Luigi Pirandello
Il dovere del medico
Un atto 1911
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PERSONAGGI Tommaso Corsi |
In una citt dell'Italia meridionale, Tempo presente.
Una stanza di passaggio in casa Corsi, con armadii, un lavabo, un'ottomana, una
grande antica poltrona, una gruccia con abiti appesi, seggiole, ecc. ecc. - Una
finestra guarnita con tende a sinistra dello spettatore). Due usci:
uno, in fondo, che d nella camera da letto; l'altro, a destra: entrambi
con tende.
Al levarsi della tela sono in iscena la signora Reis e il Questurino:
questi, seduto presso l'uscio a destra, di guardia, in atteggiamento di
stanchezza e di noja; quella, in piedi, presso l'ottornana, cupa arcigna
impaziente: vestita di nero, con la cuffia vedovile sui capelli
lanosi; gli occhi, sotto le folte ciglia aggrottate, le lampeggiano d'odio e di
diffidenza nel volto pallido e aspro, contratto e macerato dall'angoscia e dai
dolori. t l, evidentemente, in attesa; e due o tre volte guata il Questurino
di guardia, come se volesse domandargli qualche cosa, ma si trattiene.
Signora Reis (alla fine risolvendosi, con durezza): Farete qua
la guardia ancora per molto tempo?
Questurino: No, signora. Forse finiremo oggi.
Signora Reis: Ah, oggi? Finalmente! Ve lo porterete via?
Questurino: Non lo so di certo. Mi pare d'aver sentito dire cos.
Entra dall'uscio di fondo Rosa, che subito cautamente lo richiude, e dice alla signora Reis:
Rosa: Ecco, viene subito. (Indica l'uscio da cui entrata e va via per l'uscio a destra.)
Pausa d'attesa, piuttosto lunga. Allafine, l'uscio infondo si riapre, e appare Anna, che subito con la stessa cautela lo richiude. Ha circa trent'anni; disfatta nella disperazione d'un cordoglio atroce, spettinata, con gli occhi quasi bruciati dal pianto e dalle veglie. Accorre alla madre, con le braccia aperte; si abbandona su lei, soffocando i singhiozzi irrompenti.
Anna: Mamma, mamma mia! mamma mia! (Si domina, si stacca
dalla madre e si volge al Questurino:) Non potrebbe, scusi, ritirarsi un
momento? stare anche dietro l'uscio dall'altra parte?
Questurino: Veramente, l'ordine che ho io di crescere, non di scemare
la sorveglianza.
Anna: Ma se non pu neanche muoversi da s sul letto!
Questurino (perplesso): Capisco, ma... (Risolvendosi:) Per
un momentino, sissignora.
Anna: Grazie. Prenda pure di l codesta seggiola.
Il Questurino s'inchina e si ritira dietro l'uscio a destra, con la sedia.
Anna (rivolgendosi alla madre e riabbracciandola): Ah, mamma!
Ti sono tanto riconoscente che tu sia ritornata! No, non ti rimprovero d'avermi
lasciata sola.
Signora Reis: Non volesti seguirmi; volesti rimanere qua, ad assistere a
queste belle scene; per ridurti in codesto stato!
Anna: Ma come avrei potuto lasciarlo, mamma; che dici? Ti ringrazio
d'aver portato via con te i ragazzi. Come stanno? Didi? Federico?
Signora Reis: Stanno bene.
Anna: Anche Didi?
Signora Reis: Tutti e due. Ma verrai via presto anche tu, a quanto pare.
M'hanno detto che se lo porteranno via oggi.
Anna (stupita, costernatissima): Oggi? Chi te l'ha detto?
Signora Reis: La guardia.
Anna: Oggi? Ma non possibile! T'ha detto cos? (Corre all'uscio a
destra e chiama il Questurino:) Senta, venga qua. (E subito al
Questurino che rientra impacciato:) Ma come, oggi? Ve lo porterete via
oggi?
Questurino: Sicuro non lo so, signora. Mi pare d'avere inteso cos.
Anna: Ma se ancora a letto! La ferita non ancora rimarginata. Il
medico non lo permetter. ancora sotto la responsabilit del medico. Jersera
appunto ha detto che oggi per la prima volta vedr se potr farlo alzare per
qualche minuto.
Signora Reis: Se gi pu alzarsi!
Anna: Ma che! Non si regge in piedi! Neanche a sedere sul letto, se non
tenuto. (Ritorna presso l'uscio, a destra, e chiama:) Rosa! Rosa! (Alla
madre e al Questurino:) Sarebbe un'infamia! (E subito a Rosa, che si
presenta all'uscio a destra:) Manda subito Enrico a casa del dottore a
dirgli che venga qua; subito, senza perder tempo.
Rosa: Ho capito. Sissignora. (Via.)
Anna: Proprio in questo momento, che comincia a riaversi appena! Dopo
aver fatto tanto per salvarlo!
Questurino: Io sto qua agli ordini, signora. Posso per un momento
ritirarmi.
Anna: Ma s, stia sicuro: non pu muoversi.
Il Questurino torna a ritirarsi.
Anna (aprendo le braccia e levando il volto, disperatamente):
Anche questo! Dopo tanto strazio, quest'altro strazio!
Signora Reis: Non ha voluto morire! Assassino.
Anna: Ah, mamma, tu l'odii: tu non gli perdoni.
Signora Reis (con aspra foga): L'odio, s, l'odio per tutto
quello che t'ha fatto patire, per l'ignominia che ha gettato su te, sui figli,
su tutta la mia casa! E ancora non finita! Poteva almeno morire!
Anna: Sarebbe stato meglio, certo, anche per lui, che fosse morto sul
colpo. Ma credi, mamma, che egli volle morire.
Signora Reis: Io vedo questo: che il Neri, s, lo seppe uccidere; e lui
ancora vivo l.
Anna: Si tir al cuore.
Signora Reis: Alla testa doveva tirarsi, alla testa!
Anna: E tre, quattro volte s' strappate le fasce dal petto. Hanno
voluto salvarlo i medici, per forza. Quel che hanno fatto, notte e giorno qua,
attorno a lui! Ma credi, credi che ha fatto anche lui di tutto per morire.
Signora Reis: Sfido! Sa quello che lo aspetta!
Anna: No, mamma. Per punirsi. Tu non sai vedere altro che il fatto.
Signora Reis: Non pi, forse, un assassino, perch ha voluto morire?
Non ha ucciso il Neri? Non ti tradiva con la moglie del Neri?
Anna: S, S.
Signora Reis: Dici ch'io vedo soltanto i fatti!
Anna: Ma ci sono pure tante cose che tu non puoi sapere e che io so.
Signora Reis: Ecco che parli come lui! Dio, mi par di sentirlo! I fatti
che non sono fatti: sacchi vuoti che non si reggono... Cos, cos t'ha sempre
ingannata, accecata...
Anna: Ma no, mamma.
Signora Reis: S, s, accecata, accecata.
Anna: Era una furia di vivere, la sua, senza riflettere.
Signora Reis: Senza scrupoli!
Anna: S, come vuoi. Mi sono fermata tante volte per giudicare tra me e
me qualche sua azione; ma non dava tempo al giudizio, come non dava peso ai
suoi atti. Inutile richiamarlo indietro a considerare il mal fatto. Una
scrollata di spalle, un sorriso, e via. Bisognava che andasse avanti, comunque,
senza indugiarsi a riflettere tra il bene e il male.
Signora Reis: Ah, lo sai dire!
Anna: Ma in questa sua furia continua, vedi, nessun vizio gli s'era mai
attaccato: restava schietto; e sempre lieto; con tutti alla mano. A trent'otto
anni, un fanciullo, capace di mettersi a giocare sul serio con Didi e Federico,
fino ad arrabbiarsi; e dopo dieci anni, ancora con me... ancora... No, no...
Forse qualche torto passeggero, qualche inganno... Ma che mentisse con me, no:
la menzogna, no; non poteva mentire con quelle labbra, con quegli occhi, con
quel sorriso che rallegrava tutti i giorni la casa. Angelica Neri? Ma vuoi sul
serio che mi abbassi fino a credere che Tommaso, tra me e lei... Guarda, non
era per lui nemmeno un capriccio; niente, la prova soltanto d'una debolezza
nella quale forse nessun uomo sa o pu guardarsi dal cadere. E non poteva farsi
scrupolo neppure dell'amicizia col marito, che sapeva bene che razza di donna
fosse sua moglie e lo strazio che faceva del suo onore, con tutti, apertamente.
Ma se qua, ti dico qua, in casa nostra, sotto gli occhi di lui, sotto i miei
stessi occhi, cercava di sedurre Tommaso, con quei lezii da scimmia malata:
qua, qua. Me ne sono accorta io, e lui no? Ne abbiamo tanto riso insieme, io e
Tommaso! S, s: ne ridevamo! ne ridevamo! (Scoppia, irrefrenabilmente, in
una convulsione di riso e pianto insieme.)
Signora Reis: Figliuola mia, figliuola mia! Tu impazzisci!
Anna: Mi fai impazzire tu! I fatti... i fatti... i fatti sono questi,
che lui sapeva, e non solo di Tommaso, ma di tutti; e non se n'era mai curato.
All'ultimo ha voluto far questa tragedia, mentre doveva uccidere soltanto la
moglie, come una cagna arrabbiata, e non l'avrebbe pagata niente! I fatti... Ma
allora possono anche dire che Tommaso portava la rivoltella per il Neri? Mentre
l'ha sempre portata per i suoi lavori d'appalto in campagna.
Entrano a questo punto il dottore Tito Lecci e l'avvocato Franco Cimetta: il primo, alto, rigido, conforti lenti da miope; il secondo, pi vecchio, con un'arguta barbetta quasi bianca e capelli lunghi ancor neri, volti all'indietro.
Anna: Ah, ecco il dottore! C' anche lei, avvocato?
Lecci: Questa chiamata improvvisa... Che c' di nuovo?
Anna (indicando la madre a Cimetta): La mamma. (Poi, volgendosi
al Lecci:) Ah, dottore, mi vogliono fare impazzire. Se lo vogliono portar
via oggi!
Lecci: Ma no, chi l'ha detto?
Anna: La guardia, l. Glielo domandi. Ha detto cos.
Lecci: Oh, l'impediremo, stia tranquilla: l'impediremo. Andr io, ora
stesso, dal Commissario. Verrai anche tu, Cimetta?
Anna: S, s, vada, vada anche lei, avvocato!
Cimetta: Per me, pronto: ora stesso. qua a due passi.
Lecci: Non se ne dia pensiero. Senza il mio consenso, non possono
portarlo via. Eh, non ci mancherebbe altro, in questo momento. (A Cimetta:)
Abbiamo operato un miracolo, amico mio, un vero miracolo.
Anna: Lo vedi, mamma, se vero? Pi che su lui, contro di lui.
Lecci (senza dare importanza alla cosa): Gi, sa. Qualche
resistenza. Forse nel delirio. La resistenza vera, caro mio, l'ho trovata in un
cumulo di complicazioni, una pi grave dell'altra e inopinate, che
costringevano a ripari improvvisi e spesso opposti tra loro, e tutti d'un tale
rischio che, credi pure, avrebbero scoraggiato e fatto indietreggiare chiunque
altro al mio posto. Se per un momento mi fossi lasciato vincere dalla minima
esitazione, da una perplessit, addio! Posso dire di non aver mai avuto
dall'esercizio della mia professione una soddisfazione uguale a questa.
Cimetta (ad Anna): Io le chiedo scusa, signora, se non sono
venuto prima a condolermi con lei. Ma creda che sono rimasto atterrato da
questo scoppio inatteso che ha costernato tutta la citt. Finora qua c' stato
bisogno del medico. Ora che, purtroppo, ci sar bisogno anche di me, sono
venuto, non chiamato, perch conosco la fiducia che Tommaso ha sempre avuto in
quel poco che valgo.
Lecci: Ho pregato io il nostro caro amico di venire oggi con me, perch
sar bene cominciare intanto a preparare il convalescente alla dura necessit a
cui deve andare incontro.
Anna: Sar orribile, dottore: pare non ne abbia sospetto, almeno finora,
come un bambino. Si commuove, piange, ride di nulla. E proprio questa mattina
mi diceva che, appena rimesso, vuol andare in campagna, in villeggiatura, per
un mese.
Signora Reis: Eh s, proprio in villeggiatura!
Cimetta: Povero Tommaso!
Lecci: Aspettiamo ancora qualche giorno. Intanto, gli faremo vedere
l'avvocato. Non possibile che il pensiero della responsabilit non gli
s'affacci.
Anna: E lei crede, avvocato, che sar grave?
Cimetta (chiudendo gli occhi, aprendo le braccia): Signora mia...
(Anna si copre il volto con le mani.)
Lecci: Su, su, non tempo adesso di costernarci di questo! Per ora
tranquillo. Non ha notato nulla di nuovo da jersera?
Anna: No, nulla.
Lecci: Bene. Vada allora di l e si faccia ajutare dall'infermiere a
vestirlo e a levarlo dal letto; pian piano, eh? e veda un po' se, sorretto,
potr provarsi a muovere qualche passo. Noi intanto, io e l'avvocato, passeremo
dal Commissario. Saremo di ritorno tra pochi minuti. Su, su, coraggio, signora
Anna. Ne ha avuto tanto!
Anna (col volto tra le mani): Non ne ho pi! non ne ho pi!
Cimetta: E bisogna averne!
Lecci: La prego, signora.
Anna (dominandosi): Eccomi. (Si prova a sorridere.)
Va bene cos? Dunque, a rivederla, avvocato. (Gli stringe la mano;
poi, al dottore:) A rivederla. Tu, mamma?
Signora Reis (fosca, veemente): Io vado via, vado via!
Anna: Eh, lo so...
Signora Reis: Addio.
Anna: I bambini. Salutameli. (Anna, via, per l'uscio in fondo.)
Cimetta: Povera signora, non si riconosce pi!
Signora Reis (investendolo): Ma lo facciano andar via subito!
dentro, subito, quest'assassino! per piet, per piet della mia povera
figliuola!
Lecci: Sar questione d'un giorno, signora mia: se non oggi, domani. (A
Cimetta:) stata una concessione straordinaria, lasciarlo qua, alle
nostre cure fino ad ora: guardato, va bene, ma anche con tutta la larghezza e
la considerazione possibile; se pensiamo alla qualit dell'ucciso!
Cimetta: incredibile! Pare un sogno, un incubo. Per quella donna l!
Un uomo come quello, brutto, sbricio, apatico; che si trascinava svogliato
nella vita; che si sapeva da tanti anni ingannato spudoratamente dalla moglie,
e non se ne curava; che pareva penasse e faticasse a guardare e tirar fuori
quella sua vocetta molle, miagolante - sissignori - tutt'a un tratto, si sente
muovere il sangue, e per chi? per questo povero Tommaso. (Alla signora Reis:)
Ma dica un po': Tommaso, come, perch gli era amico?
Signora Reis: Per via del giudice che fu trasferito, il giudice... come
si chiamava? Lrcan, mi pare.
Cimetta: Ah, s, il sostituto procuratore Lrcan.
Signora Reis: Abitava qui, nel quartierino accanto. Quando fu
trasferito, scrisse al Neri che venne a prenderne il posto, una lettera di
presentazione a mio genero: cos si conobbero.
Cimetta: Mi pare che il Neri tenne anche a battesimo un figlio di
Tommaso.
Signora Reis: S, l'ultimo: quello che mor.
Cimetta (a Lecci): Capisci? Anche jettatore. Si pu esser certi
che, seccato com'era sempre, sar stata magari un regalo per lui, la morte. E
intanto qua adesso tutta una famiglia nel baratro.
Anna rientra frettolosamente dall'uscio infondo.
Anna: Dica, dottore; si potrebbe farlo uscire un po' dalla stanza? Lo
chiede.
Lecci: Se pu; ma senza il minimo sforzo... veda lei... Con una sedia
sotto mano, per il caso che gli mancassero le gambe, mi raccomando. (Alla
signora Reis:)Viene via anche lei, signora?
Signora Reis: S, eccomi. Passo avanti. Addio, Anna. (Via per l'uscio
a destra.)
Lecci (dando il passo): Andiamo, avvocato. Passa, senza
cerimonie.
Cimetta: A rivederla, signora.
Anna: A rivederla. (Al Lecci:) Per carit, dottore, dica alla
guardia di non farsi vedere.
Lecci: Non dubiti. Quantunque, forse...
Anna: No! la guardia, no!
Lecci: E allora, si provi lei; nessuno potrebbe meglio di lei.
Cimetta: Eh gi!
Lecci: Cogliendo la prima occasione.
Anna: E come? E come?
Lecci: Basta. Noi torneremo subito. A rivederla. (Via, col Cimetta.)
Anna prepara il seggiolone per il convalescente e rientra per l'uscio in fondo, lasciandolo aperto con la tenda tirata. Poco dopo, sorretto da Anna e dall'inferiniere, viene in iscena Tommaso Corsi. alto di statura e d'aspetto bellissimo. Ha il volto pallido come di cera, e un po' scavato, ma gli occhi gli ridono, quasi infantilmente. Stenta a respirare; lo stento del respiro per sulle labbra bianche un sorriso dolce e mesto. Tiene la giacca sulle spalle, con le maniche penzoloni. Dall'apertura della camicia s'intravede il petto fasciato. Anna e l'infermiere lo conducono a sedere sul seggiolone ed egli vi s'abbandona con un sospiro di sollievo.
Tommaso: Ah, com' bello qua. Ma guarda quante cose che mi pajono
nuove. Il lavabo, gi. E il mio armadio. E questo il mio seggiolone dei
giornali. (Riguarda attorno i mobili.) Stavano qua, zitti. (Indica
l'armadio.) Ma quello, se lo apri, strilla. (Alla moglie:) Aprilo,
aprilo: fammi sentire. (Ha come una trafittura:) Ahi!
Anna: Che stato?
Tommaso: Niente. Mi sono mosso male. passato. Aspetta. M'appoggio.
M'appoggio alla spalliera.
Anna: Sar meglio, dietro le spalle, un cuscino.
Tommaso: No. Cio, forse s.
L'infermiere corre a prendere di l un cuscino.
Anna (gridandogli dietro): E prendete anche una coperta!
Tommaso: Quella verde che sul letto.
Anna (facendosi all 'uscio di fondo): Codesta del letto, s.
L'infermiere rientra col cuscino e la coperta verde. Anna aggiusta sulla spalliera del seggiolone il cuscino, mentre l'infermiere stende sulle gambe del convalescente la coperta.
Tommaso (carezzando con le mani la coperta): Questa, questa.
Se sapessi quanto le voglio bene. I sogni che m'ha fatto fare. Quando su questo
verde mi rividi la mano. Poi la levai. Era anche pi bianca. Mi tremava tutta.
Ah, mi sentivo come in un vuoto. In un vuoto per tranquillo, soave, come di
sogno. E mi pareva tutto lontano. Lontano, lontano. E questa peluria verde qua
mi pareva la campagna. I fili d'erba d'un prato infinito. E ci vivevo in mezzo,
beato, vaneggiando in una delizia che non ti so dire. Tutto nuovo. La vita
ricominciava adesso. Forse era rimasta sospesa anche per gli altri. Ma no:
ecco: sentivo passare una vettura. No, ecco - mi dicevo - fuori, per le vie, la
vita in tutto questo tempo ha seguitato ad andare. Questo mi contrariava. E
allora mi rimettevo a guardare questa coperta: qua la vita, s, ricominciava
veramente, con tutti questi fili d'erba. E anche cos per me ricominciava. Ah,
se potessi respirare un po' d'aria fresca! (Si volta a guardare la
moglie.)Tu piangi?
Anna (voltando il capo per non farsi scorgere): No, non ci
badare.
Tommaso (all'infermiere, quasi in un sorriso): Piange. (Pausa.)
Per piacere, andate un momento di l.
L'infermiere se ne va per l'uscio in fondo.
Tommaso: Anna. (E come Anna si rivolge sollecita e si china a guardarlo con gli occhi lacrimosi:) Perch? (Pausa. Poi, esitante:) Ancora... ancora dunque non mi perdoni?
Le prende una mano e se la posa sugli occhi. Anna stringe le labbra tremanti, mentre nuove lagrime le sgorgano dagli occhi, e non trova la voce per rispondergli. Egli allora si leva dagli occhi la mano di lei, e le domanda:
No?
Anna (angosciata, timidamente): Io, s... io, s.
Tommaso: E allora? (Prendendole il volto tra le mani e accostandolo
al suo con tenerezza infinita:) Lo comprendi, lo senti che vero, se ti
dico che mai, mai nel mio cuore, nel mio pensiero, mai sei venuta meno, tu
santa mia, amore, amore mio.
Anna (staccandosi lievemente, perch egli possa prendere una
posizione pi comoda, e carezzandogli con una mano i capelli): S, s,
zitto. Cos ti affanni troppo.
Tommaso:. stata un'infamia.
Anna: Zitto, per carit: non ci pensare.
Tommaso: No, bene che te lo dica.
Anna: Non voglio sentir nulla, no; non mi dir nulla. Io so. So tutto.
Tommaso: Per togliere ogni nube tra noi.
Anna: Ma non ce n'.
Tommaso: Un'infamia, sorprendermi in quel momento vergognoso, di stupido
ozio.
Anna: Basta, basta, per carit, Tommaso.
Tommaso: Tu lo comprendi, se vero che m'hai perdonato.
Anna: S, s, basta.
Tommaso: Stupido fallo, che quel disgraziato ha voluto rendere enorme,
tentando d'uccidermi, due volte.
Anna: Lui? ah s?
Tommaso: Due volte. Mi venne sopra, con l'arma in pugno, e mi tir, per
uccidenni. Mi vidi costretto, costretto a difendermi. Per forza. Non potevo -
tu lo comprendi - lasciarmi uccidere per quella l. Non potevo, per voi. E
glielo dissi. Ma era come impazzito; addosso a me. E io non riuscivo a balzare
in piedi, a levarmi da quel letto l, per... per vergogna. Mi spar un primo
colpo, che infranse il vetro del quadro al capezzale. Mi volto e gli grido:
Che fai? quasi ridendo; tanto mi pareva impossibile ch'egli non comprendesse
ch'era un'infamia, una pazzia uccidermi a quel modo, in quel momento, uccidere
me che non volevo esser l: c'ero per caso, chiamato da quella, con una scusa.
Anna: Vedi come ti agiti? Basta, Tommaso, per carit. Ti fai male.
Tommaso: Avevo tutta la mia vita fuori di l: te, i miei figli da
difendere, i miei affari. Mi sibila in faccia un secondo colpo. Ah s? Eh via,
disgraziato! Ma non ricordo d'aver tirato su lui. Cadde con un tonfo a sedere
sul pavimento. Poi si ripieg bocconi. M'accorsi allora d'aver l'arma ancora
calda e fumante in pugno. Sentii salirmi dal petto... non so, una cosa torbida,
atroce: Guardai il cadavere per terra; la finestra donde quella s'era buttata;
udii i clamori della via sottostante, e... e con quell'arma stessa... (S'abbandona,
spossato, sulla spalliera.)
Anna: Vedi, vedi che male ti fai, Tommaso? Oh Dio!
Tommaso: Non niente. Un po' di stanchezza.
Anna: Vuoi tornare a letto?
Tommaso: No, sto bene qui. passato. Sono forte abbastanza. Ora bisogna
che mi rimetta subito. Volevo soltanto dirti come ... com' stato... e che per
forza io...
Anna: Zitto, zitto, non ricominciare. Queste cose tu ... (S'interrompe
vedendo entrare il dottor Lecci e l'avvocato Cimetta.) Ah, ecco il dottore
che ritorna. Queste cose tu le dirai... le dirai ai giudici, e vedrai che...
Tommaso, a queste ultime parole di Anna che sta china su lui, si rizza d'improvvso su un gomito e guarda il Lecci e il Cimetta che si fanno avanti.
Tommaso: Ma io... Eh gi... il processo...
Illividisce; ricade sulla spalliera, annichilito. -
Lecci (accostandosi): Su, su, formalit,
formalit!
Tommaso (quasi tra s, guardando il soffitto): E quale altra
punizione maggiore di quella che m'ero data io con le mie mani?
Cimetta (istintivamente, con un sospiro): Eh, caro, non basta.
Tommaso (scorgendolo e provandosi a replicare): Non basta? E
allora... (Ma subito si riaccascia.) Eh gi, s... Ci credi? Mi pareva
che tutto fosse finito. (Buttando le braccia al collo di Anna,
disperatamente:) Anna, Anna, sono perduto! sono perduto!
Lecci: Ma no! ma no! ma perch? chi l'ha detto?
Tommaso: Perduto. Il processo. Ora m'arrestano. E come non ci ho
pensato? Ma s! E sar tanto pi grave - di', di', Cimetta - in quanto
ho ucciso, non un povero disgraziato qualunque, ma un sostituto procuratore del
re, vero?
Cimetta: Fosse almeno possibile dimostrare che si era accorto dei
precedenti torti della moglie!
Anna: Ma c' la testimonianza di tanti, avvocato!
Cimetta: Eh, ma non la sua! un morto, purtroppo, non si pu chiamare a
giurare sulla sua parola d'onore. Se lo mangiano i vermi, signora mia, l'onore
dei morti. Che valore pu avere l'induzione contro la prova di fatto? L'avr
saputo; ma il fatto dimostra il contrario: che egli non ha voluto l'oltraggio e
s' ribellato. Tu dici: - Ma potevo io lasciarmi uccidere da lui? - No. Ma se
volevi rispettato codesto diritto, di non aver tolta la vita, non dovevi farti
trovare con sua moglie. Cos facendo, - bada, io vedo adesso le ragioni
dell'accusa - tu stesso hai derogato al tuo diritto, ti sei esposto al rischio,
e non dovevi perci reagire. Capisci? Due colpe.
Tommaso (cercando d'interrompere): Ma io...
Cimetta: Lasciarni dire. Della prima, dell'adulterio, dovevi lasciarti
punire da lui, dal marito offeso; e tu invece l'hai ucciso.
Tommaso: Per forza! Istintivamente! Per non farmi uccidere!
Cimetta: Ma subito dopo hai tentato d'ucciderti con le tue mani!
Tommaso: E non deve bastare?
Cimetta: Non pu bastare. anzi a tuo danno!
Tommaso: Ah sa? Per giunta?
Cimetta: Tentando d'ucciderti, hai riconosciuto implicitamente la tua
colpa.
Tommaso: S... E mi sono punito.
Cimetta: No, caro. Hai tentato di sottrarti alla punizione.
Tommaso: Togliendomi la vita. Che avrei potuto fare di pi?
Cimetta: Gi; ma avresti dovuto morire! Non essendo morto...
Tommaso: Ah, il mio torto allora questo? (Scostando con un braccio
la moglie per porsi di fronte il dottor Lecci:) Ma io sarei morto, se lui
non avesse voluto salvarmi.
Lecci (stupito, nel vedersi cos tirato in ballo): Come? io?
Tommaso: Voi, voi! Io non volevo le vostre cure! Voi avete voluto
prestarmele per forza; ridarmi la vita: voi! E perch me l'avete ridata, se
ora...
Lecci:Piano, con calma. Vi fate male agitandovi cos.
Tommaso: Grazie, dottore. Vedo che vi preme sul serio la mia guarigione!
Ascolta, Cimetta: voglio ragionare. Calmo, per non far dispiacere al dottore.
Mi ero ucciso. Viene lui. Mi salva. Con qual diritto, gli domando io ora?
Lecci (torbido in volto, pur cercando di sorridere):Dopo
tutto, scusate, un bel modo codesto di ringraziarmi.
Tommaso: E di che, ringraziarvi? Non avete inteso ci che ha detto
l'avvocato?
Lecci:Avrei dovuto lasciarvi morire?
Tommaso: Appunto, morire, se non avevate il diritto di disporre della
vita ch'io m'ero tolta e che voi mi ridavate.
Lecci: E come, disporne? Non si pu mica passare sopra la legge!
Tommaso: Io n'ero uscito dalla legge, dandomi una punizione pi grave di
quella che la stessa legge pu dare! Non c' pi pena di morte; ed io sarei
morto, senza di voi.
Lecci: Ma io avevo il dovere della mia professione, caro Corsi: tentare
in tutti i modi di salvarvi.
Tommaso: Per ridarmi in mano alla giustizia e farmi condannare? E con
qual diritto - io vi domando appunto questo - con qual diritto voi esercitate
su un uomo che ha voluto morire il vostro dovere di medico, se non avete in
cambio dalla societ il diritto che quest'uomo possa vivere la vita che voi gli
ridate?
Cimetta: Ma scusa, e del male che hai fatto?
Tommaso: Mi sono lavato, col mio sangue! Non basta? Avevo ucciso; m'ero
ucciso. Lui non m'ha lasciato morire. Mi sono ribellato alle sue cure. Tre
volte mi sono strappate le fasce. Ora sono qua: rinato, per opera sua: un
altro. Come volete che resti sospeso a un momento di quell'altra mia vita che
per me non esiste pi? Il rimorso di quel momento io me lo sono levato; in
un'ora scontai la mia colpa, in un'ora che poteva essere lunga quanto
l'eternit! Ora non ho pi nulla da scontare, io! Debbo rimettermi a vivere per
la mia famiglia, a lavorare per i miei figliuoli! Come volete che stia in un
reclusorio a scontare un delitto che non pensai di commettere, che non avrei
mai commesso se non vi fossi stato trascinato; mentre a freddo, ora, coloro che
approfitteranno della vostra scienza, del vostro dovere di tenermi in vita solo
per farmi condannare, commetteranno il delitto di farmi abbrutire in un ozio
infame, e i miei figliuoli, i miei figliuoli innocenti, nella miseria,
nell'ignominia? Con qual diritto?
Si rizza sul busto, sospinto da una rabbia che il sentimento della propria impotenza rende furibonda: caccia un urlo e s'afferra con le dita artigliate il viso e se lo straccia; poi si riversa bocconi sul braccio della poltrona, convulso; tenta di scoppiare in singhiozzi ma non pu. Nella vanit di questo sforzo tremendo, rimane un pezzo stordito, come in un vuoto strano, in un attonimento spaventevole, tra lo stupore e il raccapriccio muto degli altri. Sul volto cadaverico s'allungano rosse le tracce dello strappo recente delle dita.
Anna (spaventata, accorre; gli solleva prima il capo; poi, ajutata
dal Cimetta, si prova a rialzarlo; ma ritrae subito le mani con un grido di
ribrezzo e di terrore: la camicia sul petto rossa del sangue della
ferita): Dottore! Dottore!
Cimetta: Gli s' riaperta la ferita!
Lecci (sbarrando gli occhi e impallidendo, allibito): La ferita?
Istintivamente s'appressa alla poltrona; ma arrestato subito dal Corsi con un suono rauco, di minaccia. Allora, come basito, lasciandosi cadere le braccia:
No, no. Ha ragione. Hanno sentito? Io non posso. Non debbo.
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