IL CENTENARIO
Commedia in tre atti
Di S.J. ALVAREZ QUINTERO
Traduzione di Gilberto Beccari
PERSONAGGI
PAPA GIOVANNI
CURRITA
DONNA MARZIALA
DONNA FILOMENA
EULALIA
CARMEN
ROSA
TRINO
DON EVARISTO
ANTONION
ALONSO
MANUEL
ATTO PRIMO
La scena ad Arenales del Rio, in una sala terrena della casa di Pap Giovanni. Al fondo, tre archi eleganti, che riposano su colonne snelle di marmo, danno accesso a un ameno giardino fiorito. Da ogni arco pende un trasparente di sparto o di giunco. Porta a destra e a sinistra. Mobili relativamente moderni, ordinati e ben tenuti. Quadri che rivelano buon gusto, alle pareti. Zoccolo di piastrelle; pavimento a mosaico, ben lucido. E' una mattina di maggio.(Dal fondo entrano Manuel e Carmen, vecchia domestica della casa lei, e cocchiere lui).
Manuel - Passi, Carmen. Aspetti qui, che vado ad avvertire la signora.
Carmen - Le dica che non ho fretta.
(Manuel esce da sinistra. Carmen contempla, sorpresa, la stanza).
Carmen - Si potrebbero mangiar le briciole sul pavimento! E' stata sempre la pulizia in persona donna Marziala.
Manuel - (rientra) La signora viene subito. A rivederci,
Carmen. - (Esce dal giardino).
Carmen - Avevo detto che non avevo fretta. A rivederci, Manuel.
(Dopo pochi istanti, viene da sinistra Donna Marziala, una signora di 65 anni ben portati, bonaria e tranquilla).
Donna Marziala - Oh Carmen!
Carmen - Come sta, donna Marziala?
Donna Marziala - Grazie a Dio, benissimo.
Carmen - E suo pap? Il signore?
Donna Marziala - Tutti bene.(Piegandosi per raccogliere da terra una fogliolina verde che getta in giardino) E poi Beppina mi dice che ha spazzato la sala!
Carmen - Sar stato il vento.
Donna Marziala - S, il vento. Tutti i giorni si vanno facendo pi sudicie queste donne di servizio! Tu non eri cos. Siedi.
Carmen - Grazie, signora.
Donna Marziala - Te lo immagini, perch ti ho mandato a chiamare?
Carmen - Qualche cosa m'immagino; corrono gi alcune voci per Arenales.
Donna Marziala - Non si tratta di un segreto.
Carmen - Suppongo che sar per il compleanno di suo padre.
Donna Marziala - Precisamente. Bisogner mettere tutta la casa sottosopra, per fargli pia-fere. Compie cento anni, capisci? il venticinque di questo mese, e vuole celebrare la data come si merita.
Carmen - Cent'anni! Ci pensi: cent'anni! Un secolo, non vero?
Donna Marziala - Un secolo; cos.
Carmen - Chi lo crederebbe, a vederlo camminare per le strade!
Donna Marziala - Se tu lo sentissi qui in casa... Ha pi energia di me e di mio marito. E' un miracolo della provvidenza.
Carmen - Dicono che verr anche suo fratello, quello che sta a Madrid; deve essere molto vecchio anche lui!
Donna Marziala - Non certo un ragazzo!... Se pu, ha scritto che verr. E verr anche mia sorella Maria, di Granada, con i figli e i nipoti... E la zia Carolina - te la ricordi? - che ha gi due figlie maritate... E tre cugini carnali di pap Giovanni, con tutta la famiglia... Quanta gente! Che rivoluzione!
Carmen - Ges mio, Donna Marziala! Chi sa che confusione! La faranno diventare pazza!
Donna Marziala - Questo il meno. Figurati mio marito, che lo spirito dell'ordine! Ha gi un diavolo per capello. Quanto a pap Giovanni, appena si alza, se Currita non venuta a prenderlo, va subito in casa di lei e si pianta l.
Carmen - In casa di Currita, la nipote?
Donna Marziala - La pronipote. Se Currita figlia di Gioachino, che va gi per la quarantina!
Carmen - Ges benedetto! Mi par di vederlo ancora giocare ai tori!
Donna Marziala - Ebbene, fra Currita, che un demonietto, e il bisnonno, che come un bambino, con i suoi cent'anni sulle spalle, si danno un tal daffare che tu non puoi immaginarlo. E' tutto uno spedir lettere e telegrammi! A pap Giovanni prende un riso tale, quando si ricorda di qualche parente che non stato ancora avvisato, da fare invidia a guardarlo. F subito lettera d'invito, che Currita scrive ed egli detta. E gi risate, tutti e due; risate che un piacere! Vorrebbe perfino che venisse un biscugino che si trova in America!
Carmen - E' il colmo!
Donna Marziala - Credo che saranno tanti gli ospiti, che non baster la mia casa per alloggiarli, pur essendo molto grande. Alcuni dovranno andare in quella di mio fratello. E altri in casa di Gioachino. In tal caso, le tue figliuole potranno venir qui a dare una mano in questi giorni?
Carmen - Non sono domande da farsi, signora Marziala! Trattandosi di lei... Pu venire la mia Carmen che, non perch mia figlia, ma vale un Per... Pu venire la mia Dolores; scriver a suo marito perch la lasci venire, se c' bisogno di cucire anche qualche cosa. "Pu venire anche la mia Andreina, che per i dolci una specialit. Pu venire al mia Beppa, che, bench piccola, pu fare qualcosa. Quanto ad uomini, pu venire il mio Gianni,
Donna Marziala - S, ci sar bisogno anche di alcuni uomini.
Carmen - In tal caso pu venire il mio Gianni, il mio Pietro.
Donna Marziala - E tuo marito?
Carmen - Non me lo rammenti, per carit: la mia dannazione!
Donna Marziala - Che cosa fa ora?
CARMEN - Passa la sua giornata all'osteria, a bere con quattro fannulloni, e a dir male dei preti. Prima l'aveva coi frati, ora l'ha coi preti!
Donna Marziala - Ma guarda un po'! Mi dispiace. Digli da parte mia che non vada pi all'osteria e digli che i preti non fanno male a nessuno.
Carmen - E' quello che gli dico anch'io; ma mi risponde che i preti sono quelli che sposano la gente e debbono scontarla!...
Donna Marziala - (ridendo) Che uomo!
Carmen - Brutti scherzi che fa il vino, signora.
Donna Marziala - Allora, tanto per cominciare, mandami la maggiore delle tue figliuole.
Carmen - Carmen.
Donna Marziala - E quella dei dolci.
Carmen - Andreina!
Donna Marziala - E via via manderemo a chiamare le altre.
(Da destra entra don Evaristo, marito di Donna Marziala, pi anziano di lei di cinque o sei anni. E' un vecchietto incartapecorito e lindo).
Don Evaristo - (un po' nervoso) Si pu sapere?... Buongiorno, Carmen.
Carmen - Buongiorno, don Evaristo.
Don Evaristo - Si pu sapere...?
Carmen - Ho tanto piacere di vederla in buona salute.
Don Evaristo - Grazie. Si pu sapere chi ha strappato il foglietto dal calendario?
Donna Marziala - Io.
Don Evaristo - Queste benedette donne!... Non lo sai che li raccolgo tutti per bruciarli il primo dell'anno? E dove l'hai messo?
Donna Marziala - Sopra lo scaffale di mogano. E' l, caro, sta' tranquillo.
Don Evaristo - A meno che non l'abbia portato via il vento. E la spazzola dura?
Donna Marziala - Ho preso io anche quella. Aspetta che mi ricordi dove l'ho lasciata... Con tutta questa confusione!... Ah s... mi ricordo. Vado io a prenderla.
(Esce da sinistra).
Don Evaristo - Sono pi di quindici giorni che non si ferma un momento... Non adatta per far questa vita, povera donna. Come la trovi, Carmen ?
Carmen - Bene, benissimo.
Don Evaristo - All'aspetto... Ma il guaio dentro... il cuore... lo stomaco. La macchina si guasta... Sono preoccupatissimo. Lei, poveretta, convinta che io debba morire prima di lei. Ma il giorno meno pensato, vedrai...
Carmen - Ma che cosa si inette in testa, mio Dio?
Don Evaristo - Vedrai, vedrai... E' molto debole. Io, invece, sono cos robusto.
(Torna Donna Marziala con la spazzola e la d al marito).
Donna Marziala - Ecco la spazzola, uomo insopportabile... Se te la prendi per cos poco, chi sa fra qualche giorno!...
Carmen - Con la rivoluzione che ci sar in questa casa!
Don Evaristo - Non posso neppur pensarci... siamo ancora soli, e guarda... (Indica i piedi).
Carmen - Non capisco.
Don Evaristo - Guarda, Marziala, le scarpe del sabato, ed oggi luned! Con questo detto tutto, Carmen. Da che mi conosci... comprenderai. Me ne vado, a rivederci presto...
Carmen - A rivederla, don Evaristo.(Don Evaristo esce da destra).
Donna Marziala - Hai visto? Ogni giorno gli salta fuori una mania nuova. Frutti dell'et; divenuto vecchio.
Carmen - E' stato sempre un signore cos preciso.
Donna Marziala - S, ma a misura che gli anni passano... Tu che da tempo non lo vedi, come lo trovi?
Carmen - Io non lo trovo male.
Donna Marziala - No, vero?... Certo, all'esterno... e visto cos a colpo... Ma mi fa passare certe nottate... Ha una tosse... un catarro...
Carmen - Signora Marziala, tutti i vecchi hanno i loro acciacchi.
Donna Marziala - Ne sono molto addolorata. Il pover'uomo convinto che io muoia prima di lui, ma vedrai invece, disgraziatamente... E' molto abbattuto, molto abbattuto. Mentre io mi sento forte. Meglio di dieci anni fa!
Carmen - Non lo dica, che chiunque la veda non le darebbe l'et che ha, signora. Lei arriver a cent'anni come il signor Giovanni.
Donna Marziala - Non ci tengo, n ho queste velleit. Oh!... guarda... Ecco qui pap col suo secolo sulle spalle.
Carmen - Ho proprio piacere di vederlo, prima di andarmene.
(Arriva, infatti, pap Giovanni, da destra. Ha il cappello a larga tesa in mano e si appoggia ad un grosso bastone. Incede con passo energico, come se coi piedi volesse attaccarsi al suolo. I suoi abiti, semplici e ampi, danno l'impressione che il suo corpo si sia andato restringendo dentro di essi. Cento anni pesano su di lui ed ancor brilla nei suoi occhi un lampo di giovinezza).
Pap Giovanni - Non venuta Currita? E Currita?
Donna Marziala - Ancora non venuta.
Pap Giovanni - Sempre a covar le lenzuola! Che dormigliona!...
Carmen - Buongiorno, signoria, che Iddio la conservi.
Pap Giovanni - Dio conservi te, Carmen, che me mi ha conservato abbastanza, a quanto pare. Dunque? Vengono le tue figliuole a dare una mano in casa nostra?
Carmen - Sissignore, vengono. Donna Marziala si ricorda sempre di noi.
Pap Giovanni - Cosa vuoi che sia!(Pieno di allegria) Senti, Marziala, ha scritto Raffaello. Mi ha promesso che appena gli d il permesso il direttore delle miniere, pianta qui le sue tende con la famiglia. Eh!
Carmen - Mio Dio! Se si porta dietro tutto quello stormo di passerotti!
Pap Giovanni - Sono dodici piccini, Carmen! Questa casa si convertir in un'uccelliera. Solo fra nipoti e pronipoti ne metter a tavola quarantacinque!
Carmen - Una scolaresca!
Pap Giovanni - Di tutte le et: dai trenta mesi ai trent'anni! Una sola nipote mi mancher, e questo mi contraria. Non so come regolarmi per far venire anche lei. Ma no; non possibile.
Carmen - Qual', signor Giovanni?
Pap Giovanni - Giuseppina, la mia figlioccia. Non la lasciano uscire dal convento... Siccome la sciocca fece il voto quattro anni or sono, non la lasciano uscire.
Donna Marziala - E' naturale, pap; hai certe idee!...
Pap Giovanni - Ma per un giorno!... Quando vuoi che le si presenti un'altra occasione simile? Che cosa ne pensi tu, Carmen? Perch, come ho detto a quella sciocca, io, naturalmente, avrei intenzione di campare altri cent'anni; ma allora sar gi morta tutta la famiglia! Perci voglio riunirli ora! Eh!(Ride e fanno eco Donna Marziala e Cormen) A fra poco. Vado a dar due sculaccioni a Currita, se non si alzata.
Donna Marziala - Vuoi che ti accompagni mio marito?
Pap Giovanni - Non voglio compagnie di vecchi! (Esce dal giardino ridendo di nuovo).
Donna Marziala - Lo lascio andar solo. Siccome non deve fare altro che attraversare la strada...
Carmen - Verrebbe fatto di non credere ai nostri occhi.
Donna Marziala - E' vero, Carmen? Io non desidero altro che passili presto questi giorni, perch pap gode molto, questo s, ma si eccita, s'impressiona... E non c' mezzo di distrar-gli la mente dall'idea fissa della sua festa... Prima si svagava tutti i giorni in giardino, nell'orto, con gli uccelli, ed ora non gl'importa pi nulla di queste cose. Non si ferma mai, non riposa... E sono cent'anni quelli che porta sulle spalle!... E' lui, che ritorna?
Carmen - Nossignore, la signora Filomena.
Donna Marziala - (perplessa) Mia cognata?
Carmen - Proprio lei, con la figlia maggiore.
Donna Marziala - Che il Signore ci protegga!
Carmen - Allora quando le mando le mie bambine?
Donna Marziala - Quanto prima. Se possibile, oggi; se no, domani.
Carmen - Sar servita. Carmen e Andreina per ora.
Donna Marziala - S. Passa di qua e fai colazione in cucina con gli altri.
Carmen - Tante grazie, signora. (Esce da sinistra).
(Dai giardino arrivano Donna Filomena e sua figlia Eulalia. Vestono modestamente e portano scialli. Donna Filomena, nuora di pap Giovanni, irritabile e puntigliosa; Eulalia una vittima del carattere di sua madre).
Donna Filomena - (trattenendosi con sua figlia prima di passare in sala; con un gesto aspro) Pap Giovanni se n' andato perch sono arrivata io?
Donna Marziala - Se non ti ha visto neppure! Se n' andato perch non venuta Currita, ed andato a cercarla.
Donna Filomena - Ora Currita nelle sue grazie.
Donna Marziala - S. Ma non passate?
Donna Filomena - Passiamo, giacch ci prega... Giurai, tre mesi fa, che n io, n le mie figliuole avremmo pi messo piede in questa casa. Ma debbo essere io quella che s'abbassa...
Donna Marziala - Vieni qua, Eulalia, dammi un bacio. Tua madre una donna impossibile.
Eulalia - Come sta, zia?
Donna Marziala - Non c' male. E tu sei sempre pi carina.
Donna Filomena - C' tuo marito?
Donna Marziala - C'. Vuoi vederlo?
Donna Filomena - Meno male che oggi c'. Abbiamo fortuna. Miracolo! Perch vi sono giorni in cui c' ed altri in cui si dice che non c'. Diciamo le cose come stanno.
Donna Marziala - Hai bisogno di parlare con lui?
Donna Filomena - E con te.
Donna Marziala - Vado a chiamarlo. Permetti.(Esce da destra).
Donna Filomena - Vai a chiamarlo! Se non ti conoscessi!
Eulalia - Mamma, mi raccomando!
Donna Filomena - Ti ho detto che sono male intenzionata. Oggi mi sentono, mi sentono. Vuoto il sacco! Me ne hanno fatte troppe... troppe!...
Eulalia - Ma non comprendi che poi si stancheranno di favorirci? Siamo gente bisognosa, infine.
Donna Filomena - Del resto non fanno che il loro dovere! Quel che ci danno poi una ridicolezza; e non li autorizza a offenderci a ogni momento. Se levasse la testa dal sepolcro il tuo povero padre!
Eulalia - Non divenir melodrammatica!
Donna Filomena - Non hai osservato la faccia di tua zia, quando ti ha visto il vestito? No?!... Ingenua! Ti ha dato un bacio per avvicinarsi e vedere se il vestito era di seta! La conosco... E l'altro, Evaristo, quello s che buono!
Eulalia - Cattivo lo zio Evaristo?
Donna Filomena - Per te, tutti sono santi, meno tua madre.(Entrano Donna Marziala e Don Evaristo).
Don Evaristo - Quanto sono felice, Filomena!
Donna Filomena - Ipocrisie no, eh?
Don Evaristo - Senti, Filomena: se fai al solito, me ne vado subito. Ho preso ora la camomilla e non voglio che mi si converta in veleno. E tu, piccina, come stai?
Eulalia - Bene, zio; ma anche lei trovo che sta molto bene.
Don Evaristo - Faccio tutto quel che posso per conservarmi... Come sei elegante!
Donna Filomena - (sforzandosi) Ehm!
Donna Marziala - E' vero? ha un vestitino di seta molto grazioso.
Donna Filomena - Ehm! Ehm!... Lo abbiamo ricevuto da Parigi...
Donna Marziala - No; so bene che Eulalia si cuce tutto da s, come le sue sorelle. Che cosa c'entra l'ironia?
Don Evaristo - Lasciamo andare l'ironia. Calma, calma, sediamoci.(Tutti si seggono) Che cosa volevi dirmi, Filomena?
Donna Filomena - Prima di tutto, volevo farvi una domanda: sono di famiglia, io?
Donna Marziala - E' naturale! Sposasti un fratello mio...
Don Evaristo - (sospirando) Che riposi in pace!(Svolge il colloquio movendo in tutti i modi possibili le dita delle mani, per effetto della sua nervosit. Eulalia ascolta disgustata desiderando intervenire e senza riuscirci).
Donna Filomena - Lo domando perch, se sono di famiglia, non lo sembro.
Dnna Marziala - Perch?
Donna Filomena - Non lo sembro, non lo sembro...
Don Evaristo - Perch non lo sembri?
Donna Filomena - Non lo sembro, perch, a quest'ora, in Arenales tutti sanno, meno io, che in questa casa si prepara una gran festa di famiglia.
Don Evaristo - Vediamo bene infatti che non lo sai.
Donna Filomena - Come dovrei fare a saperlo, se chi me lo doveva dire non me l'ha detto?
Donna Marziala - Pap Giovanni stato due volte a casa tua, per parlartene, e non ti ci ha mai trovato.
Eulalia - Volevo dirlo, io!
Donna Filomena - Tu sta' zitta! E' stato un caso che non mi abbia trovato, tutt'e due le volte.
Donna Marziala - Che cosa vuoi che ci faccia ?
Donna Filomena - Non c'era la penna, la carta e il calamaio?
Donna Marziala - Chi sa cosa avresti detto se ti si fosse avvertita per scritto.
Eulalia - E' naturale!
Donna Filomena - Silenzio, quando parlano le persone grandi!(Don Evaristo ammicca ad Eulalia) E' inutile ammiccare: a me non la si fa! Andiamo al secondo punto! che festa sar questa?
Donna Marziala - Puoi immaginarlo: celebrare riuniti, tutti quelli che da vicino e da lontano formano la famiglia, il centenario di pap Giovanni. Questo il suo sogno.
Donna Filomena - Ah, tutti?
Donna Marziala - Tutti, s. Sempre che sia possibile.
Donna Filomena - Di modo che tutti... Saremo tutti?
Donna Marziala - Te l'ho detto.
Donna Filomena - - In tal caso, mi dispiace moltissimo di sciupare il quadro di famiglia, ma se viene Guadalupa, io e le mie figliuole rimaniamo in casa nostra. Mangeremo minestra e lesso; ma in casa nostra.
Don Evaristo - (alzandosi un po' alterato) Uffa!... Non c' modo di... Mi si converte in veleno la camomilla!
Donna Filomena - Ma non sai che io e Guadalupa stiamo cos? (Congiungendo le punte dei due diti indici).
Donna Marziala - Che c'entra! In un'occasione simile non si guarda a certe sciocchezze.
Eulalia - E' vero, vero.
Donna Filomena - Tu sta' zitta! Quante volte te lo debbo dire?
Don Evaristo - Ma basta, Filomena!
Eulalia - Si calmi, zio.
Don Evaristo - Piccina mia, anche la pazienza ha un limite.
Donna Filomena - (alzandosi di scatto) Ho capito! Chi non lo capirebbe? Si vuole che io non venga alla festa. La povera gente d'incomodo. Io sono la pecora nera della famiglia. Andiamo, Eulalia.
Donna Marziala - Filomena!
Donna Filomena - Andiamo, Eulalia!
Donna Marziala - Dai un dispiacere a Pap Giovanni!
Donna Filomena - Non piccolo il mio. Andiamo, Eulalia.
Donna Marziala - Lasciamela qui oggi, giacche venuta... Far colazione con noi e poi mi aiuter, ci sono tante cose da fare...
Eulalia - S, s...
Donna Filomena - Mia figlia non lava i piatti a nessuno fino a che vive sua madre.
Eulalia - Mamma!
Donna Marziala - Se non ti conoscessi a fondo, Filomena, mi offenderei. In ogni modo, se cos vuoi, prtatela via.
(Pausa. Eulalia trattiene i singhiozzi).
Donna Filomena - Ora principiano i piagnistei! E rimani, figlia mia, rimani.
Don Evaristo - La camomilla mi si convertita in acido solforico!
Donna Filomena - Addio, Marziala; addio, Evaristo; addio, Eulalia, ti lascio nel palazzo e torno nella capanna, ma a fronte alta.(Esce senza dir altro e senza guardare nessuno, stizzita).
Donna Marziala - Ma che cos'ha tua madre con noi?
Eulalia - E' cos con tutti, zia Marziala. la nostra disperazione. Io non ne posso pi. Dio voglia che trovi presto un fidanzato che mi sposi, per uscir di casa!
Manuel - (viene dal giardino con un foglio in mano) Con permesso, donna Marziala?
Donna Marziala - Che cosa c', Manuel?
Manuel - Un uomo ha bussato alla porta e mi ha detto di consegnare alla signora questo plico.
Don Evaristo - Questa la conseguenza di elargire troppe elemosine. Bisogna fissare un giorno o ci mandano in rovina!
Donna Marziala - Leggi tu, che non ho qui gli occhiali.
Eulalia - Mi dia, zia.(Legge lo scritto che sorprende oltremodo lei e i vecchi) ce Nobili signori di questo palazzo. Un giullare... .
Don Evaristo - Un giullare?!
Donna Marziala - Non interrompere!
Eulalia - ce ...un giullare che viene di terre lontane, per diletto degli ozi dei grandi, ha saputo per caso che il cielo ha concesso cent'anni di vita al patriarca di questa nobile famiglia, e chiede alloggio per cantare in suo onore e gloria versi che egli ha composto .
Don Evaristo - Questo dice? Neppur fossimo nel medioevo! Strano!
Donna Marziala - Strano, vero? Mi ha preso una certa paura, Evaristo.
Don Evaristo - Che aspetto ha quest'uomo? Che tipo , Manuel?
(Manuele scoppia in una risata che ha trattenuto fino allora a dura pena).
Donna Marziala - Che cosa c' da ridere?
Don Evaristo - Che cosa c' da ridere?
Manuel - Guardino, signori, chi questo tipo!
(Viene dal giardino Trino, ridendo. Indossa un abito da viaggio. E' un nipote di Pap Giovanni, che ha gi compiuto trentanni e che gode fama di scapestrato).
Donna Marziala - Trino!
Eulalia - Trino!
Don Evaristo - Ma Trino!
Donna Marziala - Non poteva essere altri!
Trino - (distribuendo abbracci) Zia! Zio!
Donna Marziala - E noi che ci rompevamo la testa!
Don Evaristo - Senza avvertirci!
Trino - Come? Un giullare che viene di ter. re lontane! Non avete letto il messaggio? E tu, Eulalia, come stai?
Eulalia - Bene, e tu? Benone, si vede.
Trino - Era tua madre quella che usciva?
Eulalia - S, era lei.
Trino - L'ho chiamata per nome ed. ha affrettato il passo!Manuel mi ha detto che pap Giovanni l di faccia.
Don Evaristo - Ma a momenti sar di ritorno. Gli darai una gran gioia!
Donna Marziala - Senti, Trino, avrai portato il bagaglio, m'immagino.
Trino - S, un bauletto. E il liuto!
Donna Marziala - Hai inteso, Manuel? Porta tutto nella sala dei ritratti. Poi verr io.
Manuel - Sta bene, signora.(Si ritira).
Don Evaristo - Il nostro trovatore!...
Donna Marziala - Capiti sempre come piovuto dal cielo!
Trino - Meglio cos per tutti! Evito inquietudini e noie, e sono accolto pi allegramente.
Don Evaristo - Verranno anche i tuoi genitori?
Trino - E' naturale che verranno.
Donna Marziala - Ho un gran desiderio di riabbracciare mio fratello.
Eulalia - E Beppe verr?
Trino - Verr!
Eulalia - E Borri?
Trino - Anche lei! Verranno tutt'e quattro le mie sorelle: Pilar col marito e i suoi tre barn, bini; Anita col marito e i suoi due maschietti; Beb col marito e suo figlio... e Borri col fidanzato. Stormo completo, ed io, alla testa!
Don Evaristo - Per l'amor di Dio! Che cosa avverr mai in questa casa con tutti questi ospiti!
Trino - Nel pensare .a questa invasione, quante volte l'ho ricordato, zio! Addio quieto ritmo delle sue giornate. Addio foglietti del calendario, addio ordine delle spazzole!
Don Evaristo - Ah ah ah! Ti burli di me, briccone!
Donna Marziala - Ma questa volta, Trino, spero ti tratterrai un po' con noi, giacch sei ve. nuto.
Trino - Impossibile, zia. ,
Eulalia - Perch, cugino mio, quando vieni ad Arenales passi subito via come un lampo?
Trino - Cos mi piace passare. Appena celebrato il centenario di Pap Giovanni, parto per Parigi!
Donna Marziala - Che cosa vai a fare a Parigi?
Trino - A prender moglie.
Donna Marziala - Questa grossa! A Parigi a prender moglie!
Trino - Vedrete: in un giornale di l ho letto un annuncio: Signorina, di specchiata seriet, giovane, bella, e iucca, sentimentale e so-gnatrice, desidera maritarsi con giovane spagnolo , e cita le qualit. Tutte le mie! Deve avermi visto in sogno! Le ho scritto allora una lettera piena di fuoco, le ho mandato due ritratti miei, uno in abito da passeggio, e l'altro in costume da bagno, perch sappia a che attenersi; e appena ricevo la risposta, prendo il treno.
Donna Marziala - Ma che cosa ci dai a intendere ?
Eulalia - Bugiardo!
Don Evaristo - Io credo che dica la. verit. E' capace di questo e anche di peggio.
Donna Marziala - Per senti, Trino; se la francesina ti d le pere, cosa che mi auguro, mi devi promettere fin d'ora di trattenerti un mese con noi... almeno a titolo di consolazione.
Trino - Te lo prometto, zia! Te lo giuro, se vuoi. A me del resto la vita in famiglia piace molto, m'incanta!
Donna Marziala - Non sembrerebbe...
TRINO - Ne hai una prova nella fretta che ho avuto a intervenire a questa solennit: sono stato il primo! Ho la veste di uccello di passaggio, ma in fondo sono un vero amante della famiglia. Tant' vero che ho gi il mio progetto...
Donna Marziala - E tale rimarr.
Trino - Le dico di no. Voglio scrivere un libro che sar l'opera pi pittoresca e graziosa che si sia vista. S'intitoler: I miei antenati .
Don Evaristo - Che cosa sai tu dei tuoi antenati?
Trino - So tutto. Li ho dentro di me. Ho fatto uno studio profondo sulla famiglia. Fra i nostri ascendenti vi sono stati eroi, martiri, poeti, musicisti, frati, monache, vagabondi e avventurieri. Ebbene, di tutti questi c' qualcosa dentro di me!(Esaltandosi) Di tutti! Vi sono momenti della mia vita, ore, settimane, in cui sento dentro di me questi parenti! Tutti insieme! Dormendo!
(Risa dei tre parenti che stanno ad ascoltarlo).
Trino - E allora, cari zii, - credetemi, parola d'onore, - non trovo umanamente altra soluzione che quella di stare una quindicina di giorni a letto: perch naturale! Con tutto quel cumulo di sentimenti e di passioni dentro, non si pu andar liberi e sciolti per le strade!(Nuove risa).
Eulalia - Senti, Trino, fra gli antenati c' stato nessun pazzo?
Trino - Neppur uno, che io sappia.
Eulalia - Non diranno cos i posteri!
Donna Marziala - Hai sentito la cuginetta?
Trino - Ebbene, se sembro pazzo, tanto meglio! Tutto preferibile, a passar per la vita senza rendersene conto. L'anima dell'uomo non una pietra di mulino. Detesta quelli che nascono buoni e sono buoni a tutte le ore, e quelli che nascono cattivi e lo sono sempre, senza una oscillazione, senza una contraddizione nello spirito. Non molto pi simpatico, miei ca-ri, aver vergogna la mattina e non averla la sera?
Don Evaristo - Come potrebbe esser pi simpatico?
Donna Marziala - Non ti pare, Trino, che basti gi dire sciocchezze? Non vuoi toglierti la polvere del viaggio?
Trino - Io sono sempre agli ordini di mia zia.(L'abbraccia) Lo specchio e il modello delle zie!
Donna Marziala - Mi metterai nel tuo libro ?
Trino - Diamine! E non vi saranno per lei altro che elogi! E si dir che ha le mani d'oro per far le frittelle e i panpepati!
Donna Marziala - Mi pareva impossibile che tu non ci dovessi mettere anche questi! Eulalia, vieni con me per vedere dove possiamo installare questo trovatore di lontane terre... che muore dalla voglia del panpepato...
Eulalia - Andiamo, andiamo, zia. Mi faccia lavorare.
Donna Marziala - Ci sar molto da fare, non temere: e tu, Trino, aspettami un momento qui con Evaristo.(Ad Eulalia con cui esce da sinistra) Dopo saliremo al secondo piano. E vedremo come stiamo a tovaglie e tovaglioli. Ho un gran timore, con tutta questa gente che deve venire.
Trino - Dica quel che vuole la zia, ma mi sembra che ci goda un mondo con tutte queste sistemazioni. E' nel suo centro...
Don Evaristo - S, ma deve combattere con l'et... coi maledetti anni... Come la trovi tu?
Trino - Perfetta. Meglio di mio padre. Pi giovane e bella dall'ultima volta che la vidi!
Don EvarIsto - E' questione di facciata, figlio mio... ma gli interni!
Trino - Non si direbbe.
Don Evaristo - Invece sono sorpreso del mio stato di salute. Non ho notato in me la minima decadenza...
Donna Marziala - (rientrando) Trino.
Trino - Zia.
Donna Marziala - Vieni con me, sar meglio che scelga da te la stanza.
Trino - Per me qualunque stanza buona.
Don Evaristo - Quando hai fatto tutto il tuo comodo vieni nel mio studio... Ti far vedere come tengo la biblioteca. Ti aspetto l.(Esce da destra).
Donna Marziala - Come trovi lo zio?
Trino - Abbastanza bene.
Donna Marziala - L'apparenza inganna. Dio ha voluto tener forte me perch lo curi...
Trino - Meno male!
(Torna Manuel e va verso la porta di destra; ha due lettere in mano).
Donna Marziala - Dove vai, Manuel?
Manuel - A portare una lettera a don Evaristo.
Donna Marziala - E l'altra?
Manuel - E' per il signor Giovanni. La lascer qui, come mi ha ordinato.
Donna Marziala - Fa' vedere. Dammela.(Manuel d ed ella la guarda con disgusto) Me l'immaginavo!
Trino - Che cosa?
Donna Marziala - Ora ti dir... Manuel, porta pure la lettera a mio marito, e poi sali di sopra, che ho bisogno di te.
Manuel - Subito, signora.
Donna Marziala - Ah! se vedi pap non dirgli che c' una lettera.
Manuel - Sar servita.(Esce da destra).
Donna Marziala - Sai di chi questa lettera?Di Gabriella!
Trino - Di Gabriella?
Donna Marziala - Puoi immaginarti! Vorrebbe che venisse anche lei!... E tu sai lo scandalo che fece a Siviglia... La lasci quell'uomo; vive con un altro... ha un figlio.
Trino - E pap Giovanni vorrebbe?...
Donna Marziala - Se avessimo un parente ladro farebbe venire anche quello!
Trino - Ah ah ah! Povero pap Giovanni!
Donna Marziala - Andiamo di sopra.
Trino - Andiamo. E' un fatto per, zia, che, in circostanze come questa, tutti dobbiamo rispettare le sue disposizioni.(Esce da sinistra con donna Marziala. Manuel torna da destra e li segue, ridendo).
(Poco dopo vengono dal giardino pap Giovanni e Currita, a braccetto. Currita bella, veemente, appassionata. Ha due occhi cos espressivi che quando guarda sembra le vadano via dal volto. Se Trino scrivesse un altro libro sopra i discendenti di pap Giovanni, le consacrerebbe il suo miglior capitolo. Indossa un abito semplice, e poitta uno scialle di seta).
Pap Giovanni - Non ammetto scuse, Curri, ta; se seguiti ad alzarti cos tardi, dovr prendere un'altra segretaria... Con tutto questo andare e venire ci vola via la mattinata... E la colpa tutta di quei sogni che ti metti a fare a occhi aperti, pi che a occhi chiusi, quando sei a letto.
Currita - Dice bene, pap Giovanni. Veglio per ideare birichinate, fantasticare, e poi la mattina mi prende il sonno e cado gi come un masso... Ma, da domani, il gallo del cortile voglio chiamarlo io perch si svegli.
Pap Giovanni - S, s; ma non esageriamo, Currita.
Currita - Che cosa dobbiamo fare, ora?
Pap Giovanni - Ora?... Aspettare il portalettere.
Currita - Il portalettere gi passato; vedo che in cima alla strada.
Pap Giovanni - Diavolo! Allora neppure oggi avremo lettere di Gabriella!
Currita - A quanto pare. L'avrebbe lasciata qui, Manuel.
Pap Giovanni - Quella ragazza... quella ragazza! Sarebbe forse capace di non accettare il mio invito?...
Currita - Andiamo, poi, all'orto di Anto-nion, come si disse ieri sera?
Pap Giovanni - Andremo, s. Povero Anto, nion. Lo creder un sogno! Tu lo consideri un povero ortolano... Ma se un parente mio, per. che non deve sedersi alla mia tavola con gli altri?
Currita - Ah, pap Giovanni, com' buono, lei!
Pap Giovanni - Ti sembro buono?
Currita - (accarezzandolo) Pi del pane be. nedetto!
Pap Giovanni - Non tocca a me dirti di no. Lo so che sono buono, Currita, perch se non lo fossi non avrei vissuto cent'anni. Comprendi tu questo?
Currita - Non devo comprenderlo? E poi lei me l'ha spiegato tante volte. A quelli che non sono buoni si avvelena il sangue e muoiono prima degli altri. E' pi chiaro della luce del giorno.
Pap Giovanni - E' un fatto che non basta esser buoni per arrivare al secolo: ma chi ci arriva buono. La malvagit una cosa molto triste e con la tristezza non si sale questa cima.
Currita - Io voglio essere pi buona di tut. ti, per vivere pi di tutti in questo mondo. Che cosa posso fare per conseguirlo, pap Giovanni'?
Pap Giovanni - E' molto semplice: viver, sempre, come se ci fosse Iddio.
Currita - Io ho la sicurezza che c' Iddio; non ci credo semplicemente. Per convincersi basta guardare di notte le stelle, e di mattina cjuando nasce il sole.
Pap Giovanni - Quando hai mai visto sorgere il sole tu, dormigliona?
Currita - Lo vedr domani. Invece le stelle potrei contarle. Ce n' una che mia; solo mia.
Pap Giovanni - Ho piacere che tu guardi il cielo.
Currita - Ho imparato da lei, pap Giovan. ni. Ed ho imparato anche un suo intercalare.
Pap Giovanni - Quale? Quando dico ce dia. volo ?
Currita - Codesto un'altra specie d'inter. calare. Io mi riferisco a quando lei vede qualche cosa di meraviglioso, qualche cosa di bello e di buono che sorprende il suo animo, e dice: Si-gnore, se questo non l'ha fatto Iddio, sembra che l'abbia fatto .
Pap Giovanni - S che lo dico, s!
Currita - E lo dico anch'io guardando la mia stella! Come dico sempre quando capita l'occasione, e come se fosse farina del mio sacco, quelle parole del lumicino, che tante volte mi ha ripetuto.
Pap Giovanni - Che lumicino?
CurrIta - Quello delle novelle delle fate. Non ricorda? In molte novelle c' un viandante stanco che cammina in una notte scura, e non vede altro che un lumicino lontano lontano che gli serve di speranza e di guida. E cammina, cammina e non raggiunge mai il lumicino; ma egli lo vede sempre, e perch lo vede cammina, animato dall'illusione. E lei dice che la vita non si potrebbe vivere senza il lumicino delle favole.
Pap Giovanni - Ah, che brava discepola!Me ne ricordavo, sai? Ma volevo sentirlo dalla tua bocca. Non si pu vivere senza il lumicino della favola; non si pu. Io l'ho sempre avuto davanti... Ed ancora acceso, sai?
Currita - E' ancora acceso, pap Giovanni?
Pap Giovanni - E' ancora acceso, s. A ses. santasette anni cominciai a edificare questa casa, con le stesse illusioni di un giovane di venti cinque. Tutti risero di me e mi tirarono fuori delle strofette... Una diceva: Don Giovanni del Monte - il buon vecchio, - si fa far una casa - e non un panteon . Eh? Veramente si dovrebbe dir pnteon, ma per la rima... Licenza poetica! Che ne dici?... Ebbene, sono gi pi di trent'anni che abito qui... e quello della strofetta c' caso sia gi andato ad abitare l'altro mondo!
Currita - La casa, allora, era il lumicino.
Pap Giovanni - E non ti credere che la mia illusione finisca qui; non finisce. Io voglio seguitare a camminare, perch in lontananza seguito a vedere il lumicino. Se mi udisse quel poeta di altri tempi, mi tirerebbe fuori un'altra strofa.
Currita - Che cosa sogna ora?
Pap Giovanni - Me lo domandi sgranando gli occhi, poco meno che dovessi tirar fuori tu la strofa! Ebbene, senti: io ho avuto figli, ho avuto nipoti e pronipoti... e ora mi sono messo in testa di divenire trisavolo.
Currita - Vuole avere... come si dice?... un trisnipote?
Pap Giovanni - Precisamente. Non l'ho ancora avuto, ma posso averlo. Non ti pare?
Currita - Se lo dice lei!...
Pap Giovanni - E' che per realizzare questo sogno, ho bisogno di te.
Currita - Di me? E' un affare che riguarda la segretaria?
Pap Giovanni - L'affare trovarsi un bel fidanzato e sposarsi presto.
Currita - Ah, ah, ah! Pap Giovanni lei sa che ho sempre un grandissimo piacere a soddisfare i suoi desideri...
Pap Giovanni - E allora non ti far tanto pregare! Sei l'unica da cui posso aspettar presto questo trisnipotino. Gli altri pronipoti sono ancora dei ragazzi... Dunque all'opera!... Quale giovanottino ti piacerebbe ad Arenales? Confidati, vedrai come lo faccio decidere io e lo mettiamo nel sacco.
Currita - Ad Arenales, veramente, non c' da scegliere...
Pap Giovanni - Allora andiamo fuori di Arenales!
Currita - (sospirando) Ah!... fuori di Aie-nales!
Pap Giovanni - Perch no?
Currita - (con graziosa solennit) Pap Gio. vanni, sono innamorata di un uomo che ho qui dentro.(Indica la fronte) Questo il mio lumicino...
Pap Giovanni - Come, come? Non tiriamo fuori le novelle. Tutte le ragazze della tua et hanno un uomo l, e poi, quando se ne presenta loro uno in carne e ossa, debbono dire addio all'uomo sognato, che esisteva solo nella loro fantasia.
Currita - Ma no: quello che ho qui di carne ed ossa!
Pap Giovanni - Diavolo!
Currita - Sissignore.
Pap Giovanni - E chi ?
Currita - Non abita ad Arenales.
Pap Giovanni - Ma chi ?
Currita - Trino.
Pap Giovanni - (con sorpresa) Trino?
Currita - Trino, s.
Pap Giovanni - Mio nipote?
Currita - Proprio lui, pap Giovanni.
Pap Giovanni - Ma questo non un lumicino! Questo un incendio! E dove hai conosciuto tu, Trino?
Currita - Ma io non lo conosco!
Pap Giovanni - Eh?
Currita - Non lo conosco, no. Tutte le volte che venuto ad Arenales, ero sempre in collegio. Ma ho udito raccontare tante cose di Trino, l, in casa mia, qui, e dappertutto, che mi sono innamorata di lui. Questa la verit, pap Giovanni: io non dar ascolto ad altr'uomo prima di conoscerlo...
Pap Giovanni - Ma brava!
Currita - Una sera venne ,a fare la serenata alle convittrici, sotto le mura del collegio! Si seppe dopo che era stato Trino. Quanto piacere mi fece! Fu da allora che... Poi lei, pap Giovanni, mi ha raccontato tante volte le avventure di Trino... mi ha detto della sua bont, del suo talento, del suo spirito... senza sospettare che metteva legna nel fuoco... Mi ha detto perfino che si tir un colpo per una donna. Que. sto ha finito per fami diventare pazza: un uomo capace di tirarsi un colpo per una donna, un uomo di cuore; non un uomo qualunque.
Pap Giovanni - E ha un altro vantaggio per te.
Currita - Quale, pap Giovanni?
Pap Giovanni - Tu sai che capace di tirarsi un colpo... e che ben difficile che se ne tiri un altro. Certe cose non si fanno due volte!
Currita - Non lo pienda in burla! Quella doveva essere una donna cattiva! Perch non voler bene a Trino?...
Pap Giovanni - Ma se tu non lo conosci neppure, bambina?
Currita - S che lo conosco. Non l'ho mai visto, ma lo conosco. Dio volesse che mi conoscesse lui come lo conosco io! Quando l'altro giorno, pap Giovanni, gli abbiamo scritto di venire, ho messo un tal fuoco in quella lettera!
Pap Giovanni - Ah, bricconcella! Io ti ho fatto da... Andiamo avanti.
Currita - E quando lui ha risposto che veniva, e la zia Marziala ha letto la lettera... Che lettera, pap Giovanni! Ricordo che mi ha pie. so il tremito da capo a piedi. Se fossi stata una colomba, si sarebbe visto dalle penne... Ma siccome sono una donna, nessuno si accorto di nulla.
Pap Giovanni - Ah, Currita, Currita mia! Che cosa mi dici! Parlare a me di Trino! Di Trino che fin da quando era piccolo ha fatto sempre di me quel che ha voluto!...
Currita - E lei di lui?
Pap Giovanni - Quanto a lui, non c' chi lo comandi!
Currita - Questo lo vedremo, pap Giovanni.
Pap Giovanni - Trino? Quel diavolo?
Currita - Vuole che vada a prendere un ritratto suo, che c' in sala?
Pap Giovanni - Vai a prendere il ritratto... Se tale il tuo desiderio... se ti fa piacere...
Currita - Vado subito a prenderlo!
Pap Giovani - Ah, Currita, Currita!
Currita - Che cosa?
Pap Giovanni - Niente, niente: cammino verso il mio lumicino...
Currita - Ed io verso il mio, pap Giovanni. Vado a prendere il ritratto.(Esce correndo da destra).
Pap Giovanni - Currita... Trino... Ci che meno mi passava per la mente... Si dice la piccina!... Trino un ragazzo un po' scapestrato, ma...
(Entra Trino da sinistra, diretto verso destra, e nel vedere pap Giovanni erompe in esclamazioni di gioia).
Trino - Pap Giovanni! Pap Giovanni!
Pap Giovanni - (assorto e sorpreso) Trino? Tu qui, Trino?
Trino - (abbracciandolo con effusione) Proprio io, pap Giovanni! E il primo di tutti.
Pap Giovanni - Ti dico che... Mi ha sorpreso talmente... che... Ma sei proprio tu, briccone ?
Trino - Sono io! Non mi vede?
Pap Giovanni - S, s, ti vedo... Ma ci sono cose... ci sono cose... Questa non mi passa subito... Hai visto i bambini?
Trino - No.
Pap Giovanni - Non hai visto i bambini? Ma come?... (Chiamando) Evaristo! Marziale!
Trino - Ah! codesti sono i bambini?
Pap Giovanni - I miei figli; naturale.
Trino - Li ho visti, s! Sono stato con loro! Sono qui da un pezzo!
Pap Giovanni - Da un pezzo? Ma se io... Un momento fa io... Ti assicuro che io...
(Torna, nel frattempo, Currita, con gli occhi fissi sul ritratto di Trino, che tiene in mano e giunge, senza alzar lo sguardo da esso, quasi al fianco dello stesso Trino. Vede questo a un tratto e getta un grido acuto, misto di sorpresa e di paura. Macchinalmente, nasconde il ritratto dietro la schiena).
Currita - Ah!
Trino - Che c'? Che paura ha avuto?
Pap Giovanni - Vedrai... vedrai... E' che...
Trino - Ti ho fatto paura, Currita? Perch tu sei Currita.
Currita - (tremando) -~ E tu sei Trino.
Trino - Sono Trino. Come stai, cuginetta?
Currita - Bene, cugino; e tu?
(Si stringono la mano e si guardano, egli sorridente ed ella come incantata, nascondendo sempre il ritratto).
Pap GioyANNi - (contemplandoli) Signori, se questo non l'ha fatto Iddio, sembra che l'abbia fatto!
Fine del primo atto
SECONDO ATTO
La stessa decorazione dell'atto primo. Pomeriggio. Donna Marziala seduta in atteggiamento serafico. Dentro si ode Eulalia che si avvicina, cantando la famosa Jota della Bruja.
Eulalia - (dentro) Come gli uccelli cantano... come gli uccelli cantano... .
Donna Marziala - Fa pena questa povera ragazza!
Eulalia - ... le pene dell'amor , cos canto la jota, - sollievo al mio dolor... - Come gli uccelli cantano... .(Entra da destra) Ah! era qui lei?
Donna Marziala - Ad ascoltarti.
Eulalia - Sono proprio da ascoltare, con l'orecchio che ho! Ecco la chiave della vetrina. Ho tirato fuori il vasellame pi solido insieme Frasquita e l'abbiamo messo in dispensa.
Donna Marziala - Hai fatto bene: non c' da dare i piatti ai ragazzi. Siediti qui un momento con me, cara...
Eulalia - Debbo andare nel cortile a vedere se la gallina ha fatto l'uovo.
Donna Marziala - Andrai! Aspetta un momentino. Hai riposto la biancheria?
Eulalia - S, zia. Che odore di cotogna veniva dall'armadio!
Donna Marziala - E odore di roba bianca e pulita!
Eulalia - Nello scompartimento di sotto ho messo i due servizi.
Donna Marziala - Brava!Mi sei di un grande aiuto, piccina mia, Dio ti ricompenser.
Eulalia - Non lo dica neppure, zia Marziala!Per me un piiacere! E' proprio un miracolo per che mia madre mi abbia lasciata qui tutta la settimana.(Saltando dalla gioia) Ah, zia Marziala, permetta che le dia un bacio.
(Da destra entra Rosa, una delle figlie di Carmen).
Rosa - Signora L
Donna Marziala - Che cosa c'?
Rosa - Ho gi spazzato le sale. Che cosa debbo fare ora?
Donna Marziala - Niente. Puoi andare.(Rosa esce da destra).
Eulalia - Dica, zia; lo zio Raffaello rimarr tuto il giorno a Montemaggiore?...
Donna Marziala - Non so; cosa che riguarda lui. Io, da tutti quelli che vengono in questa casa, la prima cosa che esigo che vadano a compiere il loro dovere con la Madonna. Dopo, libert individuale, come dice mio padre, ma prima la visita a Montemaggiore.
Eulalia - Com'era preoccupato, lo zio E variato! E' vero che sono una carovana: dodici bambini, nientemeno!
Donna Marziala - E tutti con la pelle di Satanasso!
Eulalia - Non domandava prima di Currita, zia? Eccola che viene.
(Dal giardino arriva, infatti, Currita).
Currita - Buonasera, zia.(La bacia) Buonasera, Eulalia.(La bacia pure. Esse la contraccambiano) E pap Giovanni?
Donna Marziala - Pap Giovanni? Deve essere a spasso con Trino.
Currita - Benedetto Trino! Da che arrivato, pap Giovanni non fa pi caso di me. Non vedo l'ora che se ne vada, Trino!
Eulalia - Io no.
Currita - Neppure io. Dico cos per dire! Sono venuta stamani a vedere pap Giovarmi e pap Giovanni era uscito con Trino; torno nel pomeriggio e siamo alle solite. Ho bisogno di vederlo, perch debbo rispondere a una lettera urgente. Dove saranno ora?
Donna Marziala - Non lo so, figlia mia.
Currita - Potrebbe accompagnarmi Manuel?
Donna Marziala - Ma dove? Se non sai dove sono? Rispondi alla lettera a tuo piacere. Non per niente godi la sua fiducia!
Currita - Voglio far cos! e se poi a pap Giovanni non piace, che se la rifaccia con Trino. Vado nello studio dello zio.
Donna Marziala - Non buttar molto all'aria, mi raccomando...
Currita - Io non butto all'aria nulla. Vieni con me, Eulalia. Lascio qui lo scialle? No. S. No. S; lo lascio qui.
Donna Marziala - Come credi...
Currita - Vieni con me, che voglio raccontarti una cosa.
Eulalia - Tua ?
Currita - No; tua.
Eulalia - Mia?
Currita - Tua, s. Bene, anche mia. Via, di tutt'e due! Andiamo.
Eulalia - Andiamo.(Escono ambedue da destra).
Donna Marziala - Che monella questa Currita!(Si alza come per andarsene) Ah! Signore!... (Don Evaristo viene dal giardino, tutto sudato, e con un umore del diavolo).
Don Evaristo - Un'altra volta non mi ci prendono pi!
Donna Marziala - Solo? E Raffaello? E i bambini dove li hai lasciati?
Don Evaristo - A Montemaggiore!Non li1 hanno fatti?... E che se li trastullino! Per conto mio...
Donna Marziala - Evaristo, alla tua et, dovresti comprendere...
Don Evaristo - Non c' et che tenga!
Donna Marziala - Ma calmati, siediti, devi essere affaticatissmo.
Don Evaristo - Non mi seggo, perch mi si raffredderebbe il sudore.
Donna .Marziala - Allora rimani in piedi.
Don Evaristo - Tu non hai un'idea di come siano tremendi quei bambini! Raffaello e sua moglie li hanno avvezzati poi per le galere! Io, vista la mala parata, ho detto loro, con un sorriso di coniglio: Rimangano pure qui come se fossero in casa loro. Sono richiamato da un affare urgente ad Arenales . E li ho piantati!
Donna Marziala - L'avevo fatto perch tu respirassi un po' d'aria di campagna! Ma vedo bene che certe fatiche non sono pi per te!
Don Evaristo - Avrei voluto veder te, Marziala! Ti avrebbe preso, Dio ce ne liberi, un accidente!... Nessuna novit qui?
Donna Marziala - Nessuna.
Don Evaristo - Pap Giovanni?
- E' fuori con Trino. Ma non ti pare che faccia
Donna Marziala
Don Evaristo - troppo moto?
Donna Marziala - Senza dubbio. Hai visto il capogiro che gli ha preso stamani. Ma inutile dargli dei consigli. Vuol fare sempre a modo suo.
Don Evaristo - Ed Eulalia?
Donna Marziala - Pazza dalla gioia. E' nel tuo studio.
Don Evaristo - Nel mio studio? Che cosa c' andata a fare?
Donna Marziala - Ce l'ha condotta Currita.
Don Evaristo - Currita nel mio studio? Per l'amor di Dio! Finir per chiuderlo a sette chia. vi! Mi avr buttato all'aria ogni cosa!(Esce da destra).
Donna Marziala - Che uomo maniaco! An. diamo a vedere le forme per la cotognata.(Esce da sinistra).
(Appariscono al fondo pap Giovanni e Trino; vengono lentamente verso la sala ciarlando e ridendo).
Pap Giovanni - Sarai sempre uno scapestrato, caro Trino.
Trino - Non stanco, pap Giovanni?
Pap Giovanni - Io no.
Trino - Io s.
(Si siede).
Pap Giovanni - Anch'io.(Si siede pure) Che fanfarone! Hai detto a Manuel di attaccare la carrozza per andare a prendere il curatino?
Trino - S.
Pap Giovanni - E ti piaciuta la nostra passeggiata?
Trino - Molto, pap Giovanni.
Pap Giovanni - E' una delle mie passeggiate preferite. Le rive di questo fiume sono cos amene.
Trino - Sono piene di mistero e d'incanto. Anche negli spiriti irrequieti come il mio, por. tano la pace e il riposo. Sono stato qualche volta all'ombra di quei pioppi, e il mormorio dell'ac. qua risuonato al mio orecchio come la voce di una donna casta e pura...
Pap Giovanni - Ah! in casa donna Francesca Saavedra del Monte, Guerrero y Perez, Ca-nas, Garzn, Cedillo y Lozano.
Trino - Chi mai questa signora, pap Gio. vanni?
Pap Giovanni - Currita!
Trino - Currita?... E da che cosa arguisce che sia in casa?
Pap Giovanni - Da una cosa che dovevi ar. guirlo tu: a che ti servono gli occhi? Non vedi il suo scialle di Manilla ?
Trino - E' vero.(Si alza per prenderlo e guardarlo) Lo scialle di Currita! Questo nuovo. Non glielo avevo mai visto. Che cosa c' di pi bello di uno scialle? Questo indumento femminile ha per me il doppio fascino di essere a un tempo signorile e popolare.
Pap Giovanni - E di essere di Currita!
Trino - Come?
Pap Giovanni - L'ho detto a parte, come nelle commedie. Non dovevi prestare ascolto.
Trino - Ma siccome ho udito.(Lascia lo scialle e passeggia su e gi preoccupato. Pausa. Ritorna Currita da destra, un po' rossa in volto).
Trino - Currita!
Pap Giovanni - Ah!Currita!
Currita - Finalmente di ritorno!
Trino - Finalmente. Che cos'hai?
Currita - Mi ha fatto andare il sangue alla testa lo zio Evaristo. Che umore ha oggi e che parte mi ha fatto!
Pap Giovanni - Per che cosa?
Currita - Perch sono entrata nel suo studio per scrivere una lettera; - poi parleremo di questa lettera, lei e io; - e ho finito per dipingere un'allegoria dell'amore, in tutte le epoche: da Adamo fino a Trino.
Trino - Fino a me?
Currita - Fino a te.
Pap Giovanni - Ah che spirito! E perch lino a Trino?
Currita - Perch lei dice che Trino l'uomo della nostra epoca. Lo sapr lei con che fondamento lo dice. Io non c'entro. Ebbene, arrivato lo zio Evaristo, mi ha visto con tutti i lapis in colori mentre dipingevo... ed stato come se avesse visto il diavolo!
Pap Giovanni - Senti, e dov' questa allegoria?
Currita - L'ha rotta dalla rabbia!
Trino - Che peccato!
Currita - Era una meraviglia d'arte.
Trino - Non lo metto in dubbio.
Pap Giovanni - Neppure io. Fatta da tali manine...
Currita - Vede: prima avevo dipinto Adamo, solo solo, in cerca di distrazione in Paradiso; e in un cantuccio ci avevo messo Dio che gli chiede una costola, per fargli la compagna. Adamo stava a braccia aperte come per dirgli: Se per questo, Signore, disponga pure di tutte le mie costole! .
(Pap Giovanni e Trino ridono).
Pap Giovanni - Quante frottole!
Trino - Ma questo era un soggetto per un quadro a olio di grandi dimensioni! Senti, Currita;questo m'interessa direttamente: come avevi dipinto me?
Currita - Non ho fatto neppure a tempo a disegnarti!
Trino - - Ma prima hai detto al contrario.
Currita - No, no; ho detto che eri il finale dell'allegoria.
Trino - Sta bene; ma come avevi intenzione di disegnarmi?
Currita - (a pap Giovanni) Si stizzisce se... glielo dico.
Trino - Stizzirmi io con te? Impossibile!
Currita - Non ti stizzirai veramente?
Trino - Se me lo domandi sul serio, s che mi stizzisco.
l Currita - Ebbene, pensavo di farti molto bianco, con gli occhi molto neri, mentre guardavi un ritratto di donna... e ti tiravi un colpo. Sei adirato?
Trino - Ma che!
Pap Giovanni - Certo, piacere non ti ha fatto.
Currita - Vedi? Mi perdoni?
Trino - Ma di che, sciocca? Soltanto, mi ha fatto caso che tu ricordi...
Currita - Non temere, non te ne parler pi.
Pap Giovanni - Questo te lo consiglio. Perch a nessuno fa piacere che gli ricordino le sciocchezze commesse.
Trino - Se chi mi rinfresca la memoria Currita, le assicuro, pap Giovanni, che non mi fa dispiacere ricordare certe cose; al contrario. A misura che il tempo passa vedo chiaramente quanto sono stato stupido. Volersi troncar la vita, a vent'anni, per una civetta!...
CURRITA - Era una civetta? (Si riordina con dissimulazione la pettinatura).
Trino - Che assurdo, pensare che la vita di un uomo consista in un'ora, in un giorno o in un anno di essa.
Pap Giovanni - Che debba consistere, Trino, che debba consistere! Mi piace sentirti parlare cos. Mi dai una gran gioia, nell'ascoltarti. La vita seguita. La vita non "e il solo inverno; la primavera ritorna... Te lo dice chi, come me, ha visto nascere i fiori di cento primavere ed ha udito cantare le rondini di cento estati.
Trino - E' vero, pap Giovanni?
Pap Giovanni - E forse le ho udite cantare e ho visto nascere i fiori, perch cos ho pensato sempre... Mai ho detto, in vita mia: Perch, ormai? . Mai tardi, Trino. La vita continua; la primavera ritorna... L'uomo muore una volta sola, ma rinasce tutte le mattine quando riapre gli occhi...
Trino - - E' vero; questo s ch' vero.
Pap Giovanni - Ucciderti per una donna... tu quando ci sono tanti bocci di rosa...
(Guarda Currta che non sa dove entrare).
Trino - Non me lo dica, pap Giovanni!
(Anche lui guarda Currita, il cui turbamento aumenta).
Pap Giovanni - E ti avverto che questa frottolone...
Currita - (atterrita) Che cosa sta per dire?
Pap Giovanni - Quel che mi pare, Currita; non ho raggiunto forse la maggiore et? Ebbene, quest'artista di allegorie d'amore, caro Trino, una grande ammiratrice di quel tuo gesto...
Trino - S?
Pap Giovanni - S.
Trino - Veramente? Spiegami quest'ammirazione, Currita.
Currta - Volete farmi fare il viso rosso!
Trino - Dammi almeno questa spiegazione, per ci che hai di pi sacro!
Currita - Non c' bisogno che tu me lo chieda cos... Ti dir francamente che mi piace molto quello che hai fatto! Mi piace molto! E' un gesto che mi parla di tante cose, che non sono le solite volgarit quotidiane! Tu non sai, Trino, che cosa sia avere la mia et e vivere in un paese come questo, dove la maggiore distrazione, quando battono le tre all'orologio della chiesa, consiste nell'aspettare che battano le quattro... e quando suonano le cinque, aspettare le sei... Ah benedetta campana della torre! Nep. pure per caso suona una volta a fuoco! Ed io sempre sospirando, Trino, in attesa di qualche cosa che non sia sempre la stessa cosa... Comprendi, ora, perch quello che facesti, e che ora rinneghi, m'ispiri tanta simpatia? A parte, naturalmente, la gioia provata nell'apprendere che la palla ti risparmi.
(Tacciono tutti e tre. Pap Giovanni guarda con aria burlone, ora Currita, -ora Trino e viceversa. A rompere quell'imbarazzante silenzio arriva da destra Eulalia. Ha in braccio bianche' ria da tavola, stirata e piegata).
Eulalia - Currita.
Currita - Che cosa vuoi?
Eulalia - La zia Marciala ha da domandarti una cosa.
Currita - Che cosa? Non lo sai tu?
Eulalia - Non me l'ha detto. Allora vieni?
Currita - Subito. Davvero, non lo sai?
Eulalia - Ti dico che non lo so.(Esce).
Currita - (resistendo ad andarsene) Che co. sa vorr la zia?
Pap Giovanni - Piccina mia, vai da lei, glielo domandi, ti risponde... ed esci subito dal dubbio.
Currita - Ha ragione. Vado subito...
(Esce da destra, come se ogni piedino le pesasse un quintale... Pausa).
Trino - Pap Giovanni.
Pap Giovanni - Che cosa c'?
Trino - Non vedo l'ora che passi la su. festa.
Pap Giovanni - Io che passi, no; ma che arrivi. Non mancano che cinque giorni e ci sono momenti - pochissimi, questo s - in cui mi abbatte l'idea che non spunti per me quel giorno.
Trino - Oh!
Pap Giovanni - La morte, che donna anche lei, ha i suoi capricci... ma credo che gliela, far in barba. Eh? E tu perch vuoi che passi la mia festa?
Trino - Per andarmene di qui.
Pap Giovanni - Ci stai cos male? Forse hanno dato un cattivo letto?
Trino - Pap Giovanni, scherzi a parte, debbo farle una rivelazione: sono innamorato di Currita.
Pap Giovanni - Che cosa mi racconti?
Trino - Ma fatalmente innamorato'! Romanticamente! Disperatamente!
Pap Giovanni - Sta bene! Ma non compren. do perch tu voglia andartene. Se ti fossi innamorato... della zia Filomena, avrei compreso la tua disperazione; ma di Currita!...
Trino - La disperazione consiste, pap Gio. vanni, nel fatto che mi sono innamorato... E nel fatto che non voglio innamorarmi. Non voglio, no! E tanto meno di Currita, una bimba cos bella, cos graziosa, cos sognatrice...
Pap Giovanni - Ah! preferisci la zia Filomena?
' Trino - Mi comprenda, pap Giovanni. Con che diritto, e con che coscienza posso bussare io al palazzo incantato di questa fanciulla? Fi. nora lutti i miei amori sono stati cos tragici...
Pap Giovanni - Ma di quale amore parli? Ti sei forse innamorato qualche volta?
Trino - Tante volte!
Pap Giovanni - Dire tante volte dire nes-sima. Trino, non confondere anche tu l'amore con ci che dell'amore non ha altro che il nome e l'apparenza. Dicano quel che dicono i poeti e tutti gli innamorati, per me non c' altro amore all'infuori di quello che vuol seguitare la vita. Quando un uomo una donna lo sentono e si guardano con sguardi di amore, se ascolti bene, udrai... non so dove... molto lontano... l nello spazio... forse pi con l'illusione che in realt... una voce che dice o che canta: a Voglio vivere!... Datemi la vita!... . Tu l'hai udita qualche volta?
Trino - Mai, pap Giovanni. N mi sono messo ad ascoltarla.
Pap Giovanni - Lo vedi?
Trino - Vale a dire che, secondo lei, l'amore deve esser fecondo o non amore?
Pap Giovanni - Come il bacio del sole alla terra. Quello che hai fatto tu tanti anni, ci che ho fatto io alla tua et, ci che fanno quasi tutti gli uomini... ... giocare all'amore.
TRINO - (sorridendo) Giocare all'amore? (Viene Manuel dal giardino).
Manuel - Con permesso, pap Giovanni?
Pap Giovanni - Avanti.
Manuel - C' Antonion, quello dell'oito del Chorrito, che vuol parlare con lei.
Pap Giovanni - Ah, il buon Antonion!
Trino - Chi questo Antonion?
Pap Giovanni - Questo Antonion un grand'uomo; parente nostro e ortolano. Ti condurr nel suo orto e ti farai un'idea...
Pap Giovanni - Che cosa c', segretaria?
Currita - Mi ha scritto Gabriella.
Pap Giovanni - A te?
Currita - A me, s. Sono andata a risponderle nello studio dello zio. La ragazza si sorprende perch lei insiste tanto per farla venire, quando le ha scritto gi due lettere in cui diice che viene.
Pap Giovanni - Mi ha scritto due lettere?
Currita - Cos dice. E le lettere devono essere arrivate, ma ci deve essere stato qualche giuoco di bussolotto.
Pap Giovanni - S, eh? Sono giuochi che a me non piaciono... (In questo momento torna Manuel, con Antonion, tutto ripulito, come richiede la solennit della visita).
Antonion - Felice sera, signoria.
Pap Giovanni - Passa, passa, caro Antonion. Come stai?
Antonion - Bene; e lei, don Giovanni?
Pap Giovanni - Gi mi vedi.
Antonion - E lei, signorina?
Currita - Benissimo, Antonion. E sua moglie, le sue figlie?
Antonion - Crepano di salute.
Currita - E i piccini?
Antonion - Consumano la suola delle scarpe che un piacere!
Trino - Parente nostro dici che ?
Pap Giovanni - Parente nostro, s: il figlio di Gumersindo Alvarez del Monte, un cugino carnale di mio padre. E' stato proprietario di un'osteria, che era nella via del Crocifisso, e che non esiste pi. Be', non esiste pi n l'osteria, n il padrone, n la strada, n il Crocifisso. Eh!
Manuel - Che cosa debbo rispondere a quel-l'uomo, Pap Giovanni?
Pap Giovanni - Ah, vero... Mi ero distratto. Fallo passare qui.
Manuel - Sta bene.(Esce dal giardino).
Trino - La lascio con Antonion: vado un momento nel patio. A fra poco.
Pap Giovanni - A fra poco.(Trino esce a sinistra. Simultaneamente entra da destra Cur-rita che lo vede andarsene con sconforto).
Currita - Oh!
Pap Giovanni - Andiamo bene! C' Antonion!...
Currita - Pap Giovanni!
Pap Giovanni - Currita! Perch ti aveva chiamato la zia?
Currita - Per tirarmi su le calze... Ma io tono pi furba di lei!
Currita - Faccia loro i miei saluti. A rivederci.
Manuel - (a Currita che sta per andarsene dalla parte da cui uscito Trino) Signorina.
Currita - Che cosa vuoi?
Manuel - Io nulla. La sua cameriera venuta a dirle, da parte della mamma, che vada subito l.
Currita - A casa mia, ora?
Manuel - S, signorina.
Pap Giovanni - E' accaduto qualche cosa?
Currita - Ti ha detto che accaduto qualche cosa?
Manuel - Di male no di certo, perch la ragazza rideva. Mi ha detto che non indugi neppure un minuto.
Currita - Ma che cosa ci sar? Ci sono dei giorni in cui tutto va di traverso!(Si accomoda lo scialle). A fra poco, pap Giovanni! Buona sera.
(Esce dal giardino. Manuel la segue).
Antonion - Buona sera... La signorina, scusi il paragone, don Giovanni, come i ravanelli del mio orto, che sono fini come la seta ma pizzicano un pochino...
Pap Giovanni - Eh! Siedi Antonion, siedi.
Antonion - (obbedendo) Con licenza.
Pap Giovanni - E posa il cappello.
Antonion - Non mi disturba.
Pap Giovanni - Dammi.(Glielo prende e lo mette sopra una sedia).
Antonion - (dopo aver osservato Pap Giovanni) Ma vero, don Giovanni, che lei ha gli anni che dice, o ci fa la burletta a tutti, in paese?
Pap Giovanni - Domandalo al prete che mi battezz.
Antonion - Va' a sapere dove sar il prete a quest'ora!
Pap Giovanni - Certamente in Paradiso! Si chiama Don Manuel Martinez y Argote, ricordo. Qui lo chiamavano semplicemente Padre Trappola perch invent una macchina infernale contro i nemici del formaggio. Eh!
Antonion - Non si dir che gli anni le hanno fatto perdere la memoria!
Pap Giovanni - Eh! Di modo che la tua gente sta bene, Antonion?
Antonion - Non c' tempo per ammalarsi!
Pap Giovanni - E il tuo orto la benedizione del cielo. Te l'invidio; sconta del mio!
Antonion - Eppure li riscalda lo stesso sole. Soltanto che lei coltiva il suo per bellezza e io invece per dar da mangiare alla famiglia.
Pap Giovanni - E' questo, questo. Ti ha detto tua moglie che sono stato a casa tua, l'altra sera? Mi farete il piacere, il giorno venticinque, di venire a pranzo da me con tutta la famiglia, per festeggiare insieme i miei cent'anni? (Antonion tace). Che cosa significa questo silenzio? Sentiamo.
Antonion - Signor Giovanni del Monte, ci sono stati sempre, nel mondo, ricchi e poveri. Sapere esser ricchi una cosa difficile; ma saper esser poveri pi difficile ancora... E io sono povero, e non voglio esser ricco; e ho pi denaro di qualche ricco; ma voglio esser povero. A parte il denaro, dice una strofa popolare: a; Se si ubriaca un povero, - Si dice: Ubriaconi . - Se si ubriaca un ricco: Grazioso quel signor! . - Sostiene il mio compare Alonso, il marito di Carmen, che arriver il giorno in cui tutti i poveri saranno ricchi; lui ha queste idee, che a me sembrano sballate. Io invece sostengo che vale pi esser poveri... essendo ricchi, che esser ricchi... essendo poveri. Lei mi capisce?
Pap Giovanni - Per met, Antonion, per met!
Antonion - Anch'io mi sono spiegato per met.
Pap Giovanni - Allora ti ho capito del tutto!
Antonion - Non le pare, don Giovanni, che alla sua tavola, pur essendo la tavola di un ricco che ha saputo e sa esserlo, io la mia Maria e i miei figliuoli ci si debba fare la figura di galline nel cortile altrui?
Pap Giovanni - Per qual ragione?
Antonion - Perch se il mondo gira a destra, non lo si pu far girare a sinistra, per la semplice ragione che cos piace a noi, come dico al mio compare.
Pap Giovanni - Ebbene, con permesso tuo e del compare, caro Antonion, io ti dico che il giorno dei miei cent'anni girer come fa piacere a me! Quel giorno tu verrai con tua moglie e i tuoi figli a onorare la mia tavola.
Antonion - Signor Giovanni del Monte...
Pap Giovanni - Signor Antonion dell'...Orto... tu non sarai l'unico parente povero che si sieder al mio fianco coi suoi nel giorno della festa. E non ti preoccupare della gente! Poco vale questo mondo? Ne creeremo un altro migliore sulle sue rovine, in cui ricchi e poveri siederanno alla stessa mensa.
Antonion - Queste sono le manie di mio compare Alonso.
Pap Giovanni - Potrebbero esserlo. Ma tuo compare dice le cose da ubriaco ed io le dico sereno e tranquillo. Tuo compare vuole conseguire il suo scopo ammazzando gli uomini ed io facendoli abbracciare l'uno con l'altro. Vedi se c' differenza? Dunque dammi un abbraccio e promettimi ora di non mancare al mio compleanno. (L'abbraccia).
Antonion - Com' buono lei, don Giovanni! Sembra un povero come me!
Pap Giovanni - Perch lo stesso sole che ci riscalda; come riscalda il tuo orto e il mio. Mi prometti di venire, dunque?
Antonion - Le dir, don Giovanni; mia moglie non fa altro che quello che voglio io, che quello che vuole lei; ma ci sono cose che bisogna rispettare... Abbiamo, tanto lei che io, in famiglia, una parente che sta con mia moglie come con tutti: cos.(Unisce le punte degli indici).
Pap Giovanni - Non occorre nominarla.
Antonion - E se questa donna... Lei non pu immaginare quanto sia strega; appena ci vede sputa in terra e pesta la saliva... Ed io non vorrei che quel giorno dovesse avvenire qualche putiferio.
Pap Giovanni - Quel giorno non accadr nulla; tutta la sua saliva se la ringozzer, te l'assicuro io.
Antonion - Non voglio farmi pi pregare: verremo. Solo le raccomando, don Giovanni, - lei mi perdoni, - siccome la tavola sar molto lunga, di collocare donna Filomena in un'estremit e mia moglie nell'altra... il pi lontano possibile.
Pap Giovanni - Eh!
Antonion - Perch potr esser benissimo che arrivi il giorno in cui tutti gli uomini si diano un abbraccio fraterno; ma per ci che riguarda le donne... quel giorno non verr mai!...
Pap Giovanni - Eh!
Antonion - Tanti ringraziamenti, signor Giovanni, e si conservi sempre cos.
Pap Giovanni - A rivederci, Antonion. Ti accompagner io alla porta.
Antonion - Non ho mai avuto tanto onore.(Vanno insieme verso il giardino, allo stesso tempo che arriva proprio donna Filomena).
Pap Giovanni - Oh Filomena! Buonasera!
Donna Filomena - Buona sera.(Nel vedere Antonion sputa e pesta la saliva).
Antonion - Ha visto?
Pap Giovanni - Andiamo, andiamo. Torno subito, Filomena.
Donna Filomena - (indignatissima) Se ne va con l'ortolano! E mi lascia qui sola! E poi diranno che sono io... Mi convinco sempre pi di essere la Cenerentola della casa.(Si ode Eulala cantare; poco dopo entra). Mia figlia che canta? (Appena entrata Eulalia) Canta, canta, figlia mia! Canta!(Eulalia che era tutta allegra, alla vista della madre diviene seria improvvisamente). E' la contentezza di esser lontana da tua madre; naturale! Ma ora mi far sentire da questi signori!
Eulalia - Mamma!
Donna Filomena - Non c' mamma che tenga. Si tratta di un affare molto serio.
Eulalia - Che affare?
Donna Filomena - Chiama subito gli zi.
Eulalia - Lo zio Evaristo di l che dorme.
Donna Filomena - Sveglialo. E Trino?
Eulalia - E' nel patio che legge un romanzo.
Donna Filomena - Qualche libro protestante. Che venga anche lui. Sentiremo che cosa ne pensa il rivoluzionario!
Eulalia - Rivoluzionario?
Donna Filomena - Fa' quel che ti ho detto.
Eulalia - Vado, vado. Pare impossibile che per te tutto debba essere sempre un litigare!... Io ci soffro molto, ecco... Non vorrei avere una mamma cos. - (Esce da destra frignando).
Donna Filomena - Scioccherella!Se non ci fossi io!
Pap Giovanni - (rientra. Canticchiando) Quando Fernando VII - portava il paletot.
Donna Filomena - Antonion ci servir gli ortaggi, il giorno della festa?
Pap Giovanni - Pranzer con noi, insieme alla moglie e ai figli.
Donna Filomena - L'ortolano?!
Pap Giovanni - L'ortolano, s. Non forse parente nostro?
Donna Filomena - Cose da barbari, da negri!
Pap Giovanni - Negri non ce ne saranno; perch non v' neppure un moretto nella parentela, e me ne dispiace!
Donna Filomena - Ebbene, le annunzio fin d'ora, pap Giovanni, che io, se viene l'ortolano, rimango a casa.
Pap Giovanni - E io ti annunzio che viene l'ortolano e che verrai tu.(Passa Eulalia, da una porta all'altra, ancora col cuore stretto, e dirige a Pap Giovanni un'occhiata che eloquentissima).
Donna Filomena - Ah io non vengo! E neppure le mie figliuole!
Pap Giovanni - Verranno le tue figliuole e verrai anche tu.
Donna Filomena - Si sbaglia, pap Giovanni.
Pap Giovanni - Non mi sbaglio, sciocca. Io ti conosco da quando tua madre ti mise al mondo e conobbi tua madre da quando la mise al mondo la sua. Sapr io, Filomena, se verrai o non verrai a pranzo con tutti gli altri?
Donna Filomena - E' meglio che stia zitta.
Pap Giovanni - (dopo aver fatto una passeg-giatina su e gi, con aria burlona, canta come prima) Con le bombe che tirano i fanfaroni... . A parte il piacere di vedere noi e il dispiacere d'incontrare Antonion, a che cosa dobbiamo la gioia di questa tua visita?
Donna Filomena - Ora lo saprai. Ho chiamato in capitolo la famiglia.
Pap Giovanni - In capitolo?! Ah!
Donna Filomena - Non escluso il libero pensatore Trino.
Pap Giovanni - Libero pensatore?
Donna Filomena - S. Voglio vedere anche lui. C' da mettere un nome sul tappeto!
Pap Giovanni - Che nome?
Donna Filomena - Quello di una disgraziata.
Pap Giovanni - Come?
Donna Filomena - Quello di Gabriella!
Pap Giovanni - Vuoi parlare di Gabriella! Quanto mi fa piacere! Anch'io voglio parlare di Gabriella, con tutti gli altri. Ecco mia figlia e il libero pensatore, come tu lo chiami.(Infltti, da sinistra entrano Donna Marziala e Trino).
Donna Marziala - Oh, Filomena!
Donna Filomena. - Marziala.
Trino - Zia Filomena, come sta?
Donna Filomena - Bene nipote, e lei ?
Trino - Che cos' questo lei? Da quando in qua non mi d pi del tu?
Donna Filomena - Dalla mattina che sei arrivato e non mi hai voluto salutare.
Trino - Io?
Donna Filomena - Tu!
Trino - Se fu al contrario!(Donna Marziala fa cenno a Trino perch taccia).
Donna Filomena - Ho visto il cenno.
Pap Giovanni - Eh!
Donna Marziala - Volevi parlarci, a quanto ci ha detto tua figlia.
Donna Filomena - Aspettiamo Evaristo.
Don Evaristo - (arriva, da destra, mezzo assonnato, di malumore Eccolo qui Evaristo! Che cosa si vuole da Evaristo? Che boccaccia ho!
Donna Filomena - Quando sei comodo, mi saluterai.
Don Evaristo - > Perch dopo tu mi dia dell'ipocrita!(Si seggono. Pausa).
Pap Giovanni - Ci siamo tutti?
Donna Filomena - Ci siamo tutti.
Don Evaristo - Non c' peggio di chiamarmi quando dormo.
Donna Filomena - Quando l'onore della famiglia in pericolo, bisogna aprire gli occhi.
Donna Marziala - Ma che cosa dici tu?
Donna Filomena - Pap Giovanni ne sa qualcosa.
Pap Giovanni - E pap Giovanni prende la parola per primo. Vediamo, Marziala. Vediamo, Evaristo. Sono arrivate qui due lettere di Gabriella?(Don Evaristo guarda Donna Marziala e tacciono ambedue) Vedo bene che sono arrivate.
Donna Filomena - Uhm!...
Don Evaristo - Marziala, di' a pap Giovanni...
Donna Marziala - Pap Giovanni, finora ti abbiamo compiaciuto in tutto, per amore e rispetto; ma devi comprendere che quanto a Gabriella... non possibile compiacerti.
Don Evaristo - Non possibile!
Pap Giovanni - Diavolo!(A Don Evaristo) Perch non possibile?
Don Evaristo - (confuso, a Donna Marziala) Perch non possibile?
Donna Filomena - (scattando) Lo dir io; perch Gabriella una donna leggera, per non dir peggio, e la gente per bene non pu stare a contatto con certe persone. Che cosa ne dice l'ateo? (Tutti, meno pap Giovanni, si guardano lun l'altro, cercando l'ateo).
Trino - Dov' l'ateo?
Donna Filomena - E' comodo fingere di non capire
Pap Giovanni - Non perdiamo tempo inchiacchiere!
Donna Filomena - La mia ultima parola che se viene Gabriella, n io n le mie figliuole prendiamo parte alla festa.
Pap Giovanni - La seconda edizione dell'ortolano! Filomena; conto su te, sulle tue figliuole e per giunta su Gabriella!
Donna Filomena - Ges mio, che orrore!
Donna Marziala - No, pap, no. Questa volta ha ragione Filomena.
Donna Filomena - Ah; questa volta solamente? Vale a dire che non l'ho mai?
Donna Marziala - Vale a dire che questa volta ce l'hai; e ora si tratta di questo. Pensaci bene, pap. Chiama pure ci che fece la povera Gabriella, pazzia o disgrazia; ma non ci mettere mai nella condizione di sederci a tavola con lei. Non solo per noi, ma per la gente, per la societ. Non pensi allo scandalo che ne avverrebbe in paese? Non pensi alle umiliazioni a cui ella stessa si troverebbe esposta?
Don Evaristo - Ha ragione, ha ragione Marziala.
Donna Filomena - E io no?
Don Evaristo - Ma s, tu hai detto la stessa cosa.
Donna Filomena - Ah!
Pap Giovanni - Ebbene, nessuno dei tre l'ha invece. N tu, n tu, n tu.
Donna Marziala - Pap!
Donna Filomena - E' l'opinione dell'anarchico non si pu sapere?
Trino - Sono io l'anarchico, signora?
Donna Filomena - S, tu, tu. Chi pu essere qui l'anarchico, se non tu?
Trino - Ebbene, l'opinione dell'anarchico, come lei mi ha qualificato, questa: prima di tutto bisognerebbe mettere una bomba sotto la sua seggiola!
Donna Filomena - Che sfacciataggine!
Trino - A 'polvere semplicemente, nien t'altro che per farle un po' di paura. Quanto poi a Gabriella... c' dell'esagerazione, e non merita il castigo che tutti vorrebbero darle, meno pap Giovanni. Io sono molto pi indulgente di loro per ci che riguarda i peccati d'amore...
Donna Filomena - E' il colmo dell'eresia difendere una donna che non maritata e ha un figlio!
Trino - E quelle maritate e non ne hanno?
Pap Giovanni - Trino ha detto bene. Gabriella non merita il castigo che qui si vuole darle. Nella caduta di Gabriella c' stata pi disgrazia che perversione. Chiamarla qui, pu essere salvarla del tutto; respingerla, se non tanto come perderla, condannarla per malvagia, e questo non sarebbe giusto.(A un movimento dei figli) Non mi negate questo! La neve di cent'anni caduta dal cielo sulla mia testa, e voglio vederli riuniti tutti insieme: poveri e ricchi, buoni e cattivi, felici e sventurati... Non puerile ogni resistenza, se fra altri cent'anni dovremo ritrovarci ancora insieme?
Trino - Via, via, non si commuova, pap Giovanni. E' cosa definita. Si far come vuole lei. Non vero, zia Marziale?
Donna Marziala - S, Trino, s, s, pap, s. Non parliamone pi.
Trino - Lei comanda e noi obbediamo eie camenle, perch cos deve essere. Alla sua festa verr chi vuole lei. Vuole che vengano tutti? E verranno tutti! E quando io festegger i miei cent'anni, verranno pure tutti, meno la zia Filomena, senza dubbio.
Donna Filomena - A questo ci penso io!
Trino - Ora stesso vado a vedere se Manuel ha attaccato la carrozza, come abbiamo detto, e lei e io andremo a prendere il curatine
Pap Giovanni - S, s, va' pure. E' vero, deve venire oggi! va', va'!
Trino - Subito.
Currita - (giunge dal giardino, mentre Trino se ne va) Oh!
Trino - Oh!
Currita - (osservando tutti) Che facce sono queste? Che cosa succede?
Donna Filomena - Solite cose! La povert un delitto. Fin dal primo giorno mi sono accorta che si tende a mettere nella strada me e le mie figliuole.
Currita - Come?
Donna Marziala - Ma dove vuoi andare, Filomena ?
Donna Filomena - A prendere mia figlia!(Esce da sinistra soffocando un singhiozzo).
Don Evaristo - Scena comica finale!
Donna Marziala - Ma la bambina non la porti via. Non ci si metta, 'perch non la spunta! Eh, no! Ci vado io, ci vado io!... (Va dietro le orme di Donna Filomena).
Currita - (a Don Evaristo che vede tutto mesto Ma che cosa c', zio?
Don Evaristo - Ah, Currita! C' che con tutte queste cose, cambio di opinione. Vedrai, morir prima della mia Marziala!(Esce da destra).
Currita - Ma che cosa succede oggi, pap Giovanni ?
Pap Giovanni - (con allegria infantile) Lasciali andare, Currita, lasciali andare. Io sono molto contento. Verr Gabriella, verr Anto-nion coi suoi figli... verranno tutti... Comprendi tutta la mia allegria?... Parler con tutti... Li vedr tutti insieme... tutti... tutti... Ora vado con Trino a prendere il curato.
Currita - Ah! ve ne andate un'altra volta?
Pap Giovanni - Ce ne andiamo; ma tu non preoccuparti. Anche se conduco con me Trino... Trino rimane qui...
Currita - S?
Pap Giovanni - S.
Trino - (tornando) Dobbiamo andare, pap Giovanni?
Pap Giovanni - In marcia, Trino, in marcia!
Currita - Mache cosa c' stato? Forse per causa di Gabriella? Vuoi dirmelo tu? Qualche disgusto in famiglia?
Trino - Per Gabriella, s; ma non c' stato nessun disgusto. Miseria, egoismi, preoccupazioni. Ora tutto passato. Non c' un'altra legge che la volont di Pap Giovanni'! E se egli, per i suoi anni, non avesse la energia di imporla, c' qui Trino, che rappresenta tutti i parenti che furono, e di fronte a tanti voci che parlano tutte insieme, necessario obbedire e tacere. Si celebrer la festa del centenario, tal quale come pap Giovanni la sogn; ma se qualcuno dovesse mancare ad essa questo non sar mai il pi sventurato...
Pap Giovanni - Bene, Trino, bene!
Currita - Benissimo!
Trino - Se pap Giovanni chiedesse una chimera bisognerebbe soddisfare il suo desiderio.
Currita - Meglio ancora se ci chiedesse una chilmera!
Trino - Dici bene, meglio ancora. Sono pronto a tutto, per conto mio. Se pap Giovanni, che ti adora e vuole la tua felicit, mi ordinasse la fusione delia campana della torre per fabbricare proiettili col suo bronzo, perch io me ne sparassi uno nella testa, per distrarre la monotonia della tua vita, lo farei col maggior gusto!
Pap Giovanni - Eh!
Currita - (ridendo) Sei pazzo, Trino, sei pazzo! Ma sia benedetta questa pazzia!
Trino - In marcia, pap Giovanni?
Papi Giovanni - In marcia, Trino.
Trino - A fra poco, Currita.
Currita - A rivederci.
Pap Giovanni - (andandosene dal giardino al braccio di Trino) Li vedr tutti... tutti... Verranno tutti... Parler con tutti, con tutti.
Currita - (contemplandoli) Ah, lumicino delle favole! Felice chi ti porta nel cuore!
Fine del secondo atto
TERZO ATTO
La stessa decorazione degli atti precedenti. Pomeriggio. Carmen, sola in scena, intenta a riordinare un po' i mobili della sala, che appaiono in disordine. Verso il fondo del giardino, molto lontano, si ode una voce maschia che canta. Carmen presta attenzione.
La Voce - Don Giovanni quel dal Monte, - a cent'anni c' arrivato; - tante gioie abbia dal cielo - quanti fiori ha seminato .
Carmen - Come canta bene quest'uomo! Ma di dove caver tutte queste strofe?
(Sulla porta di sinistra appare inaspettatamente Alonso, il marito di Carmen. Dalla faccia si riconosce che ha celebrato con gli amici, all'osteria, la festa di pap Giovanni).
Alonso - Ecco chi mancava!
Carmen - Alonso? Che cosa vieni a fare, tu, qui? Chi ti ha aperto?
Alonso - Manuel, che un mio correligionario...
Carmen - Chi ha dato a Manuel il permesso di lasciarti entrare?
Alonso - La solennit di questo giorno. Alonso, il marito di Carmen, deve stringere in questo giorno la mano a Don Giovanni del Monte. Tu voglia o no, ed anche se un nugolo di sottane nere ci si mettesse di mezzo per impedirmelo.
Carmen - Alonso, non cominciare con le tue solite fissazioni, vattene e lasciaci fare la festa in santa pace.
Alonso - Sono forse una persona che disturba?...
Carmen - Disturba il tanfo del vino che mandi dalla bocca.
Alonso - Oggi il gran giorno e anche qui credo che non berranno acqua di fonte.
Carmen - Questo non ti riguarda.
(Entra Manuel pure dalla porta di sinistra, e va verso il giardino. Ha in mano alquante castagnette con nastri in colori).
Manuel - Porto del rumore, amico Alonso!
Carmen - Ballano le signorine?
Manuel - Tutte le ragazze! Si formeranno per lo meno nove coppie! Che mazzi di fiori! Vi sono anche le figlie di Antonion.
Alonso - Quelle di mio compare? Oh, sangue del popolo sovrano!
Manuel - Vado a portare le castagnette.(Esce dal giardino).
(Nel fondo risuona un'altra volta la voce di prima. Carmen e suo marito ascoltano).
La Voce - Oggi il nostro don Giovanni, - uomo buono e idolatrato, - ha compiuto i suoi cent'anni, - e per questo c' arrivato .
Carmen - Ma lo sai che canta bene questo uomo?
Alonso - Canta bene. Quel che vero vero. Qualunque siano le sue idee politiche, canta bene! Io non vengo qui per dare il contraddittorio a nessuno! Lasciami passare che l, davanti a tutti, voglio dire quattro parole... ben misurate per l'occasione. E mi batteranno le mani, vedrai! Perch oggi un giorno che in Arenales sorto il sole, come non mai sorto? lo stesso Alonso, che ha fama di rivoluzionario, rinnega le sue idee, per entrare in. questa casa col cappello in mano e col dovuto rispetto. Capisci, moglie?
Carmen - Capisco ma non ti lascio passare.
Alonso - (ad Antonion che viene dal giardino) Compare Antonion, non vedi?
Antonion - Compare Alonso, qual buon vento ti porta qui?
(Una voce di donna canta in fondo al giardino una strofa di seguidillas accompagnata da un suono di castagnette, smorzato dalla distanza).
L'altra Voce - Ho un giardino di rose: - per vigilarlo, - non bastano le spine - ne le mie cure... .
(Durante la strofa seguita il dialogo).
Alonso - Il vento della fraternit fra gli uomini! E te lo dico con una frase rimbombante perch tu non la prenda in burla.
Antonion - Ma non sai che pi frasi rimbombanti adoperi pi mi fai ridere?
Carmen - E cos di tutti.
Alonso - Sta' zitta tu, ora, Carmen. Ascolta, compare. Parlavo poco fa, con quattro compagni dei pi avanzati, della festa d'oggi in questa casa, che la casa del ricco, e dimostravo loro, con le ragioni alla mano, che oggi il sole illumina in un altro modo e cos pure la luna e le stelle; e che oggi non ci sono rancori ne dispute e che lo stesso Alonso rinnega le sue idee, in onore di don Giovanni del Monte. Perch don Giovanni del Monte ha fatto sedere alla sua tavola, a cent'anni, pi di ottanta persone di ogni colore, per renderle tutte uguali, sia pure per un momento, perch don Giovanni del Monte ha gettato per le strade di Arenales monete d'argento che sono entrate nelle case dei poveri. E parlavo cos bene che tutti a una voce mi hanno mandato qua. Presentati a quei eignori, parla cos, e li lascerai tutti a bocca aperta . E sono qua.
Carmen - (ad Antonion) Solo che n lui n i suoi compagni contavano sulla sentinella, che sono io.
Antonion - Ma lo lasci entrare che non stona!... Per quanto possa bere e ciarlare, c' chi gli d dei punti...
Alonso - Hai inteso, Carmen?
Antonion - Del resto, io col vino o senza vino sono sempre lo stesso uomo! Dio benedica don Giovanni del Monte!
Carmen - Dio lo benedica! E' vero che non c' stato mai ad Arenales niente di simile?
Antonion - N ad Arenales, n in altra parte, Carmen. Perch non nasce un don Giovanni del Monte tutti i giorni, n Dio gli conserva la vita per cent'anni, ed anche se gliela conserva, non avviene un fatto simile.
Alonso - E' quello che volevo dire io.
Antonion - Mi fa piacere di avertelo levato di bocca. Io son un uomo rude: non mi solletica la coscienza; il pane che i miei figli si portano alla bocca, me lo guadagno con gran fatica, guardando pi che il cielo la terra; questa la verit. Ebbene, io le giuro, Carmen, io ti giuro, compare, che quando pap Giovanni si seduto in mezzo a tanta gente, a tavola, mf si sono inumiditi gli occhi...
Carmen - (commossa) Non me lo giuri, An tonion. Me mi hanno visto piangere anche le pietre!
Antonion - E che allegria fra tante personejdifferenti!... Ognuno ha le sue pene, i suoi dispiaceri e il suo carico sulle spalle; ma l tutto si dimentica: bastava guardare quel vecchio che si beava nel posare lo sguardo ora s questo ora su quel commensale.
Alonso - Ben detto, compare, ben detto.L non vi erano castell non vi erano differenze sociali: tutti eguali! Perch? Perch tutti stavano mangiando lo stesso pane! Ci meditino sopra i demagoghi!
Carmen - Gi, sei venuto fuori coi tuoi paroloni!
Antonion - Carmen: e l'angolo riservato ai bambini? Vale milioni! Sembrava una scolaresca, quando se ne va il maestro... E Rafaelita? Come ha recitato bene la poesia! Ricordo) che ho guardato verso il cielo per vedere se si affacciava qualcuno per ascoltarla.
Alonso - Nel cielo non c' gente: sfitto!
Carmen - Che cosa ne sai tu?
Alonso - Ma pi di te che non sai n leggere n scrivere. Per sapere bisogna illustrarsi; bisogna aver coltura. Bisogna leggere i libri che a me legge il barbiere. E bastano le discus-i sioni e andiamo in giardino.
Carmen - In giardino non ci vai, Alonso!
Antonion - Lo lasci andare, Carmen. Far un gran piacere a pap Giovanni. Oggi poi mi sembra molto tranquillo.
Alonso - Per dimostrare che ho coltura! Accompagnami tu, Carmen; se mi dovesse scappare qualche parola mi tirerai per la giacca. Io non voglio dire altro che il sole, oggi, ad Arenales...
Carmen - Sorge e tramonta in un altro modo; lo sappiamo.
Alonso - E che oggi Alonso rinnega le sue idee.
Carmen - E quando rinnegherai il vino?
Alonso - Che cosa vuol dire l'ignoranza! Il vino non stato mai un'idea!
Carmen - Ma sta' zitto, va' a casa.
Antonion - Ora me ne vado anch'io.
Alonso - Vieni ad aicoltarmi, prima, vieni ad ascoltarmi. Oggi il sole...
(Carmen e Alonso escono dal giardino, verso sinistra. Antonion riaccende il sigaro che gli si era spento).
Antonion - Che festa!... Indimenticabile!(S'inchina lentamente verso il giardino).
Carmen - (dentro) Sissignore: l.
Antonion - Che? (Si affaccia ad uno degli archi e retrocede contrariato) Maledizione! dovr andare a nascondermi sottoterra!
(Appare Donna Filomena con le guance pi accese e gli occhi lustri. Indubbiamente alla festa che si celebrata in casa non ha bevuto acqua sola... E' la persona che Antonion sfuggiva).
Donna Filomena - (con veemenza) Antonion!
Antonion - Donna Filomena!
Donna Filomena - Senza donna, senza donna. Cosa fa lei qui?
Antonion - Ero venuto a salutare mio compare Alonso.
Donna Filomena - L'ho visto adesso. Ah, Antonion! Sono proprio contenta di queste pacificazioni! Sono proprio contenta! Vede? piango!...
Antonion - Lo vedo, lo vedo.
Donna Filomena - Un ventaglio, Antonion, un ventaglio.
Antonion - Qui ce ne sono due o tre: prenda il pi grande cos le far pi vento. Bench lei sia una donna cos calorosa!...
Donna Filomena - Com' spiritoso lei, Antonion! Mi sempre piaciuto il suo spirito, per quanto abbiano potuto dirle il contrario. Un ombrellino da sole.
Antonion - Vuole un ombrellino?
Donna Filomena - S; uno qualunque. Oggi tutto di tutti-. Libert, eguaglianza, fraternit!(interrompendosi) Che festa, Antonion! La festa d'oggi era adatta per un cuore grande come il suo! Perch io ho un cuore molto grande!
Antonion - Non potrebbe essere pi grande, signora...
Donna Filomena - Tutti riuniti... tutti felici... tutti contenti., tutti amici... tutti eguali... Di che cosa ride, Antonion?
Antonion - Di questo... Tutti eguali!
Donna Filomena - Perch? Graziosa, questa! Perch?
Antonion - Perch dice il mio compare A-lonso che Ges Cristo venne al mondo perch fossimo tutti eguali... e per questo il vino lo chiamano sangue di Cristo: per*ch basta berne quattro bicchieri... e tutti eguali.!
Donna Filomena - (ridendo) Antonion! se con questo vuol dire che io ho bevuto quattro bicchieri, ha sbagliato...
Antonion - Lo so, signora, che sono molti di pi
Donna Filomena - Che spiritoso! No, Antonion, la mia allegria oggi non artificiale... e, noti, tutte le mie allegrie hanno in fondo un po' di tristezza, da che mi manc quel martire che fu il compagno della mia vita.
Antonion - Ah, le manc qualche volta?...
Donna Filomena - Mi manc una volta per sempre! Non il caso di ridere. Povero marito mio! Perch Iddio non prese me in vece sua? Egli sarebbe ora cos contento!
Antonion - Donna Filomena, il Signore sa sempre quello che fa... Io me ne vado; debbo tornare all'orto...
Donna Filomena - Non mi lasci, Antonion!
Antonion - Si attacchi allora al mio braccio...
Donna Filomena - Prima passeggeremo un po' noi due soli in giardino, per vedere se mi rinfresco...
Antonion - Come vuole, donna Filomena.
Donna Filomena - Senta come cantano i bambini! sembrano augelletti !
(Infatti i bambini cantano in coro, in giardino, pure molto lontano e durante il dialogo).
I Bambini - Viva, viva don Giovanni! - ha compiuto i suoi cent'anni, - ecc. ecc. .
Antonion - Ci sono anche due miei bambini, l... E sembrano uccelli, come lei dice... Ma se sapesse le scarpe che consumano!
Donna Filomena - Lei ci ha sempre il suo frizzo!... C' pap Giovanni?
Antonion - Eccolo.
(Vengono dal giardino pap Giovanni e donna Marziala, preceduti da Trino. Pap Giovanni si appoggia al braccio della figlia).
Donna Filomena - (a Trino, con veemenza) E' accaduto qualche cosa a pap Giovanni?
Trino - Nulla, assolutamente; ma si eccita molto e vogliamo evitarlo. Perci lo abbiamo condotto qui.
Donna Filomena - Benissimo, Trino! Tu sempre col tuo grande ingegno!
Trino - Cresce sempre, signora.
Donna Filomena - Pap Giovanni!
Pap Giovanni - Filomena... Abbiamo alzato il gomito oggi, eh?
Donna Filomena - (baciandogli le mani) Che festa! Che giorno!
Donna Marziala - Sta bene, Filomena, sta bene. Puoi andare con gli altri. Ora verr anch'io.
Donna Filomena - Scusami, Marziala! Ma ho goduto, sai? e quanto ho riso! ho pianto, perfino!
Antonion - Di tutto un po'...
Donna Filomena - Venga anche lei, eh? A fra poco. (Va verso il giardino).
Pap Giovanni - (con riso infantile) Antonion, che miracolo questo?
Antonion - Signor Giovanni del Monte, il miracolo del sangue di Cristo . E' divenuta tenera con me come una gatta in amore... Ma, per il bene che voglio ai miei figli, preferivo quando pestava la saliva!
Pap Giovanni - Eh!
Donna Filomena - (affacciandosi un istante) Antonion!
Anonion - Vengo, signora, vengo!(Si ritira con lei per il giardino).
Trino - Dunque, calmo qui, calmo qui.
Pap Giovanni - Eh!
Trino - Prigioniero di Trino per un momento. Poi torneremo in quella Babele.
Donna Marziala - S, pap; c' tempo per tutto... L ridi, piangi, non tutti sono prudenti... Qui, qui con Trino, fino a che io non ti chiamo...
Pap Giovanni - Come vuoi; come volete... (Breve pausa) Senti, Marziala!
Donna Marziala - Che cosa?
Pap Giovanni - I fiori della tavola...
Donna Marziala - Saranno portati tutti dove hai detto tu; non temere.
Pap Giovanni - Chi li porta?
Donna Marziala ' - Due figlie di Carmen. Non temere, ti dico. Tutto sar fatto come vuoi tu.
Pap Giovanni - Ma lo sanno dov' il sepolcro della mamma?
Donna Marziala - Vuoi che non sappiano dov' la cappella di famiglia?... Calmati, calmati... Non ci pensar pi, Dio mio.
Trino - La miglior cosa sarebbe che lei cercasse di fare un sonnellino.
Pap Giovanni - Ah no; ora non dormi questo no.
Donna Marziala - Ti farebbe molto bene pap!
Pap Giovanni - Ora non dormo, figlia mia Va' tu da tutta quella gente a fare gli onori d casa. E lasciami qui con Trino. Che ballino i ragazzi; che i piccini cantino e corrano a loro agio, e tutti facciano allegria, l in giardino Pap Giovanni ha compiuto i suoi cent'anni ,
Donna Marziala - Bene, ti lascio qui con Trino e me ne vado.(S'incammina verso il fondo e prima di andarsene chiama Trino sottom voce) Senti, Trino...
Trino - (avvicinandosi) Mi dica.
Donna Marziala - Non ti muovere di qui.
Trino - Io rimango di guardia. Lei procui che non si avvicini nessuno.
Donna Marziala - Puoi esser sicuro. Ha sogno di riposare un po'.(Esce).
Trino - Ne ha bisogno, s.
Pap Giovanni - Diavolo! Come siete pesai ti! Dormire, non dormo ora. Ho aspettato cor tanta ansia questo giorno e ora dovrei metter a dormire? Non ci mancherebbe altro!(Pause Trino.
Trino - Che cosa vuole?
Pap Giovanni - Che cos'hai tu?
Trino - Niente, pap Giovanni.
Pap Giovanni - Sei contento?
Trino - Quanto lei.
(Pap Giovanni ride per s, come ricordando gli avvenimenti della festa).
Pap Giovanni - Eh! Raffaello stato moltoI spiritoso... Un po' grossolano, ma molto spiritoso... Ed Evaristo?... Sembrava indemoniato... Senti, e Currita? Il brindisi di Currita!... Eh? Graziosissimo... Glielo hai scritto tu.
Trino - Io non sono capace di scrivere certe cose.
Pap Giovanni - Veramente?
Trino - N io, n altri. Ci vuole Currita.
Pap Giovanni - Ah Currita, Currita!... Da chi prender questa bambola irrequieta? Eh? Come dici?
Trino - Io non ho detto nulla, ora.
Pap Giovanni - E allora quando ti decidi a parlare? Te ne vai davvero domani?
Trino - No, pap Giovanni, no. Me ne vado se lei non sta zitto e non riposa.
Pap Giovanni - Allora vattene.(Breve pausa) Hai visto come si portata bene la povera Gabriella? Filomena diceva che ci avrebbe guastato la festa... S, s... E quando Raffaello, un po' alticcio, volle che parlasse? Gabriella non fece altro che prendere suo figlio e dargli un bacio, esclamando: Questo tutto ci che posso dire! . Non poco, eh?
Trino - No. Abbastanza! Ma ne parleremo dopo.
Pap Giovanni - E il piccino un amore, vero?.,. Senti...
Trino - Non voglio sentir nulla.
Pap Giovanni - Perch?
Trino - Perch voglio che lei riposi.
Pap Giovanni - Parla tu.
Trino - Neppure. Tutt'al pi posso cantare perch si addormenti.
Pap Giovanni - Vuoi farmi la ninna nanna, come ai bambini! Non voglio dormire! Non aver paura che mi senta male... Comprendi che se non parli debbo parlar io? Ah, Trino, tu non sai con quanta ansia abbia atteso questo giorno! E ci sono arrivato, e ho visto intorno a me tutti i miei che ancora vivono.. Perch sono stato scelto io per questo? Perch sono arrivato a questa altezza? Perch non sono morto per la strada come gli altri? Perch muoiono i bambini e i giovani... e vivo io?
Trino - Silenzio, pap Giovanni, silenzio. Perch parlar di morte, ora?
Pap Giovanni - Perch, ora, sta pi vicino a me la morte che la vita. E bench sogni ancora la vita, penso alla morte. E come vedi, parlo di essa tranquillo, senza paura alcuna; porti con s un riposo eterno, porti una vita eterna per il mio spirito... (Rimane astratto. I bambini cantano di nuovo lontano. Pausa) Chi canta?
Trino - I bambini, l in fondo al giardino. La disturbano?
Pap Giovanni - No.
Trino - Con tutto ci... (Va in giardino. Poco dopo si allontanano le voci dei bambini fino a rendersi appena percettibili).
Pap Giovanni - Trino... Dove vai, Trino?... Questo vuol farmi dormire a tutti i costi!... Deve avergli dato alla testa il vino... Eh!... Come a Filomena!(Torna Trino e osserva pap Giovanni) No; non dormo.
Trino - Tuttavia, tirer queste portiere, che entra troppa luce.
Pap Giovanni - Fa' come credi.(Mentre Trino fa scorrere i trasparenti degli archi, si odono molto lontane le voci infantili. Poi cessano).
Trino - Cos meglio.(Pausa) Pare che si sia addormentato.(Si siede) Lasciarlo l in bala di tutta quella gente sarebbe stato un azzardo... Sono un po' stordito anch'io!... (Trova per caso un libro e lo sfoglia).
Currita - (arrivando dal giardino) Trino! Ma dove sei entrato?
Trino - Ssss!...
Currita - Che c'?
Trino - Zitta!(Le indica pap Giovanni che si addormentato sopra una poltrona. Parlano sottovoce).
Currita - Ah! Pap Giovanni che dorme. Pover'uomo!
Trino - L'ho condotto via di l, temendo che 6 sentisse male.
Currita - Hai fatto benissimo. Con quella baldoria!
Trino - Non alzar la voce.
Currita - Andiamo via di qui, che lo svegliamo.
Trino - No; non voglio andarmene, potrebbe venire qualcuno a importunarlo.
Currita - Ebbene... allora... me ne andr io.(Non se ne va) Me ne andr io... perch se seguitiamo a parlare... Me ne andr io.
Trino - Facendo un po' d'attenzione... puoi rimanere...
Currita - Vuoi proprio che rimanga?
Trino - S.
Currita - E se lo svegliamo, Trino?
Trino - Non lo sveglieremo; sta' tranquilla. Rimani.
Currita - Se vuoi cos... Bada per, se si sveglia la colpa tua...
Trino - Ne assumo la responsabilit.
(Currita si siede vicino a Trino. Ella contempla pap Giovanni e Trino lei).
Currita - Povero pap Giovanni! Ha realizzato il suo desiderio!(Aspetta un momento che Trino le risponda, egli mette tutta la sua eloquenza negli occhi, ed ella, di vedere che non parla, gli dice) Cos non lo sveglieremo certo!
Trino - (ridendo) Non ti ho detto che bisognava fare un po' d'attenzione?...
Currita - Guarda...
Trino - Che?
Currita - Sogna.
Pap Giovanni - (sognando) Currita... Currita...
Trino - E sogna te!
Pap Giovanni - Currita...
Currita - Mi vuole tanto bene! Pi di tutti, vuole bene a me.
Trino - E tu gliene vuoi?
Currita - Come a mio padre! I vecchi cos non dovrebbero mai morire. Sono come libri che sanno e dicono tutto. E a me piace tanto sapere!... Ed egli di tutto s'intende e di tutto parla... Perch non dovrei amarlo, se egli mi ama tanto? E poi a me piace tanto amare... ed essere amata!
Trino - Ti piace pi l'amore o il sapere?
Currita - Tutt'e due le cose. Amare, certo, mi piace molto... Ed essere amata...
Trino - E parlare?
Currita - Pi che a te, che te ne stai muto ome un pesce.
Trino - Quando sto ad ascoltarti!
Currita - Ti piace pi ascoltare che parlare?
Trino - Se sei tu che parli... s.(Pausa).
Currita - Debbo seguitare?
Trino - S.
Currita - Anche a me piace ascoltare.
Trino - Allora ascolta...
Pap Giovanni - (come prima) Trino... Trino...
Currita - Ascolta tu. Sogna te, ora!
Trino - Sogna tutti e due.
Pap Giovanni - Trino...
Currita - Tutti e due...
Trino - Perch sogner tutti e due?
Currita - Glielo domanderemo quando si sveglia. E che cosa sogner?
Trino - Sogner... Pap Giovanni un vecchio ammirevole. Sogna quando dorme... e quando sveglio. E quel che pi mi commuove in lui, che sogni ancora... Ha cent'anni... ed ha ancora le sue illusioni... Io ho trent'anni, ed a volte ho pensato che la mia vita non ha pi scopo. E quando sento lui cantare eternamente la speranza, rido della meschinit delle mie delusioni e della piccolezza del mio spirito. Perch, vedi, finora egli ha sognato questa festa di famiglia, in cui gli pareva di vedere concentrata tutta la forza ideale della sua anima, tutta la sua illusione in questo mondo. Appena si sar riposato da questo sogno... sogner qualche altra cosa.
Currita - La sogna di gi!
Trino - La sogna di gi? Tu lo sai?
Currita - S.
Trino - E che cosa sogna? (Currita tace) Non me lo vuoi dire?
Currita - No.
Trino - - Perch?
Currita - Perch no. Stavo per mettermi in un bell'impiccio!
(Pap Giovanni si sveglia e li osserva con compiacenza, rendendosi conto di ci che succedq tra loro. A poco a poco si alza. Essi, immedesimati nei loro discorsi, non se ne accorgono)
Trino - Ma quale pericolo c' che tu me lo) dica?
Currita - Pericolo no; ma... andiamo... non) te lo dico.
Trino - Ed io Io domander a pap Giovanni, quando si sveglier.
Currita - No; questo poi no...
Trino - 0 non volevi domandargli che cosa ha sognato a nostro riguardo?
Currita - S, ma... diverso... Tu non sai.,. Lasciami...
Trino - Ti debbo lasciare, Currita?
Currita - S, Trino, s.(Nel vedere pap Giovanni in piedi) Ah! pap Giovanni! Vedi, Trino?
Trino - Pap Giovanni!
Currita - L'abbiamo svegliato con le nostre chiacchiere. Che cosa ti dicevo?
Pap Giovanni - No, non sono state le vostre chiacchiere che mi hanno svegliato.
Currita - No?
Pap Giovanni - No. E' stata una voce molto lontana... Trino, non odi cantare molto lontano?!
Trino - (prestando ascolto) Io no... Ora, no,
Pap Giovanni - Come no?... Ascolta bene... E' l... molto lontano... nello spazio... molto in alto...
Trino - (comprendendo) Ah s, pap
Giovanni. - (Guardando Currita ed abbracciandolo) Gi, odo questa voce lontana... gi, la odo!
Pap Giovanni - E tu, Currita? Non odi nulla?
Currita - Io no... io no...
Trino - Io s.
Currita - Io no!
Pap Giovanni - Ebbene, se la ode Trino... l'udrai anche tu; quando la voce si avviciner,
Currita - Ne proprio sicuro?
Pap Giovanni - Sicurissimo. Vedi, Trino, vedi? Tu, che volevi disertare la vita! Impara da me: non dir mai di no alla speranza. La vita continua; la primavera ritorna... Io dormivo riposando da un sogno... e mi ha svegliato la voce di un altro. H lumicino delle favole, Currita! E oggi ho cent'anni!
(Abbraccia Trino con gioia, e Currita seguita ad ascoltare senza udire, piena di emozione e di curiosit. Mentre cala la tela, risuona di nuovo, in lontananza, il canto dei bambini).
FINE
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