Il complesso dell’obelisco

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IL COMPLESSO DELLOBELISCO

Ovvero

LE RISORSE DELLA PSICANALISI

Di Carlo Terron

RITRATTO A DUE VOCI CON UN FONDO DI VERIT PRESENTE

Alla gloriosa memoria di Sigmund Freud

che non ne ha alcuna colpa.

PERSONAGGI

Il dottor PIO DE LOLLIS, medico analista

La signorina CANDIDA BIANCAVIRT, contessa e nevrotica

LILLUSTRATORE, uno qualunque, ma sembra bene informato e,

comunque, potrebbe anche non esserci, si parla a gente istruita

LILLUSTRATORE - Dellormai tristemente noto complesso dellobelisco si cominci a parlare per la prima volta al trentaquattresimo congresso di psicanalisi, tenuto a Montpellier dal ventisei al trentun marzo millenovecentosessantacinque. Fu a causa di esso che il congresso si prolung un giorno e mezzo pi del previsto. Inconveniente, in s e per s, in fondo, di poco, anzi di nessun conto, se non fosse stato conseguenza di qualcosa di ben pi grave collaccendere la scintilla che fece divampare un incendio di discussioni interminate e polemiche feroci, non ancora estinto. Bench stracarica di pollini, responsabili di uno dei pi spettacolari e rabbiosi eccessi di febbre del fieno che la storia delle allergie ricordi, a danno del signor De La Grouvire, scienziato di fama internazionale, titolare della cattedra di psicopatologia, nonch magnifico rettore allAteneo di Lilla, e presidente del congresso, quellanno la precoce primavera provenzale, alimentata dalle salubri aure del Rodano, era di una voluttuosa dolcezza, incline, come non mai, a una tolleranza serena e festosa della quale, oltre alle mogli dei congressisti, avevano finito col beneficiare i lavori stessi del congresso, scivolati, per quattro giorni, sul velluto. Ciononostante, bast che largomento fosse sollevato per rivelarsi subito il pomo della discordia, in un consesso distintosi, fino a quel momento, per una totale concordia, fin troppo urbanamente ufficiale, paragonabile soltanto ai congressi sotto le elezioni della Democrazia Cristiana nella contigua repubblica italiana. Il congresso ne usc, letteralmente, spaccato in due, per quanto si dessero da fare a cercar compromessi onde riportare una parvenza di unanimit fra conservatori e progressisti, i volonterosi consci del disastroso effetto di una frattura, sullambiente scientifico, in una circostanza sotto molti aspetti delicata e circa un argomento che, sia pure involontariamente, reinvestiva un antico punto nevralgico, rimettendo in discussione la sopita ma non mai cancellata questione se il pansessualismo fosse vincolante o meno nella genesi delle manifestazioni umane, lungo lintero arco dalla nevrosi al genio, e scusate se poco. Lorologio sulla parete, dietro al banco della presidenza, un Grard-Perregaux di precisione, graziosamente offerto, a scopo discretamente pubblicitario, dalla ditta Lepetit, segnava le diciassette e venticinque e si sarebbe passati subito allordine del giorno, appena in tempo per fare una doccia, cambiarsi dabito e, poi, partecipare al banchetto offerto dalla municipalit, quando si alz e chiese la parola il dottor Pio De Lollis, un dinoccolato giovanotto lombardo sconosciuto ai pi, anzi, per la precisione, a tutti quanti. Vorrei, col consenso dellonorevole assemblea disse come se si trattasse di una cosa da niente e, per giunta, usando inopportunamente e retoricamente il condizionale vorrei far iscrivere nei fondamenti della dottrina un nuovo complesso da me osservato, studiato e del quale mi riservo di presentare, al pi presto, una dettagliata memoria scritta. Per esempio? rugg il presidente, gettando, tra due sternuti, unocchiata feroce allorologio. Il Complesso dellobelisco, spar, deciso e precipitoso come tutti i timidi, il giovane psicoterapeuta. Scarlatto come un pomodoro maturo, a causa di un terzo sternuto venuto di rincalzo ai primi due, il presidente batt un pugno sul banco. Sono contrario e con me deve esserlo ogni studioso serio, alla indiscriminata proliferazione dei complessi sbott - . Di complessi ce ne sono in circolazione gi troppi. A forza di complessi abusivi, si gi snaturata, fino a renderla incomprensibile e inapplicabile, la unitaria concezione del Maestro ed giunto il momento di un salutare giro di vite. Quelli che ci sono ci sono. Il complesso dellobelisco aggiornato e propongo che si passi allordine del giorno tent di tagliar corto il segretario, poco democraticamente, se vogliamo, ma ben intenzionato, che sedeva alla sua destra. Lei si astenga dal proporre e dallaggiornare url a questo punto, con gli occhi fuor della testa, il De La Grouvire, rivelando, di colpo, le malrepresse tendenze autoritarie di una libido da freudiano di stretta osservanza. Anzi, giacch questo imprudente giovane me ne offre il destro, esigo disse proprio esigo che sia riaffermata in questa sede, solennemente una volta per tutte, lunica esistenza di un solo complesso: quello originario di Freud, vale a dire il glorioso complesso di Edipo che comprende e nullifica tutti gli altri. Allora si scaten il finimondo. Chi batteva le mani e chi fischiava, chi propugnava il numero aperto dei complessi e chi era per il numero rigorosamente chiuso, uno e basta. Cal la notte su quei saggi dissennati e la schiera dei dissidenti abbandon laula in massa, pretendendo, per la ripresa dei lavori, la sostituzione del presidente. Solo allalba, digiuni, si giunse al compromesso che il presidente sarebbe rimasto al suo posto e al proponente sarebbe stato consentito di illustrare succintamente la propria memoria. Ci avvenne al mattino successivo in unaltalena di cachinni e di applausi, di interruzioni sarcastiche e di paterni incoraggiamenti, degni, da una parte e dallaltra, che unindagine psicanalitica traesse in luce gli inconfessabili sottofondi inconsci di unaggressivit tanto poco raccomandabile. Confuso, frastornato, sballottato, reso incerto di s anche perch certissimo non lo era mai stato linfelice dottor

DE LOLLIS - annaspava a pezzi e bocconi, facendo dogni erba un fascio di obelischi, campanili, colonne, piloni di cemento armato, pali del telegrafo e quanti altri mai oggetti lunghi solidi e cilindrici gli danzavano nel cervello, senza riuscire a spiegarsi men che confusamente. Parte a causa dellambiente arroventato al quale parlava, parte per le personali e poco comunicabili esperienze che gli avevano suggerito la scoperta. Il resto della giornata ormai storia trascorse nel dibattito, se cos si pu chiamare; ma fu, piuttosto, una rissa, che ne segu. Anzich calmare, non fece che approfondire il solco della discordia. E il trentun marzo millenovecentosessantacinque, nel nome del complesso dellobelisco, segn la data di una nuova, e pi grave eresia nel travagliato cammino della psicanalisi. Tutto quanto si pot cavar di bocca al terribile presidente fu un giudizio da qualcuno ottimisticamente ritenuto conciliativo. Alla mia et sentenzi anche con tutta la miglior buona volont, il complesso dellobelisco non sarei, ormai, pi in grado di capirlo, figurarsi di adoperarlo!. Riusciremo noi a farlo capire, nel dialogo che segue, cercando di ricostruirne, da riservate confidenze, la sua privata, modesta e banale genesi, tipica delle femmine e utile ai maschi? Era di maggio, fuori i ciliegi erano in fiore; e, dentro, seduto alla scrivania, col suo bel camice attillato, un trequarti mauve, abbottonato dietro, il dottor Pio De Lollis, recitando in tuttimpegno e buonafede e con risultati appena discreti la parte del medico mondano, navigato e sicuro di s il contrario della sua vera natura si dava da fare per avviare il trattamento analitico della signorina Candida Biancavirt, seduta di fronte a lui e che, a sua volta, cercava di vincere limbarazzo con le mani in mano e coi punti esclamativi in bocca, nel vano tentativo di non rosicchiarsi le unghie; cosa che, ciononostante, accadeva di cinque in cinque minuti.

BIANCAVIRT - Occhi negli occhi, dottore; senza ipocrite piet e senza falsi pudori: mi crede matta? Non si faccia scrupolo; sia pure brutale, parla con una che ha il culto della verit.

DE LOLLIS - Ho abbastanza esperienza, signorina, per essermi reso conto che il matto un tale che ha perduto tutto, tranne la ragione.

BIANCAVIRT - Scusi sa, non mi va chiaro se, con questa risposta, lei voglia dire che sono una matta che ragiona oppure una sana che sragiona.

DE LOLLIS Lei, personalmente, cosa preferirebbe?

BIANCAVIRT - Ha toccato il punto nevralgico, dottore. La mia nevrosi consiste appunto in questo dilemma. Io sono un dubbio circolante.

DE LOLLIS - Suvvia, un piccolo sforzo di fantasia. Faccia appello al coraggio della scelta. La sua una forma di patologia esistenziale. La si combatte con la responsabilit della scelta.

BIANCAVIRT - Una parola! Se fossi in grado di scegliere, non avrei bisogno dellanalista. Scelga lei, per me, dottore. La prego, scelga lei e io accetter il suo giudizio senza discutere, glielo giuro.

DE LOLLIS - Una parola!

BIANCAVIRT - Lho appena detto io.

DE LOLLIS - Scusi tanto.

BIANCAVIRT - Di niente. E allora? Sana sragionevole, oppure pazza raziocinante?

DE LOLLIS - Questo ancora presto per poterlo stabilire.

BIANCAVIRT - Lei comincia a deludermi, dottore. Come si fa, domando e dico, a curare un paziente senza, prima, sapere se sano o malato?

DE LOLLIS - Ma non necessario esser malati per venir curati. Questo uno dei fondamenti della medicina fin dai tempi di Esculapio.

BIANCAVIRT - Mi scusi, non cero andata su. Che sar di me, dottore? Pensa che sia grave?

DE LOLLIS - Coraggio. appena arrivata. Il fascino e anche lefficacia, anche lefficacia di ogni trattamento analitico che si sa come si comincia e non si sa come si finisce.

BIANCAVIRT - I miei son finiti tutti male, dottore mio.

DE LOLLIS - Ah, perch questo non il primo a cui si sottopone?

BIANCAVIRT - Mai pi. E come avrei potuto tirare avanti? No no. Mi sono gi fatta tutti gli analisti di questa citt. Lei lultimo.

DE LOLLIS - E una citt di pi di due milioni di abitanti, signorina!

BIANCAVIRT - Le paiono molti con un analista, s e no, ogni centomila? Per il mio bisogno, sono un numero trascurabile.

DE LOLLIS - Mi sono gi fatta: strano modo di esprimersi. (Annota velocemente qualcosa su un notes e segue un silenzio vischioso come una sabbia mobile).

BIANCAVIRT -Be?

DE LOLLIS Be, cosa?

BIANCAVIRT Va avanti lei o vado avanti io?

DE LOLLIS Cio?

BIANCAVIRT - Vedo che tace.

DE LOLLIS - Cerco di orientarmi.

BIANCAVIRT - Lei non cerca di orientarsi.

DE LOLLIS - Glielo assicuro.

BIANCAVIRT - Ma no!

DE LOLLIS - Ma s.

BIANCAVIRT - Non insista. Creda a me: lei non cerca di orientarsi.

DE LOLLIS - Parola donore.

BIANCAVIRT - Non ne ha nessuna ragione.

DE LOLLIS - Tutte, invece.

BIANCAVIRT - Le dico di no.

DE LOLLIS - E io le dico di s.

BIANCAVIRT - Non cominciamo con le bugie, dottore. Sono allergica alla menzogna. Lo vede, mi fa gi starnutire. (E, infatti, esegue) Non fa che aumentare la mia timidezza e, di conseguenza, la mia diffidenza e il mio spirito di contestazione. Possibile che non ci si renda conto che la menzogna nevrotizzante? Un po di comprensione! Non chiedo altro, infine.

DE LOLLIS - Tutta la comprensione che vuole, per carit.

BIANCAVIRT - Mi risparmi, la prego, il veleno in coda di quel per carit. Mi ferisce come una coltellata.

DE LOLLIS - E sia. Senza coltellata, pardon, intendevo dire senza carit.

BIANCAVIRT - Lapsus! Lapsus inequivocabile. Non vorr negarlo. Lei ha del malanimo verso di me. Me ne sono accorta appena ha aperto bocca.

DE LOLLIS - Ma abbia pazienza, lei che me lo suscita. Con la sua sfiducia preventiva e sistematica.

BIANCAVIRT - Vuol dire?

DE LOLLIS - Ma certo.

BIANCAVIRT - S. Pu essere. gi successo. Mi scusi.

DE LOLLIS - Va bene, ma io non dico bugie, se lo tenga per detto.

BIANCAVITRT - E questa unaltra. Ne ha gi dette due in meno di tre minuti.

DE LOLLIS - Le proibisco questo linguaggio.

BIANCAVIRT - Lei lo fa apposta. Cos non ne facciamo niente. E dire che lei era la mia ultima speranza. Pazienza.

DE LOLLIS - Ora, se non le dispiace, mi usi una cortesia lei: tolga quell ultima.

BIANCAVIRT - Non necessario. Tolgo il disturbo. (Si alza, prende su graziosamente le sue cose e si dirige verso luscio).

DE LOLLIS E adesso, cosa fa?

BIANCAVIRT - Me ne vado. orbo? Se manca la fiducia del medico verso il paziente, tutto tempo perso. Non glielha insegnato Padre Gemelli alla Cattolica? Un po me ne intendo anchio.

DE LOLLIS - S, ma anche viceversa.

BIANCAVIRT Sarebbe a dire?

DE LOLLIS - Sarebbe a dire: sta bene la fiducia del medico verso il paziente, ma indispensabile anche la fiducia del paziente verso il medico, porco cane!

BIANCAVIRT - Ha ragione.

DE LOLLIS - Direi.

BIANCAVIRT - S , s, ha ragione. Sono senza attenuanti.

DE LOLLIS - Adesso non drammatizzi.

BIANCAVIRT - Detesto lumilt: le dico che ha ragione e deve tenersela. Mi scusi.

DE LOLLIS - Come vuole. Grazie.

BIANCAVIRT - Nessun grazie. Ci che giusto giusto. (Torna indietro e riprende il suo posto) Tutta colpa della mia timidezza. Leccesso di timidezza mi rende insicura e linsicurezza mi rende aggressiva. Me lha spiegato un suo collega. E io aggiungo anche: ingiusta, precipitosa, maligna e villana. Dico bene?

DE LOLLIS Posso contraddirla?

BIANCAVIRT - La prego: no. La verit innanzitutto! Mi lasci fare lautocritica. Di solito, mi rilassa.

DE LOLLIS - Faccia, faccia pure. (Nuovo silenzio e nuovo appunto da parte del dottore).

BIANCAVIRT - E allora?

DE LOLLIS - Allora che?

BIANCAVIRT Riconosce daver detto bugie?

DE LOLLIS - Non posso. La verit innanzitutto, lha affermato lei.

BIANCAVIRT - Appunto! E faccia un piccolo sforzo anche lei, santo Dio! Non si irrigidisca cos.

DE LOLLIS - Non posso. Si renda conto che, in coscienza, come analista, non posso riconoscerlo. Finirei per cacciarmi in un vicolo cieco.

BIANCAVIRT - Capisco. Teme di essere messo con le spalle al muro.

DE LOLLIS - Nellinteresse del trattamento, non voglio trovarmi, come curante, in condizioni di inferiorit, va bene?

BIANCAVIRT - Ma neanchio come paziente, oh bella!

DE LOLLIS Perch no?

BIANCAVIRT - Ah, lei, dunque, concepisce il paziente come un succubo. Dio del cielo, in che mani son caduta! Lei non un analista, un sultano. (Sia che non possa, sia che non voglia ribattere, lui tace) Sia buono. Ho tanto bisogno che si sia buoni con me! Lo ammetta, almeno, come uomo. Cosa le costa?

DE LOLLIS - Senta

BIANCAVIRT - S.

DE LOLLIS - Le propongo un accomodamento.

BIANCAVIRT - Dica.

DE LOLLIS - Veniamoci reciprocamente incontro. Accantoniamo lo scoglio delle bugie.

BIANCAVIRT - Per il momento.

DE LOLLIS - E va bene, voglio rovinarmi: per il momento.

BIANCAVIRT - Perch ha messo il broncio?

DE LOLLIS - Ho messo il broncio? Ma se ci siamo appena accordati?!

BIANCAVIRT - Proprio vero: non c maggior sordo di chi non vuol intendere. Prima, prima!

DE LOLLIS Prima quando?

BIANCAVIRT - Prima, quando le ho imprudentemente confidato che tutti i miei precedenti trattamenti sono finiti male, lei ha messo il broncio. stato allora.

DE LOLLIS - Ma cosa dice?

BIANCAVIRT - Mai vista unostinazione simile. Perch vuol negarlo? Che male c? forse un disonore mettere il broncio? Maledetti i formalismi!

DE LOLLIS - Il broncio io? Nemmeno passato per la testa.

BIANCAVIRT - Non insista, dottore, la scongiuro a mani giunte, io che non ho mai pregato nessuno. Ho una pratica di analisti, ormai, che non mi sfugge pi niente. geloso. Confessi, almeno, che geloso e passo sopra a tutto il resto. DE LOLLIS Geloso di chi? Ma che si sta mettendo in testa?

BIANCAVIRT - Ma dei suoi colleghi, naturalmente. Che, prima di lei, io abbia consultato tutti i suoi colleghi. addirittura elementare, automatico. E legittimo. Apprezzi la mia buona volont, le dico che legittimo.

DE LOLLIS - E allora, sa cosa le dico io?

BIANCAVIRT - Come farebbe ad andare avanti se, io, ora, le rispondessi: s, lo so?

DE LOLLIS - La sfido a farlo.

BIANCAVIRT - Va bene: cedo. Un altro punto a suo vantaggio. Mi vuole sottomessa. Con la scusa di farmi del bene, mi vuole schiava. Ascolto.

DE LOLLIS - Cosa ascolta, in nome di Dio, se non fa che parlar lei?

BIANCAVIRT - Non perda la calma, non le si addice. Le ripeto che ascolto, cosa pretende di pi?

DE LOLLIS - E che? Che ascolta?

BIANCAVIRT - Quel che mi doveva dire, naturalmente.

DE LOLLIS - Con tutti codesti diversivi, non me lo ricordo pi.

BIANCAVIRT - Era prevedibile: unaltra bugia.

DE LOLLIS - E invece no.

BIANCAVIRT - Provi a mordersi un pollice. (Soprappensiero, lui lo fa).

DE LOLLIS - Ahi! Accidenti!

BIANCAVIRT - Ha stretto troppo. Lei privo di delicatezza perfino verso se stesso. la tendenza sadica che ho notato in tutti voialtri.

DE LOLLIS - Ah, ecco che mi torna in mente.

BIANCAVIRT - Riesce sempre. Quasi sempre, per esser precisi.

DE LOLLIS - Mi lascia parlare?

BIANCAVIRT - Non fiato pi.

DE LOLLIS - Dunque

BIANCAVIRT - Non se ne sar mica dimenticato di nuovo, per caso. Sarebbe un vizio: la compensazione masochistica della vostra tendenza sadica.

DE LOLLIS - Volevo dire. Se vero che, finora, ogni altro trattamento finito male, umanamente parlando ne dovrei essere soddisfatto. Non fa mai dispiacere conoscere i fallimenti dei propri colleghi.

BIANCAVIRT - Ha detto non fa mai dispiacere?

DE LOLLIS - Precisamente.

BIANCAVIRT Un po ipocrita, se vogliamo, no?

DE LOLLIS Perch ipocrita, per la miseria?

BIANCAVIRT - Non voleva forse dire un fa piacere grosso tanto cos?

DE LOLLIS - Ciascuno parla come sa e crede. Leducazione non ipocrisia, n sadica n masochistica. Cominciamo col dire che lei ha una gran confusione in testa.

BIANCAVIRT - Ah ah!...

DE LOLLIS - Non ipocrisia. C poco da fare ah ah.

BIANCAVIRT - Lo dice lei.

DE LOLLIS - E chi lo dovrebbe dire? Linquilina del piano di sopra?

BIANCAVIRT - Dovremmo almeno essere daccordo in due, lei che pretende di essere tanto educato e poi si permette di fare del sarcasmo. E su questo punto, resto del parere che quella che si dice educazione , per met, ipocrisia. E sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.

DE LOLLIS - (si alza, con tutta laria di tagliar corto) Mi rendo conto che, tra noi, non possibile il minimo di intesa per avviare non dico un trattamento, ma nemmeno una decente conversazione civile.

BIANCAVIRT Ah, questo che pensa di me?

DE LOLLIS - Questo, n pi e n meno.

BIANCAVIRT - E ha il coraggio di spifferarmelo brutalmente in faccia, senza preavviso, a rischio di farmi venire una delle mie crisi?

DE LOLLIS - Ho il coraggio. Lei ha gli occhi dietro alla testa e gli orecchi sulle ginocchia, signorina. Sarebbe tempo di riportarli al loro posto.

BIANCAVIRT - E lei perverso, un torturatore che dovrebbe essere espulso dallordine dei medici.

DE LOLLIS - Faccia la denuncia.

BIANCAVIRT - Lei approfitta; scortica viva una povera donna inferma, debole, incerta e angosciata.

DE LOLLIS - Ha ragione.

BIANCAVIRT - Ha anche la crudelt di darmi ragione adesso?

DE LOLLIS - S, le do ragione. Come me lha data, prima, lei, gliela restituisco, ora, io.

BIANCAVIRT - Per offendermi, per umiliarmi, per far a brani il mio amor proprio.

DE LOLLIS - Scelga lei, a suo piacimento.

BIANCAVIRT - La ragione la si d ai pazzi. Lei mi ritiene pazza. Finalmente le scappato. Vede? Mi ritiene pazza e mi sento gi pi tranquilla.

DE LOLLIS - Non ha importanza ci che la ritengo, visto che il nostro colloquio non avr seguito.

BIANCAVIRT - Lo dice lei. Troppo facile. Lei un medico, mi va a genio, mi considera pazza e mi deve curare. Torni al suo posto. meglio per lei.

DE LOLLIS - (gelido) E senn?

BIANCAVIRT - Senn?... Be, cos su due piedi Mi lasci il tempo di pensarci.

DE LOLLIS - Faccia pure con comodo. (Per dimostrare la propria calma, accende una sigaretta).

BIANCAVIRT - Non mi fa mica impressione, sa.

DE LOLLIS - Perch dovrei farle impressione?

BIANCAVIRT - E per ostentare il dominio dei suoi nervi che si accesa una sigaretta?

DE LOLLIS - E unicamente perch m venuta voglia di fumare, guardi un po.

BIANCAVIRT - Cosa crede, che non sia capace di fumare anchio?

DE LOLLIS - Per me, pu accendere anche la pipa.

BIANCAVIRT - Lei che sempre pronto a mettere avanti la sua educazione, potrebbe anche offrirmi una sigaretta.

DE LOLLIS - Con piacere. (Si appresta ad accontentarla).

BIANCAVIRT - No. Meglio di no.

DE LOLLIS - Allora, s o no?

BIANCAVIRT - Ho detto no. Le darei un vantaggio.

DE LOLLIS A proposito, allora, ci ha pensato?

BIANCAVIRT A che piano siamo qui?

DE LOLLIS - Dodicesimo.

BIANCAVIRT - E se, per esempio, mi buttassi dalla finestra? Qui la voglio.

DE LOLLIS - Arriverebbe in strada in un attimo. Saccomodi. (Va a spalancargliela) Su. Coraggio. O soffre di vertigini?

BIANCAVIRT - Guardi che chiamo aiuto.

DE LOLLIS - Sarebbe una battuta inedita per un suicidio.

BIANCAVIRT - Mi odia, dunque, fino a questo punto?

DE LOLLIS - Se la odiassi appena tanto cos, ce lavrei gi buttata io, con le mie mani, talmente mha rotto le scatole.

BIANCAVIRT - Eh gi, pazza Una crisi improvvisa, un raptus e s gettata dalla finestra. Ha anche lalibi precostituito. Ma lei un mostro!

DE LOLLIS - Non ci avevo pensato. unidea.

BIANCAVIRT - Chiss quante altre infelici ha gi gettato dalla finestra!

DE LOLLIS - Finora nessuna, pensi un po che ingenuo. Ma ora ne terr conto per lavvenite.

BIANCAVIRT - Se non gettate materialmente, le avr spinte al suicidio, come sta facendo con me.

DE LOLLIS - Di bene in meglio. Le sono grato del suggerimento.

BIANCAVIRT - Perch mi tratta cos? io che ero venuta da lei con tanta fiducia? (E gi un subisso di singhiozzi. il crollo, la resa? Si vedr. ancora presto per dirlo).

DE LOLLIS - Per malata proprio malata. Pazienza, la prender in cura. (Ora essa si getta indecentemente in ginocchio e gli bacia e ribacia le mani).

BIANCAVIRT - Oh grazie, grazie. Non sa il bene che mi fa.

DE LOLLIS - Adesso non esageri in senso contrario. Non passi da un eccesso allaltro. Si tiri su, si ricomponga.

BIANCAVIRT - Mi lasci fare, almeno, questo atto di contrizione. Caro-caro! Anche se ha la mano un po pesante, lei il mio arcangelo salvatore, il mio San Giorgio, il mio San Marco, il mio Gabriele!

DE LOLLIS - (peggiorativo) Cattolica, anche!

BIANCAVIRT - E apostolica romana. Perch, lei no, per caso? Me lo dica subito.

DE LOLLIS - Non vuole? Salvo il matrimonio e gli ordini sacri, i sacramenti li ho indosso tutti.

BIANCAVIRT - (tra un luccicone e laltro) Malata o matta?

DE LOLLIS - Non stiamo a sottilizzare.

BIANCAVIRT - Ho anche unannessite. Non vorrei che dipendesse da quella.

DE LOLLIS - Una malattia alla volta, per piacere.

BIANCAVIRT - Ah, son contenta, che sia lei a occuparsi di me, dottore.

DE LOLLIS - A un patto: che venga rispettata la necessaria gerarchia tra curante e paziente. Niente ricatti e si proceda con metodo

BIANCAVIRT - Comandi e obbedir.

DE LOLLIS - che ogni parola non debba essere una contraddizione e ogni osservazione una rissa di due volont.

BIANCAVIRT - Ha ragione, oh come ha ragione: il mio ritratto. La
colpa che ho il transfert anticipato, esplosivo e micidiale.

DE LOLLIS E lei come lo sa?

BIANCAVIRT - Me lo ha diagnosticato un suo collega che voleva telefonare in questura. Oh, scusi

DE LOLLIS - Nessuna scusa. Egli ha detto una cosa giusta. E ne voleva fare una pi giusta ancora. Ne tenga conto.

BIANCAVIRT - Glielo prometto. Tutto come vorr lei, ma non mi abbandoni.

DE LOLLIS Siamo intesi?

BIANCAVIRT - Intesi. Cercher di reprimere la mia aggressivit intellettuale. Ora avanti, tutto molto professionale.

DE LOLLIS - Ha detto, mi pare, davere unannessite.

BIANCAVIRT - Non lho detto io: lha detto il dottore delle mutue. Per telefono.

DE LOLLIS - Fosse mai una spina organica? Sar il caso di procurarsi il parere di un ginecologo?

BIANCAVIRT - Impossibile!

DE LOLLIS - (severo) Ci risiamo?!

BIANCAVIRT - Per carit, non mi chieda questo sacrificio, dottore.

DE LOLLIS - E invece s, se sar necessario.

BIANCAVIRT - Un ginecologo mi dovrebbe toccare, mettere le mani addosso, mi figuro.

DE LOLLIS - Una visita medica una visita medica.

BIANCAVIRT - Per gli altri, non per me. Ne morirei. Non sopporto i contatti. Tanto ho sete di rapporti morali, altrettanto ho ribrezzo di quelli fisici.

DE LOLLIS - Alloccasione, si trover una ginecologa.

BIANCAVIRT - Sarebbe lo stesso, se non peggio. Con le altre donne, le donne hanno il complesso del confronto.

DE LOLLIS - Una bella ragazza come lei non ha nulla da perderci e tutto da guadagnarci, pu andar tranquilla.

BIANCAVIRT - La scongiuro, non incominci anche lei. Non lo sopporto, pi forte di me: non lo sopporto sulla pelle. Anche un semplice complimento una tortura. Mi fa leffetto di una violenza, di una sopraffazione. Mi imbratta, mi sconsacra, mi dissacra.

DE LOLLIS - Si trattava di una pura e semplice constatazione clinica e niente pi. Parola.

BIANCAVIRT - Non so quanto gliene sono grata.

DE LOLLIS - Mancherebbe altro! Dovere.

BIANCAVIRT - Si figuri che, fino allet dello sviluppo, sognavo, tutte le notti, di essere un cigno.

DE LOLLIS E una colomba, mai?

BIANCAVIRT - Mai. Sempre un cigno.

DE LOLLIS Interessante. Aveva assistito al Lohengrin?

BIANCAVIRT - No. Il subcosciente.

DE LOLLIS - Ah, gi!...

BIANCAVIRT - Non potr dipendere, per combinazione, dal nome che porto?

DE LOLLIS - Tutto possibile. Un nome, spesso, psicologicamente condizionante. Pensi, per esempio, alla situazione difficile e, sotto certi aspetti, pericolosa, di una donna che sposa un Otello. A proposito, che nome porta?

BIANCAVIRT - Candida Biancavirt.

DE LOLLIS - Eh, ma unesagerazione!

BIANCAVIRT Se ne fa unidea?

DE LOLLIS - Certo, che un nome simile pu influire.

BIANCAVIRT - Dice?

DE LOLLIS - Sicuro. un nome indubbiamente di responsabilit. Pu creare repressioni, inibizioni, censure, frustrazioni, blocchi psichici. O, anche, in senso opposto, suscitar ribellioni, rivolte e cos via.

BIANCAVIRT - Vede, vede? Ci metta, poi, sopramercato, che sono contessa, democratica, laureata, nevrotica, orfana e scapola.

DE LOLLIS Come ha detto, scusi?

BIANCAVIRT - Volevo dire nubile.

DE LOLLIS - E un lapsus in cui incappa frequentemente?

BIANCAVIRT - Abbastanza, quando ho i nervi su, e li ho sempre. Ha un significato?

DE LOLLIS - Pu averlo e non averlo. Bench i lapsus semantici voglian sempre significar qualcosa.

BIANCAVIRT - E dire che, finora, lavevo sempre considerato un banale errore di grammatica.

DE LOLLIS - Abbastanza strano in una laureata, no? Non le pare? A proposito: laureata in che?

BIANCAVIRT - Filosofia, pedagogia, statistica e propedeutica sociale, per il momento. Sa, non ho che ventisette anni.

DE LOLLIS - Adesso, comincio a rendermi conto perch, invece di nubile, si considera scapola.

BIANCAVIRT - Pretendo troppo, chiedendole di spiegarsi meglio?

DE LOLLIS - Affatto. La finalit terapeutica dellanalisi consiste nel portare a cognizione del paziente linconscio ignorato.

BIANCAVIRT - Questo lo so, tiri via.

DE LOLLIS - Sentiamo: mi dica, secondo lei, cos su due piedi, cosa le fa venire in mente la parola scapolo?

BIANCAVIRT - Oh bella! Una che non ammogliata.

DE LOLLIS - (esultante) Stupendo! (E se ne fa appunto).

BIANCAVIRT - Le pare?

DE LOLLIS - Da antologia. Degno di una memoria scientifica. Altri due lapsus in cinque parole, non so se mi spiego.

BIANCAVIRT - Lei mi spaventa, dottore.

DE LOLLIS - Il lapsus precedente tornato fuori nascosto in una desinenza in o, ribadito da quello nuovo, esploso sfacciatamente in quel clamoroso ammogliata. Magnifico!

BIANCAVIRT - Mica tanto, mi sembra.

DE LOLLIS - Magnifico, magnifico! Duna evidenza perentoria.

BIANCAVIRT Come avrei dovuto esprimermi per essere tollerabilmente normale?

DE LOLLIS - Ma si rende conto? Scapola! Ammogliata! un continuo tirare il femminile verso il maschile.

BIANCAVIRT - E preoccupante?

DE LOLLIS - Relativamente. Tipica tendenza della donna moderna delle classi superiori. Quanto pi laureata, intendevo evoluta, essa , tanto maggiori sono linvidia della mascolinit e il rifiuto della femminilit. E il contrario per luomo, beninteso. Nevrosi depoca, insomma.

BIANCAVIRT - Sarebbe a dire?

DE LOLLIS - Oh, cosa da poco, in fondo. Puramente e semplicemente, a sua insaputa, lei desidera di essere un maschio. Sciocchezze.

BIANCAVIRT - Ma, allora, grave. Sono proprio andata!

DE LOLLIS - Grave Dipende dai punti di vista.

BIANCAVIRT - Grave grave. La vedo cos contento!

DE LOLLIS - Si astenga dalle conclusioni precipitose. Non si pu chiamar n grave n lieve. Evidentemente, la specie umana evolve verso lintersesso, ecco tutto.

BIANCAVIRT - No, questo no. Non mi dica che centra il sesso. Sarei perduta.

DE LOLLIS - Ma cara lei!

BIANCAVIRT - Glielo giro, dottore. Mi sconvolge fin nei precordi, la sola parola.

DE LOLLIS - E si fa psicanalizzare? cascata bene, vada ben l.

BIANCAVIRT - Osservi questo braccio. Vede? La pelle s gi tutta arrossata. Che nome le date voi?

DE LOLLIS - Rubrofobia.

BIANCAVIRT - No no, sbagliato; questa qui una dermatosi psicogena bella e buona, altroch!

DE LOLLIS - Ma cos, laureata anche in medicina adesso?

BIANCAVIRT - Al momento no, ma ci conto in seguito. Vede come si diffonde? Minimo, uscir da qui con un eczema e sar tutto quel che ci ho guadagnato. Effetto di quellimmonda parola. Ah, perch, tra noi e i nostri ideali, ci deve essere sempre di mezzo quella puttana della materia?!

DE LOLLIS - Come come?

BIANCAVIRT - Ho detto qualcosa che non va?

DE LOLLIS - Ma, abbia pazienza, la sconvolge la parola sesso, fino a darle leczema, e pronuncia, con tanta disinvoltura, quellaltra, l, che, io stesso, mi sento imbarazzato a ripetere.

BIANCAVIRT - Ah, anche lei, dunque. Censure, inibizioni, frustrazioni, blocchi e, Dio non voglia, eczemi, anche lei. Dove, dove?

DE LOLLIS - Lasci stare me. Parrocchie separate. Sar gi un miracolo se riuscir a tirarne fuori i piedi lei.

BIANCAVIRT - Sa cosa le dico? Deve essere tutto un errore.

DE LOLLIS - Naturalmente!

BIANCAVIRT - E allora, perch cerca di mettermi su una falsa pista?

DE LOLLIS - Naturalmente, intendo, questo suo rifiuto di accettare una spiegazione fin troppo chiara. Resistenza prevista e scontata. Reazione classica, prova che si sul terreno giusto. Si ricordi, signorina: di nuovo non c che ci che si dimenticato.

BIANCAVIRT - Amo solo quelle cose che han nome poesia e lei mi distrugge, dottore. Mi demolisce, mi riduce un cumulo di macerie. (Lirica) Me, che la sola vista di un uccello che vola, mi smaterializza e mi rapisce in cielo. (E lui fa andare precipitosamente la penna) Cosa scrive su quel maledetto notes?

DE LOLLIS - Non ci faccia caso. (Tra s, ma che si senta) Sogno di Leonardo da Vinci, analizzato da Freud.

BIANCAVIRT - Perch, vede, dottore, io ho, ho sempre avuto il culto della pulizia, della decenza, dellideale, della virt, della purezza, dei diamanti, delle perle, dei gigli, delle lenzuola di bucato e di tutto ci che bianco, trasparente e limpido.

DE LOLLIS - Lei ha troppi culti, signorina.

BIANCAVIRT - Per questo, mi son messa nelle sue mani. Lei me li deve togliere; almeno mezza dozzina me li deve togliere.

DE LOLLIS - Cercheremo di fare ci che umanamente possibile. Male che vada, li sostituiremo con degli altri pi sopportabili e meno angoscianti.

BIANCAVIRT - Forse una domanda indelicata, ma centomila lire ogni culto che mi leva sono sufficienti?

DE LOLLIS - Quella degli onorari una questione che verr dopo. Non cerchi di scantonare. BIANCAVIRT Scantonare. Io?

DE LOLLIS - Qui si tratta di conoscere se ha voglia di guarire, oppure no.

BIANCAVIRT - Ne dubita, forse? Ma se la mia idea fissa!

DE LOLLIS - Crede?! La malattia rende interessanti. Tipi come lei, devono stare in guardia da questa suggestione.

BIANCAVIRT - Lei mi pugnala alla schiena. Ho fatto di tutto per scendere dallassoluto e rendermi tollerabile la realt, glielo giuro su ci che ho di pi sacro al mondo.

DE LOLLIS - (paziente, eppur minaccioso) Cos che ha di pi sacro al mondo? Sentiamo!

BIANCAVIRT - Il mistero, lo spirito, lideale!

DE LOLLIS - E son gi tre. Lo sospettavo. Il mio dovere di riportarla coi piedi sulla terra.

BIANCAVIRT - Non lo faccia, dottore! Il reale manca di seriet. stupido, volgare. Il reale mi ripugna, il mistero mi affascina. Ogni volta che sorprendo luniverso in flagrante delitto di materialit, rischio le convulsioni e dubito della Provvidenza.

DE LOLLIS - Ora, se non altro, sappiamo come stanno le cose. una situazione che va rovesciata come un palet double face, glielo dico subito.

BIANCAVIRT - E crede che non labbia tentato? Notti intere ho pregato, mi son battuta il petto, mi son prosternata a Dio. Niente!

DE LOLLIS - Sempre il mistero! Ha sbagliato indirizzo. Non bisogna contare troppo su Dio, signorina. Forse, Dio che deve contare su noi.

BIANCAVIRT - Che figura, in nome del cielo, presso il Creatore! Cosa risponderemo quando ci sar chiesto conto daver confuso come tutti! un fiore con un letamaio?

DE LOLLIS - Santa pazienza! Non si pu distinguere un cammello da unarachide se non si considerano che le gobbe, signorina. In natura, il salto tra il piano nobile e lo scantinato assai meno profondo di quanto lei crede.

BIANCAVIRT - E probabile che, nei disegni della Provvidenza, fra una rosa e un elefante, un rapporto ci sia, non lo nego. Ciononostante, ad un giovanotto non verr mai in mente di offrire, alla sua innamorata, un mazzo di elefanti.

DE LOLLIS - Perch no? E questione di prezzo.

BIANCAVIRT - E di spazio.

DE LOLLIS - Appunto. Come vede, anche nei casi estremi, fra la poesia che laffascina e la materialit che la disgusta, un punto dintesa si pu sempre trovare. Basta ridurre i punti esclamativi a punti fermi.

BIANCAVIRT - Lei demolisce i miei ideali e decapita i miei sogni.

DE LOLLIS - Utopie! Qui si sta a perder tempo facendo della letteratura. venuto il momento di scandagliare un po pi a fondo il suo animo e ripulirlo da tutte queste scorie.

BIANCAVIRT - Ecco, s s, bravo, scandagliamo lanima.

DE LOLLIS - Animo: o, o. Tutta unaltra cosa. Non metta lanima dappertutto. Non prezzemolo.

BIANCAVIRT - Prima, per, lei mi deve togliere una curiosit.

DE LOLLIS - Sentiamo.

BIANCAVIRT - Che differenza fa tra anima e animo. Centrer mica, per caso, anche l, il sesso?

DE LOLLIS - Lanima lanimo col punto esclamativo, semplicissimo.

BIANCAVIRT - Chiss mai cosa diventa col punto interrogativo.

DE LOLLIS - Le proibisco di fare della metafisica. (E si indugia nuovamente a prender nota di qualcosa).

BIANCAVIRT - Quando si comincia?

DE LOLLIS - A far che?

BIANCAVIRT - A scandagliare.

DE LOLLIS - Cosa pensa che si sia fatto finora?

BIANCAVIRT - Io non facevo che seguire il suo ragionamento aspettando.

DE LOLLIS - Aspettando?

BIANCAVIRT - Certo. Che mi dicesse di stendermi sul lettino. Non cos che si fa?

DE LOLLIS - Ah s. Saccomodi.

BIANCAVIRT - Grazie.

DE LOLLIS - Non c di che.

BIANCAVIRT - Ah, finalmente! (E va a coricarsi beata) E un po duro, non trova?

DE LOLLIS - Personalmente non me ne sono mai servito.

BIANCAVIRT - E anche piuttosto stretto. Nessuno glielha detto mai?

DE LOLLIS - Non un letto matrimoniale e non deve servire n a dormire, n a far ginnastica. Si rilassi e mi racconti quel che vuole Vediamo... Il primo sogno che le si presenta alla mente, per esempio. Ma lasciandolo fluire come viene viene. Senza ricamarci su a razionalizzarlo e a idealizzarlo.

BIANCAVIRT - Mi dia, almeno, due soldi di atmosfera.

DE LOLLIS - Sarebbe a dire?

BIANCAVIRT - Non abbassa la luce? Gli altri lo fanno.

DE LOLLIS - Se ha bisogno che bruciamo anche dellincenso, non si faccia riguardo a chiederlo. Fanno anche questo, gli altri?

BIANCAVIRT - I suoi sarcasmi sono altrettante stilettate. Dio del cielo, che materialista! E io che considero il gabinetto dellanalista come il confessionale in un tempio! (Frattanto, egli lha accontentata, spegnendo lilluminazione centrale e accendendo una lampada presso il lettino, dietro al quale va a collocarsi, seduto, notes e matita alla mano) Chiudo gli occhi?

DE LOLLIS - Se questo laiuta, faccia pure.

BIANCAVIRT - Cosa vuol dire la posizione orizzontale! Mi sento gi pi distesa.

DE LOLLIS - Meglio. Cerchi, se gi non ce lha, di fare il vuoto nel cervello e rovesci la pattumiera.

BIANCAVIRT - (si tira su a sedere, risentita) Ah no! Cos no. Ogni sua parola uno schiaffo morale.

DE LOLLIS - (perentorio) Gi!

BIANCAVIRT - (realmente intimidita, obbedendo) Mi perdoni. (La minima attesa per creare la suspence necessaria) Vado?

DE LOLLIS - Vada.

BIANCAVIRT - Un sogno qualunque Il mio sogno. Sempre lo stesso. Mi ossessiona da anni. Fin dal tempo che lavoravo alla mia prima tesi di laurea.

DE LOLLIS - Abbrevi, possibilmente, e venga al sodo. Mica, per caso, avr intenzione di illustrarmi tutte le sue tesi di laurea. Sappiamo che una donna colta. Purtroppo!

BIANCAVIRT - Ma tutto dipeso da quella: Linfluenza dellobelisco egiziano sulla civilt cattolica, se fosse, a quei tempi, esistita.

DE LOLLIS - Ho sentito bene? Le spiace ripetere, per piacere?

BIANCAVIRT - Si figuri!... Linfluenza dellobelisco egiziano sulla civilt cattolica, se fosse, a quei tempi, esistita. Ci ho scritto su settecentoventisei cartelle di testo e ottantasette di bibliografia. Un soggetto affascinante!

DE LOLLIS - Laveva scelto lei?

BIANCAVIRT - No. Il mio insegnante.

DE LOLLIS - Volevo ben dire. Un cattedratico capace di escogitare argomenti del genere, deve aver fatto carriera nei nostri Atenei. nel loro spirito.

BIANCAVIRT - Si tratta di unautorit di fama mondiale, accademico dei Lincei e prossimo premio Nobel.

DE LOLLIS - Non ne ho dubitato nemmeno per un momento.

BIANCAVIRT Le dico il nome?

DE LOLLIS - No, per carit!

BIANCAVIRT - Durante sei mesi non feci che viaggiare: Africa, Asia, Europa mi cost un occhio della testa a visitar biblioteche, a consultar monografie, a scrutar pitture e sculture Fui, naturalmente, al Cairo, a Luxor, nella Valle dei Re. Con cinquanta gradi allombra, dove mi presi un colpo di sole che, per poco, non mi cost la vita. Un continuo avanti e indietro a misurar obelischi, a confrontarli, a decifrarne i geroglifici; a fotografarli da distante, da vicino, da sotto in su, da sopra in basso in piedi, coricati, dritti, storti, tozzi, slanciati Mi ascolta?

DE LOLLIS - Prosegua.

BIANCAVIRT - S! Mi detti agli obelischi anima e corpo Vivevo con gli obelischi e per gli obelischi. Non vedevo che obelischi, dalla mattina alla sera Lobelisco mera diventato la misura, il termine di riferimento di tutto e, pi strano ancora, di tutti. Il loro elegante moto ascensionale, il loro ardito svettare verso il cielo mi inondavano lanima, pardon: lanimo, di una sorta di beatitudine mistica... Arrivai a identificare Sua Santit collobelisco di Piazza San Pietro uno dei punti cruciali della mia tesi mio padre con quello della Sapienza

DE LOLLIS - Interessante. E sua madre?

BIANCAVIRT - No, mia madre no.

DE LOLLIS - Naturalmente.

BIANCAVIRT - De resto, sarebbe stato difficile. Mia madre era alta un metro e cinquanta e pesava novantasei chili. Pi larga che lunga. Povera mamma, fisicamente era un fenomeno. E, in un certo senso anche moralmente. Era incapace di trascendere. Concreta, terrestre in tutto.

DE LOLLIS - Gi.

BIANCAVIRT - Lha conosciuta?

DE LOLLIS - No. Ma mi immagino come se la immagina. Dunque

BIANCAVIRT - Un vero e proprio antropomorfismo dellobelisco, se cos mi consentito chiamarlo, si impossess ossessivamente della mia coscienza Per dire: a quellepoca ero fidanzata con un giovane architetto, partito eccellente sotto ogni aspetto Non mi si creder: ruppi il fidanzamento a causa degli obelischi.

DE LOLLIS - Come, come?

BIANCAVIRT - Le ragioni furono due. Una: non aveva alcuna simpatia per lobelisco. Diceva che era un capriccio da donne, chiss, poi, perch Che, architettonicamente parlando, era un assurdo, privo di qualsiasi funzionalit che lo giustificasse; che era il simbolo reazionario dellassolutismo sociale e della verticalit costruttiva, mentre lui in politica era democratico e in architettura orizzontalista. Proprio cos. Odiava gli obelischi, si rende conto?! Pi io me ne appassionavo e pi lui li detestava: era geloso degli obelischi. Una reazione stranissima Io penso che fosse un fobico Furono giorni terribili Si chiamava Alfredo

DE LOLLIS - E laltra?

BIANCAVIRT - Laltra, cosa? S fatto come uno strappo nella mia memoria.

DE LOLLIS - Cerchi di rammendarlo subito.

BIANCAVIRT - Diceva?

DE LOLLIS - Laltra ragione per cui ruppe il fidanzamento.

BIANCAVIRT - Ah s, rieccomi Laltra riguardava me. Per quanti sforzi facessi, tra tutti gli obelischi a mia conoscenza, e Dio sa se ce nerano, non ero riuscita a reperirne uno che uno da paragonare al mio fidanzato. Questo era troppo lungo, quello era troppo corto, uno troppo grosso, un altro troppo sottile. Forse, in qualche luogo, quello adatto cera, ma non riuscivo a scoprirlo. Mi ci tormentai su settimane e settimane, senza risultato. Mi sarebbe bastata anche una rassomiglianza vaga, approssimativa tanto, capisce? da poterlo, in qualche modo, far entrare nella dimensione spirituale nella quale ero venuta a trovarmi e, debbo riconoscerlo, mi trovavo cos bene. Niente! Uno sforzo spossante e un risultato vano. Inutile.

DE LOLLIS - Terribile!

BIANCAVIRT - Ah, pu ben dirlo Mi parve un segno del cielo. Lavvertimento che, con quel materialista, nemico giurato degli obelischi, il mio matrimonio sarebbe andato incontro a un fallimento inevitabile.

DE LOLLIS - Ma certo certo.

BIANCAVIRT - Mi comprende?

DE LOLLIS - Faccio di pi: condivido.

BIANCAVIRT - Non ne dubitavo. Ah, mi sento gi pi sciolta.

DE LOLLIS - E finalmente veniamo al sogno. Come si riallaccia al sogno tutto ci.

BIANCAVIRT - Ora viene il meglio Oddio, cosa dico? Il peggio. Sar mica un altro lapsus?

DE LOLLIS - Possiamo, eccezionalmente, considerarlo un semplice modo di dire.

BIANCAVIRT - Grazie di cuore. Ora lei pi buono, pi morbido con me. Non dica di no, lo sento.

DE LOLLIS - Vada avanti.

BIANCAVIRT - Sul principio, proprio, sa? Come dice il poeta: le immagini del d, false e corrotte. Quali pallidi brandelli di un film sfocato, passavano disordinatamente scampoli degli avvenimenti delle mie giornate pi banali.

DE LOLLIS - Concernenti che?

BIANCAVIRT - Gli obelischi, naturalmente per cos fluidi, spenti, scorporati, svolatizzati Sempre numerosi, ma come dire? Minimizzati, ecco Faccia conto, altrettanti fragili birilli, disposti per un gioco incomprensibile, ma, non per questo, meno poetico.

DE LOLLIS - Erano accompagnati, o seguiti, da speciali emozioni, da turbamenti particolari?

BIANCAVIRT - Il solo fastidio che pu dare la ripetizione insistente di una visione monotona e assurda. Lemozione era, semmai spostata verso un certo timore per la riuscita della mia tesi di laurea Sa, lansia dellesame e cos via; quella ma, come le ripeto, tutto molto, molto, molto vago, confuso e privo di importanza.

DE LOLLIS - Capisco.

BIANCAVIRT - Non mi difficile, il guaio che dove comincia a capir lei, finisco di capir io. Il meraviglioso venne dopo. E sarebbe rimasto meraviglioso se non fosse diventato terribile.

DE LOLLIS - Dopo che?

BIANCAVIRT - Dopo aver sostenuto la mia tesi, laureandomi con trenta e lode.

DE LOLLIS - Figuriamoci se, lei, si sarebbe accontentata di u semplice trenta!

BIANCAVIRT - Quasi di colpo, anzi, senza quasi, tutto cambi.

DE LOLLIS - Se Dio vuole, gli obelischi scomparvero, dunque!

BIANCAVIRT - Oh, no, cosa dice? Come sarebbe stato possibile? Gli obelischi rimasero. Immobili.

DE LOLLIS - E allora cosa cambi?

BIANCAVIRT - Cominci la notte stessa successiva alla laurea. In famiglia mavevano fatto festa e mi coricai piuttosto eccitata.

DE LOLLIS - In che senso eccitata?

BIANCAVIRT - Spiritualmente, beninteso. Io non mi eccito che spiritualmente!

DE LOLLIS - In altre parole, aveva un po alzato il gomito.

BIANCAVIRT - Miserie. Quella sera tardai ad addormentarmi, ma, appena preso sonno, fu fatta. Quanto, prima, i miei sogni erano stati opachi, grigi e inafferrabili, altrettanto, ora, serano fatti improvvisamente netti, concreti e coerenti. Immobili e monotoni, se vogliamo, ma tangibili, palpabili, direi: unesultanza di colori sfolgoranti: la tavolozza di Van Gogh, coi contorni e col rilievo eccezionale di Pier della Francesca. Erano diventati veri, reali, dottore!

DE LOLLIS - Non stiamo visitando una pinacoteca. Sia pi esplicita. Me li descriva.

BIANCAVIRT - Glielo descrivo, perch, da quella volta, fu sempre uguale.

DE LOLLIS - La sto a sentire. Avanti.

BIANCAVIRT - Sullo sfondo di un paesaggio desertico, appena mosso da dune e palme minuscole, contro un cielo fermo, del pi glorioso blu cobalto, si ergeva intrepido, fino a forare le nuvole, un unico obelisco smisurato che irradiava una luce accecante. E me, prona, alla sua base, nella posizione di un muezzin in preghiera, mentre, dal cielo, una orchestra darpe inviava sulla terra una musica arcana. Forse si trattava di Bach, ma non potrei giurarlo, essendo deficiente di senso musicale. Era una visione meravigliosa che colmava lanima di una gioia incontenibile.

DE LOLLIS - Ah!

BIANCAVIRT - Proprio ah! Un rapimento ineffabile da lasciarmi in uno stato di beatitudine per tutta la giornata, che nemmeno cento tranquillanti.

DE LOLLIS - Mi levi una curiosit. Perch racconta tutto allimperfetto?

BIANCAVIRT - Io ho il culto della consecutio temporum.

DE LOLLIS - Anche quello!

BIANCAVIRT - E, se non si fosse distratto, si ricorderebbe che le premisi come, dopo il meraviglioso, venisse il terribile.

DE LOLLIS - Vale a dire?

BIANCAVIRT - Vale a dire che, dopo essere rimasta, per ventotto mesi, ai piedi del mio obelisco, in una posizione adorante, tutto considerato, poi, nemmeno scomoda, una bella, accidentti, una brutta, bruttissima notte, da un momento allaltro, vedo me stessa alzarsi in piedi, abbracciare lobelisco e dar inizio alla disperata impresa di tentarne la scalata!

DE LOLLIS - (trionfante) Il complesso della cuccagna!

BIANCAVIRT - S mai arrampicato su una cuccagna, lei?

DE LOLLIS - Una volta, da ragazzo. stata una fatica del diavolo.

BIANCAVIRT - Simmagini una misera donna, n molto robusta, n pi giovanissima, fuori esercizio perch soffre di vertigini, due notti s e una no alle prese con un obelisco di porfido, lucidato a pomice, che non finisce pi, e poi mi sappia dire.

DE LOLLIS - Mi figuro, poveretta.

BIANCAVIRT - Mai una volta che ci sia riuscita!

DE LOLLIS - Lo credo bene. Arriva almeno fino a met?

BIANCAVIRT - Macch, matto? Riesco, a malapena, a sollevarmi per un paio di metri, poi getto un urlo che sveglia tutto il palazzo, prima di svegliar me terrorizzata, con gli occhi fuori dalla testa, tutta un sudore; esausta, spossata, in preda ad un incubo orribile, e via una crisi dangoscia spaventosa che, qualche volta, ma raramente, ha la misericordia di risparmiarmi un accesso di convulsioni.

DE LOLLIS - Tutto quel che vuole, per un bel sogno.

BIANCAVIRT - (superbamente) Lo so. Prima o dopo, viene sempre il momento che me lo dicono tutti.

DE LOLLIS - Ah s?

BIANCAVIRT - Puntualmente.

DE LOLLIS - Guarda guarda.

BIANCAVIRT - Ma c, purtroppo, anche di meglio. In malora! Al solito: di peggio, naturalmente.

DE LOLLIS - Dica, dica.

BIANCAVIRT - Il quadro si ampliato. Mi accade di entrare in stato dansia anche durante il giorno, nelle circostanze pi realistiche e banali. Son dovuta, letteralmente, fuggire da Roma e temo non potr rimetterci pi piede, vita natural durante, per sottrarmi alleffetto traumatizzante di tutti quegli obelischi.

DE LOLLIS - Fortuna che qui, a Milano, nonn ce n nemmeno uno.

BIANCAVIRT - Per ci son campanili, colonne, ciminiere, pali della luce e del telegrafo. Dottore mio, ormai tutti gli oggetti allungati e tendenti verso lalto sono per me un pericolo e possono scatenare una crisi. Le persone stesse: un uomo a proposito, chiss perch, mai una donna per poco che sia alto e slanciato e io mi trovi un po nervosa, e quando non lo sono?... bene: tac, mi pu capitare da un momento allaltro.

DE LOLLIS - Un bellinconveniente, mi rendo conto.

BIANCAVIRT - Oddio, ecco ecco lei stesso mi viene, lo sento mi viene la crisi.

DE LOLLIS - Un obelisco, io? Guardi che si sbaglia.

BIANCAVIRT - Non me lo nomini, proprio in questo momento! Ah, sto male!... (E scatta in piedi).

DE LOLLIS - Si rimetta gi e chiuda gli occhi.

BIANCAVIRT - Lei, piuttosto, non stia l dritto in piedi. Vuol vedermi in convulsioni?

DE LOLLIS - (frastornato) Che cosa devo fare?

BIANCAVIRT - Ma mettersi orizzontale, no? O, almeno si sieda, si pieghi, si accovacci. Faccia presto Ah!... In sostanza, cosa ha ottenuto? Oh, una cosa da niente: lha indotto a prendere posto sul lettino dove stata lei fino a pochi minuti fa.

DE LOLLIS - Le passa?

BIANCAVIRT - S, grazie. Ma sono stata l l. Non si rialzi, la prego, mi potrebbe ritornare. vita questa?

DE LOLLIS - Lasci andare. Per, porca miseria, come sogno rimane un bel sogno. E perfino eccitante. Nemmeno paragonabile al mio. Bench, a rifletterci, siano, in un certo senso, complementari.

BIANCAVIRT - Ma no!... Anche lei?!... Dica, dica. Si metta gi comodo, senza riguardo e dica.

DE LOLLIS - (perfino con una certa malinconia) A che servirebbe? Io non ne ho bisogno. Il mio subcosciente come un palazzo di vetro.

BIANCAVIRT Modesto! Come fa adirlo? Due subcoscienti complementari e bene intenzionati, possono pur farsi un po di bene reciprocamente. Non pensa?

DE LOLLIS - Tempo perso! Perch, io, vede badi la prima persona alla quale lo confido io ho il complesso di non aver complessi.

BIANCAVIRT - E pur sempre qualcosa. Un terreno ancora vergine.

DE LOLLIS - Che mammola! Cosa dice?...

BIANCAVIRT - Gi, gi, da bravo, si sa mai. (E passa a confidenziali vie di fatto, esortandolo con lo sfiorargli la fronte e una morbida pressione sul petto che trasforma una posizione angolare in una posizione retta)

DE LOLLIS - Ma no, ma no

BIANCAVIRT - Ma s, invece.

DE LOLLIS - (senza convinzione) E inutile, le dico.

BIANCAVIRT - Chi cerca trova. Gi! Oh, che pazienza! Con gli altri, non stato mai cos difficile Si rilassi, si lasci andare, faccia il vuoto nel cervello Ci siamo?

DE LOLLIS - (flebile) Quasi.

BIANCAVIRT - Fuori. Sentiamo questo sogno.

DE LOLLIS - Il solito, vecchio, stupido sogno del tunnel. Mi vergogno perfino a dirlo.

BIANCAVIRT - Si astenga da giudizi avventati. Niente stupido di ci che fiorisce nellanima delluomo. Lanima delluomo il paradiso del mistero. Di!

DE LOLLIS - Quando ho mangiato qualcosa di pesante e mi rimasto sullo stomaco, mi vedo entrare in un tunnel stretto e buio, dove faccio una fatica dinferno ad avanzare e sempre pi buio e sempre pi stretto C un buco circolare illuminato, in fondo: luscita, la salvezza. E pi cerco davanzare e pi essa sallontana Mi sveglio di soprassalto, prendo un po di bicarbonato e mi riaddormento. Ecco tutto pi banale e inconcludente di cos!

BIANCAVIRT - Sa qual il suo male?

DE LOLLIS - Glielho detto: non ne ho, quello .

BIANCAVIRT - Il suo male il sottovalutarsi e il non aver fiducia in chi le pu dare una mano. (E intanto, con questa scusa, gliela d materialmente).

DE LOLLIS - Ma non ne avrei bisogno.

BIANCAVIRT - Ed medico! Se ne ha sempre bisogno. Su, su Avanti e poi?... Senza pensarci quel che vien viene. E poi? E poi, non resterebbero da tentare che le cosiddette associazioni libere. Tunnel grotta spelonca Ma s!

DE LOLLIS - (alieno, automatico e in versi) Giace in Arabia una valletta amena Lontana da cittadi e da villaggi Che, allombra di due monti, tutta piena Dantichi abeti e di robusti faggi Il sole, indarno, i caldi rai vi mena Ch non vi pu mai penetrar coi raggi S gli la via dai folti rami tronca E quivi, entra sotterra una spelonca.

BIANCAVIRT - Lodovico Ariosto, ottava doro! Avanti, avanti

DE LOLLIS - Semplici residuati di adolescenza.

BIANCAVIRT - Nellanima stava sepolto un poeta e il subcosciente lo sta facendo resuscitare, altroch!

DE LOLLIS - Aveva ragione lei, questo lettino duro.

BIANCAVIRT - E anche stretto, vedrai. (Si allontana un momento).

DE LOLLIS - Cosa fa adesso?

BIANCAVIRT - Prendo la borsetta.

DE LOLLIS - Per il mio onorario? Ma c tempo. Mi offenderei.

BIANCAVIRT - No caro: la pillola. Curarti va bene, ma non voglio correre rischi. (Gli si gi riaccostata ed ha spento la luce. Il trattamento si completa al buio).

FINE

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