Il contratto di divorzio

Il contratto di divorzio

di Vincenzo Rosario PERRELLA ESPOSITO

(detto Ezio)

14/04/2017

Personaggi: 8

Clemente

Lavvocato Lotario De Nittis

Brigida

Leonardo

Paolo

Suor Susanna

Vanessa

Suor Adriana

Clemente e Brigida sono sposati da pochi anni. Eppure Clemente non felice. Sua moglie ritenuta bruttissima esteticamente e caratterialmente, e le due cose deprimono oltremodo luomo. Egli tenta perfino il suicidio (reale o presunto?), ma viene salvato allultimo momento dallavvocato Lotario De Nittis, il quale congegna (grazie ad un involontario suggerimento dello stesso Clemente) un contratto di divorzio. Attraverso tale documento, Brigida dovrebbe rinunziare ai propri diritti di coniuge relativamente a parametri economici. Con un sotterfugio, la donna viene mandata a Milano. Al suo ritorno trover diversi cambiamenti (compreso il contratto pronto). Ma lei non pi la stessa, almeno esteticamente. Infatti nel suo viaggio a Milano ha approfittato per farsi modificare letteralmente la propria immagine. Nella storia, gli inevitabili equivoci accompagneranno il tema centrale che concerne la voglia di Clemente di riuscire a liberarsi di Brigida. Ma appena vedr la nuova versione migliorata (almeno esteticamente) della moglie, cambier idea?

Numero posizione SIAE 233047

Per contatti Ezio Perrella 3485514070 ezioperrella@libero.it

Napoli. Salone di casa Izzo a cui si accede da un ingresso comune (a fianco c un appendiabiti). In mezzo vi un tavolo con quattro sedie. Alla destra della stanza c la credenza con lo specchio e un divanetto con un tavolino davanti. Due porte conducono: a sinistra in cucina e altre stanze; a destra in bagno, camera da letto e altre stanze.

ATTO PRIMO

1. [Clemente e lavvocato Lotario De Nittis]

Sullestrema destra, c Clemente (in piedi su una sedia) con una corda al collo

(che pende dallalto) che cerca di impiccarsi, mentre lavvocato De Nittis

(molto panciuto ma non grasso) cerca di fermarlo.

Clemente: Voglio mur, voglio mur!

De Nittis: No, no, scendete, scendete!

Clemente: Voglio mur, voglio mur!

De Nittis: Signor Izzo, adesso basta!

Tenta di farlo scendere dalla sedia ma il cappio ancora al collo e lui si strozza.

Clemente: (Sofferente) Lasciatemi, lasciatemi!

De Nittis: No, non vi lascio.

Clemente: (Sofferente) Lasciatemi, lasciatemi!

De Nittis: Scendete, scendete!

Clemente: (Sofferente) Lasciatemi, lasciatemi!

De Nittis: Ho detto che non vi lascio, altrimenti voi vi impiccate.

Clemente: (Seccato) Ma mi state impiccando voi!

De Nittis: Uh, scusate! (Lo lascia)

Clemente: Ah, mamma bella! (Si libera del cappio) Aiutatemi a scendere.

De Nittis: Certo, subito.

De Nittis aiuta a scendere Clemente. Poi i due si siedono al tavolo.

Clemente: (Riprendendo fiato) Avvoc, ma perch mi avete salvato la vita?

De Nittis: E voi perch mi avete fatto venire qua?

Clemente: Per parlarvi.

De Nittis: No, voi volevate che io vedessi il vostro tentativo di suicidio affinch vi salvassi

la vita. E diciamolo, se volevate suicidarvi davvero, vi gettavate dal balcone.

Clemente: No, io? Ma per carit, io volevo veramente suicidarmi. Anzi, non ve ne andate,

perch se no lo faccio.

De Nittis: Ma perch volete suicidarvi? Che cosa vi rende cos triste?

Clemente: (Si alza in piedi e gironzola in stanza) Mia moglie.

De Nittis: Che cosa vi ha fatto?

Clemente: Avvoc, brutta un accidente!

De Nittis: E non potevate pensarci prima di sposarvela?

Clemente: Ci ho pensato, ma quella mi aveva promesso che dopo il matrimonio diventava

bella. E invece mi ha ingannato, perci chiedo lannullamento del matrimonio!

De Nittis: Eh, addirittura? Ma che ddicte?

Clemente: Avvocato, trovatemi una legge adatta per il mio caso. Su, cacciate, cacciate!

De Nittis: Ma chaggia cacci? Secondo voi, la legge tutela dalla bruttezza del proprio

coniuge? (Poi incuriosito) A proposito, ma almeno sta bene economicamente?

Clemente: No!

De Nittis: Niente di meno? Nun bella e nun tene manco nEuro? Ma chi ve lha fatte fa

e va spus? (Si alza e gli si affianca) Caro signor Izzo, la vita fatta di

felicit. Se un essere umano non pu essere felice, che campa a ffa?

Clemente: E io perci mi voglio suicidare. Anzi, adesso provo di nuovo a impiccarmi.

De Nittis: Ma fatela finita. Siate serio. Piuttosto, cercate unaltra soluzione. Parlatele.

Clemente: Di che cosa?

De Nittis: Del fatto che non la amate pi e che volete divorziare da lei.

Clemente: (Ironico) E bravo allavvocato. Ma vuje fsseve scemo? Se io divorzio da lei,

dopo devo pure mantenerla economicamente. Accuss faccio curnuto e mazziato!

De Nittis: Ma perch, vostra moglie ve mette pure e ccorne?

Clemente: Me mette e ccorne? Voi sapete pure questo? E chi ve lo ha detto?

De Nittis: Voi!

Clemente: Io?

De Nittis: S, esatto. Voi avete detto Accuss faccio curnuto e mazziato!

Clemente: Ma che centra? Quello un modo di dire.

De Nittis: Sentite, signor Clemente Izzo, voi dovete essere uomo. Davanti alle vostre

responsabilit, non vi dovete sottrarre.

Clemente: Avvoc, ma che vaggio chiammato a ffa? Voi state parlando e state parlando,

ma non mi state dando nessuna soluzione.

De Nittis: Il divorzio lo . Ma voi pensavate che il divorzio non portasse conseguenze? Pu

anche essere, ma alla base ci dovrebbe stare un contratto di divorzio.

Clemente: E non si pu fare?

De Nittis: Che cosa?

Clemente: Questo contratto di divorzio.

De Nittis: Ma non esiste. O almeno esiste in altre forme, ma non come lo intendete voi.

Clemente: Avvoc, ma vuje me vulsseve sfottere? Voi mi dovete dire le cose che esistono,

non quelle che ci dovrebbero essere!

De Nittis: (Ci fa un pensierino) Per lo sapete che unottima idea? Dopo il contratto di

matrimonio, c anche il contratto di divorzio. E vi dir io cosa ci vuole. Fate

cos, preparatemi un caff.

Clemente: Ah, aggio capito: pe ffao contratto e divorzio, ce vo o ccaf?

De Nittis: Ma che state dicenno? Il caff serve a me per ragionare sul contratto di divorzio.

Clemente: Ah, ecco. Ve lo vado a preparare in cucina.

De Nittis: Non importa, vengo anchio con voi, cos se avete un po di pane, me lo mangio.

Clemente: O ppane cu o ccaf? E vabbu, jamme inta cucina. Mah!

Escono via a sinistra.

2. [Brigida e Leonardo]

Dal centro giungono Brigida (bruttissima con baffetti, occhiaie e vestita male) e

suo fratello Leonardo (ben vestito in gessato).

Brigida: Leon, comme so cuntenta e te ved.

Leonardo: E gi, purio a te. Sorella cara, ti trovo in forma dallultima volta che ti ho vista.

E pure pi bella. (La osserva meglio) Leggermente!

Brigida: Mi fai arrossire!

Leonardo: A proposito, ma tuo marito non me lo fai conoscere?

Brigida: Ma pecch, nun o cunusce ancora?

Leonardo: E no, quando ti sei fidanzata e quando ti sei sposata, io stavo in carcere. Mi

arrestano sempre nei momenti meno opportuni!

Brigida: Leon, ma a vuo mettere a capa a posto?

Leonardo: E ch colpa mia? Ormai shanne fissate cu me. Ma tu hai capito per cosa mi

hanno condannato? Detenzione e spaccio di droga.

Brigida: Niente di meno? E non volevi nemmeno essere condannato?

Leonardo: (Perplesso) Ma pecch? Nun se po ffa?

Brigida: E no. E illegale. Non lo sapevi?

Leonardo: No!

Brigida: E m o ssaje! Piuttosto,mettiti a fare il lavoro di pap. Riapri la sua lavanderia.

Leonardo: E io me metto a llav e mmutande de ggente? Ma io songo nommo e

sustanza. I soldi si guadagnano facendosi rispettare, non facendosi sfottere dallo

stato che pretende solo tasse.

Brigida: Vabbu, fa comme vuo tu. Senti, vuoi restare a mangiare qua da noi?

Leonardo: Volentieri. Che si mangia?

Brigida: Pasta e patane!

Leonardo: Pe carit, a chi vuo avvelen?!

Brigida: A mio marito Clemente gli piacciono assai.

Leonardo: Che brutti gusti che tiene. No, preferisco spaghetti al pomodoro. Vai, preparali.

Brigida: Ma ma e a lui che gli dico?

Leonardo: Pripara a pasta e patane a isso, mentre io e te ce magnmme e spaghetti!

Brigida: E che me metto a cucen doje cose diverse? No, m faccio accuss: faccio o

spaghetto al pomodoro. Invece, a pasta e patane, a pozzo cucen dimane.

Leonardo: Brava! Siente, primma che penzamme a magn, taggia cerc na cosa. Voglio

rivedere le fotografie della buonanima di mamm.

Brigida: Ma pecch, tu nun si venuto o funerale?

Leonardo: No, stevo carcerato.

Brigida: Ma tu staje sempe carcerato?

Leonardo: E io sono vittima di una persecuzione. Sai perch mi condannarono? Per rapina.

Brigida: E hai detto niente?

Leonardo: (Perplesso) Ma pecch? Nun se po ffa?

Brigida: E no. E illegale. Non lo sapevi?

Leonardo: No!

Brigida: E m o ssaje! Va bene, vieni con me in camera da letto. (Prima di avviarsi,

dice unultima cosa al fratello) Vedrai, ti piacer.

Leonardo: O spaghetto cu a pummarola?

Brigida: No, mio marito.

Leonardo: Brigida, ha da piac a te. Io, al massimo, si isso te fa pigli collera, larpo a

capa. Chaggia fa? Vaco nata vota carcerato!

Escono via a destra Brigida fa strada a Leonardo.

3. [Clemente elavvocato Lotario De Nittis. Poi Brigida]

Da sinistra tornano Clemente e De Nittis (che mangia un ultimo pezzo di pane).

Clemente: Avvoc, ora ho capito il vostro piano. E (Lo nota mangiare) Ma state ancora

magnanno? A vulte fern, s o no?

De Nittis: Scusate, non ci fate caso, ma questo pane col salame cos buono.

Clemente: Ma voi non vi dovevate prendere il caff?

De Nittis: S, magari dopo.

Clemente: Dopo aver scritto il contratto di divorzio?

De Nittis: No, dopo aver mangiato qua da voi. Che cosa cucinate di bello?

Clemente: Pasta e patate.

De Nittis: Pe carit, a chi vulte avvelen?! Non sarebbero meglio spaghetti al pomodoro?

Clemente: Beh, veramente, io sono intollerante al pomodoro.

De Nittis: E allora vada per la pasta e patate. E per secondo?

Clemente: Non lo so ancora. Avvoc, ma vogliamo concentrarci sul contratto di divorzio?

De Nittis: Giusto, avete ragione.

Clemente: Vogliamo andare nel vostro studio?

De Nittis: No, non possiamo. Io non so cucinare.

Clemente: E va bene, stiamoci qua. Allora, come si fa questo contratto?

De Nittis: Bisogna che, con una scusa, mandiate vostra moglie via di casa per alcuni giorni.

Clemente: E come la mando via? Che mi invento?

De Nittis: Vostra moglie ha passato la prima selezione del concorso di Milano. Ricordate?

Clemente: Overamente? Quello della scuola?

De Nittis: Bravissimo!

Clemente: Ma quella stata scartata allo scritto perch ha sbagliato tutte le risposte.

De Nittis: Non vero. Le altre hanno fatto pi schifo di lei. E vostra moglie deve ricevere

la cartolina che annuncia il passaggio agli orali del concorso.

Clemente: E quando arriva?

De Nittis: Ma la dovete scrivere voi.

Clemente: Io? E che songo o ministro da pubblica istruzione?

De Nittis: Per finta, signor Izzo.

Clemente: Ah, ecco. E quando poi se n andata? Che facciamo?

De Nittis: Organizziamo una manovra per metterla di fronte a fatti compiuti. (Nota

Clemente perplesso) Aggio capito, nun state capenno proprio niente. Non ci

pensate, fate in modo di sbarazzarvi di vostra moglie.

Da destra torna Brigida.

Brigida: Mettiamo la pentola sul fuoc (Nota i due)

Clemente: Ah, avvoc, ecco mia moglie.

De Nittis: Piacer (Si volta, la nota e si spaventa) Mamma e llArco, o mostro!

Brigida: Dove sta il mostro?

Clemente: Ehm no, niente, lui il mio amico avvocato Mostro!

De Nittis: Piacere, De Nittis. (Le stringe la mano)

Brigida: Ma vi chiamate Mostro o De Nittis?

Clemente: Mostro De Nittis!

De Nittis: (La guarda e non la guarda) E voi sareste la moglie del signor Clemente?

Brigida: S, sono io. E a che cosa dobbiamo la vostra visita?

Clemente: Al contratto.

Brigida: Il contratto?

De Nittis: (Lo guarda male e mette una toppa) Ehm s, il contratto. Nel senso che vostro

marito deve fare un contratto con i suoi clienti.

Brigida: Ma mio marito fa o macellaro!

De Nittis: (In difficolt) Ehm s, infatti tra poco, per comprare la carne, bisogner

firmare un contratto col macellaio!

Brigida: Niente di meno? E comme sta addiventnno difficile, a vita! Mah! E va bene,

allora col vostro permesso, io vado a cucinare.

Clemente: E non vai a farti le valige?

Brigida: E addo aggia i?

Clemente: A Milano. Tra non molto deve arrivarti la cartolina.

Brigida: Mha da arriv na cartulina a Milano?

De Nittis: (Lo guarda male e mette una toppa) Ehm s, una cartolina dauguri da una zia.

Brigida: Ma io nun tengo a nisciuno, a Milano!

Clemente: Mia zia Assunta.

Brigida: Ma chella morta.

Clemente: E te lha mannata aroppo ch morta pe tinvit o funerale suojo!

De Nittis: Ma no, non scherzate! La zia Assunta avr mandato la cartolina prima di morire.

Clemente: Appunto, quella voleva avvisare che stava per morire.

De Nittis: (Lo guarda male) E che ne sapeva? Basta, smettetela di scherzare. Signora,

prego, vi d il permesso di andare a cucinare.

Brigida: Grazie! Arrivederci.

Clemente: Ci!

Brigida esce via a sinistra. De Nittis redarguisce Clemente.

De Nittis: Signor Clemente, ma volete stare attento a come parlate? Niente di meno,

mavte costretto a dicere nu cuofono e fessarie a vostra moglie!

Clemente: E scuatemi, avvocato, abbiate pazienza. Quando mi trovo davanti a mia moglie,

mi perdo. A proposito, avete visto quant brutta?

De Nittis: Mamma mia, avevate proprio ragione. Ma soprattutto, assai sospettosa. Ma

non si fida di voi?

Clemente: No! Comunque, adesso che facciamo?

De Nittis: Andiamo a comprare una busta per lettere e scriviamo la cartolina di

convocazione al concorso. Mettiamo un finto timbro postale e il gioco fatto.

Clemente: Bravo, avvoc. Il tabaccaio sta proprio qua fuori.

De Nittis: E accanto ci sta quella bella salumeria. Vorrei comprare proprio dei bei salami.

Clemente: Avvoc, ma vuje penzate sempe a magn?

De Nittis: I regali non si rifiutano mai, e io vi ringrazio per il gentile pensiero.

Clemente: Aggio capito, i salami ve laggia accatt io. Jamme a asc, forza.

Escono per il centro.

4. [Paolo e Leonardo]

Da destra torna Leonardo con tre foto sottobraccio e dei soldi in mano.

Leonardo: Soldi!

Li conta mentre in casa entra Paolo che va da dietro e lo osserva contare.

Sono 600 Euro. Mi servono proprio.

Paolo: (E tartaglio) Ma que-questo un furto.

Leonardo: Chi ? (Osserva Paolo) Non ho il piacere.

Paolo: E ne-nemmeno io.

Leonardo: Io sono Leonardo, il fratello di Brigida. La conosci?

Paolo: S!

Leonardo: E tu invece chi sei?

Paolo: Io so-sono il cu-cugino di Clemente. Mi chiamo Pa-Paolo.

Leonardo: Molto bene, Paolo. A proposito, non ho capito che dicevi poco fa. Perch dici

che questi soldi sono un furto?

Paolo: No-non lo so. Do-dove li hai trovati?

Leonardo: Nella camera da letto di mia sorella.

Paolo: E all-allora un fu-furto.

Leonardo: (Perplesso) Ma pecch? Nun se po ffa?

Paolo: E no. E illegale. Non lo sapevi?

Leonardo: No!

Paolo: E m-m o ssaje!

Leonardo: Vabbu, nun te prioccup, fessara. (Mette i soldi in tasca) Tanto, songo

abituato a gghi ngalera!

Paolo: (Nota le foto sotto il braccio) E que-quelle foto?

Leonardo: (Le osserva con rammarico) Questa la buonanima di mamm.

Paolo: Ma quala ma-mamm? Che-chella a nonna e Clemente!

Leonardo: O vero? Per assumiglia nu poco a mia mamma! (Vede unaltra foto) E allora

mamm mia chesta.

Paolo: No-no, che-chella a signora Carmela.

Leonardo: E chi sta signora Carmela?

Paolo: A fru a fru a fruttajola amica e Brigida.

Leonardo: Azz, mia sorella tene a fotografia da fruttajola soja? E a che le serve? Mah! (E

guarda lultima foto) E allora sarr chesta mamm mia. No, nun po essere,

pecch chisto maschio. Tene pure e bbaffe!

Paolo: No, no, chillo nu-nun maschio. E Brigida!

Leonardo: (Imbarazzato) Ehm s, ora che la guardo bene, proprio mia sorella. A

proposito, come mai in questa casa? Ti serve qualcosa?

Paolo: Io so-sono larchitetto che ha mo-modificato la lo la lo la loro casa. Ti

piati pia ti piace?

Leonardo: E io ancora non lho vista tutta quanta. Lhai fatta tu?

Paolo: S, loffa loffa loffa

Leonardo: Uh, loffa a me?

Paolo: No, io di-dicevo: loffa loffa loffatta* io! *(loffatta= lho fatta io)

Leonardo: Ah, ecco. Avevo capito che volevi dire unaltra cosa. Te stevo pe dda na

capata nmocca!

Paolo: Ma co-come? Mi avresti pi-picchiato?

Leonardo: (Perplesso) Ma pecch? Nun se po ffa?

Paolo: E no. E illegale. Non lo sapevi?

Leonardo: No!

Paolo: E m-m o ssaje!

Leonardo: Beh, io vado in cucina da mia sorella. Mangi con noi? Oggi si mangiano

spaghetti al pomodoro.

Paolo: Pre-preferisco la pasta e patate. Per mi acco-accontento.

Leonardo: E me fa piacere.

Paolo: A-addo sta?

Leonardo: Di l. Vieni con me.

Escono a sinistra.

5. [Clemente, Susanna e Adriana]

Dal centro torna Clemente tutto contrariato.

Clemente: Chillavvocato na sanguisuga! Ce aggia avuta regal salame e prusutto! E

questo al di fuori dellonorario. Che schifo! (Si siede sul divanetto) Che schifo!

Dal centro entrano due suore: suor Susanna e suor Adriana. Silenziosamente,

vanno dietro di lui e lo ascoltano.

M sta scrivenno a finta cartulina pe Brigida. Poi penseremo al divorzio.

Le due: Noooo!

Clemente: Chi ? (Si alza in piedi e le osserva) E chi so sti ddoje? Scusate, sorelle, chi

siete voi? Come siete entrate?

Susanna: Abbiamo trovato la porta aperta e siamo entrate.

Clemente: E questa una trovata di mio cugino che fa larchitetto. E lui che ci ha

modificato la casa. Ha detto che la porta dingresso, per moda, non si deve mai

chiudere. Solo di notte. E mia moglie, cchi scema ancora, ha detto di s.

Adriana: Scusate, ma non ci interessa. Io sono suor Adriana e lei suor Susanna. Siamo

entrate in questa casa che si trova vicina alla chiesa dove ci troviamo noi.

Clemente: E come posso esservi utile?

Susanna: La chiesa sta cadendo a pezzi. Ci servirebbe una offerta per farla aggiustare.

Clemente: Nun aggio capito, e traste proprio inta casa mia? Ma siete andate pure nelle

altre case?

Adriana: Nessuno ci ha aperto la porta.

Clemente: E se capisce. Si steva chiusa pure a porta da casa mia, anchio non vi aprivo.

Susanna: E grazie tante. Piuttosto, non potete dire a quel vostro cugino architetto di

aggiustarci la chiesa?

Clemente: Signorina

Adriana: Signorina a lei? Quella una suora.

Clemente: Signora

Susanna: Signora a me? Io sono una suora.

Clemente: Scusate, ma allora comme vaggia chiamm?

Adriana: Sorella!

Susanna: O al massimo madre!

Clemente: E va bene. Sorella o al massimo madre no, meglio che vi chiamo suore. Mi

piace di pi. Suore, voi volete a mio cugino per aggiustare la chiesa? Quello

sarebbe capace di farla diventare una discoteca.

Susanna: Allora bravo?

Clemente: No, fa schifo! Pensate, mi ha messo il bagno di casa su un soppalco alto un

metro e con quindici gradini. Se ti viene un mal di pancia, haje voglia e te fa

sotto! Ma io mi sono attrezzato con un piccolo orinale sotto il letto!

Le due: (Vergognate) Oh, mamma mia!

Clemente: E non vi imbarazzate. Che cosa ho detto di male? Allora, se conoscete a mia

moglie, che cosa fate? Quella brutta un accidente.

Susanna: Ed per questo che volete divorziare da lei?

Clemente: No, pure per il suo bruttissimo carattere.

Susanna: (Gli afferra la camicia sul petto) Ma voi lo sapete che il divorzio peccato?

Adriana: (Va dallaltra parte e gli afferra il petto) Mica avete pure qualche figlio?

Clemente: Ehm no. E chi tiene il coraggio di fare un figlio con mia moglie? Se poi nasce

tale e quale a lei? Dopo lo devo buttare!

Le due: (Lo spingono sul divanetto) Nooooo!

Susanna: E peccato!

Adriana: E peccato!

Susanna: E peccato!

Adriana: E peccato!

Clemente: (Spazientito)Ho capito, peccato. (Si alza in piedi) Sentite, facciamo cos: se vi

d lofferta per la vostra chiesa, ve ne andate?

Susanna: Tirate fuori il denaro!

Adriana: E ce ne andiamo.

Clemente: (Dalla tasca estrae una moneta) Ecco qua. A chi la d lofferta?

Susanna: A me.

Adriana: No, a me. Prego!

Clemente: Pigliate e arrivederci. (Le d la moneta)

Susanna: Un Euro? Soltanto? Ma voi avete capito che dobbiamo fare i lavori alla chiesa?

Clemente: E che ve laggia pav tutte quantio?

Susanna: Ma che tirchio duomo. Lo sapete che la tirchieria peccato?

Adriana: Quella lavarizia.

Clemente: E quanto vi devo dare?

Susanna: Perlomeno 10 Euro.

Adriana: Ma anche 20!

Clemente: Suora, io questo mi trovo al momento. I soldi li tengo in camera mia.

Susanna: Veniamo insieme a voi. E fate presto, che devo cucinare.

Adriana: Che cosa mangiamo, oggi?

Susanna: Pasta e patate.

Adriana: Ma a chi vuo avvelen? Meglio spaghetti al pomodoro. Signor signor

come vi chiamate?

Clemente: Clemente.

Susanna: Signor Clemente, volete favorire con noi?

Clemente: No, sono intollerante al pomodoro. Preferisco la pasta e patate di mia moglie.

Susanna: Fate come volete. E adesso andiamo a prendere questi soldi.

Clemente: Ma non potete aspettare qua?

Le due: Noooo!

Clemente: Mamma mia, comme fanno brutto sti ddoje! Venite con me, prego.

I tre escono a destra.

6. [Brigida, Paolo e Leonardo]

Da sinistra tornano Brigida, Leonardo e Paolo.

Brigida: Leonardo, hai conosciuto Paolo?

Leonardo: S, s. Mi pare un tipo tranquillo. Io lho pure invitato a restare a pranzo qui.

Paolo: Esa-esatto.

Brigida: E a me mi fa piacere.

Paolo: Ma do-dove sta il no-no il no-no?

Leonardo: O nonno?

Brigida: O nonno tuojo muorto tantanne fa!

Paolo: No, no. Io di-dicevo il no-nostro Clemente.

Brigida: E star in giro.M lo vedi tornare.

Leonardo: Quello stravede tanto per te. Non vero, sorella mia?

Brigida: Esatto.

Paolo: E nun c bi-bisogno a zi a zi a zi.

Leonardo: A zia? Quala zia?

Brigida: Ma pecch, ha da ven pure qualche zia a magn cc addu nuje?

Paolo: Ma no. Nun c bi-bisogno a zi a zi a zingara pandivin che Cle-

Clemente te vo be-bene!

Leonardo: Staje facnno na faticata pe parl!

Paolo: E ch-chaggia fa? La li-lingua non buona, ma in co-compenso il resto s.Io

so-sono un architetto artistico. Un a-architetto con le pa-pa con le pa-pa

Brigida: Paolo, nun dicere sti ccose sporche.

Leonardo: Diciamo con gli attributi maschili.

Paolo: Ma no. Con le pa-pa con le pa-pa con le pa-parole sempre pronte. La ma-

mattina mi piace sve-svegliarmi col rum col rum

Leonardo: A matina te piace e te mbriac?

Brigida: Invece di bere alcolici, beviti un poco di latte.

Paolo: Ma no. Il rum il rum il rumore delle onde del ma-mare. Dal mio ba-balcone

si sente lodore della me della me

Leonardo: E vabb, se vede che cocche cane ha fatto nu bisognino fora a casa toja!

Brigida: Chi schifo!

Paolo: Ma no. Lodore della me della menta!

Bri&Leo: (Si rassicurano) Ah, la menta!

Paolo: E sti ca e sti ca e sti ca

Leonardo: Bravo, quanno ce vo, ce vo!

Brigida: Paolo, ma cosa dici?

Paolo: E sti ca e sti ca e sti caldi tramonti mi illuminano.

Bri&Leo: (Si rassicurano) Ah, ecco!

Brigida: E vabbu, facte accuss: andatevi a lavare le mani, cos mangiamo.

Leonardo: O bagno addo sta?

Paolo: E m-m te ce porto io! Il ba-bagno opera mia.

Brigida: Bravo, Paolo.

Leonardo: Brigida, io vaco a ved stu capolavoro e bagno e ppo ce vedmme pe magn.

I due escono a destra confabulando.

Brigida: Menu male, so cuntenta che chilli duje hanne fatto amicizia. Non vedo lora di

far conoscere Clemente a Leonardo. Gli devo far vedere come ci vogliamo bene.

E ora andiamo a pigliare una tovaglia pulita.

Esce via a sinistra.

7. [Clemente, suor Adriana e suor Susanna. Poi De Nittis]

Da destra tornano Clemente, suor Adriana e suor Susanna.

Clemente: (Seccato) Suore, suore, ho capito: il divorzio peccato. Me state facnno na

capa tanta!

Susanna: E continueremo a farvela tanta, se dite unaltra volta che volete divorziare da

vostra moglie.

Adriana: Capito?

Clemente: S, s, ho capito. Per adesso vi ho dato i 10 Euro? E arrivederci.

Susanna: Voi non ci potete cacciare cos.

Adriana: Non educato.

Clemente: Va bene, ma adesso andate a preparare la pasta e patate. E buon appetito.

Susanna: Anche a voi.

Adriana: Arrivederci.

Vanno verso luscita e si fermano sulla soglia della comune. Clemente non le

guarda e commenta.

Clemente: Assa fa o cielo, se nhanne jute!

Ma le due tornano da lui.

Susanna: Ma voi andate a messa?

Adriana: E vi confessate?

Clemente: Nata vota cc stanne cheste?... (Poi alle due) Suore, suore, non vi preoccupate,

ci vado a messa. E mi confesso pure. Mica sono dattero?

Susanna: Ma che dattero?Si dice ateo.

Adriana: E la notte, prima di andare a letto, pregate con vostra moglie?

Clemente: S, io prego a mia moglie e stut a luce, pecch talmenta brutta che nun a

voglio ved!

Le due: (Con atteggiamento di disapprovazione) Nooooo!

Clemente: Ch stato, m?

Susanna: Vostra moglie, bella o brutta, sempre vostra moglie .

Adriana: E dovete amarla e rispettarla nei secoli dei secoli.

Clemente: Ammn! A messa fernuta, m jateve a magn a pasta e patane ch tarde!

Vanno verso luscita e si fermano sulla soglia della comune. Clemente non le

guarda e commenta.

Assa fa o cielo, se nhanne jute overamente!

Ma le due tornano da lui.

Susanna: Volete venire a servire la messa in chiesa la domenica?

Clemente: Ancora? Suore, suore, vengo dove volete voi, basta che mi lasciate andare a

mangiare in pace.

Susanna: E giurate che verrete a servire la messa.

Adriana: Giuratelo solennemente.

Clemente: Sentite, voi due sembrate, al femminile, quella coppia di comici americani.

Quelli degli anni 30. Come si chiamano? Aglio e Olio!

Le due: (Con atteggiamento di disapprovazione) Nooooo!

Clemente: Ch stato, m?

Susanna: Si chiamano Stanlio e Ollio!

Adriana: Suor Susanna, ma tu gli dai anche retta? Quello ci sta sfottendo. Signor Clem,

fate il bravo, che Dio vi guarda! Dio vi guarda! Capito? Arrivederci.

Le due suore escono via. Stavolta Clemente le tiene docchio.

Clemente: Oh, finalmente se nhanne jute. (Si siede al tavolo) E intanto lavvocato De

Nittis sparito.

Proprio lui entra silenzioso e va dietro lui. Clemente non lo nota e prosegue.

Chillu scemo sape sulo magn. Emb, ma io nun ce dongo manco nEuro!

De Nittis: Nooooo!

Clemente: Ch stato? Ah, site vuje? Ma m facte comme suor Adriana e suor Susanna?

De Nittis: (Passandogli una busta per lettere sotto il naso) La cartolina di convocazione

per vostra moglie pronta. Chillu diece e scemo sta lavorando per voi.

Clemente: Avvoc, e tutto chistu tiempo?

De Nittis: Ho dovuto portare i prosciutti e i salami che mi avete offerto a casa mia. (Gli

cede la busta per lettere) Ed ho preparato questa.

Clemente: (Ne sente lodore) Fete e salume! Non si capisce se puzza pi di prosciutto o

pi di salame. E secondo voi, io ce pozzo da na cartulina che puzza accuss?

De Nittis: Ma che ve ne importa? Direte che ve lha data il postino. Capito?

Clemente: E va bene.

De Nittis: E adesso andiamoci a lavare le mani che dobbiamo mangiare.

Clemente: Ancora?

De Nittis: Ma che ancora? Vi siete dimenticato che dobbiamo mangiare la pasta e patate?

Clemente: Ah, gi, voi dovete restare a pranzo qua. Scusate, avvoc, ma il pranzo, i

prosciutti e i salami, li possiamo scalare dal vostro onorario?

De Nittis: Che vi va di scherzare? Pensate che un contratto di divorzio sia una bazzecola?

Clemente: Ma se quello non esiste nemmeno. Lho inventato io.

De Nittis: Ed appunto per questo, va studiato bene. Su, forza, adesso vi faccio leggere la

cartolina di convocazione al concorso di vostra moglie. Deve partire per Milano,

cos noi avremo campo libero per formulare il contratto di divorzio. Mi capite?

Clemente: Abbastanza!

De Nittis: Ma che abbastanza? Dovete capire tutto al volo. Non c tempo. Non c tempo.

Escono a destra.

8. [Brigida e Vanessa]

Da sinistra torna Brigida con una tovaglia. La spiega e la osserva perplessa.

Brigida: Masarr pulita sta tovaglia? Ce sta na macchia e vino, na macchia e Cekp*,

na macchia e sarza e ddoje macchie e sango! S, penso che cos pu andare!

*(check up, ma in realt voleva dire ketch up)

Mette la tovaglia sul tavolo e lo predispone per il pranzo. Poi esce di nuovo a

sinistra. Ad un tratto, in casa, entra Vanessa, in abito da sera ed elegante borsa.

Vanessa: No, no e ancora no. Non pu essere. Mio marito, il conte Clemente Quinto, non

vuole perdonarmi per la scappatella che ho avuto con suo cognato, il barone

Leonardo Decimo. (Si siede sul divanetto, triste e imbronciata) Sono sconvolta!

Brigida torna e la osserva perplessa, mentre lei parla da sola.

Chi mi aiuta, adesso?

Brigida: E chi chesta? Pecch trasuta inta casa mia? (Le si avvicina) Scusate

Vanessa: (Si alza ed impreca camminando per la stanza) No, no, no e ancora no! (Poi

parla a Brigida) Quelluomo non pu comportarsi in questa maniera con me.

Non pu finire cos.

Brigida: Cio?

Vanessa: Gli avevo chiesto di essere clemente. E invece no! (Siede al tavolo imbronciata)

Brigida: (Tra s e s) Clemente? Mio marito?E che ce azzecca cu chesta? Boh! (Poi va

da lei) Signora, scusate, non ho il piacere di conoscervi.

Vanessa: E che cosa cambia? Pure se mi conoscete Mi chiamo Vanessa. Va bene?

Brigida: E io sono Brigida.

Vanessa: E adesso, visto che ci siamo conosciute, statevi un poco in silenzio.

Brigida: (Stufa) Uh, emb? Vuje trasite inta casa mia e ve permettite e me dicere che

maggia sta zitta?

Vanessa: (Si alza in piedi) Avete ragione, signora. Ma sono nervosa. Succede quando

chiedi ad un uomo di essere clemente ma lui te lo nega. Clemente di nome, ma

non di fatto!

Brigida: Ma allora aggio capito buono: Clemente! (Poi a lei) Signora, scusate, mi spiegate

bene questa faccenda? Che cosa centra il fatto di Clemente?

Vanessa: Gli avevo chiesto perdono perch (Si siede al tavolo, guardando nel vuoto)

ho avuto una scappatella con suo cognato.

Brigida: (Sorpresa, parla tra s e s) Suo cognato? Mio fratello Leonardo? Cio, chesta ha

avuto na scappatella cu mio marito e a sua volta ha avuto na scappatella pure

cu Leonardo? (Poi a Vanessa) Signora, abbiate pazienza se domando, ma questa

scappatella ha prodotto qualcosa?

Vanessa: (La guarda sconvolta)S sono incinta! (E guarda di nuovo nel vuoto)

Brigida: (Sconvolta) Eh? Incinta? (Gironzola e parla tra s e s) Uh, madre mia! Madre

mia! (Poi a lei) E scusatemi se domando ancora: di quanti mesi siete incinta?

Vanessa: Di due mesi.

Brigida: Ah, addirittura? (Poi fa mente locale) Nu mumento, ma Leonardo due mesi fa

stava carcerato. Comme cacchio ha fatto a mettere incinta a chesta? (Poi a lei)

Signora, abbiate pazienza, ma io ci devo vedere chiaro in questo fatto: ma voi

siete sicura che questo figlio lo state aspettando dal cognato di Clemente?

Vanessa: E certamente. Lunica cosa che mi dispiace che avrei dovuto scegliere Leonardo

molto tempo prima. E invece, io e Clemente stiamo insieme da tre anni.

Brigida: (Sconvolta) Che? No, nun po essere. Nun po essere. (Si siede sul divanetto e

porta un braccio sugli occhi) Nun po essere.

Vanessa: (Tra s e s) Ma perch questa tizia se la prende tanto? Che gliene frega a lei se

mio marito Clemente mi odia perch devo avere un figlio da suo cognato? Mah!

(Si alza in piedi e va da lei) Signora, abbiate pazienza.

Brigida: (La guarda male) Ancora aggia av pacienza? (Si alza in piedi) Io stongo avnno

pacienza a quanno site trasuta inta casa mia!

Vanessa: No, io dicevo, abbiate pazienza se sono entrata in casa vostra e vi ho parlato di

due persone che non vi riguardano proprio.

Brigida: Non mi riguardano? Ma mi riguardano e come.

Vanessa: In che senso?

Brigida: Voi avete avuto una tresca con Clemente e con Leonardo.

Vanessa: E allora? Io sospetto che Clemente abbia una storia con unaltra donna. Voi

centrate qualcosa?

Brigida: S, perch laltra donna sono io!

Vanessa: Che cosa? Ma allora siete voi la donna a cui dovrei sputare in faccia?

Brigida: Vuje me vulte sput nfaccia a me? Ma songhio che vaggia sput nfaccia a

vuje!

Vanessa: A me?

Brigida: S, e soprattutto dovete parlare con Leonardo.

Vanessa: E perch mai?

Brigida: E il padre del vostro futuro figlio.

Vanessa: E allora?

Brigida: E mio fratello.

Vanessa: Come? Il cognato di Clemente vostro fratello?

Brigida: Esattamente.

Vanessa: Ma lui non me lo ha mai detto. Allora voi siete una baronessa.

Brigida: Eh?

Vanessa: S. Leonardo di discendenze nobili. E dunque, lo siete anche voi.

Brigida: E io nun saccio niente?

Vanessa: E che ne so, io? Parlate con Leonardo. E se volete, parlategli pure di me. Vedete

cosa vi dice di nostro figlio e del vostro titolo nobiliare. Io torner quanto prima.

Brigida: Sign, io aggia parl pure cu Clemente.

Vanessa: E per fare cosa?

Brigida: Laggia rompere a capa!

Vanessa: Volete rompere la testa a mio marito?

Brigida: Mio che cosa?

Vanessa: Marito.

Brigida: Ma ma ma

Vanessa: Io vi lascio. Arrivederci.

Vanessa esce via di casa. Brigida si siede sul divanetto, sconvolta.

Brigida: Ma che sta succedenno, dinta sta casa? Tengo nu malo e capa. Maggia pigli

assolutamente nauliva! Ma che stongo dicenno? Si dice Aulin! Aiutatemi!

Esce via a sinistra.

9. [Paolo e Leonardo. Poi Clemente e Lotario De Nittis. Poi Brigida. Infine suor Adriana]

Da destra tornano Paolo e Leonardo.

Leonardo: (Dolorante alla schiena) Ua, che dulore! Paolo, ma comme cacchio he fatto a

costru chillu bagno?

Paolo: Que-questo un palazzo a-antico. Ogni sta-stanza alta 4 me-metri.

Leonardo: E a quanti metri da terra hai fatto quel soppalco?

Paolo: Tre me-metri.

Leonardo: E nientemeno, tu vaje a ffa nu bagno alto nu metro? Addirittura, pe tras

lloco ddinto, sha da abball o Limbo! (Fa il gesto di ballare il Limbo dance)

Paolo: E la mo-moda!

Leonardo: Ma stattu zitto, quala moda? (Si siede sul divanetto, dolorante) Uff, a schiena,

a schiena!

Paolo: (Va a sedersi accanto a lui) Sacch Sacch Sacch

Leonardo: Sacchetto a me?

Paolo: No, no, io di-dico: sacch sacch sai che io ho lav-lavorato per alcuni mo-

monumenti di Napoli?

Leonardo: Tipo?

Paolo: Il cimi il cimi il cimi

Leonardo: Il cimitero delle Fontanelle?

Paolo: No, il cimi il cimi il cimi

Leonardo: Il cimitero di Santa Maria del Pianto?

Paolo: No, no.

Leonardo: E allora che cosa?

Paolo: Il cimi il cimi il cimitero di Napoli.

Leonardo: E chisto fosse nu monumento?

Paolo: Pe-per me lo . O-ora ti fa-faccio vedere le fo-fotografie.

Paolo prende il cellulare e mostra le foto. I due confabulano seduti sul

divanetto. Da destra riecco De Nittis con busta per lettere in mano, e Clemente.

De Nittis: Allora, signor Clemente, avete visto che cartolina che ho creato? E fatta bene?

Clemente: Beh, veramente, mi aspettavo di vedere qualche monumento di Milano!

De Nittis: Ma che lavte pigliata pe na cartulina turistica? Quella una cartolina di

convocazione. Ora non resta che cercare la vostra signora e (Nota i due

seduti) Signor Clemente, zitto, meglio che nun palmme cchi.

Clemente: E perch?

De Nittis: Ci sono due sconosciuti seduti sul vostro divanetto.

Clemente: Veramente? (D unocchiata) Uno dei due mio cugino Paolo. Ma quellaltro

chi ? Sar qualche cliente suo.

De Nittis: Non ci facciamo sentire. Cerchiamo la vostra signora e consegniamo la cartolina.

Clemente: Va bene.

Paolo: (Si volta verso i due) Uh, Cle Cle Cle (Si alza in piedi e va verso i due)

Clemente: Clemente, Clemente! Ci Paolo, comme staje?

Paolo: Tu-tu tu-tu

Clemente: A metutto a posto. E tu?

Paolo: Tu-tu tu-tu

Clemente: Ho dettoa metutto a posto. E tu?

Paolo: Tu-tu tu-tu

Clemente: (Seccato) E taggio ditto tutto a posto. Ma tu comme staje?

Paolo: Tu-tu tu-tu tu-tutto a posto! Se mi fai fi-finire di pa-parlare.

Clemente: Ah, ecco. Senti, Paolo, voglio presentarti un mio amico: lavvocato De Nittis.

Paolo: Lavv lavv lavvocato Luigi De Nittis?

De Nittis: No, Luigi mio fratello. Io sono Lotario.

Paolo: Lot Lot Lot

De Nittis: A me?

Paolo: No-no, di-dico: Lot Lot Lotario? E un be-bel nome.

De Nittis: E gi. Deriva da un imperatore italiano di origine germanica, fratello di Pipino.

Paolo: Pip pip pip

Clemente: He fa pip?

Paolo: No. Pip pip Pipno? Che no-nome strano.

Clemente: E gi. Avvocato, lui mio cugino Paolo.

Paolo: Pip pip pip

De Nittis: Nata vota?

Paolo: Pip pip piacere!

De Nittis: Ah, ecco.

Clemente: Paolo, e chi quel tizio che sta seduto sul divanetto?

Paolo: Sta qua-qua per Bri-Brigida.

Clemente: In che senso?

De Nittis: Vabb, signor Clemente, che ve ne importa? Si vede che Giorgio se ne vo i e

o vescovo no vo mann!

Clemente: Aspetatte, chi stu Giorgio? E che ce azzecca o vescovo?

Paolo: Ma niente, un proverbio napoletano per dire che voi volete dare il benservito a

vostra moglie e lei lo vuole dare a voi.

Clemente: Ah, cos?

Paolo: Ma no, ma no fa-fatemi spi-spiegare. Du-du

De Nittis: No, questo Paolo troppo lento a spiegare. Qua il fatto chiaro.

Paolo: Ma no, ma no fa-fatemi spi-spiegare. Du-du

Clemente: No, basta, nun parl. M che torna Brigida, voglio proprio sent che dice!

Da sinistra torna Brigida.

Brigida: (Esce chiamando) Leonardo! (Poi lo nota) Leona ah, tu staje cc? Ma che he

fatto? Ti sei pigliato 600 Euro di mio marito?

Leonardo: (Perplesso) Ma pecch? Nun se po ffa?

Brigida: E no. E illegale. Non lo sapevi?

Leonardo: No!

Brigida: E m-m o ssaje!

Clemente: Che cosa? (Va da loro) Nu mumento, pecch stu tizio sha pigliato seicento

Euro? Chi ? Nu marjuolo?

Brigida: (Interviene tra i due) Cara signora,poco fa passato il postino che vi ha portato

questa cartolina di convocazione da Milano.

Clemente: Ah, gi, Brigida. Tu devi fare le valige per andare a Milano. Quella la

convocazione per gli orali del concorso.

Brigida: Ancora cu sta storia? (Poi dubbiosa) Nu mumento, e tu commo ssaje che

sta lettera na cartulina e convocazione?

De Nittis: Ehm lo sa perch fuori c scritto che giunge dal provveditorato agli studi.

Brigida: E voi come lo sapete che lui lo sa di che cosa si tratta?

Clemente: Oh, e basta! Fatti la valigia e vattene, cos io e lavvocato parliamo del divorzio.

Brigida: Del divorzio?

Clemente: Ehm del divorzio mio e dellavvocato!

Leonardo: Ma pecch, tu e lavvocato site spusate nzieme?

Clemente: Tu stattu zitto, pecch io e muglirema ancora avimma divorzi e tu gi te lhe

pigliata. Aspiette perlomeno o divorzio. No?

Bri&Leo: Eh?

Paolo: Ma no-no, Clem, che ca-cacchio he capito? Que-quello, Leonardo, de-deve

mangiare qua a ca-casa vostra: spa-spaghetti al po-po-po-po-pomodoro!

Clemente: E chi ? Rita Pavone? E poi ti sbagli, oggi a casa mia si mangia pasta e patate.

Leonardo: E invece no, pasta e patate mi fanno schifo.

Brigida: E s, Clem, a verit. Siccome a Leonardo a pasta e patane le fanne schifo,

aggio penzato e cucen spaghetti al pomodoro.

Clemente: Niente di meno? Traditora! E a lui invece dico: infame! Ancora ti devi prendere

a Brigida e gi lhai messa a cucinare?

Brigida: Ma a chi si deve prendere, Leonardo? Perch non mi lasci spiegare chi ?

Clemente: Niente, non hai diritto di replica. Leon, a vuo a mia moglie? E pigliatlla. Io

invece mi sceglier una moglie che non cucina spaghetti al pomodoro. Ebbene

s, se in questo momento, in casa mia, si presenta una donna che mi ha cucinato

pasta e patate io me la sposo!

Dalla comune entra suor Adriana: ha una pentola chiusa da coperchio in mano.

Adriana: Signor Clemente! (Va da lui) Vi ho preparato la pasta e patate. Tutta per voi!

De Nittis: Avete visto, signor Clemente? Una donna che vi ha cucinato la pasta e patate!

Clemente: (Arrabbiato) E comme cacchio ma sposo, a chesta?!

FINE ATTO PRIMO

Casa Izzo, tre giorni dopo. Sempre nel salone della casa di Clemente e Brigida. E sparita la corda con la quale Clemente voleva impiccarsi.

ATTO SECONDO

1. [Clemente e lavvocato Lotario De Nittis. Poi Paolo]

Seduti al tavolo ci sono Clemente e lavvocato De Nittis che sta leggendo il

contratto di divorzio ormai pronto.

De Nittis: E pertanto la sottoscritta Brigida Di Donna dichiara che, una volta ufficiale il

divorzio dal signor Clemente Izzo, non avr nulla a pretendere in senso

economico, in senso sessuale e nemmeno la condivisione dei beni.

Clemente: No, scusate, avvoc, ci sono alcuni errori. Intanto mia moglie non si chiama di

cognome Di Donna ma Belladonna.

De Nittis: Azz, pure o cugnomme buciardo! Va bene, poi correggo.

Clemente: Inoltre, avete scritto che Brigida non deve avere nulla a pretendere in senso

sessuale. Avvoc, ma vi pare anche il caso di chiarire questo aspetto?

De Nittis: Che centra? Non si pu mai sapere.

Clemente: E invece si sa, si sa. Caso mai, la mia futura ex moglie, si consoler con quel tale

Leonardo, il suo spasimante.

De Nittis: E gi. Si vede che le rose e i violini lhanno convinta a rinunciare a voi perch

cos in futuro c lui.

Clemente: Le rose e i violini? E voi come lo sapete? Li avete visti insieme?

De Nittis: Io? No, sto usando la mia fantasia di avvocato.

Clemente: Ma voi avvocati non vi basate su prove reali?

De Nittis: S, ma tra fantasia e realt la distanza sempre molto breve.

Clemente: E intanto, quel tizio non mi ha restituito i 600 Euro che si preso. E sparito e

nun s visto cchi. Sono tre giorni che lo cerco. Mah! Comunque, tornando al

contratto, il fatto della condivisione dei beni va benissimo. Prego, andate avanti.

De Nittis: (Legge) Invece, alla sottoscritta Brigida, resteranno i nostri figli.

Clemente: Quali figli?

De Nittis: Quelli vostri e quelli della signora.

Clemente: E chi li tiene questi figli? Io nun laggio maje tuccata a mia moglie. Allora forse

non ci siamo spiegati?

De Nittis: Non si sa mai, sempre meglio chiarire questi aspetti.

Clemente: Va bene, andate avanti.

De Nittis: (Legge) In fede. Brigida eccetera, eccetera.

Clemente: Benissimo, avvocato. Quando torna mia moglie le faccio firmare il contratto.

De Nittis: S, ma ricordatevi che nel mio onorario mi dovete pagare anche la stesura di

questo contratto. Ed anche tutte le difficolt che mi avete creato.

Clemente: Quali?

De Nittis: Stavate rovinando tutto. Voi avete il vizio di parlare. Avete rischiato di far

sapere tutto il nostro piano a vostra moglie.

Clemente: E che volete da me, avvoc? Lemozione ha giocato un brutto tiro. Per fortuna

lei partita per Milano e noi abbiamo potuto lavorare in pace.

De Nittis: (Si alza in piedi) Bene, il mio lavoro finisce qui. Vi lascio il contratto sul tavolo.

Clemente: (Si alza pure lui) S, grazie.

De Nittis: Vi raccomando, fateglielo firmare. Dopodich lo porteremo ad un notaio. Poi

avvieremo le pratiche per il divorzio, e il gioco fatto.

Clemente: (Un po pentito) Certo, per mi dispiace un poco per lei. Ormai sono un bel po

di anni che stiamo insieme.

De Nittis: Ma cosa dite? Vostra moglie nu purpo, brutta, nu gabinetto ambulante!

Voi ve ne dovete sbarazzare. Anzi, siete stato anche troppi anni con lei.

Clemente: E gi, avete ragione. Va bene, allora ci vediamo quanto prima?

De Nittis: Che quanto prima? Voi avete ordinato il pranzo per me e per voi.

Clemente: Io?

De Nittis: Non lo avete ancora ordinato? E forza, cosa aspettate?

Clemente: E va bene.

De Nittis: Io vado da un cliente, mangio con lui e poi torno qui e mangio con voi.

Clemente: Ma che tenete al posto dello stomaco, una discarica comunale!Vuje magnate

comma nu disperato!

De Nittis: Sono abituato. Il lavoro consuma energie e io le devo recuperare.

Clemente: E va bene.

De Nittis: Allora arrivederci. A dopo.

Clemente: Arrivederci, arrivederci.

De Nittis esce di casa al centro. Dopodich Clemente commenta.

Tengo la sensazione che questo avvocato si sta azzuppando un poco il pane! E

gi, se sta azzuppanno proprio o ppane malamente.

Esce a sinistra.

2. [Brigida e Leonardo]

Dal centro entra Brigida. E completamente differente. Ha curato il suo aspetto:

tolto la peluria dal muso, ben truccata, i capelli curati, ben vestita. Ha una

valigia trolley. Con lei c Leonardo che non pu credere ai suoi occhi.

Leonardo: Brigida, ma ma overamente si tu?

Brigida: E se capisce. Chi ha da essere?

Leonardo: A voce a toja, ma tutto o riesto no. Io nun taggio maje vista accuss.

Brigida: Eh, beh, io sono una donna.

Leonardo: Adesso s, prima non tanto. Ma ch succieso?

Brigida: Niente, sono stata a Milano per un concorso nella scuola.

Leonardo: E ti hanno combinata cos? Ma che razza e scola chesta!

Brigida: Ma il concorso non era nella scuola. Era un concorso per insegnare a scuola.Ma

stato annullato per alcuni imbrogli. Cos ne ho approfittato per andare in un

centro di bellezza e mi sono fatta modificare cos!

Leonardo: Brava, sono contento. Che peccato che sei mia sorella.

Brigida: Nun dicere accuss.

Leonardo: E invece devo dirlo per forza. Una donna come te, non lho mai trovata. Pensa,

che per averne una, lho dovuta costringere con la forza.

Brigida: Per carit!

Leonardo: (Perplesso) Ma pecch? Nun se po ffa?

Brigida: E no. E illegale. Non lo sapevi?

Leonardo: No!

Brigida: E m o ssaje! (Poi dubbiosa) Un momento, ma allora ho capito come hai fatto

con la signora Vanessa.

Leonardo: Chi?

Brigida: Leon, nun fa o scemo cu me. C una donna che dice di possedere dentro s

il frutto del vostro incontro: un figlio. Lavete concepito due mesi fa.

Leonardo: E commo facevo a ffa, si io stevo carcerato?

Brigida: Sei sicuro? Forse si sar sbagliata. (Poi dubbiosa) Un momento! Lei conosce

pure a Clemente. Allora sta dando la colpa a te per discolpare lui!

Leonardo: Sta piezza e disgraziata. Fammlla cunoscere nu poco! Ma bona?

Brigida: (Con tono di rimprovero) Leon!

Leonardo: Scusami, scusami. A proposito, tu mi avevi detto che tuo marito Clemente mi

fosse piaciuto come persona.

Brigida: Emb?

Leonardo: Quello non mi ha fatto dire nemmeno io chi sono. Mi ha accusato di essere il tuo

amante. Ma nun sta buono cu a capa?

Brigida: Vabb, poi glielo spiegher io con calma.

Leonardo: E che mestiere fa?

Brigida: Il macellaio.

Leonardo: Ottimo lavoro. A carne bbona assaje!

Brigida: Ti far parlare con lui. In tutto quel casino di tre giorni fa, stato impossibile. E

che ci vuoi fare? Appena ricevuta la cartolina del concorso, sono dovuta partire

in fretta e furia. Ma adesso sono tornata e te lo posso presentare meglio.

Leonardo: Beh, io dicesse, nun da retta. O si no ce aggia restitu e seicento Euro!

Brigida: Quelli glieli devi restituire lo stesso.

Leonardo: Ma pecch? Ce sta o nomme suojo ncoppa? Io non restituisco niente. E adesso

mi vado a fare una bella passeggiata a Napoli. Appena esco qua fuori, mi rubo

una bella macchina.

Brigida: Per carit!

Leonardo: (Perplesso) Ma pecch? Nun se po ffa?

Brigida: E no. E illegale. Non lo sapevi?

Leonardo: No!

Brigida: E m o ssaje!

Leonardo: E allora ci vado a piedi. Visto che vado spesso carcerato, non riesco mai a

godermi la mia citt. Sorella cara, io vado via. Ci vediamo presto. Un bacio.

Brigida: Ciao Leon. E ti raccomando, resta fuori dai guai!

Leonardo: Sicuramente!

Leonardo esce via al centro.

Brigida: Bene, bene. Adesso vado a posare la valigia, poi cerco a Clemente. Sai che

faccia che far appena mi vede!

Esce via a destra, portando con s la valigia trolley.

3. [Susanna e Vanessa. Poi Clemente]

Dal centro entrano suor Susanna e Vanessa discutendo.

Susanna: Il padre confessore in questo momento non ci sta, perci dovete tornare unaltra

volta. Oppure se volete, vi posso confessare io.

Vanessa: Ma voi non potete confessare.

Susanna: E che fa? Mi faccio i fatti vostri, e se vedo che i peccati sono idonei, vi consento

di confessarvi dal padre confessore.

Vanessa: Ma chi vha fatto suora, a vuje?

Susanna: E chi vha fatto malafemmena, a vuje?!

Vanessa: Voi non mi potete giudicare, siete una suora.

Susanna: Sono una suora, non sono una santa!

Vanessa: Sentite, ma m pecch mate purtato cc?

Susanna: Perch mi avete detto che avete confidato il vostro peccato alla signora Brigida.

Vanessa: E con ci?

Susanna: Emb, e pecch a signora Brigida po ssap e peccate vuoste e io no?

Vanessa: La signora conosce Leonardo e Clemente. E a quanto pare, pure suo marito.

Susanna: Leonardo? Clemente?

Vanessa: Suora, ma vuje quanta fatte vulte sap? E basta, m me songo scucciata!

Da sinistra giunge Clemente.

Clemente: Nh, uh, ma che sta succednno cc ddinto?

Susanna: Ah, ecco qua il signor Clemente.

Vanessa: Vi chiamate come mio marito? E siete anche voi un sadico come lui? E s, si

vede benissimo che lo siete. Vi chiamate Clemente solo di nome, come mio

marito. Ma in realt siete un fondamentalista!

Clemente: (A Susanna) Nh, ma chi cacchio chesta?

Vanessa: Mi chiamo Vanessa. Vi dicono niente questi nomi? Il conte Clemente Quinto, e

il barone Leonardo Decimo.

Clemente: No!

Vanessa: Non mentite, vostra moglie mi ha detto tutto.

Susanna: Signor Clem, se li conoscete, dite la verit!

Vanessa: Suora, per favore, allontanatevi. Ho bisogno di parlare col signor Clemente.

Susanna: E vabbu. Signor Clem, per aroppo me dicite tutto cose vuje!

Suor Susanna si mette in disparte, ma con lorecchio rivolto verso i due.

Clemente: Scusatemi, signora, io non ho ben capito che cosa volete sapere da me.

Vanessa: Ve lho gi detto: il conte Clemente Quinto e il barone Leonardo Decimo.

Clemente: Guardate, forse vi siete confusa. Io non so di che cosa state parlando. Forse

una cosa che sa mia moglie. A questo conte Clemente non lo conosco. E

nemmeno questo barone Leona (Poi fa mente locale) Leonardo?

Vanessa: S. Chiedete notizia a vostra moglie. Lei sa tutto. (Poi gironzola per casa) Amo

mio marito, ma da quando ho conosciuto Leonardo, ho perso la testa. Lho

incontrato un giorno mentre cantava in chiesa. Stava cantando lAve Maria.

Clemente: LAve Maria e Umberto?

Susanna: (Interviene, va da lui) Qualu Umberto e Umberto? LAve Maria di Schubert!

Clemente: Eh, chella ll!

Vanessa: Voi fatevi i fatti vostri!

Susanna: Eh, che maniere. Ho solamente corretto il signor Clemente. Parlate, parlate!

Suor Susanna si mette in disparte, ma con lorecchio rivolto verso i due.

Clemente: Signora, stavate dicendo?

Vanessa: Dicevo che lho conosciuto in chiesa. E che voce che tiene! Poi due mesi fa, io e

lui ci siamo uniti carnalmente, mentre mio marito si trovava a Praga.

Clemente: Ah, vicino a dove io vado in villeggiatura? Io tengo la casa a Scalea.

Vanessa: E che ci azzecca?

Clemente: Praga sta vicino a Scalea.

Susanna: (Interviene, va da lui) Ma quella che dite voi Praja. Per la precisione Praja a

mare. La signora invece parla di Praga in Repubblica Ceca.

Vanessa: Voi fatevi i fatti vostri!

Susanna: Eh, che maniere. Ho solamente corretto il signor Clemente. Parlate, parlate!

Suor Susanna si mette in disparte, ma con lorecchio rivolto verso i due.

Clemente: Signora, per favore, concludete.

Vanessa: Io voglio lasciare mio marito ed andarmene con Leonardo.

Clemente: Signora mia, io non conosco a questo Leonardo. Lho visto una sola volta. Per

posso dirvi che gi lo tiene prenotato mia moglie!

Vanessa: Eh?

Clemente: S, per io e Brigida dobbiamo prima divorziare.Poi lei se ne andr con questo

Leonardo. Ma prima, questo tizio, mi deve restituire i 600 Euro che si fregato!

Vanessa: 600 Euro? Ve li d io. (Li prende dalla borsa) Per vi prego, non li chiedete a

lui. Non so perch ve li abbia rubati, essendo molto ricco. (Li consegna) Tenete!

Clemente: (Li prende e li mette in tasca) E grazie tante!

Susanna: (Interviene, va da lui) Unofferta per la mia chiesa?

Clemente: State ancora cc? Gi ve lho fatta lofferta.

Vanessa: Bene, adessovado a prendere i risultati delle analisi cliniche che accertano una

verit che sar molto scomoda per la vostra quasi ex moglie: il bambino che

aspetto figlio mio e di Leonardo, e perci lui deve venire con me, o ne pagher

le conseguenze. Glielo dite voi?

Clemente: State senza pensiero!

Vanessa: Grazie. Arrivederci, allora. Arrivederci, suora impicciona!

Vanessa esce via di casa. Susanna va Clemente.

Susanna: Avete sentito come mi ha chiamato?

Clemente: Vha chiammata pisciona!

Susanna: No, impicciona.

Clemente: Uh, aggio capito malamente. E quella parla talmente veloce!

Susanna: Sentite, nun facte nisciunu guajo, perch poi fate peccato e dovete confessarvi!

Clemente: Suora, oggi cosa cucinate?

Susanna: Pasta e piselli!

Clemente: E gghiate a cucen, jate! E vi proibisco di portarmi una pentola di pasta e piselli.

Sono intollerante ai piselli! Chiaro?

Susanna: E vabb. Arrivederci. (Va per andare, poi si ferma) Non sapete cosa vi perdete!

(Dispettosa) Io ci metto pure la pancetta e il pecorino. Accontentatevi di quel

che cucina vostra moglie! Stteve buono!

Esce via al centro. Clemente fa una riflessione.

Clemente: Quel Leonardo non deve sapere che aspetta un bambino, o si no nun se piglia

cchi a Brigida e fernmme e fa! Ora informo allavvocato De Nittis!

Esce via al centro.

4. [Brigida e suor Adriana. Poi lavvocato Lotario De Nittis]

Da destra torna Brigida, tutta soddisfatta.

Brigida: Mah, mi scoccio di disfare la valigia. Lo far poi. Adesso devo incontrare il mio

amoruccio Clemente e fargli vedere la nuova versione di Brigida! S, adesso s

che posso dire senza vergogna il mio cognome Belladonna! Poco fa mi sono

guardata allo specchio e sono proprio una bella donna per davvero. Ho postato

anche la mia foto su Facebook! Stanno arrivando una marea di Mi piace! Mio

caro Clemente, eccomi a te! (Chiama) Clementeee!

Esce via a sinistra. Dal centro entra suor Adriana.

Adriana: Chella nzallanuta e suor Susanna vo cucen a pasta e piselli senza ingredienti!

Il guaio che i supermercati hanno gi chiuso. Vediamo se il signor Clemente mi

pu essere daiuto.

Da sinistra torna Brigida.

Brigida: (Chiamando) Clement! (Nota suor Adriana) Prego?

Adriana: Volete pregare?

Brigida: No, dicevo prego,per chiedervi cosa vi occorre. Come posso esservi utile.

Adriana: Io sono suor Adriana. Vengo dalla chiesa di fronte. Voi abitate qua?

Brigida: Certamente.

Adriana: Siete la sorella del signor Clemente?

Brigida: No, sono la moglie.

Adriana: Eh? La moglie? Ma voi siete cos bella!

Brigida: Grazie. E con ci?

Adriana: Vostro marito mi ha fatto sempre capire che tiene una moglie talmente brutta, ma

talmente brutta, che la morte a confronto una passeggiata di piacere!

Brigida: Forse una volta ero bruttina, oppure come dite voi. Ma ho fatto qualche piccolo

cambiamento di immagine.

Adriana: E vi siete fatta pure qualche ritocchino di bisturi?

Brigida: No, stranamente non servito. Comunque, cosa posso fare per voi?

Adriana: Devo cucinare la pasta e piselli. Mi manca la cipolla e a questora gi hanno

chiuso i supermercati e gli altri negozi.

Brigida: E non vi preoccupate, suora, adesso vi d io alcune cipolle.

Adriana: Alcune? Ma m ce vulte fa mettere a chiagnere inta chiesa? E meglio che ci

date una sola cipolla e basta!

Brigida: Va bene, una sola. Intanto voi accomodatevi. Io vengo subito.

Adriana: Prego, fate pure.

Brigida esce a sinistra. Adriana va a sedersi al tavolo ed aspetta. Dalla comune

entra De Nittis col suo cellulare in mano.

De Nittis: Proprio adessosi doveva scaricare il cellulare. Devo metterlo sotto carica. Tanto,

devo pure mangiare qua, metter a caricare questa schifezza di macchina

diabolica. E (Nota suor Adriana seduta) Buongiorno suora, Dio sia lodato.

Adriana: Oggi e sempre!

De Nittis: Permettete? Avvocato Lotario De Nittis.

Adriana: Suor Adriana.Voi pure state qua per chiedere una cipolla alla signora Brigida?

De Nittis: E chaggia fa cu sta cipolla? Ma perch, la signora Brigida rientrata?

Adriana: Certo. Io lho conosciuta. E devo dire proprio che una bella donna.

De Nittis: E certamente, di cognome si chiama Belladonna.

Adriana: No, no, quella proprio bella di faccia. E pure di maniere.

De Nittis: Bella? Ma che state prendendo un abbaglio? (Ridendo) La signora Brigida

sarebbe bella? Ahahahahah!

Da sinistra torna Brigida con una cipolla in mano (De Nittis smette di ridere e

rimane con la bocca aperta a mirare Brigida.

Brigida: Suora, vi ho portato la cipolla.

Adriana: (Si alza in piedi e la prende) Ah, grazie.(Si risiede) A proposito, signora

Brigida, qua ci sta lavvocato De Nittis che vi cerca.

Brigida: Ma certo, lo conosco. Buongiorno, avvocato. (Lo osserva immobile con la

bocca spalancata) Avvocato!

Adriana: Avvoc!

De Nittis: (Si ridesta) Uh, scusate, mi ero un momento distratto. Ma la signora la sorella

della signora Brigida?

Brigida: No, io non ho sorelle. Sono la signora Brigida. Suora, va bene quella cipolla?

Adriana: S, grazie, per adesso mi servirebbe un poco di pasta mischiata. Ce lavete?

Brigida: (Perplessa) A pasta? E va bene. Vado a prendervela. Con permesso.

Brigida torna a sinistra. De Nittis, sconvolto, interroga ancora suor Adriana.

De Nittis: Suora, scusate, ma che cosa avete fatto alla signora Brigida?

Adriana: Io? Niente. Ma perch, che cosa dovevo fare?

De Nittis: Dico alla faccia. Non era cos. Ve lo giuro. Io lho vista con i miei occhi

quando era brutta e sono rimasto quasi folgorato!

Adriana: Eh, addirittura?

De Nittis: E che ne sapete, voi? Un momento, devo avvisare subito il signor Clemente,

prima che faccia firmare il contratto alla sua signora.

Adriana: Quale contratto?

De Nittis: Mi capisco io. Scusate, suora, con permesso. Piacere di avervi conosciuta.

De Nittis esce di casa frettolosamente.

Adriana: Mah!

Torna da sinistra Brigida con una busta contenente pasta mischiata.

Brigida: Suora, vi ho portato la pasta mischiata per la pasta e piselli.

Adriana: (Si alza in piedi e la prende) S, grazie. Adesso vado a cucinare. A proposito,

non che tenete pure i piselli?

Brigida: No, i piselli non li tengo.

Adriana: Fa niente, faccio la pasta e piselli senza piselli! Grazie di tutto e con permesso.

Brigida: Prego, arrivederci.

Suor Adriana esce via di casa beatamente. Brigida commenta.

Adesso vado a cucinare pure io.

D unocchiata sul tavolo e nota il contratto lasciato incustodito da Clemente.

E che cos questo? (Lo prende e lo legge) Contratto di divorzio? Ma ma

non capisco. Qua dice che io sottoscritta eccetera eccetera (Si siede

sconvolta) Ora comincio a capire. Questo contratto destinato a me. Ma perch

Clemente mi sta facendo questo? (Si alza in piedi) E allora non merita di vedere

la mia faccia nuova!

Esce via a destra.

5. [Vanessa e Leonardo. Poi Clemente]

Dal centro entra Leonardo. Cerca di tirare via la borsa a Vanessa e lei resiste.

Vanessa: Lasciate la borsa!

Leonardo: No, lasciatela voi!

Vanessa: Ma la borsa mia!

Leonardo: E adesso deve diventare mia.

Vanessa: E basta! (Tira via la borsa e la tiene sottobraccio) Se non ve ne andate, io

chiamo la polizia!

Leonardo: Eh, che esagerazione!

Vanessa: Esagerazione? Voi mi volete rubare la borsa e la chiamate esagerazione?

Leonardo: Ma perch, non si pu fare?

Vanessa: No!

Leonardo: Non lo sapevo.

Vanessa: E m o ssapte!

Leonardo: E allora ve ne potete andare.

Vanessa: E certo che me ne vado. Mica mi dovete dare voi il permesso? Signor coso!

Leonardo: Che signor coso? Io mi chiamo Leonardo.

Vanessa: Leonardo? Come il mio amore? Sapete, io aspetto un bambino da uno che si

chiama come voi.

Leonardo: Sign, ma che me ne mporta a me? Ve site pigliata a borza e m jatevnne.

Vanessa: Vanessa, mi chiamo Vanessa.

Leonardo: Eh, e salutteme a Ciccio! (E si siede sul divanetto)

Vanessa: Allora arrivederci.

Leonardo: Stteve bona!

Vanessa va per uscire al centro ma si ritrova Clemente di faccia.

Clemente: Uh, scusate, signora Vanessa. Per poco non vi travolgevo.

Vanessa: Non vi preoccupate, stavo andando via.

Clemente: Arriveder (Nota Leonardo seduto) Signora, avete visto chi ci sta seduto l?

Vanessa: S, s, lo so.

Clemente: Ehm ma mica gi avete parlato con lui?

Vanessa: Ma certo che gli ho parlato.

Clemente: Ah, quindi gi vi siete confrontati. Ho fatto troppo tardi. E va bene, signora

Vanessa, venite con me. Adesso facciamo i conti con lui.

Vanessa: No, no, ma non fa niente. S, vero, voleva derubarmi, ma io ho resistito.

Clemente: Ho capito, voleva derubarvi la dignit.Enun ve prioccupate, facteme fa a me.

Dteme a mana! (La prende per mano e la conduce da Leonardo) Senti, coso

come ti chiami?... Leonardo! A me non me ne frega niente che mi vuoi portare

via Brigida, perch tanto ormai con lei finita. Per ci sta unaltra donna che

tiene dentro di s una cosa importante.

Leonardo: Ma staje parlnno cu me?

Clemente: Eh, stongo parlanno cu te. Ci sta una donna che ti render uomo. (Indica

Vanessa) E lei!

Leonardo: Essa?

Vanessa: Io?

Clemente: S. Dentro il suo ventre ci sta il frutto della vostra passione: tuo figlio!

Leonardo: Eh?

Vanessa: No, ma un momento, qua si stanno capendo fischi per fiaschi.

Clemente: Ma che cosa? Abbracciatevi! Forza!

Spinge Vanessa verso Leonardo e lei lo abbraccia.

Vanessa: Ma levatemi le mani di dosso! (Spinge via Leonardo)

Leonardo: Oh, ma chi te sape?

Clemente: Ma come? Tu sei il padre di suo figlio.

Leonardo: Ma chi lha tuccata, a chesta? Forse stevo durmenno e me lhe misa into

lietto e nascosto?

Clemente: Amico, nun fa o scemo cu me.

Leonardo: Guarde ca io so stato carcerato!

Clemente: (Ironico) Uh, che paura! Ma non ti vergogni? Tu rinneghi una donna e un figlio.

Vanessa: Insomma, basta! Signor Clemente, vi avevo chiesto di parlare di me a Leonardo.

Clemente: E pecch, chisto nun Leonardo?E lo spasimante di mia moglie. Anzi, della

mia futura ex!

Leonardo: No, nu mumento. Chi songo io?

Clemente: Ah, m nun tarricurde cchi? Senti, facciamo cos: adesso vi lascio da soli,

cos vi chiarite una volta e per sempre.

Leonardo: No, no, nu mumento. Mica me puo lass sulo cu chesta?

Vanessa: Ma che staje mennno lluosso o cane? Io sono una donna con gli attributi!

Leonardo: E nu travestito!

Clemente: E comme po essere?

Vanessa: Ma che avete capito? Io dicevo con gli attributi per modo di dire.

Clemente: Sentite, insomma io non voglio sapere niente. Voi siete entrata nella mia casa

per appararvi con Leonardo. E adesso lo dovete fare.

Leonardo: Ma m pe mezza che me vulvo arrubb a borza soja, me lavssa pure spus?

Vanessa: Voi siete tutti e due pazzi! E meglio che me ne vado. Bona jurnata!

Vanessa esce via.

Clemente: No, dove andate? Ma che fai? Lasci andare via la madre di tuo figlio?

Leonardo: Ma che madre? Che figlio? A signora bona, ma io nun aggio fatto niente cu

essa! E chiaro?

Clemente: Vai, corri da lei. (Spinge via Leonardo fuori casa e nel mentre gli parla) Forza!

Una volta spinto fuori casa Leonardo, Clemente torna al centro stanza.

A questo punto, meglio che sia Brigida a non sapere niente, se no non vuole

pi divorziare da me. A proposito, non riesco a rintracciare lavvocato De Nittis.

Devo proprio decidermi a comprarmi un cellulare. Ormai al giorno doggi io

sono lunico che ancora non lo tiene. M lo chiamo dal telefono fisso sul

cellulare suo. E s!

Esce via a destra.

6. [Brigida e Paolo. Poi lavvocato Lotario De Nittis]

Da sinistra torna Brigida, tutta sconsolata, leggendo e rileggendo il contratto.

Si siede al tavolo e vi ripone il contratto di divorzio, cos come lo aveva trovato.

Brigida ha indossato un velo sul viso stile musulmana.

Brigida: Se mio marito non mi vuole pi, non merita nemmeno di vedere il mio volto. In

fondo dovevo sospettarlo che non mi volesse pi. La colpa anche mia. E s.

Resta in silenzio a fissare il vuoto. Dal centro entra Paolo con una riga lunga.

Paolo: Du-dunque, ho de-deciso di fa-fare ancora qualche la-lavoro in questa casa! Ed

o-ora ve-vediamo se to-tornata Brigida da Mi-Milano. (Si volta verso di lei ma

non la riconosce) E chi che-chella? Na mu-musulmana? Hai ca-capito a

Clemente? Qua-quando il ga-gatto non c, i to-topi ba-ballano! (Va da lei) Scu-

scusate signorina, vo-voi capisc litalian?

Brigida: (Lo osserva) Ma ce llhaje cu me?

Paolo: Uh, me-meglio ancora, vo-voi parlate na-napoletano! Se-secondo me, voi siete

una pu una pu

Brigida: Che sono io?

Paolo: Una pu una pulzella gentile!

Brigida: Paolo, ma non mi riconosci? (Si alza e sposta via il velo mostrando il suo nuovo

volto) Sono io!

Paolo: No-no, no-non vi co-conosco, signora.

Brigida: Ma sono Brigida.

Paolo: Ah, vi chia-chiamate co-come la moglie di mio cu-cu cu-cu cugino?

Brigida: Ma sono io la moglie di tuo cugino. Sono appena tornata da Milano dove mi

hannosistemata cos come vedi.

Paolo: Che-che?

Brigida: Hai visto? Non mi hai riconosciuta!

Paolo: E gi. Tuo marito, app-appena ti vedr, far una faccia di ca una faccia di ca

Brigida: Ma cosa vuoi dire?

Paolo: Una faccia di ca una faccia di candore!

Brigida: Ah, ecco!

Paolo: Sai che pall che pall che pall

Brigida: Eh?

Paolo: Che pall che pallore in viso!

Brigida: Ah, ecco! (Poi amara) Purtroppo non credo che sar come dici tu. Ho scoperto

che mi vuole lasciare. A te lo posso dire, perch sei quasi un fratello per lui. Si

inventato perfino un contratto di divorzio.Cos perder tutti i diritti economici.

Paolo: Cio Cle-Clemente vuole di-divorziare da te?

Brigida: S! Non mi ama. Capisci? Non mi ama. (Si avvia verso sinistra, poi si ferma e

dice unultima cosa) Forse non mi ha mai amata.

Indossa nuovamente il velo e poi torna via, lasciando il contratto sul tavolo.

Paolo resta senza parole. Intanto dal centro torna De Nittis.

De Nittis: Maledizione! Non riesco a trovare il signor Clemente. Quel fesso non tiene

nemmeno un cellulare! Va bene che il mio ancora scarico. In ogni caso, deve

assolutamente divorziare dalla moglie. E adesso una questione di principio

professionale. E(Nota Paolo pensieroso e gli si avvicina) Signor Paolo!

Paolo: Avvocato Lota Lota Lota

De Nittis: Lotario! E meglio che mi chiamate come sempre: avvocato De Nittis.

Paolo: Avvocato De Ni-Nittis!

De Nittis: Posso esservi daiuto?Vi vedo strano e pensieroso.

Paolo: No-no, niente.

De Nittis: E se aveste notato il nuovo look della signora Brigida, che cosa avreste fatto? Io,

quando lho vista, sono rimasto a bocca aperta per mezzora!

Paolo: E pu-pu e pu-pu

De Nittis: A signora pup?

Paolo: No, no.- E pu-pu e pu-pure io so-sono rimasto a bo-bocca aperta.

De Nittis: Vi piace, eh!

Paolo: S. So-solo che la mo-moglie di mio cugino. Pe-per pe-per pe-per

De Nittis: Scusate, che centrano i peperoni, adesso?

Paolo: Pe-per pe-per mi ha co-confessato una cosa stra-strana: il ma-marito ha

pre-preparato un co-contratto di divorzio!

De Nittis: Che cosa? Lo ha scoperto?

Paolo: Ce-certo. E se-se le co-cose stanno cos, io te-tengo qualche speranza!

De Nittis: (Ci fa un pensierino)Ma sicuro! E sapete cosa vi dico? Regalatele dei fiori.

Paolo: Giu-giusto! Le re-regalo le zinn le zinn le zinn

De Nittis: (Fa il gesto dei seni) Le zinne? Ma non dovevate regalarle fiori? Le zinne gi le

tiene, unadonna!

Paolo: No, no. Le zinn le zinn le zinnie.

De Nittis: Ah, le zinnie? I fiori? Ma le zinnie si usano in caso di problemi coniugali.

Paolo: E allo-allora cagno ciore!

De Nittis: Facciamo cos, ci penso io a consigliarvi. A proposito, oltre al mio onorario, mi

regalate una bella cena!

Paolo: Ma-ma pecch? Va-vaggia pav?

De Nittis: Come consigliere no, ma come avvocato s!

Paolo: Ma s-s, ma che ce ne fo-fo fo-fo?

De Nittis: Va bene, vi siete spiegato! Venite, andiamo dal fioraio e a prenotare al ristorante!

Paolo: S, s. Gra-grazie!

De Nittis e Paolo escono al centro. Paolo raggiante.

7. [Clemente, Susanna e Adriana. Poi Leonardo]

Da destra torna Clemente.

Clemente: Mannaggia a morte, nun riesco a chiamm o cellulare e lavvocato. Nun

raggiungibile. E m comme faccio? Si torna Brigida, che faccio? (Nota sul

tavolo il contratto di divorzio) Uh, ma chaggio fatto? Aggio lassato o cuntratto

ncoppa o tavule? Ma cheste so ccose e pazzi! (Lo osserva) Ma che ce sta

cc ncoppa? Sembra bagnato di lacrime. E chi se po mettere a chiagnere

ncoppa a nu cuntratto? (Ci pensa e realizza) Brigida? Ma nun po essere,

chella sta ancora a Milano! E allora chi sarr stato?

Riflette, mentre dal centro entrano suor Adriana e suor Susanna litigando.

Susanna: Ma chi schifo e cipolla te si fatta da? E tutta molla!

Adriana: E ch colpa mia si dinta sta casa tnene e ccepolle malamente?

Susanna: E a pasta no? Ci stavano i vermi dentro!

Adriana: E forse erano vermicelli!

Susanna: Suor Adri, quanto si cretina! A proposito, ma i piselli?

Adriana: Suor Sus, chisto nun nu supermercato. E una casa normale. Almeno credo!

Susanna: No, no e no. Adesso ci facciamo dare una bella scatola di piselli! (Nota

Clemente e gli si avvicina) Signor Clemente, tenete i piselli?

Clemente: (Si alza in piedi) Mavte pigliato po verdummaro? Ma voi che ci fate qua?

Susanna: Ci sta pure suor Adriana. Signor Clemente, dalla vostra faccia si direbbe che

avete fatto piangere la Madonna.

Clemente: (Realizza) Ah, m aggio capito chi ha chiagnuto ncoppa o cuntratto!

Adriana: (Interviene) Signor Clem, per caso tenete una scatola di piselli?

Clemente: Ancora cu sti pesielle?

Adriana: E vostra moglie ci ha dato gentilmente una cipolla e della pasta. Solo che

facevano pena. Allora se ci potete dare tutto quanto voi, meglio.

Clemente: Un momento, mia moglie vi ha dato una cipolla e della pasta quando?

Adriana: Prima.

Clemente: Ah, allora m aggio capito overamente chi ha chiagnuto ncoppa o cuntratto!

Un momento, ma se tornata, perch a me non mi ha detto niente?

Susanna: E forse vuole farvi una sorpresa. Io non ho ancora avuto la possibilit di vederla.

Adriana: Io s. Che bella donna!

Clemente: (Perplesso) Bella donna?

Adriana: S. Bella sia caratterialmente che di viso. E di fisico.

Clemente: Suora, io capisco che per voi gli esseri umani sono belli, perch voi li vedete con

un occhio religioso! Ma dire che mia moglie bella, mi pare eccessivo!

Adriana: No, no, proprio bella. Ma perch, a voi non vi piace?

Clemente: (Amaro) Suora, io non amo mia moglie. Non mi chiedete perch lho sposata!

Adriana: Perch lavete sposata?

Clemente: (A suor Susanna) Secondo me, a collega vosta tene cocche problema ncapa!

Ho detto che non mi dovete chiedere perch lho sposata. Anzi, tengo una

missione per voi due. Vedete questo contratto? (Lo esibisce) E un contratto di

divorzio. Io non ce la faccio a farlo firmare a mia moglie. Potete farlo voi?

Susanna: Ma per carit! E per chi ci avete prese? Per le vostre ruffiane?

Clemente: Ma perch? Voi siete contrarie al divorzio?

Le due: (In coro) S! (E si fanno il Segno della Croce)

Clemente: Beh, certo, voi siete suore moderne. Non ci sono pi le suore di una volta. Ma

voi dovete essere un poco pi elastiche! I tempi cambiano.

Susanna: E secondo voi, noi dovremmo assecondare una cosa cos peccaminosa?

Adriana: Ma vostra moglie daccordo?

Clemente: E daccordo? Quella, appena lascia a me, gi tiene un altro uomo pronto!

Le due: (In coro) Oh mamma mia! (E si fanno il Segno della Croce)

Clemente: E questo uomo aspetta perfino un figlio da unaltra donna!

Le due: (In coro) Oh mamma mia! (E si fanno il Segno della Croce)

Dalla comune entra Leonardo (che si avvicina al divanetto e vi si appoggia).

Leonardo: Uff!

Clemente: Ah, eccolo qua. (Va da lui) Allora, coso come ti chiami?

Leonardo: Sempre Leonardo!

Clemente: Appunto! Allora, Leonardo, hai raggiunto la madre del tuo futuro figlio?

Leonardo: S, abbiamo preso il pullman insieme. Solo che io non tenevo il biglietto e mi

hanno fatto la multa.

Clemente: E hanno fatto bene.

Leonardo: Ma pecch, nun se po ffa?

Clemente: No!

Leonardo: Non lo sapevo.

Clemente: E m o ssaje! (Poi alle suore) Ecco, care suore, lui luomo che porter via

mia moglie, ormai ex, dalla mia casa. Magari non la sposer, ma avr dei figli

anche con lei!

Leonardo: Cio, io avssa av figli cu Brigida? Ma chella mia sorella!

Le due: (In coro) Oh mamma mia! (E si fanno il Segno della Croce)

Susanna: Ma questo incesto!

Adriana: In che casa siam venute! Suor Susanna, andiamo via. Signori, addio per sempre!

Le due suore escono via celermente. Clemente, sconvolto, interroga Leonardo.

Clemente: Tua sorella? (Confuso) Cio, tu saresti la sorella di Brigida?

Leonardo: Caso mai, suo fratello. Sono suo fratello di secondo grado.

Clemente: Che vvo dicere di secondo grado?

Leonardo: Nel senso che io sono nato dopo di lei.

Clemente: E allora sei secondogenito. Senti, io non ti ho mai conosciuto in tanti anni e non

ho capito perch. Io direi che arrivata lora di spiegarmi qualcosa.

Leonardo: Veramente, missa spieg coccosa pure tu, pecch nun ce sto capenno niente!

Clemente: Vieni con me.

Escono via di casa (Clemente ha lasciato il contratto sul tavolo).

8. [Brigida, poi lavvocato De Nittis e Paolo]

Da destra torna Brigida. Pare risoluta. Ha una penna.

Brigida: Basta, ho deciso: voglio andare via. Se Clemente non mi vuole pi, io esaudir il

suo volere: firmo il contratto! (Si siede e firma) In fondo lamore pure questo.

Mentre firma e poi rilegge il tutto, in casa entrano De Nittis (che mastica cibo) e

Paolo (con un fascio di fiori). Lei non nota loro e loro non notano lei.

Paolo: Che di-dite, avvoc, que-questi fiori andranno be-bene?

De Nittis: (Masticando) Sono perfetti! A proposito, grazie della ciambella con crema che

mi avete comprato. Come antipasto prima del pranzo, perfetta!

Paolo: S-s, ma a-adesso pe-pensiamo a (Nota Brigida seduta a rileggere il

contratto) Uh, a-avvoc, eccola l!

De Nittis: Bene! Adesso non resta altro da fare che andare da lei e porgerle i fiori.

Paolo: Su-subito!(Va da lei da dietro) Ehm mia ca-cara Brigida! Ho un pre-presente

per te-te!

Brigida: (Non lo calcola proprio e parla di tuttaltro) Oh, no, che disgraziato, infame,

assassino che sei!

Paolo: (Perplesso, torna da De Nittis) A-avvoc, mi ha chiamato di-disgraziato, in-

infame e ass-assassino!

De Nittis: Dovete insistere. Forza, andate da lei e fatevi rispettare!

Paolo: Su-subito!(Va da lei da dietro) Ehm mia ca-cara Brigida! Co-con questi fio-

fiori, io ti es-esprimo tu-tutto il mio am-amore per te-te!

Brigida: (Non lo calcola proprio e parla di tuttaltro) P, te sputasse nfaccia!

Paolo: (Perplesso, torna da De Nittis) A-avvoc, ha ditto che me sputasse nfaccia!

De Nittis: E vi volete arrendere per cos poco? Forza, insistete.

Paolo: E va-vabb!(Va da lei da dietro) Ehm mia ca-cara Brigida! Se-se vuoi am-

amarmi, io sono pro-pronto!

Brigida: (Non lo calcola proprio e parla di tuttaltro) E pensare che ti amo tanto. Che

stupida che sono!

Paolo: (Felice, torna da De Nittis) A-avvoc, ha de-detto che mi ama!

De Nittis: Benissimo, adesso datele i fiori.

Paolo: Su-subito!(Va da lei, ma stavolta accanto) Ehm mia ca-cara Brigida! E-eccoti

i fiori!

Brigida: (Non lo calcola proprio e parla di tuttaltro) Vabb, meglio che mi vada a

preparare la valigia. (Nota Paolo coi fiori protesi verso di lei, resta per un

momento in silenzio e poi gli parla) Anche mio marito un giorno si present a

me con dei fiori in mano. Sembra passato un secolo! Comunque, grazie!

Prende i fiori ed esce via a destra. Paolo, perplesso, torna da De Nittis.

Paolo: A-avvoc, sha pigliata e sciu e sciu e sciu

De Nittis: Salute!

Paolo: No, no.E sciu e sciu e sciure. Sha pi-pigliata e sciu e sciu

De Nittis: Aggio capito: sha pigliata e sciure e se n gghiuta!

Paolo: Bra-bravo!

De Nittis: Ma queste sono cose che capitano. In fondo abbiamo appena cominciato a

corteggiarla. Gi il fatto che abbia accettato i fiori, vuol dire che qualcosa c.

Paolo: E che c-c?

De Nittis: Una certa simpatia che volge verso lamore!

Paolo: Ma-ma sie-siete sicuro?

De Nittis: Io conosco le donne quasi come conosco la legge.

Paolo: Ca-capisco. Ma-ma ora co-cosa faccio? Va-vado dentro da lei e la spo-spoglio?

De Nittis: E gi a vulte spugli? Non siate precipitoso.

Paolo: No-no, pe carit.

Da destra torna Brigida con la valigia trolley.

Brigida: Meno male che ancora non avevo disfatto la valigia. M me ne pozzo puri.

Paolo: A-avvoc, a-avte visto? Sha fa-fatto a va-valiggia pe se ne ven cu-cu me!

De Nittis: Presto, andatela subito a prendere e portategliela!

Paolo: Su-subito! (Va da lei e le prende la valigia) Te-tesoro! Do-dove vuoi che ti po-

porti? A-alle Maldive?

Brigida: Eh?

Paolo: S-s, inso-somma, do-dove vuoi sca-scappare con me?

Brigida: Ioaggia scapp cu te? Prima vado a prendermi una pillola per il mal di testa, e

poi scappo, sai dove? Miami*! *(Detto come si scrive: mi ami)

Esce via a sinistra con la valigia trolley. De Nittis si avvicina a Paolo festante.

De Nittis: Avete sentito? Vi ha chiesto: Mi ami?

Paolo: E io chaggia fa?

De Nittis: Andate da lei e amatela! Su, forza, svelto, presto!

Lo spinge via a sinistra ed entra anche lui in cucina.

Scena Ultima. [Clemente e Leonardo. Poi Brigida, Vanessa, lavvocato De Nittis e Paolo]

Dal centro entrano Clemente e Leonardo.

Clemente: Ah, ecco pecch nun taggio maje cunusciuto. Tu si stato spisso ngalera!

Leonardo: Esatto. E una cosa che faccio da quando ero adolescente. Sono stato tante volte

al riformatorio e poi, crescendo, ho cominciato a frequentare il carcere. E tu?

Clemente: Io invece ho sempre frequentato macellerie! Prima andavo in quella di mio

nonno e poi in quella di mio padre. Se un giorno avr un figlio

Leonardo: Fa purisso o macellaro?

Clemente: No, basta accuss! Cagnmme nu poco o prodotto.

Leonardo: E inzomma, tu mhe scagnato pe lamante e tua moglie. Nun accuss?

Clemente: Esattamente. E io che ne saccio? Cc nun ce stongo capenno cchi niente.

Leonardo: E chavssa dicere io? Me ritrovo nu figlio senza aver fatto niente con la sua

mamma! E nun marricordo nemmeno chi chella femmena chaspetta nu

figlio dal sottoscritto! (Va a sedersi sul divanetto) E che casino!

Clemente: (Va a sedersi accanto a lui) A chi o ddice?!

Intanto da sinistra (non notata) torna Brigida che nota i due e li ascolta.

Leonardo: Siente, Clem, ma tu overamente vuo lass a srema? Cio, overamente vuo

divorzi? Inzomma, nun a vuo cchi?

Clemente: Nun o ssaccio, Leon. Sinceramente? S e no. E troppa brutta e insignificante!

Leonardo: (Si volta e la nota) Ah, a vi lloco!

Brigida subito si copre col velo il viso. Clemente la vede e commenta.

Clemente: He visto, Leon? S mmisa o velo pe nun se fa ved quant brutta! (Si alza

in piedi e le si avvicina) Senza offesa, Brigida! Vabb, lasciamo stare. Tu sei

tornata e non mi hai nemmeno avvisato.

Brigida: E che cosa cambia? In mia assenza hai familiarizzato con mio fratello, hai fatto

la vita del single e inoltrehai anche creato quello schifo di contratto di divorzio.

Clemente: Ah, lo hai letto?

Brigida: E lho pure firmato. Dunque, appena lo porterai dal giudice che ci divider,

avrai pure uno strumento per non darmi un soldo. E tutto questo perch? Perch

sono brutta. Dentro e fuori.

Clemente: Ma no, adesso non fare questa parte. Non te la devi prendere se sei troppo

Brigida sposta il velo dal viso e lo mostra a lui che intanto seguita il discorso.

brutta! (Poi la osserva bene) Azz! Sei bruttina, diciamo. Ma tu sei Brigida?

Brigida: Certo che sono Brigida. Sono stata a Milano, e invece di fare il concorso che

stato annullato, sono passata in un centro di bellezza. E mi hanno conciata cos.

Clemente: E nun ce putve i primma?

Brigida: E che cosa sarebbe cambiato? Sarei stata bella come adesso? Come piace a te e

a tutti gli altri uomini? Ma io non sono questa. Dentro di me, sono la Brigida

brutta di faccia e di carattere che tu hai sempre conosciuto. Se mi hai accettata

cos difettata, vuol dire che in fondo di qualcosa ti eri innamorata di me. O no?

Clemente: Gi.

Brigida: E invece poi ti passata la fantasia. Vai, Clemente, vai pure con la signora

Vanessa. E non preoccuparti se lei aspetta un figlio da mio fratello Leonardo!

Clemente: E chaggia fa cu sta signora Vanessa?

Dalla comune entra proprio Vanessa.

Vanessa: Allora, signor Clemente, avete parlato col mio Leonardo?

Clemente: S, sta lloco ncoppa o divanetto.

Vanessa: Ah, finalment (Poi nota Leonardo) Ancora quello l?

Leonardo: (Si alza in piedi e va da lei) Sign, pure si site bona, io nun ve voglio disturb.

Ma cainteme s fissato ca io vaggia spus pecch vaggio compromessa!

Vanessa: Ma che cos questa storia?

Brigida: Sign, io non voglio entrare nel discorso ma questa cosa lavete detta pure a me.

Vanessa: Ma io parlavo del mio amore Clemente e del mio grande amore Leonardo.

Brigida: Emb? Lui il vostro amore Clemente e lui il vostro grande amore Leonardo.

Vanessa: Ma chi e ssape, a sti duje? Io parlavo di mio marito il conte Clemente Decimo

e del mio amante il barone Leonardo Quinto.

Leonardo: Clemente Decimo? Leonardo Quinto? Ma chi chesta, a regina dInghilterra?!

Vanessa: No, sono una donna nobile. E per una pura casualit, mio marito e il mio amante

si chiamano Clemente e Leonardo.

Brigida: Scusate, e che centriamo noi con le vostre cose?

Vanessa: Signora, io sono una donna triste. Ho pensato di entrare in casa vostra, sperando

di trovare una voce amica che mi risollevasse dalla depressione della mia storia

damore difficile.

Leonardo: Un momento, ma allora il figlio che aspettate non figlio a me!

Vanessa: Esatto!

Leonardo: Al! M, pe festeggi, vaco a ffa na rapina in banca!

Brigida: Leon, ma m vuo i a fern nata vota carcerato?

Leonardo: Ma pecch, nun se po ffa a rapina?

Gli altri: No!

Leonardo: Ma che me ne mporta, a me? Io ho scoperto che in Italia si pu fare tutto. E se

finisci in galera, pu darsi che diventi pure un eroe! Insomma, mal che vada, ci

guadagno sempre! Stteve buono! Che bello, non sar padre, non sar padre!

Ed esce via ripetendo sempre la stessa frase.

Vanessa: Signori, perdonatemi per lequivoco.Non vorrei aver creato una rottura nel

vostro matrimonio. Scusate se mi permetto, ma non sprecatelo cos. Nessuno ne

merita uno come il mio pieno di equivoci e di errori. Il divorzio non ripara,

distrugge solamente. E allora auguri per la vostra vita. E scusate ancora. Addio.

Vanessa esce di casa. I due rimangono momentaneamente soli.

Brigida: E io pensavo che quella donna si riferisse a te, quando parlava di Clemente!

Clemente: E io, allora?! Aggio scagnato a tuo fratello pe nu spasimante tuojo!

Brigida: Pure? E no, caro mio, io non ho spasimanti.

Ma da destra tornano De Nittis e Paolo.

De Nittis: Forza, signor Paolo, la signora Brigida sta ancora qua! Allattacco!

Paolo: (Va da lei e le si inginocchia davanti) Bri-Brigida, io ti spa-spasimo! Ti a-amo!

Clemente: Eh?

Brigida: Ma ma

Paolo: M-m che di-divorzi da Cle-Clemente, mi sposi?

Clemente: Ma che d sta scimmit, Brigida?

Brigida: Ma che ne saccio? Insomma, Paolo, che cosa stai facendo?

Paolo: Ti-ti amo!

Brigida: Ma chi ti ha messo queste idee in testa?

Paolo: (Si alza in piedi e indica De Nittis) Lavv-avvocato De Nittis!

Clemente: Che cosa? (Sposta via rudemente Paolo) Livete nu poco a tuorno, tu! Avvoc,

ma che cacchio sta storia?

De Nittis: E che vi importa, scusate, se vostra moglie si sceglie il signor Paolo? Tanto, voi

volevate lasciarla, cos abbiamo creato lormai famoso contratto di divorzio.

Clemente: Io? Casomai lavete creato voi. Io vi ho dato solo lidea.

De Nittis: In ogni caso, credo che la signora lo abbia firmato. E vero o non vero?

Brigida: Beh, s.

Clemente: S, ma per me non vale. Io non lo porter mai davanti ad un giudice.

De Nittis: Che cosa? E state sbagliando, signor Clemente.

Clemente: Ma a vuje che ve ne mporta si io nun voglio cchi divorzi cu muglirema?

De Nittis: Volete saperlo? Ve lo dico. Signor Clem, io mi sono gnignanognano gni gnoi!

Gli altri: (Non hanno capito) Eh?

De Nittis: (Ripete sempre in modo incomprensibile) Mi sono gnignanognano gni gnoi!

Clemente: Ma che avete detto? Io nun ve capisco.

De Nittis: Signor Clemente Izzo, io mi sono perdutamente e follemente innamorato di voi!

Brigida e Paolo lo osservano sconvolti. Clemente lo osserva inorridito.

FINE DELLA COMMEDIA