Il farfallino rosso

Stampa questo copione

IL PAPILLON ROSSO

                                                                

                                                  

IL                                     FARFALLINO ROSSO

                                di Domenico Platania

                            

                                                 

                                             

                                                Settembre 2006

La ricetta di questa commedia è semplice. Occorre prendere una notizia senza fondamento, ben spolpata, una serie di indizi manipolati, a tocchetti, delle maldicenze precedentemente macerate con del peperoncino ed una manciata di equivoci finemente grattugiati. Mescolare ben bene questi ingredienti impastandoli con dell’umorismo dolce, non grossolano, fino ad ottenere un composto bene amalgamato. Mettere in forno fino alla completa doratura ed infine adornare con opportune decorazioni di brani musicali inediti. Servire ben caldo in ambiente accogliente.

Per coloro, invece, che non hanno dimestichezza con l’arte della cucina e preferiscono gustare subito il prodotto finito, riportiamo la trama in chiaro.

In una città della Sicilia si sparge la voce che il Soprintendente del re è stato incaricato di controllare i conti di un Ente di beneficenza. Questa notizia, oltre a sconvolgere la serenità della comunità, porta i responsabili dell’Istituto a sospettare l’uno dell’altro di manchevolezze e ruberie. Tutti, però, con lo scopo di farselo amico, si danno da fare per individuare tale controllore in incognito e cercare di limitare i danni di un paventato scandalo. Ma la ricerca non è facile poiché nessuno conosce le sue sembianze, l’unica nota distintiva è quella dell’abitudine che ha il Soprintendente di portare un farfallino di colore rosso. Ed è appunto tale particolare che fa scattare i meccanismi classici della commedia in un susseguirsi di equivoci, scambi di persona e malintesi.

Domenico Platania

Personaggi in ordine di apparizione:

Tudda, moglie del Presidente

Betta, figlia del Presidente

Crastenzia, criata 

Presidente  

Baronello Fofò Pistaeammutta   

Cavaliere Basilisco  

Dottore Pennacchio 

Contessa Scialacori

Marchesa Contini Balini 

Delfo, servitore di Neli   

Baronessa Pistaeammutta  

Neli, Principino di Ficuzza, spasimante di Betta

Giovanetta    

Soprintendente     


                                                                     

                                            

 


La commedia è ambientata negli anni ’30. La scena rappresenta il salotto di una famiglia borghese siciliana. Oltre all’apertura ad arco sul fondo che conduce in un corridoio, ci sono due porte, una a sinistra che dà verso la zona servizi e l’altra a destra che immette nelle camere. Su quest’ultimo lato si apre anche una finestra. L’arredamento è costituito da una tavolo rotondo sistemato a sinistra, con sei sedie attorno, un salottino posto a destra, mobili vari e quadri alle pareti, fra i quali spicca il ritratto dei  regnanti dell’epoca. Un telefono è poggiato su di un mobiletto, sul lato destro della scena.

DESCRIZIONE DEI PERSONAGGI

TUDDA – Furba e altezzosa, riesce ad essere falsamente adulatrice allorquando si prefigge il raggiungimento di uno scopo. Fa sfoggio della sua ricchezza portando abiti eleganti e gioielli vistosi.

BETTA - Fresca, solare, ma di carattere deciso. Porta abiti chiari e di taglio semplice.

CRASTENZIA – Vivace e scaltra, ha la lingua sciolta e la risposta sempre pronta, devota e affettuosa invece nei riguardi di Betta. Sopra un abito scuro con colletto chiaro che chiude la scollatura, porta un grembiule bianco merlettato.

PRESIDENTE  -  Autorevole, di natura bonaria e sempre ponderato nelle decisioni che adotta.  Fiero e dignitoso nel difendere il suo buon nome e quello dell’Istituzione che rappresenta. Veste con sobria eleganza. Porta baffi folti.

                                                       

 Baronello PISTAEAMMUTTA – Fanfarone e vanitoso, ma alquanto sempliciotto. Malgrado gli  sforzi, si esprime in un italiano talvolta ampolloso e mal digerito a causa della non bastevole frequentazione delle aule scolastiche. Veste con eleganza ridicola: abito a quadri grossi, camicia chiuso da cravatta piccolissima e cappello singolare. Porta baffi che sono un tutt’uno con le basette.

COMANDATORI – Rappresentano i notabili della città. I loro rapporti sono caratterizzati da un discredito reciproco che li porta facilmente a livelli di eccessiva litigiosità. Si esprimono con enfasi. Portano abiti eleganti e sono truccati in modo marcato.  

DELFO – Di animo semplice, genuino nei comportamenti. Sobrio nel vestire, indossa un piccolo cravattino rosso. Porta baffi molto sottili.

 Baronessa PISTAEAMMUTTA – Veste abiti alquanto appariscenti, con accoppiamenti spropositati. I cappelli che porta, sopra una pettinatura bizzarra, sono chiassosi e ridicoli. Truccata pesantemente,  si sforza invano di esprimersi e comportarsi come il suo rango richiede, ma continua ad incespicare rivelando palesemente, al pari del figlio, la fortuita acquisizione del titolo nobiliare e la scarsa istruzione maturata.

NELI – Molto signorile, pacato e animo sognante, sempre affettato e nobile nei gesti. Veste elegantemente, sulla camicia porta un vistoso cravattino rosso. Porta baffi ricurvi verso l’alto.

GIOVANETTA – Indossa un grembiule estroso, con grosso fiocco posto di dietro.

SOPRINTENDENTE – Vestito di scuro, porta un cravattino di colore giallo. Ha i baffi ricurvi in giù.

   

             

                                                  ATTO PRIMO

                                             SCENA PRIMA

TUDDA– (entrano da destra) Cu tia è tempu persu! Non si ci po’ pigghiari cupiuni! Quannu ti fissi a ‘na banna non ci po’ nuddu! T’’u fai ‘u cuntu ca ‘a simana ca trasi c’accucchi vinticincanni, si o no? C’aspittari ancora ppi maritariti? Ah ? (alla figlia che non gli da conto) Suffuru! Almenu arrispunnissi!

BETTA – Ma chi t’arrispunnu a fari su chiddu ca ti dicu no voi sentiri. ‘U sai comu a penzu!

TUDDA – Ahu, non si scherza, i giuvinotti pussidenti e titulati fanu ‘a fila ppi parrari cu idda e idda chi fa? A tutti ci trova i pila.(cambiando tono) “Oh, questo non sapi parrari, quest’autru c’ha il ghimmo, quello si senti ‘mbramatico, cotesto è ‘n-cascittuni, quell’autro è munzignaru trapuleri…” Ma nsumma, si po’ sapiri chi caddu di maritu t’amu a circari? Dinnillu, accussì t’’u facemu fari apposta!

BETTA -  Vuatri non m’ata a circari a nuddu, pirchì a circarammillu ci penzu ju! Sugnu sicura ca prima o poi spunta! (siede sul divano)

TUDDA – Si, comu ‘i fungi! (con tono pacato)Senti, figghia senza ciriveddu,(siede accanto alla figlia) ajeri, ‘u baruneddu Pistaeammutta, parrau cu to patri pp’addumannari ‘a to manu. (guarda Betta. Pausa) Nuatri semu cuntenti pirchì ricanuscemu ca ti po’ fari filici, ma specialmente pirchì è ‘n-pezzu di galantomu c’’a liffia. (pausa) Avi ‘na bona pusizioni e, appoi, oltri a essiri ‘u capu d’’a pulizia è macari viciprisidenti d’’u cullegiu ca dirigi to patri. Non fari ‘u solitu to, cerca di non scuraggiallu.

BETTA- (seccata, si alza) Matri, non ni pozzu cchiù, unni mi giru giru trovu a Pistaeammutta! O tiatru, n’’a casa di l’amici, pp’’a strata. Manca sulu ca mi spunta d’’u rubinetto d’’u bagnu. Ajeri, ‘u sai unni ‘u ncuntrai? N’’a mudista! Era dda c’’a scusa di nfurmarisi ppi ‘n-cappeddu pp’’a barunissa!

TUDDA – Quantu è affittuusu cu so matri! (con intenzione) Iddu!

BETTA -Vulissi sapiri cu è ca ci cunta ppi filu e ppi segnuunni vaiu (guarda la madre che cela male il suo senso di colpa) e cu cu’ vaiu. (pausa) Ma chissu, tranni chiddu d’appizzarimi appressu, autru cchi fari non n’avi?  

TUDDA – Si vidi ca ti voli troppu beni!                 

BETTA – (con decisione) A mia nveci… (notando il volto scuro della madre, cambia tono) Va beni, ci parru ppi fariti cuntenta, ma non m’addumannari d’incuraggiallu. Non è cosa ppi mia!

TUDDA –(si alza) Minnali, ma si vera matelica! Non è ca penza ca megghiu partitu di iddu non c’è. (cambiando tono) Ppi sta vota non fari capricci, cerca di farini cuntenti. Penzici, ha caputo, penzici! (esce a destra)

BETTA – (facendo il verso alla madre) Ppi sta vota non fari capricci! (con altro tono) Accussì semu tutti cuntenti!

                                                SCENA SECONDA

CRASTENZIA – (entra da sinistra)Signurinedda, cca sutta, ca passia di longu e longu, c’è ‘u cammareri di ddu picciutteddu c’amu ncuntratu aVilla, ppi chinnici jorna di secutu….sempri ppi cumminazioni. (Betta scruta dalla finestra, mentre Crastenzia si rivolge al pubblico)Ahu, ha parutu fatta apposta, mancu su n’avissimu datu appuntamentu. (a Betta)‘U capiu ora di cu staiu parrannu? Chiddu ca s’ha assittatu ntonostru sidili e a lei ‘a cosa …c’ha piaciutu assai….

BETTA – (riprendendola affettuosamente) Crastenzia..!

CRASTENZIA – Scusassi, vuleva diri ca a lei non …c’ha dispiaciutu…

BETTA – (benevolmente) Ma ju…

CRASTENZIA – Matri, oggi i paroli non mi venunu. Nsumma, vuleva diri ca ogni vota ca ‘u ncuntramu lei è tutta dispiaciuta e si ferma a parrari cu iddu sulu ppi bona crianza. Non è accussì? Anzi, lei, di comu è siddiata, si …stracancia macari n’’a facci: ‘u talia cu l’occhi a pampinedda, comu su s’’u vulissi mangiari... pp’’a raggia, s’intendi!  

BETTA – (c.s.) Ma chi dici…? (si avvicina a Crastenzia)

CRASTENZIA -Bih, e iddu, nuzzinteddu, matri comu soffri quannu parra cu lei! Si vidi comu ci stringi ‘a manu. E’ ’a troppa suffirenza!!! Tantu ca lei, ppi cunuttallu, l’ultima vota, ci desi macari (fa segno di un bacio con le labbra)…si po’ diri? ‘N-vasuneddu, vah! (al pubblico) E ju m’addumannu: ma pirchì sti dui si cuntinuanu a vidiri fittu e ncuttu su mancu si sumportunu?

BETTA -  Avaia, Crastenzia, finisciaccilla cu sta liscia. ‘U sai ca ni vulemu beni. A propositu, ssu giuvinottu ca è cca sutta, ‘u sai chi voli?... Chi fa?

CRASTENZIA – Passia, e quannu mi vidi m’ammustra ‘na cosa…

BETTA – Chi t’ammustra?

CRASTENZIA – Di luntanu mi pari ‘na busta!

BETTA – Allura, vallu a truvari subitu! Saranu nutizii di l’amuri miu!

CRASTENZIA – Va beni, videmu chi pozzu fari. (esce dal fondo)

                                                     SCENA TERZA

PRESIDENTE  - (entra da dstr Unni è to matri?

BETTA – Dda banna... 

PRESIDENTE – ‘A vuleva avvisari ca oggi c’è cunsigghiu, stanu vinennu i cumandatori di l’Istitutu. A propositu, ‘u baruni Pistaeammutta…

BETTA – Papà, sacciu tutti cosi…ti parrau di mia e…va beni…m’ha dari ‘u tempu ppi pinzarici e poi ci dugnu ‘na risposta!

PRESIDENTE -  Forsi è megghiu ca ni parri prima cu mia. L’ultima vota, ‘a risposta ca ci dasti o cavaleri Basiliscu fu troppu pisanti, abbuddasti ‘n-pocu assai: ancora avi menza facci vunchiata p’’u timpuluni ca ci lassasti curriri.

BETTA - Anzi, ci finiu bonu. Accussì, ssa gran testa di minnulinu, si mpara l’educazioni. Nsisteva a diri ca sulu pirchì iddu è ‘u diritturi, ‘i scoli d’’u cullegiu funzionunu a meravigghia. E com’era cunvintu! Tu c’avissi fattu o me postu?

PRESIDENTE – Certu, n’’a scola problemi ci ni sunu assaiuni: manca ‘u …

BETTA - …Gessu…

PRESIDENTE – Brava, ‘u gessu, ‘a spugna ppi cancillari…’i pagghiazzi ppi luvari ‘u pruvulazzu…Ma sunu fissarii…

BETTA – Ma chi gessu e pagghiazzi! Papà, ne’ scoli d’’u to cullegiu, di chiddu ca si dici pedi pedi, mancunu tutti cosi!  Vistu ca si ‘u Prisidenti, pirchì ogni tanto non ci duni ‘na bella cuntrullata?

PRESIDENTE – Ora basta, chissi non sunu cosi ca ti nteressunu. Arritiriti, ca ora mi stuffasti! (Betta esce a destra) Ma vadda vadda c’haiu a sentiri di me figghia!

                                                  SCENA QUARTA

CRASTENZIA –(entra dal fondo) Prisidenti, arrivànu i  cumandatori.

PRESIDENTE – Falli trasiri. Vegnu subitu (esce da destra)

Crastenzia introduce i comandatori dal fondo e poi esce a snstr. Entrano il  barone Pistaeammutta, il cavaliere Basilisco, il dottore Pennacchio, la contessa Contini Balini e la marchesa Scialacori. Si sistemano in piedi attorno al tavolo. 

PRESIDENTE – (entra da dstr e resta in piedi. Ad un suo cenno, i comandatori seggono) Signori comandatori, come ogni anno, siamo qui riuniti per festeggiare la ricorrenza della mia nomina a Presidente da parte di sua maestà il re (tutti scattano in piedi). Incarico che mi ha permesso di chiamare voi, amici cari e fedeli, a collaborare nel delicato compito della gestione di questa nobile istituzione. Senza di voi io sarei nessuno. Siete voi (con calore) la mia forza, la mia energia, il mio sostegno. (si asciuga la fronte)

TUTTI –  (due battiti con le mani a ritmo) Bravo ! Bravo!  

PRESIDENTE – (due battiti con le mani a ritmo) Grazie, grazie! (siede)

PENNACCHIO – (si alza) Presidente, è più di un decennio che lavoriamo fianco a fianco per svolgere l’incarico affidatoci dal nostro beneamato… (il Presidente scatta in piede, tutti lo guardano sorridendo, poi si risiede stizzito)dal nostro beneamato re (tutti scattano in piedi) Lavoro duro e faticoso che ci consente di fare del bene a tutte quelle persone che, ahiloro, non solo non hanno (con tono retorico) un tetto, un letto, un diletto, (tono normale) ma sono anche abituati a saltare il primo, pur anche il secondo e si trovano già alla frutta. (siede)

TUTTI –  (due battiti con le mani a ritmo) Bravo ! Bravo!  

PENNACCHIO– (due battiti con le mani a ritmo) Grazie, grazie! (siede)

BASILISCO - (si alza) Ed il nome che abbiamo dato al nostro Istituto “La vita ci sorride”, sottotitolo “Oh, come sono contento”, esprime chiaramente gli obiettivi che ci proponiamo: (quasi commuovendosi)dare gioia a chi la vita ha riservato solo patimenti! Ed i giovani ed i vecchi che ospitiamo ne sono l’esempio vivente.

TUTTI -  (applausi c.s.) Bravo ! Bravo!

BASILISCO – (due battiti con le mani a ritmo) Grazie, grazie! (siede)

PRESIDENTE -(si alza) Ma non basta, dobbiamo moltiplicare i nostri sforzi e non farci scoraggiare da certe calunnie che vengono messe in giro puntualmente. Notizie false e tendenziose dettate dall’invidia e che hanno lo scopo di infangare la purezza dei nostri nobili intenti.

TUTTI -  (applausi c.s.) Bravo ! Bravo!

PRESIDENTE – (due battiti con le mani a ritmo) Grazie, grazie! Maldicenze, solo maldicenze. Come si può definire, se non maldicenza, per esempio, quella voce che insinua che buona parte dei qui presenti, in questi anni, ha raddoppiato i propri beni personali?

PENNACCHIO– Radduppiatu? (verso il pubblico)Accussì picca?

BASILISCO– (si alza e si risiede) Sbagghiànu i calculi!       

PRESIDENTE – Appunto! Avete visto? Ho ragione a definirla maldicenza?

BASILISCO – Si, una vera maldicenza!

Trilla il telefono.Il Presidente si alza e va a rispondere.

PRESIDENTE – Pronto, Ciuzzu, chi bella mpruvisata! Comu sta ‘a za Pudda?.... Mi ni cumpiacciu. Bravu, bravu!…Parra, parra libiramenti… Si…si…no! (perplesso) No?(deciso)…No! (allarmato)…Si? (deciso) Si! (sorridendo con amarezza)…No! (preoccupato)…Si?(incredulo) Ma daveru m’’u dici?…Ma non m’’u diri!...No, chista m’’a dicisti. Ciuzzu, non sacciu comu ringraziariti! Salutimi tantu ‘a za Pudda! (riaggancia, raggiunge gli altri, resta in piedi. Pausa. Poi con tono preoccupato) Era me cucinu Ciuzzu, mi telefunau apposta di Palermu p’avvisarimi ca avi bellu pezzu ca n’’a nostra cità c’è ‘n-suprantindenti, in incognitu, mannatu espressamenti dal nostro diletto (Basilisco balza in piedi, tutti lo guardano sorridendo e poi si risiede)…diletto riuzzo (tutti scattano in piedi e subito siedono) cu l’incaricu di cuntrullari comu amministramu ‘u nostru cullegiu!           

PISTAEAMMUTTA – E si hanno fatto i ficu!

BASILISCO – ‘U sapeva ca prima o poi…  

PENNACCHIO – E chi voli ssu scapulavoi?

SCIALACORI – E unni è?  

CONTINI BALINI – In Piemonti questi cosi non succedunu!  

PRESIDENTE – (riprendendosi) Nuatri n’avemu nenti d’ammucciari! Ponu veniri macari milli suprantendenti mannati da …(tutti pronti a scattare. Pausa, sorride a tutti come per dire “vi ho fregati”, poi continua)…mannati da (come prima) mannati da quello che voi sapete e che non nomino. Però, mi domando: è mai possibili ca ‘n-cità c’è ‘n-furasteri c’addumanna a  chistu e a chiddu chi facemu e chi non facemu e nuddu s’accurgiutu di nenti? Ah? Cumannanti Baruni Pistaeammutta, lei ca d’’u cullegiu è ‘u viciprisidenti, ma specialmente ca è ‘u capu d’’a pulizia, chi fa, dormi? (siede)

PISTAEAMMUTTA – (alzandosi) A diri la bella verità, in cotesto ultimo perioto ho stato troppo impegnato...    

BASILISCO – Si, a cuntari i picciuli d’’i contravinzioni ca s’ha misu n’’a sacchetta.

PISTAEAMMUTTA – Cosa disse ca non l’ho sentito bono? Ahu, guarda chi sta sproloquianto. Tirittore Basilisco, mi lo vole spiegari pirchì i ragazzi alunni sono sempre abbiati fuori di l’aule della scuola a giocari a palloni e a fare corse e anche ricorse nel campo sportivo? (siede)

BASILISCO – (alzandosi) Pirchì passau ‘na circulari ca qualimenti dici ca ‘a giuvintù ha essiri forti e robusta, pronta a serviri la Patria. E comu responsabili scolasticu, la devo applicari. (siede)

PISTAEAMMUTTA – (alzandosi) Ma chi ci va incocchianto? La verità vera è che i ragazzi alunni non hanno tove assetersi e per non tenerli alzati (mimando) in verticale  li fa sbrolliari fuori. (siede)

CONTINI BALINI – Mancu i seggi hanu?

SCIALACORI – Non hanu nenti! ‘U gessu…

PRESIDENTE – (interrompendolo)…A storia d’’u gessu ‘a sacciu …

PENNACCHIO –…I pa…

PRESIDENTE –  (idem) …E macari chidda d’’i pagghiazzi, sacciu…

PENNACCHIO – E ‘i sordi unni vanu a finiri? Chi bella cumpagnia di spataioli! SCIALACORI – Cavaleri Pennacchio, circamu di non fari di tutta l’erva ‘n-fasciu! Chi voli diri cu ssa nisciuta?           

PENNACCHIO – (alzandosi)Chi vogghiu diri? Chiddu ca sanu tutti! Su voli, pozzu accuminciari cu  lei e finiri cu so cugnata, (con ironia)a piemuntisa. Tutti e dui siti ‘n-gileppu di meli: Maria tagghia e Larenza vannia! ‘U sapiti pirchì la qui prisenti cuntissa Scialacori, rispunsabili d’’a cucina, è saputa sentiri “a rigina d’’u broru”? No? Ppi la semplici ragiuni ca è capaci di darici a mangiari a tutto ‘n-cullegiu, sei jorna a simana, bruracchiu e patati a pranzu e patati e bruracchiu a cena. (siede)  

SCIALACORI – Non è veru!

CONTINI BALINI – (al Presidente) ‘U facissi finiri e c’arricurdassi a chissu ca ju sugnu di origini piemuntisi!  

PRESIDENTE – Marchisa, lei cu sta camurria d’’u Piemunti ci l’ha finiri. Non si preuccupassi, ‘u sanu tutti ‘n-Sicilia ca su semu ridutti alliccari reschi, amu a ringraziari specialmenti ‘i piemuntisi. Continuassi, dutturi Pennacchio.

PENNACCHIO -(alzandosi) Ppi supracchiù, appoi, intirveni la sua degna cognata, la marchisa Contini Balini, ca qualimenti nella funzioni di economa, ppi darici, diciunu iddi, cchiù sustanza o broru, ma soprattuttu ppi risparmiari (fa la mossa della ruberia) ci fa ammuccari, a vecchi e a picciriddi, ficurinia a tinchité. Ficurinia cu certi spini ca parunu baiunetti. (siede)

BASILISCO – Bih, ppi chissu ci sunu tutti i carusi c’’u mussu vunchiatu!

PENNACCHIO – Certu, ne munnunu boni e ‘i spini s’allippunu nto mussu!

CONTINI BALINI – Dutturi de’ me stivali, m’’u voli diri unni vanu a finiri i sordi d’’i midicinali ca n’accatta e ….

PRESIDENTE – (indignato, si alza) Basta! Finitaccilla! Mancu a li cani,  chi bella maniata di laparderi c’arrisultastuvu! (pausa. Con fermezza) E’ inutili ca vi scannati, dato il grave momento, cummeni stari calmi e arraggiunari! Macari su non c’entro in questo pistiamento collettivo, semu tutti n’’a stissa varca! Però, su continuati a fari troppu muvimentu finisci ca n’affunnamu… cu tutta ‘a varca!    

SCIALACORI – E ju non sacciu natari!

CONTINI BALINI –  Tu sula? Ju m’ammaraggio!

PRESIDENTE - Fino a ora ata scippatu ‘u scippabili, ora nveci è l’ura di salvari ‘u salvabili! (siede)   

BASILISCO – Avi ragiuni ‘u Prisidenti. A prima cosa è chidda di capiri cu è ssu scassavertuli e chi caddu voli di nuatri!

CONTINI BALINI –(a Basilisco) Scusassi, ma lei non po’ parrari cchiù educatu?

PENNACCHIO –Mi pari giustu sapiri chi voli chissu, ma soprattuttu chi c’hanu cuntatu.

BASILISCO -  E cu cu’ ha parratu!

SCIALACORI – T’’u fuuri chi bellu maccu veni fora su ‘i nfurmazioni ci l’ha datu ‘u  cavalieri Cicciu “‘ntrichiti ‘ntrichiti”? Ni putemu cunsidirari già ‘n-galera ritti ritti!

CONTINI BALINI- O annunca, su ha parratu cu Araziu “vucca d’infernu”, è megghiu ca ni jiemu a custituiri.

PISTAEAMMUTTA – Ma a chi ni costituiamo se il capo di tutta la polizia sono io metesimo in persona?

BASILISCO – Bih, veru è! Allura semu a cavaddu! Cu n’arresta su ‘u cumannanti Pistaeammutta è supra ‘a varca cu nuatri?

SCIALACORI – E ju non sacciu natari!  

CONTINI BALINI – Tu sula? Ju m’ammaraggio !

PRESIDENTE - Me cucinu Ciuzzu mi dissi macari ca ‘u suprantindenti è ‘n-picciutteddu distintu e assai pignolu. Ci piaci mangiari bonu, ma specialmenti va pazzu p’‘u piscistoccu alla ghiotta, dittu macari alla missinisi. Ppi capirini, chiddu che patati, ‘a passula e ‘i chiappi.

CONTINI BALINI-  Saputu fari, è pietanza di re!

PENNACCHIO - Su appoi vuliti mangiari bonu, c’ata mettiri bellu pugnu di alivi janchi scacciati e viditi chi squisitezza nesci fora.

SCIALACORI – E ‘u peperoncinu? Nto stoccafissu alla ghiotta su ci manca ‘u peperoncinu non mangiati propriu nenti, ci livati tuttu ‘u sapuri!!

CONTINI BALINI - Allura, quasi quasi, vi cummeni ‘na fedda di baccalà squaratu cu ‘n-pocu di puddisinu, spicchiu d’agghiu e ‘na mungiuta di lumia. Accussì non faciti traficu, è cchiù liggeru e ci sgavitati macari ‘u bicarbunatu p’addiggirillu!

PRESIDENTE – Scusati, n’haiu caputu su semu cca ppi parrari d’’a buntà d’’u baccalà o puru d’’u carceri ca n’aspetta! Allura, sempri me cucinu Ciuzzu mi dissi ca chissu vesti eleganti “accussì e accuddì” e porta sempri ‘na taddarita russa……

PENNACCHIO–BASILISCO– (alzandosi) Taddarita? (siedono)   

SCIALACORI–CONTINI BALINI –PISTAEAMMUTTA – (alzandosi) Russa? (siedono)   

PRESIDENTE – Si,  propriu, ‘n-farfallinu russu di culuri russu.

PENNACCHIO – Chi voli diri ca vesti eleganti “accussì e accuddì” ?

PRESIDENTE – No sacciu, chissu mi dissi me cucinu e chissu vi cuntu…

SCIALACORI – Ah, forsi è ‘a nova moda di Palermu! Chidda d’’i cappeddi a forma di cantru, ‘u vistitu a tubu e…..

PENNACCHIO – Ma chi ci sta ncucchiariannu? ‘U cantru, ‘u tubu, ‘a cazzalora…

PISTAEAMMUTTA –Prisitenti, io mi ne vato a dare la caccia a questo spioni armali di gebbia: squinzaglio vaddia cità, spii e poliziotti e ‘n-tempu nenti lo prento vivolo vivolo e ci saccio dire unni è, cu è e chi cosa sapi. Parola di Pistaeammutta!

PRESIDENTE –(alzandosi e con tono solenne)Signori,  dopo dieci anni che copro questa carica, solo oggi ho capito che coloro che ho sempre definito amici cari e fedeli, si sono rivelati una maniata di mangiatari trapuleri. L’antico proverbio, “u panaru d’’u puzzu su n’acchiana chinu, acchiana vagnatu”, voi l’avete smentito, perché il panaro, e voi mi capite di quale panaro parlo, lo avete, oltre che vagnato, riempito abbondantemente. Posso anche capire che qualchi cusidda po’ ‘mpicari manu manu, ma qui, per la matosca,  v’ata cafuddatu l’anchi e anche li patanchi. (pausa, poi con altro tono) Mi avete per caso preso per un pupo? Vi faccio feto di fissa o mi volete sbintare?  (pausa)  Ora  è  megghiu  ca vi ni  iti  tutti.  Vi  concedo  e  s  a  t  t  a  m  e  n  t  e   quattro ore di tempo per sistemare le marrunate che avete combinato.Viva il re! ( tutti in piedi) E che Dio abbia pietà di voi. Si salvi chi può! (esce a destra)

TUTTI - Amen (escono rapidamente dal fondo)

 

                                            SCENA QUINTA

CRASTENZIA- (entra da snstr assieme a Delfo) Bih, e chi è sta primura!

DELFO – (porta un piccolo farfallino rosso ed ha una lettera in mano che consegna alla donna) ‘U me patruni mi dissi ca ‘a risposta a voli subitu.

CRASTENZIA –Subitu? Lampa e stampa? Accuntu, ‘a me patruna voli sapiri cu è e cu non è ssu giuvinottu, di unni è,com’è, cu cu’ è, pirchi è e autri nfurmazioni ca ora non mi venunu a menti. Doppu ca nuatri…idda sapi tutti sti cosi, si po’ accuminciari a parrari. (pausa, dopo averlo squadrato)Anzi, sempri ‘a me patruna mi dissi ca è giustu sapiri macari qualchi nutizia supra di tia.

DELFO – Di mia? Veramenti ‘u me patruni è ‘a pirsuna ntirissata. Ju chi c’entru?

CRASTENZIA – C’entri, c’entri! Siccomu quannu ni ncuntramu tu si sempri prisenti, a idda ci pari giustu sapiri chi cumpagnia bazzicamu. ‘I cosi di stu munnu non si sanu mai! (notando l’incredulità di Delfo è un po’ risentita, mentre continua a girargli attorno squadrandolo) Perciò, macari di tia vulemu…sempri idda voli sapiri cu si e cu non si, di unni si, cu cu’ si, pirchì si e autri nfurmazioni ca ora non mi venunu. Accussì, su m’addumanna, almenu ci sacciu arrispunniri! Chi dici?

DELFO – E c’haiu a diri, sta’ facennu tutti cosi tu.

CRASTENZIA – Allura, di unni accuminciamu?

DELFO – Putemu accuminciari…videmu videmu…d’’u jornu ca mi vattiai! T’abbasta?   

CRASTENZIA – (indispettita) Giuvinottu, cu mia cerca di fari menu ‘u lisciu. Facemu ‘na cosa, ppi non perdiri tempu, i dumanni ti fazzu ju e, mi raccumannu, cerca d’arrispunniri a bumma. Accuminciamu. (in fretta)Cu si, cu non si, di unni si, cu cu’ si, pirchì si e comu mai ti trovi na sta cità… E vistu ca ci si, mi pari giustu sapiri macari su si maritatu!  

DELFO- Mi chiamu Delfu, mi trovu cca c’‘u me patruni, ‘u principinu di Ficuzza di Palermu, pirchì iddu, essennu scritturi e poeta finu, sulu na sta cità trova l’ispirazioni ppi scriviri.

CRASTENZIA –(guardandolo con insistenza)E poi? Non m’ha diri cchiù nenti?

DELFO – Ah, veru! E… non semu… maritati e mancu ziti!

CRASTENZIA – (contenta) Oh, che bellu…(con tono serioso) Vuleva diri, sti nutizii….(contenta) belli…( seriosa) sti nutizii ora ci pozzu rifiriri a signurina e  sarà idda stissa a dicidiri ‘a risposta ca t’ha dari! Ora è megghiu ca ti ni vai, prima ca veni ‘u patruni. Mi fazzu sentiri ju.

DELFO - Va beni, riferirò. Bongiorno bella signurina. (invitante, le strizza l’occhio ed esce dal fondo)  

CRASTENZIA – (felice) “Bella signurina” mi dissi! Oh! E mi scacciau macari l’occhiu, accussì!Oh, Delfo, Delfo. Oh, mio bel Delfino!

                                                     SCENA SESTA

BETTA – (entra da dstr)Crastenzia, chi ti dissi ‘u sirvituri di ddu picciutteddu?

CRASTENZIA – (estasiata) Oh, chi mi dissi? (riavendosi) Parra picca e nenti e chiddu ca dici ci l’hanu a tirari c’’a tinagghia, però (incantata) mi dissi “bella signurina” e mi scacciau macari l’occhiu!

BETTA – L’occhiu?

CRASTENZIA – (tornando in sé)…Si, mi scacciau l’occhiu mentri mi dava sta littra ppi lei! (consegna la missiva)

BETTA – (mentre legge, aumenta il tono e la passione) Oh! Oh! Oh! Oh!

CRASTENZIA – Oh! Chi beddu poeta finu ca è? Sapi scriviri sulu oh, oh, oh?

BETTA – No, ascuta. (l’esclamazione “Oh!”, fra l’estasiato e il sensuale, viene ripetuta anche da Crastenzia) “Gentile amore mio, dal primo nostro incontro non trovo più pace.Oh!Ti penso continuamente e non so fare altro.Oh! In quindici giorni, sono dimagrito cinque chili e novecento grammi scarsi, con una media giornaliera che sfiora i quattro etti. Oh!Se non ti vedrò entro oggi sono sicuro che morirò d’inedia… Oh!”

CRASTENZIA – Di negghia? Oh! Pirchì, si po’ moriri macari di negghia? Oh!

 BETTA – Ma chi ci sta’ ncucchiariannu! D’inedia voli diri di dibulizza, nsuppilu nsuppilu, vah! Ora muta e ascuta.“Se non ti vedrò entro oggi sono sicuro che morirò d’inedia e ti giuro che consumerò le mie ultime energie  a  comporre lodi per te.Oh! Eccoti un esempio: “Oh, amore senza  fine, che non ha nessun confine. Aldilà del tuo sorriso non esiste il Paradiso, viver lieto non si può, bambarambà ciccì cocò!” (con sorpresa) Oooh!

CRASTENZIA – Matri, chi bella poesia appassionevoli, china di significatu e quasi cummuventi. Ma chi voli diri ‘a finali: bambarambà ciccì cocò?

BETTA – Sicuramenti ‘u so significato l’avi. Forsi, sarà ‘n-sistema modernu di completari ‘i poesii! (con passione) Crastenzia, sugnu troppu nnamurata e l’amu ajutari prima ca mori. Facemu qualchi cosa.

CRASTENZIA – Veramenti ‘u po’ aiutari sulu lei!       

BETTA-  Si, ‘u vogghiu vidiri subitu: (con lirismo)‘u vogghiu salvari!   

CRASTENZIA – Si, prima c’anneija!

 BETTA -Pigghia ‘a pinna e scrivi (detta e passeggia, mentre Crastenzia esegue, appoggiandosi al tavolo): “Carissimo, dopo i nostri incontri, anch’io sento qualcosa di inebriante che non ho mai provato prima, Oh! ma che considerato l’appetito che mi è venuto presumo sia amore. Oh! In quindici giorni sono aumentata un chilo e seicento grammi di buon peso, cioè oltre cento grammi al giorno. Oh! Continuando così, non oso immaginare in che stato saremo fra sei mesi. Prima che sia troppo tardi, prendiamo una decisione. Oh! Accogli con affetto questi miseri versi, esprimono il bene che ti voglio: “Oh, amico mio diletto, per te nutro grande affetto, senza te non è più vita io mi sento già… appassita. Bramo tanto averti qua…-bramo tanto averti qua -…zunzùm papèro,…zunzùm papà!”(con tono di sorpresa) Oooh!

CRASTENZIA –(si alza)Salaratu, chi billizza, ma di unni ci nisciu a finali: zunzùm papèro, zunzùm papà.Mi passi ‘a banna d’’u cummittu pp’’a festa di S.Ajita!

BETTA – (teatrale) Crastenzia, vacci, portici sta littra di cursa e dicci ca l’aspettu  cca. Su me matri e me patri n’accunsentunu a questo nostro grande amore, fuggiremo verso terre sconosciute, misteriose e piene d’insidie!

CRASTENZIA –N’’a giungla! E’ l’unica, non c’è autru! Vaiu di cursa a purtari  sta littra cca, zumpallero zumpallà.   (esce con Betta dal fondo)

                                         SCENA SETTIMA

PRESIDENTE – (entra, assieme a Tudda, da dstr) Macari ca non c’entru, ‘a responsabilità è ‘u stissu ‘a mia, pirchì ‘u presidenti ha statu sempri ju e ju ava a cuntrullari. “L’arvulu cchiù autu è, cchiù ventu pigghia”, arricordatillu!

TUDDA – Vadda, su non ti fanu cchiù Prisidenti non mi nteressa. Megghiu, accussì non hai camurrii. A sula cosa ca mi dispiaci è ca c’amu a dari soddisfazioni a certa gintuzza, specialmenti a dda grannissima arripudduta d’’a Pistaeammutta. (con ironia)’A barunissa, chiamamula barunissa, chiamamula. So patri era ‘n-tintumastru d’ascia ca sapeva fari a malapena tabbuti, e sparti di lignu fracitu. Poi comu fu e comu non fu, di botto, s’arrusbigghianu ricchi sfunnati...

PRESIDENTE – Si, s’arrusbigghianu! ‘A storia ‘a sanu tutti. ‘A buonanima di so patri, sapennu ca ‘u Principi Calaciura era malatu gravi, c’imbrugghiau c’aveva ‘na midicina miraculusa capaci di farici turnari ‘a saluti: ci fici viviri ‘na mustura di café e meli e ‘u malatu si ntisi ‘n-pocu megghiu. Ppi ricumpinzallu, allura, Calaciura, c’arrialau ‘na cascia di dinari e d’’u re ‘u fici numinari baruni. Dopu ‘na simana, però, ‘u Principi s’’a quagghiau, Pistaeammutta arristau baruni e appi macari ‘u tempu di scipparici ‘i sordi d’’u tabbutu! Ma ricchezza e tituli non cangiunu propriu nenti: cu nasci chiattu non po’ moriri tunnu!

TUDDA – E va beni, ‘u passatu è passatu. Ora chiddu ca cunta è ca sunu riccuni e l’unicu figghiu ca hanu addumannau a manu di Betta. Spiriamo ca nostra figghia cangia testa e accussì…

                                                    SCENA OTTAVA

CRASTENZIA –  (entra dal fondo)Signura, c’è ‘a barunissa Pistaeammutta.

TUDDA – Mancu su l’avissimu chiamata!

PRESIDENTE – Ju haiu chi fari. M’’a saluti! (esce da dstr)

TUDDA -  (a Crastenzia) Falla passari (la cameriera esce dal fondo)

Tudda si sistema i capelli, il petto, si mette un cappellino buffo in testa, mima diversi modi d’accoglienza, ecc.

                                                 SCENA NONA

CRASTENZIA –  (dal fondo)’A barunissa Pistaeammutta!

BARONESSA – (appare con fare cerimonioso) Lei è sempri arraggianti, bedda, splindenti e molto licanti! Bih, mi nisciu macari ‘a rima! 

TUDDA  - ( con ostentazione) Mai quantu a lei, cara barunissa!

BARONESSA –(c.s.) Ma chi va ncocchiando: lei è il sole, io un tinto lumino! Ci piaciu il paravone? (notando l’anello che porta Tudda)Mi facissi avvidiri chi c’avi nto jtu! Bih, ma questo è ‘n-aneddu c’’u trapaziu…! Chi squisitezza! Chi è friscu?

TUDDA – Friscu friscu no, ‘u cugghemu ‘a simana passata. (c.s.)Avaia, lei è troppu bona cu mia, mi sta facennu addivintari macari russa paparina pp’affruntu. Non è megghiu ca canciamu discursu? S’assittassi! (prendono posto sul divano)Comu stanu ‘u baruni e ‘u baruneddu?

BARONESSA – Boni…dicemu boni….  

 TUDDA – Pirchì, ci su’ pobblemi?

BARONESSA –Pobblemi no…però semu ‘n-pocu preuccupati ppi me figghiu ‘u baruneddu, ‘u cunurteddu miu!.

TUDDA – ( chiaramente curiosa)Oh! E chi fu? Cosi gravi?

BARONESSA – Gravi non sunu, ma su cuntinua di stu passu, ci ponu addivintari. (con un velo di tristezza) Cara signuruzza, ‘a vera pena ‘a sapi sulu ‘u cori…

TUDDA – (con decisione)Barunissa, lei cu stu parrari strittu, ca dici e non dici, mi sta facennu preuccupari. Ancora non c’haiu caputu ‘u restu di nenti! Pirchì mi teni mpinta? Su lei mi vinni a truvari, significa ca mi voli fari sapiri qualchi cosa. Giustu?

BARONESSA –(guardando in giro con circospezione, trascina Tudda al centro del palco) Sunu cosi dilicati assai, di famigghia, e non ni pozzu parrari cu nuddu pirchì… ha diri missa…Però cu lei, ca ppi mia è comu ‘na soru, mi pozzu sbilanciari !

TUDDA – Oh, finalmente! Si sbuttunassi, allura!

BARONESSA –  Ppi forza m’haiu a sbuttunari? Sugnu pigghiata di friddu e non mi vulissi arrifriddari.

TUDDA – Ma chi capiu? Parrassi vah!

BARONESSA –Non sacciu di unni principiari…….

TUDDA – (sempre più risoluta)Di unni voli, basta c’accumincia! E circassi di fari ‘n-discursu bellu cumpletu, senza lassarini mancu ‘na junta!

BARONESSA – (con un filo di voce, dopo aver guardato in giro, trascina Tudda sul lato snstr del proscenio) ‘U fattu è ca me figghiu, dopu ca s’arricogghi, si chiudi nta so stanza e non parra cchiù, non mangia cchiù e non voli vidiri a nuddu. (commossa) Mi sta murennu ‘n-figghiu di miciaciu, mi sta murennu….

TUDDA – (falsamente dispiaciuta) Bih!!!!! Nuzzinteddu! (parlando in fretta) Chi mi cunta, chi mi cunta! Ma comu mai ? (tono normale e con palese curiosità) Non cridu ca qualcunu ci fici ‘a mavaria e nisciu di sensi? O si cumprumisi cu qualchi ballarina? Ah?…Ahu? (alla baronessa pensosa) Cu lei staiu parrannu! Mancu pp’’u tuppu ci passa! Almenu arrispunnissi!

BARONESSA – (sospirando) Aah! Ni sapemu picca e nenti macari nuatri. Avemu sulu ‘u suspettu ca nto menzu c’è qualchi carusa che lo sta… (abbassando la voce, con tono risoluto, si guarda intorno e  sposta Tudda sul lato destro del proscenio) sbentanno!       

TUDDA – (sempre più curiosa, guardando in giro con fare circospetto) Bih!!!!! (parlando in fretta) Chi mi cunta, chi mi cunta! Bih!!!!!

BARONESSA –Si, ‘u mutivu sarà sicuru chissu, pirchì cuntinua a murmuriasi sulu, e non fa autru ca ripetiri: (declamando)“Oh amore mio ingratula, perché mi arri-cacchi?”   

TUDDA – Arri-cacchi? Ma è sicura? Forsi dici: perché mi arri-spingi!

BARONESSA – No, dici propriu arri-cacchi! (declamando) “Chi ti ho fatto io di male che mi devi trattari così, comu un tinto ammuccasapuni”?

TUDDA – Ammuccasapuni? Ammuccalapuni!

BARONESSA –No, no, ammuccasapuni. Me figghiu a pulizia c’ha tinutu sempri!

TUDDA – (falsamente dispiaciuta e parlando in fretta) Chi sentu, chi sentu, chi sentu! Mi stanu arrizzannu macari ‘i carni! Matri, matri! (pausa)E cu è ssa smurfiusa ca ci sta luvannu ‘a saluti a dda cosa priziusa di so figghiu?

BARONESSA –Ancora ’u nomu no sapemu, però…

TUDDA – Carissima barunissa, i tempi sunu tristi assai. Cu c’avi ‘n-sulu figghiu e sparti chinu di sordi, ha stari sempri cu l’occhi aperti. ‘A scerra è sempri pp’’a cutra! Peri peri ci sunu certi sorti di culumbrini ca sanu fari ‘na sula cosa: jiri a caccia de’ figghiareddi di matri pp’arruvinalli. Sunu fimmini cajordi, sparritteri, nfrasciamati, mpanneddavaneddi,  nzunzati e non sanu mancu cucinari ‘n-ovu cirusu. Stanu tuttu ‘u jornu allicchittati avanti ‘u specchiu a mpruvulazzarisi ‘a facci e a tingirisi ‘u mussu comu tanti scimii. Chissa ca sta scuncicannu a so figghiu, mi jocu ‘a testa, ca è di ssa razza!

BARONESSA –Avi ragioni, sarà sicuru accussì. Lei ci fici ‘u ritrattu, ci fici. A traccia c’avemu…..(con voce bassa, si guarda intorno e  sposta Tudda al cntr del proscenio)

 TUDDA – (con curiosità palese) Aviti ‘na traccia? Bih, e chi traccia? Certu su mi ni sta parrannu voli diri ca è ‘na traccia mpurtanti. E’ veru? Senò mancu mi n’avissi parratu! Dicu giustu?

BARONESSA –A diri ‘a bedda verità, me maritu non voli ca fazzu avvidiri a cu’ è è…

TUDDA –(risentita, parla in crescendo)‘N-mumentu, sculicenzia e firmamu ‘u jocu! Cara la mia barunissa, tantu p’accuminciari, ju non sugnu cu è è. Secunnariamenti, chi c’entrunu i mariti quannu parramu de’ figghi. Terzu, non capisciu chi vinni a fari ni mia su avi tutti sti scrupuli. Si puteva stari a casa e non pirdeumu stu tempu! Quartu, e cca finii - pirchì mi sdisiccau macari ‘a lena a forza di parrari senza prufittu -, su m’ha fari vidiri qualchi cosa si spicciassi pirchì tempu di perdiri non n’haiu!  Oooh!

BARONESSA – (quasi scusandosi) Lei avi milli parti ragiuni, ma me maritu dici…

TUDDA–(interrompendola, c.s.)E ci torna! Ma chi po’ diri ‘n-maritu di tantu mpurtanti? Non mi dicissi ca quannu parra ‘u so lei ‘u scuta! Mi meravigghia, pirchì fussi l’unica ca ‘u facissi!(si sposta davanti al divano, seguita dalla Baronessa)

BARONESSA –  (con risolutezza) Nsumma, ‘a traccia ca truvamu è chista!(dalla borsetta tira fuori due lettere)

TUDDA – ‘Na littra?  

BARONESSA –Du’ littri. Una è ‘a brutta copia ca me figghiu ci mannau a ssa sciollira, l’autra è ‘a risposta.

TUDDA – E chi c’è scrittu?

BARONESSA–Chissu no sacciu. Giustu giustu, ju e me maritu …avemu l’ucchiali rutti e non c’’u putemu dumannari a me figghiu di liggirannilli.Chi dici lei?   

TUDDA – Bih, e chi mi dici a mia: certu, (marcando le parole) unu ca sapi leggiri, comu sapiti leggiri vuatri, comu fa a leggiri senza ucchiali? (con ironia) Unu ca sapi leggiri! Mi dassi ssi littri, ppi favuri.

BARONESSA –Prima chidda ca scrissi me figghiu. (porge una lettera e seggono)

TUDDA – “Mio caro amore asdillittevole…”So figghiu quannu scrivi porta l’ucchiali?

BARONESSA – Si metti, si leva, a secunnu comu si senti e a cu scrivi.

TUDDA – Cuntinuamu. “…senza di lei non pozzo…“ Pozzo? (breve pausa) E chi c’entra ‘u puzzu?

BARONESSA –Sicuramenti, cca l’ucchiali non ci l’aveva!

TUDDA – Accussì appi a essiri. “Senza di lei non pozzo campari. Mi allammico” Nenti, si c’appunu a rumpiri macari a iddu, (rimarcando) l’ucchiali! “Mi allammico a capire come non hai capito quello che ti volevo fari capire perché tu capissi le cose che gli altri non capiscono.”Lei c’ha caputu cosa?

BARONESSA –Veramenti non tantu…

TUDDA – E lei è so matri!Fiuramini cu no canusci! Prusiguemu! “Amori ingratula, sei como uno sbocciolo di rosa che non è spampanata, ma chiusa comu una cacoccila, in italiano carciofila. Una cacoccila bella citrigna, come quelle che si scroccono per mangiarsi il tronzo, colle pampine accucciate e stritte stritte, così come ti volessi tenere fra le mie braccia…Tuo per tutta la vita fino ca campo e anche doppo. Rispondi presto, non mi lasciare in tredici, come al tuo solito. Firmato, colui che t’ama perdutamente, il  baronello Pistaeammutta.”

BARONESSA –Chi figghiu arreumatico che c’ho!

TUDDA -  No, forsi ‘a reuma c’’a fa pigghiari a l’autri pirchì ‘i cosi ca scrivi fanu agghiacciari!

BARONESSA –Videmu chi c’arrispunniu ‘a culumbina! (porge l’altra lettera)

TUDDA – Si, Puddicinedda e Arlecchinu! (dopo aver visto la lettera, si alza. Rivolta verso il pubblico) Sta calligrafia mi pari a canuscilla! “Gentilissimo signore, quella che ho ricevuta stamane e la trentesima lettera in dieci giorni.”

BARONESSA –Ma quantu scrivi ddu beddu figghiu!…Quannu penzu ca si sta camuliannu alleggiu alleggiu...! (si distrae prendendo il ventaglio dalla borsetta)

TUDDA – (fra sé) Chista è ‘a calligrafia di me figghia Betta. “Non mi scriva più…perché sarò costretta a respingere le sue missive. Dimentichi per sempre il mio nome!” (c.s.) E’ idda sicuru! “Firmato, colei che non l’ama!”

BARONESSA –Matri, quant’è superba e  fanatica!

TUDDA – (molto risentita, siede) Signura! Superba e fanatica ‘u dici lei! Arrispunnissi a mia, chiddi ca scrivi so figghiu, ‘i putemuchiamari littri d’amuri? Lei stissa, chi amuri po’ nasciri quannu ‘na carusa leggi ca le pampine accucciate d’’i cacoccili si scroccono per mangiarsi il tronzo?

BARONESSA –Bih, avi ragiuni, signuruzza, nveci de’ cacoccili ci puteva purtari, comu esempiu, ‘n-bellu trunzu bastardu o allura ‘n-cavulu cappucciu, ca i fogghi l’hanu cchiù fitti!

TUDDA – Ahu, sunu fissati che trunzi nta sta famigghia! Signura, lei e so figghiu n’atu caputu ‘u restu di nenti: ‘nte littri d’amuri s’ha parrari c’’u cori e no c’’a panza !

BARONESSA –Comu voli lei, ma nuddu mi leva d’’a testa ca chissa è cajorda…

TUDDA – (con voce alterata) …Comu si pirmetti ? Sti nutizii a  lei cu c’’i desi?

BARONESSA –(protestando) Ma comu, non m’’u dissi lei antura ca peri peri c’è ssa razza di piritolli arruvinafamigghi?

TUDDA – (con decisone) Antura !  

BARONESSA –Ma pirchì, ora chi cangiau?

TUDDA – (stizzita, si alza e si dirige verso il centro del proscenio, seguita dalla Baronessa) Chi cangiau? Cangiau ca… non canusceva boni boni i fatti,… cu c’era ammiscatu n’’a storia e… l’ortaggi d’’a so famigghia.

BARONESSA –E non s’abbiliassi, signura. Mancu s’avissi affinnutu a so figghia!

TUDDA – (c.s.) Ci mancava macari chissu! Barunissa, circamu di  non ammiscari ‘u bistiami! (moderando la stizza) Chi ni sapemu nuatri ‘a genti cu è e cu non è! Ssa carusa ca scrivi, per esempiu, a occhiu e cruci, d’’a calligrafia, mi pari assinnata, faciotula, massara e di bona famigghia. Anzi, sugnu sicura ca a so figghiu ‘u …voli beni!

BARONESSA – ‘U voli beni? Trattannulu accussì?

TUDDA – Ma chissi, cara barunissa, si chiamunu sghicciuni d’amuri abbijati di scapocchiu! A carusa, fa finta ca ‘u rispingi (la spinge), nveci s’‘u chiama (la ritrae), ‘u ‘ncuraggia… “Mamma Ciccu mi tocca…”, vah! Appoi, parramu papali papali: so figghiu è chiddu ca è, ‘n-perfettu tru….Uhm! …E’ trubulu assai quannu scrivi, però cu è ssa carusa ca si pigghia ‘a rispunsabilità di rifiutallu… sapennu i soldi ca c’avi!

BARONESSA – (compiaciuta, si sposta a destra seguita da Tudda) Chissu è veru, n’avi quantu ‘a rina d’’u mari!

TUDDA – E ppi chissu dicu! Non si frasturnassi, barunissa, ca ‘na bona parola c’’a mettu ju!

BARONESSA – ‘Na bona parola? E cu cui?

TUDDA – (recuperando)…Vuleva diri no sensu ca ora parru cu cu’ haiu a parrari (strizzandole l’occhio) e videmu su putemu ncumari  ssa pignata ciaccata!

BARONESSA –Matri, quantu ‘a vogghiu beni. Lei trova sempre ‘u modu pp’abbissari i cosi. ‘U Signuri c’’a renni.

TUDDA – Lassassi perdiri, pp’’u beni de’ figghi, quannu ‘na cosa si po’ fari…

BARONESSA –Allura, si fa sentiri lei?

TUDDA – Appena haiu nutizii sicuri ‘a mannu a chiamari? Cuntenta?

BARONESSA –Sugnu cuntintuna. Prima ca mi ni vaiu ci vuleva addumannari ‘na cosa. Unni s’accattau dda bedda cullana ca ci visti ajeri? Chidda che badduzzi janchi……

TUDDA – Che badduzzii janchi? Ah! Nfacci a villa cumunali. L’accumpagnu. (escono dal fondo)

                                              SCENA DECIMA

CRASTENZIA – (entra da sinistra, assieme a Neli) Trasissi, trasissi. Vaiu a chiamari ‘a signurina. Ora ci portu ‘na cichira di café.

 NELI – (porta un grosso farfallino rosso) Staiu aspittannu a Delfu, su veni m’avvisassi.

CRASTENZIA – (contenta)Ha veniri macari iddu? Oh! Non dubiti. (esce da snstr)

NELI –Non mi pari mancu veru. Avi d’ajeri ca n’’a vidu è già mi sentu comu su fussi malatu! Finalmente ci pozzu parrari…’a pozzu tuccari…’a pozzu taliari nta l’occhi…Chiuttostu, spiriamo ca non ncontru a so patri.

CRASTENZIA – (porta il  caffè e lo pone sul tavolo)Cca c’è ‘u café  (esce da dstr)

NELI – (si accosta al tavolo per prendere il caffè,) Ma chi fici Delfu, unni jiu a finiri. ‘U mannai p’accattari ‘n-mazzu di ciuri e si persi.

BETTA – (entra da dstr e si ferma al centro del palco. Parla con tono alto. Neli, alla sua destra, la fissa estasiato) Buongiorno, (adagio) C’è me patri intra (forte)Crastenzia mi ha detto che lei mi cercava. Qual è il motivo? Mi deve dire qualche cosa d’importante?... (adagio) T’’u ricordi, veru, pirchì si cca? (forte) A lei non l’ho mai visto prima d’ora.

PRESIDENTE – (fuori scena) Betta, chi successi, pirchì sta’ gridannu?

BETTA – (forte)Oh, nenti, papà! Siccomu antura, pp’’a strata, persi ‘u fazzulittinu, ‘n-signuri ‘u truvau e gentilmente m’’u vinni a purtari.(incoraggia Neli a parlare)

NELI – (tornando in sé, forte)  Signorina, poco fa mentre la seguivo … volevo dire, mentri mi trovavo a passare da questa strada ho notato che dalla sua borsetta è caduto questo fazzolettino profumato (l’odora andando in estasi). L’ho vista entrare in questa casa e…

PRESIDENTE – (fuori scena) Betta, ju vaiu n’’a me stanza. Non vogghiu essiri disturbatu.

BETTA –  Va bene, papà. (origlia, per capire i movimenti del padre. A Neli) Grazie, signore, lei è troppo gentile! Meno male che è stato lei a ritrovarlo. Sarebbe stato un brutto guaio se fosse caduto in mano ad un delinquente o…un truffaldino…un ladro…un omicida, un…(non ha altri argomenti)

NELI - Un… matricida…un parricida… un nonnicida (si sente chiudere la porta dello studio) …E nveci ‘u truvau unu ca ppi tia spustassi i muntagni, i ciumi, e tutti i stiddi…(le poggia la mano sulla spalla)

BETTA -  Vadda, cumincia a spustari sta manu d’’a spadda prima ca spunta me matri e cu ‘n-timpuluni ca t’allippa i jangulara ti scugna idda!

NELI - (declama, baciandosi la mano) ”Questa mano è fortunata ha sfiorato la mia amata, ha sorbito il suo profumo mentre tutto mi consumo. Al mio cuor che gioia dà, lerullero lerullà”    

BETTA – (con sentimento) Nenti, ju quannu sentu sti cosi, subitu m’acchiana e mi scinni ‘na cosa….

NELI – T’acchiana e ti scinni? Chi mangiasti ajeri sira?

BETTA – Brocculi affucati ! Pirchi?

NELI –Chissu è. Ne digiristi! Pigghiti ‘n-pocu di bicarbunatu ca ti passa!

BETTA – Ma chi capisti? Ju vuleva diri….Forsi è megghiu ca lassamu perdiri. (gli  prende la mano, con sentimento) Oh, anima mia, quanto siamo sfortunati, forse non riusciremo mai a coronare il nostro sogno d’amore.Me patri e me matri non sentunu ragiuni, mi volunu dari ppi forza ‘n-tintu citrolu di baruneddu sulu pirchì c’avi i sordi. (soprappensiero)A propositu, tu comu si cumminatu?

NELI – Sugnu cumminatu ca ppi tia spustassi i …

BETTA – Ahu, si fissau ca ha spustari ppi forza qualchi cosa…O si spustatu tu!

NELI – Si, sugnu spustatu ppi tia …

                                               SCENA UNDICESIMA

CRASTENZIA – (entra dalla porta di dstr) Signurinedda, arrivau so matri. (scompare a sinistra  dopo aver ritirato la tazzina del caffé)

BETTA –A postu semu! (forte) Crastenzia mi ha detto che lei mi cercava. Qual è il motivo? Mi deve dire qualche cosa d’importante?... A lei non l’ho mai visto prima d’ora.

NELI – (forte)Signorina, mentre mi trovavo a passare da questa strada ho notato che dalla sua borsetta è caduto questo fazzolettino profumato (l’odora andando in estasi). L’ho vista entrare in questa casa e….

BETTA –  (forte) Meno male che è stato lei a ritrovarlo. Sarebbe stato un brutto guaio se fosse caduto in mano ad un delinquente…o…un truffaldino…

TUDDA – (entrando da dstr) Non capisciu pirchì tutti e dui stati gridannu accussì forti. ‘U ntisi tuttu ‘u quarteri chiddu ca fici stu picciottu.

BETTA – Ehm…..(forte) Siccomu è …è…menzu surdu, ppi farimi capiri haiu a gridari ppi forza! (verso Neli, gridando)E’ veru?

NELI – (ad alta voce) Si, purtroppo, quann’era nicu successi ca mentri jiucava a scarricabotta, mi sciddicau ‘u peri e patapunfiti, fici ‘na cazzicatummula ca ribbummai ‘n-terra e ntappai ‘a testa. Di ddu mumentu ‘n-poi ‘a ntisa mi difetta tannicchia!

TUDDA – (ad alta voce) E chi ci voli fari, ognunu avi ‘a so cruci. Chiuttostu c’’a offristi qualche cosa a stu giuvinottu?

BETTA – Non haiu avutu mancu ‘u tempu, vinni ora ora. (chiama) Crastenzia!

TUDDA –  (forte) S’accumudassi. (siede sul divano con Neli, mentre Betta resta in piedi, alla destra della madre)

CRASTENZIA – (entrando da snstr) Cumannassi signurinedda.

BETTA – Porta ‘na cichira di café ppi l’ospiti. (Crastenzia esce da snstr)

TUDDA –  (forte) Lei di unni veni? Chi fa di bellu n’’a vita?            

NELI – (c.s.) Sugnu di Palermu e, oltri a fari ‘u pueta, mi dilettu a scriviri i storii  ca succedunu nto munnu e ‘a genti mi cunta.

TUDDA – Bih, chi bellu misteri! (ad alta voce) E dopo ca l’ha scrittu, a lei chi ci ni veni?

NELI –(ad alta voce) A mia? Nenti ! ‘U fazzu ppi passioni e ppi dilettu! (Crastenzia rientra e dopo aver portato caffè e biscotti, esce da snstr)

TUDDA – (con ironia)‘U so misteri è veramenti ntirissanti! (ad alta voce) Perciò lei, stringi stringi, non avennu né arti né parti, non avi mancu ‘na ntrasitura fissa.

NELI – (c.s.) Precisu!

TUDDA – (c.s.) E comu campa ?

NELI – (c.s.) Come gli uccelli del bosco che non hanno un riparo sicuro, vivono di poco e sono felici...

TUDDA – (c.s.) …E cuntenti!

NELI –  (compiaciuto) Si!

TUDDA – Matri matri (a Betta, piano) Si po sapiria chistu unni ‘u truvasti? Intra l’ovu di ciucculatta? E’ ‘n-povuru vagabunnu sdibusciatu. Fatti turnari ‘u fazzulettu e ci duni ‘u fogghiu di via!

BETTA – (piano)Sarà comu dici tu, però avi sentimenti nobili e ‘n-cori ginirusu. Chista è ‘a vera ricchizza!

TUDDA –  N’’a perdiri, ti raccumannu, sarvatilla nto caruseddu sta ricchizza!

(a Neli, forte) Su lei ci pirmetti avissi a parrari ‘n-mumentu cu me figghia.

NELI – (ad alta voce) Prego, prego.

TUDDA – (si sposta assieme a Betta sul proscenio, mentre Neli, dopo aver sorseggiato il caffè e assaggiato qualche biscotto, legge un giornale) Stamatina vinni a truvarimi ‘a barunissa Pistaeammutta e mi cuntau i peni ca stanu vidennu c’’u baruneddu Fofò ppi causa di ‘na carusa ingrata, ca ‘u sta facennu soffriri.  

BETTA – (con malcelata ironia) Bih, puvureddu! E chi ci sta cumminannu di accussì gravi ppi fallu soffriri?

TUDDA –‘U sbintau! Anzi, ppi farici arrusicari l’ossa, ci scrissi ca è megghiu ca si scorda ppi sempri ‘u so nomu. Iddu ‘a pigghiau autuna, e ora cuntinua a fari ziu ziu comu ‘n-surgi n’’a jaggia!

BETTA – (c.s.) Mischineddu! Comu si pirmetti chissa a trattallu accussì! Povuru Fofò, (con tono sprezzante) iddu ca era abituatu a pigghiarisi nzoccu vuleva, stavota ntappau! Su sapissi a pena ca mi fa!

TUDDA – (irritata) Basta,‘u capii ca capisti. Jucamu a carti scoperti! M’’a voi cuntari ppi favuri ‘a storia d’’i… cacoccili d’’u baruneddu Pistaeammutta?          

BETTA -  (con lo stesso tono della madre) Vistu ca ti vinnuru a cuntari tutti cosi, parramini chiaru! Mammà, tu dicu ‘na vota ppi sempri, a mia di ssa speci di cannolu chi peri, non mi nteressa ‘u restu di nenti.

 TUDDA – (moderando la stizza) Ma arraggiuna, ti voli beni…

BETTA - Mamà non mi cutturiari ‘a vita

TUDDA – Parra alleggiu, ca chiddu sta sintennu tutti cosi.

BETTA – E’ surdu !

TUDDA – Ma ‘u sai quantu è riccu ssu cannolu, comu ‘u chiami tu? ‘U sai? U sai ca è patruni di menza chiana?  Su t’imbriachi fallu di vinu bonu!

BETTA – E ci torna, po’ essiri patruni di tutta ‘a chiana di Catania, ppi mia s’’a po’ teniri stritta sutta ‘a scidda. E’ zampirru e gnuranti, ma ‘a cosa principali è chidda ca no vogghiu beni.

TUDDA – Non mi cuntari bullittini. Quannu una si marita, non è nicissariu vuliri beni. ‘U beni, ddocu ci voli, veni d’’a chiana. Ascuta a mia ca sugnu cchiù granni, chiddi ca hai tu sunu fisimi ca ‘n-tempu nenti passunu.

BETTA -  Mammà, basta! A vita è ‘a mia e dicidu ju chi n’ha fari !

TUDDA – Ah! Accussì ‘a pigghi?

BETTA – (con risolutezza) Si, al cuore non si comanda! Chiuttostu restu bizzocca o mi fazzu monica di clausura!

TUDDA – E allura ti po’ priparari ‘a truscia e circariti ‘n-cummentu. O ‘u baruneddu o nuddu! Borgiornu !(esce da dstr)

BETTA – (piangendo, rivolta a Neli) ‘U sintisti chi dissi me matri?

NELI – (andandogli incontro) No!

BETTA – (c.s.) Comu no?

NELI - …Successi ca mentri jiucava a scarricabotta, mi sciddicau ‘u peri e patapunfiti…

BETTA – (c.s.) Avaia, non fari ‘u scemu…

NELI – (con passione) Quantu è bellu fari ‘u surdu. Si sentunu cosi ca cu avi ‘a ntisa mancu s’insonna. Cuntinua, cuntinua a parrari, ca sugnu surdu. Vogghiu ancora sentiri ca mi voi beni, ca ppi mia si disposta a sacrificariti, sintirimi ripetiri ca sugnu l’omu cchiù furtunatu d’’u munnu, ca…   

BETTA – (angustiata) Si, parra, parra. Chissu sulu ni resta.

NELI – (rassicurante) Ma quantu si babba, ‘a cosa cchiù mpurtanti sai qual è? Ca ni vulemu beni! ‘U restu non cunta! A to famigghia non voli? Pacenza, voli diri ca facemu  a menu di iddi. Ni ni jiemu a Palermu e ni maritamu dda.

BETTA – No, ju non scappu! Ci vogghiu fari capiri ca nuatri ni vulemu beni seriamenti e s’hanu a cunvinciri a darini ‘u cunsensu.

 

                                                SCENA DODICESIMA

PRESIDENTE – (da fuori scena) Betta!

BETTA – Me patri! (Neli si stacca da Betta e fa finta di osservare un quadro appeso alla parete dstr)

PRESIDENTE – (entrando da snstr, posa lo sguardo sul giovane, poi si rivolge a Betta) ‘U sai ca nta me casa, genti ca non canusciu non ni vogghiu vidiri!

BETTA –  (confusa) Ma papà…è….

PRESIDENTE - ..E non è ‘a prima vota ca t’’u dicu…

BETTA – (c.s.) Veramente…ju….

PRESIDENTE – Ma chi ti pigghiau? Nsumma si po’ sapiri cu è chissu?

BETTA – No…sacciu…comu …

PRESIDENTE – Comu? Non sai cu è e ci parri? Giuvinottu…

BETTA – Non ti senti, è menzu surdu.

PRESIDENTE – Macari? (forte) Giuvinottu, cu lei staiu parranno. Si po’ sapiri cu è lei ? (notando il farfallino di Neli che nel frattempo si è voltato, cambia tono e  atteggiamento) Ah, lei è? M’’u puteva diri prima! (fra se) ‘A taddarita russa!

BETTA – ‘U canusci?

PRESIDENTE – (non sapendo cosa rispondere) S’’u canusciu? Si…forsi…no sacciu…mi pari a canuscillu… 

BETTA – (insistente) ‘U canusci o no ?

PRESIDENTE – (forte) Ma pirchì, avi mpurtanza? Quannu unu è distintu comu stu giuvinottu, ‘a canuscenza non avi significatu. E’ veru?

NELI – (forte) Troppu gentili .

PRESIDENTE – (Si avvicina a Neli davanti al divano) E chi dissi di spiciali? S’assittassi ca ora ni pigghiamu ‘na cichira di café.

NELI – (mentre siede sul divano, fra se) N’autra?

PRESIDENTE - (si avvicina alla porta di snstr e chiama) Crastenzia! 

CRASTENZIA - (entrando da snstr) Comandi !

PRESIDENTE – Porta ‘na cichira di cafè ppi st’amicu.

CRASTENZIA – (con lo stesso tono di Neli) N’autra? (esce da snstr portando via il vassoio con la tazzina ed i biscotti rimasti)

PRESIDENTE– Ma varda chi lingua pizzuta! A chissa, non passa assai c’abbiu fora! (siede sul divano, mentre Betta resta alla sua destra, in piedi)

BETTA – (forte) Papà, stu signori, truvau ‘u me fazzulittinu pp’’a strata…

PRESIDENTE – (forte) E tu purtau di cursa…’U vidi ca haiu ragiuni. Si capisci a coppu ca è ‘na persona speciali, d’animu gentili e...non talia piriculi, dicemu… curaggiusa.

BETTA – (c.s.) Curaggiusa?

PRESIDENTE – (c.s.) Pirchì comu si po’ chiamari unu ca ppi ‘n-fazzulittinu senza valuri, arrisica ‘a vita.

BETTA - (c.s.) …Arrisica ‘a vita?

PRESIDENTE – (c.s.) Ca certu! Cu sti tempi ca currunu, che dilinguenti ca si fituliunu, nveci d’aviri a chi fari cu nuatri, avissi ncuntratu ‘na famigghia di spataioli, comu ci fineva a stu picciottu? Scanzatini! Non mi ci fari pinzari!

NELI – (si alza) Forsi è megghiu ca ju mi ni vaiu e levu l’incomudu. Tantu, ‘u fazzulettinu ‘u cunsignai…( da snstr entra Crastenzia, poggia il vassoio con i caffè sopra il tavolinetto e poi esce, sempre da snstr)

PRESIDENTE – (forte) Chi va dicennu? Accuntu s’assittassi e si pigghiassi ‘u café. D’oggi in poi, ‘a porta d’’a me casa ppi lei è sempri aperta! Anzi, ‘u nvitu a pranzu!

NELI – (c.s.) Grazie, troppu gentili. Nta stu paisi siti tutti cortesi e ospitali.

PRESIDENTE – (c.s.) Ci sunu però macari chiddi ca hanu ‘a lingua longa e cuntunu cosi ca non sunu veri…

NELI – (c.s.) E chi voli fari, tuttu ‘u munnu è paisi...Basta non darici cuntu, a ssi ‘mbrugghiuni…

PRESIDENTE – (c.s.) Bravu! Ma ‘u sapi ca lei mi sta piacennu? A propositu, scummettu ca è di Palermu!

NELI – (c.s.) Si!

BETTA - Ma comu ‘u capisti ?

PRESIDENTE – (soprappensiero) ‘U sacciu pirchì ppi telefunu, Ciuzzu…

BETTA – Chi c’entra Ciuzzu?

PRESIDENTE – Ciuzzu? …(confuso) Chi c’entra?... Ciuzzu? (con sollievo) Certu ca c’entra, pirchì stu picciottu avi ‘a stissa parrata di me cucinu Ciuzzu, ca è di Palermu!

NELI - (forte) Avi vinti jorna ca sugnu cca!

PRESIDENTE – (c.s.) Mih! Allura ha avutu tuttu ‘u tempu di visitari ‘a cità, di parrari cu tanta genti!

NELI – (c.s.) Non mi pozzu lamintari!

PRESIDENTE – (c.s.) Comu sugnu cuntentu! Chi ci facemu truvari a pranzu? (pausa) …Videmu, videmu… Scummettu ca ci piacissi mangiari bellu piattu di piscistoccu alla ghiotta!

BETTA – Papà, ma ti pari ‘u casu?

PRESIDENTE – Me cucinu Ciuzzu mi dissi…

BETTA – Papà, ma chi c’entra n’autra vota Ciuzzu?

PRESIDENTE – Ciuzzu? …Ciuzzu c’entra sempre, ppi mia è megghiu di ‘n-frati! Fu iddu ca mi dissi ca i palermitani vanu pazzi pp’’u piscistoccu alla ghiotta! (quasi a convincerlo) E’ veru ca a lei ci piaci assai assai ‘u baccalaru fattu accussì?

NELI – (forte) A mia? …‘u piscistoccu alla…? (guarda Betta che gli fa cenno di assecondarlo) Certu, ni vaiu …pazzu.

PRESIDENTE – Ha vistu? ‘U capii a volu ca ci piaci.

NELI – (c.s.) Ora, su lei ci pirmetti, tornu all’albergu.(si alza)

PRESIDENTE – (c.s.) Certu, l’aspittamu a pranzu. (si alza)Betta accumpagnulu. (i giovani escono dal fondo) Auh, abbuccau all’amu senza isca. Ora è ‘n-jocu farici cangiari opinioni. (esce soddisfatto da dstr)

 

                                              SCENA TREDICESIMA

Dal fondo entrano Crastenzia e Delfo. Questi, porta un mazzo di fiori. CRASTENZIA – ‘U to patruni si ni jiu ora ora.

DELFO – Avi ‘na matinata ca ‘u cercu, ni stamu assicutannu senza sapillu.

CRASTENZIA – (invitante) Ma tu sai assicutari sulu ‘u to patruni?

DELFO – (non raccogliendo) Iddu già m’abbasta e m’assupecchia.

CRASTENZIA – (fra se) Salaratu, capisci a volo. (a Delfo) Dammi ssi ciuri ca ‘i posu dda banna. (esce da snstr)

                                          SCENA QUATTORDICESIMA

PRESIDENTE – (rientrando da dstr, vede Delfo che si inchina per salutarlo) E chistu cu è? Nautru ca taddarita russa ? E quantu ci ni sunu?

                                                  FINE ATTO PRIMO

                                              ATTO SECONDO

                                                     Scena prima

PRESIDENTE – (entra dal fondo assieme a Pistaeammutta e si dirigono verso il centro del palco) ‘U capii ca c’ha misu tutti i mezzi, però… (quasi rassegnato)Avanti, mi facissi sentiri ssu rapportu.  

PISTAEAMMUTTA – (legge) “In data…..ecc. ecc. a-scoltata la lettera omonima scritta di un onesto cittadino, sulla quale si parlava di certe male parole contro il nostro principino (scattano sull’attenti)erete al trono d’Italia, arrivolte da un intivituvo con una cravatta di colore rosso sbambante col gruppo a farfalla, io metesimo capo della pulizia, barone Pistaeammutta, qui presente, comantava a tutti i poliziotti e vaddia cità, a piedi, a cavallo e motorizzati in bicicletta, ppi non parlare dei militari di (velocemente) mari, di terra e di cielo in pensione, di acchiappari cotale malo entivituo.”

PRESIDENTE – Baruni, pirchì non si sforza tannicchedda a scriviri cchiù chiaru?

PISTAEAMMUTTA – E chi voli, io c’ho questo pregio, mi butto come mi fece matre natura, non veto ostacoli.      

PRESIDENTE – Però stassi attentu, ca su ntappa bonu bonu si po’ macari addifittari!

PISTAEAMMUTTA – Grazi per l’avvertenza! Prosequiamo. “Malgrato hanno stati organizzati in un piano strategico militare, i metesimi forzi dell’ordine non hanno riusciti a trovari traccia di uomini con tallarite del colore inticate nella omonima e-pistòla.”

PRESIDENTE – (correggendolo)…Epìstola…  

PISTAEAMMUTTA – (ripetendo a malincuore) E-pìstola, come comanta lei. “Le unici tallarite, di colore bianco e nero, regolarmente sequestrate per ulteriori intagini, hanno appartenuto a cammareri, ballarini e carriamorti. Una tallarita gialla, invece, era del gelataro ‘Nzullo Perciapalle, di fu Minico e di Alfia Sanguedolce, nato a (il Presidente gli fa segno di essere più conciso)…gelataro meglio denominato “Non c’è megghiu d’’u pistacchiu”, detto così perché si vanta di essere l’unico a sapere fare il gelato alle carrube…”  

PRESIDENTE – Ma chi c‘entra c’’u pistacchiu?

PISTAEAMMUTTA – (con l’occhio indagatore)Veru! In merito mi arriserbo di fare alteriori intagine. “….Il sopranzitetto di cui sopra soprannominato gelataro, arrestato con tutta la taddarita mentre tentava di scappottarasilla, arrivelava, dopo uno astringente interrogazione, che la sua farfalla non era gialla di nascita, ma di colore celeste. Questo fatto ha fatto penzare a una birbanteria di mescolazione di colori non autorizzati e l’ho accompagnato in carcere.”    

PRESIDENTE – Lei? ‘U ccumpagnau lei?

PISTAEAMMUTTA – E cui allora? Di persona! Prisichemu, “Nel mentri…

PRESIDENTE – Ma è ancora longa?

PISTAEAMMUTTA – Totici pagine uso bollo.

PRESIDENTE – Ci dispiaci accuzzalla tannicchia. Mi liggissi sulu ‘u finali.(seggono sul divano)

PISTAEAMMUTTA – Subitissimu. Allura… allura… ecco, “ Un giovane di belle speranze, ma con i causi corti, di quelli che la gente chiesastica chiama  “e s p l o r a t o r i”  o “voi scausi”…

PRESIDENTE - …Boy scout…

PISTAEAMMUTTA – Boy o voi, sempre equini sono! Allora…ho smarrito anche il filo…Ah, eccomi… “Ha venuto questo……(cercando il consenso del Presidente)  voi …o boy  e molto risulenti a me mi ha confessato, anche se non sono parrino, di aversi lui addunato di un entivituo con la soprannominata taddarita rossa mentre traseva nel noto albergo di lusso “Sogni d’oro”. Di corsa abbiamo giunti in questo luogo e dopo una interrogazione di quelle scientifici scientifici abbiamo saputo che quello che porta la farfalla rossa si dichiara di essiri un non meglio precisato entivituo che si fa chiamare principino di Ficuzza.”. (come per concludere) Che noi non ci cretiamo!

PRESIDENTE – Principinu di Ficuzza ?

PISTAEAMMUTTA – Ca quali, è solo un imposturamento che non mi cala manco con le bumme. Ancora quello che mi deve prentere per i sottofonti ha nasciri! Questo è un trucco più vecchio del cucù che si chiama (marcando le parole) travestimento di connotati! Non mi veni mancu d’arridiri, non mi veni! 

PRESIDENTE – Ci scummetti ca ora ‘u fazzu arridiri ju?

PISTAEAMMUTTA –Manco se mi accattiglia sotto l’ascella, arriro !

PRESIDENTE – Baruni, stamatina, nta sta casa c’ha statu ntrasi e nesci di genti c’’a taddarita russa ca lei mancu s’’u immagina! A cuntaraccilla è troppu longa, ci dicu sulu ca li nvitai tutti a pranzu.  

PISTAEAMMUTTA –Ma allura è fatta! (si alzano)

PRESIDENTE -  Prima dobbiamo sapiri chi cosa sanu e poi, a cosa cchiù difficili, cunvincillu ...

PISTAEAMMUTTA - … A convincillo, con le  buone (fa segno di soldi) o con le  cattive (fa segno di botte), ci penzo io.      

PRESIDENTE – Lei non penza propriu a nenti. Cunvincillu significa farici capiri ca ‘u dannu, su dannu ci fu, si po’ rimediari. Sulu chissu putemu fari.                                                                                        

PISTAEAMMUTTA  - Come vole Dio!

PRESIDENTE – Chiuttostu, c’’u affidai a Betta.

PISTAEAMMUTTA – (sospettoso)A Betta ? Ma chi è caruso questo ?

PRESIDENTE – Si! (sminuendo) Ma è surdu ...

PISTAEAMMUTTA – Bih, meschinello ! A proposito, c’ha ditto cosa Betta per  la mia proposta di…  (fa segno di unione con le dita)

PRESIDENTE – Ci ni parrai e mi parsi ntirissata, mi dissi ca ora ci penza e al più presto ni duna ‘a risposta. Maritarisi è ‘n-passu troppu mpurtanti e ‘a carusa  avi bisognu di riflettiri.

PISTAEAMMUTTA – Certo, certo.

 

                                                    Scena seconda

TUDDA – (entra da dstr e si pone fra i due) Oh, baruneddo Pistaeammutta, quali onori!

PISTAEAMMUTTA – (baciandole la mano) Ma signora, l’onori è tutto mio. Io quanto sopraggiungo in questa casa mi sento come se sarebbe a casa mia.

TUDDA – Le cose della vita non si sano mai. Chi lo sa se un giorno…lei…

PRESIDENTE – Ju vi lassu pirchì haiu ‘n’appuntamento. Arrivederci (esce dal fondo)

TUDDA – C’’u sapi, dicevo, se un giorno lei non po’ appiricari qua dentro.C’’u sapi...

PISTAEAMMUTTA –Questo è il sogno che sogno sempre. Ma, ultimamente, ci sono stati dell‘intoppiti che purtroppo hanno portato fora della carrata questo tesiterio.

TUDDA – Ma questi intoppiti bisogna saperli …ammanzare. Qua si vede l’uomo!

PISTAEAMMUTTA – Giusto! Ma ppi potelle ammanzari, bisogna anche vetere che tipo di animali uno si trova davanti. Signora, può ammattere che se mi ci metto bono bono mi arrinesce anche a fare miracoli, ma il difficile lo sa lei quando è? Quanto il santo è di marmuro e non suda !

TUDDA – Ma come fa a sudare se a questo santo lei ci continua a pallare di culinaria carciofesca e non ci fa sentiri (con passione) ddu cauru che lei m’intendi? (quasi a scusarsi del tono di prima) Cauru, ppi fari sudari ‘u… marmuru, si capisci! Nsistissi, barone, nsistissi, ca prima o poi questo marmuru ha sudari. O suda o suda!

PISTAEAMMUTTA – Accussì spiriamo!

 

                                                  Scena terza

BETTA – (da fuori scena) Mammà!

PISTAEAMMUTTA – TUDDA – Oh, …‘u marmuru!

BETTA – (entrando da dstr si dispone alla snstr della madre) Bongiornu !

TUDDA – Ma varda chi cugnintura, ‘u baruneddu parrava propriu di tia. Non sai chi c’ha scappatu d’’a vucca. Baruneddu, chi fa, c’’u ripeti lei a Betta chiddu ca ha dittu a mia?

PISTAEAMMUTTA -   (in confusione) Veramenti…

TUDDA – ‘U capii, s’affrunta di mia! E va beni, vi lassu suli (con ostentata complicità)accussì siti  libiri di fari nzoccu vuliti! (a Pistaeammutta, dopo aver guardato la figlia) Certu, ‘u marmuru è chiddu ca è, ma cu ‘n-pocu di pacenza… 

BETTA – Quali marmuru?

TUDDA – Quali marmuru?...Ca ‘u marmuru d’’a tuletta. Crastenzia ci lassa sempri ‘n-jitu di pruvulazzo. A chissa finisci ca ‘a licenziu!

BETTA – Mi dispiaci pp’u baruneddu, ma ju haiu chi fari e non pozzu stari cca cu iddu.

TUDDA – E c’ha fari di tantu urgenti?

BETTA – Haiu a nesciri !

TUDDA – E unni ha jiri?

BETTA – ‘U papà mi dissi su ci poteva fari ‘n-pocu di cumpagnia a ddu picciottu di stamatina, chiddu ca truvau ‘u fazzulittinu.

TUDDA – ‘U surdu ?

BETTA – Si ! ‘U papà voli ca ci fazzu visitari ‘a cità!

TUDDA – A to patri sti belli idei di unni ci venunu? Ci n’erunu scecchi a fera!

BETTA – Accussì mi dissi ‘u papà e accussì fazzu!

TUDDA – (con rabbia trattenuta a stento) Mi sta acchianannu ‘a sterica. Accuntu statti cca. Ci parru ju cu to patri. Baruneddu, ‘u salutu. (esce da dstr)

PISTAEAMMUTTA -  (dopo lunghe prove sul come muoversi e un impacciato silenzio)Signorina…

BETTA – (con atteggiamento sostenuto) …E allura ?

PISTAEAMMUTTA -  (c.s.) Signorina…  

BETTA – (c.s.) …E su dui. Baruni, a quantu dobbiamo arrivari?

PISTAEAMMUTTA – (con teatrale slancio amoroso) Signorina…non le tico e non le conto come mi sento strabburuto da quanto le mie polpastrelli hanno toccato la sua lettera di addio all’amore che ci volevo tare. Non veto più luce, la mia vita è tutta un annigghiamento. Anche mia matre m’addomanta…

VOCE BARONESSA -  (fuori scena)“Fofò, figghiu d’’a mamma tò, cu t’’a fici ‘a bobò?”

PISTAEAMMUTTA –E io non c’ho…si…non c’ho il coraggio d’arrisponnerci perché la verità la po’ fari soffrire e colanche morire.

VOCE BARONESSA – (c.s.)  “Fofò, veni a mangiari, ti ho preparata la frittata che ti piace assai assai, quella con i tronzi d’’i carciofini. Voi essiri civatu, Fofò? “

PISTAEAMMUTTA –Ma è inutili! Mi ho anche scordato cosa è il pistiamento.

VOCE BARONESSA - (c.s.)  “Fofò, su fai ‘u bravu ‘a mamma ti duna ‘a cicci”

PISTAEAMMUTTA – Nessuna cosa ormai mi allicca, tutto è zero tagliato. 

VOCE BARONESSA - (c.s.)  “Fofò, pirchì parri sulu, pari ‘n-povuru cretinu, non cridu ca diventi macari pazzu?”

PISTAEAMMUTTA –(come se rispondesse alla madre) Si, ho addiventato pazzo, la pazzia mi esce anche dalle orecchie per colpa di una femmina crutele.

BETTA –  Baruneddu, ora jemuci alleggiu che paroli. Crudele non haiu statu mai cu nuddu. Specialmente cu lei. Anzi, ci pozzu diri ca a lei… a lei (come se facesse una concessione) …’u…vogghiu beni…..

PISTAEAMMUTTA – Mi voli beni? Oh, curina del mio cuore … 

BETTA – (puntualizzando) Ma chi capiu? Mi facissi finiri ‘u discursu…’u vogghiu beni comu …comu…comu ‘n-frati!

PISTAEAMMUTTA – Basta, non arresisto più. (teatrale) Me ne vato disperato, sconsolato e scoraggiato. 

BETTA – ( c.s.) Oh, perché è sconfortato? Vada a prendersi un gelato.

PISTAEAMMUTTA – ( c.s.)Si, lo scelgo di pistacchio ma mi scanto che mi macchio.

BETTA – ( c.s.) Serve a lei una bavetta, gliela prendo in tutta fretta.

PISTAEAMMUTTA –( c.s.) Non si pigli questo sballo, faccio a meno del percallo.      

BETTA – ( c.s.) Alla porta l’accompagno, perché devo andare …in bagno.

PISTAEAMMUTTA – ( c.s.) Me la filo solo solo, con compagno il mio sconsolo. (esce dal fondo, corrucciato)

BETTA–Ooh! Finalmente se ne è andato, corro tosto dal mio amato!(esce da dstr)

                                                    Scena quarta

Entra dal fondo assieme a Neli. Durante il dialogo terranno il tono della voce alto.

PRESIDENTE – Fici beni a veniri ‘n-pocu prima. Accussì putemu parrari tanticchia di sulu a sulu.

NELI – Aveva appuntamentu cu Betta e…

PRESIDENTE – Si jiu a priparari. Avaia, non po’ stari un pocu cu mia? Aviti tantu tempu ppi stari assemi…Accuntu, pigghiamini ‘u café. (chiama) Crastenzia!

CRASTENZIA– (entra da snstr) Ci portu subitu du’ cichiri di cafè! (esce da snstr)

PRESIDENTE – Ju, a sta carusa c’ha aumentari ppi forza ‘a pava. E’ troppu sperta! Allura, unni erumu arrivati…Chi fa lei di bellu a Palermu? Scummettu ca è impiegatu nta qualchi ufficiu mpurtanti! (seggono sul divano)

NELI – No, mi passu ‘u tempu a scriviri…

PRESIDENTE – Bih! E chi scrivi di bellu?       

NELI – Sopratuttu poesii! Siccomu mi piaci parrari cu tutti, scrivu macari ‘i storii ca mi cunta ‘a genti ca ncontru.  (Crastenzia serve i caffé ed esce da snstr)

PRESIDENTE – (sulle spine) E poi chi ni fa di chiddu ca scrivi?

NELI – Ci mannu a Palermu

PRESIDENTE – (deducendo con sconforto) E certu, unni l’ha mannari? A Palermu, a chiddu ca ci dissi di scrivilli! E’ veru?

NELI – Dicemu ca è accussì. Ci mannu o me edituri, ca ‘i stampa.

PRESIDENTE – (con curiosità interessata) Scusassi, ma a chissu non c’abbasta a copia ca scrivi lei? Chi ni fa di chiddi ca stampa?

NELI – Comu chi ni fa? Ci manna e librerii e ‘i bibliotechi di tutta l’Italia.

PRESIDENTE –  (quasi allarmato) Tutta tutta?

NELI – Ca certu, allura n’avissi scopu chiddu ca scrivu!

PRESIDENTE – (conclusione amara) Eh! Veru, chi scopu avissi? (come un automa) Lei scrivi, iddu stampa e spidisci…..stampa e spidisci….

NELI – Bravu! Anzi, ‘na copia c’’a manna macari o re (si alzano in piedi).. Pirchì macari iddu ha sapiri…

PRESIDENTE – (interrompendolo, in preda al panico) Certu, macari iddu ha sapiri… (si abbandona sul divano) Matri, mi sento ‘na muddacchia….

NELI – Chissi sunu i troppi café ca pigghia…

PRESIDENTE – (con un filo di voce) Mi facissi capiri megghiu. Perciò, lei vinni cca, s’ha fattu cuntari tutti ‘i fatti di chistu e di chiddu …  

NELI –  …Sulu chiddi cchiù …pitittusi!

PRESIDENTE – Certu, non è ca si po’ mettiri a scriviri tutti ‘i babbanarii ca sbummica ‘a genti!

NELI – Bravu! Accuntu scrivu tuttu chiddu ca mi cuntunu, appoi, ‘u sapi chi fazzu?

PRESIDENTE – (sempre più sulle spine) No!  

NELI –Vaiu a sustanza, pigghiu ‘u sucu sucu. I cosi longhi e brurusi ne sumportu. Lei mi capisci di sicuru…

PRESIDENTE – (con un filo di voce) Autru su ‘u capisciu! Mancu a li cani, i cosi brurusi! A cu c’’u dici!

NELI – Ci ni fonu dui, specialmente, ca mi cuntanu certi cosi…..

PRESIDENTE –  Si ricorda i nomi di chissi?                          

NELI –– Su non mi sbagghiu  a unu ‘u chiamunu …“vucca d’infernu”

PRESIDENTE – (sconfortato)…Araziu !

NELI - …E all’autru …”’intrichiti ‘ntrichiti”

PRESIDENTE –  (c.s.) Cicciu! Ora si ca semu a postu! E chi ci dissunu si du’ galantomini?

NELI – N’’a finevunu di parrari … e poi cu tutti i particulari.

PRESIDENTE – Per esempio ?

NELI – Lei non s’ha siddiari, di  chiddu ca scrivu non ni pozzu parrari cu nuddu su prima non veni stampatu. Dicemu ca è ‘na speci di sicretu d’ufficio. 

PRESIDENTE – Ppi carità, e cu voli sapiri cosa. A mia era ‘na semplici curiosità. Su non si po’, non si po’. Chi c’entra!

NELI – Ma chi ci pari ca mi cuntanu? I soliti cosi: ca c’è qualcunu ca mangia bonu, autri nveci ca ‘a  sustanza ‘a vidunu di luntanu….

PRESIDENTE –  (fra se) E chidda cafudda ficuriania! (a Neli, con un filo di voce)Di broru ci ni parranu?

NELI – No. Sulu di ficurinia: ca aviti certi bastarduni…sustanziusi…

PRESIDENTE – Lassamu perdiri…

NELI – Si forsi è megghiu! Oramai non mi meravigghiu cchiù di nenti, unni ti giri giri ci sunu mbrogghi e ntrallazzi. E’ veru? Certu, lei cu l’esperienza ca avi sti cosi ‘i sapi megghiu di mia.

PRESIDENTE – (sempre di più sulle spine) Autru, su ‘i sacciu!

 NELI – Comu ci dissi, accomora, non ci pozzu fari leggiri nenti, però ‘na copia appena è pronta c’’a mannu!

PRESIDENTE –  E unni,‘n-carciri?

NELI – Lei è sempri schirzusu.

PRESIDENTE – ‘U fazzu ppi non chianciri!

NELI –  (ride)Ah, ah, ah! Lei mi fa arridiri.

PRESIDENTE – L’accumpagnu n’’a stanza di me figghia Betta. (escono da dstr)

 

                                                 Scena quinta

       Entrano dal fondo, ballando con la solita musica resa più triste, Pistaeammutta, Basilisco, Pennacchio, Contini Balini, Scialacori. Da destra entra il Presidente che resta in piedi, i comandatori, invece, seggono.

PRESIDENTE – Signori, come sicuramente saprete, sono riuscito a parlare con il suprantindenti con il farfallino rosso. Ebbene, il succo del nostro colloquio ve lo posso riassumere in due  parole: sa tutto!

TUTTI – Oh!

PRESIDENTE – L’hanno informato per filo e per segno di tutti i fatti. Ma la cosa grave è che quello che ha scritto sarà stampato in centinaia di copie che saranno distribuite a tutte le librerie e le biblioteche d’Italia! “Perché tutti devono sapere”: così ha detto!

SCIALACORI – Ma allura macari me frati ca sta a Passupisciaru ‘a veni a sapiri ‘a storia d’’u broru?

PRESIDENTE –Ma non ho finito. (desolato) Una copia la riceverà anche il nostro beneamato sovrano (tutti in piedi)

PENNACCHIO – No, ‘u riuzzu no! (seggono)

PISTAEAMMUTTA - Ma chi l’appe questa manciafiume di cuntarici tutti cosi? CONTINI BALINI – Di ficurinia ni parrau?

BASILISCO – E di pagghiazzi?           

PRESIDENTE – Per favore, calma. Il suprantindenti con me non ha parlato chiaramente, ma anche un cretino avrebbe capito che è a conoscenza dei minimi particolari.. Signori, a questo punto, vi annuncio che non siamo più sopra una barca!

SCIALACORI – Menu mali ca sbarcamu!

CONTINI BALINI – Supra a terra si sta megghiu!

PRESIDENTE - …Dicevo, non siamo su una barca, ma ci troviamo dentro un ascensore e stiamo precipitando nel vuoto!

SCIALACORI – Ju mi pirisciu!

CONTINI BALINI – E ju mi cunfunnu !  

PRESIDENTE – Sulla barca potevamo salvarci, dentro l’ascensore, invece, la nostra sorte è segnata!

TUTTI – Amen!

PRESIDENTE – Però, prima dell’estremo saluto (tutti fanno gli scongiuri), vorrei da voi un’ultima confessione. (pausa, poi con tono arrabbiato) M’’u vuliti cuntari ppi filu e ppi segnu chi caddu avete combinato? (siede.Tutti rimangono in silenzio)

SCIALACORI – (alzando la mano timidamente) Prisidenti, su lei pirmetti, accuminciu ju. Avi ‘na jurnata ca mi smiduddu pinzannu ‘a storia d’’u broru. Non haiu avutu paci finu a quannu non parrai c’’u cocu ‘u quali mi spiegau ca nta tuttu l’annu, ‘u broru, si e no, l’amu fattu sulu deci voti.  

BASILISCO – Ma allura chi nicchi nacchi ‘a “rigina d’’u broru”? Cu ha nisciu sta favula?

CONTINI BALINI -  (tutti indicano Pennacchio) ‘U dutturi Pennacchio !

PENNACCHIO – Ma a mia m’’a cuntanu!

BASILISCO-  E cui?

PENNACCHIO – Araziu “vucca d’infernu”!

PISTAEAMMUTTA – E lei ha ammoccato!

BASILISCO – E chidda de’ ficurinia, cu c’ha rifiriu?

PENNACCHIO–Cicciu “’ntrichiti ‘ntrichiti”. Non mi fidai cchiù di Araziu!

CONTINI BALINI – Giustu, si ni jiu na unu cchiù seriu!

PISTAEAMMUTTA – Si dovessi affrontare, si dovesse!

BASILISCO – E ‘a storia de’ vanchi ca mancavunu?

TUTTI – “’Ntrichiti ‘ntrichiti” !

SCIALACORI – E chidda de’ sordi ca  n’arrubbamu?

TUTTI -  “Vucca d’infernu” !

PRESIDENTE – (sbottando) Ma allora sono solo maldicenze!

PRESIDENTE - E ora, come la mettiamo con il suprantindenti?

BASILISCO – Ci cuntamu comu stanu veramenti ‘i cosi e….

CONTINI BALINI – …Ammogghia ‘a situazioni …

PENNACCHIO - …E ‘u re (tutti in piedi) non veni a sapiri nenti!

PISTAEAMMUTTA – Ma quale ammoglia, quello non ammoglia manco uno sfilazzo! Ma se a noi metesimi che ci conosciamo, sono bastati due tinti tragediaturi a farici cretere queste monzignarie, figuratevi il soprintententi… Chi ce lo toglie dalla cervicale a cotesto che non siamo onesti? Quello oramai ha ammuccato!

SCIALACORI – Mizzicaredda, mi vinni ‘na bella pinzata! Ascutati….(si alzano tutti in piedi e confabulano tra loro, come se ordissero qualcosa)

PENNACCHIO – BASILISCO –  (ritornando ritti) No ?

CONTINI BALINI – PISTAEAMMUTTA – (c.s.) Pirchì?

Ricominciano a confabulare.

PENNACCHIO – BASILISCO – (ritornando ritti) Giustu!

CONTINI BALINI – PISTAEAMMUTTA – (c.s.) Brava!

PRESIDENTE – ‘A  pinzata d’’a cuntissa Scialacori mi piaciu assai. Su funziona ni putemu cunsidirari n’autra vota supra ‘a varca!

SCIALACORI – Ora però m’insignu a natari!

CONTINI BALINI – E ju m’accattu ‘u salvagenti ! (tutti escono dal fondo)

                                                Scena sesta

Crastenzia assieme a Delfo entrano da sinistra, lei ha un dito fasciato. Portano un cesto ciascuno, di cui uno contenente del bucato. Durante il colloquio, fermandosi più volte, procederanno alla piegatura della biancheria, riponendo quella pronta nel cesto vuoto.

CRASTENZIA –Ahu, tu a mia sti còliri non mi l’ha dari!                   

DELFO – Ma pirchì, chi dissi di tantu gravi?

CRASTENZIA –Comu, ti pari nenti ca mi voi lassari?

DELFO – Accuntu,ju ‘na cosa di chissa non l’haiu dittu …

CRASTENZIA –  Pirchì, jiratinni a Palermu non voli diri ca mi lassi?

DELFO – Ma sulu ppi qualchi jornu. ‘U tempu ca ‘u me patruni parra cu so patri e ‘u cunvinci a veniri cca, pp’addumannari ‘a manu d’’a signurina Betta. CRASTENZIA – Stai attentu a chiddu ca fai pirchì ti pozzu arristari n’’a cuscienza! ‘U vidisti cchi sugnu capaci di fari ppi tia? Pp’’a colira, antura, mi stava…ammazzannu!

DELFO – Esagirata! Ti pungisti ‘u jitu c’‘u cuteddu mentri accuzzavi ‘i ciuri!

CRASTENZIA – Ahu, mi pungii! (puntualizzando)Chiddu fu ‘n-tentativu di suicidiu, fu, (cambiando tono) ppi fortuna senza cunsiguenza! (con veemenza) Scummettu ca t’avissi piaciutu chiossai su mi sautava ‘n-vrazzu! Veru?

 DELFO – Ma chi ci stai ncucchiariannu? ‘U sai ca ti vogghiu beni !

CRASTENZIA – Tutti accussì diciti!

DELFO –Tutti ?  Ma tu, quanti ziti ha’ avutu?

CRASTENZIA –  (presa alla sprovvista) Ju ? …Ziti?... Quantu?  Precisi, precisi?

DELFO – A occhiu e cruci!

CRASTENZIA–(nel senso di meno male) Aah! Allura, ‘u primu l’appi…(fa i conti con le dita) a tri anni e sei misi precisi. Si chiamava Ninuzzu, ma ‘u lassai subitu.

DELFO – E pirchì ?

CRASTENZIA – Pirchì non mi pristava mai ‘a palla! (indica con le mani e con il viso la pochezza della palla) Ma non persi tempu e mi misi subitu subitu cu Masinu. Iddu si ca mi faceva jucari c’’a so palla! Aveva ‘na palla tanta (indica una grossa rotondità) ! Appoi….

DELFO – Ju dicissi di sautari i ziti di quann’eri nica, passamu a chiddi cchiù frischi!

CRASTENZIA – Cchiù frischi frischi? E va beni! Facemu l’ultimi deci?

DELFO – Mi bastunu l’ultimi tri.

CRASTENZIA – Comu voi tu! Voli diri ca l’autri ti cuntu n’autra vota! (facendo memoria) L’ultimi tri…l’ultimi tri…Ah, si, ‘Nzinu, Miciu e Benitu…

DELFO – Benitu? (fa la mossa del saluto fascista) Macari cu iddu?

CRASTENZIA – Ma chi vai pinzannu? Si va beni, ju a (fa il saluto fascista) non l’haiu calculatu mai. Ora ci dava cunfidenza macari a iddu! Chissu s’ha sintutu sempri troppu supraniusu! No, no, ju staiu parrannu di Benitu Provvidenti, ‘u figghiu di Nofriu “u cosaduciaru”, ‘u sai chiddu ca stava…Bih, veru, tu si furasteri e ne canusci …Allura…cuminciu cu ’Nzinu ?

DELFO – Cumincia cu ccu voi!

CRASTENZIA – Ti dicu subitu ca ‘Nzinu che palli non c’entra…!

DELFO – Menu mali, pirchì tutti sti palli cuminciavunu a farimi pinzari mali…

CRASTENZIA – No, (sentenziando)‘Nzinu palli non n’aveva! Era sulu fissatu ca vuleva fari ‘u surdatu-capurali. E non faceva autru ca ordinari “attenti” “riposu” “ di corsa”  e ju ava stari additta, ferma, ava curriri. Ma chiddu ca mi fici girari i…palli di l’occhi fu quannu mi cumannau d’abbiarimi ‘n-terra. “Per terra”,  diceva “pirchì ‘u nimicu sta arrivannu e lo dobbiamo pigghiari a la ntrasatta”. A stu puntu non ni potti cchiù e ‘u sai chi fici?

DELFO – No, chi facisti?

CRASTENZIA – Ci dissi ca ‘n-terra c’ava a fari abbiari a so soru e ci desi ‘u  “dietrofront”!

DELFO – Brava, facisti beni!            

CRASTENZIA – Benitu, nveci era beddu carusu, ma no potti sumpurtari pirchì era troppu gilusu e vuleva sempri ragiuni iddu. Fuuriti ca …

DELFO- A propositu, forsi è megghiu ca sai comu a penzu ju, pirchì appoi non vogghiu aviri storii. Allura, ascuta e teni a menti. Partemu d’’a basi: ‘u maritu.E’ iddu ca porta i causi, avi sempri ragiuni e dici sempri ‘a verità. Passamu o restu: ‘a muggheri. Primu, idda n’ha taliari all’autri masculi pirchì so maritu c’abbasta e c’assuperchia; secunnu, quannu c’è friddu, ‘a muggheri avi ‘u duviri di curcarisi prima ppi quariarici ‘u lettu o maritu; terzu, ‘na bona muggheri sapi stari sempri muta, pirchì quannu parra dici sempri fissarii e po’ sdirrubbari cantuneri, quartu…  

TUDDA – (fuori scena) Crastenzia! Ma unni s’inficcau?

CRASTENZIA– Bonu, vah, s’arritirau! (forte) Ca sugnu, staiu vinennu!(a Delfo) Veni cu mia ‘n-cucina, accussì, mentri ni pigghiamu ‘na cichira di café, ti cuntu comu ci finiu a ‘Nzinu e a Benitu, accussì capisci megghiu comu ‘a penzu ju. (escono da snstr portando via i cesti ed il vassoio con la tazzina del caffè )

                                                  Scena settima

PRESIDENTE – (entra dal fondo assieme a Pistaeammutta e vanno verso il proscenio) ‘A cuntissa Scialacori appi ‘na bella idea. Allura, mentri ju mi trovu a parrari c’’u suprantindenti, arriva lei e…

PISTAEAMMUTTA –…E mi rappresento con l’alunna più migliore assai del collegio e ci dico:” Presitente,“ e senza farimi accorgiri dal suprantintenti, ci scaccio l’occhio a lei, così, (strizza l’occhio e indica il Presidente) per farci capire che sto parlanto per finta tampariso. “Presitente, (strizza l’occhio) questa fanciulla giovane che lei sta vetento con  i suoi palpebri, è la più scarsa del collegio” – e ci scaccio di nuovo l’occhio(c.s.) - e siccome ha fatto un piccolissimo miglioramento glielo voli fari ascoltari a lei che è il comantante del collegio. Che fa, la vuole sentire ?“

PRESIDENTE – E io ci rispondo: “Si, con tutto il cuore!” Alla ragazza faccio delle domande facili facili che già canusci (Pistaeammutta mostra il foglietto con le domande)alle quali  risponde con sicurezza. Intanto, il soprintendenti, colpito da tanta bravura, scrivi una rilazioni positiva e così addimustramu o re (scattano sull’attenti) ca ‘u nostru cullegiu è ‘u megghiu di tuttu ‘u Regnu e macari di fora Regnu.

PISTAEAMMUTTA – Allura, io mi vato ad ammucciare. Ci vetiamo nel prosequimento. (esce dal fondo)

PRESIDENTE – Ma dicu ju, pirchì ha parrari ppi forza ‘n-talianu non l’haiu caputu!

                                                      Scena ottava       

TUDDA – (entra da dstr) Avi ‘na jurnata ca ti cercu, unni ha statu?

PRESIDENTE – Unni ha statu? A …spassarammilla ppi sistimari ‘a storia d’’u cullegiu. A proposito, ‘u sai cu è ‘u suprantindenti ?

TUDDA – Pirchì ‘u canusci?

PRESIDENTE – Vadda ca ‘u canusci macari tu!

TUDDA – Macari ju? E cu è?

PRESIDENTE -  ‘U giuvinottu ca purtau ‘u fazzulittinu di Betta!

TUDDA – ‘U surdu vagabbunnu ?

PRESIDENTE – Surdu si, ma no vagabbunnu! Chiddu è, nenti di menu, ‘u principinu di Ficuzza!

TUDDA – Di Ficuzza? …U principinu?... Matri! E ju antura ‘u trattai peggiu di ‘na scarpa vecchia!

PRESIDENTE – Va beni, non ti preuccupari. ‘U nvitai a pranzu! E di chiddu ca capii, ci fa l’occhi duci a Betta e a idda ‘a cosa non ci dispiaci.

TUDDA – Betta…principissa? Quantu m’assettu ca non mi sentu bona… (si accomoda) Chi slanciu ca pigghiau me figghia!  Autru ca barunissa…

PRESIDENTE – ‘A cosa ‘a fici già fatta! S’’u sapeva non ti cuntava nenti.

TUDDA – E nveci hai fattu beni a dirimmillu. Oh, finalmente ci pozzu dari a chidda de’ badduzzi janchi, a dda speci di barunissa di secunna manu,’na risposta ca non si l’ha scurdari ppi tutta ‘a vita. Ahu, s’ava misu ‘n-testa ca ddu cannolu che peri di so figghiu s’ava a maritari cu Betta. Ma dicu ju, a certa gintuzza comu ci ponu veniri certi pinzeri no sacciu. Me figghia, a …principessa, si puteva mai maritari c’’u figghiu di ‘n-baruni di origini plebea! Avaia, finemaccilla!!!

PRESIDENTE –(da fuori scena si sentono le risate di Neli e Betta) Ca è! Non ti fari scappari nenti d’’a vucca. Ti raccumannu!

                                                     Scena nona

Entrano dal fondo Betta e Neli. Durante il dialogo terranno il tono della voce alto.

TUDDA –(fa un tentativo di profondo inchino verso Neli) Oh, Princip…! (il Presidente la costringe a stare eretta)Principiau ‘na bella simana, non chiovi e mancu …nivica!

BETTA -  A sittembri?

TUDDA – Bih, pari ca è ‘a prima vota ca ‘u tempu ni fa sti belli sorpresi! (ai giovani) Unni ata statu di bellu ?

BETTA – Peri peri a fari acquisti. Siccomu stu signuri parti ppi Palermu…

PRESIDENTE – TUDDA – Parti?

NELI – Chiddu c’ava a scriviri ‘u scrissi e haiu primura di fallu stampari, su perdu autru tempu finisci ca si perdi l’effettu!

TUDDA – Certu, sbenta!

NELI – E poi, ha parrari cu me patri di ‘na cosa mpurtanti…. Anzi, è quasi sicuru ca ‘a prossima simana tornu cu iddu!

TUDDA – Allura, ci putemu spirari di canusciri a so patruzzu?

NELI – Ca certu! Ppi forza cca l’haiu a purtari…ppi faravillu canusciri!

TUDDA – Bih, quantu sugnu cuntenta! M’’u immaginu chi belli discussioni s’hanu a fari cu me maritu!

PRESIDENTE – E non po’ essiri, pirchì ju a prossima simana è garantitu ca non ci sugnu: ha partiri. Anzi è sicurissimu ca m’arriva ‘n-nvitu ca non pozzu rifiutari… O ci vaiu o ci vaiu, senò m’accumpagnunu c’’a scorta!

NELI – Lei è propriu simpaticuni…

TUDDA – Si, è propriu strurusu!   

Squilla il telefono

PRESIDENTE – (va a rispondere) Pronto! Baruneddu Pistaeammutta, chi fu? Si scurdau a dirimi ca l’occhi m’’i scaccia tri voti? E va beni, non c’è problema i scacciassi quantu voti voli. Chiuttosto si spicciassi a veniri! (chiude il telefono. A Neli) S’’a pigghia ‘na cichira di café?

TUDDA – C’’u dicu ju a Crastenzia. Betta, nuatri passamu dda banna, accussì parramu tannicchia! Cu sapi quanti cosi m’ha cuntari! (le donne escono da dstr, mentre Neli e il Presidente siedono sul divano)

NELI – Chi bedda famigghia ca siti! Serena, onesta, benvoluta…

PRESIDENTE – Facemu chiddu ca putemu, ma non sempri c’arriniscemu…   

CRASTENZIA –(entra ed esce da snstr. Serve i caffè) Dda banna c’è ‘u baruneddu Pistaeammutta, c’’a maestra di cantu e ‘na signurinedda. Vulissunu parrari cu lei.

PRESIDENTE - (teatrale) Ah, si?  Cu sapi chi volunu? Falli passari!

                                                  Scena decima

PISTAEAMMUTTTA–(entra dal fondo ) Presitente, (gli strizza l’occhio) la giovane fanciulla che lei non sta vetento con i suoi palpebri perché è di là, è, mischinedda, la più scarsa del collegio (c.s.), e siccome ha fatto un piccolissimo miglioramento glielo voli fari sentiri a lei che è il capo. La vuole ascoltare ? (c.s.)

PRESIDENTE – Si, cu tuttu ‘u cori! (gli strizza l’occhio)Anzi, c’’a facemu sentiri macari a questo nostro amico di Palermo, accussì, sempre su voli, ci damo l’opportunità di scrivere qualcosa  supra ‘u nostru cullegiu! (gli strizza l’occhio)

PISTAEAMMUTTA – Questa mi pare una bona pinzata (c.s.) La prento al galoppo e la porto di qui. (prima gli strizza l’occhio, poi esce dal fondo)

PRESIDENTE – E’ u baruneddu Pistaeammutta, viciprisidenti d’’u cullegiu e macari capu d’’a pulizia. Persona onesta quantu mai, di chiddi ca ‘u ciauru de’ sordi  non ci fa mancu specii.  

NELI – Si vidi ca è tuttu d’un pezzu. Ma pirchì ci cuntinuava a scacciari l’occhiu?

PRESIDENTE – Mi scacciava l’occhiu?…Pirchì? Ah, semplicemente pirchì c’avi ‘n-tic nervoso nna l’occhiu ! Si, ‘n-tic !

NELI –Però macari lei c’’u scacciava…

PRESIDENTE – Certu, …ppi solidarietà, senò si scunforta e poi… chianci!

NELI – Bih, puvureddu! Quantu mi dispiaci!

                                                 Scena undicesima

PISTAEAMMUTTA (rientra con la giovanetta dal fondo) Presitente (gli strizza l’occhio), ci ho portato quella giovanetta del nostro onorato collegio che ha timantato di  essere interloquita da lei! (gli strizza l’occhio)

PRESIDENTE – (teatrale) Oh, che vero piacere. Come ti chiami, giovanetta?

GIOVANETTA – A questa domanda n.1 rispondo: mi chiamo Rosalia Centonzi, sono nata a Mongiuffi e sono in questo collegio da cinque anni.

PRESIDENTE – Brava, brava! (sempre teatrale) Come ti trovi in questo collegio? (strizza l’occhio a Pistaeammutta, imitato da Neli)

GIOVANETTA – A questa domanda n.2 rispondo: in questo collegio mi trovo meglio che a casa mia. Anzi ci volevo domandare se ci posso restare tutta la vita.

NELI – Oh, com’è affezionata! (Presidente e Pistaeammutta gongolano)

PRESIDENTE – (a Neli) Ha visto che bello collegio che abbiamo! Baronello Pistaeammutta, lei c’ha qualche cosa in contrario se questo mio amico ci fa qualche domanda alla giovanetta? Lui queste cose poi li scrive…(gli strizza l’occhio, sempre imitato da Neli)

PISTAEAMMUTTA – (parecchio preoccupato) Una tomanta? Ma si ricorda che le tomante…(gli mostra, nascondendolo agli occhi di Neli, un foglietto. Il Presidente gli fa intendere di non temere) Se lo tice lei che è il capo del collegio? L’importante che non è una tomanta a trabocchetto? E lei mi capisci! (gli strizza l’occhio)

PRESIDENTE-  Ma che va pinzannu? Una domanda facile facile ci fa? (gli strizza l’occhio) E’ veru? ( strizza l’occhio a Neli, il quale ricambia la strizzata)

NELI – Ca certu! (si strizzano tutti gli occhi) Vediamo, vediamo, vediamo..Perché ti trovi bene in questo collegio? (Pistaeammutta consulta il foglietto e assieme al Presidente tirano un sospiro di sollievo. Tutti attendono la risposta, ma la giovanetta non apre bocca)

PRESIDENTE – Dai, che non è difficili, arrispunni…

GIOVANETTA – (quasi contrariata) A questa domanda non posso rispondere !

PRESIDENTE E PISTAEAMMUTTA – Perché ???

GIOVANETTA - Perché è a saltare ?

PISTAEAMMUTTA – Chi voli tiri a saltare?

GIOVANETTA – Che questa è la domanda numero quattro e noi siamo ancora alla terza!

PRESIDENTE – Ma quantu è precisa sta carusa! Cunta macari ‘i dumanni!

PISTAEAMMUTTA  – Va beni, arrisponti lo stesso, fai finta ca è la terza. (si strizzano tutti gli occhi)

GIOVANETTA – Come volete voi. A questa domanda che non è la terza rispondo: in questo collegio mi trovo bene perché non preparano mai brodo, i fichidindia che ci fanno mangiare sono senza spine e a scuola abbiamo tutti i banchi che vogliamo. Io ne ho due, uno per l’estate e un altro per l’inverno….

PRESIDENTE – Basta, basta, arrispunnisti a bumma! Sta caramella t’’a meriti!

Tutti applaudono e si strizzano l’occhio. Pistaeammutta e la giovanetta escono dal fondo.

NELI – Ma quantu siti bravi! E chi priparazioni. Nenti, ha scriviri ppi forza qualchi cosa!

PRESIDENTE – Scrivissi, forza di ddocu, scrivissi! Mi raccumannu ‘u re! (scattono sull’attenti ed escono da dstr)

 

                                                      Scena tredicesima

TUDDA –(dal fondo con la Baronessa) Ma chi va dicennu, ppi mia è sempri ‘n-piaceri ricivilla.  

BARONESSA -  Siccomu i cosi ca c’haiu a cuntari sunu mpurtanti assai, non appi mancu ‘u tempu di vistirimi cu decenza, mi mpupai di cursa e sugnu cca.

TUDDA – E cu l’amicizia ca passa fra nuatri, penza a ssi cosi? Avaia, a lei ppi eleganza, ricchizza e  signorilità sulu ‘a vara di S.Ajita ‘a po’ supraniari.

BARONESSA – Ma chi c’entra ‘a Santuzza cu mia. Troppu, troppu bona è lei!

TUDDA – (fra il serio e il faceto, ridendo) Ah! Ah! Ah!No dicessi prima d’’u tempu ca sugnu bona. Allura, comu ‘a pozzu serviri?

BARONESSA ––(guardando in giro con circospezione, trascina Tudda a snstr) Finalmenti vinni a sapiri cu è dda carusa ppi cui sta spinnicchiannu me figghiu!

TUDDA  - (con esagerata curiosità) Daveru? E cu è? ‘A canusciu?

BARONESSA – (decisa) So figghia!

TUDDA – Me figghia ?

BARONESSA – So figghia!!!  (si spostano verso il centro)

TUDDA – Ma vadda vadda chi carusa birbanti, mi l’ha fattu sutta l’occhi!

BARONESSA – E chiddu cuntinua a lazzariarisi…

TUDDA – E allura ‘a cosa è cchiù mpurugghiata di quantu pinzava.Cu Betta non ci po’ nenti, quannu si fissa a ‘na banna n’’a smovi nuddu! E ju nto menzu non ci vogghiu trasiri!

BARONESSA – (pungente) A beddi siti, prima so figghia ha fattu ‘a smurfiusa cu me figghiu, prucurannuci danni gravi, e ora vi ni lavati ‘i manu.          

TUDDA – (con veemenza)Ahu! Circamu di jirici alleggiu! Ma chi si misi ‘n-testa? (la Baronessa si tocca il cappellino e lo toglie) Me figghia ssu sbaddu di mittirisi ‘n-cacaticchiu cu dda speci di…bih, chi mi stava scappannu…di so figghiu, non ci l’ha mai avutu. Unni, quannu! Chi dannu ci prucurau? Menzamai ‘u scuzzulau tannicchia! Su dannu ci fu, parrassi c’’u me avvucatu e ci damu tuttu ‘u saziu ca voli. ‘U fattu, nveci, è unu sulu: non ci po’ paci pirchì me figghia c’adduppau!

BARONESSA – (sforzandosi a non replicare) Calma, calma.Chi paroli esagerati, avaia, signura, chi sunu sti cosi fra nuatri. Mancu su non ni canuscissimu! Ci fu qualche malintisu fra i carusi e ora tocca e famigghi abbissari ‘i cosi. Cu avi cchiù sali conza ‘a minestra.(la guarda in sottecchi, pausa) Ci vuleva fari ‘na pruposta…

TUDDA –Barunissa, è inutili ca parra, di sira non mangiu stoccu!

BARONESSA –  (con ironia) Ca quali stoccu! Parrava di sali e di minestra!

TUDDA –Sarà chiddu ca voli lei, ma si mittissi ‘n-testa (la Baronessa rimette il cappellino in testa) ca è sempri ‘na pietanza riquariata. Ci po mettiri tuttu ‘u sali ca voli. (guardandola in sottecchi e cambiando tono) Avaia, barunissa, non è ca Betta è l’unica carusa di stu munnu. Non s’abbarruassi, so figghiu sempri ‘a trova a n’autra, (marcando le parole) ppi cunuttarisi!

BARONESSA – (con disappunto)E si cunorta cu stu spicchiu d’agghiu! (riprendendosi) Bih, e chi ci pari ca sugnu pigghiata di colira ppi chissu? E’ sulu ppi l’occhiu suciali.

TUDDA – E lei ppi l’occhiu suciali mi voli infilicitari ‘na figghia?

BARONESSA – (indispettita) Ah, accussì ‘a pigghia? Ahu, infilicitari! Non si scurdassi ca dda giuiuzza di me figghiu po’ aviri  tutti ‘i fimmini  ca voli, basta ca fa accussì (schiocca le dita) e ci n’arrivunu ‘na zammuliata! A chi ci pari? Comu diceva me nannu, (marcando le parole) ”a bonu cavaddu non ci manca sella!”

TUDDA – (con ironia) So nannu? Quali? Chiddu ca faceva ‘u mastru d’ascia o l’autru, ‘u ripizzaturi? ‘U sapi, nveci, chi diceva ‘u miu, chiddu ca era pussidenti? (marcando le parole) “Megghiu ‘n-povuru diavulu nudu, ca sceccu vistutu.“ Sempri, cu rispettu parrannu!

BARONESSA – (molto irritata) Salaratu Diu, ma quantu ni sapi. Non ci mpingi a lingua a chiddu ca vidu!

TUDDA – (con sarcasmo) Semu accussì di famigghia, me figghia Betta, appoi, non scherza. (decisa)Barunissa, lei mi pari ‘n-pocu dura di cumprindoniu e ancora non s’ha cunvinciutu ca ‘a cosa non si po’ arripizzari. L’unicu cunsigghiu ca vi pozzu dari cu tuttu ‘u cori, a lei e ‘u baruneddu, è chiddu di stari luntanu di me figghia. Nsumma, dicennulu a carcarara (marcando le parole) “Arrassativi d’’u caliaturi !”

BARONESSA – Certu, certu! Piccatu! So figghia, divintannu nobili, puteva truvari l’occasioni bona pp’acchianari qualche scaluni n’’a società. C’’u sapi quantu si n’ha pentiri! 

TUDDA –Betta stu sbaddu d’acchianari non l’avi. E fa beni, pirchì quasi sempri ‘a cardacia d’arrampicarisi po’ fari arruzzuliari malamenti! Ognunu, nveci, s’ha cuntintari di salutari (marcando le parole) c’’u cappeddu ca avi (la Baronessa si tocca il cappellino), macari su è arripizzatu! (la baronessa accenna a parlare) Barunissa, n’avemu cchiù nenti di dirini e tempu di perdiri non n’haiu.(fa il tentativo di uscire, poi ritorna sui suoi passi) Chiuttostu, vistu ca avi ancora ‘a vucca aperta, chiamassi a Crastenzia e si facissi accumpagnari (marcando la frase) fora! (esce a destra. La baronessa a sinistra)

                                                Scena quattordicesima

Entrano dal fondo Pistaeammutta, Basilisco, Pennacchio, Contini Balini, Scialacori. Il Presidente entra da dstr e tutti seggono.

PRESIDENTE – Signori, il barone Pistaeammutta sicuramente vi avrà fatto il punto della situazione. In poche parole, non sappiamo ancora se ci troviamo in barca o in ascensore.

SCIALACORI – Ora ca m’ava mparatu a natari   !

CONTINI BALINI – E ju ca m’accattai ‘u salvagenti!

PENNACCHIO – Menu mali ca fici testamentu!

BASILISCO – Ju non appi ‘u tempu!

 

                                                Scena quindicesima 

CRASTENZIA – (entra da destra) Prisidenti, dda banna c’è un signore cu ‘na taddarita gialla, dici ca è ‘u suprantindenti mannatu d’’u re (tutti in piedi). Voli parrari cu lei!

PENNACCHIO–BASILISCO–PRESIDENTE - Taddarita?

SCIALACORI – CONTINI BALINI – PISTAEAMMUTTA - Gialla?

CRASTENZIA – Si, gialla di culuri giallu!

PRESIDENTE – Fallu passari! (Crastenzia esce da destra, portandosi via la tazzina vuota) Signori, arrivati a questo puntu, è chiaru ca semu supra l’ascensori! Si salvi chi può! (tutti si nascondono, infilandosi sotto il tavolo, dietro la tenda, ecc.)

 

                                                Scena sedicesima

Crastenzia ed il Soprintendente entrano  da destra.

CRASTENZIA – E unni enu a finiri?

SOPRINTENDENTE – Ma lei è sicura di avere parlato con il Presidente?

CRASTENZIA –Erunu tutti cca, assittati! (chiamando) Prisidenti! Prisidenti! (guarda sotto il tavolo e lo scorge) Ma chi sta facennu ddocu a sutta?

PRESIDENTE – (a disagio) Mi cascanu cincu centesimi e ‘i stava arricugghennu … (scorgendo il soprintendente) Cerca a mia ?

SOPRINTENDENTE – Ho avuto l’alto incarico di notificargli una disposizione da parte di Sua Maestà il re (tutti, anche quelli nascosti  scattano sull’attenti)

PRESIDENTE – (con rassegnazione) Sono pronto! Mi pirmittissi di pigghiari l’occorrente e poi sugnu a so disposizioni. (sta per avviarsi)

SOPRINTENDENTE - Non è necessario, la procedura sarà breve e rapida!

PRESIDENTE – (insiste senza forzare) Ma almenu ‘a famigghia ‘a pozzu salutari?

SOPRINTENDENTE  - Invitiamo anche loro ad assistere (fa cenno a Crastenzia di chiamare Tudda e Betta)

PRESIDENTE – (con dignità) Va bene! Obbedisco! Sia fatta la volontà del re! (sull’attenti) Viva l’Italia! Viva la Sicilia! (sempre sull’attenti, mette in mostra il petto e chiude gli occhi come davanti al plotone d’esecuzione. Intanto, da destra sopraggiungono, Tudda, Betta, Neli, Crastenzia, Delfo. Cominciano ad uscire dai loro nascondigli i comandatori).

SOPRINTENDENTE – (dalla borsa estrae un astuccio e da una pergamena legge)In nome del popolo italiano, viste le informazioni riservate pervenuteci in tempi diversi, preso atto della costanza con la quale si è portata avanti una gestione ancora da valutare accuratamente in tutte le sue sfaccettature. Considerata l’ostinazione nell’insistere su questa strada. Conferiamo al Presidente la medaglia d’oroper avere svolto con grande spirito di sacrificio il proprio dovere nel dirigere l’Istituto denominato “La vita ci sorride”, sottotitolo “Oh, come sono contento”. Medesimo conferimento va a tutti i comandatori. Firmato il re.  (tutti sull’attenti, mentre il Soprintendente appunta la medaglia sul petto del Presidente)

TUTTI – Bene, bravo!                               

Trilla il telefono, il Presidente risponde.

PRESIDENTE – Pronto, Ciuzzu, chi bella mpruvvisata! Comu sta ‘a za Pudda?.... Mi ni cumpiacciu. Bravu, bravu!…Parra, parra liberamenti … Si…si…no! No (sorridendo)…no (ridendo)…si (idem)! Si (deciso)…no (ridendo)…si (idem)! Ma daveru m’’u dici? …Ma non m’’u diri!...No, chista m’’a dicisti. Ciuzzu, non sacciu comu ringraziariti! Salutimi tantu ‘a za Pudda! (riaggancia) Era me cucinu Ciuzzu, mi telefunau apposta di Palermu p’avvisarimi ca ‘u Suprantindenti, mannatu d’’u re, (tutti sull’attenti) non avi ‘a taddarita russa ma gialla e ci piaciunu ‘i sardi a beccaficu!

Tutti fanno una solenne risatae si mettono a ballarefino alla chiusura del sipario.

                                                     SIPARIO

 

    Questo copione è stato visto
  • 0 volte nelle ultime 48 ore
  • 0 volte nell' ultima settimana
  • 0 volte nell' ultimo mese
  • 6 volte nell' arco di un'anno