S.I.A.E.
Teatro Comico Napoletano
Il cerchio si chiude
Commedia in due atti
di
Colomba Rosaria Andolfi
(2006)
Non sono consentiti adattamenti, riduzioni, modifiche del testo, variazioni del titolo. Leventuale traduzione di detta commedia in altre lingue o dialetti richiede espressa autorizzazione dellautrice.
La commedia, depositata alla S.I.A.E. il 5 luglio 2006, nasce dallo sviluppo e dalla fusione di due miei atti unici del 1993: E chi o pp sap! e O pizzo a riso (portati in scena nel 1995 con un mio spettacolo di Cabteatro).
S.I.A.E.
Teatro Comico Napoletano
Il cerchio si chiude
Commedia in due atti
di
Colomba Rosaria Andolfi
(2006)
PERSONAGGI
SALVATORE NASERCHIA, capo famiglia
NENNELLA, sua moglie
CATERINA, loro figlia
GEG, loro figlio
DON AGOSTINO, padre anziano di Nennella
RAGAZZO, garzone
LUCIA, amica di Nennella
FELICE LETIZIA, amico di Salvatore
SIG.RA GINA, vicina di casa
GIULIETTA, amica di Nennella
DON GENNARO, salumiere
CAV. TORELLO, datore di lavoro di Salvatore
SIG.RA TORELLO, moglie del Cavaliere
PROF.SSA VIVADIO, insegnante di Caterina
RITUCCIA, figlia della Signora Gina
RAGAZZO E RAGAZZA, amici di Geg
I personaggi sono 17. I registi scaramantici potranno portare a tre gli amici di Geg o avvalersi dellintroduzione, riportata nelle ultime due pagine, per incrementare il numero degli attori.
Il bozzetto di scena, per questa e per le altre commedie, pu essere richiesto allautrice (indirizzo e-mail: corandolfi@libero.it)
Divisione in scene
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA (pag. 5)
Nennella, Don Agostino, poi Ragazzo.
SCENA SECONDA (pag. 10)
Nennella, Don Agostino, Lucia.
SCENA TERZA (pag. 16)
Nennella, Don Agostino, Lucia, Salvatore, poi Felice.
(BUIO)
SCENA QUARTA (pag. 23)
Nennella e Salvatore.
SCENA QUINTA (pag. 24)
Salvatore, Cav. Torello e Signora Torello.
SCENA SESTA (pag. 27)
Salvatore e Nennella.
SCENA SETTIMA (pag. 30)
Salvatore, Nennella e Don Agostino.
SCENA OTTAVA (pag. 32)
Nennella, Salvatore, Don Agostino, Geg, poi amici di Geg.
SCENA NONA (pag. 36-39)
Nennella, Don Agostino, Signora Gina, poi Salvatore.
Divisione in scene
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA (pag. 40)
Salvatore, Nennella, Geg, indi Caterina, poi Sig.ra Gina.
SCENA SECONDA (pag. 43)
Nennella, Salvatore, Professoressa Vivadio.
SCENA TERZA (pag. 45)
Nennella, Caterina, indi Salvatore, poi Geg.
SCENA QUARTA (pag. 49)
Nennella, Caterina, poi Salvatore e Don Agostino
SCENA QUINTA (pag. 52)
Nennella, Don Agostino, Don Gennaro.
SCENA SESTA (pag. 53)
Nennella, Don Agostino, Lucia, Giulietta, poi Caterina.
SCENA SETTIMA (pag. 57)
Nennella, Giulietta, Salvatore, poi Caterina.
SCENA OTTAVA (pag. 61)
Salvatore, Felice, indi Caterina, poi Nennella.
SCENA NONA (pag. 65)
Salvatore, Nennella, poi Felice e Giulietta.
SCENA DECIMA (pag. 69)
Salvatore, Nennella, Cav. Torello, Sig.ra Torello, indi Sig.ra Gina, poi Rituccia.
SCENA UNDICESIMA (pag.77-78)
Nennella, Salvatore, Don Gennaro.
Trama: la vicenda ruota e si sviluppa intorno a un regalo che viene ogni volta riciclato e che, per strane coincidenze, ritorna proprio da chi lo aveva effettivamente acquistato.
ATTO PRIMO
La vicenda si svolge a met novembre di sabato mattina nel soggiorno-studio di casa Naserchia. Scena: sulla parete di sinistra, quasi in proscenio, c una colonnina con sopra una pianta (completa di sottovaso) e, a seguire, una vecchia finestra praticabile con tenda aperta; nellangolo un carrello con sopra televisore e telecomando. Sulla parete di destra, quasi in proscenio in una rientranza, una stufa elettrica e una poltrona con un cuscino; a seguire, una piccola scrivania con una sedia che guarda verso la parete e un piccolo scaffale con libri. Sulla parete frontale, a sinistra, un mobile con cassetti e antine superiori e con un vano a giorno centrale dove c un telefono fisso; a destra, c la comune. Quasi al centro della scena, un tavolo tondo di legno lucido con tre sedie (la quarta vicino alla picccola scrivania). Quadri alle pareti, libri e una lampada sulla scrivania completano larredamento moderno e abbastanza dignitoso. La restante parte della casa a destra, uscendo dalla comune; la porta dingresso a sinitra, uscendo dalla comune.
Allapertura del sipario, la finestra aperta. In prossimit della comune, c la mazza con il panno usato per lavare il pavimento e il secchio con lacqua. Due sedie sono intorno al tavolo; le altre due sono capovolte sul tavolo. Sulla scrivania c lo strofinaccio per la polvere.
Scena Prima
NENNELLA (in abbigliamento casalingo e giacchino di lana, toglie con lo strofinaccio la polvere dai piedi di una sedia che sul tavolo, labbassa e la sistema fra le altre due; toglie la polvere dai piedi dellaltra sedia che sul tavolo, labbassa e la sistema vicino alla scrivania) Ecco fatto. (Toglie la polvere dallo scaffale dei libri e ammucchia su un lato della scrivania alcuni libri che vi sono sparsi): Libri, libri, libri! Sta casa chiena e libbre!
DON AGOSTINO (varca la comune dallinterno della casa e entra a piccoli passi in scena con cappotto, sciarpa e berretto di lana, appoggiandosi allombrello): Che gelo!... A Siberia! A Siberia!
NENNELLA (lo guarda): Pap, che ce faje cu o cappotto e cu o cappiello?
DON AGOSTINO: Marreparo d o friddo E spiffere ca ce stanno int a sta casa nun ce stanno nemmanco o Colosseo!
Nennella sorride, si gira e toglie la polvere sulla scrivania. Don Agostino si dirige a piccoli passi verso la finestra aperta.
NENNELLA (si volta): Ma add vaje?
DON AGOSTINO: Voglio chiudere a fenesta.
NENNELLA: Pap, a fenesta ha da st aperta, si no o pavimento nun sasciutta.
DON AGOSTINO (si avvicina lentamente al tavolo): A furia e cate d acqua nterra, stu pavimento se starr nfracetanno Nu juorno e chiste va a fern ca se ne cade.
NENNELLA: Pap, lacqua pulizia!
DON AGOSTINO: Sarr, ma pe te, figlia mia, na fissazione!... E comme si nun abbastasse, te s ghiuta a pigli a nu marito ca o ttne pe canzone, quanno sarraggia, e ce f a benedizione cu llacqua gelata!... (Fermo vicino al tavolo, tossisce) Vide che tosse ca tengo!
NENNELLA (continuando a togliere la polvere): Pap, vatte a assett ncopp a pultrona, per cammina ncopp e pponte.
DON AGOSTINO (appoggiandosi allombrello, prova a mettersi sulle punte): na parola! (Perde lequilibrio e afferrandosi con laltra mano al tavolo) Mamma d o Carmine!
NENNELLA (si gira): Pap, statte accorto! Ce mancasse sulo na caduta!
DON AGOSTINO: Nennella, Nenn, tu me vulisse f cammen ncopp e pponte Dio o ssape e a Madonna o vvede, i comme me mantengo allerto!
NENNELLA (toglie la polvere sul lume della scrivania): E va buo, nun ce sunnammo niente. O pavimento d o lato d a fenesta se sarr asciuttato.
DON AGOSTINO (a piccoli passi, si sposta davanti al tavolo per raggiungere la poltrona): Ma vedite che vecchiaia ca me steva astipata!... Comme si nun abbastasse o friddo che sento, aggi a f pure a traversata Nenn, damme na mano!
NENNELLA (poggia il panno per la polvere sul tavolo): Te putive st natu ppoco int a cucina. (Gli va vicino e lo aiuta a sedersi) Jammo, appoggete a me Assettete chiano chiano.
DON AGOSTINO (si siede e sospira): Ah, finalmente! (Poggia lombrello accanto alla poltrona) Nenn, accuonceme nu poco stu cuscino areto e rine.
NENNELLA (gli sistema il cuscino): Va buono accuss?
DON AGOSTINO: S, s. (Si avvolge meglio la sciarpa intorno al collo). Che friddo!... Sta aperta pure a porta d e scale.
NENNELLA: Accuss o pavimento sasciutta primma (prende lo strofinaccio per la polvere e pulisce sul tavolo). Te lh pigliato o ccaf?... Te naggio lasciato na tazzulella .
DON AGOSTINO: Sh, sh, era gelato!
NENNELLA: Che esagerazione! Laggio fatto appena na mezora fa.
DON AGOSTINO: Nenn, int a sta casa se gelano pure e llacreme!
NENNELLA (con lo strofinaccio in mano): E va buo, chiudimmo sta fenesta (sbatte fuori il panno usato per togliere la polvere e chiude la finestra).Si cuntento? (sposta il secchio con lacqua e con la mazza e ripassa il panno sul pavimento dove il secchio era poggiato).
DON AGOSTINO (tocca la stufa): Quanno lappicciammo a stufa?
NENNELLA: Pap, a currente costa. Aspettammo nu poco. Doppo, quanno fernesco e pulezz, appicciammo a stufa pe na mezora.
DON AGOSTINO: Aggio capito; avimm a aspett ca se scioglie primma a neve d a Siberia.
NENNELLA: M vaco a chiudere a fenesta d a cammera e lietto (esce di scena, portando via la mazza, il secchio con lacqua e lo strofinaccio per la polvere e va verso destra).
DON AGOSTINO: Che friddo! Chella ha deciso ca nun aggi a ved a staggione! (A voce alta) Nenn, chiude pure a porta d e scale! (Si copre le ginocchia col cappotto) Nun avr ntiso. Marriva nu viento gelato vicino e ccosce!.... E dicere ca sott o cazone tengo pure o mutandone e lana... Comm brutta a vicchiaia!
RAGAZZO (con giubbino invernale e un sacchetto di segatura in mano, varca la comune, venendo da sinistra, e entra in scena): Permesso? Pozzo tras?
DON AGOSTINO: E tu gi si trasuto.
RAGAZZO (poggia il sacchetto a terra vicino al mobile): Cc st a segatura p a gatta.
DON AGOSTINO: E nnuje a gatta nun a tenimmo.
RAGAZZO (viene pi avanti): Se n scappata; ov? (Ride) Pe forza, vuje lassate a porta aperta!
DON AGOSTINO (seccato): Eh, gi! (Lo fissa) Ma tu s o figlio e Don Pascale?
RAGAZZO (aria stolida): Boh?
DON AGOSTINO: Ma comme, nun saje comme se chiamma pap tujo! Nun a siente a mamm quanno o chiamma?
RAGAZZO (ride): E chella mamm o chiamma Chiochi pe dicere chiochiaro.
DON AGOSTINO: Facesse meglio si o chiammasse cu nu sisco (prende lombrello, lo riavvolge e ne fissa i lembi).
RAGAZZO: Si avita asc, o mbrello nun ve serve Nun sta chiuvenno.
DON AGOSTINO: Chi tha ditto caggi a asc?
RAGAZZO (ride): E vvuje state tutto appriparato. (Guarda sotto la suola della scarpa e stropiccia il piede sul pavimento) Tengo na cosa azzeccata sotto a scarpa.
NENNELLA (entra in scena con un bricco in mano): Nh, guagli, io m aggio lavato Se p sap che vuo?
RAGAZZO: Sign, vaggio purtato a segatura p a gatta (va verso il pacco di segatura).
NENNELLA: A gatta! Qua gatta? (si avvicina alla pianta e schiocca dei bacini, come se chiamasse un gatto).
Il ragazzo, convinto che Nennella stia chiamando la micia, si inginocchia per cercarla sotto il mobile.
Don Agostino poggia lombrello alla parete.
NENNELLA (parla alla pianta): Bella! Bellella!
Il ragazzo si rialza e guarda, sconcertato, Nennella.
NENNELLA (innaffia delicatamente la pianta col bricco): Jammo, bive nu poco. (Si gira e rivolta al ragazzo) E tu che ce faje ancora cc!? O vvuo cap ca nuje a gatta nun a tenimmo! Certamente h sbagliato casa.
RAGAZZO: Noo! Chillo o guardaporta me lha spiegato buono Saglie o primmo piano e tuzzule a porta ca truove ncopp o lato d a mano che scrive.
NENNELLA (sorride): E tha ditto giusto Chesta, saglienno, a porta a sinistra A porta a destra, add tu h a j, st e rimpetto Nh, ma tu cu qua mano scrive?
RAGAZZO (pensoso, solleva la mano sinistra): Cu chesta, ma saccio scrivere sulo e nummere.
NENNELLA (sorride): Ah, si mancino! (poggia il bricco sul tavolo).
RAGAZZO: No, so Nicola.
NENNELLA (ride): Ahaah, Nicola.
DON AGOSTINO (ride): Ahaah ahaah, Nicola (colpo di tosse).
RAGAZZO (risentito, prende il sacchetto della segatura): Boh?... E chi e ccapisce! (esce di scena, andando verso la porta dingresso).
NENNELLA (si affaccia alla comune): Tirete a porta d e scale!
DON AGOSTINO: Ha ditto pure bongiorno. Nenn, m o pavimento se sarr asciuttato.
NENNELLA: E fra na mezora appicciammo nu poco a stufa (prende il bricco dal tavolo e esce di scena, andando a destra verso linterno della casa).
DON AGOSTINO: Chis si ce campo nata mezora int a stu gelo?!... (Tossisce) Comm brutta a vicchiaia!
Squilla il telefono
DON AGOSTINO: Nenn, o telefono!... Nenn, rispunne!
NENNELLA (rientra in scena): Pap e damme o tiempo! (Solleva la cornetta) Pronto? Ah, Salvat, e allora? Ce lh dato o regalo o cavaliere? Emb, che tha ditto? .Che significa Ha ditto grazie? Ll piaciuto, quando lha visto?.. E pecch nun lha araputo?
DON AGOSTINO (a parte): Pecch scustumato.
NENNELLA (sempre a telefono): E no! Isso, pure si e regale nha avuto a centenara, p educazione laveva arap Menumale ca o biglietto ce laggio fatto mettere propio dint a scatola, accuss, quanno larape, o trova.
DON AGOSTINO (curioso): Ma che regalo ?
NENNELLA (rispondendo al padre): na bella cennerera e cristallo Salvat, m che viene, piglia na confezione dove No, niente pasta c o burro. Ogge, mangiammo pasta e patateEo ssaccio ca te piace.
DON AGOSTINO (a parte): Si pe chesto, me piace pure a me.
NENNELLA: A pancetta nun a tenevo Ce aggio miso nu poco e lardo Marraccumanno, nun te scurd llove! S, allora va (abbassa la cornetta). Famme j a stut sott o ffuoco! (esce frettolosamente di scena, andando verso linterno della casa).
DON AGOSTINO: Sperammo ca nun s abbruciato tutte cose (Infreddolito, guarda verso la finestra) E ffeneste e sta casa so vecchieO friddo trase pure quanno stanno chiuse. (Guarda il cappotto) Stu cappotto s cunsumato, nun d cchi calore.
Scena Seconda
Bussata di porta (campanello)
DON AGOSTINO (ad alta voce): Nenn, a porta!
NENNELLA (voce fuori campo): Aggio ntiso, pap... St ghienno (passa fuori della comune e va verso la porta dingresso).
DON AGOSTINO: atu friddo che trase (si copre le orecchie con la sciarpa).
NENNELLA (voce fuori campo): Ciao, Luc!... Trase!
DON AGOSTINO (rabbrividisce): Siente che viento!
Lucia, seguita da Nennella, entra in scena elegantemente vestita con cappotto, borsa e foulard.
NENNELLA: Nun taspettavo propio Saccio ca o sabato tiene sempe che f.
LUCIA: Me so truvata a pass e aggio fatto na sagliuta Buongiorno, Don Agost!
DON AGOSTINO (scosta la sciarpa dalla bocca): Bongiorno, ato che bongiorno!
NENNELLA (a Lucia): Ogge sente ancora cchi friddo. (Sorride) S fatto vicchiariello. Fra poco fa uttantanne.
LUCIA: Purtroppo llanne passano! (Annusa laria) Ma che belladdore e cipolle! Che staje appriparanno e buono? (si siede con le spalle alla finestra).
NENNELLA: Aggio deciso e f pasta e patate (le siede accanto sulla sedia centrale). Tengo gi tutto pronto A vulevo f ajere, ma po aggio penzato ca a Salvatore lle piace e laggio fatta ogge ca sabato Salvatore o sabato fa sulo meza giurnata.
DON AGOSTINO: Sperammo ca sta pasta e patane m a fanno mangi ngrazia e Dio!
NENNELLA (nota laria interrogativa di Lucia): pe via e Salvatore ca e vvote torna a casa nervuso.
DON AGOSTINO: E tu, pe nu riguardo a me, putisse pure luv loccasione.
NENNELLA: Luc, ma dimme, tuo suocero comme st?
LUCIA: E che taggi a d?... S ridutto pelle e ossa Ha vuluto pure o nutaio pe sistem tutte cose Povero ommo!... St cchi a ll ca a cc.... E penz ca fino a nanno fa steva buono!
NENNELLA: Comme me dispiace!
LUCIA: A me me fa pure mpressione d o guard Pe chesto, quanno pozzo, me ne scengo.
NENNELLA: Ma tu tiene sempe a filippina?
LUCIA: No, chella se ne jette M tengo a na polacca propio na brava femmena. (Guarda Don Agostino) Chillo per, mio suocero, s a pava isso cu a penzione soja (Rivolta a Nennella) na femmena ca esce d o ffuoco Int e spezzune e tiempo me fa pure quacche servizio (Tono mesto) Povera crista, sapisse m comme st prioccupata! Chella, si more o viecchio, perde o posto.
DON AGOSTINO (a parte): Ah, sulo pe chesto.
NENNELLA: Ma o miedeco che dice?
LUCIA (rassegnata): Stavota nun ce ha dato speranze. (Prende un astuccio dalla borsa e lo apre) O vv, propio stammatina maggio accattato stu paro e ricchine e sta cullana nera pe ten tutto pronto. (Tira su col naso, prende dalla borsa un fazzolettino bianco e nero per tamponarsi le narici) Maggio accattato pure stu fazzuletto Tu o ssaje, i laggio vuluto bene comm a nu pate.
DON AGOSTINO (a parte): Gi lha fatto mur.
LUCIA: M vulesse j a maccunci nu poco e capille.
DON AGOSTINO (ironico): Eh gi, si no pare brutto. Pe vvuje comme a nu pate. (Rivolto alla figlia) Nenn, ma tu pe me nun tiene pronto niente?
NENNELLA: Pap, che dice!... Fusse asciuto pazzo! (Si alza) Luc, permesso nu mumento Vaco a pes a pasta e appiccio miccio miccio sotto a pentola (esce di scena, andando a destra).
DON AGOSTINO: Avite visto? Mia figlia nun assennata comm a vvuje... Avr pigliato e me Quanno murette a bonanema e mia moglie, io nun me facette nemmanco a barba.... Chis che brutta figura avarraggio fatto?!
LUCIA (senza cogliere lironia): Nuje dint a famiglia nosta ce tenimmo assaje... Mamm, primma ca pap mureva, sappriparaje tutte cose Povera mamm! Saccattaje pure e llente scure pe chis chiagneva.
DON AGOSTINO: E chiagnette?
LUCIA: No, nemmanco na lacrima Anze fuje essa a d curaggio allate.
DON AGOSTINO (ironico): Cierta gente nun chiagne, se sape cuntrull... O dulore o porta int o core.
LUCIA: Propio accuss.
NENNELLA (rientra in scena): Scuseme, Luc, ma tra poco torna Caterina d a scola e chella v mangi ampressa ampressa, pecch sha da mettere subbeto a studi (si siede di nuovo).
LUCIA (poco convinta): Biata a te! Chella figlia toja tene a scienza ncapo!
NENNELLA: S, overo na suddisfazione! Chella a primma d a scola propio nu campione.
DON AGOSTINO (a parte): Pe me nun normale.
LUCIA: E o masculo che fa?
DON AGOSTINO (a parte): Perde tiempo.
NENNELLA: Geg va allUniversit.
LUCIA: O ssaccio, fa Legge Ma io dicevo
NENNELLA (tergiversa): Chillo pazzo p a musicaA tene dint o sanghe.
LUCIA: Overo! E che strumento sona?
DON AGOSTINO: No, chillo nun sona St sulo cu na cuffia dint e rrecchie.
NENNELLA (rivolta a Lucia): Pap rimasto e tiempe e na vota A giuvent e m nun a capisce Ma tu che me cunte e bello? Martina toja che fa? Nun tene a nisciuno?
LUCIA: S e no (Tono confidenziale) Ce sta nu bravo giovane ca lle st appriesso, ma essa pe m nun ne v sap V sta libera, pure pecch lhanno pigliata pe f chella trasmissione Asp, comme se chiamma? Ah, s Il grande cancello.
DON AGOSTINO: E che d nu carcere?
LUCIA (ride): No, qua carcere!... na casa add tanta giuvene, mascule e femmene, senza se cunoscere, campano nzieme pe quacche mese.
DON AGOSTINO: Allora nu riformatorio?
NENNELLA: No, pap; na casa add chisti giuvene fanno esperienze Per tutto chello ca succede se vede pe televisione, pecch dint a chella casa ce stanno e telecamere tuorno tuorno, ncoppe liette, inta cucina, fore e bagne
LUCIA: Propio accuss.
DON AGOSTINO (scandalizzato): E che schifezza chesta! Nun teneno scuorno?! Allepoca mia cierti ccose se facevano o stesso, ma
LUCIA (sorride): Don Agost, cavite capito?! Chella na cosa seria na specie e scola (Sospira) Martina mia, si riesce, ave
DON AGOSTINO: A licenza pe f
NENNELLA (lo interrompe): Carriera, pecch tenarr certamente na carriera assicurata.
LUCIA (aria sognante): Eh gi!... P f lattrice,a ballerina, a cantante
DON AGOSTINO: M inzomma st facenno scola, scola e vita.
LUCIA (orgogliosa): Scola e teatro (Tono confidenziale) Chille, pure quanno se baciano e stanno sotto e llenzle, o ffanno pe finta.
DON AGOSTINO (incredulo): Pe finta! Mah? E o pate d a guagliona che dice?
LUCIA: E c ha da dicere? Chillo fatica in Brasile (Tono mesto) Oramaje so tre anne Pe isso sarr na surpresa.
DON AGOSTINO: E ce credo!
NENNELLA: Overo na surpresa!
DON AGOSTINO (a parte): Trova pure o pate atterrato.
LUCIA (rivolta a Nennella): Chis comme sarr cuntento ca a figlia ghiuta in televisione!. E po isso o ssape ca a guagliona tene a me ca a saccio cunzigli Pure stu giovane ca tene appriesso, si sta duranno grazie a me E add o trova a nato accuss? Chillo me pare o cavalier servente.
NENNELLA: E dincello ca nun s o facesse scapp.
LUCIA: Ce o ddico e comme! Essa, o ssape, ca nun p f affidamento ncuollo a me Io st stanca; da cinche mise sto facenno na vita accuss sbattuta e tu o ssaje A luglio, ddoje settimane a Ischia da na cugina mia ch rimasta vedova Nun appena so turnata, mia sorella mha vuluto cu essa a Varcaturo tutt o mese dagosto E po miettece na settimana a Amalfi addu Gennarino, o matrimonio a Milano d o nepote e mio marito, a cresima a Foggia d a figlia e Maria Stu guajo e mio suocero nun ce vuleva propio! E chisto passo va a fern ca a morte arriva pe me.
DON AGOSTINO (sorride): E add vacchiappa?! Chella si vene, nun ve trova Cu vvuje ha da pigli appuntamento (tossisce).
NENNELLA (sorride): Pap pazzea sempe Te faccio ved ca tuo suocero
LUCIA: Sperammo ca Dio s o chiamma ampressa ampressa, senza farlo suffr Mmaculatina mha gi invitato a Catania pe Natale Chis comme se dispiace, si nun ce vaco!
DON AGOSTINO: So sicuro ca ce jate Nennella mia, invece sta sempe cc; nun va maje a nisciuna parte.
NENNELLA: Pe forza! Chilli poche pariente ca tengo stanno tutte a Napule.
LUCIA: Uh, Nenn, me so scurdata a casa e punte d o llatte Mungirone Ne songo na decina Nun appena me riesce, faccio na scappata e t e pporto.
NENNELLA: Grazie Me ne servono ancora na cinquantina pe pigli a cuperta.
DON AGOSTINO (a parte): Povero a me! Saje quanta zuppe e latte!
LUCIA (si stringe nel cappotto): Ma sta casa comm gelata! F cchi friddo cc ca mmiez a via! Io me trovo na bellezza cu o riscaldamento Limpianto custato caro, ma so state sorde beneditte! (Rivolta a Nennella) Figurate ca io pe dint a casa stongo cu e mmeze maneche.
DON AGOSTINO (a parte): E quanno ce st int a casa!?
NENNELLA (per giustificarsi): Ma sta casa nun a nosta; nun vale a pena e ce spennere sorde.
DON AGOSTINO (a Lucia): Io, si fosse a vvuje, m o gudesse cchi assaje o riscaldamento ca tenite.
LUCIA (sorride): Quanno me faccio vecchia, certamente m o godo e cchi. (Si alza) M s fatto propio tarde!
Scena Terza
Rumore di chiavi
NENNELLA (si alza): Chist Salvatore (Seccata) Gi turnato!
SALVATORE (voce fuori campo): Fel, trase, trase! (Varca la comune, venendo da sinistra, e entra in scena, seguito da un amico) Ciao, Luc! (si sbottona il cappotto).
LUCIA (in piedi, vicino alla sedia dovera seduta): Ciao, Salvat!
SALVATORE: Nenn, te presento namico mio (Rivolto a Felice) mia moglie Me levo nu mumento o cappotto (varca la comune, andando a sinistra nellingresso).
FELICE (con impermeabile beige abbottonato, porge timidamente la mano a Nennella): Piacere, mi chiamo Felice Letizia.
NENNELLA (gli stringe la mano): Piacere! Avit a scus, si truvate nu poco e disordine.
FELICE (tono mesto): Figuratevi!
DON AGOSTINO (incuriosito, guarda Felice - a parte): Me pare ca nun laggio mai visto.
SALVATORE (rientra in scena e presentandogli Lucia): La signora Lucia una cara amica di mia moglie.
FELICE (stringendole timidamente la mano): Tanto piacere.
LUCIA (sorride): Piacere Vi chiamate Felice?
FELICE (tono mesto): S, Felice Letizia.
LUCIA: Che bellu nomme!
Don Agostino tossisce per attirare lattenzione.
NENNELLA (a Felice): mio padre Soffre assaje o friddo.
FELICE (senza avvicinarsi): Ah, piacere!
DON AGOSTINO (per sottolineare che non gli ha teso la mano): Piacere, ma state comodo! (rimette la mano sotto la sciarpa).
SALVATORE (con un sorriso): Bongiorno, pap.
DON AGOSTINO: Bongiorno.
NENNELLA (indica a Felice la sedia centrale): Prego, accomodatevi!
FELICE: Grazie (si siede senza sbottonarsi limpermeabile).
Lucia, in piedi, guarda lorologio sul polso.
SALVATORE (mette una mano sulla spalla di Felice e rivolto a Nennella): Felice m ha dato nu passaggio cu a machina, si no stesse ancora aspettanno o pllman Felice namico mio e giuvent; pazziavemo a pallone nzieme. ancora scapulone Tene na latteria nzieme cu a sora.
DON AGOSTINO (a parte): Stevemo scarze a zuppe e latte!
FELICE: Vennimmo latte e latticini.
NENNELLA: Io faccio e punte d o llatte Mungirone.
FELICE: E chille fra nu mese e llevano a miezo.
NENNELLA: E llevano a miezo!? Io aggi a pigli a cuperta.
DON AGOSTINO (a parte): M cu o llatte ce facimmo pure e clistere.
SALVATORE (sorride): Mia moglie fissata cu e punte (siede accanto a Felice).
FELICE (rivolto a Nennella): Mannatele ampressa, si no e perdite.
LUCIA: Io te porto e punte ca tengo M me ne vaco, si no faccio tarde State comodi (A Felice) stato un piacere; arrivederci. Ciao, Salvat!
FELICE (distratto): Arrivederci.
SALVATORE: (senza alzarsi): Ciao, Luc!
LUCIA (con il gesto della mano, andando verso la comune): Buongiorno, Don Agost! Nenn, ce vedimmo.
NENNELLA: Taccumpagno Famme sap nutizie e tuo suocero (la segue fuori scena verso la porta dingresso).
DON AGOSTINO (a parte): Sperammo ca o parrucchiere laccuntenta.
NENNELLA (voce fuori campo): Ciao. (Passando fuori della comune) Famme j a stut sott a pentola.
SALVATORE: Quantanne so passate!
FELICE: overo. Quanno te ncuntraje lurdema vota, tenive a na critura pe mano.
SALVATORE: Mia figlia Caterina. M tene diciassett anne. Chistanno se diploma pure.
NENNELLA (rientra in scena, venendo da destra, e rivolta a Felice): O vulite nu caf?
FELICE: No, grazie; tengo sulo sete.
NENNELLA: E m ve porto na bella butteglia dacqua d o frigorifero (esce di scena).
DON AGOSTINO (temendo il peggio): Lacqua gelata v a putite bere?
FELICE: A me si nun gelata nun me piace.
DON AGOSTINO (scuote il capo): Per fa male Comme me sento m, ce mancasse sulo na doccia fredda!
SALVATORE (a Felice): Nun ce f caso viecchio Parla isso sulo.
DON AGOSTINO (tono esplorativo): Salvat, va tutto buono?
SALVATORE: Dicimmo che s.
DON AGOSTINO: Menumale!
FELICE (tono confidenziale): O ssaje, Salvat, stammatina mamm teneva na brutta cra... Stongo assaje preoccupato.
SALVATORE (seccato): E m, Fel, nun te fiss! Siente a me, nun ce penz cchi.
DON AGOSTINO: Mamma vosta quantanne tene?
SALVATORE: Chella a mamma morta gi a diece anne.
DON AGOSTINO (incredulo): Morta!?
FELICE (mesto): S, purtroppo.
DON AGOSTINO: E allora?
NENNELLA (entra in scena con una bottiglia d'acqua minerale gi dimezzata e con un bicchiere di vetro lavorato): Cc st lacqua bella fredda! (versa lacqua nel bicchiere e richiude la bottiglia).
FELICE: Grazie assaje! (Ammira il bicchiere) Comm bello stu bicchiere!
NENNELLA (orgogliosa): Naggio pigliate sei cu e punte d o ccaf.
SALVATORE: Inta sta casa pigliammo tutte cose cu e punte.
FELICE (beve dun fiato): Ah, ce vuleva propio!
Nennella si trattiene in scena, fingendo di cercare qualcosa nei cassetti del mobile.
DON AGOSTINO (guarda Felice con aria interrogativa): E allora, a brutta cra?...
FELICE (sposta un po la sedia verso il vecchio): Avita sap ca ogni sabato matina io vaco ncopp o cimitero (si fa il segno della croce) a truv a mamm Comm bella dint a chella fotografia!... Cierti vvote veco ca me f o pizzo a riso e allora capisco ca pe chella settimana me va tutto buono. Ati vvote f laria indifferente e allora saccio ca pe me sarr na settimana comm a tante; ma quanno, comma stammatina, me f na brutta cra, subbeto m accummencio a prioccup penzanno a quale guajo me p succedere.
Nennella scuote la testa ed esce di scena.
Don Agostino tira fuori il portafoglio dalla tasca del cappotto e ne estrae una foto della moglie.
SALVATORE: Fel, tu te si fissato! A cra e o pizzo a rriso stanno sulamente dint a fantasia toja!... Pe te ce vulesse na femmena.
FELICE: E add a trovo!?
DON AGOSTINO (osserva la foto della moglie): A me me pare ca Idarella mia tene sempe a stessa faccia Mah?... Sarr ca nun ce veco buono. (Rivolto a Felice) Ma, quanno p o passato a mamma vosta vha fatto na brutta cra, po overamente v capitato nu guaio?
FELICE: E comme no! Propio tre mmise fa, era nu sabato matina e io comm a sempe a jette a truv o cimitero Essa, primma me facette o pizzo a riso e po subbeto doppo na faccia scura Io ll pe ll nun capette, penzaje che mamm aveva vuluto pazzi Chella sera me ne jette o bar cu cierte amice e ll cuntrullaje a strazione d o lotto, pecch mero fatto giuca cierti nummere a mia sorella Nun ve dico a cuntentezza quanno vedette ca erano asciute tutte e tre!... Pavaje o caf a tutte quante e currette e pressa a casa. (Affranto) E allora
DON AGOSTINO: E allora?
FELICE (sconfortato): E allora capette pecch mamm aveva fatto primma o pizzo a rriso e po a brutta cra Chella stunata e Michelina sera scurdata e me giuc o biglietto Nun sulo perdette o terno, ma stevo pure passanno nu diciassette pecch a vulevo accidere M chis che ato mha da capit?!
Nennella rientra in scena e guarda, impaziente, Salvatore.
SALVATORE: Va buo, nun te fiss, si no va a fern ca ce appizze a salute Fa na cosa, stasera vienetenne cc Ce facimmo na partita a carte, accuss te distraje nu poco.
FELICE: Forse aje ragione.
NENNELLA (rivolta a Salvatore): Scummetto ca te s scurdato daccatt llove.
SALVATORE: S, m passato e capa.
NENNELLA: O ssapevo!
FELICE (si alza):Allora, Salvat, ce vedimmo stasera.
Salvatore va verso la comune, precedendo Felice.
FELICE ( a Nennella e a Don Agostino) stato un piacere. Arrivederci! (esce di scena, dietro Salvatore).
NENNELLA: Arrivederci.
DON AGOSTINO: Stateve buono.
SALVATORE (voce fuori campo): Statte accorto! Vattennne subbeto a casa! (rientra in scena dalla sala dingresso).
NENNELLA (con le mani sui fianchi): Chillo cchi curto e capa e te! Ma se sape
SALVATORE: Che vuo dicere!?
DON AGOSTINO (prende lombrello): Niente, Salvat. Tu o ssaje, chella parla a schiovere (si appoggia al bracciolo della poltrona e allombrello e tenta di alzarsi).
NENNELLA: Voglio dicere ca sulo uno accuss fesso puteva essere amico tujo!
DON AGOSTINO: Vide si chella a fernesce! (a fatica si alza).
SALVATORE: Tu pienze allamiche toje.
NENNELLA: A chillu malaurio lh invitato pure stasera.
SALVATORE: Pecch, avess a d cunto a te?... casa mia invito a chi voglio.
DON AGOSTINO: Ogge a benedezione lavimmo comme antipasto (a piccoli passi va verso la comune).
NENNELLA: Comme si nun ce abbastasseno e ffessarie ca cunte tu, m avimm a st a sentere pure o pazzo ca ce porta e nnutizie d o campusanto!
SALVATORE (afferra la bottiglia dal tavolo): Tu a sta vocca saje f asc sulo veleno!
NENNELLA: Puose a butteglia ca lacqua minerale costa!
DON AGOSTINO (apre lombrello): E pumpiere! E pumpiere! (si appoggia allo scaffale dei libri per guadagnare luscita).
SALVATORE (nervoso con la bottiglia in mano): Tu s na fucajola.
NENNELLA: Fucajola a me?
SALVATORE: Tu si na diavola.
Don Agostino varca la comune e va a destra, uscendo di scena.
NENNELLA (voce rotta): Chisto o ben servito, doppo sta vita e niente che faccio Sempe a spacc o centesimo pe quadr e cunte. (Tira su col naso) Va! Scinnetenne! Vattenne a f na cammenata cu llamico tujo!
SALVATORE (poggia la bottiglia sul tavolo): Felice, povero cristo, me fa pena.
NENNELLA (si asciuga una lacrima): E io nun te faccio pena?
SALVATORE: Tu si nata cosa (Le si avvicina ) Jammo, nun chiagnere! O ssaje ca te voglio bene (Tira fuori un cartoncino dalla tasca) Dimane assera fanno linaugurazione e na scola e ballo, propio allangolo d a via nosta Ce hanno invitato pure a nnuje. (Le poggia una mano sulla spalla) Che dice, ce jammo?
Nennella scuote la spalla.
SALVATORE: A te te piaceva e j a abball.
NENNELLA: Na vota.
SALVATORE (sorride): A me pure m Permetti questo ballo?
Gioco di luci - Musica di sottofondo (valzer)
Nennella e Salvatore fanno un giro di valzer intorno al tavolo e, ballando,
vanno fuori scena.
Musica in dissolvenza
BUIO E TICCHETTIO DI OROLOGIO PER INDICARE IL PASSAGGIO DEL TEMPO
Giorno dopo - domenica mattina
Sul tavolo non ci sono pi la bottiglia e il bicchiere.
Scena quarta
NENNELLA (entra in scena, pronta per uscire, con un bicchiere colorato in mano, poggia la borsa sulla sedia e va verso la pianta): Te faccio bere nu poco, accuss addeviente ancora cchi bella (innaffia la pianta).
SALVATORE (con un maglione diverso, entra in scena sulla battuta): Vulesse propio sap si a sta pianta ce facisse e stesse cicereannammuolle, si te lavesse regalata mamma mia!
NENNELLA: Sh, sh, mamma toja me faceva nu regalo a me!... Chella sape sulo cunt miserie (poggia il bicchiere sul tavolo).
SALVATORE: Tu pienze ca Felice, lamico mio, nun ce st cu a capa E tu, allora? (Ride) S normale tu che parle cu a pianta?
NENNELLA (si abbottona il cappotto):O vv ca s ignorante?!... Carolina ha purtato nu giurnale d a parrocchia, add sta scritto ca e ppiante vonno e cumplimente propio comme e ffemmene. (Prende la borsa dalla sedia e va verso la colonnina) Tu cchi ce ne faje e loro cchi saddecreano. E po io pe sta pianta ce tengo assaje, pecch me lha regalata Carmilina, primma e se ne turn in Australia.
SALVATORE: E chella tua sorella nun teneva che f Menumale ca nun tenimmo balcune, si no passasse tutta a giurnata a parl cu e fronne!
NENNELLA (prende la pianta e il sottovaso): Che spirito e patane! (Rivolta alla pianta) Jammuncenne, nun o d retta!... M te metto fore e scale, accuss piglie nu poco daria mentre vaco a messa... (Rivolta a Salvatore) Doppo puorte stu bicchiere int a cucina! Pap se sta piglianno a zuppa e latte Io vaco Fra nora st cc (esce di scena).
SALVATORE: E chisto o guaio! (Ozia per la stanza, osserva due quadri appesi alle pareti e si avvicina per raddrizzarli) M s! (Si siede sulla poltrona) Overo comoda sta pultrona! (Guarda lorologio sul polso) Povera mamm, nun me vede maje! M a chiammo pe sap comme st. (Si alza e va verso il telefono) Sicuramentea chestora a trovo (compone il numero).
Scena quinta
Bussata di porta - campanello
SALVATORE (abbassa subito la cornetta): St nata vota cc Chis che s scurdato? (Va ad aprire - voce fuori campo, tono cerimonioso) Cavali, che piacere! Prego, Signora, accomodatevi! (li precede in scena, toglie il bicchiere dal tavolo e lo poggia sulla scrivania).
La Signora Torello, donna di mezza et, con pelliccia, cappello e borsetta, entra in scena, si sfila il guanto destro e porge il dorso della mano a Salvatore.
SALVATORE (le bacia la mano): Come mai da queste parti?
CAV. TORELLO (con cappotto di cachemire e un quotidiano sotto il braccio, gli consegna un pacchetto): Caro Naserchia, mia moglie ci teneva a portarvi lei stessa questo piccolo presente per i venticinque anni di lavoro che avete dedicato alla nostra ditta.
SALVATORE (impacciato): Grazie! (Rivolto alla signora) Che gentilezza! (poggia il pacchetto sul tavolo).
SIGNORA TORELLO (sfilandosi laltro guanto di pelle): Limpedenza di mio marito non ci ha dato il canzo di venire prima, come avessimo voluto, per la quale quindi, eccoci qua.
CAV. TORELLO (a parte): Afforza v parl!... (A Salvatore) Gi, impegni di lavoro.
SIGNORA TORELLO: Pure anco io songo stata assai impignata a priparare il festeggiamento per la nascita soja Quanti parienti ca songo venuti!
SALVATORE: Me lo immagino.
SIGNORA TORELLO: Simmo stati a mangiare a A Sagresta nu ristorante add va tutta gente articolata (mette i guanti nella borsetta).
CAV. TORELLO (la corregge): Altolocata Naserchia, ma vostra moglie non c?
SALVATORE: No, uscita per la messa. Sicuramente sta per tornare.
SIGNORA TORELLO: Naserchia, non arapite il pacchetto?... Su, su, sgravogliate!... Voglio vetere se vi piace.
CAV. TORELLO (a parte): Ma sentitela! (Poggia il giornale sullo scaffale, prende il telefonino dalla tasca e chiama un numero) Pronto Gig, te vulevo dicere che stasera ce vedimmo a casa e Guglielmo, vene pure Amedeo Ce facimmo na partetella a poker. (Tira fuori le sigarette dalla tasca). AllIppodromo!... E quando?.......... (Varca la comune e passeggia nellingresso, scomparendo ogni tanto alla vista - voce fuori campo) Certo ca me fa piacere!
SIGNORA TORELLO (sorride): Mio marito sta sempre col celluloide in mano. Pure alla sera nel tallamo nuziale stammo sempe a tre io, isso e chillu coso.
Salvatore, in piedi, finisce di scartocciare il pacco, senza rovinare la carta, e tira fuori delicatamente da una scatola qualcosa di pesante, avvolto in una velina. Guarda la comune alla sua destra nella speranza che il cavaliere abbia concluso la telefonata.
SIGNORA TORELLO (in piedi, vicino alla sedia centrale): E sgravogliate!
SALVATORE (svolge la velina e scopre un grosso posacenere di cristallo lavorato): Un regalo davvero bello! (tiene docchio lingresso nellattesa che il Cavaliere concluda la telefonata).
SIGNORA TORELLO (ammira il posacenere): S, propiamente bello (guarda la colonnina).
SALVATORE: Grazie!
SIGNORA TORELLO: Una cennerera per fummatori talvero utile Io ho pur anco trovato il posto dove potete poneggiarla in mostraPermettete? (prende il posacenere e va a poggiarlo sulla colonnina) Sta colonna pare fatta propiamente apposta. Nun vappare pure a voi?
SALVATORE (guardando verso la comune): S.
.
SIGNORA TORELLO (ammira leffetto):Che bella esposizione!
SALVATORE: proprio un regalo di gusto.
SIGNORA TORELLO (orgogliosa): Io tengo gusto pure quanno mapparecchio neredit sanguigna Mamm teneva na sartoria Mamm faceva Cappiello.
SALVATORE (distratto): Ah, faceva e cappielle?
SIGNORA TORELLO (ride): No, qua cappielle! Mamm teneva na sartoria a Via Duomo, Sartoria Cappiello e Co. Chis chillu co che vuleva dicere?
SALVATORE: Forse Cappiello e Compagni.
SIGNORA TORELLO (risentita): Qua cumpagno! Mamma mia era onesta dalla cimma dei capelli fino a sotto la sogliola delle scarpe.
SALVATORE: Certamente.
SIGNORATORELLO: Era pap che faceva Tammorra Colorificio Tammorra Sas (Sorride) Pap diceva che SAS significava Sulo a Silvana Chillo pe me ce teneva assaje E fuje propiamente ll, o colorificio, che canobbi a mio marito Commera bello! Fuje tuttuno, na guardata e si infuoc il pagliaro Allora isso era sulo n impiegato, po doppo ha fatto tutta la scalata. (Sospira) Pap bonanema, quanno me spusaje, per levare a miezo tutte le frasche, cagn il nome d a ditta. La chiamm Colorificio Tammorra e Torello. (Si porta la mano sul petto) Ma sempe SAS.
Il Cavaliere Torello rientra in scena, ripone il cellulare in tasca e guarda lorologio.
SALVATORE (gli si avvicina): Ah, Cavali
CAV. TORELLO (lo interrompe): Scusate, Naserchia, ma ora dobbiamo andare. Ho un impegno di lavoro Io non sono fortunato come voi dipendenti Per me non esistono giorni di festa.
SIG.RA TORELLO: Lavoro, sempe lavoro Chillo missionario.
CAV. TORELLO (sorride): Proprio cos. Il lavoro per me una missione.
SALVATORE (cerimonioso): Ma almeno o tiempo pe na tazzulella e caf...
CAV. TORELLO: No, grazie. Sar per unaltra volta.
SIGNORA TORELLO: Sarr per un prossimamente.
CAV. TORELLO (congedandosi con una stretta di mano): Impegni permettendo (si avvia fuori scena, dimenticando il giornale sullo scaffale).Saluti alla signora.
SALVATORE (impacciato): Presenter Grazie ancora del pensiero!
SIG.RA TORELLO (gli porge il dorso della mano per il baciamano): Non lo dite propiamente! Per noi stato un tanto piacere Guttebaie! (esce di scena).
SALVATORE (li accompagna alla porta - voce fuori campo): Arrivederci arrivederci! (Rientra in scena, ripiega la carta e mette lo spago nella scatola) E m che torna, chi a mantene!?... Gi me pare d a sentere... Ma comme, nun s stato capace e ce parl d a promozione!... H avuto a furtuna ca o principale tujo venuto cc e tu te si perzo stoccasione! (Ripone la scatola con la carta nel mobile, si gira e vede il giornale sullo scaffale dei libri) Da sta visita ce aggio guadagnato sulo stu giurnale (lo prende). Doppo m o leggo M vedimmo si pozzo f na telefonata vicchiarella mia (avvicina una sedia al mobile, solleva la cornetta e inizia a comporre il numero).
Scena sesta
Bussata di porta (campanello)
SALVATORE (abbassa la cornetta del telefono): Nun cosa Gi turnata (rimette la sedia vicino al tavolo e poggia di nuovo il giornale sullo scaffale).
Altra bussata di porta - campanello
SALVATORE: Sta pure nervosa. (Esce di scena) Vengo! Vengo!
NENNELLA (entra in scena con borsa e cappotto e con la pianta in braccio): E tanto ce vuleva parap! (poggia la pianta col sottovaso sul tavolo, mette la borsa sulla sedia e nota il posacenere sulla colonnina).
SALVATORE (seguendola in scena): A prossima vota taspetto aret a porta.
NENNELLA (si avvicina alla colonnina): E che ce fa stu coso? Che significa?
SALVATORE (in piedi con le spalle alla scrivania): Significa ca tu me staje sempe nnanze e piede e quanno aviss a st int a casa, nun ce staje Chistu regalo lha purtato o principale mio cu a mugliera, pecch o mese passato aggio fatto vinticinche anne e lavoro dint a ditta.
NENNELLA (ironica): Tha fatto o regalo pe e nnozze dargiento (Fissa il posacenere) Ma stu posacenere tale e quale a chillo ca tu ce h purtato ajere!
SALVATORE: S sicura?
NENNELLA: E comme no!
SALVATORE: M che ce penzo, a carta era a stessa.
NENNELLA: E penz ca dint a vetrina steva scritto pezzo unico! (torna verso il tavolo).
SALVATORE: Se vede ca nun era overo.
NENNELLA (sorride): Figurate a faccia che faciarr o cavaliere quanno arape o pacco tujo e trova o stesso regalo! (si sfila il cappotto).
SALVATORE: Gi!
NENNELLA (contenta): Che bellezza ca so venute!E dimme, comme steveno?
SALVATORE (ironico): Steveno a braccetto.... Essa c o cappiello e isso c o pastrano.
NENNELLA (poggia il cappotto sulla spalliera della sedia): Finalmente o Pateterno tha dato loccasione e parl a quattuocchie c o cavaliere!... Allora che tha ditto?... Quanno t o d laumento?
SALVATORE: Eh, comme curre!
NENNELLA: Ma tu ce lh parlato? Ce lh ditto ca nun putimmo cchi camp cu chille quatto centesimi?
SALVATORE: E chi nha avuto o tiempo!
NENNELLA (nervosa): E te pareva! Tu si muscio comm a mammeta.
SALVATORE: Lassa st a mamm!
NENNELLA: E chi t a tocca!
SALVATORE: So sicuro ca o cavaliere, primma o poi laumento m o d O ssape comm io fatico.
NENNELLA (adirata): Ma sape pure ca uno fesso comma te nun esiste... Chella mammeta, doppo ca te facette, se luvaje o vizio Basta!... Basta, Salvat!... Io nun ce a faccio cchi a gh annanze accuss! (Voce rotta) Vide comme h a f!
SALVATORE: Calmete ca te faje ven ninfarto e chiudimmo a matenata c o cardiologo.
NENNELLA: Chillo o cardiologo ce vulesse overamente, ma pe te.
SALVATORE: E pecch?
NENNELLA: Pecch tu, Salvat, s strunzo c o core!
SALVATORE: Io songo uno ca riflette primma e parl.
NENNELLA (va verso la colonnina): Sh, sh meglio ca sta cennerera a levo a miezo, accuss nun a veco (prende il posacenere di cristallo e lo poggia sul tavolo).
SALVATORE: E che d, m nun te piace cchi? Quanno lh accattata p o cavaliere, h ditto chera bella assaje.
NENNELLA: Ma a nnuje nun ce serve. Cc nun fuma nisciuno E po chisto o posto d a pianta (prende dal tavolo la pianta con il sottovaso e va verso la colonnina).
SALVATORE: O ssapevo! Pe chesto aggio astipatoa scatola e pure a carta e o spago (prende dal mobile la scatola, con sopra la carta piegata, e la poggia sul tavolo).
NENNELLA: Chesta lunica cosa bona ca h fatto, accuss stu regalo o passammo appriesso (poggia la pianta sulla colonnina).
SALVATORE (va verso la finestra e guarda fuori): Ogge che mangiammo?
NENNELLA: E che vuo mangi cu chille quatto sorde che puorte!... Nu piatto e pasta asciutta abbasta e avanza guagliune pe ssicondo lle faccio na fetticciolla e carne.Chille so giuvene (torna verso il tavolo e apre la scatola).
Scena settima
Don Agostino entra lentamente in scena con cappotto, sciarpa e berretto di lana, ma senza ombrello.
SALVATORE: A pruposito, Geg, s scetato?
DON AGOSTINO: E chi lha visto! (va a piccoli passi verso la sua poltrona).
SALVATORE (nervoso):Scummetto che st ancora durmenno. overo!?
Don Agostino si appoggia alla spalliera della sedia che vicino alla scrivania per riposarsi.
NENNELLA: S e nun allucc Fallo durm natu ppoco (prende la velina dalla scatola e vi avvolge il posacenere).
SALVATORE (guarda lorologio): Ma so llundice e meza A chestora o lord se putesse pure ssere!
NENNELLA: Chillo guaglione Ave bisogno e durm almeno ott ore Stammatina s arritirato quase e ccinche.
DON AGOSTINO: Faciarr o guardiano e notte.
SALVATORE: Aggio capito. Pure ogge se sose quanno st o piatto a tavola.
NENNELLA (sistema il posacenere nella scatola): Quanta paglia hanno miso int a sta scatola!
DON AGOSTINO (raggiunge la poltrona):Nenn, damme na mano.
NENNELLA (lo aiuta a sedersi): Pap, appoggete a me. Assettete chiano chiano.
DON AGOSTINO (si siede lentamente): Comm brutta a vicchiaia!
Nennella gli sistema il cuscino dietro la schiena e torna verso il tavolo.
DON AGOSTINO (tocca la stufa): Sta stufa st sempe stutata Che vuo pigli calore!
SALVATORE: E Caterina add sta?
NENNELLA: Fra poco a vide e ven ghiuta a messa, per doppo passava p a casa e na cumpagna a se pigli nu libro. Ha ditto ca lle serve pe studi meglio (ripone la scatola e la carta da regalo in unantina superiore del mobile, dove stanno dei piatti).
DON AGOSTINO (a parte): Pe me chella guagliona nun normale.
SALVATORE: Ma pecch nun h fatto o masculo comm a essa?!... Invece, o vv, tenimmo o penzionante dint a casa M a bistecca, m luovo sbattuto Te pare bello?
NENNELLA: E chillo ha da mangi, pecch studia.
DON AGOSTINO (a parte): Sh, studia.
SALVATORE (nervoso): Ma che studia!? Chillo fa larte e Michelasso, magna, beve e va a spasso A notte, invece e durm, se ne va cammenanno.
NENNELLA: guaglione; esce cu llamice O nicessario ca st buono e salute, si no comme studia?
SALVATORE: Chillo pe mestiere fa o studente a vita Avesse dato almeno nesame dinta nanno!
NENNELLA: Che vu cap dUniversit? Tu te s fermato o ginnasio.
SALVATORE: Io me so fermato pe fatic, quanno murette pap.
NENNELLA: Gi, pecch chella sfaticata e mamma toja te luvaie d a scola.
DON AGOSTINO (guarda il bicchiere sulla scrivania - a parte): Sperammo ca o bicchiere vacante.
SALVATORE (batte il pugno sul tavolo): Tu a chella santa femmena e mamm nun lh annummen nemmanco! Povera crista!... Cu cinche figlie mascule steva sempe a lav e a cucen, a cucen overamente.
NENNELLA (acida): Pecch, vuo dicere ca io nun saccio cucen?!
DON AGOSTINO (preoccupato - a parte): Vide si chella se st zitta!... Nun tengo neppure o mbrello.
SALVATORE: Io saccio ca, nu juorno s e nu juorno no, me faje truv pe cenaa pasta c o burro.
NENNELLA (nervosa): meglio ca nun te rispongo (esce di scena).
DON AGOSTINO (sollevato): Madonna mia, te ringrazio!
Salvatore prende il giornale dallo scaffale e si siede alla scrivania
DON AGOSTINO (a Salvatore): Pure a me me piacesse e leggere nu poco Ma chi ce vede!
SALVATORE: E chelle so e cataratte Quanno ve decidite, sempe tarde.
DON AGOSTINO: Noperazione allet mia, si se p evit, meglio.
SALVATORE (sorride): Pap, primma o poi ve lavit a f (nervosamente gira la pagina del giornale).
DON AGOSTINO: Che viento! Salvat, fa chiano cu stu giurnale! (Si copre meglio con la sciarpa) Pecch nun appicciammo nu poco a stufa?
SALVATORE: E chi a sente! Cc pure a televisione sha da appicci a orario.
NENNELLA (entra in scena - rivolta a Salvatore): Tanto pe t o f sap, Geg sta scetato Tene a perziana aizata Forse se sarr miso gi a studi.
SALVATORE: E sh, statte cu sta capa!
NENNELLA: Che faje! M taccatte pure e giurnale?!
SALVATORE: Chisto giurnale se lh scurdato cc o cavaliere.
Scena ottava
Geg entra in scena in pigiama con una cuffia audio in testa e con una mela in mano, muovendosi a ritmo della musica rap che sta ascoltando.
NENNELLA (aiutandosi con i gesti): Geg, bello e mamm, h fatto colazione?
Geg scosta la cuffia da un orecchio e continua a ballare.
NENNELLA: Geg, h fatto colazione?
GEG (molleggiandosi): Colazione gi, colazione s.
NENNELLA: H visto? Taggio appriparato e biscotte cu a marmellata.
GEG (a ritmo di rap, le cinge le spalle): Biscotti, latte, burro e marmellata Stasera pizza e cinema pagato.
NENNELLA (imitandolo): meglio ca t o scuorde Cc stammo disperate.
GEG (sempre a ritmo di rap): Overo nu peccato ca accuss tirchia, mamm, si addeventata (si sistema la cuffia).
SALVATORE (ironico): E faccillo nu zambaglione!... Nun vide comme st studianno!... E chistu passo arrivarr direttamente allet d a pensione.
DON AGOSTINO (lo guarda): Io na penzione dinvalidit ce a desse a m.
Geg, ballando, si avvicina al nonno e gli fa marameo con la mano, portando il pollice sul naso e muovendo le dita.
SALVATORE (nervoso): E mmamme so arruvina d e figli!... Diceva buono chillu grand ommo e pap Quanno vide a nu guaglione scustumato, susete e d nu pacchero a mamma.
NENNELLA: Meglio scustumato ca fesso comme a te!
DON AGOSTINO: Salvat, nun a st a sent!
Bussata di porta (campanello)
NENNELLA: Sarr Caterina ca torna d a messa (esce di scena e va ad aprire).
DON AGOSTINO: No, troppo ampressa Chella a messa s a sente ddoje vote. (A parte) Pe me chella guagliona nun normale.
Geg si trattiene in scena, ballando.
NENNELLA (voce fuori campo):Ah, trasite!
DON AGOSTINO: Che friddo! (si avvolge meglio la sciarpa intorno al collo).
Nennella precede in scena un ragazzo e una ragazza, muniti di auricolari che masticano chewingum e si muovono a ritmo della musica rap che ascoltano.
NENNELLA (a voce alta): Geg, ce stanno visite pe te!
I ragazzi si avvicinano a Geg e lo salutano. I palmi delle loro mani si toccano, provocando il rumore di piccoli schiaffi. Tutti insieme, ballando fanno il giro del tavolo.
DON AGOSTINO: Giuvent bruciata!
GEG (si ferma e avvicina un lato della sua cuffia prima allorecchio delluna e poi dellaltro per far sentire la musica che lui sta ascoltando - gli amici fanno altrettanto): Yes! Wonderful Okay!
DON AGOSTINO (li guarda perplesso): Ma che stanno facenno!?
SALVATORE (ironico): Se stanno scagnanno e ccunfidenze Comme so bellille; ov? (nervoso, chiude il giornale).
NENNELLA (si rivolge ai ragazzi, accompagnando le parole con i gesti): Perch non andate nella stanza di Geg?
I ragazzi, capeggiati da Geg, fanno il trenino girando intorno al tavolo e escono di scena e vanno a destra verso linterno della casa.
DON AGOSTINO (sconcertato): E m che fanno?
SALVATORE (ironico): Sicuramente vanno a studi. (Nervoso, guarda Nennella e si alza) meglio ca stu giurnale m o vaco a leggere dint a cucina (esce di scena col giornale in mano).
NENNELLA (riprende a spolverare): Ah, comm scucciante! meglio quando nun ce st Pap, dimane che vu mangi?
DON AGOSTINO: Nenn, fa tu Quanno maje m o spie? E po o ssaje ca io nun tengo vizie Penzammo a mangi m.
NENNELLA: Dimane vulesse f e llinguine a puttanesca A te te piaceno assaje Ce nastipo pure nu piatto a Salvatore p a sera.
DON AGOSTINO: A Salvatore llaulive nun lle piaceno Va a fern ca ce ntussecammo a cena Siente a me, meglio ca luvammo loccasione A puttanesca a facimmo o mese e luglio, quanno fa calore.
NENNELLA (decisa): No, io a voglio f dimane, accuss, quando turnammo, te cunzuole.
DON AGOSTINO: E tu me vulisse f asc cu stu friddo!?
NENNELLA: Pap, parritir a penzione, h a ven afforza tu A Posta st cc vicino; taccappuotte buono buono.
VOCI FUORI CAMPO: Okey okey Bai bai Oh yes (si vedono passare dalla comune i due ragazzi, seguiti da Geg).
NENNELLA: Ah, se ne stanno jenno. (Si affaccia alla comune e saluta con la mano) Arrivederci!... Arrivederci! (esce di scena e va a destra verso le altre stanze).
DON AGOSTINO: Sperammo ca dimane nun chiove (Si guarda il cappotto) Maccappotto buono E che me metto ancora? Me putesse mettere ddoje sciarpe e pure dduje pare e cazettielle No, po va a fern ca po nun me traseno e scarpe Per e guante e lana ce vonno, si no e mmane se gelano.
GEG (ancora in pigiama, entra in scena dallingresso, si avvicina al nonno e si toglie la cuffia): O no, me faje accatt nu cidd?
DON AGOSTINO: E che robba ?
GEG: Ma comme, nun saje che d nu cidd?... nu disco.
DON AGOSTINO: E allora chiammalo disco.
GEG (tono esplorativo): O no, ma a penzione lh pigliata?
DON AGOSTINO: Io, pe pigli a penzione, aggio faticato tutt a vita Tu quann caccummience a guadagn na lira?
GEG (sorride): O no, a lira nun ce st cchi. (Spavaldo) E po i studio; nun pozzo fatic (si rimette la cuffia e esce di scena ballando).
DON AGOSTINO (prende una manciata di monete dalla tasca del cappotto, apre il palmo della mano e le osserva): Eh gi, m ce stanno sti sorde cc E chi e ccapisce!
NENNELLA (entra in scena e guarda il padre): Pap, che ce faje cu sti centesimi mmano? (Si avvicina alla pianta e laccarezza) Bellella! Comme si bellella!
DON AGOSTINO: Nenn, ma io quanto piglio e penzione?
NENNELLA (sospira): Quattuciento euro.
DON AGOSTINO: E quante so?
NENNELLA: Na miseria, pap So propio na miseria.
DON AGOSTINO (rimette le monete in tasca): Pure si so poche, dint a casa servono sempe (si avvolge meglio la sciarpa intorno al collo).
Scena nona
Bussata di porta (campanello)
NENNELLA (esce di scena): Vengo! Vengo!
DON AGOSTINO: Ma pecch mhanno ridotto a penzione? Io pigliavo quase ottuciento mila lire.
NENNELLA (voce fuori campo): No, nun stammo mangiannoTrasite.
DON AGOSTINO (rabbrividisce): Stu friddo matterra a me.
SIG.RA GINA (in gonna, maglioncino e pantofole, entra in scena con una borsa dacqua calda in mano, seguita da Nennella - rivolta a Don Agostino): Buongiorno! Don Agost, cc sta na bella borza d acqua calda! Ajere me so truvata a accattarla pe zi Ciccillo e n aggio pigliata una pure pe vvuje Tenite! cavera cavera.
NENNELLA (sorride): Vedite che penziero! Per mavit a dicere quanto avite spiso.
SIG.RA GINA: Ma state pazzianno?! propio na sciucchezza.
DON AGOSTINO (abbraccia la borsa dacqua calda): Comm bella cavera!... Grazie!... Vuje forse cu sta borza avete rimandato la mia partenza.
SIG.RA GINA (sorride, fingendo di non capire): Pecch teniveve nu viaggio in programma?
DON AGOSTINO (si toglie il berretto di lana e lo riscalda all'interno con la borsa d'acqua calda): No, era nu viaggio comandato... Ma m.... (si rimette il berretto).
NENNELLA (sorride): St dicenno ca m certamente camparr cchi assaje.
SIG.RA GINA: E chisto o piacere mio.
NENNELLA: Ma, Sign, accomodatevi! (le porge la sedia centrale).
SALVATORE (entra in scena): Gu, la nostra Signora Gina!
SIG.RA GINA: Don Salvat, me fa piacere ca ce state pure vuje. (Si siede) Me pozzo tratten sulo cinche minute.
NENNELLA (le siede alla destra): Sti giorne nun ve site fatta propio ved.
SIG.RA GINA: E chi nha avuto o tiempo Nun me ce facite penz! E mobile ca nun arrivavano, e vestite ca nun erano pronte E ajere, sempe e corza, primma Municipio p o matrimonio e po a nu ristorante a Baia Inzomma aggio fatto tre giurnate overamente e fuoco.
NENNELLA (guarda il marito per cercare complicit): Nuje lavimmo penzato; pe chesto nun simmo trasute.
SALVATORE (si siede alla sinistra della Signora Gina) : E cos ieri Rituccia ha fatto il grande passo Quando possiamo fare gli auguri alla sposa?
SIG.RA GINA: Ce vedimmo stasera Rituccia ha penzato e f na festicciolla stasera ch dummeneca Pure si s trattato e nu matrimonio civile, sempe nu matrimonio .
NENNELLA : E certamente!
DON AGOSTINO: Ma pecch Rituccia nun s spusata dint a chiesa?
SIG.RA GINA: E comme faceva? Isso, Dud, de nata religione. (Rivolta a Nennella e a Salvatore) Sapisseve che mpressione me fa quanno traso int a cammera lloro Rituccia ncopp a culunnetta soja tene a Madonna e Pumpei, invece isso, ncoppa chellata culunnetta, tene a uno cu na piezza e panza a fore.
SALVATORE (sorride): Budda.
SIG.RA GINA (accarezzandosi nervosamente la gonna): Vedite si ccosa! Quanno nasce nu criaturo, comme se fa?
DON AGOSTINO (a parte): Tanno succede o mbruoglio.
NENNELLA (accomodante): Chis fino a allora quanta cose cagnano! Per Dud me pare propio nu bravo giovane.
SIG.RA GINA: Ah, quanto a chesto overo Tene sulo o vizio d e ssigarette. (Si alza) Allora stasera vaspettammo Vuje, che state porta a porta e cunuscite a Rituccia a piccerella, propio nun putite manc.
SALVATORE (si alza - con un sorriso): Per noi sar un piacere.
NENNELLA (si alza): E certamente!
SIG.RA GINA: M aggi a scapp Tenimmo a f e priparative p a festa Arrivederci Don Agost, stasera cercate e ven pure vuje (va verso la comune).
DON AGOSTINO: Grazie Po vedimmo.
NENNELLA: Vaccumpagno (la segue fuori scena).
SALVATORE (a voce alta): Arrivederci e ancora auguri!
DON AGOSTINO: Grazie d a borza (A parte, stringendo la borsa fra le mani) Si aspettavo a stufa, avevo voglia e mur.
SALVATORE: Pap, cercate e nun rompere pure chesta.
NENNELLA (rientra in scena): Che figura! Ma comme, Rituccia s spusata e nuje nun ce avimmo fatto nemmanco nu fiore!
SALVATORE: Menumale ca a festa a fanno stasera!
DON AGOSTINO (pensoso): Dud? Ma comme se chiamma overamente?
NENNELLA: Me pare Corrado.
DON AGOSTINO: Corrado nu bellu nomme.
NENNELLA: Pure Anna nu bellu nomme, ma tu e mamm mavite sempe chiammata Nennella.
SALVATORE: E che regalo le purtammo!? Ogge dummeneca; e negozie stanno chiuse.
NENNELLA (apre lanta superiore del mobile):Nun ce stanno probleme. Lle purtammo a cennerera e cristallo. (Prende la scatola con la carta e la porge al marito) Jammo, fa nu bellu pacchetto!
SALVATORE: E si vene o cavaliere?
NENNELLA: Salvat, scetate! Pe f ven nata vota o cavaliere cc, avimm a aspett che vaje mpenzione.
DON AGOSTINO (a parte): I certamente nun ce starraggio.
Fine Atto Primo
ATTO SECONDO
Stessa scena. Una settimana dopo - sabato pomeriggio.
I personaggi gi apparsi nel primo atto indossano abiti diversi.
La scatola, con dentro il posacenere, non c pi.
Scena Prima
SALVATORE (entra in scena con una confezione di fiale in mano): Natu problema! (Si siede e poggia la confezione di fiale sul tavolo) Penicillina.
NENNELLA (voce fuori campo): Grazie, dott Arrivederci, ci sentiamo. (Entra in scena con in mano una ricetta, tre siringhe a perdere e un foglietto) Brunchite Povero pap! E dicere ca sera accapputtato buono buono pe gh a pigli a penzione.
SALVATORE: E chillo nun solo viecchio, ma pure freddegliuso assaje.
NENNELLA: Per, comm stato gentile o dottore a ven e sabato! Chillo e sabato nun fa visite nemmanco a matina (Prende la confezione di fiale dal tavolo) Sti ffiale s e truvava dint a borza. (Poggia sul tavolo la ricetta, il foglietto e tre siringhe a perdere) Mha dato pure sti tre sserenghe (si siede). Sha da f na fiala e sta medicina a matina e una a sera. (Indica il foglietto)Ncopp a stu fuglietto mha signato o nummero e telefono e ninfermiere.
Geg in jeans e maglione, senza cuffia, entra in scena con una mela in mano e si avvicina alla mamma.
NENNELLA (sospira): Ha ditto ca linfermiere se piglia cinche euro a serenga Cinche pe vinte so ciento euro E comme se fa?!
GEG: Fancelle tu!
NENNELLA: Io?!
GEG (mette la mela sul tavolo, prende una siringa a perdere, la scartoccia e la porge alla madre): Fa a prova ncopp a sta mela Tutto st a nfizz lago.
NENNELLA (con mano tremante prende la siringa, fa per infilare lago nella mela - voce rotta): No, no! Nun ce a faccio. (Rivolta a Salvatore) Pecch nun ce pruove tu?
SALVATORE: Io!?
Bussata di porta (campanello)
NENNELLA: Geg, va tu, bello e mamm.
GEG: S, ma nun pigli o vizio. (Va ad aprire - voce fuori campo) Prego!... a signora Gina (laccompagna fino alla comune e si ritira).
SIGNORA GINA: Permesso? (entra in scena).
SALVATORE (si alza): Prego, accomodatevi!
SIGNORA GINA: Comme st? Cha ditto o duttore?
NENNELLA (seduta - voce lamentosa): brunchite Povero pap! Sha da f sti sserenghe (indica la scatola).
SIGNORA GINA (osserva la scatola): So e stesse serenghe caggio fatto a zi Ciccillo Cu sta cura Don Agostino se ripigliarr subbeto.
SALVATORE: Ma pecch vuje sapite f e sserenghe?
SIGNORA GINA: E che ce v!?... M a primma ce a faccio io ampressa ampressa Jammo! (prende dal tavolo la scatola e le due siringhe sigillate e esce di scena, seguita da Nennella).
SALVATORE (si siede e prende la siringa che rimasta sul tavolo): Vedimmo si ce riesco (prova a infilare lago nella mela).No, ce v cchi forza (fa un altro tentativo e ci riesce). Nun difficile; per ce aggi a fa a mano (riprova ancora).E ciento euro pe linfermiere e pputimmo pure sparagn (soddisfatto, rimette la siringa e la mela sul tavolo).
Caterina, ragazza goffa, con occhiali da vista, gonna larga, maglione slabrato, calzettoni, pantofole e con un libro in mano, entra in scena. Prende la mela che sul tavolo, la pulisce sul maglione, laddenta e si siede alla scrivania, immergendosi nella lettura.
SIGNORA GINA (sorridente, entra in scena, seguita da Nennella): Tutto fatto Avite visto quanto ce aggio miso?
NENNELLA (contenta, rivolta a Salvatore): Pap nun ha ntiso propio niente.
SIGNORA GINA: Ma Don Agostino s mangiato quaccosa?
NENNELLA: S ce aggio fatto nu poco e pastina cu o burro pe nun ce d o rrag.
SIGNORA GINA: M nun o facite st sempe int o lietto ca lle fa male Mettitelo ncopp a pultrona cu na cuperta ncuollo.
NENNELLA: S, nun appena se sente meglio, o faccio aiz nu poco.
SIGNORA GINA: Allora io vaco. (Poggia la mano sulla nuca di Caterina) Caterina studia sempe.
Caterina, infastidita, le scosta la mano.
SALVATORE: Studia troppo. Perde a vista ncopp e libbre.
SIGNORA GINA: Pe qualsiasi cosa chiammateme! (esce di scena).
SALVATORE: Grazie.
NENNELLA: Vaccumpagno (la segue fuori scena).
SALVATORE: Cater, a pap, ma nun te fa male a studi sempe?
NENNELLA (voce fuori campo): Arrivederci e ancora grazie. (Rientra in scena) Dio sia lodato! Almeno a primma serenga se l fatta.
CATERINA (si alza con il libro in mano e siede sulla poltrona del nonno): Ah, comme se st bello! (riprende a leggere).
SALVATORE: A prossima serenga ce a faccio io Ce voglio pruv.
CATERINA (infastidita): E basta!
SALVATORE: Stammece zitte O tesoro e pap st studianno.
NENNELLA: E se ne jesse a studi a nata parte!
CATERINA (nervosa, si alza): Aggio capito! (esce di scena con il libro in mano - via, oltre la comune, a destra).
Bussata di porta (campanello)
Scena seconda
NENNELLA: E chi sarr? (Va ad aprire - voce fuori campo) Prego, accomodatevi! (Entra in scena, seguita da una distinta signora sulla cinquantina - rivolta al marito) la professoressa ditaliano di Caterina.
SALVATORE (si alza e tende la mano alla signora): Piacere, Naserchia Sono il padre di Caterina.
PROF.SSA VIVADIO (stringendogli la mano): Piacere, Vivadio.
NENNELLA (le porge la sedia centrale): Ma prego!
PROF.SSA VIVADIO (si siede, senza togliersi la giacca): La mia, diciamo, una visita di cortesia, perch (si blocca).
NENNELLA (le siede accanto): Dite, dite.
SALVATORE (preoccupato): capitato qualche cosa a Caterina? (siede di fronte a Nennella).
PROF.SSA VIVADIO: S e noVero che Caterina da qualche giorno distratta e apatica (poggia la borsetta sul tavolo).
NENNELLA: Sar stanchezza, perch studia troppo.
SALVATORE (sorride): Sicuramente.
PROF.SSA VIVADIO (con fare cattedratico, gestualit e pause studiate, si volge ora alluno ora allaltra): Gi, ma questo comportamento che pu apparire normale, in considerazione della sua giovane et, a me desta invece una seria preoccupazione Non escludo, infatti, che sia leffetto conseguenziale del grave shock che Caterina ha subto.
SALVATORE (allarmato): Quale shock?! (guarda Nennella con aria interrogativa).
PROF.SSA VIVADIO: Vedete, talvolta le ragazze, un po chiuse come Caterina, possono avere delle reazioni emotive spropositate, allorquando un qualcosa ne turbi lequilibrio psicologico Un qualcosa che, interferendo negativamente sulla sfera intimistica, potrebbe addirittura comprometterne la piena estrinsecazione Mi capite? (guarda Nennella).
NENNELLA (inebetita, finge di aver compreso): S.
PROF.SSA VIVADIO (rivolta a Salvatore): Sono stata chiara?
SALVATORE (mentendo): Certamente (Tocca la siringa) Forse si tratta del nonno che sta malato.
PROF.SSA VIVADIO: Perch la ragazza molto legata al nonno?
NENNELLA (tentenna): Non mi pare.
SALVATORE: Forse non lo d a vedere. Caterina pensa solo a studiare e legge, legge sempre Si fa pure prestare i libri di chiesa dal parroco.
PROF.SSA VIVADIO: Ma in questi giorni non avete notato in lei qualche metamorfosi? Non c stato un cambiamento comportamentale?
SALVATORE (pensoso): S, pi nervosa.
NENNELLA: Gi.
PROF.SSA VIVADIO (sospira): Ahim, questo conferma il mio convincimento Ci che accaduto deve averla scossa profondamente, scalfendo la sua psiche con danni tangibili per la proiezione del suo ego Analizzando la cosa
SALVATORE (frastornato e agitato): Ma pecch, ch stato?
PROF.SSA VIVADIO (imbarazzata): Veramente non so se il caso Credo sia preferibile parlarne fra donne Mi riuscirebbe pi facile.
SALVATORE: Ma io sono il padre Devo sapere.
PROF.SSA VIVADIO: Sua moglie dopo certamente la ragguaglier.
NENNELLA : E va, Salvat Lasciaci sole.
SALVATORE (a malincuore si alza): E va be... (esce di scena, andando a destra verso le altre stanze).
NENNELLA (impaziente): Allora? Professor, parlate chiaro Io voglio cap.
PROF.SSA VIVADIO: successo marted scorso alluscita da scuola stato un incidente veramente increscioso, non prevedibileLa preside ha anche presentato denuncia alla polizia.
NENNELLA (allarmata): La polizia! E pecch?
PROF.SSA VIVADIO: La vicenda si pu definire allordine del giorno in questa societ corrotta Il solito maniaco che appaga i suoi istinti bestiali e le sue frustrazioni, servendosi di fanciulle ignare e indifese.
NENNELLA (sconvolta): Uh, mamma mia!
PROF.SSA VIVADIO: Gi, un maniaco che apre limpermeabile ostentando, in modo osceno, le sue nudit a ragazzine innocenti Un trauma che per alcune ragazze potrebbe ripercuotersi sulla sfera sessuale e compromettere in futuro il rapporto di coppia con il partner.
NENNELLA: Che fetente! E lhanno pigliato?
PROF.SSA VIVADIO: No Caterina per potrebbe facilitare la cattura di quel mostro, fornendone lidentikit alla polizia.
NENNELLA (imbambolata - voce lamentosa): E pecch propio Caterina?
PROF.SSA VIVADIO (tono confidenziale): Perch, quando si verificato il fatto (mima, aprendo di scatto la giacca), mentre le altre ragazze sono scappate, Caterina, spinta da innocente curiosit, gli si avvicinata E sembra che quellessere immondo le abbia pure parlato, prima di darsi alla fuga.
NENNELLA (incredula): Uh, Ges! E vvuje penzate che lha visto buono?
PROF.SSA VIVADIO: Certamente.
NENNELLA: Ma chella ce vede poco.
PROF.SSA VIVADIO (tono conclusivo): Al momento sappiamo soltanto che il maniaco indossava un impermeabile beige con fodera rossa Logicamente, sar Caterina a decidere se collaborare o no con la polizia.
NENNELLA: Un impermeabile beige con fodera rossa Certo poco Si Caterina lha visto nfaccia, ha da parl.
PROF.SSA VIVADIO: Consiglio di usare molta delicatezza nellaffrontare largomento per non accrescere il suo turbamento Sarebbe meglio che fosse lei, come donna e come mamma, a parlarle Ora devo andare (si alza).
NENNELLA (si alza): Un momento; chiamo mio marito (si affaccia alla comune, guardando a destra - a voce alta): Salvat! (Torna verso il tavolo). Povera figlia mia!
SALVATORE (rientra in scena): Eccomi.
NENNELLA (tira su col naso): La professoressa Vivadio se ne va.
SALVATORE (preoccupato): Allora?...
PROF.SSA VIVADIO (in piedi, tono mesto): Sua moglie le riferir tutto. (Rivolta a Nennella) Mi raccomando, con Caterina tatto e discrezione. (Stringe la mano a Salvatore, accennando un sorriso) Arrivederci. (Poggia la mano sulla spalla di Nennella) Arrivederci (va verso la comune).
NENNELLA: Vaccumpagno (la precede fuori scena verso la porta dingresso - voce fuori campo) Arrivederci.
SALVATORE (si siede): Nenn!
NENNELLA (entra in scena): E damme o tiempo!
SALVATORE (ansioso): E allora?
NENNELLA (affranta, si siede):Ges, Giuseppe, SantAnna e Maria!
SALVATORE: E parla!... Ch succieso!?
NENNELLA (voce lamentosa): succieso ca stu munno fa schifo Nu maniaco, nu maniaco sessuale fore a scola
SALVATORE (sobbalza): Io a chillu fetente laccido Ma lhanno pigliato?
NENNELLA: Macch! Se sape sulo ca teneva nimpermeabile beige cu a fodera rossa Caterina chella ca lha visto propio a vicino.
SALVATORE (sconvolto): Povera criatura!
NENNELLA: A professoressa ha ditto, ca doppo stu shock cha avuto, Caterina putesse pure av probleme quanno se mmarita. (Voce lamentosa) Ma tu ce pienze?!
SALVATORE: E tha ditto che putimmo f?
NENNELLA: Ha ditto e parl cu a guagliona, ma cu tatto e discrezione Lh ntiso pure tu.
SALVATORE: Emb, parlammece! (Si alza) M a chiammo.
NENNELLA (lo trattiene): Aspe, che vuo fa!? Cheste so ccose e femmene.
SALVATORE (tentenna): Tu dice?
NENNELLA (decisa): S Trattienete a pap e famme ven a Caterina (si alza).
SALVATORE: E va be (esce di scena).
NENNELLA (con le mani sul petto): Povera figliarella mia! Chis che trauma avr avuto!
CATERINA (seccata, entra in scena): Mamm, che vuo? (si siede sulla poltrona del nonno).
NENNELLA (sposta la sedia della scrivania pi vicino alla poltrona e si siede): Cater, bella e mamm, o ssaje, ce st nu pazzo che va fore e scole pe spavent e gguaglione.
CATERINA: Ma chillo nun pazzo sulo nu fetente.
NENNELLA: Pecch lh visto pure tu?
CATERINA: Veramente p o ved meglio, me songo avvicinataE ccumpagne mie invece se ne so scappate appena isso ha araputo limpermeabile.
NENNELLA: E tu?
CATERINA (voce lamentosa): Io nun vedevo buono perci so ghiuta vicino E chillu fetente, pe dispietto, s chiuso limpermeabile beige e mha ditto A te, no! Po subbeto se n scappato (si copre il viso e scoppia a piangere).
NENNELLA: Ma nfaccia lh guardato?
CATERINA: No. (Nervosa) Mamm, pecch a me no?! (Voce lamentosa) Io vulevo ved! (esce di scena, piagnucolando).
NENNELLA (sconcertata): E tiene na vita sana pe ved! (Si alza) Ma qua trauma?! E gguaglione e m nun se spaventano nemmanco nnanze o diavolo (nervosa, accosta la sedia alla scrivania).
SALVATORE (voce fuori campo): Cater, a pap! (Affranto, entra in scena e appoggiandosi alla spalliera di una sedia) Chillu disgraziato, vide comme me lha ridotta! Allora Nenn ce h parlato? Che tha ditto?
NENNELLA: Niente Sarricorda sulamente ca teneva nimpermeabile beige cu a fodera rossa.
SALVATORE: Ma nfaccia lha guardato?
NENNELLA: No.
SALVATORE: Povera criatura, sarr rimasta impressionata assaje. H visto comme chiagneva?
NENNELLA (ironica): Aggio visto, aggio visto.
SALVATORE: M vaco cu na scusa a ved comme sta (esce di scena).
NENNELLA (a voce alta): Vide si pap se v mettere nu poco ncopp a pultrona (sbatte il cuscino e lo sistema di nuovo sulla poltrona).
GEG (entra in scena pronto per uscire): Mamm, pecch Caterina st chiagnenno?
NENNELLA: Niente... pe na cosa e scola.
GEG (sorride): Aggio capito Avr pigliato nu otto invece e nu diece (si avvicina alla mamma e le cinge le spalle).
NENNELLA (lo annusa - tono di rimprovero): Th miso nata vota o dopobarba e pap; ov?
GEG: S, ma poco poco Mamm, stasera, primma d a pizza, forse jammo o cinema.
NENNELLA (si scosta - tono deciso): E tu nun ce vaje! Te faje sulo a pizza. E sorde che tiene p a pizza tabbasteno.
GEG: O ssaje? Si bella pure quanno tarragge. (Le si avvicina di nuovo) Jammo, mamm, o cinema costa sulo sette euro.
NENNELLA: Io cu sette euro ce accatto nu litro duoglio, na buatta e pummarole e nu chilo e pasta Geg, sorde a jett nun ne tenimmo Anze vide e f quaccosa, pecch accuss nun putimmo j cchi annanze.
GEG: E va buo, dimane vaco a
NENNELLA (lo interrompe): Dimane dummeneca.
GEG: S, ma stanno giranno nu film o Centro Direzionale Servono e ccumparse; me lha ditto Maurizio Pavano cinquanta euro o giorno e danno pure o mangi.
NENNELLA: E caspiette!?... (Sorride) Si putesse, ce venesse purio.
GEG (rassegnato, esce di scena): E va buo, aggio capito.
Scena quarta
NENNELLA (sistema le sedie): Srde, srde, srde Mannaggia e srde!
CATERINA (entra in scena con il libro aperto in mano): Uff!
NENNELLA: Ch stato?
CATERINA: A signora e coppa st martellanno Io me metto cc (si siede sulla poltrona e si immerge nella lettura con le gambe stese).
NENNELLA (la guarda - a parte): meglio ca nun a penzo Ce o facesse ven io o truma, (mimica) nu trauma cranico cu na botta mmiez a capa.
SALVATORE (voce fuori campo): Pap, appuggiateve buono.
NENNELLA (alla figlia): St arrivanno o nonno.
DON AGOSTINO (entra in scena, sotto il braccio di Salvatore, con scialle sul pigiama di flanella, calzini, pantofole e berretto di lana): Ah, che dulore! Comme me fa male sta serenga! (Si ferma e si massaggia una natica) S furmato propio nu bubbone.
SALVATORE (con un plaid sullaltro braccio): Pap, nu poco e pacienza! Ce aggi a f a mano.
DON AGOSTINO (riprende a camminare, appoggiandosi a Salvatore): E mentre tu ce faje a mano, a me se fanno tutte mulignane.
NENNELLA: Pap, m tappriparo na mela cotta.
Salvatore, passando, poggia il plaid sul tavolo.
DON AGOSTINO: No, m no Nun tengo genio (Guarda Caterina seduta sulla poltrona) Sta guagliona, cu a scusa e studi, se piglia sempe a pultrona mia.
SALVATORE: Cater, bella e pap, susete! Cater!!
DON AGOSTINO: Si sorda m, figurammece quanno arriva allet mia!
NENNELLA: Cater, fa assett o nonno! (Alza la voce, decisa) Cater, susete!
CATERINA: Uff! (si alza e va a sedersi alla scrivania - riprende a leggere).
SALVATORE (sposta il cuscino sul bracciolo): Pap, assettateve chiano chiano. (Lo aiuta come si fa con i bambini) Ah ah!
DON AGOSTINO: Add sta a cuperta?
NENNELLA: Sta cc (prende il plaid dal tavolo e lo copre accuratamente). Asp, te sistemo o cuscino (gli mette il cuscino dietro la schiena).Pap m pigliarraje subbeto calore. St appicciata pure a stufa.
SALVATORE: Nenn, m me scurdavo e t o ddicere, forse stasera vene o cavaliere cu a mugliera.
NENNELLA: Ma si sicuro?
SALVATORE: Chillo pe telefono ha ditto propio Naserchia, stasera probabilmente io e mia moglie passeremo da voi a prenderci un caff.
NENNELLA: E veneno e sabato assera?!
SALVATORE: Purio me so meravigliato Si veneno, tu trattienete a mugliera, accuss io n apprufitto pe ce parl e laumento.
NENNELLA (decisa): E sperammo ca ce parle overamente!
SALVATORE (si avvicina alla colonnina): E m, comme facimmo cu o regalo?!... Che dicimmo si a mugliera ce addimanna add st a cennerera?... Vedimmo si Rituccia ce a presta.
NENNELLA: Ma si pazzo! (Decisa) Si a madama ce lavess a spi, dicimmo che lhanno rotta llamice e Geg M vaco a appripar na machinetta e caf accuss, quanno veneno, aggi a sulamente appicci o gas (esce di scena).
DON AGOSTINO (guarda Caterina): Chesta st sempe cu nu libro mmano Cater! Cater, che staje leggenno?
CATERINA: Uff! Sto leggenno o Vangelo e San Matteo
SALVATORE: O tesoro e pap tutta casa e cchiesa.
DON AGOSTINO (ironico) : O ssaje, Cater, se dice ca San Matteo teneva ddoje facce E se dice pure ca a gente, che prega assaje, tene assaje peccate a se f perdun.
SALVATORE (sorride): Qua peccate?... Chella nangelo.
DON AGOSTINO: Pure o diavolo era nangelo (tossisce).
CATERINA (infastidita, si alza): Vedimmo si trovo pace! (esce di scena con il libro in mano).
NENNELLA (entra in scena, asciugandosi le mani umide vicino alla gonna): A machinetta caf sta pronta.
DON AGOSTINO: Nenn, accuonceme meglio stu cuscino (si sporge in avanti).
NENNELLA (prende il cuscino e lo sbatte un po): Salvat, vide si pu cagn o tacchetto d a funtana int a cucina Chella goccia nun a supporto (sistema nuovamente il cuscino sullo schienale della poltrona).
SALVATORE: Va b, m ce dongo nuocchio (esce di scena).
NENNELLA (rivolta al padre): Pap, va meglio accuss? (Mette leggermente la mano sulla stufa accesa) Tarriva o calore?
DON AGOSTINO: S, m certamente nun me gelo.
Scena quinta
Bussata di porta (campanello)
NENNELLA: Vengo! (voce fuori campo) Don Genn, prego, trasite!
DON GENNARO (in camice bianco con una sciarpa di lana al collo, entra in scena con una confezione di acqua minerale): Sti butteglie v e mmetto cc (poggia le bottiglie a terra accanto alla comune).
NENNELLA: Grazie assaje Per putivene mann o guaglione!
DON GENNARO: E chillo se l chiammata e festa, si no stacqua v a facevo purt stesso stammatina E guagliune e m nun teneno propio genio e fatic (Si avvicina a Don Agostino) Don Agost, comme se v?
DON AGOSTINO: Comma vicchiariello (si tira pi su il plaid) Nenn, h chiuso a porta d e scale?
NENNELLA: S, pap (Rivolta a Don Gennaro) S pigliato a brunchite.
DON GENNARO: E facitece nu poco e brodo vegetale Aspettate (tira fuori dalla tasca del camice una scatoletta di dadi) Tenite, omaggio della ditta (sorride, poggiandola sul tavolo). A na cliente pe sbaglio ce navevo purtate ddoje.
DON AGOSTINO (a parte): Meglio o brodo ca o zuppone e latte.
NENNELLA: GrazieVaco a pigli o burzellino.
DON GENNARO: E che pressa ce st? Lacqua vene a fa dduje eure Mha pavate a prossima vota. (Guarda la pianta) Comm bella sta pianta!
NENNELLA (orgogliosa, si avvicina alla pianta): Me lha regalata mia sorella che sta in Australia, quanno venuta a truv a pap Pe chesto ce tengo assaje (la accarezza).
DON GENNARO: Mia moglie e ppiante lha fatto secc tutte quante, pecch larracquava nu juorno s e diece noChella smemorata. (Sorride) Allora ce vedimmo.
NENNELLA: Don Genn, o llatte Mungirone v arrivato?
DON GENNARO: S, v o mmanno lunned matina Quanta buste vulite?
NENNELLA (gli si avvicina): Tre buste e pure nu piezzo e burro, sempe Mungirone.
DON GENNARO: Sign, fra poco e punte d o cuncorso e llevano a miezoO ssapite?
NENNELLA (rattristata): S Che peccato! A me me mancavano sulo na cinquantina e punte pe pigli a cuperta.
DON GENNARO: E io cierti punte Mungirone l avess a ten. Si e ttrovo, v e mmanno nzieme o llatte e o burro Arrivederci. (Uscendo di scena) Don Agost, statemi bene.
NENNELLA (lo accompagna fino alla comune):Grazie, grazie assaje. Arrivederci (Si gira verso linterno della casa a voce alta ) Cater, viene!Assettate nu poco vicino o nonno.
DON AGOSTINO: Saje che cumpagnia!
NENNELLA (entra in scena): Libri, libri! Chella st sempe cu nu libro mmano Nemmanco o maniaco ce ha pututo!
DON AGOSTINO: Qua maniaco? Nenn, che ddice?
NENNELLA: Nu fetente ca p o sfizio e se fa ved, sarapeva limpermeabile quanno e gguaglione ascevano d a scola.
DON AGOSTINO: Che disgraziato! E lhanno pigliato?
NENNELLA: No Se sape sulo ca teneva nimpermeabile beige cu a fodera rossa Pure Caterina che lh ghiuta vicino nun ha saputo dicere nientato.
DON AGOSTINO: E pecch l ghiuta vicino?
NENNELLA (ironica): Forse s o vuleva studi.
Scena sesta
Bussata di porta (campanello)
Nennella esce di scena per andare ad aprire.
DON AGOSTINO: Pe me chella guagliona nun normale.
NENNELLA (voce fuori campo): Ciao, Luc! Gu, Giuli, che surpresa! Prego!
LUCIA (con indosso un bel giaccone, entra in scena, seguita da Giulietta e da Nennella): Don Agost, buonasera! (si sfila i guanti).
GIULIETTA (poggia la borsa sul tavolo e si avvicina a Don Agostino): Varricurdate e me?
NENNELLA: Pap, Giulietta, a figlia d a cummara Serafina.
DON AGOSTINO: A cummara Serafina E comme no!
GIULIETTA: Don Agost, comme state?
DON AGOSTINO: Comma vicchiariello (tossisce).
NENNELLA: Tene nu poco e brunchite (si siede sulla sedia centrale).
LUCIA (tono falso): Comme me dispiace! (si siede alla destra di Nennella) Sha da st attiento (si sbottona il giaccone).
GIULIETTA (con un sorriso a Don Agostino): A brunchite se cura Ddoje serenghe e passa tutte cose (Tira fuori dalla tasca del cappotto alcune caramelle e gliele porge) Chesti ccaramelle sicuramente ve fanno bene.
DON AGOSTINO (prende le caramelle): Grazie (Rimette il braccio sotto la coperta per infilarle in una tasca del pigiama).
NENNELLA (rivolta a Lucia): E tuo suocero comme st?
LUCIA: Che taggi a dicere O dottore lha truvato nu poco meglio Sarranno e preghiere d a polacca. (Tira fuori dalla borsa una bustina) Taggio purtate e punte d o llatte Mungirone.
NENNELLA: Grazie!(mette la bustina nel reggiseno e rivolta a Giulietta) Giuli, che piacere e te ved!
GIULIETTA: Pure pe me.
NENNELLA: Ma levete o cappotto e assettete!
GIULIETTA: No, sento friddo M o sponto sulamente (si sbottona il cappotto e si siede alla sinistra di Nennella).
LUCIA: Io so sagliuta giusto nu mumento (Si alza) Me voglio j a accatt nu paro e scarpe.
DON AGOSTINO (a parte): Nere.
NENNELLA: Gi te ne vaje?! (si alza).
LUCIA: S, nun vulesse ca chiudesseno e negozie P e scarpe aggi a gir nu poco (Rivolta a Giulietta) Chis quanta cose tenite a ve cunt doppo tantanne?!
CATERINA (entra leggendo La Divina Commedia a voce alta): Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai (si blocca, vedendo Giulietta e Lucia).
NENNELLA (a Giulietta): Chesta Caterina.
LUCIA (impaziente, finge un sorriso): Ciao, Cater!
GIULIETTA: Io me larricordo piccerella.
Caterina guarda Giulietta con aria interrogativa.
NENNELLA (indicando Giulietta): Cater, sta signora a figlia d a cummara Serafina, a cummara e mamm T a arricuorde?
GIULIETTA: Ma era troppo criatura Nun se p arricurd.
CATERINA: Invece marricordo.
NENNELLA (a Giulietta): Chella tene ancora astipata na bambulella ca lle regalaste tu O ssaje? Io tengo ancora a curona ca me dette mamma toja quanno me cresimaje O bracciale, per, nun m o metto quase maje pe paura ca m o scippano.
Caterina fa per uscire di scena.
NENNELLA: Cater, assettate nu poco vicino o nonno.
CATERINA: Uff! (si siede alla scrivania e si immerge nella lettura).
LUCIA (guarda lorologio - decisa): M me naggio j Arrivederci a tutte quante. Ciao, Giuli! (Uscendo di scena) Nenn, ce vedimmo.
NENNELLA (la segue): Taccumpagno (Voce fuori campo) Ciao, Luc!
DON AGOSTINO: Che viento! Nenn, chiude a porta d e scale!
Giulietta si stringe nel cappotto.
NENNELLA (rientra in scena): Caterina, a differenza e Geg, studia sempe (Si siede e rivolta a Giulietta ) Tu si rimasta propio tale e quale, eppure so passate cchi e diece anne.
GIULIETTA (sorride): Nenn, tarricuorde quanno venive a casa nosta o vico Lepre? Che belli tiempe!
NENNELLA: Pare ajere!... Comme cucenava sapurito mamma toja!
GIULIETTA: Povera mamm, pozza st int e schiere e ll'angele!
NENNELLA: Giuli, che me cunte e bello?
GIULIETTA: Niente Facevo a baby sitter a na criatura, ma po a mamma fuje trasferita a Milano Facevo cumpagnia a na vecchia e chella doppo cinche mise murette.
Don Agostino tossisce.
NENNELLA: Che peccato!
GIULIETTA: Grazie a essa, per, me so truvata a machina ca me dette o nepote tutta scassata, ma meglio e niente Doppo a morte d a vecchia mascette na fatica a Pusilleco Cucenavo pe nu vicchiariello O facevo pure asc E chillo nun me va a mur e notte dint o suonno!
Don Agostino, impressionato dai racconti di Giulietta, cerca di alzarsi.
NENNELLA (si alza e gli va vicino ): Pap che faje!? Add vuoj? (Poggia il plaid sulla spalliera della poltrona e lo aiuta ad alzarsi) Aspe! Appoggete a me! (prende il plaid e col padre sotto braccio va lentamente verso la comune). Giuli, e m che staje facenno?
GIULIETTA (si alza per farli passare) : Fino a ajere so stata a fatic inta na lavanderia pecch a stiratrice steva o spitale, ma m st bona Nenn, si siente quaccosa, fammello sap Io pe tir nnanze marrangio a f tutte cose.
NENNELLA: E chesto te fa onore (si ferma vicino alla scrivania per far riposare il padre). E z Gabriele comme st?
GIULIETTA: E chillo murette lanno passato Teneva pure uttant anne per!
DON AGOSTINO: Nenn e ghiammo!
GIULIETTA: Don Agost, bonanotte! (si siede di nuovo).
DON AGOSTINO: Qua bonanotte!? In nun me cocco ancora.
NENNELLA (uscendo di scena): Giuli, scusa nu mumento. M vengo. (Va verso linterno della casa - Voce fuori campo) Salvat!... Salvat, pienzece tu a pap... Pigliete pure sta cuperta.
SALVATORE (voce fuori campo): Pap, venite cu me.
NENNELLA (rientra in scena): E dimme, Stefania tassumiglia? (si siede di nuovo sulla sedia centrale).
GIULIETTA: Massumiglia! vvote ce scagnano pe ssore Tene sulo quinnece anne, ma si a vedisse D a scola per nun ne v sap Chis comme s pigliata a terza media!... E Geg?
NENNELLA: Bello era a piccerillo e bello rimasto.
Scena settima
Salvatore entra in scena.
NENNELLA: Salvat, tarricuorde e Giulietta? A figlia d a cummara Serafina.
SALVATORE (impacciato): S, certo (le d la mano e si siede alla destra di Nennella).
NENNELLA (rivolta a Giulietta): E tua cognata te d na mano?
GIULIETTA (ironica): E comme no!A quanno muorto mio marito,a veco s e no quatto vote allanno Duje mise fa, p a nascita mia, mha regalato na cennerera e cristallo (Ride) Na piezza e cennerera propio a me ca e ssigarette nun e supporto Se vede ca a teneva.
NENNELLA: Ges, Ges!
GIULIETTA: Pe furtuna namica mia, ca tene nu negozio e piatte cc vicino, lha misa int a vetrina e finalmente lha vennuta. Chis chi se l accattata?
SALVATORE (guarda Nennella): Chis?
GIULIETTA: Ogge so venuta a me ritir e sorde e cc abbascio aggio ncuntrato a Lucia ca veneva addu te.
NENNELLA: H fatto buono a sagl.
GIULIETTA (guarda Caterina): Ma m Caterina quantanne tene?
SALVATORE: Diciassette anne A luglio se diploma pure.
NENNELLA (orgogliosa): a primma d a scola (A voce alta) Cater! Cater, a mamm, f sent comme tha ditto a professoressa e matematica.
CATERINA (scrolla le spalle): Mamm, me scoccio.
NENNELLA (rivolta a Giulietta): scurnosa. (Tono confidenziale) A professoressa e matematica lha ditto ch nu genio.
SALVATORE: Sicuramente ha pigliato a me.
NENNELLA (sorride): Io penzo invece c ha pigliato a me, pecch ncoppo e cunte d a spesa nun me sbaglio maje E po se vede cha pigliato d a famiglia mia...... (A voce alta) Cater, avvicinate nu mumento!
CATERINA (malvolentieri si alza): Che vuo, mamm?
NENNELLA: Jammo, fa ved a Giulietta che bellu pre tiene... E fa ampresssa!
Caterina sbuffando, tira fuori il piede dalla scarpa.
NENNELLA: Guarda, Giuli! Grandezza e Dio!... O stesso pere affilato ca tenghio e ca teneva a bonanema e mamm mia Cater, fa ved pure o neo vicino o braccio.
Caterina pazientemente si scopre il braccio.
NENNELLA: Proprio tale e quale comm o tene pap.
SALVATORE (a Nennella): Si pe chesto, te s scurdata quacche particolare. (Si alza e va vicino alla figlia) Cater, bella e pap, fa ved a voglia e vino ca tiene ncoppo a spalla.
CATERINA (seccata si scosta): Ma pap!
GIULIETTA (sbrigativa): E va buo, si nun v
SALVATORE: E girate!A signora na femmena comm a te (le scopre la spalla e mostra la voglia a Giulietta) Identica, precisa, propio comm a tene mamma mia E pecch, e pile ncoppe e cosce nun lha pigliate a me? (le d un pizzicotto sulla guancia).
NENNELLA (contrariata): E va buo, ha pigliato pure e te.
SALVATORE: E po e llente? Int a casa mia e pportano tutte quante!... Pe nun parl d a nucella areto o cuollo; tale e quale comm a teneva o nonno Giacumino. (Rivolto alla figlia) Falla ved, a pap!
CATERINA: Uff! (si abbassa verso Giulietta).
GIULIETTA (prende il viso di Caterina fra le mani): Cater, che so sti punte nire?... (Si alza e osservando meglio quel viso) Ma tu o latte detergente nun lause? Sti sopracciglia te laviss a accunci nu poco.
NENNELLA: Se vede ca facive lestetista.
GIULIETTA (tocca i capelli di Caterina): Si pe chesto, aggio fatto pure a parrucchiera M pe f lestetista ce v o piezzo e carta e io nun o tengoA passione per m rimasta.
CATERINA: Allora pecch?... (si interrompe).
GIULIETTA (sorride): Si te fide, porto a borza d o trucco e te faccio ved che saccio f.
CATERINA (contenta): E quando venite?
SALVATORE: Ma tu pe me gi si bella accuss.
CATERINA (voce supplichevole): Allora venite?
NENNELLA: Cater, ma Giulietta tene che fa.
SALVATORE: Cater, nun insistere!
GIULIETTA (a Caterina con un sorriso): Putesse ven dimane verso e ccinche.
CATERINA (contenta): Che bellezza!
GIULIETTA (laccarezza): Per na bella guagliona sha da pure sap vest! Pure sti llente nun vanno bone.
CATERINA (sorride): Ma cheste so e llente p a casa (Contenta) Allora vaspetto. (Prende il libro e uscendo di scena) Arrivederci.
GIULIETTA: Ciao, Cater!
NENNELLA (a Giulietta): M s fissata che v o computer Ma comme se fa?
SALVATORE: Quanno vene Natale, vedimmo.
NENNELLA: Accuss se ne va tutt a tredicesima!
SALVATORE: Ma chella o tesoro mio. (A Giulietta) Madre natura overamente grande na suddisfazione ved ca e figli, ca gi ce apparteneno, ce assumigliano pure.
GIULIETTA: Certamente! Grazie a lloro se tramandano tutte lleredit e famiglia, financhea bellezza, a ricchezza e a pezzentara.
NENNELLA (guarda in modo allusivo il marito): A musciara e a furtuna.
GIULIETTA: A furtuna s a magna linvidia, pecch linvidia na brutta bestia. Linvidia carogna. Leva e lumme a chi a prova e accide a chi se lattira.
SALVATORE (a Nennella): Comme parla bello lamica toia!
GIULIETTA: a saggezza e chi d a vita nun ha avuto niente e ha cunusciuto o stesso linvidia d a gente, pecch nun ha perzo lonest, na dote ca tante se vantano e ten ma, a cunte fatte, forse a teneno sulo e pezziente, chille ca se moreno e famme per nun se venneno.(Guarda lorologio) Uh, comme tarde! (si alza).
SALVATORE (rammaricato): Gi ve ne jate? (si alza).
GIULIETTA: S, aggi a f nu poco e spesa
NENNELLA (si alza): Comme mha fatto piacere e te ved!
GIULIETTA: Pure a me.
SALVATORE (stringendo la mano a Giulietta): Fatevi vedere.
NENNELLA (guarda il marito): E certamente.
GIULIETTA: Ce vedimmo dimane. Caterina maspetta.
NENNELLA: E chella m ce ha miso o penziero Taccumpagno (precede Giulietta fuori scena, verso la porta dingresso).
GIULIETTA (voce fuori campo): Tanti saluti a Don Agostino.
SALVATORE (cantando con voce da tenore ): Vi aspettiamo.
NENNELLA (voce fuori campo): Ciao Giuli!
Salvatore accosta le sedie al tavolo.
NENNELLA (entra in scena e scimmiotta il marito): Gi ve ne jate?... Fatevi vedere Vi aspettiamo (Nervosa) Ma add a saje?
DON AGOSTINO (voce fuori campo): Nenn!
Scena ottava
Bussata di porta (campanello)
NENNELLA (a Salvatore): Va tu!... Se sarr scurdata quaccosa Nun a f aspett! (Esce di scena, andando a destra - voce fuori campo) Pap, vengo!
Altra bussata di porta (campanello)
SALVATORE (si d una sistemata ai capelli e esce di scena, andando a destra): Arrivo! (Voce fuori campo) Ah, Fel, si tu? Novit?
FELICE (contento): Ato che nuvit! Na quaterna, Salvat! Grazie a mamm, aggio vinciuto na quaterna! Dujecientomila euro Salvat, ce pienze?! (Si inumidisce le labbra) Damme nu bicchiere dacqua Te voglio cunt pe ffilo e pe segno.
SALVATORE (uscendo di scena): S, s voglio sap.
Caterina entra in scena, fissa l impermeabile e si avvicina per toccarlo.
FELICE (indietreggia): Che vvuo?
CATERINA (tocca limpermeabile sul davanti): bello stimpermeabile.
FELICE (si sottrae, ridendo per il solletico): Ma che faje?!
CATERINA: O voglio ved buono (cerca di aprire limpermeabile).
FELICE (imbarazzato, indietreggia): E statte ferma!
CATERINA: Voglio ved comm fatto a dinto.
FELICE (apre un lato dellimpermeabile): H visto?
CATERINA (delusa): Ma a fodera nun rossa.
FELICE: E che ce pozzo f?
SALVATORE (entra in scena e porge un bicchiere dacqua a Felice): Fel, tiene!Bive!(Mette la mano sulla spalla di Caterina) Chesta mia figlia Caterina o tesoro mio.
FELICE: Ah, Caterina (beve tutto dun fiato e poggia il bicchiere sul tavolo).
Caterina scrolla le spalle e esce di scena, varcando la comune a destra.
SALVATORE: Allora, Fel, me stive cuntanno d a quaterna.
FELICE (sorride): O ssaje, Salvat, tua figlia sera fissata cu limpermeabile mio (Contento) Salvat, ce pienze, dujeciento mila euro!
SALVATORE (pensoso, gli gira intorno): bello stimpermeabile.
FELICE: S fatto pure viecchio.
SALVATORE: na bella tinta e beige.
FELICE: Salvat, ma pecch nun o saje? Io sulo chisto tengo M finalmente me ne pozzo accatt uno nuovo Nun me voglio fa manc cchi niente! Na quaterna, Salvat! Aggio vinciuto na quaterna!
SALVATORE (tocca limpermeabile): Se vede ch buono e qualit.
FELICE (sbrigativo): Si te piace te ne regalo uno tale e quale (Contento) Nuje avimm a festeggi Pe primma cosa ce v nu pranzo a base e pesce Saccio ca o Fusaro se mangia buono.
SALVATORE: Fel, ma a dinto comm fatto? (cerca di aprire limpermeabile).
FELICE: Che faje? Uff, ma te si fissato!? Tene a fodera e lanettina. (Entusiasta) Salvat, te piaceno e vongole?
SALVATORE: Voglio ved a fodera Voglio ved si pesante.
FELICE (preoccupato): Salvat, ma te siente buono? (Apre un lato dellimpermeabile) Guarda! de lanetta leggiera.
SALVATORE (contento): A fodera blu! (Lo abbraccia) A fodera blu! Fel, vaco a bere nu mumento (esce di scena).
FELICE: E va (Rimasto solo) Pe primma cosa m accatto nu cappottoe (si guarda le scarpe) dduje pare e scarpe (Accarezza limpermeabile) Stimpermeabile m o tengo ancora (Lo apre completamente e ne guarda linterno) A fodera proprio nova.
NENNELLA (entra in scena): Ah, Fel, comme maje?
FELICE (che di spalle, si chiude subito limpermeabile e si volta): So venuto pecch tengo na bella nuvit.
NENNELLA (insospettita da quella mossa, osserva limpermeabile): Beige Stimpermeanbile propio beige.
FELICE: S beige sempe o stesso Stevo penzanno e me naccatt uno nuovo, ma quase quase m o tengo ancora.
NENNELLA: pesante?
FELICE: foderato e lanetta leggiera, per d calore (Contento) O ssapite che m succieso?
NENNELLA (interrompendolo): Pure a fodera beige?
FELICE: No, a fodera a mettono sempe e natu culore (Entusiasta) Ve piaceno e vvongole?
NENNELLA: Uh, voglio ved!
FELICE: Che cosa?
NENNELLA: A fodera.
FELICE (apre di scatto completamente limpermeabile): Ve piace o pesce?
NENNELLA (contenta, vedendo la fodera): Blu!
FELICE (si richiude limpermeabile): No, che pesce azzurro!... Io penzavo a norata, a nu dentice, a na spigola Nun appena pap vuosto starr buono, ce ne jammo a mangi o Fusaro. Ll sicuramente o pesce frisco.
NENNELLA (sorride): S Ve vaco a appripar nu bellu caf (esce di scena).
FELICE: No, state comoda. (Si guarda limpermeabile e lo accarezza): E penz ca stimpermeabile o pavaje poco e niente!
SALVATORE (entra in scena): Fel, allora?... Asp! (Si affaccia alla comune) Nenn, e caf fanne na sola tazza.
FELICE (un po deluso): Io ero venuto sulo pe te purt a bella nutizia; m me n aggi a j O ccaf m o ppiglio nata vota. (Uscendo di scena) Saluteme a tua moglie. Statte buono.
SALVATORE (lo accompagna verso la porta dingresso - voce fuori campo): Fatte ved! E ancora auguri! (Rientra in scena) Dujecientomila euro. Biato a isso!
NENNELLA (entra in scena con la tazzina di caff e rivolta al marito che sta rientrando dallingresso): E Felice?
SALVATORE: Se n ghiuto Jeva e pressa.
NENNELLA: Comme steva cuntento! (poggia la tazzina sul tavolo).
SALVATORE: E ce credo! Uno che vence na quaterna comme p st? (si siede).
NENNELLA: Na quaterna! (gli siede accanto).
SALVATORE: Dduicientomila euro! A proposito, ce ha invitato o ristorante.
NENNELLA: Che brava perzona!... Ddujecientomila euro! E quante so?
SALVATORE: Na muntagna e denare! (Prende la tazzina di caff) So quattucieno miliune d e vvecchie lire (Sorseggia il caff) Buono! (sorseggia ancora e poggia la tazzina sul tavolo).
NENNELLA: Pecch na furtuna e chesta nun maje capitata a nnuje?
SALVATORE: E io nun gioco.
NENNELLA: Ma m che se ne fa e tutte chilli sorde?
SALVATORE: Nenn, che dumanda! S e spenne.
NENNELLA: Biato a isso!
SALVATORE: O ppu dicere!
Scena nona
Bussata di porta (campanello)
NENNELLA (agitata, si alza): Sarranno o cavaliere e a muglieraUh, Madonna, stanno gi cc! Che faccio?
SALVATORE (tono deciso): M vaco ioTe faccio ved ca stasera e ccose cagnano nu poco pure pe nnuje.
2.a Bussata di porta (campanello)
SALVATORE (andando ad aprire): Vengo, vengo! Un attimo!
Nennella mette la tazzina e il bicchiere sulla scrivania.
SALVATORE (voce fuori campo): Fel, ch stato?!Trasite!
FELICE (preceduto da Salvatore, entra zoppicante sotto il braccio di Giulietta): Cosa e niente (si ferma, poggiando a terra la punta del piede destro).
NENNELLA (sorpresa): Gu, Giuli!
GIULIETTA: Mero fermata nu mumento in farmacia Sarr stata a pressa, ma quanno aggio miso in moto a machina, nun laggio propio visto.
FELICE: stata colpa mia. Io so passato areto, mentre faceva a retromarcia.
GIULIETTA: Io o vulevo purt o spitale, ma isso ha vuluto ven cc Ha ditto ca Salvatore namico sujo.
NENNELLA: Cchi e namico, nu frato Ma che s fatto?
FELICE (mimimizzando): Niente sulo o ginocchio ca me fa male nu poco.
SALVATORE: Fel, assettate ncopp a pultrona. Appoggete a me! (Lo accompagna, sorreggendolo) Cammina chiano chiano.
NENNELLA: Puveriello, comme me dispiace! (prende la tazzina e il bicchiere dalla scrivania).
Felice si siede sulla poltrona.
GIULIETTA (si sfila il cappotto): A chi o ddice!.... (Poggia il cappotto su una sedia) Ce vulesse nu poco e ghiaccio.
NENNELLA (uscendo di scena con in mano la tazzina e il bicchiere): S, aje ragione.
GIULIETTA (seguendola fuori scena): A tiene a borza p o ghiaccio?
FELICE (estasiato): Se chiamma Giulia, propio comme a bonanema e mamm.
SALVATORE (si abbassa): Fel, stienne a coscia Famme ved stu ginocchio (gli tira su la gamba destra del pantalone).
FELICE: Lavevo gi ncuntrata, quanno so sagliuto primma. Io ascevo a dint allascensore e essa traseva Se vede ca era destino.
SALVATORE (guarda il ginocchio): A fore sulo arrussato (si rialza).
NENNELLA (entra in scena, seguita da Giulietta, avvitando il tappo della borsa del ghiaccio - porgendogliela): Fel, mettitavella subbeto ncopp o ginocchio.
GIULIETTA: O ghiaccio fa bene.
FELICE (mette la borsa sul ginocchio arrossato): Grazie, ma cosa e niente.
GIULIETTA (a Salvatore): Che bellu carattere ca tene! Nato chis quante me navesse ditto!? Invece isso
SALVATORE: Felice di nome e di fatto.
NENNELLA: E si nun st cuntento isso cu e sorde che tene!
SALVATORE: Fel, vide e st buono ampressa (Rivolto a Nennella) Felice ce v purt a nu ristorante o Fusaro.
FELICE: Ll se mangia buono. Pesce frisco, vongole, cozzeche, taratufole
GIULIETTA (tono mesto): O ssaccio. Io ce jevo cu a bonanema e mio marito, m invece
FELICE: Si vulite, ve ce porto io.
NENNELLA: Ce jammo tutte nzieme, nun appena state buono c o ginocchio.
FELICE (minimizzando): Io gi me sento meglio. (Si spolvera con la mano limpermeabile) S spurcato sulo nu poco limpermeabile (Sorride) Lunned o porto in lavanderia.
SALVATORE: Noo, nun ce vale a pena.
NENNELLA: S, facitevenne uno nuovo.
FELICE (disorientato): Per me laccatto beige comm a chisto.
NENNELLA: No, beige no!
SALVATORE: E gi, si no pare o stesso.
FELICE (perplesso): Ma beige nu bellu culore.
NENNELLA (decisa): Noo!
GIULIETTA (premurosa, rivolta a Felice): O ginocchio ve fa ancora male?
FELICE (sorride): No, sta gi passanno casa ce metto nu poco e pumata.
GIULIETTA: Fel, doppo ve dongo o nummero e telefono mio Pe qualsiasi cosa, chiammateme!
FELICE (raggiante): Certo ca ve chiammo.
GIULIETTA (rivolta a Salvatore e a Nennella): pe sap si aggi a f a lettera allassicurazione.
NENNELLA: Sintende... Giuli, ma tu dimane viene?
GIULIETTA: S, verso e ccinche. (A Felice) Chella, Caterina ha insistito tanto.
FELICE: Io penzo ca pe dimane sto gi buono.
SALVATORE: E si accuss, viene pure tu.
FELICE (sorride): Sta giurnata e chi s a scorda!... Per m me ne vulesse j (prova ad alzarsi).
SALVATORE: Asp! Te dongo na mano.
GIULIETTA (sinfila il cappotto): Vaccumpagno.
FELICE (contento): Grazie, Giuli! (aiutato da Salvatore, si alza dalla poltrona, facendo leva sulla gamba sinistra).
GIULIETTA (premurosa, va vicino a Felice): Jammo, Fel, appuggiateve a me!... Ciao, Nenn!
NENNELLA: Ciao, Giuli!
FELICE (sotto il braccio di Giulietta, zoppicando, va fuori scena): Arrivederci e grazie; grazie assaje.
SALVATORE: Ma voi, Giulietta, vi stancate!... Fel, vuo che taccumpagno io?
FELICE: No, ce a facimmo.
GIULIETTA: Io tengo a machina propio cc abbascio.
NENNELLA: Fel, faciteve ved!... Vaspettammo.
SALVATORE (seguendoli verso la porta dingresso - voce fuori campo): Ciao, Fel!... Arrivederci, Giulietta!
GIULIETTA (voce fuori campo): Arrivederci.
FELICE (voce fuori campo): Ciao, Salvat e grazie.
NENNELLA (nervosa, scimmiotta Salvatore): Ma voi, Giulietta, vi stancate Vide si a me m o ddice maje!
SALVATORE (sorridente, rientra in scena): H visto a Felice comme steva cuntento sotto o braccio e Giulietta?
NENNELLA: Comme nun aggio visto!... Menumale ca o cavaliere e a madama nun so venute, quanno ce steveno lloro!
SALVATORE (guarda lorologio sul polso): Secondo me nun veneno cchi.
NENNELLA: Ma precisamente che tha dittoo cavaliere, quanno ha telefonato?
SALVATORE: Ha ditto Naserchia, stasera probabilmente io e mia moglie passeremo da voi a prenderci un caff.
Scena decima
Bussata di porta (campanello)
NENNELLA (agitata): Salvat, a porta Chiste saranno lloro.
SALVATORE: E caspiette?!
NENNELLA: Sta vota, marraccumanno, parlece! (Si ravvia i capelli con le mani e va ad aprire) Vengo!... (Voce fuori campo) Quale onore!... Ma prego, accomodatevi!
La signora Torello, ingioiellata e vestita diversamente, con cappello e guanti in mano, varca la comune e porge il dorso della mano a Salvatore.
SALVATORE (le va incontro): Signora Torello, che piacere! (le bacia la mano).
CAV. TORELLO (con soprabito diverso, entra in scena, saluta col capo e continua la conversazione sul cellulare): E avete sbagliato Quel carico doveva arrivare per il quindici del mese. Questi erano gli accordi.
SALVATORE (cerimonioso, gli porge una sedia): Prego, Cavali!
Il cavalier Torello gli gira le spalle e varca la comune, sempre incollato al telefonino.
SIG.RA TORELLO (mette i guanti in borsa): La nostra propiamente una salita e una discesa.
NENNELLA (porge la sedia centrale alla signora Torello): Prego!.... Il Cavaliere sempre preso dal lavoro... Ma come state elegante!
SIG.RA TORELLO: S, mi piace vstere (si siede).
NENNELLA: E si vede (le siede accanto, dal lato della finestra).
SALVATORE (in piedi, vicino alla scrivania, un occhio alla comune): La signora Torello sempre elegante.
SIG.RA TORELLO (lusingata): Grazie.
CAV. TORELLO (rientra in scena, parlando ancora a telefonino e va verso la finestra): E va be, ma non pi tardi del venti Arrivederci.
Salvatore lancia subito uno sguardo dintesa a Nennella.
NENNELLA (si alza e rivolta alla signora Torello che si appena seduta): Sign, venite di l!... Vi voglio f ved laltra affacciata della casa.
SIG.RA TORELLO (alzandosi): Pecch panorammica? (lascia la borsa sulla sedia).
NENNELLA (facendole strada): S, da lontano si vede la tangenziale.
SIG.RA TORELLO: Ah, veramente?! (la segue fuori scena).
Salvatore fa per avvicinarsi al Cavaliere, ma si ferma subito per discrezione perch il cavaliere, vedendo la moglie allontanarsi, ha chiamato un altro numero memorizzato sul cellulare e avanza diritto verso il proscenio.
CAV. TORELLO (a bassa voce, volgendo le spalle a Salvatore): Ciao, Cicci! Sono io, il tuo Pucci Volevo dirti che luned vengo a prenderti alle nove. (Contento) Staremo insieme tutta la giornata... S, Cicci, andremo dove vuoi tu Ciao, bacini bacini No, chiudi tu
NENNELLA (ritorna in scena parlando con la signora Torello): Come vi ho detto, si vede soltanto un poco di tangenziale.
SIG.RA TORELLO: S, una filra di luci, luntano (toglie la borsa dalla sedia).
CAV. TORELLO (si gira, ritorna verso la finestra e conclude la telefonata con tono professionale): Daccordo, commendatore, allora lappuntamento resta fissato per luned mattina.
La signora Torello si siede di nuovo sulla sedia centrale.
NENNELLA (in piedi, fra la signora Torello e il cavaliere): Gradite un caff?
SIG.RA TORELLO: No, grazie; labbiamo surbto prima di salire Un amico di mio marito ci ha voluto omaggiare per la via.
CAV. TORELLO (quasi traducendo): Un amico che ho incontrato per strada, ha insistito per portarci al bar.
SALVATORE: Allora un bicchierino di limoncello?
CAV. TORELLO (mentre chiama un altro numero sul telefonino): Per me no, grazie.
SIG.RA TORELLO: Per me nemmanco A me, quando bevo gli arcorici, mi vengono le schiocche in faccia.
Nennella si siede di nuovo alla destra della Signora Torello.
CAV. TORELLO (a telefonino, vicino alla finestra): Gugli, ce vedimmo fra poco. Noo, tu a settimana passata si stato sulamente furtunato (Ride) M o viento s girato; appriparete a perdere S, laggio chiammato io Ciao (chiude la telefonata e cerca un numero sul cellulare).
SIG.RA TORELLO: Ogni sabato mio marito si vete cu cierti amici per pazziare a carte.
Bussata di porta (campanello)
SALVATORE (guarda il cavaliere ancora a telefonino): Nenn, ci penzo io (esce di scena - voce fuori campo) Prego, accomodatevi!
SIG.RA GINA (con cappotto e borsa, si trattiene sotto la comune a parlare con Salvatore): Me dispiace darvi disturbo, ma so rimasta fuori casa pecch Rituccia mia nun turnata ancora. (Precede Salvatore in scena e si blocca) Ma vuje tenite visite!
NENNELLA (mentendo): E che fa?... Accomodatevi.
SALVATORE (alla Signora Gina): Vi presento la Signora Torello.
SIG.RA GINA (le tende la mano): Piacere, Vacca.
SIG.RA TORELLO: Piacere, Torello.
SIG.RA GINA (ride): Vacca e Torello; avimmo fatto staccuppiata!
SIG.RA TORELLO: Da signorina io facevo Tammorra.
SIG.RA GINA (sorride): A Tammorra a sunava nu frato mio.
SALVATORE (interviene, porgendole la sedia alla sinistra della Sig.ra Torello): La Signora Torello la moglie del Cavalier Torello,il mio principale (lo indica).
SIG.RA GINA (timidamente, fa un cenno di saluto col capo al cavaliere): Piacere! (Imbarazzata, si siede) Rituccia mia starr pe turn andata a portare il regalo a namica ca se sposa.
CAV. TORELLO (a telefonino, ancora vicino alla finestra): Allora, Gust, che me dice e chillu cabinato?...... E famme sap quanto v (Parlando, va verso la comune)A barca mia oramaje s fatta vecchia.. chiaro che laggio ved (esce di scena e scompare dietro la parete).
SIG.RA TORELLO: Mio marito fissato cu e barche, ma io per mare non ci vaco Il sole mi abbrucia.
SALVATORE: Si vede che avete la pelle delicata.
SIG.RA TORELLO: Dellicata assaje.
NENNELLA (alla Signora Torello): E come stanno i ragazzi?
SIG.RA TORELLO: Stutiano, stutiano e spentono soldi (Sospira) Ah, i figli!
CAV. TORELLO (entra in scena, ancora a telefonino): Allora aspetto ca tu me chiamme. Statte buono! (chiude la conversazione e si avvicina al tavolo).
NENNELLA (premurosa, si alza per cedergli la sedia): Cavali, accomodatevi!
CAV. TORELLO: No, grazie, dobbiamo andare. (Rivolto a Salvatore) Naserchia!
SALVATORE (avvicinandosi): Dite, cavali!
CAV. TORELLO: Io luned sar impegnato con un cliente. (Prende dalla tasca del cappotto un mazzo di chiavi e porgendogliele) Queste chiavi datele voi al ragioniere.
SALVATORE: Sar fatto (mette le chiavi nella tasca del pantalone).
CAV. TORELLO: Fate in modo di stare in fabbrica una mezzora prima.
SALVATORE: Non dubitate, Cavali.
CAV. TORELLO (deciso, alla moglie): Silvana, andiamo!
SIG.RA TORELLO (rivolta a Nennella): Allora, arrivederci (D la mano alla Sig.ra Gina) stato un tanto piacere. (Porge la mano a Salvatore per il baciamano) Guttebaie. (Si aggiusta il cappello, fissa la pianta e indicando la colonnina) Ma ll non ci steva?...
SALVATORE (prontamente con un sorriso): Mia moglie lha conservata gelosamente.
CAV. TORELLO (saluta Nennella con una stretta di mano): Arrivederci.
NENNELLA: Arrivederci, cavali.
CAV. TORELLO (stringe la mano alla Signora Gina): Signora, stato un vero piacere.
SIG.RA GINA (lusingata): Pure pe me.
CAV. TORELLO: Naserchia, mi raccomando Silvana, vieni! (esce di scena, seguito dalla moglie, e va a sinistra).
SALVATORE (accompagnandolo): State tranquillo, Cavali! (Voce fuori campo) Buona serata Arrivederci.
SIG.RA GINA (a Nennella): Chi puteva immagin ca teniveve visite! Che murtificazione!
Salvatore rientra in scena.
NENNELLA: O principale e mio marito, chis comme, stasera ce ha fatto lonore e ven.
Bussata di porta (campanello)
SALVATORE: Zitta! Se sarr scurdato quaccosa (Va ad aprire - voce fuori campo) Ah, ciao Rit!
RITUCCIA (voce fuori campo): Mamm sta cc?
SALVATORE: S, trase.
RITUCCIA (con giaccone e borsa a tracolla, entra sorridente in scena, seguita da Salvatore): Buonasera.
SIG.RA GINA (con disappunto): Mh lassata fore a porta.
RITUCCIA: Pecch, nun ce st z Ciccillo?
SIG.RA GINA: Se sarr addurmuto.
RITUCCIA: Aggio fatto tarde pecch aggio perzo o pacchetto.
SIG.RA GINA: Che significa lh perzo?! Add lh lasciato?
RITUCCIA: E chi o ssape!
SALVATORE: Era na cosa importante?
RITUCCIA: No, era o regalo pe namica mia.
NENNELLA: Che peccato!
SIG.RA GINA (rivolta alla figlia): Emb comm fatto?
RITUCCIA: Ce aggio accattato na bella bilancia p a cucina.
SIG.RA GINA (nervosa): Ati sorde!... (Rivolta a Nennella) A giuvent e m tene a capa dint e nnuvole.
RITUCCIA: Quanta storie! Sapisse a bilancia comme ll piaciuta!
SIG.RA GINA: E chis quanto h spiso!
RITUCCIA: Mamm e ferniscela! (Sorride) Giranno p e negozie, me so accattata pure na cosa pe me. (Tira fuori dal maglioncino una catenina e mostrando uno dei ciondoli appesi a Nennella e a Salvatore) Guardate comm bello! Budda.
SIG.RA GINA (si alza di scatto): Mia figlia, una buddana!... (Si fa il segno della croce) Ges, Ges!
Nennella e Salvatore frenano una risata.
RITUCCIA: Buddista, mamm Se dice buddista. (Rivolta a Salvatore e a Nennella) sulo nu ciondolo pe f cuntento a Dud.
SIG.RA GINA: E tu, pe f cuntento a Dud, vuo manc e rispetto a Ges Cristo! (si siede di nuovo).
RITUCCIA (con fervore): Quanta gente tene a curona dint a sacca e nun prega maje Quanta guaglione se mettono na croce appesa nganno, pecch fa moda e no pe devuzione.
NENNELLA: Chesto overo.
SALVATORE (minimizza con la Signora Gina): Pe Rituccia chillo sulo nu ciondolo; nun significa niente.
SIG.RA GINA: Io a chillu coso cu a panza a fore nun o supporto propio.
RITUCCIA: Mamm, chillu coso se chiamma Budda. (Rivolta a Nennella) Don Agostino comme st?
NENNELLA: Ringrazianno a Dio, st meglio, pure si Salvatore o struppa quanno lle fa a serenga.
SIG.RA GINA (sorride): No, nun ce credo.
RITUCCIA: Salutatammillo (Sobbalza) o telefonino Menumale ca laggio ntiso! (Tira fuori il cellulare vibrante dalla tasca del giaccone e risponde) Pronto? S, Dud, sto venenno. (Si alza) Dud, sto gi aret a porta. Ciao, ciao (chiude il cellulare).
SIG.RA GINA (a parte): Dud?! Cavutamiento e stommaco! (si alza).
SALVATORE (sorride a Rituccia): Lo sposo reclama la sposina.
RITUCCIA: Eh gi! Allora arrivederci (esce di scena).
SIG.RA GINA: Buonasera. E scusate ancora il disturbo (segue Rituccia).
NENNELLA (accompagnandola): Nun o ddicite propio!(Voce fuori campo) Buonasera!
SALVATORE (si affaccia alla comune): Buonasera! (sistema le sedie).
NENNELLA (nervosa, torna in scena dallingresso): Ah, finalmente sta giurnata fernuta!
SALVATORE (prende le chiavi dalla tasca del pantalone): Sti cchiave lunned nun m e vvulesse scurd!
NENNELLA: Gi, tu l h a cunzign o raggiuniere Si o Cavaliere venuto cc, stato sulo pe te d sti cchiave Scummetto ca nemmanco sta vota si riuscito a ce parl.
SALVATORE: E comme facevo!? H visto pure tu ca stato sempe c o cellulare mmano (rimette le chiavi in tasca).
NENNELLA: Menumale ca tiene a me che saccio parl pure pe te.
SALVATORE: Che vuo dicere?
NENNELLA: Voglio dicere ca, grazie a me, laumento laje sicuro Quanno so ghiuta a ll cu a mugliera, parlanno ce aggio fatto cap che thanno pruposto nu lavoro add te desseno uttanta euro e cchi ncopp o stipendio e ca tu ce staje penzanno.
SALVATORE: E essa?
NENNELLA: S ammentato subbeto ca o marito aveva gi penzato e te d naumento a part a stu mese. (Sorride) A mugliera conta; te faccio vede ca sta vota o cavaliere te d pure a promozione.
Scena undicesima
Bussata di porta (campanello)
SALVATORE (ironico): Forse isso ca turnato areto pe me d gi nanticipo. (Esce di scena e va ad aprire - voce fuori campo) Don Genn, buonasera! Prego, trasite!
DON GENNARO (in camice bianco e una sciarpa di lana al collo, entra in scena con un sacchetto di plastica in mano): Permesso? (si avvicina al tavolo).
NENNELLA (con aria interrogativa): Don Genn, buonasera.
DON GENNARO: Stasera avimmo truvato nu pacchetto dint o negozio Steva appuggiato ncopp a na cascetta e birra Nun sapenno e chi era lavimmo araputo chiano chiano, senza rompere a carta (tira fuori dal sacchetto la scatola contenente la ceneriera e la poggia sul tavolo) edint a sta scatola, sotto a paglia, asciuta na bustina pe nu certo cavaliere Torello A vedite ccanno (prende una bustina bianca dalla tasca del camice e la porge a Salvatore). Quanno dint o bigliettino aggio letto Salvatore Naserchia, aggio capito ca o pacco era o vuosto e so venuto subbeto a v o purt. (Infila la mano nel sacchetto) Cc ce sta pure a carta e o spavo (poggia la carta piegata e lo spago arrotolato sul tavolo).
SALVATORE: Grazie! Grazie assaje!
NENNELLA: Site stato overamente gentile.
DON GENNARO (arrotola il sacchetto vuoto e lo infila nella tasca del camice): stato un dovere Buona serata! (esce di scena).
SALVATORE (lo accompagna fuori scena): Buona serata pure a voi. (Voce fuori campo) E grazie ancora.
NENNELLA: M me spiego pecch Rituccia o regalo larapette chiano chiano Forse gi penzava d o pass appriesso.
SALVATORE (rientra in scena, guarda nella scatola e sorride): Sta cennerera, passamano passamano, steva facenno o giro d o munno Se vede ca s stancata e ha deciso e turn cc.
NENNELLA: Eh, gi (va verso la colonnina).
SALVATORE: Pure pecch sulo tu l h pavata.
NENNELLA (accarezza la pianta): Nun te prioccup, a te stu posto nun t o leva nisciuno!
SALVATORE (prende la scatola e va verso il mobile): Allora a metto cc? (indica lantina superiore).
NENNELLA (lo guarda e sorride): S Miettece pure a carta e o spago.
Cala il sipario
FINE
mia opinione che, se un testo funziona, qualsiasi adattamento potrebbe risultare peggiorativo e, se un testo non funziona, qualsiasi adattamento potrebbe risultare inutile
Colomba Rosaria Andolfi
Nelle pagine seguenti c unintroduzione in versi che pu essere declamata, a sipario chiuso, prima della messa in scena dei miei lavori.
Introduzione in versi (facoltativa)
Luci iniziali di mezza sala
Buio
Luci sul sipario
VENITE!
di Colomba Rosaria Andolfi
Un Pulcinella nero e un Pulcinella bianco, entrambi con mascherine, entrano quasi di corsa dal fondo della sala (possibilmente dai due lati), recitando a voce alta i primi versi e, raggiunto il proscenio, si posizioneranno al centro del sipario, da dove uscir C (regista, primo attore o prima attrice).
A (pulcinella nero-donna)B (pulcinella bianco-uomo) C (regista o prima attrice)
A) Gente ge, gente ge!
Gente e Napule add site?
B) Gente ge, gente ge!
Gente e Napule currite!
A)Venite!... Venite!... Venite!
B)Sentite!... Sentite!... Sentite!
C)Ch stato?... Ch stato?... Ch stato?
A)Int e nicchie hanno truvato
cierti muorte arrevutate;
B)chi cu lluocchie cummigliate,
chi cu e mmane atturcigliate.
C)Che dicite! Comm stato?
E chi era, nun se sape?
A)Era gente d o teatro,
ca pammore e sta citt,
tutt a vita lha passata
ncopp a scena a fatic
B)E cu arte, cu mestiere
ce faceva cunzul,
recitanno chella parte
che sapeva e verit.
A)Ma si cchi nisciuno dice
chello ca succede cc,
comme p sul e ricorde
stu teatro m camp?
B)E pe chesto hanno truvato
chilli muorte arrevutate
ca m guardano arraggiate
a chi niente sape d.
C)Nh, ma allora caspettammo!
E vvulimmo f dann? Arapimmo stu sipario,
damme voce a sta citt
e cuntammela redenno
pure m na verit!
Il Pulcinella nero e il Pulcinella bianco, non appena C finisce di declamare gli ultimi versi, aprono con le mani un po il sipario per far s ch C li preceda allinterno del palcoscenico.
Luci sul sipario
e musica di inizio spettacolo
Questi versi, con un pizzico di mie poesie, sono stati pubblicati anche in appendice alla mia grammatica Facile facile. Impariamo la lingua napoletana (ed. Kairos 2008). La regista Maria Teresa Sisto per la sua pagina di facebook ha scelto proprio la bellissima foto in cui li declama con grande passionalit.
- Questo copione è stato visto:


