Farsa in un atto
di Alonso Jernimo de Salas Barbadillo
Traduzione di Cesco Vian
da FARSE SPAGNOLE del secolo d'oro
Edipem Novara 1974
PERSONAGGI
MARCELLO, il cerca-impiego
URBANO, suo padre
ROMERO, servo
Don SANCIO
FEDERICO
CLAUDIO
MONTILLA
VINCENZO
Don LAZZARO
Don ALBERTO
Don GIULIO
SUONATORI
IL CERCA IMPIEGO
Entrano marcello, il cerca-impiego, urbano, suo padre, con la barba bianca, e il servo romero.
urbanoL'occupazione che maggiormente stanca l'oziosit disoccupata; pertanto, figlio mio, sono lieto della vostra decisione di cercarvi un impiego presso i medesimi che li esercitano. Cos saprete qual l'impiego pi redditizio e meno pesante.
marcelloCodesta ricerca mi gi talmente ingrata, che mi pare uno dei peggiori impieghi possibili l'andarmene a cercar uno. Perci, per liberarmene, sceglier un mestiere qualsiasi, anche se in apparenza poco gradito e anche se poi l'esperienza me lo render ancor meno gradito. Chi bussa? Chi bussa?
romeroUn uomo di quelli che abbiamo convocato. Viene a parlare delle qualit del mestiere che egli esercita, per insegnarvelo, se fosse di vostra soddisfazione; ed egli stesso non sembra poco soddisfatto di s, cosicch presumibile che, anche se pu far bene il suo mestiere, nel tratto comune dev'essere piuttosto sciocco.
Entra don sancio.
sancio Bacio le mani alle signorie loro.
marcelloMille volte baciamo quelle di vossignoria.
urbanoChi vossignoria?
sancioUn gentiluomo, aurora di portantine, assistente di sale, penitente di tavole o ostentatore di mantelli di lana.
urbanoVossignoria si spieghi, se ci riesce, giacch il parlare enigmatico costituisce un martirio anche in poesia, s'immagini dunque se pu sopportarsi in prosa.
sancioOrs, adattiamoci all'uditorio! Dico, dunque, che scudiero della casa di un gran principe; mi son detto aurora di portantine, perch molto spesso precedo portantine nel cui interno sono dame bellissime, come l'aurora precede il sole; assistente di sale, perch il tempo che non trascorro per le vie lo passo nei saloni, intrattenendomi con gli altri cavalieri e fanti, servi di altre signore, che col si trovano, e mormorando dei nostri rispettivi padroni, occupazione dolcissima che piace persino ai somari, come dice l'ingegnosa strofetta:
A teste unite mormorano,
tre per tre, quattro per quattro,
dei loro padroni per primi,
per meglio rivelarsi servi.
L'espressione penitente di tavole non ha bisogno di commento, avendo io detto gi che sono scudiero d'un signore; anzi, mi sembra che l'iperbole sia debole, e il mio lamento modesto e limitato. Ostentatore di mantelli di lana, perch pur essendo il mio mantello di una baietta ormai lisa e consunta, la mia presunzione lo gonfia in tal modo, che esso stesso non si riconosce, e persino quelli che lo guardano con vista pi penetrante dubitano dei loro occhi e non si decidono a definirlo, credendo che sia pi di quello che in realt; ed la livrea stessa che genera vanit in loro che la vestono, come succede con gli abiti dei portoghesi, il cui generoso spirito vuol fare del vento stesso pavimento per i loro piedi, ed anzi penso che gli sia ancora poco.
urbanoVi piace questo mestiere, giovanotto?
marcelloNo, in verit, perch mi sembra che pur essendo un ordine religioso molto duro, non per questo risulta pi facile salvarcisi l'anima; e se devo proprio andare all'inferno, non voglio andarci per via d'un palazzo, che vi ci porta diritto, bens cercarmi una strada che mi conduca con pi agio e meno disgusto.
sancioSe la pensate cos, io qui non ho pi niente da fare, e percime ne vado. (Se ne va.)
marcelloAndate con Dio, ch penso facciate lo stesso in casa del vostro padrone.
Entra federico.
federicoIo sono un uomo i cui diritti perpetui di propriet sono un animo tranquillo, un viso lieto anche alle ingiurie e paziente d'ogni oltraggio. La mia lingua un giulebbe di complimenti. Porto il cappello sempre in mano, perch se dovessi togliermelo ogni volta che saluto qualcuno, avrei arricchito tutti i cappellai, e cosi preferisco salutare con testate anzich con scappellate, perch mi costa meno la testa che il cappello. Conosco la vita di tutti; quel che buono, lo divulgo aumentato e studiato; quello che non lo , lo indoro con tanti smalti, che finisce col sembrarlo. Sono il Calepino[1] delle lingue della capitale; con quelli di palazzo reale dico: Tizio molto ben visto, ha molte entrature, e simili complimenti. Con i soldati accademici della Loggia di San Filippo[2], valuto le forze dell'imperatore di Turchia e degli altri monarchi fedeli e infedeli, e con spirito valorosissimo aggiusto il mondo, senza riservare per me neppure quella parte di esso su cui poggio i piedi. Se assisto alla conservazione di quelli che non si perdono una prima a teatro, dico la mia con parole di questo genere e con facce appropriate: l'intreccio poco coerente, ma le battute sono buone; stata ben recitata, perch gli attori della compagnia sanno il fatto loro; temevo che cascasse al secondo atto, ma si salvata con quella farsa . Con ciascuno, insomma, sono lo stesso, e pur rivestendomi l'animo di umori tanto diversi, sembro sempre il medesimo; tutti mi guardano come il proprio ritratto, e perci non si offendono se li seguo, sembrandogli proprio dell'ombra seguire il corpo; e sono cos contenti dell'imitazione che faccio delle loro persone, che mi consentono di mangiare insieme con loro, e le stesse cose che essi mangiano.
urbanoChe cosa vi sembra, Marcello?
marcelloChe per questo mestiere ci vuole molta spudoratezza e fortuna prospera. E quantunque per me la prima non sarebbe difficile, trovo molto incerta la seconda.
federicoCome? come? Siete di quelli che si lamentano della fortuna? Capisco ora chi siete. Restate con Dio. (Esce.)
marcello E voi andatevene con Lui, ch abbiamo avuto lo stesso pensiero.
romero Giustamente li hanno chiamati pestamortai.
Entra Claudio.
claudioSono maestro in un mestiere che si fonda su molte maestrie: canto un poco, il che mi serve molto, perch mi permette di entrare in molte case di questa capitale a dar lezioni a donne di diversi ceti e di bella presenza. Con le fanciulle oneste e costumate, faccio il sensale di matrimonio, proponendogli il pi ricco dei loro innamorati, dal quale mi faccio precedentemente pagare. I genitori, che desiderano di vedere le figlie accasate con ricchi mariti, credono che in quegli affari io non abbia altro interesse che il mio buon cuore, mi premiano con doni e somme ingenti. Se l'impresa riesce, ricevo grazie da ogni parte; se non riesce, quello che ho intascato durante le trattative, nessuno me lo porta via. Se le discepole non sono tanto ingenue, (e il numero di queste non piccolo!), i miei guadagni aumentano, perch sono mezzano di piaceri illeciti, e il mondo paga sempre con maggior liberalit i servizi che si rendono al diavolo. In altre parti faccio il medico, possedendo un libro di varie ricette in versi con cui curo tutte le malattie delle donne con pi fortuna che scienza; e in codesto penso che siamo tutti uguali, giacch nell'arte del guarire i pi ci azzeccano per caso. Per questo cerco sempre di vivere alla periferia; e siccome non porto spada e cerco di curare qualche malato senza compenso, tutti mi chiamano signor dottore. Godo dunque di parecchi titoli: dottore, paraninfo e maestro, specialmente. E senza aver seguito altri studi universitari se non quelli della mia astuzia, porto due titoli insigni: maestro e dottore, col primo dei quali, come le signorie loro comprenderanno da quel che son venuto dicendo, danneggio l'onore della gente, e col secondo la salute.
urbanoTerribile cosa mi sembra che vossignoria ci abbia detto con molte circonlocuzioni qual il di lei mestiere, mentre sarebbe bastata una parola sola per definirlo.
claudioUna parola sola impossibile. Quale sarebbe?
urbanoTruffatore, sia pure con furberia ed eleganza. Che cosa ne dite, Marcello?
marcelloDico, signore, che questo mestiere insopportabile in ogni sua parte, e che preferirei morir povero nella mia ignoranza, piuttosto che fare il male di tutti con scienza tanto pericolosa.
claudioBene, bene: siete uomo di sentenze e proverbi, il che vuol dire che la fame non si assenter mai da casa vostra, n il riso da quella dei vostri vicini. (Esce.)
urbanoSe ne va molto soddisfatto di quel che ci ha detto! Gli uomini di codesta specie sono infatti tanto presuntuosi quanto ignoranti.
Entra montilla.
montillaLa mia vita togliere vite, non perch finora abbia peccato contro il quinto comandamento, ma perch mi hanno attribuito peccati altrui che ho voluto assumermi come se fossero miei, facendo della pena ingiusta sicuro strumento della mia fama. Appena succede qualcosa in citt, mi reco a casa degli ambasciatori e nelle chiese e, pur essendo innocentissimo, faccio credere di essere colpevole. I veri colpevoli me ne sono grati, perch ottengono il loro scopo, e la mia vanagloria gli assicura la tranquillit, arrischiando io temerariamente la vita per dar credito alla mia spada; gli altri, che ignorano la verit, senza esaminare l'inganno applaudono la mia valentia, e agli occhi di molti sembro un Ercole. Questa fama infine mi procaccia infiniti tributari e anche tributarie che mi alimentano e mi vestono. Gli offesi non si lamentano, perch nessuno tanto sciocco da non accertare la mano e prendersi le proprie vendette; anzi, essi mi discolpano, pretendendo che si castighino quelli che giustificata-mente servono da esempio comune e per la privata sicurezza; ma io, eterno abitante di cimiteri, converso sempre con i morti, come colui che non ne caus la fine e pu vivere tranquillo tra coloro che non ha offeso, bench sia stato mio intento far supporre il contrario. vero anche che, per quanto abbia sempre procurato di sot-trarmi alle occasioni, certe volte sono stato costretto a mettermi al fianco di taluni potenti, ove la fama acquisita e la necessit di salvar la faccia mi han fatto fare la parte di un eroe compiuto; benchposso dire che dai saggi delle mie finzioni sono uscito attore consumato di eroismi.
urbanoHo l'impressione, Marcello, che vi sentiate abbastanza inclinato a questo mestiere, forse perch di armi.
marcelloIl segno della santa croce, che arma contro il demonio, sia con me per liberarmi da tale tentazione, se qualche volta mi assalisse! Io, signore, sono pi moderato nelle mie aspirazioni, e preferisco, quando Dio vorr togliermi da questa vita, finire per mano del pi vile dei medici, anzich del pi coraggioso spadaccino. Vossignoria vada con Dio, ch tutti gli altri mestieri del mondo servono a far vivere chi li esercita, mentre questo gli serve solo a cercar la morte!
montillaDue avvertenze voglio farle, signor gentiluomo: la prima, che vossignoria pu sen'altro sposarsi con un gallo[3]; e la seconda, che il mezzo pi sicuro per sfuggire alla morte il cercarla.
marcelloCodesta ragione buona per un innamorato sfortunato. Io non desidero cercare quella che viene senza bisogno che la si cerchi! E vada con Dio vossignoria, ch questa casa non un cimitero in cui ella si debba trattenere cos a lungo.
montillaPer Dio, che stavo per fare... (Esce.)
marcelloIo penso che tutte le eroiche imprese di costui sono di tal fatta: le sta per fare soltanto.
romeroSe n' andato malvolentieri e pieno di collera.
marcello La collera gli sbollir alla prima taverna che incontra.
Entra Vincenzo.
vincenzoLa maggior parte dei ferri del mio mestiere, anzi, per essere pi precisi, tutti i ferri del mio mestiere sono rappresentati dalla lingua. La memoria, e anche l'immaginazione forse, sono i miei principali ausiliari.
romeroMolto sciocco dev'essere il mestiere di costui, perch dove la memoria e l'immaginazione fanno tutto, l'intelligenza rimane fuor dell'uscio.
vincenzoInsomma, io sono un corriere intra muros, che vagando da una via all'altra della citt, e da una all'altra casa, porto novit, o anche, se si vuole, pettegolezzi. Per le novit ho bisogno della memoria, e ne ricavo due compensi; quella quantit di soldi, o di oggetti di vestiario o alimenti, che riesco a carpire ai miei ascoltatori, e una certa quantit di altre notizie che da essi ricavo in un modo o nell'altro, e che mi sono poi mercutilissima in un altro quartiere. L'immaginazione mi serve quando scarseggiano le notizie vere, ch allora bisogna inventarle e adattarle all'uditorio, aggiungendovi la salsa che si sa pi gradita. Quando importa a qualcuno degli Stati rappresentati in questa capitale che circoli una frottola, per la riputazione e credito di quella stessa nazione, io la semino nei cortili di Palazzo e alla Loggia di San Filippo, e la mantengo in circolazione almeno per ventiquattro ore, ma molte volte anche tre o quattro giorni, valendomi di alcuni discepoli ed aiutanti che ho pronti per tali occasioni. In premio ricevo somme notevoli, e pago i miei collaboratori con somme minime. Cambio d'abiti, per questo: oggi abito corto, domani di straniero, ora sembro un soldato, ora un ecclesiastico o un religioso. Il mutar casa parallelo al mutar d'abiti, giacch ogni volta che mi trasformo, mi trasferisco in un altro quartiere e parlo lingua diversa e cerco di cambiare persino volto e corporatura. Il volto, perchtalvolta mi lascio crescere i peli della barba in lungo e in largo, sicch la mia faccia pare un fitto bosco in cui non penetrino raggi di sole; altre volte invece mi tingo di nero, di rosso o di color nocciola. Quanto alla corporatura, talora uso della forma che mi dette il cielo, come adesso; talaltra mi fingo zoppo, storpio o gobbo, e persino con gobba duplicata, come le lettere che vengono dalle Indie. Porto gli occhiali senza esser corto di vista, parrucca senza essere calvo e bastone senza essere paralitico, con cui copio gli atti di ogni mortale e mi burlo di ogni senso, giacch persino il tono della voce incostante in me: ora molto grossa, ora sonora, ora sottile; quando voglio sono rauco ed aspro, o al contrario chiaro e semplice; so parlar bleso o con la esse sibilante, e infine sono capace di balbettare con somma precisione, ovvero parlare in fretta e molto bellamente.
urbanoDi quest'ultima abilit non ha bisogno di darci la prova, perch ce ne siamo accorti gi abbastanza da noi. Suvvia, Marcello, mi sembrate abbastanza divertito: che cosa decidete?
marcelloPi che divertito, mi sento stordito, e penso che solo ripassando con la memoria quel che ha detto cosi rapidamente stasera questo signore, avrei occupazione sufficiente per tutti i giorni della mia vita.
vincenzoSignor Urbano, il figlio di vossignoria, messer Marcello, un buono a nulla, e per lui non troverei altro mestiere adatto che non sia il mestiere di far nulla; e sappia che anche quest'ultimo un mestiere, a Madrid.
romeroVattene con Dio, e pregalo che la sveltezza della tua lingua si comunichi ai tuoi piedi, sicch, allontanandoti pi in fretta da questa casa, tu mi rompa meno l'anima!
Esce Vincenzo, ed entra Don lazzaro.
lazzaroIl mio mestiere quello di gentiluomo.
romeroAh, dunque un mestiere essere gentiluomo?
lazzaroS, amico, e dei meno facili! Voglio dire dunque che sono un uomo che, da sei anni a questa parte, faccio il gentiluomo. La mia gentiluomeria ha dunque una precisa data di nascita: da quando mi spuntata la barba ho assunto il don, perch senza barba non avrei avuto il coraggio di farlo. Trascorsi due anni di noviziato con notevoli difficolt, che se uno le raccontasse ci guadagnerebbe fama di scrittore. Ma una volta gentiluomato, parlo come se avessi in petto un sotterraneo, cio in modo rimbombante. Ho molta vanit, eppure sembro parente pi stretto dei miei servi che dei signori, giacch questi ultimi li chiamo cugini, e i primi fratelli. Mangio sempre cose saporitissime, senza aver cuoco, e ci per via di quel verso di Garcilaso[4], che dice:
Flrida, a me s dolce e saporosa,
pi che la frutta dell'altrui frutteto.
Mi trovo in tutte le feste pubbliche e talora vi prendo parte attiva, e per quanti mi conoscono basta questo perch sia festa. Tutto ci si basa su un patrimonio minimo, ma pi che sufficiente per le mie frodi. Rischio al gioco: se vinco mi disimpegno, se perdo non pago, e baro valendomi dell'impunit datami dalla nobilt, giacch in questo noi gentiluomini ci diamo una mano a vicenda per avere altrettanto quando ci tocchi il turno, giurando il nostro favore e cercandoci ciascuno un palazzo avito in montagna, come se l'avessero fabbricato i nostri antenati. Corteggio ragazze nubili, per due motivi: perch costano meno e perch questa galanteria, essendo onesta, pu essere pubblica, cosa che mi solletica la vanit. E da ultimo dico bugie senza che nessuno me lo chieda o me l'impedisca, perch cosa che d gusto e non piccola utilit.
marcelloPadre e signore, se un uomo deve proprio fare un mestiere, vorrei questo, non perch sia il meno molesto fra quelli di cui abbiamo sentito parlare finora, ma perch quello che mi sembra piconnaturale al mio temperamento.
urbanolo ti do senz'altro la mia benedizione, e con essa quella di Dio, affinch tu possa uscire indenne da tutte le avventure cortigiane.
lazzaroOl, entrino dunque i servi del mio piacere, suonatori e danzatori, perch si festeggi l'elezione del fiammante gentiluomo. Prima per voi dovete giurare le nostre costituzioni. Mettetevi ai miei piedi e rispondete alle mie domande: Promettete di comprare a credito, e di rispondere con scortesie e disprezzo a chi vi esiga il pagamento?
marcello S, lo prometto!
lazzaroPromettete di far la corte a tutte le donne che vedrete, e di vantarvi dei vostri successi, (veri o falsi, non importa), su di esse?
marcelloS, lo prometto.
lazzaroPromettete di andare molte volte in carrozza e poche a cavallo, indipendentemente dal fatto di essere un pessimo cavaliere?
marcelloS, lo prometto.
lazzaroPromettete di compiere le stesse azioni virtuose, non tanto per la virt in s, quanto per la vanit vostra?
marcelloS, lo prometto.
lazzaroIl nostro cattivo esempio, dunque, e la vostra pessima natura vi facciano essere un detestabile gentiluomo! E con questo vi concedo di farvi chiamare don, anche se con Marcello non sta troppo bene, ma l'uso lo render pi facile. Dite dunque tutti: evviva don Marcello!
tutti Evviva, evviva don Marcello!
Entrano i suonatori e ballano mentre cantano.
unmusicista Un gentiluomo di pi ha ora il mondo!
unaltro Disgraziato lui, si vesta a lutto!
unmusicista mestiere difficile: perch lo cerca?
unaltro Anzi, facilissimo, come oggi si usa.
unmusicista Dimmi: vorrei sapere perch facile.
unaltro Per il cattivo uso che oggi ne fanno.
unmusicista Giovane gentiluomo, gentile e libero, l'esser liberi ormai proprio di gentiluomini.
I suonatorise ne vanno.
lazzaroPasseggiate con me, giacch ora vi trovate nel momento pidifficile. Infatti, partiti i suonatori, la nuova del vostro ingresso nell'ordine correr subito per la capitale, e i pi anziani si presenteranno subito a farsi da voi pagare i diritti di matricola, poich la disgrazia vuole che anche per la cavalleria a piedi si debba pagar tributo. Udite, udite, bussano gi alla porta, ed entrano anche senza bussare, essendo questi cavalieri intrusi gente insolentissima. Quando tocchi a voi il turno, non sbagliate nell'imitarli!
Entra don alberto.
Oh, signor don Alberto, come mai da queste parti?
albertoHo una richiesta da fare, e pi che giustificata: la patente che deve pagare questo hidalgo!
marcello Come hidalgo? Ges, che offesa[5]! Hidalgo io, che sono gentiluomo d'alto rango, armato gi dalla mano di messer don Lazzaro, che l'arcigentiluomo pi venerando di questa capitale?
lazzaro Avete visto com' credulone? Non vedete con quale facilit si convinto di essere un gentiluomo autentico?
albertoFratello, fratello hidalgo, non sapete che noi, gentiluomini anziani, chiamiamo hidalgo solo il gentiluomo novellino che non ha pagato la matricola?
lazzaroE a me i miei diritti!
marcelloQuali sono?
lazzaroGli abiti; perch io, avendovi armato cavaliere di tal fatta, ho fatto un affare peggiore di quanto non faccia il boia con quelli che impicca[6]!
marcelloAff di gentiluomo, mi spogliano! Ma mestiere di tanta scostumatezza, che non mi trover mai pi a proposito. Ma chi bussa, chi arriva, chi entra?
albertoOh, amico don Egidio! Portate una sedia per don Egidio!
egidioNon disturbatevi. Un cos onorevole crocchio, per la mia vita, non si disturbi! Dunque: che cosa dice l'hidalgo?
marcelloE dgliela con l'hidalgo! Sembrano i due cancellieri di un tribunale intenti a rilasciarmi un documento!
albertoOl, ol! Non ho chiesto sedie?
urbanoNon ne abbiamo in casa, perch ce le hanno sequestrate ieri.
albertoSuvvia, signore, questo significa progredire troppo rapidamente nella cavalleria! Non correte tanto! Retrocedete un poco!
marcelloVi do questa lettera di credito di cento reali, su un bottegaio, che accettata e domani scade.
albertoAvete agito da gentiluomo! Non ho mai visto in vita mia miglior gentiluomo di voi! Datemi un abbraccio, gentiluomo, che per Dio siete un gentiluomo dabbene, e tanto degno di essere gentiluomo, che noi tutti gentiluomini dobbiamo riconoscervi per il miglior gentiluomo.
marcelloMi avete gentiluomato molto bene, ma io vi ho dato una letterina di credito falsa!
lazzaroPer Dio, in pochissimo tempo avete imparato come nessun altro il mestiere della gentiluomeria moderna!
romeroSignore, alla porta c' uno scudiere servo di un anziano gentiluomo.
marcelloFate entrare quell'hidalgo. (Entra lo Scudiere) Sia il benvenuto vossignoria. Si copra, per la mia vita, si copra!
scudieroHo da dire questo: il mio padrone, don Giulio, un anziano gentiluomo. Si trova ad avere una figlia in pi, e vorrebbe disfarsene maritandola con vossignoria. Egli avverte vossignoria che la ragazza allenata al digiuno continuo e alla nudit perpetua, e che porta in dote uno stomaco avvezzo a saltare i pasti e un corpo disprezzatore di freddi e di caldi.
marcelloPer Dio, dovendomi io ammogliare, una donna simile mi converrebbe! che altre doti possiede?
scudieroNessuna, perch non balla, per non rompere del tutto i quattro stracci che la coprono, non canta, per non respirare troppo forte e quindi non mettere in pericolo la vita, dato che tanto debole. Di cucire non capace; ma per fare un rammendo e dissimulare le gugliate cosi brava, che quello che bianco lo rammenda col filo nero, e quel che nero col filo bianco, affinch si veda meno l'abilit e la povert risulti pi onesta.
marcelloSplendido, signori! Accetto senz'altro le nozze, e mi considero suo marito! Andiamo, andiamo!
scudieroNon c' bisogno, signore, giacch il padre sta qui sull'uscio, e con lui la figlia. Entri vossignoria, signor don Giulio.
giulio(entrando) Non so se riuscir a spacciare la merc di questa mia figlia. Signor don Marcello, vossignoria si prenderebbe questa donna Rufina?
marcelloS, mio signore: in moglie!
urbanoEd io per figlia.
romeroIo per signora.
lazzaro(a Giulio) Supplico vossignoria che mi consideri suo servo, dato che lo sono tanto del signor don Marcello.
giulioHanno visto con quanto poco rumore si muore di fame in questa casa?
romeroDobbiamo organizzare un ballo?
giulioS, ma in casa mia, dato che finalmente sono riuscito a liberarmi di questa figlia. Nella casa del signor don Marcello si deve invece piangere, perch gli abbiamo portato un bel guaio!
marcelloCodesto per la gente plebea. Noi gentiluomini non vediamo le donne altro quando lo vogliamo noi.
urbanoAndiamo a cenare, giacch ci aspetta la cena. Un'altra sera probabilmente saremo noi ad aspettare la cena, ed essa non verr.
romeroBench in materia tanto ingrata, ha detto molto bene, giacchcodesta sentenza sar eseguita molte volte.
[1] Ambrogio dei conti di Calepio (1435? - 1511?), frate bergamasco agostiniano, umanista; pubblic nel 1502 un vocabolario latino (Dictionum interpretamenta), che ben presto venne ampliato con l'aggiunta di altre lingue. Questo dizionario, divenuto famoso in tutta Europa, fu a lungo chiamato Calepino .
[2] L'autore si riferisce alla loggia della chiesa di S. Filippo di Madrid, abituale luogo di ritrovo degli sfaccendati, che ivi si raccoglievano a commentare notizie di politica, di arte militare, ecc.
[3] Col vocabolo gallina, in spagnolo si suole indicare un codardo; qui Montilla, con una parafrasi, vuol dare del vigliacco a Marcello.
[4] Di questo famoso poeta famosissimo fu in particolare il distico qui citato.
[5] Hidalgo era infatti, a rigor di termini, il titolo pi basso della nobilt spagnola.
[6] Il boia aveva diritto a tenersi gli abiti dei giustiziati.
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