Il dottore innamorato

Il teatro di Molire qui presentato nella traduzione di Luigi Lunari, che per la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) ne sta traducendo lopera omnia.

I testi sono qui pubblicati senza presentazioni o note: gli interessati possono comunque risalire almeno per i titoli pi noti ai singoli volumetti pubblicati nella BUR, e per vari titoli minori al volume antologico Molire Commedie, sempre a cura di Luigi Lunari, nella collana radiciBUR.

Le traduzioni sono condotte su testi originali in tutta fedelt filologica; ma di alcuni di essi esistono anche versioni e adattamenti sempre ad opera del sottoscritto Luigi Lunari, in occasione di particolari allestimenti, con interventi drammaturigici e aggiunte di canzoni (come ad esempio per Il Borghese Gentiluomo e per Le Furberie di Scapino). Queste rielaborazioni ove interessino si possono leggere chiedendone i testi a Luigi Lunari, tel. 039.883177 o via e-mail luigi.lunari@libero.it


IL DOTTORE INNAMORATO

COMMEDIA IN UN ATTO

ATTRIBUITA A

MOLIRE

Traduzione di Luigi Lunari

Copyright Luigi Lunari Via Volturno 80 20047 Brugherio (MB)

Tel. +39.039.883177 e.mail luigi.lunari@libero.it


PERSONAGGI

PANCRAZIO, Dottore e innamorato di Lisetta

GAROS, gentiluomo

JODELET, servitore di Garos

LISETTA, cameriera di Garos, innamorata di Jodelet

La scena a Parigi nella casa di Garos

I PANCRAZIO, GAROS

PANCRAZIO Mai potr ripagare debiti cos grandi.Completate dunque,

Signore, il bene che mi fate.

GAROS Sempre gente che chiede!... Insomma, cosa volete? Voi siete...

PANCRAZIO Signore, dominate la vostra collera.Tengo alla vostra salute

ben pi che a me stesso.

GAROS Che dica pure ai miei soldi; a questo che tiene. S, signor Dottore,

vi sono molto obbligato per le cure che vi prendete.

PANCRAZIO Potrei liberarmi di un fardello molto pesante, se disponessi

di trecento lire. Accidenti alla scienza, abbiamo bisogno di troppi libri:

e gi ho speso quasi trecento scudi. Signore, prestatemi, vi...

GAROS Questo troppo! Ogni giorno soldi da dare al libraio! Via, voi

mi prendete in giro; siete un temerario a volere...Addio.

II LISETTA, PANCRAZIO, JODELET, GAROS

LISETTA Signore, pronto.Venite a tavola.

(Escono Lisetta e Pancrazio)

JODELET Mentre lui va a mangiare, una parola sola, Pancrazio. Che cosa

direste di una fanciulla che si innamora di me?

PANCRAZIO Direi che ha trovato in te qualche attrattiva.

JODELET E che cosa sono queste attrattive? Sono una bella cosa?

PANCRAZIO Sono il visibile effetto di una gradevol causa; un entusiasmo,

un potente attrattivo, che trasforma in indivisibili il passivo e lattivo,

e che, domando la tirannia della nostra ragione, rende ideale al

nostro genio anche la cosa pi ostica.

JODELET Lo sospettavo, ma...

PANCRAZIO Molti sospettano che possano esistere attrattive differenti.

Pitagora, Zenone, Aristotele, Socrate, Aristippo, Plutarco, Isocrate,

Platone, Demostene, Lucullo, Esiodo, Catone, Esopo, Eusebio, Erasmo,

Ennio,Aulo Gellio, Epitteto, Cardano, Boezio, Colummella, Menandro,

Scaligero,Aristarco, Solone, Omero, Buchananio, Polibio, Cicerone,

Ausonio, Luciano, Senofonte, Tucidide, Diogene, Tibullo,Appiano,

Aristide, Anacreonte, Pindaro,Orazio, Marziale, Plauto,Ovidio,

Lucano, Catullo, Giovenale, Carneade, Saffo, Teofrasto, Lattanzio,

Sofocle, e Seneca, Euripide, e Terenzio, Crisippo...3

JODELET A cosa serve nominare tutta questa gente?

PANCRAZIO Ti sto dicendo i nomi dei numi dei sapienti; e ne ho altri

mille ancora, che se la memoria mi aiuta...

JODELET Ah, non dirne altri, ti credo lo stesso!

PANCRAZIO Insomma, nessuno di questi sapienti ha saputo definire di

dove viene questo ascendente che ci forza ad amare. Gli uni dicono

che si tratta del vivo bagliore di una fiamma accesa da essere superiore

nella nostra anima, e che opera il suo effetto contro ogni nostro potere,

non appena trova una persona pronta a esserne loggetto.

JODELET E gli altri?

PANCRAZIO Illuminati da minor luce, essi rinchiudono la sua forza nel

seno della materia, e chiamano istinto quel primo moto che ci colpisce

ad un tratto accecandoci, e che, acquistando col tempo forze sufficienti,

forma nei nostri sensi immagini impellenti, che rendono conto alla nostra

ragione solo quando ormai ne sono schiavi, senza il di lei consenso.

JODELET (alzando la mano per parlare) Cos dunque...

PANCRAZIO (interrompendolo) Noi perderemmo il diritto del libero arbitrio.

JODELET (cerca di parlare) Ma...

PANCRAZIO Non c ma che tenga; il nostro vanto maggiore.

JODELET (come sopra) Come...

PANCRAZIO Tu obbietti invano: lanima ha la sua volont.

JODELET (cercando di parlare) E vero che...

PANCRAZIO Noi nasciamo perfettamente liberi.

JODELET (cercando di parlare) Senza dubbio...

PANCRAZIO Altrimenti la nostra essenza sarebbe mortale.

JODELET (cercando di parlare) In effetti...

PANCRAZIO E avremmo soltanto unanima naturale.

JODELET Bene...

PANCRAZIO E il sentimento che noi dobbiamo avere.

JODELET Dunque...

PANCRAZIO la verit che noi dobbiamo sapere.

JODELET Vorrei dire...

PANCRAZIO Come, preferiresti tu lanima radicale, in cui loperare simile

agli animali?

JODELET (cercando di tappargli la bocca) Io preferirei strozzarti.

PANCRAZIO (liberandosene) Opinione fortemente errata considerare lo

spirito destinato a estinguersi con la morte. Onde sviscerare la questione,

bisogna sapere che lanima proviene da unessenza immortale, e che

animando il nostro corpo rende in tutto evidente che essa una sostanza

e non un accidente; possedendo gli attributi dellAltitonante, essa non

n di fuoco, n di aria, n dacqua, n tanto meno di terra, n quel composto

di questi quattro elementi che racchiude in s tanta variet.4

JODELET (si accinge a parlare) Insomma...

PANCRAZIO I minerali prodotti dallaria e dal fuoco sono dei composti,

ma non hanno unanima. Lanima ancora altra cosa dal moto. Molte

sono le cose che possono essere dotate di moto senza per averne il

sentimento, e possono agire sugli oggetti con data forza: di un albero

morto, il frutto o la foglia o la scorza possono dare ai nostri umori un

misterioso moto; e lambra attira dei corpi siccome un amante.

JODELET (Stufo) Ah!

PANCRAZIO Lanima non dunque un cieco potere, che si muove o che

fa muovere senza averne coscienza.

JODELET (gettando a terra il cappello) Divento matto.

PANCRAZIO Non il sangue, come pure stato detto.

JODELET (guardandolo con rabbia) Non la finir mai? Ma...

PANCRAZIO Mi stordisci, con tutti questi ma.

JODELET (stringendo i pugni) Accidenti!

PANCRAZIO Esistono infatti cose animate, che si sono formate pur senza

esser dotate di sangue; vi sono animali che non danno sangue neppure

dopo essere stati trafitti da un colpo mortale. Neppure pu dirsi

che lanima sia latto stesso, o lenergia; e lentelechia5 daltronde

propriet dei corpi.

JODELET Ol...

PANCRAZIO Presta lorecchio alle mie conclusioni. Lanima non rientrando

in queste definizioni, onde farti comprendere la sua immortalit,

ascolta quali ne sono le virt. Per un divino talento e per diverse

cause, tre anime producono il moto in questo immenso universo: alle

piante compete soltanto lanima vegetativa, ai corpi la sensitiva, allanima

lintellettiva, in cui per compresa lesistenza delle altre due,

siccome un piccolo numero compreso in un numero pi grande. Di

queste tre anime, la corruttibile unita alla materia; la seconda, approssimandosi

alla purezza primigenia, agisce tra i dmoni senza commercio

con i corpi; la terza infine, composto nato dalla volont divina,

ha saputo rinchiudere in se stessa sia la materia divina che quella mortale:

inoltre lanima possiede il libero arbitrio.

JODELET Ah, qui larbitrio troppo! Al diavolo il momento che lho incontrato!

PANCRAZIO Al diavolo il furfante che non vuole imparare.

JODELET Al diavolo i sapientoni e chi li capisce.

PANCRAZIO Va, se tu mi tieni qui finir male.Ma...

JODELET (uscendo) Ancora prediche? Buona sera e buona notte.

III PANCRAZIO, LISETTA

LISETTA Come, la tua follia per me ancora cos smisurata?

PANCRAZIO (inseguendola) Ah, crudele! Ah, baccante! Ah, scitico mostro!

Dellelemento nitroso il parto pi fiero si mostrerebbe pi sensibile

di te alle mie preghiere. Il Sarmata pi scortese, il gelido Sicofago

non hanno nulla di selvaggio se paragonati al tuo umore. La Sibilla, o

la stessa Niobe dallanima di roccia, si lascerebbero commuovere dal

vento dei miei sospiri. Oh Cariddi amorosa di cui prevedo la tempestosa

furia! Oh perigliosa Scilla ove far naufragio! Oh bellocchio

sanguinario, amabile Lestrigone, che sopravanza in forza Briareo e

Tifone! Aspro oggetto del mio cuore amante, adorabile Ciclope, che

non avrebbe risparmiato lo sposo di Penelope, e vuole insanguinare i

mirti gloriosi raccolti in Pafos da un cuore vittorioso! Ecco che finalmente

tu mi vedi, lontano dai porti e dalle rade, insidiato dagli scogli,

sotto i lumi delle Pleiadi, senza chio possa trovare pi dolce conforto

che lessere ausiliato dai tratti della morte. Crudele, fermati un istante;

quegli sguardi assassini ben si adattano nel Cocito, agli occhi delle Eumenidi;

ma tu ...

LISETTA Bellinnamorato, con quei peli grigi!

PANCRAZIO Potrei ringiovanire pi dello stesso Esone, e sfidando il rigore

del truce destino, rubare a Cloto il filo dei miei anni; con la rara

virt di una sovrumana sapienza, confondere il mio essere con lOnnipossente,

e congiungendo il principio alla causa prima, rapire a un dio

la luce e il fulgore, e fattomi divino io stesso di riflesso, sfuggire per

sempre alla privazione dellessere.

LISETTA Tu sei soltanto un chiacchierone, con tutte le tue frottole.

PANCRAZIO Sono un pazzo a sopportare le tue beffe. Ma Ovidio mi insegna,

nella sua Arte damare, che a un vero innamorato nulla deve risultare

troppo amaro; Aristotele mi dice che quando la nostra anima si

infiamma, dobbiamo vivere pi nelloggetto amato che non in noi stessi;

Epicuro pretende che lo spirito di un amante possa esser sensibile

soltanto ai piaceri; Platone si augura che la nostra anima posseduta

dallamore possa darsi interamente a questa divina idea; e io, che conosco

tutti questi e che ne so pi di loro, ho deciso di tutto sopportare

e di tutto soffrire per te.

LISETTA Bel mobile davvero, un amante con la papalina! Chiss cosa crede

di dire con il suo Aristotele, il suo Picuro e Plotone, e tutte le sue panzane!

Chi crede di convincere con i suoi paroloni nuovi? Davvero, vecchio

moccicoso, tu me le conti belle: ma inutile che predichi, inutile che

prendi in giro, perch se io non sono la perla di Parigi, tu non devi credere

di essere il bel Paride.

PANCRAZIO Colei che discese dalla volta stellata per farsi ammirare alle

nozze di Peleo, e che poi sul monte Ida pose il celebre quesito cui il giovane

greco dovette rispondere, non possedeva pi attrattive geroglifiche

di te, per dare al mio cuore questi colpi sintomatici; e colei che fuggendo

dalle braccia di Menelao condusse Ilio a dieci anni di guerra, e

disperdendo di Priamo i domestici lari, leg il proprio talento a tanti

tragici destini, mai avrebbe potuto compiere le erculee imprese dei tuoi

occhi, e mai sarebbe riuscita a costringermi in tanti legami, perch questo

cuore che io ho posto nei ranghi delle tue conquiste, quanto a buona

qualit unidra dalle cento teste, e quandanche un esercito delle

sue virt viene disperso, altro esercito pi virtuoso ancora ne nasce;

giudica da questo quanto sia difficile metterlo alla tortura, e quanto

possente sia colei che lo riduce in catene.

LISETTA E io potrei mai innamorarmi di questo naso da arlecchino,

questo manico di scopa, questocchio da porcello? Se cercate qualcosa,

provate a unaltra porta!

PANCRAZIO Amabile e caro oggetto, non trattatemi cos: lironia ferisce

duramente lo spirito di un amante, che non si vede infinitamente amato.

Dopo lenormit di questa catacresi, che un meno acido proposito

lenisca il mio dolore, e che un tratto di quei begli occhi mi ridia la vita;

son queste vicissitudini che rendono piacevole lamore. Ma se voi affettate

di parlare per figure, o se per caso le usate per naturale istinto,

prediligete lantitesi, e per parlar damore, usate pure la litote e lenigma;

il sarcasmo piacevole, il cacozelo labile, lapoftegma assai colto,

e bella liperbole.

LISETTA Addio, Dottore.

PANCRAZIO Ascolta il mio ragionamento: una parola...

LISETTA Devo andare a far le pulizie.

PANCRAZIO Ahim! Quanto vorrei che la tua anima detersiva allontanasse

dal mio cuore questo troppo vivo dolore, e che facendo le pulizie

dogni tristezza damore tu riportassi quel cuore dalla polvere alla luce.

LISETTA Bene! Ma adesso devo andare a servire a tavola.

PANCRAZIO Ahim! Nutri piuttosto questo miserabile, e servendo alla

sua tavola il festino di mille dolcezze, fallo vivere damore e muta il

suo destino.

LISETTA Insomma, devo andare...

PANCRAZIO Come? A pugnalare Pancrazio?

LISETTA Devo accendere il fuoco in sala.

PANCRAZIO Ah, di grazia, mia cara dulcinea, aspetta ancora un poco, e

invece di andartene ad accendere quel fuoco, lenisci nel mio cuore la

devastante fiamma che riduce il mio corpo in cenere e lanima mia

consuma.

LISETTA (cercando di fuggir via) Mio dio, non ho ancora curato il giardino!

Il padrone mi sgrider!

PANCRAZIO Invano tu cerchi di sfuggirmi, poich in virt della tua grazia

divina tu devi strappare dal mio cuore ogni pena e ogni spina, e impedire

che il cardo pungente cresca assieme al mirto e al trifoglio amoroso.

LISETTA Bisogna far portare acqua dalla fonte; quella del fiume cattiva.

PANCRAZIO Ahim! Bella disumana! Tu puoi soddisfarti grazie ai miei

dolori, e attingere acqua al torrente dei miei pianti; i miei occhi sono

linesauribile origine di un canale di cui tu sola puoi arrestare la fonte.

(Lisetta uscita) Ma io non parlo che alla figlia dellaria. Lisetta si

chiusa le orecchie e se n andata. Andiamocene a cercare leco di un

qualche antro selvaggio, e a lamentarci con lui di un cos grave insulto.

IV GAROS, PANCRAZIO

GAROS Che avete dunque, Pancrazio? Dove correte?

PANCRAZIO Dove corro? Ah, vado a cercare nella morte il rimedio ai

miei mali.

GAROS E qual il vostro guaio? (A parte) Il sapere certe volte tormenta

la gente, e quando uno ne ha troppo spesso diventa matto. Credo

che questo sia il suo caso. (A Pancrazio) Insomma, che cosa avete?

Non vi si pu guarire, e la morte proprio lunico rimedio? Ma qual

la vostra malattia? Non si pu saperlo? Forse vi si pu soccorrere. Signore,

dite, ditemi...

PANCRAZIO No. Serve solo a irritarmi e a farmi traboccar la bile.Addio.

(Esce)

GAROS Possibile che io, io che gli servo tanto, non riesca ad averne altre

spiegazioni?

V LISETTA, GAROS

LISETTA Un mercante di Palazzo10 ha bisogno urgente di voi.

GAROS Che torni pi tardi, non darti tanto pensiero per lui.

LISETTA arrivato anche un venditore di biancheria, che vuole...

GAROS E chi lha mandato?

LISETTA Sono qui tutti e due a chiedere soldi.

GAROS Sempre gente che chiede! Come li vedo divento matto! Eppure

bisogner pagarli. (Esce)

VI PANCRAZIO, LISETTA

PANCRAZIO Eccola qui, possa io morire. Una parola, Lisetta, una parola.

LISETTA Adesso non posso, mi chiamano.

PANCRAZIO (fermando Lisetta che fa per andarsene) Come? Sempre cos,

senza amore?

LISETTA Addio, non voglio n amore n amanti.

PANCRAZIO Pure lamore un gran dio che anima ogni cosa! Lessere

ama il proprio principio, come gli effetti la loro causa, la Natura listinto,

lastro il proprio ascendente, la materia la forma, e il corpo laccidente.

Egli solo sa trasformare i contrari in un grande tutto, calma gli

elementi nelle loro antipatie, e formando ununione delle loro diversit,

sa trarre ogni composto dai quattro diversi elementi.

LISETTA Ma almeno...

PANCRAZIO Il sole, innamorato della terra, ne trae i vapori con cui forma

i tuoni, scaricandola cos degli spiriti pestilenziali che potrebbero

infettarla o appannarne le bellezze. Linverno, che noi reputiamo nemico

della Natura, la vivente dipintura della sua passione, e sotto i

ghiacci, le nevi e le brine, imbriglia il fuoco che si esala da sotto, lo condensa,

e ne fa germogliare le sementi che ci donano i frutti e che producono

labbondanza; lo spirito che anima lessere sensitivo, al pari

del razionale e del vegetativo.

LISETTA Addio.

PANCRAZIO I venti che fanno tremare le Nereidi, le obbligano ad uscire

dalle loro umide grotte per resuscitare i languidi Tritoni e ridestare nei

pesci listinto amoroso. Gli alberi amano laria, e le loro vette superbe

rendono omaggio al cielo e parlano damore alle erbe. In breve, tutto

ci che vien dato alla luce testimonia della Natura e palpita damore.

LISETTA Tutto quel che mi dite non mi serve a niente.

PANCRAZIO Ma se debbo abbassarmi ad esempi volgari, e servirmi qui

di pi triviali termini, riconoscerai pur sempre che in tutto non ho

eguali. I pesci amano lacqua, locchio ama la pittura, la terra i metalli,

le piante la verdura; lombra predilige la notte, il silenzio i boschi, le

rocce i deserti, gli echi la voce, il delfino la balena, e la conchiglia la

perla, il scimio la scimmia, e il tordo il merlo, la cagna il mastino, la micia

i gatti, la formica il proprio simile, e il topo i sorci, lo sperone la

molletta, e il fodero la spada, lo scudiero il cavallo, e linfante la sua

bambola; e io che sono Dottore in utroque iure non amo che te sola e

niente al mondo.

VII PANCRAZIO (solo)

Ella fugge, e io son ferito, il mio petto a morte colpito, una freccia

acuminata, la mia mente ha inacidita, il volere ha scardinato, le mie doti

ha fracassato. E dentro il mio particolare, col mercurio e con il sale,

tanto zolfo ha fatto mistura, che sotto un gelido maestrale, dar fuoco

potrei alla Natura. Queste braci son tanto violente, che per loro virt

specifica, riscaldato con fuoco centrico, io mi sono un Vesuvio ardente;

dalla sua consumatrice ipostasi, con la mia fredda ragione, si forma

unantiperistasi. Senza speme di guarigione, donde viene la fiamma folgorante,

che d questamoroso veleno, che lanima distrugge e il mio

sembiante? Chiaro raggio pi chiaro del giorno, spirito dei miei antenati

sapienti, che malgrado tante varie nature, mai foste allamor soccombenti:

sovrano delle metamorfosi, arbitro della metempsicosi, dio

della saggezza pi provata, se in me la tua anima passata, che dirai

nel vederla vergognosamente, in preda a tanto accidente? Voi che non

riconoscete veri beni appetibili, se non quelli che sembrano impossibili,

nobili e divini insensibili, Stoici miracolosi ed impassibili, che delle

passioni stimolanti, reprimete le fiamme conturbanti, rischiarate il mio

intendimento, onde rendergli il proprio elemento, e nobile e libero farne

dalle debolezze della carne. Ma una mano divina occorrerebbe, o

deplorabile rigore! per discacciare lamorosa Erinni, che linferno ha

acceso nel mio cuore. Questa furia tanto opera del diavolo, che neppure

con la vostra cabala, riuscireste a fare un cavolo; i miei polmoni

perdon fiato, il mio cuore prostrato, e privo della virt che gli conviene,

il mio sangue salnitro nelle vene.

VIII GAROS, PANCRAZIO

GAROS Vederlo lamentarsi di continuo, e non saper neanche perch!

Ma lo sapr senzaltro, parola mia donore.

PANCRAZIO E io, parola mia, giuro per Cupido e per sua madre, che non

saprete un bel niente. Parliamo daltro: vostro figlio mi ha fatto sapere

da uno dei suoi soldati che stato ferito due volte negli ultimi combattimenti

che si sono svolti in questi otto giorni ai confini delle Fiandre.

GAROS Come? Mio figlio ferito?

PANCRAZIO Se mi state ad ascoltare, vi dir tutto. Poich danimo tanto

generoso che in nulla cede a quegli uomini famosi di cui gli storici ci

narrano la vita, nel desiderio di vincere stato colto da una voglia.

GAROS E cio?

PANCRAZIO Di voler disperdere i ranghi bene ordinati dei nemici: se lo

era ripromesso e senza dubbio lavrebbe fatto, se per disgrazia una palla

non lavesse colpito.

GAROS Ah, Pancrazio!

PANCRAZIO Non finita.

GAROS Che altro c?

PANCRAZIO Per impareggiabile disgrazia, stato preso in ostaggio.

GAROS Signore!

PANCRAZIO La disgrazia grossa, e voi fate pena, e ancor pi vostro figlio,

perch in pericolo di morte, e siccome non ha soldi per riscattarsi,

il pericolo grande; bisogna che vi sbrighiate a dare i soldi a questo

soldato.

GAROS Ah, questo colpo mi uccide! Devo andare a prendere i soldi, addio!

(Esce)

PANCRAZIO Eh, come fila quando deve tirar fuori dei soldi per suo figlio!

Tanto interesse per un s vile escremento!

IX LISETTA (sola)

Andiamo a cercare colui che mi ha colpita. (Tossisce) Credo proprio

daver deciso di morire di tosse. Questo fresco che viene dallaria e

dalla terra, pu essere che mi guarisca dal raffreddore? Io mettermi in

giro e correre rischi per cercare un miserabile servo, rinunciare a bere

e a mangiare pur di vederlo, con questo martello in testa e una pulce

allorecchio, che mi stordiscono e mi tengono sveglia tutta notte, e mi

smagriscono al punto che entro primavera credo che le ossa mi bucheranno

la pelle! Ah, dal dispetto mi infurio, e dal dispetto piango! Quel

cane che non altro, ha deciso chio muoia? Ah, pazza che sono ad

amar tanto quel furfante! Ancora fosse bello! Ma non che un villano!

E per quanto le disgrazie mi abbiamo sfigurata, non sono poi tanto

sciocca e tanto mal ridotta, da non poter sperare di amar qualcuno

che mi riami. Davvero, proprio lui il tipo da far tanto il duro! Ma

lui che sento brontolare con questa voce di naso.

X JODELET, LISETTA

JODELET S, Jodelet, senza di loro non sarei pi al mondo. Che razza di

incarico mi ha dato il mio padrone! Spedirmi ancora, nonostante tutto

questo, a prender per la sua cena quattro ciuffi dinsalata!

LISETTA In giro qui di notte! Tu ti ammalerai. (Jodelet fa per andarsene.)

Jodelet! Un momento! Ti stavo cercando.

JODELET Va a raccontare ad altri i tuoi guai damore. Che tu mi stia cercando

o no, lascia che te lo dica: non sempre si ha voglia di ridere.

LISETTA Se ti prego di fermarti, mi risponderai di no?

JODELET Lo farei volentieri, ma proprio non posso.

LISETTA Ad altri occhi che ai tuoi, non son poi cos brutta.

JODELET E i tuoi occhi, per me, sono una cura contro lamore.

LISETTA Se i miei occhi sono ardenti e rossi, perch ardono damore.

JODELET Per piacere, spegni un poco quel fuoco! Con il vermiglio che

si sprigiona dal tuo occhio sinistro, potresti con unocchiata sola tingermi

di scarlatto! Bando ai complimenti.

LISETTA Oh, mio caro Jodelet! Ciccio mio, mio piccolo, mio coccolo,

amor mio!

JODELET Ah, non toccarmi con quelle mani sporche!

LISETTA Sei cos delicato?

JODELET Accidenti, ho paura delle croste!

LISETTA Ascolta una parola.

JODELET Dimmi.

LISETTA Ma...

JODELET Ol! Addio, la parola lhai detta!

LISETTA Pur di trattenerti qui, ti scongiuro in nome di quei semplici banchetti,

di quei tozzi di pane messi a bagno nelle ciotole, di quelle cene

messe in caldo per quando tornavi a casa tardi, e che a nome mio facevo

mettere da parte, per quei brodi fatti quando hai dovuto prendere la

medicina, e io ti ho visto malato in cucina; insomma, per tutto ci che

pu avere, per un ingordone come te, pi valore delloro e dellargento.

Ahim, perch il Cielo, per addolcire il tuo umore rozzo e crudele, non

mi ha fatto nascere cuoca e cantiniera! Forse allora lArbois, il Graves

e il moscato ti impedirebbero di esser tanto schizzinoso.

JODELET Ce nhai?

LISETTA No.

JODELET Addio, vado a dormire in citt.

LISETTA Lastuzia bella e il trucco sottile.

JODELET Mi hai tutto strappato.

LISETTA Tu non te ne andrai.

JODELET Dammi almeno da rammendare il mio giubbetto.

LISETTA Ah, perch non ho una bella fontana doro e dargento? Tu

potresti disporre del mio cuore e della mia borsa, e io potrei dimostrarti,

saziandoti dogni bene, che tutto ci che mi appartiene interamente

tuo. Crudele, invece di inasprirmi dopo tanti oltraggi, io mi

lascerei mangiare da te quattordici anni di risparmi! Non vi salario,

dono, strenna o profitto che il mio amore non immolerebbe al tuo appetito.

JODELET Perch hai tardato tanto a fare questa bella arringa? Amer il

tuo corpo in virt della tua lingua, e per quanti difetti ti si possano rinfacciare,

finch parli cos io ti continuer ad amare. (Lisetta lo tira da

parte e gli parla allorecchio)

LISETTA Sta arrivando Pancrazio, senti.

XI PANCRAZIO, JODELET, LISETTA

PANCRAZIO (solo) Lisetta non uscita. I miei occhi si sono ingannati,

ho fatto male la mia parte.

JODELET Pancrazio...

PANCRAZIO Chi va l? Che cosa fai tu qui?

JODELET E tu, Pancrazio, che cosa ci vieni a fare?

PANCRAZIO Vado a passeggio onde scacciare la mia tristezza.

JODELET Puoi scacciarla senza uscire.

PANCRAZIO (a parte la prima frase) Bisogna giocare dastuzia, e non ri-

velare che lamore che qui mi conduce. S, ma a casa mi coglieva limpazienza.

JODELET Veramente, limpazienza una strana cosa.

PANCRAZIO Rovina leffetto della mia apoteosi.

JODELET Senza dubbio, ma che cosa significa questa parola?

PANCRAZIO (battendo sulla spalla di Jodelet) Mi piace la gente curiosa.

JODELET (fingendosi uomo esperto) Non sono poi cos sciocco, e tu

quindi, se vuoi parlare, moderati un po, per piacere; il greco lo so poco,

ma il latino lo bevo anchio.

PANCRAZIO Lapoteosi, ti dir, un grande cambiamento che trasforma

subitamente un uomo in un dio.

JODELET E quanto costa alloncia, questa apoteosi?

PANCRAZIO Se fosse commerciabile sarebbe poca cosa.

JODELET Se soltanto esiste, il nostro droghiere ce lha di sicuro: vende

perfino il diapalma e il mercurio.

PANCRAZIO Grande il mio errore nel volerti insegnare qualcosa; ma

non ci bado perch ti voglio bene.

JODELET E infatti si dice che lAmore cieco. Io credo che faccia male.

PANCRAZIO E infatti non ti inganni. un piccolo petulante, nemico dogni

gioia, che causa di grandi disordini alle regioni del fegato, e che

iniettando uno spirito velenoso e sulfureo corrompe anche il sangue

migliore e pi puro. il funesto autore di quelle tristi devastazioni che

stimolano i desideri anche nel pi saggio dei cuori, e il nero corruttore

di quelle belle passioni per le quali lonore ci spinge a nobili gesta. Con

un confuso ammasso di flemma e di bile, offusca il fegato e rende luomo

incapace, lo attacca alla materia, e fa s che la ragione sia impotente

a farsene signora quandanche lo voglia. Sono queste le opinioni pi

attendibili.

JODELET Se sai solo questo, credi a me, non sai niente; e io, senza aver

mai imparato n il greco n il latino, ti dico che lamore un figlio di

puttana, che la sua signora madre amava uno scorfano, e che non mai

stata del suo defunto signor padre.

PANCRAZIO Quel fabbro divino, quel famosissimo zoppo, che regna

presso lo Stige su un trono affumicato, e che presta la propria forza al

nervoso braccio di fronte, vide un giorno tralignare la regina di Amatonte,

e nella prigione della rete che egli aveva tesa, fece vedere a tutti

gli di laffronto ricevuto.11 Ma io sostengo contro tutti i gimnosofisti,

cosmografi del cielo, e tutti i mitologisti, che il piccolo Cupido era

gi bellal mondo, quando Marte conobbe sua madre e fece allamore

con lei.

JODELET E allora?

PANCRAZIO veramente un discorso degno della mia collera, sostenere

che Amore sia nato dalladulterio. una maldicenza orribile

per chiunque abbia dello spirito, e sappia meglio di te quel che Ovi-

dio ha scritto in proposito. Questo sottile scrutatore degli affari del

mondo, che ha seguito Pitagora nel suo approfondito cammino, non

ha osato inserire questo peregrino discorso nellamabile tessuto dei

suoi folli amori. Il famoso dio dei cantori greci, quel lirico tebano

grazie al quale conosciamo larte dellode pindarica, sostiene pure il

contrario alla barba di tutti. Pertanto io mi dedicher tra poco a

confondere quei vecchi folli, e prendendo al pari di Atlante il fardello

sulle spalle...

JODELET (stancandosi) Basta cos, concludiamo che lAmore un gran

bel tipo! Ti arrabbi?

PANCRAZIO Non ti sembra il caso? LAmore non forse il figlio primogenito

di Caos?

JODELET Di Caos? In fede mia, tu stai cercando di darmela a bere.

PANCRAZIO Esiodo potrebbe rinfrescartene la memoria, e dirti se sto

esagerando.

JODELET Non lui quellautore che fa quei bei rebus? Oh bella, ho detto

rebus invece di filastrocche; questa proprio buffa!

PANCRAZIO Ah stupido! Ah, sacrilego! Definire un filosofo uno che fa

dei rebus!

JODELET Ma non la stessa cosa, visto che non si capisce quel che dice?

Di la verit!

PANCRAZIO Rispetta un filosofo.

LISETTA Perch rispettarlo, se della tua stessa stoffa?

PANCRAZIO S, ma qual che io mi sia, io so leggere nei cieli, e posso entrare

a piacer mio nei grandi segreti degli di. Io so in virt di qual

potere e per quale accidente essi hanno affidato il mondo alle cure

della Natura, e in qual modo hanno ispirato le varie facolt a tutto ci

che agisce, illuminato gli spiriti di fuochi intelligenti, sottomesso lessere

inerente alla sua causa prima, unito il calore al fuoco, il lampo alla

luce, formati gli elementi dalle contrariet, e i nostri temperamenti

dalle diversit; e ci che un astro pu fare, qual la sua influenza, in

qual modo esso senza forzarci mette in gioco le nostre facolt, e piega

senza violentarla la nostra inclinazione. Io so come hanno luogo le

mazzate della folgore, gli eclissi di luce, i tremori di terra, ci che si

trova di zolfo nei vari minerali, e quanto sale pu comporre i differenti

metalli. Io conosco i segreti delle virt armoniche che lanima

racchiude entro i corpi organici; in qual modo gli embrioni creati di

sangue e di aria assumono forma dopo quaranta giorni; in qual modo

lanima d ai corpi gli ordini necessari, in qual modo si formano i nervi,

le vene, le arterie, le fibre, i tendini, il sangue, i legamenti, muscoli,

ossa, cartilagini, e carni e filamenti; in qual modo si confondono con

utile legame lo spirito, la pituitaria, il sangue e la bile. Io so che il polmone,

il cuore e il cervello...

JODELET Parola mia, tu sei soltanto un imbecille.

PANCRAZIO E tu non sei che un bue.

JODELET Domandalo a questa giovane pazza, che ogni giorno mi ripete

che io sono il suo idolo, e che ti giudica folle per quanto tu sia Dottore.

Lisetta...

PANCRAZIO Cosa dici?

JODELET Dico la verit.

PANCRAZIO (a parte) Vediamo di sapere tutto da lui. (Ad alta voce) Jodelet,

se la tua anima non inflessibile agli slanci di unamorosa fiamma,

dimmi che cosa sai di Lisetta e di te. Lisetta ti ama?

JODELET Mi ama.

PANCRAZIO (a parte) Ah!

JODELET una bella storia!

PANCRAZIO Ingrata! Preferire i suoi servigi ai miei!

E tu lami?

JODELET Niente affatto.

PANCRAZIO Ma...

JODELET Non la prima che mi capita! Ed hanno tutte un bel pregarmi,

tengo troppo al mio onore. Se vogliono amore, che lo vadano

a cercare altrove: io non sono pagato per sopportare le loro mattane,

e preferirei mille volte che la febbre quartana le pigliasse per il

collo e le stringesse forte, piuttosto che dover stare a sentire i loro

lamenti e i loro sospiri. Una, fissandoti con un ridicolo sguardo, ti

viene a dire: Muoio, ah, vengo meno, brucio, impazzisco! Amore

mio, non posso pi tenermi!. Laltra, pi tragica, invoca mille morti,

e per vincere un umore troppo acido e scostante fa le smorfie di

una gatta che ha bevuto dellaceto, e si mette a pigolare con un tono

cos commovente da fare uscire dai gangheri le bestie e il domatore.

Io non sono cos folle da dar retta a Lisetta. Ha perduto il suo tempo,

e buona fortuna a lei. E per quanto lei possa stracciarmi il mantello,

stracciarmi i capelli o scorticarmi la pelle, mai si dir al mio

paese che sono venuto meno allonore del mio linguaggio, e che non

sono pi un bravo ragazzo pudibondo. So bene quel che si diceva di

quel vergognoso di Pierrot, quel giorno che si incapricciato della

sua giovane madrina!

PANCRAZIO Ma...

JODELET innamorata di me? Che vada a parlare con mia madre, e

non cerchi di prendermi cos come si prende un vitello; Garos mi

far carceriere del suo castello, in cui mio padre ha un ottimo impiego;

un giorno avr una bella posizione, e non sono cos bestia

da...

PANCRAZIO Non riesco a credere che essa tapprezzi tanto.

JODELET Se te ne do la prova, ti convincerai?

PANCRAZIO Risusciterai il mio cuore e la mia anima.

JODELET Lisetta dice sempre che tu le dici parole di fuoco, che i tuoi

ardori per lei sono dei pi eleganti, e tutti i tuoi discorsi alquanto stravaganti.

PANCRAZIO Non farti beffe, amico; dimmi tutto, ti prego.

JODELET Non mi faccio beffe, sto parlando sul serio. In pi mi ha detto

che tu vuoi sposarla, e che quella bozza sulla tempia te la sei fatta cadendo

dalla scala, nel tentativo di baciarla.

PANCRAZIO Potrei averne una prova pi convincente?

JODELET In pi mi ha detto, per tu sii discreto, che confidandole un

segreto del tuo padrone, tu le hai detto che lui domani dovr far fagotto

e tagliar la corda per paura dei creditori.Vuoi altro?

PANCRAZIO Ah, sommi di! Sono perduto! Ti auguro di tutto cuore di

farti impiccare.

JODELET E, io per compensarti di un cos lodevole augurio, spero tanto

di vederti andare allinferno!

PANCRAZIO Infelice me, che ho fatto?

JODELET Se non altro...

PANCRAZIO Allontnati! Ah, morte!

JODELET Fa il pazzo, il grande imbecille!

PANCRAZIO Lasciami. Ma sento qualche rumore.

XII PANCRAZIO, LISETTA, GAROS, JODELET

PANCRAZIO Mia cara, ah, quanto sono felice di rivederti! Ma che cosa

vedo? Garos in piena collera? Sono perduto senzaltro: ora mi rinfaccer

i soldi che per suo figlio...

GAROS Stavo giusto cercandovi per chiarire una cosa...

PANCRAZIO A proposito di che?

GAROS Mi venuto un dubbio. Ho limpressione che quel soldato che

si chiama La Rose, non venga da parte di mio figlio, e che mi abbia

truffato.

PANCRAZIO Ma che uomo siete! Vi credete truffato! Se quel soldato

non fosse della compagnia di vostro figlio, come avrebbe potuto sapere...

GAROS Ma...

PANCRAZIO una fissazione.

GAROS Non una fissazione, e adesso mi ricordo.

PANCRAZIO Che cosa?

GAROS Che questo soldato non di quelli di mio figlio, perch quando

il suo reggimento passato in questa citt, io li ho guardati tutti...

PANCRAZIO Non sapete niente.Voi parlate di due anni fa, e questo soldato

mi ha detto invece di essere una recluta.

GAROS Ah, io muoio di rabbia, e voi ne siete la causa!

PANCRAZIO Eh, come? Vi assicuro che quel che vi ha detto la pura verit.

GAROS Signore, non parliamone pi. Jodelet, di dove vieni?

JODELET Vengo di dove mi avevate...

GAROS Servo traditore e maledetto! Startene via tanto tempo per una

commissione cos da poco! Va, furfante! Va, scellerato! Ti ridurr la

paga!

JODELET Signore, quando saprete che cosa mi ha trattenuto...

GAROS Che cosa hai visto di cos bello?

JODELET Mi sono fermato a guardare un uomo che parlava da solo

nellaltra strada, vestito come un pazzo, e fermo ad aspettare come

una gru.

PANCRAZIO Ma insomma, che cosa diceva? Di su, in fretta...

JODELET Ecco quel che diceva; e voi state a sentire: Amore, giovane pa-

gliaccio, piccolo mostro fantastico, che per intrappolarci corri pi veloce

di un Basco,e che, trasformati i nostri cuori in un amoroso tizzone,

sempre finisci o presto o tardi col dar fuoco alla tua casa, sei soddisfatto

nel vedermi conciato cos? Ti diverte vedere le armi chio porto? Non

sei forse un vero e proprio farabutto, a costringermi sotto questo costume?

Per colpa tua sono arciere,ma un arciere senza paga; per colpa tua

sono soldato, ma un soldato senza coraggio; per colpa tua faccio linnamorato,

ma un innamorato senza amore; per colpa tua produco, ma senza

dar nulla alla luce. Son qui che, senza esser di fazione, faccio la sentinella

per un giovane innamorato in visita alla sua morosa; delle storie

damore che lui inventa, io faccio la macchina e lui fa lattore. In virt di

questa alabarda, eccomi caporale e sergente, soldato e corpo di guardia;

e poich sono lunico in questo bellincarico, io sono tutta la compagnia

ai miei ordini. Come se la sapessi usare bene, questarma ferrata, che gode

di tanta considerazione presso la nostra brava cittadinanza, e che il

mio vecchio vicino definisce un buon bastone! Al diavolo, che mi sono

scorticato il mento, e per poco che voglia saperne di pi, devo proprio

convenire che sono poco furbo. E per devo stare qui, e far mulinello

con lalabarda! Ebbene? Girare in fretta, scartare con precisione! Altro

che bravo! potrei darla a bere al peggiore dei garzoni di bottega! Ma

che sciocchezze sto qui a dire? Amore, maledetti i soldi! piccolo cugino

germano del buon padre Bacco, che quanti clienti navigano sotto le sue

ali li forza a prendere un purgante che vuota le saccocce, fa piovere fino

a me qualche misero ducato, dammi il modo dandare a vuotare qualche

piatto, di andare a far festa con il dio delle pinte, onde io possa dedicarti

dei canti anzich dei pianti. Esaudisci i miei desideri.Amore, ascoltami:

poich sono arciere, anchio come te, noi siamo colleghi, e direi che dobbiamo

lavorare luno per laltro e aiutare i nostri simili! E noi saremmo

simili? Ah, idiota che non son altro! Io ho due occhi, e tu invece sei cieco!

Nessun marito se la piglia con me per le sue corna, e mia madre tutto

sommato era una donna onesta. No, no, io sono un arciere, tu sei un

volgare frecciaiolo; io sono una brava persona, e tu sei soltanto uno stupido.

Al diavolo lAmore con la sua alabarda!

GAROS (uscendo) Va! Ritarda unaltra volta per un caso del genere, e

trenta colpi di bastone non te li leva nessuno!

LISETTA Jodelet, vorrei darti un consiglio. Seguimi.

JODELET (uscendo con Lisetta) Staremo a vedere.

XIII PANCRAZIO (solo)

Ma in qual modo mi tratta il destino? Pi amo Lisetta e pi lei crudele!

possibile non amarmi? Le mie rare qualit valgono senza dubbio pi di

tutte le sue bellezze. Un uomo come me ha pochi eguali al mondo, sia che

si legga la storia, sia che si leggan le favole.No, non mi innamorer pi!

proprio vero: in amore un asino della Corte val di pi di un Dottore.

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