IL BURATTINO
TITOLO ORIGINALE DELL'OPERA: EL PELELE
Miracolo in tre atti
di ENRIQUE SUAREZ DE DEZA
VERSIONE ITALIANA DI ERNESTO ROMAGNA MANOJA
PERSONAGGI
IL SIGNORE: quarantaquattro anni. Alto, magro, intensamente pallido. Alterigia nel portamento. Spesso, il suo tono di voce permeato di fredda ironia. Solo in determinati momenti toccato dall'emozione e dal dolore. Indossa un ricco costume nero con gorgiera bianca. Cappa corta con collo alto. Calzoni a mezza coscia. Le lunghe calze danno alle sue gambe un'eccezionale snellezza. Unico ornamento: un pesante collare d'oro con medaglione. Osserviamo in lui due gesti saltuari: la sua bianca mano sinistra sul petto, e la sua mano destra die, a volte, giuoca nervosamente col medaglione.
IL DECANO: sessantacinque anni. La sua vecchiaia non gli toglie fierezza. Ve una grande serenit nel suo tono elevato e dignitoso. E la sua autorit perde spesso forza per assumere un tono paterno. Era priore del suo convento; oggi decano della cattedrale e relatore del Santo Uffizio.
IL CATTIVO: quarantanni umani, poich in teologia eterno. Quando nel quadro, assolutamente invisibile, coperto com' dalla pelle di drago. Per, questa pelle tagliata per met e, con una mezza giravolta, compare l'uomo dentro il guscio. Abbandonando quest'ultimo, un uomo volgare della sua epoca. IL PADRE: vecchio signore di settant'anni. Gentiluomo di vecchia stirpe. Tremante, emozionato. Veste in nero.
LO STUDENTE: diciannove anni. Occhi chiari che non chiude mai. Passo impacciato, incerto, da adolescente. Questo personaggio non parla.
SAN GIORGIO: immagine tranquilla, nel quadro. il giovane San Giorgio, rivestito della sua classica armatura da guerriero.
LA GOVERNANTE: cinquantanni. Segaligna, dura. Secchezza e durezza sono, nella forma, straordinaria cortesia. Cammina lentamente, con esasperante lentezza. Parla anche con lentezza. Tuttavia, il suo sguardo acuto e dominatore come s'ella fosse padrona di tutti i segreti. Veste in nero, abito semplice da governante.
MELIBEA: la sua vecchiaia indefinita, quasi perduti et e sesso. Giuoca di furberia e sfacciataggine che accompagna a paure e superstizioni. Indumenti classici da strega o da mezzana.
IL POPOLO: quel popolo angosciato, che prega e fornica. Quello che chiede miracoli dopo lo stupro. Quello che usa a due mani la Croce e la spada. Quello delle segrete formule proibite, che brucia le proprie carni battendosi il petto coi pugni. Il popolo delle piazze maggiori di Spagna, risacca e rimasuglio del Medioevo. Mendicanti, streghe, sacrestani, sbirri, meretrici, studenti, frati, monelli, pellegrini, soldati, baccellieri, operai, mezzane, indemoniati e santi.
Commedia formattata da
In una citt della Spagna che non Madrid ne Toledo n Valladolid. Seconda met del secolo XVI. Casa di gentiluomo. Ricchezza attenuata dalla severit dell'epoca. In fondo, grande veranda che, dietro ai suoi vetri impiombati, lascia vedere l'orizzonte di una citt piatta. Solamente si stagliano nel cielo le torri gotiche di un'antica cattedrale. Sedile o panchina di legno. A sinistra della veranda e perfettamente di fronte al pubblico, un gran quadro di fondo scuro che rappresenta San Giorgio al di sopra del drago nella sua classica positura. Sotto il quadro, una cassapanca con due candelabri da due candele ciascuno. Ai lati del quadro, sospese ad tin filo di ferro, tendine di vecchio broccato. A destra della veranda, armadio liscio, ha parete sinistra ha due porte a riquadri i cui cardini cigolano costantemente. Una conduce alle alcove. L'altra, a lunghi corridoi di servizio. Nella parete di destra, camino con cappa di mattonelle ormai scolorite, ed in primo piano di questa parete, una grande arcata: l'entrata della casa, contigua all'ingresso. Pochi mobili. Legni lisci, cuoi e damaschi rossi. Luci di candele.
ATTO PRIMO
La scena vuota. Oscurit. Solo dalla veranda, in fondo, entra luce di notte chiara. Attraverso i vetri, in distanza, si distingue il campanile dalla Cattedrale. All'alzarsi del sipario, si ode una piccola campanella di chiesa. Gradatamente, il suono si va ripetendo. E si moltiplica un'infinit di volte, rapido, allegro, vertiginoso, prodotto da migliaia di segrete campanelle che popolano l'aria. Un delirio di tin-tin della massima intensit nasce dalle pareti, dalle tende, dai mobili. D'un tratto, silenzio assoluto. (A sinistra, cigola con lamentoso rumore una porta a riquadri. Entra la Governante e si dirige al quadro di San Giorgio e il Cattivo, davanti al quale accende le candele. Esce, quindi da destra. Nell'istante in cui la Governante uscita, le candele si spengono da sole contemporaneamente. Pausa. Ritorna la Governante. Guarda il quadro e torna ad accendere le candele. Esce nuovamente da destra. Passa appena un secondo e il Cattivo scende dal quadro con il suo guscio di drago).
Cattivo - (soffiando sulle candele che si spengono) Ho detto di no! (La figura di San Giorgio resta immobile nel quadro, con un piede in aria giacch il drago gli stava sotto).
Giorgio - Ho detto di s! (E le candele tornano ad accendersi da sole) Ritorna al tuo posto.
Cattivo - Non ne ho voglia! Sono gi stanco di annusarti i piedi! Sono dei bei figli di cattiva madre i pittori che da secoli mi collocano cos!
Giorgio - (lentamente) ... E verranno pittori nuovi ed altri secoli: il tuo posto questo.
Cattivo - Ah, ah! Ah, ah! Dico ah. ah!. In questa casa ho il permesso. E ti lascio in equilibrio, con il piede per aria. Bella figura! Invece io, attenzione! Io ho l'involucro di una bestia, ma dentro l'involucro... (repentinamente, fa un mezzo giro e, dentro l'involucro, c' la sua figura di uomo) ... pari... Ci sono io,
Giorgio - In milioni di case sulla terra, dalle Fiandre alle Indie, ci ravvisano cos. E perfino i miscredenti, compresi il turco e il moro, hanno visto dei quadri con tal soggetto. Ed a questo tema non puoi sfuggire.
Cattivo - Ah, mio caro, ma questa una casa specialissima. Una casa sui generis , come dite in latino. Io esco dalla cornice, canto, ballo, faccio baccano, sputo, fornico e, come un bimbo piccolo, rompo i piatti.
Giorgio - Non essere modesto. Le diavolerie sono per i bambini e tu sei immensamente vecchio. Cattivo - (furioso) Certamente! Per sono dipinto ai tuoi piedi, su tele marce, e ne ho le scatole piene. E ho voglia di muovermi! Capisci? Muovermi, muovermi, muovermi!
Giorgio - Per che cosa"? Per una danza miserabile e volubile? Non capisci che, finito il suono, i ballerini se ne tornano alle loro sedie?
Cattivo - Non importa! Io sfrutto la musica. E sfrutto questa casa. Non ho mai avuto un'occasione migliore. (Danzando) Tralar-lar-lar. Sono stanco di annusargli i piedi. Ah, ah! Ah, ah! Ho detto: Ah, ah!.
Giorgio - Smettila... sta per entrar gente. Anche se i miei piedi ti danno fastidio, non dare scandalo.
Cattivo - Hai ragione. Se mi vedono fuori del quadro, possono morire di paura. E io non voglio che muoiano. Voglio che vivano per peccare. Col tuo permesso. (// Cattivo torna a collocarsi nel quadro. Entrano la Governante e Melibea. La Governante con un lume in mano).
Governante - Vieni avanti.
Melibea - (guardando il quadro) Se mi facessi il favore di tirare le tendine e di spegnere le candele? Sono rispettosa. Ma non del Santo. (La Governante fa scorrere le tendine di vecchio broccato e nasconde il quadro. Spegne le candele. La scena resta illuminata dal lume. Melibea aprendo un grande involto) Ecco qui. Vestito di velluto con bordi ricamati. Le maniche guarnite di gala bianca intorno al colletto. Ha delle frange di pizzi molto fini e galloni sull'interno delle maniche. I polsini e la pettorina di filo liscio con ricami. Il ventaglio di cuoio profumato, con pieghe rigide e manico d'avorio. Tutta roba da principessa. A Valladolid farebbe invidia a pi di una.
Governante - Denaro costa.
Melibea - Che importa il denaro a proprietario di Amore? Mai ho visto una passione come quella del tuo signore per la tua signora. Paga l'anima.
Governante - Si deve adorare soltanto Dio!
Melibea - E lasciali in pace! Pu esserci qualcosa di pi bello in questi tempi di perdizione di due coniugi, ognuno dei quali Dio per l'altro? Esempio di virt! Peccato che non abbiano figli! Giacch la virt ha un difetto: molte volte asciutta. Dio mio, per, che consolazione il quadro di quell'amore! A proposito, mi dimenticavo la lettera dello studente per lei. Sembra che lei non sia contraria, non vero?
Governante - (prendendo la lettera) Che cosa biascichi? La mia signora ha aperto gli occhi alla vita per il mio signore. E ti dico di pi: si sono aspettati per nascere. Si erano dati appuntamento, capisci? Migliaia di vermi si baciano per caso. Ed essi, da molti ventri attesero per incontrarsi. E tu te ne vieni con le lettere di un terzo?
Melibea - La risposta l'aspetta domani.
Governante - A quale domani ti riferisci? A quello di un'altra vita?
Melibea - Domani, sabato.
Governante - (mettendola gi) Non voglio prendere la tua lettera.
Melibea - Non far storie, lo stai desiderando. Lo sai bene che amori eterni si son visti deviare per un pelo. (All'orecchio) lo potrei dirti che ho a casa mia profumi, benzoino, polverine e muschi, e unguento di vacca che fa effetto sul cuscino. Ma tu sei una donna esperta e sai bene fino a che punto si possono rammendare donne vergini. No, io ti parlo del calore della mano di un uomo. O del calore di una lettera messa nella scollatura, il che lo stesso.
Governante - Non ti vergogni di parlare cos, davanti a quel quadro?
Melibea - E' coperto. E dicono le cattive lingue che Io coprite perch il Diavolo esce.
Governante - Se tiro le tendine...
Melibea - Per favore! (Calmandola) Cara mia, il mondo va avanti perch a tutti ci prude qualcosa. A chi prude la testa, che pensi; a chi prudono i piedi, che balli; a chi prude la pancia, che non dica di no.
Governante - Vattene subito! Te lo ordino.
Melibea - (compunta) Hai ragione da vendere, figlia mia! Chi mi scaccia, io lo benedico per la sua nobilt. Sono un sarmento da pestare. Trenta volte mi hai scacciata. (Ragionando) Per la lettera dello studente aspetta risposta. Domani mi scaccerai un'altra volta. (Esce Melibea. La Governante prende la lettera e se la nasconde nel seno. Si ode il battente della porta di strada).
Governante - Chi ? (Esce la Governante. Torna ad entrare seguita dal Decano).
Decano - (riferendosi a Melibea che ha visto uscire) Poco mi piace in una casa onorata una terza donna. Carne da Sant'Uffizio; mi dispiace davvero di non avere prove contro di lei.
Governante - (lentamente, con tono cupo) Il signore non c'?
Decano - Tutti siamo in qualche parte. (S siede. Cigola la piccola porta a riquadri ed entra il Signore).
Signore - Ci sono. (Esce la Governante, in silenzio).
Decano - (affabile) Da tempo, figlio mio, desideravo visitarti.
Signore - Di che cosa mi si accusa)
Decano - Ho detto: visitarti, figlio mio. E gi ti difendi. Brutto segno. Posso parlare con lei? Mi dispiace. Figliolo, gi un fardello pesante essere padroni della nostra anima per mettersi sulle spalle la responsabilit di un'altra. Non ti accontenti di sequestrare anche la sua salvezza?
Signore - (freddamente) Mia moglie non sequestrata. Il Corpus Domini l'ha visto in piazza, dalla sua portantina. E una volta al mese usciamo a cavallo per una lunga passeggiata sulla collina. Le portano ricchi abiti da Valladolid. E quando ritorniamo, al tramonto, i villani s'inchinano al suo passaggio. D'altra parte, compiamo il nostro dovere di cristiani. Tutte le domeniche, Vostra Eccellenza dice messa in casa nostra. Messa che ascoltiamo col massimo fervore, mia moglie ed io, dalla finestra della nostra alcova. Se ho ordinato di aprire questa finestra, nessuno pu criticarlo. E' stato dietro l'illustre esempio del Re Filippo, all'Escoriai. Con una piccola differenza: che Re Filippo ha amato varie volte e io, una.
Decano - (alzandosi) Mi dispiace doverti dire che non ufficer pi in casa tua, poich, tornando dall'altare nell'Ite, missa est, vi vedo entrambi e non comprendo perch vi neghiate alla confessione.
Signore - Altro verr.
Decano - Trattandosi di una proibizione dell'Or-
Signore - (con alterigia) I segni stanno scritti. E n il Relatore del Sant'Uffizio, n io, n il Re Filippo, n il Papa possono cambiarli.
Decano - D'accordo.
Signore - Accusate, Padre.
Decano - (con tutto il cuore) Preferisco di certo che ti accusi tu. Se tu piegassi il ginocchio in questo stesso istante e mi raccontassi tutto all'orecchio, con quale gioia ti assolverei! (Pausa) Hai passato due Pasque senza confessarti. E qualcosa di pi orribile ancora. Ho il sospetto che tu non permetta alla tua sposa di confessarsi con nessuno.
Signore - Sospettare non cristiano. Cristiano sapere. Decano Signore Decano dine di San Domenico, consigliabile che tu non faccia la prova. (Pausa) E inoltre, caro figliolo, mi scrivono da Madrid con certe domande che mettono paura. Sei in corrispondenza con un certo Paracelso di Germania ed un individuo chiamato Frobenius, di Basilea?
Signore - Sono medico e m'interessa di quello che altri sanno.
Decano - Scegli la strada con prudenza. La falsa scienza che sfida Dio pagina morta.
Signore - Tranquillizzi Vostra Eccellenza il Santo Tribunale: non c' motivo.'
Decano - (sincero) Lo so gi che non c'!
Signore - Possono accusarmi soltanto... di purezza. All'uomo vengono rimproverati i piccoli vizi e le grandi virt. Lo sapete bene! Fin da bambino, all'et di otto anni, ero gi ai vostri piedi con il mi accuso, Padre. E di che cosa mi accusavo? Di entrare nell'alcova di mia madre, come un ladro, per aprire la gabbia di un uccellino. Quell'uccellino venne a salutarmi per giorni e mesi. Era il mio unico peccato che ritornava. Finch, un giorno, voi tiraste fuori la mano dal confessionale e mi deste uno scappellotto: La storia dell'uccellino non la voglio sentire pi. (Pausa) E dopo, da studente, ormai adolescente, sano e forte, quando mai mi sono permesso, per una sola volta, un piacere solitario? Le mie mani ferite graffiavano il libro ma non scesero mai al sesso. Poi arrivarono i venti, i trnta, i quarant'anni. Ed io aspettavo l'amore! Per l'amore per la sposa, come ci viene comandato. Lo sapete bene, vi ho ben raccontato le torture sofferte. Io ero medico ed attendevo ai miei ammalati. Per auscultare il cuore, quante volte dovetti reclinare il capo sui seni di una fanciulla! (Alzando la voce) No, io non stavo in un convento, dove tutto pi comodo. Io non stavo in un remo a guardare il cielo. Io avevo tra le mie mani i corpi ignudi dei miei pazienti.
Decano - Lo so, lo so.
Signre - Ed ho adempiuto, non vero? Ho conservato la mia verginit per il Sacramento. Ma ora la mia sposa mia. Ho diritto a quest'amore senza limiti, ben guadagnato. N i paesi n le epoche videro mai cos perfetta unione di corpo ed anima.
Decano - Lo so, lo so.
Signore - Per voi avete detto una parola espressiva: sequestro. E il mutuo sequestro peccato? Ci vedono appena una volta il mese, vero, di lontano, a cavallo. Ah, se Vostra Eccellenza sapesse che immensa felicit il nostro sequestro, gli occhi congiunti e le mani!
Decano - Bene. Mi liberi Dio delle obiezioni. Ma sono vecchio, figlio mio, e non puoi ingannarmi. Ritengo che debba essere grave il motivo per rifiutare la confessione.
Signore - (dopo aver pensato) Bastiamo a noi stessi.
Decano - Bestemmie! Tutti abbiamo bisogno di Dio. Pensa che non solo il sesso peccato. (Si dispone ad uscire quando vede il quadro coperto) E, a proposito, in una casa cattolica c' bisogno di nasconderlo? (Indica il quadro).
Signore - Vostra Eccellenza sa che cosa dice la gente: che il diavolo se ne esce a passeggiare. Ho messo le tendine perch mi danno fastidio i curiosi. Ma Vostra Eccellenza le pu tirare. Pu darsi che sia al suo posto.
Decano - Permetti? (Scopre il quadro e accende le candele facendosi il segno della croce) Domani, all'ora dell'alba, ti aspetto. Non mi accompagnare... (Escono insieme).
Cattivo - (movendo la testa nel quadro, ma senza scendere) Accidenti che occasione ho perduto! Il frate soffre di cuore! Eppure, chi mi ha tenuto stretto? Che forza estranea mi ha trattenuto? (Furioso) Ma se io ho voluto muovermi! (Al Santo) Sorridi?
Giorgio - Non ho detto nulla. (Torna il Signore, rapidamente. Tira le tendine e spegne le candele).
Signore - (dirigendosi verso la porta interna, chiama) Governante! Governante! (Indicando la porta da cui se ne andato il Decano) Non entra pi. Solo con l'ordine di arresto.
Governante - (senza ascoltarlo) La signora vestita. Non l'ho mai vista cos bella.
Signore - (dopo una pausa) L'ora della nostra passeggiata mensile sar cambiata. All'alba. Non voglio curiosi. Ciascuno guardi quello che gli appartiene: gli sposati, i grembiuli delle loro mogli o quello che c' sotto; gli studenti, che vadano alla taverna dove le chellerine fanno mezzi piaceri. Per noi, la campagna pulita! Le zampe del cavallo sui papaveri. E, sulle criniere, i nostri baci. (Ordinando) Finimenti di cuoio battuto e speroni d'argento, che anche il cavallo lo voglio ben vestito. (D'un tratto) Adoro il suo nitrire d'invidia e i suoi sforzi per farmi cadere. Ben. gli piacerebbe vederci sopra i papaveri per esserne testimone. Ma accade che non ci sono testimoni, non vero?
Governante - Io lo sono.
Signore - Tu non conti.
Governante - Mi permetto di segnalare al signore una certa prudenza. La citt intera pende dalla passeggiata dei miei padroni.
Signore - Lo so. E, in special modo, un moccioso. Studente o fraticello che sgrana gli occhi alla vista di mia moglie. Ho potuto osservarlo l'altro giorno. Rachitico, con le spalle cadenti. M' venuta voglia di lanciargli contro il cavallo! Ma il nostro sauro elegante: calpesta fiori, non vermi. Bah, che imparino, uomini e bestie: marito e moglie, l'uno per l'altra, giocattolo dei miei padroni! (Pausa) Che cosa ci hai l? Una lettera?
Governante - Nulla.
Signore - Qualcosa nascondi. Cio, al contrario: pretendi che io veda qualcosa.
Governante - Niente.
Signore - (sorridendo) Ha tornato a scriverle?
Governante - S.
Signore - Le stesse frasi appassionate?
Governante - Le stesse.
Signore - Che brutto ripetere! La passione come la vita: nasce cresce divampa e si spegne. Questi ragazzi non hanno esperienza. Come pu convincere mia moglie con una ripetizione? Scusa un po', dalla lettera precedente a questa, quanto tempo passato?
Governante - Otto giorni.
Signore - Fine d'anno, ha da lavorare. Per c' sempre un minuto per fare il proprio dovere. Bah, forse negligenza di quella strega che non porta il messaggio in tempo. Sapessi come odio i suoi servigi! Preferirei che t'incaricassi della faccenda direttamente.
Governante - Non sarebbe corretto.
Signore - E' vero. La lettera?
Governante - La risposta.
Signore - (leggendo) Caro giovine, presto ancora. Se la vostra passione vera, saprete attendere . (Pausa) Poco espressiva.
Governante - Ha detto attendere.
Signore - Attesa e giovent sono due parole che non vanno d'accordo. Con smancerie e delicatezze, temo assai che questo ragazzo si stanchi.
Governante - Sembra che Fami.
Signore - Diffido della giovent.
Governante - Se il signore lo desidera, forse i miei buoni uffici otterranno dalla signora un biglietto pi incoraggiante.
Signore - S, governante, s! Deve terminare questa tortura di mezze parole e di mezze speranze! Con un amore ormai comprovato, abbiamo fatto fin troppa anticamera. Non venuto per caso il momento di organizzare un appuntamento?
Governante - Presto ancora , dice la lettera.
Signore - E' probabile. La mia impazienza potrebbe rovinare tutto. Ah, difficile scienza che mai imparer: graduare! Le donne la conoscono. Lentezza donna. In cambio, Dio era uomo e cre il mondo in sei giorni. Per la donna spirito di contraddizione, usa una misura abbondante per il suo scopo. E se lo scopo cos piccolo, perch un cammino cos lungo?
Governante - E' presto ancora, leggete la lettera.
Signore - Moglie mia cara, adorata! Queste stesse frasi le scrivesti per me. (Bacia il foglio e improvvisamente) Governante, ho paura. Sono una persona troppo importante, nessuno si azzarderebbe ad arrivare fino a lei. Ci vuol proprio la pazzia della giovent perch quel ragazzo... Governante, dobbiamo acciuffarlo, capisci? Non ci pu sfuggire!
Governante - Calmatevi, signore. Noi sappiamo che missive e risposte andranno salendo di tono.
Signore - (appassionatamente) Noi lo sappiamo! Ma essi no!
Governante - D'accordo. E nella mia modestia, non comprendendo certe cose, vorrei fare una domanda al signore. Quando arriver il momento inevitabile in cui i due si incontreranno - e si incontreranno l in quell'alcova - presenziente il loro primo bacio?
Signore - Guardami, governante. Chi sono io? Un pescatore che getta il suo amo? No, tu sai che c' qualcosa di pi. Perch domandi quello che sai gi? Tu sei ben sicura che, quando giunger il momento, io mi sieder sul bordo del letto guardandoli con tutta tranquillit.
Governante - (esaltata) Sar la scena pi spaventosa che si sia mai vista. E il ragazzo morir, morir!
Signore - Non ti preoccupare. Se muore, gliene cerchiamo un altro.
Governante - No, morir, di certo! Vi grider il suo orrore! E non troverete nel mondo un altro maschio che stia al vostro gioco!
Signore - (dopo aver meditato) Maschio, governante, una povera parola. Il mondo non cammina con due piedi: maschio e femmina. E' un ragno dalle zampe infinite. (Tristemente) Fui maschio io quando ero vergine a quarantanni? Lo sono ora che posso stare a guardare che bacino mia moglie? Insudiciate con parole volgari la grandezza dei sentimenti. Quel frate che se ne andato conobbe la mia purezza. Ma tu ne sai di pi. Tu sei l'unica che conosca il mio segreto o, meglio, il nostro segreto . Non mi rimproverare.
Governante - (improvvisamente raddolcita) Scusatemi.
Signore - Governante, dammi un bacio. (La Governante lo bacia sulla fronte) E dimmi in un orecchio: hai mai conosciuto un amore pi grande del mio per la mia sposa?
Governante - Scusatemi. (Si ode il battente della porta. La Governante esce. Torna ad entrare con Melibea).
Melibea - (guardando di sottecchi il Signore che seduto, immobile) Come vuoi che parli? Sta l.
Governante - Sta pregando.
Melibea - (bisbigliando) Lo studente sulla porta. (Alludendo al Signore) Per sembra che si muova. Non star pregando con un orecchio e ascoltando con l'altro?
Governante - Non importa. E' al corrente
Melibea - Cosa dici?
Governante - Che sa tutto.
Melibea - E cos' che sa?
Governante - L'intrigo di sua moglie.
Melibea - Guarda, guarda il diavolo! Il marito informato! Questa s che nuova!
Governante - Dove dici che aspetta il ragazzo?
Melibea - Sulla porta.
Governante - E perch venuto? Si pu sapere?
Melibea - L'esame di filosofia gli andato male. E quando la giovinezza ha un dispiacere, cerca consolazione.
Governante - Consegnagli la risposta.
Signore - (in piedi) No. Digli che entri.
Melibea - (senza voce) Vergine santa! Che non succeda un fatto di sangue! Dio e il diavolo sanno che io aiuto gli umani ma, quando la cosa grave, non entro e non esco.
Signore - Tranquillizzati. Mo del vino francese da offrirgli.
Melibea - Santa Brigida benedetta! Di cose ne ho viste, ma come questa...
Signore - Brontoli? Sei vecchia per certe cose!
Melibea - Per s'impara sempre.
Signore - Digli che passi. Sar ben ricevuto.
Melibea - Ma allora, dico io, perch abbiamo fatto tanti sotterfugi e misteri se potevamo parlar chiaro?
Signore - Guadagneresti lo stesso alla luce del giorno che camminando per gli angoli bui?
Melibea - No, naturalmente. Il sotterfugio costa.
Signore - Vado ad avvertire la nostra signora. (Esce il Signore).
Melibea - (scoppiando) Ah, no, no! Io avverto quell'infelice! Che l'amante inganni il marito, sta bene. Ma dove si mai visto il contrario? Conseguenza di mode straniere che rilassano il costume? Tutti abbiamo bisogno della moralit. Chi per seguirla e chi per evitarla. Per, se perdiamo il concetto del bene, dove resta il piacere del male? Ah, no! Il mio mestiere vive al calore della decenza. Le persone decenti pagano per i pasticci. Gli indecenti non pagano niente!
Governante - Poco ti resta da fare qui.
Melibea - Ah, ho gi visto! Per ci sono centinaia di case in citt con delle persone per bene, dove entro, esco, ascolto, vedo, porto appuntamenti e ambasciate con biglietti e segrete strizzate d'occhio! Di gente per bene ce n' bisogno. Chi l'avrebbe mai detto? Quel povero angioletto, senz'altra colpa che il suo amore, metterlo in trappola?
Governante - Se gli dici una sola parola, posso denunciarti al Sant'Uffzio.
Melibea - Per portare e riportare indietro casseruole, non bruciano nessuno. Anche se ci hanno dentro lo stufato.
Governante - Per qualcosa di peggio. Per i segni della Cabala che nascondi nel cuscino. Per la pelle di gatto nero dove conservi le formule che gli uomini Rosa-Croce ti chiedono per invocare il Cattivo!
Melibea - (spaventata) Ave Maria purissima! Chi ti ha raccontato una simile calunnia?
Governante - Parlerai1?
Melibea - (a voce bassa) Mi so cucire la bocca quando il diavolo lo comanda. (Pausa. E' terrorizzata) Gli dico di entrare?
Governante - S. (Esce Melibea. Entra lo Studente. Resta fermo sulla porta. Mettendosi un berretto per uscire) Potete entrare. La casa sola e vi aspetta. L'alcova l. (Esce la Governante. Lo Studente attraversa la scena e scompare dal lato opposto. Un istante di silenzio e poi si ode un grido d'uomo, lacerante, prolungato, sordo. Le tendine del quadro si aprono da sole. E il Cattivo scende. Si toglie il guscio e lo colloca di nuovo nel quadro).
Cattivo - (al Santo) Caro amico, mi dava fastidio tutta questa roba. Ora me ne vado a spasso, libero. Ho tempo a disposizione. (Ed esce).
ATTO SECONDO
(Sei giorni dopo. Ultima ora del pomeriggio. Il quadro coperto. La scena illuminata con lumi.. Si odono delle voci alterate ed entra la Governante seguita dal Padre).
Padre - Devo passare! Lo esigo! E' necessario! Devo passare, devo passare, passare! (Entra il Signore. La Governante esce).
Signore - Non vi ho mai visto n so chi siate. Le serrature di casa mia non si violentano. Le mie, s. Vi ascolto.
Padre - (quasi vergognoso) Chiedo scusa.
Signore - Richiesta ragionevole.
Padre - Sono un vecchio gentiluomo e solo pu scusarmi l'emozione e l'angoscia.
Signore - Se l'emozione e l'angoscia potessero discolpare le nostre azioni, il povero Alfonso non a-vrebbe scritto le sue Partite. Ma vedo che siete troppo forte per le vostre gambe magre. Sedetevi.
Padre - Grazie. (Appassionatamente) Dov' mio figlio?
Signore - La Spagna piena di figli. Concludete.
Padre - Mio figlio.
Signore - E mi credete obbligato a sorvegliare quelli degli altri? Dio mi esime dall'usurpare la vostra responsabilit.
Padre - S... Sono stato un padre debole, ma chiedo aiuto.
Signore - Padre debole quasi come Dio debole: impossibile.
Padre - Lo sono stato. (Alzandosi) Signore...
Signore - Risedetevi. Le vostre gambe sono fiacche perfino per le parole.
Padre - Sono sei giorni che mio figlio scomparso. Studiava filosofia e si presentato ai professori ottenendo dei voti cattivi. Signore, Non si ottengono sempre quelli buoni. Ebbene, non pensate al suo amor proprio di universitario? Ci sono degli studenti zelanti, estremamente dignitosi. Forse l'insuccesso lo sconvolse fin nelle viscere. Chi vi dice che non sia andato pei boschi come una belva ferita? La giovent ha delle strane reazioni, soprattutto quando si complica con la filosofia.
Padre - Mio figlio cristiano. Non ha potuto ammazzarsi per cos poco!
Signore - Cavaliere, per morire tutto molto e tutto nulla. Ma tranquillizzatevi. Chi non vi dice che sconvolto nella sua esaltazione, sia emigrato nelle Indie?
Padre - No, no...
Signore - Chi non vi dice che, un giorno, quando sarete pi vecchio di adesso - che su ogni cosa possibile guadagnare - non lo vediate riapparire ammucchiando sul vostro tavolo once d'oro? In tal caso, la vostra angoscia avrebbe prodotto delle rendite.
Padre - No! (Si alza).
Signore - Cavaliere, sedetevi per la terza volta. (Pausa) E mi permetto di rivolgere alla vostra bont una domanda curiosa. Perch vi siete rivolto a me?
Padre - E' una cosa delicata.
Signore - Tra gentiluomini, conoscitori di mondo, vogliate scusare la delicatezza come la scuso io.
Padre - Dicono... la gente chiacchiera... si sa che la lingua volgare sempre in mezzo a maldicenze e pettegolezzi. Per, chi presta ascolto?
Signore - Voi, dal momento che state qui. Avanti.
Padre - Dicono che mio figlio era innamorato. Passione sbagliata e vergognosa, che un uomo timorato non pu desiderare la donna d'altri. Ma mio figlio era un bambino...
Signore - Era? L'avete perduto per sempre?
Padre - Non lo so.
Signore - Continuate...
Padre - Dicono... che una volta il mese, abbandonati i libri, usciva sul tramonto per spiare il passaggio di un cavallo. Poi, faceva una corsa immensa per la collina - anch'egli al galoppo - per rivederli passare in un altro punto. E ritornava pallido, senz'occhi e senz'anima.
Signore - Vederli, avete detto? Plurale. Capisco. Donna d'altri e, poich onesta, accompagnata dal marito.
Padre - Perdonate.
Signore - Perch? Il marito ero io? Ah, la cosa cambia! Siete padre ed io marito. Avevate ragione di dire che la scena era delicata.
Padre - (d'improvviso) Dov' mio figlio?
Signore - (freddamente) Tranquillatevi, ve lo restituir. E' un ragazzo inesperto, troppo giovine, e non preparato all'amore. Forse lo avete fatto studiare troppo. (Calmandolo) S, s, e l nella nostra alcova. Sei giorni di assenza hanno la loro spiegazione. Ha sofferto delle febbri. Ma non allarmatevi. Questa sera stessa potr cenare nella vostra casa. Cena leggera, naturalmente. Sapete che sono medico e bisogna ubbidirmi. E ha avuto fortuna a cadere nelle mie mani. Senza modestia, conosco il mio mestiere.
Padre - E' l... nella vostra alcova?
Signore - Non caritatevole che dei coniugi la cedano ad un infermo?
Padre - Posso vederlo?
Signore - (secco) No. Pensate che ho tutti i diritti ed esigo obbedienza nei pi piccoli particolari. Avrei potuto ucciderlo. Ed ho cambiato la pallottola o il coltello con la medicina: l'ho curato. (Minaccioso) E, al minimo vostro gesto, posso ammazzarlo ancora. Ma non vi spaventate. Impulso primitivo non dura sei giorni... Le ore calmano.
Padre - Febbri?
Signore - Passeggere. (Affettuoso) Sedetevi, caro amico, vi far una confidenza. Sapevate che vostro figlio non aveva conosciuto donna? Nel suo delirio, quando la febbre era alta, ha parlato della sua inquietudine. Per lui, tutto il paesaggio era donna... Le colline all'orizzonte erano i seni della vostra fantesca. Io credevo vedesse quelli della mia consorte. No. E' stata la vostra fantesca la prima che ha sognato. E il fiume, cristallino e puro, aveva due riviere, come due cosce... Ah, caro signore, siamo cos vecchi, cos dimentichi, per essere ingiusti con l'adolescenza? Nel vedere vostro figlio, nudo nel mio letto, bello, pulito... io ho volto gli occhi alla mia vita. Come potevo ucciderlo se ero io? E l'ho accarezzato. E qualcosa di pi bello ancora. Sono stato spettatore di quel momento d'estasi, non provocata, ma che concede la natura, che voi ed io e tutti abbiamo avuto in sogno.
Padre - (vergognoso) Oh!
Signore - Aver vergogna d'ascoltarmi aver vergogna di se stessi.
Padre - Basta! Voglio mio figlio!
Signore - L'avrete, a tempo dbito. Pensate che sono il medico.
Padre - Comunque stia, voglio portarmelo via!
Signore - Preferite che io sia il marito ingannato? Ragionate!
Padre - (con indignazione) Sono vecchio. Ho dell'esperienza. Ma quello che ho ascoltato qui mai l'ho pensato di un cavaliere spagnolo.
Signore - (dolcemente) Non mi provocate. Ringraziate Dio che ci sia un cattivo cavaliere affinch vostro figlio si salvi. A meno che non abbiate un rigoroso concetto dell'onore. In tal caso, il cattivo cavaliere vi consegna l'arma e siete voi che l'uccidete.
Padre - Io no! Per di mano vostra fareste il vostro dovere!
Signore - Ordine o consiglio? Posso seguirlo.
Padre - Perdonate, mio Dio, perdonate! Voglio che ritorni!
Signore - Calmatevi, e sedetevi per la quinta volta. (Pausa) Disgraziatamente, viviamo tempi troppo attuali. Il mondo si allarga nelle Indie. Si fanno delle fortune convertendo degli infedeli. In Germania dottori famosi, consegnano la loro anima. I segreti della Cbala vanno a caccia di apprendisti e buffoni. Il nostro Sant'Uffizio deve sorvegliare. E, quando si osservano casi come questi - di un cavaliere che fa degenerare la propria razza - mettervi fine. Da buon spagnolo, quando riavrete vostro figlio, il vostro dovere sar di denunciarmi. Non mi faranno nulla. Ma uguale al rogo anche la pubblica berlina. E una volta condannato, come spero, dall'opinione del mio popolo, voi correte un rischio: che al Giudizio Finale, Dio Nostro Signore non vi consegni vostro figlio come ve lo consegno io.
Padre - I disegni di Dio non li conoscete!
Signore - Voi s? Vi faccio i miei rallegramenti. (Affacciandosi alla veranda) Andatevene tranquillo. In questo momento, vostro figlio, esce in portantina diretto alla vostra casa. Pregate per un cavaliere indegno. (Esce il Padre. Entra la Governante e si dirige verso la veranda).
Governante - (alludendo allo Studente) E' gi andato via.
Signore - L'ho visto.
Governante - (dubbiosa) Credete che parler?
Signore - La vita come i sogni, governante. Chi ne conosce il punto finale? Ho sopportato un terribile istante ma ormai passato. Se non parla... ne aspetteremo un altro. (Pausa) Guardami con franchezza. Non hai forse una nuova lettera da nascondere?
Governante - No.
Signore - Bene.
Governante - Ieri hanno portato un altro abito. Troppo lusso per uscire cos poco. Pizzi di Bruxelles che fanno aumentare il prezzo dell'ordinativo.
Signore - Non sono forse ricco? La mia sposa non merita quanto c' di meglio1?
Governante - L'ultimo l'ha inaugurato sei giorni or sono.
Signore - Le ore non si contano con l'orologio. (Pausa) Chi l'ha portato?
Governante - La strega decorosa e si nega a lavorare per noi. E' stato lo stesso commerciante di Madrid. Uomo di cinquantanni, grasso. In un mio momento di distrazione, arrivato fino alla cappella e ha scorto la signora che pregava alla finestra. Ha avuto la sfacciataggine di scriverle un biglietto.
Signore - La gente cos. Audace chi meno lo merita. Che cosa gli risponde mia moglie?
Governante - No.
Signore - Naturalmente. Te la immagini la pancia di un commerciante nel mio letto? Dolore immenso fu che me la disputasse un adolescente. Ma il primo dovere del dolore la seriet. Mi permetti la risposta? (La Governante gli consegna una lettera. Leggendo) Non insistete. Aspetto il vero amore. Santo Dio! Due frasi che sono mie! Le ho lette qualche volta. Ricordi, governante, che spavento? Stridere di denti, cader di pietre. La terra rimase vuota come una caverna. (Dopo aver riflettuto) Credi che questa lettera sar cos spaventosa per il commerciante? Poich, se fosse cos, noi siamo umani e il dolore sofferto non dobbiamo augurarlo a nessuno.
Governante - Tranquillizzatevi, signore. Per il commerciante si tratta di un'avventura di pi, senza alcuna importanza.
Signore - Ah, quello il peccato! La cosa pi imperdonabile che si pu fare con l'amore: falsificarlo. Se falsificando dei numeri c' il carcere, questi truffatori che cosa meritano? Non mandare la risposta, governante. Servir per migliore occasione. (Esce il Signore. Suona il battente della porta ed esce la Governante. Ritorna immediatamente seguita da Melbea e dal Cattivo. Questi, con aspetto di uomo volgare, quasi modesto, e con un libro sotto il braccio).
Governante - Non speravo di rivederti.
Melibea - Cortesia di occuparmi di un forestiero. Arriva da citt con nomi strani e si messo di maledetto impegno per essere presentato. Non ho l'aria di un'ambasciatrice ma posso ben dire eccolo qui .
Governante - Il mio signore non aspetta visite. Vi conosce?
Cattivo - Ditegli semplicemente che giunto un medico novellino in. un lungo viaggio da Basilea, Colonia, Wuttemberg, Meissen e Zurigo.
Melibea - Non lo dicevo io?
Cattivo - Ditegli che porto notizie dell'attacco apoplettico che ha spezzato la vita di Frobenius mentre andava a cavallo a Francoforte per la Fiera del libro.
Governante - Vi domando ancora se vi conosce. Cattivo - Ditegli che sono io.
Melibea - Ha gi detto abbastanza nomi.
Governante - Il mio signore sta attraversando un momento delicato.
Cattivo - Lo so. Per basta una parola breve: Leffas.
Melibea - Il vostro cognome.
Cattivo - (negando) Propriet medicinale. Nel regno vegetale Leffas riorganizza le ceneri di una pianta calcinata ridandole la sua forma primitiva. O la sua apparenza. Il che significa risuscitare.
Governante - (lo guarda impallidendo) Cosa dite? Cosa dite?
Melibea - Grave sar il pasticcio se tremi.
Governante - (cambiando atteggiamento) State in casa vostra.
Cattivo - Lo so. (Volge lo sguardo verso il quadro coperto e si siede).
Melibea - (meravigliata) Credenziali ha portato! Ed ho il sospetto di aver avuto a che fare con lui qualche volta. (Mia Governante, sotto voce) Anche se non c'entro per niente, scusatemi se resto, ma la curiosit mi divora.
Cattivo - La curiosit, mia cara amica, un piccolo peccato e voi siete pi ambiziosa.
Melibea - E' vero. Come lo sapete? Quando sono curiosa, pecco in piccolo. Quando non lo sono, in grande.
Cattivo - Non vi spaventa l'inferno?
Melibea - No, finch sto con voi.
Cattivo - Sapete di cortesia, mi compiaccio. (Alla Governante) Ed avendo camminato per lunghe terre e pernottato in locande ed in altri luoghi, son venuto con l'umile illusione che il vostro padrone mi desse albergo. Sono modesto. I miei libri sono pochi. Porto quello che indosso. Appena un letto domando; se non molto duro, meglio. Sarebbe imperdonabile audacia pretendere addirittura l'alcova del vostro padrone.
Melibea - (sorridendo) E perch no?
Cattivo - Come?
Melibea - Ho detto perch no? . L'ospitalit una cosa buona ed ognuno sa che sacrificio pu fare di se stesso.
Cattivo - (disgustato) Senti, Melibea, figlia di Arias e Parmeno, i pensieri cattivi, perch siano produttivi, non devono nascere dalla lingua perch la lingua non pensa. Se li vuoi cattivi dentili in testa.
Melibea - (spaventata) Santa Brigida, ha nominato, i miei genitori! Sa, di me pi di me stessa.
Cattivo - (dopo aver riflettuto) Naturalmente, tutto possibile... Il mondo pieno di gusti. E i gusti si scrivono sulle acque del mare...
Governante - Avvertir il signore. (Esce la Governante. Melibea tenta d'andarsene).
Cattivo - Non te ne andare. Sai quale stata l'origine della malattia conosciuta come ballo di San Vito?
Melibea - No, signore.
Cattivo - Tropsea, una contadina che non voleva lavorare. Per liberarsi del lavoro, invent una serie di contorsioni. Altre fannullone la imitarono. E tutte finirono col ballare davvero. L'immaginazione contagio. Vattene per il paese e, quando incontri una bugia, falla ballare. Ma se trovi una verit come quella di questa casa, non te ne preoccupare: perdi tempo.
Melibea - S, signore.
Cattivo - Sono forestiero e sono disgustato, capisci? Ho trovato la tua citt piena di incubi e di succubi. Lo sai che cosa sono?
Melibea - No, signore.
Cattivo - Fallimenti di maschi e femmine che popolano l'aria. Nati dallo sperma che si perde. A cosa serve quello sperpero? L'uomo deve procreare altrimenti l'inferno rester senza abitanti. Tu sei furba. Convincili.
Melibea - S, signore.
Cattivo - Ti fanno male le gambe? Tropsea anche tu? Fingi spavento per non aiutarmi.
Melibea - (senza voce) No, no, no...
Cattivo - (socchiudendo gli occhi) Dimmi se sono bello... Se merito di essere il secondo ospite...
Melibea - S. (Melibea si dirige istintivamente verso il quadro).
Cattivo - (sorridendo) Dove vai? Non ti venga in mente di scoprirlo! Non vedi che sono qui? (In questo istante cominciano ad udirsi voci lontane che giungono dalla piazza. Dapprima, sono esclamazioni e grida isolate. Ma gradatamente il vocio si lega come in un fascio. E cresce un clamore, forte, sordo, potente. E', la voce unanime della moltitudine. Voce di uomo, di donna, di bimbo. Entra la Governante). Governante : - Che succede?
Melibea - (alla veranda) Gente! Gente!
Governante - Che cosa dicono? Cosa vogliono?
Cattivo - Chiassate! Che importanza hanno? Odio la voce del popolo!
Melibea - (spaventata) Vengono in questa direzione!
Cattivo - Insensati che parlano tutti insieme! Non esiste tutti : esiste Uno. Che succede?
Melibea - La piazza piena! Nascono come formiche.
Governante - Nella furia gli uomini si rompono i vestiti!
Melibea - E le donne gridano allattando i neonati!
Cattivo - Ecch, non ci sono soldati? Non ci sono soldati per l'ordine?
Melibea - Guardate, guardate! Tra la folla si apre la strada il Relatore del Sant'Uffizio!
Governante - E quel mendicante alza la sua gruccia carica di stracci.
Melibea - L'alza al cielo come una bandiera. Che cosa vogliono? (Un sasso contro la veranda, rompe i vetri).
Governante - E' con noi! Per noi! Contro di noi! (D'un tratto si fa un profondo silenzio).
Melibea - Sua Eccellenza li ha calmati. Ha le braccia distese come una croce. E viene!
Cattivo - D'accordo. Nella buona strategia bisogna saper cedere. Delle battaglie si vincono con un passo indietro. Che entri Sua Eccellenza. Il campo libero. Sono tanto umile che me ne vado per il cortile. (A Melibea) Cara amica, siete donna. Prima voi. (Escono il Cattivo e Melibea. Si sente uno schianto di legni rotti).
Governante - Hanno sfondata la porta! (Esce la Governante da destra. Entra il Signore. E' tranquillo, impassibile. E attende. Un istante dopo entra il Decano).
Signore - Voi direte.
Decano - Dir quanto di pi grave, di pi spaventoso ho ascoltato nella mia lunga vita.
Signore - Senza pomposit, Eccellenza. Concludete.
Decano - (con intensa emozione) Non v' pomposit per il mio dolore e il mio sbalordimento. Non v' pomposit per il popolo che mi attende!
Signore - Concludete.
Decano - (segno di croce) In nomine Patris et Filii et Spiritus Sanctus. Libera nos, Domine!
Signore - (freddamente) Venite a pregare? Non v'interrompo.
Decano - Quando lo studente uscito da casa tua, andato in chiesa a chiedere la confessione.
Signore - Suppongo che non veniate a rivelarmi il segreto di quanto stato detto. Dio mi guardi dall'insegnarvi il vostro dovere.
Decano - Non v' segreto, poich il ragazzo incominci a parlare in ginocchio, senza voce. Le sue prime frasi tremarono, quasi in silenzio. Ma ad un tratto, fu come un rantolo di gola squarciata. Cercai di calmarlo, ma egli fece le sua confessione gridando. I fedeli che stavano vicini si allontanarono rispettando una coscienza. Ma i gridi poterono di pi. E mi alzai terrorizzato perch la chiesa s'andava riempiendo di gente per ascoltare una confessione pubblica. E quella creatura mi afferrava per le gambe chiedendo l'assoluzione. Mai ho pronunciato con e-mozione cos immensa l' Ego te absolvo. Mentre io facevo il segno di croce, la chiesa intera si pieg in ginocchio. (Pausa) Vi fu un istante di silenzio. Un silenzio che sal in cielo... e ritorn. E and aumentando... Veniva dalle arcate, dall'abside, dalle ogive, dai capitelli... No. Veniva dal cuore dei fedeli. E crebbe e rotol per il tempio, come un ruggito: sacrilegio, sacrilegio!
Signore - Non capisco.
Decano - Perpetrato da te! (Piangendo) Un ragazzo innocnte che commette il suo primo peccato d'amore e che, col passare degli anni, quando ne avr sessanta o settanta o mille... non potr dimenticare giammai che il suo primo bacio d'amore fu dato a delle labbra fredde ed inerti!
Signore - Calmatevi, Eccellenza. Giunti a questo punto, Vostra Eccellenza, merita, non dico la mia giustificazione - che forse non ne ho - ma almeno la spiegazione del mio dolore. Vostra Eccellenza sa che il mio matrimonio stato d'amore... Vostra Eccellenza conosce la cristiana felicit di questa casa durante due anni. Nessuno meglio di Vostra Eccellenza pu testimoniare dinanzi a Dio la mia vita angustiata. Quarantanni senza macchia virile, in attesa dell'amore. E d'un tratto, tutto raggiunto, tutto finisce. Muore. Per i miei quarantanni, me ne danno due. Allora, umanamente, chi ne ha i mezzi a portata di mano, reagisce.
Decano - Mezzi umani per evadere la volont di Dio?
Signore - Non necessario dire che i nostri tempi sono progrediti. La scienza vecchia come l'uomo.
Decano - Di quale scienza mi parli che ti obbliga alla menzogna di conservare un corpo vuoto, non solo di anima, ma perfino del pi miserabile degli organi?
Signore - (lentamente) In cambio di quarantanni, me ne hanno dati due. Anch'io baro.
Decano - Eternit di purezza chiede Cristo.
Signore - Non sono un mistico. Cristiano s, ma uomo alla fine. A mio modo, mi sono difeso.
Decano - Cristiano chi accetta la morte, chi benedice Dio per aver chiuso gli occhi.
Signore - I miei, s. Quelli di lei, no. Non ho voluto confessarmi da Vostra Eccellenza perch dovevo parlare di queste intimit.
Decano - E sei giunto alla farsa criminale di esibirla durante il Corpus Domini in portantina, di collocarla alla finestra della tua alcova mentre io celebravo, di farla passeggiare una volta al mese al galoppo del tuo cavallo!
Signore - E sono giunto pi in l. S, Eccellenza, Gelosia. Volete ascoltarmi? Mia moglie fu pura. Ma un giorno mi raccont che, all'et di quindici anni, aveva ricevuto una letterina da uno studente alla quale non rispose. Cosa pi innocente? Cosa di fanciulli. (Pausa) Fu la mia tortura. Unico neo nella mia felicit. Nessuno avrebbe potuto scriverle all'in-fuori di me. E, poco tempo fa, facendola passeggiare a cavallo, osservai un bellimbusto che la guardava. Naturalmente, non era quello. Erano passati molti anni. Lei ne aveva quindici... ed ora io la portavo sulla groppa, stretta fortemente... con i ricchi vestiti che le mando a comperare a Valladolid... Per cominciai a soffrire, Eccellenza, a pensare. Un cavaliere geloso pu inventare un mondo anche se lo sa falso, ma lo inventa. Ed io ordii una trama. In una scatola d'argento cesellato, io conservo le lettere che ella mi ha scritto. Aveva cominciato con biglietti portati a mano, pieni di modestia. Poi, l'amore and graduando le parole. Insomma, quelle mie lettere, io le ho usate. Volevo attirarlo. Con vari s e : no arriv l'appuntamento. (Con la voce piena di lacrime) E capisce Vostra Eccellenza quello che io volevo sapere? I miei baci non riuscivano a rianimare quelle care labbra che non mi rispondevano! E una volta per tutte volli sciogliere i miei dubbi. Forse, quello... Ed io fui presente. Rimasero fredde, Eccellenza. Era soltanto mia!
Decano - Che Dio ti perdoni. Hai offeso non soltanto la sua anima ma anche il suo corpo che pretendi di rubare al Signore. Macchiandolo con il bacio di un altro, hai fatto s che la tua sposa si sar coperta di rossore, lass in cielo.
Signore - (rauco dopo un silenzio) Lei mi perdona perch l'amo, io l'amo. (Lunga pausa).
Decano - Il popolo ha ragione: sacrilegio. Son poche le lacrime. E bisogna inventare per te nuove preghiere. Aspetteremo che tramonti il sole. E quando la piazza sar deserta e le gente sar tornata a casa, ognuno col suo orrore, tu ed io, soli, scaveremo la terra. Sono molto vecchio e le mani mi tremano nel benedire. Non importa. Il badile non mi tremer. A costo di dover strappare la terra con le unghie. Un'altra benedizione.
Signore - (rasserenandosi all'improvviso) Ve ne sono grato. Siete padre ed amico. Ma siete intelligente e sapete che, malgrado tutto, sono, in fondo, povero d'immaginazione. Vedreste che difficile per me tenere gli occhi vuoti. Ho passato tanti anni a riempirli di sogni che, alla mia et, ho bisogno di forma e di colore. Anche se la forma menzogna esterna e il colore artificio di pennello. Voi v'intendete di queste cose. Nessuno critica la vostra necessit di immagini nelle chiese. Non sono Ges n la Vergine n i Santi. Per crediamo in essi ed abbiamo bisogno di vederli sia pure dipinti. Ebbene, sul terreno umano, con la distanza ed il rispetto dovuti dalla nostra piccolezza, mi accade la stessa cosa.
Decano - (esaltato) Che cosa vuoi dire? Come puoi paragonare la grandezza dei sentimenti divini con...?
Signore - Non paragono... Soffro.
Decano - Che cosa pretendi? Che la tua alcova sia la sua tomba? Che un povero cencio cambi di sudario tutti gli anni, con un vestito nuovo? (Con orrore) No, tu pretendi qualcosa di pi: la ribellione della vita, l'insurrezione contro Dio, con questo voler prolungare il finito e col negarti ad ammettere il punto finale!
Signore - (sorridendo) Vostra Eccellenza pu chiedere la mia scomunica. Ma pensi che la Chiesa non l'ha promulgata contro la nostra Regina Giovanna quando difese Filippo dalla terra.
Decano - Giovanna aveva smarrito la ragione.
Signore - E se la perde una regina, a maggior ragione non la pu perdere un cavaliere?
Decano - No, no! Non il tuo cervello che perduto: la tua anima. Tu vuoi che la vita continui, col tuo dolore, con la tua gelosia. Non era quello lo studente della lettera? Non importa. Tu pensi che pu bussare un giorno o l'altro. Un viaggiatore che arriva di lontano... Sar lui? E tu stesso lo porterai vicino alla tua sposa! Che cosa pretendi? Che le labbra di lei tornino ad avere calore? Menzogna! Non hai perduto la ragione. La tua ragione quella di continuare a soffrire perch sai che soffrire una forma di vivere e ti rifiuti che tutto ci finisca. (Si risente il clamore del popolo) Senti? Senti? Non aspettano pi. Devo uscire a calmarli. (Si dirige verso la porta) A notte inoltrata, verr a cercarti. Lavoreremo insieme, in segreto. E non pregher per lei, pregher per te. Attender l'ora propizia. Da' ordine che la porta resti aperta. (Esce il Decano. 1 rumori si spengono. Entra la Governante in silenzio).
Signore - Governante, vero che poco fa stata violentata la porta?
Governante - S.
Signore - Metteremo delle serrature nuove. (Pausa) Tutto in ordine?
Governante - Tutto. (E la Governante attraversa la scena).
ATTO TERZO
(Due ore dopo. Notte. Il Signore seduto. Entra la Governante con un fastoso abito in mano).
Governante - (guardandolo) L'ultimo vestito ricevuto non degno della signora. La stoffa bella, broccato d'oro e rosa, maniche di velluto e gorgiera di pizzo. Per il corpetto finisce con una punta esagerata che rovina la linea del busto. Direi che hanno sbagliato misure poich un vestito per una donna troppo alta.
Signore - Se non degno della signora, non la vestire. Me ne intendo poco, ma preferisco quello di velluto bianco che indossa ora.
Governante - Soldi buttati via. Si potrebbero provare una pieghettatura e dei risvolti nella gonna. (Esce la Governante portando con s l'abito. Il Signore si alza e si dirige verso la porta in fondo).
Signore - Potete entrare. (Entra il Cattivo), Cattivo - Mi son sempre piaciuti i cortili. E non ho mai capito quella mania degli uomini di costruire le case con una sola porta. Vogliono dire ventilazione! Perfino i sentimenti entrano dalle porte pi comodamente. Vi fu uno zoppetto nel vostro paese che dovette far alzare i soffitti.
Signore - Infinite sono le porte del cielo e dell'inferno.
Cattivo - Ah, no! Per questo stiamo meglio noi: qui si pu entrare ed uscire (Pausa) Bene, amico mio, so che siete nei guai. Vi portavo i saluti di Zuinglio e di Erasmo e un bel regalo: il libro dei Paragrafi di Paracelso con un bel capitolo sulla rigidit delle membra. Ma non cosa da doverci distrarre dalla vostra preoccupazione.
Signore - Vi suppongo informato.
Cattivo - Sapere non parlare: ascoltare. Dal muro del cortiletto mi sono giunte le voci della piazza. Castigo, castigo! gridava un mendicante. So che era un mendicante perch, attraverso il muro, la sua voce puzzava. La vostra storia era tutta un clamore e, naturalmente, sono venuto a sapere ogni cosa. Ah, se sapeste che ripugnanza provo per la folla! Rubano, incendiano, saccheggiano, ammazzano. Per, dimenticando i particolari, quasi sempre scalciano per una causa giusta. E le cause giuste sono cos poco pratiche!
Signore - (sottovoce) A notte inoltrata, verr Sua Eccellenza a portarsela via.
Cattivo - Due comari lo bisbigliavano mentre pulivano il moccio ai loro bimbi.
Signore - Per la mia porta chiusa.
Cattivo - Pensate che domani ritorneranno. E chi frena la folla inferocita?
Signore - Mi porteranno via con lei.
Cattivo - Vilt. Forse, un giorno o l'altro, l'umanit'si ammaler di romanticismo ma non seminate il germe. Vi consiglio prudenza e studio del caso.
Signore - Non la consegner!
Cattivo - D'accordo. Mi sembra nobilissimo il vostro atteggiamento. In fin dei conti, che cosa pretendete? Allargare il margine della vita. Con un rappezzo, con una saldatura, aggiustare la caldaia che si rotta. Il rimedio non d grandi risultati? Finch d qualcosa, sempre guadagnato.
Signore - Il mio rappezzo soffrire.
Cattivo - Quello che .dura di pi. Perch vi si deve proibire di sedervi davanti a vostra moglie, di dire delle tenerezze senza risposta, ascoltando il suo silenzio? Chi pi padrone di voi della vostra gelosia? Se avete sbagliato strada e lo studente fatto venire qui non era quello cercato, chi pu incolpare la gelosia per una pista falsa? Oggi, domani, anni verranno dagli occhi aperti, taluni a domandare ed altri ad ascoltare. (In un orecchio) Lo so che, in verit, poco v'interessa la pista indovinata. Voi non volete nient'altro che un lungo cammino. Ebbene, mi rallegro con voi. Il lavoro realizzato con lei stato cos perfetto che lo stesso Teofrasto non potrebbe migliorarlo. Ci vuol dire che, dei due, chi deve temere il tempo siete voi.
Signore - S... Tutto studiato ma tutto perduto. Per un popolo imbecille!
Cattivo - Perch? Siete intelligente. Forse troverete la soluzione.
Signore - (scoraggiato) Non so...
Cattivo - Pensate. L'intelligenza come il bisturi: o ammazza o guarisce. Chiss che il dolore non vi aiuti, come quel giorno in cui la vedeste assassinata.
Signore - Assassinata? Che cosa dite? Mia moglie morta di morte naturale.
Cattivo - Scusate. Non so perch ho pensato... Errore mio, naturalmente.
Signore - E' morta di mal tartarico, curata da me. Ed io avevo chiesto e ricevuto ricette dalla Germania, esattamente controllate.
Cattivo - Antimonio, mercurio, zinco, ferro e zolfo cominciano ad usarsi. Ma anche la tintura d'oppio. E voi conoscete il principio di Basilio Valentino: Tutto veleno e nulla esiste senza veleno. La dose quella che comanda .
Signore - Che cosa intendete dire? Che io ho ammazzato mia moglie? Mai ho udito una simile pazzia!
Cattivo - No, per favore. Non l'ho detto e neppure insinuato.
Signore - Ieri, oggi, domani, l'anima mia darei per resuscitarla.
Cattivo - Lo so.
Signore - Ebbene, non vi ho capito.
Cattivo - Ma chi vi accusa? Calmatevi. Avete esaminato le viscere, le avete analizzate con freddezza senza l'appassionamento che disturba tanto?
Signore - Non ho analizzato, ho pianto. Ma in vita ho fatto tutti gli sforzi per salvarla.
Cattivo - Mal fatto. Amore e medicina sono compatibili. Voi l'avete dimostrato.
Signore - Che cosa volte dire.
Cattivo - Scusate, io mai voglio dire: dico. Per cui, in questo momento non dico nulla.
Signore - (imperativo) Uscite!
Cattivo - Vi ho offeso?
Signore - La mia lingua non ha altra parola. Uscite!
Cattivo - (sorridendo, quasi trionfale) Me ne vado contento. Siete sulla strada della soluzione. Scusate... Dal cortile, come gli umili. (Esce il Cattivo dalla porta interna).
Signore - (chiamando) Governante! (Avvicinandosi alla porta) Non l'ora di aggiustare il vestito! (Entra la Governante abbigliata con l'abito della signora).
Governante - E' necessario. Troppo lungo per la mia signora.
Signore - (sbalordito) Come ti sei permessa?
Governante - E' bellissimo come vestito mortuario. (Attraversa la scena e siede lentamente, adottando una posizione immobile, tranquilla) Lei sta cos. Non vero?
Signore - (senza tentare di capire, spaventato, grida) Che?. (Il Signore e la Governante restano immobili. Suona un ora in distanza. Si va abbassando la luce della scena, gradatamente e in silenzio fino a giungere all'oscurit completa. Trascorrono alcuni istanti al buio, voi la luce ritorna ed essi continuano a stare immobili. Ma questa volta la luce differente, luce diurna di piena intensit. Mentre la luce del giorno va aumentando, si ode il clamore del popolo nella piazza. Il vocio giunge al suo massimo quando la luce ha raggiunto la sua pienezza. Poi, luce e clamore tornano a smorzarsi lentamente. E resta la scena illuminata nello stesso punto in cui era la scena precedente. Ancora risuona la stessa ora nel medesimo orologio lontano, ha Governante resta immobile e rigida. E il Signore avanza verso di lei) Posso parlare con te. Sono abituato a non sentirmi rispondere. Ma so che mi ascolti come mi ascolta la mia sposa. (Pausa) Mi hai fatto un male immenso. La mente umana non lo pu concepire. E, all'ultimo momento, mi fai un bene immenso. Devo essertene grato. (Avvicinandosi) S, io lo sapevo. Mi baciavi da bambino. I baci della Governante erano il mio giocattolo. Un giorno, non mi baciasti pi. E me ne andai a letto angosciato, come in castigo. E, dopo, mi confessai: Sono cattivo, la governante non mi bacia pi sulla bocca. Perch sorrise Sua Eccellenza? Perch sorride la gente con quei sorrisi che il bimbo conserva come ritratti che non dimenticher mai? E vennero gli anni della giovinezza e mi trattasti male. Avevi il biasimo in petto. Ricordi la notte in cui passeggiai per il fiume? Andasti alla taverna a cercarmi. Quando mai fui alla taverna? Te ne vergognasti. E quando quella meretrice giunse in citt e i ragazzi sfilarono nel suo letto, uno ad uno, perch avevi lo sguardo di burla nel sapere che io non ci ero andato? Ti doleva la mia castit! Poi, ti abituasti a sapermi puro. Credi forse che io non mi fossi abituato? Quando avevo ormai trentanni, non ammettesti serva perch volevi lavare la mia roba. Ho visto come tenevi nelle tue mani il mio odore! (Pausa) S, io lo sapevo. Una notte, udii un ahi! di deliquio che sfuggiva dalla tua stanza. Quel pomeriggio avevi spiato la mia visita e mi vedesti esaminare minuziosamente il corpo di una fanciulla. Sognavi, forse? O eri sveglia mentre ti denudavi dinanzi a me? Certo che lo sapevo! (In un orecchio) La mia notte di nozze non la potrai dimenticare. Tutto era silenzio nella mia alcova. Per tu eri certa che quel silenzio fosse rigonfio d'allegria, con quarant'anni offerti e consegnati. Non spiasti quella notte? Avesti paura? La mattina dopo fu miracolosa: cambiasti il tuo modo di trattarmi. Mi desti del voi. Per due anni fosti riservata e fedele. Ammalatasi mia moglie, raddoppiasti le tue attenzioni. Intere notti di veglia perch io potessi riposare. Ed ella si aggrav precisamente il giorno in cui sbagliasti la dose. Per hai fatto bene a dirmelo. Non la sbagliasti, la studiasti. Bene, volesti difenderti, ammazzandola. Non fosti originale. Per amore e per gelosia ammazza molta gente. Originale fu il tuo castigo. L'inutilit del delitto. Mi aiutasti a conservare il suo corpo, continuasti ad occuparti di lei, cambiandole i vestiti, al suo servizio, uguale... Con la sua morte, avvenuto forse qualche cambiamento? Non hai visto che mi avvicino a lei e la bacio come prima? Questo imperdonabile, governante: il delitto senza risultati. Ci nonostante, hai avuto un gesto nobile confessando: Io l'ho uccisa. Giacch ora mi aiuterai. S, governante. E' necessario che non me la portino via... E tu mi aiuterai. Verranno a cercarla. Ieri sera, Sua Eccellenza non ha potuto entrare. Questa mattina ha tentato tre volte. Alle dodici, la piazza si riempita nuovamente di gente. L'hai udita? Sta per scendere nuovamente la notte. E' passato soltanto un giorno? Ebbene, li aspetto. Avranno quello che desiderano. Non consegner il corpo a Sua Eccellenza, al popolo. L'hanno vista passare al galoppo, una volta al Corpus Domini... L'avranno. Fu nascosta nella casa dello sposo come in quella del padre, poich lei era cos: per essere nascosta! (Con un grido sordo & coprendola con un velo) Governante, finalmente il tuo corpo mi servir per l'amore. Hai sentito gli insulti che gridavano stamane sotto le mie finestre? Consegna il tuo sacco di paglia! - Consegna il tuo pupazzo pieno di stoppa! - Non un morto quello che hai! - Burattino di stracci marci, non serve pi da seppellire! - Buttatelo per aria! Bum-ba! Bum-ba! Bum-ba! >>. Hai sentito, governante? La furia pu mutarsi in divertimento! E il burattino danzare, con il lenzuolo mortuario al vento! (Le strappa il velo) Perch non rispondi? Sono state cos forti le mia dita sulla tua gola? Io ho stretto piano, piano... Ma ci hai messo meno di lei a morire! Senti? Stanno scardinando la porta! (Cresce lo schiamazzo) Avanti, amici! Mi arrendo! (La copre. Uomini, donne, bambini, storpi, coperti di stracci. Streghe, sacrestani, studenti, sbirri, meretrici, monelli, giramondi. Il popolo frenetico, enorme, delirante. Entrando, a torme, scaraventano per terra i lumi. La scena rimane illuminata solo dalla luce della notte, attraverso la veranda. E nella semi-oscurit, al di sopra del tramestio, il corpo della Governante che si bamboleggia sulle teste. Indi buio completo. Quando torna la luce, sulla scena, il Signore e il Decano. C' un lungo silenzio. All'orizzonte, luce di fiaccole e luminarie).
Decano - Che spavento! Chi pu fermare il vento? Chi pu fermare il mare? Abbiamo sfidato per troppe ore i buoni sentimenti! E quelli che clamavano contro un sacrilegio, ne commettono un altro. Ecco l le forze cieche. Camminano con la giustizia da una parte e, dall'altra, addirittura con l'ingiustizia. Hanno acceso fiaccole, hanno trascinato spoglie senza sepoltura. Chi ha portato via un ornamento, chi la gorgiera di pizzo, chi ha strappato dalle fiamme un pezzo di broccato non ancora bruciato... (Al Signore) Il tuo peccato non si fermato in te, i peccati non si fermano mai in noi. I peccati hanno figli! (Pausa) Ora s che puoi chiudere le porte della tua casa; nessuno verr a darti fastidio. E non trasmetter il caso al Sant'Uffzio perch sono il primo colpevole. Per debolezza o incompetenza, ho fatto peccare tutto un popolo. Dio mi perdoni, come pure a te. Metti il catenaccio. Ma non alla porta. Alla tua coscienza. (Piangendo) Figlio, se attraverso quel catenaccio lascerai passare Dio, chiamami.
Signore - Grazie, Eccellenza. (Esce il Decano. Il Signore resta solo e, d'un tratto, si aderge con un lieve sorriso di trionfo finale. Respira profondamente e tranquillamente. Poi si dirige verso la porta dell'alcova. E raddolcendo il suo sorriso) Ora sono io che devo vestirla. Non si vergogner. (Dal cortiletto entra il Cattivo).
Cattivo - (con furbesca intimit) Ormai non avete pi servi. M'incarico io di chiudere? (Il Cattivo esce verso la strada. La porta dell'alcova si apre. Pausa. Ed entra la Sposa, vestita di bianco).
Sposa - (con infinita dolcezza) Mi lasci passare? L'ultima fiaccola si spenta... Nessuno mi vedr... E lo far io stessa... Vado sulla terra... ad attenderti. (La Sposa esce verso la strada).
Signore - Dio! Dio! (Entra il Cattivo. Si aprono le tendine del quadro).
Giorgio - Ritorna al tuo posto. (Il Cattivo si dirige verso il quadro e vi si colloca dentro).
Signore - (cadendo in ginocchio davanti al quadro, battendosi il petto e piangendo ad alta voce) In nomine Patris et Filii et Spiritus Sanctus... Mea culpa! Mea culpa! Mea culpa! (Intorno al quadro s'accendono da sole infinite candele. E l'aria si popola d'una allegria di campanelle).
FINE


