IL COSTO DI UNA VITA
Commedia in due tempi
di BRUNO MAGNONI
PERSONAGGI
REV. SAMUEL EYCKENS, sessantasei anni
SUSAN, trentacinque
DENISE, trenta
MAGGIE, venti; figlie del rev. Eyckens
REV. PAUL, ventinove
MEERSCH, marito di Susan, quarantacinque
MARTIN DUYSEN, marito di Denise, trentasette
THODORE DUYSEN, detto Theo, sessantatre
GANSHOF, minatore, cinquanta
UN BAMBINO
MINATORI DEL TURNO DI NOTTE
In una regione carbonifera del Nord, ai nostri giorni.
Commedia formattata da
PRIMO TEMPO
La scena si compone di due parti: in primo piano, alla destra dello spettatore, il salotto di casa Eyckens delimitato da un tratto della parete di fondo; all'intorno uno scialbo paesaggio d miniera sovrastato dalle nere incastellature dei pozzi. Una di esse, crollata il giorno prima, ridotta a un cumulo di macerie. Il tratto della parete di fondo che delimita il salotto termina, a sinistra, con un uscio a vetri (solo il battente di destra); un secondo accesso, al capo opposto, conduce nel resto dell'appartamento; a met una finestra con inferriata. Arredamento piccolo borghese fine Ottocento: divano, poltroncine, tavola ovale, vetrina con ninnoli ecc. In un angolo, sulla sua gruccia, un pappagallo impagliato; sopra la vetrina uno stendardo azzurro e rosa con la scritta in oro Lodate il Signore . Lampadario centrale. Esternamente al salotto corre un pergolato di caprifoglio le cui fronde ricadenti adornano la parte alta della finestra e dell'uscio a vetri. E' una domenica d'estate; l'azione si svolge dalle tre del pomeriggio alle dieci circa di sera.
(Il rev. Eyckens, Denise, Maggie, Martin, Theo, Paul; tutti nel salotto).
Theo - (Si guarda in giro con aria altera, leggermente disgustata. Bench sia un tipo grossolano non manca di una certa grandiosit. Trae lentamente di tasca un foglietto piegato in quattro, lo dispiega) Prima che cominciate con le vostre chiacchiere umanitarie vi invito ad ascoltare questa dichiarazione; me l'ha preparata il mio avvocato.
Maggie - (leggermente ironica) L'avvocato Perkins, Monsieur Theo?
Theo - (guardandola di traverso) Proprio l'avvocato Perkins, gi che vi interessa.
Maggie - Non mi interessa affatto, Monsieur.
Theo - (indispettito) E allora perch me lo chiedete?
Eyckens - (pi preoccupato di quanto non voglia sembrare) Risparmiaci le tue sciocchezze, Maggie.
Theo - Ecco ci che dichiaro. (Legge con qualche stento e col solo occhio sinistro) Qualunque sia il motivo pel quale mi trovo qua, io rimarr fedele alla mia malvagia natura . (Si interrompe per studiare l'effetto).
Maggie - E' necessario che lo diciate cos chiaramente?
Theo - Certo che necessario; che cosa c' da nascondere?
Paul - E perch mai volete rimanere fedele alla vostra malvagia natura?
Theo - Il perch lo sentirete adesso, vispe zanzare. Perch (ripiglia a leggere) anche volendo, non mi riuscirebbe di fare diversamente . (Guardandosi attorno) Qualcuno ha da ridire?... No. (Riprende a leggere) Considero quindi questa bella riunione del tutto inutile oltre che puerile; e non vi partecipo con la benevola intenzione di modificare i miei progetti; ma, se appena posso, di mandare all'aria i vostri . (Ripiega il foglietto e lo ripone in tasca) Credo di essermi spiegato.
Paul - Dovete avere una bella paura per spiegarvi a quel modo.
Theo - Paura di che? Ho detto ci che il mio avvocato mi ha suggerito di dire. Che se poi, aggiungo io, qualcuno - per esempio il reverendo
Paul - meditasse di trascinarmi in catene dinanzi al suo celeste padrone, col pretesto che anche il mio...
Paul - Certo che anche il vostro.
Theo - Ebbene, lo consiglierei di rinunciarvi per non mettere il padrone nell'imbarazzo. I preti sono avvertiti.
Paul - Potete avvertirne quanti volete, Monsieur Theo. Il Padrone vi acchiapper ugualmente e finirete col muso nella polvere.
Eyckens - (allarmato) Reverendo Paul...
Paul - (che non se ne d per inteso) Voi e vostro figlio Philippe, che a quanto mi risulta peggiore ancora di voi.
Eyckens - (indignato) Reverendo Paul!
Paul - Ho finito.
Theo - Mio figlio Philippe un lavoratore; questo vi risulta? Gli affari si fanno sempre pi difficili, n io n lui abbiamo tempo da perdere come ne hanno i curati; cos qualche volta ci capita di dover tirar via. C' uno solo nella nostra famiglia che si concede ancora certi lussi e passa i giorni a succhiarsi il rovescio della lingua. Ma gli stiamo preparando una bella sorpresa.
Maggie - Immagino che vostro padre si riferisca a voi, Martin. Nei vostri panni gli risponderei come si merita.
Denise - Non ti immischiare in cose che non ti riguardano, Maggie.
Maggie - Come puoi dire che non mi riguardano se Martin mio cognato?
Martin - (gentile ma staccato) Sei una brava ragazza, Maggie. Purtroppo da un pezzo che ho perduto l'abitudine di parlare con mio padre... se mai l'ho avuta. (Grugnito di Theo) E sono due anni che manco da casa.
Maggie - Perch non vi fate vedere pi spesso? Queste visite di un giorno, ogni sei o sette mesi, lasciano il tempo che trovano; non cos, Denise?
Denise - (ironica) Martin la discrezione in persona. Ha saputo svignarsela cos bene che, quando mi ricordo di essere sua moglie, sussulto dalla sorpresa.
Maggie - Una volta avresti sussultato dalla gioia.
Denise - Gi, una volta. (Al marito) Mi hanno riferito che sei arrivato ieri sera; e sei sceso all'albergo.
Martin - Era molto tardi.
Denise - Non ti basta una casa di quaranta stanze per la quale tuo padre paga fior di tasse? Io non ne occupo che una e non ho mai preteso che ci dormissi anche tu.
Maggie - Forse Martin lo ha fatto per non svegliarti.
Denise - Infatti, Maggie; non ci avevo pensato. Ti piacerebbe un marito che facesse altrettanto?
Eyckens - (seccato) Ma che discorsi sono. Maggie non ha nessuna intenzione di pigliar marito. E voi, Martin, non capisco perch disertiate il tetto coniugale anche le poche volte che vi si vede da queste parti.
Martin - Sapevo di non essere atteso.
Denise - Chi te lo ha detto? Dalle crociate in qua, serve e padrone attendono sempre il ritorno del loro signore; anche se sperano il contrario.
Maggie - (severamente) Tu speravi che Martin non arrivasse?
Denise - Per quello che conta...
Maggie - Secondo me il matrimonio di mia sorella Denise con Martin Duysen delle Miniere Duysen, non stato felice. Lo sai perch, Denise?
Denise - No, dimmelo tu.
Maggie - Tu hai sempre cercato il fasto e non la felicit.
Denise - (ironica) Credevo che fossero la stessa cosa.
Maggie - Non mi piacerebbe un marito che se ne andasse un anno dopo le nozze senza dir nulla. Ma se Martin lo ha fatto ci sar una ragione.
Denise - (c.s.) Non sai che dovette lasciarci perch era ammalato? I medici gli prescrissero il clima del Sud; e lui ci si crogiola.
Maggie - Ora il dottor Vidal dice che guarito.
Theo - Sul serio, figliolo? E' una buona notizia. Non fa piacere avere un tisico in famiglia; pesa sulle tasche degli altri.
Paul - Potreste usare dei termini meno crudeli.
Theo - Coi soldi che ho posso usare i termini che voglio.
Denise - (c.s.) Davvero sei guarito, Martin?
Martin - (ironico) Se lo dice il dottor Vidal...
Denise - Ma tu non ci tieni, confessalo. Si deve stare molto bene nel Sud. Fa sempre un bel calduccio e le donne posseggono una forte carica sessuale.
Paul - Signora Denise! ... Mi vergogno per voi.
Denise - Scusate, non vi avevo visto... ' vero che andate dicendo che l'inferno non esiste? A me sembra un'ottima idea, ma avete scandalizzato mezza citt.
Eyckens - (indignato) Ne riparleremo, reverendo Paul.
Denise - E tu Maggie... che cosa dicevi?
Maggie - Hai fatto male a non accompagnare tuo marito nel Sud. Potevi bene immaginare che restando a casa i tuoi rapporti con Martin sarebbero peggiorati.
Martin - (ironico) Erano gi cattivi?
Denise - (seccata) Ora basta, Maggie. Va' in cucina; devi ancora rigovernare le stoviglie.
Maggie - Chi pensa a rigovernare le stoviglie in una giornata cos importante.
Theo - (accende un sigaro e depone l'astuccio sulla tavola) Sar una giornata importante, puledrina?
Maggie - Ve ne accorgerete, Monsieur Theo. Siamo tutti nelle pegole, non vero pap?
Eyckens - (irritato) Non fare la pitonessa; quali pegole! (Con umilt, eppure con qualche risentimento) Io amministro la mia parrocchia come un buon padre di famiglia, Monsieur Theo; e sono amante del quieto vivere.
Theo - (sbadigliando annoiato) Anch'io. Siamo persone dabbene e chiediamo soltanto di godere in pace i modesti frutti del nostro lavoro.
Paul - Strano ideale per un sacerdote.
Theo - Purtroppo il vostro sottopancia non di questo parere. Debbono avergli slogato il cervello da bambino.
Maggie - (indignata) Spero, reverendo Paul, che respingerete questa odiosa insinuazione! (A Theo) Diteci piuttosto che cosa siete andato a fare dall'avvocato Perkins e perch vi ha suggerito di leggerci quella dichiarazione.
Theo - Anche il pi irsuto dei cinghiali pu essere rincorso da un branco di lupi affamati. Qualcuno, magari, giunto apposta dal Sud.
Maggie - Avete sentito, Martin? Vostro padre ci considera un branco di lupi. (A Theo) Ma state sicuro che se ci sar da...
Eyckens - Vattene in cucina, Maggie! Non voglio pi sentirti.
Theo - Appunto per questo vi ho letto la dichiarazione. Siete una ragazza simpatica nonostante le arie che vi date; decisa e piena di ardire. Sapete che potrei schiacciarvi come una pulce e mi trattate come se la pulce fossi io. (Ride rumorosamente. Poi con rudezza) E' vero che oggi siete stata dai Meersch con quel signore? (Indica Martin).
Eyckens - Quest'oggi Maggie non uscita di casa. (Alla figlia, con intenzione) Diglielo anche tu.
Maggie - (candidamente) Certo che sono uscita. Martin ed io ci siamo incontrati in piazza mentre stavo andando da mia sorella Susan; e lui si offerse di accompagnarmi. Poi - mi disse - sarebbe venuto al presbiterio per salutare Paul.
Theo - Immagino il motivo di queste visite.
Martin - Non c'era nessun motivo, fuorch salutare gli amici. Se ti interessa, non sapevo ancora del crollo di ieri.
Theo - Ed ora che cosa ne sai?
Maggie - Susan non volle che Martin parlasse con Meersch. Si mise a piangere, grid che suo marito stava male e che volevamo rovinarlo.
Theo - E' possibile.
Maggie - Naturalmente io cercai di spiegarle...
Eyckens - (quasi gridando) Tu non hai niente da spiegare!
Maggie - E perch? Non sono abbastanza matura per crolli, matrimoni e altre rovine del genere? Siccome non ho che vent'anni tutti fingono che ne abbia dodici e dovrei fingerlo anch'io. Voi pure, Paul, se permettete...
Paul - (irritato) Volete chiamarmi reverendo Paul, come si addice al mio stato sacerdotale?
Maggie - Eh, ma che pittima! Tra poche ore il vostro stato sacerdotale sar messo a dura prova e allora apprezzerete la mia devozione.
Theo - (a Maggie) Poi dove siete stati?
Maggie - Lasciammo Susan in lagrime e venimmo qua. Ma intanto Susan aveva avvertito Denise e Denise mi telefon per sapere se davvero Martin sarebbe venuto al presbiterio.
Theo - (con voluta indifferenza) E perch, Denise?
Denise - Volevo fargli sapere che ci saresti venuto anche tu; ed evitare una tragedia, se possibile. Ma sembra di no.
Maggie - (ironica) Denise un'ottima nuora; non vi sembra Monsieur Theo?
Theo - Questo sigaro non tira; datemene un altro. (Denise ne toglie uno dall'astuccio rimasto sulla tavola e glielo porge).
Maggie - (rivolta a Denise) Dopo la telefonata feci quello che mi dicesti; cio avvertii Martin perch si tenesse alla larga da suo padre che stava per arrivare. Ma per tutta risposta Martin alz le spalle.
Theo - Te ne infischi, eh?
Maggie - Vostro figlio ha combattuto coi partigiani e non sarete voi a mettergli paura.
Theo - Chi lo sa.
Maggie - Mio padre, invece, quando mi vide entrare con Martin, si diede a mugolare spaventato perch di l a poco sareste giunto anche voi e Dio sa che cosa sarebbe accaduto. (Battendo con vigore sulla spalla del padre) Invece non accaduto nulla, non vero pap?
Eyckens - (agitato) Perch: che cosa sarebbe dovuto accadere? Io sono un uomo di studi, Monsieur Theo, ho bisogno di quiete. Non so se vi abbia mai detto che sto per dare gli ultimi tocchi al mio trattato sul peccato originale. Un peccato, se vogliamo, abbastanza compromettente; ma io ho trovato una soluzione che troncher tutte le controversie.
Paul - Non ho mai saputo di un trattato di teologia che abbia eliminato delle controversie; di solito le accresce.
Eyckens - (acerbo) Naturalmente. Quando mai avete condiviso le mie opinioni.
Paul - Vorrei farvi osservare...
Eyckens - Nossignore: non avete nulla da farmi osservare! Questi battibecchi appena finito di mangiare mi arrestano la digestione. Vorrei proprio sapere chi siete e perch mi state sempre davanti!
Paul - Sono il vostro coadiutore, reverendo Eyckens.
Eyckens - Ma non mi coadiuvate affatto! E neppure voi, Martin; permettete che ve lo dica. Maggie non vi aveva spiegato che aspettavo vostro padre col quale siete in pessimi rapporti? E allora perch siete venuto? Avete giurato anche voi di crearmi delle difficolt? Si tratta di un personaggio importante e c' poco da scherzare!
Theo - (assentendo con gravit) Proprio cos, uomo di Dio; non c' affatto da scherzare.
Eyckens - (premuroso) Ho apprezzato molto la vostra visita, Monsieur Theo. Peccato che non sia venuto anche Monsieur Philippe, come mi avevate annunciato.
Theo - (al figlio) Tuo fratello Philippe non desidera vederti. Al posto di un fratello come lui - ha detto il povero Philippe - preferirei avere un'unghia incarnata .
Maggie - (ribellandosi) Ma mostruoso! Fossi io la moglie di Martin...
Eyckens - Tu non sei la moglie di Martin e anche lo fossi il tuo dovere sarebbe di star zitta!
Denise - (ironica) Come faccio io, Maggie. Hai molto ancora da imparare.
Eyckens - Vi prego di non dare importanza a queste sciocchezze, Monsieur. Vi ho riservata la migliore delle accoglienze - spero che ve ne siate accorto - bench le notizie che mi portavate, che avrei preferito ignorare, non fossero delle pi allegre. Vi feci accomodare nel mio studio dove creammo un'atmosfera di spiritualit scambiandoci complimenti e auguri di buona salute. Mi sentii perfino in dovere di pronunciare due parolette di circostanza, un semplice ringraziamento per questa insperata visita che, appunto come mi espressi... Come mi espressi. Maggie?
Maggie - Giudicasti questa bella visita come un omaggio reso al Signore per la scongiurata catastrofe del d prima.
Eyckens - Ah s, non si sarebbe potuto dir meglio. Anche voi Monsieur Theo, eravate commosso; una vecchia volpe come voi. Ma a questo punto intervenne il mio coadiutore, con la sua solita intemperanza, a chiedere notizie del povero Hycke; io non so perch debba sempre avere davanti a me questo intemperante. Che c'entrava di chiedere proprio a Monsieur Theo notizie del povero Hycke che a quell'ora, tra l'altro, era gi risalito al Creatore. Lo avrebbe capito anche un bambino che non era il caso di chiedere notizie della salute di un morto; ma voi non lo avete capito; a meno che non lo facciate a bella posta per mettere il vostro povero parroco nell'imbarazzo.
Theo - Bene, signor Pastore, questi sono affari vostri; la mia visita terminata. Vi ho detto ci che dovevate sapere e ora sapete ci che dovete dire: siete in una botte di ferro.
Eyckens - (sulle spine) Ah, certo; in una botte. Del resto io non sono che un povero prete, non vero, Denise? E l'Altissimo sa sempre ci che fa. (S asciuga il sudore).
Martin - (con voluta indifferenza) Mio padre vi ha parlato del crollo, reverendo Eyckens?
Eyckens - (cadendo dalle nuvole) Del crollo? Quale crollo?
Martin - Se vi degnate di guardare dalla finestra... Avete detto che il vostro illustre ospite vi ha portato delle notizie, poco fa, che non erano molto allegre.
Eyckens - (c.s.) Delle notizie? Quali notizie?
Theo - (pacato) Non sono affari tuoi, Martin. Faresti meglio a non occupartene; te lo dir anche Denise.
Paul - Forse riguardano me; intendo dire il mio ministero.
Theo - State tranquillo, reverendo padre e reverenda madre. Il vostro parroco ed io ci siamo lungamente consultati e abbiamo concluso alla unanimit che il crollo fu provocato dalla collera divina.
Paul - (indignato) E' questo che avete detto, signor Pastore?
Eyckens - (di nuovo sulle spine) Non che una supposizione, intendiamoci; non ho detto di esserne assolutamente sicuro...
Theo - Coraggio, amico mio. Vi mander una cassetta di spumante per rialzarvi il morale.
Paul - (c.s.) E' un mercato, Monsieur Theo?
Eyckens - (stizzito) Zitto voi! Volete sentirvi dire di s? Non so che farmene del vostro zelo!
Paul - Il mio zelo al servizio di Dio.
Theo - Dite a quel pretoccolo che siamo tutti al servizio di Dio. Io lo servo estraendo il mio carbone dalle sue miniere.
Martin - (tranquillamente) Tu non lo servi: lo derubi.
Theo - (senza badargli) Ciascuno che lavora lo serve col suo lavoro. Il solo che non lavora sei tu, Martin; non te ne vergogni?
Martin - Io? No... Non mi va di faticare come un forzato solo pel gusto di far quattrini; un gusto che non provo. Mio padre, mio fratello, invece, non ne conoscono altri. E anche tu, Denise.
Eyckens - Voi non avete tutte le rotelle a posto, genero mio. E non date a Denise quelle soddisfazioni che meriterebbe.
Maggie - Anche Denise ha la sua parte di torto.
Denise - (tranquillamente) Ho mai detto di no?
Eyckens - Tutti hanno la loro parte di torto, meno il reverendo Paul che ha sempre ragione.
Maggie - (con orgoglio) Avete inteso, Paul? Anche mio padre costretto a riconoscerlo.
Paul - Aspettate di sentire il resto, signorina Maggie.
Eyckens - Godo di sapere che vi aspettate un resto; mi facilitate un doloroso compito, quello di dirvi che cosa penso di voi. Ho notato che mancate di tatto, di comprensione, di pazienza, di carit e infine di buona educazione. Siete sempre spettinato e la vedova Simmons vi giudica presuntuoso e arrogante. Non vi riuscito di farvi un'amicizia tra i notabili della nostra parrocchia, mentre siete stranamente famoso tra la gentuccia dei Quartieri Bassi. Perch dico stranamente ? Anzitutto perch vi hanno soprannominato Gallinella per la vostra mana di trascinarvi dietro tutti i mocciosi del quartiere...
Paul - Sono il primo a sorriderne.
Eyckens - ... e subito dopo perch siete il primo a sorriderne.
Maggie - (indignata) Non ho mai sentito nulla di pi ingiusto, reverendo Eyckens!
Eyckens - E tu, Maggie, non mostrarti insofferente col tuo parroco che anche tuo padre. No: non posso dirmi soddisfatto della tua condotta. E nemmeno della vostra, Martin. Voi siete continuamente in armi contro di noi, fate esattamente il paio col vostro amico Paul. Per di pi non esercitate nessuna professione, tranne quella di vivere nel Sud; non avete n arte n parte e non troverete che esagero se mi mostro preoccupato dell'avvenire di mia figlia Denise che non vi ho dato in moglie perch la lasciate morir di fame.
Denise - Hai paura che ti ripiombi in casa?
Martin - State tranquillo. Vostra figlia ha saputo scavarsi un altro buco nel formaggio; e ci sta a meraviglia.
Eyckens - Denise ha sempre saputo come cavarsela, ma pensa solo a se stessa. Susan invece, la mia figlia maggiore, peggio di un vescicante. Ha sposato l'ingegnere Meersch ma senza risultati apprezzabili per nessuno. Meersch lo conosciamo; un brav'uomo; lavora nelle miniere e ieri scampato per miracolo al crollo della galleria Carlotta. Ma non ha certo una posizione preminente, bench i suoi diplomi scolastici siano quanto di meglio si possa pretendere. Me li mostr quando venne a chiedere la mano di Susan, e questo mi trasse in inganno. Maggie, invece, rimarr zitella; ma col suo modernismo mi procura ogni sorta di grattacapi. E' perfino stata a teatro. Proprio cos: ho avuto troppe figlie e tutte con un carattere impossibile. La povera signora Eyckens le sfornava tra montagne di pannolini e diluvi di preghiere, nonostante facessimo di tutto per non accrescere la famiglia. Messa al mondo la terza, cio Maggie, quella buona donna rese l'anima a Dio convinta di aver condotto una vita di lussuria. Ma ora sono stanco. Ho vegliato tutta la notte e alle sei di stamane Maggie mi ha svegliato perch recassi la parola del Signore alla vecchia Craque che aveva mangiato troppi fichi e credeva di morire, ma come al solito non morta. (A Paul) Sarebbe toccato a voi d'andarci; ma Maggie venuta a cercar me e non voi, pur sapendo quanto mi disturbi essere svegliato alle sei.
Maggie - (fissando teneramente Paul) I giovani hanno bisogno di dormire.
Eyckens - (inviperito) E i vecchi no?
Paul - Siete imperdonabile, Maggie. Sono costernato per quanto accaduto stamattina e ne domando scusa. Ecco a quali umiliazioni mi costringete.
Maggie - Eh, quante storie per un Pater recitato dall'uno o dall'altro. La vecchia Craque resuscitata ugualmente.
Paul - (cupo) Nessuno invece far resuscitare Hycke. (Quasi violento) Hycke non morto per una indigestione di fichi e nessuno si occupato di lui!
Eyckens - E dagliela con Hycke! Apparteneva forse alla nostra parrocchia? Si pu sapere perch ve la pigliate tanto se un'ora fa ignoravate perfino che fosse morto?
Theo - Chi vi ha informato?
Martin - Io.
Denise - Tu?
Theo - C'era da aspettarselo.
Eyckens - (a Martin) Voi fareste meglio a non prestarvi al gioco dei nemici. Si vuol sfruttare la fine di quel disgraziato e ci si serve anche di voi. Non piace a nessuno finire con la schiena fracassata; eppure Hycke ha dato prova sino all'ultimo di fiducia e attaccamento al lavoro; morendo con dignit, salvo qualche cedimento passeggero estraneo ai suoi veri sentimenti.
Theo - Leggete il Patriote , reverendo Paul, il giornale che finanzio io. C' scritto parola per parola com' andata. Una morte che auguro anche a voi.
Maggie - Vi sfido a indovinare ci che sto augurandovi io.
Theo - Davvero, puledrina? Naturalmente non c' avvenimento del quale non si diano almeno due versioni.
Martin - Conosci l'altra, quella che circola nei Quartieri Bassi?
Theo - Cio?
Paul - Si dice che Hycke sia morto tra i pi atroci spasimi; abbia respinto i conforti divini e accusata la Chiesa di connivenza con i padroni che han provocato per incuria il crollo della galleria Carlotta.
Theo - Voi credete ai si dice ? C' nessuno che abbia un biberon per il nostro Paul?
Eyckens - Non c' niente di vero, almeno per quanto riguarda la Chiesa. E non voglio pi sentir parlare del povero Hycke! (A Martin) In quanto a voi avreste tutto da guadagnare se dormiste a casa vostra, nel letto di vostra moglie, anzich girare per i Quartieri Bassi dove nessuno vi ha mandato. Se ne odono di ogni specie, si fanno dei cattivi incontri e si rientra carichi di pidocchi. Io non ci sono mai stato.
Martin - Si vede, reverendo Eyckens. Ed ora vogliamo parlare del crollo?
Theo - (ironico) Ma ti sei fissato.
Denise - Ti stato detto di non occuparti di questa faccenda.
Martin - E' pi sporca di quanto sembra?
Theo - Stamane ne hai discorso con Meersch: tutto tempo sciupato. Meersch scosso per i fatti di ieri; come se avesse preso un colpo di sole.
Denise - Che cosa ti ha detto?
Martin - Susan non lo ha lasciato parlare. Doveva essere molto turbato.
Denise - Con la chiusura del pozzo, trecento uomini rimangono senza lavoro.
Theo - E' un bel numero.
Denise - Meersch era turbato per questo.
Martin - No. Aveva la gola chiusa dalla paura.
Maggie - Paura di chi?
Martin - Di chi ci mette e ci toglie a volont il pane di bocca, ma qualcuno finir per stancarsi; e parler.
Theo - Disposto a farsi togliere il pane di bocca? Sta' attento che non ti succeda qualche cosa di simile. Ecco a che punto siamo giunti, reverendo Eyckens; secondo mio figlio Martin sono un affamatore del popolo e il principale responsabile della morte del povero Hycke. (Con falso fervore) Ripetete mio buon Pastore, mia Guida, com' morto il nostro povero Hycke, mio fratello Hycke, in pace con gli uomini, con Dio e con me. Amen. (Si fa rapidamente il segno della Croce).
Martin - Te lo dir io com' morto. Con la spina dorsale rotta in due da una trave che gli precipitata addosso mentre tentava di scappare, e intorno tutto crollava. Una trave marcia della tua miniera. Marcia perch cambiarla sarebbe costato troppo.
Theo - (guarda gli astanti con aria altera e disgustata; poi riconduce lentamente gli occhi sul figlio) I crolli in miniera si assomigliano tutti. Mi spiace che sia finita per Hycke; ma sarebbe rimasto tutta la vita su una poltrona con le gambe ciondoloni. La poltrona gliela avremmo regalata noi, non vero, Denise? Denise Dama delle Buone Dame che regalano gambe di legno ed altre confortevoli suppellettili ai poveri mutilati. C'erano diciotto uomini nella galleria Carlotta al momento del crollo. Avrebbero potuto restarci tutti; non c' rimasto che Hycke. Considero questo miracolo come una prova di simpatia concessami personalmente dal Signore.
Paul - (fremente) Non un miracolo; una sciagura. I responsabili ne renderanno conto.
Theo - Avete ragione: non un miracolo. Sciagure che succedono ovunque, quantunque si faccia il possibile per evitarle. Miracoli non ne avvengono pi, almeno dalle nostre parti; Dio si riconvertito al cattolicesimo. (A Martin) In quanto a te, ho sempre sospettato che la tua malattia ti abbia servito a puntino per allontanarti da una casa che non hai mai amato, quantunque fosse la tua, ed anche la mia. Forse questo che te la rese odiosa. L'odio per il ; padre, reverendo Eyckens: teorie nuove, sentimenti antichi. Le vostre figlie vi odiano?
Eyckens - (offeso) Odiarmi? Dopo tutto quello che ho fatto per loro?
Theo - Ottima ragione, caro Pastore. La vita di questo ingrato (indica Martin) si svolta per la maggior parte all'infuori della famiglia, per non dire contro la sua famiglia. Prima la scuola, poi la politica, poi la guerra, poi la Resistenza: altrettanti pretesti per pensarla in modo opposto al mio. Noi eravamo e siamo rimasti dei l goffi borghesi, bevitori di birra, mangiatori di salsicce e qualche donnetta ogni tanto. Lui si , acquistato dei meriti imperituri per aver teso delle imboscate ai tedeschi...
Paul - Per i quali parteggiavate, Monsieur Theo.
Theo - Per i quali parteggiavo, cavalletta. (Furioso) Facevate saltare in aria i treni che trasportavano il mio carbone e avrei dovuto parteggiare per voi?
Martin - Vogliamo parlare del crollo?
Theo - (reciso) Non c' pi nulla da dire. Sono cose che succedono improvvisamente quando Dio ritrae la Sua mano e nessuno sa il perch. Ecco come si spiegano i crolli.
Martin - Meersch se lo aspettava da un mo-j mento all'altro.
Theo - Meersch un visionario; aspetta sempre qualche cosa che non avviene mai; per esempio la sua promozione.
Martin - Questa volta qualche cosa avvenuto.
Theo - Gi; ma non perch Meersch l'aspettasse.
Martin - Da quanto tempo erano in opera le travi che hanno ceduto?
Theo - (ironico) Tu e Philippe eravate ancora bambini; non te ne ricordi?
Paul - Vi sembra il caso di fare dello spirito, Monsieur Theo?
Theo - Voi che cosa ne sapete. (Investendolo) Vi intendete di miniere? Leggi nella tua Bibbia, piccolo levita; e non grufolare nella mia.
Martin - (pacato) Perch non furono sostituite le travi quando Meersch avvert che stavano per cedere a causa delle infiltrazioni?
Theo - E tu perch non sei venuto a sostituirle? Tu ricevi ogni mese un assegno abbastanza vistoso. Non ti sei mai domandato chi ne faccia le spese, figliolo caro?
Martin - La povera gente.
Theo - La gente che lavora, direi. E che ti mantiene.
Maggie - Martin ha subito una lunga malattia.
Theo - Ma noi, con le nostre amorevoli cure lo abbiamo guarito: non cos, puledrina? E ora che guarito deve riprendere il suo posto. (Al figlio) Posso conoscere i tuoi progetti? Mi interessano molto.
Martin - A me non interessano i tuoi. Parliamo di ci che accaduto nella galleria; delle travi marce.
Theo - Ho tirato avanti con l'aiuto di Philippe, non col tuo! Col tuo mai! Sei mai andato a vedere se le travi fossero marce?
Martin - Come fai tu?
Theo - Sicuro, come faccio io!
Martin - Allora sapevi che non potevano pi tenere.
Theo - Tu non lo sospettavi? Tu ti limiti ad imprecare quando i sostegni cedono e non puoi fingere di non saperlo! Ti precipiti quando non c' pi niente da fare fuorch estrarre i cadaveri, se si pu. Ventiquattro cadaveri in tre anni: credi che non mi ballino dinanzi agli occhi? E sai che cosa faccio? Li lascio ballare. Tu invece sbraiti e riparti: sufficiente perch davanti ai tuoi occhi non ballino pi, ti sei guadagnato le loro simpatie. Ma se vuoi la miniera devi accettarla com': sporca di sangue. Quasi trecento a Marcinelle; quattrocento-trentacinque a Clydesdale; centotrenta a Ostra-va. Tutti in una sola volta! Noi ventiquattro in tre anni; vienimi a dire che sono molti.
Martin - Anzi, ci meritiamo la medaglia: per non aver superato gli indici di tolleranza ammessi dalle compagnie di assicurazione.
Theo - Dalla natura delle cose, Martin. Quando i fucilieri hanno paura dei loro fucili meglio che facciano i cuochi. Te ne occorre uno, Denise?
Martin - No, non far il cuoco; ho un altro progetto. Domani inizieremo lo sgombero della galleria Carlotta.
Theo - Che...?
Martin - Diriger io i lavori.
Theo - Lo sgombero della galleria...? Non hai per caso altri ordini da darmi?
Martin - Quei trecento minatori non debbono restare senza lavoro.
Maggie - A me sembra giusto, Monsieur Theo.
Theo - A me sembra un caso grave di meningite. (Reciso) Spiacente per i tuoi sogni, ma non ci sar nessuno sgombero. Il pozzo ostruito, non si pu raggiungere la galleria Carlotta. E' saltato tutto in aria.
Martin - E' stata l'acqua?
Theo - No, la dinamite. Puoi andare a vedere.
Martin - Ci sono stato.
Theo - (insospettito) Ci sei stato? E che cosa hai visto?
Martin - Quello che dici tu: saltato tutto in aria.
Theo - E allora?
Martin - Allora sarebbe interessante sapere il perch.
Theo - Perch il deposito ha preso fuoco.
Martin - Vi ha dato una mano qualcuno?
Denise - Martin!...
Martin - No? Meglio cos. Ad ogni modo sgombereremo il pozzo.
Theo - No. No! Nessun sgombero: non effettuabile! Gi sentito un mucchio di ingegneri. E' crollato tutto! Eyckens, vogliono farmi morire!
Paul - Domani ci sar una manifestazione di protesta per la chiusura del pozzo. Trecento uomini...
Theo - Ho disposto la chiusura per preservare i minatori dai pericoli! Come si pu riaprire se tutto saltato in aria! Le travi sono marce! Si pu sapere che cosa vogliono? La loro morte? Lavorare col rischio di morire sotto i crolli?
Paul - Voi credete che sia preferibile morire di fame?
Theo - Nessuno morr di fame. Di fame si muore solo in Russia. La Cassa paritetica corrisponder il sussidio di disoccupazione per tre mesi. C' tutto il tempo per trovarsi un altro lavoro. (Al Pastore, con durezza). E domani niente dimostrazioni, niente cortei, niente chiacchiere: me lo avete promesso. Ditelo in chiesa.
Paul - I minatori non frequentano pi la chiesa; voi li avete allontanati.
Theo - Carogne! Chiudo forse il pozzo per far dispetto a quelle lucertole? Ci rimetto un occhio della testa, se non lo sapete; ma di questo nessuno si preoccupa: non una di quelle lucertole, dopo che ho speso la mia vita per sfamarli! Neanche al cesso sanno andare da soli! E vogliono mangiare tutti i giorni! (Minaccioso, al figlio) Tu perch sei qua, che cosa sei venuto a fare, che cosa vuoi! Vuoi unirti al coro dei rospi? (Si lascia cadere su una poltrona congestionato) Lasciatemi morire, molto meglio, voglio morire!
Denise - (freddamente) Un bicchier d'acqua. (Maggie esce in fretta e rientrer con l'acqua).
Theo - Voglio ricevere l'estrema unzione! (Inferocito) Ungetemi i piedi! (Maggie gli porge l'acqua) Che cos'?
Maggie - Acqua.
Theo - (con disprezzo) Acqua? Puh. (A Martin) Avanti, che cosa vorresti sgomberare. Perch? Meersch ha lasciato la galleria per ultimo ed ha visto con i suoi occhi ci che successo. Non c' nessuna speranza.
Martin - Speranza? Di che.
Theo - Quando gli uomini si misero in salvo l'acqua arrivava pi in su del ginocchio e aumentava continuamente. Se uno fosse rimasto laggi - supponiamo - sarebbe certamente annegato in pochi minuti. Questione di minuti. E del resto quando si accetta di fare un mestiere se ne accettano i relativi rischi. Costa anche a me fior di quattrini.
Paul - Tra morire e pagare c' una bella differenza.
Theo - Moriremo tutti, Gallinella. Prima o poi moriremo tutti. Leggete il Patriote : c' descritta ogni cosa per filo e per segno; la pi pura verit. (Svenevole) Diciamo la verit purificata .
Martin - E l'altra quale: la verit non purificata. (Al reverendo Eyckens) Voi la sapete.
Eyckens - (irritato) Non avete sentito vostro padre? Leggete il Patriote .
Martin - Allora ce la faremo dire da Meersch; dovr pure sputarla.
Theo - Ah, possibile. Meersch un nevrastenico, chiss le frottole che racconter. In fondo perdere un buon stipendio non un gran danno se si in grado di procurarsene subito un altro. Non so se sia il caso di vostro genero, signor Pastore: diteglielo senza complimenti.
Eyckens - (turbato) In nome di Dio... Io credo che Meersch...
Theo - Voi potete credere quello che volete ed io sono padrone di fare quello che voglio. Ce lo hanno insegnato i liberali.
Paul - No; neppure voi siete padrone. Padrone di che? Avete appena finito di ricordarci che moriremo tutti: e allora? O voi non morirete?
Theo - (sorpreso) Io? Perch dovrei morire?
Martin - Insomma, laggi c' qualche cosa di cui nessuno vuol parlare. Nemmeno Mon-sieur Theo che non ha paura di nulla.
Theo - Sciocchezze. Me ne importa quanto sputare in un orinale.
Martin - Ma credo su per gi d'aver capito.
Theo - Peccato che non ti abbia fatto studiare.
Denise - (stanca) Non occupartene, Martin; te ne scongiuro.
Martin - (al padre) Perch hai deciso di non riaprire il pozzo?
Theo - Perch esaurito. E' ancora pi vecchio di me. Quando si cominci ad estrarre da quella parte mio padre aveva vent'anni e io non ero ancora nato. Fu mio nonno ad aprirlo; adoper le unghie. Mio nonno era un gigante; quando gridava, solo il tuono era capace di tenergli testa. Siamo stati una razza di giganti; ma tu e tuo fratello l'avete mandata all'inferno. Che cosa aspettate a strappare un figlio dalle cosce di quella donna? Debbo far io anche questo?... Un pozzo che ormai non dava pi nulla. Non c'era pi un filone da sfruttare, chiedilo al tuo Meersch. Abbiamo continuato a raschiare quel poco che si poteva, ma a patto di non spendere un soldo nella manutenzione; e non i milioni che ci sarebbero voluti.
Paul - Cos... sapevate che la disgrazia poteva capitare da un momento all'altro.
Theo - E quali sono le disgrazie che non possono capitare da un momento all'altro. Miniere come le nostre, male attrezzate, peggio servite, schiacciate sotto il peso delle imposte; come possono reggere alla concorrenza? Per resistere bisogna stringere la cinghia fino all'inverosimile e non curare i pericoli.
Paul - I pericoli, voi, li fate correre agli altri.
Theo - Come se gli altri non lo sapessero. Avete sentito: io voglio chiudere il pozzo e i minatori non vogliono. Non avete mai pensato, signor teologo, che tutto ci non dipende n da loro n da me?
Paul - Vorreste forse dire che dipende da Dio?
Theo - No; anche Dio ha i suoi limiti. Ve lo dir io da chi. Dipende dal listino dei prezzi. Da una parte il prezzo del carbone; dall'altra quello del pane, delle salsicce, del latte e della birra. E chi li fa questi prezzi: io? No, sarebbe troppo bello. Li fanno quei signori in cilindro della borsa merci? Nemmeno; loro ed io dobbiamo subirli. Ed allora chi li fa? ditemelo voi, presuntuosi cretini! Chi li fa! Dove si fanno questi maledetti prezzi! Se quello del carbone scende sul mercato inglese, il prezzo cala anche qui, bench ad estrarlo costi come prima e magari di pi. E' colpa mia? Degli inglesi? Ci tengono forse le compagnie inglesi che il prezzo cali? E io ci tengo? Eppure a che prezzo posso vendere il mio carbone, il mio buon carbone, se non a quello che mi impone il mercato; posso vendere il mio amato carbone ad un prezzo che nessuno disposto a pagare? E posso continuare a vendere senza rovinarmi se non copro neppure i costi? E che cosa posso fare per coprire i costi se non raschiare, lesinare sui salari, evadere i contributi, ingannare il fisco, risparmiare sulle travi, sui chiodi, su tutto! Perch se non vendo il mio carbone, come li pago i minatori, con i raccontini di Alice nel paese delle meraviglie? E che cosa mangiano i minatori se io non li pago: diminuisce forse per questo il prezzo del pane, delle salsicce, della birra e del latte? Li faccio io i prezzi della birra e del latte? Di' un po' li faccio io? Tutti legati alla stessa catena, sognatori e mercanti! (A Paul) Avete capito adesso, reverendo Ping Pong?
Martin - (imperturbabile) Ti decidi a dirci che cosa capitato laggi e che ancora non ci hai detto?
Theo - La tua costanza merita un premio, Martin: vorrei quasi dirtelo. Ma sei sicuro di far bene a chiedermelo? Hai lo stomaco di un uccellino, certe pietanze non le digerisci.
Martin - Qualcuno rimasto l sotto e c' ancora; non cos?
Maggie - No!...
Theo - Perch no ? Che cosa ne sapete, mia dolce Tersicore. Sembra infatti che qualcuno sia rimasto laggi - ho detto sembra - in condizioni piuttosto difficili per non dire disperate.
Paul - Chi?
Theo - Un ragazzetto.
Maggie - Un ragazzetto?...
Paul - Vivo?
Theo - Solo per pochi minuti, non allarmatevi. Appena il tempo per morire annegato. Non sappiamo neppure come si trovasse nella galleria. Almeno io non lo so.
Maggie - (ribellandosi) E lo dite cos?
Denise - Calma, Maggie. Sono cose molto gravi, ma da esaminare con calma.
Martin - Tu lo sapevi?
Denise - (stanca) Faccio un po' le tue veci, Martin.
Martin - Le mie veci? Io non ho mai assassinato bambini!
Denise - Siamo qui per darti le spiegazioni che vuoi.
Martin - Spiegare che cosa! Perch non ne avete parlato subito! Meersch non ve l'ha riferito? Perch avete perduto tutto questo tempo! Aspettavate che fosse sicuramente morto prima di parlarne?
Theo - Non abbiamo aspettato che morisse. Una stupidaggine simile non poteva venire in mente che a te. Non stato possibile salvarlo, ecco tutto. Gli altri si salvarono perch lavoravano a poca distanza dall'ascensore, lontano dal primo braccio, dove l'acqua ha sfondato. Solo Hycke fu colpito da una trave, ma venne evacuato anche lui. Si scagliarono tutti come bestie nella gabbia dell'ascensore, io so come vanno queste cose; mi ci sono trovato anch'io. Quel ragazzo... chiss. L'han visto? Non l'han visto? Meersch dice d'averlo visto; ma chi si fida di Meersch. Fatto sta che i minatori si misero a urlare perch la gabbia partisse e Meersch fu costretto a dare il via.
Martin - (a denti stretti) Costretto da chi?
Theo - Non hai sentito da chi ? Cos il ragazzo non fece in tempo... insomma rimasto l.
Maggie - (senza fiato) L?... (Theo grugnisce qualche cosa).
Denise - Non fece in tempo... Non si sarebbe nemmeno potuto.
Theo - Del resto nessuno l'ha visto all'infuori di Meersch.
Paul - Ma c'era veramente?
Denise - (esasperata) S, s, c'era veramente. Non vorremo raccontarci delle frottole, suppongo.
Paul - E Meersch ha dato ugualmente il via?
Maggie - Dio mio, Dio mio... che cosa ha fatto...
Theo - Ha fatto benissimo, se pensate a quello che capitato subito dopo.
Denise - (calmatasi) Pensava di rinviare la gabbia appena messi gli altri al sicuro. Invece la gabbia non si era alzata di duecento metri quando sotto di essa sprofond tutto. Non fu pi possibile ridiscendere.
Paul - Meersch crede che questo lo giustifichi?
Theo - A me pare di s.
Maggie - (atterrita) E quel bambino ora laggi...
Paul - Perch non lo ha atteso?
Denise - Siate ragionevole; se avesse ritardata la partenza anche di pochi secondi i morti sarebbero diciannove.
Paul - Io vi dico piuttosto diciannove che quello solo!
Theo - Come, come? Voi avreste preferito che i morti fossero stati diciannove?
Maggie - E quel ragazzo... chi ?
Denise - Non si sa bene. Si chiama Tom.
Paul - (aspro) Tom e nient'altro? Come un cane?
Theo - No; come un negro.
Maggie - Un negro?
Denise - Aveva tredici anni. Ci siamo informati, nella speranza che... Meersch si fosse ingannato. Viveva in casa di Ganshof; ma i Ganshof non erano suoi parenti. Non ne aveva.
Paul - I suoi parenti eravamo noi, noi dovevamo difenderlo!
Martin - (al padre, investendolo) Tu non sai che i ragazzi non possono lavorare in miniera?
Theo - Certo che lo so; e la direzione lo ha sempre vietato. Ci sono cartelli dappertutto. Vietato questo, proibito quest'altro... Ma sono dei testoni che fanno sempre ci che vogliono.
Martin - Meersch ne dovr rispondere! Che cosa dice Ganshof?
Denise - Non lo abbiamo rintracciato.
Martin - Era tra quelli che lavoravano nella galleria?
Denise - Pare di s.
Martin - E neppure lui ha visto il ragazzo mentre cercava di raggiungere l'ascensore?
Theo - Il ragazzo? Che cosa ne sai se cercasse d raggiungere l'ascensore.
Denise - Pu darsi che non l'abbia visto... Meersch ha ammesso che qualche volta Tom scendeva a lavorare; non sempre.
Martin - (sarcastico) Ah, non sempre. Dava una mano a Ganshof?
Denise - Si guadagnava la vita.
Theo - (al figlio) Tu invece non te la guadagni; e lui la guadagnava anche per te. I ragazzi si infilano nei cunicoli pi facilmente dei grandi. Al tempo di mio nonno certi minatori facevano bere l'alcool ai loro bambini perch restassero nani e potessero lavorare nei cunicoli pi lestamente. Ora non si fa pi a causa del progresso e della puericoltura.
Paul - Perch Meersch permetteva che Tom scendesse a lavorare?
Theo - Avr chiuso un occhio. E perch avr chiuso un occhio? Mah. Voi non chiudete mai un occhio nel santo esercizio della vostra professione? Siete sicuro di aver impedito tutti i peccati che avreste potuto impedire? Voi stesso non ne avete commesso di quelli che con un piccolo sforzo di volont avreste potuto evitare? Sentiamo.
Paul - Io son l'ultimo dei peccatori.
Theo - Sempre l'ultimo, eh? Io sempre il primo.
Martin - (al padre) Che cosa pensi di fare?
Theo - Niente. Non c' pi niente da fare. E' morto.
Martin - Come lo sai?
Theo - Dimostrami tu che vivo. L'acqua non ha mai cessato di salire.
Martin - Pu essersi arrampicato da qualche parte.
Theo - Ah, possono anche essergli spuntate le ali.
Martin - Questa volta io andr sino in fondo.
Theo - Te l'ho gi sentito dire. Ma non concluderai nulla, come al tuo solito. E pu darsi invece che sia la volta buona per me.
Denise - (supplichevole) Martin...
Martin - (urlando) Non voglio avere questo morto sulla coscienza!
Theo - Dove?... Sta' tranquillo, non che un modo di dire. (A Paul) E voi non fraintendetemi, padre Caraffa. Non mi diverte vedere la gente che muore; fa vomitare. Ma la Natura che non guarda per il sottile, come fa invece mio figlio Martin.
Martin - La Natura non c'entra. (Si accasciato) Ci sono delle responsabilit precise, le tue per le prime. Quelle di Meersch. Quelle degli scampati che non hanno voluto attendere il ragazzo; non hanno voluto vederlo; questo figlio di nessuno; questo miserabile negro; questa merda! E infine le mie. Io me ne stavo a poltrire mentre qui si meditava un eccidio.
Theo - Che hai detto?
Denise - Ti scongiuro, Martin...
Martin - (respingendola) Va via. (Al padre) Sei tu che lo hai detto. Il pozzo era diventato una trappola e tu lo sapevi. Ma questo non ti ha impedito di tirare innanzi finch stato possibile, cio sino a quando la trappola scattata: allora l'hai fatta saltare in aria e tanto peggio per chi rimasto dentro. Non c'era pi un filone che valesse ancora la pena di sfruttare, sono parole tue. Ma tu non hai rinunciato ugualmente a grattare, raschiare, per portar via quel poco che si poteva, per sconcia ingordigia, a patto naturalmente che non si sprecasse un soldo nella manutenzione; e sapendo che era un patto stretto col diavolo.
Theo - Non un patto che abbia stretto io; non confondere. Lo ha stretto Qualcuno molto al di sopra di me e di te; quando ha ceduto al diavolo un certo numero di anime; il motivo non lo so, e non credere a quelli che ti dicono di saperlo. So invece che il mio posto qui; e non l'ho scelto io; l'ho ereditato da mio padre che lo aveva ereditato dal suo. Fummo messi qua da Colui che ha gi deciso di salvarci o di perderci; e io ci resto. Ho molto da fare, non mi rimane un minuto per ascoltare le tue chiacchiere. D lavoro a mille-settecento uomini e riempio ogni giorno settemila bocche. Come se la caverebbe tutta questa gente senza di me?
Martin - Ora ne avrai da riempire due in meno.
Theo - Credo che saranno tre, contando la tua.
Paul - Ma perch vi opponete a un tentativo cos naturale com' quello di ricercare quel povero ragazzo?
Theo - Avete un'idea di quanto costerebbe? A me, naturalmente, non a voi. Voi ci mettete la piet, io dovrei metterci i soldi. Soldi sprecati: quel ragazzo morto.
Paul - Sprecati anche se quel ragazzo fosse ancora vivo?
Theo - Nessun negro sarebbe mai costato tanto.
Paul - Allora... non che una questione di danaro.
Theo - Avete scambiato i milioni per fagioli, caro giovanotto? (Al Pastore) Andiamo, mio nobile protettore. Tra poco i gattini ciechi invocheranno gli immortali principi. La presenza di un capitalista e di un prete potrebbe sembrare provocatoria. (Esce).
Paul - (con durezza) Non rimanete, signor Pastore?
Eyckens - (irritato) A far che, non ci siete gi voi per soffiare sul fuoco?
Paul - (all'indirizzo di Eyckens) Ho sempre creduto che il primo dei nostri doveri fosse quello di aiutare i nostri fratelli!
Maggie - Lasciate andare, Paul. Mio padre non ha mai avuto fratelli. Pensiamo a quel ragazzo. Tu sei con noi, non vero, Denise?
Denise - (a disagio) Certo, cara... per quel che si pu.
Paul - Per quel che si deve, direi: dobbiamo raggiungerlo ad ogni costo. Mobiliteremo subito l'opinione pubblica.
Denise - L'opinione pubblica non esiste pi. Esistono i persuasori, che dispongono di molti mezzi; ma non sono dalla vostra parte.
Paul - Avremo con noi i minatori rimasti senza lavoro. (A Martin) Andr subito da Meersch e mi far dare i nomi degli scampati. Da loro sapremo tutto.
Denise - Da Meersch non saprete nulla e dagli scampati ancora meno.
Paul - Perch? i minatori saranno i primi ad aiutarci; ne hanno il sacrosanto dovere. Mi rivolger ai loro sindacati; Martin si metter alla ricerca di Ganshof; lo troverete in qualche osteria, conducetelo qua ad ogni costo. (A Maggie) Voi non allontanatevi; ci farete da collegamento. (A Martin) Andiamo.
Denise - Un momento, signor generale. Vorrei parlare con mio marito, se permettete.
Martin - Non vedo che cosa avremmo da dirci.
Denise - (stanca) Ti prego... Non ti far perdere molto tempo.
Maggie - Arrivederci, Paul... (Lo accompagna sino alla soglia. Prima di uscire, indicando Denise) Che cosa pensate che voglia dire a Martin?
Paul - Che il suo regno di questo mondo; e che fa male a schierarsi con le teste calde. (Escono insieme).
Denise - (ironica) Quel pretuccio non poi tanto stupido.
Martin - (id.) Peccato che sia incorreggibile.
Denise - Come te?
Martin - Molto pi di me: ha una fede.
Denise - Allora lo faremo trasferire.
Martin - Potenza dei Duysen.
Denise - Per un apostolo predicare il Vangelo a Sodoma o predicarlo a Gomorra dovrebbe essere la stessa cosa. Qui ne verr un altro.
Martin - E' per trasferire Paul a Gomorra che mi hai pregato di rimanere?
Denise - No; debbo parlarti seriamente. So che non ti fidi molto di me. Per di pi abbiamo perduto anche noi l'abitudine di conversare. Ricordi da fidanzati? Tu mi parlavi di tante cose, alle volte parecchio imbrogliate... T'eri fissato con la giustizia; e io ti ascoltavo beata, come un'educanda al suo primo amore.
Martin - (ironico) Sul serio, Denise?
Denise - Ti sembra talmente stupido?
Martin - No. Direi... inaspettato.
Denise - Ti amavo molto, chri. Desideravo solo obbedirti.
Martin - Ma eri sicura che al momento buono avrei obbedito io.
Denise - Con quella testa dura?
Martin - Purtroppo non ero l'uomo fatto per i tuoi sogni... Dio sa, del resto, per che cosa sono fatto.
Denise - Forse hai sempre voluto troppo in una volta; e niente di pratico; di concreto.
Martin - Niente che sia stato capace di concretare.
Denise - Il Bene, la Giustizia, la Fraternit... uhm. Idee astratte, Martin, rveries... Le tue rveries... avrei voluto essere io. (Lo accarezza).
Martin - (scostandola) Sembrava cos chiaro durante la Resistenza... Il Male allora era una cosa che si poteva addirittura toccare; e il Bene stava dall'altra parte, la nostra. Poi tutto tornato a confondersi. Sono tornati i tedeschi. Eppure, per un momento, ho creduto anch'io di aver trovato la via giusta; senza pensare che non esiste.
Denise - Lo hai creduto... quando?
Martin - Poi mi accorsi di non conoscerti bene. Ma ti avevo gi sposata. Ti avevo sposata senza conoscerti bene.
Denise - E allora?
Martin - Ho preferito scappare, come una lepre bene educata. Da capo vagabondaggi, idee astratte, rveries... E una buona pleurite con pericolose complicazioni all'apice del polmone sinistro. Oh, stata realmente provvidenziale; anche per te.
Denise - No, per me no. Perduto te, perduto tutto.
Martin - Tutto non direi, cocotte. In fin dei conti ti ho fatto sedere ad una buona tavola... Non quello a cui aspiravi?
Denise - S, se mi fossi seduta alla tua destra. Stupido anche questo?... Se ti raccontassi ci che mi costato sedere alla tua tavola...
Martin - La mia? Vorrai dire quella di mio padre; o di Philippe.
Denise - ... non credo che resisteresti sino alla fine.
Martin - E' una storia lunga?
Denise - No... Le mie gesta sono abominevoli, ma si ripetono.
Martin - Peccato che mi tocchi andare alla ricerca di Ganshof. Deve essere un bell'ubriacone se Paul mi ha suggerito di cercarlo nelle osterie.
Denise - Ora ti metti a girare per le osterie?
Martin - Ah, non chic. Ma il fine giustifica i mezzi; e anche qualche pidocchio.
Denise - Il fine sarebbe...? Una denuncia a carico di tuo padre, da parte di Ganshof, per via del negro? O contro Philippe?
Martin - Me ne guardi Iddio: mai contro Philippe. Non mi perdonerei d'averti dato un dispiacere.
Denise - Che cosa pensi?
Martin - Vuoi proprio saperlo? Non lo sai gi?
Denise - (reagendo) E tu che cosa sai!... Io non amo tuo fratello, non l'ho mai amato!
Martin - Potrebbe essere un'aggravante. Perch non aggiungi che hai sempre amato me?
Denise - Perch mi rideresti in faccia.
Martin - Troppo facile da indovinare. Vuoi dirmi ora queste cose serie?
Denise - No, non voglio pi.
Martin - E allora, se cambierai idea, me le scriverai.
Denise - Aspetta. (Martin gi sulla soglia; si arresta senza volgersi) Tuo padre sta studiando il modo di non lasciarti alla sua morte il becco di un quattrino; e di tagliarti i viveri fin da ora.
Martin - Ah, sarebbe un bel guaio; soprattutto per te.
Denise - Io me la caver ugualmente; ma tu ti troveresti nei pasticci. Non sei abituato a lavorare, scusa se te lo dico.
Martin - E' la santa verit.
Denise - Hanno gi consultato il notaio. Sembra che non esistano difficolt molto serie.
Martin - Sei stata consultata anche tu?
Denise - Non ti rester nulla o quasi nulla.
Martin - E a te?
Denise - Ti ho detto di non dartene pensiero; ho scavato altri buchi nel formaggio. Te ne parlo per evitarti un grosso guaio.
Martin - Tu, e perch?
Denise - Per avere di tanto in tanto l'aspetto di una moglie e non di un manico d'ombrello!
Martin - Moglie. (Ride ironicamente) ... Maggie pensa che tra noi ci sia stato un malinteso, non te l'ha mai detto? Se ci fossimo spiegati subito l'avremmo superato. Ma Maggie innocente; e tu sai benissimo che cosa c' stato. Ancora non faceva l'anno e tutto era gi una rovina.
Denise - Se non ti fossi fermato alle apparenze...
Martin - Tu le chiami apparenze?
Denise - L'amore pu resistere anche tra le rovine; ma allora deve essere di quello buono.
Martin - Il mio non lo era?
Denise - Non lo so.
Martin - E il tuo?
Denise - (tormentata) Lascia che ti ami, Martin; ormai non chiedo di pi... Lascia che ti aiuti, almeno questo. Non avresti dovuto venire, hai scelto il momento peggiore. Perch sei venuto?
Martin - (afferrandola rudemente; poi respingendola) Per guardarti negli occhi. Alle volte mi chiedo come tu abbia potuto sopportare che io ti guardassi negli occhi; senza morire di vergogna.
Denise - Oh, si pu. Si pu benissimo sopportare.
Martin - Ed ora che ti ho guardata non vedo l'ora di andarmene. Sempre cos. Ma questa volta s' messo di mezzo quel ragazzo: e non mi muover di qua finch non ci avr visto chiaro.
Denise - (stanca) Le autorit apriranno un'inchiesta e vedranno pi chiaro di te. Non pretendere l'impossibile; meglio piuttosto che te ne vada. Vattene, Martin, sono io ora che te lo chiedo. Non verr a capo di nulla se ti ostinerai a metterti contro tuo padre.
Martin - Se mio padre vuole privarmi della mia parte, che Io faccia. Quando mai ci ho contato ed ho preteso che fosse mia; e perch dovrebbe diventarla? Possibile che i quattrini ti facciano tanto gola?
Denise - (irritata) Senza quattrini come tiri avanti, proprio tu, che non sai cucirti un bottone alla camicia!
Martin - Preferisco andare in giro senza bottoni; tenendo su le brache con le mani, piuttosto che dover discutere con mio padre!
Denise - Nessuno ti chiede questo sforzo. Ti domando solo di andartene. Non insistere su questa faccenda del crollo. Gallerie ne sono sempre crollate nelle miniere. Vuoi rovinarti per quel negro?
Martin - (con uno scatto d'ira) Non importa di che colore sia: come debbo dirtelo!
Denise - (tenendogli testa) Non importa chiunque sia! Non passa istante senza che da qualche parte del mondo non accadano cose del genere. Tu come ti comporti di fronte alle migliaia e centinaia di migliaia di bambini di vecchi di donne che muoiono di fame di freddo di dissenteria di tubercolosi di busse, travolti da tutti i cataclismi da tutte le guerre da tutte le ingiurie che una creatura pu ricevere e non pu sopportare! Possiamo accapigliarci con la fatalit?
Martin - (cupo) La fatalit sono gli altri, Denise; coloro che li lasciano crepare.
Denise - E allora metti il cuore in pace; sei anche tu come gli altri; e non sarai tu a salvare l'umanit una seconda volta.
Martin - No, non sar io; lo so. Io sono un uomo qualunque, so ci che valgo ed poco. Ma questa volta mi schierer con quel ragazzo senza guardare in faccia a nessuno.
Denise - (ambigua) Convinto che sia giunto il momento? Pensi davvero di farcela? Te lo ha chiesto anche tuo padre che ha capito a volo. Ma non sar facile trascinarlo davanti ai giudici. Non questo che hai sempre desiderato: punirlo?
Martin - Ho sempre avuto il buon gusto di non chiedermelo.
Denise - Fallo invece: vedrai com' istruttivo. Guarda gi, molto in gi; fino al limite della tua coscienza... dove comincia la melma dei desideri... non sempre repressi in tempo.
Martin - Esigere giustizia un desiderio che si deve reprimere?
Denise - No; non far finta di non comprendere. Tu sai che cosa voglio dire. Tu non sei spinto da un desiderio di giustizia. Gli altri s, posso crederlo: Paul, Maggie sono ingenui. Ma tu no; tu non sei come loro.
Martin - E perch? Non potrei aver coltivato anch'io, fin da ragazzo, uno spirito di rivolta, di fronte ad una situazione permanente di iniquit, che mi offendeva sin d'allora, e di cui avevo continuamente sott'occhio l'esempio pi efficace e sfacciato: mio padre?
Denise - No, Martin: quando i sentimenti cattivi vogliono passare, debbono camuffarsi da sentimenti buoni; altrimenti non passerebbero. Ma rimangono ugualmente cattivi. Anch'io non ho amato mio padre; ma io non lo stimavo. Per te invece il contrario.
Martin - Cio?
Denise - Tu lo ammiri.
Martin - Mio padre?
Denise - Non la sua iniquit che ti spinge a odiarlo.
Martin - No? E che cosa?
Denise - L'invidia.
Martin - (gelido) Perch dovrei invidiarlo?
Denise - Perch lui forte; tu no. E sa quello che vuole, buono o cattivo che sia. Tu non lo sai. Tu non sei un gigante, sei un sognatore; io ti amo mille volte, di pi. Ma l'ultimo dei giganti di casa vostra tuo padre.
Martin - (dopo un silenzio) Ed ora dovrei vedere pi chiaro nella mia coscienza?... No. Non hai fatto delle grandi scoperte. Credo che tutto rimarr come prima.
Denise - A questo punto non pu rimanere nulla come prima. Quando tu avrai bruciato i ponti dietro di te - ed quello che stai facendo - sar costretta a bruciarli anch'io. Allora sar finita e mi arranger come potr.
Martin - Chi ha mai dubitato della tua capacit di arrangiamento.
Denise - (con ira e disperazione) Non burlarti di me, Martin! Tu sei stato un marito per burla; ma il mestiere di moglie, io, ho cercato di farlo sul serio.
Martin - Un po' tardi, Denise, vorrai ammetterlo. Un po' in ritardo.
Denise - Ah, Dio Dio!... Perch non puoi capire? La mia grande meta era di entrare nella tua famiglia...
Martin - ... e sedere alla mia destra, lo hai gi detto. Ma tu eri gi entrata nella famiglia, sia pure dalla porta di servizio.
Denise - Io sarei stata la migliore e la pi innamorata delle mogli, se tu avessi voluto!
Martin - Ma io non ho voluto. Sono stato io, la colpa mia; finiamola, ti prego; una disputa che non ha pi scopo n senso. Ciascuno cuocer nel suo brodo, tu al Nord, io al Sud.
Denise - (smarrita) Martin, non abbandonarmi... tu non sai.
Martin - (ironico) Ci che so pi che sufficiente; e risolutivo. (Dopo una pausa con ironia ambigua). A meno che tu non sia disposta a partire con me.
Denise - (colpita) Io?
Martin - Non sei mia moglie?
Denise - Perch me lo proponi: un'offerta di pace?
Martin - Quale pace. No, non si tratta di pace.
Denise - E allora?... (Intuisce, si ribella) No! Non vendicarti, Martin! Non dire quello che stai per dire!
Martin - Sono ancora infoiato di te.
Denise - No, questo no! ...
Martin - Come non detto. Ci tenevo a fare il possibile per salvare la nostra santa unione.
Denise - (disperata) No, tu non hai fatto il possibile! Sei tu che l'hai distrutta, tu non hai voluto perdonare! Occorreva un cuore pi grande del tuo!
Martin - Il mio cuore non mai stato grande abbastanza. Continueremo a vederci due volte all'anno.
Denise - (fuori di s) E allora chiediti che cosa faccio durante il resto dell'anno!
Martin - (dopo un silenzio, apparentemente impassibile) Pensi che non lo sappia?... Il tuo mestiere, Denise: non sei nata per fare la puttana? Non l'hai sempre fatta? E allora perch tanto chiasso se ti propongo di tornare a letto con me.
Denise - Ma io ti amo!
Martin - Vai a letto con Philippe perch non lo ami?
Denise - Perch ti odio!
Martin - Cerca di riordinare le tue idee; sono piuttosto confuse.
Denise - (senza fiato) Martin...
Martin - (consulta l'orologio) E adesso debbo proprio andare. Ganshof a quest'ora sar gi ubriaco; beato lui. (Si avvia nuovamente per uscire).
Denise - (stravolta) Non cos, Martin, lascia che ti spieghi. Non andar via cos, non puoi! | Martin! (Ma l'uomo gi uscito senza voltarsi. Urtando) Martin!
Maggie - (accorre spaventata) Denise! Che cosa succede!... (Denise guarda la sorella senza raccapezzarsi) Dov' Martin?
Denise - Se ne andato.
Maggie - Dove; perch se ne andato?
Denise - Abbiamo chiarito il malinteso... Cos non ho accettato di partire con lui. Neppure ; se mi costringesse! (Con uno scoppio d'ira) Che se ne vada! Se ne vada!
Maggie - Ma Denise... tuo marito!
Denise - Non pi mio marito, io non sarei sua moglie, sarei... (Si dispera) E' il solo uomo che abbia amato, Maggie, e non ho saputo spiegarglielo; il solo!
Maggie - (scuotendola) Ma si pu sapere che cosa accaduto?
Denise - Io voglio riavere Martin!
Maggie - E smettila di urlare!
Denise - (accasciandosi) Voglio riavere Martin...
Maggie - (fredda) E allora perch non sei andata con lui?
Denise - Tu non sai che cosa mi ha proposto.
Maggie - Se vuoi riaverlo non devi guardare tanto per il sottile. Anche se ci che ti offre non pi quello che chiedi; ma solo ci che ti meriti.
Denise - (attonita) Ci che mi merito? Ma tu che ne sai. (Reagendo) Che cosa sai di quello che mi offre e che merito! Che cosa immagini! Accettare di essere per lui... (Stringendo i pugni, con ira) Io sono sua moglie! Voglio essere rispettata, anzitutto da lui! E' da un pezzo che ho perduto l'allenamento per l'amore sporco, negli alberghetti fuori mano... dove mi trascinava Philippe fin da ragazza! (In tono di sfida) Non lo sapevi? E ora lo sai!
Maggie - (pacata) Dove ti lasciavi condurre.
Denise - Ah certo, non facevo la schizzinosa; non ero ancora una Duysen! Perfino ci pigliavo gusto, a essere una di quelle!
Maggie - Non dirlo. Non vero.
Denise - Non vero ma lui lo crede. Me lo ha detto poco fa. L, dove ora sei tu.
Maggie - (istintivamente si scosta) E' da molto che Martin venuto a sapere?
Denise - Prima che partisse.
Maggie - E' partito per questo?
Denise - No, non per questo. Era ammalato realmente. Ma probabile che se ne sarebbe andato lo stesso.
Maggie - Perch non hai confessato prima di sposarlo?
Denise - Confessare? Ma tu sei pazza; come sarebbe stato possibile. Martin mi adorava, lo avrei perduto.
Maggie - Non l'hai perduto ugualmente?
Denise - Ma io lo amavo!
Maggie - Non sai dire altro e non una buona ragione. E' buona solo per te. Tu volevi goderti Martin; non c'era altro che contasse, neppure lui. Contava solo il tuo godimento. E Martin contava soltanto per questo tuo godimento.
Denise - (attonita) Maggie... io non ti capisco... Tu, una bambina... Oh, come sei invecchiata.
Maggie - Sono i vostri peccati che ci fanno invecchiare. Fino al giorno in cui peccheremo anche noi e a nostra volta faremo invecchiare i pi giovani. Ci che hai fatto orribile; eppure vuoi ancora vantare dei diritti. Philippe tuo cognato: lo sai?
Denise - (con durezza) Allora non lo era. E ti dispenso dal farmi la dottrinetta... Allora non era mio cognato.
Maggie - Hai accettato che lo diventasse.
Denise - L'ho accettato, s! Volevo difendere la mia felicit.
Maggie - Non puoi dire di esserci riuscita.
Denise - No... non ci sono riuscita... Cominci con Philippe prima che conoscessi Martin. Martin, il poetico Martin, il romantico Martin, bighellonava per l'Europa. Come potevo immaginare che un giorno sarebbe tornato, a innamorarsi di me, e io di lui. Cos... mi sono accontentata di diventare l'amica di Monsieur Philippe. Mi portava a spasso sulla sua automobile, poi a cena, poi a... Potevo pretendere di pi? Lo sai quante mi avrebbero invidiata?
Maggie - Lo amavi?
Denise - No.
Maggie - E allora perch lo hai fatto?
Denise - Perch volevo andarmene: guardati attorno.
Maggie - Anch'io spero di andarmene.
Denise - (ironica) Davvero, e dove? Io non lo speravo: lo volevo. Via! Via da questa casa; via per sempre! Non potevo pi vedermi in questo salotto; non volevo finire come Susan in un altro salotto identico a questo: a soffocare, a marcire, come sta marcendo lei, come finirai per marcire anche tu! Mi sentivo morire qua dentro, e avrei preferito morire! (Stanca, dopo lo sfogo) Stavo per compiere venticinque anni; sono molti per una donna; qualcuno ancora e sarebbero stati troppi. Avevo davanti a me l'esempio di Susan; e tu alle spalle. Tu che cosa speri: che cosa puoi sperare imprigionata qui!
Maggie - Ti sbagli. Io non sono imprigionata qui. E' dentro di noi che siamo prigionieri. Ma io no; io sono libera.
Denise - Ah gi; tu discorri di filosofa col reverendo Paul. Io non discorrevo con nessuno. Io volevo andarmene! Non per te, Maggie... Eri poco pi di una bambina, come non volerti bene! Ma c'era lui. Bastava che lui aprisse la bocca perch tutto mi diventasse odioso.
Maggie - (impersonale) E' di tuo padre che parli?
Denise - Scusa se non rispetto i tuoi sentimenti; tu sei molto pi paziente di me. Forse non era che un pretesto per andarsene. Occorre sempre un pretesto quando si vuole infilare una strada sbagliata. Ma che cosa ha fatto nostro padre per farsi amare da noi? Ho sempre scrutato quell'uomo senza affetto; diciamo senza spirito di carit . Il desiderio di andarmene da questa casa cresciuto con me, man mano che lo conoscevo meglio... Senonch per andarsene occorrono i mezzi: e io quali avevo? Ho adoperato il solo di cui disponessi... Mi ero accorta di Philippe, quando Philippe si accorse di me. Era a portata di mano; bast che io allungassi le mie quando lui allung le sue. Ti interessa il seguito?
Maggie - No.
Denise - Non penserai che mi divertissi. Ma non c' molto da scegliere per noi donne. Anche pestare per otto ore filate sopra una macchina da scrivere non divertente; e, rincasate, rimboccar le maniche, cucinare, rigovernare, lavare, stirare e andar a letto con le ossa fuori dalla pelle, perch il marito ti usi se ne ha voglia e anche se tu non ne hai. No, grazie tante. Io non ho mai apprezzato questo genere di sante atrocit.
Maggie - E che cosa speravi dalle atrocit del tuo genere?
Denise - Di restare incinta. Ma io sono una pianta sterile, non vale la pena che mi riproduca. E non avevo previsto che sarebbe giunto Martin, sbarcato dal cielo. Sono stata felice, Maggie, anche se fu per una sola stagione... Alla domenica andavamo insieme per i campi, come due ragazzi. La sera, prima di lasciarci, mi accompagnava al presbiterio, e ci parlavamo a lungo, sottovoce, accanto a quella finestra; e io ero pura e inebriata. (Piange) Perch non l'ho atteso; perch sei giunto troppo tardi, Martin? A quella finestra non c' pi nessuno e io sono disperata! Fu un amore che non era pi fatto per me, che scombinava i piani... un amore sbagliato!
Maggie - Ed ora?
Denise - (asciugandosi gli occhi) Ora finita. Non importa se l'amo ancora; per lui non ha pi importanza. Pochi mesi dopo le nozze mi ripudi. Qualcuno gli aveva detto. Non ci furono spiegazioni; non mi parl pi... Poi venne la malattia, e se ne and. Quando ricapita qua, come oggi... hai visto. E io... io ho ripreso le vecchie abitudini... per vendetta. Martin lo sa e quando arriva preferisce scendere all'albergo. Ma non dice che stato lui, lui solo! a ricacciarmi tra le braccia dell'altro.
Maggie - Che orrore, Denise... che orrore.
Denise - S, che orrore... Vorrei morire per lui e non posso far nulla; non vuole che lo aiuti. Suo padre lo schianter se si ostina con la storia di quel ragazzo. (Con durezza) Meersch non deve dirgli nulla, non debbono neppure vedersi. Raccomandalo a Susan: anche suo marito nei guai, a causa di quei due morti.
Maggie - Dovr rispondere solo lui di quei due morti?
Denise - Era a capo del settore dov' accaduta la disgrazia.
Maggie - Gli altri non sapevano che la galleria sarebbe crollata?
Denise - Anche se lo sapevano per loro sar pi facile cavarsela; sempre cos. Del resto se la caver anche Meersch, purch abbia il buon senso di non agitarsi, come pare invece che stia facendo. Non deve assolutamente parlare con Martin.
Maggie - (con amarezza) Se la caveranno tutti meno Hycke e quel pulcino. Ci sar perfino chi ci guadagner.
Denise - Gli avvocati certamente; ma non farne una malattia. (Bacia la sorella) Arrivederci, Maggie; telefoner pi tardi. (Via rapidamente).
Eyckens - (entra da destra soffiandosi ripetutamente il naso) Sei tu, Maggie? Tu e Paul mi date continuamente dei dispiaceri. Tu esigi ogni anno un abito nuovo come se fossi un miliardario e sei sempre in giro. Non sai che sono povero ed ho bisogno delle tue cure? (Con stizza improvvisa) Ma per quanto tu faccia non arriverai mai a eguagliare Paul. Leggi questa lettera, della vedova Simmons. (Toglie la lettera di tasca, la porge alla figlia, ma quando Maggie sta per prenderla la ripone) Il mio coadiutore si sgola a dire che il demonio non esiste. Ecco come mi coadiuva. La vedova Simmons fuori di s e cita perfino Geremia: Cieli, mirate attoniti la sua nequizia e abbiatene orrore. E il Signore dice: siatene desolati . Amen.
Maggie - (fredda) Tu lo hai visto?
Eyckens - Chi?
Maggie - Il demonio.
Eyckens - Il Maligno si nasconde dovunque anche se Padre Paul pensa il contrario. Sono stato costretto ad avvertire il vescovo.
Maggie - (sussultando) Il vescovo?... Vorrai scherzare.
Eyckens - Non scherzo affatto! Mi domando perch dovrei sopportare in casa mia questo tracotante che non smette un solo momento dal procurarmi dei fastidi. Ho il dovere di difendere il santissimo corpo della Chiesa da quell'intruso; egli vi si insinuato di nascosto e lo rode dall'interno come un malefico tarlo.
Maggie - Ahim, padre: tu preferiresti veder crollare la Chiesa piuttosto che fossero i Paul a salvarla.
Eyckens - Frena la tua lingua, Maggie; si fa pi lunga ogni giorno; ma io la recider. (Frattanto Paul comparso di fondo e avanza tenendo per mano un bambino di sei o sette anni, lacero e denutrito).
Paul - (al bambino) Vieni: ora mangerai qualche cosa e ti ripulirai.
Eyckens - (stizzito) Oh ci risiamo; eccolo che ricomincia coi mocciosi!
Paul - Poi tornerai a casa e dirai a tua madre che presto passer a salutarla. Che cosa avete detto, reverendo Eyckens?
Eyckens - So in quale conto tenete le mie parole. Domani ascolterete quelle del vescovo: ha un discorsetto da farvi.
Paul - (indifferente) A me? Dategli qualche cosa da mangiare, Maggie. L'ho trovato che succhiava bucce di mele raccolte per terra. E anche una ripulitina: guardate com' sudicio.
Maggie - Vieni. C' una fetta di dolce che aspetta solo te. (Uscendo da destra col bambino) E un bel pezzo di sapone.
Eyckens - Quale fetta di dolce, Maggie?
Maggie - La tua. (Via).
Eyckens - (a Paul) Lo sapevo. E' mai possibile che voi arriviate ogni giorno con uno di questi campioni di sporcizia e Maggie, d'accordo con voi, non trovi di meglio che riempirlo con la fetta di dolce che metto in serbo per la cena?
Paul - Ne sono costernato, reverendo Eyckens. Non so perch Maggie non gli ceda la mia.
Eyckens - (strillando) Perch la vostra ve la siete mangiata a pranzo! Voi siete sempre pronto a cedere quello che non vi appartiene e promettere ci che dovranno mantenere gli altri!
Paul - Se volete posso farvi delle scuse. Ma non sperate che io smetta di raccogliere bambini affamati e di prendere dovunque il cibo per sfamarli: anche dal vostro piatto.
Eyckens - Voi siete un maniaco! Come spiegate che di questi bambini affamati io non ne incontro mai?
Paul - Vi passano accanto e voi non li vedete. Mi avete fatto chiamare dal vescovo perch mi dia una lavata di testa?
Eyckens - Credo che il vescovo sar curioso di sapere come siete arrivato alla conclusione che il diavolo non esiste, ovverossia l'inferno. Questa non me l'aspettavo, reverendo Paul, neppure da voi, che tutto dire. Discedite a me maladicti in ignem aeternum ! Non sono io che Io dico, San Matteo. E allora?... Voi mi sbalordite anche dal lato topografico: dove sarebbero puniti i cattivi se non ci fosse un inferno, magari piccolo?
Paul - I cattivi non saranno puniti.
Eyckens - (sbalordito) I cattivi non saranno puniti? Ma... allora i buoni perch sarebbero buoni?
Paul - Non ci sono buoni, reverendo Eyckens. Se il piacere dei buoni deve consistere nella punizione dei cattivi, chi oser dire che sono buoni?
Eyckens - (inviperito) E allora dove finiremo tutti quanti, se lecito saperlo!
Paul - Non lo so... Non lo sa nessuno. E del resto che importanza pu avere. Che Dio allontani il male da noi e dagli altri; dagli altri prima ancora che da noi; - (con sforzo) perfino dalla vedova Simmons. E questo tutto.
Eyckens - (cs.) Tutto un corno! Voi smentite le Sacre Scritture, non vi curate dei documenti conciliari e andrete difilato all'inferno appunto perch dite che non c'. (Prevenendolo) Non voglio sentir altro. Vi spiegherete domani col vescovo.
Paul - Domani non sar possibile che io mi rechi da lui; e neppure nei prossimi giorni.
Eyckens - No?
Paul - Dobbiamo organizzare il salvataggio di quel fanciullo rimasto nella galleria. Nessuno pu attendere meno di lui. Non sar una cosa facile, l'ho gi capito. Torno ora da Meersch, non ho potuto parlargli. Vostra figlia non ha neppure voluto che entrassi: appena mi ha visto si messa a piangere e gridare.
Eyckens - Dovreste farmi il santo piacere di occuparvi delle faccende vostre anzich gettare lo scompiglio nella casa di mio genero.
Paul - Questa non vi sembra una faccenda nostra? Una creatura stata sepolta viva e voi...
Eyckens - (strillando) Non stata sepolta viva, rimasta la sotto! Voi falsate la verit a furia di volerla rendere pi vera!... Oh oh oh!... (Si contiene) Vi prego di riflettere. Questa una circostanza che non si pu affrontare se prima non si riflettuto a lungo. Ci sono di mezzo delle persone altolocate, alle quali siamo legati da vincoli di religione e di riconoscenza. Siete sicuro di aver riflettuto a lungo? Mia figlia Denise, che non impulsiva come Maggie, ha pienamente ragione di raccomandare la calma. Il caso purtroppo doloroso e si presta a varie interpretazioni e maldicenze: mi rifiuto forse di ammetterlo? Ma dal punto di vista della piet, che poi il punto di vista al quale dobbiamo ispirarci, ci sono delle ragioni che possono... come dire... che possono ragionevolmente tranquillarci.
Paul - (sbalordito) Tranquillarci?
Eyckens - Insomma quel ragazzo ha certamente finito di soffrire. (Irritato) Sembra che non abbiate ancora compreso ci che accaduto laggi!
Paul - (ribellandosi) Era laggi che noi dovevamo trovarci!
Eyckens - Noi? A far che? Sentite, caro, noi siamo dei preti, se non ho il capogiro: niente altro che umilissimi e umiliatissimi preti di parrocchia. Il nostro posto in chiesa; appunto per questo ci dicono uomini di chiesa; e in chiesa dobbiamo stare; e non in fondo alle caverne!
Paul - Sentirvi parlare cos cinicamente mi sconvolge.
Eyckens - Io parlo cinicamente? Imparate allora che ci sono delle prove che si chiamati a superare con sacrificio talvolta delle nostre opinioni, per lasciar posto a quelle dei nostri superiori. Questa una prova mandataci da Dio, se non ve ne siete accorto; e col Suo aiuto l'abbiamo superata.
Paul - Questa prova ci stata mandata da Dio, ma non ancora superata.
Eyckens - I disegni della divina Provvidenza non sono alla nostra portata!
Paul - E' quello che dice anche Monsieur Theo.
Eyckens - (contenendosi) Sentite, Paul: io vi esorto a riflettere...
Paul - (scattando) Io non sono qui per riflettere ma per soccorrere il mio prossimo senza riflettere! Perci raggiunger quel ragazzo dovunque e a qualunque costo.
Eyckens - Si pu sapere come farete?
Paul - Non ne so ancora nulla. Ma se voi siete troppo prudente o troppo compromesso per prenderne l'iniziativa, fatevi indietro e lasciate agire gli altri.
Eyckens - Ho preso quel tanto di iniziativa che mi era consentito dalle circostanze. Ho perfino taciuto, a rischio di compromettermi coi Duysen, quando il vostro amico Martin pretese di imporre a suo padre lo sgombero del pozzo. Potevo fare di pi? Vi siete chiesto, almeno, da che parte sono schierate le autorit? Dalla vostra parte? Siamo di fronte ad una siepe di autorit; provatevi a scavalcarla, se ne avete l'animo; e vedrete che cosa accadr, quale scandalo; e il vespaio che stuzzicherete al primo accenno di turbare gli interessi di uno dei loro.
Paul - La Chiesa ha bisogno di questi scandali.
Eyckens - Lo direte al vescovo; ne sa pi di me.
Paul - Voi avete sposato dei falsi interessi ed eccone i risultati. Guardatevi attorno e ditemi che cosa vedete; dove sono i cristiani tra coloro che pascete cos teneramente? Guardateli come trionfano perch guadagnano quattrini a palate. Chi di loro presta ancora l'orecchio alla Parola? Noi stessi esitiamo a diffonderla da che qualcuno ha lasciato intendere che il Vangelo ha degli aspetti antisociali. Provatevi a predicare a questi sepolcri imbiancati che gli ultimi saranno i primi; vi guarderanno in cagnesco e diranno che siete un comunista. Invocateli perch non abbandonino alla pi orribile delle sorti un povero ragazzo negro; ecciterete la loro rabbia perch essere negri un reato. Essi hanno perduto le tracce di Cristo, cos facili a perdersi, e nessuno li aiuta a ritrovarle. Ricordate le parole dell'Evangelista? Signore, perch dici che ti manifesterai a noi e non al mondo? . Ma Egli ha cessato di manifestarsi anche a noi, dacch noi abbiamo rinunciato a brandire la spada della Sua Giustizia!
Eyckens - Chi vi dice che si tratti della Sua, e non della vostra. Ah, la vostra giustizia! La conosco; mi fa paura. Non avete osato esclamare poco fa meglio diciannove morti anzich uno solo ? Purch a quell'uno sia resa giustizia! Reclamate giustizia per la sorte di uno e non esitate a sacrificarne diciotto; diciotto padri di famiglia; posso davvero congratularmi. Voi non amate il prossimo; voi amate delle pericolose astrazioni: la Giustizia, la Verit, queste seminatrici di zizzania che non hanno mai amato nessuno.
Paul - Che cosa avrebbe dovuto fare, secondo voi, ciascuno di quei diciotto?... Che cosa, se non precipitarsi alla ricerca di quel bambino? Ciascuno , capite? per proprio conto, senza curarsi degli altri diciassette, e fossero stati anche mille!... Ma loro hanno avuto paura, e sono fuggiti.
Eyckens - Hanno avuto paura? Certo che l'hanno avuta! Che cosa vi aspettavate da quelle povere pecore: che di punto in bianco diventassero leoni? No, voi non siete pietoso. Guidato dalla piet io non ho mai assunto atteggiamenti contrari alle tranquille aspirazioni del mio gregge. Voi ne assumete di continuo, balzate come il lupo nelle sue file e lo sconvolgete. Quando vi dico, per antica esperienza, che non possiamo schierarci contro i pi forti, perch non possiamo gettare gli ultimi puntelli che reggono la nostra casa malferma, a voi non resta che obbedire senza discutere. Voi invece discutete e non obbedite. Ma ora basta. Domani celebrerete voi stesso l'ufficio funebre alla memoria delle vittime e intonerete per esse i salmi propiziatori. Cos sia. (Trotterella verso l'uscita).
Paul - Mi spiace, ma io non desister. (Maggie entra con un lavoro di maglia tra le mani. Siede silenziosamente ignorando i presenti che non le badano. Si mette a sferruzzare).
Eyckens - Voi non desisterete? Sapete a quali sanzioni andate incontro?... (Gridando) Vi denuncer al vescovo! Non voglio che compromettiate mio genero con questa maledetta faccenda! Se Meersch si trover daccapo nei guai, Susan lo pianter, non aspetta altro, lo ha gi fatto una volta e mi ricascher sulle spalle! (Si accascia) Insomma, volete ascoltarmi? Non preferibile per tutti, anche per voi, mettere la cosa a tacere, sia pure a costo di una piccola irregolarit?
Paul - Voi la chiamate... una piccola irregolarit? (Esplodendo) Ma non vi rendete conto che se quel ragazzo ancora vivo sarete tra quelli che hanno aiutato ad ucciderlo? Come vi giustifichereste davanti a Colui che un giorno vi dir: Io sono il tuo Giudice? .
Eyckens - (gelido) Quale volont pu essere fatta, o Signore onnipotente che mi giudichi, se non la Tua? (Esce lasciando Paul sbalordito).
Paul - La Sua...? Allora il Signore che ha rinchiuso quel fanciullo l dentro?... Avete sentito, Maggie?
Maggie - (tranquillamente, senza alzare gli occhi dal suo lavoro) Se fossi in voi non mi preoccuperei di sapere chi l'ha rinchiuso l dentro, ma farei il possibile per tirarlo fuori.
Paul - (agitato) S, s, avete ragione. Non perder altro tempo con vostro padre. Nessuno pu impedirmi di agire come ho deciso.
Maggie - E allora agite, caro; invece di seguitare a ripeterlo.
Paul - Torner da Meersch e lo costringer a parlare. Questa sera riuniremo i minatori e andremo insieme a sgomberare il pozzo. Ci sar anche Martin.
Maggie - (con lieve ironia) Oh non mancher di certo. Probabilmente ci sar anche Denise.
Paul - S... lo far senz'altro. (Sta uscendo; dopo un attimo di esitazione si volge verso Maggie) Vi ringrazio; mi avete confortato. Ci sono dei momenti in cui... mi sento cos povero e solo.
Maggie - Solo con voi stesso? Non la vostra ricchezza?... Non temete, Paul: perch molti verranno a cercarvi e voi li arricchirete. Su, ora; andate.
Paul - Grazie, Maggie; vado. (Esce frettolosamente, ma rientra subito) E' stato veramente gentile da parte vostra. Spero di rivedervi presto. (Esce. Rientra solo a met) Voglio dire... vi prego di aspettarmi. (Via).
Maggie - (abbandona il suo lavoro; sospirando) Certo, caro... ti aspetter; tu non sai quanto. Tutta la notte... tutta l'eternit... Paul, mio amato Paul... Maledetto prete.
Fine primo tempo
SECONDO TEMPO
(Le nove circa di sera. Il lampadario acceso nel salotto dove si trovano riuniti il Pastore, Susan, Maggie, Meersch e Monsieur Theo. Il fondo della scena rischiarato dalla luna).
Maggie - Non so capire il vostro silenzio, Meersch; voi conoscete la verit e dovreste essere impaziente di dirla.
Theo - Dategli un po' di tempo, mia bella trombettiera; anche Meersch deve fare i suoi conti.
Susan - (ansiosa) Spero che non dubiterete della nostra fedelt. Non vorrete confonderci con certi tipi in un momento cos terribile per mio marito e per me.
Theo - Oh, vedrete che tutto finir in una bolla di sapone.
Maggie - (di cognato) Siete anche voi di questo avviso?
Eyckens - Finiscila, Maggie; non ti accorgi di essere noiosa? Quale verit vuoi conoscere. A parte che queste disgrazie avvengono sempre al buio, il modo di riferirle dipende esclusivamente dal temperamento di chi le racconta. Perch ti ostini a ricercare la verit?
Maggie - Per sollevare gli animi contro di lui, (accenna a Theo) e costringerlo a compiere il proprio dovere.
Theo - Questo, diceva mio padre, si chiama pestare i piedi di proposito a chi cammina pacificamente per la sua strada. (Arrabbiandosi) Martin e il suo sottopancia hanno indetto apposta un comizio per sollevare gli animi contro di me: lo sapevate?
Eyckens - (agitato) Volete dire che il reverendo Paul...?
Theo - Proprio quello che voglio dire! Potete rinunciare all'idea che sgrani ancora un soldo per riparare il tetto della chiesa: che vi caschi sulla testa con tutte le sue tegole!
Susan - Quel reverendo uno zoticone. L'altro giorno gli ho chiesto che cosa deve fare una signora molto distinta quando presa da strani turbamenti per un uomo che non suo marito: il caso capitato a una mia amica. Sapete la risposta? Un bagno nell'acqua gelata . Esattamente come si fosse trattato di una cagna.
Maggie - Ti prego, Susan; risparmiati certi discorsi. (Al padre) Paul parler al comizio di questa sera; che c' di tanto strano?
Theo - Avete constatato, non vero, Eyckens, che io ho fatto il possibile per ricondurre questi sanculotti alla ragione? Ma non ci sono riuscito; gente al servizio di Mosca. Perci, a tutela dei miei interessi, mi vedo costretto a fare un'altra dichiarazione.
Maggie - Preparata anche questa dall'avvocato Perkins?
Theo - No. Oggi l'avvocato Perkins ha avuto altro da fare; questa l'ho preparata io e va pi per le spicce. A tutti coloro... (Pausa; si guarda attorno con disgustata superiorit) A tutti coloro che si ostineranno ad occuparsi delle mie faccende, non solo toglier il pane di bocca, come generalmente si usa, ma anche la terra di sotto i piedi; cio, per esser chiaro, li spedir al cimitero. Meersch, pensateci bene.
Meersch - (si asciuga il sudore) Io... io non...
Susan - Oh, ma come potete credere...
Theo - Silenzio, madama Meersch; silenzio e raccoglimento. Sto parlando del cimitero. Un luogo dove quei bolscevichi, a cominciare da mio figlio Martin, vorrebbero invece spedire me. Ma essi hanno solo il coraggio di dirlo, mentre io ho quello di farlo. A tutti coloro: compreso il reverendo Sparacchia. La pule-drina pregata di riferire.
Maggie - (alla finestra, guardando fuori; lampeggia) Tra poco scoppier il temporale. E' vero che avete paura del temporale, Monsieur Theo?
Theo - (stizzito) Chi ve l'ha detto! Chi vi ha raccontato queste stupidaggini! Se scoppier il temporale monter sulla mia otto cilindri che mi riporter a casa asciutto come uno stecchino.
Maggie - (sorridendo) Paul non ha neppure l'impermeabile e si inzupper come una spugna. (Al cognato) Meersch, non fatevi pregare: che cosa accaduto nella galleria? Quali probabilit ci sono che il ragazzo sia scampato? Perch vi ostinate a tacere?
Susan - (con livore) E tu perch ti ostini a farlo parlare? Mio marito ha gi informato i suoi superiori, ha discusso col loro avvocato e non tenuto a dirti nulla. Non ha nulla da dire!
Maggie - Vogliamo conoscere la verit, Susan; e lui pu dircela.
Theo - Non c'erano degli altri nella galleria?
Maggie - Martin e Paul se ne stanno occupando. Ma non possiamo rinunciare ad una testimonianza importante come quella di Meersch. (Al cognato) Non avete detto di aver visto il ragazzo ancora vivo?
Susan - No, non lo ha mai detto! (Febbrilmente a Theo) Non so capire il loro contegno, Monsieur. (Al marito) Ti avevo scongiurato di non muoverti di casa; perch hai voluto venir qui? Sapevo come sarebbe andata a finire con questi intriganti! (Di nuovo a Theo) Il medico gli ha dato otto giorni di riposo per riaversi dallo choc e nessuno doveva disturbarlo. Avremmo tubato come due colombi, Monsieur. (Al marito) Ma tu non hai voluto ascoltarmi, sembrava che ti avesse morsicato la tarantola! Non ha niente da rivelare! Ha gi detto quello che doveva e ci che non deve non lo dir! I suoi superiori lo apprezzano per la sua discrezione anche se non vogliono riconoscere tutti suoi meriti!... (Scoppia a piangere).
Eyckens - (annoiato) Perch piangi, Susan? Da trentacinque anni non fai altro; e io ho sempre dovuto sopportarti.
Maggie - (che andata a sedere accanto a Meersch, bonariamente) Che cosa vi stato suggerito di dire? Stamane avete parlato con l'avvocato...
Susan - All'avvocato ha detto la verit!
Maggie - Forse vi ha proibito di ripeterla?
Susan - Fatela tacere!
Maggie - Quanti eravate laggi, grandi e grossi, di fronte a quel piccolo nessuno? Diciotto, se ho inteso bene. E non siete stati capaci di salvarlo.
Meersch - (angosciato) Maggie, non penserai che sia fuggito...
Maggie - No, non lo penso.
Meersch - Io ho fatto il mio dovere, ho arrischiato la vita senza pensarci un attimo; anche Martin deve crederlo!
Maggie - Ma certo; proprio quello che dovevate fare. Una volta mi avete detto che a scuola eravate sempre il primo. Anche questo ha la sua importanza.
Meersch - (attratto) Oh, ero partito molto bene.
Susan - Non vorrai ricominciare con la scuola!
Meersch - Perch no. E' la sola cosa che possa ricordare con orgoglio anche in questi momenti cos vergognosi. Ho anch'io il mio orgoglio!
Susan - (velenosa) Chi se ne mai accorto? Racconta a tutti che sempre stato il primo della classe; si vede a che cosa gli servito.
Meersch - Ero sempre il primo; non una cosa da poco come crede lei. Mi costava molta fatica, ma per nulla al mondo avrei rinunciato a quel posto. Dopo non ne ho pi occupati di simili.
Maggie - Fa bene ripensarci, io vi capisco.
Eyckens - Ma intanto mi avete imbrogliato. Furono i vostri splendidi certificati scolastici che mi indussero a darvi Susan in moglie.
Susan - (con odio) Non mentire. Tu non vedevi l'ora di buttarmi fuori di casa; mi avresti data anche al becchino!
Maggie - (al cognato) E poi, perch non avete continuato gli studi?
Eyckens - Ma ti sembra questo il momento, Maggie...
Meersch - (ribellandosi) Per me ha importanza anche in questo momento e pi di tutto il resto!... Sarei diventato un buon medico. Ma dovetti interrompere per aiutare la famiglia.
Theo - (con finta costernazione) Ah, quanti talenti sciupati come il vostro, per aiutare la sacra famiglia...
Meersch - Mio padre aveva una botteguccia di rigattiere...
Susan - S, s! Urlalo in piazza che tuo padre faceva il rigattiere! Gridalo ai quattro venti che sono la nuora dello straccivendolo! (Agli astanti, disperata) Divertitevi alle mie spalle perch ho sposato quel tanghero! (Scoppia a piangere).
Eyckens - Santo cielo, eccola da capo a piangere.
Meersch - Non c' nulla di male, Susan; mio padre era un galantuomo. Ma i soldi in casa mancavano; l'Universit - dicevano - sarebbe stata un lusso. Cos vendetti il mio avvenire per una cucchiaiata di grasso da aggiungere alla minestra e un pizzico di tabacco alla pipata di uno straccivendolo.
Theo - L'avete venduto per poco; ma chi vi dice che valesse di pi. Forse sareste diventato un cattivo medico. Avreste aiutato qualche vergine ad abortire e sareste finito in galera. Intendiamoci, lo dico per consolarvi.
Meersch - Grazie, Monsieur Theo; quello che dice anche mia moglie. Sono un cattivo lavoratore, un cattivo marito, un cattivo cristiano... e come potrei non esserlo. (Ribellandosi) Ma devo credere che sarei diventato un buon medico!
Maggie - Anch'io lo credo, Meersch.
Meersch - Di notte, quando non dormo... sogno di visitare i malati.
Susan - Sogni di visitare le malate, perch sei un porco! (Aggirandosi come una belva in gabbia) Un buon medico! Ma chi glielo ha ficcato in testa! Ripete sempre le stesse cose e io devo ascoltarlo: sempre le stesse! Io non voglio pi stare con lui, non ne posso pi! Voglio andarmene!
Eyckens - Purch non ti salti in mente di tornar qua. E' meglio che te lo dica subito, non potrei ospitarti. Fa' bene i conti anche tu, prima di prendere delle decisioni.
Susan - (convulsa) Mi occorrerebbe una piccola rendita, Monsieur Theo, appena il necessario. Ho molta disposizione per la pittura, potrei dipingere e arrotondare cos... coi miei guadagni... (Il discorso le muore in gola) Sono infelice, Monsieur...
Theo - Non mi interessano i vostri dispiaceri, madama Meersch. Ciascuno ha le sue croste da grattare.
Susan - La nostra vita sarebbe pi sopportabile se non ci fossero le strettezze economiche a renderla cos miserabile. E' possibile che la moglie dell'ingegnere Meersch, uno dei dirigenti pi apprezzati delle vostre miniere, non possa comperare un cappellino per stagione?
Theo - Vostro marito non ingegnere, non dirigente e non apprezzato. In quanto ai cappellini, non sono pi di moda.
Susan - Ma lavora alle vostre dipendenze da sette anni e ancora non ha avuto la promozione... Credevo che se la fosse meritata, voi forse mi capite, Monsieur Theo...
Theo - Perch dovrei capirvi?
Susan - C' stato un certo accenno... Non credete che sia venuto il momento di fare qualche cosa? Almeno un aumento di stipendio?...
Meersch - (fremente) Basta, Susan. Non dobbiamo umiliarci cos.
Theo - Ecco: vostro marito ha detto giusto. E' umiliante per tutti sentirvi chiedere un aumento di stipendio per motivi cos futili, direi anzi inspiegabili, e come se non bastasse, proprio nel giorno in cui il carbone sceso di altri due punti: sei punti e mezzo in dieci giorni. (Investendola) Ne avete un'idea? No, voi non ne avete neppure l'idea! Voi non possedete miniere, potete infischiarvene; potete fregarvi le mani di nascosto! Non siete torturata, notte e giorno, da un'orda famelica che vi chiede aumenti di paga, aumenti di stipendio, aumenti di questo, aumenti di quello!... Voi siete ricca, madama Meersch! Voi siete spensierata, voi siete felice!
Susan - (indietreggiando) Io?... Felice?... Quando mai fui felice, anche per un giorno?... (Al marito) Perdonami, caro... ma tu non mi hai fatta felice, lo sai. Tu stesso non lo sei mai stato.
Meersch - Lo so, Susan, lo so... Non ci andata bene.
Susan - (con ira) Ma la colpa tua! Quando ti scorsi, la prima volta, non pensai neppure lontanamente che sarei diventata tua moglie. Una ragazza pensa subito di diventare la... la moglie dell'uomo che le piace, appena lo vede... (gridando) di andare a letto con lui!...
Eyckens - (contenendo l'esasperazione) Ah, Susan, Susan!...
Susan - (alla sorella) Ero con te quando lo vidi per la prima volta; e ti chiesi chi fosse quel tanghero!... (Al marito) Eri tu, il mio futuro amore! Domanda a Maggie se non vero.
Maggie - Non vero, Meersch; non dovete badare a ci che dice.
Susan - No? E perch: sono pazza? (A Theo) Avrebbe potuto capire dal mio contegno, assolutamente indifferente, che non mi interessava. Avevo altri partiti, io! Appartenevo alla intellettualit cittadina. Perch mi fece la corte? non lo avevo mai degnato di uno sguardo, quel tanghero!
Meersch - (con chiusa disperazione) Eri una povera zitella, Susan; vestita in un modo ridicolo e sfuggita da tutti per la tua maldicenza. Nessuno ti avrebbe voluta... Tu sai benissimo perch accettai di sposarti.
Susan - (gridando) Non so nulla! Io non so nulla!
Maggie - Basta, Susan. Dobbiamo occuparci del bambino.
Susan - Io valgo pi del bambino! Perch vi occupate tanto del bambino e non vi siete mai occupati di me! (Al padre) Perch non dici che E non mi hai mai potuta soffrire!
Eyckens - Io? Io non chiedo che di essere lasciato in pace, Susan. E' colpa mia se sei nata sotto una cattiva stella? E cos tutto venuto di conseguenza. Tua madre ed io abbiamo fatto il possibile per renderti la vita meno difficile; ma eri tu stessa a complicarla. Non facevi che! lagnarti; piangevi e frignavi per delle ore intere. Poi tua madre mor e per altri quindici anni E dovetti sopportare io solo le tue querimonie.
Susan - (con odio) Tu che cosa hai fatto peri consolarmi?
Eyckens - Niente. Non c'era niente da fare, Non dipendeva da me e nemmeno dagli altri.
Susan - E allora da che cosa?
Eyckens - Be'... mi spiace dirlo, ma... eri brutta, figlia mia. Ecco da che cosa dipendeva, anche se pu sembrare una sciocchezza.
Susan - Brutta. Brutta e con dei vestiti ridicoli, che mi raffazzonavo in casa perch eravamo in tre a spendere. Maggie ora va vestita come una ' principessa, guardatela! E Denise annega nelle pellicce che le regala il cognato. Io sono sempre stata la serva, sempre! (A Meersch) Mi hai; sposata perch ti facessi da serva!
Meersch - No... Ci sono state altre ragioni, t che tu conosci.
Susan - Quali ragioni: se ci sono state, dille!! Immagino che dopo sei anni non se ne vergogner pi nessuno.
Theo - Ah, basta con le vostre storie! Dove: si terr questo comizio? Voglio vedere chi avr! tanto coraggio d'aprire il becco.
Susan - (con acredine) Le nostre storie riguardano anche Voi, Monsieur Theo: non siete il nostro principe? Monsieur Philippe deve aver-vene parlato.
Theo - Quando: sei anni fa? E venite a rammentarcelo ora? Non sapete che i principi hanno poca memoria?
Susan - (al marito) Perch taci: debbo sempre essere io a spianarti la carriera?
Meersch - (faticosamente) Ogni anno ho rammentato a vostro figlio la promessa che mi era stata fatta. E ora mi sembra che sia giunto il momento di mantenerla, come dice Susan.
Theo - Dopo sei anni?... Siete stato cos paziente, Meersch... Perch non continuate?
Meersch - Perch allora sono stato ricattato io; e ora invece potrei essere io a ricattarvi.
Theo - Uhm, che brutto discorso. Chi ve l'ha suggerito: vostra moglie? Pi brutto per voi che per me. Di solito io trovo il modo di capovolgere le parti.
Maggie - (allibita) Ma che dite, Meersch: perch parlate di ricatti?
Meersch - (con uno scoppio di disperazione) Chiedetelo a vostro padre!
Eyckens - A me? To': che cosa volete che ne sappia.
Meersch - Non foste voi ad istigare Monsieur Philippe perch mi convincesse a sposare Susan?
Maggie - (c.s.) Monsieur Philippe?
Eyckens - E con ci? Avevo visto i vostri certificati scolastici e vi giudicai un buon partito per mia figlia. Che cosa c' di strano se mi sono raccomandato a Monsieur Philippe per affrettare le nozze?
Susan - (ironica) Non ci sarebbe niente di strano se Monsieur Philippe non gli avesse posto questa alternativa: o sposare la figlia del prete, entro due mesi, o perdere il posto alle Miniere.
Maggie - Mio Dio...
Eyckens - (stizzito) Non nominare il nome di Dio invano, Maggie!
Susan - Se invece avesse accettato gli sarebbe stato perfino concessa una promozione, quantunque immeritata , come ci tenne a precisare Monsieur Philippe. (A Theo, con ira) E allora? Ha sposato la figlia del prete - eccola questa carcassa! - ma la promozione non ancora giunta, dopo sei anni! Capito, Maggie? (Maggie geme, smarrita) Ma no, tu non hai capito. Denise a quel tempo era nelle buone grazie di Philippe, e il paparino pens che valeva la pena di approfittarne per darmi marito; questo oggettino da esposizione, la pupilluccia dei miei occhi, lo sterminatore dei miei nemici!
Eyckens - Che ti caschi la lingua, Susan, per che i principi ha tutte le nefandezze che vai dicendo! E voi, Meersch! Che bisogno avevate di parlare di ricatti, nel momento in cui le vostre speranze stanno per realizzarsi. Vi siete comportato coraggiosamente in occasione del disastro di ieri; con la vostra fermezza avete salvato diciotto uomini. Vorrei che l'Altissimo dicesse altrettanto di me quando mi getter ai suoi santi piedi. E Monsieur Theo sapr certamente apprezzare il vostro attaccamento al dovere e ricompensarvi in modo lusinghiero: ne sono sicuro.
Theo - Io non lo sono affatto. Ha minacciato di ricattarmi.
Eyckens - (sbraitando) E allora andate tutti al diavolo! Con voi perderebbe la calma anche un santo. Si pu fare il processo a fatti accaduti sei anni fa e in una atmosfera completamente diversa? (Al genero) Che cosa avete da rimproverarmi: non eravate d'accordo anche voi?
Meersch - (sussultando) Io? D'accordo con chi!
Susan - (indicando il padre, tranquillamente) Con lui: non vorrai negarlo.
Meersch - Con lui? Io sono stato preso in trappola! Tu eri d'accordo con tuo padre, non io! Ricorda quello che accaduto qui, in questo salotto, la prima sera che ci venni per ordine di monsieur Philippe; quando tuo padre ci lasci soli... Apposta ci lasci soli e tu... proprio su quel divano, perch perdessi la testa!...
Maggie - (coprendosi il volto) Tacete, Meersch, non voglio pi sentire.
Susan - (con disprezzo) Ti fa schifo, eh? Adesso che ci ripenso lo fa anche a me.
Maggie - (addossata alla parete, balbettante) Paul... dove sei...
Eyckens - Paul? Che cosa c'entra Paul.
Maggie - Ti prego, Paul... portami via... Via di qua!
Eyckens - (stizzito) Ma che diamine c'entra Paul!
Susan - (ironica) Abbiamo fatto piangere una anima candida: oh, ce n' di che. In quanto a voi, signor Meersch, non ricordo certi particolari, ma ammetto di avervi opposto una resistenza abbastanza fiacca. Un momento poetico che sospiravo da anni; e tutto avvenuto in un modo cos bestiale. Ah, come vi ho odiato.
Eyckens - Cose lontane, Susan; e che... finiscono quasi sempre cos: non devi credere di essere la sola. A che pr rivangare queste cose se tutto si felicemente concluso con un matrimonio. Disgraziato fin che vuoi, ma pur sempre un matrimonio, a mio modo di vedere.
Susan - Certo; che pazzia lagnarsene. In fondo eravamo tutti informati; non si capisce che cosa stiamo rinfacciandoci. Se almeno arrivasse quel miglioramento, Monsieur Theo. Non saremmo pi infelici di molti altri. Basterebbe disporre di qualche soldo di pi, per le cose non strettamente necessarie. Voi non potete sapere che importanza abbiano le cose non necessarie per chi dispone solo dell'indispensabile... Le cose che ci siamo negate per tutta la vita... (Ribellandosi) Altrimenti non so come finir! C' una solenne promessa da parte di Monsieur Philippe; (additando il padre) lui mi disse che Meersch sarebbe diventato dirigente, che aveva la parola di Monsieur. Dov' ora la vostra parola! (Al padre) Questo immondo traffico non ha giovato che a te, per cacciarmi di casa!
Eyckens - Mi domando se questo il modo di ragionare. Tu travisi i miei sentimenti, Susan. Ero preoccupato per il tuo avvenire e ti esortavo a pensarci. Ormai dimostravi i tuoi annetti e anche Denise era d'avviso...
Susan - Non parlarmi di Denise! Denise ha avuto tutto; marito, amanti, denaro... Ma io: che cosa ho avuto io? Eccomi qua, carponi, ai piedi di questo mostro (accenna a Theo) per supplicarlo...
Maggie - (sforzandosi di rialzarla) No, Susan, non cos...
Theo - (voltandole le spalle) Vostra moglie ha i vermi, Meersch; datele del calomelano.
Meersch - Susan...
Susan - (balzando in piedi) Io esigo ci di cui ho diritto! Altrimenti mi uccider. (Scoppia in singulti).
Meersch - (smarrito) Dobbiamo compatirla, signori. Con me lo avete sentito, non stata felice; e allora la vita in due diventa difficile. Ci non toglie che abbiamo anche dei momenti passabili... non sempre cos... Susan vorrebbe che non fosse accaduto nulla; ma ci che accaduto accaduto e non c' rimedio. Quel ragazzo; il negro. L'ho piantato qui, nel cervello... Lo avrei salvato, ma... non me ne hanno dato il tempo. E' mai possibile che Dio non ne abbia concesso il tempo? La montagna crollata prima che potessi ridiscendere. Susan ripete: Tu non devi preoccupartene. Devi solo chiedere la promozione, altrimenti spiattellerai la verit . (Disperato, iroso, piangente) Ebbene, non sono qua per chiederla questa maledetta promozione? (A Theo) Come una elemosina? Non vi vergognate di ridurmi cos, a speculare su di una disgrazia?
Theo - Mi vergogno per voi, Meersch; mi vergogno proprio.
Meersch - E allora dir la verit; anche se mancano le prove, come ha osservato subito quel gufo del vostro legale. Ah ah, mancano le prove, quindi la verit non esiste! E invece mi dovete credere se dico che sarei ridisceso! Mi devi credere, Maggie!... (Si accascia).
Theo - Sicch non volete seguire i consigli del mio avvocato. E perch. Cercate di non perdere la testa, Meersch. L'avvocato vi proibisce forse I di dire che sareste ridisceso?
Meersch - A far che, se debbo dichiarare che il ragazzo era gi morto prima che l'ascensore si mettesse in moto?... (Urlando) A che scopo sarei ridisceso: per salvare un morto?
Theo - Non lo avete gi ammesso?
Meersch - Non ho mai detto nulla di simile,Quando l'ascensore part il ragazzo gridava ancora.
Theo - E voi lo avete sentito in mezzo a quel frastuono? Lo avete sentito solo voi.
Meersch - L'ho anche visto, con questi occhi.
Theo - Visto e sentito. Bene, bene. C' da pensare che fosse molto vicino all'ascensore... E sei era cos vicino perch non lo avete aspettato.., Siete scappato? State tirandovi la zappa sui piedi, mio buon Meersch.
Meersch - (angosciato) Voi non mi credete?
Theo - (secco) No.
Meersch - Maggie...
Maggie - (fremente, a Theo) Quest'oggi par-i lavate diversamente. Eravate certo che Meersch sarebbe ridisceso.
Theo - Voi scambiate le opinioni di Denise con le mie. (A Meersch) Il vostro amico Paul sostiene che non sareste nemmeno dovuto risalire.
Meersch - Furono gli altri a impedirmelo!
Theo - Storie. Nella mia vita gli altri hanno sempre fatto a modo mio. Dovevate lasciar partire gli altri e voi restare col ragazzo. Sarebbe stata una bella prova di coraggio, come mai noni ci avete pensato? Vi sareste sentito un'ultima volta il primo della classe: voi che da un pezzo siete l'ultimo. No, Meersch; avete torto a non ascoltare i suggerimenti dell'avvocato; non siete di quelli che riescono a farcela da soli; e mi sembra che sottovalutiate certe vostre responsabilit. (Prevenendo Susan che vorrebbe interloquire) Lasciate che finisca, madama Meersch c'entrate anche voi in questa faccenda.
Susan - Io?
Theo - Vostro marito dovr spiegare, quando sar interrogato - domani probabilmente come mai quel ragazzo si trovasse nella galleria a lavorare, pur non avendone ancora l'et. Riconoscerete che se, non avendone l'et, non si fosse trovato nella miniera, a quest'ora neppure noi saremmo qui ad angustiarci per la sua sorte.
Maggie - Voi ve ne angustiate, Monsieur Theo?
Theo - In genere io non mi angustio che per la mia. Ma non si vive solo del proprio pane; qualche volta ci tocca masticare anche la roba degli altri. (A Susan) Stavo per rivolgervi una domanda, quando la nostra trombetta ci ha interrotto. La domanda questa: non avete un'idea del perch quel ragazzo si trovasse l, e ci si trovasse abitualmente? Dovreste saperne qualche cosa anche voi, come il padrino di quel poveretto - Ganshof", voglio dire - e anche la signora Ganshof sua consorte, che voi conoscete molto bene.
Susan - (con odio) Non ho mai visto quella donna.
Theo - No? E allora i miei informatori si sono sbagliati; li punir. Scusatemi, vado al comizio.
Susan - Un momento. Che cosa c'entro io con tutto questo.
Theo - Vi dir, signora Meersch... vi dir. Nessuno pu pretendere, e io meno di tutti, che una bella donna come voi sciupi le sue belle mani a fare il bucato e altre repugnanti cose del genere. Ci sono apposta le serve per sbrigare queste incombenze e quindi nulla di male, n di strano, che vi facciate aiutare anche voi... da madama Ganshof, per esempio, di professione lavandaia.
Susan - Ebbene?
Theo - Ebbene... posso chiedervi se non c'era un tacito accordo tra voi e quella brava donna, tacitamente ammesso anche da vostro marito? Voi non pagavate i suoi servizi...
Susan - Non vero!
Theo - ... e vostro marito fingeva di non accorgersi di quel piccolo Tom che si infilava nelle taglie al posto del signor Ganshof, troppo spesso ubriaco; come se leggi regolamenti circolari articoli capoversi e postille non proibissero il lavoro in miniera delle donne e dei fanciulli, da quando l'umanit stata assalita dal mal di cuore! Questo non vi dice nulla, Meersch? Vi sembra un contegno da futuro dirigente?... Ne risponderete in tribunale e io deporr contro di voi...
Eyckens - (spaventato) Monsieur Theo, non vorrete rovinarlo...
Maggie - Altrimenti Meersch dovr accettare la versione Perkins?
Theo - (con un sorrisetto ironico) Ora Meersch libero di fare ci che crede.
Maggie - Non vi sembra un ricatto, Monsieur Theo?
Theo - Ah gi, ne abbiamo parlato anche prima. Lo avevo avvertito di non contare troppo su quello che stava preparandomi.
Susan - (allibita) Cos... tutto accaduto per qualche cencio sporco, che non mi sentivo di lavare... Ma quale maledizione mi perseguita?...
Maggie - Non per quel cencio, Susan. Quell'uomo vuole farti paura, il suo modo di divertirsi. Tom rimasto sepolto laggi perch l'acqua ha sfondato le volte della galleria. (A Theo) Non stato per causa sua - (accenna a Susan) se questo che vorreste far credere; stato esclusivamente per causa vostra. Perch voi sapevate che un giorno o l'altro il crollo sarebbe fatalmente avvenuto e che i morti avrebbero potuto essere molti. Nessuno di noi cesser dal ripeterlo finch il rimorso e il terrore non vi avranno-fatto piegare le ginocchia; e sar molto presto.
Theo - (furioso, al Pastore) Vostra figlia ha superato i limiti, scacciatela! Che sar di noi se questi cani arrabbiati piglieranno un giorno il sopravvento!
Eyckens - (stizzoso) Maggie, ti sei schierata con i nostri nemici nella speranza di distruggerci? Ti piace sentirti chiamare cane arrabbiato?
Susan - (al marito, con furore) E tu, che cosa dici tu? Perch non pensi a difenderti!
Meersch - Io sapevo che un giorno il crollo sarebbe avvenuto. E che tra i morti ci sarei stato probabilmente anch'io.
Eyckens - (c. s.) Voi non sapete nulla, tutto accaduto per volere di Dio e all'improvviso! Cerca di farglielo entrare in testa, Susan.
Susan - (con odio) No. Lui sapeva. Me ne parlava continuamente.
Maggie - E tu...?
Susan - Io aspettavo.
Maggie - (inorridita) Ah, Susan!...
Meersch - Non era un segreto per nessuno che la galleria Carlotta pericolava. Ma i minatori si fidavano di me; ero il loro capo. A che serve un capo se non a guidare e proteggere i suoi uomini?
Maggie - (sdegnata) E allora perch non avete parlato!
Meersch - Con chi: con lui? Secondo lui erano storie da donnicciole... Mi autorizz ad abbandonare il primo braccio, perch era l che si sarebbe aperta la falla. Per il resto, continuare. Non sarebbe accaduto niente, ecco ci che disse.
Theo - E non andata cos? Ah, questi assurdi processi alle intenzioni! a quello che sarebbe potuto capitare se invece di ci che capitato fosse capitata un'altra cosa! Non siete usciti tutti sani e salvi da quello schifosissimo buco?
Maggie - E Hycke?
Theo - Che c'entra Hycke; quella stata una disgrazia. Di quanti ero tenuto a rispondere nessuno ha avuto danno. In quanto ad Hycke, risarciremo la vedova che ne sar ben contenta; si sa perfettamente che cosa costa un uomo; noi pagheremo per contanti e le vedove si consolano presto. Ma io non debbo rispondere di quel negro: lavorava clandestinamente, con la complicit di Meersch; che cosa ne sapevo!
Maggie - Dovete rispondere anche di quel negro, Monsieur Theo.
Theo - (furioso) E perch?
Maggie - Perch laggi. Perch non era morto quando gli uomini lo abbandonarono; perch potrebbe essere ancora vivo. Perci dovete ordinare lo sgombero del pozzo e scendere a cercarlo.
Theo - Altrimenti?
Maggie - Altrimenti il pozzo lo sgombreremo noi.
Theo - Era morto o vivo, Meersch? Fate attenzione a ci che dite.
Susan - Perch non rispondi che era morto; vuoi essere il solo a comprometterti? Credi che gli altri ti sosterranno, a cominciare da Ganshof ?
Eyckens - Spero che rifletterete. Siete un padre di famiglia e dovete pensare all'avvenire dei vostri figli, anche se non ne avete. Mi hai preparata l'acqua di melissa, Maggie? E non andare al comizio, te lo proibisco.
Maggie - (bonaria) Allora Meersch: volete rispondere?
Meersch - (con voce strozzata) Io dir la verit!
Maggie - Che Dio vi aiuti a pagarne il prezzo; perch sar molto alto.
Theo - Un prezzo che Meersch non pagher; se non vuole scatenare la mia ira.
Meersch - Non me ne importa della vostra ira: io dir la verit! ... L'allarme fu dato da un getto d'acqua che proruppe improvvisamente nella corsia centrale all'angolo col primo braccio. Hans corse ad avvertirmi e subito ordinai agli uomini di raggiungere l'ascensore. Ganshof sbuc gridando dal fondo della corsia. L'acqua grondava ormai dappertutto e le lampade non mandavano luce abbastanza. (Buio nel salotto. All'esterno la luna viene lentamente nascosta dalle nubi che vanno addensandosi. Si odono intanto lontani rombi e lo schianto delle armature che si sfasciano sotto la spinta dell'acqua. Infine una sorda esplosione e il fragore della massa liquida che precipita nella galleria. Grida concitate di Meersch, vociferare degli altri, tra gli scrosci e il rimbalzare delle pietre staccatesi dalle pareti...) In un momento l'acqua ci arriv al ginocchio. A pochi passi da me, Hycke urlava schiacciato da una trave che lo aveva colpito mentre fuggiva. Hans ed io riuscimmo a trascinarlo fino all'ascensore. Gli altri erano gi al sicuro nella gabbia e gridavano perch si partisse. Stavo anch'io per salire quando mi ricordai di Tom; nessuno ne sapeva nulla, neppure Ganshof. Allora mi allontanai dall'ascensore e cominciai a chiamarlo. Ma gli altri... parevano imbestialiti. (Voci furiose che sollecitano: Sangue di Dio! ... Salite, signor Meersch!... Ci restiamo tutti!... Salite! . Coro di urla sempre pia violente, mentre Meersch chiama Tom!... Tom!... - Vocina di Tom, appena percepibile nel frastuono: Aiuto, signor Meersch!... - Voce di Meersch: Corri, Tom, Forza!... Ti vengo a prendere!... . Coro forsennato di urla) Ahim. Mi ero appena avviato fendendo l'acqua... quando tre degli uomini mi raggiunsero, mi trascinarono via e mi spinsero nella gabbia. Chiusero il cancello e l'ascensore part. (Sferragliare dell'ascensore in moto. Grida accompagnanti la lotta tra Meersch e gli uomini. Voce di Meersch, disperata: Tom!.\Aspettami, Tom!... - Vocina di Tom: Prego, signor Meersch, prego!.... Voce di Meersch,\ in lotta con gli uomini: Lasciatemi! Voglio' scendere! Tom!... . Le grida si affievoliscono,] mentre aumenta il tempestare dei sassi e lo\ scrosciare dell'acqua sulle pareti della gabbian Ripetevo stupidamente vengo a prenderti mentre l'ascensore continuava a salire... Mai appena scaricati gli uomini sarei ridisceso: non! vivevo che per questa idea... Invece accadde i una cosa spaventevole: sotto di noi croll tutto. (Un boato. Urla di spavento. Fragore di mass che precipitano lungo la gola del pozzo. Rim-\ bombi sempre pi profondi, lontani... Le urlai si estinguono in balbettii preghiere lamenti...)] Tutto, vi dico; crollato tutto. Non si poteva pi ridiscendere. Me ne domando continuamente il perch; non arrivo a capire; non ci sono perch... all'infuori di quelli che si possono leggere in un qualunque trattato di geologia; e che non spiegano nulla. (Si ode pi distinto il pulsare del motore e il cigolo dei cavi che sollevano la gabbia. Poi i rumori di arresto alla stazione di arrivo) Quando sortimmo da quell'inferno la gente ci corse incontro; gridava. Hycke fu portato all'ospedale e mor. Io me ne andai come gli altri bench non sapessi dove. Il mio posto era laggi; ecco il prezzo che Dio doveva aiutarmi a pagare. Perch non mi ha aiutato?
Maggie - Quello che vi resta da pagare ancora pi alto. (Si ode, contemporaneamente al gorgogliare veloce e ormai tranquillo dell'acqua nella galleria, la voce sommessa di Paul: Essi hanno perduto le tracce di Cristo, cos facili a perdersi, e nessuno li aiuta a ritrovarle Ancora la vocina implorante di Tom che ripete lontana: Prego, signor Meersch... prego! . E infine il silenzio, scandito dal lento gocciolare della volta sul fondo allagato).
Theo - Una bella storia, Meersch. Ripetetela pure ai giudici, giacch non vi importa della mia ira. (Lentamente si rif la luce nel salotto. La luna illumina debolmente le macerie del pozzo, talora oscurate dalle nuvole. Nel salotto sono rimasti soltanto Maggie e Meersch; quest'ultimo accasciato sul divano. Maggie, dalla soglia dell'ingresso di sinistra, guarda fuori in attesa di qualcuno).
Maggie - (consultando l'orologio, inquieta) Sono gi le nove. (A Meersch che non si muove neppure) Dovrebbero essere gi qui, si fa tardi per il comizio... (Dopo un istante di nuovo rivolta verso l'esterno) Ecco Paul! (Gli muove incontro) Paul!
Paul - Buonasera.
Maggie - (ansiosa) Ebbene?
Paul - ( stanco, siede) Ho fatto quel che ho potuto, ma non stato molto. (Con un sorriso forzato) Non c' un grande entusiasmo, Maggie. Non c' proprio.
Maggie - (costernata) No?
Paul - A sentirli darebbero tutti dieci anni della loro vita purch non fosse accaduto nulla. Ma quando entri nei particolari e chiedi dei testimoni e fai dei nomi... allora si tirano indietro. Hanno paura.
Maggie - Di Monsieur Theo?
Paul - Di Monsieur Theo e altre cose... La fame, la forca, l'inferno... Sono passati migliaia d'anni, e non abbiamo fatto che impaurirli.
Maggie - Forse acquisteranno maggior decisione dopo il comizio.
Paul - Se ci verranno. Martin non ancora tornato?
Maggie - No, non ancora.
Paul - Gli uomini dei Duysen sono arrivati dappertutto prima di noi.
Maggie - Allora... che cosa accadr?
Paul - Noi ci batteremo fino all'ultimo... ma non saremo in molti. Dopo il comizio si terr una riunione ai sindacati.
Martin - (apparso da un momento all'ingresso di sinistra, ha potuto udire le ultime parole) Dopo il comizio andremo tutti a dormire. (Anch'egli stanco; parla con amara indifferenza).
Maggie - Martin!
Martin - (sorridendole) Oh, finalmente delle facce umane.
Paul - Avete trovato Ganshof ?
Martin - No. E nemmeno l'amabile signora Ganshof, e la zia della signora Ganshof e tutti gli altri Ganshof nel raggio di cinquanta miglia. Mio caro Paul: ho battuto a tutte le porte in nome della solidariet; ho tentato di spiegare che cos', ma - visto che non da mangiare -non ha interessato nessuno. Se non siete stato pi fortunato di me, c' da prevedere un bel fiasco.
Maggie - Ma non possibile!
Martin - Perch?... Salute, Meersch, finalmente ci si vede. (Meersch non risponde; a Maggie) Perch impossibile? Umano, anzi; troppo umano: quindi possibile e indecoroso. Ad ogni buon conto sono ripassato da quell'animale di Ganshof e gli ho lasciato un biglietto ordinandogli di raggiungermi qua, se non vuole essere licenziato. Figurati: quando mio padre verr a saperlo lo promuover caposquadra. Sono stato anche da Favin, e da Hans; sono dei vecchi amici. Hans la terza volta che rimane incastrato. Buona sera, Meersch: avete perduto la voce? Mi hanno accolto gentilmente, ma... in quanto a sbottonarsi, nulla. Hanno udito, s, qualcuno che chiamava il ragazzo; suppongono che foste voi... (Si rivolge a Meersch).
Meersch - (amaro) Suppongono.
Martin - Ma erano intenti a liberare Hycke rimasto sotto la trave e non sanno altro. Secondo loro potrebbe essere stato un abbaglio; e che il ragazzo fosse gi scomparso. Ammesso poi che ci fosse, perch, dicono, nessuno ne sicuro.
Maggie - Nessuno...?
Meersch - Fareste bene a lavarvene le mani. Non uno di loro che sia dalla vostra parte.
Martin - Voi da che parte siete? Comunque Hans d'avviso che se il ragazzo c'era, sia morto subito.
Maggie - Perch morto: come pu dirlo.
Martin - Morto, Maggie. Morto non d pi fastidio a nessuno.
Maggie - Ma se Meersch ha appena finito di raccontarci...
Meersch - (con ira e angoscia) Smettetela tutti quanti di tirarmi in ballo. Raccontato che cosa, le mie allucinazioni?
Maggie - Tom era ancora vivo quando l'ascensore si mosse; stavate per andargli incontro, lo avete detto ora...
Meersch - Sarebbe stato cento volte meglio se mi fossi trovato al posto di Hycke.
Martin - (ironico) Troppo comodo, Meersch.
Paul - (accigliato) Cos anche Favin e Hans non ci appoggeranno?
Martin - No; credo proprio di no.
Maggie - Ma come si pu essere cos vili? Ganshof - (entra da sinistra; batte con le nocche nei vetri bench l'uscio sia aperto. Ha un'aria sorniona e leggermente sprezzante) Vili? Di chi parlate: di noi?
Martin - Ah, Ganshof; avevamo perduto la speranza di vedervi. Ganshof - Servo vostro.
Paul - Immaginerete le ragioni della nostra chiamata.
Ganshof - Io? Se avessi avuto dell'immaginazione avrei studiato da prete. I miei rispetti, signor Meersch. (Meersch non si muove neppure).
Paul - Si tratta di Tom. Che cosa intendete fare?
Ganshof - Lo chiedo a voi. Il solo che possa resuscitarlo siete voi; con l'aiuto di Dio, beninteso.
Maggie - Il reverendo Paul pensa che potreste interessarvi ai suoi sforzi, che sono anche i nostri, per non abbandonare quel fanciullo di cui non si conosce ancora la fine.
Ganshof - No? Se la conoscono anche i sassi.
Paul - (pazientemente) Ci saranno delle iniziative da prendere; la vostra partecipazione importante.
Ganshof - Dovete avermi scambiato per un altro, reverendo Padre. Io sono un povero diavolo.
Maggie - Tom non viveva con voi?
Paul - I nostri sforzi per quel fanciullo interessano tutti, anche coloro che se ne disinteressano; anche coloro che ci ostacolano; perch un giorno pagheremo tutti nella misura di questo interesse. Ma voi in modo particolare; siete voi che esercitate la patria potest su di lui, ne siete in certo modo il tutore.
Ganshof - E' la prima volta che lo sento dire.
Maggie - Verr aperta un'inchiesta, questo lo avete sentito dire? E sarete chiamato a rispondere sulla sorte di quel ragazzo, che non avrebbe dovuto trovarsi nella miniera.
Ganshof - E' un affare che riguarda il signor Meersch.
Paul - Il signor Meersch pronto ad assumere la sua parte di responsabilit; voi dovete assumervi la vostra.
Maggie - Che cosa avvenuto del ragazzo al momento del crollo?
Ganshof - Non eravamo insieme; non lo so. Perch non lo chiedete a lui (accenna a Meersch) che il capo.
Paul - Dovete dircelo anche voi. Solo se arriveremo a dimostrare che Tom era ancora vivo... al momento della vostra fuga...
Ganshof - Fuga?
Paul - ... potremo ottenere dalle autorit l'ordine di sgomberare il pozzo. Ma non dobbiamo perdere tempo.
Ganshof - Vi ripeto che non ne so nulla; c'era buio laggi e non sono momenti in cui si pensi molto agli altri: nessuno pu parlarne se non c' passato. Mi spiace per il ragazzo, certo che mi spiace. Come mi spiace per il povero Hycke... Ma se questa la volont del Signore, non c' che da rassegnarsi.
Paul - (fremente) Anche voi. Ma che cosa ne avete fatto della volont del Signore! Il paravento delle vostre sporcizie?
Ganshof - (tranquillamente) Be', se la pigliate su questo tono... Voi siete pi istruito di me, segno che avete ragione. Ma me ne frego ugualmente.
Martin - Non questo, Ganshof, la questione un'altra; cercate di seguirmi. Supponete chef il ragazzo sia ancora vivo; nessuno ne sa nulla! di preciso, neppure voi. Ammettiamo che lei probabilit siano minime; ma... se ci foste voi f l sotto, e foste vivo: vi pare che potremmo! abbandonarvi? Voi che cosa potete affermare:! una domanda che vi rivolgeranno anche il giudici.
Ganshof - Risponder che l'hanno ammazzato,
Paul - Chi?
Ganshof - I signori.
Paul - Lasciate stare i signori; era vivo o no! Meersch lo ha sentito gridare fino all'ultimo.
Ganshof - Era il signor Meersch che gridava. Tom aveva gi la testa sott'acqua.
Maggie - (adirata) E lo dite con tanta calma?
Ganshof - Voi perch vi agitate; siete la zia? Quel ragazzo non era segnato su nessun registro. Chi volete che se ne interessi.
Paul - (prorompendo, con dolore) Io!
Ganshof - Ed colpa mia se andata cos? Ho detto forse che mi fa piacere?
Maggie - (adirata) Che sciocchezze, Ganshof!
Ganshof - Sciocchezze solo le mie?... (Pausa) Era un bravo ragazzo; mia moglie ed io lo trattavamo come un figlio, bench non sapessimo chi fosse. Siamo rimasti sedici anni nel Congo, la mia signora ed io. Quando decidemmo di rimpatriare portammo con noi anche il marmocchio che allora aveva pochi mesi. Sua madre era morta partorendolo, in mezzo alla strada, proprio davanti a casa nostra, maledetto quel d. Ce lo portammo appresso perch nessuno lo voleva! Ci dissero d'abbandonarlo; tanto valeva dirci di ucciderlo. Io ero quasi del parere, ma mia moglie si mise a piagnucolare. Ecco perch ci pigliammo questo fastidio. Ma nessuno lo aveva mai segnato nei registri del re; non fu nemmeno battezzato perch io non vado in Chiesa. Non c' nemmeno da prendersi la briga di cancellarlo. Che cosa volete che importi ai giudici di un bastardo che non registrato e non avrebbe neppure fatto il soldato; a che serviva!
Maggie - Parlate di lui come se si trattasse di una bestia.
Ganshof - Al suo paese nessun bianco penserebbe di doverlo trattare diversamente. Sentite, io non vado in cerca di rogne; cercate di non procurarmene.
Maggie - Quali rogne?
Ganshof - (adirato) Credete che la passerei liscia coi padroni se mi mettessi a miagolare con voi?
Martin - Vi abbiamo spiegato...
Ganshof - Non mi avete spiegato niente e me ne infischio delle vostre spiegazioni! Avete detto un mucchio di parole e concluso un cavolo! Che cosa intendiate fare non lo sapete neppure voi! Il reverendo lo ha addirittura chiesto a me - vero o no? - e io gli ho risposto che tocca a lui di resuscitare il ragazzo, se ne capace. Se non ne capace tanto vale che ci diciamo buonasera; il resto non serve a nessuno.
Paul - Serve, Ganshof; anche se abbiamo l'aria di aggirarci nel buio. Dobbiamo farlo ugualmente; perch lass c' una luce, e noi vogliamo raggiungerla. Dobbiamo scuotere la gente come voi, anche sapendo che nessuno convincer Monsieur Theo a sgomberare il pozzo per ritrovare un corpicino da nulla. Eppure noi siamo qua per esigerlo, e non cesseremo mai dall'esigerlo, e grideremo fino alla morte che lo esigiamo. Poco importa se oggi non la spunteremo; chi combatte per la giustizia sa di farlo per quelli che verranno dopo. Andate pure, Ganshof; faremo a meno di voi. Ma ricordate questo: verr un giorno in cui tutti gli uomini saranno uomini senza che i loro nomi debbano essere inscritti nel registro del re; e nessuno, in nessun paese, di qualunque colore sia la sua pelle, oser pensare che i suoi simili siano diversi da lui e possano essere trattati come bestie.
Ganshof - (ironico) Oh, molto bello.
Maggie - Siete un vile.
Ganshof - Secondo voi che cosa dovrei essere: un eroe? Vi sembra che la vita che conduco in fondo al vicolo sia una scuola per gli eroi? Mi accusate di vilt; vili anche i miei compagni; tutti vili. Ma se avessimo indugiato un minuto ancora, dopo il tempo che Meersch ci aveva fatto perdere, saremmo rimasti l in fondo: noi, non voi! Vi pare che ne avessimo l'obbligo! Il reverendo dice di s, bene: io dico di no.
Paul - Non cercate di svicolare, Ganshof. Vi abbiamo domandato di aiutarci per ottenere che il pozzo sia sgomberato; voi ci avete risposto con un rifiuto.
Ganshof - Santa ingenuit. Mi chiedete solo di finire sul lastrico, io e la mia vecchia: non cos, signor Meersch? Diteglielo voi. Io ho cinquant'anni compiuti e silicosi quanto basta per non arrivare ai sessanta. Dove troverei lavoro? (A Paul) Voi invece che cosa ci rimettete? E voi, Monsieur? E voi, bella ragazza? Viceversa io dovrei crepare, perch un giorno, se debbo credervi, gli uomini siano liberi e non pi dei miserabili come me. Tante grazie; preferisco campare ancora qualche anno; e se quel giorno verr, sar un gran bel giorno per tutti; ma io non ci sar a vederlo.
Martin - (ironico) Da qualcuno bisogna pur cominciare, Ganshof.
Ganshof - E avete scelto me? Sogni d'oro, compagni: cercatevene un altro. (Via).
Maggie - (con ingenua costernazione) Oh!...
Paul - (dopo un silenzio) Quell'uomo ha colpito giusto. Nessuno di noi ha nulla da perdere.
Martin - Non questo che conta; ma sapere come ci comporteremmo anche se avessimo tutto da perdere, come Ganshof; o come Meersch. (Si piantato dinanzi a costui) Non cos,
Meersch?
Meersch - (cupo) Non lo saprete mai; fino al giorno in cui vi toccher.
Maggie - (angosciata) Ed ora... che cosa facciamo... Anche Ganshof ci ha traditi. Ma non per loro che stiamo battendoci: per uno di loro?
Martin - No, Maggie; ci battiamo per un'idea. E non si pu chiedere alla gente di battersi per un'idea se prima non le stato insegnato a pensare. Primum vivere, deinde philosophari: se rimane il tempo. Insomma, Meersch: si pu finalmente conoscere la vostra opinione?
Meersch - Risponder come voi: non si pu pretendere che la gente abbia un'opinione se fino al giorno prima le stato proibito d'averne. Capito, Maggie?
Maggie - Ma noi abbiamo una buona opinione di voi; perch non dovremmo? (Guarda ansiosamente Paul).
Meersch - E Susan? Come far con Susan,che cosa le dir!
Paul - Non ci rimane che la vostra deposizione, Meersch: pensateci bene.
Meersch - (agitato) Dov' Susan? Avete un bel dire, voi. Voglio prima parlare con mia moglie.
Maggie - Ve la chiamo. (Si avvia per uscire,da destra, ma sull'uscio si imbatte con Denise che sta entrando) Tu?
Denise - Susan non sta bene; ha avuto una crisi.
Martin - E tu perch sei qui?
Denise - (paziente) Ti cercavo.
Martin - (ironico) Ancora?
Paul - Non siete pi un ragazzo, Meersch; e non credo che in una circostanza come questa il parere di vostra moglie sia indispensabile.
Meersch - Mi forse indispensabile il vostro?
Denise - Lasciatelo in pace.
Martin - (aspro) Si pu sapere chi ti ha mandata?
Denise - (stanca) Tuo padre
Martin - A far che?
Denise - Ho una comunicazione per Meersch: siete stato promosso dirigente; per il vostro comportamento coraggioso. (Sussulto d Meersch; la notizia lo ha stordito. Tutti lo guardano).
Martin - Promosso al momento giusto e con motivazione azzeccata.
Maggie - (sbalordita) Dirigente... Non ci abbandonerete per questo... Non vorrete tradirci anche voi.
Denise - Meersch non ha preso con voi nessun impegno.
Meersch - (ribellandosi) Quale impegno ho preso!
Maggie - (prorompendo, col pianto in gola) Eravate deciso a dire la verit!
Martin - Che cosa gliene importa: ora dirigente.
Denise - Hai un'idea, Maggie, di ci che gli costerebbe?
Paul - (esasperato) Ah, ci che costerebbe, che sarebbe costato, che coster, non sapete dire altro! Ma ci che costa a quel derelitto,! lo sapete? E non ha valore per nessuno?
Maggie - Tacer! Mentir! Peggio di Ganshof, pi abietto di lui! (Alla sorella) Tu perch lo difendi?
Martin - Perch sono della stessa pasta.
Denise - (sopportando) Ha bisogno anche lui di qualcuno che lo compatisca.
Meersch - (con voce strozzata) Io sarei ridisceso, ve lo giuro; avrei avuto il coraggio di farlo!... Ma ora, come posso rifiutare... che cosa direbbe Susan!...
Denise - (cercando di nascondere il fastidio) S s, ora andate. Susan di l che vi aspetta; tornate a casa.
Meersch - (c. s.) Io non sono un vigliacco!
Martin - (con indifferenza) Lo siete, Meersch; e non da ora.
Denise - (esasperata) Oh, ma lasciatelo in pace!
Martin - Scusa, cara. Lo siete dal giorno in cui, per una cucchiaiata di grasso avete venduto il vostro avvenire. Poi fu la volta di Susan; l'avete sposata senza amarla, per la paura di perdere un impiego insignificante e la cupidigia di una promozione che non avete mai avuto il coraggio di pretendere; ma che finalmente ottenete oggi, con un'altra vigliaccheria.
Denise - (tenendogli testa) Non il solo che] abbia disertato. E non avrebbe commesso delle vilt se la vita non lo avesse costretto.
Martin - (ironico) Gi. Pu valere anche per me; e per te. Ma non una scusa. La vita, Denise - non t'illudere - ci che ne facciamo noi. (A Meersch) Su, toglietevi dai piedi; ci avete divertiti abbastanza.
Meersch - Io non vi permetto... Non vi permetto di scacciarmi! Sono un dirigente! Mi dovete rispettare! Mi si deve rispettare!... (Grida ancora mentre esce da destra).
Paul - (asciugandosi il sudore) Non ci rimane pi che il comizio. Ma che cosa diremo?
Denise - (stanca) Non d sar comizio. Le leghe lo hanno sconsigliato.
Paul - Perch?
Denise - C' stata una riunione, tra la direzione delle Miniere e i rappresentanti dei minatori. La Direzione ha offerto di avviare i disoccupati al pozzo di Laangre, dove apriranno una nuova galleria. I minatori hanno accettato.
Maggie - E Tom?
Denise - Le Leghe sono contrarie ad ogni iniziativa, anche generosa come la vostra, ma che possa ostacolare l'esecuzione di un accordo giudicato vantaggioso per tutti.
Maggie - (ribellandosi) Anche per lui?
Denise - Ti saresti presa la responsabilit di fare il contrario?
Maggie - Le Leghe non hanno il diritto di sacrificare quella creatura!
Denise - Che cosa avrebbero dovuto fare: respingere la proposta, e abbandonare al loro destino trecento famiglie di cui neppure una si sarebbe spiegata il perch? Per dissotterrare un ragazzetto probabilmente morto, non rimpianto da nessuno e che nessuno reclama tranne voi?
Paul - Potete dire di pi, signora Denise; potete aggiungere che sono gli altri ad avere ragione e non noi. Le Leghe, che sottraggono trecento famiglie alla fame; i diciotto scampati che hanno difeso la loro vita; Ganshof, che noi avremmo gettato sul lastrico; Meersch, che attendeva da sei anni la promozione a dirigente; perfino Monsieur Theo, continuamente in lotta per ridurre i costi del suo carbone. Nessuno, come vedete, che non abbia le sue buone ragioni.
Denise - E allora perch li accusate?
Paul - Ve lo dico subito: perch quelle buone ragioni sono cattive; e io sono qui per condannarle. Noi ci rifiutiamo di assolvere un mondo che giustifica le proprie infamie con delle buone ragioni: perch rimangono infamie. Noi respingiamo le buone ragioni di un mondo in cui due terzi dell'umanit non mangia abbastanza, quando mangia; e l'altro terzo brucia i raccolti troppo abbondanti per mantenere i viveri fuori dalla portata di chi ha fame. Noi non approveremo mai le sue buone ragioni fino a che sedici milioni di bambini morranno ogni anno per mancanza di cure. Sedici milioni di bambini, signora Duysen! Il modo pi spiccio per ucciderli quello di lasciarli morire.
Denise - (ribellandosi) Ne ho colpa io?
Paul - Ne abbiamo colpa tutti. Io per il primo, che mi balocco con le parole mentre laggi c' un innocente che muore. (Paul si avvicinato alla finestra; Maggie accanto a lui. Il cielo solcato dai lampi; brontolio lontano del tuono. Una pausa).
Martin - (con voluta indifferenza) Sentito, Denise, la filippica di Padre Paul?
Denise - Non saranno le sue filippiche a eliminare queste contraddizioni. Del resto la gente sta molto meglio adesso di una volta.
Maggie - A cominciare da te.
Denise - Non sto parlando di me; parlo del progresso in generale.
Martin - Ah gi, il progresso. Me ne dimenticavo... questa grossa macchina per sparare i fuochi artificiali. Uno spettacolo meraviglioso, colore e frastuono. Non si mangia, ma si va a vedere i fuochi, ormai salgono fino alla luna; e gli affamati dimenticano la fame, e chi ha mangiato dimentica gli affamati. Cos nessuno ricorda pi nulla e tutti ammirano i fuochi.
Denise - Un'altra filippica?
Martin - No. Le trovi troppo noiose, come i discorsi che ti tenevo un secolo fa. Le mie rveries, ricordi? Non si pu dire che le apprezzassi. Amavi me, se debbo crederti, e non amavi le mie rveries. E allora che cosa amavi di me?
Denise - Te.
Martin - Ma non mi giudicavi abbastanza serio per una famiglia importante come la mia e una boria come la tua: lo pensi ancora? Bada che non sono migliorato.
Denise - Che cosa ti importa di ci che penso?
Martin - Tutti quei bambini, Denise... Non ti hanno sconvolta?
Denise - Altro che. Sembra che li abbia uccisi io.
Martin - Sedici milioni... Prova a metterli in fila.
Denise - Io non posso aiutare sedici milioni di bambini sparsi per tutto il globo a non morire di fame. Posso solo spedire un po' di danaro a qualche missione per la protezione dell'infanzia. Lo faccio gi.
Martin - Brava... E per la protezione di Tom?
Denise - Non c' nulla da fare per Tom. Io non posso far nulla.
Martin - Perch? Non ripetermi che morto; proprio quello che ancora non sappiamo e che vorremmo sapere. O intendi dire che non vuoi inimicarti mio padre?
Denise - Anche questo.
Martin - Anche questo, o solo questo? Perch ti preme tanto: per via delle palanche?
Denise - (che morde il freno) Precisamente: per le palanche.
Martin - E come mai? Hai sempre detto d'avermi sposato per puro e immacolato amore.
Denise - Ah, Martin; non so che gusto ci provi.
Martin - Naturalmente sei libera di pensare e fare ci che credi. Ma supponi che tu debba scegliere: tra il danaro di mio padre e me. Supponi di doverlo fare questa sera e per sempre. Come sceglieresti?
Denise - Dove vuoi arrivare?
Martin - Esattamente qua; a questa alternativa. Pi in l non si pu.
Denise - Quel prete ti ha montata la testa. Ma lui non ha niente da perdere.
Martin - Lo ha detto Ganshof prima di te; sei in buona compagnia.
Maggie - Paul non ha nulla da perdere perch ha rinunciato a tutto; fuorch a ci che merita il suo amore.
Martin - S, Maggie; cos. Ma tua sorella non lo capisce. (A Denise) Poniamo che sia anch'io felice di perdere tutto per amore di qualcuno... che accettasse di fare altrettanto per meritare di nuovo il mio amore.
Denise - (supplichevole e ostile) Ma a che scopo. Perch vuoi porre delle condizioni cos assurde. Rientra in te stesso, Martin, te ne supplico. Non posso meritarmi il tuo amore senza che tu mi costringa a rifiutare ci che per tanti anni ho sospirato? Che cosa vuoi da me, che io non sappia darti tra le tue braccia?
Martin - Non questo, Denise; non questo. Una furiosa voglia di stringersi non mai stato l'amore. (Si allontana).
Maggie - (andandogli incontro, afflitta) Martin...
Martin - (sorridendo) S?
Maggie - Ho tanto sperato che vi riconciliaste. (Si asciuga gli occhi col dorso della mano) Ma questa sera non ne va bene una.
Martin - Pare di no. Coraggio ugualmente, Maggie. Tu sei brava. Tu sei la purezza. Un giorno anche noi, gli impuri, abbandoneremo le nostre tane, bruceremo le nostre chiesuole e verremo a darti una mano nella chiesa grande, sicuri di trovarti l. Buona fortuna. (La bacia in fronte). Buona fortuna anche a voi, Paul. Scusatemi se anche questa volta non sono servito a nulla.
Paul - Arrivederci, Martin. Abbiamo fatto insieme il possibile. Il resto tocca a me.
Denise - ( sulla soglia dell'ingresso di sinistra da cui Martin dovr passare per andarsene. Con amara ironia) Perch non resti a tentare con lui l'impossibile?
Martin - Non ho la sua fede... e ti ho chiesto inutilmente di ridarmene una. Tutto il mio amore per te non fu che un enorme spreco. (Esce).
Eyckens - (dall'interno) Maggie, dove sono i miei occhiali! Non ho mai visto una casa disordinata come questa e una ragazza pi impertinente! (Entra) Non trovo i miei occhiali, ma nessuno mi aiuta a cercarli. Ah, eccoli qua. (Li trae di tasca, stizzito) Li metto sempre nella tasca destra, come potevo immaginare che fossero nella sinistra! E le gambe, poi? Ah, parlatemi delle gambe! Quasi non mi reggono. (Siede con qualche sforzo) Per giunta fa molto caldo e non riesco a sudare. Una volta, se ricordate - ma che cosa ricordate, voi! - sudavo abbondantemente; adesso non pi; il tempi dell'abbondanza sono finiti, non mi sveleno come dovrei e chiss se riuscir a pigliar sonno dopo una giornata cos faticosa. Per fortuna tutto si risolto per il meglio, a parte I quei poveri morti. Il destino purtroppo hai voluto le sue vittime; brava gente che meritava di morire in pace e non assordata dal! chiasso che avete sollevato: dico a voi (a Paul) Io non capisco perch dobbiate sempre farei tanto chiasso! Possiamo forse opporci al destino? Solo uno sconsiderato pu pensarlo. Lo] dico anche per te, Maggie; e per Susan; e per tutti! Dio sa perch Susan debba essere sempre cos acida. Ha perfino insinuato che io sapessi di certe chiacchiere che correvano su Denise e Monsieur Philippe al tempo del suo fidanzamento con Meersch, quest'altro cretino! (Stizzito) Sono forse obbligato a saper tutto? E anche la tua condotta, Denise, non mi sembra molto lineare. Vi ho ingrassate come oche. ed ecco la ricompensa; non una che si ricordi di suo padre! (Durante questo soliloquio, Maggie e Denise si sono parlate sottovoce; Denise con grande stanchezza. Poco prima che il Pastore concluda, Denise abbraccia la sorella., la tiene stretta a s qualche momento, poi fugge via) In quanto a voi, reverendo Paul, spero che domani andrete dal vescovo senza ricominciare con nuove stramberie.
Paul - Vi ho gi detto che domani non sar possibile.
Eyckens - (indignato) Non sar possibile? Il vescovo vi manda a chiamare, e voi...
Paul - (interrompendolo bruscamente) Io vado dove debbo andare e non sar il vescovo a trattenermi! (A Maggie, raddolcito) Avete da prestarmi un mantello?
Maggie - Certo, Paul; ve lo porto subito.
Eyckens - Quale mantello. Maggie?
Maggie - Il tuo, pap; non ce n' altri. (Esce da destra).
Eyckens - (inviperito) Il mio?
Paul - Non vedete che sta per piovere?
Eyckens - E dove volete andare sotto la pioggia col mio mantello?
Paul - A sgomberare il pozzo.
Eyckens - (e. s.) A sgomberare il pozzo? Ma siete impazzito?
Paul - Forse qualcuno mi seguir.
Eyckens - Un altro pazzo come voi? Io, forse?... Voi siete divorato dall'orgoglio. Voi pensate che se avessi un filo di carit cristiana, appena un filo, dovrei piantare tutto e venire con voi a sgomberare quel maledetto pozzo!
Paul - Mi farebbe piacere.
Eyckens - Oh, non occorre che lo diciate: pi le cose volgono all'assurdo e pi vi fanno piacere. Quanto tempo pensate di godervi questo delicato piacere? Avete almeno previsto che la direzione delle Miniere vi far sbaraccare dai gendarmi?
Paul - Gendarmi o no, il mio posto l.
Eyckens - E l cosa farete? Smoverete da solo quelle centinaia di tonnellate di ferro e di pietre? Pensate che qualcuno vi aiuter? (Con amarezza) Conoscete male il vostro prossimo, reverendo Paul; non vale gran che.
Paul - Forse siamo noi a non avergli insegnato gran che. A chi tocca, se non a noi, di compiere le cose che nessuno vuol fare, se vogliamo che un giorno tutti le compiano? Chi vuoter i mari col cucchiaio, se non noi; chi cercher uno spillo nel deserto; chi scender nelle miniere per raccogliervi i fanciulli dimenticati o seppellirne i cadaveri? Cristo non un compagno di viaggio molto comodo, reverendo Eyckens; si direbbe che non vi siate mai incontrato con Lui.
Eyckens - Infatti. E' un onore che non ha voluto concedermi, bench mi sia sempre studiato di meritarlo. Sembra che Lui esca di chiesa quando io entro. Precisamente, reverendo Paul, non c' ragione che mi guardiate sbalordito; credete che sia il solo? E siete sicuro che un giorno non capiter altrettanto anche a voi?
Paul - Voi mi atterrite.
Eyckens - Lo so, lo so. E' imbarazzante predicare la Sua parola e non intendere mai la Sua voce. Eppure io ho fatto sin da giovane tutto il possibile per meritare la Sua fiducia, - (stizzendosi) mentre voi avete abusato della mia! Voi siete un ribelle, reverendo
Paul - ve lo sentirete dire anche dal vescovo - e avete brutalmente approfittato della mia mansuetudine. Al contrario di voi, io non ho mai nutrito delle particolari ambizioni. Ho seguito la linea conformista, che quella che piace ai superiori, a parte che ci ero portato. Ma posso dire di essere piaciuto alle loro eccellenze? No, non posso dirlo, quantunque abbia sopportato non lievi sacrifici. Ho sposato per deferenza la figlia del mio predecessore bench non mi piacesse; mi sono messo agli ordini della vedova Simmons che vorrei vedere accecata. Ho offerto al Signore queste gemme soavi di penitenza e non mi ha nemmeno risposto. Quando lo invoco, nei freddi sudori della notte, perch la morte si aggira impaziente, mi risponde il silenzio. Mi chiedo battendo i denti dove si nasconda e perch; che piacere trovi a giocare a rimpiattino con un povero prete afflitto dalla sciatica. Maggie allora si alza e mi prepara la camomilla, ma capirete anche voi che non la stessa cosa. Sono sei anni che dura questa storia e non vi parr poi tanto strano se alle volte, invece di chiedermi dove sia , finisca per domandarmi se ci sia .
Paul - Voi mi atterrite.
Eyckens - Quali consolazioni mi sono state concesse? A quale scopo ho recitato diligentemente la mia parte, per tanti anni, se ora... alle soglie del Nulla, la Sua presenza non mi conforta? (Iroso) A quale scopo mi sono fatto prete!
Paul - Vi siete fatto prete per gli altri, non per voi.
Eyckens - Non per me?... Voi non sapete che cosa significhi sentire la vita che ci abbandona. Ma un giorno anche voi avrete la mia et; le vostre mani tremeranno come le mie sfogliando la Bibbia. Le parole dei Profeti e dei Re si confonderanno nella vostra mente con i pettegolezzi della parrocchia. Troverete che un libro inutile; che tutto stato inutile, poich questa nostra esistenza che ci sembr cos bella non fu che un sogno fuggente al quale sta per essere apposta la parola fine.
Paul - Avete talmente paura di morire?
Eyckens - Voi fingete di non averne?
Paul - E la morte di quel ragazzo non vi fa paura?
Eyckens - La morte di quel ragazzo non la mia!
Paul - Ne siete cos sicuro? (Maggie rientra con il mantello per Paul. Ha infilato anch'essa un impermebile d'incerato nero che le arriva sino ai piedi, munito di cappuccio. Regge per la maniglia una grossa lanterna gi accesa).
Eyckens - (ansimante) Tacete; mi avete tormentato abbastanza... Mi sono sgolato per farvi comprendere che il vostro gesto vano e sedizioso... che cosa andate a fare su quel mucchio di macerie da cui sarete presto scacciato? Gli altri, pi accorti di voi, non hanno preferito ritirarsi?
Paul - Non vi sembra un buon motivo perch almeno uno rimanga? La semente, signor Pastore. O preferite che la terra inaridisca purch nessuno disturbi la vostra quiete? Avete detto poc'anzi che non vi siete mai incontrato con Lui; sapete di chi parlo. Ma posso chiedervi dove lo cercate? Vi siete vantato di non essere mai sceso nei Quartieri Bassi, per non caricarvi di pidocchi. Ed ora mi chiedete che cosa vada a fare su quel mucchio di macerie: non avete ancora capito che Egli l? Gli altri, i pi accorti, hanno rinunciato; ma potete credere per un solo istante che abbia rinunciato anche Lui? E se Lui non lo ha fatto, possiamo farlo noi?... Addio reverendo Eyckens. Tra poco giungerano i minatori del turno di notte; prima che sfilino davanti a quel tumulo io avr raggiunto il mio posto.
Eyckens - E tu, Maggie?
Maggie - Il mio posto vicino al suo, pap. (Il temporale si scatena paurosamente. Paul e Maggie escono e si allontanano sotto la pioggia. Per un buon tratto si scorger la fiammella della lanterna di Maggie).
Eyckens - (con disperazione) No, Maggie, tu no! Dove vai? Torna indietro, Maggie, te lo ordino! Non abbandonarmi, Maggie, ti procurer un buon marito! Non lasciarmi solo, Maggie!... (Chiama prolungatamente. E' uscito dal salotto. Le raffiche lo ricacciano indietro. Sperduto) Perch mi abbandona? Perch mi lascia solo?... Lo vedi anche Tu, Signore: sono solo! Mi faceva da infermiera; era lei che scopava, rassettava... (Ribellandosi) Perch hai permesso che se ne andasse! Diceva le mie preghiere, non torner pi! Perch anche Tu mi perseguiti! Che cosa mi rimproveri? Ho difeso le gerarchie contro gli innovatori credendo sinceramente che fossi Tu a volerlo. Perch non hai detto subito che quelle gerarchie non erano le Tue? Perch mi hai lasciato libero di peccare? Non lo sapevi che una volta o l'altra ci sarei cascato? (Sfinito, confondendosi) Io fui il pi negletto dei Tuoi servi... forse non meritavo che questo. Ma allora... che! cosa pretendi?... che cosa avrei dovuto fare? Non lo so, Signore... non l'ho mai saputo... Tu non me lo hai detto. Ed ora dove vuoi che vada, cos vecchio... dove debbo andare? Lass?... (Muove qualche passo alla cieca, incespicando) Dillo Tu, se debbo... dammene Tu la forza... (Cade in ginocchio, piegato in due, battendosi debolmente il petto) Chi se non Tu?... Fammi andare, Signore... fammi andare... (Buio completo nel salotto. Subito, a brevi intervalli, vicini e lontani i rauchi richiami delle sirene. Rapidamente il temporale cessa, le nubi si squarciano e lasciano trasparire la luna che illumina le macerie del pozzo. Sullo spiazzo appaiono le sagome dei minatori del turno di notte, dirette con passo pesante verso i pozzi-Musica in sottofondo. Riappare sopra le macerie la lanterna d Maggie che dondola in segno di saluto).
FINE
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