Il dono della notte
IL DONO DELLA NOTTE
Commedia in un atto
di CARLO V. DUSE
PERSONAGGI
GUSTAVA
MINA
LELIA
UBERTO
Commedia formattata da
Salotto nella villetta di Mina, sui monti. Molto elegante in ogni suo particolare. Balconcino nel centro. A destra del balconcino, un apparecchio radiofonico. Prima porta a destra: la comune. Altre tre porte, che comunicano con le camere di Gustava, di Mina e di Lelia.
E' un tramonto d'estate. Tratto tratto guizza qualche lampo lontano. Piano piano si avviciner il temporale sino a quando infurier con estrema violenza.
Gustava - (E' una bellissima ragazza di ventiquattro anni. Alta, forte, slanciata. E' la espressione della ragazza ultramoderna. Con due manubri sta compiendo delle flessioni).
Mina - (E' il contrapposto di Gustava, che subisce dominata dalla forte volont; sdraiata comodamente su dei cuscini sfoglia un giornale di mode, tratto tratto sbadiglia).
Lelia - (E' cugina di Mina, diciassette anni, uscita da poco di collegio. E' ancora ingenua, un po' stupida. Sta osservando, con poca convinzione per, il faticoso allenamento a cui si sottopone Gustava).
Gustava - (continuando nel suo esercizio, sudata, ansante, alzando ed abbassando i due piccoli manubri) 18... 19... 20... 21... Non ne posso pi! Peccato!
Lelia - (distratta) Quanti ne hai fatti?
Gustava - Ventuno. C' gi del progresso. Ieri sono arrivata solamente a diciotto.
Lelia - Ventuno? Che bellezza! Adesso provo io!
Rustava - (con una smorfia di sprezzo) Poli vera piccina, ci vuoi altro, con quelle braccine.
Lelia - Braccine?! Non si nasce tutte uguali. Del resto vediamo, (sollevando i manubri). Come pesano! ma non fa nulla, adesso provo. Uno... due... Ci rinuncio: preferisco assistere che eseguire.
Gustava - (ridendo) Bella figura hai fatto! (con sprezzo) Siete tutte eguali!
Lelia - (un p seccata) Questo non c'entra. Io amo pi un bel libro al faticare cos. Non dovr fare l'atleta.
Gustava - Ma sentite che razza, di ragionamenti.
Mina - (alzando gli occhi dalla rivista, distrattamente) Cosa c'?
Gustava - (con sprezzo) Questa piccina ancora all'abic. (a Mina) Bisogner che tu la istruisca meglio, che tu riesca a fare di quella piccola pupattola insignificante una donna, ma una donna come l'intendiamo noi. Non vero, Mina?
Mina - (con poca convinzione) Certo Gustava. Del resto ancora cos giovane.
Gustava - (passeggiando in lungo e in largo con i suoi passi elastici da ginnasta provetta) Brava! Appunto per questo. Bisogna cominciare a inculcare nelle ment giovani questi sentimenti. Le donne della nostra et e della nostra condizione, non aspirano che ad una cosa sola: all'uomo. Un uomo! puah!
Lelia - (fra se) Eccola salita in cattedra. Dio, che noia!
Gustava - (rivolgendosi a Lelia) Ma dimmi un po', piccina, guarda noi tre. Non stiamo forse bene cos? Vedi come questi tre mesi di solitudine sono volati. Sole! Libere dai soliti noiosissimi cicisbei, che non fanno che sospirare: quanto siete bella! divina!... cara!... . Stupidit congenita mascolina! Basta! Basta! E' ora di finirla.
Lelia - (fra se) Dio lo volesse:
Gustava - Vita sana; movimento, boxe, corse, alpinismo. Sfiderei tanti giovani dell'oggi a fare altrettanto. Un ammasso di rammolliti. -Se di tanto in tanto non passasse qualche automobile sulla strada, l in fondo, si avrebbe l'impressione di vivere in un altro mondo.
Mina - (con rammarico) Ah s, per isolate, non c' che dire, lo siamo, e come!
Gustava - Che magnifica idea ho avuto. E' solo cos, vivendo in questo isolamento, che possiamo prepararci alla grande battaglia per questo inverno.
Mina - Che afa stasera! Certamente piover.
Gustava - C' molta elettricit nell'aria. Mi sento... (si stira) Mi sento... Non so cosa mi sento... Ma ho la pelle come se mi bucassero con degli aghi... (pausa) Ma cosa aspetti ad accendere la luce? (va all'interruttore e lo gira. Il salotto illuminato dalla lampada che pende dal soffitto) Accidenti all'elettricit. E allora, per calmare i nervi, non c' che una cosa sola: lavorare, (va al tavolinetto, leva un voluminoso incartamento e comincia a scrivere).
Lelia - Che allegria, parola d'onore, preferisco il collegio. Meno male che mi resta la radio (va all'apparecchio e ricerca le onde per il contatto).
Gustava - (infervorata) Mina, senti questo squarcio della conferenza per la riunione del nostro gruppo femminista.
Mina - (sbadigliando) Leggi, leggi, ti ascolto.
Lelia - (cercando l'onda) Si potesse trovare qualcosa di interessante!
Gustava - (declamando) E dobbiamo, care colleghe, tenere presente che... (dall'alto parlante giunge il suono di una patetica canzonetta napoletana).
Lelia - (con gioia) Zitta, zitta! E' una canzonetta napoletana.
Gustava - (occhiataccia a Lelia) ... L'uomo, che sempre e ovunque, stato ed il nostro pi mortale nemico...
Lelia - (con un rimpianto nella voce) Com' bello! Che dolcezza! Chi sar che canta cos bene?
Gustava - ... L'uomo che odia ogni nostra conquista, che irride ogni nostro sforzo, che sempre ovunque ci domina...
Uberto - (sui trenta. Figura maschia simpatica. Dalla prima porta) Scusino, signore...
Gustava - (che prima lo scorge, cacciando un grido) Ah, un uomo...
Lelia - (con un po di gioia) To', un signore!
Mina - (al grido di Gustava) Un uomo!
Uberto - - Scusino, signore, permettono...
Gustava - Non permettiamo niente!
Uberto - Siano gentili! Dopotutto non sono un ladro.
Gustava - Peggio, signore, peggio. Lei un uomo.
Uberto - (stupito) E me ne vanto, signora! Ma questo non mi spiega...
Mina - La prego di andar via.
Uberto - Pure bisogna che mi ascoltino.
Gustava - (furiosa) Non ascoltiamo nulla.
Uberto - (che comincia ad annoiarsi) Scusi, lei tanto feroce l padrona di casa?
Gustava - No, ma io...
Uberto - E allora con lei non parlo, (a Mina) Immagino che la padrona di casa sar lei.
Mina - Infatti sono io, ma non possiamo ammettere...
Lelia - (con dolcezza) Mina, lascia che almeno il signore si spieghi.
Uberto - Brava, signorina, interceda lei. Vedo che qui oltre ad essere la pi giovane quella che meno odia il nostro povero sesso. Ecco in due parole. La mia automobile non vuole saperne di camminare. Il paese pi vicino a una ventina di chilometri. Ho trovato un cancello .aperto, ho salito una scala, la musica mi guidava e cos sono giunto fin qua. Via signore, non siate crudeli. (A Mina) Lei troppo bella per esserlo.
Mina - Signore... Capir... non cattiveria, noi non possiamo...
Uberto - (dolcemente) Via, signora, per questa sola sera, partir prestissimo.
Gustava - Mina, Lelia, voi scordate i nostri patti. Signore, io sono il capo responsabile, il generale di una societ: una parola, una sola le piegher tutto: abbasso gli uomini!
Uberto - Poveretti, ma che cosa le hanno fatto per odiarli tanto? Via, signor generale, me lo dica: perch?
Gustava - Perch ... Perch... (con forza, sfuggendo lo sguardo di Uberto) Abbasso gli uomini.
Uberto - (guarda ora runa, ora l'altra delle tre ragazze).
Mina - (fra se) Che strani occhi!
Lelia - (fra s) Che bella voce!
Gustava - (furiosa, fra se) Come ride bene quella canaglia!
Uberto - (che ha seguito il giuoco degli occhi nelle varie fasi. A Mina) E allora, pignora ?
Mina - - Io, da sola, li capir che anche le mie compagne...
Uberto - (inchinandosi) E' giustissimo; intanto vado a prendere la mia valigia, a momenti piover e non vorrei... (esce dalla prima a destra).
Gustava - (che passeggia in lungo e in largo, furiosamente) La valigia? La fa gi da padrone. Ebbene, no e poi no.
Lelia - (dolcemente) Gustava non farti cattiva. Del resto ha l'aria di ima buona persona.
Gustava - E' falso, falsissimo. Deve essere un delinquente. Del resto, ho visto che lo covavate con lo sguardo, (a Lelia) Di lei non mi stupisco: tanto oca. Ma tu, Mina, tu dopo tutti i nostri progetti, le nostre belle idee...
Mina - (un po' punta sul vivo) Adesso esageri; non cascher la casa ad ospitarlo per qualche ora.
Gustava - Non c'entro, non voglio sapere pi nulla.
Uberto - (rientrando con una grossissima valigia) Eccomi qua. Vi siete messe d'accordo? S, s, lo si capisce subito; non vi ringrazier mai abbastanza, belle signore.
Mina - (freddissima) Soltanto, signore, non abbiamo che questo salotto libero.
Uberto - Oh, andr benissimo, (indicando il divanetto sul davanti a sinistra) L star ottimamente, le notti sono calde. Ad ogni modo meglio che sull'auto.
Lelia - (civettuola) Possiamo offrirle qualcosa?
Mina - (le tira il braccio).
Lelia - (riprendendosi) Per non abbiamo nulla.
Mina - (piano) Che stupida!
Uberto - (sorridendo) E allora non ne parliamo pi.
Mina - (per rimediare alla goffaggine di Lelia) Se vuole una tazza di caff.
Uberto - Quella la gradirei volentieri, se per ce n'.
Mina - Vado a prepararlo, (si avvia verso la porta sinistra. Scorgendo Lelia che in posa civettuola guarda Uberto, che a sua volta la ripaga con occhiate assassine) Vieni, Lelia.
Lelia - (dalla porta) Torniamo subito, signore.
Gustava - (che ha seguito la scena dal balcon-cino dove si rifugiata) Quant' stupida.
Uberto - (accostandosi anche lui al balconcino) Che magnifica notte! (il temporale si avvicinato, si sente fischiare il vento nette gole dei monti, e guizza tratto tratto qualche lampo) Superba, magnifica!
Gustava - (senza degnarlo di una risposta rientra. Fra se) Ha il coraggio di parlarmi! Ha una bella faccia tosta.
Uberto - (seguendola) Non la interessa il tempo?
Gustava - (secca) No.
Uberto - (con ironia) Strano. Avrei giurato che in fondo lei una sentimentale, ne ha per lo meno il tipo.
Gustava - Sentimentale io? Povero piccino! Ecco la mia vita: (con frenesia, quasi con rabbia, va ai manubri e li solleva) Vede? Vede?
Uberto - (ironico prima, e poi sincero) Corbezzoli che forza! Bello quelle braccia tese nello sforzo di sollevare; e che gambe, e che polpacci!...
Gustava - (lasciando ricadere di peso i manubri, con forza) Le proibisco di ammirare le mie gambe.
Uberto - Perch ?
Gustava - Perch ... mi secca... E perch non sincero.
Uberto - Sinoerissimo!
Mina - (rientra col caff seguita da Lelia che porta la zuccheriera) Ecco, signore; spero che sia riuscito buono.
Uberto - Da cos belle manine non potrebbe essere diversamente.
Mina - (gli volta le spalle e va a raggiungere Gustava che passeggia nervosamente nel fondo).
Lelia - (civettuola) Lo vuole con molto zucchero?
Uberto - Moltissimo, cos avr la gioia di tenerla pi a lungo vicino a me.
Lelia - (sorridendo) E' troppo buono.
Uberto - (che intanto beve il caff) Ed ora approfitter di questa tappa imprevista per far vedere parte del mio campionario, (togliendo i vari capi, dalla valigia che ha aperta. Ritornando il commesso viaggiatore senza quasi volerlo) Le prego di osservare questa camicia da giorno, guardino che seta; osservino, le prego; sentano, come scivola, vedono come traspare... Deliziosa...
Lelia - (osservando e toccando la camicia) Com carina!
Mina - (visibilmente interessata) Molto. E un vero gingillo, finissima.
Gustava - (che ha osservato da lontano) Puah! Che roba! Ma indecente....
Uberto - (risentito) La preso, signora. Questa ima camicia elegantissima. Finezza, buon gusto, eleganza...
Gustava - Indecenza. Non copre nulla.
Uberto - (con un sorriso di commiserazione) Non deve coprire, deve far vedere e non deve far vedere, il massimo buon gusto, (togliendo dalla valigia) E queste mutandine, osservino che ricami elegantissimi. Mi permettano di offrire un paio di calze a titolo di omaggio, (a Mina) Ecco, queste per lei; (a Lelia) queste per la signorina. (Con intenzione ironicamente a Gustava) A lei ho riservato questa combinazione in seta giapponese, mutande e camicia, un portento...
Gustava - (furibonda) Se le pu tenere, caro. Io le porto di cambr.
Uberto - Oh, che orrore! Vi sono ancora delle signore che portano...
Gustava - S, io le porto cos e me ne vanto.
Uberto - (a Mina, sorridendo) Che strano tipo quella loro amica. Ma simpaticissima.
Mina - (seccata) Ah, lei trova? (a questo punto il lampadario si spegne) Oh, questa luce! Tutte le volte che c' un temporale succede cos, (il salotto illuminato soltanto da, qualche lampo che penetra dal balconcino) Fortunatamente abbiamo delle candele. (va verso un mobiletto nel fondo, un p a tentoni, e toglie due candelieri) Ha un cerino?
Uberto - (accendendo le candele) Ecco.
Mina - Buona notte signore, dorma bene.
Uberto - Far il possibile pensando a lei, cos la sogner!
Mina - (avviandosi alla porta) Lei scherza.
Uberto - (piano a Lelia che rimasta lultima) Penser tanto tanto anche a lei.
Lelia - (timidamente) Signore...
Mina - (dalla porta, seccata) Andiamo, Lelia.
Lelia - Eccomi, eccomi.
(le due ragazze escono dalla porta in prima).
Uberto - Che strane donne, (si accomoda alla meglio sul divanetto e spegne la candela. Il salotto resta nuovamente immerso nell'oscurit). B, adesso possibilmente dormiamo, (il temporale si scatena ora con tutta la sua furia) Senti che tempo! Qualcuno viene d qua. Stiamo a vedere, (finge di dormire). . .
Lelia - (entra con il candeliere in mano e la candela accesa, timida, impacciata). Permesso? Permesso? (segnandosi ad un lampo seguito dal tuono) Ho paura del temporale, siamore... (si accosta al divanetto, scorgendo Uberto che finge dormire). To si addormentato... Che bel giovane...
Mina - (entra cautamente dalla,sua camera, ha uno scossone nello scorgere, Lelia ma, prontamente si rimette. Molto seccata dice) Lelia, cosa fai qui?
Lelia - (turbatissima) Mi si era spenta la candela.
Mina - Ma se accesa?
Lelia - (mentendo) Gi, adesso, perch l'ho riaccesa.
Mina - (poco convinta) S, ho capito, andiamo a dormire. E il forestiero dorme gi?
Lelia - S.
Mina - Io ero venuta... Non mi ricordo pi. Ah, gi, per prendere qualche cosa da leggere... Vai pure ch'io cerco una rivista...
Lelia - Al buio?
Mina - Gi, vero, dammi la candela.
Lelia - (si accosta per dargliela, in questo momento un colpo di vento pi forte gliela spegne, il salotto resta nuovamente nella pi nera oscurit).
Lelia - E adesso come facciamo?
Mina - Accendiamo. Dove sono i cerini?
Lelia - Che cosa vuoi che sappia?
Mina - Ma come, se hai gi accesa la candela poco fa.
Lelia - Gi vero, me ne sono scordata.
Mina - (irritata) Sciocchina, altro che candela, cominci bene. Vieni che cerchiamo assieme (tenendosi per mano vanno a tentoni verso un mobile, dalla parte opposta al divano).
Gustava - (entra cautamente dalla sua camera, indossa una lunga camicia da notte. Si accosta al divanetto) Dorme, quel manigoldo. Russa anche, russa, russa! La camicia trasparente, gli darei uno schiaffo, (la luce improvvisamente ritorna. Le tre donne cacciano un piccolo grido. Gustava furiosa di essere scoperta esclama, frugando da per tutto) I manubri, dove sono i manubri!
Uberto - (alzandosi di scatto, fingendosi spaventato) 0 Dio, cosa c'? I ladri, il fuoco?
Mina - No, si era spenta la candela.
Lelia - Anche a me.
Gustava - (brandendo i due manubri che ha trovato finalmente, sulla testa di Uberto quasi volesse tirarglieli) Questi cercavo, questi, i manubri, i manubri! (esce furiosamente e si ritira nella sua camera).
Mina - (freddissima) Buona notte!
Lelia - Buona notte! (le due ragazze vanno nelle loro camere).
Uberto - (sorridendo) Curiosissima. Cercava il manubrio! Toh! Toh! (ride fra se).
QUADRO SECONDO
Il medesimo salotto. E' la mattina dopo.
Uberto - (mentre aggiusta gli oggetti nella sua valigia e la richiude) Vai a fidarti delle apparenze. E adesso come fare a scoprire... era buio pesto... nessuna parola, tutto in silenzio. Oh! ma il cuore mi guider...
Lelia - (bussando dalla sua camera) E' permesso?
Uberto - Alla scoperta del mistero. Avanti.
Lelia - (timida) Buon giorno!
Uberto - (scrutandola attentamente) Buon giorno, signorina, (fra se) Questa fuori causa, almeno credo. Vediamo: ha riposato bene?
Lelia - Abbastanza, ma il temporale... ho avuto un po' di paura...
Uberto - Comprendo, ma adesso, come lei pu constatare, vi il sole.
Lelia - Gi, vi il sole... (pausa) e lei riparte subito?
Uberto - Per forza, nel patto di ieri sera. Col sole, via. Anzi mi sono forse attardato troppo... ma... c' un ma.
Lelia - Un ma? E sarebbe?
Uberto - Sarebbe... no... (guardandola negli occhi) assurdo, ancora una bambina.
Lelia - (civettuola, carina) Diceva...
Uberto - Dicevo che ho bisogno dj chiarire...
Mina - (entrando) E' ancora qui, lei?
Uberto - Ha ragione, bella signora, (la scruta bene in volto) Ma, come lei sapr, c' il suo perch.
Mina - (freddissima) Io non so nulla, (a Lelia) E tu gi in piedi cos presto?
Lelia - Sono venuta a vedere se il signore desiderava qualcosa.
Mina - D signore non ha pi nulla da desiderare.
Uberto - Certamente, signora, ma... mi permette di rivolgerle alcune domande?
Mina - (seccata) Faccia pure.
Uberto - (indicando Lelia che curiosamente vorrebbe sentire) Ma non so se debbo...
Lelia - (seccata) Dica pi chiaramente: vuole che io me ne vada! (si avvia al balconcino, fra se) Quanti misteri.
Uberto - (accostandosi a Mina) Buon giorno, amore!
Mina - (scostandosi, imbarazzatissima) Signore, cosa le prende?
Uberto - (incalzante, amoroso) Mi prende il desiderio di dirvi tutte le cose che questa notte non ho potuto dirvi. Siete subito sparita nel buio, cos, come eravate venuta. Lasciandomi un gran desiderio furioso, pazzo dei vostri baci frenetici, divini...
Mina - (turbatissima, deve quasi dare limpressione che Uberto abbia colto nel segno) Signore, vi prego, smettete; c' Lelia al balconcino (Uberto fa per parlare) Insomma, la smetta.
Gustava - (entra dalla sua camera come un bolide) I miei guanti... (freddissima a Uberto) E' ancora qui, lei?
Uberto - (gentilissimo) Come vede; se posso offrirle un paio dei miei.
Gustava - I suoi? I guantoni da allenamento per la boxe.
Mina - (verso il balcone riflette) E' un'infamia! Un'infamia!
Lelia - Cos'hai, Mina?
Mina - Ho... ho... nulla.
Uberto - Corbezzoli! lei tira anche di box?
Gustava - Non la consiglio d'incassare, (gli volta le spalle e esce sul balcone).
Mina - (ritornando sui suoi passi, piano a Uberto) Esigo una spiegazione. E desidero sapere chi fra le mie ospiti.
Uberto - (stupito) Ma allora non lei?
Mina - La prego di non insistere.
Uberto - (ridendo) Ma allora, chi?
Gustava - (andando verso Mina) Cosa c' di nuovo?
Uberto - (colpito) Allora questa, (guarda Gustava con occhio di conoscitore).
Mina - (seccata) Una cosa indegna, (cammina in lungo e in largo).
Gustava - (ostile a Uberto) Che cosa le ha detto?
Uberto - (dolcemente) Nulla di cos terribile. Ormai non c' equivoco possibile, (freneticamente) Addio, amore.
Gustava - (si ritrae) Sismore, impazzisce?
Uberto - Andiamo, perch continuare in questo inganno e a che scopo? S, perch? Infuriava l'uragano, due braccia mi hanno stretto, e una bocca ha cercato la mia, sono certo di non ingannarmi. Eravate voi... voi...
Gustava - (furiosa) Ali, mascalzone, (lascia andare uno schiaffo a Uberto).
Mina - (correndo) Cosa stato?
Lelia - Cosa c?
Gustava - (furiosa) Ha avuto il coraggio... a me... a me!
Uberto - (completamente stordito, ma perdendo la pazienza) Oh, insomma, basta signore; Qui stanotte, mentre pi infuriava il temporale, venuta una di loro, e non stata certo la mancanza di buona volont da parte mia se le cose non si sono complicate. Io desidero, anzi voglio sapere chi di loro tre, ha passato qualche minuto, sia pur innocente, in questo salotto con me.
Mina - Ah, benissimo!
Lelia - Che cosa curiosa.
Gustava - Ah, tu trovi?
Uberto - Io non me ne andr di qui se prima non so. (con dolcezza) Mi capisca chi sa, ci sono dei baci che scendono in fondo all'anima e vi sconvolgono.
(le donne si guardano in cagnesco, e cercano, scoprire la misteriosa eroina).
Mina - (passeggiando furiosamente) E' una cosa indegna qui in casa mia.
Gustava - (fermandola, seccata) Mina, spero non penserai...
Mina - Io non penso nulla, ma i fatti mi addolorano.
Lelia - - Certo un peccato.
Gustava - Con questo tuo parlare pare quasi che tu accusi qualcuno.
Mina - Io non accuso, ma constato.
Gustava - Come fai a metterti fuori causa? Cosa ne sappiamo noi?
Mina - Oh, ti prego d credere...
Gustava - (cominciando a riscaldarsi) E allora ti prego di credere anche di me; non sono usa a mentire.
Lelia - (frapponendosi fra le due e cercando di calmarle) Andiamo, calma, calma. E' una cosa che offende anche me.
Mina - E' ora di finirla e di spiegarsi chiaramente.
Gustava - La sua azione mostruosa.
Mina - E' un'indegnit.
Lelia - Una mostruosit.
Gustava - Un abuso.
(le tre ragazze si fanno attorno a Uberto, le une cercano sopraffare le altre' nella loro chiacchierata. Confusione).
Uberto - Vediamo se si pu risolvere la faccenda in un'altra maniera. Ora alla mia strana incognita di questa notte, io debbo dire una cosa che ho qui sul cuore. Siccome la mia misteriosa indubbiamente una di voi tre, cos mi rivolger a ciascuna di voi, e vi dir: (a Lelia) Oh, voi tanto giovane, sentite la mia anima che spasima, (a Mina) Oh, voi freddissima, perfida, (a Gustava) Oh, voi, vera donna con tutti gli ardori, con tutta la sua forza, (si tocca la guancia colpita) fortissima. Che dirvi di pi? Parlo a tre donne per cercare la sola. Quello che sento battere qua in fondo all'anima non curiosit, amore! Amore! Quando penso a quell'attimo, risento sulle labbra il sapore di quei baci, e non ho che un desiderio; baciare ancora, per tutta la vita. Ecco s l'ho detta la parola: per tutta la vita, (si lascia cadere di peso su una sedia tergendosi il sudore). Perbacco che caldo! Ho fatto la piazza e come!
(Le tre ragazze restano allibite. Si guardano in volto, ciascuna ha gi deciso, ma non osa per le altre).
Uberto - (guardandole bene negli occhi a una a una, scrutandole interrogativamente) Nessuna? Nessuna? Io impazzisco. No. Ho capito! Ho capito! Il pudore, il falso pudore, non osereste cos l'una di fronte all'altra. E' giusto, ebbene una alla volta. Comincer dalla pi timida perch pi giovane, da voi, piccina (si rivolge a Lelia) Vi prego signore rititevi (a Mina e a Gustava).
Mina - (si avvia verso la sua camera fissando dolcemente Uberto).
Gustava - (rientra nella propria stanza lanciando occhiate di sprezzo a Uberto).
Lelia - ( turbata, nasconde il volto fra le mani).
Uberto - (dolcemente) Piccina, siamo soli. (levandole le mani dalla faccia) Guardatemi. (Lelia lo guarda timidamente) Siete stata voi stanotte?
Lelia - (riabbassando la testa, mormora quasi con un sospir) S...
Uberto - (con gioia, baciandola in fronte) Cara, cara ...
Lelia - Avevo paura, tanta paura...
Uberto - Basta, non dire pi, basta. Vedrai che dolce vita sapr farti...
Lelia - Ma...
Uberto - Va in camera tua, prepara la valigia, io ti accompagner. E presto, molto presto le nozze.
Lelia - Ma le altre?
Uberto - Le altre le interrogher per,formalit, perch tu non debba arrossire, e zitti zitti fuggiremo. Va bene?
Lelia - S, s!
Uberto - (baciandola) A poi, piccina, a poi.
Lelia - A fra poco - (esce).
Uberto - (felice) Cara, quanto cara! Ed ori alle altre. Sarebbe inutile, ma cos non rossir, povera piccina (andando verso porta di Mina, chiamando). Signora, se vuol venire.
Mina - (entrando) Eccomi, signore (con impacciata) Le dir francamente che avrebbe dovuto capirmi.
Uberto - Infatti le chiedo scusa della mia insistenza.
Mina - Santo cielo, ma come non mi ha riconosciuta?
Uberto - (sbalordito) Eh?
Mina - (abbassando la testa pudicamente) Ebbene, s, ero io.
Uberto - (istupidito) Ma signora...
Mina - Stupidone, chiamami Mina, orinai!
Uberto - Ma ecco, io...
Mina - S, lo so, vuoi dirai che non te l'aspettavi.
Uberto - (sincero) Proprio no.
Mina - Temevo, ma ormai nulla pi mi spaventa. Aspettami, torno subito, e adesso, s, addio amore (rientra nella sua camera).
Uberto - (pizzicandosi le braccia) Io sogno parola d'onore, sogno. (Si lascia cadere di peso su una seggiola). E adesso?
Gastava - (fa capolino dalla porta della sua camera) Tieni! canaglia! tieni bandito! tieni infingardo!
Uberto - (divincolandosi, completamente abbrutito, con ira) Eravate voi, non vero?
Gustava - (feroce) E me lo chiedi?
Uberto - No. Lo sapevo. Era il meno che potesse capitarmi.
Gustava - (violenta) Ebbene, s, ero io, io! E stato un attimo e purtroppo bastato. Forse l'uragano, l'elettricit, ho sentito il bisogno prepotente di baciarvi, di baciarti. E cos in un solo attimo sono crollate tutte le mie teorie. Vedrai che moglie sapr essere per te.
Uberto - (furioso) Non ne dubito, signora.
Gustava - Acconsento a sposarti e sapr farti felice. Vai a preparare quella tua trappola, anzi bisogner cambiarla.
Uberto - Oh, subito!
Gustava - (autoritaria) S. A me non piace restare in panne. Vado a prendere la mia valigia, (si avvia verso la camera, ritornando colpita da un pensiero). Ah, ti avverto, guider io. A me piace correre, volare (esce)
Uberto - (ritornando calmo) Volare dalla finestra. Ecco, adesso sono contento. Una moglie passi, ma tre. Ali, no! Ah no! Questo un record che io non voglio battere (afferra la sua valigia e si dispone a uscire dalla comune).
(Dalle tre porte le tre ragazze coi rispettivi cappelli entrano pronte a uscire. Portano ognuna la loro valigetta. Si vedono e lasciando cadere di peso la valigetta esclamano insieme:)
Mina - Oh!
Lelia - Oh!
Gustava - Oh!
Uberto - (lasciando anche lui cadere la sua valigia) Tableux (pausa lunghissima, le tre donne si guardano in cagnesco).
Uberto - Signore, devono convenire con me j che non siamo in Turchia, e che tre mogli, anche se bellissime, sono troppe per un uomo solo, (esce furioso).
Gustava - Complimenti, care, vedo che eravate pronte.
Mina - (piccata) Salvo errore mi pare che tu pure lo fossi copie noi.
Gustava - Io me ne volevo andare nauseata.
Lelia - Anch'io.
Gustava - Tu taci. Seguita cos e vedrai con la tua aria da Santina.
Mina - (seccata) Oh, insomma basta, siamo state abbastanza ridicole per esserlo ancora.
Gustava - Ridicole voi. Del resto chi prova che quel signore abbia detto la verit. Sciocche. S divertito alle nostre spalle, (furiosa) Ah, ma che non mi capiti pi fra i piedi o guai a lui.
Mina - (convinta) Certo cos.
Lelia - (con rimpianto) Sar cos certamente. (Tra s) Che peccato! era tanto simpatico.
Gustava - E vi sta bene. Cos imparerete a fidarvi degli uomini.
Mina - In questo hai perfettamente ragione. (Le tre ragazze sono veramente desolate, ma non vogliono darlo a vedere).
Lelia - (va all'apparecchio della radio e comincia a cercare l'onda di contatto, fra se) Che peccato per!
Mina - (ritrovando la solita sua posa, fra se) Era tanto simpatico e parlava cos bene! (sospira profondamente).
Gustava - (avvilita, apre la sua valigetta, toglie i suoi manubri e riprincipia a fare i soliti esercizi) Uno... due... tre...
Lelia - Ecco il contatto. Sentiamo cos', ci servir di distrazione. (Dall'alto parlante, giunge il suono di una voce lontana: un predicatore nella sua chiesa che parla ai fedeli; L'amore santo e benedetto nell'unione. Che cosa c' di pi bello? Dio stesso lo insegna ai suoi discepoli: amate... amate...).
Mina - (furiosa) Chiudi, chiudi, non senti che enormit.
Lelia - (chiudendo il contatto., ritorna il silenzio, tetro, melanconico. Con rimpianto, quasi amarezza da bambina ingenua che non sa) L'amore, l'amore, ma che cos' questo amore?
Gustava - (che ha seguitato furiosamente ad alzare ed abbassare i suoi manubri, quasi a sfogare la propria ira) Dodici... tredici... (avvilita lasciandoli cadere di peso) basta, non posso pi, oggi non posso (con la voce bassa, rauca, quasi lacrimosa) Non mi ha riconosciuta.
FINE
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