Il certame

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IL CERTAME

Commedia in tre atti

Di

Angelo Alfieri

Personaggi

Ivano               Industriale benestante

Lorella            La moglie

Gunter            Uno che sbaglia indirizzo

Paneran           Editore amico di Ivano

Fantina           Amica di famiglia 

Loredana        Presidentessa del circolo letterario “La pioggia”

Prestanti          Collaboratore di Ivano

Martina           Domestica di Ivano

La scena: appartamento di Ivano. Cinque porte, due a destra e due a sinistra, una sul fondale a sinistra. A destra del fondale una porta finestra che dà sul  terrazzo, mobilio elegante, moderno, un divano qualche sedia e oggetti vari. Una modesta libreria con dei volumi finti messi lì solo per dar ad intendere di essere in possesso di una cultura non indifferente. Sul terrazzo piante qua e là.

Tutte le commedie di questo autore sono tutelate dalla S.I.A.E.

ATTO PRIMO

Scena prima

Pomeriggio

Martina:     (Entra dall’ingresso, si sofferma, ha alcuni sacchetti, è stanca). Oggi rientrano alle sette. Meglio: non li ho tra i piedi. Buffoni arricchiti … palloni gonfiati che non siete altro. Prima mi trattavano bene perché erano così così, ma da quando sono diventati ricchi mi trattano come una pezza da piede. Non che ne abbia viste di pezze da piede ma se lo dicono vuol dire che facevano proprio schifo. (Si avvicina al  mobile e prende una bottiglia di liquore). Un sorsetto … non se ne accorge la vipera. Comprano e lasciano lì perché deve invecchiare ma la signora ne anticipa i tempi e come se li anticipa. Si chiama invecchiamento precoce spirituale. Dopo aggiungo un po’ d’acqua. È proprio buono. Il resto della spesa. Non mi dà il bancomat: non si fida! … Solo contanti.  Glielo lascio qui. A volte ne metto del mio perché la signora se non vede qualche spicciolo mi accusa di fare la cresta e anche in questo caso non ne ho mai viste ma se lo dicono ci sarà stato qualcuno che la faceva. Sarà stato per via delle galline che avevano per casa. Difatti si chiamava l’epoca della cresta. Le cameriere le mettevano addirittura in testa. Se me ne dice un’altra le do una legnata. (Porta  i sacchetti in cucina e rientra). Se tutti questi detti popolari li abolissero io non farei né la cresta né la pezza da piede. Ma rimango pur sempre una schifezza. Tanto vale che mi dicano quello che vogliono … se non altro usino termini moderni. Magari non li capisco e mi illudo di essere trattata bene. Lo posso raccontare alle amiche: –“Sai che la mia datrice di lavoro” –Uso questo temine improprio tanto per non passare da  retrograda.  – “ Mi ha detto che sono una … sacrapendola?”– –“Però che paroloni! Per essere una cameriera non c’è male”–. Sai che significa avere una risposta simile? Le sacre pendole si contano sulle dita di una mano. … Faccio in tempo a vedermi la telenovela. (Guarda l’orologio. Accende la tv). Pubblicità! Non azzecco mai una volta. Quando accendo c’è sempre la pubblicità. (Adesso si rivolge al pubblico). Se la gente si rendesse conto di quanti soldi butta in corrente elettrica per vedere la pubblicità spegnerebbe la Tv perlomeno venticinque minuti all’ora. … Ma non lo sanno! Queste cose le sanno solo i poveracci come me costretti a risparmiare.  Io la Tv la guardo solo qui e risparmio totalmente. Sarò anche una sacrapendola ma non sono scema. (Campanello). Perfetto! Chi sarà? (Spegne la TV). Avanti! (Rispettare i tempi tra un punto e l’altro. È importante!).

Loredana:   Buon pomeriggio Martina. (È enfatica, pomposa, sprezzante).

Martina:     (Al pubblico). Quando fa così è perché ha bisogno di qualche favore.

Loredana:   Buon pomeriggio Martina.

Martina:     E due! Buon pomeriggio signora presidentessa. (Fa una riverenza). Anticipo? Buonasera signora!

Loredana:   Lo vedremo se sarà una buona sera.

Martina:     Restiamo fermi al pomeriggio. (Al pubblico). Guardate come si atteggia. E pensare che non è nemmeno tanto ricca. Capisco questa, la befana, che essendo ricca si può permettere tutto, anche di volteggiare a mezz’aria ma quest’altra proprio.

Loredana:   I signori tardano o sono io in anticipo?

Martina:     E chi lo sa. Tardano! Vuole che li chiami?

Loredana:   Posso attendere. Nel frattempo fai quello che devi. Non stare a guardare me!

Martina:     Ci mancherebbe! Vado in cucina, (al pubblico) avrà scritto qualche altra cretinata e la vuol far leggere alla befana prima di pubblicarla. Questa che io chiamo confidenzialmente befana è la mia padrona. Tanto per essere retrogradi. In fatto di letteratura ne capisce meno di questa e il giudizio critico ve lo lascio immaginare. Sarà la solita filastrocca sul gatto o sul canarino che ritorna alla gabbietta perché senza la sua padroncina si sente perduto. Le briciole di pane sul davanzale … Dio quanto piangere. (Finge commozione). Che mondo è diventato.

Loredana:   Non mi verseresti un cognacchino?

Martina:     Presidentessa la signora Lorella non vuole che si beva in sua assenza. Dice che i liquori li deve servire lei agli ospiti. Se scopre che ne manca un goccio, anche dal più scadente, incolpa me.

Loredana:   Fammi un tè.

Martina:     Bene!  

Loredana:   Senti Mirandolina.

Martina:     Martina … mi chiamo Martina.  (Al pubblico). Siccome è una letterata, lo pensa lei naturalmente, mi chiama Mirandolina per far vedere che sa.

Loredana:   Ma sì fa lo stesso … posso confidarmi senza timori?! La tua signora … no! Meglio di no! Fai conto che non ti abbia detto niente.

Martina:     Guardi che non mi ha detto niente. Ho capito: vuol sapere se ha scritto qualche cosina e la vuole sbirciare prima che gliela faccia leggere?

Loredana:   Tu non sei una cameriera: sei un’indovina.

Martina:     Me lo dicono tutti. Purtroppo non ha scritto niente di nuovo, per fortuna.

Loredana:   Stupida, mi hai fatto illudere inutilmente. Fammi ‘sto tè. (Martina esce e va in cucina) non vorrei perdere il vantaggio che ho … ma che dico: le mie composizioni sono vincenti a prescindere. Nel prossimo certame lo vedremo chi sarà la migliore. Lo sento. Quest’anno vincerò. Non ho bisogno di sbirciare le poesie degli altri. E poi sono la presidentessa del circolo letterario “La Pioggia”, che ha il suo peso nel panorama culturale italiano. (Campanello insistente). Chi è questo bifolco.

Fantina:      Lorella cara … dov’è? (Non vede Loredana perché è sprofondata del divano che è posizionato verso il proscenio). Non c’è nemmeno la  profetessa degli imbecilli. Martina! (Si avvicina al mobile dei liquori e tracanna). Porca bestia quanto è buona ‘sta camomilla. Raffinata. Anche se non lo fosse, è gratis! Martina! (Ripone la bottiglia).

Martina:     Ma signora … non urli. Abbiamo un’ospite di riguardo.

Fantina:      Ah sì e chi sarebbe? La regina di Versiferland?

Martina:     Più o meno! Torni questa sera dopo cena. So che le farà una sorpresa.

Fantina:      Sarebbe ora che mi facesse qualche sorpresa. Lo sai che sono l’amica più antica che ha? (Fantina è piuttosto anziana e un po’ arruffona, ama bere).

Martina:     Sìììì … non esiste amica più antica di lei: non fa altro che dirlo a tutti. Come entra qualche sconosciuto lo dice. – “Ho un’amica tanto antica che me la invidiano tutte”–.

Fantina:      Davvero?

Martina:     Si fidi!

Fantina:      Allora vado? Devo proprio andare?

Martina:     Pensi che le sta dedicando una poesia. (Loredana si sorprende e si agita. Il divano è messo in modo tale che le persone che entrano dall’ingresso non possono vedere chi è seduto).

Fantina:      Sono oggetto di poesie? La stima! Mi stima! Sono pressoché lusingata. Naturalmente io fingerò di non sapere niente.

Martina:     Niente! Lei non sa proprio niente. Adesso vada. (Esce Fantina). Due imbecilli per volta non sono ammesse. (Torna in cucina). Ma vattene scema.

Loredana:   Brutta cretina … i liquori li serve solo la signora … e a me fa bere il tè. (Apre il mobile e infila nella borsetta un’intera bottiglia di cognac). Io sono la presidentessa. (Estrae dalla borsetta dei fogli). Idiota: dedica poesie ad una scema e non si degna nemmeno di farmele leggere in anteprima. Teme forse che le copi un verso? Quando leggerà questa rimarrà a bocca aperta. (Declama pomposa, retorica, si alza). –“Tic - tic. Ta-ta … Cadono gocce lacrimanti come diamanti sui riccioli biondi di papà. Tic - tic. Ta - ta”–.

Martina:     (Rientra, porta il tè. Rimane un attimo sbigottita ). Complimenti presidentessa: ha ancora il padre coi riccioli biondi … eh, la vanità a cosa porta. Padri riccioluti e giovani calvi. Le posso fare una domanda? Quando si sente pervasa dall’estro poetico, a che ora? Perché qui di estro ce n’è tanto. (Versa il tè).

Loredana:   In genere alla sera, dopo cena. Anziché guardare quell’inutile oggetto rettangolare mi butto nel verso.

Martina:     Capisco! Miao miao cip cip. Versi proprio. Mi scusi se non la posso ascoltare: sono indaffarata altrimenti non mi perderei una sillaba. (Al pubblico). Per me beve senza accorgersene.

Lorella:       (Entra, è sempre molto elegante). Cara Lory, sei in anticipo! Avevamo detto per le sette?

Martina:     È lei in anticipo.

Lorella:       Taci! La padrona di casa è quello che vuole. Adorata … ti trovo ringiovanita! (Convenevoli totalmente falsi). Che meraviglia. Che amiche mi frequentano. Che bella attività abbiamo intrapreso. A volte mi sorprendo ancora. Mai  avrei pensato di diventare una poetessa.

Martina:     Nemmeno io! (Martina guarda il pubblico). Questa è la pronipote di Leopardi. Ramo collaterale misto con attitudini tendenti all’ispirazione bucolica … colica più che altro. 

Lorella:       Dimmi che ti fermi a cena? Ma sì che ti fermi! … Indottrinata prepara per tre. (Martina). Posate di lusso.

Martina:     (Prende il vassoio. Al pubblico). Quelle di lusso sono ruggini … sono d’oro capite.

Lorella:       Ho sentito che stai per pubblicare un nuovo libro di versi. (Martina guarda il pubblico come a dire “chissà che roba”). Ho giustappunto una composizione da farti leggere … la stesura è quasi definitiva. La vado a prendere.

Loredana:   Hai visto? Sei una cameriera. Ignorante! (Si atteggia). Io sono la presidentessa del circolo non la prima venuta. (Sprezzante).

Martina:     Circolo zoologico. Con permesso! Mi ritiro. (Esce).

Lorella:       Ecco qua … leggi! Sprovveduta di prima classe dove sei finita? Gliela faccio sentire anche se non capisce quasi niente di letteratura. Sono democratica. Svisceratamente democratica: la pago! (Rientra Martina). Ascolta e impara! Dai fiato alle parole cara. Senza enfasi ti prego.

Ivano:         (Entra contento). Ohhh, che bello tornare a casa e trovare una poetessa già munita di foglio manoscritto pronta per la lettura dell’ultima meravigliosa fatica. Aspettavate me? Purtroppo ho da fare e ti invito a desistere dal recitare, per ora.

Martina:     Dio che fortuna: l’ho scampata! (Tra sé).

Lorella:       Cosa dici? Stava iniziando a declamare.

Martina:     Va a Rimini!

Lorella:       Dinne un’altra poi vedi. Loredana si ferma a cena. Vorrà dire che la leggerà dopo.

Martina:     Per che ora pensate di farlo?

Ivano:         Verso le ventidue.

Martina:     Bene! Sono già a casa. (Al pubblico). Se sapesse di chi è il poema … vado a preparare.

Ivano:         Martina, due parole! (Si deve capire che Ivano è diventato ricco senza che se ne rendesse conto. È stata solo fortuna). Domani verso le dieci verrà un consulente per delle trattative … cose che non ti riguardano. Siccome non lo conosco trattalo con deferenza. Non farlo attendere: chiamami subito. Sarò nello studio a quell’ora.

Martina:     Però? Come vuole. Rimane confermato il menù per questa sera?  

Lorella:       Sì! Il resto della spesa? Eccolo! Vai! Lory gradisci un aperitivo?

Loredana:   Mi sono permessa di portati questo cognac. (Estrae la bottiglia che ha sottratto dal mobile). L’ho preso al volo.

Ivano:         Sempre gentile la nostra Lory … accidenti è di qualità superiore. Anch’io ne prendo di questa marca. Lo berremo dopo cena. Adesso devi scusarmi ma ho da fare un attimo … i dipendenti! Danno solo preoccupazioni.

Lorella:       Bisogna pagarli capisci. Meno degli altri ma …

Loredana:   Perché meno?

Ivano:         Sono extracomunitari.  Non me ne parlare guarda. Da una parte è giusto  cacciarli tutti ma dall’altra mi conviene tenerne alcuni perché mi costano meno.Vanno di moda. (Va nella sua camera).

Lorella:       Mariolina! (Arriva Martina). Qualcuno mi ha cercata? 

Martina:     La signora Fantina. Le ho detto di passare dopo cena.

Lorella:       Hai fatto male! Lo sai che quando ho impegni letterari non voglio che mi si affanni con discussioni demenziali.

Loredana:   Le ha anche detto che hai composto dei versi per lei. (Risentita)

Loretta:      Non sarà vero? Sei una  … una … sguatterperecola. Fila via.

Martina:     (Al pubblico). Porca miseria, stavolta mi ha colto impreparata. Forse è meglio stare nel linguaggio consueto.

Loretta:      (Finisce di bere l’aperitivo). Sentiamo come la leggi … quando rientra Ivano smetti, gli facciamo una sorpresa dopo cena. Non vede l’ora.

Loredana:   Che versi … onomatopee … brava! Ne faccio uso smodato ultimamente. (Alza la voce). – “Miao miao fa il micetto adorato, miao miao risponde la micetta rassegnata” – Miao miao? Interessante.  

Martina:     (Entra con una ciotola e una bottiglia di latte). Oh porca vacca sono loro e pensare che dovrei saperlo ormai.

Loredana:   (Continua ) – “Sei un po’ troppo vezzeggiato, non importa lo sappiamo sei sempre un po’ malato”–. Che versi! Toccanti!

Martina:     Oh mamma mia che deficienti. (Esce incrocia Ivano davanti alla porta della camera ). Le consiglio di procurarsi il trasportino per piccoli animali, tra un po’ ne accorreranno una decina.    

Ivano:         Stanno leggendo la poesia? (Martina annuisce). Scusate ma mi devo radere. Martina tienimi aggiornato. (La camera di Ivano e vicina alla cucina sul lato destro della scena).

Martina:     Come se fosse facile … ne sparano una ogni cinque minuti.

Lorella:       Ivano dove vai? I versi sono miei.

Martina:     Lo sa! Siccome ha detto che li vuole sentire tutti assieme per avere una piena consapevolezza del fenomeno, ha preferito svignarsela … andare di là.

Lorella:       È distratto ultimamente non ha più quell’interesse che dovrebbe avere.

Loredana:   Perdono la sensibilità invecchiando. Si inaridiscono. Ti posso leggere un mio verso?

Loretta:      Certo che puoi! Ci vediamo per quello.

Martina:     (Stava uscendo ma). E chi se lo perde!

Loredana:   Questa è esoterica. Tralascio l’introduzione …

Martina:     Meglio!

Loredana:   –“Ti ho detto, fai pipì qui nel salone, non stare appallottolato,  abbandona il balcone. Ma tu adirato in barba me l’hai fatta e lontano sei fuggito. Forse un gatto della tua schiatta mal s’adegua a questo sito”–.

Lorella:       Toccante!

Martina:     Oh! Con questi versi vince il tour de France. A piedi. Per me esagerano. (Va in cucina e poi, dopo la battuta di Lorella, esce dall’ingresso).

Lorella:       Taci dislessica … andiamo in camera mia. (I due coniugi dormono in due stanze diverse. La camera di Lorella è di fianco all’ingresso sul lato sinistro della scena).

Ivano:         (Esce dalla sua camera). Hanno finito i sacri lamenti miagolatori.  Martina! Se n’è andata! Ci credo! Chi resiste. Mamma mia quanto mai le ho detto di buttarsi nella poesia … cosa mi è passato per la testa quel giorno.  Avrebbe dovuto buttarsi nella pattumiera direttamente. Il bello è che questo dannato circolo mi costa un occhio, i premi, le riunioni … i dibattiti. L’hanno intitolato “La pioggia”. Perché, perché. Se ci penso mi viene da piangere in cinese con sfumature arabo normanne. E stasera me le farà sorbire tutte ‘ste gatte morte sui tetti. Speriamo che quelli di sopra non sentano i miagolii altrimenti scendono allarmati come l’altra volta. Avessero almeno il buon senso di non urlare  .. niente: si immedesimano. Dice che gli scappa il verso. Era meglio prima, eravamo più poveri ma felici. Mi sembra di vivere in uno zoo virtuale. Lorella esco un attimo. Vado a prendere i croccantini. Le risate. Sentiamo? Sì buonanotte. Sono in estasi. (Esce).

Scena seconda

Dopo cena

Lorella:       (Entra dal terrazzo col marito e sottobraccio a Loredana). Ottima la cena … Martina sarà un una paesanotta, lo è, ma cucina bene. Spero proprio che non venga nessuno a disturbare. 

Ivano:         A quest’ora non viene mai nessuno. Guardiamo la televisione? No! Scherzavo! La guardano tutti tranne noi: Dimenticavo che nelle case delle poetesse certe cose non sono contemplate. Ovviamente.

Loredana:   Ovvio! Vedi Lorella noi scriviamo di gatti di passerotti ma non ne abbiamo nemmeno uno.

Ivano:         (Si avvicina al mobile che contiene le bottiglie. Ha un cedimento). Oh Madonna altri soldi gettati alle ortiche … lavoro tutto il giorno per niente. Non è meglio se ne parlate e basta?

Lorella:       Sono anni che ci penso.

Ivano:         Tira almeno fino all’età pensionabile cara. (Tra sé). Chissà mai che con l’età avanzata qualche malattia degenerativa le fa passare la voglia.

Fantina:      (Da fuori). Lorella sono passata. Apri!

Ivano:         Che è passata si vede, e come se si vede. La faccio entrare o avete in mente altro? Qualche topo nel formaggio … furetti sotto il letto.

Lorella:       Ivano, non essere pedestre. Entra!

Fantina:      Ho interrotto qualcosa? Ditelo.

Ivano:         Ma figurati … accomodati … da bere? Fischi? Cognac? Sherry? Acqua  di sorgente benedetta con ingredienti miracolosi che portano al delirio collettivo?

Fantina:      Un fischi liscio. Doppio. (Glielo versa).

Loredana:   Ti trattieni molto? Sai abbiamo da fare con la lettura di alcune opere e dobbiamo recitarle per sentirne le assonanze. 

Ivano:         È una moda … passerà vedrai. In genere ci si trova per spettegolare mentre qui da noi è ben altro il contenuto delle chiacchiere. Vero Lorella?

Lorella:       Verissimo!

Ivano:         Visto che siete tutte riunite vado di là a vedere la … mi sfugge il titolo.

Lorella:       Non vuoi sentire le poesie?

Ivano:         C’è Fantina …

Fantina:      Sono venuta apposta … in qualità di vecchia amica è ovvio. Sono ansiosa di sentirle. La diseredata non c’è? (Martina)

Ivano:         Lo sai che ti ha dedicato una strofa? Fagliela sentire.

Lorella:       Vi siete messi d’accordo per caso? Lascia che torni domani poi vedi quella. Strofa! … furfantescola. Fantina, non è ancora finita la poesia, ti potresti fare una strana idea. 

Ivano:         Potrebbe? Penso che l’abbia già un’idea. Giusto?

Fantina:      Nemmeno pallida.

Ivano:         Dimenticavo che non fai parte del gruppo di ricerca zootecnico. Che stupido … la riunione dei soci … scusate ma me ne devo andare di corsa. Lo so, l’arte ma … ho notato che se rimango troppo ad ascoltarvi mi si gonfiano le ginocchia … infiltrazioni di latte. Dovrò consultare un medico di campagna. (Si infila la giacca ed esce).

Lorella:       Ma Ivano?! Se ne fotte altamente di noi. Sembra quasi che la nostra attività lo metta a disagio. E pensare che è stato lui a mettere in piedi il circolo.

Fantina:      Allora questi versi. Chi legge? Non avete sete? (Vede la bottiglia che aveva Loredana). Questa è camomilla?

Loredana:   Piccante! Fantina, ti prego, abbi almeno il buongusto di ascoltare in religioso silenzio. Abbiamo da fare stasera. Bevi … bevi …

Lorella:       Che bevi bevi … piano eh … quello dici? Quello che hai portato tu? (Loredana annuisce). Beh … poco alla volta … tutto mi pare troppo … per rispetto nei tuoi confronti.

Loredana:   Per me lo può bere tutto. Non mi è costato niente.

Fantina:      Allora ‘sti versi che mi hai dedicato? Dai: sentiamo.

Lorella:       Sono solo dei versi liberi … disarmonici. Che cosa do a questa?  Quando si ha a che fare con una cameriera scema ecco che cosa succede. (A Loredana). Fantina l’ho messa in uno di quei libri … cercala.

Fantina:      In che scaffale?

Lorella:       L’ultimo … no il primo … non vorrei che cadesse dalla sedia. Falli passare tutti. Senti andiamo di là!

Loredana:   Che seccatrice. Mi irrita. Ignorante! Bucefala! Non la far venire più. (Parlottano tra loro). Abbassa il livello della conversazione.

Fantina:      (Non si accorge che le due escono). Che strano! Sono tutti attaccati assieme. Non ho molta dimestichezza coi libri ma non mi pare che siano così. Oh bella: c’è solo la copertina di legno. (La mostra al pubblico). Enciclopedia ridotta all’osso. Qualcosa c’è. Un foglietto. Sarà questa la strofa? (Rimette a posto le copertine e si siede). Vediamo un po’! –“T’amo o pio bove”– … eh no è questo è troppo!

Ivano:         (Come sappiamo chi sta sul divano non viene visto da chi entra dall’ingresso. Fa capolino). Se ne sono andate. Mi tocca sbirciare per entrare a casa mia. Un goccetto di questo nettare che ha portato la nipote di Dante e poi sgattaiolo di là. Quell’altra matta non c’è ... si sarà sentita male subito dopo la lettura dei miagolii. A volta generano crampi allo stomaco.

Fantina:      Ivano?! Stai imparando un nuovo ballo? (Si alza perché sente parlare).

Ivano:         È quello di San Vito con un accento cubano. Perché ti sei nascosta lì?  Aspetta un momento … stai lì, siedi … (Torna indietro e si accorge del fatto suddetto). Ma guarda? Niente ... grazie comunque. Mi sono accorto di una cosa … non ci sono?

Fantina:      Sono in camera. Leggi qui … eh? Ti sembra una poesia da dedicare ad una vecchia amica? T’amo o poi bove.

Ivano:         (Ride tra sé). Non è dedicata a te … si vede che ha intenzione di mettere su una fattoria. Saranno passate ad animali più grossi. Ad un certo punto della carriera artistica sentono il desiderio di ingrandirsi. Sempre gatti, passerotti … ci si fossilizza.

Fantina:      È per quello? Le raggiungo?

Ivano:         Perché no? Io rimango qui a sentire. Non so se prendere l’ombrello o qualcosa di più pesante. Vai vai. Uno due e tre … strano, non l’hanno buttata fuori. Stanno crescendo artisticamente. Sono tolleranti.  

Lorella:       (Dalla camera). Insomma Lory rispetta la punteggiatura … dai peso al punto. 

Loredana:   È lei che mi fa sbagliare … Fantina ascolta e dimmi se sbaglio.

Ivano:         Stasera hanno problemi grossi. Io vado a letto. Fino a domani sono tranquillo. (Le due alzano i toni).

Fantina:      (Esce). Qui si rischia la pelle. Per un punto … pensa se fosse stata una virgola. Questa la prendo io a scanso di equivoci. (La bottiglia). Oh ragazze me ne vado. Che gente! Che razza di poesie scrivono? Il gatto non mangia più il topo perché è diventato vegano … hanno rincretinito anche gli animali di casa. Mode! Solo mode! E tra le peggiori.

Scena terza

Il giorno dopo

Martina:     (Entra, dà un’occhiata e si infila in cucina, riesce con un grembiulino). Pronta per la battaglia quotidiana. Chi deve venire stamattina? Un consulente? Mah! Questa casa è un porto di mare. Un giorno arriva il commercialista perché ha perso le chiavi e viene qui, per niente, un altro giorno arriva il magazziniere perché gli uccelli hanno invaso il capannone e viene qui e viene sgridato. Oggi invece arriva un consulente.

Lorella:       Cosa fai, parli da sola? (Esce dalla sua camera). Senti un po’ straperendola io vado al circolo letterario, se mi dovessero cercare mandali là. Mio marito è già uscito? (Si infila la giacca).  

Martina:     Non credo: ha una visita alle dieci.

Lorella:       Visita? Un medico?

Ivano:         (Esce dalla sua camera sulla battuta). Nessun medico. Un consulente d’affari. Ti accompagno? No! Quando mai. L’assuefazione alle buone maniere ti fa dire queste cose cara Martina. Vado in studio! (La porta sul fondo a sinistra). Non impegnare troppo la mente. Contieni l’estro. Comprimi il verso. Meno è lungo più è efficace. Meglio niente del tutto ma se proprio ti scappano … Torni per pranzo? (Si chiude dentro).

Lorella:       Se  finisco presto sì. Martina prepara il pollo alla Shermann. Vado! Dimenticavo la copia. È colpa tua: mi fai arrabbiare. Sei inqualificabile. (Sul mobile ci sono due plichi, sono le poesie. Esce).

Martina:     Mi sembrava strano che non mi incolpasse … come mi ha chiamata? Ma chi se ne frega: tanto. Che gente. Pollo alla Shermann … e dove trovo la ricetta? Provo su uno di quei libri favolosi che stanno nello scaffale. Se fossi matta sì, ma non lo sono. Tengono solo le copertine. Una parvenza di cultura bisogna darla  … dio mio che gente. Quando non si ha niente da fare ecco che succede, ci si crede chissà chi per il semplice fatto di essere ricchi.  Dove andremo a finire (Campanello). Il consulente speciale. È un po’ in anticipo. Prego entri, la sta attendendo. Si accomodi un attimo. (Va nello studio).

Gunter:       Grazie! (È spaesato). Non avrò sbagliato piano? Mi hanno detto di recarmi in via Strini al numero duecento interno dodici presso il signor Ivano perché ha bisogno di una consulenza urgente ed eccomi qui puntuale.

Martina:     Arriva subito. Desidera qualcosa?

Gunter:       Questo è l’interno dodici vero? (In realtà non è in via Strini ma in via Destrini. Sbaglia indirizzo. Gunter è un tipografo che il datore di lavoro invia presso i clienti per raccogliere il materiale da stampare, in genere biglietti da visita di un certo livello, partecipazioni di nozze di alta qualità ecc.).

Martina:     Certo! Le porto dell’acqua minerale?

Gunter:       Liscia!

Martina:     Ne abbiamo di due tipi. Una liscia e una miracolosa. Quella miracolosa è destinata alla poetessa che si aggira per casa. Non vorrei che gli scappassero dei versi una volta sorseggiata. Non sarei in grado di far fronte. Con permesso. (Esce).

Gunter:       Lasci stare, va bene così! Che tipa! Brillante. Bella soprattutto. Meritevole di particolari attenzioni. (Martina e Gunter sono giovani).

Ivano:         (Esce dallo studio). Ben arrivato signor?

Gunter:       Gunter Sniffer consulente particolare del …

Ivano:         Lo so! (Crede che sia l’inviato della casa editrice). Ho chiesto io di farla venire. Mi ha parlato tanto bene il suo capo. Dunque … veda, non mi giudichi male se lo voglio fare di nascosto da mia moglie ma … deve capire che non ne posso più di tutte queste scempiaggini che scrive. E in occasione della cerimonia gliele stampiamo una volta per tutte … lei è contenta e la chiudiamo qui. Dopodiché le dirò che il costo del circolo è diventato eccessivo, di non poter più sopportare le spese e lo chiudiamo.

Gunter:       Vuol chiudere il circolo? (Il circolo ricreativo che frequenta). Mi butterebbe in mezzo alla strada. È il mio punto di riferimento serale.

Ivano:         Non mi dica che anche lei lo frequenta? (È inutile dire che pensa al circolo letterario). È diventata una piaga … vedremo, vedremo! Intanto mi dica cosa costa stampare questa roba. Grosso modo! Mi faccia un preventivo.

Gunter:       La prego non chiuda. Parli col mio capo.

Ivano:         Se le fa piacere gliene parlerò. Mi creda, il suo capo ha ben altri interessi. Tenga il malloppo e mi faccia sapere. (Gli dà il secondo plico). Abbia pazienza: ho un impegno alle undici coi sindacati. Se ha dei dubbi parli con la domestica. Ne sa una più del diavolo. Arrivederla. (Esce).  

Gunter:       Arrivederla. Signorina!

Martina:     Eccomi!

Gunter:       Non capisco perché mi ha dato da stampare tutte queste pagine. Basta solo il testo. Le solite frasi fatte … Sono venuto per le partecipazioni del matrimonio della figlia. 

Martina:     La figlia di chi?

Gunter:       Del capitano … Ivano. Sono il tipografo.

Martina:     La figlia del capitano? Ne è certo? Credo che abbia …

Lorella:       (Torna a casa. Entra sulla battuta). Buongiorno, desidera?

Martina:     È il tipografo.  

Lorella:       Veramente? Lei capita a fagiolo. Ma che dico? Molto di più.

Martina:     Due fagioli.

Lorella:       Stai zitta! Ma, cos’ha in mano? Il mio plico. Cosa ridi mezza scopa. Mio marito mi vuol fare una sorpresa … me le fa stampare.

Gunter:       Credo di sì. Mi ha chiesto espressamente di farlo! Quante copie?

Lorella:       Faccia lei … aspetti … in quanti siamo … settanta … cento … ne stampi trecento. Capisce che abbiamo molti invitati alla cerimonia. Mi raccomando belle chiare … caratteri corsivi. Non badiamo a spese. Per quando vengono pronte?

Gunter:       Una settimana.

Lorella:       Benissimo. Arrivederla! Lo sapevo che prima o poi me le faceva stampare. Mio marito apprezza la poesia. Non fiatare quando arriva perché stavolta vedi cosa ti faccio. Lui vuol fare una sorpresa ed è giusto che lo sia. Chiamo subito Loredana.

Martina:     Mah! Dire che sono perplessa è riduttivo. Stavolta viene fuori un pasticcio tremendo.

Lorella:       (Era andata nella sua camera ed ora esce di corsa). Torno al circolo. Niente pollo: mangio là.

Martina:     Cambia idea ogni mezzora. Ha portato via le poesie da stampare credendo che fossero partecipazioni. Che compagnia di scemi. Accendo la televisione di là. Vedere qualche scemenza non fa poi così male. (Va in cucina).

Paneran:     Ivano, ehi di casa! Posso? C’è nessuno? Che bella casa ti sei fatto vecchio pelandrone. Non pago questo non pago quello e mi pago da solo eh eh. Furbi questi industrialotti. E fanno pagare le tasse agli altri. (È piuttosto baldanzoso).

Martina:     Desidera? Il signor Ivano è andato al sindacato.

Peneran:     Davvero? Sono Paneran, l’editore. Mi ha convocato, anzi, sarebbe  dovuto passare un mio addetto ma ero di strada e allora sono salito. Se dovesse passare lo avverta. Sa di cosa si tratta?

Martina:     No!

Paneran:     Mi fa chiamare e non si fa trovare?

Martina:     Guardi prima è passato l’addetto e si è portato via un plico ma …

Paneran:     Ahhhh  sì … le poesie della moglie. Ho capito tutto! Allora è già passato lui? Mi poteva avvisare però?! Ha il telefono ma lo tiene come souvenir. Bene! Senta me lo saluti. Mi faccio sentire io … gli devo un favore. Gli dica che ci penso io, a tutto. Tra di noi ci si aiuta. (Esce).

Martina:     Che disastro. Aspettava questo e invece ha dato le porcate a quell’altro che ha sbagliato indirizzo … di che cerimonia parlava? Cos’ha in ballo la befana? … Ahhhh, il certame. Chissà quante me ne dice. Devo comprare il vocabolario per tentare di capirci qualcosa. (Si siede). Ci fosse un libro là dentro … niente! … Io tento di dire le cose ma non mi lascia parlare. E io non parlo! Vediamo come se la cava. Stavolta la sistemo io. Addetto! Voglio vedere cosa significa fare la tonta.  

Lorella:       Entra entra … sono emozionata ci credi? Quest’anno voglio vincere il certame. Te lo giuro non me l’aspettavo da Ivano. Stavo ritornando  al circolo quando ti ho incontrata.

Loredana:   Io le faccio pubblicare da Paneran.

Lorella:       Carpentiera! Come si chiama quel tizio che è venuto?

Martina:     Eh dunque …sforzo notevole eh, al di là delle mia possibilità. (Pensa) Ah ecco: Paneran. (Guarda il pubblico).

Lorella:       È lui! Vattene! Forza Lory mettiamoci sotto con le rifiniture. Che gioia!  Per un attimo ho pensato che non gli importasse niente e invece mi ha sorpreso. E tu non ne sai niente!

Loredana:   Mai saputo nulla. Di’ non verrà la scimmia ammaestrata eh?

Lorella:       Ma no! Alla mattina dorme! Passa tutta la notte a sbevazzare e rincasa alle sei. Vita da scellerata … noi poetesse siamo molto rigorose … magari non dormiamo la notte per delle tensioni artistiche ma perlomeno siamo a casa.

Loredana:   Vuoi mettere! Tira fuori un goccetto da quell’armadio.

Lorella:       Giusto: un goccetto di quello buono ti dà la carica. Molte usano stupefacenti per ispirarsi. (Tracanna il liquore).

Loredana:   Detesto quella gente. Ritiriamoci di là: è meglio. Se dovesse capitare dentro non ci vede. Lorella, hai una dignità. Non ti circondare di pollaiole.

Lorella:       Assolutamente no! Prendo il nettare di Ambrogio: questo è acqua. Non dà soddisfazione. (Vanno in camera, stacco di luci).

Scena quarta

Nel pomeriggio

 Ivano:        Aspetta un attimo. (Si avvicina al divano) via libera: non c’è nessuno! Sentile, sono in fase di creazione. In questi casi puoi urlare a più non posso che non ti sentono. Preferisci ascoltare i miagolii o andiamo subito in studio? 

Prestanti:    Non è buona idea origliare le donne in assemblea: potrebbero sorprenderti con notizie non proprio edificanti. (Fa il gesto delle corna. Prestanti è un fifone).

Ivano:         Lorella … figurati! Si è gettata a capofitto nella poesia zoofila. Ci dev’essere anche l’altra. La pronipote di Dante. Lo sai che è innamorata pazza di te. Sì! C’è!

Prestanti:    Tua moglie è innamorata di me? Ah, l’altra! La cosa non mi esalta. (Dalla camera escono miagolii e cinguetti d’ogni sorta). Chiederò a mia moglie di gettarsi pure lei in questa avventura. Mi passerebbe il tempo impegnata a costruire versi e non uscirebbe di casa così spesso. 

Ivano:         Per carità, te lo sconsiglio: lasciala uscire. A volte è preferibile un tradimento che stare a sentirla. (Glielo confida).

Prestanti:    A me non interessa sentirla, mi basta sapere che è impegnata.

Ivano:         Lo so ma ho intenzione di chiudere. Mi costa un occhio. Una volta fanno venire un poeta di grande spessore, che non fa altro che gonfiarle la testa, un’altra il giornalista per tenere una relazione e io pago. Tra quindici giorni hanno il concorso e  io pago. Il mese prossimo arriva perfino il maestro di metrica.

Prestanti:    E tu paghi. Ho capito che mi devo tenere la moglie libertina.

Ivano:         Sinceramente non so che se ne facciano di questo maestro. Cinguettano dalla mattina alla sera. Usano il verso libero. E quando dico verso so quello che dico.  Vedi la lacrima di commozione. Ritiriamoci nello studio.

Lorella:       (Esce all’improvviso). Davide … Lory c’è Davide: esci!

Ivano:         Noooo … ero così felice. Una mezza giornata di libertà gettata alle ortiche. Sento il pianto strozzarmi la gola. A volte commetto degli errori colossali. (Si accascia sul divano).

Loredana:   Davide … che meraviglia … sono ormai tre settimane che non ti fai vedere. Dissidi con Eleonora? (È innamorata di Davide).

Prestanti:    Insomma. Non più di tanto. Si vivacchia. Che bello! Eravate di là e non vi abbiamo sentite.

Ivano:         Davvero! Silenzio tombale. Mi chiedevo se i gatti fossero ancora vivi.

Prestanti:    Fatemi ascoltare qualcosa. (Non sapendo che dire improvvisa).

Ivano:         Disgraziato cosa ti viene in mente. Stavamo uscendo … non ha memoria.

Lorella:       Ma Ivano? Ne ha diritto! Un parere non guasta. Lo sai che siamo in dirittura d’arrivo. Il certame è alle porte. Un ritocco, un’assonanza.

Loredana:   Fa sempre piacere un parere.

Ivano:         Non capisce niente, non è nemmeno in grado di ultimare uno schema di parole crociate facilitate. Martina non si vede? (A parte). Una scusa per fuggire ci vuole. Prestanti sei uno squilibrato. Lasciatelo dire, sei uno squilibrato. Non ti rendi conto a cosa vai incontro. Sei venuto per quell’affare e tergiversi.  

Prestanti:    Hai ragione! Sarà per un’altra volta signore. Con rammarico!

Loredana:   Davide, se ci incontrassimo al circolo qualche sera?

Ivano:         (A parte). Dille di no! Non sopporteresti i gatti randagi che accorrono a frotte ogni volta che le vedono arrivare.

Prestanti:    (Idem). Questa ci sta!

Ivano:         (Idem). Non ne vale la pena. È stantia. Ad un certo punto ti manca il fiato e non sai più che scuse trovare per svignartela.

Loretta:      Ivano? Lascialo decidere.

Prestanti:    D’accordo … qualche sera passo.

Ivano:         Cavoli tuoi. Non dire che non ti ho avvisato.

Martina:     Buongiorno!

Ivano:         Menomale! Martina noi scappiamo: letteralmente. Se mi dovessero cercare sono in azienda con lui. Lorella non torno per cena. Pensa prima di parlare, dai forza!

Lorella:       Non si degna di sentire i versi della moglie.

Loredana:   Ma in compenso te li fa stampare.

Martina:     È vero! Ogni strofa una pagina. Ammesso che ci stia sopra. Mi immagino già la copertina.

Lorella:       Stai zitta troposferica … è vero, non ho pensato alla copertina. È andato via così ... Un micetto magari? Senzatetto chiama il tizio e fallo venire qui.

Martina:     Cosa ne dice di mettere un bel plaid al posto della copertina? 

Loredana:   Lorella io te lo dico: questa ti vuole canzonare.  

Lorella:       Lory te lo dico. Questa mi sta prendendo per il culo altro che canzonare. Torna al tuo paese longobarda pedemontana che non sei altro. Lo vedi cosa hai combinato? Mi è passata la voglia.

Martina:     Di fare che?

Lorella:       Non voglio arrabbiarmi. Sei la quintessenza del nulla. Usciamo Lory.  

Loredana:   Scellerata, le hai fatto perdere la concentrazione sapendo che siamo sotto certame. (Escono).

Martina:     Queste stanno sotto ma non per il certame. Bene, stasera non si cucina. Mi faccio portare una pizza da Cornelio. (Sta per andare in cucina). Mmh! Quasi quasi mi cimento pure io. Un paio di versi li so scrivere  … coccodè chicchirichì, cara gallina corri qui e tu ochetta che fai quaquaquà corri là. … ditemi voi che mi manca?

Scena quinta

Il giorno dopo, mattina tardi

Lorella:       (Entra dalla porta del terrazzo, ha dei fogli che sta leggendo, si siede sul divano. Sono entrambe prese dal certame). Sì … questo lo spostiamo qui e … questo qui. – “O ti adegui caro Titti oppure vai lontano, qui son guai, ma stiamo zitti!”. – Bellissimo! Idea! (Scrive qualcosa in silenzio).

Ivano:         (Entra dall’ingresso e va a sbirciare il divano, vede la moglie, ritorna fuori. Lorella si alza e va in camera sua, al suo posto siede Loredana, che dal terrazzo si sposta sul divano. Ha dei fogli pure lei. Rientra Ivano con Prestanti. Parla ad alta voce perché crede che la moglie sia presente). Caro Prestanti quando si ha una moglie come Lorella così dedita alla poesia, così sofferente, così ligia ai sentimenti coniugali difficilmente sei travolto dal desiderio di tradire. Lungi da me. Ma scherziamo.

Prestanti:    Sono le amiche che ti invogliano. Oh sì se ti invogliano. (Ingenuo. Loredana non aspettava che queste parole e si ringalluzzisce). Ce n’è una in particolare che mi sta facendo impazzire. (Crede di essere lei). Ma ahimè è inafferrabile. L’avessi io una moglie così pia, asintomatica, votata alla letteratura come Lorella, mi guarderei bene dal pensarle certe cose.  

Ivano:         Vedi di non esagerare. (Sottovoce. Poi alza la voce). Da quando ho aperto il circolo non fa altro che comporre … ho perfin deciso di farle un regalo sostanzioso. Ma sì! Se lo merita. Vederla condurre una vita monastica totalmente dedita al verso mi commuove … (Sottovoce). Poi: chiuso!

Prestanti:    Anche l’altra pubblica? La presidentessa?

Ivano:         Sìììì, scherzi è la miglior gattara della città. Paneran ne è entusiasta. Dice che mai nessuno aveva avuto il coraggio di scrivere versi simili. E in effetti … Ma Lorella è più penetrante  … ti lascia col fiato sospeso tant’è la  … la (Indica a Prestanti che la moglie è seduta sul divano e Prestanti si avvicina per vedere). Eh?

Prestanti:    Non è tua moglie. (Sottovoce). È la presidentessa.

Ivano:         Davvero? Oh porca miseria, era lì. (Fa segno di tacere). Diceva Paneran, proprio parole sue, che il verso di Loredana è più sciolto, liquido (Fa il gesto del bere). … Libero. E oggi come oggi avere il verso libero, credimi, è il massimo. Purtroppo a Lorella manca questa libertà, vuoi per incapacità, vuoi per il rispetto che nutre per la presidentessa. Perché ne nutre eh … per me troppo.

Prestanti:    Sinceramente a me Loredana piace sia come poetessa che come donna. (Si pente subito di quello che ha detto). Non dovevo dirlo! Mi scappano di bocca le fesserie. (Loredana, che fino a questo momento non sapeva come reagire, ora si abbandona a sconclusionati versi in preda alla gioia).

Loredana:   Era ora che ti dichiarassi … Sento che vincerò il certame con questi versi: . –“Pio pio, cià cià micio mio trullallero trullallà… chi vince vincerà”–. Sono la migliore! Abbandonati fra le braccia della tua musa. (Trascina Prestanti sul terrazzo).

Ivano:         Che cantonata ragazzi. Divano maledetto.

Lorella:       Chi starnazza?

Ivano:         Oche di passaggio cara. Si è lasciata prendere dall’euforia senza motivo. Si commuove troppo. Guardala, sembra una baccante. Ha concubito il povero innocente Prestanti. Se le dai un flauto doppio chissà cosa combina.

Lorella:       Dio mio che scena orribile. In fin dei conti è la presidentessa. Si atteggi in modo consono al ruolo.

Ivano:         Ma cosa vuoi che capisca … Lorella mi raccomando, vedi di sconfiggerla. Impegnati a fondo. Trova dei versi … tu trovali poi vediamo. Se vinci la gara ti faccio una sorpresa.

Lorella:       Ditemi voi dove lo trovo un marito così. Dove! (Va nella sua camera).

Ivano:         Non saprei cara. Prestanti ti devo parlare. Lo vado a liberare.

FINE PRIMO ATTO

SECONDO ATTO

Scena prima

Due giorni dopo

Martina:     (Arriva come sempre puntuale alle otto). Sono in perfetto orario stamattina.  Mi chiedo cosa faranno oggi. Cosa mi toccherà sentire. Spero che le vada via la voce. E quello delle partecipazioni tornerà di sicuro … madonna che giornata si prospetta. Magari ha da fare coi versi di qualche uccello strano e si perde nei meandri  delle rime. (Si ferma). Mi rendo conto di essere una credulona.

Lorella:       (Entra dalla camera). Sei in ritardo. Guada che se continui così ti faccio timbrare il cartellino. Ma oggi sono contenta e sorvolo, anzi, siediti un momento. (Va nella sua camera ed esce con un foglio). Leggi questi versi, con i quali vincerò il certame.

Martina:     Ecco! Altro che credulona. Ma signora io non capisco niente di poesie.

Lorella:       Appunto per quello te la faccio leggere. Se capissi qualcosa non te le lascerei nemmeno vedere. A volte il consiglio di una dilettante può incidere.

Martina:     Trova? Grazie per l’apprezzamento. Pensavo di essere molto meno di una dilettante. Leggo ad alta voce o mi trattengo? Magari vengo assalita dalla vergogna … dico, se entrasse qualcuno chissà cosa potrebbe pensare.

Lorella:       Hai ragione: vai di là. Ricorda che dove ci sono i puntini devi immaginare il suono di uno zufolo.

Martina:     Ah sì?

Lorella:;      E non sbagliare le pause.

Martina:     E quando mai le sbaglio. Con permesso.

Lorella:       Bene! Con questa fanno duecento. Tutte pubblicate da Paneran. Ivano sei un grande! A mia insaputa per giunta. Quando si saprà chi è Lorella Passacaglia allora sì che la vedremo, cara la mia gattara di paese. (Intende Loredana). La nomina a presidentessa mi spetta di diritto. Come moglie del fondatore e come vincitrice.

Ivano:         (Esce dalla sua camera). Sei già in piedi? Lo vedi che il fatto di dormire in  camere separate nelle settimane che precedono il certame fa bene? (Al pubblico). Sarebbe meglio sempre ma … Sei fresca. Siedi un attimo … vedi Lorella a volte i mariti nascondono qualche piacevolezza alle loro consorti perché amano fare gli spavaldi e …

Lorella:       (Finge disinteresse). … Ma Ivano cosa dici? Io non mi aspetto niente! Vivo senza pretese. Ho solo bisogno di qualche risma di carta e di un computer nuovo perché quello che ho dà i numeri. Sembra quasi che prenda l’iniziativa … che si rifiuti di scrivere.  

Ivano:         Questi computer sono diventati arroganti. Provvederò al più presto. Stavi per uscire? Ecco! A stasera. Anche il computer che si ribella ci mancava. Lo credo: anche una macchina ha la sua capacità di discernimento.   

Martina:     Buongiorno … guardi mi sono trattenuta dal ridere perché non vorrei essere licenziata ma qui veramente abbiamo toccato il fondo e glielo dico da ignorante. Legga!

Ivano:         (Ridacchia divertito). Pensa che anche il computer si rifiuta di scrivere. Martina ti prego fai qualcosa. Si è lasciata prendere la mano. È andata fuori giri. Ascolta! Ho incaricato Paneran di stampare giù tutto. Cosa verrà fuori non lo so, ma perlomeno gliele faccio trovare in un bel volume che poi getteremo nel dimenticatoio, e fin qui tutto bene. Il vero problema è che se scoprono che è mia moglie a scrivere ‘ste … non mi viene nessun termine preciso.

Martina:     La costringa ad usare uno pseudonimo … che ne so … Calliope.

Ivano:         Bell’idea: la convincerò. Che significa Calliope? Lo vedi! Se in questa casa ci fossero dei libri veri anziché le copertine sarebbe utile … ma la signora dice che avere libri non serve … tanto la gente mica li va a toccare.

Martina:     Ma davvero? Sono solo copertine? Non me ne sono mai accorta.(Guarda il pubblico).

Ivano:         Perché li spolveri e basta. Come si fa adesso. Paneran ha già tutto. Pensaci tu. Chiamalo e digli di mettere un titolo qualsiasi e di scrivere quel nome lì al porto di Lorella Passacaglia. A  Lorella ci penso io. Un’altra cosa: controlla che non beva troppo. Vedo che le bottiglie dei liquori sono semivuote e quelle piene sembrano allungate con acqua.

Martina:     Non capisco! Amano spugnare ma quella che beve di più è Fantina.    

Ivano:         Fantina? Beh allora se è Fantina . Senti, non sei in grado di scrivere tu qualche strofa da inserire tra le sue?Tanto per dare un senso a ‘ste put ... alle por … è tardi: le ha Paneran da stampare. Come non detto! Vado! Ascolta. Non dire niente a nessuno! Ho intenzione di chiudere il circolo dopo il concorso di miagolii. Ciao.

Martina:     Dica a sua moglie dello pseudonimo. Secondo me sbaglia a chiudere! (Si ferma a pensare). È la prima volta che mi tratta così! Ha chiesto il mio aiuto. – “Ti prego fai qualcosa” – Cose da non credere. Oggi sento che succederà qualcosa di strano. (Esce).

Scena seconda

Verso sera

Gunter:       (Campanello). Signorina sono il tipografo.

Martina:     Entri! La stavo aspettando. Si è accorto dell’errore.

Gunter:       Mi ha rifilato un pacco di scartoffie al posto del testo da stampare. Per curiosità: chi le scrive ‘ste porcherie?

Martina:     La signora! Ha sbagliato indirizzo lo sa? Qui abita il signor Ivano Carotenuto non il capitano al quale si sposa la figlia.

Gunter:       Me ne sono accorto, ho scambiato via Strini con Destrini. Pazienza! Mi spiace. Lascio qui il plico? La mia azienda non è in grado … sarebbe in grado di stampare libri ma preferisce prendere solo piccoli lavori poco impegnativi.

Martina:     Lo lasci lì … quando torna la signora  si arrabbierà con me. Tanto …

Lorella:       (Rientra all’improvviso). Finalmente! La stavo cercando. È andato via senza nemmeno prendere in considerazione la copertina.

Martina:     L’ho chiamato io. È sbadato! (Ammicca).

Gunter:       Ma signorina cosa dice? Ah .. sì.

Lorella:       Un po’ sbadato lo è … difatti ha riportato il volume perché non sapeva come impaginarlo. Solo io so come sistemare le poesie.

Martina:     È vero! Nessuno è in grado di farlo.

Lorella:       Non si prendono libri da stampare così alla leggera. Lo dirò al suo capo.

Gunter:       La prego non dica niente a quello. Piuttosto convinca suo marito a non chiudere il circolo.

Lorella:       Stia tranquillo: non lo chiuderà mai. Senta, venga nello studio che cerchiamo di mettere giù una bella impaginazione.

Martina:     Vada vada … impagini. Stia attento a non lasciar scappare qualche passerotto.

Gunter:       Mah? Lei è certa di voler impaginare questo volume di cose … cose …

Lorella:       Si sbrighi prima che rientri mio marito: lui non sa che so. Mi sta facendo una sorpresa. (Va nello studio). 

Martina:     Stia al gioco. La illuda. Si spacci per il segretario di Paneran.

Gunter:       L’editore? Oh madonna. La ditta in cui lavoro è in contatto con Paneran. A volte ci passa dei lavoretti che a lui sono d’intralcio.

Martina:     Conosce Paneran?

Gunter:       Non di persona. Mai visto! In che guaio mi sono cacciato. Domani il titolare mi pesta! (Va nello studio).

Paneran:     È permesso? Proprio lei cercavo. Il mio addetto mi fa sapere che non è passato per  il carteggio della signora e visto che mi ritrovo a passare vorrei averlo per poterlo visionare e fare la bozza di stampa. Ivano mi ha implorato di stamparlo in fretta.

Martina:     Mi spiace signor editore, il volume è già in stampa presso una tipografia qui della città.

Paneran:     Che modi sono questi … mi implora, mi convince con lusinghe  e poi affida la stampa ad altri? Questa me la lego al dito. (Alza la voce).

Lorella:       Chi urla? Vada via mascalzone! (Gunter rimane nello studio).

Paneran:     Ah, questa poi. Dica ad Ivano che Paneran non si sbeffeggia in questo modo. (Esce arrabbiato).

Lorella:       Era Paneran l’editore? Signore cosa ho combinato. Senta ci pensi lei a scusarsi. Glielo dica che non volevo … è la prima volta che lo vedo.

Gunter:       Penso che sia anche l’ultima. 

Martina:     Gli parla lui signora … sistema tutto. Lei avrà il suo bel volume e il signor Ivano sarà contento di averle fatto una sorpresa.

Gunter:       Sì … eccome! Mi lasci scappare … andare: prima comincio e prima finisco. A Paneran gli parlerò col cuore in mano … prima di morire. (Esce).

Lorella:       Che guaio: mi salta tutto il programma per colpa tua.

Martina:     E io che c’entro? Non faccio il tipografo.

Lorella:       E la copertina? Lo sapevo che finiva così. Bisogna spostare la data della gara poetica. Come si fa senza copertina.

Loredana:   Permesso? Ti trovo! Come mai Paneran era furioso? Mamma mia quante ne ha dette a tuo marito. 

Lorella:       Lo mandato a quel paese senza volerlo. Sento che è la fine! Con che cosa mi presento al  concorso? Con un foglietto? Aveva previsto tutto? Oh Ivano che guaio! Va posticipato di un mese.

Loredana:   E no cara: il certame si fa tra quindici giorni. Toppo comodo rinviare.

Lorella:       Lo dici perché sei sicura di vincerlo? Quest’anno è mio! Diglielo!

Martina:     È suo! Parola di Martina! Vedrà che il segretario mette una parola e sistema tutto. Quel segretario lì è uno molto bravo.

Loredana:   Il segretario di chi?

Lorella:       Non sono affari che ti riguardano. Ho bisogno di riflettere. (Si aggira).

Ivano:         Eccomi qui! Tutto bene?   

Martina:     Sìììì, tutto a posto.

Ivano:         Avete intenzione di leggere qualcosa o? Rimango! Martina una parola … se per caso dovesse tornare il consulente che tu sai, chiamami subito. Sono di là.

Martina:     Il consulente è già passato … è passato anche Paneran.

Ivano:         Molto bene! Questa sì che è una bella notizia. Non preoccuparti cara: è una questione aziendale … carte varie da stampare. Bazzecole! Scusate la fretta. (Va nello studio),

Lorella:       Eh … non mi preoccupo. Non glielo posso nemmeno dire in che stato mi trovo.

Loredana:   Bazzecole … ne è conscio a quanto vedo.

Lorella:       Tu mi temi! Me l’hanno detto giù al circolo, cosa credi. Lo sai che ho il verso che incanta.

Martina:     I serpenti forse.

Prestanti:    Permesso … Loredana sei qui? … Non dirmi niente per carità. Al mattino non sono in grado di recepire. Ho una pratica da sbrigare … è di là?   

Loredana.   Ma Davide è sera. Mi sfuggi così?

Lorella:       Prova con micio micio.

Martina:     Signore vi prego, non litigate. Avete un interesse in comune. Siete considerate le migliori poetesse del momento. Le voci circolano. Dicono solo bene di entrambe.

Lorella:       Senti delle voci?

Martina:     Ha voglia se ne sento!

Lorella:       Sono contenta di essere apprezzata … scusa Lory, quel tipo mi ha fatto perdere la lucidità … vieni di là che sistemiamo i dettagli.

Loredana:   Farebbe perdere le staffe pure a me. Ah quel Paneran. Vediamo di sistemare la faccenda al più presto. (Vanno in camera).

Martina:     Mi conviene fare la valigia.  

Scena terza

Dopo cena

Lorella:       (Entra con un foglio seguita da Loredana, sembrano allegre). Ho mangiato troppo a cena.Comincio io? Eh questa volta cara sono andata pesante. Dici che alla serata della premiazione è necessario assumere una posa particolare? … Ho trovato: mio appoggio al pianoforte?

Loredana:   Beh sì! Io la studierò più avanti in segreto.

Lorella:       Oh dunque, inizio da qui …

Martina:     (Esce dalla cucina). Signora io vado!

Lorella:       Vai pure cara. Stasera mi sento benevola. Le darei un bacio!

Martina:     (Al pubblico). Questa sta male!

Loredana:   Forza leggi! (Martina pur di ascoltare finge di aver dimenticato qualcosa e si sofferma).

Lorella:       Tralascio l’incipit.

Martina:     (Al pubblico). Non sa nemmeno cosa vuol dire.

Lorella:       (Ivano esce dallo studio e non sa se trattenersi o fuggire, prende il cappello poi l’ombrello). Ivano sei lì? Ascolta tua moglie.

Ivano:         Sto qui purtroppo. (Rassegnato). Fa che non trovi il foglio. Fosse presbite almeno: le nasconderei gli occhiali. Mi siedo! Martina fallo anche tu! Un malore è sempre in agguato.

Lorella:       Inizio? (Pomposa, tronfia). Titolo! “Il nido”. (Ivano si sente male e Martina cerca di rincuorarlo). “Boccucce imploranti di passeri il cibo agognanti.

Martina:     Sto già male! Ho come una visione.

Ivano:         Maledetto quel giorno. Dimmi che non è un sogno.

Lorella:       “Soli abbandonati al nido lasciati da mamma infelice che il custodir non le s’addice”.

Ivano:         (A Martina). Dio che strazio. Hai un goccetto sottomano?

Lorella:       “Potessi aggrapparmi fin lassù (Entra Prestanti) e raggiungere il piccolo cucù. Cucù cucù!” Cucù cucù!

Ivano:         Sono le dieci. (Si sente un colpo).

Prestanti:    Si è sparato qualcuno? (Martina sviene e Ivano scivola giù dal divano, Prestanti per solidarietà piange. Loredana capisce che vincerà il certame. Si sente in lontananza il suono di un’ambulanza). Faccio salire i barellieri?

Loredana.   Toccante! Ora tocca a me! (Si mette in posa ieratica). Titolo: La capretta. –“Fuggi fuggi piccolo mio”– …

Ivano:         Non dirlo due volte. (Tenta di risollevarsi ma non riesce). Martina ti prego fai qualcosa. Mi stanno riducendo ad  una larva.

Prestanti:    Occorre una mano? Che malore ti sta cogliendo? Sei pallido.

Ivano:         Ci credo mi si congela il sangue. Un distillato d’erbe velenose ci vorrebbe. 

Lorella:       Abbiate un po’ di riguardo per Lory suvvia: ha buttato l’anima per comporre questi versi.

Martina:     E non l’ha più trovata.

Loredana:   (Imperterrita). “Qual angoscia nel dirti addio, io che so del tuo destino ti libero al suon del mandolino! Mi fermo qui?

Prestanti:    È necessario.

Ivano:         Sono sconvolto. Al diavolo anche il circolo. Mi schiaffeggerei.

Lorella:       Toccante!

Martina:     (Al pubblico). Un’altra serata come questa e mi licenzio.

Lorella:       Sento che questo certame sarà favoloso.

Fantina:      (Entra semi ubriaca). Amiche mie, ditemi che avete dedicato dei versi anche a me. Cip, cip, pè, pè ciappel’ che’l ghè.  Ho sete. Cameriere un fischi!

Martina:     È arrivato lo spirito santo in persona.    

Fantina:      Questa sera vi voglio fare una sorpresa. Stasera vi sorprendo! Leggerò dei versi miei.

Ivano:         Questa sera abbiamo già dato. (Martina gli sente il polso).

Prestanti:    Un defibrillatore per carità! (Gag a piacere).

Fantina:      Mi sono improvvisata poetessa.

Martina:     Non è la sola mi creda. Se dovessi venire meno mi sostenga.

Ivano:         Con piacere. Inizia pure Fantina. Pronta al collasso?

Fantina:      Be, be, be, be. (Martina crolla tra le braccia di Ivano).

Ivano:         Ti prego, togli un Be! Prestanti non fare l’imbecille accorri.

Prestanti:    Ha ragione è troppo triste. Sto lacrimando senza motivo. È talmente raro che sono esterrefatto.

Fantina:      Davvero? Metto un Bù?

Lorella:       … ttati! Be, bu, boh! Non mi dire che ti sei iscritta al concorso?

Fantina:      Ci sto pensando.

Ivano:         Questa è capace di vincerlo.

Prestanti:    (Nel frattempo Martina si è ripresa). Scusa Fantina, che sostanza assumi?

Martina:     La stessa che usano loro ma in dosi più massicce.

Prestanti:    Stupefacente … no dico: è stupefacente come una si …

Loredana:   (È stata a sentire senza fiatare). Mi sento scavalcata.

Ivano:         Da chi?

Loredana:   Quel circolo va aperto a gente che abbia un minimo di testa.  

Lorella:       Ben detto Lory.

Ivano:         Allora è meglio chiuderlo. Che esperienza drammatica. Ho le gambe molli. Che sintomo è?

Prestanti:    Sinusite!

Martina:     No no: è ben altro.

FINE SECONDO ATTO

TERZO ATTO

Scena prima

Nove giorni prima della gara

Ivano:         Lorella, dormito bene? (Entrano in scena ognuno dalla propria camera). Sei tesa? Lo sarebbe chiunque prima di una competizione. Figuriamoci prima di concorso di scempiag … di  poesia. Stento a dirla questa parola.

Lorella:       Mi sento tranquilla perché non ho rivali quest’anno.

Ivano:         Certo! Stavo pensando che sarebbe opportuno, lo dico con riluttanza sia chiaro, mettere uno pseudonimo al posto di Lorella Passacaglia. Non ti esporre così brutalmente … ne andrebbe della nostra reputazione.

Lorella:       Perché pensi che non sia brava a sufficienza tanto da espormi col mio vero nome. In questa casa mi si sottovaluta.

Ivano:         Ma via … lo fanno tutti … il primo vol … passo è quasi anonimo. (Vorrebbe dire volume ma non può).

Lorella:       Bisognava pensarci prima: ora è tardi! (Entra Martina). Diglielo anche tu Martina.

Martina:     Cosa? Di smetterla con la poesia?  

Lorella:       Ti licenzio ... straplonza che non sei altro. Pseudonimo: ma fammi il piacere! (Esce).

Ivano:         Ho tentato ma … senti faccio venire Paneran e vediamo se si può ancora cambiare la copertina.

Martina:     Eh, è un’idea! Vado di là.

Ivano:         Ed io di là. Lo chiamo! (Va nello studio, rientra). Ecco fatto. Manda il consulente. Nel frattempo passo in azienda per controllare alcune cosette. Martina: esco!

Martina:     Chi arriverà dei due?  Io so solo che mi divertirò. (Torna in cucina).

Fantina:      (Entra furtiva e si attacca alla prima bottiglia che trova). Ah che camomille strepitose hanno.Martina fatti vedere. Ciao! Non ci sono le signore dei versi? Senti non mi verseresti un po’ di tè?  Questo per esempio.

Martina:     La signora non vuole! Che figura ci faccio se lo scopre?

Fantina:      E a me che importa della figura che fai? Io sono l’amica più antica che ha. Ricordatelo! Tieni, dalle questa poesia da leggere … è per il concorso. Le faccio vedere io se sono un pio bove.

Martina:     Non si vorrà abbassare al loro livello per caso? (Capisce cosa deve fare). Dia retta a me. La presenti direttamente al momento della cerimonia di premiazione. Anzi, la porti al circolo senza dirlo a queste due e la fa inserire nella lista delle opere in gara. Si iscriva al concorso. Un suggerimento: usi uno pseudonimo. Calliope! La poetessa, se la vede, gliela copia!

Fantina:      Davvero? Che amica … vipera. Lo devo fare in segreto. Allora vado là?

Martina:     Intanto che va val circolo iscriva anche questa poesia. (Al pubblico). Questa l’ho scritta io. Voglio proprio vedere chi vince stavolta.

Fantina:      Questa è di Cal … ope? Vedo poco senza occhiali.

Martina:     In via del tutto eccezionale le consento di bere un po’ di camomilla. Che poi rimpiazzerò con quella vera … beva in fretta. Vada vada non perda tempo in filtraggi. E vattene cretina da competizione. (Al pubblico). Tanto poi dà la colpa a me … se non ci fossi io a riempire le bottiglie con l’acqua non so come sarebbero messe le poetesse.


Scena seconda

Poco dopo

Paneran:     Permesso? Signorina. … Più in fretta di così non penso sia possibile … sembra che debba stampare la Divina commedia. E non so ancora di che si tratta … si noti. –“Mi raccomando, ti imploro, ti supplico”– … o non conosce il significato delle parole o parla a vanvera, il che mi convince di più.

Gunter:       Posso? Buongiorno … eccomi qui puntuale. È una settimana che vado avanti e indietro per niente … ma quando si commettono errori poi bisogna riparare.

Paneran:     Io non ne ho commessi ma ballo in giro lo stesso e per giunta il mio incaricato, che avrebbe dovuto sbrigare la faccenda, si è ammalato.  Mi ha chiesto di visionare un … affare per la signora, poi la domestica mi ha detto che era già in trattativa  presso un’altra azienda e adesso mi richiama per delle correzioni. Che correzioni devo fare? Non so nemmeno cosa devo correggere? Non ho ancora il testo.

Gunter:       Un testo, ma guarda? È uno sforzo notevole … per me dico … correggere un testo è ostico di per sé, se poi è scritto in modo pessimo, e fosse solo quello il problema: mi creda, ce ne sono di ben più gravi in queste pagine. Mi sono dato da fare nei limiti del possibile, tuttavia nel mio caso sembra quasi che il  direttore dello zoo abbia voluto metterci del suo e pertanto declinerò l’incarico.

Paneran:     Caro signore si impegni a fondo. Tutto si può fare: anche i miracoli.

Gunter:       Ha ragione. Infatti leggendolo ho fatto un mezzo miracolo. Senta scendo un momento perché ho lasciato la macchina in seconda fila … due minuti e torno. (Esce, lascia il plico sulla sedia, incontra sulla porta Ivano che sta rientrando). Torno subito signore.

Ivano:         Il nostro Paneran … ti sei mosso di persona, mi fa piacere. Siete venuti in due oggi?

Paneran:     Sono solo. Ho il consulente malato e mi sono scomodato di persona. Allora mi dici cosa devo fare? Dammi questo fascicolo.

Ivano:         Il tuo addetto è malato?  E quello che è uscito chi è? Paneran stai diventando vecchio … non vedi che il plico è qui. L’ho consegnato nelle mani del tuo segretario particolare.

Paneran:     Che idiota: ha negato di averlo preso. Va bene, quand’è così.

Ivano:         Andiamo nel mio studio che ti spiego alcune cose. Vedo che si può ancora fare. Voglio che il nome di mia moglie non appaia in copertina: uso uno pseudonimo … aspetta: Martina!  Non ricordo cosa mi ha detto.

Martina:     Mi dica!

Ivano:         Quel nome che mi hai suggerito … quella tale? Lo pseudonimo!

Martina:     Calliope!  

Paneran:     Calliope? Ottimo! Non ce n’era uno migliore per una poetessa. Andiamo di là che ti racconto un po’ di cose sui costi.

Ivano:         Fai in modo che non ci disturbino.

Martina:     E come si fa? È un viavai continuo.

Gunter:       Eccomi di ritorno … il signore che c’era qui?

Martina:     È andato via all’improvviso. Ha già stampato il libro?

Gunter:       No! Manca la copertina e qualche informazione che solo la signora mi può dare. Sinceramente cosa ci sia scritto su quei fogli mi è in parte ancora sconosciuto e per questo motivo sono venuto per declinare l’incarico. Mi viene il mal di testa.

Martina:     Davvero? La signora non c’è … Venga in cucina che le spiego cosa deve fare. Innanzitutto usi lo pseudonimo al posto del vero nome della signora. “Calliope”. Venga, non abbia paura.

Ivano:         (Esce dallo studio). D’accordo! Dacci dentro! Sei sempre il migliore in fatto di prezzi.

Paneran:     Ad un amico … mando il mio segretario con la bozza. Ciao! (Lascia il plico sulla sedia). 

Gunter:       (Esce con Martina, ridono). Buongiorno signore. Tutto bene?

Ivano:         Il suo capo è un po’ svitato, non solo ha lasciato qui il malloppo ma ha negato addirittura di essere in compagnia. La prego lo raggiunga e glielo dia una volta per tutte.

Gunter:       Il mio capo è stato qui? Oh madonna … filo come un treno. Gli ha spiegato tutto? No perché mi sono venuti dei dubbi. Ha accettato la pubblicazione?

Ivano:         Sa tutto. Vada! Oh finalmente lo stampano. Finisco due conti e poi esco.

Paneran:     Permesso … dio che sbadato. Ho lasciato il volume sulla sedia.

Martina:     È passato il suo segretario e l’ha portato via di corsa.

Paneran:     Lo  licenzio … e sì … viene, non viene, è malato, passa lui … mi fa correre per niente … ed io lo licenzio. Quando è troppo è troppo. Arrivederla bella signorina.

Martina:     Buonanotte! Voglio proprio vedere che cosa verrà fuori.

Scena  terza

Verso sera

Martina:     Tra un po’ arriva la poetessa stanca morta e mi tempesterà di domande. –“E qui e là … è passata quella è passato  quello … chi mi ha cercata … hai fatto la cresta … hai bevuto tutto!”– (Smorfiosa).  

Lorella:       (È entrata senza che Martina se ne accorgesse e ha visto la scena). E io lo sapevo che sei una strapaperottola e adesso ti butto fuori di casa. (Imitandola). Finiscila di imitarmi! (Seccata). Chi mi ha cercata?

Martina:     L’editore! Dopodomani torna con la bozza di stampa.

Lorella.       Finalmente vedrò le mie opere stampate … oggi sono felice e fingo di non aver visto nulla … licenziamento rimandato: vai vai ... 

Martina:     (Al pubblico). Si accontenta di poco. Direi di niente più che altro. 

Ivano:         (Esce dallo studio perché ha sentito la moglie). Lorella … cara! Siediti accanto a me. Se ti dicessi che le tue poesie stanno per essere legate tra loro in modo artistico cosa mi diresti?

Lorella:       (Finge di non capire è ovvio, guarda Martina perché teme che parli, le fa un gesto significativo). Perché mi vuoi legare le poesie tutte assieme? Stanno bene anche sciolte! Che marito mi sono trovata: fa delle sorprese a mia insaputa.

Martina:     Osservazione degna di una poetessa. Con permesso! 

Lorella:       Pluriscema vattene. Mi offende.

Ivano:         Non dire così: ci costa la metà delle altre e per questo è la migliore.

Scena quarta

Due giorni dopo

Lorella:       (Esce dalla sua camera). Forse oggi potrò stringere tra le mani il mio volume di versi. Il primo di una lunga serie. Come mi comporterò con Ivano? Fingerò di essere stupefatta oppure crollerò sul divano per la meraviglia del manufatto? Lo vedrò al momento! Nel frattempo rischiaro la voce con una filtrata di chinotto della Giamaica. Questo! (Beve del rum). Con un pezzetto di cioccolato è la morte sua. (Annusa). Mah, non fanno più i chinotti di una volta. Martina! Esco!

Martina:     Torna per pranzo? E se dovesse venire qualcuno? (Lorella esce). Chi se ne frega. Passo del gran tempo a preparare manicaretti per poi gettarli nella spazzatura. Arricchiti … ma vadano a quel paese. (Si siede). Vediamoci un po’ di pubblicità. Non vorrei perdermi l’ultimo ritrovato in fatto di shampoo … come faccio a lavarmi i capelli? Senza una guida è diventato impossibile. Noi cittadini siamo degli imbecilli. Non sappiamo più nemmeno aprire un sacchetto di patatine senza esempio. Devi fare come dice il grande divo sennò perdono la fragranza. Non ce l’hanno la fragranza come fanno a perderla. (Campanello). Ecco! Avanti. Sarà l’altra befana.

Loredana:   Buongiorno Martina: non c’è?

Martina:     Attenti!

Loredana:   Buongiorno Martina: non c’è?        

Martina:     Se non lo ripete non sta bene. Vezzi da poetesse credo. (Al pubblico).  Guardi è appena uscita di gran carriera.

Loredana:   Che significa?

Martina:     Niente, se va al circolo la trova.

Loredana:   Non potevi dirlo subito? Fa i giri di parole per confondermi … hai sbagliato soggetto cara. Senti … no, meglio di no!

Martina:     Devo far finta che non mi abbia detto niente?

Loredana:   Il volume è già stato stampato in bozza?

Martina:     Non lo so! È una sorpresa. Le piacerebbe sbirciarlo?

Loredana:   Cosa credi che sia invidiosa? Ne ho già tre di raccolte a casa.

Martina:     La signora di più: guardi che collezione di enciclopedie.  

Fantina:      Martina apri! Ho sete!

Martina:     Entri! (Loredana si siede sul divano per non essere vista. Martina le fa dei gesti per zittirla). Bella giornata vero?

Fantina:      Piove! Hai del tè caldo in forma di punch freddo con una punta di alcool?

Martina:     Stia zitta, c’e miss universo lì seduta. (Sottovoce, Fantina capisce subito). Ha consegnato la … merce?

Fantina:      La merce? Ah sì! Eh cara, poetesse si nasce, non si diventa. Chi è questa Cal …(Tracanna dalla prima bottiglia che trova).

Martina:     Callosa .. . ecco … una di Milano. Pedicure e affini. Ogni tanto viene qui a sistemare la signora Lorella.

Fantina:      Ha bisogno di una sistemata. Ma qui! (Indica la testa). Chissà chi vincerà il torneo? Io una mezza idea me la sono fatta. Se la finisco tutta me la faccio intera. (La bottiglia).

Martina:     Stia sulla mezza. Guardi finché ci saranno le signore qui sarà difficile trovare un concorrente che le batta. E chi le batte queste … è impossibile! Ha sentito che versi? (Loredana si inorgoglisce). Pensi che nell’elenco dei suoni della foresta mancano quasi tutti.

Fantina:      Io sono più contenuta. Sarà per incapacità o che altro ma sta di fatto che certi versi non mi vengono proprio. Allora posso andare? Alla premiazione vieni anche tu?   

Martina:     Fossi matta … non credo mi lascerà venire. Arrivederla!

Loredana:   Ne devo sentire ancora? Versami la bibita che hai dato a lei. Non le vengono i versi! Ma quando mai. Ho passato la vita a studiare la metrica per poter comporre … lo sai che compongo anche in alessandrino?

Martina:     Non mi dica? Io solo in  bergamasco. Qualche volta in meneghino ma è così raro. (Guarda il pubblico). Ditemi voi cosa devo fare con questa. (Va in cucina).

Ivano:         (Entra con Prestanti, non vede Loredana perchè si è riseduta). Via libera. Stai fermo qui. (Va a sbirciare, vede Lory, sogghigna). La tua spasimante ti ha mollato?

Prestanti:    E chi lo sa? Non la vedo da un  po’. Spasimante adesso … amica di tua moglie. Io sono una persona umile … stono accanto a lei e lei stona accanto a me. 

Ivano:         Da quando cantate? Se fossi in te me la terrei stretta ... oltretutto vincerà il certame quindi sai che figurone faresti con lei. Saresti pur sempre l’amante di una poetessa di grido. E che grido! Vuoi un esempio o andiamo di là a parlare? Andiamo!

Loredana:   Lo sapevo che avrei vinto! Che notizia … corro a casa per rivedere le strofe. Per dirlo ha certamente dei contatti con la giuria.

Scena quinta

Il giorno dopo

Ivano:         Chissà come la prenderà? Calliope! Avrò fatto la scelta giusta? Eh sì! un minimo di dignità va conservata. Sono un affermato industriale dopotutto. Se si venisse a sapere che l’autrice dei versi è Lorella perderei la credibilità. Chi si fiderebbe di uno che ha la moglie poetessa? Lo sanno tutti che a scuola era l’ultima della classe. Menomale che non sanno dei libri finti: dovrei cambiare nazione. Allora arriva quello o si fa attendere come una prima donna? (Campanello). Eccolo! Avanti!

Gunter:       Buongiorno signore. Le ho portato la bozza, bozza: è bellissima! La copertina è provvisoria ma il nome dell’autrice è definitivo.

Ivano:         Molto bene … dica al suo capo che sono soddisfatto. Per la copertina va sempre bene, lasci questa … ma sì! Un  bel gattino. 

Gunter:       Mi sono adeguato ai versi, sono in maggior parte miagolii. Glielo faccia vedere e  poi stampiamo un paio di copie. La signora me ne ha chieste trecento ma …

Ivano:         Trecento? Vanno bene due … per ora. Anzi: basta questa.   

Gunter:       D’accordo, per è me è meglio. In confidenza: l’ ho fatte senza che il mio capo lo sapesse.

Ivano:         Ma è al corrente! Ho capito: è per via del circolo?       Ci sto pensando, vedrà che le farò una sorpresa.

Gunter:       La ringrazio, mi faccia sapere.

Ivano:         lo chiudo! Che tipo! (Va nello studio).

Martina:     (Entra). Ah, buongiorno. Tutto a posto?

Gunter:       Eccolo! Ho fatto come mi ha detto lei. Calliope … il gatto morto in copertina e domani sarò per strada a raccattare l’elemosina.

Martina:     Non lo saprà mai nessuno … vada tranquillo.

Gunter;       Se lo dice lei. Gliel’ho fatto proprio perché mi è simpatica oltremodo e perché non mi è costato niente. Mi faccia sapere come è andata.  (Esce. Qualche attimo dopo).

Paneran:     (Entra furioso). Insomma! Dov’è Ivano? Sono stufo di fare la spola.

Martina:     Cosa grida, non vede che il volume è stampato?

Paneran:     Eh? Lo vedo sì! Mi ha lasciato ad intendere che … gliel’ha portato il mio segretario immagino? Va viene fa tutto lui. (Martina annuisce). Sono circondato da un esercito di scemi. Vediamolo un po’ … e sì: esattamente come l’avevo in mente. Devo dire che è stato bravo. I volumi di poesie devono avere un certo non so che capisce. E io intuisco subito, il non so che. Perlomeno è come lo desideravo. Quand’è così siamo a posto. Tuttavia ho pur sempre dei collaboratori inaffidabili. Mi crederebbe se le dicessi che lo sono? (Esce).  

Martina:     Le credo! E adesso vediamo come la prende la poetessa. (Va in cucina).

Lorella:       Vieni cara … non c’è Ivano: meglio! Un goccio di aranciata piccante?

Loredana:   Perchè no! Facciamo due! (Bevono). Ho avuto una notizia che mi ha fatto ribollire il sangue … che meraviglia! Un altro goccetto di sostanze aromatiche?

Lorella:       Perché no! Beviamola tutta, tanto siamo a casa. Noi non abbiamo bisogno di sostanze tossiche per creare versi … ci vengono spontanei.

Loredana:   (Sono già brille). Che notizia ho avuto … è un segreto. 

Lorella:       Ti sei fidanzata per caso?

Loredana:   Forse … se solo si decidesse a dirmi: ti amo alla follia giuro che smetterei di comporre.

Lorella:       Un altro goccio d’acqua santa? (È ormai ubriaca). Guarda, un libro di poesie di Calliope. Chissà di chi è! Quel Paneran non ne combina una giusta. Mi ha portato un altro volume.

Ivano:         (Si affaccia sulla porta dello studio). Sorpresa! Ueilà che spugnata.

Lorella:       Ivano … guarda, quell’imbecille di Paneran ha portato un altro libro. Chiamalo! Mi appoggio un attimo perchè ho delle visioni.

Ivano:         Mistiche? Ma cosa dici?

Loredana:   Chi sarebbe questa Calliope? Una concorrente sleale … si piccherà di essere una poetessa del nostro livello. Figurati!

Ivano:         Del vostro livello è impossibile. Voi siete andate oltre tutti i livelli immaginabili. E adesso chi glielo dice? Martina!

Lorella:       Martina … chi è?

Ivano:         Una che bazzica casa. Martina! Sei sorda? (La porta in disparte). Non ha funzionato, crede che sia una concorrente ... e adesso? Posso dire addio alla reputazione! 

Martina:     Vedrà che andrà benissimo. Finga di darle ragione e poi fa trovare il libro sul tavolo della giuria senza che la signora lo sappia. Non è necessario ma lei lo faccia lo stesso: quelli mica guardano il libro … guardano il foglio che presenti. Ma sbirciando il volume chissà cosa pensano e …

Ivano:         Credi? Non so perché ma sento che stavolta tu abbia ragione. Cara esco!

Prestanti:    (Entra all’improvviso). Oh mamma ho sbagliato momento!

Loredana:   Amore mio …

Ivano:         Te l’ho detto: non precipitarti dentro così. Fai delle domande sulla porta. –“Chi c’è. Chi non c’è? Cosa rischio”–

Prestanti:    Me lo scordo sempre porca bestia … ciao Lory.

Loredana:   Caro Davide sei felice di vedermi? Tra qualche giorno ne sarai orgoglioso!

Ivano:         Se permetti il più orgoglioso sarò io in quanto avrò una moglie vincitrice.  

Prestanti:    (A parte). Ma non hai detto che la vincitrice sarà Lory?

Ivano:         Ma dico? Capisci quando parlo … Ahhhh. È vero! Lascia stare … andiamo via. Cara noi andiamo in azienda. Allora riporto il volume a Paneran? Non è tuo!

Lorella:       Non mi chiamo Calliope, fin ora! Lory, ritiriamoci in camera per un consulto.

Martina:     Andate andate … (Si siede). Ne ho scritta solo una ma sono certa che non passerà inosservata. Non mi interessa quale delle tre Calliope vincerà … ma sicuramente non sarà questa.


Scena sesta

Il giorno prima della gara

Ivano:         (Entrano dall’ingresso). Ha accettato il compromesso … si è lasciata convincere. È stata dura ma ce l’ho fatta. Sono curioso di sapere chi faranno vincere quest’anno. Con quello che mi costa la giuria di esperti meriterebbe di vincerlo Lorella ma non posso influenzare per via del conflitto d’interesse: vinca il migliore, vale a dire nessuna di quelle che conosco. Tanto poi lo chiudo!

Prerstanti:  Dammi retta: non lo chiudere. Se sai che sono delle schiappe perché hai lasciato ad intendere a Loredana che vincerà?

Ivano;         Se è per quello l’ho detto anche a Lorella. Qualche fesseria la dovevo inventare per farle digerire lo pseudonimo. Usciamo prima che sia troppo tardi.

Lorella:       Ci sei anche tu Davide.

Prestanti:    Purtroppo sì!

Loredana:   (Erano in camera di Lorella). Molto bene! Declameremo i versi che partecipano al certame. Solo per voi.

Ivano:         Appunto quelli volevamo sentire ma purtroppo uno sciopero improvviso ci chiama altrove, vero Prestanti?

Prestanti:    Ma davvero? Ah … lo sciopero. Altrove! Abbiate pietà. (Gag a piacere, escono).

Lorella:       Tu rimani ad ascoltare.

Martina:     (Entra dalla camera di Lorella). Tre mesi di vita in meno non me li leva nessuno.

Fantina:      (Entra. Ha una specie di vestaglia, è ridicola). Ci sono anch’io. L’amica più antica che hai. Forza, ‘sti versi? Non perdiamo tempo perché mi viene sete. Comincio io?

Martina:     È lo stesso: inizi!

Loredana:   Preferisci partire subito in quarta o passi prima da bacco?

Fantina:      Bacco? Tuo cugino? Non mi deconcentrate. Già mi vergogno. (Si mette in posa, alza la testa, si schiarisce la voce). –  “Mio amor che vien!” –

Martina:     – “Dalla campagna” – Le indovino tutte.

Fantina:      – “Con la zappa dalla cavedagna” –

Martina:     – “A rimirar gli uccelli” –

Fantina:      – “Che ritornelli che ritornelli!” –

Martina:     – “Sempre più belli sempre più belli”–  C’è altro?

Loredana:   Hai voglia se c’è altro!

Martina:     Era per sapere di che morte devo morire.

Fantina:      Vi piacciono?

Lorella:       Molto ma vorremmo che ci facessi una sorpresa il giorno della gara. Perché tu partecipi vero?

Fantina:      È ovvio! Chi sono la più scema del villaggio?

Martina:     Pensi che loro sono in lista d’attesa per contendersi il primato.

Ivano:         (Sbircia dalla porta d’ingresso, Prestanti lo spinge dentro a forza). Cosa spingi … non mi dite che avete già finito di recitare? Che peccato! È colpa sua. Non mi ha fatto arrivare tardi allo sciopero? Siamo dovuti tornare indietro. Sei un cretino! Pensa Lorella che la moglie di Davide vuole entrare a far parte del circolo la “Pioggia” però gradirebbe si aggiungesse. Fitta fitta!

Lorella:       Beh! Fitta fitta non mi pare il caso.

Prestanti:    Meglio una tempesta tremenda.

Ivano:         Che duri mesi … spazza via tutto.

Martina:     Voglio entrare anch’io.

Loredana:   Facciamo centrare anche i cani adesso.

Ivano:         Quelli ci sono già.  

Martina:     Chiamate un veterinario per una cernita.

Fantina:      Pensate che con questi versi vincerò la gara?

Lorella:       La gara di agility. Forse! Ora do lettura dei miei. Con questa poesia inauguro la corrente rupestre.

Ivano:         Tagliamo la corda.

Prestanti:    La lasci cadere nel burrone?

Lorella:       Solo i primi due versi.

Ivano:         Tienimi in piedi se è il caso. Prego cara. (Martina avvicina una sedia a Ivano).

Lorella:       Titolo: La rupe! (Ad Ivano si piegano le ginocchia).

Prestanti:    Oh madonna! Martina reggilo … sta già male.

Ivano:         Lasciatemi voglio resistere stoicamente. 

Lorella:       Allora avete finito? – “Oh voi che eravate lassù (Tutti guardano in alto) dall’immacolata vetta scesi e non vi trovai più. Chi mai di voi sarà, il compagno mio per l’eternità?” –

Ivano:         (Barcolla). Scusa era una domanda? Mamma mia che male. Sento che mi sta per venire la febbre subtropicale atipica. Compagno per l’eternità, capisci che se fosse vero c’è da preoccuparsi. Portami in camera.

Lorella:       Ti senti male?

Fantina:      Per forza lo terrorizzi.

Loredana:   Penso che quella notizia che ho sentito abbia un fondamento. Vi lascio! A domani cari. Davide mi vuoi seguire?

Prestanti:    Però non declami! (Escono).

Martina:     Dopo questa esperienza avete ancora fame? No! Lei ha sete? Sì! che domande stupide.

Lorella:       Fantina ritirati … cerca almeno di essere lucida domani. E non arrivare in ritardo. Non venire proprio.

Fantina:      Mi temi, ecco il motivo … e ma Cal … la .. quella … lo so io chi è, vi sistema tutte. Addio!

Ivano:         (Esce dalla camera). È successo qualcosa? Sento come uno sciame di vespe ronzare attorno.

Martina:     Effetti collaterali.

Lorella:       Collaterali di cosa?

Martina:     È stato colpito dal verso. (Escono tutti).

Scena settima

Il giorno seguente la gara

Lorella:       (Entrano tutti tranne Martina). È semplicemente inaudito. Siamo arrivati alla follia. Tre Calliope si sono presentate. (È furiosa). Hai avuto una bella idea ... bravo! Mi volevi vincente vero? L’idea brillante di far venire sconosciuti a giudicare. Quella dell’anno scorso non andava bene? Noooo, figurarsi. Non mi hanno nemmeno classificata. Maledetta giuria. Incompetenti.

Ivano:         Ma cara come potevo sapere che quel nome va di moda proprio quest’anno?

Loredana:   Mi piacerebbe sapere chi si nasconde dietro questi pseudonimi. Vigliacche! Battuta così senza sapere nemmeno da chi.

Prestanti:    Cosicché si sono presentate tre Calliope. Una vincente e le altre miseramente subissate dai fischi.

Ivano:         Per me hanno fischiato il lettore e non la poesia.

Lorella:       Dici? (Lasciando trasparire una qualche certezza nelle proprie capacità).

Loredana:   Ma certo … vi hanno  fischiate per errore.

Fantina:      Nel tuo caso non credo. Sei stata fischiata a lungo pur essendoti presentata col tuo nome.

Loredana:   Taci vecchia scema da laboratorio etilico.

Ivano:         Incomprensioni! Diciamo che non ti hanno presa per il verso giusto. (Ride, Prestanti gli fa segno di non infierire). Tuttavia mi piacerebbe conoscerla questa Calliope.

Lorella:       Prima o poi la individueremo. Mi verrà a tiro. E con che titolo si è presentata! –“La cameriera tartassata”– .  Ma quando mai. Maledette sottoposte.

Fantina:      E va bene confesso: una sono io! Ma non sono quella che ha vinto.

Loredana:   Ci mancherebbe che fossi tu. Sai le risate. Bevi bevi che ti fa bene.  

Prestanti:    Manca da scoprire l’altra, la vincitrice del certame.

Lorella:       Mi piacerebbe sapere chi ti ha messo in testa quel nome … non è certo farina del tuo sacco.

Ivano:         Te lo giuro: ho consultato uno di quei libri.

Lorella:       Ah!

Fantina:      Quelli del primo scaffale?

Ivano:         Quelli!

Fantina:      Dovevi guardare dietro … sai che strofe si trovano? (In qualche modo si vendica). Pio bove … ssst.

Lorella:       Cara Lory ho capito una cosa: è tempo che si cambi genere. La butterei sul sentimentale, sul romantico.

Ivano:         Ecco, io insisterei sul verbo buttare.

Loredana:   Hai ragione! Inizierò da domani.

Prestanti:    Meglio! A mente fredda il ragionamento scorre. Loredana vuoi essere accompagnata a casa o preferisci andarci da sola?

Ivano:         Non aggravare la situazione, lasciala morire in pace. Bene è andata così. Pazienza! Lorella, Paneran non c’entra niente. Lui stampa quello che gli danno.

Gunter:       (Entra). Signori, buongiorno.

Ivano:         Ho parlato al suo capo per la faccenda del circolo: si chiude. È totalmente disinteressato.

Gunter:       Capisco! Fino a ieri era entusiasta. È volubile. Oh signora ho appreso dal giornale che ha vinto il certame. Felicitazioni.

Lorella:       Ma quale giornale ha letto lei? Topolino? Si vergogni? Mi sentirà il suo capo.

Gunter:       Perché mi accusa? È stato un sacrificio anche per me leggere quelle poesie.

Ivano          Immagino … voglio dire: si è commosso?

Gunter:       A dismisura. Mi sono scappati tre passeri e un gatto.

Prestanti:    E non li ha più ritrovati?

Ivano:         È venuto a riportarli … Voglio dire, è venuto per parlare con qualcuna?

Gunter:       Sì ma ripasso … non c’è fretta. Vedo che l’aria è tesa. Buongiorno. Salutatemi la cameriera.

Lorella:       Non c’è! Chi le ha detto di portare quel volume sul tavolo della giuria?

Gunter:       A me nessuno! Ci sarà finito da solo. Scusatemi. (Gunter esce).

Lorella:       Con che coraggio si presenta. Nega l’evidenza! Non lo pagare!

Ivano:         Stanne certa! Sì … dunque … Il discordo che voglio fare ora, vista la situazione non esattamente in linea con le aspettative … cosa c’è Prestanti … non mi tirare la giacca … ah, sei assillante (Prestanti sussurra qualcosa all’orecchio di Ivano). Sei fissato. Scusateci … un momento. Vieni di là.

Martina:     Buongiorno … con permesso. Complimenti signora, so che ha vinto il certame. (Guarda il pubblico).

Lorella:       Falli a tua sorella scema i complimenti. Mi sfotte anche. (Fantina capisce tutto).

Fantina:      Pensa Martina che si sono presentate tre Calliope. Incredibile.

Martina:     Non sarà vero? Erano in tre? C’è l’inflazione.

Fantina:      Una era lei e un’altra ero io, manca la terza. Intendiamoci a me fa piacere che abbia vinto la terza.

Lorella:       Perché non sei una vera poetessa! Ti manca il pathos.

Loredana:   Mi sembra ovvio. Si è improvvisata. Comunque sono completamente delusa … ho gettato i migliori anni della vita per rincorrere un sogno e mi ritrovo con un pugno di mosche proprio quest’anno che sono la presidentessa ed ero certa di avere la vittoria in tasca.  

Fantina:      Quella che ha vinto non è minimamente degna di voi. (Finge disprezzo).

Martina:     Lo credo anch’io. Per caso hanno cambiato la giuria?

Lorella:       Vai in cucina … fila! È tutta colpa di Paneran  … non sa impaginare come si deve, e pensare che gli ho dato consigli. Mi capiterà tra la mani quell’incapace. Inetto! Manda il segretario. (Martina si ferma un attimo).

Martina:     È venuto il segretario? Oh miseriaccia.

Ivano:         (Rientrano). Abbiamo preso una decisione … ho preso una decisione. Ho intenzione di chiudere …

Lorella:       Sono così rammaricata che avrei preferito tradirti piuttosto che gettarmi nella poesia.

Ivano:         … Di tenere aperto il circolo per altri vent’anni.   

Prestanti:    Approvo senza riserve. No dico vero …

FINE

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