
Sig.ra Mevrelle - Uomo spregevole!
Mevrelle - Benissimo!
Sig.ra Mevrelle - Corrotto!
Mevrelle - Avanti! Fuori tutto! Su! cos'altro ancora? Dimmi addirittura... postriboliere... mezzano!(Si sente rumore contro la porta d'entrata).
Sig.ra Mevrelle - (sottovoce vivamente) C' gente, taci! (Solange, vestita da passeggio). Tu, Solange? non eri ancora rientrata? (Solange accenna di s col capo). Allora sei uscita di nuovo? (altro cenno d'assenso). Dove sei stata? E cos' questa faccia? Oh! dico a te! rispondi! (Solange si abbandona su una sedia, accasciatissima).
SCENA OTTAVA
Solange - (lentamente) Vorrei morire!
Sig.ra Mevrelle - Un'altra, adesso? Ma che cos'hai?
Solange - Chiedilo a mio padre!
Sig.ra Mevrelle - (al marito) Volevo ben dire io che anche qui non c'entrassi tu!
Mevrelle, - Ohe, dico, basta, eh? (a Solange) Tu, comincia coll'usar un altro tono, neh?
Solange - (aspra) Hai ragione. Ho una voglia pazza di gridarti sul viso tutto quello che penso, quello che provo! ah!
Sig.ra Mevrelle - (sgomenta) Dio mio! ma che cosa c' stato fra voi?
Mevrelle - (appoggiato al camino) C' stato che ho dichiarato che Solange non sposer Giacomo Herpin!
Sig.ra Mevrelle - Non sposer... Tu ti opponi al matrimonio?... Ma sono pazza io, oppure...
Solange - No, mamma, non sei tu la pazza!
Mevrelle - (le lascia andare un manrovescio) To'! piglia su, imparerai il rispetto che mi devi!
Sig.ra Mevrelle - (intervenendo) Schiaffeggi tua figlia, adesso?
Solange - Lascia, mamma! tanto, pi male non mi pu fare!
Sig.ra Mevrelle - (sedendo) Povera piccola... dimmi tutto... su... confidati con tua madre...
Solange - (sulle ginocchia della madre) Mamma, mamma!...
Sig.ra Mevrelle - Parla, cara!
Solange - M'ha spezzata la vita!
Sig.ra Mevrelle - Lascia tare la letteratura e dimmi semplicemente che cosa t' ha fatto. E non piangere, su, non piangere che accomoderemo tutto...
Solange - Oh, adesso non piango pi! Ho tanto pianto nel tornare a casa !
Sig.ra Mevrelle - (allontanando un poco sua figlia) Nel tornare? da dove?
Solange - Sono stata da Giacomo...
Sig.ra Mevrelle - Oh! a quest'ora? e da sola? ma che avr detto la gente? e cosa volevi da Giacomo?
Solange - Vederlo.
Sig.ra Mevrelle - E perch?
Solange - Per dirgli quello che m'aveva detto mio padre...
Sig.ra Mevrelle - (al marito) E cio?
Solange - (breve pausa) Non ha voluto saperne. (scorgendo un piccolo movimento di sorpresa in suo padre, prosegue). S, puoi essere contento... Giacomo ha fatto come tu dicevi: non ha voluto saperne di fuggire insieme. M'ha parlato della gente, dei clienti di suo padre... Poi, appunto perch da un momento all'altro poteva arrivare suo padre e non voleva che mi trovasse l, m'ha spinta adagio adagio fuori della porta... Ora, tu capisci, mamma, che se non ha avuto l'impulso di prendermi fra le braccia mentre gli dicevo che tutto era finito, allora, vuol dire... Adesso Giacomo dir tutto a suo padre e domani il dottore... il dottore verr a restituirvi la parola... E' finita, ecco, finita!
Mevrelle - Vedi, Solange, che avevo ragione?
Solange - (rivoltandosi) Tu, tu... taci! Non voglio pi sentirti! taci! taci!
Mevrelle - (severo) Come... taci? Son tuo padre!
Solange - Dovevi ricordartene poco fa...
Mevrelle - Ma appunto per questo...
Solange - (interrompendo) Che m'hai spinta a fare quello che ho fatto? E' colpa tua, colpa tua! Volevo fornirti la prova che reclamavi!
Sig.ra Mevrelle - (a suo marito) Come? Sei stato tu, suo padre, a spingerla nelle' braccia di Giacomo? Sei un essere ignobile, ripugnante!
Mevrelle - Basta! non farmi perdere la pazienza!
Sig.ra Mevrelle - E perdila! (sottovoce) Padre indegno! e se la nostra figliuola fosse tornata... macchiata? Se Giacomo avesse abusato di lei... se avesse approfittato dell'occasione...
Mevrelle - (franco) Allora, gli avrei dato mia figlia!
Sig.ra Mevrelle - Vergognati!
Mevrelle - Di che? ho evitato a Solange una penosa delusione.
Solange - (intervenendo) Ma chi ti dice che sarebbe stata una delusione?
Mevrelle - Con te, non parlo. Non ho conti da rendere. Son stato fin troppo buono...
Solange - No. Non vero. Non sei buono tu. No!
Mevrelle - (minaccioso) Solange!
Solange - (provocante, affrontandolo) Vuoi picchiarmi? Vuoi? Picchiami!
Sig.ra Mevrelle - (mettendosi tra il marito e la figliuola) No, piccina, no! (al marito) Vai via, Vattene!
Solange - (picchiando il piede in terra) S, che se ne vada, che se ne vada!
Sig.ra Mevrelle - Vedi in che stato la inetti!Vattene!
Mevrelle - Sono in casa mia, qui. (si siede).
Sig.ra Mevrelle - Solange, creatura mia, vieni! Abbandoniamo ai suoi rimorsi questo padre snaturato! Vieni!
Mevrelle - Brave! levatevi dai piedi. Via!
Solange - S, s, me ne vado... e per sempre!
Sig.ra Mevrelle - Ce ne andremo per sempre! Vieni, Solange; Maria ei preparer da pranzo nella tua camera e domattina per tempo partiremo! (appena sono usciti entra Maria).
SCENA NONA
Maria - Chi che gridava?
Mevrelle - Nessuno.
Maria - Che giornata, signore, che giornata!
Mevrelle - (trattenendosi a stento) Cosa volete dire?
Maria - Oh, ho sentito tutto, sa!
Mevrelle - (alzandosi) Ah, avete anche il vizio di ascoltare dietro le porte? E d'intrigarvi nei fatti miei ? Vi credete proprio permesso tutto, voi, perch da 19 anni siete qui a spadroneggiare nella casa? E allora io vi dico che vi metto alla porta: capito ? Fate i vostri bauli e domattina, fftt! (con gesto di spazzar via) Via!
Maria - Benissimo! Me ne andr con la signora e la signorina! (Maria esce. Furioso, Mevrelle si impadronisce d'una sedia e la picchia sul pavimento. La sedia scricchiola. Seccato, Mevrelle la osserva).
Fine del secondo atto
ATTO TERZO
Stesso ambiente. L'indomani mattina.
Favier - (vestito come nel secondo atto) Cosa mi dite mai. Sono sbalordito!
Maria - (senza grembiule, vestita per uscire) Proprio cos, caro signor Favier!
Favier - E a che ora successo tutto questo?
Maria - Poco dopo che voi eravate andato via. Prima, ha preso la signorina, poi me... e poi la signora quando tornata dall'aver fatto visita alla signora Lefranc. Alle sei, eravamo servite tutte. Allora la signora e la signorina si sono ritirate nella stanza della signorina dove hanno pranzato e dove la signora ha passata anche la notte.
Favier - E il padrone?
Maria - Il padrone, verso le otto e mezzo venuto in cucina... io riordinavo... non ha aperto bocca! ha preso un coltello... s' tagliato una fetta d'arrosto, ha preso un pezzo di pane... poi non l'ho pi visto!
Favier - Ma sapete che grossa? Mevrelle che ripudia la moglie, che getta la figlia sul lastrico e che mette alla porta voi?... E' una cosa... una cosa... non ci sono parole per dire che cosa!
Maria - Io dico che diventato matto, ecco!
Favier - Eh, veramente... un po' strano l'avevo trovato gi anch'io, ieri, durante la partita... Si era stralunato a un tratto per una sciocchezza da niente. Si messo a buttare all'aria le carte... Ma ho creduto che fosse cos, un po' di dispetto perch aveva perso. Non gli piace perdere.
Maria - Figurarsi! C' ben altro!
Favier - Eh, si capisce... Arrivederci, Maria. (fa qualche passo e ritorna) E... partite proprio davvero?
Maria - Non si domanda neanche!
Favier - E anche la signora?
Maria - E la signorina. Tutte e tre. E' deciso. Da ieri alle sei deciso. Ma stanotte non ho potuto chiudere occhio... Avevo anche un po' di paura. Ho, fin messo il tavolino e le sedie contro la porta... (Favier, intanto s' tolto il cappello, Maria avviandosi). Ora vado a dirgli che lei qui. (Maria esce. Favier si stropiccia le mani con espressioni successive che dallo stupore passano alla soddisfazione per una soluzione che le vicende rendono possibile. Entra Mevrelle, vestito alla buona, da uomo che ha finito di lavorare in giardino. Ha delle frutta in mano. Vuol sembrare disinvolto).
SCENA SECONDA
Mevrelle - Caro Favier, buon giorno!
Favier - Buon giorno! Bene? Anch'io, grazie!
Mevrelle - (deponendo i frutti) Ho fatto la mia solita visitina d'ispezione sotto gli alberi. I frutti che cadono, bisogna raccoglierli subito, se no, ci vanno le bestioline sopra ed finita.
Favier - (impaziente) Eh, gi... Ma, dite un po.
Mevrelle - Cosa c'? Mi sembrate un po'...
Favier - Io? Bravo! Proprio io vi sembro...
Mevrelle - Parlo a voi, dunque...
Favier - Insomma: vero o non vero?
Mevrelle - Che cosa?
Favier - Ma... quello che Macia ini ha... (gesto indeterminato).
Mevrelle - (disinvolto) Ah, v'ha detto che l'ho licenziata?
Favier - M'ha detto che se ne va insieme a vostra figlia!
Mevrelle - Ah, di mia moglie che volete parlare? Ebbene, mio caro Favier, se siete venuto come ambasciatore di pace... se siete qui con l'incarico di parlarmi, di rabbonirmi, di farmi ritrattare, ebbene, preferisco dirve-lo subito: non se ne fa niente, caro Favier, niente!
Favier - (cercando di mettere una parola) Ma io, non...
Mevrelle - (sostenuto) Niente, dico! Niente! Io sono fatto cos: tutto d'un pezzo! Se almeno avessi qualche cosa da rimproverarmi... se mi provassero, mi dimostrassero, come A pi B, che ho agito alla leggera, che ho sbagliato, che son stato imprudente... Allora, vi ascolterei, Fa\jer, s, vi ascolterei vi dico, e, anche con orecchio benevolo... Ma dal momento che la mia coscienza mi dice: Mevrelle, tu hai ragione non posso recedere! E' cos, caro Favier! io non sono un uomo come gli altri! Non ammetto, io, che si viva come se si vegetasse, insulsamente...
Favier - Eh gi, ma certo... (premuroso).
Mevrelle - ... rinunziando alla propria felicit...
Favier - D'accordo!
Mevrelle - ... che si viva senz'amore...
Favier - (assentendo) Quello, poi!
Mevrelle - ... senza poesia, senza aspirazioni...
Favier - (c. s.) Che miseria!
Mevrelle - (fermandosi e fissandolo) Favier! voi non siete in grado di potermi comprendere! Voi state pensando ch'io sono pazzo!
Favier - (protestando) Ma no, Mevrelle, ma no! Vi assicuro!
Mevrelle - E' cos!
Favier - Vi dico di no! Anch'io non faccio che deplorare, come voi, la miseria delle esistenze senz'amore, senza aspirazioni, senza poesia!
Mevrelle - (vivamente, grato) Davvero? Siete anche voi del mio parere?
Favier - (con. intenzione) E come no? Vi dico di pi che se la scena di ieri fosse da rifare, avreste ragione di non esitare, Mevrelle!
Mevrelle - S. Certo. Per... si vede che voi siete celibe, Favier. Se sapeste... (con vivacit). Intendiamoci: io non rimpiango niente, veh! Ah no! Ma insomma... Avere una donna, avere un'unica figlia, e perderle cos, di colpo, insieme...
Favier - (sempre con intenzione) Capisco. Ma d'altra parte... vivere vegetando, senza felicit...
Mevrelle - Eh s...
Favier - Senz'amore, Mevrelle! Senz'amore!
Mevrelle - D'accordo. Bench ci sia anche la questione del temperamento...
Favier - Che vi ho da dire, Mevrelle! Voi non mi persuaderete mai che la vita senza poesia, senza aspirazioni sia possibile...
Mevrelle - Certo, certo. Non dico di no... Intanto, per, su, fanno le valigie. E non una cosa piacevole.
Favier - E' il momento difficile. Ma... dopo...
Mevrelle - Eh gi... certo... dopo...
Favier - Vedrete!
Mevrelle - S... s... (riflettendo). Ma... appunto: dopo! (silenzio).
Favier - (esitando) Dite un po', caro amico, potrei parlarvi un momento di quella faccenda... sapete... E' per via dei lavori... Voglio dire: quel fondo che vi ho chiesto...
Mevrelle - Non occorre altro, caro Favier. Io ho verso di voi un debito di gratitudine...
Favier - Oh, Mevrelle... un debito!
Mevrelle - Un debito!
Favier - Piccolo... se mai... piccolissimo.
Mevrelle - Dal momento che mia moglie mi lascia...
Favier - Per l'appunto!
Mevrelle - E quando anche restasse...
Favier - (vivamente) A proposito, io penso che sarebbe meglio...
Mevrelle - (interrompendo) Il padrone sono io!
Favier - Per, se volete ascoltarmi...
Mevrelle - ... e dal momento che il padrone sono io, mi capite, Favier?
Favier -: Sicuro, sicuro!
Mevrelle - Quel terreno...
Favier - (vivamente) ... Io ve lo compro subito!
Mevrelle - (dandogli la mano) E' fatto! E non discuto nemmeno il prezzo!
Favier - Vado subito a...
Mevrelle - C' tempo, che diamine!
Favier - E' meglio. Vado a vestirmi... (confidenziale). Una passeggialina fino dal notaio e intanto passiamo a prendere l'aperitivo. (Mevrelle esce seguito da Favier molto premuroso. Entra la Sig.ra Mevrelle e va fin sulla porta lasciata aperta da Favier. Torna indietro, d un'occhiata d'ispezione intorno, vede la sedia rotta, la esamina e dice): Con un po' di colla forte! .
SCENA TERZA
Maria - (che personifica la decisione presa il giorno prima) Signora!
Sig.ra Mevrelle - (che dispone ben allineate sulla tavola le frutta raccolte da Mevrelle) Cosa c'?
Maria - Volevo dire: cosa gli dico a Cazuc? a che ora deve venire a prenderci colla vettura?
Sig.ra Mevrelle - (un po' seccata) Ma... non saprei... Fra poco ve lo dir.
Maria - E per i bauli e le valigie. Ce ne sono tante!
Sig.ra Mevrelle - Va bene... ve lo dir!
Maria - (falsa uscita, ritorno) Signora.., scusi, volevo dirle... avrebbe un foglio bianco un po' forte, per mettere l'indirizzo sul mio baule?
Sig.ra Mevrelle - (vagamente) Ti dar anche quello... Fra poco. L'ho disopra.
Maria - Se mi dice dov', vado a prenderlo io.
Sig.ra Mevrelle - (guardando nel giardino) Cosa?
Maria - Dicevo che posso salire io a prendere il foglio.
Sig.ra Mevrelle - (ritornando nel centro) Ti ho detto che fra poco te lo dar io... Insomma, Maria, sai che mi stupisci...
Maria - Io? e perch, signora?
Sig.ra Mevrelle - Perch mi pare che, dopo tutto, dovrebbe pur farti un certo effetto il lasciare una casa dove hai passato buona parte della tua esistenza! Non t'importa proprio niente di lasciare la tua cucina cos chiara e bella? Prima che tu ne trovi una eguale! Vedrai vedrai le cucine delle altre case! Piccole, oscure, umide... Te ne accorgerai! E la tua camera!Una camera al secondo piano, con finestra sul giardino, senza vicini, senza occhi indiscreti... una piccola reggia... (passandole il cappello di Mevrelle rimasto sul tavolo). Tieni, metti a posto questo cappello.
Maria - (indecisa) Allora... non partiamo pi?
Sig.ra Mevrelle - Chi dice questo? le parole che il padrone ha pronunziato ieri erano gravi e forse sono irreparabili (dopo una pausa e mentre Maria si guarda attorno incerta, in attesa). Ma tu che parli di partire cos... come se fosse niente! (sedendo). Per me, invece... Pensa, Maria... la mia figliuola... il signor Giacomo... Eppoi dopo tanti aijni che si era insieme tranquilli, senza fastidi, felici, insomma! Dover lasciare la mia casa, il mio paese, le mie relazioni... cambiare le mie abitudini... ricominciare la vita, insomma! Alla mia et! E chiss le chiacchiere, qui! Chiss i pettegolezzi! M'immagino i discorsi nei salotti! E non potersi difendere, non poter smentire, non poter dire come stanno le cose... Io le sento, sai, le sento le male lingue: E, ma che ne sappiamo noi? Dopo tutto, se fosse stata una donna come si deve, suo marito non l'avrebbe buttata fuori di casa! A dir male sono sempre pronti tutti! Chiss co sa inventeranno sul mio conto! Diranno qhe avevo degli amanti, che mi ubbriacavo, che | picchiavo marito e figlia... Quando certe vipere ci si mettono! E il torto, cara mia, sempre degli .assenti!
Maria - (timidamente) Devo disfarlo il baule?
Sig.ra Mevrelle - Disfarlo, proprio... Ma invece di tener pigiata la roba che si strofina tutta, puoi stenderla sul letto. E' presto fatto a rimetterla. E, tanto, fino alle undici bisogna aspettare. Deve venire il dottor Herpin. (sospiro). Chiss se1 verr? E di che umore sar! (si sente stridere il cancello del giardino).
Maria - (guardando) E' il signor Favier che uscito.
Sig.ra Mevrelle - A proposito, bisogner dare un po' d'olio ai cardini della porta. Stride.
Maria - (guardando) Viene il padrone.
Sig.ra Mevrelle - (alzandosi, vivamente) Vattene. Lasciaci. (Maria esce. La signora Mevrelle, in fretta, apre un cassetto lo svuota sul tavolo e si mette a scegliere matassine, gomitoli, ecc. Entra Mevrelle, preoccupato. Vede sua moglie che gli volta le spalle e osserva i suoi gesti. La Sig.ra Mevrelle indugia facendo e disfacendo; egli finge di non accorgersene. Si sente che ciascuno dei due aspetta che sia l'altro a cominciare l'attacco. Poi, Mevrelle ha un'idea. Va a prendere il suo albo di memorie e si installa, come per scrvere dal lato opposto della tavola. Subito la signora ostenta di fargli posto raggruppando pi vicino la sua roba. Ma tutto senza buona grazia).
SCENA QUARTA
Mevrelle - (a sua moglie) Lascia pure, c' posto.
Sig.ra Mevrelle - A me basta questo.
Mevrelle - Allora... (scrive poche parole, poi strappa il foglio, ne fa una pallottola e la mette sul tavolo dinanzi ai gomitoli. Riscrive, ristrappa, seconda pallottola. Sospira, mordicchia il porta-penne e si decide a guardare la moglie di sottecchi. Il suo profondo sospiro
- essendo stato senza risultato, riprende a scrivere... terza paura... terza pagina... terza pallottola che per, come per isbaglio, viene spinta in mezzo ai gomitoli).
Sig.ra Mevrelle - Non il caso ch'io ti dia consigli, per, mi sembra che invece di strappare tutte le pagine, potresti fare una minuta, prima
Mevrelle - (riservato) Hai ragione, (si alza e va a prendere un foglio).
Sig.ra Mevrelle - (dopo una pausa) Un albo che costato quattro e settantacinque!
Mevrelle - (che s' rimesso a sedere, netto) Se credi che sia facile riassumere quello che mi capitato!
Sig.ra Mevrelle - Lascia la pagina in bianco. Ti ricorderai lo stesso che cosa vorr dire.
Mevrelle - Sono infatti cose che non occorre scrivere...
Sig.ra Mevrelle - Si ricordano abbastanza!
Mevrelle - Non sono giornate solite!
Sig.ra Mevrelle - Eccezionalissime, anzi!
Mevrelle - Pi eccezionali di cos...
Sig.ra Mevrelle - Nel nostro caso possiamo ben dire uniche!
Mevrelle - Infatti. Non mi ricordo d'aver mai litigato prima...
Sig.ra Mevrelle - (sospirando, un po' emozionata) Tanto pi triste sar la tua pagina bianca...
Mevrelle - (commosso) Tanto pi triste., si... ma, necessaria!
Sig.ra Mevrelle - Sarebbe stato meglio non renderla necessaria... (riprendendosi, con prudenza) voglio dire, evitare di provocarla...
Mevrelle - (alzandosi, poich ormai il dialogo lanciato) Di' pure, di' pure. Io non nego mica di averla provocata, questa spiegazione. Le parole non mi fanno paura. So guardare in faccia alla verit. E' giusto. Tu hai perfettamente ragione...
Sig.ra Mevrelle - (senza importanza) Oh... non ci tengo.
Mevrelle - Ma l'hai ugualmente. E se non fosse tardi... voglio dire (drammatico) troppo tardi, mi sentirei di giustificarla, la mia provocazione (raddrizandosi) dato che di giustificarla vi fosse bisogno.
Sig.ra Mevrelle - (come risovvenendosi, tra se) Bisogna che mandi Maria ad avvertire Cazuc...
Mevrelle - (negligentemente) Non l'hai ancora fatto avvertire?
Sig.ra Mevrelle - S, c' stata, ma non c'era. Era fuori per commissioni.
Mevrelle - Ha tanti clienti. Meglio per lui. E' un ragazzo che la sa lunga.
Sig.ra Mevrelle - Uhm!
Mevrelle - In materia, sempre, di scaloppe e di bistecche, s'intende! (sorriso di Madama Mevrelle, cui risponde una bella risata di Mevrelle. Ma la signora capisce d'aver ceduto troppo presto e si rifa seria. Mevrelle pure riprende la sua fisonomia seria, poi, per riattaccare, osserva:) Una materia, d'altronde, assai fruttifera, (pausa). E che lo sar sempre (silenzio) fin che l'uomo manger pane, manger anche le bistecche (silenzio). E cos le donne, si capisce, (vedendo che il discorso non attacca, riprende le memorie) In fondo, qui, basta il titolo ; dice tutto.
Sig.ra Mevrelle - Che titolo?
Mevrelle - Qui, per le mie memorie, (leggendo). Mercoled, 20 agosto; visita del cugino Gustrabon!
Sig.ra Mevrelle - (tra i denti) Buono quello!
Mevrelle - (insinuante) Dicevi?
Sig.ra Mevrelle - (stupita) Io? nulla?
Mevrelle - (vivace) Povero Gustrabon!... Bisognerebbe proprio... (arrischiando tutto) Perch no? Insomma, se tu restassi (moderan. dosi) non ti pare che si potrebbe scrivergli una lettera di gratitudine?
Sig.ra Mevrelle - (sbalordita) Cosa??
Mevrelle - (solenne, espansivo) Non dobbiamo forse a lui d'aver compreso, oggi, la nostra felicit?
Sig.ra Mevrelle - (con riserva, diffidando) Ti pare proprio?
Mevrelle - Senza dubbio. La conosci la sua teoria?
Sig.ra Mevrelle - (con maggiore fiducia) Ha una teoria?
Mevrelle - Sicuro. Sulla felicit.
Sig.ra Mevrelle - (ironica) Nientemeno!
Mevrelle - (urgendo) Ebbene, noi possiamo fornirgliene la dimostrazione pratica.
Sig.ra Mevrelle - (tuttavia diffidente) In che modo?
Mevrelle - Con tutta la nostra vita, Erarichetta!
Sig.ra Mevrelle - (scossa, pi persuasa, naturale) Ma... dopo tutto... pu anche essere...
Mevrelle - (sicuro, documentato) Cominciamo dalla storia, Gisella!
Sig.ra Mevrelle - (che non capisce) Gisella?
Mevrelle - Precisamente! Gustrabon l'ha spo sata contro il parere di tutta la famiglia.
Sig.ra Mevrelle - Si sa.
Mevrelle - (aspira, s'irrigidisce, insinua) E tuo padre, di' un po', era ben consenziente al nostro matrimonio? Mi pare... (con riserbo) non voglio affermare, eh? Ma insomma mi sembra che.., Sig.ra Mevrelle - Eh... forse...
Mevrelle - (pi sicuro) Sapevo che tu ne saresti ricordata meglio di me. Al momento del contratto, nevvero? S, deve esserci stata qualche discussione...
Sig.ra Mevrelle - (pi affermativa) C' stata.
Mevrelle - Vedi? Dicevo bene io!
Sig.ra Mevrelle - (che tien bordone alla automistificazione escogitata dal marito per rimediare alla situazione compromessa) S, i miei genitori mi ricordo che... si... dicevano...
Mevrelle - E i miei, Enrichetta, i miei! (nella sua voce si sente, inconsapevole, incosciente, una profonda gratitudine per la moglie) La mamma, sopratutto!Quante obbiezioni, quante... proteste, quasi!
Sig.ra Mevrelle - (sempre nel giuoco, con voce meno trattenuta, pi abbandonata) In fondo... un po' vero...
Mevrelle - Eh! La conclusione questa: che noi ci siamo sposati malgrado i nostri parenti!( ormai cos sicuro di non venir contraddetto che l'affermazione non ha neppure pi il merito dell'audacia).
Sig.ra Mevrelle - Pare impossibile come certe cose s dimenticano !
Mevrelle - Naturale, invece! L'oblio umano!... C' voluta questa circostanza per ravvivare la fiamma attenuata delle mie memorie! E adesso s capisce che tutto questo sembri esagerato, fantastico, favoloso, quasi! Ma bisogna avere il coraggio di riconoscerlo: noi ci siamo sposati contro le volont dei nostri genitori! Il caso Gustrabon, ecco! E' vero che i nostri erano presenti alla cerimonia ma questa una piccola circostanza che non conta.
Sig.ra Mevrelle - (riponendo nel cassetto i gomitoli) Certamente!
Mevrelle - (energico) Ah, lo abbiamo provato noi che la lotta la condizione della felicit! E come lo abbiamo provato (energico). Hanno tentato di staccarci l'uno dall'altra, ma ci | siamo ritrovati ugualmente. La lotta! tutto l! Vedi? come gli affari...
Sig.ra Mevrelle - (con un po' d'ammirazione) Anche negli affari hai trovato?
Mevrelle - Te l'ho detto: il nostro male, la causa del nostro malinteso, stata tutta nella abilit della nostra memoria!
Sig.ra Mevrelle - Pare impossibile!
Mevrelle - Ti ricordi le noie con quel Jannet?
Sig.ra Mevrelle - (con sforzo, per ricordare) Jannet... Jannet...
Mevrelle - Ma si, Jannet, quel piccolino striminzito un po' gobbo... Ti ricordi? era anche guercio....
Sig.ra Mevrelle - (incerta) Ah! Non trascinava una gamba?
Mevrelle - ... la destra!
Sig.ra Mevrelle - (insieme, nello stesso tempo)
- ... la sinistra!
Mevrelle - Sinistra o destra, non ha importanza. Trascinava una gamba, ecco. Ti ricordi che voleva una delle nostre vetrine per ingrandire il suo bazar? l'ho presente come adesso! quante insistenze, canaglia d'un Jannet!
Sig.ra Mevrelle - (che ha trovato) E' vero! s, s! Mannais! si chiamava Mannais...
Mevrelle - Verissimo. Mannais era. E vendeva corone mortuarie: in perle, in metallo...
Sig.ra Mevrelle - In celluloide.
Mevrelle - Proprio cos. Che battaglia! che battaglia stata! E coraisier, il proprietario dello stabile, che quasi quasi si lasciava convincere.
Sig.ra Mevrelle - Mi ricordo. Mannais gli eia sempre alle costole. Poi, un giorno dovette assentarsi perch gli era morto il padre, a Bordeaux...
Mevrelle - ... e mentre lui era ai funerali, io facevo rinnovare il nostro contratto a Corvai-sier... Che lotta!
Sig.ra Mevrelle - Mi ricordo anche la data: era un 15 febbraio. Alle dieci, Mannais partiva; alle 10 e mezzo tu eri gi da Corvaisier.
Mevrelle - (con forza) E un'ora dopo... lo avevo in tasca (con voce insinuante). Non credi che la famiglia abbia esagerato, un poco, con Gustrabon, quando lo ha condannato senz'altro?
Sig.ra Mevrelle - (senza riserbo) Chiss!
Mevrelle - Per conto mio, io gli sar sempre grato di avermi aperto gli occhi alla luce della verit. Adesso non si potr pi dire che la nostra vita stata monotona. Non dico sia un tessuto di avventure, una film fantastica, ma insomma, movimentata, ecco, movimentata: il commercio, la clientela, la cassa, i conti, il personale...
Sig.ra Mevrelle - (con un sospiro) Che bei tempi!
Mevrelle - S, perch facevamo il nostro dovere con gioia!
Sig.ra Mevrelle - (convinta) Anche quando era difficile!
Mevrelle - E duro! e grave! Non ci pesava, forse, di dover ripetere ogni giorno, ogni giorno, il lavoro dei d innanzi? e di dover resistere al naturale desiderio di andar fuori, di divertirci, che di tutti gli uomini? E la concorrenza?
Sig.ra Mevrelle - Per fortuna che l'altro bazar l'hanno aperto quandonoi ci eravamo gi ritirati.
Mevrelle - (correggendola) Ma avrebbero potuto aprirlo prima! Bisognava lottare lo stesso, lottare sempre per raggiungere la meta. Noi abbiamo lottato... e l'abbiamo raggiunta! E allora, poich siamo vittoriosi... e liberi... chi ci pu impedire, adesso, d'andare un giorno fino al Mulino, un altro fino al ponte o fino al Buon Soccorso, eccetera, eccetera ?
Sig.ra Mevrelle - (macchinalmente) Si capisce...
Mevrelle - Non certo la variet che pu mancare, qui! La campagna ne offre all'infinito della variet!
Sig.ra Mevrelle - Ah, per questo!
Mevrelle - Che magnifico carattere, per, quel cugino Gustrabon! Sempre sereno! Non ha che i boulevards, lui, per passeggiare, ma pure non se ne lagna. I grandi boulevards! bella roba! Sempre la stessa cosa!
Sig.ra Mevrelle - Certo che se si guardano le cose sotto questo punto di vista...
Mevrelle - Ti pare?
Sig.ra Mevrelle - (conciliante) ... allora comincio a capire anche il tuo scatto di ieri...
Mevrelle - Cosa vuoi! Gustrabon mi presenta sopra un piatto tutto 'sto po' po' di roba. E' stato come una rivelazione, per me! Un colpo di sole!
Sig.ra Mevrelle - Peccato che tu non abbia saputo contenerti, Gaston!
Mevrelle - Hai ragione... lo riconosco anch'io... stato un peccato...
Sig.ra Mevrelle - Non potevi radunarci tutte e due, tutte e tre, con Maria anche...
Mavrelle - Per Maria... se volesse... potrei anche revocare il licenziamento. Puoi anche dirle che io non intendo pi di occuparmi dei fatti suoi... Faccia come crede. Molto pi che non difficile capire come fa.
Sig.ra Mevrelle - (per rimettere le cose a posto) Ohib, per questo!
Mevrelle - S' tanto inalberata appena ho toccato quel tasto! Sai che niente offende quanto la verit... Che cosa fa, per esempio, la domenica dopo pranzo. Lo sai tu? Lo so io?
Sig.ra Mevrelle - (per non insistere sopra un punto sul quale non ancora d'accordo) Insomma, per, se tu ci avessi chiamate e ci avessi spiegato... sarebbe stato meglio...
Mevrelle - Si, lo riconosco, ho perduto una bella occasione... Avrei potuto chiamarvi, farvi sedere, l, tutte e tre, e io dietro un tavolino, con una nota di appunti... Avrei parlato... spiegato... illustrato... (costernato) Peccato! una bellissima occasione perduta!
Sig.ra Mevrelle - Tutto perch sei un nervoso, un impulsivo!
Mevrelle - (con tutta la placidit di un linfatico) Sono un impulsivo.... un nervoso... proprio !
Sig.ra Mevrelle - Ti sei lasciato trasportare... Se no...
Mevrelle - (in piedi, con le mani sul tavolo, in attitudine da conferenziere) Se no, lo avrei tenuto il discorso... Cosa vuoi, m' andato il sangue alla testa quando m' parso che la gente potesse giudicare il nostro matrimonio di Taddeo e Veneranda; Io, Taddeo? Tu, Veneranda? Noi, placidi? Noi che abbiamo un tesoro d'amore pi grande di quello dei Gu strabon? Pi grande! E la prova, la tangibile prova, Enrichetta, questa: che noi abbiamo messo al mondo una creatura nostra!
Sig.ra Mevrelle - (pudica) E' vero! E i Gustrabon, no!
Mevrelle - Noi siamo pi felici dei Gustrabon, pi felici! Intendiamoci: io non ho gi intenzione di diminuirlo il cugino Gustrabon, ma insomma, ci sono delle constatazioni che si impongono. E un figlio, un figlio appunto una di queste. Non basta forse l'esistenza di un figlio a dimostrare tutta la... la... tutta la intimit, diciamo cos, di due esseri?
Signora - (pi pudica) Sicuro... sicuro...
Mevrelle - L'argomento .perentorio; bisogna stabilirlo. Felici? ma lo siamo a josa, noi! Ne abbiamo da rivendere della felicit. Ah, la gioia di curvarsi sopra una culla... niente, forse? Mi pare di esserci ancora: tu tenevi alzata la lampada al di sopra del lettino, e, nel curvarci, le nostre fronti si toccavano...
Sicnora Mevrelle - (sospirando) Gastone, que ste son le cose che dovevi dirci!
Mevrelle - S, credo che una pagina sulla culla mi sarebbe venuta bene!
Sig.ra Mevrelle - Invece sei giunto fino a rinfacciarmi i miei bigudi,
Mevrelle - (approfittando dell'occasione per rimettere le cose a posto) Veramente, ecco, che siano una bellissima cosa...
Sig.ra Mevrelle - (che non pu farne a meno)
- La sola civetteria che io mi permetta an cora, Gastone!
Mevrelle - (che ha la sua idea) Gi, veramente si pu prenderla per una civetteria... vale a dire: civetteria: desiderio di piacere.
Sig.ra Mevrelle - (quasi con pudore) E a chi, se non a.;.
Mevrelle - (interrompendo e baciandola in fronte) ... Enrichetta!
Sig.ra Mevrelle - (approfitta per rifarsi) Come quelli che 'tu hai definito: i nostri risvegli quotidiani... Bisogna pur svegliarsi... via!
Mevrelle - (felice di poter conchiudere) Non pensarci pi! Adesso hai capito le ragioni del mio scatto di ieri!
Sig.ra Mevrelle - (con altro tono) Che ore sono?
Mevrelle - (premurosamente) Le undici meno un quarto.
Sig.ra Mevrelle - (riprendendo la conversazione) Non soltanto l'ho capito, Gastone, ma adesso, lo benedico il tuo scatto, (riordina in fretta il salotto).
Mevrelle - Dici benissimo. Ho aperto gli occhi anche a te. La nostra, discussione avr avuto questo di buono, che ci avr strappato dalla cristallizzazione, dalla monotonia per mostrarci perentoriamente che noi si nuotava nella felicit, (indicando l'albo delle memorie) Ebbene, vedi, Enrichetta, questa felicit, dalle mie memorie, non traspariva!
Sig.ra Mevrelle - (sempre riordinando) Pu essere... (la si sente lontana),
Mevrelle - E' cos.
Sig.ra Mevrelle - (allontanando suo marit) Lasciami tirare un po' in qua il tavolo.
Mevrelle - (docile) E per questo Gustrabon s' ingannato. Giudicava da quello che io avevo scritto... Avrei dovuto spiegargli che bisognava leggere tra le righe.
Sig.ra Mevrelle - (che ha finito di riordinare)
- Peccato che ci sia un'ombra nel nostro sole!
Mevrelle ' (sorpreso, allarmato) Un'ombra? Quale ombra?
Sig.ra Mevrelle - Il bimbo roseo, la creatura di cui tu parlavi dianzi in termini cos paternamente soavi, esiste, ed in et da marito, oggi...
Mevrelle - Ebbene, ti dir una cosa.
Sig.ra Mevrelle - (impaziente) Sentiamola.
Mevrelle - Francamente, non sono poi tanto malcontento del contegno che Solange ha tenuto ieri. Mi ha resistito... Benissimo... Ha del sangue nelle vene quella figliuola... e ha un cuoricino innamorato... Eppoi, cos, avr avuto lei pure il suo contrasto... (enfatico) E' un buon pronostico per il suo matrimonio. (Entra Solange).
SCENA QUINTA
Detti, Solange, Maria
Solange - (affannata) Mamma, mamma...
Sig.ra Mevrelle - Cosa c'?
Solange - E' qui, mamma; l'ho visto dalla finestra; gi vicino al giardino. Mamma, prova ancora, di'?!
Sig.ra Mevrelle - (sottovoce) Zitta! (forte) Benissimo. Perler con tuo padre. 0 meglio, sar tuo padre che parler con lui. (al ma rito) Vero, Gastone?
Mevrelle - Si capisce! E' un po' noioso dover ricominciare dall'ut alla Z. Ma insomma!
Sig.ra Mevrelle - (mentre Solange si sente rinascere) Sei risucito a convincere me. Troverai anche gli argomenti per convincere lui?
Mevrelle - Capisco. Me se almeno avessi avuto il tempo di segnarmi qualche appunto!Ormai, non c' pi tempo. Vado soltanto a infilarmi una giacca pi decente, (sulla porta esita. Deve o non deve abbracciare sua figlia? Rimette tutto a pi tardi).
Solange - (subito, sottovoce) Oh! ma che cosa gli hai detto per cambiarlo cosi?
Sig.ra Mevrelle - Non so nemmeno io! S' parlato! Anzi, l'ho lasciato parlare e mi son limitata a sforzarmi di non urtarlo. Ho voluto risparmiare il suo amor proprio; capisci?
Solange - Ah, se avessi potuto immaginare! Non sarei andata da Giacomo!Adesso, che cosa diremo al dottore? Povera me!
Sig.ra Mevrelle - Non te ne preoccupare. E' il compito di tuo padre, questo.
Maria - (tenuta da casa, grembiule. Entra) Signora, c' il dottore.
Sig.ra Mevrelle - Fallo passare.
(La domestica esce. Compare il dottor Her-pin. La Sig.ra Mevrelle gli va incontro cortesissima).
SCENA SESTA
Signora Mevrelle, Solange, Dottor Hbspin
Sig.ra Mevrelle - Buongiorno, dottore. Come sta?
Dottore - (rigido) Benissimo, signora. E lei?
Sig.ra Mevrelle - (sorpresa) Io pure... grazie... benissimo...
Dottore - (a Solange) A te, non ho bisogno di chiedere come stai... Ho tue notizie recentissime.
Solange - (irrigidita) Allora... Giacomo... le ha detto...
Dottore - Naturalmente. E' cos chiacchierone! Credo che non mi abbia mai taciuto niente! Ma vedo che non c' motivo di inquietudine: sei cos bianca e rosea, Solange, che certo va tutto benissimo.
Sig.ra Mevrelle - (in aiuto di sua figlia) Oh! dottore! Si metta a sedere... L... sul canap! (smarrimento) Se sapesse, dottore!
Dottore - (senza badarle) E Mevrelle, che non vedo da otto giorni, come sta?
Sig.ra Mevrelle - Benissimo, dottore, benissimo. (debole, quasi in un soffio) S, s, s... (pausa).
Dottore - Fategli dire che non faccia toeletta per me. So che al mattino ama di starsene a lavorare in giardino...
Sig.ra Mevrelle - Infatti.
Dottore - L'ultima volta si lamentava delle lumache.
Sig.ra Mevrelle - Anche adesso, sa, anche adesso !
Dottore - Offensiva generale contro l'insalata e il fragolaio?
Sig.ra Mevrelle - Gi.
(sorridono tutti. Silenzio).
Dottore - (a Solange) Dunque ho sentito che ierihai fatto un poco la pazzerella...
Sig.ra Mevrelle - (profondamente) Lasci che le spieghi, dottore, che le dica...
Dottore - Ma non vede che scherzo? Ma le pare? E' un diritto dell'et, in Solange, quello di correre per i prati cantando! La caccia alle farfalle caccia riservata, s, ma... alla giovent !
Solange - Ah, voleva dire della passeggiata, dottore ?
Dottore - E che cosa potevo voler dire, cara?
Solange - Certo... infatti...
Sig.ra Mevrelle - (a Herpin) E' un po' nervosa in questi giorni... Sa, l'avvicinarsi della grande data...
Dottore - Giacomo passer a prendermi verso mezzogiorno...
Solange - (abbracciando sua madre) Oh, mamma, mamma!
Dottore - E' affezionata, Solange, vero?
Sig.ra Mevrelle - E come, povera piccola! (a Solange) Su, su, asciugati gli occhi (a Herpin) Ecco qua mio marito. (entra Mevrelle, solenne),
SCENA SETTIMA
Detti - Mevrelle
Mevrelle - Caro dottore, come va? (senza indugiare) Vorrei parlarvi. Debbo. Da uomo a uomo...
Dottore - (che s' alzato) Volete certamente dire: da padre a padre!
Sig.ra Mevrelle - (facendo segni a Mevrelle) S, per gli ultimi accordi, dottore...
Dottore - Sono venuto appunto per questo. (torna a sedersi),
Sig.ra Mevrelle - (con sfoggio di mimica) Allora, vi lasceremo perch vi intendiate tranquillamente.
Mevrelle - (sedendo a sua volta e visibilmente soddisfatto d'essere dispensato da una corve) Solange, fai portare una bottiglia di vermouth e due bicchieri. (appare Favier vestito di tutto punto).
SCENA OTTAVA
Mevrelle, Dottore, Signora Mevrelle, Favier
Solange - (che lo incrocia uscendo) Buongiorno, signor Favier. Pap occupatissimo.
Mevrelle - (a Favier) S, vi domando scusa, Favier, ma voi vedete...
Dottore - (toccando appena la mano di Favier) Buongiorno, Favier, buongiorno! (a Mevrelle) Ho gi visto il curato di San Matteo. Ci siamo messi d'accordo per l'organista e anche per Drouhin, sapete, il professore di violino del Conservatorio.
Sig.ra Mevrelle - Scusa, Gastone. Prima che cominciate a parlare... Se tu volessi pregare il signor Favier di fare colazione con noi? (stupefazione di Favier).
Mevrelle - (raggiante) Ma sicuro! Ottima idea !
Sig.ra Mevrelle - (a Favier che attonito) Cos, dopo il caff, potrete discorrere con comodo prima della partita. Intanto, giacch siete qui, e mentre aspettiamo per andare a tavola, venite a fare un giro in giardino, Favier. Voglio chiedervi un consiglio per le mie piante d fragole, (si sente il campanello della porta seguito subito da una squillante risata di Solange) Sapete cosa successo? L'altra notte, quando c' stato quel gran temporale...
(La Sig.ra Mevrelle scompare dalla porta del giardino insieme a Favier che ancora non rinvenuto dalla sorpresa, e si ode la voce del dottore Herpin dire:)
Dottore - Siccome la sagrestia piccola e la chiesa sar piena di gente, abbiamo deciso che i convenevoli si faranno in cima alla navata, presso l'altare, a destra. Per i fiori e la illuminazione...
Mevrelle - (radioso di felicit, ascolta e approva con piccoli cenni del capo mentre accende un avana, l'avana delle grandi occasioni).
FINE
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