Il figlio del mare
IL FIGLIO DEL MARE
Ovvero
GLI SMEMORATI
Di Carlo Terron
COMMEDIA IN TRE ATTI
PERSONAGGI
LAURA
LERICE
SELVA
MOLA
MARCO
LIDIA
Alcuni aitanti camerieri sordi e muti, fra i quali latletico
VITTORIO
La settimana scorsa, a Roma.
Che bella casa. Magari un po impennacchiata, se vogliamo, da gente che ha il gusto in passerella; ma piena di rarit inservibili, collocate nei punti strategici, di tappeti milionari da farsi riguardo a metterci sopra le suole delle scarpe, di scale a vista, scomode, che fanno giri oziosi e celebrano matrimoni difficili fra il legno e lalabastro. Mettiamo che scoppi una rivoluzione populista, niente di meno improbabile coi tempi che corrono. Affacciarsi sulla soglia e decidere di passare a fil di spada i proprietari questione dai cinque ai dieci minuti, saltando a pi pari ogni formalit giuridica. Avrebbero torto? pi facile dirlo che dimostrarlo a chi, generalmente, ha fretta di occupare il posto altrui. Bisognerebbe, prima, stabilire il grado di utilit sociale di unindustria di cosmetici di lusso, e se e fino a qual punto, linvenzione di una cipria vitaminica miracolosa, con grasso di tartaruga e polvere di oppio, capace, oltre a tener allegra la pelle, di far concorrenza alla plastica facciale, risponda alle effettive necessit del popolo. Pu costituire attenuante la circostanza di pagare la tassa sul reddito in quattro paesi diversi? No? Non si metta a verbale e si proceda. Si diceva: gente; ma poi, in fondo, ci si riduce a una sola persona: Lady LAURA. Nome darte beninteso, garantito da copyright, famosa ditta in tutto il mondo; e case di rappresentanza, simili a codesta di Roma, ne possediamo una a Parigi, una a Londra, una a New York; sarebbe nostra ancora anche quella di Pechino se non ce lavesse tolta il Mao per farla sede di vacanze premio per le masse del Tonchino; ma si sta gi pensando di compensar la perdita aprendone una a Tokio, tenuto conto che le giapponesi, essendosi occidentalizzate per via dellincidente di Hiroshima, gli scambi commerciali si sono decuplicati. Insomma, si viaggia e laereo personale uno dei rari casi che non sia un lusso da turismo. Al presente, la fantastica signora a Roma; per, prima, passata da Milano. Per affari, non per nostalgia, bench l sia nata, figlia di un manovratore dell A.T.M. e di una simpatica cartolaia di corso Magenta in fondo: pennini, quaderni, carta Fabriano e gomma da cancellare. Niente paura, quegli onesti proletari non verranno a macchiare leleganza del quadro. Padre, madre, nonno di mamma e nonno di pap, una zia col diabete e tre fratellini: Bruno, Edda e Benito eh s, fin che non fece sparare il cannone, Mussolini piacque in famiglia compresi la gatta sempre gravida e una coppia di canarini sempre muta: tutti restati secchi sotto le macerie dei bombardamenti, col vantaggio di risparmiar le spese della sepoltura, una spruzzata dacqua santa sopra e tutti in purgatorio dove, salvo trasferimenti dellultimo momento, devono trovarsi ancora. Lei ha da ringraziare la scarlattina che laveva spedita allospedale il giorno prima. Quando fu dimessa, non le manc la consolazione delle suore: Sono stati ben fortunati non la smisero di ripeterle morti sul colpo senza neanche accorgersene e assolti di tutti i loro peccati. Pensa, cara, se fossero sopravvissuti, magari mutilati e col rancore nellanima, a rischio di giocarsi il paradiso! Noi non avremo questa fortuna. Opinioni cristiane. , da l, cominci la sua spettacolosa carriera. Prima manicure di guerra poi massaggiatrice di pace e perse la verginit, inconveniente connaturato alla professione quindi visagista e via. Osservazione banale del solito furbo navigato che crede di saper tutto: Fin che un bel giorno, un amico le aperse un modesto istituto di bellezza e su. Niente affatto. Tutto sbagliato. Gli uomini li detesta. Non tanto per onest innata, incomodo che, prima o dopo, una bella donna finisce sempre, fortunatamente, col superare; quanto per un blocco psichico ma non soltanto psichico che le accadde ventanni fa, quando non ne aveva che diciannove e fu gravido di conseguenze, come si vedr. Fattasi tutta da s. Si comprenda nel da s anche una vincita di cinque milioni al totocalcio, che costitu il primo mattone delledificio, dopotutto la schedina se lera compilata lei stessa. Il risentimento, ecco il motore della sua vita. E, forse, ritiene venuta lora della rivalsa covata quattro lustri esatti, scaduti il sedici agosto di questanno. Ma stiamo scrivendo un romanzo o una commedia? Dunque basta rubar notizie al dialogo per regalarle alle didascalie e si cominci come dice il Tonio dei Pagliacci. Ah, unavventura per larredatore. Ci sta preparata, che splendore! una tavola che non finisce mai, un gioiello lungo non meno di quattro metri, con cinque coperti, in uno sfolgorio di cristalli, trine e candelabri, che il primo pensiero a presentarsi in platea che il regista sia stato Lubitsch, ma, purtroppo, no. Nella migliore delle ipotesi, un giovanotto uscito dall Accademia di Arte drammatica, e ce ne volle a persuaderlo, trattandosi di un copione non impegnato, ma nemmeno lombra.
ATTO PRIMO
Stanno l, collaria di esserci capitati per caso, due tali dallaspetto, in diverse guise, egualmente autorevole. Ci comporta, si capisce, unet a mezza strada fra i quaranta e i cinquanta. Il primo ad aprir bocca comincia arrabbiato come si fosse gi alla met del secondo atto; ma poi si rende conto che non si che al principio del primo e si calma, accontentandosi di un andante mosso.
SELVA - Cultura? Chi ha detto cultura?
MOLA - Siamo qui in due soli. Non posso negare di essere stato io. Domando scusa, mi scappata.
SELVA - Scappano troppe cose nel nostro paese.
MOLA - Trova?
SELVA - Quando sento parlar di cultura, il primo impulso di tirar fuori la rivoltella.
MOLA - Si vuole suicidare, onorevole?
SELVA - Non contro di me che la vorrei usare.
MOLA - Lavevo sospettato, ed ora sono, forse, in grado di indovinare a che partito appartiene.
SELVA - Non mi dica che non lo sapeva.
MOLA - Non sapevo nemmeno che fosse un onorevole, se il cameriere, introducendolo, non avesse detto, si accomodi onorevole. Ma lo veramente o un ex? Sa, in Italia, gli onorevoli perdono il posto ma non il vizio del titolo.
SELVA - Mariano
SELVA, deputato al parlamento e niente ex. Io il posto non lo perdo di sicuro.
MOLA - (evidentemente ora ne sa meno di prima) Ah...! Onorevole a vita.
SELVA - Da tre magistrature.
MOLA - Congratulazioni. Si vede che s fatto voler bene. Volevo dire: s fatto notar poco.
SELVA - Ho solo compiuto il mio dovere.
MOLA - Banane, tabacco, sanit, ricerca scientifica, aeroporti, niente, proprio niente?
SELVA - Nemmeno sfiorato!
MOLA - Un bel caso. Per questo nessuno sa chi sia. Onorevole Mariano
SELVA. Nome darte?
SELVA - Che nome darte?! Sono forse una soubrette? Il cognome quello di mio padre e il nome di mio nonno. Antica famiglia veneta. E nemmeno una contravvenzione in cinque secoli.
MOLA - E prima?
SELVA - Un antenato, squartato e bruciato, i pezzi in piazza, per aver sterminato, a colpi di forcone, tutta la prosapia, tranne uno che aveva fatto tardi a tornar a casa, per la nebbia.
MOLA - Un bel colpo.
SELVA - E fu, bisogna dirlo, un repulisti utile, perch la famiglia pot rinascere nuova, su basi morali tutte diverse che durano tuttora. Sera salvato il migliore. Quando si dice il dito della Provvidenza! Ci mettiamo una breve pausa?
MOLA - Be?
SELVA - Be che?
MOLA - Non sia tanto avaro di notizie, tanto gi prima che sia finita, il pericolo di farci conoscere lo dobbiamo correre fino in fondo. Per esempio: sotto che bandiera milita?
SELVA - Ah, andiamo bene. Un uomo importante come lei...
MOLA - Abbia pazienza, perdoni se la interrompo. Come fa a sapere che io sono un uomo importante?
SELVA - Come faccio a saperlo? Un certo colpo docchio me lo riconoscer, voglio sperare.
MOLA - No.
SELVA - Oh bella! qua e sta parlando con me. Per forza deve essere un uomo importante.
MOLA - Data la dichiarazione di principio con cui ha cominciato, non lo deve sapere. Lei tira a indovinare. Ci siamo incontrati per la prima volta, qui, cinque minuti fa, nessuno ancora venuto a presentarci, come fa a sapere che sono un uomo importante?
SELVA - E lei come fa a sapere che io non lo sono?
MOLA - Non ho detto questo. Oggi sono pi numerosi gli uomini importanti di quelli comuni.
SELVA - Ma si comporta come se non lo fossi.
MOLA - Ha idea?
SELVA - Non conosceva nemmeno il mio nome. Vuole di pi?
MOLA - Per ho indovinato il suo partito.
SELVA - E le pare sufficiente?
MOLA - Vede, signore, la caratteristica dei nostri uomini politici di lasciar capire subito, appena aprono bocca, a che partito appartengono, senza riuscir mai a capire che razza di uomini sono. Escluso naturalmente il caso che finiscano in tribunale per uno dei soliti scandali, che, allora, si riesce a farsene unidea subito. In un certo senso, i nostri uomini politici acquistano una personalit solo come imputati.
SELVA - (dopo averci pensato un po su) Qui, su due piedi, non mi rendo mica conto, sa, se questo sia un complimento, oppure unoffesa.
MOLA - Confidenza per confidenza, non me ne rendo conto nemmeno io.
SELVA - E allora, come si fa?
MOLA - Di solito, in questi casi, si cambia discorso.
SELVA - Va bene. Come vuole. E si chiude in un crucciato silenzio.
MOLA - Permette?
SELVA - Dica dica.
MOLA - Per lei, cambiar discorso vuol forse dire tacere?
SELVA - E proprio necessario parlare?
MOLA - Allo scopo di guadagnar tempo, in attesa che arrivi qualcuno a chiarire le ragioni perch ci si trova qui, sarebbe gentile, oltre che vantaggioso, sparpagliare, senza parere, qualche notizia che serva, se non altro, ad evitar equivoci. Non trova?
SELVA - Faccia lei.
MOLA - In mancanza di meglio e in attesa di unispirazione pi originale, che ne direbbe, per esempio, di terminare la sua battuta?
SELVA - Quale battuta? Parla come se stessimo recitando una commedia.
MOLA - Ma certo, proprio cos. Aveva cominciato col dire: Ah, andiamo bene, un uomo importante come lei... E poi ha lasciato l il periodo zoppo su una gamba sola. Vogliamo metterci almeno una stampella?
SELVA - Non mi viene in mente. Parola donore, non mi viene in mente.
MOLA - Si concentri.
SELVA - (pare che si concentri) Macch!
MOLA - Si sforzi.
SELVA - Ecco. Ci sono. Ah, andiamo bene, un uomo importante come lei ammettiamo che sia importante ignora tutto di coloro che rappresentano il paese in Parlamento. Le pare degna di una nazione civile la vergogna di questa deplorevole mancanza di coscienza politica?
MOLA - Dovreste chiamarvi fortunati. Una mano sulla coscienza, onorevole: se gli italiani possedessero una vera coscienza politica, quanti di voi sarebbero al posto in cui sono?
SELVA - Le posso fare unosservazione?
MOLA - Tutte quelle che vuole.
SELVA - Lei un disfattista. Glielo devo dire: lei un disfattista.
MOLA - Ma, poi, di che si lamenta? La mia incultura in argomento la dovrebbe, se non altro, salvaguardare da quegli impulsi omicidi a mio riguardo. Mi segue?
SELVA - Come se la politica appartenesse alla cultura!
MOLA - Appunto. Non posso che darle ragione.
SELVA - (gli scappa) Io ho sempre ragione.
MOLA - Lei ha il gusto delle citazioni, onorevole, altroch!
SELVA - Non capisco.
MOLA - Mi capisco io.
SELVA - Scusi lei, adesso. Perch ha parlato di impulsi omicidi?
MOLA - Non ha forse detto che, solo sentir pronunciare la parola cultura, il suo primo impulso di sparare?
SELVA - Confermo. pi forte di me. Tutti noi, dal pi al meno.
MOLA - Tutti chi?
SELVA - Quelli del partito mio. Laltro si mette a tacere di proposito. Perch ha fatto una pausa?
MOLA - Perch coloro che ascoltano possano riflettere su questa verit. Altro breve momento di mutismo. E il porto darmi ce lha?
SELVA - Non vuole?
MOLA - Viaggia armato?
SELVA - Naturalmente. Il giorno che si dovr passare allazione non deve trovarci impreparati. Silenzio di tomba. Adesso lei che si messo a tacere.
MOLA - Preferisco non correre pericoli.
SELVA - La cultura, vede, se ci pensa, la causa di tutti i nostri mali. Nessuno escluso. Ieri, ci ha fatto perdere la guerra, oggi ci fa perdere la pace e domani ci far diventare tutti comunisti. Positivo!
MOLA - Cosa intende, se lecito, con perdere la pace?
SELVA - Puramente e semplicemente essere il paese rinunciatario e imbelle che siamo. A rimorchio met dellAmerica e met della Russia.
MOLA - Forse penseranno che tirano meglio due buoi che uno solo.
SELVA - Badi a me: la tragedia dellItalia che ormai non tira pi niente.
MOLA - Sempre per colpa della cultura, suppongo.
SELVA - Naturalmente. La cultura distrae la mente, infiacchisce il corpo, corrompe lo spirito e arricchisce soltanto gli editori progressisti. Rende la giovent cinica, sovversiva ed effeminata.
MOLA - E adesso dovremo anche lasciarci raccontare come si dovrebbe educare la giovent. Se permette me lascolto stando seduto. A lei.
SELVA - E presto detto: le tre C. e poi pi.
MOLA - Vale a dire?
SELVA - Chiesa, caserma e casino.
MOLA - E basta?
SELVA - E basta.
MOLA - Perch no? sotto un certo punto di vista, lessenza del cattolicesimo pu anche venir ridotta a questo.
SELVA - Viceversa guardi cos successo: le prime sono vuote, le seconde le hanno degradate a veri e propri ostelli della giovent e i terzi li hanno addirittura soppressi, quando, semmai, era lunica industria che andava nazionalizzata.
MOLA - Mi pare, s, daver sentito che li hanno chiusi.
SELVA - Non mi dica che non ne ha avvertita la mancanza!
MOLA - Io rimedio in altri modi. Sono ammogliato.
SELVA - E che vuol dire? Anchio sono ammogliato. Ma quando aveva ventanni?
MOLA - Ne ho gi quarantotto.
SELVA - E i suoi figli? Qui la voglio!
MOLA - Non ho figli.
SELVA - Io nove. Sa, per via di dover dare lesempio agli elettori. E, tutti: papa, chiesa e pap.
MOLA - Tutti maschi?
SELVA - Tutti maschi, salvo la maggiore, per caso.
MOLA - Capisco che un pensiero.
SELVA - Quale avvenire pu avere una nazione ridotta in queste condizioni, senza nemmeno offrire alla giovent la possibilit del servizio pubblico di uno sfogo naturale, sotto il controllo igienico e ad un prezzo accessibile? Lei non sa il costo di una libera professionista appena decente. Lo so io.
MOLA - Eh gi, mi figuro, adesso poi collinflazione.
SELVA - Perch? Lei non lo sa?
MOLA - Confesso, con rossore, di non essermi abbastanza interessato al problema.
SELVA - Il solito assenteismo sociale, il solito indifferentismo economico: qualunquismo borghese, vecchia piaga.
MOLA - Avevo commesso un errore.
SELVA - Quale?
MOLA - Credevo che fosse di un partito, capisco che di un altro.
SELVA - E da che lavrebbe capito?
MOLA - Dalle ultime due C.
SELVA - Invece si sbaglia.
MOLA - Ma a quale partito appartiene, in nome del Cielo?
SELVA - A tutti e due, in un certo senso.
MOLA - Non mi dica!
SELVA - S. E il nostro drammatico dualismo: la duplice anima del partito di maggioranza. Ha mai sentito parlare della duplice anima del partito di maggioranza?
MOLA - Non sono ancora riuscito a farmi unidea dellesistenza o no della mia anima personale, si figuri se ho tempo di occuparmi delle due anime del suo partito.
SELVA - Non c bisogno che se ne occupi lei. gi stabilito irrevocabilmente: ne ha due e basta.
MOLA - Ammetter, per, che uno spreco.
SELVA - Oramai la spesa fatta. Da noi tutto doppio.
MOLA - Come dire bianco e nero contemporaneamente.
SELVA - Se per questo, anche rosso. E rosa e azzurro, al bisogno.
MOLA - Volevo ben dire. Ma, contemporaneamente o uno alla volta?
SELVA - A scelta. E tutto con una tessera sola. Capisce la superiorit?
MOLA - Vorr dire la comodit.
SELVA - La comodit conseguenza della superiorit. Per cosa crede che raccogliamo tanti voti?
MOLA - Misericordia!
SELVA - Perch, non si pu forse essere tutti e due?
MOLA - Dica pure tutti e tre.
SELVA - (ecumenico) I nostri poveri fratelli separati!
MOLA - Scusi, ma ci non vi crea un po di confusione?
SELVA - Tanta! Ma la confusione del mare che raccoglie e concilia le correnti, superando le tempeste.
MOLA - E la parte del naufrago tocca a noi. I conti tornano. Sono gli unici conti che tornano con voi.
SELVA - (rabbiosamente) Non faccia lo spiritoso. Lavete voluta la democrazia? Ora tenetevela. Ma lei, che non le va bene niente, in fin delle fini, a che partito appartiene?
MOLA - Francamente, non lo so. Lo confesso con rossore, tra tanti che ce ne sono, non lo so.
SELVA - (elettorale) E allora, cosa aspetta? Venga con noi, diletto figliolo. (Aprendo pastoralmente le braccia) Si trover bene. Potr fare quello che vuole. Tutti coloro che non sanno a che partito appartengono votano per il nostro. Venga con noi!
UNA VOCE - (inaspettata) Se ne guardi bene.
SELVA - (stupefatto) Un frate! mai possibile che questo lo debba dire un frate? Non che gli attori si siano sbagliati di battuta. che ad intervenire stato proprio un frate, che, da poco apparso, era rimasto ad ascoltare.
LERICE - E che io sono un frate un po speciale. E infatti, cos ambiguamente sorridente, nel fascino bianco dellabito benedettino, sembra quasi finto.
MOLA - Grazie, padre. la provvidenza che lo ha fatto venire.
LERICE - Molto meno, a dire il vero. Soltanto un invito della padrona di casa che, purtroppo, non ho ancora il piacere di conoscere di persona.
SELVA - Anchio.
MOLA - Anchio.
LERICE - Meno male. Qualcosa in comune, almeno gi lo possediamo. (Esibisce un cartoncino e ne legge una parte) ... Per una grave questione che la riguarda personalmente.
MOLA - (facendo lo stesso con un cartoncino uguale) ... Per una grave questione che la riguarda personalmente.
SELVA - (medesima manovra) E ... Per una grave questione che la riguarda personalmente. Non ha nemmeno ritenuto opportuno cambiar le parole.
LERICE - Si tratta, evidentemente, di un temperamento pratico e imparziale che va subito allo scopo.
MOLA - Il problema : quale scopo?
SELVA - Non so loro, mi domando cosa ho a che fare io con questa sconosciuta.
LERICE - Probabilmente ci che ci si domanda tutti. E proprio sconosciuta mi pare strano.
SELVA - Sconosciuta, sconosciuta: sconosciutissima, sia ben chiaro.
LERICE - Comunque, non noi sconosciuti a lei, e questo ci che conta. Il curioso che su un semplice biglietto dinvito, sia pure vagamente minaccioso, siamo qui.
SELVA - Cosa vuole insinuare? Sconosciutissima, le ripeto.
LERICE - A tutti e tre, non c dubbio, labbiamo gi fatto sapere; pure, nessuno mancato.
MOLA - E allora?
LERICE - Chiss! Gli scherzi del subcosciente sono tanti e impenetrabili.
MOLA - Il suo o il nostro?
LERICE - Il suo no, se ha scritto.
MOLA - Eggi!
SELVA - A scanso di equivoci, che poi mi si voglia trascinare in un vicolo cieco: io non possiedo subcosciente.
LERICE - Fortunato lei.
MOLA - E come ci si trova senza subcosciente?
SELVA - Benissimo.
MOLA - Se lo fatto togliere collappendicite o non lo ha mai avuto?
SELVA - Mai saputo neanche cosa fosse.
MOLA - Strano.
LERICE - Lasci correre. Lui nato senza. C tanta gente che nasce senza qualcosa.
SELVA - E intanto, qui, fra un subcosciente e laltro, non si va avanti di un passo e non ci si capisce una sverza.
MOLA - Considerato il numero che siamo e la divisa che uno dei tre indossa, penso che si possa, senzaltro, escludere lipotesi di un convegno elegante.
SELVA - Ma chi , infine, questa Lady LAURA ? Oltretutto, ci vorr linterprete.
MOLA - Se lo avesse domandato a sua moglie, prima di venir qui, questo dubbio, almeno, se lo sarebbe risparmiato.
SELVA - Mancherebbe altro che andassi a chiedere informazioni a mia moglie, di una donna che mi invita a cena.
LERICE - Vede che, fra tutte le interpretazioni possibili, aveva scelto la pi peccaminosa.
SELVA - Parliamoci chiaro: non possedendo un subcosciente come voi, quale altra dovevo scegliere?
LERICE - Ma se non lo possiede, scusi, proprio lunica che non doveva scegliere, almeno palesemente.
SELVA - E che ne so io cosa potr volere? A un uomo politico ne capitano cos di occasioni! Ci sono tante di quelle matte in giro!
LERICE - Concedo che un uomo politico possa, perfino, non sapere chi fu Leonardo da Vinci, anzi, ci piuttosto normale e, direi, tutto considerato, da incoraggiare. Lignoranza ha una funzione disibinitrice di primissimo ordine e rende i suoi detentori proficuamente estroversi. Ma ignorare lesistenza di Lady
LAURA - significa non aver mai gettato unocchiata sugli ingredienti di toilette di una donna, a qualsiasi ceto sociale essa appartenga. E questa, me lo lasci dire, una menomazione psicologica che pu avere conseguenze imponderabili sullelettorato femminile. Lei, stasera, ha unoccasione rara. Ne faccia tesoro. E poi, un invito a pranzo di questa signora non si discute. un onore che lusingherebbe un re.
SELVA - Adesso ne so meno di prima. Non le sembra che si sia tirato abbastanza per le lunghe?
LERICE - Costei, onorevole, titolare e proprietaria della pi nota casa di prodotti di bellezza che esista al mondo. Con succursali in una mezza dozzina di capitali, sparse nei cinque continenti. Prodotti di bellezza che poi ne costellano uno solo come altrettanti pianeti intorno al sole: la famosa cipria Heros.
SELVA - E io sarei stato invitato a cena da una cipria?
LERICE - Nove vitamine diverse, grasso di tartaruga esterificato, epitelio di visone centrifugato e polvere di papavero officinalis.
MOLA - Papavero?
LERICE - Oppio, insomma. Fu la trovata geniale. Per il senso di euforia che conferisce alla pelle. Straordinaria, veramente. Scientificamente provato. Le basti che, durante il solo 1965, se ne smerciarono 3400 tonnellate.
SELVA - Quasi quanto di farina bianca nel mondo.
LERICE - Come vedono, una potenza economica pu anche acquattarsi nel piumino da cipria delle nostre, pardon, delle vostre donne.
MOLA - Ammetter, padre, che se pu essere normale che un uomo politico ignori Leonardo da Vinci, lo molto meno che un frate conosca queste cose e con tanti particolari.
LERICE - Nihil humanum mihi alienum. E poi, perch?
SELVA - Ma, scusi tanto, se non altro la veste che indossa!
LERICE - Ah gi. Sono cognizioni che riguardano la mia professione precedente. Frate non si nasce. Si diventa. Vesto lordine dei benedettini da quattro anni soltanto.
MOLA - Perfettamente coerente.
SELVA - Ah, basta. Tutto ci estremamente sospetto. Ogni momento sempre peggio. Se non ci vedo chiaro al pi presto, io esco da questa commedia e me ne vado. E, se devo dire intero quel che penso, lei avrebbe dovuto cominciare a dare lesempio restandosene nel suo convento.
LERICE - Se non altro, mi sar servito a fare un po di moto ed a conoscere una personalit interessante.
SELVA - Si vede che i frati hanno del tempo da perdere.
LERICE - Soltanto avendo del tempo da perdere ci si avvicina alla verit. Ha letto il Vangelo? Chi pi ozioso di Nostro Signore?
MOLA - Effettivamente, la nostra ospite comincia per ad esagerare.
LERICE - E chi dice che tutto non sia stato preventivamente calcolato?
MOLA - Per prepararsi unentrata a sensation?
LERICE - E una donna che pu permetterselo. Devo aver letto, anni fa, che, dopo aver fatto attendere per tre giorni la Maharani del Giangipur, venuta a consultarla per le sue zampe di gallina note al mondo intero, le mand a dire: spiacente di non riceverla, ma doveva correre allaeroporto a prendere laereo per il Messico, onde assistere ad un incontro di pugilato valevole per il titolo mondiale. Lepisodio psicologicamente di qualche interesse, mi pare.
MOLA - In che senso?
LERICE - Codesta inequivocabile propensione agli spettacoli cruenti, dove gli uomini si pestano fra loro, potrebbe star a significare unistanza sadica in direzione androfobica. E verrebbe a confermarla, se si vuole, la sua stessa professione. Che pu voler dire, in ultima analisi, quel fornire alla donna nuove armi di seduzione specificatamente sul terreno della lotta dei sessi, se non loscuro impulso di opprimere, abbattere, conculcare il maschio?
SELVA - S s, buonanotte! Per, io continuo a trovare che esagera lo stesso.
LERICE - Ma, signori miei, anche regola di ogni buona commedia che la prima attrice debba entrare in scena solo dopo la met del primo atto.
SELVA - Io non frequento i teatri.
MOLA - Non era necessario che lo dicesse.
SELVA - (al frate) Lei ha una spiegazione a tutto.
LERICE - Ce n anche unaltra, meno ipotetica e pi allarmante.
MOLA - E cio?
LERICE - Che abbia inteso di permettere a noi di prendere contatto. Ma a che scopo?
SELVA - B ora lo si preso. Cosa aspetta ancora? E poi, insomma, che vorr? Tre persone che, pi diverse, non avrebbe potuto metterle insieme!
LERICE - Con la pazienza, vedr che se ne viene a capo.
SELVA - Ma che pazienza e pazienza! Le sembra logico, normale, verosimile tutto questo?
LERICE - Lessenziale non quello che sembra a noi. quello che sembra a lei.
MOLA - Confessi, padre, che lei la conosce.
LERICE - Su questo petto consacrato, le assicuro di no.
SELVA - Per ci che mi concerne, questa signora, gi mi sta antipatica e poi chiss nemmeno se esiste. Quanto a loro due che sembrano andar tanto daccordo, nonostante quellaria rispettabile, potrebbero, si fa per dire, essere anche dei gangsters camuffati, pagati dai miei nemici politici per compromettermi.
MOLA - E perch, gi che ci siamo, non addirittura, per farla fuori?
LERICE - Eh, teoricamente non da escludersi.
SELVA - Non ho alcuna voglia di scherzare.
MOLA - Non le sembra di sopravalutarsi?
LERICE - Suvvia, un po di modestia, onorevole.
SELVA - Son disposto a diventar modestissimo. Ma solo dopo aver saputo ci che si vuole da me e soprattutto con chi ho a che fare.
LERICE - Se non che per questo: Andrea
MOLA.
SELVA - (tendendogli la mano) Oh, finalmente. Piacere. (Cortesissimo) Deve scusare, ma sa, per le presentazioni io vado un po allinglese. Ci tengo.
LERICE - No. Non io: lui. (Indicandogli il terzo) E lui a chiamarsi cos.
MOLA - (sorpreso piacevolmente) Conosce il mio nome?
LERICE - E anche il suo viso, con tutte le fotografie che pubblicano. pi difficile che facile ignorare un letterato che fa tanto parlare di s.
SELVA - Come ha detto?
LERICE - Letterato.
SELVA - Ah, uno che scrive. La mia diffidenza era ben giustificata. E si tratter, magari, di romanzi.
MOLA - Eh s. Deve aver pazienza.
LERICE - Dieci romanzi e due volumi di novelle in ventanni di carriera, mi corregga se sbaglio. Dimenticavo un premio Viareggio nel 58 o 59 che sia stato.
MOLA - Ma stupefacente?
LERICE - Che un religioso conosca la letteratura del proprio paese?
MOLA - Che le devo dire? Sono confuso.
LERICE - Non precisamente. Lei voleva dire che ne lusingato. Una piccola inibizione che, per, fa la spia ad un vago complesso di inferiorit. Questa insicurezza si nota, se permette, gi in talune aggressivit di compensazione dei suoi scritti e in un certo esibizionismo della sua vita.
MOLA - Trova?
LERICE - Una certa accentuazione erotica, ad esempio... la curiosa ostentazione di virilismo dei suoi protagonisti. Frustrazioni.
MOLA - Vorrebbe dire?...
LERICE - Cos. Impressioni. Lei ha figli?
MOLA - No.
LERICE - Naturalmente. Be, fermiamoci qui.
MOLA - Ma no, mi interessa.
LERICE - Non vede, il nostro amico ci guarda sempre pi preoccupato. Quanto a me, onorevole: Corrado
LERICE.
MOLA - Nooo!
LERICE - S.
MOLA - Il celebre psicanalista?
LERICE - Ex.
MOLA - Proprio colui che, a un congresso, dichiar che, se il prete conosce il suo mestiere, non esiste praticamente alcuna differenza fra una confessione e un trattamento psicanalitico...?
LERICE - ...Col vantaggio che la prima porta via meno tempo, pi economica e meno esposta alle bugie del paziente.
MOLA - E, di conseguenza, coerente fino in fondo, annunci che si sarebbe fatto frate.
LERICE - Come vede, stata una promessa mantenuta. Uno scandalo per la scienza e un miracolo per la religione. Due sbagli. Cosa vuole, a forza di cercare il diavolo nellanimo dei malati, per poco che uno sia curioso, finisce con lo scoprire Dio nel proprio. Linconveniente che, quando, da scienziati, si stati turbati dalla religione; poi, da religiosi, si rischia di venir disturbati dalla scienza. una specie di bigamia. E cos un psicanalista eretico stato sostituito da un frate eccentrico. Tanto per non lasciar in pace le coscienze, quando ci si mette, Nostro Signore capace di scherzi, da far rizzare i capelli.
SELVA - E poi si trova strano che uno perda la calma!
LERICE - Vorr dire la fede! Il fascino del cattolicismo consiste proprio nel resistere alla continua tentazione di uscirne. Ma nessuno, qui, s ancora fatto vivo ad offrire un aperitivo?
MOLA - Allarrivo, ci stato detto che i liquori stanno l e di servirci pure.
LERICE - E allora, approfittiamone. da tanto tempo che non assaporo un whisky, e, in questa casa, deve essere ottimo. Sta gi trafficando alle bottiglie. Per tutti e tre?
MOLA - Grazie, s.
SELVA - A me niente.
MOLA - Cos? Teme, per caso, di venir narcotizzato, per, poi, essere rapito e strapparle dei segreti di Stato?
SELVA - Ormai, tutto possibile. Mi sembra di essere caduto in un dramma giallo. Va bene che lunico genere di letteratura che riesco a sopportare, ma non come protagonista.
UNA VOCE FEMMINILE Eppure, lei, onorevole, deve avere il complesso del protagonista. Dico bene, padre? lei! Se Dio vuole, finalmente, eccola.
LERICE - Son poche le persone di una certa importanza che non abbiano il complesso del protagonista. Mi sa che qui siamo tutti in buona compagnia, lei non esclusa, signora. E, infatti, basta darle unocchiata. Essendo stata il Pigmalione di s medesima, deve dirsi soddisfatta del risultato. Pu essere che, avendole regalato un aspetto da dieci anni meno di quanti ne ha, vi abbia contribuito la sua arte cosmetica, anzi, senzaltro; dopotutto, nel suo caso, la propria persona costituisce la miglior pubblicit. Ma pu permettersi perfino il lusso raro e il piacere pi raro ancora di una volont di ferro espressa da una carezzevole femminilit e di una energia tigresca rannicchiata sui cuscini della pi morbida gentilezza. Che se, poi, ogni tanto, dovesse manifestarsi qualche durezza della sua indole, qualche brutalit della sua origine e qualche veleno del suo rancore, ci che conta la prima impressione; e leffetto, per dirla con estro decadente, sar una vampa di colore, accesa nella sfumata tavolozza di un tenue acquerello. Per, alla larga! Quando Rosalba Carriera si mette a far da alibi a Francisco Goya c da toccar ferro.
LAURA - Le dispiace versare, anche a me, un po di quella roba?
LERICE - Con piacere.
LAURA - Sto ammirando il taglio della sua tonaca, professore. Non c che dire, fra tutti i vari ordini religiosi, s scelto quello della divisa pi elegante.
LERICE - Bont sua, signora. Ma credo di non averlo fatto apposta.
LAURA - Che ci sarebbe stato di male, un uomo di gusto come lei? Sa che, quattranni fa, quando i giornali riportarono la notizia della sua inaspettata conversione, sul momento ne fui contrariata?
LERICE - Oh, guarda!
LAURA - In un certo senso, veniva a scombinare i miei progetti.
SELVA - (che non ne pu pi e non ne ha neanche tutti i torti) Perch non glielha fatto sapere? Probabilmente ci avrebbe rinunciato.
LAURA - (senza rilevare la villania altro che con una fugace occhiata) Ma, poi, pensai che questo, in fondo, non cambiava niente, anzi avrebbe conferito alla situazione una nota piccante.
LERICE - (galante) Peccato non essere, per cos dire, pi in servizio attivo.
LAURA - Si sarebbe trattato, comunque, di un piccante di tuttaltro genere.
LERICE - Che balordo sono! Dove si dimostra che, anche sotto un saio, la pi dura a venir soffocata la vanit.
LAURA - Peccato veniale, penso.
LERICE - Mica tanto. la fessura di molti altri inconvenienti. (Come chi getta, cauto, una sonda) Evidentemente, i suoi erano progetti a lunga scadenza.
LAURA - Lunghissima.
LERICE - Che bella virt la pazienza!
LAURA - S. Ma anche quella che fa invecchiare pi di ogni altra.
MOLA - (ne approfitta per introdurci una galanteria) Lei lultima a doverlo dire.
LAURA - Caro lei, io posso dire davere addirittura le rughe della pazienza. (Ora la volta dellonorevole) Lei no, non mi stup per niente di apprendere che era diventato deputato. Me ne sentii, anzi, rassicurata. Dopo aver ascoltato un paio dei suoi comizi, pensavo che sarebbe stato terribile se non lo diventava. Chiss perch? Non son mai riuscita a venirne a capo.
MOLA - Be, qualcosa avrebbe pur dovuto diventare anche lui.
LAURA - Gi, forse per questo. Ma non ha importanza. A lei, invece, oh, mica gran cosa, per credo di esserle stata perfino grata di offrirmi loccasione di leggere i suoi romanzi.
MOLA - Oh grazie. Le son piaciuti?
LAURA - No. Li trovavo, prima troppo simili a quelli che si stampavano in America; e poi troppo simili a quelli che si pubblicavano in Francia.
MOLA - (tanto per salvar la faccia) Evviva la franchezza.
LAURA - Ma era il periodo della mia ascesa e ritenevo necessario farmi una cultura... Ci che, naturalmente, fa sussultare il nostro uomo politico. Tempo perso. Mano a mano che aumentavano le rendite, ne diminuiva la necessit. Per in quella illusione, i suoi libri mi erano utili. Anche mio malgrado, ho sempre provato una certa gratitudine verso ci che utile. Conseguenza, penso, della mia origine plebea e proletaria. Il frate le si avvicinato e le ha offerto il bicchiere.
LERICE - A lei.
LAURA - (il dito verso lonorevole) Facciamo il brindisi col morto?
SELVA - Grazie, io sono astemio.
LAURA - Non me lo dica.
SELVA - Certo che glielo dico.
LAURA - Ne sicuro?
SELVA - Sicurissimo.
LAURA - Mai?
SELVA - Mai.
LAURA - Ci pensi su. Non si sbaglia?
SELVA - Ci ho pensato su. No.
LAURA - Proprio mai?
SELVA - Proprio mai, le dico.
LAURA - Mi suona nuovo.
SELVA - Che posso farci?
LAURA - Nemmeno anni fa?
SELVA - Nemmeno anni fa. E il signore non beve?
LAURA - Quando era giovane?
SELVA - No!
LAURA - Giovane giovane. Da studente, per esempio?
SELVA - Le dico di no. Non insista.
LAURA - (come una carezza) Bugiardo.
SELVA - Oh, senta!...
LAURA - Non sarrabbi. E mi creda se le dico che non possibile.
SELVA - Che ne so? Da studente pu darsi che abbia assaggiato qualche aperitivo. Chi si ricorda?
LAURA - Cos va bene. Diciamo intemperanze di giovent. Vede che non mi sbagliavo? Suvvia, una volta tanto, conceda una deroga alla sua proverbiale austerit, alzi anche lei il suo bicchiere e brindiamo a questo nostro incontro. Ci tenevo tanto!
SELVA - E va bene, come vuole lei, pur che se ne venga a capo.
LAURA - Grazie. Il frate, divertito perch interessato, aveva gi provveduto a preparare loccorrente e lo ha gi offerto al collega. Alla salute, dunque. Un mezzo minuto per trapassarli con lo sguardo, uno per uno. Proprio il medesimo quadro. In tono molto pi gi, ma cominci cos.
MOLA - Quale quadro, se lecito?
LAURA - Un lontano caso. Inevitabilmente i personaggi sono un po invecchiati, per la scena proprio la stessa. Anche allora, uno esord dicendo: alla salute!
MOLA - E lesordio di tutti i brindisi, signora.
LAURA - Gi, con questa differenza: che non tutti i brindisi finiscono allo stesso modo.
MOLA - A quanto vedo, lei predilige le messe in scena un po teatrali.
LAURA - Forse non ha torto. Ma i miei spettacoli io li preparo a lungo. E quelli che coltivo sono, soprattutto, gli intervalli. (Altro tono) Be, penso che le presentazioni non siano necessarie.
SELVA - Anzi, pi che mai: necessarissime, secondo me.
LAURA - Come si saran resi conto, io conosco bene loro. Fra un viaggio e laltro dei miei affari, non li ho mai persi di vista. Tre carriere superbe, almeno allapparenza. Loro, penso, non fosse altro che per lossessione del mio nome stampato sulla Colonia e sugli spazzolini da denti che usano ogni mattina, conoscono abbastanza me. Gi fatto, no?
SELVA - Le pare?
LAURA - A lei no? (Gentilmente brutale) Faccia conto di essere ospite di unerede Rockefeller. una garanzia sufficiente per rassicurarla che, durante la cena, non le sar chiesto un prestito, o le rilascio un impegno scritto? La mia firma vale quanto quella di Elizabeth Arden, se non di pi. Non immodestia, la verit.
MOLA - (diplomatico) Il nostro amico non voleva dire questo.
LAURA - Ma certo. Ne sono persuasa. Mancherebbe altro. Vorrei vedere la faccia di chi venisse ad insultarmi in casa mia!
LERICE - Tuttavia, credo di esprimere lo stato danimo di tutti, manifestando il desiderio di una maggiore chiarezza sullo scopo per cui ci toccato lonore di questo invito.
LAURA - Quando si dice lantico uomo di mondo! (Tagliando corto) A tavola si discorre meglio, signori. Prima di pronunciare le ultime parole, ha suonato un campanello, o, per carit! se al regista sembra pi efficace, dia pure una martellata a un gong; per noi, pu anche sparare il cannone. Non sar questo che comprometter lesito della vicenda. Ci che impressiona che, prima che essa abbia finito di pronunciarle, gi si sono fatti avanti quattro aitanti camerieri in livrea, rigidi e disciplinati come dragoni; e si sono posti di guardia dietro alle sedie disposte lungo il tavolo. In seguito, qualcun altro, o loro stessi, se la compagnia vuol risparmiare, uscendo ed entrando a tempo, provvederanno alla distribuzione del men. Ai loro posti! Dice, dopo essersi assisa al centro della mensa e facendoseli sedere uno a destra, laltro a sinistra e il frate a un capo della tavola, restando inoccupato, bench apparecchiato, laltro capo. Non facciamo caso al posto vuoto. riservato allospite che dovr arrivare, alla conclusione del nostro discorso.
SELVA - Oh, finalmente si potr conoscere quel che lei desidera da noi.
LAURA - O quel che, alla fine, loro desidereranno da me. Generalmente io non ricevo: d.
LERICE - Anche questa volta?
LAURA - Soprattutto questa volta. E, francamente, confesso che si tratta di un regalo che n faccio di mia spontanea volont, n mi fa piacere.
LERICE - Perch?
LAURA - Farebbe meglio a dire per chi. Ma ci sono scadenze e doveri, nella vita di una donna, che non possono essere disertati. Certo il mio compito sarebbe stato pi facile, se, in alcune persone, la memoria fosse un po meno labile. Per sarebbe stato anche meno divertente.
MOLA - Come vede, tutto finisce per compensarsi a questo mondo.
LERICE - (allerta) A chi si riferiva precisamente, parlando di memoria labile?
LAURA - Una constatazione generale che pu valere anche in particolare. A loro, per esempio. Ma vorrei, prima, farle una domanda, lei che , o, almeno, stato un competente.
LERICE - A sua disposizione.
LAURA - E possibile che delle persone che si sono conosciute, che hanno compiuto anche qualche impresa insieme, incontrandosi a distanza di anni, possano aver totalmente dimenticato di essersi mai perfino viste?
SELVA - (perentorio) No!
LAURA - Non lho chiesto a lei.
LERICE - Dipende dalle persone, dagli anni e dalle imprese.
LAURA - Persone, in un certo senso sopra il livello comune. Anni? Facciamo una ventina. Imprese? Diciamo goliardiche.
LERICE - Se la loro conoscenza non stata profonda, direi che piuttosto la regola che leccezione.Guai se la mente umana dovesse conservare i ricordi di tutta la gente incontrata e di tutte le cose fatte nella vita. Rischierebbe di autodistruggersi. Essa una selezionatrice severa ed accorta. Nove decimi, almeno, di ci che registra vengono igienicamente cancellati. Trattiene ci che giova e respinge ci che nuoce alla coscienza; o, se vuole, alla buona coscienza.
LAURA - Eh, gi, bisogna dire che sia proprio cos.
LERICE - Montagne di crimini obliati stanno nel buio, dietro alle spalle anche del pi giusto degli uomini.
LAURA - Lo dice la Bibbia, immagino.
MOLA - Cos che non dice la Bibbia?
LERICE - Il grave che lo dice anche la scienza.
LAURA - Non sia troppo severo con s stesso, professore.
MOLA - Ma, oddio, con ci, non vorr farci intendere che noi, qui, ci si gi conosciuti?
LAURA - Proprio questo.
LERICE - Era evidente.
LAURA - E s fatto anche qualcosa insieme.
SELVA - Cosa? Cosa si sarebbe fatto insieme? E gli va di traverso un souffl di funghi, da rischiar di morire soffocato e far prendere tutta unaltra direzione alla storia.
LAURA - Cerchi di non strangolarsi, onorevole. In fondo, fu una cosa piacevole. Almeno per ci che riguarda loro, spero.
MOLA - Ma no!
LAURA - Ma s.
SELVA - Cosa, cosa, in nome di Dio?
LAURA - E cosa pensa possano fare tre studenti universitari con una giovane manicure, in vacanza, in una notte destate, al mare, su una barca al largo, sotto il chiaro di luna, dopo averle fatto ingerire una quantit di alcool sufficiente per... come fa la parola giusta, professore?
LERICE - Disinibirsi, suppongo.
LAURA - Grazie. Mi sfugge sempre. Ci sar mica sotto qualcosa?
LERICE - E probabile.
MOLA - Ecco spiegata la ragione del brindisi.
SELVA - (abbandonando il suo posto) Escluso, escluso!
LERICE - Abbia pazienza, non vorr pretendere, onorevole, di ricordare tutte le donne con le quali stato a letto.
SELVA - Sicuro che lo pretendo.
MOLA - Adesso, non mi dica che arrivato al matrimonio vergine.
SELVA - Che centra la verginit con la memoria? Io non ho mai fatto lamore in barca.
LAURA - Smemorato.
SELVA - Ma se non so nemmeno nuotare.
MOLA - A quel che mi par di capire, non si tratt di una gara di nuoto.
LAURA - Avvenne dentro, non fuori dalla barca.
MOLA - Deve essere stato piuttosto scomodo.
SELVA - Nego. Per quel che mi concerne, nego.
LAURA - Bugiardo.
LERICE - Cerchi di frenare la sua incontinenza emotiva, amico. Non farebbe che trascinarci fuori strada. La signora mi sembra quel che si dice un testimone attendibile.
SELVA - A me fa piuttosto limpressione di una parte lesa sospetta.
LAURA - Le risulta di essere mai stato a Viareggio, onorevole?
SELVA - Forse una volta, quandero ancora studente, per ferragosto, collauto-stop.
MOLA - (dandosi uno schiaffo sulla fronte) Ma sicuro, Viareggio, come no?
LERICE - La balera nella pineta!
LAURA - Vedono che, con un po di sforzo, ogni tanto qualcosa la memoria riesce a recuperare?
SELVA - (di scatto) Silenzio! Un po di prudenza. Questi discorsi davanti a quattro domestici dalla faccia, sicuramente, sovversivi! Misericordia, rischio di giocarmi la carriera politica.
LAURA - Non si preoccupi, sono muti.
MOLA - Muti come?
LAURA - Muti dalla nascita.
SELVA - Ma non sono sordi.
LAURA - Sono anche sordi. Eccettuato il maggiordomo, tutto il resto dei miei domestici li ho sempre voluti sordomuti. Io amo il silenzio e detesto il pettegolezzo.
SELVA - Non si direbbe.
MOLA - Ma s, evidentemente ci si incontr quella sera per la prima volta. S, s, ora mi viene in mente.
LAURA - Il giorno dopo, naturalmente, ognuno era ripartito. E la memoria, come dice il professore, cominci la sua igienica opera di epurazione.
SELVA - Macch macch! Chiss cosa si nasconde sotto questa cabala. Mancherebbe altro credere cose simili sulla parola, dopo ventanni! Senza scomporsi, essa apre la borsetta e ne tira fuori tre cartoline illustrate.
LAURA - A questo mondo non si mai abbastanza accorti. Per ci che riguarda un nome e lindirizzo di una pensione, almeno per quarantottore, il ricordo si era conservato. Il Colosseo (la consegna al frate) San Petronio (allo scrittore) e il Gattamelata a cavallo (allonorevole). Tre firme, lo stesso pensiero tutti e tre. E io me ne tornai a Milano a curar le unghie alla gente. Riconoscono i loro autografi?
SELVA - Carte in tavola: cos, un ricatto?
MOLA - Onorevole, qui non siamo a Montecitorio!
LAURA - Soltanto una commemorazione. Perch non festeggiare il ventennio?
MOLA - Che classe! Ma sa che spiritosamente entusiasmante tutto ci? Questo s, reclama un brindisi.
LAURA - Pi tardi, se ne avr ancora voglia.
MOLA - E cos, queste tre vecchie cartoline stinte sono tutto ci che rimane di una notte di giovent. Tema niente male per un racconto.
LAURA - Non soltanto queste, veramente, per ci che riguarda me.
MOLA - Che fantasia la vita. E poi dicono che limmaginazione supera la realt.
SELVA - Si capisce: lei vede romanzi dappertutto. Quando pu far della letteratura nel suo brodo.
MOLA - La compiango.
SELVA - Io ho i piedi piantati per terra, caro lei.
LAURA - E lei non dice niente, padre?
LERICE - Constato soltanto che la sua memoria compensa abbondantemente la nostra smemoratezza.
LAURA - E che io avevo qualcosaltro a tener vivo il ricordo.
MOLA - E cio?
LAURA - Qualche capogiro. Un mese dopo, mi accorsi di essere incinta. Strano, quello che meno riesce a resistere al colpo il settore politico.
SELVA - ( a cavalcioni sulla soglia di un deliquio) Oh Dio, oh Dio! Qualcosa di forte da bere, presto! Mi vien male. Medico e frate: assistenza fisica e morale, chi meglio lo potrebbe soccorrere?
LERICE - Su, su, animo, onorevole, una campagna elettorale era peggio. Pensi cosa dovrei dire io, con questa veste addosso.
SELVA - Lei forte, io no. Ho la pressione bassa, capisce; ho lottato tutta la vita contro la pressione bassa.
LERICE - Coraggio, da bravo, non faccia sfigurare il Parlamento.
SELVA - Ma proprio per questo. M accaduto lo stesso quando morto De Gasperi.
MOLA - E s aspettato ventanni a farcelo sapere?
LAURA - La tentazione mia era di non farvelo sapere mai. A che scopo? Ma ahim un figlio cresce e, a ventanni, fa il suo ingresso nella maggiore et, che Dio la maledica. E qui entrano in gioco quei tali doveri e quelle tali scadenze che una buona madre non pu disertare, altro che a prezzo di diventare una cattiva madre. Cos almeno giudica la gente.
MOLA - E, una volta tanto, non giudica poi male. Intanto, il frate sta sempre l, col polso dellonorevole in mano.
LAURA - Malissimo, invece. Figurarsi, ho avuto la fortuna di poter essere madre senza dover dipendere da un marito. Per mio figlio, ho messo su tutto quello che ho messo su e son diventata quel che son diventata; di che altro poteva aver bisogno? E tuttavia, per quanto abbia fatto, faccia e possa fare per lui, sar sempre io in debito. Gli devo tutto. Egli stato, per me, come il motore per un aeroplano.
LERICE - E allora, benedetta donna, perch, dopo aver volato per ventanni, compiere un atterraggio fortunoso come quello di stasera, falciando la tranquillit della coscienza di tre inconsapevoli ed inermi viandanti?
LAURA - E come regolarsi quando un ragazzo di ventanni al quale non si mai negato niente, un marted mattina socchiude improvvisamente luscio del bagno e, nudo come stato fatto, gocciolante dacqua, con la massima naturalezza ti dice: Di un po su mamma, prima che mi dimentichi, non che sia indispensabile, ma, non fosse altro che per la regolarit del passaporto, dovresti cercar di farti venire in mente il nome di mio padre e, poi, se ci sarai riuscita, sapermelo dire?... Si rimesso lonorevole?
LERICE - Pare che resista. Proceda pure.
MOLA - Stupefacente!
LAURA - Capiscono? Qualcuno ha deciso, chiss quando e perch, che debba scattare automaticamente per chi diventa maggiorenne il diritto di conoscere il proprio padre, e per sua madre il dovere di dirglielo.
LERICE - Non lo trova giusto?
LAURA - Per niente. Lei s?
LERICE - S.
LAURA - (un sorriso indefinibile) E, come vede, mi sono arresa.
MOLA - E chi ? Uno di noi tre, naturalmente.
LAURA - Senza dubbio alcuno.
MOLA - Un figlio! Quale di noi?
LERICE - Un momento. Il polso non si sente quasi pi.
LAURA - Al bisogno, in casa c canfora e digitale.
LERICE - Ce la fa onorevole?
MOLA - Ci ha torturati abbastanza, signora. Non ci tenga sulle spine. Dica.
LAURA - Apprezzi la mia delicatezza. Cerco di guadagnare tempo per permettere allonorevole di rimettersi.
LERICE - Torna a battere. Via!
MOLA - Chi, dunque?
LAURA - Chi? Una parola. Non lo so. Se lo avessi saputo ne avrei convocato uno solo.
LERICE - Buonanotte, se n andato di nuovo. Su su, sveglia!... E cerca di recuperarlo con sberle e pizzicotti.
LAURA - E un infarto?
LERICE - Ma no! cosa dice?
LAURA - E allora, cosa sta a farci perdere tempo? Non facciamo scherzi, deve durarci fino alla fine del terzo atto!
MOLA - Ma un sospetto, un indizio?
LAURA - Nulla. Tabula rasa.
MOLA - Lei mente per tormentarci. No possibile. Una donna lo sa sempre.
LERICE - E possibilissimo. Anzi, considerato come si son svolte le cose, non potrebbe star diversamente.
MOLA - E allora?
LERICE - Rinviene.
MOLA - Ma non parlavo dellonorevole.
SELVA - (da lontananze astrali) Chi , chi dunque il padre di questo figlio del mare?
MOLA - Non si sa ancora.
LERICE - Non si agiti, cerchi di rilassarsi, glielo diremo in seguito, se si sapr.
LAURA - Io rispondo della maternit. Per la paternit devono veder loro. Non esiste la voce del sangue? Intanto, qualcuno sta servendo il caff.
MOLA - Ecco! La voce del sangue. Non avevamo pensato alla voce del sangue.
LERICE - Non credo che, sulla voce del sangue, ci dia da far molto assegnamento.
MOLA - Esiste pure lereditariet!
LERICE - Certo. Ma non sempre si fa conoscere.
LAURA - Molto ha preso da me.
LERICE - Era prevedibile. Per il terzo, lunica possibilit di partecipare alla conversazione continua a consistere in qualche gemito fra un brivido e laltro.
LAURA - Facendogli ingoiare un caff, forse si tira su.
LERICE - (ci prova. Cosa gli costa?) Onorevole: il caff.
MOLA - Somiglier bene a qualcuno di noi! Laspetto, il profilo, il naso, i modi, lodore, le affinit morali, qualcosa su cui regolarsi. Se mio, io sento che me ne accorger.
LAURA - Questo affar loro. Il mio dovere finisce qui. Il ragazzo a loro disposizione. Beninteso, gli parleranno, lo conosceranno e Dio ispiri il loro sentimento paterno e aiuti la loro buona volont. Si tratta, in diversi modi, di tre persone autorevoli, che, se non gli potranno giovare, non gli potranno nemmeno nuocere e, caso mai, son di sentinella io. La gara per lassegnazione aperta. La mia posizione di assoluta neutralit. Per me, luno vale laltro.
LERICE - Lodevole imparzialit.
MOLA - E dov questo povero orfano? Proprio mentre sta chiedendoglielo, arrivano, da fuori, due laceranti strappate di clacson.
LAURA - Eccolo. Siamo fortunati. Questa volta non ha fracassato la macchina. In media sono tre al mese. Un momento ancora per tener su lattesa e poi agile, disinvolto e bello entra MARCO, un ventenne doggi che, forse, fra poco, comincer ad apprezzare Gide.
MARCO - Ah, sono affamato, mamma. Chiedo scusa del ritardo. Quella solita demente: unora ad innaffiarmi la spalla, in macchina, scongiurandomi di farla diventar madre e cos ingranarmi! Naturalmente, sua madre gi l a far quadro, tenendogli un braccio intorno alle spalle.
LAURA - Dicano la verit, non uno splendido ragazzo? Ho fatto, s o no, le cose in grande?
MOLA - Non si pu contestare.
LAURA - Esclusiva opera mia. (Unocchiata alquanto pessimistica ai suoi tre collaboratori) Non so, altrimenti, cosa avrebbe potuto venir fuori.
LERICE - Splendido come una vendetta!
SELVA - (ancora mezzo balordo) E lui?
LERICE - S, lui.
SELVA - Tutto vero, allora. Non era un sogno! E perde definitivamente i sensi, prima ancora di vederlo sedersi a tavola, naturalmente col suo sordomuto, dritto, dietro, a guardia del corpo.
MARCO - E questi qui, chi sarebbero?
LAURA - Uno di loro tre, tesoro, tuo padre.
MARCO - Sempre esagerata, tu, mamma. Me ne bastava uno. Hanno ragione di dire che tu mi vizi. Rimane un momento ad osservarli, col cucchiaio sospeso fra il piatto e la bocca. Mah, se devo dire quello che penso, non mi piace nessuno dei tre.
LAURA - Caro!
LERICE - Anche questo ha il suo vantaggio. Ora siamo tutti retrocessi sulla stessa linea di partenza.
LAURA - Si accettano scommesse su chi arriver primo al traguardo.
MARCO - Ne parliamo. E ci d dentro a cenare, senza badar pi ad altro.
ATTO SECONDO
E arrivato il giorno dopo ed mattina. Durante la notte, chi ha dormito e chi no. Madre e figlio, esempio, hanno fatto tutto un sonno, bench, in camera di lei, la luce sia rimasta accesa oltre il consueto, ma pu anche aver voluto dire arrivare in fondo a un libro di fantascienza lasciato a met nel pomeriggio. Degli ospiti coatti, il solo che, presumibilmente, sia riuscito a chiuder occhio per qualche ora potrebbe essere il frate, per non ce n la prova. Gli altri due, magari non per le stesse ragioni, escluso. Ora son, tutti e tre, col viso appiccicato ad unestesa parete di vetro, ad osservare qualcosa che sta accadendo nel giardino.
LERICE - Ottimo. Avesse finora sbagliato una palla!
MOLA - Non c che dire, gioca come un Dio.
LERICE - Siamo giusti. Il compito gli anche facilitato dallavversario. Sembra che sia stato pagato per fargli far bella figura.
MOLA - E che vuol dire? Sarebbe lo stesso con qualsiasi altro. Lei mi insegna che il giocatore di razza lo si riconosce subito, chiunque abbia di fronte. Sia che vinca, sia che perda.
LERICE - Non sempre, non sempre, via.
MOLA - Ma scusi, forse che Gardini, se giocasse con lei, cesserebbe di essere Gardini?
LERICE - Prima di tutto Gardini non ha nessuna ragione di giocare con me. E, poi, non sia eccessivo come tutti i tifosi, non da lei.
MOLA - La verit che, anche i migliori di noi, siamo sempre ingenerosi. Lo si vede dalle piccole cose. C l un ragazzo che gioca alla perfezione e vogliamo star a misurargli le lodi con la bilancia del farmacista. Che centrano i tifosi, dico io.
LERICE - I tifosi sono sempre costituzionalmente degli ipocritici.
MOLA - Non se ne abbia a male, ma in questo caso trovo che sia lei ipocritico.
LERICE - Vuol dire?
MOLA - Certo. Lei si intender di psicanalisi, sapr dir messa senza sbagliare una parola di latino, ma non dovrebbe essere tanto avventato e categorico nel parlar di cose di cui si deve intendere solo approssimativamente.
LERICE - E lei, onorevole, che gliene pare?
MOLA - Secondo me, anzi secondo lei, dovrebbe essere tifosissimo.
SELVA - In fatto di tennis, io sono un totale analfabeta e me ne vanto.
MOLA - Appunto!
LERICE - Non ne vedo la ragione.
SELVA - Che sia un analfabeta o che me ne vanti?
LERICE - Scelga lei ci che le fa meno dispiacere.
SELVA - Mi fa piacere luna cosa e laltra, si figuri.
MOLA - Ma si capisce. Qualsiasi forma di analfabetismo, lei non pu che affascinarlo.
SELVA - E uno sport da femmine!
MOLA - Un po di coerenza. Abbia almeno la modestia di non condannare ci che confessa e si vanta di ignorare.
SELVA - Io non condanno niente. Dico solo che il tennis uno sport da donne, come direi che il reggipetto non un indumento da uomini, basta.
MOLA - E sar anche persuaso di essere spiritoso.
SELVA - Molto no, ma abbastanza.
MOLA - Contento lei...!
SELVA - Fino al giorno che non mi si dimostrer ci che ci sia di maschio nel mandar avanti e indietro una pallottolina che, quando pesa tanto, peser dieci grammi, resto del mio punto di vista.
MOLA - Maschio! Non fa che riempirsi la bocca di quella parola: maschio!
SELVA - Badi come parla!
MOLA - Cosa intende, lei, per maschio, sentiamo, finalmente, su, visto che se ne assicurato il monopolio.
SELVA - Se non lo sa anche inutile rischiar di farsi censurare discorrendone.
MOLA - Certo, a lei andrebbe maggiormente a genio che si lanciassero in testa delle palle di cannone.
SELVA - Non pretendo tanto. Per esempio, il calcio mi rassicurerebbe gi molto di pi.
MOLA - E chi le dice che non sappia giocare anche al calcio?
SELVA - E allora, lo faccia vedere.
MOLA - Con tutte le aderenze che lei ha, perch non fa una telefonata e non gli fa venir qui la squadra della Lazio?
SELVA - Io tifo per il Roma.
LERICE - (ma vuol gettare olio sul fuoco?) Probabilmente, la specialit dellonorevole sono le bocce.
SELVA - Come fa a saperlo?
LERICE - Unintuizione.
SELVA - Pensi che, nel 54, a SELVA di Valsugana, per non aver avuto laccortezza di lasciarmi vincere a bocce da De Gasperi, persi un sottosegretariato.
LERICE - Una vera calamit per il paese!
MOLA - Non sar, certo, stato quello della Pubblica Istruzione.
SELVA - Era quello, molto pi importante, della Difesa.
LERICE - Che, una volta, nemmeno a farlo apposta, si chiamava della guerra. Quando si dice la magia delle parole!
SELVA - Farebbe meglio a dire linvoluzione dei tempi.
LERICE - Giusto. Quella che un governo imperialista chiama sinceramente guerra, un governo democratico la deve, per forza di cose, chiamar ipocritamente difesa. naturale.
SELVA - Naturale o no, ci che importa che rimanga la stessa cosa.
LERICE - Di questo pu star sicuro.
MOLA - (nuovamente incantato a guardar fuori) Bello, bello!
LERICE - Il gioco o il giocatore?
MOLA - La giovinezza, caro professore. Il meraviglioso spettacolo di vitalit e di eleganza della giovent. E pensare, quanto? Venticinque anni fa, era, pi o meno, la stessa cosa anche per noi. Non faccio per dire, ma pochi riuscivano a tenermi testa. Dacch faccio lo scrittore impegnato, non ci ho mai tenuto a farlo sapere, ma io vinsi perfino i littoriali di tennis.
LERICE - (un suo ambiguo sorriso) Prego, nessun colpo sleale fra noi: lavverto che non giocavo niente, ma niente male nemmeno io. Anzi, fino a quattro anni fa, il mio paio di partite alla settimana me le facevo ancora.
MOLA - Significa?
LERICE - Soltanto che la passione e labilit nel tennis non fanno ereditariet.
MOLA - Ma nemmeno, spero, la escludono.
LERICE - Questo no.
MOLA - E allora, punti pari.
SELVA - (ai soci che, distratti dai loro discorsi fatui, in questo momento non guardavano fuori e lui s) Fa parte delle regole del gioco anche scivolare e aver tutta laria di essersi storta una caviglia?
MOLA - E mai scivolato lei?
SELVA - Se devo scivolare, io scivolo su cose pi importanti.
LERICE - Che gli successo?
MOLA - Ma perch non si alza? Si sar mica ferito davvero, per caso?
LERICE - Vada a vedere.
MOLA - E proprio quello che contavo di fare. Ed esce pi svelto e sollecito di quanto ci si aspetterebbe.
LERICE - (unironia dal palese margine patetico) Ovvero come sboccia il sentimento della paternit! Ma, da fuori, presumibilmente losservatorio di una finestra, altri devono essersi accorti dellincidente. E chi? Occorre proprio nominarla?
LAURA - (solo la voce) MARCO, MARCO!
MARCO - (anche lui dallesterno) S, mamma.
LAURA - Ti sei fatto male, gioia? Aspettami, scendo.
MARCO - E di, smettila. Non sono di pastafrolla.
MOLA - (pure da fuori) Non niente, stia tranquilla. Una semplice scivolata.
LAURA - Ora su, basta. Infilati un pullover che sei tutto sudato e rientra.
LERICE - Evidentemente la lupa vigilava.
SELVA - Trovo che, quando un ragazzo fragile di ossa, non lo si dovrebbe esporre a dei pericoli.
LERICE - Come fa a dire che fragile di ossa?
SELVA - Me ne sono accorto ieri sera, dopo essere rinvenuto, confrontando la sua costituzione con quella dei miei ragazzi. Nemmeno da paragonare.
LERICE - (stessa espressione di prima) Ovvero, come lo stesso sentimento della paternit viene respinto.
SELVA - Vorrebbe dire?
LERICE - Cominciano gi a delinearsi certe posizioni. Prevedibili, del resto. Non ha notato un certo antagonismo, fra noi, stamattina? Figurarsi se in una svolta del discorso che comincia ad essere delicata, lei non stava allerta per intervenire! E, infatti, eccola, pronta, a met dello scalone che porta al pianterreno.
LAURA - E la sua posizione, professore?
LERICE - Io non sono n suggestionato n prevenuto. Candido come una colomba e prudente come un serpente.
LAURA - Perch non aggiunge anche: ed egoista come un uomo?
LERICE - La sentenza biblica si ferma al serpente.
LAURA - Mi domando se abbia fatto un buon affare a smettere di citare Freud per dover continuamente citare la Bibbia.
LERICE - Tutto considerato, un eccellente affare.
LAURA - Naturale. Lei aspetta lora della verit.
LERICE - La verit come un ladro di notte. Essa pu giungere in tanti modi.
LAURA - A patto di lasciar aperte le finestre.
LERICE - E chi le chiude?
LAURA - E, se poi non giunge n dalla porta n dalla finestra, uno se ne lava le mani. Come si chiama quel tale?
LERICE - Ponzio Pilato, suppongo.
LAURA - (percorrendo con un gesto significativo la veste del suo interlocutore dal collo alle caviglie) Proprio lei!?
LERICE - No. Ponzio Pilato, no. Non ci si aspetti da me che mi getti nella mischia con furore. Ma non si tema nemmeno che debba rimanere uno spettatore inerte.
LAURA - Chiss se questa non sia la posizione pi pericolosa.
LERICE - Daccordo. certo la meno facile, e la pi scomoda.
LAURA - Non mi attendevo meno da lei.
LERICE - Lavevo capito che le maggiori soddisfazioni se le pregustava da me.
LAURA - E lei me le dar.
LERICE - E possibile. In fondo, dato labito che porto, pu essere giusto che io debba pagare pi degli altri... Oh, poter fotografare il sorriso di lei! Per quanto forte sia la tentazione di lasciarla a bocca asciutta, quindi, non me ne sottrarr. Ma sar stato soprattutto...
LAURA - Soprattutto?
LERICE - Soprattutto perch c un rispetto da salvaguardare.
LAURA - Cio, cio? Peccato che ad interrompere il discorso, soltanto rimandato, poich dovr essere ripreso, faccia la sua comparsa sulluscio il protagonista della contesa. Il che, tutto sommato, sarebbe pi che naturale. Lo un po meno tenuto conto di alcune singolarit. E cio: 1: entra saltellando su una gamba sola; 2: lo sostiene, tenendosene un braccio intorno al collo come un boa, il
MOLA - con un viso da san Giuseppe prima di scoprire di aver avuto il rivale che aveva avuto; 3: gli vien dietro, anchesso in maglietta, pantaloncini, calze e scarpe bianche, portando le racchette e la rete con le palle da gioco, uno dei cosacchi sordomuti conosciuti ieri sera, evidentemente incaricato di tenerlo in esercizio. Dio del cielo, hai perduto luso di una gamba!
SELVA - Visto se avevo ragione che ha le ossa fragili?
LAURA - A proposito che non teri fatto niente!
MARCO - Ti dico di no. E lui che vuole, ad ogni costo, tenermi su. E, siccome gli fa tanto piacere, non mi costa niente lasciarlo fare.
LAURA - Piacere o non piacere, mi userai la sacrosanta cortesia di lasciarti mettere a letto e farti visitare da un medico.
MARCO - Non essere ridicola, mamma.
LERICE - Se posso servire, son qui io. (A MOLA) Lo adagi su quel divano. Ma il ragazzo s gi svincolato e procede spedito, da solo, su tutte e due le gambe.
MOLA - Attento! Non appoggiartici su.
LERICE - Avvicinati e lasciati visitare quella caviglia, ragazzo.
MARCO - Un altro che ci tiene a mettermi le mani addosso. A lei. Si pone seduto a filo su una sedia e allunga la gamba al frate che gli tasteggia la caviglia con perizia e diligenza, neanche si trattasse dei garetti di Ribot.
LAURA - E dire che ho fatto istruire apposta quellebete di quel muto l, per farti da allenatore e guardarti dagli incidenti, e poi ti lascia rompere le gambe.
MARCO - Lui non ne ha colpa. Cera una pozzanghera sul terreno.
LAURA - Non ci doveva essere.
MARCO - Vuol dire che la prossima volta, quando piove, dar ordine al Padreterno di lasciar asciutto il campo da tennis e riempir la piscina.
LAURA - Adesso mi sente.
MARCO - Lascia correre. Se Dio non voglia, qualcuno, qui, conosce lalfabeto dei sordomuti, perdi la reputazione.
LAURA - Mi devo sfogare.
MOLA - (al frate) C qualcosa di rotto?
LERICE - Sto vedendo. Nel frattempo, lei non ha perso tempo e con eccezionale sicurezza, nonch stupefacente velocit, s messa ad investire il domestico, da muta a muto, con un fiorito discorso, sapete, tutto mani, dita, bocca, guance, anelli, uncini, e cos via. Devono correre parole grosse, poich si vede laltro prima umiliato, poi impallidire, quindi arrossire, in seguito arrabbiarsi violentemente e, infine, risponderle per le rime sullo stesso tono; pare, perfino, farfugliando dalla collera, ma chi pu garantirlo in quella lingua?
MARCO - (che la tiene docchio e non ha perso un solo arabesco della girandola dei loro gesti) Questo non glielo devi dire, capito?
LAURA - Gli dico quel che mi pare, gioia. E continua, sullo stesso metro, botta e risposta.
MARCO - Non lo brutalizzare cos. Non uno schiavo. E non chiamarmi gioia.
LAURA - Tu hai sempre avuto un debole per questo brigante. E se mi manca di rispetto, in parte colpa tua.
MARCO - (ora spaventato da ci che sta mimando il domestico) Eh no, VITTORIO. Adesso, esageri tu, abbi pazienza, dovresti conoscerla.
LERICE - Bada che, a voce, non capisce.
MARCO - Ah, gi. Gli ripete lesortazione traducendogliela, anche lui, nella lingua dei sordomuti. Ora tutti e tre ci danno dentro a precipizio, rubandosi le battute si fa per dire che qui non si riferiscono per un riguardo agli spettatori al di sotto dei diciotto anni.
SELVA - Ma insomma che discorso fanno?
MOLA - Pagherei un occhio della testa per sentire la met di quel che si dicono.
SELVA - Almeno se ne potesse afferrare il senso!
MARCO - (da interprete, fra un intervento e laltro) Cose irripetibili, insulti da carrettieri. Lei, un pretesto lo trova sempre. Queste conversazioni mute, le danno modo di abbandonarsi a delle brutalit e a delle atrocit che, in lingua normale, la degraderebbero di fronte a una caserma di alpini. Dice che, cos, risparmia i tranquillanti... VITTORIO, no, VITTORIO! Non alzar tanto la voce. Per la miseria. Usa prudenza almeno tu. Fallo per me... Un momento. Torna ad intromettersi, da paciere, nella tacita baruffa che si intuisce violentissima.
LAURA - Taci, tu, che non centri! E riprende, muta, collavversario.
MARCO - Buonanotte. Lei lha minacciato di licenziamento e lui lha mandata a dar... VITTORIO! Di! Non siamo soli! Non sha idea, evidentemente, la libert di espressione e la violenza di epiteti consentiti dal linguaggio dei muti. Gli rivolge, sembra un grave bench affettuoso rimprovero.
LAURA - Vedi? Lo vedi? Guarda cosha il coraggio di rispondermi. La servit doggi!
MARCO - Ma non lo senti che tartaglia, pure, e sbaglia la sintassi, tanto lo hai malmenato? Adesso, mamma, ti sei scaricata. Il tuo trattamento rilassante, per oggi, lo hai avuto. Troppo ti farebbe male. Da brava, chiedigli scusa e che sia finita.
MOLA - Che perla di figlio! Fin troppo saggio per la sua et. Lei si limita a una mimata stizzosa ed evanescente. Il ragazzo, invece, deve continuare con un discorsetto intimo e cordiale perch si vede, loffeso, ammansirsi ed avviarsi verso luscio, rasserenato come un morbido agnello. Non prima per, daver manifestato una frase con le dita, che non deve essere di sola riconoscenza.
SELVA - Che inconveniente non conoscere le lingue morte.
MOLA - Vorr dire mute.
LERICE - Mi sa che si farebbe meglio parlar di fortuna.
LAURA - (alla quale non sfuggita una parola per modo di dire del colloquio tra figlio servitore) Ah s? benissimo. Magari!... Se crede che mi metter a pregarlo!... Sai che gli dico? E meno male che suo figlio le impedisce di corrergli dietro e le immobilizza le mani, come dire, nel caso particolare, la imbavaglia. Evitando che si rinnovi linqualificabile scenata.
LERICE - (che qualcosa abbia capito?) Erro, o mi sembrato che, andandosene, pronunciasse delle oscure minacce?
MARCO - Le ha gridato che non le rivolger mai pi la parola. Finisce sempre, pi o meno, cos.
LAURA - (nuovamente gran signora) Ma poi non mantiene mai la promessa. Son dei tali chiacchieroni i sordomuti! Ah, ora mi sento pi distesa... E tu, tesoro, quante volte tho pregato di non intrometterti nei miei discorsi con la servit?!
MARCO - Chiamali discorsi. Un giorno o laltro, uno di loro ti fa fuori a coltellate. Lo sai pure che il VITTORIO, oltretutto, epilettico.
LAURA - Gi, son le uniche volte che gli si sente uscir di bocca qualcosa che somiglia vagamente a un suono. E dunque, questa caviglia?
LERICE - Una piccola storta da niente. Non occorre nemmeno una fasciatura.
MOLA - Forse gli gioverebbero dei massaggi.
LERICE - Se vuole farglieli lei...
LAURA - Sar. Per non che, domani, una radiografia gli guasti lappetito. Non se ne abbia a male, professore. Lei sar anche stato un grande ortopedico del cervello, ma ne preferisco uno, pi modesto, delle ossa.
LERICE - Come crede. Non per altro, per rimediare alla comprensibile dimenticanza daver lasciato l le racchette, di ritorno il taciturno gigante appena ammansito. Strano, si presenta occupato a mimare, con esuberanza da dir partenopea, un suo indecifrabile soliloquio.
SELVA - Cos che dice adesso?
MARCO - Canta Oh sole mio!.
LAURA - (naturalissima) Oltretutto, stonato peggio di una pignatta rotta e ha una pronuncia napoletana orribile.
MARCO - Ora non esagerare come al solito.
LAURA - Occhio allo strazio quando arriva Sta n fronte a te... Stecca! Ci fosse una volta che prende la nota giusta! Deve farlo per dispetto. Bisogna, poi, sentirli quando fa i duetti con la cuoca.
MARCO - Non le credano. lei che lo confonde. Del resto, mamm sempre eccessiva in tutte le sue cose. Per lei una storta diventa una frattura, un raffreddore una polmonite, la servit un esercito da annientare, gli affari un impero da conquistare, la volont degli altri un ostacolo da sbaragliare; e un figlio un tesoro da tener chiuso in cassaforte dopo aver buttato via la chiave.
LAURA - Ora fammi anche passare per una madre tirannica.
MARCO - Tirannica no. Ma soffocante hai voglia!
LERICE - Ne ascolta spesso strapazzate del genere?
LAURA - Ogni volta che si mette in testa di ottenere una cosa che non dovrebbe fare.
LERICE - Vale a dire, piuttosto di frequente, immagino.
MOLA - Scaltro, il ragazzo!
LERICE - In fondo una dimostrazione di indipendenza e di personalit.
LAURA - Diversamente, non sarebbe mio figlio.
LERICE - Pi che giusto.
MARCO - Tranquillizzati, va l. La sparata di stamattina ha la tua fisionomia. anchessa unesagerazione. Ha il solo scopo di non sentirmi proibire, per via della caviglia, la mia giornaliera nuotata in piscina. Meno di cos!... Mi spreco.
SELVA - Probabilmente, ragazzo, questo tuo contegno insolente la ricompensa daverti sempre accontentato troppo.
MOLA - Per carit, la sua teoria come educare la giovent lha gi esposta a me, onorevole.
MARCO - (un bel fischio) Ah, onorevole?
SELVA - Non lo sapevi?
MARCO - No.
SELVA - Ma possibile che non lo sappia nessuno?
LAURA - Bench onorevole, ha detto una cosa giusta.
SELVA - Be, qualche volta capita.
LAURA - E vero, lho sempre accontentato troppo e questo convegno ne una prova.
MARCO - Giustissimo. Per lo sbaglio non sta nellaccontentare, sta nel troppo. Ti vien voglia di fare un figlio e impieghi tre uomini di cui un onorevole, per garantirti la riuscita dellimpresa. Ottenuto lo scopo, non ti curi di trattenerne prudentemente uno per marito. Tuo figlio ti chiede di fargli conoscere suo padre e gliene sbatti qui tre, come si trattasse di scegliere il paio di pantaloni che gli fanno meno pieghe addosso... Non ha fatto in tempo a finire, che essa gli ha lasciato andare un manrovescio.
MOLA - Signora! Non si picchia un ragazzo di ventanni.
SELVA - (di tutto diverso parere) Altro, se si picchia!
MARCO - (imperturbabile, offrendo, provocante, laltra guancia) Attendo le altre due che mi spettano.
LAURA - (affettuosamente dispiaciuta) Cialtrone!
MARCO - (uno sberleffo, una risata) Reazione calcolata. Ora, per tutta la giornata, sono libero di fare quel che mi piace. Perch, non mi ha dato che una sberla, ma ne prover rimorso come se mi avesse tirato una revolverata. Ci vediamo.
SELVA - Ricattatore!
LERICE - Che lenza!
MOLA - Ehi MARCO. Piacerebbe anche a me farmi una nuotata, stamattina.
MARCO - La piscina abbastanza vasta per evitare gli scontri. E mia madre, al solito, mi ha fornito di un numero sufficiente di mutandine da bagno da mettermi in grado di prestargliene una. (Via).
MOLA - Con permesso. A pi tardi. (Lo segue).
LERICE - Commovente.
SELVA - Tolto lultimo schiaffo, trovo che stato tirato su in maniera deplorevole.
LAURA - Lei, avrebbe fatto meglio?
SELVA - Credo di averlo dimostrato in un numero abbondante di esemplari. (Si avvia verso luscio).
LERICE - Ha deciso di fare una nuotata anche lei, per insegnargli come si deve comportare?
SELVA - Ho soltanto deciso di fare una telefonata a Montecitorio per non dover leggere sui giornali la notizia della mia misteriosa scomparsa. Posso?
LAURA - In casa ci sono sei linee telefoniche a sua disposizione.
SELVA - Lavrei giurato. Me ne basta una. Esce e speriamo che, per un po, non si faccia pi vedere. Antipatico, no?
LAURA - Evidentemente, confonde se stesso con il presidente della repubblica. E si dispone a tener docchio i tuffi di suo figlio, fuori.
LERICE - Parentesi seria, in una storia comica. Ci sta?
LAURA - (senza nemmeno voltarsi) La trova comica?
LERICE - Abbastanza.
LAURA - Fuori, dunque, il lato serio.
LERICE - Ebbi in cura, anni fa, un tale, un insegnante, che cadeva in convulsioni tutte le volte che doveva pronunciare la parola seno.
LAURA - Figurarsi se lo avesse dovuto prendere in mano!
LERICE - Non gli era mai accaduto.
LAURA - Si trattava, evidentemente, di un uomo morale e riservato.
LERICE - Il pi riservato e morale che io abbia conosciuto. Pensi che, a quarantanni, era ancora vergine.
LAURA - Riusc a guarirlo?
LERICE - Dalle convulsioni s, dalla verginit no.
LAURA - E, magari, lui avrebbe preferito viceversa.
LERICE - Le convulsioni lavrebbero probabilmente ammazzato. La verginit lo rese soltanto nevrastenico. Ma la singolarit del caso non consisteva in questo. Egli sera sobbarcata la fatica di imparare il dialetto di una trib del centro dellAfrica, ancora totalmente sconosciuto in Europa...
LAURA - E che se ne faceva, se nessuno lo poteva capire?
LERICE - Qui sta il punto interessante. Gli serviva, con la scusa delle citazioni erudite, per abbandonarsi, ad alta voce, in mezzo alla gente, a fantasia morbose di unoscenit rivoltante. Inimmaginabili senza lo schermo dellindecifrabilit.
LAURA - Il richiamo della foresta. E come and a finire?
LERICE - And a finire che, una volta, un negro di quella tal trib, di passaggio da Roma, per farsi battezzare dal papa, assistette a una sua conferenza e, tanto si scandalizz, che, per poco, non lo fece a pezzi. Cosa vuole? Il mondo piccolo.
LAURA - Quando si dice gli effetti della conversione!
LERICE - Strane analogie.
LAURA - Che analogie, scusi?
LERICE - (diretto, pur conservando il tono frivolo) Chi le ha insegnato il pesante turpiloquio, vomitato addosso a quellinfelice ragazzo?
LAURA - (s voltata di scatto) Non mi dica che conosce il linguaggio dei sordomuti.
LERICE - Non ne ho perso una parola, se cos si pu dire. Da ragazzo, era uno dei miei giochi preferiti.
LAURA - Ecco un caso in cui non pu accusare la memoria di esserle stata avara.
LERICE - Le succede spesso?
LAURA - Dipende dallumore, dal tempo, e dal domestico. Proprio quello l, generalmente. Il pi antipatico.
LERICE - Vuol dire che ha trovato la sua valvola di sicurezza. Pensato e detto. venuto fuori, in pochi minuti, pi di quanto non si riesca a cavare in sei mesi di trattamento analitico. Peccato non esercitare ancora la vecchia professione, perch avrei scoperto un metodo sicuro e spedito per lo scarico del subcosciente.
LAURA - Pu sempre diffonderlo nel suo convento.
LERICE - Non unidea da scartare. Un silenzio calcolato.
LAURA - E poi?
LERICE - E poi, a rissa terminata, soddisfatta e distesa come avesse fatto allamore. Naturalmente col domestico pi antipatico o, per meglio dire, pi adatto.
LAURA - Capita mai di dover essere costretti a prescrivere un trattamento psicanalitico al psicanalista?
LERICE - Non escluso.
LAURA - Allora, non perda tempo a seguire il consiglio.
LERICE - Purtroppo, credo che, la mia, non sia uninterpretazione lontana dal vero.
LAURA - Ho idea che non tenga conto di un particolare che gliela manda per aria.
LERICE - E cio?
LAURA - La presenza di MARCO, in grado di seguire il colloquio.
LERICE - Direi, anzi, che ne sia la conferma, guardi un po! Ed , appunto, qui il grave.
LAURA - Vuol dire?
LERICE - Senzaltro! Lei ha bisogno di offrire quotidianamente a suo figlio lo spettacolo di quanto detesti e fino a che punto possa permettersi di calpestare il sesso cosiddetto forte.
LAURA - Guarda guarda!
LERICE - E il ragazzo lha, tanto incoscientemente quanto inequivocabilmente, capito, da reagire mettendosele contro. Con unaggressivit appagata solo quando pot fare altrettanto, umiliando e offendendo il sesso cosiddetto debole, vale a dire lei.
LAURA - Dopo lo sforzo di questa titanica pensata, il meno che lei si possa aspettare un applauso a scena aperta, penso.
LERICE - Per carit, ordinaria amministrazione.
LAURA - Superbia duna modestia! Altro silenzio ugualmente calcolato.
LERICE - Perch odia tanto gli uomini?
LAURA - E una domanda retorica o unaccusa precisa?
LERICE - Pi la seconda che la prima.
LAURA - Sincerit apprezzabile.
LERICE - Non c merito.
LAURA - Io, dunque, odio gli uomini?
LERICE - Non c un atto della sua vita che non risponda a questunico scopo. La molla di tutto, in lei, il rancore. E bisogna ammettere che, in un certo senso, ne ha anche avuto il diritto. abbastanza comprensibile.
LAURA - E allora, avanti, lei specialista in spiegazioni fantastiche, me ne indichi la ragione.
LERICE - E superfluo. Per met, se non interamente, lei gi la conosce.
LAURA - (le preme tagliar corto) Mi domando perch stia a perder tempo, ascoltando delle assurdit che sarebbero offensive se non fossero ridicole.
LERICE - Si rende conto che, da cinque minuti, non riesce ad imbroccare una sola battuta che non sia stonata?
LAURA - Tanto vale, quindi, che lei rinunci alla soddisfazione daver un contraddittore e prosegua, da solo, il suo monologo. E fa per andare, ma lui la ferma, trattenendola materialmente per un braccio.
LERICE - La fuga, naturalmente. Inevitabile reazione di difesa. Mi delude. Non degna di lei.
LAURA - Mi dovrei mettere a crear di fantasia, anchio, per far coppia in questi esercizi al trapezio di alta acrobazia mentale?
LERICE - Tenti.
LAURA - Non mi diverte.
LERICE - Lo credo bene.
LAURA - Perch non mi d una mano? O si tratta di un salto mortale pi imbarazzante per lei, per loro tre, che non per me?
LERICE - Questo pu essere vero.
LAURA - E allora, al, salto mortale senza rete: perch odio gli uomini?
LERICE - Inventi. Inventi la sua verit. In certi casi, il modo migliore per trovarla.
LAURA - Me la inventi lei. Chi meglio in grado di farlo di lei, protagonista, spettatore e giudice? E, se non avr cercato di barare, le prometto che la adotter senza discuterla. O, proprio ora che liniziativa torna a me, si vuol tirar indietro?
LERICE - Quella notte che ventanni fa le ha dato un figlio, non le ha anche, per caso, reso impossibile di avvicinare pi un uomo per tutta la vita? Pu andare?
LAURA - Lealt per lealt: s. (Secca, una tonalit crudele) Facendomi diventar innaturalmente madre, mi stato impedito di diventar naturalmente donna. Soddisfatto?
LERICE - Dove ci si rende conto che si pu essere gravemente responsabili pur senza essere colpevoli. Come vede, in questa storia, non s in pochi a non farci una bella figura.
LAURA - Autocritica? Come parentesi seria, non da buttar via.
LERICE - Se ne provocano, s, di guasti, anche senza volere e senza sapere!
LAURA - Ventanni. C prescrizione.
LERICE - Generosa.
LAURA - Altrimenti, staremmo recitando un dramma. Capisco che laustera veste che porta ora, sarebbe il recipiente pi adatto per unelegante crisi di coscienza retroattiva, ma, ormai, avrebbe il sapore di una minestra risaldata. No no, assolti anche dallombra del rimorso.
LERICE - Non per esonerati dal tributo alla vendetta.
LAURA - Con lei si procede di scoperta in scoperta. Vendetta?
LERICE - Comprensibile, quando si vissuto ventanni solo per quella, dopo essere stati mutilati di ogni possibilit di amare.
LAURA - Che le devo dire? Si vede che la vendetta un cibo che va assaporato freddo.
LERICE - Altro che la scadenza della maggiore et, i doveri materni, lo scrupolo di appagare il desiderio del ragazzo...! E la vecchia ferita che sanguina. Lei si sta vendicando di noi su suo figlio. Cose che accadono quando linconscio sopraff la coscienza.
LAURA - Potr dire, semmai, con mio figlio.
LERICE - Nulla da eccepire se cos fosse. Per, ne dubito. Anche se me lo augurerei. (Un momento, il solo, veramente severo) Lei scambia uno strumento con un complice. Ma lui lunico a non aver n colpe da espiare, n responsabilit da assumersi, n rancori da soddisfare. Ha soltanto, davanti a s, la vita da vivere, sano e felice. E deve esserne lasciato fuori. Che le stavo dicendo quando fummo interrotti? C un rispetto da salvaguardare.
LAURA - (un lampo di soddisfazione) Ed a quello sar lei a montar di guardia. chiaro. Come preludio di paternit, le d atto che non da buttar via. Per quanto nobile e commovente, mi sa, per, che sia anche il pi ambiguo ed insidioso. (Calcolando sulle parole) Ma, soprattutto, il meno sicuro per arrivare ad una certezza. Una certezza certa, voglio dire. Sbaglio?
LERICE - E non proprio su ci che lei fa affidamento? Per ognuno di noi stata preparata una tagliola. Questa la mia, ecco tutto. A ciascuno, il suo. Stia, per, in guardia. Non detto che, prima della fine, non ne possa incontrare una, anche lei, sul suo cammino.
LAURA - Nella mia, caro lei, io ho gi cacciato i piedi a diciannove anni. Ormai, ci sto dentro comoda.
LERICE - Chiss?...
SELVA - Chiss che? tornato lonorevole e s gi inserito di malagrazia nella conversazione.
LERICE - Si parlava del tempo. Chiss se verr a piovere, dicevamo.
SELVA - Va bene. Avanti pure.
LERICE - Finito qui.
SELVA - Finito su un punto interrogativo?
LERICE - Le risulta che la meteorologia conosca unaltra punteggiatura?
SELVA - Nemmeno a un discorso sul tempo mi si ammette, dunque, a partecipare.
LAURA - Si tratta di un argomento troppo aldisotto della sua importanza, onorevole.
SELVA - Ah s?!
LAURA - Non di questo parere?
SELVA - Per niente. Inaspettato, squilla un telefono nella stanza. Una, due, tre volte e la padrona di casa come niente fosse.
LERICE - Considerato come stanno a timpani e a corde vocali, penso che, chi sta allaltro capo del filo, non possa far troppo affidamento che venga un domestico a rispondergli.
LAURA - Non se ne curi. certamente una delle solite ragazze in fregola che fanno le bave per MARCO. Meglio lasciar perdere.
LERICE - Perch gliele vuol tener lontane?
LAURA - Preferisco che si faccia desiderare. Richiamer. Richiamano sempre, quelle mignatte.
LERICE - Non sar, per caso, che voglia difendere linnocenza dallaggressione del maschio?
LAURA - Mi sa che sia pi lui da difendere che loro.
SELVA - Da dove spuntato fuori quel telefono?
LAURA - E sempre stato l.
SELVA - Di bene in meglio. Vengo a scoprire, adesso, che cera anche un settimo telefono in casa, e proprio in questa stessa stanza.
LAURA - E grave?
SELVA - Direi di s.
LAURA - Se offende il suo senso estetico, non ha che da dirlo e lo facciamo scomparire in mezzo minuto.
SELVA - E il mio senso morale, piuttosto, che non resiste ai raggiri. Mi viene in mente di essere stato spedito a telefonare di l per togliermi dai piedi, guardi un po!
LAURA - E questa la riconoscenza per la delicatezza di non aver voluto esser costretti ad ascoltare i discorsi certamente importanti che aveva da fare a pro della Nazione.
LERICE - A proposito, tutto normale in Parlamento? Mica pericolo che la sua assenza possa mettere in minoranza il governo?
SELVA - Io ho, piuttosto, unaltra idea in testa e, se non la butto fuori, scoppio.
LAURA - Garantito che abbia che lesplosione non far saltar in aria la villa, dia pur fuoco alla miccia.
SELVA - Che, loro due, siano daccordo fin da principio. Mi hanno unaria di intendersela che mi d sempre meno affidamento. Loro convergono. Altro se convergono!
LERICE - Quando si dice lintuito!
SELVA - Li sento a naso, certi rovesciamenti di alleanze, io. Ho troppa esperienza di maneggi politici perch mi si possa ingannare.
LAURA - Daccordo su che, scusi?
SELVA - E chi lo sa? ben questo che mi scombussola. Una faccenda certa: su qualcosa sono daccordo; non so quale, ma sono daccordo. E, se sono daccordo, non possono esserlo che contro di me.
LERICE - Logica di ferro. E perch?
SELVA - Mah!... Sono sempre meno sicuro che la storia sia semplice come mi stata prospettata.
LERICE - Ah, perch; a lei, sembra semplice?
SELVA - Occhi negli occhi. Non la prima volta che mi si tendono delle imboscate. D fastidio, d fastidio!
LERICE - Non si alteri. Non difficile crederlo.
LAURA - E a chi?
SELVA - Intanto, per incominciare, a tutti gli iscritti al mio partito. In politica, come altrove, non si pu pretendere di avere degli amici. Al massimo, si pu pretendere di avere dei nemici timidi. Ed gi tanto.
LERICE - Ci spieghi, allora, perch votano per lei.
SELVA - Non sono mica loro a votare per me. Sono quelli dei partiti nemici per crear confusione nel mio. Non lo sapeva?
LERICE - No.
SELVA - E poi mi si dice che non ho ragione di sospettare? Porta la veste che porta, e non sa ancora che la met di noi arrivano in Parlamento in questo modo.
LERICE - Deputati per dispetto.
SELVA - Per dispetto. Sono i pi sicuri.
LERICE - Eh gi, se uno ci pensa, in quale altra maniera, altrimenti, ci potrebbero arrivare?
SELVA - Sapesse che spinta elettorale !
LERICE - Me ne rendo conto. Ora capisco perch non ce n uno di simpatico.
SELVA - E una regola di tutti i partiti, da noi. Nessuno vota per il suo. Non se lo sogna nemmeno. Guai, senn! LERIVE Di modo che?
SELVA - E semplice. Un partito tanto pi prospera, quanto pi riesce a far diventare forte il partito contrario. E tanti pi voti raccoglie, quanto pi sta antipatico alla gente.
LERICE - Questo spiega tutto.
SELVA - In Italia, usa cos.
LERICE - Che scienza la politica!
SELVA - Lo pu ben dire. Benedetto il telefono che si rimesso a trillare, altrimenti nessuno ci risparmiava una lezione come si diventa deputati; che, fra parentesi, non sarebbe n inutile, n piva di divertimento. Questa volta, per, alla seconda chiamata, deciso e disinvolto, il frate alza, lui, il ricevitore.
LERICE - ...Appunto... Abbia pazienza. O non si udito, o non ci sar stata, nella stanza, gente in grado di udirlo... Come no?... Dica pure a me....
LAURA - Ancora quella sfacciata, naturalmente.
LERICE - (otturando, un momento, il microfono con la mano) Ha un incanto di voce: fresca, sicura. ...S, in casa... Adesso vedo... Resti allapparecchio... Naturalmente. Gi, non posso essere un domestico... Cos: abitudini della casa... Ah, ah, un po insolente... Curiosa!... Faccia conto di parlare con suo padre....
SELVA - (di slancio, mentre laltro si affaccia sul giardino a chiamare) Congratulazioni!
LERICE - MARCO! Al telefono. VOCE DI MARCO - Maschio o femmina?
LERICE - Femmina. ( Torna allapparecchio) Accontentata. Un momento e viene.... Simpatia!... Congratulazioni di che?
SELVA - Come di che?
LERICE - Ah, domando scusa. Non potevo spacciarmi per muto, dal momento che parlavo. E cos, ho approfittato della percentuale di paternit che mi spetta.
SELVA - Anzi, anzi, nessuna preoccupazione di rubar niente a nessuno. Ce ne fossero dei furti cos. Questo semplifica le cose.
LAURA - Lei un ottimista. Arriva il MARCO, grondante dacqua, a piedi nudi, in slip pervinca a righe blu, e si attacca al telefono.
MARCO - ... Ciao bella. Un genio, tu, per romper lanima nei momenti meno adatti... Stavo facendo la mia nuotata... Be, per me importante.... Auff!... Taglia, taglia, di, fa presto. C la vecchia che mi sta fissando come un puma in agguato perch le sto inondando il pavimento. (Ammirevole come la vecchia incassa) ... A Fregene?... Adesso?... Con chi?... Sai, avevo pensato di dedicare la giornata alla famiglia... Cosa vuoi, diventata una famiglia improvvisamente numerosa... Puoi ben dirlo, si tratta di uno sport abbastanza pesante al quale non ero abituato e, cos, ho bisogno di allenamento... Tho chiesto con chi... Con chi a Fregene. Sei un po suonata, stella... La Flavia, almeno, viene?... E il Tino? S, il Tino... Mi frega tanto se, a te, sta antipatico! simpatico a me... Cosa? Io e te soli?... Figurarsi che gusto!... No... Ho detto no. Non si farebbe che annoiarci e poi finirebbe come sempre. E oggi non ne ho nessuna voglia... Abbi pazienza, capita... E mllaci! Sto al telefono con sei orecchie addosso. Anzi otto, perch le due di mia madre valgono per quattro... No. Ci risentiamo. (Riattacca) La regina dei rompiballe!... (Alla madre) Scusa il vecchia, sai, m scappato.
LAURA - (verde, e maggiormente perch sotto stretto controllo del frate) Gi me laspetto. Prima o dopo, o sar una di loro a metter te nei guai, o sarai tu a metter nei guai una di loro, che anche peggio. Dovresti smettere.
LERICE - (serafico) Al contrario, alla sua et, dovrebbe continuare sempre di pi.
MARCO - (luminoso, andandogli spontaneamente incontro per stringergli la mano) Grazie. Ecco, finalmente, uno che ragiona! Faccio un altro paio di tuffi, mi infilo un accappatoio e torno.
LERICE - Che caro! E via di corsa, leggero come un arcangelo.
SELVA - Bei consigli! E poi insiste, pure, a farsi credere un frate.
LAURA - Frate o non frate, mi pare che sia mettere il carro davanti ai buoi arrogarsi il diritto di educare il ragazzo come fosse gi il proprio figlio.
LERICE - Non presumo tanto. Puri e semplici suggerimenti dettati dallesperienza, dalligiene e dal buonsenso, valevoli per tutta la giovent in massa.
SELVA - Grazie della spiegazione! Daccordo, daccordissimo che un ragazzo debba venir scozzonato al pi presto, ma...
LAURA - Come ha detto?
SELVA - Scozzonato: promosso uomo... ma non a spese di una ragazza di buona famiglia. Ch, poi, dei genitori perbene se la trovano, magari, incinta e devono: o lasciarla partorire in casa, che un disonore; o farle fare un viaggio in Svizzera, con la scusa dellesaurimento nervoso, che un peccato mortale.
LAURA - (definitiva) Mi preme che sia chiarito un equivoco. Consiglio per tutti: nessuno si faccia delle illusioni, padre compreso, se riusciranno a mettersi daccordo. Esperienza, igiene, buonsenso, dai principi morali alla biancheria intima, a mio figlio provvedo, come ho sempre provveduto, io, e basta. Tuttal pi, al padre consentito lasciarlo erede universale. Questo non proibito. Ma non necessario. Non ne avr bisogno. Approfitto di dovermi andar a cambiare per colazione, cos possono meditarci su. E li lascia l.
SELVA - Ma vuole o non vuole che suo figlio abbia un padre?
LERICE - Qui il bello!
SELVA - Erede universale. Con altri nove che ne ho! Quella l matta. Meno male che io son fuori gioco.
LERICE - Come fa a dire che fuori gioco?
SELVA - Non lo dico io, lha detto lei.
LERICE - Le pare?
SELVA - Mi levi una curiosit. Per quali vie riuscito a capire che figlio suo?
LERICE - Mi contraria darle un dispiacere, ma lei prende i suoi desideri per certezze.
SELVA - Non cambiamo le carte in tavola.
LERICE - Nessuno, purtroppo, ha ancora potuto giocare lasso di briscola e dubito fortemente anche che lo possa. Io sono ancora nelle sue stesse condizioni: trentatr probabilit su cento. Non una di meno, non una di pi.
SELVA - (fuori di s) Verr il momento che potr capirne qualche cosa!
LERICE - Non c nulla da capire. Ma, raggiante in volto, fasciato in un accappatoio celeste madonna, gi qui di rincalzo il romanziere.
MOLA - Spiego io ogni cosa. Bisogna vedere come nuota. Una torpedine! Il padre sono io.
SELVA - Ah, respiro!
LERICE - Ha dedotto che suo figlio da come nuota?
MOLA - Non sono cos ingenuo, bench i particolari aggiunti ai particolari, abbiano, anchessi, la loro importanza. Se non sono prove sono indizi e non vanno trascurati.
SELVA - Certo, certo.
LERICE - Non mi dica, adesso, di aver vinto anche i littoriali di nuoto.
MOLA - Le parr strano, per ci sono andato vicino. Ma non ho solo indizi, possiedo anche una prova.
SELVA - Ah bene, bene.
MOLA - Quando ho insistito per seguirlo in piscina, tenevo la mia idea in testa.
LERICE - Non so, diversamente, dove lavrebbe potuta tenere.
MOLA - Volevo vederlo nudo.
SELVA - Sconveniente!
LERICE - E le piaciuto?
MOLA - Tanto! M piaciuto perch ho trovato quel che cercavo. Si fa scivolare laccappatoio dalla spalla destra e si volta di schiena, cercando di far coincidere un dito con un punto sotto la scapola. Cosa ci vedono?
SELVA - Una brutta macchia color caffelatte, grande come una moneta da cinquecento lire. Le ha dato un pizzicotto?
MOLA - (al frate) E daccordo anche lei?
LERICE - Sul prezzo?
MOLA - Ma no. Sulla macchia.
LERICE - Pi o meno.
MOLA - E una voglia di cioccolata di mia madre, quando era incinta di me. Bene: ce lha anche lui.
SELVA - (esplosivo) Congratulazioni. Ah, finalmente, tutto risolto!
LERICE - E lei convinto che una voglia di cioccolata costituisca una prova incontestabile di paternit?
SELVA - Ma lei peggio di San Tommaso. Non crede a niente.
MOLA - Non le ho ancora detto che ce lha nello stesso posto, sulla punta della scapola.
SELVA - Sulla punta della scapola!
LERICE - Sia pure sulla punta della scapola. Che significa?
MOLA - Come che significa?
SELVA - Mai visto uno spirito di contraddizione pi ostinato. Lo deve fare apposta. Una malvagit per lasciar orfano quel povero figlio di mamma.
MOLA - E identica, le dico. Fa impressione a vederla. In caso di contestazione, meglio che il giovanotto si trovi presente, tanto pi che il suo accappatoio, un giaccone di spugna al ginocchio, rosso scarlatto, fa un gran bel vedere. Avvicinati, figlio mio. E, quando lo ha a portata di mano, gli denuda naturalmente la spalla destra. Dov? Oddio, non c pi. Sar mica scomparsa!
LERICE - Pu essersi trattato dunallucinazione. I desideri molto intensi, qualche volta le suscitano.
SELVA - Questo falso frate dun cinismo ributtante.
MARCO - Cos che cercano?
MOLA - La voglia.
MARCO - Sta a sinistra. Si copre a destra e si scopre a sinistra.
SELVA - Precisa, tale e quale.
MOLA - Convinti?
SELVA - Per me non sussistono dubbi. Ritiro la mia candidatura che, del resto, non ho mai avanzata.
LERICE - Non scherziamo. Una macchia sulla pelle e nemmeno dallo stesso lato. Stiamo sognando? Oh, ferma sulle scale, non comparsa, da un po, anche la protagonista!?
LAURA - (da schiaffi) Tanto pi che, dallo stesso lato, ce lho io. Lha ereditata da me.
SELVA - Quanto mi sta antipatica quella!
MOLA - E chi ce lo prova?
LAURA - (gi a pianterreno) Se non che per questo, possono controllare. Si scopre la spalla anche lei e ne d dimostrazione.
SELVA - Sar mica stata fatta col lapis, per caso? Sa, qui c poco da fidarsi. Se la prima attrice non ha niente in contrario non dispiacerebbe che lo lasciasse strofinarci su il dito per sincerarsene. Senn, si dovr crederle sulla parola, ma donna di onore e ci si pu fidare.
MOLA - Non nego che ci sia. La sua, per, molto pi scura.
SELVA - S, s, pi scura.
LAURA - Naturale, la mia fu una voglia di tamarindo.
LERICE - Ed a sinistra. A sinistra.
SELVA - Ha importanza?
LERICE - Biologicamente, s.
SELVA - Punto e daccapo!
MOLA - Eppure, sento nel sangue che questo ragazzo figlio mio.
MARCO - Ne avrei anche unaltra.
SELVA - Unaltra che?
MARCO - Voglia. Soltanto, in un posto che non si pu far vedere in pubblico.
LAURA - Nessuno dei concorrenti, ha notizia di possederne una simile da quelle parti?
MOLA - Io no, purtroppo.
LERICE - Spiacente. Nemmeno io, credo.
MARCO - Peccato.
LERICE - Grazie.
SELVA - Davanti o didietro?
MARCO - Tra. Non lho mai potuta vedere. Mi fu riferito.
SELVA - (subitaneo) Vado a telefonare. Devo chiedere uninformazione.
LAURA - Pu chiamare da qui.
SELVA - Eh, no. Ora sono io a non volere. Le piacerebbe ascoltare ci che devo chiedere. E fuori. Occupati nelle loro indagini segnaletiche, finora nessuno aveva fatto caso a una tromba dautomobile che chiama da un po.
LAURA - Chi c, adesso, l fuori, a lacerarci i timpani?
MARCO - Ho idea di saperlo io. Figurarsi se quella tipo da non insistere. Morta, ma, fin che non ha realizzato il suo scopo, non la smette.
LAURA - Mancherebbe che, ora, tu mi dovessi portar anche in casa le tue equivoche avventure telefoniche. Esci e sbrigatela da solo. Che non ci cada sotto gli occhi!
MARCO - Troppo tardi! E, infatti, la ragazza gi qua. Mica una grinta troppo mansueta, cos a prima vista.
LAURA - Chi lei? Cosa viene a fare qui?
MARCO - Sempre retorica, tu mamma. Chi lo sai, cosa viene a fare: una scenata.
LIDIA - (si chiama cos) Pi o meno.
MARCO - Spiacente, gioia, ma dobbiamo rimandare gli insulti. Ti andrebbe bene gioved? Oggi siamo immersi fino al collo in un problema che procede in tuttaltra direzione.
LIDIA - Il giorno e lora delle mie scenate me li scelgo da me; lo stesso che tu ti scegli, da te, il giorno e lora di trattarmi al telefono come fossi la tua ruffiana.
MOLA - Signorina!
MARCO - (che stava allerta, immobilizza la propria madre, gi pronta a lanciare, mirando allintrusa, un antico vaso di Svres di inestimabile valore) Buona! Ricordati che un pezzo di antiquariato unico al mondo.
LAURA - Pur che riesca a pigliarla in testa, me ne privo volentieri.
MARCO - E appartenuto alla Pompadour, mamma!
LAURA - Ah, gi! Strano, il nome della Pompadour la persuade a metterlo gi. Ma sta gi scegliendo, con gli occhi, qualcosaltro pi economico. Qualcosa mi devi lasciar rompere.
MARCO - Da brava, pensa che nessun oggetto, qui dentro, vale meno di un paio di milioni.
LAURA - Certe soddisfazioni non hanno prezzo.
LERICE - Signora, depaupererebbe il patrimonio artistico nazionale.
MOLA - Io son qui ancora trasecolato da quella parola. Ruffiana! Bench scrittore neorealista, non mi azzarderei mai a metterla in bocca, cos a freddo, a una minorenne.
LIDIA - A freddo o a caldo, lho detta, la penso e la mantengo.
LERICE - Purch non la ripeta. Siamo su un campo minato.
LAURA - Non c nessuno che la butta fuori?
LIDIA - Ci ho messo un bel po ad aprire gli occhi. Finalmente, allimprovviso, mi si fatta la luce.
MARCO - Che luce e luce? Fila se non vuoi che ti gonfi la faccia a cazzotti.
LIDIA - Naturale. La verit scotta. Son venuta a dirti che, se proprio ti serve un paravento, io basta! Te ne devi scegliere unaltra!
MARCO - Bene, cara. Se non era che questo siamo daccordo.
LIDIA - Per, prima, mi devi togliere una curiosit. Sar cretina, ma da sola non ci riesco ad arrivare. Ti dovevo servir da paravento per la Fulvia o per il Tino?
LAURA - No eh, no eh!...
MARCO!
MARCO - Di, mamma.
LAURA - Rispondi.
MARCO - E proprio il momento adatto di metterti a risolvere gli indovinelli.
LAURA - Parla!
LIDIA - (daccordo fino a sovrapporlesi) Parla!
LAURA - (pentita) No. Contrordine: non dir niente.
LIDIA - Fin che non lho saputo non mi muovo di qui. Dovessi bivaccarci per una settimana.
MARCO - Fa conto che si tratti di tutte e due, va bene? E, adesso, smamma che mhai rotto le scatole abbastanza. Prima di maggiori precisazioni, ecco di ritorno, dalla sua indagine telefonica, lonorevole tutto rasserenato, ma per poco.
SELVA - Escluso anche da parte mia. Nessuna voglia, n visibile, n invisibile, da nessuna parte, n davanti, n didietro, n tra. Colpo di scena: vede la ragazza, per poco non gli piglia un accidente e mette in difficolt la compagnia.
LIDIA!
LIDIA - Pap!
SELVA - Che fai tu, qui?
LIDIA - Che ci fai tu, piuttosto?
SELVA - E un segreto di Stato. Ma tu, tu?
LAURA - Ah, una cosa da niente. unintima amica di MARCO. Sa, quella che telefonava.
SELVA - Cosa?... Dio del cielo, mi gira la testa. A me! Soccorso. Vado!...
LERICE - No. Svenimento niente, onorevole. gi stato sfruttato come finale del primo atto.
SELVA - E ora, come mi regolo?
LERICE - Trovi qualcosaltro.
MOLA - (che, da un po, lo sostiene) Animo, animo, dilati i polmoni, respiri fondo... Per, siamo giusti, avrebbe pi diritto di svenire oggi di ieri.
LERICE - Non si pu. Ci accuserebbero di ripeterci.
MOLA - Ma cos lei, oltre che frate, anche regista?
SELVA - Come si chiama... come si chiama, ma come si chiama?... nessuno mi aiuta?
LAURA - Cosa, cosa come si chiama?
SELVA - L, quello che c tra loro due... E spaventoso... Come si chiama? Lho sulla punta della lingua e non mi vuol venir fuori.
LAURA - Accidenti alla memoria!
LERICE - Ho capito io. Coraggio, onorevole. Stia su. La percentuale di pericolo di incesto non supera quella di pericolo della paternit: uno a tre. Pi no che s, insomma. Anche lei per!... Ha scelto proprio loccasione meno raccomandabile per sentirsi padre.
MOLA - Lei non considera la percentuale di probabilit del resto.
LERICE - (spalancando le braccia) Su quello, per fortuna, non esistono statistiche.
LAURA - (tre urli) Va a prendermi il VITTORIO! Voglio il muto! Mi devo scaricare!
MARCO - Te lo porto in mezzo minuto. A questo punto ti spetta di diritto. Corre fuori e scende il sipario.
ATTO TERZO
Del pranzo, comprensibilmente non stato nemmeno il caso di parlare. E ciononostante, siccome qualcosa di caldo e corroborante nello stomaco sempre utile, la padrona di casa e lonorevole stanno seduti, dirimpetto, ai due estremi della tavola, ognuno con un ricco vassoio davanti, poveramente guarnito nientaltro che da una capace tazza, senza, con questo, esonerare il proprio sordomuto di servizio posteriormente. Nessuna fretta. Quando hanno finito di sorseggiare si mettono a discorrere. Hanno tempo.
LAURA - (stranamente calma e signorile) Forse, lei, invece di una camomilla, avrebbe preferito un brodo.
SELVA - No. Preferisco una seconda camomilla.
LAURA - Non ha torto. In casi di emergenza, lho sempre trovata miracolosa. il farmaco della mansuetudine. Fa una mimatina al domestico che gli sta dietro e questi, armato da una gigantesca caffettiera dargento, rifornisce nuovamente la tazza del convitato.
SELVA - Piena, piena.
LAURA - Limone o cognac?
SELVA - Pura.
LAURA - Vuol mica provare ad aggiungerci un dito di vodka, alla russa?
SELVA - Ho detto pura.
LAURA - Io la gusto di pi corretta con alcune gocce di rum.
SELVA - Io, se potessi, mi metterei in bocca direttamente lerba da masticare, pensi un po.
LAURA - Cos, nature?
SELVA - Gi! Alla cannibale.
LAURA - Ognuno ha le sue preferenze. Del resto, in tutte le cose, non solo materiali, il sapore originale sempre il migliore. Troppe sofisticazioni al giorno doggi. Un breve silenzio.
SELVA - Se mi ha rovinato la ragazza, lo ammazzo, secco, senza lasciargli nemmeno il tempo di raccomandarsi lanima a Nostro Signore.
LAURA - Quel che ammirevole, in lei, onorevole, la mancanza della logica pi elementare. Ci le conferisce una sorta di innocenza non priva di fascino.
SELVA - Perch, secondo lei, logico il criminale imbroglio nel quale ci ha cacciati? Evidentemente, in lei, la camomilla paralizza il senso morale.
LAURA - Durante tutta la mia vita, ho fatto lesperienza che, in se stesse, le cose non sono mai n morali, n logiche. Siamo noi che dobbiamo farcele diventare, trasformando in ragionevole ci che ferino.
SELVA - Sembra di sentir parlare quel maledetto volterriano di quellequivoco frate.
LAURA - Cerchi, piuttosto, di non perdere lultima occasione di far funzionare il cervello. Per quanto tetragono al pensiero e allergico al ragionamento, dopo due tazze di camomilla doppia, non dovrebbe esserle del tutto impossibile.
SELVA - Si vede che non sono ancora abbastanza.
LAURA - Senza complimenti. Quella teiera ha la capacit di cinque litri. La teneva sul comodino Caterina di Russia per offrire il t ai suoi cosacchi, comandanti di servizio, unora a testa, per conservarla allegra di notte. Pare che non avesse trovato altro rimedio contro linsonnia.
SELVA - Il t o i cosacchi?
LAURA - I cosacchi col t.
SELVA - Di male in peggio. Conosce anche la storia della Russia zarista, lei.
LAURA - Ahim no, utile come sarebbe di questi tempi! Conosco solo la storia dei miei pezzi dantiquariato.
SELVA - Altro che camomilla! Qui ci vuole lInterpool. LInterpool ci vuole!
LAURA - Noto gi un miglioramento. Prima, aveva parlato di ammazzare.
SELVA - Luna cosa non esclude laltra. Interpool per loro due e revolver per quel corrotto ragazzo.
LAURA - E naturalmente, a sua figlia una medaglia al valore da conferirle in Campidoglio.
SELVA - Mia figlia in convento dalle pentite.
LAURA - E se concedesse un armistizio al suo delirio, almeno fin che non si sar conosciuto il risultato della inchiesta che tiene occupati i suoi due amici?
SELVA - Amici?
LAURA - Si fa per dire.
SELVA - (guardando lorologio e non la prima volta) Buoni quelli! Unora e ventisette minuti che se li son portati a spasso per interrogarli e ancora non si vedono di ritorno.
LAURA - Si tratta di indagini delicate e la fissazione del professore, lei lo sa, di non turbare in alcun modo, la serenit di spirito della giovent.
SELVA - E poi proprio loro. Chi si fida?
LAURA - Abbia pazienza. Mica potevamo n io n lei. Le nostre parentele con i due attori giovani della compagnia sono inequivocabili. Cera pericolo che io strangolassi sua figlia e lei facesse fuori il mio.
SELVA - Del secondo caso pu star sicura.
LAURA - Nemmeno il primo era improbabile. E poi, non ai genitori che si confidano certe cose. Vede, dunque, che non esisteva altra soluzione.
SELVA - Rimandare non vuol dire rinunciare.
LAURA - (sempre fra una sorsata e laltra) Le eventualit da prendere in considerazione, a mio parere, sono tre. E, tutte e tre, le danno torto.
SELVA - Non vedo lora di conoscere quali.
LAURA - Prima: che, tra i ragazzi, non sia accaduto niente. A che scopo un delitto?
SELVA - Ho detto se. Se mi ha rovinato la figlia, lo ammazzo.
LAURA - Secco.
SELVA - Secco.
LAURA - Anche questo, scusi, non pu essere sicuro al cento per cento. Potrebbe sbagliare il colpo o centrare una parte non vitale.
SELVA - Se ho detto secco secco. Non per niente, sono stato tiratore in Abissinia con Graziani. Ne ho fatto fuori cos, dei piedi neri!
LAURA - In tal caso, ritiro lobiezione. Non ne ero informata.
SELVA - Adesso lo . Perch deve sapere che io sono veneto, vero, e quindi di natura pacifica; ma, a forza di occuparmi della Cassa del Mezzogiorno, qualcosa del sangue meridionale ha finito col circolarmi nelle vene.
LAURA - Che Dio la benedica. Lasciamolo circolare. Pu essere lunico modo rimastoci di raggiungere finalmente questa leggendaria unit d Italia. Ci che non riuscito a Garibaldi, riuscir a lei.
SELVA - In questo momento, ho proprio voglia di sostituirmi a Garibaldi per completare lunit dItalia!
LAURA - Seconda ipotesi: che qualcosa sia accaduto!
SELVA - Guai, guai!
LAURA - Ponga il caso che
MARCO - sia suo figlio, si fa per dire.
SELVA - Uuhh!... Neanche pensarci. Un orrore simile! Ora meno che mai. Non lo pu essere, assolutamente.
LAURA - Ma poniamo il caso che lo sia. Purtroppo, non dipende n dalla sua n dalla mia volont. Vuole assassinare suo figlio?
SELVA - (evidentemente, privo di carburante) Unaltra camomilla! Ancora un ordine muto al domestico e ancora una camomilla allonorevole.
LAURA - Non per far economia di quel benefico infuso che mha ammansito i nervi e restituito il buonsenso; ma non ritiene daverne ingurgitato abbastanza? Che, poi, magari, al bisogno del pieno impiego di tutta la sua lucidit mentale, non ci dovesse cadere in letargo e venirsi a trovare in condizioni di spiacevole inferiorit.
SELVA - Non si dia pensiero. Nemmeno un bagno nella camomilla bollente, riuscirebbe a calmarmi.
LAURA - Come non detto. Per, che resistenza ai sedativi! Terza ipotesi: che, effettivamente, ci sia stato qualcosa fra due ragazzi estranei; non consanguinei, in altre parole. Ma, santo cielo, capita ogni giorno fra la miglior gente, quando due creature giovani, di sesso diverso, sane, esuberanti e non prive di iniziativa, si frequentano con una certa confidenza. Il professore troverebbe che la garanzia di un normale sviluppo.
SELVA - Normale sviluppo?
LAURA - Si capisce.
SELVA - Devono avere una ben strana idea, loro qua, dello sviluppo normale.
LAURA - Eppure, mi sa tanto che, per certe cose, sua figlia non abbia bisogno n di alcool, n di una barca, n del chiaro di luna. E questo, me lo ammetter, un progresso. Lopera del maschio ne risulta facilitata, e quindi le sue responsabilit di molto attenuate.
SELVA - Consideriamo, allora, il caso dallaltra parte. Resta da vedere se il cosiddetto maschio ne sarebbe capace.
LAURA -
MARCO - lo conosco. Non pu avere di codeste abitudini da bruto.
SELVA - Contenta lei... Tutto considerato, guardi sarebbe ancora il minore dei mali, il che tutto dire. Quindi, quarta ipotesi, lunica rassicurante.
LAURA - Alt! A quella non ci voglio pensare io. E unaltra camomilla, ora se la fa servire lei. Come neanche il caso fosse loro, immersi in una superiore disputa che li rende distratti sulla presenza degli altri, avanzando il frate e il romanziere.
MOLA - ...E la vecchia storia. Ogni epoca ha i suoi tab e i suoi pregiudizi.
LERICE - Ma nemmeno pregiudizi. Se pensa che le figliuole di Loth stanno immortalate nella Bibbia perch, persuase desser rimaste le ultime donne al mondo, giacquero col loro padre senza commetter peccato, si rende subito conto della relativit e della mutevolezza dei criteri morali.
MOLA - Del resto, lei mi insegna, che, al vertice della civilt egiziana, vigeva la norma che i Faraoni non potessero procreare i loro divini successori altro che tra fratello e sorella. E infrangerla era considerato poco meno che un sacrilegio.
LERICE - Ma, poi, guardiamo la verit in faccia. Adamo ed Eva, va bene, tutto regolare. Per, eliminato, se vogliamo un po brutalmente, Abele, che daltra parte, non vedo in che modo lavrebbe potuto utilizzare, non mi dir che Caino abbia dato lavvio al genere umano da solo, per partogenesi.
MOLA - Eggi! Adamo ed Eva devono aver avuto, per forza, anche una figlia. Sicuro. Non ci si pensa mai.
LERICE - Certo che lhanno avuta. Certo. Diversamente, oggi, noi non saremmo qui a parlarne.
MOLA - Pensi: miliardi e miliardi di uomini...
LERICE - Glorie e abominii, vittorie e sconfitte, splendori e miserie; tutta la nostra superbia, tutta la nostra intolleranza, e, lorigine, eccola! Lincesto!
MOLA - Alla stessa stregua dellultimo degli animali.
LERICE - Dei mammiferi, per essere precisi. (Una breve meditazione scientifica) Mi correggo: anche degli ovipari.
MOLA - Magra consolazione.
LERICE - Non calunni gli animali. (Molto serio, cos a orecchio) In essi depositata la millenaria sapienza della biologia, fondata sullinesausto cammino dellevoluzione. E cos, in ultima analisi, levoluzione se non lirresistibile slancio trascendente della vita che ascende faticosamente ma inarrestabilmente verso il cielo?
MOLA - Vuol dire?
LERICE - Ha dei dubbi?
MOLA - Se lo assicura lei!...
LERICE - Chi pu escludere che, alla fine dei tempi, una specie umana superiore riesca, su questa terra, ad esprimere la divinit dal proprio seno?
MOLA - Bello, per, non le sembra un po eretico?
LERICE - Ma quello sar il maggior dono di Dio alluomo.
MOLA - O viceversa.
LERICE - Qui la volevo. A qual termine, lumano e il divino si saranno identificati. Del resto, per met, con Cristo, stato gi tentato.
MOLA - Non si pu dire che gli sia andata troppo bene.
LERICE - Eppure, siamo stati l l per farcela. Lo sbaglio di Cristo, vede, stato, semmai, daver avuto troppa fretta, prendendo liniziativa lui, nellillusione che gli uomini fossero gi pronti. Unillusione damore gli ha fatto commettere un peccato di impazienza. Ed ora, la sconta rassegnandosi ad aspettare, ecco tutto.
LAURA - (dopo averlo ascoltato allibita) Buonanotte! Dopo averne curati tanti, diventato matto lui. E congeda, con un gesto, i sordomuti di guardia..
SELVA - Ma come non lhanno ancora scomunicato quel frate sacrilego? Una mano sulla coscienza. Mettiamoci nei loro panni. Cosa devono pensare due disperati, a digiuno, in privata attesa di una risposta rassicurante ad una domanda angosciosa, ascoltando eresie di quel calibro? Lo si vede dai loro visi, percorsi dal sacro orrore dellantica tragedia, cosa pensano.
LAURA - (concreta, lei) Dunque, il peggio.
LERICE - Il peggio di che?
LAURA - Se non lo sa lei!...
SELVA - (incandescente) Varca quella soglia con un discorso blasfemo per il quale un rogo in piazza sarebbe ancora poco, e osa anche domandare di che.
LERICE - Non riesco ad afferrare il senso di questo inopinato tentativo di passare repentinamente dal vaudeville alla tragedia.
SELVA - Lha detto. E tragedia greca, per giunta. Della peggiore, dove cessa ogni freno morale di qualsiasi parentela. Come quel tale... Che nome aveva, accidenti?
MOLA - Edipo, Mirra, Fedra, Ippolito, sono in tanti!
LAURA - ...E i Faraoni e le figlie di Loth e tutta la nobile compagnia, vero? Senza escludere gli elefanti e le galline!
LERICE - Naturalmente. Altrettante testimonianze delluniversale relativit dei nostri fallaci metri morali.
LAURA - Non faccia lo spiritoso. una dote che nessuno le contesta, visto che le preme tanto da giocarsi lanima per il pessimo gusto di non risparmiare nemmeno le cose pi sacre. Ma ha scelto male il momento. Perch se, padri oppure no, il dubbio, in ogni caso, non pu riguardare n lei, n lamico che gli fa da spalla, potrebbe riguardare me e questo disgraziato parlamentare.
LERICE - (che carogna) Non s parlato, stamattina, che, prima della fine, avrebbe potuto incappare anche lei nella sua tagliola? E se cos fosse?
LAURA - E, o non .
LERICE - Ho detto se fosse.
LAURA - E questa sarebbe la sua carit cristiana. Un bellaffare ha fatto la Chiesa a incamerare un sadico morale come lei.
LERICE - Assapori, assapori il dubbio. Sa di cenere ma, qualche volta, chiarisce le idee.
LAURA - Caro lei, avessero tutti le idee chiare come me!
LERICE - Non ne sia tanto sicura. Si rende conto ora, se soltanto un piccolo ritardo a rispondere a ci che le sta a cuore, basta a metterle il sistema nervoso in stato di emergenza, il rischio, uno fra tanti, in cui ha cacciato noi tre, lei stessa e due innocenti ragazzi?
SELVA - Iuhh!... C da incanutire, in un colpo solo, dallorrore!
LAURA - E lei non dica stupidaggini. Non s mai visto che i capelli tinti abbiano cambiato colore, altro che sotto leffetto di una diversa tintura.
SELVA - Vorrebbe, forse, insinuare che io mi tingo i capelli?
LAURA - E anche male. Usa un cachet pessimo, che, tuttal pi, andr bene ad ammazzare i pidocchi. Lo si vede lontano un miglio.
LERICE - Volevo ben dire.
LAURA - Lei diventer calvo, non canuto, glielo dico io.
MOLA - Era parso sospetto anche a me quello spreco di nero corvino.
SELVA - Non le permetto!
LERICE - Non insista, onorevole. Se c un competente in materia, proprio la signora.
LAURA - E se debbo completare il mio pensiero, lei starebbe meglio biondo.
SELVA - Va bene. Rinuncio a incanutire e mi far ossigenare. Ma questo non ci far andare avanti di un passo.
LERICE - Siamo qui per riprendere il discorso.
LAURA - Allora?
LERICE - Un momento. Ci lasci almeno graduare gli effetti.
LAURA - Non so quel che potr accadere, fra cinque minuti, se io rinuncer a graduare i miei.
LERICE - Credo di riuscire a figurarmelo. E, questa volta, non avr probabilmente nemmeno bisogno di parlar coi muti. Le pu essere salutare.
LAURA - (unaltra) E questo che vuole? Grazie davermi messa in guardia. Sempre leale, gliene d atto. Ma, me, lei, non mi riuscir a curare. A costo di dover perdere per sempre la favella.
LERICE - Sarebbe gi un risultato apprezzabile.
LAURA - Continui pure a giocare al gatto col topo se questo la consola. Vedremo chi si stancher prima. E si mette a fumare, sdraiata su una poltrona, apparentemente padrona di s.
SELVA - (gemebondo) Ma perch ne devo andar di mezzo io? Io non ho alcun bisogno di essere curato con la curiosit. Da uomini a uomini, qualunque sia la sentenza, meglio la verit brutale di unincertezza che taglia le gambe e mi mette a sedere in una situazione in cui avrei lobbligo di stare in piedi.
LERICE - Ma, scusi, onorevole, sia logico. A che tanto spavento, quando ha sempre rifiutato persino di prendere in considerazione leventualit di essere lei il padre? Se c un che dovrebbe sentirsi tranquillo, lei.
SELVA - Anche se non di tutti e due, lo rimango pur sempre della ragazza.
MOLA - Gi vero, povero Cristo.
SELVA - E poi, chiss!...
MOLA - Come chiss? Non ne sicuro?
SELVA - Era un chiss per lui, non per lei.
LERICE - E sempre un chiss in ogni caso, perch di tutte le parentele, la paternit la pi opinabile. La nostra ospite ne sa qualcosa.
LAURA - (calmissima, allonorevole) Perch non lo uccide?
SELVA - Non posso. Se lo uccido non sapr pi niente. Semmai, dopo.
LAURA - Potremo, al caso, farla passare per una disgrazia. Ho gi eliminato cos alcuni sordomuti. Riesce sempre.
MOLA - Senza complimenti. Se vogliono fare altrettanto anche con me, non abbiano riguardo.
LAURA - Si vedr, tanto gi non scappa.
LERICE - Ho detto una sconvenienza?
SELVA - Quale sconvenienza, in nome di Dio? Io non mi sento pi la testa.
LAURA - Eppure chiaro. Ha solo cercato, per vie traverse, di darle del cornuto.
SELVA - (ormai, mezzo balordo) Cornuto a me? Non me lhanno mai dato nemmeno i comunisti in periodo elettorale, e me lo deve dare un frate in una famiglia perbene, presumibilmente liberale o, al massimo, socialdemocratica!
LERICE - Come non detto. Ma diventa peggio.
SELVA - Che ci pu essere di peggio? Si spieghi. E finalmente avviene lesplosione. Essa si slancia, agguanta impetuosamente per i risvolti della giacchetta il romanziere e si mette a urlare, scuotendo come un albero di nespole.
LAURA - Insomma, ci sono andati s o no, a letto insieme?
MOLA - Signora, non sia cos brutale.
LERICE - Finalmente ci siamo.
LAURA - (che capacit di ripresa) Non ci faccia troppo conto.
SELVA - Parli o vengo meno.
LERICE - Il solito ricatto dello svenimento.
SELVA - Faccia presto, per la miseria!
LAURA - Parli lei, MOLA. Smettiamo questa perfida farsa.
MOLA - Ma s, tempo. Si sar gi capito che non c niente da dire perch, pare che non ci sia stato niente di fatto.
SELVA - Come pare, come pare?
LAURA - Crede che ci si possa accontentare di una pare?
LERICE - Noi ce ne siamo accontentati. O persuasa che unindagine sulla vita privata di due giovani sia come scassinare una cassaforte con la dinamite e poi ripulirla col lanciafiamme?
LAURA - Cosicch, questo pare lo dobbiamo alla delicatezza della sua mano di chirurgo indolore.
LERICE - Pi o meno.
LAURA - Alle corte. Questo pare da togliere o da lasciare?
MOLA - Sono persuaso che sia da togliere.
LERICE - E ne va ringraziata unicamente la prudenza del giovanotto.
SELVA - E allora, che Dio vi maledica, perch quei nefandi discorsi sui Faraoni, sulle figliole di... come accidenti si chiamava quel maiale?
MOLA - Eh, ma la sua memoria per i nomi un disastro, onorevole.
LERICE - Si trattava di meditazioni sullumile origine del genere umano, che rende tutti fratelli, e niente di pi.
LAURA - Rimane stabilito: nulla!
SELVA - Dio del cielo, adesso che ci penso, non finita.
LAURA - Che altro salta fuori, ancora?
SELVA - Mia figlia, ora sa perch sono qui. E collantipatia che ha per me, figurarsi, sar gi andata a raccontarlo a tutta la famiglia.
LAURA - Be, che c di male? Se sono una famiglia unita, naturale.
SELVA - Lei non conosce la mia famiglia. Tutti contro.
MOLA - Volevo ben dire!...
LERICE - Onorevole, ci si guardati bene dal turbarla con una simile rivelazione. Perch, se lo metta bene in testa: per una creatura di ventanni, poteva essere un trauma con conseguenze per tutta la vita.
LAURA - Quando si dice la solidariet maschile! Una gara di magnanimit esemplare, non c che dire.
LERICE - E anche di questo, guardi un po, buona parte del merito va al ragazzo.
MOLA - Lui ha retto magnificamente.
SELVA - Non faccio fatica a crederlo. Privo di qualsiasi senso morale com, niente avrebbe potuto impressionarlo meno.
LERICE - Chiss che non sia, invece, il contrario.
SELVA - Anche lei ha preso una bella cotta per quellanimale, vada l.
LERICE - La verit che la tanto vilipesa giovent odierna, qualche volta rivela un buonsenso e una maturit che dovrebbero far riflettere chi la denigra solo per non fare la fatica di comprenderla.
LAURA - In altri termini, colui che ne esce meglio nostro, pardon, mio figlio. Daltra parte, di
MARCO - io non ho mai dubitato. Ed ora, la notizia che ancora vergine, mi d ragione.
MOLA - Chi ha detto questo?
LERICE - La cecit dellegoismo materno! Si tolga ogni illusione dalla testa. Mai conosciuto un ragazzo di ventanni meno vergine di suo figlio. Glielo garantisco con tutto il cuore.
SELVA - Non stento a crederlo.
LAURA - Alla lunga, lo spettacolo del piacere che lei prova a scandalizzare il prossimo monotono, professore.
LERICE - Non solo non nocivo, di tanto intanto, scandalizzare la gente, ma salutare scandalizzarla con una certa frequenza. un ottimo vaccino per la vita.
LAURA - Attenzione alle dosi!
LERICE - Saggio consiglio. Teniamone conto. Da un po, lonorevole stava riflettendo. Sforzo tanto raro in lui, che, quando gli capita, non pu fare a meno di sostenersi la testa con ambo le mani.
SELVA - Un momento. Se ben ricordo, prima qualcuno mi ha dato del cornuto.
MOLA - Lasci perdere, acqua passata.
SELVA - Che lasci perdere, che acqua passata!? No no, altro!...
MOLA - Non faccia il piantagrane, onorevole.
LAURA - (perfida) Ricorda benissimo. (Dito accusatore verso il frate) E stato lui.
MOLA - A monte, a monte!
SELVA - (allegrissimo) Ma vero. vero. Grazie. Ah che bellezza!
LAURA - Cosa?
MOLA - Lo davvero?
LERICE - Lo strano non che lo sia. che, il ricordarsene, lo renda tanto allegro. Di solito avviene il contrario.
SELVA - S s, ha ragione. Ma, in un certo senso, proprio vero.
LAURA - Insomma, lo o non lo .
SELVA - Sono un cornuto senza corna, questo il bello.
MOLA - Se cercasse di ordinare le idee?...
SELVA - Ma che distratto! Mero dimenticato, si figurino, che
LIDIA - non figlia mia.
MOLA - E di chi?
SELVA - So solo che si chiamava Amilcare. figlia di primo letto di mia moglie che ho sposato vedova. Per la ragazza io sono come San Giuseppe per nostro Signore.
MOLA - Ma no!
SELVA - Ma s! dopo tanto tempo, tanti spaventi, tanti figli e tanta camomilla, mi era passato di mente. I miei sono tutti maschi e tutti pi belli.
LAURA - (al limite di rottura) Ah be, senta...! No. Pi tardi, col muto, a tu per tu, da sola.
LERICE - E cos un Amilcare qualunque fa dileguare anche lultimo brivido.
LAURA - Volevo ben dire che non le dispiacesse!
LERICE - Detesto le esagerazioni. La morale, espulsa dalla porta, rientra, di prepotenza, a sacchi, dalla finestra. Non c proprio verso di conservare qualcosa di piccante a questa storia.
MOLA - Rimane sempre la risorsa di ripristinare lombra di quel pare che ci si era affrettati a togliere, forse un po troppo precipitosamente.
LERICE - Comunque, bisogna metterne al corrente il giovanotto. Che almeno ora, se vuol, possa approfittarne con libert.
SELVA - Lei scherza!
LERICE - Dico sul serio. Se c uno che merita un risarcimento lui.
SELVA - Se ne guardi bene!
MOLA - Ma scusi, se la ragazza non sua figlia, a lei che gliene frega?
SELVA - Facciamo pure, tanto gi non mi poteva soffrire. Come, io, lei, del resto.
LERICE - Cos, lei che non vuol esser padre, c caso che diventi nonno.
LAURA - Sar lietissima di fornire, io, linformazione a
MARCO.
SELVA - Per con cautela.
LAURA - Ma ci che maggiormente ha valore che, ora, la candidatura alla paternit dellonorevole torna a lussureggiare come e meglio di prima. Non se ne dimentichino. E, dopo questo inutile diversivo, venuto il momento di risolvere finalmente il loro problema. Cerchino di venire ad una decisione. Gi, in fondo, tutto si riduce a mettersi daccordo per fornire un nome per il passaporto e la carta didentit. Meno di cos... Mi sappiano dire. Possibilmente fra non molto. Non vorrei, dopo il pranzo, dover saltare anche la cena. E via, invitta, come una regina.
SELVA - Una parola! Adesso ce lo giochiamo a tombola e chi estrae il numero pi alto se lo porta via.
LERICE - Meno male che la considera una vincita.
SELVA - Al contrario, una perdita. Si metta nei miei panni.
LERICE - Non mi ci troverei bene. Li ho gi dovuti cambiare una volta, per questo. E non erano nemmeno panni da onorevole.
SELVA - Come se, di grane, non ne avessi gi abbastanza! Ma se loro ci si divertono, padronissimi.
LERICE - E qualcosa un po diverso da un divertimento. E direi che dovrebbe essere anche qualcosa di pi importante.
SELVA - Ma faccia il piacere!...
LERICE - (serio) Non ho alcunissima intenzione di farle nessun piacere su questo argomento. Non sar molto cristiano ma pi forte di me.
SELVA - E proprio quello che cerco.
MOLA - (tuttaltro tono) Quel che mi colpisce maggiormente nel ragazzo, lintelligenza.
LERICE - A me, la naturalezza.
MOLA - Il senso dellumorismo.
LERICE - La sincerit.
MOLA - La disinvoltura.
LERICE - La schiettezza del carattere.
MOLA - La franchezza. Quel guardarti dritto negli occhi.
LERICE - La lealt.
MOLA - La sicurezza.
LERICE - La spontaneit.
SELVA - E la spudoratezza, no?
LERICE - A lei fa comodo prendere per spudoratezza le manifestazioni della sua incoercibile vitalit.
MOLA - Ecco! Ma le sue mani, il suo sorriso. C della generosit in tutto il suo comportamento.
LERICE - La giovinezza sempre generosa. Fisicamente e soprattutto moralmente.
MOLA - Come vero! Ci se ne rende conto quando si guarda indietro la propria vita.
LERICE - I guasti avvengono dopo.
MOLA - Specie a contatto di certe madri.
LERICE - Non tutto negativo in lei, siamo giusti. E, ci che negativo, lui lha saputo respingere distinto.
SELVA - Sarei curioso di conoscere qualche lato positivo di quel fenomeno di donna.
LERICE - Quella sua tremenda volont costruttiva, per dirne uno. Pensiamo alle sue origini e poi a ci che riuscita a diventare. Non parlo, naturalmente, della ricchezza che ne stata leffetto e non la causa.
SELVA - Discorriamo della causa, allora.
LERICE - Ma s, una rivalsa, una vendetta, se vuole. Fossero cos tutte le rivalse e le vendette.
SELVA - Buono a sapersi. E contro chi?
LERICE - Contro uningiustizia, una cattiveria subita.
SELVA - Contro di noi. O ha cambiato parere?
LERICE - E che importanza ha se le potuta servire a sentirsi un po meno infelice nella vita?
SELVA - Adesso veniamo a sapere che anche infelice.
MOLA - Abbastanza, mi pare.
LERICE - Dica pure parecchio. Lei stessa non sa quanto.
SELVA - E questo, secondo loro, sarebbe sufficiente a farne una buona madre?
LERICE - In un certo senso, s. Quella prepotente aggressivit, ad esempio, che in lei insopportabile...
MOLA - ...Nel ragazzo diventa affascinante indipendenza, vero.
LERICE - E non la deve a lei? Educativamente, ha avuto un ottimo effetto. sempre, pi o meno, la stessa storia. Basta andare un po in fondo alle azioni del prossimo e, nove volte su dieci, finisci in unassoluzione.
MOLA - E poi, diciamo la verit, si mantiene ancora una gran bella donna.
SELVA - Peccato che lei sia gi ammogliato.
MOLA - E due volte, per giunta.
SELVA - Spiacente, ma, con la professione che ho e il partito al quale appartengo, io non posso divorziare. Lunico scapolo disponibile rimane il professore.
LERICE - E, vestito cos, nemmeno a farlo apposta, ahim! m impossibile prender moglie.
SELVA - E sempre in tempo a gettar la tonaca alle ortiche.
LERICE - Forse. Se non fossi persuaso che pi difficile essere un buon marito che un buon frate.
SELVA - Con una iena come quella, non ho difficolt a crederlo.
MOLA - Comunque, mi sa che non sia propriamente questo ci a cui essa mira. E, meno ancora, noi.
LERICE - Lei sarebbe disposto a tutto pur di ottenere ci che le sta a cuore.
SELVA - Bene bene. Ho belle capito. Di candidati padri quel lazzarone ne ha gi due pronti. Io posso ritirarmi senza scrupoli e senza rimpianti.
LERICE - Senza rimpianti nessuno ne dubita. Non oserei affermare altrettanto circa gli scrupoli.
SELVA - Vuol dire che io non sono un uomo donore?
LERICE - Non me lo permetterei mai. E poi lonore un concetto talmente inafferrabile!...
MOLA - Ma se vuol restarne fuori, scusi professore, perch insiste tanto a tirarlo dentro? Ci non semplifica le cose. Al contrario.
SELVA - Eh gi. Io lascio libero il campo, lui fuori gioco perch frate; se lo piglia lei che non ne pu pi dalla voglia e tutto a posto.
LERICE - Elementare. Tanto varrebbe, come proponeva lei, estrarlo a sorte. Ma un figlio non un oggetto da giocare alla lotteria. una creatura umana, con un corpo, un cuore, dei nervi, unanima e una volont e tutti i doveri che ci vanno dietro.
SELVA - Se non te lo vedi gettare fra i piedi senza nemmeno sapere che esisteva.
LERICE - Ora lo si sa.
SELVA - Mi si dimostri che mio e poi si discuter.
LERICE - Supponga che lo sia.
SELVA - E dai! Perch devo supporlo solo io?
LERICE - Tutti lo dobbiamo supporre.
SELVA - E perch no, nessuno?
LERICE - Esiste. Sta l.
SELVA - S, s. Ma, a me, le supposizioni non hanno mai fatto n caldo n freddo.
LERICE - Beato lei. riuscito a semplificare la vita.
SELVA - E le par poco? Ad ogni modo, non saranno di questi scrupoli a togliermi il sonno.
LERICE - Ne sono certissimo. Lei un uomo tutto dun pezzo.
SELVA - E allora, piacere di aver fatto la loro conoscenza. Per mio conto, considero il caso chiuso e tolgo il disturbo. Lunico rimpianto di aver perso una giornata. E sta veramente per infilare la porta se non fosse fermato chi lo crederebbe da un avverbio!
LERICE - Per...
MOLA - E lasci che si tolga dai piedi!
LERICE - Non si pu, MOLA. Si renda conto che non si pu. Noi siamo qui legati come la Santissima Trinit.
SELVA - Per che?
LERICE - Obbiettivamente, se vogliamo, dei tre, lei, onorevole, colui che di scrupoli dovrebbe averne di pi. E non si tratta di supposizioni.
SELVA - Cos, ha scoperto che gli somiglio?
LERICE - Fortunatamente no. Non vede quant bello, intelligente, simpatico?
MOLA - Tutto il suo contrario.
SELVA - La ringrazio.
LERICE - Non ci faccia caso. La pratica della letteratura lo ha abituato alle precisazioni.
SELVA - Se le dico che gliene sono grato. Eh s. S. Invece di offendermi le sue parole mi rassicurano, pensi un po!
LERICE - Le torno a ripetere che, di tutti, lei colui che avrebbe da dormir meno.
SELVA - E pretender troppo chiederle perch?
LERICE - Con piacere. Solo un po dattenzione.
SELVA - Quanta gliene serve.
LERICE - Pochissima. Io sono scapolo e non ho figli, il nostro amico si sposato due volte e non ha avuto figli, almeno che si sappia.
SELVA - Affari loro.
LERICE - Daccordo. Per...
LERICE - Per, contro noi due, unico, qui, di cui esista la prova inoppugnabile, sfacciata, offensiva di una esorbitante capacit di generare, lei.
SELVA - Ebbene, sono un sensuale. E con questo? Si vogliono, per caso, razionare anche i casti connubi? E deve essere un frate a fare di questi discorsi?!
LERICE - Nessuno le vuole razionare niente. Si vuol soltanto farla riflettere...
MOLA - Eh no, perdoni, professore, qui intervengo io. Ho capito dove vuole arrivare.
SELVA - Vorrei possibilmente arrivarci anchio.
MOLA - Certe conclusioni sono avventate, arbitrarie e, mi permetta di dirglielo, alquanto egoistiche. Specie quando vogliono aver lapparenza dellaltruismo.
LERICE - Perch, scusi, figli, lei ne ha avuti?
MOLA - Ma nemmeno lei!
LERICE - Lho gi premesso. Vede che costretto a venire dalla mia? Bench, il mio caso, veramente, sia un po diverso. Non solo io non ho avuto due mogli, ma non ne ho avuta nessuna. Di me non si sa.
MOLA - (alterato) Perch, di me? Cosa si sa di me? Cos che vuol insinuare?
LERICE - Non perda la calma. Dio sa se mha nemmeno sfiorato lintenzione di offenderla.
MOLA - Sicuro che la perdo. Ho ragioni da vendere di perderla. Crede che non sappia quel che si va mormorando in giro?
LERICE - Io no. Parola.
MOLA - E non se limmagina nemmeno?
LERICE - Ora s.
SELVA - Non bastava supporre, non bastava dedurre, adesso cominciamo anche ad immaginare!
LERICE - Mi dispiace.
MOLA - Per ci crede. Le dispiace ma ci crede.
LERICE - Sto a quello che mi dice lei.
MOLA - E una perfida calunnia che mi perseguita da dieci anni. Messa in circolazione da quel serpente della mia prima moglie e fatta circolare dai miei colleghi.
LERICE - Per...
SELVA - Un altro per!
LERICE - Chiedo scusa, ci vuole. Per, quando si dice la fatalit! Nemmeno la sua seconda moglie riuscita a dissiparla quella calunnia.
MOLA - Appunto, appunto!
LERICE - E , magari, lei si sar risposato proprio per quello.
SELVA - E se togliessimo qualche per e venissimo al dunque?!
LERICE - Lasci correre, onorevole.
MOLA - (partito) Non sono un impotente! Ha capito, ora? Non sono un impotente. Migliaia di donne possono testimoniarlo.
SELVA - Esagerato!
LERICE - Riduciamole pure a decine. Del resto, ne basterebbe una: la nostra ospite.
SELVA - Eggi! Meno male, poveretto.
MOLA - Come vede.
LERICE - S, ma questo, purtroppo, non prova niente. Lei, MOLA, troppo intelligente per non capirlo. La mia comprensione del suo caso va anche pi in l. Mi spiego: condivido, ammiro, guardi, in questa chiave, il suo desiderio, la sua volont, il suo bisogno che
MARCO - sia suo figlio...
MOLA - Non questo soltanto. che io sento che quel ragazzo mio figlio.
LERICE - Come sempre nella vita, tutto sta dove pendere. Se verso il piatto della verit o verso quello del sentimento. Il suo un caso umano comprensibilissimo e, tutto considerato, potrebbe offrire anche una soluzione.
SELVA - (fregandosi le mani) Dunque, tutto sistemato. Finalmente! Altro tentativo di uscita e altra fermata, per, questa volta, non su un per.
LERICE - Purtroppo, desiderio, volont e bisogno non provano che lo sia.
SELVA - Si torna daccapo!
MOLA - Ma non provano nemmeno che non lo sia.
LERICE - Esatto. Tuttavia, i fatti restano i fatti: otto figli a zero! Gli assi in mano li ha tutti lui.
SELVA - Grazie tante. E per questo dovrei prendermene anche un nono? Ma mhanno guardato bene in faccia? Mai! Oltretutto, sarebbe uno scandalo abbondantemente sufficiente a rovinarmi la carriera.
LERICE - Ecco una preoccupazione sprecata. Con quel che si vede al giorno doggi, ho idea che farebbe pi bene che male alla sua popolarit tra le masse. Finirebbe finalmente sui rotocalchi, che mi sa essere la sua maggiore aspirazione.
SELVA - Lo dice lei perch non conosce il mio partito. Sono dieci anni che aspettano di farmi fuori. No no. Me, non mi si caccia nel sacco cos.
LERICE - Se, nella vita, davanti a tutto lei mette la carriera!...
SELVA - E cosa dovrei metterci, unipotesi paterna?
MOLA - Ha ragione. Ha ragione!
LERICE - Evidentemente, stiamo parlando lingue diverse. Me ne guardo bene. Per...
SELVA - Io tremo. Ogni per un nuovo disastro.
MOLA - Che per e per. Certezze ci vogliono!
LERICE - Qui non abbiamo certezze. Mettiamocelo bene in testa. Andiamo soltanto per probabilit. E nellordine delle probabilit, purtroppo, prima viene lonorevole, diciamo al settantacinque per cento...
SELVA - Non si pu fare qualcosa meno?
LERICE - No. Poi vengo io col venti e, infine, lei con un cinque a tenersi larghi. spiacevole, doloroso, starei per dire che umiliante e perfino ingiusto, ma, pi ci penso, e pi mi persuado che quel che si pu dire tutto qui e niente di pi.
MOLA - Conclusione?
LERICE - Se si adotta il criterio di andare per esclusione, e non se ne pu adottare altri, questo lordine delle precedenze.
MOLA - In altre parole, poich le probabilit, nel nostro caso, non hanno senso, non possono averlo, ne sappiamo meno di prima.
SELVA - Ecco!
LERICE - Sta di fatto che la genetica tutta contro di lei, onorevole.
SELVA - E io, dopo aver persuaso mia moglie, vado alla Camera a raccontare di essere perseguitato dalla genetica?
LERICE - Sarebbe la soluzione pi semplice.
SELVA - Perch non prova a far lo stesso, lei, col papa? Che, se non altro, quello tiene la bocca chiusa!
LERICE - Basterebbe un vescovo. Nei suoi panni, credo che ne sentirei il dovere.
MOLA - E me, che tutto sarebbe tanto pi facile, niente!
LERICE - Scherzi della sorte. Le previsioni sono a vantaggio di chi non lo vuole e lo merita meno, e a svantaggio di chi lo vuole e, forse, lo merita di pi. Per poca che sia, spiace, al giorno doggi, dover della riconoscenza ad un uomo politico, tuttavia, con una gran sberla in fronte, proprio lui a fornire il piccolo colpo di scena utile a tirare avanti.
SELVA - Ah! Emanuele! La salvezza in Emanuele. Come stato possibile che mi fossi scordato di Emanuele!?
MOLA - Che le succede, onorevole?
SELVA - Un colpo di memoria.
LERICE - Un altro?
SELVA - Il maggiore. Bisogna sentire Emanuele.
MOLA - Che centra Emanuele?
SELVA - Ce lo faccio entrare io. Per amore o per forza. Il problema come pescarlo e poi vedr!
LERICE - Tenti di ricorrere ad un altro colpo della sua memoria.
SELVA - Sta arrivando.
LERICE - E dire che passava per smemorato.
MOLA - Che ha a che fare, con noi, il suo Emanuele?
SELVA - Ha a che fare con me e questo limportante. Dio del cielo, fa che si trovi! Fino allanno scorso insegnava matematica al liceo di Macerata dove lavevo fatto trasferire io da Firenze.
LERICE - Una bella promozione.
SELVA - Gli piaceva il nome. Emanuele un umile e un mistico. Penso io! Telefono di Stato. Direzione Generale della Polizia, precedenza assoluta su tutto, si trattasse pure di una bomba in Vaticano. Chiamo di l per ragioni di segretezza. Vado e torno. (Via precipitosamente).
LERICE - Faccia pure con comodo.
MOLA - Cosa combiner di nuovo ancora?
LERICE - Tra loro, nel suo partito, posseggono anche dei taumaturghi dai quali traggono consigli, ispirazione e Dio sa che, nei momenti difficili. A proposito, come fa di nome il sindaco di Firenze? Quello che, allinverno, regala il palet ai poveri e cos, ogni anno, se ne pu fare uno di nuovo?
MOLA - Non si chiama Emanuele.
LERICE - Magari come secondo nome.
MOLA - Ad ogni modo, non professore di matematica e non ha mai insegnato a Macerata, che io sappia.
LERICE - E poi, non lo strapperebbero da Firenze nemmeno con le catene. Si tratter di un altro. Ne hanno sempre qualcuno di ricambio.
MOLA - Come fa a saperlo?
LERICE - Generalmente finiscono frati anche loro. Servono a tenere allegro lambiente, mantenendo viva la tradizione dei giullari di Dio. Non pare, ma lItalia un paese che si sa difendere. Ma a tirarli fuori, o a sospingerli pi dentro al vicolo cieco del loro discorso giunge la protagonista.
LAURA - Fatto.
MARCO - avvertito.
LERICE - Figurarsi se lei avrebbe resistito alla tentazione di procurare a uno di noi qualche altro guaio supplementare.
LAURA - Lesito non stato molto soddisfacente. Ha risposto che, se, prima, la fanciulla gli piaceva poco, adesso gli piace ancora meno per via che le ricorda il suo patrigno.
MOLA - (al frate) Vede, lei che insiste tanto a volerglielo regalare. Nessuna affinit.
LAURA - E un ragazzo pieno di delicatezza. Ma non vedo lonorevole. uscito a far quattro passi per sgranchirsi le gambe?
LERICE - E andato in cerca di Emanuele.
LAURA - Emanuele... Non mi riesce nuovo questo nome.
LERICE - Eppure, non frequente.
LAURA - Tuttaltro. Chi sar?... Sta a vedere...
LERICE - Un colpo di memoria anche lei che non dimentica nulla. Coraggio!
LAURA - No, non possibile... Per!...
LERICE - Forza. Dove c per, c speranza.
LAURA - Emanuele!... Macch!... sarebbe il colmo.
MOLA - Non sia reticente. Quello sta creando delle complicazioni diplomatiche per scovarlo.
LAURA - Ah s?
LERICE - Occhi negli occhi: lei Emanuele lo conosce.
MOLA - Un suo vecchio amico, qualche, scusi... antico amante... tanti anni fa... una ventina, facciamo.
LAURA - Escluso.
MOLA - Temporaneo, occasionale, di passaggio... di quelli sa, capita a tutti, che si cancellano subito dalla mente. Attimi di debolezza. Un colpo e via.
LAURA - Niente, niente. Colpi di Emanuele, niente.
LERICE - Non insista, MOLA. fuori strada.
MOLA - E che ne sa lei?
LERICE - (forse un pizzichino di perfidia indiretta) Le ha detto escluso. Le pu credere. Glielo garantisco io.
LAURA - Quella che si chiama difesa dufficio, vero?
LERICE - Dovere.
MOLA - Non lho detto per offendere.
LERICE - Anzi per lusingare. E infatti non s offesa.
MOLA - Solo per aiutarla a ricordare, nel caso...
LAURA - (secca) Nessun caso. Non ho niente da ricordare.
MOLA - Magari lha conosciuto con un diminutivo.
LAURA - Mai usati diminutivi in vita mia.
MOLA - Emanuele: Lele... Mani... Momi... Manolito...
LAURA - Senta bene. Chiunque avessi incontrato che si facesse chiamare cos, me ne ricorderei, non fosse altro perch mi sarebbe venuto il voltastomaco.
MOLA - Eppure, lonorevole non pu essere improvvisamente impazzito.
LERICE - Non tutti i pazzi si credono la regina Elisabetta o Guglielmo
MARCO - ni.
LAURA - Ha forse detto che questo Emanuele mi conosce?
MOLA - Questo no. Ma aveva tutta laria di presupporlo.
LAURA - (allaltro) Ha avuto anche lei questa impressione?
LERICE - Vagamente.
MOLA - Ci dica chi Emanuele, signora!
LAURA - Non nego che questo nome non faccia un certo solletico alle mie circonvoluzioni cerebrali, ma non riesco proprio a dargli un volto. (Altro tono) Be, e allora?
LERICE - Allora che?
LAURA - Cosa s deciso?
MOLA - Siamo stati interrotti dallintrusione di Emanuele.
LAURA - Erano almeno arrivati a buon punto?
MOLA - Se lo pu figurare. Un punto morto.
LERICE - Proprio morto non si pu dire.
MOLA - Morto, mortissimo. Supposizioni campate in aria.
LAURA - E dunque tanto difficile?
MOLA - Perch, a lei, sembra facile? Ha una bella pretesa.
LAURA - A me non sembra n facile n difficile. Ripeto che mi guardo bene dallentrare nei loro problemi. Pretendo solo, se la vogliono chiamare pretesa, di conoscere quale dei tre, persuaso di avere il diritto di dare il proprio nome a
MARCO - e poi, un paio di firme e ognuno per la sua strada. Meno di cos!...
LERICE - Perch, lei, naturalmente, ci ha riuniti qui, convinta che se ne potesse venire a capo! Ci ha presi per dei rabdomanti?
MOLA - E che questo, poi, si chiamasse una paternit.
LAURA - Io ho fatto quel che ho dovuto e potuto.
MOLA - Per ridurci in questo stato. Per metterci luno contro laltro. Per umiliarci e vederci andar via a bocca asciutta. Con questa cimice nellanimo tutta la vita.
LERICE - Si fermi qui, MOLA. Non faremmo che ripetere quel che gi si capito da un pezzo. Bisognava andarsene di comune accordo, appena invitati ad entrare nella trappola.
MOLA - Ma io ci credo a questo figlio! Lo capisce che ci credo?
LERICE - E un punto sul quale siamo tutti daccordo. Purtroppo anche lunico. E temo che lo rimarr fino al giorno che non saranno adottate le paternit collettive.
MOLA - Mai. O di uno o di nessuno.
LAURA - E si lamentano? Sono gi su una buona strada.
LERICE - S. Abbiamo escluso il giudizio di Salomone di tagliarlo a pezzi.
LAURA - Ma hanno anche scoperto Pirandello.
MOLA - E un autore che detesto.
LERICE - E perch? Io lo trovo ottimo.
LAURA - Non sia indiscreto, professore. Probabilmente, perch Pirandello stato Premio Nobel e lui non lo ancora.
LERICE - Non ci ero andato su.
LAURA - E va bene, prendiamo un po daria in attesa dellonorevole con notizie di Emanuele, visto che una giornata cos scarsa di emozioni. Apre un parasole che, forse, non aveva portato con s per darlo in testa a qualcuno, e si dirige verso il giardino.
MOLA - (come chi abbraccia una decisione improvvisa)
LAURA!
LAURA - (voltandosi stupefatta nel sentirsi chiamare per nome) Come ha detto?
MOLA - Mi scusi. Avrei da dirle una cosa.
LAURA - (richiudendo lombrellino) Lascolto.
MOLA - Da solo a sola. importante.
LAURA - (tornando ad aprire il parasole) Le va in giardino? Allombra dei salici piangenti, sotto il canto degli uccelli e tra il profumo dei nontiscordardim?
MOLA - Dove vuole, ma le devo parlare.
LAURA - E allora, tanto per avviare il discorso, cominci ad offrirmi il braccio e sono tutta per lei. Incredibile a vedersi, escono a braccetto.
LERICE - Per, accidenti che donna! Dieci anni meno, un temperamento da domatore e meriterebbe davvero di tornar borghese. Bene o male che sia, lo vedremo, si trova davanti il ragazzo.
MARCO - Cosa dice, reverendo?
LERICE - Hai ragione, figliolo. Reminiscenze laiche. Buon Dio, perdonami.
MARCO - Non mero scandalizzato per questo.
LERICE - E per cosa?
MARCO - Lei non conosce mia madre. Con lei, da borghese, la penitenza non sarebbe terminata: comincerebbe.
LERICE - Pi ardua la prova, maggiore il merito. Dal punto di vista della mortificazione, non sarebbe una cattiva scelta.
MARCO - Non credo che Nostro Signore le possa voler male fino a questo punto. Non siamo pi al tempo dei martiri.
LERICE - A te non avrebbe fatto piacere?
MARCO - Vederla sbranare nel Colosseo? Certo no.
LERICE - Non questo.
MARCO - E cosa?
LERICE - Vedermi, per esempio, guadagnare faticosamente il paradiso al fianco di tua madre, anzich comodamente nella pace di un convento, decifrando antichi codici.
MARCO - (unesitazione) Mah...
LERICE - Non vuoi rispondere?
MARCO - Non che non voglia...
LERICE - Non ti senti? MACO E unipotesi cos...
LERICE - Assurda?
MARCO - Nemmeno.
LERICE - Innaturale?
MARCO - Le cose a cui non si riesce a pensare, ecco.
LERICE - E quando ci si pensa?
MARCO - Credo che sarebbe imbarazzante, ecco tutto.
LERICE - E tu non sei facile a provare dellimbarazzo, vero?
MARCO - Come ha fatto a capirlo?
LERICE - Cos. Intuizione. E poi, lo si visto stamattina.
MARCO - Stamattina avrei voluto sprofondare. Sono i casi in cui ricorro alla mia faccia tosta... Quella scenata...
LERICE - Davanti a tua madre, vuoi dire?
MARCO - Non tanto. Davanti a loro... A lei.
LERICE - A me? Il ragazzo gli risponde con un semplice mugolio affermativo: mmh mmh. Agli altri due, no?
MARCO - Meno.
LERICE - E perch?
MARCO - Va a capire!... Cos.
LERICE - Per questa veste che indosso?
MARCO - Forse. Ma poi nemmeno. Mah... Non che ci sia proprio bisogno di fermarlo, ma un fatto che si venuto a trovare sulla soglia del giardino.
LERICE - Te ne vai?
MARCO - Davo unocchiata fuori a vedere se hanno slegato il cane e farlo correre un po. Sta sempre alla catena. Sa, per via dei pavimenti. Per mia madre, i pavimenti sono sacri come la pelle delle sue clienti che, dopo la cura, fanno pi schifo di prima.
LERICE - C anche lei l fuori. Con uno di noi.
MARCO - Grazie davermi avvisato. Torna sui suoi passi e va a versarsi da bere. Vuole?
LERICE - Grazie.
MARCO - Cosa preferisce?
LERICE - Quello che prendi tu.
MARCO - (mentre traffica a mescolar liquori) Una volta, anni fa, era ancora un cucciolo, nevicava e lo portai a dormire in camera mia. Lei se ne accorse e, la mattina dopo, mi risped subito a far Natale in collegio. Ero a casa da quarantottore.
LERICE - Sei vissuto molto in collegio?
MARCO - Fino a due anni fa. Lei era sempre in giro per i suoi affari. (Gli porge il bicchiere) Speriamo che le piaccia. lintruglio che io preferisco.
LERICE - Niente male. Non hai curiosit di sapere con chi fuori tua madre?
MARCO - Luno o laltro lo stesso. davvero uno scrittore cos celebre quello che fa romanzi?
LERICE - Piuttosto.
MARCO - Scriver bene ma nuota male. Lei li ha tutti i suoi libri. Io ho provato a leggerne uno e non sono riuscito ad arrivare a met. Parlava di due a letto. E questo e quello, tutta una cosa di testa, uningegneria che secondo me, non centra niente col far lamore.
LERICE - Tu hai cominciato presto a far lamore? Sar una combinazione, ma, al momento di rispondere per soddisfare la curiosit dellinterlocutore, e non solo di lui, gli va di traverso e la domanda resta in sospeso. Ancora imbarazzato?
MARCO - E che, lei, non mi mai capitato, mi fa diventar timido.
LERICE - Non questo che volevo.
MARCO - Va a capire perch.
LERICE - La timidezza generalmente non incoraggia la confidenza.
MARCO - Forse mi sar espresso male. Non sar timidezza. Sono cos poco abituato a parlar coi vecchi. Scusi tanto, volevo dire con gli adulti.
LERICE - La verit che ogni generazione ha la propria lingua.
MARCO - (qualcosa di monellesco, mentre va bighellonando per la stanza) Anche lei, per, non che si sbottoni molto.
LERICE - Sar timidezza anche la mia.
MARCO - Be, in parte la capisco. Nemmeno per lei devessere facile.
LERICE - No. Non lo proprio.
MARCO - Peccato.
LERICE - Peccato davvero. (Pi deciso) Hai mai pensato quel che farai nella vita?
MARCO - Chi lo sa? Una cosa certa. Occuparmi dellazienda, come pretenderebbe, mia madre se lo sogna.
LERICE - Non ti va?
MARCO - Nemmeno un po. Gi, pur col bene che le voglio, non che mi entusiasmi da morire neanche mia madre. Figurarsi poi la sua baracca.
LERICE - Pure, una grande azienda.
MARCO - Ha gi reso abbastanza, no? senza che mi ci deva seppellire anchio. E poi che avrei da cavarci in mezzo a tutte quelle carampane che, la meno vecchia, potrebbe avermi messo al mondo solo in caso di menopausa ritardata? Ogni tanto le piglia la libidine di portarmi con s in uno dei suoi viaggi. Non capitato una volta che qualcuna non abbia tentato di mettermi le mano addosso.
LERICE - E allora, a che ti andrebbe di dedicarti?
MARCO - Se lo dico faccio ridere. Per ora, il mio ideale sta a cavallo fra il campione di nuoto e il professore di matematica. Buffa, no?
LERICE - (lombra di un allarme) Ti piace la matematica?
MARCO - Ma s. Lopposto di quel che sono, eppure mi piace. Ma, forse, mi piace solo perch mi riesce facile e mi dava prestigio a scuola. Come a tanti cantare. Sono, ecco, intonato per la matematica. Pensi che riesco a risolvere, a memoria, radici quadrate di quattro cifre in trenta secondi, con le frazioni e tutto. Provare per credere.
LERICE - Curioso. La matematica una delle rare facolt sicuramente ereditarie.
MARCO - Qualcuno di loro la possiede?
LERICE - Io no, purtroppo.
MARCO - Non mi dica che la possiede uno degli altri.
LERICE - Speriamo nemmeno.
MARCO - In ogni modo, sar prudente tenere la notizia fra noi.
LERICE - Daccordo. Se non altro, avremo un segreto in comune.
MARCO - Parola?
LERICE - Parola. Segue una breve pausa, il ritmo rallenta.
MARCO - Avevamo un insegnante che le somigliava, quello di storia e filosofia.
LERICE - E cos ti ricordo i banchi di scuola.
MARCO - Oh, lui non era un insegnante. Era unico. Il nostro preferito.
LERICE - Davvero?
MARCO - Davvero. Con lui non erano interrogazioni. Si conversava. Era quello che pretendeva meno e otteneva di pi. Ne eravamo, si pu dire, innamorati tutti.
LERICE - Ed egli non era che un insegnante! (Altro tono, c pericolo di andar nel tenero) E amici, ne hai?
MARCO - Dipende da cosa si intende per amici. Tanti. Quando lei, la vecchia, voglio dire: mia madre insomma, non c, facciamo di quelle cagnare qui; che, poi, i muti devono lavorare una giornata a tirar la casa a lucido. Ma veri amici, da potersi confidare, un altro discorso. Uno solo.
LERICE - Quel Tino di cui s parlato stamattina?
MARCO - Lui, s. (Volesse cambiar discorso) E lei sta sempre in convento?
LERICE - Eh gi.
MARCO - Da quanto?
LERICE - Quasi cinque anni.
MARCO - E lontano?
LERICE - Abbastanza.
MARCO - Avrei voglia di visitare un convento.
LERICE - Ce ne sono anche qui vicino.
MARCO - Avrei voglia di visitare il suo, reverendo.
LERICE - Non chiamarmi reverendo. Non mi piace.
MARCO - Non piace neanche a me. Ma come sha da chiamare un frate?
LERICE - Padre. Una pausa, naturale al punto da non avvertirla.
MARCO - E cosa fa, l dentro tutto il giorno?
LERICE - Quel che si fa in un convento.
MARCO - Confessa, anche?
LERICE - Chi lo desidera.
MARCO - Chiss quante ne sente. Tutto ci che fa piacere proibito.
LERICE - Non vero. Ti hanno ingannato.
MARCO - Non fanno che ripeterlo continuamente, dal primo allultimo.
LERICE - Lo dicono coloro che hanno paura della vita. I peccati, i peccati veri, sono molti, molti meno di quanti si vuol far credere. Dio non permaloso.
MARCO - E allora, perch vengono a confessarsi?
LERICE - Otto volte su dieci, proprio perch gli hanno messo in corpo quella paura.
MARCO - E lei glielo dice?
LERICE - Io cerco di far capire una cosa che i preti non vogliono capire. Dio e luomo sono amici, dei grandi amici; e lo rimarranno sempre, nonostante tutto. Soltanto, come nella vera amicizia, bisogna rispettarsi a vicenda e sapersi perdonare le reciproche debolezze, ecco tutto.
MARCO - Ma certo!
LERICE - Allora, luomo si rende conto quale creatura libera potrebbe essere e avrebbe il diritto di essere.
MARCO - Non mera mai accaduto. Con lei, mi sento come un altro. Mi diventa tutto pi serio e, nello stesso tempo, pi facile. Non riesco ad essere bugiardo, ad esempio.
LERICE - Ti consideri bugiardo?
MARCO - Be s, spesso. Non so neanchio perch. Probabilmente per farmi credere pi vecchio.
LERICE - Vorrai dire meno ragazzo.
MARCO - Pi importante, forse. Sar un po quella paura che dice lei... Accidenti, quanto ho parlato oggi!
LERICE - (un gesto della mano dove abortisce il desiderio di una carezza) Caro...
MARCO - (la grazia di chi si esime con rammarico) Come si fa a chiamare padre uno che confessa?
LERICE - Eh gi, non lo si pu chiamare altro che reverendo.
MARCO - Non colpa mia. Dispiace anche a me.
LERICE - E se, ogni tanto, ti scriver, ti dispiacer?
MARCO - No. anzi.
LERICE - Mi risponderai?... Come a un amico.
MARCO - Prover. Acqua in bocca, per, con tutti. pi bello. gi il momento di tenerne conto, poich qui sua madre, seguita a distanza dal romanziere non troppo su di umore, a quel che pare.
LAURA - (radiosa) Al solito, quant difficile trovare ci che si cerca, altrettanto facile trovare ci che non si cerca. Qui mi si vizia. Cercavo un padre per mio figlio e ho trovato un marito per me. Due minuti fa, ho avuto lonore e il rammarico di rifiutare la mano del pi illustre dei nostri romanzieri. Per starmi vicino fino alla fine dei suoi giorni, sarebbe disposto a separarsi dalla sua seconda moglie con un terzo matrimonio allestero, oppure con un secondo annullamento in patria. Niente arsenico, che sarebbe stata la via pi spiccia. Sotto a chi tocca, dunque.
MARCO - Evidentemente, sono tutti molto coraggiosi questi signori.
LERICE - Ci avrei scommesso. Non troppo leale, lo riconosca, da parte sua,
MOLA.
MOLA - Non slealt, che nessuno mi toglier dalla testa che il ragazzo sia mio figlio. Tu sei figlio mio,
MARCO.
MARCO - Non escluso.
LERICE - Dopo le paternit indovinello, le paternit putative.
LAURA - Bisogna riconoscere che un certo sforzo stato fatto.
MARCO - (lombra di unintenzione complice?) Ci sono anche le paternit morali, dicono.
LERICE - Tu, ci credi?
MARCO - Non ho mai provato, ma se lo dicono...
LERICE - Come ci sono gli amori platonici. Consolazioni da rinunciatari. Comunque, meglio che niente.
MARCO - E sempre un piccolo gradino pi su.
LAURA - E tu, che ci stai a fare, l, con quel sorriso ebete stampato in faccia, dispensando improvvisamente gentilezze a tutti?
MARCO - Mi ci rimasto su da prima e non mi sono ricordato di cancellarlo.
LAURA - Toglilo. Non ti dona.
MARCO - Mi ringiovanisce?
LAURA - Al contrario. Ti invecchia.
MARCO - Ci contavo. In tal caso, lo lascio.
LAURA - Lo fai per dispetto?
MARCO - Per difesa personale.
LERICE - Si consoli, MOLA. Se non altro, da questa assurda storia, ci potr ricavare un romanzo di successo o una brillante commedia, perfino con qualche probabilit di non essere fischiata, anche se non sar creduta.
LAURA - Lo far, lo far. Esiste forse qualche cosa che i letterati rinuncino a sfruttare?
MOLA - Mavete dato unidea.
LAURA - Vede, che, tirate le somme, qualcosa ci ha gi guadagnato? Ma ora di recuperare lonorevole, se si vuol arrivare in fondo, ammesso di farcela.
SELVA - (molto su di tono) Tanto perch, poi, non nascano contestazioni, ho deciso che mi passi la comunicazione qui. (Verifica che il telefono funzioni) Non pu far che arrivi Emanuele!
LERICE - E poi ci si lamenta dei telefoni italiani!
SELVA - (sotto il naso della protagonista col ghigno delle grandi occasioni) La congiura sfatata. Emanuele. Ha capito?
LAURA - (senza fare una piega) No.
SELVA - Ah no? Stupefacente!
LAURA - No.
SELVA - Non si era noi soli gli smemorati, o le faceva comodo escludere lunico che rimasto un povero diavolo senza fama e senza sostanze?
LAURA - Ah, si chiamava dunque Emanuele? Ecco perch non mi riusciva nuovo quel nome.
MARCO - Mamma! Non erano gi sufficienti tre?!
MOLA - Per caso...
LERICE - Naturalmente.
MARCO - Nemmeno un film di Vadim!
SELVA - Proprio cos. Quella notte, in barca, non si era in tre. Si era in quattro.
MARCO - Deve essersi trattato di un bastimento.
LERICE - Per larga, era larga abbastanza.
MOLA - Ma no, ma no. Non possibile. Mi rifiuto.
SELVA - Escluso ogni dubbio. lei la prima a non negarlo. Avevamo fatto lautostop da Vicenza e viceversa, e non ci si lasciati mai. M venuto tutto in mente benissimo. Eravamo in quattro e il quarto era Emanuele. Posso anche aggiungere un particolare. Salendo in barca, era preoccupato perch temeva di soffrire il mal di mare.
LAURA - (sempre imperturbabile) Che memoria. Complimenti. tutto da ridere, non trovano?
MARCO - Tranne che per me, se me lo permetti.
LAURA - Tu stattene zitto.
MOLA - Veramente, sarebbe il solo ad aver diritto di dir qualcosa.
LAURA - Anzi, vattene.
MARCO - No, rimango, nella speranza di trovar da ridere come te. Ma non ci conto troppo.
LERICE - Be, anche cos, in fondo, lorizzonte si amplia, ma non che il paesaggio cambi molto.
MOLA - In altre parole, da un trentatr per cento, le singole responsabilit scendono a venticinque, non per questo cessano.
SELVA - Intanto, gi qualcosa; son sempre otto punti persi. E poi, per me, la situazione cambia moltissimo. Si rovescia addirittura. Da cos a cos.
LAURA - Vuol dire?!
SELVA - Dubbi, scrupoli, rimorsi, tentativi di incastrarmi, tutta la paura che s cercato di mettermi in corpo: zero!
LERICE - Come come?
SELVA - Coi miei otto figli, io cesso di essere in testa alla graduatoria. Per chi non lo sapesse, due anni fa, Emanuele era gi a undici. Il primo passa lui.
LERICE - Un buon colpo, non c che dire.
SELVA - Sarebbe piuttosto quellinqualificabile donna l che dovrebbe aver qualcosa da dire.
LERICE - Ma la dir, poi?
MOLA - Forse, dal fecondo Emanuele, non avr ricevuto la cartolina come da noi.
LAURA - Precisamente. SELVSA Diamo la colpa alle poste, adesso!
MOLA - ... E perci non poteva conoscere n il cognome n lindirizzo.
LAURA - E cos, ma non erano necessari. Non erano proprio necessari.
LERICE - Abbia pazienza, sarebbe stato doveroso almeno avvertirci.
SELVA - Il minimo della decenza, sarebbe stato.
LAURA - Non avrebbe avuto scopo. Visto che nessuno lo chiamava in causa, non spettava a me complicare le cose.
SELVA - Comodo. E dopo tutto ci, le si dovrebbe credere quando vuol attribuire a noi tre suo figlio!
LAURA - Certo che mi si deve credere.
MARCO - Per la prima volta, ti trovo inferiore alla tua fama, mamma.
SELVA - Chiss anche se tua madre lei. Ormai, tutto possibile.
MARCO - Sarebbe una soluzione anche questa. E nemmeno la peggiore, al punto che si arrivati.
LAURA - Aggiungi ancora una parola e ti piglio a sberle.
MARCO - Mi sa che arriveresti un po tardi. Ma da dove siete venuti fuori tutti voialtri? Siete veri o siete finti?
LERICE - Avrei voglia di stringerti la mano, figliolo. Ma interviene finalmente il telefono.
SELVA - (trionfante, afferrando il ricevitore come uno scettro) Eccolo!... Macerata?... Qui Roma... SELVA, s: onorevole SELVA... No, non si tratta del nome. Onorevole. Non si sa nemmeno cosa sia un onorevole a Macerata?... Mi metta in comunicazione, per la miseria!... Sei tu, Emanuele? Caro, che piacere sentire la tua voce. Come stai? E a casa?... Come, non sei Emanuele?... I tuoi soliti scherzi da fucino!... Scusi tanto... Non era in casa? Non lhanno trovato?... parli, parli, Commissario... E parli... Se sono forte? E a lei cosa interessa?... Perch dovrei farmi coraggio?... No... No! (Piomba a sedere senza smettere di telefonare) No... non mi dica! S, s, va bene, ho capito.... (Getta via il ricevitore) Gli stanno facendo il funerale in questo momento. Laltro giorno, fermatosi a soffiarsi il naso sotto casa, gli cascato un balcone in testa. Secco!
LERICE - Ledilizia del giorno doggi!
SELVA - Ed ha lasciato sua moglie incinta per la dodicesima volta.
LAURA - Poveretta, spiacevole, col da fare che d un funerale.
SELVA - In ogni modo, esistere esistito e in barca c stato. Anni quarantotto, figli dodici.
LAURA - Chi lavrebbe detto, evanescente comera! Sto qui tentando invano di ricostruirgli la faccia. Era il tipo duomo che si pu continuare a guardarlo senza vederlo.
LERICE - Be, questo, per certe cose, ha unimportanza relativa, se vogliamo. LAUA Comunque, si mettano il cuore in pace. La fatica poliziesca dei suoi sbirri stata sprecata, onorevole.
MARCO - Non si pu dire che ti manchi la faccia di bronzo, sai.
LAURA - Non c bisogno di facce di nessun genere. Perch quella notte, Emanuele fu lunico ad essere solo sentimentale. Chiaro? Eh, gi, il mal di mare, onorevole. E, di conseguenza, secondo la loro morale goliardica, non avendo fatto una bella figura, lui che era stato il solo a non farla brutta, non si fece pi vivo. Ecco perch venne escluso dalla competizione. Diversamente, per me, ci sarebbe stato pi gusto ancora. Chi mi conosce lo sa.
LERICE - Su questo non c il minimo dubbio.
SELVA - Ma allora, in nome di Dio?
LERICE - Punto e si ricomincia.
MOLA - Io torno a rinnovare la mia proposta.
SELVA - Quale proposta?
LAURA - Mha offerto di sposarlo.
SELVA - Ottimo! Benissimo, benissimo.
MARCO - (senza scomporsi) Unaccidente, benissimo!
LAURA -
MARCO!
MARCO - Mavete scocciato abbastanza. Tutti. Te compresa. (Attenuando verso il frate) Quasi, tutti.
LERICE - (mormorato) Grazie.
LAURA - Ma, in fondo, poi, MARCO, cosa si cerca? Un nome e basta.
MARCO - Gi che cero, dietro a quel nome, avrei voluto possibilmente trovare un padre, se permetti.
LAURA - Hai da scegliere fra tre. Tanto non pu, non deve restare che un nome.
MARCO - E che me ne faccio cos?
SELVA - Pure di prima scelta lo vuole!
LERICE - Ne ha bene il diritto.
MOLA - E come dovrebbe essere secondo te?
MARCO - Non lo so. Ma mi sono bastate queste ventiquattrore per imparare come non dovrebbe essere.
LAURA - Meriteresti un bacio, tesoro.
MARCO - Mi sa che non sarebbe ricambiato, perch ho imparato anche come non dovrebbe essere una madre.
LAURA - Quella te la devi tenere, mio caro. E puoi ringraziare il cielo che sia cos com.
MARCO - Non siamo dello stesso parere.
LAURA - Da quando in qua hai un parere?
MARCO - Conto di averne anche molti altri, in seguito. Un breve silenzio teso.
LERICE - Nel caos in cui siamo, dopotutto, non stato un suggerimento sbagliato.
MARCO - Cosa?
LERICE - Che debba essere tu a scegliere, figliolo.
MARCO - Io? E me lo dice lei?
LERICE - E ancora la soluzione meno peggio, figlio mio.
LAURA - Senti senti, lo chiama gi figlio mio!
MOLA - Ora sleale lei, professore.
MARCO - Poi non mi mandi a quel paese.
LERICE - Parola.
MARCO - Va bene, come vuole.
LERICE - (quasi a ritardare il verdetto) Ma s, caro. Ci che conta unicamente che tu ne esca libero, col minor danno possibile. Questo!
MARCO - Scelgo il morto.
LAURA - Che?
MARCO - Scelgo il morto. Per essere orfano. Un ahhh dellonorevole lungo fino alluscita e coperto dalle parole degli altri.
MOLA - Ma, hai sentito, ti hanno dimostrato che lunico, sicuramente a non poter essere tuo padre.
MARCO - Appunto.
LAURA - Ti giuro che non lo . Non credi pi nemmeno a tua madre?
MARCO - E proprio perch ti credo ancora. Mio padre non c. Non esiste. Non mai esistito. Non voglio che esista.
MOLA - Ma assurdo!
LERICE - Bravo
MARCO!
MARCO - Deluso?
LERICE - No. Va bene cos, figliolo.
LAURA - Una lezione, signori!
MARCO - Ance per te, mamma.
LAURA - Cosa intendi dire?
MARCO - Sei stata tu a dirlo. Una lezione. Anche per te.
LERICE - Anche per lei. E ho idea che non si fermer qui.
LAURA - Non vuoi, dunque, avere un padre?
MARCO - Comincio a dubitare anche di aver avuto mai una madre. Ed ora, con la coscienza in pace, prima di salutarvi, potete brindare alla famiglia. Su questo argomento, io mi considero astemio. Capirete, avendo appena perduto uno dei miei genitori, ne devo rispettare il lutto.
LERICE - Pi che giusto! Accidenti, un cos buon finale sulla via della morale e ancora il telefono!
SELVA - Questa certamente quella ninfomane di mia figlia.
LAURA - Stavo pensando la stessa cosa.
MARCO - Speriamo, perch ho proprio bisogno di rilassarmi. (Solleva il microfono e gli si illumina il viso) ... Tino!...abbiamo avuto lo stesso pensiero. Ti avrei chiamato io... Dobbiamo vederci... Non lo puoi indovinare... Ho conosciuto i marziani... Sul serio: i marziani... Altro se esistono! Un giorno intero con loro... No, no, mica uno soltanto, tutto un campionario: un morto, una femmina e (una fugace occhiata al frate) due maschi... e mezzo... No. il mezzo che resta m sembrato abbastanza di questa terra....
FINE
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