Il cavallo di Troia

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IL CAVALLO DI TROIA

Commedia in tre atti

Di CIPRIANO GIACCHETTI

PERSONAGGI

PAOLO VALLARSA,drammaturgo e romanziere

GRAZIANO, suo amico

VITALIANO, critico

GINETTA, sua moglie

MILLA, dattilografa

OLIMPIA, amante di Paolo

ALESSIO, cameriere

GIUSEPPINA, cameriera

MISORI

L’IMPRESARIO

UN’AMMIRATRICE

A Roma, oggi.  Il I e III atto in casa di Paolo – Il II atto in casa di Vitaliano.

Tratto dalla rivista “Il Dramma” n. 4  del marzo 1926

La stanza di lavoro dello scrittore Paolo Vallarsa. Scrivania, poltrone soffici: da un lato un piccolo tavolo per la dattilografa e un apparecchio tele­fonico. Pochi quadri, ritratti e autografi alle pareti.

I.

Paolo, Milla e Giuseppina.

Paolo                             - (dettando) « Nel corrugare delle so­pracciglia egli vide un segno d'impazienza, di ansia forse! Volle replicare: lo strepito di un tram che passava, scampanellando per la via, lo distrasse. L'attenzione è legata ad un filo e se questo si spezza, anche gli eccessi della passione si placano in un mare flaccido e smorto... ». Questo mare flaccido e smorto m piace poco... Che ne dice lei?...

Milla                              - (interrompendosi anch'essa e guardando lo scrittore) Certo... mi pare che non c’entri con tutto il resto... E’ un riempitivo...

Paolo                             - Del resto i romanzi sono fatti di riempitivi... altrimenti come si farebbe ad arrivare alle 300 pagine? Io che sono abituato a scrivere commedie, che sono la sintesi per eccel­lenza, non mi ci ritrovo...

Milla                              - Lo credo... (senza capire).

Paolo                             - Vedremo poi nelle bozze... Gli autori si affannano a pensare a tante cose alle quali i lettori non pensano affatto: in questo mo­mento il lettore vuol sapere se Matilde finisce per cascare nelle braccia di Senio, e salta a pie' pari tutto il resto...

Milla                              - (con voce languida) Ci casca?...

Paolo                             - Eccome!... A un certo punto, quando arriva la scena madre, bisogna sempre che l'e­roina cada nelle braccia dell'eroe, ed è neces­sario che tale caduta sia descritta con i più minuti particolari, perché questa è la scena che deve far vendere il libro... Capisce?

Milla                              - (a occhi bassi) Ho capito perfetta­mente...

Paolo                             - Bah! Riprendiamo. Dove s'era rima­sti?...

Milla                              - Al «mare flaccido e smorto ».

Paolo                             - (prendendo il manoscritto e ricominciando a dettare) « Mare flaccido e smorto »; ecco: «Matilde ebbe un lampo negli occhi azzurri; nel silenzio del salotto tiepido, a due passi dalla dorma amata, Senio sentì avvicinar­si il momento ineluttabile e colse, come una promessa, il lampo di quegli occhi, sotto le ciglia lunghe e voluttuose... » (si picchia all’uscio. Paolo si arresta seccato) Che c'è ora? Avanti...

Giuseppina                    - (aprendo la porta) È permesso?...

Paolo                             - Avanti, avanti... che c'è?... Qualche seccatura?...

Giuseppina                    - (presentando una carta da visita in un vassoio) C'è di là questo signore...

Paolo                             - Tu gli avrai detto certamente che sono in casa... È incredibile... (guardando la carta) Ah! Alberto Misori, redattore del « Risveglio »... E chi è... Mai sentito nominare... certamen­te viene per un'intervista... Ecco quello che temevo...

Giuseppina                    - (supplichevole) Ma no... lo fac­cia passare... Così domani lo leggiamo sul gior­nale!...

Paolo                             - Toh! Hai ragione!... Fallo entrare... Mi scusi, signorina... sarà questione di un quarto d'ora. Vuol passare nel salottino?...

Milla                              - (a malincuore) Come vuole, signor Paolo... (si alza e passa nella stanza a sinistra).

Paolo                             - (a Giuseppina)  Fallo passare... e do­po fammi il piacere, arriva dal tabaccaio a comparali due pacchetti di Macedonia...

Giuseppina                    - Sì, signor padrone.... (esce).

II.

Misori e Paolo.

Misori                            - Con permesso?...

Paolo                             - (andandogli incontro) Caro, caro Mi­sori... Sono così lieto di vederla... di fare la sua conoscenza personale... ho detto personale perché di nome la conosco da un pezzo... La leggo sempre con molto piacere...

Misori                            - (lusingato) Ah! Lei mi conosce...

Paolo                             - (dando di sfuggita uno sguardo al biglietto) Misori?... Sicuro... I suoi begli articoli di critica, così vivaci, snelli e nello stesso tem­po profondi...

Misori                            - (dubitando che egli si sbagli) Io mi firmo Mis...

Paolo                             - Già si capisce... lei si firma Mis... ma non era difficile capire il mistero...

Misori                            - (ridendo) Carina questa...

Paolo                             - Non c'è male, mi è venuta così... Ma si accomodi, la prego... In che posso servirla?

Misori                            - Ecco: il mio giornale vorrebbe ini­ziare una serie di interviste cogli uomini più in vista della letteratura e dell'arte, special­mente giovani che si sono già affermati... e in­comincia da lei...

Paolo                             - (inchinandosi) La ringrazio...

Misori:                           - Tanto più che, a quanto si dice, ella sta per porre fine al suo romanzo tanto... atte­so: «Quella che attendevo» e il pubblico... attende da lei qualche indiscrezione...

Paolo                             - Troppo gentile!... Io vede, non parlo volentieri delle cose miei... posso dirle che que­sto è solo il secondo romanzo che scrivo, perché finora, come lei sa, mi son dedicato al Teatro...

Misori                            - E con fortuna!...

Paolo                             - Che vuole!.... Al pubblico non dispiac­cio, ma la critica mi stronca: ho finito per stu­farmi... « La Giarrettiera verde » piacque o non piacque?... Ebbene il Marronieri ebbe la sfacciataggine di dire che era una rifrittura di De Flers e Caillavet. Ed era una commedia a tesi!...

Misori                            - (pudicamente, mentre scrive da disperato in un taccuino) Ohi...

Paolo                             - Ma questo non lo scriva, sa... Dica che mentre sto mettendo insieme i materiali per un nuovo lavoro teatrale, ho scritto il romanzo « Quella che attendevo », un romanzo d'amore che è frutto - questo lo può dire - di espe­rienza personale...

Misori                            - (a bassa voce) Beato lei...

Paolo                             - Ci ho messo tutto me stesso e ci metto soprattutto la vita, la vita, con le sue bel­lezze e le sue bruttezze... Diceva Oscar Wilde... Che cosa diceva Oscar Wilde? Me lo sono dimenticato...

Misori                            - Peccato... ci stava così bene...

Paolo                             - Non importa... Ci metta una frase qualunque... nessuno andrà a controllare se Oscar Wilde l'ha mai detta: l'essenziale è il citare un autore decadente. Fa sempre effetto.

Misori                            - Anche questa è carina...

Paolo                             - Sì, ma non ce la metta, però...

Misori                            - Le pare!?...

Paolo                             - Del resto il fondo di « Quella che at­tendevo » è moralissimo. È una crociata contro i facili amori, una battaglia per l'amore unico che lega due esseri per la vita e per la morte: un concetto puramente romantico e oltrepassato e che, appunto per essere oltrepassato, è bene riprendere con forme e atteggiamenti nuovi.

Misori                            - E, scusi, Maestro, lei ci crede alla possibilità di questo amore unico?...

Paolo                             - Ci credo!... fino ad un certo punto... Ma prego Dio che non mi capiti...

Misori                            - Ah!... Ah!... preferisce gli amori multipli...

Paolo                             - Sì, ma non Io dica neanche questo: altrimenti ci lapidano tutti e due...

Misori                            - (ridendo) No, no... Dirò anzi che il suo libro è l'inizio di una campagna morale...

Paolo                             - Sicuro: ma aggiunga... con apparen­ze d'immoralità. Se no il pubblico non lo com­pra...

Misori                            - (scrivendo) Giustissimo. Non le man­cherà un successo meritato. E dica, quando sarà pronto il suo romanzo?

Paolo                             - Fra una settimana... consegnerò all'e­ditore le ultime cartelle e fra quindici o venti giorni uscirà certamente, con una copertina de­liziosa di Broggi.

Misori                            - Può dirmi altro sui suoi propositi av­venire?...

Paolo                             - Ho a buon punto la commedia: «'Il Vomero... » ma è meglio non parlarne: se no Marronieri si prepara avanti la stroncatura...

Misori                            - (alzandosi) Non mi resta quindi che toglierle il disturbo, ringraziandola delle pre­ziose notizie che ha voluto darmi...

Paolo                             - Ma le ho detto ben poco...

Misori                            - (sorridendo) Oh! C'è da farci sopra due colonne...

Paolo                             - Se vuol dire che ha visto qui un ri­tratto di Gabriele D'Annunzio con dedica af­fettuosa... (glielo indica).

Misori                            - Se permette, la copio... (eseguisce).

Paolo                             - E quando la pubblica?...

Misori                            - Domani sera.

Paolo                             - Allora senta, se volesse avere la compiacenza di mandarmi il manoscritto e le bozze... per eventuali correzioni e aggiunte... (sorridendo) Gli elogi poi ce li mette lei...

Misori                            - Lasci fare a me: lei avrà le bozzequesta sera stessa all'ora del pranzo, con elogi e tutto...

Paolo                             - E gliele rimanderò per lo stesso fattorino...

Misori                            - Intesi... E ringraziamenti sentiti...

Paolo                             - (stringendogli con effusione la mano) Sono io che debbo ringraziarla. La stampa è così utile... quando non ci rovina... Arrivederci (lo accompagna alla porta).

Misori                            - Ossequi... (via).

III.

Paolo, solo.

Paolo                             - Auff!... Anche questa è fatta... Che seccatura. Me ne farò mandare cento copie!! Richiamiamo la ragazza, (aprendo la porta l sinistra) Signorina... si accomodi...

IV.

Milla e Paolo.

Milla                              - (entrando) E andato via il seccatore?

Paolo                             - Se Dio vuole!... Domani grande intervista sul Risveglio.

Milla                              - (si mette a sedere). Lo compro subito.

Paolo                             - Non vale la pena... non ci sarà niente d'interessante...

Milla                              - (languida) M'interessa tutto quello che si riferisce a lei...

Paolo                             - Davvero?... È molto gentile!...

Milla                              - Egli è che mi pare di avere un piccolo posto anch'io nella sua celebrità...

Paolo                             - Celebrità è esagerato... ma comunque ella ha un posto d'onore: intanto lei è la prima a conoscere le mie commedie e i miei libri, eppoi... eppoi... ella ha alle volte delle riflessioni molto giudiziose: mi ha suggerito spesso delle modificazioni veramente giuste. Se « Quella che attendevo » ha un bel successo, le faccio un regalo, signorina Milla...

Milla                              - (confusa) Grazie. Ma come fa a sapere se ha successo?... Una commedia lo si capisce subito, ma un romanzo...

Paolo                             - (ridendo) Dalla vendita, perbacco!... Se in quindici giorni si esauriscono almeno cinquemila copie vuol dire che il successo c'è!

 Milla                             - E la critica?

Paolo                             - La critica non conta nulla. Anzi più che ne dice male e più il successo aumenta... è la regola. Se fossi uno di quegli autori che sono sempre lodati, parola d'onore mi pagherei il lusso di qualche critica stroncativa... Invece per il teatro non è così... una stroncatura ti ferma gli incassi, e addio commedia. Oh! Ma troverò io il sistema...

Milla                              - (incantata) Com'è straordinario lei!...

Paolo                             - (pavoneggiandosi) Straordinario? No... no... sono un uomo pratico... e i letterati hanno il torto di non esserlo quasi mai... di­ceva Baudelaire... Che cosa diceva Baudelaire? Glielo dirò domani. Ora bisogna riprendere il nostro lavoro... Ho un appuntamento alle sei...

Milla                              - (rattristata) Un appuntamento?... Fem­minile?...

Paolo                             - Le interessa di saperlo?...

Milla                              - Così... ma se non me lo vuol dire...

Paolo                             - No... glielo dirò. Sì, femminile.

Milla                              - (turbata) Ah!...

Paolo                             - Ma con una letterata. Non conta: le letterate non sono donne; sono mezze donne e a noi resta sempre la metà peggiore... Dun­que, dov'eravamo rimasti?... «Sotto le ciglia lunghe e voluttuose »... (seguitando) « Senio si accostò: le prese una mano, sentì che le bru­ciava »; a capo e lineetta. «Matilde non ri­spose - due punti - era in loro lo stato di ansia che precede lo scatenarsi della passione: le loro arterie pulsavano insieme concordi  - punto e virgola - i loro corpi vicini senti­vano l'attrazione della carne giovane, l'irresisti­bile dominio del desiderio... Senio aspirò il profumo caldo che usciva dal seno appena ve­lato della giovane amica »...

Milla                              - (con voce morente) «dal seno»?...

Paolo                             - (riprendendo, e avvicinandosi a lei) « Dal seno appena velato della giovane amica. Il suo braccio corse intorno alla vita molle, la sua mano avida l'allacciò: sentì uno dei piccoli seni palpitanti »...

Milla                              - Dei piccoli...

Paolo                             - (avvicinandosi ancora e guardando la ra­dazza, preso anche lui dall'emozione) ...pic­coli seni palpitanti. Matilde tremò alla stretta attesa, temuta e desiata, il suo corpo vibrò come un'arpa, si accese tutta in una fiamma ine­stinguibile – virgola - (avvicinandosi a Milla quasi a toccarla) gli si abbandonò fra le brac­cia perdutamente, mentre l'uomo le cercava la bocca rossa per suggervi... per suggervi...».

 Milla                             - (non potendone più e abbandonandosi fra le braccia di Paolo che le si avvicina) Amore!...

Paolo                             - (stringendola pazzamente, senza frenare un improvviso scatto di desiderio) Amore! (la bacia lungamente sulla bocca):

Milla                              - Ti amo!...

Paolo                             - (staccandosi da lei, con tenerezza) Galeotto fu il libro...

Milla                              - (con voce fioca ma lieta) ...e chi lo scrisse...

Paolo                             - L'ho scritto io!...

Milla                              -   Amor mio! È tanto sai che ti voglio bene!... Ti amavo prima di conoscerti; ti ama­vo nelle tue creature di amore e di dolore; sapevo a mente le tue commedie, e quando mi hai presa come dattilografa mi è parso di toc­care il cielo con un dito...

Paolo                             - (abbracciandola) Son io, ora, che lo tocco!...

Milla                              - Ma mi vorrai bene?...

Paolo                             - Non si domanda neppure... In questo momento c'è qualcosa di meglio da fare!... (picchiano all'uscio) Perdio!... e chi è?... (si alza e va ad aprire).

V.

Ginetta e detti.

Ginetta                          - (elegante, graziosa, si affaccia alla por­ta, titubante).

Paolo                             - (confuso, inchinandosi) Signora... In che posso?...

Ginetta                          - (non azzardandosi ad entrare) Ma non vorrei disturbare...

Paolo                             - Ma tutt'altro!... La signorina Milla, mia dattilografa... La signora...

Ginetta                          - (inchinandosi graziosamente a Milla e dandole la mano) Marronieri...

Paolo                             - (precipitandosi) Che?... Marronieri?...

Ginetta                          - (sorridendo) Sì: Ginetta Marro­nieri...

Paolo                             - (con voce strozzata dall'emozione) Ma... allora... Lei è la signora del celebre critico...

Ginetta                          - (sorridendo) Sì: Vitaliano è mio marito...

Paolo                             - (sempre più confuso) Sono onoratis-simo!... Io sono Vallarsa... lo scrittore Paolo Vallarsa... Già lei lo sa... dal momento che è venuta a trovarmi... S'accomodi... Per l’ap­punto la cameriera è uscita; quando si manda a prendere delle sigarette non ritorna più... lei avrà trovata la porta aperta... Già quando la cameriera esce, lascia la porta aperta... Lei mi scuserà...

Ginetta                          - (sorridendo) Ma anzi... mi ha fa­cilitato l'ingresso... Mi ha evitato l'antica­mera...

Paolo                             - Già, questo è vero... (guarda Milla, poi Ginetta, imbarazzato, poi si decide) Si­gnorina, per oggi non ho altro per lei... Ri­torni domani... e riprenderemo...

Milla                              - (triste) Da dove avevamo incomin­ciato... (salutando Ginetta) Signora... (sulla porta dà un pizzicotto di sotterfugio a Paolo che l'ha accompagnata e gli dice con voce soffocata) Aspetto di là...

Paolo                             - Ahi!... Buon giorno... (richiude ac­curatamente la porta).

VI.

Paolo e Ginetta.

Paolo                             - Mi scusi, signora... dovevo accompa­gnare...

Ginetta                          - Una bella ragazza!...

Paolo                             - Oh! È semplicemente una dattilo­grafa...

Ginetta                          - Ma rimane sempre una donna, e quando è bella!...

Paolo                             - Creda, non me ne accorgo... Ora poi, le giuro, che penso a tutt'altro!...

Ginetta                          - Diamine? È già innamorato di me?

Paolo                             - Oh Dio! E del resto che ci sa­rebbe di strano?...

Ginetta                          - È roba da romanzi, da commedie: l’avverto che con me non attacca...

Paolo                             - (desolato) Ah! Già... Lei è la mo­glie di un critico; ma che brutta invenzione la critica!...

Ginetta                          - Ma noi divaghiamo, e io non le dico lo. scopo della mia visita!...

Paolo                             - Per me, divaghi pure!...

Ginetta                          - Non crederà mica che io sia scesa da lei per farle una dichiarazione?...

Paolo                             - No... le pare?... Ma mi fa piacere lo stesso...

Ginetta                          - Ecco una parola gentile!...

Paolo                             - Come Io ha detto bene! E dire che lei sta al piano di sopra e non c'incontriamo mai!...

Ginetta                          - (maliziosa) Mai!... Non direi!...

Paolo                             - Ah! Lei s'è accorta che la seguo spesso dalla finestra, quando lei esce? Come si fa! Dio mio! È così carina!... Anzi le confesserò una cosa... Quando è entrata sa­pevo benissimo chi era lei: come vuol che ignorassi la signora Marronieri! Ho finto lai sorpresa, così, per la galleria!...

Ginetta                          - (ridendo) Pare che ci tenga molto alla galleria!

Paolo                             - È sempre il pubblico più intelligente...! Ma sa che più che ci penso e più trovo me­raviglioso di averla qui nella mia stanza?!!

Ginetta                          - (diventata seria) Infatti... Ci vo­leva una ragione grave...

Paolo                             - (stupito) Una ragione grave?...

Ginetta                          - Sì... e lei la conosce benissimo...

Paolo                             - (sempre più stupito) Io?...

Ginetta                          - Eh via!... (misteriosa) So tutto...

Paolo                             - (che non capisce nulla) Tutto?...

Ginetta                          - Sì... Tutto...

Paolo                             - Beata lei! Le assicuro che non posso dir lo stesso.

Ginetta                          - Ma sì... la lettera!...

Paolo                             - (c. s.) La lettera?...

Ginetta                          - Ma sì... Dio mio! Speravo, cre­devo che lei mi risparmiasse la noia di una spiegazione... Quella lettera che è venuta ieri sera a posarsi sulla finestra del suo studio (indicando col dito) là...

Paolo                             - (che non capisce ancora nulla) Ah! Là...

Ginetta                          - Sicuro! Quella lettera, come lei sa, mi appartiene, e son venuta a richiedergliela...

Paolo                             - Ma le assicuro...

Ginetta                          - Eh! Via!... L'ho vista posarsi sul davanzale!...

Paolo                             - (sorridendo, senza dire né sì, né no, perché capisce confusamente che la cosa può servirgli).

Ginetta                          - (abbassando la testa) Chi sa che cosa avrà pensato di me!

Paolo                             - Oh! Le giuro!...

Ginetta                          - Non giuri, d'altronde le apparenze mi sono contrarie, ma non conosco chi mi ha scritto quella lettera, appassionata, perché appassionata, siamo giusti, lo è...

Paolo                             - (seguitando il suo giuoco) Eh! Lo è... lo è...

Ginetta                          - La stavo leggendo alla finestra e m'indugiavo a pensare chi poteva essere questo ignoto adoratore, anzi l'avevo rimessa appena nella busta... quando... non so... un colpo di vento... uno scatto improvviso... Tappete!... La lettera è volata via, ed è venuta a posarsi sulla sua finestra... Mi ha seccato; le assicuro che mi ha seccato... Ho pensato che non po­tevo lasciare in sua mano un documento come quello... che ero in diritto di venire da lei a richiederlo e in dovere di darle una spiegazione... Eccomi qua, e poiché lei è un gen­tiluomo, la prego di restituirmi la lettera...

Paolo                             - (rimane un momento perplesso, come se non avesse ancora deciso la sua linea di con­dotta, poi si decide ad un tratto; le si av­vicina, e le dice con accento tragico) Si­gnora! Lei mi ha fatto la sua confessione!... io, le farò la mia...

Ginetta                          - (spaventata) Dio mio! Che c'è?

Paolo                             - Da tanto tempo ho per lei un'ado­razione... la seguo disperatamente da lontano e senza speranza...

Ginetta                          - (stupita) Che mi dice?...

Paolo                             - La verità. Invano ho tentato di av­vicinarla, di esser presentato a suo marito...

Ginetta                          - Ah! (sorridendo) Mio marito non vuol conoscere scrittori e commediografi! In casa nostra son proibiti!...

Paolo                             - Ma se fa il critico teatrale;

Ginetta                          - Appunto per questo... Egli dice che di autori ce ne sono stati tanti, in passato, che è assolutamente inutile che ne vengano dei nuovi!...

Paolo                             - (sconcertato) È un modo di vedere... Ma non mi riguarda... Prima di essere un autore drammatico, o signora, io sono un uomo...

Ginetta                          - Non ne dubito...

Paolo                             - E io domando di essere ammesso in casa sua in qualità di uomo e non di com­mediografo.

Ginetta                          - È impossibile! Lei è troppo co­nosciuto.

Paolo                             - Ma no: a Roma sono stabilito da poco tempo... Alla prima della mia comme­dia non mi presentai nemmeno alla ribalta... Marronieri non mi conosce...

Ginetta                          - È impossibile...

Paolo                             - E allora... Vediamoci in qualche altro posto!...

Ginetta                          - (alzandosi indiziata) Ma lei perde la testa!...

Paolo                             - È un peccato che non la perda lei... Le domando scusa... lei vede che il mio pro­getto di venire in casa sua, di offrirle i miei omaggi rispettosi, è il migliore. Crede forse che abbia paura del suo Minosse ringhioso? Ma neanche per idea!... Eppoi sono disposto ad affrontar tutto... per lei. Il mio piano è fatto...

Ginetta                          - (spaventata) Che vuol dire?

Paolo                             - Intendo dire che lei è una deliziosa creatura e che io voglio penetrare nel sacra­rio della sua casa...

Ginetta                          - Le ho già detto che è impos­sibile...

Paolo                             - È l'ultima parola?...

Ginetta                          - L'ultimissima.

Paolo                             - Sta bene... E allora so che cosa mi resta a fare...

Ginetta                          - (spaventata) Dio mio!...

Paolo                             - No... non mi ucciderò ancora... Farò qualcosa di meglio...

Ginetta                          - Vale a dire?

Paolo                             - Non le restituirò la lettera...

Ginetta                          - (scattando) Ma è un'infamia!

Paolo                             - Sì, è un'infamia.

Ginetta                          - Ma è un ricatto...

Paolo                             - Sì: è un ricatto, un odioso ricatto...

Ginetta                          - Ed io che la credevo un gentiluomo!

Paolo                             - Che ci vuol fare? La vita è fatta di delusioni!...

Ginetta                          - Ma è inaudito!...

Paolo                             - (stringendosi nelle spalle) Non ho che questo mezzo, ed io me ne valgo...

Ginetta                          - Lei è un impudente!...

Paolo                             - Lo so. Ma lei, ma voi avete degli occhi splendidi, un sorriso incantevole... un sol filo di speranza mi lega a voi... non lo spezzo...

Ginetta                          - È passato già dal lei al voi? Che impertinente!

Paolo                             - Tutto quello che voi volete... In­somma, che cosa chiedo poi? Di essere am­messo in casa vostra, di conoscere vostro ma­rito, di salire... una rampa di scale...

Ginetta                          - Ma egli ve le farà discendere... a precipizio!...

Paolo                             - Oh! no! Presentato da voi sono al sicuro... Via, siate buona, trovate il mezzo!...

Ginetta                          - Ma non è possibile, ve l'assicuro...

Paolo                             - E allora... non avrete la lettera...

Ginetta                          - (ha un atto di dispetto e fa per an­darsene sdegnata, poi si ferma ad un tratto) Mi viene un'idea!...

Paolo                             - Dio sia lodato!...

Ginetta                          - La potrei far passare per un amico di casa mia, venuto da Firenze... perché an­che lei è toscano, no?...

Paolo                             - Sicuro...

Ginetta                          - Ed anch'io!...

Paolo                             - (entusiasta) Che bella combinazione!

Ginetta                          - Sarà un amico raccomandatomi dai miei parenti... Ha un titolo qualunque?...

Paolo                             - Ahimè! Non sono nemmeno cava­liere!

Ginetta                          - Parlavo di titoli accademici...

Paolo                             - Ho studiato legge, ma non ho preso la laurea... presi invece... un fracco di legnate perché me la intendevo con la moglie del Rettore...

Ginetta                          - Non fa niente... La chiameremo avvocato e le cambieremo nome...

Paolo                             - È una bellissima idea...

Ginetta                          - Oh! Meno male! E ora, mi renda la lettera...

Paolo                             - Eh, no! Sono dolentissimo signora... Ma è elementare legge di guerra... Vi renderò il documento quando l'affare sarà concluso... quando io sarò entrato in casa vostra...

Ginetta                          - (un po' arrabbiata, un po' ridendo)  Ma è una fissazione! E allora, poiché non se ne può fare a meno... sbrighiamoci. Venga stasera... sì, venite stasera dopo pranzo...

Paolo                             - (contento) Ah!... Anche voi, mi date del voi!...

Ginetta                          - Oh! Ciò non ha importanza!... Siete una bella canaglia!...

Paolo                             - E voi una deliziosa creatura... vi bacio la mano... (a parte) aspettando il resto!...

Ginetta                          - Che avete detto?

Paolo                             - Ho detto che aspetto stasera con trepidazione...

Ginetta                          - Ricordatevi di farvi annunziare co­me avvocato... A proposito, che nome sce­gliete?...

Paolo                             - Ci penserò.

Ginetta                          - Ma dopo mi renderete la lettera?...

Paolo                             - (con gesto dignitoso) Parola...

Ginetta                          - Di avvocato?...

Paolo                             - (ridendo) No... di gentiluomo! (l'ac­compagna alla porta, esce con lei, e poi rientra).

SCENA VII.

Paolo solo, poi Milla.

Paolo                             - (rientra in scena fregandosi le mani dalla contentezza, canterella) Che fortuna, che fortuna, che fortuna... (ma Milla, già ve­stita da fuori e col cappello, gli piomba alle spalle).

Milla                              - Che fortuna?... Che fortuna?... Avrai da fare i conti con me, ora...

Paolo                             - Voi... Tu?... O non eri andata via?...

Milla                              - Ah! il signorino, credeva di avermi messo alla porta così presto! (strillando) e cinque minuti fa mi dicevi che mi amavi... e io che ci ho creduto, come credo a tutto quello che scrivi!...

Paolo                             - Questo fai male; ma per quanto si riferisce a quella signora...

 Milla                             - Che cosa vuole quella signora? È la tua nuova amante?...

Paolo                             - Ssssss. Stai zitta, per carità... Abita al piano di sopra!... Se ti sente il marito!...

Milla                              - È quello che voglio...

Paolo                             - Ma hai torto, Milluccia... Hai torto,  bellezza... Ma non c'è ombra di vero in quello che dici... in quello che sospetti... Io ti amo e te lo dimostro anche subito, se vuoi...

Milla                              - (respingendolo) No... continua...

Paolo                             - Ma non capisci che è la fortuna che mi viene dalla finestra... Non capisci che  per mezzo di questa signora conoscerò quel cerbero terribile, quel critico feroce, che av­velena ogni successo?... Non capisci che quando la mia nuova commedia sarà andata alle stelle io ti farò un bel regalo?

Milla                              - (diventando tenera) Un braccialetto?...

Paolo                             - Un braccialetto.

Milla                              - Giuramelo.

Paolo                             - (baciandola) Lo giuro.

VII;

Graziano e detti.

Graziano                       - (affacciandosi alla porta) È permes... (rientrando indietro) No... Perbacco... Non è permesso...

Paolo                             - Ma sì... Graziano... O che facevi di là?...

Graziano                       - (riaffacciandosi) Facevo l'imbe­cille!...

Paolo                             - (distratto) Benissimo!!!...

Graziano                       - (arrabbiato) Come benissimo!...

Paolo                             - Ah! no... scusa!...

Milla                              - Già... me l'ero dimenticato... arrivato quando stavi rinchiuso con quella signora, ed è stato di là con me a mangiare la mia rabbia...

Paolo                             - Non sarai rimasto con l'appetito!...

Graziano                       - (solenne) Paolo, il tuo conte è indecente!...

Paolo                             - (stizzito) Ma che hai?...

Graziano                       - Sì: tu hai fatto delle promesse questa fanciulla e dopo cinque minuti ti rinchiudi nella tua stanza con un'altra donna...

Paolo                             - Ma va all'inferno! Che c'entri tu? Del resto con quella signora, non c'è proprio nulla... e la cosa è già sistemata, non è vero Milla?

Milla                              - Ma... se proprio mi assicuri...

Paolo                             - Ma sì... te lo giuro!... Dunque, più niente gelosia, eh?

Milla                              - (accennando di no).

Paolo                             - Allora dammi un bacio e non ne parliamo più. (si danno un bacio piuttosto lungo).

Graziano                       - (rivoltandosi da un'altra parte) Fate pure come se non ci fossi!...

Milla                              - (sorridendo) Arrivederla, signor Gra­ziano!... (avvicinandosi all'uscita).

Graziano                       - Arrivederla, signorina...

Milla                              - (sull'uscio, dando la mano a Paolo con intonazione romantica) A domani... per sempre...

Paolo                             - Cioè... per sempre... fino a domani. (ride).

Milla                              - Canaglia! (lo minaccia col gesto, ed esce).

Paolo                             - Come le donne si trovan d'accordo nel giudicarmi!...

IX.

Graziano e Paolo.

Graziano                       - (furioso) Sei veramente spudo­rato!...

Paolo                             - Ma perché?...

Graziano                       - Hai sedotto anche quella poveretta con la tua arte satanica...

Paolo                             - Ma neanche per idea!... Non ho se­dotto nessuno... È stata lei che mi è piom­bata fra le braccia!... bisognava bene che le impedissi di cadere!

Graziano                       - (con ammirazione, ma con un certo rammarico) Ma come fai a conquistare tutte le donne, tu?

Paolo                             - Vuoi il segreto per essere amato d-i tutte le donne? Non amarne mai nessuna!...

Graziano                       - Sei un cinico materialista!...

Paolo                             - E tu sei uno sciocco sentimentale!...

Graziano                       - Ciò significa che valgo qualcosa più di te...

Paolo                             - Sì: ma significa anche che non avrai mai una donna...

Graziano                       - Chi lo sa...

Paolo                             - Del resto, ti assicuro che questa volta non è colpa mia... Si è innamorata dei miei romanzi...

Graziano                       - Infelice!...

Paolo                             - Sono più infelice io, perché mi cac­cia una quantità di errori nella copia...

Graziano                       - Il peggiore errore l'ha commesso innamorandosi di te...

Paolo                             - Come sei gentile!...

Graziano                       - Sfido io!... Una bambina come quella!... E una vergogna!...

Paolo                             - Ma no... Non è così tragico quanto credi... Eppoi che vorresti fare? Vorresti che perdessi anche la dattilografa?... È così discre­ta... nei prezzi!...

Graziano                       - Sciagurato... Tu speculi anche sul sentimento... Dovresti esser detestato dalle don­ne, invece!... E dire che io, così tenero, così delicato, io che ho sempre una dichiarazione pronta, imparata a memoria, io non ho nes­suna fortuna!...

Paolo                             - Ma è appunto perché sei tenero e delicato, perché sei timido... e sospiri, che non ti vogliono... Prova ad essere audace, bru­tale... vedrai!... Le donne adorano la bruta­lità, amano l'audacia; ti danno della canaglia, si mostrano indignate e ti buttano le braccia al collo...

Graziano                       - Forse hai ragione... Da qui avanti sarò brutale... brutalissimo! (afferrando con furore un oggetto sulla tavola).

Paolo                             - (precipitandosi) Ma non con la mia roba! Oh, sei matto?...

Graziano                       - Ma sì... perché anche qui, in que­sta casa, c'è una donna deliziosa...

Paolo                             - Lo so... È la signora Ginetta Marronieri...

Graziano                       - (con un sospiro) Sì...

Paolo                             - La moglie del celebre critico!...

Graziano                       - (c. s.) Sì!...

Paolo                             - Abita al piano di sopra...

Graziano                       - Sì...

Paolo                             - Ebbene... non c'è niente da fare...

Graziano                       - Credi?...

Paolo                             - Non c'è niente da fare per te... Per me la cosa è diversa...

Graziano                       - (con furore) Vuoi anche quella?...

Paolo                             - Certo... È posto preso...

Graziano                       - Ma con qual diritto?...

Paolo                             - Col diritto del più forte e del primo occupante!...

Graziano                       - Ma che dici?

Paolo                             - La verità. Non sai chi era la si­gnora che è andata via di qui? Non indovini?

Graziano                       - Ma...

Paolo                             - Lei! Lei!...

Graziano                       - Lei?!... Ah! Ma... è stupefa­cente!...

Paolo                             - Sì: riconosco che ho fortuna; ma senza fortuna non si vincono le battaglie!...

Graziano                       - (stupito) Ma son fortune che ti piovono dal cielo!...

Paolo                             - No: questa mi viene dalla finestra...

Graziano                       - Dalla finestra?...

Paolo                             - Sì... Ella ha perso una lettera com­promettente, e crede che sia volata sulla mia finestra e che io ne sia in possesso. Non le vero niente, la lettera non l'ho mai vista. Ma serve magnificamente ai miei scopi.

Graziano                       - Ma è un'infamia!...

Paolo                             - Sì, è un'infamia, ma intanto stasera andrò in casa di quella donna adorabile... la lettera sarà il cavallo di Troia che mi farà penetrare nella città assediata!

Graziano                       - Ho capito: il cavallo sarebbe la lettera...?

Paolo                             - Hai capito perfettamente! Stasera entrerò nel campo nemico e ci verrai anche tu...

Graziano                       - Ah! Questo poi!...

Paolo                             - Sì: ci verrai perché ho bisogno di te. Gli amici si riconoscono nelle circostanze!

Graziano                       - Ma io devo essere sempre al tuo servizio senza ricevere il minimo compenso?

Paolo                             - Hai ragione... Ti cederò la dattilo­grafa...

Graziano                       - (dandogli la mano) Me lo pro­metti?...

Paolo                             - Solennemente!

Graziano                       - (sospirando) Meno male! Proviamo se la posso avere almeno... in seconda let­tura!...

(Si sente squillare il campanello).

Paolo                             - Oh!... qualche altra seccatura!...

Graziano                       - Me ne vado!...

Paolo                             - No, aspetta... Potresti far comodo!...

X.

Giuseppina e detti.

Giuseppina                    - (entrando) Signor padrone...

Paolo                             - Che cosa?...

Giuseppina                    - C'è una signora...

Paolo                             - Una signora?... E chi è?...

Giuseppina                    - È una che c'è stata altre volte... (abbassa gli occhi) E le altre volte ho sentito che le dava del tu...

Paolo                             - Perdio! È Olimpia! Son rovinato... Quella m'impalla per tutta la sera... E me l'ero scordata!... Le avevo promesso che si sarebbe pranzato insieme e che dopo si sa­rebbe andati al teatro... Son rovinato...

Graziano                       - (fregandosi le mani) C'è un Dio!

Paolo                             - (feroce) Ma ci sei anche tu... E tu mi salverai...

Graziano                       - Sei pazzo?...

Paolo                             - Non mi rifiuterai questo favore, (a bassa voce) Ricordati della dattilografa...

Graziano                       - (a malincuore) Che devo fare?

Paolo                             - Devi ricever tu Olimpia... tanto la conosci... (a Giuseppina) Non le hai mica detto che ero in casa?...

Giuseppina                    - No, perché non lo sapevo!...

Paolo -                           - Benedetta ignoranza!... (a Graziano, Ebbene, tu le dirai che sono dovuto partire im­provvisamente per... dove vuoi tu, perché mi è morta una zia!...

Graziano                       - Quante bugie!

Paolo                             - Ci vuol pazienza! Del resto Olimpia è ima bella donna, e ti autorizzo... ad essere audace... Che buona idea... Portala tu a pranzo!

Graziano                       - (ringalluzzito) Non te ne avresti a male?...

Paolo                             - (prendendogli le mani) Te ne sarò gratissimo... Che vuoi!... Sono troppo occupato... Graziano. Questo è il tuo momento... (a Giuseppina) Fai passare... Io mi squaglio. (esce a precipizio da sinistra).

Giuseppina                    - (esce).

Graziano                       - Dopo tutto... è un'ottima occa­sione per provare il metodo brutale!...

XI.

Olimpia e detto.

Olimpia                         - (entra, e credendo di trovare Paolo) Tesoro! (rimane interdetta vedendo Graziano).

Graziano                       - Cara signora, lei non trova Paolo... Egli è dolentissimo e mi ha incaricato di fare le sue veci...

Olimpia                         - Oh... dov'è?...

Graziano                       - È dovuto partire improvvisamente. Una zia malatissima, morta...

Olimpia                         - Ma è malata o morta?...

Graziano                       - Mortissima...

Olimpia                         - E dov'era questa zia? Se non me ne ha mai parlato!...

Graziano                       - Sa... è così distratto...

Olimpia                         - (irritata) Ma dov'era questa zia?...

Graziano                       - A Caltanissetta (a parte) Man­diamolo lontano...

Olimpia                         - Salute! Gli ci vorrà molto tempo!...

Graziano                       - Molto... Ma s'accomodi, signora... Io son lieto di riceverla... se mi permette fo gli onori di casa io!...

Olimpia                         - Non si disturbi... Dal momento che il signor Paolo è a Caltanissetta, a me non resta che ritirarmi...

Graziano                       - Ma niente affatto (a parte) Bisogna provare il metodo... Sotto, Graziano!... Signora... È la prima volta che mi trovo solo con lei... Ora le posso dire l'animo mio!...!

Olimpia                         - (stupita) O che le prende?...

Graziano                       - Sì... lei mi piace immensamente... Fino dal primo giorno che l’ho vista... ho provato per lei una irresistibile inclinazione...

Olimpia                         - Ma lei... s'inclina troppo!...

Graziano                       - No: mai abbastanza... (cerca di stringerla).

Olimpia                         - (liberandosi e tirandogli uno schiaffo) Ma lei è pazzo!... Un bell'amico in ve­rità... Me ne vado... Ma non tema, mi farò rivedere, quando il suo amico sarà tornato... da Caltanissetta... e lo servirò a dovere! E anche lei!...

Graziano                       - (sconcertato) Ma signora, mi cre­da! Anch'io sono... sono...

Olimpia                         - Lei è un imbecille... (se ne va).

Graziano                       - Bel successo!...

XII.

Paolo e detto.

Paolo                             - (facendo capolino) Si può entrare?

Graziano                       - Eh! Eccome!...

Paolo                             - Ebbene... com'è andata?...

Graziano                       - Benone!...

Paolo                             - Come l'ha presa?...

Graziano                       - Sono stato io che l'ho preso...

Paolo                             - Che cosa?...

Graziano                       - Uno schiaffo...

Paolo                             - (scoppiando a ridere) S'è inferocita?

Graziano                       - Eccome! Pare impossibile, ma an­che quella donna ti vuol bene, e non ne vuol sapere affatto di me. È incredibile!

Paolo                             - Povero Graziano!... Ti debbo una ricompensa... T'invito a pranzo con me...

Graziano                       - È il meno che tu possa fare...

Paolo                             - Allora fra mezz'ora al Faraglia...

Graziano                       - Sta bene  (uscendo).

Paolo                             - E non ci pensare... Sono piccoli in­fortuni sul lavoro... (entra, ridendo, in camera).

XIII.

Giuseppina sola, poi Paolo.

Giuseppina                    - (entra e si assicura che il padrone è in camera, poi apre la finestra e fa dei segni al piano di sopra) Buona sera... Sì... dove sono stata? A comprar le sigarette al padrone... Come?... La tua signora è stata dal mio padrone? Oh! Questa è bella!... Se lo sapessero... Quando? Domattina quando vado a fare la spesa...

Paolo                             - (entra col cappello, il pardessus e si accorge del dialogo di Giuseppina, va in punta di piedi verso la finestra).

Giuseppina                    - (si volta confusa, chiude la finestra) Oh! scusi!...

Paolo                             - Benissimo!... Tu fai la svenevola col cameriere al primo piano!...

Giuseppina                    - (abbassando gli occhi) Oh! si­gnor padrone!... E’ un giovane onesto...

Paolo                             - Sì... anche le donne sono sempre oneste... eppoi... (alzandole la faccia) Eppure non ti avevo guardato bene... Lo sai che sei carina!...

Giuseppina                    - Il signor padrone vuole scher­zare...

Paolo                             - No... no... non scherzo mai su questi argomenti... (l'accarezza) Giuseppina...

Giuseppina                    - Desidera, signor padrone?

Paolo                             - Tu mi piaci...

Giuseppina                    - Oh! signor padrone...

Paolo                             - Vuoi darmi un bacio?

Giuseppina                    -  No, signor padrone...

Paolo                             - (meravigliato) E perché?...

Giuseppina                    - Perché sono fidanzata...

Paolo                             - (indicando il piano superiore) Con quel mammalucco?...

Giuseppina                    - Nossignore... È piemontese...

Paolo                             - E mi conosce?

Giuseppina                    - E come! Dice che ha letto tutti i suoi romanzi!

Paolo                             - Ah! Vuol dire che è un giovanotto intelligente... ma è pericoloso (dopo un momento di riflessione) Giuseppina!

Giuseppina                    - Comandi, signor padrone?

Paolo                             - Giuseppina, ti aumento il salario...

Giuseppina                    - Mi raddoppia il salario? Gra­zie, signor padrone.

Paolo                             - Non ho detto che te lo raddoppio, ho detto che le l'aumento... Ma ad una con­dizione: devi andare subito dal tuo piemon­tese e dirgli... che faccia l'indiano...

Giuseppina                    - Non capisco, signor padrone...

Paolo                             - Ma sì... che in qualunque occasione finga di non conoscermi: io per lui devo essere un incognito, un essere qualunque, nessuno... siamo intesi?

Giuseppina                    - Deve, signor padrone... ma non capisco lo stesso...

Paolo                             - Non importa che tu capisca... l'es­senziale è che tutto vada come io desidero, che io possa conquistare la piazza forte, entrare nella città proibita... arrivare fino a lei...

Giu­seppina                    - (additando il soffitto con aria grave) Stasera io sarò lassù! (se ne va a grandi passi).

Giuseppina                    - (spaventata, allargando le braccia) Lassù?... Gesù mio, il padrone è impazzito. (Cala il sipario).

 

Fine del primo tempo

ATTO SECONDO

Salotto in casa di Vitaliano Marronieri. In fondo una vetrata dalla quale si vede la sala da pranzo. Seggiole e poltrone intorno ad un tavolo, dove, dopo, sarà servito il caffè. Molta eleganza.

I.

Alessio solo, poi Olimpia.

Alessio                          - (uscendo dalla sala da pranzo) Auff! non ne posso più! Dacché ci sono per casa questi signori è una gran baldoria. E dire che prima era una così buona casa!... Non ci veniva mai nessuno!... (trilla il campanello) Anche la porta ora... (si mesce un bicchierino di liquore) Ma! bisogna corroborarsi... (di nuovo il campanello) Vengo... vengo... che furia!... (via a destra: rientra dopo un momento accompagnando Olimpia).

Olimpia                         - (sarcastica) Eppure dev'esser qui...

Alessio                          - Ma... codesto signore io non lo conosco... c’è qui il signor avvocato Paolo Aureli... è là a colazione con i padroni...

Olimpia                         - (si volta, vede la vetrata, si avvicina, dissimulandosi dietro una tenda e con un grido soffocato) Ma sì... è lui... Ah! Il signor avvocato Paolo Aureli... benissimo... ho ca­pito... E c'è, naturalmente, anche il suo amico... quell'imbecille!

Alessio                          - Il signor Graziano...

Olimpia                         - Avete capito subito, siete un uomo intelligente.

Alessio                          - Non era difficile...

Olimpia                         - (abbassando la voce e allungandogli  dieci lire) E ditemi la verità... dieci lire di verità... che cosa c'è fra la signora e il signor Paolo... Vallarsa?

Alessio                          - Giacché lei lo sa... (stringendosi nelle spalle). Il signor Paolo m'ha raccomandato di chiamarlo il signor avvocato Paolo Aureli... Riguardo a quello che mi chiede non saprei dirle niente di preciso... scherzano, la signora gli comanda... alle volte vanno insieme... a far delle compere... che cosa facciano fuori, poi...

Olimpia                         - Capisco... capisco... (dandogli una carta da visita) Avvertite il signor...

Alessio                          - (ridendo) Aureli!...

Olimpia                         - Sicuro, che ho bisogno di vederlo. un momento.

Alessio                          - Sissignora... s'accomodi    - (a parte) Mi pare che abbia delle brutte intenzioni…..

SCENA II.

Paolo e detta.

Paolo                             - (uscendo dalla sala da pranzo) tu, qui?... O che vuoi?

Olimpia                         - (fremente) E me lo domandi?

Paolo                             - Parla adagio, disgraziata... tu mi rovini!....

Olimpia                         - Ah! Si… eh? Rovino tutti i tuoi  piani di conquista, rovino la tua posizione presso la bella padrona di casa, alla quale scrocchi i pranzi... e l'amore... E per questo mi pianti come una stupida, mi dai da bere una quantità di frottole...

Paolo                             - Ti prego, ti scongiuro, Olimpiuccia... ti racconterò tutto; ma ora fila, non mi ro­vinare... il cavallo...

Olimpia                         - Che cavallo?

Paolo                             - Non puoi capire... Ti spiegherò... Ma ora sii buonina...

Olimpia                         - Ah! Hai paura!... E per operar meglio il signorino si è anche cambiato nome!

Paolo                             - No... cioè, sì... Ma scusa, non fai la cantante? Non hai più da cantare?...

Olimpia                         - No... non canto... grido, voglio gri­dare le tue birbonate ai quattro venti...

Paolo                             - (esasperato) Non fare sciocchezze... se tu te ne vai mi dai una gran prova di amicizia...

Olimpia                         - Lo credo... Come quando mi fa­cesti annunziare che ti era morta una zia a Caltanissetta...

Paolo                             - Fu quel cretino di Graziano...

Olimpia                         - Che io presi a schiaffi...

Paolo                             - Facesti benissimo... Ma ora si tratta di ben altro...

Olimpia                         - Infatti... hai trasportato il tuo do­micilio al primo piano...

Paolo                             - (a bassa voce) Ma è una necessità, mia cara, l'amore non c'entra per nulla... E il cavallo... è per la mia commedia...

Olimpia                         - Per la tua commedia?...

Paolo                             - Ma sì... non devo rappresentare una commedia nuova all'Argentina? Ho bisogno di conquistare il critico... il critico e la critica...

Olimpia                         - Ma la critica... è femminile!

Paolo                             - Sì... ma non è pericolosa... Va' via, cara... Domani vengo da te e ti spiego tutto... Vedrai... che rimarrai contentai...

Olimpia                         - Me lo giuri?

Paolo                             - Te lo giuro.

Olimpia                         - E ricordati... che è la mia festa...

Paolo                             - (accompagnandola alla porta) Dio! quante feste hai?... Se ce ne fu una anche il mese scorso!...

Olimpia                         - Quando si va a trovare la donna che si ama... è sempre festa...

Paolo                             - Hai ragione... non ci avevo pensato.

Olimpia                         - Baciami...

Paolo                             - (eseguisce in fretta) Addio, amore...

Olimpia                         - Addio, birbante... Guarda che se non vieni... ti accomodo... per le feste!...

 Paolo                            - Ciao... (l'accompagna e ritorna in scena asciugandosi il sudore).

III.

Paolo poi Ginetta.

Paolo                             - (affannato) Ah! Perdio! Ci man­cava lei! Ma è così difficile liberarsi dalle donne?...

Ginetta                          - (aprendo la porta della stanza da pranzo) Ah! è finito il colloquio!?... Disturbo?...

Paolo                             - Vi pare! Era una seccatura...

Ginetta                          - Sì: questo l'avevo capito... Era la vostra amante?

Paolo                             - Ma che dite? Voi sapete benis­simo!...

Ginetta                          - Io non so nulla... una bella donna che viene a cercarvi fin qui, che grida, che strepita... Perché gridava...

Paolo                             - Si? Non me n'ero accorto!...

Ginetta                          - Chi era dunque?

Paolo                             - (imbarazzato) La mia sarta...

Ginetta                          - (scoppiando a ridere) Ah! Questa poi!

IV.

Vitaliano, Graziano e detti.

Vitaliano                       - Di che ridi?

Ginetta                          - Figurati che il signor Paolo pre­tende che quella signora che è venuta a cer­carlo... è la sua sarta.

Vitaliano                       - (ridendo) Ah! Ah! Vi servite da una donna?...

Paolo                             - E un'abitudine che ho preso nel mio viaggio in Persia... (deviando il discorso) Ah! le persiane, che donne!... Non conosce Te persiane, maestro?...

Vitaliano                       - (c. s.) Le persiane? Ah! no. Noi in Italia... non conosciamo che le im­poste...

Graziano                       - Carina questa.

Vitaliano                       - (tirando fuori il portasigarette) Quando sono di buon umore sono molto ar­guto... (a Graziano) Una sigaretta?...

Graziano                       - Grazie.

Paolo                             - Prima le signore...

Ginetta                          - Prendete... prendete... io ho da pre­parare il caffè. La sigaretta mi piace dopo il caffè, (esce a dare gli ordini per il caffè).

Paolo                             - E allora!... (accende una sigaretta).

Vitaliano                       - (sedendosi e dando una manata su una gamba a Paolo, che pure si è sedato) Mio caro avvocato, sono molto contento...

Paolo                             - E io sono contento... di saperla con­tenta...

Graziano                       - (sorridendo) E io sono contento del­la contentezza di tutti e due...

Vitaliano                       - Vi dico la verità... prima che foste capitati voi qui mi annoiavo largamente... La mia è una professione che esige un grande sforzo cerebrale... Non è tanto il mio lavoro al giornale, quanto tutto il resto: gli articoli per la Nuova Antologia non si possono im­provvisare! Le cronache per il Mercure de, France, eppoi il mio lavoro su Gaspare Gozzi che mi porta via gran tempo...

Paolo                             - Che attività prodigiosa!...

Graziano                       - Straordinario...

Vitaliano                       - (pavoneggiandosi) Ah! sono abi­tuato al lavoro... Se mi mancasse sarebbe peggio. Ma quando ho finito, aver da scambiare due parole con qualche persona intelligente!...

Graziano                       - (s'inchina).

Paolo                             - Non diceva a te...

Vitaliano                       - Già... con qualche persona che non sia soltanto mia moglie... la quale è una cara donnina, ma è mia moglie...

Paolo                             - E quello è un gran torto... Andrebbe bene, mettiamo... per me, che non sono suo marito...

Vitaliano                       - (dandogli un colpo) Mattacchione... E dire che fino ad ora non avevo mai sentito parlare di questo simpatico avvocato... avvo­cato... (cercando il cognome).

Paolo                             - (piano a Graziano)   Come mi chiamo?

Graziano                       - (piano a Paolo) E chi se ne ri­corda?...

Ginetta                          - (entra con la cameriera Rosina, che porta il caffè) Ecco. Mettete là...

Paolo                             - Come mi chiamo... donna Gina?

Vitaliano                       - (ridendo fragorosamente) Ah! Bel tipo... Lo domanda a mia moglie...

Ginetta                          - Fino a ieri, vi chiamavate Aureli!...

Paolo                             - Ah! già... Paolo Aureli... (a Gra­ziano) Bisogna ricordarsi la statua di Marco Aurelio sul Campidoglio... (forte) No... voi non lo crederete, ma siccome tutti mi chiamano Paolo... Paolo di qui... Paolo di là.... spesso e volentieri mi scordo davvero il mio cognome. È roba da commedia!...

Vitaliano                       - (scattando, mentre Ginetta distribui­sce il caffè) Commedia?... Perché par­late di commedia?...

Paolo                             - Dicevo commedia, così per dire... (a Ginetta che glielo domanda) Una pallina sola, grazie...

Ginetta                          - E lei?...

Graziano                       - Quanto le fa piacer:...

Paolo                             - Capisco... a parlar di commedie quiè come parlar di corda in casa del impiccato!...

Vitaliano                       - (gemendo) E l'impiccato sono io… sa... caro avvocato... Non s'immagina che martirio è questa critica drammatica... Già, io parto dal principio che nessuno dovrebbe scrivere per il teatro... C'è già tanta roba scritta;! che bisogno c'è di scriverne dell'altra eppoi per quella bella roba che ci danno… o fattacci, o complicazioni di cui non si capisce nulla: simboli, fantasticherie, grotteschi….. e il più bello è che l’autore vorrebbe preso sul serio... Ma cominci a dirci lui quel che ha voluto fare, perbacco!... Eppoi non si contenta mai nessuno, e a voler far le cose per bene bisognerebbe far le due o le tre dopo mezzanotte... E io, invece, a mezzanotte e mezza, all'una al massimo, voglio essere a letto... Si può pretendere tanto da un pover'uomo? Però ho adottato un sistema sicurissimo: di­co bene degli attori e stronco gli autori. Gli attori... o le attrici mi sono grati... gli autori non mi possono soffrire... Ma questi non han mai contato nulla...

Paolo                             - (fra i denti) Figlio d'un cane!...

Ginetta                          - (ridendo) Sei severo!...

Paolo                             - Ma giusto!... Questi cànoni estetici gli fanno onore, perbacco... Basta con questi pretesi geni... è l'ora di finirla...

Graziano                       - Finiamola...

Paolo                             - Oh! Dio... Quando s'incontra un ingegno speciale, notevole... come... per esempio(dando un pizzicotto a Graziano) Parla, cre­tino...

Graziano                       - Ohi!... Come Vallarsa, per  esempio...

Vitaliano                       -  Certo... Vallarsa ha dell'ingegno Ed è lei, caro avvocato... che me l'ha fatto apprezzare...

Graziano                       - (a Paolo) Lo credo io...

Ginetta                          - (ride).

Paolo                             - Oh! Dio! è toscano anche lui! L’ho conosciuto, e quindi è naturale che mi ci siainteressato: è un ottimo ragazzo, modesto, senza pretese... lavoratore... con un ingegno lucido... l'appoggio di un uomo eminente, di un  critico famoso... come lei... gli potrebbe giovar molto...

Vitaliano                       - Vedremo, vedremo!!... La sua raccomandazione ha per me un gran valore… ma  per carità non parliamo più di autori, di commedie, di letteratura... Mi si guasta la dige­stione!...

Graziano                       - Signora, ci canti qualche cosa...

Ginetta                          - Volete guastar la mia... adesso?

Graziano                       - (guardando a una parete) Che belle stampe che ha qui, commendatore!...

Vitaliano                       - Ah!! Questo non è nulla... Lei non conosce la mia piccola collezione artistica? Piccola, ma scelta... non è vero, avvocato?

Paolo                             - (che. età discorrendo con Ginetta, non si volta all'appellativo).

Vitaliano                       - Vero, avvocato?...

Graziano                       - (facendogli un pizzicotto) Oh! Paolo!...

Paolo                             -  Ahi!... Eh?...

Graziano                       - La sua collezione...

Paolo                             - Ah! Interessantissima. Ti consiglio di andarla a vedere...

Vitaliano                       - Ce lo porto io... Così le posso illustrare anche qualche pezzo di maggior va­lore... (si alza e precede Graziano) Venga... venga... Con permesso? (se ne va a si­nistra, discorrendo).

V.

Paolo e Ginetta

pezzo

Paolo                             - (tentando di abbracciarla) Il pezzo di maggior valore siete voi...

Ginetta                          - Impertinente... tenete giù le mani... Vi comportate indegnamente!...

Paolo*                           - Se potessi... mi comporterei molto peggio...

Ginetta                          - Che cattiva idea ho avuto d'introdurvi qui dentro!

Paolo                             - Osereste rimpiangerla? Ma dunque, I non mi volete punto bene?...

Ginetta                          - Non ve lo meritate!...

Paolo                             - Che ho fatto?...

Ginetta                          - Rischiate di compromettere ogni co­sa... Anche oggi non vi siete ricordato il vo­stro nome... È inaudito!...

Paolo                             - Che ci volete fare? È più forte di me: non mi entra in testa... Ecco... me lo sono scordato di nuovo...

Ginetta                          - Aureli... Aureli... Aureli... Ma che testa avete?...

Paolo                             - Ah! Già... Marco Aurelio, il Cam­pidoglio... Ma è inutile... È un nome che non mi va... Si potrebbe cambiare?...

Ginetta                          - Siete pazzo?...

Paolo                             - Sì: per voi (le prende una mano).

Ginetta                          - Lasciatemi... Andate dalle vostre amanti.,.

 Paolo                            - Ma non ne ho!...

Ginetta                          - Bugiardo! Ma se vengono a tro­varvi perfino qui...

Paolo                             - Chi? Quella? Vi giuro!... Ma an­che se la fosse stata prima, che valore avrebbe ora?... Ora, non ci siete che voi...

Ginetta                          - Siete spudorato...

Paolo                             - E voi deliziosa!...

Ginetta                          - Mi state mettendo in un impiccio serio!...

Paolo                             - Ma io vi amo... furiosamente!... (ten­ta di nuovo di abbracciarla).

Ginetta                          - Giù le mani, voi non avete da sperar nulla da me, finché...

Paolo                             - (ansioso) Finché?...

Ginetta                          - Finche non mi avete reso la let­tera!...

Paolo                             - (seccato) La lettera! la lettera! Mi par diventata il fazzoletto di Otello... Ma è una fissazione... Che ne volete fare? Oh! Io comincio ad esserne geloso di quella lettera... Non ve la renderò mai.

Ginetta                          - Sta bene! E voi non bacerete nean­che la punta delle mie dita!...

Paolo                             - Ma è inaudito!...

Ginetta                          - No: è giusto... Non avevamo fis­sato?... I patti, per me, sono sacri...

Paolo                             - Fuorché quelli... matrimoniali...

Ginetta:                         - Che ne sapete, voi?...

Paolo                             - Dicevo così per dire... La lettera... e che ne volete fare?

Ginetta                          - Ciò non vi riguarda...

Paolo                             - E vi ricordate ancora quello che c'è scritto in quella famosa lettera?...

Ginetta                          - Certamente. Mi ricordo quello che c'è scritto... Mi ricordo il carattere...

Paolo                             - Un brutto carattere...

Ginetta                          - Non importa... Io mi ricordo tutto...

Paolo                             - Che memoria! Per una donna!...

Ginetta                          - Ah! sì: io so a mente qualche migliaio di versi...

Paolo                             - Accidenti! Andate d'accordo con Gra­ziano, che impara a memoria anche gli articoli di fondo... per esercizio.

Ginetta                          - Pochi discorsi... mio caro... Voi sie­te un giovane simpatico, e per voi ho fatto una cosa... che non avrei dovuto fare... Ma avevo promesso! Ora sta a voi, altrimenti... mando all'aria ogni cosa...

Paolo                             - È deciso?

Ginetta                          - Decisissimo.

Paolo                             - E sta bene... Stasera avrete la let­tera...

Ginetta                          - (incoraggiante) E allora...

Paolo                             - (prendendole la mano) E allora?...

Ginetta                          - Vi autorizzo a sperare...

Paolo                             - Ah! (balza in piedi, cerca di ba­ciarla).

Ginetta                          - (respingendolo) Ma che fate?

Paolo                             - Prevedevo un anticipo...

Ginetta                          - Mi dispiace... Non laccio credito!

VI.

Alessio e detti.

Alessio                          - Signora...

Paolo                             - (ritirando in fretta le mani) Perdio...

Ginetta                          - Che c'è? Mi avete fatto quasi pau­ra!...

Paolo                             - A me... senza quasi!

Alessio                          - Mi scuserà, signora... e è di là una signorina che domanda di lei!...

Ginetta                          - Una signorina? A quest'ora? E chi può essere?...

Paolo                             - (si stringe nelle spalle, indifferente).

Alessio                          - Se la signora permette... mi pare di ravvisarla... Credo che sia la giovane dat­tilografa del pianterreno...

Paolo                             - Accidenti!...

Ginetta                          - Che avete? (a bassa voce) Ah! già, capisco!... La vostra dattilografa... benissimo! Ma oggi tutto «il vostro harem si dà conve­gno in casa mia!...

Paolo                             - Ma no... È assurdo, (facendo dei se­gni disperati ad Alessio) Certamente si è sba­gliata...

Alessio                          - Nossignore... Ha domandato proprio della signora...

Paolo                             - (alzandosi) Ora, vado a sentire io...

Ginetta                          - (fermandolo) Ma no... non c'è bi­sogno che v'incomodiate... La signorina è venuta per me, e non per voi... (ad Alessio) Fate pas­sare, Alessio.

Alessio                          - (s'inchina e se ne va).

Paolo                             - (scattando) Ma è assurdo! Chissà quali storie vi racconterà!...

Ginetta                          - (molto tranquilla) Mi racconterà... di essere la vostra amante...

Paolo                             - Ma io non me ne sono mai accorto!...

Ginetta                          - Siete così distratto...

Paolo                             - Guardate che è una ragazza roman­tica... malata di letteratura... è un'esallata. Non prestatele attenzione.

Ginetta                          - State tranquillo... Ora, vi prego, andate di là... a vedere le collezioni di mio marito! Lasciate me ad esaminare... le vostre.

Paolo                             - (s'inchina e se ne va molto seccato).

VII.

Milla e Ginetta.

Milla                              - (si ferma esitante sulla soglia).

Ginetta                          - (andandole incontro) La prego, si­gnorina... In che posso servirla?...

Milla                              - (guardandosi intorno) La ringrazio… Lei è molto gentile... Comprendo che ho commesso una sciocchezza...

Ginetta                          - (sorridendo) Perché?... Capisco be­nissimo la ragione che l'ha mossa... Ella è venuta a cercare il signor Paolo Vallarsa?

Milla                              - (vivamente) Paolo è qui?...

Ginetta                          - (colpita) Non ci sono sottintesi! Paolo, o meglio il signor Paolo è di là, con mio marito!...

Milla                              - Che vuole! Mi deve scusare! Non vede più... non lavora più... non... (cerca parola).

Ginetta                          - Capisco benissimo... Mi creda, signorina... io non ne ho colpa...

Milla                              - Ma è sempre qui da lei... Oh!... m'illudo... dev'essere molto piacevole stare vicino a una signora come lei, così bella, elegante, istruita... Ma anch'io poi... non sono proprio da buttarsi via... non le pare?

Ginetta                          - (ridendo) Ma tutt'altro!... Lei molto carina... (fra i denti alludendo a Paolo) E gli vuol molto bene a quella ca... a quel signore?...

Milla                              - Che vuole! Son legata a lui da ricordi...letterari.

Ginetta                          - (ironica) Infatti... scrive anche lei!

Milla                              - Come?

Ginetta                          - Sì... a macchina...

Milla                              - Certo!... Crede... che non ci metta dell'entusiasmo?... Io m'immedesimo a quello che scrivo!... Avrei potuto incontrare, io, Guido da Verona.... (con un sospiro) invece ho trovato Paolo da Firenze...

Ginetta                          - E gli è caduta tra le braccia!...

Milla                              - Precisamente.

Ginetta                          - Almeno, lei è franca...

Milla                              - Non lo trova naturale?

Ginetta                          - Più naturale di così... Soltanto se tutte le dattilografe facessero come lei... i nostri romanzieri avrebbero molto da fare!...

Milla                              - E questione di temperamento... Io ho un temperamento romantico...

Ginetta                          - (che comincia ad averne abbastanza)] Me ne compiacio…ma, scusi... non so vedere in che cosa posso?...

Milla                              - (alzandosi) Ha ragione, mi perdoni. Ho commesso una gaffe. Vuol saperlo? Ho creduto che Paolo... Che lei... insomma che tutti e due... Sa, non si è romantici se non si è un poco gelosi...

Ginetta                          - (ridendo) Ah! Capisco... Si rassi­curi; fra me e il suo... Paolo non c'è proprio nulla; una semplice amicizia molto superficia­le... Di questo suo romanziere non m'importa proprio nulla... Non vede? Egli non è qui per me, è qui per mio marito...

Milla                              - (contenta) Ah! Dunque, è vero...

Ginetta                          - Che cosa?...

Milla                              - Quello che lui dice... che ha fatto tut­to questo per avvicinar suo marito, che è uno che dice male di tutti gli scrittori...

Ginetta                          - (fremente) Ah!! Dice questo?...

Milla                              - Sicuro... (accomiatandosi) Ma le tolgo l'incomodo... Lei mi scuserà... Io le sono molto grata, d'avermi rassicurata... capirà, che con una bella signora come lei... il giuoco era pericoloso... specialmente col trucco che aveva immaginato... (inchinandosi) Signora...

Ginetta                          - (sospettosa) Il trucco!? Che trucco?

Milla                              - (mentre fa per aprire la porta) Sì: il trucco della lettera!

Ginetta                          - Come? Ma mi spieghi!...

Milla                              - Ah! non lo sapeva? Ho fatto un'al­tra gaffe... Dunque... Ma... dal momento che a lei non importa niente!...

Ginetta                          - Proprio niente, glielo assicuro...

Milla                                 - Glielo posso anche dire... Lei mi permette...

Ginetta                          - (impaziente) Tutto quello che vuo­le, ma... mi dica... presto.

Milla                              - Del resto... lo deve aver capito da sé... Quella lettera che lei è venuta a cercare...

Ginetta                          - Ah! Lo sa... ebbene?

Milla                              - (sospirando) Fu proprio il giorno che caddi... il 20 settembre!

Ginetta                          - La breccia di Porta Pia... E allora?

Milla                              - E allora... quella lettera, Paolo, non l'ha mai vista... non l'ha mai avuta...

Ginetta                          - Ma come? Se è caduta sulla sua fi­nestra?...

Milla                              - Lo crede lei... ma non c'era. Abbia­mo rovistato dappertutto... la sua lettera, creda è caduta altrove... Ma ormai lei gli aveva of­ferta un'occasione magnifica di venire qui... non se 1 è lasciata scappare. Dice che è il suo ca­vallo... il suo cavallo...

Ginetta                          - Il suo cavallo?

Milla                              - Sì... il suo cavallo, ma non mi ri­cordo di che cosa!...

Ginetta                          - Qualche altra birbonata, di certo!

Milla                              - Le dispiace? Vede che ho fatto male!

Ginetta                          - Ma no... Lei ha fatto benissimo... e non mi dispiace neppur per ombra... Ma come fa a provarmi che questo che lei mi dice è la verità?...

Milla                              - Eh! Lo vede da sé... Quella lettera non gliel'ha ancora restituita... come sarebbe stato suo dovere.

Ginetta                          - (colpita) E vero.

Milla                              - E non gliela restituirà mai...

Ginetta                          - Vedremo!...

Milla                              - Faccio qualunque scommessa!... non gliela può restituire, per una ragione molto semplice... perché non ce l’ha!...

Ginetta                          - (indignata) Ma è un trucco igno­bile!

Milla                              - Un trucco... da autore drammatico!...

Ginetta                          - (c. s.) Niente affatto: da ricatta­tore...

Milla                              - Ma se a lei non importa nulla!...

Ginetta                          - (scoppiando) Ah! Finiamola... si­gnorina, con questo ritornello... Non m'importa nulla... Ma m'importa soprattutto di non es­ser giuocata... di non esser presa in giro come una stupida qualunque... Non sono mica il suo burattino, il suo divertimento, non sono mica una donna che si possa corbellare con una lettera...

Milla                              - (sorridendo) Ci vuol tutto l'alfabeto?

Ginetta                          - È inutile che scherzi... Se fossi in lei non sarei ugualmente molto tranquilla!...

Milla                              - (turbata) Che dice?...

Ginetta                          - (fuori di sé) Sicuro... Se lo vuol sa­pere, il suo signor Paolo mi fa una corte spie­tata, il suo signor Paolo non mi lascia in pace un minuto, ricattandomi con quella maledetta lettera... e io che stavo per cascarci, che co­minciavo a interessarmi di lui!...

Milla                              - (agitata) Ah! Vede che sono arrivata in tempo!...

Ginetta                          - Ah! Ma ora può esser sicura... Ah! Il signor Paolo si fa giuoco di me? Ah! fa la corte alla moglie per conquistare il ma­rito?... Ah! Finge un amore disperato mentre non ama che il suo successo?... Ah! Caro mio, ora ti servo io!...

Milla                              - (cercando trattenerla) Che fa? Che fa? Dio mio!...

Ginetta                          - (allontanandola) Che fo? Ora lo vedrà... e le garantisco che si divertirà anche lei!... (apre con veemenza la porta, e chiama) Vitaliano, signor Paolo, signor Graziano, venite di qua... ho una notizia interessante da darvi!...

VIII.

Vitaliano, Paolo, Graziano e dette.

Vitaliano                       - (entrando per il primo, seguito da Gra­ziano, mentre Paolo rimane sulla porta, alquan­to indeciso e turbato) Che vuoi ,cara?... (accorgendosi della presenza di Milla) Che bella ragazza!... Signorina...

Milla                              - (inchinandosi) Signore...

Graziano                       - (spaventato) Milla!...

Paolo                             - (a bassa voce) Stai zitto!...

Ginetta                          - Sì... la signorina Milla... Milla...

Milla                              - Glauri...

Ginetta                          - La signorina Milla Glauri... Essa mi dà una notizia assai curiosa, mio caro... (saet­tando Paolo con un'occhiata)'.

Vitaliano                       -   Sentiamo...

Paolo                             - (per costituire un diversivo e distrarre l'attenzione, getta in terra un Vaso da fiori che è sopra un mobile - Gran fracasso - Urlo generale).

Ginetta                          - Ah! Dio mio!...

Vitaliano                       - Ma che fa?...

Paolo                             - (racattando i cocci) Domando scusa... ho urtato... ma non avevo intenzione di buttarlo giù... Questi vasi sono così fragili, basta get­tarli in terra che si rompono... Vero, Grazia­no? (a bassa voce) Dì qualche cosa, perdio!...

Graziano                       - Già: è strano... come si rompe la porcellana...

Ginetta                          - Beh! L'episodio non ha importan­za... Dicevo invece...

Paolo                             - (e. s.) Ma sapete che la collezione di vostro marito è veramente superba? Quel­l’acquerello di Cristoforo Colombo...

Vitaliano                       - Ma no, Cristoforo Allori!....

Ginetta                          - (stizzita) Oh! Insomma! Mi la­sciate parlare sì o no?

Paolo                             - (rassegnato) S'immagini...

Vitaliano                       - Già... si voleva sentire quello che di tanto interessante ha da dirci la signorina...

Paolo                             - (fa dei segni disperati a Milla).

Milla                              - (schermendosi) Ma io, veramente...

Paolo                             - (continua a farle cenno).

Ginetta                          - No... no... non si schermisca... Del resto lei non deve dire che una cosa sola... Lei conosce questo signore qui? (indicandogli Paolo).

Milla                              - (sorridendo) Abbastanza...

Ginetta                          - E lo sa come si chiama?...

Milla                              - (sorridendo) Oh! questo non è un mistero... Si chiama Paolo Vallarsa...

Vitaliano                       - Vallarsa?... No... lei si sbaglia! E l’avvocato Aureli, l'avvocato Paolo Aure­li... c'è un piccolo qui prò quo.

Milla                              - Se sia avvocato, non lo so. Ma so che questo è Paolo Vallarsa. Diamine, sono la dattilografa... (si volta verso Paolo e vede che fa grandi gesti che non capisce).

Vitaliano                       - (volgendosi verso Paolo, sorprende questi gesti acrobatici e arrabbiati, e domanda)  O allora?... Che pasticcio è questo?

Paolo                             - Diceva Victor Hugo!

Ginetta                          - Ma lasci andare Victor Hugo! Dica... dica lei... piuttosto! (a Graziano).

Paolo                             - (prendendo la palla al balzo) Ecco bravo, parla... invece di star lì imbambolato...

Graziano                       - (spaurito ed incerto) Io?... Ecco….io veramente non saprei!...

Vitaliano                       - (infuriato)  Ma come! Lei non sa come si chiama il suo amico?

Graziano                       - Sa... io ho poca memoria per i nomi...

Vitaliano                       - (irritato) Lei dice delle sciocchezze... Insomma... (a Milla) Secondo lei, questo sarebbe Paolo Vallarsa, il commediografo...

Milla                              - Ma precisamente.

Ginetta                          - Ma certo. Ha ingannato anche me, capisci... si è presentato con documenti falsi... il signorino...

Vitaliano                       - (a Paolo) Ma lei che dice? Ma parli... perdio!...

Paolo                             - (tragico, esaltato) Ebbene, sì... Lamia confessione sarà forse la mia perdita, che sa mi costringerà ad abbandonare questa casa dove ho trovato un vero amico... Ma che importa? La verità innanzi tutto... Sì: sono Paolo Vallarsa, e il mio Giuda (indicando Milla)  eccolo lì.

Milla                              - (spaventata) Ma io non sapevo...

Paolo -                           - Non importa... ho commesso una sconvenienza, una colpa grave, ne pagherò il fio…. Io avevo trovato qui un'ospitalità fraterna e commovente, un sostegno, un conforto alla min povera vita solitaria. Ebbene da oggi, io vi rinunzio, tornerò alla mia solitudine amara. Ero stato costretto a mentire, sapendo l'avversione dell'illustre critico verso di noi, poveri autori. Il mio desiderio di conoscere il continuatore di Sarcey fu più grande del mio timore, tentai,! Le chiedo scusa, commendatore, ed anche al lei, signora... Siate felici... Addio!... (Paolo dice queste parole con voce tremula, e commossa, e si avvia verso la porta, ma Vitaliano sinceramente emozionato, lo ferma).

Vitaliano                       - Aspetti... non se ne vada così... che diamine!... Non è poi una colpa così gra­vo... eppoi lo scopo!... Lo scopo!...

Graziano                       - Certo... lo scopo...

Ginetta                          - Ma Vitaliano!...

Vitaliano                       - No, no, mia cara... II tuo risentimento è comprensibile, ma eccessivo; il no­stro avvocato, cioè no, il nostro signor Paolo, è pentito anche lui... Ma non vedi? Siamo giusti!... L'ha fatta grossa, ma bisogna confes­sare che per essere autore drammatico ha di­mostrato un bell'ingegno... Insomma- (ridendo) non si può negare (volgendosi a Paolo) che lei è un bel tipo... E mi faceva l'apologia di Vallarsa!... Sfido io... (ridendo a crepapelle) Come se lo preparava il terreno!... Ah! questa è buona... (continua a ridere).

Graziano                       - Questa è veramente buona!... (ride).

Milla                              - (ride anche lei) Questa è buona!...

Vitaliano                       - Con un tipo come lei... è impos­sibile restare in collera... Eppoi mi sono abi­tuato ad averla in casa, e se a lei non dispiace la nostra ospitalità...

Paolo                             - (avvicinandosi e stendendogli la mano) Oh! Nobile cuore!

Vitaliano                       - (lo abbraccia) Non ne parliamo più. Dopo tutto, siamo due persone d'ingegno, destinate ad apprezzarci... Non ti pare? Non ti pare? Toh!... e perché non ci diamo del tu?...

Paolo                             - (dandogli la mano) È detto...

Vitaliano                       - (a Ginetta) E ora fate la pace anche voialtri... Via, non è poi la fine del mon­do... Via, datevi la mano...

Ginetta                          - Lo vuoi tu?

Vitaliano                       - Ma certo, che lo voglio...

Ginetta                          - Ebbene; giacché lo vuol lui, biso­gna contentarlo... In certe cose il marito ha un fiuto!... (gli dà la mano con uno strattone e èli dice a bassa voce) Fra dieci minuti voglio la lettera... altrimenti...

Paolo                             - (rimane interdetto).

(Durante questa scena Grazia­no si sarà sempre occupato di Milla, la quale, viceversa mo­stra di non volerne sapere di lui).

Milla                              - Allora... io domando scusa... e me ne vado...

Vitaliano                       - Non c'è di che, signorina... Vede che tutto si è chiarito.

Ginetta                          - Sì: tutto si è chiarito.

Paolo                             - Tutto si è chiarito magnificamente.

Milla                              - Me ne rallegro... (stizzita a Paolo) anche con lei... Li saluto... (fa per andarsene).

Vitaliano                       - (che non la vuol perdere) Se per­mette, se mi permette di accompagnarla un poco... con la macchina... devo arrivare al giornale... e per me sarà un piacere... Addio, ca­ra... (a Paolo) E tu resta, resta un po' a tener compagnia a mia moglie... Ah! Che bel tipo! Vallarsa? Chi se lo sarebbe immaginato? (esce con Milla).

IX.

Ginetta, Paolo e Graziano.

Ginetta                          - (furiosa, gira su e giù).

Paolo                             - (fregandosi le mani) E andata benis­simo!...

Ginetta                          - (fermandosi furibonda) E avete il coraggio di dire questo, perché siete riuscito a darla a bere a quell'imbecille di mio ma­rito? Vi avverto che con me è più difficile...

Paolo                             - Ma io non ho mai pensato...

Ginetta                          - Ah! no?... Sta bene;... Però vi avverto di una cosa... se fra dieci minuti non mi avrete consegnato la lettera... è tutto fi­nito... Vi giuro che troverò io il modo di farvi mettere alla porta... anche da mio marito...

Paolo                             - Ma ascoltate...

Ginetta                          - Non ascolto nulla! Fra dieci mi­nuti... Signor Graziano, voi siete testimone!...

Graziano                       - (inchinandosi) Perfettamente...

Paolo                             - Volete così, e sia. Fra dieci minuti avrete la lettera...

Ginetta                          - (ironica) Ecco!... Son curiosa di vedere come farete a trovarla...

Paolo                             - (fra i denti) Anch'io...

Ginetta                          - A fra poco...

Paolo                             - (inchinandosi) Siamo intesi...

(Ginetta va via a destra).

X.

Paolo, e Graziano.

Paolo                             - Eccomi in un altro ginepraio... il più grosso di tutti... Dev'essere stata quella stu­pida ragazza a rimetterle in testa la lettera...

Graziano                       - Lei ha parlato di me?...

Paolo                             - A chi?...

Graziano                       - A Milla!...

Paolo                             - Sì... è proprio il momento di pensare a Milla... Ma non capisci che se non le resti­tuisco questa lettera è un affare serio?!... Farà nascere qualche scandalo, mi metterà male pres­so il marito, questi mi caccerà di casa, stron­cherà la mia commedia... e... e quello che mi importa di più... Ginetta sarà perduta... Capisci?... mentre io comincio ad innamorarmene sul serio...

Graziano                       - (ironicamente) Non c'è che un ri­medio...

Paolo                             - Quale?...

Graziano                       - Restituire la lettera...

Paolo                             - Pezzo d'idiota... ma non sai che non l'ho mai posseduta?... che non l'ho mai vista?

Graziano                       - E tu inventala, scrivine un'altra...

Paolo                             - Ma è impossibile. Le donne non di­menticano le frasi d'amore, è capace di saperla a memoria!...

Graziano                       - Ebbene... da questa lettera dipende o no la tua felicità?...

Paolo                             - Completamente.

Graziano                       - Ti salvo io!...

Paolo                             - Tu?!... E come?...

Graziano                       - Non te ne occupare... ti salvo... ad un patto...

Paolo                             - Accetto tutti i patti, ma fai presto...

Graziano                       - Voglio che tu mantenga la tua pro­messa per Milla... non voglio rimanere a bocca asciutta anche questa volta...

Paolo                             - È inteso... stasera... stasera...

Graziano                       - (prendendogli la mano) Parola d'o­nore?

Paolo                             - Parola d'onore... ma fai presto...

Graziano                       - E allora... Un foglio di carta, una busta...

Paolo                             - (andando a un tavolo) Qua... qua...

Graziano                       - Non questa... la riconoscerebbe... vado io di là... nello studio di suo marito... ne ho visto di quella che va bene, (esce rapida­mente mentre Paolo va ad origliare alla porta di Ginetta: è inquieto).

Paolo                             - Io non ci capisco nulla...

Graziano                       - (ritornando) Ecco... (sedendosi al tavolo) Stai attento che non entri... (riflette un poco, poi si mette a scrivere).

Paolo                             - (irato) Ma è una turlupinatura... l'hai presa per una stupida, da darle a bere una lettera qualunque?... Così la sapevo fare an­ch'io!... E questa la tua idea?... Già, me lo dovevo immaginare!...

Graziano                       - (continua a scrivere, imperturbabile, non badando alle querimonie di Paolo, che si agita e inveisce contro di lui: poi dà una ri­letta alla lettera) « Adorata signora... La mia audacia è veramente senza perdono, ma la vo­stra gentilezza è squisita come la vostra bel­lezza... Vi amo, e voi lo sapete...» (continua a leggere a bassa voce, fa qualche correzione, l'asciuga, mette la lettera in una busta, scrive  l'indirizzo, la sgualcisce un po' e la consegna a Paolo) Ecco la lettera...

Paolo                             - Ma cos'è questo scherzo?...

Graziano                       - Non è uno scherzo... Paolo. Non l'indovini?... Io ero innamorato di Ginetta (sospirando) la famosa lettera... l'avevo scritta io...

Paolo                             - Tu?!... O povero Graziano... comincio a comprendere...

Graziano                       - Non è difficile. Io ho una lettera tipo... che mi serve per tutte le occasioni… la so a memoria, non c'è pericolo di sbagliarsi...

Paolo                             - (abbracciandolo) Ma sei grande!... E io che ti avevo preso sempre per un idiota!

Graziano                       - (scuotendo la testa) In questo caso tutta la tua letteratura non ti avrebbe servito a niente.

Paolo                             - Hai ragione... faccio ammenda... Diventerò un'analfabeta anch'io... Ma ora fila…perché devo restar solo con lei...

Graziano                       - Ricordati!... (esce).

XI.

Ginetta e Paolo.

Paolo                             - (leggendo la lettera) «Adorata signora. La mia audacia è veramente senza perdono ma la vostra gentilezza è squisita... » (sente aprire l'uscio) Perdio, eccola... (rimette la lettera nella busta, poi in tasca, quindi si siede con fare incurante presso il tavolo, e si mette a scorrere una rivista, fischiettando).

Ginetta                          - (entra, lo guarda con disprezzo, si avvicina e fermandosi domanda imperiosamente incrociando le braccia) E allora?...

Paolo                             - (si volta, balza in piedi, tira fuori la lettera e gliela porge) Eccola!...

Ginetta                          - (strozzata dalla sorpresa) Ma come?... la lettera?... Sarà un altro vostro trucco... (guarda la lettera, l'apre, comincia a leggerla) È lei... è lei... non c'è dubbio.... (sorridendo) Ma dunque?... dunque era vero?

Paolo                             - Era vero... era vero... E come doveva essere? Chi vi ha fatto credere il contrario? E come potevate supporre? Ma non vi amo io? Non vi ho amata fino dal primo giorno che vi ho vista? Non è per questo non è per voi che ho inventato quel trucco che avete voluto svelare?...

Ginetta                          - (tendendogli la mano) Perdonatemi... mi avevan detto...

Paolo                             - Sì: ve l'aveva detto la mia dattilografa. E voi credete che vada a raccontare fatti miei alla mia dattilografa? A lei racconto quel che mi fa comodo, e poi... la passo a Graziano... Tutto ciò che ho fatto, l'ho fatto per voi, per vincere la vostra resistenza...

Ginetta                          - Inaspettata?...

Paolo                             - Non so... certo non desiderata...

Ginetta                          - Eccoli là questi uomini; ad ogni donna fanno gli stessi discorsi, con ognuna vorrebbero ripetere subito il motto di Cesare. Ed io non dico che la donna non debba an­ch'essa immolare al suo piacere e al suo capriccio: ma deve almeno esser sicura che ne valga la pena e che l'uomo al quale essa dà una cosi gran prova della sua fiducia, sia degno di questa fiducia...

Paolo                             - Ed io?...

Ginetta                          - Che so? Bisogna che ve lo con­fessi, non sono ancora persuasa.

Paolo                             - Ah! Questo poi!... Neanche dopo la lettera?...

Ginetta                          - Neanche dopo la lettera.

Paolo                             - Ah! Siete straordinaria, parola d'o­nore! Dite che non ne volete sapere di me e m'eviterete una delusione più grande...

Ginetta                          - No: non vi dico questo; ma voglio una prova, una prova che mi amate...

Paolo                             - Ah! vostro marito è stato più ge­neroso!...

Ginetta                          - Convenite che la cosa è un pò diversa. Il sentimento che avete verso di lui è di tutt'altra natura... almeno lo spero.

Paolo                             - Via, Ginetta, ma se non penso che a voi!...

Ginetta                          - Ci dovrete pensare dell'altro...

Paolo                             - E che cosa dovrò fare?

Ginetta                          - Aspettare...

Paolo                             - (si accomoda comicamente in una pol­trona con aria rassegnata. Pausa).

Ginetta                          - Che fate?

Paolo                             - Aspetto.

Ginetta                          - Vi avverto che dovrete aspettare un pezzo...

Paolo                             - Anche tutta la vita!...

Ginetta                          - Temo che vi stancherete: è una posi­zione... incomoda...

Paolo                             - La cambierò.

Ginetta                          - E che cosa diranno tutte le vostre amiche?

Paolo                             - Diranno... diranno... Ma non diranno nulla, perché non ne ho più.

Ginetta                          - Avete disciolto l'harem?....

Paolo                             - Lo giuro.

Ginetta                          - La vostra non è una commedia?...

Paolo                             - Le mie commedie... le faccio recitare agli altri...

Ginetta                          -  E sono detestabili...

Paolo                             - Questo lasciatelo dire a vostro marito.

Ginetta                          - (scoppiando a ridere) Povero ami­co... lo dite in un certo modo che mi fate quasi compassione...

Paolo                             - (prendendole una mano, con passione) Allora... Allora...

Ginetta                          - (sta per chinarsi Verso di lai quando en­tra Alessio, ed essa si rialza alla svelta).

Paolo                             - (contrariato) Dio... Ma quest'uomo è insopportabile!...

XII.

Alessio e detti.

Alessio                          - (entrando) Signore... (non sa come chiamarlo).

Paolo                             - Paolo Vallarsa, ora si può dire...

Alessio                          - C'è... c'è di là una signora che chie­de di lei!...

Paolo                             - (esasperato) Un'altra?!

Ginetta                          - Ah! Volevo ben dire!... È l'harem che continua!... Sentiamo quale altra storia ver­rà fuori...

Paolo                             - Siete crudele! (ad Alessio) Ebbene... ditele che non ci sono...

Alessio                          - Le ho già detto che lei c'era...

Paolo                             - Che cameriere intelligente!...

Alessio                          - Ho visto che la signora ha fatto passare anche l'altra. Credevo... che fosse la sua festa... Del resto, eccola qui...

XIII.

L'Ammiratrice e detti; poi Graziano

L'Ammiratrice               - (è brutta, vecchia, ha gli oc­chiali, e dei fiori in mano) È permesso?... (inchinandosi) Signora!... (a Paolo) È lei il celebre autore Paolo Vallarsa?...

Ginetta                          - (ride di cuore).

Paolo                             - (inorridito) Io? Ma no, signora... Lei si sbaglia... (a parte) Non ci mancherebbe altro!... (in questo mentre entra Graziano a si­nistra).

Paolo                             - (al colmo della gioia) Ah! Giusto te! Giungi in tempo... Signora, ecco la persona che lei cercava... (a Graziano) Questa signo­ra chiede di te... (trascina via Ginetta che ride come una pazza, mentre Graziano resta im­bambolato e stupito davanti alla vecchia).

Graziano                       - Desidera?

L'Ammiratrice               - (offrendogli i fiori) Signore, io sono una sua ammiratrice! Finalmente ho trovato in lei il mio ideale!

Graziano                       - (cade spaventato su una poltrona) Ah! Questo poi no!...

(Cala la tela).

 

Fine del secondo atto

ATTO TERZO

La scena del primo atto. La. stanza è stata in parte sgombrata: da un lato è stata allestita una tavola con tutto l'occorrente per una cena. Sopra un tavolo il telefono. Giuseppina ed Alessio stanno apparecchiando.

I.

Giuseppina ed Alessio.

Alessio                          - Ci voleva proprio la commedia del tuo padrone per venire in questa casa...

Giuseppina                    - E la padrona?...

Alessio                          - Mi ha detto: stasera il signor Vallarsa offre agli amici una cena dopo il teatro. Vai ad aiutare la cameriera. Credo che non ti farà dispiacere.,.

Giuseppina                    - (sorridendo) E che le hai ri­sposto?...

Alessio                          - Figurati... Era proprio il cacio sui maccheroni... L’avrei abbracciata...

Giuseppina                    - Sfacciato...

Alessio                          - Ma preferisco abbracciare te (allun­ga le mani).

Giuseppina                    - Giù le mani...

Alessio                          - Eh!... come sei severa;!... Se dob­biamo sposarci!...

Giuseppina                    - Se dobbiamo sposarci è una buo­na ragione perché tu aspetti...

Alessio                          - Io sono d'un'altra scuola... ma ri­spetto le tue idee. Lo champagne l'hai messo in ghiaccio?...

Giuseppina                    - Il padrone mi ha detto: mettine una bottiglia sola... Se poi è andata bene, al­lora ci metterai le altre...

Alessio                          - Sicché... non era tranquillo?...

Giuseppina                    - Uhm!... Era nervoso!... (scuotendo la testa) Io non capisco perché si pren­dano tanti grattacapi!...

Alessio                          - È quello che dice il mio padrone... Eppoi, siamo giusti... come una volta le commedie non le sanno più fare... (I due sergenti, Dora o le spie, Il romanzo di un giovane povero..). quelle erano commedie!...

Giuseppina                    - Io non le conosco... Al mio paese non c'è il teatro!...

Alessio                          - Ti ci porterò io!... (squilla il campanello).

Giuseppina                    - Eccoli!.Vado ad aprire... (via).

II

Milla, Vitaliano e detti.

Vitaliano                       - (entrando) To!... Sei qui anche tu?... pezzo d'animale!...

Alessio                          - Sissignore... La signora mi ha mandato ad aiutare la cameriera!...

Vitaliano                       - E tu le farai l'asino, naturalmente!

Alessio                          - Faccio quello che posso, signor padrone...

Vitaliano                       - Bravo! Ma ora, vedo che tutto è pronto... e te ne puoi andare, non voglio che tu lasci la casa sola per tanto tempo... Basterà la cameriera, non è vero?... Come vi chiamate?

Giuseppina                    - Giuseppina.

Vitaliano                       - Non è vero, Giuseppina?...

Giuseppina                    - Certo, signore... Andiamo, signor Alessio, ubbidite al signor padrone!...

Alessio                          - (malcontento) Sì, sì... me ne vado....

Vitaliano                       - Brava Giuseppina... Vedo che sa­pete farvi rispettare.

Alessio                          - (salata e se ne va imbronciato).

Giuseppina                    - Scuserà la mia sfacciataggine... ma vorrei sapere come è andata la rappresenta­zione.

Vitaliano                       - Bene... bene... Non è vero Mil­la?... (correggendosi) Non è vero signorina Milla?...

Milla                              - Sì, sì... è stato un buon successo...

Giuseppina                    - Ah! Perché il padrone mi ave­va detto di tener pronte le bottiglie, ma di non farle vedere... Le posso metter fuori al­lora?

Vitaliano                       - Ma certo... se è per quello... è stato un grande successo... in fatto di champagne la critica non ha opinioni... La commedia è idiota, ma tu metti fuori le bottiglie... Gli al­tri saranno qui a momenti...

Giuseppina                    - Vado subito           - (esce).

III.

Vitaliano e Milla.

Vitaliano                       - (premuroso ed eccitato) Levatevi il mantello... levatevi anche il resto... se vo­lete? Io non mi lamento...

Milla                              - (maliziosa) Davvero?...

Vitaliano                       - No; certo: siete deliziosa. Ma sta­sera però non siete del solito umore... Che avete?

Milla                              - (accorata) Paolo... mi ha piantata... definitivamente!...

Vitaliano                       - (contento) Davvero?...

Milla                              - Sì: e non me lo meritavo, sapete!... Gli volevo bene sul serio... Ma non vai la pena d'affezionarsi agli uomini...

Vitaliano                       - (approfittando per accarezzarla) E per questo che io preferisco le donne... Po­vera Milla!

Milla                              - (allontanandolo) Lui preferisce inve­ce le signore del gran mondo... Si sa... sono una povera dattilografa... Del resto me l'a­spettavo... sono cose che succedono anche nei romanzi!

Vitaliano                       - Certamente!... Ma nei romanzi... vedete... c'è sempre un successore, un bravo signore, serio, posato, un po' maturo, che fa la fortuna alle ragazze giudiziose che non ba­dano soltanto alla gioventù e all'allegria...

Milla                              - E nelle commedie?...

Vitaliano                       - Non parlatemi delle commedie!... Mi fate entrare il cattivo umore, mi fate pen­sare che ho ancora da scrivere l'articolo, a quest'ora assurda.'.. Restiamo al romanzo, Mil­la... Sarebbe così bello costruirne uno in­sieme...

Milla                              - Ma come?...

Vitaliano                       - Ma sì... Non ve ne siete accorta che sono pazzo di voi? Con un amico come Paolo, con un'amante come voi, Milla, io sa­rei un uomo felice, e diventerei pieno d'in­dulgenza per gli autori novellini, lo sento...

Milla                              - Allora... io compirei una buona azio­ne?...

Vitaliano                       - Ma certo... un'azione... che avreb­be - oso dire - un'importanza etica, un valore sociale...

Milla                              - Come parlate bene... Non avete mai scritto dei romanzi?...

Vitaliano                       - No... Ma, vi ripeto, ne possia­mo fare uno insieme... (avvicinandosi).

Milla                              - E che dirà vostra moglie?

Vitaliano                       - Mia moglie non saprà nulla!...

Milla                              - Una donna così buona!... (ironica).

Vitaliano                       - Sì... sì... ma non importa... Lei ha le sue occupazioni...

Milla                              - Lo credo bene...

Vitaliano;                      - Voi avreste un quartierino tutto per voi e smettereste di logorarvi la vista a far la dattilografa...

Milla                              - Siete molto buono... Egli è che... So­no in un grave imbarazzo... Vi dirò la ve­rità... C'è il signor Graziano che mi sta dietro da tanto tempo... Veramente... sarebbe il suo turno...

Vitaliano                       - Il suo turno? (baciandola) Siete adorabile d'ingenuità... Graziano si contenterà di avervi... in terza lettura...

IV.

Paolo, Ginetta, I'Impresario, Graziano.

(Si sente chiudere l'uscio di fuori).

Vitaliano                       - (distaccandosi) Perdio!... M'ero scordato che Paolo ha la chiave!...

Milla                              - (si dà da fare intorno alla tavola).

Paolo                             - (aprendo l'uscio per dare il passo a Ginetta) Eccoci qua...

Vitaliano                       - Evviva il trionfatore!...

Impresario                     - Sì... sì... trionfatore... Ma si reggerà? L'ultim'atto mi pare abbia acconten­tato poco, a dirla schietta...

Ginetta                          - Dio!... Come siete difficile...

Graziano                       - Io mi son divertito moltissimo...

Impresario                     - Sì... è un lavoro... Tu mi capisci, vero, Vallarsa? Ma, Dio mio, non tutti i bei lavori richiamano il pubblico... Vedremo domani sera... se la gente ci viene!...

Paolo                             - Eh!... ma non me la devi abbando­nare; santo Cielo!... Lo capisco, la cassetta, il borderau... hai ragione!... Ma intanto sta­sera s'è fatto un magnifico incasso... La secon­da, si sa, sarà un po' fiacca, ma insistendo, vedrai. Di che cosa ha bisogno il pubblico?... Della sensazione del successo. Se gli date questa, corre che è un piacere...

Impresario                     - Giusto... Ma ora, tutto dipen­de dalla critica... o per dir meglio, da lui... (indicando Vitaliano) Tutti aspettano il suo articolo, tutti attendono il suo responso, e sic­come sanno che è severo... Io non voglio in­fluenzare affatto... ma se ne dice bene, il successo è garantito...

Paolo                             - (avvicinandosi a Vitaliano) Vitaliano... Neanche io, veh! voglio influire in nulla sul tuo giudizio... (tragico) Che Dio t'ispiri!...

Ginetta                          - (carezzandolo) Oh!... Egli è buo­no e sincero...

Vitaliano                       - Cari amici... capisco il vostro stato d'animo... Paolo, apprezzo la tua deli­catezza... Ho sempre avuto per massima di non subire influenze di nessun genere... per que­sto non voglio mai conoscere gli autori (ridendo) né le loro mogli od amiche... Non mi scosterò neanche questa volta dai miei principi, coi quali da trent’anni servo l'arte... e" il pub­blico. Modestia a parte, la mia severità ha fatto molto bene in Italia, dove tutti nascono commediografi e poeti... Ma la severità deve accompagnarsi alla giustizia, la censura non deve escludere le lodi. La commedia di Pao­lo Vallarsa è una nobile opera, l'autore è una delle nostre speranze migliori... Il mio articolo non potrà essere che favorevole... (si ha un senso di soddisfazione generale).

Paolo                             - (commosso, dando la mano a Vitaliano) Grazie, mio grande amico, grazie...

Vitaliano                       - Non c'è di che... Sono sincero, come sempre...

Milla                              - (piano a Vitaliano) Avete fatto pia­cere anche a me. (prendendo a parte Paolo) Ora aspetto il braccialetto.

 Paolo                            - Domani... parola d'onore!...

Ginetta                          - (carezzando Vitaliano) Caro...

Paolo                             - (all'impresario) Ora, vecchio mio, sei a posto... Vedi se te l'ho saputa lavorare?... (strizzando l'occhio).

Impresario                     - È meraviglioso!... Non si  riconosce più...

Paolo                             - Ma anche a te io debbo gratitudine! E non soltanto per avermi messo in scena il; «Vomero»... ma anche per avermi fatto scrit­turare Olimpia in America!...

Impresario                     - Sei contento?...

Paolo                             - (forte) Ah!... Veramente Cristoforo Colombo è il più grande degli uomini!...

Ginetta                          - (voltandosi) E la vedova Cliquot la più grande delle donne...

Paolo                             - Ma sì... lo champagne!... Avete ra­gione!... Che fa Giuseppina?... Vado a cercarla... (esce a sinistra)..

Graziano                       - (a Milla, in piedi, vicino alla tavola) Signorina Milla... Mi pare che sia arrivato il momento...

Milla                              - Quale momento, signor Graziano?...

Graziano                       - Il momento... della seconda lettura… Avete pensato a quanto vi dissi?...

Milla                              - (imbarazzata) Ci ho pensato!...

Graziano                       - Ebbene: Paolo è in pieno successo e naviga verso... nuovi lidi... Non vi pare! che sia giunta la mia ora?...

Milla                              - Forse... al vostro orologio!...

Graziano                       - Che dite, signorina Milla?...

Milla                              - Dico che non posso, signor Graziano.

Graziano                       - (indignato) Non potete? e peeché?...

Milla                              - Perché Paolo mi ha scongiurato di non disgustare il signor commendatore... e il signor commendatore mi ha detto...

Graziano                       - (ansioso) Che vi ha detto?...

Milla                              - Mi ha detto... che vi contentiate di prendermi in terza lettura...

Graziano                       - (disperato) In terza lettura?... Ah! Perdio! Siete diventata una biblioteca circolante!?...

Paolo                             - (rientrando con Giuseppina) Ecco lochampagne!... I bicchieri!... I bicchieri!...

(Giuseppina distribuisce i bicchieri).

Ginetta                          - (va in giro mescendo lo champagne con intenzione) Ai vostri successi!...!

Impresario                     - Ai nostri incassi!...

Vitaliano                       - Alla nostra amicizia!...

Paolo                             - E tu Graziano?... E voi, Milla?...

Graziano                       - (alzando il bicchiere) Alle tue bugie!...

Milla                              - A quella che mi sostituirà!...

Impresario                     - Che vuol dire?...

(imbarazzo generale ).

Vitaliano                       - Vuol dire... che la signorina smette di fare la dattilografa, e quindi Paolo dovrà cercarsene un'altra...

Paolo                             - L'avrei giurato... (a bassa voce).

Graziano                       - (avvilito) Ed a me?...

Paolo                             - (stringendosi nelle spalle) Condo­glianze!...

Impresario                     - È stata però una bella serata!... una serata emozionante!...

Ginetta                          - Ditelo a me!... Per il primo atto non avevo paura... eppoi il primo atto va sempre... il pubblico aspetta... Se fischiasse al primo, spenderebbe troppo male i suoi quattrini... Ma al secondo... la scena fra Dario e Marcella...

Vitaliano                       - La scène à faire, uso Sarcey!...

Civetta                          - E voi l'avete fatta, Paolo... oh! se l’avete fatta!... Non si sentiva volare una mosca... ho detto: se passa questa, è vinta... Ed è stata vinta!...

Paolo                             - (gongolando) Sì... mi posso conten­tare... Tanto più che i soliti amici non man­cavano...

Impresario                     - La Malpensi ha recitato bene...

Paolo                             - Divinamente...

Graziano                       - (a Vitaliano) Ne avrete da di­spensare delle lodi, stasera!

Vitaliano                       - (alzandosi) A proposito... Io sto qui a chiacchierare e a gingillarmi e devo an­cora scrivere l'articolo... Mi dispiace, cari amici, ma bisogna che me ne vada... (a Milla) Signorina... se posso accompagnarla... ho la vettura...

Milla                              - Grazie...

Vitaliano                       - (a Ginetta) E tu?...

Ginetta                          - (modesta) Io me ne vado di so­pra... Vado a letto...

Vitaliano                       - Brava! Guarda che farò tardi e non verrò a destarti... Andrò direttamente nella mia camera!...

Ginetta                          - (con un sorriso) Sta bene... Ti dò la buona notte ora, amico mio!...

Vitaliano                       - Buona notte!... Caro Paolo.... signori!...

Impresario                     - Veniamo anche noi... Caro Pao­lo, nuovamente congratulazioni...

Graziano                       - Congratulazioni... (a bassa voce) Mi renderai ragione domani di come mantieni le tue promesse!...

Paolo                             - Caro mio, con le donne non si può giurar nulla!... Credi che io sia soddisfatto?...

Graziano                       - Non sei ancora soddisfatto? Eppure il cavallo ha funzionato magnificamente!

Paolo                             - Si... ma la piazza forte resiste!

Graziano                       - Sei incontentabile!...

Milla                              - (c. s.) Ricordatevi il braccialetto...

Paolo                             - Ah! quello sì...

Paolo                             - (saluta tutti; insieme a Giuseppina aiuta le signore a indossare il mantello. Tutti se ne vanno).

Ginetta                          - Arrivederci, Paolo...

Paolo                             - (baciandole la mano) Quando?...

Ginetta                          - (enigmatica) Ma!... (esce).

V.

Paolo, poi Giuseppina.

Paolo                             - (gira su e già fra seccato e soddisfatto. Si versa un bicchiere di champagne. Si siede a tavola e mangia qualche cosa. Poi accende una sigaretta, va allo spècchio, si guarda) Beh! caro mio, dovresti esser soddisfatto!... Il pubblico, la critica!... Eppure mi manca l'elemento essenziale per esser felice!... Mi manca lei! Ho conquistato la città ma non ho conquistato... Elena!... (resta un momento pensieroso, poi chiama): Giuseppina! Giusep­pina!...

Giuseppina                    - (accorrendo) Comandi signor pa­drone!

Paolo                             - Puoi spegnere è andare a Ietto...

Giuseppina                    - Grazie. E... qui, devo sparec­chiare?...

Paolo                             -: No... sparecchierai domattina...

Giuseppina                    - Va bene... È contento, signor padrone?...

Paolo                             - Contentissimo... È stato un bel suc­cesso... Ho sofferto, sai... ho aspettato molto... ma il successo c'è stato e mi ha ricompensato di tutto...

Giuseppina                    - Già: me l'aveva detto il signor commendatore...

Paolo                             - Che t'aveva detto, quel buon Vita­liano?...

Giuseppina                    - Mi aveva detto: la commedia è idiota, ma il successo c'è stato...

Paolo                             - (scattando) Ti ha detto proprio co­sì?... Ha detto proprio idiota?... Ma forse parlava di te?...

Giuseppina                    - No: parlava proprio della com­media!...

Paolo                             - Ah! pezzo di canaglia!... Purché non lo dica anche sul giornale!... sarebbe un brutto scherzo... sarei rovinato... (gira su e giù agitato). Giuseppina        - Signor padrone...

Paolo                             - Che cosa c'è?

Giuseppina                    - Posso andare a letto?...

Paolo                             - Vai anche al diavolo...

Giuseppina                    - Grazie, signor padrone!... Buona notte, signor padrone... (spegne una parte della luce e se ne va)

VI.

Paolo

Paolo                             - (agitato, continua a camminare su e giù) Non è possibile... sarebbe un tiro atroce... Che si sia accorto di qualche cosa!... Ma se non c'è stato nulla... nulla di definitivo. No... no, non può essere... Eppure quell’idiota mi è rimasto nella gola... (va un momento nel­l'altra stanza, s'infila il pigama, ritorna, ac­cende un'altra sigaretta, inquieto). E dire che lei è qui sopra, e sola... (sta in contempla­zione, guardando il soffitto            - si sente un piccolo trillìo di campanello) Il campanello?... O chi può essere? Il portone è chiuso... Che sia!... (esce e rientra, tenendo Ginetta ab­bracciata).

VII.

Paolo e Ginetta.

Paolo                             - Cara, cara... amor mio... Qualche cosa mi diceva che sareste venuta... e perciò non avevo voglia di andare a letto... Come vi ringrazio di avere scelto proprio questa sera...

-Ginetta -                      - Vitaliano torna tardi, nessuno si accorgerà della mia assenza... D'altronde, ave­vo promesso!... Una donna onesta deve man­tenere la promessa...

Paolo                             - Una lontana, dolce promessa!...

Ginetta                          - Avevo promesso che sarei venuta quando fossi stata sicura di voi!...

Paolo                             - E lo siete?...

Ginetta                          - Come si può esserlo di un uomo!...

Paolo                             - E come potevate dubitare?... Non ce più nessuno tra me e voi... anche Milla... (fa un cenno che se n’è andata).

Ginetta                          - Sì: ma questo non ha un grande valore... sono le solite scadenze fine mese...

Paolo                             - (senza curarsi d'indagare) E allora... è la mia buona stella che vi ha illuminato... Levatevi il mantello... Ecco... così, e lascia­tevi baciare... Siete un bel fiore profumato... voglio aspirarlo tutto...

Ginetta                          - Badate; a me la letteratura non fa perder la testa. Ci sono abituata...

Paolo                             - Come siete cattiva!... Mi avete fatto sospirar tanto!... Quanto vi ho aspettato in questa stanza, che ora è tutta piena di voi!...

Ginetta                          - Perché avete troppa fretta!... Voi uomini non sapete aspettare, e questo è un grande errore... Che gusto c'è a fare le cose in fretta? Il frutto è più dolce quando è maturo...

Paolo                             - (baciandola) Infatti... siete dolcissima…

Ginetta                          - State buono... aspettate!...

Paolo                             - Ancora?...

Ginetta                          - Ma sì... Vi confesserò, Paolo, ho un po' d'appetito...

Paolo                             - (premuroso) Ma venite, qui... C’è della carne fredda, del foie gras e dello champagne... Faremo il nostro pranzo di nozze.,

Ginetta                          - (allegra) Avete dimenticato il fior d'arancio...

Paolo                             - Non ne ho l'abitudine!...

Ginetta                          - (mangiando) Ma è delizioso lo stesso!...

Paolo                             - Bevete!...

Ginetta                          - (beve un bicchiere di champagne, poi, dopo un istante di riflessione) Paolo!...

Paolo                             - Che cosa, amor mio?...

Ginetta                          - - Lo sapete che avete conquistato mio marito?...

Paolo                             - (un po' seccato) Che c'entra? È voi che voglio conquistare...

Ginetta                          - Non adoprerete certo le medesima armi!... Ma andate là, anche quella conquista ha il suo valore per voi!...

Paolo                             - (con aria d'indifferenza) Sì... Vitaliano mi vuol bene...

Ginetta                          - (maliziosa, bevendo un altro bicchiere di champagne) Tuttavia, se fossi in voi, non sarei così tranquillo...

Paolo                             - (spaventato) Che cosa intendete dire?

Ginetta                          - Dio mio!... E certo che non è entusiasta della vostra commedia... e se a quest'ora stesse conciandovi per le feste sulle colonne dell'Avvenimento?...

Paolo                             - (scattando in piedi) Ma è impossibile!...- Ma vi burlate di me!... Ginetta           - (scoppiando a ridere) Ecco, vedete. Ho voluto dimostrarvi che ha qualche importanza anche la conquista di mio marito. Ah.Gli uomini!... Ci amate per quanto vi siamoutili!-...

Paolo                             - Non lo dite... Non turbate con sarcasmo un'ora che non tornerà più...

Ginetta                          - Avete ragione: È inutile fare della filosofìa... Se avessi riflettuto, non sarei venuta qui stasera: se non mi foste piaciuto fin dal primo giorno che vi ho visto, non mi sarei lasciata prendere dalle vostre trappole, non vi avrei aiutato vi avrei aiutato sempre... e domani non leg­gereste il vostro incensamento sul giornale; sono le piccole cause della fama...

Paolo                             - Lascia stare, sappi solo che ti amo... come non ho amato mai nessuna donna...

Ginetta                          - Sì... dimmi queste deliziose scioc­chezze!... Se noi donne non mostrassimo di credervi, ci mancherebbe ogni scusa di ingan­nare il marito...

Paolo                             - (abbracciandola) Cara! Cara!... (si baciano lungamente).

Ginetta                          - (sciogliendosi) Eppure!... Tu devi la tua felicità ad un caso...

Paolo                             - Benedico il caso!...

Ginetta                          - Un caso che non conosci!...

Paolo                             - Dimmelo!...

Ginetta                          - Lo devi a una lettera!...

Paolo                             - (seccato) Oh Dio! ricominciamo con la lettera?...

Ginetta                          - Ma no, non è la stessa...

Paolo                             - (leggermente inquieto) Lascia andare, prendo la felicità da dove mi viene, senza discutere...

Ginetta                          - Ma no... Non mi devi credere così frivola. A me mancava la certezza del tuo sentimento verso di me... Da oggi ce l'ho...

Paolo                             - (c. s.) Dove l'hai?...

Ginetta                          - (tirando fuori una lettera dal seno) Qui...

Paolo                             - Ed è?...

Ginetta                          - La vera lettera che io venni a chiederti qui... un mese fa.

Paolo                             - Volevo dire... Un'altra lettera...

Ginetta                          - Sì...- quella che tu mi hai resti­tuita non era evidentemente la vera: la vera non era caduta su quella finestra là, ma sulla finestra dell'altro inquilino del pian­terreno...

Paolo                             - Il senatore?...

Ginetta                          - Precisamente... egli era stato as­sente... il portiere dando aria alle stanze aveva trovato la lettera e l'aveva messa sul banco del senatore. Questi ha creduto suo dovere dì riportarmela, non senza avvertirmi di es­sere, un'altra volta, più prudente...

Paolo                             - (avvilito) E allora?...

Ginetta                          - E allora... al primo momento sono rimasta sbalordita... Non c'è che dire... Era proprio la stessa lettera, le stesse parole, la stessa calligrafia... Le lettere erano dunque due. Chi era che m'ingannava?...

Paolo                             - (non sapendo dove andrà a finire)Già: chi era che t'ingannava?...

Ginetta                          - Eri tu, mio bel signorino... ma eri tu che dimostravi anche di avermi voluto bene anche prima di quel giorno...

Paolo                             - (c. s.) Eh!...

Ginetta                          - Ma sì... se tu avevi riscritto la lettera parola per parola, vuol dire che la prima, la vera, l'avevi scritta tu, che la di­chiarazione me l'avevi fatta tu... che l'avevi ripetuta tanto da impararla a memoria. E quella tua passione e quella tua discrezione mi son piaciute. Ho avuto finalmente una prova che non ti ero indifferente...

Paolo                             - Guarda che combinazione!...

Ginetta                          - (trionfante) Ti pare che la tua Ginetta abbia del talento?...

Paolo                             - Eccome!... Hai costì tutti e due i cavalli... Volevo dire, le lettere?

Ginetta                          - Eccole!...

Paolo                             - Dammele! (le prende, le strappa in minutissimi pezzi e le butta nel caminetto).

Ginetta                          - (arrabbiata) Perché?...

Paolo                             - Perché... perché sono documenti ol­trepassati, documenti di sotterfugi, dei quali ormai non abbiamo più bisogno... Il più bel documento (abbracciandola) l'ho qui... Ma bi­sogna riconoscere che c'è un Dio per gli in­namorati!...

Ginetta                          - (alludendo al marito) E per gli autori drammatici...

Paolo                             - (scherzoso) È lo stesso... Anche l’amore non è una commedia?...

Ginetta                          - Sicuro. È una commedia dove l'ultim'atto è però sempre il migliore...

Paolo                             - (sottovoce) Dove i fatti valgon più delle parole...

Ginetta                          - Dove la conclusione è sempre la stessa...

Paolo                             - E piace sempre allo stesso modo...

Ginetta                          - (con voce sempre più languida) Dove c'è un argomento irresistibile...

Paolo                             - (baciandola) Questo...

Ginetta                          - (c. s.) E un altro anche miglio­re... questo:            - (restituisce il bacio).

Paolo                             - (trascinandola Verso la camera) Vieni... È tempo di calare il sipario...

(Mentre stanno per varcare l'uscio della camera, squilla insistente il campanello del telefono).

Paolo                             - (sobbalzando) Il telefono!...

Ginetta                          - (seccata) A quest'ora?

Paolo                             - Lascia andare!

Ginetta                          - Ma no... potrebbe essere una cosa seria...

Ginetta                          - (arrestandosi come colpita da un'idea) Ho capito... sarà una donna...

Paolo                             - Ma neanche per idea... Vieni via...

Ginetta                          - (impuntandosi) Niente affatto. Tu hai troppa fretta, e quel maledetto suona trop­po!... (si libera di Paolo, si precipita al te­lefono e mette a l'orecchio il ricevitore, che abbandona poi subito terrorizzata) Pronto? Pronto?... Dio! Mio marito!...

Paolo                             - (accorrendo confuso) Accidenti... Mio... nostro marito?...

Ginetta                          - Purché non mi abbia riconosciuto... Vedi tu... parlagli...

Paolo                             - (accostandosi trepidante il ricevitore all’orecchio) Pronto? Pronto? Ah! Sei tu? Vitaliano? Come? Una donna? Ma no... Cioè sì... era una donna... Ma una donna che non conta... Era la mia cameriera... (gesto di soddisfazione di Ginetta) Eh? Eh? Tu volevi sapere? Ah! Il finale?... Non te ne ricordi più?... Eh già... Vuol dire che dormivi... Pec­cato! È la scena migliore del lavoro... Ma è semplicissima. È il finale, diciamo così, classico; è lui che va a letto con la moglie dell'amico... (Ginetta gli dà un pizzicotto) Ahi... No... Come? Pronti?... Sì, era un contatto... Immorale?... Mi par logico... quan­do c'è in ballo una signora, un marito e un amico di questo... Come dici? La guerra di Troia?... (ridendo) Sicuro... anche allora era la stessa storia!... Che dici?... Il marito è un imbecille?... Ma questo, scusa, è di pram­matica... Da Plauto in poi... Sì.... niente di nuovo... sicuro, d'accordo... ma non lo scri­vere nell'articolo... Grazie; buona notte... (Ginetta lo accarezza) Come? Vado in braccio a Morfeo? No... non si chiama così... chiamalo... Elena! (Ginetta lo distacca dal te­lefono).

Ginetta                          - Perché Elena?

Paolo                             - Non potevo mica dirgli il tuo no­me... Ne ho preso uno qualunque nella storia) greca. Vieni....

Ginetta                          - (pensierosa) Eppure! quello che facciamo è brutto!...

Paolo                             - (scuotendo la testa) No! È normale... Lui forse non fa lo stesso... con la dattilografa?... È la vita, brutta o bella, che è fatta così... è la commedia che continua, ed arriva, se Dio vuole, al lieto fine!...

(Torna indietro e toglie il ricevitore).

Ginetta                          - Che fai?

Paolo                             - Che fo? Chiudo la bocca alla critica e prendo la tua!...

(La bacia appassionatamente)

FINE

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