Commedia in un atto
di Carlo Marcello RIETMANN
da IL DRAMMA n. 201
del 15 Marzo 1954
LE PERSONE
IRENE FALCERI
LIVIA, sua figlia
IL PROF. DANIELE PODIO
L'azione si svolge a Catania, oggi.
* Copyright 1954 by Carlo Marcello Rietmann.
C. M. Rietmann, critico drammatico al quotidiano Secolo XIX di Genova, ha gi scritto varie commedie, l'ultima delle quali I veleni non fanno male stata rappresentata la scorsa Stagione teatrale al Piccolo Teatro di Genova. Autore non facile per seriet di intenzioni ed ambizione artistica il suo mondo interiore, sempre alla ricerca di una particolare umanit cerca continuamente la possibilit di evadere dalla prigione quotidiana per entrare in un mondo poetico, anche se irreale di fatto. Rietmann ha voluto anche con questo atto unico che pubblichiamo inedito, ma in prova con la Compagnia di Peppino De Filippo per una immediata rappresentazione mettere in luce i vari aspetti di una condizione infelice dei suoi personaggi, che tendono al meglio ed al riscatto senza peraltro rendersi conto delle loro stesse azioni. Per concludere la loro vicenda, l'autore costretto ad astrarsi e condurre i suoi personaggi nel mondo della sua fantasia. Da qui l'urto del reale e dell'irreale della vicenda.
(Ci che colpisce a prima vista nella casa di Irene Falceri il decoroso squallore. La sala d'ingresso, piuttosto ampia, serve anche da camera da pranzo e soggiorno. I mobili sono malandati e hanno scarsa importanza agli effetti dell'azione. Per questa sono indispensabili soltanto una credenza, un tavolo, una piccola radio e due o tre sedie. Sul fondo la porta d'ingresso. A sinistra la cucina. A destra la camera da letto dove dormono Irene e la figlia. Tutto l'ap-partamento in questi tre locali. All'alzarsi del sipario sono le undici e mezzo di una mutevole giornata di fine aprile. Livia passa sfaccendando svogliata da una camera all'altra mentre la radio strilla canzoni. A un tratto si ode il campanello dell'ingresso).
Livia(dalla paria della cucina) Un momento!
(Ritorna in scena asciugandosi le mani nel grembiule. Apre la porta ed visibilmente stupita nel trovarsi di fronte uno sconosciuto).
Daniele( in abito da viaggio, abbastanza elegante, e ha in mano la valigetta professionale: una delle solite buste di cuoio usate dai medici) Buongiorno. (Entra).
Livia(gli cede il passo, sempre pi stupita) Buongiorno. Desidera?
Daniele(a voce bassa) Abita qui il dottor Merani?
Livia Scusi un attimo... (Va a spegnere la radio troppo forte e fastidiosa, poi torna verso di lui) Come diceva, scusi?
Daniele(c. s.)Ho domandato se questa l'abitazione del dottor Merani. (Si guarda intorno stupito dal genere dell'arredamento).
Livia(abbassa anche lei il tono della voce) S...
Daniele(posa la valigetta sul tavolo) L'appuntamento era per le undici.
Livia Aveva un appuntamento?
Daniele Lo abbiamo fissato tre giorni fa.
Livia Con chi?
Daniele Col vostro medico. Forse sono un po' in ritardo.
Livia Non so di cosa si tratti. Ad ogni modo, se vuole accomodarsi, la mamma sar qui a momenti.
Daniele Grazie. (Siede) Ho viaggiato una giornata intera e ho dormito poche ore. Luzzi non ha telefonato?
Livia Non abbiamo telefono.
Daniele(meravigliatissimo) Davvero?
Livia(che comincia ad averne abbastanza) C' qualcosa che non va?
Daniele Oh, no!... Proprio niente!... Dicevo soltanto... Mi dispiacerebbe che Luzzi se ne fosse dimenticato. Avrei dovuto avvertirlo prima di uscire dall'albergo. Sono arrivato stanotte da Milano.
Livia(fa un fischio di meraviglia e Daniele la guarda sbalordito) E' venuto apposta da Milano?
Daniele S, la stupisce?
Livia Non una passeggiata! E poi non ho ancora capito cos' venuto a fare. Io sto benissimo. La mamma pure, per quanto mi risulta. E poi mia madre non chiama mai dottori: perch non abbiamo danaro per pagarli.
Daniele(seccato) Non si tratta di danaro. Io sono venuto per visitare un vecchio compagno di scuola.
Livia Ma chi? Si spieghi, per piacere!
Daniele Il dottor Merani.
Livia Gianfranco Merani?
Daniele Proprio lui.
Livia Ah! Allora mi dispiace dirle che arrivato un po' in ritardo: mio padre morto da dieci anni.
Daniele(alzandosi di scatto) Cosa dice?
Livia Lo ha sentito benissimo. Del resto, scusi, le sembra la casa di un medico, questa?
Daniele Infatti... (Correggendosi) Non c' telefono... (Preoccupato) possibile che abbia commesso un errore cos madornale? (Si fruga nelle tasche) Chiss dove mi staranno aspettando! Che pasticcio! Eppure l'indirizzo chiaro, lo vede? (Mostra a Livia il taccuino aperto) Dottor Gianfranco Merani, via Antonino di San Giuliano 96, Catania.
Livia (con una risata stridula, corta, dispettosa) Questa s che una bella qualit di scherzo! E adesso lei cosa far?
Daniele(seccatisshno) Altre ventiquattro ore di treno. (Ripensandoci) Per prima di partire devo assolutamente vedere Luzzi: almeno per sapere in casa di quale ammalato avrei dovuto recarmi. Evidentemente ha fatto un po' di confusione.
Livia Direi!
Daniele A quest'ora lui e il cliente mi staranno aspettando da qualche parte.
Livia(incredula) Mah! Pu anche darsi... Per l'indirizzo quello di casa mia.
Daniele Anche questo vero. E allora come si spiega? Non voglio credere che si sia divertito a farmi fare un viaggio simile, cos, per nulla. Sarebbe enorme! (Soprapensiero) Non ha un elenco telefonico?
Livia (spazientita) Se non ho l'apparecchio!
Daniele(confuso) Ah, gi, non c' niente da fare... Beh, signorina, senta, io me ne vado. Pu darsi che riesca a mettere in chiaro questo equivoco.. Incredibile!... Lei deve scusarmi... Mi chiamo Daniele Podio. Sono stato compagno di suo padre qui all'Universit di Catania. Ma vivo nel continente da pi di vent'anni e ho perduto i contatti con i vecchi amici, anche con quelli pi cari. Per questo non sapevo... Oh, mi dispiace tanto!
(Si ode di nuovo il campanello della porta)
Livia Ecco la mamma.
(Va ad aprire. Entra Irene. Una donna sulla quarantina, ancora bella sebbene precocemente sciupata. Si muove con la sicurezza un po' meccanica e stanca di chi ha fatto l'abitudine al lavoro. Prima di tornare dall'ufficio ha fatto qualche piccola provvista e adesso ha le mani ingombre di pacchetti).
Irene Ciao, Livia.
Livia Mamma, il dottor Podio era un compagno di scuola di pap.
Daniele Signora... (La guarda con intensa sorpresa).
Irene(fissandolo fredda) Cosa sei venuto a fare?
Daniele(profondamente turbato) Irene!
Irene(c. s.) Ti ho chiesto cosa sei venuto a fare.
Livia(ironica, con una punta di cattiveria) Mi fa piacere vedere che siete vecchi amici.
Irene(dura) Vattene, Livia.
Livia Non domando di meglio.
Daniele(con energia, trattenendola) Un momento! Prima bisogna spiegarci. Intanto urgente rintracciare Luzzi e chiedergli la ragione di questo stupido equivoco.
Livia Faccio una corsa fino all'ospedale: se non l sapranno dirmi dove abita. (Con un leggero tono di minaccia) Non dubitate, lo trover...
Daniele Dovrebbe essere arrivato ieri l'altro. Si chiama Pietro Luzzi, non dimentichi il nome.
Livia Figurati che lo ha fatto venire da Milano... per visitare pap!...
Irene Luzzi? Lo ricordo benissimo anch'io: era uno degli amici pi cari di Gianfranco.
Daniele Era nostro compagno di corso. Ci siamo laureati lo stesso anno.
Irene Dev'esserci la sua fotografia nel quadro. (Fruga in un cassetto della credenza) Eccolo. (Esamina la riproduzione fotografica di un vecchio quadro di laureandi) Ci siete tutti.
(Livia curiosa s avvicina a guardarlo).
Daniele(indicando le varie fotografie a Livia) Ecco, vede... suo padre... vicino a Ferraro... uno dei migliori neurologhi d'Italia... Questo sono io. E quest'altro nell'ultima fila Luzzi. Badi che molto invecchiato. Per si riconosce benissimo. Io l'ho visto tre giorni fa. Tornava dalla Svizzera e si fermato mezza giornata a Milano apposta per me.
Irene Ti ha parlato di Gianfranco?
Daniele(pensieroso scuotendo la testa) Non riesco a capire... Mi ha parlato proprio di lui... Ha detto che sapevano entrambi dei miei studi di istologia, di un nuovo metodo di cura del linfogranuloma maligno...
Irene(interrompendolo) Cos'hai detto?
Daniele una brutta malattia glandolare di cui purtroppo conosciamo ben poco
Irene(turbatissima) Gianfranco morto cos! morto di quel male! Gli era gonfiata la gola in un modo orribile: non poteva pi respirare.
Daniele(con uno sforzo per dominare il suo nervosismo) Bisogna trovare Luzzi, subito. probabile che vi sia a Catania un caso di linfogranuloma; ch'egli, nel parlarmene, abbia fatto un riferimento al nostro compagno... cos, solo incidentale. (Turbato a sua volta) Ma no! Mi ha proprio detto: Merani sta morendo: e quel che peggio non ne ignora la causa. Mi ha pregato di rintracciarti. Sa che ti sei specializzato nella cura dei tumori glandolari e vuole il tuo parere. Sa che non servir molto, al punto in cui siamo, ma ti prega in nome della vecchia amicizia... . Mi ha detto cos, credete. (Esasperato) E non state l a guardarmi in quella maniera!
Irene(a Livia, eccitata) Corri a cercare questo dottore, per piacere, Livia! Non perdere dell'altro tempo!
Livia Vado immediatamente. (Come colta da un dubbio si ferma un attimo a guardare sua madre e Daniele. Poi si avvia decisa verso la camera da letto).
Irene(a Daniele come diversivo, cercando di dimostrarsi pi calma possibile) Quando sei arrivato?
Daniele Stanotte.
Irene Hai dormito?
Daniele Poche ore: tre o quattro.
Irene Vuoi una tazza di caff? Ti piace sempre il caff?
Daniele S, ma non il caso che tu lo faccia apposta.
Irene Per il tempo che ci vuole!
Livia (si riaffaccia dalla camera, pronta per uscire) In venti minuti vado e torno.
Daniele(impaziente) Si sbrighi! (Riprendendosi) Mi scusi... il fatto , vede, che sono curioso di sapere il motivo di questa storia.
Livia(freddamente) Non pi di me, ne sia certo. (Esce).
Irene(molto imbarazzata) Vado a prepararti il caff. Siediti un minuto, almeno, sarai stanco. (Esce dalla porta della cucina).
Daniele(continuando a passeggiare nervosamente, a voce forte per essere udito dall'altra camera) Sai, comincio a credere che Luzzi si sia servito di questo pretesto per indurmi a partire.
Irene(dall'intento) Come?
Daniele Probabilmente avr pensato che per un estraneo non mi sarei mosso da Milano; e allora ha tirato a mezzo il vecchio compagno di scuola.
Irene(c. s.) Poteva risparmiarselo. Si dovrebbe avere pi rispetto per i morti.
Daniele Lo dico anch'io. Ma non vedo altra ragione possibile. Pu darsi, sai, che si tratti di un cliente specialissimo. Qualcuno che gli stia molto a cuore. Gli dir lo stesso il fatto suo. Non doveva espormi a una figura di questo genere.
Irene(c. s.) Lo preferisci sempre piuttosto forte?
Daniele S, grazie. O quanto meno avrebbe potuto avvertirmi per tempo all'albergo.
Irene(entra a prendere dalla credenza tazzina e zuccheriera) Due minuti e te lo porto, sta passando.
Daniele Grazie.
Irene(con finta indifferenza) Abiti a Milano?
Daniele S.
Irene Ti sei sposato?
Daniele No.
Irene Perch?
Daniele(imbarazzato) Me ne sar mancata l'occasione... Come si pu sapere il motivo per cui uno ha scelto di vivere solo? Tu sai perch ti sei sposata?
Irene(aspra, fissandolo) Io s. (Cambiando repentinamente tono) Scusami Daniele, torno subito. (Esce in fretta e ritorna infatti quasi subito con una piccola caffettiera napoletana) Ecco fatto.
Daniele Non ti dovevi disturbare.
Irene Ricordo i tuoi gusti. Lo prendevi a qualsiasi ora del giorno. (Gli versa il caff) Sei sempre stato a Milano in tutti questi anni?
Daniele No: i primi li passai a Genova. Facevo il medico a bordo delle navi di linea. Durante la guerra mi spedirono su un caccia. Poi all'istituto di biologia; tutto qui. Dimmi di Gianfranco.
(Irene senza rispondergli prende dalle sue mani la tazza vuota e la porta in cucina. Daniele la segue con gli occhi) Eravate sposati da molto tempo?
Irene Otto anni.
Daniele Poveretto, che brutta morte ha fatto.
Irene Non la meritava davvero... Cos buono... E come ha sofferto!
Daniele Lo credo bene! un male quello da non augurarlo a nessuno. (Per deviare il discorso) Avete avuto una magnifica bambina.
Irene Trovi?
Daniele Ti assomiglia.
Irene Assomiglia molto di pi a suo padre. (Con sincerit) Quando ci sposammo Livia camminava gi da un bel pezzo.
Daniele(impacciato) E tua madre?
Irene(con voce spenta ma chiara, senza emozione) morta in carcere.
Daniele(con appassionata commiserazione) Uh, Irene, in carcere!
Irene(fissandolo ostile) - Bada, la bambina non
Daniele Neppure io lo sapevo, povera Irene!
Irene Fu pochi mesi dopo il processo, mentre si aspettava l'appello. Dissero che era morta di polmonite, ma credo che le sia scoppiato il cuore. Non dimenticher mai il viso che fece quando ud la sentenza. Mi cerc con occhi di pazza in mezzo alla folla. Poi cacci un urlo bestiale. Io non avevo ancora vent'anni: e rimanevo sola. I giudici di questo particolare non si sono preoccupati. Non sapevano nemmeno che ero incinta.
Daniele(con emozione) Irene!
Irene Di te. (Non riesce a dominarsi e scoppia a piangere nascondendo il viso fra le numi).
Daniele(sorreggendola con affetto) Povera Irene!
Irene Che spavento! Che pena! Che vergogna! Non so come ho fatto a non morirne anch'io.
Daniele E io non sapevo nulla! Perch non mi avvertisti in qualche modo?
Irene(reagendo con forza) Come avrei potuto? Quando? Abbandonasti Catania da un'ora all'altra, come se ci fosse stata la peste. E poi, siamo logici, Daniele, potevo correrti dietro, forse? Dopo che ti avevo mischiato in quell'affare?
Daniele Non devi parlare cos.
Irene Ma rifletti! Chi era mia madre? Come visse per tanti anni? E mio padre? Non lo ricordo neppure. Dicono che facesse il macchinista nelle ferrovie. Un giorno sal su un treno e non si fece pi vedere. Proprio come te. La mamma ha sempre supposto che avesse un'altra famiglia, nel continente. Comunque spar al modo che ti ho detto. E la povera donna dovette arrangiarsi affittando camere senza guardare troppo per il sottile. Della mia fanciullezza ricordo soltanto una cosa: che le compagne di scuola mi schivavano e che in casa non c'erano mai soldi abbastanza per tirare avanti.
Daniele(profondamente turbato) Ma la ragazza?
Irene(sospettosa) Chi, Silvia?
Daniele S.
Irene(con fermezza) Non ne parliamo.
Daniele Dobbiamo parlarne, invece. la cosa pi importante.
Irene Non per te: e non adesso. (Dopo una pausa) Livia figlia di Giancarlo, il quale la riconobbe subito dopo le nozze e le diede il suo nome. Questa la verit... per la mia bambina.
Daniele E io, dunque?
Irene(con fierezza aggressiva) Tu? Cosa tu?
Daniele(rendendosi subito conto dell'enormit di ogni richiesta cos tardiva) Gi, cosa io? (Imponendosi a fatica un ordine di ragionamento) La verit della bambina la sola che conti. diventata anche la tua. La stessa verit che vi accompagna da venti anni e nella quale io, povero fuggiasco vile non entro per nulla. Posso domandarti per cosa avvenne di te dopo quei giorni? (Sinceramente umile, persuasivo) Sempre che tu voglia dirmelo, s'intende! Come vivesti... Chi ti aiut...
Irene La mamma mi aveva lasciato un po' di danaro e lo consumai per farla difendere da un buon avvocato. Ma non serv a niente. La condannarono a tre anni e dieci mesi e io rimasi senza un soldo. Fu allora che conobbi Gianfranco.
Daniele(sospettoso) Sapevi che era mio amico?
Irene Non lo avevo mai sentito nominare, n da te n da altri. Vomitavo dalla mattina alla sera e andai alla maternit per farmi visitare. Lui era di guardia. (Dopo una lunga pausa durante la quale Daniele la guarda preoccupato) Si interess di me. E quando venne il momento mi fece ricoverare nel suo padiglione.
Daniele(con interesse un po acrimonioso) Ma tu lo mettesti al corrente? Gli dicesti di noi?
Irene Non ce n'era bisogno: avevano parlato abbastanza i giornali. E poi era un uomo che non faceva domande. Tu eri partito...
Daniele(con foga) Gi, ero partito. Ti avevo lasciata nei guai da sola. Non eravate tenuti ad informarmi.
Irene(meravigliata, ma con pazienza) Ma ragiona, Daniele. Informarti di cosa? E dove?
Daniele Ovunque. A casa dei miei, per esempio. Non sarebbe stato difficile per Gianfranco rintracciarne l'indirizzo. Chi non ti dice che se fossi stato avvertito... s, del tuo stato, intendo, non sarei tornato subito a Catania? Mi avete tolto la sola possibilit che mi restava di comportarmi decentemente. (Con amarezza) E adesso, dopo vent'anni, vieni a dirmi che la bambina era mia.
Irene(sempre pi sorpresa) Cosa puoi rimproverarmi? Di non esserti corsa dietro? Scappavi chiss dove, furibondo per la pubblicit de! processo. Cosa avrei potuto fare? Confessarti che ero incinta? Un momento proprio adatto. Ricordi gli interrogatori del giudice istruttore? Cosa fosti costretto a deporre? Cosa pubblicarono i giornali? Che frequentavi la casa di una donna che affittava stanze a ore e chiudeva un occhio sull'et delle clienti. Anch'io ero minorenne. Ci sarebbe mancato che venisse a galla questo nuovo scandalo!
Daniele(profondamente turbato) vero, non avevi nemmeno vent'anni.
Irene Ho preferito evitarti altre noie, tanto pi che dimostravi di non gradirle. Le tua posizione professionale era gi abbastanza compromessa. Te ne sei andato per quello... (Con ansia, fissandolo per cercare di leggergli in viso la verit per lei pi importante) Non vero che te ne sei andato per quello?
Daniele Nel raggio di cento chilometri non avrei pi trovato un cliente in vita mia.
Irene(sollevata, quasi contenta) Appunto. (Dopo una pausa, esasperandosi nel ricordo e a voce sempre pi forte) Una ragazza versava in condizioni gravissime per pratiche illecite. Mia madre l'aveva ospitata: e in pi le aveva dato l'indirizzo di una specie di megera. La poveraccia fin all'ospedale dove, naturalmente, la interrogarono. Cos si seppero per filo e per segno com'erano andate le cose. Tu eri medico e quel che peggio frequentavi la casa abbastanza assiduamente. (Con grande amarezza) Oh, Daniele, facesti bene a partire prima del processo! Se fossi stato qui sarei morta di crepacuore: come la mamma, pochi mesi dopo.
Daniele(sconvolto) Non parliamone pi, Irene, ti prego!
Irene(con altro tono guardando l'orologio) Livia potrebbe gi essere di ritorno. L'ospedale non lontano. Sai che molto strana questa faccenda di Luzzi?
Daniele Da quando esercito la medicina la prima volta che mi capita di essere chiamato al capezzale di un uomo morto da dieci anni. (Pentito dell'espressione) S, non un caso che si verifica spesso. Mi hai detto che quando vi sposaste Livia era gi nata.
Irene Aveva venti mesi. (Con franchezza senza vergognasene) Quando mi dimisero dalla maternit i quattrini erano finiti e non avrei saputo come vivere. Cos Gianfranco mi propose di andare ad abitare con lui. Nelle ore di visita mi occupavo dei clienti: per il resto, badavo alla casa, a lui. Fu la salvezza mia e della bambina. Altrimenti chiss come sarei finita. Non puoi immaginare di quali attenzioni e di quali delicatezze fosse capace. E tutto nel modo pi semplice. Non gli importava nulla dei pettegolezzi che si facevano in citt: n di essere stato bandito dalla famiglia; n di essere giudicato male dai colleghi e soprattutto dalle loro mogli. Continu a lavorare tranquillamente come se nulla fosse cambiato: e cos l'opinione pubblica fin per piegarsi. Anche i pi ostili... solo in apparenza, per. Me ne accorsi dopo, quando Gianfranco mor e venni di nuovo abbandonata come un cane; e dovetti subire una quantit di affronti e umiliazioni, proprio da coloro che mi avevano accettato contro voglia per tanto tempo. Li ho scontati quei pochi anni tranquilli!
Daniele Adesso mi spiego...
Irene Che cosa?
Daniele Questo alloggio... S, in verit un po' troppo modesto per un medico. Il portone, le scale, e poi la mancanza del telefono... Non ti nascondo che a tutta prima ero rimasto sconcertato...
Irene(ridendo) Lo credo bene!
Daniele(imbarazzato) Scusa sai, la franchezza... Luzzi mi aveva parlato di Gianfranco come del primo ginecologo di Catania, direttore della clinica, ci che si dice professionalmente un arrivato.
Irene Lo era, infatti. E ti posso assicurare che si viveva bene: sebbene egli non sapesse approfittare delle sue possibilit. Ne era incapace... A tal punto che morendo non lasci una lira. E io ripiombai nella miseria fino al collo. (Guardando il nuovo l'orologio con impazienza) Chiss dove sar andata Livia a cercare quell'altro pazzo.
Daniele Come te la sei cavata?
Irene Lavorando. l'unica maniera. Nessuno ti regala niente. (Con un sorriso amaro) Soprattutto alla mia et.
Daniele(con interesse) E la bambina?
Irene Finch ho potuto l'ho mandata a scuola. Poi non ce l'ho fatta pi. S'era ammalata, studiava con fatica, avrebbe avuto bisogno di ripetizioni. Io non potevo sorvegliarla perch non ero mai in casa. Come adesso, del resto. Lavoro in un magazzino: commessa, contabile, cassiera, di tutto un po'. Ho cercato di impiegarla, ma non facile trovare un posto. Rispondiamo a tutti gli avvisi economici dei giornali. Avremo presentato pi di cento domande. Livia consuma le scarpe per girare da un ufficio all'altro. Ma un lavoro serio non ancora saltato fuori. Nel migliore dei casi le offrono uno stipendio, ma chiedono certe prestazioni... meglio non parlarne. La gente non ha ritegno. Sai, Livia ha la stessa et che avevo io quando ti conobbi.
Daniele una bella ragazza.
Irene Appunto per questo ho paura. La soluzione migliore sarebbe che si sposasse. Ma qui a Catania com' possibile? Siamo troppo conosciute. Tutti ricordano sua nonna... Non riusciremo mai a liberarci da questo! Ti assicuro, Daniele, che in certi momenti il pensiero di Livia e del suo avvenire mi ossessiona.
Daniele Non avete mai pensato di cambiare citt?
Irene Oh! Quante volte! Ma eravamo prive di mezzi e di conoscenze. Due donne sole, in giro, quali probabilit possono avere di cavarsela? (Con accento di estrema stanchezza) E poi a un certo punto non si ha pi nemmeno la forza di prendere una decisione. (Con il pensiero fisso a sua figlia) Intanto quasi l'una e non si decide a tornare. Ma cosa fa? (Con decisione improvvisa) Senti, tu rimani a colazione qui, vero? Allora devi scusarmi.
Daniele(imbarazzato) No... adesso vado via...
Irene(con fermezza) Te ne vai? Perch?
Daniele Magari torno pi tardi.
Irene(con un sorriso triste) O fra altri vent'anni. Conosco le tue partenze. (Decisa) Non ti lascio andare. Adesso metto a bollire un po d acqua e in qualche modo ci arrangeremo. Dovrai accontentarti. (Senza attendere risposta esce dalla porta della cucina A voce forte, fuori scena) Sai proprio in questi ultimi anni ho cominciato a capire quella povera donna di mia madre. A un certo punto non se ne pu pi... (pausa, rumore di stoviglie) e per un mucchietto di denaro si farebbe qualunque cosa. (Si riaffaccia sulla scena) Adesso ci sono io nelle sue condizioni: sola, con una figlia che perde le scarpe dai piedi e non si sa cosa pensi. Bell'affare! (Torna in cucina).
Daniele(a voce ferma, forte, per farsi udire) D'ora innanzi a Livia penser io.
Irene(sempre fuori scena con voce alterata) Cosa dici? Sei diventato matto?
Daniele Non hai detto che mia figlia?
Irene(torna in scena asciugandosi le mani in una salvietta da cucina) Senti, quando ti venuta questa bella idea?
Daniele Proprio adesso, mentre parlavamo.
Irene Un po' tardi, non ti pare?
Daniele Ma forse ancora in tempo. Non ritieni che per Livia questo sia un brutto momento?
Irene Lo certamente, ricordo troppo bene cosa ho passato io alla sua et.
Daniele Temi che possa commettere qualche sciocchezza?
Irene(sinceramente) Ho tanta paura!
Daniele D'altra parte non hai alcun dubbio che possa essere mia figlia.
Irene(tremando) Oh, Daniele, sei medico! A te non mancheranno i modi per assicurartene.
Daniele E allora come puoi pensare che io, avendola ritrovata e sapendola in pericolo, non mi preoccupi di darle una sistemazione?
Irene(delusa) Ah! Era a questo che pensavi?
Daniele(spazientito) Non ho pensato a niente, lo vuoi capire? Tutto capitato cos all'improvviso che non ne ho avuto il tempo. Comunque mi sembra che lasciare Livia a Catania, nella situazione attuale, sia da insensati.
Irene(con apprensione) Vuoi portartela via?
Daniele Certamente!
Irene A Milano?
Daniele A Milano, o sui laghi, o in riviera. Il luogo non ha nessuna importanza. L'essenziale allontanarla di qui. Tu starai con lei, naturalmente. Lascerete questa casa oggi stesso, o domani. Il pi presto possibile. Appena avr parlato con Luzzi partiremo tutti insieme.
Irene(ha capito il pensiero di Daniele ed presa a poco a poco da una grande commozione. Gli si avvicina fino quasi a toccargli le braccia; poi gli parla con voce molto bassa, tremante, come sospesa sull'orlo periglioso del pianto) Sai, Daniele, quelle macchie scure, ovali, che hai qui, un po' sotto la spalla?... (Segna con un dito, infantilmente).
Daniele(sorridendo turbatissimo, ma senza ironia) Hai buona memoria.
Irene(la voce le incomincia a tremare) Ebbene, Livia le ha uguali... proprio uguali... nello stesso posto... (Singhiozza fra le braccia di lui che la sostiene con grande tenerezza).
Daniele Non c' bisogno di piangere per questo.
Irene Sapessi, Daniele, quanto ho dovuto patire!
Daniele Lo so, ma devi dimenticarlo.
Irene Come posso?
Daniele Pensando a Livia. Dovremo fare molto per lei, d'ora innanzi; e questo ci terr abbastanza occupati. (La stringe pi forte).
Irene(sta per baciarlo. Poi si ritrae con una mossa un po' goffa, vergognosa e annaspa in cerca di un pretesto per svincolarsi da quell'impulso) Ti prego!... Ho dimenticato la nostra colazione. Non mangeremo pi, quest'oggi. (Si avvia verso la cucina, poi parla, come gi la volte precedenti, dall'interno) E arriver in ritardo al magazzino.
Daniele(forte) Non andrai pi al magazzino.
Irene(sulla porta, nuovamente preoccupata) E Livia non si vede! L'acqua bolle da un pezzo.
Daniele A momenti sar qui.
Irene Posso buttare la pasta?
Daniele Io aspetterei ancora qualche minuto. Non abbiamo nessuna fretta.
Irene(sorridendo) Credi? Non riesco comunque a spiegarmi il motivo di tanto ritardo. Anche ammesso che non abbia trovato Luzzi n all'ospedale n a casa, cosa aspetta a ritornare?
Daniele Pu avere avuto un contrattempo. Ce lo dir.
Irene(il cui orgasmo aumenta mano a mano che passa il tempo) Sono inquieta, Daniele.
Daniele Ma perch?
Irene(torcendosi le mani, quasi istericamente) Non lo so! Non lo so! Come posso saperlo, se Livia da qualche tempo non parla pi? Ti dico che mi fa paura, tanto cambiata. Sembra che aspetti chiss cosa. Che cammini su un orlo. Non ci posso pensare!
Daniele Hai provato ad interrogarla?
Irene inutile, ti ripeto. muta. Testarda Non si apre nemmeno a morire. Sono mesi ormai che andiamo avanti a questo modo: io con l'angoscia di non sapere come occupa tutto il tempo in cui rimane sola; e lei con quel suo atteggiamento guardingo e nauseato! Oh, Daniele, mi ricorda troppo com'ero io!... Tutto quello che ho passato alla sua et.
Daniele(con sospetto) Da quando cos? O per lo meno, da quando te ne sei accorta?
Irene Dall'inverno scorso. Qualche mese soltanto, forse: ma mi sembra un secolo. E poi peggiora sempre.
Daniele Luzzi ne sa qualcosa?
Irene(equivocando si rivolta come se avesse avuto una percossa) Cosa stai pensando, Daniele?
Daniele Nulla.
Irene(sfidante) Dimmi a cosa stavi pensando.
Daniele Nulla, ti ripeto, nulla.
Irene Che possa essere stata io, vero? Io a mandarti Luzzi a Milano per sollecitare il tuo soccorso. (Quasi urlando) Non lo voglio! Non so cosa farmene! Non so niente! Niente di niente! Vattene.
Daniele(sorpreso da quella furia) Ma cosa ti salta in testa, Irene?
Irene Eh, gi, chiaro! (Con dolorosa ironia) Mia figlia in crisi. Io ho sempre davanti agli occhi il ritratto di mia madre e di me stessa. Camere a tassametro. Mucchi di biancheria da lavare. Ne sono spaventata. Mi guardo intorno, ma non vedo nessuno che mi possa dare una mano. Allora penso a te, dopo vent'anni. Penso a te, che sei l'unico, in fondo, tenuto ad aiutarmi. Riuscir ad impietosirti? Livia non forse tua figlia? (Ride istericamente) Ma sei proprio sicuro che lo sia? Ne sei proprio sicuro? (Tornando al tono di prima) Allora mando un misterioso ambasciatore a Milano. Ti faccio fare pi di millecinquecento chilometri per raccontarti questa storiella. (Ride di nuovo) Che colpo magistrale! Eppure proprio cos, sai! Tutti d'accordo per truffarti: io, il dottore e la ragazza. E per poco non ci cascavi!
(Si sente il suono del campanello)
Eccola di ritorno. Va', aprile. Lo puoi chiedere a lei. Va', dunque! Va'.
(Lo spinge quasi verso la porta. Ha un'espressione completamente disperata. Daniele, sorpreso da quella furia obbedisce quasi meccanicamente, ma quando sta per aprire, Irene lo ferma con un grido che sembra l'invocazione di una bestia ferita)
No!
Daniele(col gesto buono, paterno, un po' professionale che usa il medico col paziente) No, sta tranquilla, no.
(Apre la porta. Livia entra decisa e prima di parlare fissa Daniele in modo arrogante Daniele, con un misto di commozione e apprensione) Livia!
Livia(tagliente) Mamma, ho l'impressione che questo signore sia venuto a prenderci in giro.
Irene (sbigottita e severa) Che modi sono, Livia?
Livia Sono stata a Santa Marta. Poi al Garibaldi. E poi in via Plebiscito. Sempre a piedi. Sai cosa mi hanno detto all'ospedale? (Fissa di nuovo Daniele e scandisce le parole) Che il dottor Pietro Luzzi morto quindici giorni fa.
Daniele(guarda Irene che gli ricambia lo stesso sguardo pieno di stupefazione e di sgomento. Per qualche istante tacciono tutti, mentre Livia mantiene il suo atteggiamento di riprovazione irritata. A Livia, con uno smarrimento che non riesce a dominare) Ne proprio sicura?
Livia Ho camminato pi di un'ora per averne la conferma.
Daniele Di cosa morto?
Livia Nefrite.
Daniele(a Irene come cercando un'alleanza) Hai sentito? Luzzi morto da due settimane. Se vero, io... (Si arresta. A Livia) Chi glielo ha detto?
Livia I custodi, le suore, gli infermieri. Ho girato tre ospedali da cima a fondo. Sono entrata negli uffici. Ho chiesto a un sacco di gente.
Daniele(prende inviano la fotografia dei laureati, che era rimasta sulla credenza, e la esamina Con un u tinta speranza) Potrebbe esserci un errore. Trattarsi di un'altra persona...
Livia(seccamente) No.
Daniele Come pu esserne cos sicura?
Livia Mi sono informata anche di questo. Il Luzzi di cui parliamo aveva cinquant'anni ed era stato collega di mio padre. (Con una lucidit cattiva) E poi, scusi, perch mai l'altro sarebbe mancato all'appuntamento?
Daniele(smarrito) Anche questo vero... (Cambiando tono) Ma io cosa ne so? C'era una sala via di scampo e l'abbiamo perduta.
Livia(ironica) Quindici giorni fa.
Daniele(esasperato) Lasci da parte l'ironia, per favore! una prova gi abbastanza difficile! (A Irene) Anche ammesso che uno possa tornare indietro... per avvertirci di qualche cosa... e che tocchi proprio a noi di trovarcisi faccia a faccia... Dio mio. Come non dargli ascolto? Se questo possibile vuol dire che non esistono distanze, n tempo, n diaframmi, fra noi e loro!... Capisci? (Irene lo fissa sempre pi spaventata) Luzzi entrato nel mio studio e mi ha parlato di Gianfranco. Mi sembra di vederlo ancora seduto di fronte a me, che mi guardava con un'aria strana, inquieta, come se cercasse qualcosa. Ricordo una quantit di particolari: le dita gialle di nicotina, la barba trascurata, la camicia di chi ha passato una notte in treno. Potrei ripetervi tutte le parole che disse per indurmi a partire. Ma chi potr mai credere a questa storia? (All'improvviso con aria decisamente lieta, sicura, quasi trionfale) Per io so bene adesso che non puoi essere stata tu a mandarlo! Lo so. stato lo stesso che a suo tempo ha avuto pi cuore di me e che si finalmente deciso a farmi conoscere la verit. ( evidente l'accenno a Gianfranco Merani) Lo ha fatto per obbligarmi a tornare a Catania, per mettermi di fronte a ci che ignoravo, alle responsabilit, al dovere umano. chiaro. Si sono incontrati loro due, capisci? Hanno parlato di noi, hanno preso questa decisione per salvarci un'altra volta, por impedire che il male di tanti anni fa potesse ripetersi. Il male ripassa sempre sulle stesse ore, come le sfere di una vecchia pendola. Ma per noi adesso tutto diverso. Noi sappiamo...
(Da questo momento il dialogo riprende il tono pi semplice. In Daniele e Irene, per bisogna continuare ad avvertire sino alla fine il turbamento solo apparentemente dominato, il pensiero irresistibilmente attratto verso il fatto soprannaturale di cui sono stati testimoni. Il richiamo dei morti sovrasta i personaggi stampando sui loro volti una maschera di fatalit. Solo la giovane Livia, molla inconsapevole del dramma, continua a rimanerne estranea).
Livia(arrogante, convinta che sia suo preciso dovere prendere in mano le redini della situazione) Insomma, le dispiace spiegarci cos' venuto a fare? Cosa vuole da noi?
Daniele(tranquillo) Sono venuto a prendervi.
Livia Per condurci dove?
Daniele A Milano.
Livia Non le sembra di avere scherzato abbastanza? Ogni cosa ha un limite.
Daniele Non scherzo affatto.
Livia (sbalordita, a sua madre) E noi andremo?
Irene(felice) Naturalmente.
Livia Con questo imbroglione?
Irene Insomma, Livia! (Cambiando tono) Daniele ci porta con s... per un certo tempo.
Livia E il magazzino?
Daniele Non ce ne sar pi bisogno.
Livia Intende dire che la mamma non lavorer pi?
Daniele Proprio cos.
Livia E che non torneremo pi a Catania?
Daniele Per il momento, no.
Livia (Emozionata) Accidenti!
Daniele Non sei persuasa? Non ti piace questa idea?
Livia L'idea del viaggio, s. lei che non mi d nessun affidamento.
Irene Ma Livia, non ti sai proprio controllare!
Daniele giusto. Come pu avere fiducia in un uomo che ha tutta l'aria di un impostore?
Livia Proprio cos. Preferirei viaggiare sola. Comunque, se non possiamo farne a meno... (Decisa) Quando si parte?
Daniele Anche subito, se volete.
Irene Ci darai almeno il tempo di preparare i bagagli.
Livia(improvvisamente eccitata all'idea del viaggio) Per i quattro stracci che ho io!... Li butto in una valigia e sono pronta. Ne devo avere una in camera: vecchia, di fibra, con un pezzo di spago al posto della maniglia... Una schifezza.
(Fa per uscire da destra, ma sulla porta si ferma un attimo Poi all'improvviso, con letizia infantile)
Sapete cosa vi dico? Che questo imbroglione sta per diventarmi simpatico. (Esce in fretta).
Irene(a Daniele, con tenerezza) Fa cos, ma in fondo buona. sempre vissuta troppo sola.
Daniele(turbato e sottovoce) Ti pare che mi somigli?
Irene Se non lo vedi da solo!
Daniele Non bisogna dirle nulla, per il momento.
Irene Se ne accorger, non aver paura! Se ne accorger! Le sei gi diventato simpatico, hai sentito? (Con enorme sollievo) Oh, Daniele, come sei arrivato sin qui?
Daniele(getta un altro sguardo sulla fotografia che ha sempre in mano) Non lo so proprio, Irene. Ti giuro che non lo so. Forse un giorno (accenna vagamente ai ritratti) quando incontrer i miei vecchi compagni, potr conoscere il significato di questo consulto. ( interrotto dall'ingresso rumoroso di Livia).
Livia(gioiosa) Io sono pronta. Vogliamo andare alla stazione?
Irene(a Daniele alludendo a sua figlia e dominando la sua improvvisa felicit) gi guarita, lo vedi?
Daniele(che ha compreso) Lo vedo.
Livia(sorpresa) Perch, stavo male? Allora venuto per me?
Daniele Nemmeno per sogno! un'idea della mamma... (Ammicca).
Livia(con malizia) Avete dei segreti, voi due?
Daniele Altroch! Una quantit enorme di segreti.
Livia (puerilmente) Mi riguardano? Voglio saperli tutti.
Daniele(commosso) Li saprai.
Irene(all'improvviso) E la mia acqua che bolle sempre! Moriremo di fame, quest'oggi. (Eccitata a Livia) Prepara la tavola. Fatti aiutare da Daniele. Su muovetevi, tutti e due! (Esce da sinistra).
Livia(accende l'apparecchio radio, che diffonde subito una musica allegra. Dal cassetto della credenza prende una tovaglia e la getta a Daniele che si trova dall'altro lato del tavolo e che costretto ad afferrarla al volo)
Tenga!
(Libera il tavolo dalla tazzina vuota del caff e da qualche altro oggetto che pone sul piano della credenza) Ecco.
(A Daniele, che la fissa estasiato, tendendogli le braccia)
Cosa fa? Sogna a occhi aperti? Su, mi porga la tovaglia!
(Tenendo la tovaglia per i quattro capi la stendono sul tavolo. In quel momento entra Irene reggendo una pila di piatti. Si ferma un attimo a guardarli).
Irene(ha indossato un grembiule da cucina che la fa apparire ancora pi modesta: una vera donnetta di casa dall'espressione calma e felice. Posando i piatti sul tavolo e disponendoli con gesto consuetudinario)
Fra due minuti i signori saranno serviti.
(Musica pi forte).
F I N E
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