Il dittatore

Il Dittatore

Il Dittatore

di

Eugenio Pochini

Il dittatore

2007 Eugenio Pochini

QW

La seguente opera una propriet letteraria riservata di Eugenio Pochini registrate presso la sede D.O.R. della S.I.A.E., Viale della Letteratura, 30, 00144, Roma. I diritti della presente opera sono strettamente riservate ad applicazioni performative, in base alla legge n. 633 l. d. a. del 22 aprile 1941. Nessuna commedia pu essere rappresentata senza avere acquisito i relativi diritti. Le vicende narrate sono pure finzioni letterarie. In esse compaiono nomi e circostanze in qualit di pure occasioni narrative.

PERSONAGGI

Patricia, ragazza sui venti

Esteban, uomo sui trenta

Miguel, uomo sui trenta

Una stanza di un alberghetto. agosto. La scena composta da tre grandi pannelli che formano le tre grandi pareti di questa stanza. Sul pannello di fondo, il muro rovinato dalle infiltrazioni dacqua: lintonaco caduto, e la vernice, di un bel color rosso pastello quasi del tutto sbiadita. In alto a destra, saranno appesi alcuni quadri che hanno come unico tema il panorama di un paesaggio esotico. A sinistra, una sola grande finestra in legno, semiaperta, dalla quale entra una calda e morbida luce. Siamo nel tardo pomeriggio. La parete di sinistra, in quinta laterale, con un principio di carta da parati che stona completamente con la tinta rosso pastello, avr solamente una porta di legno, laccata di bianco.

Tornando a destra, sul pannello in quinta, dipinta con le tonalit pastello descritte precedentemente, ci sar unaltra porta sempre di legno laccato di bianco, leggermente ammuffito, che condurr in un bagno.

Al centro della scena, avranno posto due brande di ferro, dai materassai logori e sporchi, il primo proprio sotto la finestra, il secondo accanto la porta del bagno. Ai lati dei letti, troveremo un paio di comodini con sopra cianfrusaglie varie e, ben visibile, anche una radio.

Sparse per la scena, accantonate ai lati, un discreto numero di ninnoli, scatole di cartone, vasi, un secchio di latta, una statua della madonna ed un paio di vecchie valige. In proscenio a destra, una sedia di legno rovesciata. Sotto a questa, una pila di vecchi giornali e di riviste scadenti legate assieme con uno spago. Sotto al letto di destra, una terza valigia, fatta di cartone.

Allinizio la scena, luce al quadro, sar vuota. Dopo una lunga pausa, dalla porta di sinistra si inizieranno a sentire dei rumori: qualcuno sta bussando. Pausa. Si sente nuovamente bussare. Altra pausa. Al terzo colpo, dal bagno, sulla destra, passando per il proscenio, apparir Patricia. una ragazza abbastanza magra, dai lunghi capelli neri, legati con una coda di cavallo. In mano tiene un pistola. Lentamente si avvicina alla porta.

PATRICIA. Chi ?

VOCE DI ESTEBAN. Sono io, apri.

Patricia apre la porta. Entra Esteban, un ragazzo dai corti capelli neri, abbastanza robusto. Veste con un completo di lino, bianco, molto elegante. Prima di entrare volge il capo indietro, come per volersi accertare che non ci sia nessuno. Trasporta con se la custodia di un contrabbasso, che sistema immediatamente sul primo letto di sinistra.

ESTEBAN. Tutto bene?

PATRICIA. S.

VOCE DI MIGUEL. (dal bagno, sulla destra) Esteban, sei tu?

PATRICIA. S, lui.

VOCE DI MIGUEL. (c. s.) Un attimo e arrivo.

PATRICIA. (si siede sul letto, accanto la custodia del contrabbasso) Allora? Che novit ci porti?

Pausa.

ESTEBAN. (guardandosi attorno) Ce n di roba, qua dentro.

PATRICIA. S.

ESTEBAN. Ce n davvero un bel po.

PATRICIA. Insomma, novit?

ESTEBAN. Veramente poche. So solamente che tra poco dovrebbe fare un discorso alla radio.

PATRICIA. E la parata di domani?

ESTEBAN. Se il tempo mantiene, credo che si far. C stato parecchio vento, ultimamente.

PATRICIA. Gi.

Pausa.

ESTEBAN. S, c stato parecchio vento. Ma credo che la parata si far lo stesso. La radio accesa?

Patricia si alza e va verso la radiolina sistemata sul comodino accanto a lei. Laccende. Si sente un breve ronzio.

PATRICIA. Adesso s.

ESTEBAN. (avvicinandosi alla finestra, di spalle) Meno male che caldo

PATRICIA. Quanto credi che dovremmo aspettare?

ESTEBAN. In che senso?

PATRICIA. No, dico, quando dovremmo aspettare per il discorso?

ESTEBAN. (guardando lorologio) Credo nel tardo pomeriggio. Perch?

PATRICIA. Sono nervosa.

Pausa.

ESTEBAN. Questo albergo una vera topaia. Ho visto unintera colonia di scarafaggi, sulle scale.

PATRICIA. sempre pi confortevole dei nostri rifugi. E poi ci garantisce un vantaggio.

Entra, dalla destra, Miguel. un ragazzo della stessa et di Esteban, ha lunghi capelli castani, ricci, portati alla rinfusa.

MIGUEL. (intervenendo, pronto) Da qui possiamo tenere docchio la piazza del paese e la via principale. proprio dallaltra parte, giusto?

ESTEBAN. Giusto.

MIGUEL. Il fatto , che la nostra Patricia un po nervosa, caro Esteban.

ESTEBAN. solo prudente.

MIGUEL. (ridendo) Mettiamola cos, allora. solo prudente.

Pausa.

ESTEBAN. (rivolto a Patricia) Hai dormito qui, queste notti?

PATRICIA. S.

ESTEBAN. Dormito bene?

PATRICIA. No.

Pausa.

MIGUEL. Sentivo che parlavate della radio.

PATRICIA. S.

MIGUEL. E allora?

ESTEBAN. Far un discorso.

MIGUEL. Un discorso?

ESTEBAN. S un discorso.

MIGUEL. E quindi?

ESTEBAN. Forse capiremo se domani avr intenzione di sfilare lo stesso.

MIGUEL. A causa del tempo?

ESTEBAN. S.

MIGUEL. Allora arrivato il nostro momento? Patricia, sei proprio sicura di volerlo fare?

Pausa.

MIGUEL. (a Patricia, di nuovo) Sei proprio sicura di volerlo fare?

PATRICIA. (secca) Dobbiamo andare fino in fondo. Credevo fossimo daccordo?

ESTEBAN. Sono sempre stato contrario a questa tua scelta, lo sai.

PATRICIA. Lo so.

ESTEBAN. Questa questa cosa toccherebbe a me. Sono io il capo.

PATRICIA. No, tu devi restare. Hai fatto fin troppo.

ESTEBAN. Vorrei che ci fosse un altro modo.

PATRICIA. Non c, Esteban non c

Pausa.

ESTEBAN. Io vado. Mi raccomando, state pronti con quella radio. Ci vedremo verso sera.

Esteban esce, via per la sinistra, chiudendosi lentamente la porta alle spalle. Un attimo di pausa, nel mentre Patricia accarezza la custodia del contrabbasso, ancora chiusa e Miguel si affaccia di soppiatto dalla finestra che da sulla via principale, verso la piazza del paese. Guarda su. Si infila una mano nella tasca dei pantaloni e tira fuori un pacchetto di sigarette schiacciato. Scuote il pacchetto per poi prendere una sigaretta, iniziando a fumarsela. Per un attimo i loro sguardo si incontrano. Patricia sorride.

MIGUEL. Sai, ti osservo mentre dormi.

PATRICIA. (sorridendo, con aria fanciullesca) Davvero?

MIGUEL. S. Poi apri gli occhi. Alzi lo sguardo, mi vedi, e sorridi. Proprio come stai facendo adesso.

PATRICIA. Tu sorridi.

MIGUEL. Mi dispiace solamente per Esteban. Non si merita tutta questa tensione. Ha fatto fin troppo. Ha dato troppo.

PATRICIA. un peso che vuol portare lui solo.

MIGUEL. Ma dove va tutte le volte?

PATRICIA. Da tutti gli altri. Controlla se stanno bene. Si assicura che i soldati non li abbiano presi.

MIGUEL. Si assicura che siano ancora tutti vivi?

PATRICIA. Gi.

MIGUEL. Ti ricordi come era bello, il nostro paese, prima che arrivasse lui?

PATRICIA. (distogliendo lo sguardo) Non voglio pensarci.

Pausa.

MIGUEL. Scusami.

Ad un tratto, un alto ronzio investe la scena: la radio che ha preso a sintonizzarsi sulla frequenza del discorso. Si sentono delle voci striduli, gracchianti. Subito, Patricia, si sistema davanti lapparecchio, iniziando a regolare meglio la frequenza. Attimo di pausa. Continua a regolare la frequenza. Altra pausa. Silenzio. Poi si sentono voci concitate di una folla di sostenitori e subito un altro silenzio. Infine si percepite, potente, la voce di un uomo: il dittatore. Durante tutta la scena del discorso, il quadro si andr oscurando. Verso la fine del discorso si vedr solo la radio, sul comodino. I due personaggi resteranno immobili. La diminuzione della luce dovr essere il pi graduale possibile.

VOCE DEL DITTATORE. I fondi corrispondenti a questi tre programmi, salute, educazione ed energia, dovranno continuare a essere gestiti e ad avere priorit, come ho fatto finora personalmente, aiutato dai miei pi fidati compagni. Il nostro glorioso Partito, sostenuto dalle organizzazioni di massa e da tutto il popolo, ha la missione di assumere il compito raccomandato in questo Proclama. Non ho il minimo dubbio che il nostro popolo e la nostra Rivoluzione lotteranno fino all'ultima goccia di sangue per difendere queste e altre idee e misure che siano necessarie per salvaguardare questo processo storico.

Si sentono alte grida di approvazioni, seguite da uno scrosciante applauso. Il dittatore continua il suo discorso.

VOCE DEL DITTATORE. Grazie, grazie. Lasciatemi continuare: le altre Nazioni hanno lanciato un duro attacco contro di noi definendoci come terroristi e principale destinazione di turismo sessuale. Secondo loro, il mio regime, ha trasformato questa splendida nazione nella principale destinazione del turismo sessuale, sostenuti dal Sudest come destinazione favorita dei pedofili. Il turismo sessuale una fonte vitale di valute per mantenere a galla il nostro governo corrotto, hanno accusato. Io vi dico che il traffico di esseri umani porta sofferenza e vergogna in ogni paese. Siamo in una lotta contro il male, la vita umana un regalo del nostro creatore e non deve essere mai venduta. I trafficanti di persone rubano ai bambini linnocenza, li espongono al peggio della vita prima ancora che labbiano conosciuta. I trafficanti separano le famiglie e trattano le loro vittime come beni per la vendita al miglior compratore. Non possiamo permetterlo. Come non possiamo permetterci di piegarci al terrorismo: il nostro paese si trova minacciato, in circostanze come questa, da atti di terrorismo rivoluzionario senza precedenti. Una guerriglia vuole minacciare il potere sociale della nostra nazione, e noi combatteremo fino alla morte, per sottrarci a questo destino.

Altre voci, altre grida e applausi.

VOCE DEL DITTATORE. Per concludere, compagni miei, per festeggiare lanniversario del mio regime, domani, si svolger la consueta parata militare, con la successiva conferenza stampa, nella piazza cittadina. Abbiamo nuovi alleati, schierati dalla nostra parte, e ho preso la seguente decisione: domani delegher il nuovo Comandante in Capo delle eroiche Forze Armate contro la rivoluzione terroristica al Comitato Centrale del nostro Partito, nonch mio personale consigliere. Siete tutti invitati a partecipare. L'imperialismo non potr mai schiacciare il nostro paese. La Battaglia di Idee proseguir. Viva la Patria! Viva il Socialismo!

Attimo di silenzio. Anche la luce sulla radio si spegne. Buio. Dopo alcuni istanti di pausa, tutto il quadro si riaccende. il giorno dopo, sempre nella stessa stanza dellalbergo. La scena rimasta invariata, tranne per la custodia del contrabbasso che, ora, troviamo in proscenio a sinistra. Patricia sdraiata sul letto di destra. Si muove lentamente: infine si sveglia del tutto. Miguel chiuso in bagno.

PATRICIA. (non vedendo Miguel sullaltro letto) Miguel? Miguel? Dove sei?

VOCE DI MIGUEL. (dal bagno) Sono in bagno.

PATRICIA. Mi hai fatto prendere una tale paura. Ti senti bene?

VOCE DI MIGUEL. (c. s.) S, tutto bene? Esteban?

PATRICIA. Sar qui a momenti. Tra poco tocca a noi. Vuole accertarsi che stiamo bene.

La ragazza si alza e va verso la finestra, affacciandosi. Scruta con un binocolo preso da sotto il letto di Miguel.

PATRICIA. (quasi tra s, continuando a fissare la piazza cittadina con il binocolo) S, proprio dallaltra parte. Ci sono un bel po di poliziotti, intorno a quel palco.

MIGUEL. (entrando dalla destra) Visto qualcosa?

PATRICIA. (c. s.) Laggi, sul palco. Quegli uomini

MIGUEL. Quali uomini?

PATRICIA. (abbassando il binocolo) Io li conosco.

MIGUEL. Patricia, ti senti bene?

PATRICIA. (indietreggia dalla finestra, quasi spaventata) Quegli uomini io li conosco sono le sue guardie personali.

MIGUEL. (le si avvicina, poggiandole una mano sulla spalla) Patricia, ti prego

PATRICIA. Sono stati loro ad interrogarmi, quella volta, dopo il mio arresto. Ho raccontato loro cose cose ma non la smettevano. Non volevano smetterla. In quei giorni eravamo diventati piuttosto intimi.

Patricia scoppia il lacrime. Miguel labbraccia, sostenendola. Pausa.

PATRICIA. (singhiozzando, il corpo scosso da violenti spasmi) Se avessi confessato, mi avrebbero uccisa, ne ero sicura. Alla fine fui rilasciata. Forse pensarono di aver sbagliato. Ti giuro ti giuro, io non ho parlato. vero! Ma non lho fatto per coraggio. Lho fatto per vigliaccheria!

Pausa. Si sente bussare, per la sinistra.

VOCE DI ESTEBAN. Sono io. Aprite.

MIGUEL. Arrivo. (Si avvicina alla porta e la apre)

ESTEBAN. (entrando si blocca, vedendo Patricia) Come stai?

PATRICIA. (asciugandosi le lacrime) Non preoccuparti..

ESTEBAN. Stai bene?

PATRICIA. S tutto bene.

ESTEBAN. Sicura?

PATRICIA. Sicura. Ti dico di non preoccuparti.

ESTEBAN. Meglio cos. Siete pronti? Tra poco salir sul palco per il discorso. Siete ancora in tempo, per rinunciare.

PATRICIA. No!

ESTEBAN. (rassegnato) Come volete.

MIGUEL. Tu va, Esteban. Gli altri avranno bisogno di te.

ESTEBAN. S. (Tira fuori una piccola chiave metallica dalla tasca della giacca di lino) Ero solo venuto a portarvi la chiave per aprire la custodia.

PATRICIA. Hai avuto problemi?

ESTEBAN. No. Il mio contatto stato puntuale. Tenete.

Patricia prende la chiave e subito si getta tra le braccia di Esteban.

PATRICIA. Adesso vattene. Sar meglio che mi sbrighi, o non riuscir pi a trovare il coraggio

ESTEBAN. Lo so, lo so. Spero di rivedervi. (si avvicina verso Patricia, tenendole la mano) Spero di rivederti. Buona fortuna.

PATRICIA. S. Anche a te.

Luomo fa per uscire, quando si ferma sul ciglio della porta, voltandosi verso la ragazza.

ESTEBAN. Un solo colpo, Patricia. Ricorda. Dipende tutto da te. (Esce)

MIGUEL. (prende la custodia del contrabbasso, sedendosi sul letto) Patricia, siamo nelle tue mani. Non possiamoci permettere di sbagliare, mi raccomando. Come ha detto Esteban, avremo tempo per un solo colpo. I suoi uomini sono addestrati bene, reagiranno in un secondo. Un solo colpo dovr bastare.

PATRICIA. Lo so.

Pausa.

PATRICIA. Ti prego di lasciarmi da sola.

MIGUEL. (confuso) Cosa?

PATRICIA. (ripete) Ti prego di lasciarmi da sola.

MIGUEL. (secco) Non posso!

PATRICIA. S che puoi.

MIGUEL. No.

PATRICIA. Vattene.

MIGUEL. No!

PATRICIA. Vattene! Lasciami da sola!

Pausa. Si fissano per un attimo, poi Miguel si alza dal letto, andando verso la sinistra.

MIGUEL. Stai attenta.

PATRICIA. Lo so.

MIGUEL. Io sar allingresso. Ci vediamo l.

PATRICIA. S.

Miguel esce di scena, lasciando Patricia da sola, seduta sul letto accanto la custodia del contrabbasso. La ragazza fissa la chiave, passandosela di mano in mano. Sospira, socchiudendo gli occhi. Il baccano della via invade la scena per qualche secondo: il dittatore pronto per il suo discorso. Fracasso di carri, grida di gioia, fischi, campanelli di biciclette, trombe dautomobili.

PATRICIA. (guardando verso la finestra) Devo fare in fretta.

Osserva ancora la chiave metallica di Esteban poi, in un attimo di coraggio, prende la custodia e la apre. Pausa. Patricia rimane immobile, lo sguardo perso nel vuoto della custodia dello strumento musicale: vuota. Dentro solo un foglio. La ragazza lo prende, iniziando a leggerlo.

PATRICIA. (leggendo) Ti ho sempre detto che mantengo le mie promesse. Ti avevo promesso un mondo migliore, senza pi odio, senza pi rivoluzione: solo pace. Ma questo mondo, io, non posso dartelo. E oltretutto, non si trova qua. La nostra una societ corrotta. Ho sempre mantenuto le mie promesse. Perdonami. Esteban.

Subito si sentono degli spari, ai piani inferiori dellalbergo. Patricia scaraventa la custodia in terra, irrompendo, disperata e in lacrime, fuori dalla camera dellalbergo.

VOCE DI PATRICIA. (grida) Miguel! Miguel

Altra serie di spari. Pausa. Per la via il baccano diminuisce. Dalla radio, rimasta accesa, la voce del dittatore invade la scena.

VOCE DEL DITTATORE. Cari compatrioti; distinti invitati. Il mio governo lavora per una soluzione completa di questo problema: il terrorismo rivoluzionario. Abbiamo messo in moto una strategia per anticipare il giorno in cui nessun bambino o bambina sia sfruttato o dovr aver paura di questa feccia ribelle che macchia di sangue le nostre strade, per finanziare una rivoluzione fallita. Tutti i cittadini del nostro bel paese vivranno in libert. Cos concludo, come avevo promesso, delegando il nuovo Comandante in Capo delle eroiche Forze Armate contro la rivoluzione terroristica, nonch mio personale consigliere: Esteban Santiago.

Il baccano aumenta, invadendo nuovamente la scena. Grida di gioia ed applausi danno il benvenuto al nuovo generale delle forze armate del regime.

VOCE DI ESTEBAN. Grazie, amici. Grazie. I tempi del terrorismo e della rivoluzione sono oramai finiti. Vi prometto fin dora che questo paese avr di nuovo la libert che merita. Naturalmente occorrer un periodo di tempo ragionevole, ma ce la faremo. Ho sempre mantenuto le mie promesse. La Battaglia di Idee proseguir. Viva la Patria! Viva il Socialismo!

Buio.

SIPARIO.

17 agosto 2006

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