Il cadetto Winslow

IL CADETTO WINSLOW

Commedia in due parti

di TERENCE RATTIGAN

PERSONAGGI

RONNIE WINSLOW

VIOLET

GRACE WINSLOW

ARTHUR WINSLOW

CATHERINE WINSLOW

DICKIE WINSLOW

JOHN WATHERSTONE

DESMOND CURRY

MISS BARNES

FRED

SIR ROBERT MORTON

PARTE PRIMA

QUADRO PRIMO

La camera di soggiorno di una casa in Gourtfield Gardens, South Kensington, negli anni immediatamente precedenti la guerra 1914-18. Il mobilio massiccio ma di gusto accettabile fa pensare a un'agiata famiglia medio borghese. un mattino di domenica, nel mese di luglio. Dalla chiesa vicina giunge un'eco di campane che, all'aprirsi del sipario, si disperde e tace.

(Ronnie, un ragazzetto sui quattordici anni, tiene gli occhi spalancati e fissi su un proprio ritratto posto sul coperchio di un pianoforte. Indossa l'uniforme dei cadetti navali di Osborne. Il ragazzo in atteggiamento rigido e teso, il viso pallido e privo d'espressione. A un tratto si volge e si dirige svogliatamente verso il caminetto. Si sente un rumore nell'entrata. Ronnie si guarda disperatamente intorno come a cercare una via di scampo. Dalla porta praticata nel centro della parete di fondo entra Violet, una vecchia domestica, che avanza reggendo un vassoio su cui sono alcuni portacenere, una scatola di sigarette e una bustina di fiammiferi. Come vede Ronnie si ferma sorpresa sulla soglia).

Violet - Signorino Ronnie!

Ronnie - (in tono che tradisce lo sforzo ch'egli fa per dominare la propria inquietudine) Addio, Violet.

Violet - (dirigendosi verso il tavolo a destra) B, questa... Non ti si aspettava che per marted. (Depone il vassoio sul tavolo).

Ronnie - S, lo so.

Violet - (spostandosi alla destra della seggiola di Grace) Per, mica ci volevi molto a farci sapere che arrivavi oggi, ti pare, scioccone? Sarebbe venuta tua madre a prenderti alla stazione. Dove s' gi visto un ragazzo dell'et tua che se ne va in giro per Londra cos, da solo? Cose dell'altro mondo, dico io. E come hai fatto a entrare? Dal giardino, immagino... (Va al tavolo a destra).

Ronnie - No. Dalla porta di servizio. Ho bussato e la cuoca mi ha aperto.

Violet - E il bagaglio, dove l'hai lasciato? (Dispone sul tavolo la scatola con le sigarette, la bustina dei fiammiferi e uno dei portacenere).

Ronnie - disopra: l'ha portato su l'autista...

Violet - L'autista? Hai preso un taxi? (Ronnie fa un cenno affermativo col capo) E tutto da te solo? B, io non riesco pi a capire come vengano su i bambini al giorno d'oggi, non so proprio. cosa diranno pap e mamma che son curiosa di sentire...

Ronnie - Dove sono, Violet?

Violet - In chiesa, dove vuoi che siano?

Ronnie - (con, espressione assente) Oh, gi. Gi ch' domenica. (S'avvicina al tavolo a destra).

Violet - (avviandosi verso il caminetto con due portacenere in mano) B, cosa ti succede? Che diavolo t'hanno fatto a Osborne? (Depone i portacenere sulla mensola del caminetto).

Ronnie - (volgendosi verso di lei, in tono aspro) Cosa vuoi dire?

Violet - Si direbbe che t'hanno mandato in pappetta il cervello, o qualcosa del genere. (Si china a disporre i cuscini sulla poltrona a sinistra) B: credo sia meglio che mi vada a occupare del tuo bagaglio... il signorino Dickie s' preso il tuo cassettone per metterci i suoi abiti e le sue cose. Ora glie le vado a sgombrare io, lascia fare a me. (Alza la schiena e si volge a Ronnie) Gliele far sistemare da qualche altra parte.

Ronnie - (muovendo un passo verso la seggiola di Grace) Vuoi che ti aiuti?

Violet - (in tono di scherno) Conosco il tuo aiuto. Col tuo aiuto ci perderei tutta la giornata. No: aspetta qui che tornino pap e mamma. (Va a prendere il vassoio sul tavolo a destra) Saranno qui fra un minuto. (Ronnie fa un cenno col capo e si volge sconsolatamente verso il caminetto. Violet, intrigata, sta ad osservare i movimenti del ragazzo) Beh?...

Ronnie - (volgendosi) S?

Violet - Un bacio, credi che te lo possa dare; o credi di essere troppo alto ormai, per sciocchezze del genere? (Va al centro della stanza).

Ronnie - Scusami, Violet. (Le si fa vicino: la donna se lo stringe al seno che ha ampio e vigoroso).

Violet - Ora s che va bene. Ma che ragazzone che ti sei fatto, Signore Iddio! (Lo scosta da s della lunghezza del braccio e lo rimira affettuosamente) Proprio un vero piccolo ufficiale di marina, eh!

Ronnie - (con un sorriso forzato) Gi. Proprio cos.

Violet - B: ora bisogna proprio che me ne vada... (Esce dalla porta di centro che chiude dietro di s. Ronnie riprende un'espressione di estremo abbattimento. Trae di tasca una Ietter chiusa in una busta sigillata. Dopo un attimo di esitazione l'apre e ne legge il contenuto. La lettura sembra aumentare il suo stato di depressione. Muove rapidamente due o tre passi verso la porta d'entrata. Poi si ferma, incerto. Dal di fuori giunge un'eco di voci. Con un singhiozzo soffocato Ronnie corre alla finestra e si cala in giardino. La porta centrale viene aperta; ed entra il padre di Ronnie, Arthur Winslow. Il quale un uomo sui sessantanni, d'aspetto compiaciutamente patriarcale. Tiene in mano un libro di preghiere e cammina appoggiandosi a un bastone. Si dirige verso il caminetto. Lo segue Grace, la madre di Ronnie: di una decina d'anni pi giovane del marito e le perdurano in viso le tracce di un'antica bellezza. Ha anch'essa un libretto di devozione fra le mani).

Geace - (entrando) ... ma, caro, cos vecchio. Dal fondo della chiesa assolutamente impossibile capire una sola parola di quel che dice. (Va al tavolo a destra e vi depone il libretto di preghiere. Entra la sorella di Ronnie, Catherine. una ragazza sui trentanni, con un aspetto da maschiaccio che fa vivo contrasto con l'intensa femminilit della madre. Tiene una borsa fra le mani. Si dirige verso la seggiola di sinistra. Alle sue spalle segue il fratello maggiore di Ronnie, Dickie, liceista di Oxford: un ragazzo robusto esuberante e compagnone. Dickie trotterella verso il centro scena).

Arthur - un brav'uomo, Grace.

Grace - Che uno sia un brav'uomo non c'entra niente, se non riesce a farsi capire.

Catherine - Ecco un bel problema morale per te, pap. (Prende un libro dal tavolo a sinistra, siede sul bracciolo della poltrona e comincia a leggere. Arthur, accanto al caminetto, gira gli occhi verso le finestre aperte).

Arthur - Senti che corrente, Grace.

Grace - Certo, caro: sta per piovere. (Si toglie il cappello e il soprabito che depone sul divano al quale s' venuta avvicinando).

Dickie - Io sono dell'opinione di mamma. un vecchietto cos malandato, ormai, che non ce le fa pi neanche a muoversi. L'ho cronometrato oggi. Gli ci son voluti settantacinque secondi esatti con partenza lanciata per arrivare al pulpito, e alla fine aveva il fiatone. Peggio di cos, mi sembra, difficile.

Arthur - Ho proprio paura di non veder niente di cos divertente in tutto questo, Richard.

Dickie - Davvero, pap!

Arthur - Per quanto malandato ti possa sembrare ora mister Jackson, non credo che - quando stava ad Oxford - uscisse malandato dagli esami.

Dickie - (spostandosi oltre il tavolo a destra; imbronciato) E lascia perdere, pap: avevi promesso di non tornar pi sull'argomento; almeno durante le vacanze. (Si mette a sedere).

Grace - Sicuro che l'avevi promesso, Arthur: lo sai benissimo anche tu.

Arthur - L'avevo promesso, s. Ma a una condizione, se ricordate. Questa condizione: che Dickie mi desse prova, con accettabile evidenza, della sua intenzione di mettersi a lavorare sul serio. (Grace prende dalla scrivania un pacchetto di sigarette e comincia a riempire la scatola grande sul tavolo a destra).

Dickie - E b, forse che non te ne ho dato tutte le prove che vuoi? Porse che ieri sera - la sera di sabato - non sono stato in casa a lavorare?

Arthur - Certo che sei stato in casa, Dickie. Sarei l'ultima persona al mondo a dire il contrario.

Grace - E facevi un tremendo chiasso con quel tuo grammofono, caro. A dir la verit, non mi sembra che tu abbia potuto lavorare molto con quell'arnese che non la smetteva un minuto.

Dickie - Ho potuto lavorare benissimo, mamma: il grammofono mi aiuta a concentrarmi.

Arthur - A concentrarti... dove?

Dickie - Nel lavoro, dove vuoi che mi concentri?

Arthur - Tanto tanto concentrato nel lavoro non mi parevi, quando son sceso a prendere un libro, visto che - grazie agli orribili suoni emessi da quello strumento - non potevo prendere sonno.

Dickie - stato perch Edwina e suo fratello sono entrati un attimo, mentre andavano da Graham a ballare.

Grace - Quant' scema quella ragazza! Oh, scusami, Dickie... Dimenticavo. Continui a farle il cascamorto, non vero?

Arthur - Ti saresti risparmiata la domanda, Grace, se tu l'avessi visti nell'atteggiamento in cui l'ho veduti io ieri sera.

Dickie - Stavamo provando il Bunny Hug .

Grace - Stavate provando il Bunny... cosa?

Dickie - Il Bunny Hug . un nuovo ballo.

Catherine - (rianimata) qualcosa come il Turkey Trot ... solo, pi corretto. (Si sposta a sedere dal bracciolo alla poltrona).

Grace - Oh: credevo che somigliasse al tango.

Dickie - No. Somiglia al fox-trot. Una cosa di mezzo fra il Passo di Boston e il Salto del Canguro .

Arthur - Mi pare che stiamo divagando. Ad ogni modo, qualunque sia l'animale responsabile della posizione in cui vi ho visti, una cosa certa: che da quando son cominciate le vacanze tu non hai ancora lavorato tanto cos.

Dickie - Oh! Per tu sai che io lavoro velocissimo, una volta che mi ci sono messo.

Arthur - Davvero? un'affermazione che difficilmente avr conferma pratica.

Dickie - Ma, pap! (Si alza dirigendosi verso la scrivania) Ecco: stamattina ce l'hai su con me. (Si mette a sedere sullo sgabello).

Arthur - opportuno che tu abbia ben chiaro in testa, mio caro Dickie, ch'io non ho intenzione di continuare a spendere duecento sterline all'anno per mantenerti a Oxford solo perch faccia collezione di amici sfaticati come te e impari a ballare il Ballo del Coniglietto . (Grace si riavvicina alla scrivania su cui depone il pacchetto di sigarette).

Dickie - Ma, pap!

Arthur - L'esatta descrizione della tua turpitudine supera le mie capacit.

Grace - (accarezzando amorevolmente Dickie sul capo) Pap ha perfettamente ragione, caro: e tu lo sai. Effettivamente hai esagerato un po' col ballo, queste vacanze.

Dickie - S, mamma, lo so... ma ormai la stagione quasi finita.

Grace - (volgendo gli occhi al ritratto di Ronnie,,sul pianoforte, con un sospiro) Oh, se soltanto tu assomigliassi un poco a Ronnie, quanto a lavorare.

Dickie - (risentito) Ma si capisce... Ronnie. Ma il paragone non regge, tengo a dire. Perch tutto quel gran lavoro che ha da fare Ronnie si riduce poi a sommare due pi due, mentre io...

Arthur - Ti faccio notare che Ronnie riesce comunque a sommare due pi due con esito assai migliore di quanto, alla sua et, non facessi tu.

Dickie - (si alza dirigendosi verso il centroscena. esasperato) Ma s, lo so, lo so. Lui riuscito a entrare ad Osborne, e io no. E adesso me lo rinfacciate un'altra volta.

Grace - Ma no, caro: nessuno ti rinfaccia niente.

Dickie - S, non no. Me lo rinfaccerete tutta la vita. Ronnie bello, buono, intelligente, io sono brutto, stupido e cattivo. Ci avete messo un cartellino a tutti e due che ormai pi niente al mondo pu toglierci.

Grace - Ma non essere cos assurdo, caro.

Dickie - Quel che dico non assurdo: soltanto vero. vero o no, Kate! (Catherine alza gli occhi dal suo libro).

Catherine - Scusa, Dickie, non ho mica sentito. Che cos' ch' vero?

Dickie - Che agli occhi di pap e mamma tutto quel che fa Ronnie sempre ben fatto, e tutto quel che faccio io sempre malfatto. (Catherine si alza e, col libro in mano, va oltre la sedia di Grace. Lascia cadere la borsa sulla seggiola e fissa un attimo Dickie, prima di parlare).

Catherine - Fossi in te, Dickie, andrei a farmi un bel sonnellino prima di colazione.

Dickie - (dopo un momento di pausa) Forse hai ragione. (Si dirige verso la porta centrale).

Arthur - Se te ne vai in camera tua, ti consiglio di portarti dietro quell'affare. (Indica il grammofono che sta sulla scrivania. Catherine si mette a sedere sulla seggiola di Grace e riprende a leggere) Qui, assolutamente fuori posto. (Con aria di superiorit, Dickie s'avvicina alla scrivania, prende il grammofono e toma verso la porta centrale) Mentre invece, in camera tua, ti potr aiutare a concentrarti nel lavoro che certo hai gi stabilito di fare nel pomeriggio. (Dickie si ferma sulla porta, donde si volge lentamente).

Dickie - (con dignit) Ho proprio paura che oggi non se ne far niente.

Arthur - Ma davvero? E perch?

Dickie - Ho un impegno con miss Gunn.

Arthur - Di domenica pomeriggio! Suppongo che l'accompagnerai alla National Gallery .

Dickie - No. Al museo Victoria and Albert . (Dickie esce con tutta la dignit compatibile con lo sforzo che deve fare per portare il pesantissimo grammofono. Arthur prende il Punch dal tavolo ch' accanto alla sua poltrona e si mette a sedere).

Grace - Perch ha detto quella stupidaggine dei cartellini? (Si volge verso la finestra) Che ne dici tu, Kate: ti sembra giusto?

Catherine - (assorta nella lettura) No, mamma.

Grace - Oh cara: una meschinit tale e quale, da parte sua. (Lascia la finestra e s'avvicina a Catherine) Che cosa leggi di bello, Kate!

Catherine - Le Memorie di Len Rogers!

Grace - Chi Len Rogers!

Catherine - Un capo delle Trades Union .

Grace - Lo sa John che tu sei una radicale?

Catherine - Oh, certo.

Grace - E una suffragetta?

Catherine - Si capisce.

Grace - (con un sorriso) E nonostante ci insiste a volerti sposare?

Catherine - Sembrerebbe di s.

Grace - Oh, gi: l'ho invitato a colazione e gli ho detto di venire un po' presto... per scambiare quattro parole con tuo padre prima di andare in tavola.

Catherine - Buona idea. (Ad Arthur) Spero che tu ti sia preparato il discorsetto, vero, pap? (Si alza, depone il libro sulla sedia e si fa vicina ad Arthur).

Arthur - Come sarebbe a dire?

Catherine - (mettendosi a sedere su un bracciolo della poltrona di Arthur) Lo sai che devi parlare a John, no! Mica ti verr in mente di opporti al matrimonio, alle volte? Perch in questo caso, ti avverto, sarei disposta a farmi rapire.

Arthur - (prendendole una mano) Niente paura, carissima. Mi rallegra troppo l'idea di riuscire finalmente a sbarazzarmi di te.

Catherine - (sorridendo) Non credo di apprezzare molto quel finalmente .

Grace - Ma gli vuoi bene, cara. Non vero!

Catherine - Se voglio bene a John? Si capisce che gli voglio bene.

Grace - Sei una ragazza tanto bizzarra. Non mostri mai i tuoi sentimenti. Ti comporti in un modo che sembri tutto meno che innamorata.

Catherine - B. E come ci si comporta quando si innamorati?

Arthur - Non si legge Len Rogers. Si legge Byron.

Catherine - Io li leggo tutti e due.

Arthur - E un miscuglio piuttosto strano.

Catherine - Un miscuglio ottimo.

Grace - Volevo dire... che non parli molto di lui.

Catherine - No. Effettivamente non ne parlo molto.

Grace - (sospirando) Credo che voialtre ragazze d'oggi non abbiate pi la sensibilit che avevamo noi ai nostri tempi. Dev'essere l'atteggiamento della Donna Nuova.

Catherine - (alzandosi e fissando Grace) Benissimo, mamma. Comunque, io voglio bene a John in tutti modi che una donna pu voler bene a un uomo, e certo di pi, molto di pi, di quanto lui non voglia bene a me. Contenta, adesso?

Grace - (a disagio) Ecco, vedi... io... cara Kate... non era questo che ti volevo domandare... (Ad Arthur) Che cos'hai da ridere, Arthur?

Arthur - (ridacchiando) Rido della Donna Nuova.

Grace - Stupidaggini. (Si volge e va alla finestra) Mi ha frainteso, ecco tutto. (Guardando fuori) Venite a vedere come piove. (Si volge a Catherine) Kate, carissima, Desmond sa qualcosa di te e John?

Catherine - Io non gli ho detto niente. (Riprende il suo libro) D'altra parte, se non l'ha ancora capito, bisogna proprio dire ch' piuttosto duro.

Arthur - piuttosto duro.

Grace - Oh, no. Anzi, a studiarlo bene, si vede ch' tutt'altro che tonto.

Arthur - Gi. Ma io non sono uno studioso. (Catherine sorride e s'avvicina atta scrivania).

Grace - (dirigendosi verso il divano) Personalmente mi sembra una cara persona. (Si volge a Catherine) Kate, carissima, vero che cercherai di essere gentile con lui? (Prende il cappello e il soprabito).

Catherine - (pazientemente) Certo, mamma. Cercher di essere gentile con lui.

Grace - Povero Desmond! proprio un brav'uomo... (Si agita improvvisamente e guarda con attenzione fuori della finestra) Ehi! Ma in giardino c' qualcuno. (Si fa pi vicino ai vetri).

Catherine - (avvicinandosi a sua volta) Dove?

Grace - (indicando col dito) Eccolo laggi, l'hai visto?

Catherine - No.

Grace - Adesso s' nascosto dietro a quel cespuglio. M' sembrato un ragazzo. Probabilmente il figlio della signora Williamson, quell'infernale Dennis.

Catherine - (tornando verso il centro della camera) B, chiunque sia ne uscir fradicio mica male. (Posa il libro sul tavolo).

Grace - Perch poi non se ne rimane nel suo giardino? (Dall'entrata giunge un'eco di voci) arrivato John?

Catherine - Sembrerebbe. (Stanno entrambi in ascolto per un attimo).

Grace - S. John. (A Catherine) Presto: in sala da pranzo!

Catherine - Va bene. (Si dirige rapidamente verso la porta a sinistra).

Grace - Ehi! Hai dimenticato la borsetta. (Va atta poltrona a sinistra, prende la borsa e la porge a Catherine ch' rimasta sulla porta. Catherine la prende e passa in sala da pranzo).

Arthur - (emozionato) Che diavolo sta succedendo?

Grace - (in un soffio) Ti lasciamo solo con John. Quando avete finito, dai un colpo di tosse o qualcosa di simile.

Arthur - (stizzosamente) Come sarebbe a dire, qualcosa di simile?.

Grace - Non so. Batti tre volte sul pavimento col bastone, per esempio. E allora entreremo noi.

Arthur - Non ti sembra che possa sembrare una combinazione un p troppo combinata?

Grace - Zitto! (Sparisce in sala da pranzo. Nel medesimo istante entra Violet dalla porta centrale).

Violet - (annunziando) Il signor Watherstone. (Entra John Watherstone. Il quale un giovane sui trent'anni, vestito d'un elegantissima giacca da mattina con pantaloni a righe: un abbigliamento che, per quanto giustificato dalla cerimonia religiosa, appare evidentemente dedicato all'occasione. Passando a sinistra dtta poltrona di Grace si avvicina ad Arthur. Violet esce).

Arthur - Come va, John? Sono contento di vedervi.

John - Come state, signore?

Arthur - Scusatemi se non mi alzo. In questi ultimi tempi, la mia artrite mi ha fatto tribolare parecchio.

John - Ne sono veramente addolorato, signore. Catherine mi aveva detto che andava un po' meglio.

Arthur - Infatti sono stato un po' meglio, per qualche tempo. Ma ora di nuovo peggio. Fumate? (Indica la scatola di sigarette sul tavolo a destra).

John - S, signore. Fumo. (Si avvicina al tavolo) Grazie. (Prende una sigaretta e aggiunge rapidamente) Moderatamente, si capisce.

Arthur - (con un debole sorriso) Si capisce. (Si fa un momento di pausa, durante la quale John si accende la sigaretta. Arthur lo sta a guardare) B, ora... Mi stato detto che voi desiderate sposare mia figlia.

John - S, signore. Cio, io gliel'ho proposto e lei mi ha fatto l'onore di accettare.

Arthur - Capisco. Voglio supporre che quando vi siete corretto, quel che avete detto dopo non annulli ci che avete detto prima. (John appare a disagio) Voglio dire, voi avete davvero intenzione di sposarla?

John - Naturalmente, signore.

Arthur - Perch, naturalmente? C' un sacco di gente che non ha la minima intenzione di sposarla.

John - Voglio dire: naturalmente, perch glie l'ho proposto.

Arthur - Questa, poi, non sarebbe ancora una ragione. Ad ogni modo, non siamo qui per fare cavilli. Diamo dunque per accettato il lato sentimentale della questione. Quanto ai suoi aspetti, diremo cos, pratici... io spero che non me ne vorrete se vi faccio qualche domanda di carattere alquanto personale. (Fa cenno a John di mettersi a sedere nella poltrona di Grace).

John - (sedendosi) Naturalmente no, signore. Anzi, vostro dovere.

Arthur - Ecco, perfettamente. Ed ora, vediamo: quali entrate avete? Sono tali, queste entrate, da darvi da vivere?

John - No, signore. Io sono nell'esercito.

Arthur - S. Lo so.

John - Ma lo stipendio del governo arrotondato, da un assegno mensile che mi passa mio padre.

Arthur - Capisco. Vostro padre, direi, vi pu dare ventiquattro sterline al mese.

John - (sorpreso) S, signore: esatto.

Arthur - Cos che le vostre entrate complessive - stipendio di subalterno pi l'assegno di pap -fanno esattamente quattrocentoventi sterline l'anno.

John - (sempre pi meravigliato) Esattissimamente.

Arthur - Bene, bene. Mi sembra pi che soddisfacente. Credo proprio di non dovervi far aspettare pi a lungo le mie congratulazioni. (Gli porge la mano. John si alza e la stringe con espressione di gratitudine).

John - Grazie, signore: vi ringrazio molto.

Arthur - Devo esprimervi la mia simpatia per la spontaneit e la franchezza con cui avete risposto alle mie doverose domande.

John - Per carit!

Arthur - Questa spontaneit e questa franchezza meritano di essere ricambiate da parte mia con altrettanta sincerit per quanto riguarda la situazione economica di Catherine. Temo proprio - prima che voi abbiate a farvi un'altra opinione - ch'essa non la figlia d'un uomo ricco.

John - Non ho mai creduto che fosse diversamente, signore.

Arthur - Tanto meglio. B, ora... (Piega improvvisamente la testa da un lato e rimane in ascolto. Giunge il suono del grammofono che, dal piano superiore, ripete la musica di Hitchey-Koo ) Vi spiace suonare quel campanello? (John va al caminetto e suona il campanello che si sente tintinnare in distanza. Poi si volge e rimane in piedi con la schiena rivolta al focolare) Grazie. E ora, andiamo avanti con quest'esposizione finanziaria. La Westminster Bank mi passa una piccola pensione - trecento cinquanta sterline per essere precisi - e mia moglie ha di suo altre duecento sterline l'anno, circa. Oltre questo non possediamo nulla, tranne qualcosa che ho potuto mettere da parte quando lavoravo alla banca, i cui interessi portano le mie rendite complessive a circa ottocento sterline per annum. (Entra Violet).

Violet - Il signore ha suonato?

Arthur - S, Violet: fai i miei complimenti al signorino Dickie e digli che se non smette immediatamente di far andare quel suo cacofonico marchingegno io scaravento nella strada lui e la sua macchina infernale.

Violet - Sta bene, signore. Le spiacerebbe ripetermi quella parola? Cac... qualche cosa...

Arthur - Non fa niente. Digli cosa vuoi, purch la smetta.

Violet - Certo, signore, far del mio meglio, ma voi sapete come diventa il signorino Dickie quando attorno a quel suo benedetto arnese.

Arthur - S, Violet: lo so.

Violet - Gli potrei dire che voi credete non sia bello manovrarlo di domenica.

Arthur - (ruggendo) Gli puoi dire che credo non sia bello manovrarlo in nessun giorno della settimana. Impediscigli di far schiamazzare quell'ordigno impunito, e basta.

Violet - Sissignore. (Esce).

Arthur - (in tono di scusa) Immagino che la nostra buona Violet vi sia gi stata ampiamente illustrata.

John - Non mi pare. Ma credete sia proprio necessario illustrarmela?

Arthur - Ho paura di s. venuta da noi, molti anni fa, direttamente da un orfanotrofio, come una specie di aiuto-cameriera in prova, e, in quelle funzioni, si rilev ben presto pi che soddisfacente; ma, come cameriera vera e propria, temo che le si siano sviluppate talune eccentricit nell'adempimento dei suoi doveri, eccentricit dovute, inclino a credere, al fatto ch'essa non ha mai avuto un'idea del tutto chiara dei limiti di questi suoi doveri. B, dov'eravamo rimasti? Ah, s. Vi stavo parlando delle mie rendite, mi pare.

John - S, signore.

Arthur - Ora, oltre le spese normali della vita, io ho due figli da mantenere, uno a Osborne, l'altro a Oxford - e nessuno dei due, temo, sar in grado di pensare a se stesso per molto tempo ancora... uno, a causa della sua estrema giovinezza; e l'altro... per... b... per altre ragioni. (Il grammofono si arresta improvvisamente) Cosicch, voi ve ne rendete conto, io non mi trovo nella possibilit di essere molto prodigo con la dote di Catherine.

John - Certo, signore: mi rendo perfettamente conto.

Arthur - Penso dunque di destinarle un sesto del mio capitale globale - che espresso in cifre corrisponde esattamente a ottocentotrentatr sterline e otto pence. Facciamo cifra tonda e diciamo ottocentocinquanta sterline.

John - Questo molto generoso da parte vostra, signore.

Arthur - Non quanto avrei desiderato, temo. Ad ogni modo - come direbbe mia moglie - i poveri non possono essere schizzinosi.

John - Proprio cos, signore.

Arthur - Bene, allora: se siete d'accordo su questa sistemazione, non mi pare ci sia altro da aggiungere.

John - No, signore.

Arthur - Perfettamente. (Un momento di pausa. Arthur prende il bastone e, con aria di studiata indifferenza, batte tre colpi sul pavimento. Entrambi assumono un'espressione di attesa. Non accade nulla).

John - (spostandosi verso il tavolo al centro) Tempo piuttosto brutto, eh?

Arthur - Gi. Perfido. (Batte di nuovo. Un'altra pausa. E ancora non succede niente) Un'altra sigaretta?

John - No, signore, grazie. Sto ancora fumando. (Arthur alza il bastone per battere per la terza volta, ma poi non ne fa niente. Si alza faticosamente dalla poltrona e si dirige lentamente ma risolutamente alla porta di sinistra. La spalanca. In tono di simulata sorpresa) Ma guarda, ma guarda. Ecco gi qui le mie donne. Entra, Grace. Entra, Catherine. C' John di l. (Grace entra seguita da Catherine).

Grace - (passando davanti ad Arthur) Oh, John, che bellezza... (John fa qualche passo avanti e viene ad incontrarsi con Grace in centro scena. Si stringono la mano) Signore Iddio, come siete elegante! Vero, Kate, ch' elegante?

Catherine - (in mezzo ad Arthur e Grace) Elegante come lui solo. (Un momento di pausa).

Grace - (incapace di contenere la propria impazienza, timidamente) Ebbene?

Arthur - Ebbene... che cosa?

Grace - Com' andato il vostro piccolo scambio di vedute?

Arthur - (stizzosamente) Mi pareva che fossimo restati intesi che tu non dovevi saper niente del nostro piccolo scambio di vedute.

Geace - Oh, ma non te la prendere cos! andato tutto bene, John? (John accenna di s col capo, sorridendo) Oh, mi fa tanto piacere. Mi fa molto piacere. Effettivamente.

John - Grazie, signora Winslow.

Gbace - Ti posso dare un bacio. In fondo, ormai sono praticamente tua madre.

John - Oh, s. Naturalmente. (Si presta di buona grazia al bacio mentre Arthur viene a porsi tra lui e Grace).

Arthur - (a John) E io, per le stesse ragioni, verrei praticamente ad essere tuo padre... ma, se non hai niente in contrario...

John - (sorridendo) Certo, signore.

Arthur - Grace, credo che a colazione ci potremmo permettere di festeggiare modestamente l'avvenimento. Vado a prendere le chiavi della cantina. (Si volge ed esce dalla porta centrale).

Catherine - stata dura?

John - Avevo una paura da morire.

Catherine - Povero caro... (Oli si fa rapidamente vicina. Si baciano).

John - La cosa seccante che io avevo un sacco di belle frasi ben preparate da snocciolargli e lui non me ne ha fatto dire neanche una.

Catherine - Frasi... come? (John la sospinge verso il centro-scena).

John - Oh... ch'ero orgoglioso e onorato del fatto che tu mi avevi accettato, e che avevo la ferma intenzione di essere per te un marito devoto e leale... e che t'avrei mantenuta nelle condizioni di vita alle quali tu sei abituata... e via discorrendo. Tutto questo detto con accento molto sincero.

Catherine - E neanche una parolina per dire che mi vuoi un briciolo di bene?

John - (in tono ovvio) E che pensavamo che non vi fosse niente in contrario. Il che, fra l'altro, tuo padre ha confermato con buona grazia. (Si siede sull'orlo del tavolo a destra).

Catherine - Ho capito. (Lo guarda) Signore Iddio, ma lo sai che sei un furbacchione?

John - Mica male, eh?

Catherine - E tuo padre, che ne dice? Come l'ha presa?

John - Molto bene.

Catherine - Avrei giurato il contrario.

John - Ma no. Sono anni che desidera vedermi sposato. Suppongo che cominci a preoccuparsi della mancanza di nipotini. (Le tende la mano. Catherine la prende e gli si avvicina).

Catherine - Non gli piaccio troppo, vero?

John - Oh. no. Perch vai a pensare una cosa simile?

Catherine - Ha un certo modo di guardarmi attraverso il monocolo che mi fa rabbrividire.

John - Non devi dimenticare che mio padre colonnello, carissima. Tutti i colonnelli guardano la gente a quel modo. E allora, cosa dovrei dire io del modo come tuo padre guarda me? Anzi, dimmi una cosa: a voialtri della famiglia fa la stessa paura folle che ha fatto a me?

Catherine - A Dickie, naturalmente, e anche a Ronnie, per quanto Ronnie non ne abbia bisogno. Pap lo adora. Quanto a mamma, non so se le faccia paura o no. Qualche volta, forse. A me... mai.

John - B, ma a te non c' niente che ti faccia paura, vero?

Catherine - S, invece. Un sacco di cose.

John - Per esempio?

Catherine - (con un sorriso) Oh... sono tutte cose che ti riguardano da vicino. (Ronnie fa furtivamente capolino dalla finestra. tutto inzaccherato ed appare piuttosto depresso).

John - Non ti potresti spiegare un pochino meglio?

Ronnie - (con voce soffocata) Kate! (Catherine si volge e lo vede).

Catherine - (sorpresa) Ronnie! Che diamine...

Ronnie - Dov' pap?

Catherine - Ora glielo vado a dire... (Accenna un movimento verso la porta).

Ronnie - (in fretta) No, non dirglielo, per piacere, Kate, no! (Catherine s'arresta, perplessa).

Catherine - Cos' successo, Ronnie? (Tremante, sul punto di piangere, Ronnie non le risponde. John si alza e va verso il centro. Appare alquanto imbarazzato. Catherine si avvicina a Monnie) Sei tutto bagnato. meglio che tu ti vada a cambiare.

Ronnie - No.

Catherine - (dolcemente) Ronnie, caro, cos' successo! A me lo puoi dire. (Ronnie guarda John) Tu conosci John Watherstone, Ronnie. L'hai visto l'ultima volta che sei venuto in vacanza, ti ricordi? (Ronnie non apre bocca, ovviamente riluttante a parlare di fronte ad un estraneo).

John - (con tatto) Io vado a fare quattro passi. (Si avvia verso la porta centrale).

Catherine - (indicandogli la porta a sinistra) Di l, se non ti spiace. (John esce silenziosamente da sinistra mentre Ronnie entra e s dirige verso il tavolo centrale) E adesso, carissimo, dimmi tutto. Che cosa stato? Te n sei venuto via? (Ronnie, volgendole le spalle, scuote la testa non fidandosi, evidentemente, a parlare. Catherine le si fa vicino) Dunque, che cosa successo? (Ronnie tira fuori di tasca la lettera e gliela porge lentamente. Catherine la legge da cima a fondo senza parlare. Poi) Oh, Dio!

Ronnie - (volgendosi di scatto) Non sono stato io. (Catherine rilegge silenziosamente la lettera) Non sono stato io, Kate. Non sono stato io, davvero.

Catherine - (assorta) No, caro. (Sembra incerta sul da farsi) La lettera era indirizzata a pap. L'hai aperta tu?

Ronnie - S.

Catherine - Non avresti dovuto farlo...

Ronnie - Stavo per strapparla. Poi vi ho sentiti tornare dalla chiesa e sono corso a nascondermi in giardino... non sapevo cosa fare...

Catherine - (sempre soprapensiero) Ti hanno mandato via da solo?

Ronnie - Mi hanno fatto accompagnare da un assistente. Avrebbe dovuto aspettare pap per parlare con lui, ma io l'ho mandato via. (Indicando la lettera) Kate, la possiamo strappare, adesso?

Catherine - Meglio di no, caro.

Ronnie - Potremmo dire a pap che le vacanze sono state anticipate di due giorni...

Catherine - No, Ronnie.

Ronnie - Non sono stato io, Kate, davvero non sono stato io... (Dalla porta centrale entra Dickie che non sembra affatto sorpreso di vedere Ronnie).

Dickie - (dirigendosi verso il centro scena, affettuosamente) Salve, Ronnie, bel tipo. Come vanno le tue faccende? (Ronnie lo evita).

Catherine - (a Dickie) Sapevi ch'era arrivato?

Dickie - Oh, s. Ho visto il suo bagaglio di sopra, in camera. C' qualche guaio?

Catherine - S.

Dickie - Mi spiace. (Va alla scrivania e si mette a guardare certi dischi di grammofono).

Catherine - Sta qui con lui. Io vado a cercare mamma.

Dickie - Bene. (Catherine esce dalla porta centrale. Un momento di pausa) Che cose successo, vecchio brigante?

Ronnie - Niente.

Dickie - E non far storie: a me lo puoi dire.

Ronnie - Va tutto benissimo.

Dickie - Ti hanno espulso? (Ronnie accenna di s col capo) Scalogna. E perch?

Ronnie - Non sono stato io.

Dickie - (rassicurante) Naturalmente, che non sei stato tu.

Ronnie - Non sono stato io, davvero.

Dickie - Questa una cosa che non si discute neanche. Non' il caso d'insistere. Io ti credo.

Ronnie - Non vero.

Dickie - B, non so per quale motivo ti abbiano espulso, ma...

Ronnie - (o bassa voce) Furto.

Dickie - (evidentemente sollevato) Oh, tutto qui? Signore Iddio! Non sapevo che espellessero la gente per questo motivo, adesso.

Ronnie - Non sono stato io.

Dickie - Ma, Dio del cielo, se noi a scuola pizzicavamo senza remissione tutto quello che ci capitava sotto le unghie. Tutti quanti. (Mentre parla si avvicina dolcemente a Ronnie) Ricordo che c'era un tipo - Carstairs, s chiamava, capitano della squadra di cricket - che ci puoi credere come no - spolverava qualunque cosa trovasse in giro. Qualunque cosa, ti dico. Ehi, ma tu sei bagnato mica male.

Ronnie - Ero fuori mentre pioveva.

Dickie - Adesso tremi dal freddo, mi pare. Non credi che faresti bene ad andarti a cambiare? Sai, mi spiacerebbe che ti prendessi una polmonite...

Ronnie - Sto benissimo. (Dalla porta centrale entra Grace seguita da Catherine. Croce si avvicina rapidamente a Ronnie. Il quale, come la vede, lascia Dickie e le si getta fra le braccia).

Grace - Su, su, caro. Ora va tutto bene. (Ronnie comincia a piangere silenziosamente, col capo affondato nel seno di lei).

Ronnie - (con voce rotta) Non sono stato io, mamma.

Grace - No, caro. Certo che non sei stato tu. E adesso ce n'andremo di sopra e ci tireremo via di dosso questo brutto abito bagnato, eh?

Ronnie - Non dire niente a pap.

Grace - No, caro. Non adesso, comunque. Te lo prometto. Vieni, su. (Lo sospinge dolcemente verso la porta) Ma guarda in che stato hai ridotto l'uniforme nuova. Che vergogna! (Esce con Ronnie dalla porta centrale).

Dickie - Porse sarebbe meglio che andassi a mettermi di sentinella per avvertirli caso mai il genitore infilasse anche lui le scale. (Va alla porta centrale, mentre Catherine gli fa un cenno d'approvazione) E volevo dire...: chi che andr a dargli la notizia? Qualcuno bisogna pure che glielo dica, mi pare.

Catherine - A questo non pensiamoci, per il momento.

Dickie - Bene: ma non contate su di me. Per quanto mi riguarda, io desidero stare pi lontano possibile dall'esplosione. (Esce dalla porta centrale mentre Catherine va alla porta di sinistra e l'apre).

Catherine - (chiamando) John. (Lascia la porta aperta e si dirige verso il caminetto. John entra).

John - (entrando) Cattive notizie? (Va a fermarsi accanto alla poltrona di Arthur. Catherine fa segno di s) Mi spiace. Mi spiace profondamente per te.

Catherine - (violentemente) Come ci pu essere della gente cos crudele?

John - (in tono sconsolato) Espulso, immagino. (Dal silenzio di Catherine capisce di avere indovinato, mentre la fanciulla riprende il controllo di s).

Catherine - Dio, quanta poca fantasia ha certa gente! Perch si deve torturare un bambino a quell'et, John? Dov' che vogliono arrivare, con questo?

John - Di cosa l'hanno incolpato?

Catherine - Di aver rubato del danaro.

John - Oh!

Catherine - Dieci giorni fa, dice la lettera. Ma per quale ragione non ci hanno avvertito? Ora, tu pensa cosa non deve aver passato questa povera creatura, l dentro, in quei dieci giorni, completamente solo, senza un cane che si occupasse di lui e sapendo che cosa, alla fine, gli sarebbe toccato d'affrontare. Dopo di che te lo spediscono a Londra con un assistente. Non c' da meravigliarsi se il bambino quasi uscito pazzo.

John - Sembra una cosa dura, lo so...

Catherine - Dura? fredda, calcolata crudelt. Perdo, vorrei solo avere qui quel comandante per un paio di minuti. Io... io... (Va verso il centro scena).

John - (dolcemente) naturale che tu ti senta colpita, carissima, ma non dimenticare che non si tratta di una scuola come tutte le altre. Ronnie praticamente un soldato.

Catherine - E che differenza c'?

John - B, nell'esercito si risolvono certi casi in un modo che, visto dal di fuori, pu sembrare spaventosamente brutale ma, in fondo, ogni cosa fatta con la pi scrupolosa correttezza. Mi puoi credere se ti dico che prima di prendere un provvedimento di questa gravit hanno fatto tutti gli accertamenti possibili. E anzi, quei dieci giorni d'intervallo ci sono stati per dare al ragazzo la possibilit di provare la propria innocenza... (Fa una pausa. Catherine non accenna a parlare: si volge e va al tavolo a destra) Mi spiace, Catherine carissima. Avrei fatto meglio a non aprir bocca. (Le si fa vicino).

Catherine - No. Ci che tu hai detto perfettamente vero...

John - S. Ma comunque non stato di buon gusto, da parte mia, dirtelo. Mi spiace.

Catherine - Non fa niente.

John - Mi perdoni (Le mette le mani sulle spalle).

Catherine - Non c' niente da perdonare.

John - Credi: mi spiace veramente. (Fa una pausa) Come la prender tuo padre?

Catherine - (semplicemente) Sarebbe capace di ucciderlo... (Giunge un'eco di voci dall'entrata) Oh, santo cielo! Abbiamo anche Desmond a colazione. Me n'ero completamente scordata...

John - Chi?

Catherine - (andando verso la porta centrale) Desmond Curry, il nostro avvocato. Oh, Signore! (In fretta, bisbigliando) Caro, cerca di essere gentile con lui, vuoi?

John - Cosa vuoi dire? Porse che ho l'abitudine di essere villano con i tuoi ospiti?

Catherine - No, ma lui non sa ancora niente di noi due...

John - E cosa gliene importa?

Catherine - (a sinistra della porta, sempre con voce soffocata) Sono anni ch' innamorato di me... un po' la favola della famiglia. (Dalla porta centrale entra Violet).

Violet - (annunciando) Il signor Curry. (Entra Desmond Curry. E un uomo sui quarantacinque anni, con un aspetto da atleta in ritiro e modi timidi e melensi. Come lo vede, John non pu reprimere un sorriso al pensiero che un tal tipo innamorato di Catherine. Violet esce).

Catherine - Buond, Desmond. (Gli porge la mano) Credo che non conosciate John Watherstone.

Desmond - No... ma naturalmente ho inteso parlar molto di lui... (Si volge a John).

John - Come state? (Incontrando gli occhi di Catherine, gli scompare il sorriso dal volto. Stringe la mano a Desmond. Un momento di pausa).

Desmond - Bene, bene, bene. Spero di non essere arrivato troppo presto.

Catherine - No. Perfettamente in tempo, Desmond, come sempre.

Desmond - Bene, bene. (Altra pausa).

John - Bella seccatura questa pioggia...

Catherine - (contemporaneamente) Ditemi, Desmond...

John - Oh, scusa.

Catherine - Per carit! Volevo soltanto sapere com' andata, ieri, la vostra partita di cricket, Desmond.

Desmond - Non troppo bene, ho paura. Ho sempre questa spalla che continua a darmi fastidio... ( Un'altra pausa ancora. Poi) Bene, bene. E cos credo di dovermi congratulare con tutti e due...

Catherine - Desmond, voi sapete?

Desmond - Me l'ha detto Violet un momento fa, nell'entrata. S, mi congratulo proprio di cuore con entrambi.

Catherine - Grazie, Desmond.

John - Grazie.

Desmond - Certo, era una cosa che ci si aspettava, lo so. Naturale. Per a sentirselo dire a quel modo da Violet, nell'entrata, uno non pu fare a meno di trovarsi un po' sorpreso.

Catherine - Stavamo per dirvelo noi, Desmond carissimo. Ci siamo fidanzati ufficialmente solo stamattina, sapete. E voi siete il primo a saperlo.

Desmond - Davvero? Sono io il primo? Bene, sono certo che sarete molto felici, tutti e due.

John - Grazie, Desmond.

Catherine - (insieme) Grazie.

Desmond - Soltanto questa mattina? Ma guarda un po'. (Dalla porta centrale entra Grace).

Grace - (fermandosi fra Desmond e Catherine) Bongiorno, caro Desmond.

Desmond - Bongiorno, signora Winslow.

Grace - (a Catherine) L'ho messo a letto... (Catherine si lascia cadere sulla poltrona a destra del tavolo. John la segue rimanendo in piedi accanto al tavolo stesso. Prendono entrambi una sigaretta).

Catherine - Bene.

Desmond - Niente di grave, spero?

Grace - No, no. Niente, niente... (Dalla porta centrale entra Arthur. Ha in mano una bottiglia e il cavatappi).

Arthur - Grace, quand' che siamo stati in cantina l'ultima volta?

Grace - (spostandosi a sinistra) Non me ne ricordo proprio, caro.

Arthur - B, sono in condizioni vergognose. (Si volge e chiude la porta) Salve, Desmond, come va? Avete una faccia che mi piace poco.

Desmond - S? Ho sforzato troppo la spalla, ho paura.

Arthur - B, ma cos' questa storia di ostinarsi in quel ridicolo gioco? Pensa ai tuoi anni, mio caro Desmond, e lascialo perdere. (Si avvicina al caminetto, preparandosi a stappare la bottiglia).

Desmond - Oh, non potrei mai. Non posso lasciare il cricket. Neanche pensarci.

John - (intervenendo nella conversazione) Siete parente di quel Curry che giocava nel Middlesex?

Desmond - (sentendo ch' giunto il suo momento) Quel Curry sono io.

Grace - (avvicinandosi alla propria poltrona) Non sapevi che avevamo in casa un grand'uomo? (Si mette a sedere).

John - Signore Iddio! Voi siete Curry?

Desmond - In persona. (Si sposta al centro).

John - Numi! Ma lo sapete che, quando andavo ancora a scuola, voi eravate il mio idolo?

Desmond - Davvero? Dite davvero?

John - Ma s! Avevo anche una vostra fotografia con firma autografa.

Desmond - S, ricordo che ne firmavo a centinaia. Ai ragazzi facevano piacere.

Arthur - Solo ai ragazzi, Desmond? (Suona il campanello).

Desmond - S. Ho paura di s. Le ragazze non s'interessavano per niente al cricket.

John - Dio santissimo! Curry... in carne e ossa. B: non ci avrei mai pi pensato.

Desmond - (tristemente) Lo so. Sono pi pochi, ormai, a ricordarsi di me.

Catherine - (in fretta) Oh, John non voleva dire questo, Desmond.

Desmond - Temo di s. (Si batte con la mano l'addome protuberante) Questo il mio guaio pi grosso. Troppo ufficio e troppo poco allenamento, temo.

Arthur - Sciocchezze. Troppo allenamento e troppo poco ufficio. (Dalla porta centrale entra Violet).

Violet - Il signore ha suonato?

Arthur - S, Violet. Portate i bicchieri, per favore.

Violet - Subito, signore. (Esce).

Arthur - Credo che non vi dispiacer prendere un sorso di Madera prima di colazione... Sai, Desmond, stiamo festeggiando... (Grace richiama furtivamente l'attenzione di Arthur su Desmond. Arthur seguita in fretta) Stiamo festeggiando mia moglie che compie quarantaquattro anni.

Grace - Ma, Arthur!

Catherine - Non il caso, pap: Desmond informato...

Desmond - S, infatti. una cosa meravigliosa, non vero? Alzer molto volentieri il bicchiere alla... ehm... al...

Arthur - (cortesemente) Alla coppia felice, credo sia la frase che ti sfugge.

Desmond - B, veramente, cercavo di dire qualcosa di pi originale.

Arthur - (con un sospiro) Vana speranza, mio caro Desmond.

Grace - Ma, Arthur. Non dovresti essere cos sgarbato.

Arthur - Volevo soltanto dire che nessuno -ad eccezione forse di Voltaire .- potrebbe dire qualcosa di nuovo su una coppia di fidanzati... (Dickie apre la porta centrale; lascia entrare Violet col vassoio dei bicchieri, poi la segue. Violet va a posare il vassoio sul tavolo accanto alla poltrona di Arthur) E bravo Dickie: sei proprio arrivato in tempo per bere anche il tuo bicchiere di Madera in onore del fidanzamento di Kate e John... (Comincia a mescere il vino).

Dickie - Oh, si son decisi stavolta? proprio la volta che Kate mette su casa? Bene! (S'avvicina a Catherine e la bacia, poi s'avvicina a John e gli stringe la mano).

Arthur - Proprio cos. Fatta eccezione - avrei dovuto dire - di Voltaire e di Dickie Winslow. (A Violet) Fate servire, per piacere. (S'intreccia una conversazione generale. Violet presenta il vassoio prima a Grace, poi a Catherine, poi a John. Arthur posa la bottiglia sul tavolo).

Catherine - Noi possiamo bere alla nostra salute? (Dickie prende un bicchiere).

Arthur - Credo che non ci sia niente in contrario.

Grace - No: porta male. (Violet presenta il vassoio a Desmond).

John - Ma noi sfidiamo la jella. Vero, Kate?

Grace - Non dire questo, caro John. Potete bere ciascuno alla salute dell'altro. Questa una cosa ragionevole. (Violet s'avvicina ad Arthur).

Arthur - E cos, sono passati i timori superstiziosi di mia moglie? Bene, allora. (Beve un sorso di vino. Violet mette la bottiglia nel vassoio, dopo di che posa il vassoio sul tavolo) Catherine e John: alla vostra. (Tutti bevono. Violet indugia a guardare, sorridendo) Ah, Violet! Non possiamo lasciarvi andar via cos, Dovete partecipare anche voi al brindisi.

Violet - B... grazie, signore. (Arthur le versa del vino in un bicchiere) Non troppo, signore,- per piacere. Un goccio solo.

Arthur - Cos va bene. La vostra riluttanza sarebbe stata assai pi convincente se non mi fossi accorto che avete subito portato un bicchiere di pi...

Violet - (prendendo il bicchiere che Arthur le porge) Oh, non l'ho portato per me, signore. Era per il signorino Ronnie... (Alza il bicchiere) Signorina Kate, signor John. (Beve un sorso di vino).

Arthur - Avete portato un bicchiere di pi per il signorino Ronnie, Violet?

Violet - (fraintendendo il suo stupore) B... credevo che non aveste niente in contrario che bevesse un sorso anche lui, signore. Solo per partecipare al brindisi. In fondo abbastanza alto, ormai. (Desmond guarda tristemente il suo bicchiere. Gli altri sono sulle spine).

Arthur - Il signorino Ronnie non torna da Osborne che marted, Violet.

Violet - Oh no, signore. gi tornato. arrivato stamattina, all'improvviso, e da solo.

Arthur - No, Violet. Non vero. Qualcuno vi ha voluto fare uno scherzo.

Violet - B: ma se l'ho visto io stessa con questi occhi, signore, proprio mentre voi stavate per tornare dalla funzione... e poi ho sentito la signora che gli parlava, proprio in questa stanza.

Arthur - Grace... cosa vuol dire tutto questo?

Catherine - (alzandosi e andandosi a fermare fra Grace e Desmond, in tono responsabile) Sta bene, Violet. Andate pure...

Violet - S, signorina. (Esce dalla porta centrale).

Arthur - (a Catherine) Tu sapevi che Ronnie era tornato?

Catherine - S...

Arthur - E tu, Dickie?

Dickie - S, pap.

Arthur - Grace?

Grace - (sconsolatamente) Pensavamo ch'era meglio non dirti niente... per il momento. Solo per il momento, Arthur.

Arthur - (lentamente) Il bambino malato? (Nessuno risponde. Arthur gira gli occhi dall'uno all'altro, senza capire) Rispondetemi, qualcuno! Il bambino molto malato? Perch io non debbo sapere niente? Credo d'avere il diritto di sapere. Se malato devo stare con lui...

Catherine - (in tono fermo) No, pap. Non malato. (Si fa pi vicina a Grace. Dal modo come parla, Arthur capisce immediata/mente la verit).

Arthur - E allora, per piacere, qualcuno vorrebbe degnarsi d dirmi che cosa successo? (Grace si volge a guardare Catherine con espressione disperatamente interrogativa. Catherine fa un cenno affermativo. Grace estrae la lettera da una piega dell'abito).

Grace - (timidamente) Ha portato questa lettera per te... Arthur.

Arthur - Leggimela, per piacere...

Grace - Ma, Arthur... non in presenza di... Arthur - Leggimela, per piacere. (Grace guarda di nuovo Catherine a chiederle il suo consiglio e di nuovo riceve un cenno d'assenso. Arthur seduto, con la testa reclinata da una parte. Grace comincia a leggere).

Grace - Personale. Presi gli ordini dai competenti Ufficiali dell'Ammiragliato, rendo noto alla S. V. ch'essi hanno ricevuto una relazione dell'Ufficiale comandante il Regio Collegio Navale di Osborne a proposito del furto di un vaglia di cinque scellini incassato poi all'ufficio postale. Gli accertamenti delle circostanze in cui il fatto avvenuto indicano senza possibilit di dubbio che il vaglia in questione stato sottratto dal figlio della S. V. cadetto Konald Arthur Winslow. Il Comando del Collegio ha pertanto il dolore di comunicare alla S. V. che ha deliberato di espellere il cadetto Winslow dall'Istituto. Poi c' una firma... che non riesco a decifrare... (Si volge in fretta per nascondere le lacrime. Catherine le pone una mano sulla spalla, cercando di consolarla. Arthur rimasto impassibile. Si fa un attimo di pausa. Dall'entrata giunge un rintocco di gong).

Arthur - Desmond, fammi la cortesia: chiamami Violet. (Desmond esce dalla porta che d sull'entrata. Il gong tace. Desmond rientra e tiene aperta la porta da cui sopraggiunge immediatamente Violet) Violet, dite al signorino Ronnie di venire da me.

Grace - (insorgendo) Ma, Arthur... a letto.

Arthur - Mi avevi detto che non era malato.

Grace - S, ma non sta tanto bene.

Arthur - Fate quel che vi ho detto, Violet.

Violet - Sissignore. (Esce, chiudendosi la porta alle spalle).

Arthur - Porse meglio che gli altri comincino ad andare a tavola. Grace vuoi far accomodare gli ospiti?

Grace - (indugiando) Non credi, Arthur, che...

Arthur - (ignorandola) Dickie, vuoi pensare tu a stappare quella bottiglia di chiaretto che ho portato su?

Dickie - S, pap. (Posa il suo bicchiere vuoto sul tavolo a destra).

Arthur - La troverai sulla credenza in sala da pranzo.

Dickie - (avviandosi alla porta di sinistra) S, pap. (Esce).

Gkace - Arthur?

Arthur - S, Grace?

Grace - Per piacere... non, non... per piacere... (Non riesce a proseguire).

Arthur - Non, non... che cosa?

Grace - Non dimenticare eh' soltanto un ragazzo... (Arthur non le risponde).

Catherine - Vieni, mamma. (Grace raggiunge

Catherine alla porta. Si volge a guardare Arthur il quale non s' ancora mosso e continua ad ignorarla. Grace entra in sala da pranzo seguita da Catherine. Anche dopo che tutti sono usciti, Arthur continua a restare immobile. Dopo una pausa abbastanza lunga si sente un timido colpo alla porta centrale).

Arthur - Entra. (Sulla soglia appare Ronnie. in pigiama. Non osa pi muovere un passo) Vieni dentro e chiudi la porta. (Ronnie si chiude la porta alle spalle) Avvicinati. (Ronnie gli. si avvicina lentamente. Arthur lo esamina con occhi indagatori per qualche secondo, senza parlare. Poi) Perch non sei in divisa?

Ronnie - (a bassa voce) Era tutta bagnata.

Arthur - E com' ch'era bagnata?

Ronnie - Ero in giardino- mentre pioveva.

Arthur - Perch?

Konnie - (a malincuore) Non mi volevo far vedere.

Arthur - Da me? (Ronnie accenna di s) Ti ricordi che una volta mi hai promesso che, qualunque cosa ti potesse capitare, saresti subito venuto da me?

Ronnie - S, pap.

Arthur - E allora perch adesso non sei venuto? Che bisogno avevi di andarti a nascondere in giardino?

Ronnie - Non lo so, pap.

Arthur - Ti faccio tanta paura, io? (Ronnie non risponde. Arthur lo guarda attentamente per un momento, poi gli mostra, la lettera) Qui sta scritto che tu hai rubato un vaglia. (Ronnie apre la bocca per rispondere, ma Arthur lo ferma) Non ti voglio sentir dire una parola finch non avrai sentito tu ci che ho da dire io. Se sei stato tu a rubarlo, me lo devi dire. Io non mi inquieter con te, Ronnie... a patto che tu mi dica la verit. Ma se mi dici una bugia io me ne accorger, perch tu e io non possiamo dirci bugie. Io lo so Ronnie... e tu ricordatene, prima di parlare. (Fa una pausa) Dunque, l'hai rubato tu quel vaglia?

Ronnie - (dopo un attimo d'esitazione) No, pap. Io non l'ho rubato. (Arthur fa un passo verso di lui).

Arthur - (guardandolo dritto negli occhi) L'hai rubato tu quel vaglia?

Ronnie - No, pap. Io non l'ho rubato. (Arthur lo fissa ancora per qualche secondo, poi volge il capo).

Arthur - Torna a letto. (Ronnie, con un'espressione di gratitudine in viso, va alla porta centrale) E spero che, per l'avvenire, mio figlio abbia almeno tanto buon senso da entrare in casa, quando piove.

Ronnie - S, pap. (Ronnie esce. Arthur va alla scrivania. Prende il telefono).

Arthur - (al telefono) Pronto. (Parla molto lentamente) Voglio fare una comunicazione interurbana. Interurbana, per piacere... S... Il Regio Collegio Navale di Osborne... Esatto... Mi chiamate voi? Sta bene. (Riattacca il ricevitore. Poi, dopo un momento di esitazione, si volge e si dirige rapidamente verso la sala da pranzo in cui entra).

QUADRO SECONDO

Lo stesso ambiente, nove mesi dopo. Sono circa le sei, un pomeriggio di primavera.

(Dickie sta dando corda al grammofono che, in un modo o nell'altro, riuscito a tornare nella stanza di soggiorno e s' stabilito sul pianoforte. Una pila di libri e un quaderno aperto, sulla scrivania, indicano che Dickie ha appena smesso di lavorare. Ha ancora un libro in mano. Avvia il disco che ripete, ansando e gracchiando, le note dell'Alexander's Bagtime Band. Dickie ascolta per qualche istante, con espressione di beatitudine, poi tenta un assolo di danza, seguitando a leggere. Dalla porta centrale entra Catherine. in abito da sera, con mantello, guanti, borsa e scialle. Dickie va a fermare il grammofono. Posa il libro sul piano).

Dickie - Ciao. Dal piano di sopra credi che il genitore possa sentire?

Catherine - Direi di no. Io non sentirei. (Depone le sue cose sulla sedia a sinistra della porta).

Dickie - Ho messo una puntina dolce e ho coperto la tromba con una vecchia maglia. Il dottore ancora da lui? (Cambia il disco. Catherine accenna di s) Cos'ha detto, lo sai?

Catherine - Ho inteso che diceva che pap ha bisogno di riposo assoluto... (Si avvicina al caminetto).

Dickie - E non ne abbiamo bisogno tutti?

Catherine - (indicando i libri sulla scrivania) Te, non si direbbe. (Si aggiusta i capelli guardandosi allo specchio) Ha detto che dovrebbe andare in campagna e lasciare un po' da parte i suoi pensieri.

Dickie - Poco probabile, direi.

Catherine - Lo so. (Prende la borsa).

Dickie - Ehi, come siamo eleganti. un abito nuovo?

Catherine - (volgendosi) Vero eh' carino? No, un vecchio straccetto che ho fatto ritoccare.

Dickie - Dove vai, adesso?

Catherine - Da Doly. A cena... e poi al Cry. (Si sposta verso il centro scena).

Dickie - Splendido. E neanche ti passa per la testa di portare pure me, suppongo.

Catherine - La tua supposizione giusta.

Dickie - Non credo che a John dispiacerebbe.

Catherine - Non mi pronuncio. Spiacerebbe a me, comunque. (Dalla porta centrale entra Violet che porta un vassoio su cui un giornale della sera).

Dickie - Perbacco: lo Star! (Si slancia per impadronirsene, ma preceduto da Catherine che lo prende e va ad appoggiarsi al tavolo di sinistra per leggerlo. Dickie la segue e allunga il collo sopra la spalla di lei).

Violet - Mica lo butta via, dopo, eh, signorina? Se c' qualcosa di nuovo, io e la cuoca vorremmo leggerlo, dopo d voi. (Catherine apre in fretta il giornale alla pagina interna).

Catherine - (posando la borsa sul tavolo) No. Va tutto bene, Violet. (Violet esce) Ecco qua. (Dickie si mette a sedere sulla poltrona a destra del tavolo) Il cadetto di Osborne . Ci sono altre due lettere. Signore, sono pienamente d'accordo col vostro corrispondente a firma Il democratico a proposito di quanto egli scrive sullo scandaloso comportamento dell'Ammiragliato nel caso del cadetto di Osborne. Gli sforzi del signor Arthur Winslow onde assicurare un equo giudizio a suo figlio sono stati evidentemente resi vani da una cricca d'oligarchi senz'anima....

Dickie - Una cricca di oligarchi senza cuore! Mica male.

Catherine - ora che tutti i buoni e pacifici cittadini di questo paese insorgano contro la crescente minaccia che grava sulla loro antica libert ad opera della nuova tirannide di Whitehall. Si diceva una volta che la casa del cittadino britannico il suo castello. Sembra ormai ch'essa si stia rapidamente avviando a diventare la sua prigione. Con distinti saluti, Libertatis Amator .

Dickie - Molto bene il nostro vecchio Amatore!

Catherine ; - Ed eccone un altro che si firma Cittadino perplesso: Egregio Signore, non riesco a darmi ragione di tutto questo chiasso che si sta facendo intorno al caso del cadetto di Osborne. Ci sono, senza dubbio, in Inghilterra cose assai pi importanti di un ragazzo di quattordici anni e del suo vaglia di cinque scellini . Vecchio scemo!

Dickie - Come fai a sapere che vecchio? (Si alza).

Catherine - Non chiaro? Con tutti i guai che ci sono nei Balcani, con una certa Potenza europea che sta rapidamente superando il tonnellaggio della nostra Marina, si pu capire che l'Ammiragliato abbia per il capo pensieri ben pi importanti che le piccole questioni personali del giovane Winslow. Un'ulteriore inchiesta condotta dal magistrato designato dai superiori Comandi ha dato piena conferma alla versione primitiva secondo cui il ragazzo era colpevole. Confido pertanto che si voglia finalmente porre termine a questa sordida e ridicola tempesta in un bicchier d'acqua. Vogliate, accogliere, signore l'espressione della mia considerazione... eccetera, eccetera. Un cittadino perplesso . (Una pausa).

Dickie - (leggendo sopra le spalle della sorella) Questa corrispondenza non cesser . Il Direttore. Perdo!

Catherine - Oh, caro! (Siede sulla poltrona a sinistra del tavolo) Ci son delle volte che non riesco pi a credere che si possa trovare una via d'uscita.

Dickie - vero. (Un momento di pausa. Poi, in tono pensieroso) Sai, Kate?... non dare del vecchio scemo anche a me... ma il fatto che, se non si trattasse di mio fratello, credo che condividerei il punto di vista del signor Perplesso.

Catherine - Non scherzare.

Dickie - B, volevo dire che, a guardarci bene, su questa faccenda si fatto un chiasso assolutamente eccessivo... (amaramente) senza contare che comincia a diventare parecchio costosa... B, tiriamoci su il morale con un po' di musica. (Va a mettere in azione il grammofono).

Catherine - (ascoltando la musica) Com' che si chiama questa roba?

Dickie - Non ci pensare, vieni qui che ti faccio fare un giro. (Catherine si alza e raggiunge Dickie. I due cominciano a ballare. Dickie appare sorpreso) Ehi, ma tu balli splendidamente!

Catherine - Grazie, Dickie.

Dickie - Chi che ti ha insegnato? John, immagino.

Catherine - No: sono io che ho insegnato a John...

Dickie - Femminismo... anche in amore? (Catherine accenna di s, sorridendo. Continuando a ballare. Dopo una piccola pausa) E quand' che avr luogo la lieta cerimonia?

Catherine - L'abbiamo rimandata di nuovo.

Dickie - No! Ma perch?

Catherine - Suo padre ha dovuto andare all'estero per sei mesi.

Dickie - Ma che ragione c' di dare tanta importanza a quel vecchio... (sostituisce il termine) signore?

Catherine - Io non gliene darei affatto, ma John non la pensa allo stesso modo, cos che non c' altro da fare che adattarsi. (Qualcosa nel suo tono di voce induce Dickie a interrompere il ballo e a guardarla attentamente in viso).

Dickie - B... c' mica qualcosa che non va, alle volte? (Catherine scuote il capo, sorridendo ma senza troppa convinzione) Voglio dire... c' mica il pericolo che tu ti ritrovi sola e abbandonata sulla strada del matrimonio?

Catherine - Oh, no. La faremo insieme fino in chiesa, quella strada; a costo di trascinarlo a forza.

Dickie - Credi che sar il caso?

Catherine - Credo proprio di s.

Dickie - Trovi opposizione?

Catherine - Non ancora. Soltanto... qualche differenza d'opinione. (Riprendono a ballare).

Dickie - Capisco. B, accetteresti il consiglio di uno che in queste cose ci ha esperienza?

Catherine - Certo, Dickie.

Dickie - E allora, rinunzia ad avere opinioni. Agli uomini non va a genio che le ragazze abbiano delle opinioni, anche se per caso si trovano d'accordo. Se poi invece capita che non si trovino d'accordo, b... allora c' pi niente da fare. Tingi di essere oca come Edwina: vedrai che ti adorer.

Catherine - Lo so. Qualche volta lo faccio, ma poi me ne dimentico. Comunque non il caso che tu ti preoccupi. C' sempre una differenza fra ci che credo e ci che sento per cui non difficile indovinare chi finir per vincere.

Dickie - Pergiove, che ragazza. Non riesco a capire come mai tu non ti sia innamorata quanto meno di Bamsaj Macdonald... (Dalla porta centrale entra Arthur. Cammina ancora pi a fatica di quanto non facesse nel quadro precedente. Dickie e Catherine smettono immediatamente di ballare fermandosi a destra. Dickie va rapidamente al grammofono e lo fa tacere).

Catherine - (avvicinandosi ad Arthur, in fretta) stata tutta colpa mia, pap. Sono io che ho distratto Dickie dal lavoro per farmi insegnare un ballo.

Arthur - Oh? Devo ammettere che mi sorprende assai che tu ci sia riuscita. (Va verso il caminetto).

Dickie - (cambiando discorso) Che cosa ha detto il dottore, pap?

Arthur - Ha detto, se ricordo esattamente le sue parole, che non stiamo bene come l'ultima volta che ci siamo visti. (Si volge verso il caminetto) Quest'informazione mi costata una sterlina. (Vede il giornale) Oh, arrivato lo Star ? Fammi vedere, per piacere. (Catherine va rapidamente al tavolo, prende il giornale e lo porta ad Arthur che si mette a sedere nella sua poltrona) John passer di qui a prenderti? (Dickie prende il libro che aveva lasciato sul piano e torna a sedersi alla scrivania).

Catherine - S, pap.

Arthur - Forse sarebbe meglio che tu non lo facessi entrare. Questa stanza diventata, una specie di ritrovo di giornalisti, avvocati, uscieri e simili insetti.

Catherine - (aggiustandosi i capelli davanti allo specchio appeso sopra il caminetto) Aspetti sir Robert Morton?

Arthur - (immerso nella lettura del giornale) Visto che non posso andare io da lui. (Si fa una breve pausa. In omaggio alla presenza di suo padre, Dickie seguita a lavorare. Arthur sempre assorto nello Star . Catherine si d un'ultima occhiata allo specchio, poi si avvia verso la porta centrale).

Catherine - B, bisogna proprio che mi vada a mettere in ordine i capelli.

Dickie - Cos'hanno i tuoi capelli che non va?

Catherine - Niente: solo che cos come sono non mi piacciono. (Esce. Dickie apre davanti a s altri due libri con aria affaccendata. Arthur finisce di leggere il giornale e fissa tristemente gli occhi nel vuoto).

Arthur - Mi sto chiedendo se non si potrebbe citare quel Cittadino Perplesso.

Dickie - Sarebbe un modo come un altro d riportare il caso in tribunale.

Arthur - D'altra parte non ricorre a espressioni ingiuriose. soltanto vile. (Getta via il giornale e s volge soprapensiero a guardare Dickie. Il quale, sentendo su di s gli occhi paterni, moltiplica apparentemente la propria attivit. Alla fine Arthur dice gentilmente) Ti spiace mica, Dickie, se ti distolgo un attimo dal tuo lavoro?

Dickie - (respingendo i libri da una parte) Ma ti pare, pap?

Arthur - Desidero rivolgerti una domanda, ma vorrei anzitutto che tu ti rendessi conto dell'assoluta necessit di darmi una risposta completamente sincera..

Dickie - Naturalmente.

Arthur - Naturalmente vuol dire secondo natura e temo di non poter essere del tutto sicuro che la tua natura sia sempre sincera nelle risposte che ti suggerisce di darmi.

Dickie - (levandosi in piedi) Oh! (Si avvicina ad Arthur) Bene, pap: questa volta suggerir bene. Te lo prometto.

Arthur - Benissimo. (Lo fissa negli occhi per un attimo) Uno dei tuoi amici bookmaker a quanto credi che darebbe la possibilit che tu prenda una laurea?

Dickie - Oh, b, fammi pensare. Diciamo.., quasi alla pari.

Arthur - Hm. Non so se a quel prezzo il tuo amico troverebbe molti disposti a scommettere.

Dickie - Gi... allora diciamo a sette contro quattro. (Una pausa) Cos', pap, hai intenzione di darti alle scommesse?

Arthur - No, Dickie. Non sono un giocatore. Mentre proprio quello che sto facendo. Ma, disgraziatamente, io non ho pi la possibilit di giocarmi duecento sterline all'anno su quella che tu stesso riconosci come una combinazione poco probabile.

Dickie - Non poco probabile, pap. Anzi, mi sembra piuttosto buona.

Arthur - Temo che non sia abbastanza buona, Dickie... almeno stando le cose cos come stanno. Non abbastanza buona. Quindi ho gi preso la mia decisione, credo. (Una lunga pausa).

Dickie - Hai deciso di farmi ritirare da Oxford, non cos?

Arthur - Ilo paura di s, Dickie.

Dickie - Oh! (Incapace di guardare in viso Arthur, gli volge le spalle) Subito?

Arthur - No. meglio che tu finisca il second'anno.

Dickie - E dopo?

Arthur - Ti far dare un impiego alla banca.

Dickie - (sommessamente) Oh, Signore!

Arthur - (dopo un momento di silenzio, in tono che suona piuttosto di scusa) Un buon impiego, sai. Per fortuna, alla banca il mio nome conta ancora qualcosa.

Dickie - (volgendosi verso di lui) Senti, pap... se ti promettessi... voglio dire, se ti promettessi davvero che d'ora in poi lavorer come un negro... (Arthur scuote lentamente la testa).

Arthur - Mi costa troppo.

Dickie - Lo so. Non se ne pu fare a meno. Per, non potresti... voglio dire, non si potrebbe trovare il modo... (Arthur scuote di nuovo la testa) Oh, Signore!

Arthur - Ho paura che per te sia un colpo duro, Dickie. Mi spiace.

Dickie - Come? No. No, non niente. Comunque mi aspettavo qualcosa di simile... specialmente da quando ho saputo che tu speravi di far intervenire sir Robert Morton. Ma non posso dire, ad ogni modo, che non mi sia arrivato come una specie di schiaffone in faccia... (Suona il campanello alla porta).

Arthur - un giornalista col quale devo parlare. Ti spiace se di questa faccenda ne riparliamo pi tardi?

Dickie - (tornando lentamente alla sua scrivania) No. Certo che no, pap. (Comincia tristemente a radunare i suoi libri).

Arthur - (con un mezzo sorriso) Li lascerei dove si trovano, se fossi in te.

Dickie - S. Hai ragione. Meglio lasciarli l. (Va alla porta centrale).

Arthur - (dolcemente) Oh, senti, come sta la tua amica signorina Edwina Cunn?

Dickie - (volgendosi e avviandosi verso il centro scena) Benissimo, grazie.

Arthur - Credi che le dispiacerebbe se tu la portassi a teatro, o le facessi un piccolo regalo?

Dickie - Oh, no. Certo che non le spiacerebbe.

Arthur - (estraendo il borsellino dalla tasca, del panciotto) Ho paura che dovrai tenerti nei limiti di un paio di sovrane. (Tira fuori due sovrane),

Dickie - (prendendo le monete) Ti ringrazio tanto, pap.

Arthur - Con quel che ti rimane puoi comprarti qualcosa per te.

Dickie - Oh. B, ho l'impressione che non rimarr mica pi tanto. Ad ogni modo ti ringrazio infinitamente. (Si dirige verso la porta di sinistra).

Arthur - Sono io che ti debbo ringraziare, Dickie, per il coraggio con cui hai accettato il colpo che non ho potuto fare a meno di darti.

Dickie - (in tono desolato) Oh, pap! (Esce a sinistra mentre Arthur sospira profondamente. Dalla porta centrale entra Violet).

Violet - (annunziando fieramente) Il Daily Heas! . (Entra la signorina Barnes. E una donnetta sui quarantanni, piuttosto trasandata nell'aspetto e di modi esuberanti. Arthur si leva in piedi).

Miss Barnes - Il signor Winslow? Lieta di fare la vostra conoscenza. (Si avvicina ad Arthur).

Arthur - Il piacere tutto mio.

Miss Barnes - (con un sorrisetto sciocco) Siete un po' sorpreso di vedere una donna in veste di cronista, non vero? Lo so. Si stupiscono tutti. Eppure, che c' di strano? Mi sembra la cosa pi naturale di questo mondo.

Arthur - quel che dico anch'io: la cosa pi naturale di questo mondo. Accomodatevi, vi prego. (Miss Barnes si mette a sedere nella poltrona di Grace).

Miss Barnes - Il mio giornale mi d incarico, in genere, di seguire le vicende che hanno speciale interesse per le donne: vicende patetiche, - non vero? - come queste, appunto... di un padre che lotta per difendere l'onore di suo figlio... (Arthur freme visibilmente).

Arthur - Oso pensare che la portata di questo caso sia pi vasta di quanto...

Miss Barnes - Oh, s. Da un punto di vista politico Io so. Molto interessante, ma assolutamente fuori dall'orizzonte della mia curiosit professionale. Ci che invece mi sta ora particolarmente a cuore una bella fotografia del bambino con suo padre. A questo scopo mi son fatta accompagnare da! mio assistente con macchina fotografica. nell'entrata che aspetta. E il bambino? Dov' il bambino?

Arthur - Mio figlio torner dalla scuola fra qualche minuto. Mia moglie gli andata incontro alla stazione.

Miss Barnes - (prendendo appunto) Dalla scuola? Interessantissimo. Cos, avreste trovato una scuola disposta ad accettarvelo? Che passata sopra allo scandalo, voglio dire. -

Arthur - Gi.

Miss Barnes - E come mai torna gi a casa?

Arthur - Non perch sia stato espulso un'altra volta, se questo lo scopo della vostra domanda. Viene a Londra per essere interrogato da sir Robert Morton del quale contiamo d'ottenere l'assistenza legale...

Miss Barnes - Sir Robert Morton! (Esce in un sibilo d'ammirazione) Molto bene!

Arthur - Proprio cos.

Miss Barnes - (in tono di dubbio) Ma credete davvero che sir Morton vorr occuparsi di un caso insignificante come questo?

Arthur - (violentemente) Non un caso insignificante, signora...

Miss Barnes - No, no. Certo che no. Per... sir Robert Morton...

Arthur - So benissimo ch' il miglior avvocato d'Inghilterra. Che mi verr a costare l'iradiddio...

Miss Barnes - Oh, s. Credo che una volta che si sia disposti a far fronte alle sue parcelle lo si possa chiamare quasi in qualunque caso...

Arthur - Vi ripeto, signora, che questo non un caso qualunque.

Miss Barnes - No, no. Certo che no. B, ora vi spiacerebbe darmi qualche particolare? Quand' cominciata la vicenda?

Arthur - Nove mesi fa. Seppi dell'accusa soltanto quando mio figlio torn a casa con una lettera dell'Ammiragliato in cui mi si informava della sua espulsione, lo telefonai immediatamente a Osborne per protestare e mi fu risposto che la pratica era ormai di esclusiva competenza dei Lords dell'Ammiragliato. I miei avvocati chiesero allora all'Ammiragliato che sul. fatto fosse istruita un'inchiesta il pi possibile completa. La nostra domanda fu ignorata per settimane dopo di che ci fu opposto un vago rifiuto e solo alla fine ci fu dato con molta riluttanza il permesso di prendere visione delle prove a carico di mio figlio.

Miss Barnes - (in tono indifferente) Davvero?

Arthur - I miei avvocati giudicarono le prove fornite nient'affatto esaurienti e anzi tali da giustificare un radicale riesame, della pratica. Ci rivolgemmo quindi all'Ammiragliato chiedendo che il fatto fosse sottoposto all'attenzione di un Tribunale militare. Fummo ignorati nel modo pi assoluto. Chiedemmo un processo civile. E continuarono ad ignorarci.

Miss Barnes - Continuarono ad ignorarvi?

Arthur - S. Per, dopo tremende pressioni operate a mezzo di lettere aperte ai giornali e interpellanze in Parlamento e in tutti i modi consentiti a un cittadino britannico, l'Ammiragliato comunic di essere disposto in linea di massima a istruire ci ch'essi chiamarono un'inchiesta imparziale.

Miss Barnes - (vagamente) Oh, bene!

Arthur - Bene un corno, signora. In quest'inchiesta imparziale, condotta da un magistrato della Marina- da guerra - sul conto del quale, vi prego di credere, io non ho assolutamente nulla da eccepire -mio figlio, un ragazzetto di quattordici anni, non ebbe modo di farsi assistere da avvocati, consiglieri o amici. Che ve ne pare di tutto ci?

Miss Barnes - Pazzesco.

Arthur - Pazzesco: sissignora, avete detto la parola giusta. Proprio pazzesco.

Miss Barnes - E quale fu il risultato dell'inchiesta?

Arthur - Com'era facile a prevedersi fu di nuovo trovato colpevole e pertanto messo un'altra volta al bando della societ al pari di un ladro e di un mentitore...

Miss Barnes - (la cui attenzione comincia a risvegliarsi) Che vergogna!

Arthur - Inutile dirsi, signora, che io non sono affatto disposto a lasciare che le cose rimangano a questo punto. Continuer a battermi contro questa mostruosa ingiustizia con ogni arma, con ogni mezzo a mia disposizione. Ora ho stabilito un piano d'azione... (Si siede nella sua poltrona).

Miss Barnes - (volgendo gli occhi alla finestra) Ma che belle tendine che avete! (Si alza) Di che cosa sono fatte? (Va alla finestra dove si trattiene ad esaminare curiosamente le pesanti tendine che vi sono appese. Arthur resta nella sua poltrona, annichilito).

Arthur - (dopo un lungo silenzio) Signora... temo proprio di non averne la pi pallida idea. (Dall'entrata giunge un'eco di voci).

Miss Barnes - (lasciando stare le tendine; in tono svagato) Ah! Se non sbaglio, dev'essere il nostro povero ometto. (Balla porta centrale entra rumorosamente Ronnie seguito da Grace. Ronnie appare, evidentemente, di ottimo umore).

Ronnie - Ciao, pap! (Si precipita da Arthur).

Arthur - Ciao, Ronnie. (Grace va verso la finestra e saluta miss Barnes).

Ronnie - (eccitatissimo) Eh, pap... il signor Moore mi ha detto cos di dirti che non devo tornare a scuola fino a luned, se tu vuoi... cos che mi resterebbero tre giorni di vacanza tutti interi. (Si mette a sedere contro il bracciolo sinistro della poltrona).

Arthur - Attento alla mia gamba!

Ronnie - Oh. Mi spiace, pap.

Arthur - (baciando Ronnie in fronte) Come stai, figliolo? (Circonda col braccio le spalle di Ronnie).

Ronnie - Oh, io sto meravigliosamente bene, pap. Mamma dice che sono cresciuto di un pollice.

Miss Barnes - (portandosi in centro-scena) Ah! Ecco1; proprio cos che vorrei fare la mia foto. Vi spiace restare cos un attimo, signor Winslow? (Va alla porta centrale e chiama) Fred! Vuoi venire qui un momento?

Ronnie - (in un soffio) Chi quella? (Entra Fred. un fotografo di giornale, dall'aspetto ciondolone e svogliato. fornito di tutti gli strumenti del suo mestiere).

Fred - (in tono indifferente) Salute a tutti.

Miss Barnes - (andando al centro-scena) Ecco, io direi che si mettessero cos. (Fred si avvicina a miss Barnes e d una rapida occhiata ad Arthur e Ronnie).

Fred - Capito tutto. Cos va benissimo. (Comincia a disporre l'apparecchio in centro-scena. Poi sposta la poltrona di Grace e la sedia ch' a sinistra del tavolo. Arthur continua a tenere un braccio sulle spalle di Ronnie secondo le indicazioni di miss Barnes. Volge il capo verso Grace).

Arthur - Grace cara, la signora l'inviata del Daily News ... Le sono piaciute molto le tue tendine.

Grace - (compiaciuta) Oh, davvero? Come sono contenta! (Va verso la finestra).

Miss Barnes - S, infatti. (Raggiunge Grace alla finestra) Mi piacerebbe proprio sapere di che stoffa sono fatte.

Grace - Ecco, vedete, un materiale del tutto nuovo. Temo, anzi, di non sapere neanche come si chiama. L'ho comprato l'anno scorso da Barker. Si direbbe un misto di seta grezza e di...

Ronnie - (contemporaneamente) Pap, ci metteranno la foto pure sul Daily News .

Arthur - Ma... sembra di s.

Miss Barnes - (ora davvero intrigata, con la matita e il taccuino alla mano) Un attimo solo, signora Winslow. Temo di non essere una stenografa molto veloce e vorrei prender nota...

Ronnie - (contemporaneamente) Oh, bene! Il Daily News nella biblioteca della scuola e tutti la potranno vedere.

Fred - Un attimo d'attenzione, prego. (Tutti guardano Fred che fa scattare l'otturatore) Ecco fatto, signorina Barnes. (Ripiega il cavalletto e ricopre la macchina).

Miss Barnes - (occupatissima con Grace) Grazie, Fred. (Si avvicina ad Arthur) Grazie, signor Winslow e molti auguri per la nobilissima battaglia che state combattendo. (Fred esce dalla porta centrale. Grace va, al centro. Miss Barnes si volge a Ronnie) Addio, ometto. Ricorda che l'ora pi buia sempre quella che precede l'aurora. (Si volge a Grace) Siete stata molto carina a darmi quelle informazioni, signora Winslow. Sono certa che saranno del pi alto interesse per tutti i miei lettori. (Si avvicina alla porta).

Ronnie - Di che sta parlando1? (Miss Barnes esce seguita da Grace).

Arthur - Del tuo caso, credo.

Ronnie - (avvicinandosi al piano) Oh, il mio caso! Pap, lo sai che il mio treno aveva quattordici vagoni? (Mette un disco sul grammofoni).

Arthur - Davvero!

Ronnie - S. E c'era un corridoio per andare dall'uno all'altro.

Arthur - Interessante.

Ronnie - Era uno dei treni pi grossi ch'io abbia mai visto, capisci. Bellissimo. Per tutto il viaggio non ho fatto altro che passare da un vagone all'altro.

Arthur - Mi arrivata la tua pagella coi risultati del trimestre, sai, Ronnie?

Ronnie - (immediatamente azzittito per l'emozione) Oh, s?

Arthur - S. Nel complesso, andiamo mica male.

Ronnie - Oh, bene.

Arthur - Sono contento che tu ti trovi a posto nella nuova scuola... molto contento davvero. (Dalla porta centrale rientra Grace).

Grace - Che donna incantevole, Arthur! (Ronnie si sposta a destra).

Arthur - Incantevole: la parola. Spero che tu le abbia dato ogni informazione possibile sulle tendine.

Grace - (avvicinandosi al tavolo a destra) Oh, s. Le ho spiegato tutto per bene. (Rimette la sedia al suo posto accanto al tavolo).

Arthur - (con voce stanca) Me ne compiaccio.

Grace - Credo che le donne giornaliste siano un'ottima istituzione. (Va a sedersi nella sua poltrona).

Ronnie - (avvicinandosi ad Arthur; eccitato) Allora, pap... posso stare a casa fino a luned? Tanto non perder mica molte lezioni... solo le funzioni in chiesa... (Urta di nuovo la gamba malata di Arthur).

Arthur - Ehi, sta attento alla mia gamba!

Ronnie - Oh, scusa, pap. Ti fa male?

Arthur - Un poco. (A Grace) Grace, porta Ronnie di sopra a fargli fare un bagno. Era poco sar qui sir Robert.

Grace - (a Ronnie) Vieni, caro. (Va alla porta e l'apre).

Ronnie - S, mamma. (Avviandosi per uscire) Sai quanto ci ha messo il treno ad arrivare? Ha fatto centoventitr miglia in due ore e cinquantadue minuti. Violet! Violet! Sono tornato. (Esce continuando a chiacchierare animosamente. Grace gli chiude la porta alle spalle e torna accanto ad Arthur).

Grace - Il dottore ha detto qualcosa, caro?

Arthur - Un sacco di cose... ma nessuna che possa servire a qualcosa.

Grace - Violet dice che ti ha prescritto un linimento per la schiena. Quattro massaggi al giorno. cos?

Arthur - S, qualcosa del genere.

Grace - E non credi che sarebbe meglio se ne facessimo subito uno, che ne dici, Arthur!

Arthur - No.

Grace - Ma caro, abbiamo tutto il tempo prima che arrivi sir Robert e se non lo facciamo subito non se ne potr pi riparlare fino all'ora di andare a letto.

Arthur - Perfettamente.

Grace - Ma sul serio, Arthur, non ti sembra sciocco spendere tutti quei quattrini per il medico se poi non si vuol fare ci ch'egli ha detto?

Arthur - (spazientito) Va bene, Grace, ho capito, ho capito. (Si alza).

Grace - Grazie, caro. (Entra Catherine).

Catherine - Ronnie dev'essere tornato, a giudicare dal chiasso...

Grace - (osservando l'abito di, Catherine) Devo proprio dire che quel vecchio abituccio venuto veramente bene. John non si accorger neanche che non nuovo...

Catherine - John in ritardo, accidenti.

Arthur - Grace vai disopra, fa il piacere, a dare un'occhiata a Ronnie e preparami quell'intruglio delle streghe. Appena sei pronta ti raggiungo.

Grace - Benissimo, caro. (A Catherine) S, molto bello davvero. Bisogna proprio dire che madame Dupont un tesoro. (Esce dalla porta centrale. Catherine si avvicina al tavolo a destra. Prende la borsa che vi deposta).

Arthur - (con voce stanca) Oh, Kate, Kate! Ma che siamo proprio matti, tu e io? (Si sposta al centro).

Catherine - (frugando nella borsetta) Che cosa succede, pap? (Richiude la borsetta e l'abbandona di nuovo sul tavolo).

Arthur - Non so. Non ho mai pensato tanto al suicidio come in questi giorni. (Amaramente) La battaglia di un padre per difendere l'onore del suo figliolo. Una vicenda di particolare interesse per le donne. Con le tendine della signora Winslow. C' ancora qualche speranza per questo mondo?

Catherine - (gli si avvicina sorridendo) Io credo di s, pap.

Ajrthur - Non credi che faremmo meglio a lasciar perdere tutto, Kate?

Catherine - (facendo un passo indietro) una possibilit che mi rifiuto di prendere sul serio, pap.

Arthur - (lentamente) Ma ti rendi conto che se insistiamo il tuo matrimonio rischia di andare a monte?

Catherine - (in tono leggero) Oh, s. un pezzo, ormai, che ci ho rinunziato. (Va al tavolo, prende una sigaretta e l'accende).

Arthur - I tuoi rapporti con John sono sempre ottimi, non vero?

Catherine - Ma certo, pap, naturalmente. Va tutto benissimo.

Arthur - Volevo dire... non c' mica un contrasto di opinioni fra voi due a proposito di...

Catherine - Santo cielo, no!

Arthur - E allora, tanto meglio. Non ci rimane altro che metter tutte le nostre speranze in sir Robert Morton. (Catherine rimane in silenzio. Arthur la guarda come attendendosi una risposta, poi accenna col capo) B, vedo che parlo soltanto per me.

Catherine - Tu sai cosa penso io di sir Robert Morton, pap. inutile che torniamo sull'argomento. Comunque troppo tardi, ormai.

Arthur - Non troppo tardi. Non ha ancora accettato l'incarico.

Catherine - (brevemente) Allora temo che non l'accetter mai. E questo non ha niente a che vedere col mio matrimonio. (Una pausa. Per un attimo sembra che Arthur stia per esplodere in uno scoppio d'ira poi si calma).

Arthur - (dolcemente) Ho preso qualche informazione su quel tizio di cui tu mi hai parlato... e mi stato detto che, come avvocato, non si pu neanche paragonare a Morton.

Catherine - (guardando fuori della finestra) Non cos alla moda...

Arthur - (dubbioso) Voglio quanto c' di meglio in fatto d'avvocati.

Catherine - Che non certo Morton, almeno nel caso specifico.

Arthur - E allora perch tutti dicono di s?

Catherine - (facendosi vicina ad Arthur; eccitata) Perch quando si d il caso di un tizio che s'appoggia a un'industria monopolistica per attaccare un sindacato di lavoratori o di un giornale conservatore che lanci una campagna diffamatoria contro un capo laburista, quel tizio o quel giornale sono senz'altro i migliori. Ma ci che mi stupisce profondamente il fatto che tu o chiunque altro vi aspettiate sul serio che un uomo di tale fatta prenda minimamente in considerazione un caso dove gli interessi stanno esattamente dalla parte opposta.

Arthur - B, suppongo che se il caso non gli interessa non accetter il mandato.

Catherine - Non si sa. Dipende da quel che c' nel caso che gli possa tornare a vantaggio. Ora, fortunatamente, qui non c' molto.

Arthur - (amaramente) C' un assegno abbastanza rilevante...

Catherine - Il danaro non gli interessa. Dev'essere un uomo abbastanza ricco.

Arthur - E allora che cosa vuole!

Catherine - Qualunque cosa che lo aiuti a farsi avanti. (Si volge e va oltre il tavolo a destra. Arthur si stringe nelle spalle).

Arthur - (dopo un momento di pausa) Io credo che tu sia prevenuta contro di lui per il fatto che si opposto all'estensione del voto alle donne.

Catherine - Certo. Sono prevenuta contro di lui per il fatto ch'egli si oppone sistematicamente a ci ch' equo e giusto. Hai letto il discorso che ha pronunziato in Parlamento a proposito della legge sulle vertenze sindacali?

Grace - (fuori scena, chiamando) Arthur! Arthur! (Una pausa).

Arthur - (sorridendo) Oh, bene... e allora, con le parole del primo Ministro, stiamo a vedere! (Si volge e va al centro. Giunto alla porta si volta di nuovo verso Catherine) Tu sei l'unica alleata che io ho, Kate. Senza di te, credo che ci avrei gi rinunziato da un pezzo.

Catherine - Sciocchezze.

Arthur - Verissimo. Ad ogni modo, devi permettere anche a me di prendere le mie decisioni. E c' qualcosa che mi suggerisce di insistere per Morton. (Catherine non risponde. Arthur prosegue, dubbioso) Vedremo chi nel giusto... se il mio istinto o la tua ragione. (Esce dalla porta centrale).

Catherine - (come a se stessa) Ho paura di esserlo io. (Si rende conto che sta diventando buio e si dirige rapidamente verso la porta centrale. Accende la luce, quindi va alla finestra. Dalla sala da pranzo entra Dickie).

Dickie - (in tono amaro) Ciao, Kate! (Richiude la porta).

Catherine - (accostando le tendine) Ciao, Dickie. (Si volge verso di lui. Dickie s'avvicina tristemente alla porta centrale) Che cosa ti succede? Edwina che ti ha piantato o qualcosa del genere?

Dickie - Non hai sentito? (Catherine scuote la testa) Devo ritirarmi da Oxford alla fine dell'anno.

Catherine - Oh, Dickie! Mi dispiace tanto.

Dickie - Lo sapevi ch'era nell'aria, no?

Catherine - Sapevo che correvi il rischio... (Si sposta a destra).

Dickie - M'avresti dovuto avvertire: io ci sono cascato a piombo. Perdio, qualche volta mi viene da tirargli il collo a questo famoso fratello minore. (Amaramente) Ma che diavolo gli venuto in mente di pizzicare i vaglia degli altri? E che diavolo ci ha guadagnato, vorrei sapere? Bazza di giovane idiota! (Esce con aria triste dalla porta centrale che lascia aperta. Suona il campanello alla porta d'entrata. Catherine pensa che sia John e, raccolta rapidamente la borsetta, va alla porta in centro).

Catherine - (passa nell'entrata, chiamando) Va bene, Violet. soltanto il signor Weatherstone. Aprir io. (Rientra nella stanza di soggiorno. Prende mantello, guanti e sciarpa dalla poltrona a sinistra della porta ed esce a destra chiudendosi la porta alle spalle. Dall' entrata giunge un'eco di voci. Catherine rientra) Mi spiace molto. Aspettavo un amico. (La seguono in scena Desmond e sir Robert Morton. Desmond ha sottobraccio una borsa di cuoio da avvocato. Sir Robert un uomo sulla quarantina; alto, sottile, cadaverico e supremamente elegante. Indossa un lungo soprabito ed ha il cappello in testa. Ha un aspetto decisamente snob , confermato dall'atteggiamento sprezzante del volto. Catherine va al centro-scena. Depone mantello, sciarpa e guanti sulla poltrona di Grace e prosegue avvicinandosi al caminetto. Sir Robert s'avvicina alla poltrona che sta a sinistra del tavolo) Non volete accomodarvi, sir Robert? Mio padre verr subito. (Sir Robert accenna un pie-colo inchino e, senza togliersi il soprabito, si mette a sedere nella poltrona) Non preferite sedervi l? (Indica la poltrona di Arthur) molto pi comoda.

Sir Robert - No, grazie.

Desmond - (complimentoso, alle spalle di sir Robert) Sir Robert ha un importante impegno per un pranzo: per questo che abbiamo anticipato un po'.

Catherine - Capisco.

Desmond - Temo che, stasera, vi possa dedicare solo pochi minuti del suo tempo prezioso. Fra l'altro il tratto per venire qui dal suo studio piuttosto lungo e, se mi posso permettere, debbo dire ch' stato molto buono a venire... (Fa un inchino a sir Robert che glielo rende, contegnosamente).

Catherine - Capisco. E vi assicuro che ce ne rendiamo perfettamente conto. (Sir Robert le rivolge una rapida occhiata, con un sorriso fuggevole).

Desmond - Forse meglio ch'io vada ad avvertire vostro padre che siamo arrivati.

Catherine - S, andate, Desmond. Lo troverete in camera da letto... la gamba gli d noia di nuovo.

Desmond - Oh, capisco. (Esce dalla porta centrale. Pausa).

Catherine - Posso offrirvi qualcosa, sir Robert? Un whisky e soda, un liquore?

Sir Robert - No, grazie.

Catherine - Una sigaretta?

Sir Robert - No, grazie.

Catherine - (alzando la sigaretta che sta fumando) Spero che non vi dia noia se io fumo.

Sir Robert - E perch dovrebbe darmi noia?

Catherine - Qualcuno trova che non sta bene.

Sir Robert - (con indifferenza) Una signora a casa sua ha tutti i diritti di comportarsi come meglio le piace. (Una pausa).

Catherine - Non volete togliervi il soprabito, sir Robert?

Sir Robert - No, grazie.

Catherine - Trovate che qui fa freddo? Mi spiace.

Sir Robert - Si sta benissimo. (La conversazione toma a languire. Sir Robert d un'occhiata all'orologio).

Catherine - A che ora il vostro pranzo!

Sir Robert - Alle otto.

Catherine - Lontano di qui?

Sir Robert - A Devonshire House.

Catherine - Oh. Allora, naturalmente, non potete in nessun modo giungere in ritardo.

Sir Robert - No. (Un'altra pausa).

Catherine - Immagino che conosciate i particolari della vicenda, non vero, sir Robert?

Sir Robert - (esaminandosi le unghie) Credo d'aver visto la maggior parte dei documenti di qualche importanza.

Catherine - E pensate che si possa portare il caso davanti ad un vero tribunale?

Sir Robert - Non ne ho la pi vaga idea.

Catherine - Curry e il suo socio sembrano aver qualche speranza...

Sir Robert - Davvero? Curry e il suo socio sono in gamba, come avvocati. (Catherine sul punto di perdere la calma).

Catherine - (dopo un momento di silenzio) Devo dire che sono piuttosto sorpresa che un caso come questo vi possa interessare, sir Robert.

Sir Robert - Davvero?

Catherine - Mi sembra una vicenduola cos banale, in paragone a tutti i vostri grandi trionfi in tribunale. (Sir Robert non risponde) Ero in aula durante il vostro contraddittorio al processo di Len Rogers.

Sir Robert - Ah, s?

Catherine - Siete stato magistrale.

Sir Robert - Grazie.

Catherine - Probabilmente avete saputo che Rogers s' poi ucciso... qualche mese fa?

Sir Robert - S. L'ho saputo.

Catherine - Molti erano disposti a giurare sulla sua innocenza.

Sir Robert - Lo so. (Dopo una breve pausa) Eppure, come qualche volta succede, era colpevole. (Dalla porta centrale entra in fretta Grace).

Grace - (avvicinandosi) Sir Robert? Mio marito si scusa di trattenervi: viene subito. (Sir Robert si alza a stringere la mano a Croce).

Sir Robert - Non fa niente. Lieto di conoscervi, signora Winslow.

Catherine - Sir Robert ha un pranzo a Devonshire House, mamma.

Grace - Oh, davvero? Allora dovete arrivare proprio puntuale, naturalmente, mi rendo perfettamente conto. La puntualit la virt dei re, non vero? (Va alla lampada ch' accanto alla scrivania e l'accende).

Sir Robert - Cos dicono.

Grace - Gi. Mi par di sentire mio marito che scende le scale. Spero che Catherine vi abbia fatto compagnia.

Sir Robert - (con un leggero inchino a Catherine) Molto bene, grazie. (Dalla porta centrale entra Arthur seguito da Desmond).

Arthur - (avvicinandosi) Sir Robert? Io sono Arthur Winslow.

Sir Robert - Piacere di far la vostra conoscenza.

Arthur - Desmond, qui, mi ha detto che avete piuttosto fretta.

Grace - S. a pranzo a Devonshire House. (Si avvicina a Desmond, in piedi accanto al tavolo di destra).

Arthur - Davvero? Mio figlio sar qui a momenti. Suppongo che lo vogliate interrogare un po', no? (Grace sgombra dal tavolo la scatola delle sigarette e il portacenere).

Sir Robert - (in tono indifferente) Solo qualche domanda. Temo che per questa sera non avr il tempo di fare altro.

Arthur - Debbo dire che ci mi spiace un poco. Il bambino ha fatto il viaggio soprattutto perch voi lo poteste incontrare e io speravo, dopo il vostro interrogatorio, di poter sapere definitivamente se avreste accettato o no di assumerne le difese. (Grace si mette a sedere nella poltrona a sinistra).

Desmond - (in tono propiziatorio) B, forse sir Robert non avr difficolt a finire l'interrogatorio in un'altra occasione. (Apre la borsa e ne trae alcuni documenti che allarga sul tavolo).

Sir Robert - Vedremo.

Arthur - Domani?

Sir Robert - Domani impossibile. Devo essere al mattino in tribunale e in parlamento per il resto della giornata. (Rudemente) Se si dimostrer necessario un ulteriore esame troveremo sempre il tempo quest'altra settimana.

Arthur - Capisco. Permettete che mi sieda? (Va alla poltrona e si mette a sedere) Curry mi ha detto che voi credete nella possibilit di procedere in base alla Petizione di Diritto . (Sir Robert si mette a sedere a destra del tavolo).

Catherine - Che cos' la Petizione di Diritto?

Desmond - Ecco... accettato il postulato che l'Ammiragliato, in quanto rappresenta la Corona, non pu commettere ingiustizia...

Catherine - (mormorando) proprio il postulato che potremmo accettare meno, direi.

Desmond - In linea legale, voglio dire. Ora, un cittadino pu citare la Corona e tramite il Procuratore generale - difensore d'ufficio del re - ottenere con la Petizione che il suo caso sia sottoposto all'esame di un tribunale ordinario. (Distende i documenti davanti a sir Robert).

Sir Robert - interessante osservare che le parole usate in questi casi sono: la Giustizia deve seguire il suo corso.

Arthur - La Giustizia deve seguire il. suo corso: un'espressione che mi piace, signore.

Sir Robert - S, hanno un certo significato. (In tono languido) La Giustizia deve seguire il suo corso. (Dalla porta centrale entra Ronnie. Indossa una divisa di Eton nuova fiammante).

Arthur - Ecco mio figlio, Ronald. Ronnie, questo sir Robert Morton.

Ronnie - (avvicinandosi) Come sta, signore? (D la mano a sir Robert).

Arthur - Sir Robert ti far qualche domanda. Tu gli devi rispondere con tutta sincerit, come hai sempre fatto. (Si alza faticosamente. sulla sua poltrona) Suppongo che voi preferiate che io vi lasci...

Sir Robert - No, purch - naturalmente - non c'interrompiate. (A Catherine) Prego, signorina Winslow, volete sedervi? (Catherine si mette a sedere sullo sgabello. A Ronnie) Vuoi metterti dall'altra parte del tavolo, di fronte a me? (Ronnie gira attorno al tavolo e va sedersi accanto alla sedia a destra) Cos va bene. (Desmond si pone alle spalle di sir Robert, di fronte a Ronnie) Dunque, quanti anni hai?

Ronnie - Quattordici anni e sette mesi.

Sir Robert - Cosicch, quando hai lasciato Osborne, ne avevi tredici e dieci mesi; giusto?

Ronnie - S, signore.

Sir Robert - Ora vorrei che tu ti riportassi con la mente al sette luglio dell'anno scorso. Vuoi dirmi esattamente e con parole tue che cosa ti accadde quel giorno?

Ronnie - Va bene. Ecco, era una giornata di mezza vacanza cosicch dopo pranzo non avevamo compiti...

Sir Robert - Pranzo?

Ronnie - S. Il pranzo era all'una. Subito prima di pranzo io andai dall'assistente capo e gli chiesi se potevo farmi dare quindici scellini e sei pence dalla somma che avevo dato in consegna alla cassa del collegio.

Sir Robert - Per farne che?

Ronnie - Volevo comprare una pistola ad aria compressa.

Sir Robert - Che costava quindici scellini e sei pence?

Ronnie - S, signore.

Sir Robert - E quanto danaro avevi, allora, alla cassa del collegio?

Ronnie - Due sterline e tre scellini.

Arthur - Dal che facile capire che non aveva nessuna ragione di rubare cinque scellini, non vi pare?

Sir Robert - (freddamente) Vi debbo pregare, signore, di aver la bont di non interrompermi. (A Ronnie) E dopo ritirati i quindici scellini e sei pence, che cosa facesti?

Ronnie - Andai a pranzo.

Sir Robert - E poi?

Ronnie - Andai nello spogliatoio e misi il danaro nel mio armadietto.

Sir "Robert - S. E poi?

Ronnie - Andai a chiedere il permesso di scendere all'ufficio postale. Poi tornai nello spogliatoio, presi i soldi e me ne andai all'ufficio postale.

Sir Robert - Ho capito. Prosegui.

Ronnie - Mi feci fare un vaglia postale...

Sir Robert - Per quindici scellini e sei pence?

Ronnie - S. Poi tornai in collegio. Qui trovai il pi giovane dei due fratelli Elliot che mi disse Porca miseria! Qualcuno mi ha aperto l'armadietto e mi ha portato via un vaglia. Ho gi fatto rapporto all'assistente .

Sir Robert - Queste sono proprie le parole precise che disse Elliot?

Ronnie - B, forse invece che porca miseria avr detto un'altra cosa...

Sir Robert - Ho capito. Prosegui.

Ronnie - Dunque, proprio prima che andassimo a cena mi fu detto di andarmi a presentare al maggiore Flower. Nel suo studio c'era gi l'impiegata dell'ufficio postale e il maggiore disse: questo il ragazzo? e lei disse Potrebbe essere. Ma non ne sono sicura. Si somigliano tutti tanto! .

Arthur - Avete sentito? L'impiegata non lo identific. (Sir Robert d un'occhiata ad Arthur).

Sir Robert - (a Ronnie) Prosegui.

Ronnie - Poi disse: So soltanto che il ragazzo che si fece fare un vaglia di quindici scellini e sei pence lo stesso che ne incass uno di cinque scellini . Allora il maggiore disse: Tu hai fatto un vaglia di quindici scellini e sei pence?. E io dissi: S e allora mi fecero scrivere il nome di Elliot su una busta e lo confrontarono con la firma del vaglia... poi mi mandarono in isolamento e dieci giorni dopo fui scaraventato... voglio dire... espulso.

Sir Robert - Ho capito. (Si alza. In tono placido) Tu hai riscosso un vaglia di cinque scellini intestato a Elliot?

Ronnie - No, signore.

Sir Robert - Hai manomesso il suo armadietto?

Ronnie - No, signore. (Balla porta centrale entra Dickie che si ferma sulla soglia, senza sapere se venire avanti o andarsene).

Sir Robert - E questa la verit, tutta la verit, nient'altro che la verit?

Ronnie - S, signore. (Arthur fa impazientemente cenno a Diekie di venirsi a mettere dietro la sua poltrona).

Sir Robert - Sta bene. Quando il maggiore ti disse di scrivere il nome di Elliot sulla busta, tu come l'hai scritto? Il nome di battesimo l'hai scritto per intero o hai fatto solo le iniziali?

Ronnie - Ho scritto: Charles K. Elliot .

Sir Robert - Charles K. Elliot. E nello studio del maggiore hai mica visto, per caso, il vaglia falsificato?

Ronnie - Oh, s. Me l'ha fatto vedere il maggiore.

Sir Robert - Prima o dopo che tu avessi scritto il nome di Elliot sulla busta?

Ronnie - Dopo.

Sir Robert - Dopo. E hai visto anche com'era scritto il nome di Elliot sulla busta?

Ronnie - S, signore. Allo stesso modo.

Sir Robert - Allo stesso modo? Charles K. Elliot?

Ronnie - S, signore.

Sir Robert - Quando tu scrivesti sulla busta.:. che cosa ti ha indotto a scegliere quella particolare forma?

Ronnie - Perch quello era il modo come Elliot scriveva di solito il suo nome.

Sir Robert - E tu come lo sapevi?

Ronnie - B... lui era amico mio.

Sir Robert - Questa non una risposta. Come io sapevi?

Ronnie - L'avevo visto firmare delle cose.

Sir Robert - Quali cose?

Ronnie - Oh... cose qualunque.

Sir Robert - Ti ho domandato: quali cose?

Ronnie - (con riluttanza) Pezzi di carta.

Sir Robert - Pezzi di carta? E perch firmava col suo nome dei pezzi di carta?

Ronnie - Non lo so.

Sir Robert - S che lo sai. Dunque: perch firmava col suo nome dei pezzi di carta?

Ronnie - Faceva esercizio per imparare a fare una bella firma.

Sir Robert - E tu l'avevi visto:

Ronnie - S.

Sir Robert - E lui sapeva che tu l'avevi visto.

Ronnie - B... s...

Sir Robert - In altre parole, ti aveva fatto vedere esattamente come scriveva la sua firma.

Ronnie - Credo di s.

Sir Robert - E anche tu facevi esercizio?

Ronnie - probabile di s.

Sir Robert - Cosa vuoi dire con quel probabile? . L'hai fatto o non l'hai fatto?

Ronnie - S.

Arthur - (aspramente) Ronnie! Questo non me l'avevi mai detto.

Ronnie - Ma era soltanto per scherzo.

Sir Robert - Non importa se facevi per scherzo o no. Il fatto che tu facevi esercizio per falsificare la firma di Elliot.

Ronnie - Non era una falsificazione...

Sir Robert - Come la chiameresti tu, allora?

Ronnie - Scrivere.

Sir Robert - Benissimo. Scrivere. Chiunque rub il vaglia e lo riscosse, scrisse anche la firma di Elliot, no?

Ronnie - S.

Sir Robert - E, cosa abbastanza strana, proprio nella precisa maniera in cui tu, prima, avevi fatto esercizio per scrivere la sua firma.

Ronnie - (con indignazione) Eh! Ma voi per chi tenete?

Sir Robert - (stizzosamente) Non essere impertinente! (Consulta un documento) Lo sai che l'Ammiragliato ha mandato il vaglia falsificato al signor Ridgley-Pearce, il maggior esperto grafologo d'Inghilterra?

Ronnie - S.

Sir Robert - E lo sai che il signor Ridgley-Pearce ha affermato che la firma del vaglia e quella che tu hai fatto sulla busta sono, senza possibilit di dubbio, della medesima mano?

Ronnie - S.

Sir Robert - E continui a dire che tu non hai falsificato quella firma?

Ronnie - S.

Sir Robert - In altre parole, il signor Ridgley-Pearl non conosce il suo mestiere?

Ronnie - B, comunque si sbagliato.

Sir Robert - Dopo pranzo, quando andasti nello spogliatoio, eri solo?

Ronnie - Non ricordo.

Sir Robert - Credo che te ne ricordi benissimo. Eri solo nello spogliatoio?

Ronnie - S.

Sir Robert - E sapevi qual era l'armadietto di Elliot?

Ronnie - S, certo.

Sir Robert - Ma che ci facevi esattamente l dentro?

Ronnie - Ve l'ho detto. Per metter via i miei sedici scellini e sei pence.

Sir Robert - Perch?

Ronnie - Pensavo che sarebbero stati pi al sicuro.

Sir Robert - Pi al sicuro che in tasca a te?

Ronnie - Non lo so.

Sir Robert - A pranzo ce l'avevi in tasca. Perch questa improvvisa paura che non fossero al sicuro?

Ronnie - (evidentemente imbarazzato) Vi dico che non lo so...

Sir Robert - Non sembra anche a te di aver fatto una cosa alquanto strana? Il danaro, in tasca a te, era perfettamente al sicuro. Perch, cos all'improvviso, hai sentito il bisogno di andarlo a nascondere nellarmadietto?

Ronnie - (quasi urlando) Non lo so.

Sir Robert - Non stato perch sapevi che a quell'ora ti saresti trovato solo nello spogliatoio?

Ronnie - No.

Sir Robert - Dove si trovava l'armadietto di Elliot rispetto al tuo?

Ronnie - Subito accanto, ma isolato.

Sir Robert - Accanto ma isolato. A che ora Elliot aveva messo il suo vaglia nell'armadietto?

Ronnie - Non lo so. Non sapevo neanche che nell'armadietto avesse un vaglia. Non sapevo neanche che avesse comunque un vaglia.

Sir Robert - Eppure mi hai detto che eravate grandi amici.

Ronnie - Ma non mi aveva detto di avere un vaglia.

Sir Robert - Quanta segretezza da parte sua. (Fa un appunto sul documento) Quanto tempo ti trattenesti nello spogliatoio?

Ronnie - Non ricordo.

Sir Robert - Fu subito dopo pranzo?

Ronnie - S, credo di s.

Sir Robert - E che cosa facesti una volta uscito dallo spogliatoio?

Ronnie - Ve l'ho detto. Andai a domandare il permesso per scendere all'ufficio postale.

Sir Robert - A che ora andasti a chiedere il permesso?

Ronnie - Alle due e un quarto, circa.

Sir Robert - Il pranzo finisce alle due meno un quarto. Il che significa che tu sei rimasto solo nello spogliatoio per mezz'ora.

Ronnie - Non sono sempre stato nello spogliatoio...

Sir Robert - Quanto tempo ci sei stato?

Ronnie - Circa cinque minuti.

Sir Robert - E che hai fatto per tutto quell'altro tempo?

Ronnie - Non ricordo.

Sir Robert - ben strano, per, che tu per certe cose abbia un'ottima memoria e per certe altre pessima...

Ronnie - Forse sono stato ad aspettare davanti all'ufficio dell'assistente.

Sir Robert - (con fredda ironia) Forse sei stato ad aspettare davanti all'ufficio dell'assistente. E probabilmente nessuno ti ha visto, vero?

Ronnie - No. Credo proprio che nessuno mi abbia visto.

Sir Robert - E a che cosa pensavi durante quei venticinque minuti passati davanti all'ufficio dell'assistente?

Ronnie - (violentemente) Ma se non so neanche se mi trovavo l o no. Non riesco a ricordarmi. Forse non ci sono stato affatto.

Sir Robert - No. Forse eri ancora nello spogliatoio a saccheggiare l'armadietto di Elliot.

Arthur - (indignato) Sir Robert, debbo pregarvi di...

Sir Robert - Zitto voi!

Ronnie - Ora ricordo. Ricordo che qualcuno mi ha visto davanti all'ufficio dell'assistente. Un ragazzo che si chiama Cosey. Ricordo che gli ho anche parlato.

Sir Robert - E che cosa gli dicesti?

Ronnie - Gli dissi: Vieni con me all'ufficio postale. Vado a riscuotere un vaglia.

Sir Robert - (in tono di trionfo) A riscuotere un vaglia.

Ronnie - Volevo dire a fare.

Sir Robert - Ma hai detto riscuotere. Perch hai detto riscuotere se volevi dire fare?

Ronnie - Non lo so.

Sir Robert - Credo che volevi proprio dire riscuotere.

Ronnie - No, no. Vi giuro di no. Siete voi che mi confondete.

Sir Robert - Mi sembra che ti confondi molto facilmente. Quante altre bugie hai detto?

Ronnie - Nessuna. Non ho mai detto nessuna bugia.

Sir Robert - (piegandosi in avanti, con espressione astiosa) Io credo che tutto quello che hai detto sia una bugia sola.

Ronnie - No! tutto vero.

Sir Robert - Credo che non ci sia neanche una parola di vero in quello che hai raccontato a me e al magistrato e al maggiore. Credo che tu abbia scassinato l'armadietto di Elliot, che tu abbia rubato il vaglia di Elliot e l'abbia riscosso falsificando la firma.

Ronnie - (piangendo) No. No.

Sir Robert - Credo che tu l'abbia fatto per scherzo, con l'intenzione di restituire a Elliot i suoi cinque scellini, ma quando l'incontrasti ed egli ti disse che aveva gi fatto rapporto tu ti spaventasti e decidesti di non dire niente.

Ronnie - No, no, no. Non vero.

Sir Robert - Ti faccio presente che persistendo a negare la tua colpa, tu metti in gravi difficolt la tua famiglia e procuri molti fastidi a persone importanti e altolocate...

Catherine - (scattando in piedi) Questo un argomento che fareste meglio a non toccare.

Arthur - (alzandosi) quel che dico anch'io.

Sir Robert - (piegandosi in avanti e fissando Ronnie con occhi cattivi) Credo che sia giunta l'ora in cui tu devi decidere a por fine ai guai che hai provocato confessandoci che sei un falsario, un bugiardo e un ladro. (Grace si alza).

Ronnie - (in lacrime) No! No! No! Io non ho fatto niente. (Grace si fa rapidamente vicina a Ronnie e lo abbraccia).

Arthur - Questa un'offesa, signore. (Desmond si avvicina al tavolo e comincia compuntamente a radunare i documenti che vi sono sparsi sopra. Dalla porta centrale entra John, in abito da sera).

John - Kate carissima, sono in ritardo. Mi spiace molto... (S'arresta immediatamente, rendendosi conto della situazione. Ronnie singhiozza istericamente fra le braccia di sua madre. Arthur e Catherine fissano con espressione indignata sir Robert che sembra occupatissimo a ritirare i suoi documenti).

Sir Robert - (a Desmond) Posso darvi un passaggio? Ho l'auto di sotto.

Desmond - Ehm... grazie... no...

Sir Robert - (in tono ruvido) B, domattina mandatemi tutte queste scartoffie in ufficio, vi spiace!

Desmond - Ma... ma vi servono ancora... ormai!

Sir Robert - Oh, s. Il ragazzo evidentemente innocente. E io sono disposto a provarlo. (Sir Robert fa un lieve inchino ad Arthur e a Catherine e attraversa languidamente la camera sotto gli occhi sbalorditi di John cui fa un cenno di saluto mentre esce. Ronnie continua a singhiozzare istericamente).

PARTE SECONDA

QUADRO PRIMO

La stessa stanza della prima parte Nove mesi pi tardi. Una sera in gennaio, verso le ventidue e trenta.

(Arthur siede nella sua poltrona leggendo ad alta voce un articolo di giornale. Lo stanno ad ascoltare Ronnie e Grace, per quanto nessuno dei due abbia Varia di far molta attenzione. Ronnie seduto nella poltrona a sinistra ed evidente che tiene gli occhi aperti con difficolt; Grace sta rammendando un vecchio abito ed visibilmente assorta in altri pensieri che, per lei, devono essere pi importanti. Nella stanza non c' altra luce che quella del fuoco nel caminetto e della lampada, sopra la poltrona di Arthur).

Arthur - (leggendo) ...per tutta la durata di questa vicenda ormai lunghissima, l'Ammiragliato non ha mai in alcun momento agito intempestivamente o con leggerezza, ed soltanto nelle istrioniche iperboli del mio onorevole e colto contraddittore che la condotta del mio ufficio dipinta insensibile al punto da diventare sospetta di deliberata ostilit nei confronti del cadetto Winslow. Tali accuse sono prive di fondamento ch'io mi ritengo in diritto di ignorarle. (Un onorevole deputato: non potete). Gli Onorevoli dell'Opposizione possono interrompere fintanto che loro piaccia ma - ripeto - non c', nel caso del cadetto Winslow, nulla che l'Ammiragliato abbia fatto o abbia trascurato di fare per cui io, Primo Lord dell'Ammiragliato, debba sentirmi in dovere di presentare delle scuse. (Ancora interruzioni dell'opposizione) . (Arthur interrompe la lettura e alza gli occhi dal giornale) Mi sembra che a questo punto il Primo Lord abbia qualche fastidio. (S'interrompe osservando che Ronnie ha lasciato cadere la testa sul cuscino, addormentandosi di colpo) Credo che il mio modo di leggere non sia l'ideale per tenervi svegli. (Nessuna risposta) Dicevo che credo che il mio modo di leggere non sia l'ideale per tenervi svegli! (Ancora nessuno gli risponde. In tono desolato) Grace!

Grace - Povero topolino addormentato! Avrebbe dovuto andare a letto da un pezzo, Arthur.

Arthur - Grace cara... in questo preciso momento il tuo povero topolino addormentato oggetto di una discussione violentissima alla Camera dei Comuni. Perci, date le circostanze, mi ero permesso di credere che gli sarebbe stato possibile di sforzarsi di star sveglio qualche minuto pi del solito...

Grace - Credo sia anche sovreccitato. (Arthur e Grace guardano insieme, affettuosamente, la piccola forma tranquillamente scivolata nel sonno).

Arthur - Gi: proprio il ritratto d'un ragazzo sovreccitato. (Con voce risoluta) Ronnie! Ronnie! (Nessuna risposta) Ronnie!

Ronnie - (aprendo gli occhi) S, pap?

Arthur - Sto leggendo il resoconto della seduta in Parlamento. Vuoi ascoltare o preferisci andare a letto?

Ronnie - Oh, preferirei ascoltare, si capisce, pap. Anzi, ascoltavo... solo che tenevo gli occhi chiusi.

Arthur - Molto bene. (Riprende a leggere) Il Primo Lord seguit a parlare fra continue interruzioni: la critica maggiore che si nuove alla condotta dell'Ammiragliato fa perno sulla questione meramente legale della Petizione di Diritto avanzata dal signor Arthur Winslow e fin qui procrastinata dall'Ammiragliato. Sir Robert Morton ha fatto grande sfoggio di eloquenza con i suoi patetici richiami alla libert dell'individuo minacciata - egli ha detto -dal nuovo dispotismo della burocrazia: e io sono stato commosso come ogni altro Onorevole collega dall'eco risonante delle sue parole: la giustizia deve avere il suo corso, la veneranda formula con la quale, secondo lui, il Procuratore generale dovrebbe, senza batter ciglio, dare la sua approvazione alla Petizione di Diritto. Tuttavia la cosa non cos semplice come si potrebbe credere. Il cadetto Ronald Winslow era al servizio della Corona e in quanto tale non ha maggior diritto di qualsiasi altro membro dell'esercito di Sua Maest di citare la Corona in tribunale. Concedergli una simile cosa significherebbe indubbiamente creare un precedente quanto mai pericoloso. Io credo fermamente che in certi casi i diritti privati debbano essere sacrificati all'interesse comune... (Arthur alza gli occhi dal giornale. Ronnie, dopo un vigoroso sforzo per tenere gli occhi aperti pizzicandosi e impiegando altri espedienti, ha di nuovo ceduto al sonno. In tono aspro) Ronnie! Ronnie! (Ronnie si scuote per un attimo e subito si accomoda pi comodamente sui cuscini) Ma guarda cosa devo vedere!

Grace - Ma stanco morto! Farei meglio a portarlo nel suo lettino.

Arthur - No: se vuol dormire, pu dormire benissimo anche qui.

Grace - S, ma nel suo lettino si riposerebbe molto di pi.

Arthur - Mi spiace, ma debbo insistere: fin che la discussione in Parlamento continua la causa di essa non andr affatto a riposarsi di pi nel suo lettino. (Dalla porta centrale entra Violet).

Violet - (ad Arthur) Di fuori ci sono altri tre giornalisti, signore. Desiderano parlare subito con voi. Debbo farli entrare?

Arthur - No. Certo che no. Ieri ho tenuto una specie di conferenza stampa. Ora, fino a che non sia finita la discussione non ho altro da dire.

Violet - S, signore. quel che gli ho gi detto io, ma non se ne vogliono andare lo stesso.

Arthur - B, arrangiati. Usa la forza, se necessario.

Violet - S, signore. E devo preparare qualche sandwich per la signorina Catherine che non ha fatto in tempo per la cena?

Grace - S, Violet. Buona idea.

Violet - S, signora. (Esce. Sulla porta, rivolgendosi a qualcuno nell'entrata) No. Niente da fare. Pi nessuna intervista.

Arthur - Grace cara...

Grace - Si?

Arthur - Mi pare che questa sarebbe stata un'ottima occasione per parlare a Violet.

Grace - (risolutamente) No, caro.

Arthur - Vuoi dire che non era una buona occasione? O vuoi dire invece che non hai la minima intenzione di parlarle?

Grace - Una volta o l'altra le parler, Arthur. Domani, forse. Ma adesso, no.

Arthur - Fuori il dente fuori il dolore. Ogni giorno che passa non fa altro che aumentare le tue preoccupazioni...

Grace - (amaramente) Le mie preoccupazioni? E che ne sai tu delle mie preoccupazioni? (Si alza).

Arthur - Ne so quanto basta, Grace. Ma credo che sarebbe molto meglio se tu guardassi freddamente in faccia la situazione.

Grace - Tu fai presto a parlare, Arthur. Dal momento che non tocca a te...

Arthur - Posso farlo io, se preferisci.

Grace - No, caro. (Prende il cestino da lavoro che aveva posato sullo sgabello e col lavoro che ha in mano va a riporlo in un cesto pi grande ch accanto alla porta).

Arthur - Se le spieghi con ogni precauzione il dilemma in cui ci siamo venuti a trovare... se la metti davanti alle cifre che t'ho fatto io ieri... oso credere che non la troverai priva di comprensione.

Grace - Ma non le sar facile trovare un altro posto.

Arthur - Le daremo tutte le referenze possibili.

Grace - Che non serviranno a cambiare il fatto che Violet non ha mai fatto una vera pratica di cameriera e... b... lo sai anche quante volte abbiamo dovuto giustificarla davanti alla gente. No, Arthur: qui non questione di cifre. Mandarla via sarebbe una cosa di una brutalit inaudita. (Si avvicina ad Arthur).

Arthur - La realt una cosa brutale.

Grace - (con una punta, di esasperazione isterica,) La realt? Non vedo come la realt possa... (Si sposta verso il centro).

Arthur - La realt, in questo momento, che noi non disponiamo neanche pi della met delle entrate che avevamo un anno fa e continuiamo a tenere lo stesso tono di vita. Comunque tu la giri, questo un fatto economico.

Grace - (volgendosi verso di lui) Non parlo di fatti economici, Arthur... parlo di fatti normali, comuni, quotidiani, delle cose che ci sembravano sicure un anno fa e che ora non lo sembrano pi.

Arthur - Quali cose?

Grace - (avvicinandosi ad Arthur, in tono via via pi, forte e sicuro) Cose come una casa felice e tranquilla e una vita ordinata e rispettabile e una qualunque speranza per l'avvenire nostro e dei nostri figlioli. In quest'ultimo anno tu hai rinunziato a tutto questo, Arthur. Tu te ne ripaghi con questo, immagino... (indica il titolo del giornale) ... e capisco che possa essere una cosa appassionante e importante, ma non ci pu restituire le cose che abbiamo perduto... (Ronnie si agita nel sonno. Grace abbassa la voce) Io non posso fare altro che pregare Iddio che t'illumini su quanto stai facendo.

Arthur - (dopo un momento di pausa) So perfettamente che cosa mi sto facendo, Grace. Sto per proclamare l'innocenza di mio figlio in faccia a tutto il mondo, e per ottenere questo risultato non sono disposto a guardare al costo.

Grace - (facendo un altro passo verso Arthur) Ma il costo pu essere assolutamente sproporzionato...

Arthur - Pu essere. Questo non mi riguarda. Io non amo la teatralit, Grace, ma certe cose sei tu che mi costringi a. dirle. stata commessa un'ingiustizia. Io mi sono proposto di ripararla e non c' sacrificio al mondo ch'io non sia preparato ad affrontare per giungere a questo scopo.

Grace - (con improvvisa violenza) Oh, se almeno vedessi la ragione di tutto ci! (Indica Ronnie) Ronnie perfettamente felice, frequenta una buona scuola, riesce abbastanza bene. Nessuno avrebbe mai saputo niente di Osborne se tu non fossi andato in giro a urlarlo in tutto il mondo. Ora, comunque vadano le cose, egli non sar altro per tutta la vita che il ragazzo del caso Winslow... il cadetto che ha rubato un vaglia...

Arthur - (cupamente) Il ragazzo che non ha rubato il vaglia.

Grace - (con voce stanca) Che differenza c'? Quando milioni di persone parlano e spettegolano su di lui, un rub o non rub conta molto poco. Essere il cadetto Winslow una cosa gi abbastanza triste di per se stessa. Tu parli di sacrificare tutto per lui, ma quando sar cresciuto non te ne potr essere grato, Arthur... neanche se avessi dato la vita per... proclamare al mondo - come tu dici -la sua innocenza. (Arthur fa un gesto d'impazienza) S, Arthur, la vita. (Sul punto di piangere) Tu stai distruggendo te stesso, Arthur, e me e la tua famiglia... e a quale scopo, mi piacerebbe sapere? Cento volte ho chiesto a te e a Kate di spiegarmelo... ma non sono mai riuscita a venire a capo. Perch, Arthur!

Arthur - (calmo) Per la giustizia, Grace.

Grace - una cosa molto nobile. Sei sicuro che sia altrettanto vera? Sei sicuro che non sia soltanto orgoglio e presunzione e stupido puntiglio?

Arthur - (con un gesto, della mano verso di lei) No, Grace. Non credo. Davvero, non posso credere che sia...

Grace - No. Questa volta non pianger, non dir che mi spiace, per ricominciare ogni cosa come prima. Tutto posso sopportare, purch me ne sia data una ragione. Ma non onesto chiedermi di sacrificare senza dirmi niente. Non onesto... (Esce precipitosamente dalla porta centrale. Ronnie apre gii occhi. Arthur accenna un movimento, come stesse per seguire Grace).

Ronnie - Che cosa succede, pap?

Arthur - Tua madre un po' eccitata.

Ronnie - (assonnato) Perch? C' qualcosa che non va?

Arthur - Oh, s. (Mormorando) Va tutto bene. Tutto benissimo, davvero. (Ronnie richiude gli occhi dopo aver tentato di resistere al sonno che lo invade. Arthur prosegue in tono affettuoso) Ora meglio che tu vada a dormire, Ronnie. Starai molto pi comodo. (Si rende conto che Ronnie si di nuovo addormentato. Gli si avvicina e fa un gesto come volesse svegliarlo poi si stringe nelle spalle e torna a sedere. Dalla porta centrale entra Violet con un piatto di sandwiches e una lettera su un vassoio. Depone i sandwiches sul tavolo a destra poi s'avvicina ad Arthur e gli porge la lettera. Arthur la prende e la posa sul tavolo senza aprirla. Violet si volge per uscire) Grazie, Violet. Oh, Violet...

Violet - (voltandosi, placidamente) S, signore'?

Arthur - Da quanto tempo siete con noi, Violet?

Violet - Ad aprile saranno ventiquattro anni, signore !

Arthur - Tanto?

Violet - S, signore. Quando io sono venuta da voi, la signorina Kate era alta cos, non di pi (fa il segno con la mano) e il signorino. Dickie non si sognava ancora neanche...

Arthur - S, ora mi ricordo. Ricordo benissimo. Che ne pensate di questa faccenda, Violet?

Violet - Oh, un bell'imbroglio.

Arthur - Gi. Un bell'imbroglio.

Violet - Oggi c'era un articolo sull Evening News. L'avete letto, signore?

Arthur - No. Cosa diceva?

Violet - Oh, che in fondo non altro che una tempesta in un bicchier d'acqua e una deplorevole perdita di tempo per il Governo, ma che - in fondo -era comunque una buona cosa perch poteva capitare solo in un paese come l'Inghilterra...

Arthur - Mi sembra, che il. ragionamento non fili del tutto logico...

Violet - B, forse non era proprio come ve lo racconto io. Ad ogni modo, era scritto molto bene. E quando penso che tutto questo successo per causa del nostro signorino Ronnie mi viene proprio da ridere. Far perdere tempo al Governo, alla sua et! Io non ho mai fatto niente di simile. B, non si finisce mai d'imparare a questo mondo!

Arthur - Gi. Non si finisce proprio mai d'imparare.

Violet - B... il signore comanda altro?

Arthur - (dopo una breve' pausa) - No, Violet. Non c' altro. (Violet apre la porta centrale scontrandosi con Catherine).

Catherine - Buona sera, Violet.

Violet - Buona sera, signorina. (Catherine entra mentre Violet, dopo aver acceso le luci esce chiudendosi la porta alle spalle).

Catherine - (avvicinandosi ad Arthur) Ciao, pap. (Lo bacia, poi indica Ronnie) Un onorevole membro del Parlamento lo sta descrivendo come una piccola creatura affranta che invoca giustizia dall'umanit. Mi piacerebbe che lo vedesse adesso.

Arthur - (stizzosamente) Dovrebbe essere gi a letto da un pezzo. Come vanno le cose? finita la discussione?

Catherine - (va al sof su cui depone il mantello e i guanti) Piuttosto bene. Il Primo Lord ha assicurato formalmente che, per il futuro, non si faranno pi inchieste a Osborne o a Dartmouth senza che ne siano preventivamente informati i genitori. Sembra che questo abbia soddisfatto molti parlamentari...

Arthur - Ma per quel che riguarda noi? disposto o no a concederci la possibilit di un giudizio equanime?

Catherine - Sembrerebbe di no.

Arthur - Ma iniquo. Credevo che fosse obbligato a...

Catherine - Lo credevo anch'io. Ma sembra che il Parlamento sia d'altro avviso.

Arthur - Ci sar una divisione?

Catherine - Facile. In questo caso il Governo avr partita vinta.

Arthur - Qual era la mozione?

Catherine - (avvicinandosi al tavolo a destra) ridurre di cento sterline lo stipendio del Primo Lord. (Con un pallido sorriso) Naturalmente non c' nessuno che desideri sul serio una cosa simile. (Vede i sandwiches) Sono per me?

Arthur - S. (Catherine comincia a mangiare) Di modo che siamo di nuovo al punto di partenza.

Catherine - Sembrerebbe.

Arthur - L'interpellanza in Parlamento non ci servita niente.

Catherine - B, comunque ha fatto un po' di chiasso intorno al caso. Qualche migliaio di persone in pi dir domani a colazione: Per, a quel ragazzo dovrebbero dargli la possibilit di avere un giudizio equanime. (Si mette a sedere sulla sedia a destra del tavolo).

Arthur - Gi, ma a che serve se nessuno gli d retta?

Catherine - Qualcuno gli dar retta... col tempo.

Arthur - Col tempo? (Fa una pausa) Ma sir Robert non ha protestato quando il Primo Lord s' rifiutato di concedere il processo?

Catherine - A voce non ha protestato. Ha fatto qualcosa di pi spettacolare e drammatico. Per quasi tutto il discorso del Primo Lord se n' stato zitto senza batter ciglio poi, d'improvviso, s' alzato risolutamente, ha guardato bene in faccia il Primo Lord,, ha scaraventato in terra un malloppo di appunti e se n' andato. Ha fatto molta impressione. Se non lo conoscessi, avrei detto ch'era veramente indignato...

Arthur - Certo ch'era indignato davvero. Qualunque uomo di cuore lo sarebbe stato.

Catherine - Sir Robert, caro pap, non un uomo di cuore. Non credo che ci sia emozione al mondo suscettibile di commuoverlo.

Arthur - Tranne, forse, un esasperato amore per la giustizia.

Catherine - Tranne, vuoi dire, un esasperato amore per sir Robert Morton.

Arthur - Sei un'ingrata che non tiene conto di tutto quel che ha fatto per noi in questi ultimi mesi... (Catherine si alza e gli volge le spalle).

Catherine - Non sono un'ingrata, pap. stato ammirevole... e io non ho difficolt ad ammetterlo. Nessuno avrebbe potuto lottare con pi entusiasmo.

Arthur - E allora...

Catherine - E allora sono i moventi che lo spingono che io discuto. Anzi, non li discuto affatto. Li conosco.

Arthur - E sarebbero?

Catherine - Anzitutto un calcolo pubblicitario... Sai: Ecco qua lo strenuo difensore della piccola vittima ... e poi un calcolo politico. Due cose di molta importanza per un uomo ambizioso. Per sua fortuna noi gliele abbiamo date entrambe.

Arthur - Fortunatamente per noi, Kate.

Catherine - B, d'accordo. Ma non illuderti sul suo conto, pap. Quell'uomo un anguilla, una fredda, superba, viscida, inafferrabile anguilla. (Dalla porta centrale entra Violet).

Violet - (annunciando) Sir Robert Merton. (Catherine inghiotte di colpo il boccone di sandwiches che stava masticando).

Sir Robert - (entrando) Buona sera.

Catherine - (mezzo soffocata) Buona sera.

Sir Robert - Qualcosa che non va?

Catherine - Gi.

Sir Robert - Posso aiutarvi? (Le batte gentilmente sulla schiena).

Catherine - Grazie.

Sir Robert - (ad Arthur) Buona sera, signore. Pensavo di venirvi a dare il resoconto dei fatti del giorno, ma vedo che vostra figlia mi ha preceduto.

Catherine - M'avete vista in tribuna?

Sir Robert - (galantemente) Con un cappellino cos grazioso, non avrei potuto fare a meno di vedervi.

Arthur - Comunque, signore, siete stato molto buono a salire.

Sir Robert - (vedendo Ronnie) Ah. Il casus belli dorme... (Arthur si alza e s'avvicina a Ronnie per svegliarlo) No, no, vi prego. Non disturbate i suoi sogni innocenti.

Catherine - Sogni innocenti?

Sir Robert - Infatti. E poi, credo che dal giorno del nostro primo incontro Ronnie non abbia molta simpatia per me.

Catherine - (sedendo a sinistra del tavolo) Vorreste rivelarci un segreto professionale, sir Robert? Che cos' stato nel corso di quel primo interrogatorio a farvi cos sicuro della sua innocenza?

Sir Robert - Tre cose. Anzitutto che ammetteva troppe cose a suo svantaggio. Se fosse stato colpevole sarebbe stato assai pi attento... assai pi guardingo. Poi gli ho teso una trappola, e infine gli ho offerto una scappatoia. Se fosse stato colpevole sarebbe caduto nella trappola e quindi avrebbe accettato la scappatoia. Invece non ha fatto n l'una n l'altra cosa.

Catherine - La trappola consisteva nel chiedergli improvvisamente a che ora Elliot aveva chiuso il vaglia nell'armadietto, no?

Sir Robert - S.

Arthur - E la scappatoia?

Sir Robert - Gli suggerii che poteva aver preso il vaglia per scherzo cosa che - se fosse stato colpevole - avrebbe ammesso senz'altro come quello che fra i due mali era il minore.

Catherine - Capisco. Molto intelligente, non c' che dire.

Sir Robert - (con un lieve inchino) Grazie.

Arthur - Prendete qualcosa, sir Robert? Un whisky e soda?

Sir Robert - No, grazie. (Si mette a sedere sulla poltrona di Grace allungando i piedi sullo sgabello).

Arthur - Mia figlia mi ha detto della vostra protesta durante il discorso del Primo Lord. Una cosa magnifica, ha detto.

Sir Robert - (guardando Catherine) Ve l'ha detto? stata molto buona. un vecchio trucco, sapete. L'ho fatto parecchie volte, in Parlamento. Ed sempre di un'efficacia sorprendente... (Catherine incontra gli occhi di suo padre e accenna col capo con aria di trionfo. Sir Robert prosegue rivolto a Catherine) Vi siete accorta che il Primo Lord ne sia rimasto scosso?

Catherine - E come avrebbe potuto non esserlo? (Si alza e si avvicina ad Arthur) Vorrei che ci fossi stato anche tu a vederlo, pap... era... (Scorge sul tavolo la lettera che Arthur non ha ancora aperta. La prende ed esamina la busta) Quando arrivata?

Arthur - Pochi minuti fa. Riconosci la calligrafia?

Catherine - S. (Lascia cadere la lettera sul tavolo dov'era prima).

Arthur - Di chi ?

Catherine - Mi darei la pena di leggerla, se fossi in te. (Arthur la guarda intrigato, poi prende la lettera).

Arthur - (a sir Robert) Permettete?

Sir Robert - Prego. (Arthur apre la lettera e comincia a leggere. Catherine sta ad osservarlo per gualche secondo, poi si siede sul bracciolo della sua poltrona e si volge verso sir Robert con una vivacit alquanto forzata).

Catherine - Qual la prossima mossa che contate di fare?

Sir Robert - Ci ho riflettuto a lungo, signorina Winslow... e credo che la cosa migliore, per il momento, sia di rinnovare i nostri sforzi onde costringere l'accusa all'azione.

Catherine - (senza perdere di vista suo padre) E avete speranza di riuscirvi?

Sir Robert - Oh, s. Comunque otterremo sempre il non disprezzabile risultato d dar grosse seccature a qualcuno...

Catherine - B, grazie a voi, a questo ci siamo gi arrivati...

Sir Robert - (soavemente) Oh, s. Dar seccature al mio prossimo , in fondo, la sola qualit naturale che mi riconosco. (Anche sir Robert tiene d'occhio Arthur avvertendo qualcosa di anormale. Arthur finisce di leggere la lettera).

Catherine - (con falsa vivacit,) Sai, pap: sir Robert pensa che potremo costringere l'accusa ad agire...

Arthur - Cosa?

Sir Robert - Stavamo discutendo come procedere...

Arthur - Procedere? (Gira lo sguardo un poco attonito dall'uno all'altra) Ah, s. Dobbiamo pensare a questo, sicuro. (Fa una pausa) Come procedere. (Improvvisamente, a sir Robert) Temo che, pensandoci bene, ci sia molto poco da procedere... (Tende la lettera a Catherine. Sir Robertlo guarda senza capire. Catherine comincia a leggere rapidamente).

Sir Kobekt - (con un improvviso mutamento di tono) Dobbiamo proseguire: questa una cosa che non si discute neanche.

Arthur - (a voce bassa) Non spetta a voi decidere, signore, ma a me.

Sik Robert - (duramente) Allora vi prego di rifletterci bene. Sospendere ora sarebbe una pazzia.

Arthur - Pazzia? Stasera la mia salute mentale gi stata messa in discussione e proprio perch ho spinto le vicende a questi estremi.

Sir Robert - Qualunque sia il contenuto di quella lettera... o qualunque cosa sia intervenuta a scoraggiarvi, io sono dell'opinione che dobbiamo continuare la battaglia...

Arthur - Continuare? Noi! la mia battaglia... La battaglia che combatto da solo... e a me solo spetta di giudicare quand' venuta l'ora di rinunciarvi.

Sir Robert - (violentemente) Rinunciarvi? Ma perch rinunciarvi? In nome di Dio, Winslow, perch! (8i alza e va a mettersi di fronte ad Arthur).

Arthur - (lentamente) Ho fatto molti sacrifici per questo caso. Non avevo diritto di farli, ma li ho fatti lo stesso. C' uh limite per, ed io ho raggiunto questo limite. Mi spiace, sir Robert. Mi spiace pi, forse, di quanto non spiaccia a voi, ma ormai il caso Winslow finito.

- Sir Robert - Sciocchezze! (Si volge allontanandosi verso destra. Arthur appare sorpreso da questa espressione poco parlamentare. Catherine, che ha letto e riletto la lettera, con voce pacata interviene a rompere il silenzio).

Catherine - Mio padre non si rende conto di ci che dice, sir Robert.

Sir Robert - Ho piacere di sentirvelo dire.

Catherine - Forse meglio che io vi spieghi che questa lettera...

Arthur - No, Kate.

Catherine - Sir Robert cos informato ormai delle nostre faccende familiari che non vedo ragione di non dirgli tutto. (A sir Robert) Questa lettera di un certo colonnello Watherstone col figlio del quale sono fidanzata. Noi sapevamo perfettamente ch'egli non approvava questa vicenda, cosicch questa lettera non ci sorprende affatto. In essa dice fra l'altro che i nostri sforzi di screditare l'Ammiragliato alla Camera dei Comuni, oggi, non hanno avuto altro risultato che quello di coprire di ridicolo il nome dei Winslow agli occhi di tutta la nazione. Mi pare che dica proprio cos. (Consulta la lettera) S. Esatto: Coprire di ridicolo il nome dei Winslow agli occhi di tutta la nazione .

Sir Robert - Mi pare che le qualit letterarie di questo colonnello...

Catherine - Non siano eccellenti. Gi. Poi prosegue dicendo che se mio padre non gli dar assicurazione scritta di voler por fine a questa insulsa e stupida agitazione - immagino che si riferisca al caso - egli eserciter tutta la sua influenza per persuadere suo figlio a rompere il fidanzamento.

Sir Robert - Ho capito. Un ultimatum.

Catherine - S... ma che non servir a niente.

Sir Robert - Non ha influenza su suo figlio?

Catherine - Oh, s. Un po', certo. Ma suo figlio non pi un ragazzo ed padrone di se stesso...

Sir Robert - Dipende economicamente da suo padre.

Catherine - G-li passa un assegno. Ma lui pu vivere benissimo... Tutt'e due potremmo vivere benissimo anche senza l'assegno. (Sir Robert d un'occhiata a Catherine, poi si volge bruscamente e si avvicina ad Arthur).

Sir Robert - Dunque, signore?

Arthur - Temo proprio di non poter tornare su quanto ho detto. Comunque vi comunicher le mie decisioni tra qualche giorno...

Sir Robert - Vostra figlia sembra disposta a correre il rischio. (Catherine si avvicina al tavolo e prende una sigaretta).

Arthur - Io no, almeno fino a quando non mi sia reso conto di quanto grande questo rischio...

Sir Robert - (volgendosi a Catherine) Voi pensate che sia un rischio grosso, signorina Winslow?

Catherine - (dopo un momento di pausa) Trascurabile. (Sir Robert la guarda di nuovo. Sentendo gli occhi di lui che la fissano, Catherine gli risponde con un'occhiata di sfida. Una piccola pausa).

Sir Robert - (riprendendo le sue maniere languide) Ho capito. Posso prendere una sigaretta? (S'avvicina al tavolo a destra).

Catherine - S, naturalmente. Credevo non fumaste.

Sir Robert - Oh, molto raramente. (Prende una sigaretta. Rivolgendosi ad Arthur) Vi prego di scusarmi, signore, per il modo con cui vi ho parlato un momento fa. Sono imperdonabile.

Arthur - Non parliamone pi. Eravate seccato di dover interrompere il caso, e, ad essere franco, mi siete piaciuto proprio per questo...

Sir Robert - (con un gesto vago) stata una giornata piuttosto faticosa. La Camera dei Comuni un posto particolarmente logorante: poco ventilato, aria troppo calda... Sono veramente mortificato.

Arthur - (lasciando cadere il discorso) Per carit... (Si mette a sedere).

Sik Robert - (ruvidamente) inteso comunque che voi potete decidere del caso come vi pare. (A Catherine) Quel cappellino veramente molto grazioso, signorina Winslow...

Catherine - Sono contenta che vi piaccia.

Sir Robert - Per non mi sembra giusto che una signora con le vostre convinzioni politiche si permetta di farsi bella con fronzoli cos femminili. Mi d l'impressione che vogliate tenere i piedi in due staffe...

Catherine - Beh, ma io non sono una militante, voi lo sapete, sir Robert. Mica vado in giro a rompere le vetrine dei negozi con un martello o robe del genere.

Sir Robert - (languidamente) Ho veramente piacere di sentirvelo dire. Sono cose assolutamente incompatibili col vostro cappellino... (Catherine gli lancia un'occhiata astiosa e trattiene una risposta pungente. Va a sedersi sulla poltrona a destra del tavolo) Non ho mai capito bene, signorina Winslow, quale sia la vostra attivit in favore della causa.

Catherine - (brevemente) Sono segretaria dell'Associazione Pro Voto Femminile per la Zona Occidentale di Londra.

Sir Robert - un lavoro faticoso?

Catherine - Piuttosto.

Sir Robert - Non credo per che sia particolarmente redditizio.

Catherine - una prestazione volontaria e gratuita.

Sir Robert - (come a se stesso) Povero me! Per voialtre ragazze quanti sacrifici siete disposte a fare per le vostre idee... (Dalla porta centrale entra Violet).

Violet - (a Catherine) C' il signor Watherstone nell'entrata, signorina. Dice che vorrebbe dirvi due parole a quattr'occhi... Ma proprio a quattr'occhi... (Pausa).

Catherine - Oh. (Si alza) Andr fuori a parlargli...

Arthur - No. Ricevilo qui. (S alza faticosamente dalla poltrona) Non vi spiace passare un momento in sala da pranzo, sir Robert?

Sir Robert - Affatto.

Catherine - Grazie, Violet.

Violet, - (a qualcuno nell'entrata) Volete accomodarvi, signore? (Entra John, che appare piuttosto ansioso e depresso. Catherine lo accoglie con un sorriso che le ricambiato senza eccessivo calore. Questo scambio sfugge ad Arthur, che volge loro le spalle, ma non a sir Robert. Violet esce e chiude la porta).

Catherine - Ciao, John.

John - Ciao. (Ad Arthur) Buonasera, signore.

Arthur - Buonasera. (Va verso la sala da pranzo, apre la porta e accende la luce).

Catherine - Credo che tu non conosca sir Robert Morton.

John - No. Molto lieto, signore.

Sir Robert - Il piacere tutto mio. (Ad Arthur) Mi pare che mi aveste offerto un whisky e soda. (A John) Posso farvi le mie sincere congratulazioni?

John - Congratulazioni? Oh, s, grazie. (Sir Robert ed Arthur passano in sala da pranzo. Pausa. John s'avvicina a Jonnie) Dorme?

Catherine - S. (Prende il cappellino e lo posa sul divano).

John - (continuando a guardare Jonnie) Sei sicura che dorme davvero?

Catherine - S.

John - (dopo un momento di pausa) Mio padre ha scritto una lettera a tuo padre.

Catherine - Lo so, l'ho letta.

John - Oh!

Catherine - E tu?

John - S, me l'ha fatta leggere. (Pausa. John evita di guardare in viso Catherine) E allora, qual la risposta di tuo padre?

Catherine - La risposta di mio padre? Non credo che abbia intenzione di rispondere.

John - Credi che far finta di niente?

Catherine - la miglior risposta al ricatto.

John - (con un sospiro) Devo ammettere che mio padre poteva essere meno brutale.

Catherine - Brutale?

John - Ho cercato di persuaderlo a non spedirla.

Catherine - Me ne compiaccio.

John - Il guaio ... che lui fa sul serio.

Catherine - Non ne ho mai dubitato.

John - E se tuo padre si ostina a mandare avanti il caso, ho proprio paura che metta in atto le sue minacce.

Catherine - Vuoi dire... che si opporr al nostro matrimonio?

John - S.

Catherine - (quasi piangendo) Ma una minaccia sciocca, vero, John?

John - (lentamente) B... c' la questione dell'assegno.

Catherine - (cupamente) S. Capisco. C' la questione dell'assegno.

John - Vedi, Kate carissima, dobbiamo andare coi piedi di piombo in questa faccenda; se no alla fine ci troveremo nei guai.

Catherine - senza il suo assegno che ci troveremmo nei guai?

John - E senza il tuo? Cara fanciulla, certo che ci troveremmo nei guai. Non dimenticare che col mio stipendio non posso vivere io, figuriamoci in due...

Catherine - B, in fondo dicono che costa meno vivere in due che uno solo.

John - Non dargli retta. Vivere in due costa quel che costa... senza contare il resto.

Catherine - Ho capito. (Va a sedersi sulla poltrona a sinistra del tavolo).

John - (avvicinandosi) Non sono come te, io: io sono uno che tiene i piedi bene in terra. Mi spiace, ma credo che non sia il caso di andare pi avanti se prima non abbiamo riflettuto bene su queste cose. un problema che bisogna affrontare.

Catherine - Sono pronta ad affrontarlo, John. Tu cosa suggerisci?

John - (prudentemente) B... io credo che dovremmo pensarci molto bene prima di fare un altro passo.

Catherine - . Certo che ci penseremo, John. Ma il problema di sapere quale sar questo altro passo... (John si mette a sedere sul bracciolo della poltrona di Croce).

John - Ecco, io la vedrei in questo modo. Ti prevengo che adesso sar molto sincero. Spero che tu non ti vorrai offendere...

Catherine - No. Anzi...

John - Tuo fratello, quello che dorme l, ruba o non ruba un vaglia di cinque scellini. Per pi di un anno tu e tuo padre combattete una magnifica battaglia in sua difesa, e tutti, ne sono certo, vi ammirano per questo.

Catherine - B, tuo padre forse no.

John - B, lui un testardo come quei vecchi ammiragli con i quali ti sei scontrata. Voglio dire che ti ammira la gente normale e ragionevole, come me. Ma ora... voi avete avanzato due richieste, la Petizione di Diritto che l'Ammiragliato aveva respinto e il ricorso. E alla Camera dei Comuni si sta facendo un chiasso del diavolo intorno al vostro nome. Ma non ne avete abbastanza, carissima? Mio Dio! Dimmi che avete intenzione di farla finita.

Catherine - (lentamente) S, credo che questa volta sia finita davvero. (Si alza e va accanto al caminetto).

John - (indicando Ronnie) E lui non se ne d neanche per inteso.

Catherine - Gi, lo so.

John - Ma guardalo! Eccolo l felice e contento, non un pensiero al mondo. Come vuoi sapere cos'ha nella testa? Come puoi essere sicura che non sia stato lui?

Catherine - Non sono affatto sicura che non sia stato lui.

John - (impallidendo) Signore Iddio! Ma allora, in nome del Cielo, perch tu e tuo padre avete buttato tanto tempo e tanti quattrini per cercare di provare la sua innocenza?

Catherine - (pacatamente) Che Ronnie sia innocente o colpevole per me non ha nessuna importanza. a mio padre che importa, non a me. Credo che sia innocente; ma mi posso sbagliare. Ci che mi sta a cuore in questa faccenda il fatto che un ufficio governativo ha ignorato un diritto umano fondamentale e che noi possiamo costringerlo a riconoscerlo. Questo la cosa che io ritengo veramente importante, John, e che veramente importante.

John - Ma, carissima, credi proprio che questa tua nobile e lunga tirata si possa veramente risolvere nei termini di un ragazzo di quattordici anni e di un vaglia di cinque scellini?

Catherine - S, si pu.

John - (in tono persuasivo) B, ora stai attenta a quel che ti dico. C' la minaccia di una guerra in Europa, c' in atto uno sciopero minerario, c' la possibilit di una guerra civile in Irlanda, ci sono centinaia di altre cose all'orizzonte che credo tu possa senza sforzo giudicare importanti. E tuttavia, con tutte queste preoccupazioni, la Camera dei Comuni dedica un'intera giornata a discutere su di lui... (indica Ronnie) e sul suo stupidissimo vaglia da cinque scellini. Devi ammettere che la cosa alquanto sproporzionata... (Pausa. Catherine si alga lentamente).

Catherine - (con calore) Tutto quel che ti posso dire, John, questo: che se mai verr un giorno in cui la Camera dei Comuni non sapr trovare il tempo per discutere un Ronnie Winslow qualunque e il suo stupidissimo vaglia da cinque scellini, l'Inghilterra sar un paese assai pi infelice di quanto non sia adesso. (Si avvicina a John. Con voce stanca). Non necessario che tu continui, John, caro. Hai detto abbastanza. Ho capito perfettamente il tuo punto di vista. (Siede sulla poltrona di Grace).

John - Non so se tu ti renda conto che tutta questa pubblicit che vi state facendo copre il nome dei Winslow... B...

Catherine - ... di ridicolo agli occhi di tutta la nazione. Lo so: l'ha detto tuo padre.

John - (sedendo sull'orlo del tavolo, accanto alla sedia a sinistra) B, non vi giova, comunque. La gente comincia a rilevare il lato comico della faccenda. Capisci che s' gi dato il caso di colleghi che, a mensa, mi vengono a domandare: vero che sposi la figlia di Winslow? Apri l'occhio. Capace che ti trovi alla Camera dei Comuni per aver rubato il costume da bagno all'aiutante maggiore . Cose di questo genere. Il che non particolarmente divertente...

Catherine - E non ancora niente. All'Alhambra cantano una canzoncina cos: Un giorno Winslow and al Creatore E vide un tizio rinchiuso in prigione Diceva il tizio ch'egli era innocente... Cos che Winslow cit anche il Signore.

John - Ecco, carissima, vedi anche tu...

Catherine - Gi. (Pacatamente) Mi vuoi sposare, John?

John - Cosa?

Catherine - Ho detto: mi vuoi sposare?

John - B, certo che voglio. Lo sai anche tu che voglio. pi d'un anno che siamo fidanzati. Ho mai avuto dei dubbi, prima?

Catherine - No: prima, no.

John - (correggendosi) E non ce l'ho neanche adesso. Per niente... soltanto desideravo che tu sapessi qual la miglior cosa da farsi.

Catherine - Ma non credi che sia troppo tardi, ormai? Anche se rinunciassimo al caso Winslow, tu saresti ancora disposto a sposare la figlia di Winslow?

John - La gente fa presto a dimenticare.

Catherine - (lentamente) E noi avremmo il nostro assegno...

John - S. Certo che l'avremmo.

Catherine - Il che molto importante.

John - (avvicinandosi; con calma) Certo, cara, ch' importante. Mi spiace, ma non mi vergogno di dirlo.

Catherine - Non avevo intenzione di farti vergognare affatto...

John - Oh, s, che ne avevi l'intenzione. Conosco quel tono di voce.

Catherine - (umilmente) Scusami. (John va a sedere sul bracciolo della poltrona di Catherine).

John - (in tono confidenziale) Dunque... qual la risposta?

Catherine - (lentamente) Ti amo, John, e voglio essere tua moglie.

John - (lentamente) Bene allora: proprio questo che mi interessava sapere. Carissima! Ero sicuro che una cosa cos stupida e banale non ci poteva dividere. (La bacia. Catherine reagisce debolmente. Suona il telefono. Dopo una breve pausa, Catherine si scioglie dalle braccia di John, si alza e va alla scrivania).

Catherine - (al telefono) Pronto... S... Un momento, prego. (Va alla porta che d nella sala da pranzo, l'apre e chiama) Sii Robert! Vi chiamano al telefono.

Sir Robert - (entrando) Grazie. Mi spiace d'avervi interrotto.

Catherine - Affatto. Avevamo finito. (Sir Robert le d un'occhiata indagatrice avvicinandosi al telefono).

Sir Robert - (vedendo i sandwiches) Meravigliosi. Posso?... (Ne prende uno e prosegue verso il telefono).

Catherine - Prego.

Sir Robert - (al telefono) Pronto... S, Michael... No, non sapevo che dovesse parlare... Ho capito... (Il suo interlocutore invisibile parla per qualche tempo. Sir Robert ascolta ad occhi chiusi, masticando il suo sandwich. Sulla soglia della sala da pranzo appare Arthur) Grazie, Michael. (Riappende il ricevitore e s'avvicina al tavolo a destra) Sviluppi molto interessanti alla Camera.

Arthur - Che cosa?

Sir Robert - Il mio segretario mi ha detto che un avvocato amico mio il quale - a mia insaputa - s'interessava del caso di Ronnie s' alzato a. parlare poco dopo le nove e mezzo e ha mosso al Governo una delle pi violente accuse che mai si siano sentite alla Camera. (A Catherine) un peccato non esserci stati: ha uno stile oratorio veramente superbo.

Arthur - Che cosa successo!

Sir Robert - Si riaccesa la discussione, naturalmente, e il Primo Lord che credeva ormai d essere al sicuro si ritrovato all'improvviso sotto il fuoco degli attacchi che lo prendevano di mira da ogni parte della Camera. Sembra che piuttosto di correre altri rischi peggiori abbia dato ordine al Procuratore Generale di dare corso alla nostra Petizione di Diritto. La querela del signor Winslow contro Sua Maest il Re sar discussa in tribunale. (Un momento di pausa. Arthur e Catherine lo guardano increduli) Bene, signore: che cosa debbo fare!

Arthur - (lentamente) Non sono pi io a decidere, ormai. Rivolgetevi a mia figlia.

Sir Robert - (a Catherine) Che cosa debbo fare, signorina Winslow? (Prende un altro sandwich. Catherine guarda Ronnie che seguita a dormire tranquillo. Arthur la fissa ansiosamente. Anche sir Robert, masticando il sandwich non le leva gli occhi di dosso).

Catherine - (con voce debolissima) Mi chiedete che cosa dovete fare, sir Robert? Il vostro dovere secondo la Petizione: la Giustizia deve seguire il suo corso.

John - (furioso) Kate! (Nessuno gli risponde) Buona notte! (Esce dalla porta centrale. Sir Robert lo segue tranquillamente con l'occhio).

Sir Robert - (a bocca piena) Bene, allora... cercheremo di dimostrare che cos , infatti. (Si sente il tonfo della porta d'entrata sbattuta sgarbatamente).

QUADRO SECONDO

La stessa stanza, nove mesi dopo.

(Al levarsi del sipario la scena vuota e il campanello del telefono trilla insistentemente. Dopo qualche secondo si sente la voce di Dickie che chiama dall'entrata Mamma,... Violet senza ottenere risposta. Dickie entra dalla porta centrale. Trascina una valigia, evidentemente molto pesante, ha un cappello di paglia buttato indietro sulla fronte e sbuffa per il caldo e la fatica. Indossa un elegante abito blu scuro, ha una bella cravatta annodata sul colletto duro).

Dickie - (nel corridoio) Non c' nessuno? (Posa la valigia in terra accanto alla porta e s'avvicina alla scrivania. Al telefono) Pronto... No... Non so dov'... Daily Mail ! ... No, sono suo fratello... il fratello maggiore, s... B, lavoro in banca... S, esatto: seguendo le orme paterne... Che cosa ne penso io di questa faccenda?... B... io... ehm... non ne penso niente tranne che, si capisce, mi auguro proprio che si riesca a spuntarla... No, non sono stato in tribunale. Sono arrivato appena adesso da Reading... Reading... S: il posto dove lavoro... S, ho chiesto due giorni di permesso per il processo. La sentenza si avr domani, no?... Ventidue, a marzo... sette anni di pi... No: ne aveva tredici quando cominciata, ora ne ha quindici... B, credo di essere qualcosa come un liberal-conservatore... No: non ho progetti per il prossimo futuro. Ehi, dico: ma a voi che vi importa?... (Riappende il ricevitore. Entra Grace).

Grace - (avvicinandosi alla scrivania) Ciao, caro Dickie. Quando sei arrivato? (Al telefono che ha ripreso a suonare) No, non c' nessuno. (Riappende il ricevitore. A Dickie) Sei dimagrito un po'. Per stai molto bene con quel vestito.

Dickie - Vero ch' bello... (Indicando il telefono) Dico... ed sempre cos, con quell'affare?

Grace - Dal mattino alla sera. In questi ultimi quattro giorni non ci ha dato un momento di tregua.

Dickie - Mi sono dovuto aprire la strada a gomitate in mezzo a una folla di gente, giornalisti e che so io...

Grace - S. Lo so. Spero che tu non abbia detto niente, Dickie... Con quella gente meglio non aprire mai bocca...

Dickie - Non mi pare di avergli detto molto... (Con noncuranza) Oh, si: ho detto che, personalmente, io ritengo che Ronnie abbia davvero rubato il vaglia.

Grace - (spaventata) Dickie! Come hai potuto? (Dickie sorride) Oh! Hai scherzato. Ma non dirle neanche per scherzo, cose di questo genere, Dickie... (Va a chiudere la porta centrale che Dickie ha lasciato aperta).

Dickie - Come vanno le cose?

Grace - Non lo so. Ho passato questi ultimi quattro giorni in tribunale, si pu dire, e non ho capito una parola di quanto si detto. Oggi pomeriggio tu puoi venire con me.

Dickie - Trover posto?

Grace - Oh, s. Per la famiglia ei sono dei posti riservati. Credo che hai mai visto tanta gente in vita tua. E tutti eccitatissimi. Saluti, applausi, non ti dico. emozionante, Dickie, vedrai che ti piacer.

Dickie - B... ma se tu dici che non si capisce una parola...

Grace - Oh, ma non ha nessuna importanza. (Va a prendere il cappello e i guanti sul divano) Sono tutti affaccendatissimi... prendi anche tu l'aria di uno che ha molto da fare. Sir Robert e il procuratore generale non fanno che prendersi per i capelli a proposito di petizioni e remore e rinvi e prerogative e roba del genere. Sentirai. E mai una parola di Ronnie... almeno cos mi sembra.

Dickie - E Ronnie come si comportato.

Grace - L'hanno interrogato in contraddittorio per due giorni. Due giorni, dico. Pensa, povero figlio. Ma devo dire che ha resistito bene. Lui dice che preferisce aver da fare due giorni con il Procuratore generale che due minuti con sir Robert. Kate dice che ha fatto un'impressione molto buona ai giurati...

Dickie - Come sta Kate, mamma?

Grace - Oh, bene. Hai saputo di John, no?

Dickie - S. Era questo che chiedevo: come l'ha presa Kate?

Grace - B, Io sai che con Kate non si pu mai dire. una ragazza che non dimostra i suoi sentimenti. Noi comunque pensiamo che lui si comportato molto male... (Entra Arthur che cammina pi che mai a fatica) Arthur! (Grace gli si avvicina premurosamente) Non avresti dovuto salire gli scalini da solo.

Arthur - B, avevo poco da scegliere: non c'era nessuno.

Grace - Scusami, caro: stavo parlando con Dickie. (Aiuta Arthur a sedersi sulla poltrona a rotelle che sostituisce la poltrona normale di Arthur, ormai superflua).

Arthur - Oh, ciao Dickie. Come stai! (Guida la poltrona verso la scrivania).

Dickie - (gli si avvicina e gli stringe la mano) Grazie, pap: molto bene.

Arthur - Io, come vedi, mi son trovato costretto a servirmi di questo ridicolo mezzo di locomozione. Ma tu stai molto bene, davvero. Un pochino dimagrito, forse.

Dickie - Il lavoro, pap.

Arthur - O le ore piccole.

Dickie - Non esistono ore piccole a Reading. .

Arthur - Le ore piccole ci sono dappertutto. Comunque, il signor Lemb mi ha mandato sul tuo conto un rapporto molto lusinghiero.

Dickie - Perbacco! proprio un caro vecchietto. Pensa che sabato l'ho portato alle corse: andato a pelo di lasciarci anche la camicia.

Arthur - Davvero? Immagino che, se ti lasceranno fare, riuscirai a trasformare la filiale di Reading della Westminster Bank in un banco di scommesse... (Il telefono suona. Arthur alza il ricevitore e lo abbandona sulla scrivania).

Grace - (intervenendo) Oh no, caro, non si pu fare questo. (Spinge Arthur verso il centro della stanza).

Arthur - Perch no?

Grace - Perch disturba il centralino.

Arthur - Meglio che sia io a disturbare il centralino che il centralino a disturbare me. Catherine ritarda. Ieri alla mezza era gi a casa.

Grace - Forse oggi hanno ritardato un po' il solito intervallo per la colazione.

Arthur - Intervallo per la colazione? Non siamo mica alla partita di cricket. (Osservando Grace) E neanche, oso dire, a una,festa da ballo. Che idea di metterti indosso quell'abito volgare?

Grace - Non ti piace, caro? il pi bello che mi abbia mai fatto madame Dupont. ,

Arthur - Grace, non dimenticare che tuo figlio chiamato a difendersi da un'accusa di falso e furto...

Grace - Oh, caro! cos difficile! Ma io non posso farmi vedere sempre col medesimo abito, tutti i giorni! ( colpita da un pensiero) Lasciami fare, Arthur. Domani, per la sentenza, mi metter la gonna nera con la camicetta...

Arthur - (le d un'occhiata sconsolata, poi dirige la poltrona a rotelle verso la porta a sinistra) Non mi avevi detto che la colazione era pronta? (Dickie corre ad aprire la porta).

Grace - S, caro. (Aiutando Arthur a sospingere la poltrona) Soltanto che fredda. L'insalata te l'ho preparata io stessa. Violet e la cuoca sono andate a sentire il processo.

Dickie - Violet sempre con voi? L'ultima volta che sono stato qui era in discussione.

Grace - stata in discussione per sei mesi, povera creatura... senza che lei ne sapesse niente. Ne io n tuo padre abbiamo avuto il coraggio di dirglielo...

Aethtjb - (fermandosi sulla porta) Io ce l'avrei s, il coraggio.

Grace - strano, per, come tu non riesca mai a trovare il tempo di parlarle.

Arthur - Le parler.

Geace - (in fretta) No, no, non devi. Al momento buono, le parler io.

Arthur - Vedi, Dickie? Non passa giorno che tua madre non mi rivolga, pi o meno velatamente, quell'accusa di vilt. E appena io dichiaro di essere pronto ad agire, ecco che mi scongiura di non muovermi: questa la logica delle donne. (Si dirige con la poltrona in sala da pranzo. Dickie richiude la porta).

Dickie - Come sta? (Grace scuote il capo) Dopo il processo si far ricoverare?

Grace - Ha promesso di andare in una casa di cura.

Dickie : - E credi che ci andr?

Grace - Cosa vuoi che ne sappia, io? Probabilmente trover qualche altra scusa.

Dickie - Come siete riusciti a impedirgli di andare in tribunale?

Grace - stata Catherine con l'aiuto di sir Robert. Non voleva dar retta n a me n al dottore.

Dickie - Povera mammotta! Te ne hanno fatto passare di guai da un po' di tempo in qua...

Grace - Io ho detto quel che dovevo dire, Dickie. Lui sa come la penso io, su questa vicenda. Non che glie ne importi molto. Non gli mai importato molto, di quel che penso, dal primo giorno che siamo stati insieme. Comunque, non gli ho nascosto le mie preoccupazioni. Lui mi ha risposto che sapeva perfettamente quel che si faceva... (Dalla porta centrale entra Catherine).

Catherine - Dio, che caldo! (Richiude la porta) Non ti puoi liberare da questi giornalisti... Ciao, Dickie.

Dickie - (avvicinandosi) Ciao, Kate. (Si abbracciano).

Catherine - Sei proprio arrivato a cogliere l'ultimo respiro.

Dickie - cos che vanno le cose l dentro?

Catherine - Quasi. Come strangolerei volentieri quel vecchio gorilla di un giudice, mamma. Ce l'ha a morte con noi.

Grace - Oh, cara.

Cathebine - Sir Robert molto preoccupato. Mi ha detto che l'arringa del Procuratore generale ha fatto un'enorme impressione sui giurati. stato effettivamente un bel discorso. A sentir lui, ieri, ci si persuadeva che un verdetto favorevole a Ronnie avrebbe per conseguenza immediata l'ammutinamento della Marina da guerra e darebbe un'immensa gioia ai tedeschi. (Si apre la porta della sala da pranzo e Arthur, sempre seduto nella sua poltrona a rotelle, si ferma sulla soglia).

Aethur - Sei in ritardo, Catherine. (Si dirige verso il centro-scena).

Catherine - Lo so, pap, mi spiace. C'era una tale folla dentro e fuori del tribunale che non sono riuscita a prendere una vettura. E mi sono intrattenuta a parlare con sir Robert. (Si sposta a destra. Dickie va a sedersi sul bracciolo della poltrona a sinistra).

Grace - (compiaciuta) C'era ancora pi gente di ieri, Kate?

Catherine - S, mamma, pi di ieri.

Grace - (avvicinandosi a Catherine) Hai visto qualche persona interessante in aula, cara?

Catherine - S, mamma. John Watherstone.

Grace - John? Voglio sperare che non gli avrai rivolto la parola.

Catherine - Anzi.

Grace - Oh, Kate, come hai potuto! E che cosa ha detto?

Catherine - Che ci augurava buona fortuna.

Grace - Che sfacciataggine! L'idea di John Watherstone che se ne arriva calmo calmo in tribunale ad augurarci buona fortuna quanto di pi indisponente, di pi insolente...

Arthur - Grace... bada che farai tardi.

Grace - Oh, s. Sei pronto, Dickie?

Dickie - (alzandosi) S, mamma. (Prende il cappello).

Arthur - A che ora ricominciano, Kate?

Catherine - Alle due.

Arthur - Sono le due e venti.

Grace - Oh, Signore. Siamo terribilmente in ritardo. Kate... tutto per colpa tua. Arthur, tu devi ancora finire di mangiare... (Dickie si avvia alla porta centrale).

Arthur - S, Grace.

Grace - Prometti?

Arthur - Prometto.

Grace - Grazie, caro. (A Dickie) Andiamo, Dickie.

Dickie - Pronto, mamma. (Esce con Grace. Un momento di pausa).

Arthur - Credi che ci batteranno, Kate? (Catherine si stringe nelle spalle) la nostra ultima carta.

Catherine - Lo so.

Arthur - (con improvvisa violenza) Dobbiamo vincere. (Catherine non risponde) Che cosa ne pensa sir Robert?

Catherine - M' sembrato piuttosto preoccupato.

Arthur - (soprapensiero) Mi domando se eravamo nel giusto, Kate. Chiss che non ci fosse un uomo pi adatto di lui a sostenere la nostra causa.

Catherine - No, pap: non credo che avremmo potuto scegliere un uomo pi abile.

Arthur - Adesso la pensi anche tu cos, eh?

Catherine - Dico soltanto ch' il miglior avvocato d'Inghilterra e per qualche suo motivo particolare... forse per una ragione di prestigio... sembra sinceramente ansioso di vincere questa causa. Per il resto non ritiro niente di quanto ho detto sul suo conto.

Arthur - I giornali dicono che ha cominciato la giornata facendo notare al giudice che, in considerazione delle sue non buone condizioni di salute, avrebbe potuto chiedere un aggiornamento del processo. Spero che non ci mancher...

Catherine - Non ci mancher. stato soltanto uno di quei trucchi ingegnosi di cui ogni tanto ci racconta. Gli servito a conciliargli le simpatie della corte e fors'anche... no, non voglio dirlo...

Arthur - Sentiamo.

Catherine - (lentamente) E a fornirgli un'attenuante in caso di sconfitta.

Arthur - Non ti piace proprio, eh?

Catherine - (con indifferenza) Non c' niente in lui che mi piaccia o non mi piaccia. Lo ammiro. (Dalla porta a vetri che s'apre sul giardino entra inavvertito Desmond che va a fermarsi in centro-scena).

Desmond - Spero che non me ne vogliate per questo mio alquanto discutibile modo d'entrare in casa d'altri. Alla porta c'era una folla paurosa cosicch ho preferito fare il giro dal giardino.

Arthur - Vieni, vieni, Desmond. Perch non sei in tribunale? (Desmond si avvicina alla scrivania e posa cappello e ombrello sullo sgabello ch' l vicino).

Desmond - Ho lasciato il mio socio alla difesa del forte. uno che sa il fatto suo, state tranquilli...

Arthur - Son contento di sentirtelo dire.

Desmond - Chi sa se potrei vedere un momento Catherine da sola? Dovrei dirle una cosa abbastanza urgente...

Arthur - Oh. Vuoi sentire questa cosa abbastanza urgente, Kate?

Catherine - S, pap.

Arthur - Molto bene, intanto io me ne andr a finire di mangiare. (Sulla sua poltrona a rotelle si dirige verso la sala da pranzo).

Desmond - (avvicinandosi per aiutarlo) - Permetti...

Arthur - Grazie, non ho bisogno di assistenza per guidare questo veicolo. Ma ti sar grato se vorrai tenermi aperta la porta mentre passo. (Desmond eseguisce ed Arthur esce. Catherine si va a sedere accanto al tavolo sulla poltrona a destra).

Desmond - (chiudendo la porta e volgendosi a Catherine) Credo che avrei dovuto avvertirvi della mia visita, forse vi ho interrotto. (Si sposta al centro).

Catherine - No, Desmond. Ma accomodatevi, vi prego. (Desmond si siede a sinistra del tavolo).

Desmond - Grazie. Temo di non aver molto tempo a disposizione. Devo tornare in tribunale per assistere a un interrogatorio del giudice. Catherine - Va bene, Desmond. E allora? Desmond - C' un taxi che aspetta all'angolo della strada.

Catherine - (sorridendo) B, Desmond, cosa sono queste stravaganze?

Desmond - (sorridendo a sua volta) Gi. Questo comunque vi dimostra come questa visita sia nuces-sariamente frettolosa. Il fatto che... mi sono accorto improvvisamente a colazione che dovevo assolutamente vedervi.

Catherine - (pensando a tutt'altro) Perch?

Desmond - Devo farvi una domanda, Kate, che se avessi rimandato fin dopo la sentenza voi avreste potuto ritenere suggerita magari da un senso di piet, se avessimo perduto, o, se invece avessimo vinto, la vostra risposta avrebbe potuto essere influenzata, chiss, dalla riconoscenza. Mi seguite, Kate?

Catherine - S, Desmond, credo di s.

Desmond - Ah, allora probabilmente vi immaginate qual la domanda che vi voglio fare.

Catherine - S, credo che me l'immagino.

Desmond - (alquanto sconcertato) Oh!

Catherine - Mi spiace, Desmond, mi rendo conto che avrei dovuto seguire la prassi in casi del genere e dirvi che non m'immaginavo niente.

Desmond - No, no, la vostra lealt e la vostra onest sono due qualit che ammiro molto. Sono contento che abbiate indovinato, mi facilita le cose...

Catherine - Vi spiace concedermi qualche giorno per pensarci su?

Desmond - Ma certo, certo.

Catherine - Vi debbo dire quanto vi sono grata di tutto questo, Desmond?

Desmond - (sorpreso) Non necessario, Kate, non affatto necessario. (Si alza).

Catherine - Non dimenticate che il vostro taxi vi sta aspettando.

Desmond - (fieramente) Oh, al diavolo il mio taxi! (Controllandosi) Perdonatemi, Kate, ma vedete io so molto bene quali sono effettivamente i vostri sentimenti verso di me.

Catherine - (gentilmente) Davvero, Desmond?

Desmond - S, Kate. So benissimo che non vanno pi in l di una... b... diciamo... di una specie di amicizia. Una calda amicizia, spero. S, credo che si possa senz'altro definire una calda amicizia. Ma niente pi di questo. cos, no?

Catherine - (pacatamente) cos, Desmond.

Desmond - Lo so, lo so. Naturalmente le cose non cambierebbero anche se io fossi il pi devoto, il pi sollecito dei mariti, voglio dire se voi mi permetteste di esserlo... Insomma non potrebbe mai essere diversamente da quello che . Quand'ero pi giovane, forse, sarebbe stato un altro discorso. Quando io giocavo nella Nazionale d'Inghilterra... (Desmond avverte l'espressione di leggera piet che si dipinge sul volto di Catherine. In tono di scusa) B, forse non sarebbe neanche stato un altro discorso. Forse voi pensate che io faccia troppo affidamento sulle prodezze atletiche del mio passato. Lo penso anch'io qualche volta... Ma il fatto che io non ho altro su cui fare affidamento per valorizzare il mio amore per voi. Le mie prodezze atletiche ormai ho paura che siano un ricordo di altri tempi, ma il mio amore per voi una realt che perdura.

Catherine - (sorridendo) Vi esprimete con molto garbo, Desmond.

Desmond - Non prendetemi in giro, Kate, vi prego. Sono sincero. Ogni parola che vi dico sincera. (Si schiarisce la gola) Comunque, esaminiamo le cose da un punto di vista meno sentimentale. Punto primo, voi non mi amate e non mi amerete mai. Punto secondo, io vi amo, vi ho sempre amata e vi amer sempre. Questa la situazione... ed una situazione che, dopo aver meditato parecchio, io sono pienamente disposto ad accettare. una decisione alla quale sono giunto da parecchi mesi, ma ho subito pensato che sarebbe stato meglio aspettare fino alla fine della vicenda di Ronnie, cui va cos gran parte dei nostri pensieri. Poi, oggi a colazione, ho deciso di anticipare il verdetto di domani, dicendovi subito tutto. Ci che sentite o non sentite per me non ha nessuna importanza... cos come non ha nessuna importanza ci che potete sentire per altri. Poich io desidero che siate mia moglie. (Una pausa. Catherine si alza).

Catherine - Ho capito. Vi ringrazio molto, Desmond, questo rende tutto pi chiaro.

Desmond - Ho ancora parecchie altre cose da dirvi, ma credo che ve le scriver.

Catherine - S, Desmond, scrivetemele.

Desmond - Allora, fra qualche giorno posso contare sulla vostra risposta?

Catherine - S, Desmond.

Desmond - (con improvvisa risolutezza) B, adesso bisogna che torni in tribunale. (Prende cappello, ombrello e guanti) Come vi sembra che sia andata, stamattina?

Catherine - Credo che, nel complesso, i testimoni che abbiamo sentito abbiano giovato ai nostri avversari.

Desmond - Oh, no, no, no, nient'affatto, perch comunque l'impiegata dell'ufficio postale ha dovuto ammettere che non l'ha identificato. stata un'escussione veramente brillante, no?

Catherine - Brillante.

Desmond - Sir Robert un uomo bizzarro. Alle volte cos freddo, staccato e... e...

Catherine - Anguillesco.

Desmond - Anguillesco, esattamente. Eppure a questo caso si veramente appassionato. Mi risulta che egli ha fatto un grande, un grandissimo sacrificio per accettare la difesa di Ronnie.

Catherine - Un sacrificio... che sacrificio? Ha dovuto rinunciare a un'altra causa?

Desmond - - No, no, questo per lui non sarebbe un sacrificio, no... Gli stato offerto... Mi promettete di non dire niente a nessuno?

Catherine - Mio caro Desmond, il fatto stesso che il Governo gli abbia offerto qualcosa gi di per s abbastanza sorprendente, dal momento che lui nell'opposizione.

Desmond - un fatto non solo sorprendente, ma anche molto lusinghiero, per cos dire, in quanto costituisce anche un riconoscimento della sua opera come Procuratore Generale sotto il passato Governo.

Catherine - Insomma che cosa gli hanno offerto, Desmond?

Desmond - La carica di Primo Presidente. Egli l'ha rifiutata per poter accettare il patrocinio di Ronnie Winslow nella sua causa contro il Re d'Inghilterra. Gli uomini sono creature strane. B, addio, mia cara.

Catherine - Addio, Desmond. (Oli porge la mano, Desmond la prende e, al colmo dell'emozione, la bacia. Quindi esce rapidamente dalla porta che d sul giardino. Catherine lo segue con l'occhio, pensierosa. Appare perplessa. Si apre la porta di sinistra donde fa capolino Arthur).

Arthur - Posso entrare adesso?

Catherine - S, pap, se ne andato.

Arthur - Sono stufo di mangiare bistecche di montone sotto gli occhi della gente come se fossi una bestia allo Zoo.

Catherine - (lentamente) Sono una stupida, pap.

Arthur - Come, cara?

Catherine - Una vera stupida.

Arthur - In mancanza d'ulteriori informazioni, posso soltanto ripetere Come, cara? .

Catherine - Non ci sono ulteriori informazioni. Mi sono impegnata al segreto.

Arthur - Oh! Che cosa voleva Desmond?

Catherine - Sposarmi.

Arthur - Spero che la stupidit di cui tu parli non si riferisca al fatto che tu l'hai accettato.

Catherine - (sorridendo) No, pap, credi che sarebbe stupidit, comunque.

Arthur - Stupidit vera.

Catherine - Oh, non so. carino e poi come avvocato non se la cava mica male.

Arthur - N l'una ne l'altra sono ragioni sufficienti per sposarlo.

Catherine - No davvero. Bisogna proprio che ci pensi.

Arthur - Pensaci pure finch vuoi, ma poi rispondigli di no.

Catherine - Pap, io ho quasi trent'anni.

Arthur - Trent'anni non la fine della vita.

Catherine - Ma per una donna ancora da sposare e senza prospettive in vista, pu esserlo.

Arthur - Sciocchezze. (Catherine scuote la testa) Molto meglio vivere e morire da zitella, che sposare un Desmond.

Catherine - G-i, ma anche le zitelle mangiano.

Arthur - Lo sai ch'io lascer tutto a te e a tua madre.

Catherine - (pacatamente) Tutto?

Arthur - B, qualcosa rimasto. (Pausa) Hai pensato a quel che ti ho detto a proposito dell'Unione Pro Voto Femminile?

Catherine - S, pap.

Arthur - Hai sollecitato uno stipendio?

Catherine - S.

Arthur - E spero che l'abbiano concesso.

Catherine - S, pap, due sterline la settimana.

Arthur - (in collera) insultante.

Catherine - No, generoso. pi di quanto possano permettersi. Lo sai che la nostra non un'organizzazione ricca.

Arthur - Dovresti pensare a qualcosa di meglio.

Catherine - E a che cosa? A rammendar le calze? Con questo avrei esaurito quasi del tutto le mie capacit.

Arthur - Ma ci sar pur qualcosa di redditizio che sai fare!

Catherine - Non credi che il lavoro ch'io svolgo presso l'Unione Pro Voto Femminile, sia redditizio? (Arthur non risponde) Pu darsi che tu abbia ragione, comunque l'unico lavoro ch'io sappia fare. (Pausa) No, pap, la scelta molto semplice: o sposo Desmond e accetto un'esistenza agiata e non del tutto inutile... o per tutto il resto della vita continuo a guadagnare due sterline la settimana al servizio di una causa disperata. (Va a sedersi sullo sgabello).

Arthur - Una causa disperata. la prima volta che ti sento parlare cos.

Catherine - la prima volta che me ne rendo conto. (Pausa) John si sposa il mese prossimo.

Arthur - Te Io ha detto lui?

Catherine - S. Con aria molto mortificata.

Arthur - Mortificata!

Catherine - Non c'era nessuna ragione che lo fosse. La fidanzata una ragazza ch'io conosco di vista. Sar un'ottima moglie.

Arthur - E lui innamorato?

Catherine - B, pi o meno com'era innamorato di me. Forse anche un po' meno!

Arthur - Ma com' che la sposa cos presto dopo... dopo...

Catherine - Dopo aver piantato me? Perch pensa che tra poco scoppier la guerra e se scoppier la guerra il suo reggimento sar uno dei primi a sbarcare in continente. Inoltre suo padre spinge molto la causa. Lei figlia di un generale.

Arthur - Povera Kate! (Pausa. Le prende lentamente una mano) A che punto ho sconvolto la tua vita.

Catherine - No, pap; se la mia vita stata sconvolta perch io l'ho voluto.

Arthur - Perdonami, Kate, perdonami.

Catherine - Non c' niente da perdonare, pap. Tu e io sapevamo molto bene ci che stavamo facendo.

Arthur - Lo sapevamo?

Catherine - Credo di s.

Arthur - Eppure mi pare che i nostri motivi fossero ben diversi; come potrebbero essere giusti entrambi?

Catherine - Io credo che siano giusti.

Arthur - Certo che i nostri avversari sono sempre stati di una logica di ferro.

Catherine - Mentre invece dalla nostra parte non c' la minima logica.

Arthur - Gi. Nient'altro che tenace ostinazione... orgogliosa incapacit di ammettere la sconfitta. Queste, per tua madre, sono le ragioni che ci hanno guidati.

Catherine - Pu darsi che abbia ragione.

Arthur - Ma forse l'ostinazione tenace non poi quella gran brutta qualit di fronte all'ingiustizia.

Catherine - 0 di fronte alla tirannide. (Pausa. Si ode in lontananza il richiamo di uno strillone di giornale) Se tu potessi tornare indietro, pap, vorresti essere diverso?

Arthur - Forse.

Catherine - Io non credo.

Arthur - B, non credo neanch'io.

Catherine - Io continuo a dire che sapevamo cosa stavamo facendo e abbiamo fatto bene a farlo.

Arthur - Grazie, Kate. (Pausa. La voce dello strillone si sente pi vicina, all'angolo della strada) Tu non sposerai Desmond, vero? (Tendendo l'orecchio) Cos' che grida quel tipo l fuori, Kate?

Catherine - Le ultimissime sul caso Winslow.

Arthur - Non mi sembra che dica ultimissime . (Catherine si alza e va ad affacciarsi alla finestra. D'improvviso si sente distintamente la voce dello strillone: Le ultimissime sul caso Winslow... La sentenza del tribunale sul caso Winslow) La sentenza?

Catherine - Qui ci dev'essere uno sbaglio. (Entra Violet, che sorride raggiante ed appare emozionatissima).

Violet - Oh, signore, signore!

Arthur - Che cos' successo?

Violet - Oh, signorina Kate, che peccato che non siate rimasta fino alla fine! stato subito dopo colazione e in tribunale non erano ancora arrivati n la signora Winslow, n il signorino Ronnie. Le feste, le grida... non avete mai sentito niente di simile, sicuro... e sir Robert in piedi accanto al tavolo con la parrucca in testa e le lacrime agli occhi che non riusciva a farsi sentire per il chiasso che c'era in aula. Anch'io e la cuoca abbiamo gridato mica male... non potevamo farne a meno; e non avreste potuto farne a meno neanche voi, signore. Oh, stato meraviglioso. Ci siamo proprio divertite. A un certo punto un uomo dietro di noi che agitava le braccia e gridava qualcosa sulla libert, diede una pacca in testa alla cuoca e le sprofond il cappello sul naso... (Ad Arthur) B, signore, adesso credo che possiate essere contento.

Arthur - S, Violet, adesso sono contento.

Violet - Molto bene. L'ho sempre detto io che alla fine si sarebbe aggiustato tutto.

Arthur - S, certo.

Violet - Son due anni meno un mese dal giorno che Ronnie torn a casa in quel modo, e sembra ieri.

Arthur - Gi.

Violet - Adesso ve lo posso dire, signore, ma io mi sono chiesta pi d'una volta se voi e la signorina Kate non sprecaste il vostro tempo. Ma oggi, in tribunale, ho capito tutto. B, signore, le mie congratulazioni.

Arthur - Grazie, Violet. (Violet esce dalla porta centrale. Un momento di pausa) B, si direbbe che abbiamo vinto.

Catherine - (avvicinandosi) S, pap, si direbbe proprio che abbiamo vinto. (Nasconde la testa sulle spalle di Arthur e scoppia in lacrime).

Arthur - (lentamente) Mi sarebbe piaciuto esserci, per. (Pausa. Rientra Violet).

Violet - (annunciando) Sir Robert Morton. (Catherine si scioglie rapidamente dalle braccia di Arthur, si asciuga gli occhi e va alla finestra. Violet esce. Entra sir Robert).

Sir Robert - Credo che non vi spiacer conoscere il testo della sentenza. (Estrae un foglio dalla borsa) Eccola: (legge) Si accetta pertanto la dichiarazione sottoscritta da Eonald Arthur Winslow, secondo la quale egli non scrisse il nome sul vaglia e non lo sottrasse n lo riscosse e che quindi egli da ritenersi innocente dell'accusa mossagli in questo senso due anni or sono. Valga la presente dichiarazione come prova che questo Tribunale ha integralmente accettato le dichiarazioni del cadetto Winslow . (Piega il joglio e lo tende ad Arthur).

Arthur - Mi difficile trovare le parole per esprimervi ci che sento.

Sir Robert - Non datevi pena a cercarle. Non formalizziamoci su queste logore e convenzionali espressioni di gratitudine. Pensiamo piuttosto al problema delle spese e del risarcimento dei danni. Temo che ci scontreremo con le tirchierie dell'Ammiragliato.

Arthur - No, signore, non prendetevi altre brighe, vi prego, contentiamoci di questo risultato. (Indica il foglio) Questo tutto quel che volevo avere.

Sir Robert - (a Catherine) Un vero peccato che voi non foste in aula, signorina Winslow. Il momento della sentenza stato veramente emozionante.

Catherine - Me l'hanno detto. Com' che l'Ammiragliato ha abbassato le armi?

Sir Robert - Era la conclusione inevitabile. Dopo che fu provata l'inconsistenza delle dichiarazioni dell'esperto grafologo - cosa non nuova negli annali del tribunale - mi resi conto che nessuna giuria al mondo, si sarebbe contentata delle dichiarazioni dell'impiegata dell'ufficio postale.

Catherine - Eppure stamattina sembravate cos depresso.

Sir Robert - Davvero? B, in aula faceva un caldo soffocante e forse io ero un po' stanco... (Entra Violet).

Violet - (ad Arthur) Oh, signore, i signori nell'entrata vi pregano di concedergli un'intervista. Dicono che non se ne andranno finch non gliel'a-vrete concessa.

Arthur - Bene, Violet, grazie.

Violet - - Sissignore. (Esce).

Arthur - (a sir Robert) Che cosa devo dire?

Sir Robert - (con indifferenza) Non ha nessuna importanza. Qualunque cosa diciate non avr niente a che fare con quello che scriveranno.

Arthur - Che cosa devo dire, Kate?

Catherine - Ma, inventa qualche cosa, pap. (Sir Robert spinge la poltrona di Arthur verso la porta centrale).

Arthur - (in un impeto di ribellione) No, io rifiuto di parlare alla Stampa da questo ridicolo carretto. (A Catherine) Vammi a prendere il bastone.

Catherine - Ma, pap, sai cos'ha detto il dottore!

Arthur - Vammi a prendere il bastone. (Catherine eseguisce; poi con sir Robert lo aiuta a scendere dalla poltrona a rotelle) Bisogna che lo dica: sono contento di essere vissuto abbastanza da vedere che mio figlio ha avuto giustizia. (Aiutato da Catherine e sir Robert si dirige verso la porta centrale dalla quale esce).

Sir Robert - Signorina Winslow, mi permettete di chiedervi un goccio di quel vostro eccellente whisky?

Catherine - Ma certo. (Va in sala da pranzo. Sir Robert solo si stringe stancamente nelle spalle. Poi va a sedersi nella poltrona a sinistra del tavolo. Quando Catherine rientra col whisky, cerca istintivamente di alzarsi, ma non ci riesce).

Sir Robert - Vi ringrazio molto. Perdonate se non mi alzo. Il caldo in quell'aula era veramente infernale. (Prende il bicchiere che Catherine gli porge e lo vuota d'un fiato).

Catherine - (osservando il tremito che agita le mani di sir Robert) Vi sentite bene, sir Robert?

Sir Robert - Nient'altro che un po' di reazione nervosa. Per tutto il giorno che non mi sento troppo bene. L'ho detto stamattina al giudice, se ricordate, ma temo che non mi abbia creduto. Probabilmente ha pensato che fosse un trucco. Com' sospettosa certa gente, vero?

Catherine - Gi.

Sir Robert - (rendendole il bicchiere) Grazie.

Catherine - Sir Robert, temo di dovervi fare una confessione e di dovervi presentare delle scuse.

Sir Robert - (avvertendo ci che sta per accadere) Mia cara signorina... sono sicuro che la confessione imprudente e le scuse sono superflue. Farei a meno sia dell'una che delle altre.

Catherine - (sorridendo) Meglio di no. Questa probabilmente l'ultima volta che vi vedo e queste sono cose che preferisco dirvi che scrivervi. Ho completamente sbagliato nel giudicare il vostro atteggiamento e per conseguenza debbo esservi sembrata villana e ingrata. Di questo sono sinceramente e umilmente addolorata.

Sir Robert - (con indifferenza) Mia cara signorina Winslow, non mi siete mai sembrata n ingrata n villana. E il mio atteggiamento era come il vostro: determinato a vincere a tutti i costi. Ma, quando parlate di gratitudine, devo ricordarvi che a sostenere le spese siete stata voi, non io.

Catherine - Anche voi, sir Robert.

Sir Robert - Prego?

Catherine - Forse che non avete affrontato anche voi sacrifici per difendere mio fratello

Sir Robert - (dopo un momento di pausa) Era una toga quella che credo non mi andasse bene.

Catherine - Davvero?

Sir Robert - (astiosamente) Comunque questa un'indiscrezione di cui Desmond Curry dovr rendere conto dinanzi alla nostra Associazione. (Si alza).

Catherine - Vi prego, non mettetelo nei guai. Mi ha reso un gran servizio dicendomi...

Sir Robert - B, vi prego comunque di non parlare di queste faccende a nessuno e anzi di dimenticarle voi stessa.

Catherine - Non ne parler a nessuno. Ma non posso promettere di dimenticarle.

Sir Robert - Molto bene. (Si avvicina a Catherine) Se desiderate dare una tinta romantica a un incidente senza importanza, affar vostro. Io me ne debbo andare.

Catherine - Perch vi date tanta pena per nascondere al mondo quale effettivamente voi siete, sir Robert?

Sir Robert - Vi pare?

Catherine - Lo sapete anche voi. Perch ?

Sir Robert - Forse perch non so io stesso come sono in realt.

Catherine - Questa non una risposta.

Sir Robert - Mia cara signorina Winslow, vi siete messa in mente di sottopormi a un interrogatorio?

Catherine - Su questo punto, s. Perch questo pudore dei vostri sentimenti?

Sir Robert - Perch , come avvocato, devo diffidare di essi.

Catherine - Perch ?

Sir Robert - Perch affrontare una causa movendo da una base sentimentale, significa perderla. Il sentimento compromette la buona riuscita. L'unico alleato di un avvocato la fredda, lucida logica.

Catherine - Ed era per effetto della vostra logica fredda e lucida che piangevate oggi alla sentenza?

Sir Robert - (dopo una breve pausa) Immagino che ve l'abbia detto la vostra cameriera. B, non fa niente. Comunque ci sarebbe stato domattina sui giornali. (Con un moto di -fierezza) E va bene allora: oggi ho pianto perch la Legge aveva vinto.

Catherine - Non la giustizia?

Sir Robert - No, non la giustizia. La legge. abbastanza facile far ottenere giustizia... molto difficile far applicare la legge. Disgraziatamente mentre l'appello alla giustizia intellettuale, l'appello alla legge ha per risultato, chiss perch, di commuovere i tribunali fino alle lacrime. Questa la mia risposta e la mia giustificazione. E adesso l'interrogatorio finito?

Catherine - No, ancora un'ultima domanda. Come potete conciliare l'appoggio da voi dato alla famiglia Winslow nella sua causa contro il Re con le vostre convinzioni politiche?

Sir Robert - Oh, molto facilmente. Nessun partito ha il monopolio dell'interesse per la libert dell'individuo. Sotto questo punto di vista, tutti i partiti sono uniti.

Catherine - Non credo.

Sir Robert - Non credete?

Catherine - No, non tutti i partiti, soltanto qualche uomo di tutti i partiti.

Sir Robert - Questa una osservazione giusta. C' soltanto da sperare, allora, che quei pochi uomini di cui parlate siano sempre tanti quanti bastano. Sareste diventata un buon avvocato, comunque.

Catherine - Davvero?

Sir Robert - (scherzosamente) Perch non dirigete i vostri impulsi femministici verso i tribunali, signorina Winslow, abbandonando la causa perduta del suffragismo femminile.

Catherine - Perch non credo che sia una causa perduta.

Sir Robert - No? E allora insistete?

Catherine - Certo.

Sir Robert - tempo buttato.

Catherine - Non la penso cos.

Sir Robert - un vero peccato. D'ora in poi, in Parlamento, non trascurer mai di alzare gli occhi alla tribuna nella speranza di vedere il vostro fascinoso cappellino. (Entra Ronnie).

Ronnie - (avvicinandosi a sir Robert) Mi spiace, sir Robert: io non sapevo che dovevano succedere cose importanti. .

Sir Robert - Dov'eri?

Ronnie - Al cinematografo. Mi spiace molto, signore. E... chi ha vinto?

Sir Robert - Abbiamo vinto noi. Bene, addio, signorina Winslow. Posso sperare di vedervi in Parlamento, uno di questi giorni? (Le porge la mano).

Catherine - (stringendogliela, con un sorriso) Certo, sir Robert. Un giorno o l'altro. Ma non in tribuna. Al banco.

Sir Robert - (con un lieve sorriso) Forse. Addio. (Si volge e si avvia verso la porta centrale).

FINE

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