Il cuore in tasca
Commedia in tre atti di Antonio Conti
PERSONAGGI
RENATA
GIANNI ARIANI
ROSSINI
JOLE
ING. FASSANI
TITO BONIN
COMM. AZZARESI
UGO DEL VASTO
ENRICA
MOMO
UN CAMERIERE
ATTO PRIMO
Salotto stile novecento nella villa d Gianni, sul Garda. In fondo, protetta da tende, un'ampio terrazza a vetri, dalla quale si scende in giardino, vicinissimo al lago. Entrata a destra, due usci a sinistra. Radiofonografo; ano scaffale di libri e uno di dischi, telefono, ventilatore. Dipinti di stile modernissimo, fotografie di aeroplani, di montagne e di citt viste dall'alto, di fuori-bordo, di avvenimenti sportivi. Un tavolino con l'occorrente per scrivere, e qualche rivista. Ogni cosa t nuova, pratica, semplice. Pomeriggio estivo. TERESA (so/a, affondata fra cuscini su un bassa divano, ascolta la radio, fumando, e ogni tanto si diverte a far scompigliare il fumo nella piccola folata del ventilatore). La radio(d la trasmissione di una partita di calcio, fra il confusa rumoreggiare della folla) La palla finisce fuori campo... G'.dani rimette in gioco... Mari raccoglie e passa rapidamente a Pracchia... Ma Dongiovanni intercetta e punta verso l'atea di rigore grigia... (TERESA ti mette in apprensione) sfugge ai terzini... centra con un tiro raso terra, il portiere blocca in tuffo... (Un urlo della folla). TERESA (con un sospiro di sollievo batte le mani, sorrdendo; poi, mentre la trasmissione continua, allunga una mano e prepara, su un tavolinetto li accanto, una bibita al seltz con due o tre sciroppi). La Radio i bianco-grigi ripartono all'offensiva... La palla nuovamente a Pracchia che scarta Veretto e allunga a Olciani...La mezz'ala esita, rimanda a 01-dani che raccoglie d testa... Interviene De Vincenti; rifornisce il centro attacco... 1! portiere esce... Mari devia in una finta... centra... segna. (Urlo della folla: Goal!!).
TERESA - (che ha seguito con ansia la fase del gioco, si abbandona sul divano alla gioia, agita i cuscini, beve, rde) - Bravo Lillo! Toh! (Manda con vivo trasporto Un baco alla, radio. Ma subito sorpresa dallo squillo del campanello di strada).
LA RADIO - (anelatosi il brontolo della folla, ha ripreso la trasmissione) - I giallo rossi si lanciano alla conquista del pareggio, ma il loro giuoco manca di mordente e di precisione, l'arbitro fischia un fallo di mano...
TERESA - (chiude la radio, ferma il ventilatore, e rimane un momento in ascolto come per accertarsi meglio dell'inaspettato disturbo; ma, delusa da una pi lunga protesta del campanello, deve decidersi a ripescare frettolosamente il grembiule bianco e la cuffietta fra cuscini e a correre fuori. Rientra con Ugo Del Vasto, recando una valgia) Ero occupata di l e... non sentivo... Ugo (in tenuta estiva di una eleganza smaccata, preoccupatssmo della linea, un po' fatuo; s da aria d'importanza amabilmente scema) - Nuances!...(Guarda il cronometro al polso) Altri dieci secondi, e avrei preso la via del ritorno, con la perfetta sicurezza di lasciare una casa deserta.
TERESA - Infatti... sono sola...
UGO - Gi. Non ho segnalato l'ora del mio arrivo.
TERESA - Per, se vuole, la camera per lei pronta. Devo portarci la valigia?
UGO - (con degnazione) S. (La ferma) E... tarderanno?
TERESA - La signora pu tornare a momenti. andata a fare un giro su! lago col suo fuoribordo. Il signore partito in idra stamattina: ha detto che doveva fare una scappata a Trieste o a Fiume, non ho capito bene... Al ritorno pensava di scendere a Venezia per prendere su suo fratello... Ma anche loro dovrebbero tardar poco, ormai. (Diversa, un po' civettuola, indicando il distintivo che Ugo ha all'occhiello) Ah!... Anche lei?...
UGO - (si guarda) - Cosa...?
TERESA - Quella motocicletta!! Io ho l'ultimo tipo della 250, che un amore. Non vero che vanno bene?
UGO - (con un sospiro di rimpianto, suo malgrado) . Eh, s. Andava bene... (Si riprende) Ma non comoda... (In fondo alla veranda apparso Rossini).
ROSSINI - (srenlacinque anni, un po' trascuralo nel vestire: sta prendendo delle misure sul terreno, con un bastone da passeggio).
TERESA - Buon giorno, signor ROSSINI.
ROSSINI - Addio. (Con accento di bonario rimprovero, continuando a prendere misure) Il cancello del giardino era aperto: come mai?
TERESA - C' il signor Del Vasto.
ROSSINI - Ah! Benarrivato, (l'iene evanti),
UGO - Buon giorno.
TERESA - (prende la valigia e si avvia a sinistra).
ROSSINI - L'aspettavano stasera, (Gli porge la mano) Come sta?
UGO - Piacere. (A TERESA) Potreste prepararmi il bagno?
TERESA - Subito. (Esce a sinistra).
ROSSINI - Permette? Segno le misure, se no... (Scrive alcune cifre sul taccuno).
UGO - Lei addetto alla casa?
ROSSINI - (sorridendo) - Veramente... sono addetto alle raccomandate.
UGO - Postali?
ROSSINI - Gi.
UGO - Pardon.
ROSSINI - Prego. (Indicando verso il lago) La signora sta tornando, la vede laggi? (Si sente lontano un rombo di motore),
UGO - (guarda, facendo solecchio) - Par bleu! Fila!
ROSSINI - (con leggera inquietudine) - Gi. Va sempre forte, ma oggi...
UGO - Sfido, ha uno scafo da rcord.
ROSSINI - Santo Dio, ma non avr mica, preso quello di Gianni?!
UGO - Vorr battere il marito.
ROSSINI - (continuando a guardare) - S, s, proprio quello di Gianni, Cosa le saltato in mente, oggi?...
(Trilla il telefono).
UGO -Bella virata! Brava!
ROSSINI - (all'apparecchio) , ...S, casa Ariani... da Padova?... Tante grazie... Non dubiti... Arrivederci... (Depone il ricevitore) Gianni ammarer fra poco, con Momo. Son gi passati sopra Padova.
UGO - (con spirito scemo) - Ha telefonato lui? Dal cielo?
ROSSINI - (lo sogguarda nascondendo un sorriso d compatimento), - No. Cam unica con la nostra stazione radiotelegrafica, che poi telefona...
UGO - Ah! Cosi, quando sta per arrivare, pu dire di metter gi la minestra...
ROSSINI - (c. s.) - Se vmk ingannare il tempo... io ho ancora un po' da fare in giardino... Le pu tener compagnia la radio.
UGO - Oh, detesto la radio! Rosswt (fa un piccolo gesto di pazienza) Se no, pu scegliere i dischi che preferisce...(Indicando nei vari scompartimenti dello scaffale) Vede? Dischi di storia, geografia... qui medicina, moda, e poi letteratura, teatro... C' da imparare quel che che si vuole. Gianni si abbonato sin dal primo numero... (Esce in fondo), UGO (lo guarda uscire, canticchia, gira un po' a dare un'occhiata s quadri, poi apre la scatola di un .servizio da fumo, ma la trova vuota; allora, accertatosi che nessuno stia per venire, si siede, cava di tasca un pizzica di cicche dt sigarette, le rompe, mette il tabacco in una cartina, l'arrotola; ma si caccia tutto in tasca s sopraggiungere di TERESA).
TERESA - il bagno pronio.lieo (s'avvia a sinistra) - Fatemi strada,
TERESA - (t'arresta, guardando verso il giardino) Oh, eccola la signora,
UGO - (impacciato) - Mon Dieu. (A TERESA) Si raffredda?
TERESA - Oh, giusto!
UGO - (si stira il vestito coti le mani, toglie un peluszo da una manica, si accomoda la cravatta, e, studiata un'aria di sorridente cortesia, esce in fondo, voltando a destra), TERESA (dal nascondiglio dove li aveva conservati, riprende le bottiglie e il bicchiere e rapidamente esce a sinistra).
LA VOCE DI UGO - I miei omaggi, signora.
La voceDI Renata - Caro Del Vasto, come va?
La voce diUGO - Pas mai... Ho avuto la fortuna di ammirare, poco fa, le sue doti stupende di vgatrice.
(Renata e Ugo entrano dal fondo).
RENATA - (giovane, elegantissima in abito sportivo bianco, nasconde un'ombra di amarezza che ogni tanto le passa sul volto. Giuoco con un portasigarette che attira l'attenzione di Ugo) . Oh, s'immagini... Oggi il Garda uno specchio...
UGO - E poi si sa che l'acqua di lago i... dolce...
RENATA - (contrae le labbra in un sorriso di convenienza) - Come su la mamma? E te sorelle?
UGO - Tutte bene, grazie. Saiutano tanto, s'intende. Nannina si impiegata, e...
RENATA - Ah, bene.
UGO - (come per attenuare) - Dice che a lavorare si diverte...
RENATA - Gianni ha parlato di lei a! Commendatore Azzarcsi... (Offrendogli una sigaretta) Vuole?
UGO - (accetta) - Grazie.
RENATA - Credo che abbiano parlato di un posto per lei all'Ente di propaganda turistica,
UGO -(senza entusiasmo) - Ah, si?
RENATA - Almeno...
UGO - (illuminato da un'idea) - Forse m'affiderebbe l'ufficio stampa?
RENATA - Non credo. (Subito) Le hanno indicato la sua camera?
UGO -Ero appunto...
RENATA - Non stia qui per ine. Avr bisogno di mettersi un po' in ordine.
UGO -Grazie, allora...
RENATA - S'accomodi... Come fosse a casa sua.
UGO -Troppo gentile (S'avvia).
RENATA - Anzi: devo ancora ringraziarlo del suo volumetto di versi...
UGO - (Si ferma) - Per carit. Una cosa da poco.
RENATA - No, no, c' molto sentimento,
UGO -Sono swo sincero, questo s...
RENATA - Volevo appunto scriverle i mici complimenti,
UGO - Grazie. (S'inchina ed esce a sinistra).
RENATA - (va sulla terrazza e guarda lontano, verso il cielo, fot s siede, sospirando, triste, pensosa).
(Entra ROSSINI dal fondo).
ROSSINI - (ha in mano un libro e Un foglio di carta sul quale traccialo uno schizzo) - Credo che cos come le ho detto potri andar bene...
RENATA - (dissimula) - Ha trovato il modo?
ROSSINI - Guardi; spostando il vialetto in questa direzione, qui potrebbe venire la. vasca, e le aiuole avrebbero press'a jjoco questa disposizione. (La guarda) Cos'ha?
RENATA - Niente. Sar un po' stanca.
ROSSINI - Si capisce, se va forte a quel modo... E poi non pensa che e pericoloso? Lo scafo d Gianni un bestione che... sarebbe meglio lasciarlo stare...
RENATA - (mostrando il portasigarette) - Ha visto? L'ho trovato l, sotto il motore. Si ricorda, ieri, con che insistenza garantiva d averlo lascialo nell'albergo a Venezia?
ROSSINI - (sorride) - Per son sicuro che ne era convinto...
RENATA - Ah, questo si. Chi sa, con la sua. testa... (Volge nuovamente lo sguardo a scrutar l'orizzonte),
ROSSINI - (le mostra il libro, con bonario sor' riso) - Anche lei, per, aveva torto sull'altra questione.
RENATA - Davvero?
ROSSINI - Guardi : il rozzo ingenuo ver saggiatore dugemesco delle pene dell'inferno e dei gaudi del paradiso, proprio fra Giacomino da Verona, mentre il contrasto Rosa fresca aulentissima appartiene a Ciclo d'Alcamo, e non anteriore al I2JJ;
RENATA - (somde, e prende II libro) - Pagher la scommessa. (Accenna al libro) Me lo lascia ?
ROSSINI - Come vuole. (Con scherzoso ammonimento) Veramente lei sa che pie di uno per volta...
RENATA - Eh, non abbia paura: ha visto come li tengo i suoi libri? (D un'occhiata stilla pagina aperta e legge:) ...per te non aio abento notte e dia pensando pur di voi, madonna mia... Come sapevano dirle bene, anche sette secoli fa!...
ROSSINI - Cosa? Le bugie?
RENATA - (evasiva, tornando a guardare Jan' tana) - Anzi, con pi grazia, (Chiude il libro, viene avanti e apre un cassetto) Guardi, lo nascondo qui, che non vada nelle mani di Gianni.
ROSSINI - Si, brava, proprio fra quel caos che ha fatto lui...
RENATA - : (tira fuori dei fogli per riordinarli) -Pensare che ho rimesso in ordine ieri. Guardi qui che bazar!
ROSSINI - (prende un foglio) . E questo?
RENATA - Cos' ?
ROSSINI - La notifica del nuovo accertamento per la ricchezza mobile.
RENATA - Un aumento?
ROSSINI - Diamine! Un'esagerazione!, Vediamo quando... (legge in fondo) Aspetti : oggi ne abbiamo diciotto. Meno male che ce ancora un giorno di tempo per ricorrere, se no era un guaio. E pensare che 3(uesto avviso glici'hanno dato il trenta el mese scorso.
RENATA - La sua testa... l, chi sa dove!....
ROSSINI - Par subito il ricorso.
RENATA - (come se avvertisse un lontano ri' chiamo balza sulla veranda) Eccolo! (Cerca con lo sguardo) Lo sente?
ROSSINI - lo no.
RENATA - (fissa gli occhi in un punta) - Si, si, laggi, guardi...
ROSSINI - (cerca: di vedere, ma non ci riesce) -Sari!
RENATA - Come no? Sotto il bordo di quella nuvola... (Fra s, con tenero rimprovero verso l'atteso che torna). Birbante!
ROSSINI - Vai un po' a pescarlo... (Rinuncia a guardare).
RENATA - Sar a tremila...
ROSSINI - (celiando) Eh, lo so... non bastano degli occhi qualunque...
RENATA - (lo guarda e gi fa una smorfia V richina) - T... t... (Viene avanti, chiude carte, libro e portasigarette entro il cassetto, riordina alcune cose, tutto con gesti febbrili, come per ingannare l'inquietudine),
ROSSINI - (e. s.) - Ci vogliono quelli d Giulietta, se Romeo vien s eia Verona...
RENATA - Oh Dio, non faccia lo spiritoso, anche lei. (Si appressa al primo uscio di sinistra e chiama). TERESA?
ROSSINI - Almeno sia concesso d'ammirarvi, tutt'e due...
RENATA - (con un'ombra subito dissimulata in un sorriso) - Si, si... (Chiama) TERESA? (A ROSSINI, con una vena d'amara ironia) ...infatti... proprio il caso...
TERESA - (compare sull'uscio) - Signora...
RENATA - Prepara il t. Arrivano.
TERESA - Va bene. (Via),
ROSSINI - (serio) - Cosa diavolo c'?
RENATA - Niente. (Toma sitila verMda a guardare).
ROSSINI - Vi siete bisticciati ieri sera?
RENATA - No, no, anzi...
ROSSINI - Cos'? Voleva andare anche lei a Venezia ?
RENATA - Ma no...
ROSSINI - Dove siete stati ieri sera?
RENATA - In un alberghetti sul lago, laggi... non so come si chiama.
ROSSINI - Al Bell'Alba?
RENATA - No, al Bell'Alba ci siamo stati la settimana scorsa...
ROSSINI - Un luogo incantvole...
RENATA - (sorride) - l che ci han prso per una coppia clandestina... A proposito, stamani, al ritorno, abbiamo trovato il ventilatore in movimento; s' dimenticato lei di fermarlo?
ROSSINI - Io? No di certo. Ho accompagnato qui il meccanico per farlo accomodare stato l'affare d'un momento poi ho scemo li (indica il tavolnetto) i conti pagati ieri, ho chiuso, e sono anelato va,
(Si sente la sirena di un'automobile da sinistra).
RENATA - (si volge e ha un moto di fastdio) -Ancora...
ROSSINI - Chi ?
RENATA - Jole.
LA VOCE DI JOLE - Addio, RENATA.
RENATA - (con un gesto affettato) - Ciao.
J.-A voce m }oti - Sei scia?
RENATA - C' ROSSINI.
JOLE - (ventcinque anni, elegantissima, entra sulla terrazza) Oh, salve, ROSSINI.
ROSSINI - Buon giorno.
(Si sente il lontano fragore dell'idrovolante).
JOLE - Mio marito viene a piedi, e... (Accennando verso la direzione ove Renata guarda) Ah, son loro?
RENATA - Si... Ma dove va, adesso? Dove va?
ROSSINI - Far fare 3 Memo un giro sul lago.
JOLE - O una capatina verso Trento...
RENATA - (a JOLE fissandola) - Te l'aveva detto lui?
JOLE - No... no ma... (Subito indicando ROSSINI) Lo sai che questo monacone l'ho visto ieri, in certi paraci, con una bella signorina? (A ROSSINI) Ah, si, eh? Complimenti...
ROSSINI - Intanto era una signora.
JOLE - Meglio.
ROSSINI - Moglie di un mo collega, arrivato ieri.
JOLE - Meglio ancora. (Ride) Dove va mai, mi son detta, il nostro buon ROSSINI?
ROSSINI - Oh, niente... il marito m'aveva, pregato di accompagnarla a vedere una villa, cos.
JOLE - Ci crediamo. Vero, RENATA? (Con un sorriso quasi ironico) un gentiluomo...
RENATA - (seria) - Un galantuomo. (Con sollievo) Tornano. (Infatti giunge il rombo crescente dell'apparecchio),
JOLE - (a ROSSINI ) - A proposito, perch non accompagna anche me a Milano?
ROSSINI - Io!?
JOLE - Ho bisogno di fare una scappata, ma mio marito sola non vuol mandarmi con la macchina; lu, in macchina, nemmeno-due passi per venire fin qui... Se mi accompagna lei, sar contentone. Non m'ha detto che prendeva il suo mese di congedo?
ROSSINI - L'ho preso stamane, ma...
JOLE - (trionfante) . E allora... (A RENATA) Non ti pare che l'unico sia lui?
RENATA - Gi, gi,
ROSSINI - Badi che, in caso d'un guasto, o non saprei proprio rimediar niente.
(L'apparecchio sopra le essa e la riempie del suo fragore).
JOLE - (con un grido improvviso) - Ahi
ROSSINI - Che c'?
RENATA - (ha gettato uno sguardo su Jole, che dissimula il suo sgomento; poi sorrde, e si volge verso l'alto, come se rimpro-' ucrasse un ragazzo delle cui prodezze si orgogliosi) Matto! Matto! Appena qui sopra si mette a far capriole. (il fragore si attenua, e a poca a poco spanila lontano. Da sinistra entrato sulla terrazza lInc. Fassani).
FASSANI - (pi di trentanni, occhiali, maniere dell'uomo metodico, prudente, leggermente goffo, ha l'abitudine di rigirar le mani una nell'altra) - Cara signora... (Le baca la mano).
RENATA - Oh, Fassani...
FASSANI - (A ROSSINI - ) - Buond.
ROSSINI - Buongiorno, ingegnere. (A RENATA Io Vado di l a buttar gi quel ricorso. Cosi quando .irriva lo firma. Permesso. (Esce a sinistra).
JOLE - (pulisce a FASSANI una manica un po'imbrattata) Sai, ROSSINI m'accompagna aMilano...
FASSANI - Eh, be', se ci vien lui... (A Renata) Ma non sa che bei pasticcio m'ha combinato Gianni? Per festeggiare il suo prim:,. to, l, concede una gratificazione a tutta il personale. E adesso io mi devo lambiccare il cervello per mettere insieme i fondi. Come se questo non bastasse, ha firmato la conferma a quel Copelli che intendevo licenziare. Lui non ci pensa mica che la societ deve fare conti col libro cassa. Il brevetto? Sissignore ma il brevetto, se render, render chi sa quando... Intanto, Torino ha risposto picche. (Con rapido trapasto, a JOLE) Guarda che per stasera ho invitato anche Bonin.
JOLE - (indispettita) - Ma si, caro... Una persona antipatica ci vuole, se no, addio festa.
FASSANI - Bonin antipatico? e da quando?
JOLE - Se credi che per le stupidaggini ci sia un calendario...
FASSANI - E tu non badarci. Dopo tutto, ha reso dei servgi alla nostra Societ...
JOLE - (per troncare) Va bene, va bene,
ROSSINI - (compare a sinistra con delle carte e una penna in mano) Scusi, ingegnere...
FASSANI - Diceva?
ROSSINI - Lei, forse, mi pu precisare certi dati relativi ai reddito, per Gianni...
FASSANI - (s'avvia)., Io? Sentiamo...
ROSSINI - (mostrandogli le carte) - Ecco qua: oltre la valuta/ione degli introiti per i premi vinti quest'anno, l'ufficio accerta... (Esce con
FASSANI - a sinistra).
RENATA - (a JOLE con un lieve sorriso che nasconde un'intenzione) - Dunque Bonin continua a farti la corte?...
JOLE - Oddio, se dovessi dire... proprio la corte, no; ma si capisce che vuol farla da superuomo, e gira al largo, aspettando, chi sa? Che io-
RENATA - (come se avesse vino venire qualcuno dal giardino) - Scusa un momento... (Fa un largo saluto verso l'esterno, corre va, scompare).
JOLE - (la segue un po' con lo sguardo, saluta anche lei qualcuno agitando una piccala sciarpa, poi, cauta, va al tavolnetto, scrve rapidamente una cifra su un angolo della carta assorbente, e accende una sigaretta).
(Da sinistra rientra Fassani).
FASSANI - Sei sola?
JOLE - RENATA andata incontro a Gianni e a Momo.
FASSANI - Quel ROSSINI, che pazienza! Non c' minuzia che gli sfugga. Figurati: ha tutto segnato, tutto controllato, per le tasse, per il gas, per la luce, l'acqua, gli abbonamenti...
JOLE - (indifferente) Gi, gi, una macchinetta di precisione.
FASSANI - Per Gianni una gran fortuna. Un tipo come lui, aver vicino un amico cos, che gi tiene in sesto ogni cosa... disinteressato...
JOLE - Innocuo... come un mobile di casa...
FASSANI - Perch t di quegli uomini rari, che fanno tutto per bont. Lo vorrei io, come amministratore.
JOLE - Credi?...Ma se non ha fatto altro, nella vita, che scrivere le ricevute delle raccomandate...
(Si sentono, dall'esterno, le voci confuse di RENATA, Gianni e Momo).
La voce di Gianni - Burn I centoventi, poi...
La voce di RENATA - Se il tachimetro esatto...
La voce di Momo E poi, raccomanda la prudenza a suo marito. Oh, Fassani, Signora...
( i tre sorto giunti sulla terrazza: Gianni e Momo salutano Jon e FASSANI che sono andati loro incontro).
FASSANI - (a Gianni) S, si, buona lana...
GIANNI - (aspetto, sorriso e modi di fanciullone esuberante e distratto) - Ah, no, senti, non farmi la predica perch ti porto strabilianti notizie. Guarda. (Si fruga nelle tasche traendone alla rinfusa carte e agni sorta d oggetti, pezzi di ricambio, stilografica, matita, pettine, candele d'automobile, senza trovare quello che cerca) Ho concluso con Mscie. Un affarone. Aspetta. Eccola... No. Ma dev'essere qui... Mi ha ciato una lettera d'impegno... Strano che... (A Momo) L'hai tu?
MOMO - Io no.
GIANNI - (a Fassani) - Vedrai cosa t'ho combinato. (Continuando a cercare) Eppure l'ho messa in tasca, (Fra l'altre cose ha tirato fuori un portasigarette, e lo mostra a RENATA) Guarda. Lo vedi? Sei convnta adesso?...L'avevo o non l'avevo lasciato a Venezia?
RENATA - (sorride e dissimula) - L'hai proprio ritrovato?
GIANNI - Proprio! Sembra che quando dico una cosa io... (Continua a cercare) Ma dove diavolo volato... (A RENATA) Gi, sembra che nessuno sia obbligato a credermi. E invece, se garantisco una cosa...
RENATA - (e. s.) - Gi, gi...
JOLE - (segue con attenzione lo spoglio delle carte e qualcuna ne tocca come se cercasse anche lei) - Aspetti, vada adagio.
GIANNI - (ripassando te carte) - Per esempio, posso garantire che quella carta di Mscie era qui, ha queste due.
MOMO - O non l'avrai messa, invece, nella valigetta?
GIANNI - Che?! (Ha un lampo e si batte Ut fronte) Per bacco! Hai ragione. (Tutti sorrdono).
RENATA - (inette sul tavolo la valigetta che Momo aveva ttosato su una sedia) - Ne ero sicura.
GIANNI - Potevi dirlo.
RENATA - (rifacendolo) - Ma siccome quando tu hai detto una cosa... .
GIANNI - (apre la valigetta) - Eh, che c'entra... Ecco qua. (T1V0 fuori indumenti e carte in gran confusione).
FASSANI - Speriamo...
JOLE - (che con l'aria di voler aiutare contnua a mettere le mani fra le Carte) - Ma se questo il modo...
MOMO - In un guazzabuglio simile, si capisce...
GIANNI - A voi sembra confusione; invece io mi ci ritrovo subito. Dev'essere qui, ora mi ricordo, in quest'angolo...
RENATA - (che frattanto ha preso un foglio fra quelli che GIANNI ha gi scartato) - Ma no, eccola.
GIANNI - Ah, va bene. Da' qua. (A Fassani) Leggi, leggi. Vedrai come te l'ho lavorato... (Porge il foglio).
FASSANI - ...Un guaio no, speriamo, (Si apparta a leggere).
RENATA - (A Momo) - Hai bisogno di qualche cosa?
MOMO - Vado un momento a lavarmi.
RENATA - (accompagnando un po' Mono treno sinistra). Di', vero che ti sei fatto bocciare in un esame?
MOIRA - Con un professore a quel modo, si capisce...
RENATA - Si, si, d la colpa al professore... invece che alle belle ragazze..
GIANNI - Ma lascialo are, che ha ragione. Se io dovessi far l'esaminatore, sai quanti professori potrei bocciare! Si capisce, il professore domanda tutto quello che sa lui! E invece, se si invertissero le parti, chi sa quante volte uno studente potrebbe prenderlo in castagna,
MOMO - Altroch!
RENATA - (a Gianni) - Si, si, tu difendilo, il tuo caro fratellino; preciso, come te, e si capisce...
MOMO - Permesso. (Esce a sinistre).
JOLE - (per non far vedere che cerca qualcosa anche lei). - Stupendo, questo pizzo...
GIANNI - Ah, gi...-(A RENATA) per te, sai.
RENATA - Oh, grafie. (Stamina il pkzo).
GIANNI - Filct. Fatto a mano, Un'occasio-nissima.
RENATA - Credi?
GIANNI - Garantito. Burano autentico; no, Murano; ma si, Borano...
RENATA - Ma no, se un'imitazione...
GIANNI - (iranico) - Poverina! Anzi che te ne intendi, tu.
JOLE - (a RENATA) - Fa vadere.
GIANNI - L'ho avuto per poco.
RENATA - Quanto?
GIANNI - Indovina.
JOLE - Non i a mano. Vale poche lire il metro.
GIANNI - Noo!
RENATA - E l'hai pagato?
GIANNI - Ah no, non te lo dico pi, (Subita a Fassani) Be'! ti va?
FASSANI - Meno mate, niente di irrimediabile.
GIANNI - Ma sentilo! Intanto tu non e saresti arrivato.
FASSANI - Dopo, dopo, ne riparliamo.
(TERESA erifra da sinistra col servzio del s).
RENATA - (a GiANNi) - Sai, arrivato Del Vasto. (Mette da parte la valigetta).
GIANNI - Ah!
RENATA - (e TERESA) - Domandagli se vuole una una tazza di t.
TERESA - Ancora sta facendosi la barba. (Versa il t e poi esce);
FASSANI - (a GIANNI porgendogli delle lettere) A proposito, fra la posta di stamani c'erano queste per te,
RENATA - (porge la tazza a JOLE) - Non ti metti a sedere?
JOLE - Grazie
GIANNI - (mentre apre e scorre le lettere, prende il r cai biscottini, sempre confusionario, a Fassani) - Sai chi ho visto a Fiume? Znzeri. Te k> ricordi?
FASSANI - Chi? Quello rosso che al liceo era dietro noi, di banco?
GIANNI - Ma gi. Fa il giudice. Mi ha domandato d te; Cosa fa il tuo compagno di tandem? , perch ci ha visto sempre insieme, anche nelle fotografie dei giornali. (A RENATA) ROSSINI non s' visto?
RENATA - di l. Scrive.
GIANNI - (indicando una lettera sa cui ha gettato gli occhi) - C' questa seccatura del cane che ho preso sotto la macchina, che se non me la sbriga lui... (A Jole) E lei non ci dice niente r
JOLE - Quando voi due (indica GIANNI e Fassani) siete insieme, noi donne non c'entriamo pi. Vero, RENATA?
RENATA - Pare.
JOLE - Il tandem viaggia per conto suo.
GIANNI - (porgendo a RENATA una lettera) Questa tua. (A Fassani) Dunque, cos' .Ite non ti squadra nell'affare Mscie?
FASSANI - Senti, te l'ho detto mille volte; non impicciarti nella partita che non ti spetta. Tu sci il collaudator? devi accreditare i nostri motori con le tue prove e le tue gare? Accontentati caro, che ne hai d'avanzo.
RENATA - (che hit dato un'occhiata alla lettera) - To', to', una lettera anonima,
JOLE - (subito) Che?! (Domina il suo piccola sgomento) Uno scherzo...
GIANNI - Chi ?
RENATA - Dicono che tu mi tradisci.
GIANNI - (preso alla sprovvista) - Viene da Como? (S riprende) Cio, viene da dove?
JOLE - Ma... Sentiamo...
FASSANI - (ridendo Gianni) - Sei fritto!
GIANNI - (cerca di fruttarla in ridere) . Qualche bel mattacchione...
RENATA - (a Gianni) - Dice che t'hanno visto al Bellalba con una signora,
GIANNI - Io?! E quando? (Subito, trionfante) Oh, ma gi! ro con te,
JOLE - (cor un sorrso di sollievo) - Allora...
GIANNI - Carino, quel signore li! Ah! ah! ah!
FASSANI - Ecco che cosa vuol dire andare a far gli amami negli alberghi, invece di starsene in casa a fare marito moglie,
GIANNI - Sicuro; amanti: e anzi sono contento se anche gli altri (indica le lettere) h vedono cosi. (A RENATA) un buon segno, non ti pare? non aver Je apparenze di marito e moglie,
RENATA - (con sorridente ammonimento) - Va l, imbroglione.
FASSANI - Cosi, per, andando fuori, or qua, or l, a crearvi, non so, delle avventure da amanti, quasi vi tradite a vicenda...
GIANNI - (avviandosi a sinistra) - Ma guarda un po' come sci sottile, oggi! Vado a coprirmi bene, se no, con le tue freddure... (Sull'uscio) Oh, caro
ROSSINI - ...(Esce).
FASSANI - (scute il capo sorridendo, a Renala) - Non c' niente da fare... Io mi domando come pu azzeccarla giusta coi congegni dell' apparecchio, quand' in aria. (Si alga per andarsene).
RENATA - (con affettuoso argogio) - Oh, per quello, lasciatelo stare! Lo sa bene lui. (Con leggera intenzione versa fole). Mi sento pi sicura che qui.
FASSANI - (allusivo, suo malgrado) Questo; magari, lo ammette. Lass; almeno, non gli arrivano certi sorrisi...
RENATA - Si, si, lei ci rda...
FASSANI - (a JOLE) - Be', io vado Un momento a dare un'occhiata al motore.
JOLE - Ma ancora sul cavalletto?
FASSANI - Come no; fino domani sera. (A RENATA) Arrivederla.
RENATA - Quanti giorni sono? Quattrdici?
FASSANI - Gi: e viaggia che e un amore. (A JOLE) Ciao. Dove vai con la macchina?
JOLE - Fra poco torno a casa, addio.
RENATA - A stasera, allora.
FASSANI - Conducete pure Del Vasto. Salve! (Erre a destra),
RENATA - (a JOLE con una premura in cui trema qualcosa di non spontaneo) - E allora? Non mi racconti niente?
JOLE - Cosa vuoi?... Lo vedi, sono sempre sola...
RENATA - Ma perch non trovi il modo d convertirlo?
JOLE - Chi?
RENATA - Chi!? Tuo marito,
JOLE - A che cosa?
RENATA - A venire un po' con te... non so... qualche gita...
JOLE - inutile. Credi davvero che lo /accia cos, perch la macchina non gli piacerebbe? Lo sai bene che come una fobia, una strana paura che lo ha preso e che non riesce a vincere. Capacissimo di qualunque ardimento sai... ma le sue invenzioni, che vuoi, hanno finito con fa spaventarlo. Dopo che ha trovato il tipo quindici, poi...
RENATA - Ma se tu non insisti, se non cerchi d vincerlo...
JOLE - In che modo?
RENATA - Fatti obbedire, che diamine. Quando due si vogliono bene, ti garantisco che il modo non manca.
(Rientra Gianni).
GIANNI - (A RENATA).
ROSSINI - vuol sapere una cosa, non so, per quella tappezzeria...
RENATA - Ah, gi... (A Jole), Permetti? (Esce a sinistra).
GIANNI - FASSANI se n'e andato?
JOLE - (concitata, rapida, rabbiosa, guardinga) . Cosa m'hai mandato, stamani, una fattura?
GIANNI - Io?!
JOLE - Ma si, una fattura della benzina,
GIANNI - (trasecolato) No! Tu scherzi...
JOLE - Il biglietto che era per me, dove l'ha messo?
GIANNI - (fa per frugarsi) - Possibile che...
JOLE - inutile che ti frughi: ho visto io, iti tasca non l'hai; e nemmeno fra le carte che sbandieravi qui, sotto gli occhi d tutti.
GIANNI - Allora dove vuoi che l'abbia? (Pensa un Momento) Sicuro; nel vestito che avevo ieri.
JOLE - Ma benone! E il vestito dov'?
GIANNI - Ho visto adesso che l'hanno stirato, messo in ordine...
JOLE - Chi?
GIANNI - Non so.
RENATA - , no...non mi pare possa...
JOLE - Eppure, mi sembrato di sentire qualcosa nelle sue parole...
GIANNI - T sembrato, sicuro, perch eri agitata. (S'arresta sentendo eenire qualcuno).
(Da sinistra, entra TERESA).
TERESA - (raduna le tazze per portarle ina).
GIANNI - (cercando d parete indifferente, a TERESA) - Nel mio vestito... che avevo ieri, non hai visto se c'era... un calendaricetto tascabile?...
TERESA - Non ho il vestito l"ha messo in ordine la signora.
GIANNI - Ah, si? L'ha smacchiato... la signora?
TERESA - Si, e anche stirato. (Esce col w-soia).
JOLE - (che frattanto, per darsi contegno, ha acceso una sigaretta, la butta via con rabbia) - Capisci? Lo capisci adesso?
GIANNI - Ma andiamo... io dico che non l'ha visto, se no...
JOLE - Non c' altra speranza.
GIANNI - Gi, speriamo.
JOLE - Si ha un bell'essere moderni, per poi lasciare in giro te lettere, come nelle commedie del vecchio repertorio. Almeno torri, va a vedere se ancora l, quel biglietto, Non star qui come uno stupido...
GIANNI - Guarda che ttn sono mica tuo marito, io.
JOLE - In questo momento vorrei davvero che lo fossi.
GIANNI - (che s'era avviato, si ferma e cerca qualcosa) - Aspetta, JOLE. Che fai?
GIANNI - Tocco ferro. (Subito, a un gesto di JOLE). Eh, s, cara mia! Marito, poi... (Si arresta, vedendo rientrare TERESA; e, rapido, esce per il primo uscio a sinistra).TERESA (raduna altri oggetti del servizio, e porta ma tutto).
JOLE - (nervosissima, intanto compone un numero al telefono). - Sei tu Camilla?... Si, io... Guarda che per stasera ci sono altri due invitati... Mi raccomando, (Depone il ricevitore),
GIANNI - (rientra tutto giulivo mostrando il biglietto) - C'era! Cerai Scampato peritoro! Eccolo!
JOLE - (ha un sorrso di sollievo) - Meno male. (Tenera) Scusami, sai. Ma un'altra volta...
GIANNI - Ah no, basta!
JOLE - (indicando la carta su! tavolinclt) - Ti avevo scritto qui l'ora...
GIANNI - Non so... vedremo.
(Di sinistra entrano RENATA , ROSSINI,Ugo e Momo chiacchierando).
UGO - (a ROSSINI) - Ma come fa, lei, a ripetere per tutta la vita, e tutt'i giorni, la stessa cosa, quelle eterne ricevute?
ROSSINI - (lo guarda con bonario sorriso di compatimento) - Eh, vede? E semplice: nel cassetto dell'ufficio ho sempre qualche libra: per esempio Dante... E poi non creda che sia monotono: si possono osservare tante cose della vita, anche da uno sportello: ogni lettera, quasi, si pu leggere sul volto di chi la spedisce... socialmente se si tratta di innamorati.
GIANNI - (a UGO) - Va l, che ROSSINI un bel tipo.
JOLE - (a RENATA ) - Ciao.
RENATA - Te ne vai?
JOLE - meglio che sorvegli un po' la donna, per stasera.
MOMO - (a JOLE) - Se non le dispiace, l'accompagno.
JOLE - Molto piacere.
MOMO - Devo impostare...
RENATA - (a JOLE) - Pensa, appena arrivato, e gi ha scritto alla fidanzata,
JOLE - Ah! Per!
GIANNI - Ma non essere feroce con quella povera figliola. Appena a terra le hai te legrafato, adesso...
RENATA - Tu non centri. (A Momo) Fai bene, fai bene : lascia dire. una gran cosa essere innamorati...
GIANNI - SI, s, una volpe anche lui...
JOLE - Allora arrivederci a tutii. (Esce).
RENATA - (a Momo) - Senti... (E lo accompagna fuori, seguendo JOLE).
GIANNI - (a Ugo) - Allora, ROSSINI ti ha detto?
UGO - S, ma... francamente, un posto di spedizioniere...
GIANNI - Lo so, un po' poco... Ma come vuoi fare?
UGO - Lei, la ringrazio lo stesso... per...
ROSSINI - Pensavo adesso che il commendatore Azzares cercava anche un viaggiatore di propaganda, per l'azienda turistica...
UGO - Allora...
GIANNI - Ma Azzaresi gli ho parlato anche di questo vorrebbe, non so, una specie di propagandista enciclopedico... uno del ramo, insomma, gi esperto...
ROSSINI - Lo so... (A Ugo) Lei dia retta a me. In fondo non sar niente di male. Glielo dico io come deve prepararsi, per far colpo. Fxco qua. (Prende due o tre Uhi dallo scafiate) Per esempio, questa dispensa dell'Enciclopedia, voce: Albergo; poi... ecco, una conferenza di Giaccia : I poeti del vino , e magari una guida del Tuurng. Vedr che e capace chiunque. Poi basta tirar fuori il discorso su quegli argomenti, e... Venga con me.
GIANNI - (a Ugo) - Vai, vai: con lui puoi planare dove vuoi. Ciao.
UGO - Arrivederci.
GIANNI - (richiama UGO, mentre ROSSINI va verso il fondo) - Anzi... A proposito, scusa... (Estrae det biglietti di banca).
UGO - Che?
GIANNI - Fra noi, si capisce, non c' da far storie...
UGO - Ma no... perch?...
GIANNI - (gli mette nel pugno biglietti arrotolati) - Va l, va l, che ti pu far comodo... In questo momento sono un po' il tuo pap...
UGO - Veramente...
GIANNI - Ciao, ciao,
UGO - (intasca, avviandosi).
(Rientra RENATA).
ROSSINI - (a RENATA) - Andiamo a far due passi, per vedere il lago.
RENATA - Buon passeggio,
ROSSINI e UGO (salutano ed escono per il giardino).
GIANNI - Poveraccio: di quei giovani di oggi, che devono farsi comperare le sigarette dalle sorelle impiegate...
RENATA - Mi ha detto che sogna di fare il critico musicale.
GIANNI - Gi, gi... (Ha aperto la scatola da fumo: la trova vuota) A proposito di sigarette, qui... piazza pulita.
RENATA - Ne vuoi? Le ho io. (Sorrdendo apre il cassetto e prende il portasigarette).
GIANNI - Brava.
RENATA - Tieni.
GIANNI - (vedendo il portasigarette) - Noo! (La butta in ridere) Dove l'hai pescato?
RENATA - Eh! Lo vedi? Sarai imbroglione?!
GIANNI - S, eh? (E ci rde, accendendo una sigaretta).
RENATA - Meritavi di essere smentito davanti a tutti, vedi, quando poco fa... (Rifacendolo) se garantisco una cosa... .
GIANNI - (le passa un braccio attorno alla vita)
No, va Ij, che non sei capace. Una donnina cos, dove la vuoi trovare...?
RENATA - S, s...
GIANNI - (la bacia) . Non c' al mondo, e bisogna volerle sempre pi bene, lo dico a mio fratello che esagera con la sua fidanzata, ma poi m'accorgo che sono pi innamorato di lui...
RENATA - (con un sorrso velato di tristezza)
Infatti... esageri...
GIANNI - E queste manine, quante belle cose non sanno fare...! Ho visto, di l, quel che hanno lavorato tutt'oggi... e... che mi hai rimesso tutto in ordine... (lentamente prendendola alla lontana, con una pausa dopo ogni parola) lo studio, libri, lo stanzino delle fotografie, le lastre, i pennelli... i vestiti...
RENATA - Veramente... i vestiti li ha messi a posto TERESA...
GIANNI - (la guarda) - Ah, si?... (Un silenzio) Bene, bene. lo stesso.
RENATA - Ti ha detto ROSSINI come ha trovato il modo di fare il tennis in giardino?
GIANNI - Si, s. (Breve pausa) Sicch non hai visto se nel mio vestito c'era una carta... una fattura della benzina?
RENATA - lo no. Non l'ho nemmeno toccato.
GIANNI - - Strano.
RENATA - Perch?
GIANNI - TERESA, anche ki, dice che non l'ha toccato...
RENATA - (vincendo un sussulto) - Ah! Glielo hai chiesto?
GIANNI - Perche, non ho il diritto di chiederlo?
RENATA - Anzi...
GIANNI - Non ho il diritto di sapere nemmeno questo?
RENATA - Ma si, ora l'hai saputo: basta.
GIANNI - Saputo!? Cos'ho saputo? Niente. Ne so meno di prima. Tu no, TERESA no. Allora chi l'ha stirato il vestito, ROSSINI?
RENATA - (semplice) Ebbene, s, sono stata io.
GIANNI - Oh, meno male! Cos cominciamo a prender quota.
RENATA - Non capisco...
GIANNI - Ah, non capisci?! Tu non capisci?! E io, allora? Cosa posso capirci io?
RENATA - Se non ti spieghi...
GIANNI - Ma s, facciamola corta. Non posso star mica cosi, sospeso in aria... E poi la tua testolina... chi sa dove scivola. Insomma, in una tasca c'erano delle carte, una carta... L'hai vista?
RENATA - (sfuggendogli) - Ma certo...
GIANNI - Ah! E l'hai letta?...
RENATA - S.
GIANNI - (rimane stupefatto a guardarla, in silenzio) - Ma come? E non mi fai una scena ?
RENATA - Io?! E quand' che t'ho fatto delle scene?
GIANNI - (arrabbiandosi) - Insomma, non scherziamo... Cosa t'ha preso? Cosa vuoi?
RENATA - Niente.
GIANNI - (calcando) Cos' questo tuo bel modo d'agire?
RENATA - (calma) - Ma se non chiedo niente, non pretendo niente, non dico niente.
GIANNI - (sempre pi agitato) - Eh, no! Eh, no! lo devo sapere perch non insorgi, perch non mi maltratti, perch non esigi delle spiegazioni...
RENATA - Sta sicuro che il vero dolore non fa urlare... Si rimane inebetiti, sconvolti...
GIANNI - Non esagerare, andiamo... Ma davvero creili che io possa sopportare questo tuo silenzio, questa tua rassegnazione?
RENATA - Se ci pensi bene, ammetterai che non c' niente da dire. Cerco di rendermi conto... Non so...
GIANNI - Ma benone!... Una prospettiva magnifica!
RENATA - Sei liberissimo di fare quello che vuoi...
GIANNI - Sicuro: anche la liberta! Chi pi fortunato di me!? Nemmeno gli otto giorni...
RENATA - Oh, non credere... Io resto qui: sto a vedere...
GIANNI - - Ah, ti vuoi divertire alle mie spalle?
RENATA - Nemmeno per sogno.
GIANNI - O vuoi fare lo scandalo in presenza di tutti?
RENATA - No, sta tranquillo...
GIANNI - E allora?
RENATA - - Allora niente. Stasera io vengo regolarmente alla festa in casa Fassani...
GIANNI - Oh, s, bella festa...!
RENATA - ...e vedrai che star al mio posto.
GIANNI - No, no, no, cos non pu andare, cara. Bisogna spiegarci.
RENATA - Io non ho niente da spiegare. Se mai potrei chiederti io...
GIANNI - Sicuro.
RENATA - Invece non dico niente; perch certe cose, quando s son dette, diventano come degli ostacoli fra l'uno e l'altra Magari si pensano, si sentono, ma fin che non son dette si pu stare insieme...
GIANNI - Del resto, non so perch ci dovresti trovare da far la tragedia...
RENATA - lo?!
GIANNI - Tu, tu. In fin dei Conti sei tu che approfitti delle mie distrazioni. Per altre volte almeno hai protestato. Almeno c'era uno sfogo e finiva l. Stavolta, invece, ti impenni in un modo...
RENATA - Se non avvert la gran differenza...
GIANNI - Che differenza? Ne ho colpa io se le donne mi scrivono, o mi fanno questi scherzi? Non si pu mica andare: avanti cos... Non si ha pi pace. Adesso che le donne han cominciato a prender loro l'iniziativa... io non dovrei pi battere un primato, non dovrei pia far pubblicare la mia fotografia sui giornali, non dovrei pi correre il giro d'Europa, per paura di un sorriso, di una lettera... di un invito. (Un silenzio; la guarda) He'? Non hai altro da dire?
RENATA - Io no.
GIANNI - (fremendo per non scoppiare, butta a terra un libro, metti in disordine te sedie) r No, eh? Nicni'altro, eh? Sci fenomenale. Parola d'onore, io sono stupefatto come se girassi sopra il monte Bianco. Vorrei leggere nel tuo cervello, vedi, per capire un po' che ranza di pasticcio ti passa per la testa. De! rette, lo immagino. Tu non lo dici, ma chi sa che indivduo spregevole ti sembro io, in que-sto momento. Si capisce: uno che ha i coraggio di passar sopra l'amicizia, di tradire T'amico d'infanzia, il compagno di scuola...
RENATA - Appunto: ecco la differenza,
GIANNI - Lo vedi? Lo vedi se lo pensi? E invece no: invece... avr fatto male, non dico, ma ho fatto quello che avrebbe fatto qualunque uomo al mio posto...
RENATA - No, no...
GIANNI - Si, ti dico, qualunque uomo: anche
FASSANI - avrebbe fatto lo stesso con te.
RENATA - (recisa)-' Non ci credo.
GIANNI - Tutti, tutti, tutti.
RENATA - Non abbassare gli altri, adesso, permetterti con loro,
GIANNI - Siamo tutti uguali, su per gi, se uno non e. santo!...
RENATA - questo che non credo, capisci? questo che mi sgomenta...
GIANNI - Allora tu non conosci gli uomini...
RENATA - Cosa vuoi che conosca, io?...M'hai presa lass al mio paese, appena uscita di collegio, e m'hai latto rome hai voluto. Ho imparato tutto da te. Timo, Tu dicevi che ero il tuo campo di fortuna, e questo mi bastava, anche se altre donne, che non conosco, gni tanto... passavano nella tua vita e poi sparivano senza conseguenza. Ma stavolta... Eh, no! Non e la stessa cosa. Era questo, vedi, che non avevo il coraggio di dirti, per paura delle tue risposte. Ero spaventata al pensiero di dover approfondire, e cercavo di trovare una illusione, di volerli bene lo stesso...^ Perch per tradire l'amicizia, un'amicizia come questa... bisogna essere o spregevoli, come dicevi tu, o presi da un grandissimo amore, da un amore cicco, pazzo, irrimediabile.
GIANNI - Ne una cosa n l'altra, stai sicura.
RENATA - E allora io non ci capisco pi. Tu non sei cattivo, anzi sei generoso come tutti i coraggiosi. Per questo devo tremare, e non so, non so trovare una conclusione, un punto fermo, qualche cosa che mi chiarisca, perch, se non hai imparato anche a fingere, tu sci rimasto quello che cri prima, con me, con tutti...
GIANNI - Oh! Vedi che ci arrivi!
RENATA - No, non tanto semplice, e non ci potr arrivare subito a una conclusione. Se un amore che ti ha preso a poco a poco...
GIANNI - Ma no, RENATA...
RENATA - ...Senza che te ne accorgessi...
GIANNI - Ti dico di no, di no. E stato un momento... Si, si perde la testa... Pochi giorni fa... Per un po' resisti, ti opponi, ma poi, se lei insiste nel fai la civetta, s capisce che l'uomo non pu tirarsi indietro. Che vuoi, siamo fatti cos, tutti quanti... Non si pu... Ci sembra di essere ridicoli...
RENATA - La civetta?! Lei?!
GIANNI - Sicuro. Non vorrai anche ti descriva, no? E poi lo immagini... Se noi uomini ci facciamo indietro, siete voi le prime a darci degli imbecilli. Qualche volta l'accompagnavo in macchina... ed eri tu, ricordati, che la compiangevi... Colpa tua... E allora, si capisce, lei... Insomma cos, ecco. Cominciato e finito
RENATA - Infatti, qui, su questa carta assorbente...
GIANNI - Ma allora, scusa, cosa mi fai dire? Ne sai pi di me...
RENATA - Certe finezze, certe astuzie...
GIANNI - Se l dico che la stronco, basta, no? Non ricominciare...
RENATA - Prima gridavi perch stavo zitta...
GIANNI - Va bene, ma non approfittartene, (Tenta d farle una carezza) Andiamo, butta va tutti i pensieri...
RENATA - (Io sfugge) - No, no.
GIANNI - (la trattiene) - Vieni qui.
RENATA - (vuol sciogliersi da lui) . Lasciami stare.
GIANNI - Senti, RENATA...
RENATA - (si sforza ancor pi per liberarsi) -Finiscila!
GIANNI - (vuole abbracciarla) - Sii ragionevole... aspetta...
RENATA - Lasciami.
GIANNI - Almeno dimmi...
RENATA - No, niente.
GIANNI - (la costringe a star ferma, torcendole le braccia, e ride) Se credi di poter scioglierti...
RENATA - Con la tua forza... bella prodezza...
GIANNI - (faccia a faccia, le fa una smorfia, er rabbonirla) - Sicuro: come una barnina. E adesso la pace. Guarda: ti chiedo perdono. '(Fa per baciarla).
RENATA - (recisa, tagliente, a denti stretti) -Ah, no! Non baciarmi!
GIANNI - (ti oscura, la guarda, lascia la stretta, la (eque con occM torbidi mentre si allontana; un silenzio; con voce cupa) Ah si! Sei capace di questo?!
RENATA - (non risponde: ricompone i capelli, le vesti; ti guarda i lividi ai polsi),
GIANNI - Bene, bene, (E s'avvia verso il fondo, incontrandosi con FASSANI che entra). Oh, salute. (Esce).
FASSANI - Sono venuto a dirti...
Voce DI GIANNI - Non posso.
FASSANI - (a RENATA - ) - Dove va?
RENATA - Non so... Credo che debba vedere Azzares.
FASSANI - E Jole?
RENATA - andata via con Moina.
( vicino l'imbrunire: nel cielo si accentuano i colori del tramonto).
FASSANI - (mentre piega metodicamente un giornale) - Ha visto se avevo ragine io? Le Metalli S.I.N.O.M, sono ribassate anche oggi di tre punti; anzi, alla borsa di Roma fino a tre e me?.. Fortuna che le abbiamo date via in tempo.
RENATA - (che intanto ha preso un lavoro a uncinetto e si accinge a continuarlo) - Eh, gi!
FASSANI - Ma se davo retta a Gianni... (Un silenzio. Guarda l'orologio, accende una sigaretta, e guarda fuori, volt verso ilfondo).
RENATA - (si. appena chinata sul lavoro, si arresta, come calta da un pensiero) - Mi dica, Fassani: crede lei che tutti gli uomini, tutti... anche se fra loro... (Ma non va avanti, come se un'altra riflessione la dstogiesse dal domandare),
FASSANI - (dopo un silenzio) - ...Se fra loro?...
RENATA - (scuote il capo fingendo con u sorriso) - No, niente, niente... Credevo di non ricordare, e invece... (Per stornare il discorso) Piuttosto volevo dirle una cosa, Poco h ho parla con JOLE, di lei...
FASSANI - Ah! Be'?
RENATA - Oddio, dovei farsi accompagnare a Milano da un altro...
FASSANI - Meglio di ROSSINI ...
RENATA - Si, ma... anche gli altri giorni, va via sempre sola... Io a Jole non l'ho detto, ma son quasi convinta che lei finga...
FASSANI - lori
RENATA - Sicuro: finga di non poter sopportare l'automobile, per avere una scusa...
FASSANI - Si capisce, che se fossi costretto andrei dovunque; ma cosi, per spasso, preferisco star fermo. Peggio per ine se non so vincermi. Crede che mi faccia piacere? E inutile, dopo lo choc nervo per quell'incidente... il pensiero delle forze che scateniamo, questa ridda di formule nel cervello... tutto un fenomeno... (TrOHCS con un gesto vago) Non ne parliamo. (Pausa).
RENATA - (lo guarda, rimane: un po' irresoluta, le viene Un'idea) - Fassani... (Brevissima sospensione) Mi dia un bacio.
FASSANI - (conitene un ruoto di vivo stupore) - Eh?!...
RENATA - (gli riavvicina, sorridendo) -' prego...
FASSANI - Se uno scherzo... (Come per dire: Son pronto ).
RENATA - No, no, sul serio.
FASSANI - Signora, non capisco... a che titolo...
RENATA - Da uomo a donna, che diamine! Cos'? I-la paura? (Gli si avvicina ancor Pia).
FASSANI - No, no, ma...
RENATA - (con civetteria) - Non pretender mica delle spiegazioni...
FASSANI - Tutt'altro. (La bacia su una guancia che lei gli porge).
RENATA - (lo bacia anche lei) Non mi creda pazza, sa... O forse si, un po' pazza lo sono...
FASSANI - (fa per abbracciarla) . Di chi?
RENATA - (s distacca rapida) - No, un momento...
FASSANI - (gi un po' acceso) - Signora, io mi sento tutto...
RENATA - Perch non andiamo insieme a far qualche gita, co la macchina?
FASSANI - (con calore) - Certo, quando vuole... dove vuole...
RENATA - (Zia raggiunto il suo scopo e devia) Da buoni amici, si capisce... Anzi come fratello e sorella...
FASSANI - (deluso, cerea di sorridere) Ah... si.
RENATA - ...come due che si possono dare un bacio innocente, senza secondo fine, perch lei, per Gianni, non vero? come un fratello... (Gli d la mano) Arrivederci.
FASSANI - (ancora stordite, con un sorriso che e una smorfia) - Arrivcdeda. (E s'avvia).
SIPARIO
ATTO SECONDO
Sera della stesso giorno. Lo spiazzo del giardino di fronte alla villa Fassani: la villa e in fondo, con le vetrate del pianterreno illuminate, e i piani superiori che si perdono nel buio, fra il folto delle piante. Cielo stellato, Dallo spiazzo partono viali e vialetti in varie direzioni. Le siepi laterali, le piante e i grandi vasi fioriti formano angoli nascosti, ove sono tavolinctti e sedie da giardino. Sparse qua e la poltroncine di vimini, sedie a sdraio, amache. Alla villa si accede per i pochi gradini che salgono alla vetrata cen-troie. Quadri alle pareti interne,
(Nella sala centrale a pianterreno delta villa sono a tavola, in abiti da sera: JOLE, d fronte, con il Comm. Azzaresi alla destra, GIANNI alla sinistra; Fassani, d faccia a JOLE, con RENATA alla destra e Enrica alla sinistra; ai lati Momo, ROSSINI, Tito, Bonin, UGO. il pranzo al dolce e alle frutta; saltano i tappi dello spumante fra risate e voci confuse. RENATA sembra allegrissimo: rde e motteggia pi degli altri, bevendo di frequente. Serve un cameriere).
RENATA - (si fa versare altro spumante nella coppa che ha vuotalo d'un sorso) - Ancora, ancora, diamine!
VOCI Un brindisi.
Perch
Ma sicuro.
Senza discorsi.
Lei, commendatore...
Due parole.
Passammo.
Andiamo, commendatore.
Basta.
Silenzio.
RENATA - (fa per alzarsi, levando la coppa) Se no lo faccio io. (E scoppia a ridere, mentre gli altri scherzosamente protestano),
AZZARESI - (quasi cinquantenne, un po' solenne, rimanendo seduto, alza la toppa). Niente discorsi, siamo d'accordo. Ma un brindisi, si: un brindisi alle fortune del nascituro. (Sorrisi e commenti).
RENATA - Non facciamo insinuazioni. (E ride nervosamente, un po' stonata),
TITO - Non si sa mai...
GIANNI - (nervoso) - Ma basta.
AZZARESI - Precisamente: nascituro, perch una creatura...
MOMO - Maschio!
AZZARESI - ...nata dal connubio della scienza... (Indica Fassani).
TITO - Femmina...
FASSANI - (A TITO) - Caro, non ci sbalordire.
AZZARESI - Con l'ardimento. (Indica GIANNI e raccoglie qualche approvazione. Tutti bevono).
RENATA - E il brevetto l'atto di nascita. (Ride, senza trovar consenso).
AZZARESI - (col tono di chi ricomincia) - Infatti...
GLI ALTRI - (che stavano bevendo, s'arrestano per protestare) - Basta! Basta! Chiuso l'incidente.
AZZARESI - (ripiega, sorridendo) - Infatti, bevo alla salute del tipo 15 (Approvazioni),
UGO - Ottimo, questo champagne.
FASSANI - Espumante italiano.
RENATA - (a TITO Bonin, indicando il proprio bicchiere) - Voi, Bonin, non abbiate la sfacciataggine di contarmeli, eh? ! (E beve).
TITO - Non ne ho il coraggio.
AZZARESI - Perch anche tu vedi doppio.
TITO - Eh, no: testimone la signora JOLE. (a JOLE) Vero?
JOLE - Ci mancherebbe altrol
UGO - (a Enrica, porgendole un frutto) - Le consiglio questo.
ENRICA - Grazie.
AZZARESI - (che a tutti' costi, dopo aver bevuto, vuol buttar fuori il discorso che aveva pensato) - Del resto significativa anche questa moderna abolizione dei discorsi, bench la festa di stasera...
GIANNI - (di malumore, fra i denti) - E dagli.
AZZARESI - ... Per quanto intima, meriti di essere ricordata, e, anzi, celebrata... (Mormorio di commenti).
TITO - Lo fai o non lo fai?
AZZARESI - Voglio dire, e mi sembra un dovere, che non solo noi festeggiamo la nascita di una nuova macchina genialis-sima, ma anche e soprattutto la bella e rara amicizia di due... (Non trova la pa-rota).
TITO - ... Sergenti...
AZZARESI - ...di due coetanei, che nelle battaglie della vita cementano il vincolo stretto sin dai primi anni di scuola. (Consensi di UGO,ENRICA, TITO e ROSSINI).
TITO - Damone e Pzia.
RENATA - (che s era chinata come per ascoltare uno scambio di parole fra Mosto e ROSSINI, scoppia in una risata convulsa, che la costringe ad alzarsi, mentre tulli la guardano).
GIANNI - (a RENATA) - Che ti prende?
RENATA - Niente, scusate, Monto che le dice grosse. (E continua a ridere; allontanandosi scender in giardino).
MOMO - Non vero,
JOLE - Mi meraviglio di lei, ROSSINI.
ROSSINI - Son ragazzi.
RENATA - (tutta scossa dal suo riso nervoso, si portata in un angolo dove non pu pi esser veduta: la sua risata si rompe in un singhiozzo e s scioglie in lagrime).
AZZARESI - Non l'ho mai vista cos allegra.
FASSANI - (a Gianni) - E tu, invece, stasera...
GIANNI - (tronca subito) - Si, si, me l'hai detto.
TITO - Io propongo che poi ROSSINI ci canti una bella romanza. (Approvazioni degli altri, che cominciano ad alzarsi, per scendere in giardino).
ROSSINI - Ma no; ma ci mancherebbe questa...
GLI ALTRI - Si. Perch'? Vogliamo sentirlo.
ROSSINI - Non lo dite nemmeno.
AZZARESI - L'accompagna al piano la mia figliuola.
ENRICA - Volentieri.
ROSSINI - Grazie, ma pensiamone un'altra.
MOMO - Su, ROSSINI...
ENRICA - Mi hanno detto che ha una vocemagnifica.
ROSSINI - Le hanno detto una bugia.
UGO - Tenore, forse?
ROSSINI - Ma niente...
FASSANI - (a UGO E ENRICA - ) - Non so quanti maestri l'hanno consigliato di piantar l'impiego, ma lui...
ROSSINI - Per carit; fin che scherziamo...
UGO - Animo, via!
ROSSINI - (a UGO, per ritorsione) - Lei, piuttosto, ci reciti i suoi versi.
UGO - Che c'entra...!
TITO e JOLE - (in disparte, sorridono con una cercaria canzonatoria, esortando anche loro) - Andiamo, si faccia sentire, ROSSINI.
RENATA - , (a ROSSINI) - Non dia retta.
ROSSINI - Ma se cos bello, guardate, far due passi in giardino.
FASSANI - Allora, dopo.
JOLE - (indicando a destra) - Il caff laggi, sulla terrazza. Siete tutti avvertiti.
RENATA - (tutta accesa e vibrante, prende Monto sottobraccio e lo conduce via a destra) Sent, Momo: ti devo dire una cosa. (Scompaiono).
TITO - (a Jou- che, avviata verso il fondo, gli passa vicino) Che profumo stupendo, stasera. Dove l'avete trovato?
JOLE - (con civetteria) - Indiscreto! Vado a dar gli ordini. (Esce per la sala da pranzo).
UGO - (che rimasto un po' indietro con ENRICA) - Si potrebbe andare a vedere il lago.
ENRICA - Ah, certo...
AZZARESI - (si volge e d un'occhiata a ENRICA , per ammonirla e richiamarla) ENRICA!
ENRICA - (va verso il padre) - Pap.
S sente un'altra risata di RENATA).
GIANNI - (fra denti) - Ancora! (Esce rapido).
AZZARESI - (sorridendo) - Cos'? Ancora per il brindisi?
ROSSINI - Ma no.
TITO - fc il buon tempo.
(iV avviano tutti a destra).
AZZARESI - Del resto ho detto bene: creatura. Perch anche un motore nasce, cresce, combatte, invecchia...
FASSANI - Dopo facciamo il poeherino?
AZZARESI - Ma si.
UGO - (che intanto s e riaccostato a ENRICA) . Conosce il bridge?
ENRICA - Un po'.
TITO - Vi raggiungo subito. Telefono uri momento alrospdalc, se c' niente di nuovo.
ROSSINI - Ha dei malati gravi?
TITO - No, ma... voglio sentire. Un minuto. (Sale alla villa ed esce).
AZZARESI - Eh, s, una canaglia, ma come medico non c' niente da dire.
FASSANI - Meno male che, fra tante passioni, quella almeno ta pi forte.
ENRICA - (a UGO) - Lo sapr anche lei che Lanno scorso ha salvato GIANNI per miracolo.
UGO - Ah, era lui?
AZZARESI - (a UGO) - Proprio per miracolo. In quella circostanza stato per Gianni... macch un fratello... di pi, di pi, non saprei...
ROSSINI - Eh, certo che, se non era Bonin...
FASSANI - (a ugo) - Con la caduta che Gianni aveva Fatto, dissanguato a quel modo...
UGO - Gli fece la trasfusione del sangue, mi pare.
AZZARESI - Del suo sangue. Perch subito si offr lui stesso.
CAMERIERE - (compare a destra) - Il caff servito.
AZZARESI - Bene, bene,
FASSANI - (a Ugo) - E adesso, per far arrabbiare Gianni, gli diciamo che Boni gli ha trasfuso col sangue anche i suoi vizi di donnaiolo.
(Escono tutti a destra, meno UGO che trattiene Erica),
CAMERIERE - (che s era fermato per lasciarti passare, attraversa la scena ed esce in fondo a sinistra).
UGO - (a ENRICA) - Aspetti.
ENRICA - Perch?
UGO - (fa per condurla via a sinistra) - Loro, tanto, vanno a giuncare.
ENRICA - Non vorrei che pap... (Ma s'avvia),
UGO - Ma no, non dice niente,
ENRICA - Lei non sa quanto severo.
UGO - Torneremo subito. (E la conduce via a sinistra).
JOLE - (ritorna seguite da TITO Bonin, e si ferma nella sala prima di scendere in giardino) - Ma non dovevate telefonare?
TITO - (galante) - Anche, Una cosa non esclude l'altra.
JOLE - (con civetteria) - Anzi, escludetemi pure.
TITO - Se ho gi potuto farvi ascoltare quello che dovevo dirvi...
JOLE - Appunto. E adesso andate a fare il vostro dovere. (Scende gli scalini i prinia di uscire si volge sorridendo a TITO che e rimasto a guardarla),
TITO - Siete meravigliosa!
JOLE - Andate, andate.
TITO - (allargando le braccia) - Obbedisco.
JOLE - Bravo. (Esce a destra).
TITO - (la segue ancora con lo sguardo, poi esce in fondo).
CAMERIERE - (rientra con due bottiglie di liquori, attraversa la scena ed esce a destra).
GIANNI - (entra tenendo per mano RENATA) -Vieni qui.
RENATA - Che vuoi?
GIANNI - Mi dici cosa t'ha preso?
RENATA - (alla finzione della sua ktixia aggiunge quella d una vivaci affettuosit) - Ma. niente, caro. (Gli accomoda il fazzoletto nel taschino).
GIANNI - (torbido, veemente) Cos' questa allegria su RENATA?
RENATA - Scusami, non m'ero accorta...
GIANNI - - tutta stasera che sembri itati p3ZZA.
RENATA - (ridendo) - Oh, non hr l'esagerato, adesso...
GIANNI - -. Dove vuoi arrivare?
RENATA - (come se fosse sorpresa dalla domanda) Ma che dici?
GIANNI - RENATA, guarda, se tu pensi a un colpo di testa...
RENATA - (fngendo maggior stupore) .. Io?!
GIANNI - (interdetto) - Si... Perche...
RENATA - (abbracciandolo con voluta tenerezza) - Quanto sei scemo! Dove vai a pensare?
GIANNI - (la respinge, brusco) No, no, va l, non _far la sciocca. Io voglio sapere se nascondi...
RENATA - (con piglio tragicomico) ... Forse una rivoltella? O un veleno? Guarda: perquisisci,
GIANNI - (fremendo, Uthablmetite ridicolo) Ah, s, eh ? Ci ridi? ! Ma vedrai alla fine...
RENATA - (fa ancora per abbracciarlo) - No, no, niente alla fine . E gi fintio, Sei tu ehe non te ne accorgi.
GIANNI - (si ritrae, acre) - Ma che fai?!
RENATA - Scusami, non posso nemmeno ab bracciarti?
GIANNI - (secco, stonato) No!
RENATA - (ridendo) - Ah, le tratti cos, le donne?
GIANNI - Non ridere, ti dico...
RENATA - Ma vieni qui, facciamo la pace, via. Cos' questo broncio-..?
GIANNI - Lasciami.
RENATA - Scusa, eri ttt, oggi, che lo volevi; e io sono stata tanto ostinata che dopo mi son pentita subito. Adesso, vedi, riconosco che dovevo darti ragione...
GIANNI - (torvo) Come? Come?
RENATA - Ma s, tato, stai l a pensarci tanto...! lo ti voglio bene, e non cerco altro. Si capisce che voialtri uomini... se non siete santi, dovete esser tutti csi...
GIANNI - E allora? Avanti...
RENATA - Allora... se oggi sono stata cattiva, lo riconosco, vedi... I i chiedo scusa e non ne parliamo pi.
GIANNI - Ma guarda che fortuna deve capitarmi... !:
RENATA - (sempre sorridente) - Perch? Non hai forse ragione? Ci ho ripensato, sai, a quello che rri'hai detto. Che stupidal Montarmi la testa cos non volerti dare nemmeno un bacio. In fondo dovrei essere orgogliosa d'un marito ehe chi sa quante m'invidiano. Per ti prometto, guarda, che d'ora in poi sapr capire... si, le tue situazioni, e non... non fard, non dir niente che possa dispiacerti. Siamo intesi? Ti d la mia parola. (Gli porge la mano).
GIANNI - (la sogguarda e non sa risponderle; evita la mano e va a buttarsi di traverso su una sedia, con le spalle quasi del tutto rivolte ut pubblico, sospirando fra i denti) . Eh, le donne!...
RENATA - Si capisce: pi o meno anche noi saremo tutte uguali.
GIANNI - (senm voltarti) . Lo so.
RENATA - E dunque, se lo sai... (Con fare birichina va a sedersi sulle ginocchia di lui, abbracciandolo: cos lei si trova rivolta al pubblico e render evidente il cori tratto fra il suo stato d'animo e l'altee-eiamento verso il marito. Non vista da lui, per sfogare il suo orgasmo morde le punte di un fazzoletto, col quale ogni tanto si asciuga le lacrime che non pu trattenere).
GIANNI - Ma che! Ricominci?!
RENATA - Scusa, proprio me dovresti respingere? Scommetto che se una donna venisse a sedersi sulle tue ginocchia non la manderesti via; anzi...E faresti bene, non dico... perche non potrai mica dir loro... non so... che vuoi bene a un'altra. Adesso ci sono io, qui, e sarebbe ridicolo respingermi; non ti sembra? Avanti, allora, immi qualche cosa di earino. Sii gentile, almeno.
GIANNI - (freme, ma, per non esplodere, o-stenta una ironica tranquillila) . Ti garantisco che non capisci niente.
RENATA - (scoppia a ridere nervosamente) Ah! ah! ah! E perch?
GIANNI - (s'alza bruscamente, respingendo RENATA con uno scatto rabbioso) - Perche non capiresti nemmeno il perch, tanto seisciocca, insignificante e ridicola nella tua presunzione di beffarti di me con delle scempiaggini da collegiale! (E s'allontana rapido verso sinistra).
RENATA - (sferzata, in un guizzo di sdegno} -Ah, si, eh? Allora la vedremo!
GIANNI - (senza volgersi, ri stringe nelle spalle) Ci vuol altro! (E va via, mordendo una falsa risata).
RENATA - (fa qualche passo come per corrergli dietro, e lo minaccia da lontano) Lo so, ma tanto peggio per te... Tutti uguali, eh?! Ebbene, k> vedrai... (Vorrebbe trovar subito il moda di ribellarsi, ma, irresoluta e vinta dal pianto che le stringe la gola, s'abbandona allo sconforto e viene avanti a sedersi in un angolo nascosto, con la fronte su un tavolmetto di marmo. Avvertendo dei passi reprme i singhiozzi),
(Si sente una risata di tutti fra voci confuse).
LA VOCE DI JOLE (pi distinta) - Eh, ROSSINI, ROSSINI!
(Da sinistra, verso il fondo, entrano Enkica e UGO diretti verso destra. UGO giuoca con un yo-yo).
ENRICA - Troppo gentile: ma non ricordo davvero quando posso averle... suscitato quest'attenzione.
UGO - Ci pensi bene : vedr che le torna in mente,
ENRICA - (si ferma a pensare) - Un anno fa, ha detto, Ma dove mai?
UGO - Un anno fa lei non stata a Roma?
ENRICA - Si, ma...
UGO - E non andata a un concerto all'Au-gustco?
ENRICA - E vero. Ero con la signora RENATA.
UGO - Esatto. Lei non se ne accorse, ma io non finivo mai di guardarla. E cosi mi Son portato via la sua immagine...
ENRICA - (sorride compiaciuta, schermendosi) La mia... oh... che dice?...
UGO - E ogni volta che ho risentito la Nona , la sinfonia delle Maschere , la morte d'Isotta, m' riapparso questo suo volto...
ENRICA - Ma no... lei adesso...
UGO - ...perch pi il tempo passava, pi la simpatia diventava un profondo sentimento... (Escono a destra).
RENATA - (ha ascoltato, non vista, con un sorriso amaro, spezzettando coi denti i gambi d alcuni fiori che erano sul Uvolntlo, Come se si risolvesse a reagire al suo sconforto, balza in piedi, butta via i fiori e va incontro a
TITO - che, riapparso nella sala, scende in giardino accendendo una sigaretta) - Chi cerca il nostro libertino?
TITO - Oh, siete qui? La mattana v' pas. tata?
RENATA - (tutta vibrante in un riso nervosa) No, no, anzi... Ricomincerei.
TITO - Che? Avete gli occhi rossi?
RENATA - Ho lacrimato per il troppo ridere. Datemi una sigaretta.
TITO - Volentieri. (Gliel'accende) Sapete the non vi riconscevo pi?
RENATA - Infatti... una di quelle serate che fanno venir voglia, non so, di far pazzie.
TITO - Voi?! La donnina pi assennata e pi casalinga che si conosca?
RENATA - Eh, vedete che non si sa mai!... Alle volte dove non si pensa...
TITO - Prprio.
RENATA - E poi: casalinga!... Ma se. l'amore, ad esempio, ch' la pazzia pi grossa, tutti lo cercano fuori d casa.
TITO - Tranne voi.
RENATA - Oh, finitela con quest'aureola fatta apposta per mettermi li, in disparte, come un francobollo raro, che non servirebbe. pr, nemmeno per spedire una cartolina illustrata. Sembra che voi uomini specialmente le canaglie del vostro stampo dobbiate occuparvi soltanto delle donne che sfuggono alle collezioni degli esemplari preziosi. (E rde sottilmente).
TITO - (galante) - Non sapevo che sapeste dire anche delle amabili malignit.
RENATA - Ma quante cose mi scoprite, Misera?] Mi credevate un'oca?
TITO - Tutc'akro: vi scopro un'altra virt; di essere diventata una donna di spirito, invece di inacidirvi, alla scuola delle canaglie del nostro stampo.
RENATA - L'allusione pi maliziosa che esatta, dal momento che io son qui accompagnata da quella... canaglia di mio manto, mentre voi scorrazzate sempre solo, lasciando a casa vostra moglie.
TITO - Si capisce che...
RENATA - Lo so; si capisce perch la moglie ... un punto d'appoggio, il campo di fortuna dopo )e scorribande.
TITO - Non colpa degli uomini se l'amore concilia, e qualche volta richiede due stati d'animo cos diversi.
RENATA - (gli si accosta con insinuante ambiguit) - Che non si escludono?
TITO - (perplesso, cerca di pescare 'per farti avanti) _ Affatto: anzi, sono due esigenze che si salvano a vicenda appunto per la diversit delle due situazioni.
RENATA - (fissandolo stranamente gli si accosta ancor di pi come attratta, con la bocca verso quella di lui) - Ebbene? Questa sarebbe una situazione?
TITO - (pronto a ghermire) . Cio?
RENATA - Non so: domando...
TITO - Sarebbe un sogno. (E fa per baciarla: ma lei si ritrae rapida).
RENATA - Ah, no! (k ride).
TITO - (sconcertato, ma ancora acceso) - Perch?
RENATA - Cos'avete creduto? Non vi ho mica domandato da quanto tempo mi amate...
TITO - Da sempre.
RENATA - (ridendo) Per lo meno...
TITO - Basta una parola per scatenare tutto un sogno...
RENATA - (avviandosi verso destra) - Andiamo, andiamo, lasciate da parte il vostro repertorio. Non ne vale la pena, per uno scherzo...
TITO - Voi non siete donna capace di scherzare; e io vorr rivedervi, per...
RENATA - Ma non venite a casa mia quasi tutti i giorni? Dunque...
TITO - Si, ma...
RENATA - Domani i il mio compleanno. Ah, no, non vi dico quanti. Per potete venire a prendere una tazza d t con gli amici,
TITO - Allora avreste giuncato cos, con una cosa seria...
RENATA - (lo sogguarda con amara ironia) Seria?!
TITO - Grave.
RENATA - (si fama, diverta) - Avete ragione... Non so: idee che passano, come lo spumante... (Come fra s) Eppure vorrei andare fino in hiuio. (Per rompere il discorso) Avete visto, laggi, che magnificenza ili rose
JOLE - ha fatto crescere intorno alla terrazza? (Sono interrotti dalle voci confuse degli altri che vengono da destra. Subito entra JOLE seguita da Momo, UGO. Enrica, AZZARESI,ROSSINI, Fassani).
JOLE - (divertita) - Sai, RENATA? Abbiamo fatto le figure animate e ROSSINI ha avuto per penitenza di rifare la sua prima avventura, (E ride),
MOMO - venuto fuori uno scandalo.
RENATA - (a ROSSINI ) - Complimenti.
ROSSINI - Non ci creda. Ho rifatto una novella perpetrala in giovent.
TITO - Allora ha menTITO, e deve rifare la penitenza.
ROSSINI - (s'allontana) - State freschi.
FASSANI - - A meno che... la prima avventura non ci sia ancora stata...
JOLE - Addirittura?! Oh!... (Risate).
RENATA - (con concitata giocondit ad Azza-resi) - Anche lei, eh? Si diverte con questi giuochi...
AZZARESI - Io? No... Sa bene che sono un po' all'antica.
FASSANI - Facciamo questo poker?
ROSSINI - Oh, meno male...
RENATA - No, no, no, no! Non vi segregate, come al solito. Propongo un ballo indiavolato.Ugo, ENRICA.
TITO - Bene. Brava. Meglio.
RENATA - Ol! (Prende sottobraccio Azzaresi e si volge a ROSSINI) Lei si metta al pianoforte.
ROSSINI - (allarga te braccia in atto di obbedienza) - Per me.
RENATA - (ad AZZARESI, trascinandolo via d corsa versa l'intern) - E a lei offro un bel cognac.
AZZARESI - (ridendo suo malgrado) - Piano, piano. (L'allegria d RENATA d animazione al gruppo degli altri).
TITO - Volare, andiamo!
ENRICA - Pap.
RENATA - (verso l'interno) . Cameriere! (Esce a destra arandosi dietro Azzaresi. Anche gli altri, meno Jole e Momo si sono avviati).
AZZARESI - (alludendo a RENATA) - Staser straordinaria.
UGO - (a ENRICA) - Conosce la rumba:
ENRICA - Un po'...
MOMO - Domando scusa, ho un'impegno...
TITO - Ahi! Ahi!
JOLE - Con questi impegni!
MOMO - Mi dispiace ma... (Rde, guardando l'orologio) Son gi in ritardo. Se posso torno.
FASSANI - Va l che non potrai. Buona notte.
MOMO - Arrivederci. (S'avvia a sinistra).
TITO - Povero martire, eh? Che non ti danno pace...
MOMO - Cosa vuole? Bisogna (are il proprio dovere. (Erre).
ENRICA - (a ROSSINI ) - E lei non balla mai?
ROSSINI - Nelle grandi occasioni.
FASSANI - (a ENRICA) - Ah, lei non conosce ROSSINI: dovrebbe vederlo in frac.
JOLE - (che nel frattempo, senza parere, ha guardato pi volte verso sinistra) - Scusate: vi raggiungo subito.
TITO - Faccia presto, te no dobbiamo ballare fra noi.
JOLE - Veramente... ho la testa un po' pesante. Prendo una boccata d'aria.
FASSANI - Allora guarda dov' andato Gianni. (Esce dietro gli altri, i quali frattanto sono andati via alla spicciolata verso una sala interna della villa, da dove poco dopo giunger una suonata vivacissima).
JOLE - (rimasta sola va verso sinistra) - Oh, meno male, ti si rivede. Cosa facevi laggi solo?
GIANNI - (entra imbronciato) - Scegli W: ricamavo, studiavo i logaritmi... prendevo il sole...
JOLE - tutta la sera che sfuggi ogni occasione di rimanere un po' con me. Che diavolo t'ha preso?
GIANNI - Vuoi farmi una scena?
JOLE - Una scena?! E perch?
GIANNI - (che non sa come sfogare il suo cruccio) - Ma... che ne so, io? Che ne so? Ma almeno, non dico molto, almeno uno straccio di scena, Unto per decollare, se no...
JOLE - Che ti piglia?
GIANNI - (ogni santo guarder intorno, per assicurarsi che RENATA non lo veda con JOLE) - Eh, si, cara, perch se hai un diavolo in corpo, e nossignore, non lo devi buttar fuori, allora scoppia.
JOLE - Fai un discorso senza senso, che non capisco...
GIANNI - Non pretendo che tu capisca.
JOLE - (allarmata) - Di', non sar mica qualche sospetto di lei?
GIANNI - Quanto a questo ti d la mia parola che non sospetta. Anzi...
JOLE - E allora, scusa, sarci io che...
GIANNI - Ma che tu! Che tu! A te basta far quattro moine e sei a posto, contenta come una Pasqua. Andate l che siete tutte d'una risma.
JOLE - Tutte!? Ma che modo ...
GIANNI - Hai detto che non capisci? Basta. La paura d'oggi non t' servita a niente, eh? La situazione in cui ci saremmo cacciali, se fosse successo un guaio, tu non la consideri, eh? Tu non consideri niente.
JOLE - E la prendi con me perche tu...
GIANNI - Si capisce! Con chi vuoi che la prenda, con lei ? stata una lezione. Stop. Finiamola. Non se ne parli pi.
JOLE - (sgomenta, rabbiosa) - Ah, questo che vuoi? P. questo: finiamola come se fosse niente...
GIANNI - Ssss! Sta zitta!
JOLE - (abbassa la voce, con crescente concitazione) - ...come se fino a ieri non fossi stato tu a dirmi che io ero per te...
GIANNI - Ecco, ceco come siete fatte voialtri: a furia di capricci volete le grandi promesse, per arrivare poi al dramma. E magari, dopo avere abbindolato un uomo, pretendete...
JOLE - (atterrita) Abbindolato? Ma sei tu che !o dici...?
GIANNI - Andiamo, non far la vittima. Lo sai meglio d me come siamo arrivati 3 far delle sciocchezze...
JOLE - (smarrita) - Sciocchezze?! E tutto l'amore...
GIANNI - Ma si, non prendere le parole con le molle, adesso. La colpa sar di tutt'e due, se vuoi, ma c' differenza. In fin dei conti si capisce che un uomo...
JOLE - Ma che? Ora fai il bilancio? E credi che...
GIANNI - (per attenuare l'asprezza d poco prima, a bassa voce) - Be' insomma, adesso non... Si, in un momento di rabbia sar stato eccessivo, per... E poi in fondo sar un bene anche per te...
JOLE - (torbida) Si, s... (Un silenzio) Se credi di avermi persuasa...
GIANNI - (cercando di sorrdere, tra verso il fondo) Ma senti quel ROSSINI, come sa suonare!
JOLE - (passandogli davanti) Gi rdi, eh? Come se ti fossi levato un peso.
GIANNI - Ti prego. Urta volta o l'altra bt-sognava pur finirla, no? Non poteva mica durare in eterno una... situazione simile. (S'avvia per uscire), (Il pianoforte tace. Da sinistra entra il cameriere),
CAMERIERE - (a Gianni) - Mi hanno mandato a dirle che l'aspettano per giocare.
GIANNI - (coglie il destro per andarsene subito) . Ah, bene. Vado subito. (Esce).
CAMERIERE - (a JOLE) - Signora, hanno rotto la bottiglia di strega...
JOLE - Bene! Anche questo,.
CAMERIERE - Per fortuna ce n'era rimasta poca.
JOLE - Lo so, (Vedendo entrare RENATA) C sono quelle tazze, laggi, da portare in cucina.
CAMERIERE - Vado subito. (Scende in giardino ed esce a destra).
RENATA - (seguila da Ugo, accesa, agitata, fremente, passa davanti a JOLE senza curarsi d lei).
JOLE - (senza fermarsi, a RENATA) . Avete finito la baldoria?
RENATA - (non le risponde).
JOLE - (ossequiata da UGo che s'inchina, esce, per la sala).
RENATA - (fra s) - Pazza! Pazza! (A Ugo) Faccia ) piacere: se ne vada, se ne vada via subito.
UGO - Signora, ho il dovere di spiegarle...
RENATA - No, lei ha il dovere di star zitto. Anche se la colpa dell'equivoco mia, non doveva mai permettersi...
UGO - La prego di non credere che il mio impulso sia a-., irriverente, senza un perch, senza... me lo lasci dire... Ecco... Lei non ricorda quel pomeriggio all'Ali-gustco...
RENATA - (sbalordita) - Ah!
UGO - Non ricorda che ascoltai tutto il concerto guardando lei? Non so perch, da allora, ogni volta che ho risen
TITO - la Nona ...
RENATA - (con amara ironia, quasi ammirandolo) - ...La sinfonia delle Maschere.
UGO - ...appunto, la Morte d'Isotta, ogni volta la sua immagine, senza che io lo volessi...
RENATA - (con disgusto) - S, s, he capito. Non occorre che dica vi resto: lo so a memoria. Questione d poesia! (A un gesto di Ugo) Vada, vada, e cerchi di essere un po' pi originale. :
UGO - E va bene. (Va un inchino e lentamente sale alla villa).
(Da destra entra MOMO).
MOMO - Dov' Gianni?
RENATA - L, (A UGO) Per favore, Del Vasto, preghi ROSSINI di venir qui subito.
UGO - Sssignora. (Esce a sinistra).
MOMO - (s' avviato verso il fondo, ma torna indietro) - Anzi... meglio che glielo dica tu: se no lui mi fa delle storie. Ho bisogno di portar via la macchina.
RENATA - Ma s.
MOMO - Allora ci pensi tu, dopo...
RENATA - Cosa vuoi che me ne importil
MOMO - Eh, ti irriti per questo? Ciao. (E fa per andarsene).
RENATA - (dopo un attimo h ferma, cercando di vncere la sua concitazione rabbiosa) D', Momo...
MOMO - (si volge) - Cosa?
RENATA - Vieni qui, senti... (Subito impaurita, riprendendosi) E poi no. Va, va va,
MOMO - Che. hai?
RENATA - Vattene, vattene. (Con sarcasmo) Va a fare il tuo dovere, dove vuoi. (VedendoROSSINI che scende dalla scala) Oh, bravo, mi accompagni subito a casa.
ROSSINI - (sorpreso) - Che?!
RENATA - (a Momo) - Tu puoi andare, t'ho detto.
MOMO - (s stringe nelle spalle, rinunziando a capire) - Ma ti pare? Buona notte. (Si avvia a destra).
RENATA - Va pur l, che siete dlia brava gente... da mettere tutti in un mazzo.
MOMO - A me lo dici? (Esce),
ROSSINI - Cosa c'?
RENATA - (con un pianto rabbioso) Sono stanca di sopportare tutta questa... Voglio andar via, ecco, non posso pi fingere. Pensi lei, dica che sto male... inventi quello che vuole, non importa. L'aspetto laggi, al cancello. Mi porti il mio scialle.
ROSSINI - Non capisco, cos all'improvviso...
RENATA - Non occorre che capisca. Avanti, faccia presto.
ROSSINI - Cosa le successo col coitimeli-dator AZZARESI? L'ho vista inquietarsi...
RENATA - Oh, niente, gli ho detto il facto suo, perch a parole fa il moralista, e invece poi...
ROSSINI - (sorride bonario) , Non ci badi: la temperatura di questa serata.
RENATA - Allora andiamo, s sbrighi.
ROSSINI - Se non mi spiega...
RENATA - Cos'? Ha paura d'accompagnarmi?
ROSSINI - No, ma...
RENATA - E dunque, cosa pretnde tante spiegazioni? Andr sola, ecco; e lei rimarti a far le mie scuse, (con acredine ironica) a quei signori l. (S'avvia),
ROSSINI - Non faccia la bambina. Cosa le succede?
RENATA - Mi succede... che ho bisogno di rimaner sola, ecco, e che non posso pi veder nessuno. Ho uno schifo, uno schifo!
ROSSINI - (allarga le braccia, paziente) Ne so quanto prima.
RENATA - Non importa, le ho detto. Basta che si decida. Se lo dico a GIANNI di accompagnarmi, quello... s mette a rdere. Credevo che almeno lei...
ROSSINI - E allora, no. lo non faccio niente e non dico niente a nessuno. (Si siede) Sto qui a vedere. Va bene?
RENATA - S, s, va bene... (Dopo un silen-mo, con rabbiosa decisione) Le faccio un'altra proposta: vuol venire con me?
ROSSINI - No.
RENATA - Dove crede, sa? Fuori, via in macchina tutta la notte... per stordirmiGIANNI non deve saperlo... Deve cercarmi, se ne ha il coraggio.
ROSSINI - (non la prende sul serio e sorride) - Nemmeno per sogno.
RENATA - Soli, capisce?
ROSSINI - Ho capito: lo stesso. Vuole andare a Milano anche lei?
RENATA - Andiamo, non faccia dell'ironia verso se stesso. Parlo sul serio.
ROSSINI - Lei, stasera, ha qualche ghiribizzo che non la fa ragionare, e io, invece...
RENATA - Ah, lei pu ragionare?! Pu ragionare come se fosse niente!? Anche se una donna arriva all'assurdo di pregarla, dopo aver perduta la testa...
ROSSINI - (ti volge, sbalordita) - Che dice?! Lei?! (Calcando) Lei!?
RENATA - (quasi si ritrae come impaurita dalla reazione di ROSSINI ) . Certo... io... Sono proprio io... che le dico... (Prorompendo) Ma s, ecco, ecco cosa le dico: che hobisogno di rompere il cerchio, di liber rarmi non so di che cosa, pur di farla finita con le storielle sentimentali, con tante fsime...
ROSSINI - (sincer, con crescente vibrazione) No, no, no! Non diventi cos, la prego. (Un silenzio).
RENATA - (stupita, lo guarda illuminandosi; a fior d labbra, con il tremito d una profonda emozione) - Ma come! davvero lei, se per caso io k proponessi sul serio la pazzia che ha fx>tuto sospettare... non...
ROSSINI - Diamine! Lo domanda?
RENATA - Badi, io non avevo in testa un'idea simile, nemmeno per ischerzo... nemmeno come una prova...
ROSSINI - Mi perdoni l'equivoco, allora.
RENATA - Ma, francamente, Ormai... non avrei osato credere che lei... s, voglio dire... un uomo...
ROSSINI - Oh, nemmeno io avrei dovuto credere... che lei potesse abbassarsi fino a tanto. Per questo la prego nuovamente di perdonarmi. Sono stato impulsivo pi di lei, questa volta. Ma le. confesso... che ho avuto paura. La vedevo cos in aito, che il solo sospetto... nel vederla cos fuori di se... nel sentirla parlare come non l'avevo mai sentita, stato come il dolore di sentirmi deluso.
RENATA - (in un soffio) - Deluso! Lei?!
ROSSINI - (pi col cenno che con la voce) - S.
RENATA - Per questo? (Ungendo, per rimetterlo alla prova) Scusi, lei, poi, se vero che m'ha voluto bene...
ROSSINI - (accorato) - No, le dico, no... Non capisco davvero questo suo stupore. La mia devozione... la mia ammirazione... il mio amore...
RENATA - (in u tremito) - Amore!?
ROSSINI - S... non cosa che lei potrebbe appagare cos... buttandosi va... per stordirsi o per altro, l'ino a oggi ha fnto di non accorgersene, e a me bastava... non chiedevo di pi...
RENATA - Ma che dice, ROSSINI ...?
ROSSINI - Una pazzia?! Un'avventura qua< lunquc? Per vendicarsi di chi? Non doveva pensarci nemmeno come un'ipotesi, dopo chiarito l'errore in cui son caduto mio malgrado, E lei si stupisce? Ma cosa credeva? che io non aspettassi che questo...? un suo turbamento... magari un suo capriccio?... No, sa, ben altro, ben altro... E se sono ridicolo, tanto peggio per me, che dopo aver creato tutti questi equivoci, non posso far altro che sentire l'amaro in bocca. Niente, niente, non ne parliamo pi, e anche questa sar finita. (Fa per andare).
RENATA - (un po' sperduta, trepidante) - Un momento... no... mi faccia capire...
ROSSINI - Devo dire quello che Iti sa? Perche inventa certe ipotesi, come... non so... come Se il mio silenzio fosse stato un'attesa? Se nella mia vita avessi amato un'altra dnna... alte donne... be', direi che l'amore pu nascere in tanti modi e poco importa se una volta... Invece... Eh, invece...! E poi io andavo pi in l: volevo soltanto innalzarla e ammirare in lei, ma s, diciamola pure la parola sentimentale, che io non mi vergogno... sicuro, l'ideale d moglie, quella che avrei voluto se fosse stata mia. Vede? ora glielo dico, perch tanto... da domani tutto sar diverso, e pu darsi che la miglior cosa sia che m'allontani...
RENATA - No. Che dice?
ROSSINI - Eh, si, ormai... una parola continuare a essere quello che mi piaceva di essere in casa sua... Perch io, in fondo, non rida adesso, facevo un po' il marito. Eh, gi! E se alleggerivo la vostra vira, e magari ve la rendevo pi intima liberandovi da tante cose seccanti, quelle che in genere toccano appunto al marito, non importa: ero contento, mi bastava... perch era come una sorta di poesia che mi creavo per conto mio... un'illusione, se vuole, ma una cosa che mi pareva bella, sopraratto mia, ceco anche se qualcuno poteva sorridere pensando che io non ero nemmeno un pericolo. Almeno, dicevo, rimarr fedele al mio amico che ha avuto la fortuna d sposarla, e varri la pena che io abbia passato la mia giovinezza con questa passione rimasta cosi... senz'altro scopo, senza nessuna speranza.
RENATA - (confusa, con le lacrime in gola, a fior di labbra) - Ma... da quando?
ROSSINI - Lo sa, lo sa, e dunque inutile che me lo faccia dire.
RENATA - Quella volta, a Cortina? Quanti anni saranno? Tre, quattro...
ROSSINI - Pi, pi...
RENATA - Savevo che lei pensava a me, e che domandava alle mie amiche... Per me lo dicevano gli altri, perch lei...
ROSSINI - Eh, gi, gi!... Quando mi decisi era tardi. Vuol saperlo, ora? Avevo preparato una lettera, e un giorno o l'altro glcl'avrci data fra la sua posta, Lei veniva tutti i giorni allo sportello, ma io rimandavo sempre, o perch non era sola, o perch non trovavo il modo, il coraggio... (Amaro). Eh, sicurol stato sempre cosi : non mi son mai decso. (Quasi scherzando con l'ironia verso t slesso) Come per il canto. (Diverso) Una mattina le consegnai alcune lettere, e in mezzo c'era la mia. Lei, intanto, mi diede da fare una raccomandata. Era diretta ti Gianni; la prima. Sentii che dentro la busta c'era una fotografia, e anzi lei me lo conferm con un sorriso che mi fece capir tutto. Allora ricordo che le dissi; Scusi, signorina, guardi che per isb-glio devo averle dato una lettera non sua,, permetta, ecco, questa . E gliela ripresi. Poi le dissi che ero amico di GIANNI da un pezzo... e lei mi fece tante domande, che non finivano mai. (Pausa) Pochi giorni dopo arriv anche Gianni, e vi vedevo andar via tutte le mattine, a sciare...
RENATA - (trepida, commossa, quasi balbettando) - E... da... allora?
ROSSINI - Da allora... naturale che nessuna altra donna abbia potuto prendere il suo posto. Ne ho conosciuto, si capisce... come ogni uomo, e ho cercato anche di attaccarmi a qualcuna. Ma poi venni a star qui... ed colpa vostra, che non m'avete mai mandato via...
RENATA - (sincera, accorata) ROSSINI, sia buono: mi perdoni, sa... Sono stata una matta. (ROSSINI conferma col capo) Ma io m'ero come sperduta, perch cercavo di andare fino al fondo d una verit assurda, che da principio mi aveva tentato come un giuoco... anzi, no, come una pr va... una curiosit torbida... o non so nemmeno io... Forse glielo dir... perch con lei non avevo questo pensiero... Ma non so, adesso, se lei mi abbia fatto pibene o pi male... come quando si cercauna cosa e se ne trova un'altra... (A un gesta interrogativo di ROSSINI) Eh, lo credo che non mi capisce! Ma non mi domandi niente, ora, se no... Mi prometta solo di non pensar male di me, di stimarmi come prima. Me lo promette?
ROSSINI - S, diamine...
RENATA - Grazie, ROSSINI. E adesso andiamo di l anche noi. (S'avviano).
ROSSINI - Come vuole.
RENATA - Permette? (Gli raddrizza le cravatta, aggiustandogliela).
ROSSINI - Grazie. (Nella sala rientrata JOLE che fa qualchecosa).
RENATA - Sa che ho ripensato alla sistemazione del giardino? Mi pare davvero..
(Dal viale che costeggia la villa a sinistra entra AZZARESI, seguito da ENRICA).
ENRICA - Pap, non mi senti? Dove vai?
AZZARESI - Che vuoi?
ENRICA - Devo dirti una cosa, pap.
AZZARESI - Adesso? subito?
ENRICA - Sono tanto felice, papa, tanto contenta... (E l'abbraccia).
AZZARESI - tirava, brava. Ho piacere.
RENATA - (si volge a guardare ENRICA con un amaro sorriso) - Anch'io ti dir una cosa, ENRICA, (Ad AZZARESI, con intenzione, sinceramente cordiale) Commendatore, questo davvero il fuoco che s'accende: questo!
ENRICA - (turbata) - Cosa?
RENATA - Niente, sono slata un po' bambina anch'io. Ma il pap perdona sempre, (Ad AzzMtist) Vero?
AZZARESI - (crca d sorridere per vincere l'imbarazzo) - Si, ma un'altra volta non prenda troppa confidenza con lo spumante: fuoco anche quello.
RENATA - Ha ragione.
AZZARESI - (a ROSSINI) - E lei non torna di l a giuocare? Badi che Del Vasto l'ha sostituita con tanto impegno, che le ha perduto tutta la posta.
ROSSINI - Perbacco! Corro subito. (Esce). AzZAnrsl (a JOLE, che scende in giardino)La signora s'annoia, vero?
JOLE - Perch?
AZZARESI - Ci siamo messi l, lasciandovi sole...
JOLE - Oh, per questo... Anzi, devo dire una cosa a RENATA...
RENATA - Volentieri. (Si ferma per tornare indietro).
AZZARESI - Meglio cosi. (A ENRICA - ) Dunque, volevi dirmi?
ENRICA - P. meglio dopo, pap, quando andiamo a casa, (Esce con AZZARESI),
RENATA - (a JOLE) - Volevi?
JOLE - (ha gli occhi rossi e vuol dissimulare la sua tristezza) - Scusa, sai, se t'ho detto a quel modo...
RENATA - Che cosa?
JOLE - Quando mi sono irritata dicendo...
RENATA - Non ripeterlo perch non ho senTITO.
JOLE - Grazie, (Si siede) Mi devi compatire perch stasera, vedi, non so da che dipenda...
RENATA - Non preoccuparli di me. (Un silenzio) Piuttosto, gi che ti vedo cosi, lascia che ti dica una cosa...
JOLE - Di'...
RENATA - Quel TITO Bonin levatelo d'attorno.
JOLE - Ma io...
RENATA - Lo so, ancora non gli dai retta: ma non gli hai nemmeno dett quello che pu metterlo a posto. Tutta stasera ho visto che ha cercato di farti dei complimenti.
JOLE - Non ci bado nemmeno, figurati.
RENATA - Eh, no, sai... Noi donne siamo cosi stupide, che a furia di sentire parole dolci, finiamo col crederci. E dopo la colpa nostra. Etopo siamo state noi a far le civette, a costringerli... Alle volte pensiamo di essere chi sa che cosa per un uomo, di fargli fare delle pazzie per noi, e invece siamo delle vittime.
JOLE - (colpita) - Perch ti viene in mente, adesso, di venirmi a dire?...
RENATA - Cara, perch mi pare che tu sia un po' turbata. L'hai detto tu stessa.
JOLE - Per Bonin? Tutt'altro...
RENATA - Anche loro, gli uomini, qualche volta magari credono a quello che dicono, Invece quasi sempre il loro amore... Basterebbe provare, farsi un po' avanti. Vedresti! Hanno il cuore in tasca, cosi, a tutte le ore, e te lo offrono subito, appena ti vedono un po' debole... un po' disposta a crederli... Perch? Ma perch sono fatti cos: vogliono prendere, magari sciupare, fi il loro orgoglio, in fondo Se dicono ti amo , perch non vogliono dire mi piaci . Per loro tutto si riduce a una conquista, E allora non c' nicnt'altro che conti : n Sa stima, n le conseguenze, ne l'amicizia... Sono soddisfatti di essersi tolto un capriccio. E fra loro non s rispettano meno per questo: anzi... Invece noi donne, per lo pi, quando non per vizio, ci lasciamo andare perch abbiamo il torto di innamorarci sul serio. Vedi? Poco fa, mentre ero qui con ROSSINI, m' venuto in mente un pensiero: che in amore, fra noi e gli uomini, c' una gran distanza sin dai principio. Un giovane, quando per la prima volta va con una donna, cerca solo la donna; e quasi sempre va con una di quelle che non si conoscono nemmeno di nome. Ma noi, quando la prima volta... sempre per amore.
JOLE - (gi un po' smarrita, come se temesse le allusioni di RENATA) S, s, non dico... sar vero... ma, ripeto, non So perch tu, adesso...
RENATA - (le si accosta, le accarezza lentamente i capelli) Ma perch, mia cara, anche tu sci una donna... e io voglio avvertirti con quello che posso aver imparato cercando di capire un po' le cose. Sta attenta, ecco. Se un uomo ti vuole, per lo meno segno che non gliene importa niente di te, della tua posizione, dei tuoi affetti, Se ti ha parlato d'amore cercando poi subito di varcare la soglia d una camera, . segno che tu sci solo un suo desiderio: perch pensa cosa ti dico, l'uomo che fosse veramente preso da una grande passione per te e che ti adorasse come la donna che egli avrebbe voluto compagna della sua vita, sta sicura che sarebbe anche capace di rispettarti. Anzi: soprattutto di rispettarti, Guarda TITO Bonin, gi che si parlava d lui. Adora sua moglie pi d ogni altro marito, si pu dire come la sola che meriti il suo rispetto, la sua stima, quella sua devozione sempre attenta, sempre delicata, che in fondo la vera tenerezza. Eppure lo vedi sempre dietro a qualche altra, Sempre a parlar d'amore a questa e a quella. naruie;' oh io so, ni ui ueui uie, tacendo cos, egli tradisca sua moglie? No; inganna le altre. Son loro le tradite. Sor lro, capisci? La moglie no. Tradisce le amanti. Tu, vedi... anche tu qualche volta ti lasci prendere dai sogni... (A un gesto di JOLE - ) Lo so, lo so, ti conosco: stai troppo a sentire quello che gli uomini ti buttan l, e magari poi ricordi le belle parole che qualcuno ti ha detto. Un po' i il nostro destino. Viviamo per loro. In-vece ti accorgi, a un certo momento, che al tuo posto ci potrcbb'cjscre un'altra, non so... una che non conosci nemmeno, e che per lui sarebbe lo stesso; mentre, seu vincesse davvero un gran acne, non ti costringerebbe a fingere, di fronte agli altri che siete soltanto buoni amici. (L'ai? cavezza ancora) Se tu sapessi come sono sinceri, nel dirti tutto questo!... (Con commozione) Te lo dico, sai... proprio con quello che mi viene dal cuore... perche capisco che adesso soffri... (contenendo un singulto) che soffri pi di me... pi di me...
JOLE - (che ha ascoltato a capo chino, sempre pi toccata e pinta dalla accurata tenerezza di RENATA, le prende una mano escoppia in singmozzt aoanaatianaost con-:: ito il petto dell'amica).
RENATA - (cerca di sollevarla, carezzandola} Ma no... Su, su... coraggio... Non far cos!
JOLE - (s'alza e le butta le braccia al collo, singhiozzando pi forte),
RENATA - Lo vedi?!... Lo vedi come sci?!...
GIANNI - (si affaccia in fondo, non visto da jole che nasconde il suo folto contro il petto di RENATA: s'arresta sbalordito, interrogando RENATA con un gesto).
RENATA - (gli fa cenno di andarsene e continua a confortar JOLE) - Andiamo, via... Non farti vedere cos... Ci aspetteranno, lass...
GIANNI - (indietreggiando, esce).
SIPARIO
ATTO TERZO
Pomeriggio del giorno dopo. La scena dei prim atto, in cui spicca un mazzo di garofani.
(Nessuno in scena. Si sentono, da sinistra, le noci confusamente concitate d RENATA e GIANNI : dopo un po' si distinguono le parole).
VOCE DI RENATA - Lasciami andare.
VOCE DI GIANNI - Devi dire...
VOCE DI RENATA - Non c' pi niente.
VOCE DI GIANNI - Bada!...
VOCE DI RENATA - inutile...
VOCE DI GIANNI - Ormai esigo...
VOCE DI RENATA - T'ho detto tutto.
VOCE DI GIANNI - Non ci credo pi.
VOCE DI RENATA - Non voglio, ecco.
VOCE DI GIANNI - Sta qui.
VOCE DI RENATA - No. Basta.
VOCE DI GIANNI - Guarda: se scappi
RENATA - (si precipita in scena, ansante, un po' scarmigliata, correndo verso il fondo, inseguita daGianni) - Finiscila... mi metto a gridare...
GIANNI - Ah, non vuoi? Non vuoi... (La ghermisce).
RENATA - Lasciami,
GIANNI - Sta ferma, che tanto...
RENATA - P, meglio troncarla, ti giuro...
GIANNI - No, avanti! Butta fuori tutto.
RENATA - (rabbiosa e supplichevole) - Gianni, non costringermi...
GIANNI - Sbrigati. (Perentorio) Sia quel che sia: lo pretendo.
RENATA - Ti supplico...
GIANNI - Lo pretendo. E guai a te...
RENATA - No...
GIANNI - (torbido) - Con chi? Fuori il nome: con chi hai fatto questa prodezza?
RENATA - (fra i denti, rabbiosa, rapida) - Ebbene, si: con tutti.
GIANNI - (preso in pieno, la lascia di colpo, come se avesse le forse recise) - Che!!! (Subito cerca di riprendersi: non vuol credere, e sorride acerbo) Va l, va l, ch se credi di prendere in giro anche me, adesso...
RENATA - (con ostentata calma, acre) - Dai primo fino all'ultimo. Fa il conto, e...
GIANNI - (non sa pi se credere o no, e come uscirne) - Nemmeno per iseberzo, hai capito?
RENATA - Del resto sarebbe stato peggio x fosse stato uno solo.
GIANNI - (cerea di riprendersi, ma non reagisce con autorit) - Avanti, stronchiamola: di' la vent, poi la vedremo,
RENATA - (ormai ha detto yuel che la impauriva e si sente piii sicura) - Colpa tua, non ti pare?
GIANNI - Eh, lo so; volevi vendicarti. occhio |ier occhio...
RENATA - Non far lo stupido. Dove ti va la testa? Forse perch senti di meritarlo...
GIANNI - Non divagare.
RENATA - Dico colpa tua perch sci stato tu, ieri, a parlare di donne che prendono la iniziativa...
GIANNI - lo?!
RENATA - Non ti ricordi?
GIANNI - Tu sogni, cara.
RENATA - Oh, ricorda io, parola per parola. Non volevo crederci, e allora...
GIANNI - Sbrigati!
RENATA - Chi sa che idea m'ha preso... Mi sembrava che tu fossi il peggiore degli uomini... il pi... Insomma avevo paura che tutti gli altri fossero pi onesti di le... E poi... un po' sar stato il disgusto, magari una curiosit suscitata dalle tue stesse parole... cosa vuoi che ti dica?... o piuttosto il bisogno di vendicarmi subito, mettendoti davanti qualche copia di te stesso... forse un po' di tutto questo... ma, se te lo dovessi spiegare, non lo so... Certo che, quando tu sci uscito, m'erano rimaste, nettissime, le tue parole nella mente: Tutti, tutti, tutti. Siamo tutti uguali; anche Passimi avrebbe fatto lo stesso con te . E il caso ha voluto che proprio
FASSANI - entrasse in quel momento.
GIANNI - (fra s. ironico suo malgrado) - Come tempista... (Si riprende) Be'? Fassani?...
RENATA - Ma fatto quel che avresti fatto tu.
GIANNI - Sciocca!
RENATA - Allora avanti, sentiamo: di' cosa avresti fatto tu.
GIANNI - Lascia stare le stupidaggini.
RENATA - Cos hanno fatto gli altri: t pia, n meno.
GIANNI - (con astio) - Ah, si!? (Spontaneo) Bella roba!
RENATA - Sicuro: se lo dici ft...
GIANNI - Ma certo: lusingati perch lo dico io.
RENATA - Eppure, vedi, c' stato uno che 5 rimasto... sorpreso...
GIANNI - (con sarcasmo) Oh, guarda!...
RENATA - ...e anzi s addolorato.
GIANNI - (c. s.) - Meno male.
RENATA - Ti sembra impossibile?
GIANNI - (devia, con forzata noncuranza). -Sarebbe?
RENATA - Ma quello li, secondo voialtri, a-vrebbe fatto la parte dell'imbecille.
GIANNI - Insomma, chi ?
RENATA - Non lo immagini? ... (S'arresta, esita).
GIANNI - Chi?
RENATA - (preferisce tacere) - E poi no. Adesso rion...
GIANNI - (amaro, ironico) - Perch? Se stato cos... corretto...
RENATA - Vedi che lo deridi, tuo malgrado?
GIANNI - No, anzi... Ti chiedo il suo nome perch almeno sapr chi questo amico.
RENATA - Credi che l'abbia fatto per te?
GIANNI - Non so... mi pare che io possa pensarlo...
RENATA - Eh, no, caro! (Rifacendolo) < Tutti, tutti, tutti: siamo tutti uguali, quando non si santi . L'hai detto tu, ieri. Ma quell'amico che non si fatto avanti come gli altri non un santo, e nemmeno pensava a te.
GIANNI - L'avr fatto per te: lo stesso.
RENATA - Non lo stesso.
GIANNI - Se io non c'entro, tanto meglio.
(Campanello).
RENATA - Bada, sar qualcuno di loro.
GIANNI - Ah, no, eh?! Anche questo no. Se mi vengono davanti...
RENATA - Cosa vuoi fare, caro, l scena? Mandarla in peggio? Ma il peggio sarebbe per te, Scusa, che non avresti pi :.:,. amici, abbi pazienza,
GIANNI - (s'abbandona a sedere) - Che schifo!
RENATA - Hai ragione: se lo dici tu...
(Da sinistra entra TERESA che attraversa la scena ed esce a destra),
GIANNI - (agitato) Va pur l, che hai fatto un bell'affare. Le vedi, gi, le conseguenze.
RENATA - In fondo ho confermato quello che gi sapevi; con questa differenza, per, che l'amore...
GIANNI - (insofferente) Si, si, basta.
RENATA - Adesso specchiati: sci come loro.
GIANNI - Sta zitta, che tu sei una... (Non osa pronunziare l'epiteto).
RENATA - Io no che non son come JOLE, ma tu...
GIANNI - In compenso sci pi generosa.
TERESA rientra con un mazzo di rose e uno di camelie
GIANNI - (cercando di celare il disappunto della sorpresa che teme) - Che c' adesso?
TERESA - Era il fioraio.
GIANNI - Chi li ha mandati?
TERESA - Non so: ci sono: i biglietti.
GIANNI - Si, si, va pur va.
RENATA - (che verso il fondo e guarda fuori) le camelie devono essere di Fassani; le rose di
TITO - Bonin...
GIANNI - (guarda i biglietti) Ah!
TERESA - Dove l metto?
RENATA - (indifferente, senza volgersi).Dov'...,<M
TERESA - (a RENATA ) - Son per lei.
GIANNI - T'ho (.Ietto portali via.
TERESA - Di l?
GIANNI - Ma si, oca.
TERESA - (avviandosi) - Allora in quei vati di cristallo. (Esce).
GIANNI - (ha fallo dei biglietti una pallottole e l butta con dispregia ai piedi di RENATA) - Prendi. Roba tua. (Sarcastico) Gli auguri!...
RENATA - Forse che tu non li hai mai offerti i fiori alle tue?...
GIANNI - (scatta) . Oh, insomma, baita!
RENATA - (per nulla impressionata) Spec-chi.iti, caro.
GIANNI - Guarda, RENATA, ti avviso che son giunto all'estremo...
RENATA - Fra me e te chi ha fatto il male non sono io; dunque...
GIANNI - Ma se trovi onesto...
RENATA - Oh, non aver paura; li meno a posto. Tutti. Gli uomini come quelli: l, cosi. (Butta via col piede la pallottola dei biglietti) In fondo siete anche buffi, perch basta un niente, e la, subito, partite in presa diretta, E basta, non so, che una donna un pochino condiscendente vi dica che preferisce un fiore o l'altro, perch voi...
GIANNI - (ha mesto gli occhi sul manzo di garofani) - Allora anche questo?!...
RENATA - Si capisce,
GIANNI - (rabbiosamente) - Benone! (Afferra il mazzo e lo strapazza, che non sa dove innario) Almeno abbi il pudore...
RENATA - Povero commendatore, Ti vuol tanto bene... Non strapazzarlo cos. D qua.
GIANNI - No, Tu ci trovi da ridere, si capisce, perch sei perfida, ma...
RENATA - (ride) - Scusa, dove lo vuoi mettere, in tasca?
GIANNI - Ve lo sbatto in faccia, a te e a lui.
RENATA - Se mai, o a tutti o a nessuno, E non vorrai mica sfidarli tutti. Sapessi, tu, che impressione m'hai fatto, ieri sera, quando alia fine t'ho trovato in mezzo a loro, che ti circondavano... (Sentendo delle voci) Eccoli. Senti? Dal giardino...
GIANNI - (non sa pia cosa fare) - Magnifico! Ma se poi io...
RENATA - Taci. (Gli prende i fiori) D a me. Non vorrai fard trovare cos. (Raccoglie i biglietti) Bisogna essere persone di spirito, che diamine,
GIANNI - (fa per andare) - Te li lascio godere.
RENATA - Se scappi peggio: sospetteranno che tu sai qualche cosa.
(In fondo compaiono Fassani, AZZARESI e TITO Renata).
RENATA - (con curatala espansione) - Oh, buon giorno, buon giorno, amici. Avanti pure,
AZZARESI - Ave!
TITO - Eccoli qua, gli eterni amanti.
FASSANI - Cara Signora. (A Gianni) Ciao.
(Tutt'e tre baciano la mano a RENATA e salutano GIANNI elle risponde con un grugnito),
RENATA - Commendatore..
AZZARESI - Mi fa piacere trovarvi adornata dei mci fiori.
RENATA - Oh, la ringrazio tanto, (A Trro) E anche a voi grazie...
TITO - Rinnovo gli auguri.
RENATA - (a Fassani) ...e a tei pure. Mi avete stordita, con unti fiori. Esagerati! (Ridono) Sono diventata cos importante?
TITO - Semel in anno...
AZZARESI - E il tributo di ammirazione...
RENATA - Una specie di tassa, allora, (A Fassani) E JOLE? Tarder ancora?
FASSANI - Non so, ma... veramente credo che non venga; ha detto che aveva da fare.
RENATA - Da fare!? Ci mancherebbe anche questa. (Va decisa a comporre un numero al telefono),
GIANNI - Che diavolo fai?!
RENATA - Glielo dico, diamine,
GIANNI - Che c'entra... Aspetta, ivo? ha detto...
RENATA - Da fole, poi, non potrei accettare nessuna scusa,
GIANNI - Set testarda, per. (E s'allontana nervosissimo).
FASSANI - (a RENATA ) - Sa cosa s' messa in testa, JOLE, stamani? Vuol vendere la macchina.
TITO - Per farne una nuova?
FASSANI - Macch.
RENATA - (al telefono) - Sei tu, Iole? Sono RENATA - ... Ti aspettiamo... S, tutti... Ah, no, cara, non vero...Tuo marito m'ha detto he stai bene...
GIANNI - (fra i denti) - Ma lasciala in pace.
RENATA - Lo voglio, sai, lo pretendo... (Affettuosa) Ma no, ma no, non far la bambina... Piuttosto alleata, se vuoi... Sarebbe bella che oggi non potessi abbracciarti... Appunto, se vero che lo senti devi accontentarmi... F. poi bisogna essere moderne, non ti pare? S, s, brava. Ciao. (Depone il ricevitore) Oh, vedete che viene subito?
AZZARESI - (a Gianni) - Beh? cos'hai da dirmi di bello?
GIANNI - Bah! (Fa un gesto vago).
AZZARESI - (mettendogli confidenzialmente un braccio attorno alle spalle) - Gli auguri spettano anche a te, non vero?
GIANNI - Dici?
TITO - (dall'altra parte, gli mette una mano sull'altra spalla) - Se sci convinto di meritarli...
GIANNI - (ride male, per sciogliersi senea tradirsi) - Ma che?! M'abbracciate?
TITO - Non vorrai mica che abbracciamo tua moglie.
RENATA - (subito a TITO, per soccorrere Gianni) - A proposito, come sta la sua Tilde? tanto che non la vedo.
TITO - Sia bene, grazie. Non so cosa trovi sempre da fare, in casa,
RENATA - (ad AZZARESI) - E la sua signora?
AZZARESI - Le manda anche lei tante cose. Anzi, s' raccomandata di scusarla.
RENATA - Oh, si figuri, grazie. Accomodatevi, intanto, (Indicando i fior) Vado a metterli di l, con gli altri. Un momento. (S'avvia a sinistra, mentre gli alta fanno cenno di cortesia e si siedono. Passando vicino a GIANNI ammusito, lo riscuote con un buffetto) Su, bamboccione. (E esce).
TITO - (sorridendo) - Cos'? Un'altra amnistia?
GIANNI - (si volge, come non avesse capito) -Che vuoi?
TITO - Stai l con uri muso...! Come se adesso proprio ti sviasse perdonato l'ultima.
GIANNI - (torce la bocca in un sortilo idiota) Ma guarda...!
AZZARESI - Va l, che sei fortunato...
GIANNI - Io!?
AZZARESI - perch una donnina cosi non la meritavi proprio, tu.
GIANNI - No, eh?
FASSANI - Meno male che lo ammetti.
GIANNI - Se tu credi di capir le donne...
AZZARESI - Non avrai mica il coraggio di lamentartene!?
GIANNI - Se non ve ne lamentate voi... (Si riprende) E poi sono affari mici.
TITO - Ah, no, senti! non perch sia tua moglie... e poi tanto il merito non tuo: ma un'altra cos io non la conosco. Prima di tutto una signora di spirito, e nello stesso tempo cosi a posto, cos saggia...
AZZARESI - ...di buon gusto, fine in tutto...
FASSANI - ...amante della casa, attiva...
TITO - ...molto indulgente...
AZZARESI - molto moderna, ma nello stesso tempo virtuosa all'antica...
GIANNI - (ha guardato or l'uno or l'altra, sottolineando gli elogi con interiezioni tronieie, e conclude) Graaie. E a casa vostra, tutti bene?
TITO - Cosa pensi, che lo diciamo perch ci sci tu?
GIANNI - No, no, ami... Lo dite ai muri, .vi capisce,
AZZARESI - Lo dicevamo anche oggi al circolo.
GIANNI - Avete fatto una seduta per questo?
TITO - A proposito, guarda che ti facciamo presidente,
GIANNI - Di che cosa?
AZZARESI - Del circolo.
FASSANI - Abbiamo lanciato la tua candidatura,
GIANNI - Chi?
TITO - Noi tre.
GIANNI - Quando?
FASSANI - Oggi.
GIANNI - Perch? ttanotte non avete dormito bene?
TITO - Ma va l, non far l'importante.
GIANNI - No, domando se eravate di malumore; per venirvi in testa un'idea simile...
FASSANI - Ma insomma, cos'hai, oggi?
GIANNI - Non dovr mica raccontarvi i fatti miei.
FASSANI - Che tipo!
GIANNI - (trae in disparte AZZARESI) - Di', senti...
AZZARESI - Cosa?
GIANNI - Non sarai mica andato a raccontare a mai moglie che t'ho avallato quella cambiale...
AZZARESI - Ma no. Perch?
GIANNI - (forte) - Sai, alle volte...
AZZARESI - Sta tranquillo.
GIANNI - Ah, certo, un amico come te...
AZZARESI - Domani sera, per, non verrai mica con una grinta di questa risma, speriamo.
GIANNI - Dove?
AZZARESI - Come dove ? Non devi venire a pranzo da me?!
GIANNI - Io?! Ah, gi! Mi dispiace, ma domani vado a Berlino.
FASSANI - A far che?
GIANNI - Lo so io.
AZZARESI -Allora, quando?
GIANNI - Non lo so.
AZZARESI -Ah, no...! E poi ho invitato gli amici...
GIANNI - Si?! (Con rancore in un punta d ironia) Se per gli amici... (Vedendo rientrar RENATA, tira un sospiro) Oh, meno male.
RENATA -(divertita) - Sai, Gianni? Ho ricevuto persino gli auguri in versi. (Gi d una tana) Vuoi leggere?
TITO - Di chi?
AZZARESI - ROSSINI?
RENATA - No, ROSSINI non fa queste cose. il nostro ospite.
FASSANI - Ah, vero che Del Vasto...
GIANNI - (butta la carta sul tavolo) - S, s, cosa vuoi di pi...!?
TITO - (a Gianni) - Ma no; leggi forte, (Prende la carta) Leggo io?
RENATA - No, (gli toglie la carta dalle marti) Bisogna essere discreti.
AZZARESI - (a Gianni) - A proposito d Del Vasto: sai .the l'ho assunto in servzio? Anzi, ti ringrazio di avermelo raccomandato. Ha del talento.
GIANNI - Oh, per conto mio...
RENATA - Quando si pu far piacere a un amico... Vero Gianni?
GIANNI - (con stizza sorda) - Insomma, se ti piace gingillarti...
RENATA - (con sorridente canzonatura) . Non t'arrabbiare, caro: tutto pronto. (Agli altri) Se vogliono accomodarsi... Ho fatto servire il t in giardino. Del Vasto scender subito. (Suvvia seguita dagli altri, meno Gianni),
FASSANI - (a Gianni) - E tuo fratello?
RENATA - Stia zitto, non ancora tornato,
FASSANI - Da stanotte?
RENATA - Ma gi. (gli altri) Ha preso la macchina...
TITO - Va un po' a sapere dov' andato, con quella bella figliuola.
RENATA - Che non gli sia successo niente,
AZZARESI -Ma no: a quest'ora si saprebbe.
(Escono in ionio volgendo a sinistra).
FASSANI - (rimasto ultimo, s volge a Gianni) - Tu non vieni?
GIANNI - S... adesso... dopo...
FASSANI - Guarda che dalla tipografia hanno portato la carta intestata. Ma quanta ne hai fatta fare?
GIANNI - (assente) - Io?!
FASSANI - Sar un quintale.
GIANNI - (stringendosi nelle spaile) - Bum!
FASSANI - No?! (Si fruga nelle tasche) Devo aver qui la fattura.
GIANNI - (infastidito) S, si, hai ragione. Bruciala.
FASSANI - Basta per dieci anni a dir poco,
GIANNI - Non vorrai mica farmi una scena per questo...
FASSANI - No, anni. Alla fine sar un augurio di durata e di sviluppo della nostra societ.
GIANNI - Ma si.
(Da sinistra entra UGO con una macchina fotografica).
UGO - Buon giorno. Buon giorno.
FASSANI - Oh, lei?
UGO - (avviandosi verso il giardino) - Vengano anche loro: facciamo un bel gruppo.
GIANNI - Cosa?!
UGO - Un ricordo di questa giornata.
GIANNI - (gli prende la macchina) - No, sai, pensane un'altra.
UGO - Perch?
GIANNI - Perch basta,
UGO - La signora...
GIANNI - La signora non c'entra, lo dico d no. Sron. Non vorrete mica metter fuori le bandiere...?
FASSANI - Non te ne va bene una, per.
GIANNI - E poi... far le fotografie nei giorni di compleanno porta sfortuna.
UGO - Non l'ho mai senTITO dire.
GIANNI - L'ho provato io. In fin dei confi, che festa d'Egitto! E un anno di ph> che ha preso il volo, e non capisco cosa ci sa da celebrare. (A Ugo) Vai, vai!
UGO - (sconcertato, esce in fondo).
VOCI DEGLI ALTRI (dal giardino) - Gianni? Fassani? Presto. Vi aspettiamo.
FASSANI - S, s, andiamo (Forte) Eccoci, (Prende GIANNI sottobraccio) SU, ridiventa ragionevole, e lasciale un po' stare, queste benedette donne, se no ogni tanto ti danno da fare... (S'avviano).
(Da destra entra ROSSINI).
ROSSINI - Oh, ciao...
GIANNI - Ecco: mancavi proprio tu.
ROSSINI - Per che cosa?
GIANNI - Per la festa, no?) (Alloittariandost si scioglie dal braccio di Passami e borbotta) Scappano fuori da tutte le parti, (Fa per uscire).
ROSSINI - (lo richiama) - Di', senti, quella cosa...
GIANNI - (s volge: per un momento non sa cosa, dire) - Non potevi dirlo subito? (A
FASSANI - che gli s' fermato accanto) Passa, passa pure...
FASSANI - (scuote il capo, allarga le braccia verso
ROSSINI - in atto di pazienza, ed esce).
ROSSINI - (porge a GIANNI un paio d teucre) Tieni. C'erano queste fermo posta. Ma d'ora in avanti, ricordali, non te le porto pi. Vai d.1 te a ritirarle.
GIANNI - (lo gaarda fisso, corrugando la fronte) . Perch d'ora in avanti ?
ROSSINI - Oh, bella! perch s!
GIANNI - Del resto me ne infischio. (Strappa le lettere con rabbia, andandosene) Al mittente: cos. (Escebuttando va i pezzi).
ROSSINI - (un po' sorpreso, va verso il fondo, guarda fuori, ti ritrae, compone un numero al telefono) , Pronto...Agenzia trasporti...? Casa Ariani. Alla stazione ci son da ritirare due damigiane d'olio... Sarebbe: bene 0gi stesso... Ecco, rimaniamo intesi cos. Buon giorno. (Va ad aprire alcuni eassetti, cercando qualcosa e mettendovi un po' d'ardine).
(da sinistra entra Teresa).
TERESA - Buon giorno, signor ROSSINI. (Prende il vaso ov erano I garofani).
ROSSINI - Oh, addo. (Mentre TERESA per uscire) Di', quelle marche dcl'asskuraipne che erano qui, dove sono andate a finire?
TERESA - Il signor GIANNI - le ha portate di l. (Ette).
(Dal fondo entra RENATA).
RENATA - Buon giorno, ROSSINI...
ROSSINI - Oh, signora...
RENATA - Noti viene di l anche Iti?
ROSSINI - Cercavo quelle marche, per mettere al corrente i libretti delle donne di servizio. (Senza guardarla) Perch ho pensato che forse partir, (Continua a riaprire i cassetti e a scorrere carte gi messe in ordine, fingendo di cercare ancora).
RENATA - Dove va ?
ROSSINI - (c. s.) - Non ..so... in giro... 3 passare il congedo... Forse a Roma, per vedere i nuovi scavi che hanno fatto... e magari poi a Siracusa per gli spettacoli elassici... Daranno Le Trachinie e l'ii Ifigenia in Tauride ... (Lungo silenzio).
RENATA - (non sa rispondere e finge anche Iti di far qualcosa).
ROSSINI - (vorrebbe dire altre cose, ma sente che impossibile) . All'ageniia ho telefonato io, (Brevissima pausa) Per l'impianto dell'acqua nella rimessa verranno oggi, finalmente. (Pausa) La bolletta dell'abbonamento alla radio l'ho pagata. (li depone in un cassetto) E poi... che altro? Ah, scusi, sa... ancora non le ho fatto nemmeno gli auguri...
RENATA - (turbata e pensoso) - Oh, be'... grazie... (Un silenzio).
ROSSINI - (s'ovvio a sinistra) - Adesso vedo se quelle tessere le avesse portate nello studio.
RENATA - (trepida) - Per non creda che sia io ad aver piacere...
ROSSINI - (ni volge, fermandosi) - Ma rio, non pensi...
RENATA - Non le ho risposto niente perche forse, se lei sta un po' fuori... chi sa che anche
GIANNI - non si abitui a tener dietro alla casa...
ROSSINI - Certo. (Esce).
RENATA - (rimane un po' pensosa e triste, poi s'avvia verso il fondo incontrandosi con Gianni, che sopraggiunge).
GIANNI - (agitato). Senti, fammi il santissimo piacere d mandarli via, prima che arrivi Me.
RENATA - Io?!
GIANNI - Ti giuro che non ne posso pi. Ne ho fin qui. Sono venuto via per non incontrarla. Se no butto all'aria tutta la baracca (Scaraventa a terra qualcosa).
RENATA - Non smaniare, caro. Ti far bene, vedrai.
GIANNI - RENATA, bada, tu giuochi un brutto giuoco: non capisci dove si pu andare a cadere. (Catastrofico) una cosa da ridere non aver pi un amico, nessuno... nemmeno un cane...
RENATA - Piuttosto cerca di capire un po' le cose. Se di l, invece dei luci amici, ci fossero delle donne cori le quali hai fatto il cascamorto, caro il mio Don Giovanni, allora si che dovresti senlrti...
GIANNI - Questo non giustifica niente.
RENATA - Ah, no...?! Ma se proprio quello che ci vuole per te. Credi che io ci goda? No, sai. che voglio vedere se almeno pu venirne un po' di bene da tutto questo. Forse preferivi che io facessi la tragedia? O che ti lasciassi continuare nelle tue avventure? O che ti inseguissi...
GIANNI - Basta, basta, ti ko.
RENATA - Sia carino. Ragiona, Se mi vuoi tene, questa sar la prova,
GIANNI - (sprezzante) - S, proprio,
RENATA - Eppure, se tu, invece di pensare al tuo orgoglio misurassi un po' i percoli della tua vita... Oh, non voglio fare la moralista, adesso... per quanto anche la moralit, credilo, non sia poi una debolezza... Ma se tu riflettessi un momento che basterebbe una mia parola, guarda, una parola sola, a quelli l, per rovinare tante cose... la tua amicizia con Fassani, la sua famiglia, la vita di fole, e alla fine anche gli affari, la fabbrica, tutto, se tu ci pensassi un poco, sentiresti, almeno una volta, con che cosa giuocate voi uomini quando vi prende un capriccio... Ma perch non lo faccio, io? Perch ti voglio bene... perch ho sofferto tanto senza che tu nemmeno te ne accorgessi. Iri sera, poi, quando io, fingendo di darti ragione e di ridere, cercavo di farti dire che avevi tono, le tue risposte cattive mi hanno fatto decidere a tentare quello che gi m'era passato per la tcsia...
GIANNI - Si, si, il modo pi sottile e pi feroce per vendicarti.
RENATA - No, nemmeno questo. Ti ricordi del tuo amico Zanzeri? Diceva sempre che, facendo il giudice, s'era convinto che le condanne non servono a niente, per il ravvedimento dei colpevoli. E avrebbe preferito, in molti casi, la pena di far assistere gli imputati alla rappresentazione dei loro delitti, perch ne provassero l'orrore degli spettatori.
GIANNI - Posso prenderla con Znzeri, allora...
RENATA - (sorrdendo) - Tu non sei un delinquente, ma adesso ti ribelli perch vedi negli altri un po' le copie di te stesso e, francamente, senti che non ti piaci.
GIANNI - E allora chi l'eccezione? Sentiamo: chi quello che non ha voluto saperne...?
RENATA - Perch vuoi che te lo dica? meglio non...
GIANNI - No, almeno ch'io sappia di ehi posso fidarmi, d'ora in avanti, a chi posso stringere la mano.
RENATA - Ecco, lo vedi che condanni te stesso?
GIANNI - Io?! In che modo?
RENATA - (rifacendolo) - Tutti, tutti, tutti uguali... Non dicevi cos?
GIANNI - E dagli!
RENATA - Se ammetti che ci possa essere un amico capace di tanto, confrontalo con te, e vedi se ci guadagni.
GIANNI - Del resto ho capito: Bonin.
RENATA - Perch t'ha salvato la vita? Ma anche Fassani...
GIANNI - E va bene, sar Fassani.
RENATA - ...che non certo pi fedele d ROSSINI - ...
GIANNI - Perch? vuoi dire...
RENATA - No, no, non dico niente. Ma ti ripeto che non stato per un riguardo verso di te...
GIANNI - (sprezzante) - Ma si, sar stato, allora, in nome della morale o della poesia; per esempio il predicatore
AZZARESI - o il vate Del Vasto.
RENATA - S'anclie fosse, vedo che li derideresti, tuo malgrado...
GIANNI - Se non so niente...
RENATA - Per ammetti che la morale o la poesia...
GIANNI - (si stringe nelle spalle) - Ma si, quello che vuoi.
RENATA - Perch guarda, se ci pensi bene, polrcbb'csscrc proprio la vera poesia... non quella scritta...
GIANNI - (s volge di scatto) - Cosa?!
RENATA - Non so se puoi arrivare a supporlo, ma ti assicuro...
GIANNI - (le balza davanti, la prende per le braccia) - Ah, no, cara! Adesso il tuo giuoco s' troppo scoperto : ho capito dove vuoi arrivare. Inventi il fantasma d'un esempio, che dovrebb'csserce, poi, i! fantasma dei miei rimorsi, perch ne subissi il confronto, (La lascia, allontanandosi) Va, va, che non credo pi niente. Ah! ah! ah! E io che stavo per berla! Ah! ah! ah! Guarda cosa ti rimane, adesso, di tutto quello che hai fatto. Metti insieme i risultati, e vedrai Ah! ah! ah!
RENATA - (prima sorpresa, poi sbigottita dal-l'incredulit d Gianni, lo guarda e dopo Un po', con noce smorzala dallo smarrimento, conclude) - E va bene. Sapessi che dolore mi dai... a non ammettere... quello che t'ho detto.
(Da destra entra JOLE).
JOLE - (sorpresa ed emozionata) - Ah...! Ci siete voi...?!
GIANNI - (trattiene uno scallo, mordendo la stizza) ~ Benone!
RENATA - Vieni, vieni, cara.
JOLE - Passavo di qui per...
RENATA - Son tutti in giardino...
JOLE - Ho visto, e appunto...
RENATA - (le mette le mani sulle spalle) E lo stesso. Be', come stai? Ma vieni avanti. Ti ringrazio, sai, d'esser venuta anche tu a farmi gli auguri. Se no questi signori Uomini discorrono fra loro di tante cose che non interessano, e son cos pettegoli e maldicenti, che guai se non potessimo rifarci fra noi donne. F. poi pi tardi dobbiamo fare una passeggiata insieme. Dove andiamo? Sul lago o a piedi?
JOLE - Ma... cosa vuoi...?
RENATA - (s'avvia a sinistra) - Adesso ti porto il t l in giardino. (Esce),
GIANNI - (elle, come per dileguarsi in silenzio, si portato lentamente verso il fondo, non sa pi che contegno prendere, n se andare o restare),
JOLE - (si volge a guardarlo un po', mettendolo in pi buffo imbarazzo) - Ci ha lasciati soli...
GIANNI - Ho visto. (Pausa),
JOLE - Chi sa? erede che abbiamo ancora qualche cosa da dirci, noi... come se non fossimo gi abbastanza ridicoli.
GIANNI - Adesso vuoi farla tu la tragedia, gi che non l'ha fatta lei?
JOLE - Vi prego: una minor confidenza.
GIANNI - E io garantisco che qui salta per aria qualche mobile. (Fa l'atto),
JOLE - (lo sogguarda con acredine) La tragedia! Sicuro, se avesse fatto lo scandalo, chi sa? ci saremmo sentiti, forse, come due eroi dell'amore, io e voi. Due vittime della passione, strappate con violenza l'una dall'altra. (Con sarcasmo) Chi sa che romanzo! Due esseri nati per adorarsi, disgiunti da un destino avverso...
GIANNI - (si stringe nelle spalle) - Ma va!
JOLE - Oh, almeno io l'avrei creduto. Perch io si che m'ero lasciata andare... cos, come una pazza, credendo che l'amore non (osse una scusa, ma una giustifica, zione. Invece... Eh, invece, proprio lei, vostra moglie, mi ha fatto arrivare alla verit, che cos semplice, cos chiara, da dover essere proprio ciechi per non averla veduta a tempo: sono io la tradita, non lei; sono io la ingannata... E lei ne cos convinta che, lo vedete, non ha nessun rancore verso di me, ma anzi mi compatisce, (con le lacrime in gola) mi aiuta mi conforta...
GIANNI - (sbottando fra s senza guardarla) Ma guarda cosa deve capitare proprio a me: mia moglie e... e lei alleate. Alleate contro di me. Fronte unico. Io dico che fantastico. Le donne...! Vanno a scovarle al centro della terra!
JOLE - Non sapete dir altro. Ci fosse un'ombra di rimpianto nelle vostre parole! Niente. F,ccfi quello che rimasto di tutto il fuoco di ieri: questo po' di cenere grieia, fredda, irritante, ima porcheriola qualunque, romanticamente volgare, con cui crc-evamo di far della poesia.
(Dal fondo entrano chiacchierando Azzaresi, Fassani, TITO e UGO).
AZZARESI - Oh, ma eccola qui la signora
JOLE - (Saluti degli altri),
FASSANI - Quando sci arrivata?
JOLE - Poco fa. (Agli altri) Buon giorno.
AZZARESI - (ha in mano delle cartoline illustrate; a Gianni) - Tieni, firma anche tu: abbiamo pensato di mandare qualche cartolina agli amici.
GIANNI - (non le prende) - Dopo... pi tardi...
FASSANI - Ti ci vuole poco, no?
GIANNI - E va be'... (Prende le cartoline e andr a firmarle, mentre AZZARESI le asciugher con la carta assorbente).
(Trilla il campanello, e TERESA , venendo da sinistra, esce a destra),
TITO - (a JOLE, quasi sottovoce, galante) - Stamani ho senTITO la vostra assenza al tennis. Perch non siete venuta?
JOLE - (in un sbilo) - Mi seccate. (E lo sfugge, avvicinandosi a Fassani).
AZZARESI - (a UGO) - Pu firmare anche lei, se vuole...
TITO - (rimasto male, per darsi un contegno si volge a GIANNI sforzandosi di ridere) - Hai visto cos'abbiamo scritto a Nino?
JOLE - (a Fassani, raddrizzandogli una ciocca di capelli) - Devi venir con me, a far delle spese per casa...
FASSANI - (un po' stupito) - Io?! E quando mai...
JOLE - (gli sorride) - Si capisce; tu.
FASSANI - Se vuoi...
(Dal fondo entra RENATA ).
RENATA - (con un piccolo vassoio su cui una taxtsa) - Siete scappati tutti? (A Jole) Te l'ho portato qui...
JOLE - Grazie. (Prende il t).
TERESA - (entra da destra con un mazzo di fiori e un biglietto).
GIANNI - (sobbalza) Chi ? Cos'?
TERESA - Un commesso...
GLI ALTRI - Belli! Magnifici! Chi li ha mandati?
GIANNI - (precedendo RENATA ha preso il biglietto).
RENATA - (a Gianni) - un amico?
GIANNI - Gli operai. (Porge il biglietto a RENATA).
FASSANI - Oh, bene! Vede come son bravi?
RENATA - (a TERESA) - Mettili in camera mio.
AZZARESI - Quanta gente in camera sua!
(Commenti e sorrisi degli altri, che irritano Gianni),TERESA (esce a sinistra).
TITO - Stasera non si potrebbe andare tutti insieme al Bellalba?
AZZARESI, FASSANI e Ugo (approvano).
GIANNI - Cosa?!
RENATA e JOLE - No. No,
AZZARESI - Ma si, una bella gita...
RENATA - (indicando Gianni, sorride) Stasera la mia festa dev'essere intima; via tutti... (Sortisi e commenti).
GIANNI - (a mezza voce) - Stai fresca:
(Da destra entra d'impeto Momo, accolto da un coro d esclamazioni).
MOMO - (tutto accaldato e impolverato, con gli occhiali da automobilista penzoloni) Oh, bella! Tutti qui?
GLI ALTRI - Finalmente. Ben tornato. Dov' stato? stata lunga, eh?
MOMO - (fa un gesto significativo) - Era Un impegno. Scusate. ( ride).
AZZARESI, Fassani, TITO, UGO- Oh, s! Sappiamo. Grossi impegni.
RENATA - Bel tono! Guardatelo l!
GIANNI - E la macchina?
MOMO - qui fuori.
FINE


