Il carattere moscovita

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IL CARATTERE MOSCOVITA

Titolo originale: Moskovskij Charakter

Commedia in quattro atti e sette quadri

di ANATOLIJ VLADIMIROVIC SOFRONOV

Versione italiana di Andrea Jemma

PERSONAGGI

POTAPOV ALEXEJ KIBJANIO, direttore di una fabbrica di macchine utensili

GRINEVA IRINA FEDOROVNA, sua moglie, presidente del comitato sindacale di uno stabilimento tessile

GRINEV FEDOR STEPANIC, tecnico nello stabilimento tes­sile, padre di Irina

VICTOR GRINEV, studente alla facoltà di storia di Mosca, fratello di Irina

POLOZOVA NINA IVANOVNA, segretaria del comitato rionale del partito comunista bolscevico dell'URSS

KRUSCCOVA ANNA SERGHEJEVNA, tessitrice, deputata al Soviet Supremo

SEVEROVA OLGA IVANOVNA., direttrice dello stabilimento tes­sile

KRIVOSCEIN IGNAT STEPANIC, capo del servizio tecnico della fabbrica di macchine utensili

ZAITSEV SERGHEJ SERGHEJEVIC, capo del servizio di pianificazione della fabbrica di macchine utensili

DRUZHININ, segretario del comitato del partito della fabbrica di macchine utensili

SVIRIDOV, ufficiale smobilitato

GENIA, studentessa

SCIURA, segretaria di Potapov

MASCIA, impie­gata del comitato rionale

ALCUNI MEMBRI del comitato rionale del partito bolscevico.

(1) Per la lettura del nomi russi di questa commedia si tenga presente: j = i brere; z = s dolce; zìi = j francese; eh = aspirato come eh tedesco; ts = z dura.

L'azione si svolge a Mosca, ai giorni nostri

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

PRIMO QUADRO

Lo studio di Alexej Potapov, direttore della fab­brica di macchine utensili. E una stanza spaziosa con mobili chiari. Su di un tavolino sono disposti modellini di macchine utensili e alcuni « pezzi » in bronzo. E mezzogiorno, in estate. Le finestre sono aperte. Si intravede un paesaggio moscovita.

(Potapov, accanto alla sua segretaria, Sciura, osserva un grande diagramma attraversato da cordoncini rossi e neri. È di ottimo umore: sposta il cordoncino, rosso sulla colonna più alta).

Potapov                         - Vedete, Soiura, le previsioni del pit­tore non sono arrivate a questo punto.

Sciura                            - Non lo prevedeva, Alexej Kirjanic. Che volete?

Potapov                         - Supponeva ohe non avremmo ottenuto più del 125% e invece arriviamo al 137%. Ha fatto i conti senza di noi, il disegnatore.

Scittka                           - E se lo facessimo rifare?

Potapov                         - Non ne vale la pena, Sciura, piuttosto... ci aggiusteremo al di sopra della colonna. Ecco, così, spostiamo lo spillo. (Ferma il cordoncino molto in alto, con lo spillo, poi indietreggia un po' contemplando con soddisfazione il diagramma. Sciura si avvicina a lui) Si direbbe un Aivazovskij. Non è vero, Sciura?

Sciura                            - È grazioso, Alexej Kirjanic!

Potapov                         - Veramente. (Oanticchia: « E la nonna amava il capretto, trallallà e l'amava ». Suona il tele­fono. Sciura stacca il ricevitore).

Sciura                            - Qui è la segretaria del direttore. Un momento; Alexej Kirjanic, è vostra moglie... (Gli passa il ricevitore).

Potapov                         - Sì, Irina Fedorovna. (Canticchia) « Trallallà, trallallà, e l'amava ». Perché di buon umore? Lo si potrebbe essere anche per meno. Tardi, tardi. Vado alla direzione centrale. Anche tu rien­trerai tardi? E già. Riunione sindacale. Vedo, vedo. E tu sarai eletta nel presidium; vero? Naturalmente. A proposito, militante sindacalista, se rincasi prima di me, fai bollire un po' di tè. Arrivederci. Da me? Che venga. Ma certo che la riceverò, anche prima degli altri. Un affare importante? Andiamo via, come se voi aveste degli affari importanti! Repub­blica della cotonina... Bene, bene. Non dimenti­care il tè! (Attacca il ricevitore) È terribile, Sciu-rocka, quando si ha per moglie una militante sinda­calista; lei pensa all'approvvigionamento pubblico, e il marito mangia dove può... Tenetelo bene a mente, quando vi sposerete...

Sciura                            - Ho capito, Alexej Kirjanic.

Potapov                         - Bene. Sentite, Sciura, verrà da me Severo va, la direttrice dello stabilimento tessile; fatela passare subito.

Sciura                            - Va bene, Alexej Kirjanic.

Potapov                         - Mandatemi a chiamare Krivoscein.

Scitjba                           - Subito. (Esce dopo aver scansato a mala pena Zaitsev che entra).

Zaitsev                          - Alexej Kirjanic, ha telefonato il mi­nistro?

Potapov                         - Ma sì, si è congratulato con noi, Serghej Serghejc. Che ne dite?

Zaitsev                          - Mah, da una parte evidentemente non è la prima volta e dall'altra fa piacere...

Potapov                         - E perché tutto ciò, Serghej Serghejc? Perché la produzione è bene organizzata. Di nostre macchine, ve n'è in tutta l'Unione Sovietica. Se per esempio, vi trovate in ferie nel Kasachstan...

Zaitsev                          - E che diavolo ci andrei a fare laggiù?

Potapov                         - Oppure sulle rive della Volga...

Zaitsev                          - Veramente per le ferie avevo proget­tato di andarmene sulla Kliazma, con una canna da pesca.

Potapov                         - Come si dice? « Da una parte i ver-miccioli e dall'altra... ». Che cosa c'è dall'altra parte, eh, Serghej Serghejc?

Zaitsev                          - Avete sempre voglia di scherzare, Alexej Kirjanic.

Potapov                         - Perché no? Ce lo meritiamo. (Can­ticchia) « E la nonna amava il capretto, trallallà, trallallà!... ».

Zaitsev                          - (airunisono) Trallallà, trallallà!

Krivoscein                     - (entrando) È successo qualcosa, Alexej Kirjanic?

Potapov                         - Sì, sì, Ignat Stepanic, è successo qualcosa. Diglielo un po', Serghej Serghejc.

Zaitsev                          - Ha telefonato il ministro.

Krivoscein                     - Ah!

Zaitsev                          - Si capisce, ma non per brontolare. Ci ha fatto le sue congratulazioni.

Krivoscein                     - Non c'è che dire, abbiamo lavo­rato bene.

Zaitsev                          - Ma lo capisci che ha telefonato il ministro, il ministro!

Krivoscein                     - Non capisco che cosa ci sia da meravigliarsi.

Potapov                         - Nulla di speciale, ma ammetterai che fa piacere. Vuol dire che ci apprezzano, te compreso, Ignat Stepanic. Abbiamo ricevuto un'altra ordina­zione. Siamo al completo per tutto l'anno.

Krivoscein                     - Molto bene.

Potapov                         - E allora vediamo un po'... (Si avvi­cina nuovamente al diagramma, seguito da Zaitsev e Krivoscein) Ignat Stepanic, se abbiamo raggiunto, nel mese scorso il 137%, adempiremo il piano quin­quennale?

Zaitsev                          - Veramente è una questione...

Potapov                         - (a Zaitsev) Un momento. (A Krivo­scein) Lo adempiremo?

Krivoscein                     - Certamente, e forse anche prima.

Potapov                         - Quanto tempo prima?

Krivoscein                     - In quattro anni, ritengo...

Potapov                         - In quattro anni? No, Ignat Stepanic, in tre anni e mezzo! E tenacemente! In quattro? Chiunque ce la farebbe in quattro anni. Non ci vuole una gran bravura...

Krivoscein                     - Come, non ci vuole bravura?

Potapov                         - D'accordo, ci vuole bravura... Ma noi dobbiamo compiere un'impresa illustre. Dobbiamo essere all'avanguardia... Dal momento che siamo pas­sati alla produzione a getto continuo... Su, Ignat Stepanic, fai un po' lavorare il cervello...

Zaitsev                          - E in tre anni?

Potapov                         - (a Zaitsev) Un momento, evidente­mente non sarebbe male, in tre anni, ma no... non ce la facciamo... Allora Ignat Stepanic ora tocca a te: calcolare bene ogni particolare perché possa riu­scire in tre anni e mezzo. Siamo intesi?

Krivoscein                     - Proverò. Penso che riusciremo.

Zaitsev                          - Tu hai un gran sangue freddo, Kri­voscein; « Proverò », « Rifletterò», « Riuscirà » e basta!

Potapov                         - Questa sarà la nostra vita, ora. È da qui che comincerà ogni cosa... (A Krivoscein) A proposito, ci vuole molto per l'inaugurazione del tuo nuovo alloggio?

Krivoscein                     - No, aspettate un po' che mi sistemi...

Potapov                         - E a quando le nozze?

Krivoscein                     - (dopo un'occhiata a Zaitsev) Posso andare, Alexej Kirjanic?

Potapov                         - (a Zaitsev) Serghej Serghejc, fai una corsa al deposito, ci dev'essere nei trasporti qualcosa che non va.

Zaitsev                          - (prendendo il ricevitore) Do' le dispo­sizioni.

Potapov                         - No, è meglio che te ne renda conto di persona.

Zaitsev                          - (uscendo a 'malincuore) Se ci tenete...

Potapov                         - Va, va. (A Krivoscein) Che succede, Ignat Stepanic?

Krivoscein                     - A che cosa vi riferite?

Potapov                         - Hai ottenuto un alloggio. Si sapeva che dovevi ammogliarti...

Krivoscein                     - Se è per questo posso traslocare.

Potapov                         - (quasi cordialmente) Abbandona questo tono, Ignat Stepanic. Dovresti conoscermi. Non lo faccio per curiosità. È da tempo che volevo chiederti... Non prenderti soggezione, fra noi uomini...

Krivoscein                     - Non c'è di che vergognarsi... Ho commesso un errore, ed ora lo sto scontando.

Potapov                         - E come?

Krivoscein                     - Ho ripudiato Krusckova...

Potapov                         - Si può rimediare...

Krivoscein                     - Purtroppo no.

Potapov                         -  È da molto?

Krivoscein                     - Qualche mese fa.

Potapov                         - Perché non avevi detto nulla?

Krivoscfin                     - Non ci provo alcun piacere a parlarne.

Potapov                         - Vediamo un po', come è andata' Ne hai fatto ancora una delle tue?

Krivoscein                     - Vedete, Alexej Kirjanic... Lei è un'operaia. Mi è sembrato che avremmo potuto non intenderci, noi due... Come spiegarvi? Io ho assunto un tono sbagliato. Non è andata bene, insomma...

Potapov                         - Ma che cosa non è andato bene?

Krivoscein                     - (con improvviso ardore) Ho voluto farla ascendere troppo in fretta, capite?... Perché sapesse tutto... Musei, spettacoli, libri, conferenze... E sento che tutto ciò la stanca.

Potapov                         - « Ne ha ben donde... ». Vediamo un po', caro, lei frequenta le scuole serali...

Krivoscein                     - Volevo aiutarla...

Potapov                         - C'è da morire con un aiuto simile! Le hai parlato d'amore, almeno?

Keivoscein                    - Poco.

Potapov                         - (imitandolo) « Poco... ». Ma va là. ingegnere.

Keivoscein                    - Per farla breve, se n'è andata.

Potapov                         - Hai cominciato male. Bisognava parlarle d'amore prima; dopo ti avrebbe seguito al museo magari in capo al mondo, dappertutto.

Keivoscein                    - E poi...

Potapov                         - Già, non è piacevole! Ed ora è depu­tato al Soviet Supremo... E tu che dicevi « operaia! ». L'ami?

Keivoscein                    - Sì, a quanto pare.

Potapov                         - Sai che ti dico, vai a farle visita nelle ore in cui riceve gli elettori. Spiegati. Se ti ama, vi capirete.

Keivoscein                    - No, ora non è più possibile.

Potapov                         - Pensa, un alloggio di tre stanze spre­cato! Forse l'accomoderai ancora. Vedi, Irina ed io abbiamo tutti e due del carattere, però ci adattiamo... Parola mia. Di tanto in tanto, per salvare la pace io cedo, ma in generale, nonostante tutto, sono io il capofamiglia. Il padrone della situazione. Non c'è pericolo che si azzardi ad obbiettare qualcosa. Mai. A te evidentemente è andata un po' peggio. Il capo famiglia sei tu, e tua moglie è deputato... Cerca di votarle contro. Eh?! Non c'è modo?

Keivoscein                    - Per ora no, evidentemente. Alexej Kirjanic, ti prego di non parlare mai più di queste cose. (Entra Sciura).

Sciura                            - La compagna Severova.

Potapov                         - Fate entrare. (Sciura esce. Entra Severova) Onore all'industria tessile! Buongiorno, Olga Ivanovna. Conoscete? Il nostro capo del ser­vizio tecnico, Ignat Stepanic Krivoscein.

Seveeona                       - Severova. (Stretta di mano).

Potapov                         - Olga Ivanovna, direttrice dello stabi­limento tessile.

Keivoscein                    - Lo so. (A Potapov) Non avete più bisogno di me?

Potapov                         - Per ora no. (Krivoscein saluta Seve­rova che, accigliata, lo guarda mentre esce) Che cos'hai da guardarlo così, Olga Ivanovna? Ti piace, eh? Le donne son sempre donne.

Severova                       - Perché dovrebbero essere degli uomini? Di uomini ce n'è sempre abbastanza.

Potapov                         - Toh! E invece siamo molto richiesti, di questi tempi.

Severova                       -  Smettila, Potapov; qualcuno ha detto una bestialità e tu vuoi ripeterla?

Potapov                         - Ciò non toglie che tu l'abbia squa­drato attentamente. Bell'esemplare del sesso forte! Se ti interessa, è celibe! Sarebbe un ottimo fidanzato.

Seveeova                       - Lascia stare, Potapov, non sono venuta per chiederti un fidanzato.

Potapov                         - E allora, che cosa posso fare per voi, vicina mia?

 Severova                      - Se tu, da buon vicino, ci aiutassi...

Potapov                         - E in che modo?

Severova                       - Da impresa a impresa, intendiamoci.

Potapov                         - Olga Ivanovna, noi abbiamo profes­sioni diverse.

Seveeova                       - Lascia che ti dica...

Potapov                         - Vediamo un po': voi producete tela indiana. È roba del diciottesimo secolo. E noi, mac­chine utensili. Per conto mio vi avrei spedito già da un pezzo lontano da Mosca, a Vladimir o a Murom, che so io...

Seveeova                       - Così vicino? E perché non più lontano?

Potapov                         - Magari, Olga Ivanovna; Mosca non è più la città del calicò, è una metropoli industriale.

Seveeova                       - Bravo, perdinci, ti esprimi a forza di parole d'ordine.

Potapov                         - Bè, bè, non ti arrabbiare... Di che si tratta?

Seveeova                       - Alexej Kirjanic, ascoltami seriamente. Sai che tuo suocero e l'ingegnere Gorbenko hanno inventato una macchina?

Potapov                         - Il vecchio passerebbe tutta la vita a inventare.

Seveeova                       - Una macchina elettromeccanica per lo stampaggio. Attualmente noi impieghiamo da tre settimane a due mesi per stampare un disegno; e questa macchina permetterebbe di incidere in due giorni. Ti rendi conto? Due giorni. Potremmo pro­durre una gamma assai variata di tessuti. Ora met­tiamo fuori appena novanta disegni l'anno; in quel modo potremmo darne ottocento. Ottocento, Potapov!

Potapov                         - Scusa, sareste divenuti per caso uno stabilimento di arti decorative?

Severova                       - S'intende. La macchina deve miglio­rare il tessuto, abbellirlo. Con un tale assortimento di disegni, produrremo anche più stoffe.

Potapov                         - Impossibile.

Seveeova                       - Tu conosci il cammino percorso dall'umanità. Si vola più in fretta del suono. L'energia atomica non è più un segreto.

Potapov                         - Questo è risaputo.

Severova                       - E noi fabbrichiamo le stoffe sempre alla maniera vecchia.

Potapov                         - È arretrata la tua industria, Olga Ivanovna.

Seveeova                       - Appunto per questo vorremmo rivo­luzionare l'industria tessile.

Potapov                         - Perbacco!

Seveeova                       - La guerra ci ha messo fuori strada.

Potapov                         - Mollettiere?

Seveeova                       - E tela per aeroplani.

Potapov                         - Ed ora fate tendine?

Severova                       - Anche tendine.

Potapov                         - Forse si potrebbe fare a meno delle tende. No? Forse non è bene nascondere il sole all'uomo. Pensate un po' di più ai vostri simili! Ci vogliono macchine, Olga Ivanovna! E tu vieni qui per le tue tele indiane.

Seveeova                       - No, per le macchine. Prenditi un'or­dinazione.

Potapov                         - Vi abbiamo già fatto delle vanghe. E ora che volete? Annaffiatoi per i vostri orti?

Seveeova                       - Un'ordinazione di macchine, di nuove macchine per stampare.

Potapov                         - (scoppiando a ridere) Eccolo, il carat­tere delle donne. Niente raziocinio, solo sentimento. Sentimento nudo e crudo.

Seveeova                       - Vestilo, allora. (Apre la sua borsa e ne estrae un vivace pezzo di stoffa, dai bei disegni, che getta sul tavolo dopo averlo spiegato) È bello?

Potapov                         - Quanto l'avete pagato in negozio, questo?

Severo va                      - Potapov! È della nostra fabbrica, un campione. Se la tua Irina portasse un abito di quella stoffa che ne diresti?

Potapov                         - Per farne che? Lei è una sindacalista militante. Io avrei immaginato già un'uniforme per le sindacaliste militanti: un vestito marron con un grembiule nero. È comodo per le riunioni.

Severo va                      - Cerca di aiutarci; non ti ostinare. Se tu sei d'accordo il ministro darà la sua autoriz­zazione.

Potapov                         - Oh, le donne, le donne! E dire che vi arridano anche la gestione degli affari di stato! Mia cara, è di grano che abbiamo bisogno. Non hai letto la deliberazione del Comitato Centrale? E la relazione del compagno Andreiev? Ebbene, io sto costruendo attrezzi per le officine di macchine agricole!

Severova                       - Ma io non ti chiedo di fare delle sostituzioni. Riuscirai a fare l'uno e l'altro. Conosco le tue possibilità e capacità.

Potapov                         - Le mie? Non esageriamo ora!

Severova                       - Alexej, ricorda tutto ciò che il nostro rione ha dato al paese. Questa macchina è nata nel nostro rione. Che almeno la sua produzione in serie si faccia nel nostro rione.

Potapov                         - Di un po'? Hai letto il piano quin­quennale?

Severova                       - Ho letto tutto. Ma se si presenta qualcosa di nuovo, di utile, pensi che aspetteremo il nuovo quinquennale?

Potapov                         - Ascolta, Olga Ivanovna. Anche tu sei direttrice. E capisci che cosa significa accettare una nuova ordinazione. Si verrebbe a disorganizzare tutta la produzione, coordinata con un lavoro assai meticoloso. Non sta a me spiegartelo. Tutta l'orga­nizzazione e tutti i termini sarebbero buttati all'aria! Guarda che movimento abbiamo noi! (Indica il diagramma) Il disegnatore non ha neppure previsto cifre così alte. Ora, io ho i miei progetti. Sto prepa­rando qualcosa di eccezionale: il piano in tre anni e mezzo. E tu vieni col tuo calicò!

Severova                       - Anch'io vorrei, magari in quattro anni...

Potapov                         - Che Dio vi aiuti...

Severova                       - Tu non sei Dio, ma io chiedo il tuo aiuto.

Potapov                         - Demagogia, Olga Ivanovna. Legge­rezza puramente femminile.

Severova                       - Credi?

Potapov                         - Ma certo!

Severova                       - Allora non accetti?

Potapov                         - No.

 Severova                      - E se ti si obbligasse?

Potapov                         - Non mi obbligheranno. E ti racco­mando di non perdere tempo a spingere la vostra macchina attraverso le difficoltà della burocrazia.

Severova                       - Dici delle strane cose, Potapov. Va bene, e sia! Ma non dimenticare che noi abbiamo il carattere moscovita. Una volta deciso di fare qual­cosa per il benessere del popolo, sarà fatto, costi quel che costi. Ricordati! Lotteremo per la tua fab­brica!

Potapov                         - Vi auguro successo! Paresti meglio a badare alla tua fabbrica. Non avete una produzione famosa!

Severova                       - (chiudendo il ritaglio di stoffa nella borsa) Non ci pensare...

Potapov                         - Ti ci vorrebbe un fidanzato, forse la tua rabbia svanirebbe, visto che sei feroce!

Severova                       - Pensa agli affari tuoi e tienlo per detto: noi abbiamo già cominciato a lottare per la tua fabbrica. Arrivederci. (Esce).

Potapov                         - (in piedi, batte a martelletto le dita sul tavolo) Ma guarda un po', che idee! Un carattere moscovita, e noi come l'abbiamo, brasiliano forse? Quanto potere hanno mai dato alle donne! Non si sanno orientare troppo negli affari dello stato. (Entra Zaitsev).

Zaitsev                          - (porgendogli una busta) Tenete, l'hanno portato or ora dalla direzione centrale.

Potapov                         - (lacerando la busta) Vediamo un po' che scrivono.

Zaitsev                          - Sarà un ringraziamento o un premio.

Potapov                         - (legge, e a mano a mano il suo sorriso sparisce) Bene. Di già! Capisci, Serghej Serghejc? Di già! A meraviglia, compagne donne! Accettiamo la sfida. Anche noi abbiamo del carattere! Che ne pensi tu?

Zaitsev                          - Delle donne? Nulla di buono.

Potapov                         - Ebbene, questa volta, care le mie donne, non cederemo. Saremo scortesi, Serghej Serghejc! Pai chiamare Krivoscein. No, meglio, aspetta. Krivoscein sarà per dopo. (Prende alcune carte e le mette nella sua borsa) Loro si rivolgono alla direzione centrale e io al ministero. Prima al mini­stero. Di' al reparto montaggio che si sbrighino.. Capito, Zaitsev?

Zaitsev                          - Capito, Alexej Kirjanic... Ma non ho afferrato ancora di che si tratta...

Potapov                         - Aspettate un po' e vi farò incidere un ricordo, un disegnino; me lo saprete dire, poi!

Zaitsev                          - È per il circolo, forse?

Potapov                         - Eh, Zaitsev, aspetta che io ritorni dal ministero e saprai tutto. Di' a Krivoscein che mi aspetti.

Zaitsev                          - Ne avrete per molto?

Potapov                         - Non lo so. (Esce).

Zaitsev                          - Disegni? Che disegni? Ma che uomo! (Si siede al posto di Potapov e stacca il ricevitore) Datemi il reparto montaggio. Alexej Kirjanic ha ordinato di accelerare i tempi. Siete a 140? Non c'è male. Altre disposizioni? Nulla. Ma certamente ce ne saranno. Quali? non importa. L'essenziale è che ce ne saranno delle disposizioni! (Sipario).

SECONDO QUADRO

La sala da pranzo di Potapov e Grineva. È un locale grande e ben illuminato. L'appartamento si trova al quarto o al quinto piano. L'impressione dell'altezza è data da centinaia di luci che si vedono nelle altre case attraverso la finestra aperta. Bue porte, dalla sala da pranzo, danno in altre camere. E una sera d'estate moscovita. Fuori è abbastanza chiaro.

(Quando il sipario si alza, Grineva e Krusckova entrano nella sala. Grineva ha in mano lettere e gior­nali che ha appena tolto dalla cassetta della posta. Krusckova si ferma sulla soglia del balcone. Grineva accende la luce).

Krusckova                     - Perché avete acceso, Irina Fedo­rovna? È ancora chiaro.

Grineva                         - Non mi piace la penombra. O buio, o luce piena. Siedi, Anja. Facciamo la massaia. Alexej ed io siamo gran bevitori di tè. (Esce e poi ritorna) La riunione si è protratta a lungo oggi.

Krusckova                     - Avete parlato bene, Irina Fedo­rovna.

Grineva                         - La scuola della vita. E poi, credi, non è molto difficile parlare lealmente.

Krusckova                     - Già. Sapete, da me viene gente d'ogni specie. Semplice e no. Ve ne sono alcuni che parlano e nello stesso tempo, io me ne accorgo, mi osservano per vedere se mi sbaglio, se ignoro qual­cosa. Sono molte le cose che ignoro. Ciò nonostante si confidano, mi chiedono di aiutarli, di decidere, di intervenire. E pensare che io stessa ho bisogno di aiuto!

Grineva                         - È vero, un deputato non ha il diritto di sbagliare.

Krusckova                     - È proprio questo che mi preoccupa... Guardate, per esempio, la Sviridova.

Grineva                         - Quella che lavora da noi?

Krusckova                     - Sì... È venuta a trovarmi, piangendo. « Non è da voi che bisognerebbe venire, forse, -mi ha detto - forse dovevo rivolgermi al comitato del partito o altrove, ma io ho pensato di venire dalla deputata. Mio marito è arrivato dal fronte. Era partito aggiustatore meccanico ed è tornato capitano. Mi ha detto: Sei indietro! Ci capiremo male; e poi, in generale, la tua cultura non è più sufficiente. Non andiamo più bene insieme. Se ci separassimo?". Farà mettere l'avviso su "Mosca sera ". Un avviso! E i miei due ragazzi? E l'amore? In che cosa sono in ritardo io? Rispetto a chi sono in ritardo? Il mio nome figura nell'albo d'onore. Ho lavorato giorno e notte tutto il tempo della guerra. E anche ora. Io non voglio separarmi da lui ». E piangeva: «Aiutami, Anna Serghejevna, tu sei deputata, puoi tutto ». Aiutarla e come? Mi aveva scombussolato. E ci siamo messe a piangere tutte due assieme.

Grineva                         - Avete pianto a lungo in tal modo?

Krusckova                     - Non ho guardato l'orologio... Le ho detto che gli avrei parlato, che lo avrei chiamato. E che cosa gli dirò? Ingannarlo? E se non capirà ragione? Forse non mi riuscirà neppure di ingan­narlo. Il mio pensiero correrà ad un altro.

 Grineva                        - A Krivoscein?

Krusckova                     - Proprio.

Grineva                         - Non sei stata tu a lasciarlo?

Krusckova                     - Sì, ma l'amore non mi ha lasciato. È intelligente, siamo d'accordo, Irina Fedorovna, ma io non volevo essere una sua aggregata. Mi spiegava troppe cose... Forse è a causa del suo mestiere. Si dice che egli sia un buon tecnico.

Grineva                         - Ci incretinisce con la sua tecnica! Esperto in macchine utensili, ma degli uomini non capisce nulla. Sai, Anna, in questi casi è difficile dar consigli, però se fossi in te non ci penserei più. Inge­gnere! Che cos'ero io quando mi sono unita con Alexej? Semplice filatrice. E lui, ingegnere. Ebbene vedi? abbiamo vissuto insieme dodici anni come un sol giorno.

Krusckova                     - Non bisticciate mai?

Grineva                         - A dire il vero, quasi mai.

Krusckova                     - Ed è sempre stato così fra voi!

Grineva                         - Sempre... Di' un po', non hai mai più incontrato Krivoscein, dopo allora?

Krusckova                     - È venuto a vedermi in aprile, dopo le elezioni... Gli ho chiesto perché non era venuto «prima» delle elezioni. E se ne è andato... L'ho incontrato una volta in strada ma è passato sul marciapiede opposto. Sapete, Irina Fedorovna, partirò per qualche tempo, andrò a Ivanovo, o a Orechovo-Zujevo...

Grineva                         - Perché tu? Se ne vada lui.

Krusckova                     - E se il torto fosse mio? Se ho scacciato io la mia felicità?

Grineva                         - Che cosa dirai allora al marito di Sviridova?

Krusckova                     - Non sono giudice io. Sono io stessa querelante. Gli chiederò di aiutare sua moglie se la ritiene arretrata.

Grineva                         - E lui non poteva aiutarti?

Krusckova                     - Ci s'è provato, ma non mi ha saputo prendere. (Entra Victor).

Grineva                         - Oh, ecco lo studente!

Victor                            - Per poco ancora. (Getta alcuni libri sul tavolo) Ho appena finito l'ultimo esame.

Grineva                         - Rallegramenti!

Victor                            - C'è ancora il diploma, Irina!

Grineva                         - Potresti anche dire buongiorno...

Victor                            - Perdonate! Victor Grinev. Vi conosco già, sono stato incaricato della propaganda per la vostra elezione.

Grineva                         - (spaventata) L'acqua sarà certamente scappata dal bollitore! (Esce. Victor e Krusckova restano un momento in silenzio. Cercano un argomento per la conversazione).

Krusckova                     - Qual è il soggetto della vostra tesi?

Victor                            - « Il presente e l'avvenire di Mosca ».

Krusckova                     - Bel soggetto!

Victor                            - Sì, è attraente. Sapete, Anna Serghe­jevna, io la vedo in sogno!

Krusckova                     - Chi?

Victor                            - Mosca... aerea, dorata, che si tuffa nell'azzurro...

Krusckova                     - Siete fortunato ad avere terminato i vostri studi superiori...

Victor                            - Fortunato io? E voi, allora?

Krusckova                     - Da un mese appena ho terminato la nona classe alle scuole serali.

Victor                            - Non è di ciò che intendo parlare...

Keusckova                    - E di che dunque? (Suonano. Victor va ad aprire. Torna con Fedor Stepanic Grinev. Grineva fa ritomo dalla cucina).

Grinev                           - Ecco delle visite, figlia mia. È in casa xllexej?

Grineva                         - Siediti, papà. Prenderai una tazza di tè con noi.

Grinev                           - Preferirei qualcosa di più mordente!

Grineva                         - Non è mica festa, oggi...

Grinev                           - Già. (A Victor) Come va, diplomatico?

Victor                            - Non è diplomatico, ma diplomato.

Grinev                           - Fa lo stesso, all'assemblea ci sono i diplomatici, al rione pure, a casa ancora diplomatici. Tutte chiacchiere e null'altro.

Grineva                         - Cosa c'è che non va?

Grinev                           - Come se tu non lo sapessi, presidente del comitato di fabbrica! Perché non si vuol sfrut­tare la nostra macchina?

Grineva                         - Arriverà anche quel giorno. Pazienza un pochino.

Grinev                           - Ne ho abbastanza di pazientare. (A Krusckova) To', deputato, ti manderò le mie rimo­stranze per iscritto, che farai?

Krusckova                     - Scrivete, ce ne occuperemo.

Grinev                           - Tutti se ne occupano e non si fa un passo avanti. (A Grineva) Ma Alexej dov'è?

Grineva                         - Al ministero o alla direzione centrale.

Grinev                           - Tutto il tempo se ne va in sedute. Di questo passo non arriveranno mai a sbrigare le cose importanti.

Grineva                         - Smettila di brontolare così, papà; faresti meglio a congratularti con Victor: ha supe­rato gli esami. Sarà uno storico.

Grinev                           - In fondo ai secoli, allora! Non c'è verso che si dia alla tecnica o alle scienze come fanno gli altri! Congratulazioni lo stesso. Non c'era mai stato uno storico nella nostra famiglia. Forse scriverai storia sul mio conto!

Victor                            - Mi sto occupando di Mosca.

Grinev                           - Di Mosca? allora non puoi lasciarmi da parte. Mosca senza di me è come tuo padre senza Mosca. Non ci si lascia sino alla morte. Che cosa scriverai dunque?

Victor                            - Come è ora e come sarà un giorno. Come vivrà la gente a Mosca.

Grinev                           - E che ne puoi sapere?

Victor                            - Lo so.

Grinev                           - Si dà delle arie la giovane generazione.

Victor                            - Oggi non riconosci più la via Tverskaja. E più in là? Per nove chilometri dopo la piazza Eossa si alzeranno le facciate di edifici maestosi. Il nuovo Arbat si conficcherà come una freccia nella strada di Mozhajsk.

Grinev                           - Si conficcherà hai detto?

Victor                            - Come una freccia.

Grinev                           - Forza, conficchiamo!

Victor <                        - E fra qualche anno appena, qui, sotto di noi, le rive della Moscova diventeranno magnifiche passeggiate per i cittadini della capitale.

 Grinev                          - Passeggiate!... Quello che ci vuole per i fannulloni.

Victor                            - Non mi prendere in giro, papà. Imma­gina una calda serata di primavera. Le foglie stor­miscono sul fiume. Le ragazze sono vestite di abiti sgargianti, come si usai in primavera...

Grinev                           - Vestiti? Non ce ne saranno.

Victor                            - E come?

Grinev                           - Così. Non ce ne saranno! Le ragazze andranno in giro ricoperte di disegni per macchine; si faranno le bluse con dei calchi azzurri trapuntati di bianco. Non la vogliono costruire la nostra mac­china elettrica per stampaggio! Si aspetta, ma una macchina non è certo selvaggina, che ha bisogno di frollare. Dov'è Alexej, parlerò a lui.

Grineva                         - Non potrà aiutarvi, ha ricevuto un'or­dinazione dallo Stato.

Grinev                           - E io allora? per chi lo faccio? Per un privato o per un artigiano, forse? (Victor gli fa un segno) To', il diplomatico parla della nuova Mosca. I muratori costruiscono le case lungo la via di Mozhajsk. I metallurgici gettano i ponti sulla Jauza. Ed io allora? Anch'io voglio posare il mio mattone.

Victor                            - (a sua sorella) Papà ha ragione. Io non capisco. Bisognerebbe mettersi d'impegno ad un'opera del genere. Perché Alexej non aiuta papà? Se almeno se ne interessasse un po'!

Grineva                         - Questo non ti riguarda.

Victor                            - Anche tu diventi burocratica?

Grinev                           - Voi queste cose non le potete capire. Se il compagno Stalin sapesse, ordinerebbe perso­nalmente di realizzare ciò che i compagni Gorbenko e Grinev hanno inventato. (A. Krusckova) Che cos'hai da ridere? Ci darebbe anche un premio. E tu non dici nulla, deputata? Fallo sapere al governo.

Krusckova                     - Lo farò sapere.

Grinev                           - Ti ascolteranno?

Krusckova                     - Sì.

Grinev                           - E che marci! (A Grineva) Di' pure tutto ad Alessio.

Grineva                         - Cerca di capire papà, tu sei della famiglia. E certe cose non si possono sistemare in famiglia.

Grinev                           - Oh, ma sentite che dice. Allora il buro­cratismo e l'indifferenza sono permessi in famiglia? E poi, in famiglia! Da noi, attualmente, tutti sono della famiglia. Tu queste cose non puoi capirle, pre­sidente del comitato di fabbrica. (Si accinge ad uscire) Bene, io me ne vado. Ma - (a Grineva) se tu - (a Kru­sckova) e tu buttate in un cassetto un'iniziativa del genere, io scriverò al compagno Stalin, gli parlerò di te, Irina e di te, eletta dal popolo, e di tutti voi, capi del rione, me la vedrò io per distinguere quelli che sono della famiglia e quelli che no. Grazie della compagnia. (Se ne va senza prendere commiato).

Victor                            - È il colmo. E dire che sei sua figlia!

Grineva                         - Tu stai zitto.

Victor                            - Papà ha ragione.

Grineva                         - Non discutere. Cerca di raggiungerlo piuttosto. Tu sai che cosa è capace di fare quando è sulle furie.

Victor                            - Hai ragione. (A Krusckova) Arrivederci, peccato che non si possa andare insieme... Vi potrei tenere un po' di compagnia?

Grineva                         - Anna è nostra invitata.

Krusckova                     - Devo andarmene. Domani sono nel primo turno. Venite, Victor. (Saluta Grineva ed esce con Victor. Grineva va al balcone, guarda in basso, poi torna verso il tavolo. Solleva il coperchio della caffet­tiera, si accorge che è vuota e la parta in cucina. Ritorna, si siede al tavolo e apre un giornale. La porta si apre. Entra Potapov. Grineva non lo sente. Potapov le si avvicina e la bacia su di una tempia. Grineva si alza).

Grineva                         - Aliòscenka!

Potapov                         - Hai avuto paura?

Grineva                         - Leggevo...

Potapov                         - Faresti meglio a sdraiarti un po'... Sei stanca, eh?

Grineva                         - Aspettavo che tu tornassi.

Potapov                         - Sarebbe a dire che senti la mia man­canza?

Grineva                         - Tu mi manchi sempre, Alioscia.

Potapov                         - Anche tu, Iriscia...

Grineva                         - Il tè è quasi pronto... Siediti, dai qua la borsa. (Gli prende la borsa. Potapov scioglie il nodo della cravatta, si toglie la giacca. Grineva porta tutto in un'altra stanza. Potapov dischiude il giornale e si sdraia sul divano).

Potapov                         - Hai avuto visite?

Grineva                         - Sì, Krusckova; poi c'è stato anche mio padre... e Victor... (Mila si siede sul bordo del divano) E tu, che hai fatto oggi, su, racconta.

Potapov                         - Sono stato dal ministro. (Si alza) Per la vostra questione familiare.

Grineva                         - Scherzi sempre.

Potapov                         - Che c'entra lo scherzo... Mi sono difeso contro tuo padre...

Grineva                         - Alioscia, io impiego sempre molto a indovinare...

Potapov                         - Non far la modesta... Sapevi, no, che cosa voleva da me Severo va?

Grineva                         - Sì.

Potapov                         - E che Severova aveva scritto al ministro?

Grineva                         - No.

Potapov                         - Vuol dire che hanno fatto a meno della sindacalista militante. (Si siede sul divano) Ebbene, l'attacco è stato respinto. Il ministro mi ha incaricato di presentargli una relazione sulle possi­bilità di eseguire nella mia fabbrica un'ordinazione straordinaria. Ma poiché è evidente che è impossibile, io sono tranquillo. È semplice: Krivoscein dovrà passare due giorni a consultare i documenti. Lui conosce certamente le capacità dell'azienda.

Grineva                         - E tu?

Potapov                         - Che domanda!

Grineva                         - Non potresti eseguire anche la nostra ordinazione, Alioscia?

Potapov                         - Certo che potrei, ma a detrimento dell'essenziale, capisci? E poi non sai, Irina, che fastidi si hanno ad accettare una nuova ordinazione?

Grineva                         - Cosa vuoi, Alioscia, tutto ciò che si fa di nuovo è sempre difficile, è sempre a danno di qualcos'altro... Non è vero?

Potapov                         - Certo che è vero. Ma vedi, sono rimasto indignato della sfrontatezza della tua Severova. Immischiarsi nella fabbrica altrui. Farebbe meglio a pensare alla sua. Da me, grazie a Dio, nel mese scorso il piano è stato realizzato per il 137%. 137! E da voi solo il 98? Vi manca il due per cento. Ed ora vorreste nascondere la mancata realizzazione del piano, facendo del chiasso attorno alla vostra nuova macchina? A spese del vicino, per giunta!

Grineva                         - Alexej, tu parli male, e questo mi dispiace...

Potapov                         - E a me dispiace quello che fate voi. La vostra piccola madre si presenta e si accinge a lottare per la mia fabbrica! Capisci? Non per il suo stabilimento, ma per la mia fabbrica! Per la mia fabbrica! Ah, questo no! Là dove io sono il padrone, dove sono direttore, dove il personale mi è subor­dinato...

Grineva                         - Alioscia, perché dici così spesso « la, mia fabbrica », « sono direttore», « sono il padrone... ». Tu sei un amministratore, ed il padrone è sempre lo Stato, è il popolo il padrone.

Potapov                         - Irina, non ti trovi ad una riunione sindacale, non sei qui per farmi una lezione.

Grineva                         - Non ti faccio una lezione, ti sto ricor­dando.

Potapov                         - E perché non dovrei parlare così? Io sono effettivamente il direttore e neppure tanto malvagio, in fin dei conti. Mi sbaglio forse?

Grineva                         - Per quello che so io non ti sbagli. In realtà la fabbrica la gestisci bene. Mi sembra però che tu vai perdendo un po' per volta una qualità del tuo carattere...

Potapov                         - Quale?

Grineva                         - Il senso del nuovo, Alexej.

Potapov                         - (sbalordito) Cosa?

Grineva                         - Il senso del nuovo.

Potapov                         - (abbandona di scatto il divano e fa grandi passi nella stanza. Poi scoppia a ridere rumorosamente) Ah, ah! Questa è proprio nuova! Tipica sinda­calista. In mancanza di argomenti, fa ricorso alle parole d'ordine. Iriscia, te lo ripeto, non ci troviamo ad una riunione sindacale.

Grineva                         - Pensi allora che dovremmo preoccu­parci soltanto di riscuotere le paghe e di sorvegliare i giardini d'infanzia?

Potapov                         - Dovete anche educare le masse!

Grineva                         - Certo... E non solo le masse, ma anche alcuni iscritti ai nostri sindacati...

Potapov                         - E poiché io sono un iscritto...

Grineva                         - Dobbiamo inculcare in essi il senti­mento di patriottismo, per quanto riguarda la loro impresa...

Potapov                         - Ah, ah, della « loro » hai detto!

Grineva                         - Sì, della «loro! ». Del loro rione, della loro città.

Potapov                         - Ma perché dovrei far tutto io, nella mia fabbrica? Perché la vostra ordinazione non può essere eseguita da un'altro complesso di Mosca, degli Urali o della Siberia? Perché, ti domando?

Grineva                         - Ma insomma la tua fabbrica può aiutarci?

Potapov                         - La mia fabbrica? No!

Grineva                         - Parola di comunista?

 Potapov                        - Leggerezza puramente femminile.

Grineva                         - Ancora una volta hai sbagliato i tuoi calcoli. Non hai visto una grande forza.

Potapov                         - Quale?

Grineva                         - Parlo delle donne.

Potapov                         - Perché? Io vedo sempre con piacere le donne.

Gkineva                        - Non essere volgare.

Potapov                         - Ma prova ciò che dici, almeno!

Grineva                         - Ricordati delle macchine per la rac­colta delle patate.

Potapov                         - Ho terminato il piano per primo in tutto il rione.

Gkineva                        - Ma prima? Per quanto tempo ti sei rifiutato? Come hai cercato di dimostrare che ti impedivano di portare a compimento il piano essenziale! Quante volte hai fatto ricorso al comitato del partito e alla direzione centrale! E non volevi capire che per il vettovagliamento degli operai quelle duecento macchine erano di un'importanza inestimabile. Sì, lo so, lo so, sei stato primo; anche allora hai sorpassato noi tessili, sei stato anche segnalato nella risoluzione del partito. Ma io non avrei agito come te. Mai. Tu avevi semplicemente capito che potevi ricevere un rimprovero, che ciò avrebbe influito sulla tua riputazione e che, infine, rischiavi di non essere eletto a membro di un qualsiasi presidium solenne. Mi sembra che il posto al presidium delle sedute ti stia troppo a cuore...

Potapov                         - Meraviglioso. Se non mi sbaglio, domani mi farai un rapporto.

Grineva                         - Ma a che cosa potrebbe giovarti!

Potapov                         - Vedo che stai esperimentando su di me i tuoi argomenti.

Gkineva                        - Imbecille.

Potapov                         - Grazie.

Grineva                         - Con tutto il cuore.

Potapov                         - Volete concludere?

Grineva                         - Sì.

Potapov                         - Ed ora, ascoltami tu.

Grineva                         - Non voglio.

Potapov                         - Lo esigo.

Grineva                         - So già quello che stai per dirmi.

Potapov                         - Tanto meglio. Mettitelo bene in testa e dillo alla tua Severova. Io ho il mio piano! La mia fabbrica! La mia produzione ritmicamente coor­dinata. E non ammetterò interferenze. Hai capito?

Grineva                         - Ho capito che avevo ragione.

Potapov                         - Bene, ed ora dammi il tè.

Grineva                         - La teiera è in cucina, puoi andare a prendertela.

Potapov                         - E tu?

Grineva                         - Io ne ho abbastanza, fin sopra la testa. (Va nella sua camera. Entra Victor).

Victor                            - Buongiorno, Alexej.

Potapov                         - (distrattamente) Ah, sei qui. Mettiti a sedere che prendiamo il tè...

Victor                            - C'è odor di bruciato in casa vostra, no?

Potapov                         - Dove? Ah, sì, sì! È la teiera. (Corre verso la cucina. Victor raccoglie i giornali caduti nel corso della discussione. Entra Potapov con la teiera bruciata, fumante).

Victor                            - (allegramente) Dissaldata?

Potapov                         - Che cos'hai da rallegrartene? Dis­saldata e come! Stiamo bruciando, in questa storia, Victor! (Sipario).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

PRIMO QUADRO

L'ufficio di Irina Grineva, presidente del comitato sindacale dello stabilimento tessile. E un grande locale in un edificio di vecchia costruzione. Si vede il radiatore del termosifone, con accanto una stufa in terracotta dallo sportello in ghisa. All'altezza del soffitto l'apertura per la presa d'aria. In mezzo alla stanza, disposti a « T », due tavoli ricoperti da tappeti azzurri. Su di un tavolo, alcuni campionari dei tessuti prodotti dallo stabilimento. Alle pareti, ampi riquadri di stoffe -alcuni dei quali disposti a ventaglio            - anch'essi produzione dello stabilimento, che danno al locale un gra­zioso aspetto e un'aria di festa strapaesano.

(Accanto al tavolo, al posto di Grineva, c'è Krusckova. Davanti a lei l'ufficiale smobilitato Sviridov. Veste una giacca militare senza spalline, con nastrini di deco­razioni).

Sviridov                        - Uhm... a dire il vero, compagno deputato, ancora non sono riuscito a capire perché mi avete fatto chiamare. Naturalmente sono lietissimo di trovarmi in presenza di un deputato, di fare la vostra conoscenza... è così che si dice? Però devo comunicarvi che sono già provvisto di alloggio. Non è un palazzo, ma non manca del necessario. Lavoro ne ho, e là, nel nostro rione, non vi sono né difficoltà, nè impedimenti di alcun genere...: sono molto gentili con gli smobilitati... Così, non vedo per qual motivo...

Krusckova                     - Perché volete abbandonare vostra moglie, compagno Sviridov?

Sviridov                        - Non capisco, compagno deputato.

Krusckova                     - Non mi sono spiegata chiaramente?

Sviridov                        - E come. Anche troppo... È venuta da voi?

Krusckova                     - Sì.

Sviridov                        - (si alza, poi si risiede) Compagno depu­tato, mi dispiace ma non dispongo di tempo libero... Sono stato molto lieto di conoscervi, anche se non ho votato per voi, compagna Krusckova.

Kkusckova                    - Per chi avete votato allora?

Sviridov                        - Nella zona d'occupazione per il nostro general-colonnello, due volte eroe dell'Unione so­vietica...

Krusckova                     - Lo stimavate certamente.

Sviridov                        - E come!

Krusckova                     - E se fosse lui a parlarvi su que­st'argomento, vi comportereste così oppure l'ascol­tereste cercando... di capirlo?

Sviridov                        - (sghignazzando) Ma lui è general-colonnello!

Krusckova                     - Avete assimilato lo stile dell'uni­forme?

Svikidov                       - In cinque anni? E come!

Krusckova                     - Mi sembra, tuttavia, che non vi siete abituato né alle spalline, né alla vostra con­dizione di ufficiale.

Svikidov                       - Sono ancora ufficiale della riserva.

Kbusckova                    - Non ne avrete ancora per poco, di questa riserva.

Sviridov                        - (alzandosi) Farò a meno...

Kkusckova                    - (battendo la mano sul tavolo) Sede­tevi Sviridov! Non ne farete a meno! (Sviridov si risiede) Voi non avete appreso nulla nell'esercito. Dove, in quale reparto vi hanno insegnato ad oltrag­giare vostra moglie, ad abbandonarla con due bam­bini?!

Sviridov                        - Ma io non l'ho ancora abbandonata... Ho intenzione di fare le cose in regola... un annunzio di divorzio sul giornale...

Krusckova                     - Lei è indietro? Siete voi indietro! È una delle migliori stakanoviste del nostro stabilmento!

Sviridov                        - Ma ho forse obiettato qualcosa? È la migliore. E come! Se abbandonassi la peggiore mi vergognerei. Ma la migliore! Io non sono degno di lei.

Krusckova                     - Ne avete tutta l'aria.

Sviridov                        - È quello che sto dicendo. Indegno. E come! Ecco tutto. E poi ciò riguarda noi due. E se io la lasciassi? Che cosa potreste farmi voi?

Krusckova                     - Nulla, scriverei al vostro generale... della zona.

Sviridov                        - (improvvisamente inquieto) Ah, questo no, lasciatelo stare il generale. Mi ha consegnato personalmente due decorazioni. Ha detto che meri­tavo... Non vai la pena di dargli delle seccature... È un affare di famiglia... Oggi ci si lascia, domani si ritorna assieme. Dialettica della natura, compagno deputato!

Krusckova                     - Tenetela in serbo per un'altra volta, la vostra dialettica. Da parte mia vi consiglio di fare ritorno al vostro focolare.

Sviridov                        - Non l'ho ancora lasciato, per il mo­mento.

Krusckova                     - A più forte ragione... Lei è in ritardo? Avete fatto un matrimonio con persona di bassa condizione? Osservate vostra moglie un po' più da vicino, Sviridov. Ha un grande cuore. Guardate là le prove! (Si avvicina ad una bacheca, in cui sono esposte le foto delle stakanoviste) Lia, riconoscete? Le somiglia?

Sviridov                        - Molto.

Krusckova                     - Sapete che cosa farà, ben presto? (Indica un ritaglio di stoffa dai colori sgargianti) Fra non molto disporremo di una nuova macchina e fabbricheremo un nuovo tessuto. E lei sola ne avrà l'incarico. I vostri bambini vanno a scuola?

Sviridov                        - Il maggiore è passato in seconda. L'altro vi andrà fra un anno.

Krusckova                     - Somigliano a voi o a lei?

Sviridov                        - A me, soprattutto il più grande.

Krusckova                     - È una somiglianza che impegna. Fate che non abbiano a pentirsene.

Sviridov                        - Non temete... io vi capisco...

Krusckova                     - È quanto mi basta. (Entra Grineva).

Grineva                         - Buongiorno.

Krusckova                     - Buongiorno, Irina Fedorovna. Questo è il compagno Sviridov.

Grineva                         - (con ostentata meraviglia) Sviridov! Molto lieta! (Tende la mano a Sviridov che le porge perplesso la propria).

Sviridov                        - Ma, in fin dei conti, di che cosa siete lieta, voi?

Grineva                         - Ma come! È la nostra migliore staka-novista. Noi andiamo fieri di lei. E voi?

Sviridov                        - Io?... Anch'io. (È confuso).

Krusckova                     - Stavo mostrando al compagno Sviridov i tessuti che confezionerà sua moglie.

Sviridov                        - (palpando) Ha di che stare in guardia, la stoffa straniera. Non è molto solida, la loro mer­canzia. Ne ho portato a Zina: ricordo della vita militare. È andata in pezzi. Bè... (Pausa. Krusckova si allontana un po'. Grineva va al suo posto. Sviridov, avvertendo che il colloquio sembra terminato, vorrebbe andarsene, ma ha ancora qualcosa da dire).

Kkusckova                    - Penso che tutto sia ormai chiaro, compagno Sviridov.

Sviridov                        - Sì! Posso andare, compagno deputato?

Krusckova                     - Certo. Ci siamo capiti, non è vero?

Sviridov                        - Sicuro, compagno deputato. E come! Arrivederci. (Esce).

Grineva                         - Fai progressi. Bisognerà forse chia­mare Krivoscein?

Krusckova                     - No, Irina, non è la stessa cosa. (Si siede sul divano) Sapete, in fondo è un buon uomo.

Grineva                         - Krivoscein?

Krusckova                     - Ma no, Irina Fedorovna! Sviridov... Ostenta un fare grossolano, insolente... dapprima, è vero... Eh, anche lui potrebbe capire...

Grineva                         - Sviridov?

Krusckova                     - Krivoscein, Irina Fedorovna! Kri­voscein... Tutte le vie sono tagliate ormai...

Grineva                         - Non tutte, mi pare. Il deputato deve pur conoscere le vie che conducono ai suoi elettori.

Krusckova                     - Figuratevi, non capirebbe.

Grineva                         - È diplomato!...

Krusckova                     - In altro ramo... (Entrano Polozova e Severova. Grineva e Krusckova si alzano muovendo loro incontro).

Polozova                       - Buongiorno, Ania, buongiorno Irina.

Krusckova                     - Buongiorno, Nina Ivanovna. (Strette di mano).

Polozova                       - (avvicinandosi ai nuovi tessuti) Bella stoffa! Come potremo vestir bene, ragazze! Bella stoffa! Fammi vedere, Ania. (Krusckova si avvicina. Polozova con gesto competente di tessitrice prende il ritaglio e lo adatta al corpo di Krusckova) La bella fidanzata, eh?! Voglio vederti a nozze con un vestito così.

Krusckova                     - Kischia di diventar vecchio prima di allora...

Polozova                       - E perché?

Krusckova                     - Sempre per lo stesso motivo...

Polozova                       - (a Grineva, d'un tratto) È critica la tua situazione. Da una parte tuo marito e dall'altra gli interessi del lavoro. Cosa hai deciso?

Grineva                         - Volevo domandarlo a te.

Polozova                       - Ma tu, che ne pensi?

Grineva                         - (evasivamente) Ecco...

Polozova                       - (mettendosi al posto di Grineva, e rivol­gendosi a tutti) Può darsi cbe abbia ragione, Po­tapov? Veramente è un ottimo amministratore. Forse è in una posizione migliore per giudicare le cose? Ti pare, Olga?

Severo va                      - (guardando Grineva) Tu capisci... corre un rischio... Tutto sommato...

Polozova                       - Ascolta, niente sottintesi... Irina è abbastanza adulta... Dicci il tuo parere.

Severova                       - Ecco, è difficile spiegare. Diventa semplicemente un amministratore. Perde le sue qua­lità di comunista. Diventa un uomo d'affari. Si isola dalla grande corrente.

Polozova                       - (pensierosa) Uhm... Cento trentasette per cento. Sapete... ha certi stachanovisti che danno risultati veramente astronomici...

Severova                       - Non vi pare che vi sia troppa astro­nomia da lui?

Grineva                         - (che sembra stia continuando una frase già cominciata) Sapete che cosa ne penso... Gli sta accadendo qualcosa di indegno, di offensivo per lui...

Polozova                       - Toh, è interessante. (Ergendosi nella poltrona) Gli hai parlato?

Grineva                         - Sono sua moglie... Sì, gli ho parlato. Ieri abbiamo avuto una violenta discussione. Per la prima volta.

Polozova                       - Sarà ingrassato con la sua aria di sufficienza, sì? Ma d'altra parte il piano lo realizza magnificamente!

Severova                       - Proprietario!

Polozova                       - Che dici, Olga? Lui un proprietario? Ce ne fossero molti come lui! Andrebbe meglio per lo Stato...

Severova                       - Conservatore...

Polozova                       - Ma d'altra parte non c'è nel rione, e forse in tutta Mosca, un'altra fabbrica che riesca ad eseguire così prontamente le commissioni. Hanno un capo tecnico che è potente... E se lo consultassimo, che ne direste? Al comitato rionale, eh? È membro del partito?

Krusckova                     - Candidato.

Severova                       - Un sotto-piffero di Potapov.

Polozova                       - Ma a parte tutto è un piffero che suona bene. Potrebbe riuscirgli...

Grineva                         - Potapov mi ha detto che Krivoscein redigerà secondo le sue indicazioni la relazione per il ministero.

Severova                       - Mi sembra di vedere ciò che scriverà!

Grineva                         - Già... se Alexej non vuole...

Severova                       - Perché il capo del servizio tecnico si urterebbe col proprio direttore, anche se questi ha torto?

Polozova                       - Che cosa ne pensa il deputato?

Krusckova                     - Quel che pensano i suoi elettori.

Polozova                       - (indicando con gli occhi Severova) Alcuni elettori potrebbero sbagliarsi.

Krusckova                     - Sì, ed io penso che per quanto riguarda Krivoscein si sbagliano: è una persona onesta.

Polozova                       - Avete buone ragioni per parlare così?

Krusckova                     - Sì.

Polozova                       - Pensaci attentamente, Krusckova.

 Severova                      - Noi l'aiuteremo.

Polozova                       - Questa volta deve vederci chiaro da sé, senza il vostro aiuto, deve enunciare il punto dì vista dello Stato. È un membro del governo. Capisci, Krusckova, tu devi elevarti al di sopra del punto di vista della fabbrica.

Krusckova                     - Capisco benissimo.

Polozova                       - Riepiloghiamo... Consideriamo anzi­tutto la relazione di Potapov...

Severova                       - (sbuffando) «Da una parte... » «dall'altra... », « visto e considerato... » e così via... le solite storie!

Polozova                       - Ci sono pure le organizzazioni del partito e del sindacato nella fabbrica!

Severova                       - Si trovano sotto l'influenza di Po­tapov.

Polozova                       - E se fosse un'influenza benefica?

Grineva                         - (ironicamente) Ma certo che è benefica... Occupatevi della questione, Nina Ivanovna.

Polozova                       - S'intende. Voi attribuite delle gravi pecche ad un comunista. (A Grineva) Forse è l'effetto di qualche malinteso familiare, Irina?

Grineva                         - Che io sappia, Alexej non mi tradisce.

Polozova                       - Ci mancherebbe anche quello... Non ti trovi sotto l'influenza di Severova, eh?

Grineva                         - Si tratta di un'influenza benefica... Da quando in qua siete diventata così circospetta, Nina Ivanovna?

Polozova                       - Da quando ho lasciato la fabbrica per il comitato rionale, è questo che volevi dire?

Severova                       - Lascia stare, Irina!

Grineva                         - Ma no! Allora dovrei essere io, Irina Grineva, la moglie di Potapov, che vuole vendicarsi di lui per questioni private! E se motivi privati non ce ne sono? Io capisco  - (a Polozova) che ti possa sembrar strano. La moglie! Pensate forse che mi costi più che a voi? Non capite dunque? Voi non vivete sotto il suo stesso tetto. Gli dite buongiorno e buona sera. Ma io ho meditato abbastanza. E allora dovrei tacere, Nina, oppure cercare di salvare in lui il comu­nista? Sono d'accordo con te, Olga. Anche se ciò non mi è facile. Voi non vedete nulla, al comitato rionale, nulla... Anche voi « da una parte » e « dall'altra ». Ebbene, là non è da una parte che va male, ma proprio nel centro.

Polozova                       - (a Severova) Avete medicinali qui?

Severova                       - Sì. M$N

Polozova                       - (indicando Grineva) Dalle un po' di valeriana.

Grineva                         - Non ne ho bisogno. (Silenzio. Polozova, dopo aver acceso una sigaretta, si avvicina alla finestra. Krusckova sfoglia un album. Grineva, seduta, non parla e non guarda nessuno. Severova, dopo aver acceso anch'essa una sigaretta, si avvicina a Polozova. Entra Zaitsev).

Zaitsev                          - Perdonate, sono forse di troppo?

Grineva                         - Ah, Zaitsev!

Zaitsev                          - Buongiorno, Irina Fedorovna. (A Seve­rova) Buongiorno, compagna Severova. Vi stavo cer­cando. Mi hanno detto che eravate al comitato di fabbrica. Il compagno Potapov mi ha incaricato di... (Estrae una lettera dalla sua borsa) Ecco, noi accet­tiamo la vostra ordinazione.

 Grineva                        - Accettate?

Zaitsev                          - Ma sicuro. Sempre lieti di venirvi in aiuto... nei limiti delle nostre possibilità, beninteso...

Sevekova                      - (dopo aver letto la lettera) Dite a Potapov che rifiutiamo il suo aiuto...

Grineva                         - Che cosa dici?

Seveeova                       - Rifiutiamo. (A Polozova) Avevo chiesto che ci preparassero un centinaio di vanghe per i nostri orti. Ma possiamo farne a meno. Capite, compagno Zaitsev?

Geineva                         - E delle macchine?

Severova                       - Non è scritto nulla, qui.

Polozova                       - Così, compagno Zaitsev, ve la siete cavata per le vanghe!

Zaitsev                          - Non ho l'onore...

Seveeova                       - La compagna Polozova, segretaria del comitato rionale.

Zaitsev                          - (subitamente premuroso) La compagna Polozova? Nina Ivanovna? Molto felice di conoscervi.

Polozova                       - Dite, compagno Zaitsev, lavorate da molto tempo in quella fabbrica?

Zaitsev                          - Nove anni.

Polozova                       - Siete soddisfatto del vostro lavoro!

Zaitsev                          - Estremamente!

Polozova                       - E il direttore è soddisfatto del vostro lavoro?

Zaitsev                          - Estremamente, Nina Ivanovna.

Polozova                       - Conoscete bene la vostra fabbrica?

Zaitsev                          - Estremamente.

Polozova                       - Non vi sembra che la fabbrica abbia molte risorse latenti?

Zaitsev                          - Estremamente. (Riprendendosi) Per­donate, che cosa mi avete chiesto? Latenti, avete detto? Non penso che... O meglio no, non ce ne sono.

Polozova                       - Allora è estremamente, o no?

Zaitsev                          - Estremamente no! D'altra parte, Nina Ivanovna, non rientra nella mia competenza. Io non sono nulla, io. È il direttore che dà gli ordini.

Polozova                       - Tuttavia siete voi il capo del servizio di pianificazione?

Zaitsev                          - Non faccio che pianificare.

Polozova                       - (facendo un movimento a scivolo della mano) Questa volta avete fatto un volo « piane! ».

Zaitsev                          - Ah, ah! Come è spiritoso! Voi scherzate, Nina Ivanovna.

Severova                       - Così voi non avete risorse latenti, eh?

Zaitsev                          - Per carità, Olga Ivanovna, lo sanno tutti.

Grineva                         - Evidentemente. La cosa è chiara, costerebbe loro molta fatica, Olga Ivanovna. Hanno il loro piano.

Zaitsev                          - (a Polozova) Vedete? Irina Pedorovna è già al corrente. Senza dubbio Alessio Kirjanic ha già fatto le sue considerazioni.

Grineva                         - Sì, sì, mi ha dato delle direttive.

Zaitsev                          - Ah, vedete? Alexej Kirjanic sta esa­minando seriamente la questione con l'ingegnere Krivoscein. Sotto tutti gli aspetti.

Krusckova                     - Come sarebbe a dire?

Zaitsev                          - Mi sembra chiaro, no? Non ho l'onore di...

Geineva                         - Avete una memoria labile, compagno Zaitsev.

 Zaitsev                         - No, perché?

Grineva                         - Anna Serghejevna Krusckova, depu­tato al Soviet Supremo.

Zaitsev                          - Possibile! Miopia... Come si dice: « Vecchia e trista la bertuccia perde la vista... ». Ma sì, ma sì, ho votato con tutto il cuore, come dire... Molto lieto di fare la conoscenza!

Krusckova                     - Ancora però non mi avete detto che cosa significa « sotto tutti gli aspetti ».

Zaitsev                          - È quando da una parte e dall'altra, capite?...

Severova                       - Hai sentito, Nina Ivanovna?

Polozova                       - Ho capito, compagno Zaitsev... Ebbene, proprio se si considera la questione sotto tutti gli aspetti - è così che dite?... - Non conosco il vostro nome di battesimo!

Zaitsev                          - (con apprensione) Serghej Serghejc.

Polozova                       - Dicevo che fra di noi, Serghej Ser­ghejc... Siamo qui soltanto in quattro donne...

Zaitsev                          - (con un sospiro) Soltanto!

Polozova                       - (confidenzialmente) La sì può accet­tare l'ordinazione, eh?

Zaitsev                          - Vi abbiamo pur proposto di...

Polozova                       - Lasciate stare le vanghe; che ne pensate delle macchine?

Zaitsev                          - (indietreggiando) No, scusatemi, Nina Ivanovna. Io non sono autorizzato...

Severova                       - Serghej Serghejc, non cercate scap­patoie, su.

Zaitsev                          - Olga Ivanovna, io non ho il diritto...

Krusckova                     - Compagno Zaitsev, il diritto del cittadino...

Zaitsev                          - No, no, compagno deputato, basta. Non è per questo che io ho votato. Irina Pedorovna, io non capisco, si dicono certe cose in vostra presenza... Alexej Kirjanic non sarà contento, f

Grineva                         - Che volete farci, Serghej Serghejc! La gerarchia? Se io e voi dovremo renderne conto, pa­zienza! Per quanto si tratta di una conversazione privata, su! Tutto resterà fra le pareti del comitato di fabbrica. Nessuno approfitterà della vostra fran­chezza. Non è vero, eh?

Severova                       - Ma sì, certo.

Grineva                         - Serghej Serghejc, dite la verità.

Zaitsev                          - Irina Fedorovna!

Grineva                         - Ve ne prego.

Zaitsev                          - Irina Pedorovna!

Grineva                         - Serghej Serghejc, in segno di amicizia.

Zaitsev                          - Irina Pedorovna, da voi non me l'aspet­tavo. Sono costretto a lasciarvi. E in generale con­sidero questo colloquio fuor di posto. (Batte in ritirata verso la porta dimenticando la borsa sul tavolo) Nina Ivanovna, scusatemi, non sono al corrente, non ho ricevuto alcuna disposizione a questo proposito. (Esce).

Polozova                       - Molto corretto!

Severova                       - Semplice illustrazione delle mie parole!

Polozova                       - E va bene, studieremo ancora la questione.

Grineva                         - Sotto tutti gli aspetti, Nina Ivanovna.

Krusckova                     - (a Grineva) Ho deciso, Irina Pedo­rovna. Andrò a vederlo.

 Grineva                        - A casa sua?

Krusckova                     - A casa sua.

Polozova                       - A casa di chi?

Grineva                         - Un ingegnere di sua conoscenza. (Entra Zaitsev affannato).

Zaitsev                          - La mia borsa! Ho dimenticato la mia borsa!

Polozova                       - Ed io credevo che fosse tornato per informarci di chissà, quali nuove idee.

Zaitsev                          - Io non ho idee, io ho un direttore! (Prende la sua borsa) Addio, compagne!

Polozova                       - Senza addio, ci rivedremo presto.

Zaitsev                          - (sulla soglia) Impossibile.

Polozova                       - Immancabilmente, compagno Zaitsev! (Zaitsev scompare facendo un gesto disperato. Le donne ridono).

SECONDO QUADRO

A casa di Krivoscein. Una sala con larghe finestre e una grande porta che dà sul balcone. Finestre e bal­coni sono chiusi con tende. Libri, quaderni e schizzi ammucchiati sul tavolo, sul quale si trova anche un mappamondo. Davanti al tavolo una vecchia poltrona in cuoio e una sola sedia. Lungo le pareti, scaffali per libri, mezzi vuoti. Al di sopra del tavolo è appeso un manifesto. Guardandolo attentamente vi si riconosce un manifesto elettorale con la biografia del candidato. Le altre pareti sono spoglie. Una lampadina eh Urica senza paralume scende dal so/fitto; in questo momento è spenta. Soltanto una lampada sul tavolo proietta un po' di luce. Attraverso la porta socchiusa si vede la sala da pranzo, anch'essa vuota, in mezzo alla quale si trova un tavolo senza tovaglia. L'uffìzio è disposto in diagonale sulla scena, e quando la porta della stanza vicina è aperta, si vede quasi la serietà di questa.

(All’alzata del sipario Krivoscein si trova seduto a tavolino. Scrive consultando disegni e lanciando boccate di fumo, aspirate dalla pipa. Poi, ricordatosi di qualcosa, si alza, esce e torna con alcune rose in una bottiglia per yogurth. Mette i fiori sul tavolo, sotto il manifesto).

Krivoscein                     - Però, che spine! (Estrae con i denti una spina dal dito) Siete arrabbiate? In fondo, avete ragione. (Prende la spina e l'esamina) Così piccola e così cattiva! (Avvicina le rose al manifesto) Così va meglio. (Suonano. Krivoscein va ad aprire. Si sente il dialogo che si svolge dietro la porta).

Gkinev                          - Il compagno Krivoscein?

Kkivoscein                    - Sono io Krivoscein.

Grinev                           - Sono venuto a parlarvi.

Krivoscein                     - Entrate, prego.

Grinev                           - Questo è mio figlio.

Krivoscein                     - Passate nel mio studio, vi prego.

Grinev                           - Victor, aspettami qui. (Orinev e Kri­voscein entrano nello studio).

Krivoscein                     - (attraverso la porta) Per di qui...

Grinev                           - (presentandosi) Grinev Fedor Stepanic, tecnico dello stabilimento tessile. Non mi conoscete?

Krivoscein                     - (alzando le spalle) Scusatemi, no.

Grinev                           - Avremo modo di conoscerci. (Osservando la stanza) Celibe?

 Krivoscein                    - Avete indovinato.

Grinev                           - Non è difficile. Vi annoiate, da solo?

Krivoscein                     - Ci sono abituato.

Grinev                           - Ognuno - forse lo sapete anche voi -ha una vescica della pazienza.

Krivoscein                     - Non mi pare di averne studiato una simile in anatomia.

Grinev                           - L'anatomia non c'è ancora arrivata.

Krivoscein                     - Può darsi.

Grinev                           - Ebbene, la mia è scoppiata. E sono venuto da voi.

Krivoscein                     - Il medico sta al piano di sopra.

Grinev                           - Non ho sbagliato piano. (Si avvicina al mappamondo) Studiate geografia?

Krivoscein                     - Un po'.

Grinev                           - (facendo girare il mappamondo) Cono­scete questo paese?

Krivoscein                     - La Gran Bretagna.

Grinev                           - Esattamente. Lo acciufferemo.

Krivoscein                     - In che senso?

Grinev                           - Nel senso tecnico.

Krivoscein                     - Ah, sì, lo acciufferemo.

Grinev                           - E questo?

Krivoscein                     - È più duro, ma acciufferemo anche quello.

Grinev                           - Vi sta a cuore?

Krivoscein                     - Naturalmente...

Grinev                           - Anche a noi. Volete aiutarci?

Krivoscein                     - (sorridendo) Vi dispiacerebbe spie­garmi?

Grinev                           - Conoscete l'ingegnere Gorbenko Vla­dimir Nicolaic? Lavora nel nostro stabilimento.

Krivoscein                     - Ne ho sentito parlare.

Grinev                           - Noi due abbiamo inventato una mac­china. Per stampare i tessuti... Abbiamo superato la Gran Bretagna e l'altro (indica il mappamondo) sino al Panama.

Krivoscein                     - (lanciando boccate di fumo) Impos­sibile!

Grinev                           - E allora, ci aiuterete?

Krivoscein                     - (prende in mano la pipa) Di che intendete parlare?

Grinev                           - Accettate l'ordinazione.

Krivoscein                     - Compagno Grinev, vi siete sba­gliato di piano.

Grinev                           - Nemmeno per sogno... Ascoltate, venite a vedere la macchina, vi accompagno in taxi.

Krivoscein                     - Perché fare tante spese? Noi abbiamo già le nostre ordinazioni. (Indica i disegni).

Grinev                           - E in sovrappiù?

Krivoscein                     - Non tocca né a me né a voi decidere.

Grinev                           - Voi però potreste?

Krivoscein                     - Perché no! Per il momento tuttavia vogliamo realizzare il piano quinquennale in tre anni e mezzo... Vedete, sto gettando le basi...

Grinev                           - (prendendo in mano il mappamondo) Ma se teneste conto di questo? Agendo di conse­guenza...

Krivoscein                     - Si durerebbe fatica, però.

Grinev                           - Anche il bambino dura fatica a nascere, ma ciò non gli impedisce affatto di vivere.

Krivoscein                     - Volete che vi presenti al direttore!"

Grinev                           - Ho già avuto quest'onore.

 Krivoscein                    - A maggior ragione...

Grinev                           - A più forte ragione niente, Ignat Stepanic. (Indica il mappamondo) Questo globo per voi è un monumento o un'arma?

Krivoscein                     - Uno strumento scolastico.

Grinev                           - Se voi l'utilizzaste come un'arma?... Ecco che cosa stanno (facendo un gesto verso la finestra) intrigando contro di noi. E noi perciò...

Krivoscein                     - Ma scusate, non parlate dell'in­dustria tessile? Di una macchina per stampare...

Grinev                           - Per noi tutto è un'arma. Il tessuto è un'arma. Il grano è un'arma.

Kkivoscein                    - Siete un agitatore...

Grinev                           - Figuratevi! E allora?

Krivoscein                     - Non posso. Seguite la via ufficiale.

Grinev                           - D'accordo. Ma abbiamo bisogno di alleati.

Krivoscein                     - Sugli alleati, sapete, non si può fare assegnamento.

Grinev                           - Su di voi possiamo contare, però. Ho sentito parlare del vostro lavoro in fabbrica. È quanto di meglio si può avere come alleato. Allora?

Krivoscein                     - Non posso.

Grinev                           - È no? Vabbene. (Attraverso la porta) Victor! (Entra Victor con un rotolo di disegni) Forza, le puntine...

Krivoscein                     - Sentite, questo è per lo meno...

Grinev                           - Parlerete fra poco... Dai! (Victor svolge i disegni e li fissa, con le puntine. Krivoscein sorridendo squadra Grinev).

Krivoscein                     - E poi?

Grinev                           - Guardate, se non vi piace li riavvolgo! (Victor tira indietro la mano perché si è punto).

Krivoscein                     - Attenzione, una puntina?

Victor                            - No. È un'altra cosa. (Osserva il dito) Una spina di rosa. (Estrae la spina coi denti).

Krivoscein                     - Ma guarda un po' che ostinatezza.

Grinev                           - Ci vuol poco, quando vi legano le mani!

Krivoscein                     - Davvero?

Grinev                           - I parenti prossimi! Guardate, non è bello?

Krivoscein                     - Ma siete un bell'ostinato! (Esamina il disegno. Victor tira suo padre in disparte).

Grinev                           - Che cos'hai?

Victor                            - Ti guarda con un'aria...

Grinev                           - Non avrà il malocchio, per caso. Togliti di lì. (Victor alzando le spalle si tira indietro. Vede il manifesto).

Victor                            - Krusckova?

Krivoscein                     - (distogliendo lo sguardo dal disegno) Eh? Ah, sì.

Grinev                           - (a Victor) Ti butto fuori.

Victor                            - Parola d'onore! (Si allontana dal tavolo cercando di togliersi la spina coi denti).

Krivoscein                     - (che ha alzato il capo dal disegno) Sapete, che è veramente interessante?

Grinev                           - Ne dubitavate?

Krivoscein                     - Vedete, pensavo... mi scuserete...

Grinev                           - State tranquillo...

Krivoscein                     - Pensavo che fossero le solite diva­gazioni...

Grinev                           - Perché divagazioni? Sano di corpo e di mente.

 Keivoscein                   - Devo però studiarla nei particolari.

Grinev                           - Non chiedo di meglio...

Krivoscein                     - Non vi prometto nulla...

Grinev                           - Per carità, Ignat Stepanic...

Krivoscein                     - Se c'è qualcosa che non va, non abbiatevene a male... (Suonano) Un momento. (Va ad aprire).

Victor                            - Andiamo, papà, è già tardi.

Grinev                           - Ora ce ne possiamo andare. Lui ci ha attaccato di fronte e noi di fianco. Strategia!

Victor                            - Comandante d'armata!

Grinev                           - Per Potapov, sarà un pugno in un occhio! (Attraverso la porta aperta si sente un dia­logo: « Prego, Anna Serghejevna ». « Questo dunque è il vostro appartamento? »

Victor                            - Krusckova?

Grinev                           - Viene a vedere come vivono i suoi elettori.

Victor                            - E questo?

Grinev                           - Diplomatico!

Krivoscein                     - (sulla soglia) Ho gente, Anna Serghejevna. (Entra con Krusckova).

Krusckova                     - Fedor Stepanic! Buongiorno Victor!

Victor                            - Buongiorno Anna Serghejevna.

Krivoscein                     - Eravamo intenti a...

Grinev                           - Sì, intenti. (A Krusckova) Io vi lascio. Andiamo, vieni Victor. Arrivederci, deputato.

Krusckova                     - Arrivederci, Fedor Stepanic. (Grinev e Krivoscein escono).

Victor                            - Non avrei mai creduto di incontrarmi con voi, qui...

Krusckova                     - Neanch'io.

Victor                            - Perché siete venuta?

Krusckova                     - Ho da fare, Victor.

Victor                            - Siete qui per affari? Davvero?

Krusckova                     - Sicuro, Victor. Per una questione molto importante.

Victor                            - Potrei aspettarvi, non qui,... abbasso?

Krusckova                     - Forse farò tardi.

Victor                            - Non importa. Farò un giro... Prenderò un po' d'aria, seduto su una panchina.

Krusckova                     - Non m'aspettate, Victor!

Victor                            - No?

Krusckova                     - No.

Victor                            - Bene...

Grinev                           - (sulla soglia) Avevi tanta fretta! « È ora d'andare, papà, andiamo! ». (Passa nell'altra stanza).

Victor                            - Veramente dobbiamo andare... Arri­vederci, Anna Serghejevna.

Krusckova                     - Arrivederci Victor. ( Victor esce. Krusckova, meravigliata, osserva il manifesto. Prende in mano la bottiglia con le rose, guarda l'etichetta e rimette le rose al loro posto. Entra Krivoscein. Si ferma sulla porta).

Krivoscein                     - Sedete, Anna Serghejevna.

Krusckova                     - Non vi disturbate.

Krivoscein                     - Non vi aspettavo.

Krusckova                     - (indicando il manifesto) Che cos'è questa permanenza elettorale a domicilio?

Krivoscein                     - L'appartamento è nuovo... Le pareti sono spoglie.

Krusckova                     - Siete spesso in casa?

Krivoscein                     - Qualche volta.

Krusckova                     - Lavorate?

Krivoscein                     - Certamente...

Krusckova                     - E come lavorate?

Krivoscein                     - Non vi capisco...

Krusckova                     - Vi sedete al tavolo...

Krivoscein                     - Naturalmente.

Krusckova                     - Mostratemi come fate...

Krivoscein                     - Che cosa sono questi capricci?

Krusckova                     - No, veramente, mi interessa.

Krivoscein                     - (sedendosi al tavolo di lavoro) Ebbene?

Krusckova                     - E quando riflettete, dove guardate!

Krivoscein                     - Non mi sono mai controllato.

Krusckova                     - Avete imparato la mia biografia?

Krivoscein                     - (alzandosi) Ah, sì, fino a metà circa. State tranquilla, la toglierò presto, non appena avrò acquistato qualcosa di conveniente per ador­nare le pareti.

Krusckova                     - Sbrigatevi.

Krivoscein                     - Perché?

Krusckova                     - Altrimenti finirete per imparare l'altra metà. (Si allontana dal tavolo. Accende la lam­padina che pende dal soffitto) Vi manca il lampadario. Non è bello, così.

Krivoscein                     - Sì, mi mancano molte cose.

Krusckova                     - (spegnendo) Si sta meglio con una sola luce. Attenua l'impressione del vuoto.

Krivoscein                     - Anja, perché siete venuta?

Krusckova                     - (chinandosi sui fiori) Delle rose così belle dentro una bottiglia di fermenti lattici!

Krivoscein                     - Il vaso s'è rotto durante il trasloco.

Krusckova                     - E per i fermenti, allora?

Krivoscein                     - Ne ho un'altra.

Krusckova                     - Siete un uomo pratico.

Krivoscein                     - Anja, perché siete venuta?

Krusckova                     - La vostra casa è pulita, ma non aggraziata. Chi se ne interessa?

Krivoscein                     - Potrei credere che avete voi inten­zione di interessarvene...

Krusckova                     - (con veemenza) Io non ho questa intenzione! (Scorge i disegni) Perché recano impresso il timbro del nostro stabilimento?

Krivoscein                     - Il compagno Grinev ha inventato una macchina per stampare.

Krusckova                     - (con finta meraviglia) Possibile!

Krivoscein                     - Sì.

Krusckova                     - (sforzandosi di sembrare indifferente) Una buona macchina?

Krivoscein                     - Non lo so ancora, ma non sembra cattiva. Volevo appunto occuparmene... Perché, vi interessa?...

Krusckova                     - (sembra confusa) A me? Ma no, figuratevi. Non ci capisco nulla nella tecnica.

Krivoscein                     - Mi era parso di notare un certo interesse nella vostra voce.

Krusckova                     - Per una macchina?

Krivoscein                     - No? Allora, Anja,... perché siete venuta qui?

Krusckova                     - Che padrone di casa inospitale! Ammettiamo che avessi voluto visitare il museo...

Krivoscein                     - Anna Serghejevna, perché vi bur­late di me? Non è leale... Sapete che...

 Krusckova                    - Non so nulla. Nulla!

Krivoscein                     - Anja, partiamo, andiamocene in i capo al mondo...

Krusckova                     - Perché così lontano? Forse sarebbe meglio più vicino... ma voi siete occupato. Che stavate facendo?

Krivoscein                     - Sto mettendo a punto il piano quinquennale della fabbrica.

Krusckova                     - Chi vi ha dato l'incarico?

Krivoscein                     - Come sarebbe a dire? Potapov, s'intende.

Krusckova                     - Gli volete molto bene?

Krivoscein                     - Molto. È un uomo straordinario. Ha una volontà ferrea.

Krusckova                     - Non vi ha incaricato d'altro?

Krivoscein                     - Di che intendete parlare, Anja?

Krusckova                     - Bisogna pur parlare di qualcosa,... ; quando si è in visita... Tanto più che voi avete sempre avuto un debole per le conversazioni d'affari. (Erivoscem tace) Ignat Stepanic, ve ne prego, togliete questo inanifes+o.

Krivoscein                     - Non ho nessun'altra fotografia di voi...

Krusckova                     - Forse non ne avrete bisogno.

Krivoscein                     - Non ne ho bisogno?

Krusckova                     - Mi sembra di no...

Krivoscein                     - Bene. (Toglie il manifesto e io arrotola. Si volta) Anja, mi amate?

Krusckova                     - Non dobbiamo parlare di ciò... Credetemi, quando sono venuta da voi non pensavo affatto che... (Va verso la finestra).

Krivoscein                     - Pensavo che mi avreste fatto qualche confidenza, altrimenti la vostra visita non avrebbe senso. Perché siete venuta? (Krusckova tace. Krivo­scein le si avvicina) Mi era sembrato che fra noi ci fosse qualche malinteso. Ma mi sono sbagliato. Forse ho ferito il vostro orgoglio?

Krusckova                     - Ma no, figuratevi?!

Krivoscein                     - Sì, sì, vi ho urtato. Perdonatemi, non vi ho mai parlato come oggi...

Krusckova                     - Ignat Stepanic, non dovete. Pensavo che tutto fosse finito. Sono venuta semplicemente come si andrebbe da un compagno...

Krivoscein                     - Non vi lascerò andar via cosi. Devo prima dirvi tutto, tutto.

Krusckova                     - Ma parlate, allora, in fin dei conti! Parlate. (Si sente suonare) Chi può essere a quest'ora?

Krivoscein                     - Non aprirò.

Krusckova                     - No, aprite.

Krivoscein                     - Non voglio aprire! (Suonano insi­stentemente).

Krusckova                     - (presa da curiosità femminile) Andrò io stessa.

Krivoscein                     - No, allora vado io. (Esce. Krusckova lo segue quasi immediatamente e tende l'orecchio. Uden­do la voce di Zaitsev emette un sospiro di sollievo e si allontana dalla porta. Si sente il dialogo con Zaitsev: «Fortuna che ti ho trovato a casa. Mi manda Potapov ». « Entra ». «L'hai scelto bene l'appartamento per il tuo matrimonio, eh! ». Krivoscein risponde indignato: « Ma che stai dicendo? ' ». Zaitsev e Krivoscein entrano nell'ufficio).

Zaitsev                          - Hai gente! Felice di vedervi, com­pagna Krusckova, e in terreno neutro.

Krusckova                     - A proposito, la « gente » prende commiato, compagno Zaitsev. Arrivederci. Accom­pagnatemi, Ignat Sfepanic. (Dopo un saluto a Zaitsev esce dalla stanza, seguila da Krivoscein. Zaitsev, con negligenza, ma senza soggezione, osserva il tavolo, ammira i fiori, poi prende il manifesto abbandonato sul tavolo e lo svolge).

Zaitsev                          - Capperi! (Legge) Anna Serghejevna Krusckova è nata nel 1922 a Mosca, da una famiglia di operai tessili di vecchia stirpe... All'età di 14 anni è entrata... (entra Krivoscein senza essere notalo da Zaitsev, che continua la lettura) ... alla scuola di apprendistato del complesso...

Krivoscein                     - ... tessile, dove termina gli studi nel 1939... Che sei venuto a fare così tardi?

Zaitsev                          - Ti ho disturbato.

Krivoscein                     - Evidentemente!

Zaitsev                          - (indicando il manifesto) Vedo. Mica male, eh! Sarai circondato dal massimo rispetto per quattro anni. Chi passa? Krivoscein. Chi? Il marito della deputata al Soviet Supremo. (Posa il mani­festo) In fondo può andare.

Krivoscein                     - Continua a parlare! Che cosa sei venuto a fare qui?

Zaitsev                          - Potapov ha detto che la relazione deve essere pronta per domani. È il ministro che lo esige. Comincia una storia lunga, mio caro! Ah, quei tessili! Non ci mancava che questo. E della Severova, che te ne dici? Le brave donne là, sono delle seccatrici. Qualche ora fa ho parlato con loro... Ho dovuto faticare a convincerle, sai?

Krivoscein                     - Le hai convinte?

Zaitsev                          - Parola mia...

Krivoscein                     - No, ma, sinceramente?

Zaitsev                          - Me ne sono scappato. (Si scalda) Hanno già mescolato in questa storia il comitato del par­tito, la direzione centrale, il ministero./.

Krivoscein                     - II comitato del partito?

Zaitsev                          - Sicuro. C'è una seduta domani. Ma Potapov conta su di te. «Krivoscein - ha detto - Krivoscein reggerà il colpo ». Ha detto proprio così. Dice che possiedi appieno la tecnica. Mi ha incaricato di avvisarti che tu venga direttamente alla riunione del comitato. (Vede il manifesto) Di' un po', è per quello che è venuta a farti visita?

Krivoscein                     - Ma figurati!

Zaitsev                          - E perché allora?

Krivoscein                     - Già, lo dico proprio a te!

Zaitsev                          - Sei un furbone, vecchio, un furbone!  Oh, le donne! Quando hanno in testa una cosa...

Krivoscein                     - Bisognerebbe riflettere...

Zaitsev                          - Perché riflettere? Alexej Kirjanic ha deciso. Dobbiamo suffragare la sua decisione con cifre, con la tecnica. Capito? Stanno preparando i dati. Ho già impartito disposizioni.

Krivoscein                     - Sei proprio sicuro che la decisione di Potapov sia giusta?

Zaitsev                          - Sei un bel tipo! Ma come? È il direttore! Io me ne vado. (Nota i disegni) Che disegni sono questi?

 Krivoscein                    - (coprendo gli schizzi con il manifesto) È roba mia.

Zaitsev                          - Oh, mio caro, che tegola! Potapov è verde. Sta facendo baccano. Si è persino urtato con la moglie. E tutto per colpa di quelli del tessile. Bè, io me la squaglio, ciao.

Krivoscein                     - Arrivederci.

Zaitsev                          - Allora, siamo intesi, direttamente alla riunione del comitato. Reggi il colpo, eh!

Krivoscein                     - Ho capito.

Zaitsev                          - Ma tu parlavi di un appartamento per le tue nozze! (Esce. Krivoscein lo accompagna e ritorna. Apre le tendine. Prende il manifesto e lo fissa nuovamente, con alcune puntine, sopra il tavolo. Riav­vicina la bottiglia con le rose. Apre i disegni di Orinev. Si siede, accende la pipa; si china sui disegni).

Krivoscein                     - (drizzandosi) Però... chissà perché è venuta!

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

L'ufficio di Polozova, segretaria del comitato rio­nale del partito comunista. È una stanza spaziosa le cui grandi finestre danno su un viale di Mosca. Oltre al tavolo del segretario e ad un altro oblungo, coperto da un tappeto verde, vi sono tanti piccoli tavolini con regali offerti dalle imprese del rione: modellini di macchine, bozzetti in scagliola di caseggiati a 16 piani, modelli di autobus e di trams. Alle pareti ritratti, con cornice, dei compagni Stalin e Molotov e pannelli multicolori recanti soggetti industriali. In un angolo c'è un grande orologio. Accanto ad esso la porta che dà in un'altra stanza. Sul tavolo di Polozova, alcuni fiori in un vaso. Dietro il tavolo grande una scritta: « Si prega di non fumare».

(All'alzarsi del sipario, Mascia, segretaria tecnica, dispone sul tavolo oblungo carta e matite. Entra Kru­sckova).

Krusckova                     - Buongiorno, Mascia.

Mascia                           - Buongiorno, Anna Serghejevna.

Krusckova                     - Sono in anticipo, vero?

Mascia                           - No, credo che cominceremo subito.

Krusckova                     - Posso aspettare qui?

Mascia                           - Certamente, Anna Serghejevna. (Con­tinua a disporre i fogli di carta. Krusckova si avvicina alla finestra, la apre e guarda nella strada; entrano Potapov e Zaitsev).

Potapov                         - Salute, Mascenka!

Mascia                           - Buongiorno, Alexej Kirjanic.

Potapov                         - Non c'è ancora nessuno?

Mascia                           - Anna Serghejevna è già arrivata.

Potapov                         - (avvicinandosi a Krusckova) Buon­giorno, Anna Serghejevna.

Krusckova                     - Buongiorno, compagno Potapov!

Potapov                         - Hanno fatto venire anche voi?

Krusckova                     - Mi hanno pregato di presenziare.

Potapov                         - E così?

Keusckova                    - Che volete dire?

Potapov                         - Siete bene al corrente?

Keusckova                    - (sorridendo) No!

Potapov                         - (bonariamente) Vedi, Zaitsev, che razza perfida, le donne!

Krusckova                     - Voi esagerate le nostre attitudini, Alexej Kiijanic.

Potapov                         - Noi non dobbiamo esagerare nulla, noi siamo semplicemente amministratori.

Krusckova                     - A maggior ragione.

Potapov                         - Bè... (Si allontana da Krusckova e si avvicina a Moscia) Nina Ivanovna è nel suo ufficio?

Mascia                           - (facendo un gesto verso la porta) Sì.

Potapov                         - Vorrei entrare, posso?

Mascia                           - Prego.

Potapov                         - (a Zaitsev) Aspettami qui. (Esce).

Zaitsev                          - (avvicinandosi al tavolo di Polozova) Fiori dappertutto. (Entra Krivoscein).

Keivoscein                    - Serghej Serghejc!

Zaitsev                          - Salve, Krivoscein!

Krivoscein                     - (a Krusckova) Buon dì, Anna Serghej evna!

Keusckova                    - Buongiorno, Ignat Stepanic!

Krivoscein                     - (a Zaitsev) Alexej Kirjanie è già arrivato?

Zaitsev                          - Siamo arrivati insieme. È di là da Polozova. (Indica la porta).

Krivoscein                     - Devo parlargli immediatamente.

Zaitsev                          - Lo vedrai alla riunione.

Krivoscein                     - No, prima della seduta. (A Mascia) Vi dispiacerebbe chiamare il compagno Potapov?

Mascia                           - Posso provare. (Esce).

Zaitsev                          - Che cos'hai, da far tanto baccano?

Potapov                         - (che appare sul vano della porta) Hai bisogno di me?

Krivoscein                     - Devo parlarvi, c'è...

Potapov                         - Parleremo alla riunione.

Keivoscein                    - Vi cerco da stamani.

Potapov                         - È tutto chiaro, no?... Tu dirai il tuo parere. Aspetta un momento ora. Devo preparare le cose come si deve, qui. (Sparisce dietro la porta).

Zaitsev                          - (a Krivoscein) Hai capito, no?

Krivoscein                     - Decisamente, bisognerà battere in pieno.

Zaitsev                          - È quello che ti sto predicando... Per essere sincero, devo dirti che non mi sono piaciute quelle tue frasi: « Studiare la questione, penetrare in fondo alle cose, si tratta di un affare serio ». I bolscevichi non parlano così. Bisogna prendere una decisione sul campo. Una volta deciso, fatto! Altri­menti, tanto peggio per te.

Krivoscein                     - Che ti piglia! Si tratta veramente di un affare serio. Ne va del destino di una nuova macchina sovietica.

Zaitsev                          - E se nel rione inventassero un blooming ultrapotente? Ti metteresti a fabbricarlo? Come se noi potessimo pensare a tutto! 11 comitato del par­tito non ha bisogno di adulazioni. Non è il luogo adatto. Pensaci! Tu sei candidato del partito! Devi dare buona prova, e null'altro!

Keivoscein                    - Cercherò...

Zaitsev                          - Alla buon'ora! (Krusckova, che ha sen­tito il colloquio, si alza e, muta, si dirige verso Krivoscein. In questo momento entrano Severova, Grineva e Druzhinin).

Krivoscein                     - (lasciando Zaitsev, si dirige verso Druzhinin) Vladimir Nikolajc, ho tentato di parlargli, ma è da Polozova.

Druzhinin                      - State tranquillo, metteremo in chiaro ogni cosa.

Krivoscein                     - Ma subito...

Druzhinin                      - Non vi preoccupate... (Entra Potapov. Scorgendo Grineva e Severova, si dirige verso di loro).

Potapov                         - Salve alla repubblica della cotonina!

Severova                       - Buongiorno Alexej Kirjanie!

Potapov                         - (a Grineva) Perché così scura, Irina?

Grineva                         - Hai portato con te tutto il seguito?

Potapov                         - I miei assistenti.

Grineva                         - Non hai voluto punzecchiare qualcuno?

Potapov                         - Nessuno punge me. Rincasiamo in­sieme? Ho la serata libera.

Grineva                         - Vabbene.

Deuzhinin                     - (avvicinandosi a Potapov) Una parola, Alexej Kirjanie.

Potapov                         - Ma certo. (Va verso Krivoscein) Perché così muto?

Keivoscein                    - Volevo dire, Alexej Kirjanie...

Potapov                         - Ma sì; ora parlerai. (A Druzhinin) E tu hai sempre dei dubbi?

Deuzhinin                     - Ormai no... Bisognerà considerare molte cose...

Potapov                         - Vabbene, ognuno agirà per conto suo. (Entra Polozova con i membri del comitato rionale, ed ognuno va al suo posto).

Polozova                       - Sono tutti presenti? Possiamo comin­ciare. All'ordine del giorno « La nuova macchina per stampare " Moskvic ", inventata dai compagni Gor­benko e Grinev, e le misure idonee per assicurarne prontamente la fabbricazione ». Compagna Severova, a voi.

Seveeova                       - Ecco: una nuova macchina da tempo attesa nell'industria tessile è stata inventata, da Gorbenko e Grinev, che lavorano proprio nel nostro stabilimento, nel nostro rione. Le prove del modello hanno dato ottimi risultati. Ecco i primi metri di stoffa con disegni da questa macchina. (Apre sul tavolo il ritaglio di stoffa che noi già conosciamo per averlo visto nel primo quadro) Noi siamo attaccati a Mosca e al nostro rione e perciò poniamo la que­stione all'esame del comitato rionale.

Potapov                         - (sottovoce a Krivoscein) Hanno abbas­sato la cresta.

Severova                       - Noi chiediamo che nel nostro rione sia organizzata la produzione in serie di questa mac­china. Vorrei non essere fraintesa: desideriamo coordinare le attività delle varie industrie. Riteniamo che c'è una fabbrica la quale, senza alcun pregiu­dizio del suo piano principale, può costruire queste macchine.

Potapov                         - (dopo uno sguardo in giro) A giudicare dai presenti, direi che si tratta della mia fabbrica.

Severova                       - Si tratta proprio della fabbrica in cui voi esercitate le funzioni di direttore.

Potapov                         - Nina Ivanovna, dal momento che sono stati già fatti i calcoli senza di me, non vi pare che la mia presenza sia superflua?

 Polozova                      - Perché superflua? Alexej Kirjanic, verrà anche il tuo turno. (A Severova) Continuate.

Severova                       - A nome dell'organizzazione del par­tito, della direzione e degli stachanovisti dello stabili­mento, noi preghiamo il comitato rionale di sostenere la nostra richiesta e di sollecitare al ministero la produzione immediata delle macchine - produzione in serie, s'intende... A questo proposito riteniamo che Potapov potrebbe eseguire l'ordinazione... sempre che lo voglia, beninteso...

Potapov                         - Grazie della fiducia.

Severova                       - 0 che lo si obblighi. Tocca al comitato decidere.

Polozova                       - Ora sentiamo. (Vede Zaitsev che fuma) Compagno Zaitsev!

Zaitsev                          - (sobbalzando) Sì?

Polozova                       - Sapete leggere?

Zaitsev                          - (premuroso) Ma certo, Nina Ivanovna, al vostro servizio.

Polozova                       - (indicando la scritta: « Si prega di non fumare ») Vedete?

Zaitsev                          - (spegne la sigaretta scottandosi le dita) Vedo. È solo a causa dei nervi, Nina Ivanovna.

Polozova                       - Volete provare a calmarvi?

Zaitsev                          - Ho capito. (Si siede, soffiandosi sulle dita).

Polozova                       - Compagno Potapov, a voi la parola.

Potapov                         - In sostanza ho già esposto l'essenziale nella mia relazione. Voi l'avete letta, Nina Ivanovna, i membri del comitato anche e al ministero sono già al corrente di tutto. Desideravo soltanto precisare che la nostra fabbrica non è fra le ultime, non solo nel rione ma, su scala nazionale, in tutta l'Unione. Abbiamo attualmente lo stendardo e non intendiamo perderlo.

Un Membro del Comitato      - E la macchina utensile?

Potapov                         - Quella è un'altra questione.

Un Membro del Comitato      - Ma è proprio di quest'altra questione che noi discutiamo! E non per un semplice caso, credete!

Potapov                         - Cosa volete che vi dica? Può darsi che si tratti di una buona macchina, ma non rientra nel mio angolo visuale. Non posso accettare l'ordi­nazione; le mie possibilità sono limitate. La fabbrica manca di attrezzatura adeguata. Noi abbiamo fatto gli opportuni calcoli, abbiamo esaminato attenta­mente questa eventualità. E non è soltanto il mio parere: Zaitsev e Krivoscein sono qui. È vero che noi siamo in disaccordo con l'organizzazione del partito, ma io ritengo che il comitato farà capire la cosa a Druzliinin. Non dobbiamo seguire delle chimere. Io ho informato il ministero. Che cosa potrei aggiun­gere? Una cosa forse: perché il complesso tessile si immischia negli affari della mia fabbrica? Io domando, perché? Chi ha dato loro questo diritto? Fanno sol­tanto del chiasso, invece di lavorare. Da parte mia ho deciso di terminare il piano quinquennale in tre anni e mezzo. E loro se ne vengono fuori con quella macchina! Io non sono un reparto di esperimenti! Non posso accettare una nuova ordinazione. Non è nell'interesse dello Stato.

Polozova                       - Allora rispondi di no?

 Potapov                        - (con fermezza) Rispondo di no.

Polozova                       - Bene... La parola è al segretario dell'organizzazione del partito, Druzhinin.

Druzhinin                      - Fra poco, se permettete.

Polozova                       - Non sei ancora pronto?

Druzhinin                      - Non ancora.

Polozova                       - Bisogna prepararsi prima di venire alle riunioni del comitato.

Zaitsev                          - (accendendo una sigaretta e spegnendola subito) Permettete, Nina Ivanovna?

Polozova                       - Ci siete anche voi nella mia lista, non dubitate!

Zaitsev                          - Sta bene, aspetterò.

Polozova                       - Un momento. (Legge un biglietto pas­satole da Grineva) Grineva mi chiede la parola.

Potapov                         - A nome del sindacato...

Grineva                         - Esatto, a loro nome. In nome di coloro verso i quali tu, compagno Potapov, ostenti, bisogna pur dirlo, delle arie da gran signore. Sì, due conso­ciati hanno lavorato molti anni per la realizzazione di questa nuova macchina, che finalmente fa la sua apparizione. Essa ci permetterà di superare l'occi­dente in questo campo. Si tratta dell'occidente. In breve, ci permetterà di migliorare la lavorazione di tutta la nostra industria tessile. Le organizzazioni del partito e del sindacato hanno aiutato gli inventori.

Potapov                         - S'intende! Uno di quei due è vostro parente, se non sbaglio.

Polozova                       - Compagno Potapov!

Grineva                         - Per quanto riguarda i vincoli familiari, mi pare che i comunisti devono dimenticarli, quando si tratta di sistemare le questioni di principio. E proprio di questo diritto che intendo ora far uso, compagno Potapov. (Ai membri del comitato) Ritengo che il comportamento di Potapov in questa faccenda non sia quello di un comunista.

Potapov                         - Perdinci!

Grineva                         - Farò di tutto per riuscire a provarlo. Dite un po', qual è quel direttore di fabbrica che si opporrebbe oggi al movimento siachanovista? Nessuno. E quando il movimento era appena cominciato? C'erano amministratori e financo comunisti che non capivano la grande forza del movimento stachanovista! Che lo accolsero con ostilità. Ce n'erano! In quel memento la loro posizione non era quella dei comunisti. Prendiamo un esempio. Voi vedete Anna Krusckova che oggi è deputato. Non molto tempo fa ella non era altro che un'operaia senza-partito, semplice membro dei sindacati, non è vero compagno Potapov? Ebbene, a rischio proprio e del proprio salario, per sei mesi lei si è occupata di una cin­quantina di tessitrici, dando loro insegnamenti e trasmettendo la propria esperienza. Qualcuno dei nostri le ha detto: « Lascia stare Anja! Guardati la salute, lavora per conto tuo! ». Ma Krusckova ha vinto. È il nuovo che vince. Quanto a te, compagno Potapov, tu non conosci che una cosa sola: « la mia fabbrica, il mio piano, i miei operai ». Ti sei isolato da tutti. Potresti aiutarci, ma non vuoi. Sei diventato miope. Non vedi il nuovo. Da noi ormai, l'Ural aiuta il Donbass, la Siberia aiuta l'Ucraina, l'Estremo Oriente aiuta la Bielorussia. Mentre tu, sei nel nostro stesso rione. Capisci Potapov? Come spiegarti ciò? Tu diventi proprio simile a coloro che si opponevano al movimento stachanovista, a coloro che cercavano di dissuadere Krusckova. E questo si può chiamare un comunista, un direttore di fabbrica?

Potapov                         - Io sono contro l'anarchia nell'industria. Io sono per il piano.

Grineva                         - Presto o tardi troveremo una fabbrica in cui le nostre macchine saranno un elemento del piano. Ce ne sono molte da noi, di fabbriche. Ma lo capisci tu, Potapov, che ci perderai molto? Io sento ciò che si dice in giro: « non è una fabbrica, è il " feudo " di Potapov, il "voivoda" ». Ecco quello che si dice. Ed è mio dovere riferire al comitato, anche se mi è duro per le ragioni che tutti conoscono. Ma i compagni mi capiranno, comprendimi anche tu, Potapov... Finché sei ancora in tempo. (Si siede).

Potapov                         - Nina Ivanovna, domando la parola. Tutto ciò che ha detto Grineva è fuori argomento.

Polozova                       - To'!

Potapov                         - Chiacchiere! Permettete?

Polozova                       - Aspetta, Alexej Kirjanic... Compagno Zaitsev!

Zaitsev                          - Non sto fumando, Nina Ivanovna.

Polozova                       - Molto bene. Avevate chiesto la parola.

Zaitsev                          - Sono pronto. Anzitutto compagni, devo rilevare che la compagna Grineva ha parlato fuori argomento. Il movimento stachanovista, compagni! È mai permesso dire cose simili? Andiamo, compagna Grineva! Tutti sanno l'importanza enorme che noi attribuiamo alla fabbrica, compagni! Un'importanza formidabile! Dio voglia, compagna Grineva, che voi raggiungiate cifre simili, nel vostro stabilimento.

Polozova                       - Venite al fatto, compagno Zaitsev, siate più aderente all'argomento.

Zaitsev                          - (si avvicina) Ecco, io devo dichiarare in piena coscienza, davanti al comitato, che noi, compagni, non possiamo, manchiamo di forze, le nostre possibilità non ce lo permettono, compagna Severova. Sì, sì, le nostre capacità non ce lo per­mettono!

Seveeova                       - Vedo bene, che le vostre possibilità non arrivano a tanto.

Zaitsev                          - Vi prego di prendere nota. È un oltraggio alla mia persona.

Polozova                       - Calmatevi, compagno Zaitsev, si prende nota di tutto. La riunione è stenografata.

Zaitsev                          - È vero, compagni? In tal caso, vi prego di non stenografarmi. Non posso parlare in queste condizioni. Sono costretto a scegliere i termini per lo stenogramma invece di riflettere alla questione di cui stiamo trattando. Due correnti di pensiero. Mi raddoppio, ecco tutto!

Polozova                       - Possiamo considerare non avvenuto il vostro intervento?

Zaitsev                          - Mi sembra che sia avvenuto!

Polozova                       - Voi vi accostate al punto di vista di Potapov?

Zaitsev                          - Io non mi accosto affatto, lo condivido.

Potapov                         - Nina Ivanovna. Io non capisco perché voi interrogate Zaitsev con tanta insistenza, in fin dei conti la sua opinione non è indispensabile. C'è qui il compagno Krivoscein, che...

Polozova                       - Compagno Potapov, mi permette­rete di dirigere la seduta? (Ai membri del comitato) Mi sembra ohe si possa anche non dare la parola al compagno Krivoscein. In fondo abbiamo già sentito il parere della direzione della fabbrica.

Un Membro del Comitato      - Evidentemente non è più necessario.

Un altro Membro del Comitato         - Ritengo che ne valga la pena, invece. Non si può fare a meno di sentire la direzione tecnica.

Polozova                       - Per conto mio... E tu, Druzhinin, che ne dici?

Druzhinin                      - Vi prego di dare la parola al com­pagno Krivoscein.

Polozova                       - (a Krivoscein) Potete aggiungere qualcosa a quanto è stato detto finora?

Krivoscein                     - Sì, domando la parola.

Polozova                       - E sia, ascoltiamolo. Avanti, compagno Krivoscein.

Krivoscein                     - Devo rendere noto che l'accetta­zione dell'ordine comporta difficoltà considerevoli e renderà anche problematica l'esecuzione dei nostri lavori più importanti entro i termini previsti. Ne abbiamo il diritto? Attualmente sono in lavorazione importanti macchinari per le officine agricole. Su questo punto sono pienamente d'accordo col mio direttore. Ho riflettuto molto, poi, sulla possibilità di accettare anche la vostra ordinazione ed a questo proposito voglio pronunciarmi più apertamente.

Severova                       - Siete abbastanza chiaro anche così.

Zaitsev                          - (a Severova) Ecco, voi interrompete il processo tecnologico del pensiero.

Krivoscein                     - Ho esaminato la macchina in tutti i suoi particolari. È eccellente, produttiva, destinata ad un grande avvenire. È vero che vi debbono essere apportate certe modifiche...

Grineva                         - C'è tanto da preoccuparsi per una macchina che non avete intenzione di fabbricare?

Potapov                         - Irina Fedorovna, siete capace di ascol­tare tranquillamente un giudizio imparziale?

Grineva                         - Mi riesce difficile, ma proverò...

Krivoscein                     - (a Potapov) Desidero dare il mio parere spassionato, Alexej Kirjanic. Non sono d'ac­cordo con coloro che cercano di influenzarvi...

Potapov                         - Voi compreso...

Krivoscein                     - Me compreso... Ma mi sembra tuttavia che voi abbiate torto...

Potapov                         - A chi dite questo?

Krivoscein                     - A voi, Alexej Kirjanic. Vedete, malgrado le enormi difficoltà, sono semplicemente persuaso che noi sapremo eseguire l'ordinazione. E senza alcun pregiudizio, s'intende. Ho già sistemato la cosa dal punto di vista tecnico.

Potapov                         - Voi divagate, Krivoscein!

Grineva                         - Alexej Kirjanic, sareste in grado, almeno per una volta, di ascoltare un giudizio impar­ziale?

Krivoscein                     - (risentito) Io non ho mai divagato, Alexej Kirjanic. E tanto meno ora... Voi avete par­lato dell'attrezzatura. È vero, dovremo modificarla... Abbiamo ancora alcuni stadi della produzione che vengono eseguiti a mano, li meccanizzeremo. Abbiamo dei dispositivi di basso rendimento? Ne fabbricheremo dei nuovi, ci metteremo in quadro coi trasporti... Si potrebbe chiacchierare a lungo su ciò, ma non voglio rubare il vostro tempo. (Ai membri del comi­tato) Noi abbiamo deciso di realizzare il piano quin­quennale in tre anni e mezzo e vi riusciremo, pur fabbricando anche le altre macchine. Ne abbiamo la piena possibilità. Non ho altro da aggiungere.

Polozova                       - Perfettamente, compagno Krivoscein.

Krivoscein                     - Vorrei dire ancora... (guarda verso Kruschova)... avremo stoffe assai belle... E molto im­portante per le donne e... per tutti evidentemente...

Polozova                       - Siete dunque un ammiratore del bello?

Krivoscein                     - Ma certo!

Polozova                       - Ecco un grido che viene dal cuore!

Potapov                         - (alzandosi) Grido del cuore! Nina Ivanovna, compagni del comitato!  In fin dei conti è inammissibile!

Polozova                       - Che cosa è inammissibile?

Potapov                         - Tutto, da cima in fondo! È ammis­sibile che uno degli inventori vada a far visita a un lavoratore della mia fabbrica, da cui dipende per buona parte l'accettazione dell'ordine, per conqui­starlo alla propria causa? È ammissibile, Nina Iva­novna?

Polozova                       - Non troppo.

Potapov                         - Io non so che cosa è successo, né quanto è stato offerto al mio subordinato per il suo aiuto...

Sevekova                      - Che stai dicendo, Potapov?

Potapov                         - Storcete il muso? segno che la verità offende! Non sono sicuro che l'inventore sia andato da solo a far visita a Krivoscein. Agisce in tal modo un comunista? È così che si risolvono le questioni di interesse statale? Questo è nepotismo! (Si risiede).

Severova                       - È falso, Potapov!

Potapov                         - Falso? Compagno Krivoscein, non è stato da te Grinev?

Kkivoscein                    - Sì.

Potapov                         - Vedete... e chi altro è venuto?

Kkivoscein                    - Nessun altro.

Potapov                         - Nessuno? (Guarda Zaitsev, che accende in silenzio una sigaretta) Nessuno, nessuno! (A Polo­zova) Il compagno Krivoscein si è comportato poco correttamente, avrebbe potuto farmi conoscere prima il suo parere...

Krivoscein                     - Ho tentato di farlo, ma non avete trovato il tempo di ascoltarmi... Secondo me, voi commettete un errore, rifiutando l'ordinazione. Come potrei tacere?

Potapov                         - Nina Ivanovna!

Polozova                       - Attendi, Potapov... Non abbiamo ancora sentito l'opinione del segretario del partito. 0 forse l'organizzazione del partito ha evitato la questione?

Druzhinin                      - No, permettete?

Polozova                       - Parla, Druzhinin.

Druzhinin                      - Davanti al comitato rionale mi sento colpevole del comportamento di Potapov. Perché sono colpevole? Mi sforzerò di dimostrarlo. (A Potapov) Sono due anni che lavoriamo assieme... Lavoriamo bene, non c'è che dire. Otteniamo forti percentuali oltre le previsioni del piano. Ci siamo ormai abituati a queste percentuali... Abbiamo perso di vista gli orizzonti... Ti ricordi delle macchine per le patate? Quello è stato il primo colpo, il segnale. Allora ti abbiamo convinto, Potapov. E poi abbiamo dimenticato. Ma è rimasto un verme a roderti, ed io non mi sono adoprato abbastanza per mandarlo via. Pensavo che ti saresti formato, corretto! Tu hai deciso di rifiutare l'ordinazione senza neppure con­sultare l'organizzazione del partito. È li che comincia il tuo errore. E devi risponderne. Ascolta il resto... Che cosa importa che la macchina sia stata inventata dal padre di Grineva? Ritirandoti su di una posizione personale, individualista, tu hai accolto l'apparizione della macchina non come un affare di stato, ma come una cosa privata, come l'affare di Grinev.

Un Membro del Comitato      - Druzhinin ha ragione. Se mio padre avesse inventato qualcosa di simile non gli sarei forse venuto in aiuto? Questo non è nepotismo, Potapov, ma è fare l'interesse dello Stato.

Polozova                       - Hai altro, Druzhinin?

Dbuzhinin                     - No, ho finito. (Si siede. Potapov che ha scritto nervosamente un biglietto lo passa a Polo­zova. Polozova lo legge e se lo mette in tasca).

Polozova                       - (ai membri del comitato) Chi desidera ancora parlare?

Un Membro del Comitato      - Che Potapov mediti bene, ciò/ che è stato detto nei suoi riguardi.

Polozova                       - Ha di che meditare... (Si alza) Ebbene, ecco, Potapov, voi non avete afferrato l'importanza nazionale della nuova macchina. Non avete capito, compagno Potapov. Di più: voi avete scavalcato l'organizzazione di partito della fabbrica. La vita vi dà un serio ammonimento. Avete avuto un'aberra­zione prospettica. Durante la guerra l'industria leg­gera è rimasta molto in ritardo rispetto a quella pesante, rispetto alle costruzioni meccaniche. La tua fabbrica si è consolidata durante la guerra, prepa­randosi al tempo stesso a intraprendere la via della produzione civile. Ma a Potapov è sembrato di essere solo, con un piccolo gruppo di aiutanti, a guidare la fabbrica nel grande movimento industriale. A un certo punto gli è sembrato che le vittorie dell'opi­ficio non fossero vittorie della politica del nostro partito, ma sue proprie. Si spiegano così: « la mia fabbrica», «i miei operai», «il mio piano»; non il piano statale, ma «il mio piano! ». Voi siete in pos­sesso dello stendardo. Voi ottenete degli ottimi risul­tati e nello stesso tempo vi concedete di vivere bea­tamente nella vostra serenità, guardando i tessili dall'alto, con un sorriso da protettore. E mentre i lavoratori tessili stanno eroicamente raggiungendo il livello d'anteguerra, venite a dirci: « Repubblica della cotonina! ». È molto gentile. Vedete che superiorità! Avete sentito, vi chiamano « voivoda? ». È piacevole? Che ne pensate, Zaitsev?

Zaitsev                          - (confuso) Io sono d'accordo.

Polozova                       - Con chi? Bè non precisiamo. Che cosa significa la macchina «Mosckvic?». Milioni di metri di tessuto meraviglioso. La possibilità per le nostre donne di essere ancora più eleganti e più belle! Il partito è contrario? No, perché noi donne lo abbia­mo meritato. Oppure voi non siete d'accordo, Pota­pov? Avete un'occasione per correggere i vostri errori, approfittatene. Non dimenticate che le mac­chine porteranno la marca di Mosca, la migliore del mondo. (Si siede) Nessun altro desidera avere la parola? Si propone di sostenere la domanda dei tessili, pregando il ministero di autorizzare la fabbrica ad accettare l'ordinazione della macchina « Mosckvic »; il compagno Potapov dovrà immediatamente disporre per la fabbricazione. Ci sono altre proposte!

Un Membro del Comitato      - No.

Polozova                       - Tu, Potapov?

Potapov                         - No.

Polozova                       - Votiamo. Chi è per questa proposta? (I membri del comitato votano) Unanimità. Se non ci sono altre domande, la seduta è tolta. (Ognuno abbandona il suo posto, con rumore) Krusckova e tu, Grineva, restate qui. (Krivoscein si avvicina a Potapov seduto).

Krivoscein                     - È di questo che io intendevo par­larvi, ma voi...

Potapov                         - (si alza) Bene, ne parleremo... (Va verso la porta, incrociando Grineva).

Grineva                         - Mi aspetti, Alexej?

Potapov                         - Cosa? (Senza aggiungere altro esce dall'ufficio. Krusckova si avvicina a Krivoscein).

Krusckova                     - Vi sono riconoscente, Ignat Ste-panic. Oggi, voi...

Krivoscein                     - Ciò che io temevo di più è la vostra riconoscenza. Ho capito perché siete venuta a casa mia. Arrivederci! (Si dirige verso l'uscita. Zaitsev che si sta intrufolando verso Polozova gli si trova davanti).

Zaitsev                          - Questo significa fare i propri esperi­menti!

Krivoscein                     - Ascolta, Zaitsev...

Zaitsev                          - Calma, calma. (Precipitandosi verso Polozova) Nina Ivanovna, voi non mi avete capito affatto.

Polozova                       - E voi, mi avete capito?

Zaitsev                          - Oh, io sì, state tranquilla.

Polozova                       - Bene allora!

Zaitsev                          - Ho fatto tutte le deduzioni.

Polozova                       - Ne parleremo. Buona fortuna, Zaitsev! (Gli dà la mano. Zaitsev esce) Ebbene, le vittoriose?!

Krltsckova                    - Come sapete fare, voi, Nina Iva­novna!

Polozova                       - In compenso, tu non hai ancora imparato tutto. (Tira fuori dì tasca il biglietto di Potapov) Leggi.

Krusckova                     - Che c'è? (Legge) « So da fonte sicura che Anna Krusckova ha parlato della macchina a Krivoscein, a casa sua. Come definite ciò? ». Chi l'ha scritto?

Grineva                         - Potapov, è la sua scrittura.

Krusckova                     - È vero, sono sta.ta a casa sua, ma non ho parlato della macchina... Sebbene vi abbia pensato...

Grineva                         - Nina Ivanovna, qui le cose si com­plicano.

Polozova                       - No, Irina... E se tu l'hai consigliata in tal modo ti sei sbagliata. Anna tutela attualmente gli affari di Stato. Deve battere tutt'altra strada. Ricordati, Anja.. non confondere mai gli affari pri­vati con quelli della collettività.

Krusckova                     - Nina Ivanovna, oggi ciò che è collettivo è talmente confuso con ciò che è privato che non c'è modo di distinguerli. In fondo avete ragione, Nina Ivanovna, Non andrò più da lui.

Polozova                       - Ora invece potresti.

Krusckova                     - Temo di no. (Entra Potapov. Senza guardare né Grineva né Krusckova, si avvicina diretta­mente a Polozova).

Polozova                       - Avresti potuto picchiare prima di j entrare.

Potapov                         - Il tempo stringe, compagna Polozova, scusami.

Polozova                       - E allora?

Potapov                         - E allora... (Guarda Grineva e Kru­sckova) E sia. Potete stare tranquilla per la fabbrica. Sarà fatto. La decisione del partito è una legge per me. Farò le necessarie deduzioni. Era questo che volevo dirvi. (Guarda fisso Polozova negli occhi).

Polozova                       - Bene, Potapov. Tu hai capito ohe cosa intendevamo dire durante la seduta?

Potapov                         - Vedrò chiaro... Arrivederci. (Come prima, fingendo di non aver visto né Grineva né Kru­sckova, si dirige verso la porta).

Grineva                         - Alexej, mi aspetti?

Potapov                         - No! (Si ferma sulla soglia) Non rin­caso. (Esce).

Polozova                       - E vabbene!

Grineva                         - Non va bene, Nina Ivanovna... Non mi perdonerà!

Fine del terzo atto

ATTO QUARTO

PRIMO QUADRO

L'appartamento di Potapov, come nel secondo quadro del primo atto.

(È sera. Grineva cuce a macchina. Victor cammina su e giù per la camera).

Victor                            - Ed io ti dico che la colpa è soltanto tua. Se durante questi dodici anni ti fossi mostrata più  rigida verso di lui, non si sarebbe mai permesso di andarsene.

Grineva                         - Pensi che si tratti di un piccolo pre­testo?

Victor                            - Non molto grande.

Grineva                         - Aspetta a sposarti...

Victor                            - Non sarà facile...

Grineva                         - To', e perché?

Victor                            - Amore sfortunato, sorellina. Lei ama quel babbeo del tecnologo.

Grineva                         - Hai fatto presto ad arrenderti. Le hai parlato almeno una volta?

Victor                            - Quasi... no...

Grineva                         - Dovresti parlarle, non lo farò certo io in vece tua...

Victor                            - Figurati... Sai, Irina, ne ho ancora per una settimana e poi, terminati gli studi, vado a... curarmi...

Grineva                         - Dove?

Victor                            - Sulle rive del mar Nero, con altri turisti.

Grineva                         - Pensi che andrà meglio allora?

Victor                            - I bagni di mare da una parte, sorellina, e il cambiamento d'aria dall'altra...

Grineva                         - E se partissi con te*

Victor                            - Tu hai bisogno del trattamento «.in loco ». Vado a lavorare. Non mi disturbare, chiunque venga. (Entra nella camera vicina. Grineva continua a cucire. Suonano. Grineva si alza. Si ferma un momento per mettersi a posto i capelli, poi va ad aprire. Ritorna in compagnia di Krusckova).

Grineva                         - Aiutami a cucire...

Krusckova                     - Che cosa cucite, Irina Fedorovna?

Grineva                         - Un vestito, Anja, un vestito. Dimmi, pensi che un collo color crema si adatti a questa stoffa?

Krusckova                     - Con quella? Ma sì...

Grineva                         - E delle tasche che ne dici? Com'è la canzone: « Delle tasche messe ai lati, per esser molto amati ». No?

Krusckova                     - Voi mi sbalordite, delle tasche...

Grineva                         - E cosa vuoi che faccia? Che venga a vederti nelle ore in cui ricevi?

Krusckova                     - Voi siete forte, Irina. È mai pos­sibile che non vi importi di nulla?

Grineva                         - Oh, no, Anja, ti sbagli... Sono quin­dici giorni che non so dove cacciarmi. (Cammina attraverso la camera).

Krusckova                     - Ma lui dove si trova?

Grineva                         - A dire il vero gli ho telefonato due volte in fabbrica, di notte, nel suo ufficio... ho fatto il numero, ho aspettato a sentire la sua voce e poi ho riattaccato.

Krusckova                     - Non è mai stato a casa?

Grineva                         - Non una sola volta... Ha mandato Zaitsev a prendere il rasoio e qualche altro oggetto. Che torni... gli farò un'accoglienza di gala!

Krusckova                     - Ho sentito dire che hanno iniziato la produzione della macchina.

Grineva                         - Non conosci Alexej. Quando si mette a far qualcosa, è tenace. (Cordialmente) Sa lavorare.

Krusckova                     - Vedo che, nonostante tutto, l'amate, Irina Fedorovna.

Grineva                         - E lì il guaio, Anja. (Suonano. Grineva m ad aprire. Rientra con Grinev. Il vecchio ha con sé una voluminosa cartella. Indossa un vestito nuovo e sembra che il collo della camicia gli sia troppo stretto).

Grinev                           - Buongiorno, Anna Serghejevna. (A Grineva) Vado dal ministro. Alexej è in casa?

Grineva                         - No, papà, sarà certamente in fabbrica o alla direzione centrale.

Grinev                           - Sempre in fabbrica. Non lo trovo mai in casa!

Grineva                         - Siete voi che gli avete dato tanto lavoro.

Grinev                           - Ah, questo è vero! Ha cercato ogni pretesto fin che ha potuto, ma poi ha dovuto cedere ugualmente. Lo hanno costretto. Adesso andiamo lene. Si è anche interessato... Quando vado a fargli visita mi chiama Fedor Stepanic e poi tutto il resto...

Grineva                         - E che cosa ti dice?

Grinev                           - Molte cose, parliamo di affari... Mi dice: « In caso di necessità, venite a trovarmi in fabbrica, ve ne prego, io non tratto le questioni di lavoro a casa ». Sono venuto perché credevo di trovarlo a casa lo stesso. Sono stato chiamato dal ministro e vorrei sentire il parere di Alexej... Sai, Irina, è pas­sato completamente dalla nostra parte, su tutta la linea. Ha delegato espressamente Krivoscein perché si occupi di me. Perché tutto sia rifinito fin nei minimi particolari. Anche l'altro è un uomo di cuore. Uno spirito tecnico. Passiamo delle intere serate a casa sua.

Grineva                         - Sì?

Grinev                           - Spesso...

Grineva                         - Ti piace?

Grinev                           - E come! Ha aggiunto qualcosa all'ap­partamento. E ha tolto il tuo manifesto, Krusckova!

Krusckova                     - La campagna elettorale è finita.

Grinev                           - Puma molto, dovresti vederlo, Anna...

Krusckova                     - Non mi piace il fumo del tabacco...

Grinev                           - (col tono di chi ha capito qualcosa) Ah! bene, bene. Io me ne vado. (Suonano) Forse è Alexej?

Grineva                         - No, non è il suo modo di suonare. (Va ad aprire. Si sente la sua voce nel corridoio: « Che cosa volete? ». Entrano Grineva e Zaitsev).

Zaitsev                          - (saluta Grinev e Krusckova con eccessiva gentilezza. A Grineva) Alexej Kiijinic mi ha inca­ricato di passare di qui.

Grineva                         - Bene. (A Grinev) Papà, non avevi fretta? Ho lasciato la porta aperta.

Grinev                           - (risiedendosi) Un minuto. Voglio doman­dare qualcosa al compagno Zaitsev.

Grineva                         - Non credo che il compagno Zaitsev possa dirti qualcosa di coerente!

Zaitsev                          - Perché no? Perché no, io sono informato.

Grinev                           - Sto per andare dal ministro.

Zaitsev                          - (allarmato) Per fare che, dal ministro? Fedor Stepanic, non andate dal ministro.

Grineva                         - Papà, chiudo la porta?

Grinev                           - (alzandosi) Vado...

Zaitsev                          - Un istante, Fedor Stepanic... vi prego di aspettare.

Grineva                         - Papà ha fretta.

Zaitsev                          - (deluso) Allora, tanto peggio.

Grinev                           - (risiedendosi) Aspetterò. (A Zaitsev) Fate presto!

Zaitsev                          - Subito, Fedor Stepanic. (A Grineva) Alexej Kirjinic vuole le cartello con i disegni che sono nel suo studio... E giacché ci sono mi ha dato qui una lista per altri oggetti. (Legge) Due camicie, quella blu a righe e quella a tinta unita; tre paia di calze, l'accendisigari che è nel cassetto sinistro del tavolo di lavoro...

Grineva                         - Continuate, Zaitsev!

Krusckova                     - (a Grinev) Fedor Stepanic, andiamo sul balcone mentre loro...

Grinev                           - Aspetta, aspetta... Compagno Zaitsev!

Zaitsev                          - È quasi tutto... un pacchetto di lamette « Artico », nel cassetto di destra del tavolino. (Passa la lista a Grineva) Non c'è altro. In questa borsa. ( Vuole aprire la borsa, ma la chiusura resiste) Che diamine! Ah, ecco!

Grinev                           - (inquieto) Che è successo, Irina?

Zaitsev                          - Non siete al corrente? Alexej Kirjanic ha lasciato la casa...

Grinev                           - Come sarebbe a dire, lasciato?!

Grineva                         - Aspetta, papà! (A Zaìtsev) Potapov non ha chiesto per caso anche l'acqua di colonia?

Zaìtsev                          - L'acqua di colonia l'ho presa l'altro giorno.

Grineva                         - (minacciosa) L'altro giorno? E non avete dimenticato per caso la crema per le scarpe?

Zaìtsev                          - Alexej Kirjanic non ha detto nulla per la cremai.

Gkinev                          - Irina...

Grineva                         - Un momento,, papà. (Si avvicina alla porta e l'apre) Lame Artico? Dite al vostro Potapov che se vi manda ancora una volta qui vi preparo a tutti e due un Artico tale, da farvi battere i denti per una decina d'anni.

Zaìtsev                          - Avete torto... Sono stato richiesto io...

Grineva                         - Voi eseguite sempre ciò che vi chie­dono?

Zaìtsev                          - Per quanto mi è possibile.

Grineva                         - Quand'è così vi prego di sbarazzare al più presto il pavimento.

Zaìtsev                          - Non posso andarmene così, devo com­piere la mia missione.

Grineva                         - Uscite e chiudete la porta; le correnti d'aria mi danno noia.

Zaìtsev                          - Ma siamo in estate...

Grineva                         - Zaìtsev!

Zaìtsev                          - I disegni... io devo portare a termine la mia incombenza.

Krusckova                     - State rischiando troppo, Zaitsev!

Grinev                           - (si alza e si rivolge a Zaitsev con genti­lezza, ma deciso) Serghej, Sergheic; compagno Zaitsev, è una donna che vi prega, ci arrivate? Bi­sogna essere educati, cortesi. Dovete andarvene al diavolo! (Prende Zaitsev sotto braccio) Voi capite, educatamente al diavolo! Ecco! Io vi farò scendere le scale... Ma sì stimatissimo Serghej Sergheic! (Conduce Zaitsev alla porta).

Zaitsev                          - Parò le mie rimostranze. È una vio­lenza alla mia persona.

Grinev                           - Una violenza? Per carità, ce ne andiamo insieme! (Uscendo) Irina, chiudi la porta. (Grineva e Zaitsev escono. Grineva richiude la porta dietro di loro. Cammina in lungo e in largo. Krusckova, che è rimasta quasi tutto il tempo sul balcone, è attirata da alcune grida. Presta ascolto e si china fuori dal balcone).

Krusckova                     - Eh? Più forte! Ancora più forte! Subito! (Entra nella camera) Zaitsev ha dimenticato la borsa.

Grineva                         - (afferra la borsa, esce sul balcone quasi di corsa e getta la borsa) Prendete il vostro imbal­laggio! (Rientra e si corica sul divano) Che individuo, che individuo!

Krusckova                     - Calmatevi, Irina Fedorovna! Non vale la pena farsi del cattivo sangue!

Grineva                         - (si siede) Che venga, soltanto! No, Anja, non ti sposare, non ti sposare... Sono tutti gentili sino a quando non tocchi il loro carattere...

Krusckova                     - Ci ho pensato, Irina Fedorovna! Pensato molto! Mi fa tanta pena, Irina Fedorovna! Anche lui ne ha del carattere. Vi ricordate, al comi­tato? «Ciò che io temevo di più...». Orgogliosi, sono. Perché io l'ho lasciato? Ho avuto paura della sua condiscendenza. Mi sembrava che si annoiasse con me. Lui è istruito ed io ho ancora tante cose da imparare! Vi annoio parlando di me?

Grineva                         - No, no, parla...

Krusckova                     - E così ho deciso: arriverò a tutto da sola. Lo eliminerò dalla mia esistenza. Ma non mi riesce. E sapete che cosa desidero talvolta? Che egli venga, mi prenda per la mano e mi dica: « Partiamo Anna, lontano, molto lontano... ». Presto avrò le ferie e partirò davvero. In treno, poi col battello, e infine a piedi... Ce ne andremo così, con la mano nella mano, lungo la riva del mare... E dire che non sono mai stata al mare! Vi annoio, eh?

Grineva                         - Continua, Anja.

Krusckova                     - E vorrei che mi parlasse d'amore. Le parole molto semplici, e che sembrerebbero banali ad altri, quando è l'amato a pronunziarle, ti sono più care, non è vero?

Grineva                         - Sì... (Si alza) Sì, Anja. (Si avvicina alla credenza, la apre) Non c'è proprio nulla, temo che Victor non avrà di che sfamarsi.

Krusckova                     - Dov'è?

Grineva                         - Lavora... Ho l'improssione che si sia innamorato.

Krusckova                     - Di chi?

Grineva                         - Di te, Anja!

Krusckova                     - Figuratevi, Irina Fedorovna! Non bisogna.

Grineva                         - Anch'io sono di questo parere. Ascolta Anja, resta qui un minuto a dare un'occhiata alla che vado a comprare il pane.

Krusckova                     - Vengo con voi.

Grineva                         - No, no... rimani, stai attenta se qual­cuno suona, io torno subito. (Prende la borsetta ed esce. Krusckova va nuovamente sul balcone, si appoggia coi gomiti sulla balaustrata e guarda in basso. Si sente in lontananza una melodia triste. Victor esce dalla camera vicina, senza vedere Krusckova. Si avvicina alla credenza di cui ispeziona, uno dopo l'altro ogni reparto. Krusckova si volta, vede Victor).

Victor                            - Vuoto assoluto.

Krusckova                     - Non del tutto. (Entra).

Victor                            - Voi, Anja?

Krusckova                     - Come vedete, Irina Fedorovna è andata a far compere. Sarà qui tra breve.

Victor                            - Bene,... ed io lavoro.

Krusckova                     - Vi credevo in biblioteca...

Victor                            - Lavoro qui... c'è molta calma ora in casa nostra...

Krusckova                     - E la vostra tesi?

Victor                            - Ne ho già scritto metà.

Krusckova                     - Riesce bene?

Victor                            - Sì. Però conto di fare una pausa di un mese.

Krusckova                     - Per riposarvi?

Victor                            - Viaggiare verso il sud, andare alla ventura. Non avete ancora avuto le ferie, voi, Anja?

Krusckova                     - Ce le daranno fra breve.

Victor                            - Non siete mai stata in Abkazia?

Krusckova                     - No.

Victor                            - E in Crimea?

Krusckova                     - Non sono mai stata in riviera.

Victor                            - Andiamocene insieme a far vacanza. Come turisti. Andremo a Sinope. Laggiù ci sono delle piccole scimmie negli allevamenti... Vi piacciono le scimmie?

Krusckova                     - Vi dirò che non ho ancora deciso quale sentimento esse mi ispirino.

Victor                            - A me non piacciono, fanno troppo chiasso.

Krusckova                     - Non hanno altro da fare.

Victor                            - Anja, partiamo. Io sarò la vostra guida. No, davvero. (La prende per mano) Prendiamoci per mano e... partiamo.

Krusckova                     - Ma, Victor, per carità...

Victor                            - Perché nof

Krusckova                     - Questo poi no!

Victor                            - Dite ciò, come se mi paragonaste a qualcuno.

Krusckova                     - Che cosa ve lo fa credere?

Victor                            - Amate Krivoscein? (Krusckova tace) L'ho notato quando eravamo a casa sua.

Krusckova                     - Come mai tarda Irina Fedorovna, io dovrei andarmene...

Victor                            - Così, non venite con me?

Krusckova                     - No, Victor... Ho un posto prenotato altrove, nei dintorni di Mosca. Ecco tutto. E poi... il mare non mi piace... (Suonano) Chi sarà?

Victor                            - Vado ad aprire. (Esce. Si sente la sua voce nel corridoio: « Entrate, prego! ». Entra Kri­voscein, seguito da Victor).

Krivoscein                     - Buongiorno Anna Serghejevna!

Krusckova                     - (come annientata) Buongiorno. Desidsrate vedere...

Krivoscein                     - No, non sono venuto per vedere Alexej Kirjanic.

Krusckova                     - Meno male, non è in casa.

Krivoscein                     - Lo so. I vostri vicini mi hanno detto che eravate a casa di Irina Fedorovna. Sono venuto da voi.

Krusckova                     - Da me?

Krivoscein                     - Ho tante cose da dirvi.

Krusckova                     - Interessante. (A Victor) Vi cono­scete?

Krivoscein                     - Sì, sì...

Victor                            - Ci siamo già visti.

Krivoscein                     - Sono molto lieto...

Victor                            - Anch'io, molto! Ma sedetevi, prego.

Krusckova                     - (prem,urosamente) No, no, non è il caso! Venite, Ignat Stepanic. Victor, Irina Fedo­rovna mi aveva pregata di guardarle la casa, ma visto che ci siete voi... Arrivederci, Victor. (Gli tende la mano. Victor le stringe la mano in silenzio).

Krivoscein                     - Perché non venite a farmi visita con vostro padre?

Victor                            - Non mancherò.

Krusckova                     - (affrettandosi) D'accordo, allora. (A Kriroscein) Salutatelo, su!

Krivoscein                     - Ah, sì, arrivederci, Victor... Mi siete molto simpatico.

Victor                            - La cosa è reciproca. Arrivederci. (Kri­voscein e Krusckova escono) Che il diavolo si porti via te e la tua tecnologia! (Va in camera sua e ne riesce subito con il cappello in mano) No, Victor Pedorovic, voi dovete fare macchina indietro. Dopo, sarebbe più duro. E il diploma? Al diavolo il diploma! Ci torneremo su. E ora? Al mar Nero! Al mar Nero!

                                      - (Esce sbattendo la porta. La scena resta vuota per qualche secondo. La porta si apre ed entra Potapov con la stessa borsa che aveva Zaitsev. Potapov indossa la giacca, senza cravatta, il collo della camicia sbot­tonato. Fa con circospezione il giro della camera. Va a vedere sul balcone, dà un'occhiata in ambedue le camere ed entra in una di esse, uscendone quasi subito con una cartella, due camicie azzurre, calze e altri piccoli oggetti. Dispone tutto sul tavolo, accanto alla borsa).

Potapov                         - Dove l'ho potuto cacciare? Eppure era nel cassetto di destra! (Esce, poi ritorna; fruga nei cassetti della credenza) Nulla, neanche una crosta... To', to'... (Tira fuori una bottiglia di liquore e ne controlla il livello) A un bicchierino ci arriva. (Versa, beve, e cerca qualcosa da mettere sotto i denti... Trova un pacchetto di caffè) Caffè «La Salute»! Non c'è male come spuntino! (Si versa ancora un mezzo bicchierino e a malincuore rimette a posto la bottiglia nella credenza. In piedi, con le spalle rivolte alla porta egli beve... quando Grineva entra, senza far rumore, col pane in mano).

Grineva                         - Alla salute di chi state bevendo, Alexej Kirjanic? (Potapov si volta e, dalla sorpresa, si lascia cadere il bicchierino di mano. Vorrebbe rac­coglierlo, ma Grineva precede il suo gesto) Lascia stare... (Eaccoglie il bicchiere) Siediti, vado a prepa­rarti la cena. (Indicando la credenza) Qui non c'è nulla. È tutto di là nel frigorifero... Metti a posto la borsa nel tuo studio. (Porge la borsa a Potapov) Ebbene, che cosa aspetti?

Potapov                         - Non ho intenzione di cenare.

Grineva                         - Allora hai già cenato? E la camicia, a che ti serve? La metterai domattina.

Potapov                         - Non ho intenzione di passare qui la notte!

Grineva                         - Ah, capisco!... Forse è ragionevole... È più ragionevole che tu sia venuto di persona... perché mandare Zaitsev? Può credere chissà che cosa! A proposito dove hai alloggiato in questi quin­dici giorni?

Potapov                         - In fabbrica. Dov'è il mio accendisigari?

Grineva                         - Non avevi scritto che era nel cassetto di destra del tuo tavolo da lavoro?

Potapov                         - Non c'è.

Grineva                         - Guarda allora nel cassetto di sinistra.

Potapov                         - Ho guardato. Non c'è neppur là. A quell'accendisigari mi c'ero affezionato.

Grineva                         - All'accendisigari? E io, sono dodici anni che mi sono affezionata a te. Non hai riflettuto a questo?

Potapov                         - Non ho il tempo di riflettere, io lavoro.

Grineva                         - Ebbene io ho riflettuto.

Potapov                         - E a che cosa sei arrivata?

Grineva                         - A una cosa molto semplice... O tu ritorni nell'appartamento in cui hai il domicilio, cioè in questa casa, oppure afferra tutto ciò che ti servo, ma subito e senza aiutanti; comunica il tuo nuovo indirizzo air ufficio d'amministrazione, e cancella il tuo nome dalla lista degli inquilini.

Potapov                         - Parli seriamente?

Grineva                         - S'intende! A proposito c'è ancora un particolare che semplifica sensibilmente la nostra situazione, per me e per te.

Potapov                         - E sarebbe?

Gkineva                        - Noi davanti alla legge non siamo spo­sati. Il compagno Potapov e la compagna Grineva. Non è vero? Non ci sarà quindi bisogno di alcun avviso sul « Mosca Sera ». Economia di tempo e di denaro. Eh?

Potapov                         - E poi?

Gkineva                        - Non è forse chiaro? O ceni o te ne vai.

Potapov                         - Lasciami in pace con la tua cena! Io non posso vivere a casa.

Gkineva                        - Perché?

Potapov                         - Perché... perché...

Grineva                         - Perché tua moglie - continuiamo ad usare per il momento questa terminologia ormai caduta, in prescrizione per noi - si è ribellata contro di te, contro i tuoi errori, alla riunione del comitato?

Potapov                         - Tu puoi credere quello che ti pare,... ma, che tu sappia, io sto eseguendo due ordinazioni, attualmente.

Gkineva                        - Solo per questo?

Potapov                         - Ascolta, compagna Potapova, vuoi parlare a cuore aperto?

Grineva                         - Sì.

Potapov                         - Benissimo... Ebbene, io considero il tuo intervento alla riunione del comitato un atto indelicato, inammissibile nei miei confronti. Sì, io ritengo che mi è impossibile stare con te ora, vivere sotto lo stesso tetto. Tu hai ferito duramente il mio amor proprio!

Grineva                         - Quale amor proprio?

Potapov                         - Se ci tieni a saperlo: il mio amor proprio di uomo!

Grineva                         - Che strana categoria: amor proprio di uomo! Non ci sono per caso dei termini più vicini a noi due? L'amor proprio di comunista, l'amor proprio di lavoratore sovietico, ad esempio. Che io sappia, tu ti uniformi alle decisioni del comitato e agli ordini del ministero?

Potapov                         - Che io sappia, sì.

Grineva                         - Mi sembra che il mio intervento con­cordi con le decisioni prese...

Potapov                         - Tu non avevi il diritto di parlare così. Hai dimenticato che sei mia moglie!

Grineva                         - Ma io non sono soltanto tua moglie, sino anche membro del partito. Come risolvere questo problema?

Potapov                         - Io l'ho risolto.

Grineva                         - Soluzione sbagliata: non hai agito da comunista.

Potapov                         - Ho fatto ciò che ho potuto! Pai le tue rimostranze a Polozova. Lei certamente ti capirà e ti sosterrà. Ma tienlo per detto: io non posso né stare con te, né vederti! Non voglio! Cenare? Rincasare con te? Che cosa c'è di nuovo? Hai visto il comico? Molto interessante! Mi hai recitato una commedia!

Grineva                         - Da cui tu hai ricavato in gran fretta una tragedia.

Potapov                         - Ma sì! E tu che pensavi? Vivere dodici anni con un uomo, amarlo, credere di conoscerlo e poi, pàffete! un oltraggio di quel genere!

Grineva                         - Un oltraggio? Lo chiami oltraggio? Disgraziato, vai!

Potapov                         - E perché?

Grineva                         - Sei fuori strada, Alexej. Ti sei sba­gliato. Io non sono stata d'accordo con te. Mi sono ribellata. In fin dei conti, lo sai, si tratta forse di un affare privato fra noi due? Una questione col­lettiva, se credi... E tu la regoli come un volgare affare privato, come se io ti avessi ingannato. Tu hai confuso gli avvenimenti Alexej. Aspetta! La­sciami parlare ora. Mettitelo bene in testa! Io ti amo e perciò a maggior ragione ho sofferto in tutto quel tempo. Ma se tu non vedessi in me che una sposa obbediente, ti sbaglieresti di grosso. Tu, mi hai insegnato la dirittura morale, la fermezza dei principii. Come puoi oggi rimproverarmi ciò che tu stesso mi hai insegnato? O forse le nostre parole possono essere diverse dagli atti? È impossibile, Alexej, fare agli altri i sermoni e non metterli in pratica. E se tu non lo capisci, la colpa è tua, non mia. E se io sono stata la prima ad arrivarci, l'errore non è mio, ma tuo, che ancora non ci sei arrivato. Certamente puoi decidere come credi... Ma non tro­verai in me una docile capretta. Non voglio vivere con te per la tua tenerezza di uomo, per i tuoi occhi grigi e le tue mani forti. Se non vuoi vedere chiaro nei tuoi errori, non tu, ma io mi rifiuterei di vivere con te, Alexej! Vai, ora.

Potapov                         - Mi scacci?

Grineva                         - No, semplicemente non ti trattengo.

Potapov                         - Ebbene, arrivederci, Irina...

Grineva                         - Arrivederci Alexej! (Potapov, abbotto­nato il colletto, esce senza guardare Orineva, che lo segue con lo sguardo, in silenzio; poi vedendo la borsa abbandonata la prende e grida nel vano della porta) Alexej, hai dimenticato le camicie... (Nessuna risposta. Dopo avere indugiato un istante sulla soglia Orineva va al balcone e chinandosi sulla balaustrata, guarda in basso... Ma la via e buia e silenziosa. Orineva rientra nella camera, tira fuori le camicie dalla borsa e lenta­mente, con un gesto puramente femminile, le carezza con la mano...).

SECONDO QUADRO

L'appartamento di Krivosccin. Lo studio che noi già conosciamo. Ora pero v'è un tavolo al centro del locale, coperto da una tovaglia nuova, imbandito con vasi bottiglie tovaglioli, ecc. Guardando attentamente si può notare che sono avvenuti in casa dì Krivoscein dei cambiamenti notevoli. L'appartamento è divenuto più accogliente. Sulla scrivania: fiori, questa volta conte­nuti in apposito vaso. In mezzo alla scrivania una grande foto di Krusckova. Gli scaffali dei libri sono chiusi da tendine, quelle che prima nascondevano l'uscita sul balcone. Si vedono attraverso i vetri di quest'ultimo il panorama vespertino dell'autunno mosconta, coronato da una delle stelle scintillanti del Kremlino. Silenzio.

(In scena c'è soltanto Grineva in grembiule, che mette in ordine la tavola, ammirandone Veffetto. Suonano. Grineva esce e ritorna subito seguita da Zaitsev che porta un mazzo di asteri e dalie. Grineva, senza curarsi dì lui, continua a mettere le posate a posto).

Zaitsev                          - Buongiorno, compagna Grineva!

Grineva                         - Come, prego?

Zaitsev                          - Ho detto buongiorno.

Grineva                         - Ah! Buongiorno... (Silenzio).

Zaitsev                          - I padroni di casa?

Grineva                         - Non sono ancora tornati.

Zaitsev                          - Non sapete dove si potrebbero met­tere i fiori?

Grineva                         - Prendete una brocca in cucina.

Zaitsev                          - Devo farlo io stesso?

Grineva                         - Qual è il vostro parere al riguardo?

Zaitsev                          - Io stesso, penso... (Per la prima volta, Crìneva guarda sorridendo Zaitsev che esce. Zaitsev ritorna con la brocca e i fiori) Che devo farne ora?

Grineva                         - Posateli sul tavolo.

Zaitsev                          - Ma così non si saprà chi ha portato i fiori!

Grineva                         - Tenete in mano la brocca, allora!

Zaitsev                          - Non sono mica una lattaia. (Posa la brocca sul tavolo) Posso aiutarvi?

Grineva                         - Aiutatemi. Avete un cavatappi?

Zaitsev                          - Ogni amministratore che si rispetti porta sempre con sé un cavatappi. (Glielo porge) Prego.

Grineva                         - Fatelo voi stesso.

Zaitsev                          - Ancora io. (Stappa una bottiglia) È da molto tempo che avete preso l'abitudine di co­mandare?

Grineva                         - Dall'infanzia.

Zaitsev                          - Sì, ma io non sono nel vostro sindacato... (Si riempie un bicchierino, lo beve e mangia un boc-tont) Ho sete, mi capite...

Grineva                         - È indecente Zaitsev.

Zaitsev                          - Lasciamo stare... Era decente, forse, mandarmi fuori di casa vostra a quel modo?

Grineva                         - L'avevate meritato.

Zaitsev                          - Eppure, sapete, io non sono rimasto risentito... anzi ho cominciato ad avere per voi una profonda stima.

Grineva                         - To'. È in tal modo che si può ottenere la vostra stima?

Zaitsev                          - Vi prego di non prendere alla lettera. La severità non si addice a voi... E poi, bisogna riconoscere i propri torti. Io ho riconosciuto i miei, Krivoscein ha riconosciuto i suoi: è venuto, ha chiacchierato, è stato ascoltato ed è stata esaui i ,a la sua domanda, eccone il risultato. (Indica la tavola).

Grineva                         - Nessuno è venuto da me.

Zaitsev                          - E se ci andaste voi stessa? Mi dispiace vertere il principale che soffre.

Grineva                         - Soffre?

Zaitsev                          - E come! Gli mancano tante comodità! Le camicie e le calze... raggiungono il loro scopo...

Grineva                         - E non per altro?

Zaitsev                          - No, ma ci sono molte cose che egli non dice.

Grineva                         - Siete un chiacchierone, Zaitsev.

Zaitsev                          - Chiamatemi Serghej Serghejc, o Serjozha.

Grineva                         - Perché?

Zaitsev                          - Ne avete il diritto. L'altro giorno mi sono buscata la borsa sul collo... Così non si trattano che i prossimi...

Grineva                         - Vi assicuro che mi è dispiaciuto allora...

Zaitsev                          - Dispiaciuto?

Grineva                         - Sì, che la borsa fosse vuota!

Zaitsev                          - Siete molto buona Irina Fedorovna. (Si riempie un bicchierino, beve e mangici un boc­cone) Terribile, questa sete.

Grineva                         - Non ve ne vergognate, Zaitsev?

Zaitsev                          - Serghej Serghejc.

Grineva                         - (ridendo) Serjozha!

Zaitsev                          - (ridendo) Serjozha! (Entrano Krivoscein e Krusckova. Krivoscein reca in mano un gran lam­padario).

Krusckova                     - (precipitandosi verso Grineva) Irina Fedorovna, è enorme! I padroni di casa viaggiano, e gli ospiti sbrigano le faccende di casa!

Grineva                         - Per carità, Anja!

Krivoscein                     - Siamo stati a comprare un lampa­dario... Chissà perché ne fanno tanti tipi diversi? Scegliere diventa un problema! (A Zaitsev) Ti piace?

Zaitsev                          - Adorabile!

Krivoscein                     - Bisognerebbe metterlo a posto per rendere completa l'illuminazione.

Krusckova                     - Molto bene, pensateci voi... Noi abbiamo ancora diverse cose da fare in cucina. Intesi?

Zaitsev                          - Alziamo il lampadario al disopra del livello d'anteguerra.

Grineva                         - Quanto siete chiacchierone, Serjozha. (Esce con Krusckova).

Zaitsev                          - Beviamo un bicchierino prima di lavo­rare, ho terribilmente sete... Non ho ancora bevuto un goccio, oggi, sai?

Krivoscein                     - Avanti allora! (Prende la bottiglia e controlla il livello del contenuto) Certamente, questa non l'hanno riempita bene...

Zaitsev                          - È probabile. (Guarda la bottiglia. Kri­voscein riempie due bicchierini. Bevono) Alla salute della tua moscovita. Alla fine è venuto buono, l'ap­partamento! (Finiscono di bere) Al lavoro. (Mette una sedia sul tavolo e vi si arrampica).

Krivoscein                     - Guarda di non ruzzolare...

Zaitsev                          - Reggi la sedia. Oggi, mi sento attirato verso le altezze. (Dopo essersi arrampicato) Sai, la tua camera, a volo d'uccello, fa l'impressione di un piccolo aerodromo privato, in cui ha atterrato la felicità. Sei contento?

Krivoscein                     - Che dici! (Gli porge il lampadario) Prendi.

Zaitsev                          - Prendo. (Sistema il lampadario. Si interrompe per parlare a Krivoscein) Sai, appena ho detto a Potapov che Grineva sarebbe stata qui, ha rifiutato categoricamente l'invito.

Krivoscein                     - C'era proprio bisogno di dirglielo! (Batte un pugno sul tavolo, rischiando di far perdere l'equilibrio a Zaitsev).

Zaitsev                          - Attenzione che cado nell'insalata!

Krivoscein                     - Hai la lingua troppo lunga!

Zaitsev                          - Lasciami finire.

Krivoscein                     - Finisci. Hai guastato tutto!

Zaitsev                          - Fatto! Ecco! (Scende) Perché ti vuoi fare cattivo sangue. Non verrà, punto e basta. Bel­l'affare!

Krivoscein                     - Ma come puoi non capire? Io sono felice, capisci, felice! Non posso vedere attorno a me gente che soffre, amici miei. La mia felicità è incompleta in tal caso: incompleta, capisci, palo telegrafico?

Zaitsev                          - Manda un telegramma e verrà! (Kri-voscein fa un gesto con la mano. Entra Krusckova,).

Krusckova                     - Oh, come sta bene. (Accende) Ora dovrebbero arrivare anche gli altri.

Krivoscein                     - Non tutti.

Krusckova                     - Non tutti? E perché?

Krivoscein                     - Potapov non verrà. Zaitsev gli ha detto che era invitata anche Grineva.

Krusckova                     - Perché avete fatto ciò?

Zaitsev                          - Già, è una storia spiacevole... Sapete che faccio, vado a cercarlo e gli dico che lei non verrà...

Krivoscein                     - (facendo un gesto disperato) Oramai, non c'è più rimedio. (Entra Grineva con dei inatti,. Silenzio).

Grineva                         - Oh, il lampadario!

Zaitsev                          - Col rischio della mia vita. (A Krivo­scein) Ne fumiamo una?

Krusckova                     - Andate a fumare in.cucina.

Krivoscein                     - Andiamo Zaitsev. Cominciano le restrizioni.

Zaitsev                          - Te ne farà vedere delle belle, il depu­tato! (Esce con Krivoscein).

Krusckova                     - (seguendoli con lo sguardo) Sapete, Irina Fedorovna, non riesco ancora a spiegarmi come si sia avverato tutto questo.

Grineva                         - Sono felice per te! Dimmi, Potapov non verrà qui stasera?

Krusckova                     - No.

Grineva                         - Non l'avete invitato?

Krusckova                     - Sì.

Grineva                         - Ha rifiutato?

Krusckova                     - No, ma... ha una riunione...

Grineva                         - In questi casi si ha sempre una riu­nione... A proposito, stavo per dimenticarmene...: Oggi arriva Victor. (Guarda l'orologio) Non te ne hai a male, vero? Gli ho lasciato un biglietto, perché venga qui.

Krusckova                     - Hai fatto bene, che diamine... (Suonano) Eccoli! (Esce e ritorna con Polozova e Severova).

Polozova                       - Caspita, questo si chiama far spese!... Olga Ivanovna, le giovani spose si permettono di offrire un simile banchetto!... E così, Anja, contenta?

Krusckova                     - Contenta.

Polozova                       - Eallegramenti. Peccato che il tessuto non sia pronto per le nozze.

Severova                       - Ormai non manca molto. Mi congra­tulo con te, Anja.

Krusckova                     - Grazie, Olga Ivanovna.

Polozova                       - (indicando la tavola) Sapete anche badare alle faccende domestiche?

Krusckova                     - Sotto la vostra direzione, Nina Ivanovna.

Polozova                       - Non va poi tanto male, sotto la nostra direzione! (Si siede) Convegno di sole donne, stasera?

Krusckova                     - No, Zaitsev è già arrivato...

Polozova                       - Di già?

Krusckova                     - Manca ancora Fedor Stepanic...

Polozova                       - Ecco uno che vedrei con piacere! Non sei mica offesa con tuo padre, Irina?

Grineva                         - Io?

Polozova                       - Sì, tu... Visto che la macchina ha avuto le sue conseguenze, buone per alcuni e non troppo per altri.

Severova                       - Quando la macchina avrà fatto la sua apparizione, riacchiapperemo anche Potapov!

Polozova                       - Proprio sulle sue macchine?

Severova                       - Ma sicuro!

Polozova                       - Te l'ha combinata bella tuo padre, Irina!

Grineva                         - Ma è sempre mio padre! (Suonano. Krusckova esce e ritorna con Grinev).

Polozova                       - (si alea e gii va incontro) Buongiorno, Fedor Stepanic, e grazie.

Grinev                           - Perché, poi, grazie? Il comitato rionale ci ha aiutato.

Polozova                       - Per carità, Fedor Stepanic, noi siamo semplicemente un organo tecnico.

Grinev                           - Certo, ma è la tecnica che decide...

Polozova                       - Qui non sono d'accordo con voi. Sono gli uomini che decidono ogni cosa, Fedor Ste­panic. Che piani avete per il futuro?

Grinev                           - Grandi piani, Nina Ivanovna, piani immensi... Io e il mio amico Gorbenko abbiamo ideato una macchina... Aspettate che ritorni dalla Crimea... e poi, a noi tre...

Grineva                         - E chi sarebbe il terzo?

Grinev                           - Krivoscein! Si capisce: Ignat Stepanic! (Suonano).

Grineva                         - Vado ad aprire. (Esce e ritorna subito) Papà, è arrivato Victor...

Grinev                           - Come sarebbe a dire, arrivato?

Grineva                         - Mi ero dimenticata di dirtelo, aveva telegrafato.

Grinev                           - Ha scelto il momento buono. (Entra Victor eon una ragazza, abbronzata e alta. Victor reca in mano un mazzo di fiori).

Victor                            - Buongiorno, compagni! (Si dirige verso Krusckova, e porge i fiori) Questi sono miei e di Genia. Auguri, Anna Serghejevna. (Strette di mano).

Krusckova                     - Grazie. (Tutti guardano).

Victor                            - Oh, scusate, vi presento Genia, una mia compagna.

Grinev                           - Compagna?

Victor                            - Sì, la compagna Genia.

Grinev                           - È interessante. (Genia fa il giro dei presenti, cominciando da Grinev).

Genia                            - Genia.

Grinev                           - Fedor Stepanic Grinev.

Genia                            - Vi avevo riconosciuto.

Grinev                           - Ma guarda?! Che attenzione!

Genia                            - (dopo aver fatto il giro degli ospiti si fer­ma accanto a Polozova).

Grinev                           - (facendo avvicinare Victor) Chi è quella ragazza?

Victor                            - Te l'ho già detto: una compagna.

Grinev                           - Più esattamente.

Victor                            - Papà, non posso spiegarmi, qui!

Grinev                           - Andiamo nel corridoio.

Victor                            - Bene... Genia, torno subito. (Esce con Grinev).

Polozova                       - Anche voi venite dal mare?

Genia                            - Veniamo direttamente dalla stazione... Ho soltanto telefonato ai miei. Siamo stati a casa vostra, Irina Fedorovna. Io non volevo disturbare... Ma Victor mi ha persuasa... Sono confusa...

Krusckova                     - Sono molto lieta che voi siate venuta e proprio quest'oggi. È il giorno delle mie nozze.

Genia                            - Lo so. (Entrano Grinev e Victor).

Grinev                           - (a Genia) Così voi studiate storia?

Genia                            - Sì, frequento la stessa facoltà di Victor.

Grinev                           - Sarà una famiglia storica.

Grineva                         - Smettila papà.

Grinev                           - (a Krusckova) Sarebbe ora di pensare a cose serie, Anna Serghejevna.

Krusckova                     - Credo anch'io. (Esce e torna accom­pagnata da Krivoscein e Zaitsev).

Zaitsev                          - (a Polozova) Buongiorno, Nina Ivanovna!

Polozova                       - Buongiorno, compagno Zaitsev. (A Grinev) Non vi mette il bastone fra le ruote, per caso?

Zaitsev                          - Quei pezzi lì, non figurano nei miei piani.

Polozova                       - Avete cambiato tecnica?

Zaitsev                          - Sono le direttive, Nina Ivanovna!

Polozova                       - Già, si dura fatica ad infischiarsene... (Tira in disparte Krusclcova) Potapov non viene?

Krusckova                     - No, ha rifiutato.

Polozova                       - Peccato.

Zaitsev                          - (a Krivoscein) Possiamo cominciare, Ignat Stepanic? Ho una sete terribile...

 Krusckova                    - Compagni, a tavola, vi prego.

Grinev                           - Questo si chiama ragionare!

Krusckova                     - Fedor Stepanic, al posto d'onore, prego; Victor, Genia...

Krivoscein                     - Nina Ivanovna, Olga Ivanovna.

Krusckova                     - Irina Fedorovna.

Grineva                         - (c'è un posto vuoto accanto a lei) Come, mi avete lasciata senza cavaliere?

Zaitsev                          - Eccomi.

Grineva                         - Voi, siete da una parte...

Severova                       - Lui è sempre da una parte...

Zaitsev                          - Non è vero, posso andare anche dal­l'altra... a turno. (Tutti si siedono) Eiempite i calici, prego! Bene. Permettetemi ora di fare un brindisi in onore degli sposi novelli. I loro meriti sono noti. I loro difetti? Se li troveranno da sé. In breve, che siano felici! Avrei potuto dare direttive più parti­colareggiate sul modo di giungervi, ma la felicità arriva ad ognuno par vie diverse! Alla salute della giovane coppia! (Tutti si alzano, bevono, applaudono).

Grinev                           - Viva la sposa!

Tutti                              - Viva la sposa! (Krivoscein e Krusckova si baciano. Suonano. Nessuno sente. Suonano nuova­mente).

Grineva                         - (alzandosi) Chi c'è ancora?

Krivoscein                     - Vado io ad aprire. (Passa accanto a Zaitsev, che lo trattiene e gli sussurra qualcosa all'o­recchio. Krivoscein fa un cenno d'approvazione eoi capo) Bene, bene. (Esce lasciando la porta socchiusa. Si sente una forte scampanellata).

Zaitsev                          - (si alza e va verso la porta) L'invitato sfonda la casa. Ad ogni buon conto, fate silenzio, compagni...

Krusckova                     - Che vi prende, ora?

Zaitsev                          - Ssst! (Tutti guardano con interesse verso la porta. Si sente il dialogo che si svolge dietro la porta).

Potapov                         - Caspita, vecchio mio, non c'è proprio modo di svegliarti!

Krivoscein                     - (sbadigliando, con voce alterata) Ilo schiacciato un pisolino...

Potapov                         - Con tutta la giacca?

Krivoscein                     - Sono molto stanco, Alexej Kirjanic. Dovresti darmi un permesso...

Potapov                         - Sì, è proprio il momento dei permessi... stiamo lavorando a due ordinazioni... Un permesso... Ora, mio caro, c'è da stare all'erta... Un permesso... Quand'è che ti mettono il telefono?

Krivoscein                     - (sempre assonnato) Me l'hanno pro­messo, ma non c'è fretta!

Potapov                         - Già, ma così ho dovuto venire perso­nalmente. Mi accompagni in fabbrica?

Krivoscein                     - È successo qualcosa?

Potapov                         - Oh, ma svegliati... al reparto mon­taggio...

Krivoscein                     - Ssst, Alexej Kirjanic... Mia moglie dorme.

Potapov                         - Come, eppure Zaitsev mi aveva detto... Anche tu...

Krivoscein                     - Di che stai parlando?

Potapov                         - Ma delle nozze, capisci?

Keivoscein                    - Ancora una volta Zaitsev si è sba­gliato, ha confuso! Sono già passate...

Potapov                         - E quando?

Keivoscein                    - L'altro ieri.

Potapov                         - Ah, allora va bene... Se dici che dorme...

Keivoscein                    - Sì, domani è nel primo turno...

Potapov                         - Sei contento della casa?

Keivoscein                    - Sì, non c'è male, stanno installando il gas...

Potapov                         - Manca un po' di mobilio, no?...

Keivoscein                    - Un po'... Alexej Kirjanie, vado a svegliare mia moglie...

Potapov                         - No, no,... Lasciala dormire... Sei con­tento d'esserti sposato?

Keivoscein                    - Certamente, sposati si sta meglio.

Potapov                         - (non si ritiene dal dire a voce alta) Ah, sì, vecchio mio, si sta meglio! E come!

Keivoscein                    - Possibile?

Potapov                         - È così! Bè non voglio disturbarti... In fabbrica non c'è niente di straordinario... I due fiumi corrono in pieno. Detto fra noi, pensavo che ci fossero le nozze, e in fondo in fondo...

Zaitsev                          - (aprendo i due battenti della porta) Alexej Kirjanic, le nozze sono al punto culminante. Siate il benvenuto!

Potapov                         - (sulla soglia) Cosa? (A Krivoscein) Soppiattone! (Agli altri) Ma guarda un po'... e voi tutti. C'è sotto qualcosa... (Scorge Polozova) Sotto la vostra direzione, Nina Ivanovna!

Polozova                       - Iniziativa di massa...

Potapov                         - Bene, bene, tutti i miei auguri... Zaitsev, vai a prendere i fiori che sono nella mia macchina.

Zaitsev                          - Forse serviranno per il ritorno, no?

Potapov                         - Vai, vai.

Zaitsev                          - Passo gli ordini. (A Victor) Victor, fatemi un piacere, andate a prendere i fiori nell'auto.

Victoe                           - Bene. (Esce).

Keusckova                    - Sedetevi, Alexej Kirjanic, non speravamo più di vedervi. (Fa sedere Potapov a fianco di Grineva).

Polozova                       - È sempre in ritardo.

Potapov                         - Certi ritardatari valgono molto più di quelli all'avanguardia. Anna Serghejevna e Ignat Stepanic, le mie congratulazioni e auguri di felicità. Accidenti, e i fiori, Zaitsev?

Zaitsev                          - Subito.

Potapov                         - Voi pensavate già che Potapov non sarebbe venuto. E invece è qui. Fra voi. Ha del carattere.

Polozova                       - Ne sappiamo qualcosa.

Potapov                         - Nina Ivanovna, se abbiamo promesso di riuscire state certa che riusciremo!

Polozova                       - Se l'aveste detto prima...

Potapov                         - Ci siamo sbagliati, d'accordo... Non è vero Zaitsev?

Zaitsev                          - Non avreste per caso dei ricordi più carini?

Potapov                         - Io non ho paura né di ricordarmi, né di pentirmi. Noi abbiamo il carattere moscovita!

Polozova                       - Voi?

Potapov                         - Io e voi tutti, Nina Ivanovna, e Kri­voscein, e Fedor Stepanic e Anna Krusckova...

 Geinev                         - Stai dimenticando qualcuno, genero mio,

Potapov                         - Suggeritemi.

Geinev                          - Eifletti da te.

Potapov                         - Rifletterò.

Geinev                          - Ci impieghi troppo!... (Alzandosi) Dimmi, Potapov, che ne pensi del carattere moscovita?

Potapov                         - Il carattere moscovita? Un carattere fermo. Mantiene la parola; votato alla patria. Pen­sieri, opere, cuore, vita, tutto!

Polozova                       - È esatto! Ma temo che se ti sentissero gli uraliani, gli ucraini, i bielorussi, quelli del Kuban, si riterrebbero offesi. Forse che tutto il popolo sovie. fico non ha lo stesso carattere?

Potapov                         - Lo stesso. Ma non si allineano sui Mosca?

Polozova                       - Perfettamente. Allora il carattere moscovita è il carattere russo, il carattere bolscevico, non è vero, amici miei?

Geinev                          - Proprio così, Nina Ivanovna!

Polozova                       - Un momento, Potapov, ancora non ho finito. Sai quale altra qualità ha il carattere bol­scevico? II coraggio di riconoscere i propri errori, Un gran coraggio. Lo possiedi tu? Non mi pare. Perché non dici, allora, a dispetto del tuo amor proprio personale, che Irina è un vero carattere moscovita? Qui, davanti a tutti!

Geineva                         - (alzandosi da tavola) Nina Ivanovna, vi prego...

Polozova                       - Aspetta, Irina. Prendi esempio da lei, Potapov!

Potapov                         - Ebbene, devo riconoscerlo davanti a tutti. Ha un magnifico carattere Irina Grineva. E le voglio molto bene, cari compagni! (A Grineva) Vieni qui...

Grineva                         - Forse sarai tu a...

Potapov                         - Vengo io, sì. (Si avvicina a Grineva, Entra Victor con i fiori, che porge a Potapov) A quanto pare è a te che bisogna offrire i fiori.

Geineva                         - Offrili.

Potapov                         - Li offro io. E desidero dire ancora, davanti a tutti, che dovremmo fare una scappata a un certo ufficio.

Geineva                         - Che c'è ancora?

Potapov                         - È ora che tu cambi nome... Per ogni eventualità... Che significa Potapov e Grineva... Ij Potapov, perdinci!

Geineva                         - Possiamo anche fare una scappata, ma io resto Grineva.

Potapov                         - Lo resterai nel tuo intimo, ma nella forma sarai Potapova.

Geineva                         - No, Grineva.

Potapov                         - Irina?

Geineva                         - Grineva!

Potapov                         - Ecco un carattere!

Polozova                       - Quando si dice che è moscovita, Alexej Kirjanic!

FINE

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