Il buio e il silenzio

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“La vita e’ l’origine non rappresentabile della rappresentazione

“La vita e’ l’origine non rappresentabile della rappresentazione.”

IL BUIO E IL SILENZIO

di Stefano Mecca

Personaggi:

Condannato a morte.

Attore di teatro.

Padre e Madre, bassi di statura. 

Signora, insegnante di teatro, appassionata.

La Madre, il Padre e la Signora sono deformati grottescamente dalla memoria.

La scena principale si svolge nel “presente” (luce fredda) in una stanza sotterranea di un carcere di massima sicurezza, sul proscenio, al centro un piccolo tavolo, due sedie ai lati, la luce di una lampada dall’alto circoscrive lo spazio.

Le altre scene (flashbacks) avvengono nella “memoria” (luce calda).

Le luci, le eventuali musiche o suoni e le disposizioni spaziali dei personaggi creano i diversi piani temporali.

PROLOGO. (Presente)

Buio e silenzio. La lampada illumina dall’alto il tavolo e le sedie vuote. Entra l’Attore e resta in piedi dietro una sedia. Pausa. Entra il Condannato e resta in piedi dietro l’altra sedia. L’Attore mette un pacchetto di sigarette sul tavolo, il Condannato ne prende una, l’accende. Si siedono, l’Attore guarda il Condannato che tiene lo sguardo basso. Il Condannato fumerà moltissimo durante tutto l’incontro.

Cala lentamente la luce su di loro e si riaccende una luce diversa da un’altra parte.

                                                           SCENA 1. (Passato)

Madre con bambino in fasce in braccio, il Padre la guarda. Il Condannato si avvicina a loro restando in disparte e di spalle al pubblico.

MADRE. Nostro figlio…

PADRE. Un maschio, per fortuna è un maschio.

MAD. E’ il nostro bambino, l’abbiamo desiderato tanto. (Al bambino) E sei arrivato alla fine.

PAD. Il nome della mia famiglia continua.

MAD. Il nome, non abbiamo ancora deciso il nome.

PAD. Lo chiameremo come mio padre: Giuseppe.

MAD. Io vorrei dargli il nome di mio nonno: Riccardo.

PAD. Che nome è Riccardo? No, deve avere il nome di mio

padre, se fosse vivo vorrebbe così. Sarà Giuseppe.

            MAD. Riccardo è un bel nome, è antico, è nobile.

            PAD. Io ho voluto un maschio ed è nato un maschio, e io decido

il nome: Giuseppe.

            MAD. Giuseppe Riccardo, chiamiamolo così.

            PAD. Per me va bene.

            MAD. E la prossima una femmina.

            PAD. Non voglio altri figli e soprattutto femmine, abbiamo penato

troppo per avere questo e questo ci teniamo.

            MAD. Perché non vuoi una bambina?

            PAD. Le femmine danno solo rogne e dispiaceri .

            MAD. Guarda si è addormentato.

            PAD. Speriamo che non sia uno di quelli che piange sempre.

            MAD. E’ buono, guardalo, è un angelo. (Al bambino) E presto ti

daremo una sorellina.

            PAD. Non voglio figlie!

            MAD. Non alzare la voce, lascialo dormire.

            PAD. E’ appena nato e già comanda lui. E chi se ne frega se

dorme, io parlo come voglio!

            MAD. Sssh, piano…

            PAD. Non fare sssh a me! Non darmi ordini! Il Signore ci ha

dato un maschio e dobbiamo ringraziarlo per questo. Basta. Un figlio solo basta.

            MAD. Io voglio la femmina!

            (Il Padre alza la mano come per darle uno schiaffo, la Madre 

mette il neonato davanti al viso.)

            Prova solo a toccarmi con un dito e il tuo figlio maschio lo

butto dalla finestra! Tieni! (Gli mette il neonato in mano.) Tieni il tuo maschio, si è cagato addosso, cambialo tu.

            PAD. (Tende le braccia per tenere il bambino lontano.) E io cosa

ci faccio adesso con questo coso in mano?

           

Cala la luce sul Padre e sulla Madre. Il Condannato torna a

sedersi al tavolo davanti. Appare da un’altra parte una Signora,

indossa un abito che ricorda una divisa militare.

L’Attore si alza e la guarda dando le spalle al pubblico.

                                               SCENA 2. (Passato)

SIGNORA. Voi siete qui per imparare l’arte del teatro, volete

diventare attori e attrici. Io non so quali stupidaggini e illusioni ci siano nel vostro giovane cervello, ma posso immaginarmele. Non c’è nessun motivo razionale per fare teatro oggi! Nessuna epoca nella storia del teatro è paragonabile a quella che stiamo vivendo noi. Oggi potete scegliere: cinema, televisione, c’è anche la pubblicità della carta igienica o del sapone!

Potete preparare la scena, rifarla se non viene bene, e una volta fatta rimane per sempre. Milioni di persone possono rivedervi  e questo vi darà anche la notorietà e il denaro.

Il teatro non vi darà mai la stessa fama e gli stessi soldi!

Proverete settimane o mesi per uno spettacolo e ogni replica sarà unica. Ogni sera avrà il suo pubblico, quel pubblico. E saranno decine o anche centinaia di spettatori, non di più, niente folle da stadio! E della vostra arte, ammesso che ci sia dell’arte in quello che farete, non resterà niente, il giorno dopo dovrete ripetere. Dopo anni di repliche, tutto quello che resterà sarà il ricordo deformato di chi vi ha visto, qualche ritaglio di giornale e qualche fotografia.

Dovrete lavorare per non lasciare niente! Quello che il teatro toglie, il teatro compensa: il qui e ora, la vita presente, l’evento che accade, il teatro non permette la ripetizione dell’identico

Perché farlo allora?

Il cinema è un’aquila imbalsamata, il teatro è un’aquila viva che passa davanti ai vostri occhi e poi vola in alto nel cielo…

(Cala la luce sulla Signora. L’Attore torna a sedersi al tavolo davanti. Pausa.)

                                             SCENA 3. (Presente)

CONDANNATO. Questa luce si spegnerà e si accenderà tre volte, è

il segnale… e il tuo… il nostro tempo qui sarà scaduto e… dovremo andarcene…

ATTORE. Quando?

CON. (Allarga le braccia e fa cenno di non sapere.) Niente

            taccuino questa volta? Non prendi appunti?

ATT. No. Oggi no. (Dopo una lunga pausa.) A che ora?

CON. A mezzanotte. Oggi mi hanno svegliato così. Sai, forse

quello che vuoi fare non è così assurdo.

ATT. Non lo so, non posso ancora saperlo.

CON. Io avevo bisogno proprio di questo. Grazie. (Si abbracciano.)

ATT. Non finirà qui.

CON. Credevo che non t’avrebbero lasciato venire oggi.

ATT. Ho sempre… sempre sperato che oggi non venisse mai.

- Pausa –

CON. Come procede il lavoro?

ATT. E’ quasi tutto pronto… Domani sera…

CON. Ci sarà un nuovo finale.

ATT. Non lo volevo e… forse non ci sarà.

CON. Non farai vedere la fine?

ATT. Credo di no.

CON. Perché?

ATT. Mi fermerò un minuto prima e poi…

CON. Il buio…

ATT. … e il silenzio.

CON. Già… Niente applausi?

ATT. Se farò bene il mio lavoro non ce ne saranno.

CON. Ma sono per te, per tutto quello che hai fatto.

ATT. Dovrebbero essere per te. (Condannato sorride.) A cosa

pensi?

CON. Era estate, era un pomeriggio caldo e tutto mi sembrava

bello anche quando ho visto aprirsi la grande porta d’acciaio. Dieci anni fa…

ATT. E quelle ferite?

            CON. (Si guarda le braccia, si tocca il viso.) Ieri mi hanno messo

in isolamento…

           

SCENA 4.  (Passato, ieri.)

CON. (Solo. Cammina sempre più agitato, poi urla..) No! No! No!

No! Ascoltatemi! Ascoltatemi! Vi prego! Qualcuno venga qui! Qualcuno venga qui!

(Si getta a terra, sbatte il corpo ovunque, cerca di farsi male in qualunque modo e urla disperatamente.)

Voglio qualcuno! Fatemi parlare con qualcuno! Non lasciatemi solo oggi, non oggi! Perché! Perché! Voglio parlare! Fatemi parlare! Voglio ascoltare! Voglio vedere! Non voglio stare qui! Non voglio stare qui!

(Continua ad urlare e a farsi male, poi si calma all’improvviso e parla sottovoce, ma non si capisce quello che dice, forse prega o parla a se stesso.)

SCENA 5. (Presente)

ATT. Hai mai visto i maghi negli spettacoli di varietà?

CON. Dieci anni… e ora? Perché? Perché ora? Perché dieci anni?  

Perché?! Ho pensato di farla finita da solo. L’ho pensato molte volte. Non è difficile. Tanti lo fanno qui, non c’è altra soluzione, certe volte… basta solo trovare il modo più sicuro. La cosa divertente è che non ti permettono di farlo da solo, devono farlo solo loro. Uno era riuscito a tagliarsi le vene con i denti, a morsi, di notte… una guardia l’ha scoperto e l’hanno tenuto una settimana in infermeria, controllato a vista.

ATT. Non l’hai fatto.

CON. Non capisco più…

ATT. Che cosa non capisci?

CON. Se amo ancora la vita oppure sono… un vigliacco…

ATT. No! Tu non sei un vigliacco! Non pensarlo! Tu non l’hai

fatto proprio perché non sei un vigliacco! Non dirlo mai! Mai!

            CON. Mi parli come se ci fossero ancora delle possibilità, mi

aspetto che tu mi dica “non arrenderti”.

(Lunga pausa.)

SCENA 6. (Passato)

           

Appare la Signora

SIG. Atto terzo, scena prima.

            ATT. (Sottovoce) No, basta.

SIG. Hai detto qualcosa?

ATT. Voglio riposare, per oggi basta.

SIG. Atto terzo, scena prima.

Non vorrai prenderti la sua carne. A che ti servirebbe?

ATT. … alimenterà la mia vendetta.

SIG. Ripeti!

ATT. … alimenterà la mia vendetta.

SIG.Ancora.

ATT. … alimenterà la mia vendetta. Egli mi ha vituperato, mi ha

impedito di guadagnar mezzo milione, ha riso delle mie perdite, si è burlato dei miei guadagni, ha insultato il mio popolo…

SIG. Ricomincia e cambia! Non vorrai prenderti la sua carne. A

che ti servirebbe?

ATT. … alimenterà la mia vendetta. Egli mi ha vituperato…

SIG. Cambia.

ATT. …mi ha impedito di guadagnar mezzo milione…

SIG. Cambia.

ATT. …ha riso delle mie perdite…

(Ora la Signora non dice più “cambia” ma lo dirige con gesti, come un direttore d’orchestra, che stanno a significare:cambia, più forte, più lento, più veloce ecc.)

…si è burlato dei miei guadagni, ha insultato il mio popolo, osteggiato i miei affari, ha raffreddato i miei amici, riscaldato i miei nemici. E per qual motivo? Sono un ebreo.

SIG. Non credo a nulla di quello che dici e che fai!

ATT. Ma non ha occhi un ebreo?

SIG. Sai solo mentire, si sente, si vede.

ATT. Non ha un ebreo mani, organi, membra, sensi, affetti,

passioni?

SIG. E’ una perdita di tempo! Con te perdo tempo!

ATT. Non si nutre degli stessi cibi, non è ferito dalle stesse

armi, non è soggetto alle stesse malattie, non si cura con gli stessi rimedi…

SIG. Ritirati, pianta tutto e vattene, il teatro non è per te,

dammi un motivo per continuare questo schifo!

ATT. Se ci pungete, non facciamo sangue?

SIG. Cos’è!? Cos’è questa cosa? Con chi parli? Perché parli? Che

cosa vuoi? Dove sei? Chi sei!

ATT. Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate, non

moriamo? E se ci oltraggiate, non dobbiamo vendicarci?

SIG. Salta e ricomincia! (Attore salta sul posto.) Non vorrai

prenderti la sua carne. A che ti servirebbe?

ATT. (C.s.) … alimenterà la mia vendetta. Egli mi ha vituperato…

SIG. Più in alto! Più in alto! Continua!

ATT. Mi ha impedito di guadagnar mezzo milione…

SIG. Più forte! Più in alto!

ATT. …ha riso delle mie perdite, si è burlato dei miei guadagni,

SIG. Di più! Di più!

ATT. …ha insultato il mio popolo, osteggiato i miei affari, ha

raffreddato i miei amici, riscaldato i miei nemici.

SIG. A terra! (Attore Si sdraia esausto) Va’ avanti.

ATT. Un po’ d’acqua…

SIG. Parla, va’ avanti.

ATT. Devo bere.

SIG. Sei un vigliacco. Cerchi sempre un modo per scappare. Non

hai il coraggio di restare qui

ATT. (Si alza di scatto) No! Non sono un vigliacco! Non voglio

più sentire questa parola, per tutta la vita me l’hanno ripetuta, ora basta! Io ho più palle di tutti qui! Puoi farmi saltare e sbraitare tutta la notte, ma io non mollo! Mettitelo in testa, non andrò via!

SIG. (Dopo una pausa) Se avessi recitato il monologo adesso,

invece di dire queste cazzate, forse avresti capito.

Qui ti stai preparando per il teatro, e il teatro è usare se stessi, corpo voce anima e ripetere, ripetere, ripetere sempre in luoghi diversi e con spettatori diversi.

Non accontentarti mai di una scena fatta bene una sola volta, una sola volta non è arte, non è niente, è solo fortuna.  Deve essere fatta bene 200, 300, 400 volte!

Prendi in mano le briglie dello Spazio e del Tempo e come due cavalli non domati portali dove desideri... Io so che adesso non puoi ancora capire quello che ti sto dicendo. Non importa… ma ricordatelo.

SCENA 7. (Presente)

CON. Cosa c’entrano i maghi degli spettacoli di varietà?

ATT. Hai mai visto il numero dell’acqua versata in un giornale

piegato? Poi lo aprono e l’acqua non c’è più, lo richiudono e versano l’acqua dal giornale in un bicchiere.

CON. E come fanno?

ATT. Nel giornale c’è una polverina che solidificata l’acqua solo

per poco tempo, non so come, e poi ritorna liquida.

Ho partecipato ad uno spettacolo per i detenuti di un carcere, tanti anni fa…

Due miei amici attori avevano preparato un atto unico molto divertente, una storia di moglie e marito, il loro modo di recitare era vivace e gli spettatori, di certo non abituati al teatro, seguivano con interesse e ridevano, io ero seduto in platea con loro in attesa del mio turno.

La moglie chiede un bicchiere d’acqua, il marito esce di scena, rientra con un bicchiere e lei beve… ebbe subito una reazione di disgusto fortissima, sputò, cambiò colore in viso e gridò :” Che cosa mi hai fatto bere?”. Il suo tono era cambiato. Nel pubblico ci fu un sussulto e un brusio, e quello non era certo un pubblico facile, non bastava una scena comica.  

Quello che era accaduto era più che “naturale” o ben recitato, aveva un’intensità’ e una forza diverse... Tutti si domandavano:”Ma lei fa finta o…

            CON. Che cos’era successo?

ATT. Lui si era dimenticato di preparare il bicchiere e  all’ultimo 

momento, da dietro le quinte, quello del mago che si sarebbe esibito dopo: conteneva quella polverina in grado di trasformare l’acqua in gelatina e lei  l’aveva bevuta sentendosi subito la bocca e la gola bloccata e impastata.

Fu presto chiaro che quel momento non era recitato ma era accaduto davvero qualcosa.

                                               SCENA 8. (Passato)

SIG. Che cosa accade quando la realtà entra nella finzione?

E’ come un terremoto che scuote gli attori e gli spettatori.

E’ possibile lavorare affinché  la “realtà” non sia solo un incidente di percorso, ma la sostanza stessa dello spettacolo teatrale?

Io vorrei un teatro in cui l’attore scompare per lasciare il posto a qualcosa che accade e all’uomo che lo vive di fronte a un pubblico. Cercate sempre di creare qualcosa di vivo.

Io non sopporto gli attori! I loro trucchetti, le loro

convenzioni sicure, i toni strascicati, i finti ispirati o finti sofferenti, la voce rauca e forzata per simulare un’emozione o una passione che non esiste. Odio essere insultata dalla loro vanità e incapacità! Non ne posso più! Quando si recita non si tratta mai di recitare, ma di compiere azioni precise. Fare qualcosa e farlo realmente. Non recitate il fare, ma fate.

            SCENA 9. (Presente)

ATT. Era una pazza senza ipocrisie, senza mediazioni, qualsiasi

cosa pensasse o provasse la esprimeva. Non so da dove sia venuta e non so dove sia finita. Dicono che fosse un’attrice molto famosa e importante ai suoi tempi, ma non ho mai saputo niente della sua vita. Teneva lezioni gratuite tutti i giorni, sempre, in vecchio teatro abbandonato. Lei mi ha formato come attore e credo anche come uomo, mi ha insegnato tutto quello che so sul teatro.

            CON. Come l’hai scoperta?

ATT.   La prima volta che andai a teatro ero un bambino,avevo  dieci o undici anni, mi portò mia madre…

(Appare la Madre in cappotto. Il Condannato la guarda.)

Non sapevo dove mi trovassi, c’era tanta gente intorno a me che si affrettava a sedersi su quelle bellissime poltrone rosse. Qualcosa stava per accadere, doveva accadere… poi… il buio e il silenzio… buio…

CON. … e silenzio…

ATT. Una luce dall’alto illumina un uomo, in piedi davanti

al sipario chiuso… Non era un’immagine, era vero, era lì con me, con tutti noi… ora lo ricordo bellissimo e alto sei metri, come una divinità… con una voce profonda…

Annuncia che lo spettacolo è dedicato ad un’attrice morta il giorno prima che tutti conoscevano e che faceva parte di quella compagnia.

E poi di nuovo: il buio e il silenzio… il sipario si apre, il palcoscenico si riempie di luce e persone vere, presenti, incominciano a muoversi e a parlare…

Mi sono detto: anch’io un giorno sarò come loro.

            (La Madre scompare.)

CON. E cosa hai fatto?

ATT. Ho iniziato ad andare a teatro a vedere gli spettacoli.

A quel tempo mi sembravano tutti belli, mi sembrava

d’essere a casa, non c’era un altro luogo in cui mi sentissi così… bene.

Presto la voglia di salire sul palcoscenico diventò un’ossessione. Un giorno, per caso… ero un ragazzo, avevo sedici anni e camminavo assorto nelle mie fantasie… mi rendo conto d’essermi perso, non so dove mi trovo. Non mi ero mai allontanato così tanto da casa mia.

Sto cercando di capire quale direzione devo prendere quando sento delle urla provenire da un edificio che sembra abbandonato.

Penso:”Stanno uccidendo qualcuno.”

Mi avvicino piano e spio: la porta è socchiusa e vedo una decina di ragazzi e ragazze che saltano, corrono, cantano…

            SCENA 10. (Passato)  

SIG. Adesso fermatevi. Sedetevi  e riposate. Questo è un viaggio

molto lungo…  le scoperte avvengono con il tempo; se ottenente risultati subito non esultate troppo, potrebbero non ripetersi mai più; e non abbattetevi se non arrivate a niente, tutto potrebbe accadere improvvisamente.

Niente di ciò che facciamo rimane nel tempo e per questo istante che non torna, noi dedichiamo la nostra vita.

No! Non guardatemi come se stessi dicendo la Verità!

(Guarda Attore).

E tu chi sei? Cosa stai facendo?

                                              

                                                           SCENA 11. (Presente)

           

(Presente)

ATT. Tu chi sei? Cosa stai facendo? Ha continuato a ripetermelo

per quattro anni… E un giorno mi ha detto di non venire

più alle lezioni.

            SIG. (Passato.) Vattene, non tornare più. Questa scuola non può

più aiutarti, se continui a seguire le mie lezioni rischi di restare in trappola. Vai e cercati un lavoro, crea un tuo gruppo di teatro oppure apri un pub, ma non restare qui, vai avanti da solo adesso, questa è l’unica lezione che posso darti oggi.

            (Nel presente.)

CON. Come sarà il tuo spettacolo?

ATT. Suona male questa parola adesso.

CON. Come sarà?

ATT. Sarai tu che racconti la tua storia, la tua vita qui e… sei

tu…

CON. Io che parlo? Solo questo? E basta?

ATT. Dipenderà da me, da quanto e come saprò essere te. Io

ho cercato di rubarti tutto quello che ho potuto.

            CON. Non sei un bravo ladro, ti fai scoprire subito. Il derubato

non deve accorgersi.

SCENA 12. (Passato)

ATT. Vorrei farti alcune domande… me lo permetti?

CON. Se ti serve…

ATT. Che cosa ti manca di più?

CON. (Dopo aver riflettuto.) Tutto, tutto quello che tu puoi fare,  

 tutto quello che per te è perfino superfluo. Tutto.

ATT. Avrei voluto filmarti, o registrare la tua voce, ma qui non

lasciano portare niente. Oggi ho potuto prendere una penna e un taccuino.

(Attore piega la testa sul taccuino e scrive senza guardare Condannato.)

Cosa desideri di più, oltre la libertà.

CON. Tutto, desidero tutto. Vorrei passeggiare in una strada

piena di negozi e di gente,  mangiare una pizza e fare l’amore...andare al cinema, bere una birra, sposarmi, avere figli, vorrei un lavoro, leggere un libro, andare a ballare…

ATT. Cosa faresti se tu fossi libero?

(Pausa. Condannato inizia ad irritarsi.)

Cosa faresti se tu fossi libero?

CON. Tu non mi stai ascoltando.

ATT. Quali sono i tuoi sentimenti, cosa provi qui dentro?

CON. Non lo so.

ATT. Se tu dovessi parlare di te stesso, cosa diresti?

CON. Non lo so! Deve durare ancora molto?

ATT. Sì, devo sapere... Che cosa diresti se ti dessero la  

possibilità di parlare in pubblico?

(PAUSA. Attore aspetta una risposta di Condannato senza guardarlo, ma con gli occhi fissi sul taccuino.)

Cosa diresti a chi non ti conosce? Cosa diresti di te, di quello che hai fatto, di quello che hai vissuto?

(Scrive. Condannato gli strappa dalle mani il taccuino e legge. Si guardano.)

SCENA 13. (Presente)

CON. Non rinunciare mai! Io posso dirtelo.

ATT. Non mi sono mai sentito così  ridicolo e stupido! E’ inutile

quello che facciamo?

CON. E’ necessaria la musica? O un libro, un quadro? A cosa

serve una statua o un gatto! Se tu fossi realmente al mio posto, non avresti questi dubbi.

SCENA 14. (Passato)

ATT. Nessuno ti conosce... sei stato trasferito da poco, sei stato

in isolamento…

CON. Le guardie cambiano quasi ogni giorno, non sono 

mai le stesse.

ATT. Se voglio fare quello che voglio fare devo sapere cosa si

prova a stare dalla tua parte.

(Inizia a spogliarsi.) Dammi i tuoi vestiti e tu mettiti i miei. Ti

faccio uscire, per un giorno solo, e poi rientrerai. Fai tu l’attore adesso, recita la parte dell’avvocato; esci e domani ci rivediamo.

CON. Tu sei pazzo, non puoi fare questo. E’ troppo pericoloso.

Se domani ti annunciassero che è il tuo giorno per morire, io non potrei più rientrare.

ATT. E’ un rischio, lo so, ma è l’unico modo che conosco.

CON. Per recitare la mia parte, devi provare esattamente quello

che provo io? Ma un giorno non vale dieci anni.

ATT. (E’ rimasto in mutande, ma Condannato è ancora vestito.)

Sì è vero ma… Dai mettiti i miei vestiti e tu dammi ituoi.

CON. No.

ATT. Di che cosa hai paura? (Pausa.) Tu non scapperai, domani

ritornerai qui e nessuno se ne accorgerà. Tu ritornerai nel mondo per un giorno e io potrò conoscerti di più!

CON. Come puoi credere che io starò al tuo gioco? Come puoi

essere così sicuro che io ritornerò, quando io stesso non lo so... Rivestiti e vattene. (Attore si riveste.)

SCENA 15 (Presente)

CON. Se avessi accettato, se fossi uscito, non sarei maitornato

indietro…

ATT. Amleto chiede a Guildenstern di suonare il flauto.

CON. Chi è Guildenstern?

ATT. E’ un suo amico, un compagno d’università.

Guildenstern non lo sa suonare, non sa mettere le sue dita

sui tasti giusti, ma vorrebbe scoprire i segreti di Amleto, vorrebbe suonare la sua anima.

SCENA 16. (Passato)

SIG. “Così poco mi hai stimato? Vorresti estirpare il mio cuore

dal suo segreto e suonarlo dalle note più basse a quelle più alte del suo registro.

E c’è della buona musica, e una splendida voce... credi che sia più facile suonare lui che un flauto?”

E’ questa l’avventura! La bellezza! La sfida della nostra  

arte: scoprire e suonare l’anima dell’uomo.

Come pretendi di conoscere la realtà umana se continui a porre davanti a te l’attore teatrale, come puoi conoscere la vita se pensi solo alla finzione scenica?

Un copione è vita, non sono solo parole!

Se non porti la vita sul palcoscenico, cosa porti? La  tecnica? A me non interessa, può piacere a qualcuno, ma non a me! Quale tecnica? La bella voce, il bel movimento, le pause, gli effetti? E’ la vita che deve trovare il modo di essere!

Voglio vedere qualcosa che vada oltre l’abilità. Prendi l’attore che c’è in te e buttalo nel cesso! Voglio vedere che ti fai un culo quadrato, che sputi sangue, ma dammi qualcosa di vivo e di umano, non di teatrale, questo lo fanno tutti. Conquista il personaggio, avvicinati il più possibile, e non dimenticare mai te stesso...

SCENA 17. (Presente)

CON. Qual è la strada e dove ci porta? 

ATT. Andai a teatro a vedere uno spettacolo che trattava

del massacro in Rwanda...

Entrò in scena una donna e andò a sedersi davanti a un microfono. Non era un’attrice, era una donna a cui avevano ucciso il marito e i figli e voleva raccontare la sua storia…

CON. Io non posso andare davanti a un pubblico… potrei forse

scrivere, potrei, forse, chiedere di fare un comunicato in

televisione… 

ATT. Sì, forse, ma fra te e la gente ci sarebbe uno schermo.

Se qualcuno potesse vederti e ascoltarti… Se potessero

parlare con te… Questo è il teatro che vorrei fare e fare e

fare...

CON. Se una persona normale risulta sulla scena più efficace di

un attore professionista... Io sono un uomo dimenticato. Io

non ho niente da perdere… io non ho più… niente… e non sono niente. Al mondo io non interesso, io sono qui per essere eliminato!

Fai un’altra cosa, vuoi recitare la parte di un condannato a morte? Va bene, ma non perdere tempo con me. Leggi, studia, inventa!

ATT. Io voglio raccontare te.

CON. Aspettare per dieci anni che al mattino ti sveglino

dicendoti:”A mezzanotte morirai, preparati.”

ATT. Questo voglio raccontare, perché  qualsiasi cosa tu abbia

fatto non è più ingiusta e crudele di quello che ti fanno vivere qui. Lo Stato non può macchiarsi del tuo stesso crimine. Non hai nessun amico qui dentro?

CON. Ho avuto amici, sì, sono tre anni che non…riesco… non

voglio… li ho visti andare tutti… ho visto cosa succede quando te lo dicono e ora… ho sofferto insieme a loro. E’ come se fossi già morto tante volte, e ora che…

ATT. Io voglio aiutarti, voglio fare qualcosa di utile per te, non

è possibile che il tuo caso venga riesaminato? Io potrei trovarti un bravo avvocato, uno specializzato in casi come il tuo.

CON. Quante volte ne abbiamo parlato! Tu hai ancora una

speranza che io ho perduto dieci anni fa! Io sono colpevole. Io ho confessato. Credevo, allora, che questo potesse aiutarmi in qualche modo… La mia confessione ha reso la sentenza irrevocabile… nessuno può fare niente per salvarmi... nessuno!

ATT. Io non posso credere alle tue parole, da qualche parte

qualcuno può fare qualcosa!

CON. Bisogna ripulire la società! Ci sono troppi alcolizzati, pazzi,

ladri, stupratori, assassini!

ATT. Uccidiamoli tutti, a che cosa servono? Hanno rovinato il

mondo e continueranno a distruggerlo! E’ il "potere giardiniere", un potere che deve estirpare le erbacce.

CON. Io ho subito un processo senza regole. L’accusa può

chiedere o non chiedere, a sua discrezione, che un crimine sia punito con la pena di morte. Ogni procuratore può fare quello che desidera, ogni processo è diverso dall’altro! E se hai dei complici e accetti di testimoniare contro di loro ti riducono la pena. E così accade che tu puoi stare in carcere qualche anno, e gli altri accusati come te vanno a morire!

ATT. Io so che il tuo avvocato è stato una vergogna, non era

per niente qualificato, non aveva mai trattato casi come il tuo, eri condannato fin dall’inizio.

CON. Non ho mai detto d’essere innocente.

SCENA 18. (Passato)

PADRE. Non sei pronto?

CON. No, papà, io…

MAD. Su va’ a vestirti sei ancora in tempo.

CON. Io non…

PAD. Io non… cosa?

MADRE. Ti ho preparato la camicia stirata sul letto, c’è anche la

cravatta.

CON. Io non vengo.

(Il padre gli dà un sonoro schiaffo.)

MAD. No!

PAD. E’ la Santa Messa di Natale e io non intendo andare in

chiesa senza mio figlio!

MAD. C’è tutto il quartiere, che cosa penserebbero se tu non

venissi…

PAD. E cosa devi fare di così importante? Devi restare in

camera tua a rincoglionirti con quella che tu chiami musica?!

CON. Voi due mi fate vomitare!

PAD. Onora il padre e la madre!

MAD. Non voglio sentirti dire queste cose! Noi siamo i tuoi genitori e facciamo tutto per te, è questo il tuo modo di ringraziarci?

(Con. ritorna al centro e si siede, osserva la continuazione del dialogo tra i suoi genitori.)

(Passato)

PAD. Quel ragazzo non può andare avanti così.

MAD. Non chiamarlo “quel ragazzo”, è tuo figlio.

PAD. Lo chiamo come voglio. Mio figlio… e come è stato

educato?

            MAD. In fondo è un bravo ragazzo.

            PAD. Hai sentito come ci parla. Non ha il minimo rispetto.

            MAD. Non preoccuparti. Adesso è andato a cambiarsi e verrà a

Messa con noi. E’ Natale…

            PAD. Se fosse per me lo manderei in un collegio militare, così

imparerebbe un po’ di disciplina e di educazione, e sarebbe pronto ad affrontare la vita reale.

SCENA 19. (Presente)

CON.  Io non ho mai avuto una vita reale… Posso solo sognare,

vivo nei miei sogni… sono le mie uniche esperienze…

ATT. Racconta…

CON. Cammino su una corda tesa, vibra, sono molto, molto in

alto, e sotto vedo solo… conigli… Conigli di tutti i colori: rossi, verdi, blu, gialli... e diventano sempre più numerosi…, sempre di più. Io cerco di raggiungere il lato opposto della corda, ma non c’è nessun lato opposto e non c’è un dietro, e sotto pieno di conigli… Mi sono svegliato urlando, poi sono scoppiato a ridere.

(Sospira, guarda in alto, poi guarda Attore sorridendo.)

Costine di maiale sulla brace del camino con le salsicce…

ATT. Bistecca di maiale, costolette d’agnello al latte…

CON. Spaghetti aglio olio e peperoncino.

ATT. Risotto champagne e mirtilli.

CON. E che roba è?

ATT. Buonissimo.Fondue al formaggio, sono in vantaggio di due.

             CON. Chinoise e Bourgignone e se non sai cosa sono te lo

scopri da solo.

             ATT. Vuoi fare il gioco pesante: quice loirenne.

             CON. Sourmonté.

             ATT. Trofie al pesto.

             CON. Stufato con le patate.

             ATT. Melanzane alla parmigiana.

             CON. Patatine fritte.

             ATT. Schwarzwald torte.

             CON. Sacher torte.

             ATT. Cannoli siciliani.

             CON. Proffitterol.

             ATT. Carne salata, rucola e scaglie di grana.

             CON. Lingua bollita con mostarda.

             ATT. Spaghetti allo scoglio.

             CON. Strudel di mele.

             ATT. Pane e cioccolata. Imbattibile.

             CON. Fritto misto di pesce e pizza!

             ATT. Quando gareggiamo noi due non vince mai nessuno, ti

ricordi quante botte ti sei preso?

             CON. Eri così rintronato che non ricordi bene.

             

SCENA 20. (Passato)

ATT. Il tuo corpo si è rammollito qui dentro?

(Lo sfida ad un combattimento.) Forza, fatti avanti… voglio la

rivincita.

CON. Lotta greco-romana…

 (Si mettono in posizione e iniziano a lottare alternandosi nel vincere, terminano esausti a terra.)

CON. Teatrante ti manca il fiato? Non parli più?

ATT. Vedo che ti fa bene la vita all’aria aperta…

(PAUSA).

CON. Nessuno vuol saperne di me. Nessuno. Perché devo

vivere? Sono solo un numero in una statistica.

Non potrò vedere in faccia il dio che ha deciso la mia morte.

Chiudo gli occhi, cerco il buio. Qui c’è sempre la luce accesa, sempre! E il silenzio… ovunque. Anche dentro. Non faccio niente, aspetto. Vivo… Non servo a nulla.

Stanotte ne hanno fatto fuori un altro. (Pausa.)

Tu sei bravo? Sei un attore bravo?

ATT. Non lo so. Non l’ho ancora capito.

CON. Recita qualcosa per me.

ATT. Ora? (Guarda Condannato, sorridono. Si prepara, pensa, è visibilmente teso ed emozionato).

CON. Sei un attore vero, un professionista, non ti devo pregare

per fare qualcosa, o vuoi essere pagato prima? (Sorridono).

ATT. (Si concentra, poi con ostentata teatralità.. Appare la figura di Signora che lo osserva con disappunto.)

“E’ un pugnale, questo che vedo davanti a me, con l’impugnatura rivolta alla mia mano? Su, lasciati afferrare! Non ti stringo, eppure ti vedo ancora. Non sei percettibile al tatto come alla vista? O sei soltanto un pugnale della mente, una creazione falsa che nasce dal cervello oppresso dalla febbre?”

(Signora scompare.)

CON.(E’ stato attentissimo e ora è scosso). Si vede che reciti… (PAUSA).Cos’è?

ATT. Non ti è piaciuto.

CON. Non è vero, è… bello.

ATT. Ma se hai appena…

CON. Le parole sono belle nonostante te e come l’hai declamato.

Che cos’era?

ATT. Shakespeare.

CON. Ah sì, ne ho sentito parlare, quello di “essere o non

essere.”

ATT. Sì, quello che ho recitato ora…

CON. Male.

ATT. …che ti ho recitato… male… era Macbeth.

CON. Di che cosa parla?

ATT. Di un uomo che… non vuole uccidere, ma è costretto a

farlo, o meglio che vorrebbe farlo ma non ne ha il coraggio. In questa scena, in questo momento, vede davanti a sé  un coltello che lo invita ad uccidere il re. E’ come se fosse un’allucinazione.

CON. Vede un coltello? Lo immagina?

ATT. Ha la visione di un coltello che lo tormenta e lo sprona

all’azione.

CON. Tu non hai mai provato questo? Hai mai sognato ad occhi

aperti un coltello per uccidere? (PAUSA.)

(Recita lo stesso brano con un’intensità’ che stupisce Attore).

“E’ un pugnale, questo che vedo davanti ai miei occhi? Lasciati prendere! Non ti stringo, eppure ti vedo ancora. Non sei nella mia mano. O sei solo un pugnale della mente, una creazione falsa che nasce dal mio cervello oppresso dalla febbre?”

(PAUSA.)

Non so cosa avrei potuto diventare, non mi è più stato permesso di pensarmi in un altro modo.  La mia esistenza si è interrotta e da quel momento è stata solo attesa.

(PAUSA.)

Tu non hai mai odiato tanto da voler la morte di qualcuno,

o desiderato che non ci fosse più? (PAUSA.)

SCENA 21. (Passato)

MAD. (Con un cappotto sul braccio va da Condannato lo

abbraccia e lo bacia, poi indossa il cappotto.)

Non preoccuparti, continua a studiare, io non posso più restare in questa casa, io adesso vado, vado…

(Lo abbraccia, poi si stacca da lui sta per andarsene, arriva il Padre, la ferma e cerca di toglierle il cappotto.)

PAD. Tu non vai da nessuna parte.

MAD. (Cade in ginocchio.) No, no!

CON. Mamma cosa fai?

PAD. Sta’ zitto e vai in camera tua.

MAD. No, io non voglio restare qui.

CON. Mamma…

PAD. Basta, smettetela, togliti il cappotto e va a dormire, tu vai

via…

            (Padre sorregge Madre e si allontanano.)

SCENA 22. (Presente)

CON. Ci sono impiccati troppo leggeri rispetto alla corda, e così

muoiono poco a poco, soffocati. Ci sono plotoni d’esecuzione che devono sparare due o tre volte per essere sicuri che il condannato sia morto.

Durante l’iniezione letale, a certi si sfila l’ago dal braccio o la miscela che gli iniettano non fa subito effetto e restano lì, vivi, senza potersi muovere.

Dopo anni di attesa te lo dicono al mattino per la sera che devi morire, così come se tutto fosse normale, come se fosse una giornata come le altre…  Sai, in certi paesi lo annunciano anche pochi minuti prima: tu sei lì nella tua cella, e arriva qualcuno a dirti che fra dieci minuti morirai… A cosa puoi pensare in queste condizioni? Anche se non vuoi, pensi solo e sempre a quando arriverà il momento, cerchi di preparati; come se fosse possibile prepararsi… E così muori prima di morire…

Sai cosa succede quando ti siedi sulla sedia elettrica?

Ti legano alla sedia, ti fissano gli elettrodi inumiditi alla testa e alle gambe. Poi: scariche elettriche a brevi intervalli. Muori perché si ferma il cuore. Si fermano i polmoni; lo stomaco, le budella  e tutti gli organi interni si ustionano. Ti pisci e ti caghi addosso e vomiti sangue. Puzzi di carne bruciata. Si dovrebbe perdere conoscenza  dopo la prima scarica, ma pare che questo non avvenga sempre… Si sono inventati la sedia elettrica perché dicevano che era più “umana” rispetto all’impiccagione!

Ti ricordi il nostro primo incontro?

                                               SCENE 23. (Passato)

ATT. (A bassa voce, avvicinandosi a Condannato). Io non

sono un avvocato.

(Condannato avvicina la testa come se non avesse sentito bene).

Io ho fatto credere d’essere un avvocato per entrare qui e incontrati. Io non sono un avvocato, io sono... Sono qui per chiederti aiuto... lo so che può sembrarti… ma... io...

(Scuote la testa imbarazzato e pensieroso. Condannato resta in silenzio e in attesa).

Siamo molto interessati alla tua storia... a te... e vogliamo…

CON. Siamo? Tu e chi?

ATT. (Ha difficoltà a trovare le parole giuste).

Vorremmofare... uno spettacolo... no, non uno spettacolo...

CON. Uno spettacolo?!

ATT. (Dopo un lungo momento di nervosismo senza trovare le

parole giuste  alla fine abbandona ogni resistenza).

Io sono un attore di teatro... e con un regista, una produzione e altri collaboratori, vorremmo mettere in scena la tua storia. Mi è stato chiesto di recitare la tua parte, di essere te, e mi hanno permesso di incontrarti facendomi passare per un avvocato. Vuoi aiutarci? Vuoi aiutarmi? Io non so niente di te.

CON. (Condannato lo guarda, poi con uno scatto improvviso aggredisce Attore che cade a terra).

Non sei un avvocato... non puoi farmi uscire, non puoi...

salvarmi... sei qui per prendermi per il culo? Tu cosa ci guadagni? Io cosa ci guadagno?

ATT. Ho solo bisogno del tuo aiuto!

CON. Nessuno al mondo ha bisogno di me! E tu chi sei? Chiedi

aiuto a… Sai cosa significa?

ATT. No, non lo so! Sono qui per questo. Capisci? Vogliamo

parlare di te, raccontare la tua storia in un teatro,  io reciterò la tua parte, io sarò te.  (PAUSA).

CON. Tu sei qui per imparare ad essere me? Questa è la

cazzata che sei venuto a vendermi?

Ti propongo io un bel gioco… scambiamoci il posto. Stai tu qui ad aspettare che ti facciano fuori, fammi uscire e vado io sul palcoscenico a far finta, dev’essere molto più divertente.

ATT. Non è possibile, se...

CON. Come non è possibile che tu possa diventare me! E

nemmeno capire quello che sto provando io!  

SCENA 24. (Presente)

CON. Nonostante quello che tutti pensano, io non sono un

assassino…   

Io so di aver sbagliato, tanto tempo fa…

Se guardi negli occhi tutte le persone che sono chiuse qui dentro puoi vederci solo paura…

Non c’è più niente, non c’è più nessuno. Nessuno ti ha mai conosciuto. Sei qui, sei vivo, ma sei già morto.

Chiuso in una gabbia per 23 ore al giorno. Sei considerato e trattato come merda…

ATT. In alcune città della Cina leggono la sentenza e mostrano i

condannati in pubblico, in piazza, davanti alla folla, tengono la testa bassa, le mani legate dietro la schiena e addosso hanno un cartello con il nome e il crimine che hanno commesso…

CON. Ho visto un uomo andarsene da qui dopo 17 anni…  Non è

stato graziato, ma le accuse contro di lui sono cadute, era innocente. Ha sempre gridato la sua innocenza, “Io non ho ucciso quel poliziotto!” Nessuno gli ha mai creduto. Poi qualcuno si è messo ad indagare di nuovo e ha scoperto altre prove… A lui è andata bene, molti sono stati uccisi e solo dopo hanno scoperto che erano innocenti ma… ma questo non è il mio caso.

ATT. Hanno paura che un colpevole possa ritornare libero, così

uccidono, anche se non sono completamente sicuri. Meglio condannare un innocente piuttosto che rischiare di rimettere in libertà un colpevole.

Così sperano di controllare il crimine e fare giustizia.

Un senatore ha detto che l’esecuzione di innocenti è il prezzo che bisogna pagare per vivere in una società democratica.

Quale specie di essere umano può avere questo pensiero, e chi può essere d’accordo?

CON. Forse l’unica utilità che può avere la mia vita adesso, è

aiutarti a fare il tuo lavoro.

Non so che valore può avere quello che facciamo, ma ora sento il bisogno di parlare. Tu sarai la mia voce, e il mio corpo? Voglio essere il più sincero possibile. La menzogna è  un cancro che ti mangia dentro.

Io ho perso il diritto di vivere nella società, ma sento di appartenere ancora all’umanità.

Io conosco il valore della vita umana più di chiunque altro.

Me ne andrò via da qui morto, ma come un uomo migliore di quello che è entrato da vivo. Devo pagare per quello che ho fatto.

Sto per morire, ma fino all’ultimo sarò un uomo che cerca di migliorarsi…

Le guardie ci guardano con repulsione. Per loro noi non meritiamo di continuare a vivere, dovremmo essere già tutti morti…

Il perdono può migliorare il mondo?

Ci guardano come se fossimo sacchi d’immondizia, non possiamo parlare con loro.

La mia morte migliorerà la società degli uomini civili…

“Dovrebbero darsi una mossa e ammazzarli tutti, così non dovremmo perdere tempo a dar loro dei vestiti puliti e da mangiare.”

ATT. Farò del mio meglio per riscattare la tua immagine agli

occhi del tuo aguzzino: lo Stato. Con il mio lavoro spero di poter dimostrare a quelli che credono che la tua condanna sia giusta, che non sei il mostro che i tribunali hanno fatto creder loro, e non sarai mai il mostro che, per giustificarsi, hanno bisogno che tu diventi.

CON. Raccontami le prove.

ATT. Stiamo lavorando molto, tutto il tempo. Il regista e la

produzione vorrebbero che facessi anche…

CON. Io non lo vorrei.

ATT. Lo so…

CON. Non voglio che tu lo racconti…

ATT. Io ho sempre rispettato la tua scelta di non raccontarmi

cosa è accaduto.  

SCENA 25. (Passato)

(Madre ha in mano una torta di compleanno con una candelina accesa.)

PAD. Buon compleanno, oggi compi un anno.

MAD. Auguri! Auguri!

PAD. Diventerai un bravo ragazzo!

MAD. Sarai il nostro orgoglio e la nostra gioia.

PAD. Dovremo fare tanti sacrifici per farti crescere.

MAD. Ma tu non sarai un ingrato.

PAD. Crescerai nel rispetto dei comandamenti.

MAD. Non ci deluderai.

PAD. Sarai ubbidiente e non risponderai mai male.

MAD. Auguri.

PAD. Auguri.

(Soffiano entrambi sulla candelina. Mangiano la piccola torta con le mani.)

MAD. (Mangiando.) Di sera non esci.

PAD. (c.s.) Finisci presto di studiare e va’ a cercarti un lavoro.

MAD. Sai quanto mi costa mantenerti?

PAD. Stai seduto dritto, così diventi gobbo.

MAD. Quando ti chiamo devi venire subito.

PAD. Finché resti in questa casa devi fare quello che ti dico e

aiuta tuo padre.

MAD. Aiuta tuo padre. Aiuta tua madre.

PAD. Non ne posso più di te.

MAD. Qui non fai quello che vuoi.

PAD. Alla tua età io…

MAD. e PAD. Vai a Messa e non ascoltare più quella musica!

                                  

                                               SCENA 26. (Presente)

CON.  Perdevo me stesso nella musica, mi dimenticavo…

Volevo andare ai concerti, a qualsiasi concerto, la  musica mi piace tutta… classica, rock, jazz… tutta. Volevo sentirla dal vivo, essere lì mentre veniva suonata…

(Rivolto a Padre e Madre. Nel passato.)

Voi non me l’avete mai permesso!  

PAD. Butti via i soldi in quella roba e ti rincoglionisci!

CON. Sei tu il coglione, papà…

 (Nel presente.)

CON. …naturalmente non glielo dicevo…

Ascoltavo la musica in camera mia, il volume dava fastidio, ma non mi permettevano di usare le cuffie.

(Passato.)

MAD. Le cuffie fanno male alle orecchie, diventerai sordo, e non

perdere tempo con quella roba!

CON. Sei tu, mamma, che hai perso la tua vita…

(Presente.)

CON. Non glielo dicevo…

ATT. Anch’io non dicevo tutto ai miei, non potevo dire niente,

non credo che avrebbero capito… non hanno mai capito…

Compravo i libri, commedie, drammi, anche romanzi e leggevo ad alta voce.

(Passato.)

CON. (Al padre.) Non ci sei mai e quando arrivi bisogna sempre

fare come vuoi tu.

PAD. Io sono tuo padre e non puoi dirmi cosa posso o non

Posso fare! Rispetta tuo padre e tua madre!

CON. Dovrei rispettarvi…dovrei… solo perché siete i miei genitori?

MAD. Ma ti ascolti quando parli, tu non sai quello che dici.

PAD. I genitori devono essere rispettati e onorati.

MAD. Solo noi ti vogliamo bene.

(Presente.)

CON. Non sono mai stato libero, la sensazione della libertà l’ho

provata solo quella sera… stare a casa con loro o chiuso qui dentro non è così diverso…

Dovevo fare sempre tutto di nascosto.

Sapevo che qualsiasi cosa io avessi voluto fare me l’avrebbero impedito.

Queste erano le loro regole: impedirmi tutto!

(Passato.)

PAD. La vita non è fatta di piaceri.

(Presente.)

ATT. Per loro leggere un libro era una perdita di tempo.

Non potevo andare al cinema con i miei amici.

(Passato.)

MAD. Di giorno non si accende il televisore.

(Presente.)

ATT. Non potevo invitare a casa nessuno.

(Passato.)

PAD. Non fare entrare degli estranei qui dentro.

(Presente.)

CON. Certi miei compagni di scuola avevano formato una band.

Io seguivo un corso per imparare a suonare il basso. Non potevo studiare a casa e non potevo avere uno strumento. Così facevo tutto di nascosto; tenevo il mio basso in un armadio a scuola.

Quando mi chiedevano dov’ero stato mentivo. Mentivo sempre, non potevo fare altrimenti, non potevo mai essere sincero con loro.

ATT. Dicevo che ero stato in biblioteca a studiare, ma anche

questo non andava bene. Non andava bene niente.

(Passato.)

MAD. Cosa c’è qui in casa che non va? Devi proprio andare in

biblioteca? Chissà se ci vai veramente…”

(Presente.)

CON. Provavamo la sera o nel pomeriggio a casa di uno di noi.

Non credevo che potessero esistere genitori che permettevano ai loro figli di incontrare gli amici e di suonare a casa… a casa loro!

ATT. Perché non mi lasciate fare niente?

CON. Di cosa avete paura? Cosa pensate che possa accadermi?

ATT. Ero come un recluso.

CON. Non c’è differenza tra stare con loro e stare qui. Anche

con loro sarei morto.

Un giorno mio padre incontra la madre del mio amico dal quale suonavamo…

PAD. Sempre a casa del tuo amico a suonare! Sai cosa fa tuo

figlio? Va a casa degli altri a suonare!”

MAD. A suonare? E che cosa?

PAD. Il basso. Suona il basso, ma che razza di strumento è il

basso?

MAD. E’ vero quello che dice tuo padre?

PAD. Certo che è vero! Ma da quando suoni?

MAD. Dove hai imparato a suonare?

PAD. Dove l’hai preso?

MAD. L’hai comprato?

PAD. Hai speso i soldi per compare un basso?

MAD. E quanto l’hai pagato?

PAD. O l’hai rubato?

MAD. E’ così che sprechi la tua vita?

PAD. Mentre io lavoro come un cane tutto il giorno, tu fai

l’artista!?

MAD. Da quanto va avanti questa storia?

PAD. Chissà cosa fate tutti insieme quando vi incontrate a casa

del tuo amico!

MAD. Dimmi che non ti droghi!

CON. Sono andato in camera mia ad ascoltare la musica…

PAD. Abbassa il volume!

MAD. Abbassa!

CON. E io lo alzavo… Mia madre entra in camera mia. Urla con

quella sua voce stridula e strozzata e mi rompe i dischi, li butta per terra e li calpesta…

MAD. Basta! Basta! Basta con questa roba!

ATT. Non sono mai stato preso sul serio da ragazzo, forse  

nessun ragazzo viene preso sul serio… Qualsiasi cosa volessi fare o volessi diventare per loro era sempre uno scherzo, qualcosa senza importanza.

PAD e MAD. Passerà…

ATT. Non sono mai stato aiutato in niente. Anch’io dovevo

mentire. Sempre. Anch’io mi chiudevo in camera a recitare, leggevo le poesie ad alta voce. Mia madre entrava sempre in camera preoccupata.

MAD. Chi c’è qui? Con chi parli?

ATT. Con nessuno, mamma, sto recitando.

MAD. Smettila di fare il cretino. Solo i matti parlano da soli.

ATT. Al liceo c’era sempre qualche recita e io le facevo tutte.

Sono arrivato a provare tre spettacoli contemporaneamente.

PAD. Non perdere tempo con quelle stupidaggini! Non ti

porteranno da nessuna parte!

ATT. I primi tempi dicevo loro cosa stavo preparando.(Ai

genitori.) Venite a vedermi stasera… (A Con.) Non sono mai

venuti.

PAD. Quello che vuoi fare non ti darà un futuro.

CON. Anche quello che fai tu non ti darà un futuro.

MAD. Pensa ad avere uno stipendio sicuro. Non conta

nient’altro nella vita.

PAD. La vita è un’altra cosa. Quando incontrerai la realtà ti

schiaccerà e tutto questo ti apparirà per quello che è: inutile.

MAD. La realtà è avere i soldi per vivere, e guadagnarsi la vita

non è facile, non è un divertimento.

PAD. Non è la musica.

MAD. Non è il teatro.

PAD. Fare una famiglia, dei figli da mantenere, come abbiamo

fatto noi

MAD. La vita non è ascoltare i dischi. Leggere i libri. Andare in

giro a suonare. A recitare. Cosa diventerai? Pensa a farti un futuro. Adesso.

PAD. Cosa credi, anch’io avrei voluto fare altro nella vita invece

di alzarmi al mattino alle sei, fare due ore di autostrada per chiudermi in quell’ufficio. Credi che mi diverta?”

            CON. Vi odio.

            ATT. Vi odio.

CON. Io non posso continuare a vivere così con voi due!

ATT. Dovete capire! Mi avete sempre detto… ordinato… quello

che dovevo o non dovevo provare, e vi ho sempre mentito. La menzogna puzza di cadavere. Ero nauseato dalle mie menzogne, non potevo dire altro, solo menzogne, niente era vero, ma per voi la menzogna era la realtà.

CON. Dovete pagare!

ATT. Dovete smettere!

CON. Dovete… finire…  (Nel presente racconta.) Nella vetrina di  

un negozio c’era un coltello… bellissimo… lo sognavo spesso ad occhi aperti, come il tuo Macbeth… io so cosa vuol dire… con quello  avrei vendicato la mia vita. Così un giorno mi decisi, entrai e lo comprai.

Tutto è avvenuto la notte di Natale, è stata una giornata... parenti, zii, nonni, cugini... Mio padre e mia madre che continuavano a comportarsi come se la loro vita fosse eterna... La sera andammo tutti a Messa. Quando tornammo io andai in camera mia.

PAD. Abbassa quella musica!

CON. Non disturbo nessuno!

PAD. Disturbi me! Abbassa quella musica! Abbassa quella musica!

CON.Voglio la mia vita! Voglio la mia vita!

                        E adesso voi mi state a sentire e non rompete i

coglioni, da questo istante cambia tutto, io voglio vivere la mia vita e voi non dovete dire più niente.

Io voglio essere libero, non voglio seguire le vostre regole del cazzo! Se voi avete una vita di merda non è colpa mia, non mi farete diventare come voi.

Da questo momento decido io!

(Lunga pausa. Madre e Padre scompaiono nel buio. Presente:

l’Attore e il Condannato si guardano. L’Attore vorrebbe dire

qualcosa, ma non trova le parole.)

La polizia ha contato 79 coltellate... 

Dopo ho pulito il coltello, ho fatto la doccia e sono  

andato a letto... ero stanco.

Non si facevano mai i cazzi loro... Dovevano sempre intromettersi nella mia vita... Dovevano sempre dirmi qualcosa, volevano sempre decidere per me...

La mia casa sembrava un mattatoio... Volevo andare

ai funerali... non me l’hanno permesso... avrei pregato per loro… quel giorno qui in carcere ho aperto il rubinetto e ho visto uscire sangue...

Io oggi ora morirò per questo...

Vorrei che tutto... che non fosse successo niente. Quante volte mi sono svegliato credendo... sperando, per un secondo, che fosse tutto un incubo... che io non avevo…

ATT. C’è qualcosa che io posso ancora fare...

CON. Sì…

ATT. Cosa?

CON. Continua. Vivi... fammi vivere... Anche per me ogni teatro

dovrà essere la mia casa...

ATT. Sì…

CON. Racconta tutto. Tutto! Non tralasciare niente!

ATT. Tu vivrai ancora. Vivrai ancora. Tu non morirai!

CON. Sono un assassino... Sono un mostro... molta gente pensa

che il mondo sarà migliore senza di me.

Voglio dirti una cosa che non  ho mai... che non ho... io… non mi sono mai pentito...

             ATT. Tu non sei un mostro.

CON. Allora chi sono?

(La luce si spegne e si accende per tre volte, nel silenzio.

            Condannato si toglie la camicia e la dà all’ Attore.)

 Indossala quando farai... quando sarai... me.

(Il Condannato si allontana. l’Attore indossa la camicia e scompare nel buio.

Il Condannato è fermo, la luce su di lui diminuisce lentamente. Buio e silenzio.

Si riaccende lentamente la luce su l’Attore.)

ATT. (Nel ruolo del Condannato, accende una sigaretta, parla al

pubblico.)

                        Ti chiedo di entrare nella mia vita… e ti chiedo di poterti

strappare un viaggio nella compassione,  perché nessuno può spiegarti come sono, nessuno può conoscere la mia storia, nessuno può raccontarla, posso farlo solo io…

Ero un ragazzo come tanti altri, mi piacevano le ragazze, mi piaceva andare in giro con i miei amici, suonavo il basso in una band, mi piaceva la musica, tutta la musica… E mi piace ascoltarla con il volume alto...

(Buio e silenzio.)  

FINE.

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