Il corsaro

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IL CORSARO

Commedia in due tempi e sei quadri

di MARCEL ACHARD

Versione italiana di Alberto Casella

PERSONAGGI (del passato)

IL DUCA

KID JACKSON

CRISTOFO UN - OCCHIO - SOLO,

FLANIGAN,                                 Pirati:

VENTO-IN-PIE

EVANGELINA

PAMELA, negra.

dell'oggi

FRANK O'HARA

BENJAMIN W. LEY

CADWELL - RICKARD

KASBERG - JONES

GREGORI

UN CAPITANO INGLESE

GEORGIA SWANEE - KAY MORGAN

ADELAIDE, negra

SMITH, HAINES - BLORE,

Personale dello studiocinematografico – Due grooms.

 I personaggi di Kid Jackson e Frank O'Hara, Evangelina e Georgia Swanee, Adelaide e Pamela sono interpretati, ciascuna coppia, dallo stesso artista che ne assume, volta a volta, la personalità nel passato e nell'oggi.

Commedia formattata da

ATTO PRIMO

La scena è vuota, in una penombra piuttosto misteriosa che lascia tut­tavia intravedere la messa in scena come segue: si tratta della cabina di un lungo-corso del XVIII secolo. Pa­reti rivestite in legno. A sinistra, un enorme forziere di noce, borchiato. In fondo un letto. Alle pareti, armi d'ogni fatta. Qualche libro. In centro, un tavolo massiccio. Una pendola ric­camente lavorata, spicca stonando nell'austero complesso. Elemento es­senziale, un hublot aperto sull'oscu­rità).

 (Lungo silenzio. Improvvisamente due colpi d'arma da fuoco, seguiti da un grido).

Una voce di donna            - Aiuto!

                                           - (Altro silenzio. Un groom attraversa di corsa la scena, recando due appa­recchi telefonici. Luce. Entra miss Kay Morgan, seguita da un groom che porta un tavolo e una sedia. Ri­entra in scena il groom dei telefoni).

Kay                                    - Luce, luce!

(Un groom aumenta le luci, mentre l'altro mette in opera i telefoni sulla tavola che ha frattanto collocato in primo piano a sinistra. Un'altra de­tonazione).

Kay                                    - E chiudete la porta. Non si capisce più nulla.

 (Il groom esegue. Kay al telefono):

Kay                                    - Allo! Qui miss Morgan. Pre­go, prendete nota. Il signor Ley sarà qui in teatro di posa numero 7 a mez­zogiorno. Grazie. (Al secondo telefo­no) Allo! Qui miss Morgan. Prego, prendete nota: il signor Ley si troverà al teatro di posa numero 7 a mezzogiorno. Grazie.

 (Miss Morgan è il prototipo della segretaria americana. Graziosa, vesti­ta secondo l'ultimo figurino della « star » più in voga. Non manca di umorismo né di insolenza. Appena en­tra il suo principale, il celebre Benja­min W. Ley, essa orna il suo bel na­setto di un gran paio di occhiali di tartaruga e li toglie appena se ne va. Nei suoi rari momenti d'ozio le è gradito masticare caramelle di menta).

Un groom                          - Sul serio, verrà qui a mezzogiorno, il signor Ley?

Kay                                    - Sì.

Groom                               - Il grande produttore Be­njamin W. Ley?

Kay                                    - (seccamente) SI. E con questo?

Groom                               - (svelto) Nulla, nulla.

                                           - (Suoneria).

Kay                                    - (al telefono) Allo! Qui miss Morgan. Sì, il sig. Benjamin W. Ley è tornato da Hollywood. Infatti a mezzogiorno sarà sul teatro idi posa numero 7. Avevate un appuntamento? No? Allora bisogna intendersi col sig. Kohn. Per intendersi col sig. Kohn, cercate il sig. Kahn. Il signor Kohn non riceve ;che con appuntamento.

 (Chiuda la comunicazione. Un oro­logio imitando il Bigben dell'Abbazia di Westminster suona il primo tocco di mezzogiorno. Kay mette gli occhiali e si alza. Entra Benjamin iW. Ley, seguito dal suo stato maggiore: gli autori Richard e Cadwell. E' un affa­rista che ha fatto una vertiginosa carriera. Si ricorda troppo del Bronx dove è nato per apparire pienamente naturale. Ma i suoi occhi bellissimi ogni tanto lampeggiano).

Ley                                    - Mezzogiorno?

Kay                                    - (consultando l'orologio) Esatto.

Rickard e Cadwell             - (in tono can­zonatorio) Esatto. (Tutti siedono).

Ley                                    - (spargendo sul tavolo il conte­nuto di una voluminosa cartella) Giornata dura, oggi, signori, giornata dura!

Cadwell                             - Ah! Ah! (A Rickard) Prepara i tuoi cinque dollari!

Ley                                    - (a Kay) Prima di tutto non farò colazione.

Kay                                    - (al telefono) Allo! Qui miss Morgan. Il sig. Ley non fa colazione. Grazie.

Ley                                    - E non vi consiglierò mai ab­bastanza signori, di seguire il mio esempio.

Rickard                              - (dando un biglietto a Cad­iseli) Ecco i tuoi cinque dollari.

 Cadwell                            - O. K.

Ley                                    - (esageratamente solenne) Si­gnori, vi ho qui riuniti per parlarvi del nostro prossimo film, « La bella dei Caraibi ». Voglio che esso rappre­senti l'avvenimento dell'annata. Per parte mia, farò quello che occorrerà, tutto quello che occorrerà. Non indie­treggerò davanti ad alcun sacrificio. Così ho cominciato, così continuerò. (Moderati applausi dei due autori) Si­gnori, ho tenuto a consultarvi...

Rickard                              - perbacco, consultate i vostri autori, adesso? Molto gentile.

Cadwell                             - (definitivo) Sig. Wu, il mio lavoro è finito. Vi ho consegnato il mio manoscritto. Non vi resta che farlo completare dallo sceneggiatore, come d'uso.

Ley                                    - Andiamo al pratico. Vi pre­go. Il vostro film vi pare interes­sante?

Cadwell                             - L'ho riletto stamane, e mi ha appassionato come se non fosse opera mia.

Ley                                    - E voi?

Rickard                              - Anch'io. Mi ha appas­sionato come se non fosse opera sua.

Ley                                    - (concludendo) Ed ha ap­passionato me come se non fosse ope­ra vostra. E voglio anche dirvene il motivo, signori. Perché si tratta di una storia vera.

Cadwell                             - Ohi

Ley                                    - Sì, o signori, una storia ve­ra! Datemi una storia vera e io au­tomaticamente farò della bellezza.

Cadwell e Rickard             - Benissimo!

Ley                                    - Ho letto attentamente il vo­stro manoscritto, Cadwell. Eccellente.

Cadwell                             - (a Richard) Eccoti i tuoi cinque dollari.

Ley                                    - Avevate scommesso che avrei detto il contrario?

Cadwell                             - Non si può nascondervi nulla!

Ley                                    - Scommessa infantile. Io so sempre riconoscere la bellezza quando riesco a trovarla. Cadwell: perché il vostro soggetto è eccellente?

Cadwell                             - Già. Perché?

Ley                                    - E' eccellente perche voi ave­te lavorato su un autentico giornale di bordo e sui veri ricordi del luogo­tenente di Kid Jackson.

Cadwell :                           - può darsi,

Ley                                    - Tutti gli episodi che voi nar­rate sono vissuti. La verità, ecco do­ve bisogna sempre arrivare.

 (Una giovane donna attraversa In­ scena facendo ondulare le anche. I tre si interrompono e la guardano finché scompare).

Ley                                    - Sì, io lavoro nella verità. E ne sono fiero. (Grida) piore avan­ti! (Mostrando la messa in scena) Sapete voi dove ci troviamo,- signori?

Cadwell                             - Oh! Vediamo uh po'! (Gesto vago).

Ley                                    - Siamo a bordo del tre alberi « La Fortuna ». Questa che vedete è la esatta riproduzione, da una stam­pa dell'epoca, della cabina dì Kid Jackson.

Kay                                    - (al telefono) Allo! Qui miss Morgan. Mister Ley ha fatto ripro­durre esattamente la cabina del ce­lebre pirata Kid Jackson...

Ley                                    - (interrompendola) Inutile. E' già sui giornali di stamani.

Kay                                    - (al telefono) Scusate. E' già nei giornali di stamani. Grazie.

Ley                                    - La tavola su cui egli man­giava era in tutto simile a questa. E suo letto era tal quale, drappeggiato in stoffa rossa. Delle panche come quelle che vedete. Quella pendola egli la intese suonare. Era la sua. Ma ho fatto anche di meglio... Vedete quel forziere? (lo indica). Ha appartenuto a Kid Jackson.

Richard -                            - No?

Ley                                    - Autentico. Garantito: certi­ficati di antiquario. Ecco.

Cadwell .                           - Caro?

Ley                                    - Neanche tanto, se riflettete che se ne è servito Kid Jackson. Vi conservava le sue prede più cospicue.

Cadwell                             - (sincero) Emozionante, non ti pare? (Apre il forziere).

Rickard                              - Jackson era un tipo previdente. Il forziere è capace. (Tutti e tre sono adesso curvi sul forziere).

Ley                                    - Neanche tanto.

Rickard                              - Già, pensando alla quantità di navi che ha saccheggiate!

Cadwell                             - Jackson non rispar­miava nessuno e si attaccava agli in­glesi come ai francesi, agli spagnoli come agli olandesi.

Ley                                    - (pensoso) Chissà quali ric­chezze aveva accumulato:

Cadwell                             - Oh! Non teneva, gran che alle ricchezze, anzi le sdegnava.

Ley                                    - (grido del cuore) Come?

Cadwell                             - Diceva: « Io non ho bi­sogno di oro, dal momento che pos­so sempre prendere (quello che mi manca ».

Rickard                              - Era senza dubbio un vo­stro antenato, Wu.

Ley                                    - (che non ascolta, tastando il forziere) Mi sto chiedendo se non ci sia un meccanismo segreto.

Cadwell                             - Possibilissimo.

Ley                                    - (che scompare quasi nel for­ziere) Un doppio fondo, o qualcosa del genere.

Bkjkard                              - (ironico) Nel quale potrebbe essere nascosto il grafico dell'Isola dei Tesori, per esempio!

Ley                                    - Ah!

Rickard                              - Il meccanismo?

Ley                                    - (rialzandosi) No. Guardate un po' qua. Cos'è questo?

Rickard                              - Questa piccola mac­chia?

Ley                                    - Sì.

Rickard                              - Si direbbe sangue.

Ley                                    - Sarebbe troppo bello.

Cadwell                             - (incredulo) Sangue?

Ley                                    - Eh, perbacco! Sangue di Kid Jackson! Un sangue di circa due se­coli!

Kay                                    - (al telefono) Allo! Qui miss Morgan...

Ley                                    - (autoritario) Non ancora!

Kay                                    - (depone il cornetto, senza far rumore).

Rickard                              - Magari è sangue di un facchino che si è ferito trasportando il forziere.

Ley                                    - Impossibile. Troppo sempli­ce. (Netto) Kid Jackson è stato ferito mentre difendeva i suoi averi

 Cadwell                            - Non era mica un pro­duttore.

Ley                                    - Comunque era un pirata.

Cadwell                             - Può darsi. Ma qui bi­sognerebbe mettersi d'accordo. Voglia­mo raccontare una storia d'amore o una storia di pirati?

Ley                                    - Una storia d'amore, benin­teso.

Rickard                              - Oh! E allora un uomo e una donna sono più che sufficienti!

Cadwell                             - (a Rickard) Cerchiamo di parlar seriamente per un minuto! Caro Wu, siete stato molto cortese consultandoci sul film. Ve ne ringra­zio, perché - caso strano - ci ten­go. E ci tengo perché questa non |è una banale storia di pirati, bensì una grande storia d'amore.

Rickard                              - (per la .prima volta serio) Giustissimo.

Cadwel                              - Ignoro i risultati a cui siamo giunti. Ma quello che so, è che noi l'abbiamo scritta con sentimento, con passione, con fede.

Rickard                              - Come ai tempi in cui ci credevamo ancora due artisti.

Cadwell                             - L'amore dì Kid Jack­son e di Evangelina è veramente bel­lissimo. Provatevi a toglier l'amore dal vostro film e ditemi che cosa vi resta?

Rickard                              - Perfettamente, cosa vi resta! Coraggio, diteglielo voi, io non oso pronunciarmi.

Cadwell                             - Vi resta un film di Kammerstein, né più né meno.

Ley                                    - (indignato) Un momento, Cadwell...

Cadwell                             - E che cos'è un film di Kammerstein? Dei pirati, e soltanto dei pirati. Il mare, e soltanto il ma­re. Delle navi e soltanto delle navi.

Ley                                    - Un momento. Io ci tengo moltissimo, al mare e alle navi.

Rickard                              - (contrariato) Ma noi, qui, noi abbiamo un vero romanzo!

Cadwell                             - Perché Kid Jackson era un pirata, d'accordo. Ma come Tristano era cavaliere. Non di più.

Rickard                              - Anzi, piuttosto un po' meno!

Cadwell                             - D'altronde si fa presto a dire « pirata ». Era un corsaro e un gentiluomo.

Ley                                    - (sorpreso) Un gentiluomo?

Richard                              - Ecco, al solito, tu ado­peri dei termini di cui egli non arriva a comprendere il senso.

Ley                                    - (inquietandosi) Ma se vi di­co che sono d'accordo con voi! Io non intendo affatto modificare il vostro racconto. Anzi vi dirò che ho pro­vato e non ci sono riuscito.

Cadwell                             - (con interesse) Ah!

Ley                                    - (seduto sul forziere) Sì. E' una cosa strana e che non m'era mai capitata. Perché ne ho rabberciati dei film! Ora, in questo c'è qualche cosa che non mi piaceva e che avrei vo­luto eliminare. Ebbene, non m'è stato possibile! Per esempio: la soluzione.

Rickard                              - Come, la soluzione?

Ley                                    - Sì. Io trovo che non finisce bene. Anzi, peggio: che finisce male. Avrei voluto trovare un altro finale. Invece, niente! Mi sono convinto che « deve » finir male.

 Cadwell                            - E come potrebbe non finir male, scusate?

Rickard                              - La mia impressione, in­vece, era che - sebbene finisca male - il racconto non sia finito.

Cadwell e Ley                   - Anche questo è vero.

Cadwell                             - Ma la sua bellezza con­siste appunto nel fatto che non fi­nisce!

 (Entra Kasberg. Si guarda attorno: vede l'hublot, il forziere e scatta gri­dando):

Kasberg                             - Ah, dunque era vero!

Ley                                    - Toh, il nostro Kasberg!

Kasberg                             - Questa ignobile cosa era vera! Intendete fare un film di pi­rati, eh?

Ley                                    - (senza importanza) Blore! Spegnete la luce, prego! (A Kasberg) Non esattamente. Direi piuttosto una storia d'amore.

Kasberg                             - Inutile spegnere le luci. Inutile mentire. Vengo ora dalla casa di Winkopf!

Rickard                              - Ah, beh, se viene dalla casa di Winkopf!

Ley                                    - Ebbene, sì! Faccio un film di pirati. E con questo?

Kasberg                             - E con questo? E io?

Ley                                    - Voi?

Rickard                              - Lui?

Kasberg                             - Non vi dispiace che parli davanti a loro? (Indico Cad­well e Rickard).

Ley                                    - Affatto.

Kasberg                             - (iniziando l'attacco) Chi è stato a informarvi che Kammerstein avrebbe fatto un film di pirati? Io!

Cadwell e Rickard             - Lui!

Kasberg                             - Chi è stato a consigliarvi di annunciare d'urgenza un film sulla vita di Kid Jackson, per impedire a Kammerstein di farlo, lui, come ne aveva intenzione?

Cadwell e Rickard             - Lui!

Kasberg                             - Chi è stato a segnalarvi il lotto di costumi del XVIII secolo che la Paramount metteva in vendita?

Cadwell e Rickard             - Lui! Sempre lui! Soltanto lui!

Kasberg                             - Dovevo perfino inta­scare un dollaro per ogni costume!

Ley                                    - (rettificando) Mezzo dollaro!

Kasberg                             - Un dollaro!

Cadwell                             - (a Ley) Cosa ve ne im­porta, dal momento che non prenderà nulla?

Ley                                    - E' per il principio.

Kasberg                             - Ah! perché io non pren­derò nulla?

Ley                                    - (formalmente) Nulla.

Kasberg                             - (indignato) Ma voi mi dovete del danaro!

Ley                                    - Cosa? io vi devo del danaro?

Kasberg                             - Sissignore, mi dovete del danaro. Ho dato dieci dollari al capo dei figuranti della Paramount e poi pago la segretaria di Kammer­stein trenta dollari al mese perché mi confidi le intenzioni del suo princi­pale. E poi pago...

 (Ley si volge lentamente verso Kay, imitato da Rickard e da Cadwell: la fissa a lungo. Ella sostiene il suo sguardo senza batter ciglio).

Ley                                    - (a Kay dopo un silenzio) Voi verrete da me alle sei.

Kay                                    - Sta bene.

Kasberg                             - (con violenza) Allora, non volete rimborsarmi?

Ley                                    - Non se ne parla neanche.

Kasberg                             - Cosicché, voi credete che io perda i miei quaranta dollari di provvigione... (rapido calcolo). Cin­que e due: sette, e otto, quindici, e ventidue... trentasette... (riassume). Trecentosettanta dollari di commis­sione qui, più centocinquanta forse alla Paramount, cioè in tutto, sette e cinque, dodici, e quattro sedici, porto uno... quattro e uno cinque... Cinque­centosessanta...

Rickard                              - (fingendo di calcolare con lui) Mi devo essere sbagliato. A me viene trentasei.

Kasberg                             - (riassumendo) Voi cre­dete che io perda cinquecentosessanta dollari per il semplice motivo che voi fate un film di pirati? Ah, ma nossi­gnore!

Ley                                    - (calmissimo) Ah! ma sissi­gnore!

Kasberg                             - Io vi farò stupire, si­gnor Wu; ma sta di fatto che o voi mi darete i miei cinquecentosessanta dollari... o io dirò tutto!

Cadwell                             - Preferisce che diciate tutto.

Kasberg                             - (prevenendo) Vi arrab­bierete a morte, badate!

Ley                                    - Non credo.

Kasberg                             - (attaccando) Sta bene. Voi avete comprato un veliero, se non sbaglio, per il vostro nuovo film?

Ley                                    - (inquieto) L'Argonauta? Sì... un tre alberi magnifico.

Kasberg                             - Magnifico, non ne du­bito... Ma, rassicurazione?

Ley                                    - Che assicurazione?

Kasberg                             - Oh, io vi parlo dell'as­sicurazione in quanto mi avevano ap­punto accennato a una certa que­stione di assicurazione...

Ley                                    - (interrompendolo) Ascol­tate, Kasberg, non è il caso di farsi cattivo sangue...

Kasberg                             - Oh, non mi faccio più cattivo sangue, no!

Ley                                    - (indulgente) Può darsi che poco fa io abbia frainteso.

Kasberg                             - Senza dubbio.

Ley                                    - Ci deve essere una soluzione in rapporto a quei cinquecentoqua-ranta dollari...

Kasberg                             - Cinquecentosessanta.

Ley                                    - Cinquecentosessanta!

Kasberg                             - Vediamo un po', dun­que!

Ley                                    - Se andassimo a parlarne nel mio ufficio?

Kasberg                             - Non chiedo di meglio.

Ley                                    - Una spiegazione è sempre di comune interesse.

Kasberg                             - A chi lo dite! E' il mio motto!... Andiamo, su! Signori, arrivederci... (esce con Ley, Un silen­zio. Cadwell e Rickard si guardano Kay si inabissa nelle sue note).

Rickard                              - La verità: ecco dove bisogna sempre arrivare!

Cadwell                             - E così, lo scopo per cui abbiamo scritto il nostro sog­getto si riduce a questo: mandare in bestia Kammerstein, utilizzare un lot­to di vecchi costumi, facilitare unatruffa all'assicurazione e infine far guadagnare a Wu una diecina di mi­gliaia di dollari!

Rickard                              - Te ne stupisci?

Cadwell                             - E dev'esser per questo che Kid Jackson ed Evangelina si sono amati fino a creare una leg­genda?

Rickard                              - Ahimè, sì.

Cadwell                             - (sghignazzando) Que­sto, il grande scopo finale di tanti sogni e tanta poesia?

Rickard                              - Perché indignarsi così? Se volevi fare della pura poesia, do­vevi scrivere la storia di Evangelina in versi. Così nessuno ti avrebbe tra­dito, all'infuori di te: e nessuno, all'infuori di te, avrebbe tradito Evan­gelina. Ma non era questo il tuo scopo. Non avevi abbastanza fiducia nei tuoi versi e questa bella storia la volevi raccontare agli altri; al più gran numero possibile di altri. Ra­gion per cui ne hai fatto un film, E allora, caro mio, devi esser pronto a tutto, ormai. Rassegnarti a vedere la tua storia diventare preda degli uomini d'affari, considerato il tuo bisogno di denaro. Perché, in fondo, tutte queste losche combinazioni, que­sti sporchi maneggi, queste piccole canagliate, sono poi al servizio della poesia.

Cadwell                             - (disgustato) Ah, beh!

Rickard                              - D'altra parte, può darsi che il letamaio sia per noi una ine­vitabile necessità, che non ci sia pos­sibile costruire solidamente se non sul fango... E forse si usarono la mancia e la percentuale perfino nel­l'epoca in cui furon costruite le pri­me cattedrali... (suoneria).

Kay                                    - (al telefono) Qui, miss Mor­gan. No, caro... non c'è... (Agli autori) E' personale.

Cadwell                             - L'avevamo capito.

Kay                                    - (al telefono) Sì, caro... sì... sì... caro... (scandalizzata e insieme incantata) Oh, caro... A stasera, caro.

Ley                                    - (entra e accenna al telefono) Chi è?

Kay                                    - Uno che s'era sbagliato.

Ley                                    - Ah! (con tono estremamente ufficiale) Dunque, tutto accomodato. Un sigaro? Torniamo alle cose serie.

Rickard                              - Sì

Ley                                    - Chi vedete voi per inter­pretare Kid Jackson?

Rickard                              - Difficile.

Ley                                    - Non direi.

Rickard                              - Avreste già un'idea?

Cadwell                             - No. Ha già un con­tratto.

Ley                                    - Perfettamente. Ho già un contratto. Ma un contratto che è an­che una buona idea.

Rickard                              - Cioé?

Ley                                    - Frank O'Hara.

Cadwell                             - Il mio vecchio amico Frank?

Rickard                              - (conclusivo) Formida­bile!

Ley                                    - (gongolando) Eh? Non è vero?

Rickard                              - E' il successo garantito.

Ley                                    - (spaventato) Per carità, non dite mai così! (Senza parlare, Kay allunga con gravità a B. W. Ley unbastone rotondo destinato ad uso di scongiuro). Toccate legno! (Tende il bastone a Rickard che lo tocca) (A Kay che glie lo vuol riprendere). la­sciatecelo. Possiamo averne bisogno da un momento all'altro.

Cadwell                             - E' esattamente l'uomo che fa al caso nostro. Prima di tutto non è un attore.

Rickard                              - E che cos'è?

Cadwell                             - Un avventuriero, che fa del cinema invece di dedicarsi alle avventure.

Ley                                    - Frank O'Hara capo pirata: ma il mondo intero vorrà vederlo! La questione consiste in ben altro: ac­cetterà?

Rickard                              - (passando il bastone a B. W. Ley) Senza dubbio.

Ley                                    - (tocca il bastone) Non ne sono affatto sicuro, io. Ma ho man­dato a chiamarlo. Verrà qui da un minuto all'altro. E naturalmente con­to su voi per indurlo ad accettare. Se voi gli raccontate bene il vostro soggetto, lui accetta.

Cadwell                             - Cercheremo.

 (Un groom entra affannato portan­do una sedia).

Groom                               - La sedia! La sedia! La sedia!

Ley e gli altri                     - Che c'è? Che succede? Cos'è?

Groom                               - E' la sedia.

Ley                                    - Che sedia?

Groom                               - La sedia del signor O'Hara.

(Entra di corsa un uomo: entra come nei melodrammi: un vecchio pistolone in mano, un fazzoletto in­triso di sangue sulla fronte. Appare estenuato dalla fatica).

Frank                                 - La mia sedia, la mia sedia!

Ley                                    - (premuroso) La sua sedia, perbacco!

Frank                                 - Ah! Non ne posso più!

Rickard                              - Si vede.

Frank                                 - Dodici volte che muoio da stamane in qua.

Rickard                              - Nulla di più faticosa

Franck                                - E cinque minuti d'ago­nia ogni volta.

Ley                                    - (costernato) Avete girato la scena dodici volte?

Frank                                 - Ma sì, non la finivo più di morire.

Ley                                    - E perché dodici volte?

Frank                                 - Per via di quella povera Ferguson che deve gridare « aiuto » e non le riesce (Si leva il fazzoletto e con mossa rapida si aggiusta i ca­pelli).

Ley                                    - Non è poi molto difficile, gridare « aiuto »!

Frank                                 - Per voi, no di certo. Io, invece, sono come lei. Non mi riusci­rebbe (Accende una sigaretta).

Ley                                    - O'Hara, devo parlarvi.

Frank                                 - (sospettoso) Ahi, ahi!

Ley                                    - Domani l'altro voi iniziate un nuovo film.

Frank                                 - La mia ferita non avrà tempo di chiudersi (accenna alla fasciatura insanguinata che si è tolta).

Ley                                    - (entusiasta) Una cosa for­midabile: « La bella dei Caraibi ».

Frank                                 - Gangster?

Ley                                    - Meglio: filibustiere.

Frank                                 - Con stivaloni e un'aria moschettiera?

Ley                                    - (imbarazzato) Beh, un po­chino, per forza, si sa!

Frank                                 - Allora, niente!

Cadwell                             - E io ti garantisco di sì.

Frank                                 - Ma, ragazzo mio, solo che io mi metta un cappello per uscire, ho già l'aria di essere trave­stito. Figurati con gli stivaloni! No, caro. Perché io non sono un attore! Cadwell, tu mi conosci: io non sono venuto qui per diventare « star »! Pensavo, con un po' di fortuna, di potermi piazzare come elettricista. Vedete, Wu: non bisogna farmi usci­re da Broadway o da Chicago, me; in questo campo, posso fare illusione. Ma all'infuori dì questo, non sarei capace nemmeno di fare il cow-boy.

Richard                              - Caspita! Il successo non vi ha dato alla testa, a voi!

Frank i                               - E badate che lo conosco bene il loro Far-West. Ero pianista nell'Oregon, al tempo del muto. Il pianista sul quale si pregava di non tirare, ero io.

Cadwell                             - Ah? sei stato anche pianista?

Frank                                 - Pianista, intendiamoci, per modo di dire. Gli è che laggiù non avevo concorrenti. Sicché, con qualche fox-trot, il « Risveglio della Primavera » e la « Cavalcata delle Valchirie », potevo accompagnare qua­lunque genere di film.

Ley                                    - (suadente) Bene, per tornare al mio bravo corsaro...

Frank                                 - (categorico) Per tornare al vostro bravo corsaro, vi rispondo: no. Dovete capirmi: io posso far tipo come uomo del domani, diciamo pure di oggi... ma, trapiantato nel passato, non significo un bel niente.

Cadwell                             - Questo che" ti si pro­pone, vedi, non è un pirata qualun­que...

Rickard                              - Non ci mancherebbe altro!

Frank                                 - E allora? Chi sarebbe questo pirata?

Cadwell                             - Kid Jackson!

Frank                                 - (colpito) Ah! Caspita!

Ley                                    - (con calore) Blore, fate lu­ce! Questa è l'esatta riproduzione del­la sua cabina a bordo del tre alberi « La Fortuna ».

Frank                                 - (guardandosi attorno) Caspita!

Ley                                    - (imbonitore) E questo for­ziere era il suo: e questa macchiolina è il suo sangue che l'ha fatta.

Frank                                 - (davanti al cofano) Caro, vecchio Kid! (Pensoso) Quand'ero ra­gazzo... e si giocava ai pirati, ero sempre io Kid Jackson... e quanti compagni ho dovuto massacrare, per continuare ad esserlo.

Cadwell                             - Dopo questo film, caro mio, tu sarai Kid Jackson per tutti i ragazzi del mondo.

Frank                                 - Vi ricordate quel modo tutto suo di buttare la sciabola sul tavolo, entrando?

Ley                                    - Sicuro. E c'è, nel film!

Frank                                 - E quando fece saltarequel naviglio olandese, con Cristofo-un-occhio-solo?

Ley                                    - Anche!

Frank                                 - Magnifico. Disgraziata­mente, la vostra storia dovrà pure svolgersi sul mare, di quando in quando,

Ley                                    - (imbarazzato) Eh, di quando in quando, si!

Rickard                              - Trattandosi di pirati, è inevitabile!

Frank                                 - Il che significa che anch'io, probabilmente, dovrei andar per mare?

Ley                                    - Eh... probabilmente, sì.

Frank                                 - Su quale mare?

Cadwell                             - Il Mar dei Caraibi.

Frank                                 - E questo Mar dei Ca­raibi, è lontanuccio da qui, senza dubbio?

Ley                                    - Ehm... non c'è male.

Frank                                 - Occorrerà vivere su un veliero?

Ley                                    - Sì, per cosi dire...

Frank                                 - Per qualche settimana, qualche mese, magari?

Ley                                    - Probabilmente.

Frank                                 - E allora, tanto peggio: i ragazzi della mia contrada, vedranno un Kid Jackson diverso da me.

Ley                                    - Non sarà la vostra ultima parola, spero?

Frank                                 - Educata... eh, sì! (Un si­lenzio),

Ley                                    - Dico: non mi vorrete fare una simile azione, spero?

Frank                                 - Grazie a voi, da un anno in qua, sto conducendo un'esistenza magari un pochino ignobile ma estre­mamente simpatica: ci tengo.

Ley                                    - (sottolineando) Ed è grazie a me!

Frank                                 - Non ho ancora inaugu­rata la mia nuova piscina. Inoltre si fa assegnamento su me per vincere il campionato di polo.

Ley                                    - Andiamo via! Non è possi­bile che diciate sul serio!

Frank                                 - Ma naturalmente! Il vo­stro danaro ha guastato anche me, come tanti altri!

Ley                                    - No, voi no, andiamo!

Cadwell                             - (incominciando l'attacco) Ebbene, Wu, ritengo che dovrete rinunciare alla vostra idea.

Ley                                    - (smarrito) Ma come, rinun­ciare? Ma nemmeno parlarne! Se è la mia rovina che volete, ditelo su­bito.

Cadwell                             - D'altra parte, lui ha ragione da vendere. Non è l'uomo che ci vuole per Jackson.

Frank                                 - (sorridendo) Ragazzo mio, è inutile cercare di solleticarmi l'amor proprio. Io fo del cinema perché non ci sono attori, lo sai.

Cadwell                             - No, vedi, tu saresti riu­scito meravigliosamente nella scena del ciclone, degli abbordaggi, delle orge. Perché in fondo è un po' sem­pre il genere gangster. Ma nelle scene d'amore...

Frank                                 - Nelle scene d'amore, cosa?

Cadwell                             - Eh, non sai nemmeno che roba sia, l'amore!

Frank                                 - Ah! Io ricevo duecento lettere al giorno e non so che roba

 Cadwell                            - Beh, se tu le leggessi, potresti anche fartene un'idea!

Frank                                 - (toccato) Divertente!

Cadwell                             - Ma, amico mio, nel1'«Angelo di Chicago», quando ti portavi via la piccola sulle braccia, avevi l'aria di uno che trasporta una cassa di dinamite!

Frank                                 - Dimentichi che ero inse­guito.

Rickard                              - Sì, ma non fino a quel punto!

Cadwell                             - E nel « La porta dell'inferno », quando la bionda ti pren­deva sulle ginocchia, pareva che ti sedessi sulla sedia elettrica.

Frank                                 - E lo schiaffo che le davo, non era amore?

Cadwell                             - Lo schiaffo non c'era male, effettivamente.

Rickard                              - Forse poco sfumato, ecco.

Frank                                 - (esasperato) Ma era poi così straordinario, come amante, il vostro Kid Jackson?

Cadwell                             - Ah, il suo romanzo con Evangelina è almeno tanto bello quanto... «Giulietta e Romeo».

Frank                                 - Tanto si sono amati?

Cadwell                             - Proprio. E quasi con le stesse difficoltà.

Frank                                 - Rivalità familiari, anche loro?

Cadwell                             - Peggio.

Frank                                 - Non c'è nulla di peggio delle rivalità tra famiglie. Ve lo as­sicura un orfanello.

Cadwell                             - Rifletti alla distanza che li separa socialmente. Evangelina è la figlia di un gran signore inglese. Lui è un fuori legge. La sua testa è sotto taglia.

Frank                                 - D'accordo, il loro amore incontra degli ostacoli. Benissimo. Ma, alla fine, tutto si accomoda, no?

Cadwell                             - No.

Frank                                 - Non verrai a raccontarmi che la tua storia finisce male?

Cadwell                             - Ah! Sì! Finisce pro­prio male.

Ley                                    - (ripigliando gli argomenti di Cadwell) E non può finire che male.

Frank                                 - E tu ti immagini che io accetterei una storia che va a finir male? Beh... che noi non si arrivi a sposarci, lo posso ammettere... Ma, in un modo o nell'altro, sarà pure la mia amante, no?

Cadwell                             - No.

Frank                                 - Come no?

Ley                                    - Oh! Intendiamoci: non è assoluto. Ma insomma, non appare, ecco.

Frank                                 - Ma come? Non la sposo e non è la mia amante? Ma volete rovinarmi?!

Rickard                              - Adagio. Non è colpa sua. Lei muore.

Frank                                 - Ah, se non è colpa sua...

Cadwell                             - E muore d'amore...

Frank                                 - per me, beninteso.

Rickard                              - Sì. (Rettificando) Cioè, per lui.

Frank                                 - E dici che si chiamava Evangelina?

Cadwell                             - Sì. Bionda e diafanacome il suo nome. Un angelo con delle labbra di donna.

Frank                                 - Un angelo con delle lab­bra di donna! E, correndo i mari, ci si incontra con simili creature?

Cadwell                             - Tale, almeno, fu la fortuna di Kid Jackson.

Rickard                              - Si videro per la prima volta in questa cabina.

Cadwell .                           - Lei era seduta lì.

Ley                                    - Kay, volete compiacervi di prender posto? (Kay va a sedersi nella cabina).

Richard                              - Dietro a lei stava suo padre, il vecchio Duca.

Ley                                    - Volete che faccia io il vec­chio Duca?

Frank                                 - Beh, dal momento che ci siamo... (B. W. Ley va a mettersi die­tro a Kay).

Cadwell                             - Aspettavano angoscio­samente le decisioni sulla loro sorte...

Frank                                 - Ma come mai si trova­vano qui?

Cadwell                             - Venti giorni prima avevano lasciato Liverpool. Suo pa­dre l'aveva fidanzata al Governatore delle Antille e il matrimonio avreb­be dovuto. celebrarsi all'indomani dei loro arrivo.

Frank                                 - (sedendosi) Animo, via! Raccontate.

Rickard                              - (a Cadwell) Ecco i tuoi cinque dollari.

Cadwell                             - Grazie. (A Frank con un tono del tutto diverso) Dunque: in quell'epoca, Kid Jackson correva il Mar dei Caraibi. Il mare era suo.

Rickard                              - E anche la vittoria (La luce si abbassa lentamente).

Cadwell                             - Aveva affondate due navi spagnole al largo di Vera Cruz quando, il terzo giorno, avvistò la vela rossa della goletta « Il Destino » che portava sulla sua strada Evangelina. Evangelina che si recava a raggiungere dall'altra parte della ter­ra, per sposarlo, un uomo che non amava.

Richard                              - L'abbordaggio fu ter­ribile.

Cadwell                             - La lotta avvampò per alcune ore..

Rickard                              - Ma Kid Jackson non conosceva sconfitte ed era in attesa della sua più fulgida sorte.

Cadwell                             - Che gli apparve dopo la vittoria.

Rickard                              - Quando i pirati eb­bero calata a fondo la nave.

Cadwell                             - Egli si preoccupò su­bito dei prigionieri.

Rickard                              - Li avevano fatti scen­dere in questa cabina.

Cadwell                             - Erano lì, come ho det­to prima... (La scena si oscura: la voce di Cadwell stranamente modi­ficata dall'altoparlante, continua nel­l'oscurità e sulla musica)... quando improvvisamente, risuonò una scarica di moschetteria,..

fine del primo quadro

QUADRO SECONDO

Lo musica cessa. La luce illumina la stessa messa in scena dell'inizio, ma senza le sedie, la scrivania e i telefoni; l'hublot è aperto sul mare assolato. Evanaelina è seduta davan­ti al pesante tavolo. Essa è vera­mente quale l'ha descritta Cadwell: un angelo con delle labbra di donna. Il Duca ha poste le mani sulle spal­le di sua figlia, e, come lei, sta in ascolto. Un momento di attesa an­gosciosa, improvvisamente, una sca­rica di moschetteria.

Una voce di donna            - (urlando) Aiuto!

Evangelina                         - Vergine del mare, accoglietela voi!,

                                           - (Lungo silenzio)

Duca                                  - Evangelina, la nostra ora è venuta. C'erano soltanto loro fra noi e la morte.

Evangelina                         - (con grande semplicità) ,Sono pronta.

Duca                                  - E come non lo saresti, tu, angiolo mio, a diciotto anni? (Con amarezza) Dio non ti ha lasciato tempo per commetter peccati!

Evangelina                         - (sorridendo) Credo infatti di non aver commesso del male.

Duca                                  - storse devi espiare quello commesso da me...

Evangelina                         - (incredula) Da voi, padre mio?

Duca                                  - Il nome con cui mi chia­mo ti ha sempre tenuto nascosto l'uomo che io fui... Ascoltami Evan­gelina: vi sono delle domande che tu non mi hai rivolte e alle quali è oramai tempo di rispondere. Delle cose che io ti ho celate e che oggi hai il diritto di conoscere.

Evangelina                         - A che scopo? (Rulli di tamburo funebre).Preghiamo!

Duca                                  - Non mi sento di pregare un Dio che autorizza simili orrori.

Evangelina                         - Signore, perdonate­gli questa bestemmia, poiché egli sta per perdere sua figlia.

                                           - (In questo momento sorge impetuosamente all'esterno il coro gioio­so dei girati:Schernisci il mare, sfida la sorte Beffa la femmina e la tempesta, Per te la forca - sappilo - è presta, La tua speranza sta nella morte!

                                           - (Silenzio).

Duca                                  - Vengono. Saranno qui fra un istante. Evangelina, perdonami.

Evangelina                         - Che mai dovrei per­donarvi? Non ero ancora attaccata alla vita.

                                           - (Entra Pamela e si butta ai piedi di Evangelina).

Pamela                               - (singhiozzando) Padro­na, padrona! Li hanno ammazzati tutti!

Duca                                  - (atterrito) Tutti?

Pamela                               - Tutti! Anche Romolo. Anche il povero negro! I dodici bian­chi e il mio uomo, sono tredici morti oramai!

Evangelina                         - Povero Romolo!

Pamela                               - Uccidere perfino i negri!

Duca                                  - (a denti stretti) Saranno vendicati.

Pamela                               - (con rabbia) Ma nonRomolo. Vendicheranno gli altri. Ma non vendicheranno Romolo. Nessuno vendicherà i poveri negri.

Duca                                  - (solenne) Sì. Ti giuro di sì! Tu eri lì? Tu hai veduto?

Pamela                               - Sì ho veduto. Un mi­serabile, con un grande occhio tutto nero e un piccolo occhio tutto ver­de, ha dato lui il comando con un cenno della sua sciabola. (Piange) E sono caduti tutti assieme.

Duca                                  - E noi, perché non ci han­no uccisi con gli altri?

Evangelina                         - Mio Dio! Io non vi ho mai chiesto nulla. Vi ho pregato tutti i giorni più di tutte le mie com­pagne. Se mio padre non avesse de­ciso altrimenti, io sarei divenuta la vostra serva. Io so che voi siete buo­no, ma so che siete anche giusto. (Selvaggiamente) Fate che siano im­piccati!

Pamela                               - (ripete con fervore) Fate che siano impiccati!

Evangelina                         - E fate che prima di morire soffrano molto!

Pamela                               - E fate che prima di morire soffrano molto!

Evangelina                         - Così sia (fa il se­gno della croce. E' entrato Kid Jack­son seguito da Cristofo-un-occhio-solo. I modi e il costume di Kid differiscono poco da quelli di Jean Bart. Ma la sua durezza è aristocra­tica ed egli è cortese. Cristòfo è il prototipo del pirata. Un riquadro nero copre il suo occhio destro. Por­ta un gran mantello nero e l'unico ornamento del suo costume è un'e­norme cintura di cuoio, entro la qua­le sono infilate due pistole e da cui pende un'interminabile durlindana. Egli si appoggia allo stipite della por­ta e vi resta, seguendo la scena con occhio inquisitivo).

Kid                                    - Ecco un genere di preghiere che mi soddisfa. (Getta pesantemen­te la spada sul tavolo. Evangelina si è rialzata).

Cristòfo                             - Cagne di femirivipi Dovresti farle frustare. (Si fa il se­gno della croce).

Keo                                    - In ogni modo, una delle vostre richieste era inutile, mie si­gnore. Che noi saremo impiccati è cosa sicura, infatti. A meno che non si muoia affogati. (Ride).

Duca                                  - Risparmiateci le vostre facezie. Siamo pronti.

Km                                     - A che cosa?

Duca                                  - A morire. Non è la nostra ora?

Km                                     - Affatto.

Duca                                  - Non intendete assassi­narci come gli altri?

Kid                                    - No.

Duca                                  - E con quale diritto, scu­sate? Noi siamo innocenti come loro.

Cristòfo                             - Questo vecchio mi dà ai nervi!

Kid                                    - Prima di tutto perché vo­stra signoria costituirà un ostaggio molto conveniente. E poi, perché ho ottenuto che le donne siano rispar­miate.

Duca                                  - (amaro) Le donne sol­tanto!

Km                                     - Eh sì. Ormai lo sapete. (Con un rammarico che sembra sin­cero) Sono stato costretto a sepa­rarvi dai vostri compagni.

Duca                                  - Siete un mostro.

Km                                     - (argomentazione che non am­mette replica) Manchiamo d'ac­qua. (Un silenzio) Dodici seti dì più ci sarebbero state fatali. E non ho mancato di far sapere a quei signori il motivo del mio atto. (A Cristòfo) Ti sei scusato con loro, vero?

Cristòfo                             - Quei signori hanno perfettamente capito.

Kid                                    - Da veri marinai.

Pamela                               - (con una sorta di selvaggio abbaiamento) Ma non Romolo. Ro­molo era cuoco e l'avete ammazzato lo stesso!

Km                                     - (con rimprovero) Oh! E perché il negro?

Cristòfo                             - Ho pensato che avreb­be bevuto molto.

Km                                     - Mi rammarico d'aver do­vuto fucilare i vostri amici. Vi infor­meranno che non è nelle mie abi­tudini. Ma quando c'è un naufragio, si uccidono senza pietà coloro che vo­gliono salire su una barca troppo carica. E' quello che ho fatto.

Duca i                                - Carnefice!

Km                                     - Mi giudicherete diversa­mente fra otto giorni, quando sarà stata la loro morte a permettervi di bere. (In questo momento Kid, che non aveva ancora visto il volto dì Evangelina, lo vede. Dice, con tono profondo) Come siete bella!

Evangelista                        - Voi mi punite di es­serlo.

Cristòfo                             - Te l'avevo detto che era un piccolo diamante.

Kid                                    - (senso smettere di fissare Evangelina, indicando a Cristòfo il Duca e Pamela) Portali via.

Cristòfo                             - Eh là, là! Adagio!

Km                                     - Cioè?

Cristòfo                             - La ragazza non è per te!

Km                                     - E per chi dunque?

Cristòfo                             - Magari per me.

Km                                     - E il mio diritto di preda? ..

Cristòfo                             - Il tuo diritto di pre­da, è che siano risparmiate le donne.

Km                                     - Ebbene?

Cristòfo                             - Il tuo diritto di pre­da è la loro razione d'acqua, e pen­so che i compagni siano stati già ben generosi accettando. Hai sacri­ficato qualche ora della loro esi­stenza, togliendo loro un po' d'ac­qua da bere.

Km                                     - Cosicché la fanciulla non m'appartiene?

Cristòfo                             - Può appartenerti, se te la guadagni.

Kro                                    - Contro chi?

Cristòfo                             - Contro me! (Il Duca fa un movimento verso la spada di Kid) E se il padre si muove, gli spacco la testa, per ostaggio che sia!

Evangelista                        - Non temete per me, padre mio.

Duca                                  - Come tollerare il mercato che stanno facendo del tuo onore?

Evangelina                         - Il mio onore non è in questione. Lo proverò al buon mo­mento.

 Km                                    - (con bonomia) Effettiva­mente, si potrebbe far grazia a quel vecchio della nostra discussione. (Chiama) Flanigan! (Appare un pi­rata ributtante. Una barba irsuta gli divora il viso, Enormi buccole d'oro tagliano le sue orecchie).

Planìgan                             - Capitano?

Km                                     - Conduci quei due nella ca­bina dì Cristòfo. E ritorna con loro quando ti chiamerò ili Duca e Pa­mela escono con Flanigan. Un lungo silenzio) Vuoi cedermela con le buone?

Cristòfo                             - No. Mi piace troppo.

Evangelina                         - (con infinito stupore, senza repulsione) Gli piaccio?

Kid                                    - (brusco) Te la pago il suo peso d'oro.

Cristòfo                             - Troppo magra.

Km                                     - Il suo peso in pietre pre­ziose.

Cristòfo                             - Pensavo appunto di re­galarle le mie.

Km                                     - Il suo peso d'acqua.

Cristòfo                             - (stupefatto) Il suo peso d'acqua? Sei pazzo. Morirai di sete.

Km                                     - Ho più sete di lei che di acqua.

Evangelina                         - (molto sorpresa senza essere lusingata) Mi avete veduta appena.

Kid                                    - (con semplicità) Vi cono­scevo già prima dì incontrarvi. Siete colei che aspettavo.

CKistòfo                            - Ma il suo peso d'acqua è quasi cinquanta litri!

Km                                     - Lo so.

Cristòfo                             - E tu daresti cinquanta litri d'acqua per questa ragazza?

Km                                     - (con gioia) Sì.

Cristòfo                             - Allora rifiuto. Perché diventa un pericolo per te.

Evangelina                         - (senza civetteria) Sono già un pericolo per voi?

Km                                     - Un pericolo che aumenta di minuto in minuto.

Cristòfo                             - (furioso) E osi ammet­terlo davanti a me?

Km                                     - (minaccioso) Ricordati che la sua vita è il mio diritto di preda.

Cristòfo                             - A cosa la giochiamo? A passa dieci?

Evangemna                        - (senza espressione) Vorreste giocarmi a dadi?

Kid                                    - E vi consiglio di pregare Iddio che il vincitore sia io.

Evangelina                         - Sì. (Cristòfo trae dalla tasca tre [dadi. Fa il segno di croce, punta verso Evangelina due di­ta in forma di corna, per scongiuro, soffia sui dadi, li lancia).

Cristòfo                             - Sedici! (Con una ri­sata) Non riuscirai a fare di più! (Silenzio).

Kro                                    - Lasciate che vi guardi prima di perdervi.

Evangelina                         - Non mi avete an­cora perduta.

Cristòfo                             - (impaziente) Che a-spetti?

Kid                                    - Mi regalo due minuti di spe­ranza. (A Evangelina) Come siete bella'. (A Cristòfo) Cristòfo, se me la dai tu sarai il capo, e io ti obbedirò.

Cristòfo                             - Credi che gli altri ac­cetterebbero? Idiota!

Km                                     - La desideri tu come la de­sidero io?

 Cristòfo                            - Sì. E ho sedici.

Kro i                                  - La sorte è tratta. (Agita i dadi nella mano). Pregate la Vergine: nessuno più di lei vi è necessario in questo momento. (Si allontana e lan­cia i dadi) Diciotto!

Cristòfo                             - (osserva i dadi) Hai barato!

Kid                                    - Ringrazia il diavolo che sia­mo soli. Se qualcun altro avesse sen­tito, ti avrei già scannato.

Cristòfo                             - Bravo! Non l'avrei detto!

Ktd                                    - E adesso ascolta, Cristòfo-un-occhio-solo: non ammetterò alcun accidente, né il pennone che le cada addosso, nè il maroso che la porti via; la tua vita mi risponde della sua.

Cristòfo                             - Deploro.

Kid                                    - (a Evangelina radioso) Vi ho vinta, vinta!

Evangelina                         - Vi felicitate troppo presto.

Km                                     - Perché?

Evangelina                         - Mi avete consigliata di rivolgermi alla Madonna: e io l'ho pregata anche contro dì voi. .

Ktd                                    - Cercherò di ammansirla, bruciandole qualche cero e qualche eretico.

Evangelina                         - Oh, non la si com­pera così facilmente! Ella protegge l'onore delle fanciulle.

Kro                                    - Non ne avrà bisogno. Io vi rispetterò.

Cristòfo                             - (con stupore) Cosa?

Kid                                    - Sarete mia soltanto quando voi lo vorrete.

Evangelina                         - Allora morirò ver­gine.

Kro                                    - Voglio che siate mia per amore, non per diritto di preda.

Evangelina                         - (con una grande curio­sità) Voi credete sinceramente che un giorno io potrò amarvi?

Cristòfo                             - Imbecille! Soltanto la forza ti darà questa donna.

Kro                                    - La mia forza la conosce. Quel che dovrà stupirla sarà la mia debolezza.

Cristòfo                             - Sa vuoi che ti ami, but­tala sul tuo letto, e legala e prendila.

Kro                                    - Via! (Cristòfo esce. Kid e Evangelina si guardano).

Evangelina                         - Naturalmente, per riconoscenza, sarò costretta a tolle­rare che mi parliate d'amore.

Km                                     - Io non voglio nulla dalla vostra riconoscenza.

Evangelina                         - E che volete dunque?

Kid                                    - Guardarti.

Evangelina                         - Avete bisogno d'esser solo, per farlo?

Km                                     - Sì. Da quando sono solo ti vedo meglio. La sua cupidigia m'impediva dì conoscerti.

Evangelina                         - E adesso?

Km                                     - Adesso ho veduto la mia buona sorte sul tuo viso.

Evangelina                         - E dov'è?

Kro                                    - Sulle tue labbra. Le tue labbra soltanto sono vive.

Evangelina                         - Per dirvi: no.

Kid                                    - Per il resto non sembri una creatura umana. Non posso contare che sulle tue labbra. Poco fa mi par­lavi della tua riconoscenza. Non ser­barmene. E' vero che io ti ho salvato la vita. Ma per quanto tempo? Si può morire in battaglia, ed è glo­rioso. In un ciclone, ed è orribile. O di sete, ed è un'agonia... Ma posso morire impiccato...

Evangelina                         - E questo mi salve­rebbe.

Ktd                                    - No. Ed è perciò che tu non mi devi niente. Guardandoti, ho com­preso una verità: che io non potrei rassegnarmi a morire se non veden­doti morire prima di me. Non potrei sopportare l'idea di lasciarti ad un altro. Alla prima minaccia di serio pericolo, ti ucciderò.

Evangelica                         - E' impossibile che mi amiate già tanto.

Kid                                    - Sì...

Evangelica                         - Al punto di ucci­dermi?

Kid                                    - Alle spalle, vigliaccamente, per averne il coraggio.

Evangelina                         - Commovente. Tut­tavia, l'idea che mi uccidereste, non riesce a soddisfarvi del tutto.

Km                                     - Quasi.

Evangelina                         - Sperate anche che io vi ami, però?

Kid                                    - Io non spero mai. Ma so aspettare...

Evangelina                         - Non avremo molto tempo avanti a noi.

Km                                     - ... forse perché io non ho molto tempo avanti a me.

Evangelina                         - Se siete sincero, vi farò soffrire molto.

Km                                     - Io voglio soffrire. E' l'unica sensazione che non ho ancor cono­sciuta.

Evangelina                         - A vostro piacere.

Kid                                    - Se avessi paura di soffrire non ti amerei. Sei tanto bella!

Evangelina                         - (con involontaria civet­teria) Vi sembro così bella? Pure, un momento fa, avete ammesso di potermi perdere.

Kid                                    - (ridendo) Quando?

Evangelica                         - Ai dadi.

Kid                                    - (ridendo) Se avessi perduto, l'avrei ucciso.

Evangelina                         - Pure, è un vostro amico...

Kid                                    - Ne ha dato prova quando si è accorto che baravo. Da un altro non l'avrebbe sopportato.

Evangelina                         - (stupita) Perché, avete barato?

Km                                     - Naturalmente. Anche Cri­stòfo ha una sua buona Vergine molto potente. E io ho avuto timore per la tua. Come avrei potuto ammettere di perderti, dopo aver offerto cinquanta litri d'acqua per te?

Evangelica                         - Non ho mai sofferto la sete. Quindi non so apprezzare ab­bastanza l'offerta.

Km                                     - Dimmi perché non puoi amarmi? A motivo di quel tuo fidan­zato?

Evangelina                         - Come sapete che sono fidanzata?

Km                                     - I miei marinai si sono spar­titi il tuo corredo. Avresti dovuto vedere il mio negro nel tuo abito da sposa. (Ride).

Evangelina                         - Non m'importa. La stoffa non mi piaceva.

Km                                     - Chi è il tuo fidanzato?

 Evangelina                        - Non l'ho mai visto. Suo padre e il mio hanno combinato tutto per corrispondenza.

Kid                                    - (con rabbia) E io non ho affondato la nave che lo portava!

Evangelica                         - No.

Km                                     - (attaccando) Così dunque, tu non puoi amarmi. Io ti ho salvata la vita due volte, da quando ti co­nosco, ma tu corri i mari per offrirti ad un uomo che non hai mai visto. I baci che ti farebbero orrore se te li dessi io, li vai a concedere ad una bocca che non conosci. Io sono un pirata, sta bene, ma ho rifiutato di commettere il delitto di quest'uomo; ho rifiutato di legarti al mio letto, mentre lui ti incatena al suo con la parola di tuo padre.

Evangelina                         - Mi consigliereste di barare come voi?

Kid                                    - (ride, disarmato) Avvici­nati.

Evangelina                         - No.

Km                                     - Hai paura? (Ella gli si av­vicina, gli è quasi sul petto) Perché non vuoi amarmi? Non sarebbe poi un delitto!

Evangelina                         - Non voglio.

Km                                     - Se avessi ucciso tuo padre, capirei: ma io l'ho salvato. (La sol­leva sulle braccia, Evangelina lo schiaffeggia. Egli ride. Cristòfo, Flanigan e Vento-in-piè sono entrati si­lenziosamente nella stanza, con le pi­stole in pugno. Kid li vede, depone Evangelina che non appare affatto spaventata, poi dice freddamente) Oh, oh? Cos'è? Un ammutinamento?

Cristòfo                             - Vogliamo quella donna.

Kjd                                    - Per ucciderla?

Cristòfo                             - Sì, te lo promettiamo. Soltanto per ucciderla.

Km                                     - Era scritto che oggi non ti si parlasse che di questo argomento.

Cristòfo                             - (tratto in inganno da questa calma) Allora, ce la lasci?

Kid                                    - Da quando in qua i miei diritti di preda sono messi in discus­sione dal primo venuto?

Cristòfo                             - Questa donna ti porta disgrazia.

Km                                     - (avanzando verso Cristòfo) Cristòfo, io ti ho lasciato Consuelita, sebbene fosse stato il suo malocchio a buttarci sugli scogli.

Flanigan                             - Verità.

Km                                     - (volgendosi a lui con violenza) E a te, Flanigan, lasciai il piccolo cinese, benché dovessimo alle vostre grullerie il ciclone che ci prese. La ragazza di Giava era malata. E io ho lasciato che Nicamor morisse della sua malattia, poiché gli faceva pia­cere.

Vento-in-piè                      - Sì.

Km                                     - E con quale diritto, allora, venite a discutere ora la legittima preda del vostro capo? Avete paura che questa donna vi porti il malanno? Ma guardatela bene, invece, che vi preserverà dalla tempesta!

Evangelina                         - (con violenza) Non voglio.

Km                                     - (con bonomia) Beh, non si può aver preferenze in fatto di pro­tetti. Se credi che Nostra Signora del Buon soccorso sia lusingata d'esserela patrona di Cristòfo-un-occhio-solo...

Cristòfo                             - Basta coi madrigali: dacci questa donna.

Kid                                    - (con immenso furore) Ah, per tutti i diavoli, non mi sono an­cora spiegato bene?

Cristòfo                             - E' stregato. Ve l'avevo detto.

Kid                                    - Signori ammutinati, chi è il vostro capo?

Flanigan                             - (indicando Cristòfo) Lui.

Cristòfo                             - (audacemente) Io.

Km                                     - Bel fatto d'armi da mettere sul tuo giornale, di bordo, traditore d'un orbo!

Cristòfo                             - (con calore) Noi non riconosciamo altro comandante che te. Ma abbiamo bisogno della tua in­telligenza e della tua volontà. Questa donna te le prende. Noi vogliamo con­servarci il nostro Kid. Dobbiamo uc­ciderla. Una volta morta non ci pen­serai più.

Km                                     - No, perché sarebbe proprio allora che io non potrei pensare ad altro.

Flanigan                             - Ti sembra, perché non hai ancora soddisfatto il tuo desiderio. Prenditela, prima, e poi passala a noi.

Km                                     - Sciacallo! Chi sei tu per conceder permessi a Kid Jackson? Ti farò frustare a sangue, io!

Flanigan                             - Sia pure, ma uccidila!

Vento-in-piè                      - 'Uccidila!

Km                                     - (al alta voce) Non ho dun­que altri che questi tre cani sulla mia nave? A me, uomini!

Cristòfo                             - Tutti la pensano come noi.

Km                                     - (sogghignando) Bene! Fino ad oggi ero io che pensavo per tutti. Poiché ormai non è più così, mi ras? segno.

Cristòfo                             - Oh, ti ritroviamo!

Km                                     - No, non come intendete voi. Voi non toccherete un capello di quel­la donna, beninteso. Solamente.,, ecco il mio forziere - (lo tira al centro della cabina con un prodigioso sforzo). E" vostro!

Flanigan e Vento-dt-piè    - Hur­rah!

Km                                     - E' colmo di diamanti, oro e pietre preziose. (A Cristòfo) Conto su voi perché ognuno abbia la sua giu­sta parte. Sarà il regalo d'addio del vostro antico comandante.

Cristòfo                             - Del nostro antico co­mandante? Che vuol dire?

Km                                     - (gelido) Dove qualcuno di­scute, non c'è più posto per me. In cambio di questo e delle vittorie che vi ho date, e della gloria che vi ho trasmessa, poco vi chiedo: una scia­luppa con due giorni d'acqua e di vi­veri, per imbarcarci, lei ed io.

Cristòfo                             - Sei pazzo! Siamo a sei giornate da terra!

Kid                                    - Io non rifiuto sei giornate di provviste, ma ne chiedo due. (A Evangelina) Verrai tu? (Silenzio di Evangelina).

Flanigan                             - Non risponde.

Vento-in-piè                      - Ti abbandona...

Cristòfo                             - Ci avrai traditi inu­tilmente.

Km                                     - (senza voltarsi, a Evangelina) per tuo padre non temere. Non vorranno privarsi di un simile ostag­gio, sopratutto senza di pie. Verrai?

Evangelina                         - (dopo un ultimo sguar­do ai pirati) Sì.

Km                                     - Grazie. (A Cristòfo) Date gli ordini, capitano.

Cristòfo                             - No. Abbiamo più bi­sogno di te che timore di lei. Resta e tientela.

Km                                     - Be resto (A Flanigan e a Vento-in-piè) è la frusta per voi due, (A Cristòfo) e i ferri per te.

Cristòfo                             - Lo sappiamo.

Flanigan                             - Già... ma... e il for­ziere?

Kro                                    - Kid Jackson non riprende quello che ha dato.

Vento-in-piè e Flanigan     - Hur­rah!

Vento-in-piè                      - Capitano... ancora un favore. Quando avrò subito la fru­sta, potrò avere la negra?

Km                                     - No.

Vento-in-piè                      - (malcontento) E chi l'avrà?

Km                                     - Nessuno. Chi piacerà a lei.

Vento-in-piè                      - (fra i denti) Se bisogna piacere alle negre, ora...

Km                                     - Ti avevo affidato i prigio­nieri, Flanigan.

Flanigan                             - Li sorveglia Villard.

Km                                     - Portali qui. (Flanigan e Vento-in-piè escono. Prima di uscire Flanigan sputa in direzione di Evan­gelina).

Cristòfo                             - Quando devo prendere i ferri?

Km                                     - (va all’'hublot) Il mare è calmo! (Si volge a Cristòfo) Non ho bisogno di te.

Cristòfo                             - Sta bene, capitano. Scendo. (Kid gli stringe la mano. Egli esce. Ancora una volta sono soli. Kid le si avvicina, la bacia a lungo senza che essa si difenda. D'un tratto Evan­gelina si stacca e gli dà uno schiaffo. Appare il Duca con Flanigan).

Km                                     - (schiaffeggiando il Duca) Passatelo! (Allegramente) Scusate. soltanto voi potete restituirglielo (Esce).

Duca                                  - Un'arma! Perché non ho un'arma? (Entra di corsa Pamela).

Pamela                               - (affannata) Padrona... padrona... un orribile uomo barbuto è venuto a dirmi che voleva godere di me... (Indignata) di me! Che nem­meno Romolo voleva più! Che sel­vaggi!...

Evangelina                         - Il capo ha promesso che non ti toccheranno. (Flanigan appare sul limitare della porta).

Flanigan                             - Ah! Credevi di pren­derti il nostro capo? (Dalla porta spara un colpo di pistola. Il Duca si è buttato davanti a sua figlia. Cade. Flanigan fugge. Musica melodram­matica).

Evangelina                         - (in ginocchio) Pa­dre mio...

Pamela                               - Monsignore...

Duca                                  - E' finita!

Pamela                               - Ero qui e vi ho lasciato colpire!

Evangelina                         - Perché salvarmi, padre? Mi avreste evitato di peccare, dandomi da me stessa la morte.

Duca                                  - (con un debole sorriso) Non ho avuto il tempo di riflettere. Ed ora, perdonami, presto, ho i mi­nuti contati, e sono tanto colpevole verso di te, tanto colpevole!

Evangelina                         - Voi, padre mio?

Duca                                  - Questo matrimonio, è il mio orgoglio che l'ha voluto.

Evangelina                         - No! no!

Duca                                  - Figlia mia, mi accuso... mi accuso d'essermi servito di te... di averti venduta... e a quell'uomo igno­bile... Forse è una grande fortuna che quel ribaldi non ci abbiano la­sciato arrivare!

Evangelina                         - Una fortuna?

Duca                                  - Mi hai perdonata la tua morte. Non m'avresti forse perdonata la tua vita. (Evangelina guarda verso la porta di dove è uscito Kid). Addio Evangelina! (Muore).

Evangelina                         - Accoglietelo voi, Si­gnore!

Pamela                               - (con rabbia) E vendi­catelo voi, Signore! Vendicatelo!

Evangelina                         - Fate che l'orbo sia impiccato! (Lo luce declina progres­sivamente fino a spegnersi alle ul­time parole dì Evangelina, mentre esplode la canzone dei pirati. Seconda suoneria. Cessa la musica. Nell'oscu­rità la voce di Kay è stranamente deformata).

Kay                                    - (al telefono) Allo, miss Mor­gan, il signor Ley non è visibile in questo momento. Di che si tratta?

Ley                                    - Non ci sono per nessuno.

Kay                                    - E' la sala di proiezione B. Chiedono a che ora volete vedere le prime tre bobine del « Veleno dei Borgia ».

Ley                                    - Alle cinque.

Kay                                    - (al telefono) Alle cinque. Grazie.

                                           - (La luce è tornata. I personaggi sono allo stesso posto del finale scena prima).

fine del secondo quadro

QUADRO TERZO

 ( Tutti parlano con la massima esaltazione).

Frank                                 - E così, lei ha detto: « Fa­te che l'orbo sia Impiccato » ?

Cadwell                             - Sì. Intanto s'era levata la tempesta.

Rickard                              - La negra piangeva nell'ombra.

Cadwell                             - E alla fiamma vacil­lante della lampada, s'intravedeva soltanto Evangelina.

Frank                                 - Bello. E' veramente un « primo incontro » di classe, di quelli che mi auguro fare.

Ley                                    - Vero?

Frank                                 - Sì. La prima parte mi piace.

Ley                                    - Eh? Violenta, robusta, pie­na di avvenimenti.

Cadwell                             - Io l'ho raccontata a mio modo. Con una sensibilità e uno stile probabilmente un po' troppo mo­derni, ma insomma è così che i due s'incontrano.

Frank                                 - Ed è storico?

Rickard                              - Tutto quanto abbiamo descritto, potete ritrovarlo nelle me­morie di Cristòfo-un-occhio-solo.

Frank                                 - Scommetto che il secondo schiaffo che lei gli ha dato era meno forte del primo.

Cadwell                             - Probabilmente.

Frank                                 - (si alza, va al forziere, l'a­pre, e dice pensoso) Vecchio Kid. Era il suo forziere, dunque.

Ley                                    - Ufficiale. Garantito. Dichia­razione d'antiquario e via di seguito.

Frank                                 - Parola d'onore, sembra di sognare.

Ley                                    - Anche la pendola. E' fir­mata. Doveva averla rubata a qual­che vice-re.

Frank                                 - (davanti alla pendola) Cammina?

Ley                                    - Ah, no. Dev'essere ferma da un centinaio d'anni, ritengo.

Frank                                 - Peccato. M'avrebbe diver­tito. (Siede). Per riprendere il rac­conto al punto in cui l'hai lasciato... Adesso, Evangelina lo ama, naturalmente?

Cadwell                             - Naturalmente. Ma lei non lo sa ancora.

Frank                                 - Mi domando cosa occorra per farla decidere.

Cadwell                             - (scusando Evangelina) E' una fanciulla, è una vergine.

Frank                                 - E con questo?

Rickard                              - (a Cadwell) Sempre quella tua mania di dire parole che nessuno capisce.

Frank                                 - V'ingannate. Ne ho in­contrata una su ventuno.

Rickard                              - Oh! (Scusandosi) Le mie scuse.

Frank                                 - Solo che, dopo quanto ha fatto Kid, mi pare che lei dovrebbe esserne innamorata pazza... fanciulla o no. (A Kay) Non vi pare, signorina?

Kay                                    - Non saprei, signore.

Frank                                 - Forse non siete stata mai signorina?

Kay                                    - (con dignità) Sono stata subito dattilografa.

Frank                                 - Scusate.

Ley                                    - Per ritornare a Kid, voi ac­cettate, nevvero, O'Hara? Accettate?

Frank                                 - (che è tornato al cofano) Bisognava che l'amasse molto per barare...

Rickard                              - E’ il particolare che più vi stupisce, questo?

Frank                                 - E voi no? Per me è la cosa più notevole che abbia fatto.

Ley                                    - Ma insomma, accettate?

Frank                                 - Probabilmente.

Ley                                    - Grazie.

Frank                                 - Solo bisognerebbe togliere lo schiaffo al vecchio.

Cadwell                             - Perché?

Frank                                 - Perché ì ragazzi, al cine­matografo, non l'approveranno.

Cadwell                             - Per questo, nemmeno i grandi.

Frank                                 - (gesto di noncuranza) Oh, beh... Feuh!... Eh? Io mi preoc­cupo dei piccoli.

Cadwell                             - Kid Jackson era un pirata, non bisogna dimenticarlo.

Rickard                              - E l'azione avviene nel 17'

Cadwell                             - Inoltre lo schiaffo fu dato realmente.

Frank                                 - So benissimo che fu dato per restituirlo alla ragazza e che in­fine il bravo vecchio non è molto in­teressante. Ma che il pover'uomo riceva quel po' po' di ceffone al mo­mento di morire... è spiacevole, è una cosa che ripugna. Ed è vero che man­cavano d'acqua a quel punto?

Cadwell                             - Ti farò leggere il gior­nale di bordo: una cosa atroce.

Frank                                 - (sognatore) Una volta mi accadde di restare due giorni senza bere. 'Perciò li ammiro, capisci?

Cadwell                             - Capisco.

Frank                                 - E la malattia della ra­gazza giavanese, credi che fosse...

Cadwell                             - Senza dubbio.

Frank                                 - E adesso, eccoci all'ar­gomento, principale: Evangelina.

Rickard                              - (perplesso) Già, sicuro: chi?

Frank                                 - Cristòfo, il guercio, dice di lei una cosa giustissima: che è un piccolo diamante.

Cadwell                             - Io ce l'ho!

Frank                                 - Non precipitiamo! Bi­sogna evitare di cadere su un fondo di bicchiere.

Cadwell                             - Vi dico che ce l'ho! Mentre vi raccontavo la storia, non vedevo che lei.

Ley                                    - Lei, chi?

Cadwell                             - Georgia Swanee.

Ley                                    - Georgia Swanee?

Frank                                 - L'idiota?

Cadwell                             - Non è affatto idiota.

Frank                                 - Io non la conosco, ma lo dicono tutti.

Cadwell                             - Dicono anche che tu sei un bruto.

Frank                                 - E' vero, giustissimo.

Cadwell                             - Georgia non è una donna di spirito. Non ha affatto il senso dello scherzo. Perché capisca una barzelletta, bisogna dirgliela al­meno tre volte. Ma, in compenso, è una delle creature più poetiche che io abbia mai incontrate. E poi ha bellissimi occhi, cioè l'essenziale.

Frank                                 - Poco fa dicevi che erano le labbra.

Cadwell                             - Vi ripeto, prendete Georgia Swanee.

Ley                                    - Perché no?

Cadwell                             - Tu dici che non la co­nosci: ma vista, l'hai vista, no?

Frank                                 - Qualche volta, di sera.

Cadwell                             - Ebbene?

Frank                                 - Ebbene, mi piacerebbe sa­pere com'è quando io non sono u-briaco.

Rickard                              - (serio) E? bellissima.

Frank                                 - Può darsi. A me sembra che abbia l'aria di non vivere.

Cadwell                             - (entusiasta) Bravo. Non potevi trovare espressione più giusta. Evangelina è per l'appunto una creatura che ha l'aria di non vivere. (Breve silenzio).

Frank                                 - E' l'amante di Richard Jones, vero?

Cadwell                             - E che c'entra?

Frank                                 - Cosa vuoi, io trovo inam­missibile esser l'amante di Richard Jones.

Cadwell                             - O perché? E' un uomosimpaticissimo, giovane, ricco e la adora. Quanto a lei, devi scusarla: te, non ti conosceva ancora.

Frank                                 - Ci toccherà averlo sem­pre tra i piedi.

Ley                                    - Probabile. E devo avvertirvi che è un malaccorto di prim'ordine. Più di una volta mi ha messo in grande imbarazzo.

Frank                                 - Ah, sì?

Ley                                    - Dice tutto quello che pensa, figuratevi. E' terribile.

Frank                                 - E, ad onta di Jones, te­nete proprio a Georgia Swanee?

Ley                                    - (a Cadwell) Sì. (Breve si­lenzio).

Frank                                 - Come si fa per vedere questo fenomeno?

Ley                                    - Facilissimo.

Kay                                    - (al telefono) Il sig. Ley aspetta miss Swanee. Grazie (chiude).

Cadwell                             - Come? Miss Swanee è qui?

Ley                                    - Sta girando « Lucrezia Borgia ».

Frank                                 - E fareste interpretare Evangelina a Lucrezia Borgia?

Cadwell                             - Senza esitazione di sorta.

Ley                                    - Se voi siete d'accordo è cosa fatta.

Frank                                 - Diamine!

Ley                                    - Ah, qui si lavora così: sen­za perder tempo a ricamarci sopra.

Cadwell                             - (a Rickard che fa atto di uscire) Dove vai?

Rickard                              - Me ne vado. Georgia mi piace troppo. 13 non ho voglia di soffrire. (Esce con noncuranza).

Frank                                 - Oh, oh! E' dunque un pericolo pubblico, la piccola?

Cadwell                             - E' molto bella.

Frank                                 - Di' un po', Cadwell, penso che preferirei Virginia Hell.

Cadwell                             - Hai paura anche tu?

Frank                                 - No, ma mi è accaduto di dire qualche facezia sul conto della tua perla.

Cadwell                             - Senza conoscerla?

Frank                                 - Che merito ci sarebbe, altrimenti? E lei ha dichiarato che al nostro primo incontro mi avrebbe dato uno schiaffo.

Ley                                    - Eccellente!

Frank                                 - Perché?

Ley                                    - Eccellente pubblicità!

Frank                                 - (formale) Ma a me non piace prendermi degli schiaffi!

                                           - (Entra Adelaide, la vestiarista di miss Swanee. Una negra che assomiglia molto a Pamela).

Adelaide                            - Ci sono delle rose, qui?

Frank                                 - (stupito) Rose?

Ley                                    - Ma non tiene, miss Swa­nee?

Adelaide                            - E' sulla porta che aspetta. Aspetta di sapere se ci sono delle rose.

Frank                                 - E anche una fanfara, magari?

Adelaide                            - Se ci sono delle rose, bisogna toglierle subito.

Frank                                 - Perché?

Adelaide                            - (seccamente) Perché la signorina si sentirebbe male.

Frank                                 - (sardonico) Oh, se è così...

 Ley                                   - No, è una cosa seria. L'al­tro giorno entrò per caso nel giar­dino alla francese, e cadde svenuta.

Frank                                 - Svenuta?

Ley                                    - Per tre quarti d'ora. E ave­vo settecento figuranti che l'aspetta­vano.

Frank                                 - Trucchi.

Ley                                    - Magari! Le avrei fatto una bella causa. Ma il dottore fu cate­gorico. E' un caso poco frequente, ma noto. Ne soffrì anche una regina di Francia. Una Medici. Non quella celebre, l'altra.

Frank                                 - (sinceramente ammirato) Sviene quando vede una rosa?

Cadwell                             - Così è fatta Georgia.

Ley                                    - Dite a miss Swanee che può entrare, che non ci sono rose.

Adelaide                            - Una seggiola, allora, presto... la signorina è sfinita. Quat­tro volte che avvelena il fratello, sta­mani.

Ley                                    - (atterrito) Han rifatto quat­tro volte la scena?

Adelaide                            - Colpa di suo fratello, pare che muoia male.

Ley                                    - Come, male?

Adelaide                            - (senza malizia) Con troppa naturalezza, sì.

Ley                                    - Oh! W molto seccante, mol­to. (Un silenzio, abbastanza lungo per divenire imbarazzante).

Frank                                 - Che silenzio! (Georgia entra. E' in costume di Lucrezia, Bor­gia. Frank a Cadwell) Come è bella!

Cadwell                             - Non te l'avevo detto?

Georgia                              - (guardandosi intorno) Oh! (Vede il forziere) Oh!...

Cadwell                             - Che c'è?

Ley                                    - (già inquieto) Forse una rosa in qualche angolo nascosto?

Georgia                              - No. Non è nulla. Pro­prio nulla. (Si guarda attorno). Scu­satemi. (Vede la pendola) Oh!

Frank                                 - Può darsi che sia la mia Acqua di Colonia...

Georgia                              - (avanzando verso di lui) Riconosco questo spirito. Il signor O'Hara, vero?

Frank                                 - E' per lo schiaffo?

Georgia                              - Forse.

Frank                                 - Allora, sì. (Silenzio; si fissano).

Georgia                              - Mi hanno raccontato le vostre facezie su di me, signore. In­dubbiamente dovete essere dotato di molto umorismo.

Frank                                 - Come siete bella...

Georgia                              - So che lo. pensate real­mente, lo avete propalato a tutti i venti: una bella statua... soprattutto come cervello. (Gli volge le spal­le. Risate di Kay e Ley). Ma non sono venuta qui per schiaffeggiare il signor O'Hara. Di che si tratta?

Ley                                    - Voi avete terminato Lucre­zia Borgia, vero?

Georgia                              - Quasi. Appena avrò av­velenato Cesare.

Ley                                    - Allora, doman l'altro, di­venterete Evangelina.

Georgia                              - Cosa sarebbe Evange­lina?

Frank                                 - Un angelo con delle lab­bra di donna.

Ley                                    - Cadwell, spiegatele.

Frank                                 - (con forza, seccalo) Era un angelo con delle labbra di don­na, sì.

Cadwell                             - Ecco qua in due pa­role. Evangelina era una fanciulla straordinariamente bella. Suo padre, lord Bilmore, l'aveva fidanzata al fi­glio del governatore delle Piccole Antille, un giovane vizioso senza scru­poli e senza onore. Mentre ella viag­giava verso Porto di Spagna per spo­sarlo, la nave che la conduceva fu attaccata dai pirati.

Georgia                              - Oh!... Mio Dio!

Cadwell                             - Suo padre e lei furono condotti prigionieri a bordo del tre alberi « La Fortuna ».

Georgia                              - Dio mio! E' orribile!

Frank                                 - Aspettate. Ce n'è ancora.

Cadwell                             - Poco dopo il loro ar­rivo, lord Bilmore cadeva colpito a morte da un colpo di rivoltella.

Georgia                              - Lo sapevo! Lo sapevo!. E' spaventoso!

Cadwell                             - Che succede? Che avete?

Georgia                              - Mi state raccontando il mio sogno.

Ley                                    - Il vostro sogno?

Cadwell                             - Avete fatto questo so­gno, stanotte?

Georgia                              - (con grande naturalezza) Da dieci anni, quasi tutte le not­ti... quasi ogni notte, sono rapita dai pirati. E mio padre, carpentiere di un grattacielo, viene ucciso da un pirata. Quasi tutte le notti.

Ley                                    - E' strano.

Georgia                              - Ma non vi ho ancor detto la cosa più straordinaria: che io amo il capo di quei pirati. L'amo pazzamente.

Cadwell                             - E com'è questo capo pirata?

Georgia                              - Non so. Non vedo il suo viso.

Cadwell                             - Ma ha l'aspetto di un fantasma?

Georgia                              - Non sempre. Quando resto sola con lui, riesco a vederlo meglio.

Frank                                 - Ah!

Georgia                              - Ma non è tutto. Vi è sembrato che entrando qui avessi l'a­ria sorpresa?

Ley                                    - Sì.

Georgia                              - Ebbene, perché questa cabina è esattamente come quella del mio sogno. Con la pendola lì. E quelle armi. Soltanto, il forziere è da questa parte.

Ley                                    - Ah! Il forziere è da quella parte?

Cadwell                             - Ma si tratta di un for­ziere come quello?

Georgia                              - Esattamente come quello.

Cadwell                             - Con borchie dorate?

Georgia                              - Con borchie dorate identiche.

Cadwell                             - E cosa c'è dentro?

Georgia                              - Oro, diamanti, perle, gioielli.

Cadwell                             - E niente altro?

Georgia                              - No.

Cadwell                             - Cercate bene.

Georgia                              - Ah! Sì... Nel mio sogno c'è anche una macchia di sangue.

 Cadwell e Ley                  - Una macchia di sangue?

Georgia                              - Lui non ha mai vo­luto dirmi chi l'avesse fatta.

Frank                                 - Avete letto parecchi rac­conti di pirati?

Georgia                              - Certo, da piccola.

Frank \                               - E avete sentito parlare di Kid Jackson?

Georgia                              - Naturalmente, come chiunque.

Frank                                 - Ed è Kid Jackson il capo dei vostri pirati?

Georgia                              - (nervosa) Non so.

Cadwell                             - E la nave?

Georgia                              - Non ne conosco che questa cabina. So \che è un veliero perché lui ne parla.

Cadwell                             - E vostro padre, come lo vedete?

Georgia                              - Come era a casa. Sem­pre ubriaco. I pirati non lo rispet­tano.

Cadwell                             - E anche vostra ma­dre si trova lì?

Georgia                              - Sì, ma, non so come, è una negra.

Ley                                    - Straordinario davvero.

Cadwell                             - Nel vostro sogno, voi, morite?

Georgia                              - No.

Cadwell                             - E lui?

Georgia                              - Nemmeno lui. Mi ri­sveglio appena sento il cannone.

Ley                                    - Sente anche il cannone!

Georgia                              - Lui mi dice: « Addio, amore mio! » e io mi risveglio.

Cadwell                             - Ed è sempre uguale, il sogno?

Georgia                              - Sempre... prima, vedo un'isoletta dipinta in rosa, come sul­le carte, col suo nome scritto in tra­verso, ma che non riesco a leggere. Poi la nave prende il largo e comin­cia l'incubo.

Cadwell                             - Perché l'incubo?

Georgia                              - Perché abbiamo sem­pre sete. (Un silenzio).

Ley                                    - (con entusiasmo) Miss Swanee, noi gireremo il vostro sogno. (Con lirico slancio) E ci sarà tutto: vostro padre ucciso, la sete, il vostro amore per il corsaro, il cannone, la negra e anche la macchia di sangue. (Apre il forziere) Eccola lì.

Georgia                              - (che non osa guardare) Ah! Mio Dio!...

Ley                                    - (appoggiando su ogni parola) Questa è l'esatta riproduzione del­la cabina di Kid Jackson.

Frank                                 - Sì, tale quale l'avrete vi­sta probabilmente, in qualche libro, da bimba.

Ley                                    - E questo è il suo forziere, acquistato al Museo di Marina della Repubblica di Equador.

Georgia                              - (dolcemente) C'è un meccanismo segreto, vero?

Ley                                    - Io penso di sì. Ma nes­suno è riuscito a scoprirlo.

Georgia                              - Nel mio sogno, bastava premere a sinistra sotto il coperchio.

Ley                                    - (febbrilmente) A sinistra... sotto il coperchio?

Georgia                              - Qui (fa il gesto: scatto).

Ley                                    - (trionfante) Un doppio fon­do. L'avevo detto!

 Frank                                - (a Cadwell) Mi fa paura la tua Georgia Swanee. (Si chinano sul forziere).

Ley                                    - I pirati hanno sempre un nascondiglio per il loro tesoro. (Tira fuori qualcosa dal cofano) E questo cos'è?

Kay                                    - Uno scialle nero.

Ley                                    - Tutto qui, il tesoro? Uno scialle e un flore?

Cadwell                             - E questo flore è una rosa.

Frank                                 - Attenzione: ora sviene.

Cadwell                             - Non davanti a questa rosa.

Frank                                 - Ti giuro che mi fa paura.

Georgia                              - (pensosa) Una rosa. Non ho mai veduto delle rose nel mio so­gno.

Cadwell                             - (lirico) Ma per un mo­tivo semplicissimo: che non lo avete mai sognato fino alla fine. Che non sapete come questa storia vada a fi­nire.

Frank                                 - (rettificando) Cioè, che non avete ancora letto come questa storia vada a finire.

Georgia                              - La storia non finisce dunque all'» addio, amore mio » ?

Cadwell e Frank                - No.

Georgia                              - Non si interrompe quan­do viene issata la bandiera nera?

Cadwell                             - No.

Frank                                 - Eh! No.

Georgia                              - Ma sono quattro con­tro di lui!

Cadwell                             - Sono quattro, infatti.

Georgia                              - Ma luì è perduto!

Cadwell                             - Lo so bene. Ed è pro­prio allora che comincia la grande storia d'amore. Una storia ancor più grande, forse, di quello che io cre­devo.

Georgia                              - Ah!

Cadwell                             - Avevate ragione, Wu, faremo il più gran film dell'annata. (Una pausa).

Ley                                    - 'Ne sono certo. (Suoneria).

Kay                                    - Siete aspettato al teatro di posa numero due.

Ley                                    - (misteriosamente) Vado. (Agli altri) Al mio ritorno Cadwell vi terminerà il racconto. Ma prima vorrei vedere una cosa. Avvicinatevi l'una all'altro. Ancora. Più vicini. Prendetela fra le braccia. (Frank e-seguisce).

Frank                                 - Ma... c'è? Io non sento che un po' di nuvola...

Ley                                    - Già: è come temevo. E' troppo piccola. La scena del. bacio finale sarà un guaio serio.

Frank                                 - Ah! Perché ci sarà an­che un bacio finale?

Ley                                    - Oh, ma non un bacio co­me gli altri. Vedrete.

Frank                                 - Ah, e non avete paura della censura?

Ley                                    - (rabbuiato) Un bacio tra­gico ma corretto, correttissimo. (Poi molto affannato) Vediamo, vediamo. (Si allontana e simula un operatore che cerca il miglior campo di presa della visuale) Stringetela alla cinta. Ancora. Di più.

Frank                                 - Così, va bene?

Ley                                    - Benissimo. Fingete di baciarvi, ora. (Frank bacia Georgia. Un bacio sul serio. Essa gli dà uno schiaffo).

Frank                                 - (scherzando, a Ley) Pas­satelo! (Finge di imitare Kid).

Ley                                    - Ehi, là, là!

Frank                                 - (a Georgia) Vogliate scu­sare: ma avevo bisogno di accertar­mi che voi non siete un fantasma...

Georgia                              - (con ira) Siete un bruto...

Ley                                    - Lo è senza dubbio. Però era proprio il bacio che mi occorre.

Frank                                 - Vi assicuro che l'avrete.

Ley                                    - Io torno fra dieci minuti. Fra dieci minuti, Cadwell vi raccon­terà il seguito. (Esce).

Cadwell                             - Nell'attesa, andiamoa fumare una sigaretta all'aria aperta.

Kay                                    - Oh, sì! una vera sigaretta!

Frank                                 - E ricordati. Sei rimastoa: «Addio, amore mio! ».

(Kay, Cadwell e Frank escono. Georgia va verso il forziere, vi pren­de la rosa e lo scialle. Poi entra nella cabina, guarda a lungo attorno a sé. Frank, che è rientrato quasi subito, la osserva con acuta curiosità. Geor­gia si annoda al collo lo scialle di Evangelina con molta civetteria. Quindi porta la rosa alle labbra e la respira a lungo. Silenzio. Finalmente Georgia alza gli occhi su Frank. Lungo sguardo intensissimo. Improv­visamente la pendola suona quattro colpi. Frank alza bruscamente ilcapo).

Frank                                 - Toh! Una pendola che non suonava da cent'anni! (Si guardano).

Fine del primo atto

ATTO SECONDO

QUADRO PRIMO

La cabina. Ma il forziere è a de­stra. Le quattro del mattino. La bru­ma è così fitta che attraverso all’hublot non si discerne nulla. Silenzio profondo, rotto a grandi intervalli dal sordo rumore della forca che si sta alzando. Kid Jackson e Cristòfo-un-occhio-solo sono distesi, uno sul suo letto, l'altro su un lettino da campo. Ambedue rigidamente immo­bili.

Una voce                           - (da fuori) Sicuro, ver­rà issato lui al posto della sua ban­diera nera.

Seconda voce                    - (robusta) Chi l'avrebbe detto, eh?, che avremmo visto un giorno Kid Jackson salire al cielo? (risate).

Terza voce                         - Spero che la sua cravatta di canapa sia solida e non ce lo lasci ricader sulle spalle!

Seconda voce                    - Vuoi provarla tu? (sonore risate).

                                           - (Kid Jackson si mette a ridere come loro. Un silenzio, alquanto pau­roso, dietro la porta).

Prima voce                         - Hai sentito?

Seconda voce                    - Sì.

Prima voce                         - Ha riso.

Seconda voce                    - Mi sembra, sì.

Prima voce                         - (piena di ammirazio­ne) E' capace di ridere!

Seconda voce                    - (con orgoglio) E sono io che l'ho fatto ridere!

Prima voce                         - Adesso, non ho più coraggio di scherzare.

Terza voce                         - Io lo compiango: non ci farà caldo lassù, con questa bruma.

Seconda voce                    - Le fiamme dell'inferno faranno presto a scaldarlo. (Kid scoppia nuovamente in una risata e grida):

Kid                                    - Ohe! Finitela! Altrimenti non posso soffrire! (Bisbiglio dietro la porta).

Cristòfo                             - (con noncuranza corte­se) Spicciati a soffrire, perché il boia non tarda.

Kid                                    - Ah! Mi ero dimenticato che eri qui!

Cristòfo                             - Fedele fino all'ultimo. E anche più in là, visto che noi ci impiccheranno soltanto domani.

Km                                     - Meglio due feste che una sola. Alla Trinidad mancano gli sva­ghi.

Cristòfo                             - (con una punta d'invidia) Mi sarebbe piaciuto di più essere impiccato da solo. Ne ho quindici prima di me! Quando sarà il mio turno, nessuno si interesserà più!

Km                                     - La modestia sarà la tua ro­vina, Cristòfo.

Cristòfo                             - (aspro) Quindici pri­ma di me! E sarà quasi notte.

Kid                                    - Ti darò il mio costume bianco.

Cristòfo                             - Eccellente idea. (Pra­tico) E allora, tu dici, il collo ben diritto e la testa leggermente all'indietro, vero?

Km                                     - Sì. (Dimostra) Così, (Tornando a sdraiarsi) E' un consiglio che mi dette mio padre.

Cristòfo                             - Ma dovette metterlo in pratica anche lui?

Kid                                    - Scrupolosamente. La forca è il mio albero genealogico.

Cristòfo                             - (tornando pratico) Il collo... la testa... nient'altro?

Km                                     - E tienti le scarpe. Cerca di essere più pesante possibile insomma. (Colpo di cannone lontano).

Cristòfo                             - Il cannone. Puoi co­minciare a metterti le tue.

Kid                                    - (senza 'emozione apparente) L'unico viaggio che farò senza di te.

Cristòfo                             - E proprio il più dif­ficile.

Kid                                    - Sarebbe bene che tu pre­gassi la tua Vergine per me. Fra quante ne conosco è l'unica che mi possa capire.

Cristòfo                             - La pregherò.

Kid                                    - A domani, Cristòfo.

Cristòfo                             - A domani.

Altra voce                          - (da fuori) tè? qui?

Seconda voce                    - Sì, capitano.

Voce del Capitano             - (fuori) Vostra grazia desidera che io assista al colloquio?

Evangelina                         - Voglio esser sola.

Voce del Capitano             - Può essere un'imprudenza!

Evangelina                         - Voglio esser sola e voi avete l'ordine di obbedirmi.

Voce del Capitano             - Come cre­dete. (Rumore di catenaccio. Appare Evangelina vestita di bianco. Kid è immobile al centro della cabina. Un silenzio. Si guardano).

Cristòfo                             - Perdonatemi il male che vi ho fatto, Evangelina. E so­prattutto perdonatemi di essere qui in questo momento.

Kid                                    - (senza guardarlo) Dormi, tu.

Cristòfo                             - (sdraiandosi) Subito. (Breve silenzio).

Kid                                    - (lentamente con tenerezza) Addio, amore mio!

Evangelina                         - Mi aspettavi?

Km                                     - Sapevo che i loro prepara­tivi erano finiti.

Evangelina                         - Ah, sapevi?

Km                                     - Tutto. E' al pennone gran­de, vero?

Evangelina                         - Sì.

Km                                     - A che altezza?

Evangelina                         - Sei piedi.

Km                                     - Soltanto? Mi reputavo un più gran capitano. (Ride).

Cristòfo                             - (furioso) Ma allora me mi impiccano a fil di terra!

Km                                     - Ci sarà gente almeno?

Evangelina                         - Tutta la città è sul molo. E han pagato fino a due lib­bre d'oro i posti alle finestre.

Kid                                    - E il popolo è festante?

Evangelina                         - Sì, festante.

Km                                     - Così va bene. (Inquieto) Non saranno tutti vecchi, spero!

Evangelina                         - Molte donne e belle.

Km                                     - Come sai bene quel che bi­sogna rispondermi! (Con presunzione) Li pagherò ad usura del loro denaro. Vedi che non avevo torto quando ti scongiuravo di amarmi il più presto possibile?

Evangelina                         - Ti ho amato appena ho potuto.

Kid                                    - E’vero che non era fa­cile.

Evangelina                         - Più di quanto cre­devo.

Km                                     - La tua felicità è stata breve.

Evangelina                         - Non è la felicità quello che importa. Fossi vissuta cent'anni non avrei potuto darti più amore di quanto ti ho dato. Te ne ho dato tanto che mi sento perdo­nata.

Km                                     - E non rimpiangi nulla? (Evangelina lo guarda con enorme stupore).

Evangelina                         - Ma cosa dici? Ma per quale scopo credi che io sia qui? (Con grande naturalezza) Io sono ve­nuta per morire.

Km                                     - Per morire? (Cristòfo alza bruscamente il capo).

Evangelina                         - Non ricordi la tua promessa?: « alla prima minaccia di serio pericolo ti ucciderò ». Così ave­vi detto.

Km                                     - Era un madrigale.

Evangelina                         - (con tono scherzoso) Pericolo maggiore di questo non esisterà mai, ti pare?

Kid                                    - Chi lo sa?

Evangelina                         - (sorride) Ho messo l'abito che tu preferivi; mi sono con­fessata; eccomi dunque pronta.

Kid                                    - Ma non lo sono io.

Evangelina                         - Vorresti mancare al­l'unica promessa che mi hai fatta?

Km                                     - Sì.

Evangelina                         - Perché?

Km                                     - Sei troppo bella. Non oserò mai spegnere due occhi così belli.

Evangelina                         - Pensa alle mie lab­bra piuttosto.

Km                                     - Non mi tentare. (Breve si­lenzio).

Evangelina                         - Non vuoi?

Kid                                    - No.

Evangelina                         - Non mi ami più?

Km                                     - Non ho amato che te.

Evangelina                         - E puoi accettare ì'idea di lasciarmi a un altro?

Km                                     - Mio padre è morto impic­cato, e mia madre ha saputo restare vedova.

Evangelina                         - Era bella?

Km                                     - Non so.

Evangelina                         - Guarda questa rosa, alla mia cintura. E' lui che me l'ha data.

Km                                     - Lui, chi?

Evangelina                         - Colui al quale mio padre mi aveva promessa.

Km                                     - (ancora) Quello che io avrei dovuto comunque sopprimere?

Evangelina                         - Sì. Vuoi che io di­venti la sposa del governatore? Vuoi che il nostro amore abbia servito a farmi sposa di chi sta per impic­carti?

Cristòfo .                           - Ha ragione lei. Ucci­dila: è tuo preciso dovere.

Evangelina                         - Egli mi offrirà delle altre rose. Quelle che avrò date a te, me le renderà lui.

Km                                     - E come posso ucciderti?

Evangelina                         - Quest'arma (gli ten­de un pugnale). La rosa o il pu­gnale: scegli.

Cristòfo                             - (affascinato) Un pu­gnale?

Evangelina                         - (seducente) L'ho rubato.

Km                                     - (con ammirazione) L'hai ru­bato?

Cristòfo                             - (rincarando il tono) Ah! Era proprio la donna che faceva per te, questa!

Kid                                    - Oh! Ma allora la situazio­ne cambia aspetto!

Cristòfo                             - Si potrebbero far mol­te cose, con quel gioiello!

Km                                     - (organizzando un piano) Evangelina chiama aiuto...

Cristòfo                             - Accorre il guardiano...

Kid                                    - Io gli pianto questo nel cuore...

Cristòfo                             - E io gli prendo la spada.

Km                                     - Ci buttiamo alla carica.

Cristòfo                             - Ne ammazziamo altri cinque o sei...

Kid                                    - E forse riusciamo a fuggire.

Cristòfo                             - E nella peggiore delle ipotesi mi impiccano oggi di sicuro.

Evangelina                         - E io? (Breve si­lenzio).

Km                                     - A venti miglia da qui, all'imboccatura dèll'Orenoco, c'è una piccola baia dove abbiamo degli amici sicuri. Ci raggiungerai appena possibile.

Evangelina                         - Raggiungerti? E co­me faresti a passare la siepe di cen­tocinquanta arcieri, oltre ai trenta che ti devono scortare, e i dodici car­cerieri, e l'intero equipaggio della « Semillante », che già t'aspetta sul ponte, moschetto alla mano?

Kb                                      - (con orgoglio) Perbacco! Non avrebbero fatto di più se avessi ucciso il re! Allora, non vuoi chia­mare aiuto?

Evangelina                         - No.

Km                                     - Mi sarebbe stato caro, però, spacciarne qualcuno. Ma se non vuoi, li risparmierò. L'ultimo dono che ti avrò fatto sarà la vita di costoro. (Cristòfo deluso si ricorica).

Evangelina                         - E adesso, Kid, l'ora è venuta. Avrei voluto evitarti il do­lore di colpirmi. Speravo che la tua morte mi avrebbe uccisa naturalmen­te senza che io dovessi provocarla.

Km                                     - Disgraziatamente, per es­ser morto, bisogna morire. (Tutti e tre ridono).

Evangelina                         - E io mi sento invece più viva che mai. Ma che il tuo braccio non tremi! Io sono felice!

Km                                     - Ah! Se tu mi avessi ama­to subito!

Evangelina                         - Non potevo. Pensa quanti casi hanno dovuto concorrere perché io ti amassi! Mi fu necessa­rio andar per mare, e trovarmi sulla tua strada... E il mare è grande e tu non seguivi certo la rotta degli altri... E forse la nostra strada do­veva essere ancora più lunga per ar­rivare alla mèta.

Km                                     - Non vuoi dunque continuare da sola il nostro amore?

Evangelina                         - No.

Km                                     - Resta inteso però che non ti uccido per gelosia.

Evangelina                         - Soltanto perché mi ami. Unicamente per questo.

                                           - (Un colpo di cannone. La pendola suona quattro ore).

Cristòfo                             - A te, Kid. (Silenzio).

Km                                     - Sì. (Si odono suonare a morto, lontane, le campane). Suona­no a morte per noi.

Evangelina                         - (dolorosamente) Un così grande amore perduto!

Kid                                    - Non c'è amore che sia per­duto. Noi non abbiamo avuto tempo di viverlo, il nostro. Ma non per que­sto è perduto. Le nostre esistenze eran troppo brevi per un amore così grande, ma non è possibile che esso finisca per sempre. Tutti i baci che tu non mi hai dati, dovrò pur rice­verli, un giorno.

Evangelina                         - E come?

Km                                     - Non lo so! Porse noi ci raggiungeremo venendoci incontro ancor più da lontano. Ma nulla po­trà separarci quando ci saremo rag­giunti.

Evangelina                         - Tu credi?

Km                                     - Credo che rivedrò i tuoi oc­chi che non sanno piangere, risentirò la tua voce che non sa ridere.

Evangelina                         - Ma come?

Km                                     - Ci basterà dimenticare di essere morti.

Evangelina                         - (esaltata) Sì.

Km                                     - Porse non sapremo ricono­scerci, ma ci ameremo ugualmente.

Evangelina                         - (febbrilmente) Oh, ci sapremo riconoscere, sì!

Kid                                    - Anch'io lo credo.

Evangelina                         - Me, dalla mia aria di non vivere...

Kid                                    - E me, dal modo con cui ti cercherò.

Evangelina                         - Ecco, vengono. Pre­sto. (Si baciano. Poi il braccio di Kid si alza e colpisce. Evangelina, quando lui la ferisce): Amor mio! (Kid prende Evangelina nelle sue braccia e la porta sul letto). Non è una cosa difficile la morte. Non si soffre nulla, vedrai...

Km                                     - (con voce calma) Ti rive­drò, Evangelina.

Evangelina                         - (dolcemente) Ti amerò.

 (Muore. Un silenzio. Kid si rialza lentamente e va verso Cristòfo).

Km                                     - Vero, che ho fatto bene ad ucciderla?

Cristòfo                             - Sì, Kid.

Km                                     - Vero, che era la più bella e la più nobile?

Cristòfo                             - Sì, Kid.

Km                                     - Era la mia sposa, Cristòfo: io la ritroverò.

Cristòfo                             - Sì, Kid.

Km                                     - Perché non c'è amore che sia perduto.

                                           - (Le campane suonano a distesa. Il cannone tuona per la terza volta. Si apre la porta. Il sipario si chiude per indicare il trapasso di parecchi secoli e si riapre quasi subito).

fine del primo quadro

QUADRO SECONDO

Lo studio delle American Pictures, nel giugno 1937.

Tutto come nella scena precedente, salvo che il forziere è a sinistra e l'il­luminazione è quella scarsa, delle prove. Evangelina è sul letto, nell'i­dentico costume bianco, e sembra in punto di svenire. Ma soltanto dopo qualche attimo sì ha l'impressione che ella sostiene una parte. Cristòfo-un-occhio-solo è altresì presente, ma benché porti il famoso costume nero, con largo cinturone di cuoio, e abbia l'occhio destro bendato, è completa­mente diverso dall'uomo di poco fa…Un minuto di silenzio inquietante. Poi, ecco apparire dalla cornice della por­ta, dalla quale lo vedemmo uscire nel quadro precedente, Kid. E' vestito col suo celebre costume rosso, sul quale egli ha buttalo negligentemente un elegante soprabito in pelo di cam­mello.

Frank                                 - Vogliate scusarmi. A che punto eravamo?

Gregori                              - Alla battuta: « Ci sa­premo riconoscere, sì! ».

Evangelina                         - Ci sapremo ricono­scere, si!

Frank                                 - Anch'io lo credo.

Evangelina                         - Me, dalla mia aria di non vivere.

Frank                                 - (che ha dimenticato il te­sto) E io? Da che cosa mi si rico­nosce, me?

Evangelina                         - (dolcemente) Dal modo con cui mi cercate.

Frank                                 - Già. (Liricamente) E me, dal modo con cui ti cercherò. (Pen­soso) E' graziosa questa idea.

Gregori                              - (nervoso) Ma, si prova o non si prova? (Effettivamente si sta provando: ma c'è tuttavia il tempo di constatare che l'idea è graziosa). Accidenti! Sono sei settimane che stiamo in questo studio, tre giorni che rifacciamo la scena e ne ho abbastan­za. Vorrei respirare un pò d'aria, al largo. E intanto oggi bisogna rico­minciare la gran scena finale che per l'ennesima volta non vi è riuscita.

Frank                                 - (con dolcezza) E' riusci­ta 'maluccio anche a voi, per la veri­tà. No?

Gregori                              - sì. (Pensieroso) Cosa diavolo ha, dunque, questa famosa grande scena sanale?

Frank                                 - E' quello che mi chiedo anch'io.

Gregori                              - Siamo stati sbalorditivi, bisogna riconoscerlo, nell'abbordaggio e nelle scene del tribunale marittimo. Quanto alle vostre scene d'amore, ri­tengo che non si sia fatto mai nulla di così bello, da quando esiste il par­lato. Ed è stranissimo che non ci rie­sca questa scena.

Frank                                 - Il fatto è che io non di­co le mie battute col tono che oc­corre.

Gregori                              - Non avrei mal osato dirvelo. Ma è proprio così.

Frank                                 - Caro amico, voglio farvi una confidenza: io ho l'impressione che il mio personaggio mi disobbe­disca. Come se non volesse che per lui fosse finita. Come se non volesse morire. E' stupido!

Gregori                              - E' strano!

Frank                                 - Voi sapete che memoria ho io: ebbene quella frase con cui spiego a Evangelina come ella possa riconoscermi nel tempo avvenire, non mi riesce mai di ricordarmela.

Georgia                              - Eppure non è difficile. Io vi riconosco dal modo con cui voi mi cercate. (Frank si volta brusca­mente verso di lei, come colpito dalle sue parole. Georgia, con tutta natu­ralezza) Che avete?

Frank                                 - (come disebriato) Nulla. E' quello che avete detto...

Georgia                              - Non ho detto nulla di straordinario...

Frank                                 - (con tono profondo) Non riconosco più la vostra voce.

Gregori                              - (un po' aspro) Eh! Ma come siete nervoso!

Frank                                 - Ma lo siete anche voi!

Gregori                              - Lo ammetto, sì! Vorrei essere in mare. Son certo che la pri­ma brezza fugherebbe questa specie di... nefasto incantesimo.

Kasberg                             - (entrando) Volete la luce giusta?

Georgia                              - Magari, sì.

Kasberg                             - (gridando) Blore!

 Blore                                 - (dall'arcata) Oh?

Kasberg                             - Accendete i riflettori.

La voce                              - Eh! (Si accendono i ri­flettori. Ma non è la misteriosa luce del quarto quadro, bensì una illumi­nazione artificiale e troppo violenta).

Kasberg                             - Volete anche la mu­sica?

Frank                                 - Sì.

Kasberg                             - (grida) Haines!

Voce                                  - (da basso, urlando) Ohe!

Kasberg                             - Musica!

Voce                                  - Eh! (Una musica estrema­mente sentimentale comincia. Ka­sberg esce).

Georgia                              - Ci sapremo riconosce­re, sì.

Frank                                 - Anch'io lo credo.

Georgia                              - Me, dalla mia aria di non vivere.

Frank                                 - Emh... E me, dal modo con cui ti cercherò.

Gregori                              - Ma sì, vi riconoscerete!

Frank                                 - (fermandosi) Perché dite così?

Gregori                              - (con superiorità) Perché?

Frank                                 - Sì. Perché avete detto: « Ma si, vi riconoscerete » ?

Gregori                              - Perché non avete l'aria di esserne sicuro. E così io vi inco­raggio. Vi rassicuro con una buona parola. Quel diavolo di Cristòfo è un bruto, non c'è dubbio, ma un bruto di buon cuore. Almeno, io lo sento così, il mio personaggio.

Frank                                 - E io vi proibisco di dire quella frase, capito?

Gregori                              - Ma cosa? Vorreste che io me ne stessi qui come un idiota, piantato in un angolo, a sentire le vostre filastrocche?

Frank                                 - Sissignore, se necessario.

Gregori                              - (piccato) Benone. Be­nissimo. A onera viglia.

Frank                                 - (a Georgia) Noi ci rico­nosceremo...

Gregori                              - Ah! Buono a sapersi!... (Sono entrati Rickard e Cadiceli. Essi si mettono un dito sulla bocca per far capire che non intendono distur­bare).

Georgia                              - Ecco, vengono! vengo­no! Presto! (Si baciano. Male. Per­ché Kid ha urtato in qualche cosa. Nondimeno egli dà il colpo dì pu­gnale. Evangelina - Georgia barcolla) Amor mio! (Kid prende Evangelina sulle braccia e si dirige verso il letto, ma l'enorme forziere borchiato gli im­pedisce il passo. Esita un attimo, col suo prezioso peso in braccio, poi fa un giro e depone la fanciulla sul let­to. Gregori si china e raccoglie il pu­gnale).

Rickard                              - No! no! no! E' uno strazio.

Cadwell                             - Uno strazio.

Frank                                 - Ma che cos'è che non va?

Rickard                              - (a Gregori) Permettete?

Gregori                              - Euh! Come no? (Cad­well e Rickard portano Frank in di­sparte).

Rickard                              - Tutto!

Frank                                 - Tutto?

Rickard                              - Tutto, meno lei che è perfetta, beninteso.

 Cadwell                            - Meno lei, che è esatta­mente Evangelina.

Frank                                 - Ma, tutto cosa?

Cadwell                             - Intanto l'atmosfera.Non c'è il senso del pericolo. ,

Rickard                              - Per esempio, quando la portate voi la tenete come... come se fosse...

Frank                                 - Una cassa di dinamite, lo so.

Rickard                              - Tale e quale.

Frank                                 - Questa volta può darsi che abbiate ragione: perché mi fa paura,

Cadwell                             - Ti fa paura?

Frank                                 - Quando siamo a questa scena, ho l'impressione che ella debba realmente morire.

Cadwell                             - Ah!...

Frank                                 - Lei si irrigidisce. Il suo viso diventa ancora più pallido. La sento appesantirsi nelle mie braccia. Insomma, in quel momento, mi di­venta una creatura in pericolo di vi­ta. Non mi volete credere?

Rickard                              - (pensoso) Ma sì. Anch'io ho avuta la stessa impressione. Stranissimo.

Frank                                 - Normalmente io la trovo allegra, simpatica: mi diverte. Ma appena entriamo nel soggetto, assume un 'Che... un non so che di...

Rickard                              - Già.

Frank                                 - Neanche l'amore riesco a rendere?

Rickard                              - No.

Frank                                 - Lo sapevo. L'ho baciata malissimo. Un ragazzo di dodici anni avrebbe fatto meglio: soprattutto, io a dodici anni!

Rickard                              - Sì...

Frank                                 - (a Georgia) Vi domando scusa di quel bacio mal dato.

Georgia                              - Perché? Anzi. Mi è parso piuttosto lusinghiero.

Frank                                 - (avvicinandosi) Credete?

Georgia                              - (sorridente ma formale) Sì. Se può esservi utile vi autorizzo a baciarmi un po' più vicino alla bocca.

Frank                                 - Grazie. Ma mi preoccupa soprattutto di sapere cosa laccio dopo. (Un po' preoccupato) E' un bacio che occorrerebbe realizzare in tre tempi. Uno: il braccio destro. No: uno, il braccio sinistro (lo passa attorno a una vita immaginaria). Due: il brac­cio destro (lo posa su una spalla come sopra). Tre: il bacio. Con una corona sul terzo tempo, beninteso.

Georgia                              - Un po' meccanico for­se, no?

Frank                                 - À voi, che ve ne pare!

Rickard                              - Non molto aderente al pubblico. Troppa tecnica.

Frank                                 - E se rifacessi il bacio che davo a Betsy Parker nel film « Le porte dell'Inferno »? Era piaciuto molto. Me l'hanno richiesto moltissi­mo, in seguito.

Georgia                              - Impossibile. Lei era bruna.

Frank                                 - E' giusto.

Rickard                              - Ma non vi ci stancate, ora. Per quanto riguarda il bacio ab­biamo fiducia.

Cadwell                             - li tuo colpo di pugnale è sublime.

Georgia                              - (vivacemente) Non è vero?

Frank                                 - Un po' troppo poco sfu­mato, forse?

Georgia                              - Ma è cosi difficile! C'è dentro tanto amore! E' una terribile prova d'amore: e voi la date con tanta naturalezza!

Frank                                 - Gregori, che diavolo fa­cevate fra le mie gambe alla fine del­la scena? Per poco non ci fate ca­dere, la signora e me?

Gregori                              - Raccattavo il pugnale, per l'appunto.

Frank                                 - E perché?

Gregori                              - (molto soddisfatto) E' un gioco scenico. Sì, una mia trova­ta. Lo raccolgo e me lo infilo negli stivali.

Cadwell                             - (furioso) E io vi proi­bisco nel modo più assoluto di fare una simile assurdità!

Rickard                              - Assolutamente!

Gregori                              - Ah! Sicché voi credete che Cristòfo-un-occhio-solo lasci inutilizzato quel pugnale?

Cadwell                             - Se non vi riesce di starvene fermo, uscite dal campo vi­sivo.

Frank                                 - Non sarebbe una cattiva idea. E in ogni modo sarebbe oppor­tuno che foste guercio sempre dallo stesso occhio.

Gregori                              - (rimettendosi il quadrati­no nero sull'occhio sinistro) Oh! Diamine! Potevate dirmelo prima!

Frank                                 - Scusate tanto, ma quan­do c'è la signora, io, di massima, non guardo voi.

Georgia                              - (molto stupita) Guar­date me?

Frank                                 - (quasi seccato) E non ve ne siete accorta? (Si odono colpi di fischietto. Poi mormorii che sembra­no alzarsi da tutte le parti e che di­cono: « Il principale, Wu, Beniamine Wu». Poi entra Kay, seguita dal personale. B. W. segue a breve di­stanza).

Kasberg                             - Il principale! Il prin­cipale!

Ley                                    - Scusate, amici, mi han fatto tardare. Una stupida discussione con Kasberg.

Rickard                              - Con Kasberg?

Kasberg                             - Non con me. Con mio fratello.

Ley                                    - No, non lui! Suo fratello, il vecchio! Questa è la vostra luce, Kasberg?

Kasberg                             - Sì, capo.

Ley                                    - Beh! Sarebbe magnifica forse per un ballo a corte, ma per la cabina di un veliero, all'alba, nella nebbia e nel XVII secolo, è deplore­vole. Voglio del mistero. Una esaspe­razione di mistero.

Kasberg                             - Benissimo, capo. Sal­go sulla centina.

Ley                                    - Signori, andiamo alla pro­iezione.

Groom                               - (al telefono) Il sig. Ley lascia lo studio per recarsi alla pro­iezione. Grazie.

Ley                                    - E' di somma importanza constatare cosa valga il lavoro che abbiamo fatto ieri. Signori, a più tardi. (Esce).

 Kay                                   - (entrando) La posta del signor O'Hara.

Qeorgia                              - Ammiratrici?

Frank                                 - (gli occhi bassi) Sì. (A Kay) Quante, oggi?

Kay                                    - Quarantadue.

Frank                                 - Soltanto?

Kay                                    - Il martedì è sempre una giornata fiacca.

Frank                                 - Vorrei sapere perché!

Kay                                    - Perché il martedì ricevia­mo le lettere della domenica.

Frank                                 - E allora?

Kay                                    - Le donne escono, alla do­menica. Non scrivono.

Georgia                              - Già. Sognano di voi per tutta la settimana, e alla domenica cercano di ritrovarvi nell'uomo che le accompagna.

Kay                                    - E meno male che vi scri­vono anche gli uomini... Senza gli uomini non avremmo che sedici let­tere oggi.

Georgia                              - Quelle lì, si vede che sono le incurabili. Vi scriveranno an­che nel giorno di Natale.

Kay                                    - (siede) Vogliamo cominciare lo spoglio?

Frank                                 - Ma non adesso, via!

Kay                                    - Pure, mi avevate detto di tornare subito qui con la vostra posta.

Frank                                 - (imbarazzato) Ma nem­meno per sogno!

Georgia                              - (li guarda, divertendosi).

Kay                                    - (si alza avendo compreso il suo sbaglio) Avrò capito male.

Georgia                              - Oh! per favore, mi di­vertirò tanto! Vorrei paragonarle al­le mie.

Kay                                    - (siede e legge) « Caro ami­co Frank. Alla fine di « L'Angelo di Chicago», quando la polizia vi scova in casa di Marjorie, voi riuscite a scappare e vi ritroviamo poi al risto­rante italiano. Come diamine avete fatto? Io mi sono trovato in condi­zioni simili e a me non...

Frank                                 - (interrompendo) Un mo­mento. Di dove viene questa lettera?

Kay                                    - Harry Manner. Prigione di Sing-Sing... (tutti e tre ridono).

Frank                                 - Ah! Si spiega. Dategli l'indirizzo dell'autore.

Georgia                              - Preferirei una lettera di donna.

Frank                                 - (a Kay) Non troppo stu­pida, per favore. (Kay lo guarda e sceglie con cura una lettera).

Kay                                    - (legge) « Mio caro Frank. Ho sedici anni. Abito vicino a Winnipeg dove mio padre è cacciatore -di pellicce. Ieri abbiamo fatto quattro ore di slitta per andare e altrettante per tornare, nella neve. Ma non ce ne dispiace, perché vi abbiamo visto nel « Cavaliere di San Francisco ». Mio padre stesso mi consiglia di scri­vervi. Egli afferma che non vorrete rifiutare una fotografìa a degli am­miratori che fanno venti leghe sulla neve per vedervi. Distinti saluti. Anna Pendington ».

Frank                                 - (a Kay) Grazie.

Georgia                              - Bisognerà mandargliela, questa fotografia. La lettera è molto carina.

Frank                                 - Certo. E poi mi vedo be­nissimo » io » nella capanna, soprala stufa, fra il crocifisso e una pelle di castoro. (Un silenzio. Pensieri che passano).

Kay                                    - (che li ha fissati) Chiedo scusa. Il principale mi chiama. (Esce bruscamente).

Georgia                              - Perché, poi, ha detto così? Nessuno l'ha chiamata

Frank                                 - Forse, ha pensato che noi due si voglia restar soli.

Georgia                              - Anche lei? Che idea!

Frank                                 - Non credete che, se tutti hanno l'impressione che noi sì vo­glia restar soli, ci debba essere qual­che motivo?

Georgia                              - E quale, per esempio? .

Frank                                 - Diamine! Ma... (e non finisce la frase).

Georgia                              - Voi?

Frank                                 - Io, sì.

Georgia                              - Ma via!

Frank                                 - (con forza) . Vi dico di sì.

Georgia                              - Ma perché?

Frank                                 - (gesto di fatalità) Ah, questo!...

Georgia                              - Non vi credo.

Frank                                 - Peccato!

Georgia                              - Me?

Frank                                 - Voi, voi!

Georgia                              - (pensosa) Stranissimo!

Frank                                 - Vero?

Georgia                              - Perché insomma...

Frank                                 - Eh, già.

Georgia                              - Ma siamo sicuri che stiamo parlando della stessa cosa?

Frank                                 - Oh, parliamo della stessa cosa, sì.

Georgia                              - Questa, poi!

Frank                                 - Già. (Un silenzio).

Georgia                              - E da quando?

Frank                                 - Lo schiaffo.

Georgia                              - Allora, subito?

Frank                                 - Quasi subito.

Georgia                              - (meditabonda) Ah...

Adelaide                            - (a Georgia) C'è il si­gnor Jones.

Frank                                 - Ancora?

Georgia                              - Fate passare. (Adelaide esce).

Frank                                 - Lo si vede spesso il si­gnor Jones da qualche tempo. Sareb­be forse geloso? (Con la violenza di Kìd) Ah, perché mai non ho affon­dato il tassì che lo portava?

Georgia                              - (senso ridere) Il signor Jones non vi è simpatico?

Frank                                 - No. E ora sapete anche il perché. (Entra Jones).

Georgia                              - Siete in ritardo, sapete.

Jones                                  - (con grande umiltà scusan­dosi) Cara, uno stupido incidente. Non avevo moneta. L'autista non vo­leva sentir ragioni. Ho dovuto per­dere un quarto d'ora.

Frank                                 - Vi insegno un mio trucco.

Jones                                  - Che trucco?

Frank                                 - Io sono stato povero per molto tempo. Naturalmente mi man­cava sempre la moneta per i tassì. Allora, io scendevo dicendo: « m'è caduto un biglietto da dieci dollari nella macchina ». L'autista ripartiva a tutta velocità e la mia corsa resta­va pagata automaticamente.

Georgia                              - (con ammirazione) Co­me disprezzate gli uomini, voi!

Frank                                 - E questo vi diverte, non è vero?

Jones                                  - Sì. Georgia ha sempre ammirato molto i pirati.

Frank                                 - Ohe! Come sarebbe a dire?

Groom                               - Scusate, signor O'Hara!

Frank                                 - (brusco) Che c'è?

Groom                               - Vorreste mettere la vo­stra firma qui sopra?

Frank                                 - No, ragazzo mio. Niente autografi in questo momento.

Groom                               - Ma è il conto del risto­rante.

Frank                                 - Ah! Se è cosi... (Firma. Il groom esce) Dov'ero rimasto?

Jones                                  - Eravate rimasto a: « Co­me sarebbe a dire? ».

Frank                                 - (lo fissa a lungo: poi, di buon umore, gentilmente) Non sa­pevo che foste umorista.

Jones                                  - (senza asprezza) Non so­no umorista.

Frank                                 - Spiritoso, se preferite.

Jones                                  - E nemmeno spiritoso.

Frank                                 - (scusandosi) Comunque, io non avevo alcuna intenzione di darvi molestia. (Silenzio piuttosto imbarazzato. Georgia, dopo averli guardati, prende un libro. In questo momento, un uomo in tunica bianca, un truccatore certamente, lo si av­vicina).

L'uomo                              - Permettete, miss Swanee? Bisogna proprio ritoccare. (I tre si guardano. Poi l'uomo fa sedere Georgia in un angolo della camera, lontana dagli altri: e comincia a ri­toccare la truccatura).

Jones                                  - (con naturalezza) Poco fa, nel corridoio, ho sentito i vostri amici, gli autori, parlare di voi.

Frank                                 - Quelli sì, sono lèpidi, vero?

Jones                                  - E anche di Georgia...

Frank                                 - In vostra presenza? Ah! E' un po' forte!

Jones                                  - Oh! Non mi riconoscono mai.

Frank                                 - E così?

Jones                                  - Dicevano che voi due vi amate, naturalmente. Cadwell dice­va: «due sono i casi: o lei è l'aman­te di luì, e allora che ci sta a fare Jones? oppure lei non è la sua aman­te, e allora si domanda che cosa dia­mine abbia combinato Frank in sei settimane! ».

Frank                                 - (furioso) Come, cosa ho combinato?

Jones                                  - Già, loro non conoscono Georgia.

Frank                                 - Si vede.

Jones                                  - E nemmeno voi. Voi siete come Kid Jackson. Non sperate, ma sapete aspettare.

Frank                                 - Non così bene come lui, credetelo!

Jones                                  - (ironico) Fate assegna­mento sulle sue labbra, vero?

Georgia                              - (mentre il truccatore le ritocca le labbra, emette una specie dì mugolamento inintelligibile) Co...o...a...i...e?

Jones                                  - Cosa dite?

Georgia                              - (con le labbra libere) E' proprio quello che stavo chiedendo a voi.

Jones                                  - Niente. Sentite un po',O'Hara. Georgia a voi non è neces­saria.

Frank                                 - Dite sul serio?

Jones                                  - Mentre io ho bisogno di Georgia, e sono disposto a tutto perché mi resti.

Frank                                 - Interessantissimo.

Jones                                  - (ripete con forza) A tut­to, capite?

Frank                                 - (ridendo) Non avrete la pretesa di farmi paura?

Jones                                  - Può darsi! Sapete cosa sia il dolore?

Frank                                 - Non ho avuto il tempo di occuparmene.

Jones                                  - Bene, è qualcosa capace di dar della forza anche a un uomo come me!

Frank                                 - Possibilissimo. Ma che volete farci? Quando è troppo tardi è troppo tardi.

Jones                                  - Georgia si riprenderà. Ap­pena avrete lasciato questo costume, vi vedrà come siete.

Frank                                 - (ridendo) Cioè, più peri­coloso che mai.

Jones                                  - Oh, quando non le parle­rete più d'amore con le parole degli altri...

Frank                                 - (interrompendo e sorridendo) Adoprerò le mie... e me ne servirò per la prima volta. E più saranno ri­dicole, più raggiungeranno lo scopo.

Jones                                  - (a denti stretti) E se io vi rompessi la faccia?

Frank                                 - (con tono di minaccia com­pressa) E se io vi ridessi sul naso? (Si fissano a lungo. Il truccatore se ne va).

Georgia                              - (alzandosi, stupita del loro silenzio) Ma che fate?

Frank                                 - (con tono buffo) Me lo chiedo anch'io.

Jones                                  - Io vado, cara. Devo pas­sare ancora da Bullocks e alla Central America Company per il mio bigliet­to. Si parte domani a mezzogiorno, vero?

Georgia                              - Sì.

Jones                                  - Arrivederci. Vi lascio la­vorare. (Esce).

Frank                                 - Cosicché lo portate con noi sul Mar dei Caraibi?

Georgia                              - Naturalmente.

Frank                                 - Povero ragazzo! Soffrirà molto.

Georgia                              - Non direi.

Frank                                 - Pensateci bene. Una vol­ta Imbarcato sull'« Argonauta», non vi sarà più possibile mandarlo via.

Georgia                              - Ma non ne avrò nean­che il desiderio.

Frank                                 - Si dice sempre così. Ne riparleremo fra un mese.

Georgia                              - Ecco.

Frank                                 - Georgia, non avete dun­que notato nulla, qui, poco fa?

Georgia                              - No. Cosa c'era da no­tare?

Frank .                               - Prima di tutto: che io sono geloso, il che è semplicemente fenomenale.

Georgia                              - (gaiamente) Addirit­tura?!

Frank                                 - E geloso di quell'uomo che voi non amate più. Il che è idiota.

Georgia                              - Ah, io non amo più Ri­chard Jones?

Frank                                 - No, sulla mia parola d'o­nore.

Georgia                              - (dubbiosa) Suvvia!

Frank                                 - Ammesso che lo abbiate mai amato!

Georgia                              - Questa, poi è grossa!

Frank                                 - Ma se vi annoiate a stargli insieme! Basta vedervi. Cosa natura­lissima, del resto, dal momento che ne amate un altro.

Georgia                              - L'altro sareste voi?

Frank                                 - Naturalmente.

Georgia                              - Ebbene, Frank, che io me lo sia domandato, è vero. Ma è anche vero che non l'ho creduto e non lo credo.

Frank                                 - (con forza) Impossibile.

Georgia                              - Voi leggete troppi gior­nali di cinematografo. La vostra è un'idea che gli altri hanno già avuta. Trovano che facciamo una coppia stu­penda e... vi hanno suggestionato.

Frank                                 - Voi non mi avete capito, Georgia. (Dolcemente) Quella che amo non è la diva; è la figlia di un car­pentiere di grattacielo...

Georgia                              - (colpita) No!

Frank                                 - E io l'amo da pianista mancato. L'amo perché so che essa è stata dattilografa.

Georgia                              - Cosa? Voi sapete?

Frank                                 - Conosco tutta la vostra storia. E non quella da servire per i giornali, no, l'altra, la vera, che è tanto più bella!

Georgia                              - Con dei momenti molto tristi!

Frank                                 - Lo so! Come nella mia. (Indicando le sue scarpe) Per esem­pio, queste scarpe: passano per scar­pe lucidate! Ma fanno pena al cuore, ve lo dice un professionista in ma­teria!

Georgia                              - No! Che dite?

Frank                                 - Oh, il negro addetto al teatro di posa, qui, non si sbaglia. Quando gli presento le mie scarpe, ci impiega un quarto d'ora. Sottilizza, lui. E non oserebbe mai far passare le sue spazzole da una mano all'altra senza farle saltare e riprenderle a volo. Sa che lavora per un compe­tente in materia.

Georgia                              - (ridendo) Davvero?

Frank                                 - E sono sicuro che la se­gretaria Kay Morgan la sa lunga an­che lei su di voi. Del resto anch'io mi son subito accorto che eravate stata dattilografa.

Georgia                              - Da che cosa?

Frank                                 - Ma perché è chiaro che voi conoscete soltanto l'ortografia delle parole! Come scrivete «metafisico»?

Georgia                              - (compitando senza esitare) M,e,t,a,f,i,s,i,c,o.

Frank                                 - E cosa vuol dire « meta­fisico » ?

Georgia                              - Ah, non lo so!

Frank                                 - (con forza) Vedete? (Bre­ve silenzio).

Georgia                              - Solo che l'antico lustra­scarpe riceve ora quarantadue lettere al martedì.

Frank                                 - E con questo?

Georgia                              - (scuote il capo) Io sono egoista.

Frank                                 - Anch'io. Ma l'amore, pro­babilmente, vuol dire essere egoisti in­sieme.

Georgia                              - Non saprei... (Un silen­zio, pieno di turbamento).

Frank                                 - (con calore) Georgia? Co­me lo vedete, ora, il pirata del vostro sogno? Non ha egli il mio viso?

Georgia                              - (lentamente) Da quando abbiamo cominciato il film non sogno più. (Improvvisamente, un riflettore illumina Georgia d'una luce sopran­naturale. La musica tace).

Frank                                 - Non sognate più?

Georgia                              - No.

Frank                                 - Non avete più riveduta quella cabina?

Georgia                              - No. Ho soltanto l'im­pressione di cadere in una grande om­bra bianca.

Frank                                 - Ah!...

Georgia                              - Senza che avvenga mai nulla.

Frank                                 - (pensoso) Una grande ombra bianca...

Georgia                              - E da quel giorno mio padre sta molto male.

Frank                                 - Strano. (Kasberg entra con una macchina da presa e fa istantanee).

Kasberg                             - Grazie.

Frank                                 - Che significa?

Kasberg                             - Ah, è per la scena d'a­more. Ho visto che stavate provando e ho approfittato.

Frank                                 - (guarda Georgia e sorride) Vedete?

Kasberg                             - (chiama) Blore!

Blore                                  - (d. d.) Oh?

Kasberg                             - Puoi spostare il riflet­tore.

Blore                                  - (d. d.) Eh! (Il riflettore va a posarsi in un altro punto della cabina. Entra il sig. Ley, seguito da Rickard e da Cadwell. Appare molto smontato, inquieto, scontento. Altret­tanto lo sono Rickard e Cadwell).

Frank                                 - Venite dalla sala di pro­iezione?

Ley                                    - (grave) Sì, Frank. Non avremmo mai dovuto Imbarcarci in questa avventura. C'è qualche cosa che ci si mette contro. Cosa sia, non lo so. Ma qualche cosa c'è!

Frank                                 - Ma è proprio così disa­stroso?

Ley                                    - Ah, sì. A meno di trovarci rimedio!

Frank                                 - Ma rimedio a che cosa?

Ley                                    - A questa scena. Capisco be­nissimo che sia difficile uccidere la donna che si ama.

Frank                                 - E ucciderla con gioia.

Cadwell                             - Prima di tutto risulti impacciato, materialmente parlando.

Rickard                              - Già: non sapete né di dove passare, né dove andare a finire.

Georgia                              - (con dolcezza) Non è colpa sua. Io so perché.

Ley                                    - E perché?

Georgia                              - Perché il forziere è a destra.

Ley                                    - A destra?

Georgia                              - Nel mio sogno il for­ziere è a destra.

Cadwell                             - Sì, questo lo avevate sempre detto.

Georgia                              - (a Kid con grande naturalezza) Resta più comodo nascon­derlo un po'... dietro la tavola rimane meno in vista e si può difenderlo più facilmente.

Cadwell                             - Bisognava dar retta a Georgia, dal momento che si trattava di girare il suo sogno.

Ley                                    - (chiamando) Kasberg!

Kasberg                             - Pronto!

Ley                                    - Quel forziere: a destra, su­bito!

Kasberg                             - Bene! (Chiama: Smith, e con lui lo trasporta).

Cadwell                             - Questo ti servirà, in­tanto.

Rickard                              - Sì, ma non è il più im­portante.

Frank                                 - C'è qualcosa di più im­portante ancora?

Ley                                    - E' difficile a spiegarsi. Voi non fate né quel che vi chiedo io, né quel che volete voi. Si direbbe che non siate solo a fare quello che fate.

Frank                                 - Come, come?

Ley                                    - Mi spiego meglio e capirete. Osservando sul quadro di proiezione il vostro lavoro di ieri, ho avuto la biz­zarra impressione, che ci fosse qual­cuno accanto a voi.

Frank                                 - Ma è pazzesco!

Cadwell                             - Anch'io l'ho avuta, tale e quale!

Rickard                              - Vi garantisco...

Frank                                 - Ah, voi siete intossicati dai sogni di Georgia, da tutte quelle storie di meccanismi segreti e di rose misteriose!

Ley                                    - Oh, no, io non credo né alla magia né ai fantasmi. Ma que­sto malessere, questa inquietudine, c'è: e i vostri amici l'hanno avver­tita quanto me.

Cadwell                             - Pareva infatti che tu esitassi. Quando dici: «noi ci rico­nosceremo » hai un'aria smarrita. E si ha l'assoluta percezione che tu, certo, non la riconoscerai affatto.

Frank                                 - Incredibile!

Rickard                              - E quando lei vi dice: « tu mi riconoscerai dalla mia aria di non vivere», voi non osate guar­darla.

Frank                                 - (o Georgia) Non oso guar­darvi, io?

Georgia                              - « Tu mi riconoscerai dalla mia aria di non vivere... » (Frank e Georgia si fissano intensa­mente).

Ley                                    - Ah! Così sì che andrebbe bene! Ah, se aveste fatto così!

Cadwell                             - (a Frank) Che ti suc­cede?

Frank                                 - (ha rialzato la testa con una espressione strana) Nulla, nulla!;

Cadwell                             - (a Frank) E, soprat­tutto, sei troppo triste. D'accordo che tu ami quella donna e che lei sta per morire, questo è vero...

Rickard                              - Ma non dovete dimen­ticare però che avete anche la cer­tezza di ritrovarla. Voi siete sicuro che nulla è finito fra voi.

Cadwell                             - Tu speri, capisci?

Ley                                    - Ed è proprio in quel mo­mento che noi abbiamo avuto l'im­pressione di cui vi parliamo.

Cadwell                             - Come se non fossi tu,ma qualcuno che ti forzasse a spe­rare!

Frank                                 - Qualcuno?

Rickard                              - E poi tutt'a un tratto siete diventato efficacissimo.

Frank                                 - Georgia...

Cadwell                             - Sì, hai avuto una spe­cie di terribile sorriso. Lo vedrai: fa impressione.

Frank                                 - Un sorriso... terribile?

Ley                                    - Un sorriso che non è fatto per il vostro viso.

Cadwell                             - Per un attimo sei stato veramente Kid Jackson.

Ley                                    - Ma lo ritroverete, ne sono sicuro.

Cadwell                             - Lo ritroverai. Lascia­moli soli, ora. Provate, provate.

Ley                                    - Perché?

Cadwell                             - Lasciamoli soli cinque minuti, vi dico. (Ley e gli altri si al­lontanano. Non del tutto. Restano in fondo alla piattaforma e si intrave­dono le loro ombre. La luce ora è quella del quarto quadro. La cabina sembra risuscitata come se nuotasse su un mare d'ombra).

Frank                                 - Guardatemi.

Georgia                              - Ecco.

Frank                                 - Ora capisco tutto. Quello che importa, non è che lui ami lei.

Georgia                              - No.

Frank                                 - E nemmeno che lui la uccida.

Georgia                              - No.

Frank                                 - L'importante è che essi un giorno si ritroveranno.

Georgia                              - Perché non c'è amore che sia perduto.

Frank                                 - Perché essi sapranno tro­vare una strada.

Georgia                              - Perché essi andranno l'uno verso l'altra.

Frank                                 - Perché quei baci che essa non gli ha dati, egli li avrà, un gior­no o l'altro. (Georgia si volta brusca­mente verso di lui. Un silenzio).

Georgia                              - (con voce sognante) Oh, ci sapremo riconoscere, sì!

Frank                                 - Anch'io lo credo!

Georgia                              - Me, dalla mia aria di non vivere.

Frank                                 - E me, dal modo con cui ti cercherò.

Georgia                              - Ecco, vengono. Presto. (Sì abbracciano) Amor mio!

Frank                                 - Ti rivedrò, Evangelina!

Georgia                              - Ti amerò!... (Ella cade. Silenzio).

Frank                                 - (inquieto, chinandosi sul let­to) Georgia, Georgia! Un medico! Un medico presto! (Gli altri accor­rono).

Cadwell                             - Ebbene, che c'è?

Ley                                    - Svenuta?

Frank                                 - Sì. E, guardatela! Quel sorriso non è più il suo!

fine del secondo quadro

QUADRO TERZO

Il ponte dell'» Argonauta » nella rada di Port d'Espagne alla Trinidad.

Ley è sul ponte, attorniato dai prin­cipali collaboratori, la indispensabile Kay Morgan, Cadwell, Rickard, Ka­sberg, Blore, ecc. Anche Gregari è con loro. Mancano soltanto Frank eGeorgia. Vocìo: che un colpo di fi­schietto emesso dal sig. Ley inter­rompe subitamente.

Ley                                    - Cari collaboratori ed amici. Or son due mesi, vi annunciai che avremmo fatto il più bel film dell'an­nata. Grazie a voi tutti, fra un'ora avrò mantenuto la mia parola. Sia nei nostri teatri di posa, come su questo Mar delle Antille che stiamo solcando da tre settimane, voi siete stati perfetti; devotissimi, e artisti al cento per cento. Non ci rimane che una sola scena da girare. Una sola, quella dell'esecuzione di Kid Jackson. L'esecuzione di Kid Jackson è l'ul­tima visione del film. Vi prego dunque di dedicarle tutte le vostre cure. E' necessario che risulti la più bella di tutte. (Applausi). Per chi non lo sa­pesse, questa esecuzione avrà luogo all'estremità del gran pennone che po­tete vedere laggiù... (indica un punto). Su in alto, tutto pronto?

Una voce                           - (dalla sala) Sissignore.

Ley                                    - Kid Jackson arriverà qui dalla cabina. Ha ucciso or ora Evangelina. Una breve spiegazione col ca­pitano inglese che presiede all'esecuzione. Poi, comincia la marcia al sup­plizio. (Esclamando) Haines?

Haines                                - Comandate!

Ley                                    - Precederete seguito dalle vo­stre comparse migliori, dal carnefice incappucciato e al suono dei tamburi funebri. Voglio un silenzio di morte: è l'espressione fatta. Avete un altro apparecchio sulle coffe? E un terzo a babordo, come ho ordinato? (Silenzio di Kasberg) Kasberg, parlo con voi!

Kasberg                             - Sissignore.

Kay                                    - (entrando) Il signor O'Hara è pronto.

Ley                                    - Grazie. Al segnale di fi­schietto, Kasberg accenderà tutti i riflettori. Io credo che quando il pub­blico vedrà il corpo di Kid Jackson penzolare nella nebbia, dovrà tenere il fiato sospeso.

Cadwell                             - Senza dubbio.

Ley                                    - Le comparse, al segnale di fischietto, cominceranno un brusìo di conversazione. E mi raccomando, conversazioni allegre. Si sta per im­piccare qualcuno. Dunque, gente che assiste ad uno spettacolo. Ma, al colpo di cannone, silenzio assoluto. Intesi?

Haines                                - Benissimo.

Ley .                                  - Le campane hanno provato?

Haines                                - Provato.

Ley                                    - E i tamburi?

Haines                                - Anche i tamburi.

Ley                                    - Alla buon'ora. Signori, avete venti minuti di tempo perché tutto sia pronto. Grazie. (Fischia. I colla­boratori si disperdono, meno Rickard, Cadwell, Kay e Gregori).

Gregori                              - (avvicinandosi in costume da Cristòfo) Una parola.

Ley                                    - Come mai siete in costume, voi?

Gregori                              - Perché, giustappunto, si tratta di un piccolo reclamo.

Ley                                    - Un reclamo?

Gregori                              - Cioè, un piccolo, un mo­desto parere. Non si potrebbe impic­care anche me?

Ley                                    - Come?

 Gregori                             - Sì, dopo tutto io sono il suo vecchio compagno, il suo fratello d'armi.

Ley                                    - Nemmeno pensarci.

Gregori                              - (furioso) Ma cosa ha fatto lui, più di me? Lo domando a voi. In fondo sono io che ho fatto saltare in aria la nave olandese.

Ley                                    - Può darsi.

Gregori                              - Non pretendo il gran pennone, ma mi pare che il contro­velaccio...

Ley                                    - Impossibile. Ce l'ha per contratto. Deve morire da solo.

Gregori                              - Che egoista! (Via).

Cadwell                             - Quasi quasi, mi ram­marico di tornare in California. Che bella notte! (Georgia passa come un fantasma. Veste un tailleur bianco molto aderente. I tre si alzano. Lei saluta, sta per proseguire, si ferma).

Georgia                              - (dolce) Avete conse­gnato al signor Jones i suoi biglietti per Hollywood?

Ley                                    - (piuttosto imbarazzato) Sì.

Georgia                              - Con buona grazia?

Ley                                    - Con la miglior grazia pos­sibile.

Georgia                              - Vi ha chiesto se par­tissi anch'io?

Ley                                    - Sì. Gli ho risposto di no. Che avete affittato l'« Argonauta » per una crociera privata.

Georgia -                            - E vi è parso meravi­gliato?

Ley                                    - No.

Georgia                              - (senza manifestare alcun sentimento) Ah!

Ley                                    - Mi ha domandato se il si­gnor O'Hara avrebbe fatto la crocie­ra con voi.

Georgia                              - E poi?

Ley                                    - Ho aggiunto che lo atten­devate in cabina.

Georgia                              - Non è venuto.

Ley                                    - E credo che non ci verrà.

Georgia                              - E' partito?

Ley                                    - Ancora no. Ma ha già fatto portare il suo bagaglio. Dormirà all'albergo del porto.

Georgia                              - Va bene.

Ley                                    - Se lo rivedo, debbo?...

Georgia                              - Porse sarà meno triste, sapendo che io sono felice. Diteglielo, se credete. (Via).

Rickard                              - Eppure non è una don­na cattiva.

Cadwell                             - No. Solo che non è più di questo mondo. E naturalmente non può interessarsi alle nostre qui­squilie.

Ley                                    - Ma... la credete squilibrata... o qualcosa di simile?

Cadwell                             - Squilibrata, no: allu­cinata. Vive in due mondi, contem­poraneamente e le cose di questo mondo hanno per lei una importanza assai lieve.

Ley                                    - E Frank sopporta queste stranezze?

Cadwell                             - Oh, molto male, straor­dinariamente male.

Rickard                              - Io credo che ne abbia abbastanza di filibustieri e di pirati!

Cadwell                             - Sfido! Quando le par­la dei suoi occhi, lei gli risponde con gli occhi di Evangelina. Quando si, butta un po'... lei gli domanda se crede di essere a un abbordaggio... E in­fine eccola organizzare una crociera per rifare i viaggi di Kid Jackson. Che singolare avventura per un uo­mo normale quale O'Hara! Questo rivale morto da più di due secoli... (Appare Frank. Immobile, ascolta il seguito).

Ley                                    - Ah, io al posto suo cerche­rei di risvegliarla.

Rickard                              - Pericoloso. Porse non ha la perfetta sicurezza dell'amore di lei.

Ley                                    - Lui? Andiamo, via!

Rickard                              - Eh, bisognerebbe che questa sicurezza fosse enorme. Non è facile impegnarsi con un fantasma.

Ley                                    - Però, dev'essere divertente! (Frank tossisce con ostentazione. Gli altri si volgono, figli indossa un so­prabito da viaggio, una sciarpa di la­na blu, e un cappello molto audace messo di sbieco. Del suo costume di Kid si vedono soltanto le scarpe).

Cadwell                             - (imbarazzato) Buona sera. Che bella notte, eh?

Frank                                 - (sdegnoso) Sì. La na­tura, diamine!

Rickard                              - (con falsa disinvoltura) Cosicché, pare che la vostra esecu­zione sarà una cosa magnifica.

Frank                                 - Pare.

Cadwell                             - Di' un po', e ti diverte l'idea di ballonzolare lassù, fra poco?

Frank                                 - E' bene conoscere tutto.

Ley                                    - (in fretta) Oh, ma non c'è alcun pericolo, sapete?

Frank                                 - Lo spero bene.

Ley                                    - E trucco è studiato nei mi­nimi particolari. Da qui, l'illusione sarà completa. Mentre lui, lassù, sta­rà come in un'amaca.

Frank                                 - (con glaciale ironia) Co­me in un'amaca, sicuro.

Jones                                  - (entra. Un silenzio di grande imbarazzo) Chiedo scusa, signori. Vorrei parlare con il signor O'Hara.

Ley                                    - (felice di andarsene) Ma naturalmente... naturalmente... Veni­te, voi?

Cadwell                             - (esitando) Cioè...

Frank                                 - Il signor Jones ha biso­gno di parlarmi.

Cadwell                             - A più tardi. (Escono. Un silenzio).

Jones                                  - (a noce bassa) Mi han consegnato i miei biglietti per Hol­lywood.

Frank                                 - Diamine! Avrei creduto che Georgia vi lasciasse dormire tran­quillo ancora per questa notte.

Jones                                  - Oh, me l'aspettavo! Ero preparato al peggio!

Frank                                 - Ma sì, forse avete ragio­ne. E' meglio così.

Jones                                  - Sapevo che, un giorno o l'altro, vi sareste sbarazzato di me. Il concetto di Kid Jackson è di mas­sacrare coloro che salgono su una barca sovraccarica. Non è vero?

Frank                                 - Non servitevi di parabole. Qui ci sono due uomini. E ce n'è uno che sente benissimo il disagio di es­sere molto più forte dell'altro. Ecco tutto.

Jones                                  - Vorrei crederlo anch'io. Ma non è vero. Noi non siamo due galantuomini che tentano di conquistare una donna coi propri mezzi. Ci stiamo giocando Georgia, noi due: d'accordo I Ma voi avete barato, come barava lui! Non vi siete servito di parole quotidiane, come le mie, voi. Ma di sogni, servendovi di un grande amore conosciuto; ufficiale, autentico, storico, per paura che il vostro non bastasse. E vi hanno aiutato tutti a compiere questo sacrilegio: Cadwell e Rickard con la loro letteratura, Ley col suo denaro, i giornali con le loro fandonie. I giornali, sì... « Kid e Evangelina si sono imbarcati per il Mar dei Caraibi»... «La partenza di Kid e di Evangelina.... E voi non intendete rendermi questa creatura che soltanto elementi fantastici ai quali non credete, ai quali so che non potete credere, vi han buttata fra le braccia.

Frank                                 - (altezzoso) Finito?

Jones                                  - Ma avete torto. Perché da oggi non sarete mai più soli, voi due!

Frank                                 - Sarebbe a dire?

Jones                                  - (con violenza) Ma, non avete dunque pensato a me, voi? Ep­pure, esisto, io! Esisto ancora! Non avete pensato che io farò qualche co­sa? Qualche cosa di terribile?

Frank                                 - No.

Jones                                  - Ve ne avevo avvertito,però!

Frank                                 - Appunto per questo.

Jones                                  - Non avete paura ch'io commetta una sciocchezza?

Frank                                 - Siete troppo giovane.

Jones                                  - Motivo di più per riflet­tere bene!

Frank                                 - Voi dimenticherete Georgia

Jones                                  - Ma certamente, e ne ho il mezzo. Il vostro Jackson diceva: «Perché non dovresti amarmi? Non sarebbe poi un delitto ». Ebbene, per voi, invece, lo sarà, probabilmente.

Frank                                 - Aspetta un po'! Lascia che ti guardi. (Lentamente) Sì, è ve­ro, sei capace di farlo.

Jones                                  - Ah! Finalmente!

Frank                                 - (sempre lentamente) Avrei dovuto dubitarne. Sei un ra­gazzo onesto, tu. Per servirti di que­sto mezzo, bisogna che tu non abbia proprio altro... (Pensoso) Ah, che raz­za di guaio!

Jones                                  - (con puerile orgoglio) Mi credete, ora?

Frank                                 - Senti. Io non ho la mi­nima idea di quello che sia un gran dolore... soprattutto un dolore di uomo. Non saprò trovare le parole adat­te per convincerti.

Jones                                  - Oh, per quello che mi po­treste dire!

Frank                                 - Però, ragazzo mio, una minaccia di questo genere si logora presto. Si logora maledettamente presto. Jones       - Non è una minaccia.

Frank                                 - Ma cosa speri?

Jones                                  - Non spero più nulla.

Frank                                 - Non vorresti fare un estremo tentativo di lotta, ancora per un po'?

Jones                                  - No.

Frank                                 - (invitante) Contro di me? Suvvia!

Jones                                  - Se lei vi ama, sarebbe inu­tile.

Frank                                 - Ma lei mi ama oggi; tem­poraneamente. Non mi amerà mica sempre. Rifletti. Tu...

Jones                                  - Oh, io!... Non mi ha mai amato, purtroppo!

Frank                                 - Ma, se è cosi, hai tutte le probabilità dalla tua! Verrà il giorno in cui lei ti vedrà come meriti!

Jones                                  - No, no: mi conosce giàtroppo.

Frank                                 - (con involontario cinismo) Ah, sei scoraggiante!

Jones                                  - E voi vi scoraggiate più presto di me. Me lo son già ripetuto tante volte, quello che ora mi dite! Perché non volevo credere, capite? che fosse possibile! Non saper più quello che lei fa, non aspettarla più nel suo palco o nella sua macchina, non uscire più con lei, la sera... Ep­pure, non potrà far a meno di me, no! Voi non siete l'uomo adatto a te­lefonare per suo conto, e a fare le sue commissioni. Ero sempre io che sceglievo i suoi abiti. Sarete capace, voi, di passare ore e ore dal suosarto?

Frank                                 - Ma è una vita impossi­bile, quella che mi descrivi!

Jones                                  - A me piaceva, così.

Frank                                 - Ebbene, io posso lasciar­tela continuare! Potrai venire a ve­derla, la aspetterai, sceglierai i suoi vestiti, ti occuperai dei suoi affari. Ti amerà quasi come prima. Forse di più.

Jones                                  - Oh! Prima, anche se non mi amava molto, ero però la persona che essa amava di più.

Frank                                 - Ma cosa devo dirti, al­lora?

Jones                                  - Ecco, ora perdete la pa­zienza. Eh, già! Quando si tenta di consolare, si vorrebbe subito ottenere lo scopo! E uh uomo veramente di­sperato è scoraggiante. (Silenzio).

Frank                                 - Sei proprio un ragazzo simpatico. Mi sei sempre stato sim­patico. Più eri aggressivo e scontroso, più mi piacevi. Senonchè, ragazzo mio, devi cercar di capirmi. Quella donna è tutta la mia vita.

Jones                                  - (atterrito) Non è possi­bile!

Frank                                 - Come, non è possibile? Ascolta: io credo di essere più tem­prato di te. Ebbene, se dovessi per­derla, sento che ne morirei come chiunque altro. (Guardandolo) Hai l'aria di stupirtene.

Jones                                  - (disperato) Oh! Ma, al­lora...

Frank                                 - Eh?

Jones                                  - Allora, se voi l'amate...

Frank                                 - Ebbene?

Jones                                  - Tutto cambia. Un minuto fa, speravo ancora. Credevo si trat­tasse d'altro, fosse come per Sylvia Ferguson. E invece, così, è finita. E' finita.

Frank                                 - Perché tu credi che lei mi ami? Dillo, dunque, dillo!

Jones                                  - Sì.

Frank                                 - Che mi ami come O'Ha­ra?... Che ami me?

Jones                                  - (con un estremo rancore) Sì. Voi, voi coi vostri occhi tondi e le vostre stupidissime arie!

Frank                                 - Ah, lo credi anche tu, dunque! Non si tratta più d'un so­gno che continua, vero?

Jones                                  - Da principio, forse... Ma oggi lei se ne infischia di Kid Jackson.

Frank                                 - Ma, allora, quando dicevi che noi due non saremmo riusciti più ad esser soli, non era di lui che par­lavi?

Jones                                  - Io parlavo di me.

Frank                                 - Ah! Oh, mio caro ragaz­zo, se tu sapessi che fior di bene mi fai!

Jones                                  - Perché?

Frank                                 - Avanti, dimmi, posso ren­derti qualche servigio? Vuoi che la preghi io di telefonarti ogni tanto? Vuoi che le dica di scriverti? Verrai a trovarci, vero? Ti prometto che te ne farò una buona amica. Ah, ra­gazzo mio caro...

Jones                                  - Arrivederci.

Frank                                 - Come? Non vai a salu­tarla?

Jones                                  - Non potrei.

Frank                                 - (bruscamente) Ohe, nes­suna sciocchezza, vero?

Jones                                  - Nessuna sciocchezza, ve lo prometto. Vorrei soltanto non amarla più e lasciarvi tranquilli.

Frank                                 - Proprio non puoi... non so... non potresti?...

Jones                                  - No, non posso. Addio.

Frank                                 - Addio, Richard. Ti chia­mi Richard, non è vero?

Jones                                  - (alzando le spalle) Che importa? (Esce. Frank lo segue con lo sguardo, a lungo. Georgia è entrata come un'ombra. Anche lei lo guarda allontanarsi).

Georgia                              - Adorabile ragazzo.

Frank                                 - Sì. Non lo saluti?

Georgia                              - Non lo desidera. (Un silenzio. Frank reciterà la pri­ma parte di questa scena con tene­rezza e compiacenza, come chi cerca di curare, con qualche nervosismo mal celato, le manie di una malata. Ma la seconda parte con una violenza ed un calore comunicativi. Georgia ha le spalle avvolte nello scialle di Evangelina).

Frank                                 - Oh! Cos'è quello scialle?

Georgia                              - (sorridendo) Era il te­soro di Kid Jackson. Non ricordate? L'ho trovato insieme a una rosa nel forziere.

Frank                                 - Ah, già.

Georgia                              - Era lo scialle di Evan­gelina. Me l'ha regalato il signor Ley. Nulla poteva farmi più piacere. (Vi si avvolge con voluttà).

Frank                                 - Ascoltami, Georgia. Fra un'ora il film sarà finito...

Georgia                              - (interrompendolo con vi­vacità) Lo so. Ho già parlato col capitano. Partiremo domani mattina...

Frank                                 - Ah, partiamo domattina?

Georgia                              - E arriveremo al tramon­to del sole.

Frank                                 - Dove?

Georgia                              - Non immaginate?

Frank                                 - No.

Georgia                              - Alla mia piccola baia, alla foce dell'Orenoco. Là si eran dati appuntamento. E là ci ritroveremo.

Frank                                 - Ma l'« Argonauta » non potrà ancorarsi, lì! Ci sono degli sco­gli a fior d'acqua...

Georgia                              - Ma ci imbarcheremo nella piccola scialuppa, noi due, soli...

Frank                                 - (leggermente ironico) Già, già, come avrebbero fatto loro. Oh, ti vedo benissimo, curva sui remi, coi capelli al vento. Sarai bellissima.

Georgia                              - Evangelina, lei sì, sa­rebbe stata bellissima!

Frank                                 - Non più di te.

Georgia                              - (continuando il paragone) Oh, sì. Io sono troppo pallida.

Frank                                 - (lievemente seccato) Ma lo era anche Evangelina. D'altronde non devi dimenticare che io ti dovrò riconoscere alla tua aria di non vi­vere...

Georgia                              - E' vero. E voi, avrei do­vuto riconoscervi al vostro modo di cercarmi. Ma voi non mi cercavate.

Frank                                 - (indignato) Non ti cer­cavo? Ma se ho fatto il giro del mon­do per trovarti. E sempre credevo di riconoscerti. Mi sarò ingannato al­meno cento volte.

Georgia                              - Cento volte?

Frank                                 - Mai per più di due o tre giorni, beninteso! Ma insomma mi in­gannavo!

Georgia                              - Vedete, Frank, io temo di non essere degna...

Frank                                 - Si è sempre degni di un grande amore. E' una speranza che possono avere i più poveri, i più brut­ti, e perfino i più cattivi. Appunto in questo consiste la sua bellezza.

Georgia                              - Sì, ma l'amore di Evan­gelina...

Frank                                 - Non bisogna averne paura.

Georgia                              - Ah, perché voi non co­noscete tutta la mia vita. Non c'è sta­to soltanto Jones nella mia vita.

Frank                                 - Se tu sapessi come que­sto ti avvicina a me!

Georgia                              - Ma come mi allontana da Evangelina! Era così pura, Evan­gelina!

Frank                                 - Ma forse se ne è ramma­ricata, riflettendo che, per amare, bi­sogna scegliere, preferire.

Georgia                              - No.

Frank                                 - Non dire di no. Non al­lontanarti da loro, innalzandoli trop­po! In fondo, erano due creature co­me noi.

Georgia                              - Molto più grandi.

Frank                                 - (con forza) Come te e come me. Lui le diceva: « non mi pia­ce il tuo vestito». Oppure: «Amor mio, il vento è fresco, stasera. Copriti bene». (Silenzio)

Georgia                              - (pensosa) Può darsi.

Frank                                 - (bruscamente, credendo pro­pizio il momento) Georgia, non andiamo al loro convegno.

Georgia                              - Come lo dite seria­mente!

Frank                                 - Andiamo via di qui, non restiamo in questo paese dove loro si sono amati.

Georgia                              - Perché?

Frank                                 - Abbiamo giocato anche troppo col passato. Ed ecco che ora ci opprime. Risvegliati! (la scuote con una sorta di angoscia). Guardami bene; ho il mento energico, gli zigomi prominenti, la bocca avida, e forse un po' troppo rotondi gli occhi... Fino a qualche mese fa, mi chiamavo O'Hara. Ebbene, è proprio quest'uomo che ami?

Georgia                              - Sì.

Frank                                 - Non sarò io punito per averti innamorata con dei sogni?

Georgia                              - No.

Frank                                 - E non è magari il tuo sogno che continua? Non sono io tutt'ora quell'uomo senza volto che ve­devi?

Georgia                              - Non credo.

Frank                                 - E allora, non occupia­moci più né di Kid né di Evange­lina!... Il film è 'finito. Ridiventiamo quelli che siamo: un pianista di terz'ordine e una piccola dattilografa.

Georgia                              - Non potremo.

Frank                                 - Noi dobbiamo tutto a lo­ro, d'accordo, e io li ringrazio. Ci hanno strappati alla nostra medio­crità insignificante, sì. (Nettamente) Ma adesso, ecco, basta! Non esistia­mo che noi due: io e te.

Georgia                              - (spaventata) Io e te!

Frank                                 - Un grosso Frank e una piccola, piccola Georgia.

Georgia                              - Sì. Solamente io e te.

Frank                                 - (con calore) E dal mo­ménto che non è quel pirata che tu ami...

Georgia                              - No, non è quel pirata...

Frank                                 - Dal momento che sono invece io, tu devi promettermi una cosa.

Georgia                              - Sì.

Frank                                 - Buttare in mare quello scialle.

Georgia                              - Oh, no, Frank. Ho paura.

Frank                                 - E' la nostra vita che co­mincia. La vita di Frank e di Geor­gia. Fra poco, quando salirò il pati­bolo, quando avremo terminato la loro storia, tu butterai questo scialle e noi cominceremo la nostra.

Georgia                              - Frank, ho un'improv­visa paura. Sento intorno a noi delle potenze minacciose.

Frank                                 - Non ti ho mai detto quanto ti amo. Perché, a dirlo, bi­sogna usare delle parole che mi scor­ticano il palato. Ho ripugnanza a pronunciarle. Ma il fatto è che tu sei tutta la mia vita. Vuoi dunque fare quello che ti chiedo?

Georgia                              - Lo farò. Ma sta' bene in guardia! Io ho tanta paura...

Una voce                           - A posto, signori! Si gira!

Frank                                 - A posto, sì.'E finiamola con Kid Jackson. (Si toglie il man­tello da viaggio e il fazzoletto e ap­pare nel costume rosso di Kid. Qua e là si accendono riflettori. L'anima­zione dello studio di posa invade la nave. Campanelli. Macchinisti e as­sistenti passato di corsa).

Blore                                  - (di corsa) E i tamburi? Dove mettiamo i tamburi?

Frank                                 - (sotto le cure del truccatore) Un po' dappertutto. Meno che fra le mie gambe.

Gregori                              - (a Frank) Complimenti.

Frank                                 - Di che?

Gregori                              - Nessuno sarà mai stato impiccato con tanto sfarzo.

Ley                                    - (entrando) Ma come, Frank, non siete ancora pronto?

Frank                                 - Questione di un momento.

Ley                                    - Haines, dove mettiamo ì tamburi?

Haines                                - In fondo alla scala del patibolo.

Ley                                    - Allora si sentono senza vederli?

Haines                                - Per l'appunto.

Ley                                    - Benissimo. Le comparse sono pronte?

Blore                                  - Sì. Le ho avvertite io.

Ley                                    - Primo fischietto: conversa­zioni allegre. Colpo di cannone: si­lenzio. D'accordo?

Haines                                - Perfettamente signor Ley.

Ley                                    - Le luci, i riflettori, tutto pronto?

Haines                                - Tutto pronto!

Ley                                    - (a Blore che passa correndo) Voi, per l'esecuzione lassù, avete verificato ogni particolare?

Blore                                  - Sissignore.

Ley                                    - Accuratamente?

Haines                                - Il signor O’Hara non do­vrà far altro che infilare le braccia nel cordame preparato. Non c'è asso­lutamente nessun pericolo.

Ley                                    - (a Frank) Possiamo andare?

Frank                                 - Quando vorrete.

Ley                                    - Possiamo girare la scena in due momenti, se preferite.

Frank                                 - No, no. Finiamo al più presto possibile.

Ley                                    - Sta bene. Allora gireremo tutto di seguito. Dal vostro distacco, qui, alla fine dell'esecuzione.

Frank                                 - Perfettamente.

Ley                                    - Tutti fuori dal campo di presa!

Haines                                - (a una scala) Fuori dal campo!

Blore                                  - (all'altra) Fuori!

Ley                                    - A posto!

Haines                                - (abbaiando) A posto!

Blore                                  - (c. s.) A posto!

Ley                                    - Luce!

Haines                                - Luce! (si fa luce).

Ley                                    - Campane. (Colpi di fi­schietto. Le campane cominciano a suonare. Rumoreggiar della folla. Frank, Georgia, Ley e Adelaide soli in scena).

Frank                                 - (a Georgia) Non dimen­ticare la tua promessa. (Georgia si toglie lo scialle). A tra poco, Georgia. Ti amerò tanto. (Entra in cabina).

Ley                                    - Attenzione! Pronti? Motore!

                                           - (Suonerie a cicala che si rispondono).

Haines                                - (annunciando) « La belladei Caraibi ». N. 426 - scenario N. 1.

                                           - (Si sente la voce di)

Kid                                    - La ritroverò, Cristòfo. Nes­sun amore è perduto. (Dopo breve silenzio appare Frank, preceduto dal capitano. Ha l'aria smarrita. Il ca­pitano si ferma).

Capitano                            - D'ordine di Sua Mae­stà noi veglieremo acciocché Kid Jackson, già capitano del corsaro « La Fortuna », sia impiccato per delitto di pirateria, ribellione, lesa maestà; e come incendiario e traditore.

Frank                                 - Conosco meglio di voi i miei delitti. Facciamo presto.

Capitano                            - Farò il possibile. Dovreste togliervi la giubba, Kid Jackson.

Frank                                 - Ecco

Capitano                            - Anche il farsetto.

Frank                                 - Ecco.

Capitano                            - Aprite il collo della ca­micia.

Frank                                 - Fatto.

Capitano                            - Mi incombe di avver­tirvi che vi si potrebbe far grazia della vita, qualora designaste i vostri complici.

Frank                                 - Non ho complici. Non ho avuto che subordinati.

Capitano                            - Me ne duole, ma sono costretto anche a farvi legare le mani dietro la schiena.

Frank                                 - Lo so. Non ha impor­tanza.

Capitano                            - E adesso: qual'è vostra estrema volontà?

Frank                                 - Fate presto.

Capitano                            - Avete tanta premura?

Frank                                 - Sono aspettato.

Capitano                            - Andiamo (alza la scia­bola).

Frank                                 - Eccomi, Evangelina. (Rul­lo funebre di tamburi. Georgia lo se­gue con occhi febbrili. Frank esce, poi Georgia butta lo scialle in mare. Una raffica di vento. Si sente un gri­do strozzato di Frank).

Georgia                              - (buttandosi in ginocchio) Aiuto! Evangelina! (e si lancia fuori della scena. Tutti gli spettatori visibili seguono con angoscia le peri­pezie del salvataggio).

Voci                                   - Oh, mio Dio!... E' orri­bile!... Se non lo attaccano subito, è perduto!... A sinistra! a sinistra!... Presto! presto! (Improvvisamente un nuovo grido di orrore generale).

Georgia                              - (urla) Frank!

Truccatore                          - E' perduto!

Adelaide                            - (istericamente) Ecco, lui si è servito del morto, e ora il morto si vendica. Kid Jackson gli è sopra! Kid Jackson gli è addosso!

(Nel gridìo che non è mai diminuito, si è percepita di quando in quando una voce che domina le altre).

Voci                                   - Sollevatelo... Non mi rie­sce... Attenzione... Piano, adagio... Lo porto da solo!

Ley                                    - Ma che è successo?

Smith                                 - Un incidente spavente­vole. I cordami che lo tenevano sotto le braccia, hanno ceduto.

Ley                                    - Ma come, ceduto?

Smith                                 - Ah, non mi riesce spie­garmelo.

Blore                                  - E' inconcepibile.

Haines                                - Avevamo verificato tutto noi stessi, due minuti prima.

Ley                                    - Ah, lo spero per voi.

Smith                                 - Ho un testimonio. Ero con Blore.

Blore                                  - Ma sì. Tutto pareva in perfetto ordine.

Haines                                - Stava guardando in basso e sorrideva a miss swanee che gli faceva un gesto.

Blore                                  - In quel momento è capi­tato il guaio. Come sia stato non lo so.

Smith                                 - Gli si è avvoltolato intorno al collo proprio il cordame che doveva proteggerlo.

Ley                                    - Io non oso andar là. (Entra Rickard) Ebbene, che nuove?

Rickard                              - Lo stanno portando.

Ley                                    - (tirando il respiro) E' grave?

Rickard                              - Mah... camminare, cam­mina.

Ley                                    - (rassicurato) Oh, allora...

Rickard                              - Il medico però afferma che nessun altro se la sarebbe cavata.

Ley                                    - (che se ne infischia) Va be­ne, ma, accidenti!

Rickard                              - Ah, sì! per questo, è stata una scossa terribile. E ne risen­tirà maledettamente per qualche giorno!

Ley                                    - Ma, complicazioni?

Rickard                              - Nessuna per fortuna. (Entra Kid sorretto da Cadwell).

Ley                                    - (con grande pietà) Ah, caro ragazzo, tutta colpa mia! Vi chiedo mille volte perdono. Quale sciocchez­za, sottoporvi a un esperimento così pericoloso! Volete che vi faccia por­tare nella vostra cabina?

Cadwell                             - No. E' inutile. Lascia­moli soli. Non hanno bisogno d'altro che di restarsene soli. (Tutti si allon­tanano. Lungo silenzio. Le luci si spen­gono. Il fondo resta illuminato dal chiaro di luna. Comincia una musica lontana e misteriosa).

Georgia                              - Frank, amor mio!

Frank                                 - (smarrito) Amor mio!

Georgia                              - Sì.

Frank                                 - Evangelina!

Georgia                              - (teneramente) Sì, sono io, Georgia!

Frank                                 - Ah!

Georgia                              - Non mi riconosci?

Frank                                 - (ripete) Georgia!

Georgia                              - La piccola dattilografa innamorata del suo pianista...

Frank                                 - (con una strana voce scuo­tendo il capo) Non ne vogliono sa­pere di questo nostro amore, Georgia!

Georgia                              - (terrorizzata) Ah!

Frank                                 - Non hai dunque compreso l'ammonimento di poco fa? Tu hai buttato lo scialle in mare, ed è per questo che ho corso il pericolo di strangolarmi, unicamente per questo...

Georgia                              - Non parlare. Sei ancora sofferente...»

Frank                                 - (affermando la voce) Non sono sofferente, e non sono pazzo. Essi non vogliono saperne di questo amore, Georgia. Questo è certissimo.

Georgia                              - Frank!

Frank                                 - Io ti guardavo, mentre buttavi lo scialle... Ah, come ti guar­davo, mentre lo buttavi, quello scialle! Tutto era finito. Restavamo soltanto noi due, io e te. In quell'attimo l'ho sentito ridere, e si è alzato quel bri­vido di vento. Si è alzato bruscamente, come salisse dal fondo del mare, e tutte le corde si sono buttate su me per strangolarmi.

Georgia                              - Calmati.

Frank                                 - Oh, posso anche calmar­mi, se vuoi. Tanto, avrò voglia a gri­dare, non sarò certamente io il più forte. (Dolcemente) Georgia, noi dob­biamo creare il grande amore, l'a­more più grande...

Georgia                              - Ci sarà facile, Frank.

Frank                                 - Non fra te e me, Georgia. Non un mediocre amore terreno, Georgia! Un grande amore, quale non è mai esistito, quale non esisterà mai!

Georgia                              - Sei tu che me lo dici,Frank?

Frank                                 - Sono io, o forse è Kid Jackson. Non ha importanza. Perché io mi ero ingannato. Non riusciremo mai a finirla con Kid Jackson.

Georgia                              - Mai?

Frank                                 - Noi due non entriamo per niente, assolutamente per niente, ir. tutta questa grande avventura. E' fi­nita per Frank e per Georgia. Non riusciremo più a essere soli, noi due.

Georgia                              - Che dici?

Frank                                 - Dico che noi non siamo degni di vivere la più bella favola del mondo. Io soprattutto. Perché, dun­que, dovremmo pretenderlo?

Georgia                              - Forse perché né tu né io lo avevamo ancora incontrato il nostro vero amore!

Frank                                 - Forse. (Silenzio).

Georgia                              - Dammi la tua mano, Frank.

Frank                                 - Eccola.

Georgia                              - Avvicinati.

Frank                                 - Sì.

Georgia                              - Dimmi addio.

Frank                                 - Sì.

Georgia                              - Baciami. E se vogliono ucciderci, meglio così.

Frank                                 - (spiegando all'invisibile) Non ci uccideranno, poiché noi due ci diciamo addio. (Si baciano perdu­tamente).

Georgia                              - Che sarà di noi?

Frank                                 - Non lo so. Io penso che occorrerà essere felici.

Georgia                              - Oh!

Frank                                 - Ma non come due amanti che si sono lasciati e si riprendono. Bisogna che la loro antica felicità non mortifichi le nostre piccole gioie quotidiane.

Georgia -                            - Certamente.

Frank                                 - Essa non potrà impedirti d'aver freddo e di sentirti poco bene, ed ecco che io sarò lì per soccorrerti.

Georgia                              - Ti amo.

Frank                                 - La loro felicità è stata perfetta solo perché fu tanto breve. Non bisognerà rinunciare a farsi dei piccoli doni, né a darsi delle prove di tenerezza, col pretesto che noi sia­mo già morti l'uno per amore dell'altro, e che, dunque, non potremmo far nulla di meglio e di più.

Georgia                              - Bisognerà fare di me­glio e di più.

Frank -                               - Sì. Noi abbiamo il dovere d'esser felici per loro. E sia. Ma ri­cordati che questa felicità essi l'a­vranno aspettata due secoli. E perciò noi dovremo esser più felici di chiunque altro. Promettimelo.

Georgia                              - Te lo prometto.

Frank                                 - (rivolgendosi alla notte mi­steriosa) Evangelina! E tu, vecchio Kid! Siateci testimoni!

FINE

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