Il cuore sullo stradone
Stefano Palmucci
(2001)
Commedia brillante in due atti ed epilogo liberamente ispirata al racconto
"L'uomo che teneva il cuore sullo stradone" di Giuseppe Rossi
Il cuore sullo stradone
di Stefano Palmucci
(Commedia brillante in due atti ed epilogo liberamente ispirata al racconto
"L'uomo che teneva il cuore sullo stradone" di Giuseppe Rossi)
Personaggi:
Un emigrato - Marino Baldoni
Sua moglie - Ernelia (Eglia)
La figlia - Agata (Tina)
Il fratello di Marino - Leo
La moglie di Leo - Assunta
Il gangster - Don Vito Mazzacurato
Il capofabbrica - Gino Monti
Sergente Serpico - Agente di Polizia
Bob - Agente di polizia
ATTO PRIMO
Scena I
(Tina - Eglia)
Un piccolo appartamento (loft) di New York, 1961. La scena presenta un soggiorno molto so-brio, essenziale, un divanetto, una o due poltroncine, una tavola, un mobile con TV, qualche sup-pellettile, mensole, un portabiti con cappotti. Una finestra (che pu anche essere immaginaria, verso il pubblico).
E' domenica mattina, Eglia e Tina stanno facendo i cappelletti:
Tina:
allora mamma, cosa gli devo dire, come gliela devo spiegare?
Eglia:
cos, come hai detto a me gli dici che questo ragazzo ti ha chiesto di andare al cinema e che tu ci vorresti andare
Tina:
gli devo dire che un americano? Che non un ragazzo di San Marino?
Eglia:
ah, stai tranquilla che quando gli dirai il nome, capir subito che qual-cosa non va
Tina:
ma perch fa cos?
Eglia:
cosa vuoi che ti dica? Ormai sono quasi sei anni che siamo qui a New York, ma lui non si mai adattato, non passato un giorno che il suo pensiero non sia stato quello di tornare a casa, al suo Stradone
Tina:
ma come mai?
Eglia:
bisogna anche considerare che lui la lingua non lha mai imparata, gi dove lavora sono tutti italiani e la domenica ci troviamo sempre con suo fratello e sua moglie; lui con la testa rimasto a San Marino, dice sem-pre che sente una gran nostalgia, che non riesce neppure pi a dormire
Tina:
ho capito, ma cosa centra questo col fatto che io e questo ragazzo si vada al cinema?
Eglia:
non capisci che ogni piccolo passo verso la nostra vita americana per lui costituisce un ostacolo, un impiccio nuovo nei confronti del nostro ri-torno? Ti ho pure detto che sono stata costretta a rifiutare anche quella promozione che mi hanno proposto in fabbrica avrei preso di pi, sa-rebbe stata una bella soddisfazione, ma cosa ci vuoi fare? Lui la vede cos .
Tina:
e tu mamma? Anche tu non vedi lora di tornare?
Eglia:
mah, a me la vita americana non dispiace, in fabbrica mi trovo bene, mi trattano bene, prendo dei bei soldinipoi qui ci sono tutti quei bei ne-gozi, lestate andiamo al mare su a Long Island
Tina:
tu la lingua lhai imparata subito
Eglia:
ah, per forza, se volevo fare la spesama allinizio stata dura, vedevo nei negozi le cose pi belle, avevo i soldi in tasca e non sapevo come chiedere. Poi piano piano, un po in fabbrica, un po con la televisione, ho imparato ad esprimermi. Adesso non posso dire di stare male, ma la tua terra sempre la tua terra
Tina:
allora perch quella volta siamo venuti via?
Eglia:
eh carina, adesso stiamo bene, ci siamo sistemati, abbiamo messo via anche un po di risparmi, ma a San Marino era dura. L non c lavoro, non c niente, non avevamo un soldo da sbattere con laltro
Tina:
e quelli che sono rimasti?
Eglia:
eh, qualcuno va a Ravenna a fare la stagione, qualcuno fa qualche lavo-retto, qualcuno a Rimini a fare i garzoni, si arrangiano come possono, altrimenti gli tocca andare a lavorare allestero, in Francia, in Belgio o qui in America
Tina:
per prima o poi ritorneremo a San Marino?
Eglia:
sta zitta, va l, se penso a quella traversata, mi vengono tutti i mali. Oh! Quella volta: dieci giorni di burrasca, cera acqua dappertutto, sopra, sotto, appena mettevo qualcosa nella pancia, subito tornava indietro, in dieci giorni avr perso dieci chili, gi che ero magra .se penso di ri-tornare su quella nave mi vengono i brividi alla schiena
Tina:
sull'"Andrea Doria" non saliremo pi di sicuro, affondata due o tre viaggi dopo del nostro mo oggi tutto cambiato, dicono che in una settimana si arrivi
Eglia:
e poi, non so se ti ricordi, ma quando siamo arrivati, mi sono accorta di non avere con me il mio passaporto. Quella volta m venuto un colpo. Piuttosto che tornare indietro, mi sarei uccisa
Tina:
non avevi il passaporto? Non me ne ricordo. E poi come abbiamo fatto?
Eglia:
abbiamo chiamato il mio povero fratello, che era gi a New York. Per fortuna che era un grande amico del signor Console e allora tra l'Amba-sciata e la polizia si sono messi d'accordo e quella volta hanno chiuso un occhio. Ah, se no, mi avrebbero ricaricata su
Tina:
per l'intenzione non era quella di rimanere qui
Eglia:
macch, nessuno parte con lintenzione di rimanere qui. Tutti pensano di stare due o tre anni, di mettere via un po di soldi, e poi di tornare a casa
Tina:
s, ma tutto questo cosa centra con il mio appuntamento? Questa u-n'altra faccenda, in fin dei conti si tratta solo di una sera .
Eglia:
d, te prova a domandarlo al babbo, poi vedremo
Tina:
e secondo te, quando glielo devo chiedere? A mezzogiorno, quando ci sono anche gli zii?
Eglia:
sei matta? La zia potr anche essere dalla tua parte, ma suo fratello ra-giona come tuo babbo. Aspetta che i parenti vadano via e poi stasera glielo chiedi (entra Marino in ciabatte, e va a sedersi su una poltrona)
Scena II
(Marino Eglia Tina)
Marino:
buond donne, pronto il mio caffllatte?
Eglia:
ma lascia perdere, ormai sono le dieci, ti rovini lappetito
Marino:
h, povero melavoro come un somaro tutta la settimana e poi la do-menica non posso neppure gustarmi in pace il mio caffllatte
Eglia:
se ti fossi alzato prima, ma adesso ormaipiuttosto, dove sei stato ieri sera, che ha fatto un po tardi?
Marino:
non me ne parlare. Quelli che lavorano con me mi hanno portato in un bar, gi al Village, da Gerde, un mese che mi dicono di andare con lo-ro, che c uno che canta, che tanto bravo
Tina:
chi era babbo?
Marino:
un capellone tutto sporco, smanato BoBBilan, o Dylan mi pare, non mi ricordo bene. Ma se dovesse campare con me, morirebbe di fa-me
Tina:
ne ho sentito parlare a scuola, babbo. Non ti piaciuto?
Marino:
macch, quelli sono lavori che, se uno non ha studiato, non pu fare; come il dottore, o il professore, se uno non ha studiato la musica, ha voglia ad abbaiare ti ricordi, Eglia, quando siamo stati a sentire il maestro Casadei, gi a Mercatino? Come faceva quella canzone nuova? "Romagna mia, Romagna in fiore.", ah, quella era musica
Eglia:
me ne ricordo s, abbiamo ballato fino quasi mezzanotte
Marino:
chiss se le fanno ancora, quelle feste di paese
Eglia:
hai messo a posto tutto, nel bagno?
Marino:
(fra s) e dai
Eglia:
cosa hai detto?
Marino:
niente. Ho detto solo che mi pare che tu la faccia troppo lunga con que-sta faccenda
Eglia:
ah, adesso sono io che la faccio lunga. Oggi, se non mi dava una mano la Tina, non riuscivo neanche a fare i cappelletti, con questo cerotto nel-le mani. E non mi dovrei neanche lamentare che lasci tutte le tue cose in giro nel bagno?
Marino:
io dico solo che quando uno pulisci, dovr stare attento a dove mette le mani
Eglia:
ma non si potr stare attenti a tutto, se poi uno lascia la sua lametta da barba in mezzo allasciugamano, ci vuole poco che qualcuno si faccia male
Marino:
mo dai, un tagliettino da niente, non si vede neanche
Eglia:
ah, una cosa da niente, ormai mi tranciavo un dito. Se fosse capitato a te, saresti gi morto dalla paura del sangue
Marino: sei la solita esagerata. Ti ho chiesto scusa, le faccende le faccio quasi
tutte io, cosa vuoi di pi?
Eglia:
niente, mi basta che tu metta a posto le tue lamette, quando hai finito di farti la barba
Marino:
adesso ho messo a posto tutto, vai a vedere
Eglia:
eh, dopo ci vado
Marino:
il giornale dove lo avete messo? O ormai passata lora anche di quel-lo?
Eglia:
no l, sopra il tavolino, ma lhanno portato alle sei, ormai le notizie non sono pi fresche
Tina:
se vuoi babbo, ti leggo io il giornale, cos ti traduco parola per parola
Marino:
ti ringrazio ma non ne ho bisogno, capisco benissimo da solo (cercan-do di leggere) oh qui si fa dura, quei russi sono proprio decisi di andaresulla luna prima degli americani qui dice che mandano su un altro razzo, ma che ormai sono convinti che la luna sia tutta fatta di formag-gio
Tina:
ma cosa dici, babbo? Io lho letto prima quellarticolo, e dicono che vo-gliono mandare su un razzo prima dellestate "for may" vuol dire "per maggio", non formaggiofigurati
Marino:
perch? A guardarla da quaggi non pare una gruviera? Quel formaggio con i buchi
Eglia:
Tina, leggi tu quel giornale, per piacere, se no quello chiss cosa capi-sce
Marino:
io capisco quello che c da capire, va bene? Non ho bisogno di impara-re lamericano, adesso che stiamo per tornare a casa
Eglia:
s, sono cinque anni che dici cos, se provavi di impararlo subito, a questora lo sapresti
Marino:
io sono di San Marino, va bene? Sono qui in vacanza, e mi basta di sapere litaliano
Eglia:
siamo a postose fai fatica persino con il tuo dialetto
Marino:
stai zitta, donna, e lasciami finire di leggere oh!(riprendendo a legge-re)..oh ma questi giornali americani non sono mica seri, vuoi che sia an-dare a fare dei titoloni cos, sopra le chiacchiere della gente? addirit-tura andare a scrivere che Kennedy cornuto!
Tina:
ma dove?
Marino:
qui, vh:"President Kennedy is back
(pron: bech)"
Tina:
guarda babbo che "back" vuol dire tornare indietro, non cornuto l di-cono che Kennedy tornato da un viaggio che aveva fatto a Cuba
Eglia:
Tina, vieni in cucina con me, per piacere, lascialo leggere da solo. Cosa capisca non si sa, ma almeno lo lasciamo leggere in pace (Eglia ed Tina
escono portando via i cappelletti)
Scena III
(Marino Leo)
Marino:
(da solo) ohera ora(leggendo) "Marilyn Monroe a Pasadena"..a quella,una passatina, gliela darei anche io (suonano alla porta)chi a questora? (v ad aprire, entra Leo con fare furtivo, ha un grosso sacchetto inmano) o buond Leo, un po presto, sei da solo?
Leo:
(misterioso) s, le tue donne dove sono?
Marino:
sono di l che preparano da mangiare, ma cosa hai portato? Della fari-na?
Leo:
(entrando) vacca boia, che robe che succedonoproprio a me..
Marino:
cosa hai fatto? Cosa successo?
Leo:
(appoggia con grande enfasi il sacchetto sulla tavola, poi fissa Marino per alcuni
secondi) ti ricordi lanno scorso, quando successo quellincidente gi alcantiere, quando caduta quella cadassa di legna? Che l sotto passava un vecchietto che se non era per me che lo acchiappavo e lo tiravo via, sarebbe rimasto secco li sotto?
Marino:
s che mi ricordo, che dopo scappato via senza neanche dire "grazie".
Leo:
oggi finalmente ho saputo chi era ho capito perch scappato via
Marino:
e chi era? Un vecchietto scappato dallospizio senza licenza?
Leo:
qui non c da scherzare, Marino. Era don Tonino Mazzacurato! Il fa-moso boss della mafia!!
Marino:
davvero? e come hai fatto a scoprirlo?
Leo:
perch morto due giorni fa. Ma prima di morire si vede che gli ve-nuto in mente di quella volta e mi ha voluto lasciare un pensiero, come uneredit: questa! (indica il sacchetto)
Marino:
ti ha lasciato della farina? Un' eredit un po curiosa
Leo:
macch farina, Marino! Sono cinque chili di cocaina purissima. Me lhanno consegnata due giovanotti stamattina presto
Marino:
va l! davvero??
Leo:
s, porco diavolo, qui va a finire male, ci mettiamo in un brutto guaio
Marino:
ma sei matto a portarla qui? Se ci trova la polizia? Ci mettono dentro e si scordano la chiave, non siamo mica a San Marino, che non prendono mai nessuno, coi poliziotti americani non si scherza!
Leo:
lo so Marino, ma non sapevo cosa fare, sono venuto da te per avere un aiutoanche perch la faccenda, non mica finita qui
Marino:
oh porc ma cosa c ancora? Su, va avanti
Leo:
dopo un'ora che mi avevano consegnato quel sacco, mi ha telefonato il fratello di quel boss che morto!
Marino:
porca boia! Va a finire che siamo capitati nel mezzo di una guerra di mafia!!
Leo:
no, sta tranquillo, questo stato gentilissimo, mi ha spiegato che lui non stava qui, era in Florida, ma adesso venuto a prendere in mano le sorti della famiglia. Mi ha detto che ha una grande riverenza della memoria del fratello e che intenzionato a rispettare assolutamente tutte le sue volont. Quindi quella roba, invece di riprenderla con la forza, sarebbe intenzionato a comprarla!
Marino:
mo guarda te! E una cosa da non credere. Ti ha detto quanto ti dareb-be?
Leo:
eh, questo il punto. Io, appena mi sono ripreso dal primo momento di stordimento, ero gi andato in bagno per buttarla subito via. Ma quando arrivata quella telefonata che mi ha promesso centomila dollari, ho sentito come una vocina che mi diceva: aspetta un po
Marino:
lamarianna!!! Centomila dollari?? Ma sono un mucchio di soldi
Leo:
eggi, e allora ho pensato che se andasse tutto in porto, quel sacchetto potrebbe diventare il nostro biglietto per tornare a San Marino e campa-re cento anni da signori
Marino:
ma sei sicuro di avere capito bene? Per quello che so io, quella gente che non fa tutti questi complimenti .
Leo:
s che sono sicuro, quello che ancora non so se sono sveglio o se tut-to un sogno
Marino:
a me pare che siamo svegli tutti e due, anche se fatica crederlo. Ma pensa te che botta di fortuna che sarebbe, proprio al momento giusto
Leo:
sarebbe una soluzione per tutti i nostri problemi. D ma, sai che un po di tempo che la notte mi sveglio di botto pensando che non ce la far pi a ritornare a San Marino? Mi vengono dei brividi gelati!
Marino:
e a me non succede lo stesso? E non riesco pi a chiudere occhio finch non penso al mio Stradone, quando finivo di lavorare e lestate si alzava quello scirocco leggero e io facevo la mia passeggiata dalla porta del paese fino al pianello e poi fino al cantone, e incontravo lamico, il far-macista, il professore e con tutti scambiavo due parole; ci sentivamo tutti una grande famiglia.e solo allora riesco a riaddormentarmi di nuovo.
Leo:
io, Marino, avevo come un presentimento, una paura di rimanere qui per sempre di non avere neanche la possibilit di portare pi neppure un fiore sopra la tomba del nostro povero babbo.
Marino:
e invece adesso, con questo colpo di fortuna, potremo portargli gardenie ed ortensie tutti i giorni .
Leo:
potremo comprare la nostra vecchia casa, che hanno costruito il babbo e il nonno, e ristrutturarla come nuova!
Marino:
giusto! Faremo due villette, una vicino allaltra, con un bel cancello nel mezzo
Leo:
e poi compriamo due, tre poderi, li diamo a mezzadria e noi raccoglia-mo i frutti
Marino:
il babbo e la mamma ci assisteranno da lass e potranno riposare in pa-ce!
Leo:
e potranno essere orgogliosi dei propri figli!
Marino:(pensieroso) peradesso che ci penso..non sarebbero mica tanto con-tenti di questa faccenda
Leo:perch?
Marino:
perch se vendiamo la droga a quel boss, diventeremo i suoi complici. Saremo come quei trafficanti che spacciano e rovinano i nostri giovani
Leo:
porc vero
Marino:
ci siamo fatti prendere da questa ubriacatura di ricchezza e non abbiamo pensato che cos metteremo le mani in pasta con questi delinquenti
Leo:
hai ragione, non c dubbio. Anche se quel signore che mi ha telefonato sembrava cos garbato
Marino:
s, sar anche garbato, ma quello uno che sotto il cappotto tiene la ri-voltella. Il babbo e la mamma ci hanno sempre insegnato il massimo dellonest e della correttezza, anche nella miseria pi nera
Leo:
questo lo puoi dire pieno e forte
Marino:
ti ricordi? Il babbo diceva sempre: "Un uomo non deve vergognarsi del-la miseria, se pu camminare per la strada a testa alta. La pi grande ricchezza la tua dignit"
Leo:
e allora Marino, come facciamo?
Marino:(pensandoci) bisogna anche dire che il babbo, in una situazione come
questa, non si mai trovato
Leo:
in fin dei conti, noi non centriamo per niente con la droga, saremmo solo degli intermediari
Marino:
s, vero che quella roba rovina i nostri giovani, ma secondo me quel signore che ti ha telefonato la porter tutta a quelle feste da gran signori che fanno gi in Florida
Leo:
sicuro, senza contare poi che a noi sembra tanta, ma in fin dei conti, solo una goccia nel mare (entra di botto Eglia dalla cucina, i due uomini col-ti di sprovvista ammutoliscono di colpo, guardandosi imbarazzati)
Scena IV
(Eglia Marino Leo)
Eglia:
oh ciao Leo, Marino, vai a prendere un sacco di farina al Supermarket,
qui sotto, che lho quasi finita e la Tina vuole fare i fiocchetti (i due uo-
mini tacciono impacciati).cosa c? (vede il sacchetto) quello cos?
Marino:
(scambiando occhiate con Leo) la farina
Eglia:
oh, ci avevi gi pensato? Che bravo, vedi Leo che bravuomo che tuo fratello? Conosce i bisogni della cucina meglio di me. (a Marino) me la porti di qua, allora?
Marino:
s, adesso vengo
(Eglia rientra in cucina)
Leo:
e adesso come facciamo?
Marino:
tu fai una corsa gi al Supermarket e prendi cinque chili di farina, intan-to io nascondo questo sacco in camera, poi vedremo (prende il sacchet-
to e si avvia in camera)
Leo:
Eglia:
giusto, bell'idea! (esce dalla porta principale)
(entrando)Marino, dove sei? (si ode una sirena dei pompieri)Marino!!
Marino:
(rientrando dalla camera e simulando indifferenza)
sono qui, bella, cosa c?
Eglia:
stammi a sentire, ti devo dire una cosa, mettiti seduto
Marino:
dimmi pure, carina
Eglia:
dunque, laltra sera in fabbrica, prima di uscire, mi ha chiamato il no-stro capo nel suo ufficio
Marino:
e cosa voleva da te?
Eglia:
beh, mi ha fatto dei gran complimenti, mi ha detto che gli affari vanno bene, che molto contento del lavoro che faccio, che sono brava e sono sempre desempio per tutte le altre, tutti questi discorsi .e poi mi ha detto che se ho voglia dimpegnarmi di pi, mi avrebbe proposto di di-ventare "capo-reparto", insomma una promozione, e mi crescerebbe an-che paga
Marino:
(pensieroso) bene, brava
Eglia:
e poi mi ha detto che naturalmente dopo dovrei essere la prima ad arri-vare e lultima ad andare via, perch avrei la responsabilit completa del mio reparto
Marino:
(amareggiato) e tu cosa hai risposto?
Eglia:
io, Marino, sapendo come la pensi tu, ho detto che non me la sento
Marino:
e ti dispiaciuto?
Eglia:
eh, capirai, un po mi dispiaciuto un riconoscimento, fa piacere sapere che ti apprezzano per quello che fai
Marino:
Eglia, tu lo sai come la penso io. Se incominciamo a mettere le radici qui, noi a San Marino non lo vediamo pi. Io ho fatto una promessa al tuo povero fratello. Prima di morire gli ho detto che ti avrei riportato a San Marino, e lo sai che io cerco di mantenere sempre le mie promesse. Senza poi dire che fu lui a farci la chiamata qua, e io mi sento ancora in debito
Eglia:
s, lo so, e capisco benissimo. E difatti lho spiegato al boss, ma lui ha insistito tanto e mi ha detto che avrebbe piacere di venire qui, fare una chiacchierata con te
Marino:
con me? Ah d, che venga pure, ma parla italiano?
Eglia:
s sta tranquillo, i suoi erano della BassItalia. A me basta solo che tu non faccia lo sgarbato, me lo prometti?
Marino:
la decisione non la cambio, per ti prometto che se lui viene, io sar gentilissimo
Eglia:
grazie Marino, quello che volevo sentirmi dire ...(alzandosi) beh, allo-ra io vado a fare le camere
Marino:
va bene, (riprende il giornale, si ode una sirena dei pompieri, dopo un attimo suo-nano alla porta) hu, gi qua? (Marino apre la porta, invece Don Vito Maz-zacurato, il fratello di don Tonino, in completo gessato e cappello di Borsalino)
Scena V
(Don Vito Marino)
Don Vito: il signor Baldoni?
Marino: sono io, accomodatevi pure, piacere. Lo sapete che mia moglie era die-tro adesso a parlarmi di voi?
Don Vito: spero che vi abbia detto bene. Sapete, in citt sono piuttosto famigerato ma sono tutte calunnie di gente che mi vuole male. Quando ad un uomo d'affari le cose vanno bene, c' sempre gente maligna che deve dire ma-le.
Marino: ma io faccio meglio, che non so quasi niente di quello che succede in citt. Sono sempre al lavoro tra italiani e non parlo neanche la lingua, cos anche la gente pi famosa come voi io non la conosco mi - cacomunque a dire la verit la mia moglie mi ha parlato solo bene
Don Vito: ah bene, allora posso entrare?
Marino: come no? Scusatemi, venite pure. Prendete un caff, un aperitivo?
Don Vito: no grazie, purtroppo non mi posso trattenere pi di tanto, voi capite?
Marino: oh capisco benissimo, con tutti i vostri affari, avrete una fretta che mai
Don Vito: bravo Baldoni, appena vi ho visto ho capito che siete un uomo perspi-cacesolo se la controparte ragionevole si possono concludere buoni affari...
Marino: vi ringrazio, accomodatevi pure l, su quella seggiola, ho piacere che siate venuto
Don Vito: siete italiani pure voi (prima di sedersi d un'occhiata furtiva dalla finestra)
Marino: siamo di San Marino, che un paese indipendente, mo sempre in Italia
Don Vito: pure la Sicilia, da dove venivano i miei vecchi, si pu dire che sia un paese indipendente dell' Italia (ridono).
Marino: mi sa che non avete mica tutti i torti..ma non prendete niente, siete
sicuro?
Don Vito: beh, Baldoni, qualcosa la prenderei, in fondo sono venuto qua per que-sto. (Circospetto) Voi qui in casa avete una cosa preziosa che a me inte-ressa molto..
Marino: eh grazie mille, siete troppo buono, mo cosa volete? se me la sono scel-ta qualche qualit ce la doveva pure avere, no?
Don Vito: addirittura si dice che sia la migliore sul mercato.
Marino: adesso mi sembra un po esagerato, ce ne saranno anche di meglio, ma a me andava bene cos, genuina, virtuosa, di pura razza romagnola
Don Vito: romagnola avete detto? ma non viene dal Sudamerica?
Marino: mo volete scherzare? No, sammarinese per quattro quarti, come me, questo glielo posso garantire.
Don Vito: perdonatemi se insisto ma siete sicuro di quello che dite?
Marino: sono sicurissimo. nata l a San Marino, adesso il posto voi non lo co-noscete mo si chiama alle Capanne. Io l'ho vista crescere, l'ho adocchia-ta fresca fresca e poi, appena sbocciata, l'ho raccolta come un fiore.
Don Vito: e fino ad allora dove la tenavate? Era in un luogo sicuro?
Marino: oh, per quello stavo tranquillo, la tenevano le suore!
Don Vito: ah, ingegnosoe l'Agenzia non ne sa niente?
Marino: no, da noi le agenzie non esistono mica, sono robe troppo moderne, le cose si combinano tra paesani...dopo se uno si riduce tardi, per forza bi-sogna che si accontenti di quello che rimane.
Don Vito: e per il trasporto? Come avete fatto a portarla qua?
Marino: come volete che abbia fatto? L'ho portata con me nella nave. Dopo ho avuto dei problemi alla dogana, non la volevano fare passare.
Don Vito: vi hanno scoperto? e non vi hanno arrestato?
Marino: per fortuna che avevamo un amico di famiglia all'ambasciata che in-tervenuto lui e dopo la polizia portuaria ha chiuso un occhio, se no ce la vedavamo brutta
Don Vito: oggi pensavo di incontrare un dilettante, un paesano sprovveduto, e in-vece scopro che avete molte cose da insegnare pure a me. Quindi la te-navate voi gi da prima della dipartita della buonanima?
Marino: prima che morisse il fratello? Si, si, abbiamo fatto vent' anni a settem-bre.
Don Vito: eh, ditemi la verit Baldoni, l'avete tagliata?
Marino:(stupefatto) lo sapete anche voi! Oh, mo non se ne po pi. Ci manca po-co che lo vada a scrivere sui giornali. (mostra un'unghia) Appena cos, non si conosce neanche. Mo l'ho dovuta scontare, mi ha fatto fare un gozzo lungo
Don Vito: beh, comunque stiano le cose, se roba buona, io ribadisco la mia of-ferta
Marino: e io vi ringrazio della generosit, che Dio sa quando avrei bisogno, e mi dispiace che vi siate scomodato per niente, mo sono costretto di rifiuta-re. Vedete, se io dicessi di si, sono sicuro che non la riporterei pi a ca-sa, come avevo promesso al suo povero fratello.
Don Vito: allora vi devo chiedere perdono, Baldoni, neppure di questa promessa mi avevano riferito. Nessuno meglio di un uomo d'onore come me pu capirvi meglio. Non mi sarei permesso di chiedervela se lo avessi sapu-to.
Marino: non dovete chiedere perdono di niente, per carit, la vostra offerta ci ha lusingati, speriamo solo di non lasciarvi in difficolt.
Don Vito: sapete, nel mio mondo io sono conosciuto per ottenere sempre quello che mi prefiggo, ma di fronte alla vostra promessa, mi devo levare tanto di cappello.
Marino: oh, le vostre parole mi tolgono un peso da cuore. Adesso che ho avuto il piacere di conoscervi personalmente mi sarebbe dispiaciuto di mandarvi via scontento.
Don Vito: Baldoni, voi siete un dritto, avete un modo di prendere le cose che mi piace.
Marino: noi sammarinesi siamo tutti cos. Gente semplice che si fa volere bene dappertutto
Don Vito: sono contento di avervi conosciuto. Voi mi ricordate qualcuno. Comun-que, se per caso decideste di tornare sulla vostra decisione, chiamatemi pure in qualsiasi momento, vi lascio il biglietto.
Marino:(mettendolo in tasca) siete gentile e vi ringrazio, tutto pu darsi, mo nonfateci molto affidamento.
Don Vito: come volete, non insister pi. Beh allora non mi rimane che togliere il disturbo. (avviandosi)
Marino: volete salutare la mia moglie? Era andata a fare le camere ma ve la chiamo
Don Vito: oh ma non il caso, devo proprio scappare, se ci sar una prossima vol-ta
Marino: mi auguro di si, passateci a trovare quando volete, ormai la strada la co-noscete(accompagna Don Vito fuori dalla porta)
Scena VI
(Eglia Marino Leo)
Eglia:(rientrando dalla camera con il sacchetto) Ma guarda quello dove mi ha por-tato la farina .l'ho detto troppo presto che era stato bravo (esce verso la
cucina)
Marino:(rientra e va verso la camera chiamando) EgliaEgliaallora ho parlatocon il tuo capo, andato via contento, sarai orgogliosa di me (esce verso
la camera)
Leo:(entrando con un sacchetto di farina identico a quello della droga) dove sarannoandati? Beh, meglio cos, questo glielo lascio qui, cos l'Eglia non si ac-corge di niente(e riesce furtivo dalla porta principale)
Marino:
(rientrando dalle camere, vede il sacchetto sulla tavola) vacca boia, l'Eglia l'hatrovato! Adesso lo nascondo sopra larmadio, lass non lo trova di sicu-roma dove andato Leo? Quanto ci vuole ad arrivare al Supermar-ket? qui sotto..(rientra in camera)
Leo:
(rientrando di nuovo agitatissimo)
Marino!! Marino!!
(lo v a cercare in came-
ra)
Marino:
(rientrando con Leo)Cosa c? Non hai preso la farina?
Leo:
arriva quel boss, lho sentito al piano di sotto che chiedeva dove sta Baldoni!
Marino: ma allora verr prima qui, tu abiti al piano di sopra. Ci parlo io, visto che lui cerca un tale Baldoni, penser che sono io quello che ha avuto la droga da suo fratello. Tu per piacere vai di l e bada che non vengano di
qua le mie donne
Leo:
va bene, vadoe se hai bisogno chiama, che arrivo io con il mattarello
Marino: stai tranquillo, se vedo che quello sotto il cappotto tiene una rivoltella,
gli dico che di l c mio fratello col mattarello
Leo:
tu chiama "aiuto" che semmai mando l'Eglia, col mattarello, che pi pratica (esce)
Scena VII
(Gino Marino)
Gino:
(trovando la porta socchiusa)
permesso? Il signor Baldoni?
Marino:
sono io, accomodatevi pure
Gino:
permettete, io sono
Marino:
(interrompendolo)il famoso boss, volete che non vi conosca?
Gino:
(con falsa modestia) beh, famoso
Marino:
si, si, non fate il modesto, se vi conosco anche io
Gino:
ma sapete, a New York ci vuole poco a diventare famosi, basta saper costruire dal niente un'impresa milionaria, gestirla con maestria, sapere investire nei settori pi redditizi e subito la gente comincia a mormora-re.
Marino:
ah, l'umilt una dote dei grandi, e voi, nel vostro mestiere, siete un grande
Gino:
beh, qualcuno dice semplicemente che sono "il migliore" (ridono)
Marino:
e scommetto che voi siete d'accordo
Gino:
d'accordissimo.
Marino:
mi volete dare il cappotto che ve lo appendo?
Gino:
grazie mille
(Marino tasta con indifferenza il cappotto, come a cercarvi qualco-
sa)
Marino:
cosa ci posso dare? Un caff, un aperitivo?
Gino:
grazie, se non vi offendete, non prendo niente, mi guasto l'appetito. La vostra signora non in casa?
Marino:
si di l che fa da mangiare, ma non dovrebbe venire oltre a disturbar-ci.
Gino:
ah, ho capito, volete discutere tra uomini. Bravo, vedo con piacere che nella vostra famiglia siete ancora voi che portate i pantaloni.
Marino: si capisce! Se cominciamo a discutere anche con le donne, tra qualche
anno abbiamo pulito (ridono.)
Gino:
ma allora, permettetemi Baldoni, come potete rifiutare l'offerta che vi ho fatto?
Marino:
prima di tutto, non detto per niente che la rifiuti, anzi la vostra offerta ci lusinga parecchio, non crediate. Mo vedete, noi gente semplice che non abbiamo avuto mai niente a che fare con la vostra organizzazione, i vostri ambienti, a essere coinvolti a noi ci vengono dei pensieri di co-scienza. Da un canto per lo sappiamo che se voleste, la potreste pren-dere anche con argomenti pi convincenti.
Gino:
signor Baldoni, vi devo contraddire. Vi do la mia assicurazione perso-nale che non vogliamo costringere nessuno, se vi sono venuto a trovare solo perch volevo capire bene il motivo e sentire se potevo fare qual-cosa per convincervi.
Marino:
ce l'ho detto, il problema tutto di coscienza. La cifra dopo diventa re-lativa, a noi ci farebbe pi piacere avere delle altre garanzie.
Gino:
che provi pure a dire, sono qui proprio per vedere se posso fare qualco-sa. Come ci dicevo gli affari vanno benone, il settore in espansione, siamo disposti a venire incontro della gente che lavora bene.
Marino:
ecco allora ci dico subito che a noi ci interesserebbe soprattutto sapere dove avete intenzione di piazzarla.
Gino:
beh, quello si pu discutere, comunque noi pensavamo di piazzarla al secondo livello: abbiamo un giro di portoricane che ci fanno dannare, sono vagabonde, lazzarone, hanno bisogno di un po di controllo e di disciplina.
Marino:
mo se sono messe cos male, ci volete dare anche quella disgrazia l?
Gino:
(ride) siete simpatico, Baldoni, volete fare a cambio con la mia?
Marino:
ma se accettassi, come facciamo? La portate via adesso?
Gino:
no, e perch mai? Oggi domenica, tutto chiuso.
Marino:
se ce la devo consegnare io, mi mettete ancora pi nei pensieri.
Gino:
non dovete preoccuparvi Baldoni, voi la portate domani mattina alle ot-to gi allo stabilimento, e poi alle cinque la venite a prendere, che pro-blema c'?
Marino:
ah no eh? se esce di casa, non ne voglio pi sapere di riprenderla! Se sapesse che peso che mi togliete
Gino:
(divertendosi) Baldoni, siete uno spasso
Marino:
mo ditemi la verit: se ce la consegnassi, la manderete subito laggi dove dicevate, o la tenereste un po anche per voi?
Gino:
per carit, il lavoro lavoro e il piacere il piacere. Se cominciassi a mischiare le due cose, sarebbe un disastro.
Marino: mi vorreste fare credere che per voi non la tenete neanche un po? io avrei quasi pi piacere
Gino:Baldoni, ma che state dicendo? sicuramente ho frainteso, (ride) figurate-
viche mi parso di avere capito che mi avete appena chiesto di .. Marino: di?
Gino:di..
Marino: dite pure
Gino:
dite voi, vi prego
Marino:
vi prego io, dite voi
Gino:
.di farmela?
Marino:
non avete frainteso per niente, signor Boss! per me potete farvela tutte le volte che volete.
Gino:
ma allora prima non scherzavate quando dicevate che volevate liberar-vene.
Marino:
non scherzavo per niente. Volete mettere come sarei pi tranquillo a sa-pere che la usate voi e non va a sparguglioni in giro nelle mani di chis-sach?
Gino:
beh, se la guardiamo da questo canto, anche io la ragionerei come voi, non c' dubbio.
Marino:
guardate, se sapessi che va a finire nelle mani di qualche ragazzetto, c'a-vrei un rimorso che non vi dico.
Gino:
ma signor Baldoni, se la vostra preoccupazione solo questa vi assicuro fin da adesso che ne usufruir soltanto io.
Marino:
adesso non voglio esagerare, se la volete dare anche a qualche vostro amico, in una festa, fate pure come volete
Gino:
mi autorizzate anche per i miei amici? ma siete sicuro che non ve ne pentirete?
Marino:
datemi retta. Per me, voi e i vostri amici, potete succhiarvela anche tut-tasarei quasi curioso di vedere come fate.
Gino:
ma perch scusate, voi?
Marino:
mai! Ho visto solo una volta al cinema, mo non si vedeva bene come facevano.
Gino:
ma perdonatemi, Baldoni, non avete una figlia?
Marino:
si, gi una ragazzetta, mo cosa c'entra? io e la moglie la teniamo mol-to sotto controllo, abbiamo sentito anche noi alla televisione che nelle scuole ci sono delle ragazzette che la usano gi verso i quattordici anni, mo per fortuna lei ancora non ha avuto a che fare.
Gino:
e poi scusate, Baldoni, ma siamo sicuri che la vostra signora sia d'ac-cordo?
Marino:
(guardando verso la cucina e sottovoce) sssttlei non sa niente, l'ho tenutadi l apposta, perch se no la conosco che comincia a fare tutte quelle messedovrebbe stare di l ancora una mezzorettadopo quando sar andato tutto in porto, che ci far vedere tutti quei soldi, vedrete che sta-r poco a convincerla che su certe cose si pu passare anche sopra...
Gino:
d'accordo, a quello ci pensate voi.
Marino:
allora, se avete voglia di farmi vedere, ve la vado a prendere
Gino:
beh, Baldoni, francamente, il favore ve lo faccio volentieri ma chieder-mi di farlo di fronte a voi, questo mi sembra un po troppo
Marino:
ho capito, sono cose che si fanno nelle vostre feste, nel privato, .comunque non importa, gi portandola via, mi date un sollievo che non vi dico.
Gino:
ma figuratevi, per me sar un onore e un piacere.
Marino:
e per la cifra? Rimane quella che avete detto?
Gino:
quella, in pi pu darsi che ci scappi anche un regalino per vostra si-gnora, d'accordo?
Marino:
qua la mano, signor boss. Affare fatto!
Gino:
un piacere discutere con voi, sapete? Sono contento di essere venuto a trovarvi, questa visita non poteva rivelarsi pi conveniente
Marino:
per me vale lo stesso discorso
Gino:
e state tranquillo, Baldoni, che l'avete messa in buone mani
Marino:
s, sono convinto anche io. Mi dispiace che non prendete niente, siete sicuro?
Gino:
vi ringrazio ma ormai si fatta ora di pranzo, devo proprio andare
Marino:
(accompagnandolo alla porta)
allora domattina ve la consegno
Gino:
(uscendo) vedrete che ve la tratter bene, Baldoni, arrivederci e piaceredi avervi conosciuto di persona.
Marino:
piacere mio, signor boss, arrivederci
(e rientra)
Scena VIII
(Leo Marino Eglia Tina - Assunta)
Leo:
(uscendo dalla cucina)
alora Marino?
Marino:
tutto liscio, la tiene tutta per s, solo che non lha voluta subito, gliela devo consegnare domattina
Leo:
va bene, dai, io vado a prendere mia moglie, se no mi da per disperso e comincia a chiamare i carabinieri
Marino:
corri dai, in questo momento abbiamo bisogno di tutto, fuori che dei ca-rabinieri (Leo escedalla cucina entrano Eglia e Tina)
Eglia:
Marino venuto qualcuno? Ho sentito parlare .
Marino:
ah s, adessoera uno di quelliche vendono i libri, ma prima venu-to il tuo capo della fabbrica
Eglia:
allora come andata, cosa gli hai detto?
Marino:
ho mantenuto quello che ti avevo promesso: sono stato deciso, ma gen-tilissimo
Eglia:
sei sicuro? Domattina non vorrei trovarmi in imbarazzo
Marino:
sta tranquilla andato via che era pi contento di me
(suonanoTina v
ad aprire entrano Leo ed Assunta).
Assunta:
( arrembante, non lascia parlare nessuno) o buond, allora Eglia pronto damangiare? Hai gi buttato gi? Cosa c? Ti ho portato questa ciambel-la, speriamo sia venuta bene, per dire la verit ne ho mangiato un pezzo prima, era speciale. Come v Agatina? Ti passato quel brutto raffred-dore? la scuola va bene? A me sarebbe piaciuto che mia continuare ad andare a scuola, imparare tutte quelle cose, io purtroppo ho fatto solo la terza, ma la maestra dicevo che ero brava, in geografia ero la prima del-la classe. Marino, allora, laggi nel cantiere? vero che tra un mese
chiudono? E a voi dove vi mandano? A Leo lo porto con me nella fab-brica di calzoni, l il lavoro non manca, tutti i giorni arrivano delle ordi-nazioni, pare che adesso abbiano avuto in appalto anche la marina mili-tare, non so come faremo a stare dietro a tutto. D ma questo tempo co-sa fa? Si decide a nevicare o no? Cosa hanno detto alla televisione? A me duole il callo, un brutto segno. Allora? Andiamo a mangiare? (esce
rapidamente in cucina, gli altri non hanno fatto tempo a pronunciare parola, ri-mangono attoniti poi la seguono mentre cala il sipario).
FINE PRIMO ATTO
SECONDO ATTO
(stessa scena, due ore dopo)
Scena I
(Leo Assunta Eglia Tina)
Leo:(rientrando con Tina dalla cucina) tua mamma, quando si mette, morti
oh che mangiata che ho fatto...certo che fa dei cappelletti da fare resuscitare i
Assunta:(esce dalla cucina con Eglia) su, non ti ricordi pi Berto delle Capanne?Quel marcantonio alto con la barba brizzolata che lo chiamavano Berto dei conigli, perch i suoi avevano quindici figli. La Mariola ieri mi ha detto che la Gianna ha telefonato ai suoi e pare che quando Berto stato in Belgio si sarebbe sposato con questa ragazza francese ma dopo quando tornato a casa, lavrebbe lasciata l, scappato via senza dire niente. Questa ragazza dopo un po lo andato a cercare ed capitata in piazza alle Capanne a domandare di questo Berto. Capirai che l lo co-noscevano tutti. La sua mamma, quellambiziosa, una vergogna, pare che abbia pianto tre giorni e questa ragazza non riusciva a consolarla. Ma ormai lui era partito per Ravenna a fare la stagione e allora questa povera ragazza partita anche lei. D, dove andiamo? Prendiamo din su o din gi? E un freddo cane, vero? Mi sono messa questa maglia di lana, se non basta, non so. Leo, noi andiamo a fare un giro per negozi, tu a che ora vai a casa? Ti ricordi di accendere il termo? Poi mi metti su lacqua? Cosa fai l? Vai a dare una mano a tuo fratello, che rimasto da solo di l a lavare i piatti, metti a posto le cose, se lui li lava, te li
puoi anche asciugare .(intanto le donne si sono infilate i cappotti, Eglia u-
scita, poi rientrata, ha preso Assunta per una manica del cappotto e la trascina fuori mentre lei continua a parlare).
Tina:(che intanto ha preso dei fogli e una penna da un cassetto) allora zio, se vuoi
scrivere quella lettera, io sono pronta (si sistema sopra il tavolo).
Leo:s, sono pronto anche io, cos non ci pensiamo pi
Tina:(scrivendo mentre Leo passeggia) allora, come vuoi cominciare?
Leo:a scrivere ad un professore, bisogna stare attenti a non sbagliare
Tina:se per cominciare mettiamo: "caro professore", non sbagliamo di sicuro,
tanto le lettere cominciano tutte uguali
Leo:brava! Allora metti pure: "caro profesore", punto e a capo
Tina:non puoi mettere il punto, zio, non c il verbo
Leo:e dove andato?
Tina:non c, non labbiamo messo, ci tocca mettere la virgola
Leo:solo la virgola? Mi pare un po poco, non si offender?
Tina:
ma no, lui pu essere chi vuole, ma se ci vuole la virgola, bisogna che mettiamo la virgola
Leo:
va bene, limportante che non sbagliamo con la grammatica, te dammi una mano l
Tina:
sta tranquillo, zio, per quello ci penso io
Leo:
dunque. Caro professore, virgola, ci scrivo con la mia nipota Agatina
Tina:
(scrivendo) mia nipota Agatina
Leo:
che non piquella bambina.che tenevate sulla faldata.mo ha cresciuto e si fatta.una bellissima ragazza
Tina:
ma zio, devo mettere proprio cos?
Leo:
perch? Non lo vuoi mettere?
Tina:
(con falsa modestia)
non so, non mi pare il caso
Leo:
allora non metterlo
Tina:
ormai lho gi scritto
Leo:
(riprendendo)una bellissima ragazza.sputata a sua nonnaquandoera giovane. Punto e a capo. Ci sei?
Tina:
s. Vai pure avanti
Leo:
come butta al a San Marino? ..A qui stiamo tutti bene. facciamo la bella vitai negozi, la televisionemo ci manca tanto.l'aria buo-nadi San Marino, acqu l'aria cativae io ho semprequella brutta rampagine punto, gli altristanno tutti bene e ci manda-notanti saluti. (Tina scrivendo ripete ogni tanto qualche parola). Comunque dite purea quei giovani che avete nella listache se vogliono venire aqudi lavoro c' n' ancoraa stufo. Fino qui mi pare che ci siamo, stiamo attenti di non sbagliare adesso
Tina:
non ti preoccupare, zio, veramente ormai mi sono
abituata
con
lamericano, non pensavo di ricordare litaliano cos bene
Leo:
(riprendendo) ci mando altacata a questa letterala retta del mutuo
Tina:
eh, "mutuo" si scrive con due ti o una sola?
Leo:
mutuo, muttuo, muttuo, mettine due, stiamo dalla parte del sicuro (Tinascrive) la retta del mutuo della casa. Se quest'altra voltaci farete sape-reanche i soldi della tassae dell'invocatoche ve li manderemo ol-tre.tutti ascieme. Hai scritto?
Tina:
s, vai pure avanti
Leo:
se incontrerete la nostra zia Linaditeci per piaceredi non starea bacilareche i suoi nipoti stanno benee che se tutto va be-nepensiamo di venire oltre quest'altr'annocon quello che abbiamo sparagnatoe andare abitare tutti asciemeal al Voltone...dove ab-biamo comperato. Punto e a capo.
Tina:
ne hai ancora per molto? ho quasi finito il foglio
Leo:
no, abbiamo finito, adesso facciamo i saluti e i ringraziamenti
Tina:
era ora
Leo:
vi ringraziamo ancoradel vostro interessamentoalle pratiche della casache se non era per quelloda per noi non saressimo andatiin vello. Un salutoriferito
Tina:
"riferito" a chi?
Leo:
a lui, al professore. Si dice pure: riferisco
Tina:
sei sicuro? Io non lho mai sentito
Leo:
s, s, si dice alle persone importanti allora, un saluto riferitoe un bacionealla nostra Terra, vostro: Baldoni Leo. L, prova di rileggerla tutta (Tina rilegge tutta la lettera, compresa la punteggiatura a piacere tutta
sballata) Mi pare che vada bene, te cosa dici?
Tina:
s, zio abbiamo fatto un bel lavoro. Vado qui di sotto ad imbucarla
Leo:
brava Tina, toh, un dollaro per il francobollo e uno per laiuto
Tina:
grazie zio, faccio in un volo (esce verso fuori)
Scena II
(Marino Leo)
Marino:
(entrando dalla cucina ed asciugandosi con uno strofinaccio) vedere la boxe oggi? A che ora comincia?
d, non facevano
Leo:
s, tra poco, accendi la TV (Marino accende la TV)
Marino:
hanno gi iniziato, veh
Leo:
quella roba, Marino, in un posto sicuro?
Marino:
(preso dalla boxe)
s, di l, sopra il mio armadio
Leo:
porca boia, ci pensi quando ci dar tutti quei soldi, come faremo?
Marino:
io, se fossi in te, aspetterei, prima di spenderli
Leo:
lo so che ancora nelle mani non abbiamo niente, ma io ho gi fatto i miei progetti. Bisogner fare tutti i giri per il viaggio, avvisare il cantie-re che smettiamo di lavorare, ci vorr un mese, forse, o due, ma cos? Sapendo di avere ancora tutta la vita da spendere a San Marino?
Marino:
stai attento che pi ci fai affidamento, pi la delusione pu essere gros-sa
Leo:
non mi hai detto che andato tutto liscio? Che gli porti la roba domatti-na presto?
Marino:
s, vero, ma io finch non vedo non credo
Leo:
mo v, pessimista! Abbiamo la gallina dalle uova doro e te non ci credi ancora. Ah, che fortuna che abbiamo avuto, la fine di tutte le nostre fa-tiche, l'inizio di tutte le gioiequando stamattina me lhanno portata ho pensato: cosa me ne faccio di questa polvere bianca? E invece adesso la polvere s colorata tutta doro
Marino:
mah, se lo dici tu
Leo:
quando ci saremo sistemati, per prima cosa, voglio fare un giro il gio-ved nel Borgo, al mercato, con un vestito nuovo e un orologio con la catenina doro in tasca, voglio sentire la gente mormorare: quello Baldoni, veh, ha fatto fortuna in America!
Marino:
eh, dammi una voce, che verr anche io
Leo:
Marinoio voglio provare
Marino:
(sempre preso dalla boxe) cosa?
Leo:
voglio provare a prendere un po di quella roba
Marino:
lascia andare, dai
Leo:
perch? Unoccasione come questa non lavr pi
Marino:
sei matto nella testa. E se ti fa male?
Leo:
ma vaho visto una volta al cinema: come il vino. La prima volta ti d solo unubriacatura, poi se la prendi spesso, ti fa male, per forza. Ma a me, con tutte le sbornie che ho fatto da giovane, e qualche volta anche adesso, cosa vuoi che mi faccia?
Marino:
ah d, te sei vuoi provare, fai pure. Io quella curiosit non ce lho. (Leoesce verso la camera con un bicchiere, Marino segue la boxe molto coinvolto, ab-bozza alcuni colpi e alcune schivate).
Leo:
(rientrando con un po di polvere bianca nel bicchiere) nuccia?
ecco qua, hai una can-
Marino:
guarda nel cassetto
Leo:
Marino:
Leo:
Marino:
(prende una cannuccia e stende la polvere bianca sul tavolinetto)
ster?
non lo so, a me pare sia un po pochina
allora ne metto un altro p..ecco, cos baster?
s, cos basta
cosa dici, ba-
Leo:
(aspirando con la cannuccia nel naso)aahhaaa.
Marino:
allora? Cosa ti senti?
Leo:
(si alza in piedi, si scioglie, smorfie e movimenti a iosa, poi si ricompone delu-so)niente
Marino:
come niente? Niente, niente?
Leo:
mi pare di non sentire niente, solo un po come una formichina che ti va su per il naso
Marino:
e basta? Mi pare un po poco. Forse non ne hai prese a sufficienza
Leo:
(si ferma di botto)
eccooddio!
Marino:
Leo:
Marino:
Leo:
Marino:
Leo:
Marino:
cosa c?
arriva
cosa?
sta attento
attento a cosa?
ci siamo, ci siamo
Leo, chiamo un dottore!
Leo:
(fa cenno di no con la testa, in una smorfia scomposta della faccia poi esplode un fragoroso starnuto)eeeettci!!!!
Marino:
tutto qui?
Leo:
d, si vede che a me fa questo effetto qui
Marino:
adesso ti sei tolto la curiosit? Stai meglio?
Leo:
pensavo a tutto un altro effetto, mi avevano detto che era come una u-briacatura forteboh!
Marino:
ah, sui giornali e al cinema gonfiano la realt che un piacere (suonano
alla porta)
Leo:
chi sar? Va ad aprire che io pulisco qui
Marino:
va bene, fa sparire tutto
(va ad aprire, entra il signor Gino)
Scena III
(Gino Marino Leo)
Gino:
salute Baldoni, sono di nuovo qua!
Marino:
oh, signor Boss, quale buon vento, accomodatevi, questo il mio fratel-lo Leo, Leo questo il famoso boss di cui ti ho parlato
Gino:
(con falsa modestia)
beh, famoso
Marino:
ah gi, dimenticavo la vostra modestia, Leo, lui semplicemente "il migliore" (ridono)
Leo:
tanto piacere di conoscervi
Gino:
piacere mio
Marino:
accomodatevi, signor boss. A cosa dobbiamo il piacere di questa ri-visita?
Gino:
caro Baldoni, sapete, da quando sono uscito da casa vostra, questa mat-tina, non ho fatto altro che rimuginare su quello che avete detto
Marino:
spero di non avervi disturbato la digestione
Gino:
macch, al contrario, me l'avete favorita. Ho solo pensato che forse, prima che voi possiate ripensarci, avrei potuto approfittare gi da oggi della vostra.offerta.
Marino:
allora la volete subito? Bene, io sono anche pi contendo di voi, ve la vado a prendere.
Gino:
ma non disturbatevi, magari, se mi dite dov'.
Marino:
oh ma l'ho messa in un posto un po nascosto, non preoccupatevi nes-suno disturbo (esce verso la camera)
Leo:
sapete, signor boss, che per dire il vero, il cervello di tutta questa opera-zione sono stato io?
Gino:
ah ma, anche voi siete al corrente
Leo:
ve l'ho detto, la mente sono io. Il mio fratello esegue solo quello che ho pensato io
Gino:
davvero?
Leo:
non vi potete immaginare quanto ho dovuto pestare per convincerlo. Mi faceva tutte quelle messe della moralit, dell'onest. Mo lascia andare, gli ho detto io, che si vive una volta sola. Se non c'ero io a convincerlo, lui la voleva buttare via cos, in mezzo alla strada.
Gino:
vostro fratello una persona molto particolare, fatto tutto a modo suo.
Leo:
mi raccomando adesso non esagerate con quella roba eh? un po alla volta. Vi voglio confessare una cosa, non ditelo a nessuno, mo prima, ho voluto provare anche io.
Gino:
anche voi??
Leo:
s, gli ho dato una "succhiatina".
Gino:
e vostro fratello lo sa??
Leo:
come no? Era l con me, gli ho anche detto: vuoi provare? Mo lui nien-te, stato solo l a guardare
Gino:
ma non mi dite, ha proprio il vizio
Leo:
se devo essere sincero, per, non mi ha fatto molto effetto. A sentire i giornali, la televisione, sembra una roba dell'altro mondo, invece io non ho battuto ciglio. Cosa dite, forse sar perch non ci so fare?
Gino:
ah pu essere benissimoera la prima volta?
Leo:
si, la prima e l'ultima. Un'altra occasione non mi ricapita davvero. Mo adesso che ho provato vi dir che non ci tengo mica.
Gino:
non vi piaciuto per niente?
Leo:
no, sentivo come una formichina che mi andava su per il naso
Gino:
devo dire che tutti, in famiglia siete personaggi un po particolari.
Leo:
grazie, signor boss, siete troppo buono, e pensare che vi dipingono co-me il diavolo (entrano Eglia, Assunta e Tina).
Scena IV
(Eglia Gino Leo - Tina Assunta)
Eglia:
brrrrdi fuori fa un freddo che pela.oh signor Monti, che sorpresa, mi aveva detto mio marito che eravate gi venuto
Gino:
infatti vero, e orasono tornato!
Eglia:
ha gi conosciuto mio cognato? Questa la mia figlia Tina e la mia co-gnata
Gino:
che bella figliuola, lavora gi o studia ancora?
Eglia:
studia, studia che mai, anche molto bravissima
Tina:
(in tono di rimprovero)ma'.
Eglia:
cosa ho detto di sbagliato?
Tina:
si dice solo "bravissima", non "molto bravissima". La sostanza va bene, la forma che hai sbagliato.
Eglia
Leo, Marino dov' andato?
Leo:
scusa, Eglia, ma te lo conosci questo signore?
Eglia:
vuoi che non lo conosca? E il padrone della mia fabbrica!!
Leo:
il padrone? Ma allora.(capendo tutto) ha, Marino andato un momen-tonel bagno, sar meglio che lo vado avvisare
Eglia:
mo se nel bagno, verr oltre quando ha fatto.
Leo:
allora..gli vado a dire di venire oltre quando ha fatto
(esce di corsa).
Eglia:
signor Monti, accomodatevi, cosa prendete? Vi faccio un the?
Gino:
mah, se non troppo disturbo
Eglia:
macch, vi voglio fare sentire anche i fiocchetti che ha fatto mia figlia, sono speciali (esce in cucina)
Assunta:
voi siete il famoso signor Monti? l'industriale? Il padrone dello stabili-mento dove lavora mia cognata? un grande piacere di conoscervi, una volta ho visto anche l'articolo del giornale che parlava di voi, eravate l'industriale dell'anno. Quando stato due anni fa? O tre? Te Tina ti ri-cordi che lo guardavamo? Non mi ricordo mica comunque c'era la sua foto. Siete emigrato anche voi? Oppure siete nato gi qui? E vi siete fat-to da solo o avete ereditato? Comunque a gestire quelle fortune non
mica facile, quanti ci sono che si rovinano con le proprie mani. (Tina e-sce in cucina e rientra poco dopo con un piatto di fiocchetti, che pone sul tavolo. Gino lancia occhiate impazienti verso la porta della cucina. Assunta prende un fiocchetto e lo mangia, rimane stranita e cade in catalessi per qualche secondo, per
poi riprendere normalmente la sua tiritera) C' il nostro padrone che avvili-to duro, i suoi figli gli sono venuti su lazzaroni, capelloni, non combi-nano niente di buono, non sa a chi lasciarla la sua azienda, e dire che va bene, eh? ancora giovane, c'ha degli anni e anni davanti per comincia a pensarci, c' caso che una volta o quell'altra lo facciano anche a lui industriale dell'anno, ci terrebbe tanto, mo dopo l entrano in ballo an-che la politica, i sindacati
Gino:
oh, avete sentito? La signora mi ha chiamato, scusatemi pure(esce in
cucina)
Assunta:
te Tina hai sentito? Boh, un po che sono sorda, di mo quel rumore tutto il giorno per forza, le orecchie patiscono, la sera quando esco mi sembra di rinascere, mi sembra di entrare in un mondo diverso e dire che il traffico ce n', dovrebbe dare fastidio anche quello, mo quelle macchine sono tremende tutto il giorno tu-tum, tu-tum, le cuffie che ci danno non servono mica, s all'inizio mo dopo ti sembra che il rumore ti entri dai piedi, dalle mani, non si capisce, diventi tutt'uno con il rumo-re.(entrano Leo e Marino)
Scena IV
(Leo Marino Tina Assunta Eglia Gino)
Leo:
capisci Marino? Abbiamo sbagliato tutto!!
Marino:
porca boia, ma allora quello di prima era il boss della mala e questo il padrone della fabbrica? Ma come successo che non ci siamo capiti?
Leo:
che casino, e adesso come facciamo? Assunta, anzi no, te stai zitta, Ti-na, dove andato quel signore?
Tina:
di l in cucina, con la mamma
Marino:
e cosa fanno?
(esce Eglia dalla cucina, in una mano ha il mattarello e nell'altra l'orecchio di Gino)
Eglia:
Marinoooo!!!!!!
Marino:
(con un filo di voce)
s, cara?
Eglia:
vero che hai dato il permesso al Signor Monti di slungare le mani con me e anche di pi?
Marino:
(imbarazzatissimo) mo cosa dici Eglia? ci deve essere stato tutto un malin-teso
Gino:
macch malinteso, questa mattina mi ha detto che potevo farmela tutte le volte che volevo
Marino:
sicio noma io non intendevo
Gino:
Marino:
Gino:
Marino:
Eglia:
mi ha dato il permesso anche per i miei amici, potevo succhiarmela tut-
ta, mi ha detto
nosi.no mo mica lei, io dicevo
voleva perfino stare a guardare quel porcaccione
sinosi ma non quello che pensate voi
ahahahahah!!!! Bravo!!! Si pu sapere cosa hai detto a questuomo?
(comincia ad inseguirlo brandendo il mattarello)
Marino:
Gino:
Eglia:
Gino:
Assunta:
Gino:
Eglia, su, non fare cos, stato perch
la voleva buttare in mezzo alla strada, mo non voleva che andasse nelle
mani di qualche giovanotto.
tanto prima o poi ti prendo!
ma quante storie! che questa mattina se l' fatta anche suo fratello!
...suo fratello?
si, m'ha detto che ci ha dato una "succhiatina".
Assunta:(cominciando ad incalzarlo) cosa hai fatto te stamattina??eh?infatti sei
Leo:
Assunta:
Leo:
sparito unoretta!
io? Ma cosa centro io?
quando c un guaio, te sei come il sale, centri sempre
ma non mica vero niente, quello matto come un banchetto (suonano
alla porta)
Marino:
Aalt!!! (il trambusto si placa) andiamo a vedere chi due poliziotti).
(apre la porta e si trova
Scena V
(Serpico Bob Marino Leo Assunta Tina Eglia)
Serpico:
il signor Baldoni?
Marino:
(esterrefatto) sono io
Serpico:
sergente Serpico, Dipartimento di polizia di New York, questo il mio collega Bob della narcotici, abbiamo un mandato di perquisizione.
Marino:
un mandato? mo ci deve essere un errore.
Serpico:
adesso lo vedremo, Baldoni, (entrando) che nessuno si muova, questa una operazione di perquisizione della Polizia di New York.
Marino: non potete entrare, questo una prepotenza, invoco un invocato!
Serpico: si che possiamo, lo spaccio o la detenzione di droga a scopo di spaccio
un crimine federale, ogni eventuale opposizione punibile con l'arre-sto immediato (sgomento di tutti). Bob, catch the drugs!! (Bob comincia ad
annusare dappertutto, mobili e persone, come un cane).
Gino:
bravo Sergente, li arresti tutti questi farabutti, delinquenti, io sono il no-to imprenditore Monti, avr sentito parlare di me. Ho dato il contributo
Serpico:
Marino:
per la festa della polizia. Non c'entro niente, la signora una mia di-
pendente e sono passato per caso.
nessuno uscir di qui fino a perquisizione terminata.
mo qui c' un equivoco, maresciallo, uno sbaglio, una fraintesa(Bob in-
tanto lo fiuta tutto)
Assunta:
Tina:
Eglia:
Serpico:
Assunta:
Eglia:
Marino:
Serpico:
Gino:
Serpico:
Marino:
Serpico:
uh madonnina santa, la droga a qui? Mo chi ce lo ha detto?
oddio, qui ci mettono in galera!
(mentre Bob la annusa) insomma Sergente, basta! boby, fa' la cuccia! (Bob
si siede sul divano come un cane bastonato emettendo un lieve guaito)ci vuole
spiegare cosa succede dato che noi qui non sappiamo niente?
abbiamo avuto una soffiata sicura, in questa casa stamattina sono entra-
te oltre dodici libbre di "roba".
chi che ha portato i libri?
Marino! Te sai qualcosa di questa storia?
io? Perch? Sono pi sbalordito cane te! Sar uno sbaglio, ne succedo-
no tutti i giorni
cosa volete insinuare? Che la polizia di New York sbaglia tutti i giorni?
mo andiamo, sergente, Baldoni non voleva dire questo
per pu darsi che l'abbia pensato
per non l'ho detto!
non pensate di passarla liscia, Baldoni, anche se siete moltocome si
dicefunny (pron: fanni)
Marino:
Eglia:
Serpico:
Leo:
Assunta:
Marino:
Tina:
Serpico:
Eglia:
(si gira smarrito verso Eglia) Eglia cosa ha detto? Cosa vuol dire?
mah, funny dovrebbe voler dire scemo, stupido, una cosa del genere
no, non scemofunny
no, secondo me pi tonto, deficiente
che abbia voluto dire sciocco, cretino?
oohh, basta, eh? Tina, dillo te
funny, babbo, vuol dire "divertente"
ecco brava, divertente.
che guardi sergente, se volete accomodarvi, volete un the, un caff, ci
sono i fiocchetti, mo cercate pure quanto volete che qui quella roba non
c' davvero. (Marino prende i fiocchetti e passa davanti a Bob)
Bob:
Marino:
(annusando i fiocchetti) here! here!no, no questi sono di oggi.
(pron: ir! ir!)(scodinzola contento)
Serpico:(Si avvia deciso verso il vassoio) ah, ecco dov'era nascosta la droga, neifiocchetti!
Eglia:
la droga nei fiocchetti? Mo lui si sbaglia, c' solo le uova, lo zucchero, la fari(le viene un dubbio) Marino, dove avevi preso quella farina?
Marino:
(impacciato)
me l'ha data lui
(indica Leo)
Assunta:
e te dove l'hai presa?
Leo:
io ma, si vede che ho sbagliato, avranno scambiato gi al market, c' un equivoco (Assunta comincia ad inseguire Leo, Eglia insegue Marino, Tina cercadi calmare le donne, Gino parlotta con Serpico per scagionarsi)
Serpico:
(estrae la pistola ed esplode un colpo in aria, tutti si fermano) Siete tutti in arre-sto, spiegherete tutto alla centrale. (insieme con Bob, tra varie proteste e ca-ciara generale conducono tutti fuori dalla porta, la luce si spegne per riaccendersi quando finisce l'applauso - se ci sar - altrimenti dopo qualche secondo).
Scena VI
(Marino Don Vito Eglia Tina)
Marino:
(rientra con Don Vito, Eglia e Tina, le luci sono pi basse e da fuori lampeggia un
neon) Don Vito, noi non sappiamo come ringraziarvi, la provvidenzache vi ha mandato
Don Vito: ma figuratevi, piuttosto ricordatevi domani di consegnare quel che resta del famoso sacchetto alla centrale
Marino:
ah, s, potete stare tranquillo che sar la prima cosa che faccio domatti-na. Non ne voglio pi sapere di quella roba, ne ho avuto a sa
Eglia:
se non arrivavate voi col vostro avvocato a scagionarci, a mettere a po-sto tutte le cose, a quest'ora vedevamo il mondo a strisce, e chiss per quanto, grazie a questo lazzarone ritardato di mio marito
Don Vito: appena i miei mi hanno avvisato ho chiamato il mio Avvocato e siamo venuti alla centrale ma sono io che debbo ringraziare voi, Baldoni
Marino: voi? E perch?
Don Vito: era il minimo che potessi fare. Sapete, tutto il giorno che rimugino sulla chiacchierata che abbiamo fatto questo mattina. La vostra schiet-tezza, la vostra semplice ingenuit mi ha ricordato me stesso quando ho cominciato le mie attivit. Forse mi avete aiutato a rispondere a certe domande che mi facevo da tempo, a capire certe esigenze che sentivo
Marino: davvero? Sono stato io?
Don Vito: Baldoni, io sono vecchio, ed tempo che mi ritiri da certi affari. Voglio portare la mia famiglia fuori dal giro e assicurargli per il futuro una esi-stenza semplice e onesta. Ho deciso di cambiare vita. E il destino ha vo-luto che il primo gesto della mia nuova esistenza sia stato quello di ti-rarvi fuori dai guai
Marino: mo adesso voi? Cosa vi faranno che vi siete preso tutte le colpe?
Don Vito: state tranquillo Baldoni, ho stretto un accordo col Procuratore Federale, sistemeranno tutto in cambio della restituzione della roba e un paio di
altri piccoli favori che ho promesso di fargli. E tra questi, c' anche quello di ritirarmi
Marino: Don Vito, se volete ritirarvi dalla malavita, io non posso che apprezzar-vi, mo non dite che siete vecchio, per carit
Don Vito: mi dedicher a tempo pieno alla sola attivit pulita che gestisce la fami-glia, e che fino ad oggi era considerata solo una copertura: l'importazio-ne delle noci dalla Sicilia
Marino: bravo don Vito, l'America offre tante possibilit e una persona capace come voi pu ancora mettere su un commercio fatto bene in questo pae-se
Don Vito: il mio vecchio diceva sempre che non tutti i mali vengono per nuocere. La vecchiaia, insieme con gli acciacchi, porta anche la saggezza e que-sta di oggi credo che sia la decisione pi saggia e razionale che io abbia mai preso. Mi dedicher alle nostre noci, il frutto della mia terra. Avete mai notato, Baldoni, che l'interno della noce assomiglia al cervello u-mano?
Eglia:(guardando Marino con allusione) c' qualcuno che ci assomiglia anche co-me dimensioni.
Marino: Don Vito ma toglietemi una curiosit: com' che un galantuomo come voi, quella volta vi siete invischiato nella malavita?
Don Vito: guardate (lo conduce alla finestra), vedete quel nuovo Market che hanno aperto dall'altra parte della strada? aperto ventiquattro ore su venti-quattro, eppure tutte le porte hanno la serratura, perch?
Marino: perch?
Don Vito: ci sono domande che non hanno risposta. Certe cose succedono e basta. Baldoni, statemi bene, e se avete bisogno di qualcosa, la famiglia del vecchio Don Vito Mazzacurato conta ancora qualcosa in questa citt
Marino: grazie mille Don Vito, arrivederci a presto e buona fortuna
Don Vito: (uscendo) anche a voi, arrivederci.
Scena VII
(Eglia Marino Tina)
Eglia:
beh, non si pu dire che non ci siamo annoiati, questa domenica
Marino:
lo puoi dire
Tina:
babbo, scusa, sarai stanco, ma sono quasi le sette e io avrei qualcosa da chiederti
Marino:
sentiamo, bella, dimmi pure
Tina:
dunque..
Marino:
eh
Tina:
allora
Marino:
s
Tina:
ci sarebbe un ragazzo che mi ha chiesto di andare al cinema con lui sta-sera, ci posso andare?
Marino:
mmmstasera?
Tina:
s
Marino:
va bene, ma ricordati che appena finisce il cinema, subito a casa, che domani hai la scuola .
Tina:
grazie babbo, sar a casa per le dieci e mezzo(fa per uscire)
Marino:
eh.chi questo ragazzo?
Tina:
ah, non lo conosci, frequenta la mia scuola
Marino:
e come si chiama?
Tina:
.Alan!
Marino:
cos? Un cane?
Tina:
no babbo, un ragazzo normale
Marino:
chi Eglia? Il figlio degli Stacchini, quelli che stanno su a Long Island?
Eglia:
no, il figlio degli Smith, che stanno gi al Village
Marino:
ma un americano?!?
Tina:
s, babbo, cosa c di male?
Marino:
cosa c? Niente, non c niente di male.Eglia, lasciami da solo con mia figlia, per piacere, che le devo fare un discorso importante
Eglia:
vado a sistemare di l
(esce in cucina)
Marino:
(si siede di fronte a Tina) stammi a sentire bene, figlia. Non c niente dimale ad andare al cinema con un ragazzo americano, anzi, la cosa pi normale del mondo. Io infatti non sono preoccupato per questo. Io sono preoccupato perch stasera il cinema, domani sera sar il ballo della scuola, e poi ti sposerai, farai dei figli e noi da qui non ci muoveremo pi. Io non ti potrei fermare neppure se volessi. Per pensaci bene per-ch stasera te decidi per tutta la famiglia. Se gli dici di s, vuol dire che rimarremo per sempre qui, se gli dici di no, torneremo a San Marino
Tina:
(ci pensa un po) no, babbo, anche io voglio tornare a San Marino, gli va-do a telefonare per dirgli che non vado
Marino:
no, stasera vai pure, ormai tardi per dargliela buca. Ma domattina co-mincio a fare tutti i giri per tornare a casa (si abbracciano e cala il sipario).
FINE SECONDO ATTO
Epilogo
(Nellintervallo, a sipario chiuso, sfilano sul proscenio illuminato da una lieve lu-ce blu Assunta, Elia, Tina, Leo e Marino, sulle note de Il pianista sulloceano. Allapertura del sipario, anche se i personaggi sono rientrati in patria, la scena la stessa, tranne che per alcuni particolari, un copri divano di diverso colore, di-verse le suppellettili, ecc. Eglia, Leo e Assunta sono seduti al tavolo. Leo ha la te-sta sulla tavola ed visibilmente addormentato. Eglia invece ce l'ha appoggiata ad un braccio. Assunta, seduta di fronte a Leo, consulta le sue due carte. Di fronte ad Eglia una sedia vuota.)
Scena I
(Assunta Eglia Leo Tina)
Assunta:
quanto hai detto che hanno loro? Cinquantuno? Allora se io ci passo il fante, l'Eglia ci mette un fermino, a te ti tocca giocare la pignatta, se no ci rimetti il carico. A meno ch lei abbia lasso di bastoni. Per se lo gioca subito, te ci passi lasso e fuori ci chiamiamo. Dunque, cinquan-tuno, cinquantaquattro, sei e due otto, col riporto di uno, un carico da undici e fa sessantasei ed escono loro. Non mi ricordo se uscito il ca-vallo, l'ho visto, sono sicura, ma non so se stata la partita prima o que-sta. Dunque se ci passo il carico e lei non pu mettere la briscola, dopo te potresti andare liscio. Quarantotto, sei e due otto, riporto di uno, e facciamo sessanta pari. I carichi di denari sono usciti tutti? O c ancora su il tre? C quello di bastoni, sono sicura, lo deve avere lEglia. E poi c rimasto su un due di briscola. S, allora gioco il carico! (sbatte la carta
sul tavolo).
Eglia:
(ridestandosi) oh, Leo, ha giocato (scuote Leo che alza la testa). Tina! Tina!Vieni pure che la zia ha giocato
Tina:
(rientrando) oh, ha giocato? Neppure tre quarti dora questa volta
Eglia:
io ci passo il carico, allora
Tina:
si mamma, gioca pure (Eglia tira la carta, Leo tira la sua, poi di seguito Tina,
ancora Assunta, poi Eglia, Leo e infine Tina.) Al, sessantuno, abbiamo vinto
anche stavolta
Leo:
oh, abbiamo finito? Per fortuna, mi era venuto un sonno
Eglia:
non ci siamo accorti di avere fatto tardi. Te Tina ora che vai a dormire che domani hai la scuola (comincia a raccogliere le carte)
Assunta:
(che era rimasta come inebetita) ecco, lo sapevo, perch ci hai messo il ca-rico? Se ci passavi la briscola, andavamo noi a sessantuno. Quattro e due sei, cinquantuno, cinquantotto e non uscivano pi. O se no, se te ci mettevi lasso prima, io pescavo il tre quarantotto, ventuno, senza re e cavallo, trentatre, sessantaquattro. Tutte le sere la stessa storia, quando cominciamo stiamo l con la testa, non c male, ma poi cominci ad ad-
dormentarti, non capisci pi niente, ma domani sera gioco con l'Eglia, a te ti faccio giocare con tuo fratello, vedremo se con lui starai sveglio. Se ci passavi il cavallo di spade, io sarei potuta andare liscio, o altrimenti se ci passavi la briscola(intanto si sono infilati i cappotti, poi escono con Leoche spinge Assunta fuori dalla porta mentre lei continua a parlare).
Tina:
allora mamma, io vado a letto
Eglia:
sei emozionata per domani?
Tina:
un po
Eglia:
vedrai che te la caverai bene, stai tranquilla, sei sempre stata brava
Tina:
allora speriamo di continuare
Eglia:
Buonanotte figlia
Tina:
buonanotte, mamma
(Tina esce e Eglia continua a sistemare, entra Marino)
Scena II
(Eglia Marino)
Eglia:
oh Marino, sei qui? Tuo fratello e l'Assunta sono usciti adesso, abbiamo fatto la briscola, la Tina ha giocato con me. Domattina ricordati che bi-sogna andare in banca a sentire degli interessi che ci danno. Ho sentito che non sono uguali per tutti, io voglio parlare col direttore, ho preso un appuntamento per le nove e mezza. (Marino tace e si siede) Allora, hai fat-to la tua passeggiata fino al Cantone? Quando eravamo in America pa-reva che ti mancasse laria senza la tua passeggiata. Finalmente il tuo sogno s realizzato, adesso sarai contento?
Marino:
(un po amareggiato) sai Eglia, sono uscito, ho fatto tutto lo Stradone, so-no arrivato alla Porta del Paese e poi su, fino al Pianello e poi oltre, fino al Cantone. Ma non conoscevo pi nessuno, non mi sono potuto ferma-re a chiacchierare. Tutti correvano, andavano, avevano una fretta. Non so dove andavano, cosa cercavano (i due stanno in silenzio qualche secon-
do)
Eglia:
beh, io vado a dormire, te non vieni?
Marino:
s, adesso vengo anche io (Eglia esce, Marino sta un po in silenzio poi si alza euscendo spegne la luce. Dalla finestra lampeggia un neon e si sente una sirena. Ca-la il sipario)
FINE
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