Il cugino di Arsenio Lupin

IL CUGINO DI ARSENIO LUPIN

Un atto

di FERDINANDO DAMORA

PERSONAGGI

LA CONTESSA

NINI

DIEGO

ORAZIO

Commedia formattata da

La stanza di toeletta nella villa della contessa. Molte eleganze. Una sola porta, in fondo. A destra, una grande tenda, che nasconde lo spogliatoio. A sinistra, in angolo, il tavolo da toeletta, con grande specchio.

SCENA PRIMA

La Contessa e Nini.

La contessa, grassoccia, matronale - monumento piuttosto antico, ben conservato per merito dei continui restauri - seduta davanti alla toeletta. Nini, elegante e graziosa nella sua divisa bianca e nera, ravvia i capelli alla contessa.

Nin - Che serata, signora! Deve essere una delizia sulla spiaggia!

Contessa - Una sera da innamorati!

Nini - (sospira) Da innamorati!

Contessa - Soffri anche tu di mal d'amore, ragazza mia?

Nini - No... dicevo per lei. Chiss come si divertir al ballo del Grand Hotel...

Contessa - Non ci vado...

Nini - Allora, alla Taverna Rossa...

Contessa - Non so proprio perch dovrei andare alla Taverna Rossa... Ma mi dici perch vuoi mandarmi fuori?

Nini - (contrariata) Non esce, allora?

Contessa - (ridendo) Vedi che vuoi proprio mandarmi fuori? Hai un appuntamento? Magari, se io uscissi... il tuo giovanotto entrerebbe subito dalla porta del giardino.

Nini - Come pu credere, signora?

Contessa - Tu sei qui da una settimana appena, ma e tu lo sai, hai gi conquistato la mia simpatia, ebbene...

Nini - Grazie. Troppo buona. La sua benevolenza...

(Ora Nini ha finito di pettinare la contessa e l'aiuta a infilare le scarpe).

Contessa - La mia benevolenza sparir il giorno che ti permetterai di trascinarti degli uomini in casa...

Nini - Non saprei nemmeno pensarlo...

Contessa - Anche la cameriera che aveva prima di te dicevo lo stesso. Ma, una sera, che mi spinsi fino alla cucina, la trovai seduta a tavola col bagnino che allora mi dava lezioni di nuoto... Giocavano a scopa!

Nini - Chiss come si spaventarono! (intanto Nini continua ad aiutare la contessa che si veste).

Contessa - Si spaventarono? Come sei ingenua! H bagnino mi disse, con molta seriet, che, per potermi bene insegnare il nuoto, aveva bisogno di correggere la mia dieta, e perci si era rivolto alla mia cameriera-cuoca. Quanto alla ragazza, fu anche pi sfacciata. Avvicin una terza sedia alla tavola e mi invit a sedere, dicendomi: Se non disdegna, una buona scopa la possiamo fare benissimo in tre! .

Nini - Che orrore! Che orrore!

Contessa - Ma sentitela! Mi cascata in casa una monachella! Chi lo direbbe, con quel musetto? Tu, insomma, odi gli uomini?

Nini - Non l'ho detto, signora...

Contessa - Magari vuoi farmi credere che sei giunta ai vent'anni senza aver mai amato.

Nini - (con voce che. si fa improvvisamente aspra)

-Ho gi amato e... sofferto!

-

Contessa - Ma senti! Altro che nemica degli uomini! Qui c' addirittura una tragedia amorosa...

Nini - Non c', ma poteva esserci.

Contessa - Non ti amava?

Nini - Andava pazzo per me...

Contessa - Ma ti tradiva?

Nini - Era sul punto di tradirmi.

Contessa - E la tragedia?

Nini - (selvaggia) L'avrei ucciso senza pensarci un attimo!

Contessa - Che calore! E che violenza! E poi?

Nini - Un'anima buona si messa fra noi. Ha promesso di far tornare a me quel vigliacco...

Contessa - E tu ci credi?

Nini - Se ci credo! E' uno che fa miracoli. Ma io le faccia perder tempo, signora. Che cappello mette?

Contessa - Siamo da capo? Non esco, mia cara, non esco! (siede allo specchio per aggiustarsi i gioielli).

Nini - Resta in casa? Che peccato! Cio... scusi: dicevo che, per una signora come leiche pu andare dove vuole, godere, divertirsi, un peccato stare in casa...

Contessa - Se si soli...

Nini - Ah, ecco: la signora riceve? Gli amici soliti?...

Contessa - (sfacciata) No, un amico solo... Ed nuovo di zecca.

Nini - Allora, non lo conosco?...

Contessa - Sino a qualche giorno fa, ossia fino a quando non sono andata al ballo dello Splendid, non lo conoscevo nemmeno io... Si chiama Orazio.

Nini - (cortigiana) Bello?

Contessa - (ridendo) E giovane... (Un campanello).

Contessa - Corri ad aprirgli, e giudicherai... (Nini esce. La contessa d gli ultimi tocchi alla toeletta).

SCENA SECONDA

La Contessa e Orazio.

(Nini introduce il visitatore, e si ritira, celando a malapena, un sorriso furbesco. Il visitatore- Orazio - non ha vent'anni. Bel giovane, quasi un atleta, veste con una certa eleganza, ma senza distinzione. E' impacciato: pi che un don Giovanni si direbbe una vittima. Si ferma sull'uscio).

Contessa - Che cosa aspetta? Venga!

(Il giovine fa un passo: poi si ferma ancora, pi che mai impacciato).

Contessa - Ma che dico? Il tu ci vuole fra noi. Vieni... Vieni...

Orazio - (facendo un altro passo) Buona sera.

Contessa - Non sai dirmi altro?

Orazio - (altro passo) Che debbo dire?

Contessa - (apertamente seduttrice) Di che temi, bambino? Vedi: sono qui tutta per te! Dopo il nostro incontro, ti ho aspettato con un'ansia indicibile. Mi son fatta bella per te. Questa sera, io, di nobile lignaggio, divento umile schiava della tua giovinezza inesperta!

Orazio - (dopo un silenzio) Grazie!

Contessa - (sempre pi infiammata) Prendimi fra le tue braccia, sollevami, portami a tuo capriccio, fa di me' quello che vuoi! Ti eleggo mio padrone!

Orazio - (indietreggiando un poco) Grazie!

Contessa - (quasi violenta) Perch sei cos timido? Vedi ancora in me la dama che non avresti saputo neppure sognare? Ma io scendo, sono gi scesa dal mio trono per chinarmi fino a te. Non so chi tu sia. Forse sei anche meno di un qualsiasi borghese, forse sei uno della strada, ad onta degli abiti che indossi. Ma che m'importa? Sono innamorata di te! Sono stata io che ti ho scelto, che ti ho chiamato in questa alcova, che negata ai miei pari, a tanti giovani del mio grado che sarebbero disposti a sfidare la morte per un mio bacio...

(Orazio risponde con un inchino maldestro).

Contessa - (furente) Ma parla, parla, o mi farai impazzire! (Un silenzio. Poi:)

Orazio - Mangerei qualche cosa!

Contessa - (con un sospiro di sollievo) Ma perch, perch non me l'hai detto prima, tesoro mio? (prendendolo per mano, come un bambino, lo trascina verso un tavolino, che davanti alla tenda dello spogliatoio).

Contessa - Credi proprio che non avessi pensato a farti preparare dei bocconcini da re? Chiama la cameriera, e sentirai... Ma era per pi tardi. Tu invece hai fretta, ed io ti obbedisco! (Orazio, sempre impassibile, siede accanto al tavolino).

Contessa - (muovendo verso il campanello) In un lampo, come nelle fiabe, vedrai sorgere dinanzi ai tuoi occhi attoniti, non una cenetta ma un festino... (sta per premere il campanello, ma una voce l'arresta).

SCENA TERZA

La Contessa, Orazio e Diego.

Diego - (uscendo dalla cortina dello spogliatoio) Un momento! Poich state per dare ordini in cucina, vogliate non dimenticare che siamo in tre, e non in due!

Contessa - (spaventatissima) Dio! Dio!

Diego - Lasciate stare Dio che non si occupa di cucina! Rivolgetevi invece alla cuoca, avvertendola che il cielo mi ha fornito di un magnifico appetito!

Contessa - (correndo verso Orazio, come in cerca di protezione) Un ladro!

Diego - (ridendo) Se la signora contessa non possiede altro vocabolo meno pungente, quello che ha adoperato mi va bene.

Contessa - Un ladro in casa, a quest'ora! (fa dei gesti d'invocazione verso Orazio, che si ritirato tranquillamente verso il fondo).

Diego - Avete forse delle ore speciali per ricevere i ladri?

Contessa - (furibonda a Orazio) Non vedete che occorre difendermi? Siete un uomo o un fantoccio?

Orazio - (sereno) Sono un uomo senza rivoltella.

Contessa - Ma allora... allora... io sono una donna perduta!

Diego - S, ma non precisamente per questo, signora contessa! (avvicinandosi al giovinetto) E tu non cacciarti in bocca delle parole troppo grosse per un bambino! Rivoltella! La vuoi di cioccolato, una rivoltella? O di zucchero cotto? A cuccia, ragazzo! E lasciami scambiare quattro parole con la contessa... che, come vedi, vuole approfittare della nostra conversazione per raggiungere col ditino il campanello elettrico...

Contessa - (che infatti si era mossa furtivamente verso il campanello) Anche se fosse vero, ho bene il diritto di difendermi...

Diego - Debbo pregarvi, signora contessa, di non commettere sciocchezze. Come vedete, sono di ottimo umore, ma i gesti stupidi non riesco a digerirli. Poich il vostro amico si trova sprovvisto di una rivoltella di zucchero candito, volete forse affidarvi alla protezione della bionda e fragilissima Nini?

Contessa - In casa mia ci sono anche altri domestici!

Diego - (ridendo) Come vero che i padroni non sanno mai quel che avviene nella loro casa! E come vero che il cattivo esempio rovina anche i migliori ambienti! Con la vostra condotta sregolata, mi sia concesso di dirvelo, signora contessa, voi autorizzate il peggiore disordine. I vostri domestici si permettono tutte le libert, precisamente come voi...

Contessa - Non vero!

Diego - Ebbene, vi permetto di invocarli tutti!

Contessa - Insomma!

Diego - Insomma, non avete il coraggio di fare la prova. Se suonate, accorrer soltanto Nini, a meno che non si sia gi addormentata. E gli altri? Gustavo, il vostro cameriere, poich non pi nelle vostre grazie, si consola dell'abbandono in questo momento, a bordo di un yacht americano, qui, nelle nostre acque, ospite di miss Ruth Campanon, che, in America, capitaneggia una campagna formidabile perch le statue dei musei siano provviste di sottanine e di maglie.

Contessa - C' la cuoca...

Diego - Rebecca, cuoca abilissima e donna mastodontica, si recata questa sera, come tutte le altre sere, a compiere la solita opera di carit. Voglio dire, a porgere i migliori bocconi della vostra cucina a un giovanotto intraprendente, non so pi se greco o francese, che in cambio di un po' d'amore, si lascia quotidianamente nutrire. Quando la cucina non lo soddisfa pi, Rebecca costretta a placarlo con il dono dello stipendio da professore universitario che voi le pagate...

Contessa - Non so perch vi ascolto! Poich siete un ladro, siete certo venuto per rubare. All'opera, dunque, e facciamola finita! Vi qui abbastanza per farvi ricco e...

Diego - (interrompendo) Non esageriamo!, Col carovita di adesso, ci vuole altro per mettere insieme una ricchezza. Basta con i fumi della nobilt! E' una casa ricca, questa? Io me ne intendo, e posso dirvi, signora contessa, che un ladro intelligente - mi dispiace per me, che ho delle vecchie ubbie di aristocrazia e di finezza non dovrebbe mai sciupare il tempo, oggi, nelle case dei cosiddetti gran signori.

Contessa - (quasi senza volerlo) Ah, s?

Diego - (con seriet) Ma sicuro! Oggi il paradiso terrestre rappresentato dalle case degli arricchiti. Basta spogliarsi di certe debolezze e lasciar stare i quadri antichi, per esempio. Quelli, novantanove volte su cento, sono falsi, specialmente se sono ritratti di antenati. Ma il resto! Pietre preziose a chilogrammi, oggetti d'oro a quintali. Perci, oggi, con tutto quel peso da portar via, prende sviluppo il furto in automobile, e, magari, in autocarro!

Contessa - Io non ne posso pi! Giacch non vi decidete a rubare e non ve ne andate, che cosa debbo offrirvi per liberarmi di voi? (con enfasi) La vita, forse?

Diego - Ancora esagerazioni! (rivolgendosi al giovine che, vistosi dimenticato, ha acceso una sigaretta) Vedi? Ha fretta anche con me la signora contessa. Ma io sono pi freddo di te, bamboccio mio... (gli va vicino e gli porta via la sigaretta, che si mette a fumare).

Contessa - (sempre pi eccitata) Debbo aiutarvi io a rubare, poich non vi decidete a farlo da solo?

Diego - Non vi disturbate. Nessuno saprebbe chiedere tanto a una dama. E poi chi vi ha parlato di rubare? L'unica cosa che meritasse la mia attenzione, gi in mio possesso... (mostra una spazzola d'oro e tartaruga, che ha tolto da una tasca dei pantaloni).

Contessa - (ironica) Non siete venuto per rubare?

Diego - (rimettendo la spazzola in tasca) Altra esagerazione! Ero venuto qui precisamente per rubare; ma, dopo la scena disgustosa che si svolta sotto i miei occhi, confesso che non ho pi nessuna voglia di rubare.

Contessa - La scena disgustosa? Quale?

Diego - Sapete perch, invece di aspettare il momento buono per svignarmela o per fare il colpo, sono uscito dal mio nascondiglio? Per troncare a buon punto l'infame tentativo di corruzione che stavate esercitando su quel bambino! (Orazio fa un vago gesto, come per protestare).

Contessa - (ridendo amaro) Ah, un moralista, voi? Un ladro protettore della morale?

Diego - (serio) Perch no?

Contessa - Insomma, un ladro gentiluomo, qualche cosa come Arsenio Lupin?

Diego - Sempre esagerazioni! Ma siete proprio inguaribile? La superbia non tra i miei peccati. Io, un rivale, una copia di Arsenio Lupin? Troppo onore! Ma certo appartengo alla famiglia sua...

Contessa - (ironica) Suo fratello?

Diego - Troppo ancora! Mettiamo: suo cugino, e facciamola finita. Dunque, io mi sono procurato il piacere di compiere una buona azione, e...

Contessa - Adesso potete andarvene. Ve ne andrete?

Diego - Quando avr finito. Di fronte alla scena ignobile che qui si svolgeva, non ho saputo resistere, e mi sono mostrato; ma appunto secondo i sistemi notissimi di mio cugino...

Contessa - Quale cugino?

Diego - Voi vi distraete, contessa: mio cugino Arsenio. Non ho l'abitudine, dicevo, di lasciare le cose a met. Me ne andr, quando ini sar assicurato che quel bambino non ha pi nulla a temere da voi...

Contessa - (al colmo del furore) Signore! Cio...

Diego - Ladro? Prendete una via di mezzo. Dite: signor ladro.

Contessa - Ora state superando tutti i limiti. Da un... uno come voi non c' da aspettarsi nessuna delicatezza, e tuttavia dovreste capire che vigliacco torturare una povera donna, una sventurata...

Diego - Vecchia...

Contessa - Questo non l'ho detto!

Diego - Ma lo dice la vostra spazzola. Guardate. Nini, a quanto pare, non la pulisce molto bene. Vi ha lasciato dei capelli che non sono precisamente biondi...

Contessa - Non vero! Io sono bionda!

Diego - S, alla superficie. Ma sotto? Parrucca, cara signora, parrucca! Io me ne intendo. Voi siete una vecchia, e dovreste averne coscienza senza costringere la mia delicatezza a dirvelo. Alla vostra et, le donne, non potendosi dare ad altri, perch nessuno le prenderebbe, di solito si danno al Signore. Ma voi disponete di una forza magica: il danaro. E ve ne servite per corrompere la giovent....

Contessa - Perch non mi uccidete, invece di ingiuriarmi cos?

Diego - (imperterrito) Che dico? Giovent! Giovent! Voi corrompete l'infanzia. Ma guardatela, questa vostra vittima! Sapete perche non voleva avvicinare la sua bocca alla vostra? Perch temeva di farvi sapere che puzza ancora di latte. Aveva vergogna per voi! Come avete osato avvicinare la vostra senilit in rovina ad una cos fresca e trionfante primavera di vita? Credetelo, signora contessa, ne sono rimasto stomacato. Rinunziando al bottino, mi sono elevato a giustiziere.

Contessa - Preparate un ricatto?

Diego - No, no, nella nostra famiglia, sapete bene, la famiglia Lupin, i ricatti sono ignorati. Voglio soltanto mettere le cose a posto. Vi piacerebbe che me ne andassi, dopo avervi amabilmente intrattenuta? Non sarei ancora in istrada, che gi voi riprendereste il vostro abominevole assalto alla purezza di quell'innocente! (Orazio accenna un altro gesto di protesta, poi accende un'altra sigaretta).

Contessa - (con calma) Adesso siete voi che esagerate!

Diego - Dio me ne guardi! L'acume di famiglia mi permette di capire che quel giovinetto, pur essendo ricco di grazie maschili, non ha mai avuto un'avventura!

Contessa - Addirittura!

Diego - E' questione di intuito, cara signora. Perch ha ceduto alla lusinga della vostra ricchezza? Per ingordigia? No, non avendo mai avuto un'avventura, non ha ancora imparato come la compagnia di una donna giovine e bella sia da preferirsi a quella di un rudere come voi. Per lui, uomo di primo pelo, non vi alcuna differenza tra voi e la pi fresca giovinetta! E l'istinto? mi direte. Sicuro, l'istinto ha tentato di indicargli la differenza, ma voi lo avete soffocato con la brutalit del denaro.

Contessa - Nessuno di noi ha parlato di danaro!

Diego - Non stento a crederlo, siete una donna furba, voi. Il denaro lo avete fatto solo brillare nell'aria. E cos avete tentato di violentare la natura.

Contessa - (sbuffando) Ma quale natura?

Diego - (declamando) La natura e le sue leggi. Quando dispone i suoi accoppiamenti, la natura vuole che i giovani siano accanto ai giovani e le antichit con le antichit. Anche qui dentro, stasera, la natura ha fatto sentire che non ammette eccessive infrazioni alle sue leggi, per bocca di quel ragazzo...

Contessa - Ma se non ha parlato!

Diego - Ha parlato, ha protestato, si difeso col suo silenzio artico. Al momento di gettare nel fango la sua stupenda giovinezza, si irrigidito nella sua invincibile ribellione...

Contessa - (ironica) Che moralista!

Diego - E' un male di famiglia, signora, famiglia Lupin. Volete vedere, invece, come si comporta la natura quando si trova sulla retta via? Vieni qui, ragazzo... (il ce ragazzo y> obbedisce come una recluta). Apri quell'uscio! (Orazio apre). L, in fondo al corridoio, c' una luce. Se ti spingi fin laggi, e metti la testa dentro l'uscio, i tuoi occhi saranno abbagliati da una visione d'oro, oro vero quello, e di giovinezza fragrante. E' Nini, la cameriera della signora contessa. Ha, pi o meno, la tua et. Ti ordino di metterti a contatto con quella visione, e, per il resto, di lasciar fare alla natura...

Contessa - Volete corrompere la mia fidata cameriera?!

Diego - Zitta, voi! L'avete appena da una. settimana, e gi la classificate fedele? Attenta alle delusioni, signora contessa... E tu, ragazzo, avanti fino all'obbiettivo assegnato!

Orazio - (timido) Mi metter alla porta...

Diego - Ma prima che tu sia fuori dell'uscio, ti richiamer e ti aprir le braccia. La natura fa miracoli. Avanti! (Orazio obbedisce, e svolta a sinistra. Quasi senza volerlo, la contessa si fa sull'uscio per seguire il breve viaggio del giovine. Accanto a lei, Diego aspetta il miracolo annunziato. Si sente un piccolo grido. Pausa. Poi una porta che si chiude).

Diego - (trionfante) La natura ha parlato! (chiude la porta).

SCENA QUARTA

Diego e la Contessa.

Diego - (incrociando le braccia) Ed ora a noi!

Contessa - (sorpresissima) Non finito il mio martirio?

Diego - E' finita per voi la discussione del processo in cui avevate la parte di accusata. Ora, poich siete stata giudicata colpevole, ora comincia il castigo....

Contessa - (c. s.) Anche il castigo?

Diego - Un castigo a modo mio, non abbiate paura. Una volta, le donne ritenute colpevoli di delitti contro la morale, venivano esposte, nude, al disprezzo del popolo...

Contessa - Nude?

Diego - Non temete. Siamo in altri tempi, e se... mi permettessi di offrire al buon gusto del popolo nostro, una brutta nudit, rischierei di farmi linciare.

Contessa - E dunque?

Diego - Ecco il verdetto, (con pomposa solennit) La contessa Elsa di Fusciacca, di nobile prosapia ma di volgari istinti, maritata ma non fedele, ad onta dei suoi cinquanta anni...

Contessa - Quarantacinque!

Diego - Non interrompete con menzogne! Per aver tentato di corrompere l'innocenza di un infante, crimine infame, che non le riuscito soltanto per il provvidenziale intervento di un gentiluomo...

Contessa - Un ladro!

Diego - Un ladro gentiluomo. Viene condannata a vestirsi immediatamente come meglio creder, e ad accompagnare il gentiluomo...

Contessa - Voi?!

Diego - Ad accompagnare il gentiluomo ove ,a questi piacer, e fino all'ora che egli sceglier.

Contessa - (esterrefatta) Io, a spasso con voi? A quest'ora? Ma che burla questa?!

Diego - Non burla, signora. Obbedite. E il meglio che possiate fare.

Contessa - Ma che dir la gente vedendomi con un uomo?

Diego - Se qualcuno, nei luoghi che visiteremo, avr il piacere di riconoscervi, il castigo sar completo per voi.

Contessa - Ma dove andremo?

Diego - Nei ritrovi che, a quest'ora, saranno ancora aperti.

Contessa - Che volete fare di me?

Diego - Non certo quel che voi volevate fare di quel ragazzo. Siete pronta, signora contessa?

Contessa - Ma questo uno scherzo!

Diego - Vi pare che un uomo occupatissimo come me, abbia tempo per gli scherzi? Come vi dicevo, si tratta soltanto del supplizio della berlina a cui avr il piacere di sottoporre la contessa Elsa di Fusciacca. E' tempo, signora, (con gesti da gentiluomo consumato oc.-compagna la dama presso lo specchio e le porge delicatamente il piumino della cipria perch ripari in qualche modo ai guasti della tempestosa conversazione. Poscia, le offre il braccio e l'accompagna fino all'uscio, ove si ferma. Con tono rude, che non ha mai usato prima) Filate dritto e non tentate gherminelle. Gustavo e Rebecca sono ancora fuori. Due buoni amici miei pensano a' trattenerli finche a me piacer. E quando saremo per via non tentate di invocare aiuto. Ho qui, a portata di mano, un pugnaletto che comprai da un fachiro, a Simla. Contiene nella punta aguzza, sospese come lacrime, tre sole gocce di ignoto veleno: ma bastano ad abbattere un elefante in trenta secondi. Al primo vostro gesto equivoco, vi pungo con il pugnaletto. Voi stramazzate, ed io mi squaglio. Intesi?

Contessa - Mi lascerete uscire senza mantello?

Diego - Ohib! Andate pure a prenderlo nella vostra camera da letto. Vi aspetto qui.

Contessa - Vi fidate di me? Sono io che ora non mi fido. Possibile che ignoriate che nella mia camera c' il telefono?

Diego - Non Io ignoro, ma mi fido.

Contessa - (seduttrice) Comincio a pensare che siate davvero un gentiluomo.

Diego - Andate piano: pu spuntare il ladro.

Contessa - (c. s.) Ladro di cuori?

Diego - (con una smorfia) Ladro di ruderi, no! (la contessa sta per uscire, ma Diego la trattiene ancora) Per uscire dalla vostra camera dovete passare dinanzi a questa porta, e se poi vi proverete ad aprire l'unica finestra della camera stessa per invocare aiuto, farete la conoscenza dei miei amici, che sorvegliano dalla strada. Quanto al telefono, vi garantisco il premio Nobel se riuscirete a far funzionare un apparecchio i cui fili sono stati tagliati.

Contessa - (furente) Ecco, perch vi fidate!

Diego - Se ti fidi ti uccidi! il mio motto. E adesso andate. Vi aspetto qui. Poi, quando passeremo dinanzi alla camera di Nini, vi prego di camiminare con passo di piuma. E' un delitto disturbare due colombi che tubano. Che bella cosa la giovinezza, signora contessa! Che bella cosa! (La contessa esce).

SCENA ULTIMA

Diego, Nini, Orazio

(Appena solo, Diego corre all'uscio e fa un cenno a sinistra. Poco dopo accorrono Nini e Orazio).

Diego - (al giovane) Tu resta nel corridoio.

Appena la contessa esce dalla sua camera, mi avverti.

Orazio - S, zio. (esce e chiude la porta)

Nini - (gli si getta al collo) Come sei stato buono!

Diego - No, piccola, non questo il momento delle effusioni!

Nini - Come ti voglio bene!

Diego - (scherzoso) A me? Se avessi l'et,di mio nipote, non mi dispiacerebbe portarti via a lui! Stasera mi capitato di assomigliarmi ad Arsenio Lupin. E non mi dispiace. Ma essere anche Don Giovanni, no. Tuttavia, quando nei giorni scorsi ho visto riempirsi di lagrime i tuoi occhioni profondi, perch la contessa ti aveva rubato quell'imbecille di Orazio, non sono stato capace di frenarmi ed ho voluto ridarti mio nipote e punire la vecchia.

Nini - Poco fa, nella mia stanza, Orazio ha implorato il mio perdono.

Diego - Bravi, cos avete perduto tempo!

Nini - No, no. Tutte le stanze sono state spazzate come tu hai ordinato e appena la contessa sar uscita con te...

Diego - Farete il repulisti anche qui...

Nini - L'automobile non baster a contenere tanta roba! E che roba!

Diego - Fra mi'ora vi troverete, con l'automobile, nel punto che abbiamo stabilito. D a Orazio di essere preciso. Per allora mi sar sbarazzato della contessa.

Nini - (abbracciandolo ancora) Lo sai che sei grande? E tutto questo hai fatto per me...

Diego - Non esagerare, cara. Il sentimento non deve mai offuscare le visioni pratiche. E' vero che mi son messo al lavoro per ridarti la felicit, ma, poich mentre operavo per far sorridere ancora il tuo grugnetto da baci, mi capitato di mettere insieme un superbo bottino... ebbene, ti confesso che questo bottino non lo disprezzo.

Orazio - (affacciandosi) La signora contessa nel corridoio.

Diego - (con degnazione) Che aspetti!

Nini - Dopo tutto, quella donna mi fa piet. Non la trattare troppo male.

Diego - (con gravit) Te lo prometto. Ma non sarebbe giusto che dovesse pagare salato l'onore di potersi mostrare in pubblico nientemeno che in compagnia del cugino di Arsenio Lupin? (esce ridendo).

FINE

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