Il controbandiera

Il controbandiera

Cronedia di Ignazio Maiorana

(quattro episodi, 1985)

La poesia

(Lu braccocu e la carruba)

Personaggi:

Romano (insegnante scuole elementari)

Mario (poeta)

Gervaso (poeta)

(Le tre persone passeggiano su e gi per la scena)

Romano: Ma pirch ti pintisti daviri finanziatu lantologia di li poeti?

Mario: Perch la poesia, cos come labbiano presentata, non ha riscosso linteresse dei lettori e nemmeno quello degli stessi poeti inclusi, i quali, almeno loro, avrebbero dovuto comprare un ragionevole numero di copie. Invece i libri stanno a muffire in magazzino con scarsissima diffusione. Non li regalo ancora perch spero un giorno poter raccogliere le spese. Attualmente, dunque, spesa inutile a carico di questo povero illuso e ingenuo. Ingenuo perch credevo di raccogliere se non tutto il costo almeno una buona parte del denaro speso. Ma, ripeto, nemmeno gli stessi interessati presenti nel libro con la loro biografia e le loro opere hanno dimostrato di avere care le proprie cose. Forse danno molto pi valore ai soldi che alle opere da loro stessi scritte. Per non parlare, poi, del sommo poeta locale che, dallalto del suo piedistallo, alla richiesta da me fattagli di scegliere e pubblicare le sue poesie, mi rispose che non accettava elemosina e pubblica i libri con il proprio denaro oppure con quello della Biblioteca comunale e di qualche altro ente.

Gervaso: A mia mi dissi ca tu lo hai escluso. Lui aveva intenzioni di aderire allantologia.

Mario: Nun veru! E nun sulu nun veru, ma circau puru dostacolari la pubblicazioni di lantologia assemu a dda speci di storicu locali ch compari sua.

Romano: Chi motivu avia di fari accuss?

Mario: Questo tipo di iniziative devono partire da loro, se no le snobbano. Sono profondamente deluso.

Gervaso: Nun ti la pigghiari, accuss appi di jiri Ju e lu professuri cinque-dieci copie lunu ni laccattammu, anchi si a prezzu scuntatu.

Romano: Canciamu discursu. Perci, Gervaso, com andato lincontro tra poeti al teatro Biondo di Palermo? Le tue poesie sono piaciute?

Gervaso: Na jurnata china di sentiri poesii. Ma chi razza di poesii! Centu poeti a tri poesii lunu, tricentu. Un diluviu! Una vera e propria inflazioni!

Mario: E tu recitasti puru?

Gervaso: No, mi li fici recitari di nautru e ju supra lu parcu, pi farimi canusciri, stava a latu di lu recitaturi.

Mario: Bella cosa! Nun avisti mancu lu curaggiu di parrari direttamenti cu la gentiChi mpurtanza havi si sai o no recitari. Lascoltatore intelligente mostra pi interesse al contenuto, al messaggio, che al modo con cui esso viene dato. Gente ce nera?

Gervaso: Picca. Poeti e familiari putevanu arrivari a centocinquanta. Daltra parte liniziativa veniva chiamata cos: Palermo-Poesia, incontro tra poeti.

Mario: Dunque si sono recitati addosso. Questo il paradosso: il poeta parla al poeta anzich alla gente che ha bisogno della poesia. Invece gli organizzatori si sarebbero dovuti preoccupare di fare incontrare i poeti con i non poeti. A stu puntu, secondo me, stata sprecata una manifestazione. stata solo unesibizione fine a se stessa. E poi come si pu assimilari tuttu ssu materiali poetico? La genti stanca e strava lu significatu di tutti li versi e qualche poesia bona ca c, nta la miscagghia squagghia comu lu sali nta lacqua!

Gervaso: Ma in ogni caso sono sempre iniziative positive

Mario: Su dannifichenti, nveci, pirch, appuntu, c linflazioni e la puisia calau di prezzu. accuss pirnenti ca lhai a nfutari pi regalalla. Nun discurremu di vnnila pirch nun si laccatta nuddu.

Gervaso: E allura tu pirch ci jisti allincontru cu li poeti siciliani?

Mario: Ci sono andato ma non ho recitato. Se fossero stati pochi i partecipanti e abbondante il pubblico sarei salito anchio sul palcoscenico. Invece ho preferito dare spazio agli altri e rimanere ascoltatore, malgrado pi volte mi abbiano chiamato per intervenire. Ammetto che un messaggio vero il poeta deve darlo anche se in sala si trova un solo ascoltatore, ma quando sei sicuro che egli ti segue. Per questo a me piacciono la piazza per recitare e quei versi che raggiungono e scuotono lanimo della gente. Altrimenti a che serve la poesia?

Gervaso: (rivolto a Romano) Lei che un critico letterario daccordo?

Romano: Ecco la ragione per cui Mario scrive poesie di piazza. Limmediatezza e la spontaneit conquistano il pubblico.

Mario: Personalmente non suddivido le mie poesie in poesie di piazza e poesie delite. Do messaggi e basta, senza predeterminazione.

Romano: S, ma ci sono le poesie adatte alla recita e quelle adatte alla lettura. Le tue sono pi adatte alla recita.

Mario: Invece io sono del parere che la poesia deve adattarsi ad ambedue le esigenze.

Romano: Hai ragione. Ma come te lo devo spiegare? Lhai prisenti lu braccocu e la carruba? Tutti dui frutti su: ma lu braccocu tunnu e la carruba lungarina. Tu si lu braccocu!

Gervaso: Azzeccata la metafora!

Mario: Vi sbagghiati, secunnu mia. Quannu lu braccocu maturu piaci ma scarfidisci si nun lu manci subitu. La carruba chi aspra, menu decenti pi la tavula cunsata, ma la poi sarvari anni e anni ca servi sempri e in tante occasioni. Vuliti la dimostrazioni? Quannu la genti comuni di n-menzu la strata oppuri li picciriddi di la scola ti ncontranu e ti ripetunu una, dui poesii a memoria, signu carrivaru li to versi a distinazioni e puru li to sentimenti. Certu tipu di poesia, nveci, ca pi farici capiri lu significatu a la genti ci fai sudari setti cammisi, nun facili ca la fa sua e si la ricorda. E allura, finu a quannu nun canciati sistema di comunicazione, con uno stile pi accessibile e pi incisivo, vuautri ristati braccocu e avariati subitu, tranni chi nun vi mittiti intra lu frigoriferu. Ju carruba mi sentu e carruba vogghiu ristari, chi matura, sicca, ma nun scarfidisci. E credetemi, non faccio discorsi di convenienza economica quando scrivo.

Gervaso: Lu zuccaru non guasta pietanza

Mario: No, Gervaso caro. Che i versi non portano soldi a chi li scrive risaputo. Tranne eccezioni come quelle di poeti giunti sulla cresta dellonda tramite sponsorizzazioni partitiche o aiutati da particolari rapporti con gruppi editoriali. Difficilmente si sfonda se non hai qualcuno che ti solleva. Poi sappiamo quanto limitato sia il numero dei lettori di poesie, forse inferiore a quelli che le scrivono.

Gervaso: Allora, secondo te, come devono essere i versi, come si vuole il poeta perch interessi veramente?

Romano: Non c uno standard in questo settore e non ci potr mai essere.

Mario: Daccordo. Ma io mi permetto di dirvi cosa contesto a taluni poeti e cosa non mi piace nelle loro opere. Innanzitutto quelle forme di esibizionismo, protagonismo e vittimismo mal celate dalla falsa modestia. Condanno la poesia progettata e disegnata con le squadrette numerate. La poesia non si costruisce. Si partorisce e si ritocca dalle impurit del parto. Diventa creatura quando esce dalla placenta di chi lha concepita. Condanno il linguaggio esageratamente ricercato e specialistico, di difficile interpretazione: esso raggiunge solo la minima parte del pubblico.

Gervaso: Non dimenticare che la poesia pu avere un valore didattico proprio per la raffinatezza dellespressione e del linguaggio.

Mario: Le finalit didattiche sono previste nelle istituzioni scolastiche, vero, con la grammatica, lortografia e la terminologia. Ma la poesia innanzitutto deve raffinare lanimo oltre che la lingua. La ricercatezza eccessiva cancella la spontaneit del messaggio. La poesia, se parte dal cuore, deve essere strettamente connessa alla personalit dellautore e il termine poeta non va inteso come titolo onorifico. Anzi, spesso, un appellativo scomodo per chi scrive bene e razzola male. La coerenza, dunque, dobbligo e il vero poeta deve sostanzialmente essere uomo.

Romano: Non vero. La poesia arte e come tale si pu staccare dalla materialit comune. Sono momenti sublimi quelli della creativit. Anche un vigliacco, un ladro, un impostore possono avere i loro momenti artistici.

Mario: E infatti, osservate quanti impostori e speculatori vi sono tra gli artisti! E poi non condivido nemmeno chi chiede al lettore: Ti piaciuta la mia poesia? Fate attenzione. La risposta sempre positiva anche quando il contenuto del verso non stato nemmeno analizzato e lontanamente assimilato. Viva lipocrisia! Chi scrive ha il dovere di dare messaggi validi, non di preoccuparsi di accaparrare lodi, plausi e simpatie. Comunque (guardando lorologio) vi lascio, devo andare. E vaju a cogliri carrubi! (sorridendo)

Romano: E ju vaju a manciarimi li braccochi!

Mario: Stassi attentu, professuri, nun ci veni la diarrea!

Romano: Sono immunizzato. Faccio adeguata prevenzione

Mario: A base di solidificanti! E o latu nhavi un meraviglioso esemplare!

La religione

(Per quella dannata sepoltura)

Personaggi:

Presidente del circolo cattolico

Socio dello stesso circolo

(Uninsegna con la scritta CIRCOLO UOMINI CATTOLICI sul fondo. Un tavolo al centro, il presidente lo occupa per presiedere la riunione dellassemblea dei soci. I soci sono rappresentati dal pubblico degli spettatori. Il presidente d lettura dellordine del giorno)

Presidente: Apro la seduta dando lettura ai punti presenti nellordine del giorno: 1)approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre; 2)divieto di fumo dentro il circolo; 3) varie ed eventuali.

Prima vi leggo le voci attive del bilancio: incasso quote sociali annue 2.500.000, proventi per tassa del gioco a carte 4.000.000, interessi maturati nel deposito bancario 2.000.000, multe per assenze alle processioni 3.400.000, totale 11.900.000. Invece ora vi leggo, cari soci, le passivit: retribuzione annua inserviente 3.000.000, spese di gestione 1.000.000, restauro sepoltura cimitero 6.000.000, totale 10.000.000. Esiste dunque un utile netto di 1.900.000. La visione di tutte le pezze di appoggio aperta a tutti. Metto ai voti: chi approva resti seduto, chi contrario si alzi. Approvato. (dal pubblico si leva una voce)

Socio: Signor presidente, chiedo la parola.

Presidente: Venga avanti.

Socio: Haio da fare una osservazioni. (intanto sale sul palco)

Presidente: La faccia pure.

Socio: Ha detto lei che le multe per lassenza alle prucissioni di lire tre milioni e quattrocentumila liri. Sbaglio?

Presidente: No.

Socio: Pi o menu lu duppiu di lutili nettu di lu bilanciu. Veru ?

Presidente: Esatto.

Socio: Praticamente si nun ci fussiru sti genti ca ci sidda partecipari a li prucissioni, lu circulu, na vota pun motivu, na vota pi nautru motivu, si ni jissi n-perdita.

Presidente: Certo.

Socio: Bravo! E nun si naffrunta a fari lu presidente di stu circulu?!

Presidente: Cosa intende dire?

Socio: Vogghiu diri ca a lu postu so la facci di fari lu presidenti nun lavissi!

Presidente: E invece io ce lho! (indispettito) Sappia che sono qui seduto per volont di tutti i soci, anche sua!

Socio: No, io ci vutaiu contrariu

Presidente: Non lo sapevo.

Socio: E ora lo sa e ci chiedo li dimissioni.

Presidente: Sono pronto a darle ma sappia? che la carica di presidente non lho pretesa, mi hanno pregato e strapregato ad accettarla!

Socio: Ma ci misiru la pistola nta lu pettu?

Presidente: Andiamo allosservazione, per favore!

Socio: Ancora non lha capita?

Presidente: lei che ancora non si spiegato.

Socio: Allura vengo e mi spiego: (avvicinandosi ancora) nun ci pari una contraddizioni di lu circulu dun cantu lobbligu religioso di jiri a li prucissioni per fede e di nautru cantu lu pagamentu di li multi? Ju li livassi propriu sti multi! Praticamente si nun ci fussiru lassenti, lu bilanciu chiudissi n-perdita. E perci giustu ca si va a la prucissioni ma fannu comudu puru chiddi ca si la svignanu. Nsumma, unu scrivi e lautru cancella. E chistu ci pari normali? Signor presidente, tanticchia di riflessioni!

Presidente: Se non si usassero certe misure, me solo farebbero andare alle processioni!

Socio: E chi fa si scanta a jirici sulu? La fiura nun la facissi lei, la facissi cu nun ci veni dappressu. Tra parentesi, pi mia cu si sta a casa fa bonu.

Presidente: Senza multi chiudi lu circulu!

Socio: Megghiu chiudiri e no campari n-perenni cuntraddizioni! Pi stu motivu ci dicu ca ju nta li so robbi maffruntassi a fari lu prisidenti, comu ju maffruntu a essiri sociu di stu circulu.

Presidente: Le ricordo ancora una volta che stata la volont dellassemblea che mi ha obbligato moralmente ad accettare la carica.

Socio: Per si po dimettiri quannu voli!

Presidente: Questa carica mi fa onore! E anche se non mi porta alcuna utilit non mi dimetto!

Socio: Nudda utilit non direi: qualche centinaiu di voti in pi quannu lei si purtau allelezioni pi consiglieri comunali ci parinu nenti?

Presidente: La prego di evitare queste insinuazioni!

Socio: E ju la pregu di livari tutti sti cuntraddizioni!

Presidente: La discussione su questi argomenti verr messa la prossima volta allordine del giorno. Oggi non era prevista! Passiamo allaltro punto: divieto di fumo nel Circolo. Metto a votazione: chi per il divieto si alzi, chi per il fumo resti seduto.(lo stesso socio, sceso gi dal palcoscenico, richiede la parola e sale nuovamente)

Socio: Signor presidente, ci devo fari una osservazioni. Mi consente?

Presidente: Arria c (con un moto di stizza), parli pure ma sia breve.

Socio: Pi mia tempu sprecatu mettiri a votazioni questo punto.

Presidente: Ma se lha chiesto lei di inserirlo allordine del giorno! (arrabbiato)

Socio: Lho chiesto io, signor presidente, ma sappia gi ca a maggioranza nun sapprova lu divietu di fumari. Accuss comu nun ha passatu lautri voti. Ma lunica possibilit, per diritto, di putiri cuntrastari stu problema. Ju nun fumu. E siccome vogghiu continuari a non fumari, si trasi dintra stu Circulu maju assuppari tutta sta neglia di pipi, sicarri e muzzuna di sigaretti. Sinn nun ci aju a mettiri pedi c intra, ci pari giustu?

Presidente: Abbiamo fatto collocare appositamente un aspiratore, un ventilatore per risolvere il problema. Cosa vuole di pi?

Socio: Ju laddumu laspiraturi, e i signori soci lastutanu pirch ci trasi friddu. E siccome sunnu tanti, o mi mettu di banna e cedu, sinn mi tocca purtari un pezzu di marruggiu e mi mettu a cafuddari a tutti comu a don Chisciotte cu li mulini a ventu!

Presidente: A lei nessuno lo costringe a frequentare il Circolo. I suoi diritti alla sepoltura non li perde ugualmente, non si preoccupi!

Socio: Ah, certu! Bella soluzioni, chista! E nveci ju vegnu apposta dora n-pua, e mi mettu a cantari, mi lavu li pedi, fazzu tutti li cosi chi strani senza disturbari a nuddu. Anzi, pi nun sentiri la puzza di fumu, sapiti chi fazzu? A spisi mia portu ognu jornu na bomboletta di deodoranti e la spruzzu tutta sana di lu tettu a lu pavimentu. Aviti a nesciri accuss profumati di lu Circulu ca quannu nisciti fora pi jirivinni a casa nta laria havi a veniri la primavera, puru ch nvernu chinu! C qualcuno contrario? Chi favorevole resti seduto. Approvato, signor presidente! (il socio riscende. Poi risale)

Presidente: Ha dimenticato qualcosa?

Socio: Signor presidente, pinsaiu na cosa e sugnu custrittu a riturnari, nun si la pigghia a mali. (pausa) Ritornu a dumannarici la parola pirch devo pubblicamente rivedere la mia posizione dintra stu Circulu. Me patri mi lassau in eredit lu dirittu di la sipurtura a lu cimiteru tramiti la cungregazioni di lomini cattolici. Nun ddu miserabili loculu, la sipurtura, criditimi, ca mi interessa per. Intra lu marmu o vurricatu sutta terra, quannunu mori sempri scuru c. Nun aju statu c cu vuautri pirch cu sapi quali scaluni di prestigiu e quali granni livellu mi tocca nta la societ, ma pirch mi piaci stari cu la genti anzich stari sulu, isolatu.

Presidente: Venga al sodo

Socio: Sacciu chi tipu di pirsuna mi considerati e tutti li muntati chi mi putiti dari mi dati. Na vota mi prisintaiu a la prucissioni di la festa patronali cu lu sulu vistitu, senza cravatta, e mi facistivi un saccu di storii. Secunnu mia labitu chi nobili la pulizia morali e leducazioni. La vera cravatta di lomu lumilt. Pi stu motivu nun mi parsi scannalu veniri senza cravatta.

Presidente: Li riunioni di stu Circulu hannu a durari sempri assai pi discussioni e polemichi inutili.

Socio: Presid! (e rivolto al pubblico) Signori soci, nun putiti fari pacenzia nautri dui minuti? Grazie!

Presidente: Due minuti con lorologio puntato!

Socio: Qualche vota caju vinutu, aju vistu li cosi chi strani: c cu ngagghia lu Giornali di Sicilia e nun lu molla chi, si lu leggi pi tri uri e lautri ponnu cantari. C cu joca a scupa e pi quantu nun ci veni lu setti beddu, sputa nta li carti, li jetta allaria, santa e fa acchianari e scinniri lu Crucifissu comu un ascensuri. Chisti sunnu lomini cattolici?

Presidente: Ricordi, per, che il Circolo serve anche per svago e passatempo.

Socio: Ma ci su modi e modi di passarisi lu tempu, signor presidente. Si duna na liggiuta a lu Statutu di lu Circulu si nadduna quant cuntraddittoria sta situazioni. na piaga morali e spirituali!

Presidente: Se mi consente, lo Statuto lo conosco pure, ma affido alla dignit di ogni persona il proprio comportamento in compagnia dei soci. La prego di avere un po di sopportazione con gli altri, cos come gli altri ce lhanno con lei. A ogni petra ci po dari un caviciu? Sarridduci cu li scarpi rutti E poi, sulla questione spirituale c il Signore che vede e provvede. Lasci a Lui certi compiti!

Socio: Ddu puvireddu accuss mpignatu ca nun po controllari a tutti Ma, a stu puntu, presidente, lu fattu unu: si lu Circulu cattolicu e lomini su cattolici, allura sugnu ju ca nesciu fora di li binari. chiaru ca si siti cattolici vuautri nun mi ci sentu ju! E pi stu motivu nun mi la sentu di stari dintra sta cungregazioni. La sipurtura mia vi la regalu, li me diritti vi li cedu tutti, nun mi servunu chi. Io mi dimetto da socio.(e lentamente se ne va verso la ribalta)

Presidente: Il nostro caro socio star attraversando una profonda crisi spirituale e morale. Io non accetto le sue dimissioni. Lasciamo che il tempo maturi la sua fede di pace e di concordia a contatto con altri amici del Circolo. (di fretta) Ci sono altre discussioni? Allora, cari soci, la seduta sciolta.(si chiude il sipario, il socio dalla ribalta si rivolge al pubblico)

Socio: Signori tutti, scusatimi si pi qualchi mumentu ni sirvemmu di vuautri pi fari lassemblea di li soci intra ddu Circulu (indicando il sipario e la scena). Ma nta ddu Circulu nun tutti li soci eranu indegni di chiamarisi cattolici-cristiani. Cera qualcuno chi adattu a stari nta la cumpagnia pirch nun ebbi mai la forza o limprudenza di cuntrastari li cosi torti. Stu qualcunu la duminica java a la missa, pi Pasqua java a li Quaranturi a la Matrici, pi la festa patronali java a la prucissioni, lassava fari, hava cumprinsioni e nun dava fastidiu a nuddu. Quannu stu tali muru, lu so accumpagnamentu misurava di na punta allautra lu paisi. Davanti la porta di lu Circulu ci misiru la bannera abbrunata esposta. Na missa lannu pi ricordu, la sipurtura lucidata e pulita, unica tistimunianza ca linquilinu fu diplomatu cattolicu-cristianu. E ddu Circulu continua a essiri puru cattolicu e cristianu, trascinannusi appressu la so situazioni. E proprio sta situazioni nun cancia mai, sempri ferma a lu stissu puntu. Ma supra lu puntu c un granni nterrogativu, la chi granni e sfacciata cuntraddizioni di la vita: appariri e no essiri!

Giornalismo tra giustizia e politica

La porcheria

Personaggi:

Pretore

Imputato

Moglie dellimputato

Avvocato difensore

Avvocato accusatore

Cancelliere

Lattuga Saverio (querelante)

Petralia Gandolfo (querelato)

(La scena si apre in Pretura, durante lo svolgimento del processo. Al centro il pretore sta interrogando limputato. Presenti: due avvocati (difensore e accusatore) ed il cancelliere. Sul fondo sta la scritta LA LEGGE UGUALE PER TUTTI. Sul banco di giustizia sta disegnato un grande punto interrogativo)

Pretore: (rivolto allimputato) E allora, dai documenti della controparte risulta che lei tornato dallAmerica a gennaio del 1975 ed ha cominciato a coltivare lappezzamento in questione nel 1976, cio un anno dopo il suo arrivo. Perch le sue dichiarazioni ci riportano a tre anni prima di queste date?

Imputato: Ju pozzu documentari, signor giudice, quannu riturnaiu di lAmerica. Aju ancora lu bigliettu di la navi

Pretore: E a me chi lo prova che lei non sia arrivato e ripartito per lAmerica o per altre sedi?

Imputato: Signor giudice, si cridi ca ju faca lu zingaru prima? Mi mitteva a girari lu munnu comu un vagabunnu, macari, chi dici?

Cancelliere: Un attimo, per favore, che devo verbalizzare. Limputato: Si crede che facevo il zingaro prima e il vagabondo poi? Jamu avanti!

Pretore: Io posso tenere conto solo delle testimonianze (dal pubblico si leva una voce femminile)

Moglie dellimputato: Signor giudice, ci lassicuru ju ca me maritu turnau di lAmerica a nuvemmiri di lu 71! Sapi Diu quantu laspittaiu in astinenza! Si tantuni, Cosimu (rivolta al marito), nun ti lu scurdari! Si tantuni e puru si ntrunatu! Diccillu ca fu tanni carrivasti di lAmerica: nuvemmiri sittantunu!

Pretore: (rivolto alla donna) E quali jornu, precisamenti, signura? Si lu ricorda?

Avvocato accusatore: Ma, giudice il pubblico non pu intervenire nel dibattimento! Altrimenti chiedo la celebrazione del processo a porte chiuse!

Pretore: Giusto, signora, chi lha invitata a intervenire? Esca fuori dallaula! Maresciallo! Chiamate il maresciallo per lordine in aula!

Moglie dellimputato: Nun c bisognu di lu maresciallu, signor giudice, sacciu caminari cu li me pedi! Ma tinissi prisenti sta data: sittantuni, signor giudice, sittantuni, sittantuni! (ed esce dalla platea)

Pretore: Allora, considerate le diverse e contrastanti dichiarazioni delle due parti, si rinvia il processo a data da destinarsi, cio allacquisizione avvenuta della documentazione e degli atti comprovanti la veridicit delle condizioni dellimputato. Andiamo avanti con laltro processo. Cancelliere, chiami in aula gli interessati. (limputato del precedente processo esce)

Cancelliere: Lattuga Saverio, querelante.

Lattuga: Presente!

Cancelliere: Petralia Gandolfo, querelato.

Petralia: Presente! (gli avvocati rimangono gli stessi. Imputato e accusatore firmano)

Pretore: Mom! Ma tu chi ci fai c?! ( tendendo la mano a Petralia)

Petralia: Faccio limputato (imbarazzato)

Pretore: Ma quanthavi ca nun ni videmu! Nun taju vistu chi n-circulazioni!

Petralia: Aju statu assai mpignatu

Pretore: Appena finisci c, nun ti ni jiri ca ti nvitu a pranzu.

Petralia: (ancora pi imbarazzato) Nun possibili, aju a partiri subitu

Pretore: Poi, poi ni parranu! Allora! Si d inizio al processo di reato per diffamazione a mezzo stampa. Si d lettura della querela: Il sottoscritto Lattuga Saverio, nato il.. a . ed ivi residente in via..., espone querela per leso prestigio e dignit professionale contro il direttore del giornale Il correttivo per larticolo pubblicato in data 5 luglio 1984 e qui interamente riportato. Leggo fedelmente: Sopratitolo Grazie, onorevole, per la porcilaia! Titolo tempo di maiali! Tre grandi capannoni ospitano gi cento scrofe gravide che ben presto diventeranno qualche migliaio. Il complesso suinicolo, sorto in contrada Cocozzone, costato intorno al miliardo di lire. Il suo finanziamento stato ottenuto da una cooperativa tra familiari ed amici di cui presidente lavvocato Lattuga Saverio, assessore comunale e segretario della locale sezione del suo partito. Raccomandiamo ai neo porcari di non trasformare il grosso impianto zootecnico in una cattedrale nel deserto. A tutti gli allevatori di professione, che da anni hanno pratiche di miglioramento sospese, suggeriamo di apprendere dalliniziativa predetta e correre, correre sempre di pi appresso agli onorevoli. Il querelante sostiene, dunque, di essere stato leso nel prestigio professionale e nella dignit di cittadino, intendendo larticolo che, attraverso le cariche politiche e i rapporti con gli onorevoli, il Lattuga sia riuscito ad ottenere il finanziamento della porcilaia.

Avvocato dellimputato: (con il codice aperto) Signor giudice, le devo formalizzare che il processo in questa sede non si pu celebrare in quanto di competenza della Procura e non della Pretura. Cos previsto dal Codice per i reati di diffamazione a mezzo stampa.

Pretore: E io lo faccio qua il processo in tribunale non lo mando!

Avvocato dellimputato: Lei ha tenuto bloccato per nove mesi questo processo. Invece si sarebbe dovuto celebrare per direttissima entro 30 giorni e in Tribunale, le ripeto, non in Pretura!

Pretore: Io lho tenuto fermo perch sapevo che lavvocato Lattuga avrebbe chiesto la remissione della querela. (pausa dimbarazzo)

Avvocato dellimputato: Ma allora perch lha fatta la querela se sapeva di ritirarla? E lei perch se l tenuta in mano per tanto tempo?

Pretore: Che cosa mi sono tenuto in mano? (insolentito)

Avvocato dellimputato: La querela sintende nel senso che non ha dato luogo alla normale e giusta procedura!

Pretore: Lei non sa quanto lavoro accumulato c nelle Preture, e poi le ricordo che le mie funzioni morali sono anche quelle di mettere pace tra i cittadini, non quelle di farli azzuffare. Non giusto che due paesani si debbano scornare tra di loro per delle sciocchezze. Sciocchezze (sottovoce) che potevano diventare cose serie (pausa)

Petralia: Scusatemi, ma se il querelante crede che io gli chieda scusa per ci che ho scritto nei suoi confronti si sbaglia! Piuttosto, mi preme, a questo punto, chiarire che sono sempre convinto di ci che ho scritto, ma devo precisare che al momento in cui lho fatto non ero spinto da motivazioni personali. Io non ce lho con lui ma con questa costumanza ormai diffusa ca senza onorevoli nun si po fari chi nenti! A picca a picca, pi jiri a gabinettu shavi a dumannari lu permissu a iddi! Divintaru chi potenti di lu Patreternu, n-terra. N-celu nun si sapi

Pretore: Allora chiarite la questione ufficiosamente. Il processo viene sospeso. (il pretore ed i due avvocati cominciano a confabulare sottovoce)

Petralia: (rivolto a Lattuga che appare abbastanza remissivo) Tu mhai a diri, allura, comu facisti a fariti finanziari la porcilaia, accuss lu scrivemu nta lu giornali e la genti sapi comu po risolviri li so situazioni E diri ca ju prima di scriviri larticulu ti dumannaiu tri voti delucidazioni. Nun mi li vulisti dari e ju ci desi a tutta la faccenda linterpretazioni secunnu li me convinzioni

Lattuga: Nun ti lu potti diri prima pirch li travagghi nun eranu finuti completamenti e mi scantava ca la troppa pubblicit facia affunnari la varca. Sai quanti nvidiusi ci su?

Petralia: E allura?

Lattuga: Quannu ju facia lu segretariu particulari di lu senaturi, n-casa sua ebbi prisintatu un funzionariu di la Regioni e facemmu amicizia. Lu senaturi ci parrau di sta cosa e puru ju ci spiegaiu quanta bona volont cera a travagghiari

Petralia: Cu li maiali?

Lattuga: Cu li maiali! Chi c di mali? Richiedenti ci neranu tanti ma tutti in odore di mafia. Ju ci parsi pulitu e mi dissi ca mavissi fattu cuntentu. Dopu qualche misi marrivau lu decretu di finanziamentu.

Petralia: E iddu, in cambio, nun vosi nenti, mancu na lira!

Lattuga: Mancu na lira. Sulamenti mi telefonau quannu so cugnatu, lonorevoli, fu candidatu a la Camera di li Deputati e ju ci fici aviri quattru voti

Petralia: Quattru suli?

Lattuga: Quattru pi modu di diri. Seicentu voti. Tra iddu e nautru, megghiu a iddu! Per nun fu lonorevoli ca mi fici aviri lu decretu. Fu so cugnatu, quattru misi ancora prima di lelezioni.

Petralia: Nun fu lonorevoli ma lu cugnatu di lonorevoli, chi macari pi coincidenza divintau funzionariu pi li so alti meriti professionali

Lattuga: Chissi sunnu affari sua, ma comunque ju nun aju caputu pirch ti fissasti cu sta storia. Chi taju fattu? Eravamu amici, no?

Petralia: Ti ripetu ca nun ci laju cu tia personalmenti. Nun mi parinu giusti certi usanzi. Li dinari pubblici hannu a essiri a purtata di tutti chiddi chi hanno dirittu, no sulu di qualcuni. E poi, tu nun hai caputu ca pi mia un cuntu su li rapporti personali e nautru cuntu su chiddi pubblici.

Lattuga: Ma comunque, ju fici la querela pi contestazioni, pi nun essiri pigghiatu pi chiddu ca mi scrivisti tu. E poi mavissi piaciutu ca tu , quannu vidisti che mi ero offeso, mavissi dumannatu scusa e avissi fattu un pezzu a favuri, di apprezzamento insomma.

Petralia: S, pari ca semu a lu mircatu. Li pira calanu e jisanu di na bancarella allautra!

Lattuga: Sacciu ju pi quanti uffici acchianaiu e scinniu pi du anni!(con foga) Quanti documenti mi ficiru nesciri e quanti garanzii e cambiali mi ficiru firmari! Cu nun ci passa nun ci cridi!

Petralia: Cu la differenza ca tu avia li porti aperti. Pensa si fussi statu nautru: a sta ura fussi mbriacu.

Lattuga: Ad ogni modu, ju ritiru la querela e facemu paci. Tu si dispostu?

Petralia: Lascio a te la libera scelta. A me bastano le mie convinzioni.

Pretore: Allura! La finemu di parrari? E finemula cu sta storia di suinera ca gi stava divintannu longa comu na corda di sasizza!

Avvocato accusatore: (rivolto a Petralia) Continua a scriviri tu, ca vidi poi comu ti va a finiri!

Petralia: Avvocato, so che lei il mio querelante spirituale. So che stato lei a convincere il Lattuga a sporgere querela. Lui nemmeno la voleva fare. Lu fattu unu: a certuni lu me giornali vi detti n-testa. E fu puru lei, tempo fa, a querelari ddi carusi ca ci ficiru la carricatura a lu vigghiuni di cannilivari e anche contro ignoti autori della satira. Si ricorda? Io andai in caserma e dichiarai al maresciallo che lautore non era ignoto: ero io. Perch pure allora lei ritir la querela? Forse il motivo uno: un politico scaltro qual lei sa si vincere legalmente una lite ma sa pure di perdere consensi elettorali. E allora la tecnica questa: querelo ma non procedo! Bene, io continuer a scrivere, lei continui a querelare!

(si chiude il sipario ma Petralia ricompare in pubblico)

Petralia: La sasizza di dda porcilaia ni lavemu manciata in tanti. Ma ssu tipu di sasizza lavemu pagata du voti: na vota a lu macellaiu ca la tina appinnuta e na vota a lu Statu ca cu li nostri tassi finanziau su miliardu. A mia, per, ssa sasizza nun mi potti calari tantu facilmenti e nun la potti jiri liberamenti.

Il ricatto del fantasma

Personaggi:

Primo politico

Secondo politico

Giornalista

Onorevole

Segretario dellonorevole

(La scena si svolge attorno ad un tavolinetto al bar. Seduti a discutere due esponenti di diversi partiti politici)

Primo politico: lunica vera occasione che abbiamo per mandarlo finalmente allopposizione. Se ci coalizziamo fatta.

Secondo politico: Ma le condizioni dobbiamo precisarle bene, altrimenti si rischia di frini assicutai di la genti.

Primo politico: Il mio gruppo mi ha dato carta bianca per tutte le operazioni, basta ca mannamu a riposu lonorevoli

Secondo politico: Io non posso ancora dare una mia adesione a questo piano in quanto occorre valutare prima tutti gli aspetti. E anche le proposte che giungeranno dallaltra parte. O di qua o di l dobbiamo pure andare, ma c unaltra via se vogliamo dare unamministrazione al paese.

Primo politico: Tutto il gioco dipende dalla pianta organica per lassunzione di altri impiegati al Comune: se ci mettiamo daccordo sul numero dei nostri, allora

Secondo politico: Non c solo questo punto. C anche da stabilire chi deve prendere la carica di sindaco e chi di vicesindaco.

Primo politico: Tutte le formule si possono studiare, limportante non pretendere troppe cose.

Secondo politico: Lunico problema non farne accorgere allaltro giornale locale si metti a fari cacira e nun la finisci chi!

Primo politico: Lu giornali ju ci laju puru e lo utilizzer come ho sempre fatto Chi ci su problemi?

Secondo politico: Lunicu problema ca lu to giornali di parte e qualunque attacco viene ritenuto solo di parte. Cos anche qualunque difesa. Quale attendibilit possono avere le tue posizioni? Gli indipendenti hanno sempre pi credito.

Primo politico: Abbaiari sulu fannu, ma nun muzzicanu, stai tranquillu! E si muzzicassiru la legge prevede che ai cani va misu lu mussinu. Ogni tantu si ci leva pi darici a manciari e poi si ci metti arria

Secondo politico: E si lu cani nun voli manciari?

Primo politico: Mori! A nuautri chi ninteressa? sulu questioni dacchiappallu su cani e rinesciri a mettirici lu mussinu. (intanto passa il giornalista)

Secondo politico: Oh! Parramu di lu diavulu e spuntano li corna! Veni c, assettati!

Giornalista: Buongiorno. Parlavate bene o male di questo diavolo?

Secondo politico: N beni, n mali, secunnu di quali latu si pigghia la discussioni

Primo politico: (alzandosi) Ti salutu, Salvatore, ca vaiu a lu studiu.

Secondo politico: Stai nautra tanticchia!

Primo politico: Gi tardi arrivederci (andandosene)

Secondo politico: Arrivederci. Allura, (rivolto al giornalista) chi dici lu giornali?

Giornalista: Si dimena tra le difficolt economiche e tra i malumori dei politici. Anche tra lapprezzamento della gente comune per.

Secondo politico: Io non conosco ancora in Italia un giornale indipendente. Sarebbe come vedere un pesce fuori dallacqua.

Giornalista: Certo, cos. Tutto sta nello sperimentare se il pesce sulla terra ferma riesce ad adattarsi e a non morire. alquanto difficile la sua vita, ma facciamo una prova.

Secondo politico: Ma cu ti lu fa fari aviri tutti sti pinsera pi fari lu giornali? Chi ci guadagni? Sulu nemici!

Giornalista: S, infatti cos come lo intendo io il giornalismo non si guadagnano soldi, anzi si spendono soldi e si perdono amici. Inoltre si impegna molto del proprio tempo libero. Ma uno dei doveri delluomo questo tipo di attivit, delluomo che possiede un minimo di coscienza. So quante cose si possono riflettere negativamente sul lavoro o sulla vita privata, ma se gli ostacoli diventeranno insormontabili io sono disposto perfino a licenziarmi dallente per cui lavoro pur di non andare via dal paese che amo. Anche a costo di cercare occupazioni pi precarie e manuali. Ho fatto il muratore, limbianchino, il dattilografo, il disegnatore, il falegname lei pensa che non trover un altro lavoro che mi consenta il minimo di sussistenza? Abbandonare il giornalismo? Mai! Abbandonare il mio paese e la mia gente? Nemmeno a pensarlo!

Secondo politico: Se vorranno metterti il bavaglio ci riusciranno lo stesso. Ti conviene usare pi moderazione.

Giornalista: La moderazione la posso promettere a chiunque, non un difetto essere equilibrati. E poi, un certo tipo di bavaglio gi labbiamo. Molte cose si sanno, egregio amico, ma non si possono comprovare. Eppure sono vere. Ma la legge vuole pezze di appoggio e non sempre si possono fornire le prove. Non sempre la gente trova il coraggio di testimoniare! Io a questo tipo di bavaglio, mi consenta, ho fatto soltanto un forellino, non uno spacco!

Secondo politico: Ascoltami da fratello, non farti trascinare dai facili entusiasmi. Tu sei giovane, riceverai prima o poi loccasione per renderti conto che pi utile frenare la foga che lasciarla correre come un fiume in piena. Tu sei un valido elemento, volenteroso e intelligente, ma molto impulsivo. Calmati, rifletti bene! Il tuo continuo attaccare a destra e a sinistra, il tuo sviscerato qualunquismo non possono riscuotere sempre consensi.

Giornalista: S, vero. Purtroppo cos, non tutta la gente accetta le mie denunce, specialmente quando scomodano determinati interessi.

Secondo politico: Ma quali interessi e interessi dEgitto! Il fatto che non hai una posizione politica precisa! Se devi criticare critica da dentro e non da fuori! comodo pensarla in questo modo. Una posizione chiara devi prenderla, un indirizzo devi darlo al giornale, altrimenti brancola nel buio.

Giornalista: S, una posizione ce lho. Non quella qualunquistica. quella che difende i diritti di unintera collettivit e non le speculazioni dei singoli che gravano sulle spalle della societ. Quindi una scelta recisa, non qualunquistica, lho fatta! Con questo intendimento sono solidale a quei gruppi partitici che lavorano concretamente per il bene della gente. Quindi lincoraggiamento del nostro giornale va talvolta ad uno, talvolta allaltro partito, secondo le evenienze obiettive. Cos pure le spinte, le sollecitazioni, le critiche.

Secondo politico: Ma ci deve pur essere un partito, unideologia che si avvicina ai tuoi gusti E allora fanne parte!

Giornalista: Il partito a me pi congeniale quello che riunisce in se i lati migliori e i contenuti pi umani di ogni espressione partitica esistente in Italia. E siccome ancora non esiste, non posso farne parte!

Secondo politico: E allora costituiscilo tu questo partito!

Giornalista: Ho provato, ma qualcuno dovrebbe abbandonare qualche comodit per seguirmi e diventare coerente con questa nuova ideologia. E qui casca lasino: chi vuole che mi venga dietro? Riguardo al giornale, a mio avviso, un foglio deve essere autonomo se vuole avere una pi alta utilit. Il giornalismo di chi batte la grancassa per il partito non utile allintera popolazione ma ad una fetta di essa. Sbaglio?

Secondo politico: Per se il partito opera onestamente e per tutti non rimane al servizio di una fetta ma dellintera comunit.

Giornalista: Se lo trova questo partito me lo indichi. Aderir.

Secondo politico: Certo, un po tutti hanno sbagliato, ma ognuno di noi deve lavorare per correggerli

Giornalista: Una sparuta minoranza non pu cambiare le cose. I propositi ideologici positivi sono presenti in tutti i partiti. Sono i fatti che invece non convincono! Solo la cultura indipendente pu arricchire i partiti politici, giovando obiettivamente alle loro azioni, mentre la cultura partiticizzata, ridotta a strumento di influenza sullopinione, o comunque impostata con interessi di parte, non pu dare il giusto apporto qualitativo allazione politica, risultando di poco giovamento anche al lavoro di un legislatore.

Secondo politico: In effetti vero ma difficilmente accettabile

Giornalista: Lo so, pochissimi accettano questo concetto e non perch non sia valido. So pure che spreco tempo e fiato a diffondere questa teoria. Ma non mi scoraggio e insisto. Sugnu tistuni di nascita.

Secondo politico: Continua, continua. Mi piace quello che stai dicendo.

Giornalista: Lautonomia del pensiero rimarr tale se andr avanti sulla strada della ricerca, distaccandosi freddamente dal politico partitico al quale dovrebbe andare, secondo me, il compito di applicarsi bene sullazione. Invece i politici non si accontentano soltanto del ruolo a loro attribuito e indirizzano a proprio verso i contenuti tenendo buoni i giornali a grande e piccola tiratura con finanziamenti leciti ed illeciti. Dinanzi ai soldi soccombe qualsiasi autonomia ed un giornale, tranne rari casi, nasce e vive solo per il partito. Ora, evidentemente, chi fa politica per speculazione non sopporta che il nostro modesto giornale vada a posarsi su realt distorte. Ma noi non vorremmo contribuire col silenzio allo sviluppo, nei nostri centri, di una spregiudicata ed efferata moda di arricchirsi con sistemi scorretti.

Secondo politico: Ma questo pu essere per voi pericoloso state attenti!

Giornalista: Scrivere in un certo modo pu costare caro, lo sappiamo. Pu diventare fastidioso non solo mettere il dito sulle piaghe ma anche additarle a distanza e con diplomazia. Allora c gente che vuole intimidirti. Intanto ti querela e poi si vedr. Ma questo non basta a mettere il bavaglio al nostro servizio. Se occorrer pagare, pazienza, qualche volta si pagher.

Secondo politico: Stai parlando come un eroe

Giornalista: No. Preciso che avere carichi pendenti con la Giustizia, anche se prodotti dalla ricerca del bene comune, non costituisce per noi motivo di orgoglio o di vanto, ma neppure di vergogna. Sapevamo e sappiamo a che cosa si pu andare incontro e siamo preparati ad accettarlo. Non vogliamo usare la penna per rovesciare sulla carta scandalismi inesistenti, oppure azioni personali di protagonismo esibizionistico, ma doveroso essere noi, e chiunque lo desideri attraverso il giornale, cronisti ed attori del nostro tempo. La rotazione dei ruoli avviene da quando luomo apparso sulla terra. Parlando di ruoli, per, non fa per noi la qualifica di vigliacchi.

Secondo politico: Ma, toglimi una curiosit, lautru jornu, a lu municipiu ti chiamau lonorevoli. Chi ci su novit?

Giornalista: Mi chiamau e mi dissi: Bisogna potenziare quel giornale! Al che io risposi meravigliato: Come, prima lo volete distruggere e poi lo volete risuscitare? Capirai, mi disse, ormai la mia posizione diversa, prima era sinnacu, ora sugnu allopposizioni.

Secondo politico: E allura?

Giornalista: Allura ju ci dissi ca lu giornali aperto a tutti come lo sempre stato. Pu scrivere chiunque, purch rimanga entro i limiti non penali. Iddu mi specificau subitu che voleva aumentare la tiratura del giornale da 1000 a 5000 copie e diffonderlo in tutto il circondario. La differenza di costo, mi disse, la paghiamo tutta noi. Io gli precisai che qualunque contributo veniva accettato da noi, ma il giornale garantirebbe in ogni caso la libert di stampa a chiunque si esprime per il bene collettivo. Ci siamo lasciati con lintenzione di riparlarne meglio. Proprio ora dovremmo sentirci, da un momento allaltro. Avevamo appuntamento qui nel corso, gi in ritardo.

Secondo politico: Deve passare da qui?

Giornalista: S, deve arrivare da Palermo. Ci dobbiamo vedere qui in paese per andare a discutere nella sua villa, in campagna.

Secondo politico: Allura, appena veni, ju mi ni vaiu

Giornalista: A me non d disturbo la sua presenza.

Secondo politico: Ma a lui s. (proprio in quel momento giunge lonorevole col suo segretario particolare che porta in mano una 24 ore. I due si alzano e salutano i sopraggiunti) Allora, caro amico, devo salutarti. Grazie per la compagnia. La ossequio, onorevole.

Onorevole: Ciao (porgendo la mano ad entrambi)

Giornalista: Si accomodi onorevole, cosa le posso offrire?

Onorevole: Niente, grazie.

Giornalista: E lei cosa prende? (rivolto al segretario)

Segretario: Ma io accetto un piattino di patatine con qualche olivetta ed un aperitivo analcolico poi, se c, anche una granita.

Giornalista: Antonio! (chiamando verso linterno del bar) Vieni a prendere questa ordinazione, appena hai un po di tempo.

Antonio: Vengo subito!(dallinterno del bar)

Giornalista: E allora onorevole, andiamo al nostro discorso. Prima di centrare largomento, le anticipo che il nostro giornale d spazio a tutti e rispetta le opinioni di tutti, senza monopolio alcuno. In due parole: il nostro giornale conserva in ogni caso la propria indipendenza ideologia e la propria identit.

Onorevole: (sorridendo) La stessa identit che ha conservato lei quando lho fatta trasferire da Ragusa al suo paese di residenza? (ironico)

Giornalista: (perplesso) Cosa intende dire? Che il trasferimento al mio paese in seno alla mia attivit di agente zootecnico sia stato deciso da lei? Non mi risulta! possibile che lei stia facendo unassociazione di ricordi?

Onorevole: (ironico) Certo ormai lo hai dimenticato il bene che ti ho fatto O sono io che faccio confusione

Giornalista: Onorevole, guardi che ricorda male. Il bene lei lo avr fatto a tanta gente, ma non a me. Io non le ho mai chiesto che mi facesse trasferire!

Onorevole: Certo, s, hai gi dimenticato tutto, ormai, figurati!

Giornalista: Onorevole, non ho mai chiesto a nessuno il mio trasferimento, altrimenti lo ammetterei. Ma non cos. In assoluta onest e con tutta sincerit le dico che non come afferma lei!

Onorevole: Allora perch sarebbero venuti a casa mia i tuoi genitori, a suo tempo?

Giornalista: Mio padre era gi morto quando sono stato trasferito. Lei mi sta ricordando la favola del lupo e dellagnello. A Ragusa, dovero stato assunto dal mio ente, avevo dei legami sentimentali e la notizia del mio avvicinamento a casa mi diede allora molto dispiacere, altro che cercare raccomandazioni!

Onorevole: Se ti ho arrecato danno, ti faccio riportare doveri

Giornalista: Non spetta a lei questa decisione. Spetta al presidente della mia amministrazione al quale domani mattina riferir su quanto lei sta sostenendo.

Onorevole: S, riferisci pure, anche lui si rimangia tutto siete la stessa cosa!

Giornalista: Onorevole, la prego di smettere con lironia. Largomento molto serio. E lei ho limpressione che stia sognando ad occhi aperti

Onorevole: Certo, io sogno, sogna sempre chi fa del bene

Giornalista: Il bene, le ripeto, lo avr fatto a tanta gente ma non a me. Lei ha cercato di farmi del male invece. Due anni fa, per essermi rifiutato di farle la campagna elettorale, lei ha reclamato col mio datore di lavoro per costringermi a fare politica. Io allora al mio presidente ho detto: mi chieda sacrifici nel lavoro, sono disposto a farli, ma nella politica, cos come la intendete voi, non sono n disposto n capace a farne. Vi farei fare soltanto brutta figura. Pi recentemente ha cercato di farmi cambiare rotta col giornale riferendo, sempre al mio presidente, che questo foglio le dava fastidio. Ora, invece, vuole potenziarlo questo periodico, ma con maniere ricattatorie. Onorevole, mi ascolti attentamente: io sarei ben lieto di costruire un rapporto sano con lei, al servizio della nostra comunit, ma non fondato sulle bugie e sui ricatti. Mi sono spiegato? E allora, ci ripensi ancora. Quando sar disponibile e se avr le stesse mie intenzioni mi faccia chiamare ed io correr subito, ma solo per cose serie. La saluto!

(si chiude il sipario ed il giornalista, che gi si era avviato sulla ribalta, continua a parlare)

Fu la me curiusit di picciriddu a chiudiri subitu la parmusciana nta lu balcuni paffirrari dacidduzzu, pi jucarici e vidiri comera fattu. La curiusit si la passaru puru tutti lautri carusi di la strata. Laceddu ni lu passammu di manu n-manu, ci rapemmu la vucca pi vidiri savia la lingua, poi ci muzzammu lali pi nun fallu scappari. Quanti carizzi a ddu poviru armaluzzu, quanta muddica, quanta acqua pi viviri, quanta paglia pi lu nidu! Ma nun si potti adattari, nun tuccava nenti, nun manciava, ddu cardidduzzu. Lu vicinatu: Ancora campa dacidduzzu? Ancora vivu ? Cantari canta? Daceddi ava tanti attenzioni e tanti curi, ma nun ci facivanu profittu. Ci mancava la cumpagnia di li so simili, la libert di vulari, larmunia pi cantari.

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