Il ciarlatano


IL CIARLATANO

Atto unico

di LINA PORETTO

PERSONAGGI

IL CIARLATANO

IL COMPARE

L'AMMALATO

LA SPOSA DELL'AMMALATO

LA MADRE DELL'AMMALATO

IL PADRE DELL'AMMALATO

Commedia formattata da

Da un breve giardino, del quale s'intravvede il cancello d'ingresso, si accede, dalla destra, a una verde veranda ricoperta su tre lati da vetrate. La comune in fondo alla veranda. Nella veranda mobili adatti, leggeri ed allegri; alcune gabbie d'uccelli, molte piante verdi, vasi fioriti, ma niente fiori recisi. Rose rampicanti sulla vetrata, a destra, al lato d'ingresso. Due terzi della scena sono occupati dalla veranda, un terzo dal giardino. E' il pomeriggio.

- (Nel giardino due sedie a sdraio. In una l'ammalato, nell'altra la sposa. Sono tutti e due stesi nell'abbandono del sonno).

L'Ammalato - (un volto sciupato di uomo molto giovane; figura alta, aitante. Ha sul pigiama una vestaglia di lana; uno scialletto di seta al collo. Si sveglia a una goccia caduta sul sud viso; allunga la mano per accertarsi se piova. Adagio adagio si alza; raccoglie un rametto leggero di biancofiorito, va dietro la sedia della sposa, e con quel rametto le sfiora il viso).

La Sposa - (una bambina precipitata dal sogno alla pi angosciosa realt. Apre gli occhi e li alza all'ammalato. Quando lo guarda, ha sul volto una espressione di dolore, che modifica, pronta, in atteggiamento sereno) Gi sveglio? Come hai dormito poco! Io ho sonno...

L'Ammalato - Una goccia di pioggia o, forse, la pip di un angelo qui, presso l'occhio. Su, poltronaccia; e un bacio, subito, qui, a cancellare l'offesa. (La fa alzare, porta le braccia di lei intorno al proprio collo, ad essa aderendo, la bacia; ma se ne stacca d'improvviso, come a un pensiero ingrato).

La Sposa - (pronta, gaia a stornare il pensiero di lui) Ma davvero pioggia; senti. Che tempo mutevole. Peccato; si stava bene qui. Bisogna rientrare.

L'Ammalato - Ma no, figurati; per due gocce d'incerta satura.

La Sposa - Come siamo rimasti d'accordo? Che comando io; che tu devi sempre soltanto ubbidire.

L'Ammalato - Piccola canaglia: che cosa penserebbe di me qualcuno che t'ascoltasse?

La Sposa - (buttandogli le braccia al collo) Che sei il mio Dio. Che ho bisogno di te; sempre di te. (Con tono di preghiera) E tu devi ubbidire, amore.

L'Ammalato - Ma anch'io ho un,cervello, cara; anch'io, sai, voglio risparmiarmi.

La Sposa - Ma va; tu sei uno sprecone; non sai far tesoro di te stesso come io vorrei.

L'Ammalato - E allora, andiamo pure in casa.

La Sposa - (precisando) Nella veranda andiamo. (Ed entrano. Lei fa per mettersi a sedere; lui, scherzoso, ridente, l'afferra alle braccia, vuol .trascinarla verso la comune, mentre lei s'impunta, tenta di resistere).

L'Ammalato - In casa, ho detto, non nella veranda; in camera nostra, piccola ribelle. (La prende in braccio si s'avvia alla comune, mentre lei ansiosa, trepida, lo ammonisce).

La Sposa - Ma sei pazzo; lasciami: (Con angoscia) Bada, peso troppo; ti fa male. (Mentre gli sposi si allontanano dalla comune, nel giardino appaiono il ciarlatano e il compare).

Il Compare - (50 anni; piccolo, rotondo e rubizzo; ogni tanto trae dalle tasche pasticche, minutaglie di dolciumi che mastica ingordo. Suo compito: accompagnare il ciarlatano, portare con cura una borsa contenente documenti e flaconi di medicinali. Tenendo a braccio il ciarlatano) II cancello era aperto; e questo dovrebbe essere l'ingresso; ma non vedo un campanello. Comunque: aperto anche qui. E, dentro, non c' nessuno.

Il Ciarlatano - (45 anni; alto, grigio, segaligno; occhiali scuri, le caratteristiche del miope) Bisogna chiamare.

Il Compare - Entriamo, intanto; qualcuno verr. (Posa sul tavolo con cura la borsa, si guarda d'attorno) Ambiente elegante, gente ricca, come ho saputo.

Il Ciarlatano - (che addossato al tavolo, e si toglie un momento gli occhiali scuri per cercar di vedere a sua volta) Credevo che ci aspettassero.

Il Compare - Avevamo quell'altro impegno per oggi, non ricordi? Quello che stato rimandato, per Vercelli. Questo caso mi parso pi urgente, e migliore. Famiglia d'un industriale, ben conosciuto.

Il Ciarlatano - Ma hai avvertito?

Il Compare - Prima di partire, questa mattina, ho detto a casa che telefonassero.

Il Ciarlatano -: A proposito: avevo telefonato ieri al fotografo perch ci mandasse in giornata la fotografia di quel ragazzo di Como; sai, quello del linfogranuloma.

Il Compare - Portata, portata insieme alla radiografia e alla lettera della madre. Tutto al completo. Come sempre, del resto.

Il Ciarlatano - E va bene. (E si rimette gli occhiali; aggiusta l'abito sulla persona) Chiama, adesso.

Il Compare - E ti raccomando; quando vorranno sapere il costo della cura lascia che risponda io.

Il Ciarlatano - (ha un gesto seccato).

Il Compare - Prima di tutto questa naturale mansione del segretario. Ma poi tu... tu... Non te lo raccomando mai abbastanza. (Con spregio) In fondo sei un sentimentale; e non si pu, capisci. Con quel che costa la vita!

Il Ciarlatano - D'accordo. Tu per... (e sottintende: tu esageri ).

Il Compare ------------ - Nell'interesse comune, maestro; per il bene comune. (A questo punto, dalla comune, appare entra la madre; prima ch'essa mostri il suo stupore vedendo due estranei li, in casa, il compare si giustifica) Stavamo chiamando, signora. Abbiamo trovato aperto il cancello del giardino, e poi l'uscio, qui, della veranda. Ma la signora sa chi siamo: abbiamo fatto telefonare.

La Madre - (un viluppo di dolore sotto una maschera serena) Ma il nostro telefono guasto; un guasto alla linea per il temporale dell'altro giorno.

Il Ciarlatano - Mi spiace, allora, d'esser capitato cos, d'improvviso. Vengo da Novara, signora.

La Madre - (con prontissimo interessamento) Oh, Dio benedetto! Grazie, dottore, d'esser venuto cos presto. Grazie. Ci avevano riferito che per questa settimana eravate troppo occupato, che non avreste potuto fino alla prossima.

Il Compare - Infatti; ma il caso fu prospettato come urgente e io - io sono il segretario, signora - ho disposto in modo da anticipare, rimandando altri.

La Madre - Dio benedetto; grazie anche a voi; grazie ancora. E quest'ora poi va proprio bene. Ci saremo tutti. E' l'ora che mio marito fa una scappata a casa, tutti i pomeriggi. Col suo gran da fare! Ma non ha pi testa per il lavoro; pianta l e viene a prendere il t col nostro ragazzo. (La coglie langoscia; parla col pianto in gola, ma piano, e cercando di frenarsi) Il nostro povero ragazzo. Che sventura, dottore! Che maledizione questo male infame, atroce.

Il Ciarlatano - (tranquillo e rincuorante) Ma io sono qui per questo, signora.

La Madre - (con lanima nella voce) Per darci qualche speranza, dottore...

Il Ciarlatano - Per portare quei documenti e mostrare con essi che anche di questo male inguaribile si pu guarire.

La Madre - Oh, dottore, vi supplico; io sono la mamma; ditemi, avete veramente verificato casi di guarigione?

Il Ciarlatano - Ma certo, signora. Quando vi avr detto sarete confortata. Scusate se mi metto a sedere. (Il compare lo aiuta) Ci vedo poco, signora. Sempre meno. (Sorridendo) I miei occhi... li ha lui; il mio segretario.

La Madre - Oh, dolente, davvero. (Una brevissima pausa, ma poi, tornando a ci che forma l'unico pensiero) Sioch, dicevate dottore, un buon numero di guarigioni.

Il Ciarlatano - Settanta, settantacinque per cento, signora.

La Madre - (portando la mano al cuore dolente) Dio benedetto; che parole mi dite.

Il Compare - Meno della realt. Il maestro va coi piedi di piombo. Io che mi occupo dei documenti, che vigilo ogni caso, posso affermare che la percentuale, con le cure miracolose, almeno del novanta per cento.

La Madre - E portate dei documenti, avete detto?

Il Compare - E che documenti! Ne piena quella borsa. E non sono che una parte. Ma avete detto, signora, che verr vostro marito; meglio aspettar lui, non vero, maestro? a mostrare...

La Madre - Anche mio figlio, e la sua sposa.

Il Ciarlatano - (con meraviglia) Ma vostro figlio pu prender parte? Sa?

La Madre - Sa tutto; fu lui a farsi fare esami, radiografie. Avrebbe voluto, anzi, che fossimo noi a non sapere. Siamo stati avvertiti da un radiologo amico. Fu lui, povero martire, a sentirsi dire che non c' nulla da fare; l'operazione non possibile. Sposo da pochi mesi, pensate. Davanti a lui una bella carriera, e i suoi studi. Tutto finito. Un tumore polmonare. Possibilit di guarigione...

Il Ciarlatano - (scrollando il capo) So, purtroppo, signora.

La Madre - (con voce quasi spenta) Nulla; - (ma si aggrappa a un filo di speranza) cio, s; anche questi mali orrendi hanno, ci stato detto, rari casi di guarigione spontanea.

Il Compare - Guarigione spontanea... l'avr detto qualche professorone.

Il Ciarlatano - (riprendendolo, severo) Ma Barnaba

Il Compare - Scusate, maestro; indignazione giusta la mia; guarigione spontanea sentenzi il nostro caso quarantasei quel professorone di Genova per non voler riconoscere che voi, senza tante lauree, senza tanti titoli, ma avendo dedicato a queste ricerche umanitarie tutta la vostra esistenza e le vostre ricchezze, riuscivate a guarire casi disperati.

Il Ciarlatano - Son tutti disperati i casi che io prendo in cura. (Con una certa amarezza) Da me non ei viene che in articulo mortis...

La Madre - (nel cui viso appare e trema e vuole affermarsi una luce di meravigliosa speranza) Oh, maestro; bisogna ch'io chiami tutti, subito; permettete un momento. (Va verso la comune, mentre il ciarlatano avvicina di pi la propria sedia al tavolo, sempre aiutato dal compare; il quale poi apre la borsa, trae le cartelle che contengono tavole di annotazioni, fotografie, radiografie, lettere, tutto in perfetto ordine, fissato da fermagli; ogni caso la sui copertina, e, su ogni copertina, in bella scrittura grande, chiara, la numerazione progressiva dei singoli casi) Ragazzi, ragazzi, dove siete?

La Sposa - (dall'interno) Che vuoi, mamma?

La Madre - (con voce che deve certo risuonare insolita, squillante) Venite; ma subito, per favore.

La Sposa - (sempre dall'interno) C' qui Spinello il pap; sta scendendo ora dalla macchina.

La Madre - (al ciarlatano) Bene; ci siamo tutti. Ma ditemi, posso offrirvi qualche cosa: un caff, un liquore?

Il Ciarlatano - Dell'acqua semplicemente; dovr parlare piuttosto a lungo.

Il Compare - Io sono un po' sudato.

La Madre - Un liquore, allora, per voi. (Entra il padre; egli ancora forte, diritto, sebbene il suo essere sia un'improvvisa rovina. Come gli altri familiari lo sorregge la necessit di nascondere il dolore. Dietro a lui avanzano, tenendosi per mano come bambini, i due sposi. Il padre osserva le due persone estranee; vede l'esposizione di carte sul tavolo, e comprende).

Il Padre - Credo d'aver capito. Il signor...

Il Ciarlatano - Maruzzi.

Il Padre - Gi, ricordo benissimo:

Spinello Maruzzi - (Al figlio) Ma tu, non sai, figliolo mio... volevo parlartene giorni fa; poi pensai invece di vederlo prima io, da solo, il signor Maruzzi. Il caso ha disposto diversamente. Ma mettiti a sedere, figliolo; ti stanchi troppo; ti ho gi pregato di non strapazzarti.

La Sposa - Anch'io, sai pap, lo rimprovero sempre, per questo.

L'Ammalato - (che, come il padre e la sposa, ha porlo la mano al ciarlatano, mentre il compare, in posizioni rigida, ha solo fatto un cenno deferente con la testa) E io... testone. Eh, se non fosse per quella maledetta febbre che capita ogni tanto...

Il Ciarlatano - (il quale, toltisi gli occhiali neri, si fa schermo con la mano per tentar di vedere il meglio possibile l'ammalato) Dolori al petto e fitte alla spalla, no?

L'Ammalato - Siete medico?

Il Padre - Ascolta, dunque. Fu in treno che udii parlare del... dottore.

Il Ciarlatano - Desidero chiarire subito; non sono medico o, pi esattamente, studiai medicina, ma non mi sono laureato. Accadde che, gi studente del terzo anno, ammalandosi mia madre di neoplasma, dedicai i tre anni della sua malattia a studi scientifici per tentar di scoprire l'essenza di questo flagello. Cani, gatti, conigli; mi dedicai agli esperimenti con tale intensit che mi chiusi in casa con la madre ammalata, e di essa sola mi occupai per tre anni; di essa e delle mie ricerche. Avevo ventitr anni, allora; ne ho quarantacinque e non ho abbandonato ancora questi studi; sono quasi cieco, e non mi risparmio.

Il Compare - Una missione, una santa missione.

Il Padre - (che, pur scrutandolo, soggiace al fascino del ciarlatano) Diceva, in treno, un avvocato di Torino molto noto, che sua moglie, curandosi da due mesi col vostro specifico, ha riacquistato tre chili di peso, e non ente pi dolori.

Il Ciarlatano - (fa un gesto d'assenso come a dire: t cosi tutti ). .

Il Compare - Caso, questo, non ancora registrato. E' soltanto dopo un anno che il maestro torna a visitare l'ammalato...; scusate, ma non mi sono presentato: Rossi; Barnaba Rossi, il segretario. (Stringe le mani che gli vengono tese).

La Madre - Oh! diteci, per favore!

La Sposa - (non ha ancora pronunciato parola. P ancora in piedi vicina all'ammalato, e si avvicina sempre pi al suo braccio, e guarda il ciarlatano come ipnotizzata).

L'Ammalato - (pallidissimo, mani percorse da un tremito) E... e ne trovate qualcuno vivo dopo un anno?

Il Ciarlatano - (semplice e prontissimo) Quasi tutti.

L'Ammalato - (cade a sedere, e si prende la testa fra le mani. Una pausa angosciosa, poi) Tutti i governi, di tutti i popoli, hanno creato istituti appositi; tutti gli scienziati di pi chiara fama hanno dato, danno, la loro opera; spendono cervello, cuore, vita... inutilmente, inutilmente, e voi... (con uno scoppio iroso) e voi... venite qui ad affermare d'aver scoperto da solo, ignoto, restando nell'ombra... (ma si placa a uno sguardo supplicante della sposa, e guardando il padre, la madre, sui cui volti che l'erano illuminati torna la tenebra) Perdonatemi! E', comunque, talmente grande il vostro dono!...

Il Ciarlatano - (calmissimo, dopo una pausa) Vi capisco; dubiterei come voi. Ma vi porto dei documenti: un centinaio di casi; nome, cognome, indirizzo, fotografie.

La Madre - S, figliolo, s; radiografie, di prima, di dopo: ho capito cos: esatto?

Il Ciarlatano - Esatto. Ma prima per non passare per un volgare mistificatore, desidero chiarire. Appunto perch v' un apposito istituto nazionale, coi pi chiari nomi, con le pi complete, perfette possibilit di esperimenti, non ai pu ammettere che io, uno qualunque...

Il Compare - (interrompendo) Scusate, maestro; potete ben dire anche che avete scritto al governo, allegando copie di documenti, e che siete caduto di nuovo l, col famoso istituto...

Il Ciarlatano - Non mi sento diminuito anche se affermo che fui chiamato pi d'una volta in questura per spaccio di medicinali, senza autorizzazione governativa. Una volta mi han tenuto dentro ventiquattr'ore.

Il Compare - Fino quando arrivata una deputazione di gente da lui guarita; e allora...

Il Padre - E il tipo della cura?

Il Ciarlatano - Oh, nulla di pi semplice; delle bianche gocce.

La Madre - In questi ultimi anni si parlato del veleno del cobra.

Il Ciarlatano - Niente veleno, signora; tutto semplice; un preparato che distrugge le cellule neoplastiche, e non incide i tessuti normali.

Il Padre - Ma se cos io vi aiuter ad imporri; andr io a parlare a chi pu.

Il Ciarlatano - Grazie; grazie. Ma prima dovrete constatare; non bastano, in tal caso, le esperienze altrui.

L'Ammalato - Tanta sicurezza, avete...

Il Ciarlatano - Sicurezza, no; mai sicurezza; ma dissi gi: un buon settanta per cento dei casi. E qui, ecco, i documenti che non potranno non persuadrvi; e vi dar nomi, cognomi, indirizzi; perch possiate andare di presenza a chiedere, a controllare.

La Sposa - (con tutta l'anima) Io voglio andare, io...

Il Ciarlatano - Voi, e gli altri; tutti sevorrete.

Il Padre - Ma forse, ora, bene che vediate la diagnosi e le radiografie... nostre. Che sappiate a che punto il male.

Il Ciarlatano - A che punto, dite? Lo vedo a quale punto. E' un giovane forte; eretta la persona, diritte le spalle, la sua voce ancora perfetta. S'egli non a letto, se pu girare cos, per casa, segno, direi, che non abbiamo ramificazioni.

L'Ammalato - (che alterna ormai il dubbio alla speranza) Non ho mai dolori. Invece, sempre... (sorridendo) un grande appetito.'

Il Ciarlatano - Qualche febbre forte, che cade con profuso sudore?

L'Ammalato - Infatti; e mi lascia spossato; ma mi riprendo presto, fino al nuovo accesso febbrile.

Il Ciarlatano - L'inoperabilit del caso deriva dalla sede, esclusivamente dalla sede.

Il Padre - Casi simili ne avete incontrati?

Il Compare - Caso quarantatre, maestro. (E s'avvicina al cumulo delle cartelle, cerca, pone davanti al ciarlatano un incartamento).

Il Ciarlatano - Forse bene, ora, che vi mettiate tutti qui, intorno al tavolo. (Trae una grossa lente dingrandimento, e con quella guarda i documenti che trae dalla cartella. Tutti si pongono a sedere intorno al tavolo; egli nel mezzo. Porgendo al padre due radiografie) Ecco il caso quarantatre. Uomo quarantacinquenne. Polmone sinistro. (Alzando lo sguardo dalle carte) Interessante anche dal lato, diremo cos, sentimentale, umano questo caso. Sono autorizzato del resto a dire il nome, e la citt, come per quasi tutti. Ingegnere... ingegnere... (Non riesce a leggere nemmeno con la lente).

Il Compare - Paolo Locchi, di Treviso, maestro.

Il Ciarlatano - Arriv a casa mia - io abito una villetta in un paesello del novarese di sera, durante un uragano da sconvolgere la terra. Per prima cosa dovemmo metterlo a letto tanto era sfinito, e tremante di febbre. Tutta la vita quest'uomo si era sacrificato per riuscire un giorno a metter su una propria azienda allo scopo di sfruttare una sua invenzione: macchine idrovore. Finalmente, da un anno, il sogno si era tradotto in realt. Una realt che lo metteva a dura prova: capitali dei parenti, dote della moglie; tutto era stato buttato nel pentolone. Occorreva tutta la sua energia per tener saldo il timone, per entrare in porto. Fu a questo punto che le solite violente febbri lo colpirono, buttandolo a terra; uno straccio madido di sudore. E incominci l'odissea: medici; e chi diagnostic una intermittente, chi una maltese. E poi venne il turno del radiologo, il quale vide l, insediato nel polmone (fa passare la radiografia) il grande uovo... Una sentenza di morte. Ebbene, venisse anche la morte, ma ch'egli potesse, prima insieme alla sua baracca, salvare i suoi cari.

La Madre - (ansiosa) E voi l'avete guarito?

Il Ciarlatano - (facendo passare un'altra radiografia) La seconda radiografia mostra lo stesso caso dopo tre mesi di cura col prodotto Esse Maruzzi . Riduzione di due terzi.

La Madre - (incalzando) Guarigione completa?

Il Ciarlatano - Da dieci anni le idrovore Locchi sono conosciute non solo in Italia, ma all'estero.

La Madre - E l'ingegner Locchi?

Il Compare - (interrompendo) Scusate, maestro; il numero ventisette lo stesso caso, su soggetto femminile.

Il Ciarlatano - Appunto. Qui , mi pare, la madre di tre figli a uscirne risanata.

Il Compare - C' una lettera di questa signora; una lettera che arriv due anni dopo, d'oltre oceano. Si era trasferita l, con la famiglia. (Trae la lettera, la passa al ciarlatano il quale la porge al padre) Volete leggere?

Il Padre - (inforca gli occhiali, poi, con voce commossa, legge) Egregio signor Maruzzi, questa lettera che viene da cos lontano vi porta notizie di Grazia -Martini: vi ricordate? Tumore della base polmonare sinistra. Mi avevano spacciata, ed eccomi qui, invece, a Citt del Capo, sana e felice con mio marito, e i figli. La mia riconoscenza eterna. Un connazionale torna in Italia; a mezzo suo vi mando oggetti di curiosit locale che spero vi saranno graditi. (Una pausa; il padre restituisce la lettera) Maruzzi, caro Maruzzi; io sono incantato e stupito.

Il Ciarlatano - Vostro figlio, invece...

Il Padre - (posando una mano sulla spalla del figlio) .-la lettera di questa donna... Non dici nulla?...

L'Ammalato - (fa un gesto vago) Pap...

Il Padre - Sei stanco? (Rivolto al ciarlatano) Potrebbe tornargli la febbre, forse...

L'Ammalato - Oh, la febbre!... Se tutto questo vero, che cosa vuoi che conti pi la febbre?...

La Madre - Vedi, figliolo, quanti casi, quanti.

Il Compare - Interessante anche il referto quindici.

Il Ciarlatano - Passamelo.

Il Compare - (mentre fa le ricerche) Epitelioma.

L'Ammalato - (con pronta meraviglia) Epitelioma?

Il Ciarlatano - (che ormai ha davanti la cartella) Epitelioma facciale, regione orbitale destra.

L'Ammalato - (con voce aspra) Scusate, scusata. Avete detto, poco fa, che l' Esse Maruzzi distrugge la produzione neoplastica; qui il caso del tutto diverso; qui si deve ricostruire ci che l'epitelioma distrugge. Il prodotto sarebbe un altro?

Il Ciarlatano - (sempre imperturbabile) E' lo stesso prodotto.

L'Ammalato - (con uno scatto pi forte) Oh, scusate, ma davvero non posso...

Il Ciarlatano - Capisco, anche questo. Ma qui sono io a non poter rivelare di pi. Io ho il mio segreto.

La Madre - Naturalmente, figliolo... (e lo guarda, con gli occhi lucidi per la strana febbre ch' ormai in tutti essi, profondamente, e vorrebbe persuaderlo, vorrebbe ch'egli, pi che gli altri, entrasse nella fiducia).

Il Ciarlatano - Ecco dunque il caso. Donatella S. Venticinque anni. Una bellezza. Fidanzata. Fidanzata t un giovane che, recatosi in America per lavoro, e do vendo restare assente per due anni, l'avrebbe sposata al ritorno. Al ritorno, quando la signorina si ammal, mancava un anno. Voi sapete come si curano, normalmente, tali casi: con applicazioni di radio. Ma l'esito? E il tempo? Fu la fretta a suggerire all'ammalata a venire! in cerca di me. E... (un attimo, un po' teatrale, di sospensione).

La Madre - E' guarita in tempo?

Il Ciarlatano - (con la solita persuasiva semplicit) Quest'inverno, alla stagione d'opera alla Scala, fu ammiratissima una giovane signora molto elegante, molto bella; perfetto il corpo, perfetto il viso. Ma non posso dire il suo nuovo nome; il nome d'uno degli uomini pi in vista a Milano; non ne sono autorizzato. (Cerca, con k mano, il bicchiere).

Il Compare - (glielo porge) Ecco, maestro.

La Madre - (alla sposa) Anna, che hai, non parli?

La Sposa - Sono qui, mamma; sono qui, con lui.

L'Ammalato - Ma tu hai freddo.

La Sposa - Chiudiamo meglio la vetrata. Piove.

Il Compare - (fa cenno alla sposa di non muoversi; ti alza e va a chiudere).

La Madre - Che sventata; scusate; un liquore avevamo detto. (S'alza, apre un piccolo mobile, serve. Anche biscotti dei quali si servir solo il compare) E voi, maestro?

Il Ciarlatano - (rifiuta con un cenno di ringraziamento) Mi rendo conto, mi rendo conto benissimo dei vari sentimenti che posso suscitare in chi mi ascolta. Speranza, diffidenza; e pi la speranza vorrebbe affermarsi, pi cresce la diffidenza. Giustificata, dunque, l'ostilit dell'ammalato.

L'Ammalato - Ostilit! Forse non esatto dire cos, Se vi credo, siete Dio. Se non vi credo, siete un mostro,

Il Ciarlatano - Semplicemente un uomo che crede di aver trovato la via.

La Madre - (al figlio) Tu devi credere. I dati di fatto...

Il Ciarlatano - Casi reali. Non vorremo attribuirli a fenomeni di suggestione come per le malattie nervose; e nemmeno vedere in essi, in tutti, quei famosi casi di guarigione spontanea di cui parlano gli specialisti. Sarebbero troppi. N il miracolo. Nessun miracolo ha mai guarito il carcinoma.

L'Ammalato - (alla sposa, tutta aggrappata a lui, ma tutta tesa alle parole del ciarlatano, afferrandole lievemente il mento) E tu stai qui, zitta. Non dici proprio nulla.

La Sposa - Aspetto che tu creda.

Il Padre - Per favore, Maruzzi, ancora qualche caso; mio figlio, si pu capirlo...

L'Ammalato - Pap, caso pi, caso meno. Lo vedo il grosso incartamento. E sono convinto che, se prendessimo nota dei nomi e indirizzi che il signor Maruzzi ci fornisse, e andassimo a controllare, non resteremmo delusi. Il Ciarlatano - Ma sono proprio io a desiderare ci; dettarvi nomi, indirizzi.

Il Padre - (trae carta e matita) Ecco, signor Maruzzi; per favore.

Il Ciarlatano - (senza leggere, solo ricordando, alta la lesta, sguardo lontano) Saverio Zizetto, Roma, via Cremona 23: Linfogranuloma Oscar Manenti; Milano, viale Piave 47: Osteosacorma, gamba sinistra - Dora Rossi, tempre Milano...

L'Ammalato - (interrompendo, con voce stanca) Basta, per favore, basta. Tutto ci non necessario; non conta nulla. Nessuno di noi andr a chiedere, a frugare nelle vecchie ferite di questa povera umanit della quale ci fate i nomi.

Il Ciarlatano - Dovreste, invece.

L'Ammalato - Credo che nessuno sar andato, mai; credo che tutti si saranno aggrappati, subito, alla vostra medicina. (Il compare trae una scatola lunga nella quale sono quattro flaconi, e tutti gli sguardi vanno l, alle bianche boccette) Ecco: il miracolo.

La Madre - Attento, che non si rovescino.

L'Ammalato - Ecco: la vita.

Il Padre - Tu avrai fede, figliolo; per te, per noi.

Il Ciarlatano - Non ha importanza, dop tutto. E' ancora forte; un organismo non ancora intaccato profondamente; penso e spero che gi fra un paio di mesi egli l'avr la fede.

L'Ammalato - Io sono uno che era gi passato... al di l; ritornare inutilmente sarebbe morire due volte.

Il Ciarlatano - Ho detto che, in partenza, sperai di guarire mia madre.

L'Ammalato - Andare da uno specialista pensando, tutto al pi, a un malanno per il quale occorrer un mese di cure, e sentirsi snocciolare, cos, una sentenza di morte... Vivere poi con le persone care, che ti contano i giorni, e vorrebbero darti tutti quelli che ad essi rimangono perch tu sanassi, tu vivessi. Ogni nuovo giorno distrugge qualche cosa, avvicina l'ora. E quelli che ti amano, in questo fatale precipizio ti fanno le raccomandazioni del loro cuore che trema: non prendere freddo, rimani a letto a riposarti. E, anche nella disperazione, sperano; perch la cosa tremenda questa, che si spera anche quando ragionevolmente non v' pi nessuna possibilit. Anche allora: si aspetta il miracolo.

La Madre - E infatti non abbiamo sperato inutilmente; il miracolo venuto.

La Sposa - (si alza, si avvicina al ciarlatano il quale s alza a sua volta) Signor Maruzzi; io sono la sposa. Nata qui, in una casa vicina a questa, l'ho conosciuto da sempre. E sempre gli ho voluto bene; da quando ero una bimbetta alta cos, e lui un ragazzino. Ci siamo sposati che non ancora un anno. Pensavamo gi alla felicit di avere dei bambini.

Il Ciarlatano - Ma ne avrete quanti vorrete.

La Sposa - (umile, prendendogli le mani) Signor Maruzzi, ripetete a me, vi prego, che possiamo sperare.

Il Ciarlatano - Qualche cosa di pi.

La Sposa - Che dobbiamo sperare. Se io credo, anche lui creder.

Il Ciarlatano - Ma quanti casi vi ho mostrato!

Il Padre - Eh s; non poteva essere pi esauriente.

La Sposa - No, signor Maruzzi; siamo voi ed io soli, in questo momento; da creatura umana a. creatura umana mi rivolgo a voi.

Il Ciarlatano - (secco, definitivo) Credo, signora, che vi vedr, un giorno, felice.

La Sposa - Grazie. (Torna verso lammalato, anch'egli, come tutti ora, in piedi. Gli butta le braccia al collo) Mario, Mario, noi dobbiamo credere; sono io a dirtelo, io. Ho sentito entrare in me la certezza. Sono sicura, vedi, cos sicura, cos felice... (e scoppia in pianto).

L'Ammalato - (conducendo con s la sposa) Noi andiamo di l; ci rivedremo, poi.

Il Padre - Quei flaconi sono per la prima parte della cura ?

Il Ciarlatano - Di solito servono a completarla.

Il Padre - Volete venire di l, nel mio studio? Per darmi le istruzioni, e per il compenso.

Il Compare - Vado io, maestro?

Il Ciarlatano - (duro, secco) Tu riordina; il treno parte fra poco. (Il ciarlatano esce dalla comune col padre, che lo guida).

Il Compare - (alla madre) Il cuore del maestro lo conosco io solo. Se sapeste quanti casi egli cura gratuitamente. Era ricco; adesso quasi povero. Eppure c' della gente, anche ricca, che discute sul prezzo della cura, gente che, quando s' sentita dire che il male di un congiunto era inguaribile, s' creduta pronta a dare tutto quello che aveva per salvarlo; e poi, in realt, sta a lesinare per qualche centinaio di lire.

La Madre - Tante guarigioni avete visto?

Il Compare - Tutte, signora, tutte. Gente moribonda che pochi mesi dopo stava meglio di me e di voi.

La Madre - Madonna benedetta! Una fiaba pare, una fiaba!

Il Padre - (dall'interno e venendo verso la comune col ciarlatano) Maria, dove sono le chiavi della cassaforte?

La Madre - Vengo io, subito. (Esce, ed entra il ciarlatano. Gli va subito incontro, a guidarlo, il compare).

Il Ciarlatano - Presto, passiamo di l. Ci aspettano per pagare e accompagnarci alla stazione in macchina.

Il Compare - E... quanto?

Il Ciarlatano - Ho chiesto cinquemila.

Il Compare - Cinquemila... cinquemila... E' inaudito. (A voce bassa, irosa) Ma tu lo sai cosa sei?

Il Ciarlatano - (con la solita tranquillit) S; un mostro... che un giorno ha sognato di diventare un Dio.

Il Compare - Un imbecille sei, un imbecille. Porti la vita a una famiglia; e ti accontenti di cinquemila lire! (Prende a braccio U ciarlatano e lo trascina. Escono dalla comune mentre cala la tela).

FINE

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