Il cavaliere della mel@

Il cavaliere della mel@IL CAVALIERE DELLA MEL@

di Luigi Nardella

ATTO PRIMO.

1 QUADRO.

Lingresso dello studio delloccultista Uri Naler, per lanagrafe Gennaro

Cirillo, a Milano, oggi. Sul fondo a destra, la porta dingresso. A sinistra, di

quinta, la porta che conduce allufficio del titolare.

Sul fondo a sinistra, una scrivania con poltrona girevole. Sulla scrivania ci

sono un computer Apple completo (unit, monitor, tastiera, mouse, casse

acustiche, microfono, modem, stampante), fogli sparsi, cancelleria, un telefono

e un paio di occhiali da sole a specchio. E unantica pergamena arrotolata, ben

visibile.

Di quinta a destra una finestra, chiusa: da fuori arriva rumore di pioggia. Alle

pareti sono appesi diplomi, onorificenze, effigi magiche. E una gigantografia di

Gennaro Cirillo abbigliato da mago, con la scritta URI NALER: LA FORZA

DELLIGNOTO. Completano larredamento un divanetto e un paio di sedie, come in

una sala dattesa.

Sul divanetto, addormentato con una scopa tra le braccia, c Arturo Sacchetto,

uomo delle pulizie, trentanni. Nei pressi, il suo carrello per le pulizie, con

pattumiera incorporata.

Dietro la scrivania, alle prese col computer, seduta Daniela Boldi,

ventottanni, segretaria di Cirillo, vestita con maglioncino e jeans: ha unaria

stravolta, come per lunghe ore di lavoro ininterrotto.

DANIELA. (batte la tastiera del computer e legge sul monitor) "Riattivata

funzione di assorbimento". OK: (rivolta al monitor) eccoti lultima scorpacciata

di tempo.

Un tuono anima il computer, Arturo si sveglia e Daniela ha un sobbalzo.

DANIELA. Orca, che colpo! (manovrando col mouse e leggendo dal monitor) funzione

in corso "Stabilizzazione Energia": ah beh, t capi? dammi laccumulo e

abbiamo finito, bello.

ARTURO. (che intanto si stiracchiato e alzato dal divanetto) Avete finito?

DANIELA. Quasi.

ARTURO. Allora posso cominciare a pulire?

DANIELA. (che non lo segue, fra s) Stasera stiamo facendo tardi, ma non me ne

vado finch Che ora ? (controllando nellangolo del monitor) quasi le nove!

Porca miseria, e io che dovevo fare la spesa

ARTURO. (aprendo le imposte della finestra) Veramente sono le nove di mattina. E

piove.

DANIELA. Cosa?! Oh signr, le nove di mattina?! Sono rimasta incollata al

computer per tutta la notte?!

ARTURO. Io mi sono addormentato sul divan

DANIELA. (continuando febbrilmente il lavoro al computer) Dormire, s, dovrei

dormire, vero, da quand che non dormo? Ma come faccio a dormire? se sbaglio

un solo passaggio mi salta il lavoro di un mese.

ARTURO. Anche a me mi han preso in prova per un mese.

DANIELA. (c.s.) S, un mese che mi tocca fare tutto di sera, perch di giorno

il computer lo adopero (accennando alla gigantografia di Uri Naler) per il capo.

(ad Arturo) E tu? tu ogni sera vieni qua per le pulizie e trovi me ancora al

computer: ma troppo importante quello che sto facendo, troppo importante

ARTURO. Io la prima volta che vengo qua.

DANIELA. (finalmente lo guarda) Gi, non ti ho mai visto prima: chi sei?

ARTURO. Arturo Sacchetto, mi hanno assunto ieri, in prova un mese.

DANIELA. Hai dormito qui?

ARTURO. S, sul divano.

DANIELA. E com che ti chiami?

ARTURO. Arturo.

DANIELA. Io Daniela.

Dallingresso appare Ambrogio Melegari, cinquantanni, contitolare della ditta.

E fradicio di pioggia ed ha una cartella portadocumenti.

MELEGARI. Tempo boia! Un traffico bestiale: dalla soprelevata a qui ventisette

minuti.

DANIELA. (ricomponendosi e riordinando alla meglio la scrivania) Buongiorno.

MELEGARI. (sfilando il soprabito e asciugandosi) Miln l un dramma, signorina

Daniela, ma quando piove diventa una tragedia. Ecco: una volta lacqua lavava,

ora sporca. Piove di tutto su questa Milano da bere per restarci stecchiti! E

come se non bastasse, siamo al terzo giorno di sciopero del mio intestino:

(estrae una boccetta) e gi lassativi (ne ingurgita un po e ripone la boccetta)

Uri Naler gi qui?

DANIELA. No, non ancora arrivato.

MELEGARI. E ti pareva. Faccio prima io da Corbetta, di lui che con un solo tram

in centro. Gi, perch il comune a lui glielha data, la casa popolare, mentre

a me no, con la scusa che ci ho il blasone. (ad Arturo, indicando la

gigantografia di Uri Naler) Lo sa cos quelluomo per me? Un investimento. Io,

Melegari Marchese Ambrogio, gli ho messo su questo studio nel mio palazzo di

famiglia, o meglio, in questunico appartamento che mi rimane, perch per il

resto, fra ipoteche e altro non rivanghiamo. E lui crede che la manna scende

dal cielo: eh, caro, se non ci fossi io

Il computer emette un versaccio elettronico che fa sobbalzare Melegari.

MELEGARI. Cosa ci ha quella macchina l?

DANIELA. Oh, beh, forse uno sbalzo di tensione, col temporale

MELEGARI. (recupera la sua cartella e la apre) Gi, s, il temporale, infatti

anche il computer del commercialista qui sotto era fuori uso. Sono passato da

lui per queste pezze dappoggio: (porge a Daniela i fogli estratti dalla

cartella) le aggiunga.

DANIELA. A Cosa?

MELEGARI. Ma al fatturato falso che sta preparando, signorina. E un mese che mi

fa gli straordinari per questo, non le gonfio la busta paga per perder tempo,

io!

DANIELA. No, dottore.

MELEGARI. Se quelli delle tasse scoprono che abbiamo il salvadanaietto in

Svizzera, non c bisogno del mago (indicando la solita gigantografia) per

prevedere guai. (ad Arturo) Come si dice? Sono i liberi professionisti che

pagano per tutti. Lei chi ? Ha un appuntamento?

DANIELA. E il nuovo addetto alle pulizie.

MELEGARI. (ad Arturo) E non hai finito ieri sera? Cos, fai gli straordinari

anche te?

DANIELA. E colpa mia, dottore, gli ho detto di ripassare stamattina.

MELEGARI. Va bene, (ad Arturo) ma faccia presto, prima che arrivi qualche

cliente.

Melegari entra nellufficio del titolare.

DANIELA. (scimmiottando Melegari) "A proposito, signorina: come procede la

ricerca tra le mie carte di famiglia?"

Melegari riapre la porta e si affaccia.

MELEGARI. A proposito, signorina: come procede la ricerca tra le mie carte di

famiglia? Trovato niente su qualche propriet dimenticata?

DANIELA. No, ancora niente, dottor Melegari.

MELEGARI. Insista, mi raccomando (rientra nellufficio e richiude la porta).

Arturo intanto ha cominciato le pulizie: ha buttato nella pattumiera i fogli che

erano sulla scrivania, compresa la pergamena. Daniela non se n accorta.

DANIELA. Altro che "qualche propriet", ho trovato una pergamena che vale mille

propriet! (cerca sulla scrivania) Dov? (si fionda sulla pattumiera, la

ribalta e la svuota sul pavimento, sotto lo sguardo attonito di Arturo) Eccola!

(recupera la pergamena tra i rifiuti, e si rivolge ad Arturo) stavi per rovinare

un mese di lavoro. Lo sai cos questa?

ARTURO. (fa cenno di no)

DANIELA. E il memoriale di un cavaliere medievale, Lodovico, inviato

allimperatore che lo aveva fatto imprigionare per aver perso un albero. Chiss

com capitata tra le carte di famiglia di Melegari

ARTURO. Aveva perso un albero?

DANIELA. Non era un albero qualsiasi. Limperatore aveva inviato Lodovico a

prendere quellalbero in un giardino dOriente. (leggendo dalla pergamena) "E

vinto lo serpente che vi era a guardia, sfilammo lo albero da la terra e lo

recammo a lo imperatore, che contempl lo albero compiaciuto per le mele rosse

che vi crescano, ma rattristato per la presenza di ununica mela opaca. Quella

mela opaca era spuntata l dove un tempo ve ne fu unaltra, che fu colta da Eva,

dannando li mini in eterno!" (ad Arturo) Chiaro, no? Poi c scritto che

limperatore ordin a Lodovico di custodire lalbero, finch i sapienti non

scoprivano come ridare colore alla mela opaca. Lodovico port lalbero nel suo

castello, qui in Lombardia. Si sparse la voce che le mele erano magiche, molti

assalirono il castello per rubarle, ma Lodovico respinse ogni assalto e conserv

lalbero. Finch, un giorno, un corvo port a Lodovico un messaggio

dellimperatore, che annunciava larrivo di un suo cavaliere, inviato a prendere

in consegna lalbero. Lodovico accolse questo cavaliere e lo ospit per la

notte, ma la mattina dopo albero e cavaliere erano spariti! Lodovico inform

limperatore, che per neg di avere inviato qualcuno a prendere in consegna

lalbero. E cos condann lincauto Lodovico al carcere a vita. Chiaro, no?

Sullingresso appare Gennaro Cirillo, cinquantacinque anni.

CIRILLO. Che la pace e la serenit sino con voi!

DANIELA. (riponendo la pergamena) Buongiorno, signor Cirillo.

CIRILLO. Egregia signorina Daniela, dal momento che metto piede qua dentro io

cesso, parlando con decenza, cesso di chiamarmi Cirillo Gennaro, e divento

completamente Uri Naler, la Forza dellIgnoto. (si accorge delle cartacce sparse

sul pavimento) Mentre invece, quello che fa le pulizie qua dentro, a quanto pare

di forza non ne tiene proprio. E noi che lo paghiamo a fare? Un poco di riguardo

lo vogliamo tenere, s o no? (ad Arturo) Che la pace e la serenit sino con

voi: tenete appuntamento?

DANIELA. No, laddetto alle pulizie.

CIRILLO. (ad Arturo) Ah, lupus in fragola! E te ne stai l fermo immbbile

invece di darti da fare?! Qua stiamo a Milano, dove lavorano tutti, uri et orbi.

Jmme guaglio, qua i clienti devono trovare tutto pulito! (spalanca la porta

dellufficio) Melegari, bongiorno!

Cirillo entra nellufficio e si richiude la porta alle spalle.

DANIELA. (ad Arturo) Io voglio andare nel medioevo, impedire il furto

dellalbero e riaccendere la mela. Nel manoscritto ci sono date e luoghi.

Indietro nel tempo! E sai come ci vado? (indicando il computer) Con questo!

Guarda: (fa sedere lattonito Arturo di fronte al monitor) ogni computer ha

dentro un clock, una specie di orologio che organizza il tempo delle funzioni.

Via internet ho collegato il mio clock a qualche migliaia di altri clock,

compreso quello del commercialista qui sotto. Ho accumulato tutto il tempo che

mi serve, gli ho dato il segno meno perch vada indietro e non avanti, e lo

scaricher sulla poltroncina dove sei seduto tu.

ARTURO. Ma

DANIELA. S, esatto, sulla poltroncina su forma una specie di buco nero che ti

risucchia indietro nel tempo. Io programmo la data, il luogo, e per quanto tempo

voglio rimanerci. Alla scadenza, vengo riportata qui automaticamente. Ecco:

(manovrando col mouse) questo lanno la latitudine la longitudine del

castello di Lodovico e questo il codice di partenza: "batti la mela fra i

tasti", codice segreto. (si infila gli occhiali da sole e, piroettando

entusiasta, va alla finestra, apre i vetri e respira profondamente) Chiaro, no?

Vado in ferie nel medioevo!

ARTURO. (che rimasto seduto, osservando la tastiera) E come una macchina per

scrivere: io cominciai un corso di dattilografia, ma facevo un sacco di errori

perch il rumore dei tasti mi distraeva

DANIELA. (distrattamente, guardando fuori e respirando a pieni polmoni) Quei

tasti non fanno rumore...

ARTURO. Provo a battere il mio nome: (esegue) A R T U (fra s) E vero, non

fanno rumore. (riprendendo) R

DANIELA. (allarmata, voltandosi verso Arturo) Ehi, non battere la lettera

ARTURO. (battendo) O

Battuta la lettera O, Arturo scompare, mentre il monitor emette una luce

abbagliante.

DANIELA. (sfilandosi gli occhiali) Oh no! Ha battuto la lettera O, "la mela fra

i tasti"!

Entra lesattore delle imposte dirette, quarantanni. Ha una valigetta 24ore.

ESATTORE. Permesso? Buongiorno. Sono lesattore delle imposte: questo lo

studio di Cirillo Gennaro? (Daniela, ancora sconvolta dalla "partenza" di

Arturo, annuisce muta) C uno scoperto di cinquanta milioni di tasse: (estrae

dalla valigetta un verbale di pignoramento e una penna) i termini sono scaduti,

e devo procedere al pignoramento. (si fionda nei pressi del computer) Materiale

di valore non ce n, tranne questo computer. (compilando il verbale) Allora, in

questo giorno, eccetera eccetera, quantit e descrizione dei beni pignorati:

numero un computer, completo di monitor, tastiera, modem

Si spalanca la porta dellufficio: ne esce Cirillo, addobbato da mago Uri Naler,

seguito da Melegari.

CIRILLO. (a Melegari) Tu stai fissato con la tua tradizione nobiliare di

famiglia! Tu tieni una tradizione di fame tale e quale a me! Qua, solo grazie al

mio lavoro di professionista occulto, noi abbiamo cominciato a vedere prima il

pane, poi la carne, linsalata, poi frutta, amaro e caff. Tu hai messo il

capitale, io ho messo lidea, perci: banda alle chiacchiere! Vuoi rompere la

societ? e rompi! Io lo studio me lo apro a casa mia, ch il quartiere mio

pieno di clienti, per loro una seduta con me un onore, e lonore porta

lonorario. (a Daniela) A proposito di onorario, signorina, noi qua vi paghiamo

per lavorare: questo fatturato falso, pronto o no? Perch quelli delle tasse

non dormono manco quando dormono, voi invece mi pare che dormite pure quando

state sveglia. Ma il mestiere vostro lo sapete fare o no? (allesattore) Voi,

per esempio, che mestiere fate?

ESATTORE. Esattore delle imposte dirette.

CIRILLO. Ecco, esattore delle imposte dirette, appunto. Tenete un appunt?

(realizzando) Esattore?! (fingendo un malore) Lo sapevo, io, lo sapevo

(lesattore lo guarda con aria di chi non ci casca) La pressione la pressione

(sta per accasciarsi)

MELEGARI. (sorregge Cirillo e si rivolge allesattore) Un calo di pressione, sa,

col maltempo Venga, lo porto di l, ha le pillole nel cassetto

CIRILLO. (delirando) Spiriti benigni, a me! Sodoma e Gomorra, aiutatemi! Vada

retro!

Melegari trascina Cirillo nel suo ufficio, seguito dal seccato esattore. Daniela

resta sola.

DANIELA. (infila gli occhiali da sole in una tasca posteriore dei jeans, torna

esterrefatta al computer e siede sulla poltroncina) Lo sapevo che avrebbe

funzionato! (batte sulla tastiera) Meccanismo di richiamo inserito (pausa, poi

guarda la porta dellufficio, prende la pergamena e la stringe a s) "Batti la

mela fra i tasti"!

Daniela batte la lettera O e, come Arturo, scompare, mentre il monitor emette il

solito bagliore. Un attimo dopo la porta dellufficio viene riaperta: rientrano

i tre.

ESATTORE. Con me non attacca, signori, ho uneternit di queste scene alle

spalle. Procuratevi la somma, andatela a riprendere in Svizzera, se necessario.

Intanto vi pignoro il computer, e lo ritiro in custodia fino a estinzione del

debito. (porgendo il verbale) Firmate il verbale: se non pagate entro trenta

giorni, il bene pignorato sar messo allasta.

CIRILLO. Ma se colpite me voi distruggete pure centinaia di posti di lavoro!

(indicando Melegari) Questo mio dipendente finisce in mezzo a una strada.

MELEGARI. (correggendo) Socio, prego, non dipendente

CIRILLO. E questa povera ragazza (si accorge che Daniela non c) questa ci

stesse mai, una volta che serve!

MELEGARI. (allesattore) Caro signore, la nostra azienda crea occupazione

CIRILLO. Solamente noi facciamo magie nelleconomia nazionale.

ESATTORE. (esplorando il computer) Dov la presa per staccarlo?

MELEGARI. No, se lei spegne quella macchina, spegne le speranze di tanta gente

che vede in questuomo (indica Cirillo) la sua ultima chance!

CIRILLO. Io sono luomo destino, io dominio la potenza delloccultisto!

MELEGARI. E poi, vero, questazienda nata col capitale nordico (si indica) e

ingegno sudicio (indica Cirillo): primo vero esempio di collaborazione nazionale

dopo lUnit.

CIRILLO. Permettete? (prende lesattore per un braccio) Uh, come siete caldo:

che tenete dentro, il fuoco?

ESATTORE. Cosa fa? questa violenza a pubblico ufficiale.

CIRILLO. (pressando pietosamente lesattore che, seccato, si ritrae fino a

raggiungere la finestra, dove volta le spalle ai due) Ma quando mai! Io vi

esprimo la sensibilit della mia stima pi approfondita, uri et orbi. Guardate

il mio ritratto (indica la gigantografia, che per lesattore non si degna di

guardare), omaggio del maestro Pasquale Srice. Ebbene, carta in tavola: io ho

guardato dentro a me e ho trovato vuoto, ho messe le mani in tasca e non cera

una lira. E allora ho capito che un uomo senza soldi non li pu dare, per li

pu prendere. (raggiungendo Melegari, che intanto si seduto su un bracciolo

della poltroncina di fronte al computer) Io posso leggere la buona e la cattiva

sorta, e se la buona sorta non ce la fa a venire da sola, la possiamo aiutare

con tanti amuleti: ci abbiamo la croce di quagliarlo, lanello di elisir, la

catena di aglio doro (siede sullaltro bracciolo della poltroncina, di fianco a

Melegari)

MELEGARI. La nostra unazienda dai molteplici prodotti, vero. E il

sottoscritto (battendo sulla tastiera, come per gioco) M-E-L-E-G-A-R-I (smette

di battere) marchese Ambrogio il marchio di garanzia del qui presente Gennaro

(batte) C-I-R-I-L-L-O!

Battuta la O, Melegari e Cirillo scompaiono, col solito bagliore del monitor.

ESATTORE. (che non si reso conto della sparizione dei due) Cosa volete che mi

importi? Non potete impedirmi di portar via questa macchina (mutando

diabolicamente la voce) che avete adoperato per rubare il tempo da altre

macchine simili. Dovunque si commetta un furto di tempo, il danno a me, che

del tempo sono il padrone. Poich sono esattore, s ma di anime! (si volta, e

si rende conto che i due sono scomparsi) Ma dove? (va al computer e legge sul

monitor) "anno luogo castello di Lodovico" Maledetti! Si illudono di

fermarmi, ma anchio posso andare in ogni luogo e in ogni tempo, ah ah ah! (ride

satanicamente, mentre fuori la pioggia continua)

Buio. La scena volge al 2 quadro

2 QUADRO.

Prologo. Nel buio si odono clamori di battaglia, cozzi li lame, nitriti di

cavalli al galoppo. Luce in proscenio su Lodovico, cavaliere medievale,

quarantanni, che ha appena messo in fuga alcuni nemici.

LODOVICO. Marrani! Volevate le mele de lo albero, invece trovaste lo mio brando

che parla pungendo!

Viene raggiunto dal suo giovane scudiero che reca, aggrappato al polso, un

corvo.

SCUDIERO. Ser Lodovico, un nero e rauco piccione con un messaggio alla zampa!

LODOVICO. E un corvo messaggero, le notizie volano. Che dice lo messaggio?

SCUDIERO. (leggendo) "Io imperatore ho inviato un mio cavaliere a prendere in

consegna lo albero"

LODOVICO. Era ora. Sia fatta la volont de lo imperatore! Per accogliere codesto

cavaliere, lo mio maniero risplender come firmamento, grazie a la mia consorte

Rosalba. Scudiero, torniamo al maniero.

Buio. Si odono due cavalli al galoppo in allontanamento. Fine del prologo.

Luce su tutta la scena, che adesso raffigura la corte interna di un castello

medievale. Non piove. Al centro della corte, un grosso vaso colmo di terra dalla

quale emerge un albero di mele, tutte rosse tranne una, opaca. Varie uscite

dalle quinte. Di quinta a destra, fuori campo, c il ponte levatoio. Sempre di

quinta a destra, un praticabile rialzato d modo a chi vi sale di controllare

dall'alto lidentit di chi si avvicina al castello. In scena, sparse, fascine,

balle di paglia, tinozze, e corde per stendere il bucato. Entrano Rosalba,

trentanni, castellana sciatta, e Arturo, che porta una cesta di panni umidi.

Arturo vestito per met, di sopra, come era vestito nellufficio di Cirillo,

mentre di sotto indossa una calzamaglia bicolore e scarpe da giullare.

ROSALBA. (con chiara inflessione meridionale) Come dicesti che ha nome lo

prodigioso marchingegno?

ARTURO. Lavatrice, signora Rosalba.

ROSALBA. E lava pure maglie di ferro e corazze?

ARTURO. Beh, con un detersivo adatto (poggia a terra la cesta)

ROSALBA. (stendendo insieme ad Arturo i panni umidi) Lo mio consorte Lodovico

mimpone di far sempre bucato, poich vuol esser cavaliere senza paura, ma anco

senza macchie. Lo suo amor di pulizia gi gli salv la vita ne lo giardino

doriente, ove egli sottrasse lo albero a un essere che vi era attorcigliato,

nero, lungo, e che potasi piegare in mille forme.

ARTURO. Un tubo di gomma?

ROSALBA. No, un serpente. Esso fiss gli occhi su Lodovico per incantarlo, ma

larmatura di Lodovico luccicava a specchio, e lo serpente, specchiandovisi, si

incant da s stesso! E rimase col, attorcigliato attorno a niente, poich

Lodovico gli sfil lo albero, (indicandolo) che quivi condusse. E allora,

viaggiando per mare, Lodovico sost a Napoli, ove mi conobbe e mi volle in

isposa. Tu credi che fu colpito dalla mia beltde?

ARTURO. Oh, s, naturalmente

ROSALBA. Lodovico a lungo mi osservava: io spolverava e lui mi osservava, io

lavava e lui mi osservava. Ma soprattutto ei si beava nel vedermi sciacquare li

panni de li miei undici fratelli campioni ne lo gioco de la palla. Cos Lodovico

un bel d chiese a lo mio padre la mia mano. Le amiche de lo vicolo mi

invidiarono poich, sposando Lodovico, io vena a vivere in Longobardia, vena a

vedere lo nord. Ma finora ho visto solo queste quattro mura, e lo albero che li

malandrini vorrebbero spogliar delle mele. Le dicono magiche, queste mele,

perci io non posso manco cuocerle a Lodovico, per alleviar lo suo intestino

pigro.

Squillo di corno, si sente il ponte levatoio che si abbassa. Entra Lodovico, che

vede i panni appesi e li adopera, uno dopo laltro, per detergersi da sudore,

sporcizia e sangue. Si ode il ponte levatoio che viene rialzato.

LODOVICO. Salute, mogliera. Ti vedo tediata, ma or rallegrati: giunge un messo

de lo imperatore a prendersi lo albero, e per te vi sar gran diletto! Lustrerai

le stanze, cucinerai banchetti, darai aria a le coperte buone (uno ad uno,

ributta i panni, nuovamente sporchi, nella cesta, mentre Rosalba lo guarda

rassegnata; quindi Lodovico si rivolge ad Arturo) Ol, ragazzo, trascorsa

quasi una settimana da quando a gran grida fugasti ladri di mele diretti quivi.

Or che ci penso, eri pieno di graffi: ancor non mi contasti cosa taccadde.

ARTURO. Ero caduto su un cespuglio di rovi, signor Lodovico.

LODOVICO. E or come ti senti?

ARTURO. Meglio, posso anche sedermi.

LODOVICO. Non vorrai passar lo tempo assiso! Qual lo tuo mestiere?

ARTURO. Uomo delle pulizie.

LODOVICO. Allor tattende grande onore, taffiancherai a Rosalba nelle

domestiche faccende: contenta, mogliera? (notando la cesta piena dei panni da

lui or ora risporcati) Che veggo?! (a Rosalba) Non hai ancora fatto lo bucato?

ROSALBA. Mi pareva di s, Lodovico. (fa per prendere la cesta ma Arturo la

precede) Ordunque (avviandosi con Arturo), io batter le coperte per scrollarvi

cimici e zecche, e tu metterai a bollire codesti panni in liscivia

ARTURO. (seguendo Rosalba) Come mi accorgo quando sono cotti?

I due escono. Squillo di corno. Entra lo scudiero.

SCUDIERO. Ser Lodovico, qualcuno giunge a lo castello (sale sul praticabile).

LODOVICO. Di gi lo inviato de lo imperatore?! Insieme al corvo, volato

anchegli!

SCUDIERO. (mirando oltre gli spalti) Non di omo trattasi, ma di femmina no,

omo mi correggo: femmina mi ricorreggo: omo

LODOVICO. Deciditi, talpa: chi giunge porta brache o gonna?

SCUDIERO. Entrambe, mio signore.

DANIELA. (fuori campo) Ehi lei, lass! scusi, questo il castello del cavalier

Lodovico?

SCUDIERO. S, damigella o messere che siate!

DANIELA. (c.s.) Io mi chiamo Daniela Boldi e vorrei parlare col cavalier

Lodovico!

LODOVICO. E femmina: che entri! (rumore del ponte levatoio che viene alzato)

Finora mero misurato con ladri di mele, non anco con ladre: ove vuole arrivar

lo gentil sesso? Se solo mi passasse la costipazione

Entra Daniela in abito medievale, ma sotto la gonna si intravede i jeans che

aveva nel primo quadro. Rumore del ponte levatoio che viene rialzato.

DANIELA. (trafelata) Salve! Oh, lalbero, finalmente! Senta, io mi chiamo

Daniela Boldi e vorrei parlare col cavalier Lodovico.

LODOVICO. (squadrandola interessato) Sonio, in carne e corazza.

DANIELA. Oh, finalmente! Come sta? Sapesse che storie per trovarla! Arrivo nel

medioevo e piombo su un cespuglio di rovi. Risultato: ci ho rimesso il

maglioncino firmato. Passa un carro di attori girovaghi e mi assumono come

comica, per questo mio gesticolare un po cos. Comincio a girare in lungo e in

largo chiedendo di lei, e alla fine scopro che il castello vicinissimo al

cespuglio dovero caduta. E s che il computer lho programmato io, che testa!

Sono anche preoccupata per un ragazzo che venuto qui prima di me, per sbaglio.

E non c pi nemmeno molto tempo, perch la settimana sta per scadere, dopo di

che scatta il meccanismo di richiamo che mi riporter al presente. Chiaro?

LODOVICO. (dopo una pausa) Volete ripetere?

DANIELA. Dopo, magari, ora tocca sbrigarci: signor Lodovico, lalbero in

pericolo, e anche lei!

LODOVICO. Lo so bene, madamigella come diceste di chiamarvi?

DANIELA. Daniela. Senta, io

LODOVICO. Daniela? De la stirpe de li Dani, ovver li Danesi, vicini a li

vichinghi, maschi de le vichinghe, che da sempre accendono (indicandosi) lo

padano fervore che in me purtroppo bloccato, costipato.

DANIELA. Mi stia a sentire

Rientra Rosalba con coperte e battipanni. Fa un gesto di saluto a Daniela, e

prende a stendere le coperte per batterle.

LODOVICO. Parlate, dunque.

DANIELA. (indicando Rosalba) Posso parlare davanti alla colf?

LODOVICO. Colei Rosalba, la mia mogliera

DANIELA. Salve, signora, come va?

LODOVICO. Rosalba, costei madamigella Daniela. Si parlava de lo albero, come

sempre.

ROSALBA. Eh, le mele farebbero tanto bene a mio marito, per lo intestino

LODOVICO. S, va bene, ma or non distrarti da le domestiche faccende (trascina

da parte Daniela). Orbene?

DANIELA. Signor Lodovico, lei deve salvare lalbero e

LODOVICO. Non ho altro pensiero, combatto giorno e notte per questo! (scrutando

voglioso Daniela) E avr ben diritto a qualche distrazione, non prima di

espellere un certo fardello.

Rosalba batte rumorosamente le coperte, sovrastando le voci dei due.

DANIELA. Ma non capisce? Verranno a soffiarglielo da sotto il naso, e

limperatore la sbatter in galera a vita!

LODOVICO. Come dite?

DANIELA. Le ruberanno lalbero, e limperatore la punir con il carcere a vita!

LODOVICO. Chiedo venia (a Rosalba, urlando) Mogliera, le domestiche faccende si

sbrigano in silenzio!

ROSALBA: Gnors. (riprende a battere pianissimo)

LODOVICO. (tornando a Daniela) Come fate a predire tali avvenimenti?

DANIELA. Perch (improvvisando) perch sono astrologa, s, una maga. Io le

predico che un corvo le porter un messaggio dellimperatore, annunciando

larrivo di un suo cavaliere che in realt

LODOVICO. Ma questo non lavvenire, il corvo gi giunse, e

DANIELA. E una trappola! Quel cavaliere le toglier lalbero, e non per darlo

allimperatore. (tira su la gonna, scoprendo bene i jeans: estrae la pergamena,

tra lo stupore di Lodovico e di Rosalba che le si avvicina) Tenga: il furto

dellalbero denunciato su questa pergamena. Lha scritta lei, o meglio, la

scriver. Riconosce la sua calligrafia?

LODOVICO. (ritirando distrattamente la pergamena, rapito dai jeans di Daniela)

Che veggo, gonna e brache assieme?!

ROSALBA. (avvicinandosi a Daniela) Fate vedere un po

DANIELA. Cosa? (realizzando) Ah, s, signora, sono jeans, sono molto pratici,

jeans Ma si portano senza gonna, perci (fa per sfilarsi la gonna) scusate,

sono giorni che

LODOVICO. No, madamigella! (piano, cercando di non farsi sentire da Rosalba) Non

ora, almeno

DANIELA. Okay, va bene, dopo. Adesso per, le dispiacerebbe dare un occhio alla

pergamena?

Entra Arturo, che impugna una mazza per rimestare il bucato.

ARTURO. Signora Rosalba, ho rimestato il bucato e (nota Daniela) Ma

DANIELA. Eccolo, laddetto alle pulizie, grazie al cielo!

LODOVICO. S, ma v anco la mia mogliera che vi provvede.

DANIELA. (ad Arturo) Come t saltato in mente di premere la lettera O?

ARTURO. Stavo scrivendo il mio nome.

DANIELA. (ad Arturo) Io nel medioevo dovevo venirci da sola a salvare lui

(indica Lodovico)! Lo sai che con le traiettorie spazio-tempo non si scherza?

Sono coordinate calcolate in nano-secondi: un errorino, e finisci chiss dove e

chiss quando, e nemmeno intero, ma disperso in una manciata di molecole! E

domani scatter il meccanismo del computer che serve a richiamarci nel presente,

cio nel futuro, e

LODOVICO. Silenzio! (a Daniela) Voi conoscete costui?

DANIELA. Macch, era la prima volta che veniva a fare le pulizie

LODOVICO. Pure, pocanzi parlavate con lui di incantesimi strega! (ad Arturo)

Confessa, sei lo suo succubo! Tintroducesti con linganno ne lo castello per

preparar lo terreno a li suoi malefici e sottrarmi le mele! (a Rosalba) E tu

accogliesti costui a lo tuo fianco ne le cure de la casa!

Nuovo squillo di corno. Rientra lo scudiero.

SCUDIERO. Nuovi arrivi, mio signore (raggiunge gli spalti).

LODOVICO. Lo inviato de lo imperatore. Ed io che avea garantito lo albero contro

orde di teppaglia, ero a un passo dal perderlo (indicando Daniela) per mano di

una maga che parla a lo galoppo, (indicando Arturo) e un figuro dal bieco

sguardo, (indicando Rosalba) complice una moglie imbelle!

ROSALBA. A me?!

SCUDIERO. (dagli spalti) Savvicinano!

LODOVICO. (a Rosalba) Fa ordine, ch questo cortile pare unaia. Sian preparate

le scuderie per li cavalli della scorta!

SCUDIERO. Sono a piedi, mio signore, e in due soli.

MELEGARI. (da sotto le mura del castello, fuori campo) Senta lei, militare

lass, scusi, uninformazione: noi stiamo cercando tal cavaliere Lodovico!

SCUDIERO. Per che farci?

CIRILLO. (fuori campo) Ueh soldato, apri il portone, ch qua ci sta la Forza

dellIgnoto!

LODOVICO. Scudiero, sai chi sono?

SCUDIERO. Si, mio signore: illustri sconosciuti.

CIRILLO. (c.s.) Aprite, ch portiamo unestimabile valore a Lodovico!

LODOVICO. Fateli entrare: (rassegnato) oggi giorno dudienze.

Lo scudiero esce mentre si ode il ponte levatoio che sabbassa.

DANIELA. (a Lodovico) Attento, non si fidi, tutti vogliono derubarla.

LODOVICO. Tu compresa, strega.

DANIELA. Ma no, io sono qui per evitare il furto.

LODOVICO. Ho guardie meglio attrezzate di te.

DANIELA. (civettando allusiva) Lei crede?

Entrano Cirillo, in divisa da mago, e Melegari, rudimentalmente abbigliato da

uomo del medioevo, pur conservando qualche capo del presente.

CIRILLO. Che la pace e la serenit siino in questo castello, uri et orbi.

MELEGARI. Permettono? (battendo i tacchi) Melegari marchese Ambrogio.

CIRILLO. (accorgendosi di Daniela) Signorina Daniela?!

MELEGARI. (c.s.) Guarda chi si vede! Lei ha rotto il computer della nostra

azienda, signorina

ARTURO. No, una macchina del tempo

MELEGARI. (ignorandolo, a Daniela) Cosa ci fa qui?

CIRILLO. Noi, che ci facciamo noi qui? una settimana che camminiamo in mezzo a

puzza, ignoranti, senza un cellulare, un taxi, niente

MELEGARI. (incalzando Daniela) Eh, allora? Che ci dice, che ci dice?

CIRILLO. Ma come si fa a vivere cos, senza una comodit?

DANIELA. Lei aveva in casa una pergamena davvero magica

CIRILLO. Signorina, qua le magie le faccio solo io.

LODOVICO. Uno alla volta!

MELEGARI. Ma lo sa in che anno ci troviamo?

DANIELA. Certo che lo so, lho programmato io.

CIRILLO. Ah, confessate? (a Rosalba) Signora, voi siete testimonia.

ROSALBA. Ma perch prpeto io?

CIRILLO. Ueh, ma voi siete di Napoli?

ROSALBA. Gnors.

MELEGARI. (a Daniela) Eppure, quando labbiamo assunta aveva ottime referenze:

coserano, false?

CIRILLO. E tenete parenti a Torre Annunziata?

ROSALBA. No, a Pozzuoli.

DANIELA. (a Melegari) Le mie referenze non erano fasulle, il suo fatturato

invece s.

MELEGARI. Lei i fatturati pagata per compilarli, non per giudicarli.

LODOVICO. (sguainando la spada) Silenzio! Non una mosca voglio sentir volare!

Tutti tacciono.

MELEGARI. Stia attento lei, con quella spada l.

LODOVICO. Taci! (mirando tutti, uno per uno) Dunque la congiura saccresce, vi

conoscete tutti! Son forse io lunico estraneo rimasto?

ROSALBA. Lodovico, il messere qui (indica Cirillo) mio compaesano

LODOVICO. Anco tu mi tradisci, mogliera?

ROSALBA. Io?! Quando mai!

LODOVICO. Pria di sprofondarvi tutti nelle segrete, ho da strapparvi la verit.

E se non l'avr in mercede alla mia pazienza, lavr con lo condimento de li

vostri schiamazzi quando lo boia vi passer a li ferri: (dopo una pausa) ors,

parlate!

Tutti allunisono riprendono a cicalare.

LODOVICO. Non tutti assieme!

Tutti zittiscono.

MELEGARI. Ecco, se permette, vero, noi di sangue blu ci si intende prima.

Venendo a noi, il mio collaboratore ed io, Melegari marchese Ambrogio, abbiamo

saputo di queste mele qui. E quindi si era pensato di

DANIELA. Cosa?! Allora aveva letto il manoscritto?

MELEGARI. No, che manoscritto?

DANIELA. La pergamena. E allora chi vi ha parlato delle mele?

MELEGARI. Tutti.

CIRILLO. E vero, qua tutti parlano di queste mele, ma nessuno parla chiaro.

Sono o non sono magiche? (notando la mela grigia sullalbero) Questa pure

andata a male

LODOVICO. Fu lo imperatore ad ordinarmi di custodire lo albero finquando li

sapienti scopriranno come ridar vita a lo pomo spento.

DANIELA. Proprio come ha scritto nella pergamena.

MELEGARI. (a Lodovico) E quindi, se permette, il mio collaboratore qui

(sgomitando Cirillo) avrebbe una proposta da farle.

CIRILLO. S. Fate silenzio! Io, malgrada la mia facolt medianica, anzi

superiore alla medianica, non mi prender le mele col trucco e con linganno,

perch nella vita niente gratis. E allora, carta in tavola: (a Lodovico) io ti

do una cosa prodigiosa a te, e tu mi dai una mela a me.

LODOVICO. Di che blateri?

CIRILLO. Tu non ci credi? No? Allora io, Uri Naler, ti dimostrer con un

esperimento tutta la mia Forza dellIgnoto. Prego, accomodatevi tutti quanti,

prego, e fate silenzio senn lesperimento non viene. Accomodatevi

Tutti si dispongono per assistere allesperimento di Cirillo. Arturo si adagia

ai piedi dellalbero dove, lentamente, ceder al sonno.

CIRILLO. (compiendo gesti esoterici) Concentratevi insieme a me, cos venite

pure voi nel regno dellignoto. (estraendo un comunissimo accendino di plastica)

Vedete questa cosa prodigiosa? E una cosa rara, rarissima, specialmente di

questi tempi qua. Ora, tramite la mia forza, questa cosa scaturir una fiamma,

la fiamma della vita, dellamore, della felicit, la fiamma di quello che volete

voi: attenzione!

Cirillo si concentra, quindi fa scattare laccendino pi volte, a vuoto.

MELEGARI. (sottovoce a Cirillo, dopo essersi frugato addosso) Quello il mio,

scarico.

CIRILLO. (sottovoce a Melegari) E me lo dici adesso? (agli altri) Niente paura

teniamo la riserva. (estrae un altro accendino, lo fa scattare, e stavolta

funziona: stupore dei personaggi medievali) Ecche qua, laccendino uri-ginale,

garantito! E bello, piace e diverte. (a Lodovico) Lo so che voi lo volete, ma

solo se lo comprate da me lo potete avere a un prezzo damico: un accendino, una

mela. Per tutto lalbero (mostrando la fodera interna del vestiario, tappezzata

di chincaglierie: altri accendini, deodoranti per auto, penne, eccetera) vi do

tutto il campionario qua. (piano a Melegari) Meno male che ci avevo la merce

appresso. (a Lodovico) Approfittate, commendatore, unofferta speciala!

LODOVICO. Tu che vendi lo foco, sei forse diavolo?

MELEGARI. Ci pensi bene: un accendino fa sempre comodo, di notte, al buio, nel

medioevo poi

CIRILLO. quando manca la corrente, che qua manca sempre

MELEGARI. Un eroe come lei, che in giro se ne parla cos bene

CIRILLO. Un grande eroe! Ma quando mai s visto un grande eroe come voi, senza

la fiamma della forza appresso?

MELEGARI. Lei lancer una nuova moda, sar leroe moderno: impettito, con la

corazza addosso e la fiamma della forza in mano!

LODOVICO. Eroe, eroe, son stanco di far leroe, sempre in corazza a far leroe!

Ma voi, che tanto madulate, sapete perch un eroe sempre impettito e

raffermo? Forse per fierezza? O per durezza? O per atavica rettitudine? No. Egli

cos perch vive chiuso (percuotendosi la corazza) in questa pelle di ferro,

ecco perch. Questa una prigione per lo suo corpo che invece anela a

liberarsi. Condannato a pugnare notte e d, leroe, chiuso in corazza! E a forza

di venir zittito, lo intestino dimentica lo quotidiano dovere. Per ogni eroe

lo stesso: muto per sempre, in quel senso. Perch voialtri potete ingurgitare e

poi espellere, gravarvi e sgravarvi, mentre a noialtri ci negato? Noi siamo

grumi compatti per obbligo, nemmanco la pi affilata delle spade pu trafiggere

langoscia coagulata in noi. Neppure amar ci permesso (Rosalba annuisce

sospirando) poich tutto bloccato. Ormai lontano lo ricordo dellultima

volta di me assiso a produrre quellumile ed alleviante scultura! Eccolo qui,

leroe: un sacco di rifiuti. Tutto perch volli esser cavaliere e chiudermi in

corazza. Pagai caro cotal desiderio: fui uomo, ora sono soltanto

MELEGARI. Stitico: lei soffre di stitichezza come me. Ma se solo per questo

Squilli di corno. Entra lo scudiero.

SCUDIERO. Ser Lodovico, giunge un cavaliere con le insegne imperiali.

LODOVICO. Finalmente. Aprite a lui e alla scorta.

SCUDIERO. Egli solo, mio signore.

DANIELA. Attento, signor Lodovico, questo non il vero inviato dellimperatore!

LODOVICO. Ah no? E voi chi siete? (indicando uno per uno tutti gli astanti fino

a Rosalba) e tu? e tu? e tu?

ROSALBA. Io sono la tua mogliera.

Lo scudiero intanto esce. Rumore del ponte levatoio che viene alzato.

LODOVICO. Fate silenzio: che in presenza de lo inviato ciascuno parli solo con

mia permissione.

Entra lesattore, bardato da diabolico cavaliere. Stupore generale.

ESATTORE. Salute a voi.

CIRILLO. Oh no, lesattore! Fino a qua mi ha arrivato! Mamma mia, la pressione

MELEGARI. (sorreggendo Cirillo) Certo che voi delle tasse quando prendete di

mira un contribuente

DANIELA. (realizzando, allesattore) Allora era lei che

LODOVICO. Cavaliere, son desolato daccogliervi con questa plebaglia

ROSALBA. (presentandosi) Piacere, io sono la mogliera.

ESATTORE. (a Cirillo e Melegari) Dunque foste voi a rubare il tempo

CIRILLO. Ueh, piano con le offese: io non ho rubato niente a nessuno, accetto

solo offerte e contributi.

ESATTORE. (c.s.) Dal vostro ufficio, con una macchina sottraeste tempo, ed io,

che del tempo sono il padrone, sentii fluirlo via come da me medesimo. Poi lo

adoperaste per un viaggio a ritroso, verso questepoca e questo luogo. Perch?

Forse sperate di fermarmi, volete impedirmi di riprendere lalbero che in

oriente mi fu sottratto con linganno? (a Lodovico) Non rimasi incantato a

lungo, cavaliere.

LODOVICO. (trasalendo) Tu tu sei lo serpente doriente?!

ESATTORE. Serpente, drago, arpia, e talvolta corvo.

DANIELA. C qualcuno che non ha capito chi questo signore qui?

ESATTORE. (a Cirillo e Melegari) Allora, parlate: perch siete qui? Vi illudete

di mutare il corso degli eventi?

CIRILLO. Ma quale corso? Noi qua non centriamo proprio niente

MELEGARI. Esatto: (indicando Daniela) qui il casino lo ha fatto lei!

DANIELA. S, sono stata io.

ESATTORE. Tu, femmina? Costruisti la macchina per viaggiare nel tempo e giungere

qui?

DANIELA. Beh s.

ESATTORE. Perch mai?

DANIELA. Per riaccendere la mela.

Pausa. Lesattore appare visibilmente alterato.

ESATTORE. Tu dunque conosci le sette prove, e hai radunato costoro per scendere

in gara con essi!

CIRILLO. E dalli: noi non centriamo niente!

ESATTORE. (a Daniela) Tu sai che la mela opaca nasce ove un d vera quella che

conteneva il Bene?

DANIELA. S.

ESATTORE. Tu sai del divieto che Eva viol, e che per questo con Adamo fu

scacciata dal giardino?

DANIELA. Che domande, da bambini questa storia ce la raccontano prima ancora di

Cappuccetto Rosso!

ESATTORE. E conosci anche le sette prove per riaccendere la mela?

DANIELA. Ehm le sette prove?

ESATTORE. Non le conosci, dunque? Ah ah ah

CIRILLO. (a Daniela) signorina, lasciatelo perdere: per quattro mele

MELEGARI. Signorina, mi sembra evidente che il signore qui far un pan-demonio

se non collaboriamo, perci direi

DANIELA. Si vergogni! Collaborare con quello l?! Chiss com capitato il

manoscritto di Lodovico in casa di uno come lei!

LODOVICO. (scrutando finalmente la pergamena consegnatagli da Daniela) Gi,

questa proprio la mia scrittura Ma se devo ancora scriverlo, com che lho

gi scritto?

DANIELA. Perch oh insomma, lei non ha proprio il senso del tempo. Piuttosto,

mi aiuti: quali possono essere queste sette prove da superare?

LODOVICO. Nulla so di codeste sette prove.

DANIELA. Nulla nulla?

LODOVICO. Nulla. Potrei invece narrarvi delle sette contrade che dovetti

attraversare per conquistare lo albero.

DANIELA. Sette contrade?

LODOVICO. S. (chiamando) Scudiero! (a Daniela) Mai ad alcuno dissi del

periglioso viaggio, poich nino vi crederebbe. Volete saperne di pi?

DANIELA. S.

Entra lo scudiero.

SCUDIERO. Eccomi, mio signore.

LODOVICO, Da testimonianza a madamigella de lo viaggio che insieme compimmo ne

le sette contrade doriente per giungere fino a lo albero.

SCUDIERO. Allora: pria passammo per la contrada de lacqua che rimbomba ma non

bagna.

LODOVICO. Loceano di tuono, ove si raccoglie tutta la superbia umana. Per

traversarlo divenni umile tanto da far da scudiero a lo mio scudiero.

SCUDIERO. Peccato che certe occasioni non si sian pi ripetute. Poscia

traversammo le insidiose sabbie mobili dellavarizia.

LODOVICO. Ove sprofonda tutto lo danaro de li tirchi.

SCUDIERO. E li tirchi con lo danaro.

LODOVICO. E tu con loro: dovetti ripescarti cheri quasi morente.

SCUDIERO. S, ma pieno di monete. Per terza, fummo ne la contrada de la

lussuria.

LODOVICO. Una boscaglia con ammalianti sirene che cantavano da dentro li cavi de

li alberi.

DANIELA. E che cera di male?

LODOVICO. Che erano alberi ad una piazza sola, non vera posto anche per me in

quei cavi.

SCUDIERO. Ancor meno per me. Poscia venne la contrada ove si trovano solo vento

e vortici rabbiosi che trascinano ne lo nulla.

LODOVICO. Tutta lira degli uomini vi soffiava. Per traversarla incolume dovetti

calmarmi alquanto.

SCUDIERO. Infatti non feci altro che prepararvi tisane di camomilla. Dopo

qualche dozzina di tisane giungemmo in un desolato deserto.

LODOVICO. Poich per ingordigia chi labitava ne divor ogni erba, frutto e

selvaggina. Chiss se poscia and di corpo.

SCUDIERO. Indi venne la contrada de la roccia che si scioglie e ribolle in mille

sorgenti.

LODOVICO. Le sorgenti de linvidia, che ammorbano laere e li cuori.

SCUDIERO. Dovemmo trattener lo respiro per tutto lo tempo

DANIELA. E poi?

SCUDIERO. per poi tornare a respirare ne la contrada finale, quella

dellaccidia.

LODOVICO. Ove io mi sentivo in vena di grandi ardimenti, eppure non avrei levato

un dito, nemmanco per schiacciare un pidocchio. E quello fu lultimo de li sette

perigli, poich alfine lo albero ci apparve nel mezzo dun celestial giardino,

colmo dogni ben di Dio.

ROSALBA. (a Daniela) Ed egli solo lalbero si prese. (sospirando) Fosse tornato

con due zucchine, qualche peperone, due lampascioli, che mandano di corpo

LODOVICO. (allo scudiero) Torna a far di guardia a li bastioni.

SCUDIERO. Agli ordini, mio signore (esce).

LODOVICO. (allesattore) Ora tu, serpente dissimulato in uomo, vuoi riprenderti

lo albero, che anche costoro agognano? Ed io dovrei affrontarti, pugnare ancora

per difenderlo? E rimanere ancora chiuso in questa prigione di ferro (si batte

larmatura), come fu per tutto lo viaggio, e ancor prima nelle crociate? Ebbene

no, son stanco. Lodovico rinuncia ad esser guardiano della mela cara

allimperatore, spenta delle sue virt.

ROSALBA. (a Daniela) Di pere, un albero di pere dova portare, poich le pere

non stringono come le mele, crude.

DANIELA. (a Lodovico) Lha detto: le virt! Le sette virt: ecco le prove per

riaccendere la mela! Per arrivare allalbero, lei ha attraversato le contrade

dei sette vizi: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e pigrizia.

Passando attraverso i sette vizi, lei ha trovato la mela spenta.

LODOVICO. S, la mela fu sempre come la vedete.

DANIELA. Ora, per riaccenderla, bisogna dar prova delle sette virt:

(allesattore) non cos?

ESATTORE. Indovinato, femmina. Questo mimpone di dar luogo alla gara.

DANIELA. Se vinceremo, la mela sar riaccesa, e lei non potr riprendersi

lalbero: giusto?

ESATTORE. Cos regola vuole. Ma regola vuole anche che se perdete, perdete

lanima, ed essa sar mia.

LODOVICO. Non tenzone che mi riguarda.

DANIELA. Invece s: se non vinciamo, quello si porta via lalbero, e la far

imprigionare a vita.

LODOVICO. (fatalista, guardando la pergamena) Se cos scritto, cos sar. E

chiss che nellumido duna prigione, nutrito di brodaglie, lo grande evento non

si compia.

MELEGARI. (a Lodovico) Scusi sa, ma guardi che quel suo problemino lo risolve

subito (estraendo la boccetta) con poche gocce di questo lassativo, lo adopero

anchio, sa? Meno male che me lo son portato dietro. (Lodovico prende la

boccetta) E soprattutto, lei ha parlato della "mela cara" allimperatore: "mela

cara" come a dire"Mele-gari"! Chiaro, no? (a Daniela) Sfido io che il

manoscritto lo ha trovato a casa mia! (indicando Lodovico) Aitante come me,

cavaliere del lavoro come me, stitico come me, lui il mio bis-bis-bis

qualcosa: insomma, buon sangue blu non mente!

CIRILLO. (a Melegari) Come a dire che tu sei parente suo?

DANIELA. (a Melegari) Tanto meglio: convinca lei il signor Lodovico a darci una

mano. (a Lodovico) Lei che ha superato i sette vizi, sapr bene come fare con le

sette virt.

MELEGARI. Ha sentito, caro il mio bis-bis? Affronti le sue responsabilit. E

poi, a noi Melegari nessuno ci d lezioni di dovere: noi sappiamo sempre quel

che c da fare!

ESATTORE. Sciocchi! Lodovico non sa come riaccendere la mela, poich solo io

serbo il segreto di ciascuna prova. (Alzando un braccio al cielo) E poich del

tempo io sono il padrone, dichiaro finito questo giorno (le luci si abbassano).

Sar domani, dopo lalba, il tempo delle prove.

DANIELA. E gi, cos lei stanotte si porta via lalbero.

ESATTORE. Ora che la gara indetta non posso. E comunque, non partirei senza

essermi preso anche le vostre anime. A domani, mortali!

Lesattore esce.

DANIELA. Domani scade anche la settimana. Se non torniamo nel posto dove siamo

arrivati, la macchina del tempo risucchia a vuoto, e noi restiamo per sempre nel

medioevo.

CIRILLO. Nella vita c sempre lultimo giorno: per pagare tasse, cambiali e

mo pure questo!

LODOVICO. Mogliera, ritiriamoci. Voi sistematevi ove meglio vaggrada (fa per

uscire con Rosalba, ma inciampa in Arturo che si risveglia) purch non su lo mio

cammino.

Daniela, Arturo e Cirillo recuperano ciascuno una coperta, ed escono. Anche

Melegari recupera una coperta, ma indugia con Lodovico e Rosalba.

MELEGARI. Si ricordi le gocce, caro bis-bis.

LODOVICO. Oh s, le prover. Tanto, provai di tutto!

ROSALBA. Ma non le mele cotte.

MELEGARI. Mi raccomando, per: (indicando la boccetta in mano a Lodovico)

nelluso, seguire attentamente le avvertenze.

Buio.

FINE DELLATTO PRIMO.

ATTO SECONDO.

1 QUADRO.

La corte interna del castello di Lodovico. Manca poco allalba. Due coperte

marroni sono ancora appese alle corde. Melegari, con un sacco vuoto in mano,

insieme a Cirillo ai piedi del melo. Parlano sottovoce.

CIRILLO. Senti a me, lasciamo stare.

MELEGARI. Ma se tu per primo hai creduto in questa storia! Non parlavano

daltro, quei primitivi che giocavano con te a carta-che-vince-carta-che-perde

CIRILLO. E con ci?

MELEGARI. Tu mi hai trascinato qui per prenderci le mele.

CIRILLO. Perch mi penzavo che erano magiche, ma secondo me qua lunica mela che

vale qualche cosa proprio quella morta (la indica).

MELEGARI. Sbagli, anche le altre contengono limmortalit. Noi ce le cucchiamo,

e lasciamo alla signorina Daniela solo la mela spenta: che si diverta a

riaccenderla. L, da dove proviene questalbero, tutto era immortale: anche

Adamo ed Eva, prima di

CIRILLO. Appunto, Adamo e Eva: se per una mela successo un guaio, figuriamoci

noi che le cogliamo a chili!

MELEGARI. Bamba che sei! Facciamo come dico mi: riempiamo il sacco e tela, fino

al cespuglio di rovi dove siamo atterrati. Cos ci risparmiamo anche quelle

sette prove l. A te interessano le sette prove?

CIRILLO. A me non me ne frega niente.

MELEGARI. E allora, dal cespuglio aspettiamo che il computer ci risucchi, e una

volta tornati a casa voil: "Produzione Melegari e Cirillo Gocce di

immortalit Estratto di mele del Paradiso Terrestre Meglio del Gerovital!"

CIRILLO. Ma quale estratto, io sono un mago, non un estrattore.

MELEGARI. A te manca la mentalit commerciale. To, tienimi aperto il sacco

(glielo porge), altrimenti faccio tutto da solo e ti pianto qui.

CIRILLO. E va bene: (tenendo aperto il sacco) per se qualcuno tiene da ridire,

te la vedi tu, perch sei stato tu il serpente attentatore.

Melegari si alza sulle punte per cogliere la prima mela, ma nello stesso istante

attraversa la scena Lodovico che si tiene la pancia. I due si immobilizzano,

sperando di passare inosservati. Lodovico dapprima accenna un frettoloso saluto,

poi si ferma e li squadra.

LODOVICO. Voialtri, non mi pare sia tempo di raccolta.

CIRILLO. No, io stavo qua perch, se qualche mela cadeva, non andava per terra e

non si spaccava. Le mele, nel sonno, possono cadere

LODOVICO. (a Melegari, ancora sollevato sulle punte) E tu? forse lora di

danzar sulle punte?

MELEGARI. Ma non aveva dato le dimissioni da guardiano dellalbero, lei?

LODOVICO. Io volea, ma fosti tu proprio a farmi mutar decisione. (ha una fitta

intestinale) Ohi, le tue gocce sono efficaci!

MELEGARI. Ha visto? Quante ne ha prese?

LODOVICO. Lintera pozione.

MELEGARI. Tutta la boccetta?! Ma matto?!

LODOVICO. Ed essa rimbomba in me come cento tempeste!

MELEGARI. Glielo avevo detto di seguire le avvertenze

LODOVICO. Ma or che evacuo quel che ho dentro, mi sento nuovamente votato alla

missione di sempre: (sguainando la spada e puntandogliela contro) toccate le

mele e sar lultima opra delle vostre mani!

CIRILLO. (a Melegari) Ma come ti venuto di dargli il lassativo

MELEGARI. (a Lodovico) E bravo lei: io le risolvo la stitichezza, e lei mi nega

una mela, a me, un suo discendente! Bella gratitudine

LODOVICO. Tacete! E ritiratevi, o potreste indebitarvi con la mia pazienza.

MELEGARI. La mette cos? Allora io non la riconosco come mio antenato.

LODOVICO. Sgombrate, ch ho da sgombrare anchio!

MELEGARI. (a Cirillo, piano, avviandosi) Mele o non mele, dobbiamo andarcene da

qui anche a costo di passare attraverso i muri.

CIRILLO. (piano, seguendo) Si pu fare con la smaterializzazione: noi ci

smaterializziamo e

MELEGARI. (a Cirillo) Ma mchela, n! (si ferma e si rivolge a Lodovico) Senta,

possiamo almeno prendere quelle coperte? Sa, qui di notte come in un

frigorifero, niente riscaldamento

Lodovico fa cenno di s, e i due prendono le coperte.

CIRILLO. (uscendo con Melegari) Noi, volendo, ci possiamo pure smaterializzare,

ma ci vuole tutta la mia forza dellignoto. E

LODOVICO. (uscendo di corsa verso le latrine) Pi non mi trattengo!

Si fa lalba. Canto del gallo. Entra lo scudiero.

SCUDIERO. Sia salutata lalba, e che lo sole risorga salutato da lo suono de lo

corno!

Lo scudiero esce. Suoni di corno. Arturo, capelli arruffati e sbadigliando,

entra in scena. Ha in mano lormai inseparabile mazza per il bucato. Un

improvviso rumore di acqua scrosciante lo fa sobbalzare. Entra Lodovico,

proveniente dalle latrine, riallacciandosi il cinturone.

LODOVICO. Ah! Mai uomo vide alba pi gradita! Nella quiete del beato luogo ove

si produce quel che concima la terra, io son rinato! (ad Arturo) Di gi in

piedi, ragazzo?

ARTURO. S, buongiorno.

LODOVICO. C qualcosa in pentola?

ARTURO. I panni di ieri.

LODOVICO. Ors, raccogli frasche e preparami la colazione: fagiano e coniglio

allo spiedo, trota di torrente, verdura ancor coperta di brina, e poi torrone,

noci, vino e cordiale!

ARTURO. E a pranzo?

LODOVICO. Tra colazione e pranzo non vi sar pausa alcuna: ho da riempirmi, or

che son s leggero da rischiar dinvolarmi!

Lodovico esce, fiero, con la mano sullelsa. Arturo lo osserva, poi infila la

mazza del bucato nella cinta e imita Lodovico. Quindi si inchina a raccogliere

frasche. Entra Daniela, agitata pi che mai.

DANIELA. Non ho chiuso occhio. Ciao. Gli altri dormono ancora? Io non so pi

cosa significa dormire. Tu lo sai?

ARTURO. Oh io (fa cenno di s)

DANIELA. Anche tu non hai chiuso occhio? Per forza! (avvicinandosi allalbero)

Ci pensi? Lalbero del paradiso terrestre, del bene e del male

ARTURO. Un sacco di piante e animali

DANIELA. Cosa? Dove?

ARTURO. Il paradiso terrestre, "Dove pesci e dromedari, falchi antilopi e leoni,

gongolando in bella pace tra letizie e dolci suoni, senza pioggia, senza tuoni,

senza fulmini n vento, dividan ruscelli e piante, luce, cibi e ogni elemento".

DANIELA. Carino: cos?

Passa Lodovico, beato.

LODOVICO. Lieve come nube ne lo vento, dopo ogni seduta io mi sento! (accenna un

inchino a Daniela, e fa per andarsene)

DANIELA. Signor Lodovico, dove va?

LODOVICO. Son rinsavito, madamigella, e vado ancora a rinsavire!

DANIELA. Allora dar una mano per le prove?

LODOVICO. Per quelle la mano e la spada! (sguaina parte della spada dal fodero,

ma la ripone con un colpo che gli si ripercuote nelle viscere in sommossa.

Arturo, per imitarlo, spinge nella sua cintura la mazza, che finisce a terra)

Debbo lasciarvi, chiedo licenza.

Lodovico esce verso le latrine. Arturo raccoglie la mazza, la rinfila nella

cintura, e riprende a raccogliere frasche.

ARTURO. E una filastrocca che mi insegn il maestro?

DANIELA. Eh? Cosa?

ARTURO. La filastrocca del paradiso terrestre.

DANIELA. Ah s, carina, beato te che riesci a distrarti. Io un mese che penso

solo a questa storia Vedessi casa mia: ho montagne di piatti e biancheria da

lavare e Ci fosse almeno qualcuno che mi dia una mano!

ARTURO. (cercando uno spago per legare le frasche) Ma dove?

DANIELA. Dove abito? In via Mecenate al (realizzando le presunte intenzioni di

Arturo) Ah no no, ho capito, mi arrangio da sola, conosco bene il tipo io:

(entra Rosalba con tinozza, straccio e spazzolone. Arturo, trovato uno spago,

lega le frasche ed esce. Daniela non si accorge di niente) Ti conquista con una

poesia, ti entra in casa come un servo, comincia col lavarti i piatti, giacch

c d una lustrata in cucina, ma c anche polvere sui mobili, e via a

lucidarli. Strada facendo ti riordina tutto, si d una sciacquatina in bagno, e

alla fine viene a chiederti un asciugamano in camera da letto!

ROSALBA. (rapita) E vi rivolta pure le coperte, codesto servitore?

DANIELA. Le rivolta s. Eh no, signora mia, preferisco un uomo tradizionale che

ti tratta come una bambola di pezza: (entra Lodovico, Daniela non se ne accorge)

almeno, uno cos c pi gusto a mandarlo a quel paese!

ROSALBA. (guarda Lodovico, poi Daniela, infine Lodovico) Io non feci nulla,

Lodovico.

LODOVICO. Lo vedo: accarezzi codesta ramazza, invece di strusciarla al suolo!

Oggi lo d delle prove, se vogliamo brillarvi, cominciamo a far brillar lo

castello.

ROSALBA. (sottomessa) E cominciamo

LODOVICO. E v bisogno di nuove salviette in latrina.

ROSALBA. Perch? Chi adoper le trenta e pi che cerano?

LODOVICO. Lo tuo sposo.

ROSALBA. Perch tu? (Lodovico annuisce) S guarito! Miracolo! Miracolo!

Laudato sia!

LODOVICO. Non sgolarti, mogliera, saranno gli araldi a recar la novella per

tutta la contrada.

Dalle quinte si ode uno stonato canto gregoriano a due voci: entrano Cirillo e

Melegari, che hanno adoperato le due coperte marroni per travestirsi molto

approssimativamente da frati, con le teste ben coperte. Lodovico sbarra il passo

ai due.

LODOVICO. Non sapevo di ospitare monaci.

CIRILLO. (con voce camuffata) Noi dare poco fastidio, perci come se non ci

stare. Con permesso

LODOVICO. Ove portate codesti sai presi a prestito da saltimbanchi?

MELEGARI. (c.s.) Pellegriniamo, viaggiamo, sempre viaggiamo

CIRILLO. Commessi viaggiatori

MELEGARI. (d una pedata a Cirillo) Non sappiamo da dove veniamo, n dove

andiamo. Si va bene di l per luscita?

LODOVICO. Nientaffatto, poich per voi la strada conduce ne le mie segrete,

impostori! (li smaschera)

DANIELA. (ai due) Mi chiedevo quanto sarebbe durata: con quello che ci aspetta,

voi pensate agli scherzi?

CIRILLO. (a Melegari) E poi sono io quello che fa le pagliacciate

MELEGARI. (a Daniela) Signorina, si consideri licenziata.

LODOVICO. (ai due) E cos volevate trarvi dimpaccio e fuggire, (a Melegari),

inspecie voi che vantate desser mio consanguineo.

MELEGARI. Lei parli solo col mio avvocato.

ROSALBA. (recuperando le coperte) Si stavano fregando pure le coperte buone

della dote (le ristende sulle corde)

Entra lo scudiero.

SCUDIERO. Mio signore, giunto il (si immobilizza)

LODOVICO. Il chi? Parla, d il nome di chi giunse, scudiero! (lo scudiero resta

pietrificato)

MELEGARI. (allo scudiero) Cos, si sente poco bene?

CIRILLO. Pare come se gli venuta una paranza.

LODOVICO. (c.s.) Ors, parla, obbediscimi: perch ti rifiuti dobbedirmi?

Entra lesattore.

ESATTORE. Perch obbedisce al mio incantesimo. (mostrando una clessidra) Ho

fermato il corso dei fiumi, la fuga delle nubi e lavanzar del sole. Tutto

luniverso fermo, come quello scudiero, in un attimo di eternit che risparmia

solo voi sei, oggetti del mio sollazzo.

DANIELA. Oggetto sar lei. E poi, aveva detto allalba, a momenti fa

mezzogiorno: sicuro che quella clessidra va bene?

ESATTORE. Taci, femmina pi agitata dun sisma! Credi daver penetrato i segreti

del tempo, e invece sai meno di niente! Conducete fuori lincantato scudiero,

affinch non sia dintralcio nelle prove.

Lodovico fa un cenno a Melegari, e insieme trascinano lo scudiero fuori scena.

Quindi tornano ai loro posti. Rosalba prende a battere le coperte.

DANIELA. (allesattore) Avanti, ci vuol dire di queste prove o no?

ESATTORE. (innalzando la clessidra) La sabbia contenuta qui equivale al tempo

che avete per superare ogni prova. Ciascuno di voi potr cimentarsi.

Le parole dellesattore vengono sovrastate dai colpi di Rosalba sulle coperte.

Boato di protesta di tutti gli altri.

ROSALBA. Uh, scusate (molla le coperte e prende a fare le pulizie)

ESATTORE. Ripeto: avete un giro di clessidra come tempo per ogni prova. Le prove

sono aperte a tutti. Chi vince, accender un colore della mela spenta. Ma se

nessuno, ripeto, nessuno supera la prova entro il tempo massimo, la gara termina

l, e le anime di tutti voi saranno mie!

LODOVICO. E quanto a le prove?

ESATTORE. Quanto alle prove, ognuna di esse consister nel mostrare una delle

sette virt: forza, speranza, fedelt, giustizia, prudenza, moderazione e bont.

La prima chio vi sfido a mostrarmi la speranza. Ordunque: pronti?

TUTTI. S!

ESATTORE. Un giro di clessidra per formulare la pi nobile delle speranze per

lumanit. (capovolgendo la clessidra) Via!

Dopo un attimo di riflessione, tutti parlano assieme, meno Rosalba.

ESATTORE. Piano, piano, uno alla volta: messer Lodovico!

LODOVICO. Io la mia speranza che loriente torni in mani nostre, e gli

infedeli sottomessi tutti.

MELEGARI. S, se lo sogna, lei, che gli arabi ci mollano il petrolio.

ESATTORE. (a Lodovico) La tua speranza vana, e dunque errata.

MELEGARI. (allesattore) Si lasci servire da me che me ne intendo.

ESATTORE. Parla.

MELEGARI. Io spero che leconomia abbia un avvenire stabile e non soggetto alle

incognite della politica.

ESATTORE. Speranza errata.

MELEGARI. E sicuro? Guardi che qui tutto gira attorno al dollaro, sa?

DANIELA. Io invece spero (guardando Rosalba che sfacchina) che le donne

conquistino completa parit di diritti con luomo.

ESATTORE. Io spero che conquistiate parit di peccati con luomo, eh eh.

Risposta errata! (a Cirillo) E tu, saltimbanco in vesti di mago?

CIRILLO. Io spero che non ci star pi la fame nel modo come quella che lho

sofferta io.

ESATTORE. Niente: ahim, la mela resta spenta.

LODOVICO. E tu, mogliera, non hai parole? Ors, spera qualcosa.

ROSALBA. Io? (ci riflette) Io spero che ti piace lo rognone che ti ho cucinato

per mezzogiorno.

ESATTORE. Speranza malriposta.

LODOVICO. (desolato) E vero, detesto lo rognone.

Entra Arturo.

ARTURO. Scusate, spero di non disturbare (sulla mela opaca si accende uno

spicchio, verde, ma nessuno lo nota tranne lesattore), ma non riesco ad

accendere la legna: mi prestate un accendino?

LODOVICO. Importuno, noi ci stiam giocando le anime, e tu pensi ad accendere

legna?

ESATTORE. (ad Arturo) Fortuna ti baci, ragazzo, poich la tua "speranza di non

disturbare" proprio la pi nobile, ed essa ha riacceso (indica la mela) il

colore verde, il colore della speranza.

MELEGARI. (notando il prodigio sulla mela) Ostia, vero! Ma cos che ha

sperato quel ragazzo l?

DANIELA. Ha detto "spero di non disturbare".

CIRILLO. E vero, nella vita la cosa pi bella quando uno non disturba.

LODOVICO. (ad Arturo) Bravo, ragazzo. (colto da un nuovo attacco intestinale)

Ohi! Perdonatemi, ma prima di salvarmi lanima, devo terminare di salvar le mie

budella! Con licenza (esce di corsa verso le latrine)

DANIELA. Bravo, Arturo, resta qui con noi. (allesattore) E adesso?

ESATTORE. Adesso c la seconda prova.

DANIELA. (allindirizzo delle latrine) Signor Lodovico, c la seconda prova!

LODOVICO. (fuori campo, con voce di chi sotto sforzo) Ite, ite, vi seguo da

quivi!

ESATTORE. Mi sta bene: (alludendo a Lodovico) un esattore danime non sarresta

neppure davanti a "quella" porta. (ai presenti) Ascoltatemi: la prossima prova

vi obbligher a mostrarmi virt di forza.

DANIELA. Questa per voi, signori uomini, anche se io un po di body-building

lho fatto. (a Rosalba) Lei forte, signora?

ROSALBA. Come no, io qua dentro mi carico sempre tutto da sola.

MELEGARI. Tranquilla, signorina: i Melegari han fatto sempre vita attiva, col

muscolo in esercizio.

ESATTORE. Non forza di fuori, ma forza di dentro vi spetta mostrarmi. Dopo il

mio via avvertirete una tale tentazione, cui solo una grande forza danimo potr

opporsi. Se cederete alla tentazione, perderete lanima. (capovolgendo la

clessidra) Via da ora!

Pausa. Tutti rimangono zitti, in attesa.

MELEGARI. Io non sento niente.

ROSALBA. (portandosi una mano allo stomaco) Invero, io s

DANIELA. Io quasi quasi mi farei uno spuntino.

MELEGARI. A pensarci bene, anchio (si porta una mano allo stomaco).

ESATTORE. Sentito? La fame di cento sciacalli sto scatenando dentro ciascuno di

voi! Ors, recatevi a mangiare, ah ah ah!

MELEGARI. La mia anima, dopotutto, c o non c, non me ne accorgo mica: ma lo

stomaco vuoto lo sento eccome! (a Rosalba) Signora, da che parte si va per le

cucine?

ROSALBA. (avviandosi) Venite appresso a me, ch pure io ci ho fame.

DANIELA. (avviandosi indecisa) Ma cos cediamo alla tentazione, e

MELEGARI. (spingendola fuori) Signorina, si dia una mossa o le addento un

polpaccio!

Rosalba, Daniela e Melegari si precipitano verso le cucine. Rumore di acqua

scrosciante. Proveniente dalle latrine, transita in scena Lodovico.

LODOVICO. Pi mi svuoto, pi sento il bisogno di riempirmi.

Anche Lodovico esce verso le cucine. Arturo fa per seguirlo ma, senza volerlo,

Lodovico gli chiude in faccia la porta. Cirillo, seduto in un angolo, non ha

assistito alla piccola disavventura di Arturo. Rassegnato a non poter

raggiungere le cucine, Arturo va a sedersi di fianco a Cirillo.

CIRILLO. E tu, perch non ti vai a mangiare qualche cosa?

Arturo fa per rispondere ma Cirillo continua.

CIRILLO. Ho capito, pure tu non vuoi dare soddisfazione a quello l (indica

lesattore). Tu sei come me, te lo leggo nel pensiero attraverso la tua faccia,

ch ce lhai stampato in fronte: tu non puoi morire di fame, perch sei gi un

morto di fame! Ma non ti vergognare, siamo fra colleghi, pure io ci ho una fame

antica dentro a me, non ci interessa quello che mi sono mangiato nel frattempo,

no Io soffro una fame congeniale! (allesattore) E tu, ti credi che tanta la

fame che mi hai fatto venire a me? Io adesso, s e no, mi farei un aperitivo,

perch mi devo ancora togliere la fame di sempre, la mia fame dellignoto!

Si accende un altro spicchio della mela opaca, ed giallo.

ESATTORE. (accorgendosene) Per mille tizzoni!

Rientrano Lodovico, Rosalba, Daniela e Melegari, sazi.

MELEGARI. Ci scusi, signora, se le abbiamo spazzolato la dispensa.

ROSALBA. Non preoccupatevi, anzi meglio, cos finalmente me ne posso uscire da

qua dentro per andare a far la spesa. (al marito) Hai visto che ti piacque, lo

rognone?

LODOVICO. Ottimo, mogliera. Sar stata la fame

DANIELA. S, ma mangiando abbiamo perso la prova: (allesattore) giusto?

ESATTORE. Purtroppo non perdeste n prova n anime (indica la mela).

MELEGARI. Urca, si acceso anche il giallo!

LODOVICO. Laureo color della forza.

DANIELA. Ma chi stato?

ESATTORE. (indica Cirillo) Lui.

CIRILLO. S, io, Uri Naler, la Forza dellIgnoto! Che la forza stia con tutti

voi che vi ho salvati, uri et orbi.

MELEGARI. (sbaciucchiandolo) Bravo il Gennarino! Gennr l un gran Gennr,

ostia!

CIRILLO. S, sono stato io, ma diamo lonore al merito: in questa prova, che

para psicologica ma magica, ho avuto la pregiata assistenza del qui presente

guaglione (indica Arturo).

DANIELA. Arturo?!

ARTURO. Ho fame.

CIRILLO. E stato lui che ha richiamato la forza della mia fame dellignoto,

perch ha voluto sapere il mio passato, quando che ci avevo una fame pi grande

di quella che mi ha fatto venire quello l! (estrae un biglietto da visita e lo

porge ad Arturo). Guaglio, se tieni bisogno di qualche cosa telefonami a casa,

giorno, notte, ore pasti, quando vuoi tu.

Arturo prende il biglietto e lo mangia avidamente. Cirillo gliene porge altri, a

ripetizione, e Arturo li mangia tutti.

ESATTORE. Non vi illudete, sciocchi mortali, e affrontate la prossima prova. Per

accendere un altro colore della mela dovrete mostrare fedelt. In un volgere di

clessidra, come sempre: (capovolge la clessidra) via!

MELEGARI. Ah guardi, se parliamo di fedelt, io ho dieci anni di sodalizio col

Cirillo qui: nemmeno un matrimonio dura pi tanto.

ESATTORE. Errasti: la fedelt negli affari non virt, ma convenienza.

ROSALBA. Scusate, ma io la voce di costui qua (lesattore) pi non la sopporto:

permesso (si tappa le orecchie con tamponi improvvisati)

Cirillo fa per andarsene.

DANIELA. Dove va, signor Cirillo?

CIRILLO. Vado a prendere lamuleto per lesorcismo, ch forse lho rimasto dove

abbiamo dormito, cos lo aggiusto io a questo qua (indica lesattore).

MELEGARI. Vengo con te. Piuttosto che star qui a contare i secondi

Melegari e Cirillo escono. Rosalba sta lavando il pavimento. Arturo intanto ha

preso il batticoperte di Rosalba e ci si gingilla. Improvvisamente, ad un cenno

dellesattore, Lodovico, come sotto ipnosi, va verso Daniela.

LODOVICO. (inginocchiandosi ai suoi piedi) Io vadoro, madamigella s strana e

diversa dalle altre! Persino in oriente non trovai

DANIELA. Ma, signor Lodovico, non a me che deve

Rosalba non si accorge di nulla, perch intenta a lavare il pavimento, di spalle

e con le orecchie tappate. Arturo continua a gingillarsi distrattamente, col

batticoperte che nelle sue mani ora la racchetta di unimmaginaria partita a

tennis.

LODOVICO. O dolce fiore dai profumi mai aspirati, quando ero un fagotto di

antichi residui, io non potea prodigar lo amore, ma ora posso!

DANIELA. (scostandosi, con Lodovico che la segue carponi) Ma chi le ha messo in

testa queste?

ESATTORE. Io, io gliele ho messe in testa, ah ah ah!

LODOVICO. Non sfuggirmi, mia strega, non mi importa di finir con te su lo rogo,

poich gi ardo! (Arturo, dando di racchetta nellaria, colpisce

involontariamente il deretano di Lodovico, che si ritrova lungo disteso ai piedi

di Rosalba, casualmente nei pressi) A te solo son fedele (afferrando le caviglie

alla moglie)

ROSALBA. (voltandosi e stappandosi le orecchie) Eh? Come? Che cosa?

LODOVICO. S, a te solo son fedele (alza lo sguardo) Rosalba?!

Sulla mela si accende un altro spicchio, arancione.

ROSALBA. Oh grazie. Tutto merito de lo rognone. Domani ne cuciner ancora.

ESATTORE. Maledizione, persino i miei trucchi mi si rivltan contro, (ad Arturo)

e ancora per colpa tua!

LODOVICO. Perch, cosa fece lo ragazzo? Che accadde?

ESATTORE. E stato lui a farti cadere ai piedi della tua consorte!

DANIELA. (allesattore) Mentre lei voleva tramutare Lodovico nel peggiore degli

infedeli.

ARTURO. Mi dispiace, io

LODOVICO. Cosa?! Io infedele?! (allesattore) Attento a quel che mi combini,

marrano!

ESATTORE. Attento tu, potrei ridurti in cenere, se solo le prove fossero

concluse.

LODOVICO. Affrontami con una lama, se hai coraggio.

ARTURO, Scusatemi, io (alza il dito, come di chi si iscrive a parlare)

ESATTORE. (a Lodovico) Stupido mortale!

LODOVICO. (allesattore) Marrano impostore!

ESATTORE. Infedele!

LODOVICO. Vieni sotto, serpente!

ESATTORE. Mortale!

LODOVICO. Verme!

ROSALBA. Ueh, e che cosa! Par di essere a la cantina di Faralletta!

DANIELA. Basta, signori, calma! (i due litiganti tacciono) Siamo tutti alla

pari, qui, e c Arturo che vuol dire la sua. Diamo spazio anche a lui ch se lo

merita: un po di moderazione, perdinci!

Si accende un nuovo spicchio sulla mela, rosso. Lesattore colto da attacco

isterico.

ESATTORE: Oh no, (indica la mela) il rosso

DANIELA. Cosa? Dove?

ROSALBA. (mirando estasiata) Uh, quant bello! Mirate, saccese il colore

rosso

DANIELA. E vero. Ma come?

ESATTORE. (frignando) la moderazione

LODOVICO. E chi fu ad accenderlo?

ESATTORE. (sempre frignando, indica Daniela)

LODOVICO. E vero: (a Daniela) tu moderasti li nostri reciproci insulti, poich

Arturo chiese la parola! O insigne moderatrice

ESATTORE. (riprendendosi dalla crisi) E troppo: il rosso colore della

moderazione che si accende prima ancora chio indica la prova!

Rientra Melegari.

MELEGARI. Allora, a che punto siamo? Il Cirillo in camera, ha trovato

lamuleto e si sta concentrando. (notando la strana situazione) Beh, che

succede?

DANIELA. (indicando lesattore) Si arrabbiato perch abbiamo risolto la prova

della moderazione prima ancora che lui desse il via.

MELEGARI. La moderazione? Ma non eravamo alla fedelt?

ROSALBA. Quella la risolse mio marito.

LODOVICO. Ma lo merito, in entrambe le prove, va a lo prode Arturo.

DANIELA. E vero. (ad Arturo) Meriti un premio (lo bacia sulla guancia).

MELEGARI. Ah si? Bene, bene. (al disorientato Arturo) Ragazzo, in confidenza, io

per te avevo gi pensato a una promozione tra i quadri aziendali. Che ne dici di

sales-manager o responsabile relazioni esterne? Scegli te. (agli altri) Eh, che

ne dite? Quel che giusto giusto!

Un quinto spicchio, color indaco, saccende sulla mela. Lesattore se ne

accorge, e scoppia a piangere come un bambino. Tutti gli fanno cerchio per

consolarlo.

DANIELA. Beh, e adesso?

ROSALBA. Uh, come piange brutto!

LODOVICO. Che mai gli preso?

MELEGARI. (allesattore) Cos, vuole una promozione anche lei?

ESATTORE. (piangendo) La prova della giustizia non vale

MELEGARI. Su, via, non si abbatta.

ESATTORE. Non mi date nemmeno il tempo di girare la clessidra

MELEGARI. Ma son stato io?

ESATTORE. S! ho perso cinque provenon mi era mai capitato

DANIELA. Povero diavolo Arturo, d qualcosa al signore.

ARTURO. Io io

ESATTORE. (scacciando Arturo) Via, va via da me! Tutta colpa tua! (a Melegari,

ricomponendosi) E tu, della schiera degli ingiusti, che hai dato prova di

giustizia!

MELEGARI. Beh, non lho mica fatto apposta.

ESATTORE. Taci, ignobile.

MELEGARI. Eh no, non se la prenda anche con me che non le ho mai mancato di

rispetto. Piuttosto, se non vuole che le diamo cappotto, veda di non perdere la

prossima prova.

ESATTORE. E va bene, stavolta vi svuoter dellanima!

LODOVICO. (in preda a nuovo attacco intestinale) Anchio volea svuotarmi, ma or

mi par desagerare: (fiondandosi alle latrine) Chiedo venia (esce)

DANIELA. Oh no, ancora!

ESATTORE. Si sottrae alla prova, il vile, forse bene immagina quel che vi

aspetta, ah ah ah! Attenti!

Lesattore raggiunge un angolo del proscenio e, mentre pronuncia la prossima

battuta, attraversa la scena zigzagando irregolarmente, fino a fermarsi

nellangolo opposto.

ESATTORE. Accender dovrete il colore della prudenza. Guardate il mio percorso

Coi miei piedi sto tracciando nientaltro che un labirinto, s, un infernale

labirinto, ah ah ah! Esso per non ha pareti daria, bens di fuoco, un

invisibile fuoco che brucer chi devia dal giusto percorso qui ultimato! (si

ritrova accanto a Rosalba, che ha appena terminato di lavare il pavimento) E il

labirinto dovr essere attraversato (volgendosi a Rosalba e baciandole una

mano) dalla bella castellana!

ROSALBA. (ritraendo la mano) Uh come scottate!

DANIELA. Eh no, non vale!

ESATTORE. (precipitandosi a capovolgere la clessidra) Tempo, gi sapete, un giro

di clessidra: via!

Tutti guardano Rosalba, sconsolati.

ROSALBA. Perch mi guardate tutti a me? Che feci di male?

DANIELA. Ancora niente, ma lo farete a tutti se fallirete la prova.

ROSALBA. Ah s? (fa per avanzare)

MELEGARI e DANIELA. Ferma!

MELEGARI. Signora, tra lei e noi ci sono invisibili pareti di fuoco.

ROSALBA. Ma io non vedo niente.

MELEGARI. Appunto, invisibili.

Rosalba sta di nuovo per avanzare.

ARTURO. Non cammini sul bagnato, signora.

ROSALBA. (seguendo il consiglio) S, hai ragione, or ora terminai di lavar per

terra, sara peccato lasciare impronte

Rosalba si ritrova a percorrere lo stesso zigzagare dellesattore.

ROSALBA. (senza mai calpestare il bagnato) Ecco qua bagnato qua no mo

andiamo quivi mo andiamo per qua

MELEGARI. (a Daniela) Ma che fa?

DANIELA. Sta camminando sullasciutto.

ARTURO. S.

DANIELA. (illuminandosi) Anche stavolta Arturo ha visto giusto! "Non cammini sul

bagnato" ma certo! Perch i piedi del diavolo sono infuocati, ed hanno

asciugato il pavimento. La signora sta camminando sul tracciato asciutto, cio

lunica via di uscita dal labirinto!

ROSALBA. (terminando il percorso) Ecco qua. (a Daniela) Cosa mi toccava di fare?

Sulla mela si acceso lultimo spicchio di colore azzurro. Rientra Lodovico.

DANIELA. Quel che ha appena fatto, signora.

LODOVICO. Combinasti qualche pasticcio, mogliera?

ROSALBA. No, Lodovico, io non feci nulla.

MELEGARI. (a Lodovico) Dovrebbe andar fiero della sua signora, lei: ha appena

attraversato un labirinto di fuoco.

LODOVICO. Un labirinto di foco?! (esaminando la moglie) E non ti inceneristi?

DANIELA. Merito di Arturo, lui che lha guidata.

LODOVICO. Grazie, ragazzo, non tanto per la mogliera, ma per lo acquisto dun

servo che avria dovuto sostenere sella fosse venuta meno.

DANIELA. (allesattore) Allora, la mela mi sembra tutta riaccesa: o no?

ESATTORE. Non ancora, le rideste sei colori, mentre le virt son sette. Manca la

luce bianca, per far brillare la mela intera, la luce bianca della bont. E per

rivelare bont, dovrete confrontarmi con me in persona, che son la cattiveria!

Entra Cirillo, che solleva un amuleto a forma di croce.

CIRILLO. Con la mia potenza benefica io, Uri Naler, allontano tutto il malocchio

da voi! (allesattore) Vada retro, vada retro! Adesso io lo sconfigger con la

mia forza dellignoto perch ho trovato un grande amuleto: eccola qua, la Croce

di Tutankaniello, il primo faraone napoletano dellantico Egitto! La Croce di

Tutankaniello: una croce trentamila, tre croci diecimila, a ognuno la sua croce.

E adesso (puntando la croce contro lesattore) vada retro, ch qua non ci sta

posto per chi vuole male, ma solo per chi vuole bene. (a Rosalba) Tu vuoi bene?

ROSALBA. S.

CIRILLO. (a Daniela) Tu vuoi bene?

DANIELA. S.

CIRILLO. (allesattore) E tu vuoi bene?

ESATTORE. Mai, a nessuno.

CIRILLO. E allora vada retro! (lesattore non si muove) Vada retro! (c.s.) Non

va retro? (lesattore fa "no" con la testa) Niente da fare. (guardando perplesso

la croce) Eppure me lha garantita il mago di Avellino

ESATTORE. Basta, ciarlatano! Se vuoi chio vada retro, dovrai sconfiggermi

(estrae magicamente uno spadone rosso) in duello!

LODOVICO. Indietro! (sguainando la sua spada) Questo il momento che si addice

agli eroi!

ESATTORE. Allora fatti sotto!

LODOVICO. Ne ho gi fatta abbastanza!

I due si battono. Tutti i presenti incitano Lodovico.

ESATTORE. Sei troppo lento per me che batto in corsa le saette!

LODOVICO. Certezza di vittoria trad gli stolti!

ESATTORE. Non spada la mia, ma tizzone dinferno!

LODOVICO. La mia s purgata trafiggendo infedeli!

ESATTORE. Tu sei di quelli che mi riempiono i gironi, peccato ringraziarti

trapassand (esegue un affondo)

LODOVICO. (parandolo) Un istante! (si porta la mano sulla pancia) Chiedo licenza

dassentarmi.

ESATTORE. Ancora?!

LODOVICO. (scusandosi) Eh, ancora Causa di forza espulsiva, signori, davver non

mi trattengo (esce verso le latrine)

ESATTORE. Fatevi sotto voialtri, allora! Finanche un brando di legno basterebbe

a combattermi, purch guidato da cuore puro

DANIELA. Arturo!

ARTURO. Eh?

DANIELA. (estraendo la spada di legno che lui porta alla cintola, e

facendogliela impugnare) Su, non dirmi che non hai mai giocato ai duelli.

ESATTORE. Vieni avanti, ragazzo: col tuo cuore hai gi acceso i colori della

mela, ora prova a spegnere me!

Comincia un duello fatto tutto di schivate di Arturo, incitato dagli altri, fino

a quando Arturo d le spalle allesattore.

ARTURO. (ai suoi sostenitori) Ma perch ce lha tanto con me?

Arturo allarga le braccia in un gesto di desolazione: cos facendo, per,

colpisce con la sua spada quella dellesattore che stava per trafiggerlo alle

spalle, disarmandolo involontariamente. La mela emana intensa luce bianca.

DANIELA. E sconfitto! (abbraccia Arturo) Hai acceso la mela!

MELEGARI. Farai strada, ragazzo.

CIRILLO. E bravo guaglione.

ROSALBA. Millanni possa campa!

ESATTORE. Stupidi mortali, non sono sconfitto! Rinuncio alle vostre anime, s,

ma riacquisto lalbero rinnovato dei suoi poteri, ah ah ah! Or che la mela

riaccesa, prender lalbero e andr su un altro mondo a tentarne altri due:

(citando la tentazione del paradiso terrestre) "Vieni, bella, cogli la mela, e

fanne assaggiare anche al tuo uomo" ah ah ah!

DANIELA. E grazie a voi, sciocchi, che lavete riaccesa, ah ah ah!

DANIELA. Aveva dato la sua parola

ESATTORE. Io mantenere la parola?! Per chi mi prendi?

CIRILLO. Questo proprio un infame.

Rientra Lodovico.

ESATTORE. Quietatevi, mortali! Ed ora porgetemi lo sguardo: (compie gesti

ipnotici, sibilando) a me i vostri occhi, vi incanter in eterno

LODOVICO. No! Calate lo sguardo, amici, non miratelo ne li occhi!

Tutti si coprono gli occhi, mentre lesattore continua a sibilare.

LODOVICO. Ci vorria qualcosa per farlo specchiare, ma ahim, la mia armatura

troppo lorda

DANIELA. Specchio? (estrae da una tasca dei jeans il suo paio di occhiali da

sole a specchio) Forse questi (se li infila e attira lattenzione

dellesattore) Ehi lei, scusi, come mi stanno questi occhiali?

ESATTORE. (guardandola) Cosa? Benissim (si immobilizza, incantato dal suo

stesso sguardo riflesso)

DANIELA. (immobile anche lei, per non far risvegliare lesattore) Ehi, questo si

incantato, datemi una mano Signora Rosalba, ce lha uno specchio, un vassoio

lucido?

LODOVICO. (scoprendosi gli occhi) Cessato allarme: madamigella Daniela incant

lo serpente (tutti si scoprono gli occhi)

ROSALBA. (a Daniela) Potria andar bene una guantiera di peltro?

DANIELA. S, ma bella lucida, mi raccomando.

Rosalba esce.

MELEGARI. Complimenti, signorina.

DANIELA. Si, va bene, ma ora non posso muovermi altrimenti questo si sveglia.

LODOVICO. Sia lode a madamigella, lunga vita a Daniela!

MELEGARI. S, lunga vita! Tenga duro, signorina.

DANIELA. (sempre immobile, chiamando) Signora Rosalba! Allora?

CIRILLO. (a Daniela) Che la pace e la lunga vita sno con te!

Rientrano Rosalba, con una guantiera, e il ridesto scudiero.

ROSALBA. Ecche qua la guantiera, e vi pure lo scudiero che si ridest.

SCUDIERO. Ridesto io?! Ma se son sveglio da pria dellalba!

LODOVICO. Scudiero, sorreggi codesta guantiera in faccia a costui (indica

lesattore), e partecipa a le laudi per chi ha vinto. Sia lode a te,

madamigella, che incantaste lo dimonio e terminaste le imprese di Arturo: lunga

vita a lo prode Arturo!

TUTTI MENO CIRILLO. (mentre lo scudiero esegue lordine di Lodovico) Lunga vita

ad Arturo!

CIRILLO. (ad Arturo) Che la pace e la lunga vita siino pure con te!

LODOVICO. Ordunque inginocchiati, Arturo! (Arturo esegue perplesso: Lodovico

estrae la spada e la solleva su Arturo, che si copre impaurito) Per i poteri

conferitimi da lo imperatore, io Lodovico ti nomino cavaliere (gli batte il lato

piatto della spada sulle spalle e sul capo), e poich ogni color della mela

sgorg da lo tuo cuore, sei ben degno di appellarti Arturo Cuordimela.

DANIELA. Bravo Arturo! (applaude imitata da tutti)

LODOVICO. (a Daniela) E voi, madamigella, attenta! Che nessuno guard pi nei

vostri specchi da occhio, poich essi assorbirono lo incantesimo de lo serpente,

e incanterebbero, se rimirati, chiunque altro!

DANIELA. (riponendo cautamente gli occhiali) Va bene, star attenta, ha fatto

bene a dirmelo.

MELEGARI. Dica un po, caro bis-bis: cosa intende fare dellalbero, adesso che

la mela riaccesa?

LODOVICO. La mela appartiene a lo suo cavaliere (indica Arturo), e lo albero

invero, lo imperatore mi promise che, riaccesa la mela spenta, avrei potuto

cucinar le altre per curar lo mio intestino.

ROSALBA. E mo lo dici, che sei guarito? A lo massimo ci faria una crostata

MELEGARI. Ma che crostata, signora: voi qui con le mele ci aprite una bella

fabbrichetta di "Estratto Curativo Melegari", e poi me la tramanda a me, con

profitti e interessi.

CIRILLO. Come sarebbe "Estratto Melegari"? E io che sono, il rifiuto della tua

vita? Io per anni ti ho dato da mangiare con la Forza dellIgnoto!

MELEGARI. Sono io lunico legittimo discendente, qui.

CIRILLO. Ah s? (a Rosalba) Signora, venite qua un momento, per piacere:

(Rosalba lo raggiunge) nome e cognome, prego.

ROSALBA. Io? Rosalba Capece.

CIRILLO. Complimenti. Ma adesso io, per i poteri che ho della Forza dellIgnoto,

io vi cambio il cognome (battendo sulle spalle e sulla testa di lei con la croce

di Tutankaniello) da oggi voi vi chiamerete Rosalba Cirillo. (a Lodovico) Vi

dispiace?

LODOVICO. Per nulla, fate, fate

CIRILLO. Allora, chiaro? Rosalba Cirillo. Perch, cara signora bella, in

questo preciso momento io vi nomino mia legittima antenata garantita uri-ginale!

Cos il marchio sar "Estratto Melegari & Cirillo". (a Melegari) Tie!

LODOVICO. Bene, giustizia fatta, cos ciascuno ha lo suo tornaconto.

SCUDIERO. (che continua a reggere la guantiera in faccia allesattore

pietrificato) Ed io, messeri? Di me che son s povera cosa, nessuno si cura?

DANIELA. E vero, ha ragione

SCUDIERO. Sempre a spartirsi onori e premi, li padroni, e a lo povero scudiero

nemmanco le briciole

ROSALBA. Ha ragione lo povero guaglione, anchegli merit un premio.

LODOVICO. E sia: esprimi un desiderio, ed io lesaudir.

SCUDIERO. Qualunque esso sia?

LODOVICO. Purch esaudibile.

SCUDIERO. Allora io desidero, come fu durante lo viaggio ne le sette contrade,

che per uno giorno ancora facciate voi da scudiero a me!

LODOVICO. Ancora?! Questo mai!

DANIELA. Suvvia, signor Lodovico, solo per un giorno, sia generoso

LODOVICO. E va bene. (allo scudiero) Ma sia la ultima volta!

Buio. La scena volge al 2 quadro.

2 QUADRO.

Lazione e lambientazione tornano al presente: siamo di nuovo nello studio di

Cirillo e Melegari, come nel 1 quadro del 1 atto. Qualcosa per cambiata:

c pi lusso nellarredamento, e sullelegante scrivania, oltre al computer,

sono appoggiate alcune confezioni di un videogame, il "Cuordimela", e depliant

vari. Al posto del manifesto di Cirillo abbigliato da mago, ve n un altro dove

lo stesso Cirillo, in borghese e con aria da uomo di successo, addenta una mela

e mostra una confezione di estratto. Di sfondo, un castello medievale. Sul

manifesto campeggia lo slogan: "La Forza della Mela Estratto Melegari &

Cirillo Ricetta Medievale". La finestra aperta: fuori piove ancora.

In scena sono appena entrati Arturo, Daniela, Melegari e Cirillo, abbigliati

come nel medioevo. Daniela poggia sulla scrivania alcuni effetti personali tra

cui, in belle vista, gli occhiali da sole a specchio. Arturo ha in mano la mela

riaccesa.

MELEGARI. Oh, finalmente a casa, Milano: io questa citt non la cambierei con un

castello!

DANIELA. (guardandosi intorno stupita) Ehi, cosa successo qui?

CIRILLO. (indicando il castello di sfondo al suo manifesto) Qua il castello gi

ce labbiamo: leggi, leggi

MELEGARI. (leggendo una piccola didascalia sul manifesto) "Il castello di

propriet Melegari e Cirillo" Vuoi vedere che mi tocca dividere anche il titolo

nobiliare?

CIRILLO. Perch, fino a mo non ci siamo divisi la pagnotta?

DANIELA. (continuando a guardarsi attorno) Oh cielo, ma qui cambiato tutto Ho

cambiato il tempo!

MELEGARI. Eh no, se permette il cambiamento lho portato mi, col mio senso degli

affari. Questo il risultato di una tradizione aziendale messa su da me nel

medioevo.

ARTURO. (che intanto ha aperto una confezione di "Cuordimela") Ci sono dei

videogame, qui

DANIELA. (leggendo la bolla di accompagnamento dei giochi) "Spettabile ditta

Melegari & Cirillo, vi rimettiamo numero eccetera confezioni-campione di

"Cuordimela", da voi commissionatoci per allegarlo allestratto curativo

eccetera

MELEGARI. Visto? (sbandierando un videogame) ho pensato anche al fattore di

richiamo: le mamme comprano lestratto, e il gioco va in omaggio ai ragazzi!

CIRILLO. Ma scusa, dove sta scritto che ci hai pensato tu?

DANIELA. (leggendo le spiegazioni del gioco) Ehi, ma ci sono le stesse prove che

abbiamo superato noi!

CIRILLO. Un momento: io qua non ho capito niente. Io, mo, chi sono?

MELEGARI. (che intanto legge i depliant sulla scrivania) Gennaro Cirillo, niente

pi Uri Naler.

CIRILLO. E tu, chi sei?

MELEGARI. Melegari marchese Ambrogio, sempre.

CIRILLO. E noi, insieme, chi siamo?

MELEGARI. Siamo Melegari & Cirillo, premiata ditta prodotti per la salute.

(allungandogli i depliant) Ecco qui: il nostro estratto di mele, in gocce,

contro la vecchiaia

CIRILLO. E gli affari vanno bene?

MELEGARI. A gonfie mele! (avviandosi nellufficio) Vieni, andiamo di l. (ad

Arturo) Tu finisci le pulizie. E lei, signorina, mi controlli lattuale

fatturato dellazienda.

DANIELA. (a Melegari, indicando Arturo) Ma non lo aveva promosso?

MELEGARI. Beh, ne parliamo dopo

DANIELA. Ed io, non ero stata licenziata?

MELEGARI. La riassumo, considerato il beneficio ricavato dallazienda con questa

escursione nel medioevo che per, sintende, le sar detratta dalle ferie.

DANIELA. Ma

MELEGARI. Vieni, Gennaro, diamo unocchiata al giro daffari

CIRILLO. Che la pace e la prolifit siino nel nostro giro di affari.

Melegari e Cirillo entrano nellufficio e chiudono la porta.

DANIELA. Bella gratitudine E pensare che ho fatto tutto io (guarda Arturo)

anche grazie a te Tu non sei quello che sembri (gli si avvicina) Vero? Allora,

vuoi dirmi chi sei? (Arturo fa per parlare ma Daniela gli tappa la bocca con una

mano, poi abbassa la mano e lo bacia lievemente sulle labbra: Arturo resta l,

inebetito pi del solito) Sai di pane e marmellata. E io, di che so? (Arturo

prova ad articolare una risposta, ma non si ancora ripreso dal bacio, e gli

vengono fuori solo strane smorfie) Di che? (ancora smorfie di Arturo) Non ce la

fai proprio a rimanere serio, eh? Okay (si allontana, proprio mentre Arturo

prova a ribaciarla) Dammi una mano a chiudere questa faccenda (si reca al

computer e prende a battere sui comandi): rimetter la mela al suo posto, un

attimo dopo che Eva la stacc. E sai cosa vuol dire? Niente peccato originale.

Appena riattaccher la mela allalbero, Eva e Adamo si vedranno sparire la loro,

di mela, e nessuno potr rimproverarli, n tantomeno scacciarli dal paradiso

terrestre. (Arturo si ripreso, e ha raggiunto Daniela nei pressi del computer)

E per lumanit tutto andr come sarebbe dovuto andare: niente guerre, niente

dolore, niente guai per nessuno! (ad Arturo) Lo so che vorresti andarci tu, ma

tocca a me farlo: fu una donna a cogliere la mela, e sar una donna a rimetterla

(sottrae la mela alle mani di Arturo: con una mano la regge, con laltra batte

sulla tastiera) "coordinate spazio tempo paradiso terrestre funzione partenza

attivata" Non inserisco il meccanismo automatico di richiamo, cos posso fare

tutto senza langoscia del tempo che scade: (ad Arturo) mi richiamerai tu,

daccordo? (prende da un cassetto un microfonino e lo appende al collo) Sentirai

la mia voce tramite la frequenza spazio-tempo, ho attivato anche quella. Io

vado, riattacco la mela, e ti avviso: se va come penso, vedrai anche dei grossi

cambiamenti qui, nel presente. Poi mi richiami premendo "RECALL", che vuol dire

richiamo. Non premere mai la lettera O, altrimenti parti anche tu: chiaro? Bene:

sta indietro a dopo!

Daniela batte la lettera O e scompare tra i soliti bagliori del monitor. Arturo

si guarda intorno, come a voler cogliere gli eventuali cambiamenti.

DANIELA. (voce dal computer) Arturo? Mi senti?

ARTURO. S.

DANIELA. (c.s.) Avvicinati al microfono del computer, altrimenti non ti sento.

Mi senti?

ARTURO. (parlando nel microfono) S.

DANIELA. Ecco fatto, ho riattaccato la mela: qui tutto bene. Tu vedi niente di

nuovo?

Fuori smette di piovere.

ARTURO. (dopo un controllo a 360 gradi) Si, non piove pi.

DANIELA. Melegari e Cirillo?

Si apre la porta dellufficio, ne escono Melegari e Cirillo: sono nudi, con le

sole vergogne coperte da foglie di fico, hanno ali dangelo e aureole. Ciascuno

impugna una valigetta 24ore con insegne divine.

MELEGARI. No, caro Gennarino, le nostre donazioni non mi paiono sufficienti,

possiamo dare molto di pi.

CIRILLO. E vero. Anche per il concorso "Scugnizzo Cuore dOro" io vorrei dare

almeno un miliardo.

MELEGARI. Facciamo due.

CIRILLO. A testa: due li dai tu, e due li do io. Va buono?

MELEGARI. Certamente. (notando Arturo in abiti dallo stile indefinibile)

Figliolo caro, potresti vestirti meglio sul lavoro, va a comprarti degli abiti

nuovi.

CIRILLO. Hai dimenticato i soldi a casa? (consegnandogli una mazzetta di

banconote) Tieni, comprati quello che ti piace a te. Se vuoi un consiglio,

mettiti sportivo: che so, nu Jeans e na maglietta

MELEGARI. Andiamo, Gennarino. (ad Arturo) Se telefonano, di che siamo alla

Cherubini Convention.

CIRILLO. (c.s.) Che la pace e la bont siino con te!

I due escono, soavi. Arturo li guarda stupefatto. Poi torna al computer.

ARTURO. Daniela?

DANIELA. (voce dal computer) Dimmi, ti sento chiaro e forte.

ARTURO. Melegari e Cirillo sono diventati buonissimi.

DANIELA. Fantastico, allora funziona!

ARTURO. Ma il paradiso come nella filastrocca del mio maestro?

DANIELA. Oh s, certo che s ci sono dei fiori talmente belli aspetta ch ne

colgo un po e te li porto

Entra lesattore, anche lui angelico e in foglia di fico, con una cartella

portadocumenti.

ESATTORE. Permesso? Buongiorno. E qui la premiata ditta Melegari & Cirillo?

Arturo sguaina la sua spada di legno e si pone a difesa.

ESATTORE. Ah ah ah, ma che fa? Vuol giocare? Dopo, magari. Io sono dellufficio

imposte dirette, dovrei restituire ai titolari delle tasse pagate in eccesso:

lei il segretario? (Arturo annuisce debolmente) Allora eccole lassegno (gli

porge un assegno, una ricevuta e una penna): le spiace firmare la ricevuta?

(mentre Arturo, dopo un attimo di incertezza, firma, lesattore nota gli

occhiali da sole a specchio sulla scrivania e li prende) Belli, questi occhiali,

di chi son? (vi si specchia e rimane incantato)

DANIELA. (voce dal computer) Finito: ho dei fiori bellissimi per te, Arturo. Ci

sei?

ARTURO. (stupefatto per la seconda pietrificazione dellesattore) S

DANIELA. Fammi tornare, vai col richiamo, batti il richiamo

ARTURO. S (ancora in confusione, batte sulla tastiera) R-I-C-H-I-A-M-O.

Appena battuta la O, bagliore dal monitor, e Arturo scompare. In scena resta

lincantato esattore. Dalla finestra entra larcobaleno, che ha gli stessi

colori della mela riaccesa. Il buio cala lentamente.

Fine.

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