Testo letterario della commedia musicale in tre atti
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IL CIBO DELLA FELICITA'
Personaggi:
Il presidente di un piccolo stato
La segretaria del presidente
La madre del presidente
Il generale dell'esercito
soldati e soldatesse
Il capogruppo del partito dei Viola
Uomini del partito dei Viola
La capogruppo del Movimento Donne Rosa
Donne del Movimento Donne Rosa
Il professore del Centro Ricerche Speciali
L'aiuto del professore
L'assistente del professore
Antonio - inserviente del Centro Ricerche
Due agenti segreti
Alcuni inebetiti
A T T O P R I M O
La scena rappresenta uno studio sobrio ma elegante, con mobili di pregio come si addice ad una persona di grado elevato. Nella parete di fondo vi l'armadio-libreria con le ante a vetri; da un lato vi un grosso mappamondo e dall'altro una bandiera azzurro-oro. In quella di sinistra una finestra con una ricca tenda; la restante parete costituita da un pannello a strisce invisibili che permette il passaggio di alcuni personaggi dentro e fuori la scena. In quella di destra la porta d'ingresso con a fianco, nella parete, un mobile bar. Al centro della stanza un massiccio tavolo-scrittoio con una poltrona e due poltroncine.
All'apertura del sipario la scena vuota. Entra la segretaria con espressione trasognata e riordina la scrivania. Da un angolo di questa prende poi in mano il ritratto del presidente, incorniciato in una sfarzosa cornice d'argento, e ammirandolo estasiata inizia a cantare.
SEGRETARIA - Pinuccio, Pinuccio amore mio
prendi il mio cuore palpitante
e forte forte a te stringimi
sar la tua donna, la tua amante
guardami, parlami, sorridimi
Pinuccio, ti supplico, amami!
Pinuccio, Pinuccio amore mio
quando ammiro il tuo viso
sento il cuore palpitare.
E' una vision di paradiso
che in alto mi fa volare
Pinuccio, ti supplico, amami!
Trova il pullover del presidente sulla spalliera della poltrona, lo toglie e si siede avvolgendosi voluttuosamente in quell'indumento. Tutto viene mimato come se il presidente l'abbracciasse veramente. Riprende a cantare.
Pinuccio, Pinuccio amore mio
riempi il mio corpo di carezze
e la bocca di baci ardenti
fammi provare tutte le ebrezze
guarisci e placa i miei tormenti!
Pinuccio, ti supplico, amami!
Pinuccio, Pinuccio amore mio
il tuo profumo inebriante
mi attrae e mi stordisce
ogn'ora e ogni istante
tutti i mali miei lenisce.
Pinuccio, ti supplico, amami!
Suona il telefono e la segretaria risponde.
SEGRETARIA - Pronto... S, buongiorno, sono la segretaria... Il presidente non ancora arrivato... dica pure a me... Conferma per oggi... S, va bene, va bene... Riferir... Buongiorno, professore... (Riattacca e ritorna l'atmosfera precedente. Parla tra s) Pinuccio... amore mio... tu hai tante cose importanti da pensare, ma pensa anche un pochino a me, alla tua Pinuccia. Lo so, tu non hai fiducia nelle donne, ma io sono diversa perch ti voglio bene, tanto bene... (Riprende a cantare)
Pinuccio, amore mio
ti debbo proprio dire
che sei bello, mi piaci
non mi far pi soffrire
riempimi di baci.
Pinuccio....
PRESIDENTE - (entra e si ferma un istante, poi con tono dolce) Buon giorno, presidentessa.
SEGRETARIA - Oh! (Si alza di scatto dalla poltrona e si porta a lato della scrivania) Mi scusi, presidente.
PRESIDENTE - Le piace stare seduta sulla mia poltrona, vero?
SEGRETARIA - Mi d tanto calore.
PRESIDENTE - (le si avvicina, le fa appoggiare il capo sulla sua spalla e le accarezza i capelli) Lei deve avere pazienza se le nostre strade ancora non convergono.
SEGRETARIA - (solleva il capo e quasi piangendo) Io l'amo presidente, io l'amo... (Scoppia in singhiozzi ed esce di corsa)
PRESIDENTE - Anche per oggi lo sfogo affettivo della mia segretaria terminato. Per fortuna una scena che si ripete una sola volta al giorno e, ho notato, soltanto di primo mattino. Forse il residuo degli inappagati desideri amorosi della notte che deve esternare. Povera ragazza, intelligente, brava, bella. Avrebbe dovuto innamorarsi di una persona che l'avesse potuta ricambiare, ma purtroppo l'amore cieco e lei si invaghita di me. Peccato che mi sia indifferente... Comunque mi conviene tenerla cos, a temperatura tiepida... per poter disporre di una segretaria fidata, docile, brava. Il che per uno della mia posizione significa molto. (Chiama la segretaria attraverso il citofono) Signorina, pu venire da me, per favore?
SEGRETARIA - (entra. Ha un'espressione serena) S, presidente.
PRESIDENTE - (alzando gli occhi dal giornale) Che c' in agenda oggi? Vediamo se stata cos brava da aver lasciato una discreta pausa per il nostro drink.
SEGRETARIA - Sembrava una mattinata tranquilla, ma arrivato il generale che ha preteso con insistenza di essere messo in lista addirittura per primo. A questo punto dipender da lei se riuscir a liquidarlo in fretta.
PRESIDENTE - Il generale? Che vorr ancora quel seccatore?
SEGRETARIA - Non lo so. Come gli consentito dal regolamento ha chiesto udienza senza specificarne l'oggetto.
PRESIDENTE - Perch non gli ha detto che ero occupato, che non desideravo vederlo, che mi ha seccato? Il motivo della sua visita lo conosco bene, viene a chiedere i soldi per il suo esercito. E' proprio come un bambino che gioca con i soldatini e ogni tanto chiede alla mamma qualche spicciolo per comprarne di nuovi.
SEGRETARIA - E lei lo accontenti. (Celiando) Non le fa tenerezza?
PRESIDENTE - Tenerezza... E' solo un uomo ridicolo. Sempre impettito e rigido, si sposta con movimenti meccanici, sembra un burattino mosso dai fili del burattinaio. Per fortuna ho scoperto il suo lato debole: vanitoso. Invece dei soldi gli conferisco una nuova onorificenza e lo faccio ugualmente contento. Con una medaglia ogni tanto posso fare affidamento sulla sua devozione e lealt.
SEGRETARIA - Poi c' il professore. Ha telefonato personalmente per confermare che verr questa mattina.
PRESIDENTE - Questa mattina? Spero che sia riuscita ad avere tutte quelle informazioni che le avevo chiesto sul suo conto. Devo assolutamente sapere come mi dovr comportare con lui!
SEGRETARIA - S, s... Sono riuscita a sapere tramite la sua assistente, mia amica, che ha un modo veramente strano di comportarsi con i suoi interlocutori. Pensi, mi ha detto che siccome convinto che la maggior parte della gente ha poco cervello, vede tutte le teste come fossero delle zucche e quindi obbliga tutte le persone che parlano con lui a portare un cappello: se ne sono sprovvisti, fa mettere loro uno qualsiasi (risolino) anche da donna! Per me proprio matto o si diverte a ridere alle spalle di quei poveretti che gli capitano a tiro. Non so per, se anche con lei oser comportarsi cos e se lei si prester al gioco.
PRESIDENTE - Accidenti! Se me lo avesse detto ieri avrei provveduto... (Si guarda intorno) E adesso?
SEGRETARIA - Non si preoccupi, le prester il mio cappellino. E' cos sobrio che non la render troppo ridicola.
PRESIDENTE - Fosse almeno Carnevale! Ma gliela far pagare.
SEGRETARIA - Se mi permette di esprimere un mio giudizio direi che potrebbe essere tutta una tattica per disorientare i suoi interlocutori perch ho saputo, sempre dalla sua assistente, che in genere alla fine della sceneggiata, offre le sue scoperte dietro compensi sostanziosi, sia in soldi che in onori.
PRESIDENTE - Ah! Va bene. Dunque, poi, quali sono gli altri impegni per la mattinata?
SEGRETARIA - C' la riunione con gli architetti per il progetto della costruzione del nuovo palazzo presidenziale.
PRESIDENTE - Ah, quella banda di incapaci! Sono senza fantasia, senza idee. Ci vuole qualcosa di grande!
SEGRETARIA - Eppure sono i migliori che abbiamo. Dicono che i fondi stanziati non permettono di pi.
PRESIDENTE - I migliori! Puah! Essi mascherano la loro incapacit con la scusa che i fondi stanziati non permettono di pi. Resta il fatto che non ce n' uno dei progetti che mi hanno sottoposto che valga la pena di prendere in considerazione. Carta straccia! Eppure avevo detto chiaramente che volevo un palazzo presidenziale monumentale e... inedito al tempo stesso... Qualcosa che esprimesse grandiosit, potenza... in uno stile avveniristico... Questo io volevo. Mi rimandi l'appuntamento a domani, non ho voglia di guastarmi la giornata. E faccia intendere loro che esprimo gi fin d'ora tutta la mia disapprovazione e che forse affider l'incarico del progetto ad uno straniero cos correranno a casa a spremersi le meningi. Ah, ah, voglio proprio divertirmi alle loro spalle, voglio tenerli sulla corda, vedremo se partoriranno qualcosa degno della mia persona!
SEGRETARIA - Va bene, ci penser io.
PRESIDENTE - Poi, c' altro?
SEGRETARIA - (guardando nell'agenda) E' invitato all'inaugurazione di quella mostra di prodotti artigianali.
PRESIDENTE - No, non ho tempo. Invii un bel telegramma. Se altri dovessero chiedere udienza per questa mattina dica che impossibile. Grazie signorina, pu andare.
La segretaria esce ed il presidente si mette a sfogliare i giornali.
PRESIDENTE - Io questi giornalisti li riduco sul lastrico. Ci sono solo cinque articoli che riguardano la mia persona. Io voglio...
SEGRETARIA - (attraverso il citofono) Signor presidente, c' sua madre.
PRESIDENTE - La faccia entrare, subito.
MADRE - (entra e con espressione affettuosa) Pinuccio, adorato Pinuccio.
PRESIDENTE - Mammetta, dolce mammetta.
MADRE - Pinuccio, adorato Pinuccio,
sole degli occhi miei
figlio di mamma bello.
Al mondo l'unico sei
che ha cuore e cervello
PRESIDENTE - Mammetta, dolce mammetta,
tu sei l'unica donna
che amo immensamente
che venero come Madonna
col cuore e con la mente
MADRE - Pinuccio, adorato Pinuccio,
oggi ti vedo imbronciato
di' alla tua mammina
o figlio, o figlio caro
che ti frulla nella testina?
PRESIDENTE - Mammetta, dolce mammetta,
non ti sembra un delitto
che il mio nome nei giornali
non sia stato scritto
a lettere cubitali?
MADRE - Pinuccio, adorato Pinuccio,
e via questi tormenti!
Immensa la tua fama
in tutti i continenti.
Ogni suddito ti ama.
PRESIDENTE - Il giornale la finestra della popolarit ed io voglio esservi sempre affacciato.
MADRE - Voglio, voglio... Fin da piccolo hai sempre voluto tutto. Non facevo in tempo a soddisfare un tuo desiderio che ne venivi fuori con un altro. La colpa stata mia perch ti ho viziato troppo. Vero, Pinuccio?
PRESIDENTE - Tu mi hai trasmesso il desiderio di salire in alto, sempre pi in alto. Ecco il motivo del mio "voglio". Ora sto per spiccare il salto decisivo per quello che considero il vero traguardo finale e tu mi devi aiutare.
MADRE - E dove vorresti arrivare, figlio mio, pi di presidente?
PRESIDENTE - Ti sembra che l'essere presidente di questo stato mi sia del tutto gratificante? Io voglio salire di pi, di pi!
MADRE - Ma come di pi?
PRESIDENTE - Di pi, mammetta. (Si alza in piedi e dopo una pausa, in atteggiamento solenne) Voglio diventare il padrone del mondo.
MADRE - Ma Pinuccio! Hai sempre voglia di scherzare.
PRESIDENTE - Mamma, non sto affatto scherzando. Io voglio diventare il padrone del mondo. (Le si avvicina e le circonda le spalle con le braccia)
MADRE - Ma Pinuccio! Ti rendi conto di ci che dici? Questa un'altra infatuazione assurda come quando ti eri intestardito di prenderti... quella donna in moglie.
PRESIDENTE - (distaccandosi da lei e mettendosi a passeggiare nervosamente) Sono stato ingannato da quel visino che ti rassomigliava tanto. Come potevo pensare che dentro era un covo di serpi!.
MADRE - Io te l'avevo sconsigliata, ma tu non mi hai voluto dare ascolto: "Mammetta proprio uguale a te, ha lo stesso tuo visino... La voglio sposare, la voglio sposare..."
PRESIDENTE - Sembrava una santarella e invece era una donnaccia. Chiss cosa pretendeva da me! Quando andata via sbattendo la porta di casa, sai cosa m'ha detto? "Impotente! Vai a dormire con la tua mammina!" Che sgualdrina! Io che ero abituato al tuo affetto, ad essere coccolato dalle tue mille attenzioni. Ha insozzato tutto, quella...
MADRE - Dobbiamo comunque darle atto che senza troppo chiasso se ne andata per sempre da te, da noi. Eppure se avesse saputo apprezzarti per la tua intelligenza, per la tua sensibilit... ma non pensiamoci pi. E' stata una stupida e una presuntuosa: credeva di poter strappare con la sua bellezza e quattro moine un figlio alla madre! Ha causato invece solo un trauma per tutti e lei ne uscita sconfitta. Ben le sta!
PRESIDENTE - Era destino che dovevamo restare cos, io e te, mammetta. (L'abbraccia ancora poi torna dietro alla scrivania) Ora ti chiedo di aiutarmi per realizzare quest'ultimo mio desiderio: diventare il padrone del mondo.
Il mio destino seguir
lo so, lo sento, sar realt.
Padrone del mondo diventer
e capo indiscusso dell'umanit.
Mammetta, vedrai tuo figlio
da tutti i popoli riverito
amato, temuto, venerato,
lodato, osannato, servito.
Mammetta, vedrai tuo figlio
delle terre il conquistatore
delle piante il signore
degli animali il padrone
e degli uomini l'imperatore.
MADRE - Pinuccio, adorato Pinuccio,
tu sogni ad occhi aperti
ti sembra credibile?
svegliati, non illuderti
con un progetto impossibile.
La tua una follia
un disegno campato in aria.
Ti consiglio di gettar via
quest'idea velleitaria.
(Allarmata) Ma ti rendi conto di quello che dici? Padrone del mondo?... Io non capisco cosa intendi dire, cosa intendi diventare... Un capo carismatico? Un leader? Con quali idee... e con quali mezzi? Eh, Pinuccio?... (Lo guarda in viso notando la sua espressione esaltata e dura al tempo stesso) Hai una espressione che mi fa paura. Tu quando vuoi una cosa non ti fermi di fronte a niente, ti prende come una sete, una follia.
PRESIDENTE - Mamma, io voglio diventare il padrone del mondo in senso assoluto, totale.
MADRE - Prova a ragionare: che differenza pensi che ci sia tra l'essere a capo di questa piccola comunit o di milioni o miliardi di uomini? L'ebrezza del comando sempre la stessa. Io ho paura per te, Pinuccio, perch quello che ti proponi di diventare, non attuabile e poi ti esporrebbe a mille pericoli. A te sembra tutto cos semplice mentre un'assurdit, un capriccio. Lascia stare questi pensieri strani, ritorna in te. Cerca di vivere una tua vita reale, non i tuoi sogni assurdi.
PRESIDENTE - (categorico) Mamma! Io dico sul serio!
MADRE - (ha un gesto di insofferenza) Pinuccio... Ma su, via! (E fa l'atto di andarsene)
PRESIDENTE - (la prende per un braccio e la rimette seduta) Mamma, siediti e ascoltami bene: Sono arrivato ad essere il presidente di questo paese. Una bella posizione certo, ma non mi sento pienamente realizzato. Conosco l'arte della politica e del governare e so utilizzare a seconda dei casi la diplomazia, l'autorit e perfino la spregiudicatezza se occorre. Conosco il modo di spostare i singoli uomini come pedine nella scacchiera dei posti di potere per disporre indirettamente di tutte le leve del comando ed il modo di assoggettare le masse anche con la forza di una dialettica roboante ed illusoria propagandata con gli opportuni mezzi d'informazione. Queste doti, con quell'arma infallibile che l'alimento 17, mi permetteranno di realizzare il mio sogno: diventare il padrone del mondo. (Pi conciliante) Devi sapere che se finora i tentativi per realizzare questa meta sono sempre falliti perch stato usato cocciutamente il mezzo sbagliato: la forza delle armi. Io dovr solo convincere il professore di portare a termine gli studi per la produzione dell'alimento 17. Mi vestir da buffone se lo pretender, lo coprir d'oro, gli elargir onori. Il resto verr da s.
MADRE - (allarmata) Chi questo professore? E che cos' l'alimento 17?
PRESIDENTE - Sono l'uomo ed il mezzo che mi permetteranno di realizzare il mio sogno.
MADRE - (dubbiosa) E... si tratta di un'arma potente?
PRESIDENTE - No, ti ho gi detto che non user la forza delle armi.
MADRE - (sospira) Se vorrai davvero tentare questa impresa e conoscendoti, so che niente e nessuno ti potr fermare, devi promettermi almeno che userai solo mezzi legali e pi che leciti e che non ci sar il minimo spargimento di sangue. Prometti?
PRESIDENTE - S s, stai tranquilla, te lo prometto. E ora ti voglio dare un'altra bellissima notizia: andremo ad abitare in un nuovo palazzo pi grande, pi bello, degno di noi!
(Estasiato) Mammetta, dolce mammetta,
una reggia mi costruir
nulla al mondo l'eguaglier
alta e imponente la vorr
tutto il mondo incanter.
Avr la cupola tutta d'or
che splendente abbaglier.
Ogni uomo con stupor
a bocca aperta rester.
Siederemo felici
io in un trono tutto d'oro
tu in un altro tutto d'argento
ed il popolo tutto in coro
ci accclamer ogni momento.
Un mare di folla e di bandiere
festante accorrer in nostro onore
candide colombe voleranno leggere
la piazza splender d'ogni colore.
Senti? (Si sente con effetto sonoro il rumore di una folla plaudente)
Mammetta, dolce mammetta, ascoltami:
e lass, e lass in alto
sotto la cupola fulgente
un fascio di luce splendente
dar gran risalto
a te e al figlio tuo presidente.
Sar raggiante
di luce accecante
sar onnipotente
un Dio regnante!
MADRE - (scherzando, come rivolgendosi a un bambino) Che bella favola!
PRESIDENTE - Non sar una favola. Io gi vedo noi due seduti lass sui nostri troni. Io in quello d'oro e tu in quello d'argento.
MADRE - Il mio trono non mi servir; io sar diventata vecchia o forse sar gi morta. Anche per te allora saranno passati gli anni pi belli e forse vorresti una cosa che non potrai pi avere: una vita da vivere. Dammi ascolto, vivi la tua vita vicino a tua madre e sii felice accontentandoti di essere gi padrone di questo lembo di terra.
PRESIDENTE - Questa la sapienza dei deboli, dei rassegnati. Io sono forte e vedrai che raggiunger quello che considero il mio vero traguardo finale.
MADRE - (seria) Se questa la tua volont, io come madre, ti sar sempre vicina sia nel bene che nel male. Ma promettimi ancora che non farai stragi o crimini contro l'umanit. Me lo prometti, figlio mio?
PRESIDENTE - Te lo prometto. (Bacia la madre) Grazie, mammetta.
Ora ascolta il discorso che far domani alla comunit per l'anniversario della mia elezione e dimmi se pu andare bene. Lo sai che sei la mia consigliera infallibile.
MADRE - Non hai bisogno di nessuna consigliera, bambino mio, sei cos bravo. Comunque ti ascolto volentieri. (Lo guarda con adorazione)
PRESIDENTE - (legge) In questa solenne ricorrenza proclamiamo che il fine della nostra attivit di governo quello di far raggiungere al popolo la piena felicit. Tutte le classi saranno adeguatamente coordinate ed integrate affinch il loro contributo non sia la semplice somma dei relativi apporti, ma...
Si sente in lontananza una marcetta militare che accompagna un coro di soldati che si avvicina. La segretaria entra annunciando l'arrivo del generale.
PRESIDENTE - Va bene, quando arriva lo faccia accomodare. (Si avvicina alla finestra spiando attraverso la tenda) Accidenti, si mobilitato mezzo esercito!
CORO DEI SOLDATI -
Uno due, un due, passo!
marciam marciam
o prodi e bei sold.
Un due, un due, passo!
marciam marciam
per valli e per citt.
Un due, un due, passo!
marciam marciam
ed ovunque noi vinciam.
Un due, un due, passo!
marciam marciam
ed i nemici sbaragliam.
Un due, un due, passo!
marciam marciam
ed il mondo conquistiam.
Un due, un due, passo!
marciam marciam
con il nostro general.
Al cessare del coro si apre la porta e la segretaria introduce il generale con il picchetto d'onore che si dispone davanti alla parete a pannelli mentre il generale si porta davanti al presidente, si irrigidisce sull'attenti e fa un saluto marziale sbattendo i tacchi.
GENERALE - Signor presidente...
PRESIDENTE - Prego, riposo.
(Alla madre) Mamma, ci vediamo pi tardi. Ora se non ti dispiace devo parlare con il generale.
MADRE - S, figlio. Arrivederla, signor generale.
Il generale le bacia la mano e poi la saluta militarmente. La madre esce dopo aver salutato affettuosamente il figlio.
PRESIDENTE - (al generale, con aria seccata) Si accomodi e mi dica.
GENERALE - (si porta davanti alla scrivania rimanendo per in piedi) Signor presidente, volevo farle presente la insufficienza numerica e la scadente qualit del nostro armamento. (Porge alcuni fogli al presidente) Ecco l'inventario con la situazione attuale e le richieste di adeguamento tecnico per raggiungere un minimo di efficienza operativa.
PRESIDENTE - Le ristrettezze di bilancio, caro generale, non ci hanno permesso di assegnare alla difesa i necessari stanziamenti.
GENERALE - Ho saputo che gli stanziamenti sono stati totalmente tagliati. E' una cosa inammissibile!
PRESIDENTE - C'erano alcune priorit, generale, lei mi capisce...
GENERALE - La prima priorit, signor presidente, la difesa! Sappia che questo stato di cose ha fatto crollare il morale delle truppe.
PRESIDENTE - Lo alzi, generale. Non vorr farmi credere che uno come lei non sia in grado di tenere alto il morale dei suoi soldati.
GENERALE - Beh... Affiorano nei nostri soldati segni di disaffezione e addirittura di menefreghismo.
PRESIDENTE - Le posso suggerire un rimedio che noi politici usiamo con successo in molte occasioni? Inventi una festa in onore di qualcuno o di qualcosa ed in quella occasione distribuisca medaglie e attestati a tutti.
GENERALE - Beh, potrebbe essere un buon sistema. Che ne dice di medaglie grandi in proporzione al grado?
PRESIDENTE - No, semplifichi. Faccia coniare medaglie tutte uguali e ne dia una a testa per evitare disparit che potrebbero creare malumori. Oppure faccia una cosa pi semplice e dall'effetto sicuro: nomini tutti generali.
GENERALE - Tutti generali? Lei vuole scherzare, suppongo. Perch se anche i soldati diventassero generali che esercito ne verrebbe fuori? Io, poi, che grado dovrei assumere?
PRESIDENTE - Lei non ha bisogno di incentivi perch il suo morale abbastanza alto. Non vero?
GENERALE - Certo, io non perdo la mia forza d'animo nemmeno di fronte ad eventi gravissimi anzi, sono proprio le difficolt che rinforzano ed elevano il mio morale.
PRESIDENTE - E' quello che le dicevo poc'anzi. Lei ha il morale altissimo e quindi non ha bisogno di nessuna promozione. Rimanga generale.
GENERALE - Beh... vedr di far leva sullo spirito di corpo, sul patriottismo.
PRESIDENTE - Bravo generale!
GENERALE - Comunque, signor presidente, sappia che bisogna provvedere subito al potenziamento del nostro esercito perch attualmente non in grado di difendere il paese.
PRESIDENTE - (ironico) Senta, generale: che ne direbbe di creare un corpo di bellissime soldatesse?
GENERALE - Un corpo di soldatesse?
PRESIDENTE - S, di soldatesse, ma... bellissime!!
Un'armata di tettone
un esercito di gonnelle
uno stormo di ragazzone
con le gambe nude e snelle.
Son sicuro e glielo dico
che da sole riusciranno
a fermare ogni nemico
evitando ogni malanno
(I soldati, intanto, scompaiono dietro il pannello e dall'altra parte escono altrettante soldatesse che mimano con mosse adeguate la canzone cantata dal presidente)
Con un colpo di... (mimica muovendo il bacino)
fatto fuori un brigadiere
con un bel colpo di petto
un tenente di picchetto
co' 'na mossa ben studiata
fatta fuori una brigata
con i seni provocanti
annientati mille fanti
con lo sguardo maliardo
messo gi pi d'un codardo
e tirando su la gonna
annientata una colonna!
Col profumo conturbante
asfissiato pi d'un fante
e mostrando bene le tette
fatti fuori centosette.
Il nemico disarmato
ad abbracciare correr
le belle donne soldato
e la guerra si vincer.
Il presidente e le soldatesse cantano in coro marciando, mentre il generale si asciuga il sudore, sbalordito.
Un'armata di tettone
un esercito di gonnelle
uno stormo di ragazzone
con le gambe nude e snelle
son sicuro e glielo dico
che da sole riusciranno
a fermare ogni nemico
evitando ogni malanno.
GENERALE - Per carit! La costituzione di un simile corpo segnerebbe la nostra fine, signor presidente. Se un potenziale nemico venisse a sapere che a contrastarlo fosse un esercito di belle ragazze, ci attaccherebbe anche domani, se non oggi stesso.
PRESIDENTE - Eviteremo cos la conquista e la spoliazione del nostro paese, anche se non potremo evitare la conquista e la spoliazione delle nostre avvenenti soldatesse.
Generale, lei gode della nostra pi completa fiducia. Continui a fare il suo dovere come lo ha sempre fatto ed il paese, riconoscente, conier per lei una nuova grande medaglia che le verr solennemente consegnata alla prossima festa delle forze armate.
GENERALE - Grazie, signor presidente. (Sbatte i tacchi) Cercher di essere degno con tutte le forze di questa nuova medaglia. Mi permetto comunque di insistere sulla richiesta di un potenziamento dell'esercito.
PRESIDENTE - Generale, la sua preoccupazione anche la nostra. (Prendendo l'inventario) Esaminer la sua relazione e cercher di porvi i dovuti rimedi. Arrivederci generale.
GENERALE - Grazie, signor presidente. Sempre ai suoi ordini.
Intanto le soldatesse ritornano dietro il pannello e dall'altra parte vengono fuori i soldati che si incolonnano ed escono insieme al generale cantando la stessa canzone che cantavano quando sono entrati..
GENERALE - Att... tenti! Avanti, march! Un due, passo! (Escono e riprendono fuori scena a cantare la marcetta che si ode allontanarsi piano piano)
PRESIDENTE - (ridacchia) Sapevo che facendo leva sulla sua vanit l'avrei fatto contento e cos stato. Se sapesse che sono stato io che ho tagliato tutti i finanziamenti per l'esercito mi prenderebbe a cannonate. Ah, ah! Ma poverino, cos ingenuo da non capire l'evolversi delle cose: ritiene ancora che siano le armi a difendere uno stato. (Straccia l'inventario del generale e lo getta nel cestino) I soldi che avrebbero dovuto servire per l'esercito, caro generale, li dar tutti al professore per far portare a termine i piani di produzione dell'alimento 17. Quella sar l'arma che mi permetter, non di difendere il paese, ma di conquistare il mondo. (Ride sarcasticamente) Sar un'arma che compir il suo effetto senza stragi, senza sangue, senza rovine. Ah, ah... (Ride ancora)
La segretaria attraverso il citofono annuncia il professore.
PRESIDENTE - (all'apparecchio) Lo faccia entrare subito.
Il professore entra accennando goffamente un saluto.
PRESIDENTE - (indicando la poltroncina) Prego, s'accomodi.
Il professore si mette una mano davanti agli occhi e si siede di fianco, quasi voltando le spalle al presidente.
PRESIDENTE - Le dispiacerebbe, professore, di girarsi? La sua nuca bella, ma...
PROFESSORE - E' la sua invece che brutta. Non posso soffrire la vista della sua testa, mi sembra una zucca! Se la copra se vuole che mi giri.
PRESIDENTE - Che cosa? (ricordandosi) Ah, ehm... s, s.
PROFESSORE - Si metta un cappello, un copricapo, una qualsiasi cosa su quella ridicola zucca!
PRESIDENTE - (parla attraverso il citofono) Signorina, mi scusi, ho bisogno di un cappello, veda di procurarmelo...S, me lo porti.
SEGRETARIA - (entra con in mano un cappellino da donna) Ho questo, signor presidente. Non so, pu andare bene?
PRESIDENTE - (si mette il cappello) Come sto?
SEGRETARIA - Benissimo! (Soffoca una risata)
PRESIDENTE - Grazie signorina, pu andare. (La segretaria esce) Ora, professore, pu girarsi. Ho coperto la zucca.
PROFESSORE - Oh...oh... (ride) E' veramente ridicolo. Se si potesse vedere. Ih, ih, ih!
PRESIDENTE - Io non mi vedo pertanto non mi disturba. Se non si sente ancora a suo agio, non so, mi debbo mettere i guanti?
PROFESSORE - Perch i guanti? Ha qualcosa da rimproverare alle sue mani?
PRESIDENTE - Cos, facevo per dire. Posso allora entrare in argomento?
PROFESSORE - Finalmente!
PRESIDENTE - Lei professore, deve riprendere gli studi per portare a termine i piani di produzione dell'alimento 17.
PR0FESSORE - No, impossibile. Ho accantonato il progetto 17 per motivi che ritengo tuttora validi.
PRESIDENTE - La comunit di cui sono presidente, per la propria sopravvivenza, ha bisogno dell'alimento 17. I suoi studi, le sue intuizioni, la sua genialit, che hanno contribuito tante volte al progresso dell'umanit, questa volta risplenderanno della luce della storia perch permetteranno agli uomini di vincere i mali di sempre.
PROFESSORE - (battendo ironicamente le mani) Bravo! (Con tono sprezzante) Parolaio inconcludente, bocca generatrice di suoni disarticolati se non nella melodia della retorica. Se pensa di farmi cambiare idea con simili discorsi, si sbaglia. Pertanto me ne vado. (Fa l'atto di alzarsi)
PRESIDENTE - Si segga, prego. La possibilit che questa comunit sopravviva nelle sue mani. Se ha il coraggio di andare vada pure, ma il suo nome verr esecrato per l'eternit.
PROFESSORE - Come mai la comunit ridotta in questo stato di miseria? Di chi la colpa, secondo lei?
PRESIDENTE - Della carestia, del ristagno economico, della...
PROFESSORE - La colpa soltanto del popolo! S, del popolo che ha dato fiducia a voi parolai e venditori di fumo, capaci soltanto di illuderlo con le vostre chimere, mentre ha relegato gli uomini di scienza in un cantuccio solo perch mettevamo la gente di fronte ai problemi reali. Siamo stati addirittura considerati dei pazzi perch leggendo e meditando sui libri infallibili del sapere cercavamo di mettere in guardia dai pericoli che voi, improvvisati nocchieri, non eravate in grado di evitare, indirizzando anzi la prua proprio su quelli. Ora che la nave, cozzando contro la dura realt, sta naufragando, lei supplica noi di salvare proprio quelli che per la loro inettitudine meriterebbero di colare a picco negli abissi!
PRESIDENTE - (si toglie il cappello per detergersi il sudore) S, s. Ha perfettamente ragione.
PROFESSORE - (con stizza) Si rimetta il cappello, che vuole contaminarmi?
PRESIDENTE - (rimettendosi il cappello) Mi scusi, professore. Se vuole, oltre al cappello, sono pronto a mettermi i tacchi a spillo, una maschera, a vestirmi da buffone, a sopportare qualsiasi ingiuria, ma lei deve portare a termine i piani dell'alimento 17.
PROFESSORE - Ah, sarebbe disposto a questo? A fare il buffone? Come, lei, il Presidente? Ah, Ah! Capisco che i piani del progetto 17 le interessano molto ed in fondo passare da buffone di fronte ad un solo uomo un prezzo pi che accettabile, ma sarebbe disposto ad affacciarsi domani da quella finestra durante la cerimonia ufficiale con quel cappellino da donna?
PRESIDENTE - (dopo una pausa di riflessione) S, lo farei.
PROFESSORE - Va bene, va bene. Il cappello che le ho fatto mettere mi servito per capire se lei era disposto a tutto pur di ottenere il suo scopo. Ora se lo pu togliere.
PRESIDENTE - (si toglie il cappello e dopo un sospiro) Ora che ci siamo finalmente chiariti porter a termine il progetto 17?
PROFESSORE - No!
PRESIDENTE - (con tono duro) Non le conviene mettersi in contrasto con il potere, ci pensi bene. Lei sta lavorando attualmente ai progetti 70 e 71 e sa benissimo che tali progetti non - servono - a - niente -. Le sono stati commissionati, su mia proposta, e le vengono pagati profumatamente in quanto considerato uno dei nostri. Se si ostinasse ancora nel suo rifiuto... mi capisce...
PROFESSORE - (sarcastico) Che cos', un ricatto?
PRESIDENTE - Assolutamente! E' un modo come un altro per dire che dobbiamo vicendevolmente aiutarci. A questo punto voglio essere anche pi chiaro: sono disposto a darle tutta la cifra che lei vorr chiedermi, non una lira in meno. Le va bene?
PROFESSORE - Lei, quando vuole, sa essere pi concreto di un matematico. Comunque non un problema di prezzo.
PRESIDENTE - E di cosa, allora?
PROFESSORE - (sospira, poi, con tono sofferto) Ma si rende conto di cosa mi chiede? Il progetto dell'alimento 17 venne accantonato, come ben lei sa, perch le scimmie appena alimentate con esso avevano dato segni di appannamento dei loro istinti salvo quelli fondamentali. E se anche nell'uomo provocasse la morte di alcune cellule del cervello o la loro disattivazione? Non le sembra fondato il motivo del mio rifiuto?
PRESIDENTE - Un "certo appannamento" lei dice? Le sembra sul serio un fatto talmente grave da farne un caso di coscienza?
PROFESSORE - Quando l'uomo perde anche solo in parte le sue facolt intellettive e vive di soli istinti, scende nel gradino inferiore degli esseri viventi, quello degli animali.
PRESIDENTE - Via, non drammatizziamo. Lei ha sempre sostenuto che si trattava di una perdita parziale delle facolt intellettive. Ma i vantaggi, caro professore? Il ciclo di riproduzione dell'alimento talmente rapido che basteranno 100 ettari di terreno per produrre il fabbisogno alimentare di una comunit di 100.000 persone. Assenza assoluta di ogni forma di inquinamento e soprattutto vi sar in eterno cibo a volont senza pi lavoro in quanto la riproduzione automatica. Se perdiamo... (Un colpettino di tosse) Se perdono qualche cellula del cervello, pazienza. E' una perdita ampiamente ricompensata.
PROFESSORE - Perch ha corretto "se perdiamo" con "se perdono"?
PRESIDENTE - Le non si offender se le dico che come scienziato ha una visione troppo limitata delle cose. Deve dare atto a noi, responsabili della cosa pubblica, del possesso di una visione panoramica e lungimirante dei problemi. Se tutti perdessimo un po' del nostro cervello chi rimarrebbe a fare da guida? Se invece io, lei ed i rappresentanti dei settori chiave rimanessimo in possesso di tutte le facolt mentali, potremmo responsabilmente guidare le masse. Per noi baster un piccolo appezzamento di terreno sul quale coltivare quegli elementi tradizionali che serviranno per alimentarci. Capisce che non sono un irresponsabile?
PROFESSORE - (frastornato) In poche parole lei cerca di convincermi che anche la peggiore scoperta se bene applicata cosa ben fatta.
PRESIDENTE - La sua non una "peggiore scoperta". E' il risultato di studi che portano al progresso di un popolo e quindi altamente meritevole. Si preoccupa per alcuni risvolti negativi? Lei avr solo il grande merito scientifico. Noi, e solo noi, saremo i veri responsabili dell'uso buono o cattivo che se ne far.
PROFESSORE - lei dice anche qualcosa di giusto, ma se permette vorrei rifletterci su.
PRESIDENTE - Riflettiamo insieme, in due potremo approfondire meglio il problema e arrivare prima alla conclusione. Per far luce sul suo dubbio, analizziamo cosa succederebbe in una ipotetica societ in cui gli uomini avessero attutite alcune facolt mentali; sarebbero senza dubbio ridotti per primi gli istinti negativi propri dell'uomo come l'odio, l'invidia, la sopraffazione. Verrebbero di contro ad essere esaltati quelli essenziali per la sopravvivenza e la procreazione finalizzati alla continuit della specie. Avendo inoltre cibo a sufficienza, gli uomini perderebbero la naturale carica aggressiva e sarebbero pi docili, pi tranquilli ed alla fin fine pi felici. Vagherebbero in ozio sui verdi prati, nella quiete della campagna, nel fresco dei boschi. Una volta stanchi si sdraierebbero poi al sole a ritemprare le membra. Le sembra proprio un quadro catastrofico tutto questo? quasi quasi sono tentato anch'io di perdere un po' del mio cervello! Lei che ne dice, professore?
PROFESSORE - Oggi l'uomo non ha pi questa carica aggressiva per procurarsi il cibo perch, seppure con fatica, ha di che nutrirsi.
PRESIDENTE - Ma quell'istinto di conservazione insito nell'uomo fin dalla sua comparsa sulla terra che lo rendeva aggressivo e violento, gli rimasto pressoch intatto fino ai nostri giorni sopravvivendo alla civilizzazione e alle leggi e si manifesta con azioni socialmente dirompenti sia da parte dei singoli che di gruppi spinti dal miraggio del potere, del possesso e del prestigio. Ecco l'opportunit di addormentare un po' quel pericoloso istinto atavico.
PROFESSORE - Ma non sarebbe pi giusto correggere gli effetti negativi dell'istinto con la ragione e non distruggere anche il buono per eliminare il cattivo?
PRESIDENTE - Le sembra cos facile? La violenza cos radicata nell'uomo da resistere ad ogni sano principio morale, etico, sociale... Se sapesse quante energie spendiamo in tal senso! Cerchiamo di prevenire questa violenza con la forza e la paura delle leggi, con la pressione dei mezzi di informazione, con i tab, ma il sistema che ha dato finora i migliori risultati lo scarico controllato di essa attraverso diversivi dell'opinione pubblica come i movimenti ideologici, gli avvenimenti sportivi, le campagne di opinioni e soprattutto amplificando i fatti e fatterelli che toccano la sfera dei sentimenti. Le industrie ci aiutano nell'opera di smorzamento di questa carica aggressiva creando in continuazione nuovi prodotti e nuovi bisogni che costringono gli uomini ad un affannoso inseguimento di tali feticci del benessere distogliendo i loro cervelli da altre scelte. Anche la scuola ha un compito importante in questo campo: imbrigliare i cervelli pi pericolosi, che sono quelli dei giovani, con un lavoro mentale che essi accettano perch ritengono si tratti di autentico sapere e che invece purtroppo, spesso, fine a se stesso. Ma ogni tanto qualche cervello sfugge superando tutte le reti imbriglianti e protettive. Se si tratta di pochi, riusciamo a neutralizzarli con metodi pi o meno "persuasivi". Se si tratta di molti si hanno movimenti che dietro ad ideologie perverse portano allo scoppio di moti violenti ed in ultimo alle guerre.
Se con l'alimento 17 possiamo raffreddare questa pericolosa carica esplosiva, come fa a sentirsi in colpa? Dovrebbe considerarsi, come il monumento che le faremo attester, il pi grande benefattore dell'umanit.
PROFESSORE - Quello che a me sembra un delitto contro il genere umano, per lei, se ho ben capito, costituisce addirittura un bene. Lei vorrebbe quindi che la gente perdesse singolarmente e collettivamente la facolt di pensare e diventasse un innocuo gregge di pecore. Vorrebbe anche che perdesse la facolt della parola e comunicasse belando?
PRESIDENTE - Non esageriamo, professore. Se la perdita di qualche cellula del cervello il prezzo che la gente deve pagare per raggiungere uno stato di quiete o addirittura la felicit oltre che per disporre di cibo abbondante, acquisito senza lavoro, si tratta di un prezzo irrisorio anche perch indolore.
PROFESSORE - Io non mi sento di assumere questa responsabilit.
PRESIDENTE - Certo, professore, non gliela chiediamo. Nominer una apposita commissione che emetter un parere motivato circa gli effetti della somministrazione dell'alimento 17 sotto l'aspetto morale, sociale, etico, ecc. Dopodich la responsabilit della decisione finale sar soltanto nostra. E lei avr soldi, tanti soldi.
PROFESSORE - Non un problema di soldi.
PRESIDENTE - Capisco. Ha ragione. Lei vuole la gloria, vero? Ed io le dar la gloria. Venga... (conduce il professore alla finestra e gli indica la piazza) Le far innalzare un monumento l, al centro della piazza principale. La gente alzer gli occhi con espressione grata, benedicendola. I posteri vedranno scolpito nel marmo l'uomo che con la sua scoperta ha permesso la sopravvivenza della nostra comunit. Capisce che cosa le sto offrendo? L'immortalit!!
PROFESSORE - No, no, non merito tanto. Lei, lei, vuole far leva...
PRESIDENTE - Sul suo senso di responsabilit, professore. E allora mi promette di portare a termine i piani di quell'alimento? Professore, lei merita anche di pi. Sa cosa le dico? Appogger con tutte le mie forze la sua candidatura al... (Lo guarda sottecchi) Indovini! Al pi ambito premio mondiale: l'UNIVERSAL ! S, glielo assicuro. Io ho la possibilit di farle ottenere l'UNIVERSAL per la chimica! Capisce?
PROFESSORE - Presidente...
PRESIDENTE - Niente, non mi dica niente. Lei si merita tutto questo. Ora avr subito i soldi. Il monumento e la designazione all'UNIVERSAL appena mi consegner i piani dell'alimento 17.
Va bene? Professore chiarissimo,
io le dar la fama, gloria e onori.
PROFESSORE - E va bene, presidentissimo, issimo, issimo
m'inondi pure dei suoi favori
ne sar lietissimo.
PRESIDENTE - Professore sccellentissimo,
io la coprir di soldi e di ori.
PROFESSORE - Presidentissimo, issimo, issimo
mi copra, mi copra di soldi e di ori
ne sar felicissimo.
PRESIDENTE - Professore pregiatissimo,
un monumento le innalzer l fuori.
PRESIDENTE - Presidentissimo, issimo, issimo
mi innalzi pure un monumento l fuori
ne sar onoratissimo.
Il presidente chiama con il citofono la segretaria.
SEGRETARIA - (entra) S, signor presidente.
PRESIDENTE - Signorina, accompagni il professore e gli faccia consegnare dall'ufficio competente un mandato di riscossione in bianco. In bianco, ha capito? Il suo cappello, signorina. Grazie.
(Al professore) Le auguro fin d'ora buon lavoro, professore. Arrivederla.
Il professore e la segretaria escono.
PRESIDENTE - (con un sospiro di sollievo) Un osso duro questo professore, comunque fatta.
Ora devo studiare bene il modo di incastrare i signori del "no" ovverosia i capi dell'opposizione. Io li chiamo i signori del "no" perch si oppongono testardamente a tutte le proposte di legge presentate dalla maggioranza. Questa volta, se il mio intuito non mi tradisce, voglio barare con loro. Chiss che non ci cadano? (Chiama la segretaria attraverso il citofono)
SEGRETARIA - (entra) Dica, signor presidente.
PRESIDENTE - Ho bisogno del capogruppo dei Viola e della capogruppo delle Rosa. Me li pu rintracciare?
SEGRETARIA - Li vuole subito?
PRESIDENTE - S, ho urgente bisogno di parlare con entrambi.
SEGRETARIA - Il capogruppo dei Viola in commissione agricoltura nella sala delle riunioni e quella delle Rosa in commissione problemi sociali, di sotto. Li debbo proprio far chiamare?
PRESIDENTE - S, le ho gi detto e li faccia entrare immediatamente. (La segretaria esce)
(Con tono seccato) Dover rendere conto di tutto all'opposizione. Andando avanti di questo passo l'opposizione di fatto maggioranza perch senza il suo consenso non si va pi nemmeno al bagno! Ma se il mio piano dovesse andare in porto, gliene faccio fare una scorpacciata dell'alimento 17 fintanto che il loro cervello non si sar ridotto ad una capocchia di spillo. Arroganti, presuntuosi...
SEGRETARIA - (attraverso il citofono) Presidente, c' il capogruppo dei Viola ed alcuni del suo gruppo.
PRESIDENTE - Li faccia accomodare subito.
Entrano il capogruppo ed alcuni suoi uomini tutti vestiti di un bel viola brillante. Il capogruppo si distingue per alcuni particolari del vestito.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (accigliato) A che cosa debbo questa urgente convocazione? Non sar mica uno dei soliti trucchetti della maggioranza per far passare in commissione quella scandalosa leggina sulle zucche?
PRESIDENTE - No, si tranquillizzi, la congedo subito. Volevo solo sottoporle una proposta di legge di particolare importanza che merita il suo parere prima che la formalizzi per l'approvazione.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (ironico) Da quando si scoperta questa vocazione democratica?
PRESIDENTE - Cosa c' di tanto importante in commissione agricoltura che la tiene cos sulle spine?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Una proposta della maggioranza che grida vendetta in quanto offende certi principi diventati un patrimonio comune. Per innalzare il prestigio della nostra agricoltura nel mondo, si vuole divulgare con gretto orgoglio nazionalistico la notizia che, attraverso una serie di innesti, siamo riusciti ad ottenere la zucca pi grossa. Diremo "no" con tutte le nostre forze ad una simile proposta perch mentre nel mondo si tende ad ottenere zucche tutte uguali anche attraverso la clonazione, noi ci vantiamo di aver ottenuto la zucca pi grossa. In questo modo ammettiamo implicitamente che nel nostro paese ci sono anche zucche piccole se non piccolissime. Zucche grosse e zucche piccole non sono pi ammesse al giorno d'oggi, sono retaggio di un passato ormai sepolto per sempre. Ecco perch ci opponiamo in modo duro, deciso, inflessibile, totale!
E' incredibile, inammissibile
che disdetta, che vergogna
La notizia cos terribile
che ci mette tutti alla gogna.
Si prodotta nei nostri campi
una zuccona grossa cos
oddio, mi vengono i crampi,
per loffesa alle piccole cos!
II VIOLA - Altro che orgoglio nazionale!
E un attentato alla parit
un errore madornale
una tremenda calamit.
III VIOLA - Dopo che abbiam tanto lottato
per unequilibrata societ
le zucche grosse da primato
sono un segno di disparit!
IV VIOLA - Via via da questo mondo
la vera causa di tutti i mali
il precipizio nero e profondo
che son le zucche disuguali.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA ED I SUOI UOMINI IN CORO - Pareggiare, livellare,
ecco ci che dobbiam fare.
E arrivata la soluzione
attraverso la CLONAZIONE!
Prenderem luomo pi bello
e lo faremo diventar modello
per clonare tali e quali
uomini a lui tutti uguali
Non pi bianchi, non pi neri
non pi popoli stranieri
non pi secchi, non pi grassi
non pi alti, non pi bassi.
Tutti uguali, tutti belli
stesso corpo, stessi capelli
stessa taglia, stesse braccia
stesse gambe, stessa faccia.
Clonazione! Clonazione!
Che magnifica invenzione
un prodigio di somiglianza
un miracolo duguaglianza!
PRESIDENTE - (al capogrppo dei viola) Senta, all'interno delle zucche grosse vi lo stesso numero di semi che in quelle piccole?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (colto impreparato) Beh, di questo veramente non sono informato.
PRESIDENTE - Mi meraviglio che uno come lei si limiti ad analizzare i problemi in modo cos superficiale.
SEGRETARIA - (attraverso il citofono) Presidente, c' la capogruppo delle Rosa con alcune del suo gruppo.
PRESIDENTE - Le faccia accomodare subito.
entrano la capogruppo delle Rosa e alcune donne vestite di un bel rosa fucsia. Una delle donne Rosa bruttina..
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - (rossa in viso) Buongiorno. Cosa si complotta qui in "camera caritatis"?
PRESIDENTE - La vedo accaldata, signorina, forse la temperatura del locale ove riunita la commissione per i problemi sociali eccessiva?
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - La temperatura tale che il locale arroventato. Come fa lei, capo di una giunta di imbecilli, a permettere la discussione di una legge che dovrebbe ormai essere sepolta nel pi profondo cassetto di un archivio storico? La maggioranza vuole mantenere in vita un privilegio medievale maschilista con il quale si permette all'uomo, che vuole sposarsi, la facolt di scegliersi liberamente la propria donna. Noi ci opponiamo in maniera costruttiva facendo una controproposta: gli uomini che vorranno prendere moglie dovranno farne domanda ad un apposito ufficio il quale provveder con giudizio insindacabile ad assegnar loro la compagna. Per ragioni di giustizia anche le donne che vorranno prendere marito dovranno inoltrare domanda a questo ufficio che assegner loro il compagno.
Che parapiglia in commissione
fra urla e grida ci si dibatte
in una grande confusione
c' chi strepita e c' chi sbatte
per quella legge proprio indecente
della sua gretta maggioranza
che tutti scelgano liberamente
senza pi freni, senza creanza
il proprio uomo, la propria donna
per far su casa, per far famiglia.
Zuffa di maschio, zuffa di gonna
Dio ce ne scampi che parapiglia!
Se non ci crede, vada a vedere
tutti reclamano, tutti consigliano
ognuno grida il proprio parere
a questo punto poi... si accapigliano
Gli uomini vogliono per propria sposa
la donna giovane, bella e formosa
e cos dicasi anche di quelle
che non ambiscono restar zitelle
ma che pretendono, e non a caso
l'uomo coi muscoli, il fusto, il 'macho'
II ROSA - E' da finirla che i nostri destini
siano schiavi di questa usanza
da cavernicoli, da babbuini
che offende, s, ogni buona creanza.
Vogliam che i belli ed i bruttini
sian suddivisi con equit
fra tutti i quanti i cittadini.
Questa soltanto sar civilt!
III ROSA - (quella bruttina)
Cos che l'uomo che vuole moglie
o la ragazza che vuol marito
lascin da parte le proprie voglie
ed il desiderio di un buon partito.
Domanda facciano al dipartimento,
con allegata una marca da bollo,
che assegner in un momento
in base al numero di protocollo
mogli e mariti; cos che tutti
sian soddisfatti, i belli e i brutti!
PRESIDENTE - Umh... scusate tanto se mi intrometto
stavo pensando al caso terribile
che pu capitare ad un poveretto
cui fosse data una moglie orribile.
Potrebbe restituirla al dipartimento
come merce indesiderata
ed attivare un procedimento
affinch gli venga al pi presto cambiata?
CAPOGRUPPO DELLE ROSA E LE SUE DONNE IN CORO -
Ormai ora proprio di smettere
con queste vecchie corbellerie:
la donna bella, la donna brutta,
la donna libera, la donna casta...
Son tutte storie, son dicerie,
Siam donne, donne, donne e... basta!
Ognuna ha un fascino particolare
un dolce sguardo, un bel sorriso,
un modo sexy di camminare,
la voce calda, un neo sul viso.
Perci affermiamo con forza tutta
che non pu esistere distinzione
tra donna bella e donna brutta
senza cadere in contraddizione.
Son tutte belle le donne. Belle, belle, belle e basta!
PRESIDENTE - Vedo che avete grossi problemi da dibattere nelle commissioni, pertanto vengo immediatamente al motivo per cui vi ho convocati. Dopo lunga meditazione sono giunto al convincimento che sia bene accantonare definitivamente il progetto di alimentare i nostri concittadini con quel ritrovato scientifico di cui si parl qualche tempo fa. Se sar confortato dal vostro consenso potr inserire la relativa proposta di legge nell'ordine del giorno del prossimo consiglio.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Si tratta di quell'alimento che si riproduceva automaticamente senza pi il lavoro dell'uomo?
PRESIDENTE - Esatto, proprio quello.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - No, no, no! Questa la nostra ferma risposta. Non si pu accantonare un progetto che potr dare al popolo il pane senza pi il sudore della fronte.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - E' mai possibile che appena si intravede la possibilit di migliorare il tenore di vita della gente si fa di tutto per intralciarne l'attuazione? L'alimento 17, cos mi pare si chiami, liberer la donna dalle fatiche domestiche pertanto diremo "no" al suo accantonamento.
Non pi schiave dei fornelli
cucinando riso e pasta
volan via gli anni pi belli
or perci diciamo basta!
Non pi schiave dei fornelli
fra tegami e pentolini
porteremo i nostri monelli
a giocare nei giardini
Non pi schiave dei fornelli
ce ne andremo a passeggiare
e con i vestiti belli
ce ne andremo anche a ballare.
Non pi schiave dei fornelli
ci potremo ingioiellare
con collane e con anelli
e splendenti figurare.
Non pi schiave dei fornelli
per le strade e in ogni via
con chitarre e tamburelli
canteremo in allegria
vecchi e nuovi ritornelli.
Non pi schiave dei fornelli
in ogni sito e a tutte l'ore
voleremo come uccelli
verso i lidi dell'amore.
Come gatte innamorate
oh, che gran felicit
passeremo le giornate
a far sesso a volont!
PRESIDENTE - Un momento, un momento! Calma! Siccome sembra che l'alimento 17 attenui, -seppure di poco- le facolt intellettive di chi ne fa uso, pensavo fosse preferibile gente che lavori ma intelligente, piuttosto che gente fannullona ma inebetita.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Scuse, sempre scuse. La verit che volete che il popolo lavori, che il popolo si sacrifichi, che il popolo soffra e che la donna sopporti il peso pi gravoso. Tale alimento potr essere il riscatto a millenni di privazioni e pertanto dovr entrare a far parte del vitto della gente; altro che accantonarlo definitivamente! (Al capogruppo dei Viola) Lei, collega, d'accordo?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Sono d'accordissimo. Anzi lei, presidente, ne acceleri l'attuazione pratica e noi appoggeremo l'approvazione rapida della relativa legge.
PRESIDENTE - Se questa la vostra opinione vedr di tenerne conto. Ritornate pure al lavoro nelle commissioni e che il vostro contributo in quelle sedi sia costruttivo e nell'interesse del popolo come lo stato ora in questo incontro. Grazie di nuovo.
Il presidente accompagna i capigruppo alla porta, poi tira un sospiro di sollievo e va a sedersi sulla poltrona.
PRESIDENTE - Come volevasi dimostrare! Se avessi detto che volevo approvare un simile tipo di alimentazione si sarebbero opposti mentre, conoscendoli,... E' giusto che li chiami i signori del "no"? (Chiama la segretaria attraverso il citofono) Signorina... S, s.
SEGRETARIA - (entra) Finalmente, ecco i nostri cinque minuti.
PRESIDENTE - Finalmente! S... oggi ce li meritiamo proprio. Prepari da bere.
SEGRETARIA - Il solito?
PRESIDENTE - S, il solito.
Entrambi davanti al mobile bar brindano.
PRESIDENTE - Cin cin, Pinuccia.
SEGRETARIA - Cin cin Pinuccio.
A T T O S E C O N D O
La scena rappresenta un laboratorio di chimica. Nella parete di fondo c' un armadio a vetri con dentro provette, alambicchi, strumenti tecnici e a fianco l'ingresso del retro laboratorio attraverso il quale s'intravede dell'altra apparecchiatura scientifica. Nella parete di sinistra c' la finestra e su quella di destra la porta d'ingresso. Un po' a sinistra vi la scrivania del professore corredata di una poltroncina e due sedie. Vicino alla parete uno scaffale pieno di libri e riviste messi alla rinfusa. Al centro e un po' in fondo un bancone per gli esperimenti con sopra provette, alambicchi, computers e apparecchiature elettroniche.
Il professore sta dormendo sulla poltrona e sogna facendo movimenti inconsulti dovuti agli incubi ed emettendo anche lamenti. Entrano laiuto e l'assistente. Questa si avvicina premurosa al professore
ASSISTENTE - Professore, che fa, sta male?
AIUTO - Lascialo stare, non vedi che sogna?
ASSISTENTE - S, certo, ma ha degli incubi. (L'aiuto alza le spalle e si mette a lavorare)
PROFESSORE - (lamentandosi nel sonno) No, no, via! Andate via!
ASSISTENTE - (scuotendolo) Professore, si svegli.
PROFESSORE - Dio mio che incubo! Tutte le notti mi tormenta ed ora anche di giorno. Non posso pi riposare. Sempre lo stesso...
In una palude ardente
cammino nudo e tremante
dentro il fango puzzolente
ed il viscido miasma fumante.
Sento ad un tratto urla assordanti
vedo uomini con teste di serpenti
hanno gli occhi fiammeggianti
e rosse lingue dardeggianti.
(Grida) Ah! che orrore!
Si combattono con furore
si uccidono iniettandosi
un veleno micidiale
e cadono inabissandosi
nel fango primordiale.
Io guardo la scena infernale
e fuggire vorrei ma non posso
una forza mi spinge fatale
verso un mare di sangue rosso.
Apro bocca e non esce alcun grido
cerco appiglio ma mi manca la presa.
Io sprofondo nel fango infido
Io sprofondo, senza alcuna difesa!
(Grida) No!
AIUTO - (ironico) Che visione apocalittica!
ASSISTENTE - Professore, si calmi! Lei stanco. In questi ultimi tempi ha lavorato troppo.
PROFESSORE - Non questo il motivo, inutile nasconderlo. A che serve ingannarci? Il vero motivo che non dovevo portare a termine i piani di produzione dell'alimento 17.
AIUTO - (viscido) Ha solo bisogno di distendersi un po', professore. Conosco un localino niente male. Ci andremo a passare la serata e vedr poi come dormir meglio!
PROFESSORE - Ho rifuggito certe distrazioni anche quando ero giovane per dedicarmi allo studio ed alla ricerca scientifica. Ora poi, alla mia et...
AIUTO - Ma no, professore, via! Andiamo tutti! (All'assistente) Ci verr anche lei vero, signorina?
ASSISTENTE - No, grazie, ho da fare.
PROFESSORE - Lasci stare, dottore. Chi meglio di me conosceva gli effetti nocivi che avrebbe prodotto nel cervello l'alimento 17? (Si alza e va verso il bancone laboratorio) Ebbene, per vanit, ho acconsentito a portare avanti il progetto, ma prima che sia troppo tardi debbo trovare la forza di distruggere tutto, tutto! (D una manata e manda in frantumi alambicchi e provette) L'umanit non pu correre questo rischio.
AIUTO - Lei si sente colpevole di cosa? Colpevole di avere scoperto un alimento che canceller per sempre il flagello della fame? No certamente. La sua quella che si chiama "crisi da scoperta" e cio la preoccupazione per il cattivo uso che se ne potr fare. Ma vedr che appena l'umanit comincer a goderne i frutti, lei riconquister la sua serenit ed avr i massimi riconoscimenti.
ASSISTENTE - S, forse occorre un po' di calma e nello stesso tempo necessario accelerare al massimo gli studi per la scoperta dell'antidoto. Prima, quando dicevo che questa sera avevo da fare, era per questo motivo.
PROFESSORE - (all'assistente, con interesse) Ha intravisto qualche spiraglio per arrivare alla soluzione?
ASSISTENTE - Tutti gli esperimenti sono concordi nell'attribuire alla sostanza 350 contenuta nell'alimento 17 la responsabilit delle lesioni al cervello prodotte sulle scimmie. Ma allo stato attuale non sono ancora riuscita a separarla perch ha una struttura cos complessa da vanificare ogni tentativo.
PROFESSORE - (all'aiuto) I suoi studi, dottore, a che punto sono?
AIUTO - Io sono ancora allo stato teorico. Sto seguendo il metodo inverso. Cerco di trovare una sostanza capace di proteggere dall'attacco della sostanza 350 le cellule del cervello chiudendole come in una corazza. Sto cercando cio di risolvere il problema dal punto di vista immunitario.
PROFESSORE - Oh, benissimo, continuate pure il vostro lavoro. Io scendo un momento a prendermi un buon caff e fare due passi. S, s... ho bisogno di pensare.
ASSISTENTE - Aspetti professore, l'accompagno. Anch'io ho bisogno di un buon caff.
Il professore e l'assistente escono.
AIUTO - (sarcastico, apre un libro) Sgobbiamo allora, il capo ha ordinato di portare avanti il lavoro. A noi il lavoro, a lui gli onori. Al prossimo Simposio Internazionale di Chimica sar lui che terr la relazione sull'alimento 17 e se ne attribuir completamente la scoperta, mentre noi dovremo essergli grati se ci permetter di battergli le mani.
Riconoscimenti e gloria
oro, fama, onori e denari
oggi e a futura memoria
sfruttandoci come somari.
No, no, professore
cos non va
ti coster, e come
la tua vanit!
Lavoriamo a tutte l'ore
sgobbiamo da mane a sera
per far fare la carriera
all'illustre professore. (S'inchina)
No, no, professore
cos non va
ti coster, e come
la tua vanit!
Studiam curvi e indefessi
tra alambicchi e provette
l'alimento diciassette
ah, quanto siam fessi!
No, no, professore
cos non va
ti coster, e come
la tua vanit!
Sono stanco di questa situazione. Se lui non vuol capire che ora che si metta un po' da parte per darmi un certo spazio, sar costretto a dargli una bella spintarella. Basta che non faccia il pazzo di distruggere i piani. Penso che non lo far, ma... sar bene non correre rischi. (Chiama al telefono) Pronto?... S, sono XX 50. La sua sigla per favore?... Non ho capito bene il numero, lo vuol ripetere per favore?... S, va bene. C' anche CR 15?... Ah, d'accordo su tutto?... Va bene. I piani sono completi, ora sono in cassaforte... Oggi?... Ora?... Ora, no. Il capo uscito un attimo con la signorina e potrebbe tornare da un momento all'altro... Avete fretta? Venite qua intorno e tenete d'occhio l'ingresso. Quando saranno usciti tutti, voi... S, esatto, io mi trattengo e possiamo fare tutto con pi comodo... S, per il compenso come d'accordo... il vostro appoggio... s, s. Allora aspettate che escano tutti... S. (Riattacca il ricevitore e chiama l'inserviente) Antonio!
ANTONIO - (entra proveniente dal retrolaboratorio asciugandosi le mani con uno strofinaccio) Comandi, dottore.
AIUTO - Stai male? Hai un'aria cos depressa, un coloraccio.
ANTONIO - Preoccupazioni, dottore, solo preoccupazioni. Sono assillato dai creditori e non ho una lira. La conosce, no, la mia situazione familiare? Mia moglie sta male, mia figlia sempre in cinta e... da padri diversi, mio figlio andato di nuovo in galera. Che disastro, che problemi! Dottore, mi aiuti!
AIUTO - (sornione) Si potrebbe vedere... C' un lavoretto da fare...
ANTONIO - (categorico) Se si tratta di fare la cavia, allora no, eh? Io ho bisogno di soldi ma... la cavia no!
Antonio mangia questo
Antonio bevi quello
Io la cavia non la fo
no, no, e no!
Antonio, un'iniezione
Antonio. una vaccinazione
Io la cavia non la fo
No, no, e no!
Antonio una compressa...
sto su pe' 'na scommessa
non ce la faccio pi
fra poco casco gi!
Io la cavia non la fo
no, no, e no!
Quale santo devo pregare
San Gennaro o San Sempronio
per potermi liberare
da 'sto grande manicomio?
AIUTO - L'alimento 17 deve essere provato pure sull'uomo e la sperimentazione anche questa.
ANTONIO - No, no! Ne ho abbastanza di tutte le vostre belle parole: la scienza, il bene dell'umanit... Perch non lo sperimentate su voi stessi?
AIUTO - Sai che mi hai suggerito proprio una bella idea? Proviamo l'alimento 17 sul professore.
ANTONIO - Sul professore? No, sul professore, no! Che, siamo matti?
AIUTO - Se lui ha inventato l'alimento 17 e ne vuole la gloria, dovr pure rischiare qualcosa, non ti pare? (Insinuante) Tutte le mattine tu porti al professore un bicchier d'acqua con la medicina per l'ipertensione. Ebbene, non ti sar difficile aggiungere una porzione dell'alimento 17 allo stato liquido.
ANTONIO - No, io una cosa del genere al professore non mi sento di farla.
AIUTO - Peccato! Questo bel mazzettino era per te. (Gli sventola davanti al viso un bel mazzetto di soldi)
ANTONIO - (fa per afferrarlo poi si ritira) E se diventasse mezzo rimbecillito come le scimmie? E se morisse?
AIUTO - Tu sei un furbacchione, vuoi alzare il prezzo, eh? E va bene. (Aggiunge altri soldi ai precedenti e glieli porge)
ANTONIO - (prendendoli) E' sicuro che non ci saranno conseguenze?
AIUTO - Quali conseguenze? E se anche ci fossero diremo che noi non ne sappiamo niente. Diremo che sar stato lui a provare su di s la sua invenzione.
ANTONIO - (con voce lamentosa) Ho paura, io non voglio finire in prigione.
AIUTO - Ma se siamo solo noi due a saperlo! Tu non dirai niente a nessuno, io ti giuro che non dir niente a nessuno, allora?
ANTONIO - (tergiversando) E se il professore si accorgesse dal sapore che nella medicina ho aggiunto l'alimento 17?
AIUTO - E' impossibile. La medicina per l'ipertensione ha un sapore cos sgradevole che non si accorger assolutamente di nulla. (Prende un misurino dell'alimento 17 da un recipiente e lo porge ad Antonio) Se farai un buon lavoro, di soldi te ne dar altrettanti.
ANTONIO - Lei perch mi d tutti questi soldi? (Come gli venisse un barlume di intelligenza) Che vantaggio ne ricava?
Suona il citofono. Antonio va a rispondere.
ANTONIO - (all'apparecchio) Il professore non c'. S, torner fra poco... S, c' il dottore... Ci vuole parlare?... Aspetti ora chiedo. (All'aiuto) Dottore, il generale. Chiede se pu salire perch vorrebbe parlare con lei.
AIUTO - Che salga.
ANTONIO - (al citofono) S, salga pure.
AIUTO - Allora siamo d'accordo, eh? Vai, vai pure.
Antonio, dopo un cenno d'assenso, esce verso il retrolaboratorio.
GENERALE - (entra, sbatte i tacchi e saluta con la mano alla visiera) Buon giorno, dottore. Mi scuso se sono un po' invadente. Ho urgente bisogno di parlare con il professore, ma dato che lui ora non c', posso conferire intanto con lei?
AIUTO - Se posso esserle utile io.
GENERALE - Certo! Devo avere certi piani da quel pazzoide. Scusi la mia franchezza, ma noi uomini d'arme usiamo gli aggettivi che centrano il bersaglio come un buon colpo di cannone. In quanto a lei, mi risulta che un bravo ricercatore. Appena otterr i fondi necessari doter l'esercito di un grande laboratorio ove si studieranno nuove armi e avr cos interessanti proposte da farle.
AIUTO - Una finalit poco nobile, mi sembra!
GENERALE - Beh, a me la scienza serve per inventare nuove armi che mi diano la gloria, a lei la scienza serve per ottenere la gloria e quindi i soldi. Se togliamo la gloria che patta, il suo scopo le sembra tanto pi nobile del mio?
Rientrano il professore e l'assistente. Il professore vedendo il generale assume una espressione di disappunto.
PROFESSORE - Cosa fa lei, qui, nel mio laboratorio?
GENERALE - Debbo parlarle solo un momento, professore.
PROFESSORE - Sono occupatissimo. E poi non ho voglia di ascoltarla.
GENERALE - Le ordino di essere cortese con me.
PROFESSORE - Ma si pu sapere cosa vuole?
GENERALE - (quasi all'orecchio) I servizi segreti mi hanno riferito che lei ha ultimato lo studio di un alimento capace di sfamare il mondo intero.
PROFESSORE - Allora? E' qui per farmi la proposta di aprire un ristorante in societ?
GENERALE - Ho bisogno di conoscere le caratteristiche di questo nuovo alimento.
PROFESSORE - (con disprezzo) Non la facevo cos curioso, generale!
GENERALE - La mia non curiosit. Come garante della difesa debbo conoscere le caratteristiche di questo nuovo alimento e gli eventuali vantaggi per utilizzarlo come... (un attimo di incertezza) rancio delle truppe.
PROFESSORE - Le sembro il tipo che rivela i segreti delle sue scoperte a chicchessia?
GENERALE - Secondo lei io sarei un chicchessia? Non sa leggere i gradi? Io sono il generale capo dell'esercito e le ordino di consegnarmi immediatamente i piani del nuovo alimento.
Sull'attenti marrano
scatta immediatamente
e con il gesto della mano
saluta militarmente.
Io sono il generale
prode condottiero
eroe nazionale
e impavido guerriero.
Non vedi le medaglie
che ornano il mio petto?
son segno di battaglie
che esigono rispetto.
Io sono il generale
prode condottiero
eroe nazionale
e impavido guerriero.
PROFESSORE - (senza scomporsi) Devo anche mettermi sull'attenti? (Cambiando tono) Smorzi la sua arroganza ed esca con le sue gambe, prima che la butti fuori.
GENERALE - Se la mette sotto questo tono sar costretto ad usare la forza.
PROFESSORE - Ma quale forza vuole usare? Dato che i muscoli sono comandati dal cervello i suoi sono atrofizzati. (Gli ride in faccia) Ah, ah!
GENERALE - (con stizza) Non le permetto! User l'esercito, i carri armati.
PROFESSORE - lei non user niente. Questo alimento mi stato commissionato dal presidente ed i relativi piani, quando sar il momento, li dar a lui.
GENERALE - Come, li rifiuta a me per darli al presidente? Ma non vede queste medaglie, queste decorazioni? Sono la ricompensa ad atti di valore, a sacrifici, a tante campagne militari. Sono il riconoscimento ad una vita interamente dedicata al paese.
Io sono il generale
prode condottiero
eroe nazionale
e impavido guerriero.
Il presidente cosa ha sul petto? Niente! E lei...
Suona il citofono.
PROFESSORE - (risponde) Chi? Il presidente?! Lo faccia salire.
GENERALE - Chi viene, il presidente? Perch lo ha fatto salire? Io non voglio che mi trovi qui.
PROFESSORE - Di che cosa ha paura? Lei ha il petto pieno di medaglie. Affronti il presidente, se vince ne guadagner un'altra.
GENERALE - (si guarda intorno) Questo un complotto. Mi nasconda o gliela far pagare cara.
PROFESSORE - E' un peccato coprire quella divisa superdecorata, ma se non si vuole far vedere... Prenda quel grembiule dall'attaccapanni, lo indossi e si metta a far finta di lavorare l sul bancone vicino alla mia assistente.
Il generale esegue e si mette goffamente a far finta di lavorare.
PRESIDENTE - (entra) Buon giorno, professore.
PROFESSORE - (indicando una sedia) Si accomodi, presidente.
PRESIDENTE - Caro professore, le promesse, per noi uomini di governo, sono pi delle scritture fatte davanti al notaio. Come pu vedere (Gli sottopone un disegno) Ecco!
Professore, professore illustrissimo
ecco l'artistico bozzetto
del monumento altissimo
che presto le verr eretto.
A perenne memento
del geniale scienziato
che con il suo alimento
ogni uomo ha sfamato.
Svetter nella piazza
maestoso ed imponente
e l'uomo di ogni razza
lo guarder deferente.
PROFESSORE - (esamina il bozzetto, soddisfatto) Bello! S, s, mi piace. (Lo guarda ancora, con vanit) Mi dona, mi rende pi, pi importante. (Poi, colto da un pensiero improvviso) La realizzazione sar a grandezza naturale?
PRESIDENTE - Pi grande! Dovr essere un monumento degno di lei. (Sottovoce) Ho bisogno, professore, dei piani dell'alimento 17. Mi stato riferito che sono terminati.
PROFESSORE - S, sono terminati, ma, come d'accordo, vorrei prima mettere a punto l'antidoto per neutralizzare gli effetti nocivi di tale alimento.
PRESIDENTE - Non mi sento tranquillo. Sono a conoscenza che molti si danno freneticamente da fare per carpirle quei piani. Tanto per metterla in guardia le dir che i pi interessati sono i capigruppo delle opposizioni e soprattutto il generale.
Il generale travestito da chimico lascia cadere una provetta che si infrange a terra.
PROFESSORE - E stia attento lei. Prenda lo straccio e pulisca bene in terra. (Al presidente) E' un testone quello l.
PRESIDENTE - (si volta a guardare) Che strana somiglianza con il generale. C' qualcosa... non so... la forma della testa. Forse i grandi testoni si rassomigliano tutti!
Il generale fa cadere una nuova provetta che si infrange anche questa a terra.
PROFESSORE - (irato) Ma che fa lei? Mi sta demolendo tutto il laboratorio! Ma vada via, vada via! Via, via!
Il generale esce con il viso un po' di traverso per non farsi riconoscere dal presidente.
PRESIDENTE - Le dicevo, professore, che quei piani mi servono per sottoporli ad una apposita commissione che ne studier tutti gli aspetti sociali, civili, etici, ecc., secondo gli accordi presi. Mi serviranno soprattutto come documentazione per proporre la sua candidatura al premio UNIVERSAL...
PROFESSORE - (dubbioso) Sono ancora cos combattuto. E un alimento pericoloso. Non mi sento ancora pronto.
PRESIDENTE - le confermo che sar messo in produzione solo dietro un suo preciso ordine. Lei non si fida di me, vero? Eppure ho dimostrato di essere di parola. Le avevo promesso il monumento ed il monumento sorger; le ho dato l'assegno in bianco; ho gi raccolto molti assensi per la sua candidatura all'UNIVERSAL. Non pu tirarsi indietro, ormai!
PROFESSORE - Lo so, lo so. Sono nelle sue mani!
PRESIDENTE - Non abbia timore. Mi dia i piani. Le garantisco che saranno al sicuro nelle mie mani come nelle sue...
Il professore va alla cassaforte, prende una cassetta contenente un microfilm e la porge al presidente.
PROFESSORE - Ecco i piani. Giuri che ne disporr liberamente solo dopo che avr scoperto l'antidoto.
PRESIDENTE - (prendendo i piani)
Professore le giuro
che rispetter il patto
pu esser sicuro
del nostro contratto.
PROFESSORE - Promessa di un politico!
cosa risaputa
non per esser critico,
che non mai mantenuta.
PRESIDENTE - Ma parola di presidente
mio caro professore
che vale immensamente
lo giuro sul mio onore.
PROFESSORE - Mi vorrei tanto fidare
ma ho proprio gran paura
che il non mantenere
sia nella vostra natura.
Promessa di un politico!
cosa risaputa
non per esser critico,
che non mai mantenuta.
PRESIDENTE - Parola di presidente
un atto dal notaio
che val sempre lealmente
sia per Tizio che per Caio.
Sfater la diceria
che ci taccia d'ipocrisia.
Son politico, per
la promessa manterr.
Il presidente annuisce, stringe la mano al professore ed esce.
PROFESSORE - (si siede pensieroso, poi chiama Antonio) Antonio.
ANTONIO - (entra) Comandi, professore.
PROFESSORE - La medicina, per favore. (Rivolto all'aiuto e all'assistente) Dottoressa, dottore, volete venire un momentino qua che facciamo il punto sulle ricerche dell'antidoto?
Si siedono tutti.
ASSISTENTE - Non vorrei intromettermi in merito alla sua decisione di consegnare la copia dei piani scientifici dell'alimento 17 al presidente, ma, se permette che sia franca, le dico che stata una leggerezza che potr costare cara a tutto il genere umano.
PROFESSORE - il presidente mi ha dato la sua parole, anzi ha giurato.
ASSISTENTE - Non voglio sembrare cattiva, ma le parole ed i giuramenti dei politici valgono forse qualcosa?
ANTONIO - (entra e porge un bicchiere al professore) Ecco la sua medicina, professore. (Scambia con l'aiuto un'occhiata di assenso)
Il professore beve la medicina con dentro mescolato l'alimento 17.
PROFESSORE - La ricerca dell'antidoto che state portando avanti seguendo criteri diversi, ci permetter di avere importanti parametri di confronto. E' questo un fatto importante. Vorrei suggerirvi, inoltre, una nuova via di ricerca che fra poco vi dir. Mi mancano soltanto alcuni calcoli. (Prende un foglio di carta e si mette a scrivere)
AIUTO - (al professore) Faccia, faccia. (All'assistente, ironico) Tanto, al punto in cui siamo, se l'UNIVERSAL coster qualche migliaio di inebetiti, poco male.
PROFESSORE - Eh? (alzando la testa) Poco male? Come? (Si rimette a scrivere)
ASSISTENTE - (all'aiuto) Non mi sembra il caso di fare dell'ironia su un argomento che dovrebbe far riflettere.
AIUTO - Ma perch lei vede le cose in maniera cos pessimistica?
ASSISTENTE - Mi meraviglio di lei che prende le cose cos alla leggera.
AIUTO - Ma lei che ne fa un dramma! Come tutte le donne, del resto. Lei ha una visione troppo limitata delle cose.
ASSISTENTE - Ah! Io sarei limitata? E lei allora? Qualche migliaio di inebetiti, dice? Ma sar una catastrofe!
L'aiuto che fa un gesto come per mandarla al diavolo. Nel frattempo il professore ha assunto un atteggiamento distaccato e sembra totalmente indifferente al battibecco fra i suoi collaboratori. Poi si illumina.
PROFESSORE - (Tutta la scena seguente viene vivacemente mimata)
Ho trovato, ho trovato!
l'antidoto ho scoperto
il Ciel sia ringraziato
Funziona! sono certo.
Ascoltatemi attentamente
la formula vi voglio svelar
sarete cos prontamente
in grado di lavorar.
Una dose di pergamato... e due di ossalato...
due grammi di anilina... e cinque di morfina...
tre etti di bromuro... ed uno di cianuro...
un po' di metadone... mi fugge un elettrone...
una presa di benzene... e due di acetilene...
un po' di glicerina... tre grammi di atropina
aspirina e acetato... eparina e solfato...
cortisone e tartrato.. carbone e citrato...
5OH... CO2... CH3...
questa scoperta il meglio di me!
Nel mortaio tutto pestiamo
e a bollire poi mettiamo
distillando... sublimando...
agitando... travasando...
Ecco fatto, eccolo qua. E' l'antidoto!
Oh che gran felicit!
La procedura con l'algoritmo... sar sicura col logaritmo... (sorride con fare inebetito e voce gutturale) Dunque...il loga-ar-itmo di... (contando con le dita) Uno... due... due... Uno... due... dopo, dopo... che c' dopo il due?
ASSISTENTE - (premurosa) Professore, si sente male?
PROFESSORE - (indica nel foglio un calcolo. E' agitato) Qui, logarrr... Uno... due... due... dopo... che c'?
AIUTO - (sarcastico) Tre!
PROFESSORE - Gi, certo... tre. (Di nuovo contando con le dita) Allora, uno... due... uno... due...
ASSISTENTE - (ad Antonio con tono investigativo) Antonio! Che medicina hai dato al professore?
ANTONIO - La solita, dottoressa.
ASSISTENTE - Non dire bugie. Riconosco i sintomi: hai dato al professore l'alimento 17, eh? Confessa, disonesto.
ANTONIO - Io ho dato la solita medicina. (All'aiuto) E' vero dottore?
AIUTO - A me chiedi cosa hai dato al professore? Che vuoi che ne sappia?
ASSISTENTE - (prendendo per un braccio il professore e aiutandolo ad alzarsi) Via, via professore, venga via con me. Non c' tempo da perdere. (Guardando i suoi interlocutori con disprezzo) Non l'avrei mai creduto... Perch l'avete fatto? (Urlando) Perch? Vi denuncer... Delinquenti, vigliacchi! (Scoppia a piangere) Andiamo, professore, la porto in ospedale.
PROFESSORE - No, no l'ospedale. Andiamo invece a mangiare, a mangiare...
L'assistente esce sorreggendo il professore.
ANTONIO - La dottoressa ha capito tutto. Se mi denuncia alla polizia?
AIUTO - Tu dirai che non vero ed io confermer. Non ti potranno fare niente perch non ci sono prove.
ANTONIO - (preoccupato) Dottore, potrei andare a casa? Non mi sento tanto bene. Ah, se mi vuole dare i soldi che mi aveva promesso.
AIUTO - Quelli che avevo te li ho dati tutti. Gli altri fra qualche giorno. Va', va' a casa e stai calmo che non ti succeder niente.
Antonio visibilmente preoccupato, esce.
AIUTO - (si siede sulla poltrona del professore e ridacchia) Ah, ah, ah! Ce l'ho fatta! (Fregandosi le mani si mette a canticchiare)
O esimio professore
t'ho fatto un bel servizio
ed or senza rossore
mi toglier lo sfizio
senz'ombra di pudore
di spedirti all'ospizio.
O esimio professore
or che la tua mente
in stato di torpore
vivrai materialmente
e in modo indolore
la vita da demente.
Sono cinico e cattivo?
E' stata la maniera
d'eliminar chi era il motivo
d'intralcio alla carriera.
Senza la tua presenza,
o esimio professore,
sar la mia scienza
la sola a farsi onore.
Di quello che ho fatto al professore non mi pento perch ha dato ancora una volta la dimostrazione esatta del suo egoismo: scambiare i piani di un alimento pericoloso per l'umanit per immortalare il suo nome! Non si voluto smentire, stato egoista fino in fondo, ma la sua resa dei conti arrivata. Era sempre e solo lui che si attribuiva tutto il merito degli studi e delle scoperte. E noi collaboratori? Bestie da soma sempre pronti a trainare il carro del suo trionfo. Se avesse fatto maturare anche noi sul piano scientifico assegnandoci dei settori di ricerca in modo che avremmo potuto ottenere le nostre piccole porzioni di gloria; se ci avesse insomma trattato da collaboratori e non da subalterni, ora potrebbe reputare con orgoglio di essere il capo di una scuola di ricercatori e fregiarsi giustamente del titolo di Maestro.
Suona il citofono.
AIUTO - (all'apparecchio) Ah, s. Salite pure.
Entrano il capogruppo dei Viola e la capogruppo delle Rosa.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Salve, XX 50. Cosa successo al professore, si sentito male? L'abbiamo visto uscire e poi salire in macchina sorretto dall'assistente.
AIUTO - Ha ingerito l'alimento 17. Forse l'ha voluto provare su di s.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - E lo dice con quella faccia da angioletto. Che carogna!
AIUTO - Che intende dire?
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Lo sa benissimo.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Prima sono usciti da qui il generale ed il presidente. Che volevano?
AIUTO - Visto che voi non avete troppi soldi, ho voluto sentire cosa offre la concorrenza.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (con disprezzo) Mi fa venire la voglia di strozzarla.
AIUTO - Non le conviene, le potr essere anche in futuro molto utile.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Allora vogliamo concludere?
AIUTO - Eh, quanta fretta!
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Dottore, noi stiamo consumando un'azione poco lecita; pertanto prima portiamo a termine la cosa e meglio .
AIUTO - Volete chiarirmi meglio i termini di quell'offerta che mi avete fatto per telefono?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Siccome il denaro che le offriamo non le basta, siamo disposti ad aiutarla nella sua carriera.
AIUTO - Avete qualche incarico da offrirmi?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Per il momento no, ma...
AIUTO - Ma, cosa? Se volete effettivamente aiutarmi nella carriera vi dovete impegnare a farmi ottenere la nomina a direttore di questo Centro di Ricerche Avanzate.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Ma lei ci sta chiedendo troppo. Le nomine poi sono di esclusiva competenza della maggioranza perci...
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Fintanto che c' il professore poi...
AIUTO - Mi risulta che con la maggioranza concordate l'assegnazione dei posti secondo il coefficiente -uno a me e due a te- Mi sbaglio? Quando ci sar da assegnare questa poltrona dove sto gi comodamente seduto, la farete cadere nel vostro coefficiente e quindi l'assegnerete a me. Il professore, signorina, pu essere fin d'ora considerato in pensione.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Lei bene informato in qual modo viene gestito il potere.
AIUTO - Solo voi pensate di avere i confidenti? Per giungere al traguardo si costretti anche a percorrere strade piene di fango che insudiciano fin sopra i capelli, ma non c' da preoccuparsi perch una volta alla meta bastano un bagno ed un abito pulito per ritornare di nuovo candidi. Anche voi chiss quante volte sarete stati costretti a sporcarvi.
Uomini Viola, donne Rosa
come bello il vostro colore
vi voglio chiedere una cosa
senza offesa al vostro onore.
Non l'avete mai infangate
queste vesti cos belle
con promesse ognor mancate
e con altre marachelle?
Con un pizzico di corruzione
una presina di concussione,
una manciata di tangenti
ben condita d'ingredienti.
Varie dosi di mazzette
sia a rotoli che a fette...
Voti di scambio a iosa
come natural cosa.
Finanziamenti illeciti
ricorrenti e solleciti,
qualche abuso di potere
quale parte del mestiere.
Questo bell'assortimento
il vostro normale nutrimento!
Ma io so cosa farete
se qualche schizzo vi sporcher
con l'ipocrisia lo laverete
il sudiciume scomparir
e pi splendenti ritornerete!
Ah, ah, ah!
Anch'io che sono nero
pi dentro che fuori
accarezzo il pensiero
d'imbiancar tutti i pori.
Volete i piani?
ve li dar
cos domani
mi laver.
Or vi prego, signori
di non essere avari
copritemi d'onori
affogatemi nei denari.
Volete i piani?
ve li dar
cos domani
mi laver.
Con un bagno nell'oro
e una doccia di milioni
riavr il mio decoro
alla faccia dei minchioni!
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Il nostro un duello nel quale la scelta delle armi compete alla maggioranza.
AIUTO - Non intendevo riferirmi alla lotta che ingaggiate con la maggioranza per avere incarichi di potere, ma al traguardo per voi rappresentato dalla conquista del vertice del raggruppamento politico al quale appartenete perch esso il vero vertice del potere, indipendentemente dall'appartenenza alla maggioranza o minoranza. Ogni gruppo come una piramide di cui siete la cima e i componenti le pietre; pi saranno le pietre pi la piramide sar alta. Io mi considero fin d'ora una pietra delle vostre piramidi, una pietra d'angolo, per!
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (dopo un'occhiata d'assenso con la collega) Siamo d'accordo, quella poltrona sar sua.
AIUTO - Ah, penso sappiate che l'alimento 17 ha qualche effetto negativo. Prudenza quindi, se lo vorrete utilizzare.
L'aiuto va alla cassaforte a combinazione, la apre, prende una cassetta registrata dei piani e la d al capogruppo dei Viola. Questi consegna un mazzetto di soldi.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Un momento! Come facciamo ad essere sicuri che questo il microfilm proprio dell'alimento 17.
AIUTO - Dovete fidarvi, d'altro canto non potete pretendere che vi rilasci un attestato di autenticit. Anche i vostri soldi non potrebbero essere falsi? E la promessa che questa poltrona sar mia? Siamo pietre delle stesse piramidi ed nostro interesse che siano legate da ottimo cemento.
I capigruppo dei Viola e delle Rosa escono.
AIUTO - (si rilassa sulla poltrona, soddisfatto. Poi telefona) Ciao Baby, sono io. Ci vediamo questa sera?... Sei arrabbiata?... E' gi pi di una settimana che non ci vediamo?... Veramente ho avuto tanto da fare... No, non dire questo, sapr farmi perdonare, vedrai... Allora ti passer a prendere per la cena. Quel localino dell'ultima volta va bene?... Ho proprio bisogno di un po' di distensione... D'accordo, sar puntuale. Ciao.
L'aiuto esce spegnendo la luce. Dopo qualche tempo a scena buia entrano due agenti segreti che si fanno strada con la luce di una torcia elettrica.
1 AGENTE - Il generale questa volta non potr lamentarsi di noi. Abbiamo fatto buona guardia ed appena sono usciti tutti eccoci gi all'opera.
2 AGENTE - Perch sei cos ingenuo? Hai subito lasciato il biglietto da visita.
1 AGENTE - Perch?
2 AGENTE - Perch hai dichiarato candidamente di essere qui a rubare i piani per conto del generale. Se ci sono delle microspie siamo belli e fregati.
1 AGENTE - Ma quali microspie? Questi sono uomini di scienza e nemmeno pensano a certe cose.
2 AGENTE - Potrebbe averle installate il controspionaggio. Devi essere prudente. Ora cerca di individuare la cassaforte.
1 AGENTE - (dopo avere un po' cercato con l'ausilio del metal detector) Ecco la cassaforte. E' a combinazione.
2 AGENTE - Reggi la torcia, che faccio il numero. Speriamo che ci abbiano dato quello giusto.
Mentre il secondo agente sta aprendo la cassaforte si odono dei passi che si stanno avvicinando alla porta. Gli agenti, spenta la torcia, si preparano ad accogliere convenientemente il malcapitato. Entra l'assistente ed accende la luce. Uno degli agenti le chiude la porta dietro le spalle mentre l'altro le si para minaccioso davanti.
ASSISTENTE - Chi siete? Che volete?
2 AGENTE - Quello che volevamo lo stavamo per prendere se non arrivavi tu a scocciarci.
ASSISTENTE - No! Non toccate i piani dell'alimento 17!
2 AGENTE - Sta' zitta. (Le d uno schiaffo)
ASSISTENTE - Per carit! Quell'alimento pericolosissimo, vi consiglio di lasciarlo stare. Altera il cervello! Render l'umanit idiota!
2 AGENTE - Siamo qui per prendere quei piani e non per ascoltare lezioni di morale. In quanto a te sei capitata in un brutto momento. Ti conviene star buona.
ASSISTENTE - Che volete dire? Non mi fate del male.
2 AGENTE - (avvicinandosi minaccioso) Potresti essere una testimone pericolosa. Siamo costretti ad eliminarti, sai?
ASSISTENTE - No! Io devo continuare la ricerca sull'antidoto! Datemi questa possibilit ve ne prego. E poi, uccidetemi pure.
I due agenti segreti avanzano verso la ragazza che indietreggia fino a trovarsi con le spalle al muro.
ASSISTENTE - (Urlando) No! (Si copre il viso con le braccia)
A T T O T E R Z O
L'ambiente lo stesso del primo atto.
PRESIDENTE - (ritto dietro la scrivania con altezzosa baldanza) Il mio sogno pu dirsi ormai realizzato. L'alimento 17 ha prodotto i suoi effetti deleteri nei cervelli degli uomini che, nell'euforia della irrazionale felicit, hanno travolto governi e governanti permettendo al mio esercito la conquista territoriale di tutte le nazioni del globo senza sparare nemmeno un colpo di fucile, ed a me di diventare il padrone del mondo. (Prende dal cassetto un rotolo di carta da disegno e lo distende sopra la scrivania) Maestoso, importante e superbo l'edificio con la sala del mio trono. Sar la pi grande costruzione del mondo con le sue quattro immense facciate orientate secondo i punti cardinali, quasi a testimoniare che il mio potere si irradia ai quattro angoli della terra.
Una reggia mi costruir
nulla al mondo l'uguaglier
alta e imponente la vorr
tutto il mondo incanter.
Avr la cupola tutta d'or
che splendente abbaglier.
Ogni uomo con stupor
a bocca aperta rester.
In un trono tutto d'oro,
d'argento e di diamanti,
ascolter felice il coro
di tutti i popoli osannanti.
E lass, e lass in alto
sotto la cupola fulgente
la luce dar gran risalto
al grandissimo presidente.
Sar raggiante
di luce accecante
sar onnipotente
un Dio regnante!
SEGRETARIA - (entra, trafelata) presidente!
PRESIDENTE - (sovrappensiero) S...
SEGRETARIA - Mi ascolti, presidente: mia madre, i miei familiari hanno mangiato quel cibo maledetto ed hanno perso la ragione. Vanno e vengono senza mta come automi, pronunciano solo poche parole sillabando e ridono quasi in continuazione senza motivo. (Piange)
PRESIDENTE - Beh, che fa, piange? (Serafico) Non deve preoccuparsi cos perch essi hanno raggiunto la felicit. Per questo li vede sorridere.
SEGRETARIA - Ma lei vuole scherzare! Sarebbe imperdonabile se lo dicesse sul serio.
PRESIDENTE - Perch?
Ho reso i sudditi felici
liberandoli dagli affanni
estirpando alle radici
molti guai, molti malanni.
Gli uomini ho liberato
dalla fatica tiranna
e cos li ho riscattati
dalla biblica condanna.
Non capisce che dono ho fatto all'umanit?
Gli uomini ho liberato
dagli odi, dall'egoismo
e cos li ho riscattati
dalle guerre e dal cinismo
La miseria, la povert
e l'assillo della fame
saranno d'ora in qua
banditi dal mio reame.
Con la scienza e con l'ingegno
ho dato cibo e felicit
e mi sento perci degno
benefattore dell'umanit.
SEGRETARIA - Presidente! Mi dica che sta scherzando. Si rende conto di come si sono ridotti tutti quei poveretti che hanno mangiato quel cibo?
PRESIDENTE - (va alla finestra e guarda fuori) Certo! Eccoli laggi, sono i miei felici sudditi.
SEGRETARIA - Ma che dice! Quelli non sono affatto felici sudditi, ma uomini che avendo perso la ragione sono diventati simili alle bestie.
PRESIDENTE - (scherzando) Bestie? le ripeto che sono i miei felici sudditi ed io il loro beneamato capo.
SEGRETARIA - Lei pazzo!
PRESIDENTE - Come si permette? Io sono sanissimo.
La segretaria esce e ritorna subito dopo spingendo dentro lo studio del presidente alcuni uomini e donne con atteggiamento da ebeti che si mettono a girovagare per la stanza pronunciando poche e incomprensibili frasi sconnesse. Il loro abbigliamento disordinato, ma deve indicare chiaramente il mestiere che svolgevano fino a poco tempo prima (es. medico, prete, stagnino, ecc.)
SEGRETARIA - Eccoli i suoi felici sudditi, li osservi bene. Glieli ho portati qui per farle vedere il frutto dei suoi misfatti! Come pu sentirsi il capo di questi poveretti senza pi cervello? Semmai il loro mandriano o il loro pastore o qualcosa del genere.
PRESIDENTE - Lei vuole sminuire la posizione che ho raggiunto quasi le dia fastidio, ma si metta bene in testa che io sono il capo dei capi: io sono ormai il padrone del mondo.
SEGRETARIA - (pacatamente) Le ho voluto cos bene da elemosinare il suo amore e sentirmi felice appena me ne dava qualche briciola. E ancora per amore sto cercando di farle capire che potr essere veramente il padrone del mondo solo se i suoi sudditi ritorneranno ad essere uomini normali. Non c' che una possibilit: trovare l'antidoto. Sapevo che l'assistente del professore stava mettendone a punto uno, ma scomparsa. Mi aiuti a ritrovarla.
PRESIDENTE - (interrompendola) Cosa?! Quella dottoressa stava mettendo a punto un antidoto?
SEGRETARIA - Perch cos allarmato? (Lo guarda stupita, poi capisce) Allora vero, stato lei!
PRESIDENTE - Ebbene? Se si meraviglia pu anche andare via perch mi ha proprio seccato. (Cinico) L'ho tollerata per tanto tempo ingoiando ogni giorno come una medicina la sua pillola d'amore perch mi faceva comodo averla come cieca collaboratrice. Ora non mi serve pi, se ne vada pure al diavolo! Chiss cosa voleva che ne facessi del suo amore? Avrei potuto con esso conquistare il mondo? L'amore il sentimento dei deboli, non mi si addice. Io ho usato l'arma che mi pi congeniale: l'inganno. Come vede non mi ha tradito nemmeno questa volta.
SEGRETARIA - (indietreggia di alcuni passi) Lei un essere spregevole! Ora mi spiego il motivo dell'incontro con il professore ed il mandato di pagamento in bianco. Ma il professore non ci far pi niente con quei soldi: stata la prima vittima della sua invenzione. Se la sua arma stata l'inganno, le mie saranno l'amore e la speranza. Lei non conosce la forza di queste armi. Lei crede di essere il pi forte? Poveretto!
Addio, presidente, il suo cuore arido e di ghiaccio la condanner alla solitudine ed al rimorso. Addio.
La segretaria esce ed il presidente fa un gesto di sollievo.
PRESIDENTE - (rivolto agli uomini inebetiti) Finalmente mi sono liberato di quella noiosa! Non riuscivo pi a sopportarla, ero arrivato alla saturazione. Dovevo farle capire una volta per tutte che era giunto il momento di togliersi di torno.
Gli uomini inebetiti continuano a girare per la stanza senza prestare minimamente attenzione a quello che dice e quello che chiede il presidente.
PRESIDENTE - Carissimi, ora il vostro presidente scender in piazza tra i suoi sudditi felici. Volete venire anche voi?... No?... Non importa. (Esce)
Gli inebetiti gironzolano farfugliando frasi sconnesse. Uno di loro apre un cassetto della scrivania e prende un mazzetto di banconote.
1 INEBETITO - Sol-di... sol-di... (Li offre agli altri) Pren-di... pren-di...
2 INEBETITO - No, no, via!
Gi inebetiti si divertono a gettare le banconote prima in aria e poi dalla finestra mentre mentre continuano a far chiasso. Poi, prendendosi per mano iniziano a cantare.
Come bello mangiare e mangiare
senza affatto dover lavorare
cibo buono, cibo profumato
cibo nutriente, cibo prelibato,
cibo saporito, cibo sempre al dente
donato dall'amato presidente.
Non pensare a niente
stare tra la gente
prendersi per mano
dondolare piano
(Oscillano tenendosi per mano)
poi tutti contenti
cantare ai quattro venti:
(facendo un girotondo per tutta la stanza)
Mangia la mamma con il babbo ed il povero col nababbo,
mangia l'uomo con la donna ed il nepote con la nonna,
mangia la moglie col maritino ed il genero col cugino,
mangia la suocera con la nuora e la badessa con la suora
mangia Tizio insieme a Caio ed il panettiere col mugnaio
mangia il medico col malato ed il caporale col soldato
mangia il banchiere con lo strozzino e la serva con lo spazzino
mangia il prete col sagrestano ed il tenente col capitano
mangiamo noi e mangiano tutti, alti, bassi, belli e brutti.
Ne mangio io ne mangi tu, faremo a gara chi mangia di pi
Son mille bocche a destra e a manca che di mangiar mai non si stancan
che nulla costa ed evidente ch' tutto merito del presidente!
Entrano il capogruppo dei Viola e la capogruppo delle Rosa.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Il presidente non c'. Altri poveretti anche qua dentro, mi fanno una pena.
1 INEBETITO - (indicando ai suoi simili la capogruppo delle Rosa con l'indice) Don-na... don-na... Bella!
ALTRI INEBETITI - Bona... Bona!
Gli inebetiti si avvicinano alla capogruppo delle Rosa cercando di abbracciarla.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Lasciatemi! Andate via, via!
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (perentorio) Andate via! Lasciatela! Via, andate via, via. (Sospingendoli anche con le mani riesce a mandarli fuori mentre la capogruppo delle Rosa turbata, si riassetta il vestito)
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Che maniere! Ma sono dei pazzi!
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Hanno perso ogni freno inibitorio, perci agiscono seguendo solo l'istinto. Che vogliamo fare, aspettiamo il presidente o ce ne andiamo?
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Io ritengo che dovremmo aspettarlo. Ci dovr dire cosa pensa di questa catastrofe e quali iniziative intende prendere per rimediarla. Sempre che non abbia fatto anche lui questa fine.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Non ci pensi neanche, un uomo troppo scaltro. Sar pi lucido che mai e come in altre occasioni anche da questa sapr ricavarne i massimi vantaggi.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Ho visto la sede del partito di maggioranza completamente vuota cos pure non ho scorto nessuno qui nel palazzo. Che abbiano anche loro mangiato quell'alimento?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Potrebbero essere rimasti vittime della loro voracit. Mangiavano e mangiavano sempre e di tutto; si saranno abbuffati con quel cibo abbondante e gratuito, figurati!
Nel palazzo sempre si mangia
non c' quaresima n venerd
con la bocca fatta a tramoggia
ci si abbuffa notte e d.
Panza mia fatti capanna
ci si riempie a crepapelle
che cuccagna co' 'sta manna
di spaghetti e di crespelle.
Nel palazzo si divora
sempre tutto a crepapanza
bisbocciando ad ogni ora
maggioranza e minoranza.
Nel palazzo ci si abbuffa
d'ogni cibo e ogni bevanda
e sui piatti ci si tuffa
come fosse 'na locanda.
Non pi politica n ideologia
il nostro compito del governare
avete capito or la strategia
solo quello di strafogare!
Che goduria, gente mia
che piacevole euforia
star satolli nel palazzo
alla barba dei testa.. di sasso!
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Anche i nostri, purtroppo, non si sono tirati indieltro. La voce subito sparsa che quel cibo, seppure annebbiando un po' il cervello, dava una piacevole euforia, ne ha permesso questa rapida diffusione indistintamente tra tutti.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Sar poi vero che d questa piacevole euforia?
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Penso di s. Quando riusciamo ad ottenere qualcosa che abbiamo tanto desiderato, perch ci sentiamo felici? Perch abbiamo liberato il cervello da quel pensiero che ci assillava. Siccome quel cibo rende il cervello vuoto da qualsiasi desiderio, non da escludere che possa dare la felicit.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Se cos non possiamo biasimare quelli che se ne sono cibati. Che motivo avevano di rifiutare la felicit, per giunta gratuita? D'altra parte la nostra azione sempre stata diretta alla conquista di migliori condizioni di vita creando perci nella gente un obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Ammesso che il fine sia lo stesso, non sono d'accordo sui mezzi per raggiungerlo.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Le strade sono diverse. La nostre passano attraverso la conquista del potere e dei relativi privilegi per raggiungere la felicit. E' una strada lunga, tortuosa, a volte senza sbocco, e spesso senza fine. Loro hanno preso la scorciatoia. Ecco tutto.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Solo il traguardo raggiunto con l'ideale pu dare la vera felicit.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Ideale! E' una parola che stata troppo sbandierata e farcita con paroloni come democrazia, partecipazione, libert che le hanno fatto perdere il suo alto e concreto significato...
Si sentono in lontananza un suono stonato di chitarre e alcuni canti disarticolati. Gli inebetiti cantano il ritornello: Come bello mangiare e mangiare...)
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (guarda dalla finestra) Ecco! Laggi! Un gruppetto di militanti Viola... Sembra che vogliano cantare, ma emettono solo suoni gutturali. Che squallore!
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Quelle l vicino ai portici sono attiviste Rosa. Anzi, erano...
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Ora che fanno? Si stanno alzando le gonne e addirittura si spogliano e gli uomini le abbracciano, le baciano...
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - La nostra militanza politica terminata. Non abbiamo pi niente da rivendicare, niente da raggiungere.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - La colpa soprattutto nostra. Sicuramente si nutrono di quel cibo prodotto dalle nostre cooperative. Abbiamo fatto un errore imperdonabile a consegnare a queste i piani che abbiamo estorto all'aiuto del professore.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Abbiamo lottato con loro e per loro. Se abbiamo sbagliato dobbiamo pagare. Anche noi mangeremo l'alimento 17.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Aspetta un momento, parliamo prima con il presidente per sentire come pensa di porre rimedio a questa catastrofe.
Entrano l'aiuto ed il professore inebetito. Poco dopo, Antonio.
AIUTO - Vi ho trovato finalmente. Vi ho cercato per tutta la citt.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Avete scoperto qualche altra diavoleria nel vostro maledetto laboratorio?
AIUTO - Dovrete prima tener fede ai vostri impegni. Sono qui per ricordarvelo.
PROFESSORE - I mo-stri... i mo-stri... sal-va-mi... aiu-to... aiuto... (Si aggrappa all'aiuto, supplicandolo)
AIUTO - (scostandolo seccato) S, buono, buono. (Lo spinge a sedere in una poltrona) Qui non ci sono i mostri! (Ai capigruppo) Avevate promesso che in cambio dei piani dell'alimento 17 mi avreste fatto ottenere...
Entra Antonio infuriato.
ANTONIO - (all'aiuto prendendolo per un braccio) Anche questa volta aveva cercato di sfuggirmi, ma non c' riuscito. Tanto io non la mollo finch non mi avr dato i soldi che mi aveva promesso. Li voglio, ne ho bisogno!
AIUTO - (ad Antonio) E lasciami! Li avrai, li avrai. Ora vattene, non vedi che sto parlando con questi signori? (Ai capigruppo) Mi avevate promesso di farmi nominare direttore del Centro Studi e Ricerche ...
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (va verso la finestra. All'aiuto) Venga, venga a vedere.
ANTONIO - (seguendo l'aiuto. Quasi gridando) Io voglio i soldi, subito!
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (indicando gli inebetiti gi nella piazza) Guardi il risultato delle vostre scoperte. Che ne fa di quella nomina? A che le serve la carriera? Ha visto?
Entra il presidente. Si ferma di scatto contrariato nel vedere tante persone nel suo ufficio.
PRESIDENTE - Che ci fate tutti voi nel mio ufficio?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Io e la mia collega volevamo conoscere quali iniziative intende prendere per combattere questa immensa catastrofe che si sta abbattendo sul nostro paese.
PRESIDENTE - Catastrofe? Quale catastrofe?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (andando verso la finestra) Venga, venga a vedere.
ANTONIO - (All'aiuto) Io voglio i soldi che mi spettano, e subito! Capito?
PRESIDENTE - (ad Antonio) Vuole i soldi? Che soldi? Ma scusi lei chi ? (Riconoscendo il professore) Professore? Lei?...
PROFESSORE - (con espressione inebetita) Eh, eh... Eh, eh... a-mi-co... a-mi-co... io... io... (Tenta di alzarsi dalla poltrona come per dirgli qualcosa)
PRESIDENTE - S, s, professore... Buono, buono. (gli d un colpettino sulla spalla e lo rimette a sedere)
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - (dalla finestra al presidente) Venga, venga a vedere, presidente.
Il presidente sospinto anche dalla capogruppo delle Rosa va alla finestra e guarda verso la piazza.
PRESIDENTE - Ebbene? Dov' quella che chiamate una catastrofe? Il popolo ha raggiunto la felicit. Ha cibo a volont senza dover pi lavorare. Non era quello che anche voi chiedevate nelle vostre rivendicazioni partitiche? Se questa una catastrofe...
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Ma la gente ha perso l'uso della ragione.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Ma quelli l sono completamente nudi, uomini e donne! Ce ne sono alcuni che fanno addirittura l'amore, cos in mezzo alla piazza. E' uno scandalo!
PRESIDENTE - E' naturale. Quando hanno fame, mangiano; quando hanno voglia di fare l'amore, fanno l'amore.
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Ma si accoppiano a caso.
PRESIDENTE - (rivolto al capogruppo dei Viola) Anche lei scandalizzato?
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Scandalizzato dir poco. Sono inorridito!
PRESIDENTE - Quello che mi meraviglia la vostra incoerenza. Fino a ieri avevate fatto battaglie per la liberalizzazione dei costumi e mi accusavate di miopia e di attaccamento ai superati valori della morale se cercavo di arginare le vostre istanze. Ora dovreste gioirne.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - le nostre lotte erano dirette a distruggere certi tab che limitavano alcune libert della gente.
PRESIDENTE - (in crescendo) Volevate abbattere tutti i tab e, come vedete, sono stati abbattuti; volevate che ci fosse cibo a volont e, cibo a volont c'; volevate diminuire la fatica e della fatica non c' pi bisogno: questa la catastrofe?
CAPOGRUPPO DELLE ROSA - Dalle sue parole sembra di capire che lei contento di una situazione del genere, come fosse stata lei a provocarla.
PRESIDENTE - Cercate come al solito di scaricare le vostre colpe sugli altri. Dove si produce l'alimento 17? Nelle vostre cooperative.
CAPOGRUPPO DEI VIOLA - Per carit, non il momento di parlare di colpe. L'importante ora di trovare il modo di riprendere il controllo della gente.
PRESIDENTE - Ecco il senso della catastrofe di cui parlavate prima.
Catastrofe voi la chiamate?
che la gente non vi d pi retta
ecco perch vi lamentate
e la considerate una disdetta.
Con le vostre teorie
troppi ne avete ingannati
ora dalle false utopie
si sentono liberati.
I CAPIGRUPPO VIOLA E ROSA -
(Alternativamente) Ma se non ci sono pi dottori
la gente chi la curer?
Se non ci sono pi muratori
le case chi le costruir?
Se non ci sono pi becchini
i morti chi seppellir?
Se non ci sono pi spazzini
le citt chi le pulir?
(Insieme) Che catastrofe, che macello
quest'alimento maledetto
che ha privato il cervello
del dono dell'intelletto.
Salvi i suoi sudditi presidente!
Fermi cotesta calamit
che ha reso il popolo demente
con responsabile autorit.
(Alternativamente) Se non ci sono pi idraulici
l'acqua chi la governer?
Se non ci sono pi meccanici
le auto chi le riparer?
Se non ci sono pi elettricisti
la luce chi la fornir?
Se non ci sono pi farmacisti
le medicine chi vender?
(Insieme) Che catastrofe, che macello
quest'alimento maledetto
che ha privato il cervello
del dono dell'intelletto.
Salvi i suoi sudditi presidente!
Fermi cotesta calamit
che ha reso il popolo demente
con responsabile autorit.
Si sente la voce del generale fuori campo che impreca contro gli inebetiti che gli intralciano il passo.
GENERALE - Fatevi da parte, fate largo, come vi permettete? Non vedete che sono il generale! Volete che vi sbatta dentro? Via di qua!
PRESIDENTE - Accidenti, quel burattino ancora vivo e lucido!
GENERALE - (entra insieme ad alcuni uomini inebetiti che si divertono a prenderlo a spinte. Prova a fare un saluto con sbattuta di tacchi, ma uno spintone pi forte lo manda fin quasi alla scrivania. Gli inebetiti ridono sgraziatamente) Vi accuso di vilipendio!
PRESIDENTE - (rivolto agli inebetiti) Via, lasciatelo stare!
GENERALE - Mi scusi, presidente, se non mi sono fatto annunciare, ma la sua segretaria non c'.
PRESIDENTE - Dica, generale.
GENERALE - Ho terminato la dislocazione dei nostri presdi in tutti i punti strategici della terra onde intervenire prontamente a sedare qualsiasi velleit nazionalistica o principi di ribellione. (Con tono dispiaciuto) Le debbo comunicare per, signor presidente, che molti soldati hanno mangiato quel cibo e purtroppo non sono pi idonei.
PRESIDENTE - Non si preoccupi pi di tanto perch il suo compito, ora, di vegliare solamente sul mantenimento dell'ordine pubblico in quanto non vi al mondo che un esercito: il nostro. E pertanto le guerre saranno d'ora in poi impossibili. Per i suoi servigi, generale, sar insignito della pi alta onorificenza cui uomo possa aspirare: "Custode della pace". Tale decorazione le verr consegnata nella prossima cerimonia militare in forma solennissima.
GENERALE - Sono confuso e commosso. Grazie, presidente. Voglio vedere se con tale decorazione quei marrani l (indicando gli inebetiti) si permetteranno di sbarrarmi il passo o addirittura di insolentirmi.
PRESIDENTE - Avr tutto un altro prestigio, non ne dubiti.
Entra la segretaria, trafelata.
SEGRETARIA - Generale, finalmente l'ho trovata. E' tanto che la cerco.
GENERALE - Mi dica.
SEGRETARIA - Ho saputo che tiene prigioniera l'assistente del professore. Deve liberarla, subito! Stava mettendo a punto un antidoto per neutralizzare gli effetti di quel cibo. E' l'unica speranza che abbiamo di salvare tutti questi poveretti.
GENERALE - Ah, veramente?
SEGRETARIA - (al generale) Non c' un secondo da perdere.
PRESIDENTE - (al generale) Lei non liberer quella donna senza un mio personale ordine. Non prima comunque di un regolare processo.
SEGRETARIA - Un processo? Di quale colpa l'accusa? (Al generale) Generale, non gli dia ascolto. E' un paranoico, la liberi prima che sia troppo tardi.
PRESIDENTE - (al generale) Se trasgredir a quanto le ho appena ordinato, le strapper tutte le medaglie e le onorificenze con queste mie stesse mani.
SEGRETARIA - (al generale) La scongiuro, non vorr mica prendere gli ordini da un pazzo?
PRESIDENTE - (alla segretaria) Stia attenta a come parla. Le potrebbe costare molto caro.
GENERALE - (alla segretaria) Ho giurato fedelt al paese. Non posso tradire un ordine del suo presidente.
PRESIDENTE - (al generale) Ben detto, generale! Ricompenser la sua fedelt con un'altra medaglia.
Si odono di lontano dodici rintocchi. E' mezzogiorno. Antonio parla sempre pi concitatamente con l'aiuto, il professore a tratti sorride e a tratti sembra terrorizzato da qualcosa, mentre gli uomini inebetiti sillabando le parole pap-pa... pap-pa... stringono in un cerchio i presenti escluso il presidente che dietro la scrivania e li spingono con forza ed in modo brusco fuori della stanza come per condurre anche loro a mangiare l'alimento 17.
PRESIDENTE - (sogghigna soddisfatto fregandosi le mani) Bravi, bravi sudditi miei. Portateli a pranzo con voi e rimpinzateli dell'alimento 17 fino a farli scoppiare. Ah, ah, che risate! Vedrai il generale come sar buffo. Sembrer un caprone impazzito. Ah, ah! E i capigruppo? Ah, ah, che risate! La cavalcata delle Valchirie, la carica dei 101! E io? Io rimarr senza rivali... (si pavoneggia) e sar il vero, grande, unico, padrone del mondo!
Entra la madre. Ha l'aria dimessa di chi prostrato nel morale. E' spettinata e con gli abiti un po' in disordine. Cammina con fatica, si avvicina alla scrivania, vi si appoggia affranta ed aspetta che il figlio la degni di attenzione.
PRESIDENTE - Mammetta! (Va per abbracciarla)
MADRE - No, non avvicinarti e non chiamarmi pi madre.
PRESIDENTE - (meravigliato) Mammetta? Che ti prende?
MADRE - Non hai visto come ridotta la tua gente? E tu te ne stai qui come se niente fosse.
PRESIDENTE - Quelli stanno bene, sono felici.
MADRE - Felici? Quelli sono diventati tutti idioti.
PRESIDENTE - Ti dico che sono felici.
MADRE - Aiutali! Devi aiutarli, devi riportarli alla ragione. Tu sei il principe buono. Sguaina la spada e sconfiggi il male che si impossessato della tua gente.
PRESIDENTE - Ti prego, non pi tempo di favole! Te ne sei servita per tanto tempo per addormentare il mio cervello, cos da tenermi lontano dalla realt. Mi regalavi un'infinit di giocattoli, ma non mi permettevi di avere un amico. Mi hai concesso di avere una moglie solo perch eri convinta che mi avrebbe poi umiliato e permesso a te di offrirmi la spalla su cui piangere. Ora sono un uomo che vuole vivere la sua vita fino in fondo.
MADRE - Non vero, non vero quello che dici! Ti ho amato come nessun'altra cosa al mondo.
PRESIDENTE - No, tu sei solo stata un mostro di egoismo.
MADRE - Se ho sbagliato, ho sbagliato in buona fede. Se sono stata egoista stato per il troppo bene che ti ho voluto. Le tue parole hanno trafitto il mio cuore, ma io ti perdono anche questo.
PRESIDENTE - (freddo) Ti ho detto che voglio rendermi autonomo da te, che voglio vivere la mia vita.
MADRE - S, s, certo. Ora per, come madre, ti chiedo questo: fai qualcosa per la tua gente.
PRESIDENTE - Forse non ti rendi conto che arrivato il grande giorno?
MADRE - Cosa vuoi dire?
PRESIDENTE - Sono riuscito a realizzare il mio sogno.
MADRE - S, s, certo. Per ora cerca di fare qualcosa per ridare la ragione a quei poveretti. Il gioco bello quando ha dei limiti.
PRESIDENTE - Non devi preoccuparti, ti ho gi detto che quelli stanno bene cos.
MADRE - Hai intenzione di rimanere impassibile di fronte a tanta tragedia? Hai intenzione di lasciarli in quello stato?
PRESIDENTE - Certo!
MADRE - Non puoi, Pinuccio, non puoi. Fallo almeno per me.
PRESIDENTE - Non mi chiedere una cosa impossibile.
MADRE - Anche se credi di non poter riuscire devi almeno tentare.
PRESIDENTE - Loro devono rimanere cos, comunque non ti fare scrupoli perch stanno bene, sono felici. Ora devi scacciare questo velo di tristezza perch tempo di festeggiare. Tuo figlio diventato il padrone del mondo! Ti rendi conto? Non sei contenta?
MADRE - (lo guarda preoccupata) Padrone del mondo?
PRESIDENTE - Non ci credi?
MADRE - (indicando fuori della finestra) Padrone di quei deficienti, vorrai dire! Tu sei pazzo, figliolo mio!
PRESIDENTE - Io pazzo?
MADRE - Solo credendoti tale io potrei trovare una giustificazione alla tua insensata megalomania.
PRESIDENTE - Non ti permetto di insultarmi. Il mio piano stato cos perfetto che mi ha fatto arrivare al vertice del potere senza colpo ferire rispettando anche la promessa che ti avevo fatto. Nessuno spargimento di sangue. La chiami pazzia questa?
MADRE - Tu sei pazzo da legare!
il tuo popolo hai rovinato
niente ci pu pi salvare.
Ecco ci che hai combinato
la distruzione ci travolger
e qualche Dio ci punir!
Ti prego rinsavisci
fallo per me, per te.
Ascolta, non capisci
che hanno fiducia in te?
Merita fino in fondo
l'amor di questa gente
che te in tutto il mondo
ha eletto a presidente.
PRESIDENTE - Ma cosa vuoi da me?
Che volete voi tutti?
Ho sconfitto la fame
eliminato i lutti!
N carestia n guerra
sulla bocca di tutti un sorriso
per mio merito su questa terra
c' un nuovo paradiso.
MADRE - Ero una madre felice
di un figlio cos caro
la fortunata genitrice
del frutto pi raro.
Ero cos orgogliosa
d'averti dato la vita
ora in maniera dolorosa
sono stata punita.
Ti supplico allor di salvare
il tuo popolo demente
senn dovr affermare
che sei pazzo veramente.
PRESIDENTE - Io sono un genio, non sono pazzo
fatti da parte, non servi pi!
Ora son uomo, non pi ragazzo
nel mio futuro non ci sei pi.
Ti ho dato ascolto fin troppo tempo
Pinuccio qui, Pinuccio l
e la mia vita a tuo piacimento
hai fatto e disfatto a volont.
MADRE - (affranta dal dolore) Maledico il giorno che ti ho concepito! Maledico le mie viscere che hanno generato un mostro!
PRESIDENTE - (freddo) Fai attenzione mammetta che non sono pi succube della tua volont.
MADRE - Cosa? Vuoi intimorirmi?! Non ti permetter di persistere nella tua follia e danno di questi poveretti.
PRESIDENTE - Non potrai farci niente. Non hai pi nessun potere su di me.
MADRE - Devi rinsavire, non ti permetter... a costo di... Dovrai passare sul mio cadavere!
PRESIDENTE - Cosa vuoi impedirmi, tu? Non vedi che sei una povera vecchia?
MADRE - (implorante) Pinuccio?... Figlio... (Gli si getta al collo come ultimo atto d'amore) Figlio mio...
PRESIDENTE - Levati! Niente mi sar pi da ostacolo, nemmeno tu! (Con un violento strattone si libera della madre che cade a terra priva di sensi e dopo averle scavalcato il corpo, si porta verso la finestra, la apre ed inizia il discorso dell'investitura)
"Per la prima volta nella storia, sui pennoni di tutto il mondo, sventola una sola bandiera: la bandiera azzurro-oro del nostro paese. Con orgoglio affermiamo che non si trattato n di una conquista imperialistica, n neocolonialistica, ma della plebiscitaria scelta delle genti di tutte le razze di seppellire per sempre l'illusorio e ottuso mito del nazionalismo, responsabile di conflitti e di guerre fra i popoli, e di sottomettersi a noi quale segno di riconoscenza per la nostra liberalit nell'aver fornito il cibo della felicit.
A me e solo a me spetta di diritto lo scettro di comando su tutti i popoli e il titolo di "Padrone del mondo".
Dal basso sopraggiungono rulli di tamburo, suono di trombe stonate, fischi, urla, risate e rumori confusi. Si spalanca la porta ed entra un gruppo di inebetiti che afferrano e sollevano il presidente come per portarlo in trionfo e fanno alcuni giri per la stanza. Lo lanciano anche in aria due o tre volte, ridendo.
INEBETITI - Evviva, evviva evviva
il nostro presidente.
PRESIDENTE - Grazie, grazie grazie
sudditi carissimi.
INEBETITI - Evviva, evviva evviva
l'osannato dalla gente.
PRESIDENTE - Grazie, grazie grazie
popoli amatissimi.
INEBETITI - Evviva, evviva evviva
il pi grande e potente.
PRESIDENTE - Grazie, grazie grazie
cittadini fedelissimi.
INEBETITI - Evviva, evviva evviva
il nostro astro lucente.
PRESIDENTE - Grazie, grazie, grazie
genti dilettissime.
INEBETITI - Evviva, evviva evviva
l'ormai onnipotente.
Gli inebetiti si dirigono verso la finestra.
PRESIDENTE - Ahi, piano! Mettetemi gi! Ma che fate? No, no! (Grido) Aaah!
Gli inebetiti gettano il presidente dalla finestra e continuano a ridere e a danzare per la stanza mentre dal basso salgono urla e grida pi forti che coprono le invocazioni d'aiuto del presidente.
- Questo copione è stato visto:


