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IL CONTE CHICCHERA Carlo Goldoni Dramma Giocoso per Musica da rappresentarsi nel Regio Ducal Teatro di Milano nellAutunno del corrente Anno , dedicato a Sua Altezza Serenissima il Duca di Modena, Reggio, Mirandola ec. ec., Amministratore e Capitano Generale della Lombardia Austriaca ec. ec. ATTORI LUCREZIA cittadina vedova. Sig. Marianna Hylmandel. DON IPPOLITO Sig. Pietro Sorbelloni. IL CONTE CHICCHERA Sig. Filippo Laschi, Virtuoso di Camera di S. A. R. il Principe Carlo Duca di Lorena, e di Bar ec. ec. ec. MADAMA LINDORA Sig. Cattarina Ristorini. CAVALLINA cameriera. Sig. Giovanna DAcquini. MANTECCA servitore. Sig. Leopoldo Micheli. DON FABRIZIO Sig. Giacomo Caldinelli. Poesia del Sig. Dottore Carlo Goldoni. Musica del Sig. Gio. Battista Lampugnani. I Balli sono dinvenzione e direzione del Sig. Bartolomeo Cambi. Eseguiti dalli seguenti: La Sig. Margarita Morelli.Il Sig. Bartolomeo Cambi. La Sig. Elisabetta Morelli.Il Sig. Domenico Morelli. La Sig. Teresa Vismara.Il Sig. Giuseppe Andriani. La Sig. Vittoria Var.Il Sig. Vincenzo Bertarini. La Sig. Rosa Ferraria.Il Sig. Gerolamo Marani. La Sig. Rosa Sterzera.Il Sig. Giovanni Rossino. Le Scene saranno de Signori Fratelli Galliari. Il Vestiario di vaga e nuova invenzione del Sig. Francesco Mainino. |
MUTAZIONI DI SCENE
NELLATTO PRIMO
Camera in casa di Madama.
Gabinetto di Madama.
NELLATTO SECONDO
Giardino in casa di Madonna Lucrezia.
Galleria di Donna Lucrezia.
Camera di Madama.
NELLATTO TERZO Camera in casa di Donna Lucrezia
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
Camera in casa di Madama.
Lucrezia, Ippolito, Madama Lindora, Don Fabrizio e Cavallina
LUCR.Serva, Madama.
MAD.Serva, signori.
IPP.Scusi di grazia. (a Madama)
MAD.Sono favori.
FABR.Chiedo perdono. (a Madama)
MAD.Serva gli sono.
LUCR.Siam qui venuti
Per visitarvi.
MAD.Mi trovo in debito
Di ringraziarvi.
LUCR.Troppo obbligante.
IPP.Troppo gentile.
FABR.Sempre civile.
MAD.Vostra bont.
CAV.(Mi fanno ridere,
S, in verit).
MAD.Ehi, da sedere. (a Cavallina)
CAV.Sar servita. (fa portare le sedie)
IPP.Molto cortese!
FABR.Molto compita!
MAD.Donna Lucrezia
Sedasi qua.
LUCR.S, Madamina, (siede )
Troppa bont.
MAD.Sieda, padrone. (a Ippolito )
Sieda,
signore. (a Fabrizio)
IPP.Questa una grazia. (siede)
FABR.Quest un favore. (siede)
MAD.una finezza
Che
a me si fa. (siede)
CAV.(Mi fanno ridere,
S, in verit).
TUTTIViva per sempre
La gentilezza, La compitezza, La civilt.
MAD.Che fa donna Lucrezia?
Sta bene?
LUCR.A suoi comandi.
E lei? (a Madama)
MAD.Ben, per servirla, (a
Lucrezia)
Don Fabrizio, sta ben?
FABR.Per obbedirla.
MAD.E lei, signor Ippolito?
IPP.Se son nella sua grazia,
Meglio non posso star.
MAD.Bene obbligata.
IPP.(Quant vaga e gentil!)
FABR.(Quanto garbata!)
MAD.Mi rallegro con voi, donna Lucrezia.
LUCR.Di che?
MAD.Questi signori
Fanno giustizia al
merito.
LUCR.Oh, che dite?
Spendono male il tempo
Con
chi vaga non , n spiritosa.
MAD.(Dice la verit).
LUCR.(Quanto invidiosa!)
CAV.(Queste due signorine
Saman con tanto amore,
Chuna allaltra
vorria cavar il cuore). (parte)
IPP.Che vuol dire, Madama?
Siete sola cos, senza un amante
Che vi serva e vi
onori?
MAD.Io non merto, signor, questi
favori.
FABR.Anzi voi meritate,
Senza far torto al merito dalcuna,
Di esser vagheggiata.
Ve lo dico di cor.
MAD.Bene obbligata.
LUCR.Eh no, signori miei,
Non vi mettete in apprension per lei.
Se vi venisse in mente
Di volerla servir, ve l dico chiaro,
Il
signor conte Chicchera il suo caro.
IPP. ver? (a Madama)
MAD.Donna Lucrezia
Vuol saper pi di me?
LUCR.Negar potete
Che non vi serva il Conte?
MAD.Io non so niente.
Posso dir francamente
Che libera ancor sono,
Che
dogni cor posso accettare il dono.
IPP.(Ah, se non fosse qui donna Lucrezia,
Servirla io
moffrirei).
FABR.(Solo procurer tornar da lei).
LUCR.(Non ci volea venir; gi lo prevedo:
Larte di questa donna
Mi far disperar).
MAD.(S, per dispetto
Te
li voglio levar, te lo prometto).
LUCR.Ors, leviam lincomodo
A madama Lindora. (si
alza)
IPP. ancora presto.
FABR.Tanta fretta perch?
LUCR.Partir io voglio.
Madama, vi son serva.
Chi vuol venir, sen venga,
Chi vuol restar, sen stia,
Chio bisogno non ho di compagnia.
Un amator leggiero Scorda talor limpegno; Con trattamento indegno Paga la fedelt. (Ad Ippolito e Fabrizio)
Con un di voi favello; Chi pu capire, intenda; Voglio che amor mi renda Del cor la libert. (parte)
SCENA SECONDA Madama, Ippolito, Fabrizio
MAD.Oh, oh, signori miei,
Incontrar non vorrei qualche disgrazia.
Andate con Lucrezia.
IPP.Con me non ha parlato.
FABR.Io non son di Lucrezia innamorato.
MAD.Ma pure uno di voi
Gode la grazia sua.
IPP.Quest un favore
Che a Fabrizio
appartiene.
FABR.Anzi al signore Ippolito
dabbene.
MAD.Dunque nessun di voi
Della
grazia di lei pu star sicuro?
IPP.Per me, poco ne curo.
FABR.Io sono indifferente.
Non me ne importa niente;
E se posso arrivar dove desio,
Vu principiare a innamorarmi anchio.
A me piace un bel visetto, Ma chi sia, non lo vu dir. Ha un bellocchio ritondetto, Ha un bocchin che fa languir. Giovinetta - graziosetta, Vezzosetta, - un po furbetta... Sapr un d farmi capir; Ma per or non lo vu dir. (parte)
SCENA TERZA Ippolito e Madama
IPP.S, certo; un grande arcano
Quel che asconde Fabrizio
In questi detti suoi.
Niuno pu sospettar
chegli ami voi. (ironico)
MAD.Io
per non lo credo.
IPP.Perch?
MAD.Perch di certo
So
che desser amata io non ho merto.
IPP.Ah, Madama, pur troppo
Merta la belt vostra
Non di quel di Fabrizio,
Ma
dei cuor pi gentili il sagrifizio.
MAD.Oh,
chi volete mai
Che si perda per me?
IPP.Se ladorarvi
Un perdersi si chiama,
Offerendovi in don gli affetti miei,
Volentieri
per voi mi perderei.
MAD.Siete troppo gentil.
IPP.Vostra bont.
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SCENA QUARTA Cavallina e detti. CAV.Madama, il conte Chicchera Vi vorria riverir. Di che sono impedita; Di che son favorita. (Tienlo per poco a bada). (piano a Cavallina) Digli
chora non posso, e se ne vada. La padrona licenzia il signor Conte. E per chi, poverin, lo manda via? Sol per amore di vossignoria. (parte) |
Posso nulla sperar?
MAD.Basta: chi sa?
SCENA QUINTA Don Ippolito e Madama, poi Cavallina
MAD.(Quanto scaltra costei!)
IPP.Tenuto io sono
Alla vostra bont.
MAD.Voi non avete
Obbligazion veruna;
Quel
chio faccio, signor, lo fo di core.
IPP.(Ah, nel seno aumentar sento
lardore).
CAV.Signora, una parola. (a Madama)
MAD.Con licenza. (ad Ippolito, accostandosi a Cavallina)
CAV.(Il signor conte Chicchera
Premura ha di partir).
(piano a Madama)
MAD.S, vengo subito. (a
Cavallina)
Deh, signor, compatite.
Ho unacerrima lite
Che mi sta assai sul core,
Ed
venuto il mio procuratore.
IPP.Dunque me ne ander.
MAD.Chiedo perdono.
IPP.Della vostra bont sicuro io sono.
Torner, se vi aggrada.
MAD.Mi farete piacere al maggior
segno.
IPP.S, Madama, il mio cor vi lascio in pegno.
Amor dal petto
Mi trasse il core;
Un dolce affetto,
Un bellardore
Mi riempie lanima,
Minfiamma il sen. Deh, non minganni
La mia speranza;
I crudi affanni
Dellincostanza,
Deh, non maspergano,
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SCENA SESTA Madama e Cavallina MAD.Brava: introduci il Conte. CAV.Mi rallegro. MAD.Di che? CAV.Del nuovo acquisto. MAD.Gi lo sai; te lo dissi, e te l ridico: Di quanti son non
me nimporta un fico. Non distinguere alcuno; Trattarne cento, e non amar veruno. (parte) |
Del rio velen. (parte)
SCENA SETTIMA Madama, poi il Conte Chicchera
MAD.Io cos mi diverto.
Godo veder languire or quello, or questo:
Ma per innamorarmi ancora presto.
CON.(Guardandosi nello specchio, accomodandosi la
parrucca, e facendo poscia
una pirolette)
MAD.(Bella caricatura!)
CON.Madame, de tout mon cour
Je suis vostre tresumble servitour.
MAD.Serva del signor Conte.
CON.Hlas, Madame,
Se vi sdegnate di parlar francese,
Farete mormorar tutto il paese.
Ah, che la langue francese
Est jolie et
charmante.
MAD.Con vostra buona pace,
Balbettar non mi piace
In lingua oltramontana.
Il parlar italiano buono e bello:
Lintendo
meglio, e vu parlar con quello.
CON.Madame, tout que vous plait.
MAD.Per cortesia,
O parlate italiano, o andate via.
CON.Ma io sono avvezzato
A
parlare cos.
MAD.Dite, di grazia,
Dove siete voi nato?
CON.In Lombardia.
MAD.Dunque, acci non vi dicano
Un francesin bastardo,
Io
vi consiglio a favellar lombardo.
CON.Far come vi aggrada.
Tutto soffrir conviene
Per
quel caro visin che mi vuol bene.
MAD.O chi che vi vuol ben?
CON.Voi; gi lo so.
MAD.Io? Ho paura di no.
CON.Ma perch mai?
MAD.Perch ancora nessuno io non amai.
CON.Me lavete pur detto,
Che mi volete ben.
MAD.Lho detto, vero;
Ma
la donna talor cangia pensiero.
CON.Ah
Madame!
MAD.Ah monsieur!
CON.Per carit,
Mi volete voi ben?
MAD.No, in verit.
CON.No?
MAD.Vi dico di no.
CON.No, Madame? (languente)
MAD.No, monsieur.
CON.Oim! volete
Che a disperarmi io vada?
MAD.Ve ne volete andar? Quella la
strada.
CON.Ah crudel! (in atto di partire)
MAD.Dove andate?
CON.A morir.
MAD.A morir? Eh via, restate.
CON.Mi volete voi ben?
MAD.Potrebbe darsi.
CON.Cara, s, lo conosco.
Vi prendeste di me spasso e sollazzo.
S, mi volete ben. (saltando)
MAD.(Oh che bel pazzo!)
CON.Deh, mai pi non mi dite...
MAD.Voglio dir quel chio voglio, e voi soffrite.
Voglio dir quel che mi piace, Voglio amar quando mi par. Oggi s, domani no; E rimproveri non vu. Se vi faccio una finezza, Non vi state a lusingar; Se vi parlo con asprezza, Voi lavete a sopportar. Oh quest bella, Oh quest buona! Sono padrona - di corbellar. E voglio dire Quel che mi par. (parte)
SCENA OTTAVA
Il Conte, poi Mantecca
CON.Eh, cospetto di Bacco!
Un uom della mia sorte Trova aperte le porte in ogni loco; Vu sostenermi e insuperbirmi un poco. Che pretensione questa? Madama a suo talento Vuol dir di s e di no Tre o quattro volte al d? A me si deve dir sempre di s. Se questa capricciosa, So io quel che far: S, da donna Lucrezia io torner. Ehi, Mantecca, Mantecca! Dove sar costui? Gran sofferenza
Che mi tocca di usar con questo sciocco!
Ehi, Mantecca.
MAN.Signore. (di dentro)
CON.Dove sei, disgraziato?
MAN.Son un poco impegnato.
CON.Vieni subito qui dal tuo padrone.
MAN.Or ora.
CON.Ma che fai?
MAN.Fo colazione.
CON.Vieni, non mi far perder la pazienza.
MAN.Padron, con sua licenza.
CON.E ben, che cosa c?
MAN.Alla vostra sant.
CON.Bravo. (Conviene
Chio mi mostri con lui grato e cortese,
Perch principia a
favellar francese).
MAN.Eccomi. (esce fuori)
CON.Quando chiamo,
Subito dei venir.
MAN.Che buon rag!
CON.Era un rag francese?
MAN.Francese, francesissimo.
CON.Hanno un gusto i francesi esquisitissimo.
MAN.Bevuto ho un bicchierino
Di
buon vin di Borgogna.
CON.Ah, confessar bisogna
Che in Francia solamente
Pu sperarsi daver
vino eccellente.
MAN.E poi, signor padrone,
A tavola con me
Avevo accanto un
mostaccin da re.
CON.Davver? Chi era costei?
MAN.La cameriera
Di madama Lindora.
CON.Lho veduta,
E non m dispiaciuta.
MAN.Ma, con licenza di vossignoria,
Quella bella
ragazza roba mia.
CON.Col padron qualche volta
Si pu facilitare. Alla francese
Si pratica cos.
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SCENA NONA Cavallina e detti. CAV.Eccomi qui. MAN.(Fammi il piacer. Va via). (piano a Cavallina) CAV.(Per qual ragione?) (piano a Mantecca) CON.Vattene, e cedi il loco al tuo padrone. (a Mantecca) |
Dove sei, Cavallina? (chiamando)
MAN.Oh, questa s ch bella! (con isdegno)
CON.Vattene, temerario.
MAN.Favorisca di darmi il mio salario.
CON.Eh, lasciamo gli scherzi.
CAV.( un brutto scherzo.
Lo compatisco aff!) (da s)
CON.Cavallina ha piacer di star con
me. (a Mantecca)
Non
ver? (a Cavallina)
CAV.S, signore.
MAN.Una serva ha da star col servitore.
Non cos?
CAV.Hai ragione,
Ma
vi vuole un tantin di discrezione.
MAN.Come sarebbe a dire?
CAV.Un po per uno.
So
il mio dovere, e non v male alcuno.
CON.Hai capito?
MAN.Ho capito.
CON.Vattene.
MAN.Ma perch?
CON.Perch adesso il suo cuor non per te.
Ella, per quel chio vedo,
Dalla padrona impara,
Or dolce, ed or amara,
Cangiarsi ognor cos,
Ora il no pronunciando, ed ora il s.
Non vero?
CAV. verissimo.
MAN.Per me che cosa dici?
CAV.Ora ti dico un no.
MAN.Quando il tempo del s, ritorner:
Ti prego davvisarmi
Quando sarai disposta,
E verr a ritrovarti per la posta.
Signor padrone, Mi compatisca. Si divertisca Quanto gli par. Ragazza bella, Mi raccomando. Ditemi quando Ho da tornar. (Sia maledetto! A mio dispetto Me nho dandar). Signor padrone, Per carit. (al Conte) Adessadesso
Ritorno qua. (a Cavallina) Senza il mio core non posso star. Non vedo lora di ritornar. (parte)
SCENA DECIMA Il Conte e Cavallina
CON.Per dir la verit,
La grazia e la belt che in voi risplende Non degna dun uom che non intende.
CAV.Per lo stato mio
Non richiede di pi.
CON.S, la fortuna
Vi vuol felicitar. Il pi famoso Cavalier generoso, il pi gentile Trionfator dei cuori, Per voi prova nel sen teneri amori.
CAV.E chi questi, signor?
CON.Nol conoscete?
Rivolgete lo sguardo al volto mio: Del vostro bello adorator son io.
CAV.Oh caro signor Conte,
Vi burlate di me; duna vil serva Un signor s compito e s galante Non pu essere amante.
CON.Eh, che Cupido
Nel regno degli amori Distinguere non suole Nobilt, n ricchezza, Ma il merto e la bellezza. Eovunque la belt sparge il fulgore, Merta rispetto, ed in tributo il cuore.
Voi siete bella, - come una stella;
Siete brillante, - come un diamante;
Rosa nel volto, giglio nel sen.
Occhi furbetti, ah chio vadoro.
Labbra vezzose, ah per voi moro.
Io vamo, io bramo conforto e amor. Venere bella, diva delletera,
Ecate, Diana, Luna etecetera,
Siete leclittica del ciel damor,
Siete il barometro di questo cor. (parte)
SCENA UNDICESIMA Cavallina sola.
Stimo pi cento volte
Il buon cor di Mantecca ed il suo volto,
Che linutile amor di questo stolto.
Con tutte fa il grazioso,
Con niuna il generoso, e per noi donne
Vi vuole, a innamorarci, Una di queste due: o che lamante Sia liberale, e stitico non sia, O ci sforzi ad amar per simpatia.
Ci vince talora
Un bel regaletto.
Talor cinnamora
Un vago visetto.
Chi ha forza maggiore
Di questi non so. Malletta, mi piace
Lamante vezzoso,
Ma un cuor generoso
Sprezzare non vu. (parte)
SCENA DODICESIMA
Gabinetto di Madama.
Madama sola.
Il proverbio dice bene: Chi vuol troppo, niente avr. Tutto il d chi va, chi viene, E nessun mi sposer.
Io rido, e mi diverto
Or con questo, or con quello, e passo i giorni
Felicissimamente,
Perch dellavvenir non penso niente.
Ma quando vi rifletto,
Ognanno passa un anno, e non vorrei,
Se vado troppo innanti,
Restar senza marito e senzamanti.
SCENA TREDICESIMA Cavallina e detta.
CAV.Oh signora padrona, in avvenire
Vu
che mi rispettiate.
MAD.Per qual ragion?
CAV.Sappiate,
Che il signor conte Chicchera garbato
delle mie bellezze innamorato.
MAD.Davver?
CAV.Ve lo protesto:
Ho riso pi dun poco,
E di lui, come va, mi
presi gioco.
MAD.Ho piacer di saperlo. Quando
viene,
Mi voglio divertir. Ma tu in avanti
Principia a disprezzarlo,
Ed uniamoci insieme a disperarlo.
CAV.S, s, gi non ci penso,
E per svelarvi il cuore,
Amo, pi del padrone, il servitore.
MAD.Guarda chi . (accenna lanticamera)
CAV.S, signora. (parte)
MAD.Che ritorni da me non vedo lora.
SCENA QUATTORDICESIMA Fabrizio e la suddetta.
FABR.Vi domando perdono,
Se
ritornato a incomodarvi io sono.
MAD.Anzi mi fate grazia.
Ma se cos repente
Siete a me ritornato,
Qualche
forte ragion vi avr guidato.
FABR.Ah, s: per dire il vero,
Mha trascinato il core,
E mi ha fatto la scorta il dio dAmore.
MAD.E con quale
speranza
Siete venuto qui?
FABR.Con quellistessa
Con
cui sono test da voi partito.
MAD.Che
vuol dire?
FABR.Sperando esser gradito.
MAD.Avete un fondamento
Per sperarlo davver?
FABR.S, mi lusingo
In quel bel volto
ed in quel core umano.
MAD.Qualche volta, signor, si spera invano.
FABR.(Principiamo assai mal).
MAD.(Dubbioso, incerto,
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SCENA QUINDICESIMA Cavallina e detti, poi il Conte Chicchera e Mantecca CAV.Ecco il Conte, signora. MAD.Ah s, ho piacere. FABR.Chi viene? MAD.Il conte Chicchera. FABR.Oh, mi dispiace assai. |
Finch mi pare a me lo vu tenere).
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} aquattroAh,chemisento Per il diletto Il cor nel petto |
MAD. CON.
MAD.
CON.
CAV.
CON.
MAD. CAV.
MAD.
CON. FABR.
CON.
CAV.
CON.
MAN.
CON.
MAD.
CAV.
FABR.
Or vedrete sio lamo e sio lamai.
Coi destrier del dio Cupido
Di Ciprigna al caro lido
Io ritorno adorator. (a Madama)
S, signor, non dubitate:
Nel mio cor, se voi sperate,
Sar lieto il vostro cor. (a Fabrizio)
Se una Venere spietata
Ad amor si mostra ingrata,
Sia pietoso il vostro cor. (a Cavallina)
Mantecchino, ben tornato;
Mi sei caro, mi sei grato.
Per te solo io sento amor.
Que est que a?
Non rispondete? (a Madama e a Cavallina)
Che cercate?
Che volete? Je suis vostre servitour. (a Madama e a Cavallina)
Fabrizio caro,
Fabrizio bello,
Voi siete quello
Chio voglio amar. Ehi, monsieur,
Que faites vous? (a Fabrizio) Lindora cara,
Lindora bella,
Voi siete quella
Chio voglio amar. Charne diablel!
Je suis tromp
Dit vous mu,
Cruele, purqu? (a Cavallina) Bel Mantecchino,
Caro carino,
Quel bel visino
Mi d piacer. (a Mantecca) Ah frippon,
Charne cotton.
Je te promette
Des coups de baton. (a Mantecca) La Cavallina,
Cara carina,
Tanto buonina
Mi d piacer. (Nessun mi ascolta,
Nessun mi abbada.
Unaltra strada
Voglio tentar).
MAN. CON.
MAD.
CAV.
CAV.
FABR.
CON.
MAD. CAV. FABR. MAN.
}
}
a due
a quattro
Lieto brillar. Madame, si vous plait, (presenta un regalo a Madama)
Madame, ten. (fa lo stesso a tutte due)
Ah, pardon mu. Monsieur, si vous plait. (d lo stesso a Fabrizio) Monsieur, monsieur, ten. (d lo stesso a Mantecca)
Ah perdon mu.
Charne bleu, Nol soffrir; Vendicarmi Anchio sapr.
Goder, Rider, E in amor Giubiler.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
Giardino in casa di Donna Lucrezia.
Donna Lucrezia e Don Fabrizio
LUCR.Oh, che grazie son queste!
Per me il signor Fabrizio Qualche grato favor conserva ancora, E non tem sdegnar la sua Lindora?
FABR.Siete forse sdegnata,
Perch a Madama ho usata Civilt, cortesia?
LUCR.No, no, per questo
Io sdegnata non sono, e molto meno Perch siate di nuovo a lei tornato; Se siete innamorato, Cosa mai si pu far? Vi vuol pazienza. Credetemi, di voi posso far senza.
FABR.Quando cos, signora,
Quando poco vi cal dellamor mio, Far lo stesso anchio. Fatemi grazia Di donarmi per sempre il mio congedo.
LUCR.Volentieri, signor, ve lo concedo.
FABR.Grazie a tanta bont. Fra quei favori,
Che ho da voi ricevuti, Questo mi piace pi. Per ricompensa Del vostro amabil tratto, Vi prometto di voi scordarmi affatto.
Di bella donna Grazie e favori Sono tesori Che il Dio de cuori Spargendo va.
Ma il don maggiore Del dio dAmore quando rendeci La libert. (parte)
SCENA SECONDA
Donna Lucrezia, poi Don Ippolito
LUCR.Lo dissi, che Lindora
Farmi volea linsulto, e me lha fatto.
Vendicarmi sapr dun simil tratto.
Per poco mi cale
Di perdita s lieve. Io di Fabrizio
Stata amante non sono; e pi di lui
Perder mi spiacerebbe
DIppolito il bel cuore,
Per cui serbo nel sen verace amore.
Eccolo appunto. Oh cieli!
Mi sembra un po turbato;
Meco non crederei fosse cangiato.
IPP.Signora, un mio dovere
Son qui ad adempir. Voi da Madama Alterata partiste, ed io non ebbi Di servirvi il piacer. Se nel cuor vostro Di qualche incivilt colpevol sono, Per rispetto e dover chiedo perdono.
LUCR.Per rispetto e dover? Non avr parte
Nella scusa lamor? Come! Tacete? Da cavalier qual siete, Parlatemi sincero: avete in petto Qualche scintilla di novello affetto?
IPP.Dir: se, per esempio,
Stimassi unaltra bella, ed il mio volto
Piacesse agli occhi suoi,
Il mio dover non scorderei per voi.
LUCR.Amor non vuol rispetto: o amar si deve
Per genio, per piacere; o inutilmente Si sagrifica il cor. Non mingannate, Con libert parlate: Celando il vero un mentitor voi siete; Compatirvi sapr, se il ver direte.
IPP.Oim! con troppa forza
Vincolate il mio cor. S, lo confesso: Da novella passion mi scorgo oppresso.
LUCR.Basta cos. Spietato!
Poich vi scorgo ingrato,
A me pi non pensate.
S, traditor, s, mentitor, andate.
Scenda dal cielo un fulmine; Tincenerisca, o perfido; Ah, la spietata immagine Voglio strappar dal sen.
Tu minsegnasti a sciogliere Lalma dal laccio orribile. Amor cangiato in aspide Mempie del suo velen. (parte)
SCENA TERZA
Don Ippolito solo.
Ah, s, del suo dolore
Sento qualche rimorso. Ma ella istessa
Mi disse pur che amore
Non esige rispetto, e quando sama,
Deesi amare di cor. Non mia colpa
Se un vezzoso sembiante
Rese il mio cuore amante; e se delitto
Per novella belt cangiar desio,
Ho diviso con cento il fallo mio.
Ad un sguardo che innamora,
Chi resistere potr?
Questa dolce infedelt
Colpa sol del dio dAmor. Ei comanda a suo talento.
Un momento - il seno accende.
Infedel talor si rende
Per destino il nostro cor. (parte)
SCENA QUARTA Galleria in casa di Donna Lucrezia. Donna Lucrezia, poi Mantecca
LUCR.Larte duna rivale
Vuol farmi disperar? Non son chi sono
Sio non ne fo vendetta.
Son donna anchio;
so quel che far si aspetta.
MAN.Con
licenza, signora.
LUCR.Cosa vuoi? Chi domandi?
MAN.Il mio padrone
Mi manda a riverirla,
E vorrebbe venire a favorirla.
LUCR.Bravo: e chi il tuo padrone?
MAN.un cavaliere
Del qual per tutto il mondo
Si
strepita e si parla.
LUCR.Cavaliere davver?
MAN.Per onorarla.
LUCR.Il suo nome?
MAN.Stupisca
Solamente in sentirlo.
Il mio padrone
Nobilissima dama,
Il
signor conte Chicchera si chiama.
LUCR.Ah s, s, lo conosco.
Cosa vuole da me?
MAN.Venir da lei
Credo vorr degnarsi,
Ed
al merito suo vuol sprofondarsi.
LUCR.Io so che il conte Chicchera
Di
madama Lindora innamorato.
MAN.Non sono accostumato
A dir ben del padron; ma per sua gloria,
S, lo dir: non solo
amante di Lindora,
Ma
fa il grazioso alla sua serva ancora.
LUCR.Dunque che vuol da me?
MAN.Che vuol da voi?
Vel dir a prima vista:
Egli
brama anche voi mettere in lista.
LUCR.Ors, capisco bene
Che uno sciocco tu sei.
MAN.Come comanda.
Che
ho da dire al padron, se mel domanda?
LUCR.Digli che venga pur.
MAN.La riverisco. (in atto di partire, poi torna indietro)
Eh, dica.
LUCR.Cosa vuoi?
MAN.Ha cameriera in casa?
LUCR.Egli infallibile
Che servir mi far.
MAN.Dica, perdoni,
bella la sua serva?
LUCR.Che domanda
Impertinente questa?
MAN.La mia domanda onesta;
Quando colla padrona
Divertirsi procura il padron mio,
Colla fantesca mi diverto anchio.
Allusanza doggid
Per lo pi si fa cos:
Il padron colla padrona,
Colla serva il servitor.
Ma succede qualche volta
Che si cambiano fra lor. Il padrone va in cucina
A trovar la masserina,
E talvolta la signora
Dun bel servo sinnamora.
Se nascesse questo caso,
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SCENA QUINTA Donna Lucrezia, poi il Conte LUCR.Mi stupisco, che il Conte Tenga seco costui; non credo niente |
Mi esibisco di buon cor. (parte)
Delle sue scioccherie. Sei da me viene,
Se inclina ad onorarmi,
Di
Madama ho la via di vendicarmi.
CON.Madame, vostre valet.
LUCR.Serva obbligata.
CON.Davervi incomodata
Je vous domand pardon.
LUCR.Mi fate onore.
CON.Je suis vostre tresombre servitore.
Parlate voi franc?
LUCR.Poco ne so.
CON.Io ve linsegner.
LUCR.(Poco mi preme).
CON.Toujour franc noi parleremo insieme.
LUCR.Perdonate, signore:
Avete un certo odore
Che mi fa venir male.
CON.Eh, ce nest rien.
Sar la mia parrucca immanteccata
Di pomata odorata.
Franc, franc, Madame.
Jai des eaux de senteur.
Vol vous
sanspareille? (tira fuori il Conte varie boccette, vasetti)
LUCR.Oib, non posso
Questi
odori soffrire.
CON.Eaux de lavanda?
LUCR.Peggio.
CON.Vol vous
Lassafetida?
LUCR.Questo
il rimedio miglior contro gli odori.
CON.Delle donne sedar suole i vapori.
LUCR.Siete ben provveduto.
CON.U, Madame,
Vous me vedr toujour
Alla dernire faon.
Ah! voil ma parruque
Faite alla cabriolete.
Reguard ma parure. I manichetti
Fatti alla toibage.
Vol vous du tabac? Rap dOlande, (mostra varie tabacchiere)
Bon rap de Paris. Voil Siviglia.
Fi,
fi, mi son sporcato. (si pulisce le dita con vari fazzoletti)
LUCR.( troppo caricato.
Pure, per distaccarlo
Da
madama Lindora, io vu trattarlo).
CON.Madame... (teneramente)
LUCR.Avete sempre
Fra le labbra Madama. Il vostro core
Per
madama Lindora arde damore.
CON.Pardon. Mi son scordato
Duna donna coquette.
A lei non penso pi.
Madame, si
vous plait, je suis pour vous.
LUCR.Ah, se degna fossio di tanto onore!
CON.Vi giuro affetto, e vi consacro il core.
SCENA SESTA
Madama Lindora, Fabrizio e detti.
MAD.Con licenza, signori.
CON.(giunta a tempo.
La vu far disperar).
LUCR.Non vi nessuno
Da mandar lambasciata?
MAD.No, non cera nessuno, e sono
entrata.
Vi domando perdono;
Da voi venuta sono
Per fare il mio dover. Da me veniste,
Son venuta da voi:
Conoscon
le mie pari i dover suoi.
FABR.(Ed io ci son venuto
Strascinato
da lei. Vuole che vuole).
LUCR.(Del Conte le parole
Ora conoscer).
MAD.(S, s, del Conte vendicarmi io
vu).
Mi consolo vedervi
In buona compagnia. (a
Lucrezia)
LUCR.Cara Lindora mia, chi pu,
singegna.
MAD.Conte, e chi che vinsegna
Trattare in tal maniera
Una
donna che vi ama, e si dispera?
CON.Vous ve moqu de moi.
MAD.Sapete pure
Che colei che vi adora
Senza voi non pu star; che giorno e notte
Pena e piange per voi, che ogni momento
Starvi vorria dappresso,
E voi cos labbandonate adesso?
CON.Oh cospetto di Bacco!
Io sono il disprezzato,
Je suis il corbellato.
MAD.E un lieve scherzo
Non sapete soffrir? Sol per provarvi,
Finse colei che vi vuol bene, allora:
Ma
costante il suo cor vi ama e vi adora.
CON.(Queste
dichiarazioni
In faccia ai testimoni
Non mi fan dubitar).
MAD.Su via, che fate?
Allaffetto
primier ch non tornate?
CON.(Ma foi, je suis confus).
MAD.Da un cavaliere
Questa giustizia a un vero amor si deve.
Ritornate
ad amarla, e vi riceve.
LUCR.Conte, che cosa c?
CON.Oh, perdon mo.
Son cavalier donore;
Ritornar son forzato al primo amore.
LUCR.E con me voi mancate al primo
impegno?
Ite, che siete un cavaliere indegno. (parte)
SCENA SETTIMA
Madama, il Conte e Fabrizio
CON.Madame, je suis pour vous. (a Madama)
MAD.Per me?
FABR.Signora,
Che maniera codesta?
Damor mi lusingate,
E in un punto cos voi mi piantate?
MAD.Io?
CON.Povero Fabrizio,
Quanto vi compatisco! S signor, cos :
Madama
non vi vuol, vuol bene a me.
MAD.A voi?
CON.Che! Non vero?
Non mi adorate?
MAD.Oib.
CON.Che diceste finor?
MAD.Vel spiegher:
Quella che per voi piange e si dispera,
la mia cameriera. Andate, poverina!
Andate
a consolar la Cavallina.
CON.Coman?
FABR.Povero Conte,
Quanto
vi compatisco!
CON.Que je suis maloreus!
Crudel! Voi mi burlate?
MAD.A consolar la cameriera andate.
Signor Conte mio garbato,
Siete stato canzonato,
E benissimo vi sta.
La la ran le la la la.
Favoritemi la mano; (a Fabrizio)
Voglio andarmene di qua. Guardatelo in viso,
Che bella figura,
Che caricatura
Che rider mi fa!
Vi serva davviso,
Signor graziosino. (al Conte)
Andiam. Poverino,
Mi fate piet. (parte, dando il braccio a Fabrizio)
SCENA OTTAVA
Il Conte solo.
Dormo? Veglio? Son vivo? o pur son morto?
Povero me! Dal porto
Sono balzato in mar.
Londa maffoga,
Resistere non posso;
E la terra mi scaglia un monte addosso.
Ma che dico! Vaneggio?
Madama dove and? Pi non la veggio.
Fabrizio maledetto,
Fermati, non partir; voglio ammazzarti,
Ti vu cavare il core...
Ah, mi sento stillar tutto in sudore.
Conte, Conte, impazzisci?
Ritorna in te; rifletti
Che doggid lusanza
|
Donne, donne, siete nate Sol per farci delirar. Amorose vi mostrate, E sapete lusingar. Ma poi quando a tu per tu Siete l... per dir di s, Si rigetta - in tutta fretta Laccettata servit: E per gloria decantate E lamare, e il disamar. Donne, donne, siete nate Sol per farci delirar. (parte) |
In donna corteggiata lincostanza.
SCENA NONA
Camera in casa di Madama.
Cavallina in abito di Tedesca, e Mantecca da Ussaro.
CAV.Oh che belle figure!
MAN.Io star prafo soldato,
Ma se spada feder, per mi scappato.
CAV.La padrona bizzarra.
Ci ha fatto travestire, e travestita dessa ancora ed il signor Fabrizio.
MAN.Io lho fatto per te, ma la cagione
Di questa mascherata ancor non so.
CAV.Io, se la vuoi saper, te la dir.
Il Conte tuo padrone, Non so se per lamore o per la rabbia Di restare avvilito, Pare mezzo impazzito. Ella vuol divertirsi. Ha concertato Con due brutti mostacci, Che trovandolo solo, Lo fermino a drittura, Che gli bendino gli occhi, E lo conducan qui senza chei sappia Dove venga condotto e dove sia.
MAN.Crescere lo faran nella pazzia.
CAV.Eh, quando chella voglia,
Sano ritorner. Noi altre donne Abbiam labilit, quando ci pare, Di far luomo impazzire e risanare.
Quando un uomo innamorato, Non mai del tutto sano: Incomincia piano piano Il cervello a traballar.
Se gli par dessere amato, La pazzia - gli fa allegria. Se la bella - lo martella, Si conduce a delirar. (parte)
SCENA DECIMA
Mantecca solo.
E me la dice a me questa canzone?
Io non son s minchione:
Per le donne impazzir non mi vedranno.
No, non mi prendo affanno:
Sia pur la donna scaltra,
Suna non mi vuol ben, ne cerco unaltra.
SCENA UNDICESIMA
Madama e Fabrizio travestiti alla Tedesca, Cavallina come sopra, e Mantecca
MAD.S, prendiamoci spasso.
FABR.Non vorrei,
Che poi con mio tormento
Terminasse un s bel
divertimento.
MAD.(Il cor glielo predice). Io sono
avvezza,
Da chi mi porta affetto,
Essere amata senza alcun sospetto.
Cavallina, Mantecca,
Fate quel chio vho detto
E portatevi bene.
Ecco il Conte bendato a noi sen viene.
SCENA DODICESIMA Il Conte Chicchera cogli occhi bendati, condotto da due Uomini, e detti.
CON.Dove mi conducete?
Ditelo, per piet. Non si va innanzi?
Mi fermo qui? Signori,
Ahim, non mi lasciate in abbandono.
Mi sciolgono la benda. Oh! dove sono?
(Sciolta la benda, vede le persone incognite, e resta meravigliato. Tutti lo
salutano con inchini)
CON.Oh masdames, oh mossieure,
Tresumble servitour.
MAD.Nix, nix francioso:
Star tateschi, mainher.
CON.Je ne sais pas...
MAD.Tartaifle,
Non parlate francese.
CON.Non, Madame.
MAD.Che Madame, Madame!
Star
tatesche mi dito, e non Madame.
CON.Posso saper chi siete?
MAD.Je star la baronessa dOherlafo;
Questo
star mio fratello. (accennando Fabrizio)
FABR.Fostro
bon servitor.
CON.Tresobeissant.
MAD.Nix francioso parlar, parlar talian.
CON.S, signora, e cotesti?
MAD.Camerier, cameriera.
CON.Per obbedir fostra singolaria.
MAD.Je star tatesco de Tatescheria.
CON.Ma perch mai, Madama...
(No Madama, signora)
Per essere onorato
Ho
dovuto da voi venir bendato?
MAD.Oh! (sospirando)
CON.Que est que a, Madame?
MAD.Oh maledetto!
CON.Non lo dir mai pi, ve lo prometto.
MAD.Je sono innamorata.
CON.Di chi?
MAD.Del fostro bello.
CON.Nol credo.
MAD.Domandate a mio fratello.
CON.
FABR.
MAD.
CON.
CAV.
MAN.
MAD.
CON.
MAD.
CON.
MAD.
CON. MAD. CON.
MAD.
CON.
FABR.
MAN.
CAV.
TUTTI
MAD.
FABR.
MAD.
CON.
MAD.
CON.
CON.
MAD.
CON.
MAD.
CON.
MAD.
CON.
|
a tre |
}
}
E sar vero? (a Fabrizio)
J. Domandatelo a tutti.
ver?
J.
J.
Foi me sarete incrato. Anzi son fortunato. Je vous jure, Madame...
Tartaifle ja... Vi domando perdon; nol dir pi. Mi dir se fostro cor Star tutto in libert.
Tutto, tuttissimo. Foler foi mi sposar?
Star contentissimo.
Ah, mainsozz, se mi sposar,
Cor contento sempre star;
E foler con ti cantar
Ubsass. Io mi sento giubilar.
S, la mano vi vu dar;
E ancor io sapr cantar
Ubsass.
Star contenti in allegria De sposini in compagnia, E foler pur mi cantar Ubsass.
Cor contento sempre star,
Fol ballar e fol cantar
Ubsass. La manina per mi dar. (al Conte) Ehi, badate. (a Madama)
Non parlar. (a Fabrizio) S, la mano eccola qua.
a dueOh che caro e dolceamor!
Ah Madame...
Tu pist anior. (scacciandolo) Perdonate, per piet. (si sente suonar de tamburi) Ah, tartaifle.
Cosa stato? Star battaglia, star soldato. Presto, presto, fia de qua. Ah non fate, per piet. (I due Uomini gli tornano a bendare gli occhi, poi mostrano di condurlo via, e lo fanno passeggiare intorno la Scena, credendo egli di camminare per altro loco. Intanto gli altri tutti si spogliano delle finte divise, e restano coi soliti loro abiti, e intanto il Conte cammina e canta Povero Conte... Son sfortunato. Mi hanno bendato... - Mi han discacciato. Dove men vada - Per questa strada,
|
a quattro |
MAD.
CON.
FABR.
CON.
MAD.
CAV.
CON.
MAD. CON. MAD. CON.
MAD. FABR.
CON.
CAV.MAN.
CON.
FABR. MAD. CAV. MAN
|
a due |
|
a due |
} }
}
Certo non so... - S, morir. Gi me laspetto - Che per dispetto, Perch ho parlato - Mezzo francese, Quella tedesca - Pi non vedr. Povero Conte... S, morir. (Lo fermano, e gli levano la benda) Signor Conte, ben venuto. Dove son?
Bene arrivato. Quante miglia ho camminato? Siete stanco?
Poverino! Son tre ore che cammino. Non so dir come sia qua. Io di voi sento piet. Ah, se il ver con me diceste... Dite su, cosa fareste? Io vi sposo, in verit.
Cor contento sempre star, E foler con ti cantar Ubsass. Cos questa novit? (a Cavallina e Mantecca) Io mi sento giubilar, E foler con ti cantar Ubsass. Vho capito... - Son schernito. Insolenti, - Via di qua. Star contenti in allegria, De sposini in compagnia. Fol ballar e fol cantar Ubsass
ATTO TERZO
SCENA PRIMA
Camera in casa di Donna Lucrezia.
Lucrezia ed Ippolito
IPP.ver, da voi non merito
N pietade, n amor. So che ho mancato,
E so che giustamente,
Or che torno da voi mesto e pentito,
Con estremo rigor sar
punito.
LUCR.Lo so perch temete. Alfin
vedeste
Quale stima di voi facea Lindora.
Lo
sdegno mio non contento ancora.
IPP.Quando si placher?
LUCR.Pu darsi mai.
IPP.Deh! quei vezzosi rai
Volgete a me pietosi.
LUCR.Anima ingrata!
IPP.Mi promettete amor?
LUCR.No: son sdegnata.
SCENA SECONDA
Mantecca e detti.
MAN.Signora, il mio padron...
LUCR.Il tuo padrone
un cavalier malnato.
Lho
deriso mai sempre, e non amato.
MAN.Mi manda il mio padron...
LUCR.Digli che impari
A
trattar colle dame.
MAN.A dir mi manda...
LUCR.Vattene via di qua.
MAN.Come comanda. (in atto di partire)
IPP.Sentimi.
MAN.S, signor.
IPP.Per parte mia
Di a madama Lindora chio mi pento
Daverla
vagheggiata un sol momento.
MAN.Glielo dir. (come sopra)
IPP.Tarresta.
Dille che di Lucrezia
Il cuor vale un tesoro:
Che le fui
sconoscente, e che or ladoro.
MAN.Sar servita. (come sopra)
LUCR.Ascoltami.
Racconta al tuo padrone
Che sol per sua cagione
Con Ippolito mio sdegnata io sono,
Ma che scuso il suo
fallo, e gli perdono.
IPP.(Oh amore! oh cortesia!)
Dille la gioia mia. (a
Mantecca)
LUCR.Narra allindegno
Che in dolce amor
si convert lo sdegno.
MAN.S, sarete serviti,
Far lobbligo mio;
Ma voglio dire anchio,
Con vostra permissione,
Quel che ha detto di dirvi il mio padrone.
Vanne, mi disse, o servo, Vanne dove sai tu. Dille... Mi son confuso: Non mi ricordo pi. Ora... mi par... s bene. Disse ch innamorato, Ma di chi poi non so. Di voi mi par di no. Dunque sar di lei... Uh, mi bastonerei. Zitto, che mi sovviene; Me ne ricordo, aff. Disse chio vi dicessi Quel che di dir mi ha detto... Cervello maladetto, Non vuol pi star con me. (parte)
SCENA TERZA Lucrezia ed Ippolito
LUCR.Non mi preme saper quel che dir voglia:
Bastami che voi siate
Ritornato ad amarmi.
IPP.Basta che voi seguiate a
perdonarmi.
LUCR.S, vel dissi di cor.
IPP.Laffetto mio
Brama
un pi certo segno.
LUCR.Che vorreste da me?
IPP.La destra in pegno.
LUCR.La meritate voi?
IPP.No, non la merito;
Ma la spero per.
LUCR.Su che fondaste
Questa vostra speranza?
IPP.Sul vostro cor, chogni bel core
avanza.
LUCR.S, mio bene, io ti perdono,
E ritorno al primo amor. Prendi pur la destra in dono, E alla destra unito il cor.
IPP.Idol mio, del tuo perdono
Mi fa degno il dio dAmor. Corrisponda a un s bel dono La mia destra ed il mio cor.
a dueCara destra, amabil core;
Mempie lalma un dolce ardore: Fortunato il mio dolor. (partono)
SCENA QUARTA Cavallina e Fabrizio
FABR.Cavallina, che dite?
Dalla padrona vostra
Posso sperare amor?
CAV.Io non ci vedo
Certa difficolt. Voi siete libero,
Libera la padrona.
Io crederei di s.
FABR.Quando crediamo noi verr quel
d?
CAV.Oh questo, signor mio,
Non
lo sapete voi, n lo so io.
FABR.Viver cos non posso.
Parmi davere addosso
Centomila demoni; ogni momento
Per lei tremo e pavento. In questa guisa
Vivere pi non so;
Un bel s vu sentire, od un bel no.
Di Tantalo le pene Non voglio pi soffrir. Il sospirare un bene cosa da morir. Di s se mi dir, Contento il cor sar. Se mi dir di no, Mi spiacer moltissimo, Ma poi mi quieter. (parte)
SCENA QUINTA
Cavallina, poi Mantecca
CAV.Questi un uom che mi piace.
Pena, sospira e langue,
Ma non si scalda il sangue.
Spera damore il frutto,
Ma
se invano lo spera, pronto a tutto.
MAN.La
padrona dov?
CAV.Sar di l.
MAN.Ho delle novit.
CAV.Ma in che proposito?
MAN.Donna Lucrezia ha fatto lo sproposito.
CAV.Che vuol dire?
MAN.Ad Ippolito
Ha tutto perdonato;
E credo che oramai labbia sposato.
CAV.Per questo? Ha fatto mal?
MAN.Male, malissimo.
CAV.E perch?
MAN.Il maritarsi
Mi dicono che sia
Un
sproposito vero, e una pazzia.
CAV.Dunque il signor Mantecca
Non si vuol maritar.
MAN.Credo di no.
CAV.Possibile?
MAN.Sicuro.
CAV.Eh via.
MAN.No certo.
CAV.E se io mi esibissi
Dargli la destra mia?
MAN.Prova, e vedrai.
CAV.Eccola.
MAN.Cosa fai?
CAV.Col pi sincero affetto
Ti esibisco la destra.
MAN.Ed io laccetto.
CAV.Ah furbetto malizioso!
Mi volesti corbellar. No, la man non ti vu dar. S, mio caro, a te la dono, Tu sei mio, di te gi sono. Maritarsi uno sproposito, Ma lo fa chi lo pu far. (parte)
SCENA
SESTA
Mantecca, poi Madama Lindora
MAN.Per
dir la verit,
Io ne avea volont pi assai di lei,
Ma certi amici miei mhanno insegnato,
Che quando dalla donna
Qualche cosa si vu,
Principiare bisogna a dir di no.
MAD.Mantecca.
MAN.Mia signora.
MAD. egli ver, che Lucrezia
Si sposi con Ippolito?
MAN.Sicuro.
Anzi mi hanno ordinato Di dire a voi, ed al padrone ancora, Cento insolenze, e ve lo dico or ora.
MAD.Va tosto immantinente
A cercar il padron.
MAN.Subitamente. (parte)
SCENA SETTIMA Madama, poi il Conte
MAD.Mi aspetto che Lucrezia
Col caro sposo unita
Pensi venire, e rinfacciarmi ardita.
Dir: Con cento amanti,
Che sospiran per lei la notte e il d,
Io son sposata, e madamina l.
Sia per amore o brio,
Vu maritarmi anchio, e per avere
Un marito discreto
Come che piace a me,
Meglio del conte Chicchera non c.
Eccolo: vu sposarlo,
Ma non voglio pregarlo.
Voglio star su le mie, ma come va;
E
lo vu consolar per carit.
CON.Madame, vostre val. (sostenuto)
MAD.Molto grave, signor.
CON.Je suis fach.
MAD.Fate voi lo sdegnato,
E loffesa son io.
CON.Bene obbligato. (come sopra)
MAD.Andare a mio dispetto
Lucrezia a vagheggiar?
Una mia pari
Si ha da trattar cos?
CON.U, vous av raison. (come sopra)
MAD.Scherzar, parlar damori
Fin colla mia fantesca;
E
poi colla tedesca...
CON.Ah, ah, ah.
(Ridendo e passeggiando)
U, madame Ubsass.
MAD.(Che tu sia maledetto!
Non si vede piegar). Pazienza! ingrato,
Tanto amor che ho per lui,
E mi tratta cos? (Conte si ferma)
Tre volte in un sol d
Mi ha mancato di fede;
O
non sa quantio lami, o non lo crede.
CON.Madama, perdonate.
Voi
mi rimproverate, ed io non parlo.
MAD.Ed io seguito ancora ad adorarlo.
CON.Ma voi cosa faceste
Con colui di Fabrizio?
MAD.Donne senza giudizio. (passeggiando)
CON.Voi mi avete schernito
Con troppa crudelt.
MAD.S, s, ho capito. (come
sopra)
CON.Per rabbia e per dolore
Ho fallato, lo so.
MAD.Che bellamore! (come sopra)
CON.E poi quella tedesca...
MAD.Ah, ah, ah. (ridendo e passeggiando)
U,
monsieur Ubsass.
CON.(Ah, se fosse pentita,
Io le perdonerei). Via, Madamina;
Delicieuse, chermante,
Piti, piti de
moi.
MAD.Non siete degno. (Irata)
CON.Chi non cura lamor, provi lo sdegno.
MAD.Mio signor, non tanto foco:
Si contenti a poco a poco,
Che
si calmi il mio dolor.
CON.Troppo caldo, mia signora,
Pensi ben che lei ancora
Innocente non ha il
cor.
MAD.Vuol che a lei mi getti al
piede?
CON.Vuol che a lei chieda mercede?
a dueNol consente il proprio onor.
MAD.Vada pur.
CON.La riverisco.
MAD.Non intendo...
CON.Non capisco...
a dueDi che pasta sia quel cor.
MAD.Il mio core troppo buono.
CON.Troppo amante ancor io sono.
MAD.Ah crudele!
CON.Ahim, spietata!
a dueIo mi sento dal tormento
Palpitare
in seno il cor.
CON.Madamina.
MAD.Bel Contino.
CON.
MAD.
a due
CON.
MAD.
CON.
MAD.
CON.
MAD.
a due
Poverina!
Poverino! Che vi ha fatto il dio dAmor? Mi ha ferito.
Mi ha piagato. Qui nel seno.
In questo lato. Oh che pena!
Oh che dolor!
Chi ci ha ferito Dunque ci sani, Stringa le mani, Stringaci il cor. Splenda damore La chiara face. Viva la pace, Viva lamor.
|
} adue } adue |
FABR.
MAD.
FABR. CON. FABR. CAV.
MAN.
FABR.
CON. MAD. CAV.MAN.
SCENA ULTIMA
Fabrizio, Cavallina, Mantecca e detti.
Madama, io son venuto,
Ardito e risoluto,
Per sapere da voi sinceramente,
Se volete esser mia sicuramente.
Oh s, signor Fabrizio,
Siete venuto in tempo.
Via, mostratevi pur sereno in fronte,
Che in questo punto mi ho sposata al Conte.
Davvero?
U, monsieur. Ah donne, donne, io non vi credo pi. Ed io mi son sposata Col mio caro Mantecca.
E con Ippolito Si sposata Lucrezia.
Ah s, pazienza. Povero disgraziato! io resto senza.
TUTTI
Non si lagni del destino
Chi contento il cuor non ha.
Che se adesso egli meschino,
Pi felice un d sar. Provo in petto un bel diletto
Per la mia felicit. Che contento - chio mi sento!
Che piacere amor mi d!
TUTTI
Non si lagni del destino Chi contento il cor non ha. Che se adesso egli meschino, Pi felice un d sar.
Fine del Dramma.
- Questo copione è stato visto:


