IL DOMATORE
Commedia in un atto
di ENRICO BASSANO
PERSONAGGI
FRANCESCO
MARCELLA
UN INSERVIENTE
IL CONTE
IL 1 CLOWN
IL 2 CLOWN
LA ZINGARA
IL CAVALLERIZZO
LA BALLERINA
IL FORZISTA
LIMBONITORE (voce d.d.)
LA DONNA BARBUTA
TONY
LEQUILIBRISTA
LAMAZZONE
IL TORERO
Commedia formattata da
Tra le quinte del serraglio Alla fossa dei leoni , attendato in un elegante luogo di villeggiatura alpestre. Pareti di tenda, con apertura a destra, a sinistra uno spezzato: la porticina d'ingresso (non praticabile) di una carovana; sul fondo una gabbia per leoni, vuota, con porticina e in comunicazione (corridoio non praticabile) con altre gabbie che non si vedono, entro le quali stanno rinchiusi i leoni del serraglio. All'aprirsi del velario si ode la voce di un imbonitore che arringa gli spettatori della fossa. La scena vuota.
La voce dell'Imbonitore - E adesso, signore e signori, nella gabbia centrale, tra un superbo gruppo di leoni berberi, entrer il re dei domatori, l'unico e autentico erede di Nouma Hava: il domatore Francois. Il pubblico pregato di prestare attenzione nel massimo silenzio, essendo le belve molto suscettibili. Un attimo di distrazione pu essere fatale al prode domatore! Attenzione. Musica! (Una flebile marcetta rotola gi da un rauco grammofono; giungono distinti schiocchi di frusta e ruggiti di leoni).
Marcella - (entra cautamente da destra, passando di sotto la tenda sollevata. E' una bella e formosa creatura dall'aria aristocratica. Indossa una elegante toletta da sera, abbondantemente ornata di gioielli. Non porta cappello. S'inoltra guardando curiosamente a dritta e a manca. Si ferma al centro della scena).
Un Inserviente - (scamiciato, sbracato, viene da sinistra; ha in mano un secchio di segatura, impugna con la destra una scopa. Alla signora, dopo averla squadrata) Desiderate?
Marcella - Ecco... cercavo del domatore... del signor Francois.
L'Inserviente - Fa numero adesso. E' dentro la gabbia!
Marcella - Lo so. (Pausa). Ne avr per molto?
LInserviente - Dipende: e ha voglia ci resta mezz'ora, oppure un'ora; altrimenti prende a calci i leoni, li ricaccia nella gabbia e si sbriga in dieci minuti. (Pausa). Ma voi chi siete? che volete?
Marcella - Niente, debbo parlargli per... una sciocchezza. Volevo invitarlo a casa mia per un t.
L'Inserviente - (ride) Eh, l'idea non c' male... Un t a lui... ma per far che cosa?
Marcella - Cos, per averlo come invitato. Una curiosit, un atto gentile, se volete.
LInserviente - Come fosse, dovrebbe venire a fare il numero a casa vostra? Eh, ma non credo.
Marcella - Non verr, dite?
LInserviente - Ma! L'hanno invitato tante volte un po' dovunque. Ma non mai andato da nessuno. Quando lo invitano o ride o li manda al diavolo.
Marcella - Spesso di cattivo umore, vero?
LInserviente - Eh... non c' male.
Marcella - Forse gli affari non gli vanno sempre bene.
L'Inserviente - Macch! Soldi ne guadagna quanti ne vuole, e da ogni parte.
Marcella - Allora?
LInserviente - Ma! Per il passato ha dovuto avere qualche grosso dispiacere perch parla poco e non amico d nessuno. Non parla. O parla solo con i leoni, qualche volta con Mustaf , con Nerone ; ci ragiona appoggiando il capo tra le sbarre della gabbia.
Marcella - Interessante! E i leoni?
LInserviente - Lo stanno a sentire come se capissero, e poi Nerone s'avvicina piano piano, e gli appoggia la fronte vicino alla sua fronte.
Marcella - Magnifico. Continuate!
LInserviente - No, no... adesso ve ne dovete andare; tra poco avr terminato il suo numero e e ritornando mi trova che discorro con voi...
Marcella - (frugando nella borsetta e porgendo un po' di denaro) Tenete. E' molto interessante ci che mi avete detto!
LInserviente - Grazie. (Intascando) Troppo buona. (Fa per andarsene ma si ferma) Sicch voi adesso lo aspettate qua?
Marcella - Non mi mander via, spero!
LInserviente - E allora sgrider me...
Marcella - Gli dir che sono passata di nascosto sotto la tenda, come i ragazzini. (Giungono schiocchi di frusta, richiami a Nerone e Mustaf, poi due colpi di rivoltella, quindi una nutrita ovazione. Il numero terminato. Marcella si ritira in fondo alla scena; l'inserviente esce a sinistra).
Francesco - (entra da destra. E' in tenuta da spettacolo: giubba rossa con alamari neri, stivaloni oltre il ginocchio, abbondante medagliere al petto, una frusta fra le mani, viso classico da domatore, maschio, ardito, con un paio di baffi, da generale 1860 . E' in tutto il classico tipo del domatore di fiera, passeggia in primo piano, battendosi lo scudiscio sui gambali) Dormono, quelle bestie! mi sembrano imbalsamate; si presentano nella gabbia come gatti frustati. Mangiano troppo! Proprio stasera uno spiritoso in abito da sera ha rifatto il miagolare dei gatti... La vedremo. (Va verso sinistra con l'intenzione di salire gli scalini della carovana).
Marcella - Buona sera.
Francesco - (voltandosi) Chi ? (Scorgendo Marcella) Che c'?
Marcella - Buona sera!
Francesco - E poi?
Marcella - (avanzandosi) Ho detto: buona sera.
Francesco - E io ho capito. Ma siccome a me delle sere buone o cattive non me ne importa niente...
Marcella - Sono venuta a trovarvi...
Francesco - A trovare me? Ma perch? sto all'ospedale? sono stato operato?
Marcella - Me l'avevano detto che non eravate punto gentile!
Francesco - Ve l'hanno detto e ci siete venuta lo stesso? Allora siete cocciuta. Vi piace di perdere tempo? E scommetto che non avete pagato nemmeno il biglietto.
Marcella - Sono entrata di l (accenna di sotto la tenda).
Francesco - Proprio di li?
Marcella - S!
Francesco - E adesso, come siete venuta, cos ve ne andate... (Chiamando) Carmelo! Dove s' cacciato quel mascalzone! Gli far assaggiare la frusta di Nerone. Carmelo!
Marcella - (civettando) Inutile, il vostro inserviente non ne ha proprio nessuna colpa. Sono entrata di l (indica di sotto la tenda).
Francesco - Cos? (accennando a quattro zampe).
Marcella - Cos.
Francesco - Brava! E adesso che facciamo?
Marcella - Oh, eccovi diventato pi affabile, ritornate ad essere un gentiluomo...
Francesco - Me ne guarderei bene. Io sono contento di quello che sono.
Marcella - Siete un tipo strano...
Francesco - S, s, sono un tipo molto strano, un tipo come me non si trova neppure da Upim .
Marcella - Vengo tutte le sere a vedervi lavorare, l, nella gabbia...
Francesco - Pagando?
Marcella - Pagando, s'intende.
Francesco - Lo so, ho capito subito a quale categoria di spettatrici appartenete voi. Quelle che vengono nel baraccone per snobismo, in abiti come quelli che indossate adesso. Che ridete e parlate forte chiamando i leoni col muccimucci dei gatti, e aspettate, una sera o l'altra, il bel numero fuori programma che vi faccia spendere bene i soldi del biglietto: il pasto delle belve con la carne e le ossa del domatore.
Marcella - Non siete carino voi.
Francesco - Ma perch vi siete messa in testa che debbo essere per forza carino? Chi l'ha detto? dove sta scritto? Io non sono carino ne dentro n fuori. I vostri mariti sono carini, e i don pippetti, amici dei vostri mariti, li conoscete, quelli con i baffetti a virgola, che vi portate appresso nella barcaccia per farvi accarezzare il filo della schiena di nascosto, mentre io rischio la mia pellaccia per divertirvi. (Amaro) Chi sa, qualche sera-chi sa, qualche sera... apro la gabbia. Un macello...
Marcella - (piccolo grido di spavento) Siete terribile. Ma mi piacete lo stesso. Forse mi piacete per questo. (Lo guarda languidamente e gli si avvicina).
Francesco - Distanza.
Marcella - Avete paura di me?
Francesco - Sto tremando come una foglia!
Marcella - Fanciullo!
Francesco - S, avete ragione, mi sento come un fanciullo, poppante addirittura.
Marcella - Siete un sognatore?
Francesco - Ad occhi aperti sogno sempre.
Marcella - Anche poeta?
Francesco - E vaccinato; ecco qua, guardate. (Rimbocca la manica).
Marcella - (toccandogli il braccio) Siete forte. Io amo gli uomini forti.
Francesco - E io le donne deboli.
Marcella - Tutte le donne debbono sentirsi deboli dinanzi a voi!
Francesco - Debolissime. Certe volte si squagliano addirittura.
Marcella - E voi?
Francesco - Resisto pi che posso!
Marcella - E poi?
Francesco - E poi mi squaglio pure io!
Marcella - Suvvia: non vi piaccio?
(Francesco - No, no, mettiamo le cose a posto, voi siete bella. (In tono lirico) Voi siete la pi bella donna che io abbia mai incontrata sul mio lungo cammino di nomade.
Marcella - Direte a tutte cos.
Francesco - Oib, sarei un vagheggino, un vanesio. Sono un domatore!
Marcella - E piacete alle donne?
Francesco - Non mi posso lamentare!
Marcella - Molte amanti?
Francesco - (accenna con la mano) Uh... cos...
Marcella - Molte avventure?
Francesco - Molte, molte. Una carretta di avventure. Un autocarro di avventure. (Pausa). E voi?
Marcella - Ma che dite?
Francesco - (inchinandosi) Oh, scusate tanto, signora contessa.
Marcella - Come fate a sapere che sono contessa?
Francesco - Ho indovinato. Tutte le volte che dico una insolenza ad una signora della vostra qualit, lei invece di darmi due schiaffi, mi risponde semplicemente ma che dite? oppure ma come osate? . Io la chiamo contessa... e nove volte su dieci indovino.
Marcella - (minacciando col dito) Potrebbe essere una grossa scortesia quello che mi dite...
Francesco - Sangue della miseria scornacchiata! Ma guarda un po'!
Marcella - Ma io vi perdono!
Francesco - Abbiamo avuto la grazia sovrana!
Marcella - (civettando) E non mi chiedete perch vi perdono?
Francesco - Non ci penso nemmeno.
Marcella - Ve lo dir lo stesso.
Francesco - E io l'ho detto che siete caparbia. (Ah larga le braccia rassegnato) E allora dite...
Marcella - Perch ho sentito emanare da voi un fascino strano, quasi un richiamo della natura stessa, una forza atavica e misteriosa, un soffio di umanit puro e libero, allo stato selvaggio. Avrei potuto scrivere dei versi, dopo il primo istante che vi ho veduto. Non l'ho fatto.
Francesco - Mannaggia la miseria scornacchiata! Devo essere sempre sfortunato!
Marcella - Avrei potuto scrivervi una lunga lettera, dettata da un sentimento nuovo, potente, irrefrenabile: ho soffocato il mio istinto, la mia sete di arte, il bisogno di cose belle e pure. (Avvicinandoglisi ancor pi) Ho voluto vedervi da vicino, respirare il vostro profumo che sa di selvaggio, di belva.
Francesco - (annusandosi una manica) E' naftalina!
Marcella - Non rompetemi l'incanto!
Francesco - Quello che vi volevo dire pure io: brutto quando uno rompe l'incanto a un altro.
Marcella - Eccomi qui, senza volont, senza difesa. Sono una cosa vostra. (Portandosi le mani alle tempie) Che cosa mi fate fare, mio Dio...
Francesco - (dopo un istante di perplessit lasseconda comicamente nel giuoco. L'afferra per un braccio) E sia! Anch'io vi desidero. Siete carne di prima qualit. Vitella di Sorrento. Avete un profumo di cosa buona... venite. (La trascina verso l'ingresso della carovana. Ma ad un tratto si ferma. Un pensiero gli ha attraversato il cervello. Un ghigno si disegna sul volto. Rapidamente, mentre la donna giuoca la commedia e si difende con la mano sugli occhi, Francesco muta strada, porta la donna accanto alla gabbia vuota che sul fondo, rapidamente apre lo sportello, e fa entrare Marcella nella gabbia, rinchiudendo la porta. Quadro).
Marcella - (stupita, allarmata, senza capire il perch di quello strano gesto, si afferra alle sbarre, protende il viso, chiede con voce che tradisce l'emozione) Ma perch? Cosa vi salta? Siete impazzito?
Francesco - (passeggia dinanzi alla gabbia, ghignando e schioccando la frusta) Opl! Opl!...
Marcella - Ma siete pazzo, vi dico? Lasciatemi uscire.
Francesco - (c. s.) Accuccia e zitta. Se no... (accenna a frustarla).
Marcella - (scuotendo le sbarre) E' uno stupido scherzo. Ve ne pentirete. Lasciatemi uscire. (Urlando) Vi dico di lasciarmi uscire subito.
Francesco - No, no, adesso dovete tacere, altrimenti apro lo sportello dei leoni e ve la sbrigate voi con Mustaf e Nerone .
Marcella - (strillando) Aiuto! (Dalla destra, di sotto il tendone entrano due clowns, un cavallerizzo).
Il 1 Clown - Che c' stato?
Il 2 Clown - Facciamo un altro spettacolo?
Francesco - Venite, venite! Un poco di divertimento pure per noi: che diavolo, lavoriamo sempre.
Il Cavallerizzo - (vedendo la donna nella gabbia) E che fa quella l dentro? Chi ?
Francesco - E' una belva nuova che viene ad arricchire il nostro serraglio.
La Ballerina - (entra seguita da una zingara che la copre con un accappatoio) Lascia stare.
La Zingara - Prenderai un raffreddore.
Francesco - Il pubblico aumenta, lo spettacolo sar quanto mai interessante. (Entrano: un equilibrista, il forzista, l'amazzone, Tony, un altro clown e un'altra zingara) Un momento signori, lo spettacolo deve essere completo. Prendete posto. (Dispone a forma di circolo sedie e sgabelli; tutti guardano incuriositi la donna e le si avvicinano). Allontanatevi, proibito molestare le bestie. (Guardando verso la destra) Donna Concetta, venite anche voi, vi divertirete. (Entra la donna barbuta).
La Donna barbuta - Ho altro per la testa che divertirmi. (Tutti si sono seduti e ridono fra loro senza capire che cosa Francesco voglia fare).
Francesco - Opl! (Schiocca la frusta). Domani sera vi faccio fare il numero. Una grande attrazione: La bella e le belve . Denari a palate. Lo spettacolo pi sensazionale del mondo. Avanti, signori, avanti; vedere per credere. Opl!
Marcella - Basta, basta, non reggo pi, lasciatemi uscire!
Francesco - Ma neanche per sogno; adesso mi devo divertire io.
Marcella - (supplicando) Ve ne prego, vi scongiuro, vi compenser come vorrete, sono ricca.
Francesco - Io pure. (Le tira una manata di soldi. Pausa).
Marcella - Mio marito il conte Casimiri.
Francesco - (salutando con la frusta) Saluto le corna del signor conte! (Tutti ridono).
Marcella - Vi far dare ci che vorrete, ma lasciatemi uscire di qui, lo scherzo durato abbastanza.
Francesco - Dove si trova adesso tuo marito? Gi, dove si trova... al Casin, al tavolo del baccar certamente. (Chiamando) Carmelo!
L'Inserviente - (entrando da sinistra) Comandate. (Vede la donna) Uh, l'avete messa li dentro? Questa bella veramente!
Francesco - Sono affari che non ti riguardano. Vieni qua. (Porta Carmelo in primo piano e gli dice qualche cosa all'orecchio. Carmelo esce correndo).
Marcella - (come presentendo il tiro) Spero che vorrete agire da gentiluomo!
Francesco - Me ne guarderei bene. Se fossi un gentiluomo come tu dici, ti avrei portata nel mio carrozzone. Ma quella mia casa l (indica con la frusta), pi pulita della tua.
Marcella - Insolente!
Francesco - (inchinandosi e salutando con la frusta) Signora contessa!
Il 1 Clown - Ma aspettate, io la signora la conosco.
Il 2 Clown - Io pure; la vedo quasi ogni sera in barcaccia!
Tutti - La signora della barcaccia.
Il Forzista - Se ho capito bene, la signora venuta qui...
Il Cavallerizzo - Perch siccome il marito fa collezione di corna, gliene voleva comprare un altro paio. (Tutti ridono).
Marcella - Ma perch tutto questo?
Francesco - Tengo un conto sospeso.
Marcella - E con chi? Con me no di sicuro.
Francesco - Se non proprio con te, con qualcuno che ti somiglia.
Marcella - Ma che cosa volete dire?
Francesco - Aspetta, un poco di pazienza, lo spettacolo avr inizio tra poco.
La Zingara - (prendendo per mano la ballerina) Questo spettacolo da far vedere ad una creatura innocente? (A Marcella) Ti meriteresti davvero la frusta, cattiva femmina. (Alla sua bambina) Vieni, piccina mia, e fatti il segno della croce. (Facendosi il segno della croce con la bambina, entra nel suo carrozzone).
Francesco - Molto bene. (Applaude e tutti fanno eco al suo applauso). Adesso prepariamo la scena madre. (Si rassetta la giubba, liscia i baffi, e lustra le medaglie con la manica).
Marcella - Vi far pagare caro questo stupido scherzo!
Francesco - Scherzo? Quella lo chiama scherzo! Tra poco te ne accorgerai se uno scherzo!
Marcella - Vi denunzier per sequestro di persona. Voglio uscire di qui, voglio uscire.
Francesco - (accostandosi alla parete destra della gabbia e accennando ad aprire l'uscio di comunicazione con quello accanto) Nerone ! Mustaf !
Marcella - (impaurita) No, no, per carit!
Francesco - E allora silenzio. (Chiude la gabbia con una tenda davanti). Ecco fatto. La sorpresa ci vuole!
LInserviente - Viene. Corre come una lepre!
La Donna barbuta - Va bene, ma ora lasciatela stare: mi sembra troppo.
Francesco - Voi state zitta, altrimenti vi strappo la barba.
Il Conte - (in abito da sera, senza cappello. Quando parla arrotonda la r. . Porta il monocolo, elegantissimo) Che c'? E' inaudito. Mi si manda a cercare al Casin dall'inserviente di un serraglio. Dico io, che cosa succede?
Francesco - (salutando con la frusta) Saluto il signor conte. (Fragoroso applauso di tutti).
Il Cavallerizzo - Bene!
Il 2 Clown - Bravo!
Il 1 Clown - Mi raccomando, non lavorate svogliato!
Il Conte - Insomma siete voi che vi permettete di mandarmi a chiamare. Roba da matti!
Francesco - Vi chiedo mille scuse, signor conte, ma l'affare urgente. Voi inavvertitamente avete lasciato qui un oggetto di vostra propriet. Io l'ho trovato, l'ho conservato e ora lo rimetto in vostre mani!
Il Conte - (toccandosi il portafogli, lorologio e l'anello) Che cosa? Non mi manca nulla!
Francesco - Cercate bene!
Il Conte - (cercando) Non saprei.
Francesco - (scopre la gabbia e mostra con la frusta) Ecco...
Il Conte - (guardando in direzione) Be'? E che significa questo? (Fa l'atto di correre verso la gabbia).
Francesco - (interponendosi) Un momento; per il momento ancora roba mia.
Il Conte - Ma siete pazzo? Ti 'd io la lezione, grandissimo pagliaccio buffone. (Fa l'atto di frugare nella tasca posteriore dei calzoni).
Il 1 Clown - (senza muoversi dal suo posto, con un fionda ha lanciato una piccola pietra che ha colpito in pieno la mano del conte) L... l...
Il Conte - (ritraendo la mano, con un grido di dolore) Ahi
Francesco - Avete visto? Date retta a me. Non vi conviene. La rivoltella lasciatela a domicilio, se no mi costringete a mettere pure voi nella gabbia vicino a vostra moglie, e poi faccio entrare i leoni.
Il Conte - (fa per uscire, come per correre a chiamare aiuto).
Francesco - (facendo schioccare la frusta) Fermo con le gambette. Un minuto di silenzio,' come quando metto la testa in bocca a Mustaf .
Il Conte - Marcella! (Marcella non risponde, aggrappata alle sbarre, allucinata e spaventata insieme).
Francesco - Quella roba, signor conte, vi appartiene. E' appunto perch io ho un grande rispetto della propriet che l'ho chiusa nella gabbia. Contro la tentazione, in guardia dai disguidi!
Il Conte - Ma io dico... (ripete il gesto c. s.).
Il 1 Clown - (ripete il lancio con la fionda) L... Ih..,--(Altro grido del conte).
Francesco - (autoritario, facendo schioccare la frusta)
- Basta. Devo dire qualche- cosa a tutti e due, e sta temi bene a sentire. (Calmo, quasi sotto voce, come se raccontasse un fatto senza importanza) Questa vostra donna, non pi tardi di mezz'ora fa, entrata di nascosto qua dentro, mi ha aspettato, e mi si offerta.
(Proteste di Marcella e stupore del conte).
Francesco - (frusta) Zitti. Dopo, se ne avrete ancora la forza, parlerete. Mi si offerta, dicevo, e, secondo me, non dev'essere il primo caso. (Tutti ridono e applaudono). Silenzio, signori. Si capisce e si vede subito, al primo colpo d'occhio, che non alle prime armi. Io avrei potuto servirmene e giuocarci un po': carne fina; e poi rimandarvela a casa vostra, beata e soddisfatta. Ma non sono tipo per la signora, io. Io vivo con i leoni; e poi... Ma sentite: dieci anni fa - (parlando a tutti i suoi compagni), questo lo ignorate anche voi, e qualche volta vi sarete domandato il perch del mio carattere. E allora state a sentire: dieci anni fa avevo ancora con me la mia compagna, mia moglie, una donna della mia razza, alla quale volevo bene pi della mia vita. Le volevo bene con questo (si batte il petto verso il cuore), come sappiamo volere bene noi. Un giorno quella disgraziata si lasci abbindolare da uno del vostro ceto. Le si mise appresso un don pippetto, un coc... e tanto fece... Per lui fu un capriccio, ma intanto fece perdere la ragione a mia moglie. Chi sa quante promesse... io fiutai subito. (Man mano il silenzio intorno diventa assoluto. Tutti quei compagni lo guardano con commiserazione e rispetto insieme) Li acchiappai tutti e due. Don Pippetto fugg come un coniglio, e mandai via lei... Non l'ho vista pi. E' finita male... Nella mia casa non tornata pi. Ma mi rimasta nel sangue, sta qui (si batte il petto). Vengono certe notti che mi vien fatto di gridare come un lupo, come tutte le belve del serraglio messe insieme. (Pausa). Ho sempre sperato di vendicarmi pescando una donna che agisse male come la mia; vendicarmi di qualcuna che appartenesse al bel mondo, dove le mogli fanno le graziose con l'autista, perch la cosa originale; di dove venuto fuori quel bellimbusto che ha rovinato me e distrutta la mia casa. Giurai di vendicarmi, e il momento venuto; se l'avessi colta l'occasione, mi sarebbe rimasto il desiderio di vendetta sullo stomaco per tutta la vita. Allora ho pensato di mandarvi a chiamare, per farvi vedere ancora una volta che bel mobile avete in casa, e per farvi capire che tra noi, gente che vive nelle case con le ruote, le donne non si rubano. E chi sbaglia paga. E perch poi, alla fine, troppe mani l'hanno toccata. Io la donna non la divido. E adesso via. siete libera, madama la contessa; il mio numero finito. (Schiocca la frusta, apre la gabbia. Marcella esce; il marito le si fa incontro, ma Francesco gli impedisce di toccarla. La voce dell'imbonitore di fiera):
L'Imbonitore - L'uscita da quella parte!...
Il Conte - (s'incammina a fianco della moglie, ma fatti pochi passi preso da un'ira subitanea. Si ferma, la guarda) Questa volta te ne andrai!...
Francesco - (accorre di un balzo fra i due, fa un gesto melodrammatico per trattenere il conte) Ah, no. mai... Non si bastona una donna... qui... (Porge la frusta al conte con un inchino compito) A casa, con vostro comodo...
FINE
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