IL CANTO DEL CIGNO
(Serata
donore per Mario Scaccia)
di
Giorgio Serafini Prosperi
liberamente ispirato allomonimo atto unico di Anton Checov
A Mario Scaccia, Maestro di fantasia.
E a Giorgio Prosperi, che mi ha fatto amare il teatro.
La scena il palcoscenico di un piccolo teatro di provincia. La
rappresentazione finita e lopera di smontaggio dei macchinisti a buon
punto: della scena resta solo qualche elemento qua e l, e attrezzi, casse,
riflettori. E notte alta e, al di sopra della graticcia, se sascolta il
silenzio profondissimo, sindovina il cielo. Lindomani la compagnia partir
per unaltra piazza.
Lazione comincer a sipario aperto, alla vista del pubblico. Le luci di sala
si spegneranno ed il palcoscenico rester vuoto finch, una volta raggiunto un
silenzio assoluto, si aprir una porta di servizio sul fondo ed il Grande
Attore entrer, lentamente, frastornato, camminando maldestramente, per non
inciampare.
Indossa un abito di sobria eleganza. Sul braccio un pesante cappotto, in mano
un cappello e un grande mazzo di rose bianche.
ATTORE-(Con circospezione, cercando un barlume nelloscurit) C nessuno? C
nessuno, qui? (Nessuna risposta) Andrea! Andrea! Qualcuno venga a prendermi,
per favore (Un lungo silenzio) Che ore sono? Ho dormito. Mi sono assopito un
momento, in camerino. I fiori. Sono stati quelli. Tanti fiori. Mhanno tolto
laria. Andrea Che ore sono, Andrea? Non capisco niente. Sono stordito. Le
medicine. Non le ho ancora prese. Devono essere prese ad orari regolari.
Andrea! Te ne sei andato anche tu? (Ancora un silenzio) Non si vede niente qua
dentro. E fa freddo. Nemmeno ricordo il nome di questo posto. Tre case buttate
su una collina. Una strada infame. Fango. Teatro pieno, per. Applausi. Che
accoglienza. Vita. Tanta. Poche ore fa. E fiori. Quanti non ne vedevo da tempo.
Rose bianche a gambo lungo. (Si riferisce ai fiori che ha in mano) Le mie
preferite. E neppure un biglietto. (Una pausa) Cerano degli stucchi, mi pare.
(Si sforza di guardare) Non molto belli. Un consesso di muse dellepoca del
fascio. Velluto rosso. Quello mi piace. (Annusando laria) Odore di cipria.
Quellodore. Proprio quello: il teatro, per me In un posto cos Tutto il
mondo mi sembra un gran teatro. Jacques. Come vi piace. A me questo buco di
teatro sembra il mondo, stanotte. Ma fa troppo freddo. (Indossa il cappotto)
Freddo da morire. Ed tutto uguale, nel buio. (Debolmente) Aiutatemi.
(Rinuncia) Spifferi ovunque. Freddo. Silenzio. Da scoppiare. Sedie vuote,
troppe sedie vuote. Polvere. Com che quando si recita non si sente
questodore di polvere? E di rancido (pausa) La morte. S, cos. La morte
senza pudore. (Con improvviso vigore) Coprite questo scempio con dei teli! Non
posso vederlo! Non voglio vederlo. Io debbo uscire sugli applausi, quando
saccende la luce di sala, scavalcando i sorrisi del pubblico, mentre le mani
battono ancora. Un saluto rapido alle mascherine, vederle contente di
tornarsene a casa coi fidanzati. Come ho sempre fatto. Non son fatto per il
dopo, le parole, le porte che si chiudono. E il silenzio. E macabro, il
silenzio. Non cos! Qualcuno parli, per favore. Dite qualcosa. E
insopportabile, questo silenzio. Un vuoto di scena! E questodore! (La tirata
non sortisce, ovviamente, alcun effetto. Lattore ora esausto. Si siede su
una cassa. Ancora silenzio) Sessantanni che faccio questo mestiere. Non sono
mai stato in un teatro di notte. S, a volte si provato fin quasi allalba,
da folli, per un debutto per cui si trepidava. S, ma cera vita, vita e desiderio
Vederlo cos Altro che magia. Stronzate. Sembra una vecchia puttana dopo il
lavoro. E non mi riesce di ricordare come si chiama questo posto. (Pausa)
Morire in un posto del quale nemmeno si sa il nome Questo s, sarebbe
veramente triste In un teatro, come Molire, non prima di aver detto lultima
battuta, per, e non a vista, per carit! Che povero spettacolo sarebbe! In
quinta, magari, a commedia finita, occhieggiando le reazioni del pubblico, come
ultimo vezzo. (Un cambio) Che centra la morte? E solo un posto come gli
altri. Tutti i posti si somigliano Uno vale laltro Questo mi sembra proprio
quello dove ho cominciato. O forse no. Che importa? E solo uguale. Uguale a
tutti gli altri No, il passato no. Bisogna diffidare del passato lo dice
Gogol una ferita aperta. Ed io infatti guardo al futuro, con tutta la
speranza dei miei ottantasei. (Ride amaramente) Sembra una battuta ma non lo .
Per niente. (Un nuovo silenzio, poi, guardando verso lalto, scorge una piccola
finestra che d sullesterno, lontana, irragiungibile. Tuttavia la possibile
via di fuga stimola la sua immaginazione. Non senza impaccio pone una sedia
sotto la finestra, con la quale, forse, potrebbe arrivarci. Nel farlo ha quasi
subito la sensazione che, comunque, non riuscir ad arrampicarsi. Dopo una
pausa durante la quale un sorriso damarezza gli si disegna sul volto, decide
di applicarsi ad unaltra strategia disperata. Raccoglie da terra un martello
e, dopo una drammatica esitazione, lo scaglia per infrangere il vetro. Il
lancio risulter comicamente corto, assolutamente inadeguato. In questo gesto
tutta la composta impotenza, la frustrazione, lingiustizia della vecchiaia.
Preso atto del fallimento, senza trasgredire alla sua proverbiale ironia,
lattore torna e sedersi sulla cassa, arreso. Lo coglieremo in un gesto che,
probabilmente, non compie da tempo. O che non ha compiuto mai. Una preghiera,
forse.) Non c nessuno? Davvero? Non voglio star solo. Sono stanco. Ho paura.
(Frattanto la figura di un uomo, con in mano una torcia elettrica, avanza nel
buio. E Edoardo, uno degli attori della compagnia.)
EDOARDO-(Rispettando il silenzio ed il momento) Maestro
ATTORE-(Spaventandosi) Chi ? Chi sei?
EDOARDO-(Tranquillizzandolo) Maestro, sono Edoardo. Sono io.
ATTORE-(Sforzandosi di distinguere, nel buio) Fatti vedere bene. Sei proprio
tu?
EDOARDO-Io, s.
ATTORE-Non credere che io Solo un momento Insomma, il panico
EDOARDO-E tutto a posto.
ATTORE-Non vorrei che tu pensassi
EDOARDO-Niente, sul serio.
ATTORE-Mhanno lasciato qua.
EDOARDO-Ho visto. La confusione. Lo smontaggio. Si ammazzano di fatica. Un
debutto ogni sera.
ATTORE-(Riacquistando autorit) E mi si lascia qui? Io domani faccio un casino.
Parlo con lamministratore. Li faccio cacciare tutti.
EDOARDO-Ha ragione. Adesso proviamo a chiamare. Ho tutti i numeri.
ATTORE-Hai un telefono?
EDOARDO-Un cellulare, s. Chiamo e la faccio venire a prendere. Un momento.
(Compone un numero. Attende. Nessun segno)
ATTORE-Allora?
EDOARDO-Niente. Segreteria telefonica.
ATTORE-Eh, gi. Saranno tutti a mangiare. Questi non pensano altro che a
mangiare.
EDOARDO-Provo ancora.
ATTORE-Che se li comprano a fare? Per poi lasciarli spenti?
EDOARDO-(Che intanto ha provato con un altro numero) Non raggiungibile. Credo
ci siano problemi di rete. (Fa un altro tentativo)
ATTORE-Per forza. (A voce alta) In questo buco di culo! Hai sentito?
EDOARDO-No, cosa?
ATTORE-Bellacustica. Limpida. (Ripete non senza un agro sarcasmo infantile)
Buco di culo! Buco di culo! Buco di culo!
EDOARDO-(Distogliendolo) Maestro, mi scusi. Maestro? Non mi rispondono.
ATTORE-Sei sempre cos serio?
EDOARDO-Al contrario. Lei lo sa. Sono preoccupato.
ATTORE-(Si riprende) Non puoi accompagnarmi? Non sai dov unuscita?
EDOARDO-Il custode le ha chiuse tutte, andandosene. Le ha controllate una ad
una.
ATTORE-E tu non lhai fermato? Non ti sei fatto vedere? Sei scemo?
EDOARDO-No.
ATTORE-(Confuso) Perch?
EDOARDO-(Con imbarazzo) Io dormo qui. La prego, per, non lo dica
allAmministratore. Gi una volta mi ha ripreso. Problemi di assicurazione.
ATTORE-Che vuol dire che dormi qui?
EDOARDO-Ho problemi con la diaria. Non basta mai. E se non voglio intaccare la
paga
ATTORE-Quanto ti danno?
EDOARDO-La prego.
ATTORE-Sono trentanni che lavori con me, sei un signor attore, avrai diritto a
qualche riguardo. (Nessuna risposta) Il minimo sindacale? (C.s.) Meno?
EDOARDO-Non glie lo dico. Non insista.
ATTORE-E indecente. Domani ci parlo io. La professionalit deve essere
riconosciuta. Hai un curriculum. Insomma
EDOARDO-Sarebbe peggio. Mi creda. Preferisco non guastarmi i rapporti. Mi sta
bene cos.
ATTORE-Sbagli. Bisogna farsi valere.
EDOARDO-Prenderebbero un altro. Semplicemente. Uno che fa meno problemi. (Di
nuovo col cellulare in mano) Chiamo il 113. La faccio tirare fuori di qui.
ATTORE-Che ore sono?
EDOARDO-Le quattro e mezzo.
ATTORE-Non vale la pena. Lascia andare.
EDOARDO-Ma come? Lei ha bisogno di riposarsi. Deve andare in albergo. Ha
bisogno di un letto, delle sue comodit.
ATTORE-Nemmeno prenderei sonno. E gi troppo tardi.
EDOARDO-Si scalderebbe un po.
ATTORE-Lhai visto lalbergo?
EDOARDO-S. Dove abbiamo mangiato, tutti insieme, a pranzo.
ATTORE-Appunto.
EDOARDO-Non sar il Grand Hotel, per
ATTORE-(Ridendo) In mezzo alle galline. Che sono le stesse che ci hanno dato
per pranzo. Una tristezza
EDOARDO-(Accodandosi) Ha visto quel bel pavone che ci venuto incontro
arrivando?
ATTORE-S.
EDOARDO-Io ho mangiato pavone con le patate.
ATTORE-Si mangia il pavone?
EDOARDO-Pare di s. Io lho mangiato. E non s visto pi, nel pomeriggio.
(Ridono entrambi)
ATTORE-Ha smesso di pavoneggiarsi. Per noi una lezione. (Dopo una breve
pausa) Sai che ti dico? Resto qui. Non si sa mai.
EDOARDO-E un onore per me. Ci ha pensato bene?
ATTORE-No. Per fortuna.
EDOARDO-Non ha mangiato niente. Ha fame?
ATTORE-Me nero quasi dimenticato, s. Hai qualcosa?
EDOARDO-Possiamo arrangiarci. (Esce per un momento)
(Lattore resta solo in scena, osserva. La sua confidenza con lambiente sembra
crescere. Edoardo rientra con una busta della spesa in mano)
ATTORE-Che hai portato?
EDOARDO-Ecco qua. (Tira fuori dal sacchetto un panettone)
ATTORE-Un panettone? Ma aprile
EDOARDO-(Aprendo la scatola, guarda, sul fondo, la scadenza) Scade a luglio.
ATTORE-Stiamo tranquilli, allora.
EDOARDO-Mi piace il panettone. Fa comunque festa. Dopo natale se ne trovano ad
un euro, nei supermercati.
ATTORE-(Citando) Economia, Orazio, Economia
EDOARDO-(Cogliendo al volo) Le cotolette avanzate dal funerale hanno
imbandito, fredde, il banchetto di nozze.
Amleto. Atto primo. Seconda scena.
ATTORE-(Incuriosito) Lhai mai recitato?
EDOARDO-Tre volte, in carriera. Ho fatto Voltimando, Fortebraccio ed Osric:
quello non lha riconosciuto nessuno. Lo tagliano sempre. Uno venuto in
camerino e mi ha detto: bravo. E uninvenzione tua? O del regista? Sembrava
proprio Shakespeare. Ah, e poi ho fatto anche Claudio. Ma di quella messinscena
non parlo per decenza.
ATTORE-Io dicevo Amleto.
EDOARDO-Quando potevo farlo ero troppo acerbo, come esperienza. Ora che potrei
farlo sono troppo vecchio.
ATTORE-Amleto un abisso. Ci vuole sventatezza per farlo. Se ci pensi con la
testa non puoi farlo mai. E come la vita. Chi vorrebbe viverla, se ci si
fermasse a pensare?
EDOARDO-Lei lo ha mai fatto?
ATTORE-(Dopo una impercettibile esitazione) No. (sulle ali dellironia) Ma ho
fatto un bellissimo Polonio
EDOARDO-(Attaccando, repentinamente) Come sta il mio buon principe Amleto?
ATTORE-(Colto, sulle prime, di sorpresa) Bene, che Dio mi perdoni.
EDOARDO-Mi conoscete, altezza?
ATTORE-Benissimo: siete un pescivendolo!
EDOARDO-Io no, mio signore.
ATTORE-Allora vorrei che foste onesto come lui.
EDOARDO-Onesto?
ATTORE-S, onesto. Per come va il mondo, onesto pu esserlo uno su diecimila.
EDOARDO-Questo vero.
ATTORE-Il sole che genera vermi in un cane morto lo bacia anche con i suoi
raggi. Avete una figlia?
EDOARDO-Ce lho, s.
ATTORE-Non fatela passeggiare al sole. Concepire una benedizione, ma non il
concepimento che potrebbe concepire vostra figlia.
EDOARDO-Batte sempre su mia figlia. Ma allinizio non mha riconosciuto. Mha
preso per un pescivendolo. E proprio andato. Anchio in giovinezza ho sofferto
per amore fin quasi ad impazzire. Provo di nuovo: che leggete, mio signore?
ATTORE-Parole, parole, parole.
EDOARDO-Qual il soggetto?
ATTORE-Il soggetto delloggetto?
EDOARDO-Quello che leggete, signore.
ATTORE-Calunnie infami. Questo imbrattacarte satirico sostiene che i vecchi
hanno la barba grigia, le rughe e gli occhi che pisciano lacrime resinose. E
che sono rincoglioniti, nonch piuttosto impotenti. Il che sostengo anchio e
fermamente ma che mi sembra indelicato mettere su carta, anche perch, voi
sareste vecchio come me se il tempo andasse allindietro come i granchi.
EDOARDO-Pazzo pazzo. Ma con del metodo. Volete ripararvi dagli spifferi, mio signore?
ATTORE-Nella mia tomba?
EDOARDO-Che risposte! La pazzia rende gli uomini geniali. La salute e la
ragione solo uomini. Vorrei vederlo allopera con mia figlia: ora combino
lincontro. Signore, prendo congedo da voi.
ATTORE-Non potreste prendermi niente da cui mi separi pi volentieri. A parte
la vita. A parte la vita. A parte la vita. (Silenzio) Lattacco. Allora? Ehi!
Manca il finale.
EDOARDO-Scusi, maestro. Mi sono emozionato.
ATTORE-Andiamo bene. Dopo trentanni di carriera.
EDOARDO-E lei?
ATTORE-(Dolcemente evasivo) Non dovevamo mangiare?
EDOARDO-(Comprende ed accetta) Il panettone, s. (Comincia a tagliarne delle
fette. Quella per il Maestro assai generosa) Ecco. (Glie la porge)
ATTORE-Sei matto? La met. Meno della met. Non ho nemmeno preso le medicine.
(Edoardo esegue) Da bere hai niente?
EDOARDO-(Tirando fuori una bottiglia dal sacchetto, con reticenza) Spuma.
ATTORE-Esiste ancora?
EDOARDO-Non facile da trovare.
ATTORE-Ti sei anche impegnato. Speriamo almeno che non faccia male. (Edoardo ne
versa in due bicchieri di plastica.)
EDOARDO-Allora, salute.
ATTORE-A te. Alla nostra.
EDOARDO-E grazie. (Silenzio) Dico grazie di tutto.
ATTORE-Smettila.
EDOARDO-Le dico grazie per quarantanni fa.
ATTORE-Nemmeno mi conoscevi, quarantanni fa. Eri un ragazzino
EDOARDO-Appunto. Voi provavate in una sala parrocchiale. Era la parrocchia mia.
Io da ragazzino ci andavo solo per giocare a pallone. E infatti col pallone ho
rotto un vetro. Quello della stanza accanto a dove voi provavate. Sentivo le
voci e mi sono incuriosito. Invece di tornare a giocare sono rimasto l. E sono
tornato pure i giorni seguenti. Socchiudevo la porta e vi stavo ad ascoltare.
Ma lei un giorno se ne accorse, io mi spaventai, me ne stavo andando. Allora
lei mha detto, regazzi, se ti interessa, perch non vieni dentro? Oppure vai
a gioca e nun rompe li cojoni
ATTORE-Ho detto cos? Provavamo
EDOARDO-Romolo il Grande. Di Durrenmatt.
ATTORE-(Si alza in piedi ed attacca, con grande intensit, mentre Edoardo,
durante la battuta, tra le cose del teatro, trova qualche elemento adatto e lo
d al Maestro. Un telo, una corona dalloro. A fine monologo leffetto che
Romolo sia veramente Romolo, risvegliato dalla memoria.) Non sono stato io a
tradire limpero, Roma che ha tradito se stessa. Conosceva la verit, ma ha
scelto la violenza; conosceva la clemenza, e ha scelto la tirannide. Si
degradata due volte: di fronte a s stessa, e di fronte ai popoli che erano in
suo potere. Tu sei adesso dinanzi ad un trono invisibile, Emiliano, il trono
degli imperatori romani di cui io sono lultimo rappresentante. Come posso
aprirti gli occhi perch tu veda questo trono, questa montagna di teschi,
questo torrente di sangue, che ribolle sui gradini, come eterne cascate della
potenza di Roma? Che risposta speri di avere dal vertice di quellenorme
edificio che la storia romana? Cosa vuoi che dica delle tue ferite
limperatore, il cui trono si erge sopra i cadaveri dei propri figli e dei
figli altrui, sulla catasta di vittime massacrate nelle guerre per la maggior
gloria di Roma, o sbranate dalle belve perch Roma si divertisse? Roma ha
perduto la sua forza, diventata una vecchia dal passo vacillante, ma le sue
colpe non sono ancora scontate, i suoi delitti non sono ancora espiati.
Improvvisamente venuta lora della resa dei conti. Le maledizioni delle sue
vittime sono state esaudite. Il vecchio albero inutile viene abbattuto,
laccetta gi ne colpisce il tronco. I Germani avanzano. Abbiamo versato il
sangue altrui, ora dobbiamo ripagarlo col nostro. Non distogliere lo sguardo,
Emiliano. Non ritrarti dalla mia maest che ti si eleva dinanzi, coperta dalle
antiche colpe della nostra storia, spaventose pi del tuo corpo martoriato. Ne
va della giustizia, a cui abbiamo appena brindato. Rispondi tu ora alle mie
domande. Abbiamo ancora il diritto di difenderci? Possiamo ancora pretendere di
essere altro che delle vittime? (Lattore ha un lieve mancamento di cui Edoardo
non saccorge subito. Si siede a fatica.)
EDOARDO-Bellissimo. Cos Romolo toglie il pugnale di mano ai congiurati, che
non hanno il coraggio di assassinarlo. Mentre arrivano i barbari e Roma
finisce(Si accorge che il Maestro non sta bene) Che c, si sente male?
ATTORE-Non niente. Ho sete.
EDOARDO-(Molto preoccupato, gli versa dimpulso della spuma) Ecco.
ATTORE-Magari sarebbe meglio dellacqua.
EDOARDO-Certo, come no. Mi scusi. (Esegue e gli d un bicchiere dacqua) Chiamo
subito un medico.
ATTORE-Ma che dici? Il monologo. M solo mancato il fiato. Sto benissimo. Eri
tu quel ragazzino.
EDOARDO-S. E cos che ho cominciato ad amare il teatro.
ATTORE-Allora mhai fregato.
EDOARDO-Io?
ATTORE-Quando venisti da me dopo avermi abbordato in uno studio di radiologia.
Mhai detto, faccio il tecnico di radiologia, ma voglio fare il teatro. Sei
venuto a casa mia e mhai recitato una cosa in versi.
EDOARDO-Si ricorda? Solo che neanche mero accorto che fosse in versi. Me lo
spieg lei.
ATTORE-Eri terribile. Ma avevi temperamento. Non capivi un cazzo, ma cavevi
unenergia
EDOARDO-Sono venuto con mio padre.
ATTORE-Come no. A lui dissi proprio questo.
EDOARDO-Lo so bene. E come mincazzai Avevo pure pianto, alla fine, mi sentivo
Gassman. Ma come si permette, quello. Mi sa che non capisce niente. Mio padre
mha chiesto se ero scemo. Mi sa che mi diede pure uno schiaffo
ATTORE-E colpa mia allora, se dormi in un teatro e mangi il panettone ad
aprile.
EDOARDO-E merito suo.
ATTORE-Se ci troviamo in un posto cos.
EDOARDO-Se possiamo liberare lo spirito.
ATTORE-Nel mondo delle illusioni.
EDOARDO-Per fortuna. Il teatro non ce la fa quasi mai. Sta sempre dalla parte
sbagliata. Per lo pi brutto, squallido, fatto male, avarissimo di
soddisfazioni e di denaro Ma dobbiamo continuare a provarci.
ATTORE-Perch?
EDOARDO-Perch quando ce la fa pi che sufficiente. Quando ce la fa si sente
nelle braccia e nel cuore. Quando ce la fa ti fa sentire davvero immortale.
ATTORE-Per una sera.
EDOARDO-Ti fa sentire nel posto giusto.
ATTORE-Anche in un posto cos.
EDOARDO-Fosse anche lultima volta.
ATTORE-Sempre meglio che lavorare.
EDOARDO-Sempre meglio che fare il tecnico di radiologia.
ATTORE-Non essere presuntuoso.
EDOARDO-Spero che a qualcuno le lastre diano lo stesso piacere.
ATTORE-Laltro giorno mi hanno fatto unintervista, alla televisione. Si
presenta una, che per unora, su un divano scomodissimo, non fa altro che
chiedermi quanto fosse importante il teatro per me. Il teatro stato tutto per
me gli dico la mia consolazione: per il teatro mi sono indebitato, ho
sofferto, gli ho dedicato la vita. Alla fine di questo discorso, come chiosa,
questa signora mi sottopone lultima domanda, il suo asso nella manica, il
boccone speciale per i suoi ascoltatori. E lo fa mostrando alla camera un
sorriso compiaciuto. Se non avesse fatto lattore mi dice che avrebbe fatto?
Gli ho risposto: avrei fatto lattrice.
EDOARDO-Come sta, adesso?
ATTORE-Bene. Molto bene. Recito la salute. Capita sempre pi spesso che quando
mi si incontra qualcuno dica: che bella cera, come stai bene. Ti trovo, s,
fammelo dire, ringiovanito. Magari mi duole una gamba da impazzire. E non mi
reggo in piedi. Per la vanit, per fortuna, mi sostiene: essere come si
aspettano. Il patto questo, e non importa se ogni giorno che passa sei sempre
pi solo
EDOARDO-Non dica cos.
ATTORE-(Con vigore) Non mi compatire! Non sai di che parlo. Non della vita che
si consuma come una candela. Non degli amici che non ci sono pi. Quelli s, mi
fanno sentire un sopravvissuto, ma non questo. Per loro ci sono tanti bei
funerali donore. Tanti articoli, tanti discorsi. I dibattiti e le serate a
tema. Ognuno di loro mha lasciato qualcosa. No, non mi mancano. Io guardo solo
avanti. E come un vaccino, che mi somministro da me Ma poi allimprovviso
arriva un odore Il raggio dispettoso di una luce, che ti colpisce liride come
non avevi previsto (Un cambio di tono) E dentro saccende un fuoco, che brucia
come il ghiaccio. Parlo delle botteghe che avevo sotto casa, dei negozi che
cambiano gestione, senza ritegno, senza pietQuello s, ferisce il ricordo
Gli odori che non si riconoscono pi. Le persone che accettano cos
passivamente di vivere senza la memoria Sotto casa mia c una cartolibreria
storica, uno di quei negozi dove si parla coi commessi, senza fretta, dove si
guarda e poi si sceglieDove qualcuno ti consiglia sul libro da comprare E poi
hanno le loro matite, i quaderni, che fanno odore di carta, di scuola. Cos
tutta questa fretta? La vogliono chiudere. Gli hanno dato lo sfratto. Loro
fanno una petizione. Io lho firmata, naturalmente. Servir? La citt di quando
ero ragazzo non c pi. E non successo di colpo. Forse non era nemmeno
migliore di quella di adesso. Ma era la mia. Non lo so. Si deve essere sbiadita
mentre ero in qualche tourne, sono tornato e mi sono accorto che se nera
andata via, che maveva lasciato solo. Dove sta lodore dei biscotti del
fornaio? Il latte che si compra sfuso? I palloncini la domenica al giardino? Er
fusajaro? I compagni miei dicevano che ce sputava dentro, alle fusaje. Per le
compravamo lo stesso, nel cartoccetto di carta grezza
EDOARDO-Il mio barbiere ha chiuso.
ATTORE-Lhanno sfrattato?
EDOARDO-E morto. Due anni fa.
ATTORE-Daje.
EDOARDO-Aveva ancora i calendari con le donne nude. Le luci al neon.
Larredamento di finta pelle rinnovato alla fine degli anni Cinquanta. Pulito e
lucido come uno specchio. E il cavalluccio per i ragazzini. Due anni dinferno,
ogni taglio mi sembra un tradimento
ATTORE-E la macchina che avevi? Quella cinquecento assurda? Che fine ha fatto?
EDOARDO-Non cho pi neanche quella. Ma ho tenuto duro, prima darrendermi.
ATTORE-Lhai fatta rottamare?
EDOARDO-Scherza? Lho regalata alla polizia.
ATTORE-Cio?
EDOARDO-Mhanno fermato, mhanno chiesto il bollo che ne so
lassicurazione
ATTORE-Be?
EDOARDO-Io non ce lavevo. Mhanno fatto una multa di mille euro.
ATTORE-Caspita.
EDOARDO-Gli ho dato le chiavi e gli ho detto, ve la regalo. Ne valeva s e no
duecento. Ho fatto un affare.
ATTORE-E loro?
EDOARDO-Veramente non sarebbe regolare. E quando mai? Glie la sequestriamo.
A me piaceva di pi lidea del regalo. Fa lo stesso.
ATTORE-No. Le parole sono importanti. E adesso?
EDOARDO-Vado a piedi. Che pure meglio. Si vede di pi la citt. Che piena
di cose belle e di segreti. Come langelo di SantAndrea della Valle. A
sinistra c. A destra no. Ercole Ferrata, lo scultore, aveva finito i soldi,
andato dal Papa e gli ha detto Santit, me ne dovete dare altri. E quello
non ti do pi una lira. E allora langelo non ve lo faccio. E chi se ne
frega.
ATTORE-Mhanno offerto un film per la tv. Una fiction. Appena abbiamo una pausa
devo firmare il contratto.
EDOARDO-Sono contento.
ATTORE-Devo fare uno ricco, anziano e malato che, grazie ad una operazione pu
ridiventare giovane. Gli impiantano il suo cervello nel corpo di un ragazzo. Ma
il ragazzo se lo deve scegliere lui, allora va in giro, guarda: glie ne piace
uno. Dice: quello. E gli altri, bene, adesso lo ammazziamo e te lo diamo.
EDOARDO-Ci pensano la notte?
ATTORE-Pare. Senti qua. Lui, il vecchio, si fa gli scrupoli di coscienza: intanto
lha conosciuto, ci ha parlato, s affezionato. Ci rinuncia e denuncia tutti.
Lo adotta pure. E poi muore felice. Finisce bene.
EDOARDO-Deve finire bene per forza. Se no cambiano canale e addo pubblicit.
ATTORE-E con quella che ci pagano.
EDOARDO-Meno male che c il teatro, dove non ti pagano mai.
ATTORE-O se ti pagano ti sembra una conquista. Gli dico che firmo, ma che
devono dare un ruolo pure a te.
EDOARDO-Magari. Grazie.
ATTORE-Che ora abbiamo fatto?
EDOARDO-Saranno le cinque. (Guarda lorologio) Le cinque, s.
ATTORE-Sembra che la sfanghiamo.
EDOARDO-(Con verit) A me sembra un regalo. S, perch uno si conosce, si
frequenta, ma certe cose non le dice mai. Anche se magari le vuole dire. Sembra
tutto scontatoCi vuole loccasione. Il momento che non si ripete.
ATTORE-Ci vuole la notte.
EDOARDO-La notte. S.
ATTORE-(Inizia a recitare sommessamente, con voce notturna)
Dolce e chiara la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Gi tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che taccolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e gi non sai n pensi
Quanta piaga mapristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che s benigno
Appare in vista, a salutar maffaccio,
E lantica natura onnipossente,
Che mi fece allaffanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e daltro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo d fu solenne: or da trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non gi, chio speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In cos verde estate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dellartigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto il mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco fuggito
Il d festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov il suono
Di que popoli antichi? Or dov il grido
De nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e larmi, e il fragorio
Che nand per la terra e per loceano?
Tutto pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e pi di lor non si ragiona.
Nella mia prima et, quando saspetta
Bramosamente il d festivo, or poscia
Chegli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che sudia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Gi similmente mi stringeva il core.
(Recuperando la realt) Leopardi.
EDOARDO-La sera al d di festa.
ATTORE-La notte. La prigionia. Un cielo nellAfrica del nord. Avevo ventanni.
Il cielo dAfrica. Sembra pi alto. Blu. Forse viola. Tutto ti pare pi
lontano. Le stelle irragiungibili e tu pi solo. E strano come le immagini
possano restarti dentro, dopo tutti questi anni. Me la rivedo, quella notte. Il
respiro dei corpi nelle tende. Lululato dello sciacallo. Una locomotiva.
Qualcuno a casa che taspetta; ma troppo, troppo lontano. Un gran freddo nel
cuore. Per allora tutto aveva un senso. Anche unattesa che non finisce
mai(Sembra perdersi nella malinconia del ricordo)
EDOARDO-(Attacca, seguendo unimpulso dellanima, e traendo fuori due cappelli
a bombetta da una cassa: una lindossa, laltra la porge al Maestro) Un luogo
incantevole (Si volta, avanza fino alla ribalta, guarda verso il pubblico)
Panorami ridenti. (Si volta verso Vladimiro) Andiamocene.
ATTORE-Non si pu.
EDOARDO-Perch?
ATTORE-Aspettiamo Godot.
EDOARDO-Gi, vero. (Pausa). Sei sicuro che sia qui?
ATTORE-Cosa?
EDOARDO-Che lo dobbiamo aspettare.
ATTORE-Ha detto davanti allalbero. Ne vedi altri?
EDOARDO-Che albero ?
ATTORE-Un salice, direi.
EDOARDO-E le foglie dove sono?
ATTORE-Deve essere morto.
EDOARDO-Finito di piangere.
ATTORE-A meno che non sia la stagione giusta.
EDOARDO-Ma non sar poi mica un arboscello?
ATTORE-Un arbusto.
EDOARDO-Un arboscello.
ATTORE-Un(Sinterrompe) Cosa vorresti insinuare? Che ci siamo sbagliati di
posto?
EDOARDO-Dovrebbe gi essere qui.
ATTORE-Non ha detto che verr di sicuro.
EDOARDO-E se non viene?
ATTORE-Torneremo domani.
EDOARDO-E magari dopodomani.
ATTORE-Forse.
EDOARDO-E cos di seguito.
ATTORE-Insomma
EDOARDO-Fino a quando non verr.
ATTORE-Sei spietato.
EDOARDO-Siamo gi venuti ieri.
ATTORE-Ah no! Non esagerare, adesso!
EDOARDO-Cosa abbiamo fatto ieri?
ATTORE-Cosa abbiamo fatto ieri?
EDOARDO-S.
ATTORE-Be(Arrabbiandosi) Per seminare il dubbio sei un campione.
EDOARDO-Io dico che eravamo qui.
ATTORE-(Con unocchiata circolare) Forse che il posto ti sembra familiare?
EDOARDO-Non dico questo.
ATTORE-E allora?
EDOARDO-Ma non vuol dire.
ATTORE-Per, perQuellalbero(voltandosi verso il pubblico)quella torbiera.
EDOARDO-Sei sicuro che era stasera?
ATTORE-Cosa?
EDOARDO-Che bisognava aspettarlo?
ATTORE-Ha detto sabato. (Pausa). Mi pare.
EDOARDO-Dopo il lavoro.
ATTORE-Devo aver preso nota (Si fruga nelle tasche. In questo caso senza
trovare nulla).
EDOARDO-Ma quale sabato? E poi, sabato oggi? Non sar domenica? O luned? O
venerd?
ATTORE-(Guardandosi intorno, affannatissimo come se la data fosse scritta sul
paesaggio) Non possibile.
EDOARDO-O gioved.
ATTORE-Come si fa?
EDOARDO-Se si scomodato per niente ieri sera, puoi star sicuro che oggi non
verr.
ATTORE-Ma tu dici che noi siamo venuti, ieri sera.
EDOARDO-Potrei sbagliarmi. (Pausa). Stiamo un po zitti, se ti va.
(Sullo spegnersi delle battute, tenendo latmosfera, si sentono dei rumori
giungere dallesterno del teatro. Edoardo li coglie immediatamente. Quasi un
trasalimento: che sia arrivato Godot? Poi un repentino cambio di ritmo e
dumore) C qualcuno. Vengono a prenderla. (Chiamando) Ehi! Siamo qua!
ATTORE-Zitto. Saranno degli ubriachi che tornano a casa. O dei ragazzi vomitati
fuori da una discoteca.
EDOARDO-Qui? A questora? Devessere qualcuno della compagnia. (Chiamando) Sono
Edoardo! C il Maestro, con me!
ATTORE-(Deciso) Chiunque sia, lascialo andare. E la mia notte. E me la voglio
godere.
EDOARDO-(Non insiste) Quanto stato prigioniero in Africa?
ATTORE-Tre anni.
EDOARDO-E come ha resistito?
ATTORE-Aggrappandomi alla vita. Amandola pi forte. E col teatro, tanto per
cambiare.
EDOARDO-Col teatro?
ATTORE-Organizzavo spettacoli coi prigionieri. Commedie, farse. Roba da ridere,
per tirar su il morale. Pensa che una volta, ero gi grande, affermato, mi
trovavo in banca, mi viene incontro uno, alto, ben vestito, col suo bel gessato
dordinanza. Mario Scaccia mi dice che posso fare per te?. Mi conosce?.
Non ti ricordi? Io sono il tenente tal dei tali. Mi dice il nome. Ero la tua
prima attrice comica, al campo. Gli facevo fare le parti comiche da donna, era
alto, magro, una faccia da cavallo. Ci abbracciammo.
EDOARDO-Il teatro ovunque.
ATTORE-Dove meno te lo aspetti. Basta uno che parla e qualcuno che ascolta
davvero.
EDOARDO-Succede sempre, se si tocca il cuore.
ATTORE-Senza paura. Senza reticenze. Senza rete. Una volta, alla fine degli
anni Quaranta andammo a recitare una commedia seria in un quartiere periferico,
fuori mano, a Torpignattara. Non era un posto raccomandabile, allora. Ogni
tanto torna fuori, per lo zelo di qualche politico la questione del
decentramento. E come la storia di Maometto e della montagna. Nessun
palcoscenico: una pedanaccia. Non si riusciva a farsi ascoltare dal pubblico:
grida, pernacchie, ragazzi che si richiamavano tra loro, donne che imprecavano
contro i figli disturbatori, giovanotti che approfittavano del buio per
allungare le mani. Per tre volte lo spettacolo fu interrotto. Lorganizzatore,
uno del posto, usciva per cercare di calmare quei forsennati. A brutti stronzi
esordiva ma ve volete azzitt? Questi so venuti a imparavve quarche cosa,
e voi fate sta caciara?. Non fu quello che li azzitt. Ricominciammo e ad un
certo punto qualcosa successe. Improvvisamente parlavamo la stessa lingua. Non
so perch. Tutto taceva. Ascoltavano. Partecipavano. Si poteva percepire
lattenzione. Andammo avanti. Era come un volo allunisono, come quando due
strumenti saccordano nellarmonia. E poi diventano dieci, cento, il suono di
unorchestra intera. Perch succede? Quando? E chi lo sa? Forse perch deve
succedere, semplicemente. Finimmo. Un silenzio, che mi parve lunghissimo, di
trepidazione. Poi il pubblico si sciolse in un applauso senza confini. Erano
tutti in piedi, non ci lasciavano andare via. Alla fine, uscito dalla tenda che
faceva da camerino, con la fretta di tornare a casa, incontrai lo sguardo di
una ragazza. Bionda. Minuta. Aveva gli occhi pieni di gratitudine, bagnati di
lacrime. Avr avuto ventanni. Non disse una parola: mi guardava. Mi guardava
andar via, ed era disperata, come se qualcuno le stesse togliendo il sogno pi
prezioso. Diceva senza aprir bocca: e adesso io che faccio, a Torpignattara?.
Un tuffo al cuore. Mi allontanai sullauto della compagnia, mentre gli altri
ridevano e parlavano, seguendola fino allultimo, con lo sguardo, fino a che
non la vidi sparire. Mi pare che accennasse una specie di danza. O forse me lo
sono immaginato. Da quella sera, ogni sera, recito per lei, per quegli occhi.
La cerco tra il pubblico, ogni seraLa vedo danzare Ho sempre sognato di
rincontrarla. Qualche volta ancora oggi, per strada, ogni tanto, mi sembra di
vederla. Allora affretto il passo, attraverso la strada. Non voglio che mi veda
come sono adesso
EDOARDO-(Toccato) Ognuno di noi vive per un ricordo cos.
ATTORE-Per una donna cos.
EDOARDO-Una donna?
ATTORE-Sono stato sempre solo. Per scelta. Ma di occasioni, si sa: quante ne
vuoi. Colte, ovviamente. Cose senza importanza. Buone per scaldarsi un po. Ho
voluto essere libero. Amante, s. Marito mai. La vita che ho voluto me lha
imposto. Non rendere conto a nessuno. Ho una casa grande. In un bel quartiere.
Il mio. Ho i libri che amo. I miei ritratti, le foto dei miei cari Ma le
pantofole, accanto al letto, sono le mie soltanto A meno che (Decide di
cacciare la nostalgia come meglio sa, recitando) Sposo una sciocca, appunto:
per non fare sciocchezze. Per quello che so, da buon cristiano, reputo tua
moglie virtuosa; ma la sua intelligenza un cattivo presagio.
EDOARDO-(Non afferra, si preoccupa leggermente) Maestro, che dice? Io non sono
sposato.
ATTORE-La scuola delle mogli. Molire. Il mio Molire.
EDOARDO-Arnolfo. S. Che stupido.
ATTORE-(Riprendendo) So bene cosa costi a certuni lavere mogli troppo sapute.
E dovrei sobbarcarmi una di quelle elette tutte salotti, dispute, intente a
sdilinquirsi in prosa e in versi, in visita a potenti e a politici, per
ritrovarmi poi col suggestivo titolo consorte di madama come un povero santo
a cui nessuno bada? No, no, cervelli eccelsi non ne voglio: una donna che
sappia appena scrivere ne sa quanto basta. Io voglio che la mia sia tanto
sprovveduta da non saper neppure distinguere una rima. Di una tale ignoranza
pressoch proverbiale: deve bastarle solo pregare Dio, accudirmi, amarmi e
ricamare.
EDOARDO-Una moglie cretina dunque il tuo ideale.
ATTORE-Da preferirne una, brutta ma stupidissima, ad unaltra bellissima, ma
troppo intelligente.
EDOARDO-Bellezza e intelligenza
ATTORE-Mi basta lonest.
EDOARDO-Ma a parte tutto quanto, cosa vuoi che ne sappia una sciocca, di cosa
significhi: onest? Senza contare poi la noia micidiale di passare una vita
accanto a una cretina, sei sicuro di agire per il meglio e tenere garantita la
fronte come ti esprimi tu con simili idiozie? Una donna cosciente pu
mancare ai suoi obblighi, ma perlomeno, cpperi! Occorre che lo voglia; una
stupida invece lo fa senza volerlo, senza neppur sapere cosa stia facendo.
ATTORE-A s acuto argomento, a un discorso profondo come questo, rispondo come
Pantagruele ebbe a dire a Panurgo: insisti finch vuoi perch non abbia a
prendere una moglie cretina; sguita a predicare da qui alla Pentecoste, e,
perso tutto il fiato, tu resterai di stucco nel constatare che non mi hai
convertito.
EDOARDO-E se dicessi: Ma finiscila, non fare lo scimunito pi di quello che
sei!.
ATTORE-Ti sarei grato per limbeccata. Una festa, per me. Petrolini. Un altro
degli dei del mio teatro. Ma sapresti andare avanti?
EDOARDO-Certamente. Sempre di corna si tratta. Con chi credi di parlare? Mi
conosci poco
ATTORE-(Ironico) Ti conosco Sono stufo di conoscerti e appunto perch ti
conosco non ho paura di dire la verit
EDOARDO-(Canzonatorio) La verit E quale sarebbe la verit?
ATTORE-Quella nuda, cruda, senza vestirla, senza cuocerla: cos facciamo pi
presto
EDOARDO-Ebbene, dilla
ATTORE-Io sono lamante di Marcella!
EDOARDO-Tu?
ATTORE-Io, s.
EDOARDO-(Ironico) Chicchignola, mi fai ridere! Adesso perch hai fatto quattro
soldi ti dai questo tono dongiovannesco che ti fa pi buffo di quello che sei!
ATTORE-Vorrei sapere chi ti autorizza a mettere in dubbio quello che io ti
dico
EDOARDO-(Ridendo) Sicch tu sei lamante di Marcella?
ATTORE-Ma perch non ci credi?
EDOARDO-Prima di tutto non ci credo, perch se fosse vero non avresti il
coraggio di venirmelo a dire; poi pure ammettendo che Marcella potesse farmi
torto, non me lo farebbe certamente con te
ATTORE-E perch?
EDOARDO-(Sempre ridendo) Quanto sei buffo! Ma davvero credi di essere un uomo
interessante? (ironico) Ti sei mai guardato allo specchio?
ATTORE-(Al colmo della gioia) S, (lunga pausa) e sono lamante di Marcella
(si alza, passeggia avanti a Egisto) Ah, come sono contento, quanto hai fatto
bene a dirmi questo! Come accetto volentieri queste belle sassate che mi di in
faccia senza averti fatto niente di male, perch, dato che tu non ci credi io
non tho fatto niente Vedi, questo mi libera da qualunque rimorso. Non c
niente di meglio per mandar via ogni scrupolo. Quello che dici tu un ferro
arroventato sullamor proprio della gente E come uno spillone conficcato
negli occhi di un povero ragazzino che dorme Senti, ti voglio fare una confidenza
(Si avvicina ad Egisto) Io sono lamante di Marcella!
EDOARDO-(Incredulo, sicuro di se stesso) Sei un bel tipo! (Si dnno dei colpi
amichevoli)
ATTORE-Bada che ti do il colpo basso!(si scambiano ancora dei colpi: il loro
atteggiamento simile a quello di due animali che vogliono scornarsi) Finiremo
al mattatoio insieme! Meno male che la cosa si chiarita con soddisfazione da
ambo le parti Allora stasera, per dimostrarti che non ti porto rancore,
accetto linvito e vengo a bere un bicchier di vino alla salute delle cornaccia
tue
EDOARDO-Bravo! Anzi, vieni a cena(malizioso, sfottente) Ti piace il capretto
al forno?
ATTORE-Tu nomini il capretto perch c il doppio senso: il capretto secondo te
sarei io vero? Che capo ameno Che mattacchione Fammi trovare pure una
minestrina di cornetti e una fetta di bue brasatoMagari il brasato lo faccio
io, al resto ci pensi tu
EDOARDO-Vuoi pure il formaggio?
ATTORE-Come no? Pecorino!
EDOARDO-E mozzarella di bufala
ATTORE-E coda di toro alla vaccinara (mostrando un giocattolo con la testa di
bue) Lo vedi il genitore?
EDOARDO-(Ridendo) Addio, Cornelio! (Fa per uscire di scena)
ATTORE-Ciao, Mansueto! Bravo. E adesso la scena del ritorno di Egisto. Quando
lui ritorna per avere spiegazioni.
EDOARDO-(Va al punto) Dove sta Dove sta? Sei un traditore Sei un Giuda!
ATTORE-Che t successo?
EDOARDO-E hai il coraggio di domandarmelo? Sei lamante di Marcella!
ATTORE-E non te lho detto? Te nho parlato per unora!
EDOARDO-Sei un vigliacco, hai abusato dellamicizia, della fiducia
ATTORE-In che maniera?
EDOARDO-Rubandomi lamante.
ATTORE-E tu non mavevi rubato la mia? Lhai saputo adesso e ti affanni tanto;
io lo sapevo da un anno e sempre zitto. Tu adesso devi star zitto almeno tre
anniChe credevi? A te sempre tutte in buca e io sempre stecca falla? non
andr sempre cos diceva quello che ruzzolava per le scale dovr venire il
pianerottolo Che genio, Petrolini
EDOARDO-Un grande, s.
ATTORE-Pensa che quando dette a Parigi la sua versione del Medico per forza
di Molire un critico francese scrisse: i nostri attori dovrebbero andare a
vedere Monsieur Petrolini. Imparerebbero come si fa Molire. Invece viene
considerato un macchiettista. Questo mi dispiace. E me lo fa amare di pi. Sua
moglie era ancora viva quando feci Chicchignola per la prima volta. Venne in
camerino dopo lo spettacolo.
EDOARDO-Me lo ricordo, il mio esordio con lei, ero ragazzino: unemozione!
Facevo Virginio. Tre battute.
ATTORE-Ed un applauso a scena aperta. La vedova di Petrolini mi disse solo: lei
mi ha ridato mio marito. Mi strinse la mano e se ne and. Per me valso pi di
tutto il bene che scrissero di me, in seguito, degli applausi, delle
recensioni. E s che tutto avevo fatto meno che imitare Petrolini come fanno
alcuni lo avevo trattato come un autore qualsiasi, fidandomi delle sue
parole. Nelle parole, nella loro forza evocativa, c tutto il dramma. Me lo
diceva un mio vecchio maestro dAccademia. Pelosini, si chiamava. E lunico di
cui mi ricordi con gratitudine.
EDOARDO-Ha fatto lAccademia?
ATTORE-S. Per un po. Tornato a casa, appena arrivato dallAfrica, corsi in
Accademia, volevo legittimare la mia passione, ma il bando era scaduto. Andai
lo stesso alla prova dammissione. Sentivo daverne diritto, come reduce di
guerra. Silvio DAmico, che presiedeva la commissione e che mi aveva visto
entrare nellaula senza che io apparissi nellelenco degli esaminandi, mi
chiese: E lei da dove viene?. Risposi: Dal Marocco. Fui ammesso.
Naturalmente senza borsa di studio.
EDOARDO-E poi?
ATTORE- Non finii. Fui costretto a interrompere. Mio padre mor. Dovevo
lavorare.
EDOARDO-Che peccato.
ATTORE-(Senza cedere al rimpianto) S. Ma ho fatto in tempo ad assistere a
delle vere perle. Guarda qua. (Mettendosi in una posizione che allude ad
unalbero) Questo che ti sembra?
EDOARDO-(Dopo averlo osservato attentamente) Non saprei.
ATTORE-Non ti pare un albero?
EDOARDO-(Con poca convinzione) Un albero, s.
ATTORE-(Con malizia) E che albero ?
EDOARDO-(Timidamente) Un pino?
ATTORE-Ma che pino? Ha i rami nodosi, gravi: un ulivo.
EDOARDO-Un ulivo, gi.
ATTORE-Uno dei miei maestri dallora, non faccio il nome perch non c pi, fu
dello stesso tuo avviso. Ma lo prese per un olmo. E non gli bast. Ci fu la
recidiva. Un altro giorno dette per tema: il mare. Noi allievi, uno per uno,
maschi e femmine, sfilammo sulla pedana a dar sfoggio della nostra fantasia.
Chi fece londa, chi lo scoglio, chi il cavallone, chi la vela. Siccome eravamo
chiamati per ordine alfabetico, io fui uno degli ultimi e rifeci un po tutto
quello che avevo visto fare dai compagni. E questo cos? mi chiese il
maestro. Risposi Stagione balneare.
EDOARDO-E cosa fece, poi, una volta uscito?
ATTORE-Di tutto. Quello che capitava. Ci che moffrivano. La commedia. La
rivista. Il dramma, la farsa, la tragedia Ho capito che tutto ha una sua
dignit. Ho imparato che bisogna solo lavorare. E cercare di rispondere alle
proprie domande senza farsene un cruccio. Fuggire lovvio (non sempre si
riesce), ma non averne paura. Che la troppa analisi uccide la fantasia, che
lassenza di logica nuoce alla comprensione. Che solamente il pubblico ha
lultima parola. Che non esistono i generi, ma solamente i colori e che
questi, tra loro, hanno una parentela. Che il ritmo ha pi importanza delle
elucubrazioni e che la parola, se vola, vola da s. Come dice Verlaine.
Pensandola cos ho avuto le migliori soddisfazioni. Ed ho trovato il mio
repertorio. Shylock, il Professore della lezione di Jonesco, Ubu re, Malvolio,
Nerone, che fu scritto apposta per me Fra Timoteo, Bummidge, Euclione, il
Giudice Adamo, Don Armando, Lucio, Paragone, Chicchignola, Geronte, Vladimiro,
Cicerone, Orgone, vado per assonanza, Archimede, Mustaf, perfino Agrippina.
Giulio Cesare, Arpagone, eccone un altro in one, ed ancora Seneca, Arnolfo,
come ho gi detto, e Sganarello, Volpone, Solomon, Manfurio, Menenio Agrippa,
sempre per questa faccia da romano antico che mi ritrovo, Romolo, Jean, il
Capitan Fracassa. Tanti. Troppi da ricordare. Come sfogliare un album di foto
in bianco e nero. Con inserti a colori, qua e l, che forse hanno valore
soltanto per me. Un mio vecchio insegnante voleva a tutti i costi farmi fare
Otello. Otello non per me, gli dissi io. Ma lui sera fissato. A me, semmai,
interessa Jago. Ma non lho fatto mai. N luno, n laltro. Si vede che non
era destino. (Pausa) Adesso ho di nuovo un po freddo. E sento la testa
leggera. Mi trovi qualcosa su cui mi possa sedere? Devo riposarmi un momento.
(Edoardo trova una sedia di scena, una specie di trono. Lo stile quello del
XVIII Secolo)
EDOARDO-(Sistemando la sedia al centro della scena) Ecco fatto.
ATTORE-Non l, per favore. Mi mette soggezione. Preferisco una posizione pi
decentrata. (Edoardo esegue). Cos va bene, grazie. (Lo aiuta a sedersi)
EDOARDO-(Dalla finestra in alto penetra, ora, una luce rosata, che bagna la
scena) Sta venendo lalba.
ATTORE-Di gi?
EDOARDO-E volata, questa notte.
ATTORE-Volata, s. Il tempo di un pensiero.
EDOARDO-Di un sogno.
ATTORE-Ho ancora tante cose da dire, pensieri, idee. Uno spettacolo che ho in
mente. Mi preoccupo molto di quello che far. Ho dei programmi ancora da
definire.
EDOARDO-Ci penseremo domani.
ATTORE-Mi sta venendo sonno. Per ricordamelo, eh? C un grande ruolo per te.
Ho un bellissimo torpore. Le braccia e le gambe stanche, ma piene di piacere.
Come quandero bambino, dopo aver corso e giocato a pallone. Mi allenti i lacci
delle scarpe, per favore?
EDOARDO-(Mentre esegue) Posso chiederle una cosa?
ATTORE-Dimmi.
EDOARDO-Vorrei, se posso, darle del tu.
ATTORE-Finalmente. Ci hai messo trentanni.
EDOARDO-E una notte. Ma lo stesso, non so se ci riesco.
ATTORE-Prova. E facile, si usa, tra colleghi.
EDOARDO-Grazie ancora, volevo dire che stata unesperienza bellissima, questa
notte
ATTORE-Be? Questo tu?
EDOARDO-Mi avvicinavo per gradi
ATTORE-E intanto si fa giorno.
EDOARDO-(Sentendolo tremare, prende coraggio) Tremi? Di l, in camerino, ho una
coperta, te la vado a prendere.
ATTORE-Bravo. Ancora una cosa: sai dirmi come si chiama questo posto?
EDOARDO-Casalbuttano. Provincia di Cremona. Perch?
ATTORE-Tanto per sapere.
(Edoardo esce. Una lunga pausa. Poi in scena appare una giovane ragazza bionda,
in abiti eleganti, ma di foggia che appare forse demod. Lattore la
guarda, resta in silenzio, sorride.)
RAGAZZA-Avevo dimenticato una cosa.
ATTORE-Lo so, il biglietto. Tu?
RAGAZZA-Non sapevo cosa scrivere. Non sapevo se mi avresti riconosciuta.
ATTORE-Le rose bianche.
RAGAZZA-Io, s.
ATTORE-Perch non ti sei fatta vedere, dopo lo spettacolo?
RAGAZZA-Avevo vergogna. Non ci siamo mai parlati, in realt
ATTORE-Oh, ma ci siamo detti tante cose
RAGAZZA-E passato tanto di quel tempo. Mi trovi diversa?
ATTORE-No. E strano. Sei identica.
RAGAZZA-Anche tu.
ATTORE-Vorrei dirti ancora molte cose, ma mi vengono in mente solo parole
altrui. Tante, tutte insieme. Io mi spacco in tanti frammenti, sono un
esercito di me stesso. Ma dov lIo che sono io? Che ne accaduto?. Lultima
analisi, Saul Bellow, atto primo. Questo vizio maledetto di fare citazioni
Sembrano rendere pi chiara la realt, fin quasi a poterla afferrare, per un
attimo, e invece si resta sempre allo stesso punto. Vorrei che tacessero, tutte
queste parole, vorrei dirti solo parole mie. Solo che le confondo, oramai, con quelle
dei miei personaggi. Con quelli che ho fatto, con quelli che far. Soprattutto
con quelli che non far mai. Mi sembra davere cinquemila anime da soddisfare.
Tutte a pretendere qualcosa da me. E un cuore solo. Sono esausto. Ti dir solo
che bello vederti, che sono contento, anche se mi si chiudono gli
occhi.
RAGAZZA-Sei stanco, ti devi riposare.
ATTORE-Non vorrei perdere il gusto di guardarti. Ci ho gi rinunciato una
volta. Appoggio la testa solo un momento. Tu per non te ne andare
RAGAZZA-Ti tolgo le scarpe, cos stai pi comodo (esegue e gli infila delle
pantofole che aveva portato con s).
ATTORE-(Con gli occhi chiusi) Le mie. Che bellezza.
(Una musica delicata riempie la scena, la ragazza, con grazia e levit,
comincia a danzare. Il suo gesto si fa sempre pi ampio e avvolgente. La musica
sale lentamente di volume. Edoardo rientra con la coperta in mano. Guarda il
Maestro e resta in silenzio. La ragazza, intanto, non smette di danzare).
BUIO.
SIPARIO.
FINE DELLA COMMEDIA.
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