Il decameron… cino

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Il Decameron…cino

Il Decameron…cino

Da Giovanni Boccaccio

Classe IV A

Scuola elementare Vamba

Personaggi

2 Narratori

Giovanni Boccaccio

Chichibio e la gru

Messer Corrado Gian Figliazzi

Chichibio

Brunetta

2 Invitati,

2 Camerieri

Il maiale imbolato:

Monna Tessa

Calandrino

Bruno

Buffalmacco

Frate

3 Vicini di casa di Calandrino

Calandrino e l’elitropia.

Calandrino

Monna Tessa

Bruno

Buffalmacco

Maso del Saggio

Amico di Maso

2 Guardie

2 Dame fiorentine

Scena prima: l’autore presenta l’opera.

Boccaccio: Graziosissime madonne ed onesti messeri a voi va il mio più sincero benvenuto, sono Giovanni di Boccaccio, studioso e letterato illustre, di chiara fama. Vissi nel 1300, tra Firenze e il regno di Napoli, mio padre mi voleva commerciante, mi fece studiar l’aritmetica, ma io fin dal grembo di mia madre ero disposto solo alla poesia.

Son qui stasera per presentarvi l’opera mia più famosa: il Decameron, il libro delle cento novelle, dal quale questi giovani e ardimentosi attori vi presenteranno tre divertenti racconti.

Nel 1348 a Firenze ci fu una terribile epidemia di peste, la sofferenza mi spinse allora a scrivere una serie di novelle per distrarre le menti e i cuori da tanto dolore.

Immaginai così che un gruppo di 10 giovani, sette donne e tre uomini, si ritirasse in una villa di campagna, e lì trascorressero le giornate raccontandosi novelle, 10 per ogni giorno, per 10 giorni, da qui DECAMORON, 10 giorni appunto.

Ogni giorno veniva nominato un re o una regina, i quali sceglievano il tema della giornata.

Le novelle che i nostri attori presenteranno sono tratte dalla sesta giornata, dedicata ai motti, alla capacità in pratica di usare la parola e il cervello, e dall’ottava, la giornata delle beffe.

A voi madonne e messeri va il mio augurio di buon divertimento.

( esce di scena Boccaccio ed entra il primo narratore)

Chichibio e le gru

Narratore: Giornata sesta, quarta novella Chichibio e le gru.

Corrado Gianfigliazzi (entra trionfante in scena, tenendo l’airone in braccio):

Buona sera a tutte madonne e messeri son Corrado Gianfigliazzi, famoso in tutta Firenze per la bella vita che faccio e per la mia passione per la caccia. Sono un cacciatore esperto e capace, guardate oggi, son stato a caccia a San Donnino, guardate che bella gru grossa e grassa che beccato, farà davvero una bella figura in tavola, giusto domani ho a cena ospiti di riguardo.

Chichibio, il mio cuoco (dice rivolto al pubblico), Chichibio (più forte)!

Chichibio: Eccomi Messere

Corrado: Guarda com’è bella grossa questa gru, fammela arrosto per domani e impegnati con tutta la tua bravura, perché ho invitato dame e gentiluomini con cui bisogna farsi onore!

Chichibio: Non dubiti messere, i suoi ospiti si leccheranno le dita per un pezzo.

Narratore: Il giovane cuoco, presa la gru cominciò a spennarla, ripulirla. Aromatizzarla, finché non la mise in forno. L’odore dell’arrosto usciva fin sulla strada e avrebbe fatto venire l’acquolina in bocca anche a un morto.

Passava di lì per caso una certa Brunetta…..

Brunetta: Buon giorno Chichibio, cosa preparate di buono per il vostro padrone?

Chichibio:  E’ una bella gru che messer Corrado ha ucciso ieri e io l’ho tutta aromatizzata con le erbe: sentite che odorino manda?

Brunetta : Lo sento sì e (strizzando l’occhio) che me ne dareste una coscia?

Narratore: Chichibio era così innamorato  di Brunetta che le avrebbe dato tutta la gru, ma poi avrebbe dovuto fare i conti con messer Corrado, così rispose alla servetta canterellando:

Chichibio: Voi da me non l’avrete, donna brunetta, voi da me non l’avrete…

Brunetta:  Oh come siete poco gentile! Provate a chiedere qualcosa a me e vedete dove vi mando…

Chichibio: Voi da me non l’avrete, donna brunetta, voi da me non l’avrete…

Brunetta: Siete uno zotico!!

Chichibio: Voi da me non l’avrete…….

Brunetta: Non so chi mi tenga da darvi questo mestolo in capo!

Chichibio: Voi da me non l’avrete…….

Brunetta: Vo via, m’avete fatto proprio uscire da gangheri!

Chichibio: (riacchiappando Brunetta per un braccio): credevate davvero che non ve l’avrei data? Non lo sapete che son cotto, anzi rosolato di voi? Ma voi in cambio cosa mi darete? ( si volta e prende una coscia dalla gru nel forno)

Brunetta: Uh come brucia….dev’esser proprio buona, la mangio qui con voi…

( Brunetta e Chichibio continuano a restare in scena per qualche secondo in silenzio intenti nelle loro occupazioni, poi escono entrambi)

Narratore: Venne la sera. I servi apparecchiarono la tavola, accesero le candele, in attesa degli invitati.

Cameriere (rivolto all’altro cameriere): Sbrigati, ho sentito i cavalli staranno già arrivando, c’è un profumo giù in cucina, speriamo avanzi qualcosa….!

Entrano in scena Messer Corrado, due dame e due gentiluomini, conversando amabilmente:

Corrado: Donna Cristina, donna Elena, stasera siete davvero bellissime.

Donna Elena: troppo gentile, come sempre.

( Si siedono a tavola)

Donna Cristina: Messer Corrado, voi così capace cacciatore, che cosa ci avete preparato di buono stasera?

Donna Elena: Ci stupisce sempre, ogni volta di più!

Messer Corrado:  Ieri sono stato a caccia in quel di Campi e ho preso una bellissima gru! Chichibio, Chichibio avanti.…

Narratore: Nell’imbarazzo di Chichibio, messer Corrado si accorse subito che la gru era mutilata.

Corrado:  O Chichibio come mai questa gru ha una coscia sola?

Chichibio: o messere vi stupite? Tutte le gru hanno una zampa sola, per natura, son pronto a dimostravelo!

Corrado: Davvero ? Bene domattina me lo dimostrerai, se avrai ragione sarai premiato, altrimenti saprò punirti come meriti.

Gentiluomo: Sarà anche zoppa questa gru, ma è comunque ottima, ottima davvero.E poi con questo vino, una delizia, una vera delizia.

Donna Cristina: Possiamo venire anche noi domattina, sono curiosa di sapere come va a finire.

Donna Elena: davvero, sono curiosissima anch’io.

Corrado: Volentieri trattenetevi qui per la notte.

( escono di scena)

Narratore: Il mattino dopo Messer Corrado, i suoi invitati e Chichibio, si recarono a cavallo sulle sponde di fiume, dove spesso sostavano delle gru. Chichibio tremava come una foglia al pensiero delle bastonate, e intanto con lo sguardo, cercava una gru.

Chichibio: Eccole, eccole, guardate se non ho detto il vero, son tutte con una gamba sola!!!

Corrado: battendo le mani OH Oh

Chichibio: ma voi messere ieri sera non avete battuto le mani e non avete gridato oh oh a quella gru che era in tavola.

Corrado : ride forte, tu hai ragione Chichibio dovevo far così e non ci ho pensato.

Escono tutti ridendo.

Calandrino e l’elitropia

Narratore: Giornata ottava, delle beffe, terza novella.

 

Nella città di Firenze visse una volta un pittore di nome Calandrino, un bonaccione, anzi piuttosto grullo, che aveva per amici altri due pittori, Bruno e Buffalmacco. I quali stavano con Calandrino non tanto per amicizia, quanto perché, essendo tonto com’era, si divertivano spesso e volentieri alle sue spalle, combinandogli scherzi d’ogni genere.

In quel tempo viveva in Firenze un giovane chiamato Maso del Saggio, tanto furbo e burlone.

Un giorno questo Maso del Saggio era nella chiesa di San Giovanni con un suo amico, e visto Calandrino che stava guardando degli affreschi gli venne un’idea…..

Maso: Avviciniamoci a Calandrino, ma facendo finta di non averlo visto. E poi… lascia fare a me.

Amico: Che scherzo t’è venuto in mente?

Maso: Aspetta e vedrai

( si siedono vicino a calandrino su una panca)

Maso: E’ davvero incredibile la virtù di quelle pietre ed io credo che la più straordinaria di tutte sia quella chiamata elitropia. Pensa un po’, a vederla è una pietra come tutte le altre, ma possiede una sua virtù magica, per cui chi la porta in saccoccia diventa invisibile….

Amico: Invisibile?!

Maso: Invisibile ti dico, come se tu fossi fatto d’aria!

( Calandrino si avvicina)

Maso: Oh guarda chi si vede! Non c’eravamo accorti che eri qui. Come va Calandrino?

Calandrino: Bene! Oh di che pietre stavi parlando Maso?

Maso: Dell’elitropia, la più straordinaria pietra che esista!

Calandrino: Ho sentito, ho sentito. E dove si trova l’elitropia?

Maso:  si trova nel paese dei Baschi, dove gli abitanti legan le viti con le salsicce, e vi son montagne di parmigiano grattugiato sulle quali la gente fa rotolar valanghe di

maccheroni e ravioli, e ai piedi di questa montagna scorre un fiume di vino in cui non c’è nemmeno una gocci d’acqua…..

Calandrino: E tu ci sei stato in quel paese?

Maso: Altro che!

Calandrino: Mi piacerebbe andarci una volta con te per veder quelle valanghe di maccheroni su quella montagna di formaggio, e farmi una strippata mai vista!

Ma senti quella pietra magica si trova proprio solo in quel lontano paese?

Maso: In quel paese è una pietra comunissima, ma qualcuna c’è anche qui da noi, sul greto del Mugnone per esempio….

Calandrino: e come si riconosce dalle altre?

Maso: E’ questo il punto l’elitropia è una pietra del tutto simile alle altre, e non ha nessun segno particolare. Così può accadere che tu la trovi e non lo sappia…..

( I tre escono di scena parlottando fra loro)

Narratore: Quei discorsi avevano acceso in Calandrino una curiosità da non dirsi, e si struggeva dal desiderio d’andare sul Mugnone. Era una giornata caldissima d’estate, e senza aspettar l’imbrunire di corsa e tutto sudato andò a cercar i suoi amici Bruno e Buffalmacco.

( Calandrino rientra in scena da un lato fingendo di essere affannato per la corsa, dall’altro lato arrivano Bruno e Buffalmacco).

Calandrino. Amici, ho una novità meravigliosa, credetemi possiamo diventare gli uomini più ricchi di Firenze!

Bruno e Buffal.: Forza racconta, dicci.

Calandrino: Esiste una pietra, l’ho saputo stamattina, che se la metti in tasca, diventi invisibile, basterà trovarla e poi andar nelle banche a far manbassa di tutto senza che nessuno ci veda. Milionari diventeremo! Miliardari! Ma su non perdiamo tempo, bisogna andare subito sul greto del Mugnone a cercarla, prima che qualcun altro la trovi.

Bruno e Buff.: Trattengono entrambi la risata

Bruno: Se quello che tu dici e vero, questa è una cosa meravigliosa. E come si chiama questa pietra?

Calandrino: Si chiama… eti…. lepi…. Oh che importa il nome? Quel che importa è trovarla.

Buff.: Giusto, e di che colore è?

Calandrino: Nera per lo più.

Buff: Perbacco questa è davvero una gran fortuna che c’è capitata, ma andarci ora subito a cercarla, quella pietra, non è il caso: sul greto del Mugnone c’è pieno di lavandaie e di altra gente, e vedendoci cercare tra le pietre potrebbero ammoscarsi qualcosa, e mettersi a cerca anche loro…..

Bruno: Sai che faremo, Calandrino? Aspetteremo Domenica mattina per andarci. Sei d’accordo?

Calandrino: Va bene, ma non raccontate questa storia ad anima viva…altrimenti addio milioni!

Narratore: Messisi d’accordo, Bruno e Buffalmacco andarono a cercare altri collaboratori per rendere più veritiero e divertente il loro scherzo. Prima si fermarono a conversare con due dame, loro amiche, che domenica mattina avrebbero dovuto imbattersi in Calandrino uscendo dalla Messa e poi con le guardie di porta San Gallo.

Bruno: Donna Gloria, donna Maria, che sarebbero disposte due belle dame come voi a tenerci la parte in uno scherzo ad un amico?

Donna Miriam: Oh di che natura è questo scherzo, perché se fosse volgare ve lo potete scordare!

Donna Gloria: e poi, se mi è consentito, chi è questo vostro amico, lo conosciamo forse?

Bruno: Credetemi lo scherzo è del tutto innocente! Questo nostro amico si è convinto che sul greto del Mugnone si trovano pietre che rendono invisibili?

Donna Miriam: Suvvia (ridendo) o che esistono persone così sciocche da credere a certe cose?

Buffalmacco: Si tratta di Calandrino, donna Gloria, lui è pronto a credere a tutto!

Donna Gloria: (ridendo) o povere noi in che pasticcio ci siam messe, ma la cosa si presenta divertente; restiamo d’accordo, ma voi promettete di raccontarci come va a finire.

Bruno: Grazie davvero

( Si salutano, le dame escono di scena e i due amici vanno dalle guardie)

Narratore: Alle guardie raccontano più o meno la stessa storia, invitandole a collaborare…..

1 guardia: Va bene faremo finta di ignorarlo

2 guardia: Non ignorarlo, noi dobbiamo far proprio finta di non vederlo. Va bene siamo d’accordo, di domenica mattina, d’estate poi ci vuole qualcosa di diverso…

Escono tutti di scena.

Insieme al narratore rientra da un lato Calandrino e dallo stesso poco dopo i due amici.

Narratore: Domenica mattina all’alba, Calandrino si vestì ed uscì, per andare a chiamare i suoi amici e fare ciò che avevano stabilito. Tutti e tre usciti da porta San Gallo s’avviarono verso il Mugnone e come furono arrivati sul greto Calandrino  cominciò a raccattar pietre di tutti i tipi, prima se le mise in tasca, poi nella veste. S’era caricato di tante pietre quante poteva portarne un ciuco, e si muoveva a stento per il peso, quando Bruno che gli stava dietro esclamò rivolto a Buffalmacco:

Bruno: O Calandrino dov’è?

Buff: Diavolo! Dove s’è cacciato era qui un momento fa.

Bruno: Ci giurerei sen’è tornato a casa a far colazione lasciando noi ad ammattir con queste pietre.

Buff: Ho paura che tu abbia ragione, Calandrino ci ha menato per il naso bene bene! E noi stupidi ci siamo cascati. O che è possibile credere a questa ridicola panzana dell’elitropia che rende invisibile chi la porta addosso.

Narratore: Calandrino vedendo Bruno e Buffalmacco comportarsi così credette di aver trovato l’elitropia, era convinto di essere invisibile, e chiotto chiotto, con tutti quei sassi decise di tornare a casa.

Buff: e ora che si resta a fare qui? Andiamo a casa anche noi!

Bruno:Si andiamocene, ma giuro che questa è l’ultima che ci fa Calandrino, vedi se fosse qui, piglierei questo bel ciottolo e giù sulla schiena! (lo raccoglie e lo tira)

Buffalmacco: Perché io, lo vedi questo, bello grosso, tum! Su quella testaccia.

(Intanto camminano e tornano in scena le guardie  e le due dame che vedendo Calandrino, pur ridendo fra sé, fingono di non vederlo.

Lentamente escono tutti di scena….

Calandrino: (rivolto al pubblico) Sono invisibile, invisibile, ora tu vedi quando arrivo a casa….

Entra in scena la moglie con una scopa sulla porta di casa, e appena vede arrivare Calandrino, esclama

Tessa: Oh Sciagurato, dove sei stato? O come tu sei conciato! O icchè tu porti a casa? Tutti codesti sassi? Per fare che o che sei matto?

Calandrino: (facendo cadere rovinosamente i sassi a terra) Moglie maledetta tu m’hai rovinato! Per colpa tua ho perso la mia fortuna, non sono più invisibile!

Tessa: Macchè invisibile tu vedi se ti fo io invisibile ( ed alza la scopa)

Calandrino reagisce con una mazza, iniziano a gridare ed ad offendersi finchè non sopraggiungono Bruno e Buffalmacco)

Buffalmacco:O Calandrino o cosa ti succede? Cosa ti ha fatto la tu moglie?

Bruno: e tutti questi sassi? O che vuoi fare il muratore?

Calandrino: Macchè muratore.., io l’avevo trovata l’elitropia, io ero lì mentre voi mi cercavate stamattina, ero lì e voi non mi vedevate, nemmeno le guardie mi hanno visto, nemmeno le dame. E’ colpa della moglie, questa sciagurata, ha rovinato tutto!

( fa cenno di tornare a picchiare la moglie)

Bruno: O non lo sapevi che le donne fanno perdere la virtù miracolosa delle cose? Eri tu che dovevi avvertirla, di non guardarti al tuo rientro, si vede che Dio ti ha voluto punire.

Buffalmacco: Sì perché avevi trovato la pietra e non lo hai detto a noi che siamo i tuoi amici ecco perché….

Tessa: Lo dicevo io non c’entravo nulla, l’è che tu sei ma grullo sai..

 Calandrino esce sconfortato e tutti lo seguono Bruno e Buffalmacco ridendo.

Il maiale imbolato

Narratore: Giornata ottava, delle beffe, novella sesta, Bruno e Buffalmacco imbolano un maiale a Calandrino.

Poiché sapete bene chi fossero Bruno e Buffalmacco, non staremo a presentarveli, ma cominceremo subito con il dire che Calandrino aveva ricevuto in dote dalla moglie, Monna Tessa, un poderetto non lontano da Firenze. In quel poderetto egli soleva recarsi ogni anno a Dicembre per uccidere e insaccare un maiale, ma quest’anno…..

(in scena ci sono Calandrino e la moglie)

Monna Tessa: Calandrino ascoltami, ormai bisognerebbe proprio che si andasse su in campagna, io però, lo vedi, non mi sento bene, tosse, raffreddore…., ma il maiale va ammazzato, bisogna tu vada da solo via.

Calandrino: Via, allora si farà così, preparami tutto il necessario, starò via qualche giorno.

(escono di scena)

Narratore: In Campagna, Calandrino ha già fatto ammazzare il maiale; Bruno e Buffalmacco, per poter controllare Calandrino, si sono fatti invitare da un bravo prete loro amico. (Entrano in scena, Calandrino con il maiale da un lato e dall’altro Bruno, Buffalmacco e il prete che parlottano tra loro)

Calandrino: Oh che bella cosa che siete qui anche voi. Venite a vedere che bel porco ho ammazzato, entrate in casa.

Bruno: Bello, bello davvero!

Prete: Davvero un bell’animale, ce ne viene qui di roba buona

Buffalmacco: Già, che ne farai ora?

Calandrino: Che ne farò? Lo farò salare e insaccare, ne farò prosciutti e sovrassate! O che do vrei farne?

Bruno: Come sei scemo! Macchè prosciutti: Vendi il porco e dì a tua moglie che te l’hanno rubato; coi denari andremo insieme a far bisboccia.

Calandrino: Siete pazzi! La tessa non lo crederebbe mai e mi scaccerebbe di casa, no, no, non potrei mai fare una cosa simile!

Buffalmacco: Su via per una volta.

Bruno: sai come si starebbe1

Prete: Qui la selvaggina è ottima e il vino anche, conosco un’osteria….

Calandrino: non, no, lasciamo perdere via vi saluto perché c’ho un sacco da fare.

( Calandrino esce di scena e Bruno e Buffalmacco con il loro amico prete, rimangono a parlottare)

Buffalmacco: O come potremmo fare?

Bruno: Lo so io, purchè Calandrino lasci il porco là dove l’abbiamo veduto…. Ascolta. Tu sai quanto è tirchio Calandrino, e sai anche che gli piace alzare il gomito. Ebbene invitiamolo stasera alla taverna e fingiamo che il nostro amico prete offre lui da bere atutti. Di sicuro Calandrino si sbornierà, e siccome è solo in casa, non sentirà nulla quando andremo a rubargli il porco.

Buffalmacco: si, questa è proprio una buona idea, andiamo a invitare Calandrino.

Prete: Io mi presto soltanto….perché è tanto che non mangio come si deve, così tanto cher non so più nemmeno quello che dico alle prediche.

Bruno: O Calandrino, c’è qui il nostro amico prete che stasera vuol offrir da bere a tutti, che se'’de'’nostri?

Calandrino: Accetto con piacere, ci si vede tra un’ora all’osteria.

( escono tutti di scena per rientrare poco dopo e sedersi all’osteria, i narratori organizzano la tavola).

Calndrino: Buono questo vinello , bono davvero, alla sua salute reverendo e grazie ancora per l’invito.

Bruno: o se ti piace bevine ancora, giù.

( scherzano e parlottano a mezza voce e mentre il narratore parla, eseguono ciò che viene narrato)

Narratore: Calandrino bevve  e ribevve, sicchè si sborniò, ormai ubriacò, saluto i suoi amici e se né andò a casa, dondolando,e come aveva previsto Bruno non chiuse nemmeno la porta, e si buttò sul letto.

Bruno e buffalmacco lo seguirono poco dopo e chiotti chiotti entrarono in casa e portarono via il maiale.

Spuntato il giorno e passatagli la sbornia, Calandrino si svegliò per riprendere l’opera di salare e insaccare, ma giunto in cucina…..

Calandrino: O sciagurato me, assassini, ladroni, cosa racconterò ora alla Tessa che si aspetta di vedermi tornare carico di prosciutti, o povero me! ( continua ad urlare ed imprecare)

(entrano in scena Bruno e Buffalamacco)

Bruno: Bravo , bravo strilla, finalmente hai dato retta al nostro consiglio! Grida, grida ancora di più, così tutti crederanno che te l’hanno rubato il maiale!

Calandrino: Macchè consiglio, me l’hanno rubato davvero ila maiale, davvero davvero!

Buffalamacco: Via a chi vuoi darla a bere questa storia! Dove l’hai nascosto?

Cal: Macchè nascosto, me l’hanno portato via davvero, come devo dirvelo!

Bruno: (serio) se è così come tu dici bisogna ritrovarlo, e sì, in tutti i modi…..

BuF. Certamente il ladro non può essere stato che uno dei tuoi vicini…. Se tu potessi radunarli tutti insieme, soprattutto le donne, loro sanno sempre tutto, io saprei come fare…

Calandrino: Oh Come?!

Buff: Tu inviterai i tuoi vicini a mangiare dei biscotti e a bere della vernaccia. Ora su quei biscotti, io farò una magia, per cui il ladro appena se ne sarà messo in bocca uno se lo sentirà amaro, ma così amaro che non potrà fare a meno di sputarlo e così si tradirà.

Bruno: Fidati Calandrino, mi sembra un’ottima idea, su, noi andiamo a procurarci i biscotti, tu invita i vicini.

Calandrino: Facciamolo, facciamolo subito, che se non ritrovo il porco, non ho il coraggio di tornare a casa.

( Escono di scena)

Narratore: Bruno va così a Firenze, da un suo amico pasticcere, e si fa dare una scatola di ottimi biscotti, ma su due di questi, incartati a parte, ci fece  mettere due gocce di aloe, che per chi non lo sa è amarissimo.

Intanto Calandrino andava in giro per i poderi ad invitare i vicini…..

( Entrano in scena le vicine e si dispongono in diversi punti della scena)

Calandrino: O Monna Paola, avrei tanto piacere che vu venissi  domattina a casa mia, ho bisogno di parlarvi, con voi, vostro marito….

Monna Paola: o che sarà successo di così grave, non si preoccupi se lei ha bisogno verremo a darvi una mano.…

Calandrino: O donna Martina, giusto voi, ci si conosce ormai da tanti anni, avrei proprio bisogno di un piacere, che verreste domattina a casa mia?

Donna Martina: Parlerò con mio marito prima,ma non penso ci siano difficoltà, ma è successo qualcosa di grave?

Calandrino: Sapesse, sapesse…. Ma ormai se ne ragionerà domani.

Donna Virginia: O Messer Calandrino, come mai da queste parti’

Calandrino: Giusto voi, voi così amica della mia cara Tessa, avrei bisogno di parlarvi, che potreste venire domattina  a casa mia?

Donna Virginia: Farò il possibile, messere, anche se mio marito è fuori a caccia, e le cose qui da fare non mi mancano.

Caladrino: Grazie, Grazie infinite.

Narratore: Il giorno dopo, davanti alla casa di Calandrino, si radunarono tutti i vicini, un po’ perplessi e un po’ incuriositi. Bruno spiegò loro la situazione:

Bruno: Signori, bisogna c’io vi spieghi il perché di questo invito. Dovete sapere che l’altra notte rubarono a Calandrino un porco, e poiché a rubarlo non può essere stato che uno di noi che abitiamo qui attorno, ora egli vi ha invitato a mangiar questi biscotti e a bere un po’ di vernaccia per scoprire il ladro.

Buf: Chi ha rubato il porco, appena messo in bocca un biscotto lo sentirà così amaro che non riuscirà ad ingoiarlo e dovrà sputarlo davanti a tutti. Questo lo dico, perché se il ladro preferisce dirlo qui davanti atutti, invece che far la figuraccia con il biscotto….

Donna Virginia: Macchè ladro e ladro, queste sono accuse belle e buone. O Donna Virginia, voi così amica della Tessa… e sospettava già di me questo…questo…. Villano!

Donna Martina: Datemi pure codesti biscotti perché io, anzi, noi, abbiamo la coscienza pulita e non abbiamo paura di mangiarli…. Capito messeri?

( Bruno distribuisce i biscotti a tutti,  ne prende per sé e li dà anche a Buffalmacco e a Calandrino; tutti masticano silenziosi, e si guardano intorno per vedere chi sputa)

( Calandrino appena messo in bocca uno, lo sputa subito, e Bruno facendo finta di niente gliene da un altro, e allora sì che Calandrino, sputa più forte)

Donna Paola: Lui, lui ha sputato!

Donna Martina: O messer Calandrino, che vorrebbe dire tutto ciò, vi contorcete , sputate, forza spiegate, e spiegate bene, perché dir che siamo arrabbiate è dire poco!

Donna Virginia: Siete proprio un bell’arnese Calandrino, voi avete rubato il porco e poi avete incolpato noi, vergognatevi!

Donna Martina: avete avuto quello che meritate, vergogna e disprezzo da parte nostra. Andiamocene!

Bruno: Allora è così, bugiardo, traditore degli amici!

Buffalamacco: Lo dicevo io che il porco l’avevi rubato tu stesso, magari per regalarlo a qualche bella madonna….eh!

Calandrino: Vi giuro io non l’ho fatto sparire, non ci sto capendo nulla, ( Piagnucola)

Bruno: Sai cosa, se non ci dai due bei capponi, andiamo noi a raccontar la storia alla Tessa, inteso.

( Calandrino senza rispondere si alza, va dietro le quinte, rientra e porta un pacco ai due, poi si siede sconsolato in mezzo alla scena, mentre dietro di lui zitti zitti passano Bruno e Buffalamacco con il maiale)

Calandrino: Povero me! Becco e bastonato…..

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